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N. 70 - 2021 | AGOSTO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
TORINO
Band of Giroinfoto
70
[Link]
AGOSTO 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
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ANNO VII n. 70 Youtube
20 Agosto 2021 giroinfoto TV
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
MUSEO EGIZIO
GIROINFOTO MAGAZINE
70
I N D E X
R E P O R TA G E
PENISOLA DI LUCE
10 MUSEO EGIZIO
Torino
Band of Giroinfoto Piemonte
26
26 PENISOLA DI LUCE
Sestri Levante
Band of Giroinfoto Liguria
48 PALAZZO BESTA
Teglio - Valtellina
Band of Giroinfoto Lombardia
R E P O R TA G E
PALAZZO BESTA
48
R E P O R TA G E
62
DANZANDO SULLA MOLE
R E P O R TA G E
74
SAMBUCA DI SICILIA
SAMBUCA DI SICILIA
Cuore di Tufo
74 R E P O R TA G E
98
MAAM
Abitare il Museo
98
Band of Giroinfoto Lazio
GRESSONEY
La residenza della
110
Regina Margherita
A cura di Mariangela Boni
MOMBALDONE
Il borgo incantato
122
Band of Giroinfoto Piemonte
FOTOEMOZIONI
Manuela Albanese
138
Ivo Marchesini R E P O R TA G E
Claudia Lo Stimolo
110
Laura Stratta GRESSONEY
R E P O R TA G E
122
MOMBALDONE
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Agosto 2021
321 52 8 35ARTI- 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI COLI ARTICOLI ARTICOLI
TORINO
Claudia Lo Stimolo
Floriana Podda
Giancarlo Nitti
Margherita Sciolti
Monica Pastore
Remo Turello
BEPPE MOISO
dal 1966 inizia a frequentare e a
collaborare con il Museo Egizio di Torino
Cura la riproduzione
informatica degli archivi
cartacei e fotografici per
la creazione di una banca
dati centralizzata. Ha
partecipato a diversi scavi,
inclusi quelli di Gebelein e
Assiut iniziati da Virginio
Rosa nella campagna del
Giancarlo Nitti Photography 1911.
Nell’Agosto 2016 scrive
La storia del Museo
Egizio edito da Franco
Cosimo Panini
Durante lo scavo della cittadella, fortezza collegata alle mura Solo in seguito si scoprirà che l’oggetto non era proveniente
della città, fu ritrovato un cippo in pietra (basamento di una dall’Egitto ma era stato realizzato ispirandosi a quella cultura.
statua di epoca romana) recante una dedica alla dea Iside,
già venerata in diverse località e quindi già conosciuta e Casa Savoia, che aveva già iniziato una propria collezione,
associata alla cultura egizia. intorno al 1630, si aggiudica l’acquisto di questo oggetto dal
Casa Savoia pensa quindi di sfruttare questo ritrovamento mercato dell’antiquariato insieme ad altri pezzi di minore
per dare un valore aggiunto a Torino, arrivando addirittura a importanza, rafforzando così il loro percorso museale.
ipotizzare origini egiziane della città stessa.
MENSA ISIACA
Torino iniziava a raccogliere elementi riferiti alla cultura Margherita Sciolti Photography
egizia, pur non avendo conoscenze precise in materia:
l’acquisizione della collezione dei Gonzaga unita ai reperti
posseduti da casa Savoia, tra i quali spiccava una testa che
si ipotizzava rappresentasse la dea Iside e il ritrovamento del
cippo hanno fatto sì che Torino diventasse una “città egizia”.
LE STATUE DI DONATI
Margherita Sciolti Photography A questo punto la raccolta smette di essere una collezione
privata, conservata nei palazzi di Casa Savoia, e diventa un
Museo delle Antichità presso l’Università di Torino di Via
Verdi.
Siamo nel 1765.
BERNARDINO DROVETTI
Margherita Sciolti Photography
La prima collezione fu venduta dal Drovetti nel 1821 Solo alla fine del 1823 Vidua riesce a strappare un documento
attraverso la referenza di Vittorio Emanuele I, con l’intervento di impegno tra il Drovetti e i Savoia per l’ufficializzazione della
di Fabrizio Carlo Vidua di Conzano che si interessò vendita, al costo di 400 mila lire di Piemonte.
fortemente alla collezione, tanto da partire per l’Egitto per
CARLO VIDUA
PRIMO ALLESTIMENTO MUSEALE Un altro elemento importante ritrovato dal Drovetti è il Canone
1832 Marco Nicolosino Reale, un papiro, che, srotolato sbadatamente, si sgretolò e si
Margherita Sciolti Photography preservarono solo alcuni frammenti.
Solo successivamente si scoprì essere un documento
fondamentale della cronologia della storia egizia.
ALLESTIMENTO MUSEALE
1871 Lorenzo Delleani
Floriana Podda Photography
STATUARIO
Claudia Lo Stimolo Photography
Di questi ritrovamenti facevano parte anche numerose Da qui nasce la disciplina egittologica, che prevedeva gli
mummie, fortunatamente non sbendate, che rappresentavano studi sul luogo, con vere e proprie missioni archeologiche,
le pratiche funerarie dell’Egitto, caratterizzate da numerosi dando un’importanza ai reperti non dal punto di vista estetico
dettagli posti sul sarcofago nell’entro sarcofago e infine sulla ma scientifico.
mummia stessa con una maglia realizzata in pasta vitrea
con colorazioni molto forti tra cui predominavano l’azzurro, il In Italia Ippolito Rosellini, docente egittologo all’Università
turchese, il verde acqua e l’oro. di Pisa fu il fondatore dell’egittologia scientifica italiana
eseguendo diverse spedizioni in Egitto e Nubia, insieme al
Nel corso di questa nuova era, l’Egitto realizza che ciò che grande egittologo francese Jean François Champollion.
faceva parte della propria cultura veniva esportato in altri La straordinaria quantità di reperti rinvenuta venne
Paesi. divisa equamente, secondo gli accordi, tra i due soggetti
Ecco che a Il Cairo nasce il Servizio delle Antichità dell’Egitto, finanziatori dell'impresa archeologica, ovvero lo Stato
fondato dall’egittologo francese Auguste Mariette, che francese e il Granducato di Toscana, andando così a
aveva come scopo frenare l'emorragia continua di materiale costituire i nuclei principali e originari delle raccolte d'arte
archeologico verso l'Europa e le collezioni pubbliche e private. egizia rispettivamente del Louvre di Parigi e del Museo Egizio
di Firenze, in seguito arricchite anche da altre donazioni.
Sarà lui il fondatore del Museo Egizio del Cairo.
1903
1903 Eliopoli
Giza
1910
Bahnasa
1903
Ashmunein
1906
Assiut 1905
Hammamia
Qau El Kebir
1909
1905
Deir El Medina
1903
Valle delle Regine
Gebelein
1910
CAMPAGNE SCAVI
MUSEO EGIZIO DI
TORINO Assuan
1914
L’ultima grande acquisizione del Museo Egizio di Torino La prima stele di Thutmose III era la donazione al tempio,
è il Tempio di Ellesiya, donato dal governo egiziano come riprodotta da Lepsius e datata "Anno 51, mese 2 della
riconoscimento per l’aiuto italiano nel disastro geologico dei stagione di Peret, giorno 14 del regno di Thutmose III" ovvero
Templi nubiani ad Assuan. risalente al 1450 a.C.
Della seconda stele non vi è più traccia, ma secondo l'usanza
Negli anni Sessanta, a seguito della costruzione della diga di egizia si può ipotizzare che vi fosse redatto l'elenco dei beni
Assuan, il Museo Egizio prestò aiuti concreti alla campagna donati dal sovrano.
per il salvataggio dei tempi della Nubia, che rischiavano di La terza stele, di Ramses II, relativa al restauro, raffigurava
essere sommersi dalle acque del lago Nasser. nel registro superiore il sovrano nell'atto di fare offerte al dio
Amon-Ra e Horus di Miam mentre in quello inferiore vi era
In particolare una squadra, guidata dall’allora direttore Silvio Setau viceré di Nubia, che diresse il restauro del tempio.
Curto, partì da Torino e partecipò allo studio dell’area di
Ellesiya, che comprendeva anche un tempio rupestre. L'interno era riccamente decorato con rilievi, rappresentanti
numerose scene di Thutmose III con molte divinità egizie e
Il governo egiziano, quindi, decise di donare all’Italia proprio nubiane, tra cui Dedùn, Sopdu, Amon, Nekhbet, Anuqet, e con
quel tempio, come riconoscimento per la partecipazione del Sesostri III, conquistatore della Nubia.
Paese alla vasta operazione di salvataggio.
In origine, come scritto sulla pietra di fondazione, il tempio era
La struttura fu tagliata in 66 blocchi per una complessa dedicato a Horus di Miam e Satet, sua consorte e protettrice
operazione di trasporto e ricostruzione all’interno del Museo di Assuan, ma la crescente importanza del dio Amon-Ra ne
Egizio. fece modificare le sembianze, così come riportato nella terza
Il grande reperto fu presentato a Torino alla presenza delle stele di Ramses II.
autorità italiane ed egiziane nell’autunno del 1970.
La particolarità architettonica è rappresentata dal soffitto
Cinquant’anni dopo, il Museo Egizio ha celebrato questo a botte mai realizzato nei precedenti templi rupestri,
importante anniversario con due conferenze online, a cura di amalgamando perfettamente pareti e soffitto.
TEMPIO DI ELLESIYA
Archivio Museo Egizio
Il 10 ottobre 2004, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Nel periodo 2006-2010 è stato epigrafista dell’Epigraphic
la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago
Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, costituirono a Luxor.
la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, con
lo scopo di valorizzare, promuovere e gestire la funzionalità Il 28 aprile 2014 si insedia direttore del Museo Egizio di
espositiva del Museo tramite gli apporti patrimoniali ed Torino, incarico che ricopre attualmente.
economici ad essa destinatati dai suoi fondatori.
STATUARIO
Claudia Lo Stimolo Photography
STATUARIO
Floriana Podda Photography
Promosso dal
Comune di Sestri levante
Dario Truffelli
Davide Mele
Giuseppe Tarantino
Monica Gotta
Stefano Zec
La serata inaugurale si è aperta venerdì 9 luglio 2021 alle ore È anche un racconto sul viale dei ricordi.
21.30 a Palazzo Fascie nella Sala Bo con Roberto Montanari, Oggi Lanfranco Colombo e la moglie Giuliana Traverso non
Presidente dell’Associazione Carpe Diem, incaricata sono più con noi, ma hanno fatto innamorare molte persone
dell’organizzazione della manifestazione. della fotografia.
Penisola di Luce è nata nel 2006, ideata dal Presidente di Carpe Ci basti ricordare il corso “Donna Fotografa” che Giuliana
Diem Roberto Montanari, insieme a Lanfranco Colombo, che Traverso ha creato nel 1968 dando un forte impulso alla
è stato il direttore artistico e ha sostenuto la realizzazione di creatività femminile.
Penisola di Luce insieme all’Associazione Carpe Diem. Tra le tante donne che hanno avuto la fortuna di conoscerla
c’è Orietta Bay, Vice Presidente dell’Associazione Carpe Diem.
Da Lanfranco Colombo prende il nome il premio in palio a E, per chi vuole approfondire la conoscenza di Lanfranco
Sestri Levante tutti gli anni. Colombo, rimandiamo a uno scritto a cura di Orietta Bay,
Lanfranco fu uno dei promotori della cultura fotografica in direttore artistico di Carpe Diem sul sito della FIAF.
Italia e fu anche fotografo, per lui la fotografia era “un modo
per leggere le persone”… ([Link]
Il Sindaco di Sestri Levante, Valentina Ghio, conferma Quindi due proposte per far conoscere le bellezze della Liguria
la convinzione di continuare a organizzare questa e l’importanza della cultura fotografica.
manifestazione in futuro.
La tenacia di Roberto Montanari e l’impegno del Comune di Anche per l’Assessore alla Cultura, Maria Elisa Bixio, la cultura
Sestri Levante e di Mediaterraneo Servizi continueranno a è riflessione, è immagine, è paesaggio, è un alto valore
portare avanti l'iniziativa. culturale. Ricongiungendosi al tema della manifestazione, si
In questo modo Sestri Levante potrà essere una città che sottolinea quanto il direttore della fotografia sia una figura
promuove i tratti fondanti della fotografia e la proposta importante nel cinema e di quanto la fotografia abbia la
turistica. facoltà di costruire e lasciare ricordi, ricordi indelebili.
Per celebrare Penisola di Luce e i suoi 15 anni il Sindaco
ha consegnato a Roberto Montanari una targa quale In questo momento di profonda emozione per l’inaugurazione
riconoscimento per la sua dedizione a quest’iniziativa. siamo circondati dalle fotografie di una delle mostre della
manifestazione, dedicata ad Alberto Sordi e i suoi 100 anni.
Non è mancato un ringraziamento a tutti coloro che hanno Così la fotografia celebra il cinema e uno dei suoi
contribuito alla realizzazione della manifestazione rendendo indimenticabili protagonisti.
Sestri Levante “il luogo dove la fotografia continuerà a essere
importante”.
Titolo delle tre mostre curate dal critico e giornalista Roberto Mutti, per conto
della Fondazione 3M, è Il Cinema di Carta.
Roberto Mutti
Critico, storico e docente di fotografia, Roberto Mutti
insegna all’Accademia del Teatro della Scala e all’Istituto
Italiano di Fotografia di Milano.
L'umanità fragile
è una serie di immagini di Alberto Sordi che ritraggono
l’attore sui set degli innumerevoli film da lui interpretati.
Sono immagini di diversi autori che rappresentano
questa stella del cinema italiano nell’interpretazione dei
suoi indimenticabili personaggi.
Smile, please
di Elio Luxardo, ritrae il sorriso delle
donne, la loro solarità che trasmette
una gioia venuta meno a tutti noi in
questo momento storico mondiale di
pandemia.
Attraverso le fotografie di Elio Luxardo
è stata scelta una mostra che ci faccia
respirare aria di gioia.
L’utilizzo del bianco e nero sottolinea
ancor più le emozioni, crea pathos,
induce lo spettatore a immergersi
Monica Gotta Photography
completamente nei sorrisi del maestro
del ritratto degli anni Trenta.
L’apparenza e il senso
Questo respiro di gioia non manca
certo ne L’apparenza e il senso di Chiara
Samugheo.
Ha ritratto donne popolari e celebri -
attrici, soubrette, cantanti – negli anni
Sessanta e Settanta.
Conosciuta come “la fotografa delle
dive” realizzò servizi fotografici
e copertine per diversi periodici
internazionali.
Chiara Samugheo amava costruire una relazione con le Questo rapporto salta fuori ancora adesso dalle sue foto,
persone che ritraeva, creava un rapporto di fiducia. l’atteggiamento di complicità e intimità è ciò che fa di
Ciò che emerge evidente dalle sue fotografie è la questi scatti qualcosa di unico.
dolcezza, questa capacità di essere empatica, la sintonia
tra donne, è una storia di amicizie e, anche quando le sue C’è tanta costruzione, tanta saggezza ma anche tanta
protagoniste si mettevano in posa, si mettevano in posa immediatezza ed è questo che ci colpisce oltre ai tagli
per lei e non per i lettori della rivista. spesso audaci e all’averle scattate en plein air nelle ville
e nei giardini delle dive.
Persone abituate all’obiettivo della macchina fotografica Da notare è la bellezza delle fotografie a colori quando
o della macchina da presa riuscivano ad abbandonarsi in tutti facevano del bianco e nero e l’uso sapiente del
questa situazione. colore dona agli scatti dinamicità e tridimensionalità.
Donne famose come Sofia Loren in un abito molto
ufficiale, quasi impettita, donne come Gabriella Farinon Queste foto sembrano essere state scattate per sé stessa
oppure Catherine Spaak, si presentano proprio così, si e non per la copertina di un giornale o di un rotocalco ed
mettono lì e guardano Chiara. è per questo che Chiara aveva il dono di rendere viva una
copertina.
Tutte vengono trattate allo stesso modo, in modo Pur uscendo da un archivio queste foto non fanno vedere
semplice e amichevole e si capisce che Chiara, prima di il passato ma la contemporaneità, conservano una nota
fotografare, ha parlato con i suoi soggetti. di freschezza intramontabile.
All’Ex Convento Annunziata, dal 9 al 11 luglio 2021, sono state La foto di Colombo è stata messa in palio da Orietta Bay.
allestite altre tre mostre. Dato il via all’estrazione è stata vinta da Orietta Bay, la quale
Cambiando Orizzonte è la mostra collettiva dei soci di Carpe ha chiesto pubblicamente che venisse fatta una nuova
Diem che hanno donato le stampe per l’iniziativa “La luce di estrazione.
un gesto” Questa seconda estrazione ha visto Roberto Montanari come
vincitore, che ha rinunciato a entrarne in possesso.
È stata realizzata in sinergia con l’Assessorato ai Servizi La terza e ultima estrazione ha visto come vincitore Roberto
Sociali del Comune: obiettivo di quest’esposizione è stata la Mutti.
donazione del ricavato all’iniziativa suddetta e all’Assessorato. Insomma questa fotografia non voleva abbandonare Sestri
Oltre alle fotografie dei soci erano sorteggiabili anche una Levante!
foto di Lanfranco Colombo e una foto di Giuliana Traverso. Un caso o un’altra storia emozionante da raccontare agli
appassionati di fotografia?
E qui c’è una storia da raccontare!
La mostra Cinema e Fotografia nasce dal 1° Concorso La Strada di Federico Fellini L’incontro
Fotografico Nazionale patrocinato dal Comune e dalla FIAF
indetto dall’Associazione Carpe Diem. Bandé a Part di Jean-Luc Godard La libertà
Partendo dal tema di Penisola di Luce, cinema e fotografia Paris, Texas di Win Wenders La ricerca dell’identità
per l’appunto, ai partecipanti è stato chiesto di interpretare
alcune tematiche connesse a 4 importanti film d’autore: Spring Breakers di Armony Korine Lo sballo
Lo scopo del concorso era di indagare, secondo la sensibilità Si tratta di 11 immagini a colori, autoscatti che testimoniano
dei fotografi, il rapporto tra cinema e fotografia, ciò che il suo stato di salute, crude data la loro semplicità ed
accomuna questi due linguaggi. espressione di autenticità.
Scattate in sala posa con lo stesso sfondo raccontano il
Alcuni hanno interpretato i film, altri hanno tratto spunto dai percorso introspettivo dell’autrice mentre vive i mutamenti
temi espressi in queste opere cinematografiche per creare dovuti alla sua condizione.
stimolanti immagini secondo la loro visione.
Ne sono scaturite immagini a colori, in bianco e nero, colme Dal concetto nascono le immagini, il processo creativo dà vita
dello spirito e della creatività dei vincitori. alla sequenza.
L’autoscatto può essere considerato l’opera concettuale, il
Sono state esposte le immagini dei vincitori premiati in Sala processo creativo e la sequenza si possono definire metodo
Agave alle 18.45 di sabato 10 luglio 2021. espressivo.
Terza serie fotografica esposta è una raccolta di immagini del Questo portfolio risponde anche a una domanda che in molti
vincitore del Portfolio Italia 2020, una fotografa di soli 20 anni, si pongono: cosa guarda un lettore? La risposta è semplice:
Maria Cristina Comparato, seguita da Officine Fotografiche di non solo le immagini ma anche i linguaggi espressivi.
Perugia.
Cinema e fotografia
nascono quasi contemporaneamente e sono strettamente Infatti, anche nel cinema la fotografia è uno degli elementi
legati. importanti per la buona riuscita del film.
La differenza tra queste due arti è fondamentalmente una: Le luci, le inquadrature, l’impatto visivo viene creato dal
nel cinema abbiamo l’illusione del movimento mentre nella sapiente lavoro del direttore della fotografia.
fotografia no.
Ecco come la fotografia, che è luce, definisce le immagini
Tuttavia un film non è altro se non la proiezione di un e l’aspetto distintivo di un film.
certo numero di fotografie che si susseguono in rapida Il cinema è considerato la settima arte e, in quanto forma
sequenza. d’arte, diventa patrimonio culturale e storico.
Questi due linguaggi sono intimamente interconnessi e lo
scambio reciproco ha influenzato ed ispirato molti registi
e diversi fotografi.
Da questi scatti nasce la foto busta che veniva spedita per È la fotografia di come lo immaginiamo oppure è una
vendere il film, una forma di pubblicità e comunicazione, uno ricostruzione reale?
strumento che testimonia lo stretto rapporto tra fotografia e
cinema. Luigi Erba analizza invece le situazioni nelle pieghe del film
che determinano l’iconicità della fotografia.
Grandi fotografi hanno immortalato nei loro scatti famosi
attori e attrici, come Richard Avedon e Audrey Hepburn. In Lacci (2020) la fotografia è parte della trama del film
Celebri registi portano sullo schermo i ritratti di altrettanti stesso. Gli scatti di una Polaroid determinano, dopo lungo
fotografi conosciuti, come ad esempio il film Fur su Diane tempo, l’emergere di una vecchia storia.
Arbus interpretato da Nicole Kidman dove la macchina
fotografica è sempre in primo piano. Possiamo rifarci all’interfotogramma che è ciò che non
si è potuto riprendere consciamente, un’inespressione
Roberto Mutti racconta questo continuo abbraccio tra cinema fotografica.
e fotografia. Ma, in qualche modo qualcosa rimane registrato e, a volte, è
Un esempio sono i fotografi di guerra le cui storie sono possibile riappropriarsene.
narrate dal cinema. Ed è ciò che accade ai protagonisti di Lacci.
Fotografia
significa letteralmente "scrivere con la luce". “Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono
Ma cosa è diventata nel corso della sua storia? dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia
È passione e mezzo di aggregazione, è il concetto da traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi
esprimere con il giusto linguaggio, è raccontare una guarda”.
storia, è memoria, è diventata arte, pensiero, movimento, Gisele Freund
informazione, denuncia, documentazione, emozione e
studio, è forma espressiva. Circuito Portfolio Italia – 18a edizione
Scopo della selezione è quello di individuare il portfolio più
Quindi è realtà, quella realtà che si crea nell'attimo in apprezzato dell’anno 2021.
cui il soggetto ritratto nell'immagine incontra lo stato
d'animo del fotografo e si stabilisce una relazione unica Il calendario della XVIII edizione di “Portfolio Italia – Gran
e particolare. Premio Fujifilm” lo si può consultare sul sito ufficiale della
FIAF.
Sabato 10 luglio e domenica 11 luglio 2021 si sono svolte le letture portfolio della 15a edizione di Penisola di Luce nonché
18a edizione del Circuito Portfolio Italia.
Molti i partecipanti iscritti a questo evento che si sono confrontati con i lettori, che hanno eseguito 190 letture.
I portfolio presentati in quest’edizione, 63 opere e 51 autori, hanno indagato diverse tematiche e non sono mancati i riferimenti
al momento pandemico che tutti noi stiamo ancora vivendo da più di un anno.
I riconoscimenti assegnati in questa 15a edizione di Portfolio al Mare, 4a delle 11 selezioni aderenti a Portofolio Italia, sono i
seguenti:
Orietta Bay
UNA QUESTIONE PRIVATA "Esperienze diverse con lettori diversi possono infatti
portare a una crescita professionale perché “leggere
Monica Gotta Photography
non è giudicare” come afferma Orietta Bay.
Leggere è anche trovare i punti di forza e suggerire un
percorso di miglioramento laddove è possibile farlo".
7 DOMANDE
Monica Gotta Photography
Uno dei momenti più attesi di questo fine settimana è stata Il Sindaco di Sestri Levante, Valentina Ghio, esprime la sua
la videoconferenza con Letizia Battaglia, fotografa, donna, gioia e soddisfazione per aver potuto ospitare la mostra
madre, nonna e bisnonna. L’impegno civile di Letizia Battaglia, un grande dono per Sestri
Moderatrice dell’evento è stata Monica Mazzolini. Levante, un modo per fare cultura a Palazzo Comunale e per
Tante sono le domande che i presenti a quest’evento senza condividere il pensiero della fotografa sulla responsabilità
precedenti avrebbero voluto porre a Letizia Battaglia, della fotografia, responsabilità trasmessa dalle sue immagini.
fotografa siciliana conosciuta in particolare per via del suo
lavoro sui delitti di mafia. La mostra composta di 35 fotografie esposte nella Sala
Riccio e nell’atrio di Palazzo Comunale testimoniano un
Letizia ha condiviso con il pubblico astante i ricordi di quando periodo difficile che il nostro Paese ha vissuto.
iniziò la sua carriera di reporter e fotografa. Le fotografie nell’atrio, le donne e i loro sguardi, donano invece
Da Palermo a Milano e di nuovo a Palermo dove iniziò il suo uno spaccato del grande lavoro umano della fotografa.
vero lavoro fotografico.
I suoi scatti testimoniano gli avvenimenti di quel periodo e
alcune di queste immagini sono state esposte a Palazzo
Comunale.
Le donne, le ragazze, le bambine diventano il suo soggetto emana perché donna non solo perché corrisponde a un
principale. canone estetico ideale o a un cliché di bellezza.
Ma ciò che le ispirano e ciò che sono per Letizia ci viene Il suo lavoro è impostato sul concetto di rispetto, di un
svelato dalla fotografa. apparecchio che cattura l’onore e il rispetto per il soggetto.
Sono Letizia che recupera il suo sogno di bambina. Per Letizia la fotografia è rispetto.
Quando scatta ha un momento di emozione che purtroppo
finisce nell’istante dello scatto stesso. In uno dei suoi libri Letizia cita una persona importante per lei,
Lanfranco Colombo.
L’importanza di quel momento è evidente ma è anche difficile Lo conobbe nel 1970 circa e si recò nella sua galleria a Milano
capire perché lo sia, in fondo è alla ricerca di qualcosa di dove poi fece una mostra.
particolare. Sottolinea un concetto importante: non le piace A quel tempo lei non era ancora una fotografa. Riconosciuto
raccontare la donna come la vogliono gli uomini... sexy, il talento della Battaglia, Lanfranco mandò una serie di
glamour. fotografie di Letizia a New York senza dirle nulla.
Arrivò finalista al Premio Eugene Smith e così fu la prima donna
Ora fotografa nudi anche di donne non più giovani, il focus italiana ad essere insignita del premio del fotogiornalismo.
è sulla donna in tutte le sue declinazioni, sulla bellezza che
Dopo questo premio le cose cambiarono anche in Italia. Qui ha anche realizzato un altro sogno, il Centro Internazionale
Si aprirono le opportunità per cui aveva lottato e finalmente di Fotografia, da lei diretto e dove ci si impegna ad appoggiare
poteva fare ciò che aveva desiderato. il pensiero degli altri, la cultura e la realizzazione di attività
Non si sente solo fotografa, è una nonna e ora anche una legate all’arte della fotografia.
bisnonna.
Così ritorna al ruolo che possono avere e che hanno le donne, Abbiamo visto una donna con uno spirito incrollabile,
le opportunità che possono cogliere, forse combattendo luminoso e giovane a discapito dei suoi 86 anni.
come ha fatto lei.
Da lei abbiamo imparato che la fotografia è una responsabilità,
Torniamo a Palermo, il luogo dove tutto ebbe inizio, da dove che dobbiamo strapparci di dosso la vanità, che essere donne
Letizia ci ha raccontato di sé, parlando di dolore, ma anche e fotografe non è facile.
di libertà, di bellezza e delle figure femminili così importanti Quindi sì, la fotografia è rispetto.
per lei.
“Non bisogna
essere banali, le
foto devono parlare
da sole senza
didascalie
Letizia Bttaglia
”
A questa grande professionista vanno i ringraziamenti di tutti per averci regalato l’emozione di aver condiviso le sue esperienze
di vita e di fotografa impegnata socialmente, una donna fotografa che attribuisce un valore civile ed etico alla fotografia.
Grazie Sestri Levante: un luogo dove le persone continueranno a scrivere e disegnare con la luce, un luogo dove la fotografia
continuerà a essere importante!
A cura di:
Mari Mapelli, Manuel Monaco e Silvia Scaramella
Palazzo Besta
dimora rinascimentale e non solo! Una delle più importanti e inaspettate
manifestazioni del Rinascimento lombardo si trova
in un punto periferico, ma strategico, della regione.
Palazzo Besta
Il giardino che circonda il Palazzo sui tre lati è un arioso La trasformazione in palazzo residenziale avviene per volontà
balcone sulla vallata del fiume Adda, oltre il quale si stagliano di Azzo I Besta intorno al 1490, consolidandosi poi con la
le Alpi Orobie in tutta la loro magnificenza. vedova Ippolita Alberti, che sposa in seconde nozze Andrea
L’incanto della natura con la bellezza creata dall’uomo è una Guicciardi, grande umanista e già reggente della Castellania.
fusione perfetta.
Ma è ad Azzo II e alla sua colta sposa, la nobildonna
Palazzo Besta ha origini molto antiche, anche se poche Agnese Quadrio, che si deve la realizzazione dell’imponente
certezze si hanno sulle sue più remote vicende storico- campagna decorativa, intrapresa nella prima metà del XVI
costruttive, sorgendo su preesistenze medievali, forse di una secolo.
casa fortificata stile castello, o di più case-torri. Con questa coppia tanto illuminata quanto raffinata, Palazzo
Di certo la potente famiglia dei Besta, a Teglio, è già ben Besta diviene una corte principesca rinascimentale che
documentata nel XIII secolo. ospita celebrati artisti, letterati, poeti e filosofi.
Palazzo Besta
La Sala della Creazione è dipinta con un ricchissimo apparato Qui colpisce la mapa mundi raffigurata sul soffitto, una carta
iconografico illustrante il Libro della Genesi. geografica “a mantello” del mondo conosciuto nella prima
Risalta la scena Creazione di Adamo ed Eva (a sinistra Adamo, metà del Cinquecento, che costituisce un unicum nell’ambito
a destra dell’albero della creazione Eva), dove è evidente il del panorama delle rarissime carte murali rinascimentali.
rispetto della diversa sensibilità religiosa dei protestanti, in Questo si basa sulla Weltkarte, stampa pubblicata per la
quanto si evita di rappresentare Dio con sembianze umane. prima volta nel 1558 dal cartografo e matematico renano,
Caspar Vopell.
È probabile che il ciclo di affreschi sia stato realizzato in A lungo ha costituito un enigma che ha arrovellato studiosi,
seguito al matrimonio tra Carlo I e Anna Travers. con accesi dibattiti di tipo artistico e storico, talvolta pervasi
da esoterismo.
Il Palazzo rimane proprietà dei Besta e dei loro eredi fino a In particolare il Morelli arricchisce la dimora con ulteriori due
quando, nel 1726, diventa del console di giustizia Pietro stue verso la valle.
Morelli che apporta alcune modifiche di gusto settecentesco, La stua è una tipica stanza della dimora alpina, sia rurale che
ma anche personale, a rimarcare il passaggio di dinastia di pregio, riscaldata da una stufa in muratura ad accumulo
familiare. di calore, totalmente rivestita in legno su pareti e soffitto per
mantenere il calore all’interno.
Tra queste commissiona l’affresco La Regina di Saba che
va dal Re Salomone, visibile nella volta del Salone d’Onore, e Nel Palazzo ve ne sono quattro in tutto, realizzate nella pregiata
aggiunge gli stemmi della Famiglia. essenza di pino cembro, tutte diversamente decorate.
LA REGINA DI SABA...
Manuel Monaco Photography
STUA
Manuel Monaco Photography
Palazzo Besta
Nel 1911 Palazzo Besta viene acquistato dallo Stato italiano Il Museo non si ferma e ha già presentato i nuovi progetti per il
e si mette mano ad un primo ampio intervento di restauro prossimo anno: Al museo per un anno per la scuola primaria,
protrattosi fino al 1927, quando viene aperto al pubblico come un percorso che prevede un’alternanza di incontri a scuola e
Museo. in museo per scoprire segreti e curiosità lavorando sul tema
Attualmente è l'unico museo statale della provincia di Sondrio della casa e dell’abitare, e i diversi progetti per la secondaria
e con altri 11 musei è gestito dalla Direzione Regionale Musei di secondo grado.
Lombardia, del Ministero della Cultura.
Per i ragazzi più grandi si desidera proporre attività ludico-
Negli ultimi anni sono state messe in campo una serie culturali, come successo con l’Escape room.
di iniziative con lo scopo di rendere il Museo sempre più Nelle estati 2018-2019 infatti erano state organizzate delle
accessibile ai residenti. Il desiderio è soprattutto quello di serate a tema per coniugare cultura e divertimento, offrendo
avvicinare giovani e bambini alle bellezze del Palazzo offrendo contenuti storici con chiavi diverse.
esperienze in cui siano loro i protagonisti. Il museo vuole Recentemente, in una sala del secondo piano, è stato anche
infatti incoraggiare una frequentazione assidua e ricorrente allestito uno spazio dedicato ai bisogni dei più piccoli in vista
della struttura. di proporre visite guidate speciali per genitori con neonati.
È proprio da questo presupposto che sono nati alcuni Il progetto "Nati con la cultura" verrà ufficialmente avviato
importanti progetti. sabato 25 settembre p.v. in occasione delle GEP (Giornate
Primi su tutti i progetti in collaborazione con le scuole, Europee del Patrimonio) ed è sviluppato in Valtellina dalla
portati avanti con entusiasmo anche durante la situazione Direzione regionale Musei Lombardia con l'ASST Valtellina e
pandemica attuale. Alt Lario e con il Comune di Teglio.
[Link]
musei/palazzo-besta/
Adriana Oberto
Remo Turello
La Mole Antonelliana
La Mole Antonelliana si trova nel centro storico di Torino ed è uno dei simboli
della città, nonché uno dei simboli d'Italia.
Deve il suo nome dall’essere stata, in passato, la costruzione in muratura più
alta del mondo; l'aggettivo che lo segue deriva invece dal nome dell'architetto
che la concepì, Alessandro Antonelli.
Nonostante sia “nata” in mattoni, le importanti ristrutturazioni del XX secolo
hanno aggiunto cemento armato e travi di acciaio, per cui non può più essere
considerata una struttura esclusivamente in muratura.
Maurizio
il danzatore sulla Mole
La storia però inizia, ovviamente, da un po’ più lontano.
Quel “qualcuno” è Maurizio Puato, fotografo, ex istruttore
sportivo della FASI (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana),
manutentore acrobata della Mole Antonelliana e non solo,
nonché ballerino acrobata.
Ciò mi ha dato la possibilità di crearmi uno spazio tutto per me, che usavo come
sala posa personale. Facevo ovviamente tutto io, dallo scatto allo sviluppo.
Quando mi hanno rubato l’attrezzatura, però, mi sono scoraggiato e ho lasciato
tutto.
Poi sono arrivate le fotocamere digitali, le mie condizioni economiche sono migliorate
e la passione è rinata”.
E la parte acrobatica?
“All’età di quarant’anni ho dovuto reinventarmi, perché
il lavoro di fotolitista non andava più e mi sono ritrovato,
come si suol dire, “in mezzo alla strada”.
Fotografavo infatti le stelle, che sono rondelle oltre ad avere una funzione
decorativa, una per una, facendo attenzione a mantenermi in posizione il
più ortogonale possibile.
Stampavo poi la foto in scala 1:1 e la posizionavo su una delle riproduzioni
in resina che avevamo realizzato, in modo da poter tagliare con il flessibile
in maniera precisa la parte da sostituire.
Sono restato letteralmente rapito dai ritmi e dalle danze; ho smesso di fotografare
e mi sono messo a battere i piedi ritmicamente per terra.
C’era con me una carissima amica, che sapevo aver partecipato a un corso di danza, e lei mi
ha indirizzato ad un corso di danza occitana.
Da lì è partito tutto; ballo danze popolari – non solo quelle occitane – canto, suono il tamburo a cornice
e il marranzano; ho insomma incominciato a fare cose che mai mi sarei immaginato di fare, ma che mi
piacciono e mi divertono un sacco.”
Per far ciò, ho preventivamente posizionato la mia macchina fotografica sulla base
della cupola con delle cinghie a cricchetto; ho sistemato l’inquadratura, il fuoco e
l’esposizione; attivato il comando a distanza, ho dato il telecomando a Gherardo Biolla, il
mio collaboratore (quello che mi aveva aiutato anche a sistemare gli ancoraggi).
A questo punto sono sceso, mi sono cambiato, sono risalito e sono uscito con Giulia.
Così, mentre provavamo una coreografia, Gherardo scattava le foto; per cui c’è, sì, il suo
dito, ma tutto il resto è mio.
E così siamo arrivati ad essere quattro coppie – una per ogni lato.
Non è stato un compito facile trovare le persone con le competenze necessarie per
danzare a sessanta metri da terra e collaborare a distanza per creare coreografie che
fossero simili almeno dal punto di vista della struttura.
Abbiamo fatto un grande lavoro di scambio, dove io mettevo a disposizione le mie competenze in materia di
arrampicata e Giulia le sue di insegnante di danza.
È stato un lavoro impegnativo; è molto faticoso mantenere una postura corretta e danzare a tempo di musica quando
sei imbragato e sospeso per aria.
Dopo qualche ora hai la schiena a pezzi, gli addominali che esplodono e l’imbrago che ti infiamma la pelle.
Ci allenavamo clandestinamente (più volte hanno chiamato vigili e carabinieri) sui muri di Parco Dora in modo da avere
più o meno lo stesso braccio di corda che avremmo trovato sulla cupola della Mole.
Nonostante questa performance fosse stata proposta l’anno scorso, abbiamo avuto conferma soltanto a fine maggio.
Non ci speravamo più, ma ci siamo allenati lo stesso: avessimo avuto anche solo una probabilità su un milione di
fare lo spettacolo, volevamo essere pronti.
Sambuca di Sicilia
sorge in provincia di Agrigento, nel cuore della Sicilia occidentale ed è uno dei 12 comuni del Parco dei
Monti Sicani.
Grazie alla posizione orografica del centro abitato, la sua presenza salta subito all’occhio del visitatore,
specie in estate. Sambuca, infatti, è adagiata, a circa 350 m s.l.m., su una collina calcarenitica che
svetta sulla sottostante vallata argillosa, dalle morbide forme e dai colori contrastanti: il giallo dei campi
di grano e il verde brillante degli estesi e produttivi vigneti.
A questa morfologia debolmente ondulata fa contrasto, a nord est, l’area montuosa di Monte Genuardo
(1178 m) sul cui fianco sinistro si trovano le rovine dell’insediamento greco - punico di Adranone.
Quest’area è caratterizzata da un paesaggio aspro a pendenze accentuate, addolcito dalla presenza di
fitti boschi, che talora lasciano spazio a pareti verticali.
Mentre a sud del centro abitato, la valle è solcata dal letto del Torrente Rincione che, grazie alla diga
Carboj, realizzata nella stretta tra il Monte Arancio e il Pizzo Miracoli, è il tributario principale dell’invaso
artificiale denominato Lago Arancio.
Questa cittadina, inclusa nel 2014 nel club de “I borghi più Sebbene questo sia il percorso più breve, è possibile
belli d’Italia” per la sua rilevanza artistica, storica e culturale, raggiungere la cittadina sia da Palermo sia da Trapani
per l’armonia del suo tessuto urbano e per la sua vivibilità, percorrendo anche l’Autostrada A29 Palermo - Mazara del
ha successivamente superato ogni fase del concorso che, Vallo, fino allo svincolo Gallitello, per immettersi poi nella
durante la trasmissione di Rai 3 "Alle falde del Kilimangiaro", SS624.
l’ha proclamata “Borgo dei borghi 2016”.
E in effetti, Sambuca è un vero gioiello che ti affascina e ti Numerose sono le linee di autobus che collegano Sambuca
conquista, attimo dopo attimo, per le sue mille sfaccettature, ai principali centri abitati e a quelli limitrofi ad essa. Una
tra le quali non manca il mistero. tra queste effettua anche il servizio di collegamento con
l’Aeroporto Falcone e Borsellino.
Sita in posizione baricentrica tra le città di Palermo, Agrigento
e Trapani, a poco più di 20 Km dal mare di Sciacca e dalla
chilometrica spiaggia di Menfi, riconfermata anche quest’anno
bandiera blu, Sambuca è facilmente raggiungibile da Palermo, Rita Russo Photography
da cui dista 77 Km, imboccando la SS 624 “Palermo - Sciacca”.
Una volta raggiunto il centro abitato, il miglior modo per gustare appieno tutte le sue caratteristiche è quello di
camminare a piedi, anche perché, eccetto il corso principale, molte strade sono strette e difficili da percorrere in
auto.
La storia di Sambuca di Sicilia affonda le sue radici, con Essa divenne, così, un punto strategico di controllo territoriale.
molta probabilità, nella preistoria, come raccontano i graffiti I reperti ritrovati nel sito archeologico, i cui scavi sono iniziati
recentemente ritrovati all’interno delle Grotte di San Giovanni, a partire dagli anni 60, ci riferiscono di una città fiorente
veri e propri ripari ricavati sulla parete di un modesto rilievo che si circondava di bellezza attraverso ceramiche e oggetti
calcarenitico, prossimo al Lago Arancio. d’uso soprattutto d’importazione e il Museo archeologico
di Sambuca con sede a Palazzo Panitteri, offre un vasto
Questa affermazione è frutto di uno studio in itinere che campionario di straordinaria bellezza.
inizia nel 1986 con le scoperte dell’esperto di archeologia
e preistoria Rocco Riportella e prosegue oggi grazie La città fu, però, definitivamente rasa al suolo, violentemente,
all’approfondimento promosso dall’Amministrazione intorno al 250 a.C. e i superstiti, a valle, fondarono il borgo
Comunale con la collaborazione della Soprintendenza per i rurale di Adragnus che, durante il periodo paleocristiano,
Beni Culturali e Ambientali di Agrigento. diventò il Casale di Adragna.
Ma l’inizio della storia dell’attuale Regno di Sicilia, la cui protagonista fu forma dell’impianto urbano è simile allo
centro abitato di Sambuca risale all’830 la regina Bianca di Navarra (moglie di strumento musicale greco somigliante
d.C., con la dominazione araba che ne Martino il Giovane, figlio primogenito a una piccola arpa, chiamato Σαμβύκη,
costituì il nucleo più antico posto nella del re di Aragona, Martino I il Vecchio). che divenne da allora il simbolo del
porzione più elevata di esso. In quell’occasione, gli ultimi abitanti del comune.
Gli arabi, infatti, qualche anno dopo il Casale si trasferirono nella fortezza
loro sbarco in Sicilia, fondarono Zabut, di Zabut, risparmiata dalla distruzione Nel primo quarantennio dell'Ottocento
dal nome dell’Emiro Al Zabut (“lo oltre che per l’imponenza delle sue continuò lo svilimento del castello di
splendido”) che qui realizzò il castello, fortificazioni anche per l'eroica Zabut che fu ridotto prima a carcere
intorno al quale si sviluppò l’antico resistenza opposta all'assedio dei feudale, poi saccheggiato e smembrato
centro. seguaci del Barone di Modica, Bernardo da privati e infine, demolito e sostituito
Le tracce della dominazione saracena Cabrera. da insignificanti costruzioni.
sono riscontrabili non solo nel centro In questa occasione venne ampliato In questo periodo, la cittadina divenne
urbano in corrispondenza del “quartiere verso sud ovest l’impianto urbano di il centro di una fervente e vivace
arabo” ma anche nella fortezza di Zabut con la realizzazione di un’acropoli borghesia, cui appartennero alcuni
Mazzallakkar che, ubicata sulle sponde e del quartiere costituito da vicoli stretti. intellettuali, tra i quali spicca Emanuele
del Lago Arancio, riemerge ogni volta Navarro della Miraglia, pubblicista e
che il livello dell’invaso si abbassa. Dopo il 1411, la città di Zabut, tra letterato, nato a Sambuca nel 1838 dove
vendite e nuove assegnazioni, divenne visse nella prima parte della sua vita.
Testimonianze della presenza islamica prima baronato con le nobili famiglie dei A testimonianza di questo periodo resta
nella città di Zabut si ritrovano fino al Peralta d’Aragona e, successivamente, il Teatro “L’Idea”, tutt’ora funzionante.
tredicesimo secolo, quando Federico dei Ventimiglia e degli Abatellis; mentre
II decise di porre fine alla “questione dal 1574 divenne marchesato sotto Nel 1923, durante il regime fascista, la
araba” in Sicilia, stroncando la ribellione la famiglia dei Baldi Centelles per città perse la sua nomenclatura araba e
che gli arabi stessi intentarono alle sue passare, infine, ai marchesi Beccadelli divenne unicamente Sambuca di Sicilia.
operazioni di consolidamento imperiale, di Bologna, che mantennero la proprietà
sterminandoli definitivamente. fino al secolo XIX. Nel 1968, in seguito al forte terremoto
In questi anni e fino all’Ottocento, la parte che distrusse, in parte o totalmente,
Dopo l’eccidio dei saraceni e la più antica iniziò ad essere trascurata molti centri della vicina Valle del Belìce,
deportazione dei loro superstiti, la a favore dell’area di espansione “fuori il patrimonio edilizio del centro storico di
cittadina - fortezza Zabut venne le mura”, che divenne il nuovo centro Sambuca fu parzialmente danneggiato.
lentamente ricostruita. cittadino, dove a fianco all’asse viario La conseguenza di tale evento fu lo
Gli arabi che rimasero si convertirono principale sorsero palazzi nobiliari ed spopolamento del centro storico e
al cristianesimo e convissero edifici di culto (se ne contano circa la costruzione di un nuovo centro
pacificamente con gli abitanti del venti). abitato sito sulla collina a nord est di
Casale di Adragna, che fu distrutto quest’ultimo.
definitivamente nel 1411, sul finire Nel 1800, all’antico nome Zabut venne
dellaMangia
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guerra di successione al affiancato quello di Sambuca, perché la
L’itinerario che si consiglia di seguire a chi giunge a Sambuca regolari, formati da strade che si dipartono dal principale
per la prima volta è una sorta di viaggio nel tempo che dal asse viario, costituito da Corso Umberto I, che ha inizio dal
“quartiere arabo”, punto più alto e al contempo più antico Palazzo Oddo (o dell’Arpa, perché sede del Comune).
del borgo, si svolge via via lungo il pendio della collina sulla
quale poggia l’abitato e attraversa le testimonianze dei Quest’ultimo, realizzato a metà del Settecento, segna una
periodi storici successivi. vera e propria linea di demarcazione tra le due zone e assicura
Infatti, la disposizione urbanistica della città, lungo la collina la continuità stradale tra esse, tramite un attraversamento
stessa, rende percettibile la stratificazione storica che la sotto uno dei due archi presenti sulla sua facciata.
caratterizza, dividendola essenzialmente in due nuclei: il
più alto e più antico, quello arabo, entro le mura dell’antica
fortezza (casbah) e quello sottostante realizzato tra il Rita Russo Photography
Cinquecento e l’Ottocento, ricco di nobili palazzi e isolati
Il processo di valorizzazione territoriale iniziato negli ultimi loro prospetto il nome dato alla dimora scritto su eleganti
anni, grazie al quale Sambuca ha ottenuto il titolo di “Borgo mattonelle dai disegni tipicamente maghrebini, sia in italiano
dei borghi 2016”, è partito proprio dal recupero del quartiere sia in arabo, che rendono ancora più ricca l’atmosfera che si
saraceno. respira nel quartiere.
Efficace è stata, in questo ambito, l’iniziativa “Case a 1 euro”,
che ha permesso all’Amministrazione Comunale di smaltire
il patrimonio edilizio acquisito durante la speculazione
conseguente all’espansione edilizia post terremoto e di
accendere i riflettori sul borgo sambucese.
Grazie a questo progetto, infatti, molti immobili sono stati
venduti ad acquirenti provenienti da molte parti del mondo
che, in alcuni casi, dopo la ristrutturazione dell’edificio,
hanno scelto Sambuca come loro residenza definitiva.
Tutto ciò ha innescato un virtuoso percorso di promozione,
non solo turistica ma anche culturale, di Sambuca che ha
rappresentato un volano di crescita economica per l’intera
comunità sambucese.
Tra i numerosi edifici di culto, alcuni dei quali adibiti a museo, La sua facciata si sviluppa su due ordini sovrapposti. Mentre,
che popolano il centro storico e si affacciano su Corso all’interno, è formata da tre navate ritmate da cinque campate
Umberto I, spicca il Santuario di Maria SS. dell’Udienza con archi a tutto sesto su pilastri.
chiamata anche Chiesa del Carmine. Questi presentano, dal lato della navata centrale, delle paraste
di ordine corinzio, sporgenti circa cinque centimetri, adornate
Questa chiesa, edificata nel 1530, originariamente dedicata con decorazioni dorate e bianche.
a Sant’Antonio, venne ampliata nel 1615 e le fu annesso
il Convento dei Carmelitani di cui si conserva il chiostro. Nella nicchia della navata centrale è poggiata la statua di
Successivamente, nel 1633, fu trasformata in tre navate dal marmo della Madonna dell’Udienza, di scuola gaginiana, di
marchese Bardi Centelles. pregiato valore artistico e religioso.
Per la festa della patrona, il simulacro della Madonna viene
La chiesa, per la particolare devozione alla Madonna portato in processione dai fedeli, tra i quartieri di Sambuca,
dell’Udienza, che divenne la patrona di Sambuca per averla per tutta la notte della terza domenica di maggio.
liberata dalla peste nel 1576, è stata elevata a Santuario nel
1949 ed è la chiesa principale di Sambuca.
La chiesa di Santa Caterina, datata 1515, in pieno stile e monastero di rendite e opere d’arte, il cui originale è andato
architettonico barocco, è la parte residua del grande perso negli anni ’80.
Monastero Benedettino.
Essa era affiancata al chiostro che, nel periodo fascista, venne Tra gli ornamenti si osservano sculture a tutto tondo
demolito per lasciare spazio ad una piazzetta, Piazza della raffiguranti anche le allegorie delle quattro Virtù teologali
Vittoria, sulla quale, nel 1929, venne installato un monumento (fede, speranza, carità e giustizia) ai lati dei due altari laterali.
ai caduti. A queste seguono una grande quantità di altre decorazioni
come candelabri, cartigli, putti e angioletti, riccioli, volute,
La chiesa, a navata unica divisa in quattro da altarini in marmo colonne tortili, ecc. tipici del barocco siciliano. Il pavimento di
con l’altare maggiore nella cappella, mostra al suo interno un pregio della chiesa è costituito da preziose quadrelle smaltate
ricco apparato decorativo in stucco, realizzato da Vincenzo provenienti dalle fabbriche di maioliche della vicina Burgio.
Messina, allievo del Serpotta. Sull’altare maggiore vi è la copia
della tela dipinta da Fra Felice da Sambuca che raffigura la
consegna delle chiavi del Monastero a San Benedetto da
parte del marchese Beccadelli, mecenate che arricchì chiesa
PINACOTECA
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Nella parte più bassa del Corso Umberto I, di fronte alla Villa
Comunale, si trova il Teatro L’idea che, edificato nel 1851 da
privati, costituì il polo culturale per la borghesia dell’epoca.
Alla fine dell’Ottocento venne acquistato dal Comune. La sua
struttura architettonica ricalca quella dei grandi teatri siciliani
come il Politeama di Palermo o il Bellini di Catania.
Il teatro, i cui affreschi in stile liberty furono realizzati da
Placido Carini, ha un impianto a ferro di cavallo, con volta a SAN CALOGERO
cupola schiacciata, tre ordini di palchi e può ospitare fino a Rita Russo Photography
250 persone.
TEATRO L'IDEA
Rita Russo Photography
MUDIA
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Tra gli arredi che elegantemente abbelliscono il lungo e dritto Zabut e presenta una pianta quadrangolare, ai cui vertici si
Corso Umberto I, oltre ai lampioni in ferro battuto, nel 2014 è elevano torrioni di forma circolare, dotati di feritoie, coperti da
stata collocata in piazza della Vittoria, la statua raffigurante cupolette in pietra calcarea e costituito da mura dell’altezza
una lumaca, “Babalucia” in dialetto, realizzata dall’artista di 4 m. Fino agli anni ‘50, sebbene fosse adibito a ricovero di
palermitano Gabriele Venanzio. greggi e armenti, il fortino si trovava in buone condizioni.
Questo animale popolava in gran quantità le campagne dei
dintorni di Sambuca tanto da far guadagnare ai suoi abitanti Ma dopo la costruzione della diga e la conseguente
l’appellativo di “babaluciari”. inondazione dell’area sulla quale oggi si trova il Lago Arancio,
Ma la lumaca si identifica metaforicamente anche con la il fortino resta sommerso quasi del tutto per almeno sei mesi
lentezza. l’anno, cosa che sta deteriorando irrimediabilmente questo
Dunque, l’installazione di questo simbolo vuole essere un capolavoro di architettura araba, unico in tutta la Sicilia.
elogio a quest’ultima, uno stimolo a vivere la vita senza fretta
per assaporarne la sua bellezza.
Per questo sulla statua si può leggere la seguente frase
tratta dall’Elogio della lentezza di [Link]: "In un mondo che
corre vorticosamente, con logiche spesso incomprensibili, la
lentezza si affaccia alla mente con prepotenza, come una meta
del pensiero.”
Ma Sambuca non è solo arte e storia. ciò che trasforma un viaggio in una magnifica esperienza di
È anche natura, per le vicine riserve, gastronomia e, soprattutto, vita.
vino. Un banchetto pieno di leccornie culturali come quello esposto
L’attività di vinificazione costituisce, infatti, la principale tra le righe di questo articolo non può che chiudersi con un
risorsa economica locale. appetitoso ed imperdibile dolce, quello tipico di Sambuca,
I fiorenti vigneti che, insieme a rigogliosi uliveti, popolano costituito dalle Minne di Virgini (in italiano “seno di vergine”).
soprattutto le sponde del Lago Arancio, danno vita a numerose Questo dolce, la cui ricetta risale al 1725, fu ideato da Suor
e importanti cantine che fanno capo all’Associazione “Strade Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di
del Vino Terre Sicane” che ha la sua sede proprio a Palazzo Sambuca, in occasione delle nozze del Marchese Don Pietro
Panitteri. Beccadelli con Donna Marianna di Gravina.
Nei locali di piano terra e cantinato di quest’ultimo sono Suor Virginia prese spunto dalle colline che circondano
presenti una sala conferenze, la Taberna per la vendita Sambuca e ottenne un dolce il cui vertice culmina con una
al dettaglio e una sala attrezzata di cucina a vista, per pallina di pasta frolla che durante la cottura per prima si
degustazioni e manifestazioni enogastronomiche. imbrunisce ricordando un seno.
La suddetta associazione, che si occupa di promozione Il dolce, ripieno di crema di latte, cioccolato e zuccata,
turistica attraverso i sapori e le tradizioni del territorio, ricoperta con glassa di zucchero, fu lodato dal principe di
identifica un vero e proprio itinerario del gusto che, Salina ne Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
appositamente segnalato e pubblicizzato da specifici cartelli,
si svolge tra i comuni di Sambuca di Sicilia, Menfi, Montevago, Per la realizzazione di questo articolo si ringrazia il Comune
Contessa Entellina e S. Margherita di Belìce, tutti ricadenti nel di Sambuca di Sicilia che nella persona del Sindaco, Leonardo
comprensorio dei Monti Sicani. Ciaccio, del suo staff e dell’Ing. Capo Francesco Trapani,
hanno reso facilmente fruibili tutte le risorse culturali del
Essa riunisce, oltre ai più noti nomi di produttori di vino Borgo attraverso la cordiale e paziente attività di guida svolta
siciliano, anche aziende agricole e ristoranti, allo scopo di far dal Sig. Pietro Cacioppo. Si ringrazia, inoltre, l’Associazione
conoscere oltre il territorio dei suddetti comuni da un punto Strade del Vino Terre Sicane per l’ospitalità offerta presso il
di vista storico - culturale, anche i loro vini, i prodotti tipici e le B&B Le stanze dell’Emiro di Via Rosario, 41 a Sambuca.
peculiarità delle tradizioni enogastronomiche; insomma, tutto
[Link]
[Link]/
sambuca-di-sicilia
BB-Le-Stanze-dellEmiro
ABITARE IL MUSEO
A Roma si può
MAAM
A cura di Guglielmo Vio
Gianmarco Marchesini
Guglielmo Vio
Laura Rossini
Mariangela Boni
Quella di Metropoliz è la storia di un luogo magico - il MAAM Giorgio de Finis, uno studioso di antropologia, ma anche
- che inizia nel marzo del 2009, oggi Museo dell’Altro e giornalista e scrittore, anima del MAAM, lo ha definito una
dell’Altrove. cattedrale laica.
Uno spazio che avrebbe potuto essere ricordato come un
mostro di cemento, abbandonato a sé stesso e al degrado, La sua capacità visionaria, ha dimostrato che anche da
uno di quelli di cui nessuno si interessa a meno che non un'azione illegittima può scaturire qualcosa di innovativo, di
consenta una speculazione edilizia. grande valore artistico-culturale grazie al riconoscimento e al
sostegno che negli anni questo luogo ha ricevuto da artisti e
Ma invece di essere demolito, potendo essere annoverato fra filantropi provenienti da ogni parte del mondo.
i progetti di rigenerazione urbana, questo impianto dismesso, Volendo sintetizzare l'esperienza del MAAM basta evocare
è stato 'occupato' nel vero senso della parola, grazie al Papa Francesco che - di recente e per costruire un mondo
coordinamento di due associazioni molto attive: I Blocchi migliore - ha lanciato un appello a tutti i potenti e ai singoli
Precari Metropolitani, che segue l'emergenza abitativa affinché si possa accogliere, proteggere, promuovere e
nella capitale, e Popica Onlus, impegnata sul tema della integrare gli esclusi allo scopo di rimuovere barriere e
scolarizzazione dei bambini rom. pregiudizi.
In nome della solidarietà il MAAM è divenuto un museo
Un'esperienza di socializzazione e di integrazione che non vive condiviso, una comunità che oggi è meta di turisti e di migliaia
di finanziamenti pubblici o privati, ma che resiste grazie alla di cittadini, curiosi di capire cos'è in realtà il MAAM e di sapere
generosità dei visitatori che vi accedono ogni sabato mattina, come è stato possibile renderlo un posto unico.
in cambio di un contributo libero o di una consumazione al bar
allestito all'interno dell'area, gestito dai residenti.
Al MAAM si vive come in un condominio, ciascuno ha uno All'interno del MAAM sono ospitati anche concerti e corsi;
spazio abitativo, stanze o piccoli appartamenti ricavati l'area di accesso, pur perimetrata da alti muri, è considerata
nell'area che con tutta probabilità ospitava gli uffici del un agorà, luogo di ritrovo per i residenti, dove si discute e si
salumificio. gioca.
Un adattamento che garantisce gli standard minimi di dignità Dalla struttura lineare ci si aspetta un ordine preciso, di poter
e riservatezza necessari per fare di uno spazio open e seguire un percorso preordinato.
alternativo un luogo vivibile e ospitale. Invece chi visita la costruzione finisce per perdersi in un
Ad accogliere i visitatori una signora precariamente seduta dedalo di corridoi, sale, mezzi piani, porte scorrevoli e scale
in prossimità di un tavolino, gentile e sorridente come un dove anche la luce è protagonista.
addetto a un portierato, ma diffidente e carismatica quanto Si passa da ambienti a volte bui e angusti, con installazioni
basta per dissuadere gli scocciatori. che suggestionano, a cortili sovrailluminati e sale spaziose
Anziana, non tanto anagraficamente, ma per il suo vissuto, si che avvolgono di colori chi vi staziona.
mostra disponibile e avverte gli avventori che la guida sta per
arrivare. Murales, scritte, ritratti, guerrieri, animali e supereroi si
susseguono senza prevalere l'uno sull'altro, tutti di estrema
Metropoliz è un luogo multisensoriale. bellezza, anche se un po' decadenti.
L'ospite viene accolto da colori, profumi, idiomi e musica di
diverse nazionalità. Per descrivere questo luogo ben si adatta la parola "sgarrupato"
Le più disparate origini dei suoi abitanti lo rendono speciale. che è un modo bonario per ricordare che il MAAM ha 12 anni
Visitare il MAAM è più o meno come fare un viaggio nei 5 ed è uno spazio "vissuto" in tutti i sensi.
continenti e per questo viene definito anche la "città meticcia".
È un luogo dove non mancano i bambini che girano in
bicicletta, corrono dietro a un pallone, a volte perfino scalzi,
liberi di essere tali.
Trasmette emozioni diverse e anche dopo visite successive dell'arte che custodisce e che deve essere preservata da
non finisce mai di stupire. eventuali demolizioni.
Può capitare che su un'opera ci abbiano scritto i bambini, che È possibile declinare l'acronimo MAAM attribuendo alle parole
un tavolino abbia perso la sua stabilità, che un personaggio che lo compongono diverse interpretazioni.
di una installazione possa essersi adagiato al suolo senza
modificare il messaggio dell'autore. Il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz lascia intendere
che Altro possa essere quella famosa luna che come l'arte è
E per questo visitare il MAAM può trasformarsi in una continua di tutti, ma identificare anche la città meticcia che unisce le
scoperta. diversità in un altrove che ne può solo esaltare il valore.
Se alla prima visita una porta era aperta, sarà stato impossibile Da visitatore non si percepisce la sensazione di essere di
vederne l'altra faccia che con molta probabilità è decorata. troppo, né di disturbare, perché chi ci vive è abituato a questo
La pioggia battente su un muro potrebbe aver fatto scivolare tipo di incursioni.
i colori della rappresentazione grafica senza comprometterne
l'integrità. Preferibilmente il sabato, dalle 11.00 alle 17.00 è possibile
Il MAAM insieme a MACRO e MAXXI è il terzo museo d’arte accedere all'area museale, anche se nessuno rifiuta a un
contemporanea di Roma anche se è ogni giorno a rischio turista, a un artista o a un curioso di farsi un giro durante la
sgombero per la sua natura abusiva. settimana.
Le opere realizzate al suo interno sono tutte studiate e Tutto ciò che anima il MAAM trasmette un messaggio, perfino
approvate e fanno parte di un percorso artistico-comunicativo le sedie.
che ricorda l'originale utilizzo del luogo, ciò che rappresenta Dietro ciascuna di esse c'è una parola carica di significato:
oggi o quello che chi lo vive vuole raccontare alle istituzioni libertà, giustizia, diversità, integrazione. Gli stessi principi e
e ai visitatori. diritti negati a molti, che se si potesse urlare, gli invisibili del
MAAM trasferirebbero al mondo esterno.
Le opere sono tutte frutto di donazioni, gli artisti le realizzano
a proprie spese e il loro insieme determina il valore del sito,
Nel percorso fatto di chiaroscuri il visitatore è libero di Qua e là automobiline a pedali, tricicli, monopattini, seggioline
scegliere cosa vedere e cosa fotografare. colorate, scarpe o ciabatte di misure diverse, allineate sotto il
Le voci sussurrate, sono inibite dall'eco dell'enorme vuoto che sole certificano la presenza discreta dei numerosi condomini.
le circonda. A guardarsi intorno niente sembra in ordine, ma non si
lo stupore è l'espressione che si percepisce sui volti delle percepisce disordine.
persone che si incontrano, i superlativi sono le parole più Difficile trovare sul percorso mozziconi e immondizia minuta
ricorrenti. il che significa che l'autogestione presuppone il decoro degli
spazi comuni e il rispetto di una condizione di privilegio che
Un cane bianco accompagna e fiuta con discrezione i curiosi è data dal fatto di vivere in un museo e di convivere con chi
ospiti, probabilmente alla ricerca di una carezza, incurante lo anima.
della colonia di gatti che si aggira sorniona e perfettamente a
proprio agio nonostante il via vai di sconosciuti. Per godere a pieno il Metropoliz non bisogna essere artisti,
esperti o critici d'arte, basta avere un po' di curiosità e la
Alcune abitazioni sono esterne al corpo centrale dell'enorme capacità di emozionarsi, a stupire ci pensa il MAAM che è in
struttura, allineate come dei bungalow di un villaggio turistico continuo divenire.
con i tavolini fuori, protetti da tettoie, fioriere a delimitare lo
spazio, qualche tenda con la doppia funzione di riparare dal
sole e difendere la privacy.
Vivere al MAAM non è una scelta, ma una necessità. La visita del MAAM potrebbe non finire mai perché le immagini
Hanno tutti grande dignità, nessuno chiede aiuto e sono le porti nel cuore e nella mente e le rivedi anche standone
disponibili a far entrare il visitatore che chiedesse di accedere fuori.
nella loro dimora se questa custodisce un'opera. Bisogna darsi tempo per poterne godere a pieno. Tanti
Sono consapevoli del fatto che proprio l'arte ha consentito dettagli potrebbero sfuggire al primo passaggio. Un simpatico
in questi 12 anni di preservare questa città "meticcia", un elefantino rosa portafortuna o un piccolo alieno verde a difesa
modello di convivenza e integrazione probabilmente unico al della ludoteca, dei maialini in tuta da astronauta che volano
mondo. come fossero palloncini, un esercito di personaggi buffi
realizzati con guanti, posate e pennelli, un piccolo Buddha che
Al Metropoliz si può chiedere di essere ospitati se ci sono dorme sereno nonostante l'affollato Metropoliz che lo ospita,
spazi disponibili. un gatto vestito di foglie (opera realizzata da Cancelletto) che
Bisogna accontentarsi della vita spartana che può offrire, ma ti aspetta fuori dalla porta del bar, lo spazio alternativo nel
è una esperienza che ha interessato molti visitatori che hanno quale è possibile riposarsi e riordinare le idee.
studiato ogni singolo centimetro di questo luogo.
Così come è stato molte volte il soggetto di tesi di laurea che
ne hanno raccontato la storia e il valore artistico e sociale. Mariangela Boni Photography
Del MAAM merita di essere sfogliato un catalogo, a cura
di Giorgio De Finis, della casa editrice Bordeaux, un'opera
imponente, la più completa descrizione di Metropoliz e
per comprenderne tutta l'umanità, vale la pena di leggere il
volume Senza Metropoliz non è la mia città che racchiude
storie e testimonianze di chi lo ha visitato.
Essendo il MAAM realizzato in quello che fu un mattatoio, apparentemente scolpite, che sono invece realizzate
l'animale più raffigurato è il maiale che sopravvive al suo graffiando la vernice; hanno pose armoniche e molto
destino, così Pablo Mesa Capella e Gonzalo Orquin celebrano espressive.
l'e-MAAMcipazione dei maiali che decidono di riprendersi la Accanto a questo murales resiste, seppur aggredita
loro libertà e spiccano il volo. dall'umidità l'opera “Peace” di Eduardo Kobra, che rappresenta
Il messaggio della cappella porcina, un dipinto lungo 30 metri, la pace e l’inter-religiosità.
è che c’è sempre un’altra possibilità anche quando tutto Di Solo, Street Artist romano con la predilezione per i supereroi
sembra perduto. sono le tre raffigurazioni di Cat woman, Hulk e Wonder Woman
All'inizio della visita ci si imbatte in un esercito; tanti soldati in che si incontrano nelle sale del MAAM.
fila, tutti schierati a difesa del museo. I guardiani della luce è
un'opera di Stefania Fabrizi. Nella carrellata di volti femminili che offre Metropoliz c'è un
profilo di donna molto espressivo “Free Sanaa” dell'artista
La ludoteca è stata decorata da Alice Pasquini, sulla egiziano Ammar Abo Bakr.
facciata esterna di Metropoliz campeggia un capolavoro di
Gonzalo Borondo, "Piedad" che ritrae figure antropomorfe
Con il titolo di Costellazioni metropolitane, Maura Maugliani potrebbero infrangersi al cospetto delle regole, con quella
regala ai visitatori due magnifici volti disegnati con la penna a legalità che se dovesse prevalere sul sogno di un viaggio
biro che il tempo, ossidandosi l'inchiostro, renderà ologrammi collettivo durato 12 anni, metterebbe la parola fine a questa
a simboleggiare la resilienza che è il termine che meglio appassionante storia metropolitana.
definisce il progetto del Museo abitato MAAM.
Un grazie per la disponibilità e professionalità va all’ideatore
In questo viaggio all'interno di Metropoliz, un racconto del MAAM, Giorgio de Finis, che permette di conoscere con
che ci permette di dire c'era una volta l'occupazione grande generosità la storia del museo dell’Altro e dell’Altrove
d'arte, incontriamo anche Pinocchio, protagonista della - Metropoliz città meticcia, trasformando ogni visita in un
raffigurazione del Paese dei balocchi di Danilo Bucchi. magico viaggio fatto di racconti, esperienze e immagini.
Non si può lasciare questo luogo senza avere prestato
attenzione alle scritte, provocatorie o romantiche, che
COSTELLAZIONI METROPOLITANE:
Ritratti di donne minuziosamente realizzati come costellazioni
di punti disegnati con la penna BIC su carta da parati incastonati
tra i vecchi i macchinari dismessi.
Un’opera che Mauro Maugliani ha ideato affinché nel tempo,
l’inchiostro dissolvendosi, rendesse i ritratti evanescenti come
fantasmi.
SPACEDOG:
nella sala delle vasche di scolo così MR. Klevra partecipa alla
spedizione sulla luna raffigurando se stesso in una tuta da
Astronauta.
Il nome d’arte che l’autore romano ha scelto in ebraico infatti
significa cane rabbioso.
Un lavoro minuzioso e ricco di particolari frutto dei suoi studi in
iconografia bizantina.
COME ARRIVARE
Da Torino si può imboccare il raccordo a
Santhià, direzione Aosta e prendere l'uscita
di Pont Saint Martin.
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IL PERSONAGGIO: LA REGINA
La regina nacque a Torino nel 1851 da Elisabetta di Sassonia Solo per citare alcuni esempi: la prima rivista di moda del
e dal duca di Genova Ferdinando di Savoia, fratello del primo Paese porterà il suo nome; il rifugio alpino più alto d’Europa
re d’Italia Vittorio Emanuele II. è a lei dedicato; il convinto repubblicano Giosuè Carducci
Lo zio cercava una moglie per il figlio Umberto e la scelta scriverà l’ode Alla regina d’Italia e, uno dei casi più noti,
ricadde su Margherita quando, la prima promessa sposa, la durante una visita dei reali a Napoli venne inventata la pizza
principessa Matilde d’Asburgo-Teschen, morì in un incendio. margherita.
Le nozze con Umberto si celebrarono nel 1868 e come luna di La sovrana dimostrò un innato interesse verso diverse
miele intrapresero un tour della Penisola, per “pubblicizzare” discipline, dalla letteratura alla musica, dalla scienza allo
la neonata monarchia nazionale. spiritismo.
Margherita dimostrò subito di avere un incredibile talento nel Era una donna “moderna” e anticonvenzionale: fu tra le prime
gestire le pubbliche relazioni. a guidare un’auto e a scalare vette.
Prima di ogni viaggio si informava sulle usanze delle donne Diametralmente opposto il marito, per nulla attratto dalla
del luogo, vestendosi come loro, rendendosi così una figura cultura e impacciato nei rapporti personali.
vicina al popolo. Basti pensare allo scalpore suscitato dal suo abbandono
Alla vigilia del trasloco a Napoli, la regina prese lezioni di della capitale nel 1891 per partecipare al funerale del suo
mandolino e imparò alcune canzoni napoletane. figlio illegittimo, avuto con la storica amante Eugenia Litta.
Con questo gesto aveva legittimato e ufficializzato la
relazione.
CASTEL SAVOIA
l maniero fu progettato dall’architetto Emilio Stramucci in stile L’impianto elettrico era completamente murato, altro aspetto
lombardo del secolo XV, stile in voga in Francia e in Savoia, da non dare per scontato.
regione dei sovrani regnanti. Nelle stanze, inoltre, si trova una sorta di campanello. Se
È costituito da una parte centrale di forma pressoché veniva azionato, partiva un impulso che arrivava a un tabellone
rettangolare attorniata da cinque torri cuspidate, una diversa posizionato negli alloggi della servitù e illuminava il numero
dall’altra. L’esterno è rivestito da pietre grigie provenienti dalle corrispettivo della stanza.
limitrofe cave di Chiappey a Gressoney, di Gaby e di Donnas. Questo stratagemma permetteva alla servitù di accorrere
immediatamente laddove era necessario.
All’interno i pregevoli soffitti a cassettoni, le boiseries e gli
arredi di ispirazione medievale sono opera dell’intagliatore Il castello si sviluppa su tre piani: il pianterreno con i locali da
torinese nonché fornitore della Real Casa, Michele Dellera. giorno, il piano nobile con gli appartamenti reali e il secondo -
Le pitture ornamentali, perfettamente conservate, furono piano non visitabile – riservato agli ospiti e alla servitù.
realizzate da un giovane e talentuoso Carlo Cussetti, Il giorno in cui ho deciso di visitare questa magnifica
assoldato in seguito per occuparsi dell’ala nuova di Palazzo residenza, sabato 17 luglio, si dava il via a un nuovo percorso
Reale a Torino. di visita, dopo tre anni di restauro.
Il castello è stato costruito con impianti all’avanguardia per Ad accogliere gli avventori c’erano la banda e le guide con i
l’epoca. costumi tipici.
Era dotato, infatti, di corrente elettrica, di acqua corrente, La visita al castello è esclusivamente guidata e dura all’incirca
anche calda, e di termosifoni in ghisa. mezz’ora.
Si procede poi verso la sala da pranzo, dove è rimasto solo il Ma non vi è alcun fondamento storico.
tavolo come arredo.
Le pareti sono riccamente decorate. Altra versione è che derivi dal verbo latino fero, col significato
Il soffitto è rivestito da una boiserie con intagli a pergamena di “sopportare”.
in stile neogotico. Insieme al nodo di Savoia, che indicava la devozione mariana,
Sopra il camino si legge la scritta “fert” e su una parete esortava i membri dell’Ordine religioso-militare della SS.
“sempre avanti” Annunziata – che aveva sostituito quello dell’Ordine del
Collare – a sopportare le prove in onore della Madonna.
FERT è uno dei motti di casa Savoia ed è di etimologia incerta. Oppure “fert” potrebbe essere l’abbreviazione di Fertè, antica
Molte sono le ipotesi sul suo significato, ne cito alcune. parola che significa Forteresse, “forza”.
La prima volta comparve nel 1364, sulla collana dell’Ordine
del Collare, un ordine cavalleresco fondato da Amedeo VI di E ancora, acronimo di Foedere Et Religione Tenemur (“la pace
Savoia in occasione di un torneo tenutosi a Chambéry. e la religione ci tengono uniti”), Fides Est Regni Tutela (“la
In passato prevaleva la tesi che fosse l’acronimo di Fortitudo fede è la protezione del Regno”).
Eius Rhodum Tenuit (dal latino: la sua forza preservò Rodi) Secondo queste ultime interpretazioni il potere del Re è
facendo riferimento a un episodio leggendario secondo cui legittimato da una volontà divina.
un Amedeo di Savoia si recò a Rodi e la liberò dall'assedio
dei turchi.
Dalla veranda si giunge alla sala da gioco, con il biliardo La visita si conclude con le due nuove sale museali dove sono
originale e i salottini. esposti alcuni scatti d'epoca della costruzione del castello e
Attraverso una scala secondaria ricavata all’interno della torre delle trasferte della regina nella Valle del Lys, appartenenti
di guardia si giunge al piano nobile. Per accedere alle stanze alle collezioni Guindani e Fondazione Sella.
si passa dall’atrio dove si possono ammirare dei magnifici
affreschi. Nella sala dedicata alle escursioni in montagna vi sono
Sul soffitto vi è la scritta benaugurante “Hic manebimus anche la ricostruzione di una slitta a tre posti e di una cartina
optime”: “Qui staremo benissimo”. geografica in 3D del massiccio del Monte Rosa.
In alcune foto si può osservare il nutrito entourage che
In primis visitiamo la camera da letto della regina: arredata accompagnava le escursioni composto dagli alpini che si
in stile eclettico con mobili provenienti in parte da Villa alternavano a spingere la slitta, dove sedevano la sovrana e le
Margherita, dove la sovrana soggiornò negli anni precedenti sue dame di compagnia, nei passaggi più ardui.
la costruzione del castello.
La camera ha un bagno attiguo, alla francese, ovvero con i Interessante anche notare l’abbigliamento: il volto coperto,
servizi igienici separati. l’ombrellino parasole e i guanti servivano a proteggere
Fa bella mostra di sé la vasca da bagno…sembra una spa! l’incarnato porcellana, segno distintivo delle classi agiate in
È interessante inoltre notare la decorazione delle pareti con contrapposizione alla pelle abbronzata dei braccianti.
un motivo a maiolica assolutamente moderno. Per quanto riguarda il plastico in 3D si può osservare
Dal lato opposto, nella torre settentrionale si apre un grazioso un incredibile livello di dettaglio: sono indicati i fiumi e,
boudoir con drappi dipinti in stile trompe-l’oeil e una vista soprattutto, i sentieri.
mozzafiato sul Monte Rosa, il ghiacciaio Lyskamm e la vallata.
Certo ci sono delle imprecisioni, ma all’epoca non c’erano
Accanto alla camera della regina vi era quella del nipote i satelliti e le rilevazioni topografiche venivano effettuate
prediletto, Umberto II, che vi trascorse alcune estati probabilmente con le mongolfiere.
dell’infanzia. La visita all’interno del castello si conclude qui.
La stanza è piuttosto minuscola e angusta. Vi sono oggi solo
un pianoforte e una bozza di ritratto di Umberto II.
RE UMBERTO II
Mariangela Boni Photography
Procedendo verso l’esterno si può notare una meridiana Ci sono anche aree attrezzate per i bambini.
collocata nel 1922 con la scritta benaugurante “Sit patriae Nei mesi estivi si può praticare la pesca sportiva, mentre
aurea quaevis” – “Ogni ora sia d’oro per la patria”. nei mesi invernali il lago viene trasformato in una pista di
pattinaggio su ghiaccio.
Castel Savoia è circondato da un ampio parco di larici Consiglio caldamente di percorrere questo sentiero perché
mentre ai suoi piedi si trova un giardino botanico di 1000 permette di apprezzare bellissimi scorci del paese e di
mq, realizzato nel 1990 dalla Regione Autonoma della Valle sfuggire alla canicola estiva grazie alla piacevole ombra delle
d’Aosta. conifere.
È costituito da aiuole rocciose con specie botaniche tipiche
dell’ambiente alpino come il giglio martagone, il rododendro
ferrugineo, la stella alpina, genziane e vari semprevivi che
raggiungono il periodo di massima fioritura tra luglio e agosto.
Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Maria Grazia Castiglione
Margherita Sciolti
Massimo Tabasso
Il borgo incantato
A cura di Barbara Tonin
Poco lontano dal borgo, un parco del tutto originale offre ai visitatori
una nuova esperienza: si tratta del Parco Quarelli di Roccaverano.
Nato dalla passione di un residente, il parco unisce Natura e Arte
contemporanea.
Passeggiando per il parco, si incontrano opere d’arte di grandi
dimensioni di artisti “che hanno costruito (e continuano a costruire)
una nuova visione del mondo e dell’esistenza umana”.
Un po' di storia
I primi insediamenti nel territorio mombaldonese e limitrofo Uno degli eventi che più ha segnato Mombaldone è la battaglia
risalgono all’era del Neolitico. dell’8 settembre 1637 in prossimità del fiume Bormida.
I diversi reperti rinvenuti sono conservati presso il Museo di Dopo numerosi tentativi di occupazione da parte delle
Archeologia di Villa Pallavicini a Pegli (GE). milizie spagnole per rendere più sicuro il Camino Real, le
truppe franco-piemontesi, guidate dal Duca Vittorio Amedeo
Ben più evidente, invece, è il passaggio dei Romani, segnato I di Savoia e dal Maresciallo Créqui, riuscirono finalmente a
non solo dai numerosi ritrovamenti lapidei, ma soprattutto sconfiggere definitivamente le schiere avversarie. Lo scontro
dalle importanti Via Aemilia Scauri e Via Julia Augusta e dalle fu molto cruento ed entrambe le fazioni persero parecchi
concessioni di “cittadinanza romana” alle urbes. uomini.
Degno di nota, però, è un frammento lapidario, un tempo I colpi dei cannoni spagnoli danneggiarono il castello, ma
incastonato nel muro del civico 9 di via Roma e ora conservato dalla vittoria l’esercito ricavò sei cannoni, munizioni, carri e
al suo interno (l’edificio è stato adibito a biblioteca civica provvigioni.
dedicata a “Enrico Bonino”), il cui testo sembra ricondursi a
un certo Petronio. In memoria della battaglia e in onore di Carlo Alberto, il
pittore torinese Francesco Gonin (1808-1889) dipinse nel
Era, infatti, usanza di quel tempo, che le famiglie più altolocate 1840 l’opera Vittorio Amedeo I rompe l'oste spagnuola sotto
edificassero delle strutture celebrative nelle aree tombali. Mombaldone (1637).
I Signori di Mombaldone, ovvero i Marchesi del Carretto, La tela è conservata nella Sala Rossa presso Palazzo Reale
discendono dalla famiglia marchionale aleramica di origine a Torino.
franco-salica, che si stabilì in Piemonte e in Liguria.
Il capostipite dei Carretto fu Enrico del Vasto, figlio di Bonifacio Altre testimonianze dell’evento storico si possono trovare
del Vasto, signore della Liguria Occidentale e del Piemonte nella ‘Sala delle Battaglie’ di Palazzo Taffini a Savigliano (il
meridionale e stretto collaboratore di Federico Barbarossa. dipinto sotto la cartografia di Alba) e nel Dizionario geografico
Da questi discesero i due figli Ottone ed Enrico II che, dopo la storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di
sua morte, si ripartirono i suoi domini. Sardegna (Torino, 1842), che descrive eventi e curiosità sui
Il territorio orientale in corrispondenza del bacino del Bormida, vari possedimenti dei Savoia, tra cui Mombaldone.
da Acqui ai castelli di Dego, Carretto, Cairo nella valle della Nel suddetto dizionario sono, inoltre, raccontate le insorgenze
Bormida di Spigno furono governati da Ottone. Enrico II, delle popolazioni della Valle Bormida contro le campagne
invece, ottenne la porzione occidentale di territorio che si napoleoniche. Tra queste, l’Amministrazione di Mombaldone
estendeva da Alba a Finale Ligure. Dal XIV secolo, tuttavia, ricorda il rastrellamento del 1799 in cui vennero uccisi i
Mombaldone divenne dominio di Enrico III del Carretto, nipote mombaldonesi che non riuscirono a fuggire.
di Enrico II, da cui discendono gli attuali marchesi.
Etimologia
L’etimologia del nome “Mon” (colle) e “Bald” (Baldo) sembra
avere origini germaniche.
I primi accenni, secondo lo storico Aldo di Ricaldone, rimandano
al Basso Monferrato alessandrino, più precisamente a
Baldesco, frazione del Comune di Mirabello Monferrato, a
seguito dell’insediamento di un’etnia longobarda.
Il borgo
L'abitato di Mombaldone è formato dall’antico borgo
castellano e da un nucleo più recente.
Il primo fu eretto probabilmente a dominio dell’antica via
romana Aemilia Scauri e destinato successivamente a
uso difensivo durante l’occupazione spagnola.
Un tempo era rafforzato da possenti mura, che tuttora
sono visibili in buona parte.
CHIESA PARROCCHIALE
ORATORIO
Proseguendo oltre il castello, si imbocca via Roma che porta fino alla
“Rocca”, conosciuta anche come “La Fortezza”, di epoca medievale.
Rimaneggiata a più riprese, presenta una corte (“Corte delle gazze”)
che guarda verso il rio Lavandero e il torrente Ovrano.
Cunicoli, gallerie, stanze e passaggi segreti sono una delle peculiarità di Mombaldone.
Creati alla fine del Trecento, notevoli sono i percorsi che dal castello conducono verso l'abitato di Spigno
Monferrato, passando sotto il fiume Bormida.
Proseguendo per via Roma e lasciando alle spalle il borgo, è possibile raggiungere l’antica chiesa di S. Rocco,
di cui rimangono soltanto i muri perimetrali, i resti dell’altare in pietra locale e il colorato intonaco decorativo.
Nel territorio di Mombaldone sono presenti anche altri edifici di interesse storico: il molino sul Bormida del
XVI-XVII secolo, la Cascina del Carretto (ora Cairo) in Regione Dovagna, la Chiesa della Madonna del Tovetto
e la Filanda di Tullio del Carretto dell’Ottocento.
Diversi sono gli eventi che animano il borgo. Santa Messa, segue la processione dei fedeli con la Madonna
Segnaliamo, tra i più importanti, la “Fiera del Montone grasso” fino alla Chiesa del Tovetto.
del primo sabato di ottobre, che si svolge nel campo sportivo All’interno della Chiesa, murate in una parete, è possibile
nei pressi della stazione ferroviaria. vedere le palle di cannone sparate dall’esercito spagnolo.
Tradizione che richiama le usanze tipicamente arabe, in cui
allevatori, caseari, produttori e commercianti si ritrovano per Interessate è anche la Mostra del Costume curata dalla
contrattare, spesso animatamente, sotto lo sguardo curioso e Marchesa Gemma Natalina Besio Gay Scaliti del Carretto “dei
divertito del turista. Marchesi di Savoia Signori di Mombaldone”. L’esposizione
raccoglie nel sottopiano della Fortezza modelli di abiti,
Da non mancare anche all’ultima domenica di maggio a manichini, calzature e oggetti vari, in uso nella vita civile e
Mombaldone si svolge la “Sagra delle frittelle”, a base di rurale piemontese tra l’età medievale e il Novecento.
farina, uova ed altri ingredienti della ricetta tradizionale,
che viene tramandata da tempo e mantenuta gelosamente Anche l’arte pittorica è un’attività florida nel borgo.
segreta. Non sono infrequenti, infatti, le esposizioni di pittori locali nei
L’8 settembre, per il Santo Patrono, si svolgono la Festa della propri atelier o in spazi comuni, come l’Oratorio.
Madonna del Tovetto e la Feria Española, in memoria della In occasione della nostra visita, abbiamo potuto visitare lo
battaglia del 1637 e a ringraziamento della Madonna che studio del pittore Ivo Antipodo, che con gran passione e un
esaudì la richiesta dei fedeli di scacciare gli spagnoli. Alla po’ di timidezza ci ha illustrato i suoi dipinti.
Residente a Mombaldone dal 1948, si è dedicato da sempre interpretazioni intimistiche degli oggetti di uso quotidiano,
alla pittura. come il vetro scelto per la trasparenza, l’acqua per la sua
I soggetti preferiti sono le nature morte e l’indagine simbolica purezza e “umiltà”, la conchiglia per la rinascita e lo spago col
correlata al corpo umano. nodo a rafforzare il significato del messaggio.
Di ispirazione classica novecentista, il suo stile è fermamente
personale sia nell’uso del chiaro-scuro che nelle composizioni Non mancano, inoltre, gli animali a evocare la fortuna (la rana)
cromatiche. o a simboleggiare la resistenza al fuoco (la salamandra).
Ogni quadro rivela il pensiero personale, tramite segni, simboli L’artista Antipodo crea anche gioielli, è scultore e restaura e
e miti della tradizione, della cultura pagana e cristiana e trasforma oggetti in legno.
Monica Pastore Photography
La Robiola di Roccaverano
La robiola sembra derivi da un tipo di formaggio prodotto dai «L'attuale produzione stagionale non dà i vantaggi che la "fama"
Celti che si stanziarono in Liguria. del nostro prodotto potrebbe procurarsi se si studiasse il modo
Plinio il Vecchio ne descrive qualità e procedimento di di creare una latteria sociale o un caseificio.
produzione nei suoi scritti. Il formaggio è l'unica nostra risorsa, ma quello che vediamo
venduto nelle città è molte volte di qualità infima e il Comune
Il nome robiola deriva dal latino ruber, ovvero “Rubeola” ha già studiato la possibilità di brevettare anche il nome
(rubiola in piemontese), per il colore rossastro che assume la di Roccaverano perché non possa più essere usato da
crosta dopo la stagionatura. commercianti poco scrupolosi».
La robiola è un formaggio fresco a pasta molle, che può però
avere vari tipi di stagionatura, che la rendono dolce, delicata Era l'11 dicembre 1948.
e spalmabile nei prodotti meno stagionati (da 4 a 10 giorni) o Tre anni più tardi, nasce la cooperativa agricola, nel 1962 si
più acidula e consistente in quelli più stagionati (almeno 10 istituisce il caseificio sociale e nel luglio del 1968 si inizia la
giorni). produzione della vera e unica Robiola di Roccaverano D.O.P.
L’economia di Mombaldone un tempo era molto florida. nel 1991 i coniugi Pfister decidono di cercare una cascina in
Attualmente, si basa principalmente nella coltivazione di Italia per dedicarsi all’agricoltura biologica.
ortaggi, cereali e vitigni, nell’allevamento bovino, ovino e
caprino e nella lavorazione del legname e dei metalli. In quel tratto di Langa tra l'Astigiano e l'Alessandrino, però, è
quasi d’obbligo produrre robiola.
La cucina locale è, inoltre, legata ai gustosi prodotti, vanto in L’attività, quindi, prende un’altra direzione e inizia con una
tutta Italia e oltre: funghi, tartufi, nocciole ed erbe aromatiche trentina di capre e pecore in un vecchio cascinale, che è a tutti
sono alla base di molti dei piatti tipici delle Langhe astigiane. gli effetti un rudere.
La zona, in aggiunta, è altresì conosciuta per la produzione di
rinomate robiole e di pregiati vini, quali il dolcetto, il barbera, il Assaggiando le “formaggette locali” e grazie ai consigli degli
cabernet, il cortese e il moscato. abitanti della zona, pian piano con l’esperienza e la passione
Abbiamo, infatti, avuto il piacere di visitare il caseificio raggiungono un grado di qualità che li porta ad ottenere
dell’Azienda agricola Stutz & Pfister, che produce la robiola di numerosi riconoscimenti quali, ad esempio, la medaglia d’oro
Roccaverano D.O.P. (a produzione biologica) con latte crudo alle “Olimpiadi del Formaggio” nel 2005 e la Grolla d’oro Saint-
caprino, secondo la ricetta originale. Vincent ”Miglior formaggio d’Italia” nel 2008.
La storia della famiglia Stutz & Pfister nasce in Svizzera. Dopo Oggi l’attività è condotta anche dai figli, che hanno dato vita al
gli studi di Agraria, tra difficoltà di tipo logistico ed economico, caseificio e alla capretteria (la “nursery” per i cuccioli).
Palazzo Ducale
Autore: Manuela Albanesei
Genova dal Ponte monumentale
Architettura neoespressionista
Autore: Laura Stratta
Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo
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APPASSIONATI A NOI
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T R AV E L
M AG A Z I N E
MUSEO EGIZIO
Monica Pastore
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