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Programma Di Filosofia

Il documento esplora il pensiero di Hegel, evidenziando la sua concezione dell'essere come divenire e l'identità tra ragione e realtà. Hegel propone una dialettica che comprende tesi, antitesi e sintesi, sottolineando come la filosofia debba cogliere la razionalità sottesa alla realtà. La 'Fenomenologia dello spirito' analizza il percorso storico della coscienza umana verso la consapevolezza dell'Assoluto, evidenziando il ruolo dell'uomo nel riconoscere la propria essenza come parte dell'Assoluto.

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Programma Di Filosofia

Il documento esplora il pensiero di Hegel, evidenziando la sua concezione dell'essere come divenire e l'identità tra ragione e realtà. Hegel propone una dialettica che comprende tesi, antitesi e sintesi, sottolineando come la filosofia debba cogliere la razionalità sottesa alla realtà. La 'Fenomenologia dello spirito' analizza il percorso storico della coscienza umana verso la consapevolezza dell'Assoluto, evidenziando il ruolo dell'uomo nel riconoscere la propria essenza come parte dell'Assoluto.

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HEGEL

Le tesi di fondo del sistema


Il punto di partenza è la Tathandlung, cioè l’essere non è stabilità, ma azione. Non c’è un Dio trascendente la
storia e il cosmo, ma solo immanente e massimamente agente nello spirito finito, che è parte di sé. Al cuore
della realtà non c’è stasi, ma divenire (Eraclito e non Parmenide). C’è dunque radicale omogeneità tra noi e
la realtà. Le diverse apparenti differenze che noi cogliamo tra le cose della realtà si giustificano perché lo
Spirito assume differenti assetti.
Vediamo le principali tesi, necessarie per poter comprendere il pensiero di Hegel.
 La risoluzione del finito nell’infinto
Ciò che esiste è l’Infinito, l’Assoluto, Dio. Al di fuori di esso non esiste nulla. Gli enti che noi vediamo,
il finito, sono il manifestarsi dell’Infinito. Il finito dunque, di per sè, non esiste, se non come
manifestazione parziale dell’Assoluto.
 Parliamo di monismo panteistico: il mondo come manifestazione e realizzazione di Dio. A
differenza della concezione di Spinoza, l’Assoluto non è statico, ma in divenire. Sta compiendo
un processo di realizzazione del quale tutto ciò che esiste costituisce un momento o una tappa.
La realtà dunque è soggetto che compie un processo di auto - produzione che solo alla fine del
processo, con l’uomo, si rivela per quello che è veramente.
 L’Assoluto è nella storia.
Per conoscere veramente il finito, bisogna tornare all’intero. Il finito, la realtà effettuale è questo,
ogni cosa. Il finito è come appaiono le cose immediatamente, in modo parziale. Il solo finito però
si mostra come contraddittorio, non convince l’intelligenza, non contiene in sè il senso, che
comprendi solo se accetti che muoia come finito (se il chicco di frumento…). Il finito è tale in
quanto limitato. Per comprendere la sua verità, il suo senso, deve morire alla pretesa che la sua
finitezza ha di essere l’assoluto. Questa operazione, di far morire il finito, la si ottiene mettendola
in relazione con l’infinito. Il senso della storia, per capirci, lo comprendiamo solo guardandola
con gli occhi di Dio. Nel finito si deve vedere l’Assoluto. Il finito è come scoprire i piedi di una
statua e abbandonare, operazione non semplice, la pretesa che quei piedi non siano tutta la
statua, ma comprendere che sono parte di un intero, così da comprenderne il senso.
 Ci può aiutare anche la metafora organicistica a comprendere meglio. Il sistema hegeliano è ciò
che capita in un corpo vivente. Il tutto è come una pianta, un corpo vivente. In queste vediamo
come un unico principio vivente si presenta in assetti diversi in diverse parti dell’organismo. Se
pensiamo a noi, siamo sempre noi nel camminare, siamo noi nei nostri pensieri… la storia appare
con assetti che sembrano contraddittori, ogni evento è riportabile alla vita unitaria, che è la vita

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dell’assoluto. Così facendo ogni momento, compreso quello negativo, diventa comprensibile
come momento del farsi dell’Assoluto.
 Identità tra ragione e realtà.
Hegel pensa il finito come momento ed espressione dell’infinito. La storia è pensata come finito che
costituisce un assetto dell’infinito, destinato però a morire nella sua parzialità. Il finito si manifesta
in diversi assetti parziali, ma la parzialità non ha mai l’ultima parola. L’infinito costringe questi assetti
a divenire. Di assetto in assetto si deve manifestare qualcosa di più.
 “Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”.
L’Assoluto è ragione. Ciò che esiste è dunque il dispiegarsi di una razionalità, ha una struttura
razionale. Questa razionalità si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo
consapevole nell’uomo. Parliamo di panlogismo.
 C’è identità tra essere e dover essere: se il reale è razionale significa che è come deve essere. Se
la realtà è il manifestarsi dell’Assoluto in momenti, in tappe, diversi, ogni momento non può che
essere ciò che deve essere. Questo ha certamente una ricaduta nel modo di leggere la storia, che
sarà retta da necessità. Ogni momento, anche negativo, sarà da pensare come necessario.
La realtà è eterogenea, contraddittoria, ma va riportata ad un unico principio. Bisogna penetrare
il negativo per coglierne il senso. L’obiettivo della filosofia hegeliana è la riconciliazione.
Penetrare la realtà è cogliere in essa la razionalità. I fatti sono fatti per essere capiti e l’intelligenza
è fatta per capire i fatti.
Se la storia fosse insensata Dio non sarebbe Dio. Quando la storia appare tale è una questione di
sguardo.
 Problema. Noi abbiamo occhi sufficientemente capaci di penetrare tutto? Questa è però la
pretesa hegeliana. Certo occorre fare il possibile per avere una visione della storia con gli
occhi di Dio. Occorre però sapere, secondo le istruzioni evangeliche, che questa conoscenza
piena non è possibile. Il rischio è che il male della storia scompaia nel portare a ragione tutto.
 La funzione della filosofia.
Da queste premesse, ne deriva che compito della filosofia sarà quello non di modificare la realtà, ma
di cogliere la razionalità sottesa alla realtà stessa.
 La filosofia è dunque come la nottola di Minerva. Come la nottola giunge alla sera, così la filosofia
giunge quando la realtà è belle e fatta, dimostrando la razionalità della realtà stessa.
 Oggetto della filosofia dunque è l’intero, l’Assoluto, Dio, la vita di Dio. La filosofia dunque non è
studio di futuro, ma studio di presente. Il pensiero non deve scappare di fronte alla realtà. La
filosofia deve fronteggiare l’Assoluto nei suoi diversi modi di manifestarsi (diversi assetti) e
riconoscere in essi l’Assoluto stesso (come suoi assetti). Tutto è razionale, la nostra ragione deve
esercitarsi a cogliere la razionalità di tutto. (Se pensiamo a noi, tutti gli assetti in cui si dispiega la
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nostra vita sono nostri, ma la fatica sta proprio nel riconoscerli proprio tutto come nostri. Sono
miei i capelli che cadono, i pensieri, gli umori…).
Minerva è la dea della sapienza, la nottola è una specie di civetta. La metafora dice che il sapere
è una questione serale. Il sapere arriva quando la verità si è già prodotta, quando l’Assoluto si è
già manifestato, quando i fatti sono già accaduti. Alla sera c’è anche il buono e vedere al buio
n0n è semplice, ma la nottola è in grado di farlo (di fronte ad alcuni avvenimenti non è semplice
coglierne la razionalità), vede nel buio. Quindi la filosofia è conoscenza non ovvia (nel buio). Solo
così quegli assetti, quei fatti, verranno colti come assetti dell’Assoluto, anche quando sembrano
insensati.
 La filosofia di Hegel rischia di essere un giustificazionismo, che andrà in crisi nel ‘900.

Idea, natura e spirito.


Il farsi dell’Assoluto avviene secondo tre momenti, che costituiscono la grande triade dialettica.
 Tesi. L’idea in sè e per sè. L’idea considerata a prescindere dalla sua concretizzazione. Potrebbe
essere assimilabile a Dio prima della creazione della natura e dello spirito finito. È dunque l’ossatura
logico - razionale della realtà.
 Di essa si occupa la parte logica.
 Antitesi. L’idea fuori di sè. È l’idea nel suo essere altro, la natura. L’idea si aliena, diventa altro, nelle
realtà spazio - temporali del mondo.
 Di essa si occupa la filosofia della natura.
 Sintesi. L’idea che ritorna in sè. È lo spirito. L’idea, dopo essersi fatta natura, torna presso di sè. Cioè
l’uomo.
 Di essa si occupa la filosofia dello spirito.
Questi tre momenti non sono da intendere in senso cronologico.

La dialettica.
La legge che regola il divenire dell’Assoluto è la dialettica. Essa è la legge ontologica di sviluppo della realtà
(la realtà cioè procede seguendo i tre momenti) ed anche la modalità di comprensione della realtà.
I tre momenti sono:
 Tesi. Affermazione.
 Antitesi. Negazione.
 Sintesi. Unificazione. Un ri - affermazione potenziata dell’affermazione iniziale, ottenuta tramite la
negazione della negazione intermedia e che a sua volta fungerà da tesi per un ulteriore passaggio.

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La dialettica ha un significato globalmente positivo, perché, in fondo, pacifica i conflitti. I momenti negativi, i
conflitti, sono reali, ma sono momenti di passaggio. Il negativo esiste solo come momento di passaggio del
farsi del positivo.
La dialettica è la legge che governa il divenire dello Spirito, di assetto in assetto nella Storia.
È legge del pensiero, ma anche della realtà.
È la legge della storia e quindi anche dell’Assoluto. Costituita da tre momenti.
 Il significato della dialettica hegeliana
La dialettica ha lo scopo di unificare il molteplice, conciliare le opposizioni e pacificare i conflitti.
La molteplicità, l’opposizione e il conflitto sono, per Hegel, reali, ma momenti di passaggio. Il negativo
è solo un momento del farsi del positivo.

La fenomenologia dello spirito


Il termine: letteralmente è la scienza di ciò che appare. Siccome tutta la realtà è spirito, la fenomenologia
sarà proprio l’apparire dello spirito a se stesso. Lo spirito cioè giunge alla consapevolezza di essere tutta la
realtà, insieme di finito e infinito, reale e razionale.
Nella fenomenologia, attraverso una prospettiva diacronica, Hegel analizza la vicenda storica che, dall’inizio
della civiltà greca fino alla modernità, la coscienza umana ha compiuto per arrivare a comprendersi come
Assoluto.
 Nella fenomenologia narra le vicende dell’Assoluto che dal suo primo apparire giunge a riconoscersi
come tutto. Lo fa attraverso figure, cioè tappe ideali che hanno trovato un’esemplificazione nella
storia. Dunque la storia romanzata della coscienza che attraverso erramenti, infelicità e dolore, esce
dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà è realtà che
è ragione.
 Cosa sono queste figure? Entità ideali e storiche nello stesso tempo. Esprimono tappe ideali della
vita dello spirito che hanno trovato una esemplificazione nel corso della storia.
 Struttura della Fenomenologia.
 Prima parte. I tre momenti di coscienza, autocoscienza e ragione.
 Seconda parte. Spirito, religione e sapere assoluto.
Hegel segue lo Spirito, cioè il Divino immanente nella storia, alle prese con i suoi fenomeni. Lo
Spirito però, in origine, è ignaro tanto di sé che del fatto che i fenomeni siano suoi (cioè sono
suoi assetti). Il superamento di questa oscurità è descritto nella Fnomenologia.
A partire dal frammento guadagniamo un po’ di intero nella salita che Hegel ci fa compiere.
Guadagna la posizione da cui vedere l’intero a partire dalla povertà delle tappe. Nel Sistema farà
il contrario: rilegge le tappe a partire dall’intero.

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 Fenomenologia perché lo Spirito è la realtà e dunque si manifesta e vive nei suoi momenti. Contro il
rischio di vedere come assoluto l’angolino che noi vediamo. Hegel dunque parte dai fenomeni
dell’Assoluto per portarci dal punto di vista dal quale si comprendono in riferimento all’Assoluto. Ci
porta a vedere la realtà in un certo modo.
L’Assoluto è immanente, dentro la storia, noi dunque siamo una sua cellula essenziale alla coscienza
che l’Assoluto ha di sé. La Fenomenologia è il nostro viaggio, ma anche la presa di coscienza
dell’Assoluto in ordine a sé. Dio vuole avere bisogno degli uomini per sapere chi è.
Protagonista della Fenomenologia è l’uomo, il faticoso cammino che l’umanità ha fatto per giungere
in cima alla montagna.
La struttura dell’opera, seguendo il movimento dialettico, è tripartita.

La coscienza
La Fenomenologia vede prima di tutto lo Spirito viversi come coscienza (mi so in opposizione alla realtà e so
la realtà in opposizione a me e pensandola indipendente (io non sono la mia unghia e il mio catarro che sono
cose che stanno indipendenti di fronte a me).
Cominciamo a fare un po’ di esperienza di noi, della realtà cominciando a conoscere ciò che è fuori di noi.
 Certezza sensibile. Pensiamo che questa sia la verità certa, la verità di ciò che i sensi ci danno (qui c’è
un banco). Pensiamo che sia la conoscenza più ricca di tutte, in realtà è la più povera. Mi fa conoscere
questa cosa singola qui presente davanti a me e ora e non mi dice nulla della cosa in quanto tale
(questo banco e non il banco in generale). L’oggetto non viene pensato, ma solo sentito nella sua
unicità e immediatezza che non si può nominare. Qui però si manifesta la dualità tra ciò che è in sé e
ciò che è per la coscienza. Quando dico “questo”, questo “questo” non dipende dalla cosa, ma dalla
coscienza. Ciò che è qui in questo momento, per me, potrebbe essere, per un altro soggetto, un’altra
cosa.
 Nella percezione si realizza la distinzione tra soggetto percipiente e oggetto percepito. Il questo
diventa la “cosa”. Ci si rende conto che gli oggetti sono insieme di proprietà che è la coscienza ad
unificare. L’io riconosce ad essere lui ad unificare le molteplici proprietà (bianco, ruvido…). La
coscienza dell’oggetto è divenuta coscienza di sé come centro unificatore.
Ci rendiamo conto che questa conoscenza è data a noi.
 L’intelletto è la capacità di cogliere gli oggetti non come tali, ma come fenomeni. Il fenomeno è solo
nella coscienza. La coscienza ha risolto l’oggetto in sé è ed è divenuta autocoscienza.

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Autocoscienza
La coscienza deve rientrare in se stessa e diventare capace di conoscere sé. Perché ciò avvenga è necessario
il confronto con l’altro e la relazione.
L’autocoscienza ha bisogno di altre autocoscienze per essere tale. L’uomo è autocoscienza solo se riesce a
farsi riconoscere da un altro uomo. Non può limitarsi a cercare negli oggetti sensibili l’appagamento dei propri
desideri, ma ha costitutivamente bisogno degli altri uomini. Il riconoscimento per Hegel passa attraverso la
lotta, attraverso il conflitto tra le autocoscienze. In questo conflitto ogni soggetto deve essere pronto ad ogni
cosa pur di affermare la propria indipendenza, anche a rischiare la vita. Questo scontro non si risolve con la
morte delle altre autocoscienze, ma con il subordinarsi di una all’altra nel rapporto servo – padrone.
Siamo alle prese con la realtà che Hegel vuole guardare con la domanda: come funziona?
Una legge fondamentale dell’Infinito la ricaviamo dalla dinamica del riconoscimento.
Dalle pagine della Fenomenologia in cui parla di autocoscienza verranno fuori rivoluzioni storiche.
Hegel si sta domandando: quando ad un certo punto l’umano accede alla sua umanità? In altri termini:
quando diventiamo uomini? La risposta di Hegel è molto chiara: quando la nostra coscienza diventa coscienza
di sé, cioè autocoscienza.
Ad un certo punto di fronte ad un soggetto si pone un altro soggetto. Noi diventiamo uomini attraverso la
relazione non con una cosa ma con un altro uomo. Quando di fronte ad un uomo si pone un altro uomo, cosa
succede?
 Di solito succede che B non è disposto in riferimento ad A ad atteggiarsi come oggetto (ad essere
trattato come tale). Quando un soggetto ha di fronte un altro soggetto si trova ad avere a che fare
con un fenomeno di autonomi (diversamente da un oggetto): B ha autonomia rispetto ad A e resiste
ad A diversamente da un oggetto.
Di fronte a B che manifesta questa autonomia (non si lascia quindi dominare) la prima forma di
relazione è la lotta. Hegel guarda a cosa la relazione ha prodotto nella storia e questo prodotto è
stata la guerra. Motore della storia è la guerra.
Nella lotta può succedere che A uccida B. l’uomo è uscito dalla condizione di natura, dalla condizione
animale, quando l’esito della relazione non è l’uccisione. Se B cede e la dà vinta ad A, si assiste ad
una sottomissione e un vincitore che diventa signore e un vinto che diventa servo, sottomesso.
Cosa succede nella sottomissione?
B, servo, capisce che la vita gli era cara e la libertà gli consentiva di giocarla, ma anche di smettere di
rilanciare. Per tenersi la vita sottomette la libertà. Qui, con la sottomissione, comprende una verità
fondamentale dell’umano: io sono una libertà che si manifesta anzitutto nel potersi giocare la vita.
La vita è la naturalità, livello basso di vita, la libertà è l’apparire dello spirito: è il primo passo per
uscire dalla natura e avviarci verso l’umanità.

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A è signore perché ha disprezzato la vita più di B. la sua libertà è più grande di B perché ha avuto
meno a cuore la vita rispetto alla libertà. Perdere la libertà per tenere la vita non ha senso.
Come esce la libertà da questa lotta?
 Abbiamo una libertà che domina e una dominata. Tra le due c’è riconoscimento, cosa di cui
l’animale non è capace. (Dal punto di vista naturale siamo tutti uguali, dal punto di vista spirituale
no: il prof è prof… e le cose funzionano se c’è riconoscimento).
 Abbiamo quindi un signore ed un servo, ma a dispetto delle apparenze le cose si ribaltano.
La libertà in realtà l’ha conosciuta il servo perché il signore ha sempre rilanciato senza mai sentire
la morte incombente.
A B sarà chiesto di lavorare, ma nel lavoro fa una nuova esperienza di libertà. Lavorare significa
modificare e modellare la realtà, cioè rompere un certo modo di essere della realtà per darle
nuova forma. La libertà diventa trasformatrice. È sempre un’esperienza della libertà negativa: io
non sono natura.
A nel frattempo ingrassa con il lavoro del servo, ma con le sue ricchezze regredisce.
Ricordiamoci che Hegel sta spiegando come finito e infinito stanno insieme vincolati da una
dinamica di riconoscimento reciproco.
Lo Spirito è il grande protagonista della Storia. Lo Spirito nell’uomo diventa cosciente, l’Assoluto
che è spirito grazie all’uomo scrive la storia e ne diventa consapevole. Nell’uomo lo Spirito si
comprende come altro e di più rispetto alla natura. (La nostra vita è orientata all’avventura
spirituale, sapere, volere, fare, umanizzare… e si compie sempre insieme a condizioni legate alla
natura).
In queste pagine della Fenomenologia, lo Spirito mostra che per risvegliarsi alla sua verità,
comprende una consapevolezza di sé che va oltre la naturalità solo nella relazione. Nella relazione
come lotta, A e B incontrandosi si accorgono quanto valgono, comprendendo un valore diverso da
quello biologico grazie all’altro. Comprendo di avere qualcosa di cui sono portatore grazie ad un altro
fuori di me dove questo posso vederlo.
Il servo progressivamente conosce di avere dentro di sé una forza che non gli viene dalla realtà, dalla
natura, ma che gli permette di signoreggiare questa realtà, di trasformarla, di lavorarla e di imporle
una regola che viene dalla sua interiorità.

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A questo punto Hegel mostra alcune tappe dell’umanità che ha progressivamente abbandonato il mondo.
 Stoicismo.
 In esso abbiamo la manifestazione filosofica del raggiungimento dell’indipendenza dalle cose
raggiunte dal servo nella dialettica padrone – servo. È infatti questa una visione del mondo che
evidenzia l’autosufficienza e la libertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda. Tu non sei
grande o piccolo per ciò che hai attorno, ma quello che sei dipende solo da te. Lo stoicismo è la
scoperta della strapotenza della coscienza rispetto alla realtà, al mondo e alle cose.
In realtà nello stoicismo è raggiunta solo un’astratta libertà interiore perché i condizionamenti
esterni rimangono e la realtà esterna non è negata.
Lo spirito umano ha compreso che si può essere felici a prescindere dalle condizioni esteriori: la
ricchezza dell’umano è dentro e non fuori.
 Scetticismo.
 Ad esso appartiene la pretesa di mettere completamente tra parentesi il mondo esterno, una
visione che sospende l’assenso su tutto ciò che è comunemente ritenuto vero e reale. Si crea una
scissione tra una coscienza che vorrebbe innalzarsi al di sopra dell’accidentalità e non verità della
vita, mentre di fatto dipende da quegli aspetti inessenziali e non veri della vita.
Il mondo è completamente perso.
Tuttavia lo scetticismo dà vita ad una situazione contraddittoria che si manifesta in una scissione
tra una coscienza che vorrebbe innalzarsi al di sopra della realtà mentre dipende proprio da essa.
In poche parole lo scettico si auto contraddice, in quanto da un lato dichiara che tutto è vano e
non vero, mentre pretende di dire qualcosa di reale e di vero.
 La coscienza infelice.
 La coscienza scettica, attraversata dalla contraddizione tra la negazione della verità e
l’affermazione di una verità trapassa nella coscienza infelice.
Sorge dal desiderio di una verità assoluta e l’impossibilità di attingere ad essa. La coscienza che
non sa di essere tutta la realtà e che perciò si ritrova scissa e internamente dilaniata
nell’opposizione e nel conflitto fra finito e infinito, quale verità trascendente e inattingibile, alla
quale tuttavia essa aspira e dunque per questo infelice.
Lo scettico che nega consistenza alla realtà è intimamente religioso. Sulla nullità della creatura
basa la trascendenza e l’infinità di Dio.
Proprio questa opposizione tra l’uomo e Dio, tra finito e infinito, per cui il senso si trova in un
“oltre” inattingibile, produce una lacerazione che genera infelicità.
In altre parole, la coscienza coglie che la verità non sta nel finito, ma nell’infinito, che però gli
appare come irraggiungibile e inattingibile, eppure ad esso aspira.
Questa cosa si concretizza nella storia dell’ebraismo e del cristianesimo.
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 Ebraismo. L’Assoluto è sentito come lontano e assume la figura di un Dio trascendente,
padrone assoluto della vita e della morte: un Signore inaccessibile rispetto al quale l’uomo si
trova in una situazione di totale dipendenza.
 Cristianesimo. L’Assoluto assume la figura di un Dio incarnato. È la situazione del
cristianesimo medievale, che coglie l’Assoluto in una presenza concreta: Cristo. Questo
tentativo però è destinato al fallimento. Simbolo di questo fallimento sono le crociate, nelle
quali la ricerca di Dio si conclude con la scoperta di un sepolcro vuoto.
Con il cristianesimo dunque la coscienza continua ad essere infelice e Dio continua a
configurarsi come un al di là che sfugge.
Proprio quando la coscienza tocca la distanza più grande con l’Assoluto è destinata a trapassare nel punto
più alto, ossia la ragione. Nel vano tentativo di unificarsi con Dio si rende conto di essere lei stessa Dio. Il
passaggio alla ragione, storicamente avviene nel Rinascimento e nell’età moderna.

La ragione.
Come soggetto assoluto, l’autocoscienza diventa dunque ragione e assume in sé ogni realtà. Sa che nessuna
realtà è altro da sé. La ragione è la certezza di essere ogni realtà.
Sembra l’illuminismo: periodo in cui la ragione riguadagna il mondo a partire dall’esperienza di sé come
estranea al mondo, potenza superiore al mondo.

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La filosofia dello spirito
La filosofia dello spirito consiste nello studio dell’idea che, dopo essersi estraniata da sé, diventando natura,
torna a farsi soggettività e libertà, cioè auto – creazione e auto – produzione.
 Lo Spirito è verità di tutto e si presenta in diversi assetti (assetti diversi che hanno bisogno di essere
riconosciuti come assetti dello Spirito: tutto in noi è Spirito, ma lo è anche la digestione, che è
assolutamente inconsapevole di sé).
 La storia è manifestazione dello Spirito. Hegel rilegge il cammino dell’umanità: nella coscienza le
prime esperienze animalesche di coscienza sensibile, poi la coscienza di sé. Da lì inizia l’avventura
come ricreazione del mondo.
Lo Spirito diventa consapevole di sé quando il regno del mondo resta pretesto perché si
costruisca il regno della libertà.
Nella Fenomenologia Hegel ci ha dato un metodo grazie al quale possiamo comprendere il senso dell’intero.
Nel Sistema si prende la storia e la si studia.
 Quando è presso di sé l’Assoluto è come l’idea platonica. Dio è ridotto alla sua idea.
Questa idea la vediamo solo quando si realizza nella creazione, nella natura. L’idea di Dio è
immanente alla storia come forza immanente. Il progetto è la forza brulicante che sta dentro alla
forza della natura.
 La natura giunge all’uomo, che è ancora natura da un certo punto di vista, ma ha qualcosa di spirito.
Con la signoria e la schiavitù hanno smesso di essere naturali e hanno scoperto l’autocoscienza: nasce
la società (dunque l’apparire dello spirito). Siamo insieme per produrre nella società qualcosa che è
cultura, non più natura: è il regno dello spirito. La materia non è persa, ma è pretesto (le pietre
divengono palazzi, gli alberi abbellimento…).
 La storia è epifania (manifestazione) dello spirito. Nel grembo dello spirito c’è la natura spiritualizzata
e nel grembo della natura c’è l’idea.

La filosofia dello Spirito


Ricordiamo alcuni importanti elementi.
Stiamo studiando qualcosa, l’Assoluto, in cui siamo dentro e dal quale non possiamo distaccarci.
Siamo una cellula di questo movimento che è la Storia, l’Assoluto. Siamo nelle condizioni di capire questo
processo: la natura è solo un pretesto per la cultura, perché lo spirito si manifesti.
Il regno dello Spirito è l’idea che ritorna in sé.
C’è una grande triade: spirito soggettivo, spirito oggettivo e spirito assoluto (tesi, antitesi e sintesi).
Lo spirito è dato dall’unione di interno ed esterno, di idea e natura. È il pensiero calato in quell’oggettività
che è l’uomo.

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Lo spirito sarà oggettivo nella misura in cui si realizza nell’esteriorità, ovvero la storia, la politica, il diritto, lo
stato, la guerra… Lo spirito oggettivo è il farsi concreto, materiale, dello spirito soggettivo.
 Lo spirito soggettivo. Lo spirito che si pensa individuale e che cerca la propria libertà all’interno di
ogni singolo uomo. È l’uomo come singolo.
 Al suo vertice la natura trova un uomo naturale. Un uomo che ha le carte in regola per
spiritualizzarsi, ma lo spirito è ancora sonnacchioso. L’uomo è ancora alle prese con sé stesso e
con la sua naturalità. L’uomo è ancora fondamentalmente animale e la caratteristica
fondamentale degli animali è che in fondo non imparano nulla di autenticamente trasmissibile.
 Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale visto nel suo lento emergere dalla natura, attraverso
un processo che va dalle forme più elementari di vita psichica alle più elevate attività conoscitive
e pratiche.
La filosofia dello spirito soggettivo si divide in tre parti.
 Antropologia. L’anima da intendersi in senso aristotelico, come ciò che fa sì che gli animali siano
tali, in termini biologici. Pur essendo qualcosa di spirituale è molto prossima alla vita biologica
della natura. È una filosofia dell’uomo che descrive l’uomo nella sua anima aristotelica. L’anima
rappresenta quel complesso di legami tra spirito e natura.
Ci accorgiamo che dentro di noi c’è qualcosa di più grande. L’anima è la fase aurorale dello spirito.
Parlando dell’anima Hegel parla delle età della vita.
 Fenomenologia. Qui la fenomenologia è contemplata come momento dello spirito. Non stiamo
cercando l’assoluto a partire dai fenomeni, ma a partire dalla consapevolezza dell’Assoluto
raggiungiamo i fenomeni.
 Psicologia. Lo spirito si riconosce in due diverse funzioni, di cui la terza è sintesi.
La prima funzione è lo spirito teoretico ed è il momento della conoscenza. La seconda è lo spirito
pratico, in cui prevale la volontà. La sintesi di questi due momenti è lo spirito libero, ossia lo
spirito che prende coscienza di sé come volontà libera. Essere liberi significa effettuare scelte
razionali: scegliere e sapere ciò che si sceglie.
Studia l’attività umana nelle sue manifestazioni più universali. Come conosciamo e facciamo
attività pratica in senso universale. Si accorge che la sua anima va oltre la naturalità: libertà e
conoscenza. Lo spirito soggettivo si accorge che è più che natura, è libertà, è conoscenza.
Dall’anima naturale siamo passati a spirito libero. L’anima naturale si è resa conto di essere
spirituale e chiamata ad essere sintesi di libertà e intelletto. Tutto questo ha bisogno della prova
dell’oggettività.

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 Lo spirito oggettivo. Lo spirito deve agire sulla realtà e lo fa uscendo fuori di sé per produrre il mondo
umano, ossia lo spirito oggettivo. L’uomo cioè deve esteriorizzarsi nelle sue produzioni.
Lo spirito soggettivo culmina con la consapevolezza che la propria libertà, la propria realizzazione
non si può raggiungere se non con altri soggetti, altri spiriti. Allora l’uomo si trova a doversi mettere
d’accordo con gli altri. Lo spirito nello spirito soggettivo non raggiunge il suo obiettivo. La libertà è
qualcosa che si ricerca insieme agli altri. Lo spirito diventa uno spirito sociale.
Lo spirito produce qualcosa di nuovo: le istituzioni esistenti storicamente e concretamente.
È il baricentro. La parte fondamentale su cui discuteranno i successori di Hegel.
L’uomo naturale – animale ha fatto passi che lo hanno portato alla consapevolezza delle sue
possibilità spirituali (conoscenza e libertà) sempre più chiara. A questo punto trova di fronte a sé
qualcosa che gli è stato lasciato in eredità da chi lo ha preceduto: lo spirito oggettivo.
Lo spirito oggettivo è lo spirito soggettivo che si è fissato (cristallizzato) in istituzioni, in disciplina di
libertà. Inizialmente lo spirito soggettivo rimane sconcertato quando scopre lo spirito oggettivo: deve
smettere di pensare di contare solo su di sé.
Lo spirito oggettivo è la libertà che ha assunto la forma della norma, della regola, della legge.
(La legge non limita la libertà, ma viene proprio da una libertà storica divenuta realtà spirituale dopo
un processo di condivisione e cristallizzazione). La vocazione della libertà è di diventare norma.
 Diritto astratto.
Cerca di costruire delle regole per la coesistenza con gli uomini. Queste regole sono quelle del
diritto. Regole astratte che mi permettono di convivere serenamente con gli altri. Quali sono i
primi motivi di conflitto? Quelli che riguardano la proprietà, cosa è mio e cosa è tuo. Inizialmente
il diritto è semplicemente diritto alla proprietà privata. Come faccio a stabilire ciò che è mio e ciò
che è tuo? Attraverso un contratto. Se il contratto non viene rispettato entra in gioco la pena.
Bisogna sviluppare un sistema legge – pena. A quel punto il mio diritto è reale, la legge – pena lo
rende concreto. A questo punto sono diventato schiavo delle regole perdendo la mia libertà. Non
faccio le cose perché voglio vivere in società per gli altri, ma solo per paura della pena. Il diritto
mostra di essere troppo astratto.
Il volere dello spirito si manifesta inizialmente come volere di un singolo che è portatore di diritti.
Un mondo regolato da leggi. È un singolo in astratto perché i diritti sono uguali per tutti,
indipendentemente dalle proprie caratteristiche.
Quando lo spirito soggettivo, l’individuo, viene accolto in una comunità, acquisisce dei diritti
esteriori che lo qualificano di fronte agli altri attraverso il diritto. Il diritto mi qualifica dall’esterno
attraverso attribuzioni per cui non ho fatto nulla, che vengono dal cammino dell’umanità. Sono
portatore di diritti. (La cittadinanza mi compete anche se sono ancora uomo naturale). Fino a che

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il soggetto non diventa coerente con questa fisionomia spirituale che gli viene riconosciuta,
questo riconoscimento esterno è una finzione.
I diritti sono uguali per tutti, indipendentemente dalle condizioni di ciascuno (in questo senso
diritto astratto).
 Proprietà.
La proprietà è la prima manifestazione esteriore del proprio volere. Questa proprietà però
deve essere riconosciuta da altri (questa cosa è mia se riconosciuto da altri)
La prima modalità attraverso la quale si manifesta l’umano è la proprietà. Gli altri cioè
riconosco al soggetto ciò che è suo. È il primo passo sociale.
 Contratto. Ciò che è mio e tuo viene stabilito attraverso un patto, un contratto. L’altro mi
riconosce ciò che è mio. Nel contratto, nel patto, c’è un legame tra due persone che non è
fisico, fatto di parola e affidamento, ma che si dimostra più solido delle cose.
 Diritto contro il torto.
C’è chi rispetta il contratto e chi no. La presenza di un contratto prevede anche un delitto,
cioè qualcuno che non rispetta le regole.
La pena serve per far rispettare la proprietà e il contratto. Bisogna prevedere una pena, che
però deve avere l’intento rieducativo.
In queste forme non ne va ancora dell’interiorità del soggetto. Rispetto il patto per sfuggire alla pena,
non lo faccio perché la cosa è interiorizzata.
Queste concezioni astratte hanno bisogno di farsi concrete. Hanno bisogno che chi viola il patto lo
capisca. Non basta più la sfera del diritto, che sono solo regole esteriori, bisogna passare alla
moralità.

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Moralità
Se voglio tornare libero devo interiorizzare la legge. Non devo fare le cose per paura delle conseguenze
penali. Il diritto deve trasformarsi in moralità in forza della quale io agisco bene perché voglio agire bene.
Rispetto la libertà altrui perché questo mi propongo di fare. Poiché voglio vivere con gli altri cerco di
collaborare alla felicità collettiva proponendomi di fare quello che va in questa direzione.
Come si sostanzia la volontà del singolo? Mentre nel diritto la volontà si manifestava nella proprietà, qui si
sostanzia inizialmente nel proponimento.
È la sfera della volontà soggettiva, quale si manifesta nell’azione. Perché si passi alla moralità bisogna che i
diritti che mi sono stati riconosciuti dall’esterno vengano interiorizzati. Li colgo come miei.
Dal diritto esteriore bisogna passare all’interiorità. Il soggetto deve riconoscere di essere titolare di ciò che
gli viene riconosciuto dall’esterno. Rientrando in sé il soggetto può trovare il punto di aggancio che giustifica
i diritti esteriori, ma dall’altra parte potrebbe anche coltivare una morale individualistica. In altre parole,
potrebbe fare scelte indipendentemente dal contesto in cui è inserito.
Con la moralità Hegel mostra come la libertà, dopo i diritti esterni, rientra in se stessa. È il cammino del
rientrare in se stessi.
 Proponimento e colpa.
Voglio questo, quindi mi propongo di agire in un certo modo.
La prima esperienza è il senso morale interiore. L’azione ha valore morale solo in quanto nasce da un
proponimento. Ci proponiamo di comportarci in un certo modo e non solo perché imposto
dall’esterno con la minaccia di una pena. La colpa è percezione interiore di una propria inadeguatezza
rispetto al proposito che avevo preso.
 Intenzione e benessere.
Mi propongo una certa cosa con l’intenzione di raggiungere un certo obiettivo (mi propongo di fare
più sport con l’intenzione di stare meglio fisicamente). Siamo nel campo della morale delle intenzioni.
Quali sono le intenzioni che ci guidano nelle scelte morali? Secondo Hegel l’intenzione ha sempre
come fine il benessere. Qui è evidente la critica a Kant. Per Hegel il dovere per il dovere non è
perseguibile. Agiamo in vista di un bene.
La morale però deve materializzarsi. In altre parole, il proponimento deve tradursi in una intenzione.
Agisco con l’intenzione del benessere.
 Il bene e il male.
Il bene che cerchiamo è certo individuale, ma quando cerco di unire proponimento e intenzione cerco
di realizzare un bene più universale, il bene in sé, il bene per tutti. Il problema è che chiunque provi
a raggiungere da solo il bene in sé è destinato a fallire. La sua rimane un’impresa irraggiungibile. Era
quello che aveva cercato di fare Kant. Il bene universale gli sfugge sempre. Il dovere essere non è mai
raggiungibile. La morale di Kant ci condanna all’infelicità.

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Eticità
Il diritto trascura l’interiorità, la morale trascura l’esteriorità.
L’eticità è il momento in cui l’individuo trova la sua realizzazione soggettiva nell’essere inquadrato in una
collettività esteriore, in cui contano i rapporti esterni, ma non viene per questo trascurato il senso soggettivo
individuale. Esempio: la persona che trova la propria realizzazione nella sua attività lavorativa, realizzando in
essa se stesso e il suo senso del dovere, entrambe calati nella concretezza di un contesto collettivo.
La moralità era il tentativo, fallimentare, del singolo, di realizzare il bene nel mondo. Bisogna passare dalla
moralità all’eticità: la morale sociale, la morale che passa attraverso l’aggregazione degli uomini. L’intero ha
più possibilità di raggiungere il bene. È morale che diventa diritto e diritto che diventa morale. Le leggi devono
essere guida verso il bene.
 Famiglia. È la forma di eticità più immediata e naturale, in quanto è l’unione immediata e naturale
dei sessi per la creazione e l’allevamento della prole, unione istituzionalizzata dal matrimonio. È il
nucleo basilare della società in cui i soggetti sono uniti da rapporto d’amore e di fiducia reciproci. In
cui si fa il bene per gli altri come obiettivo.
 Matrimonio. Inizio della famiglia. Patrimonio. In ogni famiglia c’è anche una dimensione
materiale da gestire. Educazione dei figli. Unione di amore e patrimonio. Verso i figli c’è amore,
ma anche la fatica e il costo. Una dinamica che non basta a se stessa. I figli portano al
superamento della famiglia. Quando crescono usciranno e formeranno altri nuclei familiari.
 Società civile. Un nuovo modo di rapportarsi tra individui e collettività. Gli individui non vivono isolati,
ma intrattengono quei rapporti della società civile tipicamente legati all’interesse personale. Non è
più un legame immediato e naturale, come lo è la famiglia, ma è il momento in cui ognuno mira
egoisticamente ai propri interessi e intrattiene rapporti con gli altri per poterli realizzare. La nuova
eticità sarà esteriore e mediata dall’interesse. Più famiglie legate fra loro. Se la famiglia era tenuta
insieme dall’amore, la società è una realtà conflittuale dove ognuno pensa a se stesso. Ognuno ha i
propri interessi. La società è il regno del conflitto. Ognuno segue i propri obiettivi. L’unità iniziale va
perduta. C’è rivalità, contrasto, sopraffazione.
 Sistema dei bisogni. Divisione dei lavori necessaria al benessere collettivo. Questo però porta a
delle divisioni. Giustizia. Corporazioni.
 Lo Stato dovrà riuscire a far fondere gli interessi delle parti con quello collettivo. Bisogna arrivare a
non pensare solo al proprio bene, ma al bene di tutti. Nello stato ognuno guarda al bene collettivo.
Una sorta di famiglia in grande. Nello stato c’è l’aiuto reciproco. Deve saper mediare tra l’interesse
del singolo e quello collettivo. Deve far comprendere a tutte le parti qual è il bene complessivo. Lo
Stato etico: non solo mantiene l’ordine, ma vuole anche insegnare alle parti come giungere al bene.
Lo Stato hegeliano insegna anche qual è il bene, tuo e degli altri.
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In Hegel lo Stato è “Dio in Terra”. Rappresenta il culmine dello spirito oggettivo nella sua massima
manifestazione. È uno Stato etico: l’individuo è pienamente calato nella collettività ed è proprio lo
stato a rappresentare la vera vita. L’individuo non vive pienamente al di fuori dello stato, visto come
grande organismo pulsante in cui le parti contano solo se viste in funzione del tutto.

La storia e la filosofia della storia


La storia è storia dello spirito, dell’umanità. Si articola in popoli e individui, proprio come un organismo si
articola in organi e cellule.
La storia è manifestazione dello spirito, si svolge nel tempo e la guerra fa da giudice. Con la guerra vince il più
forte e soccombe il più debole. La filosofia dovrà partire però dal presupposto che anche la storia sia razionale
e pertanto di fronte ad una guerra, in cui il più forte vince sul più debole, non ci si deve limitare a dire che il
più forte aveva ragione perché ha vinto, ma si dovrà dire che ha vinto perché aveva ragione. Ciò che è
razionale è diventato reale e ciò che è reale è manifestazione di una razionalità. In altre parole, ciò che
avviene nella storia è giusto che avvenga in quanto espressione di una razionalità. Le grandi culture sono
state spazzate via perché dovevano esserlo.
Attore della storia è lo spirito, dunque l’umanità.
 Così come ogni individuo ha il suo spirito, anche il mondo ha uno spirito, una sua anima, che di volta
in volta si manifesta in popoli diversi con la conseguenza che di epoca in epoca trova la sua più grande
realizzazione in uno specifico popolo e in uno specifico luogo.
 Oltre che di spirito del mondo Hegel parla anche di spirito del popolo, nella convinzione che ogni
popolo abbia il suo spirito che si realizza negli uomini. In altre parole, è come se lo spirito del mondo
si incarnasse, di volta in volta, in un popolo. Quando un mondo finisce, lo spirito si porta con sé le
conquiste, che non vanno perse. È come se tutto ciò che un popolo ha creato, prima di essere
spazzato via e di passare lo scettro ad un altro popolo, venisse recuperato ed innalzato ad un livello
superiore. È così, per esempio, che il concetto di libertà elaborato dai greci è giunto fino a noi,
nonostante il tramonto di quella civiltà.
 A sanzionare il decadimento di un popolo e il sorgere di un altro è la guerra, da intendere come
manifestazione esterna di un fatto interiore. Ad esempio i Greci avevano ormai esaurito la loro
missione di condottieri dell’umanità ed era arrivato il momento che il testimone passasse ai
Romani e, a permettere che ciò avvenisse, ci ha pensato la guerra. Questo comporta
l’impossibilità che un popolo sia forte spiritualmente e debole materialmente, o viceversa.
Un popolo può portare lo scettro dello spirito del mondo una sola volta nella storia: la storia non
può mai ripetersi in maniera uguale.
Esistono personaggi storico – universali, fuori dall’ordinario, i quali hanno un destino diverso da quello degli
altri uomini. La maggior parte degli individui hanno un compito di conservazione, ma siccome ogni momento

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storico deve essere superato, troviamo quella che Hegel definisce astuzia della ragione. Essa consiste nel far
credere a ciascuno di perseguire i propri interessi personali, quando in realtà si perseguono gli interessi dello
spirito, con la conseguenza che anche le azioni malvagie, in ultima istanza, sono orientate al bene.
Nella storia, quando anche sembra che tutto proceda come il solito, nel profondo sono in atto cambiamenti.
Serve quell’atto che permetta al cambiamento di uscire all’esterno. Ci vuole qualcuno che apra le porte allo
spirito del mondo che bussa. Questo è ciò che fanno i personaggi storico – universali. Sono gli unici ad essere
autorizzati ad andare contro allo stato di cose. È come se lo spirito del mondo si impadronisse di loro per
smantellare la realtà presente. Sono guidati dallo spirito del mondo che con la sua stuzia fa credere loro di
perseguire vantaggi personali.
Lo spirito del mondo, dopo essersi servito di loro, li butta via senza curarsi di loro.

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DESTRA E SINISTRA HEGELIANA

Quando Hegel muore lo fa all’apice del successo, nell’università di Berlino. Molti tentano di ricalcare le sue
orme. Questi hegeliani si dividono in due correnti.
Il pensiero di Hegel è molto complicato e può essere interpretato in modi diversi, soprattutto per quanto
riguarda la religione e la politica (i temi su cui maggiormente si dividono le due correnti). A questo proposito
nascono due correnti, denominate destra e sinistra hegeliane.
 Religione. Il pensiero di Hegel risultava ambiguo. Religione e filosofia esprimono lo stesso contenuto,
ma in due forme distinte.
 Destra: sottolinea l’identità di contenuto e concepisce la filosofia come conservazione della
religione.
 Sinistra: sottolinea la diversità di forma e concepisce la filosofia come distruzione della religione.
 Dal punto di vista politico.
 Destra: atteggiamento conservatore e giustificatore dell’esistente.
 Sinistra: il mondo costituisce un processo in cui ciò che c’è è chiamato a farsi razionale,
autosuperandosi continuamente. La filosofia diventa critica all’esistente e progetto di
trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche contemporanee.

LUDWIG FEUERBACH

Biografia
Influenzò i filosofi successivi, soprattutto Marx. Baviera 1804 e muore nel 1872. Estremizza alcuni elementi
della sinistra hegeliana, soprattutto quel che riguarda la religione.
Considerato il padre dell’ateismo filosofico. Non l’unico in filosofia, anche nel passato. È il primo che attorno
al discorso dell’ateismo costruisce la sua filosofia. Spiega perché gli uomini non dovrebbero più credere.
Opera principale 1841: L’essenza del cristianesimo. Pubblicherà altre opere in cui amplierà le tematiche di
questa prima opera.

Critica ad Hegel
Obiettivo della filosofia di Feuerbach: cogliere l’uomo e la realtà nella loro concretezza.
Critica radicale all’approccio idealistico – religioso al mondo. Vanno modificati i rapporti tra soggetto e
predicato, tra concreto ed astratto rispetto a come fatto dalla filosofia idealistica. L’essere è il soggetto
originario nella realtà e il pensiero è il predicato e non viceversa. Serve qualcuno che pensi per esserci
pensiero.
 L’idealismo offre una visione rovesciata delle cose. L’inizio della filosofia dunque non può essere Dio,
lo Spirito, l’Assoluto, ma il finito.
 Atto d’accusa contro Hegel: ha completamente rovesciato i termini delle questioni. L’idealismo
rovescia i rapporti normali che ci sono tra le cose. Per l’idealismo prima viene l’astratto e poi
viene il concreto (prima lo spirito e poi la materia). Prima l’infinito e poi il finito. Il pensiero
precede l’ente che pensa. Questo è un assurdo. Il concreto è sempre la causa di ciò che è
astratto. Non può esserci un pensiero prima di una mente che lo pensa. Prima c’è l’uomo poi
l’Assoluto. Prima la mente e poi il concetto.

Critica alla religione


Questo rovesciamento avviene anche nella religione.
Per Feuerbach l’idealismo è una religione mascherata. La religione ci dice che noi, essere umani finiti, non
possiamo esistere senza Dio, infinito. Anche per la religione prima c’è l’infinito, poi il finito. Se noi rovesciamo
i rapporti, ci accorgiamo che non è vero che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma è vero il
contrario. Dio non esiste ed è una proiezione umana, un concetto, un’idea, una speranza che l’uomo si è
creato da solo per dare significato alla sua vita.
 Una proiezione illusoria o l’oggettivazione fantastica di alcune qualità umane, in particolare di quelle
“perfezioni” caratteristiche della nostra specie: la ragione, la volontà e il cuore. Il divino dunque
sarebbe l’umano in generale proiettato in un mitico aldilà ed adorato come tale.
 L’uomo ha preso alcune caratteristiche sue proprie e le ha riversate in un’idea potenziando
queste caratteristiche. Es: l’uomo è intelligente, aliena questa idea e diventa onniscienza. Lo
stesso vale per le altre caratteristiche. La forza diventa onnipotenza. Dio è creato dall’uomo a
sua immagine e somiglianza. Un uomo che non ha più i limiti dell’umanità. La religione dunque
ha capovolto i rapporti.
 La religione dunque si presenta come antropologia capovolta. La religione è falsa nei contenuti, ma
non inutile. Attraverso l’immagine di Dio possiamo conoscere l’uomo. Guardando alla religione di un
popolo posso comprendere quel popolo, possedendo Dio le medesime caratteristiche dell’uomo che
lo ha creato. Studiare la religione significa comprendere gli uomini. Fare antropologia. La religione è
un’antropologia capovolta. Dio dunque è l’essenza dell’uomo personificata e l’antropologia è la
chiave interpretativa della teologia.
Come è stato possibile che sia stata creato Dio? Da dove nasce l’idea di Dio. Feuerbach, circa questa
domanda, si espresso in diversi modi.
 L’uomo ha coscienza di sé non solo come singolo, ma anche come specie (a differenza dell’animale).
Come individuo si sente debole e limitato, come specie invece si sente infinito e onnipotente. Dio
dunque diventa personificazione immaginaria delle qualità della specie.
 L’opposizione umana tra potere e volere porta l’individua a costruirsi l’immagine di una divinità in
cui tutti i suoi desideri sono realizzati. Infatti nel volere e nel desiderare l’uomo è illimitato, è Dio. Nel
potere non è così. La religione toglie questo contrasto: in Dio il mio volere e il potere si incontrano.
 L’uomo da sempre si è visto succube della natura, ha bisogno della natura. Questo lo ha portato a
personificare la natura, a vedere qualcuno dietro alla natura a cui potersi rivolgere per essere
protetti.

Ateismo come imperativo morale


Alienazione: stato patologico per cui l’uomo proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si
sottomette. Nella religione dunque, tanto più l’uomo pone in Dio tanto più toglie a se stesso.
 Bisogna liberarsi da questi fardelli. Non solo come esigenza intellettuale. Quando noi alieniamo le
nostre caratteristiche, ci indeboliamo. Riverso in Dio le speranze e smetto di lottare. Più estraneo da
me le caratteristiche, più divento piccolo. “Più l’idea di Dio diventi grande, più io devo farmi piccolo”.
L’ateismo è un dovere morale. Eliminando Dio potrò tornare a contare sulle mie forze. È un dovere
morale, un’esigenza. Se uccido Dio quelle caratteristiche che avevo dato a Dio tornano a me. Potremo
diventare dei.
 Ciò che nella religione è soggetto deve tornare a diventare predicato: la sapienza, la volontà e l’amore
sono divini. Il compito della vera filosofia non è più quello di porre il finito nell’infinito, ossia risolvere
l’uomo in Dio, ma porre l’infinito nel finito, di risolvere Dio nell’uomo.

Umanismo naturalistico
La filosofia deve diventare un umanismo naturalistico.
 Umanismo: perché l’uomo è oggetto e scopo della filosofia.
 Naturalistico: perché la natura è la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l’uomo.
 L’uomo non deve essere considerato come astratta spiritualità, ma va concepito come essere
che vive, soffre, gioisce e avverte una serie di bisogni dai quali si sente dipendente. Dunque
l’uomo nella sua fattualità e concretezza, di carne e di sangue condizionato dal corpo e dalla
sensibilità.
 L’individuo non può stare da solo, l’io non può stare senza il tu, essendo l’uomo bisogno,
sensibilità e amore. L’uomo ha un’essenza sociale. L’uomo ha bisogno degli altri sia a livello
biologico, come in tutti gli altri ambiti. Da qui il motivo per cui la filosofia finisce per essere una
filantropia. Dall’amore di Dio all’amore per l’uomo.
Il materialismo: l’uomo è ciò che mangia
Il materialismo di Feuerbach ha una curvatura antropologica perché riserva all’uomo una collocazione
particolare nel mondo. Gli esseri umani si distinguono dalle altre forme di vita naturali grazie alla sensibilità
e i sentimenti e le idee hanno sì una radice fisica, ma non devono essere appiattiti in nome di una visione
indiscriminatamente materialistica.
 “L’uomo è ciò che mangia”: i cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello. Se si vuol
fare migliorare un popolo bisogna migliorare la sua alimentazione. L’accento è posto sull’unità psico
– fisica dell’individuo e sul fatto che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo
bisogna prima di tutto migliorarne le condizioni materiali, a cominciare dall’alimentazione.
KARL MARX

Filosofo, sociologo, giornalista.


La sua filosofia è stata UN’ANALISI DELLA SITUAZIONE, UNA DESCRIZIONE DELLA REALTÀ IN CUI SI TROVAVA
A VIVERE PER DARNE CONTO E TROVARE SOLUZIONI. Si occupa di economia, politica e religione.
 Interpretare l’uomo e il mondo che sia anche impegno di trasformazione rivoluzionaria.
 Unione di teoria e prassi. La razionalità, pensata da Hegel, si realizza edificando una nuova società.
Una razionalità che deve farsi. Le contraddizioni vanno superate.
Nota quello che secondo lui è il problema fondamentale: IL MISTICISMO LOGICO. Si ha quando INVERTO IL
RAPPORTO TRA REALTÀ E IDEA, si parla anche di ideologia.
 La realtà è personificazione di una realtà spirituale che sta nascosta dietro di essa. L’idealismo fa del
concreto la manifestazione dell’astratto. Bisogna ri - capovolgere le relazioni tra soggetto e oggetto.

Critica allo Stato moderno e al liberalismo


✓ Legge Hegel e le apprezza su molti punti. Quando Hegel descrive lo STATO PRUSSIANO sta
descrivendo bene la sua realtà, quando poi dice che QUESTO STATO È LO STATO, la FORMA ULTIMA
IN CUI SI REALIZZA LO SPIRITO ASSOLUTO, sta compiendo un misticismo logico.
o La descrizione di UNA REALTÀ SPECIFICA è diventata UN’IDEA IMMORTALE, non più legata a
quella realtà, ma fissa come idea. Se la storia è guidata dall’Assoluto in OGNI MOMENTO È
COME DEVE ESSERE, anche i momenti negativi. Dobbiamo fidarci dell’Assoluto, della storia
che va verso il bene. Questa visione di uno stato che si evolve sempre a tappe stabilite e
rigide porta ad idolatrare lo stato e la storia e NON CI SI RENDE CONTO CHE STORIA E STATO
NON SEMPRE SONO COME DOVREBBERO ESSERE E CHE HANNO MOMENTI CHE DEVONO
ESSERE MODIFICATI. Non si può cadere nel giustificazionismo. Tra essere e dover essere c’è
differenza.
✓ LA LEGGE DIALETTICA. La storia va avanti PER CONTRASTI, PER SCONTRI. PERÒ non bisogna idolatrare
questa legge perché A VOLTE NON ARRIVA UNA SINTESI. Gli scontri non sempre vengono risolti con
una sintesi pacificatoria. Spesso accade che una prevalga sull’altra e non ci sia un superamento nella
sintesi. IL MONDO CHE ABBIAMO DAVANTI È INGIUSTO E NON SEGNA UN SUPERAMENTO DEI
CONTRASTI PRECEDENTI.
o Hegel aveva parlato di SOCIETÀ CIVILE E STATO. La prima egoistica, il secondo è un’istituzione
etica in cui ciascuno fa il bene comune generale perché vuole. L’uomo vive due vite: una in
terra, come borghese, l’altra in cielo, come cittadino. Anche questo è misticismo logico. Non
è che esiste la società civile egoistica e poi arriva lo stato bello e buono. IN REALTÀ LO STATO
È SOLO UNO STRUMENTO PER FAR CREDERE AI CETI POVERI CHE SIAMO TUTTI UGUALI E CHE
LE LEGGI CI TUTELANO TUTTI ALLO STESSO MODO. LO STATO È IL DOMINIO DEL PIÙ FORTE,
il luogo in cui chi ha più forza soffoca gli altri. Per Marx TRA SOCIETÀ CIVILE E STATO NON C’È
LA CONTINUITÀ A CUI PENSAVA HEGEL. L’uomo non riesce a vivere bene in queste due
dimensioni. NELLA SOCIETÀ CIVILE DOVREBBE BADARE AL PROPRIO INTERESSE, NELLO
STATO DEVE BADARE AL BENE COMUNE. L’uomo difficilmente riesce a vivere scisso in due in
questo modo.
o Marx fa notare che nel mondo greco le cose funzionavano meglio perché non c’era questa
scissione. NELLA SOCIETÀ MODERNA I VALORI BORGHESI HANNO PRESO IL SOPRAVVENTO:
BADA AI PROPRI INTERESSI, MA DOVREBBE BADARE ANCHE AL BENE COMUNE. In Hegel lo
stato dovrebbe pacificare tutto. Lo stato etico che riesce a mettersi al di sopra. Non è così.
NON ESISTE UN’ENTITÀ ASTRATTA CHE VIENE PRIMA DEGLI UOMINI E GLI UOMINI NON
RIESCONO A METTERSI AL DI SOPRA DEGLI UOMINI STESSI. Lo stato non riesce a distaccarsi
dalla società civile. CI SONO TESI E ANTITESI CHE LOTTANO FRA LORO E TRIONFA IL PIÙ
FORTE. Si genera INGIUSTIZIA. IL PIÙ FORTE SI IMPONE SUL PIÙ DEBOLE perché non c’è
nessuna autorità superiore che glielo impedisca. L’UOMO SI ILLUDE CHE LO STATO RENDA
GIUSTIZIA, ma non è così. Non si è uguali nemmeno di fronte alla legge.
o Il problema della politica è che non descrivo la realtà così com’è cercando poi di trovare
soluzioni per migliorarla. Da questa realtà invece traggo un’idea che giustifica la realtà e
quindi la realtà deve adattarsi all’idea.
o I tratti essenziali della società moderna, per Marx, sono l’individualismo e l’atomismo. Lo
stato post Rivoluzione francese ha legalizzato questa situazione, riconoscendo come diritti
dell’uomo la libertà individuale e la proprietà privata. Quindi è la proiezione politica di una
società strutturalmente a – sociale o contro – sociale. CRITICA I DIRITTI CHE LO STATO
LIBERALE DIFENDE: LIBERTÀ INDIVIDUALI (individualismo) E PROPRIETÀ PRIVATA
(atomismo). Questi due diritti sono diritti riguardano sempre il singolo, non il popolo. Si parla
sempre del singolo e mai del gruppo. Da questo deriva una società atomistica dove ognuno
bada a se stesso e mai al bene collettivo. Se i fondamenti dello stato sono questi a questo
baderanno i cittadini. Non c’è mai un interesse collettivo che emerge. CHI È DEBOLE RIMANE
INDIETRO, LASCIATO INDIETRO.
✓ Cosa bisogna fare?
o L’unico modo per realizzare una comunità solidale è l’eliminazione delle disuguaglianze reali
tra gli uomini e soprattutto eliminando il fondamento di queste disuguaglianze: la proprietà
privata.
o Inizialmente pensa che bisogna INTRODURRE UNA DEMOCRAZIA DIRETTA. Quando gli ultimi,
i proletari, avranno diretto di voto questo permetterà di creare uno stato che creerà una
società più giusta, in cui non vi siano più ingiustizie sociali. Si rende conto che chi detiene il
potere non lo permetterà mai e PASSA AD IDEE RIVOLUZIONARIE. Unico modo sarà la
rivoluzione che abbatta lo stato liberale con le sue disuguaglianze e metta al suo posto uno
stato giusto in cui non ci siano più disuguaglianze dal punto di vista sociale. Tramite una
rivoluzione si rimettono le cose a posto RIDANDO PRIORITÀ ALLA REALTÀ E NON ALL’IDEA.

MISTICISMO LOGICO IN ECONOMIA.


Se il problema è la proprietà privata, bisogna indagare l’economia.
✓ Studia gli ECONOMISTI CLASSICI e trova che descrivono bene L’ECONOMIA BORGHESE. Quando
dicono che NON PUÒ FARE A MENO DELLA PROPRIETÀ PRIVATA. IL PROBLEMA NASCE QUANDO DA
UN FATTO RISCONTRATO QUI ED ORA LA FANNO DIVENTARE UNA LEGGE NATURALE. Esempio: un
uomo cade da un palazzo. Per una legge naturale si sfracella al suolo. È legge naturale e come tale
non posso abolirla. SE LO È ANCHE LA PROPRIETÀ PRIVATA NON POSSO OPPORMI ALLE
CONSEGUENZE: INGIUSTIZIA SOCIALE E DISUGUAGLIANZA. Qualcuno ha e qualcuno no. Ecco il
misticismo logico. Hanno ETERNIZZATO IL CAPITALISMO: il sistema capitalistico come sistema che
esiste da sempre e sempre durerà. PER MARX È UN EFFETTO DELLA STORIA, quindi potrebbe anche
tramontare. Va studiato nei meccanismi. Insita CONTRADDIZIONE FRA CAPITALE E LAVORO.
Il ragionamento logico è: poiché la proprietà privata genera miseria ed ingiustizia devo eliminarla. Se
la società borghese non lo permette dovrò abbattere il sistema economico capitalistico – borghese.
Bisogna intervenire attraverso una rivoluzione per rimettere le cose a posto.
✓ Fra capitale e lavoro c’è UNA CONTRADDIZIONE ESPRESSA DA MARX ATTRAVERSO IL CONCETTO DI
ALIENAZIONE (non di invenzione marxiana). Un concetto per cui UNA COSA DIVENTA ALTRO DA SÉ
diventando qualcosa di diverso. Marx rende questo concetto e lo applica in campo economico.
Esprime la condizione DELL’OPERAIO SALARIATO NELL’ECONOMIA CAPITALISTICA: SI SENTE
ALIENATO, SI SENTE NON PIÙ UOMO. L’alienazione diventa una condizione reale e non solo
coscienziale e coincide con la condizione storica del salariato nell’ambito della società capitalistica.
Quattro aspetti dell’alienazione economica.
o RISPETTO AL PRODOTTO DELLA SUA ATTIVITÀ. L’uomo produce degli oggetti, ma il prodotto
non gli appartiene. Appartiene al capitalista. L’artigiano del passato era proprietario di ciò
che produceva. L’operaio mette la sua attività per fare qualcosa che non sarà suo.
o RISPETTO ALLA SUA ATTIVITÀ. Produce attraverso un lavoro forzato che lo fa sembrare più
una macchina che un uomo. Non può darsi un tempo, una pausa. Il ritmo del suo lavoro, le
modalità sono decise dal capitalista. L’uomo si sente una bestia, in quanto ridotto a ciò.
o RISPETTO ALLA SUA ESSENZA. L’essenza dell’uomo è di un essere che ama la libertà ed è
creativo, ingegnoso. Nella fabbrica l’operaio non può innovare, ma deve fare un lavoro che
spesso è ripetitivo, senza creatività.
o RISPETTO AL SUO PROSSIMO. L’altro uomo non è più uno alla pari con cui collaborare. L’altro,
il prossimo, con cui relazionarsi è il capitalista, che non è uguale all’operaio. Il capitalista
domina, sfrutta, paga un salario basso. Usa l’operaio come mezzo e non come fine.
L’importante che l’operaio svolga un compito.
NOTA BENE
LA RADICE (causa) DELL’ALIENAZIONE STA NELLA PROPRIETÀ PRIVATA DEI MEZZI DI PRODUZIONE. L’uomo è
costretto a VENDERE LA SUA FORZA LAVORO AL CAPITALISTA CHE DETIENE I MEZZI DI PRODUZIONE. Se gli
operai possedessero le fabbriche il meccanicismo salterebbe. Bisogna abolire la proprietà privata dei mezzi
di produzione per superare l’alienazione economica. Gli operai sono sfruttati dai capitalisti. Questa
condizione può essere motore per la soluzione del problema. Gli operai possono superare questa alienazione.
Hegel ha intuito questa dinamica nella dialettica servo – padrone. Marx pensa che gli operai sono resi servi,
ma stanno capendo che le cose vanno rovesciate e i padroni si rendono conto che dominano, ma sono
dipendenti dagli operai. Hegel non ne aveva data una lettura sociale, Marx lo vuole rendere concreto ed è la
caratteristica di Marx rispetto ad Hegel.

MISTICISMO LOGICO NELLA RELIGIONE.


Se ne discuteva all’interno della sinistra hegeliana, pensiamo a Feuerbach. Marx concorda con Feuerbach. Lo
critica però in quanto non avendo colto che l’uomo non è solo “naturalità”, ma è società, cioè è determinato
dai rapporti sociali. L’uomo è reso tale dalla società storica in cui vive. Esiste l’uomo prodotto di una
determinata società e di uno specifico periodo storico.
✓ Circa il tema dell’alienazione religiosa, Feuerbach non ha colto le cause reali del fenomeno religioso,
né ha offerti validi strumenti per poterlo superare. Le origini del fenomeno religioso vanno cercate
in una determinata tipologia storica di società.
✓ Le conseguenze che Feuerbach ne trae sono un misticismo logico. Perché la RELIGIONE È L’OPPIO DEI
POPOLI, “il sospiro della creatura oppressa”. È il prodotto di un’umanità alienata e sofferente a causa
delle ingiustizie sociali. La religione SERVE AL POPOLO PER RENDERGLI PIÙ SOPPORTABILE LA
PROPRIA CONDIZIONE. La soluzione proposta da FEUERBACH È CRUDELE: TOLGO L’ANTI
DOLORIFICO. Prima dunque bisogna curare la persona, che non senta più dolore, che non sia più
sfruttato. La religione sparirà da sé. Per Marx non è il vero fulcro, il VERO FULCRO È L’ALIENAZIONE
ECONOMICA. QUELLA RELIGIOSA DIPENDE DA QUESTA. La vera CHIAVE DI VOLTA per risolvere il
problema non è la religione, ma è sempre l’economia. La religione è un effetto DELL’ECONOMIA.
Nella religione trova una via di fuga allo sfruttamento. Per eliminare la religione non basta la critica
filosofica, ma serve la trasformazione rivoluzionaria della società.
o In particolare HA COLTO L’ALIENAZIONE RELIGIOSA. È l’uomo che ha creato Dio a sua
immagine e somiglianza. Dio è un’illusione, UNA BUGIA CHE GLI UOMINI ACCETTANO PER
CONSOLARSI. Non è solo l’uomo che crea Dio, ma sono ANCHE I POPOLI. Dio nasce da
un’esigenza storica: DIO È L’INVENZIONE CHE L’UOMO ELABORA PER SOPPORTARE MEGLIO
UNA VITA DI SFRUTTAMENTI. L’uomo si consola con la religione, che diventa un freno ad ogni
iniziativa. Gli uomini sfruttati non si ribellano perché la religione li convince che a causa di
questa sofferenza saranno beati. La ricompensa arriverà. Meglio non essere ricchi perché
non si andrà in Paradiso. L’uomo accetta la sua condizione, sopporta. Dunque la religione è
anche un narcotico, evita che le masse si ribellino. La religione è “OPPIO DEI POPOLI”. La
religione fa l’effetto dell’oppio, li anestetizza, li fa sognare un mondo irreale accettando una
situazione ingiusta. La religione dunque va tolta perché è un impedimento. LA RELIGIONE
PERÒ È UN EFFETTO, IL SINTOMO DI UNA MALATTIA. Ci rende evidente che c’è un problema
più profondo. VA CURATA LA MALATTIA. Non basta rendersi conto che Dio non esiste. Il
problema è la disparità sociale, l’ingiustizia. SE SI RISOLVE IL PROBLEMA DELL’ALIENAZIONE
ECONOMICA, ANCHE LA RELIGIONE SCOMPARIRÀ. Bisogna abbattere il sistema capitalistico.
Ideologia
Entra in polemica anche con gli altri ESPONENTI DELLA SINISTRA HEGELIANA. Li critica perché sono
COLPEVOLI DI IDEOLOGIA. Mettono al centro l’idea e ne fanno dipendere la realtà. Pensano che
l’emancipazione giunga sostituendo ad idee false idee vere. Di fatto NON COMBATTONO I MOTIVI, MA SOLO
LE IDEE. Non sono le parole che cambiano la realtà. Occorre una rivoluzione.
Se le cose stanno così la filosofia dovrà essere un materialismo, non ingenuo, ma storico.

VEDIAMO LA PARTE COSTRUTTIVA.


Il punto di partenza: PARTIRE DALLA REALTÀ CONCRETA, CHE È MATERIA. Sarà dunque un materialismo, non
ingenuo. Tiene conto dei recenti sviluppi della filosofia. Cambia, muta, si adatta alle diverse condizioni,
conosce un progresso: è dialettico. Siccome SI SVILUPPERÀ NELLA STORIA, SI PARLERÀ DI MATERIALISMO
STORICO. La FILOSOFIA può partire da concetti astratti, ma deve sempre mettersi alla prova con il concreto,
DEVE FARSI PRASSI, vita attiva, azione. Verifica se ciò che ha concepito in maniera ideale trova conferme. La
filosofia deve trovare una sua concretezza. La filosofia ha preferito rimanere solo astratta (vedi Hegel,
Fichte…). L’errore degli idealisti è stata quella di inventare delle IDEOLOGIE, FILOSOFIE CHE NON PASSAVANO
MAI ALLA CONFERMA CONCRETA. Non cercavano mai di mettere alla prova le loro idee. Era la realtà che
doveva adeguarsi all’idea. IL RISCHIO È DI CREARE IDEE CHE COSTRINGONO LA REALTÀ AD ASSOMIGLIARE
ALL’IDEA CHE ABBIAMO. Sono false rappresentazioni del mondo. Anche la visione della storia di Hegel è
astratta per Marx. Per MARX il momento di sintesi dello stato non c’è. In Hegel tutto torna, ma in teoria.
Quando si va alla pratica non tutto torna. Bisogna spogliarsi di queste ideologie e rifondare la storia, partendo
dalla realtà storica.
 Il PROTAGONISTA È L’UOMO, che NON NASCE CON STRUMENTI NATURALI CHE GLI PERMETTANO DI
SODDISFARE I PROPRI BISOGNI. Deve LAVORARE, deve forgiare la materia, assoggettare la natura e
cercare di ottenere soddisfazione ai propri bisogni. INIZIALMENTE QUELLI PRIMARI E POI PER
RENDERE LA SUA VITA SEMPRE MIGLIORE. Se voglio spiegare ogni fenomeno sociale e storico dovrò
risalire all’aspetto economico, ossia come in quel dato momento vengono soddisfatti i bisogni degli
uomini. Quali forze produttive entrano in gioco, quali mezzi di produzione vengono usati. Caccia,
allevamento… Il punto di partenza in questo percorso dialettico si ha quando l’uomo primitivo si
rende conto che collaborando con gli altri e agendo in società con gli altri, è in grado di soddisfare
meglio, specializzandosi, dividendo il lavoro, i propri bisogni. All’interno di questa società tribale
viene a crearsi una distinzione tra CIÒ CHE COSTITUISCE LA STRUTTURA
Struttura e sovrastruttura
Nella storia bisogna distinguere due elementi, che costituiscono la “struttura”, ossia lo scheletro economico
della società.
 Forze produttive. Sono quegli elementi necessari al processo di produzione. Coloro che hanno il
controllo dei MEZZI DI PRODUZIONE (FORZE PRODUTTIVE) e coloro che non lo hanno e devono
sottomettersi ai primi. La proprietà privata, dei mezzi di produzione, genererà da subito una lotta tra
due classi: una sfruttata e una che sfrutta. Lotta ineliminabile finché ci sarà la proprietà privata.
 La forza lavoro: gli uomini che producono.
 Mezzi di produzione: i mezzi utilizzati per produrre (macchine, terreno…)
 Conoscenze tecniche e scientifiche usate per migliorare la produzione.
 RAPPORTI DI PRODUZIONE. I rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione e
che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di produzione e anche la ripartizione di ciò che si
produce. La loro espressione giuridica sono i rapporti di proprietà.
 Regole, norme, leggi che regolano come ciò che viene prodotto viene ripartito. Le regole che
stabiliscono a chi appartengono i mezzi di produzione. In ogni epoca anche la proprietà del
prodotto finito. Non sempre è stata la stessa cosa nelle varie epoche. Questo sistema costituisce
il modo di produzione di ogni epoca. La tipica modalità con cui si produce e si ripartisce il
prodotto.
La sovrastruttura: i rapporti giuridici, le forze politiche, le dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche
intesi come espressione dei rapporti che definiscono la struttura di una certa società.
 TUTTO L’ASPETTO CULTURALE, RELIGIOSO, ARTISTICO DI QUELLA PARTICOLARE SOCIETÀ, cioè la
“sovrastruttura”. Si crea perché LA CLASSE DOMINANTE CERCA DI GIUSTIFICARE E PRESENTARE
COME NATURALE, GIUSTO, OPPORTUNO L’ORDINE CHE LA VEDE DOMINARE E NASCONDERE, ALLA
CLASSE DOMINATA, LA SUA CONDIZIONE DI INGIUSTIFICATO SFRUTTAMENTO. Ad esempio la società
medievale. I signori hanno le terre che vengono fatte lavorare a dei servi. Su questa struttura si
innesta la cultura medievale. La politica giustifica il predominio del signore. Lo stesso fa il diritto. La
religione va dicendo che il servo avrà ricompensa nell’aldilà. Lo steso farà l’arte. Questi elementi
rinsaldano l’ordine sociale fissato dalla struttura.
 Ad esempio LO STATO È UNA SOVRASTRUTTURA, così come l’arte… sono un effetto
dell’economia. Lo stato borghese è un effetto dell’economia borghese. Lo stato liberale avrà
certe leggi che sono trasposizione dei rapporti economici. Lo stesso vale per la letteratura: il
romanzo borghese. È un effetto di quella struttura, di quella base economica. Strutture nuove,
nuove sovrastrutture. La sovrastruttura è un riflesso della struttura, al mutare di questa muta
quella. La base dunque è economica.
 Anche la RELIGIONE È SOVRASTRUTTURA, si evolve. C’è un sentire religioso medievale e uno
moderno, che cambia al cambio della struttura. Se voglio togliere il problema che la religione fa
emergere devo cambiare la struttura. Se voglio cambiare lo stato devo cambiare la base di questo
stato, la struttura.
Materialismo storico: non sono le leggi, lo Stato, le forze politiche, le religioni, le filosofie, ecc. a determinare
la struttura economica di una società, ma è la struttura economica della società a determinare le leggi, lo
Stato, ecc. Le forze che muovono la storia sono di natura socio – economica e non spirituale. Per questo
parliamo di materialismo.
Quale rapporto esiste tra struttura e sovrastruttura? È stato oggetto di diverse discussioni.
Quando Marx parla di sovrastruttura usa un’immagine visiva per dire che i fenomeni politici e culturali
dipendono dalla base economica, senza però escluderne l’importanza.
Per indicare il rapporto usa due verbi.
Determinare: indica un rapporto diretto.
Condizionare: indica un rapporto più indiretto.
L’unico elemento che si auto - determina è la struttura economica di cui la sovrastruttura è un riflesso.
Se passiamo all’analisi dalla singola società alla storia vedremo che LA STORIA È UN PROCESSO SCANDITO DA
RIVOLUZIONI.
 Le varie società entrano in crisi. LE CLASSI DOMINATE TRAMITE UNA RIVOLUZIONE PRENDONO IL
SOPRAVVENTO e creano una società in cui loro sono classe dominante e contrapposta ad essi CI SARÀ
UNA NUOVA CLASSE DOMINATA che si opporrà ad essa. Ci sarà una nuova lotta di classe.
 PERCHÉ avvengono queste rivoluzioni? C’È UNO SCOLLAMENTO TRA STRUTTURA E
SOVRASTRUTTURA.
 Quando la struttura cambia e gli uomini hanno trovato il modo di produrre, LA
SOVRASTRUTTURA NON CORRISPONDE PIÙ ALLA STRUTTURA, VIENE MENO LA SUA
CAPACITÀ DI NASCONDERE E GIUSTIFICARE LA STRUTTURA. A metà del 700 cambia la
struttura economica. Si creano industrie che producono enormi quantitativi di merci dando
via alla prima rivoluzione industriale. Chi ne beneficia sono i borghesi, capitalisti. Hanno il
potere economico, si arricchiscono, ma il potere politico è ancora in mano ai nobili. Allora si
arriva alla rivoluzione francese in cui i borghesi si impongono sui nobili imponendo una
società basata su valori borghesi. La sovrastruttura torna a corrispondere con la struttura
economica. La politica attraverso il suffragio censitario mette il potere nelle mani delle elite
borghesi, la religione calvinista giustifica il capitalismo, l’arte, la cultura e la moda difendono
i valori borghesi.
 Si andrà avanti all’infinito? No. SECONDO MARX LA SOCIETÀ CAPITALISTA È UN PUNTO DI
SVOLTA. Il capitalismo porta in sè una contraddizione esplosiva. La fabbrica moderno è
proprietà di un capitalista, ma produce grazie al lavoro collettivo di operai, tecnici, impiegati,
dirigenti… se sociale è la produzione della ricchezza, lo deve essere anche la sua
distribuzione. Il capitalismo quindi porta in sè, come esigenza dialettica, il socialismo: il
capitalismo pone le basi del socialismo. Da un lato perché produce una quantità smisurata di
beni che se si distribuissero fra tutti ciascuno avrebbe ciò di cui ha bisogno; dall’altro questa
società ha creato divisioni sempre più forti. DA UN LATO CI SONO I CAPITALISTI CHE SONO
SEMPRE MENO E HANNO SEMPRE PIÙ RICCHEZZA CONCENTRATA NELLE LORO MANI E
DALL’ALTRA CI SONO GLI SFRUTTATI, I PROLETARI, CHE SONO SEMPRE PIÙ NUMEROSI E
VIVONO NELLA PIÙ TOTALE POVERTÀ. Quando i proletari prenderanno coscienza della loro
condizione avverrà una rivoluzione, che sarà diversa dalle altre. Sarà una rivoluzione della
stragrande maggioranza degli sfruttati contro un piccolissimo gruppo di sfruttatori. QUESTA
MAGGIORANZA UNA VOLTA GIUNTI AL POTERE NON CREERÀ UNA CLASSE SOTTOMESSA A
SÉ (SAREBBERO POCHI), MA ANNULLERÀ LA PROPRIETÀ PRIVATA, CAUSA DELLA MISERIA E
CREERÀ UNA SOCIETÀ SENZA CLASSI. Ci sarà un momento di DITTATURA DEL PROLETARIATO
durante il quale dovrà abbattere lo stato borghese e ricostruire una società e poi si arriverà
allo stato senza classi, in cui tutti daranno spontaneamente in base a quanto possono e
avranno tutti in base a quanto abbisognano. Se la felicità dipende dal soddisfacimento dei
bisogni, questa società sarà sommamente felice. Per Marx questo è socialismo scientifico,
basato sulle leggi dell’economia.

Il Capitale
Per Marx non esistono leggi economiche universali, ma ogni formazione sociale ha caratteri propri e leggi
storiche specifiche.
Nel capitale Marx analizza il capitalismo e come la contraddizione stessa del capitalismo lo porteranno alla
fine. È una legge che porta a prevedere una rivoluzione che cambierà il mondo.
Il Capitale è una collaborazione tra Marx ed Engels. Non è facile attribuire all’uno o all’altro. Marx scrive
materialmente il primo libro, che presenta i concetti fondamentali.
L’opera si intitola “Il Capitale”, ma questo non fa di lui un capitalista. Molti concetti sono già stati esposti.
Vuole trattare del capitalismo da un punto di vista semplicemente economico. Si tratta di spiegare in maniera
scientifica il funzionamento economico del capitalismo.
Considerato che il capitalismo è una produzione generalizzata di merci, dobbiamo partire dal dire che cosa
sia una merce.
 Una merce è qualsiasi cosa abbia un valore d’uso. Il valore d’uso è la capacità che una merce ha di
soddisfare un bisogno. In altre parole, ogni merce deve servire a qualcosa. I bisogni per loro natura
sono profondamente diversi fra loro.
 Se voglio scambiare le mie merci non posso far riferimento al valore d’uso, ma dovrò cercare un
valore di scambio. Come si calcola, in maniera oggettiva? Marx fa un po’ di ipotesi e conclude che si
basa sul lavoro necessario a produrre quella merce. Più lavoro serve per produrla e maggiore sarà il
suo valore di scambio.
 Voglio scambiare mele con diamanti. In base al valore d’uso le mele dovrebbe valere di più perché
soddisfano un bisogno fondamentale. I diamanti sono un bene di lusso. Se facciamo riferimento
al lavoro, le mele richiedono poco lavoro per essere prodotte. Un diamante richiede maggiore
lavoro.
Dal valore di scambio si ricava il prezzo, ossia il valore all’interno di un mercato. Il prezzo non coincide con il
valore di scambio, in quanto a determinarlo subentrano diversi fattori (ad esempio l’abbondanza o la scarsità
delle materie necessarie per produrre). Lo scambio diretto di merci è poco pratico (una merce per un’altra).
Ciascuno scambia le proprie merci in denaro e il denaro diventa l’equivalente che semplifica lo scambio. È il
ciclo economico capitalistico.
 È il funzionamento dell’economia tradizionale che Marx esprime attraverso lo scambio M – D – M.
Ottengo, produco una merce, la scambio con del denaro e tramite quel denaro ottengo un’altra
merce.
 L’economia capitalista ha un funzionamento diverso: D – M – D primo. Denaro, merce e più denaro
di quello che avevo all’inizio. Di solito lo scambio economico è tra equivalenti. I capitalisti hanno
scoperto una merce che vale di più di quello che mi è costata. Questa merce è l’operaio, il quale
vende il suo lavoro al padrone che lo ripaga tramite un salario. Il salario non corrisponde alla totalità
delle ore lavorate. L’operaio ripaga il salario con una piccola parte delle sue ore di lavoro. Per un po’
lavora, quando ha ripagato il salario il lavoro in più lo dona al padrone. Questo si chiama plus lavoro.
Il plus lavoro genera il plus valore, che produce il profitto del padrone. Le ricadute filosofiche sono
enormi.
 Se le cose stanno così è evidente che non può esistere un capitalismo che non sfrutti gli operai. Il
padrone non può non chiedere il plus valore altrimenti non avrebbe un plus profitto. Il padrone
deve sfruttare sempre di più l’operaio per rimenare competitivo. Marx esprime tecnicamente
questa dinamica attraverso la legge che chiama la legge della caduta tendenziale del saggio di
profitto.
Il saggio di profitto è un numero che esprime quanto un’impresa è in grado di produrre
profitto. Più il saggio di profitto è alto maggiori saranno gli utili, più è basso minori saranno
gli utili. C’è una caduta tendenziale di questo saggio di profitto, cioè nel tempo
tendenzialmente il saggio di profitto tende a crollare. È una legge economica. Il SP è dato dal
PV fratto il Capitale costante (macchinari) sommato al Capitale variabile (salario). Per
aumentare il SP o cresce il numeratore o diminuisco il denominatore. I padroni tenderanno
a diminuire i salari fino ad arrivare alla soglia di sopravvivenza. L’industriale non può non
sfruttare sempre di più l’operaio. Questa formula permette di prevedere che può sviluppare
sempre di più il plus valore con nuovi macchinari. Però bisogna cambiare il capitale costante.
Il SP è sempre più risicato e molti falliranno e sospinti nel proletariato.
Proprio per questa legge diventa sempre più difficile ottenere un profitto. Aumentano i
proletari e diminuiscono i capitalisti che hanno tutto. È insito nelle leggi economiche del
capitalismo.

La rivoluzione e la dittatura del proletariato


Le contraddizioni della società borghese pongono le basi per la rivoluzione del proletariato. Questi,
impadronendosi del potere politico avvia il passaggio dalla società capitalistica a quella comunista.
• Una missione storico - universale: non si tratta solo di abolire un tipo di proprietà, ma cancellare ogni forma
di proprietà privata, di divisione del lavoro e di dominio di classe, ma di iniziare una nuova storia del mondo.
 Quale strumento? Con la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. Così ha termine il
plusvalore e lo sfruttamento di classe.
 Come accedere al potere? Dipende dalle condizioni storico - nazionali. Ci possono essere dunque
forme violente o anche forme pacifiche.
 Obiettivo? La rivoluzione proletaria deve abbattere lo stato borghese e le sue forme istituzionali.
Non si tratta di impadronirsi della macchina statale borghese, ma di distruggerne i meccanismi di
fondo. (Questo perché lo Stato borghese è espressione di una condizione pre - statale di un certo
tipo).
• Tutto questo prende corpo nella dottrina della dittatura del proletariato.
 Se il proletariato vuole fare fronte ad un’offensiva contro - rivoluzionaria della borghesia deve
instaurare una dittatura.
o A differenza delle altre dittatura sarà la dittatura di una maggioranza di ex - oppressi su
una minoranza di ex - oppressori.
o È la figura politica necessaria per la transizione dal capitalismo al comunismo.
o È solo una figura storica di transizione che mira a superare se stesa ed ogni forma di Stato.
Abolendo le classi non si può che arrivare all’abolizione dello Stato.
SOREN KIERKEGAARD

INTRODUZIONE

In vita non fu molto seguito e le8o. Riscoperto nel ‘900. Il primo vero esistenzialista in senso moderno. Ci
sono similitudini fra Pascal e Kierkegaard. Il primo però ha una formazione più ampia. Kierkegaard pone le
basi dell’esistenzialista del ‘900 (Sartre, Heidegger, Jaspers…).
1813 – 1855 a Copenaghen, che lascia solo per un anno per andare a Berlino, terminaX gli studi universitari.
A Berlino insegnava Schelling, da cui rimane deluso.
Famiglia benestante. Il padre lo educa in maniera molto severa. Lo educa in un clima cupo e austero. Cresce
controllato dal padre. Per soddisfare i desideri del padre studia teologia con una tesi sull’ironia in Socrate.
Quando il padre muore gli rimane una piccola eredità.
Un peso rilevante è la relazione con Regina Olsen che era la sua fidanzata. La frequenta per diversi anni. I
due si devono sposare, ma improvvisamente lui la lascia. Questo evento ha un peso rilevanXssimo nella
psicologia di Soren. Non è chiaro il moXvo per cui la lascia. Qualcuno vede in questa decisione un’eco della
sua filosofia. Qualcun altro sosXene che Kierkegaard si ritenesse malede8o e che l’abbia lasciata per non
coinvolgerla in questa maledizione. Pensava che Dio l’avesse malede8o perché il padre aveva avuto una
relazione con colei che sarebbe diventata sua madre poco dopo la morte della moglie. Altra ipotesi: il padre
aveva bestemmiato contro Dio. Ci aiutano a comprendere la psicologia di questo uomo che aveva questa
cupezza di fondo, ansia e angoscia. Viveva l’indagine con una certa tragicità. Tu8o questo si rifle8e sulla sua
filosofia.
Rimane poco toccato dagli avvenimenX che sconvolgono l’Europa. Le opere le scrive quasi tu8e con
pseudonimi, che cambiano a seconda della fase di vita, come se rappresentassero qualcosa di importante.
Forse anche perché per lui era difficile trovare una propria idenXtà.
Opere principale: Aut – Aut (1843); Diario del sedu8ore (contenuto in Aut – Aut); Timore e tremore (1843; Il
conce8o dell’angoscia (1844); Briciole di filosofia (1844).

I temi della sua filosofia


Il suo pensiero non inciderà nell’O8ocento, ma acquisterà risonanza nel Novecento. Certamente è un
pensiero che si me8e in anXtesi a quello idealista.
Vediamo, poi le svilupperemo, alcune cara8erisXche di questo pensiero.
• L’esistenza umana è riportabile alla categoria di possibilità. A fondamento di ogni scelta umana sta la
possibilità (posso fare e non fare). La novità di Kierkegaard è evidenziare il cara8ere negaXvo di ogni
possibilità. L’esistenza umana non è qualcosa di necessario e garanXto, ma un insieme di “possibilità” che
pongono l’uomo di fronte ad una scelta e che hanno sempre una componente ineliminabile di rischio.
⇒ Qualunque possibilità è tanto “possibilità - che - sì”, quanto “possibilità - che - non”, ossia ciò che è
possibile “non sia”. Ogni possibilità implica sempre la minaccia del nulla. Ogni possibilità e scelta
che io faccio è sempre aperta al fallimento. Questo fa della nostra esistenza qualcosa di angoscioso.
⇒ L’esistenza di Kierkegaard è cara8erizzata dal peso di questa minaccia, tanto da paralizzarlo
(discepolo dell’angoscia). Sta nel “punto zero” cioè nell’indecisione permanente, l’equilibrio
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instabile tra le opposte alternaXve che si presentano. La “scheggia nelle carni” come impossibilità di
riconoscersi in una possibilità unica.
• Prova a delineare quali sono le possibilità fondamentali che si offrono all’uomo durante la sua esistenza.
Sono quelle che definisce come “stadi” e momenX della vita che cosXtuiscono le alternaXve fondamentali
dell’esistenza, tra le quali l’individuo è generalmente spinto a scegliere.
• Il tema della fede, in parXcolare il crisXanesimo nel quale vede un’ancora di salvezza. Con l’aiuto
soprannaturale della fede il crisXanesimo offre l’unica via d’uscita all’angoscia e alla disperazione che
cara8erizzano l’esistenza.

Il confronto/scontro con l’idealismo


MolX dei temi della sua filosofia si pongono in anXtesi con quelli dell’idealismo: difesa della singolarità
dell’uomo; rivalutazione dell’esistenza concreta contro la ragione astra8a; le alternaXve inconciliabili contro
la sintesi conciliatrice della dialeoca; libertà come possibilità contro la libertà come necessità; per dirne
alcuni.
• Chi vive nella storia però non si consola in questo modo. Sapere che nell’infinito tu8o trova soluzione non
cambia il mio dramma, la mia contraddizione. La mia storia rimane drammaXca. Lo scontro dialeoco nella
mia esistenza non viene superato nella mia storia. L’idealismo non guarda al singolo, ma guarda al tu8o.
Spiega le cose per il tu8o e non per il singolo. Noi viviamo la storia come singoli. Nella momentaneità
viviamo i drammi, viviamo la storia, qui dobbiamo trovare il senso della nostra esistenza. Che senso ha
spiegare l’esistenza se dobbiamo dimenXcarci dell’uomo. L’idealismo dunque ha sbagliato la prospeova.
Questo sarà l’approccio di Kierkegaard: guardare alle contraddizioni umane e concrete.
• Nell’idealismo le contraddizioni esistono. Nella storia tesi e anXtesi si confrontano. La legge della storia è
una legge dialeoca, di scontro. Per Hegel questa contraddizione è sempre superata nella sintesi. La tesi è
rafforzata dal passaggio a8raverso l’anXtesi. Le contraddizioni si superano e si risolvono.

I tre stadi dell’esistenza


ParXamo da Aut – Aut. In quest’opera presenta due stadi dell’esistenza, due stadi di vita divisi da un abisso.
Sono anXteXci fra loro e non possono trovare una sintesi. Stadio dell’esistenza: i modi fondamentali di
vivere e di concepire l’esistenza: vita eXca, esteXca e religiosa. Le prime due non possono addizionarsi e
fondersi in una sintesi finale, ma sono alternaXve inconciliabili. Ogni stadio di vita è inconciliabile co l’altro
(aut - aut appunto).
La dialeoca di Kierkegaard è diversa da quella hegeliana. I tre stadi non sono collegaX fra loro, opposX l’uno
all’altro senza possibilità di pacificazione.
L’opera è firmata con uno pseudonimo (Victor Eremita). Inventa una sorta di finzione narraXva: finge di aver
ritrovato due plichi di carte, A e B, che rappresentano i due stadi diversi dell’esistenza. Quello più famoso è
forse il plico A che conXene Il diario di un sedu8ore. Ci sono saggi su Mozart, sulla vita matrimoniale.
• Vita esteXca. Lo stato di chi sceglie di non scegliere. È lo stadio della vita di chi sceglie di non scegliere. È la
vita di chi, l’esteta, fugge da ogni vincolo e impegno e cerca l’aomo fuggente della propria realizzazione.
Cerca conXnuamente la novità e l’avventura. Fa della sua vita un’opera d’arte da cui è bandita la
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monotonia e nella quale trionfano emozioni sempre nuove. È una vita che non acce8a la ripeXzione di
una vita regolare, che prevede sempre una certa monotonia e rende meno interessanX anche le vicende
più prome8enX. La differenza tra i due stadi sta proprio nell’a8eggiamento di fronte alla scelta. Chi vive
uno stato esteXco sceglie di non scegliere.
⇒ La figura centrale è il Don Giovanni, il sedu8ore che decide di non impegnarsi mai con una donna
specifica. Non è alla ricerca dei piaceri sfrenaX in maniera indiscriminata, ma cerca i piaceri più
intensi. Non sceglie mai una donna, le sceglie tu8e quindi nessuna. Vive nell’aomo e non nel
tempo. Don Giovanni non vuole stendere nulla nel tempo, vuole cambiare sempre che significa
vivere nell’istante. Star fermi in una cosa significa scegliere, ma significa anche cadere nella noia,
nella ripeXzione. Solo nell’aomo si coglie l’inedito. Il Don Giovanni non vuole la noia, la ripeXzione,
la banalità. Che cosa cerca il Don Giovanni? Cerca quell’esperienza che lo possa soddisfare il suo
desiderio. Il problema non sta nell’inadeguatezza delle varie amanX, ma nell’incapacità di Don
Giovanni di trovare in una donna quell’infinità di piacere e di realizzazione che sta cercando. In
sintesi: cerca l’infinito nel finito, ma lì non lo può trovare.
⇒ Don Giovanni però, non operando alcuna scelta, non riesce a darsi un’idenXtà. Anche il rapporto
con se stessi si costruisce nel tempo e non nell’istante. Non sa chi è. Definirsi significa stabilire delle
cara8erisXche che durano nel tempo. L’idenXtà è fru8o delle scelte che facciamo. Questo stadio di
vita a lungo andare porta alla disperazione. Don Giovanni si accorge che la sua vita non ha
fondamento. La vita esteXca è desXnata ad una sconfi8a, a non sapere chi siamo. Se l’uomo della
vita esteXca si trova disperato, bisogna affrontare la disperazione, evitare la vita esteXca. Affrontare
questa disperazione. La vita esteXca alla fine conduce alla noia e alla disperazione. Chi vive
esteXcamente è, che lo sappia o no, disperato. Questa disperazione è il sintomo del desiderio di una
vita diversa. Proprio lasciandosi andare alla disperazione ci si può riagganciare e compiere quel salto
che porta alla vita eXca.
• Il secondo stadio: la vita eXca. L’uomo rinuncia ad essere l’eccezione, si adegua ad una forma, si adegua
all’universale. Implica stabilità, conXnuità. Scegliendo di scegliere assume su di sè la responsabilità della
propria libertà, si impegna in un compito a cui rimane fedele. Questa vita si fonda sulla conXnuità e sulla
scelta “ripetuta” che l’individuo fa di se stesso e del proprio compito. Implica la scelta della normalità.
Scegliendo una volta per tu8e dovrei tenere a bada l’angoscia (marito, lavoro, condizione sociale…). Se
scelgo sempre la stessa cosa non mi pongo più il problema di scegliere e questo dovrebbe tenere a bada
l’angoscia. L’uomo eXco deve fare i conX con il fa8o che non è come vorrebbe essere, le scelte che fa
possono essere sempre sogge8e alla tentazione, al ripensamento. Per quanto ci si sforzi il dubbio risorge
sempre. Con il dubbio, la possibilità, l’angoscia e la disperazione. Il rimorso e il penXmento possono
portare l’uomo allo stadio religioso.
• La vita eXca è incarnata dal marito. Il matrimonio è compito che potrebbe essere di tuo. Vive del proprio
lavoro. Lavora con piacere perché a8raverso il lavoro entra in relazione con altre persone e adempiendo al
proprio compito adempie e a tu8o ciò che può desiderare al mondo.

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• Sceglie di scegliere. Si riconosce nella sua storia, anche negli elemenX più dolorosi. Nel riconoscersi in
quesX aspeo si pente. Non fugge però dalla disperazione. Le scelte che ha fa8o possono essere sempre
sogge8e al ripensamento.
• Opposto dell’esteXca. È scegliere di scegliere. L’uomo si impegna nel tempo. Il marito è il simbolo
contrapposto a don Giovanni, trova un lavoro, si impegna nella vita civile. I simboli sono il marito ed il
giudice. La vita in cui l’uomo si conforma, acce8a la banalità, acce8a che la vita possa diventare ripeXXva.
AnXtesi della vita esteXca. Anche qui acce8are la banalità significa cadere nella noia. Il marito lo acce8a.
La vita eXca è seguire delle regole generali e conformarsi ad essa. Il marito sceglie di seguire quelle regole
generali che vengono prima di lui. Lo diceva anche Hegel. Kierkegaard sembra sposare l’idea hegeliana. Il
problema è che anche questa vita, pur apparendo migliore di quella del don Giovanni, arriva alla
disperazione e allo scacco. Il marito dà conXnuità a tu8o, sa chi è (marito devoto che lavora…), ma proprio
sapere chi è lo porta alla disperazione. In quel momento si rende conto di tu8e le sue imperfezioni, di
tuo i suoi limiX. Si coglie come debole, finito, limitato, aperto all’errore. Il nostro impegno non arriverà
mai a buon fine, non raggiungeremo mai l’oomo. Ci rendiamo consapevoli della nostra peccaminosità, di
non essere perfeo come vorremmo, di non potere aspirare alla felicità. Un altro scacco sta nel fa8o che
l’uomo si rende conto di essere cosXtuito di corpo e anima, la quale tende all’infinito. La ripeXzione che
questa vita consegna all’anima, non le può bastare. Desideriamo di più di questo ripetersi e mancata
realizzazione completa delle nostre aspirazioni.
• Serve dunque un ulteriore passaggio che verrà presentato in Timore e tremore. Il salto è ancora più
abissale. È lo stadio religioso. Il rimorso e il penXmento possono portare l’uomo allo stadio religioso.
L’uomo di fede si affida a Dio. Non fa ciò che vuole lui, ma fa la volontà di Dio. La sua scelta non è più
legata a ciò che pensa e crede, ma è totalmente dipendente dalla volontà di Dio. Se Dio è buono, perfe8o,
ciò che vorrà per noi sarà qualcosa di buono. Riposando nell’unica scelta posiXva vinceremo l’angoscia e la
disperazione. C’è un problema. Il simbolo dell’uomo di fede è Abramo. La fede è solitudine, rischio e
paradosso. Non può essere condivisa con gli altri. Rischio: siamo sicuri che sia la volontà di Dio e non una
tentazione diabolica? Paradosso: tu8o questo non è spiegabile, anzi è assurdo. Non ha senso. La stessa
scelta di fede: devo pregare Dio perchè mi conceda la fede, ma se non ho la fede non posso pregare Dio.
La fede risolve sì l’angoscia e la disperazione, ma non è razionale.
⇒ Per spiegarlo usa un esempio tra8o dalla Bibbia: Abramo. Abramo non si so8rae alla richiesta di Dio
di sacrificare suo figlio. Kierkegaard lo mostra come perfe8o esempio di come funziona la vita
religiosa. Fino alla prova Abramo aveva vissuto una vita eXca. Ad un certo punto Dio fa una richiesta
ad Abramo, non in linea con la vita eXca, ma completamente opposta alle regole. I comandamenX
vietano di uccidere, ancora più grave uccidere il proprio figlio. Il sacrificio del figlio non è de8ato da
un’esigenza morale, ma da un comando divino.
⇒ Scegliendo di seguire il principio religioso si sceglie di rompere anche con gli altri uomini, di
rischiare di non seguire le regole universali, di andare controcorrente. È il dominio della solitudine.
⇒ La vita religiosa porta al paradosso, all’assurdo, a negare tu8e le regole generali. La vita dell’uomo
non è una vita di regole universali, ma è la vita del singolo. La vita religiosa non è un insieme di
norme che tuo devono seguire è un rapporto inXmo e dire8o tra il singolo e Dio. La richiesta di Dio
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è illogica e irrazionale. È tu8o un rapporto dire8o e singolare tra l’uomo e Dio. È assurda la vita
religiosa quanto la richiesta di Dio ad Abramo. La vita religiosa è paradossale e scandalosa. Come si
fa a capire che Dio ci sta chiamando? Ce ne rendiamo conto quando proviamo l’angoscia
dall’incertezza della scelta. Quando siamo talmente dentro all’incertezza cosXtuXva dell’uomo
senXamo la voce di Dio e la sua paradossalità. Dio ci chiede di scegliere e a8raverso la grazia ci
spinge a scegliere. La religione è qualcosa di arazionale. Bisogna affidarsi a Dio. La religione è la
perfe8a rappresentazione della natura umana: l’uomo è nato per vivere l’angoscia dell’incertezza,
qualsiasi scelta farai giungerai ad uno scacco. Nella religione questo scacco appare conXnuamente.
⇒ La vita religiosa presenta un cara8ere incerto e rischioso: come facciamo ad essere sicuri che quello
che facciamo sia la volontà di Dio? Non ne siamo cerX. C’è un solo segno indire8o: l’angoscia con
cui chi è veramente ele8o da Dio si pone questa domanda. L’angoscia dell’incertezza è la sola
assicurazione possibile. La fede è certezza angosciosa.
⇒ Esiste una contraddizione insanabile nella fede. La fede è paradosso e scandalo: deve scegliere, ma
la fede viene da Dio.

ANGOSCIA E DISPERAZIONE
L’angoscia è una condizione esistenziale. Segna la nostra vita, non possiamo non vivere in questa
dimensione. L’angoscia è Xmore di qualcosa di determinato, diverso dunque dalla paura. Per Kierkegaard
nella vita si può provare paura per qualcosa di indeterminato e questa è l’angoscia. Questa angoscia deriva
dalla possibilità. L’uomo è posto costantemente di fronte a delle scelte e spesso non sa che strada prendere.
Il senXmento che si prova di fronte alle strade di una scelta è l’angoscia.
⇒ Per chiarirlo usa la figura di Adamo. Kierkegaard rifle8e a lungo su questa figura. Prima di poter
scegliere Adamo era beato. Quando Dio gli vieta di mangiare gli dà di fa8o anche la libertà e
dunque la possibilità di scelta. Nel momento in cui gli viene posto un limite diventa veramente
uomo, capace di operare una scelta. Prima la sua non era scelta, non doveva scegliere. Era come un
angelo. Gli mancava lo spirito, la consapevolezza di sé. non si rendeva conto di sé. gli mancava la
possibilità della scelta. Adesso ha davanX anche il peccato. È possibile scegliere bene, ma anche
male. In quel momento Adamo scopre qualcosa di diverso, le conseguenze delle sue scelte e scopre
l’angoscia. Aveva vissuto ingenuo e innocente. Scopre il peccato e cosa significa essere uomini, i suoi
limiX. Può decidere chi essere. Può darsi una faccia, ma questo comporta la possibilità di perdere
tu8o cadendo nel peccato. Da quel momento in poi Adamo perde il paradiso. Questo è il desXno
dell’uomo: l’angoscia. Nel momento in cui Adamo sceglie porta le conseguenze delle sue stesse
scelte. La scelta è sempre rivolta davanX. C’è sempre un futuro. La scelta è connaturata alla
dimensione del futuro. Infao prima Adamo non viveva la vecchiaia. L’angoscia c’è con una
prospeova futura. Ciò che angoscia è sempre il futuro. Nella prospeova religiosa è un futuro anche
impegnaXvo. Le nostre scelte riguardano un futuro che sfocia nell’infinito. Le nostre scelte
condizionano la nostra vita da qui all’eternità. Quindi la scelta diventa ancora più angosciante. Ogni
scelta influisce sulla vita eterna. Questo peso lo si vede anche in un brano più avanX nella Bibbia:
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Gesù che prova angoscia. Qui si vede l’umanità di Cristo. Il momento è quello dell’orto degli ulivi. La
sera prima Gesù ha invitato Giuda a fare in fre8a a fare ciò che deve. Glielo dice perché lo stesso
Gesù ha paura, angoscia, ci sono delle possibilità che devono ancora realizzare. Non è sulla
preghiera di Gesù sulla croce che si vede l’angoscia di Gesù.
Per spiegare al meglio l’angoscia: è come guardare dentro una voragine di fronte alla quale
proviamo verXgine. Questa verXgine assomiglia all’angoscia. Non vediamo il fondo e non sappiamo
che cosa ci sarà. Vorremmo vedere, ma quando ci sporgiamo a vedere proviamo angoscia per
qualcosa di vago, che non cogliamo. Questa è la condizione Xpica dell’uomo.
⇒ C’è anche la disperazione. L’uomo vive anche la disperazione. È un Xpo parXcolare di angoscia. È
paura indeterminata delle possibilità interne dell’io. Le scelte non riguardano solo gli altri, ma
riguardano anche la relazione con me stesso. il mio io ha davanX delle scelte: essere se stesso o
altro da sé… ci sono sempre tante possibilità e ogni momento bisogna scegliere. Il dovere sempre
scegliere quale io privilegiare è sempre disperante. è vero che per la disperazione io faccio i conX
con me stesso, ma il mio io è sempre di fronte a Dio. Quindi non è mai un confronto solo con me
stesso. se mi confronto con Dio mi vedo sempre piccolo e limitato.
⇒ Questo confronto interno richiama gli stadi dell’esistenza.
Non darci alcuna idenXtà, come il don Giovanni che non sceglie, lo si può fare interiormente. Si
arriva ad una disperazione di non avere una propria idenXtà.
Adeguarsi al proprio io. Poi annullare tu8e le altre possibilità e prendere una strada chiudendo tu8e
le altre possibilità. Obbedire sempre a ciò che si è. Non si può comunque essere felici. Conoscendo
noi stessi ci si presentano tuo i nostri limiX, i nostri peccaX, la nostra imperfezione.
Negare il proprio io. Contraddire se stessi e cercare di essere qualcosa di diverso. L’io dunque è
desXnato alla disperazione. La disperazione è dovuta o alla carenza di necessità o alla carenza di
possibilità. È vero che abbiamo varie strade, ma non possiamo percorrerle tu8e. Questo paradosso
tra necessità e possibilità è ciò che cara8erizza l’uomo.
⇒ Come si può risolvere sia l’angoscia che la disperazione? Affidandosi a Dio. DavanX all’angoscia e
alla disperazione solo Dio può dare soddisfazione. È però un salto nell’abisso senza sapere dove si
va a finire. Smeoamo noi di scegliere e lasciamo che sia lui a scegliere per noi. PrecipiXamo nella
voragine e nell’abisso. Scelta difficilissima. Come saltare dalla cima di una montagna ad un’altra.
Solo così possiamo superare i nostri limiX, della ragione e della logica.
Che Dio sia paradossale lo vediamo anche da cosa insegna la Bibbia. Dio è immortale e muore. Dio è
lontanissimo, infinitamente altro eppure vicino, che si dona a noi. Dio è trascendente eppure lo
possiamo trovare dentro di noi. Tu8o il crisXanesimo è paradosso e anche l’incontro con Dio è tale.
Lo possiamo trovare nella coscienza, si trova nell’angoscia. È un incontro singolare. Non l’incontro
nella chiesa. La vera religione è nell’inXmo dell’uomo. Non dobbiamo conformarci al tu8o,
l’assoluto è nel nostro cuore. Lì possiamo superare l’angoscia e la disperazione. Dio si vive
nell’istante. È sempre un incontro momentaneo interiore. Non c’è alcun percorso, dio si rivela
nell’aomo. Una grazia che dona subito all’uomo. L’incontro con Dio è qualcosa di improvviso.
Spesso questo Dio non lo troviamo fino a quando all’improvviso si dona.
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Comte
INTRODUZIONE

Con lui nasce il posi6vismo sociologico e il posi6vismo francese.


Na6vo di Montpellier 1798 – 1857. Fin da ragazzo affascinato dalla matema6ca. Appena laureato si avvicina
ad un pensatore più anziano: Saint Simon. Si lascia molto influenzare da lui, sopraOuOo circa il ruolo della
scienza e del progresso. Comte si allinea al suo pensiero fino a quando il rapporto si incrina. Prende una
strada personale. Cerca di entrare all’Università. Riesce con compi6 minori, ma non oUene la caOedra di
matema6ca. Il posi6vismo infaU non riesce ancora ad imporsi a discapito dell’idealismo. Le sue idee
fa6cano ad imporsi. Non avrà caOedre importan6. Cadrà in miseria e verrà aiutato da pochi allievi ed
es6matori.
L’opera più importante: Corso di filosofia posi,va. Condensa tuU gli aspeU principali del suo pensiero. Non
avrà successo. Dalla fine degli anni ’20 sarà soggeOo a pesan6 crisi nervose e sarà anche ricoverato per un
periodo in manicomio. Anche per vicende personali. Nell’ul6ma parte della sua vita una svolta nel suo
pensiero: accentua le sue idee e si inizia a parlare di una religione posi6vista. Sembra voler parlare della
scienza in termini religiosi. Assumerà traU mis6co – religiosi. Una deriva molto religiosa.

LA LEGGE DEI TRE STADI

La legge che segna lo sviluppo delle scienze, ma anche delle società e della vita umana. Afferma che ogni
disciplina passa nella sua storia aOraverso tre tappe. Ogni branca del sapere umano passa aOraverso ques6
tre stadi teorici differen6. Quindi ci sono tre diversi metodi per condurre la ricerca e tre diversi sistemi di
concezioni generali.
➢ Stadio teologico o fiUzio. Gli uomini cercano di spiegare cosa accade aOorno a loro facendo
riferimento ad en6 soprannaturali. Invece di usare leggi scien6fiche lo riferiscono alle divinità. Il
fenomeno è prodoOo di un agente divino personificato. L’umanità spiega tuU i fenomeni come
effeOo di una divinità che agisce sul mondo. Questo è sempre il livello di partenza. L’uomo non ha
gli strumen6 per un’altra spiegazione. L’intervento arbitrario di queste forze soprannaturali spiega
qualsiasi anomalia apparente presente nell’universo.
➢ Stadio metafisico o astraOo. È solo una modificazione del primo. I fenomeni vengono spiega6
facendo riferimento a forze astraOe, non personificate. Non più gli dei, ma le essenze, le forze di
aOrazione. Una visione che potremmo definire magica. Ci sono ancora relazioni incomprensibili
dentro le cose. Un passo avan6 rispeOo a prima perché sono delle leggi che fanno accadere le cose.
Ad esempio per Aristotele tuOo tende verso Dio, i corpi sono aOraU dal loro ambito naturale. Si va
un po’ di più verso la scienza.
➢ Stadio scien6fico o posi6vo. Lo stadio più avanzato e ul6mo e defini6vo. Gli studiosi rinunciano a
spiegare il fine ul6mo delle cose e la loro origine, ma si occupano di delineare i meccanismi per cui
le cose avvengono. Trovare le leggi che regolano i fenomeni. Trovare le leggi ed esporle. Passa
aOraverso il metodo galileiano. TuOe le scienze hanno aOraversato ques6 tre stadi.
1
Secondo Comte questa legge non riguarda solo le scienze, ma riguarda anche l’uomo singolo, la società e gli
sta6. Fa corrispondere ad ogni stadio una specifica organizzazione poli6co - sociale ed una determinata
epoca storica.
➢ Allo stato teologico corrisponde il modo di porsi di fronte alla realtà con l’immaginazione. È anche
l’epoca in cui ci si occupa sopraOuOo di spiegare le cause prime e quelle finali. A questo 6po di
pensiero e aOeggiamento corrisponde anche il 6po di stato che è la monarchia teologica 6pica del
medio evo. Dio dava potere ai sovrani. Per quanto riguarda il singolo uomo nell’infanzia l’uomo è
teologo. Nell’infanzia spiega i fenomeni come fruOo di agen6 soprannaturali.
➢ Lo stadio metafisico. Ha come facoltà la ragione specula6va. Ad esempio Aristotele non fa più
riferimento agli dei. Si cambiava il metodo, ma gli obieUvi rimanevano gli stessi: i principi primi e
fine. Lo stato più confacente è quello dell’età delle rivoluzioni dove si impone il conceOo di
sovranità popolare (nasce lo stato moderno). Per le fasi della vita corrisponde alla giovinezza.
Nell’adolescenza cerchiamo di spiegarci i fenomeni con aOeggiamento diverso, ma non ancora
scien6fico.
➢ Stadio posi6vo. La facoltà è la ragione scien6fica. Applica il metodo scien6fico. Non si pone i dubbi
sull’origine e lo scopo ul6mo dell’universo. Rimangono ignote allo scienziato, il quale non è
nemmeno interessato a trovarli. Dal punto di vista poli6ca è la società industriale, quella che sta
emergendo. Non saranno più i sovrani o il popolo, ma domineranno gli scienzia6. Il potere andrà ai
tecnici. Solo gli esper6, gli scienzia6 della poli6ca devono governare e guidare la società. Solo loro
conoscono le leggi. Uno stato nuovo in cui i tecnici domineranno. Corrisponde alla fase della vita
della maturità: si cerca di governare il mondo e non porsi i grandi interroga6vi.
Molte discipline sono entrate nello stadio posi6vo, ma nel complesso la cultura umana e le struOure sociali
corrisponden6 non sono ancora giunte a questo stadio.
Manca ad esempio una fisica sociale, cioè uno studio posi6vo dei fenomeni sociali.
• Il problema di fondo è che alcune scienze sono giunte allo stadio posi6vo, si pensi alla fisica,
all’astronomia. Però non tuOe le forme di conoscenza sono già mature. Questo è un problema perché se
diventano posi6ve si può far funzionare il mondo come si vuole. Quando sono indietro navighiamo nel
buio. Questo accade sopraOuOo nella poli6ca dove si è ancora fermi allo stadio metafisico. Manca una
scienza della società che possa guidare l’uomo verso il bene, l’efficienza. Non sappiamo far funzionare la
macchina poli6ca. Ricordiamo che Comte vive nell’epoca della rivoluzione e di Napoleone.
• C’è caos poli6co, anarchia intelleOuale. Non si arriva a un sistema poli6co che funzioni perché manca una
fisica sociale capace di indicare leggi come quella della fisica. Se avessimo una legge tale da applicare nella
società non ci sarebbe più crisi poli6che ed economiche. Potremmo organizzare lo stato nel migliore dei
modi. La poli6ca diventerebbe solida quanto la fisica e la chimica. Potremmo fare anche delle previsioni.
Le leggi mature ci permeOono anche di prevedere che cosa accadrà. Se ci fosse una legge dei fenomeni
economici potrei controllare l’economia anche nelle previsioni. La poli6ca si muove nell’incertezza. Non
c’è una legge matema6ca e scien6fica che un fenomeno sociale si verificherà con certezza. Per Comte
questo è dovuto al faOo che non abbiamo una legge. Qual è il compito della filosofia? Analizzare le
scienze e comprendere come mai la fisica sociale non è giunta allo stadio posi6vo.
2
Prima di tuOo bisogna dividere le conoscenze. MeOere da parte le conoscenze pra6che e concentrarsi sulle
forme di conoscenza più astraOe. Ordinarle sulla base del percorso che hanno faOo. Mi accorgo che l’ordine
non è solo storico, ma è basato sulla semplicità di queste scienze. Quelle più facili da studiare sono entrate
prima nello stadio posi6vo. Ordinando in questo modo possiamo individuare cinque scienze principali.
• La prima è l’astronomia. Da Copernico in poi. Quasi contemporaneo la fisica. Galileo e Newton
l’hanno portata allo stadio posi6vo. La terza è la chimica, tra 600 e 700. La quarta è la biologia.
La quinta ed ul6ma, che manca all’appello è la sociologia. Quando avremo anche la sociologia
potremo governare il mondo.
• Tra queste discipline manca la matema6ca. Eppure la ri6ene tra le più importan6. Per lui però la
matema6ca è la lingua comune a tuOe le scienze, quindi è stata la prima ad essere entrata in
uno stadio posi6vo. Lo stesso si può dire per la logica. Altra esclusa è la psicologia. Non la
riconosce come vera e propria e scienza perché l’uomo dovrebbe essere in grado di studiarsi da
dentro e fuori. Non è possibile che lo scienziato studi se stesso, che non ci sia uno stacco tra
oggeOo e soggeOo che studia. Nell’ambito dei rappor6 con gli altri è più correOo parlare di
sociologia.

La sociologia
La sociologia non è solo l’ul6ma disciplina, ma è la più importante. TuOe le altre scienze devono essere
subordinate alla sociologia, che da sola potrà risolvere i problemi della società. Raggiunte le leggi gli uomini
non loOeranno più e la scienza sarà sovrana. È un programma utopis6co. È un’esaltazione acri6ca della
scienza. Comte è sicuro che la sociologia raggiungerà questo obieUvo. Ha come scopo quello di
determinare le leggi che governano i fenomeni sociali come soggeU a leggi naturali che ne permeOono la
previsione. Si divide in due.
• Sta6ca sociale. MeOe in luce la relazione necessaria che lega le diverse par6 del sistema sociale.
➢ Cioè, tra un regime poli6co e il corrispeUvo stadio della civiltà umana c’è una corrispondenza
necessaria.
• Dinamica sociale. Alla base sta all’idea del progresso e quindi dello sviluppo graduale e con6nuo
dell’umanità.
➢ Ogni stadio sociale consecu6vo è il risultato necessario del precedente e il motore del successivo.
➢ È così spiegata la presenza di uomini di genio, che sono strumen6 di un movimento predeterminato
che, in loro assenza, avrebbe trovato altre strade per realizzarsi.
➢ Mostrare l’evoluzione nella storia delle varie società e mostrare come questa evoluzione non è
casuale e questa evoluzione segue la legge dei tre stadi. TuOa la storia è formata da tappe legate fra
loro che portano l’umanità verso il progresso. La scienza spinge verso il progresso inevitabile. In
qualche modo questa visione avvicina fra loro Comte ed Hegel. Comte, per quanto sia an6 idealista,
dice che ci sia la scienza che guida la storia, che diventa quindi l’assoluto. Questo percorso ha le sue
tappe che sono necessarie al fine del raggiungimento dello stadio posi6vo: “TuOo ciò che è
necessario esiste”. La storia prosegue secondo tappe necessarie. Per Hegel i veggen6 fanno fare dei

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sal6 in avan6, per Comte ci sono uomini di genio che sanno vedere come la scienza si evolverà, che
portano avan6 con balzi clamorosi la scienza.

Lo scopo è giungere ad un nuovo 6po di società che Comte definisce come sociocrazia. Si basa sulla
sociologia ed è analogo alla teocrazia.
L’obieUvo è giungere a leggi matema6che concre6zzabile con formule. Leggi che permeOono di fare
previsioni. Dalla scienza arriva la previsione, dalla previsione arriva l’azione. La cosa più importante dunque
è la legge. Il metodo è quello Galileiano: esperimen6 e matema6ca. Mol6 cri6ci soOolineano però che
Comte dà molto spazio all’aspeOo teorico. È vero che le esperienze sono importan6, ma bisogna sapere
andare anche oltre. Anche gli esempi che porta spesso sono forzato, cercando di fare entrare i faU in quelle
che lui ha già stabilito essere leggi. L’importante è arrivare alle leggi. L’esperienza va tenuta un po’ in
secondo piano. Si nota un aOeggiamento quasi dogma6co di Comte. Non si pone il problema del fenomeno
e del noumeno: per lui le leggi della scienza sono assolute. Quando avrò le leggi della società saranno valide
ovunque. Queste leggi devono spiegare il mondo, non valutarlo. Non valu6amo le leggi fisiche. Anche le
leggi della sociologia non devono esprimere giudizi sulla società. Queste leggi devono essere il meno
possibile. Le scienze mature trovano poche leggi per spiegare tante cose. Così deve fare la sociologia:
ridurre il numero di leggi.

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HENRI BERGSON

Nella seconda metà dell’O0ocento si levarono delle voci che cri5cavano il Posi5vismo.
Una di queste corren5, in Francia, fu lo spiritualismo il cui esponente principale fu Bergson.
A cavallo tra ‘800 e ‘900. Vinse il premio Nobel per la le0eratura. Quindi opere popolari e di successo.
Oppositore del posi5vismo. Ri5ene che abbia un grande limite e non ci perme0e di comprendere l’uomo,
che invece era l’ambizione del Posi5vismo: la scienza non può arrivare a spiegare in maniera meccanicis5ca
tu0o l’uomo.

1859 – 1941. Studia materie scien5fiche e poi filosofia. Professore al College de France e Nobel nel 1928.
Ebreo di origine e di confessione religiosa, anche se si avvicinerà al ca0olicesimo (avvicinatosi moralmente).
Non si ba0ezza per solidarietà con il suo popolo che viene perseguitato. Scrive varie opere. Saggio sui da*
immedia* della coscienza - Materia e memoria – L’evoluzione creatrice.
Rifiuto della pretesa della scienza di spiegare tu0o dell’uomo.
Tenta5vo di spiegare il dualismo dell’uomo (Cartesio: res cogitans e res extensa). Due nature nell’uomo:
spirituale e carnale.

Il tempo. La scienza tende ad analizzare il tempo in maniera matema5ca e quan5ta5va. Lo spazializza


perché lo vuole misurare (cronometro che misura). Non può andare bene per studiare l’uomo.
Per l’uomo il tempo funziona in maniera diversa rispe0o al modo con cui lo misura la scienza. Quanto dura
un minuto? 60 secondi, tu_ uguali, per la scienza. Il tempo è spazializzato (lo spazio della lance0a). Per
l’uomo un minuto non è diviso in 60 secondi sempre uguali. Per la scienza sono sempre uguali. I minu5 della
vita non sono mai uguali (con l’amata o in una interrogazione in cui non so rispondere). Durano più o meno
a seconda di come li viviamo noi. Il tempo misurato nella nostra vita è diverso da quello misurato nella
scienza, a seconda di come il nostro spirito reagisce alle esperienze. Ci sono minu5 più importan5 e meno.
Ci sono due tempi: la durata e il tempo spazializzato. La durata è il tempo delle nostre esperienze che è
importante per quanto dura. Dualismo tra lo spirito e la materia, la scienza che percepisce il tempo in altro
modo.
• Durata. È misurabile qualita5vamente. Dipende dalla qualità. Un tempo speso bene vale di più di
uno speso male. Quello della vita è irreversibile, non si può ripetere la stessa esperienza,
riavvolgere il nastro. Ci sarà sempre qualcosa di diverso. Il tempo della vita non è mai replicabile. Il
bello e il bru0o dell’esistenza. I bei momen5 li possiamo vivere solo nel ricordo. La vita è diversa. I
momen5 che si susseguono nella coscienza non sono separa5, ma sono spesso dei grovigli, “un
gomitolo”. I nostri momen5 non sono separa5 l’uno dall’altro, ma si raggomitolano. È tu0o un
groviglio di ciò che abbiamo vissuto. ogni momento è l’ul5mo capo di una serie di esperienza unite
che si aggrovigliano. L’uomo ha memoria di ciò che è accaduto prima. Il modo con cui mi pongo è
fru0o delle esperienze preceden5. La vita è un groviglio, appunto un gomitolo. Tu0o è fru0o del
nostro passato che ci por5amo sempre dietro. Nella vita tendo a cogliere il tu0o. Se guardo ad una
sinfonia con occhio scien5fico guardo le note. Il tempo della vita non divide, spezze0a. Cogliamo la
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sinfonia nel suo tu0o. Il tempo della durata è come un gomitolo. Nella vita tendo a cogliere il tu0o.
Se guardo ad una sinfonia con occhio scien5fico guardo le note. Il tempo della vita non divide,
spezze0a. Cogliamo la sinfonia nel suo tu0o. Il tempo della durata è come un gomitolo. La scienza
tende a non vedere il tu0o. Non possiamo mai sbarazzarci neanche quando chiudiamo una pagina
del passato, ma siamo fru0o del nostro passato. Quelle cose ci condizionano comunque perché
hanno contribuito a farci diventare ciò che siamo, anche quando le avessimo rifiutate. Quel rifiuto ci
influenzerà. Sono elemen5 che comunque ci sono. Siamo sempre conservazione, por5amo dietro
ciò che siamo sta5 e creazione, cioè possiamo sempre prendere nuove strade. Siamo comunque
sempre libertà. Possiamo anche cambiare. Il tempo ha una natura psicologica (Agos5no). Il tempo,
come successione di passato, presente e futuro, è solo qualcosa che vive nella coscienza. La scienza
vive solo il presente. Esiste dentro di me. Il passato è un ricordo, il futuro è l’aspe0a5va di ciò che
può accadere. Solo l’uomo misura il tempo.
• Nella scienza quan5tà. Nella scienza il tempo è sempre uguale, ripe5bile. Un minuto è sempre
uguale. Un minuto usato per esperimen5 è sempre uguale, è reversibile, cioè replicabile. Quando
guardo il cronometro il minuto è diviso in par5 uguali, divisione se0oriale uniforme. Par5 dis5nte e
separate fra loro, ma uguali. Il tempo della scienza è come “una collana di perle”, uguali, uniforme,
ma separate l’una dall’altra. Tan5 momen5 che si susseguono uguali. Successione di momen5
uniformi. Il tempo della scienza parcellizza ciò che analizza, divide in par5. Analizzo in se0ori.

Einstein nel 1905 mise le basi della teoria della rela5vità. La sua visione del tempo è completamente diversa
da quella di Bergson. Sono due mondi che parlano lingue diverse.
⇒ Einstein fa del tempo una quarta dimensione. Introduce il conce0o di spazio – tempo. Spazializza
ancora di più il tempo. Il tempo è rela5vo ai pun5 di riferimento. Scorre in un certo modo sulla
terra, ma scorrerebbe in maniera diversa se ci muovessimo alla velocità della luce.
⇒ Bergson tenta di rispondere sopra0u0o in riferimento all’esperimento del treno. Immaginate un
treno che viaggi a velocità prossime a quelle della luce. In un vagone un uomo in piedi con una
sorgente luminosa che eme0e fasci luminosi in due direzioni: uno verso la testa del treno e uno
verso la coda. Cosa accadrebbe. Si verificherebbe uno strano caso. Un osservatore all’interno del
treno vedrebbe arrivare la luce contemporaneamente in testa e in coda. Un osservatore al di fuori
vedrebbe arrivare la luce in momen5 diversi. arriverebbe prima in coda e poi in testa. La
simultaneità diventerebbe rela5va, come il tempo. Bergson cri5ca questo esempio.
o Il tempo non si può sempre misurare. Il conce0o della simultaneità non esiste. Un
osservatore come fa a vedere contemporaneamente la luce che arriva in testa e in coda è
un osservatore costruito della scienza. Lo stesso dell’osservatore al di fuori del treno. Tu0o
questo dimostra che la scienza con5nua a lavorare su un tempo astra0o che non è davvero
vissuto e trascura la vera natura del tempo, che è psicologica. Nella coscienza può anche
esistere la simultaneità.

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Bergson tentò di spiegare meglio il rapporto tra spirito e materia. Il conce0o di libertà della coscienza.
Siamo conservazione e creazione. Siamo liberi di scegliere. Ci pensiamo predetermina5, ma è tu0o residuo
di una mentalità scien5fica. Lo studia come un ogge0o di scienza posso prevedere i suoi comportamen5.
Per Bergson il comportamento dell’uomo non è prevedibile perché siamo liberi.
⇒ Sme_amo di pensare che ci sia una causa ed un effe0o, come fa la scienza. Ripe5amo le condizioni
preseden5, ma le cose non vanno mai allo stesso modo. Ci illudiamo che ci sia un rapporto di cause
ed effe0o. Il modo con cui noi agiamo è l’effe0o di infinite cause. A volte diamo peso ad alcune
cause, altre no. Tu0e le nostre azioni sono condizionate da tu0a la nostra storia nella sua interezza.
Se sono milioni di fa0ori siamo condiziona5 solo da noi stessi e dunque siamo liberi, di agire
secondo la nostra coscienza.

Tu0o questo porta ad a0accare due do0rine che cercavano di dare grande peso al cervello. Il pensiero è
riducibile solo al cervello o è qualcosa di più?
⇒ Il parallelismo psicologico sosteneva l’uguaglianza tra mente e cervello.
⇒ L’epifenomenismo sosteneva che la coscienza fosse una manifestazione del cervello.
⇒ Per Bergson, la mente, la coscienza, è qualcosa di spirituale e non coincide con il cervello ed è più
ampia del cervello. Introduce la dis5nzione tra memoria e ricordo.
o Quando viviamo registriamo ciò che accade cioè imprimiamo nella memoria ciò che accade.
È una parte spirituale. Accumuliamo memorie che diventano durata.
o Il ricordo è la materializzazione che il cervello fa della memoria. Registro tu0o quello che
accade, ma quando richiamo un ricordo, il cervello interagisce con la mente, immateriale, e
materializza il ricordo. Immagazziniamo tanta memoria, ma ci ricordiamo solo una parte
a0raverso il cervello. Questa parte che richiamiamo con il cervello è il ricordo. Anche se non
la ricordo la memoria mi influenza. Lo spirito è molto più gande del cervello.
Ci porta ad un paradosso. La memoria è più oblio che ricordo. Sono più le cose che abbiamo
dimen5cato, ma che ci influenzano.

Tu0o questo ha avuto grande influenza nella le0eratura. Pensiamo a Proust con la sua “Alla ricerca del
tempo perduto”.

Nell’evoluzione creatrice me0e a fuoco la differenza tra uomo e natura. Qui il riferimento è a Darwin.
⇒ L’uomo si porta dietro la sua storia e ogni volta decide cosa fare. Quando sceglie intraprende una
strada e cancella tu0e le altre. Saranno possibilità non realizzate. Nella mia memoria queste
possibilità rimangono. L’idea che avrei potuto fare quella cosa.
⇒ La natura si comporta in maniera diversa. Non è obbligata ad intraprendere una sola strada. La
natura quando si tra0a di evolvere può intraprendere più strade. Spesso la natura ha intrapreso più
linee evolu5ve (si pensi ad esempio ad una pianta).
Noi tendiamo a guardare alla natura come qualcosa di unitario e non percepiamo le biforcazioni.
Esiste un ‘energia primigenia che rende la natura qualcosa di unitaria. Le ramificazioni sono slanci
3
che vengono da un’unica sorgente. Uno slancio vitale che spinge la natura ad evolversi in tante
direzioni, ma partendo da un’unica origine (volontà di vivere, di potenza, conatus). Spinta che
spinge la natura a vivere e mantenersi.
• Questo discorso lo usa per cri5care Darwin, ma anche i finalis5. Essi dicevano che guardando
alla natura vediamo un fine, uno scopo. Le leggi complicate non possono essere fru0o del caso,
ma deve esserci un’Intelligenza. I meccanicis5 non vedono alcuno scopo nella natura. Tu0o
avviene in maniera meccanica e in qualche modo è anche quello che pensava Darwin.
• Bergson ri5ene che non c’è per forza un fine chiaro del mondo, c’è lo slancio vitale. Non si può
dire però che sia puramente meccanica. C’è qualcosa di inspiegabile in questo slancio vitale. Se
guardiamo l’occhio non si riesce a pensare di un semplice meccanismo. Si pone a metà strada.
Usa un paragone: esempio della mano nella limatura di ferro. Immergere la mano nella limatura
di ferro. La mano sposta la limatura che assume la forma della mano. Immaginiamo che questa
mano sia invisibile. Vedremmo che in alcune zone assumerebbe una forma par5colare
inspiegabile. Cosa direbbero finalis5 e meccanicis5? I primi che c’è un proge0o divino. I
meccanicis5 direbbero che probabilmente quella strana forma è dovuta alle leggi che vengono a
crearsi nella limatura. Avrebbe torto gli uni e gli altri. È una mano invisibile, che rappresenta lo
slancio vitale. La natura segue diverse vie evolu5vi né per un fine, né per leggi meccaniche.

Lo slancio vitale incontra anche una resistenza. Così come la mano. Incontra la resistenza della materia.
Riesce a superare la resistenza della materia. Arrivano le biforcazioni. Lo slancio segue queste biforcazioni e
spinge ad evolversi ulteriormente (animali, piante, ecc.). alcune biforcazioni non vanno a buon fine. Se
pensiamo ai vertebra5. Non così in altri campi dove la spinta evolu5va si è arrestata.

Animali e uomini usano l’is5nto, gli uomini l’intelligenza. L’is5nto è la capacità di usare elemen5 organici per
la sopravvivenza. Lo fanno per is5nto (corsa, gambe, zanne…).
Gli uomini usano l’intelligenza che è una facoltà superiore perché consente di usare strumen5 inorganici per
sopravvivere. L’is5nto non pensa, l’intelligenza è una capacità tecnica, 5 perme0e di inventare. È la facoltà
che si basa sul tempo della scienza.
Qual è il problema? Proprio per il suo sguardo spazializzante ci spinge a perdere lo sguardo d’insieme.
Capiamo come sopravvivere, ma non capiamo più il senso dell’esistenza. Affron5amo piccoli problemi, ma
non più quelli grandi. La scienza studia le par5. L’uomo per quanto sia forte ed evoluto rimane debole da
questo punto di vista.
Propone una terza facoltà: l’intuizione. Un’intelligenza is5ntuale. Cogliere con intelligenza il tu0o. Vedere
l’insieme, tu0o il gomitolo. Vedere il tu0o e capirlo.

Esisto un filo condu0ore nella filosofia di Bergson che unisce insieme gli argomen5 della sua filosofia: lo
spiritualismo.
È uno spiritualista perché ri5ene che si debba recuperare l’aspe0o spirituale della vita e del mondo.
4
Un passo indietro. La filosofia dominante è il posi5vismo che pone al centro la ragione e la scienza lo fa in
maniera eccessiva: l’unico modo per giungere alla verità è la scienza ed esistono solo i fa_ naturali che la
scienza può studiare.
Nascono filosofie cri5che.
Per Nietzsche la vita non si spiega a0raverso la ragione e l’intelligenza ma tramite il dionisiaco.
Freud: non è la ragione che guida l’agire umano, ma l’inconscio , l’irrazionale.
Bergson propone una terza via. Non bisogna condannare la ragione perché è ciò che cara0erizza l’uomo,
uno strumento indispensabile per giungere alla conoscenza e alla verità. Esistono una serie di aspe_ che
non si lasciano studiare in maniera scien5fica, che non si lasciano toccare con mano, ma che non per questo
non esistono: emozioni, sen5men5, morale, interiorità dell’uomo.
Va a cercare in ambi5 diversi l’emergere della spiritualità che il posi5vismo aveva trascurato.
L’esempio principi è il conce0o di tempo.
Da un lato il tempo della scienza, misurato dai nostri orologi. È quan5ta5vo. È reversibile, cioè posso
ripetere la misurazione dello stesso fenomeno e o0enere gli stessi risulta5. È discon5nuo, una serie di
istan5 giustappos5 tra loro. Come una collana di perle, ciascuna dis5nta e uguale all’altra. È astra0o anche
se fondamentale per fare scienza.
Tempo della vita. Cambia la percezione del tempo a seconda di come li ho passa5. È qualita5vo. È
irreversibile. Non potrò mai ripetere la stessa iden5ca esperienza, nemmeno se ne ricreo le stesse
condizioni. È con5nuo, un fluire. È come un gomitolo di filo, che avvolgendosi sembra passare sempre sugli
stessi pun5, ma non è mai uguale. I vari momen5 si accumulano formando il dispiegarsi del tempo.
Partecipo ad una festa che è bella perché l’insieme delle cose che ho vissuto sono state diverten5. Quello
che interessa è il tempo della vita che ha a che fare con il nostro spirito. La nostra coscienza è un flusso
con5nuo di esperienze, che dal passato vanno verso il futuro, senza soluzione di con5nuità. Ogni nuova
esperienza è le0a alla luce di ciò che ho vissuto in precedenza, che me la fa leggere in un determinato
modo.

Quello che vale per la coscienza vale in realtà per tu0a la natura. Anche nella natura c’è uno slancio vitale.
La natura investe la materia con una forza vitale cercando di risolvere, trovare una soluzione ai problemi che
la materia le pone. Freddo? Si sviluppa il pelo, il grasso corporeo… ogni essere è un tenta5vo della natura di
risolvere problemi che la materia pone.
È l’evoluzionismo darwiniano, o il finalismo aristotelico, oppure la provvidenza. Queste prospe_ve si sono
già invischiate nella prospe_va scien5fica e hanno perso di vista la prospe_va generale.
Prendiamola da lontano. Il paradosso della freccia di Zenone. Scompongo la traie0oria in vari istan5 nei
quali è ferma. La somma di infinite frecce ferme non fa la freccia in movimento. Bergson dice: se uno resta
legato a studiare la traie0oria che nel passato è stata percorsa lì il movimento non c’è. Per cogliere il
movimento va colta la totalità del movimento.
Nello studio della natura avviene la stessa cosa. È come un contenitore con della limatura di ferro in cui io
affondo una mano. All’inizio affonda senza incontrare resistenza, poi non riesce ad andare oltre. La materia
ferma la spinta della mia mano. Quando tolgo la mano resta l’immagine in nega5vo. Uno scienziato
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meccanicista dice: i singoli pezze_ni di metallo hanno agito gli uno sugli altri secondo la legge di causa ed
effe0o assestandosi fino a comporre il nega5vo della mano. Un teologo potrebbe dire: tu0e le par5celle si
sono spostate con l’obie_vo di realizzare il nega5vo della mano, perché era un proge0o divino…
Il meccanicismo non spiega la complessità (pensiamo all’occhio).
La forza vitale che impa0a sulla materia e genera quella forza creatrice che è sempre nuova e sempre
diversa.
L’evoluzione è una granata che esplode in tu0e le direzioni e prova tu0e le strade.
L’homo sapiens è un punto in cui l’evoluzione si è fa0a par5colarmente avan5 con l’intelligenza.
Perché si sviluppa il posi5vismo? Perché l’uomo si affida all’intelligenza, che lavora bene sugli ogge_
materiali, meccanici. Quando l’intelligenza si trova di fronte alla vita e allo spirito, non li comprende.
Bisogna trovare una nuova forma di conoscenza: l’intuizione.

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FREDRICH NIETZSCHE

INTRODUZIONE
Importan)ssimo filosofo tedesco. Chiude una fase storica e ne apre un’altra.
Fino ad Hegel avevamo avuto una visione posi)va dell’esistenza. Da Nice abbiamo una crisi dei valori. Uno
dei tre maestri del sospeAo: fa calare il sospeAo sui valori che fino ad allora erano sta) ritenu) importan).
AAacca ques) baluardi e li fa crollare. Per questo si definisce una dinamite. Bisogna cambiare radicalmente
e in parte abbracciare il nichilismo. Buona parte della filosofia del ‘900 è un confronto con il pensiero di
Nice.

Nasce nel 1844 e muore nel 1900. Gli ul)mi anni li passa in manicomio. Le grandi opere si concentrano
dunque in pochi anni.
Studia inizialmente filologia, che si occupa dello studio dei tes) e delle opere leAerarie. Esperto di lingue,
della loro evoluzione. Da giovane è uno studioso molto promeAente.
A 24 anni gli viene offerta la prima caAedra, a Basilea. Inizia ad insegnare. Approfondisce lo studio dei greci.
Entra a contaAo con due figure: Schopenhauer e Wagner. Nice condivide con il primo un pessimismo di
fondo, almeno per quanto riguarda la superficie delle cose. Il mondo nel quale viviamo è illusorio, ci )ene
nascosta la verità tragica che il mondo è governato dal dolore e da forze senza alcuna finalità. Il secondo,
Wagner, grande musicista, trasferitosi nel sud della Germania ha radunato vari intelleAuali, tra ques) anche
Nice. Rimane affascinato dallo s)le di Wagner.
Pubblica le prime opere.
Nel 1872, La nascita della tragedia. Dedicata alla tragedia greca, ma con spun) anche della sua filosofia.
Opera che viene male accolta e sarà un insuccesso.
La stessa sorte è per Considerazioni ina1uali.
Arriva una prima svolta con Umano, troppo umano. Si distacca da Schopenhauer e da Wagner. Si rende
conto che sono troppo lega) al roman)cismo. Questo distacco troverà un ostacolo nel faAo che si
ammalerà. Deve lasciare l’insegnamento e girovagare tra Svizzera ed Italia. Gli anni ’80 sono quelli della più
grande produzione.
1882 La gaia scienza (dove si racconta la morte di Dio). Opera certamente importante e dirompente. Ha un
certo successo. Sono anni difficili per mo)vi personali. Aveva creato una piccola comunità filosofica con altri
due pensatori: Re e Salomè. Si crea un triangolo anche amoroso. Nice si innamora di Lou che però fuggirà
con l’altro. Una delle donne più intrigante di fine ‘800. Di lei si innamorerà anche Rilke. Per Nice questo
rapporto sarà fonte di dolore. In ques) stessi anni inizia a lavorare al suo capolavoro che è Così parlò
Zarathustra che verrà pubblicata nel 1791.
Altre opere: Al di là del bene e del male. Ecce homo.
La pazzia di Nice è piuAosto famosa.
Compare in Italia. Per un po’ di tempo è a Torino e proprio lì ha una crisi nervosa. Una sera del 1889 scende
in strada vede una carrozza, il veAurino sta frustando il cavallo e Nice si geAa al collo del cavallo piangendo

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disperatamente. Nei mesi successivi verrà ricoverato in manicomio, alternando momen) di pazzia e
momen) di lucidità.
Mentre lui è ricoverato, la sorella Elisabeth prende in mano la situazione. Il fratello sta diventando famoso e
lei decide di sfruAarlo. Si dichiara curatrice del fratello, segue la pubblicazione dei suoi appun), anche non
per)nen) al pensiero del fratello. La sorella cercherà di approfiAarsene anche negli anni successivi,
favorendo una leAura del fratello in chiave nazista. La sorella pensa che a lei sia molto u)le che il fratello
diven) il filosofo di riferimento del nazismo. La sorella modifica gli appun) del fratello, al fine di rendere il
pensiero del fratello più coerente con il pensiero nazista.
Ma Nice era davvero an)cipatore del nazismo? La ques)one è certamente difficile da dirimere. È vero che la
sorella ha spinto in là questa linea di confine. Il problema però rimane. Il tema è complicato. Obiefvamente
nel suo pensiero ci sono elemen) che possono alimentare questa interpretazione. Nice è an)democra)co,
in parte è an) semita. Ci sono pun) in cui si scaglia contro l’ebraismo, ma pun) in cui ne parla bene. Allo
stesso modo si scaglia contro il popolo cris)ano: hanno creato un certo )po di mentalità e di spirito. è una
cri)ca più culturale che razziale. Mol) intelleAuali dell’epoca si abbandonavano a commen) an) semi).
Quindi è certamente un an)semi)smo diverso da quello nazista. È vero che esalta la nazione tedesca, ma in
mol) pun) la cri)ca.
L’idea del superuomo. Si ri)ene che Nice faccia riferimento all’ariano, superiore che domina sugli altri. È
vero che c’è qualche ambiguità, ma la ques)one del superuomo è molto più complicata di come la spieghi
un certo )po di vulgata. La superiorità del superuomo non è gene)ca, razziale. È superiore perché ha
superato i limi) dell’umanità e ha saputo diventare padrone di se stesso e non tanto degli altri. Diventa un
discorso non razziale, ma di superiorità intelleAuale. Il discorso è molto più complicato di come lo si voglia
presentare. Quindi Nice non era nazista, né ne è il precursore. Era un personaggio complicato, a tuAo
tondo. Nice era di destra? Certamente era un filosofo molto elitario, aristocra)co. Gli uomini che possano
diventare oltre uomini sono pochi. Il suo messaggio sembra rivolto a delle elite. La maggioranza della
popolazione sembra des)nata ad essere legata alla menzogna. Sembra sostenere questa posizione, anche
se in altri pun) sembra vagheggiare che tuAa l’umanità possa liberarsi. Questa è la leAura che ne fa Gianni
Vafmo.
Nice è certamente un filosofo complicato. Lascia aperte varie interpretazioni del suo pensiero, anche con lo
s)le con il quale filosofa. TuAo questo ha faAo sì che si siano sviluppate grandi quan)tà di studi sul suo
pensiero. In lui ci sono spesso anche posizioni contraddiAorie, pur mantenendo un filo costante.
Lo s)le di Nice. Per cer) versi è estremamente cao)co. Ha un fascino del tuAo par)colare. Questo lo rende
complicato. Si definisce “dinamite”. Il suo primario obiefvo è distruggere tuAa la cultura occidentale da
Socrate in poi. Bisogna scagliarsi contro ques) sistemi di valori che hanno creato un individuo soAomesso,
che dice di no alla vita. Per la paura di vivere crede a una serie di bugie. Non abbiamo vissuto e abbiamo
acceAato bugie per non affrontare la verità dolorosa sulla vita. Una volta che avremo distruAo l’illusione che
abbiamo creato si potrà dire sì alla vita. AcceAare la sua dimensione più profonda. Dire di sì alla vita ci
porterà ad essere uomini nuovi. Un uomo che non ha più il fardello della cultura e domina il mondo.
Bisogna fare fa)ca. TuAo questo emerge anche dallo s)le che u)lizza. Più passa il tempo usa uno s)le
aforisma)co. Parole veloci in successione, dove dice, ma anche non dice. Questo s)le è funzionale al suo
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obiefvo filosofico è perché anche il leAore lavori su quanto legge. Il suo culmine è in Così parlò
Zarathustra. Un insieme di parabole, quasi un vangelo. È l’opera più importante, ma anche la più
complicata. Uno s)le selvaggio, affastellarsi di idee che travolgono. Il linguaggio è metaforico, allusivo.
Di solito le opere di Nice vengono divise in quaAro fasi. Si intende soAolineare l’evoluzione del suo filosofo.
Non va presa in maniera troppo rigida, perché in realtà si rischia di segmentare il pensiero di Nice. È vero
che ci sono cambiamen) di prospefva, ma in realtà si traAa di evoluzione del pensiero che nel suo fondo
rimane coerente.

APOLLINEO, DIONISIACO E STORIA


L’opera è la Nascita della tragedia, che è un’opera di filologia.
Studiando la tragedia si rende conto di alcune caraAeris)che del mondo greco che sono molto importan).
Nel modo tradizionale di guardare il mondo greco, all’epoca classica, siamo spesso porta) a ritenere che
fosse caraAerizzata dall’equilibrio, dalla razionalità. Si fa sempre notare come ogni elemento sia
caraAerizzato da equilibrio, armonia, nell’arte almeno. Precisi rappor) numerici che si ripetono di volta in
volta. Questo vale anche per la filosofia: ci danno una visione del mondo ordinata (Platone, Aristotele). C’è
una legge che domina il mondo e che spesso è traducibile in termini matema)ci. Possono ordinare il mondo
perché il mondo è già incasellato.
Per Nice non è così.
Questo nostro modo di guardare alla classicità greca è ingannevole. È vero che da un certo punto in poi
emerge questa idea di ordine, armonia, ma non è sempre vero. Se si guarda all’origine della cultura greca
convivevano due diversi s)li, modi diversi di guardare il mondo: spirito apollineo e dionisiaco.
Spirito apollineo: guardare al mondo trovando armonia, equilibrio. Trovare in esso un ordine, rappor)
precisi. Apollo è il simbolo della razionalizzazione del mondo.
Spirito dionisiaco: presente prima dell’apollineo. Guardare il mondo e vederlo in presa del caos. In preda a
for)ssime violenze, opposte una all’altra. Il riferimento è a Dioniso, il dio di tuAo ciò che è cao)co.
Ques) spiri) erano )pici entrambi della cultura greca. Il secondo è uno spirito più tragico. La vita è caos,
dolore. Se vedo che la vita è dominata da forze incomprensibile, opposte fra loro, mi fa cogliere il disordine
della mia esistenza. L’apollineo mi tranquillizza.
Mentre in origine i due convivevano, l’apollineo ha preso poi il sopravvento. Questo ci ha portato a credere
che la cultura greca fosse apollinea, armoniosa.
Inizialmente i greci erano consapevoli della cao)cità dell’esistenza, della mancanza di senso. Sen)vano il
fluire delle cose e lo vivevano davvero. Lo esprimevano aAraverso la musica. Ad un certo pento i greci
hanno inventato gli dei, hanno tentato di dare un ordine. C’erano forze contrastan) nel mondo? I greci
hanno cercato di dare ordine con la creazione degli dei, che spiegano il caos e il disordine che c’è sulla terra.
Questo tenta)vo di appellarsi agli dei è quello di dare ordine alla realtà che magari non ce l’ha.
Nello spirito dionisiaco vediamo la vita come caos, disordine. Potremmo acceAare la realtà così irrazionale.
Con lo spirito apollineo dobbiamo trovare una causa perché ci deve essere una ragione. Le religioni sono un
modo per placare la paura dell’irrazionale, del cao)co.

3
Lo spirito apollineo viene espresso dai grandi raccon) mi)ci, dalle epopee. Anche nell’arte plas)ca che è il
trionfo dell’equilibrio e dell’armonia.
Queste due iden)tà secondo Nice convivevano fino a quando qualcosa non si è roAo.
Nice cerca anche di tracciare un percorso storico dei rappor) tra dionisiaco e apollineo. Divide questo
percorso in tre fasi.
Epoca pre – socra)ca. Contrassegnata dal faAo che esistono entrambi gli spiri). Si trovano però separa) e
oppos), non riesco a combinarsi.
Epoca della tragedia afca. Avviene che i due spiri) iniziano a convivere. Riescono ad armonizzarsi
esprimendosi nella tragedia. In essa si raccontano vicende epiche, ma c’è anche la musica. Commis)one di
musica ed epopea. Mostrano dunque lo spirito cao)co, ma si arriva alla fusione perfeAa dei due spiri). Per
Nice anche il termine tragedia conferma questo. Deriverebbe dal canto delle capre.
Epoca da Euripide e Socrate. L’equilibrio si spezza. L’apollineo inizia a sopravanzare il dionisiaco. Lo abbassa,
lo cancella. Socrate segna la viAoria della ragione sulle passioni, sulle pulsioni. Da lì in poi la filosofia farà
questa operazione. 8pensiamo al mito della biga alata). Questa costante è il tradimento del vero senso della
vita.
TuAa la cultura occidentale può essere vista come un sopruso dell’apollineo rispeAo al dionisiaco. TuAa la
storia del pensiero è il tenta)vo di soffocare il dionisiaco.
Oggi bisogna liberarlo. Si è nascosta la natura irrazionale della vita. Ci si è illusi che il mondo avesse un
ordine, un’armonia. Schopenhauer è stato il primo a rendersi conto di questo. Schopenhauer ha capito qual
è la natura dell’universo. Bisogna cambiare la mentalità dell’occidente. Questo soffocare il dionisiaco porta a
non vivere la vita, che fugge la verità. Se sapesse la verità della realtà cao)ca on saprebbe come ges)rlo. Per
questo cerca diverse forme di razionalizzazione, come la religione, ma anche la scienza. Anche la filosofia è
una forma di razionalizzazione: i filosofi hanno cercato le cause, illudendoci che le cause ci fossero. Questo
crea un uomo che scappa. Bisogna creare un uomo nuovo. Un uomo che non deve scappare, non deve più
dire no alla vita, alla verità. Solo un uomo che saprà dire sì alla vita potrà non fuggire e vivere veramente.
Schopenhauer però non ha alla fine convinto. La soluzione per lui è l’ascesi, ma è ancora un modo di dire no
alla vita, una via di fuga. Non è la soluzione. Il dire sì alla vita sarà qualcosa di nuovo e inedito.
Rinnegare la verità sul mondo è rinnegare la vita. Bisogna fare come Dioniso, che di fronte al caos reagisce
in forma orgias)ca: balla, danza, gioisce, fa sesso… di fronte al caos. L’uomo dovrebbe acceAare il caos e
non averne paura. Se l’uomo vuole dominare il mondo deve riuscire a trasformarsi in Dioniso, ridere e gioire
di fronte a questa situazione. Cercare nuove virtù per dominare questa realtà. Le virtù non possono essere
quelle classiche. Secondo Nice le virtù classiche creano un uomo soAomesso che dice no alla vita. Il
perdono è il rifiuto della rabbia che nasce quando qualcuno ci offende… Dioniso non dice no a queste cose,
ma le fa proprie, le cavalca. Saranno la rabbia, il coraggio, il sesso… le nuove virtù perché meglio si confanno
alla vera natura del mondo. Se vogliamo vivere una vita piena di uomini che dicono sì alla vita dobbiamo
cambiare prospefva. Le virtù tradizionali sono solo remissive, bisognerà cambiarle.
Nice, in questa fase, è influenzato da Schopenhauer e Wagner. Del primo dice che ha ben compreso la
natura, ma non può essere acceAata la soluzione della ascesi, della noluntas in quanto sarebbe comunque
un non vivere. È una fuga, la forma massima dell’apollineo. Apprezza di Schopenhauer che tra le vie di
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liberazione indica l’arte. Per Nice ci sono delle ar) che ci permeAono di esaltare il dionisiaco, in par)colare
la musica. In Wagner vede il principale artefice del recupero di un’arte che è esaltazione del dionisiaco.
Recupera nella musica il senso tragico dell’esistenza. Ques) due maestri hanno in qualche modo colto una
possibile via di fuga, ma non è la soluzione.

CONSIDERAZIONI INATTUALI.
Scrif in cui affronta alcuni temi che sono considera) fuori moda.
Parlando dello storicismo sviluppa il tema dell’uomo nuovo. È inaAuale parlare della storia e dello
storicismo perché è un’epoca in cui tengono banco ancora posi)vismo e idealismo. Due visioni che quasi
divinizzano il ruolo della storia. La loro concezione della storia è simile. Nella storia tuAo è razionale. Questa
idea della storia come qualcosa di necessario c’è anche in Marx. La storia prosegue secondo una legge, non
a caso. Studiare il passato per capire il futuro. Lo stesso vale per il posi)vismo. La storia è un susseguirsi di
evoluzioni secondo una legge ben precisa.
Secondo Nice, questo aAeggiamento che lui definisce storicismo, è deleterio per l’uomo. Produce un uomo
soAomesso, che dice no alla vita. L’uomo che crede che la storia sia mossa da una forza superiore, fa sì che
noi non possiamo mai cambiare questa stessa storia. Spinge l’uomo a soAomeAersi, a chinare il capo perché
non c’è nulla da fare, la storia è più forte. L’uomo è ridoAo al silenzio, soAomesso al passato. Per vivere
bene bisogna avere una dose di oblio, dimen)care la storia. Un uomo privo di memoria forse capisce meglio
il mondo ed è più libero. La storia a volta ci appesan)sce, ci impedisce di cambiare. Saper troppe cose in
fondo ci rende infelici. La storia però non è completamente inu)le.
Tre )pi di storia, legate alle tre caraAeris)che fondamentali dell’uomo.
L’uomo è un essere afvo e che ha spirazioni. Vuole plasmare il suo futuro. Lo aiuta la storia monumentale,
che ci fa guardare al passato per cercare grandi esempi storici che sono riusci) a fare quello che vorremmo
noi. Per questo dei veri monumen). Non è più una storia che mi blocca, ma mi spinge ad andare oltre. Il
difeAo è che se si guarda al passato con questo sguardo si tende a mi)zzare il passato. Vedrei solo alcuni
aspef, perdendo la mia obiefvità. Potrei cadere in errore. Può portare al fana)smo.
L’uomo è spinto a guardare indietro. Preserva e venera. La storia an)quaria. Guardiamo al passato
venerandolo, cercando di preservarlo, salvarlo. Costruiamo musei, collezioni. Il difeAo sta nel faAo che può
portarci ad una forma di collezionismo. Studiare il passato come fine a se stesso. il passato preso in se
stesso. questo collezionismo ci può mummificare. Se rimango troppo legato a questa storia non guardo più
al futuro.
L’uomo soffre e vuole essere libero. La storia cri)ca. Una storia che guarda al passato, ma con sguardo
cri)co, fa il processo al passato e alla fine lo condanna. Con l’idea che da lì in poi le cose cambieranno. La
storia che più vuole liberare l’uomo dal fardello del passato. Il difeAo è quello che a volte è troppo dras)ca
nel voler giudicare il passato, non considerandoci figli di quel passato. Tende a farci credere facilmente di
essere uomini nuovi.
L’esito è che bisogna iniziare a cri)care la storia. Bisogna cercare di creare un uomo nuovo, ma per farlo
bisogna appoggiarsi a tuf e tre i )pi di storia. Solo così avremo una storia u)le per il futuro.

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NIETZSCHE E LA MORTE DI DIO
Fase illuminis)ca.
Non è da confondere con illuminista. In questa fase si ispira in qualche piccola misura all’illuminismo, ma il
suo obiefvo è di illuminare sull’origine di alcuni costruf culturali che domina la cultura del tempo.
Noi siamo influenza) da alcuni modi di pensare, convinzioni radicate. Talmente radicate che riteniamo siano
verità indubitabili. Non ci si pone nemmeno il problema che siano vere.
Nice vuole affrontare questo tema: come alcune verità che sembrano eterne in realtà siano invenzioni
dell’uomo, umane, figlie delle sue paure. Per fare questo si ispira all’illuminismo che aveva posto al centro
del suo discorso l’illuminismo. Vuole riprendere le strategie dell’illuminismo, aAualizzare queste
metodologie e usarle per cri)care i valori più al) e più solidi che ci sono. AAaccare le fondamenta della
cultura per cercare di far crollare il palazzo. Vedere se queste fondamento sono solide o invenzione
dell’uomo e allora crolleranno.
Cri)care le religioni e le metafisiche.
Un discorso anche storico – genealogico: capire da dove si sono origina) ques) modi pensare. Da dove
viene la morale che seguiamo? E la religione? È convinto che capendo le mo)vazioni per cui si sono
genera), capiremo anche la loro genesi preAamente umana di ques) costruf. L’unico modo per diventare
uno spirito libero, un uomo nuovo, un oltreuomo. TuAo questo viene espresso da una metafora (Così parlò
Zarathustra).
Le tre metamorfosi dello spirito: cammello, Leone e fanciullo. Sono le tre metamorfosi dello spirito per
diventare l’uomo nuovo.
Il cammello è il simbolo dell’uomo che porta su di sé il peso della cultura. Porta sulle spalle il peso delle
tradizioni. della storia. Questo ci blocca, è un peso caricato su di noi.
Il cammello deve diventare leone. Animale feroce, che distrugge. È il Nice della fase illuminis)ca. Si scaglia
contro tuAo ciò che è tradizione, valore conclamato. Il filosofo deve sposare una filosofia del mafno,
opposta a quella hegeliana del crepuscolo (noAola di minerva). Per Nice la filosofia è del mafno, deve
tentare di arrivare prima, andare all’alba dei valori, delle morali, per vedere dove sono nate. Andare prima
che queste verità si siano formate. Non commenta il già dato. Una filosofia che va indietro per cri)care la
tradizione, i valori. Il leone non si fa remore ad aAaccare.
Il fanciullo. È l’oltreuomo. Non siamo ancora arriva) a quella fase, siamo in quella di demolizione. Sarà una
fase di nichilismo.
La morte di Dio.
Che cosa intende Nice con Dio? Non solo Dio come lo intendiamo noi. Dio nel suo discorso è una metafora,
qualcosa di più del semplice Dio. Rappresenta tuAe le metafisiche, i tenta)vi dell’uomo nella storia di dare
una spiegazione, di presentare agli uomini un altro mondo, un altro piano dell’esistenza migliore del nostro
nel quale viviamo. Un mondo perfeAo. Il mondo di Dio è perfeAo. Pensiamo alla filosofia di Platone e non
solo le religioni. Questo duplice mondo è una bugia. Dio rappresenta questo “secondo mondo”.
Dio è anche il simbolo di tuf i tenta)vi di dare un ordine a questo mondo. Quando guardiamo il mondo
prossimo interpretarlo nella modalità dionisiaca, che vede il mondo come un caos, una mancanza di senso.
Questo modo, che è quello vero, è quello che l’occidente ha rifiutato. Hanno abbracciato l’aAeggiamento
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apollineo, che non acceAa che il mondo sia senza senso, senza ordine, che fa di tuAo per trovare una
ragione al mondo. È una razionalizzazione forzata del mondo, ma noi ci os)niamo a voler trovare un ordine
al mondo. È l’aAeggiamento che possiamo iden)ficare come Dio. Se tuAo questo è vero Dio è la più an)ca
delle nostre bugie. L’uomo si è illuso che esistesse un ordine, che la vita avesse un significato, un progeAo
più grande. È una bugia consolatoria perché ci fa paura ammeAere che la nostra vita sia senza senso, che
tuAo sia caos. Una bugia che dura millenni. Ci fa star meglio quando il senso non c’è.
Dio dunque non esiste per Nice. Non va nemmeno dimostrato questo aspeAo. Non c’è bisogno di portare
prove, è evidente. È la posizione di Schopenhauer sposata da Nice.

La gaia scienza.
Il folle è il simbolo di Nice. Tuf i segni sono quelli della fase illuminis)ca di Nice. Tuf ridono di fronte alla
sua ricerca di Dio. Le risate sono quelle di coloro che non hanno ancora compreso la portata di ciò che Nice
sta per dire. La prendono alla leggera e non si rendono conto della portata della morte di dio. Fa riferimento
all’ateismo oAocentesco. Sono filosofi troppo ingenui perché pensavano che bastasse dire che dio non c’è
per vivere subito meglio. Non è così semplice. La morte di dio è una cosa tremenda, angosciante. Il folle
preso in giro reagisce in maniera dura. La morte di dio cosa significa? Se dio è morte vuol dire che l’uomo
non crede più in alcun sistema metafisico. Nessuna menzogna per affrontare il caos della vita. Siamo noi che
l’abbiamo ucciso, ogni fiducia nella razionalità del mondo. Quello di Nice oggi è estremamente aAuale. Oggi
viviamo nella nostra realtà acceAando la realtà per come è o ci illudiamo. L’uomo davvero crede che Dio dia
senso al nostro mondo o viviamo come se dio non esistesse? La fede in qualcosa di superiore non è più
nelle nostre corde. C’è l’idea di trovare noi il senso della vita. Nice ha an)cipato l’aAeggiamento dell’uomo
di oggi. L’uomo vive negando dio, ma ancora non se ne rende conto.
Questo uccidere dio è un trauma, non qualcosa di liberatorio. È stata faAa una cosa tremenda. Non si può,
prendere alla leggera. Dio era ciò che dava senso ad ogni cosa. Andiamo alla deriva, non ci sono pun) di
riferimento. Da quando non c’è più questo centro di gravità che è dio, non ci sono più riferimen), non
sappiamo più cosa è bene e cosa è male, non c’è più una bussola per orientarci nella vita. L’uomo che
affronta la morte di dio è un uomo sperduto. AcceAare questa cosa è pazzesco, ecco perché l’uomo che
annuncia la morte di dio è folle. Dio è morto e sepolto. Il cadavere di dio puzza, è morto da un po’. Le chiese
sono ormai scatole vuote, in esse non possiamo trovare nulla. È la crisi di tuf i sistemi di valore tradizionali:
le religioni e le metafisiche. È necessario acceAare la morte di dio, non solo constatarla e portarne il peso.
Solo così si può giungere alla fase successiva. Bisogna rifiutare anche tuf i sos)tu) di dio, anche la filosofia
come il platonismo (il cris)anesimo è il platonismo per gli ignoran)). Gli uomini credano surroga) di dio,
anche ques) sono mor), in quanto tenta)vi di razionalizzare il mondo, di trovare un ordine quando un
ordine e un senso non ci sono.
Il crepuscolo degli idoli. L’uomo si è raccontato una favola su un presunto mondo vero, rispeAo al nostro.
Questa è la bugia che ci siamo crea) e rimanere lega) alla terra.
Sei momen) di questa favola.
Platonismo. Platone è stato il primo a creare questo mondo parallelo. Così ha svalutato il nostro mondo, che
è copia di quello perfeAo.
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Cris)anesimo. Ha ripreso il platonismo promeAendo il mondo perfeAo alle persone sante.
Kan)smo. Kant man)ene in piedi il dualismo: fenomeno e noumeno. Fa un passo in più: il mondo vero è
inconoscibile. Al mondo perfeAo non si può accedere. Finisce per postulare Dio. È il compromesso a cui
arriva Kant.
Posi)vismo. Un passo avan). Ha emanato il suo canto del gallo. For)ssima tendenza metafisica, che
racconta bugie e froAole. Forse il mondo vero non esiste.
Filosofia del mafno. Annuncio della morte di Dio.
Lo Zarathustra. Imparare ad amare questo caos, questo disordine e irrazionalità dove viviamo e siamo
immersi.

COSI PARLO ZARATHUSTRA


L’opera forse più famosa, ma anche tra le più complicate. Apre la fase della filosofia del meriggio. Dopo aver
distruAo annuncia che cosa si può costruire. Osservare il mondo faAo maceria e andare oltre. L’uomo è
come un funambolo che cammina sulla corda sospeso sull’abisso. L’uomo deve diventare qualcosa di
diverso da quello che è oggi, giungere al superuomo.
Opera molto starna che non sembra nemmeno un’opera di filosofia. Pieno di parabole oscure. Sembra un
libro mis)co.
Zarathustra è il nome di Zoroastro, profeta persiano, fondatore dello zoroastrismo. Non corrisponde a
quello, ma dice cose completamente diverse. Perché proprio Zarathustra? L’argomento è dibaAuto. Forse è
che Nice lo abbia scelto come protagonista perché Zoroastro è stato il primo a proporre valori
ultramondani. Se è stato il primo a fare questo deve essere lui a mostrare il cambiamento, deve riparare la
sua colpa. Forse è questo il mo)vo. Nell’opera di Nice è un profeta. Non è il superuomo, il punto di arrivo.
Zarathustra non ha raggiunto l’obiefvo.
Cosa gli accade? Si racconta la sua predicazione. Si ri)ra in montagna per rifleAere. Decide di scendere per
annunciare il suo messaggio. Nel mercato della ciAà cerca di spiegare agli uomini la verità. Non viene capito
e accolto il suo messaggio. Amplia sempre di più il suo discorso. Ad un certo punto inizia a predicare l’eterno
ritorno dell’uguale. Questa predicazione si scontra con l’incomprensione della gente. Procede spesso per
parabole, mi), figure strane. Il punto di riferimento da cui parte Nice è la Bibbia. È un modello per cer)
versi. Sta scrivendo una nuova Bibbia, un nuovo vangelo. Il messaggio però è completamente opposto a
quello di Gesù e dei profe). I valori sono oppos).
Un altro riferimento. Nella trama va in montagna e poi scende. È il percorso opposto a quello proposto da
Schopenhauer, per il quale l’uomo deve isolarsi, con l’ascesi, per raggiungere il Nirvana.
Nice comprende che bisogna acceAare il mondo, dire di sì alla vita.
Tan) sono i temi principali: superuomo, eterno ritorno dell’uguale e volontà di potenza.
Superuomo o oltreuomo. È l’annuncio principale dell’opera. Un uomo diverso da quello vecchio, un uomo
rinnovato. Come se l’umanità potesse fare un nuovo scaAo evolu)vo. Cosa può fare e cosa lo dis)ngue? Ci
dà una sorta di elenco di ciò che lo differenzia dall’uomo normale.
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Dice sì alla vita. Non ha paura della verità sul mondo, dell’irrazionalità di questo mondo. AcceAa la realtà
così com’è. Non c’è rifiuto e paura.
Rifiuta la morale tradizionale. L’uomo normale è un cammello piegato soAo il peso della tradizione. Opera la
transvalutazione della morale. Cancella i vecchi valori e ne propone di nuovi, che lui ha fondato.
AcceAa la morte di dio. È un trauma, cancellare la più an)ca delle nostre bugie. Il superuomo sa che pochi
lo sapranno acceAare. Significa trasformarsi in qualcosa di diverso. Significa che per uccidere dio dobbiamo
essere a nostra volta dei, altrimen) come uomini semplici non sapremmo sopportare la morte di dio.
Diventare dei significa diventare superuomini. L’esito è il nichilismo.
Supera il nichilismo. Riesce a ridare senso. Deve diventare lui stesso la bussola di sé.
Porsi nella prospefva dell’eterno ritorno dell’uguale.
Porsi come volontà di potenza.
Perché superuomo o oltreuomo. Il termine è ubermensch. Difficile da tradurre. Negli ul)mi decenni ci si è
resi conto che superuomo forse non aiuta a comprendere che cosa Nice intendesse. Uber vuol dire oltre,
non più perfeAo. L’oltreuomo è riuscito ad andare oltre l’uomo, che ha girato pagina, ha faAo un passo in
più. Non è chiaro se il messaggio di zarathustra sia rivolto a tuf o solo ad alcuni uomini. Si è cercato di
darne un’interpretazione poli)ca. Spesso le interpretazioni si sono divise su questa interpretazione: è rivolto
a pochi o a tuf? Nice a volte è ambiguo e non è chiaro. Sembra più accreditata la versione “di destra”,
anche se in alcuni pun) emerge un’apertura a tuAa l’umanità nice sta facendo un annuncio filosofico e non
poli)co.
L’eterno ritorno dell’uguale. Il più abissale del pensiero di Nice, introdoAo nella Gaia scienza. È un elemento
cardine. È un modo diverso di intendere il tempo. Noi visualizziamo il tempo in maniera reflinea. La vita
procede lungo una linea reAa e ogni afmo è successivo a quello precedente e il tempo non si ripete. Il
tempo procede solo in avan). È la visione )pica del cris)anesimo. Secondo Nice il tempo è un cerchio, una
visione circolare dl tempo. Nell’an)ca Grecia c’era già questa visione. Nice la riprende. L’occidente ci ha
ingannato con la sua visione del tempo. Noi siamo ad un certo punto di questo cerchio. Ogni cosa che
succedi ripete uguale. In ogni ciclo storico rinasciamo e riviviamo la stessa iden)ca storia. Un eterno
ripetersi di vita sempre uguali. Lo stesso vale per l’universo. A cosa serve? Serve a focalizzare il modo di
intendere la vita dell’uomo normale e dell’oltreuomo. Di fronte a questo annuncio abbiamo diverse
reazioni.
Quella dell’uomo normale. Accoglie con terrore una verità del genere, perché vive la sua vita proieAato in
avan), nel futuro. Il cris)ano ad esempio vive la sua vita sacrificandosi, secondo cer) valori. Il sacrificio sarà
ricompensato nell’aldilà. Una vita così, di fronte all’eterno ritorno, è una vita sprecata. Il mio des)no
sarebbe un des)no di eterna sofferenza. Allora la mia vita è terrore. L’anima è solo una parola, esiste solo la
materia, solo questa realtà in cui viviamo.
Quella dell’oltreuomo. È felice, gioisce di questa verità. Vive nella prospefva del presente dando senso ad
ogni afmo. Saper che lo rivivrà lo rende felice. Se sono felice nell’afmo allora do senso all’esperienza.
È stata definita una struAura edipica del tempo. Nella struAura lineare ogni afmo è figlio del precedente,
ma anche assassino del precedente. Oggi è figlio di ieri, ma ieri non c’è più. Non si riesce a dare senso al
momento presente, all’istante.
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Il tornare con)nuamente serve a dare significato all’afmo. Il superuomo vive come se ogni istante dovesse
ritornare. Il momento più importante è l’istante, l’afmo che s)amo vivendo. C’è coincidenza tra essere e
senso.
Questa visione viene presentata da Nice con metafore.
Zarathustra si relaziona con un nano. I due fanno una fa)cosa salita fino a quando giungono a due strade
che partono oltre una porta. Una va verso il futuro e una va verso il passato. Ma le strade sono ricurve e
curvandosi si ricongiungono. Il tempo è ricurvo come ogni verità.
In un deserto arido Zarathustra vede un pastore che sta soffocando. In bocca ha un serpente che tenta di
ucciderlo. Zarathustra tenta di aiutarlo, ma non riesce. Invita il pastore a mordere il serpente e staccargli la
testa e il pastore si ritrova pieno di luce. Il pastore che sta soffocando è l’uomo normale di fronte all’eterno
ritorno. Il serpente è la reazione che l’uomo normale ha di fronte all’eterno ritorno. Staccare la testa è il
simbolo del dominare l’eterno ritorno, farlo proprio. Infaf il pastore diventa pieno di luce e ha faAo il salto
nel superuomo.
L’aquila, il superuomo, che porta al collo il serpente che si morde la coda.
Conseguenze.
Non esiste un aldilà. La realtà è solo questa, non ne esiste un’altra.
Il senso della nostra esistenza è nei momen) che noi viviamo. Lì c’è coincidenza di essere e senso.
Rimangono comunque dei dubbi aper)?
Nice sta facendo una metafora o ci crede davvero. In alcuni passaggi pare che sia una vera e propria doArina
cosmologica. Pensiamo all’origine del big bang fruAo di un universo precedente.
Un’altra interpretazione è che il suo sia una sorta di nuovo impera)vo categorico: vivi come se tuAo dovesse
ritornare. Quindi non vuole dire che tuAo ritorna, ma dobbiamo porci la regola di vivere come se tuAo
dovese ripetersi, ritornare.
Terza ipotesi. È una metafora della realtà il superuomo quando impara ad essere tale vive in una
dimensione altra che è quella della ripe)zione del tuAo, vuole e decide lui che tuAo ritornerà.
Queste tre ipotesi possono essere tuAe frammiste nel pensiero di Nice. La doArina è certamente molto
oscura. Conta capire la circolarità del tempo.

MORALE E VOLONTA DI POTENZA


Una morale molto umana.
Due tes) di riferimento, scrif tra l’86 e l’87: Al di là del bene e del male e Genealogia della morale. In esse
Nice parla della morale. Vuole occuparsi in maniera diversa della morale. Secondo lui i filosofi preceden)
hanno dato per scontato la morale, come mo)vare le leggi morali che sono dentro di noi. Pochi hanno
saputo meAere in discussione la morale stessa. Hanno dato per scontato che una morale esistesse e che
avesse senso e che compito del filosofo fosse come adeguarsi alle regole della morale. Pochi hanno provato
a far crollare la morale. Per Nice è quello che bisogna fare. TuAe le regole della morale non derivano da
qualcosa superiore all’uomo, ma sono qualcosa di umano. Per Nice tuAe le morali della storia nascono da
obiefvi che gli uomini si sono pos). L’uomo ha avuto bisogno di garan)rsi certe situazioni e si è dunque
creato alcuni valori morali per raggiungerle. Convincendo gli altri che fossero valori morali eterni. La morale
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è un’invenzione della classe dominante per tenere soAo il proprio giogo gli altri. Si fa poi in modo che la
morale venga insegnata non come la morale insegnata da chi comanda, ma come morale eterna. Se invento
una gius)ficazione eterna il popolo alla fine ci crederà. I sistemi morali sono dunque na) ad un certo punto
della storia come strumento di controllo sugli altri.
La voce della coscienza è considerata la voce divina. Per Nice è la voce dell’élite dominan) che è stata
introieAata dentro di noi a seconda della loro u)lità. I valori sono diventa) propri e si sentono dentro. È
comunque una voce umana.
Qual è l’origine della morale? Perché si sono originate certe morali? Se sono umane ci sarà un momento in
cui sono state elaborate. L’opera è Genealogia della morale.
Il riferimento è al mondo classico. I valori che domina la società del suo tempo che nel mondo greco –
romano non sempre c’erano. I valori erano diversi. Ci sono morali e morali. Quella romana è migliore di
quella cris)ana perché dice sì alla vita e non la rifiuta come quella cris)ana. Il cris)anesimo dice bea) i
poveri, i deboli…. Coloro che non si oppongono alla vita, ma si soAomeAono. La morale greco – romana
ammirava chi si aggrappava alla vita. È la morale dei cavalieri. Quella dei cris)ani è la morale del gregge,
delle pecore. È la morale degli schiavi. Le religioni propugnano una morale della soAomissione. Morale dei
signori e morale degli schivi.
Come è stato possibile che la morale dei signori, vitalis)ca, abbia ceduto il passo alla morale degli schiavi?
Per Nice si è consumato per colpa dei sacerdo). Nel mondo greco – romano dominavano i solda). Al fianco
c’erano anche i sacerdo). La casta sacerdotale provava risen)mento e invidia verso i cavalieri. Significa che
non avevano il potere e lo desideravano ed erano frustra) per la situazione. Questo risen)men) ha
talmente lavorato dentro che i sacerdo) sono riusci) ad operare un rovesciamento dei valori. I primi ad
operare questo rovesciamento sono sta) gli ebrei. Hanno covato risen)mento verso i valori della vita ed è
riuscito ad imporre nuovi valori che aAraverso il cris)anesimo si sono impos) in occidente. Il cris)anesimo è
una religione da frustra), da perden), che fugge di fronte alla vita e i suoi problemi. Il cris)anesimo va
dunque rifiutato. Responsabile non è Gesù che in fondo ha capito molte cose. Il problema sono i seguaci di
Cristo.
Bisogna dunque rifiutare il cris)anesimo, ogni illusione sull’anima e diventare immoralis). Spogliarsi di tuAe
le morali che sono state imposte da altri per il loro tornaconto. Uscire dal gregge. Bisogna cercare di fondare
una nuova morale, creare nuovi valori, solo quando si diventa superuomini, l’unico in grado di fondare
nuovi valori. Il superuomo sceglie da sé i valori, che sono puramente mondani. Devono essere valori che
dicono sì alla vita. Il superuomo gioisce di fronte all’insensatezza della vita.

La volontà di potenza.
Non è chiarissimo su questo tema. È il modo di essere proprio dell’oltreuomo. È ciò che meglio lo
rappresenta, la sua caraAeris)ca fondamentale, che gli permeAe, nelle metamorfosi, di diventare fanciullo.
Il fanciullo è l’uomo nuovo, che apre gli occhi per la prima volta e dà significato al mondo. La volontà di
potenza cala i suoi valori sulla realtà. È il mezzo con cui l’oltreuomo cala sul mondo i suoi significa) e le sue
interpretazioni. Proprio perché il mondo è cao)co, irrazionale, possiamo dominarlo. Possiamo farlo solo se
impariamo ad assecondarlo, ma anche se riusciamo a governare gli even), o almeno la loro interpretazioni.
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Nice afferma che significa) non ce ne sono, senso non ce n’è. L’uomo può smeAere di avere un
aAeggiamento passivo e dare un significato a quegli even) che un significato non l’hanno. Un significato che
può essere dato per poter con)nuare a vivere. Il significato che diamo alle cose permeAe di superare il
dolore. Il bambino dà un nome alle cose, inventa il suo mondo. Il superuomo deve essere come un fanciullo
e dà un significato alle cose: il bene e il male per me. La volontà di potenza richiama la volontà di vivere di
Schopenhauer oppure il conatus di Spinoza. In realtà c’è qualche differenza. La volontà di potenza è la
ragion d’essere del superuomo. Non è solo is)nto di autoconservazione. È un is)nto di auto affermazione, la
spinta a superarsi con)nuamente. Il superuomo vuole affermarsi sempre di più, essere sempre migliore.
Vuole essere sempre più potente perché domina sé e il suo mondo. Arrivare ad autoaffermarsi. Il
superuomo è afvo, con)nuamente si supera. Questa volontà di potenza si vede in par)colare nell’ar)sta, il
quale tenta sempre di superarsi nella sua arte. Così fa il superuomo con la sua vita. Il mondo non ha senso,
ma il superuomo crea un senso al suo mondo.
Quando parla di volontà di potenza sembra prospeAare un superuomo che domina anche sul gregge, gli
uomini inferiori che non sono in grado di fare questo passo evolu)vo.

NICHILISMO E PROSPETTIVISMO
Il nichilismo. Solitamente si intende non credere in nulla, ritenere che nulla abbia senso. Nice è un
nichilista? Da alcuni è accusato di esserlo. Annulla tuf i valori. Nice specifica che cosa si può intendere con
nichilismo e in parte acceAando le cri)che. Due interpretazioni.
Negare il valore della realtà in cui viviamo. TuAo ciò che è intorno è me è falso, non ha valore. Da questo
punto di vista non è nichilista, ma lo sono Paltone, il cris)anesimo. Nice rivaluta il nostro mondo.
Distruggere i valori, le metafisiche, i sogni che hanno segnato la vita degli uomini. In questo senso Nice si
dichiara nichilista. Si è comportato da leone, ha aggredito la cultura tradizionale, le verità ritenute
inconfutabili. Il primo vero grande nichilista.
TuAo questo non basta. Ci sono anche altri che hanno aAaccato i vecchi valori, Feuerbach, Marx, il
posi)vismo. Hanno però avuto paura di andare fino in fondo. AbbaAu) i vecchi valori, ne hanno crea) nuovi
sempre all’esterno della realtà. I nuovi valori che creano assomigliano i vecchi. Sono sempre valori impos)
dall’esterno. Il superuomo crea i suoi valori. Il nichilismo cade facilmente in un equivoco: dire che la vita non
ha alcun senso metafisico implica che la vita non abbia alcun senso. La vita per noi può avere un senso,
quello che noi le diamo. La mancanza di senso metafisico non implica la mancanza di senso tout court. Ad
esempio la scienza è un tenta)vo di imporre dall’esterno un senso al mondo, che in realtà non ha un senso.
Sono nichilismi incomple): distruggono per ricostruire con qualcosa di simile a quello che si è distruAo.
Serve un nichilismo completo, che si divide in due )pologie.
Passivo. Si distrugge tuAo e ci si ferma a contemplare il nulla che si è creato. Ci si limita a non credere a
niente. Ci si forma a guardare che non c’è nulla. Può essere una fase di passaggio.
Afvo o esta)co. È quello del superuomo: distruAo ora ricostruisce. Con la sua volontà di potenza crea il suo
mondo, crea i suoi valori personali che danno un significato unico alla sua vita.

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Prospefvismo.
Nice lo espone e c’è difficoltà interpreta)va. Esposta nei frammen) postumi: “Non ci sono faf, ma solo
interpretazioni”. Siamo abitua) a pensare che esistano faf oggefvi, incontestabili. Nice afferma che non è
così. Quelli che chiamiamo faf sono modi con cui noi vediamo il mondo, lo interpre)amo, lo vediamo. Ad
esempio quando ci confron)amo su qualcosa e non si è d’accordo. Nice afferma che anche nei campi
scien)fiche a dominari sono sempre le interpretazioni a dominare, i significa) che noi diamo. Per Nice
anche dire “Cogito ergo sum” è una interpretazione. Parte dall’assunto che se c’è qualcosa che viene faAo
deve esserci un soggeAo che fa. Ma chi, lo dice? È la nostra abitudine a stabilire questa cosa. Persino
l’esistenza del soggeAo può essere interpretazione non faAo. Il superuomo interpreta il suo mondo come
vuole. Anche kant ci diceva che il mondo è una nostra rappresentazione, una nostra interpretazione. C’è
però una differenza. Per kant la nostra interpretazione del mondo è oggefva, uguale per tuf. Per Nice
l’interpretazione è fruAo del singolo, ogni superuomo crea la sua interpretazione, secondo i suoi interessi, la
sua u)lità. I criteri per interpretari i faf sono soggefvi. Siamo davan) ad un soggefvismo estremo. A
livello di valori non è possibile comunicare. È una visione estremamente soggefva. Credere che esistano
cose oggefve è una pura illusione. Nemmeno la logica è oggefva, nemmeno la matema)ca. TuAo è
soggefvo, è prospefva. Il mondo è caos e distruzione. Il superuomo deve rifiutare tuAe queste cose.

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SIGMUND FREUD
INTRODUZIONE

Probabilmente non si sarebbe definito filosofo. Era un medico, uno scienziato. Forse definirlo filosofo è
improprio. Lo si studia in filosofia per due moCvi. Nelle scuole non si studia psicologia quindi sarebbe
difficile capirne l’influsso che ha avuto sulla cultura. In secondo luogo, lui si riteneva un medico, ma la
psicanalisi è una scienza? La scienCficità della teoria freudiana è stata spesso messa in dubbio. Non esiste
solo la psichiatria freudiana. Oggi esistono varie tendenze. Se sia anche uno scienziato in toto si può anche
discutere. Se non è scienziato è per forza filosofo.
Nasce nel 1856 in Moravia da una famiglia di origine ebraica. Nel 1860 la famiglia si trasferisce a Vienna,
dove crescerà. Rimarrà fino al 1938 a Vienna, quando essendo ebreo, l’Austria viene annessa alla Germania
da parte di Hitler. Emigra a Londra dove muore nel 1939. Certamente Vienna è centro culturale. Sigmund
studia medicina e laureato si occupa di anatomia e sistema nervoso. Inizia ad interessarsi al problema
dell’isteria, che si pensava legato al mondo femminile. Si iniziava ad usare l’ipnosi per cercare di guarire da
questa mala\a. Soccorrendo alcuni casi inizia a formulare nuove idee sulla psiche umana. Tra gli anni 80 e
90 iniziano a delinearsi bene queste idee, fino ad arrivare alla teoria dell’inconscio. Freud avrà per questo
una grande fama, avrà collaboratori ed allievi. In parCcolare ricordiamo Jung, che con il tempo si separerà
dalle do^rine del maestro. Il successo si espande.
Le opere principali: L’interpretazione dei sogni del 1900; Psicopatologia della vita quo6diana del 1901;
Totem e tabù del 1913; Il disagio della civiltà.

La riflessione di Freud parte dall’analisi dell’isteria.


Che cos’è? La si considerava come un fenomeno che si verifica con situazioni non chiare, un a^acco
forCssimo nevroCco che colpiva sopra^u^o nelle donne della classe medio – alta (svenimenC, convulsioni,
momentanea cecità…). In situazioni così si usava l’eCche^a di isteria. Perché le donne? Per un preconce^o.
La stessa parola significa utero, era la mala\a delle donne nella mentalità anCca. Per loro natura portate a
queste crisi. Freud si accorgerà che la femminilità non c’entra nulla, ma c’entra la psiche. La medicina di fine
o^ocento era di stampo posiCvisCco. Per i posiCvisC se c’è una mala\a deve avere un’origine biologica. Per
l’isteria non si riscontravano problemi misurabili. Erano persone che all’apparenza avevano valori nella
norma e non si sapeva l’origine di tale mala\a.
⇒ Quando Freud inizia ad interessarsi vede che ci sono alcuni medici che stanno tentando un
approccio diverso: Charcot e Breuer. Quest’ulCmo diventa maestro di Freud. Entrambi usano
l’ipnosi come tecnica per recuperare i ricordi sepolC e si accorgono che molto spesso risvegliare
quesC ricordi ha un effe^o posiCvo.
o Il caso famoso è quello di Anna O. Era una donna viennese della buona società viennese che
soffriva, tra le altre nevrosi, anche di idrofobia. IpnoCzzata si scopre che questo problema
con l’acqua deriva da un problema avuto con l’acqua da bambina. La governate diede da
bere con un bicchiere al cane e poi lo stesso bicchiere fu usato per la bambina. L’acqua
richiamava questo episodio e l’odio per la governante. Freud si convince che quesC ricordi
1
riportaC alla coscienza possono avere un effe^o catarCco. Dentro di noi dunque ci sono
ricordi nascosC che ci producono degli effe\. Una volta che riveliamo queste forze nascoste
le gesCamo.

Arriva alla prima topica (suddivisione i luoghi della psiche). Tu^a la nostra psiche non è conscia. Crediamo di
avere dominio sul nostro mondo interiore. Psiche e coscienza non coincidono. La nostra psiche è come un
iceberg, solo una punta appare al di sopra dell’acqua. Solo una piccola parte della psiche è cosciente. È più
quello che non sappiamo di quello che sappiamo. Questo iceberg può essere diviso in tre parC.
⇒ Coscienza. La parte della nostra psiche che controlliamo e conosciamo.
⇒ Preconscio. Sono sepolC dei ricordi che non sono consapevoli, ma che possiamo far riemergere con
uno sforzo.
⇒ Inconscio o rimosso. È la parte più profonda, dove si ammassano tu\ i ricordi di cui non abbiamo
più nessuna consapevolezza e che non riusciamo a recuperare. I ricordi sepolC in questa zona sono
ignoC al sogge^o e possono essere recuperaC con tecniche da parte del medico, che sa scavare e
recuperare i ricordi.
Quali sono queste tecniche?
o L’ipnosi, che non durerà molto. Solo nei primissimi anni la uClizzerà.
o Una delle prime tecniche sarà quella delle associazioni libere. Cosa sono? Elaborava un
lungo elenco di parole, faceva rilassare il paziente. Diceva una parola e subito il paziente
doveva dire la prima parola che veniva in mente. All’inizio si aspe^ava risposte più
logiche. Se la tecnica veniva usata bene ad un certo punto il paziente diceva parole che
non avevano un apparente legame logica con la parola proposta dal medico. In quei
momenC, dovuto alla velocità di realizzazione, l’inconscio prova ad uscire. La ragione
poi lo Cene a freno. Se si me^e fre^a al sogge^o il controllo della ragione si allenta.
Non è l’unica tecnica.
Sono tecniche che funzionano se c’è collaborazione da parte del paziente. Non sempre erano
propensi alla collaborazione e spesso avevano un’osClità verso il medico.
o Nel rapporto tra paziente e medico si veniva a creare uno strano meccanismo che Freud
definisce come transfert. Meccanismo Cpico della psicanalisi. È un parCcolare stato
d’animo del paziente nei confronC del medico. I pazienC tendevano a trasferire sul
medico dei senCmenC ambivalenC che da bambini avevano provato nei confronC della
madre e del padre. Bisogna rifarsi al complesso di Edipo. In una certa fase dello sviluppo
il bambino si innamora di uno dei due genitori e prova un senCmento ambivalente nei
confronC dell’altro genitore. QuesC senCmenC si manifestano quando il paziente si
relazione con il medico. Questo meccanismo che tende a presentarsi deve essere
gesCto dal medico. Deve tenere a freno gli impulsi del paziente di sesso opposto e
l’osClità di quello dello stesso sesso. Tu^o per spingere il paziente a confidarsi con il
medico. Se il paziente non collabora non si può aiutare. Serve abilità da parte del
medico.
2
Negli anni 10 e 20 elabora una seconda topica, diversa dalla precedente.
Nella psiche ci sono forze concorrenC fra loro. Tre in parCcolare. Es, Io e super – io. (Id, ego, super – ego).
⇒ Es. Pronome personale neutro terza persona singolare in tedesco. È la parte pulsionale dentro di
noi. Ci sono delle pulsioni, delle spinte, forze incontrollabili che seguono il principio del piacere e
non seguono il criterio del bene e del male. (La rabbia che mi spinge a picchiare qualcuno). È al di là
del tempo e dello spazio, cioè non è una forza che può essere categorizzata, non risponde ai principi
di causa ed effe^o, non è scienCficamente rilevabile. A volte riceviamo degli impulsi senza
connessione causale (qualcosa successo tanC anni fa e mi provoca tristezza). Non obbedisce
nemmeno alla logica, al principio di non contraddizione. A volte abbiamo impulsi uno opposto
all’altro (odiamo qualcuno e ne siamo a^ra\).
⇒ Super – io. La nostra coscienza morale. La parte della psiche che ha introie^ato tu^e le regole che ci
hanno insegnato e che ci siamo daC. È la voce della coscienza. Da piccoli siamo staC educaC in un
certo modo, ci sono state date delle regole che sono entrate nella nostra psiche e ci parlano da
dentro. Frenano gli impulsi dell’Es.
⇒ Io. Ha il compito di fare da mediatore tra Es e Super – io. Deve appagare entrambe le parC senza
frustrare troppo l’altra. Deve trovare un compromesso. Appagare una parte senza umiliare l’altra
(non picchio, ma mi sfogo poi con un amico e così il l’Es ha il suo sfogo). In un individuo sano l’Io
riesce a fare questo lavoro. A volte non ci riesce. Allora avremo individuo con un Es esagerato e
quindi persone che non si sanno dominare (ninfomania o violenza). Persone con un Super – io forte.
Avremo persone frustrate, che nascondono dentro le loro emozioni. Si crea uno squilibrio interiore.
La persona sana è quella che trova un equilibrio
Le nevrosi sono dovute a una lo^a interiore tra forze diverse. Bisogna quindi conoscere i desideri dell’Es e le
regole del Super – Io.

L’interpretazione dei sogni.


Il problema è riuscire ad accedere all’inconscio, che è qualcosa di presente e ci influenza enormemente. Le
nostre fobie e nevrosi si originano lì. Bisogna far emergere ciò che c’è.
La via maestra per accedere all’inconscio sono i sogni, da interpretare. Sono il momento in cui l’inconscio
emerge, ma non lo fa in maniera chiara. I sogni ci rivelano in maniera camuffata ciò che è sepolto dentro di
noi.
⇒ Durante il sonno la censura del Super – Io si allenta. Quando siamo svegli gli impulsi vengono
moderaC dal Super – Io. Nei sogni i desideri emergono in maniera più immediata, ma non
completamente chiara perché comunque il Super – Io agisce. I sogni sono “l’appagamento
camuffato di un desiderio rimosso”. Abbiamo desideri profondi che non voglio rendere nemmeno
noto a me stesso

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⇒ Durante il sonno soddisfo il desiderio anche se travesCto. Nei sogni c’è un contenuto manifesto e
uno latente. Manifesto il sogno, latente il suo significato, un messaggio nascosto che va interpretato
e lo può fare il medico.
Esempio. Paziente inseguita da un polizio^o con casco rosso lungo le strade. Riusciva ad entrare in un
appartamento. Guardava dallo spioncino e vedeva il polizio^o seduto su una panchina che piangeva. La
signora sognava il casco rosso che era un simbolo fallico, il pene maschile, quindi fuggiva dal sesso. La porta
che viene chiusa è il simbolo che la donna aveva una relazione sessuale con un uomo, ma con il quale aveva
scelto di non avere figli (la porta che si chiude a chiave). La donna guarda dallo spioncino e il pianto del
polizio^o sono il simbolo dell’eiaculazione maschile che non è stata fecondante.
Ci sono simboli che vanno trado\. La donna aveva il desiderio di rimanere incinta. La donna aveva questa
relazione, si era accordata di non avere figli, ma aveva il desiderio di maternità. L’inconscio la pensava in
maniera diversa.

Psicopatologia della vita quo6diana.


Ci sono anche altre vie oltre ai sogni.
⇒ Lapsus. Ogni volta che diciamo una parola al posto di un’altra. Anche le dimenCcanze, gli errori,
tu^o avviene per una determinata causa. Si parla infa\ di determinismo psichico. Ciò che avviene
nella psiche avviene sempre per qualcosa di determinato.
• In vacanza stava parlando con un altro personaggio. Il Czio con cui stava parlando voleva fare
una citazione dall’Eneide di Virgilio, ma non gli veniva e gli mancava una parola. Freud
incuriosito da questa cosa prova ad usare il metodo delle associazioni libere. La parola è aliquis.
Si arriva al sangue di san Gennaro e dialogando con l’uomo comprende che l’uomo ha un
amante che non ha ancora avuto le mestruazioni e l’uomo è in ansia per questa cosa, ma non lo
vuole amme^ere nemmeno a se stesso.

Ridefinire il conce^o di sessualità. Tu\ gli impulsi che scopre hanno secondo Freud, una natura sessuale
(aspe^o molto criCcato della do^rina freudiana).
Bisogna indagare il conce^o di sessualità. La sessualità era intesa come una spinta che nasceva nell’età della
pubertà e aveva come finalità ulCma la riproduzione. Freud riCene che questa visione tradizionale non è
sodisfacente.
Tre le problemaCche indagate.
⇒ Sessualità infanCle. Esistono forme di sessualità anche nei bambini, che non è un angelo asessuato.
⇒ Sublimazione. L’a^o di trasferire la carica sessuale su ogge\ non sessuali. La carica sessuale non si
sfoga solo nell’accoppiamento, ma anche nell’arte, negli ogge\.
⇒ Perversione. Non nel senso odierno, che ha connotazione morale. Perversione significa dirigere
altrove. Intende che a volte le a\vità sessuali non hanno fine procreaCvo. Si può avere sessualità
anche se avere tentaCvo di rimanere incinta.

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Esiste un’energia, una spinta, la libido, che è sempre presente in noi che a seconda delle fasi della vita si
localizza in luoghi diversi del nostro corpo. Sono le zone erogene, che portano piacere sessuale. Può
cambiare a seconda dell’età e muta nelle fasi di crescita del bambino, in maniera molto veloce. Bisogna
studiare il bambino e le fasi di sviluppo. Il bambino “essere perverso e polimorfo” Mira a espletare la sua
sessualità senza volersi riprodurre. Polimorfo cioè usa parC diverse del suo corpo per soddisfare la sua
libido, la sua pulsione sessuale.
⇒ Fase orale. In questa fase la zona erogena è la bocca. Il bambino (fino ad un anno e mezzo) trova
piacere a^raverso la bocca (poppa dalla madre).
⇒ Fase anale. Un anno e mezzo – tre anni. La zona erogena è l’ano. Il bambino inizia a trovare
interesse per i propri escremenC e può reagire con sfoghi anali.
⇒ Fase genitale.
• Fase fallica. Dai tre anni ai sei. Ci si accorge del pene. Vale anche per le femmine. Le femmine si
accorgono di non averlo e questo provoca un senCmento di castrazione. I maschi temono di
perderlo, le femmine provano l’invidia del pene, si sentono manchevoli di qualcosa. Ovviamente
posizione criCcata.
• Fase di latenza. Dai sei in poi. La libido sembra assopirsi. Fino alla pubertà quando poi rinasce si
mostra di nuovo e si manifesta negli organi genitali.
Fase genitale.

Complesso di Edipo. Si sviluppa nella fase fallica. È normale. Se tu^o va bene viene superato.
Lo definisce ispirandosi a un mito greco. Il sovrano che finì per uccidere il padre e sposare la madre. Quando
lo scoprirà si accecherà. Il bambino in una certa fase prova una a^razione di natura sessuale per il genitore
di sesso opposto. Nei riguardi del genitore dello stesso sesso trova senCmenC ambivalenC: gelosia e
idenCficazione. Odio e a^razione.

All’arte dedica numerosi studi. È la più rilevante delle naturali sublimazioni. L’arCsta quando realizza la sua
opera dà sfogo alle sue pulsioni sessuali, un modo per appagare il suo desiderio inconscio. Lo stesso vale
anche per usufruisce dell’arte. Un modo con cui possiamo appagare l’Es senza frustrare troppo il Super – Io
è l’arte.
Questo vale per l’arCsta, ma anche per il fruitore. Nell’opera ritroviamo anche il nostro Es, perché l’arCsta dà
voce ai desideri di tu\. L’arte può essere catarCca. Mi perme^e di appagare almeno in parte quesC
desideri.

Indaga anche il rapporto con Dio. Dio è una creazione della psiche dell’uomo, che lo crea per un’esigenza
inconscia. L’uomo ha bisogno di senCrsi prote^o, per appagare questo desiderio, ha creato l’illusione di Dio.
L’umanità ha proie^ato su Dio le cara^erisCche del padre. Cerca in Dio ciò che cercava nei genitori.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci protegge, anche da adulC. Rapporto che a volte è ambivalente.

Analizza anche la società.


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SosCene che vivere con gli altri ha un elevato costo libidico. La vita insieme agli altri comporta una serie di
rinunce. Pensiamo al desiderio sessuale, ad esempio. La società ci impone delle rinunce che dobbiamo
acce^are. Il costo libidico va pagato. Se appagassimo tu\ i nostri desideri sarebbe il caos. La società ha una
certa dose di dolore, ma è un dolore necessario. Le alternaCve sarebbe peggiori. È un discorso che richiama
Hobbes e la sua visione. C’è qualche richiamo anche al dolore di Schopenhauer (la vita come dolore). Per
molto tempo nella visione di Freud la sessualità è alla base. Ad un certo punto rivede la sua teoria e parlerà
di due impulsi di natura diversa: sessuali (eros) e thanatos, cioè l’impulso che disgrega, distacca. C’è anche
la pulsione all’odio, a distruggere. Sono le due forze inconsce, ma presenC.

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