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PLATONE

Platone, nato ad Atene nel 427 a.C., visse in un periodo di crisi politica e sociale, segnato dalla Guerra del Peloponneso e dalla condanna di Socrate, che lo portò a dedicarsi alla filosofia. Fondò l'Accademia ad Atene, un'importante istituzione culturale, e scrisse numerose opere, affrontando temi come la separazione tra politica e saggezza e criticando i sofisti. La sua filosofia si concentra sull'esistenza delle idee come realtà immutabili e universali, necessarie per una vera conoscenza del bene.
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PLATONE

Platone, nato ad Atene nel 427 a.C., visse in un periodo di crisi politica e sociale, segnato dalla Guerra del Peloponneso e dalla condanna di Socrate, che lo portò a dedicarsi alla filosofia. Fondò l'Accademia ad Atene, un'importante istituzione culturale, e scrisse numerose opere, affrontando temi come la separazione tra politica e saggezza e criticando i sofisti. La sua filosofia si concentra sull'esistenza delle idee come realtà immutabili e universali, necessarie per una vera conoscenza del bene.
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1.

La nascita e i primi trent’anni di vita

Platone nasce ad Atene nel 427 a.C., in un periodo molto difficile per la città.
Due anni prima era morto Pericle, figura centrale della democrazia ateniese, e
dal 431 a.C. Atene era impegnata nella Guerra del Peloponneso contro
Sparta. La guerra si concluse nel 404 a.C. con la sconfitta di Atene.

Dopo la vittoria, Sparta impose condizioni di resa molto dure, sostenendo


l’instaurazione del governo dei Trenta tiranni, un regime oligarchico e
autoritario. In un primo momento Platone pensò che questo nuovo governo
potesse migliorare la situazione politica e sociale della città, anche perché tra i
Trenta vi erano suoi parenti e amici, persone colte che riteneva affidabili.
Questa speranza si rivelò però un’illusione: il governo dei Trenta tiranni si
mostrò presto ingiusto e oppressivo.

Nel 403 a.C. la democrazia fu restaurata. Platone, tuttavia, rimase


profondamente deluso perché, pochi anni dopo, nel 399 a.C., la nuova
democrazia condannò a morte Socrate, il filosofo che Platone considerava
l’uomo più virtuoso e saggio che avesse mai conosciuto e di cui era stato
discepolo per circa dieci anni.

2. La delusione per la politica

La condanna e l’esecuzione di Socrate segnarono una svolta decisiva nella vita


di Platone. Provenendo da una famiglia nobile, egli era destinato, come molti
giovani aristocratici, alla carriera politica. Tuttavia, la morte di Socrate e il
generale clima di corruzione della società ateniese lo convinsero che
impegnarsi nella vita politica per migliorarla fosse inutile.

Da qui nasce la decisione di dedicarsi interamente alla filosofia,


considerata l’unica disciplina capace di far conoscere ciò che è veramente
buono e giusto.

3. L’obiettivo della filosofia e la critica ai sofisti

Platone interpretò la crisi politica e sociale del suo tempo come il segno di una
crisi più profonda, di natura filosofica e morale. Secondo lui, l’ingiustizia della
società derivava dalla separazione tra politica e saggezza: la città era
governata da persone che non conoscevano la vera natura della virtù e del
bene, ma miravano solo a successo personale, potere e vantaggi
individuali.

Un ruolo negativo era svolto anche dai sofisti, che diffondevano concezioni
relativistiche e scettiche, sostenendo che non esistono verità e valori morali
assoluti e che la forza di un discorso dipende solo dalla sua capacità di
persuadere. Platone rifiuta di considerarli veri maestri, perché, a suo giudizio,
allontanavano i giovani dalla via della conoscenza, l’unica in grado di
condurre a valori condivisi e al bene collettivo.

4. L’inizio dei viaggi e la fondazione dell’Accademia

Dopo la morte di Socrate, Platone lasciò Atene per osservare altre realtà
politiche e culturali.

 Nella Magna Grecia, a Taranto, conobbe Archita, filosofo pitagorico,


con il quale ebbe lunghe e proficue conversazioni.

 A Siracusa, dove si recò per la prima volta nel 388 a.C., frequentò la
corte di Dionisio il Vecchio. Qui conobbe Dione, parente del tiranno,
che divenne suo discepolo e grande amico.

In questo periodo Platone iniziò a scrivere e a chiarire i concetti fondamentali


della propria filosofia, elaborando il progetto di un governo dei filosofi.
Tuttavia Dionisio il Vecchio non si mostrò interessato a un rinnovamento politico
fondato sulla filosofia e Platone fu costretto ad allontanarsi da Siracusa.

Rientrato ad Atene nel 387 a.C., Platone fondò l’Accademia, una scuola
dedicata alla ricerca filosofica, all’insegnamento e alla formazione della futura
classe dirigente.

5. I viaggi a Siracusa e le delusioni politiche

Nel 367 a.C., su invito di Dione, Platone tornò a Siracusa per educare
filosoficamente il nuovo tiranno, Dionisio il Giovane, sperando di realizzare il
suo progetto di riforma politica. Anche questa volta le speranze furono deluse:
Dionisio si rivelò un pessimo allievo e perseguitò Dione, che fu esiliato.

Platone rimase a Siracusa fino al 365 a.C., poi tornò ad Atene. Un terzo viaggio
nel 361 a.C. confermò definitivamente l’impossibilità di realizzare il progetto
politico.

6. Gli ultimi anni

Negli ultimi anni della sua vita Platone si dedicò soprattutto allo studio e alla
revisione delle opere già scritte. Un evento doloroso segnò la sua vecchiaia:
Dione, che nel 353 a.C. era riuscito a deporre il tiranno e a conquistare il
potere, venne ucciso dopo pochi mesi in una congiura.

Platone raccontò il suo percorso intellettuale, le delusioni politiche e le


speranze nella Lettera VII, indirizzata ai familiari di Dione.
Platone morì ad Atene nel 347 a.C., all’età di ottant’anni, dopo aver visto
l’Accademia prosperare. Con il tempo il suo pensiero politico divenne più
realistico, pur restando coerente dal punto di vista teorico.

7. L’Accademia platonica

L’Accademia fu fondata in un parco dedicato all’eroe Accadèmo, da cui prende


il nome. Era dotata di biblioteca e materiali scientifici e attirò aristocratici,
filosofi, matematici, astronomi e scienziati.

In breve tempo divenne la più importante istituzione culturale del mondo


greco e rimase attiva per circa novecento anni, fino alla chiusura nel 529
d.C. per ordine dell’imperatore Giustiniano.

8. Le opere e la loro classificazione

Possediamo:

 Apologia di Socrate

 34 dialoghi

 13 lettere

Le opere sono divise in tre periodi:

Periodo giovanile o socratico: Apologia di Socrate, Critone, Ione, Eutifrone,


Carmide, Lachete, Liside, Ippia maggiore, Ippia minore, Menesseno, Protagora,
Gorgia.

Periodo della maturità: Menone, Eutidemo, Cratilo, Fedone, Repubblica,


Simposio, Fedro.

Periodo della vecchiaia: Teeteto, Filebo, Parmenide, Sofista, Politico, Timeo,


Crizia, Leggi, Lettere VII e VIII.

9. La diffidenza verso la scrittura

Platone diffida della scrittura perché, secondo lui, sottrae le parole al contesto
vivo del dialogo e favorisce il fraintendimento. Nel Fedro contrappone la
scrittura all’insegnamento diretto maestro-allievo.

Tuttavia riconosce alla scrittura una funzione utile, se usata correttamente, e


per questo adotta la forma dialogica, che riproduce il confronto vivo e la
ricerca condivisa della verità.
10. Le caratteristiche dei dialoghi platonici

Nei dialoghi:

 gli interlocutori sono pochi e ben identificati;

 la finalità è la ricerca della verità, non la persuasione;

 prevalgono discorsi brevi, domande e risposte;

 Socrate guida il confronto con rigore logico e razionale.

11. Il ruolo del mito

Il mito ha due funzioni:

1. didattica, per rendere accessibili dottrine complesse;

2. filosofica, per alludere a realtà che vanno oltre i limiti della ragione,
come l’immortalità dell’anima o l’origine dell’universo.

12. L’esigenza di andare oltre i sensi

Platone sostiene che i sensi non permettono una conoscenza certa e universale
del bene. Le percezioni cambiano da individuo a individuo.

Per questo è necessario ammettere l’esistenza delle idee, realtà immutabili e


universali che costituiscono il fondamento della conoscenza e della realtà
stessa. L’Idea di Bellezza, ad esempio, rende possibile giudicare belle cose
diverse.

13. La seconda navigazione

Nel Fedone Platone descrive il suo percorso con la metafora della seconda
navigazione. Deluso dalle spiegazioni naturalistiche, egli cerca cause
superiori, non materiali.

Le cause sensibili sono solo con-cause: la vera causa è di ordine superiore.


Come nel caso di Socrate in carcere, la vera spiegazione non è fisica ma
morale.

Da qui nasce la distinzione tra:

 mondo sensibile, mutevole e imperfetto;

 mondo delle idee, eterno, immutabile e conoscibile solo con la ragione.

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