Anno Accademico 2025/2026
Corso annuale di Perfezionamento e
di Aggiornamento Professionale
(1500 ore - 60 Crediti Formativi Universitari)
(Legge 19/11/1990 n. 341- art . 6, co. 2, lett. C)
in:
“La Metodologia CLIL: nuove tecniche
didattiche”
Relatore Candidato/a
[Link] Elvira MARTINI
Correlatore
[Link] Floriana Aiezza
INDICE
1. LA COMUNICAZIONE SPECIALISTICA E IL CLIL.
2. LE CARATTERISTICHE DEI LINGUAGGI.
3. LE CARATTERISTICHE SINTATTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTICI,
NELLA SINTETICITÀ ESPRESSIVA.
4. LE CARATTERISTICHE SINTATTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTICI,
NELLA PREMODIFICAZIONE.
5. LE CARATTERISTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTI: ASPETTI LESSICALI.
6. LA LINGUA E LE DISCIPLINE NON LINGUISTICHE.
LA COMUNICAZIONE SPECIALISTICA E IL CLIL
La lingua è lo strumento base di comunicazione e dell’apprendimento nelle scuole di ogni ordine e
grado. Le ore di insegnamento destinate alla padronanza linguistica e alle abilità di comprensione
scritta e orale: poche ore alla settimana (che diminuiscono dalla scuola primaria alla scuola
superiore). La maggior parte delle ore d’insegnamento sono dedicate alle diverse discipline, che si
servono di linguaggi specialistici. Insegnamento della lingua:
• Italiano: lingua materna del docente e degli studenti [aspetti linguistici, grammatica]
• Inglese: grammatica + altro (civiltà, storia, letteratura…) Lingua non materna del docente e
degli studenti.
Differenza sostanziale, in quanto l’inglese si suppone non sia la lingua parlata dagli studenti fuori
dall’ambiente scolastico. Quante ore vengono dedicate alla preparazione della comunicazione
specialistica delle diverse discipline si studio? Direttamente: nessuna. I linguaggi specialistici
vengono dati per scontato. La comprensione, l’acquisizione e la padronanza della lingua dipendono
innanzitutto da come l’insegnante
1. elabora e sostiene le strategie di comprensione;
2. imposta e svolge attività nella
A. nella lingua materna (l’italiano);
B. nei linguaggi specialistici;
C. nella lingua straniera.
Docente di italiano: italiano di base + terminologia speciale, caratterizzata da un’alta densità
concettuale (grammatica). Va ribadito, a sua volta, che l’ analisi di testi e la critica letteraria
presuppongono la conoscenza di una terminologia specifica. Docenti delle discipline non-
linguistiche:
-contenuto disciplinare + terminologia specifica
-stile specifico di ogni disciplina.
Infatti, ogni comunità di discorso ha uno stile specifico. Esempio: Docente di geografia, di storia, di
matematica, di scienze insegnano in lingua italiana. La comunicazione è caratterizzata
• da contenuti specifici disciplinari;
• dall’uso di una terminologia specialistica;
• da uno stile che appartiene a una comunità di discorso.
• Scuola primaria, terza elementare, lezione di matematica:
• Linguaggio specialistico: il perimetro, i lati, le rette ecc.
• Stile comunità di discorso: calcolare il perimetro di un quadrato con il lato di cm.
Nell’insegnamento della lingua inglese come L2, i linguaggi specialistici vengono introdotti
a. soprattutto a livello lessicale;
b. il lessico è collegato alla vita quotidiana, ma solo in alcuni campi;
c. spesso in forma visiva (scuola primaria) o di traduzione.
Lessico e struttura della frase divengono più complessi e articolati (a seconda del grado di
istruzione), ma vengono spesso ignorati i linguaggi pertinenti a discipline specifiche. Esempio: prima
media, lezione di scienze sull’elettricità: si parla di interruttore della luce. Lessico specifico e di uso
comune in italiano. Quale studente delle medie sa come si dice in inglese? Pertanto, in un percorso
CLIL , è opportuno (e talvolta necessario) partire da un lessico specialistico in italiano che poi verrà
fruito in lingua inglese: light switch. NON tradotto, bensì ‘veicolato’ in lingua inglese attraverso
attività pratiche. E’ stato volutamente scelto un esempio della vita quotidiana al fine di ribadire che il
tessuto di linguaggi specialistici appresi in italiano, spesso non fanno parte della didattica della
lingua inglese. Content and language integrated learning (CLIL) è un approccio all’istruzione
bilingue in cui il contenuto disciplinare e una lingua L2, vengono insegnati contemporaneamente. La
maggior parte dei CLIL vengono insegnati in lingua inglese.
• Prima considerazione: numerosi docenti insegnano il contenuto disciplinare in inglese, dove
l’inglese non è la lingua nativa, e neanche quella dello studente.
• Seconda considerazione: è necessario stabilire e chiarire la conoscenza necessaria della
lingua inglese affinché I docenti possano eseguire i “teaching tasks” in modo efficiente.
La comunicazione specialistica è una parte essenziale per poter veicolare in inglese il contenuto delle
discipline non linguistiche. La comunicazione specialistica delle diverse discipline di insegnamento
viene dato per scontato. É necessaria una maggiore consapevolezza dei linguaggi specialistici in
italiano, per poi poterli veicolare in lingua inglese in un percorso CLIL.
LE CARATTERISTICHE DEI LINGUAGGI.
Continuiamo a parlare degli aspetti lessicali dei linguaggi specialistici. Soffermiamoci ancora sulla
trasparenza e sull’uso di un lessico il cui significato si possa ricavare dalla forma linguistica del
termine. Vediamo alcuni esempi in lingua inglese, che sono diversi dall’italiano, soprattutto quando
non derivano dal greco o dal latino. L’uso di affissi (prefissi e suffissi) in inglese. prefissi:
de-decontaminate, devalue, deactivate over- overcharge, overrate, overcook; under- underestimate,
undercook.
Si potrebbe chiedere agli studenti della scuola media di
1. individuare i termini specialistici in questione tramite il riconoscimento dell’affissazione in
un brano disciplinare;
2. guidarli nell’apprendimento attraverso esercizi in coppia, dopo aver creato carte con prefissi e
suffissi da cui a vicenda gli studenti devono formare il termine.
Non è questione di memorizzare un elenco di termini, ma di saper individuare il processo di
creazione del termine e di poterlo riformularlo in futuro. Passiamo a un altro tratto prediletto dai
linguaggi specialistici, cioè la sinteticità. La preferenza per la concisione lessicale risponde al
principio di economia. Tra i processi di tipo sintetico utilizzati nei linguaggi specialistici possiamo
elencare i seguenti:
1. la formazione di composti;
2. uso di eponimi;
3. l’uso di acronimi e di abbreviazioni.
Va subito sottolineato che in questi casi vi sono delle differenze tra l’italiano e l’inglese, soprattutto
perché l’inglese segue procedure diverse nella formazione dei sostantivi. É una lingua più flessibile.
1. termini composti (consiste nell’eliminazione di qualsiasi preposizione all’interno di un
gruppo nominale; fenomeno molto produttivo in lingua inglese). Esempi campo economico:
-estratto del conto (del eliminato)= estratto conto; in inglese bank statement.
-autorità di controllo= in inglese maggiore concisione: inspection authority
Esempi campo informatico:
-banca dei dati (del eliminato)= banca dati; in inglese database
-bus dei dati (del eliminato)= bus dati; in inglese data bus
-dati cifrati= encrypted data
In molti casi, l’italiano prende in prestito il termine inglese (basketball, baseball, skateboard).
Talvolta, però, il termine viene adattato o tradotto in italiano.
2. uso di eponimi (eponimo: nome del ricercatore che ha per primo descritto un fenomeno o una
procedura).
La sinteticità dei termini specialistici si ha anche attraverso il ricorso ad eponimi, che sono frequenti
in varie discipline, soprattutto quelle scientifiche.
-matematica: Euclidean geometry, Cartesian coordinate.
-fisica: Faraday’s law, Planck constant, the Fahrenheit scale,
-medicina: Alzheimer Disease, Asperger syndrome, Hodgkin disease.
-economia: Pareto distribution, the Phillips curve.
-chimica: Diver’s solution, Heck reaction.
-turismo: chiedere agli studenti da dove viene il nome Boeing Commercial Airplanes. Boeing è un
eponimo, dal nome dell’aviatore americano William Boeing. L’uso di acronimi e di abbreviazioni.
Soffermiamoci ora sul terzo punto riguardante la concisione lessicale dei linguaggi specialistici.
Acronimo= è un nome pronunciabile (talvolta una sigla) formato dalle lettere o dalle sillabe iniziali
di una sequenza di parole. Pertanto, gli acronimi italiani non sono validi nella lingua straniera.
Esempi: Organizzazione delle Nazioni Unite= ONU; United Nations: UN. WHO? World Health
Organization Organizzazione Mondiale della Sanità= OMS. OMT= Organizzazione mondiale del
turismo; UNWTO= World Tourism Organization CLIL?
Le abbreviazioni vengono spesso usate in testi specialistici al fine di dare maggiore concisione.
Alcune abbreviazioni sono entrate nell’uso anche in italiano, quindi sono facili da riconoscere e da
far apprendere. Esempi nel settore turistico:
-b&b (bed and breakfast); Air conditioning (A/C); heat and hot water included (ht & hw); Single –
one room for accommodation of one person (SGL); Double – one room for two (DBL); two different
beds (double twin) in the room (DBL TWN). One bedroom apartment (1 BD apart.);
La riflessione sulle caratteristiche quali la trasparenza e la sinteticità dei linguaggi specialistici può
essere introdotta in una classe CLIL per vari motivi. Si può parlare di:
1. ‘riconoscimento’ di alcune strutture del lessico in lingua straniera;
2. rendere familiari alcuni procedimenti;
3. mettere gli studenti in grado di usare ed arricchire il lessico specialistico della disciplina
curriculare in lingua straniera, senza dover impararli a memoria.
Un esercizio in classe in cui gli studenti (primo anno scuola superiore) leggono dei brani (preparati
dal docente con composti, o acronimi) può essere utile per fissare alcuni concetti essenziali
riguardando sia la lingua straniera che la disciplina di insegnamento. Lo studente li ‘riconosce’ e poi
può spiegare in parole sue il significato del termine in L2.
LE CARATTERISTICHE SINTATTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTICI,
NELL’ESPRESSIVA
Come abbiamo visto, gli aspetti lessicali dei linguaggi specialistici delle varie discipline curriculari
sono di primaria importanza sia in italiano che in inglese. Tuttavia, vi sono dei fenomeni
morfosintattici che possono caratterizzare un dato linguaggio specialistico. Va precisato che non si
tratta di meccanismi sintattici peculiari dei linguaggi specialistici, infatti essi si possono riscontrare
anche nella lingua generale. Semmai, è una questione di quantità d’uso e di frequenza di alcuni
fenomeni sintattici, oltre al modo in cui alcuni di questi fenomeni vengono utilizzati. Le
caratteristiche delle strutture sintattiche dei linguaggi specialistici saranno analizzate in dettaglio in
più lezioni, Elenchiamo i punti che andremo a trattare, al fine di avere una visione complessiva dei
fenomeni sintattici in questione, soprattutto nella lingua inglese:
1. La sinteticità espressiva;
2. La premodificazione;
3. La nominalizzazione;
4. La complessità del periodo;
5. L’uso della forma passiva e della spersonalizzazione.
L’individuazione di queste caratteristiche dovrebbe consentire a docenti e studenti di operare in
modo più adeguato nell’utilizzo delle strutture della lingua straniera per veicolare il linguaggio
specialistico della disciplina. Va sottolineato che la struttura della frase italiana non è uguale a quella
inglese.
1. La sinteticità espressiva - Esistono degli strumenti linguistici per conferire una maggiore sinteticità
a livello sintattico della frase. Questo serve per evitare di servirsi di numerose frasi subordinate e per
alleggerire il periodo. Una volta capito il meccanismo, gli studenti possono capire cosa è stato
‘ridotto’, per poi applicare i principi nella formazione di frasi. In lingua inglese, esistono varie
strategie per evitare il ricorso alla frase relativa, alleggerendo così la complessità del periodo. Nello
stesso tempo, va enfatizzato, che l’inglese specialistico predilige la sinteticità espressiva conferita
dall’abolizione della frase relativa. Sinteticità espressiva evitando la frase relativa:
A. Sostituire la frase relativa con degli aggettivi, ad esempio, grazie ai prefissi e ai suffissi.
Esempi: suffisso –able
-interchangeable components (components which can be interchanged);
-contestable market (market which can be contested);
B. uso del valore negativo del prefisso un- in frase relativa negativa: An uncontaminated
environment is diffcult to find in that country (an environment which is not contaminated).
C. trasformare il verbo della frase relativa con la forma in –ing del participio presente: I like the
paintings that hang in the museum. I like the paintings hanging in the museum.
Se la frase relativa è seguita da un complemento oggetto, il complemento oggetto viene anteposto al
participio passato: Italy is a wine-producing country (Italy is a country which produces wine). A
thermometer is a temperature measurement device (A thermometer is a device which measures
temperature).
LE CARATTERISTICHE SINTATTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTICI, NELLA
PREMODIFICAZIONE
Nella lezione precedente ci siamo occupati della sinteticità espressiva nell’uso di linguaggi
specialistici nell’insegnamento delle varie discipline curriculari. Ci siamo soffermati su alcune
elisioni degli elementi nelle strutture sintattiche in lingua inglese, al fine di ridurre le frasi relative.
Due considerazioni sui fenomeni di riduzione:
1. abbiamo operato un passaggio dalla postmodificazione alla premodificazione;
2. queste riduzioni, cioè il ricorso alla premodificazione sono possibili in lingua inglese perché
le sue regole sintattiche facilitano tale operazione;
3. la premodificazione è un fenomeno frequente nelle discipline curriculari, soprattutto nelle
materie scientifiche e tecnologiche.
In questa lezione riprenderemo il discorso concentrandoci sulla premodificazione, un fenomeno che
caratterizza la lingua inglese sia generale, ma soprattutto quella di natura più specialistica. La
premodificazione, cioè la “costruzione a sinistra” avviene con maggiore facilità nella lingua inglese,
a differenza della lingua italiana che privilegia la “costruzione a destra”. Differenza tra
premodificazione e postmodificazione:
-premodificazione: “costruzione a sinistra”
-postmodificazione: “costruzione a destra”
In lingua inglese si ricorre sia alla premodificazione che alla postmodificazione , ma viene prediletta
la premodificazione. Proprio perché non è tipica della sintassi italiana, gli studenti devono essere
addestrati a riconoscere, a capire come funziona la premodificazione in lingua inglese e a servirsene
laddove necessario nell’apprendimento dei concetti disciplinari. Va ricordato, che di solito, la
premodificazione non fa parte integrante dello studio della lingua inglese comune, mentre invece è
importante nei linguaggi specialistici delle discipline scolastiche. Il docente deve far sì che lo
studente italiano capisca i fenomeni sintattici della lingua straniera ed impari ad usarli, evitando di
ricalcare la sintassi italiana. Tra i fenomeni da apprendere vi è la premodificazione, a cui far ricorso
sia nella comunicazione orale che in quella scritta. Va ribadito agli studenti in ambiente CLIL che
l’inglese ‘per usi speciali’ è una lingua duttile che ricorre frequentemente a processi di
premodificazione. La premodificazione è un modo efficace di conferire sinteticità e compattezza alla
frase. Una breve introduzione al fenomeno. In una “costruzione a sinistra”, la prima cosa da fare è di
individuare la testa del sintagma nominale. Testa (head): collocata sempre a destra del composto, è
preceduta dal/dai premodificatori (può essere uno o più di uno). Funzione della premodificazione:
rendere la frase più sintetica e il significato pregnante. Premodificatori (premodifiers): Nella
grammatica inglese, un premodificatore MODIFICA la frase nominale o il sostantivo che lo precede.
I premodificatori sono spesso aggettivi, participi o sostantivi. Vediamo quali e come funzionano.
Nella lingua inglese esistono 4 tipi di pre-modificatori del nome:
1. aggettivo (“natural environment”); aggettivo+ nome
2. participio passato in –ed (“polluted environment”); part. passato + nome
3. participio presente in –ing (“surrounding environment”); part. Presente + nome
4. sostantivo (“company environment”) nome+nome
In questi esempi, è stato sempre modificato il sostantivo environment attraverso vari elementi in
funzione aggettivale, con una costruzione a sinistra del nome che modifica. Vediamo l’ultimo caso,
cioè quando il premodificatore è un altro sostantivo. Senza dubbio, tra i premodificatori, gli aggettivi
sono i più comuni, tuttavia anche il nome è spesso e volentieri usato come premodificatore. Cosa
accade quando troviamo noun+ noun in cui abbiamo solo delle parole piene (o parole lessicali, cioè
nomi, aggettivi, avverbi) e nessuna parola vuota o funzionale (articoli, pronomi, preposizioni,
congiunzioni, che non compaiono da sole)? Come stabilire il rapporto, il nesso? In alcuni casi, l’uso
aiuta a comprendere la relazione logica, come si vede nei seguenti esempi: radio service; mobile
service, market system, algebra text, geometry exam. La conoscenza dell’argomento e il contesto
possono aiutare nel riconoscere il nesso tra i sostantivi premodificati. Soprattutto quando si parla di
ascolto, lettura e comprensione di un testo scritto in inglese, lo studente deve allenarsi a riconoscere e
a decodificare il legame che sussiste nei sintagmi nominali che incontra. La premodificazione
diventa più complessa man mano che la disciplina esprime concetti via via più più specialistici. Un
docente di matematica della scuola primaria non userà la premodificazione alla stessa maniera di una
classe di geometria analitica della scuola secondaria. La premodificazione viene usata spesso in
inglese e, quindi, gli studenti devono ricorrere a tale procedimento quando scrivono e parlano in
inglese. Riprenderemo altri esempi di premodificazione noun+ noun nella lezione successiva, al fine
di capire meglio i nessi tra il sostantivo premodificatore e il sostantivo (head) che modifica. La
compattezza del sintagma nominale avviene soprattutto attraverso la premodificazione. La
premodificazione è una caratteristica sintattica essenziale dell’inglese, sia della lingua comune e
soprattutto di quella specialistica. Nella lingua inglese esistono 4 tipi di pre-modificatori del nome:
aggettivo, participio passato, participio presente e sostantivo. La premodificazione diventa più
complessa man mano che la disciplina diventa più specialistica.
LE CARATTERISTICHE DEI LINGUAGGI SPECIALISTI: ASPETTI LESSICALI
la lingua generale e il linguaggio specialistico si influenzano e si contaminano. Il linguaggio
specialistico si distingue per la sua specificità, per la sua funzione di comunicazione nell’ambito
della disciplina insegnata, nel contenuto e nella forma (termini). Ogni disciplina privilegia un
linguaggio specialistico che è caratterizzato da un lessico specifico, da scelte sintattiche e da strutture
testuali codificate. Il docente dovrà essere in grado di applicare le sue competenze nella disciplina in
una L2 (da sola, o affiancata da un docente di lingua straniera). Di solito, è soprattutto il lessico a
fornire elementi distintivi che individuano un linguaggio specialistico. Distinzione tra parola e
termine:
-parola: unità lessicale che compone le voci del dizionario, è di solito polisemica, ricca di
connotazioni.
- termine: è un elemento lessicale (sia una parola singola che una locuzione) che è proprio del
linguaggio specialistico di una determinata disciplina e che ha un significato univoco, solo
denotativo.
Esempio: la parola leone, può implicare attributi quali la ferocia, l’aggressività, l’orgoglio, la maestà,
ecc; tali connotazioni vengono perdute in scienze dove il leone corrisponde ad una specie ben
determinata di felino.
La scelta dei termini, la loro spiegazione e la loro contestualizzazione deve essere una delle prime
preoccupazioni del docente. Attraverso diverse strategie, il docente deve far capire allo studente il
concetto che il termine ha nella disciplina, affinché le parole non familiari possano entrare a fare
parte del bagaglio lessicale del discente. Una possibile attività riguarda il riconoscimento dei termini
(in lingua straniera), precedentemente incontrati, e il conseguente uso da parte dello studente. Tipo di
esercitazione: identificare il termine che non ha connessioni con l’area semantica degli altri e
spiegare perché. Il lessico è più o meno specialistico a seconda della scuola e della classe dello
studente, ma è anche vero che l’utilizzo di termini ‘nuovi’ (e in lingua straniera ) vanno introdotti
gradatamente e contestualizzati. Non è sufficiente definire un termine e basta. Bisogna guidare lo
studente al suo uso nella disciplina curriculare. Va anche considerato che ogni disciplina si avvale di
un linguaggio specialistico che si ripete a seconda dell’argomento che viene trattato. Insegnare i
termini nel contesto della disciplina in lingua straniera rende il docente consapevole della centralità
della lingua (L2) e consente (dovrebbe consentire) al discente di apprendere nozioni a livello
cognitivo e , nello stesso tempo, imparare ad esprimerle in lingua straniera (sia in forma scritta che
orale). Alcune osservazioni sulle caratteristiche dei linguaggi specialistici in generale, da tenere in
mente nel parlare dei fenomeni di natura lessicale.
1. Il lessico specialistico si differenzia dalla lingua comune in quanto monoreferenziale, cioè ha
un solo significato in uno specifico ambito disciplinare. Un termine indica un solo concetto.
2. Il lessico dei linguaggi specialistici si caratterizza per la non-emotività, cioè non vi è un uso
enfatico del linguaggio. Il termine ha una funzione denotativa. Da qui deriva il tono (spesso e
volentieri) neutro del testo specialistico. Infatti, il discorso viene sostenuto dai concetti esposti in
modo logico e consequenziale.
Gli studenti della L2 non vi sono abituati.
3. La trasparenza: la necessità di fornire un sistema di decodificazione del significato di un
termine attraverso l’analisi della forma superficiale del termine. Vi è un uso di affissi convenzionali e
consolidati in ogni disciplina.
Esempio: in chimica, il suffisso –ite viene applicato a dei sostantivi per designare la derivazione da
altri elementi e indica in genere dei composti minerali―magnetite, fluorite, calcite. [N.B.: in lingua
inglese –ite si legge –ait].
Va ricordato che i linguaggi specialistici attingono spesso dal greco e dal latino. Suffisso greco –
logos (parola, discorso): psicologia, astrologia, archeologia, zoologia, vulcanologia. Si pensi al
suffisso –grafia: ortografia, calligrafia, geografia, cartografia, discografia.
LA LINGUA E LE DISCIPLINE NON LINGUISTICHE
I docenti di discipline non linguistiche (DNL) parlano in italiano in classe. Presentano i contenuti
disciplinari attraverso la lingua. Il docente di matematica, di geografia, di scienze, di musica e così
via, dedica il suo tempo ai contenuti e non alla lingua per scopi speciali che utilizza. Agli studenti
viene richiesto di utilizzare la lingua per provare quello che hanno appreso. Pertanto l’uso che fanno
della lingua è molto importante. Per quanto riguarda l’insegnamento-apprendimento delle DNL viene
dedicata scarsa o nessuna attenzione alla lingua da parte del docente e degli studenti. In classe, tutta
l’attenzione è focalizzata sui contenuti della disciplina. Spesso le difficoltà incontrate dagli studenti
nelle DNL possono essere legate alla scarsa familiarità e/o comprensione delle caratteristiche
linguistiche. Non si tratta sempre e solo di problemi cognitivi. Va ricordato che il docente ha
conseguito un diploma o una laurea nella DNL e che quindi è in possesso di un repertorio linguistico
e stilistico. Conosce bene sia la comunicazione specialistica che lo stile specialistico della disciplina
che insegna. Ha avuto anni di immersione, in età adulta, nell’ambito dei linguaggi specialistici di una
specifica comunità di discorso. La situazione cambia laddove la disciplina viene insegnata in una
lingua straniera attraverso la metodologia CLIL. La lingua (in questo caso L2) non può essere messa
da parte né trascurata, perché la comprensione, l’apprendimento e la produzione dei contenuti
disciplinari verrebbero ostacolati a causa del livello di competenza nella lingua straniera dello
studente. Di conseguenza, la componente linguistica della disciplina (che non si insegna nella L1)
deve essere esplicitata per ‘mostrare’ le caratteristiche della lingua che gli studenti devono affrontare.
Va sottolineato che la lingua di insegnamento è anche per il docente una L2 (e non solo per gli
studenti). Ciò significa che il docente dovrebbe avere una buona conoscenza degli aspetti linguistici
della disciplina che insegna, cioè degli aspetti lessicali e strutturali della L2. Inoltre, il docente in
ambiente CLIL deve essere in possesso degli strumenti che guidano gli studenti a comprendere come
la lingua viene utilizzata nell’insegnamento della disciplina. In effetti, la focalizzazione sulla lingua,
in questo caso sulla L2, è di primaria importanza, in quanto costituisce il veicolo per comprendere i
contenuti disciplinari in classe. Azione del docente: tenendo conto delle competenze linguistiche
degli studenti nella L2, il docente deve trovare gli strumenti per sviluppare e implementare ulteriori
conoscenze linguistiche, soprattutto quelle collegate alla disciplina che insegna.
Il docente di scienze, di geografia, di storia deve conoscere ed essere consapevole delle
caratteristiche linguistiche dei linguaggi speciali del dominio della sua disciplina sia in italiano che
nella lingua straniera in cui vengono insegnati i contenuti disciplinari. Deve trovare strategie per
insegnare i linguaggi speciali agli studenti parlando in lingua straniera, in modo da riflettere sulla
lingua L2 e nel contempo insegnare i contenuti disciplinari. In seguito ci occuperemo delle
caratteristiche salienti della comunicazione specialistica, in cui, senza dubbio, il lessico occupa uno
spazio preminente. Soffermiamoci su una definizione di terminologia. Terminologia: “L’insieme dei
termini e delle espressioni proprî di una scienza, di un’arte, di una tecnica o di una qualsiasi
disciplina o attività specialistica: la t. scientifica, e specificando la t. matematica, astronomica,
chimica, biologica, medica; la t. pittorica; la t. della critica letteraria, della critica d’arte; la t.
giuridica, economica; la t. della tecnologia, dell’elettronica; la t. marinaresca, aeronautica; la t.
sportiva”. [Treccani online] I termini di cui parliamo sono talvolta in uso anche nella lingua generale
(ma lo studente deve conoscerli nella L2), che però assumono un significato specifico all’interno di
una disciplina specialistica. Basta fornire una terminologia specialistica della disciplina? No. La
terminologia disciplinare è essenziale, ma non sufficiente in quanto ogni disciplina si serve sia di
termini specialistici che di lingua generale (oltre che di uno stile proprio). La verifica della
conoscenza da parte degli studenti della lingua straniera generale va accertata prima di iniziare il
percorso CLIL. Le nuove conoscenze devono poggiare su competenze già acquisite nella lingua
straniera. La terminologia costituisce una parte fondamentale, ma non deve essere introdotta
attraverso parole decontestualizzate. Non si tratta di fornire un elenco di termini e la loro eventuale
definizione. I termini vanno contestualizzati e compresi per il loro significato all’interno della
disciplina.