Valery - L'Anima e La Danza
Valery - L'Anima e La Danza
MUMXXXIINI
ERMES JACCHÎÌA
IN VICENZA
EDITORE
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LA PROPRIETÀ LETTERARIA È RISERVATA
UNICA TRADUZIONE ITALIANA AUTOR!ZZATA
DA PAUL VALÉRY
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PAUL VALÉRY
L'ANIMA E LA DANZA
TRADUZIONE DI
VINCENZO ERRANTE
151798
MCMXXXII
ERMES JACCHÌA
EDITORE IN VICENZA
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SÙ II
Per ADA NEGRI
esito
3
questi personaggi dai nomi suoi redivivi:
Socrate, Erissimaco, Fedro. Sazi di banchetta-
re, una invincibile nausea li prende, E hanno
| fame di cibo spirituale; sitiscono nèttare di
pensiero. S'abbandonano anche loro, a uno
sciame di danzatrici. Ma la corifea che le
comanda si definisce (e definisce anche le
sue nove corèute) col significato del proprio
nome; Athikté, e cioè l’Intangibile. Se il
gesto di unu mano impura, se perfino l’ac-
cenno di uno sguardo men che pudico s’at-
tentassero di sfiorar quelle creature di sogno,
si dissolverebbero di scatto, rovesciandosi in
cenere grigia. Non voluttà ai sensi. Ma deli-
zia allo spirito. Ma stimolo e insieme, nel-
l'atto del danzare, oggetto del pensiero. Il
quale, messo in moto per entro i personaggi
del Dialogo dalla fantasia di un Poeta, nel
linguaggio non dei filosofi ma dei poeti s’e-
sprime. In un ritmo vario di imagini: a vol-
te concitato; ma più spesso retto in freno
dalla intelligenza lucida di Valéry. In un
Mo; che estua tra caute sottigliezze dia-
lettiche e dismemori beatitudini di canto,
& creare il mito della divina danzatrice A-
thikté.
a Fréde-
Diceva un giorno Paul Valéry
ric Lefèvre: « J'estime qu'une eo SS
fois publiée, l’auteur n’a pas plus d’auto-
ses lectsurs
rité que qui que soit d’ entre
L’écrit est
pour interpréter ce qu'il a écrit.
or-
un fait, V’écrit est une chose. Il est dés
mais hors du pouvoir de celui qui la en-
gendré d’imposer une signification ou une
valeur quelquonque à cet objet. Voilà ce
qu'il faut bien comprendre, et qui généra-
lement n’est pas compris ».
Ebbene. Liberamente interpretando, io
ravviso in Athikté, che si stacca dall’inferno
della realtà per librarsi nell’empireo della
Danza a guarir dalla noja di vivere, un
simbolo dell'anima umana balzante anch’es-
sa, a guarir la noja di vivere, dall’inferno
della vita nell’empireo della Poesia. La Dan-
si è qui, insomma, metafora di Poesia; più
in genere, metafora di Arte. La quale ha in
az
sé la virti sublime di non guarir soltanto il
siiii icopie i
i si dell’ Anima nella Dan-
5 £ SS dell'Anima che guarisce dalla vi-
ta mediante il farmaco della creazione ar-
tistica) pure il filosofo Socrate, pure lo
scienziato Erissimaco, pure la « sensitiva »
Fedro, partecipano di quella guarigione,
Ecco, u parer mio, il senso del mito di
Athikté. In questo mito si trasfigura dun-
que la catarsi dell'Anima umana, quando
riesce a irrompere fuor dalla vita per assur-
gere all’Arte. O creando essa stessa, come
la danzatrice Athikté; o abbandonandosi al
raptus dell’Arte creata, come Socrate, Eris-
simaco e Fedro.
Anche voi, Amica, interpreterete, come
tutti i poeti, il senso ultimo di questo Dia-
logo, cosi. E confido che la nostra interpre-
tazione non spiaccia a Paul Valéry: poeta,
ne L’Ame et la Dance, non meno che nelle
liriche pure; non meno che nel Cimitière
marin, nella Jeune Parque e nei frammenti
del Narcisse,
Ma quanto breve è, oltre che raro, lV’at-
timo di quella catarsi! E quanta profondità
nel simbolo valeryano di questa
beatitudine
fugace ! Breve, per Athitké. Breve, per i
convivi che la contemplano. Trascorso
in un
baleno quell'attimo, la divina Danzatrice
ri-
cade affranta al suolo, precipitando da al-
tezze di vertigine, quasi per il LOpEnono a-
prirsi d’un grembo: il Turbine, in cui s era
lasciata rapire a quelle altezze. È ancora, in
lei, come una fievole eco di musiche astra-
li... Ma ai convivi, sembra ch’ella muoja. E
si sentono anch’essi morire...
Cessata la Danza, si ricade ad infran-
gersi contro un pavimento di pietra. Perché
l’ebrezza dell’ Arte, non dura. Distruggereb-
be dentro una fiammata vorace la vita. E la
vita deve, invece, ricominciare. Insopprimi-
bile, fino alla morte. E implacabile.
Voi vedete, Amica, la trasparenza del-
l’allegoria. Sarà accaduto tante volte anche
all’ anima Vostra, dopo i rapimenti nella
Poesia, di ricadere affranta al suolo come
Athikté, tornando ad essere doloro
sa e dolo-
rante umanità. Dio ha con
dannato anche i
Poeti ad essere uomini
, poveri uomini pit
di tutti gli altri: a non
poter, anzi, salire
allevertiginose alt. ezze
del canto, se non so-
di vivere e per ricadere
Ecco. Questo Dialogo del più grande
Poeta vivente di Francia viene a Voi nella
sua veste italiana. Viene al più grande Poe-
ta d’Italia, dopo la Triade gloriosa. Nel pe-
riodo in cui, uscita dalla catarsi di Vesperti-
na, certo nell'anima Vostra la sofferenza del
risveglio si scuote tutta in un anelito di nuo-
va catarsi.
Viene come un augurio.
Ma viene anche in segno di gratitudine
per le tante volte in cui la Vostra Poesia riu-
sci a guarirmi, per un attimo, dalla vita.
Vi bacio le mani.
Milano, Dicembre MCMXXXII
Vincenzo ERRANTE
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LES GRENADES
L’ANIMA E LA DANZA
=
ErISSIMACO
Socrate, muojo! Dammi un po’ di
cibo spirituale! Mescimi il nettare
del pensiero!... Accosta alle mie narici il
profumo acuto de’ tuoi enigmi!... Questo
banchetto senza misericordia trabocca
fuori da ogni appetito imaginabile, fuo-
ri da ogni credibile sete!... Quale tor-
mento aver delibato tante cose squisite,
per non serbare che il retaggio di digerir-
le!... L’anima mia non è più se non un
sogno della materia in lotta con se stes-
sa!... Levatemi d’innanzi tutte quelle go-
losità, tutte quelle golosità stomachevo-
li!... Ahimè! Da poi che il sole scompar-
ve all’orizzonte, ci siamo dati in preda a
quanto di meglio v’ ha sulla terra. Ma
questo terribile meglio, moltiplicato pe’l
suo durare nel tempo, infligge una in-
sopportabile attualità... Mi struggo, al-
fine, in un desiderio pazzo di cibi magri
ed austeri, unicamente spirituali. Per-
metti che venga a sedermi accanto a te
e accanto a Fedro, Socrate mio. Lascia
che, vòlte deliberatamente le spalle a
quelle carni in perpetuo ricrescer di pol-
pe e a quelle anfore perennemente ine-
sauste, io protenda alle vostre parole la
coppa suprema del mio spirito. - Di che
stavate parlando?
FeDRO
Di nulla, per ora. Eravamo intenti
a guardare come mangiano e come be-
vono i nostri simili...
ERISSIMACO
Ma Socrate non aveva certo smesso
di meditare su di un qualsiasi argomen-
to... Come può egli rimaner solo quando
€ con se stesso, e muto anche nel più
profondo dell’anima sua? Lo ho visto
sorridere teneramente al proprio dèmo-
È
ne, là, sui margini crepuscolari del fe-
stino. Che cosa mormorano le tue lab-
bra, Socrate diletto? "
SOCRATE
Mi dicono sommesse: L’uomo che
mangia è il più giusto fra gli uomini...
ERISSIMACO
Ecco, siibito, un enigma: e l’appe-
tito spirituale, che quell’enigma sembra
fatto per stuzzicare...
SOCRATE
L’ uomo che mangia - dicono le
mie labbra - nutre i suoi beni cosi come
i suoi mali. Ogni boccone ch’egli si sente
sciogliere e dileguar dentro corre ad in-
fondere nuova energia alle sue virtù: €,
insieme, anche a’ suoi vizi. Sostenta i
suoi erucci : e corrobora, in identica mi-
sura, le sue speranze. V’ha un misterio-
so punto, in cui si distribuisce fra le sue
passioni e i suoi propositi. L'amore non
23
può farne a meno: ma l’odio, parimen-
te, lo reclama. La mia gioja e il mio cor-
doglio, il mio cervello con tutti i suoi
progetti, si spartiscono, fraterni, la so-
stanza ch’è in quell’unico boccone... E
tu che ne pensi, figlio di Acumeno?
ErISSIMACO
Penso che penso come te.
SOCRATE
Ascoltami, allora, tu che sei medi-
co. Vedi? To stavo ammirando in silen- n
ai
ERrISSIMACO
: Lo avevo notato anch’io, e da gran
tempo. Tutto ciò che è introdotto nel-
l'organismo umano, vi si comporta im-
mediatamente secondo gli estri di una fa-
talità ineluttabile. Si direbbe che l’istmo
della gola sia, in un certo senso, la so-
glia delle necessità capricciose e del mi-
stero costituito. Ivi cessa, col cessare
della volontà, il regno sicuro della co-
scienza. Ecco perché, nell’esercizio del-
l’arte mia, io ho creduto di dover sop-
primere le tante droghe infide che i me-
dici somministrano per lo più alla varie-
tà dei loro pazienti. E rigorosamente mi
attengo a pochi rimedii semplici; coniu-
gati per contrasto dalla loro stessa natura.
FeDRO
E quali mai?
ErIssIMACO
Sono otto: il caldo e il freddo;
l’astinenza
° .
e il
.
suo contrario; l’aria e.
. .
25
SOCRATE
Ma per l’anima, Erissimaco, non
ve ne sono che due.
FepRro
E quali, Socrate diletto?
SOCRATE
La verità e la menzogna.
FenRO
Spiègati meglio.
SOCRATE
Non stanno forse la verità e la
menzogna tra loro in un rapporto iden-
tico a quello che corre tra la veglia e il
sonno? Non aneli tu dunque il risveglio
e la nitidezza della luce, mentre un cat-
Uvo sogno ti angustia? Non ci risuscita
come da morte il sole, quando si mostra
all’orizzonte? E non ci rinfranca la pre-
| ‘“A:
ErIssIMACO
ERrISSIMACO
Eccola. La verità e la menzogna
tendono al medesimo scopo... È un’uni-
ca realtà quella che, agendo per diverse
vie, ci fa veritieri o bugiardi. E come ora
il caldo ora il freddo alternativamente
ci assalgono e ci difendono, cosi alter-
nativamente ci assalgono e ci difendono
ora il vero ora il falso, e le opposte vo-
‘ lontà che ad entrambi si riferiscono.
SOCRATE
Nulla di più certo. E che farci? È
la vita stessa che vuole cosi. La vita (lo
sal meglio di me) si vale di tutto. Tutto
le serve, Erissimaco, per non concludere
mai. Per non concludere mai che in sé. |
Non consiste forse la vita in quel movi-
mento misterioso che, attraverso le am-
bagi degli eventi, mi trasforma senza
Posa in me stesso, riconducendomi sem-
pre con adeguata prontezza a ritrovare
quel medesimo Socrate, perché io forza-
tamente lo sia nell’atto del solo imagi-
nar [Link]? La vita è una femmi-
na che danza: e che cesserebbe d’esser
femmina indiandosi, qualora potesse ob-
bedire al proprio slancio con l’attingere
le nuvole. Ma come non è dato ai mortali
di sfiorare le soglie dell’ infinito (non
nel sonno e non nella veglia) simil-
mente ella ritorna ognora a circonscri-
versi per entro i propri limiti. Cessa
d’essere bioccolo di neve, uccello, idea
(d’essere, quindi, tutto ciò che il flauto
avrebbe sognato che fosse), perché la
stessa terra, da cui fu sospinta nello
slancio, la richiama a sé; e la restituisce
tutta ansante alla sua natura
di femmina
e al suo amore...
FepRro
Miracolo!... Miracolo
Retpenudo| Ecco quasi !... O savio
sSatieo) Non appena sc un miracolo au-
hiudi la bocca, tu
€1 ciò che dici. Le tue imagini non
si
O
SOCRATE
FEDRO
i Sic hiama Rhodopis,
credo, colei
Che ti incanta...
LA
RIP
VeR
SOCRATE
ERISSIMACO
Ma no, Fedro: t’inganni. Rhodopis
è quell’altra laggiù: cosi dolce, che sem-
bra fatta per essere accarezzata in eter-
no dagli occhi,
SOCRATE
E chi è dunque mai quell’esile pro-
digio di flessuosità?
ErissIMACO
È Rhodonia.
SOCRATE
E allora, l’ orecchio di costei, di
Rhodonia, si collega alla caviglia, mira-
colosamente.
ERISSIMACO
FepRO
Chi regna dunque su quello sciame
d’api?
ERISSIMACO
La eccelsa, la stupefacente danza-
trice Athikté.
Fepro
Come le conosci tutte per nome!
ErISSIMACO
FeDRO
Ma fra gli intimi, il più intimo di
ciascuna sei tu... Vedo che le conosci
a dismisura.
dl
ERISSIMACO
Si, le conosco bene; anzi, benissi-
mo. In un certo senso, un po’ meglio di
quel che non si conoscano loro stesse.
Rifletti: Non sono io forse il medico, o
Fedro? In me e per me, tutti gli enigmi
della medicina si barattano segretamen- ‘
te con tutti gli enigmi della danza. Es-
se ricorrono alle mie cure per ogni più
piccola cosa: storte, lievi eruzioni cu-
tanee, allucinazioni, sofferenze di cuore.
E anche per tutti i varii accidenti che
naturalmente derivano dalla caratteristi-
34
ca mobilità dell’arte loro. Infine, ricor-
rono a me per alcuni misteriosi malan- :
ni: finanche per la gelosia artistica o per
la gelosia d’ amore; finanche per i so-
gni... Non sai che basta mi sussurrino
all’orecchio il sogno da cui sono afflitte,
perché io riesca a concludere: « Un den-
te guasto »?
SOCRATE
ErISssIMACO
FeDRO
39
le, mille efimeri peristilii... e cancella-
te, e colonne... Le imagini si fondono,
svaniscono... Vedo un boschetto con i
bei rami agitati dalle brezze della. mu-
sica. V’ha dunque un sogno, Erissima-
co, che produca nei nostri spiriti più
tormenti e più perigliose alterazioni?
SOCRATE
Fenro
SOCRATE
Ebbene, anima voluttuosa: non
scorgere in tutto questo se non l’anti-
tesi del sogno e l’assenza della fatalità...
Ma che cos’è,o Fedro, l’antitesi di un
sogno se non un sogno essa stessa; se
non un sogno vigile e teso sognato dalla
Ragione?... E in che consisterebbe mai
questo sogno della Ragione? Se la Ra-
gione potesse sognare, rigida, eretta, con
l’occhio armato, padrona delle proprie
ermetiche labbra, non sarebbe forse il
suo sogno per l’appunto ciò che noi a-
desso vediamo: e, dunque, proprio quel
mondo di forze precise e di elaborate
illusioni? Un sogno, si, un sogno: ma
un sogno tutto compenetrato di simme-
trie, tutto ordine, tutto atti e sequen-
ze!... Chi sa mai quali auguste Leggi
sognano qui di avere assunto dei volti
37
ERISSIMACO
Inestimabile è invero, o Socrate, il
tesoro di codeste imagini preziose... Non
credi tu che quanto. noi adesso vediamo
sia precisamente il pensiero degli Im-
mortali? L’infinità di quelle nobili simi-
litudini (le conversioni, le inversioni e
le diversioni inesauribili, che si rispon-
dono e si deducono sotto i nostri occhi)
non ci trasporta forse nel regno della
stessa onniscienza divina?
FEDRO
Oh qual mai purezza di lince e di
ritmi leggiadri è in quel piccolo tempio
rotondo, color di rosa, che le danzatrici
adesso compongono e che lentamente si
volge su se stesso come la notte!... Ma db
38
ecco: si scompagina in un nuovo scia-
mar di fanciulle. Le loro tuniche svolaz-
zano... E sembra svariare di colpo anche
il pensiero dei Numi, cosi.
ERISSIMACO
SOCRATE
Ma guarda! guarda! Che succede?
Si aggrovigliano... fuggono...
FepRo
Volano alle porte. S’inchinano co-
me a ricevere qualcuno.
ErissIMACO
Athikté! Athikté! O Numi! Giunge
la palpitante Athikté!
SOCRATE
Guardala! È un nulla...
FEDRO
Sembra un uccellino...
SOCRATE
ERISSIMACO
D’incalcolabile pregio...
FenRO
35 Si direbbe, o Socrate, che essa ub-
bidisca a delle figure invisibili!
40
*-
SOCRATE
ErISsIMACO
SOCRATE
l'EDRO
ErissIMACcO
L’alta flautista sottile, che intreccia
strettamente una all’altra le gambe affu-
solate, protende il piedino elegante, il
cui alluce scandisce la cadenza... Socra-
te, guardala! Che ne dici?
SOCRATE
Erissimaco, quella minuscula crea-
tura fa pensare... Concentra su di sé,
ed assume, una maestà ch’era confusa in
tutti noi: che abitava, impercettibile, in
ciascuno dei partécipi a quest’orgia di
crapuloni... Un semplice accenno di pas-
si, ed eccola Dea; ed eccoci quasi tra-
42
sformati in Numi anche noi. Un sempli-
se accenno di moto, risolto nell’accordo
più elementare: e sì direbbe ch’ella ri-
muneri lo. spazio con de’ bei gesti sim-
metrici: si direbbe ch’ella conii, batten-
do il tallone, le monete sonore del movi-
mento, per pagare in oro purissimo ciò
che noi spendiamo distratti nei miseri
spiccioli dei nostri passi, ogni giorno.
ERISSIMACO
FEDRO
pu
43
ammaestrare gli uomini a conoscersi un
po’ meglio di quanto non si conoscano?
ErissIMAcO
del V
piede, l’altro piede avanzando e racco-
gliendo il corpo per sospingerlo al passo.
E cosi, passo dietro passo, mentre il ver-
tice del capo adorabile traccia dentro
un’ attualità sempiterna quasi il crinale
ondulato di un flutto.
Poi che il terreno è qui, in un certo
senso, assoluto (reso accuratamente sgom-
bro, cioè, da ogni causa di aritmia e d’in-
certezza), quell’incesso grandioso, epu-
rato di tutte le scorie, esaurisce in sé il
proprio scopo e diviene paradigma uni-
verso.
Guarda quale esterno splendore e
quanta convinta intima tranquillità resul-
tano dalla misura de’ suoi mobili passi!
La loro ampiezza è in accordo d’unissono
col loro numero, che scaturisce dal grem-
bo della Musica. Ma numero e ampiezza
sono d°’ altronde in misterioso rapporto
d’armonia con la figura della danzatri-
ce...
SOCRATE
È Tu parli con tanta eviden
————————_______É___mt
ì za, o dotto
è Tissimaco, che a me non
resta se non
veder le cose secondo il tuo pensiero. Ec-
co: io guardo quella fanciulla mentre
cammina; e provo, nel guardarla, il sen- ?
so della perfetta immobilità, perché non
I
FEDRO
ERISSIMACO
E adesso, vedrete!
FepRrO
SOCRATE
Ed ecco: è tutta intiera negli occhi
suoi chiusi, tutta sola con l’anima pro-
pria, tutta assorta nel grembo dell’atten-
zione interiore... Si avverte, entro di sé,
divenire a poco a poco un evento.
46
ERissIMACO
FEDRO
SOCRATE
Attimo vergine, di una verginità in-
corruttibile... Attimo, in cui pur qualche
cosa deve rompersi negli abissi dell’ani-
ma dentro quell’attesa di tutte le ener-
gie spirituali riunite... Rompersi,si...
Ma per lasciar come il senso
d’una salda-
tura.. .
x
ErissiMACcO
l O Athikte! Come
a Pparisci perfet
In codesta attitu
dine d° Imminenza! ta
FEDRO
ERISSIMACO
E le costringe l’anima a svariare.
SOCRATE
In quest’attimo moribondo, voi sie-
te, o Muse, onnipotenti regine!
O deliziosa sospensione d’ ogni re-
spiro e d’ogni cuore! Ecco. La pesantez-
za le cade ai piedi; e quel gran velo che
s’abbatte' al suolo senza il minimo fru-
scio, ce lo dice. Il suo corpo è invisibile
se non si attua nell’ epifania del movi-
mento.
ErIissIMACO
Guardate! I begli occhi han fatto
ritorno alla luce...
FeDRO
Godiamo il delicatissimo istante,
che segna il tramutarsi in lei della volon-
tà!... Come l’uccello giunto all’orlo del
tetto, si stacca dal lucido marmo e cade
nel vortice del suo volo...
ErISssIMACO
Io non amo nulla tanto, quanto ciò
ch’è in procinto di essere... Anche nel-
l’ amore, non v° ha ebrezza che superi
quella dei primissimi palpiti... Di tutte
le ore del giorno, l’alba è l’ora che pre-
diligo. Ecco perché io mi struggo, adesso,
di cogliere su quel corpo vivente, con
una tenerezza commossa, il primo accen-
no del sacro movimento in sul nascere.
Guardate! Nasce da quel carezzevole
sguardo che piega irresistibile il vélto
dalle fini narici verso la spalla tutta in-
trisa di luce... E il congegno bellissimo
del suo corpo energico e mondo si pro-
nunzia a poco a poco evidente, si torce
tutto vibrando dalla nuca al tallone in
un palpito solo... Ella descrive, lenta, la
nascita del primo balzo nel ritmo. Ci
mozza il respiro, sino all’attimo in cui
sì scoccherà in uno zampillo, risponden-
do brusca, di scatto, allo schianto atteso
e repentino dei cimbali strepitosi.
SOCRATE
Oh eccola, infine, che varca le so-
glie dell’Insolito e pènetra nel regno del-
l’Impossibile... Come appajono sorelle
fra loro, amici miei, le anime nostre in-
nanzi al fascino di quelle creature, che
emana da tutte egualmente diffuso ed in-
tero!... Come s’abbeverano insieme le
nostre anime fraterne alla sorgiva di tan-
ta bellezza!
ud
yo
ErissIMAcO
Ella diviene tutta danza. E si con-
sacra intiera alla totalità del movimento!
FeDRO
Sembra cancellare anzitutto dal suo-
lo con i suoi passi traboccanti d’ anima
ogni vestigio di stoltezza e di fatica... Ed
9
90
ecco che si crea la propria dimora un po”
al disopra delle umili cose. Diremmo che
si prepari il nido fra le proprie candide
braccia!... Ma non vi sembra adesso, mi-
rate!, ch’ella si vada tessendo coi minu-
scoli piedi un tappeto di sensazioni inde-
finibili? Incrocia i fili, e ne disfa l’intrec-
cio. Inserisce la trama del tempo per en-
tro l’ordito della terra... Oh, quanta pre-
ziosa leggiadria è nel lavoro delle sue di-
ta intelligenti, che assalgono e schivano,
annodano e sciolgono, si dan la caccia e
si fuggono!... Come sono abili e vive,
quelle industri operaje che tessono le
delizie del tempo perduto!... Quei due
minuscoli piedi tubano, e questionano
tra loro come colombe!... Si disputano
un palmo di suolo quasi fosse un chicco
di grano... Si spiccano insieme a volo, e
cozzano l’uno contro l’altro in un vorti-
ce d’aria... Oh, per tutte le Muse, le mie
labbra non hanno mai invidiato nulla
cosi!
SOCRATE
Si: le tue labbra invidiano la nobil-
51
tà di quei piedi prodigiosi! Tu vorresti
sentire alate cosi le tue parole, poter or-
nare il tuo eloquio di figure vive come
quei balzi... co
SI
FEDRO
Io?...
ErissIMAcO
T° inganni, Socrate diletto... Egli
non pensa che a bezzicar con gli sguardi
quelle due tortore leggiadre, perduto
con tutta la sua più ardente attenzione
nello spettacolo della danza. Che v’ha
mai di più naturale e, insieme, di più N
SOCRATE
In verità, Fedro diletto, io debbo
convenire che codesto tuo rapimento non
fu senza ragione. Più m’indugio a con-
templare quella danzatrice ineffabile, e
"o
più discorro di maraviglie con me stes-
93
so. Se mi domando come la natura abbia
fatto a racchiudere in un essere tanto fra-
gile e fine un cosî prodigioso volume di
robusta agilità, provo una strana inquie-
tudine. Ercole mutato in rondinella!...
V’è dunque un mito che narra una simile
metamorfosi? Come fa il minuscolo capo
contratto in sé al pari di una giovine pi-
gna a generare infallibile quelle miriadi
di domande e di risposte che s’incrocia-
no tra membro e membro, coi mille gesti
sbalorditivi ch’ella prova, riprova e ri-
pudia senza posa, accogliendoli dalla
Musica per restituirli immediatamente
alla Luce?
ERISSIMACO
SOCRATE
FepRO
SOCRATE
ERISSIMACO
FEDRO
FeDRO
ErissIMAcO
SOCRATE pe
è
Si può considerare il problema (e w
57
_-
-a
ErIssIMAcO
FeDpRO
Vuoi tu con ciò sostenere, Socrate
diletto, che la tua ragione, considerando
la danza come una femmina di paesi bar-
bari, ne disprezza la lingua e giudica i
suoi costumi inesplicabili, se non pro-
prio repellenti o addirittura osceni?
ERISSIMACO
La ragione mi sembra a volte la fa-
coltà dell’anima nostra di non compren-
dere affatto ciò che si riferisce al nostro
corpo.
FEDRO
Eppure, o Socrate, la contemplazio-
ne di quella danzatrice mi costringe a
intuir molte cose e gli infiniti rapporti
che corrono fra l’una e l’altra. Questi
rapporti si identificano sibito col mio
pensiero; e pensano, in qualche modo,
59
al suo posto. Eccomi pervenuto cosi a u-
na chiarità che non avrei mai raggiunta
con la semplice presenza dell’ anima
mia... Or ora, per esempio, mi parve
che Athikté rappresentasse, danzando,
l’amore. Ma quale amore? Non questo,
e non quello... È nemmeno una qualsia-
si miserabile avventura!... Badate bene:
non voglio dire ch’ella recitasse la parte
di un’amante... No, qui siamo fuori d’o-
gni arte mimica. Non v’è insomma, qui,
neppur l’ombra di una finzione scenica...
Perché, d’altronde, dovrebbe ella finge-
re, quando può disporre del movimento
e del tempo musicale che sono la real-
tà assoluta e perfettissima?... Athikté
incarna dunque l’ essenza stessa, l’ es-
senza pura dell’ amore. Ma in che con-
siste mai questa essenza? Di che sì com-
pone? Come definirla e descriverla? Noi
sappiamo pur bene che l’anima dell’a-
more è insita nella invincibile diversi-
tà degli amanti e che la sua sostanza im-
palpabile si concreta nell’identità dei lo-
ro desiderii reciproci. Occorre perciò che
la danza generi con la finezza delle sue PE
60
linee, con la divinità del suo slancio,
con la delicatezza delle sue pause, quel-
la creatura universa, la quale non ha né
corpo né volto; ma dei doni, dei giorni,
dei destini; ma una vita e una morte.
Che non è, anzi, se non vita e morte,
null’altro; poi che il desiderio, una volta
nato, non conosce sonno né tregua. Ed
ecco perché la danza soltanto ha in sé il
potere di render visibile il desiderio at-
traverso la bellezza de’ suoi atti. Dan-
zando, Athikté è divenuta tutta amore ME
—SO
61
ERISSIMACO
Ecco. Fedro pretende a ogni costo
che Athikté rappresenti qualcosa.
Fepro
E tu, Socrate, che ne pensi?
SOCRATE
Mi domandi se rappresenta qualco-
Fenpro
SOCRATE
Non rappresenta nulla, Fedro di-
letto. Eppure non v’ha cosa che non rap-
presenti, Erissimaco! L’amore e l’ocea-
no, la vita stessa e il pensiero... Non av-
vertite dunque ch’ella è l’atto puro di
tutte le metamorfosi?
62
Fenro
Divino Socrate! Tu sai quale sem-
plice e singolar fede ho riposto, da che ti
conobbi, ne’ tuoi incomparabili lumi. Io
non posso ascoltarti senza crederti, né
crederti senza gioire per il solo fatto che
ti credo. Ma che la danza di Athikté non
rappresenti proprio nulla e non sia, in-
nanzi tutto, un simbolo degli impeti e
delle grazie d’amore, soltanto udir ciò,
vedi?, m°’è insopportabile...
SOCRATE
Non ho pronunziato ancora un as-
serto cosi reciso! Io mi limito, amici
miei, a domandarvi che cosa sia la dan-
za. Sembrate saperlo entrambi, ciascu-
no a suo modo. Uno di voi mi risponde
che la danza è quel che è, né più né me-
no, ridotta alla sua specie visibile. L’al-
tro, si ostina a ribattere che rappresen-
ta invece qualcosa: e che non consiste
dunque tutta in se stessa, ma anche in
noi; e in noi, anzi, principalmente. Per
quel che mi riguarda, amici miei, vi di-
rò che il mio dubbio rimane: intatto.
Il mio pensiero gli svaria intorno molte-
plice; e non è buon seguo. Varie e con-
fuse, le mie opinioni m’ urgono da ogni
parte con identica intensità...
ErissIMACO
Osi dunque dolerti della tua ric-
chezza!
SOCRATE
Si, me ne dolgo. La ricchezza ren-
de immobili. Ma il mio desiderio è mo-
vimento esso stesso, Erissimaco. Brame-
rei adesso l’aerea energia dell’ape. Quel-
l’energia che è, anche, la suprema vir-
ti della danzatrice... Occorrerebbe allo
spirito mio quella forza concentrata nel
movimento, che tiene l’ insetto sospeso
sulla moltitudine dei fiori; che lo fa ar-
bitro vibrante della diversità onde son
contraddistinte le loro corolle; che lo ac-
costa a piacer suo ora a una ora all’altra,
e infine a quella rosa laggiù più lontana,
e gli consente di sfiorarla e di fuggirla o
64
di penetrar nel suo calice. Quella forza
concentrata ottiene che l’insetto s’allon-
tani da una corolla, non appena cessa di
amarla: e ve lo riconduce, se mai l’in-
setto si penta d’avervi lasciato, senza de-
libarlo, qualche succo, il cui ricordo lo
incalza ossessionante mentre prosegue a
volar di fiore in fiore... Oppure m°’occor-
rerebbe, Fedro diletto, che quella dan-
zatrice, indugiando a spostarsi con i suoi
movimenti lievissimi, s’ insinuasse ne”
miei pensieri per suscitarli a uno a u-
no. Sorgendo dall’anima mia tutti insie-
me, apparirebbero allora ai vostri spiri-
ti nell’ordine più luminoso di tutti gli
ordini possibili.
FepRO
Séguita! Séguita!... Vedo l’ape sul-
le tue labbra e la danzatrice dentro il tuo
sguardo!
ERISSIMACO
Parla, o-Maestro nell’ arte divina
d’affidare alle parole il pensiero che na-
sce!... Parla, creatore perennemente fe-
lice delle maravigliose deduzioni insite
in ogni evento dialettico! Parla! Distin-
gui e deduci il filo d’oro... Trai da’ tuoi
rapimenti profondi qualche verità palpi-
tante!
FEDRO
Il caso è con te... E si tramuta in-
sensibilmente in saggezza, via via che tu
lo insegui con la voce pe’l labirinto del-
l’anima tua!...
SOCRATE
Ebbene: anzitutto, io pretendo di
consultare il nostro medico.
ErissIMACcO
Sono agli ordini tuoi, Socrate caris-
simo.
SOCRATE
Dimmi dunque, o figlio di Acume-
no, terapeuta Erissimaco. Tu che ravvisi
cosi scarse vir nelle droghe amarissime
e negli aromi tenebrosi, di cui non fai
perciò uso veruno; tu che, possedendo
come niun altro al mondo ogni segreto
dell’arte e della natura, tuttavia non pre-
scrivi e non consigli né balsami, né pillo-
le, né unguenti misteriosi; tu che non
credi agli elisir né ai filtri suggeriti in
confidenza, o risanatore senza elettuarii,
o spregiatore di tutto ciò che (polveri,
gocce, gomme, glomeruli, fiocchi, sali e
cristalli) allappa, buca le vélte olfatti-
ve, fa scattar le molle dello starnuto o
della nausea, uccide o risuscita; dim-
mi, Erissimaco, medico tra i più versati
nell’arte di Esculapio: mon conosci tu
(fra tante mai sostanze attive ed effi-
—___.Ac
sso
ss
_os
"Pon,
fr
nei
sia
cienti, fra tanti mirifici preparati che la
tua scienza considera come armi vane 0
spregevoli nell’ arsenale della farmaco-
pea) non conosci tu dunque uno specifi-
co solo per quel tremendissimo male, un
solo antidoto per quel veleno nemico
della stessa natura...
67
FeDRO
Quale veleno?
SOCRATE
... che si chiama; la noja di vive-
re? E intendo (bada bene!) non già la
noja passeggera, non già la noja che de-
riva dalla fatica o quella di cui si ve-
dono i germi o si conoscono i limiti; ma
quella noja perfetta, quella noja inte-
grale, quella noja che, non avendo per
causa né la sventura né la malattia, si
appiglia anzi, di solito, alle condizioni
umane apparentemente più felici. Quel-
la noja, insomma, che non ha altra so-
stanza o ragion d'essere all’infuori della
vita, altra causa che la chiaroveggenza
dell’essere vivente. Quella noja assoluta
che non è, in se stessa, se non la vita i-
gnuda quando riesce a vedersi con lim-
pidi occhi, chiaramente.
ERISSIMAcO
Si. Purtroppo è vero che se l’anima
nostra sì purifica di ogni falsità e s’àm-
puta d’ ogni fraudolenta appendice ag-
giunta alla propria sostanza, subito in-
combe sulla nostra vita la minaccia di ca-
der sotto il raggio di quella contempla-
zione fredda, meticolosa, raziocinante e
sorvegliata, che Ja fissa nella sua auten-
tica realtà.
FepRro
SOCRATE
ERrISSIMACO
Tal
(3
dubbio, nulla si dimostra più morboso
in se stesso, nulla più contro natura
quanto il veder le cose nella loro nuda
realtà. Una chiarezza fredda e assoluta
è un veleno contro il quale non v’ha an-
tidoto che giovi. La realtà allo stato pu-
ro ferma il cuore di colpo... Basta una
goccia sola di quella gelida linfa per a-
trofizzare in un’anima tutti gli impulsi
e i palpiti del desiderio, per sterminar
tutte le speranze e i germi divini che re-
chiamo nel sangue. Stihito tutte le vir-
ti, anche le più nobili, e tutti i colori,
anche i più accesi, impallidiscono; e
muojono a poco a poco di consunzione.
Il passato si riduce a un mucchietto di
cenere; l’ avvenire, si condensa in un
ghiacciuolo. L’anima apparisce a se stes-
sa come una vacua forma commensura-
bile. La realtà nuda resulta dunque com-
posta di elementi infinitesimi avvinti l’u-
no all’altro, che si limitano a vicenda
collegandosi secondo leggi di un rigore
feroce... O Socrate! L’universo non si
rassegna, neppur per un attimo solo, a
non essere se non quello che è. Come
sembra strano che il Tutto possa non ba-
stare a se stesso!... Il suo terrore d’esse-
re per l’appunto ciò che è lo ha costretto
a plasmarsi e a dipingersi mille masche-
\ re. Non v’ha altra ragione che giustifi-
chi l’umanità. Perché mai esistono gli
uomini? Il loro compito è la conoscenza.
Ma che vuol dire conoscere? È, sicura-
mente, non essere ciò che si è. Ed ecco
allora 1’ umanità, còlta dal delirio del
pensiero, introdurre nella natura il prin-
cipio degli errori illimitati e le conse-
guenti maraviglie, a miriadi. Gli equivo-
ci, le parvenze ingannevoli, i giuochi
\ della diottrica spirituale ottengono che
nel più profondo fermenti la miserrima
pasta del mondo... Il pensiero infonde
in ciò che è il lievito di ciò che non è...
Ma pure a volte la verità si tradisce co-
me una stonatura nel sistema armonioso
delle fantasmagorie e degli errori... Tut-
| to minaccia allora di rovinar nel nulla;...
' e Socrate, proprio Socrate, viene a chie-
dermi un qualsiasi rimedio per questo
disperatissimo caso clinico di chiaroveg-
genza e di noja!...
= pe SA
71
SOCRATE
ErISsIMACO
In primo luogo, tutte le ebrietà non
malinconiche.
SOCRATE
E poi?
ErissIMAcO
SOCRATE
Sta bene. Ma non vi sono ubria-
chezze all’infuori di quella che proviene
dal vino?
FeDRO
SOCRATE
Risolverebbe allora di colpo, am-
maestrandoci, il problema che per l’ap-
punto noi andiamo adesso procurando di
spiegare a noi stessi... Ma un’altra do-
manda io voglio rivolgere ancora a Eris-
simaco.
ERISSIMACO
Tutte quelle che vuoi, Socrate di-
letto.
SocRATE
Dimmi allora, o sapientissimo me-
dico che hai approfondito ne’ tuoi peri-
pli e ne’ tuoi studii la scienza di tutte le
cose viventi; conoscitore magnifico d’o-
74
gni forma e d’ogni capriccio della Natu-
ra, che ti sei distinto nella classificazio-
ne così degli animali come delle piante
ragguardevoli (le nocive e le benefiche;
le anodine e le efficaci; le ammirande, le
abominevoli e le grottesche; le ambigue
e finanche le inesistenti); dimmi tu dun-
que: non t'avvenne mai di sentir nomi-
nare quello strano animale che vive e
prospera immerso nella fiamma?
ERrISSIMACO
E come no? La sua forma e il suo
règime di vita furono oggetto di indagini
profonde, Socrate carissimo, anche se la
sua esistenza ha dato recentemente luo-
go a qualche contestazione. Mi avvenne
spesso di descriverlo ai discepoli, pur
non avendolo mai veduto con i miei pro-
pri occhi.
SOCRATE
ba Ebbene... Non pare anche a te, E-
Fesimaco; e a te, Fedro diletto, che
quel.
a creatura la quale vibra tutta lagg
iù e
——
——
n
2.
-
79
s’agita adorabilmente nello specchio del-
le nostre pupille; non pare anche a voi,
che quella ardente Athitké (vedi? si pro-
diga e si raccoglie, balza e ricade su se
stessa, si spalanca e si rinchiude con tan-
ta celere mutevolezza da: apparire in-
scritta per entro una. atmosfera diversa
dalla nostra); non sembra anche a voi
che quell’ardente Athikté viva felice im-
mersa in un elemento del tutto simile al
fuoco, in una sottilissima essenza mista
di movimento e di musica ove respira u-
na energia inesauribile, mentre parteci-
pa con tutto l’essere suo alla pura ir-
ruenza immediata della beatitudine su-
prema? Se noi paragoniamo la nostra
condizione greve e ‘seriissima alla condi-
zione di quella salamandra scintillante,
non vi sembra forse che i nostri atti or-
dinarii generati via via dai nostri biso-
gui, e i nostri gesti e i nostri movimenti
casuali siano, al paragone, materia grez-
za, resa tenace nel tempo dalle sue stes-
se impurità, mentre quella esaltazione
orgiastica, quella vibrazione frenetica,
quel trionfo di una tensione perpetua,
quel rapimento inesauribile in una mo-
bilità sovrumana hanno veramente tutte
le virtù e tutte le potenze della fiamma?
E le vergogne, le noje, le balordaggini
(tutti, insomma, gli alimenti quotidiani
della vita) vi si consumano dentro facen-
do brillare ai nostri occhi solamente ciò
che v'ha di divino in una creatura mor-
tale. Non sembra anche a voi?
FenRO
O ammirevole Socrate! Guarda,
presto!, sino a che punto tu cogli nel ve-
ro! Guarda quella creatura come palpi-
ta! Si direbbe che la danza irrompa dal
suo corpo al par di una fiamma!
SOCRATE
O fiamma!
— Può darsi che quella fan
non sia che una sciocchina ciulla
qualunque...
O fiamma!
_ 7 Chisa mai di qu
ali superstizio-
nm e di quali frottole sar
sua d’ogni
à fa tta l’anima
giorno...
71
Fiamma, fiamma - comunque!... Es-
senza viva e divina... Ma che cos'è u-
na fiamma, amici miei, se non l’attimo
puro, se non ciò che v’ha di folle di gau-
dioso e di formidabile nell’attimo stes-
so? Fiamma è il battito del momento che
scocca sospeso fra la terra e il cielo. Si.
Tutto ciò che trascorre dallo stato solido
allo stato aereo, passa per l’attimo del
fuoco e della luce... E non è forse la
fiamma anche l’altiera specie inafferra-
bile in cui s'incarna la suprema distru-
zione? Ciò che non avverrà più mai ac-
cade innanzi agli occhi nostri in tutto il
suo sfarzo! Ciò che non avverrà più mai,
è d’uopo che accada nel più splendido
dei modi possibili...
Come la voce canta perdutamente,
come la fiamma canta dissennata tra la
materia e l’etere e dalla materia all’ete-
re s’ avventa furiosa rugghiando - non
consiste forse la Danza, amici miei, nel-
la liberazione del nostro corpo possedu-
to dallo spirito di menzogna (e dalla mu-
sica che è, anch’essa, menzogna); non
consiste forse nella liberazione del no-
78
stro corpo, ebro di rinnegare la realtà
insignificante? Guardate infatti quel cor-
po che vibra al par della fiamma allor-
ché sostituisce via via lingueggiando se
stessa! Guardate come abbatte sotto i
piedi la realtà e la calpesta! Guardate .
con quanta furia giojosa s’accanisce a di-
struggere il suolo stesso su cui posa!
Guardate come s’inebria nell’orgia delle
sue stesse metamorfosi!... Ma anche
guardate come lotta contro lo spirito!
Non vedete quel corpo che spasima per
gareggiare in rapidità e in mutevolezza
con l’anima propria? Lo divora una stra-
na gelosia di quella libertà e di quella
ubiquità da cui crede di avvertir con-
traddistinta l’essenza stessa dello spiri-
to!..,
Senza dubbio, l’oggetto unico e per
sistente dell’anima è ciò che
-
non esiste:
ciò che fu, e non è più;
ciò che sarà e
non è ancora; il possib
ile e l’impossibi-
le. Tutto questo, è l’a
nima. Tutto que-
sto; ma non mai , uditemi
mai « ciò che è ». bene!, non
Ora, il corpo (il qu
ale consiste in-
vece soltanto in ciò che è) guardate: non
riesce più a contenersi nello spazio...
Dove mai si allogherà, per divenire?
Questa unità anela a farsi totalità. Aspi-
ra anch’essa a diventare, come l’anima,
universa. Vuole sottrarsi alla propria i-
dentità perpetua, col numero de’ suoi
atti. Essendo cosa prorompe in even.
ti. Travolge negli eventi se stessa. E co-
me il pensiero eccitato batte alla riva
d’ogni realtà e vibra fra il tempo e l’at-
timo, superando tuite le antitesi; e co-
me nel nostro spirito sì formano simme-
tricamente ipotesi varie e le possibili in
esso si ordinano via via enumerandosi -
cosi quel corpo sì esplica in ogni suo mem-
bro, inventa nuove combinazioni con se
stesso e si dà forme dietro forme, sva-
riando incessantemente dall’attualità dei
propri aspetti!... Ed eccolo infine giun-
to a quello stato comparabile allo stato
della fiamma: al cuore stesso delle più
attive metamorfosi... Non si può più par-
lar di movimento. Non si distinguono
ormai più gli atti dalle membra...
La fanciulla che poc’ anzi era là,
appare ormai divorata dal vortice delle
innumerevoli figure. Negli scatti del suo
vigore, quel corpo mi suggerisce un pen-
siero sublime. Come noi esigiamo dal-
l’anima nostra molte cose per le quali
non è fatta (chiedendole di illuminarci,
di profetar l’avvenire e giungendo per-
fino a scongiurarla perché ci riveli il Dio)
similmente quel corpo anela attingere
un possesso pieno di sé, un vertice di
gloria sovranaturale... Ma avviene di lui
come dell’anima, per la quale Dio e la
saggezza e la profondità che le doman-
diamo non sono e non possono essere se
non attimi, baleni, frammenti di un tem-
po ignoto, balzi disperati per uscir dai
limiti della propria forma...
FenRo
Guarda, su, guarda!... Ella
laggiù: e, danzando, do
danza
na ai nostri oc-
chi tutto ciò che ti sforzi
di esprimere
con le parole!.... Rende
l’attimo!.. Oh, attraverso visibile anche
È GSS
ammina : quali gemme
! È
Sparge intorno i su
oi gesti co-
me fulgide pietre preziose! Ruba alla
natura atteggiamenti impossibili sotto lo
stesso occhio del Tempo!... E il Tempo
si lascia sviare in inganno... Ella attra-
versa impunemente l’Assurdo. È divina
in quella sua perpetua instabilità; e ne
fa dono ai nostri sguardi!...
ERISSIMACO
FeDRO
SOCRATE
E non ci è dato vederla se non co-
me in procinto di cadere...
ErISssIMACO
Ha sciolto tutto il proprio corpo in
una agilità cosi pronta nel serrarsi e nel
chiudersi, da gareggiare con quella della
più agile mano... Soltanto la mia mano
emula il suo corpo nel facile dominio di
SÉ...
SOCRATE
84
e
e
ErISssIMACO
Ecco. Guardate! Athikté si presen-
ta in un’ultima figura di danza! Tutto il
suo corpo si sposta puntando sull’alluce
possente.
FepRO
Quel dito ch’è il plinto su cui tut-
ta intiera si regge, tormenta il suolo co-
me un pollice la tesa pelle del tamburo.
Quanta attenzione si concentra nell’at-
to! Quale tenace volontà la sostiene rit-
ta sul perno di quella punta!... Ma ecco
ch’ella gira su se stessa...
SOCRATE
Gira su se stessa... E le cose che
pareano congiunte per l’eternità, comin-
ciano d’un tratto a disgiungersi. Ella gi.
ra e rigira...
ErIssIMAcO
E quel suo girar su se stessa equi.
vale, in realtà, a un trasmigra
re in un
mondo Ron,
SOCRATE
l'EDRO
Si direbbe che quella danza abbia
a durare in eterno. i
SOCRATE
Che ella potrebbe morir mentre
danza... Forse dormire: addormentarsi
In un magico sonno... Riposerebbe allo-
ra immobile al centro stesso del proprio
movimento. Isolata da tutto, sola: simi-
le all’asse della terra.
Fepro
Gira su se stessa... Gira su se stes-
sa... Cade!
SOCRATE
È caduta...
FeDRO
È morta...
i
rr
SOCRATE
Ha esaurito le ultime sue riserve,
le più intime forze del proprio org
ani-
smo!
FeDRO
Numi!... Potrebbe
T. .
morire... Eris-
sImaco, corri!
Val
cei
sm
eia
Corn
87
ErISssIMACO
In simili casi, io non ho fretta... Se
è destino che tutto si risolva per il me-
glio, non conviene al medico turbare il
processo fatale delle cose. Basterà ch’e-
gli giunga un attimo prima della guari-
gione, all’unissono col passo degli Dei...
SOCRATE
Ma andiamo almeno a vedere...
FepRO
Com'è bianca!
ERrISSIMACO
Lasciamo agire il riposo perché la
guarisca dal movimento.
FepRO
Credi che non sia morta?
88
ERISSIMACO
No, non è morta. Guarda quel mi
nuscolo seno che non chiede se non di
vivere... Osserva come palpita debolmen-
te, sospeso al tempo...
FepRO
Lo vedo, lo vedo...
ErissIMACO
L’uccello scuote un poco le ali a-
vanti di riprendere il volo.
SOCRATE
Eppure, ella sembra quasi felice...
FepRO
Avete udito? Che ha detto?
SOCRATE
Ha mormorato qualcosa fra sé e
Bé..,
ERISSIMACO
Ha detto: « Come mi sento be-
ne!»... Null’altro. -
FeDRO
Quel mucchietto di membra e di
sciarpe, vedete?, sì agita...
ErISsIMACO
Via, piccola, andiamo! Riapri gli
occhi. Come ti senti, adesso?
ATMIKTE
Non sento nulla. Non sono morta.
Ma non son viva neppure...
SOCRATE
Da quali luoghi ritorni?
Re
a
E|P
R
ATHIKTÉ
Asilo, asilo, 0 mio unico asilo, ©
Turbine! — Ero in te, movimento,
al di
fuori di tutte le cose...
FINE
__.
+
—_
er
o
È
INDICE
186 c$