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Caratterizzazione Dei Materiali

Il documento analizza i materiali dell'architettura storica, suddividendoli in naturali e artificiali, e descrivendo le loro caratteristiche chimico-fisiche, mineralogiche e meccaniche. Viene fornita una classificazione dettagliata delle pietre, evidenziando le differenze tra materiali magmatici, sedimentari e metamorfici, oltre a discutere le tecniche costruttive con argilla e malte. Infine, si affrontano le modalità di riconoscimento dei materiali attraverso osservazioni macroscopiche e indagini strumentali.

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Caratterizzazione Dei Materiali

Il documento analizza i materiali dell'architettura storica, suddividendoli in naturali e artificiali, e descrivendo le loro caratteristiche chimico-fisiche, mineralogiche e meccaniche. Viene fornita una classificazione dettagliata delle pietre, evidenziando le differenze tra materiali magmatici, sedimentari e metamorfici, oltre a discutere le tecniche costruttive con argilla e malte. Infine, si affrontano le modalità di riconoscimento dei materiali attraverso osservazioni macroscopiche e indagini strumentali.

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I MATERIALI DELL’ARCHITETTURA STORICA

A. MATERIALI NATURALI:
- LAPIDEI COERENTI (rocce)
- LAPIDEI INCOERENTI (sabbie, terre, argille, limi)
- LIGNEI
B. MATERIALI ARTIFICIALI
- LITOIDI, cioè simili alla pietra (laterizi, calcestruzzi, malte)
- METALLI
- VETRI

Lapis (latino) e lithos (greco) = pietra

Vitorchiano (Viterbo) è costruito su un rilievo di tufo, utilizzando lo stesso materiale lapiedeo.

CARATTERIZZAZIONE DEI MATERIALI


Descrive le proprietà dei materiali ed è differente a seconda delle finalità per cui è compiuta:

a) Chimico-fisica (composizione, porosità, alterazioni)


b) Mineralogico-petrografica (tipo di roccia, tessitura, caratteristiche degli aggregati)
c) Meccanica (strutturale, es. resistenza a compressione)
d) Tecnologica (prestazionale, es. trasmittanza)

Può essere eseguita:

 A livello macroscopico (esame visivo): caratteristiche morfologiche, tecniche e segni di lavorazioni  non distruttiva
(senza prelievi)
 A livello microscopico (esami strumentali): composizione chimica, fisica, mineralogica, microstruttura  parzialmente
distruttiva (con micro-prelievi)

MATERIALI LAPIDEI NATURALI


È definito lapideo qualsiasi materiale proveniente dalla lavorazione di rocce (formazioni geologiche della crosta terrestre).

A seconda della loro origine, le rocce/pietre possono essere:

a) Magmatiche o ignee:
a. Intrusive (granito)
b. Effusive (porfido, basalto)
b) Sedimentarie:
a. Detritiche (arenarie, conglomerati, brecce)
b. Piroclastiche (tufi, brecce vulcaniche)
c. Organogene (calcari conchiliferi, pietra corallina)
d. Chimiche (travertini, dolomie, altri calcari, gesso)
NOTA: la composizione chimica delle rocce sedimentarie può essere molto varia: carbonatica (calcare,
travertino), silicatica (arenaria), solfatica (gesso), mista (tufi)
c) Metamorfiche:
a. Struttura compatta, con residui di strutture cristalline precedenti (marmi)
b. Struttura scistosa, con minerali orientati su piani paralleli (ardesia, gneiss)
NOTA: anche nel caso di rocce metamorfiche la composizione chimica può essere molto varia, a seconda
delle rocce originarie oggetto di metamorfismo
PIETRE MAGMATICHE / IGNEE (MAGMATIC STONES)

- INTRUSIVE: solidificano all’interno della crosta terrestre, presentano grossi cristalli  granito

-
- EFFUSIVE: solidificano all’esterno raffreddandosi  porfido (porphyry), basalto (basalt)

-
PIETRE SEDIMENTARIE

Presentano stratificazioni (più o meno evidenti) dovute al progressivo deposito dei


sedimenti

A seconda del “verso” naturale del materiale lapideo, lo stesso campione presenta
caratteristiche meccaniche diverse (caso A: migliore resistenza a compressione
rispetto ai casi B e C, in cui il carico tende a spaccare la pietra).

Quando le stratificazioni sono parallele alla superficie esterna della muratura (caso C), possono verificarsi fenomeni di scagliatura
o esfoliazione del materiale.

A sx, stratificazioni di materiali diversi (scuro,compatto, chiaro, friabile) a Shobak in Giordania.


A dx, stratificazioni di arenaria a Petra (visibili gli strati dei sedimenti e l’erosione superficiale)

PIETRE SEDIMENTARIE: DETRITICHE (SEDIMENTARY STONES)

Arenarie (sandstones): formatesi dalla compattazione di sabbie. Presentano spesso fenomeni di erosione e/o esfoliazione.
NOTA: attenzione alle lavorazioni superficiali che simulano materiali differenti (nella foto a dx la pietra è tagliata e lavorata come
mattoni ma non si tratta di laterizi!)

PIETRE SEDIMENTARIE: PIROCLASTICHE (PYROCLASTIC STONES)

Tufo (tuff): formatosi dalla compattazione di sabbie vulcaniche. è simile all’arenaria, ma la sabbia ha
origine diversa.

Nella foto sono visibili i segni di lavorazione (strumenti di scavo). In alto si vedono inclusioni di ciottoli
(conglomerato)

NOTA: tra le sabbie vulcaniche, la pozzolana è un materiale molto utilizzato nell’antichità per produrre
calci idrauliche (se questa non era disponibile, si usava il cocciopesto).

PIETRE SEDIMANTARIE: DI ORIGINE CHIMICA (SEDIMENTARY STONES OF CHEMICAL ORIGIN)

Travertino (travertine): formatosi per precipitazione e sedimentazione di particelle di carbonato di


calcio disparse in acque superficiali non calme.

Le porosità caratteristiche (anche di notevole dimensione), determinate dalle correnti durante la


sedimentazione, sono disposte secondo stratificazioni ben visibili.

METAMORFICHE

Marmi (marbles)

NOTA BENE: nell’uso comune viene definito “marmo” qualsiasi pietra levigabile, ma in realtà può definirsi tale solo una pietra di
origine metamorfica.
MATERIALI LAPIDEI NATURALI INCOERENTI (INCOHERENT STONE SEDIMENTS)

Derivano dalla sedimentazione di materiale proveniente dalla disgregazione di rocce primarie, senza cementazione dei detriti.

A seconda dell’ambiente di sedimentazione, i detriti possono essere:

- Sedimenti continentali
o Subaerei  detriti di frana, sabbie moreniche, desertiche o vulcaniche
o Subacquei  ghiaie e sabbie di fiume, limi e argille lacustri
- Sedimenti marini
o Pelagici  molto fini, formatisi in acuqe profonde
o Neritici  più grossolani, formatici a media profondità
o Intercotidali  caotici, formatici su litorali poco profondi

In base alla composizione chimica delle rocce da cui derivano, sedimenti possono essere: silicei, calcarei o argillosi.

I sedimenti silicei e calcarei vengono utilizzati come aggregati per il confezionamento di malte (mortars) e calcestruzzi
(concretes).

l’argilla (clay) può essere utilizzata direttamente come materiali da costruzione (terra cruda) con tecniche diverse: mattone crudo
(adobe), terra pressata (pisé), blocchi di terra (bauge/cob, massone), murature miste (torchis).

MATERIALI LAPIDEI INCOERENTI: ARGILLA (CLAY)

 utilizzata con tecniche costruttive diverse

- Pisé (lat. Muros formaceos), terra pressata in cassaforme  è riconoscibile per la verticalità delle superfici e la
presenza di segni delle casseforme (buche pontaie)

- Adobe (lat. Opus latericium), muratura in mattoni crudi (ladiri)

NOTA: la terra è spesso usata anche come legante (binder) nelle murature in pietra, nei nuclei di murature e nei
rivestimenti (intonaci di argilla)
- Bauge / cob (massone), terra ammassata in blocchi con paglia.  è riconosibile per la forma irregolare delle
murature, solitamente rastremate verso l’alto.

- Torchis, murature a graticcio in terra e legno (opus craticium)  sono molto diffuse in zone sismiche (Portogallo,
Turchia) poiché i telai lignei fungono da presidio antisismico.
MATERIALI LAPIDEI ARTIFICIALI

Sono prodotti artificialmente dall’uomo: possiedono caratteristiche fisiche e meccaniche simili ai materiali lapidei naturali
(vengono detti anche litoidi).

Esistono due gruppi di materiali lapidei artificiali:

a) MALTE E CALCESTRUTTI
Costituiti da legante, aggregato (anche detto inerte) e acqua.
Nelle malte l’aggregato è molto fine, nei calcestruzzi più grosso (> 1 cm).
A seconda del tipo di legante, le male possono essere aeree (calce aerea, gesso), idrauliche* (calce idraulica naturale,
cemento), miste.
*NOTA: malte con caratteristiche idrauliche possono essere ottenute con aggregati speciali, quali pozzolana o
cocciopesto (Roman Cement).
In base alla funzione le malte possono essere per allettamento (murature), per rivestimento (intonaci), o decorazione
(stucchi).
b) LATERIZI E CERAMICHE
Realizzati con impasto di argilla, sottoposto a cottura.
Esistono molti tipi di prodotti ceramici, che possono essere rivestiti di smalti o altre finiture (maioliche) oppure no
(terracotte, mattoni, tegole)

La qualità delle argille utilizzate e le modalità di produzione e cottura influenzano le caratteristiche meccaniche e lo stato
di conservazione dei laterizi, che possono presentare fenomeni di erosione e disgregazione molto gravi.
In generale, la loro porosità e capacità di assorbimento di acqua li rende sensibili ai fenomeni di gelività (soprattutto
quando esposti in superficie) e di efflorescenze saline.
MATERIALI LAPIDEI ARTIFICALI: MALTE (MORTARS)  OSSERVAZIONE MACROSCOPICA

- Malta di rivestimento a “raso sasso” a base di calce aerea. Si riconosce per le fessurazioni da ritiro che sono una
caratteristica distintiva (non un fenomeno di degrado) (cinte murarie di Castelvecchio di San Gimignano-SI)

- Malta di calce aerea “arriccio” in cui sono visibili inerti vegetali (paglia). Questi venivano utilizzati per compensare i
fenomeni di ritiro tipici delle malte aeree (ad eccezione di quelle a bse di gesso) (palazzo Carli Benedetti- AQ, strato di
preparazione di un intonaco con dipinti del XVI sec.)

Esempio di fessurazioni da ritiro su intonaco di calce. Sono caratteristiche del materiale (craquelures) che talvolta erano
riprodotte artificialmente sui dipinti eseguiti su altri supporti (tele, tavole lignee) e non vanno considerate come degrado.

(sx) Malta con inerti (meglio dire aggregati) di cocciopesto ben visibili a occhio nudo. Il cocciopesto non è un semplice
materiale inerte, ma era usato per ottenere malte con caratteristiche idrauliche (in assenza di pozzolana).

(dx)Malta in terra, in cui si vedono inerti lapidei e fibre vegetali.


MATERIALI LAPIDEI: il riconoscimento

Avviene generalmente tramite un’attenta osservazione macroscopida (a occhio nudo) che consente una preventiva
identificazione.

In seguito si può ipotizzare una fase di approfondimento strumentale su macro-prelievi di materiale.

Questi vengono osservati al microscopio ottico (sezioni sottili e opache) e possono essere oggetto di ulteriori indagini (SEM, XRD,
prosimetria etc…).

Il campionamento (individuazione dei punti di prelievo) va eseguito in base ad un progetto specifico che definisca lo scopo
dell’indagine (confermare o smentire ipotesi già formulate). Essendo di natura distruttiva, deve limitarsi al minimo
indispensabile.

Il risultato è relativo al solo punto di campionamento, che deve essere esattamente documentato (con foto, disegni e
descrizioni).

Qualsiasi sia lo scopo dell’indagine, l’individuazione dei punti di prelievo deve basarsi sulla conoscenza storico-critica già
acquisita per evitare risultati poco utili o fuorvianti (es. indagini compiute su parti non originarie, reintegrate o sostituite di
recente).

MALTE: riconoscimento

L’osservazione macroscopica delle malte può fornire già importanti indicazioni per il riconoscimento , da verificare
successivamente con indagini strumentali )sezioni sottili, cross section, XRD).

Bisogna osservare:

 Il colore del legante: può variare dal bianco (gesso, calce aerea) al beige/marrone chiaro (calce idraulica) o grigio
(cemento)
 La presenza di inerti: il tipo, la dimensione e la loro composizione (es. aggregati lapidei tipici del luogo, oppure
cocciopesto o pozzolana).

NOTA: solo nelle malte di gesso gli inerti possono essere molto scarsi o assenti!

 La consistenza e la coesione: più o meno tenace, friabile, incoerente


 L’eventuale presenza di sostanze organiche (peli animali, paglia), tipiche di malte a base di argilla, ma talvolta anche di
calce.
 La presenza di microfessurazioni da ritiro (craquelures) consente di distinguere una malta a base di calce aerea, da una di
gesso (ove il ritiro è assente).
 La tessitura negli intonaci può essere omogenea (un solo strato), oppure a strati successivi (rinzaffo, arriccio, finitura).

MATERIALI LAPIDEI SIMULATI (SIMULATED MATERIALS): intonaci con finte cortine lapidee

MATERIALI SIMULATI: stucchi, finti marmi, finta pietra


COLORITURE: TINTE A CALCE

Le tinte a calce (usate diffusamente in passato) sono realizzate miscelando diversi tipi di pigmenti insieme a leganti (grassello),
inerti (cariche) ed eventuali fissativi (colla, caseina).

Sono riconoscibili per la trasparenza (possono essere applicate come scialbatura o per successive velature) e per le
caratteristiche del colore (attenuato e dilavato nelle zone più esposte agli agenti atmosferici +, maggiormente conservato nelle
zone protette).

Questo modo naturale di invecchiare costituisce un valore aggiunto (non un degrado!), che talvolta si cerca di imitare con
materiali sintetici.

Possono essere applicate a fresco (su intonaco umido) o a secco (su intonaco asciutto). Nell’affresco il colore si fissa per reazione
chimica con il supporto ed è perciò più resistente (al contrario, il colore a secco rischia di essere asportato da puliture ed acqua o
altri solventi).

In entrambi i casi, il supporto deve essere compatibile (intonaco di calce).

I pigmenti possono essere:

- Naturali organici (di origine vegetale o animale)


- Naturali inorganici (minerali, ossidi, terre)
- Artificiali

COLORITURE: TINTE A TEMPERA

Le tinte a colla o tempera sono di uso più recente, offrono una gamma cromatica più ampia rispetto alle tinte a calce e si
riconoscono per la loro opacità.

La mancanza di trasparenza permette di sovrapporle ad altri colori (è questo il motivo per cui oggi sono più utilizzate rispetto alle
tine a calce), ma tendono d alterarsi con il tempo e ad essere attaccate da muffe – quindi a scrostarsi e/o a spolverare.

Per renderle meno deperibili si usano talvolta fissativi sintetici (vinilici o acrilici), che però le rendono non traspiranti (es. tinte
lavabili).

La mancanza di traspirabilità nelle murature accentua i fenomeni di degrado (es. condensazione superficiale o interstiziale,
umidità, distacchi superficiali).

COLORITURE: TINTE AI SILICATI

Sono prodotti industriali recenti (come pue le tinte a tempera), utilizzati spesso sull’edilizia storica.

Le tinte ai silicati sono più resistenti delle tinte a calce e delle tempere, meno soggette a scolorimento, presentano un effetto
decisamente opaco.

Vengono usate proprio per la capacità di coprire gli strati e i colori sottostanti, ma rendono la superficie piatta e omogenea, senza
alcuna variazione di colore (talvolta si tenta di riprodurre artificialmente tali variazioni, con spugnature o altri effetti di patinatura
artificiale).

Possono essere applicate sia su intonaci a calce che cementizi o misti (purché contengano inerti silicei).

Sono soggette a effluorescenze se il supporto non è ben asciuto, quindi a distaccarsi per problemi di incompatibilità.

COLORITURE: PITTURE

Le pitture sono costituire da leganti e pigmenti applicati con diluenti e seccanti, a cui possono essere aggiunti additivi antimuffa.

Esse formano una pellicola rispetto al supporto. Si riconoscono per l’effetto cromatico uniforme (coprente) e per il caratteristico
modo di degradarsi (distacchi della pellicola).

Le pitture si differenziano in base al tipo di legante (detto in questo caso veicolo) e possono essere:

- Pitture a olio: brillanti e impermeabili, hanno tempi di asciugatura molto lunghi


- Pitture all’acqua (idropitture)
- Pitture in emulsione sintetica (es. pitture al quarzo)

NOTA: le “tinte” non formano pellicola e hanno un comportamento rigido (sono visibili le fessurazioni).

Al contrario, le “pitture” hanno un comportamento elastico (mostrano distacchi e rigonfiamenti che potrebbero nascondere
lesioni retrostanti) e si riconoscono per la formazione di un film (o pellicola).

COLORITURE: VERNICI

Le vernici non sono solitamente usate sulle murature (ove si applicano tinte e pitture), ma sono generalmente usate sul legno e
sui metalli.

Si definisce vernice uno strato decorativo o protettivo che può essere colorato o trasparente, ma comunque filmogeno (cioè crea
una pellicola).

Definizioni UNI 8752:1985 e NorMaL 23/87

Per “tinta” si intende una decorazione colorata con un prodotto più o meno coprente ma non filmogeno.

Per “pittura” si intende una decorazione colorata con prodotto coprente filmogeno.

Per “vernice” si intende una protezione o decorazione realizzata con prodotto trasparente filmogeno.

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