SOCIOLOGIA
SOCIOLOGIA
La sociologia è lo studio scientifico della società, quando si fa riferimento alla società si fa riferimento a quella compresa in
un territorio e dentro a uno stato nazionale, ad esempio la società italiana.
Il termine “sociologia” indica due concetti fondamentali, da un lato vi è l’individuo, dall’altro la società. Tra questi due
elementi troveremo molteplici relazioni e dinamiche che costituiscono l’oggetto del sapere sociologico.
La sociologia fa parte di quelle scienze sociali che si occupa di società e si basa sulla ricerca empirica attraverso questa
ricerca la sociologia raccoglie dati per studiare le società umani differenti.
DISCORSO SCIENTIFICO Secondo Popper ciò che costituisce il discorso scientifico è che questo sia possibile di falsificazione.
Quindi lo scopo della ricerca sociologica non è quello di produrre teorie non modificabili, bensì quello di verificare che le
teorie presentino dei requisiti indispensabili. I requisiti sono 4:
- EMPIRICO: nel senso che deve fare riferimento all’esperienza dei fenomeni, alla realtà che ci circonda;
- DECIDIBILE: dal momento che deve essere stabilito il suo valore di verità anche se provvisoria;
- PUBBLICO: deve essere aperto alle discussioni delle sue argomentazioni;
- RIPETIBILE: le procedure che segue lo scienziato per giungere a determinate conclusioni devono poter essere
replicate da altri.
L’idea è che la realtà sociale sia unica, ma che si possa osservare ponendo all’attenzione i diversi aspetti che
riguardano più l’individuo o più la struttura sociale. Oggi in particolare la realtà si concentra sulla dimensione
microsociale.
La MICROSOCIOLOGIA è lo studio della realtà sociale che analizza le relazioni sociali, ovviamente quando si parla
di relazioni sociali si presuppone che queste implichino la presenza di individui, quindi in qualche modo si ha a
che fare, nel livello microsociologico, con individui che entrano in relazione tra di loro.
Tre sono i livelli di osservazione sociologica tramite i quali possiamo osservare i componenti della realtà sociale:
1. livello microsociale, relativo ai processi di interazione sociale che implicano la presenza di persone;
2. livello mesosociale, relativo ai contesti in cui risulta suddivisa la società e che vede svolgersi i processi di
interazione sociale;
3. livello macrosociale, che comprende il livello micro e meso sociale, e relativo alla realtà nel suo complesso.
Se è vero che esiste una variazione interculturale, e quindi tra le diverse culture, è vero anche che esiste una variazione
intraculturale perché, individui accomunati dalla medesima cultura, non agiscono tutti allo stesso modo. Ciò è dovuto alla
coscienza, lo spazio di libertà che si colloca tra l’immediatezza e la meditazione e che trasforma l’individuo da semplice
unità funzionale all’interno della società, in persona.
La soggettività umana data dalla coscienza viene espressa attraverso la mediazione simbolica, consistente nell’utilizzo di
simboli quali forme espressive (es. linguaggio, norme, ecc.) attraverso cui mettere in relazione, indirettamente, l’essere
umano con se stesso, gli altri, l’ambiente. Le relazioni sociali generano: l’identità personale (o identità dell’Io),
corrispondente all’immagine che il soggetto ha di sé e che si crea attraverso la relazione con altre persone nel processo di
identificazione e differenza. Cosa ben distinta è invece l’identità sociale, corrispondente all’immagine che la persona da di
sé all’interno della società e che dipende, il più delle volte, dalla posizione sociale che la stessa occupa. Identità personale
e sociale, nell’insieme, costituiscono l’identità complessiva della persona, il Sé.
Quest’ultimo non è altro che il prodotto generato dall’Io e dal Me (corrisponde al concetto di se stesso percepito dall’Io, in
base ai giudizi degli altri su di sé) e che, secondo Mead è il risultato di un processo costituito da 3 fasi evolutive:
1. fase dell’imitazione da parte del bambino dei comportamenti degli adulti
2. fase del gioco libero, in cui il bambino inizia a sostenere i vari ruoli sociali
3. fase del gioco organizzato, in cui il bambino impara ad assumere i diversi ruoli sociali imposti dall’Altro
generalizzato.
Io e Me devono risultare in equilibrio: la prevalenza dell’Io porta ad un atteggiamento narcisistico non riconosciuto dalla
società; quella del Me, l’alienazione del soggetto dalla propria identità personale.
Il processo finalizzato ad integrare ognuno di noi all’interno della società è la socializzazione. In essa, diventa cruciale
l’ambivalenza individuo-società: da un lato la socializzazione serve a plasmarci su dati modelli comportamentali
riconosciuti come validi dalla società e che le permettono di riprodursi, dall’altro ci permette di sviluppare pienamente la
nostra personalità. La socializzazione è distinta in:
- primaria: si verifica nella prima infanzia.
- secondaria: segue durante tutto il resto della vita e richiede l’apprendimento delle competenze di ruolo
La relazione sociale, invece (sempre secondo Weber), è il comportamento di più individui che agiscono soltanto in un dato
modo, dotato di senso. Ciò non implica che vi sia solidarietà tra gli individui, né che la relazione abbia per tutti lo stesso
senso (se il senso risulta uguale, parliamo di relazioni bilaterali, viceversa, di unilaterali). A seconda dell’orientazione,
distinguiamo poi relazioni:
- di scambio
- di comando-obbedienza
- di autorità
- di competizione
- di conflitto
- di solidarietà
STATUS E RUOLO
In sociologia, l’individuo non è l’uomo isolato, ma è immerso in un sistema di relazioni sociali e quindi non può essere
considerato come totalmente padrone delle sue scelte e delle sue decisioni, poiché queste saranno sempre frutto di una
negoziazione sociale che avviene all'interno delle interazioni. A tal proposito, la sociologia fa riferimento alla struttura
sociale, intendendola come la rete di rapporti di interdipendenza che sussistono fra un determinato gruppo di individui
che occupano ruoli differenti. La struttura sociale, quindi, è delineata dai rapporti sociali che sono generati da norme e
delle regole che creano dei vincoli. Questi vincoli in qualche modo prescindono l'identità soggettiva dei singoli individui.
I rapporti sociali, quindi, si manifestano a livello microsociologico attraverso le posizioni sociali. Per questo è utile fare
riferimento a due concetti fondamentali: status e ruolo. Con il termine status si fa riferimento alla posizione che ogni
individuo occupa nella società. A questa posizione sociale sono connessi dei diritti, ma anche dei doveri; ad ogni posizione
è connesso anche un certo grado di prestigio e riconoscimento sociale.
Status ascritto, che non dipende dalla propria volontà, ma si tratta di determinate caratteristiche che già si hanno, ad
esempio l'età, il genere, l'appartenenza etnica, i legami di parentela. Il caso di status acquisito, invece, è quello che
comporta una scelta, uno sforzo di volontà da parte dell'individuo, ad esempio la scelta di compiere un determinato
percorso di studi, di intraprendere una determinata carriera lavorativa.
Il ruolo invece è la conseguenza, sul piano normativo, di questa posizione che si occupa: quindi è l'aspetto prescrittivo che
riguarda le aspettative sociali e le aspettative di comportamento conformi al proprio status. Il ruolo è in generale quel
comportamento atteso di un individuo in riferimento alla posizione che occupa in un certo contesto sociale.
Ruoli formali coincidono spesso con i ruoli lavorativi, basti pensare al codice deontologico. Può anche succedere che le
aspettative rimangano indefinite oppure possono cambiare in base al ruolo che le persone interpretano: in questo caso si
parlerà di ruoli informali, come il ruolo di amico o di un genitore, in quanto non esiste un codice a cui attenersi o un
protocollo da seguire.
MESO - oggetto di studio gruppi sociali, organizzazioni, comunità.
La MESOSOCIOLOGIA rappresenta l’interfaccia tra il livello micro e macro, di cui sancisce la piena interdipendenza.
Oggetto di studio di questa componente sono le reti sociali.
Ciascuna è caratterizzata da caratteristici valori di densità (riferita al grado di interconnessione tra i membri di una rete),
coesione (strettamente legata alla prima, fa riferimento al fatto che attori dalle caratteristiche simili sono fortemente
interconnessi e condividono credenze e comportamenti) e centralità (riguarda il numero di componenti che ciascun
membro della rete conosce e permette di delineare la diffusione delle risorse tra i soggetti, tramite gli scambi). Distinzione
più generale:
- reti aperte [sono + dense, - coese, + centrali]
- reti chiuse [sono – dense, + coese, - centrali]
Le reti più chiuse offrono una funzione di sostegno morale e materiale rispetto a quelle aperte.
I gruppi sociali si differenziano dalle reti social in quanto prevedono un’interazione più o meno stabile tra i soggetti
coinvolti (cui conferiscono un senso di appartenenza). Una prima distinzione riguarda le dimensioni dei gruppi, che ne
concorrono a determinare i meccanismi interni:
- gruppo primario (es. gruppo famigliare), è costituito da un numero ristretto di individui che interagiscono in maniera più
stretta e più frequente
- gruppo secondario (es. equipe di lavoro), comprende un numero più ampio di individui, legati d a un legame di tipo
strumentale e che interagiscono in maniera meno frequente. Al loro interno possono però formarsi gruppi primari.
L’interazione sociale tra i gruppi è strutturata in modelli, determinati dalle dinamiche comunicative presenti al loro
interno:
1. modello a ruota: è la struttura più centralizzata e gerarchizzata. Il soggetto centrale (il leader) è il perno del modello che
risulta essere il più efficace se ho un compito la cui soluzione è certa;
2. modello a Y: è più aperto del precedente, quasi tutti fanno perno al leader;
3. modello a catena: è il più aperto in assoluto, ma anche il meno frequente. In esso non ho leader;
4. modello a cerchio: anche in questo caso non ho un leader definito, ma tutti sono a loro modo “capi” e c’è
collaborazione tra i vari membri. Risulta il modello più efficace nell’ipotesi in cui bisogna risolvere problemi più complessi,
di dubbia soluzione.
Così come esistono diversi tipi di gruppi, esistono anche diversi stili di leadership:
1. autocratico: il leader pretende di gestire da solo;
2. democratico: il leader gestisce interpellando, almeno, le persone a lui più vicine;
3. permissivo: il leader riduce al minimo la sua partecipazione (è lo stile che funziona meno).
E abbiamo anche diversi tipi di leader:
1. espressivo, quando rappresenta un punto di riferimento emotivo (leader “materno”);
2. strumentale, quando rappresenta un punto di riferimento strumentale (leader “paterno”).
Il ruolo di leader materno non coincide necessariamente, all’interno di una famiglia, con la figura della madre e lo stesso
accade per il leader paterno. Affinché il gruppo funzioni bene, è necessario che siano presenti ambo i tipi di leader (che
raramente coincidono nella stessa persona) e che vi sia equilibrio tra loro.
Le organizzazioni sociali si configurano essenzialmente come gruppi secondari formali, sono artefatti umani costruiti allo
scopo di conseguire scopi specifici grazie all’apporto coordinato e permanente di più persone (ciascuna delle quali
specializzata in una diversa pratica), che ne costituiscono la struttura interna.
MACRO – oggetto di studio i fenomeni sociali ed i loro rapporti con le strutture della società.
La società nel suo complesso
Oggetto di studio della macrosociologia è la società nel suo insieme ed essa, si gioca su 3 concetti fondamentali:
[Link]
[Link]
[Link]
I primi due li abbiamo già introdotti, affermando che la differenza fra Sistema e Struttura sociale si può capire mediante
una metafora: quella del corpo, il sistema, e dello spirito, la struttura. Lo spirito è quella cosa che non si vede ma che, se
conosciuta, ci permette di capire perché ci comportiamo in un modo piuttosto che in un altro. La funzione invece è il ruolo
che la parte gioca nel tutto, è la connessione che la parte ha con il sistema.
La società moderna, funzionalmente differenziata, non è altro che un insieme di sottosistemi, ciascuno dei quali
comprende, a sua volta, numerose istituzioni sociali, formate da gruppi, reti, organizzazioni, comunità articolate tra di
loro. La struttura sociale deriva dunque dalla connessione tra le diverse componenti sistemiche della realtà e può essere
capita studiando il meccanismo delle relazioni e dei rapporti tra questi diversi livelli. Per fare ciò, usufruiamo dello schema
AGIL, proposto Sociologo Americano Parsons.
A= Adattamento
G= “Goals” (scopi) ANALIZZA IL SISTEMA NEL SUO COMPLESSO
I= Integrazione
L= Latenza
ADATTAMENTO: consiste nel garantire la sopravvivenza fisica della persona, che con il sottosistema economico prende le
risorse dell’ambiente e li trasforma in beni sociali. In questo sottosistema possiamo rintracciare 3 diverse istituzioni:
2. Istituzione deputate alla distribuzione dei beni sociali: sono storicamente differenziate. Abbiamo 3 tipologie di
scambio:
- scambio di beni equivalenti: prevale nelle società segmentarie. Tale meccanismo si può per esempio leggere
mediante il “dono”, la forma più piccola di scambio simbolico. Accettare un dono implica un comportamento che
sia reciproco fondato su tre meccanismi: dare, decidere se ricevere o rifiutare e, se si decide di accettare
(instaurando quindi una forte relazione), contraccambiare.
- redistribuzione: tipica delle società diseguali. Questo meccanismo per cui, periodicamente, nel corso dell’anno si
creano dei momenti (che in genere coincidono con delle feste comandate), in cui si opera, a favore del popolo, per
una redistribuzione di beni che solitamente sono concentrati nelle mani dello stato, impedisce che ci siano moti di
rivoluzione contro il potere.
- mercato: inventato nella società agricola (il baratto, scambio merce-merce), ma sviluppatasi in quella industriale
(scambio merce-denaro).
E’ uno stato che non interviene nella sfera economica e si occupa principalmente della difesa dall’esterno, dell’ordine
interno e del giudizio di coloro che infrangono la legge. Successivamente, nel 900, dalla crisi dello stato liberale nascono,
da un lato, gli stati totalitari (Fascismo, Nazismo, Franchismo, Soviet) e, d’altro canto, lo stato democratico che rimane più
in continuità con lo stato liberale classico, aggiungendo però ai diritti civili politici, e di libertà anche quelli sociali ed
economici come il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione.
[Link] sociale: ha a che vedere con il processo di socializzazione, ovvero con il processo che consente ad un nuovo
membro di "entrare a far parte della società.
[Link]: è l’insieme di strutture e di reti che permette a un nuovo membro di acquisire modelli comportamentali e
valoriali adatti ai ruoli e ai corrispondenti modelli della società, istituzioni quali la scuola e le istituzioni di carattere etico-
religioso.
I processi sociali rappresentano la vita, cioè come una società pulsa, si muove, come la struttura e la funzione nel concreto
si realizzano e ci aiutano a capire come la società si realizza, cambia e si riproduce, per mantenere uguale o meno la
società. Per analizzare i processi sociali, ci avvaliamo del modello proposto da Boudon, composto di 3 parti:
- ambiente (meglio definito come contesto), è lo sfondo storico, economico e sociale su cui si muovono gli attori
sociali,
- sistema d’interazione, è la scena in cui interagiamo con gli altri, prescindendo dalla nostra soggettività, che può
però permetterci di instaurare certe relazioni, per cui è importante tener conto delle variabili individuali (sesso,
età, livello d’istruzione ecc.)
- avvenimenti (output), rappresentati dal risultato che produce l’azione degli attori sociali sulla scena.
L’ambiente influenza il sistema di interazione, il quale da una parte produce gli eventi, dall’altra può retroagire
sull’ambiente e il contesto. Gli output, a loro volta, possono produrre degli effetti sull’ambiente, ma possono anche agire
sul sistema di interazione. Per chiarire questo concetto, usiamo 3 modelli:
1. processo riproduttivo: non produce nessun cambiamento ma serve a riprodurre la società così come è, in
questo caso non c’è nessun tipo di retroazione (feedback): AMBIENTE → SIST.D’INTERAZIONE → OUTPUT. La
soggettività degli attori sociali è però scarsamente influente poiché gli individui non fanno altro che andare ad
occupare i loro posti, comportandosi solo secondo le aspettative.
2. processo cumulativo: qui c’è una retroazione che dagli eventi retrocede sul sistema di interazione, è questo il
caso di una società in cambiamento: AMBIENTE → SIST.D’INTERAZIONE ↔ OUTPUT.
3. processo di trasformazione: si verifica dove il cambiamento diventa più evidente. La trasformazione avviene
secondo due meccanismi, da una parte gli eventi prodotti dal sistema di interazione retroagiscono sul sistema di
interazione e produrranno un altro processo di retroazione, dall’altra produrranno direttamente un effetto sul
contesto originale: AMBIENTE ↔ SIST.D’INTERAZIONE ↔ OUTPUT → AMBIENTE.
Una distinzione importante vi deve essere tra le differenze e le disuguaglianze: le prime sono il prodotto della variabilità
sociale e possono o meno implicare una disuguaglianza, le seconde presuppongono necessariamente delle differenze. La
variabilità sociale, contrariamente alla disuguaglianza è una grande ricchezza, anche se difficile da gestire, e permette alle
società umane di reagire meglio alle sfide ambientali e ai problemi che devono affrontare. Le disuguaglianze sociali, invece,
conducono al concetto di stratificazione sociale, ossia la trasformazione delle differenze in disuguaglianze.
Perché esiste la disuguaglianza?
A riguardo abbiamo diverse teorie:
1. la teoria secondo cui la disuguaglianza è socialmente funzionale (Durkeim, Davis, Moore, Parsons), in quanto
serve a far sì che le sue diverse componenti svolgano funzioni diverse.
2. teorie conflittualiste (Collins, Lenski, Turner), che affermano che la disuguaglianza in qualche modo è il prodotto
dell’ineguale distribuzione dei beni sociali.
3. teoria del potere (Dahrendorf), è una specifica teoria conflittualista che afferma che la disuguaglianza è l’effetto
di una diversa distribuzione del potere, che comporta diversa distribuzione dei beni.
4. teoria dell’uguaglianza nelle differenze (Touraine), cioè far sì che sia possibile mantenere le differenze, in
quanto ricchezza, senza far che questo trasformi in disuguaglianza.
5. teoria della capability(Sen), cioè le peculiari capacità potenziali che ciascuno di noi possiede.
DISUGLUAGLIANZE
Cosa è uno strato sociale: Per MARX la stratificazione poggia sul rapporto degli individui con i mezzi di produzione. Vi sono
coloro che li posseggono ma nonl i usano e chi li usa ma non li possiede. Di conseguenza i primi decidono e hanno il potere
i secondi no. Secondo WEBER si fa distinzione in tre aspetti sulla stratificazione sociale: la classe, lo status ed il partito. La
classe è la posizione di un individuo all’interno della società, lo status si riferisce ai beni immateriali del prestigio sociale ed
il partito al potere sociale.
SOCIOLOGIA DELLA SALUTE – studia come la complessità sociale della vita umana influisce sulla salute ed il benessere
individuale e collettivo.
1. condizione ideale
2. stato di benessere, concetto molto ampio che trova diverse implicazioni, ma che sposta l’attenzione dalla cura
della malattia ad una dimensione di prevenzione centrata sulla promozione della salute individuale e collettiva.
3. variabile multidimensionale che non si limita ad analizzare gli aspetti fisici e biologici, ma che include anche la
dimensione psichica e sociale, quindi considera la persona nella sua globalità e l’individuo come complesso
assemblaggio di differenti dimensioni; infatti, la salute è una pluralità di dimensioni diverse.
È un modello di analisi della dimensione della salute promosso dal sociologo Ardigò, che è uno dei padri di questa
disciplina. Pone il sistema sanitario al centro di un quadrilatero ai cui angoli vi sono 4 concetti di base.
Quello che Ardigò definisce quadrilatero, serve come strumento per individuare le coordinate concettuali necessarie per
comprendere i fenomeni sociali di salute e malattia sia in una prospettiva individuale, che come dimensioni collettive.
- LA NATURA ESTERNA
La natura esterna fa riferimento all’ambiente fisico, ossia all’habitat delle società umane, ci si riferisce all’ambiente
come fonte sia di agenti patogeni, ma anche come risorsa per le cure.
- SISTEMA SOCIALE
Per sistema sociale si intende la trama di relazioni sociali e le istituzioni che compongono la società. Ci si concentra
sul luogo, sullo spazio in cui si manifestano i valori, ma anche sull’organizzazione dei servizi sociali e sanitari che
sono chiamati in causa nell’analisi della salute.
- RELAZIONE FRA IO E ME
Il terzo piano di analisi riguarda la persona, intesa come attore, ma anche come immagine che gli altri hanno di un
soggetto: la persona considerata immersa nel proprio mondo di vita quotidiana.
- NATURA INTERNA
Per natura interna ci si riferisce all’idea che il corpo umano e le sue componenti di corpo, cervello e mente sono
dimensioni imprescindibili (quando si parla di analisi della dimensione della salute).
Si arriva dunque a parlare di sistema di salute, inteso come l’insieme delle relazioni socialmente significative per l’analisi
di salute/malattia. differenza tra il modello di Ardigò e la concezione dell’OMS sta nel fatto che il primo non considera la
salute come uno stato, bensì come un processo risultante dall’interazione tra i diversi poli del quadrilatero.
Come abbiamo detto, la malattia è un processo dinamico, di conseguenza, diventa rilevante analizzare le diverse modalità
che il suo insorgere presenta e le risposte che il sofferente mette in atto per fronteggiarla.
Parsonelaborò quindi un modello di quello che egli chiama il “sickrole”, il ruolo del [Link] tratta di un concetto
normativo che considera le aspettative che la società nutre nei confronti del malato, come si aspetta che lo stesso si
comporti. Nel modello sono previsti 2 doveri e 2 diritti fondamentali del malato:
Doveri:
1. Deve cercare di guarire il più velocemente possibile, considerando il suo stato indesiderabile;
2. Deve cercare e collaborare con un personale sanitario competente.
Diritti:
1. Deve essere esonerato dai normali ruoli quotidiani e dalle obbligazioni che essi comportano;
2. Deve essere considerato come bisognoso di cure e non in grado di guarire da solo, con la propria forza di
volontà.
La malattia diviene per Parsons una forma di devianza sociale e la medicina un’istituzione di controllo sociale che deve,
prima di tutto, “curare” la devianza, ma anche impedire che venga fatto un abuso del [Link] determinate circostanze,
come quella di patologie a trasmissione sessuale, il paziente può avvalersi di un aiuto medico per curare il problema, ma
rifiutare il sickrole, per la valenza che avrebbe nella società. In altre, come una semplice influenza, il malato può adottare il
sickrole per starsene a casa, ma scegliere di curarsi da solo non divenendo quindi paziente.
Per quanto riguarda il comportamento effettivo del malato, ciò che risulta subito evidente è la tendenza dello stesso a non
rivolgersi nel 70-90% dei casi ad un personale sanitario competente. Per descrivere ciò, ci avvaliamo di un modello noto
come “iceberg dei bisogni di salute”. Parendo dalla parte sommersa, l’iceberg risulta così costituito:
Dal modello, appare evidente che tra i bisogni di salute e la domanda espressa vi sia un gap che corrisponde alla parte dei
bisogni che non arriva ai servizi sanitari e che, quindi, mette in discussione la rappresentatività dei bisogni trattati rispetto
a quelli non trattati (è come avere dei dati statistici falsati).
Inoltre, è necessario interrogarci su quanti e quali bisogni di una certa gravità non vengano tradotti in domanda espressa o
ciò venga fatto troppo tardi: in caso di patologie come quelle oncologiche e cardiovascolari tutti conosciamo l’importanza
di una diagnosi precoce che aumenta le probabilità di una prognosi favorevole
E’per questo che, tra la domanda espressa e la domanda accolta, si colloca nell’iceberg la domanda impropria,
corrispondente a bisogni indotti di carattere non medico ma che, comunque, vengono portati all’attenzione del personale
sanitario.
Tutte queste problematiche rientrano nel già citato illnessbehaviour, cioè il comportamento del malato. Con questo
concetto si vuole indicare la modalità con cui la persona percepisce, interpreta ed interviene sui sintomi che le causano
disagio. Esso presenta 2 componenti, tra loro strettamente intrecciate:
- componente cognitiva, relativa alle diverse modalità culturali con cui la persona presta attenzione al dolore o ai
diversi sintomi che prova;
- componente comportamentale, relativa alle azioni intraprese dalla persona in risposta ai bisogni di salute
percepiti.
Herzlich dimostra l’influenza reciproca tra queste due componenti, attraverso 3 diverse rappresentazioni della malattia:
1. malattia-distruttrice, la malattia è considerata come una violenza dalla persona che ne risulta affetta, in
quanto quest’ultima è costretta ad abbandonare il proprio ruolo sociale, tende a recidere i rapporti sociali e ad
isolarsi. In questo senso, ho quindi un rifiuto della malattia, l’identità coincide con il non essere malato,
condizione tipica soprattutto di quelle persone molto attive che, di fronte ad una malattia si sentono morte,
annientate;
2. malattia-liberatrice, è vissuta dal malato come un’occasione per riscoprire la vita poiché gli permette di
astenersi, seppur temporaneamente, dagli obblighi sociali. Si tratta, ovviamente, ti patologie non gravi ed a
breve termine, accettate e vissute dal malato positivamente e la cui identità è quindi coincidente con l’essere
malato;
3. malattia-mestiere, è una concezione tipica nei malati cronici o in chi ancora spera di guarire. Coincide con la
volontà di collaborare con gli operatori sanitari al fine di trovare un rimedio
TRIANGOLO TERAPEUTICO
La malattia, così come la salute crea delle relazioni sociali, sebbene di tipo diverso.
I soggetti che entrano in gioco in queste relazioni sociali sono 3:
1. la persona stessa, in quanto malato;
2. il contesto sociale che lo circonda;
3. la società e le istituzioni mediche.
Per capire la costruzione sociale che la malattia produce, usiamo uno strumento definito triangolo terapeutico. In questo
modello si analizza una relazione che non interessa semplicemente il medico ed il paziente, ma anche i contesti sociali che
esistono dietro essi, si tratta di una relazione triadica anche se il terzo soggetto non è fisicamente presente, ma resta sullo
sfondo. Dal momento che esistono tre attori è chiaro che ognuno di loro vedrà la malattia da un diverso punto di vista,
ciascuno dei quali corrisponde ai tre diversi ruoli che ciascuno di questi tre soggetti gioca nel triangolo terapeutico:
-[vertice basso sx] La malattia vista dalla persona, la definiamo illness, ossia ciò che interessa al malato è guarire il più
velocemente possibile, tornare a stare bene.
-[vertice basso dx] Dal punto di vista delle istituzioni mediche, invece il termine utilizzato è quello di disease, poiché il
medico non fa esperienza diretta della malattia, ed è chiamato ad essere neutrale da un punto di vista affettivo, condizione
questa che non intacca però il concetto di empatia.
-[vertice alto] La malattia, dal punto di vista della società viene definita sicknesse trova la sua espressione nel sick-role
descritto da Parsons. Anche la società non fa esperienza diretta di malattia, né ad interessarle è lo studio della stessa (non
possiede neppure le conoscenze necessarie per farlo). La malattia, produce socialmente il problema del contagio, della
diffusione cioè della malattia stessa, per la sua stessa sopravvivenza.
Il secondo elemento della sickness che interessa la società ha a che vedere con quello che era il concetto di sick-role di
Parsons, secondo cui la malattia era ritenuta una forma di devianza che porta l’individuo a non poter ricoprire, per un dato
lasso di tempo, il proprio ruolo sociale. Quindi, il malato diventa un problema sociale sia perché non lavora, sia perché
implica e ricorre a risorse terapeutiche ideologiche, professionali, logistiche si potrebbero usare per altre cose.