Programma Di Filosofia
Programma Di Filosofia
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dell’assoluto. Così facendo ogni momento, compreso quello negativo, diventa comprensibile
come momento del farsi dell’Assoluto.
Identità tra ragione e realtà.
Hegel pensa il finito come momento ed espressione dell’infinito. La storia è pensata come finito che
costituisce un assetto dell’infinito, destinato però a morire nella sua parzialità. Il finito si manifesta
in diversi assetti parziali, ma la parzialità non ha mai l’ultima parola. L’infinito costringe questi assetti
a divenire. Di assetto in assetto si deve manifestare qualcosa di più.
“Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”.
L’Assoluto è ragione. Ciò che esiste è dunque il dispiegarsi di una razionalità, ha una struttura
razionale. Questa razionalità si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo
consapevole nell’uomo. Parliamo di panlogismo.
C’è identità tra essere e dover essere: se il reale è razionale significa che è come deve essere. Se
la realtà è il manifestarsi dell’Assoluto in momenti, in tappe, diversi, ogni momento non può che
essere ciò che deve essere. Questo ha certamente una ricaduta nel modo di leggere la storia, che
sarà retta da necessità. Ogni momento, anche negativo, sarà da pensare come necessario.
La realtà è eterogenea, contraddittoria, ma va riportata ad un unico principio. Bisogna penetrare
il negativo per coglierne il senso. L’obiettivo della filosofia hegeliana è la riconciliazione.
Penetrare la realtà è cogliere in essa la razionalità. I fatti sono fatti per essere capiti e l’intelligenza
è fatta per capire i fatti.
Se la storia fosse insensata Dio non sarebbe Dio. Quando la storia appare tale è una questione di
sguardo.
Problema. Noi abbiamo occhi sufficientemente capaci di penetrare tutto? Questa è però la
pretesa hegeliana. Certo occorre fare il possibile per avere una visione della storia con gli
occhi di Dio. Occorre però sapere, secondo le istruzioni evangeliche, che questa conoscenza
piena non è possibile. Il rischio è che il male della storia scompaia nel portare a ragione tutto.
La funzione della filosofia.
Da queste premesse, ne deriva che compito della filosofia sarà quello non di modificare la realtà, ma
di cogliere la razionalità sottesa alla realtà stessa.
La filosofia è dunque come la nottola di Minerva. Come la nottola giunge alla sera, così la filosofia
giunge quando la realtà è belle e fatta, dimostrando la razionalità della realtà stessa.
Oggetto della filosofia dunque è l’intero, l’Assoluto, Dio, la vita di Dio. La filosofia dunque non è
studio di futuro, ma studio di presente. Il pensiero non deve scappare di fronte alla realtà. La
filosofia deve fronteggiare l’Assoluto nei suoi diversi modi di manifestarsi (diversi assetti) e
riconoscere in essi l’Assoluto stesso (come suoi assetti). Tutto è razionale, la nostra ragione deve
esercitarsi a cogliere la razionalità di tutto. (Se pensiamo a noi, tutti gli assetti in cui si dispiega la
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nostra vita sono nostri, ma la fatica sta proprio nel riconoscerli proprio tutto come nostri. Sono
miei i capelli che cadono, i pensieri, gli umori…).
Minerva è la dea della sapienza, la nottola è una specie di civetta. La metafora dice che il sapere
è una questione serale. Il sapere arriva quando la verità si è già prodotta, quando l’Assoluto si è
già manifestato, quando i fatti sono già accaduti. Alla sera c’è anche il buono e vedere al buio
n0n è semplice, ma la nottola è in grado di farlo (di fronte ad alcuni avvenimenti non è semplice
coglierne la razionalità), vede nel buio. Quindi la filosofia è conoscenza non ovvia (nel buio). Solo
così quegli assetti, quei fatti, verranno colti come assetti dell’Assoluto, anche quando sembrano
insensati.
La filosofia di Hegel rischia di essere un giustificazionismo, che andrà in crisi nel ‘900.
La dialettica.
La legge che regola il divenire dell’Assoluto è la dialettica. Essa è la legge ontologica di sviluppo della realtà
(la realtà cioè procede seguendo i tre momenti) ed anche la modalità di comprensione della realtà.
I tre momenti sono:
Tesi. Affermazione.
Antitesi. Negazione.
Sintesi. Unificazione. Un ri - affermazione potenziata dell’affermazione iniziale, ottenuta tramite la
negazione della negazione intermedia e che a sua volta fungerà da tesi per un ulteriore passaggio.
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La dialettica ha un significato globalmente positivo, perché, in fondo, pacifica i conflitti. I momenti negativi, i
conflitti, sono reali, ma sono momenti di passaggio. Il negativo esiste solo come momento di passaggio del
farsi del positivo.
La dialettica è la legge che governa il divenire dello Spirito, di assetto in assetto nella Storia.
È legge del pensiero, ma anche della realtà.
È la legge della storia e quindi anche dell’Assoluto. Costituita da tre momenti.
Il significato della dialettica hegeliana
La dialettica ha lo scopo di unificare il molteplice, conciliare le opposizioni e pacificare i conflitti.
La molteplicità, l’opposizione e il conflitto sono, per Hegel, reali, ma momenti di passaggio. Il negativo
è solo un momento del farsi del positivo.
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Fenomenologia perché lo Spirito è la realtà e dunque si manifesta e vive nei suoi momenti. Contro il
rischio di vedere come assoluto l’angolino che noi vediamo. Hegel dunque parte dai fenomeni
dell’Assoluto per portarci dal punto di vista dal quale si comprendono in riferimento all’Assoluto. Ci
porta a vedere la realtà in un certo modo.
L’Assoluto è immanente, dentro la storia, noi dunque siamo una sua cellula essenziale alla coscienza
che l’Assoluto ha di sé. La Fenomenologia è il nostro viaggio, ma anche la presa di coscienza
dell’Assoluto in ordine a sé. Dio vuole avere bisogno degli uomini per sapere chi è.
Protagonista della Fenomenologia è l’uomo, il faticoso cammino che l’umanità ha fatto per giungere
in cima alla montagna.
La struttura dell’opera, seguendo il movimento dialettico, è tripartita.
La coscienza
La Fenomenologia vede prima di tutto lo Spirito viversi come coscienza (mi so in opposizione alla realtà e so
la realtà in opposizione a me e pensandola indipendente (io non sono la mia unghia e il mio catarro che sono
cose che stanno indipendenti di fronte a me).
Cominciamo a fare un po’ di esperienza di noi, della realtà cominciando a conoscere ciò che è fuori di noi.
Certezza sensibile. Pensiamo che questa sia la verità certa, la verità di ciò che i sensi ci danno (qui c’è
un banco). Pensiamo che sia la conoscenza più ricca di tutte, in realtà è la più povera. Mi fa conoscere
questa cosa singola qui presente davanti a me e ora e non mi dice nulla della cosa in quanto tale
(questo banco e non il banco in generale). L’oggetto non viene pensato, ma solo sentito nella sua
unicità e immediatezza che non si può nominare. Qui però si manifesta la dualità tra ciò che è in sé e
ciò che è per la coscienza. Quando dico “questo”, questo “questo” non dipende dalla cosa, ma dalla
coscienza. Ciò che è qui in questo momento, per me, potrebbe essere, per un altro soggetto, un’altra
cosa.
Nella percezione si realizza la distinzione tra soggetto percipiente e oggetto percepito. Il questo
diventa la “cosa”. Ci si rende conto che gli oggetti sono insieme di proprietà che è la coscienza ad
unificare. L’io riconosce ad essere lui ad unificare le molteplici proprietà (bianco, ruvido…). La
coscienza dell’oggetto è divenuta coscienza di sé come centro unificatore.
Ci rendiamo conto che questa conoscenza è data a noi.
L’intelletto è la capacità di cogliere gli oggetti non come tali, ma come fenomeni. Il fenomeno è solo
nella coscienza. La coscienza ha risolto l’oggetto in sé è ed è divenuta autocoscienza.
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Autocoscienza
La coscienza deve rientrare in se stessa e diventare capace di conoscere sé. Perché ciò avvenga è necessario
il confronto con l’altro e la relazione.
L’autocoscienza ha bisogno di altre autocoscienze per essere tale. L’uomo è autocoscienza solo se riesce a
farsi riconoscere da un altro uomo. Non può limitarsi a cercare negli oggetti sensibili l’appagamento dei propri
desideri, ma ha costitutivamente bisogno degli altri uomini. Il riconoscimento per Hegel passa attraverso la
lotta, attraverso il conflitto tra le autocoscienze. In questo conflitto ogni soggetto deve essere pronto ad ogni
cosa pur di affermare la propria indipendenza, anche a rischiare la vita. Questo scontro non si risolve con la
morte delle altre autocoscienze, ma con il subordinarsi di una all’altra nel rapporto servo – padrone.
Siamo alle prese con la realtà che Hegel vuole guardare con la domanda: come funziona?
Una legge fondamentale dell’Infinito la ricaviamo dalla dinamica del riconoscimento.
Dalle pagine della Fenomenologia in cui parla di autocoscienza verranno fuori rivoluzioni storiche.
Hegel si sta domandando: quando ad un certo punto l’umano accede alla sua umanità? In altri termini:
quando diventiamo uomini? La risposta di Hegel è molto chiara: quando la nostra coscienza diventa coscienza
di sé, cioè autocoscienza.
Ad un certo punto di fronte ad un soggetto si pone un altro soggetto. Noi diventiamo uomini attraverso la
relazione non con una cosa ma con un altro uomo. Quando di fronte ad un uomo si pone un altro uomo, cosa
succede?
Di solito succede che B non è disposto in riferimento ad A ad atteggiarsi come oggetto (ad essere
trattato come tale). Quando un soggetto ha di fronte un altro soggetto si trova ad avere a che fare
con un fenomeno di autonomi (diversamente da un oggetto): B ha autonomia rispetto ad A e resiste
ad A diversamente da un oggetto.
Di fronte a B che manifesta questa autonomia (non si lascia quindi dominare) la prima forma di
relazione è la lotta. Hegel guarda a cosa la relazione ha prodotto nella storia e questo prodotto è
stata la guerra. Motore della storia è la guerra.
Nella lotta può succedere che A uccida B. l’uomo è uscito dalla condizione di natura, dalla condizione
animale, quando l’esito della relazione non è l’uccisione. Se B cede e la dà vinta ad A, si assiste ad
una sottomissione e un vincitore che diventa signore e un vinto che diventa servo, sottomesso.
Cosa succede nella sottomissione?
B, servo, capisce che la vita gli era cara e la libertà gli consentiva di giocarla, ma anche di smettere di
rilanciare. Per tenersi la vita sottomette la libertà. Qui, con la sottomissione, comprende una verità
fondamentale dell’umano: io sono una libertà che si manifesta anzitutto nel potersi giocare la vita.
La vita è la naturalità, livello basso di vita, la libertà è l’apparire dello spirito: è il primo passo per
uscire dalla natura e avviarci verso l’umanità.
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A è signore perché ha disprezzato la vita più di B. la sua libertà è più grande di B perché ha avuto
meno a cuore la vita rispetto alla libertà. Perdere la libertà per tenere la vita non ha senso.
Come esce la libertà da questa lotta?
Abbiamo una libertà che domina e una dominata. Tra le due c’è riconoscimento, cosa di cui
l’animale non è capace. (Dal punto di vista naturale siamo tutti uguali, dal punto di vista spirituale
no: il prof è prof… e le cose funzionano se c’è riconoscimento).
Abbiamo quindi un signore ed un servo, ma a dispetto delle apparenze le cose si ribaltano.
La libertà in realtà l’ha conosciuta il servo perché il signore ha sempre rilanciato senza mai sentire
la morte incombente.
A B sarà chiesto di lavorare, ma nel lavoro fa una nuova esperienza di libertà. Lavorare significa
modificare e modellare la realtà, cioè rompere un certo modo di essere della realtà per darle
nuova forma. La libertà diventa trasformatrice. È sempre un’esperienza della libertà negativa: io
non sono natura.
A nel frattempo ingrassa con il lavoro del servo, ma con le sue ricchezze regredisce.
Ricordiamoci che Hegel sta spiegando come finito e infinito stanno insieme vincolati da una
dinamica di riconoscimento reciproco.
Lo Spirito è il grande protagonista della Storia. Lo Spirito nell’uomo diventa cosciente, l’Assoluto
che è spirito grazie all’uomo scrive la storia e ne diventa consapevole. Nell’uomo lo Spirito si
comprende come altro e di più rispetto alla natura. (La nostra vita è orientata all’avventura
spirituale, sapere, volere, fare, umanizzare… e si compie sempre insieme a condizioni legate alla
natura).
In queste pagine della Fenomenologia, lo Spirito mostra che per risvegliarsi alla sua verità,
comprende una consapevolezza di sé che va oltre la naturalità solo nella relazione. Nella relazione
come lotta, A e B incontrandosi si accorgono quanto valgono, comprendendo un valore diverso da
quello biologico grazie all’altro. Comprendo di avere qualcosa di cui sono portatore grazie ad un altro
fuori di me dove questo posso vederlo.
Il servo progressivamente conosce di avere dentro di sé una forza che non gli viene dalla realtà, dalla
natura, ma che gli permette di signoreggiare questa realtà, di trasformarla, di lavorarla e di imporle
una regola che viene dalla sua interiorità.
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A questo punto Hegel mostra alcune tappe dell’umanità che ha progressivamente abbandonato il mondo.
Stoicismo.
In esso abbiamo la manifestazione filosofica del raggiungimento dell’indipendenza dalle cose
raggiunte dal servo nella dialettica padrone – servo. È infatti questa una visione del mondo che
evidenzia l’autosufficienza e la libertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda. Tu non sei
grande o piccolo per ciò che hai attorno, ma quello che sei dipende solo da te. Lo stoicismo è la
scoperta della strapotenza della coscienza rispetto alla realtà, al mondo e alle cose.
In realtà nello stoicismo è raggiunta solo un’astratta libertà interiore perché i condizionamenti
esterni rimangono e la realtà esterna non è negata.
Lo spirito umano ha compreso che si può essere felici a prescindere dalle condizioni esteriori: la
ricchezza dell’umano è dentro e non fuori.
Scetticismo.
Ad esso appartiene la pretesa di mettere completamente tra parentesi il mondo esterno, una
visione che sospende l’assenso su tutto ciò che è comunemente ritenuto vero e reale. Si crea una
scissione tra una coscienza che vorrebbe innalzarsi al di sopra dell’accidentalità e non verità della
vita, mentre di fatto dipende da quegli aspetti inessenziali e non veri della vita.
Il mondo è completamente perso.
Tuttavia lo scetticismo dà vita ad una situazione contraddittoria che si manifesta in una scissione
tra una coscienza che vorrebbe innalzarsi al di sopra della realtà mentre dipende proprio da essa.
In poche parole lo scettico si auto contraddice, in quanto da un lato dichiara che tutto è vano e
non vero, mentre pretende di dire qualcosa di reale e di vero.
La coscienza infelice.
La coscienza scettica, attraversata dalla contraddizione tra la negazione della verità e
l’affermazione di una verità trapassa nella coscienza infelice.
Sorge dal desiderio di una verità assoluta e l’impossibilità di attingere ad essa. La coscienza che
non sa di essere tutta la realtà e che perciò si ritrova scissa e internamente dilaniata
nell’opposizione e nel conflitto fra finito e infinito, quale verità trascendente e inattingibile, alla
quale tuttavia essa aspira e dunque per questo infelice.
Lo scettico che nega consistenza alla realtà è intimamente religioso. Sulla nullità della creatura
basa la trascendenza e l’infinità di Dio.
Proprio questa opposizione tra l’uomo e Dio, tra finito e infinito, per cui il senso si trova in un
“oltre” inattingibile, produce una lacerazione che genera infelicità.
In altre parole, la coscienza coglie che la verità non sta nel finito, ma nell’infinito, che però gli
appare come irraggiungibile e inattingibile, eppure ad esso aspira.
Questa cosa si concretizza nella storia dell’ebraismo e del cristianesimo.
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Ebraismo. L’Assoluto è sentito come lontano e assume la figura di un Dio trascendente,
padrone assoluto della vita e della morte: un Signore inaccessibile rispetto al quale l’uomo si
trova in una situazione di totale dipendenza.
Cristianesimo. L’Assoluto assume la figura di un Dio incarnato. È la situazione del
cristianesimo medievale, che coglie l’Assoluto in una presenza concreta: Cristo. Questo
tentativo però è destinato al fallimento. Simbolo di questo fallimento sono le crociate, nelle
quali la ricerca di Dio si conclude con la scoperta di un sepolcro vuoto.
Con il cristianesimo dunque la coscienza continua ad essere infelice e Dio continua a
configurarsi come un al di là che sfugge.
Proprio quando la coscienza tocca la distanza più grande con l’Assoluto è destinata a trapassare nel punto
più alto, ossia la ragione. Nel vano tentativo di unificarsi con Dio si rende conto di essere lei stessa Dio. Il
passaggio alla ragione, storicamente avviene nel Rinascimento e nell’età moderna.
La ragione.
Come soggetto assoluto, l’autocoscienza diventa dunque ragione e assume in sé ogni realtà. Sa che nessuna
realtà è altro da sé. La ragione è la certezza di essere ogni realtà.
Sembra l’illuminismo: periodo in cui la ragione riguadagna il mondo a partire dall’esperienza di sé come
estranea al mondo, potenza superiore al mondo.
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La filosofia dello spirito
La filosofia dello spirito consiste nello studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sé, diventando natura,
torna a farsi soggettività e libertà, cioè auto – creazione e auto – produzione.
Lo Spirito è verità di tutto e si presenta in diversi assetti (assetti diversi che hanno bisogno di essere
riconosciuti come assetti dello Spirito: tutto in noi è Spirito, ma lo è anche la digestione, che è
assolutamente inconsapevole di sé).
La storia è manifestazione dello Spirito. Hegel rilegge il cammino dell’umanità: nella coscienza le
prime esperienze animalesche di coscienza sensibile, poi la coscienza di sé. Da lì inizia l’avventura
come ricreazione del mondo.
Lo Spirito diventa consapevole di sé quando il regno del mondo resta pretesto perché si
costruisca il regno della libertà.
Nella Fenomenologia Hegel ci ha dato un metodo grazie al quale possiamo comprendere il senso dell’intero.
Nel Sistema si prende la storia e la si studia.
Quando è presso di sé l’Assoluto è come l’idea platonica. Dio è ridotto alla sua idea.
Questa idea la vediamo solo quando si realizza nella creazione, nella natura. L’idea di Dio è
immanente alla storia come forza immanente. Il progetto è la forza brulicante che sta dentro alla
forza della natura.
La natura giunge all’uomo, che è ancora natura da un certo punto di vista, ma ha qualcosa di spirito.
Con la signoria e la schiavitù hanno smesso di essere naturali e hanno scoperto l’autocoscienza: nasce
la società (dunque l’apparire dello spirito). Siamo insieme per produrre nella società qualcosa che è
cultura, non più natura: è il regno dello spirito. La materia non è persa, ma è pretesto (le pietre
divengono palazzi, gli alberi abbellimento…).
La storia è epifania (manifestazione) dello spirito. Nel grembo dello spirito c’è la natura spiritualizzata
e nel grembo della natura c’è l’idea.
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Lo spirito sarà oggettivo nella misura in cui si realizza nell’esteriorità, ovvero la storia, la politica, il diritto, lo
stato, la guerra… Lo spirito oggettivo è il farsi concreto, materiale, dello spirito soggettivo.
Lo spirito soggettivo. Lo spirito che si pensa individuale e che cerca la propria libertà all’interno di
ogni singolo uomo. È l’uomo come singolo.
Al suo vertice la natura trova un uomo naturale. Un uomo che ha le carte in regola per
spiritualizzarsi, ma lo spirito è ancora sonnacchioso. L’uomo è ancora alle prese con sé stesso e
con la sua naturalità. L’uomo è ancora fondamentalmente animale e la caratteristica
fondamentale degli animali è che in fondo non imparano nulla di autenticamente trasmissibile.
Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale visto nel suo lento emergere dalla natura, attraverso
un processo che va dalle forme più elementari di vita psichica alle più elevate attività conoscitive
e pratiche.
La filosofia dello spirito soggettivo si divide in tre parti.
Antropologia. L’anima da intendersi in senso aristotelico, come ciò che fa sì che gli animali siano
tali, in termini biologici. Pur essendo qualcosa di spirituale è molto prossima alla vita biologica
della natura. È una filosofia dell’uomo che descrive l’uomo nella sua anima aristotelica. L’anima
rappresenta quel complesso di legami tra spirito e natura.
Ci accorgiamo che dentro di noi c’è qualcosa di più grande. L’anima è la fase aurorale dello spirito.
Parlando dell’anima Hegel parla delle età della vita.
Fenomenologia. Qui la fenomenologia è contemplata come momento dello spirito. Non stiamo
cercando l’assoluto a partire dai fenomeni, ma a partire dalla consapevolezza dell’Assoluto
raggiungiamo i fenomeni.
Psicologia. Lo spirito si riconosce in due diverse funzioni, di cui la terza è sintesi.
La prima funzione è lo spirito teoretico ed è il momento della conoscenza. La seconda è lo spirito
pratico, in cui prevale la volontà. La sintesi di questi due momenti è lo spirito libero, ossia lo
spirito che prende coscienza di sé come volontà libera. Essere liberi significa effettuare scelte
razionali: scegliere e sapere ciò che si sceglie.
Studia l’attività umana nelle sue manifestazioni più universali. Come conosciamo e facciamo
attività pratica in senso universale. Si accorge che la sua anima va oltre la naturalità: libertà e
conoscenza. Lo spirito soggettivo si accorge che è più che natura, è libertà, è conoscenza.
Dall’anima naturale siamo passati a spirito libero. L’anima naturale si è resa conto di essere
spirituale e chiamata ad essere sintesi di libertà e intelletto. Tutto questo ha bisogno della prova
dell’oggettività.
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Lo spirito oggettivo. Lo spirito deve agire sulla realtà e lo fa uscendo fuori di sé per produrre il mondo
umano, ossia lo spirito oggettivo. L’uomo cioè deve esteriorizzarsi nelle sue produzioni.
Lo spirito soggettivo culmina con la consapevolezza che la propria libertà, la propria realizzazione
non si può raggiungere se non con altri soggetti, altri spiriti. Allora l’uomo si trova a doversi mettere
d’accordo con gli altri. Lo spirito nello spirito soggettivo non raggiunge il suo obiettivo. La libertà è
qualcosa che si ricerca insieme agli altri. Lo spirito diventa uno spirito sociale.
Lo spirito produce qualcosa di nuovo: le istituzioni esistenti storicamente e concretamente.
È il baricentro. La parte fondamentale su cui discuteranno i successori di Hegel.
L’uomo naturale – animale ha fatto passi che lo hanno portato alla consapevolezza delle sue
possibilità spirituali (conoscenza e libertà) sempre più chiara. A questo punto trova di fronte a sé
qualcosa che gli è stato lasciato in eredità da chi lo ha preceduto: lo spirito oggettivo.
Lo spirito oggettivo è lo spirito soggettivo che si è fissato (cristallizzato) in istituzioni, in disciplina di
libertà. Inizialmente lo spirito soggettivo rimane sconcertato quando scopre lo spirito oggettivo: deve
smettere di pensare di contare solo su di sé.
Lo spirito oggettivo è la libertà che ha assunto la forma della norma, della regola, della legge.
(La legge non limita la libertà, ma viene proprio da una libertà storica divenuta realtà spirituale dopo
un processo di condivisione e cristallizzazione). La vocazione della libertà è di diventare norma.
Diritto astratto.
Cerca di costruire delle regole per la coesistenza con gli uomini. Queste regole sono quelle del
diritto. Regole astratte che mi permettono di convivere serenamente con gli altri. Quali sono i
primi motivi di conflitto? Quelli che riguardano la proprietà, cosa è mio e cosa è tuo. Inizialmente
il diritto è semplicemente diritto alla proprietà privata. Come faccio a stabilire ciò che è mio e ciò
che è tuo? Attraverso un contratto. Se il contratto non viene rispettato entra in gioco la pena.
Bisogna sviluppare un sistema legge – pena. A quel punto il mio diritto è reale, la legge – pena lo
rende concreto. A questo punto sono diventato schiavo delle regole perdendo la mia libertà. Non
faccio le cose perché voglio vivere in società per gli altri, ma solo per paura della pena. Il diritto
mostra di essere troppo astratto.
Il volere dello spirito si manifesta inizialmente come volere di un singolo che è portatore di diritti.
Un mondo regolato da leggi. È un singolo in astratto perché i diritti sono uguali per tutti,
indipendentemente dalle proprie caratteristiche.
Quando lo spirito soggettivo, l’individuo, viene accolto in una comunità, acquisisce dei diritti
esteriori che lo qualificano di fronte agli altri attraverso il diritto. Il diritto mi qualifica dall’esterno
attraverso attribuzioni per cui non ho fatto nulla, che vengono dal cammino dell’umanità. Sono
portatore di diritti. (La cittadinanza mi compete anche se sono ancora uomo naturale). Fino a che
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il soggetto non diventa coerente con questa fisionomia spirituale che gli viene riconosciuta,
questo riconoscimento esterno è una finzione.
I diritti sono uguali per tutti, indipendentemente dalle condizioni di ciascuno (in questo senso
diritto astratto).
Proprietà.
La proprietà è la prima manifestazione esteriore del proprio volere. Questa proprietà però
deve essere riconosciuta da altri (questa cosa è mia se riconosciuto da altri)
La prima modalità attraverso la quale si manifesta l’umano è la proprietà. Gli altri cioè
riconosco al soggetto ciò che è suo. È il primo passo sociale.
Contratto. Ciò che è mio e tuo viene stabilito attraverso un patto, un contratto. L’altro mi
riconosce ciò che è mio. Nel contratto, nel patto, c’è un legame tra due persone che non è
fisico, fatto di parola e affidamento, ma che si dimostra più solido delle cose.
Diritto contro il torto.
C’è chi rispetta il contratto e chi no. La presenza di un contratto prevede anche un delitto,
cioè qualcuno che non rispetta le regole.
La pena serve per far rispettare la proprietà e il contratto. Bisogna prevedere una pena, che
però deve avere l’intento rieducativo.
In queste forme non ne va ancora dell’interiorità del soggetto. Rispetto il patto per sfuggire alla pena,
non lo faccio perché la cosa è interiorizzata.
Queste concezioni astratte hanno bisogno di farsi concrete. Hanno bisogno che chi viola il patto lo
capisca. Non basta più la sfera del diritto, che sono solo regole esteriori, bisogna passare alla
moralità.
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Moralità
Se voglio tornare libero devo interiorizzare la legge. Non devo fare le cose per paura delle conseguenze
penali. Il diritto deve trasformarsi in moralità in forza della quale io agisco bene perché voglio agire bene.
Rispetto la libertà altrui perché questo mi propongo di fare. Poiché voglio vivere con gli altri cerco di
collaborare alla felicità collettiva proponendomi di fare quello che va in questa direzione.
Come si sostanzia la volontà del singolo? Mentre nel diritto la volontà si manifestava nella proprietà, qui si
sostanzia inizialmente nel proponimento.
È la sfera della volontà soggettiva, quale si manifesta nell’azione. Perché si passi alla moralità bisogna che i
diritti che mi sono stati riconosciuti dall’esterno vengano interiorizzati. Li colgo come miei.
Dal diritto esteriore bisogna passare all’interiorità. Il soggetto deve riconoscere di essere titolare di ciò che
gli viene riconosciuto dall’esterno. Rientrando in sé il soggetto può trovare il punto di aggancio che giustifica
i diritti esteriori, ma dall’altra parte potrebbe anche coltivare una morale individualistica. In altre parole,
potrebbe fare scelte indipendentemente dal contesto in cui è inserito.
Con la moralità Hegel mostra come la libertà, dopo i diritti esterni, rientra in se stessa. È il cammino del
rientrare in se stessi.
Proponimento e colpa.
Voglio questo, quindi mi propongo di agire in un certo modo.
La prima esperienza è il senso morale interiore. L’azione ha valore morale solo in quanto nasce da un
proponimento. Ci proponiamo di comportarci in un certo modo e non solo perché imposto
dall’esterno con la minaccia di una pena. La colpa è percezione interiore di una propria inadeguatezza
rispetto al proposito che avevo preso.
Intenzione e benessere.
Mi propongo una certa cosa con l’intenzione di raggiungere un certo obiettivo (mi propongo di fare
più sport con l’intenzione di stare meglio fisicamente). Siamo nel campo della morale delle intenzioni.
Quali sono le intenzioni che ci guidano nelle scelte morali? Secondo Hegel l’intenzione ha sempre
come fine il benessere. Qui è evidente la critica a Kant. Per Hegel il dovere per il dovere non è
perseguibile. Agiamo in vista di un bene.
La morale però deve materializzarsi. In altre parole, il proponimento deve tradursi in una intenzione.
Agisco con l’intenzione del benessere.
Il bene e il male.
Il bene che cerchiamo è certo individuale, ma quando cerco di unire proponimento e intenzione cerco
di realizzare un bene più universale, il bene in sé, il bene per tutti. Il problema è che chiunque provi
a raggiungere da solo il bene in sé è destinato a fallire. La sua rimane un’impresa irraggiungibile. Era
quello che aveva cercato di fare Kant. Il bene universale gli sfugge sempre. Il dovere essere non è mai
raggiungibile. La morale di Kant ci condanna all’infelicità.
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Eticità
Il diritto trascura l’interiorità, la morale trascura l’esteriorità.
L’eticità è il momento in cui l’individuo trova la sua realizzazione soggettiva nell’essere inquadrato in una
collettività esteriore, in cui contano i rapporti esterni, ma non viene per questo trascurato il senso soggettivo
individuale. Esempio: la persona che trova la propria realizzazione nella sua attività lavorativa, realizzando in
essa se stesso e il suo senso del dovere, entrambe calati nella concretezza di un contesto collettivo.
La moralità era il tentativo, fallimentare, del singolo, di realizzare il bene nel mondo. Bisogna passare dalla
moralità all’eticità: la morale sociale, la morale che passa attraverso l’aggregazione degli uomini. L’intero ha
più possibilità di raggiungere il bene. È morale che diventa diritto e diritto che diventa morale. Le leggi devono
essere guida verso il bene.
Famiglia. È la forma di eticità più immediata e naturale, in quanto è l’unione immediata e naturale
dei sessi per la creazione e l’allevamento della prole, unione istituzionalizzata dal matrimonio. È il
nucleo basilare della società in cui i soggetti sono uniti da rapporto d’amore e di fiducia reciproci. In
cui si fa il bene per gli altri come obiettivo.
Matrimonio. Inizio della famiglia. Patrimonio. In ogni famiglia c’è anche una dimensione
materiale da gestire. Educazione dei figli. Unione di amore e patrimonio. Verso i figli c’è amore,
ma anche la fatica e il costo. Una dinamica che non basta a se stessa. I figli portano al
superamento della famiglia. Quando crescono usciranno e formeranno altri nuclei familiari.
Società civile. Un nuovo modo di rapportarsi tra individui e collettività. Gli individui non vivono isolati,
ma intrattengono quei rapporti della società civile tipicamente legati all’interesse personale. Non è
più un legame immediato e naturale, come lo è la famiglia, ma è il momento in cui ognuno mira
egoisticamente ai propri interessi e intrattiene rapporti con gli altri per poterli realizzare. La nuova
eticità sarà esteriore e mediata dall’interesse. Più famiglie legate fra loro. Se la famiglia era tenuta
insieme dall’amore, la società è una realtà conflittuale dove ognuno pensa a se stesso. Ognuno ha i
propri interessi. La società è il regno del conflitto. Ognuno segue i propri obiettivi. L’unità iniziale va
perduta. C’è rivalità, contrasto, sopraffazione.
Sistema dei bisogni. Divisione dei lavori necessaria al benessere collettivo. Questo però porta a
delle divisioni. Giustizia. Corporazioni.
Lo Stato dovrà riuscire a far fondere gli interessi delle parti con quello collettivo. Bisogna arrivare a
non pensare solo al proprio bene, ma al bene di tutti. Nello stato ognuno guarda al bene collettivo.
Una sorta di famiglia in grande. Nello stato c’è l’aiuto reciproco. Deve saper mediare tra l’interesse
del singolo e quello collettivo. Deve far comprendere a tutte le parti qual è il bene complessivo. Lo
Stato etico: non solo mantiene l’ordine, ma vuole anche insegnare alle parti come giungere al bene.
Lo Stato hegeliano insegna anche qual è il bene, tuo e degli altri.
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In Hegel lo Stato è “Dio in Terra”. Rappresenta il culmine dello spirito oggettivo nella sua massima
manifestazione. È uno Stato etico: l’individuo è pienamente calato nella collettività ed è proprio lo
stato a rappresentare la vera vita. L’individuo non vive pienamente al di fuori dello stato, visto come
grande organismo pulsante in cui le parti contano solo se viste in funzione del tutto.
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storico deve essere superato, troviamo quella che Hegel definisce astuzia della ragione. Essa consiste nel far
credere a ciascuno di perseguire i propri interessi personali, quando in realtà si perseguono gli interessi dello
spirito, con la conseguenza che anche le azioni malvagie, in ultima istanza, sono orientate al bene.
Nella storia, quando anche sembra che tutto proceda come il solito, nel profondo sono in atto cambiamenti.
Serve quell’atto che permetta al cambiamento di uscire all’esterno. Ci vuole qualcuno che apra le porte allo
spirito del mondo che bussa. Questo è ciò che fanno i personaggi storico – universali. Sono gli unici ad essere
autorizzati ad andare contro allo stato di cose. È come se lo spirito del mondo si impadronisse di loro per
smantellare la realtà presente. Sono guidati dallo spirito del mondo che con la sua stuzia fa credere loro di
perseguire vantaggi personali.
Lo spirito del mondo, dopo essersi servito di loro, li butta via senza curarsi di loro.
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DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Quando Hegel muore lo fa all’apice del successo, nell’università di Berlino. Molti tentano di ricalcare le sue
orme. Questi hegeliani si dividono in due correnti.
Il pensiero di Hegel è molto complicato e può essere interpretato in modi diversi, soprattutto per quanto
riguarda la religione e la politica (i temi su cui maggiormente si dividono le due correnti). A questo proposito
nascono due correnti, denominate destra e sinistra hegeliane.
Religione. Il pensiero di Hegel risultava ambiguo. Religione e filosofia esprimono lo stesso contenuto,
ma in due forme distinte.
Destra: sottolinea l’identità di contenuto e concepisce la filosofia come conservazione della
religione.
Sinistra: sottolinea la diversità di forma e concepisce la filosofia come distruzione della religione.
Dal punto di vista politico.
Destra: atteggiamento conservatore e giustificatore dell’esistente.
Sinistra: il mondo costituisce un processo in cui ciò che c’è è chiamato a farsi razionale,
autosuperandosi continuamente. La filosofia diventa critica all’esistente e progetto di
trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche contemporanee.
LUDWIG FEUERBACH
Biografia
Influenzò i filosofi successivi, soprattutto Marx. Baviera 1804 e muore nel 1872. Estremizza alcuni elementi
della sinistra hegeliana, soprattutto quel che riguarda la religione.
Considerato il padre dell’ateismo filosofico. Non l’unico in filosofia, anche nel passato. È il primo che attorno
al discorso dell’ateismo costruisce la sua filosofia. Spiega perché gli uomini non dovrebbero più credere.
Opera principale 1841: L’essenza del cristianesimo. Pubblicherà altre opere in cui amplierà le tematiche di
questa prima opera.
Critica ad Hegel
Obiettivo della filosofia di Feuerbach: cogliere l’uomo e la realtà nella loro concretezza.
Critica radicale all’approccio idealistico – religioso al mondo. Vanno modificati i rapporti tra soggetto e
predicato, tra concreto ed astratto rispetto a come fatto dalla filosofia idealistica. L’essere è il soggetto
originario nella realtà e il pensiero è il predicato e non viceversa. Serve qualcuno che pensi per esserci
pensiero.
L’idealismo offre una visione rovesciata delle cose. L’inizio della filosofia dunque non può essere Dio,
lo Spirito, l’Assoluto, ma il finito.
Atto d’accusa contro Hegel: ha completamente rovesciato i termini delle questioni. L’idealismo
rovescia i rapporti normali che ci sono tra le cose. Per l’idealismo prima viene l’astratto e poi
viene il concreto (prima lo spirito e poi la materia). Prima l’infinito e poi il finito. Il pensiero
precede l’ente che pensa. Questo è un assurdo. Il concreto è sempre la causa di ciò che è
astratto. Non può esserci un pensiero prima di una mente che lo pensa. Prima c’è l’uomo poi
l’Assoluto. Prima la mente e poi il concetto.
Umanismo naturalistico
La filosofia deve diventare un umanismo naturalistico.
Umanismo: perché l’uomo è oggetto e scopo della filosofia.
Naturalistico: perché la natura è la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l’uomo.
L’uomo non deve essere considerato come astratta spiritualità, ma va concepito come essere
che vive, soffre, gioisce e avverte una serie di bisogni dai quali si sente dipendente. Dunque
l’uomo nella sua fattualità e concretezza, di carne e di sangue condizionato dal corpo e dalla
sensibilità.
L’individuo non può stare da solo, l’io non può stare senza il tu, essendo l’uomo bisogno,
sensibilità e amore. L’uomo ha un’essenza sociale. L’uomo ha bisogno degli altri sia a livello
biologico, come in tutti gli altri ambiti. Da qui il motivo per cui la filosofia finisce per essere una
filantropia. Dall’amore di Dio all’amore per l’uomo.
Il materialismo: l’uomo è ciò che mangia
Il materialismo di Feuerbach ha una curvatura antropologica perché riserva all’uomo una collocazione
particolare nel mondo. Gli esseri umani si distinguono dalle altre forme di vita naturali grazie alla sensibilità
e i sentimenti e le idee hanno sì una radice fisica, ma non devono essere appiattiti in nome di una visione
indiscriminatamente materialistica.
“L’uomo è ciò che mangia”: i cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello. Se si vuol
fare migliorare un popolo bisogna migliorare la sua alimentazione. L’accento è posto sull’unità psico
– fisica dell’individuo e sul fatto che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo
bisogna prima di tutto migliorarne le condizioni materiali, a cominciare dall’alimentazione.
KARL MARX
Il Capitale
Per Marx non esistono leggi economiche universali, ma ogni formazione sociale ha caratteri propri e leggi
storiche specifiche.
Nel capitale Marx analizza il capitalismo e come la contraddizione stessa del capitalismo lo porteranno alla
fine. È una legge che porta a prevedere una rivoluzione che cambierà il mondo.
Il Capitale è una collaborazione tra Marx ed Engels. Non è facile attribuire all’uno o all’altro. Marx scrive
materialmente il primo libro, che presenta i concetti fondamentali.
L’opera si intitola “Il Capitale”, ma questo non fa di lui un capitalista. Molti concetti sono già stati esposti.
Vuole trattare del capitalismo da un punto di vista semplicemente economico. Si tratta di spiegare in maniera
scientifica il funzionamento economico del capitalismo.
Considerato che il capitalismo è una produzione generalizzata di merci, dobbiamo partire dal dire che cosa
sia una merce.
Una merce è qualsiasi cosa abbia un valore d’uso. Il valore d’uso è la capacità che una merce ha di
soddisfare un bisogno. In altre parole, ogni merce deve servire a qualcosa. I bisogni per loro natura
sono profondamente diversi fra loro.
Se voglio scambiare le mie merci non posso far riferimento al valore d’uso, ma dovrò cercare un
valore di scambio. Come si calcola, in maniera oggettiva? Marx fa un po’ di ipotesi e conclude che si
basa sul lavoro necessario a produrre quella merce. Più lavoro serve per produrla e maggiore sarà il
suo valore di scambio.
Voglio scambiare mele con diamanti. In base al valore d’uso le mele dovrebbe valere di più perché
soddisfano un bisogno fondamentale. I diamanti sono un bene di lusso. Se facciamo riferimento
al lavoro, le mele richiedono poco lavoro per essere prodotte. Un diamante richiede maggiore
lavoro.
Dal valore di scambio si ricava il prezzo, ossia il valore all’interno di un mercato. Il prezzo non coincide con il
valore di scambio, in quanto a determinarlo subentrano diversi fattori (ad esempio l’abbondanza o la scarsità
delle materie necessarie per produrre). Lo scambio diretto di merci è poco pratico (una merce per un’altra).
Ciascuno scambia le proprie merci in denaro e il denaro diventa l’equivalente che semplifica lo scambio. È il
ciclo economico capitalistico.
È il funzionamento dell’economia tradizionale che Marx esprime attraverso lo scambio M – D – M.
Ottengo, produco una merce, la scambio con del denaro e tramite quel denaro ottengo un’altra
merce.
L’economia capitalista ha un funzionamento diverso: D – M – D primo. Denaro, merce e più denaro
di quello che avevo all’inizio. Di solito lo scambio economico è tra equivalenti. I capitalisti hanno
scoperto una merce che vale di più di quello che mi è costata. Questa merce è l’operaio, il quale
vende il suo lavoro al padrone che lo ripaga tramite un salario. Il salario non corrisponde alla totalità
delle ore lavorate. L’operaio ripaga il salario con una piccola parte delle sue ore di lavoro. Per un po’
lavora, quando ha ripagato il salario il lavoro in più lo dona al padrone. Questo si chiama plus lavoro.
Il plus lavoro genera il plus valore, che produce il profitto del padrone. Le ricadute filosofiche sono
enormi.
Se le cose stanno così è evidente che non può esistere un capitalismo che non sfrutti gli operai. Il
padrone non può non chiedere il plus valore altrimenti non avrebbe un plus profitto. Il padrone
deve sfruttare sempre di più l’operaio per rimenare competitivo. Marx esprime tecnicamente
questa dinamica attraverso la legge che chiama la legge della caduta tendenziale del saggio di
profitto.
Il saggio di profitto è un numero che esprime quanto un’impresa è in grado di produrre
profitto. Più il saggio di profitto è alto maggiori saranno gli utili, più è basso minori saranno
gli utili. C’è una caduta tendenziale di questo saggio di profitto, cioè nel tempo
tendenzialmente il saggio di profitto tende a crollare. È una legge economica. Il SP è dato dal
PV fratto il Capitale costante (macchinari) sommato al Capitale variabile (salario). Per
aumentare il SP o cresce il numeratore o diminuisco il denominatore. I padroni tenderanno
a diminuire i salari fino ad arrivare alla soglia di sopravvivenza. L’industriale non può non
sfruttare sempre di più l’operaio. Questa formula permette di prevedere che può sviluppare
sempre di più il plus valore con nuovi macchinari. Però bisogna cambiare il capitale costante.
Il SP è sempre più risicato e molti falliranno e sospinti nel proletariato.
Proprio per questa legge diventa sempre più difficile ottenere un profitto. Aumentano i
proletari e diminuiscono i capitalisti che hanno tutto. È insito nelle leggi economiche del
capitalismo.
INTRODUZIONE
In vita non fu molto seguito e le8o. Riscoperto nel ‘900. Il primo vero esistenzialista in senso moderno. Ci
sono similitudini fra Pascal e Kierkegaard. Il primo però ha una formazione più ampia. Kierkegaard pone le
basi dell’esistenzialista del ‘900 (Sartre, Heidegger, Jaspers…).
1813 – 1855 a Copenaghen, che lascia solo per un anno per andare a Berlino, terminaX gli studi universitari.
A Berlino insegnava Schelling, da cui rimane deluso.
Famiglia benestante. Il padre lo educa in maniera molto severa. Lo educa in un clima cupo e austero. Cresce
controllato dal padre. Per soddisfare i desideri del padre studia teologia con una tesi sull’ironia in Socrate.
Quando il padre muore gli rimane una piccola eredità.
Un peso rilevante è la relazione con Regina Olsen che era la sua fidanzata. La frequenta per diversi anni. I
due si devono sposare, ma improvvisamente lui la lascia. Questo evento ha un peso rilevanXssimo nella
psicologia di Soren. Non è chiaro il moXvo per cui la lascia. Qualcuno vede in questa decisione un’eco della
sua filosofia. Qualcun altro sosXene che Kierkegaard si ritenesse malede8o e che l’abbia lasciata per non
coinvolgerla in questa maledizione. Pensava che Dio l’avesse malede8o perché il padre aveva avuto una
relazione con colei che sarebbe diventata sua madre poco dopo la morte della moglie. Altra ipotesi: il padre
aveva bestemmiato contro Dio. Ci aiutano a comprendere la psicologia di questo uomo che aveva questa
cupezza di fondo, ansia e angoscia. Viveva l’indagine con una certa tragicità. Tu8o questo si rifle8e sulla sua
filosofia.
Rimane poco toccato dagli avvenimenX che sconvolgono l’Europa. Le opere le scrive quasi tu8e con
pseudonimi, che cambiano a seconda della fase di vita, come se rappresentassero qualcosa di importante.
Forse anche perché per lui era difficile trovare una propria idenXtà.
Opere principale: Aut – Aut (1843); Diario del sedu8ore (contenuto in Aut – Aut); Timore e tremore (1843; Il
conce8o dell’angoscia (1844); Briciole di filosofia (1844).
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• Sceglie di scegliere. Si riconosce nella sua storia, anche negli elemenX più dolorosi. Nel riconoscersi in
quesX aspeo si pente. Non fugge però dalla disperazione. Le scelte che ha fa8o possono essere sempre
sogge8e al ripensamento.
• Opposto dell’esteXca. È scegliere di scegliere. L’uomo si impegna nel tempo. Il marito è il simbolo
contrapposto a don Giovanni, trova un lavoro, si impegna nella vita civile. I simboli sono il marito ed il
giudice. La vita in cui l’uomo si conforma, acce8a la banalità, acce8a che la vita possa diventare ripeXXva.
AnXtesi della vita esteXca. Anche qui acce8are la banalità significa cadere nella noia. Il marito lo acce8a.
La vita eXca è seguire delle regole generali e conformarsi ad essa. Il marito sceglie di seguire quelle regole
generali che vengono prima di lui. Lo diceva anche Hegel. Kierkegaard sembra sposare l’idea hegeliana. Il
problema è che anche questa vita, pur apparendo migliore di quella del don Giovanni, arriva alla
disperazione e allo scacco. Il marito dà conXnuità a tu8o, sa chi è (marito devoto che lavora…), ma proprio
sapere chi è lo porta alla disperazione. In quel momento si rende conto di tu8e le sue imperfezioni, di
tuo i suoi limiX. Si coglie come debole, finito, limitato, aperto all’errore. Il nostro impegno non arriverà
mai a buon fine, non raggiungeremo mai l’oomo. Ci rendiamo consapevoli della nostra peccaminosità, di
non essere perfeo come vorremmo, di non potere aspirare alla felicità. Un altro scacco sta nel fa8o che
l’uomo si rende conto di essere cosXtuito di corpo e anima, la quale tende all’infinito. La ripeXzione che
questa vita consegna all’anima, non le può bastare. Desideriamo di più di questo ripetersi e mancata
realizzazione completa delle nostre aspirazioni.
• Serve dunque un ulteriore passaggio che verrà presentato in Timore e tremore. Il salto è ancora più
abissale. È lo stadio religioso. Il rimorso e il penXmento possono portare l’uomo allo stadio religioso.
L’uomo di fede si affida a Dio. Non fa ciò che vuole lui, ma fa la volontà di Dio. La sua scelta non è più
legata a ciò che pensa e crede, ma è totalmente dipendente dalla volontà di Dio. Se Dio è buono, perfe8o,
ciò che vorrà per noi sarà qualcosa di buono. Riposando nell’unica scelta posiXva vinceremo l’angoscia e la
disperazione. C’è un problema. Il simbolo dell’uomo di fede è Abramo. La fede è solitudine, rischio e
paradosso. Non può essere condivisa con gli altri. Rischio: siamo sicuri che sia la volontà di Dio e non una
tentazione diabolica? Paradosso: tu8o questo non è spiegabile, anzi è assurdo. Non ha senso. La stessa
scelta di fede: devo pregare Dio perchè mi conceda la fede, ma se non ho la fede non posso pregare Dio.
La fede risolve sì l’angoscia e la disperazione, ma non è razionale.
⇒ Per spiegarlo usa un esempio tra8o dalla Bibbia: Abramo. Abramo non si so8rae alla richiesta di Dio
di sacrificare suo figlio. Kierkegaard lo mostra come perfe8o esempio di come funziona la vita
religiosa. Fino alla prova Abramo aveva vissuto una vita eXca. Ad un certo punto Dio fa una richiesta
ad Abramo, non in linea con la vita eXca, ma completamente opposta alle regole. I comandamenX
vietano di uccidere, ancora più grave uccidere il proprio figlio. Il sacrificio del figlio non è de8ato da
un’esigenza morale, ma da un comando divino.
⇒ Scegliendo di seguire il principio religioso si sceglie di rompere anche con gli altri uomini, di
rischiare di non seguire le regole universali, di andare controcorrente. È il dominio della solitudine.
⇒ La vita religiosa porta al paradosso, all’assurdo, a negare tu8e le regole generali. La vita dell’uomo
non è una vita di regole universali, ma è la vita del singolo. La vita religiosa non è un insieme di
norme che tuo devono seguire è un rapporto inXmo e dire8o tra il singolo e Dio. La richiesta di Dio
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è illogica e irrazionale. È tu8o un rapporto dire8o e singolare tra l’uomo e Dio. È assurda la vita
religiosa quanto la richiesta di Dio ad Abramo. La vita religiosa è paradossale e scandalosa. Come si
fa a capire che Dio ci sta chiamando? Ce ne rendiamo conto quando proviamo l’angoscia
dall’incertezza della scelta. Quando siamo talmente dentro all’incertezza cosXtuXva dell’uomo
senXamo la voce di Dio e la sua paradossalità. Dio ci chiede di scegliere e a8raverso la grazia ci
spinge a scegliere. La religione è qualcosa di arazionale. Bisogna affidarsi a Dio. La religione è la
perfe8a rappresentazione della natura umana: l’uomo è nato per vivere l’angoscia dell’incertezza,
qualsiasi scelta farai giungerai ad uno scacco. Nella religione questo scacco appare conXnuamente.
⇒ La vita religiosa presenta un cara8ere incerto e rischioso: come facciamo ad essere sicuri che quello
che facciamo sia la volontà di Dio? Non ne siamo cerX. C’è un solo segno indire8o: l’angoscia con
cui chi è veramente ele8o da Dio si pone questa domanda. L’angoscia dell’incertezza è la sola
assicurazione possibile. La fede è certezza angosciosa.
⇒ Esiste una contraddizione insanabile nella fede. La fede è paradosso e scandalo: deve scegliere, ma
la fede viene da Dio.
ANGOSCIA E DISPERAZIONE
L’angoscia è una condizione esistenziale. Segna la nostra vita, non possiamo non vivere in questa
dimensione. L’angoscia è Xmore di qualcosa di determinato, diverso dunque dalla paura. Per Kierkegaard
nella vita si può provare paura per qualcosa di indeterminato e questa è l’angoscia. Questa angoscia deriva
dalla possibilità. L’uomo è posto costantemente di fronte a delle scelte e spesso non sa che strada prendere.
Il senXmento che si prova di fronte alle strade di una scelta è l’angoscia.
⇒ Per chiarirlo usa la figura di Adamo. Kierkegaard rifle8e a lungo su questa figura. Prima di poter
scegliere Adamo era beato. Quando Dio gli vieta di mangiare gli dà di fa8o anche la libertà e
dunque la possibilità di scelta. Nel momento in cui gli viene posto un limite diventa veramente
uomo, capace di operare una scelta. Prima la sua non era scelta, non doveva scegliere. Era come un
angelo. Gli mancava lo spirito, la consapevolezza di sé. non si rendeva conto di sé. gli mancava la
possibilità della scelta. Adesso ha davanX anche il peccato. È possibile scegliere bene, ma anche
male. In quel momento Adamo scopre qualcosa di diverso, le conseguenze delle sue scelte e scopre
l’angoscia. Aveva vissuto ingenuo e innocente. Scopre il peccato e cosa significa essere uomini, i suoi
limiX. Può decidere chi essere. Può darsi una faccia, ma questo comporta la possibilità di perdere
tu8o cadendo nel peccato. Da quel momento in poi Adamo perde il paradiso. Questo è il desXno
dell’uomo: l’angoscia. Nel momento in cui Adamo sceglie porta le conseguenze delle sue stesse
scelte. La scelta è sempre rivolta davanX. C’è sempre un futuro. La scelta è connaturata alla
dimensione del futuro. Infao prima Adamo non viveva la vecchiaia. L’angoscia c’è con una
prospeova futura. Ciò che angoscia è sempre il futuro. Nella prospeova religiosa è un futuro anche
impegnaXvo. Le nostre scelte riguardano un futuro che sfocia nell’infinito. Le nostre scelte
condizionano la nostra vita da qui all’eternità. Quindi la scelta diventa ancora più angosciante. Ogni
scelta influisce sulla vita eterna. Questo peso lo si vede anche in un brano più avanX nella Bibbia:
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Gesù che prova angoscia. Qui si vede l’umanità di Cristo. Il momento è quello dell’orto degli ulivi. La
sera prima Gesù ha invitato Giuda a fare in fre8a a fare ciò che deve. Glielo dice perché lo stesso
Gesù ha paura, angoscia, ci sono delle possibilità che devono ancora realizzare. Non è sulla
preghiera di Gesù sulla croce che si vede l’angoscia di Gesù.
Per spiegare al meglio l’angoscia: è come guardare dentro una voragine di fronte alla quale
proviamo verXgine. Questa verXgine assomiglia all’angoscia. Non vediamo il fondo e non sappiamo
che cosa ci sarà. Vorremmo vedere, ma quando ci sporgiamo a vedere proviamo angoscia per
qualcosa di vago, che non cogliamo. Questa è la condizione Xpica dell’uomo.
⇒ C’è anche la disperazione. L’uomo vive anche la disperazione. È un Xpo parXcolare di angoscia. È
paura indeterminata delle possibilità interne dell’io. Le scelte non riguardano solo gli altri, ma
riguardano anche la relazione con me stesso. il mio io ha davanX delle scelte: essere se stesso o
altro da sé… ci sono sempre tante possibilità e ogni momento bisogna scegliere. Il dovere sempre
scegliere quale io privilegiare è sempre disperante. è vero che per la disperazione io faccio i conX
con me stesso, ma il mio io è sempre di fronte a Dio. Quindi non è mai un confronto solo con me
stesso. se mi confronto con Dio mi vedo sempre piccolo e limitato.
⇒ Questo confronto interno richiama gli stadi dell’esistenza.
Non darci alcuna idenXtà, come il don Giovanni che non sceglie, lo si può fare interiormente. Si
arriva ad una disperazione di non avere una propria idenXtà.
Adeguarsi al proprio io. Poi annullare tu8e le altre possibilità e prendere una strada chiudendo tu8e
le altre possibilità. Obbedire sempre a ciò che si è. Non si può comunque essere felici. Conoscendo
noi stessi ci si presentano tuo i nostri limiX, i nostri peccaX, la nostra imperfezione.
Negare il proprio io. Contraddire se stessi e cercare di essere qualcosa di diverso. L’io dunque è
desXnato alla disperazione. La disperazione è dovuta o alla carenza di necessità o alla carenza di
possibilità. È vero che abbiamo varie strade, ma non possiamo percorrerle tu8e. Questo paradosso
tra necessità e possibilità è ciò che cara8erizza l’uomo.
⇒ Come si può risolvere sia l’angoscia che la disperazione? Affidandosi a Dio. DavanX all’angoscia e
alla disperazione solo Dio può dare soddisfazione. È però un salto nell’abisso senza sapere dove si
va a finire. Smeoamo noi di scegliere e lasciamo che sia lui a scegliere per noi. PrecipiXamo nella
voragine e nell’abisso. Scelta difficilissima. Come saltare dalla cima di una montagna ad un’altra.
Solo così possiamo superare i nostri limiX, della ragione e della logica.
Che Dio sia paradossale lo vediamo anche da cosa insegna la Bibbia. Dio è immortale e muore. Dio è
lontanissimo, infinitamente altro eppure vicino, che si dona a noi. Dio è trascendente eppure lo
possiamo trovare dentro di noi. Tu8o il crisXanesimo è paradosso e anche l’incontro con Dio è tale.
Lo possiamo trovare nella coscienza, si trova nell’angoscia. È un incontro singolare. Non l’incontro
nella chiesa. La vera religione è nell’inXmo dell’uomo. Non dobbiamo conformarci al tu8o,
l’assoluto è nel nostro cuore. Lì possiamo superare l’angoscia e la disperazione. Dio si vive
nell’istante. È sempre un incontro momentaneo interiore. Non c’è alcun percorso, dio si rivela
nell’aomo. Una grazia che dona subito all’uomo. L’incontro con Dio è qualcosa di improvviso.
Spesso questo Dio non lo troviamo fino a quando all’improvviso si dona.
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Comte
INTRODUZIONE
La legge che segna lo sviluppo delle scienze, ma anche delle società e della vita umana. Afferma che ogni
disciplina passa nella sua storia aOraverso tre tappe. Ogni branca del sapere umano passa aOraverso ques6
tre stadi teorici differen6. Quindi ci sono tre diversi metodi per condurre la ricerca e tre diversi sistemi di
concezioni generali.
➢ Stadio teologico o fiUzio. Gli uomini cercano di spiegare cosa accade aOorno a loro facendo
riferimento ad en6 soprannaturali. Invece di usare leggi scien6fiche lo riferiscono alle divinità. Il
fenomeno è prodoOo di un agente divino personificato. L’umanità spiega tuU i fenomeni come
effeOo di una divinità che agisce sul mondo. Questo è sempre il livello di partenza. L’uomo non ha
gli strumen6 per un’altra spiegazione. L’intervento arbitrario di queste forze soprannaturali spiega
qualsiasi anomalia apparente presente nell’universo.
➢ Stadio metafisico o astraOo. È solo una modificazione del primo. I fenomeni vengono spiega6
facendo riferimento a forze astraOe, non personificate. Non più gli dei, ma le essenze, le forze di
aOrazione. Una visione che potremmo definire magica. Ci sono ancora relazioni incomprensibili
dentro le cose. Un passo avan6 rispeOo a prima perché sono delle leggi che fanno accadere le cose.
Ad esempio per Aristotele tuOo tende verso Dio, i corpi sono aOraU dal loro ambito naturale. Si va
un po’ di più verso la scienza.
➢ Stadio scien6fico o posi6vo. Lo stadio più avanzato e ul6mo e defini6vo. Gli studiosi rinunciano a
spiegare il fine ul6mo delle cose e la loro origine, ma si occupano di delineare i meccanismi per cui
le cose avvengono. Trovare le leggi che regolano i fenomeni. Trovare le leggi ed esporle. Passa
aOraverso il metodo galileiano. TuOe le scienze hanno aOraversato ques6 tre stadi.
1
Secondo Comte questa legge non riguarda solo le scienze, ma riguarda anche l’uomo singolo, la società e gli
sta6. Fa corrispondere ad ogni stadio una specifica organizzazione poli6co - sociale ed una determinata
epoca storica.
➢ Allo stato teologico corrisponde il modo di porsi di fronte alla realtà con l’immaginazione. È anche
l’epoca in cui ci si occupa sopraOuOo di spiegare le cause prime e quelle finali. A questo 6po di
pensiero e aOeggiamento corrisponde anche il 6po di stato che è la monarchia teologica 6pica del
medio evo. Dio dava potere ai sovrani. Per quanto riguarda il singolo uomo nell’infanzia l’uomo è
teologo. Nell’infanzia spiega i fenomeni come fruOo di agen6 soprannaturali.
➢ Lo stadio metafisico. Ha come facoltà la ragione specula6va. Ad esempio Aristotele non fa più
riferimento agli dei. Si cambiava il metodo, ma gli obieUvi rimanevano gli stessi: i principi primi e
fine. Lo stato più confacente è quello dell’età delle rivoluzioni dove si impone il conceOo di
sovranità popolare (nasce lo stato moderno). Per le fasi della vita corrisponde alla giovinezza.
Nell’adolescenza cerchiamo di spiegarci i fenomeni con aOeggiamento diverso, ma non ancora
scien6fico.
➢ Stadio posi6vo. La facoltà è la ragione scien6fica. Applica il metodo scien6fico. Non si pone i dubbi
sull’origine e lo scopo ul6mo dell’universo. Rimangono ignote allo scienziato, il quale non è
nemmeno interessato a trovarli. Dal punto di vista poli6ca è la società industriale, quella che sta
emergendo. Non saranno più i sovrani o il popolo, ma domineranno gli scienzia6. Il potere andrà ai
tecnici. Solo gli esper6, gli scienzia6 della poli6ca devono governare e guidare la società. Solo loro
conoscono le leggi. Uno stato nuovo in cui i tecnici domineranno. Corrisponde alla fase della vita
della maturità: si cerca di governare il mondo e non porsi i grandi interroga6vi.
Molte discipline sono entrate nello stadio posi6vo, ma nel complesso la cultura umana e le struOure sociali
corrisponden6 non sono ancora giunte a questo stadio.
Manca ad esempio una fisica sociale, cioè uno studio posi6vo dei fenomeni sociali.
• Il problema di fondo è che alcune scienze sono giunte allo stadio posi6vo, si pensi alla fisica,
all’astronomia. Però non tuOe le forme di conoscenza sono già mature. Questo è un problema perché se
diventano posi6ve si può far funzionare il mondo come si vuole. Quando sono indietro navighiamo nel
buio. Questo accade sopraOuOo nella poli6ca dove si è ancora fermi allo stadio metafisico. Manca una
scienza della società che possa guidare l’uomo verso il bene, l’efficienza. Non sappiamo far funzionare la
macchina poli6ca. Ricordiamo che Comte vive nell’epoca della rivoluzione e di Napoleone.
• C’è caos poli6co, anarchia intelleOuale. Non si arriva a un sistema poli6co che funzioni perché manca una
fisica sociale capace di indicare leggi come quella della fisica. Se avessimo una legge tale da applicare nella
società non ci sarebbe più crisi poli6che ed economiche. Potremmo organizzare lo stato nel migliore dei
modi. La poli6ca diventerebbe solida quanto la fisica e la chimica. Potremmo fare anche delle previsioni.
Le leggi mature ci permeOono anche di prevedere che cosa accadrà. Se ci fosse una legge dei fenomeni
economici potrei controllare l’economia anche nelle previsioni. La poli6ca si muove nell’incertezza. Non
c’è una legge matema6ca e scien6fica che un fenomeno sociale si verificherà con certezza. Per Comte
questo è dovuto al faOo che non abbiamo una legge. Qual è il compito della filosofia? Analizzare le
scienze e comprendere come mai la fisica sociale non è giunta allo stadio posi6vo.
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Prima di tuOo bisogna dividere le conoscenze. MeOere da parte le conoscenze pra6che e concentrarsi sulle
forme di conoscenza più astraOe. Ordinarle sulla base del percorso che hanno faOo. Mi accorgo che l’ordine
non è solo storico, ma è basato sulla semplicità di queste scienze. Quelle più facili da studiare sono entrate
prima nello stadio posi6vo. Ordinando in questo modo possiamo individuare cinque scienze principali.
• La prima è l’astronomia. Da Copernico in poi. Quasi contemporaneo la fisica. Galileo e Newton
l’hanno portata allo stadio posi6vo. La terza è la chimica, tra 600 e 700. La quarta è la biologia.
La quinta ed ul6ma, che manca all’appello è la sociologia. Quando avremo anche la sociologia
potremo governare il mondo.
• Tra queste discipline manca la matema6ca. Eppure la ri6ene tra le più importan6. Per lui però la
matema6ca è la lingua comune a tuOe le scienze, quindi è stata la prima ad essere entrata in
uno stadio posi6vo. Lo stesso si può dire per la logica. Altra esclusa è la psicologia. Non la
riconosce come vera e propria e scienza perché l’uomo dovrebbe essere in grado di studiarsi da
dentro e fuori. Non è possibile che lo scienziato studi se stesso, che non ci sia uno stacco tra
oggeOo e soggeOo che studia. Nell’ambito dei rappor6 con gli altri è più correOo parlare di
sociologia.
La sociologia
La sociologia non è solo l’ul6ma disciplina, ma è la più importante. TuOe le altre scienze devono essere
subordinate alla sociologia, che da sola potrà risolvere i problemi della società. Raggiunte le leggi gli uomini
non loOeranno più e la scienza sarà sovrana. È un programma utopis6co. È un’esaltazione acri6ca della
scienza. Comte è sicuro che la sociologia raggiungerà questo obieUvo. Ha come scopo quello di
determinare le leggi che governano i fenomeni sociali come soggeU a leggi naturali che ne permeOono la
previsione. Si divide in due.
• Sta6ca sociale. MeOe in luce la relazione necessaria che lega le diverse par6 del sistema sociale.
➢ Cioè, tra un regime poli6co e il corrispeUvo stadio della civiltà umana c’è una corrispondenza
necessaria.
• Dinamica sociale. Alla base sta all’idea del progresso e quindi dello sviluppo graduale e con6nuo
dell’umanità.
➢ Ogni stadio sociale consecu6vo è il risultato necessario del precedente e il motore del successivo.
➢ È così spiegata la presenza di uomini di genio, che sono strumen6 di un movimento predeterminato
che, in loro assenza, avrebbe trovato altre strade per realizzarsi.
➢ Mostrare l’evoluzione nella storia delle varie società e mostrare come questa evoluzione non è
casuale e questa evoluzione segue la legge dei tre stadi. TuOa la storia è formata da tappe legate fra
loro che portano l’umanità verso il progresso. La scienza spinge verso il progresso inevitabile. In
qualche modo questa visione avvicina fra loro Comte ed Hegel. Comte, per quanto sia an6 idealista,
dice che ci sia la scienza che guida la storia, che diventa quindi l’assoluto. Questo percorso ha le sue
tappe che sono necessarie al fine del raggiungimento dello stadio posi6vo: “TuOo ciò che è
necessario esiste”. La storia prosegue secondo tappe necessarie. Per Hegel i veggen6 fanno fare dei
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sal6 in avan6, per Comte ci sono uomini di genio che sanno vedere come la scienza si evolverà, che
portano avan6 con balzi clamorosi la scienza.
Lo scopo è giungere ad un nuovo 6po di società che Comte definisce come sociocrazia. Si basa sulla
sociologia ed è analogo alla teocrazia.
L’obieUvo è giungere a leggi matema6che concre6zzabile con formule. Leggi che permeOono di fare
previsioni. Dalla scienza arriva la previsione, dalla previsione arriva l’azione. La cosa più importante dunque
è la legge. Il metodo è quello Galileiano: esperimen6 e matema6ca. Mol6 cri6ci soOolineano però che
Comte dà molto spazio all’aspeOo teorico. È vero che le esperienze sono importan6, ma bisogna sapere
andare anche oltre. Anche gli esempi che porta spesso sono forzato, cercando di fare entrare i faU in quelle
che lui ha già stabilito essere leggi. L’importante è arrivare alle leggi. L’esperienza va tenuta un po’ in
secondo piano. Si nota un aOeggiamento quasi dogma6co di Comte. Non si pone il problema del fenomeno
e del noumeno: per lui le leggi della scienza sono assolute. Quando avrò le leggi della società saranno valide
ovunque. Queste leggi devono spiegare il mondo, non valutarlo. Non valu6amo le leggi fisiche. Anche le
leggi della sociologia non devono esprimere giudizi sulla società. Queste leggi devono essere il meno
possibile. Le scienze mature trovano poche leggi per spiegare tante cose. Così deve fare la sociologia:
ridurre il numero di leggi.
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HENRI BERGSON
Nella seconda metà dell’O0ocento si levarono delle voci che cri5cavano il Posi5vismo.
Una di queste corren5, in Francia, fu lo spiritualismo il cui esponente principale fu Bergson.
A cavallo tra ‘800 e ‘900. Vinse il premio Nobel per la le0eratura. Quindi opere popolari e di successo.
Oppositore del posi5vismo. Ri5ene che abbia un grande limite e non ci perme0e di comprendere l’uomo,
che invece era l’ambizione del Posi5vismo: la scienza non può arrivare a spiegare in maniera meccanicis5ca
tu0o l’uomo.
1859 – 1941. Studia materie scien5fiche e poi filosofia. Professore al College de France e Nobel nel 1928.
Ebreo di origine e di confessione religiosa, anche se si avvicinerà al ca0olicesimo (avvicinatosi moralmente).
Non si ba0ezza per solidarietà con il suo popolo che viene perseguitato. Scrive varie opere. Saggio sui da*
immedia* della coscienza - Materia e memoria – L’evoluzione creatrice.
Rifiuto della pretesa della scienza di spiegare tu0o dell’uomo.
Tenta5vo di spiegare il dualismo dell’uomo (Cartesio: res cogitans e res extensa). Due nature nell’uomo:
spirituale e carnale.
Einstein nel 1905 mise le basi della teoria della rela5vità. La sua visione del tempo è completamente diversa
da quella di Bergson. Sono due mondi che parlano lingue diverse.
⇒ Einstein fa del tempo una quarta dimensione. Introduce il conce0o di spazio – tempo. Spazializza
ancora di più il tempo. Il tempo è rela5vo ai pun5 di riferimento. Scorre in un certo modo sulla
terra, ma scorrerebbe in maniera diversa se ci muovessimo alla velocità della luce.
⇒ Bergson tenta di rispondere sopra0u0o in riferimento all’esperimento del treno. Immaginate un
treno che viaggi a velocità prossime a quelle della luce. In un vagone un uomo in piedi con una
sorgente luminosa che eme0e fasci luminosi in due direzioni: uno verso la testa del treno e uno
verso la coda. Cosa accadrebbe. Si verificherebbe uno strano caso. Un osservatore all’interno del
treno vedrebbe arrivare la luce contemporaneamente in testa e in coda. Un osservatore al di fuori
vedrebbe arrivare la luce in momen5 diversi. arriverebbe prima in coda e poi in testa. La
simultaneità diventerebbe rela5va, come il tempo. Bergson cri5ca questo esempio.
o Il tempo non si può sempre misurare. Il conce0o della simultaneità non esiste. Un
osservatore come fa a vedere contemporaneamente la luce che arriva in testa e in coda è
un osservatore costruito della scienza. Lo stesso dell’osservatore al di fuori del treno. Tu0o
questo dimostra che la scienza con5nua a lavorare su un tempo astra0o che non è davvero
vissuto e trascura la vera natura del tempo, che è psicologica. Nella coscienza può anche
esistere la simultaneità.
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Bergson tentò di spiegare meglio il rapporto tra spirito e materia. Il conce0o di libertà della coscienza.
Siamo conservazione e creazione. Siamo liberi di scegliere. Ci pensiamo predetermina5, ma è tu0o residuo
di una mentalità scien5fica. Lo studia come un ogge0o di scienza posso prevedere i suoi comportamen5.
Per Bergson il comportamento dell’uomo non è prevedibile perché siamo liberi.
⇒ Sme_amo di pensare che ci sia una causa ed un effe0o, come fa la scienza. Ripe5amo le condizioni
preseden5, ma le cose non vanno mai allo stesso modo. Ci illudiamo che ci sia un rapporto di cause
ed effe0o. Il modo con cui noi agiamo è l’effe0o di infinite cause. A volte diamo peso ad alcune
cause, altre no. Tu0e le nostre azioni sono condizionate da tu0a la nostra storia nella sua interezza.
Se sono milioni di fa0ori siamo condiziona5 solo da noi stessi e dunque siamo liberi, di agire
secondo la nostra coscienza.
Tu0o questo porta ad a0accare due do0rine che cercavano di dare grande peso al cervello. Il pensiero è
riducibile solo al cervello o è qualcosa di più?
⇒ Il parallelismo psicologico sosteneva l’uguaglianza tra mente e cervello.
⇒ L’epifenomenismo sosteneva che la coscienza fosse una manifestazione del cervello.
⇒ Per Bergson, la mente, la coscienza, è qualcosa di spirituale e non coincide con il cervello ed è più
ampia del cervello. Introduce la dis5nzione tra memoria e ricordo.
o Quando viviamo registriamo ciò che accade cioè imprimiamo nella memoria ciò che accade.
È una parte spirituale. Accumuliamo memorie che diventano durata.
o Il ricordo è la materializzazione che il cervello fa della memoria. Registro tu0o quello che
accade, ma quando richiamo un ricordo, il cervello interagisce con la mente, immateriale, e
materializza il ricordo. Immagazziniamo tanta memoria, ma ci ricordiamo solo una parte
a0raverso il cervello. Questa parte che richiamiamo con il cervello è il ricordo. Anche se non
la ricordo la memoria mi influenza. Lo spirito è molto più gande del cervello.
Ci porta ad un paradosso. La memoria è più oblio che ricordo. Sono più le cose che abbiamo
dimen5cato, ma che ci influenzano.
Tu0o questo ha avuto grande influenza nella le0eratura. Pensiamo a Proust con la sua “Alla ricerca del
tempo perduto”.
Nell’evoluzione creatrice me0e a fuoco la differenza tra uomo e natura. Qui il riferimento è a Darwin.
⇒ L’uomo si porta dietro la sua storia e ogni volta decide cosa fare. Quando sceglie intraprende una
strada e cancella tu0e le altre. Saranno possibilità non realizzate. Nella mia memoria queste
possibilità rimangono. L’idea che avrei potuto fare quella cosa.
⇒ La natura si comporta in maniera diversa. Non è obbligata ad intraprendere una sola strada. La
natura quando si tra0a di evolvere può intraprendere più strade. Spesso la natura ha intrapreso più
linee evolu5ve (si pensi ad esempio ad una pianta).
Noi tendiamo a guardare alla natura come qualcosa di unitario e non percepiamo le biforcazioni.
Esiste un ‘energia primigenia che rende la natura qualcosa di unitaria. Le ramificazioni sono slanci
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che vengono da un’unica sorgente. Uno slancio vitale che spinge la natura ad evolversi in tante
direzioni, ma partendo da un’unica origine (volontà di vivere, di potenza, conatus). Spinta che
spinge la natura a vivere e mantenersi.
• Questo discorso lo usa per cri5care Darwin, ma anche i finalis5. Essi dicevano che guardando
alla natura vediamo un fine, uno scopo. Le leggi complicate non possono essere fru0o del caso,
ma deve esserci un’Intelligenza. I meccanicis5 non vedono alcuno scopo nella natura. Tu0o
avviene in maniera meccanica e in qualche modo è anche quello che pensava Darwin.
• Bergson ri5ene che non c’è per forza un fine chiaro del mondo, c’è lo slancio vitale. Non si può
dire però che sia puramente meccanica. C’è qualcosa di inspiegabile in questo slancio vitale. Se
guardiamo l’occhio non si riesce a pensare di un semplice meccanismo. Si pone a metà strada.
Usa un paragone: esempio della mano nella limatura di ferro. Immergere la mano nella limatura
di ferro. La mano sposta la limatura che assume la forma della mano. Immaginiamo che questa
mano sia invisibile. Vedremmo che in alcune zone assumerebbe una forma par5colare
inspiegabile. Cosa direbbero finalis5 e meccanicis5? I primi che c’è un proge0o divino. I
meccanicis5 direbbero che probabilmente quella strana forma è dovuta alle leggi che vengono a
crearsi nella limatura. Avrebbe torto gli uni e gli altri. È una mano invisibile, che rappresenta lo
slancio vitale. La natura segue diverse vie evolu5vi né per un fine, né per leggi meccaniche.
Lo slancio vitale incontra anche una resistenza. Così come la mano. Incontra la resistenza della materia.
Riesce a superare la resistenza della materia. Arrivano le biforcazioni. Lo slancio segue queste biforcazioni e
spinge ad evolversi ulteriormente (animali, piante, ecc.). alcune biforcazioni non vanno a buon fine. Se
pensiamo ai vertebra5. Non così in altri campi dove la spinta evolu5va si è arrestata.
Animali e uomini usano l’is5nto, gli uomini l’intelligenza. L’is5nto è la capacità di usare elemen5 organici per
la sopravvivenza. Lo fanno per is5nto (corsa, gambe, zanne…).
Gli uomini usano l’intelligenza che è una facoltà superiore perché consente di usare strumen5 inorganici per
sopravvivere. L’is5nto non pensa, l’intelligenza è una capacità tecnica, 5 perme0e di inventare. È la facoltà
che si basa sul tempo della scienza.
Qual è il problema? Proprio per il suo sguardo spazializzante ci spinge a perdere lo sguardo d’insieme.
Capiamo come sopravvivere, ma non capiamo più il senso dell’esistenza. Affron5amo piccoli problemi, ma
non più quelli grandi. La scienza studia le par5. L’uomo per quanto sia forte ed evoluto rimane debole da
questo punto di vista.
Propone una terza facoltà: l’intuizione. Un’intelligenza is5ntuale. Cogliere con intelligenza il tu0o. Vedere
l’insieme, tu0o il gomitolo. Vedere il tu0o e capirlo.
Esisto un filo condu0ore nella filosofia di Bergson che unisce insieme gli argomen5 della sua filosofia: lo
spiritualismo.
È uno spiritualista perché ri5ene che si debba recuperare l’aspe0o spirituale della vita e del mondo.
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Un passo indietro. La filosofia dominante è il posi5vismo che pone al centro la ragione e la scienza lo fa in
maniera eccessiva: l’unico modo per giungere alla verità è la scienza ed esistono solo i fa_ naturali che la
scienza può studiare.
Nascono filosofie cri5che.
Per Nietzsche la vita non si spiega a0raverso la ragione e l’intelligenza ma tramite il dionisiaco.
Freud: non è la ragione che guida l’agire umano, ma l’inconscio , l’irrazionale.
Bergson propone una terza via. Non bisogna condannare la ragione perché è ciò che cara0erizza l’uomo,
uno strumento indispensabile per giungere alla conoscenza e alla verità. Esistono una serie di aspe_ che
non si lasciano studiare in maniera scien5fica, che non si lasciano toccare con mano, ma che non per questo
non esistono: emozioni, sen5men5, morale, interiorità dell’uomo.
Va a cercare in ambi5 diversi l’emergere della spiritualità che il posi5vismo aveva trascurato.
L’esempio principi è il conce0o di tempo.
Da un lato il tempo della scienza, misurato dai nostri orologi. È quan5ta5vo. È reversibile, cioè posso
ripetere la misurazione dello stesso fenomeno e o0enere gli stessi risulta5. È discon5nuo, una serie di
istan5 giustappos5 tra loro. Come una collana di perle, ciascuna dis5nta e uguale all’altra. È astra0o anche
se fondamentale per fare scienza.
Tempo della vita. Cambia la percezione del tempo a seconda di come li ho passa5. È qualita5vo. È
irreversibile. Non potrò mai ripetere la stessa iden5ca esperienza, nemmeno se ne ricreo le stesse
condizioni. È con5nuo, un fluire. È come un gomitolo di filo, che avvolgendosi sembra passare sempre sugli
stessi pun5, ma non è mai uguale. I vari momen5 si accumulano formando il dispiegarsi del tempo.
Partecipo ad una festa che è bella perché l’insieme delle cose che ho vissuto sono state diverten5. Quello
che interessa è il tempo della vita che ha a che fare con il nostro spirito. La nostra coscienza è un flusso
con5nuo di esperienze, che dal passato vanno verso il futuro, senza soluzione di con5nuità. Ogni nuova
esperienza è le0a alla luce di ciò che ho vissuto in precedenza, che me la fa leggere in un determinato
modo.
Quello che vale per la coscienza vale in realtà per tu0a la natura. Anche nella natura c’è uno slancio vitale.
La natura investe la materia con una forza vitale cercando di risolvere, trovare una soluzione ai problemi che
la materia le pone. Freddo? Si sviluppa il pelo, il grasso corporeo… ogni essere è un tenta5vo della natura di
risolvere problemi che la materia pone.
È l’evoluzionismo darwiniano, o il finalismo aristotelico, oppure la provvidenza. Queste prospe_ve si sono
già invischiate nella prospe_va scien5fica e hanno perso di vista la prospe_va generale.
Prendiamola da lontano. Il paradosso della freccia di Zenone. Scompongo la traie0oria in vari istan5 nei
quali è ferma. La somma di infinite frecce ferme non fa la freccia in movimento. Bergson dice: se uno resta
legato a studiare la traie0oria che nel passato è stata percorsa lì il movimento non c’è. Per cogliere il
movimento va colta la totalità del movimento.
Nello studio della natura avviene la stessa cosa. È come un contenitore con della limatura di ferro in cui io
affondo una mano. All’inizio affonda senza incontrare resistenza, poi non riesce ad andare oltre. La materia
ferma la spinta della mia mano. Quando tolgo la mano resta l’immagine in nega5vo. Uno scienziato
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meccanicista dice: i singoli pezze_ni di metallo hanno agito gli uno sugli altri secondo la legge di causa ed
effe0o assestandosi fino a comporre il nega5vo della mano. Un teologo potrebbe dire: tu0e le par5celle si
sono spostate con l’obie_vo di realizzare il nega5vo della mano, perché era un proge0o divino…
Il meccanicismo non spiega la complessità (pensiamo all’occhio).
La forza vitale che impa0a sulla materia e genera quella forza creatrice che è sempre nuova e sempre
diversa.
L’evoluzione è una granata che esplode in tu0e le direzioni e prova tu0e le strade.
L’homo sapiens è un punto in cui l’evoluzione si è fa0a par5colarmente avan5 con l’intelligenza.
Perché si sviluppa il posi5vismo? Perché l’uomo si affida all’intelligenza, che lavora bene sugli ogge_
materiali, meccanici. Quando l’intelligenza si trova di fronte alla vita e allo spirito, non li comprende.
Bisogna trovare una nuova forma di conoscenza: l’intuizione.
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FREDRICH NIETZSCHE
INTRODUZIONE
Importan)ssimo filosofo tedesco. Chiude una fase storica e ne apre un’altra.
Fino ad Hegel avevamo avuto una visione posi)va dell’esistenza. Da Nice abbiamo una crisi dei valori. Uno
dei tre maestri del sospeAo: fa calare il sospeAo sui valori che fino ad allora erano sta) ritenu) importan).
AAacca ques) baluardi e li fa crollare. Per questo si definisce una dinamite. Bisogna cambiare radicalmente
e in parte abbracciare il nichilismo. Buona parte della filosofia del ‘900 è un confronto con il pensiero di
Nice.
Nasce nel 1844 e muore nel 1900. Gli ul)mi anni li passa in manicomio. Le grandi opere si concentrano
dunque in pochi anni.
Studia inizialmente filologia, che si occupa dello studio dei tes) e delle opere leAerarie. Esperto di lingue,
della loro evoluzione. Da giovane è uno studioso molto promeAente.
A 24 anni gli viene offerta la prima caAedra, a Basilea. Inizia ad insegnare. Approfondisce lo studio dei greci.
Entra a contaAo con due figure: Schopenhauer e Wagner. Nice condivide con il primo un pessimismo di
fondo, almeno per quanto riguarda la superficie delle cose. Il mondo nel quale viviamo è illusorio, ci )ene
nascosta la verità tragica che il mondo è governato dal dolore e da forze senza alcuna finalità. Il secondo,
Wagner, grande musicista, trasferitosi nel sud della Germania ha radunato vari intelleAuali, tra ques) anche
Nice. Rimane affascinato dallo s)le di Wagner.
Pubblica le prime opere.
Nel 1872, La nascita della tragedia. Dedicata alla tragedia greca, ma con spun) anche della sua filosofia.
Opera che viene male accolta e sarà un insuccesso.
La stessa sorte è per Considerazioni ina1uali.
Arriva una prima svolta con Umano, troppo umano. Si distacca da Schopenhauer e da Wagner. Si rende
conto che sono troppo lega) al roman)cismo. Questo distacco troverà un ostacolo nel faAo che si
ammalerà. Deve lasciare l’insegnamento e girovagare tra Svizzera ed Italia. Gli anni ’80 sono quelli della più
grande produzione.
1882 La gaia scienza (dove si racconta la morte di Dio). Opera certamente importante e dirompente. Ha un
certo successo. Sono anni difficili per mo)vi personali. Aveva creato una piccola comunità filosofica con altri
due pensatori: Re e Salomè. Si crea un triangolo anche amoroso. Nice si innamora di Lou che però fuggirà
con l’altro. Una delle donne più intrigante di fine ‘800. Di lei si innamorerà anche Rilke. Per Nice questo
rapporto sarà fonte di dolore. In ques) stessi anni inizia a lavorare al suo capolavoro che è Così parlò
Zarathustra che verrà pubblicata nel 1791.
Altre opere: Al di là del bene e del male. Ecce homo.
La pazzia di Nice è piuAosto famosa.
Compare in Italia. Per un po’ di tempo è a Torino e proprio lì ha una crisi nervosa. Una sera del 1889 scende
in strada vede una carrozza, il veAurino sta frustando il cavallo e Nice si geAa al collo del cavallo piangendo
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disperatamente. Nei mesi successivi verrà ricoverato in manicomio, alternando momen) di pazzia e
momen) di lucidità.
Mentre lui è ricoverato, la sorella Elisabeth prende in mano la situazione. Il fratello sta diventando famoso e
lei decide di sfruAarlo. Si dichiara curatrice del fratello, segue la pubblicazione dei suoi appun), anche non
per)nen) al pensiero del fratello. La sorella cercherà di approfiAarsene anche negli anni successivi,
favorendo una leAura del fratello in chiave nazista. La sorella pensa che a lei sia molto u)le che il fratello
diven) il filosofo di riferimento del nazismo. La sorella modifica gli appun) del fratello, al fine di rendere il
pensiero del fratello più coerente con il pensiero nazista.
Ma Nice era davvero an)cipatore del nazismo? La ques)one è certamente difficile da dirimere. È vero che la
sorella ha spinto in là questa linea di confine. Il problema però rimane. Il tema è complicato. Obiefvamente
nel suo pensiero ci sono elemen) che possono alimentare questa interpretazione. Nice è an)democra)co,
in parte è an) semita. Ci sono pun) in cui si scaglia contro l’ebraismo, ma pun) in cui ne parla bene. Allo
stesso modo si scaglia contro il popolo cris)ano: hanno creato un certo )po di mentalità e di spirito. è una
cri)ca più culturale che razziale. Mol) intelleAuali dell’epoca si abbandonavano a commen) an) semi).
Quindi è certamente un an)semi)smo diverso da quello nazista. È vero che esalta la nazione tedesca, ma in
mol) pun) la cri)ca.
L’idea del superuomo. Si ri)ene che Nice faccia riferimento all’ariano, superiore che domina sugli altri. È
vero che c’è qualche ambiguità, ma la ques)one del superuomo è molto più complicata di come la spieghi
un certo )po di vulgata. La superiorità del superuomo non è gene)ca, razziale. È superiore perché ha
superato i limi) dell’umanità e ha saputo diventare padrone di se stesso e non tanto degli altri. Diventa un
discorso non razziale, ma di superiorità intelleAuale. Il discorso è molto più complicato di come lo si voglia
presentare. Quindi Nice non era nazista, né ne è il precursore. Era un personaggio complicato, a tuAo
tondo. Nice era di destra? Certamente era un filosofo molto elitario, aristocra)co. Gli uomini che possano
diventare oltre uomini sono pochi. Il suo messaggio sembra rivolto a delle elite. La maggioranza della
popolazione sembra des)nata ad essere legata alla menzogna. Sembra sostenere questa posizione, anche
se in altri pun) sembra vagheggiare che tuAa l’umanità possa liberarsi. Questa è la leAura che ne fa Gianni
Vafmo.
Nice è certamente un filosofo complicato. Lascia aperte varie interpretazioni del suo pensiero, anche con lo
s)le con il quale filosofa. TuAo questo ha faAo sì che si siano sviluppate grandi quan)tà di studi sul suo
pensiero. In lui ci sono spesso anche posizioni contraddiAorie, pur mantenendo un filo costante.
Lo s)le di Nice. Per cer) versi è estremamente cao)co. Ha un fascino del tuAo par)colare. Questo lo rende
complicato. Si definisce “dinamite”. Il suo primario obiefvo è distruggere tuAa la cultura occidentale da
Socrate in poi. Bisogna scagliarsi contro ques) sistemi di valori che hanno creato un individuo soAomesso,
che dice di no alla vita. Per la paura di vivere crede a una serie di bugie. Non abbiamo vissuto e abbiamo
acceAato bugie per non affrontare la verità dolorosa sulla vita. Una volta che avremo distruAo l’illusione che
abbiamo creato si potrà dire sì alla vita. AcceAare la sua dimensione più profonda. Dire di sì alla vita ci
porterà ad essere uomini nuovi. Un uomo che non ha più il fardello della cultura e domina il mondo.
Bisogna fare fa)ca. TuAo questo emerge anche dallo s)le che u)lizza. Più passa il tempo usa uno s)le
aforisma)co. Parole veloci in successione, dove dice, ma anche non dice. Questo s)le è funzionale al suo
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obiefvo filosofico è perché anche il leAore lavori su quanto legge. Il suo culmine è in Così parlò
Zarathustra. Un insieme di parabole, quasi un vangelo. È l’opera più importante, ma anche la più
complicata. Uno s)le selvaggio, affastellarsi di idee che travolgono. Il linguaggio è metaforico, allusivo.
Di solito le opere di Nice vengono divise in quaAro fasi. Si intende soAolineare l’evoluzione del suo filosofo.
Non va presa in maniera troppo rigida, perché in realtà si rischia di segmentare il pensiero di Nice. È vero
che ci sono cambiamen) di prospefva, ma in realtà si traAa di evoluzione del pensiero che nel suo fondo
rimane coerente.
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Lo spirito apollineo viene espresso dai grandi raccon) mi)ci, dalle epopee. Anche nell’arte plas)ca che è il
trionfo dell’equilibrio e dell’armonia.
Queste due iden)tà secondo Nice convivevano fino a quando qualcosa non si è roAo.
Nice cerca anche di tracciare un percorso storico dei rappor) tra dionisiaco e apollineo. Divide questo
percorso in tre fasi.
Epoca pre – socra)ca. Contrassegnata dal faAo che esistono entrambi gli spiri). Si trovano però separa) e
oppos), non riesco a combinarsi.
Epoca della tragedia afca. Avviene che i due spiri) iniziano a convivere. Riescono ad armonizzarsi
esprimendosi nella tragedia. In essa si raccontano vicende epiche, ma c’è anche la musica. Commis)one di
musica ed epopea. Mostrano dunque lo spirito cao)co, ma si arriva alla fusione perfeAa dei due spiri). Per
Nice anche il termine tragedia conferma questo. Deriverebbe dal canto delle capre.
Epoca da Euripide e Socrate. L’equilibrio si spezza. L’apollineo inizia a sopravanzare il dionisiaco. Lo abbassa,
lo cancella. Socrate segna la viAoria della ragione sulle passioni, sulle pulsioni. Da lì in poi la filosofia farà
questa operazione. 8pensiamo al mito della biga alata). Questa costante è il tradimento del vero senso della
vita.
TuAa la cultura occidentale può essere vista come un sopruso dell’apollineo rispeAo al dionisiaco. TuAa la
storia del pensiero è il tenta)vo di soffocare il dionisiaco.
Oggi bisogna liberarlo. Si è nascosta la natura irrazionale della vita. Ci si è illusi che il mondo avesse un
ordine, un’armonia. Schopenhauer è stato il primo a rendersi conto di questo. Schopenhauer ha capito qual
è la natura dell’universo. Bisogna cambiare la mentalità dell’occidente. Questo soffocare il dionisiaco porta a
non vivere la vita, che fugge la verità. Se sapesse la verità della realtà cao)ca on saprebbe come ges)rlo. Per
questo cerca diverse forme di razionalizzazione, come la religione, ma anche la scienza. Anche la filosofia è
una forma di razionalizzazione: i filosofi hanno cercato le cause, illudendoci che le cause ci fossero. Questo
crea un uomo che scappa. Bisogna creare un uomo nuovo. Un uomo che non deve scappare, non deve più
dire no alla vita, alla verità. Solo un uomo che saprà dire sì alla vita potrà non fuggire e vivere veramente.
Schopenhauer però non ha alla fine convinto. La soluzione per lui è l’ascesi, ma è ancora un modo di dire no
alla vita, una via di fuga. Non è la soluzione. Il dire sì alla vita sarà qualcosa di nuovo e inedito.
Rinnegare la verità sul mondo è rinnegare la vita. Bisogna fare come Dioniso, che di fronte al caos reagisce
in forma orgias)ca: balla, danza, gioisce, fa sesso… di fronte al caos. L’uomo dovrebbe acceAare il caos e
non averne paura. Se l’uomo vuole dominare il mondo deve riuscire a trasformarsi in Dioniso, ridere e gioire
di fronte a questa situazione. Cercare nuove virtù per dominare questa realtà. Le virtù non possono essere
quelle classiche. Secondo Nice le virtù classiche creano un uomo soAomesso che dice no alla vita. Il
perdono è il rifiuto della rabbia che nasce quando qualcuno ci offende… Dioniso non dice no a queste cose,
ma le fa proprie, le cavalca. Saranno la rabbia, il coraggio, il sesso… le nuove virtù perché meglio si confanno
alla vera natura del mondo. Se vogliamo vivere una vita piena di uomini che dicono sì alla vita dobbiamo
cambiare prospefva. Le virtù tradizionali sono solo remissive, bisognerà cambiarle.
Nice, in questa fase, è influenzato da Schopenhauer e Wagner. Del primo dice che ha ben compreso la
natura, ma non può essere acceAata la soluzione della ascesi, della noluntas in quanto sarebbe comunque
un non vivere. È una fuga, la forma massima dell’apollineo. Apprezza di Schopenhauer che tra le vie di
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liberazione indica l’arte. Per Nice ci sono delle ar) che ci permeAono di esaltare il dionisiaco, in par)colare
la musica. In Wagner vede il principale artefice del recupero di un’arte che è esaltazione del dionisiaco.
Recupera nella musica il senso tragico dell’esistenza. Ques) due maestri hanno in qualche modo colto una
possibile via di fuga, ma non è la soluzione.
CONSIDERAZIONI INATTUALI.
Scrif in cui affronta alcuni temi che sono considera) fuori moda.
Parlando dello storicismo sviluppa il tema dell’uomo nuovo. È inaAuale parlare della storia e dello
storicismo perché è un’epoca in cui tengono banco ancora posi)vismo e idealismo. Due visioni che quasi
divinizzano il ruolo della storia. La loro concezione della storia è simile. Nella storia tuAo è razionale. Questa
idea della storia come qualcosa di necessario c’è anche in Marx. La storia prosegue secondo una legge, non
a caso. Studiare il passato per capire il futuro. Lo stesso vale per il posi)vismo. La storia è un susseguirsi di
evoluzioni secondo una legge ben precisa.
Secondo Nice, questo aAeggiamento che lui definisce storicismo, è deleterio per l’uomo. Produce un uomo
soAomesso, che dice no alla vita. L’uomo che crede che la storia sia mossa da una forza superiore, fa sì che
noi non possiamo mai cambiare questa stessa storia. Spinge l’uomo a soAomeAersi, a chinare il capo perché
non c’è nulla da fare, la storia è più forte. L’uomo è ridoAo al silenzio, soAomesso al passato. Per vivere
bene bisogna avere una dose di oblio, dimen)care la storia. Un uomo privo di memoria forse capisce meglio
il mondo ed è più libero. La storia a volta ci appesan)sce, ci impedisce di cambiare. Saper troppe cose in
fondo ci rende infelici. La storia però non è completamente inu)le.
Tre )pi di storia, legate alle tre caraAeris)che fondamentali dell’uomo.
L’uomo è un essere afvo e che ha spirazioni. Vuole plasmare il suo futuro. Lo aiuta la storia monumentale,
che ci fa guardare al passato per cercare grandi esempi storici che sono riusci) a fare quello che vorremmo
noi. Per questo dei veri monumen). Non è più una storia che mi blocca, ma mi spinge ad andare oltre. Il
difeAo è che se si guarda al passato con questo sguardo si tende a mi)zzare il passato. Vedrei solo alcuni
aspef, perdendo la mia obiefvità. Potrei cadere in errore. Può portare al fana)smo.
L’uomo è spinto a guardare indietro. Preserva e venera. La storia an)quaria. Guardiamo al passato
venerandolo, cercando di preservarlo, salvarlo. Costruiamo musei, collezioni. Il difeAo sta nel faAo che può
portarci ad una forma di collezionismo. Studiare il passato come fine a se stesso. il passato preso in se
stesso. questo collezionismo ci può mummificare. Se rimango troppo legato a questa storia non guardo più
al futuro.
L’uomo soffre e vuole essere libero. La storia cri)ca. Una storia che guarda al passato, ma con sguardo
cri)co, fa il processo al passato e alla fine lo condanna. Con l’idea che da lì in poi le cose cambieranno. La
storia che più vuole liberare l’uomo dal fardello del passato. Il difeAo è quello che a volte è troppo dras)ca
nel voler giudicare il passato, non considerandoci figli di quel passato. Tende a farci credere facilmente di
essere uomini nuovi.
L’esito è che bisogna iniziare a cri)care la storia. Bisogna cercare di creare un uomo nuovo, ma per farlo
bisogna appoggiarsi a tuf e tre i )pi di storia. Solo così avremo una storia u)le per il futuro.
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NIETZSCHE E LA MORTE DI DIO
Fase illuminis)ca.
Non è da confondere con illuminista. In questa fase si ispira in qualche piccola misura all’illuminismo, ma il
suo obiefvo è di illuminare sull’origine di alcuni costruf culturali che domina la cultura del tempo.
Noi siamo influenza) da alcuni modi di pensare, convinzioni radicate. Talmente radicate che riteniamo siano
verità indubitabili. Non ci si pone nemmeno il problema che siano vere.
Nice vuole affrontare questo tema: come alcune verità che sembrano eterne in realtà siano invenzioni
dell’uomo, umane, figlie delle sue paure. Per fare questo si ispira all’illuminismo che aveva posto al centro
del suo discorso l’illuminismo. Vuole riprendere le strategie dell’illuminismo, aAualizzare queste
metodologie e usarle per cri)care i valori più al) e più solidi che ci sono. AAaccare le fondamenta della
cultura per cercare di far crollare il palazzo. Vedere se queste fondamento sono solide o invenzione
dell’uomo e allora crolleranno.
Cri)care le religioni e le metafisiche.
Un discorso anche storico – genealogico: capire da dove si sono origina) ques) modi pensare. Da dove
viene la morale che seguiamo? E la religione? È convinto che capendo le mo)vazioni per cui si sono
genera), capiremo anche la loro genesi preAamente umana di ques) costruf. L’unico modo per diventare
uno spirito libero, un uomo nuovo, un oltreuomo. TuAo questo viene espresso da una metafora (Così parlò
Zarathustra).
Le tre metamorfosi dello spirito: cammello, Leone e fanciullo. Sono le tre metamorfosi dello spirito per
diventare l’uomo nuovo.
Il cammello è il simbolo dell’uomo che porta su di sé il peso della cultura. Porta sulle spalle il peso delle
tradizioni. della storia. Questo ci blocca, è un peso caricato su di noi.
Il cammello deve diventare leone. Animale feroce, che distrugge. È il Nice della fase illuminis)ca. Si scaglia
contro tuAo ciò che è tradizione, valore conclamato. Il filosofo deve sposare una filosofia del mafno,
opposta a quella hegeliana del crepuscolo (noAola di minerva). Per Nice la filosofia è del mafno, deve
tentare di arrivare prima, andare all’alba dei valori, delle morali, per vedere dove sono nate. Andare prima
che queste verità si siano formate. Non commenta il già dato. Una filosofia che va indietro per cri)care la
tradizione, i valori. Il leone non si fa remore ad aAaccare.
Il fanciullo. È l’oltreuomo. Non siamo ancora arriva) a quella fase, siamo in quella di demolizione. Sarà una
fase di nichilismo.
La morte di Dio.
Che cosa intende Nice con Dio? Non solo Dio come lo intendiamo noi. Dio nel suo discorso è una metafora,
qualcosa di più del semplice Dio. Rappresenta tuAe le metafisiche, i tenta)vi dell’uomo nella storia di dare
una spiegazione, di presentare agli uomini un altro mondo, un altro piano dell’esistenza migliore del nostro
nel quale viviamo. Un mondo perfeAo. Il mondo di Dio è perfeAo. Pensiamo alla filosofia di Platone e non
solo le religioni. Questo duplice mondo è una bugia. Dio rappresenta questo “secondo mondo”.
Dio è anche il simbolo di tuf i tenta)vi di dare un ordine a questo mondo. Quando guardiamo il mondo
prossimo interpretarlo nella modalità dionisiaca, che vede il mondo come un caos, una mancanza di senso.
Questo modo, che è quello vero, è quello che l’occidente ha rifiutato. Hanno abbracciato l’aAeggiamento
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apollineo, che non acceAa che il mondo sia senza senso, senza ordine, che fa di tuAo per trovare una
ragione al mondo. È una razionalizzazione forzata del mondo, ma noi ci os)niamo a voler trovare un ordine
al mondo. È l’aAeggiamento che possiamo iden)ficare come Dio. Se tuAo questo è vero Dio è la più an)ca
delle nostre bugie. L’uomo si è illuso che esistesse un ordine, che la vita avesse un significato, un progeAo
più grande. È una bugia consolatoria perché ci fa paura ammeAere che la nostra vita sia senza senso, che
tuAo sia caos. Una bugia che dura millenni. Ci fa star meglio quando il senso non c’è.
Dio dunque non esiste per Nice. Non va nemmeno dimostrato questo aspeAo. Non c’è bisogno di portare
prove, è evidente. È la posizione di Schopenhauer sposata da Nice.
La gaia scienza.
Il folle è il simbolo di Nice. Tuf i segni sono quelli della fase illuminis)ca di Nice. Tuf ridono di fronte alla
sua ricerca di Dio. Le risate sono quelle di coloro che non hanno ancora compreso la portata di ciò che Nice
sta per dire. La prendono alla leggera e non si rendono conto della portata della morte di dio. Fa riferimento
all’ateismo oAocentesco. Sono filosofi troppo ingenui perché pensavano che bastasse dire che dio non c’è
per vivere subito meglio. Non è così semplice. La morte di dio è una cosa tremenda, angosciante. Il folle
preso in giro reagisce in maniera dura. La morte di dio cosa significa? Se dio è morte vuol dire che l’uomo
non crede più in alcun sistema metafisico. Nessuna menzogna per affrontare il caos della vita. Siamo noi che
l’abbiamo ucciso, ogni fiducia nella razionalità del mondo. Quello di Nice oggi è estremamente aAuale. Oggi
viviamo nella nostra realtà acceAando la realtà per come è o ci illudiamo. L’uomo davvero crede che Dio dia
senso al nostro mondo o viviamo come se dio non esistesse? La fede in qualcosa di superiore non è più
nelle nostre corde. C’è l’idea di trovare noi il senso della vita. Nice ha an)cipato l’aAeggiamento dell’uomo
di oggi. L’uomo vive negando dio, ma ancora non se ne rende conto.
Questo uccidere dio è un trauma, non qualcosa di liberatorio. È stata faAa una cosa tremenda. Non si può,
prendere alla leggera. Dio era ciò che dava senso ad ogni cosa. Andiamo alla deriva, non ci sono pun) di
riferimento. Da quando non c’è più questo centro di gravità che è dio, non ci sono più riferimen), non
sappiamo più cosa è bene e cosa è male, non c’è più una bussola per orientarci nella vita. L’uomo che
affronta la morte di dio è un uomo sperduto. AcceAare questa cosa è pazzesco, ecco perché l’uomo che
annuncia la morte di dio è folle. Dio è morto e sepolto. Il cadavere di dio puzza, è morto da un po’. Le chiese
sono ormai scatole vuote, in esse non possiamo trovare nulla. È la crisi di tuf i sistemi di valore tradizionali:
le religioni e le metafisiche. È necessario acceAare la morte di dio, non solo constatarla e portarne il peso.
Solo così si può giungere alla fase successiva. Bisogna rifiutare anche tuf i sos)tu) di dio, anche la filosofia
come il platonismo (il cris)anesimo è il platonismo per gli ignoran)). Gli uomini credano surroga) di dio,
anche ques) sono mor), in quanto tenta)vi di razionalizzare il mondo, di trovare un ordine quando un
ordine e un senso non ci sono.
Il crepuscolo degli idoli. L’uomo si è raccontato una favola su un presunto mondo vero, rispeAo al nostro.
Questa è la bugia che ci siamo crea) e rimanere lega) alla terra.
Sei momen) di questa favola.
Platonismo. Platone è stato il primo a creare questo mondo parallelo. Così ha svalutato il nostro mondo, che
è copia di quello perfeAo.
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Cris)anesimo. Ha ripreso il platonismo promeAendo il mondo perfeAo alle persone sante.
Kan)smo. Kant man)ene in piedi il dualismo: fenomeno e noumeno. Fa un passo in più: il mondo vero è
inconoscibile. Al mondo perfeAo non si può accedere. Finisce per postulare Dio. È il compromesso a cui
arriva Kant.
Posi)vismo. Un passo avan). Ha emanato il suo canto del gallo. For)ssima tendenza metafisica, che
racconta bugie e froAole. Forse il mondo vero non esiste.
Filosofia del mafno. Annuncio della morte di Dio.
Lo Zarathustra. Imparare ad amare questo caos, questo disordine e irrazionalità dove viviamo e siamo
immersi.
La volontà di potenza.
Non è chiarissimo su questo tema. È il modo di essere proprio dell’oltreuomo. È ciò che meglio lo
rappresenta, la sua caraAeris)ca fondamentale, che gli permeAe, nelle metamorfosi, di diventare fanciullo.
Il fanciullo è l’uomo nuovo, che apre gli occhi per la prima volta e dà significato al mondo. La volontà di
potenza cala i suoi valori sulla realtà. È il mezzo con cui l’oltreuomo cala sul mondo i suoi significa) e le sue
interpretazioni. Proprio perché il mondo è cao)co, irrazionale, possiamo dominarlo. Possiamo farlo solo se
impariamo ad assecondarlo, ma anche se riusciamo a governare gli even), o almeno la loro interpretazioni.
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Nice afferma che significa) non ce ne sono, senso non ce n’è. L’uomo può smeAere di avere un
aAeggiamento passivo e dare un significato a quegli even) che un significato non l’hanno. Un significato che
può essere dato per poter con)nuare a vivere. Il significato che diamo alle cose permeAe di superare il
dolore. Il bambino dà un nome alle cose, inventa il suo mondo. Il superuomo deve essere come un fanciullo
e dà un significato alle cose: il bene e il male per me. La volontà di potenza richiama la volontà di vivere di
Schopenhauer oppure il conatus di Spinoza. In realtà c’è qualche differenza. La volontà di potenza è la
ragion d’essere del superuomo. Non è solo is)nto di autoconservazione. È un is)nto di auto affermazione, la
spinta a superarsi con)nuamente. Il superuomo vuole affermarsi sempre di più, essere sempre migliore.
Vuole essere sempre più potente perché domina sé e il suo mondo. Arrivare ad autoaffermarsi. Il
superuomo è afvo, con)nuamente si supera. Questa volontà di potenza si vede in par)colare nell’ar)sta, il
quale tenta sempre di superarsi nella sua arte. Così fa il superuomo con la sua vita. Il mondo non ha senso,
ma il superuomo crea un senso al suo mondo.
Quando parla di volontà di potenza sembra prospeAare un superuomo che domina anche sul gregge, gli
uomini inferiori che non sono in grado di fare questo passo evolu)vo.
NICHILISMO E PROSPETTIVISMO
Il nichilismo. Solitamente si intende non credere in nulla, ritenere che nulla abbia senso. Nice è un
nichilista? Da alcuni è accusato di esserlo. Annulla tuf i valori. Nice specifica che cosa si può intendere con
nichilismo e in parte acceAando le cri)che. Due interpretazioni.
Negare il valore della realtà in cui viviamo. TuAo ciò che è intorno è me è falso, non ha valore. Da questo
punto di vista non è nichilista, ma lo sono Paltone, il cris)anesimo. Nice rivaluta il nostro mondo.
Distruggere i valori, le metafisiche, i sogni che hanno segnato la vita degli uomini. In questo senso Nice si
dichiara nichilista. Si è comportato da leone, ha aggredito la cultura tradizionale, le verità ritenute
inconfutabili. Il primo vero grande nichilista.
TuAo questo non basta. Ci sono anche altri che hanno aAaccato i vecchi valori, Feuerbach, Marx, il
posi)vismo. Hanno però avuto paura di andare fino in fondo. AbbaAu) i vecchi valori, ne hanno crea) nuovi
sempre all’esterno della realtà. I nuovi valori che creano assomigliano i vecchi. Sono sempre valori impos)
dall’esterno. Il superuomo crea i suoi valori. Il nichilismo cade facilmente in un equivoco: dire che la vita non
ha alcun senso metafisico implica che la vita non abbia alcun senso. La vita per noi può avere un senso,
quello che noi le diamo. La mancanza di senso metafisico non implica la mancanza di senso tout court. Ad
esempio la scienza è un tenta)vo di imporre dall’esterno un senso al mondo, che in realtà non ha un senso.
Sono nichilismi incomple): distruggono per ricostruire con qualcosa di simile a quello che si è distruAo.
Serve un nichilismo completo, che si divide in due )pologie.
Passivo. Si distrugge tuAo e ci si ferma a contemplare il nulla che si è creato. Ci si limita a non credere a
niente. Ci si forma a guardare che non c’è nulla. Può essere una fase di passaggio.
Afvo o esta)co. È quello del superuomo: distruAo ora ricostruisce. Con la sua volontà di potenza crea il suo
mondo, crea i suoi valori personali che danno un significato unico alla sua vita.
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Prospefvismo.
Nice lo espone e c’è difficoltà interpreta)va. Esposta nei frammen) postumi: “Non ci sono faf, ma solo
interpretazioni”. Siamo abitua) a pensare che esistano faf oggefvi, incontestabili. Nice afferma che non è
così. Quelli che chiamiamo faf sono modi con cui noi vediamo il mondo, lo interpre)amo, lo vediamo. Ad
esempio quando ci confron)amo su qualcosa e non si è d’accordo. Nice afferma che anche nei campi
scien)fiche a dominari sono sempre le interpretazioni a dominare, i significa) che noi diamo. Per Nice
anche dire “Cogito ergo sum” è una interpretazione. Parte dall’assunto che se c’è qualcosa che viene faAo
deve esserci un soggeAo che fa. Ma chi, lo dice? È la nostra abitudine a stabilire questa cosa. Persino
l’esistenza del soggeAo può essere interpretazione non faAo. Il superuomo interpreta il suo mondo come
vuole. Anche kant ci diceva che il mondo è una nostra rappresentazione, una nostra interpretazione. C’è
però una differenza. Per kant la nostra interpretazione del mondo è oggefva, uguale per tuf. Per Nice
l’interpretazione è fruAo del singolo, ogni superuomo crea la sua interpretazione, secondo i suoi interessi, la
sua u)lità. I criteri per interpretari i faf sono soggefvi. Siamo davan) ad un soggefvismo estremo. A
livello di valori non è possibile comunicare. È una visione estremamente soggefva. Credere che esistano
cose oggefve è una pura illusione. Nemmeno la logica è oggefva, nemmeno la matema)ca. TuAo è
soggefvo, è prospefva. Il mondo è caos e distruzione. Il superuomo deve rifiutare tuAe queste cose.
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SIGMUND FREUD
INTRODUZIONE
Probabilmente non si sarebbe definito filosofo. Era un medico, uno scienziato. Forse definirlo filosofo è
improprio. Lo si studia in filosofia per due moCvi. Nelle scuole non si studia psicologia quindi sarebbe
difficile capirne l’influsso che ha avuto sulla cultura. In secondo luogo, lui si riteneva un medico, ma la
psicanalisi è una scienza? La scienCficità della teoria freudiana è stata spesso messa in dubbio. Non esiste
solo la psichiatria freudiana. Oggi esistono varie tendenze. Se sia anche uno scienziato in toto si può anche
discutere. Se non è scienziato è per forza filosofo.
Nasce nel 1856 in Moravia da una famiglia di origine ebraica. Nel 1860 la famiglia si trasferisce a Vienna,
dove crescerà. Rimarrà fino al 1938 a Vienna, quando essendo ebreo, l’Austria viene annessa alla Germania
da parte di Hitler. Emigra a Londra dove muore nel 1939. Certamente Vienna è centro culturale. Sigmund
studia medicina e laureato si occupa di anatomia e sistema nervoso. Inizia ad interessarsi al problema
dell’isteria, che si pensava legato al mondo femminile. Si iniziava ad usare l’ipnosi per cercare di guarire da
questa mala\a. Soccorrendo alcuni casi inizia a formulare nuove idee sulla psiche umana. Tra gli anni 80 e
90 iniziano a delinearsi bene queste idee, fino ad arrivare alla teoria dell’inconscio. Freud avrà per questo
una grande fama, avrà collaboratori ed allievi. In parCcolare ricordiamo Jung, che con il tempo si separerà
dalle do^rine del maestro. Il successo si espande.
Le opere principali: L’interpretazione dei sogni del 1900; Psicopatologia della vita quo6diana del 1901;
Totem e tabù del 1913; Il disagio della civiltà.
Arriva alla prima topica (suddivisione i luoghi della psiche). Tu^a la nostra psiche non è conscia. Crediamo di
avere dominio sul nostro mondo interiore. Psiche e coscienza non coincidono. La nostra psiche è come un
iceberg, solo una punta appare al di sopra dell’acqua. Solo una piccola parte della psiche è cosciente. È più
quello che non sappiamo di quello che sappiamo. Questo iceberg può essere diviso in tre parC.
⇒ Coscienza. La parte della nostra psiche che controlliamo e conosciamo.
⇒ Preconscio. Sono sepolC dei ricordi che non sono consapevoli, ma che possiamo far riemergere con
uno sforzo.
⇒ Inconscio o rimosso. È la parte più profonda, dove si ammassano tu\ i ricordi di cui non abbiamo
più nessuna consapevolezza e che non riusciamo a recuperare. I ricordi sepolC in questa zona sono
ignoC al sogge^o e possono essere recuperaC con tecniche da parte del medico, che sa scavare e
recuperare i ricordi.
Quali sono queste tecniche?
o L’ipnosi, che non durerà molto. Solo nei primissimi anni la uClizzerà.
o Una delle prime tecniche sarà quella delle associazioni libere. Cosa sono? Elaborava un
lungo elenco di parole, faceva rilassare il paziente. Diceva una parola e subito il paziente
doveva dire la prima parola che veniva in mente. All’inizio si aspe^ava risposte più
logiche. Se la tecnica veniva usata bene ad un certo punto il paziente diceva parole che
non avevano un apparente legame logica con la parola proposta dal medico. In quei
momenC, dovuto alla velocità di realizzazione, l’inconscio prova ad uscire. La ragione
poi lo Cene a freno. Se si me^e fre^a al sogge^o il controllo della ragione si allenta.
Non è l’unica tecnica.
Sono tecniche che funzionano se c’è collaborazione da parte del paziente. Non sempre erano
propensi alla collaborazione e spesso avevano un’osClità verso il medico.
o Nel rapporto tra paziente e medico si veniva a creare uno strano meccanismo che Freud
definisce come transfert. Meccanismo Cpico della psicanalisi. È un parCcolare stato
d’animo del paziente nei confronC del medico. I pazienC tendevano a trasferire sul
medico dei senCmenC ambivalenC che da bambini avevano provato nei confronC della
madre e del padre. Bisogna rifarsi al complesso di Edipo. In una certa fase dello sviluppo
il bambino si innamora di uno dei due genitori e prova un senCmento ambivalente nei
confronC dell’altro genitore. QuesC senCmenC si manifestano quando il paziente si
relazione con il medico. Questo meccanismo che tende a presentarsi deve essere
gesCto dal medico. Deve tenere a freno gli impulsi del paziente di sesso opposto e
l’osClità di quello dello stesso sesso. Tu^o per spingere il paziente a confidarsi con il
medico. Se il paziente non collabora non si può aiutare. Serve abilità da parte del
medico.
2
Negli anni 10 e 20 elabora una seconda topica, diversa dalla precedente.
Nella psiche ci sono forze concorrenC fra loro. Tre in parCcolare. Es, Io e super – io. (Id, ego, super – ego).
⇒ Es. Pronome personale neutro terza persona singolare in tedesco. È la parte pulsionale dentro di
noi. Ci sono delle pulsioni, delle spinte, forze incontrollabili che seguono il principio del piacere e
non seguono il criterio del bene e del male. (La rabbia che mi spinge a picchiare qualcuno). È al di là
del tempo e dello spazio, cioè non è una forza che può essere categorizzata, non risponde ai principi
di causa ed effe^o, non è scienCficamente rilevabile. A volte riceviamo degli impulsi senza
connessione causale (qualcosa successo tanC anni fa e mi provoca tristezza). Non obbedisce
nemmeno alla logica, al principio di non contraddizione. A volte abbiamo impulsi uno opposto
all’altro (odiamo qualcuno e ne siamo a^ra\).
⇒ Super – io. La nostra coscienza morale. La parte della psiche che ha introie^ato tu^e le regole che ci
hanno insegnato e che ci siamo daC. È la voce della coscienza. Da piccoli siamo staC educaC in un
certo modo, ci sono state date delle regole che sono entrate nella nostra psiche e ci parlano da
dentro. Frenano gli impulsi dell’Es.
⇒ Io. Ha il compito di fare da mediatore tra Es e Super – io. Deve appagare entrambe le parC senza
frustrare troppo l’altra. Deve trovare un compromesso. Appagare una parte senza umiliare l’altra
(non picchio, ma mi sfogo poi con un amico e così il l’Es ha il suo sfogo). In un individuo sano l’Io
riesce a fare questo lavoro. A volte non ci riesce. Allora avremo individuo con un Es esagerato e
quindi persone che non si sanno dominare (ninfomania o violenza). Persone con un Super – io forte.
Avremo persone frustrate, che nascondono dentro le loro emozioni. Si crea uno squilibrio interiore.
La persona sana è quella che trova un equilibrio
Le nevrosi sono dovute a una lo^a interiore tra forze diverse. Bisogna quindi conoscere i desideri dell’Es e le
regole del Super – Io.
3
⇒ Durante il sonno soddisfo il desiderio anche se travesCto. Nei sogni c’è un contenuto manifesto e
uno latente. Manifesto il sogno, latente il suo significato, un messaggio nascosto che va interpretato
e lo può fare il medico.
Esempio. Paziente inseguita da un polizio^o con casco rosso lungo le strade. Riusciva ad entrare in un
appartamento. Guardava dallo spioncino e vedeva il polizio^o seduto su una panchina che piangeva. La
signora sognava il casco rosso che era un simbolo fallico, il pene maschile, quindi fuggiva dal sesso. La porta
che viene chiusa è il simbolo che la donna aveva una relazione sessuale con un uomo, ma con il quale aveva
scelto di non avere figli (la porta che si chiude a chiave). La donna guarda dallo spioncino e il pianto del
polizio^o sono il simbolo dell’eiaculazione maschile che non è stata fecondante.
Ci sono simboli che vanno trado\. La donna aveva il desiderio di rimanere incinta. La donna aveva questa
relazione, si era accordata di non avere figli, ma aveva il desiderio di maternità. L’inconscio la pensava in
maniera diversa.
Ridefinire il conce^o di sessualità. Tu\ gli impulsi che scopre hanno secondo Freud, una natura sessuale
(aspe^o molto criCcato della do^rina freudiana).
Bisogna indagare il conce^o di sessualità. La sessualità era intesa come una spinta che nasceva nell’età della
pubertà e aveva come finalità ulCma la riproduzione. Freud riCene che questa visione tradizionale non è
sodisfacente.
Tre le problemaCche indagate.
⇒ Sessualità infanCle. Esistono forme di sessualità anche nei bambini, che non è un angelo asessuato.
⇒ Sublimazione. L’a^o di trasferire la carica sessuale su ogge\ non sessuali. La carica sessuale non si
sfoga solo nell’accoppiamento, ma anche nell’arte, negli ogge\.
⇒ Perversione. Non nel senso odierno, che ha connotazione morale. Perversione significa dirigere
altrove. Intende che a volte le a\vità sessuali non hanno fine procreaCvo. Si può avere sessualità
anche se avere tentaCvo di rimanere incinta.
4
Esiste un’energia, una spinta, la libido, che è sempre presente in noi che a seconda delle fasi della vita si
localizza in luoghi diversi del nostro corpo. Sono le zone erogene, che portano piacere sessuale. Può
cambiare a seconda dell’età e muta nelle fasi di crescita del bambino, in maniera molto veloce. Bisogna
studiare il bambino e le fasi di sviluppo. Il bambino “essere perverso e polimorfo” Mira a espletare la sua
sessualità senza volersi riprodurre. Polimorfo cioè usa parC diverse del suo corpo per soddisfare la sua
libido, la sua pulsione sessuale.
⇒ Fase orale. In questa fase la zona erogena è la bocca. Il bambino (fino ad un anno e mezzo) trova
piacere a^raverso la bocca (poppa dalla madre).
⇒ Fase anale. Un anno e mezzo – tre anni. La zona erogena è l’ano. Il bambino inizia a trovare
interesse per i propri escremenC e può reagire con sfoghi anali.
⇒ Fase genitale.
• Fase fallica. Dai tre anni ai sei. Ci si accorge del pene. Vale anche per le femmine. Le femmine si
accorgono di non averlo e questo provoca un senCmento di castrazione. I maschi temono di
perderlo, le femmine provano l’invidia del pene, si sentono manchevoli di qualcosa. Ovviamente
posizione criCcata.
• Fase di latenza. Dai sei in poi. La libido sembra assopirsi. Fino alla pubertà quando poi rinasce si
mostra di nuovo e si manifesta negli organi genitali.
Fase genitale.
Complesso di Edipo. Si sviluppa nella fase fallica. È normale. Se tu^o va bene viene superato.
Lo definisce ispirandosi a un mito greco. Il sovrano che finì per uccidere il padre e sposare la madre. Quando
lo scoprirà si accecherà. Il bambino in una certa fase prova una a^razione di natura sessuale per il genitore
di sesso opposto. Nei riguardi del genitore dello stesso sesso trova senCmenC ambivalenC: gelosia e
idenCficazione. Odio e a^razione.
All’arte dedica numerosi studi. È la più rilevante delle naturali sublimazioni. L’arCsta quando realizza la sua
opera dà sfogo alle sue pulsioni sessuali, un modo per appagare il suo desiderio inconscio. Lo stesso vale
anche per usufruisce dell’arte. Un modo con cui possiamo appagare l’Es senza frustrare troppo il Super – Io
è l’arte.
Questo vale per l’arCsta, ma anche per il fruitore. Nell’opera ritroviamo anche il nostro Es, perché l’arCsta dà
voce ai desideri di tu\. L’arte può essere catarCca. Mi perme^e di appagare almeno in parte quesC
desideri.
Indaga anche il rapporto con Dio. Dio è una creazione della psiche dell’uomo, che lo crea per un’esigenza
inconscia. L’uomo ha bisogno di senCrsi prote^o, per appagare questo desiderio, ha creato l’illusione di Dio.
L’umanità ha proie^ato su Dio le cara^erisCche del padre. Cerca in Dio ciò che cercava nei genitori.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegge, anche da adulC. Rapporto che a volte è ambivalente.