GF72
GF72
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N. 72 - 2021 | OTTOBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]
GENOVA JEANS
Band of Giroinfoto
72
[Link]
OTTOBRE 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E
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LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5
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ANNO VII n. 72 Youtube
20 Ottobre 2021 giroinfoto TV
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
GENOVA JEANS
GIROINFOTO MAGAZINE
72
I N D E X
R E P O R TA G E
CIVITA
10 GENOVA
Jeans
Band of Giroinfoto
BAGNOREGIO
28
28 CIVITA DI BAGNOREGIO
La città che muore
A cura di Adriana Oberto
44
R E P O R TA G E
58
DISNEY MUDEC
R E P O R TA G E
X° FIERA MONDIALE
80
DEL PEPERONCINO
X° FIERA MONDIALE
DEL PEPERONCINO
80 R E P O R TA G E
90
PAVESE FESTIVAL
2021
90
Band of Giroinfoto
VILLA ADRIANA
Tivoli
106
A cura di Rossella Falcone
SCIACCA
Museo diffuso dei cinque sensi
120
Band of Giroinfoto
FOTOEMOZIONI
Maria Grazia Castiglione
142
Manuela Albanese R E P O R TA G E
Michele Sodi
106
VILLA ADRIANA
R E P O R TA G E
120
SCIACCA
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Ottobre 2021
338 52 8 35ARTI- 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI COLI ARTICOLI ARTICOLI
A partire dai teli di lino e cotone tinti con l’indaco (1540), si passa
alla visione “green” del futuro, all’ecosostenibilità, per arrivare
Dario Trufe
all’ingresso del jeans nel mondo della moda quando diventa Federico F
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immagine delle giovani generazioni. Isabella N
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Monica Go
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Il video termina con uno sguardo al passato: siamo nel 1860, ero
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sullo scoglio di Quarto, dove un violinista vestito da garibaldino ec
Tiziana Bu
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onora la Spedizione dei Mille che partirono per unire l’Italia con
i jeans e la camicia rossa.
Così si inizia a tracciare la storia del jeans con gli interventi di
molti personaggi istituzionali che hanno contribuito a dare vita
a Genova Jeans.
Gli argomenti che spiccano come fil rouge dell’evento sono i seguenti:
recuperare la tradizione del jeans, implementare la visibilità della
città rivitalizzando l’aspetto commerciale e turistico, migliorare la
qualità di vita dei cittadini e la fruibilità del centro storico, dare priorità
all’ecosostenibilità, migliorare le condizioni di lavoro e sostenere il
settore della moda.
Si diceva fil rouge ma Genova l’ha voluta chiamare Blue Line. Si tratta di un piano integrato che comprenderà, oltre a quanto
Al giorno d’oggi il jeans è usato da tutti, da tutte le culture, a sopra, anche interventi fisici quali la riqualificazione di 11
tutte le età, in tutto il mondo. piazze, interventi di manutenzione e innovazione tecnologica.
Per questo è veicolo di un messaggio importante volto al
futuro: produrre facendo dell’ecosostenibilità una priorità, Altro fiore all’occhiello di Genova Jeans sono le mostre tra cui
ma non solo. Produrre con meno acqua, meno coloranti e spicca ArteJeans, una collezione di opere donata da artisti
bio compatibili è una priorità senza dimenticare di migliorare che sarà implementata negli anni a seguire.
anche le condizioni di lavoro. Il progetto comprende anche la volontà di esportare la
mostra all'estero, come ad esempio a Londra, negli Stati Uniti,
Altro obiettivo legato all’evento è il recupero delle vie del in Svizzera e così via.
centro storico e di alcuni palazzi storici sulla Via del Jeans.
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Ultima tappa del percorso è il Metelino, La sfida è stata montare una mostra di Piazza del Campo e i Truogoli di
sede della mostra “ArteJeans, un mito artisti di tutte le età provenienti da arti Santa Brigida hanno invece ospitato
nelle trame dell’Arte contemporanea”. diverse come la plastica, la scultura o spettacoli di vario genere, dalla street
la pittura. dance alla musica.
Qui sono raccolte 36 opere donate alla
città da artisti contemporanei di livello Le conferenze a tema jeans sono
internazionale. state parte del programma della
Il progetto ArteJeans ha lo scopo di manifestazione, raccontando la
unire l’arte contemporanea con il jeans storia di questo iconico capo di
traslando l’arte sulla tela jeans, idea abbigliamento dalle origini sino ai giorni
piuttosto innovativa. nostri affrontando anche il tema della
Per la realizzazione delle opere esposte produzione ecosostenibile.
al Metelino, Candiani ha offerto agli
artisti dei teli jeans da interpretare
artisticamente.
La prima esposizione si è tenuta a
Villa Croce lo scorso anno, purtroppo
oscurata dalle misure restrittive della
pandemia.
Dario Truffelli Photography
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Una parte dello showroom è dedicata al Per Doria e Dojola il jeans è una parte
problema degli oceani visto che siamo molto importante della produzione,
proprio di fronte al mare, oceani che intanto perché di origine genovese e
sono pieni di plastiche sciolte oppure per lo standing diverso, più giovane che
non ancora sciolte e comunque pieni di dona all’azienda.
additivi chimici.
Ne scaturisce una triste verità:
purtroppo ognuno di noi introduce nel
proprio organismo il corrispettivo di una
carta di credito di plastica a settimana,
sostanzialmente sono circa in media 5
grammi a settimana e fino a 20 kg nella
vita.
Gino Repetto è uno dei fondatori di InJeans e gestisce l’attività la pelletteria Flavio del Carmine che ha prodotto delle borse
in Via Pré a Genova. con inserti in jeans e l’artista Simon Clavière-Schiele, l’anima
InJeans nasce per volontà di un gruppo di amici, un’attività creativa di quest’avventura, esporrà a Palazzo Bianco (da
non è sul jeans ma per il jeans, dopo decine di anni che a settembre fino a fine gennaio 2022) una sua opera sul jeans
Genova non c'era più una produzione di jeans. all’interno di una mostra sull’arte del ricamo.
Siccome i jeans sono stati inventati a Genova i soci hanno Quest’opera rappresenta l’allegoria della lotta tra Nimes e
cercato e trovato un partner tecnico individuato in Rosso35- Genova sulla paternità del jeans.
Silky che produce jeans a Carignano. Quindi denim si rifà a Nimes e jeans oramai sappiamo tutti
Sono ispirati e fatti con il tessuto che si utilizzava nel che proviene da Genova.
Cinquecento, ossia un misto di lino e cotone.
Sul foulard disegnato da Clavière si vedono il coccodrillo –
È tessuto molto leggero, fresco e diverso dai jeans che siamo simbolo di Nimes - e il grifone – simbolo di Genova - che si
abituati a comprare oggi. contendono la paternità del jeans.
Levi’s l’ha fatto diventare più strutturato proprio come lo Poi ci sono gli altri simboli legati al jeans come il cotone,
conosciamo oggi anche per un discorso di resistenza, di l’indaco, le Indie e San Francisco, sede della Levi Strauss.
rivetti e di brevetto. Da qui nasce la serie di foulard di InJeans in diversi colori e
dimensioni.
L’attività della start-up mira a riscoprire le origini del jeans e
rifarlo come nacque in passato. InJeans ha collaborato con
ArteJeans è un progetto nato a Londra background artistico e il loro stile, hanno cardine per il Museo diffuso del Jeans,
da un’idea di Francesca Centurione incluso la loro ispirazione nelle opere uno spazio ristrutturato ma molto
Scotto Boschieri (ambasciatrice che ora si vedono esposte al Metelino. rough (grezzo), simile a uno spazio
di Genova nel mondo) e di Ursula Ne è nata una rete concettuale di idee post industriale e underground che ben
Casamonti (Tornabuoni Arte). e ispirazioni diverse ma interconnesse si adatta a queste opere.
tra loro con un forte legame al concetto
Il comitato critico, composto da Ilaria del mare, del lavoro e della realtà di
Bignotti, Luciano Caprile e Laura Genova.
Garbarino, ha invitato degli artisti di
arte contemporanea a interpretare una La mostra è nata originariamente a
tela di jeans Candiani di due metri per ottobre 2020 con una prima edizione
un metro e ottanta seguendo la loro più contenuta a causa dell’emergenza
creatività. sanitaria Covid-19.
C’è chi l’ha voluta elaborare un A partire dall’anno scorso sono quindi
po' di più con intagli, chi ha voluto state collezionate delle opere di artisti
impreziosirla con dei ricami oppure di fama internazionale e di generazioni
delle rielaborazioni tridimensionali. diverse che sono il primo nucleo di
Tutti, nonostante il loro diverso opere che si spera possa diventare il Stefano Zec Photography
Queste opere custodiscono nella loro essenza un messaggio, che sia diretto alla città che accoglie la mostra oppure a concetti
che uniscono l’arte al quotidiano.
Ma questi artisti non sono stati i primi ad utilizzare il jeans per un’opera d’arte! Il passato si connette inevitabilmente con il
presente.
L’edificio del Metelino rappresenta infatti la connessione simbolica tra la Darsena, dove il jeans veniva immagazzinato prima
di essere caricato nelle stive delle navi, e il centro storico. L’auspicio è quello di far crescere il Museo del Jeans di anno in anno
in modo che ogni edizione porti nuovi contributi e donazioni che saranno esposte in diverse location lungo la Via del Jeans.
Questo sarà il futuro!
GLI ARTISTI
Simone Berti, Alberto Biasi, Tomaso Binga, Henrik Blomqvist, Enzo Cacciola, Pierluigi Calignano, Letizia Cariello,
Roberto Coda Zabetta, Maurizio Donzelli, Ulrich Egger, Giovanni Gaggia, Goldschmied&Chiari, Riccardo Guarneri,
Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Marco Lodola e Giovanna Fra, Claudia Losi, Carolina Mazzolari, Ugo Nespolo, Giovanni
Ozzola, Valentina Palazzari, Gioni David Parra, Francesca Pasquali, Gabriele Picco, Pino Pinelli, Fabrizio Plessi, Gianni
Politi, Laura Renna, Marta Spagnoli, Vedovamazzei, Serena Vestrucci, Cesare Viel, Gianfranco Zappettini.
Civita si trova al centro della Valle dei Calanchi. I calanchi sono una forma erosiva caratterizzata da piccole
È circondata da due valli – La Valle del rio Torbido e la valle valli e sottili creste.
del rio Chiaro – che un tempo costituivano la via di accesso. Sono privi di vegetazione; il terreno argilloso è impermeabile,
Queste, dalla valle del Tevere, portavano fino al lago di il che riduce l'infiltrazione e favorisce il deflusso superficiale
Bolsena. dell’acqua, che dilava lo strato superficiale alterato.
Si tratta di un territorio argilloso, formatosi in tempi antichi L’erosione che ha formato i calanchi che, in quanto tali, sono
quando il mare si è ritirato. in continua evoluzione, unita a frequenti frane e all’azione
Questo strato è soggetto a forte erosione, causata dagli di terremoti, è stata la causa, nei secoli, delle criticità
agenti atmosferici, dai torrenti, nonché dal disboscamento. dell’abitato di Civita, della sua parziale distruzione, nonché
dell’abbandono da parte degli abitanti, che si sono trasferiti
Al di sopra se ne trova un altro – tufaceo e lavico – che è più nella vicina Bagnoregio.
duro e resistente, ma che diventa oggetto di frane a causa del
terreno sottostante.
Stefano Zec
Adriana Photography
Oberto Photography
Civita di Bagnoregio ha origini antichissime. e terremoti e avevano avviato opere di canalizzazione della
Fu proprio la presenza di acqua in abbondanza ad attirare acque piovane e contenimento dei torrenti.
l’uomo, quella stessa acqua che causa l’erosione del territorio
circostante. Con l’arrivo dei Romani nel 265 a.C. queste opere vennero
I primi insediamenti della zona risalgono al periodo riprese e ampliate e Civita visse un periodo di prosperità,
Villanoviano (IX-VII sec. a.C.). portata dagli scambi commerciali, facilitati dalla comodità di
accesso alla strada che da Bolsena portava al fiume Tevere,
La fondazione della città, di cui non si conosce il nome, risale al tempo solcato da navi mercantili. Purtroppo le stesse vie
a circa 2500 anni fa per mano degli Etruschi. di comunicazione resero la zona vulnerabile alle incursioni
Il luogo era in posizione strategica per il commercio, perché barbariche.
vicina alle più importanti vie di comunicazione del tempo.
Inoltre era vicina alla foce del Tevere, anch’esso grande via di Tra il 410 e il 774 la città cadde nelle mani di Visigoti, Goti,
navigazione dell’Italia centrale. Bizantini e Longobardi, finché Carlo Magno non la liberò e
consegnò alla Chiesa.
Del periodo etrusco rimane il “Bucaione”, un profondo tunnel A cavallo dei secoli VIII e IX incominciò ad affermarsi il
scavato nella roccia che, dalla città, porta alla valle dei toponimo Bagno Regis, trasformatosi poi in Balneoregium,
calanchi. Bagnorea ed infine Bagnoregio; il nome deriva da una
Erano inoltre presenti, in passato, numerose tombe di origine leggenda, secondo la quale esistevano delle terme (bagni)
etrusca poste alla base della città o sulle pendici della parete già ai tempi dei Romani, che anche il re Longobardo Desiderio
di tufo; queste sono però ormai scomparse sotto una delle avrebbe frequentato a causa di una grave malattia.
innumerevoli frane che hanno coinvolto la zona.
E infatti già gli Etruschi si trovarono a far fronte a smottamenti
Il Medioevo portò periodi di pace alternati ad altri più tristi, delle parti più esposte a valle
come quello legato alla dominazione dei Monaldeschi della dell’abitato, l'apertura di numerose crepe nel terreno e
Cervara, già signori di Orvieto, che furono cacciati dalla distrusse il ponte che la collegava al quartiere di Rota.
popolazione.
Essi infatti avevano tentato di stabilire un certo controllo Nel 1699, quando già gran parte della popolazione se n’era
sulla città con il fine di mantenere un presidio guelfo contro andata, le istituzioni pubbliche vennero trasferite a Rota. La
i ghibellini di Viterbo; tale controllo si tramutò in effettivo città, che ormai era stata fortemente spopolata e il cui abitato
dominio. era già ristretto, subì un altro forte crollo nel 1764, che portò
Nel 1457, a seguito della loro oppressione in campo via altre parti della cittadina.
amministrativo e fiscale, gli abitanti si ribellarono e distrussero
il castello della Cervara, dal quale i Monaldeschi esercitavano Da allora in poi frane e smottamenti si susseguirono e il paese
il loro potere. continuò a ridursi.
Nel 1819 la Sacra Congregazione del Buon Governo di Roma
La città divenne in seguito libero comune per un breve periodo ordinò ai cittadini di abbandonare le proprie case e trasferirsi
nel XII sec., per poi finire sotto il dominio della Santa Sede. a Bagnoregio, ma l'ordine riguardava solo le case più vicine
Purtroppo questo è anche il periodo in cui le opere messe alla rupe vicino alla chiesa di San Bonaventura, perché coloro
in atto da etruschi e romani a protezione del territorio non che vi abitavano non volevano lasciare il proprio borgo.
vennero mantenute, cosa che portò a un rapido degrado del
territorio.
A questo va aggiunto lo sfruttamento agricolo nella zona dei
calanchi che aveva rimosso la copertura dei boschi, privando
così il terreno delle radici degli alberi che ne prevenivano
naturalmente l’erosione.
Sempre nel XIX secolo si incominciarono Il ponte che vediamo oggi fu costruito Fu così che Civita si guadagnò
a vedere i primi interventi sistematici per intervento del Ministero dei Lavori l’appellativo di “città che muore”.
per la salvaguardia del luogo e venne Pubblici e venne inaugurato il 12 La sua posizione, unita al rinnovato
costruito un primo ponte nel 1850. settembre 1965; nonostante deturpi interesse verso la sua particolarità e
Nel 1922 fu la volta di un secondo ordine il paesaggio si tratta di un’opera la natura del luogo hanno dato però, di
di evacuazione verso una borgata da necessaria per garantire il collegamento recente, un forte impulso al turismo,
costruirsi appositamente, ma tutto al borgo. che ne ha interrotto l’abbandono e ne ha
rimase fermo e ulteriormente bloccato Complessivamente, dal XV secolo ad permesso una parziale rinascita.
dalla guerra. oggi sono state documentate quasi È ora uno dei borghi più belli del Lazio
150 frane dettagliatamente descritte e non solo, tanto da essere entrata
Nel 1944 i tedeschi in ritirata fecero in manoscritti, cronache, documenti e nella lista dei Borghi più belli d’Italia
saltare il ponte in muratura e nel 1963 pubblicazioni varie. ed è candidata a diventare patrimonio
crollò la passerella in legno che lo mondiale dell’umanità dell’UNESCO.
sostituiva.
Ai tempi del suo massimo splendore e acquisire un arco gotico, era stata dei secoli a causa degli smottamenti del
Civita aveva cinque porte. scavata nel tufo degli Etruschi. terreno.
Ne rimane solo una, la Porta di Santa Ai lati della porta furono posti due
Maria, o della cava, che costituisce bassorilievi rappresentanti un leone che Il ponte supera il forte dislivello presente
l’unico accesso alla città, se si esclude il tiene tra gli artigli una testa umana. tra la parte bassa di Bagnoregio, dove
tunnel “Bucaione”. Sono a ricordo della vittoriosa rivolta si trova il parcheggio per i residenti del
popolare del 1457 contro la famiglia dei borgo e coloro che alloggiano nelle
La porta si chiama così perché nei Monaldeschi. strutture ricettive, e la porta stessa.
pressi vi era la chiesa dedicata alla Si arriva alla porta attraverso il ponte
Vergine Maria. sospeso pedonale, costruito sopra la Passa sopra parte della valle dei
Si chiama anche “porta cava” perché, sella morfologica di accesso alla città, calanchi, permettendo a chi lo
prima di essere riadattata nel Medioevo che si è man mano abbassata nel corso intraprende di godere di scorci preziosi
sul territorio circostante, nonché la vista
del borgo da vicino.
INGRESSO BORGO
Adriana Oberto Photography
Passata la porta di Santa Maria si è avvolti dallo spirito del Dopo una breve camminata si arriva in piazza San Donato, su
borgo medievale. cui sorge l’omonima chiesa.
Entrare qui, infatti, rappresenta una sorta di viaggio nel tempo, In origine in quel luogo sorgeva un tempio romano. Risale al
in quanto il borgo è rimasto delle dimensioni che aveva nel XIII VII sec., quando la sua struttura era basilicale, con un porticato
secolo, quando da queste parti arrivò San Francesco e padre esterno, ed era più corta di quella attuale, perché mancavano
Bonaventura era ancora un bambino e si chiamava Giovanni. il presbiterio e il coro.
Questi viveva ovviamente all’interno del borgo e la sua casa
venne in parte trasformata nel XVI secolo in una chiesa a lui La chiesa subì alcuni rimaneggiamenti nel XVI secolo, che
dedicata. la portarono alla struttura attuale, e passò così dallo stile
romanico a quello rinascimentale.
Fu danneggiata dal terremoto del 1695, abbandonata e Ospita le reliquie di San Ildebrando, vescovo della città nel
ricostruita nel 1703. Subì però ulteriori crolli nel 1764 e IX secolo, un crocifisso ligneo del Quattrocento (scuola di
la montagna continuò a franare a valle finché, nel 1826, fu Donatello) e un affresco della scuola del Perugino. Rimase
definitivamente abbandonata. sede vescovile fino al 1699 quando, in seguito al terremoto
del 1695, questa fu trasferita a Bagnoregio.
SAN DONATO
Adriana Oberto Photography
STABILIZZAZIONE
Adriana Oberto Photography
PALAZZO ALEMANNI
Adriana Oberto Photography
La visita prosegue lungo le stradine oltre la piazza ed piccoli motocarri che riforniscono il paese e trasportano
intorno ad essa. Si tratta delle strette strade tipiche di un gli ospiti delle strutture.
borgo medievale.
Esse si snodano seguendo un reticolato “allungato” in Grazie alle sue caratteristiche uniche il borgo è stato
direzione leggermente inclinata sud, sud-ovest/nord, più volte set cinematografico. Qui sono stati girati film
nord-est; ai loro lati si trovano casette di pietra e piccole italiani, ma non solo.
chiese. Tra i più recenti menzioniamo la miniserie televisiva
Pinocchio del 2009, Questione di Karma e Puoi baciare
Non mancano le balconate con vista sui calanchi. lo Sposo del 2017 e 2018.
Molte abitazioni sono state ristrutturate e adibite a
ristorante o bed & breakfast per accogliere i numerosi Ha inoltre ispirato il film di animazione di Hayao Miyazaki
turisti. Laputa – castello nel Cielo; anche per questo sono
numerosi i turisti giapponesi che visitano Civita.
È da notare che Civita è un borgo esclusivamente
pedonale, se si eccettuano i ciclomotori e gli eventuali
Lorenzo Rigatto
Lorena Durante
Maddalena Bitelli
Monica Pastore
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Lago dei Camosci
Sant'Ambrogio
di Torino
Sacra di
San Michele
Il Lago dei Camosci è gestito dall’Associazione Culturale RELAZIONI, perché è solo grazie a una costruzione positiva e
STAR in collaborazione con l’impresa sociale Anima Giovane creativa con gli altri che si può continuare a sognare.
che si occupa di educazione e formazione umana.
Anima Giovane è un’impresa sociale che valorizza la
Il nome della STAR è un acronimo che descrive la sua società: lavora sul territorio, con l’obiettivo di individuare,
mission: un lavoro che parta dalle STORIE perché sono far scoprire e rafforzare le competenze che ogni persona
il mezzo più potente che l’uomo ha a disposizione per può offrire per realizzare una comunità solida; che crede nei
raccontare e diventare protagonista della realtà in cui vive; giovani costruendo possibilità per mettere fianco a fianco
lavorando con i TERRITORI vicini e lontani, arricchendosi professionisti e giovani. I suoi progetti mirano a raggiungere
della contaminazione continua tra le ARTI, gli spazi culturali, un obiettivo sfidante, dove tutti i partecipanti devono
i mondi educativi; per ultimo ponendo al centro di tutto la collaborare.
CAMOSCI SOUND:
La musica incontra la montagna.
Una rassegna di concerti che iniziano al tramonto, quando
si iniziano a sentire le pietre che ruzzolano dalla roccia per
il passaggio dei camosci.
I concerti sono godibili dal prato, volendo anche su comodi
cuscini posati a terra.
THE ALPALACHIANS
Alex Gariazzo: voce, chitarra, mandolino
Carlot-ta: voce, piano, tastiere, chitarra CECILIA
Cecilia: voce, arpa
Cecilia è un’arpista e cantautrice torinese.
La ruvidezza delle Alpi Occidentali incontra l’immaginario degli Diplomata al Conservatorio di Torino, ha
Appalachi in questo progetto musicale nato dalla comune conseguito il Master in Nuovi Linguaggi per
fascinazione di tre musicisti piemontesi per il folk dell’America l’arpa al Conservatorio di Milano.
del Nord e per i suoi luoghi pieni di simboli.
Le radici blues di Alex Gariazzo accolgono le atmosfere oscure di Ha pubblicato due album di canzoni -
Carlot-ta e le melodie terse di Cecilia in un repertorio di riscoperta Guest (2015), Cupid’s Catalogue (2019) - e
che intende attraversare l’infinito canzoniere americano, collezionato centinaia di concerti in Italia ed
raccoglierne alcune tracce e consegnarle ai linguaggi dell’alt-pop Europa, suonando al fianco di Niccolò Fabi -
europeo e della musica d’autore. come opening del tour estivo 2015 - e di Max
Gazzè - come musicista al Festival di Sanremo
I suoni delle corde e del legno di chitarre e arpe, ammorbiditi 2018.
o inaspriti da organi, fisarmoniche e pianoforti, sorreggono
le armonie delle voci in un divertissement che non ha certo Ha fatto parte del cast dello spettacolo teatrale
la pretesa dell’appropriazione, bensì lo spirito leggero e puro Cantabile2 per un tour in Danimarca ed è autrice
dell’esplorazione: un approccio diretto e ludico alla musica, per della colonna sonora della prima serie teatrale
ricordarci quanto possa essere divertente e profondo suonarla italiana 6Bianca, prodotta dal Teatro Stabile di
e ascoltarla, evocando spazi lontani, muovendo a sé anche le Torino in collaborazione con Scuola Holden.
montagne.
CARLOT-TA
Carlot-ta (Vercelli, 1990) è cantautrice e
pianista. Ha all’attivo tre album di canzoni e
più di 400 concerti in Italia e all’estero (MiTo
Settembre Musica, Premio Tenco, Premio
Ciampi, JazzMi, Auditorium Parco della Musica,
Liverpool Sound City, Veneto Jazz, Festival dei
Due Mondi etc.).
FEDERICO SIRIANNI
Accompagnato dalla violinista ELISABETTA
BOSIO. Lorena Durante Photography
Cantautore genovese, adottato in età adulta
da Torino, è considerato erede della grande
“Scuola genovese dei cantautori”.
ESTEL LUZ
Estel Luz, Italo-colombiana, nasce nella provincia biellese; per
oltre un decennio collabora con diversi progetti dell’underground
italiano e non e con la band Dotvibes; dal 2015 si trasferisce per
un lungo periodo nel Regno Unito e inizia un percorso solista con
il primo mixtape Rooms in Lo-fi esibendosi in Italia, UK e USA; il
suo primo disco Queens esce nell’ autunno 2019, periodo in cui
parte anche la amata attività radiofonica con Amazonas Fm su
Radio Banda Larga, una web radio attiva tra Torino e Berlino.
MIRCO MENNA
Mirco Menna, bolognese, classe 1963, dapprima batterista, esordisce come cantautore nel 2002 con l’album Nebbia di idee e
per questo lavoro è premiato al MEI di Faenza come artista emergente dell’anno. L’album si fregia del plauso autografo di Paolo
Conte: “…finalmente un disco saporito ed elegante”. Alla fine del 2005 esce per l’etichetta Storie di Note il secondo disco, Ecco,
che vanta un prezioso incipit in versi firmati e detti da Fernanda Pivano.
Dal 2006 al 2008 collabora in qualità di cantante e frontman con Il Parto delle Nuvole Pesanti, gruppo con cui debutterà a
Mittelfest nel 2007 con lo spettacolo Slum, produzione dei Filodrammatici di Milano.
Nel febbraio 2010 debutta lo spettacolo ‘Spreco’ (di e con Massimo Cirri e Andrea Segrè con disegni originali di Altan) di cui
firma ed esegue le canzoni di scena.
Il successivo lavoro discografico, …e l’italiano ride, con Banda di Avola, è accolto con grande favore da pubblico e critica
internazionale.
Ospite all’edizione 2010 del Premio Tenco, gli viene poi assegnato il Premio italiano Musica Popolare al MEI, come miglior
disco dell’anno.
Nel 2014 esce Io, Domenico e tu, riconoscimento a Domenico Modugno, segnalato per la Targa Tenco tra i cinque migliori
album della categoria.
Nello stesso anno pubblica il libro 118 Frammenti Apocrifi (Ed. Zona).
Nel febbraio 2017 debutta in veste di protagonista nel Faustus, opera teatrale di Max Manfredi. Alla fine dello stesso anno esce
Il senno del pop, nuovo album di canzoni originali e nella primavera 2021 SeStoQui (è perché vi voglio bene).
L’ORAGE
Alberto Visconti, Rémy e Vicent Boniface sono il trio che
costituisce la base e il motore artistico del celebre gruppo
valdostano L’Orage.
Con questa formazione i tre musicisti hanno calcato i principali
palcoscenici della penisola (Concertone del primo maggio, Arena
PINHDAR di Verona, Sferisterio di Macerata, Carroponte e tanti altri) e
registrato 5 album di canzoni originali più un EP dedicato ai canti
I Pinhdar sono la cantante e autrice Cecilia Partigiani.
Miradoli e il musicista e produttore Max
Tarenzi, in passato fondatori della rock band Vincitori assoluti di Musicultura nel 2012 sono stati consacrati,
Nomoredolls e del festival internazionale A nel 2013, dalla collaborazione con Francesco De Gregori,
Night Like This. collaborazione poi rinnovata nel 2015.
Ad essi si aggiunge nella formazione live il Tra le altre collaborazioni importanti si ricordano quella con
polistrumentista Alessandro Baris. Enrico Erriquez Greppi, cantante della Bandabardò che è stato
produttore e ospite del loro quarto album Macchina del Tempo
Parallel è il loro secondo album uscito il 26 (Sony Music, 2015) e quella con l’attrice Jasmine Trinca.
marzo 2021 per l’etichetta inglese Fruits de
Mer Records. Di loro Carmen Consoli ha detto: “Ascoltateli, sono grandi!”. Tutti
Dopo l’omonimo esordio del 2019, ben attivi in altri gruppi o progetti musicali i tre musicisti propongono,
accolto anche all’estero, soprattutto nel in trio, uno spettacolo variegato che spazia dai brani originali de
Regno Unito dove hanno già realizzato 2 L’Orage a una selezione inaspettata e sorprendente di riprese e
brevi tour, in questo nuovo lavoro la fusione rivisitazioni del repertorio dei grandi cantautori del passato da
di dream pop e trip hop del duo di Milano Brassens a De Gregori, dai Beatles a De Andrè da Lucio Dalla a
trova una peculiare e moderna chiave di Leonard Cohen senza dimenticare il repertorio tradizionale che
lettura, in equilibrio tra avvolgente eleganza, costituisce da sempre il territorio naturale della famiglia Boniface
ritmiche risucchianti e conturbante (Trouveur Valdotén).
cupezza, senza rinunciare a influenze new Sul palco CAMOSCI SOUND si sono esibiti in una formazione duo.
wave, shoegaze e indie rock.
Il percorso espositivo propone una triplice chiave di lettura I bozzetti preparatori di ricerca creativa mostrano la quantità
e desidera mostrare al grande pubblico, attraverso le opere di tentativi e di prove, di tecniche e di strumenti che si
originali provenienti dagli Archivi Disney, il lavoro di ricerca celano dietro le singole scene dei film d’animazione che ben
creativa che si nasconde dietro ad un risultato artistico conosciamo, nonché la grande capacità di captare l’essenza
perfetto agli occhi di tutti, come quello dei capolavori Disney. delle favole per farle essere sempre attuali e fruibili.
Disney, con il suo approccio creativo innovativo nello L’animazione è infatti il medium che trasforma immediatamente
storytelling, ha trasformato in film d’animazione il patrimonio in realtà le narrazioni, avvicinando i personaggi del racconto
narrativo delle culture del mondo e le tradizioni epiche: i miti, allo spettatore in modo tangibile ed emozionante.
le leggende medievali e il folklore, le favole e le fiabe. Miti, Se il valore simbolico delle storie è rimasto intatto nel tempo,
leggende, favole e fiabe sono anche le quattro sezioni che le tecniche di produzione si sono evolute sempre di più.
accompagnano il visitatore lungo il percorso espositivo e in
cui si ritrovano le origini delle storie dei capolavori Disney.
L’altro personaggio ideato da Walt Disney, anni dopo, grazie Entrambi i personaggi, fra i più famosi nella gamma
all’enorme successo di Topolino, è Paperino, Donald Duck. amplissima dei personaggi della Disney, incontrano in modo
immediato gli opposti delle inclinazioni, delle tensioni e dei
Paperino nasce dalla consapevolezza umana del limite. desideri degli esseri umani, dai primi anni di vita fino all’età
Il limite che emerge nella vita, nelle possibilità reali, che si adulta.
mostra nei comportamenti e nelle caratteristiche umane.
Paperino è un essere furbastro ma allo stesso tempo ingenuo, L’eroe, nell’universo Disney, è sempre presente, come negli
vuole raggiungere i suoi scopi spesso attraverso espedienti e archetipi, da cui derivano la tradizione orale, i miti e le fiabe.
quasi sempre fallisce. L’eroe è vittorioso sui soprusi e sul male; tuttavia, accanto al
Spesso, si ritrova solo, misero e deriso. vittorioso, appare sempre una di queste figure: il cattivo, il
pericoloso, il sopraffattore e/o il perdente.
Disney riprende le figure degli archetipi, dei miti, i personaggi Questa è la magia e la potenza dell’incontro di piccoli e grandi
delle fiabe, della narrazione orale e li trasforma in creature con questi due personaggi e con molti altri personaggi dei
comprensibili ai bambini. miti e delle fiabe, a cui la Disney ha dato il contorno e il colore
Il bambino è il centro intorno al quale viene costruito un mondo del disegno e, con l’animazione, il movimento: insomma, la
infinito con mille personaggi che trovano subito spazio, vita.
perché, in qualche modo, già esistenti nella sua mente.
Sin dagli albori della civiltà gli esseri umani hanno voluto La stessa cosa che avviene con l’animazione di Walt Disney e
rappresentare le proprie gesta, le situazioni di vita, i misteri dei suoi autori, ma non si tratta, in questo caso, di fotografie
della fertilità propiziata dalle divinità, il tripudio dei raccolti, le bensì di disegni che vengono uniti in sequenze e animati
battute di caccia, il combattimento con gli animali, la tensione dalla velocità della proiezione: si tratta di un’arte ancora più
verso il cielo e verso le stelle, l’interpretazione della morte e raffinata rispetto al cinema.
della rinascita attraverso le pitture rupestri. Sono necessari disegni molto precisi, basati sullo studio
approfondito del movimento del corpo umano e degli animali,
In alcuni casi si è tentato di dare alle pitture rupestri, alle reso tuttavia spettacolare dall’introduzione del tema del
rappresentazioni dei Sumeri e degli Egizi, l’effetto e la sogno e della magia.
sensazione del movimento, con estrema difficoltà.
La seconda straordinaria tecnologia che verrà adottata è il La rapida crescita del business in tutti i settori pose tuttavia la
Fantasound, precursore del sistema di ottimizzazione del suono Disney, a fasi alterne, in difficoltà economiche.
Dolby, che dà la possibilità di diffondere l’audio in modalità Dopo l’entrata allo Stock Exchange di New York, gli occhi di
stereo ad alta fedeltà. investitori voraci nel mondo dei grandi capitali produssero
Esso è il sistema audio che accompagna la prima uscita del assalti finanziari ostili.
film “Fantasia” nel 1940. Ma il Gruppo resse, anche dopo la morte di Roy, con
l’avvicendamento ai vertici di amministratori e top managers
Fatto estremamente significativo è che tutte le aziende che capaci.
inventano o forniscono tecnologie alla Disney diventano, in
pochi anni, colossi industriali. In anni più recenti, gli anni 2000, uno degli amministratori e top
Due esempi sono proprio la Technicolo e il Fantasound, prodotti manager della Disney incontra un inventore.
e forniti da un’azienda di nome HEWLETT & PACKARD, che Egli è il fondatore della Apple, Steve Jobs, il quale, sulla scia
diventerà negli anni un leader mondiale nella produzione di del successo mondiale dei suoi computer, molto adatti alla
computer. computer grafica, aveva intuito il valore della tecnologia di una
Start-Up di quei tempi, la Pixar, e l’aveva comprata, nel 1986, per
Walt Disney morì nel 1966; successivamente suo fratello una decina di milioni di $.
Roy prese le redini e portò avanti il Gruppo, ormai un colosso
mondiale, per alcuni anni. La Pixar aveva stupito il mondo della computer grafica con
Venne poi a mancare nel 1971. le sue costose stazioni grafiche, ma soprattutto con i suoi
Già molti anni prima della sua morte, Walt aveva compreso che impressionanti software di animazione dell’immagine. Produrre
al centro del suo impero industriale era collocato il bambino. lungometraggi animati è un’opera enorme ed estremamente
E, proprio per condurre il bambino nell’universo dei sogni e della complessa, si tratta di poter elaborare miliardi di sequenze
magia, aveva realizzato il primo enorme parco di divertimenti, di immagini per produrre film di alta qualità e di lunghezza
Disneyland, nelle vicinanze di Los Angeles. L’immediato sufficiente.
successo di Disneyland portò il Gruppo a realizzarne altri negli L’elaborazione del colore e della grafica di qualità erano ormai
Stati Uniti e nel resto del mondo, ad esempio a Parigi e Tokyo. diventati un must nell’industria del cinema, ma ciò che ancora
mancava era l’elaborazione di effetti speciali con l’animazione e
Fra i managers del Gruppo entrò, a un certo punto, Charlotte l’effetto della tridimensionalità.
Clark, che realizzò il primo pupazzo di Topolino.
Nacque così il reparto del Merchandising, che divenne in poco Fu così che lo spirito di “Stay Hungry, stay Foolish” incontrò lo
tempo la Divisione Merchandising della Disney. spirito di “When you wish upon a Star… makes no difference
E così aprirono e si moltiplicarono i Disney Stores in tutte le who you are” (la canzone nel film Disney “Pinocchio” del 1940).
città del mondo.
RINGRAZIAMENTI
Desideriamo ringraziare la redazione de Il Sole 24 Ore
Cultura e in particolare Elettra Occhini per averci permesso di
raccontare una storia senza tempo.
MAST
A Bologna dal 14 ottobre al 28 novembre 2021
si tiene la quinta edizione della Biennale di
Fotografia dell’Industria e del Lavoro promossa
e organizzata da Fondazione MAST con 10
esposizioni nel centro storico e una al MAST.
La Fondazione MAST presenta la atto su scala globale: la questione periodo storico o un ambito culturale e
quinta edizione di FOTO/INDUSTRIA, la demografica, il cambiamento climatico sociale... Il cibo è linguaggio.
prima Biennale al mondo dedicata alla e la sostenibilità.
fotografia dell’Industria e del Lavoro, Come la fotografia, gli alimenti
che si svolgerà a Bologna dal 14 ottobre Attraverso il filtro della fotografia, incorporano e diffondono messaggi.
al 28 novembre, curata da Francesco “specchio dotato di memoria”, Il risultato è un cortocircuito: qualsiasi
Zanot, con 10 mostre in sedi storiche l’alimentazione costituisce in questo fotografia di cibo è il frutto di un
del centro cittadino e una al MAST. percorso lo specchio di un’epoca e di processo di ri-mediazione.
una civiltà, capace di raccontarne il Inoltre, fotografia e cibo hanno un
Titolo di Foto/industria 2021 è Food, rapporto con la tradizione, la natura, la legame speciale con la tecnologia. La
un tema di fondamentale importanza tecnologia, il passato, il futuro e molto fotografia nasce come tecnica.
per il suo inscindibile legame con altro ancora. Camera oscura, pellicola e obiettivo
macroscopiche questioni di ordine sono conquiste dell’ingegno umano
filosofico e biologico, storico e “Il cibo è un fondamentale indicatore messe al servizio della scienza, dell’arte,
scientifico, politico ed economico. per analizzare e comprendere intere della memoria e della trasmissione di
Al centro della Biennale si trova il civiltà – scrive nel testo introduttivo informazioni.
soggetto dell’industria alimentare: il del catalogo della Biennale il direttore
bisogno primario del cibo si sovrappone artistico Francesco Zanot -. Per quanto riguarda il cibo, il punto
a quello delle immagini, in un percorso di svolta è costituito dalla comparsa
che si sviluppa all’interno di una Le modalità attraverso cui gli alimenti dell’agricoltura, che conduce dal
materia insieme senza tempo e di vengono prodotti, distribuiti, venduti, nomadismo alla coltivazione e
stringente attualità, considerati i rapidi acquistati e consumati sono in costante all’allevamento stanziali attraverso una
sviluppi di un settore che risponde cambiamento e racchiudono pertanto serie di profonde innovazioni tecniche”.
alle più importanti trasformazioni in alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un
Laura Rossini
Gianmarco Marchesini Photography Gianmarco Marchesini
L’Italia ha un cuore piccante che A testa bassa gli organizzatori sono partiti dall’osservanza
delle regole e hanno costruito il palinsesto di 5 giornate colme
batte forte e tinge di rosso l’intero di eventi.
stivale.
Si è svolta a Rieti dall’1 al 5 Settembre la decima edizione
della Fiera mondiale del Peperoncino.
Grande successo sia per la partecipazione da parte degli
espositori che dei visitatori.
I complimenti vanno agli organizzatori che sono riusciti
a trasformare questo appuntamento in un modello da
imitare a livello nazionale.
Habanero Ivory
Specie Chinense
Origine Messico
Sabino
Piccantezza Specie Annuum
100.000 shu Origine Italia
300.000 shu
Piccantezza
180.000 shu
Black Tongue sc
Specie Annuum
Origine Bolivia Buena Mulata
Specie Annuum
Piccantezza Origine Nicaragua
50.000 shu
100.000 shu Piccantezza
30.000 shu
50.000 shu
Alcuni
Golden Cheyenne
Specie Annuum
Origine Sud America
esempi Piccantezza
30.000 shu
50.000 shu
di varietà
di peperoncino
Jimmy Nardello's
Specie Annuum
Origine Italia
Antillais 14.5
Specie Chinense
Origine Africa
Piccantezza
0 shu
Piccantezza
300.000 shu
500.000 shu
Lemon Drop
Specie Baccatum
Origine Perù
Piccantezza
800.000 shu
1.000.000 shu
Laura Rossini Photography
L’ultima giornata del festival, domenica 12 settembre, è iniziata Ma torniamo all’evento di sabato sera al quale grazie all’invito
con la presentazione del progetto This Must Be Ultra: un’ultra della Fondazione pavese abbiamo potuto assistere, Omar
maratona in solitaria e un dialogo a distanza per ricordare Pedrini che era già stato al festival l’anno passato è tornato
Cesare Pavese, da Torino a Santo Stefano Belbo, progetto a accompagnato per la serata da Simone Zoni, giovane allievo
cura di Claudio Lorenzoni e Valentina Cei, in collaborazione del cantante, in un duo elettroacustico.
con il Museo a Cielo Aperto di Camo.
Sul palco si sono avvicendati anche Davide Apollo, dei
Nel pomeriggio si è esibito il duo-rivelazione del festival di Precious Time cover band dei Timoria, e da Gipeto Braccato
Sanremo: Colapesce e Dimartino, in dialogo con il giornalista con uno spettacolo diviso tra musica e letture.
Massimo Cotto per quello che sarà l’evento di chiusura del Il cantautore e storico leader dei Timoria, ha proposto
festival Borgate dal Vivo. un inedito parallelo tra il percorso pavesiano e la beat
Ma a chiudere la ressegna è stato il teatro con lo spettacolo generation intervallando alcune sue canzoni con brani letti
“Caro Maestro” di Valerio Binasco e Giulio Graglia, ispirato meravigliosamente dall’attore di teatro Gipeto.
al carteggio che rivela la passione non ricambiata tra Luigi
Pirandello e l’attrice Marta Abba.
Omar Pedrini dimentichiamo che uscivamo dal fascismo, per cui usciti
dal ventennio che lui subì in tanti modi e a cui lui si oppose,
comincia a guardare all’America come nel paese dove qualcosa
Sentiamo direttamente dalle parole di Omar, che cosa di nuovo potesse nascere e anche questo è vita, anche questo
rappresenta per lui Pavese, il Pavese Festival e come li vive: è speranza.
“È un grandissimo piacere, nonché un onore, essere qui per la Anche per questo ho fatto questo percorso un po’ particolare
seconda volta in questi ultimi anni: uno per la mia passione lungo la speranza, la vita, la vitalità che c’è in Pavese, che
per Pavese che mi ha fatto amare questi luoghi, come sarebbe spesso magari non vogliamo vederla, perché l’immagine sua
impossibile non fare, e poi perché sono stato stimolato proprio storicamente è stata offuscata da alcuni aspetti della sua
da Pier, il direttore, ad andare a cercare in Pavese qualcosa di biografia, su tutti il suicidio.
Vitale; quell’energia che credo i “pavesofoli” apprezzino molto,
ossia far capire che la vita è ciò che è al centro sia della sua Il mio rapporto è liceale, quindi nasce dal liceo, come molti
opera che nella sua vita. ragazzi che qui si innamorano di Pavese e dei “poeti maledetti”
Lo scopriamo spesso nei suoi saggi e lo scopriamo quando francesi.
racconta gli altri nella sua saggistica. Insomma, sono le letture giovanili più amate. Poi negli anni ho
iniziato a conoscerlo meglio anche attraverso i libri minori per
Questo spettacolo nasce appositamente per il Pavese festival, cui è un autore che risulta nuovo ogni volta.
in quanto è nato a tavola, come piace fare a me e come piace
fare ai piemontesi. Mi capita spesso di riguardare film e di ritrovare degli aspetti
Con il presidente Pierluigi, parlavamo come nell’immaginario che non avevo colto nella prima visione.
comune Pavese sia visto come una figura perennemente Con Cesare Pavese ho spesso questa sensazione o mi accade
malinconica, perennemente sconfitta, talvolta, e tutto questo di non ricordare di ritrovare degli aspetti che avevo trascurato
ci ha fatto venire la voglia di raccontare un Pavese diverso, che alla prima lettura.
non significa tradire né il testo né l’artista, ma far capire che la È un autore pregno e alcune sue pagine sono pesanti come
lettura di Pavese è vita. peso specifico, quindi rileggerlo è un consiglio che do a coloro
che lo amano perché ha aspetti che non emergono magari alla
È sempre anche nei momenti bui una spinta per la vita. prima lettura
Allora cosa meglio del rock per individuare questi angoli dei
suoi scritti o dei suoi pensieri?
Quindi abbiamo studiato con Gipeto, con Pierluigi e con gli
altri miei collaboratori un percorso sull’America, perché in
alcuni passi abbiamo letto della sua ricerca dell’America,
della sua speranza dell’America come un luogo nuovo. Non
Poi c’è invece il valore più comunitario, collettivo e qui andiamo I suoi personaggi erano personaggi giovani, pieni di vita,
a parlare del grandissimo scrittore che ha portato la cultura adolescenti vivaci, quindi si capisce che se facciamo questo
americana in Italia, la psicanalisi e l’antropologia, discipline raffronto vediamo a quel punto un potentissimo contenuto,
che in quegli anni, contestualizzando il suo lavoro culturale che può diventare importantissimo per le nostre generazioni
in quel periodo storico, erano anche considerate fuorilegge o attuali, le giovani generazioni e le vecchie.
comunque non consone a quello che era l’abitudine italiana. Tutti quelli che leggono questo scrittore, trovano poi una risposta
alle inquietudini e ai dubbi che si hanno quotidianamente.
Oggi Pavese è un’opportunità di divulgazione culturale, di
conoscenza individuale, è un’opportunità di crescita individuale Questo bisogno di ricerca interiore è anche
e collettiva che deve essere guardata da due punti di vista: quello ribadito nella frase che è stata scelta come
accademico, in quanto scrittore da sempre è studiato, letto e tema di quest’anno del Pavese Festival?
conosciuto e riconosciuto, e quello personale e divulgativo.
E qui entriamo nel ruolo degli enti culturali perché dobbiamo Si esattamente, per questo festival abbiamo scelto la frase
fare anche qualcosa di più profondo, rispetto alle Accademie e “Quello che cerco l’ho nel cuore come te”, che è la frase
alle Università. che Ulisse dice alla dea Calipso nei “Dialoghi con Leucò”
Dobbiamo cercare di prendere il messaggio pavesiano e tradurlo per far capire alla dea che i loro due destini non si possono
in qualcosa che sia utile per l’intera comunità: l’appassionato, il far abbracciare, non possono collimare e dunque rifiuta la
lettore, lo studioso e anche per chi ancora non lo conosce. proposta di amore eterno che egli aveva fatto alla dea.
Vediamo che quando questa operazione riesce, ad esempio con E questo significa che dobbiamo ritornare al nostro destino,
linguaggi tipo il Pavese Festival, il messaggio viene accolto eritornare alla nostra verità, alla nostra identità; essere
apprezzato. consapevoli della nostra strada e del nostro percorso e stare
Le nostre iniziative vogliono essere proprio questo: un mezzo, lì dentro, senza immaginare di essere altrove. Gli occhi che
che tramite strade diverse, porta a tutti il pensiero pavesiano,
campeggiano sulla locandina, ci sono perché stiamo vivendo
cercando di farlo comprendere e farlo proprio. ancora oggi, dopo due anni con le mascherine, un contatto con
Quando vediamo che cade quella barriera di diffidenza che le le persone solo con gli occhi.
persone hanno nei confronti di un autore, ricordato purtroppo Questa situazione potrebbe anche essere un’opportunità
dai più soltanto per l’”atto estremo”. per cercare di trovare e recuperare, attraverso lo sguardo,
quell’interiorità che magari abbiamo dimenticato.
Ma il suicidio non deve essere l’unica lente attraverso cui si Tale ricerca può sicuramente fare bene non solo a noi stessi,
guardano i suoi scritti. ma soprattutto anche alla collettività e alla comunità.
E il ruolo della cultura è anche questo.
La Fondazione offre agli appassionati L’intervento di Neri è stato proposto cercando ancora una volta
di Pavese vaste opportunità di studio, proprio la forma del dialogo: un duetto tra racconto e musica
italiana.
approfondimento e attività per conoscere Per esempio, Neri ha letto “L’isola”, ha trovato una canzone
profondamente lo scrittore. che esprimesse gli stessi contenuti di Pavese e l’ha cantata,
Di particolare interesse sono ad esempio i creando un interessante grande dialogo.
“Dialoghi con Pavese”.
Ci può raccontare qualcosa sui contenuti? Questo è proprio il nostro modello, il nostro modo di operare:
cercare delle contaminazioni, creare incroci di linguaggi per
trovare la strada giusta, in modo tale che ognuno possa capire
Quest’anno dedichiamo il festival ai “Dialoghi con Leucò”, che quello che gli piace ed avvicinarsi a Pavese.
forse è il testo più complesso dello scrittore e probabilmente il Il nostro obbiettivo da una serata come quella con Neri è che le
meno letto e conosciuto, proprio perché affonda le sue radici persone vadano a casa e prendano dalla libreria i “Dialoghi con
nel mito greco e nella sua storia. In realtà Pavese lo ritiene Leucò” o se li scarichino (oramai i diritti sono liberi).
come l’unico scritto che abbia veramente un messaggio, perché Se succede questo, allora davvero il nostro compito è andato
per lo scrittore rappresenta un viaggio interiore attraverso i a buon fine.
personaggi del Mito.
LA FONDAZIONE PAVESE
Lorena Durante Photography
Il museo e la biblioteca sono una risorsa Abbiamo inizialmente lanciato un podcast, anche in questo
ricchissima per gli studiosi e gli appassionati. caso fatto grazie ad un gruppetto di ragazzi molto brillanti,
che hanno cominciato a proporre sul web le pillole di cultura,
Il catalogo comprende anche video, e-book e che non sono bignami o semplificazioni della cultura, ma
audiolibri. semplicemente dei piccoli spot culturali.
Sono stati pensati per uno specifico target di Come per il “Moby Dick”: tre minuti che ha unico obiettivo
utenti o sono la naturale evoluzione verso il non quello di spiegare il romanzo o raccontarne la storia, ma
mondo digitale? piuttosto di stimolare la curiosità, di far venire voglia di andare
a prendere il testo per poterlo approfondire.
Io credo che sia quello che dobbiamo fare noi oggi, perché Noi quello che dobbiamo fare è accendere la scintilla, come
chiaramente non possiamo più pretendere di fare cultura appunto accendere un falò.
come giustamente si faceva quaranta o cinquant’anni fa. Questo è un po’ il nostro mestiere.
Oggi dobbiamo capire quali sono gli strumenti che abbiamo a
disposizione e cercare di usarli anche in maniera combinata e
innovativa.
L’interazione con gli utenti è molto sentita Ecco, credo che nei confronti di Pavese, ma nella cultura
dalla Fondazione. in generale, ci sia tanto preconcetto: l’adolescente e le
nuove generazioni trovano nello scrittore una risposta alle
Ci può parlare delle visite guidate e dei tour loro domande, una guida nel loro percorso di crescita e di
nei luoghi pavesiani? formazione, perché Pavese scrittore era un ragazzo, o meglio,
C’è un messaggio che volete trasmettere, era un uomo alla ricerca del suo “ragazzo pavese”, di quello
soprattutto ai più giovani? che probabilmente non è mai riuscito a vivere appieno, perché
schiacciato dalla necessità dell’”uomo pavese” di diventare
scrittore.
Ci occupiamo di tour e delle visite, ma vorrei anche parlare di
gite di classe. A Pavese un suo insegnante delle scuole
Lorena superiori
Durante Augusto
Photography
Nella gita di classe, che tutti noi abbiamo fatto e che noi prima Monti disse: “Insomma, sei giovane, sei un ragazzo. Inforca
del lockdown ospitavamo quotidianamente partendo dal mese una bicicletta e vatti a divertire!” e lui gli rispose: “Non posso
di aprile fino alla fine della scuola, vedevi questi ragazzi che abbandonarmi a vivere, la letteratura è un’amante troppo
arrivavano ed erano già mal predisposti. gelosa”.
La fondazione creata inizialmente per curare le manifestazioni L’ultimo piano della Fondazione Cesare Pavese è adibito a
del centenario della nascita dello scrittore è diventata un punto foresteria per studenti e studiosi provenienti da tutte le parti
di riferimento per tutte le iniziative nazionali e internazionali del mondo.
relative allo scrittore.
Oltre al festival pavese si occupa di organizzare mostre,
eventi enogastronomici come la “Notte di Festa” e occuparsi
dell’apertura del Museo Pavesiano, della casa Natale dello
scrittore.
Email: info@[Link]
Web: [Link]
Cesare Pavese
Cesare Pavese, nato a Santo Stefano Belbo nelle Langhe, visse romanzo Il compagno (1947); i Dialoghi con Leucò (1947); i
quasi sempre a Torino, dove entrò in contatto con esponenti testi di narrativa di Prima che il gallo canti (1949); i tre lunghi
dell'antifascismo. racconti che costituiscono La bella estate (1949).
Intraprese il lavoro editoriale, diresse (1934) la rivista "La
Cultura", ma quando (1935) la rivista fu soppressa dal regime Il punto più alto della sua attività, la pubblicazione del
fascista, venne arrestato e condannato a tre anni di confino. romanzo La luna e i falò (1950), coincise con il culmine della
sua crisi esistenziale che lo spinse a togliersi la vita in una
Graziato, dopo un anno, tornò a collaborare con l'editoria, stanza d'albergo a Torino.
svolgendo un intenso lavoro di saggistica e traduzione di Dopo la sua morte furono pubblicate le poesie di Verrà
autori inglesi e americani, (tra gli altri D. Defoe, H. Melville e la morte e avrà i tuoi occhi (1951); i racconti Notte di
J. Joyce) e prendendo parte all'antologia Americana (1941), festa (1953); il romanzo Fuoco grande (1959), scritto con B.
curata da E. Vittorini. Sua prima opera fu la raccolta di Garufi e soprattutto l'interessantissimo diario (1932-1950),
poesie Lavorare stanca (1936), la cui seconda edizione (1943) edito con il titolo Il mestiere di vivere (1952, 1990).
comprende anche l'importante saggio Il mestiere di poeta.
Viaggio
fotografico
nel passato
"Ogni piacere si
arricchisce del
ricordo di piaceri
Leggendo Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, ero
curiosa di vedere dove le parole potessero prendere forma,
impaziente di guardare con occhi miei i luoghi della memoria.
trascorsi".
Villa Adriana è stato un viaggio tridimensionale nella storia
e nelle emozioni che, passo dopo passo, mi riempivano gli
occhi e la mente.
Mentre il sole illumina l’opus reticolatum del quadriportico In particolare, il lungo muro adrianeo costituisce la struttura
che circonda il Pecile, si può già percepire la bellezza centrale che sosteneva due falde di tetto.
e la maestosità di un’area archeologica che rispecchia In quel lato del quadriportico dove i turisti possono entrare e
squisitamente la sintesi della cultura greco-romana con iniziare a visitare le rovine esisteva, infatti, una apertura che
influenze egizie. dava sia verso il giardino sia verso l’esterno.
La Villa in stile adrianeo - dichiarata Patrimonio dell’UNESCO Tale soluzione consentiva di passeggiare al riparo, girando
nel 1999 - rappresenta la maestria dell’unione di cultura e attorno alle mura sia d’estate (in ombra) che d’inverno (al
architettura visionaria. sole), grazie alla posizione perfettamente allineata da est a
La costruzione, voluta da Publio Elio Traiano Adriano (76- ovest. Si dice anche che fosse costruito in questo modo per
138 d. C. ), non è una struttura comune, ma è immaginata e dare la possibilità di passeggiare dopo pranzo.
progettata dall’imperatore stesso come un insieme di edifici
con diverse funzioni, valorizzati da giardini, fontane, statue e In effetti, se si percorre tutto il perimetro del Pecile per sette
vasche artificiali. volte, si percorre esattamente la distanza che permetteva
la digestione, in base ai consigli degli antichi medici romani.
Dai piccoli particolari si possono immaginare i colori, le Il Pecile è voluto proprio per riportare in scala più ridotta la
decorazioni, la varietà dell’articolazione delineata in strutture Stoà Poikìle di Atene, cioè un portico nei pressi dell’agorà,
innovative e l’amore di Adriano per l’arte e la bellezza, visibile costruito nel V secolo a.C., le cui pareti erano dipinte di vari
anche nella vastità dei giardini e aree verdi che costellano le colori da pittori illustri.
rovine.
PIAZZA D'ORO
PALAZZO
PESCHIERA
SERAPEO
HELIOCAMINUS
TEATRO GRANDI TERME
TEMPIO DI VENERE MARITTIMO
PECILE CANOPO
CENTO
CAMERELLE
INGRESSO
Le Grandi Terme prendono il nome dalle dimensioni ormai crollate, ma anch’esse si possono ricostruire con
mastodontiche di queste rovine che sono particolarmente l’immaginazione.
grandi se messe a confronto con tutte quelle presenti nella
Villa.
Il luogo decisamente più affascinante della villa è il Canopo. Avvicinandosi si sente di essere immersi nel passato, tra le
Arrivata all’ultima tappa della mia visita mi chiedevo come fronde degli alberi si intravedono file delle cariatidi e dei seleni
sarebbe stato passeggiare tra quelle colonne e immergermi canefori (portatori di cesti) in lontananza. Le altre statue che
nella vasca centrale, soprattutto di notte o al lume di candela, si vedono al centro e ai lati della piscina raffigurano Hermes,
quando le statue si riflettono nell’acqua e creano un effetto purtroppo ormai acefalo, Ares e due amazzoni.
rifrangente.
La coppia di statue più particolari che si trovano proprio
Questa struttura è l’esempio di come l’imperatore voleva all’inizio della piscina sono quelle che rappresentano il fiume
portare nella villa anche stili differenti, tra i quali quello Nilo e il Tevere, riconoscibili grazie alla presenza della sfinge
egiziano. e della Lupa con due gemelli.
Il Canopo, infatti, evoca l’abbraccio del fiume Nilo, nel suo delta,
tra le città di Alessandria e Canopo, quest’ultima dedicata al
culto di Serapide (Dio Greco-Egizio Signore dell'universo.
Sul fondo del Canopo si nota lo stibadium per i banchetti All’interno della volta, si pensa che potessero esserci
all’interno dell’ampio padiglione. numerose sculture; anche nel lago si ipotizza la presena di
sculture che emergevano dall’acqua : su un dado in muratura
La sala conferma che questa struttura era stata pensata nella zona meridionale era posizionato il gruppo di Scilla,
proprio come un grande spazio per le feste all’aperto, mentre sul lato opposto era verosimilmente collocato il
arricchito da giochi d’acqua, cascatelle, canali. coccodrillo-fontana di marmo cipollino.
Anche il mosaico di pasta di vetro sulla grande volta
dell’esedra conferiva al padiglione l’aspetto di un monumento
e, purtroppo, oggi possiamo solo vederne pochi resti.
cinque sensi
Museo diffuso dei
Sciacca
Sciacca, seconda città della provincia di Agrigento per numero Il tessuto urbanistico del centro storico si sviluppa tra le
di abitanti, è sita sulla costa sud occidentale dell’isola e si porte e le antiche mura della città che, ricostruite e ampliate
affaccia sul Canale di Sicilia con i suoi 33 km circa di litorale, più volte nel corso dei secoli, testimoniano la lunga storia di
costellato da numerose spiagge dorate poco affollate che questo centro.
incorniciano acque cristalline. In direzione est, visibile da ogni punto della città, si erge il
Monte Kronio il cui nome richiama quello di Kronos, divinità
Il suo centro storico, con una vaga forma ad anfiteatro, si della mitologia greca, simbolo del tempo divoratore.
sviluppa lungo un pendio sul quale gli spostamenti pedonali
sono resi più brevi attraverso le numerose scalinate, quasi Il monte, dal quale si gode di un bellissimo panorama sulla
tutte ornate da maioliche variopinte in stile saccense, che città, è celebre per la presenza di grotte termali, le stufe di
intersecano una fitta maglia di stretti vicoli che, dall’ampio San Calogero, i cui vapori benefici, scaturiti dalle profondità
porto peschereccio, raggiungono la parte più alta del paese. del monte, sono conosciuti fin dall’epoca antica.
Un po' di storia
Sebbene sul territorio saccense siano state ritrovate È per questo che il ricordo di Giulietta, morta nel 1134 e
testimonianze storiche di insediamenti riconducibili al considerata come la seconda fondatrice di Sciacca, resta
periodo preistorico e a quello punico, compreso tra il VII sempre vivo nei suoi abitanti.
ed il IV secolo a.C., nell’Alto Medioevo, come in gran parte
dell’isola, anche in questa zona fu marcata la presenza Durante il successivo periodo storico, quello legato alla
islamica. Gli Arabi, infatti, conquistarono la città nell’840 dinastia sveva nel Regno di Sicilia, Sciacca, riottenuto lo
che da Terme Selinuntine divenne l’attuale Sciacca (il status demaniale, potè godere di diversi privilegi.
nome di Terme Selinuntine, che deriva dalla presenza di I beni della contessa Giuditta passarono a Federico II
sorgenti termali, fu dato alla colonia fondata dagli abitanti che ereditò anche tutti i feudi normanni e confermò tutti i
di Selinunte, in territorio saccense, nel VII secolo a.C.). privilegi di cui godeva la città. Il suo successore fu il figlio
Corrado II che, nonostante l’ostilità papale nei suoi confronti,
Con gli Arabi, quest’ultima diventò sede di distretto mantenne il regno fino alla sua morte, avvenuta nel 1254.
amministrativo territoriale e capitale di altri distretti vicini. A quest’ultimo subentrò il fratellastro Manfredi (figlio
La presenza araba influenzò il suo tessuto urbano. illegittimo di Federico II) che incoronato re di Sicilia nel
Infatti, di ciò si ritrova ancora oggi traccia nel sistema viario, 1258, sempre in contrasto con il papato, mantenne Sciacca
a volte labirintico, costituito talora da vicoli ciechi o sfocianti città demaniale con tutti i suoi privilegi.
in cortili interni.
Nonostante le innovazioni tecniche e produttive apportate Agli Svevi succedettero, nel 1266, i sovrani della dinastia
durante la loro dominazione, i coloni arabi non rinunciarono Angioina, quando Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia,
alle risorse cerealicole locali caratteristiche dei latifondi. sconfisse e uccise a Benevento Manfredi di Sicilia.
Così essi fondarono al loro interno numerosi casali e Ma il loro governo non ebbe vita facile perché, per
promossero un ammasso del frumento nel porto di Sciacca, contrastare i soprusi inferti alla popolazione siciliana dai
che divenne uno dei principali punti di collegamento nei reggenti angioini, nel 1282 scoppiò la rivolta dei Vespri
traffici con la Libia e la Tunisia. Siciliani, partita da Palermo all’ora dei Vespri del lunedì
dell’Angelo di quell’anno, durante la quale a Sciacca, come
Durante il periodo islamico i sudditi dell'Emirato di Sicilia in tutta la Sicilia, fu fatta strage di francesi.
poterono mantenere le loro usanze in piena libertà. Nel frattempo in quell’anno, il Regno di Sicilia passò in mano
Per questo motivo insieme agli stessi arabi convissero altre agli aragonesi, con la proclamazione di Pietro III d’Aragona
identità culturali tra le quali una nutrita e fiorente comunità a re di Sicilia, con il nome di Pietro I, cui succedette Federico
ebrea, che si stabilì nella parte settentrionale del centro d’Aragona (Federico III di Sicilia).
abitato.
Dal 1282 numerosi furono i contributi della città di Sciacca de Luna (appartenente ad una famiglia di origine spagnola)
a sostegno delle lunghe guerre contro gli Angioini. nonostante la donna amasse il coetaneo Giovanni Perollo,
Fra le tante va ricordata la sua partecipazione alla battaglia figlio di un’altra nobile famiglia di origine francese.
di Ponza, nel 1300.
Il matrimonio celebrato nel 1400 fu la causa del “caso
Un’altra battaglia si combatté proprio a Sciacca nel 1302 e di Sciacca”. Infatti, la guerra civile che si scatenò in quel
il suo assedio durò quarantacinque giorni. periodo fu causata proprio dalle controversie sorte tra le
Infatti, una pestilenza scoppiata nel campo nemico che ne due famiglie, Perollo e Luna, che ebbero come teatro il
decimò l’esercito, costrinse Carlo II a ritirarsi e a chiedere la Castello Nuovo, costruito alla fine del 1300 da Guglielmo
pace che fu firmata lo stesso anno a Caltabellotta. Paralta e proseguirono per generazioni fino al 1529, anno in
cui Giacomo Perollo fu ucciso dal conte Sigismondo Luna,
Il Re Federico III, per riconoscenza dell’eroismo dimostrato morto poi suicida nel Tevere dopo la sua condanna a morte
dal popolo saccense, concesse loro l’esenzione dai dazi e la confisca dei suoi beni.
doganali sulle merci esportate ed importate, facendo La conseguenza di questa guerra civile fu la decimazione
diventare Sciacca città franca. della popolazione di Sciacca, ridotta ad un totale stato di
Ma la pace non durò a lungo e, dal 1312, divenne teatro miseria e di abbandono e un lungo periodo di decadenza
di diversi conflitti tra potenti e nobili famiglie che per la città, che dal 1529 durò fino al 1712.
parteggiavano per le due dinastie: le famiglie Palizzi
e Chiaramonte per gli Angioini e le famiglie Peralta e Dopo la breve parentesi del regno dei Savoia, nel 1718
Ventimiglia per gli Aragonesi. Sciacca si sottomise al governo spagnolo ristabilitosi nel
frattempo in Sicilia.
Nel 1355 Sciacca passò in mano ai Peralta. Ma la reazione dell’Austria a questa nuova condizione
Qui fu istituita la carica di Capitano di guerra per la difesa comportò un nuovo assedio per la cittadina. Smantellato
della città, affidata a Guglielmo Peralta, marito di Eleonora il governo spagnolo, Sciacca obbedì all’imperatore Carlo
d’Aragona che divenne, durante il regno di Federico IV, il VI d’Asburgo, che ristabilì la pace tra le città di Tripoli,
signore più potente della città e della zona circostante. Tunisi e la stessa Sciacca, che nonostante vivesse ancora
Dopo la morte del suo successore, il figlio Nicolò, avvenuta in miseria venne agevolata nei suoi commerci avendo
nel 1391, il re Martino I per assicurare le buone relazioni tra scongiurato il pericolo dei corsari che infestavano i mari
le nobili famiglie della zona si recò a Sciacca promettendo in lungo quelle rotte.
sposa la figlia di Nicolò, Margherita Peralta, a suo zio Artale
Nel 1734 con la ricostituzione del Regno di Sicilia da parte
di Carlo di Borbone, a Sciacca fu istituito il consolato
del mare. La città iniziò così a riprendere i suoi traffici
commerciali sia via mare sia via terra.
Nel 1816, dopo anni di indipendenza, Ferdinando di Borbone
riunì in un unico stato i regni di Sicilia e Napoli, con la
denominazione di Regno delle Due Sicilie, abbandonando
per sé il nome di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia ed
assumendo quello di Ferdinando I delle Due Sicilie.
Egli, abrogando la costituzione del 1812, instaurò nella
regione un regime autoritario. Sciacca, che divenne
provincia di Agrigento, partecipò con i suoi patrioti alle
rivolte per l’indipendenza dalla tirannide dei Borboni.
Sciacca, città turistica nota da sempre per il suo carnevale, oggi si offre al visitatore
come un museo a cielo aperto in grado di essere vissuto intensamente sotto ogni
suo aspetto, utilizzando tutti e cinque i sensi, necessari per gustare il sapore dei cibi,
guardare le mille sfumature di bellezza, i colori e i tesori di un tempo, udire il suono delle
voci del mercato o dei pescatori o ancora della natura, realizzare con le proprie mani
piccoli souvenir sotto l’occhio esperto dei maestri artigiani e, infine, respirare l’odore
acre dei vapori sulfurei o il profumo dei frutti di questa terra unica.
Il visitatore che arriva a Sciacca oggi incontra un gruppo quantità di materiale divulgativo, tra cui una mappa semplice
di persone che ha organizzato un sistema di ospitalità e di e intuitiva, scaricabile anche sul proprio cellulare, nella quale
esperienze che non solo lo accoglie, ma lo coinvolge a tal con immediata facilità è possibile individuare e raggiungere i
punto da farlo diventare “cittadino temporaneo” e quindi luoghi oggetto d’interesse.
parte integrante della comunità, “costringendolo” sovente a
prolungare il proprio soggiorno in città o addirittura a offrire L’innovativo progetto di Viviana, “Sciacca museo dei cinque
il proprio contributo alla comunità stessa che lo ha accolto. sensi” ha ricevuto, nel frattempo, oltre al sostegno della
Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani anche il plauso
Dunque, diventando un “cittadino temporaneo” è possibile della Fondazione Italia Patria della Bellezza, la cui missione è
vivere Sciacca attraverso itinerari e percorsi, creati in base rimettere al centro il valore del patrimonio culturale, artistico,
alle proprie esigenze, per scoprire ed esplorare la città e monumentale e paesaggistico del nostro Paese.
i suoi dintorni, accompagnati da guide locali o in perfetta
autonomia, grazie ad audioguide totalmente gratuite che Sono oltre cinquanta le esperienze che possono essere
raccontano storie, luoghi ed esperienze. offerte al turista.
Tra queste non poteva mancare un percorso per gli amanti
Attività che coinvolgono tutti i sensi e permettono di della comunicazione sui social, un Selfie trail appunto, che
comprendere a fondo l’anima di Sciacca. si svolge tra i “punti di vista” più suggestivi e scenografici
Tra l’altro una capillare rete di Infopoint, diffusi sul territorio, della città, da fotografare e condividere immediatamente, per
costituiti dagli stessi componenti della comunità, assicurano raccontare Sciacca alla propria community.
al visitatore una continua informazione durante l’intera
giornata, rendendogli più semplice il soggiorno, grazie
all’utilizzo di strumenti multimediali che consentono di
superare qualsiasi barriera linguistica, insieme ad una grande
Tra le esperienze da fare quando si arriva in questa cittadina, Il grande porto ospita circa cinquecento natanti tra
di certo la prima è quella di girare tra i vicoli e i quartieri della pescherecci e piccole imbarcazioni.
città vivendo la sua storia attraverso la disposizione del La flotta peschereccia, che comprende circa 140 barche, è la
tessuto urbano e il suo patrimonio architettonico, sia civile seconda in Sicilia dopo quella di Mazara del Vallo.
sia religioso sia militare. Tale attività impegna in totale quasi duemila persone.
I tipi di pesca più noti sono lo strascico, la sottocosta e il
Senza dubbio alcuno raggiungendo il centro del borgo palangresi.
è impossibile restare indifferenti davanti allo splendido La pesca più praticata, che è quella del pesce azzurro "a
panorama che si gode da Piazza Angelo Scandaliato, l’antica cianciolo", esportato in tutto il mondo, fa di Sciacca il primo
Piazza del Popolo, da sempre luogo di ritrovo di intere produttore europeo.
generazioni di saccensi, dalla quale, dal suo lunghissimo
balcone, si può ammirare in tutta la sua completezza il
grande porto peschereccio che insieme a quello turistico si
stagliano sul mare azzurro, il cui unico confine è costituito
dall’orizzonte. Su di essa insistono la chiesa di San Domenico
e l’ex convento dei Gesuiti, oggi sede del municipio.
L’influenza araba e normanna nella città è testimoniata Al suo posto si ritrova una magnifica scalinata a zig zag, da
dalla presenza delle spesse mura difensive, intervallate di poco riqualificata attraverso la ricostruzione dei pilastrini,
tanto in tanto dalle cinque antiche porte, delle quali solo tre arricchiti da 27 cachepot e 57 mattonelle in pregiata maiolica,
sono rimaste in perfetto stato di conservazione: Porta San realizzati entrambi dai maestri ceramisti della rete del museo
Salvatore, Porta Palermo e Porta San Calogero. diffuso. In particolare, alcune mattonelle raccontano il “caso
di Sciacca”.
L’intervento di ristrutturazione più recente subìto dalle antiche
mura, ricostruite più volte nel corso dei secoli, risale al 1550.
In quel periodo fu il Viceré Giovanni de Vega a dirigerne i lavori,
durante i quali le mura furono rinforzate con alcuni bastioni
armati. In un secondo momento, sempre per iniziativa dello
stesso viceré, furono rinforzate le mura della zona nord della
città con appositi bastioni che vanno dall’attuale porta San
Calogero a Porta Palermo: il bastione San Calogero, il Vega, il
Gusman e più a sud il Verrana.
Il Castello Nuovo, conosciuto anche come Castello Luna, fu Numerosi sono gli edifici di culto che costellano il centro
eretto nel 1380 da Guglielmo Peralta e divenne di proprietà storico, non tutti aperti e accessibili al pubblico.
dei conti Luna dopo il matrimonio di Margherita con Artale Tra questi, il maggior numero sono stati edificati durante il
de Luna. periodo medievale e successivamente ricostruiti o ristrutturati
in epoca rinascimentale o barocca, mentre altri sono stati
Il complesso, a pianta poligonale, sorge sulla roccia viva, in edificati direttamente in questi periodi.
posizione dominante nella parte alta e orientale del centro
storico e i suoi resti sono oggi visitabili giornalmente.
Anticamente presentava due piani: il piano terra per la servitù
e il piano superiore per l’alloggio del conte e dei suoi familiari.
L’ingresso posto a nord prevedeva un ponte levatoio.
Tra le chiese risalenti al XII secolo, realizzate durante il Nella nicchia dell’altare maggiore svetta la statua in marmo
dominio normanno, la più nota è la Basilica di Maria SS. del della Madonna del Soccorso realizzata da Giuliano Mancino
Soccorso. e Bartolomeo Berrettaro.
Ogni 2 febbraio e 15 agosto, in un’atmosfera di grande
Si tratta, infatti, della chiesa principale della città, Duomo o coinvolgimento, la statua della Madonna, ornata dei gioielli
Matrice, che si trova a Piazza Don Minzoni, a pochi passi da donati dai devoti, viene portata a spalla da 100 marinai scalzi
Piazza Scandaliato. in una scenografica processione che celebra la liberazione
Fondata nel 1108 da Giuditta per espiare il peccato di della città dalla terribile pestilenza del 1626.
“concubinaggio” fu originariamente dedicata a Santa Maria
Maddalena che divenne la patrona di Sciacca.
Dell’antica chiesa normanna resta solo l’esterno delle tre
absidi. Essa fu ristrutturata nel 1656 dall’abbate Michele
Blasco e dedicata a Santa Maria del Soccorso, patrona della
città per aver debellato la peste nel 1626.
Tra il XV e il XVI secolo l'aristocrazia terriera costruì in città della Cadda, che grazie all’attività svolta in questi ultimi anni
sontuosi palazzi. dall’associazione culturale “Ritrovarsi”, è stato trasformato
Tra i tanti, il Palazzo Tagliavia di San Giacomo, all’epoca della da antico quartiere malfamato in una galleria di arte
sua massima espansione, occupava un’area di più di 4000 contemporanea a cielo aperto, attraverso la realizzazione di
mq. compresa tra le vie Licata, Vittorio Emanuele, Piazza murales che lo hanno valorizzato e colorato.
Friscia e Via Bevilacqua.
Al palazzo originario erano annessi diversi immobili Fra le tante esperienze offerte dal museo diffuso, vestiti i
abitati anche da altri membri della famiglia. In seguito alla panni di “cittadino temporaneo”, è stato possibile viverne due
divisione ereditaria, il palazzo fu diviso e trasformato in tra quelle che più identificano Sciacca, per la lunga tradizione
maniera dissennata, danneggiando e stravolgendo l’antica che le caratterizza, la ceramica e il corallo, incontrando
costruzione. direttamente i Maestri di questi antichi saperi.
Di questa restano oggi integri la facciata su Corso Vittorio
Emanuele e il fronte in stile neogotico fiorito su Piazza Friscia. La ceramica rappresenta una voce importante dell'economia
della città e una tradizione che con ogni probabilità ha avuto
Proseguendo il cammino attraverso gli stretti vicoli del inizio nel XIV secolo, come suggerito dalla riscoperta di
centro storico, ci si imbatte in un intero quartiere, quello antiche fornaci risalenti a quel periodo.
Dunque, giunti presso uno dei laboratori del museo diffuso, Essa, infatti, essendo composta prevalentemente da tefrite,
oltre ad ammirare le svariate magnifiche creazioni in maiolica roccia magmatica effusiva facilmente erodibile, grazie
apprezzandone la bellezza, l’armonia delle forme e la vivacità all’azione continua del moto ondoso si sgretolò, inabissandosi
dei colori che, peraltro, impreziosiscono ogni angolo della città, nel giro di cinque mesi e ritornò a far parte delle profondità
è stato possibile anche diventare ceramista per un’ora e, sotto del Canale di Sicilia.
la guida esperta del maestro, affondare le mani nell’argilla, Al suo posto rimane oggi un vasto banco di roccia lavica,
seduti davanti al tornio e plasmarla, trasformandola in un conosciuto anche come banco di Graham, dal nome dato
oggetto da poter portare via. dagli inglesi all’isola, riscontrabile a 6 m di profondità.
Altrettanto affascinante è stato incontrare uno dei Maestri Quest’attività vulcanica ha però lasciato a Sciacca un’eredità
Corallari del museo diffuso che ci ha permesso di conoscere di tutto rispetto costituita dal preziosissimo corallo fossile, il
la singolare storia del “Corallo di Sciacca” e apprezzare cui colore rosso, tipico del Corallium Rubrum mediterraneo,
la particolarità della sua lavorazione nella creazione di famiglia cui esso appartiene, assume sfumature
gioielli unici, esclusivi di una delle eccellenze più tipiche particolarissime che variano dall’arancio, al salmone-rosa
dell’artigianato saccense. pallido, con striature grigie fino al nero - brunastro.
Questo corallo, che proviene dai fondali prossimi alla città di È proprio questa variazione di colore, frutto delle alte
Sciacca e cresce tra i 50 ed i 200 m di profondità, è unico temperature legate all’attività vulcanica sottomarina, che
al mondo e per questo mantiene la denominazione di determina l’unicità di questo corallo.
provenienza.
Esso, inoltre, in sintonia con uno dei punti fondamentali
La sua storia è strettamente legata a quella dell’Isola sul quale si basa il progetto del museo diffuso, ossia la
Ferdinandea o l’isola che non c’è. sostenibilità ambientale, è l’unico esempio di corallo al
Essa, infatti, apparve nel 1831, a circa 26 miglia nautiche mondo totalmente ecosostenibile perché, essendo di origine
(48 Km) dalla costa saccense, nello specchio d’acqua tra fossile, il suo prelievo dai fondali non danneggia alcuna
Pantelleria e Sciacca, a seguito di un’eruzione sottomarina di barriera corallina vivente.
un vasto apparato vulcanico (il Vulcano Empedocle) che ne Infatti, durante i movimenti conseguenti alle eruzioni
fece emergere la vetta, formando una piccola isola. vulcaniche che portarono all’emersione dell’Isola Ferdinandea
Essa suscitò l’interesse di alcune potenze straniere europee, e al suo successivo inabissamento, furono naturalmente
come la Francia e l’Inghilterra, che cercando nel Mediterraneo sradicati ingenti quantità di corallo che si accumularono sul
punti strategici per gli approdi delle proprie flotte, apposero fondo come sedimento.
ognuna la propria bandiera sull’isola, rinominandola e Dal 2012 il corallo di Sciacca, esportato soprattutto a New
rivendicandone la proprietà. York, è finalmente tutelato da un consorzio formato da alcune
aziende specializzate nella sua lavorazione.
I Borboni non furono da meno e la battezzarono con il nome
di Ferdinandea, in onore del Re delle due Sicilie. Questo consorzio preserva l’identità della pregiata gemma
Ma fu l’isola stessa a mettere a tacere tutte le dispute sul suo marina in tutt’Italia e all’estero e promuove metodi di
possesso. lavorazione artigianali, contingentandone anche il recupero.
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