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GF79

Il numero di maggio 2022 di Giroinfoto Magazine celebra il centenario della Moto Guzzi e presenta una serie di reportage su eventi e luoghi significativi in Italia. Il magazine, fondato nel 2015, si propone di essere una piattaforma per appassionati di fotografia e viaggi, nonostante le sfide editoriali degli ultimi anni. La rivista continua a promuovere la cultura fotografica e il turismo attraverso articoli e contributi di una comunità di reporters.

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Il numero di maggio 2022 di Giroinfoto Magazine celebra il centenario della Moto Guzzi e presenta una serie di reportage su eventi e luoghi significativi in Italia. Il magazine, fondato nel 2015, si propone di essere una piattaforma per appassionati di fotografia e viaggi, nonostante le sfide editoriali degli ultimi anni. La rivista continua a promuovere la cultura fotografica e il turismo attraverso articoli e contributi di una comunità di reporters.

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N.79 - MAGGIO 2022 [Link].

com
N. 79 - 2022 | MAGGIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

100 ANNI MOTO GUZZI


Band of Giroinfoto

BORGO PANTANO AUTOMOTORETRÒ BUNKER SORATTE


SICILIA TORINO LAZIO
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Luca Barberis


WEL
COME

79
[Link]
MAGGIO 2022
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Ed ecco entrati nel sesto anno di redazione di Giroinfoto Magazine.
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. Le difficoltà degli ultimi due anni relative alla pessima gestione socio-
politica sono cresciute, intralciando il libero sfogo editoriale limitando le
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul prerogative della rivista nello sviluppo culturale e turistico in aiuto dei
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
territori.
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters
professionisti e amatori del photo-reportage. Nonostante tutto, e grazie all'impegno di tutti i nostri collaboratori, il
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più progetto [Link] non si arresta, anzi, combatte con tutte le proprie
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
forze per pubblicare articoli utili alla valorizzazione dei territori bisognosi
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere
un punto di riferimento per la promozione della cultura di visibilità.
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio.
In questo periodo storico, dove tutto è ormai convertito al mondo
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi,
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, digitale, risulta talvolta anacronistico volersi concentrare su un progetto
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici cartaceo, sia per motivi di convenienza economica che di divulgazione.
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e Da qui la decisione di mantenere il magazine con un format "tradizionale"
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai
per il mantenimento della qualità comunicativa, evolvendolo alla
tutti ci siamo fossilizzati.
digitalizzazione favorendo la fruizione.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e In ultimo, vorrei ringraziare anche tutti i nostri lettori che crescono
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze continuamente sostenendo il progetto Giroinfoto.
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 79


on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VIII n. 79
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Giroinfoto Magazine nr. 79


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

GIORGIO PARODI DAYS

GIROINFOTO MAGAZINE

79
I N D E X

R E P O R TA G E

MONTECARLO
10 GIORGIO PARODI DAYS
100 anni Moto Guzzi
Band of Giroinfoto

26
26 MONTECARLO
Lucca
Band of Giroinfoto

42 PALAZZO DUCALE
Urbino
Band of Giroinfoto

60 FESTIVAL DELL'ORIENTE
Torino - Lingotto Fiere
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E

PALAZZO DUCALE
URBINO

42
R E P O R TA G E

60
FESTIVAL DELL'ORIENTE

Giroinfoto Magazine nr. 79


7

R E P O R TA G E

80
BORGO PANTANO

BORGO PANTANO
Tra mistero e verità
80 R E P O R TA G E

Band of Giroinfoto PALAZZO CARIGNANO

96
PALAZZO CARIGNANO
Torino
96
Band of Giroinfoto

BUNKER SORATTE
Roma
116
Band of Giroinfoto

AUTOMOTORETRÒ
Auto e moto della storia
130
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E

116
BUNKER SORATTE

R E P O R TA G E

130
AUTOMOTORETRÒ

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Maggio 2022
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10 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Dario Truffelli
Giuseppe Tarantino
Luca Barberis
Manuela Albanese
Monica Gotta
Stefano Zec

A cura di
Monica Gotta

Nel fine settimana del 13, 14 e 15 maggio 2022 hanno avuto luogo i GP Days.
Nel 2021 si festeggiava il centenario delle Moto Guzzi, rimandato a causa della pandemia Covid-19.
Considerato il momento pandemico storico l’Associazione Giorgio Parodi nella persona di Elena Bagnasco Parodi ha optato
per posticipare l’evento al 2022.
Così è stato!
Con grande dedizione Elena Bagnasco Parodi ha fatto sì che quest’evento fosse salvaguardato e svolto con la giusta attenzione
mediatica.

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 11

Manuela Albanese Photography

Con la collaborazione di tutti gli sponsor e le diverse partnership


i Guzzi Days hanno avuto luogo in questo maggio 2022, in un
fine settimana dove la città di Genova si è trasformata in una
meta turistica come da sua tradizione.
Genova si è nuovamente aperta al turismo unendo i GP Days
2022 a un’altra iniziativa turistica di grande respiro e massiva
attrattiva turistica, i Rolli Days 2022 nella sua prima edizione
2022.

Notevole è stata la partecipazione del pubblico ai due eventi


donando nuovamente alla città di Genova quel “fermento” tipico
di una città turistica, una città di mare intrisa di storia e curiosità
come poche altre della penisola italiana.

Prima di entrare nel cuore dei GP Days 2022 scopriamo chi


sono gli attori che hanno creato le Guzzi e che ci hanno lasciato
in eredità una storia appassionante fatta di dedizione, genio,
inventiva ma non solo: un’iniziativa creata dal connubio di genio
meccanico, ingegneria, imprenditoria e visione del futuro senza
eguali.
Scopriamo insieme chi era Giorgio Parodi, aviatore e imprenditore
nato nel 1897 e vissuto fino al 1955.

Giroinfoto Magazine nr. 79


12 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Alla sua memoria di questo importante personaggio si deve


l'introduzione dell'Aquila ad ali spiegate nel logo Moto Guzzi,
logo che ancor oggi è portato dalle Guzzi con orgoglio e
onore.
Dalla fondazione al 1957, anno del ritiro dalle competizioni
sportive, la Guzzi collezionerà ben 3329 vittorie in gare
ufficiali, 14 titoli mondiali velocità e 11 Tourist Trophy.
Ma questi non sono le uniche vittorie della Guzzi.
Sono stati immessi sul mercato decine di modelli che hanno
cambiato il motociclismo e la storia della motorizzazione
italiana.

Nel 1928 Giorgio Parodi fonda quello che oggi conosciamo


come l’Aeroclub di Genova, la cui scuola di volo è ancora
oggi a lui intitolata e anima le giornate aeree presso il Lido di
Albaro, avviando al volo le giovani generazioni.
Diventa in breve un’importante figura di riferimento nel
panorama aviatorio ligure e nazionale.

Nel 1929 fonda la Canottieri Moto Guzzi, vanto e risorsa


della terra cui l’azienda portò benessere ma anche
passione e prestazioni sportive, con diversi atleti vincitori di
manifestazioni e ori olimpici.
Nello stesso anno transita nelle file della Regia Aeronautica e
alterna le attività di volo, civile e militare, agli incarichi
manageriali in Moto Guzzi guidando la definitiva
affermazione della “Moto dell’Aquila” in ambito industriale e
nelle competizioni motociclistiche in Italia e all’estero.
Un successo internazionale di un’attività prettamente
genovese!

Nel 1935 fu richiamato quale ufficiale pilota in congedo e

Giorgio Parodi partì per l’Africa Orientale Italiana, inquadrato nella 105ma
squadriglia, dove svolse missioni di ricognizione e azioni di
supporto alle truppe impegnate sul terreno.
Rientrò in Italia a giugno del 1936 e nel 1937 sposò Elena
nacque a Venezia l’11 giugno del 1897, dove la famiglia si
Cais dei Conti di Pierlas con quale ebbe tre figli.
era momentaneamente trasferita per ragioni professionali.
Fin dalla giovanissima età manifestò i tratti di un carattere
fortemente riservato, assertivo e dedito al lavoro.
Divenne un pilota sportivo e militare con rare e numerose
qualità, come testimoniano le sue numerose vittorie in gare
internazionali, i primati aeronautici di velocità conquistati e
le ben sei medaglie al valore di cui fu insignito.
Non fu solo istruttore di volo, ma fu anche co-fondatore
dell’Aeroclub di Genova e del Circolo Canottieri Moto Guzzi.

Giorgio Parodi è discendente di una nota famiglia di


armatori, divenne imprenditore di grande successo, marito
e padre citando le diverse figure in cui si immedesimò
durante la sua vita.
Partecipò da volontario alla Prima Guerra Mondiale a bordo
degli idrovolanti della Regia Marina.
Dopodiché, tra le due guerre, diede impulso e vita alle sue
due grandi passioni, il volo e le motociclette.

Nel 1921 fondò a Genova la "Società anonima Moto


Guzzi", avente per oggetto "la fabbricazione e la vendita
di motociclette e ogni altra attività attinente o collegata
all'industria metalmeccanica".
Soci dell'impresa furono ai tempi Emanuele Vittorio Parodi
- padre di Giorgio e armatore genovese, Giorgio stesso, il
cugino Angelo, Gaetano Belviglieri - uomo di fiducia della
famiglia Parodi e Carlo Guzzi, suo motorista nella Regia
Aviazione di Marina.
L’idea iniziale annoverava tra i partecipanti alla società
anche Giovanni Ravelli, aviatore purtroppo deceduto l'11
agosto 1919 durante un volo di collaudo.

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 13

Nuovamente richiamato alle armi allo scoppio della Seconda Guidò la Moto Guzzi insieme al fratello Enrico fino al 1955.
Guerra Mondiale, Giorgio venne ferito gravemente durante Alternò l’esperienza bellica con i panni dell’imprenditore
una missione di ricerca e soccorso di un pilota disperso. Uscì affermando le sue doti di manager innovatore, solidale e
dal conflitto con una grave mutilazione che gli impedirà di filantropo.
volare ancora. L’anno prima si spense purtroppo l’adorata moglie e madre dei
suoi figli e il dolore gli fu fatale. Morì il 18 agosto di quell’anno
Congedato nel 1943, tornò alla testa dell’azienda di Mandello. per un attacco cardiaco.
Da segnalare che alcuni dipendenti della stessa militarono
nelle formazioni partigiane della zona. Questo fu ed è Giorgio Parodi, con la storia della sua famiglia
Trattando con i Comandi tedeschi, prima della liberazione, e dei suoi eredi tra cui, come affermato in precedenza,
fu in grado di impedire che alcuni dipendenti venissero annoveriamo Elena Bagnasco Parodi, organizzatrice dei GP
deportati facendoli dichiarare “indispensabili” all’attività. Days 2022.
Successivamente Giorgio interagì spesso con il Comitato
di Liberazione Nazionale (CLN) sostenendone le attività, Elena, con grande dedizione, ha ripercorso la storia di Giorgio
proteggendone i membri e negoziando con il Comando Parodi, della famiglia in particolare per scoprire ciò che
Alleato affinché la fabbrica non venisse bombardata. In tal ancora era celato da un velo di mistero.
modo riuscì a tutelare i lavoratori e le loro famiglie, attraverso Il mistero privato, il mistero degli affari di famiglia, gli anedotti,
la prosecuzione dell’attività. le lettere, le storie o se vogliamo chiamiamole leggende di una
I caduti della Moto Guzzi nella guerra di liberazione sono famiglia che affonda le sue radici nel tessuto imprenditoriale
ancor oggi ricordati con una targa affissa all'ingresso della genovese e che tanto ha dato alla città di Genova.
fabbrica. Ha dato lustro alla Superba con un’ennesima dimostrazione
di quanto spirito imprenditoriale e spirito di combattimento
Due anni dopo assunse anche la Presidenza della EVP - abbiano i genovesi con il loro desiderio di emergere e di creare
Emanuele Vittorio Parodi, la società di navigazione creata eccellenze come fu a partire dai giorni della Repubblica.
dal padre.

Foto Archivio Parodi

Giroinfoto Magazine nr. 79


14 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

In Piazza De Ferrari, uno dei luoghi iconici di Genova, vicino


Dario Truffelli Photography
alla famosa fontana circolare, è iniziata l’esposizione delle
motociclette d’epoca.

Quest’esposizione è stata organizzata dal Registro Storico


della Moto Guzzi, patrocinato da A.S.I.
All’arrivo in Piazza De Ferrari le moto storiche sono state
accolte dalle ragazze dell’Innerwheel Sud-Ovest, le quote
rosa o Zena Girls dei GP Days 2022.

Le storiche signore a due ruote si sono posizionate lungo il


porticato del palazzo della Regione Liguria.
Durante l’esposizione c’è stato il saluto del Presidente della
Regione Liguria, Giovanni Toti.

Non sono mancate altre presenze istituzionali all’apertura


dell’esposizione.
Successivamente i Guzzisti hanno fatto un breve percorso

In sella alle Guzzi attraverso la città con arrivo in Via Mura delle Capuccine. La
scelta di questa location non è avvenuta a caso.

In questo luogo è esposta la statua di Giorgio Parodi, aviatore


I GP Days 2022 si sono svolti in questa maratona di tre giorni
e imprenditore genovese.
con una full immersion nel mondo dei motori e delle eccellenze
Lo storico quartiere di Carignano è stato anche il luogo dove
Guzzi.
fu firmato l’atto di fondazione della Moto Guzzi nel 1921.
Un programma molto intenso che ha donato ai genovesi diversi
spunti di interesse.
Dalle Moto Guzzi storiche alle “moderne” senza contare la
partecipazione dell’Aereonautica Militare con il simulatore di
volo e lo spettacolo delle nostre amate Frecce Tricolori che si
sono esibite domenica 15 maggio per il pubblico della città che
le ha seguite e ammirate con emozione e tripudio.

I GP Days 2022 sono partiti venerdì 13 maggio 2022 con due


esposizioni di tutto rispetto.
Si è aperta a Palazzo Tursi in Via Garibaldi, sede del Comune
di Genova facente parte del polo museale della citta nonché
palazzo dei Rolli, l’esposizione della “Otto Cilindri” terminata
domenica 15 maggio 2022.
Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 15

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


16 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Luca Barberis Photography

Nel tardo pomeriggio si sono fermate nuovamente per pubblicazione e canterà la canzone “Tutti pazzi per la Guzzi”
essere ammirate dal pubblico genovese in Carignano dove il primo inno dei fans della celebre motocicletta Made in
il CIV ha organizzato degli stand all’insegna dei prodotti Italy.
genovesi, con street food e bancarelle di vario genere.
Prima della chiusura della giornata di venerdì è stato
Nella stessa location è stato montato il palco per il concerto presentato il volume “Giorgio Parodi – Le ali dell’Aquila” a
di Danilo Luce che nella serata ha intrattenuto gli ospiti e i cura dell’Associazione Giorgio Parodi e dopo gli appassionati
Guzzisti con la sua musica e non solo. delle storiche moto Guzzi si sono dati appuntamento a
Qui gli appassionati della mitica due ruote dell’Aquila si sabato 14 maggio 2022 per la cavalcata in sella alle Guzzi
sono dati appuntamento da tutta Italia e da molte città con meta il piccolo borgo gioiello della Riviera di Levante,
europee per il raduno e per scoprire le bellezze della città Portofino.
di Genova e di alcune località della Riviera di Levante. Il
cantante Danilo Luce è stato invitato dagli organizzatori per
tenere un concerto, dove anticiperà “Centauri” di prossima

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 17

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


18 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Alessia Sangalli Photography

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 19

Manuela Albanese Photography

Le storiche sono partite dall’Istituto Giannina Gaslini – qui


hanno incontrato i piccoli pazienti dell’Istituto - alla volta
di Recco dove hanno gustato la nostra famosa focaccia al
formaggio offerta dal Comune di Recco.

Ripresa la strada con destinazione Portofino, sono passate


da Santa Margherita Ligure dove si trovava un idrovolante
ultraleggero della Scuola di Voli di Mare disponibile per
dei brevi voli sulla zona, iniziativa organizzata sempre
dall’Associazione Giorgio Parodi.
Le storiche Guzzi a Portofino hanno suscitato grande
curiosità nei turisti accompagnate dai loro proprietari fieri
di questi prodigi della meccanica.

Anche in questo giro sulla Riviera è stata sempre presente


Elena Bagnasco Parodi che ha dedicato grande attenzione
non solo ai prodigi meccanici ma anche ai proprietari
delle stesse, offrendo sempre un sorriso a tutti coloro che
passavano ad ammirare le motociclette.
Ricordiamo anche il servizio delle Forze dell’Ordine per la
protezione delle moto.

Luca Barberis Photography

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


20 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Gli appassionati hanno anche potuto assistere alla parata


“Aquile sulla città”, una sfilata dei partecipanti a Mondo
Moto Guzzi. Stefano Zec Photography
Alle 18 sono arrivati al Porto Antico i partecipanti della
“Azimut Raid” del Moto Guzzi World Club.

Un altro evento, atteso con trepidazione da molte persone,


è stata la cena di gala organizzata a Museo Diocesano,
un’altra perla storica della città di Genova.
Il ricavato è stato devoluto all’Istituto Giannina Gaslini
quale gesto di beneficienza da parte dell’organizzazione
dell’evento e di tutti i partecipanti.

Domenica 15 maggio 2022 continua Mondo Moto Guzzi


al Porto Antico e permane la disponibilità dell’idrovolante
a Santa Margherita Ligure.
Al Galata Museo sono stati esposti nuovamente diversi
modelli di Moto Guzzi e l’evento più atteso in assoluto è
stata la breve esibizione dinamica della “Otto Cilindri”.

Si avvia la procedura di messa in moto della “Otto Cilindri”


in attesa della breve corsa di questo modello unico.
Immaginate l’emozione del rombo di questo motore così
particolare!
C’è anche la 350 bialbero, monocilindrica bialbero, che ha
vinto 5 titoli mondiali dal 1953 al 1957.
E anche in questo momento tanto atteso ha parlato Elena
Bagnasco Parodi raccontando la storia della Moto Guzzi.

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 21

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


22 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

Iniziano così a progettare una motocicletta che Ravelli


pensava veloce, per vincere mentre Giorgio, forte della sua
visione imprenditoriale, ebbe la vision di rendere la moto un
mezzo per tutti, un mezzo comune per la gente.
Passa qualche mese e vengono trasferiti con la squadriglia e
conoscono un meccanico, Carlo Guzzi.

Luca Barberis Photography Guzzi, affascinato dalla passione dei 2 giovani, propone
un modello innovativo, più bello di quello che avevano
immaginato Ravelli e Parodi.
Inizia così il progetto con l’idea di industrializzare la moto.
Nel 1919 Ravelli muore in un incidente aereo.
Nel 1921 fu grazie al finanziamento del papà Emanuele
Vittorio che partì il progetto vero e proprio con la fondazione
dell’azienda. Giorgio, ripensando all’amico Ravelli, decide
di dedicare l’Aquila della sua divisa al ricordo dell’amico e
decide di trasformare GP, le iniziali del primo prototipo Guzzi
Parodi in Moto Guzzi per evitare fraintendimenti con le sue
inziali – Giorgio Parodi – un grande gesto di generosità, in
onore del nome dell’azienda, al progettista, Carlo Guzzi.

Ricordiamo che la prima Aquila della famiglia parte


addirittura da fine 1800 con il tonno Angelo Parodi, nonno di
Giorgio. Angelo iniziò commerciando pesce, dal pesce arrivò

Come nacque la Guzzi


ad acquistare delle tonnare, tra cui quelle di Favignana.
Da qui nacque l’esigenza di commerciare il tonno fino ad
arrivare alla flotta commerciale.

STORIA DI UN IMPRENDITORE E DELLA PASSIONE DI 3 AMICI La prima sede delle Guzzi coincise con quella dell’azienda di
famiglia. Nel 1939 entra in commercio una piccola moto che
Perché Moto Guzzi e l’Aquila se l’azienda era Parodi? si chiama Piccola Elastica.
Con questo nome inizia una diversa tradizione creata da
Giorgio, un ragazzo di vent’anni, parte si arruola volontario allo Elena, la moglie di Giorgio.
scoppio della Prima Guerra Mondiale. Un giorno Elena andò a trovare Giorgio in ufficio e sentendo
Parte con il motoscafo di famiglia e scopre a Venezia la sua parlare dell’azienda e delle moto.
grande passione, il volo. Si chiese perché queste moto avessero tutti nomi così duri,
Inizia a volare, quindi dalla Regia Marina approda agli maschili.
idrovolanti.
L’idea scaturì da una fotografia di un volo di aironi dietro alla
Nel 1917 Giorgio incontra un altro grande pilota, Giovanni scrivania di Giorgio.
Ravelli. Ravelli, allora trentenne, era già pilota di aerei e Data la passione di Giorgio per il volo, Elena chiese perché
motociclette molto affermato e trasmette a Giorgio queste non chiamare il prossimo modello con il nome di un uccello.
grandi passioni. Ai tempi, circa nel 1918, la motocicletta era Da qui nacquero le moto con i nomi come Airone, Cardellino,
un oggetto strano, veniva utilizzata principalmente per gli Aquila, Falcone, un’allusione all’aerodinamicità e alla libertà
spostamenti dei militari, per consegnare la posta ad esempio, di questi animali.
oppure nelle gare motociclistiche. Quel giorno Airone fu la prima della serie ornitologica.

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 23

8 Cilindri
La “Otto Cilindri” è stata una moto concepita dalla mente fertile
di Giulio Cesare Carcano, uno dei più grandi progettisti italiani
nel settore motoristico e che ha rappresentato un punto fermo in
questo mondo sia nel settore nazionale che internazionale. In tal
senso facciamo riferimento ai materiali in quanto nel 1957 non
esisteva l’elettronica.

Ai tempi per mettere in linea 8 carburatori bisognava avere una


capacità progettuale estremamente particolare!
Questa moto è una 500 di cilindrata, facendo una semplice
divisione, ossia 499 diviso 8, ogni cilindro è di 62,5 cc. I cc sono i
centimetri cubici ossia il volume dei cilindri.

Per rendere più semplice la comprensione di questa parte


sappiate che un cilindro più grande può ingerire più aria e quindi
più carburante, convertendo così più energia per ciclo rispetto ad
un cilindro più piccolo.
Nel 1957 la moto viene portata sulla Fettuccia di Terracina nel
Lazio dove è stato stabilito un record mondiale sulla distanza di
10 km con partenza da fermo e con uscita a circa 286 km/h e
una media di circa 243 km/h.
Il record è stato strappato alla BMW ed è durato fino al 1986.

Dario Truffelli Photography


Giroinfoto Magazine nr. 79
24 R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS

In onore di un aviatore come fu Giorgio Parodi alle 17 circa di Citiamo alcune delle figure parte del programma acrobatico:
domenica 15 maggio 2022 si sono esibite le Frecce Tricolori, Schneider, Tonneau, looping, la bomba, il cuore, il ventaglio e
orgoglio italiano dell’Aeronautica Militare. altre dove si inseriscono le manovre del solista.
Dal Lido di Genova Elena Bagnasco Parodi ha parlato alle
migliaia di persone presenti in attesa dello spettacolo. L’emozione particolare che le Frecce Tricolori hanno donato
in questa giornata ai cittadini di Genova è stata sentire le
Le Frecce Tricolori hanno presentato il loro programma loro voci mentre impartivano i comandi per l’esecuzione
acrobatico composto da 18 avvincenti manovre di elevato delle manovre acrobatiche.
e spettacolare contenuto tecnico, evento promosso Abbiamo sentito le loro voci, ferme, dare i comandi per
dall’Associazione Arma Aeronautica, per ricordare il l’esecuzione mentre, con i nostri occhi e il naso puntato al
grande aviatore genovese e anche in attesa del Centenario cielo guardavamo tutti le loro evoluzioni e le figure di fumo
dell’Aeronautica Militare previsto per il 28 marzo 2023. tricolore disegnate nell’azzurro del cielo di una splendida
giornata primaverile.
La sequenza incalzante delle manovre dei piloti delle
Frecce è frutto di un lavoro di squadra preciso e perfetto.

RINGRAZIAMENTI

Elena Bagnasco Parodi –


Presidente dell’Associazione Giorgio Parodi
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Moto Guzzi Club Genova


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R E P O RTA G E | GIORGIO PARODI DAYS 25

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


26 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Alessio Bagnoli
Giacomo Bertini
Luca Bonuccelli
Letizia Angeli

A cura di Giacomo Bertini

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 27

ORIGINI & ATTUALITÀ

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28 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Dominante sul colle che separa la Valdinievole dalla all’epoca, insanguinavano di frequente quelle contrade ai
Piana di Lucca, si trova l’abitato di Montecarlo, capoluogo confini tra i comuni di Lucca, Pisa e Firenze spesso in guerra
dell’omonimo comune e caratterizzato dalla presenza della tra loro, tutti gli abitanti rimasti senza dimora si radunarono
splendida fortezza ben visibile sull’estremità nord della attorno al massiccio torrione semicircolare, dove venne
collina. costruito l’attuale paese di Montecarlo, così chiamato in
onore del Principe Carlo figlio del Re Giovanni di Boemia.
Circondato da imponenti bastioni all’interno dei quali si innalza
il campanile della Collegiata di Sant’Andrea, Montecarlo è un Il Principe, divenuto imperatore con il nome di Carlo IV, venne
concentrato di storia, ricco di fascino e luogo ideale per le più volte a Montecarlo, occupandosi della fortificazione della
numerose iniziative culturali e di svago che vi si organizzano. rocca, che si rivelò un luogo di grande rilevanza strategica
La storia di questo caratteristico borgo della Toscana ci nelle successive guerre che si combatterono in tutto il corso
riporta al primo trentennio del sec. XIV. del XIV secolo tra i comuni limitrofi.
Inizialmente Montecarlo fu sottoposto al dominio di Lucca,
A seguito della distruzione dei due borghi di Pieve di San quindi, per circa un ventennio, fu dominio pisano, per passare
Piero in Campo e di Vivinaia, durante le vicende belliche che, in via definitiva , nel 1437, ai fiorentini.

Stefano
AlessioZec Photography
Bagnoli Photography

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 29

È il più caldo ed espansivo dei colori.


È il colore dell'intelligenza, dell'intuizione mentale, dell'amore puro e dell'armonia
interiore.

Montecarlo
Lucca

Giacomo Bertini Photography

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30 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Il simbolo storico di questo luogo è la fortezza che sorge nel conservazione per permettere ai turisti durante il periodo
punto più alto del colle del Cerruglio e la sua parte più antica estivo di visitare l’affascinante struttura.
risale alle origini del paese.
Grazie alla disponibilità dei proprietari, la fortezza ospita le
Dall’aspetto triangolare con le sue alte mura e le sue tre torri – diverse manifestazioni pubbliche che si tengono nel corso
Torre del Mastio, dell’Apparizione e di Santa Barbara – nel ‘400 dell’anno.
fu oggetto di lavori di ampliamento da parte di Paolo Guinigi, Una curiosità storica riguarda l’evento che ha dato il nome alla
Signore di Lucca, e definita nel 1555 da Granduca Cosimo Torre dell’Apparizione. Una leggenda narra dell’apparizione
I dei Medici, il quale dispose, inoltre, ulteriori ampi lavori di della Madonna sulle mura della fortezza, durante l’assedio
fortificazione, fra cui l’imponente bastione di piazza d’Armi. dell’esercito pisano nella notte del 24 gennaio 1400 eel corso
di un colpo di mano per cogliere di sorpresa i difensori della
Nei secoli successivi, a causa dei cambiamenti generali delle rocca.
condizioni politiche, venne meno la necessità di una fortezza
a difesa del luogo; per questo nel 1775 il granduca di Toscana Grazie a questa apparizione luminosa la notte si trasformò
Pietro Leopoldo la mise in disarmo e attraverso una vendita in giorno e il nemico, terrorizzato dall’evento, si dette alla
all’asta la cedette a privati. fuga e finì annegato nel Leccio, un piccolo torrente che si era
Da oltre il complesso un secolo è proprietà della miracolosamente ingrossato ed aveva inondato la campagna
famiglia Pardocchi-Menchini che, sotto la vigilanza della circostante.
Soprintendenza, ha compiuto enormi sforzi di restauro e

Giacomo Bertini Photography

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 31

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32 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Ben conservate e per la maggior parte intatte, con 15 torri


rompitratta, le originarie mura cittadine si innestano sulla
rocca circondando buona parte del centro storico, ad
eccezione del lato Nord-Est, che si affaccia sul ripido fianco
del colle già ben difeso naturalmente.

A garantire un punto d’accesso all’interno del paese si trovano


le porte cittadine, che originariamente erano quattro, poi
rimaste tre dopo la chiusura di Porta a Pescia, ancora visibile,
in parte, sullo spigolo nord delle Mura, sulla discesa di Piazza
d’Armi.

Le restanti tre sono Porta Fiorentina, che è stata oggetto di


modifiche strutturali per il suo innalzamento nel XVI secolo;
Porta a Lucca o Porticciola, la più piccola per dimensioni e Luca Bonuccelli Photography
ricostruita ed allargata fra il 1570 e il 1594; Porta Nuova o
Porta dell’Altopascio, riaperta e rialzata nel 1598.

Giacomo Bertini Photography

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Letizia Angeli Photography

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34 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Il primo documento relativo a questa chiesa risale


all’anno 846. In esso si parla di una chiesa di S. Piero e
solo in un documento successivo, datato 913, si legge
anche l’appellativo in Campo, probabilmente riferito
alla sua ubicazione in una zona destinata, o comunque
idonea, all’agricoltura, situata tra due torrenti.

Come già accennato, il territorio di Montecarlo fu


più volte teatro di sanguinosi conflitti, di distruzioni
e saccheggi, specialmente nei primi decenni del
1300, e anche la pieve fu in parte coinvolta subendo
danni non irrilevanti e rimanendo senza il tetto fino al
1479, quando alcuni abitanti del luogo ne iniziarono il
recupero.
Nel 1486, trattandosi di una chiesa sconsacrata, fu
occupata da un calzolaio lombardo che si insediò
all’interno dell’edificio con la propria attività.

L’attuale chiesa, bisognosa di opere di restauro,


presenta una struttura a tre navate con un unico abside.
Costruita con pietra serena grigia e povera di ornamenti,
ha nella facciata un portale in marmo bianco e alcune
sculture sulla spalla degli archetti. Samuele Silva Photography
Il campanile, la parte più antica dell’intero complesso,
risale all’epoca altomedioevale.

Giacomo Bertini Photography

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Alessio Bagnoli Photography

Sulla via principale che attraversa il centro cittadino, già via All’interno della cripta si trovano anche Albanese
Manuela le tombe Photography
del Vescovo
Grande e oggi via Roma, si trova la Chiesa Collegiata di S. di Sovana e Pitigliano, Felice Seghieri, morto trentanovenne
Andrea, un edificio ristrutturato verso la fine del 1700, che nel 1759, e di Jacopo Bianchi, facoltoso montecarlese e
dell’originale costruzione trecentesca conserva ancora la benefattore della chiesa.
facciata e il portale.
Al suo interno si trova la cappella della Madonna del
Soccorso, protettrice dei montecarlesi, arricchita da uno
splendido affresco risalente al 1400 che rappresenta la
Madonna nell’atto di proteggere un bambino dalle insidie
del demonio.

La chiesa è visitabile ogni giorno per coloro che desiderano


raccogliersi in preghiera o per visionare le opere e i dipinti in
essa raccolte, come il grandissimo bancone settecentesco
o diversi quadri ad olio, tutti dei secoli XVII e XVIII.
Altra particolarità, ben visibile percorrendo pochi passi nella
navata, è un’apertura adiacente al presbiterio che conduce
ad una cripta situata sotto l'area presbiterale, che in origine
custodiva le scritture del Comune in casse a più chiavi;
questa conserva affreschi del sec. XVI: i quattro Evangelisti
ed altre figure di oscuro significato.

In passato fu sede della Compagnia della Madonna


del Soccorso, che vi si riuniva periodicamente, nonché
sepolcreto della medesima.

Giacomo Bertini Photography

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36 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Nascosto nel centro storico da una facciata indistinguibile Il lungo periodo di graduale abbandono portò il bellissimo
dagli altri edifici, si trova uno dei più piccoli teatri all’italiana. teatro al decadimento, costringendo la proprietà ad ipotizzarne
la demolizione.
Il Teatro dei Rassicurati nasce nel 1750 su iniziativa di Solo l’impegno e la grande volontà dei cittadini spinse
alcuni benestanti e possidenti, che costituirono l’Accademia l’Amministrazione comunale a realizzare una grande opera
degli Assicurati con lo scopo di mettere in scena piccole di restauro che si concluse nel 1973, anno in cui fu riaperto
rappresentazioni teatrali, fino ad allora eseguite all’aperto. al pubblico con la memorabile rappresentazione dell’opera Il
Ciarlatano di Domenico Puccini, diretta dal maestro Herbert
L’Accademia, assieme ad altre istituzioni simili, venne Handt con la scenografia di Marco Pasega.
soppressa nel 1791 dal Granduca di Toscana fino al 1795,
quando riaprì con il nuovo nome di Accademia dei “Rassicurati” Due lapidi che si trovano all’interno ricordano le visite di due
e la ricostruzione del teatro fu affidata all’architetto fiorentino personaggi illustri: il poeta Giuseppe Ungaretti negli anni ’60 e,
Antonio Capretti. in precedenza, Giacomo Puccini, giunto da quelle parti per far
visita a una sorella che lavorava come istitutrice presso una
Il nuovo aspetto armonioso e la sua saletta ovale circondata famiglia benestante della zona.
da un doppio ordine di ventidue palchetti e quattro di proscenio
lo hanno reso un ambiente classico al pari dei teatri dell’opera Pur non essendo terminati i lavori per alcuni indispensabili
del secolo XVIII. adeguamenti strutturali, ancora oggi è un teatro funzionante
che apre il sipario per rappresentazioni teatrali di buon livello.
Pur di piccole dimensioni, ha ospitato rappresentazioni di
opere di importanti autori come Alfieri, Manzoni, Pellico e
Niccolini, nonché di compositori di spicco del melodramma
italiano come Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi.
Dopo aver attraversato un periodo di gloria e
dopo ritocchi nella sua struttura, nel 1922 l’Accademia dei
Rassicurati si sciolse definitivamente, e l’immobile fu donato
al Comune di Montecarlo.

Giacomo Bertini Photography

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 37

Letizia Angeli Photography

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38 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Oggi sede della Biblioteca Comunale, dell’Archivio storico


e corrente del Comune e di diverse associazioni paesane,
l’Istituto Pellegrini Carmignani è situato fra la Piazza della
Fortezza e quella della Chiesa.

La sua storia ha inizio nei primi anni del XVII secolo, quando,
sull’onda della rinascita religiosa indotta dal Concilio di
Trento, l’Architetto fiorentino Gherardo Menchini progettò
l’edificio che, al termine della sua costruzione, fu affidato
alle Monache Clarisse fatte venire da Fucecchio.

Solo nel 1810, quando le leggi napoleoniche soppressero


la comunità religiosa, l’edificio fu convertito e destinato
a Conservatorio con scuola elementare e di lavoro per
l’educazione religiosa e civile delle fanciulle del posto, grazie
alla donazione della nobildonna Anna Pellegrini Carmignani.

È oggi accessibile ai visitatori per la parte della piccola


chiesa, del convento e dell’ex chiostro del monastero, oggi
trasformato in giardino pubblico.

Giacomo Bertini Photography

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 39

Giacomo Bertini Photography

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40 R E P O RTA G E | MONTECARLO

Giacomo Bertini Photography

Montecarlo è una cittadina molto attiva sotto l’aspetto di settembre si svolgerà un evento che da sempre richiama
dell’accoglienza turistica ed ha saputo reagire adeguatamente moltissime persone fino a realizzare il tutto esaurito: la Festa
ai mutamenti registrati in questo ambito negli ultimi anni, del Vino.
mettendo al centro la sostenibilità e l’innovazione. In quei giorni, oltre alle varie cantine sul territorio, il borgo di
Montecarlo viene preso d’assalto da migliaia di persone che
Proprio quest’anno la Pro Loco del paese ha dato vita ad non vogliono perdere l’appuntamento enogastronomico e
una nuova esperienza che immerge nella natura e permette culturale.
di apprezzare da vicino i vasti vigneti che caratterizzano le
campagne di Montecarlo, che producono ottimi vini. Altra attrazione turistica associata ai territori circostanti il
Inserito nella Rete Escursionistica Toscana con il nome A piedi Comune di Montecarlo, dove la collina declina nel versante
sulla collina di Montecarlo, questo percorso si aggiunge ad nord sotto al paese di S. Martino in Colle, è il Quercione del
una serie di altri percorsi già apprezzati che, se lo si desidera, Carrara.
offrono anche il piacere di una squisita degustazione di vini Si tratta di una roverella monumentale la cui età supera
nelle decine di fattorie e aziende vinicole sparse sul territorio. i 500 anni, e ha raggiunto un'altezza di 14 metri, con una
circonferenza del fusto di 4 metri e l'apertura dei rami di oltre
Proprio il vino ha contribuito alla fama di Montecarlo: quello 30 metri. Su questo albero si tramandano leggende di streghe
enologico è infatti un settore commerciale molto importante e, che sotto la sua chioma terrebbero, nelle notti di luna piena,
a Montecarlo, trova una buona sponda nella ristorazione, altro i loro sabba.
fiore all’occhiello della cittadina, che possiede ottimi locali in
grado di offrire un servizio adeguatamente organizzato per Si dice anche che questa sia la quercia dove il gatto e la volpe
il turista e per chiunque sia alla ricerca di qualità esclusiva, impiccarono il burattino Pinocchio: il paese di Collodi, infatti,
grazie all’utilizzo di prodotti locali. è ad un tiro di schioppo.
Per rimanere in tema, nel calendario ricco di eventi che Il luogo è accessibile sempre e merita sicuramente una foto
l’Ufficio Cultura comunale realizza ogni anno, la prima decade ricordo per i nostri social.

Alessio Bagnoli Photography

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R E P O RTA G E | MONTECARLO 41

Luca Bonuccelli Photography

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A cura di Alina Timis

Foto di Camillo Balossini

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Camillo Balossini Photography

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44 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 45

Le Marche
sono una regione dai panorami mozzafiato, un luogo Tuttavia, lo spirito di accoglienza dei marchigiani
in cui le maestose colline incontrano dolcemente il la rendono una regione molto amata dai turisti, che
mare cristallino, ma non è solo questo, palazzi, piazze qui trovano tesori unici e riserve naturali, come ad
e monumenti sono pronti a stupirvi. esempio le Grotte di Frasassi.

La regione ha un nome al plurale, unico tra le regioni La regione è la patria di artisti illustri quali Donato
d’Italia, che ci rimanda alla sua storia. Bramante, Raffaello Sanzio, Giacomo Leopardi,
Le origini di questa caratteristica sono da ricercare, Gioacchino Rossini, che vengono ricordati attraverso
infatti, in un passato costellato di eventi, , a partire manifestazioni ed ampi festival che si tengono nei
dall’epoca romana quando la regione viene tagliata da piccoli borghi pittoreschi, arroccati su antiche mura
due vie, la Salaria (da Roma ad Ascoli) e la Flaminia medievali.
(da Roma a Fano e poi a Rimini) e suddivisa tra Regio
V Picenum e Regio VI Umbria dalla riforma di Augusto. Nell’entroterra marchigiano, oltre ai servizi offerti al
turista ed ai luoghi d’interesse, si vive e si mangia
Con l’Unità d’Italia alla regione viene assegnato bene; pertanto, non non si può non sentirsi fortunati
ufficialmente il nome attuale, che deriva dalle in questa regione che offre oltre alle bellezze naturali
denominazioni medievali di Marca di Camerino, Marca anche un’ottima cucina.
di Ancona e Marca di Fermo.

Le Marche custodiscono un patrimonio ricco di


bellezze naturali, dal mare trasparente e pulitissimo
alle bellissime spiagge che ogni anno vengono
premiate con il prestigioso riconoscimento Bandiera
Blu, per passare poi alle verdissime colline che fanno
concorrenza alle montagne dell’Appennino.

URBINO

Oltre al patrimonio naturalistico unico,


nelle Marche si possono ammirare il
maestoso Lazzaretto, realizzato nel ‘700
da Vanvitelli; la rinascimentale Fontana
del Calamo, detta anche Fontana delle
Tredici Cannelle della quale, secondo
un'antica tradizione, berne l‘acqua fosse
di buon auspicio per ritornare ad Ancona;
la Loggia dei Mercanti, il più famoso
monumento civile della città, la Piazza del
Plebiscito, molto elegante con la sua forma
allungata; il Palazzo Ferretti, esempio di
architettura manieristica; il maestoso Duomo di
Ancona, l’Arco di Traiano, monumento romano in
onore di Traiano per aver ricostruito il porto della città.

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46 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

Camillo Balossini Photography

Tante ancora sono le bellezze da ammirare, soprattutto la


piccola cittadina di Urbino, situata proprio nel cuore delle
Marche, incastonata nelle colline marchigiane, una città ricca
di cultura, arte e storia, grazie anche a Federico da Montefeltro,
che fece diventare la piccola città la capitale d’arte e cultura, il
cui centro storico è dal 1998 dichiarato da Unesco Patrimonio
Mondiale dell’Umanità. .

La città è antichissima, conosce il suo splendore nel ‘400,


tanto da essere considerata da Unesco un importante vertice
di storia e cultura del Rinascimento italiano, per merito anche
alla creatività degli abitanti ma soprattutto del Duca di Urbino.
Urbino è un luogo unico, dove Medioevo e Rinascimento si
fondono.

Il Palazzo Ducale, il cui lato lungo si apre su Piazza del


Rinascimento, è una dimora simbolo di quegli anni, un'opera
straordinaria, che per la sua forma, viene definita da
Baldassarre Castiglione ‘’palazzo in forma di città’’.
Per la sua realizzazione numerosi i personaggi coinvolti, tra
decoratori ed artisti, tra i più rinomati del territorio, ma i più
importanti sono il fiorentino Maso di Bartolomeo, il dalmata
Luciano Laurana ed il senese Francesco di Giorgio Martini.

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 47

Il Palazzo Ducale
La dimora, ancora oggi, sorprende sia per le sue opere
di ingegneria, sia per l’ideale di dimora principesca, che
abbandonate le sue forme, si trasforma in una corte aperta
ed accogliente, ha circa 20.000 metri quadrati su più piani ed
è la casa dove è nato Raffaello Sanzio, uno dei più amati e
famosi artisti di tutti i tempi, morto ad appena 37 anni, figlio
di un famoso pittore.
Il calco del suo cranio si trova tuttora in una teca custodita
nel palazzo.

Il palazzo ha una struttura funzionale ma anche moderna, per


capirlo basta scendere negli ampi locali sotterranei dove si
possono ospitare tantissime persone.

I capitelli sono tutti in stile corinzio o che comunque ricordano


quello stile.
Nel Medioevo, sia Urbino sia il Palazzo Ducale erano
luoghi di grandissimo fermento, dove potevano incontrarsi
ambasciatori, uomini illustri, viaggiatori ma anche nomi come
Papà Giulio II.

Tutti gli ospiti venivano qui per una sola cosa: conoscere il
creatore di tutto questo, il cui nome è inciso sui mattoni
esterni, ovvero Federico da Montefeltro (1422-1482), il duca
di Urbino.

Camillo Balossini Photography

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48 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

Federico da Montefeltro dà il via ai lavori nel 1454,


dopo essere giunto al potere nel 1444, iniziando
dalla facciata orientale dove esistevano già alcune
costruzioni medievali.
Dopo aver raggiunto ampie proporzioni, alla guida della
sua realizzazione viene chiamato Luciano Laurana nel
1465.

E’ sua l’idea di creare il cosiddetto ‘’Cortile d’Onore’’,


per la geometria delle proporzioni con l’utilizzo della
pietra chiara e dei mattoni rossi, simbolo dell’intera
civiltà artistica del ‘400.
Nel corso degli anni, il palazzo ha avuto diverse fasi di
sviluppo.

Nel 1474 Francesco di Giorgio Martini assume la


direzione del cantiere del palazzo, fino il 1485. La
dinastia dei Montefeltro si estingue all’inizio del ‘500,
perché il figlio di Federico, Guidobaldo, non ha eredi.
Il ducato passa così ad un’altra famiglia potente, i
Della Rovere non aveva e la città non ha più lo stesso
splendore che aveva sotto i Montefeltro.
Tuttavia, le bellezze ed i capolavori restano e sono
ancora visibili oggi.
Il secondo piano nobile del palazzo è stato aggiunto
successivamente insieme ad altri ampliamenti da
parte dei Della Rovere.

Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 49

Camillo Balossini Photography

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50 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

La loggia dei Torricini con le sue arcate sovrapposte


inquadrata da torri laterali domina la vista e introduce il tema
del paesaggio nell’architettura.

Per creare questa graziosa loggia, Lanuara ha dovuto demolire


alcuni vecchi edifici per adattare le nuove parti ai vari dislivelli
naturali.
La loggia dei Torricini si trova sul pendio ovest della struttura,
dove si può osservare il tema dell’arco con i loggiati
sovrapposti in verticale, ciascuno coperto con lacunari o
cassettoni all’antica.

Questa facciata moderna che si affaccia verso l’esterno,


doveva sottolineare il simbolo della potenza militare di
Federico sui territori limitrofi.
La tradizione marchigiana è posta in risalto tramite il
materiale utilizzato, ovvero il laterizio. La loggia appare come
un baldacchino a più piani sorretto da colonne libere ai piani
superiori.
La sua predisposizione può essere paragonata a quella del
Castel Nuovo di Napoli, nel Portico del Pantheon o nell’Arco
di Settimio Severo.

La seconda loggia ospita la Cappella del Perdono ed il


Tempietto delle Muse, dipinte dal pittore Giovanni Santi, padre
di Raffaello.
Nella loggia superiore, l’accoppiamento di due colonne corinzie
che reggono l’arco è una novità introdotta da Francesco Di
Giorgio Martini, che è stata ripresa dall’architettura fiorentina.

Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 51

La terza loggia, caratterizzata


da colonne rudentate e capitelli
corinzi, si trova dove c’è la stanza
di Federico e lo studiolo.

Dal cortile si accede sia al Museo


archeologico che custodisce
epigrafi, cippi ed urne decorate
sia agli ambienti sotterranei,
occupati un tempo dai locali di
servizio.

Al Piano terra, attraverso un ampio portico si


accede al Cortile d’Onore, al lato del cortile
si intravede la rampa che scende ai locali
di servizio dei sotterranei, a destra si trova
la cosiddetta zona ‘’dei Banchetti’’, stanze
che inizialmente formavano l’appartamento
di Ottaviano Ubaldini per poi essere cedute
alla duchessa Vittoria Farnese.

Dai ‘’Banchetti’’ si accede alla serra ed al


Giardino Pensile, mentre attraverso altre
piccole stanze alla Cappella del Perdono,
opera di Bramante ed al Tempietto delle
Muse.

Camillo Balossini Photography

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52 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 53

Il cortile è puntellato da sottili colonne sormontate da


capitelli corinzi.

Dal cortile progettato dal Laurana si possono raggiungere


gli antichi locali della Biblioteca, il Cortile del Pasquino, il
Museo Archeologico, il Tempietto delle Muse, la Cappella
del Perdono, i sotterranei ed il fantastico Scalone d’Onore
che conduce al primo piano.

Alle pareti un’iscrizione che a tradurla suonerebbe più o


meno così:

“Federico, Duca d’Urbino, Conte del Montefeltro e di Casteldurante


(Urbania), Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa e capo della Lega
Italica, costruì per intero codesto palazzo a gloria sua e dei posteri,
combatté in battaglia, sei volte guidò gli eserciti, otto volte vinse il
nemico, vincitore in tutte le guerre, accrebbe il suo dominio. La sua
giustizia, la sua clemenza, la sua moralità uguaglirono durante la
pace le sue vittorie”.

Camillo Balossini Photography

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54 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

A sinistra dell’ingresso del palazzo, si possono ammirare


gli ambienti della biblioteca del Duca, luogo pensato
esclusivamente come sala di incontro e studio.
La biblioteca accoglie circa 900 volumi di stampo umanistico,
tra cui 600 tra latini, greci ed arabi, celebri in tutta Europa.

Il primo piano, ti accoglie con un ambiente impressionante, il


Salone del trono, con i suoi 500 metri quadrati ed un'altezza
di circa 17 metri, nel quale si intrattenevano gli ospiti, si
celebravano cerimonie, si tenevano feste, si intravedono
anche due enormi camini utilizzati per riscaldare la stanza ed
ai lati alcuni dipinti che derivano da quelli famosi di Raffaello,
realizzati però alcune generazioni dopo.

Vicino al salone, si entra nella Sala degli Angeli, un locale più


intimo, probabilmente per pochi eletti, il nome deriva proprio
dal camino che ha raffigurato l’immagine di questi angeli che
si rincorrono e sembra che stiano ballando.
Si dice che ci fossero talmente tanti ambienti, che esistesse
una sala diversa per ogni giorno dell’anno e che ogni giorno
ci fossero circa 500 persone presenti, tra ospiti e personale
di servizio.

Urbino ormai era diventato un centro di cultura e di


aggregazione.
Bisogna specificare che il palazzo non era una fortezza
militare, era solo un palazzo.
Camillo Balossini Photography

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 55

Camillo Balossini Photography

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56 R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE

Il primo piano è composto da 5 appartamenti: l’appartamento L’appartamento del Duca, quello che fa luccicare gli occhi ai
di Jole, il più antico, si affaccia con il suo lato lungo su piazza visitatori e non solo, posto sul lato occidentale del palazzo,
del Rinascimento; fu chiamato così perché il camino presente presenta pochi ma magnifici ambienti che esaltano la sua
nella stanza raffigurava la duchessa. potenza.
Qui il visitatore mette il primo piede: è composto da 7 sale, tra E’ composto dalla Sala degli Angeli, fastosa e notevole,
cui anche una Guardaroba oltre a due sale per le riunioni; fu la presenta numerose opere d’arte tra cui la celebra tela della
prima residenza di Federico da Montefeltro, abitato poi dalla Città Ideale e dallo studio del Duca; le pareti portano la firma
sua amatissima moglie morta nel 1472. di Baccio Ponticelli, mentre i dipinti che raffigurano i ritratti
di uomini illustri hanno la firma di Giusto di Gand e Pedro
Nella terza stanza si trova la splendida Alcova del Duca, una Berruguete.
preziosa lettiera dipinta, realizzata da Fra Carnevale.
La stanza più spettacolare è senza dubbio lo studiolo: alle
Procedendo oltre si trova l’appartamento dei Melaranci che pareti pannelli con i disegni del Botticelli e di Francesco di
si affaccia sul cortile del Pasquino ed era destinato agli ospiti Giorgio Martini, imentre la parte alta ospita le raffigurazioni di
di alto livello. uomini illustri, alcune opere in seppia sono riproduzioni degli
L’appartamento degli ospiti, composto da 5 sale, è ovviamente originali ed oggi si trovano al museo di Louvre.
anche lui destinato ad accogliere personaggi illustri.
Qui ha soggiornato, per un breve periodo, anche Giacomo III
Stuart.

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Camillo Balossini Photography

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Infine, l’appartamento della Duchessa, che si trova


nella parte più antica del palazzo, attraversando il vasto
Salone del Trono, della cui ristrutturazione si è occupato
Francesco di Giorgio Martini.
Anche in questo appartamento è presente una Guardaroba
e sale di rappresentanza, ma la più importante è la Sala
delle Veglie, riservata alle conversazioni di un certo livello
tra i membri.

Nel salotto è raccolta una parte consistente dei capolavori


celebri in tutto il mondo: La Muta, enigmatico ritratto di
ascendenza vinciana e Santa Caterina D’Alessandria
di Raffaello, oltre al Cristo Benedicente attribuito al
Bramantino.

Al secondo piano si trova l’appartamento Roveresco


con stanze dedicate principalmente a Federico Barocci,
ristrutturato alla metà del ‘500 per volere di Guidobaldo
II della Rovere.
Sempre sullo stesso piano, troviamo collezioni di dipinti
del Seicento, la grafica ed una vasta collezione di
ceramiche. La sala del Re d'Inghilterra, opera di Federico
Brandani, con il soffitto in stucco dorato, è stata tra le
prime aggiunte cinquecentesche.

Il ducato prospera fino al 1631, anno in cui passa alla


Chiesa.
L’ultima della dinastia Della Rovere, Vittoria, porterà
a Firenze, dove si sposerà con Ferdinando de Medici,
tutta la ‘’Guardaroba’’ ducale, pertanto un gran numero
di meravigliose collezioni ora si trovano conservate
nella Galleria degli Uffizi. Invece nella Galleria Nazionale
delle Marche, si trovano importanti reperti archeologici,
raccolti nel 1756 e conservati al piano terreno di un
Museo Lapidario.

Al Palazzo Ducale di Urbino, è d’obbligo una visita.


Non solo per ammirare la sua maestosità ma anche per i
vari capolavori di artisti prestigiosi: i vani magnificamente
decorati, danno alloggio a opere di Raffaello Sanzio,
Guido Reni, Piero della Francesca, Federico Barocci, Luca
Signorelli, Paolo Uccello, Francesco di Giorgio Martini,
Timoteo Viti, Luca della Robbia e tanti altri.

Che dire…..un viaggio nella storia e nella cultura di questa


affascinante città, che conserva una delle più belle opere
del Rinascimento.
E’ un posto ricco di storia ed imponente, un capolavoro
di architettura rinascimentale, uno dei monumenti ancora
oggi più visitati della regione, che si trova nel pieno centro
di Urbino, una città dove regnano la pace e la bellezza.

Oggi il Palazzo Ducale di Urbino ospita la Galleria


Nazionale delle Marche dove vengono esposte le sue
meravigliose collezioni.

+ INFO
Galleria Nazionale delle Marche
Palazzo Ducale di Urbino
Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)

[Link]

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R E P O RTA G E | PALAZZO DUCALE 59

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60 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

A cura di Domenico Ianaro e Barbara Tonin

Barbara Tonin
Domenico Ianaro
Giancarlo Nitti

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 61

E’ tornato a Torino il Festival dell’Oriente, un atteso evento itinerante che ha portato


sotto la Mole i colori e le millenarie tradizioni del continente asiatico.

Dopo le pause forzate del 2020 e 2021 causate dal coronavirus e dalla relativa
"pandemia", finalmente numerose manifestazioni sono nuovamente tornate in
programma e, nel caso del famoso Festival d’Oriente, gli organizzatori hanno scelto
come prima tappa del tour da cui ripartire proprio il capoluogo piemontese, che dal
2015 ha ospitato ogni anno la manifestazione, radunando e coinvolgendo sempre
migliaia di visitatori.

Giancarlo Nitti Photography

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62 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

L’evento, giunto alla sesta edizione, si è svolto


all’interno del Lingotto Fiere, il polo fieristico di Torino,
con un programma molto fitto e ricco di spettacoli.

Rispetto alle edizioni precedenti, stavolta il pubblico


è stato al centro dell’attenzione, sia per quanto
riguarda la varietà degli spettacoli sia per l’offerta
culturale, religiosa e commerciale.

In questa manifestazione, infatti, oltre a poter


accedere alle classiche aree di street food o alle
bancarelle commerciali dedicate allo shopping
etnico, il visitatore, in quanto protagonista del
festival, ha potuto partecipare a una grande varietà
di attività gratuite, corsi e workshop, proposti da 18
Paesi diversi, quali Cina, Giappone, Corea, Mongolia,
Vietnam e tanti altri.

La novità assoluta sulla quale gli organizzatori hanno


puntato nel programmare questa edizione è stata,
infatti, proprio quella di aver dato vita ad un evento
in cui il pubblico potesse interagire e sperimentare
in prima persona la cultura orientale attraverso
numerose attività, quali le terapie tradizionali,
le discipline come yoga e meditazione, i corsi
di scrittura, di origami, di avvicinamento ai tipici
strumenti musicali tradizionali, esibizioni in stile Barbara Tonin Photography
Bollywood e danza del ventre.

Domenico Ianaro Photography

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 63

Giancarlo Nitti Photography

Entrare nel padiglione del Lingotto Fiere è come


intraprendere un vero e proprio viaggio nelle tante
culture e nelle millenarie tradizioni di un continente
sconfinato, che va dalle terre dell’India a quelle della
Cina, dal Giappone alla Mongolia, dalla Malesia al Tibet
passando per il Nepal, la Corea del Sud ed il Vietnam.
Una nuova presenza è rappresentata dall’Indonesia che,
grazie alla collaborazione con l’Ambasciata, porta sul
palco danze e canti, il folklore e la tradizione in un’area
tutta dedicata.

Tra le attrattive maggiori, sicuramente possiamo


parlare degli spettacoli: oltre 60 esibizioni di artisti che
rappresentano tutti i Paesi.
Per permettere ai visitatori di poter assistere alle
sfaccettature e alle tradizioni di tutte queste nazioni,
gli organizzatori hanno allestito ben tre palchi principali
di grandi dimensioni che hanno alternato in maniera
avvincente e continuativa show, incontri, seminari ed
esibizioni.

Domenico Ianaro Photography

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64 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Barbara Tonin Photography

Partendo dalla zona di ingresso si veniva immediatamente


catturati dal primo palco in cui si susseguivano spettacoli
Barbara Tonin Photography
e musiche quasi in maniera ininterrotta, per poi trovarsi
a camminare come in un bazar tra le varie bancarelle e
giungere a un secondo palco centrale affiancato da diverse
aree tatami: in quest’area, dedicata alle discipline orientali è
andato in scena il “Martial Show”, una delle tante novità di
questa edizione. Si è trattato di un vero e proprio festival nel
festival nel quale numerosi maestri ed atleti si sono esibiti
per proporre al pubblico performance e seminari, con lezioni
di prova di Aikido, Karate, Ju Jitsu, Tai Chi Chuan e altre arti
marziali Orientali.

Infine, al fondo del padiglione un terzo ed ultimo palco


ospitava artisti, ballerini e cantanti che si esibivano per la
gioia del pubblico.
Particolarmente interessante è stata l’esibizione della danza
Tannura.
Questa danza orientale prende il nome dal vestito indossato
dai ballerini, la Tannura, una particolare gonna coloratissima,
ricca di allusioni cosmologiche.

Durante la danza viene esaltata la rotazione di questo


particolare indumento colorato con suggestivi effetti
cromatici, che rendono il ballo vivace e allegro. I musicisti
e ballerini costruiscono uno straordinario percorso mistico,
attraverso la ripetizione quasi ossessiva di ritmi percussivi,
che finiscono per generare uno stato di estasi rituale al fine di
mettersi in comunicazione con Dio e il cosmo.
Oltre a questi palchi principali, sempre in movimento, e alle
aree dedicate ai workshop, un’ampia zona era dedicata
all’attività commerciale: un bazar multicromatico e
multietnico, che offriva al visitatore una buona scelta tra
oggettistica, abbigliamento, ornamenti, attrezzatura sportiva
e generi alimentari.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 65

Domenico Ianaro Photography

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66 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Giancarlo Nitti Photography

Da segnalare, anche, in questa edizione del Festival dell’Oriente l’ampia area gastronomica,
che è stata uno degli elementi più presenti e graditi, con numerosi ristoranti etnici e decine
di stand gastronomici particolari.

Per gli amanti della cucina orientale e non solo, quindi, gli stand non sono mancati e l’offerta
gastronomica ha coinvolto moltissimi dei Paesi presenti, proponendo piatti tradizionali e
moderni della cucina giapponese, cinese, indiana, thai, tibetana, vietnamita, vegetariana e
molto altro.
Uno dei workshop più apprezzati è stato il corso di pasticceria thailandese. Tra le novità
evidenziamo inoltre il Sushi Village e lo street food orientale, che davano la possibilità di
assaggiare questi piatti tanto amati.

I Paesi, le attività e gli stand sono moltissimi e per chi fosse un po’ “disorientato” una guida
porta alla scoperta della storia e della cultura dei vari “angoli di Mondo”.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 67

Domenico Ianaro Photography

Ma vediamo più in dettaglio alcune attività e installazioni.

Prima di accedere al padiglione della fiera, il visitatore viene


accolto da due leoni cinesi.
Nella tradizione culturale Cinese il Leone è simbolo di forza
e potenza ed è generalmente associato alla regalità: non a
caso, statue e dipinti di leoni si possono ritrovare in palazzi
ed edifici imperiali.

Generalmente queste statue sono rappresentate in coppia


maschio-femmina, dove il maschio simboleggia il dominio
cosmologico e normativo, mentre la femmina simboleggia il
dominio sulla vita.
Le coppie di leoni vengono solitamente poste anche
all'ingresso dei palazzi del potere, in quanto si pensa
tradizionalmente che ne rafforzino la protezione. La coppia
di leoni più famosa è sicuramente quella che si può ritrovare
all'ingresso del Palazzo d'Estate di Pechino.

Rimanendo in Cina, non possiamo non parlare anche del


dragone, leggendario animale colossale, con corpo di
serpente, zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi simili a
quelli di un pesce gatto, criniera e corna di cervo: raffigura,
dunque, un miscuglio di tutte le specie animali. È stato per
lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folklore cinese.

È l'incarnazione del concetto di Yang, il Bene/Spirito-Fecondo,


associato all'acqua. Il Dragone è quindi la creatura portatrice
di pioggia, nutrimento per le messi e gli armenti, e non il
mostro distruttore sputa veleno o fuoco della tradizione
occidentale.

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68 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Domenico Ianaro Photography

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 69

Un’altra installazione cinese che sicuramente attira Un'eccezione in questo senso, tuttavia, è rappresentata
l’attenzione del visitatore è l’Esercito di Terracotta. dall'aristocrazia e dalle famiglie reali, che utilizzano abiti
tradizionali maestosi e riccamente adornati anche per le
Si tratta della riproduzione del leggendario insieme di statue occasioni più comuni.
di splendidi guerrieri, collocate nel Mausoleo del primo
Imperatore Qin a Xi'an, il più importante sito archeologico di Soprattutto per quest’ultimi il colore ricorrente è il rosso, che
tutta la Cina. simboleggia nella cultura cinese potere e regalità. Grande
L’Esercito è composto da riproduzioni di guerrieri in terracotta, importanza e valore rivestono in questo contesto non soltanto
vestiti con corazze in pietra e dotati di armi, poste di guardia gli abiti, ma anche i copricapi, ulteriore simbolo di sovranità:
alla tomba dell'Imperatore. Il loro compito simbolico era riccamente adornati tanto per le donne quanto per gli uomini,
servire e proteggere l'imperatore nell'Aldilà. si differenziano per forma, colore e materiale a seconda
Nel 1987 il Mausoleo e l'Esercito di Terracotta sono stati dell'abito al quale vengono abbinati.
inseriti nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Un cenno agli abiti tradizionali cinesi è d’obbligo, uno dei capi


di abbigliamento che da sempre ha affascinato e incuriosito
l’Occidente è l’Hanfu.
Utilizzato in ambito quotidiano, è diventato negli anni un
indumento riservato quasi esclusivamente alle grandi
occasioni.

Barbara Tonin Photography

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70 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Al Un simbolo conosciuto in tutto il mondo e parte del logo È una concezione alla base del Taoismo e del Confucianesimo,
del festival è lo Yin e lo Yang. Il concetto di Yin (nero) e Yang nonché di molti settori della scienza classica cinese, oltre ad
(bianco) è il più importante e diffuso di tutta l'ideologia Asiatica. essere una delle linee guida della medicina tradizionale.

Ha origine dall'antica filosofia cinese, dall'osservazione del Secondo questa filosofia, ogni cosa e ogni concetto sono
giorno che si tramuta in notte e della notte che si tramuta in divisi tra lo Yin e lo Yang e rappresentano un dosaggio fluido e
giorno o dalle osservazioni e riflessioni che Laozi faceva nei misterioso di queste due componenti.
confronti del fuoco, notandone il colore, il calore, la luce e la La tradizione accorda alla natura femminile tutto ciò che è Yin
propensione della fiamma a svilupparsi verso l'alto. e alla natura maschile tutto ciò che è Yang.
Inoltre Yin rappresenta ciò che è freddo, oscuro, umido ed
inerte e Yang quel che è caldo, chiaro, secco e in movimento.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 71

Barbara Tonin Photography

Per quanto riguarda le arti marziali, lo Shaolin Quan è uno tra


gli stili asiatici più antichi.
Originariamente era praticato dai monaci Buddhisti del
Monastero di Shaolin nella provincia di Henan, Cina.

Alcuni ritengono che lo stile Shaolin, oltre ad essere uno dei


più efficaci stili delle arti marziali asiatiche, sia il progenitore
di tutti gli stili successivi, avendone influenzato in maniera
diretta o indiretta la nascita e lo sviluppo.
I Monaci Shaolin sono grandi maestri dell'arte del
combattimento e della spettacolarità, dotati di grande forza,
precisione e flessibilità.

Un semplice gesto per noi quotidiano quale la preparazione


del tè è invece un’arte antica e fortemente tradizionale per la
cultura cinese.
Originaria della Cina del sud, la pianta del tè era conosciuta
fin dai tempi più antichi dalla medicina e dalla botanica e,
prima di diventare una bevanda, era una medicina.

Solamente nell’VII secolo d.C. in epoca Tang, venne codificata


la prima Cerimonia del tè e introdotta tra gli svaghi dei salotti
eleganti.
Per gli appassionati del tè, al festival è stato possibile
partecipare al workshop dedicato.

Giancarlo Nitti Photography

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72 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Non è mancato un piccolo angolo di storia dedicato a Mao Solitamente costituisce l'ingresso di un santuario jinja o
Zedong, leader del popolo cinese, marxista, rivoluzionario e comunque di un'area sacra.
proletario. La struttura nasce come rappresentazione di un'antica
Stratega e teorico, è stato il principale fondatore e promotore leggenda giapponese, secondo la quale la Dea del Sole
del Partito Comunista Cinese, dell’Esercito di Liberazione del Amaterasu attraversa un Torii sacro per abbandonare la Terra
Popolo cinese e della Repubblica Popolare cinese. durante un'eclissi solare e lo attraversa nuovamente per fare
Grande patriota ed eroe nazionale della Cina dei tempi ritorno sul nostro pianeta una volta conclusasi.
moderni, ha portato il Paese a cambiare totalmente il proprio Sembra inoltre che i Torii un tempo avessero la funzione
aspetto e il proprio destino. di ospitare sulla loro cima i galli sacri dalla lunga coda,
Mao Zedong è considerato una tra le figure più importanti e considerati i messaggeri degli Dei.
rispettabili del XX secolo.
Egli dedicò tutta la sua vita allo sviluppo del partito e della L’albero di ciliegio, chiamato Sakura ed è il simbolo del
nazione cinese, morì nel 1976 e le sue spoglie sono tuttora Giappone; esso, con i suoi fiori, la sua delicatezza ed il
conservate in piazza Tienanmen. breve periodo della sua esistenza, rappresenta la fragilità, la
rinascita e la bellezza della vita.
Girando tra le varie aree, di sicuro interesse e molto ben È inoltre la premonizione di un buon raccolto di riso e un buon
allestita è stata la zona dedicata al Giappone: qui erano auspicio per il futuro degli studenti, che nel mese della fioritura
presenti le riproduzioni di un piccolo villaggio e dei monumenti iniziano l'anno scolastico, o per i neodiplomati o neolaureati,
tipici di questa nazione. che nello stesso mese entrano nel mondo del lavoro. Infine, il
La tradizionale abitazione giapponese è chiamata Minka. Sakura è il simbolo delle qualità del Samurai: purezza, lealtà,
Si tratta di una struttura di legno, molto semplice ed onestà, coraggio.
accogliente, con porte scorrevoli realizzate in carta di riso e Come la fragilità e la bellezza effimera di questo fiore, che
intelaiatura di legno, denominate Shoji. nel pieno del suo splendore muore, lasciando il ramo, così il
Samurai, nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare
Comunemente è inserita in un giardino Zen, al centro del la propria vita in battaglia.
quale si trova anche un laghetto Koi (che prende il nome dalla
carpa, il pesce che tradizionalmente lo popola). Si tratta dell'immagine di una morte ideale e pura, distaccata
Le pareti delle case più popolari sono generalmente bianche, dalla caducità della vita e dai beni terreni. In Giappone l'usanza
mentre quelle delle case nobiliari vengono dipinte in rosso, di ammirare e godere della bellezza della fioritura primaverile
il colore simbolo tradizionale dell'Impero Giapponese. Il noto dei ciliegi è una tradizione che viene chiamata col nome di
portale rosso, invece, è il Torii. hanami.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 73

Giancarlo Nitti Photography

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74 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Tra i capi di abbigliamento tradizionali non ha bisogno di nomi diversi: ad esempio, il kimono maschile si chiama Yukata,
premesse il Kimono. mentre il kimono da bambina/ragazza Furisode.
Negli anni è diventato un indumento utilizzato soltanto in
occasioni speciali. Indossare il Kimono è una vera e propria arte, complessa
ed estremamente rituale, per la quale le giovani giapponesi
La parola Kimono è una definizione generica, in quanto a frequentano una scuola, a conclusione della quale ricevono il
seconda dell'occasione d'uso e di chi lo indossa, l'abito presenta diploma di Maestre di Vestizione del Kimono.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 75

Giancaro Nitti Photography

Accanto al villaggio, samurai, katane e armature solleticano


la curiosità del visitatore, ma soprattutto le tombe dei 47
Ronin, valorosi Samurai che decisero di vendicare la morte
del loro signore e di seguirlo nell’aldilà come segno di fedeltà
verso di lui.

Il Samurai era un alto militare del Giappone feudale,


appartenente ad una delle due caste aristocratiche
Giapponesi, quella dei guerrieri.
Il nome deriva dal verbo saburau e letteralmente significa
“colui che serve”.
Attualmente il termine viene usato per indicare proprio la
nobiltà guerriera.
I samurai costituivano una casta colta, che oltre alle arti
marziali, direttamente connesse con la loro professione,
praticava arti Zen come il Cha no yu (la cerimonia tradizionale
del tè) o lo shodō (l'arte della calligrafia).

I samurai erano guerrieri fatti di storia di onore, fedeltà e


abilità nel combattimento con la spada.
Il più famoso di questi guerrieri è Miyamoto Musashi, un ronin
(ossia un samurai vagabondo) che ha affrontato nella sua
vita decine di duelli mortali, senza mai conoscere sconfitta,
grazie alla sua abilità e tattica di combattimento che lo hanno
fatto diventare una leggenda.
È stato un innovatore nel campo della strategia e
dell’approccio mentale al duello ed una volta smessi i panni
del guerriero si è dedicato all’insegnamento, alla pittura e alla
scrittura di opere di successo.

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76 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Barbara Tonin Photography

Nei combattimenti i samurai utilizzavano


la katana, Si differenzia molto dalle spade
tipicamente europee per la forma curva ed il
taglio su un solo lato.
L’elsa allungata permetteva l’utilizzo a due
mani, che ancora oggi è il modo di utilizzo
tipico per sferrare fendenti.

Il tipo di acciaio utilizzato e la procedura di


forgiatura che i maestri hanno tramandato
per secoli ne hanno fatto probabilmente
una tra le spade migliori nella storia; alcuni
esemplari oggi hanno un valore inestimabile,
dovuto sia alla qualità e fama del loro creatore
o proprietario (come alcuni grandi samurai o
shogun), sia alla forma o alle decorazioni, che
ne fanno dei veri capolavori d’arte.

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 77

Il festival ha dato spazio ovviamente anche all’arte, dando la


possibilità di provare e imparare il Sumi-E.

Di origine cinese, questa pratica della pittura (e) con


l’inchiostro nero (sumi) di china è stata introdotta in Giappone
dai monaci Zen più di cinque secoli fa.

Il sumi-e indica una delle forme d’arte in cui i soggetti sono


dipinti con l’inchiostro nero in gradazioni variabili dal nero
puro fino a sfumare, diluendolo nell’acqua, a colorazioni più
tenui.
Questo tipo di pittura deve rispondere a determinate
caratteristiche tipiche, come, ad esempio, la sobrietà e la
spontaneità, che vanno direttamente a colpire la sensibilità
dell’osservatore.

Gli allievi che imparano il sumi-e lavorano in un’atmosfera


calma, in silenzio e concentrazione e in armonia tra loro. Non
c’è competizione nel risultato, ma solo un paziente lavoro
di affinamento della propria sensibilità per arrivare a una
definita caratteristica del proprio segno espressivo e alla
fluidità del gesto, quasi come fosse l’emanazione naturale
del proprio corpo a produrre un fiore, una roccia o un bambù.

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78 R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE

Le esibizioni sui palchi sono state anche l’occasione per mostrare gli abiti tradizionali indossati.
Una danza molto gradevole, infatti, ci ha permesso di godere della bellezza dell’Hanbok.
L'Hanbok è l'abito tradizionale coreano e combina bellezza e praticità.
Molto usato fino agli anni '60, oggi è limitato alle occasioni speciali come feste o matrimoni.
In passato il colore più usato per rifinire gli Hanbok era il bianco, per cui i Coreani erano conosciuti come “Il popolo vestito di
bianco”.
A seconda della stagione, ma soprattutto del rango di chi lo indossava, cambiavano il materiale ed il colore: il colore delle
maniche e quello della fascia all'altezza del seno infatti indicavano lo stato sociale di chi lo indossava.
La forma rimaneva la stessa, sia che l'abito fosse indossato da una contadina o da una principessa.
Al giorno d'oggi non esiste più distinzione di colori in base alla classe sociale, ad eccezione ovviamente della Famiglia Reale.

Nell’area dedicata al Tibet si veniva immediatamente catturati dai Buddha dorati.


Il monumento Buddhista è chiamato Stupa. Originario del subcontinente Indiano, la sua funzione principale è quella di
conservare reliquie.
La prima testimonianza archeologica degli Stupa risale al IV secolo a.C. Dopo la morte del Buddha il suo corpo fu cremato e
le ceneri sepolte sotto otto Stupa.
Nel corso dei secoli, lo Stupa è mutato, diventando non solo un monumento funerario ma anche un luogo di preghiera e
venerazione.

La nostra visita è terminata, ma il Festival d’Oriente prosegue il suo viaggio con i colori, le musiche e i profumi delle sue terre
lontane verso Roma, Milano e molte altre città, fino a concludersi a Padova in dicembre.

Barbara Tonin Photography

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R E P O RTA G E | FESTIVAL DELL'ORIENTE 79

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80 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

A cura di Rita Russo

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 81

Un luogo unico
tra mistero e verità

Rita Russo Photography

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82 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

Ogni volta che, in Sicilia, si parla di borghi rurali, la mente profondamente, il nostro interesse, consentendoci di vivere,
corre verso quella moltitudine di piccoli centri che, realizzati seppur per poco, in un’altra dimensione, come fossimo entrati
durante il periodo fascista, costellano le campagne dell’isola in una vera e propria macchina del tempo.
e che, preda dell’incuria e del vandalismo, si trovano oggi, per
lo più, in uno stato di totale abbandono, tanto da poter essere L’incontro con questa bellissima realtà è stato del tutto
definiti spesso “borghi fantasma”. casuale ed è avvenuto, durante una giornata festiva trascorsa
in giro per il messinese, percorrendo la strada provinciale che
Invece, Pantano, piccolo borgo di archeologia rurale di circa ci avrebbe condotto a Rometta superiore, un piccolo centro
17 ettari, sito nel territorio comunale di Rometta (ME), è tutta abitato, posto a 560 m sul livello del mare, caratterizzato da
un’altra cosa. un lunghissimo passato leggibile nei numerosi segni lasciati,
E’, infatti, un luogo molto antico, intriso di storia e mistero, durante i secoli, dal susseguirsi delle civiltà.
immerso in una natura fitta e rigogliosa, quella dei monti
Peloritani, che ha coinvolto e conquistato, subito e

Borgo Pantano
Messina

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 83

Circa 6 km prima del suddetto paese, in prossimità di una


delle sue numerose frazioni, quella di Rapano inferiore, ci
accorgiamo della presenza di un piccolo nucleo di case, poco
distante da quest’ultimo e a quota più bassa rispetto ad esso,
incastonato su un crinale, ricco di lussureggiante vegetazione
e circondato da due profonde incisioni vallive, la cui unica
via di accesso è una ripida strada, a tratti asfaltata, davanti
alla quale un cartello indica che il borgo, di proprietà privata,
può essere visitato soltanto dopo aver preso contatti con il
numero sopraindicato.

Incuranti della giornata festiva e dell’ora prossima a quella


di pranzo, ottenuto l’inatteso appuntamento, raggiungiamo
l’ingresso del borgo dove ad attenderci troviamo Orazio
Bisazza, un simpatico e canuto signore, con il quale
instauriamo subito un’inaspettata sintonia.

Rita Russo Photography

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84 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

Rita Russo Photography

Orazio, che si definisce il Custode Temporaneo del Borgo, ha Affreschi nascosti o modificati, enigmi più o meno risolti,
ereditato e proseguito, con profonda passione e dedizione simboli riconducibili alla cabala ebraica e verità tangibili
come una vera e propria missione di vita, il progetto di sono gli elementi che emergono dai racconti di Orazio che,
recupero, non solo architettonico e naturalistico, ma anche stimolano la nostra curiosità e ci trasportano indietro nel
della memoria e dell’identità, di Borgo Pantano, già iniziato nel tempo attraverso gli eventi storici che hanno coinvolto la
2000 dalla madre Maria Cannuli attraverso la Società Incanti Sicilia e il borgo stesso.
& Memorie, con l’obiettivo di creare un circuito di escursioni
e visite. Così apprendiamo che dagli studi e dalle ricerche effettuati
sugli indizi ritrovati in esso, sembra molto probabile che
Questo progetto ha ridato nuova vita al piccolo centro, da la sua storia abbia avuto inizio alla fine del 1200 grazie
tempo abbandonato e oggetto, nei secoli, di una vera e propria all’insediamento del Monastero delle Suore Latine della
opera di cancellazione della memoria ma che, forse proprio Diocesi di Messina, che vi abitarono fino ai primi anni del
per questo, non ha subito alcuna trasformazione, conservando 1300 quando furono costrette ad abbandonare il luogo perché
integralmente, sebbene deteriorato, il patrimonio edilizio troppo isolato e pericoloso.
originale e la sua vera identità. Testimonianza dell'edificio riconducibile al monastero, quasi
completamente ristrutturato, è visibile a valle dell’agglomerato
È grazie all’impegno di Orazio che, nel 2009, il borgo è stato di Pantano.
iscritto al REIS (Registro delle Eredità Immateriali della
Regione Siciliana) nel libro dei “Mestieri, dei Saperi e delle
Tecniche”, secondo quanto previsto dalla Convenzione per la
Salvaguardia del patrimonio Culturale Immateriale, approvata
dall’UNESCO il 17 ottobre 2003, al fine di garantire immortalità
al patrimonio storico-culturale e alla memoria di questa
porzione di territorio e della sua comunità.

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 85

Successivamente, a causa della peste nera del 1348, per ai loro antichi saperi che, considerati eretici dalla Chiesa,
sfuggire ad essa, sul luogo s’insediò una comunità di origine sebbene fossero alla base di una fiorente economia, vennero
ebraica, proveniente originariamente da Pisa ma in fuga da occultati con la speranza di essere dimenticati.
Messina, in cerca di una località più salubre.
Il piccolo centro si trasformò gradualmente in borgo rurale e
Il borgo garantì caratteristiche eccellenti all’insediamento, molti degli ebrei, definiti con un’ingiuria “marrani” (un termine
oltre che per la purezza dell’aria e per la lontananza da centri che deriva dallo spagnolo e significa “giovane porco”, con cui
affollati, anche per la presenza di abbondante acqua e di una venivano individuati ed offesi in Spagna gli ebrei o i musulmani
vasca per i salassi con le sanguisughe. che si erano convertiti al cristianesimo), che pubblicamente si
Inoltre, le loro conoscenze di alchimia e di preparazioni professavano cattolici, restarono però intimamente fedeli alle
spagiriche (un intreccio tra alchimia ed erboristeria) permisero loro ancestrali tradizioni ebraiche.
a tale comunità di sopravvivere, con molta probabilità,
avviando la coltivazione e la lavorazione di erbe officinali, in Le fonti storiche sul borgo terminarono proprio dopo questo
collegamento con la vicina Farmacia di Roccavaldina, centro periodo e negli anni ’60, con lo sviluppo del polo industriale di
abitato poco distante dal borgo e di età presumibilmente Milazzo, la popolazione dalle campagne migrò verso la costa,
contemporanea alla fondazione di quest’ultimo. spopolando definitivamente anche Pantano.

In più, la cura dell’acqua e l’adozione di sofisticate tecniche Dopo averne appreso la storia, immersi in un assordante
costruttive e di accumulo di energia solare hanno reso ancora silenzio e rapiti dai colori e dai profumi provenienti dalla
più plausibile l’ipotesi di tale insediamento, essendo questi prorompente natura circostante che, inevitabilmente, ci
elementi tipici della cultura giudaica. inebriano, iniziamo la visita del borgo, entrando attraverso
uno stretto vicolo, rivolto verso Nord e fiancheggiato da case
Dopo l’introduzione dell’Inquisizione spagnola avvenuta nel poste sui due lati, dotati di piccole finestre e doppie porte
1480, Ferdinando II il Cattolico, re di Sicilia, nel 1492, emanò di uscita, una sul vicolo e l’altra sul retro che dava sull’orto
l’editto con il quale fu decretata l’espulsione di tutti gli ebrei domestico di ciascuna abitazione.
che non accettavano di convertirsi al cristianesimo.
La diretta conseguenza di ciò fu la sparizione delle numerose
comunità ebraiche dai regni di Spagna e di Sicilia, insieme

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86 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

Affascinati dai racconti della nostra guida, raggiungiamo il


fulcro del borgo costituito dalla piccola chiesa, consacrata
e dedicata alla Madonna delle Grazie, nella quale solo
nella giornata del 2 luglio di ogni anno vengono celebrate
due messe che si riempiono di fedeli devoti alla Vergine.

La chiesetta, che risale ai primi anni del 1400 ed è uno dei


luoghi di culto più antichi del circondario, svetta pressoché
al centro di una trentina di edifici ed è stata sottoposta
a uno scrupoloso restauro conservativo con l’obiettivo di
farle ricoprire il ruolo guida perduto.

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 87

Dentro la chiesetta ci colpiscono numerosi particolari.


Il primo è senz’altro il fatto che essa è orientata verso nord a
differenza dei tradizionali luoghi di culto cristiani il cui asse ha
una direzione est - ovest; il secondo è costituito dalla presenza
della coloratissima ed inusuale statua di gesso raffigurante
la Madonna che allatta il Bambino Gesù, nonostante questo
genere di iconografia sia stata bandita dalle chiese dopo il
concilio di Trento del 1534, perché accusata di distogliere i
fedeli dalla preghiera oltre che essere ritenuta di derivazione
pagana.

Altro particolare che notiamo sono i numerosi simboli dipinti


sull’altare che ad una attenta lettura, superando il primo
impatto che porterebbe a pensare all’opera di un modesto
decoratore se non addirittura di un dilettante, danno una
traccia dell’originario passato, avvalorando l’ipotesi della
presenza giudaica nel borgo.
Si notano, infatti, 12 stelle di David, 10 fiori ed uno strano
disegno di una mitra e di un bastone, che si riferisce alla
mappa di una parte del borgo e ai punti d’acqua di esso. Anche
il toponimo dello stesso borgo è perfettamente in relazione
con la simbologia ebrea.

Esso originariamente era “Pantaclo” (Pentacolo) che si


riferisce alla stella a cinque punte inserita in un cerchio.
Il numero cinque nell'antichità era ampiamente utilizzato
come simbolo sacro, rappresentazione del microcosmo e del
macrocosmo, combinazione cioè in un unico segno di tutta la
creazione del cosmo, la sintesi delle forze divine dell’universo.

Sulla sinistra dell’altare, infine, è presente la copia di un


antico dipinto risalente al 1773, trafugato, probabilmente su
commissione, negli anni ’60, che raffigura il sacerdote Giovanni
Battista Cannuli, con dei libri in mano e dei fanciulli intorno.

L’analisi semiotica e figurativa condotta sulla copia del dipinto,


sebbene non completamente esaustiva per le condizioni in
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cui essa si trova, ha rilevato, anche in questo caso, un’ampia e
notevole simbologia riconducibile all’origine ebraica del borgo.

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88 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

Proprio i contrasti e le contraddizioni tra i simboli, più o presentano aspetti architettonici e componenti insoliti per il
meno celati, confermerebbero la volontà della comunità di territorio in cui sorgono. I due viottoli, che si dipartono davanti
dissimulare la vera identità del luogo per non farla risalire alle alla chiesa e che si ricongiungono all’estremità nord del
sue origini ebraiche. borgo, formano una vera e propria isola nella quale si ergono
gli edifici di maggiori dimensioni.
Enigmi che, peraltro, forniscono la prova del raffinato livello
culturale di quest’ultima, capace anche di lasciare segni Le unità abitative, secondo uno schema ricorrente nelle
ingegneristici di grande levatura sia nella costruzione del architetture medievali, avevano dimensioni minime e
borgo stesso che del suo sistema idrico. rispondevano ad esigenze essenziali.
Ma sebbene fossero assolutamente prive del superfluo,
Infatti, usciti dalla chiesa, davanti alla quale la strada spiccano in esse accorgimenti e particolari tipici di dimore
imboccata all’entrata del borgo si biforca, procediamo il più lussuose.
nostro cammino tra gli edifici che sono ubicati sulla collina,
a quota 210 m sul livello del mare, seguendo le linee di livello,
secondo una direttrice Nord - Sud, notando come questi

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Ogni abitazione possedeva, infatti, la propria riserva idrica. raffreddamento naturale dell’aria, consentendo la circolazione
L’acqua proveniva in parte dal sottosuolo e in parte dalla di questa, grazie alle celle convettive che si formavano per la
raccolta di quella piovana attraverso un ingegnoso impianto differenza di temperatura dell’aria stessa negli ambienti.
di raccolta che, mediante apposite condotte realizzate in
cotto, la convogliavano alle varie cisterne. Tutti questi e altri accorgimenti, che assicuravano case
salubri, calde in inverno e fresche d’estate, bene illuminate,
Ogni abitazione sfruttava al meglio l’energia passiva, sia per la ben ventilate e dotate di acqua corrente, le rendevano
ventilazione sia per il riscaldamento. Particolari accorgimenti differenti dallo standard del territorio dell’epoca.
costruttivi garantivano, infatti, l’accumulo, la distribuzione e la La mancanza, poi, di locali destinati a stalle e magazzinaggio
conservazione dell’energia solare. per l’allevamento degli animali dà più forza all’idea che le
capacità e le abilità tecniche della comunità di questo borgo
Delle piccole vetrate, esposte ad est e ad ovest, garantivano differivano di molto da quelle tipiche delle società contadine
una migliore illuminazione degli ambienti. Le pareti esposte della zona.
a sud non avevano aperture e, quando presenti, erano
piccolissime e servivano a migliorare la ventilazione ed il

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90 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

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Sul lato opposto alla chiesa è ancora possibile individuare


un edificio denominato Torre del Baly, affiancato da altre due
abitazioni, nel quale vi si amministrava la giustizia del borgo.

Il suo nome deriva dal fatto che, in origine, essa ospitava


il Baly, personaggio che esercitava il controllo diretto sulle
attività economiche e giuridiche della comunità ebraica come
delegato del “dienchelele, (dalla corruzione del termine ebraico
dajan Kelalì, che significa giudice generale), il giudice unico
ed universale di tutte le comunità ebraiche; figura istituita a
Palermo nel 1395, ma abolita successivamente nel 1447.
La presenza di una carica come quella del Baly, fa pensare,
ancora una volta, che in questa comunità venivano svolte
attività fiorenti e redditizie e di tipo artigianale e mercantile,
piuttosto che rurale.

Proseguiamo lungo il viottolo dove oltre ad alcuni pozzi


troviamo il lavatoio, che era il luogo di ritrovo sia per le donne
che andavano ad attingere l’acqua fresca sia per gli uomini che
parlavano tra loro all’ombra del pergolato.
Nel frattempo continuiamo ad essere affascinati dai “cunti”
di Orazio, sempre più ricchi di indizi, misteri e curiosità che
avvalorano sempre più la tesi della presenza di una comunità
ebraica esperta, in particolare, in medicina spagirica , come, ad
esempio, il nome del monte sito a ovest di Pantano, chiamato
“Testa e coda di serpente”, un chiaro riferimento ad Ofiuco, che
nella mitologia rappresenta un uomo che tiene con la sinistra
la testa e con la destra la coda di un enorme serpente avvolto
attorno alla sua vita e che i Greci identificarono con il dio della
medicina.

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 91

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92 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

Durante la narrazione apprendiamo, inoltre, che insieme


alla lavorazione delle erbe officinali, gli abitanti del borgo
si dedicavano anche all’arte della tessitura, lavorando la
seta ed il lino, con una particolare predisposizione alla
realizzazione di tessuti bianchi e blu che costituivano
una produzione tipica della comunità.

Il recupero di parte dell’edificato, oltre che della


chiesa, è stato effettuato, in questi anni, con la priorità
di conservare con assoluto rigore le caratteristiche
essenziali del borgo, mantenendo le dimensioni e
gli spazi interni, i materiali e i colori di ogni edificio,
grazie all’impiego di materie di recupero compatibili
e all’adozione di tecniche evolute e poco invasive, in
maniera da rispettare e valorizzare gli antichi sistemi
costruttivi, restando ben lontani da modernismi che
possano stravolgere l’originale fascino dei luoghi.

Così raggiungiamo uno dei due edifici sottoposti a


restauro filologico del borgo, nel quale è conservato il
vecchio palmento, utilizzato per la pigiatura dell’uva,
che risale al XIV secolo e attualmente è adibito a
“Spezieria”, bottega-laboratorio, dove sulla scorta delle
antiche radici conventuali del luogo, si preparano e si
vendono medicamenti a base di erbe medicinali.

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 93

Prima di raggiungere l’altro edificio recuperato, osserviamo


alcuni pannelli appesi lungo le pareti esterne degli edifici, sulle
quali sono esposte numerose foto che ritraggono alcuni degli
abitanti e delle attività svolte nel borgo, testimonianza di un
passato non troppo lontano.

Notiamo anche delle tavole nelle quali sono riportate le


immagini di alcuni dei personaggi misteriosi che si dice
abbiano abitato il borgo e della “Parish Map", la mappa di
comunità che racconta il modo in cui viene percepito il centro
abitato del borgo stesso.

Per la fermata finale, Orazio ci conduce al C.I.T. (Centro di


Interpretazione del Territorio), il primo edificio del borgo, che,
anch’esso ristrutturato, ospita un’area espositiva dedicata alle
radici e alle testimonianze del territorio ed è utilizzato anche
come sala didattica e conferenze, essendo dotata di mezzi
digitali tra i più evoluti.

In questi anni un prezioso lavoro di recupero e riqualificazione


ambientale è stato effettuato anche sulla vasta parte esterna
che circonda il borgo, ricco di biodiversità e di peculiarità
naturalistiche e paesaggistiche di grande pregio.

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94 R E P O RTA G E | BORGO PANTANO

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Attraverso i numerosi interventi di ingegneria naturalistica L’encomiabile iniziativa portata avanti in questi anni da Orazio,
effettuati, infatti, sono stati ripristinati i vecchi “pagghiari” talora a fatica a causa di inevitabili impedimenti burocratici,
(pagliai) siciliani, sono state realizzate aree attrezzate va certamente incoraggiata e sostenuta non solo per l’elevato
sostenibili, insieme ai tipici muretti a secco che, stabilizzando valore dei contenuti, ma perché recupera l’identità di un
i pendii, si diramano a perdita d’occhio, delimitando su di essi territorio nel senso più ampio del termine e che ci auguriamo
terrazzamenti e comodi sentieri, attraverso i quali è possibile possa continuare fino al totale completamento del progetto.
seguire itinerari naturalistici.
In ogni caso, storie e leggende, misteri e verità avvolgono
Grazie, inoltre, alle numerose varietà di piante sia officinali sia questo luogo, pieno di fascino e silenzio, in un’aura carica di
commestibili, che spontaneamente crescono intorno al borgo, energia, spiritualità e serenità, che cattura i sensi e l’interesse
durante il percorso di recupero e riqualificazione operato in di chi vi entra.
questi anni da Orazio, molte sono state le istituzioni, come Un’esperienza sensoriale, arricchita da storia, cultura e arte, in
l’Orto Botanico “P. Castelli” dell’Università di Messina o un luogo sintesi di estrema bellezza naturalistica che procura
l’UNIPOSMS – Università Popolare, Nuova Scuola Medica benessere fisico e psichico e che vale la pena di vivere almeno
Salernitana, iscritta al Registro Nazionale ricerche del MIUR, una volta.
che hanno manifestato interesse per Pantano e con le quali
sono stati avviati accordi di collaborazione per studi nel
campo della fitoterapia e della medicina popolare.

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R E P O RTA G E | BORGO PANTANO 95

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96 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

A cura di Simone Bravo

Adriana Oberto
Barbara Tonin
Lorena Durante
Samuele Silva

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R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 97

Palazzo Carignano
è uno degli splendidi edifici che si nascondono nel cuore di Torino;
è un palazzo ricco di arte e cultura, ma è anche un luogo importante per la storia d’Italia e
un punto di richiamo per cittadini e turisti.
Cerchiamo di ripercorrere la sua storia tra passato, presente e futuro insieme alla guida,
storica dell'arte, Valeria Amalfitano che ci accompagna nelle sale del palazzo e con le
parole della direttrice
Angela Maria Farruggia.

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98 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

ANGELA MARIA FARRUGGIA


La direttrice del museo si è laureata in architettura presso
il Politecnico di Torino e ha proseguito i suoi studi con un
diploma di specializzazione post lauream e con un dottorato
di ricerca in storia e critica dell’architettura.

Ha seguito poi un percorso lavorativo durato una decina di


anni all’interno dello stesso Politecnico diventando prima
ricercatrice e poi docente.

Ha partecipato al concorso per funzionari indetto dal


Ministero della Cultura ed è diventata funzionario architetto
presso la Soprintendenza, occupandosi di tutela territoriale.

Ha lavorato anche per più di due anni come responsabile


dell’ufficio tecnico presso la Soprintendenza ai beni storici
e artistici, con sede proprio a Palazzo Carignano, gestendo
l’aspetto più tecnico e manutentivo dei beni, cercando di
approfondire come questi aspetti si debbano raccordare
con le altre attività.

Ha seguito anche la parte relativa alla conservazione dei


giardini, alla tutela e alla cura delle parti verdi, oltre che alla
loro valorizzazione.

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R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 99

IL PASSATO
Il committente del Palazzo è Emanuele Filiberto di Savoia- Poiché era già in età avanzata e per evitare che il suo
Carignano. titolo passasse al nipote Luigi Tommaso, sposato con una
Figlio di Tommaso Francesco, fondatore della casata dei nobildonna francese non di alto lignaggio, la madre e le
Savoia-Carignano e di Maria di Soissons nacque sordo ed sorelle di Emanuele Filiberto cercarono di organizzargli
ebbe perciò anche grandi difficoltà nel parlare. un matrimonio in segreto; gli fecero vedere i ritratti di tre
nobildonne e Emanuele Filiberto, quando vide quello di Maria
Ancora oggi non è facile la vita per un sordomuto, ma ai suoi Angela Caterina, se ne innamorò.
tempi la situazione era sicuramente peggiore.
Grazie alle sue origini ebbe, però, la possibilità di studiare in Il re di Francia Luigi XIV, però, non accolse bene la notizia,
una delle poche scuole speciali per sordi esistenti: quella del in quanto voleva che il principe sposasse una delle sue
sacerdote Don Manuel Ramirez in Spagna. figlie per rafforzare la sua posizione di pretesa sul ducato di
Nonostante i metodi utilizzati, gli studenti venivano Savoia, anziché una principessa italiana, seppur bella e colta.
schiaffeggiati e picchiati in caso di errori per “incentivarli” Cercò quindi prima di far rompere il fidanzamento, ma senza
a raggiungere risultati migliori, Emanuele Filiberto riuscì ad successo.
imparare a leggere e scrivere senza limitazioni. Continuò comunque a fare pressioni su Vittorio Amedeo II,
Imparò, inoltre, a leggere le labbra, in modo da poter interagire duca di Savoia, finché lo costrinse a far esiliare la coppia da
con gli altri con più facilità e a pronunciare alcune parole, Torino.
anche se con grande fatica. I due sposi andarono prima a Racconigi e poi si trasferirono
Riuscì, infine, ad imparare diverse lingue e a dedicarsi allo a Bologna.
studio delle scienze naturali, per le quali era particolarmente Emanuele Filiberto si rifiutò sempre di rimettersi all’indulgenza
portato. del re di Francia per il suo gesto d’amore, nonostante gli inviti
ricevuti.
All’età di vent’anni decise di intraprendere la carriera militare
al seguito del padre e partecipò alle campagne militari in Tornò a Torino solo nel giugno del 1685, dopo aver mandato al
Lombardia. sovrano, su pressione del cugino duca di Savoia, una lettera in
Dimostrò il suo valore sui campi di battaglia e negli anni cui non pronunciava le sue scuse, ma accettava di sotterrare
successivi venne promosso prima colonnello di cavalleria e l’ascia di guerra.
poi tenente generale dell’esercito del duca di Savoia. Lasciato Qui rimase con la moglie fino alla sua morte, nel 1709, e le
l’esercito, a 35 anni venne nominato governatore della città sue spoglie vennero deposte presso la Sacra di San Michele.
di Asti. Emanuele Filiberto era soprannominato “il muto”, perché
affetto da sordomutismo.
Fu uno degli uomini più colti dell’epoca ed ebbe modo Nonostante la sua indubbia intelligenza, l’amore per l’arte e la
di lavorare più volte insieme all’artista Guarino Guarini: passione per le scienze, venne sempre considerato inferiore
quest’ultimo si occupò, infatti, non solo della realizzazione dei al resto della famiglia, soprattutto dalla sua stessa madre.
progetti per palazzo Carignano e palazzo Madama, ma anche Maria di Soissons, infatti, che viveva a Parigi alla corte del Re
della trasformazione del castello di Racconigi da fortezza Sole, fece di tutto per escluderlo dalla successione, facendo
medievale a villa di Delizie. passare il suo sordomutismo per una forma di ritardo mentale
che gli avrebbe impedito di ricoprire il ruolo di duca.
Proprio qui, nel 1684, il principe Emanuele Filiberto si sposò, Solo la mancanza di alternative migliori (il fratello Eugenio
alla tarda età di 56 anni, con Maria Angela Caterina d’Este. Maurizio era morto prematuramente e il nipote aveva
Anche le circostanze relative al suo matrimonio, come il resto contratto un matrimonio scandaloso con una donna non alla
della sua vita, manifestano le sue qualità di persona non legata sua altezza) e non le indubbie qualità del figlio convinsero la
alle ristrettezze della sua epoca: in un periodo di matrimoni madre a fare parzialmente marcia indietro.
combinati decise di sposarsi per amore e di sopportare un
periodo di esilio per questo.

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100 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

Palazzo Carignano è formato da due corpi di fabbrica uniti


tra loro, come anime che rappresentano i due periodi in cui
è stato costruito e le sue diverse destinazioni d’uso.
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L’edificio originario è seicentesco, con struttura a C, e con
la facciata rivolta verso piazza Carignano; si trattava della
residenza urbana dei principi di Savoia-Carignano, per cui la
sua struttura è quella di una dimora nobiliare.

La parte che volge su piazza Carlo Alberto, invece, si deve


all’ampliamento ottocentesco, legato alle esigenze dettate
dai bisogni del nascente stato italiano.

Già all’epoca di Carlo Emanuele I di Savoia (1562 –


1630) era prevista la presenza di un ufficio preposto
alla sovrintendenza degli edifici pubblici e privati, poi
denominato Consiglio delle Fabbriche e Fortificazioni,
che dettava regole molto stringenti sulla struttura per le
costruzioni del centro di Torino: non potevano esserci più di
tre piani e i prospetti dovevano risultare omogenei tra loro.

Poche erano le deroghe accettate, solo per i palazzi più


importanti.
Per questo motivo la facciata di Palazzo Carignano spicca
per la sua originalità all’interno del contesto cittadino e,
sempre per questo motivo, venne giudicata severamente
all’epoca della costruzione, iniziata nel 1679.

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R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 101

L’architetto modenese Guarino Guarini, già attivo a Torino in


cantieri importanti come quello della cupola di San Lorenzo e della
cappella della Sacra Sindone, prese spunto da alcuni progetti del
Bernini per il Louvre, mai realizzati, che gli diedero l’ispirazione per
creare una struttura innovativa, incentrata sulla presenza quasi
esclusiva di linee curve.

Fulcro dell’edificio è lo spazio ellittico dell’atrio, con andamento


convesso e concavo nella facciata interna e in quella esterna.
Le coppie di colonne che si staccano dal perimetro interno
aumentano il senso di movimento e sorreggono una volta ovoidale
che richiama la stella a otto punte, forma spesso presente nei
progetti del Guarini e non solo all’interno di Palazzo Carignano.

Al di sopra di questo ampio spazio si innesta ancora una torre di


forma ellittica, perno della costruzione, ben visibile dalla facciata e
dal cortile interno. L’architetto aveva in realtà previsto una copertura
a doppia cupola che però non venne realizzata per la morte del
Guarini stesso.
Per quanto riguarda la storia del palazzo, nel Settecento si hanno
poche notizie: vennero ridisegnate le scuderie al fondo del cortile
e non molto altro.

Il grosso delle modifiche si ebbe a partire dal 1831, anno in cui Carlo
Alberto di Savoia-Carignano sale al trono del regno di Sardegna e
sposta la residenza di famiglia a Palazzo Reale.
Palazzo Carignano, persa la sua funzione di dimora nobiliare,
diventa prima sede delle Regie Poste e dello Stato Maggiore e poi,
dal 1848 al 1860, il salone d’onore al suo interno viene trasformato
in aula del Parlamento Subalpino.

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102 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

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L’anno seguente, con l’avvento dell’Unità d’Italia e il completamento, la capitale venne trasferita a Firenze e poi
conseguente aumento della dimensione dello stato e, a Roma.
soprattutto, del numero di parlamentari, venne allestito nel Il cortile è, quindi, lo spazio in cui la compresenza dei due
cortile del palazzo un parlamento provvisorio ma molto corpi di fabbrica si percepisce in maniera più netta. Anche
imponente: si trattava di una struttura realizzata in acciaio se in qualche modo nell’Ottocento si è cercato di riprendere
e vetro con una importante decorazione, in cui venne alcuni degli aspetti stilistici della parte precedente, si notano
proclamata la nascita dello stato italiano. comunque facilmente le differenze, anche nell’esecuzione,
che nella parte nuova risulta meno curata.
Per sostituire questa struttura provvisoria nel 1864 si decise Ad esempio, le decorazioni con il simbolo della stella sono
di procedere con la costruzione di una nuova ala dell’edificio, state riprodotte, ma con i mattoni cavi, mentre nella parte
su progetto di Domenico Ferri, con l’espansione verso guariniana sono laterizi pieni, ben rifiniti e trattati con una
piazza Carlo Alberto, dove erano presenti dei giardini che si polvere di malta per dare un tono più morbido e quasi pittorico.
estendevano fino alle scuderie, oggi sostituite dalla Biblioteca Anche dal punto di vista conservativo spiccano le differenze:
Nazionale. nonostante quasi duecento anni di divario, il palazzo
Questa nuova aula, però, non venne mai utilizzata come seicentesco si conserva meglio rispetto alla costruzione
sede del Parlamento Italiano, in quanto, prima del suo successiva.

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R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 103

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104 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

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R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 105

Tornando all’interno, in ogni ambiente si può notare


la funzione originale dell’edificio: quello di dimora di
una delle più importanti famiglie della città.

Lo scalone con suo andamento ‘ad onda’ e con i


gradini che cambiano forma man mano che si sale,
passando da convessi a concavi, invita il visitatore
ad entrare, quasi con la forma di un abbraccio; allo
stesso tempo evidenzia la ricchezza e l’importanza
della famiglia da cui si veniva ricevuti.

Gli stucchi, coi loro colori chiari dal grigio-azzurro


all’avorio e le nicchie puramente decorative,
aumentano il senso di leggerezza, di luminosità
e movimento, lasciando l’ospite in uno stato di
ammirazione e stupore.

Riprendono questo andamento perfettamente


curvilineo altre due scale più piccole; dalla curiosa
forma elicoidale collegano i vari piani del palazzo.

Dal primo piano si accede ad un vestibolo esagonale


che fungeva da anticamera per il salone d’onore.
Da qui, proseguendo, si entrava in due dei quattro
appartamenti presenti nel palazzo; uno di questi,
probabilmente, era utilizzato dall’erede di Emanuele
Filiberto, il committente del palazzo stesso.

Non si hanno, comunque, indicazioni precise


sulle destinazioni delle camere, anche se si
presume che Emanuele Filiberto utilizzasse uno
degli appartamenti del piano terra, quello detto di
Mezzanotte.
Anche i nomi degli ambienti non sono più quelli
originali, in quanto ci mancano queste informazioni,
ma sono legati alle decorazioni presenti o alla loro Barbara Tonin Photography
posizione.

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106 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

Al pian terreno troviamo gli appartamenti di Mezzogiorno,


detti anche ‘dei Principi’ in riferimento a Carlo Alberto e a Maria
Teresa d’Asburgo che abitarono, anche se non stabilmente, in
questa parte del palazzo.

Secondo le usanze del cerimoniale di Corte le camere vere e


proprie sono anticipate da due anticamere, dove attualmente
sono i posti pannelli illustrativi dedicati alla figura di Emanuele
Filiberto e all’architetto Guarino Guarini.
In parte si intravvede la decorazione di fine Settecento di Giovan
Battista Pozzo e, in particolare, si leggono alcune iniziali: da
un lato alcune V e dall’altro delle A, che fanno probabilmente
riferimento al principe di Carignano Vittorio Amedeo II.

Superate le anticamere si raggiungono le sale di rappresentanza,


dette ‘sale dorate’ per il tripudio di dorature alle pareti, coperte
da boiserie: i pannelli di legno intagliati, ricoperti di foglie d’oro
ed applicati su specchiere, costituiscono l’elemento peculiare di
questi appartamenti.
Le specchiere servivano, oltre che come decorazione, anche per
ampliare gli spazi ed aumentare la luminosità degli interni.
Non ci sono più gli arredi originali, perché con la salita al trono
del Regno di Sardegna di Carlo Alberto, il palazzo venne svuotato
dei dipinti e degli arredi.

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108 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

La prima sala è detta sala delle Battaglie per la presenza


di due quadri in cui sono rappresentate appunto delle
battaglie, a ricordo delle imprese di Tommaso di Savoia
Carignano, capostipite del ramo della famiglia.

Sempre lo stesso Tommaso è rappresentato anche in


un'altra tela mentre indossa l’armatura, a sottolineare il
suo carattere fiero e combattivo.
Il soffitto di questa sala, come quello della successiva, è
affrescato da Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino
e riproduce il mito del pavone.
In particolare, al centro si può ammirare l’episodio finale
del mito in cui Mercurio porta a Giunone gli occhi di Argo
e Giunone stessa ordina che siano posti sulla coda del
pavone.

Il soffitto della camera successiva, rappresenta le storie


di Ercole con, al centro del soffitto, la sua Apoteosi.
Questa sala è detta delle Stagioni in riferimento alle
decorazioni presenti nelle sovrapporte; riconoscibili
grazie ai loro attributi classici si possono osservare: la
primavera rappresentata dai fiori, le spighe dell’estate,
l’uva per l’autunno e un anziano coperto da un mantello
che raffigura l’inverno.

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SALA DELLE BATTAGLIE

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SALA DELLE STAGIONI Lorena Durante Photography

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110 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

Si giunge infine alla camera da letto; si tratta dell’unica


camera arredata, anche se come abbiamo detto gli arredi
non sono originali, ma vennero acquistati da Pietro Accorsi
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in occasione del centenario dell’Unità d’Italia.

Sulla volta si possono ammirare le nozze di Giove e


Giunone, decorazione in linea con la funzione della camera.
Proprio in questa stanza il 14 marzo 1820 nacque Vittorio
Emanuele II, primogenito di Carlo Alberto di Savoia-
Carignano e futuro primo re d’Italia, così come afferma
anche la targa sul fronte dell’edificio.

Dalla camera si può accedere a due ambienti più piccoli,


noti come lo Studio di Cavour e lo Studio di Carlo Alberto.

Il primo fu utilizzato proprio da Camillo Benso a partire


dal 1852, quando divenne capo del governo del Regno di
Sardegna.
Lo statista era solito guardare fuori dalla finestra, che dà
sul fronte del palazzo, verso mezzogiorno: quando dal
ristorante di fronte – Del Cambio – veniva sventolato un
fazzoletto bianco, sapeva che era ora di uscire e andare a
pranzo.

Adiacente alla sala delle Battaglie, affacciato su via Principe


Amedeo, si trova lo studiolo di Dante.
Si tratta di un piccolo ambiente, al momento non aperto
al pubblico, sulla cui volta nel 1861 il pittore Domenico
Mossello raffigurò il busto di Dante Alighieri con il capo
coronato di alloro accanto alle allegorie della Letteratura
e della Fama.

È possibile contribuire all’intervento di restauro dello


Studiolo di Dante tramite elargizione liberale sul sito
[Link]

Al progetto è dedicata un’apposita pagina con tutte le


informazioni.
STUDIO CARLO ALBERTO
Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 111

STUDIO CAVOUR
Adriana Oberto Photography
Giroinfoto Magazine nr. 79
112 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

L’Art Bonus è una misura introdotta dal governo per Adriana Oberto Photography
incrementare il sostegno del patrimonio culturale pubblico
italiano.
Grazie a questo incentivo, a chi effettua delle erogazioni
liberali a favore di alcune attività specifiche è riconosciuto
un credito di imposta pari al 65% dell’importo versato.

Gli interventi in corso legati all’art bonus sono parecchi


in tutta Italia e l’elenco si può trovare facilmente sul sito
[Link] uno di essi riguarda proprio lo
Studiolo di Dante a Palazzo Carignano.

Questo locale, riccamente decorato con puttini e


infiorescenze, oltre che con l’immagine del busto di Dante,
è in parte gravemente rovinato a causa dell’umidità.

L’attività di restauro mira a ripristinare la bellezza originale


di questi spazi, per poterli inserire nel percorso di visita e
permettere a tutti di ammirarli.
Per avere maggiori informazioni su questo progetto
specifico, diventare dei mecenati facendo delle donazioni
e osservare lo stato di avanzamento dei lavori si può
consultare il la pagina dedicata

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 113

Anche gli appartamenti di Mezzanotte hanno una struttura


simile a quelli di Mezzogiorno, con ampi spazi affrescati dal
Legnanino.
La grande anticamera è decorata con storie di Achille e con
al centro l’Apoteosi di Achille a fare da contraltare a quella di
Ercole vista in precedenza.

La camera successiva è chiamata genericamente grande


camera del letto, in quanto non si sa con esattezza da chi
venisse utilizzata.
E’ caratterizzata da una particolare struttura tipicamente
guariniana, che viene sottolineata dalle finte architetture
create dei quadraturisti che lavoravano col Legnanino.
Sul soffitto è rappresentata l’apoteosi di Vittorio Amedeo
I, primogenito di Emanuele Filiberto, che viene portato
al cospetto di Giove, celebrando ancora una volta qui la
grandezza della casata dei Savoia - Carignano.
Una particolarità di questo appartamento, che si discosta
dalle residenze nobiliari coeve, è la presenza di un lungo
corridoio, inconsueto per l’epoca. Anche questo ambiente di
passaggio è impreziosito da affreschi del Legnanino e reso
più aggraziato dagli stucchi di Pietro Somasso.

Continuando il percorso si raggiunge infine un’altra camera,


detta sala longa per la sua forma allungata, il cui soffitto è
affrescato con la rappresentazione del carro di Apollo con
l’Aurora.

Adriana Oberto Photography

Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


114 R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO

IL PRESENTE
Come tra il Seicento e l’Ottocento, anche avvicinandosi
ai giorni nostri Palazzo Carignano ha cambiato più
volte la sua destinazione: fino agli inizi del ‘900 fu la
sede dei musei di geologia e mineralogia mentre, negli
anni Trenta, si trasferirono qui la Regia Soprintendenza
ai Monumenti e il Museo del Risorgimento.

Ancora oggi il primo piano del palazzo è occupato dal


museo, mentre al pian terreno, negli appartamenti di
Mezzanotte, sono presenti gli uffici della Direzione
Regionale Musei Piemonte, istituto creato nel 2015
per la gestione di nove diversi siti piemontesi.

Nel 2011 furono eseguiti lavori di restauro, in modo da


restituire in parte anche il pian terreno alla fruizione
pubblica.
Ad oggi, infatti, l’appartamento di Mezzogiorno è
aperto ai visitatori come museo, mentre altre sale
vengono utilizzate come uffici e aperte saltuariamente
al pubblico. Gli ambienti all’ingresso sono utilizzati
come biglietteria e locali tecnici, mentre nella parte
a Mezzanotte ci sono locali adibiti a sale convegni e
altre sale di rappresentanza per riunioni ed incontri
della Direzione Regionale Musei.

Palazzo Carignano, come altre numerose residenze


sabaude, dal 1997 è entrato a far parte del patrimonio
Unesco.
Al suo interno vengono offerti servizi diversi che vanno
dai servizi trasversali prestati dalla direzione museale
alle altre sedi ai servizi ideati direttamente per i fruitori
del museo.
In particolare, rivestono una certa importanza i servizi
educativi rivolti ai bambini, mentre gli adulti hanno la
possibilità di essere accompagnati nel percorso di
visita da volontari, oppure di seguire visite con guide
specifiche.

Per quanto riguarda i bambini vengono organizzate


apposite visite con le scuole sotto forma di gioco o
di laboratorio.
Occupandosi la Direzione Regionale Musei anche
di restauro, vengono organizzate visite specifiche
al laboratorio di restauro per illustrare anche ai più
piccoli l’importanza fondamentale di questa attività.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | PALAZZO CARIGNANO 115

IL FUTURO
Molti sono i progetti per il futuro del palazzo; uno dei
più importanti consiste nella creazione di un distretto
o hub culturale: si tratta di una riprogettazione degli
spazi del museo e della Direzione come luogo unico
in cui si presenta il patrimonio dei musei sul territorio.

A questo scopo verrà riorganizzata la comunicazione


e l’accessibilità al museo, con informazioni su cosa
vedere e come, su come sia strutturata la direzione
regionale musei e dove siano dislocati gli altri musei
del territorio.
Infine, molte informazioni saranno date su Palazzo
Carignano attorno a cui si è avvicendata la storia della
città, della famiglia Savoia e dell’Unità d’Italia.

Anche il cortile avrà un posto centrale in questo


progetto.
Questo è ora principalmente luogo di passaggio; in
futuro conterrà informazioni su dove andare e cosa
vedere sia all’interno del palazzo, sia all’esterno.
Inoltre, il cortile potrà diventare luogo di sosta e di
fruizione di esperienze diverse, come attività teatrali,
musicali e giochi di luce.
Vorrà divenire, infine, anche luogo di racconto, grazie a
pannelli esplicativi e QR code scansionabili – fonti di
informazioni facilmente accessibili.

Nel 2023 verranno intrapresi nuovi lavori di restauro


e riorganizzazione degli spazi interni con l’apertura
di uffici all’ultimo piano, il che permetterà di riunire
tutta la parte amministrativa lasciando il pian terreno
completamente aperto e fruibile da parte dei visitatori.
I lavori di restauro coinvolgeranno anche le facciate
con un progetto innovativo, basato sull’utilizzo di
cantieri-studio: si tratta di sfruttare l’occasione dei
restauri per effettuare studi, prelevare campioni da
sottoporre ai laboratori di analisi, nonché acquisire
conoscenze su come e con che cosa si lavorava in
passato.

In questo modo si punta ad ottenere informazioni


importanti, utilizzabili anche su altre lavorazioni e
restauri di altri edifici.
Inizierà così un progetto di manutenzione
programmata che sfrutterà le conoscenze acquisite
per prevedere interventi puntuali con cadenze definite.

Tutto questo per conservare Palazzo Carignano nel


migliore dei modi, mantenerlo sempre al meglio e
renderlo più fruibile per una visita, un approfondimento
di arte o storia, o anche per una semplice passeggiata
tra le bellezze di Torino.

Giroinfoto Magazine nr. 79


116 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

A cura di Laura Rossini

Carlo Tacconelli
Giorgia Acciaro
Laura Rossini
Mariangela Boni
Marta Petrucci
Rossella Falcone

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 117

RIEVOCARE SIGNIFICA
CAPIRE …
Due giorni di rievocazione storica del bombardamento avvenuto nel ’44 a 40 Km a nord di Roma sul
Monte Soratte.
Un evento promosso dalle associazioni BunkerSoratte e Gruppostorico Sant’Oreste per non
dimenticare il devastante bombardamento che durante la seconda guerra mondiale colpì soltanto il
bunker lasciando intatto il vicino paese.

Giroinfoto Magazine nr. 79


118 R E P O RTA G E | PLANETARIO
BUNKER SORATTE
TORINO

Il Bunker è accessibile tutto l’anno, ma nel secondo


week end di Maggio Sant’Oreste si trasforma in un set
cinematografico dove si incontrano persone di tutte
le età vestite nello stile anni ’40, sia in abiti civili che
militari.

Uno di loro, Carlo Arbuatti, racconta come ha restaurato


una stazione radio tedesca rendendola perfettamente Laura Rossini Photography
funzionante e mostra il microfono del ricetrasmettitore
ad onde corte su cui è scritto

Feind hört mit!


(il nemico ti ascolta)

Visitare il bunker mentre a 3.000 km di distanza


l’orologio sembra aver riportato indietro le lancette di
80 anni, è stata una emozione forte.
Negli stessi giorni, infatti, il conflitto in Ucraina si stava
intensificando.
Si impone una domanda: che cosa è andato storto?
L’essere umano studia la storia, eppure, non capisce,
dimentica, o ignora?

Entriamo nel bunker e cominciamo la visita avendo


come guida i ragazzi dell’Associazione.
Sono i nipoti di quei nonni, testimoni di guerra, che
hanno ancora storie da raccontare.
Sono alla continua ricerca di materiale
documentale ed espositivo convinti che un metodo
Stanislavskij applicato alla storia potrebbe aiutare o
allenare le persone a capire, per poter migliorare ed
evitare che la storia si ripeta.

Le loro ricerche li hanno portati fino in Germania.


I ricavati delle visite vengono costantemente reinvestiti
per la manutenzione del bunker e l’acquisto di materiale
per nuovi allestimenti.
Una mostra vivente lunga 4,5 km, tanto sono lunghe le
gallerie percorribili sui 14 km scavati all’interno della
montagna.

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 119

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


120 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

Il Monte Soratte per 60 anni ha nascosto e protetto un


capolavoro di architettura, ingegneria e tecnologia.
Mussolini alla fine degli anni ‘30 è il primo a scegliere questa
montagna, per la sua vicinanza alla capitale, come rifugio per
le più alte cariche del regime in caso di bombardamento e a
dare inizio agli scavi.

Intorno al ’43 ospitò una piccola fabbrica di armi della Breda


e sempre nello stesso anno il maresciallo Kesserling decise
di utilizzarlo come quartier generale del Comando Supremo
del Sud , facendo del Monte Soratte il centro nevralgico del
potere tedesco in Italia.
Gli inglesi riuscirono ad individuare il sito e nello stesso anno,
con una tempesta di fuoco: il firestorm, lo distrussero.

Dal 52, per una decina di anni, è stata una polveriera, ma a


causa dell’umidità interna che non permetteva permettendo
la corretta conservazione del materiale, fu dismessa.

Negli anni 60 la Nato chiese ai paesi membri di dotarsi di un


rifugio antiatomico, così fu deciso di utilizzare questo luogo,
costruendo gallerie più moderne nella parte più interna della
montagna nella massima segretezza.
Nessuno infatti venne a conoscenza di questa ultima
destinazione d’uso fino al 2002.

Percorriamo la stortina, come viene chiamata la galleria di


raccordo a forma semicircolare dalla quale si diramano le
caverne: ampie camerate con la volta a botte adibite ognuna
ad una funzione diversa, infermeria, dormitorio e magazzino.

Laura Rossini Photography

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 121

Giorgia Acciaro Photography


Procediamo lentamente, in silenzio, un po’, come dice la targa,
perché l’aria è preziosa, un po’ per rispetto di chi questi luoghi
li ha vissuti e progettati.
Ambienti familiari ricostruiti nei minimi dettagli, persino con
finestre disegnate affinché i soldati e i loro cari potessero
sentirsi come a casa.
Era stato previsto anche un bar ed un teatro.
Nulla era stato lasciato al caso.

Già negli anni 40 gli architetti italiani furono in grado di


progettare cisterne alimentate dall’acqua che filtrava dalla
roccia carsica, controsoffitti con volta a botte leggeri e
distaccati dalla roccia stessa per poter attutire i contraccolpi
di eventuali bombardamenti, fatti di materiale leggero così da
non provocare danni ingenti in caso di crollo.
Sistemi di areazione collegati all’esterno, ma in grado al
tempo stesso di una breve autonomia. Impianti nascosti di
respirazione assistita come quella che vediamo oggi negli
aerei.

Lungo la stortina ci sono su entrambi i lati delle feritoie


basse poste una di fronte all’altra. In caso di pericolo, qualora
l’impianto di areazione fosse stato chiuso, si sarebbero accese
da un lato delle luci di emergenza che avrebbero illuminato
dalla parte opposta le nicchie dove poter recuperare almeno
4 maschere di ossigeno in ogni vano, alimentate da tubature
collegate ad un generatore.

Avrebbero dovuto essere utilizzate come assistenza


respiratoria per permettere alle persone di avere il tempo di
rifugiarsi nella la parte interna e più sicura del bunker.
Ogni procedura di emergenza prevedeva un piano B.
Nel caso in cui il generatore non avesse funzionato, 8 militari,
dotati di autorespiratori, avrebbero azionato dei compressori
per far circolare l’aria per tutti gli altri. Adriana Oberto Photography
Giorgia Acciaro Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


122 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

Facendo un salto indietro di 20 anni, ci troviamo in un’area La porta d’ingresso è imponente, a tenuta stagna fatta di
che sembra un cantiere aperto, terra sul pavimento e sbarre acciaio balistico.
di ferro che escono dai muri laterali, ma in realtà è il limite di Il punto di accesso qualora fosse andata via la corrente
confine con il più moderno bunker antiatomico. sarebbe stato segnalato da una scritta con materiale
fosforescente biologico estratto da particolare tipo di
In caso di emergenza le sbarre di ferro sarebbero servite a medusa in grado di mantenere la luminosità molto più a lungo
fissare una colata di cemento di circa 7-8 metri che avrebbe di qualsiasi elemento chimico.
isolato la parte di gallerie più interna lasciando un solo Se si illumina per un’ora può rilasciare luminosità per ulteriori
accesso alla struttura che si trova più avanti. 12 ore.

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 123

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


124 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

Una volta chiusa la porta, l’ambiente sarebbe rimasto in primi sul luogo, per attivare i macchinari e predisporre gli
sovrapressione. ambienti in attesa dei 50 politici cui sarebbe stato riservato
L’aria avrebbe potuto uscire, ma non entrare, evitando così l’accesso.
eventuali contaminazioni.
Queste gallerie hanno una struttura antisismica, tra le migliori Si impone qui una seconda domanda: e tutti gli altri?
al mondo, tanto che la stessa tecnologia è stata usata per Destinati ad uno scenario apocalittico.
la realizzazione del centro NORAD il Comando di difesa L’ingresso prevedeva un protocollo di decontaminazione, la
aerospaziale del Nord America anch’esso attivo tra il 1960 ed vestizione con tute e maschere antigas.
il 2000. All’interno tutti i, confort, si fa per dire, per poter sopravvivere
e continuando, in emergenza, a guidare una Nazione sotto
Camminiamo su piani sospesi da isolatori sismici, circa 2500, attacco per almeno 6 mesi.
che consentono alla struttura di oscillare come il cestello di
una lavatrice. Negli anni della guerra fredda, e a seguire, quante volte
I fasci di luce che si vedono nei corridoi provengono abbiamo rischiato una guerra atomica? Non lo sappiamo e
dall’illuminazione dei locali sottostanti. continuiamo ad ignorarlo. Sprezzanti del pericolo, abbiamo
Il pavimento è interrotto da vuoti d’aria di circa 5 centimetri per continuato e continuiamo a sfidare la sorte, altrimenti ai giorni
evitare l’attrito e la compressione dovuta a possibili impatti ed nostri, non alimenteremmo le guerre che ci circondano. E il
oscillazioni. perché è un terzo interrogativo su cui sarebbe bene iniziare
a riflettere.
Il bunker era stato progettato per accogliere in totale 100
persone di cui 50 tecnici che sarebbero dovuti arrivare per

Marta Petrucci Photography

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 125

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


126 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

Willy Vogt,
ed il tesoro nascosto
Si racconta che una notte dell’Aprile del ’44 arrivò nel quartier
generale tedesco una colonna di carri con a bordo 79 casse di
legno dal contenuto misterioso.
I 18 soldati incaricati del trasporto la notte stessa furono
trucidati dai loro compagni, e la galleria dove erano entrati fu
fatta saltare in aria.

In tempo di guerra la cosa non suscitò scalpore, ma anni dopo si


venne a sapere che uno dei soldati era sopravvissuto all’eccidio.
Fu assistito da una famiglia che viveva alle pendici del monte e
tornò in patria, ma lungo la strada nascose una mappa.

Diversi anni dopo Willy Vogt fu trovato morto carbonizzato ad


Amburgo.
Qui comincia la leggenda dell’oro scomparso trafugato alla
Banca D’Italia .
Ben un terzo delle riserve auree del paese era sparito e forse era
quello il contenuto delle casse di legno?
I cunicoli e le gallerie sono talmente tante che nessuno sino ad
ora ha trovato nulla.
Il tesoro potrebbe essere ovunque.
Qualcuno per non sbagliare prova a portarsi via anche i lingotti
accatastati nelle casse di legno all’interno del bunker, ovviamente
falsi, ma non si sa mai.

Rossella Falcone Photography

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 127

Pasquale,
ed il miracolo di Sant’Oreste
l Bombing day è la giornata della memoria per ricordare il Ma il suo uccellino era diverso dagli altri.
devastante bombardamento che il 12 Maggio del 1944 subì Nei giorni di festa, soprattutto la domenica Pasquale portava
il monte Soratte. la sua gabbietta nel punto più alto del paese, più o meno
Una tempesta di fuoco, progettata dagli inglesi. Un attacco sempre allo stesso orario.
devastante con 2000 tonnellate di bombe seguite da
tonnellate di benzina a creare una spirale ed un vortice d’aria I bambini del paese lo osservavano mentre parlava con il suo
che avrebbe sottratto tutto l’ossigeno all’interno delle gallerie, uccellino in una lingua strana, ma ancor più strano era il fatto
facendo morire i tedeschi di asfissia. che l’uccellino gli rispondeva. I due sembravano capirsi.
Gli abitanti del paese lo trattarono sempre bene e lo
Il paesino di Sant’Oreste, a ridosso della montagna, non fu soprannominarono San Francesco.
colpito. Il giorno prima del bombardamento un omone ben vestito,
Tutti gli abitanti che all’epoca lavoravano all’interno delle sbarbato e curato andò in giro per Sant’Oreste chiedendo ad
gallerie, sia uomini che donne, rimasero illesi. ogni abitante di non recarsi al lavoro il giorno dopo.
Come fu possibile? Fu dunque un miracolo ?
Nessun operaio quel giorno andò a lavorare e le bombe
caddero solo sul bunker.

La leggenda narra che fu per merito di un forestiero di nome


Pasquale Di Giovanni arrivato in paese qualche mese prima.
Diceva di avere origini abruzzesi.
Era un omone schivo, con la barba incolta, trasandato, dormiva
nelle baracche degli operai, non parlava benissimo italiano.
Come altri minatori andava in giro con uno zaino ed una
gabbietta con un uccellino per questioni di sicurezza.
Se all’interno della galleria fosse venuto a mancare l’ossigeno
l’uccellino sarebbe morto.

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


128 R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE

Usciamo dal bunker guardiamo in alto e nel cielo le nuvole


sembrano disegnare uno stormo di aerei da combattimento. Che
strana la natura….umana.

Visitare i “percorsi della memoria” ti fa vivere la storia.


Un percorso molto interessante non solo dal punto di vista
didattico.

Ringraziamo l’Associazione Bunker Soratte


[Link]

Laura Rossini Photography


Carlo Tacconelli Photography

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | BUNKER SORATTE 129

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


130 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

Lorena Durante

A cura di Lorena Durante Lorenzo Rigatto


Maddalena Bitelli
Mariangela Boni

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 131

Automotoretrò è il grande Salone torinese dedicato al


motorismo storico che quest’anno ha raggiunto la sua
quarantesima edizione.

L’evento è nato nel 1983 dall’iniziativa di quattro soci


della Scuderia Rododendri, tra i quali Beppe Gianoglio che
ancora oggi in prima persona cura l’organizzazione della
manifestazione con Bea Srl, insieme alla rassegna gemella
Automotoracing.
Parlando di numeri Automotoretrò è arrivato quest’anno
a contare oltre 1.200 espositori e più di 67.000 visitatori,
provenienti da tutta Europa, e propone una delle migliori
selezioni per appassionati dei gioielli del passato a due e
quattro ruote.

Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


132 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

Si snoda tra tre padiglioni all’interno del Lingotto e da quest’anno


si implementa con l’annessione di una nuova zona espositiva
all’interno dell’Oval, in cui si può trovare una parte dedicata alla
mobilità sostenibile e un’altra con il meglio delle auto e moto da
competizione, customizzazione, tuning e racing e di una zona
all’esterno dedicata alle gare automobilistiche in cui è stata
allestita una vera e propria pista.

La nostra visita, tuttavia, si è focalizzata su questi ultimi due


settori, che vi racconteremo nelle prossime righe.
L’intento degli organizzatori rimane comunque da sempre,
nonostante le novità, quello di condividere la propria passione
con il numeroso pubblico, incentivando il collezionismo privato
e la diffusione della cultura motoristica.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 133

Lorenzo Rigatto Photography

Ma iniziamo a raccontarvi cosa abbiamo


visitato nei padiglioni all’interno del
Lingotto.
Un’area era interamente occupata dalla
compravendita di vetture e un’altra
da ricambi introvabili e accessori, dal
modellismo all'editoria specializzata e al
vastissimo settore dell'automobilia, che
raggruppa quel mondo di oggetti di ogni
genere che ruota intorno al collezionismo
automotoristico.

Ma il vero centro originale della


manifestazione è stato allestito nel
primo padiglione con gli spazi riservati
ad alcuni nomi importanti:
FCA Heritage, ASI, lo stand ACI che
ospitava il Museo dell’Automobile di
Torino, alcuni club storici italiani molto
importanti.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


134 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

Mariangela Boni Photography

Ma iniziamo dallo stand di FCA Heritage che ha messo in mostra Per quest’auto quello fu proprio un anno glorioso: grazie ad un
quattro splendide vetture accomunate dal cinquantesimo motore più performante e ad una riduzione del peso, dovuta
anniversario (1972) e dal colore rosso della carrozzeria: una al tettino in fibra di vetro e alle portiere in alluminio, furono
FIAT 124 Abarth Rally Gruppo 4 da competizione, il primo numerose le vittorie ottenute.
prototipo della FIAT 126, la Lancia Fulvia Coupé 1.6 HF e Nello stand trova posto come quarta auto anche la lancia
per ultimo un esemplare unico appartenente al Museo Alfa Fulvia coupè che fu campionessa al Rally de Monte-Carlo del
Romeo di Arese, ovvero l’Alfetta Spider Coupè disegnata da 1972 con il numero di gara 14, condotta da due nomi famosi
Pininfarina. delle corse, Sandro Munari e Mario Mannucci.

L’alfetta esposta rappresenta una vera e propria pietra miliare


nella storia dell’Alfa Romeo per le soluzioni tecniche introdotte;
la scelta di presentare questa versione è un omaggio a Torino
dove venne presentata per la prima volta nel 1972.
Il prototipo si caratterizza per la linea fortemente a Cuneo e i
vistosi paraurti in gomma nera, due soluzioni che ebbero una
grande fortuna nel design delle auto negli anni Settanta.

Anche la 126 è un prototipo ed è l’ultimo esistente prodotto


dalle linee di Cassino nel 1972.
Quest’auto venne lanciata dalla Fiat - Fabbrica Italiana
Automobili Torino per sostituire il suo cavallo di battaglia,
la 500 che aveva motorizzato l’Italia, e doveva quindi essere
maneggevole ed economica, ma con un design più moderno
come la sorella maggiore 127, prodotto dalla casa in quelli
stessi anni.
La 124 Abarth invece è un’evoluzione della Fiat 124 spider.
Grazie a una messa a punto speciale della Squadra corse
ottiene, sempre nel 1972, l’omologazione per correre nel
gruppo 4.
Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 135

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


136 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

FCA HERITAGE Negli anni ‘60 e ‘70 diverse Case


automobilistiche italiane hanno avviato
programmi di tutela e valorizzazione del proprio
patrimonio storico.

A Torino nel 1963 nasce il Centro storico Fiat e, successivamente, nel


1971 il Museo Lancia.
Pochi anni dopo, nel 1976, apriva ad Arese, Il museo Storico Alfa Romeo.
Sia il Museo Alfa Romeo che il Centro Storico Fiat sono tuttora esistenti e ospitano
le collezioni automobilistiche e gli archivi storici dei rispettivi marchi, raccolte
documentali che includono disegni tecnici e progetti, materiali di comunicazione,
documentazione finanziaria e industriale, filmati e immagini.

Negli stessi anni la Fiat si ingrandisce, acquisisce i marchi: Autobianchi nel 1968,
Lancia e Ferrari nel 1969, Abarth nel 1971, Alfa Romeo nel 1986 e per ultimi Innocenti
e Maserati nel 1990.
Nel 2007 il Museo Lancia - situato in Borgo San Paolo a Torino - viene chiuso e le
vetture che compongono la collezione storica del marchio sono trasferite in un edificio
industriale appartenente al Gruppo Fiat.

Negli anni 2000 marchio Abarth viene rilanciato e anche per questo si avvia un’operazione
di valorizzazione del patrimonio storico: la collezione di vetture storiche da record e da
rally della Casa dello Scorpione viene esposta presso la nuova sede dell’Abarth - all’interno del
comprensorio industriale di Mirafiori - e in parallelo vengono attivati i servizi di certificazione
e restauro dedicati alle auto d’epoca del marchio.

Nel 2014 FIAT Spa e Chrysler Group si fondono nel Gruppo FCA e l’anno successivo nasce FCA
Heritage, che estende l’iniziativa di Abarth ai marchi Alfa Romeo, Fiat, Lancia.
A capo di FCA Heritage viene nominato Roberto Giolito, designer automobilistico, già responsabile
del Centro Stile Fiat e padre di due auto molto famose della casa torinese: la 500 e la Multipla.

Nel 2019 il dipartimento si stabilisce nei locali dell’ex Officina 81 di via Plava a Torino, uno degli
storici impianti di produzione meccanica Fiat all’interno dello stabilimento di Mirafiori. Nasce così
Heritage Hub, lo spazio polifunzionale che ospita FCA Heritage.
FCA Heritage opera per tutelare il patrimonio storico dei marchi del Gruppo, occupandosi del
restauro e della manutenzione periodica delle vetture che compongono la collezione aziendale.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 137

Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


138 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

ASI
Lorena Durante Photography

L’ASI è l’Automotoclub Storico Italiano e


ha come obiettivo principale valorizzare il
patrimonio motoristico storico.
Un club composto da appassionati e
collezionisti di auto storiche che organizza,
inoltre, eventi e manifestazioni dedicati a
questi veicoli e che gestisce e aggiorna i
registri storici.

L’iscrizione ai registri storici è prevista per le


auto che hanno più di 20 anni di età.
Al compimento dei 30 anni, questi veicoli
possono essere definite auto di interesse
collezionistico.

L’ASI rilascia una serie di certificazioni dedicate


ai proprietari delle auto iscritte al club, tra cui
la documentazione che attesta la storicità del
mezzo.
Uno dei documenti di maggiore importanza, il
certificato di identità dell’auto, contiene foto,
estremi identificativi, dettagli ed eventuali
interventi di restauro, oltre allo stato di
conservazione del mezzo e alle sostituzioni di
pezzi non originali.

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 139

Nello spazio dell’ASI abbiamo potuto ammirare una rara Lancia


Rally 037 nella speciale configurazione “Safari”, con la quale
la squadra ufficiale Lancia Martini Rancing, con l’equipaggio
Preston-Lyall, partecipò nel 1986 alla gara africana.

Una vettura scelta anche per rappresentare il nuovo libro


edito dalla libreria dell’associazione intitolato “C’era una
volta il Safari – Storie italiane d’Africa”, scritto a quattro mani
da Sergio Remondino e Sergio Limone e che racconta le
avventure delle auto italiane, in questa competizione ai limiti
dell’avventura.

Ma non mancano nello stand anche tre moto a ricordare un


altro importante evento Asi, ovvero il Motor show che si è
tenuto a Maggio a Varano de Melegari.
Proprio per questo, tra le motociclette esposte troviamo una
Yamaha 350 del 1978 dotata di telaio Bimota, che sottolinea
la partnership dell’evento con questa casa motociclistica.

Ma proprio in questo spazio troviamo anche un altro


importante pezzo esposto: il trattore Fiat RD25 del 1953, il cui
progetto vide la partecipazione dell’ingegnere Dante Giacosa,
per l’adattamento del motore Diesel utilizzato sulla berlina
1400 e sul fuoristrada Campagnola.
Questo trattore è stato scelto per un’importante novità del
settore.
L’ASI, infatti, è riuscita a far finalmente riconoscere legalmente
la valenza storica e culturale anche dei mezzi agricoli, tramite
una modifica dell’art. 60 del codice civile.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


140 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

La manifestazione è stata anche l’occasione per festeggiare Lorenzo Rigatto Photography


i 120 anni della Indian, la più antica casa motociclistica
americana, che è stata celebrata con un’esposizione speciale
nell’area tematica dedicata alle due ruote.
Fondata nel 1901 da George M. Hendee e Carl Oscar Hedström,
entrambi appassionati riders che studiarono e progettarono
il loro primo modello, utilizzando un telaio ciclistico con un
motore monocilindrico da 1,75 HP.
La Indian è stata protagonista di grandi successi sportivi e di
diversi record fino alla chiusura nel 1953.

Esposti in Salone non mancheranno modelli iconici come


la Big Chief, la PowerPlus e la Scout, anche dotati di sidecar.
Tra modelli più vecchi esposti abbiamo ammirato il modello
O del 1917 e la Camel Back con il particolare serbatoio
posizionato sul parafango posteriore.

Il più importante dei club federati ASI con il suo stand è


sicuramente quello dell’associazione Ruote d’Epoca – Riviera
dei Fiori, che oggi annovera più di 17.000 soci in tutta Italia e
si piazza al primo posto tra tutti quelli presenti in Italia. Sono
presenti anche il Fiat Club 500, il Lancia Club e tanti altri.
Ne ricordiamo due in particolare storici di Torino il Vespa Club
e quello della mitica Topolino.
Per la prima volta all’interno dell’Automotoretrò, è stato
inserito anche uno spazio interamente dedicato all’arte:
Rivoluzioni.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 141

Con questa mostra curata dal giornalista e critico d’arte Luca


Beatrice, abbiamo potuto ripercorrere i cambiamenti storici,
economici e sociali del secolo scorso attraverso i veicoli
iconici e al tempo stesso protagonisti e spettatori delle grandi
rivoluzioni.

Ecco le parole del suo ideatore: «Auto da sogno e soprattutto


auto della memoria, che hanno accompagnato la mia vita fin
dall’infanzia, da quando giocavo e collezionavo i modellini.
Una scelta basata sulla rivoluzione dei costumi nella società,
che ha coinvolto lo stile, la way of life, il modo di essere.
E dove l’ordinario, talvolta, è stato più importante
dell’eccezionale».

L’auto non è solo un mezzo di trasporto e non bisogna


dimenticare che le auto e moto d’epoca non sono soltanto
“cultura in movimento” (come un precedente direttore del
Modern Art Museum di New York aveva dichiarato), ma
è un mondo importante che è cambiato negli anni e ci ha
accompagnato nelle varie vicende storiche.

Ecco quindi rivivere, in una parte del primo padiglione, 10 auto


e ad alcune motociclette di un periodo che va dal secondo
dopoguerra alle soglie del terzo millennio, tutte recuperate e
messe in mostra per il loro carattere pionieristico e la capacità
di interpretare lo spirito dei tempi. Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


142 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

La Land Rover, trasformatasi in auto tuttofare


dopo essere nata su telai e carrozzerie di epoca
Lorena Durante Photography postbellica; la nostra Fiat Panda, divertente e
pratica “city car” apparsa nel 1980, nata mentre
a Torino furoreggiava la severa protesta della
“marcia dei 40.000” (operai e impiegati della
Casa torinese); il “Bulli” della Volkswagen,
pulmino per un concetto - durato a lungo - di
vita alternativa e libera (sopra ci si viaggiava e,
anche, dormiva); la Trabant, non accattivante
macchina della DDR e dell’Est, la quale, dopo la
caduta del Muro di Berlino, si era trasformata
in memorabile modello di un mondo che non
esisteva più.

L’allestimento è stato completato dall’Istituto


d’Arte applicata e Design con una ricerca
di materiali e iconografia, che ha portato
alla realizzazione di grossi poster che
accompagnavano l’esposizione delle auto,
portando gli spettatori per un attimo in un
museo più che in una fiera.

All’esterno dell’Oval come dicevamo all’inizio,


separato dai palazzi quadrati del Lingotto
Mostre, è stata creata una vera e propria
pista dedicata a vetture ultra equipaggiate,
con sospensioni bassissime e iper-rigide, che
si sono esibite nel “drifting”, cioè nelle curve
veloci con le vetture in traversate sulle quattro
ruote.

Quest’anno non è mancato anche il rally che,


con “La Grande Sfida”, ha portato a Torino
il brivido della competizione che ha acceso
l’Automotoracing: otto tra i più blasonati piloti

Giroinfoto Magazine nr. 79


R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 143

di fama nazionale ed internazionale, a bordo delle performanti vetture della classe R5 di ultima generazione e otto campionesse
di rally su Peugeot 208 R2B si sono contesi il titolo in una gara di velocità all’ultimo secondo.

L’Automotoretrò è riuscito a riunire sia gli appassionati del Vintage sia quelli della velocità e ha attirato spettatori di tutte le
generazioni, in un riuscito connubio di Arte, Estetica, Tecnica e Storia.

Maddalena Bitelli Photography

Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 79


144 R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ

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R E P O RTA G E | AUTOMOTORETRÒ 145

Lorena Durante Photography

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