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GF72

Il numero 72 di Giroinfoto magazine, pubblicato nell'ottobre 2021, celebra il mondo della fotografia e dei viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze tra appassionati. Il magazine, che ha visto una crescita esponenziale dal suo lancio nel 2015, si propone di promuovere la cultura fotografica e il territorio attraverso reportage e articoli di vari autori. Tra i contenuti principali, si evidenzia l'evento 'Genova Jeans', che mira a valorizzare la tradizione del jeans e l'ecosostenibilità nella città di Genova.

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josecavalheiro13
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Il numero 72 di Giroinfoto magazine, pubblicato nell'ottobre 2021, celebra il mondo della fotografia e dei viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze tra appassionati. Il magazine, che ha visto una crescita esponenziale dal suo lancio nel 2015, si propone di promuovere la cultura fotografica e il territorio attraverso reportage e articoli di vari autori. Tra i contenuti principali, si evidenzia l'evento 'Genova Jeans', che mira a valorizzare la tradizione del jeans e l'ecosostenibilità nella città di Genova.

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N.72 - OTTOBRE 2021 [Link].

com
N. 72 - 2021 | OTTOBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

GENOVA JEANS
Band of Giroinfoto

DISNEY MUDEC X° FIERA MONDIALE MUSEO DEI 5 SENSI


MILANO DEL PEPERONCINO SCIACCA
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Monica Gotta


WEL
COME

72
[Link]
OTTOBRE 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così che Giroinfoto magazine© diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 72


on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VII n. 72 Youtube
20 Ottobre 2021 giroinfoto TV

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PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria_
CAPO REDATTORE Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia

RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ DISTRIBUZIONE: SKIRA Editore


Barbara Lamboley (Resp. generale)
Gratuita, su pubblicazione web on-line di Urbex Team Old Italy
Adriana Oberto (Resp. gruppi)
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Manuel Monaco (Regione Lombardia) CONTATTI
Gianmarco Marchesini (Regione Lazio) email: redazione@[Link]
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Rita Russo (Regione Sicilia) [Link]
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Questa pubblicazione è ideata e realizzata
COORDINAMENTO DI REDAZIONE
da Gienneci Studios Editoriale.
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Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
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Regione Piemonte testi e le grafiche sono di proprietà
Stefano Zec intellettuale della Gienneci Studios © o
Regione Liguria di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Silvia Scaramella [Link]) e sono tutelati dalla legge in
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Laura Rossini divieto riprodurli o modificarli anche solo
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Rita Russo autorizzazione del titolare dei diritti.
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Giacomo Bertini
Regione Toscana

Giroinfoto Magazine nr. 72


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

GENOVA JEANS

GIROINFOTO MAGAZINE

72
I N D E X

R E P O R TA G E

CIVITA
10 GENOVA
Jeans
Band of Giroinfoto
BAGNOREGIO

28
28 CIVITA DI BAGNOREGIO
La città che muore
A cura di Adriana Oberto

44 LAGO DEI CAMOSCI


Evento in natura
Band of Giroinfoto

58 DISNEY MUDEC MILANO


If you can dream it, you can do!
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E 74 V BIENNALE FOTO/INDUSTRIA 2021


Food
LAGO DEI CAMOSCI Mast

44
R E P O R TA G E

58
DISNEY MUDEC

Giroinfoto Magazine nr. 72


7

R E P O R TA G E

X° FIERA MONDIALE

80
DEL PEPERONCINO

X° FIERA MONDIALE
DEL PEPERONCINO
80 R E P O R TA G E

Rieti PAVESE FESTIVAL


Band of Giroinfoto

90
PAVESE FESTIVAL
2021
90
Band of Giroinfoto

VILLA ADRIANA
Tivoli
106
A cura di Rossella Falcone

SCIACCA
Museo diffuso dei cinque sensi
120
Band of Giroinfoto

FOTOEMOZIONI
Maria Grazia Castiglione
142
Manuela Albanese R E P O R TA G E

Michele Sodi

106
VILLA ADRIANA

R E P O R TA G E

120
SCIACCA

Giroinfoto Magazine nr. 72


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I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters

Pubblicazione delle Copertura degli articoli sui continenti


statistiche e i volumi
relativi al report
mensile di:

Ottobre 2021
338 52 8 35ARTI- 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI COLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77% 1,5% 218.345 4.222


16% 0,5% Letture totali Letture nell'ultimo
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10 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

A cura di Monica Gotta

LA BLUE LINE GENOVESE


La conferenza stampa del 2 settembre 2021 dà il via a Genova Jeans.
In apertura viene proiettato il video di Jack Favoretti che ripercorrere
la storia del jeans, capo iconico nel mondo con un forte legame con
la città di Genova.

A partire dai teli di lino e cotone tinti con l’indaco (1540), si passa
alla visione “green” del futuro, all’ecosostenibilità, per arrivare
Dario Trufe
all’ingresso del jeans nel mondo della moda quando diventa Federico F
lli
igari
immagine delle giovani generazioni. Isabella N
evoso
Monica Go
tta
Silvia Barb
Il video termina con uno sguardo al passato: siamo nel 1860, ero
Stefano Z
sullo scoglio di Quarto, dove un violinista vestito da garibaldino ec
Tiziana Bu
glione
onora la Spedizione dei Mille che partirono per unire l’Italia con
i jeans e la camicia rossa.
Così si inizia a tracciare la storia del jeans con gli interventi di
molti personaggi istituzionali che hanno contribuito a dare vita
a Genova Jeans.

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 11

Federico Figari Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


12 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Monica Gotta Photography

Tra i molti volti di spicco a parlare e introdurre Genova Jeans ci sono


il Sindaco di Genova Marco Bucci, l’Assessore Regionale allo Sviluppo
Economico Andrea Benveduti, l’ideatrice e presidente del Comitato
Promotore di Genova Jeans Manuela Arata, il Presidente dell’Agenzia
ICE Carlo Ferro e per ArteJeans Ursula Casamonti.

Gli argomenti che spiccano come fil rouge dell’evento sono i seguenti:
recuperare la tradizione del jeans, implementare la visibilità della
città rivitalizzando l’aspetto commerciale e turistico, migliorare la
qualità di vita dei cittadini e la fruibilità del centro storico, dare priorità
all’ecosostenibilità, migliorare le condizioni di lavoro e sostenere il
settore della moda.

L’evento è stato creato con la volontà di recuperare una tradizione


genovese: il jeans.

Partendo dal presupposto che in passato servisse a coprire le barche


e la merce sulle navi - ma questa è solo una delle versioni sulla
nascita del jeans - quest’evento donerà visibilità alla città attraverso la
valorizzazione di un patrimonio del passato per costruire la visibilità del
futuro così come è accaduto con la costruzione e l’apertura del nuovo
ponte San Giorgio.

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 13

Tiziana Buglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


14 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Stefano Zec Photography

Si diceva fil rouge ma Genova l’ha voluta chiamare Blue Line. Si tratta di un piano integrato che comprenderà, oltre a quanto
Al giorno d’oggi il jeans è usato da tutti, da tutte le culture, a sopra, anche interventi fisici quali la riqualificazione di 11
tutte le età, in tutto il mondo. piazze, interventi di manutenzione e innovazione tecnologica.
Per questo è veicolo di un messaggio importante volto al
futuro: produrre facendo dell’ecosostenibilità una priorità, Altro fiore all’occhiello di Genova Jeans sono le mostre tra cui
ma non solo. Produrre con meno acqua, meno coloranti e spicca ArteJeans, una collezione di opere donata da artisti
bio compatibili è una priorità senza dimenticare di migliorare che sarà implementata negli anni a seguire.
anche le condizioni di lavoro. Il progetto comprende anche la volontà di esportare la
mostra all'estero, come ad esempio a Londra, negli Stati Uniti,
Altro obiettivo legato all’evento è il recupero delle vie del in Svizzera e così via.
centro storico e di alcuni palazzi storici sulla Via del Jeans.

Il progetto “Carruggi” mira infatti al miglioramento di questa


affascinante porzione della città rivitalizzando l’aspetto
commerciale, quello turistico e anche la qualità di vita dei
cittadini e la fruibilità da parte di chi la vive o semplicemente
la visita.

Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 15

Silvia Barbero Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


16 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Il cotone
è una fibra
vegetale uti
una pianta lizzata fin d
chiamata g all’antichità
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dalle terre ch Alessandro
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Nei suoi sc con l’India. arlo in Occid
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attualmente earco, appro lio della flo
chiamata F dato sull’iso tta
luogo utiliz ailaka in Ku la di Ikaros
zavano ques wait – scop –
frutti per pro ta pianta co rì che i resi
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abiti. Siamo di lana” al p
nel V sec. a osto dei
Tuttavia mo .C.
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probabilmen ici dimostra
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oli in tutto il già prima d bra di
Il commerci mondo. el V sec. a.
o in Europa C. da
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Il cotone arr si intensifica
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A Genova a itto e dalla
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rd Africa, d età più preg
mediterran alle isole iate.
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Puglia e da alusia e anch
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n e . ig in e o rientale ord-
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tà d i c o to li n ae
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tinctoria otina.
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Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 17

Dario Truffelli Photography

Il Metelino è stato oggetto di restauro per ospitare la


mostra ArteJeans e diventerà un pezzo del Museo
del Jeans.
In sostanza questo è un progetto diffuso e in
progress che spera anche nell’arrivo di collezionisti
che abbiano intenzione di donare i loro pezzi.
La Via del Jeans potrebbe offrire, in un futuro poco
distante, jeans personalizzati o cuciti in 24 ore data
anche la vicinanza di Via Pré al terminal crocieristico
che porta circa due milioni di turisti all'anno.

Il focus dell’evento è quindi il jeans, uno strumento


di lavoro che Genova ha fatto diventare arte e un
ulteriore incentivo al turismo che farà di Genova
moderna la città che valorizza e affonda le sue
radici nel passato.

Quest’iniziativa, inserita tra le 70 manifestazioni


fieristiche che stanno ripartendo quest’anno, porta
l’attenzione sulle risorse pubbliche da impegnare
al meglio a sostegno dell’internazionalizzazione e
dell’export post Covid-19.

Aiutare le imprese a cogliere il momento della


ripartenza della domanda e a riposizionarsi rispetto
ad alcuni mega trend che caratterizzeranno i mercati
internazionali - che sono il digitale e la sostenibilità -
è uno degli obiettivi del futuro dell’economia.

Genova Jeans diventerà la manifestazione


internazionale del segmento denim della moda e,
insieme alla nautica e al floreale, sarà la terza icona
genovese e veicolo di visibilità per la città di Genova.

In prospettiva si prevede anche una ricaduta


economica su ristoranti, alberghi e attività turistiche
e culturali prestando più attenzione al territorio e
alle piccole e medie imprese.
Per celebrare l’evento la Lanterna, simbolo della
Superba, si illuminerà di blu tutte le sere per dare
risalto al patrimonio culturale di Genova. Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


18 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

"Ora andiamo in strada


e osserviamo Genova
Jeans dal vivo".

Seguiamo la Blue Line


Il percorso inizia nella Biblioteca Universitaria con il racconto È un’esibizione interattiva che racconta la produzione del
delle origini genovesi del jeans grazie a reperti storici e jeans, l’impatto che ha sull’ambiente e le nuove soluzioni
postazioni multimediali. sostenibili.
Qui si trovano anche l’infopoint e la biglietteria. Al Museo del Risorgimento, accanto ai jeans dei Garibaldini,
è stata esposta l’opera donata dal famoso artista inglese
Scendendo da Via Balbi verso Via Pré si trovano le vetrine in del jeans Ian Berry, “Ritratto di Giuseppe Garibaldi” che rende
cui Diesel ha esposto la sua visione del futuro del jeans. omaggio all’eroe genovese.
A Palazzo Cattaneo Adorno in Via del Campo si trova “DIESEL’s
replica of the first jeans ever”. Sulla strada del jeans si trova anche una postazione di
upcycling aperta da uno dei partner tecnici, Green Chic che
Il percorso si snoda nei vicoli, tra botteghe storiche e raccoglie capi in tessuto jeans usati.
showroom che hanno esposto nelle loro vetrine la visione del
jeans a Genova. Nel Sottoporticato di Palazzo Ducale si trova “DIESEL’s denim
heritage. A walking in its archive” dedicata ai pezzi iconici
Al Mercato Comunale in Piazza dello Statuto si trova la dell’archivio privato dell’azienda, usciti per la prima volta dalla
mostra “Behind the seams. Quanto credi di sapere del tuo celebre fabbrica.
jeans?” realizzata in collaborazione con Candiani Denim Poco distante si trova il Museo Diocesano dove si possono
che ha come obiettivo il risveglio culturale di coloro che ammirare i “Teli della Passione”, tessuti tinti con l’indaco,
compreranno il loro prossimo paio di jeans. progenitori del jeans.

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 19

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


20 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Isabella Nevoso Photography

Ultima tappa del percorso è il Metelino, La sfida è stata montare una mostra di Piazza del Campo e i Truogoli di
sede della mostra “ArteJeans, un mito artisti di tutte le età provenienti da arti Santa Brigida hanno invece ospitato
nelle trame dell’Arte contemporanea”. diverse come la plastica, la scultura o spettacoli di vario genere, dalla street
la pittura. dance alla musica.
Qui sono raccolte 36 opere donate alla
città da artisti contemporanei di livello Le conferenze a tema jeans sono
internazionale. state parte del programma della
Il progetto ArteJeans ha lo scopo di manifestazione, raccontando la
unire l’arte contemporanea con il jeans storia di questo iconico capo di
traslando l’arte sulla tela jeans, idea abbigliamento dalle origini sino ai giorni
piuttosto innovativa. nostri affrontando anche il tema della
Per la realizzazione delle opere esposte produzione ecosostenibile.
al Metelino, Candiani ha offerto agli
artisti dei teli jeans da interpretare
artisticamente.
La prima esposizione si è tenuta a
Villa Croce lo scorso anno, purtroppo
oscurata dalle misure restrittive della
pandemia.
Dario Truffelli Photography

Dario Truffelli Photography

Isabella Nevoso Photography Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 21

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


22 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

È tutta una
questione d
Conoscend
o ora la sto
i acqua
marinai e n ria del jean
on per i cow s, che era st
questo tess boy, si evid ato creato p
uto ha con enzia lo stre er i
Per creare u l'a cq ua. tto rapporto
n paio di jea che
litri d’acqua ns possono
e questo ha es sere neces
inevitabilm sari fino a 2
ente un imp 0.000
Pertanto si atto ecolog
può facilmen ico.
massa di je te compren
ans sia noci dere quanto
delle sosta va per l'amb la produzio
nze chimich iente in part ne di
nelle riserv e dannose icolar modo
e idriche ci rilasciate d per via
Oltre a ciò il rcostanti. al processo
tessuto rive di tintura
microplastic stito in PVA
he ogni volt ri lascia grad
Per questo a che viene ualmente fi
le troviamo lavato. bre e
profondità negli ocean
e in superfi i, nelle acqu
Il cibo che m cie. e costiere,
angiamo e in
microplastic l’acqua che
he. b ev iamo contien
e le

Siamo nello showroom di Via Pré 100.


Uno dei soci racconta la storia dell’azienda e dello spazio
visitabile durante Genova Jeans.
Sono tre i soci di Doria e Dojola, due italiani e uno austriaco.
Due di loro sono per metà genovesi, un Raineri della Croce di
Dojola e l’altro è Francesco Doria Lamba.
Il terzo socio, austriaco, si chiama Johannes Schullin motivo
per il quale l’azienda ha anche una sede in Austria.

Il logo dell’azienda nasce un pò per scherzo riprendendo lo


storico logo di Levi Strauss sul quale due cavalli tirano un
pantalone jeans che non si strappa (The Two Horse Brand).
Rappresenta la resistenza del capo fatto per i cowboy anche
se, in realtà, prima era stato fatto per i marinai.
Per questo motivo il cavallo è stato sostituito con una nave
del periodo intorno al 1500.

Lo spazio è diviso in due parti: uno per raccontare la storia


dell’azienda, uno per raccontare la sostenibilità che include la
storia di questa prima edizione di Genova Jeans.
Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 23

Isabella Nevoso Photography


In azienda c’è la storia di Francesco dei problemi che attanagliano il mondo
Doria Lamba che, riscoprendo il è l’enorme sovraproduzione, nel food,
proprio passato e andando a studiarlo nella moda e naturalmente anche in
ha scoperto l’esistenza di una tintoria altri settori.
Doria nel 1583 a una ventina di metri Uno degli obiettivi da perseguire
dall’attuale showroom. è ridurre le produzioni per evitare
Una storia abbastanza incredibile, che i prodotti rimangano per secoli
stupefacente e inaspettata che lega nell’ambiente.
indissolubilmente l’odierna realtà con
un passato antico legato a Genova.

La seconda parte racconta la


sostenibilità con i teli Candiani.
Candiani è un produttore italiano di
I CAND IANI
tessuti jeans e teli jeans che lavora
con i grandi marchi e anche con
COREVA D pi an te al la fine del su
o ciclo di vi
li, si
ta?
per le in coriando
fertilizzante ans ridotto
piccole aziende, quindi con Diesel s diventare si può. Il Je
Può un jean COR EV A og gi
st.
ma anche con Doria e Dojola. tecnologia nta compo
Grazie alla ro di 6 mesi, dive
l gi della
Questi teli escono da macchinari non biodegrada
e, ne ssuti prima
ato pe r ri nforzare i te
di ultima generazione, macchinari utilizz
ive: il PVA, olio.
che ancora facevano il tessuto con la imiche catt base di petr iche buone.
Sostanze ch er o si nt et ic o a
ch e so stanze chim
navetta e quindi escono a tutta un po lim e si sono an
tessitura, è te sapere ch ia
altezza, a 80 cm con la cimosa. è importan a tecnolog
Ec co pe rc hé
e al P V A . Kitotex, un e.
una soluzion to da funghi
e algh
ha trovato turale deriva
Ciò si traduce in “non ci sono sprechi”. di ri ce rc a Candiani lim ero na so di tin tura privo
Il team
an di an i, ut ilizza un po re al iz za re un proces
di energia
Per i loro prodotti in denim Doria e brevettata
da C consente di il consumo
er o bi od egradabile ac qu a fin o al -50% e
Dojola utilizzano questo tipo di tessuti Questo polim ce il consum
o di
l
e pertanto evitano di avere sprechi. tiche e ridu izzazione de
di microplas A co ns en tono la real
Inoltre, ed è poi la cosa più importante, fino al -30%
. rale COREV
izzato natu he.
fil ato elastic microplastic
questi tessuti sono fatti con una Il Kito te x e il
to pr iv o al 0% di
10
za
tecnologia che si chiama COREVA, una m elasticiz di Candian
i.
primo deni EASY-FADE
tecnologia che ha brevettato Candiani di tin tu ra un a riduzione
la nu ov a tecnolog
ia
l fil at o co nsentendo
ICE è perficiale su lavarlo
circa un anno fa. INDINGO JU l’indaco su arie per de
et te di mantenere an ze ch im iche necess
Per m gia e sost ici.
acqua, ener -68% di chim superficie.
Significa che sono 100% drastica di nd i -8 4% di acqua e in pr of ondità e in
m en te . Q ui e co st ie re ,
biocompostabili quindi, in successi va , nelle ac qu ntiene le
negli oceani beviamo co
determinate condizioni, si sciolgono le troviamo gi am o e l’acqua che
man
completamente e non inquinano. Uno Il cibo che
he.
microplastic
i!
A voi i cont

Giroinfoto Magazine nr. 72


24 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Dario Truffelli Photography

Una parte dello showroom è dedicata al Per Doria e Dojola il jeans è una parte
problema degli oceani visto che siamo molto importante della produzione,
proprio di fronte al mare, oceani che intanto perché di origine genovese e
sono pieni di plastiche sciolte oppure per lo standing diverso, più giovane che
non ancora sciolte e comunque pieni di dona all’azienda.
additivi chimici.
Ne scaturisce una triste verità:
purtroppo ognuno di noi introduce nel
proprio organismo il corrispettivo di una
carta di credito di plastica a settimana,
sostanzialmente sono circa in media 5
grammi a settimana e fino a 20 kg nella
vita.

Nelle lavorazioni del tessuto gli additivi


sono sempre quasi sempre chimici
mentre questo tessuto usa additivi
che derivano da materiali animali, da
carapace o da vegetali.
Solo da pochi anni l’umanità ha capito
che bisognerebbe fare più attenzione a
queste criticità anche se il fare qualcosa
per ora è molto poco.

Se ne parla molto ma questo è


ovviamente un percorso obbligato
per migliorare e ridurre l’impatto
sull’ambiente tenendo presente che
il solo fatto di produrre ha un impatto
sull'ambiente.

L’azienda produce anche prodotti


in cashmere, seta e lana spesso in
abbinamento alla tela jeans ma non
necessariamente.

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R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 25

Gino Repetto è uno dei fondatori di InJeans e gestisce l’attività la pelletteria Flavio del Carmine che ha prodotto delle borse
in Via Pré a Genova. con inserti in jeans e l’artista Simon Clavière-Schiele, l’anima
InJeans nasce per volontà di un gruppo di amici, un’attività creativa di quest’avventura, esporrà a Palazzo Bianco (da
non è sul jeans ma per il jeans, dopo decine di anni che a settembre fino a fine gennaio 2022) una sua opera sul jeans
Genova non c'era più una produzione di jeans. all’interno di una mostra sull’arte del ricamo.

Siccome i jeans sono stati inventati a Genova i soci hanno Quest’opera rappresenta l’allegoria della lotta tra Nimes e
cercato e trovato un partner tecnico individuato in Rosso35- Genova sulla paternità del jeans.
Silky che produce jeans a Carignano. Quindi denim si rifà a Nimes e jeans oramai sappiamo tutti
Sono ispirati e fatti con il tessuto che si utilizzava nel che proviene da Genova.
Cinquecento, ossia un misto di lino e cotone.
Sul foulard disegnato da Clavière si vedono il coccodrillo –
È tessuto molto leggero, fresco e diverso dai jeans che siamo simbolo di Nimes - e il grifone – simbolo di Genova - che si
abituati a comprare oggi. contendono la paternità del jeans.
Levi’s l’ha fatto diventare più strutturato proprio come lo Poi ci sono gli altri simboli legati al jeans come il cotone,
conosciamo oggi anche per un discorso di resistenza, di l’indaco, le Indie e San Francisco, sede della Levi Strauss.
rivetti e di brevetto. Da qui nasce la serie di foulard di InJeans in diversi colori e
dimensioni.
L’attività della start-up mira a riscoprire le origini del jeans e
rifarlo come nacque in passato. InJeans ha collaborato con

Isabella Nevoso Photography

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26 R E P O RTA G E | GENOVA JEANS

Monica Gotta Photography

ArteJeans è un progetto nato a Londra background artistico e il loro stile, hanno cardine per il Museo diffuso del Jeans,
da un’idea di Francesca Centurione incluso la loro ispirazione nelle opere uno spazio ristrutturato ma molto
Scotto Boschieri (ambasciatrice che ora si vedono esposte al Metelino. rough (grezzo), simile a uno spazio
di Genova nel mondo) e di Ursula Ne è nata una rete concettuale di idee post industriale e underground che ben
Casamonti (Tornabuoni Arte). e ispirazioni diverse ma interconnesse si adatta a queste opere.
tra loro con un forte legame al concetto
Il comitato critico, composto da Ilaria del mare, del lavoro e della realtà di
Bignotti, Luciano Caprile e Laura Genova.
Garbarino, ha invitato degli artisti di
arte contemporanea a interpretare una La mostra è nata originariamente a
tela di jeans Candiani di due metri per ottobre 2020 con una prima edizione
un metro e ottanta seguendo la loro più contenuta a causa dell’emergenza
creatività. sanitaria Covid-19.

C’è chi l’ha voluta elaborare un A partire dall’anno scorso sono quindi
po' di più con intagli, chi ha voluto state collezionate delle opere di artisti
impreziosirla con dei ricami oppure di fama internazionale e di generazioni
delle rielaborazioni tridimensionali. diverse che sono il primo nucleo di
Tutti, nonostante il loro diverso opere che si spera possa diventare il Stefano Zec Photography

Dario Truffelli Photography

Dario Truffelli Photography Dario Truffelli Photography

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R E P O RTA G E | GENOVA JEANS 27

Il Fil Bleu è sicuramente l’omaggio a


Genova in quanto le opere sono state
donate dagli artisti stessi e, nel corso di
quest’anno, si sono aggiunti altri 11 artisti.

L’incontro al Metelino con Francesca


Centurione Scotto Boschieri è stato di
grande interesse.
Dalle sue parole si evince quanta passione
sia stata infusa nella creazione di questa
mostra e del futuro Museo del Jeans.
È stato un grande sforzo che ha ripagato
pienamente l’impegno che ha portato
alla realizzazione di questo progetto
ambizioso e unico nel suo genere.

Tra le opere esposte, nello spazio


aperto del Metelino, spicca Tréssa,
un’installazione site-specific.
Quest’opera è stata realizzata da un
gruppo di trenta studenti seguiti dall’artista
Francesca Pasquali durante un workshop.

Si tratta di trenta liane lunghe circa 14


metri ottenute annodando scarti di jeans.
Anche in quest’installazione c’è il richiamo
a Genova, ai nodi marinari a pazienti
rattoppi di vele, un richiamo all’essenza
della Superba.

Il workshop continuerà a Londra


congiungendo nuovamente un filo ai
cui capi si trovano due antiche potenze
marinare.

Queste opere custodiscono nella loro essenza un messaggio, che sia diretto alla città che accoglie la mostra oppure a concetti
che uniscono l’arte al quotidiano.
Ma questi artisti non sono stati i primi ad utilizzare il jeans per un’opera d’arte! Il passato si connette inevitabilmente con il
presente.
L’edificio del Metelino rappresenta infatti la connessione simbolica tra la Darsena, dove il jeans veniva immagazzinato prima
di essere caricato nelle stive delle navi, e il centro storico. L’auspicio è quello di far crescere il Museo del Jeans di anno in anno
in modo che ogni edizione porti nuovi contributi e donazioni che saranno esposte in diverse location lungo la Via del Jeans.
Questo sarà il futuro!

GLI ARTISTI
Simone Berti, Alberto Biasi, Tomaso Binga, Henrik Blomqvist, Enzo Cacciola, Pierluigi Calignano, Letizia Cariello,
Roberto Coda Zabetta, Maurizio Donzelli, Ulrich Egger, Giovanni Gaggia, Goldschmied&Chiari, Riccardo Guarneri,
Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Marco Lodola e Giovanna Fra, Claudia Losi, Carolina Mazzolari, Ugo Nespolo, Giovanni
Ozzola, Valentina Palazzari, Gioni David Parra, Francesca Pasquali, Gabriele Picco, Pino Pinelli, Fabrizio Plessi, Gianni
Politi, Laura Renna, Marta Spagnoli, Vedovamazzei, Serena Vestrucci, Cesare Viel, Gianfranco Zappettini.

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28 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

A cura di Adriana Oberto


Giroinfoto Magazine nr. 72
R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 29

Civita di Bagnoregio è una bellissima e antichissima


cittadina del Lazio, nella Tuscia viterbese, un luogo
straordinario, ma delicato.
Abitata da poco più di una decina di persone proprio
a causa della fragilità del luogo, rimane viva grazie ai
turisti, che ne animano le vie.

Adriana Oberto Photography

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30 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

Civita si trova al centro della Valle dei Calanchi. I calanchi sono una forma erosiva caratterizzata da piccole
È circondata da due valli – La Valle del rio Torbido e la valle valli e sottili creste.
del rio Chiaro – che un tempo costituivano la via di accesso. Sono privi di vegetazione; il terreno argilloso è impermeabile,
Queste, dalla valle del Tevere, portavano fino al lago di il che riduce l'infiltrazione e favorisce il deflusso superficiale
Bolsena. dell’acqua, che dilava lo strato superficiale alterato.

Si tratta di un territorio argilloso, formatosi in tempi antichi L’erosione che ha formato i calanchi che, in quanto tali, sono
quando il mare si è ritirato. in continua evoluzione, unita a frequenti frane e all’azione
Questo strato è soggetto a forte erosione, causata dagli di terremoti, è stata la causa, nei secoli, delle criticità
agenti atmosferici, dai torrenti, nonché dal disboscamento. dell’abitato di Civita, della sua parziale distruzione, nonché
dell’abbandono da parte degli abitanti, che si sono trasferiti
Al di sopra se ne trova un altro – tufaceo e lavico – che è più nella vicina Bagnoregio.
duro e resistente, ma che diventa oggetto di frane a causa del
terreno sottostante.

Stefano Zec
Adriana Photography
Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 31

Adriana Oberto Photography

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32 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

Civita di Bagnoregio ha origini antichissime. e terremoti e avevano avviato opere di canalizzazione della
Fu proprio la presenza di acqua in abbondanza ad attirare acque piovane e contenimento dei torrenti.
l’uomo, quella stessa acqua che causa l’erosione del territorio
circostante. Con l’arrivo dei Romani nel 265 a.C. queste opere vennero
I primi insediamenti della zona risalgono al periodo riprese e ampliate e Civita visse un periodo di prosperità,
Villanoviano (IX-VII sec. a.C.). portata dagli scambi commerciali, facilitati dalla comodità di
accesso alla strada che da Bolsena portava al fiume Tevere,
La fondazione della città, di cui non si conosce il nome, risale al tempo solcato da navi mercantili. Purtroppo le stesse vie
a circa 2500 anni fa per mano degli Etruschi. di comunicazione resero la zona vulnerabile alle incursioni
Il luogo era in posizione strategica per il commercio, perché barbariche.
vicina alle più importanti vie di comunicazione del tempo.
Inoltre era vicina alla foce del Tevere, anch’esso grande via di Tra il 410 e il 774 la città cadde nelle mani di Visigoti, Goti,
navigazione dell’Italia centrale. Bizantini e Longobardi, finché Carlo Magno non la liberò e
consegnò alla Chiesa.
Del periodo etrusco rimane il “Bucaione”, un profondo tunnel A cavallo dei secoli VIII e IX incominciò ad affermarsi il
scavato nella roccia che, dalla città, porta alla valle dei toponimo Bagno Regis, trasformatosi poi in Balneoregium,
calanchi. Bagnorea ed infine Bagnoregio; il nome deriva da una
Erano inoltre presenti, in passato, numerose tombe di origine leggenda, secondo la quale esistevano delle terme (bagni)
etrusca poste alla base della città o sulle pendici della parete già ai tempi dei Romani, che anche il re Longobardo Desiderio
di tufo; queste sono però ormai scomparse sotto una delle avrebbe frequentato a causa di una grave malattia.
innumerevoli frane che hanno coinvolto la zona.
E infatti già gli Etruschi si trovarono a far fronte a smottamenti

Il Medioevo portò periodi di pace alternati ad altri più tristi, delle parti più esposte a valle
come quello legato alla dominazione dei Monaldeschi della dell’abitato, l'apertura di numerose crepe nel terreno e
Cervara, già signori di Orvieto, che furono cacciati dalla distrusse il ponte che la collegava al quartiere di Rota.
popolazione.
Essi infatti avevano tentato di stabilire un certo controllo Nel 1699, quando già gran parte della popolazione se n’era
sulla città con il fine di mantenere un presidio guelfo contro andata, le istituzioni pubbliche vennero trasferite a Rota. La
i ghibellini di Viterbo; tale controllo si tramutò in effettivo città, che ormai era stata fortemente spopolata e il cui abitato
dominio. era già ristretto, subì un altro forte crollo nel 1764, che portò
Nel 1457, a seguito della loro oppressione in campo via altre parti della cittadina.
amministrativo e fiscale, gli abitanti si ribellarono e distrussero
il castello della Cervara, dal quale i Monaldeschi esercitavano Da allora in poi frane e smottamenti si susseguirono e il paese
il loro potere. continuò a ridursi.
Nel 1819 la Sacra Congregazione del Buon Governo di Roma
La città divenne in seguito libero comune per un breve periodo ordinò ai cittadini di abbandonare le proprie case e trasferirsi
nel XII sec., per poi finire sotto il dominio della Santa Sede. a Bagnoregio, ma l'ordine riguardava solo le case più vicine
Purtroppo questo è anche il periodo in cui le opere messe alla rupe vicino alla chiesa di San Bonaventura, perché coloro
in atto da etruschi e romani a protezione del territorio non che vi abitavano non volevano lasciare il proprio borgo.
vennero mantenute, cosa che portò a un rapido degrado del
territorio.
A questo va aggiunto lo sfruttamento agricolo nella zona dei
calanchi che aveva rimosso la copertura dei boschi, privando
così il terreno delle radici degli alberi che ne prevenivano
naturalmente l’erosione.

Fino al XVII secolo l’abitato si estendeva


su un vasto altopiano, che comprendeva non
solo quella che adesso è Civita, che era la parte
più importante, ma anche il paese di
Bagnoregio, che al tempo era solo un quartiere
e si chiamava Rota. Dell’altopiano rimangono
oggi solo due spezzoni, che sono la
conseguenza di impostanti eventi
sismici: l’11 giugno 1695 un
fortissimo terremoto provocò il crollo

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 33

Sempre nel XIX secolo si incominciarono Il ponte che vediamo oggi fu costruito Fu così che Civita si guadagnò
a vedere i primi interventi sistematici per intervento del Ministero dei Lavori l’appellativo di “città che muore”.
per la salvaguardia del luogo e venne Pubblici e venne inaugurato il 12 La sua posizione, unita al rinnovato
costruito un primo ponte nel 1850. settembre 1965; nonostante deturpi interesse verso la sua particolarità e
Nel 1922 fu la volta di un secondo ordine il paesaggio si tratta di un’opera la natura del luogo hanno dato però, di
di evacuazione verso una borgata da necessaria per garantire il collegamento recente, un forte impulso al turismo,
costruirsi appositamente, ma tutto al borgo. che ne ha interrotto l’abbandono e ne ha
rimase fermo e ulteriormente bloccato Complessivamente, dal XV secolo ad permesso una parziale rinascita.
dalla guerra. oggi sono state documentate quasi È ora uno dei borghi più belli del Lazio
150 frane dettagliatamente descritte e non solo, tanto da essere entrata
Nel 1944 i tedeschi in ritirata fecero in manoscritti, cronache, documenti e nella lista dei Borghi più belli d’Italia
saltare il ponte in muratura e nel 1963 pubblicazioni varie. ed è candidata a diventare patrimonio
crollò la passerella in legno che lo mondiale dell’umanità dell’UNESCO.
sostituiva.

Adriana Oberto Photography

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34 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

Sulla strada tra Civita e Bagnoregio esisteva


un antico convento, fondato da San
Francesco nel XII secolo.
Ciò che romane ora è un bar.
Dal belvedere di questo convento (San
Francesco vecchio) si gode di una bellissima
vista su Civita ed è possibile accedere alla
grotta di San Bonaventura.

Bonaventura da Bagnoregio, al secolo


Giovanni Fidanza, fu cardinale, filosofo
e teologo, nonché uno dei più importanti
biografi di san Francesco d’Assisi.
Venne canonizzato da papa Sisto IV nel
1482 e proclamato dottore della Chiesa nel
1588.

È il patrono della città di Bagnoregio e ad


esso è legato un episodio importante e
profondamente connesso al luogo.
Secondo quanto lui stesso racconta, da
bambino si ammalò gravemente.
La famiglia pregò san Francesco di benedirlo
e guarirlo.
San Francesco era di passaggio in quella
zona, proprio allo scopo di fondarvi un
convento, e “alloggiò” per alcuni giorni in
quella che era una tomba etrusca scavata
nella roccia del belvedere.

Una volta guarito il piccolo Giovanni, lo


salutò con le parole “Bona Ventura”; da
allora in paese tutti chiamarono il bambino
Bonaventura e questi mantenne il nome
quando entrò nel convento di San Francesco.

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Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 35

Ai tempi del suo massimo splendore e acquisire un arco gotico, era stata dei secoli a causa degli smottamenti del
Civita aveva cinque porte. scavata nel tufo degli Etruschi. terreno.
Ne rimane solo una, la Porta di Santa Ai lati della porta furono posti due
Maria, o della cava, che costituisce bassorilievi rappresentanti un leone che Il ponte supera il forte dislivello presente
l’unico accesso alla città, se si esclude il tiene tra gli artigli una testa umana. tra la parte bassa di Bagnoregio, dove
tunnel “Bucaione”. Sono a ricordo della vittoriosa rivolta si trova il parcheggio per i residenti del
popolare del 1457 contro la famiglia dei borgo e coloro che alloggiano nelle
La porta si chiama così perché nei Monaldeschi. strutture ricettive, e la porta stessa.
pressi vi era la chiesa dedicata alla Si arriva alla porta attraverso il ponte
Vergine Maria. sospeso pedonale, costruito sopra la Passa sopra parte della valle dei
Si chiama anche “porta cava” perché, sella morfologica di accesso alla città, calanchi, permettendo a chi lo
prima di essere riadattata nel Medioevo che si è man mano abbassata nel corso intraprende di godere di scorci preziosi
sul territorio circostante, nonché la vista
del borgo da vicino.

Nell’area del ponte in epoca medievale


sorgevano alcuni importanti complessi,
come la rocca di Castel Gomizi, il
convento di san Francesco e la zona di
Mercatello, dove si svolgeva il mercato.

Alcune case alla base del ponte


riportano ancora oggi il nome di
Mercatello, sebbene conservino ben
poco della conformazione del borgo
originario.

PORTA SANTA MARIA


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36 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

INGRESSO BORGO
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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 37

Passata la porta di Santa Maria si è avvolti dallo spirito del Dopo una breve camminata si arriva in piazza San Donato, su
borgo medievale. cui sorge l’omonima chiesa.
Entrare qui, infatti, rappresenta una sorta di viaggio nel tempo, In origine in quel luogo sorgeva un tempio romano. Risale al
in quanto il borgo è rimasto delle dimensioni che aveva nel XIII VII sec., quando la sua struttura era basilicale, con un porticato
secolo, quando da queste parti arrivò San Francesco e padre esterno, ed era più corta di quella attuale, perché mancavano
Bonaventura era ancora un bambino e si chiamava Giovanni. il presbiterio e il coro.
Questi viveva ovviamente all’interno del borgo e la sua casa
venne in parte trasformata nel XVI secolo in una chiesa a lui La chiesa subì alcuni rimaneggiamenti nel XVI secolo, che
dedicata. la portarono alla struttura attuale, e passò così dallo stile
romanico a quello rinascimentale.
Fu danneggiata dal terremoto del 1695, abbandonata e Ospita le reliquie di San Ildebrando, vescovo della città nel
ricostruita nel 1703. Subì però ulteriori crolli nel 1764 e IX secolo, un crocifisso ligneo del Quattrocento (scuola di
la montagna continuò a franare a valle finché, nel 1826, fu Donatello) e un affresco della scuola del Perugino. Rimase
definitivamente abbandonata. sede vescovile fino al 1699 quando, in seguito al terremoto
del 1695, questa fu trasferita a Bagnoregio.

SAN DONATO
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38 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

STABILIZZAZIONE
Adriana Oberto Photography

Nella stessa piazza si trova l’antico palazzo


rinascimentale della famiglia Alemanni, risalente al
1585.
Ospita attualmente il museo geologico e delle frane.

Il museo è dedicato prevalentemente alla storia


geologica di Civita, a partire dalla conformazione del
terreno che sorregge la città e dei calanchi, passando
per i fenomeni naturali e umani che hanno portato
al degrado del borgo, fino ad arrivare alle opere che
sono state intraprese per la sua salvaguardia.

Civita e i calanchi sono infatti un’area di interesse


paesaggistico altamente rilevante e vanno
salvaguardati e valorizzati; le caratteristiche del paese
lo rendono praticamente unica a livello nazionale ed
internazionale.
Il terreno è soggetto a costante monitoraggio e
vengono attuate opere di stabilizzazione.

PALAZZO ALEMANNI
Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 39

Adriana Oberto Photography

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40 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

La visita prosegue lungo le stradine oltre la piazza ed piccoli motocarri che riforniscono il paese e trasportano
intorno ad essa. Si tratta delle strette strade tipiche di un gli ospiti delle strutture.
borgo medievale.
Esse si snodano seguendo un reticolato “allungato” in Grazie alle sue caratteristiche uniche il borgo è stato
direzione leggermente inclinata sud, sud-ovest/nord, più volte set cinematografico. Qui sono stati girati film
nord-est; ai loro lati si trovano casette di pietra e piccole italiani, ma non solo.
chiese. Tra i più recenti menzioniamo la miniserie televisiva
Pinocchio del 2009, Questione di Karma e Puoi baciare
Non mancano le balconate con vista sui calanchi. lo Sposo del 2017 e 2018.
Molte abitazioni sono state ristrutturate e adibite a
ristorante o bed & breakfast per accogliere i numerosi Ha inoltre ispirato il film di animazione di Hayao Miyazaki
turisti. Laputa – castello nel Cielo; anche per questo sono
numerosi i turisti giapponesi che visitano Civita.
È da notare che Civita è un borgo esclusivamente
pedonale, se si eccettuano i ciclomotori e gli eventuali

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 41

Adriana Oberto Photography

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42 R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO

A questo punto non ci resta che tornare sui nostri passi e


uscire dal paese percorrendo il ponte.
Nel ritornare a Bagnoregio è immancabile la tappa – se già
non l’abbiamo fatta – al summenzionato belvedere di San Poiché il posteggio alla base del ponte ha capienza limitata,
Bonaventura, da cui si gode di una spettacolare vista sulla tutti coloro che non risiedono nel borgo – o non hanno diritto
città. a quei posti – devono lasciare l’autovettura a Bagnoregio,
in prossimità del belvedere di San Bonaventura, per poi
È anche il luogo perfetto per fotografare il borgo al tramonto, scendere a piedi per la strada carrabile – o meglio ancora
ora in cui il sole, che scende approssimativamente dietro le per la rampa di scalini che parte dal belvedere stesso – fino
nostre spalle e alla sinistra, dona alla pietra del borgo e alla al ponte.
collina su cui sorge una meravigliosa luce dorata.
Dalle 8:00 alle 20:00 l’accesso al borgo è a pedaggio.
Attraversare il ponte costa 5 euro a testa.
Attraverso questa forma di prelievo è possibile finanziare
i servizi sociali, quali il trasporto disabili o le ambulanze,
e abbassare le tasse comunali, che ultimamente si sono
ridotte a zero.

E’ inoltre un modo per rendere consapevoli i turisti, per i


quali il borgo diventa più prezioso, e arginare il turismo di
massa: se una cosa costa denaro, se ne ha più rispetto.

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIVITA DI BAGNOREGIO 43

Adriana Oberto Photography

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44 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

A cura di Monica Pastore

Lorenzo Rigatto
Lorena Durante
Maddalena Bitelli
Monica Pastore

Monica Pastore Photography

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R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 45

A pochi chilometri da Torino, in direzione val Susa,


poco lontano da Avigliana e i suoi laghi, svetta
la Sacra di San Michele, un punto panoramico
esclusivo da cui osservare tutta la vallata.
Essa è il monumento simbolo del Piemonte ed è
anche luogo di numerosi percorsi per sportivi di
diversa natura.

Lungo la ciclovia dell’antica Via Francigena


troviamo il Lago dei Camosci, che in precedenza
ospitava Vertical Point (luogo di ritrovo per gli
scalatori della ferrata, che porta alla sacra).

Infatti, proprio accanto al Lago c’è la partenza


della Ferrata Carlo Giordia, che risale il versante
nord del Monte Pirchiriano fino ad arrivare alla
Sacra.
La Ferrata è anche costituita da due ponti
sospesi che aggiungono adrenalina e un punto di
vista esclusivo al percorso.

Giroinfoto Magazine nr. 72


46 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

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io
Lago dei Camosci

Sant'Ambrogio
di Torino

Sacra di
San Michele

Nella primavera 2021 riapre l’attuale Lago dei Camosci


come luogo d’incontro per grandi e piccini, con i suoi 6500
metri quadri di verde, un lago e un punto ristoro, diventa un
centro culturale che spazia tra spettacoli, corsi, proposte
culturali e percorsi narrativi.

Questo luogo nasce come osservatorio naturalistico, da


cui godere del paesaggio suggestivo ai piedi del Monte
Pirchiriano e della Sacra di San Michele.

La caratteristica del luogo è proprio la presenza dei


camosci, che al mattino presto e alla sera scendono a valle
alla ricerca di cibo e acqua; pertanto, è possibile osservarli
anche da molto vicino.

Monica Pastore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 47

Monica Pastore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


48 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 49

Il Lago dei Camosci è gestito dall’Associazione Culturale RELAZIONI, perché è solo grazie a una costruzione positiva e
STAR in collaborazione con l’impresa sociale Anima Giovane creativa con gli altri che si può continuare a sognare.
che si occupa di educazione e formazione umana.
Anima Giovane è un’impresa sociale che valorizza la
Il nome della STAR è un acronimo che descrive la sua società: lavora sul territorio, con l’obiettivo di individuare,
mission: un lavoro che parta dalle STORIE perché sono far scoprire e rafforzare le competenze che ogni persona
il mezzo più potente che l’uomo ha a disposizione per può offrire per realizzare una comunità solida; che crede nei
raccontare e diventare protagonista della realtà in cui vive; giovani costruendo possibilità per mettere fianco a fianco
lavorando con i TERRITORI vicini e lontani, arricchendosi professionisti e giovani. I suoi progetti mirano a raggiungere
della contaminazione continua tra le ARTI, gli spazi culturali, un obiettivo sfidante, dove tutti i partecipanti devono
i mondi educativi; per ultimo ponendo al centro di tutto la collaborare.

Lorenzo Rigatto Photography

Lorena Durante Photography

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50 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 51

Lorena Durante Photography

Il Lago dei Camosci, tra le numerose attività, questa estate


ha organizzato

CAMOSCI SOUND:
La musica incontra la montagna.
Una rassegna di concerti che iniziano al tramonto, quando
si iniziano a sentire le pietre che ruzzolano dalla roccia per
il passaggio dei camosci.
I concerti sono godibili dal prato, volendo anche su comodi
cuscini posati a terra.

Gli ospiti sono stati numerosi e si sono esibiti da giugno ad


agosto, portando a fans e amatori della buona musica, stili
e generi diversi. Il tutto immerso in una cornice idilliaca.

La rassegna musicale si apre con il folk degli Alpalachians,


passa attraverso il blues, il jazz, il pop e si conclude con i
suoni misteriosi di Carlot-ta e il rock dei Pindhar:

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


52 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

THE ALPALACHIANS
Alex Gariazzo: voce, chitarra, mandolino
Carlot-ta: voce, piano, tastiere, chitarra CECILIA
Cecilia: voce, arpa
Cecilia è un’arpista e cantautrice torinese.
La ruvidezza delle Alpi Occidentali incontra l’immaginario degli Diplomata al Conservatorio di Torino, ha
Appalachi in questo progetto musicale nato dalla comune conseguito il Master in Nuovi Linguaggi per
fascinazione di tre musicisti piemontesi per il folk dell’America l’arpa al Conservatorio di Milano.
del Nord e per i suoi luoghi pieni di simboli.
Le radici blues di Alex Gariazzo accolgono le atmosfere oscure di Ha pubblicato due album di canzoni -
Carlot-ta e le melodie terse di Cecilia in un repertorio di riscoperta Guest (2015), Cupid’s Catalogue (2019) - e
che intende attraversare l’infinito canzoniere americano, collezionato centinaia di concerti in Italia ed
raccoglierne alcune tracce e consegnarle ai linguaggi dell’alt-pop Europa, suonando al fianco di Niccolò Fabi -
europeo e della musica d’autore. come opening del tour estivo 2015 - e di Max
Gazzè - come musicista al Festival di Sanremo
I suoni delle corde e del legno di chitarre e arpe, ammorbiditi 2018.
o inaspriti da organi, fisarmoniche e pianoforti, sorreggono
le armonie delle voci in un divertissement che non ha certo Ha fatto parte del cast dello spettacolo teatrale
la pretesa dell’appropriazione, bensì lo spirito leggero e puro Cantabile2 per un tour in Danimarca ed è autrice
dell’esplorazione: un approccio diretto e ludico alla musica, per della colonna sonora della prima serie teatrale
ricordarci quanto possa essere divertente e profondo suonarla italiana 6Bianca, prodotta dal Teatro Stabile di
e ascoltarla, evocando spazi lontani, muovendo a sé anche le Torino in collaborazione con Scuola Holden.
montagne.

Alex Gariazzo, biellese, dal 1995 è cantante e chitarrista della


Treves Blues Band, storico gruppo italiano con il quale ha all’attivo
8 album e centinaia di concerti in Italia e all’estero, oltre a svariate
partecipazioni radiofoniche e televisive e l’apertura dei concerti
di Bruce Springsteen, Counting Crows, Deep Purple, ZZ Top, John
Mayall, Charlie Musselwhite, John Hammond e molti altri. Tiene
seminari sul Blues e sul rapporto tra blues e popular music da
solo o in compagnia di Fabio Treves.
È coautore del libro I 100 dischi ideali per capire il blues (Ed.
Riuniti, 2001).
Il Dizionario del Pop Rock di Zanichelli lo cita tra i migliori
chitarristi blues italiani.

CARLOT-TA
Carlot-ta (Vercelli, 1990) è cantautrice e
pianista. Ha all’attivo tre album di canzoni e
più di 400 concerti in Italia e all’estero (MiTo
Settembre Musica, Premio Tenco, Premio
Ciampi, JazzMi, Auditorium Parco della Musica,
Liverpool Sound City, Veneto Jazz, Festival dei
Due Mondi etc.).

Le sue canzoni sono state utilizzate per


campagne pubblicitarie e colonne sonore.
Il suo secondo album, Songs of Mountain
Stream (2014), prodotto da Rob Ellis (Marianne
Faithfull, Pj Harvey, Anna Calvi) è un disco
dedicato alle Alpi.
Murmure (2018), il suo ultimo lavoro
discografico è un album di canzoni originali
per organo a canne, percussioni ed elettronica, Monica Pastore Photography
registrato tra Italia, Svezia e Danimarca.

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 53

FEDERICO SIRIANNI
Accompagnato dalla violinista ELISABETTA
BOSIO. Lorena Durante Photography
Cantautore genovese, adottato in età adulta
da Torino, è considerato erede della grande
“Scuola genovese dei cantautori”.

Ospite giovanissimo al Premio Tenco 1993,


vince in seguito il Premio Musicultura della
Critica (2004), il Premio Bindi (2006) e il
Premio Lunezia Doc (2010).
Ha pubblicato quattro dischi e il libro/disco
L’uomo equilibrista (Miraggi edizioni).

L’ultima produzione discografica, Il Santo


(2016), ha ricevuto la Menzione Speciale del
Club Tenco per la manifestazione Musica
contro le mafie.
È stato autore musicale e attore per il
Teatro della Tosse di Genova, ha insegnato
Songwriting alla Scuola Holden di Torino ed
è Tutor per il progetto della Regione Liguria
“Cantautori nelle scuole”.

È in scena, oltre che con il suo concerto, con


“Qualcuno era comunista – omaggio a Giorgio
Gaber”, patrocinato dalla Fondazione Gaber,
con i musicisti originali del teatro-canzone e
la regia di Arturo Brachetti.
È in uscita il nuovo album Maqroll, ispirato alle
narrazioni di Alvaro Mutis.

Giroinfoto Magazine nr. 72


54 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

Lorena Durante Photography

ESTEL LUZ
Estel Luz, Italo-colombiana, nasce nella provincia biellese; per
oltre un decennio collabora con diversi progetti dell’underground
italiano e non e con la band Dotvibes; dal 2015 si trasferisce per
un lungo periodo nel Regno Unito e inizia un percorso solista con
il primo mixtape Rooms in Lo-fi esibendosi in Italia, UK e USA; il
suo primo disco Queens esce nell’ autunno 2019, periodo in cui
parte anche la amata attività radiofonica con Amazonas Fm su
Radio Banda Larga, una web radio attiva tra Torino e Berlino.

MIRCO MENNA
Mirco Menna, bolognese, classe 1963, dapprima batterista, esordisce come cantautore nel 2002 con l’album Nebbia di idee e
per questo lavoro è premiato al MEI di Faenza come artista emergente dell’anno. L’album si fregia del plauso autografo di Paolo
Conte: “…finalmente un disco saporito ed elegante”. Alla fine del 2005 esce per l’etichetta Storie di Note il secondo disco, Ecco,
che vanta un prezioso incipit in versi firmati e detti da Fernanda Pivano.

Dal 2006 al 2008 collabora in qualità di cantante e frontman con Il Parto delle Nuvole Pesanti, gruppo con cui debutterà a
Mittelfest nel 2007 con lo spettacolo Slum, produzione dei Filodrammatici di Milano.
Nel febbraio 2010 debutta lo spettacolo ‘Spreco’ (di e con Massimo Cirri e Andrea Segrè con disegni originali di Altan) di cui
firma ed esegue le canzoni di scena.
Il successivo lavoro discografico, …e l’italiano ride, con Banda di Avola, è accolto con grande favore da pubblico e critica
internazionale.
Ospite all’edizione 2010 del Premio Tenco, gli viene poi assegnato il Premio italiano Musica Popolare al MEI, come miglior
disco dell’anno.
Nel 2014 esce Io, Domenico e tu, riconoscimento a Domenico Modugno, segnalato per la Targa Tenco tra i cinque migliori
album della categoria.
Nello stesso anno pubblica il libro 118 Frammenti Apocrifi (Ed. Zona).
Nel febbraio 2017 debutta in veste di protagonista nel Faustus, opera teatrale di Max Manfredi. Alla fine dello stesso anno esce
Il senno del pop, nuovo album di canzoni originali e nella primavera 2021 SeStoQui (è perché vi voglio bene).

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R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 55

L’ORAGE
Alberto Visconti, Rémy e Vicent Boniface sono il trio che
costituisce la base e il motore artistico del celebre gruppo
valdostano L’Orage.
Con questa formazione i tre musicisti hanno calcato i principali
palcoscenici della penisola (Concertone del primo maggio, Arena
PINHDAR di Verona, Sferisterio di Macerata, Carroponte e tanti altri) e
registrato 5 album di canzoni originali più un EP dedicato ai canti
I Pinhdar sono la cantante e autrice Cecilia Partigiani.
Miradoli e il musicista e produttore Max
Tarenzi, in passato fondatori della rock band Vincitori assoluti di Musicultura nel 2012 sono stati consacrati,
Nomoredolls e del festival internazionale A nel 2013, dalla collaborazione con Francesco De Gregori,
Night Like This. collaborazione poi rinnovata nel 2015.
Ad essi si aggiunge nella formazione live il Tra le altre collaborazioni importanti si ricordano quella con
polistrumentista Alessandro Baris. Enrico Erriquez Greppi, cantante della Bandabardò che è stato
produttore e ospite del loro quarto album Macchina del Tempo
Parallel è il loro secondo album uscito il 26 (Sony Music, 2015) e quella con l’attrice Jasmine Trinca.
marzo 2021 per l’etichetta inglese Fruits de
Mer Records. Di loro Carmen Consoli ha detto: “Ascoltateli, sono grandi!”. Tutti
Dopo l’omonimo esordio del 2019, ben attivi in altri gruppi o progetti musicali i tre musicisti propongono,
accolto anche all’estero, soprattutto nel in trio, uno spettacolo variegato che spazia dai brani originali de
Regno Unito dove hanno già realizzato 2 L’Orage a una selezione inaspettata e sorprendente di riprese e
brevi tour, in questo nuovo lavoro la fusione rivisitazioni del repertorio dei grandi cantautori del passato da
di dream pop e trip hop del duo di Milano Brassens a De Gregori, dai Beatles a De Andrè da Lucio Dalla a
trova una peculiare e moderna chiave di Leonard Cohen senza dimenticare il repertorio tradizionale che
lettura, in equilibrio tra avvolgente eleganza, costituisce da sempre il territorio naturale della famiglia Boniface
ritmiche risucchianti e conturbante (Trouveur Valdotén).
cupezza, senza rinunciare a influenze new Sul palco CAMOSCI SOUND si sono esibiti in una formazione duo.
wave, shoegaze e indie rock.

Miradoli e Tarenzi hanno adottato un


approccio minimalista riducendo il loro
sound a una combinazione di pochi fattori
strettamente necessari.
Ampio spazio è riservato alle parti vocali,
che dal canto più melodico si aprono a
sussurri e inserti spoken, sino a influenze
operistiche o derive irregolari che
richiamano suggestioni tra Portishead e
Kate Bush.

Le trame strumentali sono invece date


dall’uso di sintetizzatori analogici, chitarre e
batteria elettronica.
Preannunciato a gennaio dalla sua title
track scelta come primo singolo, l’album
è stato interamente registrato durante
il lockdown causato dall’epidemia di
COVID-19 ed è stato successivamente co-
prodotto a distanza da Howie B, celebre
musicista e produttore scozzese già al
lavoro con artisti tra i quali Björk, Massive
Attack, Tricky, Everything But The Girl, U2 e
in Italia Marlene Kuntz, Casino Royale.

Monica Pastore Photography

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56 R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | LAGO DEI CAMOSCI 57

Il lago dei camosci è un posto diverso dal solito per


ascoltare un concerto.
I camosci che scendono dalle montagne che lo
circondano, il cielo stellato e il silenzio ne fanno un
luogo magico dove trascorrere una bella serata in
famiglia o con gli amici.

Concludiamo con un consiglio: vestitevi a cipolla!


Nel pomeriggio, nelle giornate di sole, potrebbe
fare caldo; tuttavia, trovandosi in montagna, la sera
le temperature scendono parecchio.

Lorena Durante Photography

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58 R E P O RTA G E | DANZANDO
DISNEY MUDEC
SULLA MOLE

A cura di Isabella Cataletto e Silvia Scaramella

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 59

“Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo”


è il titolo della mostra che ha aperto al pubblico il 2 settembre scorso al
MUDEC di Milano.
La mostra, promossa dal Comune di Milano e prodotta da 24 ORE Cultura-
Gruppo 24 ORE, a cura della Walt Disney Animation Research Library, ha
visto anche la collaborazione di Federico Fiecconi, storico e critico del
fumetto e del cinema di animazione.

Isabella Cataletto Photography

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60 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

Il percorso espositivo propone una triplice chiave di lettura I bozzetti preparatori di ricerca creativa mostrano la quantità
e desidera mostrare al grande pubblico, attraverso le opere di tentativi e di prove, di tecniche e di strumenti che si
originali provenienti dagli Archivi Disney, il lavoro di ricerca celano dietro le singole scene dei film d’animazione che ben
creativa che si nasconde dietro ad un risultato artistico conosciamo, nonché la grande capacità di captare l’essenza
perfetto agli occhi di tutti, come quello dei capolavori Disney. delle favole per farle essere sempre attuali e fruibili.

Disney, con il suo approccio creativo innovativo nello L’animazione è infatti il medium che trasforma immediatamente
storytelling, ha trasformato in film d’animazione il patrimonio in realtà le narrazioni, avvicinando i personaggi del racconto
narrativo delle culture del mondo e le tradizioni epiche: i miti, allo spettatore in modo tangibile ed emozionante.
le leggende medievali e il folklore, le favole e le fiabe. Miti, Se il valore simbolico delle storie è rimasto intatto nel tempo,
leggende, favole e fiabe sono anche le quattro sezioni che le tecniche di produzione si sono evolute sempre di più.
accompagnano il visitatore lungo il percorso espositivo e in
cui si ritrovano le origini delle storie dei capolavori Disney.

Immagine archivio MUDEC

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 61

Immagine archivio MUDEC

Il secondo obiettivo del percorso espositivo è proprio quello di


mostrare come nasce un film d’animazione, il cosiddetto “dietro
le quinte”, entrando nel vivo dello studio e del processo creativo.
Si tratta di un processo lento, ma costante che trasforma un’idea
iniziale in immagini, che a loro volta si sovrappongono e si
fondono per dare vita ai singoli personaggi e alle ambientazioni
prima di trasformarsi in fotogrammi.

La terza chiave di lettura promuove l’interpretazione personale e


attiva dell’arte dello storytelling.
Il visitatore può, infatti, percorrere le sale della mostra diventando
protagonista e narratore di un nuovo racconto.
E chi potrebbe fare meglio dei bambini?
Proprio per questo motivo sono state studiate postazioni
interattive che permettano ai più piccoli di sperimentare gli
elementi strutturali fondamentali per dare vita a qualsiasi
narrazione.

L’obiettivo è infatti quello di costruire il proprio racconto, che si


comporrà in tempo reale grazie a un piccolo ‘libretto’ da portare
con sé a casa.
Raccontare storie senza tempo senza rubare mai il fascino della
sorpresa è un’arte meravigliosa che nasconde un lavoro di ricerca
creativa e di studio a cui la mostra vuole dare risalto e rilievo.

Isabella Cataletto Photography

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62 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

Isabella Cataletto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 63

È il concetto che è alla base del “Sogno Americano” che, non


sempre e non per tutti, si realizza.
Ogni idea nasce da una visione, da un’immagine, a volte da
uno schizzo.

Una visione, con qualche personaggio buffo o un animale


antropomorfo, deve essere balenata nella mente di un
ragazzo di nome Walt Disney, che avventuroso e temerario e
senza un soldo in tasca, decide di fondare con suo fratello
Roy, nel lontano 1923, la Disney.

L’idea è quella di realizzare disegni dei buffi personaggi che


ha nella mente, o che ha trovato in qualche fiaba, facendoli
diventare dapprima “fumetti” per delle pubblicazioni per
bambini.

Isabella Cataletto Photography

L’idea cresce nella sua mente, in modo


naturale e senza freni, dandogli l’ispirazione di
dotare i buffi personaggi di movimenti, quindi
realizzando le prime animazioni, avvalendosi
anche della collaborazione di esperti
disegnatori appassionati di “animazione”.

Già nel 1928 nasce un personaggio


straordinario, unico ed eternamente presente,
ormai, nella mente di grandi e piccini che
hanno attraversato tutte le generazioni del
‘900 sino ai giorni nostri: Topolino, anzi
Mickey Mouse!

Il successo immediato fu sicuramente dovuto


al fatto che Topolino era, e tuttora è, un
animale uomo o un uomo animale.
In quanto animale uomo è dotato di grandi
poteri arcani, per certi versi simili a quelli delle
divinità dei grandi miti dell’umanità.
È un essere intelligente, astuto, simpatico e
vince sempre.
Ma soprattutto è il campione della giustizia,
colui che riporta l’ordine e il bene.

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64 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

L’altro personaggio ideato da Walt Disney, anni dopo, grazie Entrambi i personaggi, fra i più famosi nella gamma
all’enorme successo di Topolino, è Paperino, Donald Duck. amplissima dei personaggi della Disney, incontrano in modo
immediato gli opposti delle inclinazioni, delle tensioni e dei
Paperino nasce dalla consapevolezza umana del limite. desideri degli esseri umani, dai primi anni di vita fino all’età
Il limite che emerge nella vita, nelle possibilità reali, che si adulta.
mostra nei comportamenti e nelle caratteristiche umane.
Paperino è un essere furbastro ma allo stesso tempo ingenuo, L’eroe, nell’universo Disney, è sempre presente, come negli
vuole raggiungere i suoi scopi spesso attraverso espedienti e archetipi, da cui derivano la tradizione orale, i miti e le fiabe.
quasi sempre fallisce. L’eroe è vittorioso sui soprusi e sul male; tuttavia, accanto al
Spesso, si ritrova solo, misero e deriso. vittorioso, appare sempre una di queste figure: il cattivo, il
pericoloso, il sopraffattore e/o il perdente.

Isabella Cataletto Photography

Disney riprende le figure degli archetipi, dei miti, i personaggi Questa è la magia e la potenza dell’incontro di piccoli e grandi
delle fiabe, della narrazione orale e li trasforma in creature con questi due personaggi e con molti altri personaggi dei
comprensibili ai bambini. miti e delle fiabe, a cui la Disney ha dato il contorno e il colore
Il bambino è il centro intorno al quale viene costruito un mondo del disegno e, con l’animazione, il movimento: insomma, la
infinito con mille personaggi che trovano subito spazio, vita.
perché, in qualche modo, già esistenti nella sua mente.

Un ruolo centrale lo hanno anche i sentimenti umani: la


volontà di imporsi e vincere e di affermare il bello e il bene, ma
anche il senso di abbandono, la fragilità, la paura e il fantasma
della morte.

Ecco l’eroe che sconfigge l’orco, che rischiara il buio, che


protegge dal mondo oscuro e misterioso.
Ecco il debole che escogita piccoli espedienti per andare oltre
i propri limiti, ma la sua ingenuità e la sua inesperienza glielo
impediscono.

Topolino e Paperino incarnano gli estremi originari delle


caratteristiche umane, figure archetipiche presenti nella
mente.

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 65

Isabella Cataletto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


66 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

Sin dagli albori della civiltà gli esseri umani hanno voluto La stessa cosa che avviene con l’animazione di Walt Disney e
rappresentare le proprie gesta, le situazioni di vita, i misteri dei suoi autori, ma non si tratta, in questo caso, di fotografie
della fertilità propiziata dalle divinità, il tripudio dei raccolti, le bensì di disegni che vengono uniti in sequenze e animati
battute di caccia, il combattimento con gli animali, la tensione dalla velocità della proiezione: si tratta di un’arte ancora più
verso il cielo e verso le stelle, l’interpretazione della morte e raffinata rispetto al cinema.
della rinascita attraverso le pitture rupestri. Sono necessari disegni molto precisi, basati sullo studio
approfondito del movimento del corpo umano e degli animali,
In alcuni casi si è tentato di dare alle pitture rupestri, alle reso tuttavia spettacolare dall’introduzione del tema del
rappresentazioni dei Sumeri e degli Egizi, l’effetto e la sogno e della magia.
sensazione del movimento, con estrema difficoltà.

Vengono prodotte dalla Walt Disney, in ogni epoca del ‘900,


le riedizioni di riti e miti ancestrali, le figure di protagonisti di
antiche fiabe, la cui matrice è forse unica, in virtù dell’inconscio
collettivo, ma è di volta in volta, da ogni civiltà e popolazione,
ritrovata e tramandata in modo diverso, pur sempre con la
presenza di tutti gli archetipi.

Ma è Disney ad introdurre, nei primi decenni del ‘900,


una grande innovazione: i personaggi diventano vivi nel
movimento, sono uomini con movimenti animaleschi, animali
con fisionomie, espressioni e intelligenza umana.
Qualche decennio prima i fratelli Lumière avevano inventato
il cinematografo: il cinema è un’illusione ottica, è ciò che il
cervello umano percepisce attraverso la vista di sequenze
velocissime di immagini differenti nell’azione ripresa.

Isabella Cataletto Photography

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Isabella Cataletto Photography

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 69

I meravigliosi personaggi della Disney sono tutti


dotati di poteri magici o di singolare bellezza o di
orrenda spaventosa bruttezza; i buoni sono vincenti e
armonici e i cattivi cupi, arcigni, brutti e perdenti, oppure
semplicemente goffi, ridicoli, o stupidi.

Rappresentano il bene e il male, nella continua eterna


umana contrapposizione.
Poiché un bambino non può cogliere le sfumature, i
passaggi, la complessità della vita, ecco rappresentati gli
estremi dell’umano e delle vicende della vita.
E per quanto infantili questi schemi possano essere,
catturano sempre anche la mente dell’adulto nella ricerca,
a volte, di qualche semplice risposta.

Nei decenni successivi, a partire dal 1940, la Disney porta


i suoi personaggi al cinema in lungometraggi.
La produzione di animazioni diventa via via più complessa
e alla Disney viene in aiuto l’evoluzione della tecnologia.
Il Management della Disney è, infatti, da sempre
molto attento all’arrivo di nuove tecnologie nel mondo
dell’industria: è proprio la Disney, fra le prime, a sposare e
far proprio il technicolor, la nuova possibilità di stampare
pellicole cinematografiche a colori, senza il quale un film
capolavoro come “Fantasia” non avrebbe mai potuto
raggiungere l’apice dell’arte cinematografica.

Lo stesso vale per altri famosissimi film che hanno


riempito per anni le sale cinematografiche di tutto il
mondo, facendo realizzare incassi colossali.

Isabella Cataletto Photography

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70 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

La seconda straordinaria tecnologia che verrà adottata è il La rapida crescita del business in tutti i settori pose tuttavia la
Fantasound, precursore del sistema di ottimizzazione del suono Disney, a fasi alterne, in difficoltà economiche.
Dolby, che dà la possibilità di diffondere l’audio in modalità Dopo l’entrata allo Stock Exchange di New York, gli occhi di
stereo ad alta fedeltà. investitori voraci nel mondo dei grandi capitali produssero
Esso è il sistema audio che accompagna la prima uscita del assalti finanziari ostili.
film “Fantasia” nel 1940. Ma il Gruppo resse, anche dopo la morte di Roy, con
l’avvicendamento ai vertici di amministratori e top managers
Fatto estremamente significativo è che tutte le aziende che capaci.
inventano o forniscono tecnologie alla Disney diventano, in
pochi anni, colossi industriali. In anni più recenti, gli anni 2000, uno degli amministratori e top
Due esempi sono proprio la Technicolo e il Fantasound, prodotti manager della Disney incontra un inventore.
e forniti da un’azienda di nome HEWLETT & PACKARD, che Egli è il fondatore della Apple, Steve Jobs, il quale, sulla scia
diventerà negli anni un leader mondiale nella produzione di del successo mondiale dei suoi computer, molto adatti alla
computer. computer grafica, aveva intuito il valore della tecnologia di una
Start-Up di quei tempi, la Pixar, e l’aveva comprata, nel 1986, per
Walt Disney morì nel 1966; successivamente suo fratello una decina di milioni di $.
Roy prese le redini e portò avanti il Gruppo, ormai un colosso
mondiale, per alcuni anni. La Pixar aveva stupito il mondo della computer grafica con
Venne poi a mancare nel 1971. le sue costose stazioni grafiche, ma soprattutto con i suoi
Già molti anni prima della sua morte, Walt aveva compreso che impressionanti software di animazione dell’immagine. Produrre
al centro del suo impero industriale era collocato il bambino. lungometraggi animati è un’opera enorme ed estremamente
E, proprio per condurre il bambino nell’universo dei sogni e della complessa, si tratta di poter elaborare miliardi di sequenze
magia, aveva realizzato il primo enorme parco di divertimenti, di immagini per produrre film di alta qualità e di lunghezza
Disneyland, nelle vicinanze di Los Angeles. L’immediato sufficiente.
successo di Disneyland portò il Gruppo a realizzarne altri negli L’elaborazione del colore e della grafica di qualità erano ormai
Stati Uniti e nel resto del mondo, ad esempio a Parigi e Tokyo. diventati un must nell’industria del cinema, ma ciò che ancora
mancava era l’elaborazione di effetti speciali con l’animazione e
Fra i managers del Gruppo entrò, a un certo punto, Charlotte l’effetto della tridimensionalità.
Clark, che realizzò il primo pupazzo di Topolino.
Nacque così il reparto del Merchandising, che divenne in poco Fu così che lo spirito di “Stay Hungry, stay Foolish” incontrò lo
tempo la Divisione Merchandising della Disney. spirito di “When you wish upon a Star… makes no difference
E così aprirono e si moltiplicarono i Disney Stores in tutte le who you are” (la canzone nel film Disney “Pinocchio” del 1940).
città del mondo.

Immagine archivio MUDEC

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 71

Immagine archivio MUDEC

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72 R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC

Isabella Cataletto Photography

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R E P O RTA G E | DISNEY MUDEC 73

Mentre Steve Jobs aveva comprato la Pixar dalla Lucas Film


nel 1986 per pochi milioni di $, la Disney l’acquistò, dopo
il successo dello straordinario film “Toy Story”, (il primo
lungometraggio realizzato completamente in computergrafica
in 3 dimensioni), da Jobs nel 2006 per alcuni miliardi di $.

Cosa dire ancora della Disney?


Si potrebbe dire ancora molto, come la lunghissima la lista
di titoli di film di enorme successo: “Avventure di Peter Pan”
(1953), “Lilli e il Vagabondo” (1955), “La carica dei cento e
uno” (1961), “Mary Poppins” (1964), “Il Libro della Giungla”,”La
Bella e la Bestia” e tantissimi famosissimi titoli recenti come
“Black Panther” e “Frozen – Il Regno di Ghiaccio” MUDEC
Museo delle Culture di Milano
La mostra al MUDEC di Milano racconta tutto questo e invita Via Tortona, 56
piccoli e grandi, nella sezione ludico-didattica, a cimentarsi nel
racconto di una storia e a narrarla con le figure e il movimento. DATE 02/09/2021 – 13/02/2022
ORARI Lun 14.30 ‐19.30 | Mar, Mer, Ven, Dom 10.00 ‐
Lo slogan è sempre lo stesso: 19.30 | Gio, Sab 10.00‐22.30
“IF YOU CAN DREAM IT, YOU CAN DO IT!”
Per ulteriori informazioni:
[Link]
tel. 02/54917 (lun-ven 10.00-17.00)
E-mail: info@[Link]
[Link]@[Link]

RINGRAZIAMENTI
Desideriamo ringraziare la redazione de Il Sole 24 Ore
Cultura e in particolare Elettra Occhini per averci permesso di
raccontare una storia senza tempo.

Isabella Cataletto Photography

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74 MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA

MAST
A Bologna dal 14 ottobre al 28 novembre 2021
si tiene la quinta edizione della Biennale di
Fotografia dell’Industria e del Lavoro promossa
e organizzata da Fondazione MAST con 10
esposizioni nel centro storico e una al MAST.

01. ANDO GILARDI


Giovani donne portano zucche sulla testa.
“Le zucche, d’estate sono mangime, d’inverno
cibo”. Quando il gallo canta a Qualiano, ampia
fotoinchiesta di Gilardi sulla sindacalizzazione
dei braccianti agricoli, in questo paese
particolarmente sentita.
Qualiano (Napoli), ottobre 1954.
© Fototeca Gilardi

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MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA 75

04. BERNARD PLOSSU


Parigi, Francia 1972
© Bernard Plossu

La Fondazione MAST presenta la atto su scala globale: la questione periodo storico o un ambito culturale e
quinta edizione di FOTO/INDUSTRIA, la demografica, il cambiamento climatico sociale... Il cibo è linguaggio.
prima Biennale al mondo dedicata alla e la sostenibilità.
fotografia dell’Industria e del Lavoro, Come la fotografia, gli alimenti
che si svolgerà a Bologna dal 14 ottobre Attraverso il filtro della fotografia, incorporano e diffondono messaggi.
al 28 novembre, curata da Francesco “specchio dotato di memoria”, Il risultato è un cortocircuito: qualsiasi
Zanot, con 10 mostre in sedi storiche l’alimentazione costituisce in questo fotografia di cibo è il frutto di un
del centro cittadino e una al MAST. percorso lo specchio di un’epoca e di processo di ri-mediazione.
una civiltà, capace di raccontarne il Inoltre, fotografia e cibo hanno un
Titolo di Foto/industria 2021 è Food, rapporto con la tradizione, la natura, la legame speciale con la tecnologia. La
un tema di fondamentale importanza tecnologia, il passato, il futuro e molto fotografia nasce come tecnica.
per il suo inscindibile legame con altro ancora. Camera oscura, pellicola e obiettivo
macroscopiche questioni di ordine sono conquiste dell’ingegno umano
filosofico e biologico, storico e “Il cibo è un fondamentale indicatore messe al servizio della scienza, dell’arte,
scientifico, politico ed economico. per analizzare e comprendere intere della memoria e della trasmissione di
Al centro della Biennale si trova il civiltà – scrive nel testo introduttivo informazioni.
soggetto dell’industria alimentare: il del catalogo della Biennale il direttore
bisogno primario del cibo si sovrappone artistico Francesco Zanot -. Per quanto riguarda il cibo, il punto
a quello delle immagini, in un percorso di svolta è costituito dalla comparsa
che si sviluppa all’interno di una Le modalità attraverso cui gli alimenti dell’agricoltura, che conduce dal
materia insieme senza tempo e di vengono prodotti, distribuiti, venduti, nomadismo alla coltivazione e
stringente attualità, considerati i rapidi acquistati e consumati sono in costante all’allevamento stanziali attraverso una
sviluppi di un settore che risponde cambiamento e racchiudono pertanto serie di profonde innovazioni tecniche”.
alle più importanti trasformazioni in alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un

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76 MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA

Tra i principali argomenti trattati nelle 11 mostre in


03. JAN GROOVER
programma, che ripercorrono un secolo di storia dagli Senza titolo / Untitled
anni Venti ad oggi figurano: l’industria alimentare e il suo circa 1988-1989
impatto sul territorio; il rapporto tra cibo e geografia; la © Musée de l'Elysée, Lausanne – Jan Groover
meccanizzazione della coltivazione e dell’allevamento; Archives
la questione del grano; l’evoluzione del cibo nel corso del
tempo; l’alimentazione organica e naturale; la cucina; le
tradizioni locali; i mercati; la pesca nei mari e nei fiumi.

Undici fotografi tutti di caratura internazionale.


Tre artisti italiani: Ando Gilardi, tra le figure più eclettiche e cibo nella quotidianità, Palazzo Fava); Mishka Henner (“In the
originali della storia della fotografia italiana, protagonista Belly of the Beast”, una selezione di tre progetti sul rapporto
della mostra “Fototeca” al MAST con una combinazione tra uomo, animali e tecnologia realizzati utilizzando materiali
di reportage fotografici e materiali estratti dal pioneristico preesistenti, Spazio Carbonesi); il giapponese Takashi
archivio iconografico che ha fondato nel 1959; Maurizio Homma (“M + Trails”, immagini delle facciate dei negozi di
Montagna con il lavoro “Fisheye”, realizzato appositamente McDonald’s in paesi lontani accostate a una sequenza sulle
per questa Biennale e dedicato al fiume Sesia e alla sua tracce di sangue lasciate dai cacciatori di cervi in Giappone,
valle, (Collezione di Zoologia del Sistema Museale di Ateneo Padiglione Esprit Nouveau); l’olandese Henk Wildschut
dell’Università di Bologna) e Lorenzo Vitturi (“Money Must (“Food”, immagini delle nuove tecnologie per una produzione
Be Made”, su Balogun, il mercato più grande e complesso di sempre più massiccia e intensiva dell’industria alimentare,
Lagos in Nigeria, Palazzo Pepoli Campogrande). Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, Palazzo
Paltroni); l’artista americana Jan Groover nota per le sue
Otto artisti stranieri: Hans Finsler considerato tra i padri della nature morte (“Laboratory of forms“, MAMbo – Museo d’Arte
fotografia oggettiva degli anni ’30 (“Schokoladenfabrik”, serie Moderna di Bologna, una retrospettiva di tutta la sua carriera
realizzata nel 1928 su commissione dell’azienda dolciaria a partire dalle celebri nature morte riprese nella cucina della
Most, San Giorgio in Poggiale); Herbert List, fotografo tedesco sua abitazione); la ricercatrice e attivista palestinese Vivien
membro della Magnum Photos (“Favignana”, 40 immagini Sansour (“Palestine Heirloom Seed Library”, un progetto
sulla mattanza dei tonni nell’isola nel 1951, Palazzo Fava); per salvaguardare antiche varietà di semi e proteggere la
il francese Bernard Plossu (“Factory of Original Desires”, biodiversità, Palazzo Boncompagni).
spezzoni di vita in tutto il mondo e ritratti legati a persone e

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MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA 77

03. HERBERT LIST


Tonno issato dopo la cattura, Favignana Italia,
1951 / Tuna being hoisted up after the catch,
Favignana, Italy
1951Collezione MAST.
Courtesy of The Herbert List Estate / Magnum
Photos

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78 MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA

01. TAKASHI HOMMA


Chambéry
2000/2010
© Takashi Homma. Courtesy Galleria
Viasaterna, Milano.
Programma eventi.
Le mostre sono come di consueto accompagnate da un
corposo programma di eventi a ingresso libero: visite
guidate con gli artisti in collaborazione con l’Accademia
delle Belle Arti di Bologna, talk, workshop di fotografia,
Il catalogo. performance, proiezioni, tavole rotonde e attività
didattiche per i più piccoli.
La pubblicazione che accompagna la Biennale Foto/
Industria 2021 costituisce allo stesso tempo il catalogo Foto/Industria, promossa e prodotta dalla Fondazione
delle mostre in programma e un libro di cucina autonomo MAST, nasce nel 2013 con l’intento di sostenere e
e funzionale, con lo chef e scrittore Tommaso Melilli che diffondere la cultura della fotografia e condividere con
interpreta le immagini e i temi di ogni mostra attraverso la città la missione culturale della Fondazione, ente non
una ricetta originale. profit internazionale legato al gruppo industriale Coesia,
concepita come tramite tra l’impresa e la comunità.
“Questo libro – afferma Zanot – è anch’esso un ibrido.
Serve a mettere insieme una cena speciale per gli ospiti, Il MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e
ma anche per esplorare, a partire dalle immagini proposte, Tecnologia) è un luogo di condivisione e collaborazione
il passato e il presente di una materia che ci riguarda tutti che ospita diverse attività, tra cui la PhotoGallery che
i giorni della nostra vita”. con la propria collezione di fotografia industriale e del
lavoro curata da Urs Stahel e con l’allestimento di mostre
temporanee, è oggi l’unica istituzione al mondo dedicata
alla fotografia del lavoro.

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MOSTRE | V BIENNALE FOTOINDUSTRIA 79

01. MISHKA HENNER


Feedlots, Coronado Feeders, Dalhart, Texas
2012
© Mishka Henner. Courtesy of the artist and
Galleria Bianconi, Milano

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80 R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO

A cura di Laura Rossini

Laura Rossini
Gianmarco Marchesini Photography Gianmarco Marchesini

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R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO 81

manifestazione ha acceso non una candela per segnare un


percorso di speranza, ma una vera e propria miccia pronta ad
esplodere.

Reate, come la chiamavano i Latini, ha scommesso sulle sue


ricchezze naturali, storiche, culturali partendo dalle specialità
culinarie, e ha vinto per il suo cuore.
Un cuore ancora ferito dal terremoto di Amatrice e dal
Coronavirus, che ha deciso di battere più forte per far sentire
a tutti quanta forza e vita c’è nell’ Umbilicus Italiae. Non sono
nostre impressioni, ma le riflessioni condivise di alcuni dei
protagonisti che abbiamo intervistato.

L’Italia ha un cuore piccante che A testa bassa gli organizzatori sono partiti dall’osservanza
delle regole e hanno costruito il palinsesto di 5 giornate colme
batte forte e tinge di rosso l’intero di eventi.
stivale.
Si è svolta a Rieti dall’1 al 5 Settembre la decima edizione
della Fiera mondiale del Peperoncino.
Grande successo sia per la partecipazione da parte degli
espositori che dei visitatori.
I complimenti vanno agli organizzatori che sono riusciti
a trasformare questo appuntamento in un modello da
imitare a livello nazionale.

Ogni aspetto è stato curato con grande attenzione


e, soprattutto, professionalità per far sì che
l’appuntamento, annullato nel 2020 a causa
della pandemia, potesse diventare
occasione di ripartenza non solo
per la città, ma per l’intera
regione. Il risultato
è stato che la Laura Rossini Photography

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82 R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO

Il centro storico di Rieti senza paura, né condizionamenti, è


stato chiuso.

Sono stati dislocati in diverse piazze gli stand gastronomici e


i palchi per spettacoli, intrattenimento e convegni.
I giardini del Vignola hanno ospitato gli show cooking
dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, capitanata da
Fabrizia Ventura.

Nel chiostro di Sant’Agostino sono state installate circa 200


teche contenti più di 400 specie di peperoncini provenienti da
tutto il mondo.
Sono stati predisposti percorsi storico-turistici ed eventi
sportivi dalla città al Monte Terminillo.

Un giro a 360° intorno a sua maestà


il peperoncino.
Spezia e condimento dalle origini antichissime.
In circa 9000 anni di storia ha aiutato molte delle
popolazioni del Sud del mondo a sopravvivere.
Utilizzato come rimedio naturale, come condimento in
diete poco varie e povere di elementi nutrizionali.

Protagonista di riti, superstizioni e detti popolari fa parte


ormai del nostro vissuto.
Le persone che non amano il piccante sono viste con
diffidenza da chi ama il cibo come gli astemi da chi ama
il buon vino.

Arrivato a noi dalle Americhe con Cristoforo Colombo,


inizialmente snobbato dagli ambienti più facoltosi,
oggi sale sul podio con i vincitori del premio Nobel
per la Medicina. Infatti, l’americano David Julius ha
utilizzato la capsaicina per identificare un sensore nelle
terminazioni nervose della pelle che risponde al calore.

La capsaicina è la sostanza chimica contenuta nella


parte interna del peperoncino che sostiene i semi.
È irritante per l’uomo o qualsiasi altro mammifero e
sviluppa una reazione di calore e bruciore a seconda del
grado di concentrazione.
Il relativo grado di piccantezza è indicato dalla scala di
Scoville che prende il nome dal suo inventore.

Sotto il colonnato del Chiostro di Sant’Agostino ci siamo


persi nel fantastico mondo dei peperoncini.
Più di 400 varietà con forme, colori, piccantezza e
provenienze diverse.

Laura Rossini Photography

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R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO 83

Habanero Ivory
Specie Chinense
Origine Messico
Sabino
Piccantezza Specie Annuum
100.000 shu Origine Italia
300.000 shu
Piccantezza
180.000 shu

Black Tongue sc
Specie Annuum
Origine Bolivia Buena Mulata
Specie Annuum
Piccantezza Origine Nicaragua
50.000 shu
100.000 shu Piccantezza
30.000 shu
50.000 shu

Alcuni
Golden Cheyenne
Specie Annuum
Origine Sud America

esempi Piccantezza
30.000 shu
50.000 shu

di varietà
di peperoncino
Jimmy Nardello's
Specie Annuum
Origine Italia
Antillais 14.5
Specie Chinense
Origine Africa
Piccantezza
0 shu
Piccantezza
300.000 shu
500.000 shu

Lemon Drop
Specie Baccatum
Origine Perù

Piccantezza Trinidad Scorpion Long sr


15.000 shu Specie Chinense
30.000 shu Origine Tobago

Piccantezza
800.000 shu
1.000.000 shu
Laura Rossini Photography

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84 R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO

In effetti Cristoforo Colombo che pensava di


poter fare un vero affare importando i semi di
questa pianta, rimase fortemente deluso quando
capì che la coltivazione era talmente facile da
moltiplicarne in poco tempo l’offerta abbattendo
irrimediabilmente il prezzo e infrangendone i
sogni da business man.

Oggi è impossibile catalogare tutte le varietà


derivanti dalle diverse combinazioni e ibridazioni,
ma tra queste il posto d’onore spetta al
Peperoncino Sabino.
Nato dalla fantasia dei fondatori della fiera
L’Associazione “Rieti cuore piccante” che 5 anni
fa hanno chiesto al Centro Appenninico del
Terminillo “Carlo Jucci” di creare un peperoncino
bello, buono, profumato, resistente al clima,
elegante e rigoglioso.

Un progetto ambizioso che a 5 anni dalla


combinazione iniziale del seme del peperoncino
“diavolicchio” di origine calabrese con il seme
della varietà Brazil può finalmente iniziare il
percorso per ottenere il riconoscimento di varietà
autoctona e puntare al riconoscimento IGP.
Laura Rossini Photography

All’ombra del campanile del Duomo, in


Piazza Cesare Battisti, all’entrata dei
giardini del Vignola, incontriamo Alessandra
Padronetti presso lo stand della [Link].
Uno splendido sorriso nascosto dalla
mascherina, ma i suoi occhi dicono tutto.

Porta avanti l’attività fondata dal nonno


Natale nel 1952 rivolta prevalentemente
a prodotti per l'agricoltura. Da sempre
punto di riferimento importante per la città
e la provincia perché opera con serietà e
dedizione. Coordina la sua società e quelle
ad essa collegate al fine di garantire al
territorio i prodotti migliori, selezionati con
cura.

Ha ampliato l’offerta merceologica


inserendo l’apicoltura, piante da orto
(Ortoflora) e da frutta (Vivai Caldarini). Ha
selezionato i migliori fornitori di sementi
(Blumen) substrati (Brill) nutrizione e bio (
Fito).
Per poter sopravvivere come realtà
economica in questi ultimi due anni ognuno
ha fatto la sua parte.

È proprio Alessandra a dirci che i reatini


sin dai primi momenti di difficoltà come il
terremoto di Amatrice, si sono stretti gli uni
agli altri dandosi forza, sperando e lavorando
a testa bassa per un futuro migliore giorno
dopo giorno senza preoccuparsi di cosa
sarebbe stato, ma agendo.
Laura Rossini Photography

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R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO 85

Ci presenta con orgoglio il vaso di


peperoncino sabino.
Fieri di aver potuto presentare il frutto del
proprio lavoro ad avventori di tutta Italia.
Le aspettative iniziali erano bassissime,
ma la fiera è stata un vero successo.

Partita dieci anni fa in sordina come


gemellaggio con la città di Diamante fino
ad arrivare nel 2021 a essere riconosciuta
come Fiera Internazionale.
"Reatini 1 – Cristoforo Colombo 0".

Il lavoro puntuale di collaborazione e


dialogo politico economico, richiama ai
tavoli tecnici numerose Ambasciate.
Oggi sì che c’è un interesse mondiale
dietro questa povera spezia.

Laura Rossini Photography

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86 R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO

Laura Rossini Photography

Scorgiamo nel Giardino del Vignola le “Germinazioni in Rosso“


di Giuseppe Carta.
Installazione di sculture dedicate alla spezia che solitamente
aggiunge quella marcia in più a tutto ciò che incontra.
Il peperoncino è cultura e la cultura produce opere d’arte che, in
questo caso, celebrano il peperoncino. Fabrizia Ventura Archivio
Le sculture sono posizionate su piedistalli e corredate da
codice QR per la descrizione dell’opera e dell’autore.
Sono state scelte a decoro dei giardini che la sera si
trasformano in palcoscenico per lo show cooking dei cuochi
dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani – Lazio
capitanati dal Direttore Chef Fabrizia Ventura.

Riusciamo ad incontrarla e a strapparle un’intervista prima


dell’ultima gran serata.
Lei sì che incarna lo spirito del peperoncino.
Fabrizia Ventura, reatina d’adozione, Chef Designer, Laureata
in Storia dell'arte con specializzazione in Disegno, Incisione
e Grafica. Docente Miur, Alberghiero Amatrice, Alberghiero
Safi Elis Roma, Scuola di cucina TU CHEF, Direttore dell'APCI
LAZIO (Associazione Professionale Cuochi Italiani), ideatrice e
promotrice del marchio Cook Design ITALY e SUSCItalia.

Ci racconta con fierezza del progetto impegnativo ma vincente


nato tre anni fa: lo Space Lab per lavorare insieme agli allievi
junior chef dell'Alberghiero di Amatrice.
Di anno in anno, cerca di alzare l’asticella, allargando la
partecipazione all’evento anche ad altre scuole di cucina. Si
tratta di veri e propri laboratori dove gli allievi assistono gli
chef professionisti nella preparazione di tutti gli show cooking
delle serate e nella gestione anche di tutte le attività ad esse
connesse.

Dalla scelta delle materie prime, degli strumenti per la


lavorazione, agli abbinamenti tra cibo e vino.
Dalla progettazione e ideazione del piatto allo studio per la
presentazione del prodotto finito.
Mettiamo a disposizione di questi ragazzi i migliori
professionisti provenienti da tutta Italia.

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R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO 87

"Uno chef non deve più solo saper cucinare, ma deve


conoscere e gestire un discorso di mediaticità.
Deve sapere collaborare e interagire con i colleghi,
con i fornitori e con i clienti".
Ovviamente si è partiti dal territorio e dai prodotti tipici
per arrivare a dedicare momenti di approfondimento
tematico come la degustazione di vini ed oli, l’affinamento
del formaggio, o prodotti tipici locali come il guanciale di
Amatrice, il pecorino di Sommati, lo zafferano del cicolano
o di altre culture regionali come la stroncatura Calabrese.

In realtà non si tratta di un vero e proprio show cooking, ma


della possibilità di far vivere ad allievi e persone comuni
delle vere esperienze.
Il Peperoncino è il condimento per eccellenza insieme al
sale e come tale può essere utilizzato in vari modi ed in
questo i reatini sono maestri.

Ci spostiamo in piazza Oberdan dove sono concentrati gli


stand dedicati al food piccante e non solo provenienti da
tutta Italia.

Mai bevuto una birra al peperoncino?


A Rieti si può.
Dall’idea di Claudio Lorenzini nel 2010 nasce Alta quota,
un birrificio artigianale a Cittareale. La moglie Silvia ci
racconta la loro storia.

"Abbiamo iniziato nel 2011 con la prima edizione della fiera


mondiale del peperoncino che ci ha portato un grandissimo
successo anche grazie alla birra chicano. La prima birra in
Gianmarco Marchesini Photography Italia al peperoncino.

Abbiamo prodotto inizialmente una limited


Edition, ma subito dopo abbiamo pensato di farla
diventare invece una birra annuale. Importanti
sono stati i consigli dell’Accademia Italiana del
peperoncino che ci ha consigliato di utilizzare il
peperoncino rocoto.

Anche se di origine peruviana abbiamo utilizzato


quello nostrano e l’abbiamo inserito in una birra
bionda con aggiunta di farro.
Volevamo che i prodotti locali utilizzati fossero
quelli delle nostre zone per valorizzare e
caratterizzare il territorio.

Il grado di piccantezza non doveva essere


eccessivo né invadente.
Si doveva sentire un leggero pizzicorio solo dopo
qualche sorso.

Il peperoncino ci ha portato fortuna in un certo


senso perché l’esperienza per noi si è rinnovata
con la presenza in fiera tutti gli anni.
Nel 2019 visto il progetto del peperoncino Sabino
abbiamo pensato di sperimentare un nuovo
abbinamento ed è nata AXI, apprezzata tanto
dagli italiani quanto dagli stranieri".
Laura Rossini Photography

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88 R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO

Dal produttore locale di Genziana con lo slogan SE BO BE BI (se vuoi bere


bevi), alla Cioccolateria Napoleone di Piazza Oberdan che sperimenta
sempre nuove idee come la RIetella, una crema spalmabile aromatizzata
al peperoncino e tanti altri gusti.

La fiera del peperoncino si è dimostrata una grande opportunità e vetrina


per tutte le attività presenti sul territorio, siano esse ricettive, storico-
culturali, sportivo-naturalistiche.

È stato un gran successo e non ci resta che aspettare l’anno prossimo, ma


Rieti è sempre lì e sta diventando un’eccellenza in ricettività, accoglienza
e organizzazione di eventi.
La materia prima c’è…basta visitare il sito [Link]

Nei mesi di Ottobre e Novembre si susseguono


iniziative di ogni tipo dislocate in tutto il territorio.

Ogni scusa è buona.

Ringraziamo gli addetti stampa della fiera, l’organizzazione e tutti coloro


che hanno reso speciale questo evento.
Alessandra Padronetti
Lo chef Designer Fabrizia Ventura
Silvia Lorenzini

Laura Rossini Photography

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R E P O RTA G E | X° FIERA MONDIALE DEL PEPERONCINO 89

Laura Rossini Photography

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90 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

A cura di Lorena Durante

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 91

Le Langhe non sono solo vino e cibo, ma sono anche


luoghi di cultura e Santo Stefano Belbo ne è la conferma.

Il piccolo paesino incastonato tra le colline al confine tra


langhe e Monferrato è il paese natale di uno dei maggiori
intellettuali del XX secolo: Cesare Pavese ed ogni anno
nell’anniversario della sua nascita viene organizzata
una rassegna che porta sul palco musica, arte, teatro
accompagnati da mostre e presentazioni di libri.

Il Pavese festival, realizzato grazie alla Fondazione


Pavese, da ben vent’anni ogni anno invita grandi
protagonisti del panorama culturale italiano a dialogare
con lo scrittore, le sue opere e i luoghi che le hanno
ispirate.

"Quello che cerco l'ho


nel cuore, come te"
ecco la frase scelta come tema per il festival 2021.
Un invito all’ascolto interiore per tornare alla propria
verità, dopo un lungo periodo di inquietudini e incursioni
nell’ignoto causate anche dalla pandemia in corso.

Lorena Durante Photography

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92 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

Il programma di quest’anno (9, 10, 11, 12 settembre) si è


aperto giovedì 9 settembre con la presentazione di una nuova
proposta editoriale curata da Marcello Fois e fortemente
voluta dalla Fondazione Cesare Pavese in collaborazione
con Emons: l’audiolibro dei Dialoghi con Leucò, interpretati
da Michela Cescon, Paolo Cresta, Alessandro Curti, Marcello
Fois, Iaia Forte e Neri Marcorè e accompagnati dalle musiche
di Gavino Murgia.
Due altri importanti momenti del festival sono stati la
Le serate del festival, invece, hanno visto sul palco per primo presentazione della mostra di Concetto Fusillo, pittore,
Alessandro Preziosi con una prima nazionale del recital scultore e incisore siciliano, dedicata a D'Annunzio e
ispirato all'ultimo romanzo di Pavese, "La luna e i falò", per Pavese, nella chiesa sconsacrata dei Santi Giacomo e
proseguire con Neri Marcorè con un'interpretazione dei Cristoforo, e la presentazione del libro di Martina Merletti,
"Dialoghi con Leucò" accompagnata dalle note di Domenico nella splendida cornice della Cantina Marcalberto.
Mariorenzi e per ultimo il sabato sera Omar Pedrini (la serata
a cui abbiamo partecipato noi di Giroinfoto) con un viaggio on Non è mancata nel programma anche una passeggiata tra
the road ispirato alla passione di Cesare Pavese per la cultura le colline che circondano Santo Stefano Belbo scandita
e la letteratura americane. dalla lettura di brani pavesiani a cura di Paolo Tibaldi,
occasione per inaugurare il MOM (Multimedia Outdoor
Museum), un vero e proprio museo del territorio all’aperto.

Il MOM come si può leggere nella sua presentazione vuole


portare i visitatori di questi luoghi a camminare nella
cultura e nel paesaggio in 5 percorsi iconici adatti a tutti.
Ogni sentiero è caratterizzato da un tema: Letteratura,
Musica, Mito, Emozioni e Sentimenti, Territorio e tradizioni;
grazie ad un'applicazione da scaricare si verrà guidati
durante la camminata in viaggio virtuale attraverso un
approfondimento dell'universo di Cesare Pavese e delle
tradizioni di langa.

Lorena Durante Photography

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 93

Lorena Durante Photography

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94 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

Lorena Durante Photography

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 95

L’ultima giornata del festival, domenica 12 settembre, è iniziata Ma torniamo all’evento di sabato sera al quale grazie all’invito
con la presentazione del progetto This Must Be Ultra: un’ultra della Fondazione pavese abbiamo potuto assistere, Omar
maratona in solitaria e un dialogo a distanza per ricordare Pedrini che era già stato al festival l’anno passato è tornato
Cesare Pavese, da Torino a Santo Stefano Belbo, progetto a accompagnato per la serata da Simone Zoni, giovane allievo
cura di Claudio Lorenzoni e Valentina Cei, in collaborazione del cantante, in un duo elettroacustico.
con il Museo a Cielo Aperto di Camo.
Sul palco si sono avvicendati anche Davide Apollo, dei
Nel pomeriggio si è esibito il duo-rivelazione del festival di Precious Time cover band dei Timoria, e da Gipeto Braccato
Sanremo: Colapesce e Dimartino, in dialogo con il giornalista con uno spettacolo diviso tra musica e letture.
Massimo Cotto per quello che sarà l’evento di chiusura del Il cantautore e storico leader dei Timoria, ha proposto
festival Borgate dal Vivo. un inedito parallelo tra il percorso pavesiano e la beat
Ma a chiudere la ressegna è stato il teatro con lo spettacolo generation intervallando alcune sue canzoni con brani letti
“Caro Maestro” di Valerio Binasco e Giulio Graglia, ispirato meravigliosamente dall’attore di teatro Gipeto.
al carteggio che rivela la passione non ricambiata tra Luigi
Pirandello e l’attrice Marta Abba.

Una nuova rilettura che privilegia il rapporto sentimentale tra i


due, ricostruito attraverso una serie di lettere scritte tra il 1926
e il 1936.

Lorena Durante Photography

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96 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

Lorena Durante Photography

Omar Pedrini dimentichiamo che uscivamo dal fascismo, per cui usciti
dal ventennio che lui subì in tanti modi e a cui lui si oppose,
comincia a guardare all’America come nel paese dove qualcosa
Sentiamo direttamente dalle parole di Omar, che cosa di nuovo potesse nascere e anche questo è vita, anche questo
rappresenta per lui Pavese, il Pavese Festival e come li vive: è speranza.

“È un grandissimo piacere, nonché un onore, essere qui per la Anche per questo ho fatto questo percorso un po’ particolare
seconda volta in questi ultimi anni: uno per la mia passione lungo la speranza, la vita, la vitalità che c’è in Pavese, che
per Pavese che mi ha fatto amare questi luoghi, come sarebbe spesso magari non vogliamo vederla, perché l’immagine sua
impossibile non fare, e poi perché sono stato stimolato proprio storicamente è stata offuscata da alcuni aspetti della sua
da Pier, il direttore, ad andare a cercare in Pavese qualcosa di biografia, su tutti il suicidio.
Vitale; quell’energia che credo i “pavesofoli” apprezzino molto,
ossia far capire che la vita è ciò che è al centro sia della sua Il mio rapporto è liceale, quindi nasce dal liceo, come molti
opera che nella sua vita. ragazzi che qui si innamorano di Pavese e dei “poeti maledetti”
Lo scopriamo spesso nei suoi saggi e lo scopriamo quando francesi.
racconta gli altri nella sua saggistica. Insomma, sono le letture giovanili più amate. Poi negli anni ho
iniziato a conoscerlo meglio anche attraverso i libri minori per
Questo spettacolo nasce appositamente per il Pavese festival, cui è un autore che risulta nuovo ogni volta.
in quanto è nato a tavola, come piace fare a me e come piace
fare ai piemontesi. Mi capita spesso di riguardare film e di ritrovare degli aspetti
Con il presidente Pierluigi, parlavamo come nell’immaginario che non avevo colto nella prima visione.
comune Pavese sia visto come una figura perennemente Con Cesare Pavese ho spesso questa sensazione o mi accade
malinconica, perennemente sconfitta, talvolta, e tutto questo di non ricordare di ritrovare degli aspetti che avevo trascurato
ci ha fatto venire la voglia di raccontare un Pavese diverso, che alla prima lettura.
non significa tradire né il testo né l’artista, ma far capire che la È un autore pregno e alcune sue pagine sono pesanti come
lettura di Pavese è vita. peso specifico, quindi rileggerlo è un consiglio che do a coloro
che lo amano perché ha aspetti che non emergono magari alla
È sempre anche nei momenti bui una spinta per la vita. prima lettura
Allora cosa meglio del rock per individuare questi angoli dei
suoi scritti o dei suoi pensieri?
Quindi abbiamo studiato con Gipeto, con Pierluigi e con gli
altri miei collaboratori un percorso sull’America, perché in
alcuni passi abbiamo letto della sua ricerca dell’America,
della sua speranza dell’America come un luogo nuovo. Non

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 97

Il Pavese Festival e altri importanti eventi culturali sono resi


possibili grazie alla Fondazione Pavese, nata nel 2004 ed
erede del Centro studi Pavese che era stato istituito nel 1973
dal comune di Santo Stefano Belbo.

Il suo Consiglio di Amministrazione è composto da 5 membri: il


sindaco del Comune di Santo Stefano Belbo, un rappresentante
della famiglia Pavese e i tre rappresentanti del comune, della
provincia di Cuneo e della Regione.
Prima del Concerto abbiamo intervistato Pierluigi Vaccaneo,
direttore dell’ente dal 2010, Laureato in lettere Moderne, ha
fondato IVM Multimedia nel 2005 e da oltre 15 anni si occupa
di nuovi media e divulgazione culturale.

Dott. Vaccaneo, che cosa rappresenta per lei


Cesare Pavese?
Cesare Pavese per noi è un’opportunità.
È uno dei più grandi scrittore del ‘900 italiano, riconosciuto in
Italia e in tutto il mondo.
Personalmente, rappresenta un pezzo della mia vita.
Sono sanstefanese e, come lo scrittore, condivido queste colline;
per me Pavese rappresenta quindi le mie terre, un simbolo di
quell’identità inseguita da Anguilla, protagonista di “La luna e i
falò”, che cerca nel suo viaggio a Santo Stefano Belbo prima, poi
in America e poi di nuovo a Santo Stefano. Se ritorniamo alle sue opere, alle sue parole e ai suoi pensieri,
Quindi, è sicuramente qualcosa che sento dentro, un sentimento vediamo invece che la sua era una ricerca di vita, una ricerca
molto profondo e molto importante. quotidiana di passione, di abbandono alla vita.

Poi c’è invece il valore più comunitario, collettivo e qui andiamo I suoi personaggi erano personaggi giovani, pieni di vita,
a parlare del grandissimo scrittore che ha portato la cultura adolescenti vivaci, quindi si capisce che se facciamo questo
americana in Italia, la psicanalisi e l’antropologia, discipline raffronto vediamo a quel punto un potentissimo contenuto,
che in quegli anni, contestualizzando il suo lavoro culturale che può diventare importantissimo per le nostre generazioni
in quel periodo storico, erano anche considerate fuorilegge o attuali, le giovani generazioni e le vecchie.
comunque non consone a quello che era l’abitudine italiana. Tutti quelli che leggono questo scrittore, trovano poi una risposta
alle inquietudini e ai dubbi che si hanno quotidianamente.
Oggi Pavese è un’opportunità di divulgazione culturale, di
conoscenza individuale, è un’opportunità di crescita individuale Questo bisogno di ricerca interiore è anche
e collettiva che deve essere guardata da due punti di vista: quello ribadito nella frase che è stata scelta come
accademico, in quanto scrittore da sempre è studiato, letto e tema di quest’anno del Pavese Festival?
conosciuto e riconosciuto, e quello personale e divulgativo.
E qui entriamo nel ruolo degli enti culturali perché dobbiamo Si esattamente, per questo festival abbiamo scelto la frase
fare anche qualcosa di più profondo, rispetto alle Accademie e “Quello che cerco l’ho nel cuore come te”, che è la frase
alle Università. che Ulisse dice alla dea Calipso nei “Dialoghi con Leucò”
Dobbiamo cercare di prendere il messaggio pavesiano e tradurlo per far capire alla dea che i loro due destini non si possono
in qualcosa che sia utile per l’intera comunità: l’appassionato, il far abbracciare, non possono collimare e dunque rifiuta la
lettore, lo studioso e anche per chi ancora non lo conosce. proposta di amore eterno che egli aveva fatto alla dea.
Vediamo che quando questa operazione riesce, ad esempio con E questo significa che dobbiamo ritornare al nostro destino,
linguaggi tipo il Pavese Festival, il messaggio viene accolto eritornare alla nostra verità, alla nostra identità; essere
apprezzato. consapevoli della nostra strada e del nostro percorso e stare
Le nostre iniziative vogliono essere proprio questo: un mezzo, lì dentro, senza immaginare di essere altrove. Gli occhi che
che tramite strade diverse, porta a tutti il pensiero pavesiano,
campeggiano sulla locandina, ci sono perché stiamo vivendo
cercando di farlo comprendere e farlo proprio. ancora oggi, dopo due anni con le mascherine, un contatto con
Quando vediamo che cade quella barriera di diffidenza che le le persone solo con gli occhi.
persone hanno nei confronti di un autore, ricordato purtroppo Questa situazione potrebbe anche essere un’opportunità
dai più soltanto per l’”atto estremo”. per cercare di trovare e recuperare, attraverso lo sguardo,
quell’interiorità che magari abbiamo dimenticato.
Ma il suicidio non deve essere l’unica lente attraverso cui si Tale ricerca può sicuramente fare bene non solo a noi stessi,
guardano i suoi scritti. ma soprattutto anche alla collettività e alla comunità.
E il ruolo della cultura è anche questo.

Giroinfoto Magazine nr. 72


98 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

La Fondazione offre agli appassionati L’intervento di Neri è stato proposto cercando ancora una volta
di Pavese vaste opportunità di studio, proprio la forma del dialogo: un duetto tra racconto e musica
italiana.
approfondimento e attività per conoscere Per esempio, Neri ha letto “L’isola”, ha trovato una canzone
profondamente lo scrittore. che esprimesse gli stessi contenuti di Pavese e l’ha cantata,
Di particolare interesse sono ad esempio i creando un interessante grande dialogo.
“Dialoghi con Pavese”.
Ci può raccontare qualcosa sui contenuti? Questo è proprio il nostro modello, il nostro modo di operare:
cercare delle contaminazioni, creare incroci di linguaggi per
trovare la strada giusta, in modo tale che ognuno possa capire
Quest’anno dedichiamo il festival ai “Dialoghi con Leucò”, che quello che gli piace ed avvicinarsi a Pavese.
forse è il testo più complesso dello scrittore e probabilmente il Il nostro obbiettivo da una serata come quella con Neri è che le
meno letto e conosciuto, proprio perché affonda le sue radici persone vadano a casa e prendano dalla libreria i “Dialoghi con
nel mito greco e nella sua storia. In realtà Pavese lo ritiene Leucò” o se li scarichino (oramai i diritti sono liberi).
come l’unico scritto che abbia veramente un messaggio, perché Se succede questo, allora davvero il nostro compito è andato
per lo scrittore rappresenta un viaggio interiore attraverso i a buon fine.
personaggi del Mito.

Il festival è stato inaugurato il 9 settembre con la presentazione


di un audiolibro sui ”Dialoghi con Leucò”, pubblicato in
collaborazione con la casa editrice Emons, e cui abbiamo
abbinato anche un libro cartaceo.
L’idea era proprio questa cercare di creare un prodotto che
fosse nuovo, perché anche per la casa editrice è un prodotto
nuovo (libro+audiolibro), che mai è stato realizzato fino ad
oggi.

La lettura dei 27 dialoghi è stata affidata a grandi attori del


teatro italiano, quali Neri Marcorè, che è stato ospite in una
delle serate del festival.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 99

LA FONDAZIONE PAVESE
Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


100 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

Lorena Durante hotography

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 101

Il museo e la biblioteca sono una risorsa Abbiamo inizialmente lanciato un podcast, anche in questo
ricchissima per gli studiosi e gli appassionati. caso fatto grazie ad un gruppetto di ragazzi molto brillanti,
che hanno cominciato a proporre sul web le pillole di cultura,
Il catalogo comprende anche video, e-book e che non sono bignami o semplificazioni della cultura, ma
audiolibri. semplicemente dei piccoli spot culturali.
Sono stati pensati per uno specifico target di Come per il “Moby Dick”: tre minuti che ha unico obiettivo
utenti o sono la naturale evoluzione verso il non quello di spiegare il romanzo o raccontarne la storia, ma
mondo digitale? piuttosto di stimolare la curiosità, di far venire voglia di andare
a prendere il testo per poterlo approfondire.

Io credo che sia quello che dobbiamo fare noi oggi, perché Noi quello che dobbiamo fare è accendere la scintilla, come
chiaramente non possiamo più pretendere di fare cultura appunto accendere un falò.
come giustamente si faceva quaranta o cinquant’anni fa. Questo è un po’ il nostro mestiere.
Oggi dobbiamo capire quali sono gli strumenti che abbiamo a
disposizione e cercare di usarli anche in maniera combinata e
innovativa.

L’innovazione che cos’è?


Guardare cosa hai sul tavolo e cercare di combinarlo in maniera
diversa rispetto a come era stato combinato prima e questo
significa creare dei prodotti nuovi.
Questo è quello che abbiamo cercato di fare noi, ad esempio,
prima di lanciare l’audiolibro dei “Dialoghi con Leucò”.
Lorena Durante hotography

L’interazione con gli utenti è molto sentita Ecco, credo che nei confronti di Pavese, ma nella cultura
dalla Fondazione. in generale, ci sia tanto preconcetto: l’adolescente e le
nuove generazioni trovano nello scrittore una risposta alle
Ci può parlare delle visite guidate e dei tour loro domande, una guida nel loro percorso di crescita e di
nei luoghi pavesiani? formazione, perché Pavese scrittore era un ragazzo, o meglio,
C’è un messaggio che volete trasmettere, era un uomo alla ricerca del suo “ragazzo pavese”, di quello
soprattutto ai più giovani? che probabilmente non è mai riuscito a vivere appieno, perché
schiacciato dalla necessità dell’”uomo pavese” di diventare
scrittore.
Ci occupiamo di tour e delle visite, ma vorrei anche parlare di
gite di classe. A Pavese un suo insegnante delle scuole
Lorena superiori
Durante Augusto
Photography
Nella gita di classe, che tutti noi abbiamo fatto e che noi prima Monti disse: “Insomma, sei giovane, sei un ragazzo. Inforca
del lockdown ospitavamo quotidianamente partendo dal mese una bicicletta e vatti a divertire!” e lui gli rispose: “Non posso
di aprile fino alla fine della scuola, vedevi questi ragazzi che abbandonarmi a vivere, la letteratura è un’amante troppo
arrivavano ed erano già mal predisposti. gelosa”.

Arrivavano con il viso un po’ annoiato, consapevoli di dover


passare due ore magari noiose.
In realtà, se riuscivamo a trasmettere loro qualche input e
qualche messaggio, allora vedevi che incominciavano ad
incuriosirsi e cominciavano a chiedere informazioni.
Molte volte, dopo la visita, ci sono arrivate delle mail in cui
questi ragazzi ci raccontavano che avevano letto Pavese e non
si immaginavano di trovare un romanzo così meraviglioso.

Giroinfoto Magazine nr. 72


102 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

La fondazione creata inizialmente per curare le manifestazioni L’ultimo piano della Fondazione Cesare Pavese è adibito a
del centenario della nascita dello scrittore è diventata un punto foresteria per studenti e studiosi provenienti da tutte le parti
di riferimento per tutte le iniziative nazionali e internazionali del mondo.
relative allo scrittore.
Oltre al festival pavese si occupa di organizzare mostre,
eventi enogastronomici come la “Notte di Festa” e occuparsi
dell’apertura del Museo Pavesiano, della casa Natale dello
scrittore.

Nella nostra visita a Santo Stefano Belbo siamo riusciti


a visitare il Museo allestito all’interno della sede della
fondazione insieme alla biblioteca comunale e la chiesa
sconsacrata adiacente dei Santi Giacomo e Cristoforo, adibita
ad auditorium con 100 posti a sedere.
Il Museo Pavesiano è un percorso interattivo e una raccolta di
documenti e fotografie.

Nella chiesa abbiamo potuto ammirare una serie di cinque


grandi tele (200cmx300cm) dell’artista milanese Ernesto
Treccani (1920-2009) dedicate a “La luna e i falò” e donate
al Comune di Santo Stefano Belbo e la mostra di Concetto
Fusillo allestita e inaugurata in occasione del Pavese Festival.

Lorena Durante hotography

Rita Russo hotography

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 103

Lorena Durante Photography

Un’ altra importante tradizione portata avanti dalla fondazione


è il Premio pavese, un famoso premio letterario istituito
nel 1984 dal Comune e assegnato con cadenza annuale
con sede nella casa natale dello scrittore a Santo Stefano
Belbo. Tra gli autori insigniti del Premio Pavese nel corso
delle passate edizioni si ricordano: il critico d’arte Vittorio
Sgarbi, la scrittrice Margaret Mazzantini, l’autore Alessandro
Baricco, (2012); lo scrittore e semiologo Umberto Eco(2011);
il giornalista Gad Lerner, l’astrofisica Margherita Hack, (2010);
lo scrittore Andrea Camilleri, (2009); lo scrittore Alberto
Bevilacqua gli scrittori Antonio Debenedetti e Raffaele Nigro
(2001); il giornalista Marcello Sorgi (2000).

Le sezioni in cui il Premio è suddiviso sono tre e intendono


rappresentare i tanti ambiti in cui Pavese aveva lavorato:
narrativa, editoria, traduzione e saggistica, riconoscendo in
ciascuno una personalità che si è distinta nel corso degli anni
per passione, cura del lavoro, creatività, continuo confronto
con il mondo.

Il Premio si è arricchito dal 2020 inoltre, di una sezione


dedicata alle scuole in cui vengono premiati i ragazzi che
hanno partecipato al concorso dedicato ai temi del romanzo
“La luna e i falò” con un premio in materiale didattico a
sostegno delle loro classi in un periodo complesso per tutte
le scuole d’Italia.

Lorena Durante Photography

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104 R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL

Per maggiori informazioni:

Fondazione Cesare Pavese


Piazza Confraternita, 1
12058 Santo Stefano Belbo
Tel 0141843730 - Fax 0141844649

Email: info@[Link]
Web: [Link]

Lorena Durante Photography

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R E P O RTA G E | PAVESE FESTIVAL 105

Cesare Pavese
Cesare Pavese, nato a Santo Stefano Belbo nelle Langhe, visse romanzo Il compagno (1947); i Dialoghi con Leucò (1947); i
quasi sempre a Torino, dove entrò in contatto con esponenti testi di narrativa di Prima che il gallo canti (1949); i tre lunghi
dell'antifascismo. racconti che costituiscono La bella estate (1949).
Intraprese il lavoro editoriale, diresse (1934) la rivista "La
Cultura", ma quando (1935) la rivista fu soppressa dal regime Il punto più alto della sua attività, la pubblicazione del
fascista, venne arrestato e condannato a tre anni di confino. romanzo La luna e i falò (1950), coincise con il culmine della
sua crisi esistenziale che lo spinse a togliersi la vita in una
Graziato, dopo un anno, tornò a collaborare con l'editoria, stanza d'albergo a Torino.
svolgendo un intenso lavoro di saggistica e traduzione di Dopo la sua morte furono pubblicate le poesie di Verrà
autori inglesi e americani, (tra gli altri D. Defoe, H. Melville e la morte e avrà i tuoi occhi (1951); i racconti Notte di
J. Joyce) e prendendo parte all'antologia Americana (1941), festa (1953); il romanzo Fuoco grande (1959), scritto con B.
curata da E. Vittorini. Sua prima opera fu la raccolta di Garufi e soprattutto l'interessantissimo diario (1932-1950),
poesie Lavorare stanca (1936), la cui seconda edizione (1943) edito con il titolo Il mestiere di vivere (1952, 1990).
comprende anche l'importante saggio Il mestiere di poeta.

Nonostante le numerose, intense amicizie, Pavese visse gli


anni dell'anteguerra e della guerra in uno stato di solitudine
psicologica intensa e dolorosa a causa anche di una vita
sentimentale difficile e tormentata.

Nel romanzo Paesi tuoi (1941) che lo impose all'attenzione


della critica, sono già presenti tutti i temi della sua produzione
più matura.
Per tutto il periodo della Resistenza, alla quale non partecipò
direttamente, si rifugiò presso una sorella nel Monferrato. Qui
scrisse i racconti di Feria d'agosto (1946).

Dopo la Liberazione Pavese iniziò un periodo di impegno


politico nel Partito Comunista e di grande creatività: scrisse il

“Il mio paese sono quattro


baracche e un gran fango,
ma lo attraversa lo stradone
provinciale dove giocavo
da bambino.
Siccome sono ambizioso,
volevo girare per tutto il
mondo e, giunto nei siti più
lontani, voltarmi e dire in
presenza di tutti: non avete
mai sentito nominare quei
quattro tetti?
Ebbene, io vengo di là.”
Lorena Durante Photography

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106 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

Viaggio
fotografico
nel passato

A cura di Rossella Falcone

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R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 107

Rossella Falcone Photography

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108 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

"Ogni piacere si
arricchisce del
ricordo di piaceri
Leggendo Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, ero
curiosa di vedere dove le parole potessero prendere forma,
impaziente di guardare con occhi miei i luoghi della memoria.

trascorsi".
Villa Adriana è stato un viaggio tridimensionale nella storia
e nelle emozioni che, passo dopo passo, mi riempivano gli
occhi e la mente.

[Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano] Ripercorriamolo insieme.

Mentre il sole illumina l’opus reticolatum del quadriportico In particolare, il lungo muro adrianeo costituisce la struttura
che circonda il Pecile, si può già percepire la bellezza centrale che sosteneva due falde di tetto.
e la maestosità di un’area archeologica che rispecchia In quel lato del quadriportico dove i turisti possono entrare e
squisitamente la sintesi della cultura greco-romana con iniziare a visitare le rovine esisteva, infatti, una apertura che
influenze egizie. dava sia verso il giardino sia verso l’esterno.

La Villa in stile adrianeo - dichiarata Patrimonio dell’UNESCO Tale soluzione consentiva di passeggiare al riparo, girando
nel 1999 - rappresenta la maestria dell’unione di cultura e attorno alle mura sia d’estate (in ombra) che d’inverno (al
architettura visionaria. sole), grazie alla posizione perfettamente allineata da est a
La costruzione, voluta da Publio Elio Traiano Adriano (76- ovest. Si dice anche che fosse costruito in questo modo per
138 d. C. ), non è una struttura comune, ma è immaginata e dare la possibilità di passeggiare dopo pranzo.
progettata dall’imperatore stesso come un insieme di edifici
con diverse funzioni, valorizzati da giardini, fontane, statue e In effetti, se si percorre tutto il perimetro del Pecile per sette
vasche artificiali. volte, si percorre esattamente la distanza che permetteva
la digestione, in base ai consigli degli antichi medici romani.
Dai piccoli particolari si possono immaginare i colori, le Il Pecile è voluto proprio per riportare in scala più ridotta la
decorazioni, la varietà dell’articolazione delineata in strutture Stoà Poikìle di Atene, cioè un portico nei pressi dell’agorà,
innovative e l’amore di Adriano per l’arte e la bellezza, visibile costruito nel V secolo a.C., le cui pareti erano dipinte di vari
anche nella vastità dei giardini e aree verdi che costellano le colori da pittori illustri.
rovine.

Entrando sotto l’arco di ingresso del quadriportico, si può


cogliere la cura voluta per i dettagli nella costruzione di ogni
angolo della Villa.

PIAZZA D'ORO

PALAZZO

PESCHIERA

SERAPEO
HELIOCAMINUS
TEATRO GRANDI TERME
TEMPIO DI VENERE MARITTIMO

PECILE CANOPO
CENTO
CAMERELLE

INGRESSO

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R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 109

Rossella Falcone Photography

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110 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

La Villa, situata vicino Tivoli, a circa 30 chilometri dalla


capitale, e distribuita su un’area di 120 ettari e è stata
utilizzata da Adriano soprattutto nell’ultimo periodo del suo
impero a scopi governativi.

L’imperatore infatti non amava la reggia del Palatino e il caos


dell’antica Roma.
L’area della Villa includeva palazzi, diverse terme, teatri,
templi, librerie, quartieri di abitazione per cortigiani, pretoriani
e schiavi.
Gli stili che si possono incontrare durante la passeggiata tra
edifici e rovine sono molto diversi fra di loro, proprio perché si
voleva ricostruire in parte quello che l’imperatore aveva visto
nel corso dei suoi lunghi viaggi.

Continuando a camminare tra alberi, aiuole e siepi ben curate,


si può scorgere in lontananza una delle prime strutture
presenti nella tenuta imperiale, le Terme con Heliocaminus.
Queste terme, le più antiche della villa, sono chiamate
in questo modo proprio perché all’interno dell’edificio si
riconosce un heliocaminus nella sala circolare più grande.

La sala fungeva da sauna ed era un ambiente particolarmente


riscaldato, oltre che dai raggi solari, anche da un sistema
tradizionale che permetteva la circolazione di aria calda
proveniente dai forni laterali.

Il calore dei forni, circolando sotto il pavimento permetteva un


continuo riscaldamento, infatti sotto le rovine si intravedono
i fori di passaggio dell’aria che al tempo erano nascosti da
marmi pregiati e mosaici.

La sala è, inoltre, coperta da una cupola cassettonata, con


un occhio centrale che permetteva ai raggi del sole di entrare
e illuminare maggiormente gli spazi insieme alle grandi e
numerose finestre direzionate verso il percorso del sole.

L’esposizione di tali ambienti a sudovest consentiva di


sfruttare al massimo l’azione dei raggi solari sia per la luce
che per il calore, studiata proprio per riscaldare e rendere
vivibili gli ambienti quando i Romani si recavano alle terme
per rilassarsi e frequentare i bagni, come solito rituale
giornaliero.

Guardando le rovine non si può non immaginare la frenesia


dei tanti che lavorano ai forni e la quiete e rilassatezza dei
patrizi romani mentre godevano dei servizi a disposizione;
infatti, alle spalle della sala è riconoscibile il frigidarium, dove
si poteva accedere dopo la sauna.

La stanza che oggi si intravede era costruita con una grande


piscina a forma di semicerchio circondata da un portico
Rossella Falcone Photography colonnato.
Una sorta di ambiente di passaggio che permetteva di
giocare con le temperature e che costituiva il passaggio
ad un secondo ambiente, meno freddo e riscaldato
chiamato calidarium; nelle rientranze delle pareti di questo
ambiente erano ricavate le due vasche rettangolari per i bagni
caldi. Immaginando i mosaici e i marmi che caratterizzavano
ogni angolo delle terme, non si può non immaginare e restare
stupiti dell’accuratezza dei dettagli e la magnificenza di
questo edificio.

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R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 111

I resti delle strutture riportati alla luce dagli scavi


confermano come questa fosse veramente una delle
più ricche e famose ville romane.
Il Teatro Marittimo è proprio un gioiello incastonato
nell’insieme di opere architettoniche da poter visitare.

Si trova nei pressi dell’estremità Est del Pecile un edificio


tra la Sala dei Filosofi, le Terme con Heliocaminus e il
Cortile delle biblioteche.
Il Teatro ha una struttura che ha al centro una
piccolissima isola artificiale a forma di cerchio.
Attorno all’isola attualmente c’è una piccola piscina
che al tempo di Adriano era continuamente rifornita da
acqua corrente e fresca.

Tutta la struttura e la piscina circolare sono circondate


da un porticato di colonne ioniche coperto da una volta
a botte.
Per accedere all’isola centrale esistevano due
piccoli ponti girevoli che collegavano la piccola oasi
dell’imperatore al mondo esterno.

Proprio nei giochi d’acqua si coglie veramente come


Villa Adriana sia stata pensata e come la mobilità
dell’acqua e i riflessi all’interno degli ambienti dell’isola
siano fondamentali non solo nel Teatro Marittimo, ma
anche in altre zone della residenza.
Infatti, l’acqua consentiva di creare giochi di luce ed
ombre contro la staticità delle alte colonne o delle pareti
di marmo, che con la luce del sole riflessa nell’acqua
prendevano forma e potevano imprigionare lo sguardo
di chi abitava quegli ambienti.

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


112 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

Questa domus privata dell’imperatore era una sorta di


residenza minore all’interno della residenza imperiale.

All’interno delle decorazioni dell’atrio, si intravedono,


infatti, soggetti marini che hanno dato il nome al
complesso.
Se si immagina di accedere all’isoletta centrale, a
sinistra del peristilio del colonnato di ingresso, si
possono vedere due piccole stanze, chiamate cubicula,
a forma di croce; a destra, invece, erano posizionate e
terme private di Adriano con ambienti in miniatura che
ricordano quelli delle terme con Heliocaminus.

In tal modo, l’imperatore poteva godere del tepidarium


e calidarium, per poi potersi spostare con comododità
verso un bellissimo frigidarium circondato da colonne
e decorato finemente, da cui si poteva accedere alla
piscina laterale che circonda il piccolo isolotto per poter
fare un bagno alla luce del sole.

Rossella Falcone Photography

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R E PROERPTOARGTEA G| E ANNA
| VILLA
ROSAADRIANA
NICOLA 113

Le Grandi Terme prendono il nome dalle dimensioni ormai crollate, ma anch’esse si possono ricostruire con
mastodontiche di queste rovine che sono particolarmente l’immaginazione.
grandi se messe a confronto con tutte quelle presenti nella
Villa.

Entrambi i complessi delle Piccole e Grandi Terme erano


collegati, da un corridoio sotterraneo che permetteva
l’accesso ai praefurnia ed erano direttamente raggiungibili
dal personale di servizio alloggiato nell’area delle Cento
Camerelle, che si trova sul lato del Pecile ed è ancora oggi
visibile.

Nelle Cento Camerelle, in cui alloggiavano le centinaia di


schiavi che servivano la villa, sono una struttura semi interrata
costituita da tante piccole stanzette, l’una di seguito all’altra.

All’interno di queste piccole residenze di servizio


presumibilmente non esisteva un pavimento o pareti
adornate, contrariamente a tutti gli altri edifici che possiamo
incontrare ancora oggi nel nostro percorso.

Le Grandi Terme sono immediatamente riconoscibili dalla


forma circolare e dalla copertura a calotta con il solito occhio
centrale che illumina la sala per la sudatio o sauna.
La calotta è ormai crollata e, dunque, si può soltanto
immaginare l’impressione che un abituale visitatore delle
terme potesse avere entrando in una stanza così imponente.

Come per le altre terme anche queste cercano di sfruttare


al massimo la luce del sole con l’utilizzo di grandi finestre,

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


114 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

Rossella Falcone Photography

Andando avanti nella visita si possono incontrare i tepidaria,


stanze riscaldate, al di sotto delle quali sono visibili i mattoni
forati che permettevano la circolazione dell’aria calda.
Si susseguono poi i calidaria , in origine delle grandi vasche
per il bagno caldo che veniva fatto prima di accedere al
frigidarium, la zona centrale delle terme.

Il frigidarium era un’ampia sala rettangolare con volta a


crociera, che costituiva la piscina per il bagno freddo.
In tutti gli ingressi che i romani potevano incontrare
durante il loro percorso termale potevano trovare colonne
di stile ionico imponenti e finemente lavorate e la vasca
absidata era abbellita originariamente da statue delle quali
si possono ancora notare le nicchie nella parete di fondo.
Dal frigidarium si poteva accedere, oltre che all’ambiente
circolare per la sudatio, anche ad un’ampia sala riscaldata,
affacciata sul lato meridionale, che presenta la peculiarità di
un soffitto decorato da stucchi con motivi geometrici.

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R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 115

Nella seconda fase di costruzione della villa viene


realizzata una struttura di collegamento tra più zone del
Palazzo Imperiale, dalla quale si potevano raggiungere
il Triclinio Estivo, l’Edificio con Peschiera, il Peristilio
Esterno e la Piazza d’Oro.

E si poteva accedere ad un vasto ambiente rettangolare


porticato con pilastri scanalati e trabeazione a metope e
triglifi di tipo dorico.

Il portico era coperto con volta a botte e rivestito di lastre


di marmo sia sulle pareti che sul pavimento. Al centro
della parete semicircolare, arricchita di nicchie, era
collocato un gruppo di statue, di cui resta il basamento.

Proprio da questa zona di passaggio, camminando si


poteva entrare nel Palazzo Imperiale che era ed è ancora
nella nostra immaginazione, il cuore della residenza e
della vita politica e privata dell’imperatore e della sua
corte.
Una scala consentiva l’accesso principale dal Cortile
delle Biblioteche al livello del Palazzo collocato in alto
rispetto alle altre strutture.

Il palazzo imperiale si articola in più settori, ed è


anch’esso circondato da spazi con giardini, cortili,
piccole stanze private, tutte abbellite da statue, marmi,
mosaici e colonne.

Rossella Falcone Photography

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116 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

Rossella Falcone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 72


R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 117

Il portico del palazzo, caratterizzato da una serie continua di


piccole nicchie rettangolari e una circolare sul muro di fondo,
è stato associato ad una biblioteca, infatti, si pensa che nelle
rientranze dei muri fossero collocati originariamente gli
scaffali per i volumina (libri).

Da uno dei due ambienti, si accede al Triclinio dei Centauri,


una sala suddivisa in tre navate da due file di colonne, il cui
pavimento mosaicato, ricco ed elaborato, comprendeva figure
con vari soggetti, come ad esempio il quadro con centauri
assaliti dalle belve e quadri con divinità e maschere visibili
oggi solo a Berlino e nei Musei Vaticani.

Nella zona centrale è tuttora visibile il pavimento a mosaico


bianco con frammenti di marmi colorati.
Sul lato opposto, invece, si può ancora intravedere un grande
ninfeo ancora interrato.

Rossella Falcone Photography

Il luogo decisamente più affascinante della villa è il Canopo. Avvicinandosi si sente di essere immersi nel passato, tra le
Arrivata all’ultima tappa della mia visita mi chiedevo come fronde degli alberi si intravedono file delle cariatidi e dei seleni
sarebbe stato passeggiare tra quelle colonne e immergermi canefori (portatori di cesti) in lontananza. Le altre statue che
nella vasca centrale, soprattutto di notte o al lume di candela, si vedono al centro e ai lati della piscina raffigurano Hermes,
quando le statue si riflettono nell’acqua e creano un effetto purtroppo ormai acefalo, Ares e due amazzoni.
rifrangente.
La coppia di statue più particolari che si trovano proprio
Questa struttura è l’esempio di come l’imperatore voleva all’inizio della piscina sono quelle che rappresentano il fiume
portare nella villa anche stili differenti, tra i quali quello Nilo e il Tevere, riconoscibili grazie alla presenza della sfinge
egiziano. e della Lupa con due gemelli.
Il Canopo, infatti, evoca l’abbraccio del fiume Nilo, nel suo delta,
tra le città di Alessandria e Canopo, quest’ultima dedicata al
culto di Serapide (Dio Greco-Egizio Signore dell'universo.

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118 R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA

Sul fondo del Canopo si nota lo stibadium per i banchetti All’interno della volta, si pensa che potessero esserci
all’interno dell’ampio padiglione. numerose sculture; anche nel lago si ipotizza la presena di
sculture che emergevano dall’acqua : su un dado in muratura
La sala conferma che questa struttura era stata pensata nella zona meridionale era posizionato il gruppo di Scilla,
proprio come un grande spazio per le feste all’aperto, mentre sul lato opposto era verosimilmente collocato il
arricchito da giochi d’acqua, cascatelle, canali. coccodrillo-fontana di marmo cipollino.
Anche il mosaico di pasta di vetro sulla grande volta
dell’esedra conferiva al padiglione l’aspetto di un monumento
e, purtroppo, oggi possiamo solo vederne pochi resti.

Immaginando la scena nell’antichità si possono vedere in


lontananza i patrizi romani, adagiati su tappeti e cuscini,
all’interno dello stibadium, posizionato all’ombra, che
durante il convito erano rinfrescati dallo scorrere dell’acqua,
e conversvano c accompagnati da un'atmosfera tranquilla e
rilassante.

Rossella Falcone Photography

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R E P O RTA G E | VILLA ADRIANA 119

Rossella Falcone Photography

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120 R E P O RTA G E | SCIACCA

cinque sensi
Museo diffuso dei

A cura di Rita Russo

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | SCIACCA 121

La Sicilia è un territorio che una cooperativa sociale che,


non finisce mai di stupire sfruttando anche il momento
sotto ogni aspetto e riserva di stanca legato al periodo
grandi sorprese non soltanto pandemico per consolidare
al turista che trascorre qui le il progetto, ha trasformato il
sue vacanze ma anche a chi vi centro storico della cittadina
risiede. in un vero e proprio “Museo
diffuso dei cinque sensi”,
È questo il caso di Sciacca perché è attraverso esperienze
che conosciuta da sempre, sensoriali che è possibile fruire
in maniera riduttiva, come “la di tutte le bellezze custodite in
città del carnevale”, è oggi questo scrigno pieno di storia,
divenuta un polo turistico a arte e tradizioni.
360° grazie all’iniziativa di

Sciacca

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122 R E P O RTA G E | SCIACCA

Rita Russo Photography

Sciacca, seconda città della provincia di Agrigento per numero Il tessuto urbanistico del centro storico si sviluppa tra le
di abitanti, è sita sulla costa sud occidentale dell’isola e si porte e le antiche mura della città che, ricostruite e ampliate
affaccia sul Canale di Sicilia con i suoi 33 km circa di litorale, più volte nel corso dei secoli, testimoniano la lunga storia di
costellato da numerose spiagge dorate poco affollate che questo centro.
incorniciano acque cristalline. In direzione est, visibile da ogni punto della città, si erge il
Monte Kronio il cui nome richiama quello di Kronos, divinità
Il suo centro storico, con una vaga forma ad anfiteatro, si della mitologia greca, simbolo del tempo divoratore.
sviluppa lungo un pendio sul quale gli spostamenti pedonali
sono resi più brevi attraverso le numerose scalinate, quasi Il monte, dal quale si gode di un bellissimo panorama sulla
tutte ornate da maioliche variopinte in stile saccense, che città, è celebre per la presenza di grotte termali, le stufe di
intersecano una fitta maglia di stretti vicoli che, dall’ampio San Calogero, i cui vapori benefici, scaturiti dalle profondità
porto peschereccio, raggiungono la parte più alta del paese. del monte, sono conosciuti fin dall’epoca antica.

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Un po' di storia
Sebbene sul territorio saccense siano state ritrovate È per questo che il ricordo di Giulietta, morta nel 1134 e
testimonianze storiche di insediamenti riconducibili al considerata come la seconda fondatrice di Sciacca, resta
periodo preistorico e a quello punico, compreso tra il VII sempre vivo nei suoi abitanti.
ed il IV secolo a.C., nell’Alto Medioevo, come in gran parte
dell’isola, anche in questa zona fu marcata la presenza Durante il successivo periodo storico, quello legato alla
islamica. Gli Arabi, infatti, conquistarono la città nell’840 dinastia sveva nel Regno di Sicilia, Sciacca, riottenuto lo
che da Terme Selinuntine divenne l’attuale Sciacca (il status demaniale, potè godere di diversi privilegi.
nome di Terme Selinuntine, che deriva dalla presenza di I beni della contessa Giuditta passarono a Federico II
sorgenti termali, fu dato alla colonia fondata dagli abitanti che ereditò anche tutti i feudi normanni e confermò tutti i
di Selinunte, in territorio saccense, nel VII secolo a.C.). privilegi di cui godeva la città. Il suo successore fu il figlio
Corrado II che, nonostante l’ostilità papale nei suoi confronti,
Con gli Arabi, quest’ultima diventò sede di distretto mantenne il regno fino alla sua morte, avvenuta nel 1254.
amministrativo territoriale e capitale di altri distretti vicini. A quest’ultimo subentrò il fratellastro Manfredi (figlio
La presenza araba influenzò il suo tessuto urbano. illegittimo di Federico II) che incoronato re di Sicilia nel
Infatti, di ciò si ritrova ancora oggi traccia nel sistema viario, 1258, sempre in contrasto con il papato, mantenne Sciacca
a volte labirintico, costituito talora da vicoli ciechi o sfocianti città demaniale con tutti i suoi privilegi.
in cortili interni.
Nonostante le innovazioni tecniche e produttive apportate Agli Svevi succedettero, nel 1266, i sovrani della dinastia
durante la loro dominazione, i coloni arabi non rinunciarono Angioina, quando Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia,
alle risorse cerealicole locali caratteristiche dei latifondi. sconfisse e uccise a Benevento Manfredi di Sicilia.
Così essi fondarono al loro interno numerosi casali e Ma il loro governo non ebbe vita facile perché, per
promossero un ammasso del frumento nel porto di Sciacca, contrastare i soprusi inferti alla popolazione siciliana dai
che divenne uno dei principali punti di collegamento nei reggenti angioini, nel 1282 scoppiò la rivolta dei Vespri
traffici con la Libia e la Tunisia. Siciliani, partita da Palermo all’ora dei Vespri del lunedì
dell’Angelo di quell’anno, durante la quale a Sciacca, come
Durante il periodo islamico i sudditi dell'Emirato di Sicilia in tutta la Sicilia, fu fatta strage di francesi.
poterono mantenere le loro usanze in piena libertà. Nel frattempo in quell’anno, il Regno di Sicilia passò in mano
Per questo motivo insieme agli stessi arabi convissero altre agli aragonesi, con la proclamazione di Pietro III d’Aragona
identità culturali tra le quali una nutrita e fiorente comunità a re di Sicilia, con il nome di Pietro I, cui succedette Federico
ebrea, che si stabilì nella parte settentrionale del centro d’Aragona (Federico III di Sicilia).
abitato.

Nel 1087 Sciacca fu conquistata dai Normanni e annessa


alla Contea di Sicilia, già creata da Ruggero I d’Altavilla
nel 1061. In questo periodo furono mantenute le divisioni
distrettuali esistenti ai tempi dell’Emirato di Sicilia e Sciacca
continuò a mantenere il ruolo di capitale delle vicine
circoscrizioni territoriali.
Al Conte Ruggero si deve la costruzione delle fosse granarie
del “Caricatore”, che si trovano a sud del Borgo della Cadda,
anch’esso fatto realizzare dal nobile per contenere l’afflusso
degli ebrei, insieme alla riorganizzazione del servizio navale
e all’imposizione del dazio sul grano da esportare.
Furono ricostruite, inoltre, le mura e i bastioni della città ed
eretto il Castello Vecchio, del quale oggi resta solo qualche
traccia.

Sciacca mantenne per lungo tempo il suo status di città


demaniale, eccetto per il periodo in cui Ruggero la concesse
in feudo alla figlia Giuditta (o Giulietta) che fuggita con il
cugino Roberto I di Bassavilla contro il volere del padre riuscì
ad essere perdonata da quest’ultimo per intercessione di un
eremita.
Ruggero, ottenuta la dispensa del Papa, li unì in matrimonio
e Giuditta, ricevuta in dote la città con tutto il suo vasto
territorio, per riconoscenza, fece erigere tre chiese: San
Nicolò la Latina, la Matrice e il Monastero delle Giummare.

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Dal 1282 numerosi furono i contributi della città di Sciacca de Luna (appartenente ad una famiglia di origine spagnola)
a sostegno delle lunghe guerre contro gli Angioini. nonostante la donna amasse il coetaneo Giovanni Perollo,
Fra le tante va ricordata la sua partecipazione alla battaglia figlio di un’altra nobile famiglia di origine francese.
di Ponza, nel 1300.
Il matrimonio celebrato nel 1400 fu la causa del “caso
Un’altra battaglia si combatté proprio a Sciacca nel 1302 e di Sciacca”. Infatti, la guerra civile che si scatenò in quel
il suo assedio durò quarantacinque giorni. periodo fu causata proprio dalle controversie sorte tra le
Infatti, una pestilenza scoppiata nel campo nemico che ne due famiglie, Perollo e Luna, che ebbero come teatro il
decimò l’esercito, costrinse Carlo II a ritirarsi e a chiedere la Castello Nuovo, costruito alla fine del 1300 da Guglielmo
pace che fu firmata lo stesso anno a Caltabellotta. Paralta e proseguirono per generazioni fino al 1529, anno in
cui Giacomo Perollo fu ucciso dal conte Sigismondo Luna,
Il Re Federico III, per riconoscenza dell’eroismo dimostrato morto poi suicida nel Tevere dopo la sua condanna a morte
dal popolo saccense, concesse loro l’esenzione dai dazi e la confisca dei suoi beni.
doganali sulle merci esportate ed importate, facendo La conseguenza di questa guerra civile fu la decimazione
diventare Sciacca città franca. della popolazione di Sciacca, ridotta ad un totale stato di
Ma la pace non durò a lungo e, dal 1312, divenne teatro miseria e di abbandono e un lungo periodo di decadenza
di diversi conflitti tra potenti e nobili famiglie che per la città, che dal 1529 durò fino al 1712.
parteggiavano per le due dinastie: le famiglie Palizzi
e Chiaramonte per gli Angioini e le famiglie Peralta e Dopo la breve parentesi del regno dei Savoia, nel 1718
Ventimiglia per gli Aragonesi. Sciacca si sottomise al governo spagnolo ristabilitosi nel
frattempo in Sicilia.
Nel 1355 Sciacca passò in mano ai Peralta. Ma la reazione dell’Austria a questa nuova condizione
Qui fu istituita la carica di Capitano di guerra per la difesa comportò un nuovo assedio per la cittadina. Smantellato
della città, affidata a Guglielmo Peralta, marito di Eleonora il governo spagnolo, Sciacca obbedì all’imperatore Carlo
d’Aragona che divenne, durante il regno di Federico IV, il VI d’Asburgo, che ristabilì la pace tra le città di Tripoli,
signore più potente della città e della zona circostante. Tunisi e la stessa Sciacca, che nonostante vivesse ancora
Dopo la morte del suo successore, il figlio Nicolò, avvenuta in miseria venne agevolata nei suoi commerci avendo
nel 1391, il re Martino I per assicurare le buone relazioni tra scongiurato il pericolo dei corsari che infestavano i mari
le nobili famiglie della zona si recò a Sciacca promettendo in lungo quelle rotte.
sposa la figlia di Nicolò, Margherita Peralta, a suo zio Artale
Nel 1734 con la ricostituzione del Regno di Sicilia da parte
di Carlo di Borbone, a Sciacca fu istituito il consolato
del mare. La città iniziò così a riprendere i suoi traffici
commerciali sia via mare sia via terra.
Nel 1816, dopo anni di indipendenza, Ferdinando di Borbone
riunì in un unico stato i regni di Sicilia e Napoli, con la
denominazione di Regno delle Due Sicilie, abbandonando
per sé il nome di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia ed
assumendo quello di Ferdinando I delle Due Sicilie.
Egli, abrogando la costituzione del 1812, instaurò nella
regione un regime autoritario. Sciacca, che divenne
provincia di Agrigento, partecipò con i suoi patrioti alle
rivolte per l’indipendenza dalla tirannide dei Borboni.

Il 1860 fu segnato dall’arrivo di Garibaldi in Sicilia, il quale


preferì sbarcare nella vicina Marsala, vista la presenza delle
flotte borboniche nelle acque di Sciacca.
Egli, acclamato ugualmente dal popolo saccense, dichiarò
decaduto il governo borbonico e proclamò l’annessione
della Sicilia al Regno d’Italia.

Nel ‘900, secolo dei conflitti mondiali, anche Sciacca pagò


un notevole contributo di sangue sia nella Prima che nella
Seconda guerra mondiale e in occasione di quest’ultima fu
sede di una base aerea ben mimetizzata, utilizzata dalla
Regia Aeronautica.

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Sciacca, città turistica nota da sempre per il suo carnevale, oggi si offre al visitatore
come un museo a cielo aperto in grado di essere vissuto intensamente sotto ogni
suo aspetto, utilizzando tutti e cinque i sensi, necessari per gustare il sapore dei cibi,
guardare le mille sfumature di bellezza, i colori e i tesori di un tempo, udire il suono delle
voci del mercato o dei pescatori o ancora della natura, realizzare con le proprie mani
piccoli souvenir sotto l’occhio esperto dei maestri artigiani e, infine, respirare l’odore
acre dei vapori sulfurei o il profumo dei frutti di questa terra unica.

Museo diffuso dei cinque sensi di Sciacca


nasce, ad aprile del 2020 in piena pandemia, dall’idea Da qui nasce l’idea di sfruttare a tutto tondo il patrimonio
di Viviana Rizzuto, fondatrice e presidente della prima storico, naturalistico e umano che il territorio offre,
Cooperativa di Comunità siciliana, denominata “Identità e sconfinando dagli stereotipi più generalizzati.
bellezza”, allo scopo di promuovere e valorizzare il territorio
saccense, non soltanto attraverso gli occhi ma vivendolo Così Viviana, che ha avviato questa nuova realtà sia grazie
direttamente. all’articolata struttura organizzativa della cooperativa, sia
grazie al pieno coinvolgimento dell’intera comunità cittadina,
Credendo appieno nelle potenzialità della sua terra, Viviana ama definire Sciacca come “Un Museo a cielo aperto, dove le
lascia la Svizzera dove lavora come project manager porte della città sono gli ingressi del museo, le strade sono i
presso un’azienda locale e si imbarca in questo innovativo corridoi, le vetrine e le finestre sono le teche e il tesoro che
progetto, stimolata dal desiderio di rivalutare turisticamente viene offerto è l’identità di chi ci vive”.
un territorio ricco di tesori di ogni tipo, come quello della
sua Sciacca, entrato negli ultimi anni in sofferenza per un
notevole calo di presenze legato soprattutto alla chiusura del
polo termale.

Una cooperativa di comunità con il visitatore, dando vita al


è un modello di innovazione progetto di valorizzazione e
sociale e al contempo promozione turistica basato
uno strumento di sviluppo sulle esperienze.
territoriale, nel quale i
cittadini sono produttori e Superate le iniziali e
fruitori di beni e servizi. comprensibili diffidenze
Essa, per essere tale deve dei cittadini, legate anche a
avere come esplicito questo innovativo modo di
obiettivo quello di produrre vedere la gestione turistica
vantaggi a favore della del territorio, oggi è la stessa
comunità stessa alla comunità, composta da
quale i soci promotori artigiani, strutture ricettive,
appartengono. ristoranti, associazioni
Obiettivo che deve essere culturali e di categoria,
perseguito attraverso la che, stimolata dai risultati
produzione, appunto, di beni ottenuti in poco tempo, si
e servizi che incidano in rende disponibile affinché
modo stabile e duraturo sulla il progetto condiviso possa
qualità della vita sociale ed raggiungere nuovi obiettivi.
economica della comunità
stessa. Così la comunità, costituita
da tutti i settori commerciali Rita Russo Photography
In un primo tempo il lavoro ed artigianali, si trasforma
principale del gruppo in un unico oste pronto ad
capeggiato da Viviana è accogliere e condividere sostenibilità ambientale, di plastica monouso e
stato quello di coinvolgere, i propri tesori, la propria intraprendendo azioni l’utilizzo di saponi di origine
sensibilizzare e far prendere quotidianità e i propri saperi volte alla protezione naturale e locale in tutte le
coscienza alla comunità secolari con il visitatore. dell’ambiente e alla strutture che fanno capo al
intera dell’immenso sua tutela, rispettando progetto.
patrimonio (storico artistico, Un grande e innovativo ecosistemi e biodiversità
artigianale, paesaggistico ed progetto di promozione e ed evitando sprechi.
enogastronomico) offerto programmazione turistica Tra queste azioni sono
dal territorio, allo scopo di che, al passo con i tempi, comprese anche la
trasmetterlo e condividerlo non trascura neppure la riduzione del consumo

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Il visitatore che arriva a Sciacca oggi incontra un gruppo quantità di materiale divulgativo, tra cui una mappa semplice
di persone che ha organizzato un sistema di ospitalità e di e intuitiva, scaricabile anche sul proprio cellulare, nella quale
esperienze che non solo lo accoglie, ma lo coinvolge a tal con immediata facilità è possibile individuare e raggiungere i
punto da farlo diventare “cittadino temporaneo” e quindi luoghi oggetto d’interesse.
parte integrante della comunità, “costringendolo” sovente a
prolungare il proprio soggiorno in città o addirittura a offrire L’innovativo progetto di Viviana, “Sciacca museo dei cinque
il proprio contributo alla comunità stessa che lo ha accolto. sensi” ha ricevuto, nel frattempo, oltre al sostegno della
Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani anche il plauso
Dunque, diventando un “cittadino temporaneo” è possibile della Fondazione Italia Patria della Bellezza, la cui missione è
vivere Sciacca attraverso itinerari e percorsi, creati in base rimettere al centro il valore del patrimonio culturale, artistico,
alle proprie esigenze, per scoprire ed esplorare la città e monumentale e paesaggistico del nostro Paese.
i suoi dintorni, accompagnati da guide locali o in perfetta
autonomia, grazie ad audioguide totalmente gratuite che Sono oltre cinquanta le esperienze che possono essere
raccontano storie, luoghi ed esperienze. offerte al turista.
Tra queste non poteva mancare un percorso per gli amanti
Attività che coinvolgono tutti i sensi e permettono di della comunicazione sui social, un Selfie trail appunto, che
comprendere a fondo l’anima di Sciacca. si svolge tra i “punti di vista” più suggestivi e scenografici
Tra l’altro una capillare rete di Infopoint, diffusi sul territorio, della città, da fotografare e condividere immediatamente, per
costituiti dagli stessi componenti della comunità, assicurano raccontare Sciacca alla propria community.
al visitatore una continua informazione durante l’intera
giornata, rendendogli più semplice il soggiorno, grazie
all’utilizzo di strumenti multimediali che consentono di
superare qualsiasi barriera linguistica, insieme ad una grande

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Tra le esperienze da fare quando si arriva in questa cittadina, Il grande porto ospita circa cinquecento natanti tra
di certo la prima è quella di girare tra i vicoli e i quartieri della pescherecci e piccole imbarcazioni.
città vivendo la sua storia attraverso la disposizione del La flotta peschereccia, che comprende circa 140 barche, è la
tessuto urbano e il suo patrimonio architettonico, sia civile seconda in Sicilia dopo quella di Mazara del Vallo.
sia religioso sia militare. Tale attività impegna in totale quasi duemila persone.
I tipi di pesca più noti sono lo strascico, la sottocosta e il
Senza dubbio alcuno raggiungendo il centro del borgo palangresi.
è impossibile restare indifferenti davanti allo splendido La pesca più praticata, che è quella del pesce azzurro "a
panorama che si gode da Piazza Angelo Scandaliato, l’antica cianciolo", esportato in tutto il mondo, fa di Sciacca il primo
Piazza del Popolo, da sempre luogo di ritrovo di intere produttore europeo.
generazioni di saccensi, dalla quale, dal suo lunghissimo
balcone, si può ammirare in tutta la sua completezza il
grande porto peschereccio che insieme a quello turistico si
stagliano sul mare azzurro, il cui unico confine è costituito
dall’orizzonte. Su di essa insistono la chiesa di San Domenico
e l’ex convento dei Gesuiti, oggi sede del municipio.

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PORTA SAN SALVATORE


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L’influenza araba e normanna nella città è testimoniata Al suo posto si ritrova una magnifica scalinata a zig zag, da
dalla presenza delle spesse mura difensive, intervallate di poco riqualificata attraverso la ricostruzione dei pilastrini,
tanto in tanto dalle cinque antiche porte, delle quali solo tre arricchiti da 27 cachepot e 57 mattonelle in pregiata maiolica,
sono rimaste in perfetto stato di conservazione: Porta San realizzati entrambi dai maestri ceramisti della rete del museo
Salvatore, Porta Palermo e Porta San Calogero. diffuso. In particolare, alcune mattonelle raccontano il “caso
di Sciacca”.
L’intervento di ristrutturazione più recente subìto dalle antiche
mura, ricostruite più volte nel corso dei secoli, risale al 1550.
In quel periodo fu il Viceré Giovanni de Vega a dirigerne i lavori,
durante i quali le mura furono rinforzate con alcuni bastioni
armati. In un secondo momento, sempre per iniziativa dello
stesso viceré, furono rinforzate le mura della zona nord della
città con appositi bastioni che vanno dall’attuale porta San
Calogero a Porta Palermo: il bastione San Calogero, il Vega, il
Gusman e più a sud il Verrana.

Tra gli edifici militari ritroviamo i due castelli: il vecchio e il


nuovo.
Il primo, eretto durante l’invasione normanna e passato poi
alla casata dei Perollo, era sito nella parte orientale della città
nella zona compresa fra gli attuali cortili Chiodi, Rizza e Carini.
Di questo maniero oggi resta solo traccia di una delle tre
entrate sulla quale è scolpito lo stemma dei Perollo.

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Il Castello Nuovo, conosciuto anche come Castello Luna, fu Numerosi sono gli edifici di culto che costellano il centro
eretto nel 1380 da Guglielmo Peralta e divenne di proprietà storico, non tutti aperti e accessibili al pubblico.
dei conti Luna dopo il matrimonio di Margherita con Artale Tra questi, il maggior numero sono stati edificati durante il
de Luna. periodo medievale e successivamente ricostruiti o ristrutturati
in epoca rinascimentale o barocca, mentre altri sono stati
Il complesso, a pianta poligonale, sorge sulla roccia viva, in edificati direttamente in questi periodi.
posizione dominante nella parte alta e orientale del centro
storico e i suoi resti sono oggi visitabili giornalmente.
Anticamente presentava due piani: il piano terra per la servitù
e il piano superiore per l’alloggio del conte e dei suoi familiari.
L’ingresso posto a nord prevedeva un ponte levatoio.

Da questo si accedeva ad un cortile, che precedeva il castello


vero e proprio, dove si trovavano le scuderie e una cappella
dedicata a San Gregorio.
Il complesso si compone di quattro parti: la cinta muraria, la
torre grande o mastio e quella cilindrica, entrambe a nord e il
palazzo del Conte a ovest.
Della prima torre, a pianta quadrangolare, che aveva la
funzione di sorvegliare la cinta, il cortile interno e il terreno
esterno, rimane oggi solo la base perché crollata durante il
violento terremoto del 1740; mentre la torre cilindrica, che
si eleva su due piani, si è conservata per intero e ospita
attualmente un piccolo museo.

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Tra le chiese risalenti al XII secolo, realizzate durante il Nella nicchia dell’altare maggiore svetta la statua in marmo
dominio normanno, la più nota è la Basilica di Maria SS. del della Madonna del Soccorso realizzata da Giuliano Mancino
Soccorso. e Bartolomeo Berrettaro.
Ogni 2 febbraio e 15 agosto, in un’atmosfera di grande
Si tratta, infatti, della chiesa principale della città, Duomo o coinvolgimento, la statua della Madonna, ornata dei gioielli
Matrice, che si trova a Piazza Don Minzoni, a pochi passi da donati dai devoti, viene portata a spalla da 100 marinai scalzi
Piazza Scandaliato. in una scenografica processione che celebra la liberazione
Fondata nel 1108 da Giuditta per espiare il peccato di della città dalla terribile pestilenza del 1626.
“concubinaggio” fu originariamente dedicata a Santa Maria
Maddalena che divenne la patrona di Sciacca.
Dell’antica chiesa normanna resta solo l’esterno delle tre
absidi. Essa fu ristrutturata nel 1656 dall’abbate Michele
Blasco e dedicata a Santa Maria del Soccorso, patrona della
città per aver debellato la peste nel 1626.

Preceduta da un piccolo sagrato recintato con balaustre, la


facciata barocca della chiesa, con elementi rinascimentali, è
rimasta incompiuta nel coronamento ed è priva del campanile
destro.
Essa è decorata da colonne e portali ad arco e arricchita da
tre sculture realizzate da Giandomenico e Antonino Gagini e
presenta tre varchi di accesso.
La statua di San Calogero abbellisce l’ingresso laterale destro
della chiesa, su corso Vittorio Emanuele, contraddistinto
da rampe di scale, davanti le quali si trova la fontana del
Mascherone.
All’interno essa presenta tre ampie navate con monumentali
archi in stile normanno e colonne ioniche.
La volta della navata centrale è decorata da un affresco che
raffigura momenti della vita di Santa Maria Maddalena, opera
di Tommaso Rossi.
Al suo interno sono custoditi alcuni sarcofagi di noti
personaggi della società saccense come il botanico Gerardo
Noceto e il nobile Bartolomeo Tagliavia.
Nella cappella laterale destra si può ammirare un tabernacolo
marmoreo realizzato dai fratelli Gagini, raffigurante i Santi
Pietro e Paolo e le storie della Passione di Cristo.

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Tra il XV e il XVI secolo l'aristocrazia terriera costruì in città della Cadda, che grazie all’attività svolta in questi ultimi anni
sontuosi palazzi. dall’associazione culturale “Ritrovarsi”, è stato trasformato
Tra i tanti, il Palazzo Tagliavia di San Giacomo, all’epoca della da antico quartiere malfamato in una galleria di arte
sua massima espansione, occupava un’area di più di 4000 contemporanea a cielo aperto, attraverso la realizzazione di
mq. compresa tra le vie Licata, Vittorio Emanuele, Piazza murales che lo hanno valorizzato e colorato.
Friscia e Via Bevilacqua.
Al palazzo originario erano annessi diversi immobili Fra le tante esperienze offerte dal museo diffuso, vestiti i
abitati anche da altri membri della famiglia. In seguito alla panni di “cittadino temporaneo”, è stato possibile viverne due
divisione ereditaria, il palazzo fu diviso e trasformato in tra quelle che più identificano Sciacca, per la lunga tradizione
maniera dissennata, danneggiando e stravolgendo l’antica che le caratterizza, la ceramica e il corallo, incontrando
costruzione. direttamente i Maestri di questi antichi saperi.
Di questa restano oggi integri la facciata su Corso Vittorio
Emanuele e il fronte in stile neogotico fiorito su Piazza Friscia. La ceramica rappresenta una voce importante dell'economia
della città e una tradizione che con ogni probabilità ha avuto
Proseguendo il cammino attraverso gli stretti vicoli del inizio nel XIV secolo, come suggerito dalla riscoperta di
centro storico, ci si imbatte in un intero quartiere, quello antiche fornaci risalenti a quel periodo.

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Dunque, giunti presso uno dei laboratori del museo diffuso, Essa, infatti, essendo composta prevalentemente da tefrite,
oltre ad ammirare le svariate magnifiche creazioni in maiolica roccia magmatica effusiva facilmente erodibile, grazie
apprezzandone la bellezza, l’armonia delle forme e la vivacità all’azione continua del moto ondoso si sgretolò, inabissandosi
dei colori che, peraltro, impreziosiscono ogni angolo della città, nel giro di cinque mesi e ritornò a far parte delle profondità
è stato possibile anche diventare ceramista per un’ora e, sotto del Canale di Sicilia.
la guida esperta del maestro, affondare le mani nell’argilla, Al suo posto rimane oggi un vasto banco di roccia lavica,
seduti davanti al tornio e plasmarla, trasformandola in un conosciuto anche come banco di Graham, dal nome dato
oggetto da poter portare via. dagli inglesi all’isola, riscontrabile a 6 m di profondità.

Altrettanto affascinante è stato incontrare uno dei Maestri Quest’attività vulcanica ha però lasciato a Sciacca un’eredità
Corallari del museo diffuso che ci ha permesso di conoscere di tutto rispetto costituita dal preziosissimo corallo fossile, il
la singolare storia del “Corallo di Sciacca” e apprezzare cui colore rosso, tipico del Corallium Rubrum mediterraneo,
la particolarità della sua lavorazione nella creazione di famiglia cui esso appartiene, assume sfumature
gioielli unici, esclusivi di una delle eccellenze più tipiche particolarissime che variano dall’arancio, al salmone-rosa
dell’artigianato saccense. pallido, con striature grigie fino al nero - brunastro.
Questo corallo, che proviene dai fondali prossimi alla città di È proprio questa variazione di colore, frutto delle alte
Sciacca e cresce tra i 50 ed i 200 m di profondità, è unico temperature legate all’attività vulcanica sottomarina, che
al mondo e per questo mantiene la denominazione di determina l’unicità di questo corallo.
provenienza.
Esso, inoltre, in sintonia con uno dei punti fondamentali
La sua storia è strettamente legata a quella dell’Isola sul quale si basa il progetto del museo diffuso, ossia la
Ferdinandea o l’isola che non c’è. sostenibilità ambientale, è l’unico esempio di corallo al
Essa, infatti, apparve nel 1831, a circa 26 miglia nautiche mondo totalmente ecosostenibile perché, essendo di origine
(48 Km) dalla costa saccense, nello specchio d’acqua tra fossile, il suo prelievo dai fondali non danneggia alcuna
Pantelleria e Sciacca, a seguito di un’eruzione sottomarina di barriera corallina vivente.
un vasto apparato vulcanico (il Vulcano Empedocle) che ne Infatti, durante i movimenti conseguenti alle eruzioni
fece emergere la vetta, formando una piccola isola. vulcaniche che portarono all’emersione dell’Isola Ferdinandea
Essa suscitò l’interesse di alcune potenze straniere europee, e al suo successivo inabissamento, furono naturalmente
come la Francia e l’Inghilterra, che cercando nel Mediterraneo sradicati ingenti quantità di corallo che si accumularono sul
punti strategici per gli approdi delle proprie flotte, apposero fondo come sedimento.
ognuna la propria bandiera sull’isola, rinominandola e Dal 2012 il corallo di Sciacca, esportato soprattutto a New
rivendicandone la proprietà. York, è finalmente tutelato da un consorzio formato da alcune
aziende specializzate nella sua lavorazione.
I Borboni non furono da meno e la battezzarono con il nome
di Ferdinandea, in onore del Re delle due Sicilie. Questo consorzio preserva l’identità della pregiata gemma
Ma fu l’isola stessa a mettere a tacere tutte le dispute sul suo marina in tutt’Italia e all’estero e promuove metodi di
possesso. lavorazione artigianali, contingentandone anche il recupero.

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Il corallo grezzo, che presenta dimensioni ridotte rispetto al


corallo asiatico, recuperato sotto forma di ammasso roccioso,
dopo l’asportazione del fango e delle concrezioni calcaree
sviluppatesi nel fondo degli abissi, abbandonato l’iniziale colore
marrone, mostra il suo incredibile colore arancione salmonato.

Come nel caso della ceramica, anche nel laboratorio orafo è


possibile lavorare con le apposite attrezzature, sempre sotto
l’attenta ed esperta guida del maestro, un piccolo frammento di
corallo per realizzare un monile da portare con sé per sempre,
rendendo indelebile il ricordo del soggiorno trascorso nella “città
della bellezza”.

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Poco fuori dal centro abitato è possibile raggiungere la


riserva naturale di Monte Kronio (chiamato anche Monte
San Calogero), tramite un sentiero che ha inizio nel quartiere
residenziale di [Link] Isabella e arriva fin su al santuario di San
Calogero, attraversando la macchia mediterranea.

Prossime a quest’ultimo e lungo il pendio di Monte Kronio


alcune grotte carsiche, dalle quali fuoriescono vapori alla
temperatura di circa 38° - 40°, collegate tra loro da una
rete di gallerie, testimoniano la presenza di fenomeni di
vulcanismo secondario, legati all’attività di Empedocle, il
vulcano sottomarino situato nella catena dei Campi Flegrei
del Canale di Sicilia, ubicato circa 40 km al largo di Capo
Bianco (Cattolica Eraclea), responsabile dell’origine dell’isola
Ferdinandea.

Si tratta delle più antiche terme del mondo perché frequentate


sin dal Paleolitico dagli uomini preistorici.
Il santuario di San Calogero, che sorge sulla cima della collina,
in posizione dominante, è uno dei più importanti tra quelli
dedicati al santo, molto venerato nel territorio agrigentino.

La chiesa fu realizzata in prossimità della grotta nella quale


quest’ultimo visse come eremita, a cavallo tra il V ed il VI
secolo d.C., dove curava i suoi fedeli, grazie ai vapori che
fuoriuscivano e fuoriescono tuttora dalle profondità della
terra, da diverse malattie, soprattutto reumatiche.

L’imponente edificio religioso fu iniziato nel 1530 e


terminato nel 1644. Al suo interno, arricchito da una ricca
decorazione barocca, è custodita, dentro una custodia
lignea settecentesca, la statua di San Calogero, scolpita da
Antonello Gagini nel 1535 e consegnata dal figlio Giacomo
Gagini nel 1538.

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140 R E P O RTA G E | SCIACCA

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Un’altra affascinante e suggestiva struttura, anch’essa


fuori dal centro abitato di Sciacca, è costituita dal Castello
Incantato, un museo all’aperto.
Un ampio spazio nel quale si trovano una serie di sculture
raffiguranti teste umane scavate e scalpellate nella
roccia, che nell’immaginario dell’artista contadino Filippo
Bentivegna, emigrato nel 1913 negli Stati Uniti e rimpatriato
in Italia nel 1919, rappresentavano i sudditi del regno che egli
aveva creato e di cui era il Signore.

Al centro del podere sorge la casetta dove viveva Bentivegna,


le cui pareti interne sono decorate da disegni raffiguranti
grattacieli che ricordano il suo soggiorno in America e da
un pesce che contiene nel proprio ventre pesci più piccoli
che, probabilmente, simboleggia la traversata dell’artista
all’interno della nave che lo condusse a New York.
Alcune sue opere sono oggi esposte presso il Museo dell'Art
Brut di Losanna.

Per finire non si può trascurare, tra i cinque sensi, il gusto


che può essere soddisfatto, oltre che dalle varie specialità
gastronomiche saccensi, soprattutto dai due dolci tipici della
città, costituiti dall’“Ova murina” e da “i cucchiteddi” entrambi
ideati dalle suore, tra il Medioevo e il Rinascimento.

Il primo veniva fatto nel periodo estivo e serviva a sostituire


il cannolo siciliano, visto che in estate già anticamente la
ricotta non veniva prodotta.
In merito all’origine del nome di questo dolce esistono due
scuole di pensiero.

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R E P O RTA G E | SCIACCA 141

Una deriva dalla traduzione letterale in “Uova


Moresche”, poiché furono i Mori che portarono gli
ingredienti principali di questo dessert, come il cacao,
la cannella e la vaniglia, che gli conferiscono il colore
scuro all’esterno.

L’altra scuola, invece, fa derivare il nome da una


similitudine con la carne della Murena, fuori scura e
dentro bianca.
Esso si presenta come una crêpe di colore scuro, che
avvolge una crema a base di latte, scaglie di cioccolato
e zuccata. Il colore scuro deriva dalla presenza
nell’impasto di cacao, mandorle e cannella.

I cucchiteddi sono, invece, pasticcini di pasta di


mandorle a forma di mezzo cucchiaio, farciti con
zuccata (confettura di zucche verdi di origine araba
diffusa e apprezzata in ogni angolo della Sicilia) e poi
glassati o ricoperti con zucchero a velo.
Tale dolce fu eseguito per la prima volta nel 1380 dalle
suore di clausura del Monastero saccense di Santa
Maria dell'Itria.

Tutto questo è solo una minima parte di ciò che può


essere vissuto a Sciacca.
Non resta, dunque, che scoprirla e attivare “i cinque
sensi”.

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