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GF74

Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, creando una comunità di appassionati. Nel numero di dicembre 2021, si celebra la 35ª edizione della Mostra della Zucca a Murta, un evento che unisce tradizione, gastronomia e cultura locale. La rivista continua a crescere, offrendo spazi per la condivisione di esperienze fotografiche e di viaggio.

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Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, creando una comunità di appassionati. Nel numero di dicembre 2021, si celebra la 35ª edizione della Mostra della Zucca a Murta, un evento che unisce tradizione, gastronomia e cultura locale. La rivista continua a crescere, offrendo spazi per la condivisione di esperienze fotografiche e di viaggio.

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N.74 - DICEMBRE 2021 [Link].

com
N. 74 - 2021 | DICEMBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

ZUCCHE DI MURTA
Band of Giroinfoto

TRAPANI IN PHOTO MUSEO ORTO BOTANICO RODOLFO MARASCIUOLO


X EDIZIONE ROMA L'ARTE DI CREARE BELLEZZA
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Luca Barberis


WEL
COME

74
[Link]
DICEMBRE 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 74


on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VII n. 74 Youtube
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Barbara Lamboley (Resp. generale)
Gratuita, su pubblicazione web on-line di Urbex Team Old Italy
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Monica Gotta (Regione Liguria)
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Questa pubblicazione è ideata e realizzata
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da Gienneci Studios Editoriale.
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Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
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Regione Piemonte testi e le grafiche sono di proprietà
Stefano Zec intellettuale della Gienneci Studios © o
Regione Liguria di chi ne è fornitore diretto(info su www.
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Laura Rossini divieto riprodurli o modificarli anche solo
Regione Lazio in parte se non da espressa e comprovata
Rita Russo autorizzazione del titolare dei diritti.
Regione Sicilia
Giacomo Bertini
Regione Toscana

Giroinfoto Magazine nr. 74


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

ZUCCHE DI MURTA

GIROINFOTO MAGAZINE

74
I N D E X

R E P O R TA G E

CHIESA DI SAN FIORENZO


10 ZUCCHE DI MURTA
35ª edizione
Band of Giroinfoto

28
28 CHIESA DI SAN FIORENZO
Storie di santi e dannati
Band of Giroinfoto

42 MUSEO ORTO BOTANICO


Roma
Band of Giroinfoto

54 TRAPANI IN PHOTO
X edizione
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E 78 MONTAGNE
I giganti della terra
MUSEO Skira editore
ORTO BOTANICO

42
R E P O R TA G E

54
TRAPANI IN PHOTO

Giroinfoto Magazine nr. 74


7

R E P O R TA G E

84
MARASCIUOLO

RODOLFO MARASCIUOLO
L'arte di creare bellezza
84 R E P O R TA G E

Band of Giroinfoto VILLA LITTA

94
VILLA LITTA
Lainate
94
Band of Giroinfoto

ALES STENAR
La stonehenge svedese
108
A cura di Remo Turello

LEGNI DI MARE
Marina di vecchiano
120
Band of Giroinfoto

IL PRESEPE DI PENTEMA
Museo a grandezza naturale
130
Paolo Paolillo e Stefano Zec
R E P O R TA G E

LE FOTOEMOZIONI
140

108
Matteo Martini ALES STENAR
Barbara Tonin

R E P O R TA G E

120
LEGNI DI MARE

Giroinfoto Magazine nr. 74


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Dicembre 2021
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10 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

A cura di Monica Gotta


Il 6 novembre 2021 è stata inaugurata la 35ª Luca Barberis
edizione della Mostra della Zucca a Murta edizione Giuseppe Tarantino
patrocinata dal Comune di Genova e dal Municipio Isabella Nevoso
V Val Polcevera. Monica Gotta
Le zucche candidate ai premi sono state portate
a Murta dal 31 ottobre al 5 novembre, sono state
catalogate, bollinate ed esposte nei giorni di
apertura della mostra per essere votate.
Il taglio del nastro è stato fatto del fumettista e
illustratore Enzo Marciante all’inaugurazione della
mostra alle 10.30 del 6 novembre 2021.

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 11

Quest’anno sono riprese in presenza le


manifestazioni della tradizione come la famosa
“Sagra delle Zucche di Murta”.

Il nome corretto della manifestazione è

“Dalla A … alla Zucca …


tutto sulle Cucurbitacee”.
Questo è un appuntamento che si ripete da 56 anni
e attira moltissimi visitatori.
L’evento racchiude in sé i concorsi delle zucche,
gastronomia, eventi e promozione del territorio.
Tutto ciò è strettamente connesso ai valori e
al patrimonio enogastronomico del territorio
genovese – della Val Polcevera in particolare.
Durante la manifestazione si possono gustare
diversi piatti legati alle origini culinarie liguri.

Murta

Genova

Giroinfoto Magazine nr. 74


12 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Isabella NevosoPhotography

L’evento è stato attivo per due fine settimana di seguito, il 6 e 7 novembre


2021 e il 13 e 14 novembre 2021.
L’ultima domenica, alle 18, è stata premiata la zucca più strana, quella
più bella, i lavori scolastici più interessanti e le migliori vetrine allestite
con composizioni di zucche nei negozi della Val Polcevera aderenti
all'iniziativa "Vetrine in festa".

Due fine settimana dedicati alle cucurbitacee a 360 gradi!


Tema del 2021 è stato “Murta: È tornato il <tempo> della zucca con un
viaggio tra ombre, lancette, pendoli e ritmi”.
All’ingresso la nuova meridiana ha accolto i visitatori di questa edizione
e resterà a testimonianza di questa importante manifestazione, la prima
in presenza dopo l’emergenza Covid-19 e scandirà il tempo per il futuro.

In automobile occorre uscire all’uscita autostradale


di Genova – Bolzaneto (A7 Genova-Serravalle), si
attraversa Pontedecimo e si imbocca lo svincolo che
conduce direttamente alla frazione di Murta sulle
pendici del torrente Polcevera.
Da sapere che durante lo svolgimento della mostra
della zucca l’accesso alle auto è interdetto e si
può raggiungere Murta esclusivamente con il bus
dedicato.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 13

MURTA
Se non avete mai udito parlare di Murta è bene
sapere che è una frazione del Comune di Genova in
e il motivo per il quale Murta è soprannominata il
“Paese delle Zucche”. C'è chi dice che questa fama sia
originata non tanto da una particolare predisposizione
zona Bolzaneto immerso nel verde, e nonostante la
del terreno alla coltivazione delle zucche, quanto
vicinanza alla città, è una piccola realtà alle porte di
al carattere, per così dire, deciso e tenace dei suoi
Genova, situata al centro della Val Polcevera: un tempo
abitanti.
numerose famiglie genovesi benestanti avevano qui a
Murta le loro residenze estive di campagna.

Murta è nota anche per il suo splendido roseto


che si sviluppa nella suggestiva cornice
dell’ottocentesco cimitero che con le
sue sepolture antiche è un gioiello
dell’arte funeraria e del patrimonio
architettonico della Val Polcevera.

Ma veniamo al motivo per il quale


qui si svolge la mostra della zucca

Giroinfoto Magazine nr. 74


14 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Isabella Nevoso Photography

Tutti noi conosciamo le zucche e sicuramente le colleghiamo Come in ogni edizione sono state premiate la zucca più
alla festa di Halloween dove fanno la parte di quelle che grossa, la più lunga, la più strana e, ovviamente, la più bella.
intimoriscono i bambini con le loro facce stranamente Le ultime due saranno premiate in base alla votazione dei
intagliate. visitatori.
Quando si parla di zucche l’immaginario collettivo rimanda
immediatamente alla festa di Halloween, dove le zucche La zucca più bella è una lagenaria "a bottiglia" (n° 36)
finemente intagliate sembrano mostri pronti a spaventare presentata dalla Signorina Ficarra Margherita di Murta.
grandi e piccini richiamando la leggenda di Jack O’Lantern.
La zucca più strana è una tipo pasticcina di colore giallo
A Murta, invece, si possono vedere esemplari strani e avorio a sella piana (n° 29), presentata dal Signor Ghirelli
particolari, anche quelli da record tra cui la zucca più lunga – Bruno di Genova. (la zucca a forma di stella)
in un’edizione passata la più lunga misurava 3 metri e 11 cm
ancor oggi visibile nei locali della mostra, quella più grande e Una menzione speciale è stata assegnata al Sig. Menzio
quella più strana. Alessandro di Andezeno (TO) per aver presentato una zucca
Quest’anno la più lunga misurava 2 metri e 88 cm! castagna a forma di ghianda.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 15

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


16 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 17

Luca Barberis Photography

Nell’atmosfera accogliente di Murta la mostra si presenta È l'occasione per assaggiare piatti dell'antica tradizione ligure
con allestimenti finemente curati nella cornice del bosco che e ricette a base di zucca, il tutto accompagnato dal vino
la avvolge con la bellezza dei colori dell’autunno, gli stessi bianco novello.
colori delle protagoniste di questi due fine settimana: le Altro posto dove poter pranzare con gusto è la Società
zucche. Operaia Cattolica San Martino di Murta che, attraverso la
disponibilità di volontari, ha preparato uno spazio ampio per
Quando si arriva a Murta si trovano diversi stand gastronomici i visitatori.
allestiti con piatti realizzati a base di zucca ed è anche
possibile degustare il vino novello bianco Valpolcevera. Tra Tra i piatti forti, oltre ai tortelli di zucca, è stata fatta la polenta
questi piatti ci sono le famose frittelle di zucca, salate e dolci a mano e l’asado.
a seconda di come si preferiscono. Insomma la piccola frazione genovese si trasforma in una
mostra eno-gastronomica a cielo aperto!
Dopo l’assaggio possiamo dire essere divine!
Da gustare anche le torte dolci e salate, tortelli, gustose
marmellate e zuppe.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


18 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Giuseppe Tarantino Photography

All’interno dell’edificio che ospita la mostra invece si possono


acquistare marmellata e confettura di zucca profumate alla
cannella o allo zenzero nonché delle splendide crostate
condite con questa meravigliosa marmellata.

Non mancano le torte salate fatte con la polpa di zucca e


altri ingredienti segreti! Tutte delle vere prelibatezze a base di
questo frutto, povero di calorie (18 kcal per 100 gr) ma molto
nutriente, ricco di vitamine e di proprietà benefiche.

Presso gli stand si può trovare il Ricettario di Murta all’interno


del quale si trovano diverse ricette a base di zucca. Una di
questa è la Torta di Zucca alla Murtese.

Da visitare è anche la splendida Chiesa di San Martino di


Murta.
In stile barocco, presenta un’unica navata con 6 altari laterali
dedicati a santi.

Nel 1947 in una nicchia alla sinistra della navata è stata


collocata una statua della Madonna della Guardia.
A Murta vi è una particolare devozione, trovandosi il paese a
poca distanza dal santuario a lei dedicato.
Durante la mostra della zucca gli altari vengono decorati
con composizioni realizzate con fiori, frutta e naturalmente
zucche.

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 19

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


20 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

[Link]

Si può cuocere ed essiccare


la buccia per farne una polvere,
Cenni storici: i semi si possono abbrustolire e
Le origini della coltivazione della zucca utilizzare in cucina nella preparazione
sono incerte. di piatti oppure sgranocchiarli come snack
La testimonianza più antica proviene dal calma fame.
Messico, dove sono stati trovati semi di zucca
risalenti al 7.000 / 6.000 a.C. Sapete quante varietà di zucca esistono?
Questo ortaggio raggiunse l'Italia in tempi antichi e, Tra le commestibili si possono annoverare circa 30
sin da subito, trovò nel nostro Paese un ambiente di varietà di zucca.
crescita ideale, tanto che già i romani ne esaltavano le Le più conosciute sono la zucca mantovana, la zucca
qualità. Adattandosi facilmente a qualsiasi habitat, in Trombetta di Albenga, la zucca Delica, la zucca Berretta
Italia ha trovato un clima fertile per crescere. di Piacenza, la zucca Marina di Chioggia, la zucca Lunga
di Napoli, la zucca Butternut, la zucca Violina, la zucca
Alcune delle proprietà più interessanti della zucca sono Moscata di Provenza, la zucca di Hokkaido, la zucca
le seguenti. americana, la zucca blu d’Ungheria e tante altre.
Intanto questo frutto polposo e arancione aiuta a ridurre Ognuna di esse ha forma, dimensioni, peso e colore diverso.
il colesterolo, protegge cuore e arterie ed è ricco di La buccia può essere liscia o rugosa, la polpa può essere più
antiossidanti. o meno consistente.
Oltre alla vitamina A, la zucca contiene anche le vitamine B1,
C ed E insieme al betacarotene, ai folati e molti minerali tra Sapete come sceglierla?
cui calcio, fosforo sodio e potassio. Date dei piccoli colpetti sulla sua scorza e preferite quelle
Pertanto favorisce la salute della vista, della pelle e il che producono un rumore sordo.
potenziamento del sistema immunitario che, in questo
momento di pandemia, sicuramente può servire a tutti noi. I colori delle zucche vanno dal verde scuro a quello più
chiaro, dal giallo all’arancione, possono essere anche
Ma non finiscono qui le sorprese nascoste all’interno di una striate.
zucca! Gusto e profumo sono tipici della varietà di appartenenza
Le particolarità della zucca non sono poche. La zucca è un e questo rende ciascuna varietà di zucca più adatta a
frutto che si presta a mille ricette: si consuma cucinata certe ricette e piatti particolari.
al forno, al vapore, nel risotto o nelle minestre, fritta
nella pastella, alcune si conservano tagliate a fette ed Si potrebbe parlare per giorni delle nostre zucche!
essiccate. Scopritele portandole nella vostra cucina e nei
vostri piatti autunnali e invernali.
Particolarmente famosi sono i tortelli alla Al prossimo anno con la prossima Mostra
mantovana, ripieni appunto dell'omonima delle Zucche!
varietà di zucca.
Di questo ortaggio non si
butta niente.

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R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 21

Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


22 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

MURTA
Il Roseto di Murta è racchiuso nella cornice del Cimitero
Monumentale di Murta, un piccolo gioiello di arte funeraria e
patrimonio architettonico nascosto nella Val Polcevera.

Fu edificato nel 1835 per ottemperare alle nuove disposizioni del


Regno di Sardegna in merito alle sepolture.
Il cimitero è stato dichiarato luogo di interesse dalla Soprintendenza
per i Beni Storici e Paesaggistici della Liguria nel 2013.

Il progetto di recupero del Cimitero di Murta e l’impianto


delle rose nasce dal lavoro del Comitato Culturale
Quellicheatrastacistannobene.
Oltre al recupero del cimitero il comitato si impegna per valorizzare
sia il territorio di Trasta e Murta sia il patrimonio storico e
paesaggistico della zona.

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 23

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


24 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Luca Barberis Photography

Il cimitero, che è stato in uso fino agli anni Trenta del Infatti vi sono stati sepolti personaggi di importanza storica
Novecento è poi andato in disuso all’apertura del Cimitero come ad esempio la sorella di Giuseppe Mazzini, Maria
della Biacca di Bolzaneto. Antonietta Masuccone Mazzini.
C'è stata una lunga fase di abbandono pur essendoci ancora Una delle cose singolari del cimitero è la presenza di molti
alcune sepolture di famiglia che sono in realtà ancora attive. elementi floreali sulle sepolture, tra cui incisioni e bassorilievi.
Questa fase di abbandono ha consentito da un lato la È venuto alla luce che la presenza dei fiori nel giardino è
conservazione delle sepolture più antiche, dall'Ottocento ai sempre stata molto importante.
primi anni del Novecento, ma ha anche consentito lo sviluppo
della vegetazione. La decisione di adornare questo luogo con le rose è
riconducibile al desiderio di valorizzarlo mantenendo vive le
Quando, nel 2019, i volontari hanno preso in carico il cimitero, antiche caratteristiche anche attraverso la cura stessa delle
questi hanno trovato tutta la porzione dietro la croce celtica rose e del cimitero.
coperta di vegetazione e di rovi.
Tuttavia si intravedeva ancora qualche spiraglio di bellezza
e, anche in questa situazione di abbandono totale, restava
comunque un luogo estremamente affascinante.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 25

Monica Gotta Photography

Un’altra caratteristica del cimitero sono i lumini in stile Liberty, Visitando il piccolo cimitero si notano ancora le foto sulle
in ferro con vetrino rosso, ancora presenti su alcune tombe sepolture.
anche se molti sono stati vandalizzati o rubati. Anche se molte sono sbiadite alcune invece sono ancora
Lo stile preponderante del cimitero è il Liberty. visibili e perfettamente conservate, come quella di Osvaldo,
Infatti, su molte sepolture si vedono cornici di fiori ed edera, un bimbo piccolo e sorridente che accoglie i visitatori di
simbolo di eternità. questo luogo, riscoperto dietro un intrico di vegetazione.
I volontari hanno anche recuperato parte degli epitaffi presenti
L’edera per i Celti era simbolo di immortalità e, altra sulle tombe. Sono dediche o poesie che nell’Ottocento i
particolarità di questo luogo, è la presenza di una croce familiari scrivevano come saluto ai loro cari.
celtica. Questa collezione di poesie rinate è un ulteriore patrimonio
Essendo simbolo di un culto pagano viene da chiedersi il da preservare.
motivo per cui appare in un luogo cristiano. Un mistero da
risolvere!

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


26 R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ZUCCHE DI MURTA 27

L’attuale bellezza del cimitero, oltre all’arte e alla storia, è soltanto le rose di maggio - hanno portato la varietà di colori
dovuta alle rose cinesi. come il giallo e il rosso intenso e hanno portato profumi
Sono rose particolari appartenenti alla sezione chinensis. particolari come il profumo di tè.
Presentano rami lunghi e rossi con un bocciolo molto
allungato. Una delle classi delle chinensis sono le rose tè ossia le rose
Sono rose che devono essere potate poco e sono molto dell’Ottocento, ricche di petali e di profumo proprio per via
resistenti, sempre in fiore in tutte le condizioni di clima e dell’aroma di tè.
questa è la loro peculiarità più evidente. Queste discendono da ibridi provenienti dai giardini Cinesi,
introdotti in Europa agli inizi del XIX secolo.
Le rose che si trovano nella sezione di sinistra appena entrati
sono le prime arrivate dalla Cina insieme ai vascelli della Il loro fascino è dovuto alla delicatezza e ricchezza dei
Compagnia delle Indie. colori, sfumati e sensuali, infinitamente variabili a seconda
Questa classe di rose è molto importante per la storia delle dell’esposizione, del tipo di terreno e delle condizioni
rose perché hanno portato la rifiorenza - prima le rose erano climatiche.

Esiste anche una rosa verde, si chiama rosa viridiflora. Non si fermano qui gli esemplari unici che crescono a Murta.
La particolarità è la sua infiorescenza verde che intensifica Per maggiori informazioni sul roseto e le rose presenti in
il colore verso la maturità e tende a diventare più rossiccia. questo giardino eterno potete visitare il sito:
Altre rose hanno la caratteristica di intensificare il colore [Link]
dei petali quando il fiore matura, quindi i petali esterni che
si sono aperti per primi sono di colore più scuro e intenso Attraverso il recupero del cimitero e la conservazione del
rispetto a quelli più interni. roseto si intende valorizzare la storia e creare anche il futuro
della valle attraverso il rinnovamento e la riqualificazione
I colori sfumano dal rosa al bianco. della Val Polcevera con il suo patrimonio.
Altre rose vivono nelle foreste e se ne vede un esempio anche In primavera si auspica di poter inaugurare la Via delle Rose,
qui, una pianta di grandi dimensioni. un percorso pedonale e circolare che da Trasta si snoderà
La rosa mutabilis invece presenta dei boccioli molti piccoli nella valle arrivando a Murta per poi tornare al punto di
che nascono gialli, poi passano all’arancione e con la maturità partenza.
diventano rosa.
Da qui il loro nome e è conosciuta anche come Rosa delle Ringraziamo per averci raccontato questa storia unica e per il
Farfalle. lavoro che viene svolto per salvare la storia della nostra città.

Giroinfoto Magazine nr. 74


28 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

Storie di santi e dannati

A cura di Lorena Durante e Barbara Tonin

Barbara Tonin
Lorena Durante
Samuele Silva

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 29

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


30 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

A volte i gioielli più preziosi li troviamo per caso, in posti


dove non avresti mai pensato di cercare.
Non solo le grandi città d’arte possono offrire tesori
inestimabili e opere degne di essere ricordate e valorizzate.

È il caso della piccola Chiesa di San Fiorenzo.

Ubicata accanto al cimitero di Bastia, poco lontano da Nei secoli è stata tramandata la credenza che la chiesa
Mondovì, nelle basse langhe del cuneese, un tempo era una fosse stata costruita sul tumulo che conteneva le spoglie di
semplice cappella e segnava uno dei crocevia delle strade Fiorenzo. Questi era un ufficiale della Legione Tebea, vittima
romane: la via romana detta Sonia, tra Vado e Bene Vagienna, della persecuzione perpetrata da Diocleziano.
e la via dell’alta langa verso Alba Pompeia, l’odierna Alba.
Risalente agli inizi dell’anno 1000, nei secoli la chiesa ha
Era consuetudine, infatti, collocare chiesette, edicole e subito diversi rimaneggiamenti, tra cui un ampliamento per
cappelle nelle biforcazioni, negli incroci e nei lunghi tratti, per accogliere i sempre più numerosi fedeli, la costruzione di un
aiutare il viandante nella scelta del percorso corretto e per portico successivamente rimosso, il campanile e soprattutto
dargli ristoro. i magnifici affreschi.

La scelta di edificare San Fiorenzo in questo luogo, però, è


legata anche al culto popolare.

Mondovì

Barbara Tonin Photography

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 31

San Fiorenzo è a pianta rettangolare.


L’area presbiteriale è stata edificata in un tempo successivo
alla sua realizzazione e crea discontinuità tra i due ambienti:
un arco trionfale, infatti, divide il presbiterio dalla navata
riservata ai fedeli.

La facciata frontale esterna è decorata con un rosone e una


lunetta affrescata, che rappresenta la Madonna col Bambino
assieme a San Fiorenzo e San Giovanni Battista.
Sulla parete laterale destra, sempre all’esterno, si trovano
San Cristoforo, di nuovo la Madonna col Bambino e
l’Annunciazione.

La copertura della chiesa è architravata.


L’illuminazione è data, oltre dal rosone, da piccole finestre
poste in alto sulle pareti laterali (alcune di queste sono state
murate nel tempo) e nel presbiterio.
L’antico ingresso posto sulla parete destra è tutt’ora utilizzato.

Barbara Tonin Photography

Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


32 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

Varcato il portale d’ingresso, il visitatore viene sicuramente


colpito, al primo sguardo, dalla vivacità dei colori e dalla
varietà dei personaggi degli affreschi.
Ogni singolo centimetro delle pareti perimetrali e del
presbiterio ne è ricoperto con scene della storia di Gesù
e dei Santi, risalenti al XIV secolo. Andiamo a vederle più
nel dettaglio.

Come già accennato, un arco introduce all’area presbiteriale


con un affresco dedicato nuovamente all’Annunciazione:
Maria, benedetta da una colomba mentre approfondisce i
testi sacri nel suo studiolo (sopra a destra), e l’Arcangelo
Gabriele in alto a sinistra. A divulgare il messaggio
evangelico, troviamo sui piedritti frontali dell’arco San
Domenico (a sinistra) con il giglio della purezza e San
Francesco che ostenta le stimmate (a destra).

Completano la decorazione i Santi che, in quell’epoca,


davano maggior conforto ai fedeli: Giovanni Battista che
proclama il riconoscimento di Cristo, Lorenzo che aveva
rinunciato ai suoi averi per aiutare i bisognosi, Caterina di
Alessandria a cui si rivolgono balie e nutrici, Margherita
di Antiochia ausilio per le partorienti e invocata contro
l’infertilità e altri, quali San Girolamo e Antonio Abate.

Proseguendo all’interno del presbiterio, viene riproposta


l’iconografia canonica: sulle vele della volta il Cristo che
benedice i fedeli e gli apostoli Matteo, Marco, Luca e
Giovanni che scrivono i Vangeli.
La parete di fondo (vela del Redentore) racconta la
Crocefissione, in basso mostra il martirio di Sebastiano (a
sinistra), la Madonna col bambino tra Fiorenzo e Martino
(Patrono di Bastia) e San Michele Arcangelo (a destra) che
pesa le anime assieme a Bartolomeo.
Samuele Silva Photography

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R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 33

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Da notare, in basso tra Martino e Michele Arcangelo, un prelato con un bambino che conduce un animale e, sotto Sebastiano,
altre tracce di affreschi di periodi precedenti, su cui rimangono molti quesiti irrisolti.
Sopra la Crocefissione, l’Altissimo con le Sacre Scritture attorniato dagli Angeli.

Seguendo invece i bordi delle vele, troviamo due coppie di tondi che si suppone raffigurino i volti della famiglia dei Della Torre,
Signori di Mondovì e committenti dell’opera.
Altri due tondi, invece, raffigurano due volti caricaturali e popolareschi (forse qualcuno impegnato nell’opera?).
Nella vela sulla destra Giorgio uccide il Drago e coppie di Serafini fungono da custodi.

Samuele Silva Photography

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Gli affreschi tra l’arco trionfale e la porta laterale d’ingresso raccontano le “Storie di Fiorenzo”.
Ma chi era in origine Fiorenzo?

Purtroppo non ci sono fonti certe sulla figura del Santo, ma diverse ipotesi.
Quella più diffusa tra la critica agiografica ritiene che questi appartenesse alla Legione Tebea e fosse sfuggito alle varie
persecuzioni messe in atto su ordine dell'imperatore Massimiano.
Scampato al massacro di Agauno in Svizzera, fu inseguito e martirizzato in territorio monregalese.

Altra ipotesi su Fiorenzo è che fosse vittima dei Saraceni tra l’XI e il XII secolo e che avesse liberato il contado dalla peste,
raffigurata simbolicamente con le serpi.
Un’analisi più recente delle fonti agiografiche, tuttavia, ritiene che la rappresentazione bastiese della vita di San Fiorenzo sia, in
realtà, la combinazione delle vicende di due individui differenti ma omonimi.

Le “Storie di Fiorenzo” sono raccontate in nove riquadri.


Partendo dall’alto a sinistra troviamo di nuovo la Madonna col Bambino tra Sebastiano (a sinistra) e Fiorenzo (a destra), che
benedice un fedele inginocchiato.
Questo riquadro può essere considerato sia il prologo che l’epilogo del ciclo e il personaggio in bianco potrebbe rappresentare
la confraternita bastiese di S. Sebastiano, patrocinatrice dell’opera.

A fianco, Fiorenzo rinuncia all’attività militare e, nel terzo riquadro, predica nelle campagne.
Nei pannelli intermedi, Fiorenzo è chiamato a giudizio, bastonato e decapitato.
Nel registro più in basso, infine, Fiorenzo viene invocato nella sua sepoltura, nel quadro centrale vediamo l’invasione dei mostri
nel contado e nel terzo l’invocazione del Santo e la liberazione dal flagello.

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Samuele Silva Photography

Continuando sulla parete della navata destra della


chiesa, salta sicuramente all’occhio il riquadro che più si
distingue: la beatitudine del Paradiso nella Gerusalemme
celeste e l’orrore dell’Inferno.
Significativo anche per le dimensioni rispetto ad altri
affreschi analoghi presenti nel territorio circonstante,
l’opera contrappone le due condizioni di vita ultraterrena
sia come contenuti sia con l’ausilio dei colori:
l’incoronazione della Vergine tra Angeli, Santi, Beati,
Martiri, canti e preghiere, dove spiccano il rosso e il giallo,
contrapposto a scene di tortura e morte perpetrate da
mostri infernali, dipinti con colori più cupi quali il verde,
il marrone e il grigio.

Da notare i due regni divisi dalle mura di Gerusalemme


e la presenza di cartigli e scritte col chiaro intento di
imprimere il messaggio in modo chiaro e immediato ai
fedeli bastiesi.
Il riquadro, a differenza di tutti gli altri, va letto dal basso
all’alto.
La fascia pittorica più in basso è la premessa: il rispetto
delle Sette Opere Misericordiose (fare elemosina,
sfamare gli affamati, dissetare gli assetati, vestire gli
ignudi, visitare i carcerati, curare gli infermi e seppellire
i morti sono i precetti del Cristo, raffigurato come
un crociato) condurrà i fedeli al cospetto dell’Angelo
guardiano, che li accompagnerà in Paradiso.
Oppure, seguire i Sette Vizi Capitali (Superbia, Avarizia,
Lussuria, Invidia, Gola, Ira e Accidia) condurrà alla porta
dell’Inferno, raffigurata dal Leviatano.

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36 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

I Sette Vizi Capitali sono rappresentati come dannati che Sopra la cavalcata dei vizi e accanto al giubilante Paradiso,
cavalcano animali. Satana, al centro della scena, si mostra in tutta la sua
La raffigurazione dei Vizi come commistione di esseri ferocia e crudeltà a divorare anime con le sue molteplici
umani e bestie si rifà alla tradizione medioevale. bocche.
Tale pratica è conosciuta come “Gotico delle Alpi”, è È seduto su due dannati con la testa appoggiata su dei
ampiamente diffusa nel territorio circostante e in tutto libri, che simbolizzano i giudici che hanno tradito la legge.
l’arco alpino. Le zampe, invece, sono appoggiate su un peccatore che
rappresenta gli avvocati, condannati per superbia.
La schiavitù ai vizi è rappresentata dalla catena che i dannati
portano al collo e che li lega l’un l’altro indissolubilmente, Tradimento e superbia sono anche i peccati di Lucifero,
negando definitivamente la libertà. motivo per cui tali figure vengono dipinte assieme alla
Il senso di marcia tende ad allontanare le anime dalla porta Bestia.
del Paradiso e conduce dritto in bocca al feroce Leviatano, Alla destra di Satana sono illustrati i supplizi imposti agli
ingresso dell’Inferno. altri vizi: il taglio della mano per gli iracondi, lo strappo
La sequenza comunemente conosciuta dei vizi deve della lingua per i maldicenti (invidia) e l’ingozzamento con
essere letta da destra a sinistra, ovvero in ordine di arrivo al oro fuso per gli avari e gli usurai.
mostro: la Superbia rappresentata da un re con la spada su
un leone, che guida la processione; l’Avarizia è una vecchia L’ultima scena purtroppo non è leggibile. Sopra questi, un
su un levriero, scheletrica con abiti laceri con una borsa goloso viene infilzato col suo stesso spiedo.
piena di monete; la segue la Lussuria dipinta come una Tutti i dannati sono accasciati su una pira e legati per
donna su un caprone, che alza di proposito la veste per far mezzo di serpi.
mostra della gamba e che si contempla su uno specchio; al Alla destra del goloso un demone porta sulle spalle un
centro l’Invidia raffigurata come una dama ben vestita su domenicano, per ricordare che il peccato aleggia anche
una scimmia, animale notoriamente propenso a imitare gli tra il clero, mentre alla sua sinistra l’albero degli impiccati
altri; segue la Gola illustrata come un giovane su una volpe, mostra i dannati appesi per la parte del corpo che ha
che porta uno spiedo e beve da un’anfora; l’Ira, forse il più peccato, secondo un’iconografia del Purgatorio di San
drammatico, è un uomo su un orso (animale che insidia le Patrizio.
greggi e facilmente irritabile) che si accoltella alla gola; per
ultimo l’Accidia riprodotta come un uomo accasciato su un
asino, stolto, ottuso, debole.

Accanto al Leviatano, un demone con un flauto e col


tamburo scandisce forse il tempo di marcia oppure con
la sua lugubre musica predice la condizione di vita a cui
stanno andando incontro, come un banditore prima di una
incursione in un villaggio.

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R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 37

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Dalla parte opposta a questi,
accanto alla torre, una meretrice
viene cavalcata e fustigata da
due demoni, un diavolo nero
ghigna vedendo arrivare una
gerla piena di anime portate
da un mostro demoniaco e
un sodomita bastonato viene
trafitto da una serpe che gli
esce dalla bocca.

A sinistra di Lucifero una ruota


cala e pesca da un forno i
peccatori; più sotto, due demoni
torturano con una forca e un
ronciglio un gruppo di dannati
sulle fiamme e, a destra di questi,
un altro diavolo fa scontrare le
teste di due peccatori, volendo
simboleggiare la testardaggine
e i seminatori di discordie,
tipici dei partigiani delle fazioni
opposte (si vedano gli stemmi
del giglio francese e dell’aquila
milanese sopra le schiene, a
evocare i tumulti avvenuti in
quel periodo in Piemonte).

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38 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

Il ciclo di affreschi continua sulla stessa parete proponendo L’ultimo riquadro con le esequie di Sant’Antonio, reca la
nuovamente una contrapposizione: la vita di un Santo, che testimonianza della committenza datata 1472 con il nome del
ha basato la sua esistenza sulla fede e sulla negazione delle committente Bonifacio Turrino (della Torre).
tentazioni. Questa testimonianza, visto che è stata posta nell’ultimo
Barba folta bianca, mantello scuro col simbolo del tau, intervento pittorico della chiesa, sta probabilmente ad
così come il bastone con una croce a forma di tau con indicare che questa committenza vale per tutto il complesso
una campanella, accanto ai piedi un porcellino e un fuoco pittorico di san Fiorenzo.
guizzante: è questa l’iconografia con cui viene raffigurato Qualche dubbio però rimane se si pensa che anche nella
Sant’Antonio Abate. scena iniziale delle Storie di San Fiorenzo era stata segnalata
la presenza di un offerente, nonché tra i volti dei tondi del
Nei 326 metri quadrati di affreschi trova spazio anche una presbiterio.
parte dedicata a questo popolare Santo.
Sant’Antonio Abate nell’ambiente rurale era strettamente Sulla parete della facciata di fondo sono affrescate le storie
legato alle epidemie e in particolare al Ignis sacer, o Herpes della Vergine e dell’Infanzia di Gesù.
zoster, che ancora oggi conosciamo come “fuoco di Purtroppo la parte alta e quella bassa della decorazione
Sant’Antonio”. hanno patito i danni dell’umidità ma il ciclo di affreschi risulta
Nel periodo di massima diffusione di questa epidemia, ancora abbastanza integro.
la devozione per lui in Europa era davvero profonda e per
questo lo troviamo raffigurato in tantissime chiese perché Le scene si presentano riquadrate su due registri e
considerato capace di alleviare sofferenze e tormenti. rappresentano episodi tratti dal protovangelo di Giacomo e dai
Per questo motivo viene spesso raffigurato con un maialino Vangeli apocrifi: sopra, la preghiera al tempio, il fidanzamento
perché dal grasso di questo animale si ricavavano degli di Maria, la natività di Gesù e l’adorazione dei Magi; sotto, la
emollienti per lenire le piaghe. strage degli Innocenti, una dama incoronata, il miracolo del
grano, Lazzaro dei lebbrosi e il miracolo della palma. Una
Il ciclo più grande di affreschi dedicati a Sant’Antonio è meditata osservazione delle scene rappresentate suggerisce
in Francia a Clans, ma per quanto riguarda l’Italia, a Bastia alcune riflessioni, la più importante e legata alla storia riguarda
Mondovì troviamo il ciclo più esteso con ben 12 grandi quadri la figura femminile ritratta nel riquadro a sinistra del portale,
su quattro registri alla fine della navata di destra. riccamente vestita, con il capo velato reggente una corona.

Il dipanarsi delle storie racconta gli eventi della vita cenobitica Essa non appartiene alla schiera dei Santi per l’assenza
del Santo, tralasciando i primi vent’anni di vita ascetica. del nimbo. I documenti di archivio riguardanti casa Savoia
La lettura inizia dal più alto registro, da sinistra verso destra, riportano che il territorio di Bastia era retto dal 1449 dal
raccontando gli episodi principali dell’esistenza del Santo dal Marchese Teodoro della famiglia dei Della Torre di Mondovì.
periodo del deserto fino all’ultimo riquadro che rappresenta le Nel 1463 però in seguito a disordini, provocati dal mutamento
esequie del Santo: Antonio si avvia verso il deserto, esorcizza della politica sabauda, i Della Torre diventano signori del
un idolo, oltrepassa un fiume infestato dai coccodrilli, assiste paese vicino Roccacigliè, mentre a Bastia si insedia Giano di
alla costruzione del convento e sogna le persecuzioni ariane; Savoia; quindi potrebbe essere che questa figura, i cui vestiti
incontra il fauno che gli mostra la via, incontra e abbraccia rimandano per associazione di colori ai Savoia, si riferisca a
Paolo eremita, spartisce con Paolo il pane portato da un questo periodo di “governo” sul territorio.
corvo, seppellisce Paolo, si difende dalla tentazione della
carne, affronta l’assalto dei demoni, subisce le percosse dei
demoni.

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R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 39

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40 R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO

Samuele Silva Photography

Dalla parete della controfacciata (navata sinistra) fino al Anche i restauri susseguitisi nel tempo hanno portato
presbiterio, trovano collocazione ventidue scene che illustrano purtroppo interpolazioni arbitrarie e rifacimenti discutibili.
le storie della Passione di Cristo, dall’entrata in Gerusalemme Gli ultimi restauri della chiesa sono terminati nel 1999 e
alla Resurrezione. proprio allora è stata costituita l’associazione San Fiorenzo
Tra questi vengono descritti l’ultima cena, la lavanda dei piedi, che con i suoi volontari si occupa delle aperture e delle visite
Giuda vende Gesù, la preghiera nell’orto degli ulivi, l’arresto di guidate.
Gesù, Gesù davanti a Caifa, Gesù deriso, Gesù davanti a Erode,
la flagellazione e Giuda impiccato. L’attività divulgativa è anche rivolta alle scuole offrendo la
possibilità di gite organizzate e in questa splendida cornice
Nel registro inferiore vediamo Gesù coronato di spine, Ecce l’associazione si occupa di organizzare mostre e concerti ed
Homo, Pilato si lava le mani, l’annuncio della condanna a eventi legati alla cultura e al territorio.
morte, la salita al Calvario, Gesù viene inchiodato alla croce, la
crocifissione, la deposizione, la sepoltura, la resurrezione e la In merito alla valorizzazione di quest’ultimo, il presidente
discesa al Limbo. dell’associazione San Fiorenzo in collaborazione con la pro
Tutti i riquadri sono della medesima dimensione ad eccezione loco di Niella Tanaro, un paesino limitrofo, sta portando
di quello che rappresenta la crocefissione che trova posto in avanti un progetto di valorizzazione e recupero di altre
centro con una maggiore estensione. chiese che, come San Fiorenzo, si trovavano sulla via del
sale ed erano un riparo per i pellegrini.
Sopra a questi, una serie di tondi ritrae i Profeti, identificati da Si tratta di ben altre nove chiese che sono disseminate tra le
dei cartigli. colline e le borgate poste lungo il Tanaro.
La presenza dei cartigli si riscontra anche nelle scene più
articolate e complesse.
A differenza del registro più in alto, quello inferiore presenta
scene crude e violente.
Il sadismo verso Gesù e la rappresentazione delle ferite
vengono enfatizzate assumendo una connotazione molto
teatrale ed esagerata, tipica della cultura alpina e subalpina, in
contrapposizione alla pacatezza e alla consapevolezza di Gesù
che alla fine vedrà trionfare la vera Fede e la salvezza.

La decorazione si colloca in un momento precedente alla parete


di destra ed è stata sovrapposta a precedenti raffigurazioni di
cui si ignorano i soggetti ma di cui è rimasta una piccola traccia
di una Madonna con bambino sotto la discesa del limbo. I
dipinti antecedenti cancellati sembrano rapportabili agli inizi
del XV secolo.
Lo stato di conservazioni di questo ciclo è discreto, la parte
inferiore ha subito i danni dell’umidità dovuti alla posizione
della chiesa addossata al terreno e la parte superiore è stata
compromessa invece dalla rovinosa caduta del tetto nel 1972
per una nevicata eccezionale.
Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | CHIESA DI SAN FIORENZO 41

Lorena Durante Photography

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42 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

A cura di Laura Rossini

I circa 12 ettari di parco su cui si espande l’Orto


Botanico di Roma, ai piedi del Gianicolo, non
sono solo luogo di studio e di conservazione di
specie vegetali provenienti da tutto il mondo, ma
sono un vero e proprio museo a cielo aperto.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 43

Un’oasi di tranquillità dalla quale rimirare la


caotica Urbe che si sviluppa tutta intorno e,
soprattutto, un vero e proprio polmone che ci
permette di respirare non solo ossigeno, ma
anche un po’ di antica “paideia”.

E’ così che nell’antica Grecia veniva chiamata,


nella sua accezione più ampia, la forma più alta
di cultura basata sul sapere e tale da permettere
a ciascun individuo di diventare un cittadino in
grado di dare il proprio contributo alla società cui
apparteneva.

Oggi il Dipartimento di Biologia Ambientale


dell’Università la Sapienza di Roma, in questa
splendida cornice, organizza convegni,
manifestazioni, esposizioni per grandi e piccoli.
Il fine è lo stesso degli antichi greci anche se
oggi si chiama “sviluppo sostenibile” e si realizza
con modalità di comunicazione ovviamente più
moderne ed accattivanti.

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44 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

Si è iniziato con un cenno storico sulle vere origini della


pianta del cacao che sono da attribuire alle popolazioni
Olmeche originarie del Messico, le quali che utilizzavano
il cacao come bevanda energetica già tra il 1.400 e 400
A.C. I Maya, invece, vennero molto dopo e furono i primi
a coltivare piantagioni di cacao, per poter accrescere la
disponibilità delle fave che venivano usate anche come
moneta di scambio con le altre tribù.

Nel mese di Ottobre si è svolta la manifestazione Roma Per l’arrivo del cacao in Europa si è dovuto attendere
Cacao e Caffè. fino al 1519 con il ritorno dal Messico della spedizione
Una tre giorni di convegni, esposizioni e degustazioni. di Hernan Cortez.
Su vizi e virtù di questi alimenti si sono confrontati L’imperatore Montezuma, vedendolo arrivare, pensò
alternati docenti, chef e produttori di nicchia. che fosse la reincarnazione del Dio Quetzalcoàtl così
Profumi e colori che hanno scaldato il cuore dei come previsto nella profezia.
partecipanti. Versò allora nelle coppe di Cortes il famoso “cibo degli
Dei” che consisteva in una bevanda a base di cacao,
Nella serra Arancera, che un tempo serviva per il farina di mais e spezie dal gusto non particolarmente
ricovero invernale delle piante di agrumi, oggi adibita apprezzabile.
a centro conferenze si è svolta quella su “Cacao senza Cortes, però diversamente da Colombo, né intuì il
rimorsi” a cura di Mauro Serafini, docente ordinario potenziale e al suo ritorno in patria chiese ai monaci
della facoltà di Biologia Farmaceutica coadiuvato dalla spagnoli di modificare la ricetta messicana per renderla
[Link] Chiara Toniolo che ha parlato della lavorazione più gradevole al palato e così fu.
della pianta del cacao. Bastò sostituire le spezie con un po' di zucchero.

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R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 45

Laura Rossini Photography

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46 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

L’uso della cioccolata allo stato solido così come lo In questo il professor Serafini ci conforta facendoci un elenco
conosciamo, in forma di barretta, si diffuse solo dopo di tutte le fake news sul cacao in circolazione e ribadendo che
l’invenzione da parte dell’olandese Van Houten nel 1825 della è consigliabile l’assunzione giornaliera da uno a tre cubetti
pressa per il cacao che permise la separazione delle fave (10-20 gr) di cioccolata amara con concentrazione di cacao
(parte solida) dal burro (parte grassa). oltre il 70%, soprattutto a colazione insieme a frutta semi e
cereali.
Da quel momento in poi si sono susseguite invenzioni e
modifiche alla ricetta originaria per mano dei più grandi Con qualche piccola accortezza, nelle quantità e nelle
maestri cioccolatieri che ancora oggi continuano a creare modalità di somministrazione, ad esempio, mai dopo i pasti
vere e proprie opere d’arte per il nostro palato. e mai insieme al latte che sembra inibisca l’assorbimento dei
flavonoidi nell’intestino. Solo alcune persone con determinate
Oggi però ci troviamo davanti ad un bivio, da una parte uno patologie sono fortemente limitate nell’utilizzo, per il resto:
dei più grandi vizi capitali, la gola e dall’altro la nostra salute
e quella del pianeta.

Cacao e cuore
può ridurre l’incidenza di ictus ed infarto
e contrastare il colesterolo “ cattivo”
LDL; favorisce l’abbassamento della
pressione ed ha una azione protettiva
dei vasi sanguigni.

Cacao e memoria
l’utilizzo del cacao ha effetti benefici su memoria e
funzioni cognitive.

Cacao e denti
i tannini, floruri e fosfati presenti sulla superficie della fava di cacao
sembra svolgano un ruolo importante nella difesa dello smalto e nella
protezione da carie e placca.
In questo caso sarebbe deleterio l’utilizzo dello zucchero per cui la
concentrazione di cacao sale all’80% per essere efficace.

Cacao e pelle
stanno aumentando gli studi che confermano l’azione protettiva di alcuni componenti
del cacao.

Cacao e umore
gratificazione del palato, sensazione di benessere, svolgono un ruolo importane stimolati dalla seratonina.
Il magnesio e le sostanze eccitanti come le ammine aiutano la concentrazione ed alleviano la stanchezza.

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R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 47

Mangiamo Cacao, quello buono, poco, salvaguardiamo la con il professore con domande e curiosità, rendendo questa
nostra salute. esperienza più ricca di quanto già non fosse.
Riducendo il consumo, migliorando la qualità, si potrà anche
dare una mano alle piantagioni che oggi risentono del Subito fuori dalla sala convegni sono stati allestiti degli stand
cambiamento climatico e dell’eccessivo sfruttamento da di singoli produttori ognuno con la propria storia particolare
parte dell’uomo. e degna di nota, che in pochi passi, ha permesso di viaggiare
Non dimentichiamoci infatti che l’innalzamento della in tutto il mondo.
temperatura sta danneggiando le coltivazioni che hanno
assoluto bisogno di un clima tropicale. C’è stata anche una dimostrazione: una bambina ha mostrato
come si possono ridurre in polvere le fave di cacao con gli
Come ha spiegato la [Link] Toniolo, si possono eseguire utensili artigianali. Il profumo del cacao amaro ha pervaso
esperimenti in box per controllare come cambiano le sostanze l’ambiente, creando una piacevole sinestesia che ha coinvolto
nutritive durante la procedura di essicazione e studiare i gusto e olfatto.
migliori processi da applicare in produzione per una qualità
migliore, ma non si potrà mai sostituire il processo naturale di
maturazione della pianta se non nel proprio habitat, per cui è
necessario salvaguardarlo.

All’insegna dell’inclusione è stata preziosa l’interprete LIS


(lingua dei segni) che ha tradotto per i presenti non udenti
tutto l’intervento permettendo ai partecipanti di interagire

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48 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

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R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 49

Laura Rossini Photography

Le barrette tutte con concentrazione altissima di cacao


dal 60% in su sono prodotte in Nicaragua con tostatura a
basse temperature e filiera a KM 0.

I colori delle confezioni e la grafica della Fabrica de


Chocolate MOMOTOMBO richiamano i luoghi lontani delle
piantagioni. Un grafico molto semplice e chiari ripercorre
le fasi della lavorazione.

Poco più in là invece il vero peccato di gola, una pasticceria


francese a Roma.
Le Levain nata dalla passione dello chef Giuseppe Solfrizzi
per i dolci d’oltralpe.
Alla base sempre la grande qualità dei prodotti, la cura per
le lavorazioni ed il gusto del bello.
Un angolo di Parigi a Trastevere tanto per sognare
ripensando al film “Chocolat”.

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50 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

Nello stesso stand è stato possibile conoscere Emanuele Il rispetto per la materia prima, i profumi ed i rituali di un
Bernabei che ci catapulta al di là dell’Oceano in Brasile con alimento che ha un anima volubile.
una aroma intenso di caffè. Un breve estratto dalla sua intervista:

Ha messo la sua vita al servizio della sua passione con tanto


coraggio, un po’ d’incoscienza data dalla sua giovane età e
tanta risolutezza.
Come dice lui, da tecnico ed analista di processi informatici
a torrefattore. Raccontaci i tuoi segreti
Del suo racconto ci ha colpito che da Italiano avrebbe voluto “Elemento principale sicuramente del nostro prodotto è
insegnare ai brasiliani a fare il caffè, ma solo dopo anni l'acquisto della materia prima, acquistiamo direttamente
passati a studiare questa materia ha capito che forse a noi senza intermediari da due paesi (Brasile e Perù).
sfugge qualcosa.
Con i ragazzi del Perù (the 7 Elements) e Brasile
(Cocarive / CQT coffee), con i quali ormai collaboriamo
a stretto contatto da circa 3 anni, costruiamo di anno
in anno il caffè, scegliendo insieme la tipologia di
lavorazione e le quantità da importare.
Per te cos’è l’aroma di caffè ? La scelta di materia prima incide un buon 60%-70% sulla
tazza finale, per questo assaggiamo tutti i lotti prima di
ti sto parlando mentre tosto dei campioncini di ogni acquisto.
caffè, che domani assaggerò.
Quale momento migliore per descrivere l'aroma? Inoltre siamo maniaci anche nella tostatura, dal blend
ai lotti più rari non si troveranno caffè bruciati e cotti
Tutto nasce dalla tostatura/cottura, è proprio qui in maniera eccessiva, proprio per esaltare quello che la
che si creano quegli aromi e sapori che ritroviamo materia prima ha da dare.
nel nostro caffè, dal macinato alla tazzina.

Avete mai fatto i pop corn a casa o cucinato una


torta?
In tostatura sono proprio questi gli aromi
principali, dal pan tostato, pop corn, biscotti.
Direi inebriante.
Raccontaci del “ vero caffè “
il caffè filtro che abbiamo sorseggiato insieme è forse il
modo di bere caffè più diffuso al mondo.
Noi siamo abituati al gusto intenso ed aggressivo
dell'espresso, alcuni invece ancora bevono il caffè nella
moka.

Il caffè filtro è decisamente l'opposto all'espresso, in


tutto e per tutto.
La materia prima è la stessa (anche se l'ottimale
sarebbe l'utilizzo di un caffè tostato più "chiaro" , ovvero
una cottura più delicata per eliminare completamente
la parte amara) ma la bevanda che si ottiene è molto
diversa:

Il caffè filtro non ha crema, è meno corposo


dell'espresso.
Il caffè filtro non si beve in 20 secondi, ma è un modo
di bere caffè più lento, paragonabile ad un tè o ad una
tisana.
La bevanda è meno intensa ed aggressiva, decisamente
delicata e facile da bere anche senza zucchero.

Mi sono avvicinato al caffè filtro nel 2012, ora non ne


faccio più a meno.
Ovviamente non lo consideriamo come il metodo
migliore in assoluto, anzi, ogni metodo va rispettato
per quello che riesce ad esprimere (dall'espresso alla
moka, ibrik, napoletana, filtro, french press etc...) ma ci
piace condividere una forma alternativa al nostro modo
di bere caffè, spesso troppo frenetico.

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R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 51

Laura Rossini Photography

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52 R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO

In chiusura, prima di lasciare ci accoglie il continente asiatico. Rimaniamo affascinati dalla sua semplicità e dolcezza e
Ci avviciniamo allo stand dove la chef accoglie i partecipanti respiriamo un po’ d’Oriente.
con un bellissimo sorriso e scorgiamo sul bancone Non lontano da noi c’è uno dei luoghi più suggestivi dell’orto
l’inconfondibile forma dei Dorayaki con un packaging di botanico: il Giardino Giapponese con i suoi acerci, i giochi
colore bianco-azzurro ed in un attimo siamo catapultati nel d’acqua e laghetti. Un giardino da passeggio sul modello
fantastico mondo di Doraemon famoso manga Giapponese Kaiyu-Shiki Teien realizzato da Nakajima Ken.
degli anni 80 (sigla cantata dagli Oliver Onions).
Qui ritorna il sapere scientifico, la parte più alta della cultura.
Il Gatto spaziale che ne andava matto. La passeggiata nei boschi in Giappone è una prescrizione
Nella tradizione Giapponese questi dolci sono molto amati medica raccomandata dal Ministero della Salute sin dagli
dai bambini e per loro costituiscono una merenda sana e anni ’80.
leggera. Di recente oltre alla riduzione dello stress e alla
La scommessa fatta da Hiromi Cake è quella di portare in regolarizzazione della pressione sanguigna è stata scoperta
Italia la tradizione Giapponese adattandola al gusto nostrano. una reazione positiva del sistema immunitario.
Ingredienti sani, sapori e profumi della cultura orientale che si
fondono con quella occidentale. Shinrin-yoku il “bagno nella foresta” ormai è conosciuto ed
apprezzato anche in occidente.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere la chef Mitzuko Takei. Non ci resta che lasciarci andare, fare due passi e attendere
Ci ha spiegato che i dolci che produce sono frutto della cura e la prossima mostra a cielo aperto.
della passione con la quale si dedica al suo lavoro.
Mette il suo cuore in tutto ciò che produce, sposa l’arte del
vivere ZEN, perché è importante illuminare la giornata di una
persona con un piccolo gesto.

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R E P O RTA G E | MUSEO ORTO BOTANICO 53

Laura Rossini Photography

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54 R E P O RTA G E | DANZANDO
TRAPANI IN SULLA
PHOTOMOLE

#Luci di Sicilia

A cura di Rita Russo

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 55

In una tiepida giornata dal clima primaverile


fuori stagione, come quelle che solo la
Sicilia sa regalare, il 19 novembre ha preso
il via la decima edizione di Trapaninphoto,
dopo una pausa forzata di due anni legata
all’evento pandemico a tutti tristemente
noto.

Questa manifestazione, dedicata


interamente al mondo della fotografia, è
stata organizzata, come ogni anno, dal

Gruppo Scatto dell’Associazione I


Colori della Vita di Trapani, sotto la
direzione artistica di Arturo Safina, con il
patrocinio della FIAF, Federazione Italiana
Associazioni Fotografiche.

Rita Russo Photography


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56 R E P O RTA G E | DANZANDO
TRAPANI IN SULLA
PHOTOMOLE

Quest’edizione, fortemente voluta anche come segno di sono svolti in quattro suggestive sedi di particolare pregio
ritorno alla normalità dopo l’emergenza pandemica, dal titolo artistico, ubicate nel centro storico della città siciliana, inseriti
#Luce di Sicilia, ha visto come protagonista principale proprio prevalentemente nei due fine settimana compresi tra il 19 e il
quest’isola, terra che ha prodotto da sempre grandi talenti in 28 novembre 2021.
ogni disciplina e nella quale storia e tradizioni si intrecciano
ad arte e cultura sullo sfondo di splendide bellezze naturali. Un’occasione imperdibile per gli amanti del mondo della
fotografia che ha offerto numerosi spunti di arricchimento
Questo tema è stato affrontato, sotto differenti aspetti, culturale e professionale attraverso lo scambio di opinioni
attraverso le immagini di fotoamatori e di autorevoli fotografi con i professionisti del settore, dotati di grande esperienza e
di fama nazionale ed internazionale, tutti siciliani. sensibilità, presenti durante l’evento.

Il programma della rassegna si è presentato anche quest’anno


denso di eventi - mostre fotografiche, presentazioni di libri,
incontri con autori e lettura portfolio - aperti a tutti, che si

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 57

Rita Russo Photography

Per l’intera durata della manifestazione, in giro per il centro


storico trapanese, presso alcuni negozi di vario genere
commerciale, sono state esposte le immagini scattate
da fotoamatori siciliani che hanno dato vita all’iniziativa
denominata Gocce - Foto in città, un vero e proprio evento
nell’evento. Una mostra diffusa come mezzo non solo per
pubblicizzare la manifestazione, ma anche per stimolare
la curiosità di chi non si è mai avvicinato a questo mezzo
espressivo dalle mille sfaccettature.

Inoltre, in occasione dell’anniversario di TrapaninPhoto è


stata realizzata una pubblicazione che, come scrive nella
sua prefazione al libro Pippo Pappalardo, fotografo, critico
e storico della fotografia, << …intende celebrare dieci anni
di “lavoro intorno alla fotografia”.
Il verbo celebrare, stavolta, va letto nel senso di ricordare,
memorare, rivivere e quindi, non dimenticare.
E quando parliamo di “lavoro intorno alla fotografia”
ci riferiamo a quell’universo di eventi, di operazioni, di
fenomeni che le girano intorno, senza mai dimenticare
che, in tutto questo, ci sta un componente determinante ed
essenziale che è la passione. …>>

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58 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC
TRAPANI IN PHOTO

Numerosi sono stati gli Sponsor e i Media Partners che con il loro supporto hanno consentito sia la perfetta riuscita dell’intera
manifestazione sia l’ampia diffusione di questo importante evento, che presenta pochi eguali sull’intero territorio nazionale.

La prima giornata di TrapaninPhoto è stata caratterizzata da numerosi appuntamenti che si sono susseguiti a ritmo incalzante
a partire dalle 17:30 di venerdì 19 novembre, ora in cui è stata ufficialmente aperta la sua X edizione presso il Complesso
Monumentale San Domenico - costituito da una tra le più antiche chiese della città e dall’annesso ex convento con il chiostro -
con l’inaugurazione di due mostre: quella intitolata “2020: l’Anno del Covid” di Matteo Biatta, unico lavoro non prodotto in Sicilia
e l’altra dal titolo “Poggioreale: la città fantasma”, una collettiva realizzata con le fotografie dei soci del Gruppo Scatto ICDV.

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 59

Sebbene il tema conduttore della manifestazione sia stata la Tutte situazioni che, grazie alla distanza dei luoghi nelle
Sicilia, era quasi impossibile non trattare un argomento come quali si sono verificate, sono rimaste, per l’autore, distanti
quello del Covid-19, purtroppo ancora attuale, che, nei primi e bloccate negli scatti prodotti durante i reportage. Invece,
mesi di diffusione del virus all’inizio del 2020, ci ha visti tutti nel caso del Corona Virus che, totalmente sconosciuto, nei
spettatori di situazioni cui nessuno avrebbe mai immaginato primi mesi ha mietuto innumerevoli vittime libero di circolare
di dover assistere e che hanno funestato, soprattutto, quattro indisturbato, l’autore ha vissuto questa terribile esperienza a
cittadine lombarde, tra cui Brescia. un passo da casa sua, con la costante paura di poter essere
coinvolto direttamente o, ancora peggio, di coinvolgere i
Infatti, gli scatti di Matteo Biatta, fotografo professionista, propri affetti personali a causa del proprio lavoro.
nato in questa città e specializzato in reportage, documentano
in maniera eloquente il clima di emergenza, di paura e di Gli scatti, tutti a colori, documentano le situazioni più
profonda tristezza, vissuto in prima persona, girando fra le significative legate al periodo del lockdown, da quelle che
strade deserte della sua città e non solo, durante i due mesi mostrano la gestione interna degli ospedali a quelle esterne
di lockdown. ad essi, nelle quali i riti religiosi venivano officiati in chiese
e moschee completamente vuote, a quelle che ritraggono
Matteo Biatta, che collabora con alcune agenzie di stampa la consegna del cibo a chi, affetto dal virus in forma lieve,
nazionali ed internazionali, non è nuovo a situazioni di forte veniva isolato nei cosiddetti Covid Hotel, strutture alberghiere
impatto, avendo documentato, attraverso i suoi reportage prestate alla comunità e trasformate in luoghi di vera e propria
fotografici, l’interno di alcuni ospedali africani in Togo e Benin, detenzione domiciliare per evitare la diffusione del virus
il dramma delle mine in Bosnia vent’anni dopo la fine della o ancora grosse città, come Milano e Venezia, totalmente
guerra e la situazione post Ebola in Sierra Leone, tre mesi deserte, immerse in un’atmosfera spettrale e al contempo
dopo la fine dell’epidemia. surreale.

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60 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Ma senz’altro gli scatti di maggiore impatto emotivo sul Arturo Safina, Mimmo Todaro), curata da Mauro Ancona e
pubblico sono stati quelli nei quali è tangibile il dramma vissuto Tonino Corso, attraverso le 26 fotografie esposte, ha voluto
in quel periodo dai familiari dei defunti per COVID, sia per raccontare la città fantasma di Poggioreale, distrutta durante
l’impossibilità di rendere loro l’ultimo saluto e celebrare il rito il terribile terremoto che coinvolse i paesi della Valle del Belìce,
funebre, assolutamente vietati entrambi, sia per la difficoltà il 14 gennaio del 1968, puntando ai dettagli di un’architettura
di gestire il gran numero di salme, divenute impossibili sia da profondamente segnata che pur essendo divenuta un
cremare che da tumulare nei cimiteri ormai privi di spazi. rudere restituisce ancora oggi l’immagine dell’antico borgo.
Il sapiente utilizzo del b/n ha permesso, inoltre, di esaltare,
In tali situazioni, in particolare, il Comune bergamasco senza distrazione alcuna, la drammaticità dei luoghi.
di Ponte San Pietro, in quel periodo, si è visto costretto ad
adibire un capannone industriale a deposito di bare, peraltro, Luoghi senza tempo, avvolti in un assordante silenzio che,
di fattura piuttosto spartana. Il reportage di Matteo Biatta è dopo più di cinquant’anni, provocano ancora forti emozioni in
senz’altro lo spaccato di una terribile pagina di attualità che si chi vi si avvicina.
spera non si verifichi più e rimanga solo nella memoria di tutti.

Nella sala attigua, la mostra collettiva dei soci del Gruppo


Scatto (Massimo Aversa, Luciano Bianco, Nino Castiglione,
Tonino Corso, Vito Curatolo, Simona De Togni, Giuseppe Di
Giorgio, Maria Luisa Faraci, Lorenzo Gigante, Paolo Pironi,

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 61

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Negli altri locali del complesso monumentale San Domenico sono state ospitate le mostre collaterali di Lorenzo Gigante
(TP) «Tramonto... Spettacolo... Emozione... Sogno…» con i suoi magnifici tramonti trapanesi; quella di Salvatore Titoni (TP)
«Emozione numero cinque» che ha mostrato l’antico rito siciliano della presa d’occhio per togliere il malocchio (o presunto
tale) e quella di Giuseppe Di Giorgio (Camporeale - PA) «Storie di sbarchi» che mostra volti e situazioni di migranti arrivati nella
terra dell’accoglienza: la Sicilia.

A seguire, nella Chiesa di Sant’Agostino, sita in Piazza Saturno in pieno centro storico a fianco della splendida omonima
fontana, si è svolto il secondo appuntamento previsto in programma. In questa sede è stata inaugurata la mostra collettiva
#LucediSicilia, realizzata con gli scatti di noti nomi della fotografia siciliana: Romano Cagnoni, Franco Carlisi, Mauro Galligani,
Tony Gentile, Gianfranco Iannuzzo, Giuseppe Leone, Melo Minnella, Pino Ninfa, Angelo Pitrone, Arturo Safina, Tano Siracusa,
Roberto Strano.

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 63

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64 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Una Sicilia, varia e dai mille aspetti, raccontata attraverso le


immagini di paesaggi e volti del presente e del passato, talora
immersi in un’atmosfera onirica; dalle foto che denunciano una
condizione umana al margine e da quelle che documentano
periodi bui di questa terra legati alla mafia, a causa della
quale la Sicilia è stata marchiata a fuoco da un’etichetta
stereotipata, diffusa in tutto il mondo; dalle tradizioni ormai
estinte come quella della mattanza; dai riti religiosi e dagli
“sguardi” di un tempo e da un viaggio tra i vicoli e le case del
passato di una città come Agrigento che ha ormai cambiato
volto, ma non troppo.
Insomma, un caleidoscopio di facce della stessa medaglia,
tra colore e bianco e nero.

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 65

Il lungo pomeriggio inaugurale di Trapaninphoto


si è concluso in una splendida sede con
un’esposizione di tutto rispetto: quella degli
scatti giovanili di Giuseppe Tornatore, dal titolo
“Artigiano della memoria”, presso il Museo di arte
contemporanea San Rocco.

A pochi passi dalla Chiesa di [Link], il


Palazzo San Rocco, è stato destinato nel 2012 a
polo museale interdisciplinare, divenendo la sede
ufficiale ed istituzionale del museo. Restaurato
grazie ai contributi provenienti dall’Otto per mille,
insieme a quelli di alcuni privati ma nessun
contributo pubblico, è stato inaugurato nel 2014.

L’atrio del palazzo, che contiene le vestigia della


chiesa dedicata al santo, è stato trasformato in un
Oratorio dalla capienza di circa 70 posti, con una
piccola abside che accoglie un'immagine moderna
del Crocifisso (opera di Marco Papa).

Mentre il museo, che occupa le sale adiacenti


all’Oratorio, appare come la continuazione naturale
di esso per la sua funzione estetica e didattica,
tipicamente legata ad ogni luogo di culto.
In questa sede, oltre alla mostra permanente
di alcune opere di importanti artisti provenienti
da 25 nazioni, vengono ospitati anche concerti
e allestite mostre temporanee dedicate all’arte
contemporanea e alla fotografia, come nel caso
di quella di Tornatore, che resterà aperta fino al 6
gennaio 2022, a differenza delle altre che hanno
avuto termine il 5 dicembre.

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Giuseppe Tornatore nasce a Bagheria ed è noto in tutto il mondo spunto dalla cultura siciliana degli anni ’60 - ’70, quando la lettura
per i suoi film, grazie ai quali ha vinto numerosi premi, tra cui era spesso quella che si faceva sui manifesti cinematografici o
l’Oscar con il film Nuovo cinema paradiso nel 1988. Non tutti sui cartelloni pubblicitari per strada e più raramente sui giornali.
sanno, però, che ha iniziato giovanissimo a lavorare nel campo Non mancano, infine, le foto scattate a personaggi illustri della
della fotografia e ha ricevuto anche in questo caso diversi cultura siciliana come Renato Guttuso e Ignazio Buttitta.
riconoscimenti dalle riviste fotografiche nazionali.
Le sue prime realizzazioni cinematografiche, che hanno un
genere documentaristico, hanno avuto come argomento la
Sicilia, le tradizioni popolari e i suoi personaggi di rilievo come il
pittore Renato Guttuso e gli scrittori Verga, Pirandello, Brancati
e Sciascia.
E questi sono stati sempre gli argomenti da cui l’artista ha tratto
ispirazione non solo nella sua lunga filmografia, ma anche nei
suo scatti.

A introdurre la mostra di Tornatore è stato Don Liborio Palmeri,


responsabile e curatore del museo, che ha illustrato il criterio
d’impaginazione utilizzato nell’esposizione dei venti scatti del
regista, prestati dal Museo Guttuso di Bagheria, che ritraggono
momenti di questa città negli anni compresi tra il 1960 ed il
1970: un vero e proprio viaggio tra i temi più cari a Tornatore
e trattati nei suoi film, ma con una connotazione temporale
legata alla naturale evoluzione della vita, dalla fanciullezza alla
vecchiaia.

Le foto iniziali, infatti, sono quelle che ritraggono i bambini in


varie situazioni, spesso protagonisti dei suoi film, come nel
caso di Nuovo Cinema Paradiso.

Quelle finali ritraggono gli anziani e in queste non manca un


chiaro riferimento alla morte.
Tra questi estremi ritroviamo gli scatti dedicati agli animali,
anch’essi spesso protagonisti dei suoi film e quelli che trovano

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68 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 69

La giornata successiva, sabato 20 genere, sono poco noti ai non addetti Alla domanda riguardante, poi, le
novembre, è stata interamente dedicata ai lavori, ossia a tutto ciò che riguarda autorizzazioni necessarie a scattare
agli incontri con i fotografi ed è iniziata la committenza e le specifiche richieste le foto soprattutto nei luoghi chiusi,
presso la Chiesa di S. Agostino da dove ricevute da questa, insieme alle l’autore ha sostenuto che il tempo
è stata trasmessa, in diretta streaming, difficoltà operative incontrate durante dedicato agli scatti, in genere, occupa
una lunga intervista a Matteo Biatta, lo svolgimento del lavoro di reportage, solo il 20% del tempo totale necessario
condotta da Sandro Iovine, sul tema al di là di quelle legate meramente al per la consegna del lavoro.
“Emergenza Coronavirus, come contagio. Il restante 80% è quello che ci vuole
raccontare una pandemia”. per assolvere a tutte le formalità
Sandro Iovine, giornalista e critico Matteo Biatta ha, quindi, raccontato di burocratiche e non solo, occorrenti
fotografico, è direttore responsabile non aver avuto particolari difficoltà nel per accedere nei luoghi d’interesse
della rivista online FPmag, un magazine circolare liberamente durante il periodo soprattutto in particolari contesti e,
che rivolge la propria attenzione del lockdown, sebbene sia stato fermato finalmente, realizzare il reportage
principalmente alla fotografia più volte dalle forze dell’ordine. fotografico. Chiaramente nel caso del
attraverso numerose sezioni, tra le quali Infatti, in quanto giornalista Covid, vista l’eccezionale situazione
quella dedicata alle video interviste, professionista era munito di incarico di pericolosità, l’attenzione è stata
FPmagtalk. professionale da parte di agenzie di maggiore.
stampa sia nazionali che estere. Le La seconda parte dell’intervista è stata
Durante la diretta, tenutasi davanti a molti richieste ricevute da queste ultime sono rivolta al Dr. Claudio Pace, medico di
amanti della fotografia e agli studenti cambiate man mano che la situazione famiglia, intervenuto per portare la
dell’Istituto d’istruzione secondaria ad evolveva e, con un po’ di amarezza testimonianza di carattere scientifico
indirizzo turistico “Sciascia e Bufalino” mista a rassegnazione, Matteo ha, riguardo alla situazione vissuta
di Erice (tra l’altro partner organizzativo anche, affermato che la quasi totalità a Trapani e in Sicilia, sia agli inizi
della manifestazione per la gestione delle foto prodotte durante questo dell’emergenza, quando, al contrario
dell’apertura delle mostre fotografiche periodo è stata diffusa per il 90% su della zona lombarda, Trapani è stata
al pubblico), Iovine ha puntato testate giornalistiche estere piuttosto considerata Covid free, sia attualmente.
l’attenzione su argomenti che vanno che nazionali, tra cui The Guardian, The
oltre le immagini vere e proprie (peraltro Wall Street Journal, RollingStone, ecc.,
proiettate durante la diretta) e che, in comprese alcune testate russe.

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70 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Il secondo appuntamento di questa giornata, una tavola Denominato, nel 2010, Museo Interdisciplinare Regionale
rotonda dal tema La fotografia siciliana, si è tenuto nella Agostino Pepoli è il capofila anche dei musei archeologici di
splendida sede del Museo Regionale Agostino Pepoli, tra Mazara del Vallo e Favignana e del Museo del Sale di Trapani.
opere d’arte di ogni genere e di straordinaria bellezza, alla
presenza di due grandi della fotografia siciliana, di notevole Questo museo, oggi suddiviso in cinque principali sezioni -
spessore culturale: Franco Carlisi e Tano Siracusa, introdotti marmi e lapidi, dipinti, arti industriali, scultura rinascimentale
dal Direttore del museo, Arch. Roberto Garufi, da Arturo Safina e memorie del Risorgimento - , ospita oltre ad importanti
e dal Presidente dell’Associazione ICDV, Marilena Galia. collezioni di opere di prestigiosi autori tra sculture e dipinti,
anche opere in corallo, argento e sculture presepiali di
Il Museo A. Pepoli, che è uno dei più importanti musei straordinaria bellezza, insieme al “Tesoro nascosto”, frutto di
della Regione Siciliana, nasce nei primi anni del ‘900 come numerose donazioni alla Madonna di Trapani.
museo civico, per mano del conte Agostino Sieri Pepoli, Nella sezione Risorgimento, in un’ampia sala del pian terreno,
nel trecentesco ex convento dei Carmelitani, contiguo tra i cimeli d’interesse storico di quel periodo, è custodita,
all’importante Santuario della [Link] Annunziata, dove è in perfetto stato di conservazione, una ghigliottina d’epoca
custodita e venerata la statua della Madonna di Trapani, borbonica.
attribuita a Nino Pisano (metà [Link] ca.). Macabro strumento di morte che fu attivo, in tutto il territorio
della provincia, dal 1842 fino al 1860 ca.
In esso il conte Pepoli espose la sua collezione privata, insieme
ai dipinti della scuola napoletana, donati successivamente dal
generale Giovanbattista Fardella. Diventa Museo Nazionale
dopo la Seconda guerra mondiale e viene, infine, acquisito
dalla Regione Siciliana nel 1977.

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 71

Dunque, in un’ampia sala, tra tesori di ogni genere, davanti Dunque chi guarda comanda.
ad una platea attenta e numerosa, i due illustri ospiti hanno Ma ciò può avvenire solo nella realtà.
affrontato il tema della serata secondo due differenti punti di Mentre durante la processione, dove tutto è rappresentazione
vista. teatrale lontano da questa, il fotografo è libero di riprendere
Il primo a intervenire è stato Tano Siracusa, nato ad Agrigento senza essere “guardato”.
e siciliano anche nel cognome. Durante gli anni successivi, insieme ai suoi reportage realizzati
Durante il suo intervento, l’autore attraverso una serie di all’estero, continua a lavorare nella sua terra e nel ‘92 realizza,
sillogismi ha spiegato come, nel tempo, è cambiato il suo insieme a Lillo Rizzo, un lavoro denuncia sull’ospedale
modo di fare fotografia e le esigenze che lo hanno portato psichiatrico di Agrigento.
a tale cambiamento, compreso il passaggio dall’analogico al Nasce, dunque, in Tano l’esigenza di fare informazione
digitale. attraverso il mezzo fotografico, nel tentativo, spesso vano, di
produrre dei cambiamenti.
Tano ha cominciato a fotografare nei primi anni ’80,
svolgendo la sua professione prevalentemente nei paesi Ma ben presto si rende conto che la fotografia da sola non
del sud del mondo oltre che nella sua città, alternando il è sufficiente a questo scopo e rivolge la sua attenzione alle
reportage d’impostazione bressoniana a un uso più diaristico immagini in movimento, senz’altro più eloquenti di quelle
e introspettivo del mezzo fotografico. fisse e prive di parole.
Nel suo intervento ha presentato una serie di scatti, realizzati, Secondo l’autore, che manifesta una visione baudelairiana
nei primi anni della sua carriera, ad Agrigento e dedicati alla della fotografia, questa è ben lontana dall’arte, ad eccezione
processione di San Calò, il santo nero protettore della città, del periodo in cui, a metà dell’Ottocento, si stabilì un legame
che raggiunse la Sicilia alla fine del V secolo, in fuga dai e una connessione tra questa, ancora agli inizi e l’arte
Vandali ariani. impressionista.
E, soprattutto, la ritiene irreale in quanto restituisce l’istante,
Proprio per questo, oggi, San Calò è divenuto, inevitabilmente, fermando il tempo.
anche il protettore dei migranti che, neri come lui, a migliaia Dal momento che l’uomo stesso vive immerso nel tempo che
fuggono dall’Africa e dal vicino oriente, scappando da guerre, scorre, le immagini in movimento, sono il mezzo più indicato
fame e persecuzione, per approdare sulle spiagge siciliane. per riprodurre la realtà.
L’autore ha spiegato, secondo il suo punto di vista, il motivo
per il quale il tema della processione è sempre stato molto Per questo, da una decina d’anni a questa parte, specie dopo
ambito, soprattutto dai fotografi siciliani, partendo dal l’avvento della fotografia digitale e la conseguente inesistenza
significato della parola “guardare”, che, in siciliano, come di supporti tangibili sui quali riprodurre le immagini, spesso
in spagnolo, in francese e in altre lingue neolatine, vuol dire relegate esclusivamente a un monitor, Tano Siracusa produce
custodire, tenere a bada, sorvegliare. i suoi lavori, dai temi attuali e dal forte impatto emotivo,
mescolando fotografie a videoclip.

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72 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Nel secondo intervento, Franco Carlisi, nato a Grotte (AG), Nella prima ha mostrato alcune foto tratte dal suo libro di
laureato in ingegneria elettrica e fotografo dal 1996, ha maggior successo, dal titolo Il valzer di un giorno.
illustrato il suo modo di vedere la fotografia contrapponendolo Una raccolta di immagini in bianco e nero, scattate “fuori
a quello di Tano Siracusa. campo” durante un giorno particolare, quello del matrimonio,
in una Sicilia intima, esplorata al di là delle normali codifiche
Infatti, mentre quest’ultimo ha utilizzato le immagini come e delle convenzioni entro le quali normalmente i protagonisti
mezzo d’informazione al fine di aiutare gli altri, Carlisi, nei suoi del rito costruiscono la loro recita.
scatti ha da sempre ricercato se stesso.
La sua analisi introspettiva trova forza nella continua ricerca e La seconda presentazione ha mostrato il lavoro di ricerca
cattura dell’istante, nel seguire un movimento che ha un potere della sua identità attraverso alcune immagini realizzate con
evocativo nella mente e permette di creare un frammento di la tecnica dell’“open flash” durante tutta la sua attività di
vita aperto all’immaginazione di chi guarda. fotografo.
Un viaggio introspettivo, rigorosamente in bianco e nero,
La fotografia per Carlisi non restituisce il passato ma fa parte attraverso il quale la tecnica utilizzata è stata funzionale per
della nostra vita e ci dona una dimensione nuova tra presente raccontare proprio le difficoltà trovate nel riconoscersi in
ed eternità. Una visione onirica di una fotografia che l’autore una precisa identità, dopo essersi reso conto, durante il suo
considera arte. percorso, di come quella siciliana sia molteplice e stratificata,
Durante l’incontro Franco Carlisi, che ha al suo attivo diverse oltre che, a volte, contraddittoria.
pubblicazioni e numerose mostre, ha presentato agli astanti
due raccolte di scatti che hanno reso ancora più chiaro il suo
concetto di fotografia.

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 73

La serata si è conclusa con la consegna del Premio per la dai pregiudizi, dai luoghi comuni e dalle esasperazioni
Cultura Fotografica 2021 “Salvatore Margagliotti” proprio accademiche e intellettuali fini a se stesse, assai spesso
a Franco Carlisi, peraltro, dal 2006 direttore della rivista di cause di futili polemiche e di vani, se non vuoti, contenuti.
immagini e cultura fotografica Gente di Fotografia. In tal senso l’operato di Franco Carlisi ha guidato, come
fotografo e come operatore culturale, una sorvegliata quanto
Nella motivazione scritta da Pippo Pappalardo si legge: risoluta critica ad una vicenda fotografica a volte chiusa su se
stessa e restia a cercare le ragioni per cui era nata: la ricerca,
“Si conferisce il Premio Margagliotti, dedicato alla cultura la documentazione e la rappresentazione del vero, del giusto,
fotografica, oggi giunto alla sua decima edizione, all’Ing. del bello e, quindi, del buono.”
Franco Carlisi, insigne fotografo siciliano, distintosi per la
qualificata attività professionale e per l’eccellente presenza
culturale sul territorio nazionale. In particolar modo, la
direzione della Rivista “Gente di Fotografia” e le iniziative
editoriali ad essa collegate hanno destato, grazie al suo
contributo, l’assopito interesse dei fotografi e degli studiosi
della materia, costringendoli a riflettere, rimeditare e rivedere
la cultura accumulatasi negli anni passati per liberarla

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74 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Domenica 21 novembre, presso il complesso monumentale edizione di TrapaninPhoto, Salvo Titoni, fotografo trapanese
San Domenico, si è svolto il Concorso Portfolio 2021. appartenente al Gruppo Scatto ICDV, con il suo lavoro dal
Cinque i partecipanti che, provenienti da diverse città titolo “Emozione numero 5”.
siciliane, hanno presentato complessivamente 7 portfolio,
che sono stati letti dai già noti professionisti della fotografia, In nove scatti in bianco e nero dal taglio quadrato, peraltro
protagonisti delle giornate precedenti: Franco Carlisi, esposti tra le mostre collaterali della manifestazione, l’autore
Tano Siracusa e Matteo Biatta, che oltre ad esaminare ha sapientemente riportato in vita un’emozione vissuta da
singolarmente ogni portfolio, hanno fornito, agli autori in gara, bambino, legata a un rito, per lo più celebrato dalle donne
anche suggerimenti, consigli e pareri tecnici. anziane di famiglia, depositarie di tradizioni quasi sempre
in bilico tra sacro e profano, difficilmente sconosciuto a un
I lavori proposti hanno presentato la Sicilia, tema della siciliano, quello della “pigghiata d’occhio”, rimedio popolare
manifestazione, sotto aspetti differenti, realizzati spaziando utilizzato per togliere il malocchio.
tra generi fotografici diversi: dai ritratti in studio, allo still
life eseguito con la tecnica del light painting, alla street La giuria ha, dunque, premiato il reportage di Salvo Titoni
photography, alla foto concettuale, al reportage. “per la capacità di saper interpretare una realtà residuale
restituendola nella sua forma più viva e poetica senza l’aiuto
Al termine dell’esame dei portfolio, che ha impegnato tutta la di una superflua impalcatura concettuale.”
mattinata, nel pomeriggio si è riunita la giuria che, presieduta
da Franco Carlisi, ha proclamato come unico vincitore della X

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 75

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


76 R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO

Due sono stati i libri presentati durante l’intera rassegna. Il sono state fotografate, dopo avere instaurato con i soggetti
primo, dal titolo Fotogazzeggiando di Toti Clemente, curato "profondi" rapporti umani.
da Pippo Pappalardo, è stato presentato durante il weekend In cento immagini Jannuzzo racconta Agrigento, scenario
iniziale. ideale per i suoi ricordi, raccogliendo foto scattate negli anni
Nella vita capita, talora, di sentire l’esigenza di voler raccontare ’70 cui si aggiungono quelle realizzate negli ultimi anni, senza
qualcosa o semplicemente di dover riordinare le idee su certi soluzioni di continuità.
argomenti.
È quello che è accaduto all’autore che, soprattutto in un Senza curarsi della cronologia temporale degli scatti, si affida
periodo di fermo quale quello legato al covid, prendendo al racconto che scaturisce dalle immagini.
spunto dalle sue foto, ha raccolto le idee e insieme a qualche La fotografia di Jannuzzo non ha bisogno di essere descritta,
racconto legato ad esperienze di vita ne ha fatto una sorta di interpretata o raccontata e non ha bisogno di didascalie.
diario. È già racconto.
L’autore narra, attraverso i suoi scatti, il passato e lo attualizza,
Il secondo libro, che è stato presentato il 26 novembre, momento per momento.
aprendo il secondo fine settimana di TrapaninPhoto, ha visto Nel libro i bambini sono protagonisti assoluti e le foto sono
come protagonista Gianfranco Jannuzzo, affermato attore di rigorosamente in b/n. Agrigento è una città sui generis che
teatro, cinema e televisione, nato ad Agrigento. mantiene una sua trasversale visione del mondo ma non è
riuscita nel corso degli anni a costruire una propria identità.
Appassionato di fotografia fin da ragazzo, ricomincia a
fotografare in analogico in questi ultimi anni e realizza il suo La sua storia recente è soprattutto fatta di ricordi, memoria,
primo libro di fotografia dal titolo Gente mia, presentato da nostalgia.
Angelo Pitrone (fotografo, docente di Storia e tecnica della L’unico dato distintivo che caratterizza questa città, comune
fotografia all'Università di Palermo). anche alla Sicilia intera, è il culto dell’amicizia, il senso della
L’autore ha raccontato le foto contenute nel libro, con tratti solidarietà, l’orgoglio di appartenervi, la generosità e l’amore
di intenso coinvolgimento, evidenziando le persone che che sono ben identificati da Gianfranco Jannuzzo.

Lorenzo Giganti Photography

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R E P O RTA G E | TRAPANI IN PHOTO 77

Sabato 27 novembre la mattinata è stata dedicata professionista, hanno avuto modo di approfondire argomenti
all’interessante incontro con Giacomo di Girolamo, giornalista riguardanti la realizzazione di un reportage in tutte le sue fasi:
e direttore del portale [Link], dal titolo “Poggioreale e non dal progetto, all’organizzazione del lavoro vero e proprio, alla
solo: il racconto dei piccoli borghi italiani” e in collegamento via gestione delle riprese e delle stampe.
web con Marco Giovannelli, presidente di ANSO, Associazione L’incontro con Strano ha costituito di certo per i partecipanti
Nazionale Stampa Online. una grande opportunità di crescita, non solo fotografica ma
anche culturale.
Tra sabato pomeriggio e domenica 28 novembre si è tenuto il
Workshop di reportage con Roberto Strano: una full immersion Con il workshop di Roberto Strano, TrapaninPhoto ha chiuso i
nella fotografia sociale e in bianco e nero. battenti con un bilancio assolutamente positivo per il grande
interesse ancora una volta destato nel pubblico e, soprattutto,
Strano, infatti, fotografo professionista con un curriculum di per lo spessore culturale, professionale e umano dei suoi
tutto rispetto, vive a Caltagirone lavorando in Italia e all’estero numerosi ospiti.
e si dedica alla fotografia di reportage con particolare Non resta, quindi, che attendere la prossima edizione!
attenzione a quella sociale.
Dal 1990 svolge un’intensa attività di ricerca ottenendo diversi
riconoscimenti anche internazionali.
Ha al suo attivo numerose mostre e pubblicazioni. In
particolare, nel 2012 ha realizzato un workshop di reportage
all’Università di Fortaleza dal quale, dopo due anni di lavoro
nelle favelas del Brasile, è nato un reportage contro il turismo
sessuale.

Dunque, i partecipanti al workshop, dopo avere eseguito delle


riprese in giro per la città di Trapani in presenza del fotografo

Giuseppe Di Giorgio Photography

Ospiti: Mostre:
Matteo Biatta, giornalista fotografo 2020 - l’anno del Covid di Matteo Biatta
Franco Carlisi, fotografo e direttore di Gente di Fotografia Artigiano della memoria di Giuseppe Tornatore
Tano Siracusa, fotografo #Luce di Sicilia collettiva fotografica
Roberto Strano, fotografo Poggioreale: la città fantasma collettiva a cura dei soci
Sandro Iovine; giornalista fotografo, direttore responsabile del Gruppo Scatto ICDV
della rivista online FPmag Mostre collaterali:
Gianfranco Jannuzzo, attore Lorenzo Gigante, Salvo Titoni, Giuseppe Di Giorgio
Angelo Pitrone, fotografo e docente di Storia e tecnica Lettori dei portfolio: Tano Siracusa, Franco Carlisi, Matteo
della fotografia all'Università di Palermo Biatta
Giacomo di Girolamo, giornalista direttore di TP24
Marco Giovannelli, Presidente di ANSO Ringraziamenti:
Don Liborio Palmeri, responsabile e curatore del Museo
San Rocco
Don Francesco Vivona e la [Link] Maria Pia Viola, per la
Chiesa di Sant’Agostino
Arch. Roberto Garufi , direttore del museo Pepoli di
Trapani
Giacomo Tranchida, sindaco di Trapani
I ragazzi dell’Istituto d’istruzione secondaria ad indirizzo
tecnico - turistico “Sciascia e Bufalino” di Erice

Giroinfoto Magazine nr. 74


78 BOOK | MONTAGNE

Giroinfoto Magazine nr. 74


BOOK | MONTAGNE 79

Djurdjura (2308 metri),


Atlante, Algeria
© Shutterstock

Montagne
I giganti della terra
a cura di Massimo Zanella, con un testo di Nives Meroi

La montagna è simbolo di valori, sentimenti, stati d’animo


e aspirazioni umane, nonché emblema del rapporto
tra uomo e natura che viene esplorato, descritto e
riscoperto in questa nuova grande pubblicazione

Quassù non vivo in me, ma divento 30 × 35 cm, 224 pagine

una parte di ciò che mi attornia. cartonato


ISBN 978-88-572-4585-0

Le alte montagne sono per me un sentimento.


[Lord Byron]

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80 BOOK | MONTAGNE

Partendo dalle sette vette (le montagne più alte per ciascuno
dei continenti della Terra) e dagli ottomila (le quattordici
montagne della Terra che superano gli ottomila metri di
altitudine sopra il livello del mare), questo spettacolare
volume fotografico illustra le più famose montagne del
mondo suddivise nei vari continenti (Nord America; Sud
America; Europa; Africa; Asia; Oceania). Monte Denali
Alaska Stati Uniti
© Shutterstock

Kilimangiaro
Tanzania
© Shutterstock

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BOOK | MONTAGNE 81

Monte Whitney Sierra Nevada


California, Stati Uniti
© Shutterstock

Dalle vette dell’Himalaya e del Karakorum, che


formano “il tetto del mondo” alla Patagonia,
luogo estremo, frontiera dell’immaginazione,
ricca di scenari naturali che sembrano essere
l’inizio e la fine di tutto.

Attraverso le montagne, è possibile scoprire


una nuova dimensione del continente
africano, dalle scogliere a picco dei canyon
dell’Atlante alle nevi del Kilimangiaro e
Ruwenzori.
L’Alaska offre visioni incantate di quel regno
di gelo su cui il Denali, la montagna più alta
del continente nordamericano, svetta per
oltre 6.000 metri.
E ancora, l’Europa e le Alpi, le vette del Monte
Bianco e del Monte Rosa e la magia delle
Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità Unesco
dal 2009, sistemi montuosi di eccezionale
bellezza e dalle caratteristiche geologiche
uniche.

Monte Cervino Alpi


Italia e Svizzera © Shutterstock

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82 BOOK | MONTAGNE

Vinicunca Ande
Regione di Cuzco Perù
© Shutterstock
Il lettore è accompagnato in questo straordinario viaggio tra
le vette del mondo da autorevoli compagni di viaggio, scrittori:
filosofi, pensatori (e non solo) che ci hanno lasciato pagine
immortali dedicate alla montagna: citazioni di Dante Alighieri,
John Muir, Paulo Coelho, Victor Hugo, Lord Byron, Jane
Austen, Friedrich Nietzsche, William Shakespeare, Jeanne
Moreau, JRR Tolkien e Haruki Murakami compaiono nel
libro accanto alle immagini più spettacolari della superficie
terrestre.

Monte Whitney
Sierra Nevada California Stati Uniti
© Shutterstock

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BOOK | MONTAGNE 83

Dolomiti
Gruppo del Catinaccio Alpi Italia
© Shutterstock

Giroinfoto Magazine nr. 74


84 R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO

Rodolfo Marasciuolo

L'arte di creare
bellezza

Adriana Oberto
Barbara Tonin
Cinzia Carchedi
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Laura Turco
Maria Grazia Castiglione
Mariangela Boni
Massimo Tabasso

A cura di Barbara Tonin


Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO 85

Le opere di
Rodolfo Marasciuolo
nel verde di Torino
Torino è una città amata da sempre.
Ne hanno decantato la sua bellezza storici, artisti, scrittori, ma
anche tutti coloro che l’hanno visitata.
Lo splendore della città di Torino, tuttavia, non risiede soltanto
nella storia e nell’architettura, ma anche nelle vaste aree verdi,
che mitigano l’impatto urbanistico.
I viali alberati, le aiuole e i numerosi parchi si integrano
armoniosamente con strade e palazzi, donando un tocco di
colore alla città.

A contribuire a vivacizzare le aree verdi sono i preziosi


giardinieri del Comune, che per perizia e creatività, donano ad
aiuole e parchi non solo forma, carattere ed estetica, ma anche
parte della loro personalità e della loro interiorità artistica.

Passeggiando per le piazze e i parchi, può capitare anche di


imbatterci in alcune opere d’arte.

Sono le realizzazioni di Rodolfo Marasciuolo, giardiniere e


manutentore comunale, che dà il tocco finale alle bellissime
creazioni dei colleghi. Abbiamo deciso, allora, di cercarle tutte
e di conoscere anche il suo creatore.

In piazza Carlo Alberto, a sinistra dell’ingresso della biblioteca,


troviamo un piccolo angolo lettura: una pila di libri su un
tavolinetto, una tazza di the, una lampada e una ragazza che
legge.
Dall’altra parte una violinista in bicicletta trainata da farfalle,
che la conducono “verso il lato soleggiato della vita”
(Jeffrey Glassberg).

Mariangela Boni Photography

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86 R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO

Al giardino roccioso
Parco del Valentino

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tin
n
ale
Al Parco del Valentino, la creazione più bella dei giardinieri, ovvero il

lV
“Giardino roccioso”, attira ogni giorno cittadini e turisti.

de
rco
È proprio qui che troviamo alcune tra le più incantevoli composizioni

Pa
floreali e arboree di Torino e anche l’installazione più fotografata di
Marasciuolo: una coppia di lampioni innamorati seduti su una panchina.
In principio, il lampione era uno soltanto, in compagnia di due gatti. Ma
a nessuno piace la solitudine ed è così che è arrivata una compagna.
Come Adamo nell’Eden.
L’amore, l’attesa, la tenerezza, la gioia di un incontro e la libertà sono i
Giardino Roccioso
temi più cari all’artista.

Po
Fiume

Giancarlo Nitti Photography

Fabrizio Rossi Photography

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R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO 87

Poco lontano dalla coppia-lampioni, il Principe Rospo


attende la sua principessa nel secchio di un pozzo e due
gatti furbacchioni tentano di rubare i pesci al pescatore
addormentato.

Il gatto è una figura ricorrente tra le opere dell’artista,


sicuramente ad omaggio della sua piccola musa, la gatta
sconosciuta che, al loro primo incontro, gli ha rubato il pranzo.
Laura Turco Photography

Mariangela Boni Photography

Giancarlo Nitti Photography

Non lontano, troviamo un altro gatto che si stiracchia su una


roccia dello stagno.

Nel laghetto più grande, invece, spicca una composizione che


non può passare inosservata: la fata che si diverte col gioco
della settimana e una delle cinque farfalle le fa da sassolino.

Spostandoci verso l’uscita del giardino roccioso, nascosti e


protetti dal canneto, mamma airone nutre il suo piccolo nel nido.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


88 R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO

Massimo Tabasso Photography


Giroinfoto Magazine nr. 74
R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO 89

Giardini Lasciamo, poi, il Valentino e ci dirigiamo ai


Giardini La Marmora.

La Marmora
Qui Marasciuolo ha deciso di “mettere in scena”
la sua opera più sentita e intimamente amata
dagli abitanti del quartiere: l’incontro tra un uomo
e una donna, raccontato a puntate.

Una per ogni primavera.


Sogno di un incontro, è il desiderio che abbiamo
tutti di incontrare la persona con cui trascorrere
la nostra vita.
Questa storia inizia con un uomo che arriva in
bicicletta e si siede poi su una panchina, con una
rosa appassita in mano, forse per un precedente
incontro mancato.

Un gatto e delle farfalle, appoggiati alla bicicletta,


gli fanno compagnia.
La seconda puntata ci svela che il personaggio
se ne va, ma lascia il suo libro, una lettera e la
rosa sulla panchina, nella speranza che vengano
ritrovati dalla sua anima gemella.

Rimangono anche due farfalle, simbolo delle due


anime.
La primavera successiva porta il sogno più intimo
del nostro protagonista: lui con l’amata, che se ne
vanno assieme sulla bicicletta, simboleggiando il
lungo e felice cammino che condivideranno.
Maria Grazia Castiglione Photography
Nella quarta puntata il sogno diviene realtà: una
finestra incornicia i loro profili che si baciano,
coronando il loro amore.
Il gatto e le farfalle completano l’opera portando
allegria e completando il senso di famiglia.

Cinzia Carchedi Photography

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


90 R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO

Mariangela Boni Photography

Nella puntata successiva vediamo la donna che innaffia i fiori


e, riparandosi dal sole con un ombrellino, cura il suo giardino.
L’opera ricorda molto il famoso quadro di Renoir.

Quest’ultima installazione e la coppia in bicicletta sono molto


cari ai passanti della zona, perché evocano in loro rimembranze
di affetti e gesti passati.
La donna con l’ombrello, infatti, è rimasta per due primavere, su
richiesta di un signore a cui la figura ricorda il magico momento
in cui ha visto per la prima volta il volto dell’amata.

Questa è la prova che il messaggio di Marasciuolo, attraverso le


sue opere, arriva al cuore della gente.
L’atto del curare il giardino equivale a prendersi cura di qualcuno
e dell’amore stesso verso qualcuno.

Ogni oggetto presente e ogni azione hanno un forte simbolismo,


che può anche essere diverso per ognuno di noi, personale, ma
il cui messaggio arriva a tutti.

L’ultima puntata potremo vederla la prossima primavera e non


vogliamo svelarla.
Diciamo soltanto che ci saranno il libro e l’ombrellino per il sole,
decorato ancora con i pizzi della mamma di Marasciuolo.

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO 91

Ma come vengono le idee?


Vengono osservando, andando in giro, leggendo.

È così che nascono tutte le sue composizioni.


Come, ad esempio, il turet con Pinocchio che legge e il
Grillo parlante in ozio, destinato a una biblioteca.
Oppure i gatti che giocano tra loro o, ancora, la lumacona
gigante che cammina tra piante e fiori enormi.

L’opera, tuttavia, che più ha nel cuore l’artista è una voliera


con dei libri all’interno e delle farfalle che da questi volano
via.
L’idea è venuta osservando la foto di un carcerato con le
braccia fuori dalle sbarre, che sorreggevano un libro.

Leggendo ci si sente liberi, leggeri e lontani dalla propria


condizione.
I pensieri volano via da qualsiasi situazione e portano una
sensazione di libertà.
La composizione, invece, che più si discosta dal suo stile
rimanda alla simbologia cimiteriale: Il tempo e le velate.
Una donna velata che lancia due dadi, simbolo
dell’imprevedibilità della vita e con l’altra tiene una
clessidra alata, ovvero lo scorrere del tempo, al cui interno
scorre sabbia dorata, perché ogni istante è prezioso.

Barbara Tonin Photography

Adriana Oberto Photography Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


92 R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO

Tra le opere di Marasciuolo ci sono anche quelle dedicate a trasformano in simboli e messaggi. Oggetti che raccontano
eventi culturali, come ad esempio la settimana della Mobilità storie, incontri, affetti ed emozioni.
sostenibile o a giornate dedicate all’ecologia: velocipedi
costruiti con le assi delle panchine dismesse o farfalle, Creare è una passione che l’artista porta con sé fin da
simbolo della purezza dell’aria, che pompano la ruota di una bambino e che non ha mai lasciato. Ci racconta che tutti
bicicletta o, ancora, la violoncellista in omaggio alla musica. dentro nascondono creatività, ma che spesso non viene
espressa a causa delle situazioni.
L’ispirazione che ha generato le creazioni di Marasciuolo, Scalpelli, saldatrice e mani; oggetti che la gente non vuole più;
nasce dalla richiesta di preparare delle aiuole speciali per le idee che prendono forma dai sentimenti, dalle attese e dagli
Olimpiadi del 2006. incontri, dai colori, dalla bellezza. È così che nascono le opere
È così che l’artista ha voluto dare il tocco finale alle di Marasciuolo.
magnifiche composizioni floreali dei colleghi. Il riciclo di
materiali dismessi, come il metallo, la plastica e il legno (il Opere che fanno bene a lui, ma che, soprattutto, fanno bene
suo preferito), che diventano arte e sentimento. Scarti che si a noi.

Adriana Oberto Photography

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | RODOLFO MARASCIUOLO 93

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


94 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

Antonio Pedone
Manuel Monaco
Sandro D'Angelo
Sara Mangia
Silvia Scaramella

La magnificenza
incontra il gioco

A cura di Manuel Monaco

Sandro D'Angelo Photography


Giroinfoto Magazine nr. 74
R E P O RTA G E | VILLA LITTA 95

Lainate
1585.
Un mecenate cadetto della famiglia Borromeo, imparentato In seguito al Catasto Teresiano del 1721, Giulio Visconti
con i Visconti signori di Milano, decide di far costruire una Borromeo Arese fece costruire un nuovo edificio detto
villa che rispecchi il prestigio della sua famiglia e che allo Palazzo Occidentale o “Quarto Nuovo”.
stesso tempo sia luogo di svago e divertimento.
Pochi anni dopo la Villa fu ereditata dal marchese Antonio
Quel mecenate era Pirro I Visconti Borromeo e, per la sua Litta che modificò il giardino secondo i canoni dell’epoca,
nuova villa, prese spunto dalle dimore medicee come Palazzo avvalendosi di scultori ma, soprattutto, dell’architetto e pittore
Pitti. Francesco Levati.
La proprietà sorge sull'asse viario del Sempione, in una Il giardino fu rimaneggiato ancora nell’Ottocento diventando
posizione strategica, ed è perlopiù costituita da terreni così un giardino all’inglese. Il periodo di prosperità della villa
agricoli. Il progetto prevedeva, oltre alla costruzione di una si interruppe nel 1870 quando venne confiscata e passò sotto
maestosa villa, la creazione di un ninfeo in grado di contenere il demanio statale.
degli automi per realizzare dei giochi d'acqua. In seguito si susseguirono una serie di nuovi proprietari fino al
1970 quando venne acquistata dal Comune di Lainate.
Per portare a compimento l'opera vengono quindi chiamati
i migliori artisti lombardi: l'architetto Martino Bassi, Marco Da allora il Comune è impegnato in un’opera di restauro che
Antonio Prestinari, Camillo Procaccini e altri ancora. non si è ancora conclusa.
Ovviamente, come ogni villa che si rispetti, il giardino completa
la costruzione.
Giardino orientato lungo l'asse Sud-Nord, interrotto dal ninfeo
e terminante in un'esedra.

Giroinfoto Magazine nr. 74


96 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

L’accesso alla villa avviene attraverso l’imponente portale che


si affaccia su largo Vittorio Veneto.
Varcato il portone si accede al cortile nobile e ci si trova
davanti al palazzo cinquecentesco e al suo colonnato mentre,
sulla sinistra, trova spazio il “Quarto Nuovo” facilmente
distinguibile grazie alle sue facciate in mattoni di cotto. Il
palazzo cinquecentesco è caratterizzato da diverse sale
affrescate visitabili in autonomia.

Il palazzo settecentesco, come accennato, è un edificio con


facciate in mattoni di cotto di tre piani che, da un lato, si
affaccia sul cortile nobile con un portico ad arcate, mentre
dall’altro si affaccia sul teatro naturale di cui parleremo in
seguito.

Anche questo edificio è visitabile in autonomia e il piano Antonio Pedone Photography


terreno si compone di ben undici stanze.

Mari Mapelli Photography

Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 97

Sandro D'Angelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


98 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

Spicca la presenza del camino in pietra e del parafuoco


datato 1722.
A completamento il lampadario originale in legno Manuel Monaco Photography
intarsiato.

Sulle pareti, all’interno di riquadri, si possono leggere le


corrispondenti scritte in latino di: "Virtù", “Onore”, “Lode”,
“Amore” e “Gloria”.

La sala delle virtù

Sandro D'Angelo Photography Antonio Pedone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 99

L'Anticamera
Era l’ambiente dedicato ad accogliere gli ospiti, in stile liberty
o preliberty.

Caratteristica la presenza di un armadio cassaforte senza


serratura.
La sua chiusura e apertura avveniva tramite la rotazione delle
teste.
Il lampadario in ferro battuto è originale.

Manuel Monaco Photography

La sala degli assi


Caratterizzata da ampie vetrate e pareti decorate con tavole
di legno.
Analoghe decorazioni sono visibili anche all’interno del
Castello Sforzesco di Milano.
La differenza è che qui il soffitto è affrescato con un motivo
che riproduce una tovaglia ricamata.
Il lampadario in ferro battuto è del Novecento.

La sala da pranzo
È sicuramente la sala più affascinante dell’intero palazzo.
Sorge dove nel ‘700 vi era il “parcheggio” delle carrozze.

Si presenta in stile neoclassico / impero con specchiere,


lampadari e pavimento a mosaico.
Gli arredi originali, come per il resto della residenza, sono
andati perduti ma rimane tuttavia la grande stufa di ceramica
che era utilizzata per riscaldare l’ambiente.
Degno di nota anche il soffitto affrescato.

Questa sala permette di accedere al teatro naturale: una


parte del parco, creato nel ‘700, circondato da filari di tassi
che, all’epoca, erano potati a forma di piramide tronca il tutto
circondato da un corridoio di carpini che, con la sua lunghezza
di 800 metri, è la galleria artificiale verde più lunga d’Europa.
Come suggerisce il nome questo spazio era, ed è,
particolarmente indicato per rappresentazioni artistiche
Manuel Monaco Photography
all’aperto.

Camillo Balossini Photography


Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


100 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

Gli automi che vediamo oggi non sono quelli originali


dell’epoca ma delle ricostruzioni basate sulle fotografie degli
originali e sulla documentazione dell’epoca.

Il Ninfeo
Il punto forte di tutto il complesso è sicuramente il Palazzo
delle Acque, meglio noto come Ninfeo, all’interno del parco
della Villa.
La costruzione del complesso durò 4 anni e iniziò nel 1585.

La visita è esclusivamente guidata e il complesso è composto


da una serie di spazi e di sale disposti in modo simmetrico
intorno all’ambiente denominato Atrio dei Quattro Venti.

Le sale servivano da museo e contenevano quindi opere


d’arte e oggetti curiosi collezionati dalla famiglia.
Questo luogo era pensato come luogo di delizie e divertimento
per gli ospiti.
Divertimento garantito da un sistema idraulico tuttora
funzionante e decisamente all’avanguardia collegato a una
serie di automi in grado di realizzare diversi giochi d’acqua.

L’ingresso al Ninfeo avviene attraverso un viale culminante in


una scalinata in cima alla quale vi è il primo automa: l’automa
della nobiltà.
Il nome deriva dai simboli della casata viscontea, la corona
nobiliare e i corni da caccia che sono rappresentati.

Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 101

Antonio Pedone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


102 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

Sandro D'Angelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 103

Durante il percorso di visita i volontari dell’Associazione Amici Sembra che la tecnica utilizzata dal Procaccini per realizzare
di Villa Litta guidano il visitatore alla scoperta dei vari spazi e queste sale sia più unica che rara tant’è che, pensate, la
dei giochi d’acqua. composizione utilizzata per la mistura è tutt’oggi sconosciuta!.

La visita dura circa un’ora e permette di ammirare i vari giochi


e le “trappole” che venivano attivate attraverso la complicità
di fontanieri nascosti in spazi ricavati appositamente nei vari
ambienti.
Si possono quindi ammirare sedute con getti d’acqua uscenti
dagli schienali, fontane a pavimento e non solo!

Degne di nota sono le stanze che erano adibite a museo. Al


loro interno non sono presenti trappole ma sono riccamente
decorate con mosaico bicromatico, sui pavimenti e sulle
pareti, e con mosaico in ciottolo dipinto sui soffitti.

Le stanze sono comunque state progettate per essere


bagnate e, infatti, sono dotate di pavimenti inclinati e scoli. I
colori sono quelli originali.
Ogni stanza ha una decorazione differente, sempre realizzata
a mosaico.
I ciottoli utilizzati per i mosaici provengono da cava, se neri, e
da fiume, se bianchi.

Manuel Monaco Photography Sara Mangia Photography

Lorena Durante Photography

Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


104 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

Come accennato in precedenza, le sale convergono nell’Atrio


dei Quattro Venti, un ambiente ottagonale le cui pareti sono
rivestite di travertino e su cui vi sono delle nicchie che
ospitavano le statue dei venti secondo la tradizione greca
(putti cavalcanti dei draghi).

Essendo il centro della disposizione simmetrica è un luogo


di passaggio molto frequentato per cui riccamente decorato.
Si possono ammirare infatti le statue di Venere, Mercurio,
Marte e Apollo ma anche le quattro stagioni.
Alzando lo sguardo non si può che rimanere ammaliati
dall’affresco sulla volta raffigurante una loggia colonnata.
La particolarità dell’affresco risiede nel fatto che le colonne,
se non guardate dal centro dell’Atrio, sono storte.

Questo era voluto per spingere l’ospite verso il centro in


modo che si potesse poi azionare la trappola: il malcapitato
veniva quindi accerchiato e bagnato dai getti d’acqua che
fuoriescono dal pavimento.

Sandro D'Angelo Photography

Rita Russo hotography

Antonio Pedone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 105

La parte più suggestiva è sicuramente l’Emiciclo della


Venere.
Si tratta di una serie di gallerie e grotte realizzate staccando Sandro D'Angelo Photography
da vere grotte carsiche la roccia e attaccandola a delle arcate
realizzate appositamente.

Lo scopo di tutto ciò era far “immergere” l’ospite nel mito


della Venere al bagno, Venere che è accompagnata dalle
ninfe delle acque.
Al centro dell’emiciclo c’è quindi la statua di Venere e, alle sue
spalle, vi è l’unica galleria finestrata che si rivolge all’esterno
della Villa, detta “Grottone”.

Dall’esterno tuttavia si vede solamente la sagoma


sinuosa della Venere che viene bagnata, tant’è che è stata
soprannominata dai lainatesi la “Vegia Tuntona” (vecchia
tentatrice).
Il Grottone invece è stato aperto nel ‘700 per illuminare
l’Emiciclo e, solo in seguito, è stato poi decorato ispirandosi a
elementi naturali, sempre sfruttando la tecnica del mosaico.

Sandro D'Angelo Photography


Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


106 R E P O RTA G E | VILLA LITTA

La visita guidata termina nel giardino, davanti alla fontana


Galatea, nel punto di intersezione tra l’asse principale del
complesso e l’asse stradario dei viali che conducevano ai
possedimenti della famiglia.

La vasca è in marmo di Carrara (la balaustra è invece in


marmo rosa).
Al bacino centrale si accede grazie alla presenza di quattro
scalinate su cui sono adagiate le statue di coppie di ninfe
(Flora e Pomona, Imeneo ed Euterpe, il Sonno e il Silenzio) e
due divinità campestri.

I putti sorreggono gli stemmi delle famiglie Borromeo,


Visconti, Arese e Litta.
Dal bacino emergono due tritoni e una sirena avvolti da un
serpente marino intenti a sorreggere una conchiglia su cui vi
sono la ninfa Galatea e Cupido.

Ma non è tutto: è ancora possibile visitare il giardino


all’italiana con la limonaia e rilassarsi nel parco pubblico
(accessibile liberamente).

Desideriamo ringraziare l’Associazione Amici di Villa Litta


per averci permesso di visitare la VIlla e per averci guidato
alla scoperta del ninfeo.
Ringraziamo anche il signor Giuseppe Venuti per la
disponibilità e gli accrediti forniti.
Manuel Monaco Photography
Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito
ufficiale: [Link]
Biglietteria e ingresso
Largo Vittorio Veneto, 12 - 20020 Lainate (MI)
Telefono: + 39 02 9374282

Sandro D'Angelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | VILLA LITTA 107

Sara Mangia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


108 R E P O RTA G E | ALES STENAR

la Stonehenge svedese

A cura di Remo Turello

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 109

Per chi ama i luoghi suggestivi e dal grande fascino, è


d’obbligo visitare almeno una volta nella vita Ales Stenar (le
Pietre di Ale), nel sud della Svezia.

Si tratta di un complesso megalitico costruito su di un


promontorio che si affaccia direttamente sul Mar Baltico.
Il verde dei prati, l’azzurro del cielo e le pietre che li separano
formano un panorama indimenticabile, e il fatto che il luogo
sia ancora poco affollato dai turisti non fa che accrescerne
la bellezza.

Ma, di cosa si tratta?


Come per tutti i siti simili, non sono ben chiari né l’origine né
il significato di questo luogo.
Si tratta di 59 grandi massi di arenaria dal peso che arriva
fino a 1,8 tonnellate, con una disposizione che ricorda una
barca, lunga ben 67 metri.

Le pietre non sono tutte uguali, ma sono di forme e


dimensioni differenti: quelle poste verso la prua giungono a
superare i tre metri, mentre quelle a poppa sono un po’ più
basse e misurano fino a due metri e mezzo.
Infine, le due pietre poste agli opposti sono le più alte, a
evidenziare gli estremi della nave.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


110 R E P O RTA G E | ALES STENAR

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 111

Una delle prime descrizioni di questo sito risale al 1624,


quando venne usato per la prima volta il nome di Ales
Stenar (Als Stene), anche se si trovano riferimenti ad
esso agli inizi del 1500, in una lista delle terre possedute
dalla diocesi di Lund.

Solo nel 1919, però, vennero effettuati i primi


lavori di restauro.
Nel 1989, invece, iniziarono gli scavi per
studiare scientificamente il luogo e cercare
di darne una datazione.

Durante questi lavori, venne ritrovata una pentola


di creta decorata, sepolta all’interno del cerchio.
Il suo contenuto era formato da oggetti
provenienti da epoche differenti, ma anche da
ossa umane e ceneri.
Usando la datazione al carbonio-14 gli studiosi
riuscirono a stabilire che alcuni resti risalivano al
periodo tra il 330 e il 540 d.C.; altri invece, come
un pezzo di cibo carbonizzato, risalivano al periodo
successivo, tra 540 e 650 d.C..

La maggior parte dei reperti ha fatto quindi pensare


che questo sito fosse stato edificato in un periodo
intorno al 600 d.C., ma su un’area già destinata a luogo
funebre in periodi precedenti.
Infatti, uno dei campioni ritrovati risaliva al 3500 a.C. circa.

Queste scoperte non hanno permesso di


comprendere a pieno il significato del luogo.
Il nome forse deriva dal capo dei vichinghi Ale o Ales
il Forte, che si riteneva fosse sepolto proprio lì.

Secondo altre teorie si trattava di un luogo di culto dei


vichinghi, costruito per ricordare e onorare i caduti in
mare, cosa che spiegherebbe la forma allungata che
richiama quella di una nave.
Infine, altri studiosi ritengono che la posizione delle
pietre sia legata in qualche modo alle ore del giorno o ai
giorni dell’anno.

Non c’è nulla di certo in tutte queste teorie, sembra solo


che la posizione delle due pietre agli estremi abbia un
vero significato.

Infatti, la pietra di prua e quella di poppa indicano


rispettivamente la posizione in cui il sole tramonta
durante il solstizio d’estate e quella in cui sorge durante il
solstizio d’inverno.

Giroinfoto Magazine nr. 74


112 R E P O RTA G E | ALES STENAR

Altri luoghi simili si trovano sparsi un po’ per tutta la Svezia;


navi di pietra furono innalzate dai vichinghi nel periodo
compreso tra l’800 e il 1050 d.C..
Monumenti come questi vennero costruiti anche durante la
prima età del bronzo, all’incirca tra il 1100 e il 400 a.C., ma
essi avevano forme leggermente differenti. Probabilmente,
sia i siti di un periodo che quelli dell’altro erano luoghi
di sepoltura e di culto, ma non si sa ancora nulla di certo;
forse grazie a futuri studi e indagini sarà possibile scoprire
qualcosa di più su questi luoghi così ricchi di mistero.

Tralasciando queste congetture, rimane comunque il fascino


di un posto bello e intrigante, posizionato su una altura che
si affaccia sul mare.
La tranquillità e la pace che si sentono tutto intorno creano
un’atmosfera sospesa nel tempo.
Anche le greggi di pecore che pascolano nei prati intorno al
promontorio aumentano questa sensazione, permettendo di
fare un vero ‘viaggio nel passato’ in pochi passi.
Infine, il fatto che non ci siano mezzi a motore che possano
percorrere il sentiero che dall’ultimo paese porta al sito, non
fa che migliorare la situazione e trasportarci perfettamente
al tempo dei vichinghi.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 113

Per raggiungere la collina su cui sorge il complesso di Ales Spesso, dietro ad una svolta in un sentiero e alla fine di una
Stenar si parte dal piccolo paese di Kaseberga. salita, si scoprono scenari inaspettati: campi di zucche che
Si tratta di un pittoresco villaggio di pescatori, costruito a colorano i prati, variopinte vele da parapendio che planano nel
poca distanza dal mare. cielo, portate dalla brezza sempre presente, navi che solcano
il mare all’orizzonte dirette verso chissà quale destinazione, e
Da qui si diramano alcuni sentieri che, oltre a condurre in poco le immancabili bandiere gialle e blu che sventolano al vento.
al promontorio, permettono di visitare al meglio i dintorni.
È una zona di grandi attrattive: le basse colline che si
affacciano sul mar Baltico sono coperte da verdi prati,
percorsi più da placide pecore che da umani.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


114 R E P O RTA G E | ALES STENAR

Sempre percorrendo uno di questi piacevoli sentieri si


raggiunge una discesa che porta a un piccolo molo.
Tavoli e panchine di legno permettono già da lì di godere
della bellezza del posto, ma scendendo se ne può
apprezzare anche la vita.

Come nella vicina Kaseberga, le costruzioni sono in


legno, ben curate e decorate.
Si possono trovare locali in cui mangiare il pesce appena
pescato, ma anche negozietti di prodotti dell’artigianato
locale: un ottimo modo per premiarsi dopo aver passato
la giornata passeggiando lungo le spiagge e i sentieri
che seguono il bordo del mare.

Colline, spiagge e pace sono caratteristiche di tutta la


zona, non solo dei dintorni di Kaseberga.
A pochi chilometri di distanza si trova la cittadina di
Ystad.
Ci troviamo in Scania, una delle regioni del sud della
Svezia, che, fino a pochi secoli fa, faceva in realtà parte
della Danimarca: solo in seguito al trattato di Roskilde
del 1658 questa zona passò da uno stato all’altro. Remo Turello Photography
Si trattava infatti di una terra molto contesa, essendo
una delle regioni agricole più produttive di tutto il Nord
Europa.
Inoltre, dista davvero poco da Copenaghen: attraversando
il ponte di Oresund, il più lungo ponte strallato d’Europa,
si passa dalla capitale della Danimarca a Malmo, una
delle principali città della Scania.

Da lì, in un’oretta di viaggio in macchina, si raggiunge


tranquillamente Kaseberga.
È possibile raggiungere il Sud della Svezia anche
prendendo un traghetto dal nord della Germania e
sbarcando a Trelleborg.

In entrambi i casi, durante il viaggio è possibile ammirare


gli splendidi scenari di questa regione, prima di giungere
alla perla rappresentata da Ales Stenar.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 115

Per approfondire e capire meglio cosa si nasconde dietro questi


luoghi così misteriosi, giunti fino a noi da epoche molto lontane, Professore, ci può spiegare cosa sono i
abbiamo posto alcune domande al professor Massimo Centini, complessi megalitici?
esperto docente di antropologia culturale.
I megaliti, come dice il nome, sono pietre molto grandi
che possono essere posizionate sole o raggruppate in
insiemi in modo da formare delle strutture o monumenti
che risalgono al tempo preistorico.
In base al loro posizionamento si possono dividere in
gruppi diversi.

Quali sono le principali tipologie che sono giunte


fino a noi?

Tra le più importanti possiamo sicuramente ricordare i


menhir, i dolmen e i cromlech.

Iniziamo allora dai menhir.

Sono una delle forme di megaliti più conosciute, il


cui nome deriva dal bretone men, pietra, e hir, lunga.
In genere si identificano come un monolito infisso
nel suolo con dimensioni varie e di forma tendente
al parallelepipedo.

I menhir possono essere isolati o disposti in


allineamenti o circoli.
Si tratta di strutture che sembrerebbero ricordare
gli obelischi, ovviamente più rozzi e privi di
lavorazione, e sono considerate le realizzazioni che
sembrerebbero aver preceduto la costruzione dei
dolmen.

Anche i dolmen sono molto famosi, forse tra i


più iconici monumenti megalitici.

Sì, esatto.
Anche il termine dolmen deriva dal bretone dol, tavola,
e men pietra, ed è costituito da una lastra di pietra
orizzontale posta su altre verticali infisse nel terreno:
si forma così una struttura simile ad una camera
che veniva utilizzata come sito per le inumazioni. Si
tratta senza dubbio dell’esempio più emblematico di
megalitismo ed è divenuto una sorta di “icona” utilizzata
per contrassegnare, anche in modo fantastico e senza
riferimenti storici, la scenografia in cui si svolsero le
cerimonie nel periodo più recente della preistoria.

Dalle ricostruzioni romantiche con improbabili druidi,


sacrifici e culti inventati, fino al mondo di Asterix,
l’effettiva dimensione scientifica del dolmen risulta
spesso completamente ridisegnata sulla base del mito e
della leggenda.

Giroinfoto Magazine nr. 74


116 R E P O RTA G E | ALES STENAR

E infine c’è il cromlech.

Il cromlech è un complesso, il cui nome deriva da crom,


curva e lech, pietra, ed è costituito da una serie di pietre
infisse nel terreno disposte a circolo; in Inghilterra
troviamo la definizione stones circles, cerchio di pietre.

La famosa Stonehenge.

È il cromlech conosciuto più vasto al mondo; è costituito


un complesso che misura circa centomila metri quadrati.
Remo Turello Photography
Cos’è successo di questi luoghi col passare
dei secoli, quando hanno perso le loro funzioni
originali?

In genere, all’interno dei cerchi di pietra rimasti in piedi


in epoca storica, in particolare dopo l’affermazione del
Cristianesimo, la tradizione popolare ha posto tutta una
serie di figure leggendarie.
Possiamo dire che per certi aspetti queste storie hanno
dato una nuova vita a questi misteriosi complessi litici,
che forse altrimenti sarebbero andati dimenticati o
distrutti.

Ora passiamo più nello specifico al nostro soggetto: Ales Stenar.


Da quello che ci ha detto possiamo affermare si tratti di un cromlech, non dalla forma circolare come
Stonehenge, ma più allungata a ricordare una nave. Esistono altri luoghi simili?

Sì, esistono altri complessi simili, soprattutto nel sud della Svezia.
I più rappresentativi in tal senso si trovano nella grande isola di Glotland, dove sono numerose le “tombe a nave”.
Si tratta di costruzioni simboliche realizzate con pietre erette che descrivono la sagoma di una nave con la prua alta e
i fianchi inclinati.
In pratica un modello che rimanda alla nave vichinga a cui i costruttori delle imbarcazioni di pietra si dovettero quasi
certamente ispirare.
Il loro fascino è indubbio: secondo alcuni archeologi le navi di pietra rappresentano una delle testimonianze più
emblematiche della tradizione del popolo vichingo che ebbe nella nave non solo un mezzo di trasporto fondamentale,
ma anche un elemento simbolico determinante presente in numerose manifestazioni della propria cultura.
Solo su quest’isola si possono trovare circa trecentocinquanta complessi a forma di nave, un vero e proprio “cimitero di
navi” di pietra.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 117

Come ci diceva prima, luoghi come questi sono


ricchi di leggende e personaggi fantastici.
Ce ne può raccontare qualcuna che riguardi
quest’isola?

Secondo Giordane, storico del VI secolo, Gotland era la


terra dei Goti: da quella grande isola giunse una delle
popolazioni barbariche più importanti che divise l’Europa
in tanti regni.

Secondo la tradizione locale, il primo uomo a calcare la


terra di quest’isola fu un certo Tjelvar, che ebbe la forza
e l’intelligenza di combattere gli spiriti malvagi stanziati
in quei luoghi. Infatti, i demoni avevano l’abitudine di
far inabissare l’isola al tramonto e farla riemergere
dalle acque al mattino: Tjelvar frantumò l’incantesimo
accendendo un grande fuoco che per tutta una notte
illuminò l’isola a giorno.

Da allora quelle terre non furono più travolte dalla


magia degli spiriti malvagi e restarono per sempre sulla
superficie dell’acqua.

Molto suggestiva. Ma, a parte gli aspetti


leggendari, quale poteva essere il significato di
questi complessi a forma di nave?

Remo Turello Photography Le navi di pietra costituiscono la testimonianza della


tradizione rituale vichinga secondo la quale le anime dei
morti dovevano intraprendere il loro viaggio verso l’aldilà
servendosi di un’imbarcazione.

Significativamente le imbarcazioni realizzate con pietre


infisse, hanno alcuni menhir di maggiori dimensioni ai
vertici per rappresentare la prua e la poppa, come appare
anche nelle incisioni rupestri scandinave raffiguranti le
navi vichinghe.

Giroinfoto Magazine nr. 74


118 R E P O RTA G E | ALES STENAR

Un intreccio tra storia, cultura e tradizioni popolari davvero affascinanti


che vale tanto per le “navi” come Ales Stenar quanto per gli altri complessi
megalitici.

Sì, con l'affermarsi del Cristianesimo molte espressioni del culto delle pietre furono
demonizzate e la loro eco cadde nel dedalo del folklore.
E così un dolmen divenne la tavola per il sabba, un menhir la pietra lanciata da Ercole nella
sua lotta contro i giganti, ecc.

In genere quindi, i massi con forma anomala furono posti in relazione al soprannaturale,
entrando a far parte di un complesso simbolico vasto e diffuso.
Se entriamo nel vivo nella valutazione antropologica, atta a stabilire le cause che portarono
al posizionamento privilegiato di un certo masso prima nella tradizione mitico-religiosa
precristiana e in seguito nel folklore, ci rendiamo conto dell'importanza svolta anche dal
contesto geomorfologico del luogo.

Così va considerato, oltre all'aspetto fisico dell'ambiente, il posizionamento del masso


rispetto ai più antichi stanziamenti abitativi, la sua eco nella religiosità popolare e nella
tradizione leggendaria, le oggettive tracce lasciate dalla cristianizzazione e le attuali
credenze ancora vive intorno alla testimonianza litica anomala.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | ALES STENAR 119

Ci sarebbero quindi molti aspetti diversi Grazie professor Centini per tutto quello
da considerare e analizzare per cercare di che ci ha raccontato. Sicuramente ora
comprendere il vero significato di complessi sappiamo qualcosa di più riguardo
megalitici come quello di Ales Stenar. ad Ales Stenar e ai complessi simili,
E anche così non è detto che riusciremo a anche se forse, l’unico modo sicuro
scoprirli, tutto ciò che ci rimane si perde per distinguere le leggende dalla realtà
nelle credenze popolari che riguardano quei sarebbe quello di poter fare un viaggio a
luoghi. ritroso nel tempo.

In genere queste credenze sorgono sulla base di


un'ancestrale memoria pagana, che attraverso strade
diverse è riuscita a non perire totalmente, entrando a
far parte del patrimonio folklorico religioso popolare.
Un’ultima traccia di ciò che era in origine il significato
vero di quei complessi.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


120 R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE

È affascinante il contrasto tra lo scenario estivo


e quello invernale che si nota passeggiando sulla
spiaggia quando è terminata la stagione dei bagni,
le giornate si sono accorciate e tutt’intorno si
diffonde la luce caratteristica degli ultimi giorni
d’autunno.

Proprio in questo periodo ti colpisce la differenza


tra lo scenario estivo, che tutti ben conosciamo,
e quello invernale, perché ora, lì dove il mare
abbraccia la terra, incontri i doni lasciati dalle
mareggiate noti come

A cura di Giacomo Bertini

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE 121

Giroinfoto Magazine nr. 74


122 R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE

Giacomo Bertini Photography

Di questi non conosciamo la provenienza né la loro storia, ma


solo in quel particolare momento accendono la nostra fantasia.
In autunno il venir meno dello sfruttamento commerciale della
spiaggia che caratterizza la stagione estiva lascia spazio alla
creatività e alla libertà d’espressione, ed ecco che molte persone,
utilizzando quei legni creano strutture intrecciate di vari tipi
di rami, che assomigliano a piccoli rifugi rivolti verso il mare,
sfruttati, per soli pochi minuti, per l’ultimo saluto al sole che
scompare oltre la linea dell’orizzonte.

Osservando più da vicino queste strutture è bello notare che,


nonostante la consapevolezza di una loro caducità, gli ideatori
si sono adoperati con impegno, fantasia e rispetto, dimostrando
che ogni tanto è necessario dare spazio all’atto creativo che ci dà
l’entusiasmo di realizzare qualcosa di nuovo.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE 123

Intorno a tali strutture si svolgono semplici momenti


di vita con bambini che giocano e disegnano
sulla sabbia, adulti che si rilassano ascoltando il
suono delle onde, mentre il cielo diventa sempre
più colorato, segnando con stupende variazioni
cromatiche il passare delle ore.

Si trovano anche tracce di ciò che rimane di un falò


che, con molta probabilità, nelle ore notturne ha
illuminato e riscaldato un gruppo di persone intente
a trascorrere del tempo in compagnia, magari
accompagnati dalla musica di una chitarra, e a
godersi gli ultimi raggi del sole autunnale.

Anche se l’accensione di fuochi è assolutamente


vietata all’interno del parcò naturale di cui questo
tratto di spiaggia fa parte; fa piacere pensare che
sia stato fatto con la massima cautela e prestando
attenzione a non porre in pericolo la flora e la fauna.

Giacomo Bertini Photography

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


124 R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE

In effetti la maggior parte delle persone si muove in questi ricerca del pezzo più originale e dalle forme più strane, quasi
luoghi con rispetto e con attenzione al fine di preservare il a volerne leggere la storia e la provenienza.
delicato equilibrio come, ad esempio la salvaguardia delle Quel legno che appare più segnato dal tempo trascorso in
zone di nidificazione dei volatili. mare e sbiancato dalla salsedine nel modo più singolare
possibile avrà una nuova vita, magari come oggetto di
Coloro che percorrono la spiaggia con le sue pozzanghere arredamento in qualche salotto.
lasciate dalle mareggiate e con le sue dune che danno al tutto
un “movimento” sempre diverso, si soffermano a osservare Quindi quel “legno di mare” potrà trasformarsi in una lampada,
gli innumerevoli “legni” lasciati ovunque dalle onde. in una scultura o in un ripiano.
Vi sono forme sempre uniche che sembrano tutte modellate
dalla fantasia di un artista, piuttosto che dalla casuale
erosione dell’acqua salmastra e della sabbia.

Molti di coloro che attraversano queste grandi distese


disseminate di rottami di legno si soffermano a esaminarne
la forma, la consistenza e lo stato di conservazione, alla

Rita Russo Photography

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE 125

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


126 R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE

Giacomo Bertini Photography

Dietro a questa pratica vi è una diffusa attività artigianale che un portale magico che in un tempo, e in uno spazio dove è
avvicina le persone anche ad altre spiagge più distanti, in altre possibile vivere nell’atmosfera rarefatta di epoche lontane
località dove pure si possono trovare i legni marini, perché è dove l’individuo la libertà, la fantasia e la natura prevalgono
solo grazie a questi pezzi unici che gli artigiani possono dare sulla tecnologia e sulla razionalità di cui oggi rischiamo di
libero sfogo alla loro fantasia e ottenere un prodotto unico e ritrovarci schiavi.
ambito da tanti. Il punto è che tra non molto tempo, quello che adesso viene
visto come dono, con l’arrivo della stagione estiva, per
In molti casi non si ritiene neppure necessario l’intervento qualcuno sarà visto come rifiuto ingombrante, da eliminare
dell’artista e si preferisce mantenere le forme originali a tutti i costi, per dare spazio alle strutture prefabbricate
nelle quali ognuno può scorgere ciò che la fantasia e di affollati stabilimenti pronti ad accogliere nel massimo
l’immaginazione gli dettano, come l’enorme tronco che comfort il chiassoso turismo balneare.
compare in una delle foto e che richiama l’idea di un grosso
coccodrillo che riposa dopo un lauto pasto. Allora, molto probabilmente, le stesse persone che oggi
hanno passeggiato lungo la battigia guidate da sensazioni,
Passeggiando su questa spiaggia si ha la sensazione di emozioni e sentimenti così intimi, saranno sopraffatti dalla
trovarsi in un luogo dal quale si può accedere attraverso frenesia dell’estate o dal desiderio di un pigro relax.

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE 127

Non è però solo la stagione estiva con l’esigenza di


sfruttare la spiaggia a fini commerciali che trasforma
quei legni in rifiuti da eliminare: può accadere, infatti,
che qualche mareggiata più violenta del solito
riversi sulla battigia una quantità tale di legname da
trasformare radicalmente lo scenario e allora quei
legni diventano eccessivi e ingombranti rifiuti da
smaltire senza troppe remore.

Se volessimo volare alto anche nel trattare questi


piccoli argomenti potremmo citare qui la seguente
riflessione di Hegel: secondo cui “Quando un
fenomeno aumenta quantitativamente, oltre al
cambiamento quantitativo ve ne è uno anche
qualitativo del paesaggio”.

Dove un legno depositato è un oggetto da valorizzare,


una distesa di legni sono rifiuti da eliminare.
In alcune di queste spiagge (va detto) la pulizia è
svolta con metodi non invasivi, prestando attenzione
a non rimuovere quei cumuli di legna utili a garantire
la formazione delle dune che, a loro volta, forniscono
protezione alla flora e alla fauna e possono
contribuire a rallentare l’erosione della costa.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


128 R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | LEGNI DI MARE 129

Questa realtà che non risulta così scontata, se non per gli
addetti ai lavori, suscita anche una riflessione su quante
volte queste spiagge sono state attraversate o frequentate
da qualcuno non propriamente rispettoso dell’ambiente e che
non si è curato di mettere in atto quei piccoli accorgimenti che
possono contribuire alla salvaguardia di una specie animale
o, addirittura, dell’ecologia dell’ambiente stesso.

Spesso non si valuta in tutta la sua utilità la presenza di


questi pezzi di legno adagiati sulla sabbia, mentre dovremmo
ricordare la loro importante funzione per quanto riguarda la
formazione di quell’habitat ideale per molte specie animali
come il Fratino euroasiatico, un uccello molto piccolo che
vive in ambienti umidi, ormai a rischio di estinzione.

Il Fratino li sfrutta per nidificare e proteggere le sue uova. Per


questo motivo, vengono realizzate aree a protezione assoluta
per impedire che vengano danneggiati i nidi.

Solo riflettendo con attenzione su tutto ciò si percepisce l’utilità


di questi legni di mare per garantire l’ecosistema che offre
possibilità di vita a tutti gli abitanti della spiaggia, meritandosi
l’appropriato appellativo di dono delle mareggiate.
Una delle spiagge del litorale toscano, particolarmente ricca
di “legni di mare” è quella di Marina di Vecchiano, posta sotto
la tutela del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli.

Un luogo praticamente incontaminato, che offre una visione


di rara bellezza di dune sabbiose popolate da una flora
tutta particolare, resistente ai venti marini e al salmastro
e attraversate da passerelle di legno poco invasive che
consentono di raggiungere la riva senza disturbare la fauna
né danneggiare la flora.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


130 R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA

A cura di Paolo Paolillo e Stefano Zec

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA 131

viaggio in un museo
a grandezza naturale
Il grande Luciano De Crescenzo definiva una parte degli
esseri umani presepisti, come una delle conseguenze della
suddivisione del globo in mondo d’amore e mondo di libertà.
Nel primo c'erano proprio loro, volti a dedicare la loro vita al
racconto del 25 dicembre.

Amore è quello che ti viene in mente, scendendo la strada


che porta all'imbocco del borgo di Pentema.

Sì, perché si capisce fin da subìto che l'amore per chi vive
questi territori e questa realtà è grande, perché bisogna
avere cuore per portare avanti la tradizione e la vita rurale,
a memoria di valori che diluiscono appena 40 km più a sud,
quando incontri la grande città.

Basta uno sguardo, un fulmineo colpo d'occhio e già si


capisce con chi si avrà a che fare.
Pochi fronzoli, dritto allo scopo, Pentema è una frazione
di Torriglia, da cui dista 10 km, abbarbicata sul fianco del
monte Prelà, nel Parco Naturale Regionale dell'Antola.

Complice la giornata felice dal punto di vista meteorologico,


il sole, che sta piano piano scendendo dietro i monti in
lontananza, regala un panorama da mille e una notte, con le
gobbe verdi che diventano come dune di sabbia nel deserto
mediorientale.

Torriglia

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


132 R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA

Stefano Zec Photography

Neanche il tempo di parcheggiare che incontriamo le prime Dalla signora che amava venir su da valle a “bordo di un
“scene”, come vengono chiamate le riproduzioni della vita asino”, al fornaio dove le donne si recavano alla vigilia delle
attraverso manichini. feste per cuocere le loro torte o canestrelli, fino alla figura del
magnano, ossia colui che ridava verve alle pentole.
Le statue a grandezza naturale sono state create dagli stessi
volontari e da alcuni scultori, mentre gli arredamenti e gli Particolare la figura del “Medicone”, un erborista che dopo
oggetti sono il frutto di donazioni e ricerche nelle case dei una vita avventurosa in America del Sud ed Inghilterra era
pentemini. Sono tante, sono disseminate per tutto il borgo tornato nel paese natio per offrire cure con rimedi naturali agli
ed esprimono i concetti della vita del fine ‘800/primi '900: abitanti del borgo.
durezza, semplicità, organizzazione.

Il giro è stato meraviglioso, pieno di curiosità e personaggi


con cui si potrebbero scrivere dei libri.

Stefano Zec Photography Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA 133

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 74


134 R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA

Insomma, un pomeriggio magico, in uno dei periodi più Si parla di qualcosa di piuttosto impegnativo, perché
magici e suggestivi dell'anno. l'organizzazione, la preparazione e la realizzazione richiedono
E chi meglio della voce diretta degli organizzatori dell'iniziativa, un sacco di tempo, visto che cerchiamo di curare al meglio
che quest'anno compie 27 anni, possono descrivere che cos'è questa ricostruzione del mondo contadino degli inizi del '900,
il presepe di Pentema: quasi fino agli anni '50.

“È fondamentale, è importante per il paese, perché è l'evento A noi sembra – come dire – importante e qualificante per il
più importante realizzato dal GRS Amici di Pentema (Gruppo paese, che non è facile da raggiungere, anche se si trova solo
Ricreativo Sportivo, l'associazione di promozione sociale del a 40 km da Genova, e non è esattamente sulle principali vie
posto, ndr). del turismo.
Questo è un evento che ha reso il paese abbastanza famoso, Pentema, però, racchiude la particolarità di questa zona, dato
infatti, il presepe di Pentema, dopo 27 anni, è una cosa che un che un paese con questa struttura qui non si trova, con la
po' tutti conoscono. chiesa al centro e un insieme di case attorno.

Stefano Zec Photography

In più, la valle in sé ha tutto un valore paesaggistico, storico e Questa valle, poi, offre ancora un'opportunità di escursionismo
culturale. Negli anni tra le due guerre, per esempio, era molto e, anche, di turismo eco-sostenibile.
popolato e c'era una gran vita che si sviluppava, quella stessa Certo, ci fosse anche un lavoro di rete o il ripristino di vecchie
vita che cerchiamo di sviluppare nelle “scene” del presepe: mulattiere, ecco, sarebbe importante per la valle, da sempre un
una vita certamente faticosa, dura, tanto che il rischio dello crocevia, un punto di passaggio per la Valbrevenna, per andare
spopolamento esiste, dimostrato dal fatto che chi ha potuto all'Antola, in Val Borbera, ripercorrendo la strada che portava i
se n'è andato. contadini a lavorare nelle risaie.

Per noi, al giorno d'oggi, è importante una riscoperta di un Ecco, uno sviluppo di questo concetto di escursionismo – a
mondo così affascinante, sia per il paesaggio che per la piedi, a cavallo – piuttosto che opportunità di pernottamento
ricchezza di storia e cultura che andiamo a rappresentare. nelle varie località toccate, potrebbe essere un progetto
Tutto ciò non è così differente dalla vita che si affronta tuttora interessante”.
in diverse parti del mondo, o come è stata in passato da tanti
paesi d'Italia, come possono essere i Sassi di Matera o in
Francia.

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R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA 135

Stefano Zec Photography

Il presepe di Pentema è unico perché...?


“Il presepe di Pentema, pur non essendo l'unico,
visto che ce ne sono a Biella, in Emilia e in altri posti,
rimane lo stesso peculiare perché le ambientazioni
che ci sono qui altrove non si trovano, perché il paese
– grazie ad un piano regolatore che lo tutela – è
identico a com'era cent'anni fa.

Le case che vedete sono quelle autentiche di un


tempo, mentre in altri posti le rappresentazioni
avvengono in piccole cittadine, per esempio”.

Si può dire che il presepe sia il cuore pulsante


e rappresenti il paese nelle sue caratteristiche?
“Si, riflette il suo carattere e poi, comunque, Pentema è una
piccola comunità tutt'ora e dove tutti si conoscono e, quindi,
c'è una condivisione del progetto, del lavoro e della fatica.
In altre parole, della vita che, in questi tempi, è faticosa e rara,
da salvaguardare”.

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136 R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA

Stefano Zec Photography

Com'è visto nel territorio il presepe? C'è


collaborazione?
“Allora, Pentema è una piccola frazione del comune
di Torriglia.
Penso che per il Comune, il presepe di Pentema
sia certamente un valore, un fiore all'occhiello che
mostra una realtà profondamente diversa da quella
di Torriglia, che è più cittadina.

Dal punto di vista paesaggistico Pentema è un


ambiente diverso, più aspro e selvaggio.
Qui c'è una cultura più di montagna, è campagna, ma
siamo a 800 metri.
Una volta è venuto un ragazzo inglese e ha detto che
assomiglia molto a Minas Gerais (in Brasile e – se
permettete - il paragone è molto calzante, ndr).

C’è l’appoggio del Parco dell’Antola, del quale il


borgo fa parte, ci sono rapporti positivi con il CAI,
che organizza ogni anno (covid permettendo) la
“Rigantoca” e con altre associazioni di escursionismo,
c'è un buon rapporto con la Valbrevenna, collegata a
Pentema da mulattiere tuttora percorribili.

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R E P O RTA G E | PRESEPE DI PENTEMA 137

Quante persone coinvolge la realizzazione


del presepe e quante persone sono rimaste
a vivere a Pentema?
“Nell'organizzazione, alcuni sono molto più coinvolti
però, nel complesso, possiamo parlare di 25/30 persone
e mezza, perché c'è anche Lia (la nipotina piccola, ndr).

In paese, le persone che sono rimaste a vivere qui sono


un po' pochette, direi meno di dieci, mentre per le feste
c'è abbastanza gente. In estate, invece, ci saranno
100/150 persone”.

Ce ne andiamo che si è fatto buio, ma saremmo stati volentieri Un grazie a Mari, che ci ha spinto fin quassù e a Giulia, Luigi,
ancora un po' a sentire i racconti di Pentema, sorseggiando Lia, preziose guide e a Franca e a Marialaura, narratrici di
un vin brulè o mangiando due canestrelli tipici della zona. una delle tradizioni più longeve e suggestive di tutto il nostro
meraviglioso territorio ligure.
Forse, aspettare il Natale in luoghi come questi, assaporare
il senso di festa che si è perso e che qui è ancora fulgido, la
voglia di rallentare e godersi – con le persone care – momenti Il presepe sarà visitabile dal 24 dicembre al 9 gennaio
intimi, magari lasciandosi anche andare al bicchiere in più e
qualche chiacchiera su tizio o caia, è il vero segreto di questi orario: 10-17.
posti. Tempo di visita consigliato: 1 o 2 ore
O, forse, la loro sincera magia. [Link]
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