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com
N. 74 - 2021 | DICEMBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]
ZUCCHE DI MURTA
Band of Giroinfoto
74
[Link]
DICEMBRE 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
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ANNO VII n. 74 Youtube
20 Dicembre 2021 giroinfoto TV
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
ZUCCHE DI MURTA
GIROINFOTO MAGAZINE
74
I N D E X
R E P O R TA G E
28
28 CHIESA DI SAN FIORENZO
Storie di santi e dannati
Band of Giroinfoto
54 TRAPANI IN PHOTO
X edizione
Band of Giroinfoto
R E P O R TA G E 78 MONTAGNE
I giganti della terra
MUSEO Skira editore
ORTO BOTANICO
42
R E P O R TA G E
54
TRAPANI IN PHOTO
R E P O R TA G E
84
MARASCIUOLO
RODOLFO MARASCIUOLO
L'arte di creare bellezza
84 R E P O R TA G E
94
VILLA LITTA
Lainate
94
Band of Giroinfoto
ALES STENAR
La stonehenge svedese
108
A cura di Remo Turello
LEGNI DI MARE
Marina di vecchiano
120
Band of Giroinfoto
IL PRESEPE DI PENTEMA
Museo a grandezza naturale
130
Paolo Paolillo e Stefano Zec
R E P O R TA G E
LE FOTOEMOZIONI
140
108
Matteo Martini ALES STENAR
Barbara Tonin
R E P O R TA G E
120
LEGNI DI MARE
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Dicembre 2021
356 52 8 35ARTI- 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI COLI ARTICOLI ARTICOLI
Murta
Genova
Isabella NevosoPhotography
MURTA
Se non avete mai udito parlare di Murta è bene
sapere che è una frazione del Comune di Genova in
e il motivo per il quale Murta è soprannominata il
“Paese delle Zucche”. C'è chi dice che questa fama sia
originata non tanto da una particolare predisposizione
zona Bolzaneto immerso nel verde, e nonostante la
del terreno alla coltivazione delle zucche, quanto
vicinanza alla città, è una piccola realtà alle porte di
al carattere, per così dire, deciso e tenace dei suoi
Genova, situata al centro della Val Polcevera: un tempo
abitanti.
numerose famiglie genovesi benestanti avevano qui a
Murta le loro residenze estive di campagna.
Tutti noi conosciamo le zucche e sicuramente le colleghiamo Come in ogni edizione sono state premiate la zucca più
alla festa di Halloween dove fanno la parte di quelle che grossa, la più lunga, la più strana e, ovviamente, la più bella.
intimoriscono i bambini con le loro facce stranamente Le ultime due saranno premiate in base alla votazione dei
intagliate. visitatori.
Quando si parla di zucche l’immaginario collettivo rimanda
immediatamente alla festa di Halloween, dove le zucche La zucca più bella è una lagenaria "a bottiglia" (n° 36)
finemente intagliate sembrano mostri pronti a spaventare presentata dalla Signorina Ficarra Margherita di Murta.
grandi e piccini richiamando la leggenda di Jack O’Lantern.
La zucca più strana è una tipo pasticcina di colore giallo
A Murta, invece, si possono vedere esemplari strani e avorio a sella piana (n° 29), presentata dal Signor Ghirelli
particolari, anche quelli da record tra cui la zucca più lunga – Bruno di Genova. (la zucca a forma di stella)
in un’edizione passata la più lunga misurava 3 metri e 11 cm
ancor oggi visibile nei locali della mostra, quella più grande e Una menzione speciale è stata assegnata al Sig. Menzio
quella più strana. Alessandro di Andezeno (TO) per aver presentato una zucca
Quest’anno la più lunga misurava 2 metri e 88 cm! castagna a forma di ghianda.
Nell’atmosfera accogliente di Murta la mostra si presenta È l'occasione per assaggiare piatti dell'antica tradizione ligure
con allestimenti finemente curati nella cornice del bosco che e ricette a base di zucca, il tutto accompagnato dal vino
la avvolge con la bellezza dei colori dell’autunno, gli stessi bianco novello.
colori delle protagoniste di questi due fine settimana: le Altro posto dove poter pranzare con gusto è la Società
zucche. Operaia Cattolica San Martino di Murta che, attraverso la
disponibilità di volontari, ha preparato uno spazio ampio per
Quando si arriva a Murta si trovano diversi stand gastronomici i visitatori.
allestiti con piatti realizzati a base di zucca ed è anche
possibile degustare il vino novello bianco Valpolcevera. Tra Tra i piatti forti, oltre ai tortelli di zucca, è stata fatta la polenta
questi piatti ci sono le famose frittelle di zucca, salate e dolci a mano e l’asado.
a seconda di come si preferiscono. Insomma la piccola frazione genovese si trasforma in una
mostra eno-gastronomica a cielo aperto!
Dopo l’assaggio possiamo dire essere divine!
Da gustare anche le torte dolci e salate, tortelli, gustose
marmellate e zuppe.
[Link]
MURTA
Il Roseto di Murta è racchiuso nella cornice del Cimitero
Monumentale di Murta, un piccolo gioiello di arte funeraria e
patrimonio architettonico nascosto nella Val Polcevera.
Il cimitero, che è stato in uso fino agli anni Trenta del Infatti vi sono stati sepolti personaggi di importanza storica
Novecento è poi andato in disuso all’apertura del Cimitero come ad esempio la sorella di Giuseppe Mazzini, Maria
della Biacca di Bolzaneto. Antonietta Masuccone Mazzini.
C'è stata una lunga fase di abbandono pur essendoci ancora Una delle cose singolari del cimitero è la presenza di molti
alcune sepolture di famiglia che sono in realtà ancora attive. elementi floreali sulle sepolture, tra cui incisioni e bassorilievi.
Questa fase di abbandono ha consentito da un lato la È venuto alla luce che la presenza dei fiori nel giardino è
conservazione delle sepolture più antiche, dall'Ottocento ai sempre stata molto importante.
primi anni del Novecento, ma ha anche consentito lo sviluppo
della vegetazione. La decisione di adornare questo luogo con le rose è
riconducibile al desiderio di valorizzarlo mantenendo vive le
Quando, nel 2019, i volontari hanno preso in carico il cimitero, antiche caratteristiche anche attraverso la cura stessa delle
questi hanno trovato tutta la porzione dietro la croce celtica rose e del cimitero.
coperta di vegetazione e di rovi.
Tuttavia si intravedeva ancora qualche spiraglio di bellezza
e, anche in questa situazione di abbandono totale, restava
comunque un luogo estremamente affascinante.
Un’altra caratteristica del cimitero sono i lumini in stile Liberty, Visitando il piccolo cimitero si notano ancora le foto sulle
in ferro con vetrino rosso, ancora presenti su alcune tombe sepolture.
anche se molti sono stati vandalizzati o rubati. Anche se molte sono sbiadite alcune invece sono ancora
Lo stile preponderante del cimitero è il Liberty. visibili e perfettamente conservate, come quella di Osvaldo,
Infatti, su molte sepolture si vedono cornici di fiori ed edera, un bimbo piccolo e sorridente che accoglie i visitatori di
simbolo di eternità. questo luogo, riscoperto dietro un intrico di vegetazione.
I volontari hanno anche recuperato parte degli epitaffi presenti
L’edera per i Celti era simbolo di immortalità e, altra sulle tombe. Sono dediche o poesie che nell’Ottocento i
particolarità di questo luogo, è la presenza di una croce familiari scrivevano come saluto ai loro cari.
celtica. Questa collezione di poesie rinate è un ulteriore patrimonio
Essendo simbolo di un culto pagano viene da chiedersi il da preservare.
motivo per cui appare in un luogo cristiano. Un mistero da
risolvere!
L’attuale bellezza del cimitero, oltre all’arte e alla storia, è soltanto le rose di maggio - hanno portato la varietà di colori
dovuta alle rose cinesi. come il giallo e il rosso intenso e hanno portato profumi
Sono rose particolari appartenenti alla sezione chinensis. particolari come il profumo di tè.
Presentano rami lunghi e rossi con un bocciolo molto
allungato. Una delle classi delle chinensis sono le rose tè ossia le rose
Sono rose che devono essere potate poco e sono molto dell’Ottocento, ricche di petali e di profumo proprio per via
resistenti, sempre in fiore in tutte le condizioni di clima e dell’aroma di tè.
questa è la loro peculiarità più evidente. Queste discendono da ibridi provenienti dai giardini Cinesi,
introdotti in Europa agli inizi del XIX secolo.
Le rose che si trovano nella sezione di sinistra appena entrati
sono le prime arrivate dalla Cina insieme ai vascelli della Il loro fascino è dovuto alla delicatezza e ricchezza dei
Compagnia delle Indie. colori, sfumati e sensuali, infinitamente variabili a seconda
Questa classe di rose è molto importante per la storia delle dell’esposizione, del tipo di terreno e delle condizioni
rose perché hanno portato la rifiorenza - prima le rose erano climatiche.
Esiste anche una rosa verde, si chiama rosa viridiflora. Non si fermano qui gli esemplari unici che crescono a Murta.
La particolarità è la sua infiorescenza verde che intensifica Per maggiori informazioni sul roseto e le rose presenti in
il colore verso la maturità e tende a diventare più rossiccia. questo giardino eterno potete visitare il sito:
Altre rose hanno la caratteristica di intensificare il colore [Link]
dei petali quando il fiore matura, quindi i petali esterni che
si sono aperti per primi sono di colore più scuro e intenso Attraverso il recupero del cimitero e la conservazione del
rispetto a quelli più interni. roseto si intende valorizzare la storia e creare anche il futuro
della valle attraverso il rinnovamento e la riqualificazione
I colori sfumano dal rosa al bianco. della Val Polcevera con il suo patrimonio.
Altre rose vivono nelle foreste e se ne vede un esempio anche In primavera si auspica di poter inaugurare la Via delle Rose,
qui, una pianta di grandi dimensioni. un percorso pedonale e circolare che da Trasta si snoderà
La rosa mutabilis invece presenta dei boccioli molti piccoli nella valle arrivando a Murta per poi tornare al punto di
che nascono gialli, poi passano all’arancione e con la maturità partenza.
diventano rosa.
Da qui il loro nome e è conosciuta anche come Rosa delle Ringraziamo per averci raccontato questa storia unica e per il
Farfalle. lavoro che viene svolto per salvare la storia della nostra città.
Barbara Tonin
Lorena Durante
Samuele Silva
Ubicata accanto al cimitero di Bastia, poco lontano da Nei secoli è stata tramandata la credenza che la chiesa
Mondovì, nelle basse langhe del cuneese, un tempo era una fosse stata costruita sul tumulo che conteneva le spoglie di
semplice cappella e segnava uno dei crocevia delle strade Fiorenzo. Questi era un ufficiale della Legione Tebea, vittima
romane: la via romana detta Sonia, tra Vado e Bene Vagienna, della persecuzione perpetrata da Diocleziano.
e la via dell’alta langa verso Alba Pompeia, l’odierna Alba.
Risalente agli inizi dell’anno 1000, nei secoli la chiesa ha
Era consuetudine, infatti, collocare chiesette, edicole e subito diversi rimaneggiamenti, tra cui un ampliamento per
cappelle nelle biforcazioni, negli incroci e nei lunghi tratti, per accogliere i sempre più numerosi fedeli, la costruzione di un
aiutare il viandante nella scelta del percorso corretto e per portico successivamente rimosso, il campanile e soprattutto
dargli ristoro. i magnifici affreschi.
Mondovì
Da notare, in basso tra Martino e Michele Arcangelo, un prelato con un bambino che conduce un animale e, sotto Sebastiano,
altre tracce di affreschi di periodi precedenti, su cui rimangono molti quesiti irrisolti.
Sopra la Crocefissione, l’Altissimo con le Sacre Scritture attorniato dagli Angeli.
Seguendo invece i bordi delle vele, troviamo due coppie di tondi che si suppone raffigurino i volti della famiglia dei Della Torre,
Signori di Mondovì e committenti dell’opera.
Altri due tondi, invece, raffigurano due volti caricaturali e popolareschi (forse qualcuno impegnato nell’opera?).
Nella vela sulla destra Giorgio uccide il Drago e coppie di Serafini fungono da custodi.
Gli affreschi tra l’arco trionfale e la porta laterale d’ingresso raccontano le “Storie di Fiorenzo”.
Ma chi era in origine Fiorenzo?
Purtroppo non ci sono fonti certe sulla figura del Santo, ma diverse ipotesi.
Quella più diffusa tra la critica agiografica ritiene che questi appartenesse alla Legione Tebea e fosse sfuggito alle varie
persecuzioni messe in atto su ordine dell'imperatore Massimiano.
Scampato al massacro di Agauno in Svizzera, fu inseguito e martirizzato in territorio monregalese.
Altra ipotesi su Fiorenzo è che fosse vittima dei Saraceni tra l’XI e il XII secolo e che avesse liberato il contado dalla peste,
raffigurata simbolicamente con le serpi.
Un’analisi più recente delle fonti agiografiche, tuttavia, ritiene che la rappresentazione bastiese della vita di San Fiorenzo sia, in
realtà, la combinazione delle vicende di due individui differenti ma omonimi.
A fianco, Fiorenzo rinuncia all’attività militare e, nel terzo riquadro, predica nelle campagne.
Nei pannelli intermedi, Fiorenzo è chiamato a giudizio, bastonato e decapitato.
Nel registro più in basso, infine, Fiorenzo viene invocato nella sua sepoltura, nel quadro centrale vediamo l’invasione dei mostri
nel contado e nel terzo l’invocazione del Santo e la liberazione dal flagello.
I Sette Vizi Capitali sono rappresentati come dannati che Sopra la cavalcata dei vizi e accanto al giubilante Paradiso,
cavalcano animali. Satana, al centro della scena, si mostra in tutta la sua
La raffigurazione dei Vizi come commistione di esseri ferocia e crudeltà a divorare anime con le sue molteplici
umani e bestie si rifà alla tradizione medioevale. bocche.
Tale pratica è conosciuta come “Gotico delle Alpi”, è È seduto su due dannati con la testa appoggiata su dei
ampiamente diffusa nel territorio circostante e in tutto libri, che simbolizzano i giudici che hanno tradito la legge.
l’arco alpino. Le zampe, invece, sono appoggiate su un peccatore che
rappresenta gli avvocati, condannati per superbia.
La schiavitù ai vizi è rappresentata dalla catena che i dannati
portano al collo e che li lega l’un l’altro indissolubilmente, Tradimento e superbia sono anche i peccati di Lucifero,
negando definitivamente la libertà. motivo per cui tali figure vengono dipinte assieme alla
Il senso di marcia tende ad allontanare le anime dalla porta Bestia.
del Paradiso e conduce dritto in bocca al feroce Leviatano, Alla destra di Satana sono illustrati i supplizi imposti agli
ingresso dell’Inferno. altri vizi: il taglio della mano per gli iracondi, lo strappo
La sequenza comunemente conosciuta dei vizi deve della lingua per i maldicenti (invidia) e l’ingozzamento con
essere letta da destra a sinistra, ovvero in ordine di arrivo al oro fuso per gli avari e gli usurai.
mostro: la Superbia rappresentata da un re con la spada su
un leone, che guida la processione; l’Avarizia è una vecchia L’ultima scena purtroppo non è leggibile. Sopra questi, un
su un levriero, scheletrica con abiti laceri con una borsa goloso viene infilzato col suo stesso spiedo.
piena di monete; la segue la Lussuria dipinta come una Tutti i dannati sono accasciati su una pira e legati per
donna su un caprone, che alza di proposito la veste per far mezzo di serpi.
mostra della gamba e che si contempla su uno specchio; al Alla destra del goloso un demone porta sulle spalle un
centro l’Invidia raffigurata come una dama ben vestita su domenicano, per ricordare che il peccato aleggia anche
una scimmia, animale notoriamente propenso a imitare gli tra il clero, mentre alla sua sinistra l’albero degli impiccati
altri; segue la Gola illustrata come un giovane su una volpe, mostra i dannati appesi per la parte del corpo che ha
che porta uno spiedo e beve da un’anfora; l’Ira, forse il più peccato, secondo un’iconografia del Purgatorio di San
drammatico, è un uomo su un orso (animale che insidia le Patrizio.
greggi e facilmente irritabile) che si accoltella alla gola; per
ultimo l’Accidia riprodotta come un uomo accasciato su un
asino, stolto, ottuso, debole.
Il ciclo di affreschi continua sulla stessa parete proponendo L’ultimo riquadro con le esequie di Sant’Antonio, reca la
nuovamente una contrapposizione: la vita di un Santo, che testimonianza della committenza datata 1472 con il nome del
ha basato la sua esistenza sulla fede e sulla negazione delle committente Bonifacio Turrino (della Torre).
tentazioni. Questa testimonianza, visto che è stata posta nell’ultimo
Barba folta bianca, mantello scuro col simbolo del tau, intervento pittorico della chiesa, sta probabilmente ad
così come il bastone con una croce a forma di tau con indicare che questa committenza vale per tutto il complesso
una campanella, accanto ai piedi un porcellino e un fuoco pittorico di san Fiorenzo.
guizzante: è questa l’iconografia con cui viene raffigurato Qualche dubbio però rimane se si pensa che anche nella
Sant’Antonio Abate. scena iniziale delle Storie di San Fiorenzo era stata segnalata
la presenza di un offerente, nonché tra i volti dei tondi del
Nei 326 metri quadrati di affreschi trova spazio anche una presbiterio.
parte dedicata a questo popolare Santo.
Sant’Antonio Abate nell’ambiente rurale era strettamente Sulla parete della facciata di fondo sono affrescate le storie
legato alle epidemie e in particolare al Ignis sacer, o Herpes della Vergine e dell’Infanzia di Gesù.
zoster, che ancora oggi conosciamo come “fuoco di Purtroppo la parte alta e quella bassa della decorazione
Sant’Antonio”. hanno patito i danni dell’umidità ma il ciclo di affreschi risulta
Nel periodo di massima diffusione di questa epidemia, ancora abbastanza integro.
la devozione per lui in Europa era davvero profonda e per
questo lo troviamo raffigurato in tantissime chiese perché Le scene si presentano riquadrate su due registri e
considerato capace di alleviare sofferenze e tormenti. rappresentano episodi tratti dal protovangelo di Giacomo e dai
Per questo motivo viene spesso raffigurato con un maialino Vangeli apocrifi: sopra, la preghiera al tempio, il fidanzamento
perché dal grasso di questo animale si ricavavano degli di Maria, la natività di Gesù e l’adorazione dei Magi; sotto, la
emollienti per lenire le piaghe. strage degli Innocenti, una dama incoronata, il miracolo del
grano, Lazzaro dei lebbrosi e il miracolo della palma. Una
Il ciclo più grande di affreschi dedicati a Sant’Antonio è meditata osservazione delle scene rappresentate suggerisce
in Francia a Clans, ma per quanto riguarda l’Italia, a Bastia alcune riflessioni, la più importante e legata alla storia riguarda
Mondovì troviamo il ciclo più esteso con ben 12 grandi quadri la figura femminile ritratta nel riquadro a sinistra del portale,
su quattro registri alla fine della navata di destra. riccamente vestita, con il capo velato reggente una corona.
Il dipanarsi delle storie racconta gli eventi della vita cenobitica Essa non appartiene alla schiera dei Santi per l’assenza
del Santo, tralasciando i primi vent’anni di vita ascetica. del nimbo. I documenti di archivio riguardanti casa Savoia
La lettura inizia dal più alto registro, da sinistra verso destra, riportano che il territorio di Bastia era retto dal 1449 dal
raccontando gli episodi principali dell’esistenza del Santo dal Marchese Teodoro della famiglia dei Della Torre di Mondovì.
periodo del deserto fino all’ultimo riquadro che rappresenta le Nel 1463 però in seguito a disordini, provocati dal mutamento
esequie del Santo: Antonio si avvia verso il deserto, esorcizza della politica sabauda, i Della Torre diventano signori del
un idolo, oltrepassa un fiume infestato dai coccodrilli, assiste paese vicino Roccacigliè, mentre a Bastia si insedia Giano di
alla costruzione del convento e sogna le persecuzioni ariane; Savoia; quindi potrebbe essere che questa figura, i cui vestiti
incontra il fauno che gli mostra la via, incontra e abbraccia rimandano per associazione di colori ai Savoia, si riferisca a
Paolo eremita, spartisce con Paolo il pane portato da un questo periodo di “governo” sul territorio.
corvo, seppellisce Paolo, si difende dalla tentazione della
carne, affronta l’assalto dei demoni, subisce le percosse dei
demoni.
Dalla parete della controfacciata (navata sinistra) fino al Anche i restauri susseguitisi nel tempo hanno portato
presbiterio, trovano collocazione ventidue scene che illustrano purtroppo interpolazioni arbitrarie e rifacimenti discutibili.
le storie della Passione di Cristo, dall’entrata in Gerusalemme Gli ultimi restauri della chiesa sono terminati nel 1999 e
alla Resurrezione. proprio allora è stata costituita l’associazione San Fiorenzo
Tra questi vengono descritti l’ultima cena, la lavanda dei piedi, che con i suoi volontari si occupa delle aperture e delle visite
Giuda vende Gesù, la preghiera nell’orto degli ulivi, l’arresto di guidate.
Gesù, Gesù davanti a Caifa, Gesù deriso, Gesù davanti a Erode,
la flagellazione e Giuda impiccato. L’attività divulgativa è anche rivolta alle scuole offrendo la
possibilità di gite organizzate e in questa splendida cornice
Nel registro inferiore vediamo Gesù coronato di spine, Ecce l’associazione si occupa di organizzare mostre e concerti ed
Homo, Pilato si lava le mani, l’annuncio della condanna a eventi legati alla cultura e al territorio.
morte, la salita al Calvario, Gesù viene inchiodato alla croce, la
crocifissione, la deposizione, la sepoltura, la resurrezione e la In merito alla valorizzazione di quest’ultimo, il presidente
discesa al Limbo. dell’associazione San Fiorenzo in collaborazione con la pro
Tutti i riquadri sono della medesima dimensione ad eccezione loco di Niella Tanaro, un paesino limitrofo, sta portando
di quello che rappresenta la crocefissione che trova posto in avanti un progetto di valorizzazione e recupero di altre
centro con una maggiore estensione. chiese che, come San Fiorenzo, si trovavano sulla via del
sale ed erano un riparo per i pellegrini.
Sopra a questi, una serie di tondi ritrae i Profeti, identificati da Si tratta di ben altre nove chiese che sono disseminate tra le
dei cartigli. colline e le borgate poste lungo il Tanaro.
La presenza dei cartigli si riscontra anche nelle scene più
articolate e complesse.
A differenza del registro più in alto, quello inferiore presenta
scene crude e violente.
Il sadismo verso Gesù e la rappresentazione delle ferite
vengono enfatizzate assumendo una connotazione molto
teatrale ed esagerata, tipica della cultura alpina e subalpina, in
contrapposizione alla pacatezza e alla consapevolezza di Gesù
che alla fine vedrà trionfare la vera Fede e la salvezza.
Nel mese di Ottobre si è svolta la manifestazione Roma Per l’arrivo del cacao in Europa si è dovuto attendere
Cacao e Caffè. fino al 1519 con il ritorno dal Messico della spedizione
Una tre giorni di convegni, esposizioni e degustazioni. di Hernan Cortez.
Su vizi e virtù di questi alimenti si sono confrontati L’imperatore Montezuma, vedendolo arrivare, pensò
alternati docenti, chef e produttori di nicchia. che fosse la reincarnazione del Dio Quetzalcoàtl così
Profumi e colori che hanno scaldato il cuore dei come previsto nella profezia.
partecipanti. Versò allora nelle coppe di Cortes il famoso “cibo degli
Dei” che consisteva in una bevanda a base di cacao,
Nella serra Arancera, che un tempo serviva per il farina di mais e spezie dal gusto non particolarmente
ricovero invernale delle piante di agrumi, oggi adibita apprezzabile.
a centro conferenze si è svolta quella su “Cacao senza Cortes, però diversamente da Colombo, né intuì il
rimorsi” a cura di Mauro Serafini, docente ordinario potenziale e al suo ritorno in patria chiese ai monaci
della facoltà di Biologia Farmaceutica coadiuvato dalla spagnoli di modificare la ricetta messicana per renderla
[Link] Chiara Toniolo che ha parlato della lavorazione più gradevole al palato e così fu.
della pianta del cacao. Bastò sostituire le spezie con un po' di zucchero.
L’uso della cioccolata allo stato solido così come lo In questo il professor Serafini ci conforta facendoci un elenco
conosciamo, in forma di barretta, si diffuse solo dopo di tutte le fake news sul cacao in circolazione e ribadendo che
l’invenzione da parte dell’olandese Van Houten nel 1825 della è consigliabile l’assunzione giornaliera da uno a tre cubetti
pressa per il cacao che permise la separazione delle fave (10-20 gr) di cioccolata amara con concentrazione di cacao
(parte solida) dal burro (parte grassa). oltre il 70%, soprattutto a colazione insieme a frutta semi e
cereali.
Da quel momento in poi si sono susseguite invenzioni e
modifiche alla ricetta originaria per mano dei più grandi Con qualche piccola accortezza, nelle quantità e nelle
maestri cioccolatieri che ancora oggi continuano a creare modalità di somministrazione, ad esempio, mai dopo i pasti
vere e proprie opere d’arte per il nostro palato. e mai insieme al latte che sembra inibisca l’assorbimento dei
flavonoidi nell’intestino. Solo alcune persone con determinate
Oggi però ci troviamo davanti ad un bivio, da una parte uno patologie sono fortemente limitate nell’utilizzo, per il resto:
dei più grandi vizi capitali, la gola e dall’altro la nostra salute
e quella del pianeta.
Cacao e cuore
può ridurre l’incidenza di ictus ed infarto
e contrastare il colesterolo “ cattivo”
LDL; favorisce l’abbassamento della
pressione ed ha una azione protettiva
dei vasi sanguigni.
Cacao e memoria
l’utilizzo del cacao ha effetti benefici su memoria e
funzioni cognitive.
Cacao e denti
i tannini, floruri e fosfati presenti sulla superficie della fava di cacao
sembra svolgano un ruolo importante nella difesa dello smalto e nella
protezione da carie e placca.
In questo caso sarebbe deleterio l’utilizzo dello zucchero per cui la
concentrazione di cacao sale all’80% per essere efficace.
Cacao e pelle
stanno aumentando gli studi che confermano l’azione protettiva di alcuni componenti
del cacao.
Cacao e umore
gratificazione del palato, sensazione di benessere, svolgono un ruolo importane stimolati dalla seratonina.
Il magnesio e le sostanze eccitanti come le ammine aiutano la concentrazione ed alleviano la stanchezza.
Mangiamo Cacao, quello buono, poco, salvaguardiamo la con il professore con domande e curiosità, rendendo questa
nostra salute. esperienza più ricca di quanto già non fosse.
Riducendo il consumo, migliorando la qualità, si potrà anche
dare una mano alle piantagioni che oggi risentono del Subito fuori dalla sala convegni sono stati allestiti degli stand
cambiamento climatico e dell’eccessivo sfruttamento da di singoli produttori ognuno con la propria storia particolare
parte dell’uomo. e degna di nota, che in pochi passi, ha permesso di viaggiare
Non dimentichiamoci infatti che l’innalzamento della in tutto il mondo.
temperatura sta danneggiando le coltivazioni che hanno
assoluto bisogno di un clima tropicale. C’è stata anche una dimostrazione: una bambina ha mostrato
come si possono ridurre in polvere le fave di cacao con gli
Come ha spiegato la [Link] Toniolo, si possono eseguire utensili artigianali. Il profumo del cacao amaro ha pervaso
esperimenti in box per controllare come cambiano le sostanze l’ambiente, creando una piacevole sinestesia che ha coinvolto
nutritive durante la procedura di essicazione e studiare i gusto e olfatto.
migliori processi da applicare in produzione per una qualità
migliore, ma non si potrà mai sostituire il processo naturale di
maturazione della pianta se non nel proprio habitat, per cui è
necessario salvaguardarlo.
Nello stesso stand è stato possibile conoscere Emanuele Il rispetto per la materia prima, i profumi ed i rituali di un
Bernabei che ci catapulta al di là dell’Oceano in Brasile con alimento che ha un anima volubile.
una aroma intenso di caffè. Un breve estratto dalla sua intervista:
In chiusura, prima di lasciare ci accoglie il continente asiatico. Rimaniamo affascinati dalla sua semplicità e dolcezza e
Ci avviciniamo allo stand dove la chef accoglie i partecipanti respiriamo un po’ d’Oriente.
con un bellissimo sorriso e scorgiamo sul bancone Non lontano da noi c’è uno dei luoghi più suggestivi dell’orto
l’inconfondibile forma dei Dorayaki con un packaging di botanico: il Giardino Giapponese con i suoi acerci, i giochi
colore bianco-azzurro ed in un attimo siamo catapultati nel d’acqua e laghetti. Un giardino da passeggio sul modello
fantastico mondo di Doraemon famoso manga Giapponese Kaiyu-Shiki Teien realizzato da Nakajima Ken.
degli anni 80 (sigla cantata dagli Oliver Onions).
Qui ritorna il sapere scientifico, la parte più alta della cultura.
Il Gatto spaziale che ne andava matto. La passeggiata nei boschi in Giappone è una prescrizione
Nella tradizione Giapponese questi dolci sono molto amati medica raccomandata dal Ministero della Salute sin dagli
dai bambini e per loro costituiscono una merenda sana e anni ’80.
leggera. Di recente oltre alla riduzione dello stress e alla
La scommessa fatta da Hiromi Cake è quella di portare in regolarizzazione della pressione sanguigna è stata scoperta
Italia la tradizione Giapponese adattandola al gusto nostrano. una reazione positiva del sistema immunitario.
Ingredienti sani, sapori e profumi della cultura orientale che si
fondono con quella occidentale. Shinrin-yoku il “bagno nella foresta” ormai è conosciuto ed
apprezzato anche in occidente.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere la chef Mitzuko Takei. Non ci resta che lasciarci andare, fare due passi e attendere
Ci ha spiegato che i dolci che produce sono frutto della cura e la prossima mostra a cielo aperto.
della passione con la quale si dedica al suo lavoro.
Mette il suo cuore in tutto ciò che produce, sposa l’arte del
vivere ZEN, perché è importante illuminare la giornata di una
persona con un piccolo gesto.
#Luci di Sicilia
Quest’edizione, fortemente voluta anche come segno di sono svolti in quattro suggestive sedi di particolare pregio
ritorno alla normalità dopo l’emergenza pandemica, dal titolo artistico, ubicate nel centro storico della città siciliana, inseriti
#Luce di Sicilia, ha visto come protagonista principale proprio prevalentemente nei due fine settimana compresi tra il 19 e il
quest’isola, terra che ha prodotto da sempre grandi talenti in 28 novembre 2021.
ogni disciplina e nella quale storia e tradizioni si intrecciano
ad arte e cultura sullo sfondo di splendide bellezze naturali. Un’occasione imperdibile per gli amanti del mondo della
fotografia che ha offerto numerosi spunti di arricchimento
Questo tema è stato affrontato, sotto differenti aspetti, culturale e professionale attraverso lo scambio di opinioni
attraverso le immagini di fotoamatori e di autorevoli fotografi con i professionisti del settore, dotati di grande esperienza e
di fama nazionale ed internazionale, tutti siciliani. sensibilità, presenti durante l’evento.
Numerosi sono stati gli Sponsor e i Media Partners che con il loro supporto hanno consentito sia la perfetta riuscita dell’intera
manifestazione sia l’ampia diffusione di questo importante evento, che presenta pochi eguali sull’intero territorio nazionale.
La prima giornata di TrapaninPhoto è stata caratterizzata da numerosi appuntamenti che si sono susseguiti a ritmo incalzante
a partire dalle 17:30 di venerdì 19 novembre, ora in cui è stata ufficialmente aperta la sua X edizione presso il Complesso
Monumentale San Domenico - costituito da una tra le più antiche chiese della città e dall’annesso ex convento con il chiostro -
con l’inaugurazione di due mostre: quella intitolata “2020: l’Anno del Covid” di Matteo Biatta, unico lavoro non prodotto in Sicilia
e l’altra dal titolo “Poggioreale: la città fantasma”, una collettiva realizzata con le fotografie dei soci del Gruppo Scatto ICDV.
Sebbene il tema conduttore della manifestazione sia stata la Tutte situazioni che, grazie alla distanza dei luoghi nelle
Sicilia, era quasi impossibile non trattare un argomento come quali si sono verificate, sono rimaste, per l’autore, distanti
quello del Covid-19, purtroppo ancora attuale, che, nei primi e bloccate negli scatti prodotti durante i reportage. Invece,
mesi di diffusione del virus all’inizio del 2020, ci ha visti tutti nel caso del Corona Virus che, totalmente sconosciuto, nei
spettatori di situazioni cui nessuno avrebbe mai immaginato primi mesi ha mietuto innumerevoli vittime libero di circolare
di dover assistere e che hanno funestato, soprattutto, quattro indisturbato, l’autore ha vissuto questa terribile esperienza a
cittadine lombarde, tra cui Brescia. un passo da casa sua, con la costante paura di poter essere
coinvolto direttamente o, ancora peggio, di coinvolgere i
Infatti, gli scatti di Matteo Biatta, fotografo professionista, propri affetti personali a causa del proprio lavoro.
nato in questa città e specializzato in reportage, documentano
in maniera eloquente il clima di emergenza, di paura e di Gli scatti, tutti a colori, documentano le situazioni più
profonda tristezza, vissuto in prima persona, girando fra le significative legate al periodo del lockdown, da quelle che
strade deserte della sua città e non solo, durante i due mesi mostrano la gestione interna degli ospedali a quelle esterne
di lockdown. ad essi, nelle quali i riti religiosi venivano officiati in chiese
e moschee completamente vuote, a quelle che ritraggono
Matteo Biatta, che collabora con alcune agenzie di stampa la consegna del cibo a chi, affetto dal virus in forma lieve,
nazionali ed internazionali, non è nuovo a situazioni di forte veniva isolato nei cosiddetti Covid Hotel, strutture alberghiere
impatto, avendo documentato, attraverso i suoi reportage prestate alla comunità e trasformate in luoghi di vera e propria
fotografici, l’interno di alcuni ospedali africani in Togo e Benin, detenzione domiciliare per evitare la diffusione del virus
il dramma delle mine in Bosnia vent’anni dopo la fine della o ancora grosse città, come Milano e Venezia, totalmente
guerra e la situazione post Ebola in Sierra Leone, tre mesi deserte, immerse in un’atmosfera spettrale e al contempo
dopo la fine dell’epidemia. surreale.
Ma senz’altro gli scatti di maggiore impatto emotivo sul Arturo Safina, Mimmo Todaro), curata da Mauro Ancona e
pubblico sono stati quelli nei quali è tangibile il dramma vissuto Tonino Corso, attraverso le 26 fotografie esposte, ha voluto
in quel periodo dai familiari dei defunti per COVID, sia per raccontare la città fantasma di Poggioreale, distrutta durante
l’impossibilità di rendere loro l’ultimo saluto e celebrare il rito il terribile terremoto che coinvolse i paesi della Valle del Belìce,
funebre, assolutamente vietati entrambi, sia per la difficoltà il 14 gennaio del 1968, puntando ai dettagli di un’architettura
di gestire il gran numero di salme, divenute impossibili sia da profondamente segnata che pur essendo divenuta un
cremare che da tumulare nei cimiteri ormai privi di spazi. rudere restituisce ancora oggi l’immagine dell’antico borgo.
Il sapiente utilizzo del b/n ha permesso, inoltre, di esaltare,
In tali situazioni, in particolare, il Comune bergamasco senza distrazione alcuna, la drammaticità dei luoghi.
di Ponte San Pietro, in quel periodo, si è visto costretto ad
adibire un capannone industriale a deposito di bare, peraltro, Luoghi senza tempo, avvolti in un assordante silenzio che,
di fattura piuttosto spartana. Il reportage di Matteo Biatta è dopo più di cinquant’anni, provocano ancora forti emozioni in
senz’altro lo spaccato di una terribile pagina di attualità che si chi vi si avvicina.
spera non si verifichi più e rimanga solo nella memoria di tutti.
Negli altri locali del complesso monumentale San Domenico sono state ospitate le mostre collaterali di Lorenzo Gigante
(TP) «Tramonto... Spettacolo... Emozione... Sogno…» con i suoi magnifici tramonti trapanesi; quella di Salvatore Titoni (TP)
«Emozione numero cinque» che ha mostrato l’antico rito siciliano della presa d’occhio per togliere il malocchio (o presunto
tale) e quella di Giuseppe Di Giorgio (Camporeale - PA) «Storie di sbarchi» che mostra volti e situazioni di migranti arrivati nella
terra dell’accoglienza: la Sicilia.
A seguire, nella Chiesa di Sant’Agostino, sita in Piazza Saturno in pieno centro storico a fianco della splendida omonima
fontana, si è svolto il secondo appuntamento previsto in programma. In questa sede è stata inaugurata la mostra collettiva
#LucediSicilia, realizzata con gli scatti di noti nomi della fotografia siciliana: Romano Cagnoni, Franco Carlisi, Mauro Galligani,
Tony Gentile, Gianfranco Iannuzzo, Giuseppe Leone, Melo Minnella, Pino Ninfa, Angelo Pitrone, Arturo Safina, Tano Siracusa,
Roberto Strano.
Giuseppe Tornatore nasce a Bagheria ed è noto in tutto il mondo spunto dalla cultura siciliana degli anni ’60 - ’70, quando la lettura
per i suoi film, grazie ai quali ha vinto numerosi premi, tra cui era spesso quella che si faceva sui manifesti cinematografici o
l’Oscar con il film Nuovo cinema paradiso nel 1988. Non tutti sui cartelloni pubblicitari per strada e più raramente sui giornali.
sanno, però, che ha iniziato giovanissimo a lavorare nel campo Non mancano, infine, le foto scattate a personaggi illustri della
della fotografia e ha ricevuto anche in questo caso diversi cultura siciliana come Renato Guttuso e Ignazio Buttitta.
riconoscimenti dalle riviste fotografiche nazionali.
Le sue prime realizzazioni cinematografiche, che hanno un
genere documentaristico, hanno avuto come argomento la
Sicilia, le tradizioni popolari e i suoi personaggi di rilievo come il
pittore Renato Guttuso e gli scrittori Verga, Pirandello, Brancati
e Sciascia.
E questi sono stati sempre gli argomenti da cui l’artista ha tratto
ispirazione non solo nella sua lunga filmografia, ma anche nei
suo scatti.
La giornata successiva, sabato 20 genere, sono poco noti ai non addetti Alla domanda riguardante, poi, le
novembre, è stata interamente dedicata ai lavori, ossia a tutto ciò che riguarda autorizzazioni necessarie a scattare
agli incontri con i fotografi ed è iniziata la committenza e le specifiche richieste le foto soprattutto nei luoghi chiusi,
presso la Chiesa di S. Agostino da dove ricevute da questa, insieme alle l’autore ha sostenuto che il tempo
è stata trasmessa, in diretta streaming, difficoltà operative incontrate durante dedicato agli scatti, in genere, occupa
una lunga intervista a Matteo Biatta, lo svolgimento del lavoro di reportage, solo il 20% del tempo totale necessario
condotta da Sandro Iovine, sul tema al di là di quelle legate meramente al per la consegna del lavoro.
“Emergenza Coronavirus, come contagio. Il restante 80% è quello che ci vuole
raccontare una pandemia”. per assolvere a tutte le formalità
Sandro Iovine, giornalista e critico Matteo Biatta ha, quindi, raccontato di burocratiche e non solo, occorrenti
fotografico, è direttore responsabile non aver avuto particolari difficoltà nel per accedere nei luoghi d’interesse
della rivista online FPmag, un magazine circolare liberamente durante il periodo soprattutto in particolari contesti e,
che rivolge la propria attenzione del lockdown, sebbene sia stato fermato finalmente, realizzare il reportage
principalmente alla fotografia più volte dalle forze dell’ordine. fotografico. Chiaramente nel caso del
attraverso numerose sezioni, tra le quali Infatti, in quanto giornalista Covid, vista l’eccezionale situazione
quella dedicata alle video interviste, professionista era munito di incarico di pericolosità, l’attenzione è stata
FPmagtalk. professionale da parte di agenzie di maggiore.
stampa sia nazionali che estere. Le La seconda parte dell’intervista è stata
Durante la diretta, tenutasi davanti a molti richieste ricevute da queste ultime sono rivolta al Dr. Claudio Pace, medico di
amanti della fotografia e agli studenti cambiate man mano che la situazione famiglia, intervenuto per portare la
dell’Istituto d’istruzione secondaria ad evolveva e, con un po’ di amarezza testimonianza di carattere scientifico
indirizzo turistico “Sciascia e Bufalino” mista a rassegnazione, Matteo ha, riguardo alla situazione vissuta
di Erice (tra l’altro partner organizzativo anche, affermato che la quasi totalità a Trapani e in Sicilia, sia agli inizi
della manifestazione per la gestione delle foto prodotte durante questo dell’emergenza, quando, al contrario
dell’apertura delle mostre fotografiche periodo è stata diffusa per il 90% su della zona lombarda, Trapani è stata
al pubblico), Iovine ha puntato testate giornalistiche estere piuttosto considerata Covid free, sia attualmente.
l’attenzione su argomenti che vanno che nazionali, tra cui The Guardian, The
oltre le immagini vere e proprie (peraltro Wall Street Journal, RollingStone, ecc.,
proiettate durante la diretta) e che, in comprese alcune testate russe.
Il secondo appuntamento di questa giornata, una tavola Denominato, nel 2010, Museo Interdisciplinare Regionale
rotonda dal tema La fotografia siciliana, si è tenuto nella Agostino Pepoli è il capofila anche dei musei archeologici di
splendida sede del Museo Regionale Agostino Pepoli, tra Mazara del Vallo e Favignana e del Museo del Sale di Trapani.
opere d’arte di ogni genere e di straordinaria bellezza, alla
presenza di due grandi della fotografia siciliana, di notevole Questo museo, oggi suddiviso in cinque principali sezioni -
spessore culturale: Franco Carlisi e Tano Siracusa, introdotti marmi e lapidi, dipinti, arti industriali, scultura rinascimentale
dal Direttore del museo, Arch. Roberto Garufi, da Arturo Safina e memorie del Risorgimento - , ospita oltre ad importanti
e dal Presidente dell’Associazione ICDV, Marilena Galia. collezioni di opere di prestigiosi autori tra sculture e dipinti,
anche opere in corallo, argento e sculture presepiali di
Il Museo A. Pepoli, che è uno dei più importanti musei straordinaria bellezza, insieme al “Tesoro nascosto”, frutto di
della Regione Siciliana, nasce nei primi anni del ‘900 come numerose donazioni alla Madonna di Trapani.
museo civico, per mano del conte Agostino Sieri Pepoli, Nella sezione Risorgimento, in un’ampia sala del pian terreno,
nel trecentesco ex convento dei Carmelitani, contiguo tra i cimeli d’interesse storico di quel periodo, è custodita,
all’importante Santuario della [Link] Annunziata, dove è in perfetto stato di conservazione, una ghigliottina d’epoca
custodita e venerata la statua della Madonna di Trapani, borbonica.
attribuita a Nino Pisano (metà [Link] ca.). Macabro strumento di morte che fu attivo, in tutto il territorio
della provincia, dal 1842 fino al 1860 ca.
In esso il conte Pepoli espose la sua collezione privata, insieme
ai dipinti della scuola napoletana, donati successivamente dal
generale Giovanbattista Fardella. Diventa Museo Nazionale
dopo la Seconda guerra mondiale e viene, infine, acquisito
dalla Regione Siciliana nel 1977.
Dunque, in un’ampia sala, tra tesori di ogni genere, davanti Dunque chi guarda comanda.
ad una platea attenta e numerosa, i due illustri ospiti hanno Ma ciò può avvenire solo nella realtà.
affrontato il tema della serata secondo due differenti punti di Mentre durante la processione, dove tutto è rappresentazione
vista. teatrale lontano da questa, il fotografo è libero di riprendere
Il primo a intervenire è stato Tano Siracusa, nato ad Agrigento senza essere “guardato”.
e siciliano anche nel cognome. Durante gli anni successivi, insieme ai suoi reportage realizzati
Durante il suo intervento, l’autore attraverso una serie di all’estero, continua a lavorare nella sua terra e nel ‘92 realizza,
sillogismi ha spiegato come, nel tempo, è cambiato il suo insieme a Lillo Rizzo, un lavoro denuncia sull’ospedale
modo di fare fotografia e le esigenze che lo hanno portato psichiatrico di Agrigento.
a tale cambiamento, compreso il passaggio dall’analogico al Nasce, dunque, in Tano l’esigenza di fare informazione
digitale. attraverso il mezzo fotografico, nel tentativo, spesso vano, di
produrre dei cambiamenti.
Tano ha cominciato a fotografare nei primi anni ’80,
svolgendo la sua professione prevalentemente nei paesi Ma ben presto si rende conto che la fotografia da sola non
del sud del mondo oltre che nella sua città, alternando il è sufficiente a questo scopo e rivolge la sua attenzione alle
reportage d’impostazione bressoniana a un uso più diaristico immagini in movimento, senz’altro più eloquenti di quelle
e introspettivo del mezzo fotografico. fisse e prive di parole.
Nel suo intervento ha presentato una serie di scatti, realizzati, Secondo l’autore, che manifesta una visione baudelairiana
nei primi anni della sua carriera, ad Agrigento e dedicati alla della fotografia, questa è ben lontana dall’arte, ad eccezione
processione di San Calò, il santo nero protettore della città, del periodo in cui, a metà dell’Ottocento, si stabilì un legame
che raggiunse la Sicilia alla fine del V secolo, in fuga dai e una connessione tra questa, ancora agli inizi e l’arte
Vandali ariani. impressionista.
E, soprattutto, la ritiene irreale in quanto restituisce l’istante,
Proprio per questo, oggi, San Calò è divenuto, inevitabilmente, fermando il tempo.
anche il protettore dei migranti che, neri come lui, a migliaia Dal momento che l’uomo stesso vive immerso nel tempo che
fuggono dall’Africa e dal vicino oriente, scappando da guerre, scorre, le immagini in movimento, sono il mezzo più indicato
fame e persecuzione, per approdare sulle spiagge siciliane. per riprodurre la realtà.
L’autore ha spiegato, secondo il suo punto di vista, il motivo
per il quale il tema della processione è sempre stato molto Per questo, da una decina d’anni a questa parte, specie dopo
ambito, soprattutto dai fotografi siciliani, partendo dal l’avvento della fotografia digitale e la conseguente inesistenza
significato della parola “guardare”, che, in siciliano, come di supporti tangibili sui quali riprodurre le immagini, spesso
in spagnolo, in francese e in altre lingue neolatine, vuol dire relegate esclusivamente a un monitor, Tano Siracusa produce
custodire, tenere a bada, sorvegliare. i suoi lavori, dai temi attuali e dal forte impatto emotivo,
mescolando fotografie a videoclip.
Nel secondo intervento, Franco Carlisi, nato a Grotte (AG), Nella prima ha mostrato alcune foto tratte dal suo libro di
laureato in ingegneria elettrica e fotografo dal 1996, ha maggior successo, dal titolo Il valzer di un giorno.
illustrato il suo modo di vedere la fotografia contrapponendolo Una raccolta di immagini in bianco e nero, scattate “fuori
a quello di Tano Siracusa. campo” durante un giorno particolare, quello del matrimonio,
in una Sicilia intima, esplorata al di là delle normali codifiche
Infatti, mentre quest’ultimo ha utilizzato le immagini come e delle convenzioni entro le quali normalmente i protagonisti
mezzo d’informazione al fine di aiutare gli altri, Carlisi, nei suoi del rito costruiscono la loro recita.
scatti ha da sempre ricercato se stesso.
La sua analisi introspettiva trova forza nella continua ricerca e La seconda presentazione ha mostrato il lavoro di ricerca
cattura dell’istante, nel seguire un movimento che ha un potere della sua identità attraverso alcune immagini realizzate con
evocativo nella mente e permette di creare un frammento di la tecnica dell’“open flash” durante tutta la sua attività di
vita aperto all’immaginazione di chi guarda. fotografo.
Un viaggio introspettivo, rigorosamente in bianco e nero,
La fotografia per Carlisi non restituisce il passato ma fa parte attraverso il quale la tecnica utilizzata è stata funzionale per
della nostra vita e ci dona una dimensione nuova tra presente raccontare proprio le difficoltà trovate nel riconoscersi in
ed eternità. Una visione onirica di una fotografia che l’autore una precisa identità, dopo essersi reso conto, durante il suo
considera arte. percorso, di come quella siciliana sia molteplice e stratificata,
Durante l’incontro Franco Carlisi, che ha al suo attivo diverse oltre che, a volte, contraddittoria.
pubblicazioni e numerose mostre, ha presentato agli astanti
due raccolte di scatti che hanno reso ancora più chiaro il suo
concetto di fotografia.
La serata si è conclusa con la consegna del Premio per la dai pregiudizi, dai luoghi comuni e dalle esasperazioni
Cultura Fotografica 2021 “Salvatore Margagliotti” proprio accademiche e intellettuali fini a se stesse, assai spesso
a Franco Carlisi, peraltro, dal 2006 direttore della rivista di cause di futili polemiche e di vani, se non vuoti, contenuti.
immagini e cultura fotografica Gente di Fotografia. In tal senso l’operato di Franco Carlisi ha guidato, come
fotografo e come operatore culturale, una sorvegliata quanto
Nella motivazione scritta da Pippo Pappalardo si legge: risoluta critica ad una vicenda fotografica a volte chiusa su se
stessa e restia a cercare le ragioni per cui era nata: la ricerca,
“Si conferisce il Premio Margagliotti, dedicato alla cultura la documentazione e la rappresentazione del vero, del giusto,
fotografica, oggi giunto alla sua decima edizione, all’Ing. del bello e, quindi, del buono.”
Franco Carlisi, insigne fotografo siciliano, distintosi per la
qualificata attività professionale e per l’eccellente presenza
culturale sul territorio nazionale. In particolar modo, la
direzione della Rivista “Gente di Fotografia” e le iniziative
editoriali ad essa collegate hanno destato, grazie al suo
contributo, l’assopito interesse dei fotografi e degli studiosi
della materia, costringendoli a riflettere, rimeditare e rivedere
la cultura accumulatasi negli anni passati per liberarla
Domenica 21 novembre, presso il complesso monumentale edizione di TrapaninPhoto, Salvo Titoni, fotografo trapanese
San Domenico, si è svolto il Concorso Portfolio 2021. appartenente al Gruppo Scatto ICDV, con il suo lavoro dal
Cinque i partecipanti che, provenienti da diverse città titolo “Emozione numero 5”.
siciliane, hanno presentato complessivamente 7 portfolio,
che sono stati letti dai già noti professionisti della fotografia, In nove scatti in bianco e nero dal taglio quadrato, peraltro
protagonisti delle giornate precedenti: Franco Carlisi, esposti tra le mostre collaterali della manifestazione, l’autore
Tano Siracusa e Matteo Biatta, che oltre ad esaminare ha sapientemente riportato in vita un’emozione vissuta da
singolarmente ogni portfolio, hanno fornito, agli autori in gara, bambino, legata a un rito, per lo più celebrato dalle donne
anche suggerimenti, consigli e pareri tecnici. anziane di famiglia, depositarie di tradizioni quasi sempre
in bilico tra sacro e profano, difficilmente sconosciuto a un
I lavori proposti hanno presentato la Sicilia, tema della siciliano, quello della “pigghiata d’occhio”, rimedio popolare
manifestazione, sotto aspetti differenti, realizzati spaziando utilizzato per togliere il malocchio.
tra generi fotografici diversi: dai ritratti in studio, allo still
life eseguito con la tecnica del light painting, alla street La giuria ha, dunque, premiato il reportage di Salvo Titoni
photography, alla foto concettuale, al reportage. “per la capacità di saper interpretare una realtà residuale
restituendola nella sua forma più viva e poetica senza l’aiuto
Al termine dell’esame dei portfolio, che ha impegnato tutta la di una superflua impalcatura concettuale.”
mattinata, nel pomeriggio si è riunita la giuria che, presieduta
da Franco Carlisi, ha proclamato come unico vincitore della X
Due sono stati i libri presentati durante l’intera rassegna. Il sono state fotografate, dopo avere instaurato con i soggetti
primo, dal titolo Fotogazzeggiando di Toti Clemente, curato "profondi" rapporti umani.
da Pippo Pappalardo, è stato presentato durante il weekend In cento immagini Jannuzzo racconta Agrigento, scenario
iniziale. ideale per i suoi ricordi, raccogliendo foto scattate negli anni
Nella vita capita, talora, di sentire l’esigenza di voler raccontare ’70 cui si aggiungono quelle realizzate negli ultimi anni, senza
qualcosa o semplicemente di dover riordinare le idee su certi soluzioni di continuità.
argomenti.
È quello che è accaduto all’autore che, soprattutto in un Senza curarsi della cronologia temporale degli scatti, si affida
periodo di fermo quale quello legato al covid, prendendo al racconto che scaturisce dalle immagini.
spunto dalle sue foto, ha raccolto le idee e insieme a qualche La fotografia di Jannuzzo non ha bisogno di essere descritta,
racconto legato ad esperienze di vita ne ha fatto una sorta di interpretata o raccontata e non ha bisogno di didascalie.
diario. È già racconto.
L’autore narra, attraverso i suoi scatti, il passato e lo attualizza,
Il secondo libro, che è stato presentato il 26 novembre, momento per momento.
aprendo il secondo fine settimana di TrapaninPhoto, ha visto Nel libro i bambini sono protagonisti assoluti e le foto sono
come protagonista Gianfranco Jannuzzo, affermato attore di rigorosamente in b/n. Agrigento è una città sui generis che
teatro, cinema e televisione, nato ad Agrigento. mantiene una sua trasversale visione del mondo ma non è
riuscita nel corso degli anni a costruire una propria identità.
Appassionato di fotografia fin da ragazzo, ricomincia a
fotografare in analogico in questi ultimi anni e realizza il suo La sua storia recente è soprattutto fatta di ricordi, memoria,
primo libro di fotografia dal titolo Gente mia, presentato da nostalgia.
Angelo Pitrone (fotografo, docente di Storia e tecnica della L’unico dato distintivo che caratterizza questa città, comune
fotografia all'Università di Palermo). anche alla Sicilia intera, è il culto dell’amicizia, il senso della
L’autore ha raccontato le foto contenute nel libro, con tratti solidarietà, l’orgoglio di appartenervi, la generosità e l’amore
di intenso coinvolgimento, evidenziando le persone che che sono ben identificati da Gianfranco Jannuzzo.
Sabato 27 novembre la mattinata è stata dedicata professionista, hanno avuto modo di approfondire argomenti
all’interessante incontro con Giacomo di Girolamo, giornalista riguardanti la realizzazione di un reportage in tutte le sue fasi:
e direttore del portale [Link], dal titolo “Poggioreale e non dal progetto, all’organizzazione del lavoro vero e proprio, alla
solo: il racconto dei piccoli borghi italiani” e in collegamento via gestione delle riprese e delle stampe.
web con Marco Giovannelli, presidente di ANSO, Associazione L’incontro con Strano ha costituito di certo per i partecipanti
Nazionale Stampa Online. una grande opportunità di crescita, non solo fotografica ma
anche culturale.
Tra sabato pomeriggio e domenica 28 novembre si è tenuto il
Workshop di reportage con Roberto Strano: una full immersion Con il workshop di Roberto Strano, TrapaninPhoto ha chiuso i
nella fotografia sociale e in bianco e nero. battenti con un bilancio assolutamente positivo per il grande
interesse ancora una volta destato nel pubblico e, soprattutto,
Strano, infatti, fotografo professionista con un curriculum di per lo spessore culturale, professionale e umano dei suoi
tutto rispetto, vive a Caltagirone lavorando in Italia e all’estero numerosi ospiti.
e si dedica alla fotografia di reportage con particolare Non resta, quindi, che attendere la prossima edizione!
attenzione a quella sociale.
Dal 1990 svolge un’intensa attività di ricerca ottenendo diversi
riconoscimenti anche internazionali.
Ha al suo attivo numerose mostre e pubblicazioni. In
particolare, nel 2012 ha realizzato un workshop di reportage
all’Università di Fortaleza dal quale, dopo due anni di lavoro
nelle favelas del Brasile, è nato un reportage contro il turismo
sessuale.
Ospiti: Mostre:
Matteo Biatta, giornalista fotografo 2020 - l’anno del Covid di Matteo Biatta
Franco Carlisi, fotografo e direttore di Gente di Fotografia Artigiano della memoria di Giuseppe Tornatore
Tano Siracusa, fotografo #Luce di Sicilia collettiva fotografica
Roberto Strano, fotografo Poggioreale: la città fantasma collettiva a cura dei soci
Sandro Iovine; giornalista fotografo, direttore responsabile del Gruppo Scatto ICDV
della rivista online FPmag Mostre collaterali:
Gianfranco Jannuzzo, attore Lorenzo Gigante, Salvo Titoni, Giuseppe Di Giorgio
Angelo Pitrone, fotografo e docente di Storia e tecnica Lettori dei portfolio: Tano Siracusa, Franco Carlisi, Matteo
della fotografia all'Università di Palermo Biatta
Giacomo di Girolamo, giornalista direttore di TP24
Marco Giovannelli, Presidente di ANSO Ringraziamenti:
Don Liborio Palmeri, responsabile e curatore del Museo
San Rocco
Don Francesco Vivona e la [Link] Maria Pia Viola, per la
Chiesa di Sant’Agostino
Arch. Roberto Garufi , direttore del museo Pepoli di
Trapani
Giacomo Tranchida, sindaco di Trapani
I ragazzi dell’Istituto d’istruzione secondaria ad indirizzo
tecnico - turistico “Sciascia e Bufalino” di Erice
Montagne
I giganti della terra
a cura di Massimo Zanella, con un testo di Nives Meroi
Partendo dalle sette vette (le montagne più alte per ciascuno
dei continenti della Terra) e dagli ottomila (le quattordici
montagne della Terra che superano gli ottomila metri di
altitudine sopra il livello del mare), questo spettacolare
volume fotografico illustra le più famose montagne del
mondo suddivise nei vari continenti (Nord America; Sud
America; Europa; Africa; Asia; Oceania). Monte Denali
Alaska Stati Uniti
© Shutterstock
Kilimangiaro
Tanzania
© Shutterstock
Vinicunca Ande
Regione di Cuzco Perù
© Shutterstock
Il lettore è accompagnato in questo straordinario viaggio tra
le vette del mondo da autorevoli compagni di viaggio, scrittori:
filosofi, pensatori (e non solo) che ci hanno lasciato pagine
immortali dedicate alla montagna: citazioni di Dante Alighieri,
John Muir, Paulo Coelho, Victor Hugo, Lord Byron, Jane
Austen, Friedrich Nietzsche, William Shakespeare, Jeanne
Moreau, JRR Tolkien e Haruki Murakami compaiono nel
libro accanto alle immagini più spettacolari della superficie
terrestre.
Monte Whitney
Sierra Nevada California Stati Uniti
© Shutterstock
Dolomiti
Gruppo del Catinaccio Alpi Italia
© Shutterstock
Rodolfo Marasciuolo
L'arte di creare
bellezza
Adriana Oberto
Barbara Tonin
Cinzia Carchedi
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Laura Turco
Maria Grazia Castiglione
Mariangela Boni
Massimo Tabasso
Le opere di
Rodolfo Marasciuolo
nel verde di Torino
Torino è una città amata da sempre.
Ne hanno decantato la sua bellezza storici, artisti, scrittori, ma
anche tutti coloro che l’hanno visitata.
Lo splendore della città di Torino, tuttavia, non risiede soltanto
nella storia e nell’architettura, ma anche nelle vaste aree verdi,
che mitigano l’impatto urbanistico.
I viali alberati, le aiuole e i numerosi parchi si integrano
armoniosamente con strade e palazzi, donando un tocco di
colore alla città.
Al giardino roccioso
Parco del Valentino
o
tin
n
ale
Al Parco del Valentino, la creazione più bella dei giardinieri, ovvero il
lV
“Giardino roccioso”, attira ogni giorno cittadini e turisti.
de
rco
È proprio qui che troviamo alcune tra le più incantevoli composizioni
Pa
floreali e arboree di Torino e anche l’installazione più fotografata di
Marasciuolo: una coppia di lampioni innamorati seduti su una panchina.
In principio, il lampione era uno soltanto, in compagnia di due gatti. Ma
a nessuno piace la solitudine ed è così che è arrivata una compagna.
Come Adamo nell’Eden.
L’amore, l’attesa, la tenerezza, la gioia di un incontro e la libertà sono i
Giardino Roccioso
temi più cari all’artista.
Po
Fiume
La Marmora
Qui Marasciuolo ha deciso di “mettere in scena”
la sua opera più sentita e intimamente amata
dagli abitanti del quartiere: l’incontro tra un uomo
e una donna, raccontato a puntate.
Tra le opere di Marasciuolo ci sono anche quelle dedicate a trasformano in simboli e messaggi. Oggetti che raccontano
eventi culturali, come ad esempio la settimana della Mobilità storie, incontri, affetti ed emozioni.
sostenibile o a giornate dedicate all’ecologia: velocipedi
costruiti con le assi delle panchine dismesse o farfalle, Creare è una passione che l’artista porta con sé fin da
simbolo della purezza dell’aria, che pompano la ruota di una bambino e che non ha mai lasciato. Ci racconta che tutti
bicicletta o, ancora, la violoncellista in omaggio alla musica. dentro nascondono creatività, ma che spesso non viene
espressa a causa delle situazioni.
L’ispirazione che ha generato le creazioni di Marasciuolo, Scalpelli, saldatrice e mani; oggetti che la gente non vuole più;
nasce dalla richiesta di preparare delle aiuole speciali per le idee che prendono forma dai sentimenti, dalle attese e dagli
Olimpiadi del 2006. incontri, dai colori, dalla bellezza. È così che nascono le opere
È così che l’artista ha voluto dare il tocco finale alle di Marasciuolo.
magnifiche composizioni floreali dei colleghi. Il riciclo di
materiali dismessi, come il metallo, la plastica e il legno (il Opere che fanno bene a lui, ma che, soprattutto, fanno bene
suo preferito), che diventano arte e sentimento. Scarti che si a noi.
Antonio Pedone
Manuel Monaco
Sandro D'Angelo
Sara Mangia
Silvia Scaramella
La magnificenza
incontra il gioco
Lainate
1585.
Un mecenate cadetto della famiglia Borromeo, imparentato In seguito al Catasto Teresiano del 1721, Giulio Visconti
con i Visconti signori di Milano, decide di far costruire una Borromeo Arese fece costruire un nuovo edificio detto
villa che rispecchi il prestigio della sua famiglia e che allo Palazzo Occidentale o “Quarto Nuovo”.
stesso tempo sia luogo di svago e divertimento.
Pochi anni dopo la Villa fu ereditata dal marchese Antonio
Quel mecenate era Pirro I Visconti Borromeo e, per la sua Litta che modificò il giardino secondo i canoni dell’epoca,
nuova villa, prese spunto dalle dimore medicee come Palazzo avvalendosi di scultori ma, soprattutto, dell’architetto e pittore
Pitti. Francesco Levati.
La proprietà sorge sull'asse viario del Sempione, in una Il giardino fu rimaneggiato ancora nell’Ottocento diventando
posizione strategica, ed è perlopiù costituita da terreni così un giardino all’inglese. Il periodo di prosperità della villa
agricoli. Il progetto prevedeva, oltre alla costruzione di una si interruppe nel 1870 quando venne confiscata e passò sotto
maestosa villa, la creazione di un ninfeo in grado di contenere il demanio statale.
degli automi per realizzare dei giochi d'acqua. In seguito si susseguirono una serie di nuovi proprietari fino al
1970 quando venne acquistata dal Comune di Lainate.
Per portare a compimento l'opera vengono quindi chiamati
i migliori artisti lombardi: l'architetto Martino Bassi, Marco Da allora il Comune è impegnato in un’opera di restauro che
Antonio Prestinari, Camillo Procaccini e altri ancora. non si è ancora conclusa.
Ovviamente, come ogni villa che si rispetti, il giardino completa
la costruzione.
Giardino orientato lungo l'asse Sud-Nord, interrotto dal ninfeo
e terminante in un'esedra.
L'Anticamera
Era l’ambiente dedicato ad accogliere gli ospiti, in stile liberty
o preliberty.
La sala da pranzo
È sicuramente la sala più affascinante dell’intero palazzo.
Sorge dove nel ‘700 vi era il “parcheggio” delle carrozze.
Il Ninfeo
Il punto forte di tutto il complesso è sicuramente il Palazzo
delle Acque, meglio noto come Ninfeo, all’interno del parco
della Villa.
La costruzione del complesso durò 4 anni e iniziò nel 1585.
Durante il percorso di visita i volontari dell’Associazione Amici Sembra che la tecnica utilizzata dal Procaccini per realizzare
di Villa Litta guidano il visitatore alla scoperta dei vari spazi e queste sale sia più unica che rara tant’è che, pensate, la
dei giochi d’acqua. composizione utilizzata per la mistura è tutt’oggi sconosciuta!.
la Stonehenge svedese
Per raggiungere la collina su cui sorge il complesso di Ales Spesso, dietro ad una svolta in un sentiero e alla fine di una
Stenar si parte dal piccolo paese di Kaseberga. salita, si scoprono scenari inaspettati: campi di zucche che
Si tratta di un pittoresco villaggio di pescatori, costruito a colorano i prati, variopinte vele da parapendio che planano nel
poca distanza dal mare. cielo, portate dalla brezza sempre presente, navi che solcano
il mare all’orizzonte dirette verso chissà quale destinazione, e
Da qui si diramano alcuni sentieri che, oltre a condurre in poco le immancabili bandiere gialle e blu che sventolano al vento.
al promontorio, permettono di visitare al meglio i dintorni.
È una zona di grandi attrattive: le basse colline che si
affacciano sul mar Baltico sono coperte da verdi prati,
percorsi più da placide pecore che da umani.
Sì, esatto.
Anche il termine dolmen deriva dal bretone dol, tavola,
e men pietra, ed è costituito da una lastra di pietra
orizzontale posta su altre verticali infisse nel terreno:
si forma così una struttura simile ad una camera
che veniva utilizzata come sito per le inumazioni. Si
tratta senza dubbio dell’esempio più emblematico di
megalitismo ed è divenuto una sorta di “icona” utilizzata
per contrassegnare, anche in modo fantastico e senza
riferimenti storici, la scenografia in cui si svolsero le
cerimonie nel periodo più recente della preistoria.
La famosa Stonehenge.
Sì, esistono altri complessi simili, soprattutto nel sud della Svezia.
I più rappresentativi in tal senso si trovano nella grande isola di Glotland, dove sono numerose le “tombe a nave”.
Si tratta di costruzioni simboliche realizzate con pietre erette che descrivono la sagoma di una nave con la prua alta e
i fianchi inclinati.
In pratica un modello che rimanda alla nave vichinga a cui i costruttori delle imbarcazioni di pietra si dovettero quasi
certamente ispirare.
Il loro fascino è indubbio: secondo alcuni archeologi le navi di pietra rappresentano una delle testimonianze più
emblematiche della tradizione del popolo vichingo che ebbe nella nave non solo un mezzo di trasporto fondamentale,
ma anche un elemento simbolico determinante presente in numerose manifestazioni della propria cultura.
Solo su quest’isola si possono trovare circa trecentocinquanta complessi a forma di nave, un vero e proprio “cimitero di
navi” di pietra.
Sì, con l'affermarsi del Cristianesimo molte espressioni del culto delle pietre furono
demonizzate e la loro eco cadde nel dedalo del folklore.
E così un dolmen divenne la tavola per il sabba, un menhir la pietra lanciata da Ercole nella
sua lotta contro i giganti, ecc.
In genere quindi, i massi con forma anomala furono posti in relazione al soprannaturale,
entrando a far parte di un complesso simbolico vasto e diffuso.
Se entriamo nel vivo nella valutazione antropologica, atta a stabilire le cause che portarono
al posizionamento privilegiato di un certo masso prima nella tradizione mitico-religiosa
precristiana e in seguito nel folklore, ci rendiamo conto dell'importanza svolta anche dal
contesto geomorfologico del luogo.
Ci sarebbero quindi molti aspetti diversi Grazie professor Centini per tutto quello
da considerare e analizzare per cercare di che ci ha raccontato. Sicuramente ora
comprendere il vero significato di complessi sappiamo qualcosa di più riguardo
megalitici come quello di Ales Stenar. ad Ales Stenar e ai complessi simili,
E anche così non è detto che riusciremo a anche se forse, l’unico modo sicuro
scoprirli, tutto ciò che ci rimane si perde per distinguere le leggende dalla realtà
nelle credenze popolari che riguardano quei sarebbe quello di poter fare un viaggio a
luoghi. ritroso nel tempo.
In effetti la maggior parte delle persone si muove in questi ricerca del pezzo più originale e dalle forme più strane, quasi
luoghi con rispetto e con attenzione al fine di preservare il a volerne leggere la storia e la provenienza.
delicato equilibrio come, ad esempio la salvaguardia delle Quel legno che appare più segnato dal tempo trascorso in
zone di nidificazione dei volatili. mare e sbiancato dalla salsedine nel modo più singolare
possibile avrà una nuova vita, magari come oggetto di
Coloro che percorrono la spiaggia con le sue pozzanghere arredamento in qualche salotto.
lasciate dalle mareggiate e con le sue dune che danno al tutto
un “movimento” sempre diverso, si soffermano a osservare Quindi quel “legno di mare” potrà trasformarsi in una lampada,
gli innumerevoli “legni” lasciati ovunque dalle onde. in una scultura o in un ripiano.
Vi sono forme sempre uniche che sembrano tutte modellate
dalla fantasia di un artista, piuttosto che dalla casuale
erosione dell’acqua salmastra e della sabbia.
Dietro a questa pratica vi è una diffusa attività artigianale che un portale magico che in un tempo, e in uno spazio dove è
avvicina le persone anche ad altre spiagge più distanti, in altre possibile vivere nell’atmosfera rarefatta di epoche lontane
località dove pure si possono trovare i legni marini, perché è dove l’individuo la libertà, la fantasia e la natura prevalgono
solo grazie a questi pezzi unici che gli artigiani possono dare sulla tecnologia e sulla razionalità di cui oggi rischiamo di
libero sfogo alla loro fantasia e ottenere un prodotto unico e ritrovarci schiavi.
ambito da tanti. Il punto è che tra non molto tempo, quello che adesso viene
visto come dono, con l’arrivo della stagione estiva, per
In molti casi non si ritiene neppure necessario l’intervento qualcuno sarà visto come rifiuto ingombrante, da eliminare
dell’artista e si preferisce mantenere le forme originali a tutti i costi, per dare spazio alle strutture prefabbricate
nelle quali ognuno può scorgere ciò che la fantasia e di affollati stabilimenti pronti ad accogliere nel massimo
l’immaginazione gli dettano, come l’enorme tronco che comfort il chiassoso turismo balneare.
compare in una delle foto e che richiama l’idea di un grosso
coccodrillo che riposa dopo un lauto pasto. Allora, molto probabilmente, le stesse persone che oggi
hanno passeggiato lungo la battigia guidate da sensazioni,
Passeggiando su questa spiaggia si ha la sensazione di emozioni e sentimenti così intimi, saranno sopraffatti dalla
trovarsi in un luogo dal quale si può accedere attraverso frenesia dell’estate o dal desiderio di un pigro relax.
Questa realtà che non risulta così scontata, se non per gli
addetti ai lavori, suscita anche una riflessione su quante
volte queste spiagge sono state attraversate o frequentate
da qualcuno non propriamente rispettoso dell’ambiente e che
non si è curato di mettere in atto quei piccoli accorgimenti che
possono contribuire alla salvaguardia di una specie animale
o, addirittura, dell’ecologia dell’ambiente stesso.
viaggio in un museo
a grandezza naturale
Il grande Luciano De Crescenzo definiva una parte degli
esseri umani presepisti, come una delle conseguenze della
suddivisione del globo in mondo d’amore e mondo di libertà.
Nel primo c'erano proprio loro, volti a dedicare la loro vita al
racconto del 25 dicembre.
Sì, perché si capisce fin da subìto che l'amore per chi vive
questi territori e questa realtà è grande, perché bisogna
avere cuore per portare avanti la tradizione e la vita rurale,
a memoria di valori che diluiscono appena 40 km più a sud,
quando incontri la grande città.
Torriglia
Neanche il tempo di parcheggiare che incontriamo le prime Dalla signora che amava venir su da valle a “bordo di un
“scene”, come vengono chiamate le riproduzioni della vita asino”, al fornaio dove le donne si recavano alla vigilia delle
attraverso manichini. feste per cuocere le loro torte o canestrelli, fino alla figura del
magnano, ossia colui che ridava verve alle pentole.
Le statue a grandezza naturale sono state create dagli stessi
volontari e da alcuni scultori, mentre gli arredamenti e gli Particolare la figura del “Medicone”, un erborista che dopo
oggetti sono il frutto di donazioni e ricerche nelle case dei una vita avventurosa in America del Sud ed Inghilterra era
pentemini. Sono tante, sono disseminate per tutto il borgo tornato nel paese natio per offrire cure con rimedi naturali agli
ed esprimono i concetti della vita del fine ‘800/primi '900: abitanti del borgo.
durezza, semplicità, organizzazione.
Insomma, un pomeriggio magico, in uno dei periodi più Si parla di qualcosa di piuttosto impegnativo, perché
magici e suggestivi dell'anno. l'organizzazione, la preparazione e la realizzazione richiedono
E chi meglio della voce diretta degli organizzatori dell'iniziativa, un sacco di tempo, visto che cerchiamo di curare al meglio
che quest'anno compie 27 anni, possono descrivere che cos'è questa ricostruzione del mondo contadino degli inizi del '900,
il presepe di Pentema: quasi fino agli anni '50.
“È fondamentale, è importante per il paese, perché è l'evento A noi sembra – come dire – importante e qualificante per il
più importante realizzato dal GRS Amici di Pentema (Gruppo paese, che non è facile da raggiungere, anche se si trova solo
Ricreativo Sportivo, l'associazione di promozione sociale del a 40 km da Genova, e non è esattamente sulle principali vie
posto, ndr). del turismo.
Questo è un evento che ha reso il paese abbastanza famoso, Pentema, però, racchiude la particolarità di questa zona, dato
infatti, il presepe di Pentema, dopo 27 anni, è una cosa che un che un paese con questa struttura qui non si trova, con la
po' tutti conoscono. chiesa al centro e un insieme di case attorno.
In più, la valle in sé ha tutto un valore paesaggistico, storico e Questa valle, poi, offre ancora un'opportunità di escursionismo
culturale. Negli anni tra le due guerre, per esempio, era molto e, anche, di turismo eco-sostenibile.
popolato e c'era una gran vita che si sviluppava, quella stessa Certo, ci fosse anche un lavoro di rete o il ripristino di vecchie
vita che cerchiamo di sviluppare nelle “scene” del presepe: mulattiere, ecco, sarebbe importante per la valle, da sempre un
una vita certamente faticosa, dura, tanto che il rischio dello crocevia, un punto di passaggio per la Valbrevenna, per andare
spopolamento esiste, dimostrato dal fatto che chi ha potuto all'Antola, in Val Borbera, ripercorrendo la strada che portava i
se n'è andato. contadini a lavorare nelle risaie.
Per noi, al giorno d'oggi, è importante una riscoperta di un Ecco, uno sviluppo di questo concetto di escursionismo – a
mondo così affascinante, sia per il paesaggio che per la piedi, a cavallo – piuttosto che opportunità di pernottamento
ricchezza di storia e cultura che andiamo a rappresentare. nelle varie località toccate, potrebbe essere un progetto
Tutto ciò non è così differente dalla vita che si affronta tuttora interessante”.
in diverse parti del mondo, o come è stata in passato da tanti
paesi d'Italia, come possono essere i Sassi di Matera o in
Francia.
Ce ne andiamo che si è fatto buio, ma saremmo stati volentieri Un grazie a Mari, che ci ha spinto fin quassù e a Giulia, Luigi,
ancora un po' a sentire i racconti di Pentema, sorseggiando Lia, preziose guide e a Franca e a Marialaura, narratrici di
un vin brulè o mangiando due canestrelli tipici della zona. una delle tradizioni più longeve e suggestive di tutto il nostro
meraviglioso territorio ligure.
Forse, aspettare il Natale in luoghi come questi, assaporare
il senso di festa che si è perso e che qui è ancora fulgido, la
voglia di rallentare e godersi – con le persone care – momenti Il presepe sarà visitabile dal 24 dicembre al 9 gennaio
intimi, magari lasciandosi anche andare al bicchiere in più e
qualche chiacchiera su tizio o caia, è il vero segreto di questi orario: 10-17.
posti. Tempo di visita consigliato: 1 o 2 ore
O, forse, la loro sincera magia. [Link]
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contatti: [Link]@[Link]
Bonjour Paris
Autore: Matteo Martini
Champ de Mars - Parigi
Mole riflessa
Autore: Barbara Tonin
Torino
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti dalla promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta e passione per la fotografia e il eventi e i prodotti legati ad
dai nostri reporters. viaggio. esso.
L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E
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ZUCCHE DI MURTA
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