Feuerbach (1804-1872)
Fondatore dell’ateismo moderno. Anticipa Marx per alcuni contenuti, ma lo stesso Marx lo
criticherà perché secondo lui si è concentrato troppo e unicamente sulla questione religiosa.
Facendo parte della sinistra hegeliana è discepolo di Hegel e ha modo di conoscere da
vicino il sistema hegeliano. Si stacca da hegel da un opera “critica della filosofia hegeliana”
(1839). Nel 1841 scrive “L’essenza del cristianesimo” e “L’essenza della religione”.
La sua riflessione è incentrata sul fatto che l’IDEALISMO ha peccato nella sua impostazione
generale perché Hegel pone al centro il concetto dell’idea, dello spirito, infinito, ma questo
concetto è equivoco. Questo perché si parte da un concetto astratto e solo successivamente
a una dimensione concreta, ma il punto di partenza è sempre l’assoluto. Secondo feuerbach
questo è sbagliato perché se il pensiero filosofico deve essere qualcosa di fecondo bisogna
invertire questa posizione, partire dalla concretezza, eventi e situazioni precise, per spiegare
qualcosa che poi rimanda a un’altra dimensione. Il punto di riferimento, l’essenza, non sta
quindi nell’assoluto, ma sta nella concretezza delle situazioni. Partendo dal concreto,
recuperando la dimensione materiale e fisica della vita riesco a comprendere le
manifestazioni ideali. Ritorno al concreto. Per spiegare la religione non bisogna partire da
Dio, ma bisogna partire dall’uomo. Nella religione il rapporto tra finito e infinito è proprio il
rapporto tra uomo e dio, si deve partire dall’uomo per poi poter spiegare la figura di Dio.
L’idealismo ha sbagliato l’ordine delle cose, lui vuole rovesciare questo schema e partire
dall’analisi di una situazione concreta e in virtù di questo spiegare il fenomeno e l’esperienza
religiosa.
Vincolo religioso, l’uomo è dipendente da una figura superiore.
Ritiene che l’uomo abbia elaborato un’idea, un’immagine, una figura di Dio e non sia stato
Dio a creare l’uomo. Rovesciando il rapporto tra Dio e uomo, smaschera il fatto che non è
stato (come da tradizione) Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a creare Dio. L’uomo lo ha creato
perché ha coscienza di sé come individuo singolo, e come tale si sente debole, sente di non
riuscire a raggiungere i suoi obiettivi. Ciò appare chiaramente se si considerano le
caratteristiche attribuite a Dio dalla tradizione - la ragione, la volontà e l'amore -, che altro
non sono che proprietà umane esternate in un oggetto della fantasia.
L’uomo desidera, ma spesso quello che desidera non riesce a essere realizzato. quindi
cercare un essere che è onnipotente, onnisciente e puro amore rendono possibile quello che
a lui in quanto uomo limitato non è possibile. L’uomo si sente alienato, creando la figura di
Dio, perché l’alienazione è data dal fatto che l’uomo ha trasferito in Dio tutte le sue
caratteristiche di natura elevandole. Dio può supportarlo con le sue qualità, questa è una
consolazione. L’uomo si sottomette, avviene quindi in alienazione religiosa, l’uomo ha
trasferito in questa figura superiore tutte le sue caratteristiche senza limiti, dove l’uomo può
agire, dio è onnipotente. L'uomo "aliena" la propria essenza, la "pone fuori di sé", la
oggettiva in un essere trascendente. L’uomo si è privato di quelle che sono le sue
caratteristiche e le ha trasferite idealizzando una figura superiore a cui lui è sottomesso.
L’uomo deve consapevolmente capire che è stato LUI a creare Dio, diventa quindi dovere
morale dell’uomo professarsi ATEO. L’uomo si deve riappropriare di quelle caratteristiche
che ha trasferito in Dio, questo lo eleva dalla condizione di debolezza e sottomissione e
crede di più nelle sue potenzialità. Questo è quello che possiamo definire ateismo moderno.
Dio è pertanto la realizzazione ideale dei bisogni dell'umanità e, nello stesso tempo, a
personificazione delle sue doti migliori. realtà, ciò da cui uomo «dipende» veramente è la
natura, sia quella esterna (intesa come l'insieme degli agenti atmosferici, delle creature
animali, vegetali e minerali, dei fenomeni fisici ecc.), sia quella interna (l'insieme dei desideri,
degli impulsi, degli istinti ecc.).
Ci libera anche quindi dal concetto di infinito, assoluto e spirito, che vedeva nell’uomo una
piccola parte, ma con feuerbach l’uomo è l’unica realtà concreta, il fulcro di qualsiasi tipo di
spiegazione e realtà. Riscoprendo l’uomo, feuerbach può essere il promotore di due
esperienze importanti: umanismo e filantropismo.
UMANISMO: feuerbach riscopre l’uomo, mette al centro della riflessione filosofica un uomo
fatto di anima e corpo. Questa riscoperta dell’uomo nella sua interezza, di un unione tra
anima e corpo, è importante perché secondo il filosofo il romanticismo aveva privilegiato
l’aspetto spirituale. L’uomo che recupera le sue facoltà, è un uomo consapevole della sua
parte spirituale ma anche del corpo. È consapevole che il corpo non può essere distinto dal
l’anima. L’unità tra anima e corpo è indissolubile, intesa in una dimensione ampia che
riguarda tutta la specie umana e. arriva a dire che l’uomo è tale soltanto se sperimenta un
principio di socialità, comunicazione con l’altro. (amore). Anche al livello sensibile due esseri
umani che provano un determinato sentimento guardando la stessa realtà, la guardano in
maniera più ricca e autentica.
FILANTROPISMO: segue l’idea che l’uomo abbia una essenza sociale. il fatto che foierbach
recuperi unita psicofisica dell’uomo è questa essenza sociale fa fare riferimento al fatto che
molto importante per la non nuda sopravvivenza dell’uomo come per Shop, ma per una
sopravvivenza più piena legata alla natura dell’uomo è importante che l’uomo curi anche il
suo aspetto corporeo perché senza quella cura non può nutrirsi neanche la mente.
“L’uomo è ciò che mangia” “materialismo naturalistico”:
implica l'esigenza di rivalutare gli aspetti concreti dell'esistenza di contro alle astrazioni
operate dall'idealismo, che "rovesciava" la realtà considerandola fondata sulle idee.
Per questo la riflessione di Feuerbach si concentra sull'umanità, vista come insieme di esseri
naturali, concreti, inseriti in una comunità sociale e con specifici bisogni mate-riali. Tale
punto di vista comporta una maggiore attenzione alle condizioni di vita delle persone,
condizioni che vengono considerate fondamentali e prioritarie in relazione a qualsiasi
progetto di miglioramento della società; il filosofo è infatti convinto che, per elevare il livello
spirituale di un popolo, bisogna migliorarne la situazione materiale.
Se l’uomo vive in una condizione in cui tutto viene soddisfatto, può anche curare la sua
anima e quindi vivere bene. Se vivo in un ci testo dove devo preoccuparmi dei bisogni fusici,
non. ho tempo di curare la mia parte spirituale. L’unità psicofisica rappresenta questa: se la
dimensione materiale non è soddisfatta non può esserci una cura dello spirito.
Alienazione= alienazione religiosa.
Ateismo=annullando Dio si riappropria delle facoltà che aveva messo in Dio. Dovere morale
L’unità dell’uomo è una condizione psicofisica. Si raggiunge la consapevolezza in due, la
comunità è il primo principio. Dubito ciò che vedo da solo, è certo quello che anche l’altro
vede. L’uomo è tale soltanto in una dimensione collettiva. Due uomini ne fanno uno. L’uomo
non è completo da solo.