GF68
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N. 68 - 2021 | GIUGNO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
Polpetta
Tutto è polpettabile
Band of Giroinfoto
68
[Link]
GIUGNO 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
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ANNO VII n. 68 Youtube
20 Giugno 2021 giroinfoto TV
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
POLPETTA
GIROINFOTO MAGAZINE
68
I N D E X
R E P O R TA G E
CHIARA FERRARIS
10 POLPETTA
Tutto è polpettabile
Band of Giroinfoto Lazio
20
20 CHIARA FERRARIS
Il vetro diventa arte
Band of Giroinfoto Piemonte
32 VOMV GAZ
Sul relitto
A cura di Pierluigi Peis
46 TEATRO MASSIMO
Vittorio Emanuele
Band of Giroinfoto Sicilia
R E P O R TA G E 58 PROVE DI LIBERTÀ
Riccardo Ghilardi
VOMV GAZ Skira Editore
32
R E P O R TA G E
46
TEATRO MASSIMO
R E P O R TA G E
64
ORTO BOTANICO
ORTO BOTANICO
Genova
64 R E P O R TA G E
82
NOTO
La perla barocca
82
e il saluto alla primavera
A cura di Giulia Migliore
LIBRERIA LUXEMBURG
Oltre un secolo
94
all'insegna della cultura
Band of Giroinfoto Piemonte
USSEAUX
Uno scrigno di rare bellezze
102
Band of Giroinfoto Piemonte
R E P O R TA G E
94
LIBRERIA LUXEMBURG
R E P O R TA G E
102
USSEAUX
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Giugno 2021
306 52 8 34 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
Gianmarco Marchesini
Laura Rossini
Marta Petrucci
Il fascino di questo luogo ha anche un altro volto, quello del "Cosa vuol dire #tuttoèpolpettabile?
poeta della romanità.
Le mura sono, infatti, quelle dell’osteria in cui Trilussa amava
trascorrere il suo tempo. Non è difficile immaginarlo seduto in
È un’espressione che mi è uscita all'inizio di questo
una saletta al tavolo, mentre legge il giornale, scrive o prende
percorso, mentre pensavo a quali polpette potessi fare e
ispirazione dai momenti di vita che intravede dalle finestre che
a poco a poco la lista delle possibili polpette diventava
danno sulla strada, come uno spettatore davanti a un film.
sempre più lunga.
La prima domanda nasce spontanea:
Pensavo a diverse ricette e come potessi “polpettizzarle”,
quindi mi sono detto: "praticamente...tutto è polpettabile!"
Semplice e facile?
[Link]
Giancarlo Nitti
Margherita Sciolti
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso
Dopo la nascita del figlio, ha sviluppato una passione per una nuova tecnica
pittorica.
Si è così dedicata a perfezionare la tecnica che ritrae bambini con effetto
tridimensionale all’interno di una mattonella, ovviamente in vetro, spessa circa 2 cm.
Nel 2010 ha creato, insieme a Confartigianato, una Rete di Imprese chiamata Unilab
Project che può vantare tra i suoi progetti la realizzazione della Fontana Luminosa con
Lastre in vetrofusione artistica che si trova nella piazza centrale del Comune di Vinovo.
È riuscita a far crescere la sua notorietà partecipando alla ristrutturazione del Ristorante il
Cambio di Torino e realizzando, per il dehor del ristorante Naskira dello Chalet Il
Capricorno, un’installazione luminosa di 8 vetri d’arte temperati ed antivento.
Sue anche le vetrate del Comune di Groscavallo e la vetrata per la
Chiesa di Santa Maria di Testona di Moncalieri.
Nel 2013 nasce la collaborazione con Giorgio Gros con cui fonda la
start up GIOARA per cercare di portare ad un livello massimo la
produzione del vetro.
Per quest'opera sono stati utilizzati tutti materiali “riciclati”, provenienti da altre
lavorazioni, valorizzandone l’opera dal punto di vista della sostenibilità.
Una volta tracciato il taglio si procede con la separazione delle due parti con
una pinza apposita.
Per evitare che il vetro diventi pericoloso e tagliente nelle parti appena distaccate si
utilizza una mola per smussare gli angoli.
Con questa tecnica si possono ottenere diverse forme, anche di piccolissime dimensioni.
[Link]
RAVENNA
Lasciamo la macchina nel parcheggio dell'ultima ditta prima che la strada finisca in un cancello da cantiere
spalancato. Poi ci inoltriamo a piedi: sulla sinistra tanti rimorchi di camion uno dietro l’altro; sulla destra un
campo con una distesa di gabbiani con nidi, uova e pulcini.
Appena ci notano, molti si alzano in volo e cominciano a stridere sempre più forte.
La stradina arriva a una specie di collinetta che sembra artificiale con un piccolo canale con acqua
disgustosa che interrompe il nostro avanzamento.
Proseguiamo, quindi, paralleli al canale e alla collinetta entrando nel campo a destra, dove finisce la
recinzione.
Strapieno di gabbiani, anche quelli che rimangono a terra ci garriscono contro e quelli in volo si avvicinano
paurosamente, scendendo in picchiata per poi risalire rapidamente: mi ricorda vagamente il film Gli uccelli
di Alfred Hitchcock.
Per terra tanti nidi con uova e mamme coi pulcini, in aria
probabilmente i maschi che vogliono spaventarci e mandarci
via.
Appoggiata al basso fondo e praticamente attaccata a terra Nel 2006 furono abbandonate nella banchina del porto di
e facilmente raggiungibile, subito dopo quello che rimane di Ravenna per alcune controversie legali e poi nel 2009 furono
una piccola nave tutta arrugginita, forse una piccola chiatta spostate in una zona dove non avrebbero dato fastidio al
o un rimorchiatore, qualche rottame e dei vecchi pneumatici traffico portuale, in attesa di essere vendute o demolite.
ricoperti di alghe. In fondo, più lontano, un’altra grande nave,
la V. Nikolaev. La Vomv Gaz è lunga centonove metri e larga sedici, su
internet trovo che è stata varata nel 1995 in Ucraina, anche se
La Vomv Gaz, insieme alla Orenburggaz Prom e alla V. altri siti dicono che le tre navi “russe”, sono della metà degli
Nikolaev, sono le tre navi della flotta di cargo russo-ucraine anni ottanta.
portanti bandiera maltese riconducibili a un unico armatore
che facevano la spola tra la Croazia e Ravenna con ghiaia e
materiale per l’edilizia.
Molti vetri e oblò sono rotti, i materassi e i mobili economici Saliamo i vari piani del castello di poppa fino ad arrivare al
ormai sono marci, dei libri con caratteri in cirillico sono ponte di comando, col pavimento in legno ormai marcio e
rovinati e quasi illeggibili, un tavolo da biliardo senza piedi e sfondato in alcuni punti.
ammuffito giace ancora nella sala relax insieme a divanetti e
poltrone marcescenti. Gli strumenti e i telegrafi di bordo sono stati rotti, una poltrona
e dei computer, un libro aperto mangiucchiato dai topi, uno dei
In uno stanzone alto almeno due piani, con delle ringhiere e tanti telefoni a cornetta, la sala radio con qualche strumento
aperto in centro con diversi strumenti e altri quadri elettrici, vandalizzato, delle scale portano al piano di sotto, con altre
troviamo delle scale che scendono alla sala macchine, ormai cabine, probabilmente quella del capitano, che ha il bagno, il
allagata. televisore e qualche vaso con i resti di piantine secche.
Continuiamo ad andare su e giù per i vari piani, corridoi bui e pieni di deiezioni di uccelli e piume, altri telefoni in altre cabine e
nei corridoi. Sgabuzzini con dei ricambi elettrici o idraulici.
Passiamo all'esterno, seguendo la battagliola arriviamo alla grande coperta di carico, sembra un campo da calcio in metallo,
con il castello di poppa che si staglia alto verso il cielo come un palazzo di periferia. Arriviamo a prua, per salirci un corridoio
buio e delle scale ormai sfondate dalla ruggine, i grandi argani salpa ancora, bitte, grossi rotoli di gomene, una grossa ancora
di rispetto, un pulcino di gabbiano impaurito tra due lamiere.
Scendiamo sotto la prua, alcuni ambienti completamente bui, forse un’officina e scaffali con ricambi e altre gomene.
Anche scendere dalla nave con la scaletta di corda si rivela più semplice di quello che sembrava guardando la discesa dalla
battagliola.
Una volta a terra vado dietro il relitto per ammirare la poppa da terra: si notano le pale dei timoni e le eliche fuori dall'acqua.
Il rientro all'auto è più impressionante che raggiungere le navi, il vento è più forte e continua ad alzare polvere e sabbia, i
gabbiani sono molto più aggressivi, si avvicinano pericolosamente, stridono forte, ci girano intorno a pochi metri di distanza,
salgono e scendono in picchiata virando vicinissimi e “sganciando bombe”.
Finalmente arriviamo alla macchina e andiamo a Marina di Ravenna a pranzare con una piadina romagnola e bere una birra.
Tornato agli antichi splendori nel 1997, dopo un intervento di restauro durato ben 23
anni, il maestoso edificio si affaccia sulla centralissima piazza dedicata a Giuseppe
Verdi, conosciuta da tutti come Piazza Massimo.
Questo monumento, con i suoi 7730 mq distribuiti fra teatro, sale di rappresentanza,
gallerie e scale monumentali, è considerato la più grande struttura lirica in Italia, la terza
in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna e la quinta al mondo.
Costituisce uno dei più importanti centri culturali della città, dal momento che, ogni
anno, propone una corposa programmazione di eventi di grande spessore, sia di
carattere lirico sia drammaturgico, cui contribuisce anche il “Caffè del Teatro Massimo”,
che occupa due eleganti e ampie sale interne al pian terreno dell’edificio, nel quale si
tengono spesso iniziative ed eventi culturali di vario tipo in stretta collaborazione con la
Fondazione Teatro Massimo.
Sebbene a causa dell’ormai fin troppo noto evento pandemico, Ma è anche possibile intrattenersi, dopo la visita standard,
la struttura sia attualmente chiusa al pubblico, è normalmente nel Salotto del re annesso al Palco Reale, sorseggiando un
possibile effettuare una visita guidata delle numerose aperitivo seduti sulle storiche poltrone di seta bordeaux o,
sale interne di questo austero ed elegante edificio, della ancora, ascoltare un esclusivo concerto da camera in uno dei
durata di 30’, prenotando all’indirizzo mail visiteguidate@ ridotti del teatro, prima della visita e dell’aperitivo nel Salotto
[Link]. del re.
espropriando, grazie alle leggi eversive del 1866, i terreni sui In particolare, la pietra utilizzata per la realizzazione di
quali sorgevano tre chiese: la Chiesa e il Monastero delle quest’ultimo, dalle fondamenta fino alle strutture dei solai,
Stimmate, la Chiesa di San Giuliano e il Monastero dell’Ordine comprese le decorazioni esterne, fu la calcarenite proveniente
Teatino dell’Immacolata Concezione e la chiesa di S. Agata da Carini.
delle Scorruggie alle Mura, sorta nella casa dove sarebbe
vissuta la santa. Visto il tipo di lavoro necessario per la costruzione di questo
imponente edificio e la scarsità di maestranze capaci di
Un’area che, per la sua posizione a confine tra il nucleo antico lavorare la pietra da taglio, fu Basile stesso ad istruire
della città e l’espansione settentrionale di essa, sanciva la centocinquanta scalpellini attraverso opportuni corsi di
continuità storica tra le due zone. formazione sia per l’intaglio sia per la decorazione della pietra
Così, il 10 settembre 1864, l’allora Sindaco di Palermo, secondo il gusto dell’arte classica.
Antonio Starabba marchese di Rudinì, bandì un concorso di
progettazione aperto ad architetti sia italiani sia esteri. Mentre Rutelli creò per l’occasione una rivoluzionaria gru,
azionata da un motore a vapore che, con un sistema di
L’idea era quella di donare ai Palermitani un teatro ben più pulegge, carrucole e cavi era capace di sollevare a più di 20
spazioso e moderno di quello da poco realizzato e intitolato metri di altezza, i pesanti massi e tutti i componenti lapidei
al grande compositore Catanese Vincenzo Bellini, il Real necessari alla realizzazione dell’edificio, con un notevole
Teatro Bellini, unico teatro della città, piuttosto piccolo risparmio di tempo durante l’edificazione.
per le rinnovate esigenze della popolazione, soprattutto in
considerazione del nuovo regno. Nel 1878, i lavori di costruzione furono sospesi, probabilmente
per i costi elevati dell’opera (pare che quella finale dovesse
Bandito il concorso, la cui scadenza fu fissata il 9 settembre comprendere sculture esterne mai realizzate proprio per
del 1866, nel tentativo di limitare il rischio di favoritismi, fu mancanza di fondi) e ripresero dodici anni dopo, nel 1890,
istituita una Commissione giudicatrice composta da un sempre sotto la direzione dell’arch. Giovan Battista Filippo
membro tedesco, uno francese e uno italiano. Basile, con l’intento di completare la struttura in tempo per
La scadenza del concorso subì una proroga di sei mesi non l’Expo internazionale che nel 1891 si sarebbe tenuta a Palermo.
solo per l’importanza e la vastità del progetto ma, soprattutto, Pochi mesi dopo la ripresa dei lavori, l’Architetto Basile morì
per la Terza guerra d’indipendenza alla quale alcuni dei e a lui subentrò il figlio Ernesto, anch’esso architetto, che su
concorrenti presero parte. richiesta del Comune accettò di portare a compimento l’opera
iniziata dal padre, completando anche i disegni necessari per
Fu comunque a settembre del 1868 che la Commissione la definizione dei lavori del teatro.
giudicatrice formulò la graduatoria e proclamò vincitore, tra
i trentacinque partecipanti, il noto architetto palermitano In occasione dell’inaugurazione del nuovo edificio, che
Giovan Battista Filippo Basile. avvenne il 16 maggio 1897, fu messo in scena, per la prima
Dopo un ulteriore periodo di attesa, successivo alla volta a Palermo, il Falstaff di Verdi ed il teatro fu intitolato al
proclamazione del vincitore, la prima pietra del teatro fu neonato re del Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II.
posata il 12 gennaio del 1875, in Piazza G. Verdi, alla presenza
delle maggiori autorità cittadine.
Oltre l’imponenza dell’edificio che non può non essere notata legge una frase la cui attribuzione di paternità risulta ancora
insieme alla sua simmetria compositiva, la prima cosa che oggi incerta e controversa: "L'arte rinnova i popoli e ne rivela
salta all’occhio del visitatore è senz’altro lo stile neoclassico la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar
del monumento di ispirazione greca e romana. l’avvenire" (alcuni l’attribuiscono a Camillo Finocchiaro Aprile,
Un vero e proprio tempio della musica e della lirica. ministro di Grazia e Giustizia, altri a Francesco Paolo Perez,
letterato, sindaco di Palermo dal 1876 al 1878, senatore del
In corrispondenza del prospetto principale, che si affaccia su Regno d’Italia e ministro).
Piazza Verdi, fa bella mostra di sé una maestosa scalinata che
termina con un porticato (pronao) preceduto da sei colonne di Quella che di certo non passa inosservata è, infine, la
ordine corinzio. grande cupola emisferica, coperta da squame in lamiera di
Ai lati superiori della scalinata svettano su dei piedistalli, due rame, del diametro di 28,73 metri, la cui struttura metallica
grandi leoni in bronzo con le allegorie della Tragedia (realizzata reticolare poggia su un sistema di rulli che ne consentono gli
dallo scultore Benedetto Civiletti) e della Lirica (realizzata spostamenti dovuti alle variazioni di temperatura, che culmina
dallo scultore Mario Rutelli) e sul fregio della trabeazione si con un grande vaso d’ispirazione corinzia.
Sullo stesso piano si trova la grande Sala degli Stemmi, a Sugli angoli estremi di Piazza Verdi, di fronte la facciata
pianta rettangolare, che deve il suo nome agli stemmi delle principale del Teatro Massimo, fanno da cornice a quest’ultimo
nobili famiglie siciliane che contornano le pareti. i due chioschetti in stile Liberty, progettati da Ernesto Basile e
Lungo i quattro lati della sala, il cui colore predominante realizzati tra il 1875 e il 1897.
è il rosso mattone, vi sono raffigurate sei figure femminili Queste due strutture fanno parte dei numerosi gioielli
danzanti tra medaglioni con fronde e tralci di vite, interrotti realizzati in questo stile che Basile regalò alla città di Palermo,
da maschere. molti dei quali furono crudelmente cancellati in men che non
Questa sala, che ricorda i tradizionali salotti delle feste si dica durante il sacco di Palermo, avvenuto tra gli anni 1955
ottocenteschi e ha imponenti finestre che si affacciano sul e 1960, in seguito al boom edilizio che stravolse la fisionomia
centro storico della città, può ospitare fino a 150 persone ed architettonica della città.
è generalmente utilizzata come sala prove per il corpo di ballo
del teatro, oltre che per conferenze e congressi. La struttura in muratura dei due chioschi, originariamente
realizzati come punti di ristoro per le passeggiate urbane,
che oggi ospitano due negozi di tabacchi, è abbellita oltre
che da ricercati accostamenti di colore anche da decorazioni
metalliche in ferro battuto che formano ghirigori floreali,
caratteristica tipica dello stile Liberty, conosciuto anche
come Art Nouveau, che segnò il periodo compreso tra fine
dell’Ottocento ed i primi del Novecento, sia in Europa che a
Palermo.
Come accade per ogni grande teatro che si rispetti, anche per Forse la maledizione della monaca non si è ancora placata
il Teatro Massimo di Palermo non può mancare il fantasma davvero, visto che dallo scorso 2020, a 23 anni esatti dalla
dell’opera. riapertura, il teatro ha sospeso quasi tutte le proprie attività a
causa della pandemia da Covid!
Si narra, infatti, che, durante il corso delle operazioni di Non ci crediamo ma … ci crediamo!
demolizione, necessarie per l’edificazione del nuovo tempio,
che sorse come già detto a spese di tre chiese e dei loro Si ringrazia, infine, la Fondazione Teatro Massimo per aver
rispettivi monasteri, fosse stata involontariamente profanata concesso la pubblicazione delle foto degli interni a corredo
la tomba di una monaca che, disturbata nel suo sonno eterno, del presente articolo.
volle ostacolare la costruzione.
Per i contatti si rimanda al sito internet consultabile
Pare, quindi, che il fantasma inquieto della suora, chiamato all’indirizzo [Link].
la monachella, la cui ombra secondo svariate testimonianze
sarebbe apparsa sul palcoscenico, tra le quinte e nei
sotterranei, aleggi ancora oggi per le sale del teatro,
maledicendo questo posto.
Riccardo Ghilardi
Prove di libertà
Evasioni virtuali, fughe ipotetiche, prove di libertà
Come quelle che Riccardo Ghilardi ha documentato con la sua macchi- na fotografica, fissando istanti
emblematici nella vita di registi, attrici e attori alle prese con le prove inedite non di un film, ma di pura e
semplice sopravvivenza.
Istantanee memorabili, in quanto riassumono in maniera esemplare gli stati d’animo, i rari momenti di gioia e i
molti momenti inquieti di un periodo che non avremmo mai voluto dover conoscere, ma dei quali ci ricorderemo
per sempre.
E se la sospensione sembra il minimo comun denominatore di tutte loro, è per il senso catartico dell’attesa di
un mondo finalmente affrancato dalla pandemia.
IN LIBRERIA
MAGGIO 2021
Alessandro Gassmann
2021©Riccardo Ghilardi
Lunetta Savino
2021©Riccardo Ghilardi
Via Nazionale
2021©Riccardo Ghilardi
Dario Truffelli
Federico Figari
Giuseppe Tarantino
Luca Barberis
Silvia Barbero
Stefano Zec
Luca Barberis Photography
Biodiversità significa diversità della vita e un orto botanico può essere custode del
patrimonio genetico di specie a rischio oppure conservare specie estinte in natura.
Per la sua conformazione molto particolare, incastonata tra mare e monti, Genova si
dipana tra il porto, il centro storico e le alture delle città, che portano verso l’entroterra
e a luoghi di rara bellezza.
Lasciando le zone più vicine al mare, salendo verso le alture la città regala ai suoi
visitatori un profumo tipicamente mediterraneo e inconfondibile, che si fonde con il
sapore del sale.
Proprio sulle alture della città si trova l’Orto Botanico dell’Università di Genova.
Situato in Corso Dogali, in un quartiere centrale e sopraelevato rispetto al livello del
mare, l’Orto Botanico gode di una vista panoramica sulla città senza eguali.
Ma non è l’unico valore aggiunto di questo luogo: essendo posizionato sulle alture,
da lì si possono assaporare il silenzio e la pace dimenticando il caos della città, che
diventa un ricordo lontano.
L’essere immersi letteralmente in mezzo alle meraviglie della natura permette di
nutrire lo spirito di ciascuno di noi.
Per raggiungere l’orto botanico si possono utilizzare i mezzi pubblici oppure arrivare
in macchina, benché nel quartiere i posti macchina non siano così facili da trovare.
Diverse linee AMT Genova vi arrivano partendo dalle stazioni ferroviarie principali o
dal centro cittadino.
La fermata per l’Orto Botanico è “Albergo dei Poveri-Università”.
Dalla Stazione F.F.S.S. di Genova Porta Principe si può percorrere Via Balbi fino
all’ingresso principale dell’università.
Attraverso passaggi interni all’edificio si può raggiungere la sede in Corso Dogali.
[Fonte: international-day-biological-diversity]
L’Orto Botanico è inserito nel DIPTERIS – Polo Botanico Queste stesse famiglie sono anche quelle che hanno avviato
Hanbury. alcune ricerche scientifiche, che sono forse meno conosciute
Il Museo Botanico si trova in un edificio costruito con il rispetto alle gesta dei personaggi prima citati. Per esempio, in
contributo di Thomas Hanbury nel lontano 1862 a Genova. città si trovano ancora testimonianze del lavoro dei Durazzo.
L’orto si estende intorno all’edificio museale e fu fondato nel
1803. Villa Durazzo Pallavicini è un esempio di quanto nell’Ottocento
Attualmente ricopre una superficie di circa un ettaro. l’interesse per lo sviluppo scientifico e per le piante fosse
importante.
La città di Genova è conosciuta per via di molti personaggi Parte del complesso di Villa Durazzo Pallavicini è anche il
storici che hanno avuto i natali dalla Superba, oppure hanno bellissimo Orto Botanico, oggi in restauro, voluto a metà ‘800
lasciando un’impronta indelebile nella storia cittadina. dalla Marchesa Clelia Durazzo Pallavicini, eminente botanica
A questo proposito ricordiamo Cristoforo Colombo; Giuseppe (N. 57 di Giroinfoto Magazine).
Garibaldi, che comandò la spedizione dei Mille; Giuseppe
Mazzini, patriota, filosofo e politico; e il Capitano D’Albertis che Per quanto riguarda gli orti botanici, il primo fondato a Genova
fece dell’omonimo castello un ricettacolo di arte e cultura, oggi fu quello dell’attuale Villetta Di Negro, dove fu istituita la prima
Museo delle Culture del Mondo (N.52 di Giroinfoto Magazine). Scuola Botanica della Liguria.
Il secondo orto botanico fu creato sulle Mura dello Zerbino
Tuttavia la storia di Genova è anche legata alle antiche famiglie sempre dal Marchese Ippolito Durazzo.
nobiliari di cui si sente parlare molto in occasione dei Rolli Days A sostegno del lavoro svolto furono prodotti alcuni cataloghi
e alle loro dimore patrizie. che annoveravano le specie e taxa¹ presenti nei giardini.
L’Orto Botanico dell’Università di Genova fu istituito nel Infatti l’Ateneo conduceva al tempo ricerche scientifiche
1803 con l’acquisizione di una piccola parte della tenuta del in campo medico ma, fino ad allora, non aveva avuto un
Collegio di San Gerolamo: tutta la collina era una tenuta di laboratorio “in vivo” di piante officinali usate a quell’epoca.
proprietà dei Gesuiti che si chiamava “Podere di Pietra Minuta” Fu grazie al finanziamento del Marchese De Negro che
; negli anni questi hanno venduto all’università gli spazi per il laboratorio ricevette il sostegno desiderato e la Scuola
ampliare l’Orto. Botanica ebbe la sua nuova sede presso l’Università.
Questo fu fondato dal professor Domenico Viviani, docente Ad esso seguirono il centro di ricerca botanica ed
di botanica dell’Università di Genova. Nel 1800 l’università un’apprezzabile biblioteca e un erbario considerevole.
si trovava esclusivamente in Via Balbi 5 presso l’ex collegio Durante gli anni di attività del professor Viviani venne anche
dei Gesuiti e conteneva tutte le discipline, sia scientifiche che costituita la prima serra fredda, all’interno della quale erano
umanistiche, compresa la botanica. conservate le specie esotiche.
Per questo motivo l’orto botanico nacque in questa zona della Successivamente, e con l’avvento del nuovo direttore, fu
città. costruita la prima serra in muratura e la ricerca di nuove
Il primo nucleo, di circa 1000 m², pur essendo piccolo e limitato specie esotiche divenne intensa.
nel numero di specie coltivate si distinse per la collezione di
piante officinali, collezione trasportata da Villetta di Negro, Nel 1865 l’orto botanico fu completato e arrivò ad avere
struttura privata ma utilizzata dal prof Viviani per le lezioni. un’estensione di 10.000 metri quadrati.
Fu con Ottone Penzig che nacquero importanti collaborazioni
L’orto botanico, nella sua essenza, non si compone di giardini, con altri istituti e con alcuni privati come Sir Thomas Hanbury,
ma di veri e propri laboratori e strutture museali destinate baronetto inglese, che fornì finanziamenti e nuovi esemplari
alla didattica e alla ricerca ed è un posto dove si collezionano alla struttura genovese.
piante.
Scopo degli orti botanici, istituzioni aperte al pubblico, è Non sono solamente i profumi ad inebriare i visitatori.
quella di mantenere una collezione ben documentata di piante Le fioriture e i loro colori intensi riempiono gli occhi non solo
vive per promuovere la ricerca scientifica, la conservazione di diverse sfumature, ma anche di mille forme diverse.
della biodiversità vegetale, la sua esposizione al pubblico e
l’educazione ambientale ad essa connessa. Attualmente l’orto botanico raccoglie circa 4.000 unità che
rappresentano circa 2.000 gruppi tassonomici o taxa. Alcuni
Sono luoghi che rivestono importanza didattica e divulgativa, esemplari sono di rilievo storico in quanto risalenti all’epoca
nonché uno strumento per far conoscere ed apprezzare il della fondazione dell’orto stesso.
patrimonio botanico e le collezioni scientifiche e per sostenere
l’importante tema della conservazione. E’ citato anche dal sito Il Parco più bello d’Italia, una guida
Quattro parole determinano la loro mission: ricerca, online dei più famosi giardini e parchi d’Italia, che valorizza
conservazione, educazione, divulgazione. il patrimonio paesaggistico e naturale della nostra penisola.
Ciò si potrebbe riassumere nell’intento di conservazione della
flora e nella diffusione di una nuova cultura ambientale. L’Orto Botanico è stato chiuso al pubblico fino al 2006 ed è,
Gli orti botanici sono anche musei viventi di storia naturale, per questo motivo, ancora relativamente poco conosciuto:
luoghi di scambio culturale, nonché di incontro. prima della pandemia i visitatori annuali erano circa 5.000, per
la maggior parte presenti nel periodo delle visite dei Rolli (Rolli
Days - N. 50 di Giroinfoto Magazine).
SAMBUCO
Luca Barberis Photography
ERBE AROMATICHE
Giuseppe Tarantino Photography
SPINEA ULMARIA
Stefano Zec Photography
NIGELLA DAMASCENA
Luca Barberis Photography
La seconda terrazza è in realtà il primo spazio che si incontra entrando dall’ingresso principale di Corso Dogali; è la l’area più
vasta e più ricca di biodiversità.
La prima parte contiene la collezione originale di gimnosperme: è il gruppo tassonomico che contiene le conifere e loro parenti;
si tratta di piante legnose con foglie aghiformi, molto antiche e importanti dal punto di vista didattico.
La zona delle fitodepuratrici, ovvero quelle piante come l’Iris Psudacorus, la Typha Latifolia e la felce galleggiante, che hanno la
capacità di depurare le acque in cui vivono asportando le sostanze inquinanti per usarle come nutrienti.
Il giardino secco è un giovane prato, realizzato due anni fa, dedicato alla collezione di piante mediterranee, che presenta
caratteristiche tali da non aver bisogno di irrigazione: la mission dell’orto botanico è anche essere un esempio di sostenibilità
ambientale e di riduzione del consumo di acqua.
FELCE GALLEGGIANTE
Stefano Zec Photography
GIARDINO SECCO
Stefano Zec Photography
GIARDINO SECCO
Dario Truffelli Photography
Nelle vicinanze troviamo il prato spontaneo, molto utile sia Eppure ha l’incredibile capacità di ritirarsi sott’acqua in inverno
le esercitazioni di botanica sia per la gestione naturale del per sopravvivere al freddo che potrebbe gelare la superficie
giardino. d’acqua.
Spesso i professori possono prendere da qui materiale da
sottoporre agli studenti. Infatti l’erba viene tagliata 2/3 volte Il giacinto d’acqua, che ha un bellissimo fiore tanto da esser
all’anno e questo consente il ciclo riproduttivo di moltissimi coltivato anche nei giardini privati, sta causando gravi danni
insetti. all’ecosistema in Amazzonia senza che l’uomo si sia posto il
problema di come contenerne l’espansione, almeno per ora.
Le piante acquatiche, distribuite sia nelle numerose vasche
esterne che in quella all’interno della serra, sono coltivate
per essere studiate: la particolarità delle radici e dei loro
tessuti spugnosi è quella di catturare l’aria e permettere così
il galleggiamento.
Oltre ad avere caratteristiche uniche sono tendenzialmente
piante infestanti.
La Stratiotes Aloides, originaria del nord Europa, ha rischiato
l’estinzione poiché, essendo infestante, danneggiava la
navigazione.
Oggi l’orto botanico conta 6 serre disposte su 3 piani diversi che riproducono diverse condizioni ambientali per accogliere
diverse specie.
Il vero tesoro dell’orto botanico si trova infatti proprio all’interno di queste 6 serre: la serra grande ospita piante tropicali ad alto
fusto, mentre a sinistra si entra nella serra che ospita le specie acquatiche di interesse ornamentale e di interesse applicativo
come, ad esempio, il papiro e la felce galleggiante, usata come già detto per la fitodepurazione.
A destra della serra grande si trova la collezione di felci tropicali: è la collezione più importante dell'Orto Botanico poiché alcune
piante hanno oltre 200 anni.
GERMOGLIO FELCE
Dario Truffelli Photography
Dopo il lock down ed un successivo lungo periodo di chiusura La curatrice Elena Mora Guida che ci ha accolto e
dei musei e di tutte le attività aperte al pubblico, il piacere di accompagnato nella visita
visitare uno dei luoghi più interessanti della città di Genova è
stato impagabile. I giardinieri, gli aiuto vivaisti e i volontari “Amici dell’Orto
Tutti noi abbiamo navigato online, guardato video, ci siamo Botanico dell'Università di Genova” che si prendono cura di
riempiti gli occhi delle bellezze del nostro pianeta attraverso oltre un ettaro di giardino
uno schermo pensando che fosse la cosa più bella del mondo
"poter vedere".
Tuttavia la possibilità di passeggiare in mezzo alle piante Orto Botanico dell’Università di Genova
e osservare le mille sfumature di colore della natura, delle
piante e dei fiori ci appaga e ci fa dimenticare quanto ci sia Orari di apertura:
mancata la libertà di entrare e visitare i luoghi di cultura della
nostra città. Lunedì - Mercoledì – venerdì:
dalle 8.30 alle 13.30
Con l’augurio che si aprano altre porte, anche socchiuse, Martedì e Giovedì:
ringraziamo: dalle 8.30 alle 17.00
SESTRI LEVANTE
9 -11 luglio 2021
La manifestazione, dedicata a
Lanfranco Colombo, patrocinata
dalla FIAF – Federazione
Associazioni Fotografiche – è
organizzata dall’Associazione
Culturale Carpe Diem con il
coordinamento artistico di Roberto
Montanari.
FOTO
Adriano Migliore
Giulia Migliore
Poco più avanti spiccano due fra i più imponenti edifici religiosi
di Noto, la chiesa di S. Francesco all’Immacolata con annesso ex
convento e la Chiesa di Santa Chiara, che conserva un’architettura
barocca di altissimo pregio, con adiacente convento delle ex
Benedettine.
MUNICIPIO
Giulia Migliore Photography
PALAZZO NICOLACI
Giulia Migliore Photography
Una delle manifestazioni netine più sentite e una tra le più importanti dell’intera
Sicilia è l’Infiorata: non si tratta di una manifestazione di carattere religioso, ma
del “Saluto alla Primavera”, un susseguirsi di “tele dipinte con fiori” nella via più
affascinante della città, Via Nicolaci.
Il venerdì pomeriggio alla luce del tramonto che potenzia le tonalità dorate della
pietra dei monumenti barocchi, ciascuno degli artisti vincitori del concorso per
l'ideazione dei bozzetti ispirati a temi che variano, di anno in anno, dalla mitologia
all'arte sacra, al folklore locale, ecc., prende possesso del riquadro assegnatogli tra i
sedici a disposizione sui lastroni di lava che pavimentano via Nicolaci.
DANTE
Adriano Migliore Photography
Il pendio lungo 122 metri, che costeggia Palazzo Nicolaci, L’olfatto è un grande protagonista: l’aroma di caffè, erba fresca
Principe di Villadorata, è caratterizzato da sette balconi e fiori di ogni tipo, inebriano i passanti generando una vera e
barocchi raffiguranti figure grottesche e si chiude con la propria gioia che coinvolge tutti i sensi, infatti la passeggiata è
facciata concava della Chiesa di Montevergini, che le fa da spesso accompagnata da musica allegra barocca allietando
sfondo conferendo spettacolarità e valorizzando il lavoro i passanti che ininterrottamente a partire dal venerdì sera
degli artisti infioratori. percorrono la strada in fiore.
I 16 bozzetti vengono selezionati da una Commissione È consolidata tradizione che la realizzazione del bozzetto
nominata dall'Amministrazione Comunale, gli artisti si raffigurante lo stemma della città, che apre l'Infiorata con il
impegnano con competenza tecnica e creatività ricoprendo primo riquadro, venga affidata, fuori concorso, all'Istituto
con petali di fiori e materiale vegetale il riquadro loro d'arte di Noto.
assegnato, le cui dimensioni sono 6 m x 4 m.
Per infiorare il tappeto di mq 700, occorrono circa 400.000
Il tappeto floreale ricopre dunque un'area complessiva di 700 fiori, in prevalenza margherite, garofani, gerbere, rose, ma
mq, in cui sono distribuiti sedici bozzetti. anche fiori di campo delle più varie dimensioni e colori,
Percorrendo la via Nicolaci il colpo d’occhio dei monumenti ampiamente disponibili nel mese di maggio in tutto il territorio
storici, unito al tripudio di colori dei petali utilizzati per la collinare di Noto.
realizzazione dei bozzetti è trainato dai profumi sprigionati
lungo la passerella.
IL SOMMO TRADITORE
Adriano Migliore Photography
ANGELO NOCCHIERO
Giulia Migliore Photography
Oltre alla celebrazione di Dante, l’infiorata 2021 ha voluto Le sere sono animate da spettacoli musicali e video-mapping
lanciare un messaggio di speranza, rinascita e resilienza, sulle facciate simbolo della città.
seppur con un pubblico limitato, infatti, l’infiorata è stata L’evento dura quattro giorni ed accoglie migliaia di turisti
svolta come di consueto garantendo gli eventi principali e la provenienti da tutto il mondo, permettendogli di visitare
spettacolarità del tappeto fiorito. anche le bellezze architettoniche di questa città di pietra.
L’infiorata è sempre stata sinonimo di rinascita: Noto nel Se si volesse visitare Noto durante il periodo estivo, è
mese di maggio si rigenera ed è possibile respirare l’arte a consigliato un cappellino e una scorta d’acqua ma è possibile
ogni angolo della città. una fresca pausa nelle vicinissime spiagge meravigliose
Fanno da cornice, infatti, tantissime attività ed eventi correlati. come l’oasi naturalistica di Vendicari, che ogni anno ospita
tantissimi uccelli migratori, tra i quali i fenicotteri sono i
Il corteo barocco è uno degli eventi cardine dell’infiorata, una protagonisti indiscussi, la Spiaggia di Calamosche, Eloro e
rievocazione storica dove i figuranti indossano gli abiti storici tante altre.
del ‘700 rappresentando le nobili famiglie e i personaggi di
spicco dell’epoca, accompagnati da musicanti, sbandieratori
e ballerine.
Barbara Lamboley
Floriana Podda
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso
Remo Turello
La libreria Luxemburg nasce nel 1872 sotto nome diverso; La particolarità di questo nuovo procedimento risiedeva nella
all’epoca, fungeva da filiale alla libreria Le Beuf di Genova e, due scelta molto accurata dei dettagli con cui venivano stampati
anni dopo, fu rilevata dal gestore della succursale, Francesco piccoli volumi; niente era lasciato al caso: i caratteri, la carta,
Casanova, che ne prese le redini facendola diventare Libreria il formato e, soprattutto, le illustrazioni firmate da artisti di
Casanova. grande spessore.
Francesco Casanova era appassionato, oltre che di libri, Casanova fu anche il primo ad utilizzare la fotoincisione per
anche di editoria e fece pubblicare una serie di grandi nomi le sue pubblicazioni.
quali De Amicis e Verga. Dopo una lunga carriera caratterizzata da scelte editoriali di
La libreria diventò presto un luogo di ritrovo culturale e grande eleganza e raffinatezza, nel 1921, Francesco Casanova
artistico per i più grandi autori di Torino. decise di cedere l’attività ai suoi collaboratori Rocco e Scala.
La libreria Casanova andò avanti senza grande clamore fino Angelo Pezzana è stato un libraio, giornalista, scrittore e
agli anni ’70 quando venne acquistata da Angelo Pezzana. politico ma è anche conosciuto come fondatore del movimento
Nel 1974, Pezzana, già precedentemente proprietario di una “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano),
libreria internazionale, portò un vento di modernità e vivacità il primo movimento di liberazione omosessuale italiano.
alla nuova nata Libreria Internazionale Luxemburg; la fece Pezzana è stato un pioniere della difesa dei diritti degli
diventare un grande punto di riferimento per la narrativa omosessuali in Italia e, nel 1977, non esitò ad andare fino
angloamericana, nonché per la letteratura internazionale in a Mosca per protestare contro la detenzione di un regista
generale. sovietico, imprigionato perché omosessuale.
La libreria è diventata negli anni un “salotto” dove incontrarsi E’ stata premiata insieme ad altre rinomate librerie di Parigi,
per scambiare opinioni, sfogliare riviste di difficile reperibilità Tangeri, Oporto, Bruxelles, Barcellona, Maastricht e Buenos
o semplicemente girare alla ricerca del titolo più adatto ai Aires.
propri gusti. Capite, allora, che entrare in un luogo simile può davvero avere
un significato paragonabile al viaggio in un’altra dimensione
Grazie alla sua lunga storia e all’impegno dei suoi proprietari, in cui la musica classica, le riviste e i libri esposti hanno il
nel 2015, la libreria ha ricevuto il maggiore riconoscimento potere di farvi tornare indietro di anni o di proiettarvi nel
internazionale dal quotidiano argentino Clarin ed è entrata futuro, di farvi conoscere culture diverse o di farvi ritrovare la
nella top ten delle librerie più importanti al mondo. vostra lingua madre…
Questo premio è stato motivo di orgoglio non solo per i gestori Dipende da quello che decidete di leggere e, se siete indecisi,
(ex ed attuali) ma anche per Torino; la Libreria Internazionale ci sarà sempre qualcuno pronto a darvi consigli.
Luxemburg è stata definita dal Clarin “la migliore e la più
completa della città”.
Giancarlo Nitti
Margherita Sciolti
TERRE
D'OCCITANIA
Usseaux, altrimenti detto Usseauso in italiano; Usseaus in occitano o anche
Useaou o Ussò in piemontese, è un piccolo gioiellino alpino di 180 abitanti.
I suoi abitanti la chiamano invece Siò.
Il territorio del comune di Usseaux, considerato uno dei In questa zona troviamo anche il parco naturale della Val
Borghi più belli e suggestivi d’Italia, è collocato nel panorama Troncea, campione di biodiversità, che si estende su una
mozzafiato delle Alpi Cozie, nel cuore dell’Alta Val Chisone, a superficie di 35474 ettari tutelati che arrivano a sfiorare i 3550
circa 80 km da Torino, ed è compreso tra due incantevoli aree metri di quota e che ospita le principali specie di ungulati
naturalistiche, il parco naturale Orsiera-Rocciavrè e il parco d’Italia tra cui cervi, caprioli, camosci, stambecchi, cinghiali
naturale del Gran Bosco di Salbertrand. e mufloni.
Queste due meravigliose aree naturalistiche sono state Questi tre parchi naturali rendono questo territorio uno tra i
istituite al fine di preservare e tutelare gli ecosistemi alpini e più ricchi di flora e fauna delle vallate alpine piemontesi.
gli ambienti in essi racchiusi, con i loro monumenti ed edifici Nel 2011 è stato anche insignito della “Bandiera Arancione”
di grande valore storico-culturale. dal Touring Club.
Il territorio di questi parchi è caratterizzato da numerose
miniere e da alcuni ghiacciai, oltre che da antiche strade e da
splendidi edifici religiosi di pregio.
Usseaux capoluogo,
Laux,
Balboutet,
Pourrieres
Fraisse
da un’altitudine che va dai 1210 ai 2890 metri s.l.m.. Qui il tempo sembra essersi fermato, si respira
Ogni borgata ha la sua Chiesa, il suo forno della un’atmosfera d’altri tempi e i suoi paesaggi
comunità e la sua festa patronale e ha una incontaminati trasmettono un senso di pace e
caratteristica che la contraddistingue. serenità.
L’economia è ancora basata sull’agricoltura,
Questi 5 villaggi alpini sono un esempio di sull’allevamento, sull’artigianato del legno, sulla
architettura rurale tra i più integri di tutta la zona. produzione casearia e sul turismo.
I piccoli borghi arroccati sui fianchi della montagna,
le case in pietra e in legno addossate l’una all’altra Le origini delle Borgate di Usseaux sono molto
e distribuite sul fianco della montagna, le fontane, i antiche e legate a tutti i popoli che nel tempo hanno
lavatoi, i forni per il pane, le stalle, il mulino, i segni abitato il territorio: Liguri, Celti, Romani, Barbari,
evidenti dei terrazzamenti che in passato erano Bizantini, Provenzali, Longobardi e Saraceni.
coltivati a grano, i pascoli ancora oggi utilizzati e i Ognuno di loro ha lasciato importanti influenze per
boschi, testimoniano una realtà agricola e contadina quanto concerne cultura, lingua e tradizioni.
di alta montagna ancora oggi ben conservata e
rendono questi villaggi alpini delle piccole perle
rurali.
La cultura e le tradizioni occitane rivivono in questo pittoresco Il tetto sporge dai muri con falde per proteggere i balconi
villaggio anche attraverso le loro casette in legno e pietra. sottostanti, è costruito con travi in legno a due falde. Il legno
Le abitazioni, un tempo, erano costruite in legno con il tetto in utilizzato per le costruzioni è il larice che si sviluppa in tronchi
paglia o in legno. lunghi e lineari ed è difficilmente attaccato dai tarli.
Il tetto non è molto inclinato per evitare lo scivolamento della
Questo però facilitava lo svilupparsi di incendi e quindi gravi neve che in inverno cade in grandi quantità rendendo questa
pericoli per le borgate. valle ancora più bella e affascinante.
Per questo motivo si iniziò poi ad utilizzare la pietra per la
costruzione delle case. Le lunghe balconate in legno, talvolta con balaustre sagomate,
sempre in legno, servivano principalmente come essiccatoio
Il tetto e la parte verticale delle case sono in pietra, per legname e cereali e si trovavano, di regola, sulla facciata
opportunamente lavorata, a seconda delle necessità e principale della casa.
dell’utilizzo che avrebbe avuto la costruzione. Sono in legno anche tutti i sostegni dei ballatoi.
Le pietre più grandi sono inserite nella parte bassa della Tutte le parti in ferro che si possono attualmente vedere
costruzione e vengono sistemate in modo da dare stabilità sono state adottate in epoca successiva anche se non molto
alla struttura. recente.
Il fango viene inserito tra le pietre solo per riempire le fessure
e non ha funzione cementante. La parte anteriore delle case ha la maggior parte delle aperture
La “casa tipo” era in genere formata da un seminterrato con rivolta verso valle ed è generalmente esposta a sud, mentre la
volte a botte e pilastri centrali utilizzato come stalla; sullo parte posteriore, parzialmente interrata, è più chiusa.
stesso piano si trovano la cantina e la cucina. L’accesso al primo piano avviene attraverso una scala in pietra
In alcune case possiamo trovare un “crotin” o un “infernot” mentre, la scala di accesso al sottotetto, può anche essere in
scavato nella roccia, sotto la stalla, utilizzato per la legno ed è posta al lato, a monte della casa.
conservazione degli alimenti e la stagionatura di salumi e
formaggi. Alcune case sono anche dotate di una scala a pioli che collega
il ballatoio del primo piano a quello del sottotetto.
Al primo piano troviamo le camere da letto e una camera Gli infissi sono realizzati in legno.
chiamata grangia, ossia un ampio vano destinato a granaio o Nelle serate più fredde gli abitanti si radunano ancora oggi
al deposito per gli attrezzi agricoli. nelle tipiche stalle, trasformate in taverne, per mangiare
Il sottotetto, spesso soppalcato, è anche utilizzato come insieme, cantare o raccontarsi storie e aneddoti.
fienile.
Iniziamo il giro delle borgate proprio da Usseaux, il Per ricordare il passaggio di Annibale possiamo ammirare il
capoluogo, definito il borgo del pane e dei murales. murales che ritrae la sua traversata con gli elefanti.
Il borgo spicca proprio per i suoi splendidi e fantasiosi Lungo le strade lastricate di pietre irregolari incontriamo
murales, circa una quarantina, che abbelliscono i muri fontane, lavatoi, antichi mulini e tracce della cultura occitana.
delle abitazioni e rappresentano temi di vita contadina, Passeggiando tra gli stretti vicoli e le pittoresche stradine,
di personaggi fantastici o di elementi della natura e degli giungiamo al forno della comunità, utilizzato ancora oggi per
animali. cucinare il pane.
Possiamo incontrare dipinti di finestre aperte da cui si
affacciano talvolta bambini e altre volte vecchietti; gattini Molto suggestivi anche il moe – palo del sindaco, il mulino
assopiti e lupi selvaggi. ad acqua, ristrutturato e visitabile in alcuni giorni, il grande
lavatoio e i collegamenti sotterranei.
Nella piazza principale, la Piazzetta delle cinque borgate, c’è
raffigurata la storia del pane, dalla semina alla panificazione
e la cottura nel forno, passando per la falciatura e la
macinatura nel mulino.
A monte spicca la chiesa Santissimi Pietro e Paolo, risalente Il gonfalone, che riprende nella sua parte centrale il disegno
all'epoca di Luigi XIV, soggetta nel tempo a numerosi dello stemma, è in drappo bianco riccamente ornato di
restauri. ricami d’argento e reca una cravatta con nastri dei colori
Nel periodo natalizio si svolgono i mercatini di Natale dove si nazionali frangiati di argento.
possono ammirare esempi di artigianato locale e assaggiare Viene solitamente esposto durante le cerimonie ufficiali
cibi tradizionali tipici del Borgo. nell’ambito del Comune, ed anche fuori del territorio
comunale.
La cosa particolare è che questi mercatini vengono allestiti
al caldo, nelle antiche stalle delle case.
Lo stemma comunale ha come emblema due spade
d’argento, guarnite d’oro, incrociate, con le punte all’insù,
accompagnate in campo dalla scritta Uxellum, in lettere
maiuscole in oro.
La leggenda narra che in tempi lontani al posto del lago ci malo modo chiedendo di essere lasciato in pace a lavorare la
fosse il campo di un contadino, gran lavoratore. sua terra.
Giorno dopo giorno il contadino non faceva che zappare, Quando al ritorno la gente passò nuovamente davanti al
arare, seminare, non esisteva un giorno di pausa, non si suo campo rimase stupefatta dal fatto che il campo era
assentava mai dalla sua campagna per nessun motivo. completamente sparito così come l’uomo ed il suo aratro,
risucchiati da un vortice che fecero sprofondare la terra
Diceva che lui non avrebbe smesso di lavorare neanche se un lasciando il posto a un meraviglioso specchio d’acqua!
giorno il campo fosse sprofondato. Infatti, non è possibile fare il bagno nelle acque del lago
Rinunciava a tutto pur di continuare a lavorare il suo campo. a causa di continui gorghi e mulinelli d’acqua che ci
Una domenica mattina, in onore della celebrazione del risucchierebbero sul fondo non permettendoci di stare a
Corpus Domini, nonostante le campane avessero iniziato a galla.
richiamare i fedeli a messa, lui ha comunque continuato a
lavorare. I compaesani, mentre si recavano in Chiesa, ligi al La leggenda narra anche che se si sale in punta alla
proprio dovere, lo chiamavano chiedendogli di unirsi a loro, Rocca del Lago, la parete rocciosa che cade a strapiombo
pensando che fosse solo distratto o in ritardo. sull’acqua, e si guarda giù verso il fondo del lago, si possa
vedere l’aratro del contadino.
Lui invece era ben consapevole delle sue decisioni e non
aveva nessuna intenzione di unirsi a loro, anzi li cacciò in
Ultima tappa è Fraisse, la borgata più a monte, conosciuta Tra le attrazioni architettoniche spicca la chiesa dedicata ai
come “il borgo dei boschi e del legno” per la sua dedizione Santi Giacomo e Filippo, costruita dagli abitanti per volere
all’arte della falegnameria, sostenuta proprio dai rigogliosi del duca Vittorio Amedeo II, con il grande quadrante solare
boschi circostanti, che forniscono la materia prima. sul campanile.
Le condizioni climatiche e lo scenario particolare rendono Vengono poi cotte in acqua bollente e servite con burro fuso,
uniche anche le materie prime e la tradizione gastronomica, salvia e parmigiano.
nella quale possiamo incontrare anche gusti e sapori francesi Buonissimi e caratteristici del posto anche i salumi, tra cui
e valdesi. il prosciutto cotto al forno e la mocetta, gli gnocchi con la
fonduta e la polenta con selvaggina.
Il prodotto tipico per eccellenza è il plaisentif, una toma
particolarmente ricca di essenze floreali prodotta con il latte Il tutto ovviamente da accompagnare con i rinomati vini rossi
delle mucche munto nei primi giorni di alpeggio. piemontesi.
È conosciuto anche come “formaggio delle viole” perché l'erba Il Ramìe è il vino rosso tipico della zona.
del primo alpeggio coincide con l'epoca della fioritura delle Da non dimenticare le grappe aromatizzate, il genepì, tipico
viole. liquore piemontese a base di artemisia alpina, il serpoul
La stagionatura dura almeno ottanta giorni. liquore a base di serpillo (varietà di timo) e l’arquebuse
digestivo a base di tanaceto.
Il piatto tipico, antica ricetta delle valli valdesi e occitane sono
invece le calhiette valdesi.
Sono di aspetto simili agli gnocchi ma a base di pane raffermo,
patate grattugiate, salsiccia o salame o lardo e cipolla.
I villaggi alpini di Usseaux offrono molte possibilità per All’interno dei cinque borghi è possibile partecipare anche a
passeggiate a piedi, in mountain bike e a cavallo, lungo dei tour guidati.
sentieri e strade militari, oltre a percorsi con le racchette da Imperdibile, poi, a soli 4 km, la visita al Forte di Fenestrelle,
neve e con gli sci. la grande muraglia piemontese, la più grande fortificazione
alpina d’Europa.
Un percorso facile di circa due ore, ad anello, adatto a tutti,
denominato “Il Sentiero del Pensiero”. Nel 2020 nel Comune di Usseax a Pian dell’Alpe nei pressi del
Il nome deriva dal fatto che lungo il cammino si trovano delle lago delle rane è stata posizionata una “Big Bench”.
massime incise su tavole di legno, scritte in quattro lingue: La Big Bench è una panchina gigante diventata simbolo di
italiano, occitano, francese e spagnolo. promozione e valorizzazione del territorio.
La panchina è fedele a quella del progetto del designer
Poco sopra Usseaux ci sono anche gli impianti olimpici per gli americano Chris Bangle.
sport invernali di Pragelato e Sestriere.
Per gli appassionati di mountain bike, ci sono la strada Insomma, un susseguirsi di magia, favole e storia che si
dell’Assietta e un reticolo di strade militari che offrono intrecciano dando vita a qualcosa di veramente unico.
percorsi adatti a tutte le esigenze.
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