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GF73

Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, creando una comunità di appassionati e reporter. Il numero di novembre 2021 presenta reportage su vari luoghi e temi, tra cui il Lago Massaciuccoli e la figura di Tina Modotti, con l'obiettivo di condividere esperienze autentiche e valorizzare il territorio. La rivista si evolve per offrire contenuti innovativi e coinvolgenti, sia online che offline.

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Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, creando una comunità di appassionati e reporter. Il numero di novembre 2021 presenta reportage su vari luoghi e temi, tra cui il Lago Massaciuccoli e la figura di Tina Modotti, con l'obiettivo di condividere esperienze autentiche e valorizzare il territorio. La rivista si evolve per offrire contenuti innovativi e coinvolgenti, sia online che offline.

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N.73- NOVEMBRE 2021 [Link].

com
N. 73 - 2021 | NOVEMBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

LAGO MASSACIUCCOLI
Band of Giroinfoto

FAVIGNANA SOMMERGIBILE PROVANA ABBAZIA SAN FRUTTUOSO


TONNARA FLORIO TORINO CAMOGLI
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Giacomo Bertini


WEL
COME

73
[Link]
NOVEMBRE 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 73


on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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Barbara Lamboley (Resp. generale)
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COORDINAMENTO DI REDAZIONE
da Gienneci Studios Editoriale.
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Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
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Regione Piemonte testi e le grafiche sono di proprietà
Stefano Zec intellettuale della Gienneci Studios © o
Regione Liguria di chi ne è fornitore diretto(info su www.
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Laura Rossini divieto riprodurli o modificarli anche solo
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Rita Russo autorizzazione del titolare dei diritti.
Regione Sicilia
Giacomo Bertini
Regione Toscana

Giroinfoto Magazine nr. 73


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

LAGO MASSACIUCCOLI

GIROINFOTO MAGAZINE

73
I N D E X

R E P O R TA G E

TINA MODOTTI
10 LAGO MASSACIUCCOLI
Storia e attualità
Band of Giroinfoto

28
28 TINA MODOTTI
Donne, Messico e Libertà
Band of Giroinfoto

36 PAGLIARE DI TIONE
Dove il tempo non vale niente
A cura di Dino Natale

46 FAVIGNANA
Tonnara Florio
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E 68 MONDI SOMMERSI
L'incanto del profondo
PAGLIARE DI TIONE Skira editore

36
R E P O R TA G E

46
FAVIGNANA

Giroinfoto Magazine nr. 73


7

R E P O R TA G E

74
ABBAZIA DI SAN FRUTTUOSO

PORTOFINO. SAN FRUTTUOSO,


CAMOGLI
74 R E P O R TA G E

Tour Liguria VILLA NECCHI


Band of Giroinfoto

88
VILLA NECCHI
2021
88
Band of Giroinfoto

SOMMERGIBILE PROVANA
Torino
110
Band of Giroinfoto

NEMO'S GARDEN
Orto subacqueo
126
A cura di Pierluigi Peis

R E P O R TA G E

110
SOMMERGIBILE PROVANA

R E P O R TA G E

126
NEMO'S GARDEN

Giroinfoto Magazine nr. 73


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Novembre 2021
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10 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini
Letizia Angeli

Storia & attualità

A cura di Giacomo Bertini

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 11

Con il suo bacino di quasi 7 km2 e una


profondità che varia da 1 a circa 4 metri, il lago
di Massaciuccoli bagna per la maggior parte
le terre paludose dei comuni di Massarosa
e Viareggio nonché un lembo meridionale
appartenente alla frazione di Migliarino Pisano.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


12 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Formato grazie alla depressione originata dalla formazione


dell’Appennino nella laguna costiera tra il fiume Serchio a sud e il fiume
Camaiore a Nord, era conosciuto fin dall’epoca romana come lago delle
Fosse Papiriane, una zona caratterizzata da ampie aree paludose che
comprendevano, appunto, anche l’attuale bacino lacustre.

Nel Medioevo divenne zona di confine contesa tra il Comune di Lucca e


il Comune di Pisa e successivamente entrò a far parte del Granducato
di Toscana.
Nel corso dei secoli fu oggetto di interventi di bonifica da parte
dei governanti o dei privati, tra i più significativi quelli del Governo
granducale e dell’imprenditore olandese Van der Stratt, che, nel tempo,
si occuparono di bonificare vaste aree paludose e di scavare numerosi
canali per la regimazione delle acque provenienti dalle colline circostanti
e dalle piene del lago per indirizzarle nel fiume Serchio.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 13

Verso la metà del XVIII secolo da parte del Governo


della Repubblica di Lucca fu intrapresa una vasta
opera di bonifica sulle rive settentrionali del lago con
la costruzione del canale emissario Burlamacca e
delle «cateratte vinciane» che permisero il controllo
dei flussi marini e lacustri. Venne effettuato anche
un ulteriore scavo per la realizzazione del Fosso
della Bufalina, considerato il principale emissario
del lago, che però si rivelò un fallimento a causa
della sua scarsa pendenza e della foce esposta
al Libeccio, fattori che provocano il frequente
insabbiamento del canale.

Nel XIX secolo, tra le opere di bonifica, si registrano anche quelle del noto architetto Lorenzo Nottolini, che ideò un
progetto, in verità mai realizzato, su commissione del Ducato di Lucca, che prevedeva lo scavo di un letto artificiale per il
fiume Serchio che sarebbe andato a sfociare in mare più a nord, drenando le acque del lago e delle paludi.

Alla fine dell’Ottocento il famoso compositore Giacomo Puccini si innamora a prima vista della quiete e della forza
ispiratrice che il lago gli offre e va ad abitare in una villa sulle sue sponde, oggi trasformata in un museo ricco di ricordi
e cimeli del Maestro.

In questo luogo, oltre alla tranquillità che il lago gli offriva per lo svolgimento della sua attività artistica, Puccini trovava
anche l’opportunità di dedicarsi a un’altra sua forte passione: la caccia agli uccelli acquatici.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


14 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Come vedremo successivamente, era consueto per le famiglie Tra le modalità più comuni adottate nella pratica venatoria
benestanti sfruttare le lussuose dimore di campagna sulle sul lago vi era quella che prevedeva l’utilizzo di barchini
rive o nei dintorni del lago per organizzare battute di caccia dalla forma allungata e stretta e a chiglia piatta, ideale per
ospitando illustri personaggi appassionati di questa pratica muoversi anche nei bassi fondali di canali e stagni.
sportiva, usufruendo di appostamenti fissi celati tra la fitta
vegetazione di cannelle e circondati dalle tese per richiamare Un’altra tipica modalità era quella della caccia in botte:
la selvaggina. veniva utilizzata una botte galleggiante ancorata sul fondo
e adeguatamente mimetizzata, nella quale prendeva posto il
È superfluo specificare che erano pochi coloro che potevano cacciatore dopo aver disposto tutt’intorno stampi di uccelli
permettersi questo tipo di caccia come semplice attività acquatici e zimbelli.
di svago; infatti, per una parte non irrilevante di chi abitava Tale modalità era utilizzata in particolare per la caccia ai
intorno al lago, la caccia e la pesca, costituivano l’unico modo palmipedi.
per soddisfare le loro quotidiane esigenze alimentari, ed Come rimessa per i barchini, che venivano lasciati in acqua,
hanno rappresentato, fino a non molti decenni fa, una risorsa venivano utilizzati dei ricoveri consistenti in capanni costruiti
dell’economia locale, grazie alla vendita della cacciagione con pali ricoperti di rami e di frasche, oppure, tuttalpiù, con
e del pescato o per le varie attività commerciali ad esse pannelli di legno o di metallo.
collegate.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 15

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


16 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 17

Giacomo Bertini Photography

La tecnica di pesca era caratterizzata dall’utilizzo di una Questo cambiamento da lì a pochi decenni provocò, però,
complessa struttura su palafitte chiamata «bilancia», anche il declino di tale tipo di pesca.
costruita in legno, lamiera e, più recentemente, vetroresina o
eternit, materiale quest’ultimo oggi proibito, come è noto. Ad accentuare tale tendenza contribuì anche il peggioramento
Su queste strutture veniva montata una grande rete, che della qualità delle acque e una consistente diminuzione del
brandeggiava a mo’ di bilancia, sollevata da grossi argani consumo di pesce d’acqua dolce, ciò spinse i pescatori ad
azionati a mano, da questo particolare movimento deriva il abbandonare tale attività e di conseguenza la manutenzione
nome che si estende all’intera struttura. di molte di queste strutture, che sono andate incontro ad un
Con la grande rete era facile catturare un gran numero di rapido degrado.
pesci al loro passaggio.
Oggi, navigando nel lago, si può avere l’esatta percezione
Negli anni Sessanta e Settanta, grazie a una legge che rese dei cambiamenti che si sono succeduti, a partire dagli
possibile esercitare la pesca liberamente con solo una appostamenti, fissi galleggianti o collocati su palafitte,
licenza rilasciata dall’amministrazione provinciale, si registrò alcuni dei quali ancora utilizzati, o alle «bilance» ancora ben
una crescita nella costruzione delle «bilance», favorita anche conservate, mentre a poca distanza si possono notare cumuli
dal miglioramento delle condizioni economiche degli abitanti di macerie.
del luogo.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


18 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Dinanzi a questi cambiamenti le autorità locali, come il normativi, ma grazie agli sforzi di tutti sono emersi i primi
Parco Regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli benefici che rendono incantevole una passeggiata sulla riva
e il Comune di Massarosa, i proprietari dei terreni e le del lago o, addirittura, un’escursione in barca.
associazioni naturalistiche, quali «Oasi Lipu» e «RiVivilago», si L’associazione «RiVivilago» è tra le sostenitrici di uno
sono adoperate sinergicamente a intraprendere un percorso sviluppo controllato e si impegna nella promozione di una
finalizzato al raggiungimento di un equilibrio che consenta sempre più forte educazione naturalistica diretta a chi
alle attività turistiche e ludiche di svolgersi nel rispetto della si avvicina al lago, sforzandosi di far crescere maggiore
natura e degli abitanti del posto. attenzione, consapevolezza e rispetto per l’ambiente contro
maleducazione e vandalismo.
Le difficoltà non sono mancate a causa dell’evoluzione
economica e sociale molto più rapida degli aggiornamenti

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Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


20 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Di questa associazione fanno parte cacciatori, pescatori, già si sono meritoriamente impegnati nella manutenzione e
proprietari di «bilance», sportivi e amanti della natura; quindi, nel recupero di una quarantina circa di queste strutture.
grazie al concorso di tutte queste variegate componenti, si
crea un circolo virtuoso che contribuisce a riportare sul lago Un’altra importante realtà che opera per la salvaguardia del
equilibrio e attività sostenibili. lago è l’Oasi Lipu.
Grazie ai suoi capanni, raggiungibili con una passerella in
Le 400 «bilance» ancora esistenti, ma esposte all’usura e legno, lunga circa 800 metri, molti amanti della fotografia e
al degrado, avranno bisogno di un tempestivo intervento del birdwatching possono incontrare tramonti mozzafiato e
di salvaguardia per evitare che si trasformino in altri rifiuti oltre 160 specie di animali che abitano il lago nelle diverse
ammassati sulle rive del lago. stagioni dell’anno.
Una tale urgenza è ben presente all’attenzione sia delle
associazioni naturalistiche che dei proprietari, alcuni dei quali

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R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 21

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


22 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Un’attività molto importante per la conservazione della fauna


selvatica svolta da questa associazione è il censimento degli
animali che vivono nel lago, censimento svolto con l’aiuto
di esperti attraverso il monitoraggio diretto e con il delicato
metodo di ascolto del canto, reso assai difficoltoso dalle
presenze legate alle migrazioni primaverili e autunnali.

Nella struttura sede dell’Oasi Lipu si trova un piccolo


museo sull’Ecologia della Palude, composto da tre sale
dove si possono osservare, come se ci si trovasse immersi
nell’ambiente naturale, gli animali realizzati in modelli
artificiali fedelissimi alla realtà.

Inoltre, è possibile effettuare brevi escursioni autonome o


guidate sul lago, grazie alla disponibilità di barche a remi, o
canoe a motore elettrico, per rendersi conto di persona dei
fenomeni naturali che questa riserva può offrire.

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R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 23

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


24 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

Prevalentemente nella stagione primaverile ed estiva, sul Non solo intorno allo specchio d’acqua si trovano elementi
lago si svolgono diverse attività sportive, in particolare di interesse artistico o storico: infatti, a breve distanza, sopra
canottaggio, canoa e vela. Si tratta di iniziative che favoriscono un’altura di poco sopraelevata rispetto al livello del lago, si
la convivenza di un ambiente naturale-culturale unico, con la trovano i resti di una villa e di un complesso termale, risalenti
pratica di una disciplina sportiva assolutamente non invasiva al I secolo d.C., della famiglia di origine etrusca dei Venulei.
ed estremamente rispettosa dell’ambiente.
Qui, ottimo punto panoramico da dove si può osservare
Navigando sulle acque del lago la nostra attenzione è attirata l’intera estensione del lago, sono conservati diversi reperti
da una sontuosa villa in stile neogotico toscano. Si tratta provenienti dagli scavi effettuati nelle zone circostanti esposti
della storica Villa Ginori, risalente al 1737 quando il Marchese in parte in questo vero e proprio museo a cielo aperto mentre
Carlo Benedetto Ginori Lisci fece trasformare un vecchio altri si trovano all’interno di una struttura coperta.
edificio nella villa oggi visibile.
Gli esterni sono caratterizzati dalla presenza di una torre L’equilibrio creato attorno a questo lago è unico nel suo genere
che domina il paesaggio, dal parato in mattoni rossi con e si percepisce osservando con attenzione le testimonianze
bifore e colonnini in marmo bianco e da un romantico della presenza dell’uomo nel corso del tempo.
imbarcadero, ossia un porticciolo privato un tempo utilizzato Una presenza che non ha mai guastato in modo irrecuperabile
anche dal compositore Giacomo Puccini, che lo raggiungeva l’armonia dei luoghi.
attraversando il lago dalla sua villa situata sulla sponda
opposta.

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R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 25

Letizia Angeli Photography

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26 R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI

Giacomo Bertini Photography

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R E P O RTA G E | LAGO MASSACIUCCOLI 27

Giroinfoto Magazine nr. 73


28 R E P O RTA G E | TINA MODOTTI

Donne, Messico e Libertà


A cura di Manuela Albanese
Dario Truffelli
Monica Gotta
Manuela Albanese

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | TINA MODOTTI 29

Manuela Albanese Photography

Tina Modotti, all’anagrafe Assunta Adelaide Luigia


Modotti Mondini nacque ad Udine nel 1896 per poi
morire lontano dalla patria in Messico nel 1942.
Tina fu attrice, fotografa e attivista. Visse negli Stati
Uniti, in Messico, in Russia e nell’Europa degli anni ’30
divisa tra fascismo e antifascismo.

«Ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista"


in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una
sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo
impiego che si fa di tali termini.
Mi considero una fotografa, e niente altro».
[ Tina Modotti ]

Giroinfoto Magazine nr. 73


30 R E P O RTA G E | TINA MODOTTI

Filo conduttore della vita di Tina Modotti sarà il tema della È proprio da lui che apprese le prime nozioni e iniziò a
libertà. cimentarsi nella professione. Si appassionò al mondo della
Essendo nata poverissima, avrebbe potuto sfruttare la sua fotografia e lo zio, andandone molto fiero, dedicò molto
bellezza intraprendendo la carriera di attrice, per avere una tempo a insegnarle come usare la macchina fotografica
vita agiata ma il suo desiderio di libertà la portò a studiare e a per esprimere emozioni e immortalare delle situazioni che
seguire le sue doti artistiche. sappiano, da sole, raccontare quello che chi scatta vuole
raccontare.
Tina a soli dodici anni si trovò costretta ad andare a lavorare
in una fabbrica tessile. Nel 1918 si sposò con il noto pittore Roubaix de l'Abrie Richey
Nel 1912 il padre di Tina per trovare fortuna emigrò in America in arte Robo e insieme si trasferirono a San Francisco.
e, dopo due anni, la figlia lo seguì. Una figura molto importante Nella nuova città, oltre a coltivare il suo matrimonio, iniziò una
per la sua carriera fu lo zio Pietro Modotti che possedeva uno carriera teatrale che in pochi anni sfociò nella realizzazione
studio fotografico. di tre film.

StefanoTruffelli
Dario Zec Photography
Photography

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R E P O RTA G E | TINA MODOTTI 31

La sua carriera nel cinema ebbe vita breve perché non riusciva Il legame affettivo con Weston si deteriorò e il crescente
ad accettare come veniva venduto e presentato al pubblico il impegno politico le fece abbandonare l’arte.
suo corpo, si sentì percepita come oggetto e mai apprezzata Fu costretta a lasciare il Messico perché ingiustamente
per le sue doti. accusata di aver preso parte all’attentato al presidente
messicano e all’uccisione del suo compagno di allora, il
Tina smise di essere attrice, ma non modella, infatti posò per giornalista cubano Mella. Ritornò in California e si dedicò
i grandi muralisti. nuovamente alla sua grande passione.
Fu l’incontro con Edward Weston ad avvicinarla nuovamente
alla fotografia. Tina visse di fotografia ed eseguì molti ritratti, si unì al
Fra i due nacque una relazione. pittore e militante Xavier Guerrero (che ben presto andò a
Il marito, scoperto il tradimento, fuggì in [Link] cercò Mosca alla scuola Lenin), aderì al Partito Comunista, lavorò
di raggiungerlo pochi mesi dopo ma arrivò tardi, egli era morto per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de
di vaiolo due giorni prima. Nicaragua" e partecipò alle manifestazioni in favore di Sacco e
Vanzetti durante le quali conobbe Vittorio Vidali, rivoluzionario
Fra il 1925 e il 1926 tornò a San Francisco, dove conobbe italiano ed esponente del Komintern.
la fotografa Dorothea Lange, grande documentarista della
grande depressione americana, acquistò una camera Graflex
e insieme a Weston rientrò in Messico e intraprese con lui un
viaggio di tre mesi nelle regioni centrali raccogliendo immagini
per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars.

Manuela Albanese Photography

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32 R E P O RTA G E | TINA MODOTTI

Non rinunciò mai ai suoi ideali, pertanto la sua libertà di


pensiero e la coerenza che sempre avvolsero la sua vita
la portarono a rinunciare all’offerta di accoglienza fatta
dagli Stati Uniti; divenne una rifugiata politica ed errò tra
Russia, Germania e Spagna dove si impegnò direttamente
nella guerra per dare soccorso alle vittime di questa e, in
particolare, ai bambini.

Al termine della guerra di Spagna tornò in Messico, ma ormai


molto affaticata visse accanto al compagno Vittorio Vitali
che alla sua morte decise di istituire il Comitato Tina Modotti
allo scopo di rendere pubblico il suo lascito artistico che
aveva destato interesse anche al Moma di New York dove le
fu dedicata una retrospettiva con quaranta scatti nel 1977.

Nel corso degli anni il suo cammino si incrociò con quello


di personaggi come Diego Rivera, Robert Capa, Ernest
Hemingway, Pablo Neruda e Frida Khalo.

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | TINA MODOTTI 33

Manuela Albanese Photography

Il Mudec nasce da un recupero di archeologia


industriale nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo,
in zona Tortona. Le fabbriche dismesse sono
state trasformate in laboratori, studi e nuovi
spazi creativi. Il Mudec vuole essere un luogo
d’incontro fra le culture e le comunità.

«Metto troppa arte nella mia vita e di conseguenza non mi


rimane molto da dare all’arte». [ Tina Modotti ]

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


34 R E P O RTA G E | TINA MODOTTI

Attraverso le immagini di Tina, la mostra


in particolare vuole raccontare la storia di
un’artista di grande sensibilità.

Il percorso espositivo si snoda seguendo


l’evoluzione creativa della Modotti, si parte
dalla ricerca naturalistica e dai primi ritratti
sino ad arrivare allo still life e alla fotografia
più marcatamente sociale del periodo
politico.
Dalla fine degli anni Venti Tina userà la
sua macchina fotografica per raccontare
la verità e le immagini sono cariche di
messaggi.

Grazie alle sue fotografie diventa più


semplice comprendere il Messico degli anni
Venti sia politicamente che socialmente.
Purtroppo a causa delle sue attività politiche
venne espulsa dal Messico.
Questo provocò anche la fine della sua
carriera artistica.

La mostra che abbiamo avuto il piacere


di visitare ci ha fatto approfondire la
conoscenza di un’artista forse più
conosciuta all’estero che in patria.
La sua vita, seppur breve, è stata intensa e
varia ed è evidente lo stretto legame tra il
suo percorso artistico e l’evoluzione del suo
orientamento politico.

Tina Modotti è stata donna, artista e


cosmopolita.

Manuela Albanese Photography

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | TINA MODOTTI 35

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


36 R E P O RTA G E | PAGLIARE DI TIONE

A cura di Dino Natale e Luciano Sergiacomo

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Ai piedi del Monte Sirente, a una quota di circa


1.100 mt. tra la stupenda parete nord del Monte
Sirente e l’alta Valle del fiume Aterno, nei pressi
di Tione degli Abruzzi in provincia de L’Aquila, è
rinato da qualche anno un villaggio: “Le Pagliare
di Tione”, antico insediamento agro-pastorale
dove “il tempo non vale niente”.
Definizione data nella prima metà degli anni ’20
dall’etno-linguista Gerhard Rohlfs durante il suo
viaggio in Abruzzo.

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38 R E P O RTA G E | PAGLIARE DI TIONE

ABRUZZO

In epoca medievale, terminato il rigido inverno,


contadini e pastori della Valle Subequana salivano
sull’altopiano per coltivare i terreni e pascolare le greggi
in quella che usualmente viene chiamata “transumanza
verticale” con lo scopo di coltivare le terre montane per
la sussistenza alimentare delle famiglie dei pastori
e contadini e garantire nei pascoli dell’altopiano un
foraggio migliore per il bestiame. Dalla metà del secolo scorso le casette non sono più
utilizzate per gli scopi originali, di questa comunità
La piana era infatti interamente coltivata con legumi, rimangono i racconti narrati dai più anziani di Tione
grano solina, farro e patate. davanti a uno scoppiettante camino.
Qui edificarono alcuni insediamenti rurali costituiti da
diverse strutture in pietra adibite allo stoccaggio del Molte costruzioni negli anni sono crollate; più di recente
foraggio degli animali, per questo denominate “pagliai”. alcune di esse sono state acquistate e risistemate da
Successivamente esse sono state anche adibite ad parte di privati cittadini del luogo e anche da stranieri
abitazioni da parte dei pastori che pascolavano le che le frequentano per pochi giorni l’anno.
greggi nella zona.

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La ristrutturazione edilizia è stata realizzata senza alterare la La facciata si alza su un piazzale erboso ed è dotata di una
struttura originaria, così che l’insediamento non ha perduto in gradinata che dà accesso al portale, due finestre, un oculo in
alcun modo la sua autenticità. alto e la cavità che ospita la campana.
L’energia elettrica è prodotta da pochi pannelli fotovoltaici
installati sui tetti e nessuna antenna o altro segno della Al centro del villaggio si scopre la presenza più originale:
modernità è stato aggiunto, tanto che internet e telefono un grande pozzo circolare rivestito di pietra, ricavato da
non hanno segnale e il silenzio è rotto solo dal muggito di un inghiottitoio naturale, dal quale veniva attinta l’acqua
qualche mucca che può capitare di incontrare o dall’ abbaiare piovana scendendo e salendo lungo due gradinate interne e
di qualche cane lupo. simmetriche.

Non ci sono più i contadini con la loro transumanza verticale,


ma non sono nemmeno comparsi negozi, alberghi o ristoranti,
benché gli edifici siano oggi seconde case.
Si tratta sempre e comunque di proprietà private da trattare
con rispetto.

Il villaggio è disposto a quote diverse con una cinquantina


di casette di pietra autonome, distribuite a maglie larghe sui
terrazzi del pendio.
Costruite con pietra calcarea a pianta quadrata o rettangolare,
con il tetto a spiovente, le unità più semplici si sviluppano su
due piani sovrapposti quello superiore adibito ad abitazione e
quello inferiore a stalla per rimessaggio foraggio e bestiame.
Le unità più ampie vedono l’edificio residenziale, arricchito da
verande e cortili (le antiche aie per la trebbiatura), separato dal
locale della stalla e dal pagliaio.

Nel cuore del villaggio sorge la cappella dedicata alla Madonna


di Loreto, piccola come si addice ad alta quota.

Monica Pastore Photography

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Alle Pagliare di Tione ha sede un’associazione culturale “Il pane di solina e la tipica “fritta dorata” costituita da pane
melo di nonno Dario”, signore di Tione che con dedizione e bagnato nell’uovo e fritto) oppure il mercatino dell’artigianato
amore, ha potato un melo prospiciente il suo pagliaio affinché coinvolgendo le realtà locali.
producesse fino ad oggi frutti piccoli ed aspri, poco appetibili
soprattutto per noi esseri umani abituati a frutti molto ricercati Il melo di nonno Dario si occupa anche manutenzione
ed esotici. dei sentieri, insieme ad altri enti ed associazioni, al Parco
Eppure, nonno Dario curava il suo melo “perché altrimenti la Regionale Sirente Velino e al Comune di Tione degli Abruzzi.
natura avrebbe preso il sopravvento”. L’associazione è senza scopo di lucro, apartitica, e si basa sul
volontariato.
L’associazione crede in un recupero coerente del borgo, non I comuni di Tione degli Abruzzi e Rocca di Mezzo danno
solo per riviverlo ma per viverlo: una differenza non da poco. all’associazione un contributo a consuntivo e rendicontazione
Per far conoscere e vivere le Pagliare, l’associazione organizza delle spese sostenute. La tessera associativa annuale costa
nei periodi estivi attività varie all’aria aperta per grandi e 15 euro e comprende degustazioni e la partecipazione alle
piccini: dalla caccia al tesoro per famiglie, alle degustazioni varie attività dell’anno.
dei tipici prodotti locali (formaggi, ricotta di pecora, legumi,
Maddalena Bitelli Photography

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Non sono solo queste rustiche architetture a rendere Si possono così apprezzare l’integrazione tra la pietra delle
interessante questa zona montana ma, soprattutto, pareti e il legno dei pavimenti, la presenza del camino, le
l’imponenza dolomitica del Monte Sirente e delle sue Valli cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e le opere di
limitrofe. canalizzazione, la gestione degli spazi di lavoro e di riposo.
Ulteriore elemento di interesse sono i muretti, i recinti di pietra
Nell’altopiano oltre al villaggio delle Pagliare di Tione sono quadrati e circolari, gli stazzi notturni per gli ovini.
visibili anche le Pagliare di Fontecchio e Fagnano, meno
frequentate ma di bellezza non inferiore. Il panorama è godibile in ogni direzione e spazia dal Sirente,
Dalle Pagliare di Tione, infatti, partono numerosi sentieri fino che l'aria limpida dà la sensazione di poterlo toccare con
al Sirente e all’Altipiano delle Rocche; l’itinerario che conduce mano, alla catena del Gran Sasso e alla Maiella, come dire
alle Pagliare di Fontecchio è di circa 10 km tra andata e due Parchi Nazionali e uno Regionale.
ritorno. L’intera area è ideale per escursioni a piedi, a cavallo, in
Non vi sono sensibili differenze rispetto all’altro villaggio, mountain bike e con le ciaspole negli inverni con abbondanti
salvo le peggiori condizioni di conservazione. nevicate.

Osservando però con attenzione gli edifici si può ricostruirne


la progressiva evoluzione storica dalle forme più semplici dei
ricoveri spartani alle dimore residenziali più “confortevoli”.
La distanza rilevante dai paesi del fondovalle sconsigliava il
faticoso pendolarismo giornaliero; la soluzione preferibile era
quella di spostare l’intera famiglia in una dimora stabile pur
se temporanea.
Era così possibile sfruttare appieno le ore di luce delle
lunghe giornate estive per il lavoro agricolo nei campi, per
la trasformazione dei prodotti agricoli, per l’allevamento del
bestiame e per la lavorazione del latte.

Il ritorno in paese avveniva periodicamente per poter rifornirsi


di beni di prima necessità.
Avendone l’opportunità è vivamente consigliabile la visita
interna delle case.

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Altro itinerario non meno interessante e bello è il sentiero 17 Dall’ Autostrada A24-A25 Roma-Pescara, siamo usciti al
che porta dalle Pagliare di Tione a Rocca di Mezzo su terreno casello autostradale di Pratola Peligna-Sulmona.
di medie difficoltà della distanza di circa 10 Km. Proseguendo poi per Corfinio, Raiano, Castelvecchio
Subequo, Secinaro e Goriano Valli siamo arrivati a Tione.
Scendendo verso Tione c’è poi la magnifica valle Subequana, Di qui abbiamo girato a sinistra prima della Chiesa di San
con Goriano ,Beffi con il suo superbo castello, Acciano; un' Nicola e di fronte l'ufficio postale e proseguito in salita per la
ampia valle, prevalentemente collinare, costellata da borghi strada che porta alle Pagliare.
medievali e solcata dal fiume Aterno; villaggi d'altura in pietra
e splendide terrazze sulla catena montuosa del Sirente- L’insediamento è raggiungibile con una strada ben segnalata
Velino, tutto questo a pochi chilometri dalla città dell'Aquila, in che inizialmente è asfaltata e a un certo punto diventa sterrata
un territorio spesso sconosciuto a molti aquilani che in parte ma facilmente transitabile.
in questi posti hanno le loro origini familiari. Dall’uscita dall’autostrada Casello di Pratola Peligna la
distanza è di circa 40Km la gran parte su strade asfaltate e
Abbiamo raggiunto la località delle Pagliare di Tione in una facilmente percorribili.
limpida e stupenda giornata autunnale il giorno prima del
lockdown di ottobre 2020.

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44 R E P O RTA G E | PAGLIARE DI TIONE

Un consiglio
per chi decidesse da far visita alle Pagliare: non ci sono servizi, è
un borgo disabitato e la rete telefonica è praticamente assente:
tuttavia è proprio questa la sua particolarità; qui si respira una
pace e tranquillità che è davvero difficile trovare da altre parti e
poi… le casette, i prati, la vista sul Sirente: semplicemente unico.

Per chi volesse poi soggiornare in zona vi sono comunque alcune


strutture ricettive (in particolare Bed and Breakfast) nei paesi di
Tione, Secinaro o a Castelvecchio Subequo.
Per un tour fotografico ogni stagione ha il suo fascino, in quanto
la natura la fa da padrona.

Ci si sente veramente immersi nel paesaggio, è come tornare


indietro nel tempo... tanto silenzio, di quello che ti rigenera!

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46 R E P O RTA G E | DANZANDO SULLA MOLE
FAVIGNANA

Tra le duecento isole che, incastonate come da S-SW), dista circa 6 miglia dal porto di
preziose gemme, popolano l’intero Mar Trapani e fa parte di questa provincia, insieme
Mediterraneo, quella più vicina alla più grande alle altre isole dell’arcipelago.
di tutte, la Sicilia, è l’isola di Favignana, la
maggiore dell’Arcipelago delle Egadi, del quale Le Egadi rappresentano il lembo emerso della
fanno parte anche Levanzo, Marettimo, Isola catena montuosa sottomarina che collega la
della Formica e altri scogli minori. Catena Maghrebide dell’Africa settentrionale
con quella Appenninica Siciliana.
Favignana, estesa poco più di 19 kmq, il cui
nome deriva dal Favonio (termine con il quale
i Romani indicavano il vento caldo proveniente

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 47

Rita Russo Photography

In particolare, la forma di Favignana, La cima più alta è costituita da Monte


definita dal pittore Salvatore Fiume una Santa Caterina, con i suoi 314 metri di
“farfalla sul mare”, rispecchia appieno la altezza, sulla quale sorge l’omonimo
sua costituzione geologica. forte.
La sua costituzione geologica
Infatti, le ali sono costituite dalle determina anche la presenza, lungo
spianate calcarenitiche quaternarie e il i 33 km di sviluppo costiero, di
corpo è formato dalla dorsale montuosa un’alternanza di falesie e cale all’interno
mesozoico-terziaria, di natura calcareo - delle quali le spiagge, spesso sabbiose
dolomitica, che l’attraversa al centro in e bianchissime, si alternano a coste
direzione nord - sud. rocciose.

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48 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Cala Rossa

Favignana è tra le poche isole del Mediterraneo in cui è La sabbia bianchissima, alternata alla roccia calcarenitica,
possibile accedere facilmente da terra alla maggior parte rende l’acqua di un colore che varia dal celeste al blu e la
delle sue numerose baie e spiagge che, essendo distribuite trasparenza di quest’ultima produce un effetto ottico tale da
lungo tutta la costa, consentono di trovare sempre un punto dare l’impressione che le barche ormeggiate, piuttosto che
di accesso al mare, qualunque sia la direzione da cui spira il galleggiare, siano sospese.
vento.

Tra le cale che si incontrano percorrendo la costa verso est,


Cala Rossa è quella che nel 2015 è stata premiata dal sito
SkyScanner per essere la spiaggia più bella d’Italia.

La leggenda racconta che questa cala fu teatro della battaglia


conclusiva delle guerre puniche e dunque prenda il nome dal
sangue versato dai Cartaginesi sconfitti dai Romani.

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 49

Rita Russo Photography

Tra le altre spiagge sabbiose dell’isola, sul lato sud si trovano


Cala Azzurra e Lido Burrone, una delle poche spiagge attrezzate;
mentre, prossima al porto e al paese si trova la Praia.

Praia

Lido Burrone

Cala Azzurra

Rita Russo Photography

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50 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC
FAVIGNANA

Altre baie come Cala Rotonda, Cala Faraglioni, Punta Longa e Punta Sottile offrono spiagge libere con ciottoli.
In particolare dalle ultime due, site a ovest dell’isola, si godono tramonti mozzafiato di rara bellezza.
Per gli amanti della scogliera e dei tuffi imperdibili si segnalano, inoltre, Scalo Cavallo e Bue Marino.

Numerose sono, infine, le grotte, sia superficiali sia semi sommerse e sommerse, legate all’intenso carsismo che caratterizza
le rocce carbonatiche costituenti il substrato della fascia costiera.

Cala Faraglioni

Punta Sottile
Scalo Cavallo

Cala Rotonda

Bue Marino

Punta Longa

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 51

Quando si raggiunge Favignana in traghetto o in aliscafo, si è Dopo il crollo dell’impero Romano, le Egadi caddero prima
subito colpiti oltre che dal Forte di Santa Caterina, anche dalla nelle mani dei Vandali e dei Goti e poi in quelle dei Saraceni
corposa struttura dell’Ex stabilimento Florio e dall’omonimo che costruirono alcune torri di avvistamento.
palazzo in stile liberty che costituiva la residenza della
famiglia Florio sull’isola. Ma fu a partire dal 1081, sotto il regno di Ruggero d’Altavilla,
che Favignana visse un periodo florido.
Ed è attraverso questi edifici che è possibile leggere gran Con i Normanni, le Isole Egadi oltre a riavere pace e prosperità,
parte della storia di essa. tornarono alla pratica della religione cristiana che si diffuse in
Sebbene la presenza umana a Favignana risalga al Paleolitico tutto l’arcipelago.
superiore e l’isola fosse conosciuta da tutti i popoli
dell’antichità, tra i quali i Greci, i Fenici che la utilizzarono per Le torri saracene, una volta conquistate, furono ampliate e
i loro intensi traffici commerciali e i Romani che sconfissero trasformate in forti: il forte San Giacomo (all'interno dell'ex-
i Fenici, di tutti questi popoli sono rimaste solo alcune tracce carcere, in paese) e quello di Santa Caterina (in cima alla
riscontrabili in zona S. Nicola. montagna).

Rita Russo Photography

Durante il periodo aragonese, ai signori grotte, precedentemente usate come Grazie alla pesca del tonno e alle attività
dell’isola fu concessa, unitamente al abitazioni, in fienili e stalle. economiche ad essa relative, Favignana
dominio di Favignana, la facoltà di Durante gli anni del successivo dominio divenne la “Regina delle tonnare”.
realizzare due tonnare, chiamate S. borbonico (1734-1848) sulle Due Sicilie, Oltre al grandissimo impulso
Leonardo e San Nicolò. non mancarono cospirazioni contro la dato all’economia isolana, i Florio
dinastia dei regnanti considerati tiranni. cambiarono l’aspetto dell’isola, sia
Dal 1416 la Sicilia cominciò ad essere I Borboni attuarono una politica di sistemando l’intero arco portuale, sia
governata dai viceré spagnoli che repressione estrema contro i cospiratori. costruendo il Palazzo in stile liberty,
dotarono l’isola di numerosi forti e torri la Camparia (dove venivano costruite
di guardia, in vicinanza delle spiagge, Circa 32000 persone furono rinchiuse le barche e le reti), lo Stabilimento e
per combattere le frequenti scorrerie in carcere e molte di queste furono la chiesetta di S. Antonio, avvalendosi
dei corsari che, in quel periodo, condannate alla detenzione proprio nel della collaborazione dell’architetto
tormentavano le coste. forte di S. Caterina. Giuseppe Damiani Almeyda.
In particolare, sia il forte di Santa Questo venne in parte demolito e
Caterina che quello di San Giacomo devastato nel 1860 dai rivoltosi, che Dal periodo Borbonico fino al fascismo,
furono ampliati nella forma e nelle portarono via dall’edificio perfino le l’isola fu utilizzata soprattutto come
dimensioni attuali, alla fine del XV inferriate e vi devastarono anche la prigione e luogo di confino per gli
secolo, dall’allora Signore di Favignana, cappella. avversari politici.
Andrea Riccio.
Nel 1874, Ignazio Florio prese possesso Durante il secondo conflitto mondiale
Nel 1640 l’isola passò al genovese delle Isole Egadi e delle tonnare, Favignana, per la sua posizione
Camillo Pallavicino che fece opere di acquistandole dal marchese Pallavicino. strategica, fu dotata di un’imponente
bonifica del suolo, introdusse l’agricoltura La famiglia Florio rappresentò il periodo rete di casematte e fortificazioni militari,
e costruì le prime case, trasformando le più florido per l’arcipelago. in gran parte ancora oggi conservate.

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52 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Il Forte di Santa Caterina che, arroccato sulla cima della Il piano terra era infossato nella roccia e, a partire dal XVII
montagna più alta, vigila come un avvoltoio su tutta l’isola, secolo, in questa fossa venivano detenuti i prigionieri politici.
adibito dai Borboni a prigione, ha ospitato sia banditi che Il primo piano era costituito probabilmente dai locali di
importanti uomini politici, come il mazziniano Giovanni alloggio per la guarnigione e sopra di esso vi era la terrazza
Nicotera, insieme ad altri componenti della sfortunata di avvistamento.
spedizione di Sapri, che venne poi liberato dai garibaldini
dopo lo sbarco dei Mille. Un piccolo fossato correva lungo la facciata e l’ingresso era
possibile attraverso un ponte levatoio che successivamente
Durante la Seconda Guerra Mondiale il forte venne usato per fu sostituito da un corridoio.
difendere l’isola e fu dotato di postazioni di artiglieria. La luce all’interno dell’edificio penetrava attraverso un gran
Oggi è abbandonato e ridotto ad un rudere pericolante, in numero di finestre, feritoie, spiragli e buche.
parte vandalizzato, esposto agli agenti atmosferici e ai forti Al suo interno vi era anche una cappella dedicata a Santa
venti che soffiano sull’isola quasi tutto l’anno. Caterina, nella quale veniva celebrata la messa per i detenuti.

Difficile resistere alla tentazione di salire in cima! La veduta mozzafiato che si gode dal forte vale la faticosa
Per soddisfarla è possibile percorrere a piedi una mulattiera, salita.
in parte a gradoni, che si inerpica a zig zag sull’accentuato Infatti, dalla cima si può ammirare non solo tutta Favignana
pendio che incombe sul paese e che si raggiunge imboccando e le altre isole dell’arcipelago, ma anche gran parte della
la strada dietro l’Ex Stabilimento Florio. costa trapanese e nelle giornate prive di foschia è possibile
Difficilmente intuibile la traccia dell’impronta saracena assistere ad uno splendido tramonto su Marettimo, la più
e normanna della fortezza, all’esterno di essa si notano distante tra le Egadi.
frequenti elementi di archeologia militare, come un vecchio Nonostante le condizioni di abbandono in cui attualmente
radar dismesso, sui quali la ruggine campeggia indisturbata. versa questa struttura, essa resta, comunque, un luogo ricco
L’edificio, che ha una forma rettangolare con sporgenze di storia e di attrattiva.
simmetriche ai quattro angoli, fu realizzato con blocchi di
pietra calcarea locale.

Forte Santa Caterina

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54 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Altro sito colmo di fascino che ha In esso, oltre a testimonianze della storia dell’isola attraverso reperti archeologici
reso nota l’isola, è costituito dal subacquei della Battaglia delle Egadi (241 a.C.) e altri recuperi effettuati nell’arcipelago,
maestoso complesso di edifici è possibile conoscere tutte le modalità della pesca e del processo di confezionamento
denominato Ex Stabilimento del tonno in tutte le sue fasi, attraverso esaurienti visite guidate.
Florio delle Tonnare di Favignana
e Formica, che accoglie con
imponenza il visitatore una volta
raggiunto il porto, uno degli esempi
di archeologia industriale più
famoso di tutta la Sicilia.

Con i suoi 32.000 metri quadrati,


di cui 3/4 coperti, è stato, fino al
1982, il più grande, importante e
moderno stabilimento industriale
del Mediterraneo per la lavorazione
del tonno, luogo di riferimento per
l’economia dell’isola, avendo dato
lavoro a più di ottocento persone.

Dismesso e rimasto chiuso dal


2003 al 2010 per lavori di restauro,
lo stabilimento è oggi di proprietà
del Museo Regionale “A. Pepoli” di
Trapani e adibito a museo, aperto al
pubblico.

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Ex Tonnara Florio

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Quella dei Florio e dell’industria del tonno è la storia che Grazie alle sue capacità imprenditoriali, Ignazio
ha maggiormente segnato il recente passato dell’isola. sperimentò un innovativo metodo di conservazione. Il
I Florio erano una famiglia di mercanti di origini tonno venne, infatti, conservato, dopo la bollitura, sott’olio
calabresi, che tra l’800 e i primi ‘900 costruirono un (non più sotto sale) dentro scatole di latta.
impero economico, commerciale e industriale in Sicilia,
divenendo una delle famiglie più ricche d’Italia di quel Egli, oltre ad accrescere il patrimonio familiare, si avvicinò
periodo. alla vita politica del paese divenendo anch’esso Senatore
del Regno d’Italia, ma morì poco più che cinquantenne.
Il capostipite della famiglia, Paolo, padre del futuro
senatore Vincenzo, si trasferì nella ricca Palermo nel Gli successe il figlio maggiore, Ignazio jr., che ereditò
1783, quando Bagnara Calabra fu distrutta da un violento l’impero di famiglia, sperimentando anche nuove attività,
terremoto e impiantò in città una fiorente attività di come la fondazione del quotidiano L’Ora, l’apertura del
aromateria, commerciando in spezie, prodotti coloniali e lussuoso albergo Villa Igea (dal nome della figlia), nato
chinino (rimedio contro la malaria). originariamente come centro per la cura dei malati di
Quando nel 1807 Paolo morì, vista la giovane età del figlio tubercolosi, la costruzione dei cantieri navali a Palermo
Vincenzo, gli successe il fratello minore Ignazio, il quale (ancora oggi esistenti) e l’apertura del teatro Massimo.
gestì con grande capacità l’attività iniziata dal fratello,
istruendo e avviando al contempo all’attività di famiglia Sebbene si sia rivelato un vero e proprio mecenate
il nipote Vincenzo che gli era stato affidato. Alla morte finanziando e seguendo i lavori di diverse opere e
dello zio, Vincenzo, ormai ventinovenne, gli successe circondandosi sempre di artisti, letterati e dei regnanti più
nell’attività paterna. potenti del mondo, Ignazio jr., protagonista con la moglie
Donna Franca del periodo della Belle époque palermitana,
Nel giro di poco tempo, grazie anche alle esperienze purtroppo non mostrò le stesse capacità imprenditoriali
che lo zio Ignazio gli aveva permesso di fare, facendolo dei suoi predecessori e ciò portò al graduale e irreparabile
studiare e viaggiare, Vincenzo intraprese numerose tracollo dell’azienda di famiglia.
iniziative industriali, tra cui quella della produzione del
vino marsala e del cognac, del tabacco e del cotone e Ben presto, per far fronte ai debiti, egli fu costretto a
con grande lungimiranza anche quella delle tonnare. vendere nel 1937 anche Favignana e la tonnara, con
Seguendo, infatti, le orme dello zio Ignazio, che aveva tutti i diritti di terra e di mare, ai Parodi di Genova che
preso in affitto la tonnara di San Nicola e di Vergine Maria continueranno la lavorazione del tonno fino al 1982,
a Palermo, Vincenzo acquisì anche quella dell’Arenella. anno in cui lo stabilimento chiuderà definitivamente. Pur
Uomo brillante e di larghe vedute, egli si accostò con concludendosi così il legame dei Florio con le Isole Egadi,
successo non solo al settore della navigazione, fondando l’eredità soprattutto umana e il bagaglio culturale lasciato
nel 1840 la Società dei battelli a vapore siciliani, con i da questa famiglia alle isole è di certo immenso. Ignazio
quali venivano assicurati i collegamenti con l’America, jr. morì nel 1957.
ma anche all’industria dello zolfo che in Sicilia ebbe un
notevole incremento.

Nel 1841 Vincenzo prese in gabella, dai marchesi


Pallavicino, anche la tonnara di Favignana con un
contratto di 18 anni che non rinnovò più, nonostante gli
ottimi profitti ottenuti da quest’attività.
Alla morte di Vincenzo, avvenuta nel 1868, il figlio Ignazio,
detto Senior, si ritrovò a gestire un vero e proprio impero
che ampliò non solo realizzando la fonderia Oretea a
Palermo, necessaria per la produzione dei componenti
per la realizzazione delle proprie navi che raggiunsero il
numero di novantanove, ma acquistando anche le isole
Egadi e le tonnare, dalla famiglia genovese Pallavicino, al
prezzo di lire 2.750.000.

Riprese in mano così l’attività di pesca e di conservazione


del tonno, facendo ristrutturare la tonnara e costruire lo Rita Russo Photography
stabilimento dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda.

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Per visitare l’Ex Stabilimento, affacciato sul mare e sulla


spiaggia Praia, si attraversa un grande portone in ferro
sul quale, sopra il simbolo della famiglia Florio, costituito
da un leone che si abbevera lungo un fiume dove cresce
la pianta della china, si legge la scritta “L’industria domina
la forza”.

Varcato il portone, un giardino a macchia mediterranea


accoglie il visitatore e immediatamente sulla destra si può
osservare la prima trizzana (deposito per le barche della
tonnara) a due porte che consentiva l’alaggio ed il varo
di due grandi imbarcazioni per il rimorchio del pescato,
dette parascarmi (palischermi) o varcazze (barcacce).
Superato il giardino e l’arco con le lapidi che ricordano
gli anni di cattura più fruttuosi, si giunge alla Piazzetta,
l’ingresso della zona di produzione.

Rita Russo Photography

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58 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Dalla Piazzetta si accede a diversi locali, tra i quali il magazzino Tutto ciò che era necessario alla produzione veniva realizzato
del prodotto finito, oggi divenuto l’Antiquarium delle Egadi, all’interno della fabbrica stessa dalle maestranze addette,
testimonianza della navigazione intorno a queste isole fin persino le latte.
dall’epoca più antica. In particolare, all’Expo Universale del 1891-92, che fu organizzata
a Palermo, la Florio presentò le innovative scatolette di latta con
La tappa successiva è la Casa dell’Olio, il cuore del ciclo apertura a chiave.
produttivo.
Una volta bollito, lasciato scolare e stivato nelle latte a seconda
della qualità, della pezzatura e del peso, il tonno raggiungeva
questa sala su nastri trasportatori.
Le latte, posate sui grandi tavoli di pietra, venivano così riempite
di olio dalle operaie che, con una bottiglia al collo, versavano
goccia a goccia il prezioso liquido sul tonno, finché questo non
ne assorbiva più.

Dopo 24 ore le latte venivano inviate alla galleria per


l’aggraffatura, ossia la chiusura con il coperchio e da lì
passavano alla “california”, un locale nel quale venivano
sterilizzate a 105° circa.
La denominazione di questo locale derivava dal fatto che
gli operai associassero il caldo e il forte vapore di questa
sala al clima della California, ritenendola erroneamente
regione tropicale. Una volta sterilizzate, le latte venivano fatte
raffreddare e portate nel magazzino, dove un operaio addetto
controllava la perfetta condizione di ognuna di esse, prima
della loro commercializzazione in tutta Italia, trasportate
direttamente con le navi della flotta Florio.

Sulle latte di ogni dimensione e colore a seconda del taglio


di tonno contenuto, oggi visibili all’interno del museo, era
riportato lo stemma dei Florio, che fu mantenuto anche dai
nuovi proprietari, i Parodi, dopo il passaggio di consegne, i quali
aggiunsero sopra il logo solo le iniziali A.P. di Angelo Parodi.

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Appena fuori dalla Casa dell’Olio, lungo un corridoio


esterno sono presenti le caldaie e le relative
ciminiere. Le grandi pentole di rame esposte lungo
questo camminamento servivano a cuocere in
acqua molto salata il tonno, già selezionato, lavato
e diviso per qualità, per un tempo differente a
seconda del taglio da cuocere.

Una volta cotto, il tonno veniva fatto scolare in


apposite ceste forate ed il giorno dopo inviato alla
stivatura per proseguire il ciclo sopra indicato. Rita Russo Photography

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60 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 61

Continuando il percorso esterno, anche forti contenuti storici, sociali esse trovavano posto i tonnaroti che,
si raggiunge l’area definita “Bosco” e culturali. La mattanza era un vero e sollevando il fondo della rete con la sola
nella quale, sotto il patio, alle funi che proprio rituale, con molti riferimenti forza delle braccia, facevano affiorare i
scendono dalle travi di legno venivano religiosi. tonni in superficie.
appesi i tonni per la coda che, una volta
decapitati e sventrati, venivano lasciati La figura fondamentale della tonnara Mentre questi si dibattevano
a dissanguare prima di essere avviati era costituita dal rais, il capo, ruolo violentemente l’uno contro l’altro
alla successiva trasformazione. spesso tramandato di padre in figlio. tingendo l’acqua di rosso, venivano
Uomo dotato di grandissima agganciati e issati sulle barche stesse.
Di fronte al Bosco, la grande trezzana conoscenza del mare, al rais spettava il Il lavoro dei tonnaroti favignanesi
a quattro porte serviva per l’alaggio e il compito e la responsabilità di montare iniziava sempre il 23 aprile per San
varo dei grandi vascelli che, provenienti la struttura a terra e di calarla a mare, Giorgio, quando veniva calata la tonnara.
dalla tonnara, scaricavano i tonni disponendola solitamente a croce, oltre
proprio in prossimità di quest’area. quello di vigilare in ogni momento su di Nel periodo primaverile, infatti, i tonni
essa per tutto il periodo. rossi, ogni anno, entravano dall’Oceano
La pesca del tonno con la rete detta Egli dirigeva poi le concitate operazioni nel Mediterraneo per riprodursi e tornare
tonnara, che ha una storia millenaria, di pesca, impartendo ordini dalla sua poi nuovamente nell’Atlantico.
costituisce il più tradizionale metodo imbarcazione, detta muciara, incitando E la tonnara era un sistema di pesca
per la cattura del tonno rosso, oggi i pescatori al ritmo di canti, denominati sostenibile, perché veniva catturato solo
ormai poco utilizzata. cialome. il 10 per cento dei tonni di passaggio.
La mattanza è solo la parte terminale In questo periodo, dunque, veniva
della complessa macchina da pesca. Ai lati della camera della morte, erano collocata in mare questa trappola fatta
Per quanto possa sembrare ai più una poste due imbarcazioni a remi più da reti disposte in maniera da formare
pratica barbara, in realtà ad essa erano grandi, chiamate vascelli, di levante delle camere comunicanti.
collegati oltre agli interessi economici e di ponente. In piedi sul bordo di

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62 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Le reti, che venivano calate inizialmente davanti il porto di Anche il sistema delle croci e la croce posta all’entrata della
Favignana, erano posate a circa 40 m di profondità, avevano tonnara, sulla quale il santo raffigurato doveva proteggere la
uno sviluppo areale di 320.000 kmq, erano lunghe 1 km ed pesca, avevano funzione propiziatoria.
erano necessari circa 8 km di rete per formare le camere.
Una volta entrati dentro le reti, ancorate al fondo con conci La mattanza, dunque, era un connubio tra riti e suggestione,
di calcarenite, i tonni non riuscivano più ad uscire e grazie religione e mistero, nel quale alla lotta tra uomo e natura si
all’intervento dei tonnaroti, questi venivano fatti passare affiancava l’orrore della morte.
da una camera all’altra fino a condurli all’ultima, chiamata
camera della morte, unica rete chiusa al fondo e sollevabile. L’ultima mattanza a Favignana risale al 2007.
Le reti restavano in mare per alcuni mesi, periodicamente Da allora, a causa della pesca intensiva, fuori e dentro il
controllate per stabilire il numero di esemplari imprigionati. Mediterraneo, con metodologie tutt’altro che sostenibili, il
Raggiunto un certo numero si procedeva alla mattanza. numero dei tonni è diminuito notevolmente.
I pochi e piccoli esemplari che riescono a raggiungere le
Le cialome, vere e proprie melodie ritmate e canti propiziatori, nostre acque non bastano per mantenere in piedi questo tipo
derivate da canti popolari di origine araba, erano parte di attività industriale, che oggi si è trasformata piuttosto in
imprescindibile del rito della mattanza. una limitata attività artigianale.
Esse, infatti, erano necessarie al fine di scandire il ritmo dei
movimenti dei tonnaroti che le intonavano prima, durante e
dopo la mattanza stessa del tonno.

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 63

Le bellezze naturali di Favignana, che spaziano tra mare L’AMP è stata suddivisa in zone in cui sono associati diversi
(acque cristalline e variegata fauna e flora marina) e terra divieti ed attività consentite. In particolare, l’intera isola di
(ricca avifauna e vegetazione terrestre) la rendono una meta Favignana ricade in zona C (riserva parziale), nella quale
ambita per gli amanti della natura a 360°. sono consentite la balneazione, la navigazione, l’ancoraggio
e le immersioni solo se autorizzate dall’AMP, eccezion fatta
E proprio per preservare le bellezze naturali dell’arcipelago, per l’area intorno a Cala Faraglione che ricade in zona B
nel dicembre 1991, è stata istituita l’Area Marina Protetta (riserva generale) dove sono consentite, solo ai residenti,
Isole Egadi che, con un’estensione di circa 54.000 ettari, è la la navigazione, la sosta e le immersioni entro i 500 m dalla
riserva marina più grande del Mediterraneo. costa.
La pesca subacquea è comunque vietata in tutta l’AMP.
Essa, che ha la finalità di tutelare gli habitat naturali, con Essa, inoltre, da un paio di anni, gestisce, per conto della
particolare riferimento alla salvaguardia delle risorse Regione Siciliana, l’accoglienza dell’area museale dell’Ex
marine, alla regolamentazione della pesca e alla necessità Stabilimento Florio.
di conservare la biodiversità in un’ottica di sviluppo
sostenibile, si occupa di promuovere numerosi progetti Tra le tante specie animali che popolano queste isole, oltre
di tutela ambientale, tra i quali quello di proteggere la più alla rarissima foca monaca, da tempo considerata estinta in
estesa e meglio conservata prateria di Posidonia oceanica Italia, la cui presenza è stata documentata di recente nell’isola
(circa 12.000 ha) che popola i fondali delle isole dell’intero di Marettimo, si trovano alcune specie di tartarughe marine,
arcipelago, dominando il paesaggio marino sommerso anche tra le quali quella più comune e diffusa è la Caretta caretta.
a profondità molto elevate, grazie all’eccezionale limpidezza Allo scopo di proteggere questa specie dai numerosi incidenti
delle acque marine. cui sono soggette o a causa dell’inquinamento o a causa di
collisioni con imbarcazioni da pesca o da diporto, dal 2015
La posidonia ha una notevole importanza ecologica non è operativo, a Favignana, il Centro di Primo Soccorso per
solo perché è considerata il polmone del Mediterraneo, Tartarughe Marine, gestito dall’AMP in collaborazione con le
dal momento che produce una gran quantità di ossigeno associazioni ambientaliste WWF Italia e Legambiente.
e assorbe CO2, ma anche perché contribuisce a mitigare
l’erosione costiera attraverso la formazione delle banquette,
strutture prodotte dallo spiaggiamento delle foglie morte a
causa delle mareggiate. Inoltre, al suo interno vivono molti
organismi animali e vegetali che nella prateria trovano
nutrimento e protezione.

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64 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

Questo centro, aperto tutto l’anno, attraverso visite guidate, è possibile apprendere nozioni base sulla biologia ed ecologia
accoglie e cura esemplari di delle tartarughe marine e sulle pratiche da seguire in caso di avvistamento e recupero
tartarughe in difficoltà, recuperati di esemplari in difficoltà, allo scopo di consentire un successivo reinserimento in mare
nei Compartimenti Marittimi di degli animali curati.
Trapani e Mazzara del Vallo e
attraverso un numero di telefono
dedicato “SOS Tarta” 3385365759,
attivo h24, è possibile a chiunque
segnalare direttamente un
esemplare in difficoltà, così
da garantire una tempestività
di intervento e di soccorso,
aumentando la percentuale di
sopravvivenza di questi animali.
Il centro è diviso in due settori: un
pronto soccorso vero e proprio
dotato di sala operatoria, che
occupa attualmente il piano
semi cantinato del prestigioso
Palazzo Florio, residenza in stile
liberty e neogotico di proprietà
del Comune di Favignana, sito
nel cuore del centro storico
dell’abitato, in prossimità del porto;
ed un’area riservata alla cura e alla
riabilitazione delle tartarughe che
occupa un piccolo locale all’interno
dell’ex Stabilimento Florio, dove,

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 65

Favignana è nota anche per le sue numerose cave, I metodi di estrazione praticati per la realizzazione delle cave
prevalentemente distribuite sulla parte orientale dell’isola, che a Favignana erano essenzialmente di due tipi: a cielo aperto
hanno rappresentato per lungo tempo una fonte economica (a fossa) o in galleria e la determinazione del metodo di scavo
importante per i suoi abitanti. dipendeva esclusivamente dalla condizione orografica del
terreno.
Infatti, le calcareniti, rocce sedimentarie ricche di fossili che
ne testimoniano l’origine marina, impropriamente definite tufo Il primo metodo prevedeva la realizzazione di una cava
(roccia, invece, di origine vulcanica), per la loro compattezza, attraverso la squadratura di una superficie orizzontale, delle
sono state estratte e utilizzate nell’edilizia come pietra concia, dimensioni di 10x10 m circa e la successiva eliminazione
sin dai tempi della dominazione romana, sebbene il massimo della vegetazione e del cappellaccio, lo strato di alterazione
sviluppo dell’attività estrattiva sia stato raggiunto tra il 1700 superficiale della roccia che aveva uno spessore variabile tra
ed il 1950. 1 e 2 metri, fino a quando non veniva raggiunta la pietra più
compatta e di colore biancastro.
I tagli, le cavità e le gallerie che hanno avuto origine a causa di
quest’ultima, vere e proprie opere d’arte scavate dai “pirriaturi”
(maestri esperti nell’estrazione della pietra), sono oggi state
trasformate, specialmente da privati cittadini, in suggestive
abitazioni e giardini ipogei.

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66 R E P O RTA G E | FAVIGNANA

La cava, pertanto, veniva realizzata strato per strato I punti in cui oggi è possibile vedere esempi di cave di
permettendo ai cavatori di estrarre la roccia dall’alto verso calcarenite sono Scalocavallo, Cala Rossa e Bue Marino. In
il basso, avendo cura di lasciare dei conci sul fondo di ogni particolare, in corrispondenza del primo, dove vi è un esempio
strato al fine di formare una scala, unico elemento di accesso di entrambi i metodi di estrazione, sono ancora visibili,
alla cava stessa. prospicienti la costa, alcuni piani inclinati ricoperti di lastre
calcaree, attraverso i quali i conci venivano fatti scivolare e
Il secondo metodo prevedeva, invece, la creazione di cave a caricati sugli schifazzi.
sviluppo orizzontale il cui avvio avveniva o attraverso grotte
naturali, situate prevalentemente lungo la costa o attraverso Per la redazione di questo articolo si ringrazia, in particolare,
l’apertura di una galleria su una parete verticale di una cava il Direttore dell’AMP Egadi, Tata Livreri, per aver reso possibile
a cielo aperto, lasciando intatte alcune porzioni di roccia che la visita del Centro di recupero tartarughe marine e dell’Ex
fungevano da sostegno verticale. Stabilimento Florio, grazie alla competenza e alla gentilezza
Le gallerie potevano avere uno sviluppo anche di centinaia di dei suoi collaboratori.
metri.
Quest’attività muoveva eserciti di lavoratori che oltre ai + INFO
cavatori erano costituiti anche dai carrettieri che spostavano i [Link]
blocchi fino ai punti di imbarco e dai marinai che esportavano
la pietra sulla terraferma attraverso tipiche imbarcazioni
siciliane da trasporto a vela, chiamate “schifazzi”.

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R E P O RTA G E | FAVIGNANA 67

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68 BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI

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BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI 69

Pesce pagliaccio delle Seychelles (Amphiprion fuscocaudatus) affondato tra i


tentacoli di un anemone di Mertens (Stichodactyla mertensii) in compagnia di un
curioso gamberetto commensale (Ancylocaris brevicarpalis).
Seychelles, Mahé
© 2021 Vincenzo Paolillo

Fotografie di mondi sommersi


L'incanto del profondo
Un viaggio alla scoperta della vita subacquea attraverso le suggestive immagini
di Vincenzo Paolillo

Acque salate, ma anche acque dolci, ricche di una gamma magnifica di viventi,
immortalati dalle fotografie di Vincenzo Paolillo, in questo senso vero e proprio strumento
di conoscenza e tutela delle specie ac- quatiche. Un repertorio di colori, luci e ambienti
fantastici, ma anche di movimenti e vita.

Immagini che insegnano più di molte parole, che fanno conoscere e ammirare l’incredibile edizione italiana e inglese
ricchezza di forme e di colori della vita sot- tomarina. 24 × 30 cm,
Fotografie suggestive, ricche di luce e di movimento, che ritraggono pesci coloratissimi 264 pagine
che si muovono sinuosi, foreste di alghe, colonie di coralli, enormi spugne e gorgonie, cartonato
granchi e conchiglie, eleganti meduse, possenti megattere e temibili squali: un mondo
dai toni accesi, popolato e silenzioso, nel quale si snoda la lunga storia dei suoi abitanti. ISBN 978-88-572-4517-1 I, -4523-2 E

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70 BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI

Immagini che insegnano a comprendere il valore della


biodiversità e a conoscere la straordinaria ricchezza di vita
presente nelle acque, l’ambiente dove la vita stessa è nata,
miliardi di anni fa.
Suddiviso in cinque sezioni (Colore; Forma; Luce; Movimento;
Luoghi magici), il volume che presenta le splendide
fotografie subacquee di Vincenzo Paolillo è introdotto da Variante cromatica gialla del nudibranco
una presentazione di Mario Tozzi e da un saggio di Angelo tropicale noto come “ballerina spagnola”
Mojetta (Oltre la superficie). (Hexabranchus sanguineus).
Filippine, Cebu
© 2021 Vincenzo Paolillo

Vincenzo Paolillo
nasce nel 1939 a La Spezia, dopo la fine del secondo Da allora e fino al 1989 partecipa con successo a tutti i
conflitto mondiale si trasferisce a Chiavari (Genova) principali concorsi di fotografia subacquea in Europa,
dove porta a termine tutti gli studi fino alla laurea in negli Stati Uniti e in Australia conseguendo oltre sessanta
Giurisprudenza, quindi a Genova dove tuttora risiede e premi: tra i più importanti due Palme d’Oro, una nel 1986
dove ha svolto, fino a qualche anno fa, l’attività di avvocato nel diaporama, l’altra l’anno successivo per le immagini
specializzato in diritto del lavoro. a colori, al “Festival mondial de l’image sousmarine” di
Antibes; il primo posto assoluto al concorso internazionale
Nel 1975 inizia a fare le prime immersioni, riuscendo di Lazise nel 1987, in quello organizzato dalla rivista
così a coniugare tre grandi passioni: i viaggi, il mare e la tedesca “Tauchen” nel 1985, e nella biennale di Bruxelles
fotografia. del 1984; sempre il primo posto nelle stampe a colori
Nel 1981 decide di partecipare a due concorsi di fotografia all’“Underwater Festival” in California nel 1985 e nel 1987,
subacquea: nel primo organizzato dalla rivista “Mondo al festival della foto subacquea di Anversa del 1984, al
Sommerso” – all’epoca la più importante nel settore festival di Atene nel 1985 e nel 1986, nelle diapositive alla
in Italia – intitolato “Oscar mondiale della fotografia “Photographic Competition” della U.P. Society (Stati Uniti)
subacquea” ottiene il terzo posto per il complesso delle nel 1987, al “Limerick Festival” in Irlanda nel 1983 e all’“VII
opere presentate e una delle sue immagini viene giudicata Festival di Brighton” in Inghilterra.
la più bella tra quelle in gara; nel secondo, organizzato
a Ravenna da Foto Mauro, vince nella categoria Nel 1988 viene invitato dalla Confederazione mondiale
“Macrofotografia”. delle attività subacquee – su segnalazione della
federazione belga, essendosi affermato nuovamente al

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BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI 71

Femmina di pesce pappagallo scuro (Scarus


niger).
Egitto, Mar Rosso
© 2021 Vincenzo Paolillo

Festival di Anversa l’anno precedente – a partecipare, Il lavoro sull’Amazzonia – di cui in questo libro compaiono
insieme ad altri diciannove fotografi di tutta Europa e diverse immagini, alcune inedite – realizzato insieme a
del Nord America, alla più importante competizione di Gianfranco D’Amato, è stato pubblicato in diverse riviste
fotografia subacquea in estemporanea di quell’anno, il europee, ed è stato oggetto di diverse mostre di cui una ad
“Royal Blue Dolphin” ad Aqaba e risulta vincitore. Antibes e un’altra all’Acquario di Napoli nel 1993.

Al “Nikon Photo Contest International 1985/86”, concorso Sempre con Gianfranco D’Amato un documentato servizio
fotografico cui in quell’edizione partecipano oltre su alcune popolazioni della Papua Nuova Guinea con un
settemila fotografi di tutto il mondo, ottiene il terzo posto puntuale riferimento ai lavori degli etnologi che le hanno
con una foto subacquea, tale è il successo che l’anno studiate (Malinowski, Margaret Mead) è stato pubblicato
successivo verrà creata una specifica categoria per quel in riviste italiane ed europee.
genere di immagini.
Con lo stesso D’Amato ha pubblicato alcuni servizi terresti
Nel 1986/87 inizia l’attività pubblicistica. e subacquei sul Borneo malese.
Da allora ha collaborato e pubblicato con le più importanti Nel 1997 pubblica con l’editore White Star Seychelles, un
riviste italiane ed europee sia subacquee sia di natura e libro di immagini prevalentemente subacquee.
ambiente. Tra le prime, in Italia: “Aqua”, “Il subacqueo”,
“Sub”; in Europa: “Tauchen”, “Apnea”. Tra le seconde, in
Italia: “Airone”, “Oasis”, “Vie del Mondo”, “Atlante”, “Ligabue
Magazine”, “Newton”, “Focus” (ma anche Biografia
“Panorama”, “Il Venerdì di Repubblica”, “Lo specchio dei
tempi”); in Europa: “Geo” in Germania; “Grands Reportages”
e “Terre sauvage” in Francia; “Rutas del mundo” in Spagna
e “New Wave”: la rivista dell’Oceano Indiano.

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72 BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI

Una coppia di pesci angelo francesi


(Pomacanthus paru) si aggira tra spugne
e gorgonie in un giardino sommerso
tipicamente caraibico.
Cuba
© 2021 Vincenzo Paolillo

Da quella data inizia a redigere testi e fornire il materiale


fotografico, in prevalenza subacqueo, per diversi volumi per la
stessa White Star (Relitti. Le migliori immersioni del mondo,
Coralli e deserti, Sinai, I grandi parchi nazionali del mondo,
Animali preistorici del XX secolo, Relitti.

Immersioni nella storia, Santuari della natura tra gli altri), oltre
che Oceani per Mondadori, Il grande Atlante del mare per
Fabbri Editori, Liguria per Sagep, Il patrimonio dell’umanità Un’insolita inquadratura di un nudibranco
per Touring Club Italiano. tropicale (Phyllidiopsis shireenae).
Nel 2006 con Alberto Vanzo pubblica per Gribaudo il libro Malesia, Mabul
Mare di Liguria, che vince il Plongeur d’Or al festival di Antibes. © 2021 Vincenzo Paolillo
La mostra “Mare di Liguria”, con Alberto Vanzo, è stata
esposta al “II Festival della Scienza a Genova” nel 2003.

Una mostra personale di Paolillo ha avuto luogo nel 1988


all’Acquario di Imola e nel 2009 al Galata Museo del Mare di
Genova.
È stato invitato a partecipare, con venti tra i più noti fotografi
subacquei del mondo, alla mostra “Mare Nostrum” al Théâtre
du Vieux-Colombier di Parigi.

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BOOK | FOTOGRAFIE DI MONDI SOMMERSI 73

l pesce palla minacciato si gonfia per impedire, o quanto meno rendere difficile, al predatore
il mangiarlo; la sfera è il mezzo di difesa che mette in atto questo pesce palla a punti bianchi
(Arothron meleagris).
Maldive
© 2021 Vincenzo Paolillo

Anemone tozzo (Telmatactis cricoides).


Portogallo, Madera
© 2021 Vincenzo Paolillo

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74 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

Da Portofino Vetta alla Baia


di San Fruttuoso,
fino a Camogli
A cura di Monica Gotta

Dario Truffelli
Davide Mele
Giuseppe Tarantino
Monica Gotta

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R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 75

Spesso in Liguria il mese di ottobre regala ancora delle giornate


calde e ricche dei colori dell’estate.
Considerate le temperature decisamente piacevoli, è un buon
momento per organizzare questa passeggiata rilassante tra i
boschi e il mare della Liguria.
Come per ogni escursione è opportuno informarsi
preventivamente sulle condizioni meteorologiche prima di
avventurarsi in una camminata.
È anche consigliabile indossare indumenti e calzature
adeguati, avere con sé dei bastoncini da trekking per i tratti più
scoscesi e una scorta di acqua.

Si può iniziare la passeggiata che porta alla splendida Baia


di San Fruttuoso da San Rocco di Camogli, oppure partire dal
piazzale dell’Hotel Portofino Kulm.
La scelta dipende dal tempo che si ha a disposizione e dal
percorso che si preferisce affrontare.

Si tratta di un tragitto spesso intrapreso a livello turistico


almeno nella sua prima parte, che attraversa il Parco di
Portofino, in quanto accessibile a tutti.
Se si sceglie di intraprendere il percorso ad anello e tornare
indietro, passando per la località Batterie, si deve invece
considerare di avere un minimo di accortezza in quanto si
percorrono alcuni tratti impervi e presumibilmente scivolosi.

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76 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

L'escursione che raggiunge San Fruttuoso di Camogli è La storia narra che il santo, colpito dalla peste, si allontanò
un'ottima sintesi di quello che la Liguria rappresenta a livello dall’abitato per rifugiarsi nel bosco.
visivo: un continuo contrasto di verde e di blu, tra alberi e mare, Fu un cane a salvargli la vita portandogli un pezzo di pane
salite e discese continue, buon cibo e panorami mozzafiato. tutti i giorni.

L’itinerario regala una discreta quantità dei paesaggi tipici San Rocco offre un belvedere sul mare, un luogo con una
della Liguria: terrazzamenti, edicole votive, le tipiche stradine posizione privilegiata da dove si vedono Camogli, Genova e,
liguri – le cosiddette creuze in dialetto, ossia strade/percorsi in giornate particolarmente limpide, anche luoghi più distanti.
stretti che portano al mare – e, al termine del percorso, si Si prosegue poi attraverso alcuni piccoli orti, in mezzo alle
raggiunge la famosa Abbazia di San Fruttuoso, adagiata nella case, inerpicandosi per salite piuttosto ripide e ciottolate,
baia omonima e accessibile solo a piedi oppure dal mare. contornate dagli ulivi.
Le indicazioni sono per Portofino Vetta ed è proprio lì vicino
Il percorso più lungo parte dalla splendida piazzetta della che ci si ritrova dopo circa mezz'ora di salita, a 412 metri
Chiesa di San Rocco, davanti alla quale peraltro si trova una sopra il livello del mare.
statua di un cane.
Qui si commemora infatti la fedeltà dell'animale e ancora oggi
viene elargito un premio annuale a chi tra di essi si distingue
per azioni particolari nella zona.

Pietre Strette
Giuseppe Tarantino Photography

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R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 77

Da qui parte
la nostra
escursione
Nelle giornate prive di foschia si possono ammirare due
golfi, il Golfo Paradiso e il Golfo del Tigullio, nonché le Alpi
Marittime e Apuane.
Da qui le indicazioni da seguire sono quelle per la
località Pietre Strette, facilmente identificabili perché
rappresentate da un cerchio rosso vuoto.

La salita è molto meno ripida e passa attraverso il bosco,


permettendo, come si diceva, di ammirare la varietà
paesaggistica del territorio ligure.
Sembra di essere in montagna, eppure poco più in là
si scorgerà il mare, con una palette di colori che va
dall’acquamarina al blu intenso.

Da qui si trovano poi le indicazioni per San Fruttuoso,


rappresentate con lo stesso simbolo.
Si prosegue sempre in mezzo al bosco, in discese a tratti
piuttosto ripide e dove occorre infatti prestare attenzione.
Davide Mele Photography

Giuseppe Tarantino Photography

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78 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

Scendendo, quasi alla fine dell’escursione, si


vedrà la Torre di Andrea Doria restaurata dal FAI
(Fondo Ambiente Italiano).
Fu costruita nel 1562 circa per difendere il
borgo e la sorgente d’acqua contro le incursioni
barbariche. Sulle facciate rivolte al mare si può
vedere lo stemma della Famiglia Doria.
Da qui, percorrendo alcune gradinate, si arriva
al borgo di San Fruttuoso, dove sorge l'abbazia,
anch’essa bene del FAI.

La Baia di Capodimonte – detta Baia di San


Fruttuoso – nasconde un’altra meraviglia, oltre
all’abbazia, celata dalle acque color acquamarina
della baia.
Si tratta del Cristo degli Abissi, che si può
ammirare solo immergendosi in queste acque
cristalline.

Per coloro che praticano immersioni subacquee


non mancano le curiosità e i tesori sommersi da
visitare.
Nell’area del parco marino ci sono alcuni relitti
visibili. Per organizzare le immersioni ci si può
rivolgere ai gruppi di divers esperti che fanno
Dario Truffelli Photography escursioni subacquee.
Non vedrete solo una parte della storia della zona
da questa particolare angolazione, ma anche
una flora e una fauna sottomarina meravigliose
immerse nel magico silenzio delle profondità

La Baia di Capodimonte
marine.

era segnalata fin da tempi antichi come punto di rifornimento per


i navigatori per la presenza di una fonte d’acqua.
Forse, per questo motivo, nacque la leggenda di un drago a
guardia della preziosa riserva di acqua dolce, presente tutt’oggi.
Con questa leggenda si interseca quella dedicata al vescovo di
Tarragona e alle reliquie del santo.

Con la costruzione della parte di chiesa affacciata sul mare da


parte della Famiglia Doria, lo stile gotico si unì a quello romanico
già presente.
Le incursioni piratesche resero necessaria la costruzione di
diverse torri lungo la costa ligure a difesa del territorio.
Una di queste fu costruita proprio qui da Andrea Doria.

Nel 1954 venne immersa la statua del Cristo degli Abissi al largo
della baia. Si tratta di una statua di bronzo, alta circa due metri
e mezzo, che rappresenta un Cristo con le braccia tese al cielo,
opera dello scultore genovese Guido Galletti.
La statua fu calata in mare su proposta di Duilio Mercante, un
personaggio molto conosciuto nel mondo dell’attività subacquea
italiana, che lo volle in memoria di tutti i morti in mare.

Ogni anno, l’ultima domenica di luglio, una cerimonia ricorda i


morti in mare. Dall’abbazia parte una processione con le torce.
Questa arriva alla spiaggia, dove i sub prendono le fiaccole e
raggiungono il Cristo. Al rientro dei sub viene celebrata la messa
in spiaggia.

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 79

Giuseppe Tarantino Photography


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80 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

Davide Mele Photography

L’Abbazia di
San Fruttuoso Dario Truffelli Photography

L’abbazia, lambita dal mare e avvolta dal verde, esempio di


architettura romanico-gotica ligure, ha una storia che affonda
le sue radici in un lontano passato.

La leggenda racconta che nel VIII secolo d.C. Prospero,


vescovo di Tarragona, in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi,
si rifugiò in questo luogo per edificare una chiesa che avrebbe
conservato le reliquie del martire Fruttuoso.

Il sito parve essere l’ideale perché di difficile accesso e per la


presenza, ai tempi, della fonte d’acqua.
Oggi San Fruttuoso è il protettore dei naviganti.

Nel X secolo d.C. l’abbazia fu ricostruita e divenne un monastero


benedettino.
Essa subì modifiche nel corso della sua storia: alcune di queste
furono ad opera della Famiglia Doria, che vi trasferì il sepolcro
familiare nel XIII secolo e costruì il loggiato.

Tale concessione fu data dai monaci dell'abbazia in cambio di


fondi per l’ampliamento dell'edificio verso il mare.
Si tratta di una parte dell'abbazia molto antica, voltata a botte e
soppalcata ben due volte.
Si ipotizza che precedentemente fosse un refettorio o una sala
capitolare.

Monica GottaPhotography

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R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 81

Sono state svolte diverse indagini archeologiche piuttosto


rilevanti nell'ambito dell'archeologia monastica, condotte,
a partire dal 1985, dalla Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Liguria.
Le ricerche hanno evidenziato la frequentazione del posto
già dall’epoca tardo-romana.

Tali indagini hanno permesso di scoprire alcuni aspetti


dell'abbazia altrimenti non identificabili, come ad esempio
l'esistenza di un passaggio, a sud dell'edificio monastico,
che forniva da ricovero per le imbarcazioni e ne permetteva
l'accesso direttamente dal mare; questo doveva essere
costruito come una sorta di ponte levatoio, in modo da
evitare attacchi da parte dei pirati.
Il passaggio comunicava con il sepolcreto dei Doria, ma
fu poi chiuso per l'addossamento della tomba di Giacomo
Doria il Maggiore.

L'attuale varco di passaggio, così come la spiaggia


sottostante, hanno avuto origine dall'alluvione del 1915,
che ha causò danni ingenti alla chiesa. L'aspetto attuale si
deve ai lavori di ripristino del 1922.

Nel complesso è stata allestita un’area museale dedicata


alla storia dell’abbazia. Sono esposti pezzi venuti alla luce
durante i restauri, tra cui ceramiche da tavola utilizzate dai
monaci.
Da questa sala, adornata da uno dei due ordini di splendide
trifore, si scorge il mare e il panorama unico della Baia di
Capodimonte.

Nel 1983 l'Abbazia è stata donata dalla Famiglia Doria


al FAI, che ne cura costantemente ogni spazio, avendo
eseguito anche i lavori di restauro.

Monica Gotta Photography

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


82 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

L’Icona di San Caralampo


San Caralampo, vestito da vescovo con il Vangelo nella mano sinistra e la destra benedicente, si
presenta di fronte al centro della raffigurazione. Si tratta di un’icona cosiddetta agiografica, dove
al centro è raffigurato il santo e sulla cornice sono rappresentate le scene della sua vita in piccoli
riquadri.

Fu vescovo in una città della Grecia nord-orientale; fu venerato perché compì molti miracoli e il suo
culto si diffuse in tutto il mondo ortodosso. La tradizione popolare racconta che avesse il dono di
rendere fertile la terra e perciò è molto popolare negli ambienti contadini.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 83

Giuseppe Trantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


84 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

Da qui si può tornare a San Rocco di Camogli o a


Portofino Vetta a piedi, ripercorrendo il sentiero,
oppure utilizzare il servizio di traghetti che
portano a Camogli, Rapallo e Santa Margherita
Ligure.

Abbiamo scelto di tornare a Camogli in traghetto


per avere la possibilità di ammirare dal mare
questa parte di costa ligure che presenta delle
caratteristiche particolari.

Una parte del Promontorio di Portofino è formata


Dario Truffelli Photography da calcari del Monte Antola – rocce di colore
grigio con righe bianche.
L’altra parte è formata dal conglomerato di
Portofino, che forma la parte del promontorio
rivolta verso il mare. Si presenta con costoni
che scendono nel mare e determinano cale e
insenature, nonché la formazione di grotte.

Il viaggio in traghetto
La navigazione dalla Baia di San Fruttuoso a Camogli è breve.
Lasciando San Fruttuoso si vede allontanare l’abbazia con la sua
meravigliosa architettura.
Si passa davanti a Cala dell’Oro, si doppia Punta Chiappa, la cui
scogliera si protende nel mare di un profondo blu, e ci si ferma
qualche minuto a Porto Pidocchio.

In questo punto della costa, da aprile a settembre, viene utilizzata la


tonnarella, un sistema di pesca tradizionale altamente sostenibile
e praticato ormai unicamente in questo luogo della Liguria.
Con questo metodo solo il pesce di taglia media rimane
imprigionato nelle camere, non viene ucciso ma solo reso visibile
tra le due barche. I pescatori hanno così la possibilità di scegliere
il pesce commerciabile e lasciare vivo il restante liberandolo.

La tonnarella è stata citata in alcuni documenti risalenti al 1600,


ma si pensa sia molto più antica.
Oggi la Cooperativa dei Pescatori di Camogli porta ancora avanti
orgogliosamente questa tradizione, calando in mare le reti che
costituiscono la tonnarella, di cui la più grande si chiama pedale.
Si tratta di reti in fibra di cocco che, oltre ad essere sostenibili,
permettono lo sviluppo di alghe e invertebrati che rappresentano
una fonte di cibo per il pesce e lo attirano.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 85

Camogli

San Rocco

Porto Pidocchio
Punta Chiappa
Cala dell'oro

San Fruttuoso

SAN ROCCO
Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


86 R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI

Davide Mele Photography

L’arrivo al borgo marinaro di Camogli è fatto di splendidi scorci


di mare e di scogli, di edifici storici come il Castello della
Dragonara, nonché delle tipiche case liguri, la cui caratteristica
principale sono i colori pastello, in uno spettacolare ambiente
marinaresco.
Altra sorpresa che certo non deluderà il visitatore è ciò che
offre in tema di prelibatezze alimentari e ce ne si accorge non
appena scesi dal traghetto.

Si può gustare un cono di fritto di pesce appena arrivati,


cucinato su una barca ancorata al molo.
Non dimentichiamo che Camogli è famosa per la Sagra del
Pesce e per le enormi padelle che vengono utilizzate per
friggerlo.
E’ quindi una garanzia di qualità.
A causa della pandemia quest’evento è stato rimandato per
salvaguardare la salute degli innumerevoli visitatori che ogni
anno arrivano a Camogli, ma ci si augura di poterla nuovamente
vedere nel 2022.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | PORTOFINO, SAN FRUTTUOSO, CAMOGLI 87

Facendo qualche passo all’interno delle vie del borgo si


trovano diversi esercizi che producono una meravigliosa
focaccia tradizionale, nonché la focaccia di Recco.

Non mancano gustosissimi gelati artigianali che potrete


assaporare seduti ai tavoli dei locali, oppure passeggiando
sulla spiaggia.
Se preferite un aperitivo non avrete che l’imbarazzo della
scelta: basta scegliere quale scorcio panoramico vorrete
avere davanti agli occhi mentre sorseggiate il vostro
cocktail.

A Camogli si trovano anche diverse attività artigianali e,


passeggiando, si possono trovare negozi e negozietti che
propongono molti pezzi unici, curiosi e sicuramente adatti
a diventare un piccolo regalo per qualche persona cara.
Spesso sono a tema marinaro, ma si trovano anche
proposte di altro genere.

Non manca nulla per poter godere di una giornata ricca di


esperienze: dal bosco alla storia, dalla spiaggia al mare,
per concludere con dell’ottimo cibo.

Giuseppe Tarantino Photography

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


88 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Alina Timis
Camillo Balossini
Mari Mapelli

Un’incantevole dimora

A cura di Alina Timis

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 89

MILANO
si fa presto a dire Milano, ma nella città del design e della
moda da vedere non ci sono solo il Duomo, il Castello
Sforzesco, il Cenacolo o il Teatro alla Scala.

Passeggiando ci si può trovare improvvisamente davanti


a fontane che odorano di cloro, a stradine strettissime, a
enormi orecchie di bronzo usate come citofono, frutto di
scelte e personaggi di un passato non sempre facile da
ricostruire.
Ma è anche la città moderna e del futuro, detta la ‘’New
York italiana’’.
Al di là dei soliti itinerari ci sono monumenti celebri e ville
maestose, musei a cielo aperto, palazzi coloratissimi,
gente famosa e gente qualunque, aneddoti, miti e segreti,
dall’architettura agli spazi verdi, dai grattacieli alle vie dello
shopping, dai ristoranti agli hotel.

Villa Necchi
Piazza Duomo

Giroinfoto Magazine nr. 73


90 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Villa Necchi Campiglio fa parte della storia di una Milano


dell’alta borghesia, di una Milano industriale, dinamica e in
continua espansione.

Progettata a partire dal 1930, la sua realizzazione avviene tra


il 1932 e il 1935 rappresentando, ai tempi, un punto di arrivo
per le trasformazioni di una zona che, contrassegnata dalla
presenza di antiche proprietà monastiche e di palazzi nobiliari
dotati di grandi giardini, è stata ulteriormente edificata nel
corso degli anni.
Ed è stata proprio la connessione tra verde, quiete, serenità Il terreno scelto all’inizio degli anni ’30 dal dottor Angelo
e prossimità al centro cittadino a spingere l’inizio della Campiglio, ricco industriale lombardo, e dalle sorelle
costruzione della villa. Gigina e Nedda Necchi, si trovava nel tratto di Via Mozart
Casa Necchi Campiglio andava quindi a insediarsi in un di fronte al palazzo Fidia, in un mosaico di aree verdi.
contesto di grande fascino architettonico-paesaggistico.
Nello stesso quartiere si potevano già ammirare il palazzo La famiglia, conosciuta per la produzione di ghise smaltate
Fidia, in origine Villa Zanoletti, oggi sede del Circolo Mozart, e delle note macchine da cucire, era composta da Angelo
i palazzi della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto riuniti dal Campiglio (1891-1984), la moglie Gigina Necchi (1901-
grande arco in affaccio su corso Venezia, gli edifici di Piazza 2001) e la cognata Nedda (1900-1993).
Duse ed il Planetario, aperto nel 1930 per contemplare il cielo I tre erano sempre pronti ad accogliere in un elegante
stellato. ingresso i personaggi illustri che frequentavano la
residenza, tra cui anche Maria Gabriella di Savoia,
conosciuta nel 1959, a cui avevano riservato una camera
durante i suoi soggiorni milanesi.

Nonostante il loro patrimonio e l’alta posizione sociale,


le sorelle Necchi tutt’oggi vengono ricordate come
persone semplici, spontanee, aperte, curiose, discrete ma,
soprattutto, generose.

Mari Mapelli Photography

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 91

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


92 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Camillo Balossini Photography

La casa, silenziosa e accogliente era sempre


aperta agli amici.
La famiglia Necchi è sempre stata una famiglia
molto unita, basta osservare la convivenza
armoniosa dei tre fratelli: Gigina, Nedda e Vittorio,
di cui ancora oggi, amici e parenti ne parlano con
simpatia.

Angelo Campiglio dopo essersi laureato in


medicina, lascia la specializzazione e su invito del
suocero Necchi, entra a far parte dell’impresa di
famiglia e fonda la NECA, società che mantiene
la proprietà della fonderia di ghisa e che produce
caldaie e sanitari.
I coniugi Campiglio, Gigina ed Angelo, vivevano a Alina Timis Photography
Pavia ma volevano da tempo trasferirsi a Milano,
dove spesso frequentavano gli eventi mondani, Il suo compito era di mantenere le caratteristiche di morfologia e di
soprattutto gli spettacoli alla Scala. impianto proprie di una dimora di grande prestigio: una residenza
ampia e confortevole per dare ospitalità agli amici.
Da qui nasce il loro desiderio di acquistare una
casa, vicina al centro città che possa ospitare un La sfida era proprio questa, costruire una villa in città di grande fascino
grande numero di invitati. e prestigio ma con tutti i comfort della modernità di quell’epoca.
Il nome della famiglia Necchi è sempre stato noto Il cantautore e storico leader dei Timoria, ha proposto un inedito
a tutti i livelli sociali: la loro macchina da cucire si parallelo tra il percorso pavesiano e la beat generation intervallando
trovava in tutte le case italiane. alcune sue canzoni con brani letti meravigliosamente dall’attore di
teatro Gipeto.
La villa, inserita in uno dei ‘’più signorili quartieri
della città’’, viene costruita dall’impresa Gadola,
sulla base di un disegno di rara semplicità, sotto
gli sguardi attenti dell’architetto Piero Portaluppi,
progettista affermato, di brillante creatività e
dotato di uno spiccato carisma mondano, che
ebbe la fortuna di costruire una villa da 2000 metri
quadri senza limiti di budget, un vero sogno per
qualsiasi architetto.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 93

Nel giardino si trovano una piscina, tra le prime costruite a L’abitazione, che si ispira al nascente razionalismo, è arretrata
Milano su un terreno privato riscaldata con una speciale rispetto alla strada e articolata su più piani: gli spazi di
serpentina, dotata di un sistema automatico per il ricambio servizio, compresa la cucina, si trovano nel seminterrato; i
dell’acqua e anche un campo da tennis. locali di ricevimento e soggiorno al primo piano; le camere da
letto al piano superiore e le stanze per il personale di servizio
La bellissima porta di rame, zinco e argento sembra blindare nel sottotetto.
il giardino d’inverno.
Il primo approccio avviene attraverso la portineria, un edificio I soggiorni della villa, molto vasti, si possono collegare tra loro
minuscolo ma di sicuro interesse, che può essere apprezzato tramite porte scorrevoli a scomparsa.
al meglio percorrendo via Mozart provenendo da Via Vivaio. Ecco, quindi, come la necessità e il desiderio di scambi
Materiali di rivestimento come il granito e gli inserti di marmo reciproci tra le stanze, tra l’interno e l’esterno, tra il giardino e
preannunciano eleganza e ricchezza autentica ma senza la casa, viene realizzato attraverso un sistema di filtri, di piani
essere vistosa. scorrevoli e trasparenti.

Ogni affaccio della villa possiede una propria individualità sia Grazie all’impiego di moderni accorgimenti tecnici, quali
nel disegno sia nei dettagli. l’ascensore, i montacarichi, i citofoni, i telefoni, la piscina
La doppia parete in vetro del giardino connette il fronte del riscaldata, le grate di protezione e le vetrate manovrabili
giardino a quello di ingresso, all’epoca popolato da piccole elettricamente, gli impianti delle cucine e di riscaldamento, la
serre ‘’arredate’’ con piante grasse. villa si distingue come un esempio di villa urbana che riesce a
coniugare eleganza, funzionalità e tecnologia.

Alina Timis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


94 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Camillo Balossini Photography

L’ingresso alla villa è caratterizzato da spigoli vivi e linee


nette della facciata, si possono ammirare anche le doppie
vetrate laterali dell’entrata, che addolciscono il passaggio
all’interno e offrono nello stesso tempo riparo per le piante
collocate tra le due pareti trasparenti.
L’ottone è tra i materiali privilegiati nell’architettura, a

L'ingresso
cominciare dall’entrata, dove viene sfruttato per scandire
le fasce orizzontali della vetrata.

Varcata la soglia dell’ingresso, si entra quindi nella grande


Hall, che con i suoi alti soffitti, funge da snodo tra le due
ali principali della dimora; quella a sinistra composta
principalmente da sale ricreative e quella di destra
dedicata alla sala da pranzo e allo studio.

l primo piano è riservato alle stanze private e i locali del


sottotetto sono riservati alla servitù.
Risalta subito il lusso, caratterizzato soprattutto dall’alta
qualità dei materiali e la vastità degli spazi.

Per quanto riguarda l’illuminazione troviamo tante fonti


luminose lungo le pareti, potenziando il lampadario
centrale con lampade a terra.
Tutti i dipinti e le sculture esposti su questo piano
appartengono alla gallerista e storica dell’arte milanese
Claudia Gian Ferrari che dona nel 2010, prima della sua
scomparsa, alcune delle sue opere al FAI.

Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 95

La biblioteca
Tra le sale della casa, la biblioteca è quella che testimonia di
più il gusto e la raffinatezza del progettista Portaluppi.
La libreria, che riveste interamente le pareti lunghe e ne sfrutta
tutta l’altezza, è vista come una sala da conversazione, da Mari Mapelli Photography
lettura, da intrattenimento sociale, dove i famigliari e gli
amici si scambiavano idee.

Oltre agli enormi armadi si nota anche la presenza di due


tavoli da gioco degli anni Trenta, opera di Guglielmo Ulrich,
realizzati in legno di mogano in tre esemplari e presentano
un ricco rivestimento interno delle gambe in lamina di ottone.
Era la stanza principale, dedicata al gioco delle carte, uno dei
passatempi preferiti della famiglia.

Un altro elemento importante è l’inserimento del camino


integrato nel disegno geometrico delle scaffalature. Puro
nelle linee, gioca unicamente sulla bicromia dei marmi:
granito nero di Anzola per l’esterno e per l’interno granito
chiaro.
Nello stucco del soffitto possiamo vedere la vera firma Alina Timis Photography
dell’architetto, particolarmente cara a Portaluppi, dove
l’intreccio delle costolature introduce nella casa il motivo
della losanga, figura ricorrente nell’arte applicata dell’epoca. testi francesi, preferibilmente in lingua originale, volumi d’arte
italiana e moderna, libri di viaggio e naturalistici.
Grazie all’inserimento di una seconda griglia più sottile di All’inizio del Novecento, nella stanza si trovava anche
rombi, ne crea una versione agile e mossa. un pianoforte che poi ha lasciato posto ad una scrivania
I numerosi volumi sugli scaffali denotano una famiglia genovese di richiamo rococò.
intenta alla lettura. Oltre ai dipinti e alle fotografie, la sala espone alcune sculture
Fanno parte della collezione: romanzi, con preferenza per i provenienti della collezione Gian Ferrari.

Camillo Balossini Photography

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96 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Il salone
dalle mosse forme neo-rococò, superfici piane e spigoli vivi,
divani e sedute di gusto tipicamente settecentesco.

Un tradizionale lampadario Luigi XV prende il posto di tre


fantasiose lampade a ombrello disegnate da Portaluppi, ma la
A partire dal 1938 i Necchi Campiglio si servirono della modifica che più trasforma il progetto nel 1935, è l’inserimento
collaborazione dell’architetto Tomaso Buzzi per alcuni in porte e finestre di ampi tendaggi riccamente drappeggiati,
interventi architettonici e per gli arredi della villa che, realizzati con ricami antichi, facendo in modo che la sala si
fortunatamente, non fu colpita dai bombardamenti bellici. trasformi nel più ospitale salotto di conversazione.

Geniale e inesauribile disegnatore, per 40 anni Buzzi è Tra gli interventi del Buzzi va segnalata anche l’ampia cornice
impegnato come decoratore, arredatore, restauratore, a specchio e legno dorato della vetrina verso la biblioteca,
architetto di giardini per l’alta borghesia di tutta Italia. in modo da creare un collegamento visivo tra le due sale e
Gli Agnelli, i Falck, i Pirelli sono alcuni dei suoi clienti. sottolineare la fluidità degli spazi della casa.
Dal 1946 fino al 1957 prepara bozze per nuovi mobili o Tra i dipinti della collezione Gian Ferrari esposti nella sala, oltre
rivestimenti, consigliando acquisti di antiquariato e seguendo a due Nature Morte di Giorgio Morandi, segnaliamo anche le
in prima persona alcuni lavori di manutenzione ordinaria, straordinarie opere di Giorgio de Chirico, Oreste ed Elettra e il
funge da tramite tra mercanti ed esecutori che sceglie con Ritratto di Alfredo Casella.
cura, verificando personalmente l’esperienza e l’affidabilità.

Con l’arrivo di Buzzi, l’impianto esplicitamente lineare e


moderno che aveva caratterizzato gli esordi della villa
portaluppiana è destinato ad avere vita breve: nell’arco
di pochi anni verranno rimossi gli arredi anni Trenta per
privilegiare pezzi in stile Luigi XV e Luigi XVI.

Non è nota l’epoca precisa della fase principale di tale cambio


di rotta, ma il nuovo allestimento ideato da Buzzi segna
profondamente l'immagine del salone, che vede consolle

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 97

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


98 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Mari Mapelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 99

Quasi interamente proiettata verso l’esterno, la veranda seconda delle esigenze degli abitanti e delle stagioni dell’anno.
si apre sul giardino attraverso le due pareti vetrate, tanto
da esprimere forme e principi più adatti ad abitazioni di Prezioso è anche il pavimento in travertino, marmo verde Roja
villeggiatura immerse nella natura. e marmo verde Patrizia.
Ancora più prezioso, è il magnifico tavolo in lapislazzuli di
Nella parte edificata si intravede un’elegante cornice volta asciutto disegno portaluppiano, sul quale è esposto un bel
ad accogliere e valorizzare la luce e i colori della natura gruppo di vasi cinesi del XVIII-XIX secolo.
circostante. Anche lo sfruttamento della doppia vetrata
per creare una serra lungo le pareti della stanza conferma La sala è tra le più autentiche della casa perché è rimasta
l’attenzione di Portaluppi per le più recenti soluzioni inalterata per tutto il XX secolo, salvo alcune eccezioni.
architettoniche. La grande scultura bronzea, presente nella sala, è un’opera
del 1930 dell’artista milanese Adolfo Wildt e raffigura Il puro
Questo tipo di struttura ovviamente non offre sicurezza, folle, il giovane eroe consacrato alla ricerca del Santo Graal,
pertanto l’architetto rimedia inserendo nel locale due ovviamente anche quest’opera appartiene alla collezione
massicce grate scorrevoli in alpacca (detta anche argentone), Gian Ferrari.
trasformando un semplice corpo di protezione in un elemento
dall’alto valore decorativo ed estremamente curato; tutte
le finestre sono dotate di un triplice sistema di chiusura a
scomparsa, persiane e doppi vetri separati manovrabili a

La veranda

Mari Mapelli Photography


Camillo Balossini Photography

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


100 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Lo studio
Decisamente maschile, studio del padrone di casa, era
una vera stanza di lavoro: è presente una cassaforte per
l’argenteria di casa e due armadi per l’archivio professionale
di Angelo Campiglio.

Il soffitto originario della camera, ideato da Portaluppi, con


un fantasioso motivo a labirinto viene presto coperto con un
controsoffitto neutro a riquadri bianchi, probabilmente su
disegno di Buzzi.

Lo studio, arredato in stile moderno, comprendeva anche una


scrivania in radica di faggio anni Trenta, poi sostituita da uno
splendido tavolo in mogano di epoca Impero, realizzato nella
famosa bottega toscana di Giovanni Socci.
Nello studio un grande specchio che permetteva al padrone
di casa di sapere in anticipo quale ospite stesse entrando nel
giardino.
Per quel che riguarda i dipinti, accanto a tre opere di Filippo
de Pisis, si segnala la Natura morta con libri di Carlo Carrà
del 1932.

Camillo Balossini Photography

Rita Russo hotography

Mari Mapelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 101

Il fumoir
Il fumoir è la stanza che più di ogni altra ha subito una
radicale trasformazione per mano di Tomaso Buzzi.

È dotato di un basso camino dal profilo geometrico, inserito


in un unico mobile che corre lungo tutta la parete.
L’arredo è costituito da poltrone a pozzetto di gusto decò,
un tavolino a spigoli vivi e un vivace lampadario a cerchi
sovrapposti.
Tutto questo si intravedeva nel 1935.

Successivamente viene sostituito l’arredamento con divani


a schienale curvilineo, console di richiamo settecentesco
e soprattutto un imponente camino con una modanatura
rinascimentale.
Opera di Buzzi anche le due nicchie voltate, in cui inserire i
settecenteschi reggi candelabro.
Da notare anche la particolare cromia color crema del
soffitto.
Per quel che riguarda i dipinti, la stanza è dedicata a Mario
Sironi, presente con otto pezzi provenienti dalla collezione
Gian Ferrari.
Mari Mapelli Photography
Si può intravedere anche il tappeto del fumoir bruciacchiato
dalle ultime sigarette gustate davanti al camino.

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


102 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

La sala da pranzo
Con un ricco rivestimento in pergamena, realizzata in radica
con profilature in ottone, era composta da tavolo, sedie,
vetrina buffet e contro-buffet, quest’ultimo ornato da pannelli
raffiguranti le ‘’Tre caravelle di Cristoforo Colombo’’.

Per rendere la sala più calda e accogliente, sono stati


realizzati un gruppo di pregevoli arazzi realizzati a Bruxelles
tra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo successivo che
fanno passare in secondo piano la splendida pannellatura di
pergamena della metà degli anni Trenta.

Si possono ammirare anche le due mensole in alabastro


fiorito con sinuosi sostegni in ferro, il soffitto a stucco con
motivi naturalistici (alberi, fiori, serpenti e aironi) e astrologici
(segni del toro e del cancro), il centrotavola in lapislazzuli,
agata e corallo eseguito da Alfredo Ravasco, le porte in
radica di olmo, le finestre a tutta altezza.
Le grandi finestre offrono un’ampia vista sul giardino della
villa soprattutto sulla piscina.

Mari Mapelli Photography

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 103

In base a una piantina originale della casa, la stanza doveva


La fuciliera
essere un guardaroba d’appoggio per i padroni, trasformata
poi, grazie a un armadio a muro, in un deposito di fucili da
caccia.

Vista la grande passione per lo sport, sempre al piano terra, ci


sono altri ripostigli per sci e scarponi.

L’attività venatoria è senz’altro lo sport preferito e più praticato


dagli uomini di casa e dai loro amici.
La stanza, anche se di dimensioni ridotte, comprende anche
un tavolo in noce con sostegni di faggio e riprende decori
affini per la rete protettiva in ottone del calorifero, elemento
d’arredo molto diffuso nella villa.

Il busto di giovane donna raffigurato nella scultura La canzone


marinara raffigura Alba Bortolotti, figlia dello scultore Timo
Bortolotti e madre di Claudia Gian Ferrari.

Lorena Durante Photography

Mari Mapelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


104 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

La camera
da letto
Coniugi Necchi Campiglio
Nella stanza matrimoniale, l’intervento di Buzzi è
particolarmente evidente dalla parete avvolgente corredata
da nicchie illuminate per incorniciare il letto.
Quest’ultimo ha un rivestimento in raso con ricami antichi,
che prevede un decoro tessile anche per la porta scorrevole
della camera.

L’arredo è composto da pezzi di antiquariato, tra i mobili della


stanza si evidenzia una coppia di cassettoni del XVIII secolo
di manifattura romana, degli oggetti in porcellana a forma di
gatto data la passione delle due sorelle per questo animale,
oltre ai vari dipinti di Antonio Maria Crespi Castoldi.
Nella stanza da bagno trionfa pienamente il marchio
Portaluppi, a partire dalle dimensioni e dal rivestimento in
marmo arabescato.
I doppi lavandini, la grande vasca da bagno, le cabine destinate
a toilette e doccia, il set anni Trenta di spazzole in tartaruga,
siglato con la ‘’G’’ dorata di Gigina contraddistinguono un
Camillo Balossini Photography
ambiente di lusso.

Rita Russo hotography

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 105

La camera
da letto
Nedda Necchi Alina Timis Photography

Entrando nella stanza da notte di Nedda Necchi si respira


un’aria romantica, dalla vista del grazioso letto a baldacchino
agli eleganti mobili inglesi e toscani del XVIII-XIX secolo.

Una raccolta di quadri, vetrine con porcellane di Doccia e


Cozzi e altre manifatture italiane ed europee documentano
la vita di una donna dolce e raffinata.
Nel bagno, invece, un’incisione di Chagall e un acquerello
di De Pisis, tanto da voler allestire nel seminterrato una
piccola collezione privata, tra cui si distinguono le opere di
Lucio Fontana, René Magritte, Joan Mirò, segno che tra tutti
i membri della famiglia, lei era l’unica che apprezzava l’arte
contemporanea.

Oltre a spazzole e pettini, il bagno rispecchia lo stesso stile


e materiali di quello della sorella, con l’aggiunta di bottiglie e Mari Mapelli Photography
porta profumi.

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


106 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 107

Molto moderna per l’epoca, Portaluppi è riuscito a ricavare


uno spazio per la camera da letto, il bagno e l’irrinunciabile
spogliatoio per gli ospiti.
Una semi parete in marmo nero, chiusa lateralmente da tende,

zona ospiti
funge da divisorio per il bagno completo e curato nei minimi
dettagli.
Il portico ad arco che si affaccia sul giardino, inizialmente
pensato come spazio aperto dall’architetto, venne chiuso
successivamente con una vetrata per creare un piccolo
soggiorno riparato.

Come in tutte le case signorili, non poteva mancare il


guardaroba, con una serie di mobili della fine degli anni
Trenta di proporzioni aggraziate ed eleganti, i rivestimenti in
seta degli armadi sono di ottima qualità, gli interni degli stessi
presentano la stessa cura della stanza padronale.

L’elegante dimora progettata da Portaluppi prevede anche una


scala secondaria, illuminata da grandi vetrate e impreziosita
da un rivestimento di finto marmo.

Mari Mapelli Photography Camillo Balossini Photography

Lorena Durante Photography

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


108 R E P O RTA G E | VILLA NECCHI

A differenza delle altre case museo di Milano, villa Necchi


Campiglio è una vera e propria villa in città.
L’abitazione, donata al Fondo Ambiente Italiano nel 2001
dalle sorelle Necchi, è stata restaurata, trasformata in un
museo e aperta al pubblico nel 2008.

L’elegante struttura è arricchita da numerosi dipinti, sculture


e arredi, alcuni acquistati dai proprietari e altri donati
successivamente al FAI e qui esposti.
Unisce il seminterrato al sottotetto della casa, zona riservata Fra questi vengono menzionate le opere d’arte della
al personale di servizio e composta da tre camere da letto, collezione Gian Claudia Ferrari, Alighiero ed Emilietta de
salottino e bagno. Micheli, con dipinti di Rosalba Carriera, Canaletto e Tiepolo,
mobili francesi e raffinate ceramiche lombarde.
A fianco alla cucina e al locale destinato alla pulizia di
argenteria, si trova la sala da pranzo per il personale di La particolarità di questa dimora moderna è l’aver conservato
servizio, nei toni del bianco e del verde e la sala dove venivano il suo aspetto originario, caratterizzato da un’armonica
stirati i vestiti. fusione tra architettura, decorazione, arredi e opere d’arte.
Vista la sua maestosa struttura viene voglia di controllarsi
l’abito per vedere se si è abbastanza in ordine prima di
entrare.

+ INFO
Villa Necchi si trova in Via Mozart, 14, Milano
[Link]
Orari di apertura: da mercoledì alla domenica dalle ore 10:00
alle ore 18:00 gestita da FAI.
È consigliata la prenotazione.

Camillo Balossini Photography

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | VILLA NECCHI 109

Camillo Balossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


110 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Adriana Oberto
Cinzia Carchedi
Domenico Gervasi
Elisabetta Cabiddu
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso

A cura di Elisabetta Cabiddu

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 111

All’interno del Parco del Valentino, sulla sponda sinistra


del Po nelle vicinanze del Ponte Isabella, si trova uno
dei pochi reperti navali di dimensioni importanti rimasti
in Italia: lo storico sommergibile “Andrea Provana” (in
onore dell’ammiraglio piemontese Andrea Provana che
partecipò alla battaglia di Lepanto del 1571).

Più precisamente si trova la sezione centrale del


sommergibile con la torretta e i cannoni.
Portato a Torino nel 1928, per celebrare il primo
decennale dalla fine della Prima Guerra Mondiale, è stato
recentemente restaurato e può essere visitato, previa
richiesta, presso l’A.N.M.I. “Grosso” che lo custodisce, la
cui sede si trova in viale Marinai d’Italia 1.

Grazie alla nostra guida Maurizio Santovito è stato


possibile visitare sia il museo navale che il sommergibile
“Provana”.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


112 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

A.N.M.I
"Grosso"
Associazione Nazionale Marinai Italiani
TORINO
Nel 1896, per iniziativa del Sottocapo timoniere Giuseppe Torta, nasceva a Torino la Società di Mutuo Soccorso fra i militari della
Regia Marina, che negli anni successivi sarebbe poi diventata l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (A.N.M.I.)

Nel 1925, sotto la denominazione di Società Marinai in Congedo in Torino, la sede si trasferì in riva al Po, vicino al Ponte Isabella in
Viale Marinai d’Italia 1, dove attualmente risiede.

Nel 1933, nel cortile interno della sede, fu posizionata la parte centrale dello scafo del sommergibile “Andrea Provana”, unità della I
Guerra Mondiale e oggi meta di visite guidate e di grande interesse storico.

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 113

Verso la fine degli anni ’40 la Società assunse l’attuale


denominazione di “Gruppo medaglia d’oro Umberto
Grosso”, eroe della II Guerra Mondiale.

Oggi l’A.N.M.I. di Torino ha circa 120 iscritti, la


maggioranza sono marinai, sottoufficiali e ufficiali in
congedo della Marina Militare, senza distinzione di grado
e di categoria, ma sono iscritti anche soci simpatizzanti.

L’associazione ha uno scopo ricreativo e culturale,


inoltre, si prefigge di rendere sempre più stretti i rapporti
tra i soci e i marinai in servizio, al fine di tener vivo il
ricordo dei compagni che hanno servito la Patria sul
mare e perpetuarne la memoria.

Le associazioni A.N.M.I. sono diffuse su tutto il territorio


nazionale ed estero: sono circa 470 di cui 17 all’estero,
i soci iscritti sono circa 46.000 dei quali 594 all’estero
(Australia, Brasile, Canada, Stati Uniti e Germania).
La presidenza Nazionale dell’ANMI è a Roma, all’interno
della caserma “Lante” sede del Comando della Marina
Militare.

Massimo Tabasso Photography

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


114 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Museo navale

Oggi l’A.N.M.I. (Associazione Marinai Italiani) di Torino


gestisce un piccolo museo marittimo al piano terra della
propria sede.
Il museo, dedicato a ricordo dei marinai scomparsi, nasconde
cimeli navali, modellini di sommergibili e sottomarini e,
inoltre, conserva numerose fotografie lasciate dai soci.

A ogni oggetto appartiene una storia affascinante da


scoprire come ad esempio i reperti navali che incuriosiscono
il visitatore portandolo a chiederne la storia alla guida.

In particolare, nel museo ritroviamo uno scafandro


d’epoca di un palombaro con gli scarponi, un giroscopio
elettromeccanico per controllo rotta di un siluro, cappelli da
marinaio di vario tipo, vecchi sistemi di comunicazione di
varie dimensioni, radar e telefoni del secolo scorso.

Ci sono poi bandiere tra cui quella della Marina Militare e


quella della Marina Mercantile, molto simili fra loro e la cui
differenza è che in quella della Marina Mercantile manca la
corona rostrata ed in più il Leone di San Marco non possiede
la spada ma il libro dei vangeli aperto e la zampa sopra il
libro.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 115

Adriana Oberto Photography


Cinzia Carchedi Photography

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


116 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Altre bandiere importanti sono quella del Regno Sardo-


Piemontese che è stata la prima bandiera d’Italia ma,
soprattutto, quella della Real Marina perché l’Ammiraglio
che aveva fondato la Real Marina, poi diventata
Regia Marina e oggi Marina Militare, era l’ammiraglio
piemontese di Chiomonte Giorgio Des Geneys.

Ogni anno ad agosto ci si reca a Chiomonte dove c’è


il monumento in onore dell’Ammiraglio e si celebra la
cerimonia del cambio bandiera: si toglie la bandiera
dell’anno precedente e la si sostituisce con quella del
Regno Sardo-Piemontese.
Adriana Oberto Photography
Tra i diversi oggetti navali, inoltre, ritroviamo: il modellino
dell’Andrea Provana prodotto da un socio, il modellino
della Vespucci e i “crest”.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 117

Oggi quest’ultimi si utilizzano come cimelio (simbolo dello


stemma araldico di un reparto militare) da regalare da una
nave a un’altra o tra gli enti e da mettere su uno scudo di legno
ma, in origine, rappresentavano i tappi dei cannoni sulle navi,
normalmente circolari.

Nel 2012 l’A.N.M.I. ha anche ospitato una delegazione dei


familiari dell’equipaggio del sottomarino nucleare russo
Kursk, quello affondato nel mare di Barents nell’agosto del
2000 e di cui all’interno della sede museale sono presenti
diversi reparti, quali piatti e un libro contenente delle fotografie
e delle lettere.

Sempre a scopo museale al di fuori del museo ma


comunque nel cortile della sede A.N.M.I. sono esposti, oltre
alla sezione centrale del sommergibile Andrea Provana:
la consolle di comando lanciasiluri filoguidati e il relativo
schema di comando, la torretta butoscopica Galeazzi, un
minisommergibile filoguidato “MIN”, siluri, lancia siluri e mine.

Cinzia Carchedi Photography

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


118 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Come funziona un
sommergibile
Quando il sommergibile naviga in superficie si Durante la fase di emersione gli sfoghi vengono chiusi
riempiono le “casse di zavorra” d’aria e le valvole, i e viene immessa aria ad alta pressione nelle casse di
cosiddetti “sfoghi”, rimangono chiuse. zavorra espellendone l’acqua contenuta, in tal senso
il sommergibile si alleggerisce e sale in superficie
Durante la fase di immersione: gli sfoghi delle casse dove completa lo svuotamento delle casse di zavorra
di zavorra vengono aperti lasciando fuoriuscire l’aria riportandosi nella condizione iniziale.
che viene sostituita dall’acqua marina. Infatti, il mezzo
subacqueo, spinto anche dall’azione dell’elica e dei L’aria ad alta pressione per lo svuotamento è inviata
timoni di profondità, si immerge e le casse di zavorra si tramite delle bombole contenenti circa 300 kg di aria
allagano completamente rendendo il mezzo pesante e compressa: tali bombole dovevano essere sempre
annullando la spinta di galleggiamento. tenute cariche e i marinai dormivano al di sopra delle
stesse.
Il dosaggio del mezzo avviene regolando la presenza
di acqua di mare nelle casse di compenso, interne
all’unità. Gli spostamenti in quota e quelli di rotta
vengono effettuati mediante l’azione dei timoni di
profondità e di direzione.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 119

Differenza tra un sommergibile e un sottomarino

I due termini non sono sinonimi tra loro, infatti i


sommergibili e i sottomarini sono due tipologie differenti
di mezzi di trasporto subacqueo.

Il sommergibile è un mezzo di superficie che può andare


in immersione ma è concepito per navigare, avere
più autonomia ed essere più veloce quando si trova
in superficie, da qui il motivo per cui i sommergibili
avevano i cannoni a prua e poppa proprio perché molte
delle battaglie si svolgevano in superficie.

Il sottomarino, invece, è un mezzo navale costruito e


concepito per avere migliori prestazioni di manovra in
immersione e ha quindi una forma più affusolata che lo
rende più veloce e più autonomo sott’acqua piuttosto
che in superficie.

Massimo Tabasso Photography

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


120 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 121

SMG
"Andrea Provana"
LA STORIA

Il sommergibile “Provana” fu progettato dal Maggiore Cesare


Laurenti del Genio Navale, costruito nel 1915 presso i cantieri
Fiat San Giorgio di La Spezia e varato ufficialmente dalla
Regia Marina il 27 gennaio 1918.

Si trattava di un mezzo da combattimento, ma non partecipò


mai a nessuna azione di guerra perché entrò in servizio solo
nel settembre del 1918, una settimana prima del termine della
Prima Guerra Mondiale.

Nell’ottobre 1920 il sommergibile fu assegnato all’Accademia


Navale di Livorno dove venne impiegato per l’addestramento
dei marinai. Solamente nel 1923 il mezzo venne utilizzato
come protezione da un eventuale contrattacco durante la crisi
di Corfù, quando la flotta italiana occupò l’isola greca a causa Adriana Oberto Photography
di un contenzioso.
Il “Provana” fu usato ancora per l’addestramento dei cadetti
fino a marzo 1927 quando uno dei motori esplose a causa
di un incidente ferendo alcuni marinai; allora fu portato
a La Spezia dove si decise di non ripararlo perché ormai
caratterizzato da una tecnologia obsoleta e a gennaio 1928
fu messo in disarmo.

Tuttavia, la parte centrale dello scafo, compresa di torretta e


camera di manovra, venne conservata e portata nel capoluogo
piemontese per l’Esposizione Mondiale del 1928 nell’ambito
della Mostra sulla Regia Marina: la sezione di sommergibile,
parzialmente interrata, fu posta all’ingresso del padiglione
della Marina.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


122 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

Terminata l’esposizione, nel 1933 il sommergibile fu salvato


dalla demolizione perché il potestà di allora si era fatto carico
delle spese del trasporto da Torino Esposizioni alla sede
attuale dell’A.N.M.I. e venne collocato, questa volta fuori
terra, dove ancora oggi è visitabile all’interno, mantenendo
l’allestimento originale.

Tra il 1927 ed il 1928 la Marina fece anche degli esperimenti


sul sommergibile per poter imbarcare gli idrovolanti, i quali
venivano già utilizzati come primo trasporto passeggeri e
atterravano al ponte Isabella.
Gli idrovolanti avevano le ali smontabili e venivano infilati in
dei cassoni per poter essere poi utilizzati come ricognizione
aerea in mezzo al mare ma il progetto non andò a buon fine.
Oggi al parco del Valentino è presente un monumento a
ricordo.

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 123

Il sommergibile Andrea Provana pesava 762 tonnellate in


emersione e 924 in immersione: era lungo 67 m e largo
5,8 m e poteva pescare fino ad una profondità di 3,81 m.
L’apparato motore, costituito da due motori Fiat da 1300
HP, raggiungeva una velocità di 17 nodi.

L’armamento contava sei tubi lanciasiluri da 450 mm e 2


cannoni in superficie. L’equipaggio era composto da 40
persone di cui 5 ufficiali e 35 marinai.
Il sommergibile era caratterizzato da una cabina di
comando, una piccola cella dove riposava il comandante,
una torretta, una cucina ed un bagno che si trovavano
all’esterno e che pertanto potevano essere utilizzati
solamente quando il mezzo riemergeva e previa
asciugatura degli stessi.

Attualmente è possibile visitare lo storico reperto ossia la


cabina di comando, la torretta e la cabina del comandante.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


124 R E P O RTA G E | SMG PROVANA

L'INTERNO I fori permettevano di pareggiare la pressione esterna


dell’acqua con quella interna e di poter poi risalire in superficie
La nostra guida Maurizio Santovito, dopo averci illustrato la facendo fuoriuscire l’acqua sempre dagli stessi fori.
storia dell’Andrea Provana, permesso di visitare il Museo e i
vari reperti presenti presso la sede dell’A.N.M.I. ci conduce Nella sezione centrale del “Provana” è possibile visitare la
all’interno del sommergibile. camera di manovra nella quale era necessario che ci fossero
tre timonieri: uno al timone di comando, per la direzione, e due
La parte del sommergibile che si osserva esternamente, ai timoni di profondità.
circolare e con al di sopra le travi, è quella originale mentre La direzione veniva impartita tramite due periscopi: uno “di
quella più esterna, tramite la quale si forma un’intercapedine, scoperta” più grande e uno “di attacco” più sottile e meno
è stata aggiunta in seguito. visibile a distanza e che lasciava una scia in mare minore
La particolarità della costruzione del “Provana” è l’unione delle rispetto a quello di scoperta permettendo così di avvicinarsi
lamiere: oggi le lamiere vengono unite mediante saldatura meglio alle navi.
mentre all’epoca si utilizzava la chiodatura (rivetti) secondo
la quale i chiodi incandescenti si infilavano dentro dei fori, si L’autonomia sott’acqua del “Provana”, come di tutti i
ribattevano e poi raffreddandosi si formava un pezzo unico. sommergibili dell’epoca, era ridotta all’ordine di alcune ore
e non giorni, sufficienti comunque sia per attaccare che per
Questa tipologia di unione in un sommergibile potrebbe sfuggire da eventuali navi visto che ai tempi non c’erano i
rappresentare però un difetto perché impedisce infatti che mezzi per colpire un sommergibile in profondità.
si possa andare a profondità elevate e, infatti, il “Provana” Il “Provana” al suo interno non aveva alcun sistema elettronico
poteva raggiungere massimo 20-25 m e solo in emergenza o oleodinamico e per questo motivo all’interno della camera
circa 50 m. di comando si osservano ingranaggi, catene, alberi, un
profondimetro, un manometro, gli indicatori di inclinazione
Questa è stata una delle motivazioni per cui a seguito del timone di profondità, il sistema di comunicazione con
dell’incidente avvenuto nella sala motori si era poi deciso che la plancia, nel caso i telefoni fossero fuori uso e ancora
il sommergibile non venisse riparato in quanto i successivi parecchie valvole di tutte le dimensioni (le piccole, ad esempio,
sommergibili venivano già costruiti con la tecnica della servivano per mettere in assetto il sommergibile mentre le
saldatura proprio per permettere il raggiungimento di quote grandi per l’aria ad alta pressione che ne permetteva la risalita
più profonde. in superficie).

Attraverso i fori l’intercapedine si riempiva di acqua e il


sommergibile andava in profondità.
Esso era formato da due scafi quello resistente dove si
trovava il personale e quello non resistente che conteneva le
cime di ormeggio, varie strutture e travette.

Elisabetta Cabiddu Photography

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | SMG PROVANA 125

Quando il sommergibile era a quota periscopica si


poteva utilizzare la cosiddetta canna snorkel dalla
quale entrava l’aria esterna permettendo così di stare
in profondità e comunque tenere i motori diesel accesi.

Nel caso in cui però la canna snorkel fosse stata


inondata e chiusa, i motori prendendo comunque
l’aria dall’interno avrebbero continuato a funzionare
generando in tal modo una depressione all’interno del
sommergibile che ne provoca l’emersione e per questo
motivo il sommergibile era dotato di un altimetro,
necessario appunto per capire di quanto si salisse in
superficie e quindi permettere l’eventuale blocco dei
motori.

Proseguendo è possibile osservare una piccola cabina


del comandante, il camerino, dotato di un letto e di un
comò. Al di sopra della camera di manovra tramite delle
ripide scalette è possibile accedere alla torretta.

La visita si conclude all’esterno dove è presente la


porta di accesso all’unico servizio igienico, utilizzabile
solamente dagli ufficiali e comunque solo in fase di
emersione. Dalla parte opposta al bagno era presente
la cucina a carbone, anch’essa utilizzabile solo quando
il sommergibile era in superficie.

Se siete dalle parti del Parco del Valentino e volete


approfondire un pezzo di storia d’Italia non perdete
l’occasione di visitare il sommergibile “Provana”.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


126 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

A cura di Pierluigi Peis

Il cielo è limpido in questa giornata di fine giugno,


il mare calmissimo e il sole si riflette come in
uno specchio, vado a far colazione al bar del
campeggio dove ho passato la notte, caffè e
cornetto al cioccolato.

Sono a Savona, a poche centinaia di metri dal


ponte che la divide da Vado Ligure.
Mi faccio una doccia, sistemo le mie cose, chiudo
la tenda e poi con la macchina mi dirigo verso
Noli, una quindicina di chilometri a ponente, dove
ho appuntamento per un'immersione al Nemo's
Garden alle 14, è presto ma voglio fare un giro
per vedere un po' la costa e Capo Noli, percorrere
per un po' l'Aurelia che si snoda tra le falesie a
picco sul mare, in uno scenario aspro ma molto
suggestivo e scenografico.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 127

Un tuffo nell'orto subacqueo


La mattinata è davvero fantastica e nonostante sia lunedì,
molte persone sono già in spiaggia. Una volta parcheggiato
me ne vado in un chiosco con vista mare e faccio merenda
con due pezzi di focaccia e una coca cola in completo relax.

Ne approfitto per fare un giro per il centro storico di Noli, un


antico e importante centro marinaro.
Dal 1192 per circa seicento anni fu la capitale della repubblica
omonima, legata in una sorta di protettorato alla repubblica
di Genova.

Si avvicina l'ora dell'appuntamento, prendo il borsone dal


baule della macchina e mi dirigo verso il diving che si trova
all'interno del complesso dell'hotel Capo Noli, a pochi passi
dal mare.
Arrivo un po' in anticipo ma trovo già la guida che mi
accompagnerà nell'immersione.
Facciamo due chiacchiere, firmo qualche scartoffia, mi dà
una bombola e preparo l'attrezzatura.

Noli

Giroinfoto Magazine nr. 73


128 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

Pierluigi Peis Photography

Una volta pronti facciamo i pochi passi verso l'acqua con le pinne Potrebbero essere anche cose interessanti ma io fremo
in mano, quando l'acqua mi arriva più o meno all'altezza della vita per vedere ciò per cui sono venuto fino a qui.
ci infiliamo anche le pinne e comincia l'immersione.
All'improvviso, mentre risaliamo seguendo la pendenza
Non ci dirigiamo subito verso il Nemo's Garden (o orto di Nemo) del fondo e la profondità piano piano diminuisce, si
ma più in profondità, per ammirare una gorgonia solitaria in cominciano ad intravvedere le sagome delle cupole
mezzo alla sabbia e, risalendo, alcuni bassi scogli che affiorano trasparenti ancorate al suolo con delle grandi catene e
dalla sabbia. quello che sembra lo scheletro di un albero.

L’impressione è quella di trovarmi al cospetto di una


città futuristica di un qualche lontano pianeta o una
fantomatica città sommersa venuta fuori da un racconto
di fantascienza.

Mentre ci avviciniamo l'emozione aumenta, il colpo


d'occhio è impressionante.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 129

L'orto di Nemo è un progetto sperimentale molto


interessante e molto suggestivo. In poche parole si
tratta di una serra per coltivazioni idroponiche sotto
la superficie del mare.

Con coltivazione idroponica si intende fuori dal suolo.


Non potendo trasportare il terriccio sott’acqua, per
gli elevati costi e per l’impatto ambientale, è stato
sostituito con del substrato inerte che può essere
argilla espansa, fibra di cocco, perlite, lana di roccia
o zeolite.

La serra è composta da sette biosfere ancorate


su un fondale tra i sette e nove metri, monitorate
con sofisticate attrezzature da una sala controllo
fuori dall'acqua che osserva temperature, umidità,
ossigeno, anidride carbonica e altri fattori importanti
per le piccole coltivazioni.

Le biosfere sono delle mezze sfere trasparenti di


plexiglass, di circa due metri di diametro e una
capienza di duemila litri d'aria, fissate al suolo con
delle grosse catene, vuotate dall'acqua dove, con
diversi sistemi di supporto, si coltivano diversi tipi
di piante.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


130 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

Ogni sfera contiene dalle 65 alle 95 piante. praticamente chiuso, crescono sane e velocemente senza
Hanno cominciato con il basilico, la coltura più tipica della l'ausilio di pesticidi o insetticidi.
Liguria e ingrediente essenziale per il pesto, per poi coltivare
fragole, lattuga, erbe aromatiche e altre piante. Una fase molto delicata è il raccolto.
La bassa profondità e la trasparenza delle biosfere L’acqua salata non deve entrare a contatto con le colture,
garantiscono che i raggi del sole portino la luce sufficiente sulle quali avrebbe un effetto devastante, per cui gli addetti
per la fotosintesi clorofilliana. devono sciacquarsi con acqua dolce e trasportare il raccolto
in contenitori stagni e proteggerli dalla luce solare.
La temperatura quasi stabile dell'acqua durante il giorno e
l'escursione termica che si verifica all'interno tra la notte e il
giorno, fanno sì che l'acqua di mare sul fondo della biosfera,
evapori e si condensi sulla superficie interna della semisfera.

Diventata così acqua dolce scivola, si incanala e si raccoglie


per poi, con l'aggiunta dei giusti nutrienti, alimentare le
piante che sviluppatesi in un ambiente tanto particolare,

Pierluigi Peis Photography

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 131

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


132 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

Pierluigi Peis Photography

L'idea geniale è venuta all’ingegnere Sergio Gamberini,


Presidente dell’Ocean Reef Group, un’azienda a conduzione
famigliare specializzata in attrezzature e servizi per sub.

Il progetto comincia a prendere forma nell'estate del 2012 con


una piccolissima biosfera dove venne piantato del basilico e
anno dopo anno le biosfere si ingrandirono e aumentarono
fino alle odierne sette, grazie ai continui ed esaltanti successi.
Il progetto è anche quasi del tutto eco sostenibile, gli impianti
di controllo e monitoraggio sono alimentati da dei pannelli
solari posti vicino alla spiaggia antistante.

Le sette biosfere, con l'albero in metallo, che riprende la forma


dell'albero della vita dell'expo di Milano 2015, formano un'oasi
nel fondale sabbioso dove brulica la vita marina e mentre
fluttuo e nuoto tra le strutture, mentre ammiro e scruto dentro
le diverse biosfere, sono circondato da tantissimi pesci di
diverse forme e colori e riesco anche a vedere due bellissimi
cavallucci marini.

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 133

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


134 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 135

Nella bombola ho ancora più della metà dell'aria ma dopo Finita l'immersione mi dicono che il giorno seguente col
poco più di un’ora arriva il momento di risalire e uscire gommone si va a fare un’immersione nei fondali dell'Isola
dall'acqua. Gallinara e decido di unirmi a loro, lavo la mia attrezzatura e
la metto a sgocciolare per poi lasciarla lì.
Nonostante l'immersione in pochi metri d'acqua, il Vado al bar a bere una birra poi con calma rientro al campeggio
tempo è volato e l'avventura è stata molto gratificante ed veramente soddisfatto della giornata.
entusiasmante.

Avevo in programma solo l'immersione al Nemo's Garden ma


il diving riesce ad organizzarmi un’altra immersione, sempre
da riva, dal lato opposto di quella precedente, tra gli scogli e il
sabbione, quindi dopo una pausa al bar e qualche chiacchiera
indosso di nuovo la muta e l'attrezzatura e sempre con le
pinne in mano raggiungiamo la spiaggetta da dove inizia
l'immersione.

Il mare e la visibilità sono sempre ottimi e anche


quest'immersione si rivela facile e molto interessante, anche
questa a scarsa profondità e quindi abbastanza lunga, poco
più di un’ora.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 73


136 R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN

Giroinfoto Magazine nr. 73


R E P O RTA G E | NEMO'S GARDEN 137

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138

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