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GF68

Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che permette a professionisti e appassionati di condividere esperienze e contenuti. Nel 2021, la rivista continua a crescere, promuovendo la cultura fotografica e il territorio attraverso una community attiva di reporter. Il numero di giugno 2021 presenta reportage su vari temi, tra cui la gastronomia e l'arte, con un focus particolare sulla catena di ristoranti Polpetta.

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Giroinfoto Magazine, fondato nel 2015, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che permette a professionisti e appassionati di condividere esperienze e contenuti. Nel 2021, la rivista continua a crescere, promuovendo la cultura fotografica e il territorio attraverso una community attiva di reporter. Il numero di giugno 2021 presenta reportage su vari temi, tra cui la gastronomia e l'arte, con un focus particolare sulla catena di ristoranti Polpetta.

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N.68 - GIUGNO 2021 [Link].

com
N. 68 - 2021 | GIUGNO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Polpetta
Tutto è polpettabile
Band of Giroinfoto

ORTO BOTANICO USSEAUX TEATRO MASSIMO


GENOVA BORGHI PIEMONTESI PALERMO
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Laura Rossini


WEL
COME

68
[Link]
GIUGNO 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 68


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 68


LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria_
CAPO REDATTORE Gienneci Studios,
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RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ DISTRIBUZIONE: SKIRA Editore


Barbara Lamboley (Resp. generale)
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da Gienneci Studios Editoriale.
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Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
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Regione Piemonte testi e le grafiche sono di proprietà
Stefano Zec intellettuale della Gienneci Studios © o
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Laura Rossini divieto riprodurli o modificarli anche solo
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Rita Russo autorizzazione del titolare dei diritti.
Regione Sicilia
Giacomo Bertini
Regione Toscana

Giroinfoto Magazine nr. 68


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

POLPETTA

GIROINFOTO MAGAZINE

68
I N D E X

R E P O R TA G E

CHIARA FERRARIS
10 POLPETTA
Tutto è polpettabile
Band of Giroinfoto Lazio

20
20 CHIARA FERRARIS
Il vetro diventa arte
Band of Giroinfoto Piemonte

32 VOMV GAZ
Sul relitto
A cura di Pierluigi Peis

46 TEATRO MASSIMO
Vittorio Emanuele
Band of Giroinfoto Sicilia

R E P O R TA G E 58 PROVE DI LIBERTÀ
Riccardo Ghilardi
VOMV GAZ Skira Editore

32
R E P O R TA G E

46
TEATRO MASSIMO

Giroinfoto Magazine nr. 68


7

R E P O R TA G E

64
ORTO BOTANICO

ORTO BOTANICO
Genova
64 R E P O R TA G E

Band of Giroinfoto Liguria NOTO

82
NOTO
La perla barocca
82
e il saluto alla primavera
A cura di Giulia Migliore

LIBRERIA LUXEMBURG
Oltre un secolo
94
all'insegna della cultura
Band of Giroinfoto Piemonte

USSEAUX
Uno scrigno di rare bellezze
102
Band of Giroinfoto Piemonte

R E P O R TA G E

94
LIBRERIA LUXEMBURG

R E P O R TA G E

102
USSEAUX

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10 R E P O RTA G E | POLPETTA

A cura di Laura Rossini

Gianmarco Marchesini
Laura Rossini
Marta Petrucci

Laura Rossini Photography

Nella vita si deve avere sicuramente una buona


dose di fortuna, ma per avere successo si deve
partire dal duro lavoro, dalle proprie radici,
dall’esperienza, dalla consapevolezza di se
stessi e dei propri limiti, il tutto condito da una
buona dose d’incoscienza e visione pura delle
cose, come quella dei bambini.

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | POLPETTA 11

Possiamo riassumere in questa ricetta


l’intervista che Giovanni Nerini, chef nonché
socio fondatore della catena di Ristoranti
Polpetta, ci ha rilasciato nell’incantevole cornice
della terrazza giardino del locale di Trastevere.

Ci troviamo al centro del quartiere più famoso


della movida romana, all’ombra della porta
Settimiana, che storicamente rappresenta
l’unica parte del complesso delle mura
Aureliane ancora conservata intatta sin dalle
origini e nel luogo dove fu costruita.

Oggi è totalmente integrata nel contesto


urbano, e la vista che se ne gode dalla terrazza
del ristorante fa sì che questa sede sia il fiore
all’occhiello dalla catena senza nulla togliere
alle altre location: Gazometro, Monti e l’ultima
nata Fiumicino.

Laura Rossini Photography

Marta Petrucci Photography

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


12 R E P O RTA G E | POLPETTA

Marta Petrucci Photography

Il fascino di questo luogo ha anche un altro volto, quello del "Cosa vuol dire #tuttoèpolpettabile?
poeta della romanità.
Le mura sono, infatti, quelle dell’osteria in cui Trilussa amava
trascorrere il suo tempo. Non è difficile immaginarlo seduto in
È un’espressione che mi è uscita all'inizio di questo
una saletta al tavolo, mentre legge il giornale, scrive o prende
percorso, mentre pensavo a quali polpette potessi fare e
ispirazione dai momenti di vita che intravede dalle finestre che
a poco a poco la lista delle possibili polpette diventava
danno sulla strada, come uno spettatore davanti a un film.
sempre più lunga.
La prima domanda nasce spontanea:
Pensavo a diverse ricette e come potessi “polpettizzarle”,
quindi mi sono detto: "praticamente...tutto è polpettabile!"

"È nata prima l’idea di aprire un locale, oppure di


trovare un luogo dove servire solo polpette?"

Diciamo che sono nati quasi insieme.


Sapevo che se avessi aperto un locale di polpette avrebbe avuto
sicuramente successo, ma al tempo ero ancora impegnato in
alcune consulenze.
Poi quelli che al tempo erano degli amici e che oggi sono anche
miei soci, mi hanno detto che avevano trovato un locale in via del
Gazometro e così è nato il primo locale "Polpetta".

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | POLPETTA 13

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


14 R E P O RTA G E | POLPETTA

Dall’antipasto al dolce, quali sono fino a oggi i piatti


che ti hanno dato più soddisfazione e quali invece
hanno riscosso più successo?  

Tanti piatti mi hanno dato molta soddisfazione.


Per citarne alcuni le polpette di Goulash, o quelle di Sacher o di
Red Velvet.

Molte hanno riscosso molto successo, difficile dire quali.


Dovendo citarne qualcuna: le polpette alla fiamminga, un piatto
che ho mangiato molti anni fa nel nord della Francia e che ho
polpettizzato; poi quelle di saltimbocca alla Romana o quelle di
zucca alla mantovana.

Tra i dolci, quelle di pan di stelle e le polpette di Mimosa.

Varcherete i confini di Roma aprendo altri locali?

Sicuramente ci piacerebbe aprire a Milano, per 2 motivi.


Il primo e principale è che per far crescere il Brand è importante
aprire in una città come Milano.
Il secondo è che è la mia città Natale, ho tantissimi amici a Milano
e sarebbe l'occasione per rivederli tutti.

Tra l'altro loro non vedono l'ora, al momento si devono accontentare


delle fotografie che vedono sui social.
Gianmarco Marchesini Photography

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | POLPETTA 15

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


16 R E P O RTA G E | POLPETTA

Marta Petrucci Photography

La polpetta è un piatto tipico romano?

Purtroppo no, è sicuramente un piatto che sentiamo nostro ma


non ha origini romane, tantomeno italiane. Scarpetta o Galateo?
Non ci sono certezze, ma la teoria più accreditata ne riconosce
la paternità alla Persia.
La carne pestata del Medio Oriente arrivò in Europa con gli arabi. La qualità del servizio sta anche nel saper leggere le
Di sicuro però il primo a scrivere ricette nei suoi libri di cucina espressioni sui volti degli avventori.
fu il cuoco romano Marco Gavio Apicio tra il 25 a.C. e il 35 a.C.
Qui può capitare che prima di portare via il piatto con un
Abbiamo adottato questo piatto facendolo nostro e declinandolo po’ di sugo rimasto, il cameriere chieda: desidera altro
lungo tutto lo stivale, come fosse un dialetto. pane per fare la scarpetta?
Dai canederli alle polpettine affogate nel ragù napoletano della La risposta ve la lasciamo immaginare e non rientra nelle
domenica. regole previste dal Galateo.
Siamo affezionati alle polpette al sugo perché le associamo
all’amore che le nostre nonne o mamme mettevano nella lunga e
lenta cottura a fuoco dolce.

Un piatto semplice, povero e genuino che potevi mangiare a casa


perché sapevi che veniva preparato con carne sceltissima, con
gli odori dell’orto e con la passata fatta in casa con i pomodori
San Marzano della raccolta di Settembre.

Nei ristoranti, in passato, era caldamente sconsigliato ordinare


polpette perché alcuni ristoratori, tentati dal Dio risparmio,
avrebbero potuto utilizzare gli avanzi dei giorni precedenti come
ingredienti.
In questo ristorante la procedura di cottura è rigorosamente
tradizionale, le materie prime sceltissime e il risultato è
strabiliante: ti senti a casa!

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | POLPETTA 17

Semplice e facile?

Non c’è nulla di semplice nello studiare una ricetta e


riprodurre sapori, odori e consistenze di un intero piatto
da concentrare in un solo morso.

L’impresa è riuscita perché nel menù, dall’aperitivo al


dolce, si susseguono pietanze gustose e sfiziose.
Si comincia con l’aperitime un momento di chiacchiere
e convivialità intorno ad assaggi gustosi dalla sempre
perfetta forma sferica.

Fare palline perfettamente tonde e della stessa


dimensione è un’arte.

L’antipasto della casa è composto da una polpetta di


pecorino e ricotta su un letto di rucola e acciughe, una di
mortadella con pistacchi, crema di formaggio e glassa di
aceto balsamico, e per finire una di ‘nduja, mascarpone e
crostini di pane.

Siamo rimasti talmente soddisfatti che il piatto post


assaggio ci è sembrato la migliore rappresentazione oltre
Marta Petrucci Photography a essere un quadro di colori e forme.

Giroinfoto Magazine nr. 68


18 R E P O RTA G E | POLPETTA

Ci vuole coraggio a inserire delle polpettine all’interno della più


classica ricetta della pasta alla carbonara, eppure lo chef ha
trasformato un piatto della tradizione in una esplosione di gusto.

Il piatto forte è sicuramente la cassetta con assaggi diversi, ma


Giovanni non ha confini e ha ideato piatti fusion come le polpette
in salsa teriyaki servite con riso al vapore, semi di sesamo ed erba
cipollina.

Laura Rossini Photography

Laura Rossini Photography

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | POLPETTA 19

Marta Petrucci Photography

Immancabile il trionfo di dolci dove la regina incontrastata è la


cheesecake.

La professionalità non si improvvisa, dietro c’è lavoro, studio,


viaggio e curiosità.
E se questa è un’avventura tra amici cominciata per caso,
vediamo dove li porterà.
Al momento non resta che seguirli nella nuova apertura di
Fiumicino, senza dimenticare il sempre spettacolare Gazometro
e quartiere Monti.

E a chi non è di Roma, ci spiace, non rimane che aspettare.


Coming soon a Milano.

Ringraziamo Polpetta per l’ospitalità e Giovanni Nerini per averci


permesso di entrare nel suo mondo dove tutto ha la forma di
una sfera simbolo di perfezione, equilibrio ed equità.

[Link]

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


20 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

A cura di Margherita Sciolti


A Torino, nel quartiere Campidoglio, tra corso
Svizzera e corso Tassoni, e più precisamente in
Via Levanna possiamo trovare il laboratorio di
vetrofusione e decorazione Chiara Ferraris, Art
and Glass Fusing.

Chiara Ferraris è titolare di una Bottega artigiana


da oltre vent’anni e si occupa di arte vetraria e
principalmente di vetrofusione.

Giancarlo Nitti
Margherita Sciolti
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 21

Dopo essersi diplomata al Liceo Scientifico e


Laureata in Storia della Miniatura presso la facoltà
di lettere di Torino, volendo svolgere un’attività
nell’ambito del restauro, ha frequentato i due anni
di scuola serale per Artigiani e Restauratori.

Di sera studiava e di giorno andava in Bottega,


imparando l’arte dai vecchi vetrai che le hanno
permesso di innamorarsi del vetro. È stato amore
a prima vista.
Ha poi continuato a specializzarsi al fine di
affinare le tecniche di lavorazione del vetro, di
restauro e di pittura.
Nel 2000, dopo tre anni di esperienze in varie
Botteghe, decide finalmente di coronare il suo
sogno e aprire la Sua attività di Via Levanna dove
crea tutte le sue opere e dove spesso accoglie
giovani del politecnico o giovani ragazzi che
vogliono imparare il mestiere artigiano.

Chiara infatti ama trasmettere le sue conoscenze


ai giovani cercando di trasferire, oltre che le
tecniche di lavorazione, anche l’amore per l’arte e
per il restauro.
Oltre a organizzare corsi privati è anche docente
dal 2006 presso la Scuola Artigiani Restauratori
Maria Luisa Rossi e dal 2007 presso la Scuola
Orafi Enzo Ghirardi di Torino.
La sua attività di Docente si è arricchita
partecipando, ormai da decenni, al Progetto
Bottega Scuola della Regione Piemonte, in qualità
di Maestro di Bottega al fine di trasmettere le sue Massimo Tabasso Photography
conoscenze e le sue passioni ai giovani.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


22 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

Margherita Sciolti Photography

Molto presto, proprio


grazie ai suoi studi e alle sue
esperienze nelle varie Botteghe Artigiane le
viene conferito, dalla Regione Piemonte, il marchio
di “Eccellenza Artigiana”.

Negli anni ha promosso le sue creazioni partecipando a


numerose Esposizioni d’Arte sia in Italia che all’estero.
Nel 2003, per esempio, ha esposto i suoi lavori presso la Fiera di
Settore di Dubai.

Chiara nel suo lavoro ha ricercato l’espressione estetica cercando sempre


di valorizzare ogni suo lavoro attraverso i colori e il vetro. Ha sempre cercato
nuovi stimoli per migliorarsi dal punto di vista tecnico e artistico.

Nel 2006, in collaborazione con la Fondazione Pistoletto di Biella, a dimostrazione


dell’impegno profuso nel suo lavoro, realizza un oggetto-scultura in occasione
dell’evento “Cubi in Movimento” che l’ha portata a partecipare ad un convegno al Museo di Arte
Contemporanea Mart di Trento come relatrice ed espositrice.

Spesso è stata scelta per esporre le sue opere presso


mostre
sponsorizzate e svolte dalla Regione Piemonte
relativamente all’Artigianato Artistico
d’Eccellenza del vetro.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 23

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


24 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

Archivio fotografico Chiara Ferraris


Si è fatta conoscere
anche nel mondo dello sport
creando trofei e coppe per gare agoniste
nazionali ed internazionali come la Coppa del Mondo
di Sci femminile a Sestriere, la Coppa del Mondo di Sci a
Madonna di Campiglio e il Trofeo Romanini Circolo Esperia per
la gara internazionale di canottaggio d'inverno sul Po.
Ha anche realizzato un’opera per lo Sporting Club di Torino per
rappresentare il Torneo Internazionale di Tennis.

Dopo la nascita del figlio, ha sviluppato una passione per una nuova tecnica
pittorica.
Si è così dedicata a perfezionare la tecnica che ritrae bambini con effetto
tridimensionale all’interno di una mattonella, ovviamente in vetro, spessa circa 2 cm.

Nel 2010 ha creato, insieme a Confartigianato, una Rete di Imprese chiamata Unilab
Project che può vantare tra i suoi progetti la realizzazione della Fontana Luminosa con
Lastre in vetrofusione artistica che si trova nella piazza centrale del Comune di Vinovo.

È riuscita a far crescere la sua notorietà partecipando alla ristrutturazione del Ristorante il
Cambio di Torino e realizzando, per il dehor del ristorante Naskira dello Chalet Il
Capricorno, un’installazione luminosa di 8 vetri d’arte temperati ed antivento.
Sue anche le vetrate del Comune di Groscavallo e la vetrata per la
Chiesa di Santa Maria di Testona di Moncalieri.

Nel 2013 nasce la collaborazione con Giorgio Gros con cui fonda la
start up GIOARA per cercare di portare ad un livello massimo la
produzione del vetro.

Con lui realizza una collezione di lampade di design


dedicate allo sci, una serie di piastrelle in vetro
con applicazioni nanotecnologiche e di
retroilluminazione e depositano all’UAMI il
progetto dello sci di vetro che è diventato
uno dei pezzi più richiesti per
moltissime produzioni
d’élite.

Archivio fotografico Chiara Ferraris

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 25

ARTE CON LO SCARTO


Chiara, essendo amante della natura, è molto
attenta al riciclo dei materiali.
Riesce ad utilizzare dei “vetri di riuso”, collaborando
con una importante rete di vetrerie industriali che
le forniscono tutti gli “scarti di materiale”.

Tramite la vetrofusione, facendo passare il


vetro dallo stato solido allo stato liquido e
nuovamente allo stato solido, riesce ad eliminare
il deterioramento del materiale riuscendo così a
riutilizzarlo.
Questo le permette di usare degli ottimi materiali
riuscendo ad abbassare il costo per il cliente
finale.

La vetrofusione è una tecnica antichissima,


ancora oggi utilizzata da diverse figure nell'ambito
dell'artigianato e dell'arte utilizzando forni speciali
a temperature di 700°C/800°C.

Questa tecnica offre infinite possibilità di


espressione artistica, per cui infiniti sono i
linguaggi e gli stili che vi si esprimono abbinando
una buona dose di creatività.
Questo ne fa una tecnica sempre attuale e
in continua evoluzione, adatta al riutilizzo di Maria Grazia Castiglione Photography
materiali di scarto in una vasta scelta di impieghi
con risultati mai scontati.

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


26 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 27

Maria Grazia Castiglione Photography

Per fare un esempio di


arte con il riciclo, Chiara ci ha mostrato
un vetro appena realizzato, che diventerà un
tavolino creato per una esposizione che sarà tenuta a
Pisa dal designer Antonio Caggianelli che ha creato la grafica,
stampata ad altissima definizione con colori all’acqua performanti.

L’Opera si chiama “Fetonte” e la grafica rappresenta le fiamme, le stelle e il


carro di Fetonte bruciato dal sole che cade poi sulla terra.
Il piano è in cristallo fuso, cotto a circa 800 gradi e bisellato a mano, cioè
una particolare tipologia di molatura in cui si lavora sui bordi della lastra da un
qualunque angolo inferiore ai 90° rispetto alla superficie della stessa.

Per quest'opera sono stati utilizzati tutti materiali “riciclati”, provenienti da altre
lavorazioni, valorizzandone l’opera dal punto di vista della sostenibilità.

Rita Russo Photography

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


28 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

Maria Grazia Castiglione Photography


Il riclaggio non ha limiti
nella bottega di Chiara,
Ci mostra infatti un oggetto utilizzato come
strumento per frantumare il vetro e trasformarlo in
"granelli" per le decorazioni.

Si tratta di un cilindro di un motore di un camion adattato a mortaio.


Lo vediamo subito all'opera, recuperando alcuni frammenti di vetro
colorato e creandone in pochi secondi la frammentazione.

La "granella" verrà utilizzata per la


decorazione di un vetro che con la
successiva fusione prenderà vita una
splendida piastrella.

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 29

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


30 R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS

Margherita Sciolti Photography

Altra parte interessante


e di fondamentale maestria à il
taglio del vetro.
Chiara spiega che uno dei primi passi nella
lavorazione del vetro piano è quello di ricavare pezzi delle
dimensioni volute da grandi lastre di vetro.

Incidendo la superficie del vetro, vengono create le tensioni


che permettono un troncaggio controllato sia a mano sia con uno
strumento apposito.
Solo quando si utilizza uno strumento adatto è garantito che il vetro si
tronchi dove desiderato.

Una volta tracciato il taglio si procede con la separazione delle due parti con
una pinza apposita.
Per evitare che il vetro diventi pericoloso e tagliente nelle parti appena distaccate si
utilizza una mola per smussare gli angoli.

Con questa tecnica si possono ottenere diverse forme, anche di piccolissime dimensioni.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | CHIARA FERRARIS 31

Ci è stata anche mostrata una scultura


tridimensionale in verticale creata utilizzando
una lastra di 6 mm tutta tagliata a spicchi che
attraverso l’utilizzo del calore di arrotonda e si
fonda rendendo solido l’intero pezzo.
Anche questa creata con una lastra riciclata a cui
viene data una nuova vita e una nuova forma.

Un ultimo giro per la bottega per ammirare le


diverse creazioni di Chiara, compresa la creazione
della figura di Camillo Benso di Cavour, realizzata
con uno specchio perpendicolare all'immagine
che permette la visione intera da qualsiasi tipo di
angolazione.

[Link]

Giancarlo Nitti Photography

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


32 R E P O RTA G E | VOMV GAZ

NEL CIMITERO DELLE NAVI


A cura di Pierluigi Peis
Al porto di Ravenna, in una zona che sembra dimenticata da
tutti tranne che dai gabbiani, in fondo alla zona industriale
della “Pialassa” all'imbocco del canale Piomboni, c'è quello
che sembra a tutti gli effetti un cimitero di navi.

Il cielo un po' nuvoloso e a momenti plumbeo e un vento


fortissimo che alza sabbia e polvere rendono l'atmosfera
molto tetra.

RAVENNA

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | VOMV GAZ 33

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


34 R E P O RTA G E | VOMV GAZ

Pierluigi Peis Photography

Lasciamo la macchina nel parcheggio dell'ultima ditta prima che la strada finisca in un cancello da cantiere
spalancato. Poi ci inoltriamo a piedi: sulla sinistra tanti rimorchi di camion uno dietro l’altro; sulla destra un
campo con una distesa di gabbiani con nidi, uova e pulcini.

Appena ci notano, molti si alzano in volo e cominciano a stridere sempre più forte.
La stradina arriva a una specie di collinetta che sembra artificiale con un piccolo canale con acqua
disgustosa che interrompe il nostro avanzamento.

Proseguiamo, quindi, paralleli al canale e alla collinetta entrando nel campo a destra, dove finisce la
recinzione.
Strapieno di gabbiani, anche quelli che rimangono a terra ci garriscono contro e quelli in volo si avvicinano
paurosamente, scendendo in picchiata per poi risalire rapidamente: mi ricorda vagamente il film Gli uccelli
di Alfred Hitchcock.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | VOMV GAZ 35

Per terra tanti nidi con uova e mamme coi pulcini, in aria
probabilmente i maschi che vogliono spaventarci e mandarci
via.

Arrivati al mare, il piccolo canale è prosciugato e possiamo


attraversare.
Oltre la collina, si vede l'inquietante paesaggio, una prima nave,
la Orenburggaz Prom, semi affondata, appoggiata al fondo e
piegata sulla sinistra.

Dietro di noi, dove finisce la banchina in cemento, probabilmente


della ditta del parcheggio, fuori dall'acqua si notano i resti
affioranti della poppa di un’altra grande nave.

Continuando davanti a noi la Vomv Gaz, ormeggiata con delle


gomene a dei corpi morti e le catene delle ancore non in tiro
con le ancore insabbiate.

Pierluigi Peis Photography


Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


36 R E P O RTA G E | VOMV GAZ

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | VOMV GAZ 37

Pierluigi Peis Photography

Appoggiata al basso fondo e praticamente attaccata a terra Nel 2006 furono abbandonate nella banchina del porto di
e facilmente raggiungibile, subito dopo quello che rimane di Ravenna per alcune controversie legali e poi nel 2009 furono
una piccola nave tutta arrugginita, forse una piccola chiatta spostate in una zona dove non avrebbero dato fastidio al
o un rimorchiatore, qualche rottame e dei vecchi pneumatici traffico portuale, in attesa di essere vendute o demolite.
ricoperti di alghe. In fondo, più lontano, un’altra grande nave,
la V. Nikolaev. La Vomv Gaz è lunga centonove metri e larga sedici, su
internet trovo che è stata varata nel 1995 in Ucraina, anche se
La Vomv Gaz, insieme alla Orenburggaz Prom e alla V. altri siti dicono che le tre navi “russe”, sono della metà degli
Nikolaev, sono le tre navi della flotta di cargo russo-ucraine anni ottanta.
portanti bandiera maltese riconducibili a un unico armatore
che facevano la spola tra la Croazia e Ravenna con ghiaia e
materiale per l’edilizia.

Pierluigi Peis Photography

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38 R E P O RTA G E | DA BASTIA
VOMV GAZ A PORTO

Pierluigi Peis Photography

Dalla fiancata della Vomv Gaz cala una vecchia e malmessa


scala a pioli di corda legata ad una bitta, per arrivarci un
cumulo di rottami di cemento, legno, ferro e vecchi pneumatici
fanno da ponte sul pavimento fangoso e pozzanghere.

La scaletta è molto insicura e pericolante ma salire si rivela


più semplice di quello che sembri.
Una volta a bordo basta scavalcare la battagliola arrugginita
e ci troviamo davanti a due porte stagne spalancate: quella
a sinistra si apre su un ambiente pieno di bombole di CO2 in
fila sui due lati, collegate a piccole tubazioni; la porta frontale
entra nella pancia della nave, dove si trovano la cucina, la
mensa, la sala ricreativa e le cabine dei marinai.
Ormai la decadenza la fa da padrone: tutto è arrugginito,
vandalizzato e piccioni e colombi l’hanno trasformata in casa
loro con tutto quel che ne consegue.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | VOMV GAZ 39

Molti vetri e oblò sono rotti, i materassi e i mobili economici Saliamo i vari piani del castello di poppa fino ad arrivare al
ormai sono marci, dei libri con caratteri in cirillico sono ponte di comando, col pavimento in legno ormai marcio e
rovinati e quasi illeggibili, un tavolo da biliardo senza piedi e sfondato in alcuni punti.
ammuffito giace ancora nella sala relax insieme a divanetti e
poltrone marcescenti. Gli strumenti e i telegrafi di bordo sono stati rotti, una poltrona
e dei computer, un libro aperto mangiucchiato dai topi, uno dei
In uno stanzone alto almeno due piani, con delle ringhiere e tanti telefoni a cornetta, la sala radio con qualche strumento
aperto in centro con diversi strumenti e altri quadri elettrici, vandalizzato, delle scale portano al piano di sotto, con altre
troviamo delle scale che scendono alla sala macchine, ormai cabine, probabilmente quella del capitano, che ha il bagno, il
allagata. televisore e qualche vaso con i resti di piantine secche.

Si esce a poppa, un argano e diverse bitte color ruggine e due


relitti fanno inquietante figura sullo sfondo.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


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Giroinfoto Magazine nr. 68


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Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


42 R E P O RTA G E | VOMV GAZ

Pierluigi Peis Photography

Continuiamo ad andare su e giù per i vari piani, corridoi bui e pieni di deiezioni di uccelli e piume, altri telefoni in altre cabine e
nei corridoi. Sgabuzzini con dei ricambi elettrici o idraulici.

Passiamo all'esterno, seguendo la battagliola arriviamo alla grande coperta di carico, sembra un campo da calcio in metallo,
con il castello di poppa che si staglia alto verso il cielo come un palazzo di periferia. Arriviamo a prua, per salirci un corridoio
buio e delle scale ormai sfondate dalla ruggine, i grandi argani salpa ancora, bitte, grossi rotoli di gomene, una grossa ancora
di rispetto, un pulcino di gabbiano impaurito tra due lamiere.
Scendiamo sotto la prua, alcuni ambienti completamente bui, forse un’officina e scaffali con ricambi e altre gomene.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


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Anche scendere dalla nave con la scaletta di corda si rivela più semplice di quello che sembrava guardando la discesa dalla
battagliola.
Una volta a terra vado dietro il relitto per ammirare la poppa da terra: si notano le pale dei timoni e le eliche fuori dall'acqua.
Il rientro all'auto è più impressionante che raggiungere le navi, il vento è più forte e continua ad alzare polvere e sabbia, i
gabbiani sono molto più aggressivi, si avvicinano pericolosamente, stridono forte, ci girano intorno a pochi metri di distanza,
salgono e scendono in picchiata virando vicinissimi e “sganciando bombe”.
Finalmente arriviamo alla macchina e andiamo a Marina di Ravenna a pranzare con una piadina romagnola e bere una birra.

Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


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Giroinfoto Magazine nr. 68


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Pierluigi Peis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


46 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

A CURA DI RITA RUSSO

È noto a molti che percorrere le vie e


Rita Russo i vicoli del centro storico di Palermo
Stefano Zec regala al visitatore continue emozioni
per il gran numero di tesori storico -
artistici che esso custodisce.

L’emozione cresce quando è possibile


entrare in alcuni di essi per fruire anche
degli interni. È questo il caso del Teatro
Massimo “Vittorio Emanuele” che, così
come per Roma il Colosseo e per Milano
il duomo, rappresenta universalmente il
simbolo della città di Palermo.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 47

Tornato agli antichi splendori nel 1997, dopo un intervento di restauro durato ben 23
anni, il maestoso edificio si affaccia sulla centralissima piazza dedicata a Giuseppe
Verdi, conosciuta da tutti come Piazza Massimo.

Questo monumento, con i suoi 7730 mq distribuiti fra teatro, sale di rappresentanza,
gallerie e scale monumentali, è considerato la più grande struttura lirica in Italia, la terza
in Europa dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna e la quinta al mondo.
Costituisce uno dei più importanti centri culturali della città, dal momento che, ogni
anno, propone una corposa programmazione di eventi di grande spessore, sia di
carattere lirico sia drammaturgico, cui contribuisce anche il “Caffè del Teatro Massimo”,
che occupa due eleganti e ampie sale interne al pian terreno dell’edificio, nel quale si
tengono spesso iniziative ed eventi culturali di vario tipo in stretta collaborazione con la
Fondazione Teatro Massimo.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


48 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

Rita Russo Photography

Sebbene a causa dell’ormai fin troppo noto evento pandemico, Ma è anche possibile intrattenersi, dopo la visita standard,
la struttura sia attualmente chiusa al pubblico, è normalmente nel Salotto del re annesso al Palco Reale, sorseggiando un
possibile effettuare una visita guidata delle numerose aperitivo seduti sulle storiche poltrone di seta bordeaux o,
sale interne di questo austero ed elegante edificio, della ancora, ascoltare un esclusivo concerto da camera in uno dei
durata di 30’, prenotando all’indirizzo mail visiteguidate@ ridotti del teatro, prima della visita e dell’aperitivo nel Salotto
[Link]. del re.

Inoltre, in aggiunta al tour standard è possibile, solo su


prenotazione e per un numero limitato di persone, avere
accesso anche ad alcuni spazi generalmente vietati al
pubblico, acquistando il corrispondente ticket.
Infatti, è possibile visitare sia il palcoscenico dietro le quinte,
le cui modalità variano a seconda delle esigenze della
produzione artistica dello spettacolo in programma, sia salire
sulla terrazza per godere di una vista mozzafiato sulla città.

Rita Russo Photography


Sara Mangia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 49

Nonostante prima dell’Unità d’Italia, la città di


Palermo sentisse già la necessità di possedere
un teatro dell’opera, la progettazione di questo
monumentale edificio avvenne dopo l’annessione
della Sicilia al Regno d’Italia.

Per questo scopo, il Consiglio Comunale identificò


nella zona tra il bastione di San Vito e Porta
Maqueda, l’area sulla quale esso doveva sorgere,

espropriando, grazie alle leggi eversive del 1866, i terreni sui In particolare, la pietra utilizzata per la realizzazione di
quali sorgevano tre chiese: la Chiesa e il Monastero delle quest’ultimo, dalle fondamenta fino alle strutture dei solai,
Stimmate, la Chiesa di San Giuliano e il Monastero dell’Ordine comprese le decorazioni esterne, fu la calcarenite proveniente
Teatino dell’Immacolata Concezione e la chiesa di S. Agata da Carini.
delle Scorruggie alle Mura, sorta nella casa dove sarebbe
vissuta la santa. Visto il tipo di lavoro necessario per la costruzione di questo
imponente edificio e la scarsità di maestranze capaci di
Un’area che, per la sua posizione a confine tra il nucleo antico lavorare la pietra da taglio, fu Basile stesso ad istruire
della città e l’espansione settentrionale di essa, sanciva la centocinquanta scalpellini attraverso opportuni corsi di
continuità storica tra le due zone. formazione sia per l’intaglio sia per la decorazione della pietra
Così, il 10 settembre 1864, l’allora Sindaco di Palermo, secondo il gusto dell’arte classica.
Antonio Starabba marchese di Rudinì, bandì un concorso di
progettazione aperto ad architetti sia italiani sia esteri. Mentre Rutelli creò per l’occasione una rivoluzionaria gru,
azionata da un motore a vapore che, con un sistema di
L’idea era quella di donare ai Palermitani un teatro ben più pulegge, carrucole e cavi era capace di sollevare a più di 20
spazioso e moderno di quello da poco realizzato e intitolato metri di altezza, i pesanti massi e tutti i componenti lapidei
al grande compositore Catanese Vincenzo Bellini, il Real necessari alla realizzazione dell’edificio, con un notevole
Teatro Bellini, unico teatro della città, piuttosto piccolo risparmio di tempo durante l’edificazione.
per le rinnovate esigenze della popolazione, soprattutto in
considerazione del nuovo regno. Nel 1878, i lavori di costruzione furono sospesi, probabilmente
per i costi elevati dell’opera (pare che quella finale dovesse
Bandito il concorso, la cui scadenza fu fissata il 9 settembre comprendere sculture esterne mai realizzate proprio per
del 1866, nel tentativo di limitare il rischio di favoritismi, fu mancanza di fondi) e ripresero dodici anni dopo, nel 1890,
istituita una Commissione giudicatrice composta da un sempre sotto la direzione dell’arch. Giovan Battista Filippo
membro tedesco, uno francese e uno italiano. Basile, con l’intento di completare la struttura in tempo per
La scadenza del concorso subì una proroga di sei mesi non l’Expo internazionale che nel 1891 si sarebbe tenuta a Palermo.
solo per l’importanza e la vastità del progetto ma, soprattutto, Pochi mesi dopo la ripresa dei lavori, l’Architetto Basile morì
per la Terza guerra d’indipendenza alla quale alcuni dei e a lui subentrò il figlio Ernesto, anch’esso architetto, che su
concorrenti presero parte. richiesta del Comune accettò di portare a compimento l’opera
iniziata dal padre, completando anche i disegni necessari per
Fu comunque a settembre del 1868 che la Commissione la definizione dei lavori del teatro.
giudicatrice formulò la graduatoria e proclamò vincitore, tra
i trentacinque partecipanti, il noto architetto palermitano In occasione dell’inaugurazione del nuovo edificio, che
Giovan Battista Filippo Basile. avvenne il 16 maggio 1897, fu messo in scena, per la prima
Dopo un ulteriore periodo di attesa, successivo alla volta a Palermo, il Falstaff di Verdi ed il teatro fu intitolato al
proclamazione del vincitore, la prima pietra del teatro fu neonato re del Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II.
posata il 12 gennaio del 1875, in Piazza G. Verdi, alla presenza
delle maggiori autorità cittadine.

I lavori furono affidati all’impresa edile di Alberto Machì e


Giovanni Rutelli, per la lunga esperienza ottenuta negli anni
nel settore dell’architettura e in particolare per le competenze
acquisite nell’arte dell’intaglio delle pietre usate per strutture
complesse come quella che il progetto del Teatro Massimo
prevedeva.
Rutelli, in particolare, era un profondo conoscitore
dell’architettura religiosa greco - romana e delle tecniche
stereotomiche, ossia delle procedure geometriche codificate
per progettare elementi strutturali in pietra da taglio,
conoscenze essenziali per la realizzazione di un edificio -
tempio delle dimensioni del Teatro Massimo.

Antonio Pedone Photography

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50 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

Oltre l’imponenza dell’edificio che non può non essere notata legge una frase la cui attribuzione di paternità risulta ancora
insieme alla sua simmetria compositiva, la prima cosa che oggi incerta e controversa: "L'arte rinnova i popoli e ne rivela
salta all’occhio del visitatore è senz’altro lo stile neoclassico la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar
del monumento di ispirazione greca e romana. l’avvenire" (alcuni l’attribuiscono a Camillo Finocchiaro Aprile,
Un vero e proprio tempio della musica e della lirica. ministro di Grazia e Giustizia, altri a Francesco Paolo Perez,
letterato, sindaco di Palermo dal 1876 al 1878, senatore del
In corrispondenza del prospetto principale, che si affaccia su Regno d’Italia e ministro).
Piazza Verdi, fa bella mostra di sé una maestosa scalinata che
termina con un porticato (pronao) preceduto da sei colonne di Quella che di certo non passa inosservata è, infine, la
ordine corinzio. grande cupola emisferica, coperta da squame in lamiera di
Ai lati superiori della scalinata svettano su dei piedistalli, due rame, del diametro di 28,73 metri, la cui struttura metallica
grandi leoni in bronzo con le allegorie della Tragedia (realizzata reticolare poggia su un sistema di rulli che ne consentono gli
dallo scultore Benedetto Civiletti) e della Lirica (realizzata spostamenti dovuti alle variazioni di temperatura, che culmina
dallo scultore Mario Rutelli) e sul fregio della trabeazione si con un grande vaso d’ispirazione corinzia.

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 51

Rita Russo Photography

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52 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

Oltrepassato il portone d’ingesso, si resta incantati dalla


sontuosità e dall’eleganza del grande Foyer che anticipa
la magnificenza che caratterizza le sale successive.

Il colore predominante di questa sala rettangolare,


spesso utilizzata per concerti ridotti e mostre, è il
rosso tipico delle foglie autunnali, chiamato per questo
“ottobrino”.
Essa è decorata con due grandi candelabri in bronzo
posti in alto sui lati corti della sala, insieme a rilievi
scultorei realizzati da Salvatore Valenti e a un busto,
opera dello scultore Antonio Ugo, che rappresenta G. B.
Filippo Basile, architetto del teatro.

Usciti dal Foyer si attraversa l’elegante corridoio arredato


da grandi specchi per raggiungere la Sala Grande, ossia
la celebre sala principale dedicata alle rappresentazioni,
che ha la forma di un ferro di cavallo, una pendenza del
4% contraria a quella del palcoscenico che è del 6 % e
un’acustica perfetta, tanto da essere elogiata da tutti gli
appassionati di teatro che hanno avuto l’occasione di
viverla.
La sua capienza, progettata originariamente per ospitare
fino a 3000 spettatori, tra platea, loggione e cinque ordini
di 31 palchi ciascuno, è oggi ridotta a 1247 posti, per
ragioni di sicurezza.

Le magnifiche decorazioni della sala, insieme alla


progettazione del Palco Reale, sono opera dell’architetto
Ernesto Basile, subentrato al padre dopo la sua morte e
grande esponente del Liberty palermitano ed europeo.
Egli si servì dell’opera del produttore di arredi Vittorio
Ducrot e di diversi pittori e scultori, tra i quali Giuseppe
Sciuti che raffigurò il corteo dell’incoronazione di
Ruggero II nel grande sipario.
In particolare, per quanto attiene l’illuminazione del
teatro, originariamente progettata per essere alimentata
a gas, fu trasformata da Basile in illuminazione elettrica.
Così, per rendere omaggio al nuovo ed imponente tempio
dell’arte, l’allora distributore di energia fornì gratuitamente
per le prime cento rappresentazioni la corrente elettrica.

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 53

Stefano Zec Photography

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54 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

Le due strutture esterne semicircolari che sporgono sui


fianchi dell’edificio corrispondono ad altrettante sale.
In particolare, quella esposta a sud, chiamata Sala Pompeiana,
una volta riservata solo ai nobili, ha una forma circolare, il
soffitto affrescato e mostra chiari richiami al Tempio di Vesta
di Tivoli.
Essa è stata progettata e realizzata seguendo un preciso
riferimento al numero sette e ai suoi multipli.
La sala, infatti, presenta 14 porte di accesso, 28 medaglioni
raffigurano teste maschili e femminili e il lucernario è
Altra particolarità della Sala Grande è lo speciale soffitto suddiviso in 7 spicchi.
che sovrasta la platea, la cosiddetta “Ruota simbolica”. La simbologia del sette riporta ai sette giorni, ai sette pianeti,
Esso ricorda un fiore i cui undici petali, costituiti da elementi ai sette peccati capitali ed alle sette virtù, ma anche alle sette
trapezoidali di pitture su tela, sono disposti a ruota intorno ad note.
un tondo centrale sul quale è dipinto “Il Trionfo della Musica”,
ideato da Rocco Lentini ma opera di Luigi Di Giovanni. Questa sala ha anche una particolare acustica, appositamente
I petali, grazie ad un sistema di funi, possono essere aperti a voluta da Basile e per questo viene chiamata anche la Sala
vasistas per consentire all’aria calda di defluire, garantendo dell’eco.
una perfetta ventilazione della sala. Infatti, per la sua struttura e conformazione, il riverbero che si
produce parlandovi all’interno aumenta man mano che ci si
Al centro del secondo ordine di palchi risalta il sontuoso avvicina al centro.
Palco Reale, delle dimensioni di 28 mq, intagliato finemente Pertanto, chi sta al centro ha la percezione di udire la propria
all’esterno, con decorazioni dorate e due figure femminili voce amplificata, mentre chi è all’esterno non può sentire ciò
che reggono i candelabri, nel quale possono trovare posto a che viene detto all’interno.
sedere 27 persone.
Esso, che è il più alto di tutti, occupando lo spazio di due ordini
di palchi, è abbellito internamente da due affreschi alle pareti
laterali e il soffitto è rivestito da seta dipinta in stile Liberty.
È dotato di un foyer privato detto Salone del Sovrano,
interamente rivestito in mogano e arredato con divani e
poltrone in broccato rosso, 9 specchi alle pareti e al centro
uno sfarzoso lampadario di Murano.
Sulle porte e sui capitelli è affisso lo stemma reale sabaudo.

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 55

Stefano Zec Photography

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56 R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO

Stefano Zec Photography

Dal lato opposto alla precedente, si trova la Sala Onu, così


chiamata perché nel 2000 vi si è svolta la Conferenza Mondiate
dell’ONU sulla criminalità organizzata transnazionale.
Anche questa sala coperta da un soffitto a vetri, presenta una
forma circolare e al suo interno 14 colonne in legno di ciliegio,
sormontate da capitelli corinzi scolpiti a mano, sorreggono un
loggiato circolare.

Sullo stesso piano si trova la grande Sala degli Stemmi, a Sugli angoli estremi di Piazza Verdi, di fronte la facciata
pianta rettangolare, che deve il suo nome agli stemmi delle principale del Teatro Massimo, fanno da cornice a quest’ultimo
nobili famiglie siciliane che contornano le pareti. i due chioschetti in stile Liberty, progettati da Ernesto Basile e
Lungo i quattro lati della sala, il cui colore predominante realizzati tra il 1875 e il 1897.
è il rosso mattone, vi sono raffigurate sei figure femminili Queste due strutture fanno parte dei numerosi gioielli
danzanti tra medaglioni con fronde e tralci di vite, interrotti realizzati in questo stile che Basile regalò alla città di Palermo,
da maschere. molti dei quali furono crudelmente cancellati in men che non
Questa sala, che ricorda i tradizionali salotti delle feste si dica durante il sacco di Palermo, avvenuto tra gli anni 1955
ottocenteschi e ha imponenti finestre che si affacciano sul e 1960, in seguito al boom edilizio che stravolse la fisionomia
centro storico della città, può ospitare fino a 150 persone ed architettonica della città.
è generalmente utilizzata come sala prove per il corpo di ballo
del teatro, oltre che per conferenze e congressi. La struttura in muratura dei due chioschi, originariamente
realizzati come punti di ristoro per le passeggiate urbane,
che oggi ospitano due negozi di tabacchi, è abbellita oltre
che da ricercati accostamenti di colore anche da decorazioni
metalliche in ferro battuto che formano ghirigori floreali,
caratteristica tipica dello stile Liberty, conosciuto anche
come Art Nouveau, che segnò il periodo compreso tra fine
dell’Ottocento ed i primi del Novecento, sia in Europa che a
Palermo.

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R E P O RTA G E | TEATRO MASSIMO 57

Come accade per ogni grande teatro che si rispetti, anche per Forse la maledizione della monaca non si è ancora placata
il Teatro Massimo di Palermo non può mancare il fantasma davvero, visto che dallo scorso 2020, a 23 anni esatti dalla
dell’opera. riapertura, il teatro ha sospeso quasi tutte le proprie attività a
causa della pandemia da Covid!
Si narra, infatti, che, durante il corso delle operazioni di Non ci crediamo ma … ci crediamo!
demolizione, necessarie per l’edificazione del nuovo tempio,
che sorse come già detto a spese di tre chiese e dei loro Si ringrazia, infine, la Fondazione Teatro Massimo per aver
rispettivi monasteri, fosse stata involontariamente profanata concesso la pubblicazione delle foto degli interni a corredo
la tomba di una monaca che, disturbata nel suo sonno eterno, del presente articolo.
volle ostacolare la costruzione.
Per i contatti si rimanda al sito internet consultabile
Pare, quindi, che il fantasma inquieto della suora, chiamato all’indirizzo [Link].
la monachella, la cui ombra secondo svariate testimonianze
sarebbe apparsa sul palcoscenico, tra le quinte e nei
sotterranei, aleggi ancora oggi per le sale del teatro,
maledicendo questo posto.

È per questo che ci vollero 23 anni per finire l’intera opera e


per altri 23 anni il teatro restò chiuso per restauro.
Inoltre, per avvalorare la tesi dell’esistenza del fantasma,
entrando a teatro, esiste un particolare gradino, chiamato “il
gradino della suora”, nel quale pare inciampino tutti coloro i
quali non credono nella leggenda.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


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Giroinfoto Magazine nr. 68


BOOK | PROVE DI LIBERTÀ 59

Riccardo Ghilardi
Prove di libertà
Evasioni virtuali, fughe ipotetiche, prove di libertà
Come quelle che Riccardo Ghilardi ha documentato con la sua macchi- na fotografica, fissando istanti
emblematici nella vita di registi, attrici e attori alle prese con le prove inedite non di un film, ma di pura e
semplice sopravvivenza.
Istantanee memorabili, in quanto riassumono in maniera esemplare gli stati d’animo, i rari momenti di gioia e i
molti momenti inquieti di un periodo che non avremmo mai voluto dover conoscere, ma dei quali ci ricorderemo
per sempre.
E se la sospensione sembra il minimo comun denominatore di tutte loro, è per il senso catartico dell’attesa di
un mondo finalmente affrancato dalla pandemia.

edizione bilingue (italiano-inglese)


24 × 30 cm, 208 pagine 100 colori e b/n,
cartonato ISBN 978-88-572-4609-3

IN LIBRERIA
MAGGIO 2021

Piazza San Giovanni 2021


©Riccardo Ghilardi

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60 BOOK | PROVE DI LIBERTÀ

Alessandro Gassmann
2021©Riccardo Ghilardi

Giroinfoto Magazine nr. 68


BOOK | PROVE DI LIBERTÀ 61

Lunetta Savino
2021©Riccardo Ghilardi

Piazza del Popolo dalla terrazza del Pincio


2021©Riccardo Ghilardi

Giroinfoto Magazine nr. 68


62 BOOK | PROVE DI LIBERTÀ

Veduta del Colosseo


2021©Riccardo Ghilardi

© Richard Mosse Rocco Papaleo


Of Lilies and Remains, eastern Democratic Republic of 2021©Riccardo Ghilardi
Congo, 2012 * DZ Bank Art Collection

Giroinfoto Magazine nr. 68


BOOK | PROVE DI LIBERTÀ 63

Via Nazionale
2021©Riccardo Ghilardi

Veduta di San Pietro da Ponte Umberto


2021©Riccardo Ghilardi

Giroinfoto Magazine nr. 68


64 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

A CURA DI MONICA GOTTA E STEFANO ZEC

Dario Truffelli
Federico Figari
Giuseppe Tarantino
Luca Barberis
Silvia Barbero
Stefano Zec
Luca Barberis Photography

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R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 65

Per celebrare l’International Day for


Biological Diversity, fissato quest’anno il
22 maggio, Giroinfoto Magazine ha visitato l’Orto
Botanico di Genova che ha come mission la ricerca, la
conservazione, l’educazione e la divulgazione, nell’ottica della
conservazione della flora e della diffusione di una nuova cultura ambientale.

Biodiversità significa diversità della vita e un orto botanico può essere custode del
patrimonio genetico di specie a rischio oppure conservare specie estinte in natura.

Per la sua conformazione molto particolare, incastonata tra mare e monti, Genova si
dipana tra il porto, il centro storico e le alture delle città, che portano verso l’entroterra
e a luoghi di rara bellezza.
Lasciando le zone più vicine al mare, salendo verso le alture la città regala ai suoi
visitatori un profumo tipicamente mediterraneo e inconfondibile, che si fonde con il
sapore del sale.

Proprio sulle alture della città si trova l’Orto Botanico dell’Università di Genova.
Situato in Corso Dogali, in un quartiere centrale e sopraelevato rispetto al livello del
mare, l’Orto Botanico gode di una vista panoramica sulla città senza eguali.
Ma non è l’unico valore aggiunto di questo luogo: essendo posizionato sulle alture,
da lì si possono assaporare il silenzio e la pace dimenticando il caos della città, che
diventa un ricordo lontano.
L’essere immersi letteralmente in mezzo alle meraviglie della natura permette di
nutrire lo spirito di ciascuno di noi.

Per raggiungere l’orto botanico si possono utilizzare i mezzi pubblici oppure arrivare
in macchina, benché nel quartiere i posti macchina non siano così facili da trovare.
Diverse linee AMT Genova vi arrivano partendo dalle stazioni ferroviarie principali o
dal centro cittadino.
La fermata per l’Orto Botanico è “Albergo dei Poveri-Università”.
Dalla Stazione F.F.S.S. di Genova Porta Principe si può percorrere Via Balbi fino
all’ingresso principale dell’università.
Attraverso passaggi interni all’edificio si può raggiungere la sede in Corso Dogali.

Da tenere in considerazione è la breve distanza che separa l’Orto Botanico di Genova


da un’altra meraviglia cittadina: Castello D’Albertis, di cui si può leggere sul N. 52 di
Giroinfoto Magazine.
La distanza da percorrere a piedi
Giuseppe Tarantino Photography è di circa circa 600-700 metri, che
equivalgono a 7-8 minuti.
Si possono quindi facilmente
unire le due visite e passare una
giornata all’insegna della cultura e
della natura.

Per quanto concerne l’Orto


Botanico si consiglia di svolgere
la visita in modalità slow in modo
da notare ed assaporare i dettagli
che a volte sfuggono all’attenzione
dei più.
Questi particolari sono stati
catturati nelle immagini a contorno
a questo reportage.

Giroinfoto Magazine nr. 68


66 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Se stai cercando un giorno per dimostrare il tuo amore per il


nostro pianeta, perché non celebrare la Giornata Internazionale
per la Diversità Biologica il 22 maggio?

Questo è un giorno dedicato a fare in modo che la Terra rimanga


un luogo in cui tutte le creature, indipendentemente dall'ambiente
da cui dipendono, non solo possono sopravvivere, ma anche
prosperare. …
Quindi, che tu provenga da un clima desertico, da una foresta, da
una valle o da una palude, vieni a celebrare la diversità biologica
con noi questo 22 maggio”.

Siamo parte della soluzione

Poiché la comunità globale è chiamata a riesaminare la nostra


relazione con il mondo naturale, una cosa è certa: nonostante tutti
i nostri progressi tecnologici siamo completamente dipendenti da
ecosistemi sani e vivaci per l'acqua, il cibo, le medicine, i vestiti, il
carburante, i ripari e energia, solo per citarne alcuni.

Lo slogan è stato scelto per essere una continuazione dello


slancio generato lo scorso anno (2020) nell'ambito del tema
generale "Le nostre soluzioni sono nella natura", che è servito a
ricordare che la biodiversità rimane la risposta a diverse sfide di
sviluppo sostenibile.

Dalle soluzioni basate sulla natura al clima, ai problemi di salute,


alla sicurezza alimentare e idrica e ai mezzi di sussistenza
sostenibili, la biodiversità è la base su cui possiamo costruire
meglio.

[Fonte: international-day-biological-diversity]

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 67

Silvia Barbero Photography

L’Orto Botanico è inserito nel DIPTERIS – Polo Botanico Queste stesse famiglie sono anche quelle che hanno avviato
Hanbury. alcune ricerche scientifiche, che sono forse meno conosciute
Il Museo Botanico si trova in un edificio costruito con il rispetto alle gesta dei personaggi prima citati. Per esempio, in
contributo di Thomas Hanbury nel lontano 1862 a Genova. città si trovano ancora testimonianze del lavoro dei Durazzo.
L’orto si estende intorno all’edificio museale e fu fondato nel
1803. Villa Durazzo Pallavicini è un esempio di quanto nell’Ottocento
Attualmente ricopre una superficie di circa un ettaro. l’interesse per lo sviluppo scientifico e per le piante fosse
importante.
La città di Genova è conosciuta per via di molti personaggi Parte del complesso di Villa Durazzo Pallavicini è anche il
storici che hanno avuto i natali dalla Superba, oppure hanno bellissimo Orto Botanico, oggi in restauro, voluto a metà ‘800
lasciando un’impronta indelebile nella storia cittadina. dalla Marchesa Clelia Durazzo Pallavicini, eminente botanica
A questo proposito ricordiamo Cristoforo Colombo; Giuseppe (N. 57 di Giroinfoto Magazine).
Garibaldi, che comandò la spedizione dei Mille; Giuseppe
Mazzini, patriota, filosofo e politico; e il Capitano D’Albertis che Per quanto riguarda gli orti botanici, il primo fondato a Genova
fece dell’omonimo castello un ricettacolo di arte e cultura, oggi fu quello dell’attuale Villetta Di Negro, dove fu istituita la prima
Museo delle Culture del Mondo (N.52 di Giroinfoto Magazine). Scuola Botanica della Liguria.
Il secondo orto botanico fu creato sulle Mura dello Zerbino
Tuttavia la storia di Genova è anche legata alle antiche famiglie sempre dal Marchese Ippolito Durazzo.
nobiliari di cui si sente parlare molto in occasione dei Rolli Days A sostegno del lavoro svolto furono prodotti alcuni cataloghi
e alle loro dimore patrizie. che annoveravano le specie e taxa¹ presenti nei giardini.

[Link] tàxon dal greco τάξις <ordine>. Nella sistematica biologica


e botanica, termine che indica una categoria sistematica non meglio
circoscritta e definita (può essere di qualsiasi grado: specie, genere,
famiglia, ecc.); corrisponde a entità, raggruppamento sistematico.

Giroinfoto Magazine nr. 68


68 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Giuseppe Tarantino Photography

L’Orto Botanico dell’Università di Genova fu istituito nel Infatti l’Ateneo conduceva al tempo ricerche scientifiche
1803 con l’acquisizione di una piccola parte della tenuta del in campo medico ma, fino ad allora, non aveva avuto un
Collegio di San Gerolamo: tutta la collina era una tenuta di laboratorio “in vivo” di piante officinali usate a quell’epoca.
proprietà dei Gesuiti che si chiamava “Podere di Pietra Minuta” Fu grazie al finanziamento del Marchese De Negro che
; negli anni questi hanno venduto all’università gli spazi per il laboratorio ricevette il sostegno desiderato e la Scuola
ampliare l’Orto. Botanica ebbe la sua nuova sede presso l’Università.

Questo fu fondato dal professor Domenico Viviani, docente Ad esso seguirono il centro di ricerca botanica ed
di botanica dell’Università di Genova. Nel 1800 l’università un’apprezzabile biblioteca e un erbario considerevole.
si trovava esclusivamente in Via Balbi 5 presso l’ex collegio Durante gli anni di attività del professor Viviani venne anche
dei Gesuiti e conteneva tutte le discipline, sia scientifiche che costituita la prima serra fredda, all’interno della quale erano
umanistiche, compresa la botanica. conservate le specie esotiche.
Per questo motivo l’orto botanico nacque in questa zona della Successivamente, e con l’avvento del nuovo direttore, fu
città. costruita la prima serra in muratura e la ricerca di nuove
Il primo nucleo, di circa 1000 m², pur essendo piccolo e limitato specie esotiche divenne intensa.
nel numero di specie coltivate si distinse per la collezione di
piante officinali, collezione trasportata da Villetta di Negro, Nel 1865 l’orto botanico fu completato e arrivò ad avere
struttura privata ma utilizzata dal prof Viviani per le lezioni. un’estensione di 10.000 metri quadrati.
Fu con Ottone Penzig che nacquero importanti collaborazioni
L’orto botanico, nella sua essenza, non si compone di giardini, con altri istituti e con alcuni privati come Sir Thomas Hanbury,
ma di veri e propri laboratori e strutture museali destinate baronetto inglese, che fornì finanziamenti e nuovi esemplari
alla didattica e alla ricerca ed è un posto dove si collezionano alla struttura genovese.
piante.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 69

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


70 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Scopo degli orti botanici, istituzioni aperte al pubblico, è Non sono solamente i profumi ad inebriare i visitatori.
quella di mantenere una collezione ben documentata di piante Le fioriture e i loro colori intensi riempiono gli occhi non solo
vive per promuovere la ricerca scientifica, la conservazione di diverse sfumature, ma anche di mille forme diverse.
della biodiversità vegetale, la sua esposizione al pubblico e
l’educazione ambientale ad essa connessa. Attualmente l’orto botanico raccoglie circa 4.000 unità che
rappresentano circa 2.000 gruppi tassonomici o taxa. Alcuni
Sono luoghi che rivestono importanza didattica e divulgativa, esemplari sono di rilievo storico in quanto risalenti all’epoca
nonché uno strumento per far conoscere ed apprezzare il della fondazione dell’orto stesso.
patrimonio botanico e le collezioni scientifiche e per sostenere
l’importante tema della conservazione. E’ citato anche dal sito Il Parco più bello d’Italia, una guida
Quattro parole determinano la loro mission: ricerca, online dei più famosi giardini e parchi d’Italia, che valorizza
conservazione, educazione, divulgazione. il patrimonio paesaggistico e naturale della nostra penisola.
Ciò si potrebbe riassumere nell’intento di conservazione della
flora e nella diffusione di una nuova cultura ambientale. L’Orto Botanico è stato chiuso al pubblico fino al 2006 ed è,
Gli orti botanici sono anche musei viventi di storia naturale, per questo motivo, ancora relativamente poco conosciuto:
luoghi di scambio culturale, nonché di incontro. prima della pandemia i visitatori annuali erano circa 5.000, per
la maggior parte presenti nel periodo delle visite dei Rolli (Rolli
Days - N. 50 di Giroinfoto Magazine).

Margherita Sciolti Photography

SAMBUCO
Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 71

ERBE AROMATICHE
Giuseppe Tarantino Photography

Margherita Sciolti Photography

L’ingresso storico dell’orto botanico è da Via Balbi tramite


una scalinata, che rappresenta il collegamento storico con gli
spazi dell’università come detto in precedenza.
La configurazione odierna è frutto di un restauro degli anni
90, eseguito dopo aver trovato i progetti originali negli archivi
di Stato, nella fattispecie una tavola acquarellata da cui si
deduce che è stato ripreso pari pari.

La visita inizia dalla prima terrazza dove si trova il viale delle


Piante Officinali. In esso sono presenti circa 160 specie che
appartengono alla farmacopea europea. Sono piante che
vengono utilizzate nella medicina tradizionale europea e
piante esotiche, che sono entrate in uso e che ora troviamo
regolarmente in erboristeria.

Si incontrano per prime le piante aromatiche che noi


conosciamo per l’uso culinario, ma che, contenendo tutte
olii essenziali con proprietà balsamiche e antibatteriche,
erano importantissime quando ancora non esistevano gli
antibiotici. Piante comuni che nell’alimentazione tradizionale
erano un supporto di cura e permettevano di acquisire delle
sostanze benefiche con la semplice alimentazione.

Si può sentire il profumo del cardamomo passando tra le dita


le sue foglie e non manca la menta con il suo aroma intenso
e conosciuto a tutti.
Le piante aromatiche come il basilico, il rosmarino, la salvia e il
timo, invece, ci ricordano i profumi della cucina mediterranea.
Parliamo ad esempio dal sambuco da cui si ottenevano gli
sciroppi, un aiuto contro la tosse e gli stati febbrili: è una
pianta molto importante perché ha la proprietà di stimolare la
reazione immunitaria nei confronti dell’influenza, con effetti
riconosciuti anche dalla medicina moderna, ma soprattutto Luca Barberis Photography
era comune e tutti potevano usarla.

Giroinfoto Magazine nr. 68


72 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Anche il carciofo e il cardo mariano sono piante medicinali


importantissime perché regolano il metabolismo dei lipidi e dei
glucidi; le Malve invece contengono mucillagini e quindi sono
piante antinfiammatorie.
Perfino le foglie delle fragole hanno proprietà medicamentose.

Tra le tante piante esotiche introdotte si possono osservare: il


cardamomo, della famiglia delle zingiberaceae, di cui fa parte
anche lo zenzero, che oltre alle conosciute proprietà aromatiche
è una pianta usata per problemi a livello del sistema digerente;
l’Hamamelis (americana) largamente impiegata per gli sciroppi
per la tosse; la Withania Somnifera usata nella medicina
tradizionale asiatica per le sue proprietà antistress.

è conosciuta anche come


l’aspirina vegetale poiché è l'unica
pianta che contiene nei suoi fiori l’acido
salicilico naturale che, dopo esser stato
estratto e studiato, ha permesso la creazione
della moderna aspirina.

pianta mediterranea che deve il nome al colore CARDO MARIANO


nero dei suoi semi, ha un fiore dal colore del cielo e Giuseppe Tarantino Photography
una struttura fogliare molto particolare: le strisce
filiformi ed appuntite intorno al fiore sono tanto
Margherita Sciolti Photography
più lunghe e strette quelle superiori quanto più
larghe e corte quelle basali.
CARDO DEI LANAIOLI
I suoi semi possono esser mangiati e in Stefano Zec Photography
generale ha un uso terapeutico; non si deve
però eccedere nelle dosi perché può essere
tossica.

Il cardo dei lanaioli: la testa del fiore


veniva usata in antichità per
cardare la lana appena tosata,
come se fosse una
“spazzola”.

SPINEA ULMARIA
Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 73

NIGELLA DAMASCENA
Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


74 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

IRIS PSUDACORUS GIARDINO SECCO GIARDINO SECCO


Stefano Zec Photography Silvia Barbero Photography Silvia Barbero Photography

La seconda terrazza è in realtà il primo spazio che si incontra entrando dall’ingresso principale di Corso Dogali; è la l’area più
vasta e più ricca di biodiversità.
La prima parte contiene la collezione originale di gimnosperme: è il gruppo tassonomico che contiene le conifere e loro parenti;
si tratta di piante legnose con foglie aghiformi, molto antiche e importanti dal punto di vista didattico.
La zona delle fitodepuratrici, ovvero quelle piante come l’Iris Psudacorus, la Typha Latifolia e la felce galleggiante, che hanno la
capacità di depurare le acque in cui vivono asportando le sostanze inquinanti per usarle come nutrienti.

Il giardino secco è un giovane prato, realizzato due anni fa, dedicato alla collezione di piante mediterranee, che presenta
caratteristiche tali da non aver bisogno di irrigazione: la mission dell’orto botanico è anche essere un esempio di sostenibilità
ambientale e di riduzione del consumo di acqua.

FELCE GALLEGGIANTE
Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 75

GIARDINO SECCO
Stefano Zec Photography

GIARDINO SECCO
Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


76 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Nelle vicinanze troviamo il prato spontaneo, molto utile sia Eppure ha l’incredibile capacità di ritirarsi sott’acqua in inverno
le esercitazioni di botanica sia per la gestione naturale del per sopravvivere al freddo che potrebbe gelare la superficie
giardino. d’acqua.
Spesso i professori possono prendere da qui materiale da
sottoporre agli studenti. Infatti l’erba viene tagliata 2/3 volte Il giacinto d’acqua, che ha un bellissimo fiore tanto da esser
all’anno e questo consente il ciclo riproduttivo di moltissimi coltivato anche nei giardini privati, sta causando gravi danni
insetti. all’ecosistema in Amazzonia senza che l’uomo si sia posto il
problema di come contenerne l’espansione, almeno per ora.
Le piante acquatiche, distribuite sia nelle numerose vasche
esterne che in quella all’interno della serra, sono coltivate
per essere studiate: la particolarità delle radici e dei loro
tessuti spugnosi è quella di catturare l’aria e permettere così
il galleggiamento.
Oltre ad avere caratteristiche uniche sono tendenzialmente
piante infestanti.
La Stratiotes Aloides, originaria del nord Europa, ha rischiato
l’estinzione poiché, essendo infestante, danneggiava la
navigazione.

Margherita Sciolti Photography

Federico Figari Photography Federico Figari Photography

Stefano Zec Photography Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 77

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


78 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Giuseppe Tarantino Photography Dario Truffelli Photography Luca Barberis Photography

Oggi l’orto botanico conta 6 serre disposte su 3 piani diversi che riproducono diverse condizioni ambientali per accogliere
diverse specie.
Il vero tesoro dell’orto botanico si trova infatti proprio all’interno di queste 6 serre: la serra grande ospita piante tropicali ad alto
fusto, mentre a sinistra si entra nella serra che ospita le specie acquatiche di interesse ornamentale e di interesse applicativo
come, ad esempio, il papiro e la felce galleggiante, usata come già detto per la fitodepurazione.
A destra della serra grande si trova la collezione di felci tropicali: è la collezione più importante dell'Orto Botanico poiché alcune
piante hanno oltre 200 anni.

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO 79

GERMOGLIO FELCE
Dario Truffelli Photography

Infatti molti direttori dell’Orto Botanico sono stati esperti di


Federico Figari Photography

felci e, viaggiando per il mondo per classificare e studiare,


spesso “si sono portati a casa” alcuni esemplari.
A metà dell'Ottocento la collezione contava più di 200 specie
ed era una delle collezioni più importanti d’Europa.

Purtroppo durante le guerre mondiali le collezioni sono state


danneggiate, così come le serre: ne rimangono circa 100,
delle quali 70 tropicali e quindi interne alla serra.
Al centro si trovano gli esemplari di felci arboree che, con
ogni probabilità, arrivano dalla collezione originale, poiché
erano specie già censite a metà dell’Ottocento e di cui
esistono alcuni reperti fotografici che ne confermano l’attuale
posizione.

La particolarità delle felci, che è anche il modo per identificarle


e studiarle, sono gli sporangi: è la zona dove si formano
le spore, si trovano sul retro della foglia e determinano le
caratteristiche nervature/puntini neri.

La quarta serra ospita piante succulente, un’altra raccoglie


piante erbacee tropicali, mentre l’ultima ospita rari esemplari
di Cycadeae, piante primitive che crescono naturalmente
nell’emisfero australe (Messico, Australia, Centro e Sud
America, parti dell’Africa).

Giroinfoto Magazine nr. 68


80 R E P O RTA G E | GENOVA - ORTO BOTANICO

Dopo il lock down ed un successivo lungo periodo di chiusura La curatrice Elena Mora Guida che ci ha accolto e
dei musei e di tutte le attività aperte al pubblico, il piacere di accompagnato nella visita
visitare uno dei luoghi più interessanti della città di Genova è
stato impagabile. I giardinieri, gli aiuto vivaisti e i volontari “Amici dell’Orto
Tutti noi abbiamo navigato online, guardato video, ci siamo Botanico dell'Università di Genova” che si prendono cura di
riempiti gli occhi delle bellezze del nostro pianeta attraverso oltre un ettaro di giardino
uno schermo pensando che fosse la cosa più bella del mondo
"poter vedere".

Tuttavia la possibilità di passeggiare in mezzo alle piante Orto Botanico dell’Università di Genova
e osservare le mille sfumature di colore della natura, delle
piante e dei fiori ci appaga e ci fa dimenticare quanto ci sia Orari di apertura:
mancata la libertà di entrare e visitare i luoghi di cultura della
nostra città. Lunedì - Mercoledì – venerdì:
dalle 8.30 alle 13.30
Con l’augurio che si aprano altre porte, anche socchiuse, Martedì e Giovedì:
ringraziamo: dalle 8.30 alle 17.00

L’ingresso è sempre gratuito, ma in settimana le


visite guidate sono a pagamento; viene inoltre
fatta un’apertura al mese di sabato grazie
all’assistenza dei volontari.
Margherita Sciolti Photography
Per informazioni su aperture straordinarie o
nei giorni festivi, contattare l’associazione
di volontariato “Amici dell’Orto Botanico
dell'Università di Genova” oppure consultare il
sito [Link]

Vengono organizzate anche, con il


supporto dell’Associazione Didattica
Museale, attività curriculari per le scuole
e visite didattiche.
[Link]

Dario Truffelli Photography Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


81

SESTRI LEVANTE
9 -11 luglio 2021

Sestri Levante rinnova


l’appuntamento con la Fotografia
attraverso il Festival Penisola di
Luce, promosso dal Comune di
Sestri Levante in collaborazione con
Mediaterraneo Servizi.

La manifestazione, dedicata a
Lanfranco Colombo, patrocinata
dalla FIAF – Federazione
Associazioni Fotografiche – è
organizzata dall’Associazione
Culturale Carpe Diem con il
coordinamento artistico di Roberto
Montanari.

Mediapartner Giroinfoto magazine.

Giroinfoto Magazine nr. 68


82 R E P O RTA G E | NOTO

FOTO
Adriano Migliore
Giulia Migliore

A CURA DI GIULIA MIGLIORE

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 83

Noto è definita la "capitale del Barocco", nel 2002 il suo centro


storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità da parte
dell'UNESCO.
Le vie della città sono caratterizzate da un’alternanza di imponenti
scalinate e scenografiche piazze che raccordano terrazze e
dislivelli.
Il centro storico racchiude numerose meraviglie barocche, la Porta
Reale, eretta in onore del Re Ferdinando II, Re delle due Sicilie,
durante una sua visita nella Val di Noto nel 1838, apre Corso
Vittorio Emanuele II.

Poco più avanti spiccano due fra i più imponenti edifici religiosi
di Noto, la chiesa di S. Francesco all’Immacolata con annesso ex
convento e la Chiesa di Santa Chiara, che conserva un’architettura
barocca di altissimo pregio, con adiacente convento delle ex
Benedettine.

Adriano Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


84 R E P O RTA G E | NOTO

MUNICIPIO
Giulia Migliore Photography

Proseguendo, l’uno di fronte all’altra, sorgono il Palazzo del


Municipio e la Cattedrale di San Nicolò che, a causa di un difetto
strutturale e del terremoto del 1990, subì nel 1996 il crollo della
cupola e della navata centrale.
La ricostruzione ultimata nel 2007 le ha restituito il candore
originario.

A destra della Cattedrale si sviluppa il complesso del SS. Salvatore


il cui aspetto scenografico fonde felicemente tre costruzioni
di differenti stili architettonici: il Monastero con decorazioni
barocche, la Basilica in stile neoclassico e il Seminario realizzato
alla metà del sec. XIX.
SAN SALVATORE
Il Palazzo dei principi di Nicolaci, riportato recentemente agli Adriano Migliore Photography
antichi splendori, si trova proseguendo lungo Corso Vittorio
Emanuele II e imboccando via Nicolaci, è una struttura che
rappresenta nella sua interezza la ricchezza artistica e l’opulenza
del centro storico Netino.

La facciata è caratterizzata da un portale imponente e due grandi


colonne ioniche, sormontate da una sequenza di balconi con
inferriate in ferro ricurvo, sorretti da mensoloni in pietra scolpita
con le sembianze di figure grottesche quali sirene, leoni, sfingi,
ippogrifi, cavalli alati e angeli.

Chiude il centro storico Piazza XVI Maggio (comunemente nota


come Piazzetta Ercole) che ospita anche il Teatro Tina Di Lorenzo
e la chiesa di San Domenico.
Nei dintorni del centro storico sorgono numerosi palazzi nobiliari
SAN NICOLÒ
visitabili come Palazzo Landolina, Palazzo Rau della Ferla, Palazzo
Trigona, Palazzo Di Lorenzo, solo per citarne alcuni. Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 85

PALAZZO NICOLACI
Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


86 R E P O RTA G E | NOTO

Una delle manifestazioni netine più sentite e una tra le più importanti dell’intera
Sicilia è l’Infiorata: non si tratta di una manifestazione di carattere religioso, ma
del “Saluto alla Primavera”, un susseguirsi di “tele dipinte con fiori” nella via più
affascinante della città, Via Nicolaci.

Noto, la perla del barocco siciliano celebra quest’anno la 42esima edizione


dell’infiorata di Noto.
Ogni anno, dal 1980, la terza settimana di maggio Noto accoglie, nel cuore del centro
storico, un giardino di Fiori.

Il venerdì pomeriggio alla luce del tramonto che potenzia le tonalità dorate della
pietra dei monumenti barocchi, ciascuno degli artisti vincitori del concorso per
l'ideazione dei bozzetti ispirati a temi che variano, di anno in anno, dalla mitologia
all'arte sacra, al folklore locale, ecc., prende possesso del riquadro assegnatogli tra i
sedici a disposizione sui lastroni di lava che pavimentano via Nicolaci.

DANTE
Adriano Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 87

Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


88 R E P O RTA G E | NOTO

Giulia Migliore Photography

Il pendio lungo 122 metri, che costeggia Palazzo Nicolaci, L’olfatto è un grande protagonista: l’aroma di caffè, erba fresca
Principe di Villadorata, è caratterizzato da sette balconi e fiori di ogni tipo, inebriano i passanti generando una vera e
barocchi raffiguranti figure grottesche e si chiude con la propria gioia che coinvolge tutti i sensi, infatti la passeggiata è
facciata concava della Chiesa di Montevergini, che le fa da spesso accompagnata da musica allegra barocca allietando
sfondo conferendo spettacolarità e valorizzando il lavoro i passanti che ininterrottamente a partire dal venerdì sera
degli artisti infioratori. percorrono la strada in fiore.

I 16 bozzetti vengono selezionati da una Commissione È consolidata tradizione che la realizzazione del bozzetto
nominata dall'Amministrazione Comunale, gli artisti si raffigurante lo stemma della città, che apre l'Infiorata con il
impegnano con competenza tecnica e creatività ricoprendo primo riquadro, venga affidata, fuori concorso, all'Istituto
con petali di fiori e materiale vegetale il riquadro loro d'arte di Noto.
assegnato, le cui dimensioni sono 6 m x 4 m.
Per infiorare il tappeto di mq 700, occorrono circa 400.000
Il tappeto floreale ricopre dunque un'area complessiva di 700 fiori, in prevalenza margherite, garofani, gerbere, rose, ma
mq, in cui sono distribuiti sedici bozzetti. anche fiori di campo delle più varie dimensioni e colori,
Percorrendo la via Nicolaci il colpo d’occhio dei monumenti ampiamente disponibili nel mese di maggio in tutto il territorio
storici, unito al tripudio di colori dei petali utilizzati per la collinare di Noto.
realizzazione dei bozzetti è trainato dai profumi sprigionati
lungo la passerella.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 89

Nei diversi anni Noto ha ospitato maestri


infioratori provenienti da tutte le regioni
d’Italia e dall’estero, unendo varie tecniche
di realizzazione dei bozzetti (polveri, fiori
tritati, tagliati, con sale ecc..) che hanno
dato vita ad una festa multiculturale.

Il tema dell’edizione di quest’anno è


dedicato alla celebrazione del Sommo
Poeta nell’anniversario dei 700 anni dalla
sua morte.
A causa delle restrizioni Covid-19 sono stati
realizzati solo 8 bozzetti rappresentativi.

Il selciato di Via Nicolaci si apre con gli Giulia Migliore Photography


ultimi versi dell’Inferno “E quindi uscimmo a
riveder le stelle”.

Il girone dell’Inferno è stato rappresentato


con “Il sommo traditore” raffigurante Lucifero
e “The journey of salvation” evocazione del
viaggio di Dante accompagnato dal poeta
Virgilio.

THE JOURNEY OF SALVATION


Adriano Migliore Photography

IL SOMMO TRADITORE
Adriano Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


90 R E P O RTA G E | NOTO

Per il Purgatorio sono stati scelti i bozzetti


“Ahi selva Italia, di dolore ostello” celebre
verso del VI canto del Purgatorio che
introduce un’amara riflessione sulla
situazione politica in Italia e la raffigurazione
del II canto del Purgatorio con “Angelo
Nocchiero” incaricato di raccogliere sulla
sua barca le anime salve destinate al
Purgatorio.

Giulia Migliore Photography

AHI SELVA ITALIA ...


Adriano Migliore Photography

ANGELO NOCCHIERO
Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 91

I canti scelti del Paradiso sono stati il XXI


canto che rappresenta il legame tra il mondo
terreno e il mondo celeste attraverso la
luminosissima scala e il canto XXXIII con la
"Preghiera di San Bernardo alla Vergine".

L’ultimo quadro cita infine gli ultimi versi del


Paradiso “L’amor che move il sole e l’altre
stelle”.

Giulia Migliore Photography

PREGHIERA A SAN BERNARDO ...


Giulia Migliore Photography

L'AMOR CHE MUOVE ...


Adriano Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


92 R E P O RTA G E | NOTO

Oltre alla celebrazione di Dante, l’infiorata 2021 ha voluto Le sere sono animate da spettacoli musicali e video-mapping
lanciare un messaggio di speranza, rinascita e resilienza, sulle facciate simbolo della città.
seppur con un pubblico limitato, infatti, l’infiorata è stata L’evento dura quattro giorni ed accoglie migliaia di turisti
svolta come di consueto garantendo gli eventi principali e la provenienti da tutto il mondo, permettendogli di visitare
spettacolarità del tappeto fiorito. anche le bellezze architettoniche di questa città di pietra.

L’infiorata è sempre stata sinonimo di rinascita: Noto nel Se si volesse visitare Noto durante il periodo estivo, è
mese di maggio si rigenera ed è possibile respirare l’arte a consigliato un cappellino e una scorta d’acqua ma è possibile
ogni angolo della città. una fresca pausa nelle vicinissime spiagge meravigliose
Fanno da cornice, infatti, tantissime attività ed eventi correlati. come l’oasi naturalistica di Vendicari, che ogni anno ospita
tantissimi uccelli migratori, tra i quali i fenicotteri sono i
Il corteo barocco è uno degli eventi cardine dell’infiorata, una protagonisti indiscussi, la Spiaggia di Calamosche, Eloro e
rievocazione storica dove i figuranti indossano gli abiti storici tante altre.
del ‘700 rappresentando le nobili famiglie e i personaggi di
spicco dell’epoca, accompagnati da musicanti, sbandieratori
e ballerine.

Adriano Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | NOTO 93

Giroinfoto Magazine nr. 68


94 R E P O RTA G E | ACQUEDOTTO
ALIBRERIA LUXEMBURG
GENOVA

Dario Truffelli Isabella Nevoso


Davide Mele Luca Barberis
Gianfranco Cavassa Sara Morgia
Giuseppe Tarantino Stefano Zec

“oltre un secolo all’insegna della cultura”


Entrare nella Libreria Internazionale Luxemburg è come essere proiettati in una dimensione parallela;
appena varchi la soglia, vieni avvolto dalla musica classica che fa da sottofondo alla tua visita e, man
A cura dimano
GaiacheCultrone
ti addentri all’interno delle sue stanze, scopri che questo posto non è una semplice libreria
bensì un vero e proprio pilastro del panorama culturale torinese e non solo.

A CURA DI BARBARA LAMBOLEY

Barbara Lamboley
Floriana Podda
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso
Remo Turello

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG 95

Il negozio è suddiviso in più aree: la sala principale è


dedicata alle novità editoriali e alle case editrici italiane
mentre, in fondo, si accede ad una saletta che espone
illustrati di tutti i tipi (architettura, moda…).

Infine, salendo una bellissima scala di legno, si arriva al


settore della letteratura in lingua straniera per poi scoprire
l’ultima saletta dedicata ai bambini.
Ma partiamo dall’inizio e ripercorriamo la sua incredibile
storia.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


96 R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG

La libreria Luxemburg nasce nel 1872 sotto nome diverso; La particolarità di questo nuovo procedimento risiedeva nella
all’epoca, fungeva da filiale alla libreria Le Beuf di Genova e, due scelta molto accurata dei dettagli con cui venivano stampati
anni dopo, fu rilevata dal gestore della succursale, Francesco piccoli volumi; niente era lasciato al caso: i caratteri, la carta,
Casanova, che ne prese le redini facendola diventare Libreria il formato e, soprattutto, le illustrazioni firmate da artisti di
Casanova. grande spessore.

Francesco Casanova era appassionato, oltre che di libri, Casanova fu anche il primo ad utilizzare la fotoincisione per
anche di editoria e fece pubblicare una serie di grandi nomi le sue pubblicazioni.
quali De Amicis e Verga. Dopo una lunga carriera caratterizzata da scelte editoriali di
La libreria diventò presto un luogo di ritrovo culturale e grande eleganza e raffinatezza, nel 1921, Francesco Casanova
artistico per i più grandi autori di Torino. decise di cedere l’attività ai suoi collaboratori Rocco e Scala.

Casanova è stato all’avanguardia per le sue scelte editoriali


nonché per alcune innovazioni nel campo come la collana
“Biblioteca Elzeviriana”: un’idea del tutto nuova nell’editoria
italiana e che, ancora oggi, nessuno è stato in grado di imitare
alla perfezione.

Maurizio Lapera Photography

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG 97

Barbara Lamboley Photography

La libreria Casanova andò avanti senza grande clamore fino Angelo Pezzana è stato un libraio, giornalista, scrittore e
agli anni ’70 quando venne acquistata da Angelo Pezzana. politico ma è anche conosciuto come fondatore del movimento
Nel 1974, Pezzana, già precedentemente proprietario di una “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano),
libreria internazionale, portò un vento di modernità e vivacità il primo movimento di liberazione omosessuale italiano.
alla nuova nata Libreria Internazionale Luxemburg; la fece Pezzana è stato un pioniere della difesa dei diritti degli
diventare un grande punto di riferimento per la narrativa omosessuali in Italia e, nel 1977, non esitò ad andare fino
angloamericana, nonché per la letteratura internazionale in a Mosca per protestare contro la detenzione di un regista
generale. sovietico, imprigionato perché omosessuale.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


98 R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG

Floriana Podda Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG 99

Da sempre appassionato di studi ebraici, Pezzana è stato


oggetto di intimidazioni fino a subire, nel 1988, un attentato
a sfondo antisemita.
Una bomba molotov venne lanciata all’interno del negozio
riducendo in cenere circa duemila libri.

Insomma, la libreria con Pezzana diventò, tramite la figura


carismatica del suo proprietario, luogo di lotta e impegno
per i diritti civili nonché punto di riferimento per un pubblico
sempre più internazionale, alla ricerca di titoli o articoli che, da
altre parti, sarebbe improbabile trovare.

La Libreria Luxemburg rimase di proprietà di Angelo Pezzana


fino al 2004, anno in cui decise di cedere la gestione a Tonino Barbara Lamboley Photography
Pittarelli e Gigi Raiola, tuttora gestori del negozio.
I due, negli ultimi 20 anni, hanno assicurato la continuità
dell’egregio lavoro fatto dal grande Pezzana e hanno cercato
di dare maggiore visibilità alla libreria girando per le più grandi
manifestazioni internazionali di libri.

Maria Grazia Castiglione Photography Remo Turello Photography

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


100 R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG

La libreria è diventata negli anni un “salotto” dove incontrarsi E’ stata premiata insieme ad altre rinomate librerie di Parigi,
per scambiare opinioni, sfogliare riviste di difficile reperibilità Tangeri, Oporto, Bruxelles, Barcellona, Maastricht e Buenos
o semplicemente girare alla ricerca del titolo più adatto ai Aires.
propri gusti. Capite, allora, che entrare in un luogo simile può davvero avere
un significato paragonabile al viaggio in un’altra dimensione
Grazie alla sua lunga storia e all’impegno dei suoi proprietari, in cui la musica classica, le riviste e i libri esposti hanno il
nel 2015, la libreria ha ricevuto il maggiore riconoscimento potere di farvi tornare indietro di anni o di proiettarvi nel
internazionale dal quotidiano argentino Clarin ed è entrata futuro, di farvi conoscere culture diverse o di farvi ritrovare la
nella top ten delle librerie più importanti al mondo. vostra lingua madre…

Questo premio è stato motivo di orgoglio non solo per i gestori Dipende da quello che decidete di leggere e, se siete indecisi,
(ex ed attuali) ma anche per Torino; la Libreria Internazionale ci sarà sempre qualcuno pronto a darvi consigli.
Luxemburg è stata definita dal Clarin “la migliore e la più
completa della città”.

Maurizio Lapera Photography

Dario Truffelli Photography

Floriana Podda Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | ALIBRERIA LUXEMBURG 101

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


102 R E P O RTA G E | USSEAUX

UNO SCRIGNO DI RARE BELLEZZE


A cura di Margherita Sciolti

Giancarlo Nitti
Margherita Sciolti

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 103

TERRE
D'OCCITANIA
Usseaux, altrimenti detto Usseauso in italiano; Usseaus in occitano o anche
Useaou o Ussò in piemontese, è un piccolo gioiellino alpino di 180 abitanti.
I suoi abitanti la chiamano invece Siò.

È una meta deliziosa apprezzabile sia in estate che in inverno.


Usseaux è probabilmente il villaggio chiamato “Occellum” attraversato da
Giulio Cesare e citato nel De Bello Gallico.
Il nome ha forse origini celtiche, da “uxellos” che significa “alto”.
Vi si parla ancora il patois, una variante dell’occitano alpino, vale a dire la
lingua d’Oc parlata un tempo nel sud della Francia.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


104 R E P O RTA G E | USSEAUX

Il territorio del comune di Usseaux, considerato uno dei In questa zona troviamo anche il parco naturale della Val
Borghi più belli e suggestivi d’Italia, è collocato nel panorama Troncea, campione di biodiversità, che si estende su una
mozzafiato delle Alpi Cozie, nel cuore dell’Alta Val Chisone, a superficie di 35474 ettari tutelati che arrivano a sfiorare i 3550
circa 80 km da Torino, ed è compreso tra due incantevoli aree metri di quota e che ospita le principali specie di ungulati
naturalistiche, il parco naturale Orsiera-Rocciavrè e il parco d’Italia tra cui cervi, caprioli, camosci, stambecchi, cinghiali
naturale del Gran Bosco di Salbertrand. e mufloni.

Queste due meravigliose aree naturalistiche sono state Questi tre parchi naturali rendono questo territorio uno tra i
istituite al fine di preservare e tutelare gli ecosistemi alpini e più ricchi di flora e fauna delle vallate alpine piemontesi.
gli ambienti in essi racchiusi, con i loro monumenti ed edifici Nel 2011 è stato anche insignito della “Bandiera Arancione”
di grande valore storico-culturale. dal Touring Club.
Il territorio di questi parchi è caratterizzato da numerose
miniere e da alcuni ghiacciai, oltre che da antiche strade e da
splendidi edifici religiosi di pregio.

Tutta la Valle Chisone è di origine glaciale, un tempo i ghiacciai


arrivavano fino alle porte di Pinerolo.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 105

Il Comune è distribuito in cinque borgate, tutte


abitate:

Usseaux capoluogo,
Laux,
Balboutet,
Pourrieres
Fraisse
da un’altitudine che va dai 1210 ai 2890 metri s.l.m.. Qui il tempo sembra essersi fermato, si respira
Ogni borgata ha la sua Chiesa, il suo forno della un’atmosfera d’altri tempi e i suoi paesaggi
comunità e la sua festa patronale e ha una incontaminati trasmettono un senso di pace e
caratteristica che la contraddistingue. serenità.
L’economia è ancora basata sull’agricoltura,
Questi 5 villaggi alpini sono un esempio di sull’allevamento, sull’artigianato del legno, sulla
architettura rurale tra i più integri di tutta la zona. produzione casearia e sul turismo.
I piccoli borghi arroccati sui fianchi della montagna,
le case in pietra e in legno addossate l’una all’altra Le origini delle Borgate di Usseaux sono molto
e distribuite sul fianco della montagna, le fontane, i antiche e legate a tutti i popoli che nel tempo hanno
lavatoi, i forni per il pane, le stalle, il mulino, i segni abitato il territorio: Liguri, Celti, Romani, Barbari,
evidenti dei terrazzamenti che in passato erano Bizantini, Provenzali, Longobardi e Saraceni.
coltivati a grano, i pascoli ancora oggi utilizzati e i Ognuno di loro ha lasciato importanti influenze per
boschi, testimoniano una realtà agricola e contadina quanto concerne cultura, lingua e tradizioni.
di alta montagna ancora oggi ben conservata e
rendono questi villaggi alpini delle piccole perle
rurali.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


106 R E P O RTA G E | USSEAUX

Le prime notizie sull’esistenza di Usseaux risalgono


al 1064, quando i conti di Savoia donano il territorio
all’abbazia di Pinerolo.

Dal 1091 al 1349, il territorio fa parte del Delfinato. Il 29


maggio 1343, a Beauvoir en Royans, il Delfino Umberto II,
insieme ad altri 18 rappresentanti delle valli alpine, firma
la Carta delle Libertà: nasce così la Repubblica degli
Escartons.

Il termine “escarton” deriva dal francese “écarter”, che


significa ripartire in quarti le imposte.
Tutto nasce infatti da una legge sulle tasse imposta su
questo territorio, allora francese.

Questa Repubblica comprende cinque valli: Briançonnais,


Oulx (Alta Val di Susa), Casteldelfino (Valle Varaita), Val
Chisone, Queyras, le cui popolazioni, affrancate dalle
servitù feudali, si uniscono per difendersi da una natura
ostile e provvedere al loro fabbisogno.
In questo modo il Delfino riconosceva alle diverse
comunità montane il diritto di governarsi e accordava a
tutti il titolo di Franco Borghese.

Nel 1349, dopo soli sei anni dalla promulgazione della


Carta, lo stesso Delfino Umberto II, pressato dai debiti,
cedette gli Escarton al Re di Francia per 20.000 fiorini a
patto che rispettasse i diritti già concessi nel 1343.
Solo nel 1713, con il trattato di Utrecht, si pose fine a
questa piccola nazione di montagna con il passaggio
delle valli Susa, Varaita e Chisone all’Italia.

Gli Escarton costituiscono quindi la prova che le Alpi non


hanno mai avuto una funzione di barriera tra le diverse
popolazioni, bensì hanno generato un nucleo ambientale
e culturale dove tradizioni diverse si sono fuse tra loro.

Nell’ambiente degli Escartons si sviluppano il valdismo e,


in seguito, la riforma protestante. In questo modo anche
a Usseaux convivono per secoli la fede cattolica e quella
valdese.
Nel 1526 a Laux i Valdesi si riuniscono per discutere le
nuove idee
di riforma calvinista, e, in breve, tutta l’alta Val Chisone,
in cui il calvinismo era fortemente consolidato, passa al
culto riformato.

Nel 1734 Usseaux è concessa in feudo ai Brunetta di


Pinerolo.
Il 19 luglio 1747, durante la guerra di successione
austriaca, l’esercito franco-spagnolo è sconfitto
dall’esercito austro-piemontese nella famosa battaglia
dell’Assietta, grazie anche al determinante aiuto delle
milizie locali.

Nel 1848 Carlo Alberto promulga le Lettere Patenti, con


le quali riconosce ai valdesi i diritti civili e politici.
Nello stesso anno sono inseriti nel Parlamento
piemontese alcuni rappresentanti dell’Alta Val Chisone.
Nel 1861, con l’Unità d’Italia, gli abitanti dell’Alta Val
Chisone, e quindi anche di Usseaux, cominciano ad
allontanarsi dalle abitudini francesi: la lingua usata negli
atti pubblici e insegnata a scuola diventa quella italiana.
Nonostante questo ad Usseaux si parla ancora patois
(patouà, patuà, patwà) caratteristico idioma, variante
dell’occitano alpino, l’antica lingua d’Oc che un tempo si
Giancarlo Nitti Photography parlava nella Francia meridionale.

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 107

La cultura e le tradizioni occitane rivivono in questo pittoresco Il tetto sporge dai muri con falde per proteggere i balconi
villaggio anche attraverso le loro casette in legno e pietra. sottostanti, è costruito con travi in legno a due falde. Il legno
Le abitazioni, un tempo, erano costruite in legno con il tetto in utilizzato per le costruzioni è il larice che si sviluppa in tronchi
paglia o in legno. lunghi e lineari ed è difficilmente attaccato dai tarli.
Il tetto non è molto inclinato per evitare lo scivolamento della
Questo però facilitava lo svilupparsi di incendi e quindi gravi neve che in inverno cade in grandi quantità rendendo questa
pericoli per le borgate. valle ancora più bella e affascinante.
Per questo motivo si iniziò poi ad utilizzare la pietra per la
costruzione delle case. Le lunghe balconate in legno, talvolta con balaustre sagomate,
sempre in legno, servivano principalmente come essiccatoio
Il tetto e la parte verticale delle case sono in pietra, per legname e cereali e si trovavano, di regola, sulla facciata
opportunamente lavorata, a seconda delle necessità e principale della casa.
dell’utilizzo che avrebbe avuto la costruzione. Sono in legno anche tutti i sostegni dei ballatoi.
Le pietre più grandi sono inserite nella parte bassa della Tutte le parti in ferro che si possono attualmente vedere
costruzione e vengono sistemate in modo da dare stabilità sono state adottate in epoca successiva anche se non molto
alla struttura. recente.
Il fango viene inserito tra le pietre solo per riempire le fessure
e non ha funzione cementante. La parte anteriore delle case ha la maggior parte delle aperture
La “casa tipo” era in genere formata da un seminterrato con rivolta verso valle ed è generalmente esposta a sud, mentre la
volte a botte e pilastri centrali utilizzato come stalla; sullo parte posteriore, parzialmente interrata, è più chiusa.
stesso piano si trovano la cantina e la cucina. L’accesso al primo piano avviene attraverso una scala in pietra
In alcune case possiamo trovare un “crotin” o un “infernot” mentre, la scala di accesso al sottotetto, può anche essere in
scavato nella roccia, sotto la stalla, utilizzato per la legno ed è posta al lato, a monte della casa.
conservazione degli alimenti e la stagionatura di salumi e
formaggi. Alcune case sono anche dotate di una scala a pioli che collega
il ballatoio del primo piano a quello del sottotetto.
Al primo piano troviamo le camere da letto e una camera Gli infissi sono realizzati in legno.
chiamata grangia, ossia un ampio vano destinato a granaio o Nelle serate più fredde gli abitanti si radunano ancora oggi
al deposito per gli attrezzi agricoli. nelle tipiche stalle, trasformate in taverne, per mangiare
Il sottotetto, spesso soppalcato, è anche utilizzato come insieme, cantare o raccontarsi storie e aneddoti.
fienile.

Margherita Sciolti Photography

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108 R E P O RTA G E | USSEAUX

Iniziamo il giro delle borgate proprio da Usseaux, il Per ricordare il passaggio di Annibale possiamo ammirare il
capoluogo, definito il borgo del pane e dei murales. murales che ritrae la sua traversata con gli elefanti.

Il borgo spicca proprio per i suoi splendidi e fantasiosi Lungo le strade lastricate di pietre irregolari incontriamo
murales, circa una quarantina, che abbelliscono i muri fontane, lavatoi, antichi mulini e tracce della cultura occitana.
delle abitazioni e rappresentano temi di vita contadina, Passeggiando tra gli stretti vicoli e le pittoresche stradine,
di personaggi fantastici o di elementi della natura e degli giungiamo al forno della comunità, utilizzato ancora oggi per
animali. cucinare il pane.
Possiamo incontrare dipinti di finestre aperte da cui si
affacciano talvolta bambini e altre volte vecchietti; gattini Molto suggestivi anche il moe – palo del sindaco, il mulino
assopiti e lupi selvaggi. ad acqua, ristrutturato e visitabile in alcuni giorni, il grande
lavatoio e i collegamenti sotterranei.
Nella piazza principale, la Piazzetta delle cinque borgate, c’è
raffigurata la storia del pane, dalla semina alla panificazione
e la cottura nel forno, passando per la falciatura e la
macinatura nel mulino.

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 109

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


110 R E P O RTA G E | USSEAUX

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 111

Giancarlo Nitti Photography Margherita Sciolti Photography

A monte spicca la chiesa Santissimi Pietro e Paolo, risalente Il gonfalone, che riprende nella sua parte centrale il disegno
all'epoca di Luigi XIV, soggetta nel tempo a numerosi dello stemma, è in drappo bianco riccamente ornato di
restauri. ricami d’argento e reca una cravatta con nastri dei colori
Nel periodo natalizio si svolgono i mercatini di Natale dove si nazionali frangiati di argento.
possono ammirare esempi di artigianato locale e assaggiare Viene solitamente esposto durante le cerimonie ufficiali
cibi tradizionali tipici del Borgo. nell’ambito del Comune, ed anche fuori del territorio
comunale.
La cosa particolare è che questi mercatini vengono allestiti
al caldo, nelle antiche stalle delle case.
Lo stemma comunale ha come emblema due spade
d’argento, guarnite d’oro, incrociate, con le punte all’insù,
accompagnate in campo dalla scritta Uxellum, in lettere
maiuscole in oro.

Giancarlo Nitti Photography

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112 R E P O RTA G E | USSEAUX

Percorrendo la strada che porta al Pian dell’Alpe incontriamo


Balboutet, la borgata del sole e delle meridiane.
Sui muri delle case troviamo infatti una ventina di quadranti
solari.

È detto paese del sole, poiché soleggiato anche nel giorno


del Solstizio d’Inverno.
Da Piazza del Sole parte un percorso didattico sul sistema
solare e sulle diverse tipologie di misurazione del tempo.
Balboutet è famosa anche per l’allevamento bovino e per la
sua produzione di formaggi.
Qui è facilissimo incontrare le rondini, che amano trovare Margherita Sciolti Photography
riparo nelle antiche stalle.

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

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R E P O RTA G E | USSEAUX 113

Margherita Sciolti Photography

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114 R E P O RTA G E | USSEAUX

Costeggiando il torrente Chisone arriviamo invece a Laux, la


borgata dell’acqua.
Qui ci troveremo davanti ad uno splendido laghetto naturale
dalle acque purissime color smeraldo sul quale si affaccia
un vecchio casolare.
Il tutto incorniciato dai verdeggianti pendii delle Alpi.

Il lago è molto suggestivo, piccolo e dall’atmosfera magica.


Guardandolo sembra di essere stati trasportati in una fiaba.
Il lago risulta affascinante agli occhi dei turisti anche per via
di una leggenda che continua a tramandarsi di padre in figlio.

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

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R E P O RTA G E | USSEAUX 115

La leggenda narra che in tempi lontani al posto del lago ci malo modo chiedendo di essere lasciato in pace a lavorare la
fosse il campo di un contadino, gran lavoratore. sua terra.
Giorno dopo giorno il contadino non faceva che zappare, Quando al ritorno la gente passò nuovamente davanti al
arare, seminare, non esisteva un giorno di pausa, non si suo campo rimase stupefatta dal fatto che il campo era
assentava mai dalla sua campagna per nessun motivo. completamente sparito così come l’uomo ed il suo aratro,
risucchiati da un vortice che fecero sprofondare la terra
Diceva che lui non avrebbe smesso di lavorare neanche se un lasciando il posto a un meraviglioso specchio d’acqua!
giorno il campo fosse sprofondato. Infatti, non è possibile fare il bagno nelle acque del lago
Rinunciava a tutto pur di continuare a lavorare il suo campo. a causa di continui gorghi e mulinelli d’acqua che ci
Una domenica mattina, in onore della celebrazione del risucchierebbero sul fondo non permettendoci di stare a
Corpus Domini, nonostante le campane avessero iniziato a galla.
richiamare i fedeli a messa, lui ha comunque continuato a
lavorare. I compaesani, mentre si recavano in Chiesa, ligi al La leggenda narra anche che se si sale in punta alla
proprio dovere, lo chiamavano chiedendogli di unirsi a loro, Rocca del Lago, la parete rocciosa che cade a strapiombo
pensando che fosse solo distratto o in ritardo. sull’acqua, e si guarda giù verso il fondo del lago, si possa
vedere l’aratro del contadino.
Lui invece era ben consapevole delle sue decisioni e non
aveva nessuna intenzione di unirsi a loro, anzi li cacciò in

Margherita Sciolti Photography

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116 R E P O RTA G E | USSEAUX

Giancarlo Nittii Photography

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R E P O RTA G E | USSEAUX 117

È uno dei Borghi alpini meglio conservati della valle, oltre ad


essere quello in cui si sente più forte la tradizione valdese.
Da non perdere la chiesa parrocchiale di S. Maddalena con la
sua bella meridiana e la Piazza della Preghiera.
Laux conta solo 7 residenti.

Margherita Sciolti Photography Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

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118 R E P O RTA G E | USSEAUX

Risalendo invece la strada regionale del Sestriere


incontriamo Pourrières, celebre per la battaglia che, nel 1747,
vide l’esercito dei Savoia scontrarsi con quello francese tra il
vallone di Cerogne e il Colle dell’Assietta.

Lungo il “percorso della battaglia dell’Assietta” si trovano


sagome artistiche dei soldati dell’epoca.
Nel borgo meritano una menzione la chiesa seicentesca
dedicata all’Annunciazione di Maria con campanile del 1889
e il piccolo cimitero.

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 119

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


120 R E P O RTA G E | USSEAUX

Ultima tappa è Fraisse, la borgata più a monte, conosciuta Tra le attrazioni architettoniche spicca la chiesa dedicata ai
come “il borgo dei boschi e del legno” per la sua dedizione Santi Giacomo e Filippo, costruita dagli abitanti per volere
all’arte della falegnameria, sostenuta proprio dai rigogliosi del duca Vittorio Amedeo II, con il grande quadrante solare
boschi circostanti, che forniscono la materia prima. sul campanile.

Passeggiando per le vie del paese puoi ammirare appesi ai


muri esterni delle case quadri intagliati proprio in legno che
rappresentano scene di vita quotidiana, lavorativa o natura e
animali.

Giancarlo Nitti Photography

Margherita Sciolti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 68


R E P O RTA G E | USSEAUX 121

Margherita Sciolti Photography

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122 R E P O RTA G E | USSEAUX

Le condizioni climatiche e lo scenario particolare rendono Vengono poi cotte in acqua bollente e servite con burro fuso,
uniche anche le materie prime e la tradizione gastronomica, salvia e parmigiano.
nella quale possiamo incontrare anche gusti e sapori francesi Buonissimi e caratteristici del posto anche i salumi, tra cui
e valdesi. il prosciutto cotto al forno e la mocetta, gli gnocchi con la
fonduta e la polenta con selvaggina.
Il prodotto tipico per eccellenza è il plaisentif, una toma
particolarmente ricca di essenze floreali prodotta con il latte Il tutto ovviamente da accompagnare con i rinomati vini rossi
delle mucche munto nei primi giorni di alpeggio. piemontesi.
È conosciuto anche come “formaggio delle viole” perché l'erba Il Ramìe è il vino rosso tipico della zona.
del primo alpeggio coincide con l'epoca della fioritura delle Da non dimenticare le grappe aromatizzate, il genepì, tipico
viole. liquore piemontese a base di artemisia alpina, il serpoul
La stagionatura dura almeno ottanta giorni. liquore a base di serpillo (varietà di timo) e l’arquebuse
digestivo a base di tanaceto.
Il piatto tipico, antica ricetta delle valli valdesi e occitane sono
invece le calhiette valdesi.
Sono di aspetto simili agli gnocchi ma a base di pane raffermo,
patate grattugiate, salsiccia o salame o lardo e cipolla.

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R E P O RTA G E | USSEAUX 123

Giancarlo Nitti Photography

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124 R E P O RTA G E | USSEAUX

I villaggi alpini di Usseaux offrono molte possibilità per All’interno dei cinque borghi è possibile partecipare anche a
passeggiate a piedi, in mountain bike e a cavallo, lungo dei tour guidati.
sentieri e strade militari, oltre a percorsi con le racchette da Imperdibile, poi, a soli 4 km, la visita al Forte di Fenestrelle,
neve e con gli sci. la grande muraglia piemontese, la più grande fortificazione
alpina d’Europa.
Un percorso facile di circa due ore, ad anello, adatto a tutti,
denominato “Il Sentiero del Pensiero”. Nel 2020 nel Comune di Usseax a Pian dell’Alpe nei pressi del
Il nome deriva dal fatto che lungo il cammino si trovano delle lago delle rane è stata posizionata una “Big Bench”.
massime incise su tavole di legno, scritte in quattro lingue: La Big Bench è una panchina gigante diventata simbolo di
italiano, occitano, francese e spagnolo. promozione e valorizzazione del territorio.
La panchina è fedele a quella del progetto del designer
Poco sopra Usseaux ci sono anche gli impianti olimpici per gli americano Chris Bangle.
sport invernali di Pragelato e Sestriere.
Per gli appassionati di mountain bike, ci sono la strada Insomma, un susseguirsi di magia, favole e storia che si
dell’Assietta e un reticolo di strade militari che offrono intrecciano dando vita a qualcosa di veramente unico.
percorsi adatti a tutte le esigenze.

Al lago di Laux è possibile fare pesca sportiva mentre, per


gli amanti degli sport estremi, si può fare parapendio al Pian
dell’Alpe.

Margherita Sciolti Photography

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R E P O RTA G E | USSEAUX 125

Giancarlo Nitti Photography

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127

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 luglio 2021

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