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GF59

Giroinfoto Magazine nr. 59, pubblicato a settembre 2020, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che offre uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Il numero presenta reportage su diverse località, tra cui l'Arches National Park, e promuove la cultura fotografica attraverso articoli e fotografie di reporter professionisti e amatori. La rivista è disponibile online e mira a creare una comunità di appassionati di fotografia e viaggi.

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GF59

Giroinfoto Magazine nr. 59, pubblicato a settembre 2020, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che offre uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Il numero presenta reportage su diverse località, tra cui l'Arches National Park, e promuove la cultura fotografica attraverso articoli e fotografie di reporter professionisti e amatori. La rivista è disponibile online e mira a creare una comunità di appassionati di fotografia e viaggi.

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N.59 - SETTEMBRE 2020 [Link].

com
N. 59 - 2020 | SETTEMBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Arches Park
ALL AMERICAN REPORT
BAND OF GIROINFOTO

MONTEMAGNO TERRE SICANE [Link]


MONFERRATO ASTIGIANO SICILIA DA ODENSE A SESTRI LEVANTE
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
2

COME

59
[Link]
SETTEMBRE 2020

Giroinfoto Magazine nr. 59


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 59


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 59


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 59 Issuu
20 Settembre 2020 giroinfoto magazine

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Giancarlo Nitti
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Giancarlo Nitti Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
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Barbara Lamboley divieto riprodurli o modificarli anche solo
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Giroinfoto Magazine nr. 59


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

ARCHES PARK

GIROINFOTO MAGAZINE

59
I N D E X

R E P O R TA G E

QUEYRAS
10 ARCHES PARK
All American Report
Band of Giroinfoto

40
26 SULLE ORME DI HC ANDERSEN
Odense e Sestri Levante
Band of Giroinfoto

40 FORTE DI QUEYRAS
Scorcio Occitano
Di Adriana Oberto

50 FRIDA KAHLO
Leonet Matiz Espinoza
Fabbrica del Vapore Milano

MOSTRE 56 GAMBATESA
La miniera
FRIDA KAHLO Band of Giroinfoto Liguria

50
R E P O R TA G E

26
ANDERSEN

Giroinfoto Magazine nr. 59


7

R E P O R TA G E

74
TERRE SICANE

TERRE SICANE
Per chi suonano le campane
74 BOOK

Band of Giroinfoto Sicilia LA PIETRA PECE

102
MONFERRATO ASTIGIANO
Montemagno
86
Band of Giroinfoto Piemonte

LA PIETRA PECE
Ragusa
102
Di Rita Russo

MALKOVICH MALKOVICH MALKOVICH!


Sandro Miller 116
Skira Editore

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con: 126
Paolo Gentili
Rita Russo R E P O R TA G E

56
GAMBATESA

R E P O R TA G E

86
MONTEMAGNO

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10 R E P O RTA G E | ARCHES

A cura di Barbara Tonin Fotografie di Barbara Tonin e Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 11

ARCHES NATIONAL PARK


UTAH

Una delle tappe che più ci ha entusiasmato


durante il nostro USA road trip è stata quella
all’Arches National Park in Utah.

Già dall’ingresso il
paesaggio si presenta
maestoso e ricco
di formazioni rocciose dalle
sfaccettature più fantasiose.
Dalla terra rossa si
ergono più di 2000
archi di roccia e centinaia
di pinnacoli di tutte le forme e
dimensioni.

Con l’auto ci addentriamo tra imponenti pareti rocciose


e massi in bilico, immaginandoci di vedere da un momento
all’altro Road Runner e Wile E. Coyote.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


12 R E P O RTA G E | ARCHES

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 13

65 milioni di anni fa, il parco di Arches era un interminabile fondale marino prosciugato.

Le forze poi dei movimenti tellurici hanno compresso e innalzato cumuli di arenaria, creando delle
anticlinali, ovvero delle pieghe rocciose stratificate.
Le fratture create dalla deformazione e l’erosione per mezzo del vento, della sabbia e dell’acqua, infine,
hanno dato la forma che oggi possiamo vedere.

L’acqua è la principale causa dei lenti cambiamenti del paesaggio.


La pioggia, infatti, erode la superficie e trasporta sedimenti tra le insenature fino al fiume Colorado.
Nei periodi più freddi, inoltre, l’acqua si insinua e si accumula nelle crepe e nelle cavità e, ghiacciando,
si espande creando nuove fratture.

Giroinfoto Magazine nr. 59


14 R E P O RTA G E | ARCHES

Barbara Tonin Photography

La pioggia è l’artefice anche delle caratteristiche striature


nere e rosse, tipiche delle rocce delle regioni aride: la
cosiddetta “vernice del deserto”.

Tale patina è composta da materiali argillosi, ossidi e


idrossidi di manganese e ferro, assieme a sabbia ed altri
oligoelementi.
Questo aggregato viene poi cementato alla roccia, grazie
all’azione dei batteri che ne popolano la superficie.
La vernice del deserto si forma principalmente dal deflusso
dell’acqua che cade da alte formazioni rocciose.

Gli archi tendenzialmente si formano dalla frattura di una


roccia che, erosa, si modella fino a diventare una sorta di
pinna o aletta e infine un arco.
In altre condizioni, possono essere formati anche quando
cavità in prossimità di pareti rocciose vengono scavate
sempre più profondamente fino ad essere forate.

Un’altra formazione caratteristica dell’Arches Park sono i


“tafoni”.
Conosciuti anche con il nome di “roccia a formaggio
svizzero” o “a nido d’ape”, il tafone si forma su superfici
rocciose inclinate o verticali, protette dal deflusso
dell’acqua.
L’umidità che penetra attraverso la superficie porosa
delle rocce di arenaria scioglie la calcite presente in essa,
creando delle piccole cavità lisce ed arrotondate, come i
fori di una spugna.
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 15

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


16 R E P O RTA G E | ARCHES

La diversità e la moltitudine di rocce del parco è


straordinaria da ogni sua angolazione.

Personalmente, ritengo che sia uno dei luoghi più


incantevoli degli Stati Uniti occidentali.
Le alte formazioni si fondono con ampie distese
aride, alberi e arbusti, la cui forma ben si integra
con la bizzarra conformazione delle rocce.
Ne risulta un paesaggio incantevole,
indubbiamente singolare, dal fascino
impareggiabile.

Gli animali che fanno capolino al tramonto, infine,


ne conferiscono una nota quasi fiabesca.
Descrivere la moltitudine di archi e pinnacoli è
impossibile.
Quelli maggiormente visitati sono i più alti, i più
lunghi e i più bizzarri.

Balanced Rock
è la formazione più curiosa.
Alta circa 39 metri, è una roccia apparentemente
IGiancarlo Nitti Photography
appoggiata in bilico sopra un picco.
In realtà è parte di un unico pinnacolo levigato
dagli agenti atmosferici.
Si stima abbia un peso di circa 3,6 tonnellate.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 17

BALANCED ROCK
Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


18 R E P O RTA G E | ARCHES

DELICATE ARCH
Giancarlo Nitti Photography
che sale per 148 metri tra rocce e arbusti.
Poco lontano dal parcheggio, lungo il tragitto, si
fiancheggia la capanna del Wolfe Ranch, costruita
L’attrattiva principale è il Manuela Albanese Photography
all’inizio del ‘900 da John Wesley Wolfe, e un muro di

Delicate Arch petroglifi degli indiani Ute.


È consigliabile affrontare il percorso in orari non vicini al
Con una campata alta 18 metri e un’apertura di 14 metri, per
mezzogiorno, soprattutto d'estate, quando le temperature
la sua posizione attira e affascina visitatori da tutto il mondo.
superano con facilità i 45 gradi.
I punti panoramici per vederlo sono diversi, tuttavia il migliore
Cartelli ed avvisi vari in brochures, danno questa
è tramite un sentiero che porta direttamente sotto l’arco.
informazione con il consiglio di portarsi a seguito almeno
Si tratta di un percorso abbastanza semplice di circa 2,5 km
2 litri d'acqua.

Altri sentieri più semplici e corti conducono a punti


panoramici che permettono di vedere il Delicate Arch, ma
offrono una vista più lontana o parzialmente ostacolata.

Il Delicate Arch è diventato il simbolo dello stato dello


Utah, infatti lo troviamo sulle targhe automobilistiche, sui
francobolli commemorativi e in ogni "insegna" dedicata
alle attività locali.
Sono tante le interpretazioni che si danno a questa
singolare forma, ma la più usata sembra essere le gambe
di un cowboy, con i suoi tipici pantaloni da caballeros.

DELICATE ARCH
Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 19

DELICATE ARCH
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 59
20 R E P O RTA G E | ARCHES

DOUBLE O ARCH
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 21

LANDSCAPE ARCH
Giancarlo Nitti Photography

L’arco con l’apertura più alta è il Purtroppo negli anni ’90 ha subito dei cedimenti di alcuni

Double O Arch
suoi segmenti, ma per il momento ancora resiste ai
fenomeni d’erosione, nonostante sia molto sottile.
e misura 34 metri. È anche uno dei più ampi ed ha un Devils Garden, nonostante il nome, offre un panorama
diametro di circa 13,4 metri. ineguagliabile.

Landscape Arch
È ricco di archi, guglie e strette pareti rocciose, dette “pinne”,
, che tra migliaia di anni diverranno archi.
invece, è l’arco con la portata più lunga di tutti gli archi del
Nord America. È il luogo ideale per osservare le stelle e avvistare qualche
Si trova nell’area del Devils Garden e ha un’apertura di ben animale.
93,3 metri. Oltre a condurre fino al Landascape Arch, dal sentiero del
Dopo quelli cinesi, è il quinto arco naturale più grande del Devil Garden è possibile raggiungere il Double O Arch, Pine
mondo. Tree Arch, Tunnel Arch, Navajo Arch e Partition Arch.

DEVILS GARDEN
Barbara Tonin Photography

LANDSCAPE RARCH
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 59
22 R E P O RTA G E | ARCHES

Altri punti panoramici molto interessanti sono la


Window Section (dove possiamo ammirare North
Window, Turret Arch, Garden of Heaven Elephant Butte
e Parade of Elephants), Park Avenue e Courthouse
Towers, quest'ultime ricche di massicci monoliti e mura
imponenti, come nelle metropoli.

Non solo le formazioni rocciose sono affascinanti in


Arches Park.
Se abbassiamo lo sguardo al terreno noteremo un suolo
composto da materiali diversi e nerastri.
È la crosta biologica, chiamata così perché formata da
organismi viventi, che costituiscono il fondamento della
vita vegetale del deserto.

In essa, infatti, convivono licheni, muschi, alghe verdi,


microfunghi e soprattutto cianobatteri, che cementano
assieme particelle di sabbia e roccia e consentono alle
piante di crescere fornendo loro umidità e sostanze
nutritive.
Giancarlo Nitti Photography

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 23

Barbara Tonin Photography

I cianobatteri (o alghe verde-blu), quan-


do si spostano sul terreno, lasciano
delle fibre appiccicose che formano un
substrato reticolato resistente all’ero-
sione e che immagazzina l’acqua.

Su questo tutti gli altri organismi pos-


sono crescere e sopravvivere.
Le croste più giovani sono piatte e di
colore marrone, mentre quelle più an-
tiche, che possono risalire anche a più
migliaia di anni fa, sono irregolari e nere
e a volte possono essere cosparse di
licheni e di muschi più chiari.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


24 R E P O RTA G E | ARCHES

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ARCHES 25

L’aspetto del deserto del sud-est dello Utah non


si presenta con dune sabbiose proprio grazie alla
crosta biologica, che impedisce l’erosione del
terreno.

Non solo è di sostentamento per le piante, ma


addirittura anche per gli animali e gli esseri
umani, che altrimenti difficilmente riuscirebbero a
sopravvivere in un ambiente fortemente arido.
La crosta biologica, tuttavia, è un ecosistema
molto fragile e minacciata dal continuo calpestio
e, per questo, è molto importante seguire i sentieri
indicati.
Per rigenerare uno strato sottile, infatti, impiega
qualche anno.

Licheni e muschi, invece, impiegano centinaia


di anni per riprendersi. In casi peggiori potrebbe
addirittura danneggiarsi in modo irreparabile.

Arches Park è un sito unico nel suo genere.


Un luogo ideale per evadere in una “dimensione Barbara Tonin Photography
alternativa”, dove tutto è sospeso nel tempo e la
forza di gravità non ha potere.

Giancarlo Nitti Photography


Giroinfoto Magazine nr. 59
26 R E P O RTA G E | ANDERSEN

SULLE TRACCE DI

DA ODENSE A SESTRI LEVANTE


Come nella più tradizionale delle favole si comincia così: “C’era una volta” …
un ragazzo non molto attraente, alto e dinoccolato, con un naso importante,
come dire “un brutto anatroccolo”, nato e cresciuto fino all’età adolescenziale in
povertà, come “la piccola fiammiferaia”, in una cittadina della provincia danese
sull’isola di Fyn: Odense.
La sua vita tra difficoltà, fantasia, viaggi e la paura della follia proseguirà con
grandi soddisfazioni e riconoscimenti.

Hans Christian Andersen diventerà lo Shakespeare dei bambini fino ad affermarsi


uno degli scrittori più importanti di fiabe, tanto che oggi, dal 1988, a Sestri
Levante (GE), si svolge l'Andersen Festival, concepito con laboratori, incontri,
letture e mostre dedicate a lui.

A cura di Laura Rossini, Monica Gotta , Remo Turello e Stefano Zec

Giroinfoto Magazine nr. 59


Odense
R E P O RTA G E | ANDERSEN 27

La città natale di H.C. Andersen

Odense è una antica città della Danimarca con una storia Nella cripta, sotto l’altare, sono conservati i resti di Re Knud
millenaria. II, il Santo Patrono danese, vittima di una rivolta di contadini
Sorge al centro dell’isola di Fyn e si può raggiungere nel XII secolo.
via terra dalla penisola dello Jutland attraversando il Secondo la narrazione del tempo fu ucciso mentre,
“New Little Belt Bridge” oppure percorrendo l’imponente inginocchiato, era raccolto in preghiera.
Storebæltsbroen, uno dei ponti sospesi più lungo di tutto La sua canonizzazione avvenne senza evidenti miracoli ma
il nord Europa, se si giunge da Copenaghen da cui dista un servì allo stato Pontificio a rafforzare i legami con la terra di
paio d’ore. Danimarca.
A fianco della Cattedrale si trova l’Eventyrhaven, uno spazio
Si può arrivare anche via mare dal fiordo di Odense, un verde completamente circondato da un canale di acqua.
ampio canale costruito nell’800 che permise alla città di
svilupparsi commercialmente e di dar avvio a numerose Nel parco, all’ombra di grandi alberi è posto il castello delle
industrie tessili. fiabe, una struttura nella quale in estate va in scena lo
Oggi la città conserva in modo impeccabile quel fascino spettacolo della HC Andersen Parade, ovvero 24 fiabe in 24
ottocentesco, in cui la vita sembra trascorrere lentamente a minuti presentate da 24 personaggi dei racconti.
misura d’uomo, e si presta ad essere facilmente percorribile Si tratta di una bella rassegna di fiabe popolari di
a piedi o in bicicletta. HC Andersen in un piccolo spettacolo musicale, con
giovanissimi attori che si alternano sul palco a un narratore
Nel centro storico si rende ancora più evidente questa nelle vesti di Andersen.
caratteristica della città: le case piccole, coloratissime e
vivaci si affacciano su stradine e viottoli fioriti, parchi e aree Lo spettacolo è gratuito e viene ripetuto ogni giorno, al
verdi pullulano qua e là. termine di ogni rappresentazione i personaggi delle fiabe
si mettono in fila per le fotografie e i bimbi amano farsi
Odense, che vanta un passato culturale e artistico fotografare con i loro personaggi preferiti.
apprezzabile, è ricca di musei e gallerie d’arte e nel suo
centro si erge maestosa la Sankt Knuds Kirke (Cattedrale Da qui si scopre un’altra Odense, quella dei piccoli, e così ci
di San Canuto), una imponente chiesa in stile gotico apprestiamo a scoprire il fantastico mondo di Andersen.
che certifica la ricchezza di cui godeva la città in epoca
medievale.

Remo Turello Photography

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28 R E P O RTA G E | ANDERSEN

Laura Rossini Photography

Hans Christian Andersen


scrisse fiabe inventandole di sana pianta, introspettive ed Nella sua casa natale, invece, ci sono le vettovaglie, i bauli,
autobiografiche, dando al lettore la possibilità di riflettere la tavola apparecchiata, gli attrezzi da ciabattino del padre e
su aspetti della propria vita, viaggiando nei pensieri più altri oggetti in una suggestiva ricostruzione.
intimi e rappresentando con ironia e delicatezza le relazioni Questo non è l’unico luogo del passato, perché in una
amorose e non solo. piccola via del centro si trovano le case di quello che era il
quartiere più povero.
Fu uno dei pochi a ricevere onori e festeggiamenti quando Le case sono contrassegnate da una targa “Kig Ind” che
era ancora in vita, compresa la posa di una statua a lui vuol dire passa (entra e guarda).
dedicata nella città natale. Qui il tempo sembra essersi fermato: tutto come allora, le
Questo evento, seppur contestato, non fu casuale, ma foto, gli arredi e le suppellettili dell’epoca.
disegnato nel suo destino come predisse una vecchia Gli spazi sono veramente stretti, angusti e con poca luce.
strega del paese alla madre quando ancora era piccolo.

Diventato orfano ed abbandonato a se stesso, all’età di 14


anni decise di trasferirsi a Copenaghen in cerca di fortuna.
Lì ebbe inizio la sua “vita da cigno” con viaggi colmi
d’ispirazione per racconti e diari.
Una vita piena per alcuni aspetti, ma pur sempre solitaria.

A Odense, in onore del suo cittadino più famoso, le vie ed i


vicoli del centro sono stati disseminati di orme una dietro
l’altra a formare un percorso che segna i luoghi in cui
l’artista visse.
Una vera e propria caccia al tesoro, perché in alcuni punti le
orme sono così consumate da non essere quasi più visibili.

Si comincia dal museo a lui intitolato.


Due piani su cui sono distribuite le statue a lui dedicate
e gli oggetti a lui appartenuti: dai diari di viaggio fino alla
ricostruzione con visore in 3D dello studio di Copenaghen.
Remo Turello Photography

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R E P O RTA G E | ANDERSEN 29

LA CASA NATALE DI ANDERSEN


Laura Rossini Photography

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30 R E P O RTA G E | ANDERSEN

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ANDERSEN 31

Continua la nostra passeggiata, ogni tanto per strada cucina, mercato, teatro delle marionette c’è un bambino
si incontra una statua di Andersen mentre siede su una che gioca tranquillo utilizzando tutto ciò che può trovare a
panchina o sbuca dal pavimento. portata di mano.
Durante il nostro percorso scopriamo la statua del Tutto soffuso: luci, voci ed ognuno immerso nel mondo che
“soldatino di stagno” e “Pollicina” che fa capolino da un ha scelto.
tulipano. Persino gli adulti possono trasformarsi in re, regine,
sirenette o damigelle.
Ci mettiamo alla ricerca del FyrtØjet (scatola dell’acciarino),
un centro culturale dedicato ai bambini, che prende il nome Dovrebbe essere la normalità eppure il rispetto che regna
da una delle favole più famose dell’autore. sovrano ha reso ancora più magica l’atmosfera dandoci
La porta di accesso ha la caratteristica di essere l’opportunità di divertirci e giocare con nostra figlia in totale
incastonata in un tronco d’albero proprio come nella favola. libertà.
Possiamo dire che forse è il luogo che più ci ha colpito.
Purtroppo, quando si parla di bambini, non riusciamo Odense è molto suggestiva, ma se si parla di Andersen non
spesso ad abbinare le parole silenzio, compostezza, ordine si può lasciare la Danimarca senza aver fatto un giro sul
e rispetto, eppure è possibile. “baule “della giostra a lui dedicata al Tivoli di Copenaghen,
il parco divertimenti in cui lui in età adulta passeggiava e
Ci accolgono due ragazze e ci chiedono di togliere le scarpe, traeva ispirazione.
ci augurano un buon divertimento chiedendoci solo, dopo Un viaggio tra i personaggi delle sue favole più famose;
aver giocato, di rimettere tutto al proprio posto così come viene spontaneo ad ogni cambio di scenografia fare a gara
l’abbiamo trovato. per essere i primi a riconoscere la favola: I vestiti nuovi
Entriamo nella prima grande stanza con luci soffuse come dell’imperatore, La principessa sul pisello, L’acciarino, La
se fossimo in un bosco, sulla destra delle rientranze a regina della neve; ed infine lui che ci saluta così, curvo
formare angoli di gioco. sul suo scrittoio, con la penna in mano come se stesse
Siamo esterrefatti: pensavamo di essere soli, dal silenzio scrivendo un altro capolavoro, come se la sua poesia non
che c’è invece pian piano ci accorgiamo che in ogni spazio, dovesse finire mai.

TIVOLI
TIVOLI

ACCIARINO
ACCIARINO

TIVOLI
TIVOLI
TIVOLI
Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


32

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ANDERSEN 33

Sestri Levante Le giornate dell'Andersen Festival

L’Andersen Festival è una manifestazione promossa dal Il viaggio verso sud, lungo il mare, è uno dei viaggi più belli
Comune di Sestri Levante (GE) dedicata allo scrittore Hans che si possono fare.
Christian Andersen, concepita con laboratori, incontri, In questa sua prima visita in Italia la natura e l’arte furono
interviste, letture, mostre e spettacoli. incontri entusiasmanti di rara bellezza.
Nacque nel 1988 e negli anni si è affermato come uno dei
più importanti festival dedicati alle fiabe e al teatro non Il suo viaggio lo porta a passare da Genova e
convenzionale. successivamente da Sestri Levante, dove alloggiò in una
Il festival è teso ad esaltare sensibilità e passione nelle arti, locanda che lo mise di fronte ad altre bellezze affascinanti,
sperimentare e giocare e indirizzare l’attenzione a questi le baie e il mare azzurro, il mare che significa amore e vita
luoghi fantastici essendo privi di pregiudizi. così importante per i danesi.
È stato dedicato spazio ai teatri di strada, al teatro di
performance ma anche al teatro classico. Molti direbbero che questa autobiografia è la più bella fiaba
che abbia mai scritto.
Una manifestazione che è anche volta alla promozione della Ci lavorò tutta la vita e divenne quasi un’idea fissa che portò
cultura, del turismo e del territorio e che vuole invitare tutti lo scrittore a lasciare precise istruzioni di pubblicazione nel
a continuare la sperimentazione e a divertirsi nelle strade di caso non fosse tornato dai suoi viaggi.
Sestri Levante.

Vi chiederete come mai Andersen a Sestri Levante?


È Andersen stesso che ci racconta il suo primo viaggio in
Italia e lo inserisce nell’autobiografia La fiaba della mia vita.

SESTRI LEVANTE
Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


34 R E P O RTA G E | ANDERSEN

Stefano Zec Photography


Adriana Oberto Photography

H.C. Andersen Festival


Sono occasioni speciali per le famiglie, gli adulti e bambini Valentina Pericci è la vincitrice per la sezione adulti con la
che hanno culminato nella cerimonia di consegna del 53° fiaba “Il nuovo regno”.
Premio Hans Christian Andersen – Baia delle Favole ore Francesco Russo è il vincitore per la sezione professionisti
17.00 di sabato 5 settembre 2020, il concorso letterario per con la fiaba “Dentro l’uovo”.
la fiaba inedita che si tiene a Sestri Levante dal 1967. La sezione fiaba straniera è stata vinta da Fedor Kulikov.

Questo appuntamento fisso nello scenario della letteratura Il trofeo “Baia delle Favole” è stato conquistato dallo
dell’infanzia ogni anno vuole premiare le migliori fiabe scrittore Roberto Piumini con la fiaba inedita “Nel regno di
inedite nella splendida cornica della cittadina di Sestri Bistoria”.
Levante. Altri premi sono stati consegnati per le sezioni “Scuola
Nel Convento dell’Annunziata, alla presenza di Lidia Ravera, Materna”, “Bambini” e “Ragazzi”.
Presidente della Giuria del Premio, della sindaca Valentina
Ghio, degli altri giurati e di Enrico Lo Verso, vicino a Medici Il Comune di Sestri Levante, in collaborazione con
Senza Frontiere, charity partner della manifestazione è Mediaterraneo Servizi s.r.l., ha già pubblicato il bando per la
stato consegnato il premio al vincitore di quest’edizione. partecipazione alla 54ª edizione del Premio “Hans Christian
Quest’anno sono arrivate oltre 500 opere, tra cui anche Andersen - Baia delle Favole” per la fiaba inedita.
scrittori professionisti, nuova categoria inserita quest’anno.
Si potrà concorrere inviando una fiaba inedita a tema libero,
Dichiara Lidia Ravera mai veicolata sul web e che non risulti già premiata in altri
“Mai come in questi tempi oscuri, di generico disagio e concorsi o inviata per partecipazione ad altri concorsi
ansia politica, è necessario ricominciare a raccontare concomitanti con il Premio “H.C. Andersen – Baia delle
l’eterna fiaba del bene e del male, dei buoni e dei cattivi, Favole”.
della paura e del sollievo, della dura realtà e della magia che
la trasforma. Si può scaricare il bando all’indirizzo:
Mai come in questo momento è importante far posto alla [Link]
nostra parte bambina, quella che sa inventare e credere a
quello che ha inventato.
Cercatelo, se non l’avete a portata di mano, quel vostro io
dismesso, l’io piccolo, di quando eravate all’inizio della vita.
È urgente. È ricostituente. È una salvezza”.

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R E P O RTA G E | ANDERSEN 35
In onore del centenario della nascita di Gianni Rodari, sono
stati dedicati alcuni appuntamenti allo scrittore e pedagogista
Gianni Rodari.
Quest’anno la sezione dedicata alle graphic novel ha voluto
porgere omaggio proprio a Gianni Rodari.
Ai partecipanti è stato chiesto di raccontare una storia
ispirandosi proprio alle opere del grande scrittore oppure a ciò
che Rodari rappresenta.

Lo scopo è creare delle opere nuove prendendo spunto dalle


emozioni originate proprio dal scrittore piemontese, interprete
riconosciuto del “fantastico” e autore di “Grammatica della
Fantasia” – Introduzione all’arte di inventare storie - la sua più
importante pubblicazione.

Le serate e gli spettacoli sono stati molteplici e sono stati


messi in scena in diverse location di Sestri Levante tra cui la
Baia del Silenzio.
Per citare solamente alcuni dei protagonisti di queste serate
magiche ci saranno Teresa Mannino, in un reading inedito
ispirato a Rodari e alle fiabe, Giobbe Covatta in una divertente
riscrittura della Divina Commedia.

In tema musicale si sono esibite due eccellenze genovesi


ai Ruderi di Santa Caterina Eugenia Post Meridiem, la
band che propone psichedelia, rock, soul, pop alternativo
e il chitarrista Marco Tindiglia con Masa Kamaguchi,
contrabbassista giapponese tra i più richiesti a livello
europeo.
Non sono mancati i Boccanegra e Karls Stets, artisti di fama
internazionale.

I Teatri Mobili sono tornati a Sestri Levante con la versione I concerti e alcuni momenti delle serate sono anche
en plein air per il 2020. trasmessi in diretta streaming sulle pagine Facebook di
Il Camion Teatro si forma con 2 spazi teatrali dedicati Andersen Festival e Premio e del Comune di Sestri Levante
ai Teatrini Emozionali, lo spettacolo “Antipodi” della per poter dare accesso agli eventi ad un pubblico più vasto
Compagnia Dromosofista e “Manoviva” della compagnia date le restrizioni di posti disponibili in presenza.
teatrale Girovago & Rondella che rappresentano un progetto
artistico innovativo, nuovo nel panorama italiano.
Un teatro alla portata di tutti, arte che si dispiega in strada.

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36 R E P O RTA G E | ANDERSEN

Monica Gotta Photography

Sestri Levante dedica ogni anno una manifestazione Un altro laboratorio che ha suscitato tanta curiosità
dedicata proprio allo scrittore danese. nei piccoli partecipanti è La Favola della Fotografia che
In questa manifestazione, dedicata ad adulti e bambini, racconta ai bimbi come è nata la fotografia e spiega, in
sono disponibili laboratori e spettacoli per i bambini. modo ludico, le antiche tecniche di ripresa e di stampa
fotografica.
Esempi di questa modalità interattiva per i visitatori, grandi
e piccini, sono Tu che mi guardi, tu che mi racconti a cura La curiosità di piccoli partecipanti aspiranti fotografi è stata
di Andersen Lab è un laboratorio artistico, è un viaggio coinvolgente e appassionante!
insieme ai bambini della città utilizzando il linguaggio dei
disegni e della pittura e porta alla creazione di un taccuino,
un quaderno di appunti.

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | ANDERSEN 37

Stefano Zec Photography

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38 R E P O RTA G E | ANDERSEN

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | ANDERSEN 39

A causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 la manifestazione


di quest’anno è stata programmata in modo diverso e il Festival, nella
sua programmazione completa, è stata rimandato al 2021.
Questo ha voluto essere un momento di apertura e gioia per dare vita ad
una delle manifestazioni più conosciute ed amate della Liguria e dare
una dimostrazione di resilienza in un delicato momento sociale e storico.

Grazie all’Andersen Festival, alle fiabe e alle favole dei grandi e dei
meno conosciuti scrittori, c’è sempre un po' di magia che pervade
l’incantesimo della vita!

“Mondi possibili che partono dal mondo in cui viviamo – un mondo


in crisi, alle prese con le sfide gravose e complesse del cambiamento
climatico che oggi impongono urgenti scelte globali di ordine materiale
e urgenti scelte culturali, etiche, politiche, economiche – per arrivare a
mondi immaginari e immaginifici, tutti da inventare.

Lavorare alla programmazione di un Festival che nasce attorno alla


letteratura per l’infanzia apre a molte domande.
Ogni anno Andersen Festival cerca di tracciare una rotta verso Mondi
Possibili, distanti dal grigiore e dalla mediocrità a cui ci costringe
spesso la realtà difficile di un tempo quotidiano accelerato dalla frenesia
dell’apparire, del produrre, dell’esprimersi.
La programmazione del Festival sarà legata da un filo rosso che
percorrerà le diverse declinazioni di questa tematica”.

[ [Link] ]

Ringraziamenti

Ringraziamo il Comune di Sestri Levante e Mediaterraneo Servizi S.r.l.


per averci invitato all’Andersen Festival.

[ [Link] ]
[ [Link] ]

Monica Gotta Photography

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40 R E P O RTA G E | QUEYRAS

Il forte di Queyras,
denominato anche Castello di
Queyras (toponimo che richiama anche
il paese Château Vieille Ville, nelle vicinanze
del forte) è una fortezza medievale della seconda metà
del XIII secolo, ristrutturato ed allargato da Vauban nel XVIII,
che domina l’alta valle Queyras in Francia.

A CURA DI ADRIANA OBERTO

TRA LE VALLATE PIÙ ANTICHE DELLE ALPI

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R E P O RTA G E | QUEYRAS 41

VALLE QUEYRAS
l Queyras (Cairas in occitano) è una vallata nel dipartimento
delle Alti Alpi in Francia.
E’ una valle stretta creata dal fiume Guil, affluente della
Durance, al di là delle Alpi al confine con l’Italia, da cui si
arriva attraverso il colle dell’Agnello.

La valle è stretta e così lo è ancora la strada che la


attraversa.
Si tratta di una delle zone più antiche delle Alpi, e aperte al
turismo solo nel XIX secolo.

Questo ha in qualche modo protetto la zona dal turismo


di massa, mantenendone vive le caratteristiche e
proteggendone la natura, che è ancora in gran parte
incontaminata.
Fa parte infatti del Parco del Queyras, uno dei parchi
regionali francesi.

Adriana Oberto Photography

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42 R E P O RTA G E | QUEYRAS

Risalendo la Valle per la “Route des Grandes Alpes”


D902 ci si trova, poco dopo il bivio verso il colle
dell’Agnello, davanti ad uno sperone roccioso in
prossimità del paese di Château Vieille Ville.

Si tratta di una soglia glaciale, ovvero un rilievo


sporgente all’interno di un alveo glaciale (la stretta
valle scavata nel corso dei millenni dal ghiacciaio); qui
il ghiacciaio ha sovraescavato l’alveo e accumulato
detriti in contropendenza.

Questo tipo di formazioni rocciose sono state sfruttate


nel corso dei secoli per la loro inaccessibilità come
luoghi di controllo e difesa della valle circostante.
Le pendici della soglia sono molto scoscese, tranne
Torino sul versante nord, dove sorge il paese.

È in questo ambito che nasce e si sviluppa in


primo luogo il castello medievale e che viene poi
Fort Queyras progettata la fortezza.

FRANCIA

Cuneo

Adriana Oberto Photography Manuela Albanese Photography

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R E P O RTA G E | QUEYRAS 43

Adriana Oberto Photography

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44 R E P O RTA G E | QUEYRAS

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | QUEYRAS 45

Si hanno notizie del castello di Queyras a partire dal XIII


secolo, quando era di proprietà del Delfino.
Si trattava di un’opera fortificata eretta a scopo di difesa
dai saccheggiatori, nonché simbolo delle autorità locali.
La zona faceva parte della Repubblica degli Escartons,
un insieme di territori montani al di qua e al di là delle
Alpi (erano compresi territori degli attuali comuni di
Torino e Cuneo – Oulx, Casteldelfino, Val Chisone – e del
dipartimento francese delle Hautes Alpes – Briançonnais
e Queyras), che godevano di uno statuto fiscale e politico
privilegiato; tali privilegi si rifacevano alla Carta delle
Libertà, rilasciata dal conte di Albon, Ghigo VII nel 1244,
ma ratificata solo nel 1343 da parte del Delfino Umberto II
il vecchio.

E interessante sapere che il titolo di Delfino dato ai signori


d’Albon proviene dallo stemma del casato su cui era
rappresentato tale animale.
Quando, il 30 marzo 1349, Umberto II, per pagare i suoi
debiti, vende il Delfinato a Filippo VI Valois, re di Francia,
lo fa con la promessa che da quel momento tutti i
primogeniti della casa reale francese portino il titolo di
Delfino.
E il castello di Queyra sarà da allora sempre di proprietà
del Delfino di Francia.

Una descrizione del castello all’epoca menziona un


torrione centrale con alcune cantine e stalle e una
muraglia che lo circonda.
Si tratta di una costruzione alquanto diversa da quella
attuale, poiché il castello verrà rimaneggiato nel corso dei
secoli.
Conosce fasti e ricchezze e persino due Delfini vi
dimorano per un certo tempo; nello stesso tempo, però, è
anche luogo di pena e prigione per quelle donne che erano
accusate di stregoneria.

Nel XVI secolo, durante le guerre di religione, il castello


fu assediato dai protestanti capeggiati dal duca di
Lesdiguières; oppose un’accanita resistenza, ma
fu costretto a capitolare; i vincitori maltrattarono la
popolazione cattolica e uccisero il castellano.
Questa fu la prima volta che il castello dovette arrendersi.
Di conseguenza la fortezza rischiò di essere dimenticata
e addirittura demolita nel 1633 per ordine del re Luigi XIII,
il quale temeva che potesse servire come avamposto per i Adriana Oberto Photography
protestanti.

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46 R E P O RTA G E | QUEYRAS

Per fortuna ciò non avvenne; nel frattempo fu promulgato In seguito a questo avvenimento al marchese di Vauban
l’Editto di Nantes, che sanciva la libertà di culto per le viene chiesto di ispezionare la frontiera delle Alpi.
religioni protestanti in quei territori dove erano già presenti Nel dicembre 1692, dopo aver partecipato alla progettazione
prima del 1597. della fortezza a Mont-Dauphin, a soli 25 km di distanza,
L’editto fu revocato nel 1685, quando ai protestanti era già arriva a Fort Queyras e vi progetta un’estensione della cinta
stato vietato di possedere delle roccaforti, e 7 anni più tardi, muraria, che viene però realizzata solo in parte.
nell’agosto 1692, il forte resistette agli attacchi di truppe
protestanti, inglesi e del ducato di Savoia. Vi ritorna nel 1700 per completare il progetto; costruisce
nuove mura a nord ovest con una mezza luna, bastioni uniti
La guarnigione rifiutò di arrendersi e si salvò grazie da spesse mura e fossati di “scarpa” e “controscarpa”,
all’incendio di trentaquattro case del paese (sacrificate con
l’inganno dal comandante del castello), cosa che mise in
fuga il nemico.

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Il forte rimane nei secoli avamposto e luogo di difesa; nel pace, sia in caso di assedio.
XVIII e XIX secolo vengono aggiunte casematte, a cui fanno
seguito altre migliorie e la costruzione di caserme nel XX Ci sono pertanto le caserme, le casematte, una polveriera,
secolo. un piccolo arsenale, un’officina per la manutenzione, un
Nel 1940 serve da guarnigione per un battaglione di Alpini ospedale, la cappella e diversi magazzini per i viveri e il
cacciatori. materiale del Genio e dell’artiglieria.

Poiché situato in zona demilitarizzata, viene disarmato nel Il tutto costruito in epoche diverse, con rifacimenti e a
periodo tra il 1940 e il 1944; negli anni ’50 viene utilizzato volte anche variazione della destinazione d’uso, così che
come colonia vacanze, per poi passare ad un proprietario è possibile allo stesso tempo ammirare le murature alte e
privato. stondate medievali, le costruzioni interrate e angolari della
Ciò che risulta da questa lunga vita e insieme di fine del XVII secolo e quelle in mattone degli anni ’30 del
rimaneggiamenti è un complesso composito, di cui è difficile secolo scorso.
avere una visione d'insieme.
Un particolare di interesse è il sistema di
Ciò che colpisce, a prima vista, è il vecchio torrione, di approvvigionamento dell’acqua, che avviene in due maniere.
forma quadrangolare, che presenta ancora, sotto il tetto, i Esiste una cisterna, costruita tra il 1398 e il 1420, che
supporti dei vecchi spalti; è sempre stato la costruzione più raccoglie l’acqua piovana; a questa si affianca un canale,
importante. proveniente dalla frazione Meyries, installato nel 1700, che
Gli altri edifici sono quelli adibiti alla guarnigione e che ne raccoglie l’acqua in canalizzazioni di larice; questa scende
soddisfacevano i fabbisogni sia durante la vita in tempo di per gravità da Meyres per poi risalire al castello.

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R E P O RTA G E | QUEYRAS 47

Le fortificazioni di

Vauban
Si tratta di un gruppo di fortificazioni lungo le frontiere occidentale,
settentrionale e orientale della Francia e che son state costruite o
migliorate dall’ingeniere Sebastien Le Prestre, marchese di Vauban,
nel corso del XVII e primissimi anni del XVIII secolo.

Vauban fu un ingeniere militare francese durante il regno di Luigi XIV,


il re Sole.
Fu anche Maresciallo di Francia e grande stratega.
A lui si devono le fortificazioni “alla moderna” e la teorizzazione del
metodo delle “parallele”, che rimarrà in uso fino alla seconda guerra
mondiale.

Dodici delle fortificazioni da lui progettate sono entrate a far parte


della lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO il 7 luglio 2008.

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48 R E P O RTA G E | QUEYRAS

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Dopo una salita alquanto ripida, si entra al castello


dalla porta Delfina, dopo aver superato la mezzaluna in
corrispondenza del bastione di nord-est.

Da qui si giunge al fossato; al ponte lavatoio in zona nord-


ovest e ad una serie di edifici più nuovi (dal XVIII secolo in
poi).
Man mano che si procede nella visita è possibile godere
della vista sulla valle e di apprezzare la ripidezza delle
scalinate atte alla difesa del forte.
Si arriva in seguito alla parte più antica ed interna, col
torrione e le sale del castello.

Dirigendosi verso l’uscita, si passa dal cortile dell’artiglieria,


per poi attraversare di nuovo a porta Delfina e scendere
verso il paese.
In fondo alla stradina c’è ancora la garitta, a testimonianza
dei tempi più recenti di vita del forte.
Sul castello svettano e bandiere di Francia e del Delfinato.

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R E P O RTA G E | QUEYRAS 49

PORTA DELFINA
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50 MOSTRE | FRIDA KAHLO

Apre a Milano negli spazi della Fabbrica del Vapore la mostra Frida Kahlo, Il caos dentro, un
percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita
della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana e spirituale.

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MOSTRE | FRIDA KAHLO 51

"Vi dico: bisogna ancora portare in sé un caos per poter “Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d'artigianato e i
generare una stella danzante” giocattoli tradizionali, insieme all'influsso religioso della
madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal
Friederich Nietzsche padre – afferma Arèvaldo - creano un legame profondo tra
la sua produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e
la storia del Messico”.
LA MOSTRA
Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la Come noto, Frida, da bambina, fu colpita dalla poliomielite,
collaborazione essenziale e fattiva del Consolato del una malattia che l'avrebbe resa per sempre claudicante
Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un
in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del incidente: l'autobus sul quale viaggiava si scontrò con un
Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit tram, e lei subì diverse fratture alla colonna vertebrale,
Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida alle vertebre lombari e all'osso pelvico, oltre a una ferita
Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra penetrante all'addome.
Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta una Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi
occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice alla pittura.
visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione I postumi dell'incidente ne resero l'esistenza piuttosto
delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto tormentata.
con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre
oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei
popolare tanto cari all’artista. suoi dipinti, dai quali trapelava inoltre l'immenso dolore
interiore provocatole dai continui tradimenti di Diego Rivera.
Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte
messicana e certamente la più celebre pittrice “L'opera di Frida - prosegue Arèvalo - affonda le proprie
latinoamericana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, radici nella tradizione popolare, ma anche nelle sue
tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle esperienze di vita e nelle sofferenze patite, che riesce
coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale. a esprimere con straordinario talento: il caos interiore
Nata nel 1907, a sud di Città del Messico, eredita e fa suoi e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso una
i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la produzione artistica eccezionale, capace di trascendere
cultura popolare. ogni epoca e frontiera”.

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52 MOSTRE | FRIDA KAHLO

Leo Matiz
Frida Kahlo
Coyoacàn, Città del
Messico, 1944
Fotografia a colori
© Fondazione Leo
Matiz

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MOSTRE | FRIDA KAHLO 53

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini


animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che
hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della
Leo Matiz pittrice, con sue frasi e citazioni alternate a fotografie celebri, entra nel
Frida, Cristina Kahlo, vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida
Diego Rivera ed a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese
un’amica da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto
Città del Messico, 1941 il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo
ca. piano e il giardino.
Fotografia B/N
© Fondazione Leo Qui è ricostruita l’intera stanza con il grande letto a baldacchino con
Matiz lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quando costretta
a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio del 1954; la camera è
arredata con oggetti tipici della cultura messicana, tra cui sculture di
pietra e pupazzi di cartapesta, con quadri e fotografie, libri, mobili e le
stampelle personali.

Lo studio riproduce lo scrittoio e la scrivania con tutte le boccette dei


colori ed i pennelli, il diario di Frida, la sedia rossa impagliata, la sedia a
rotelle e il grande cavalletto.
Nel giardino ci si immerge nell’area lussureggiante di vegetazione
che Frida curava e nel quale abitavano vari animali come scimmie e
pappagalli.

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54 MOSTRE | FRIDA KAHLO

Leo Matiz
Frida Kahlo
Xochilmico, Messico,
1941
Fotografia B/N
© Fondazione Leo
Matiz

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MOSTRE | FRIDA KAHLO 55

Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Lo sguardo di Frida, fieramente puntato verso l’obbiettivo,
Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con agisce da autentico campo magnetico all’interno
i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre dell’inquadratura. “La Kahlo – ci spiega Alejandra Matiz
fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). - era consapevole del valore artistico dell’operato di Leo
Matiz e lui, a sua volta, nelle istantanee non mirava ad
Quella di Matiz, che con la sua inseparabile Rolleiflex, esaltare la Frida pittrice, bensì il suo lato intensamente
ha creato immagine iconiche delle personalità culturali femminile.
dell’epoca, è una prospettiva esclusiva e ravvicinata, atta a
cogliere con spontaneità le sfumature espressive dell’amica Matiz la considerava una donna molto interessante, ne
Frida. riconosceva l’intelligenza e una forza fuori dal comune,
Colta in questi ritratti fotografici, Frida è ormai più che e questi tratti straordinari sono quelli che con maggiore
trentenne. enfasi sono stati evidenziati dalle inquadrature e dalla luce
catturata dal fotografo.
Il fotoreporter la immortala in un momento della sua vita in
cui ha maturato piena fiducia in sé stessa. Frida possedeva ed indossava abiti particolari, si ornava con
Sono gli anni in cui la Kahlo non solo ha raggiunto la fama accessori estrosi e ricercatissimi.
quale pittrice, ma come donna è riuscita ad ottenere la In maniera eccentrica amava inoltre acconciarsi i capelli
piena indipendenza, sia dal punto di vista economico che da con fiori o nastri, in fogge sempre diverse.
quello sentimentale dal marito Diego Rivera. Questi particolari dello stile di Frida sono stati esaltati
nelle sedute di posa fotografica che la pittrice concedeva
Leo Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del all’amico Leo, quindi eternati nei suoi scatti e resi ormai
Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il iconici”.
quartiere, la casa ed il giardino, lo studio.

Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione


dedicata a Diego Rivera: qui troviamo proiettate le lettere più
evocative che Frida scrisse al marito.
E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in
Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida,
trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano
le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi
dell’artigianato: gioielli, ceramiche, giocattoli.
Esposti alcuni esempi mirabili di collane, orecchini, anelli
e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito
l’abbigliamento di Frida.

Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione


dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da
Diego Rivera in varie parti del mondo.
Nella sezione Frida e il suo doppio, sono esposte le
riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più
conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua
carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933),
Autoritratto con treccia (1941) e Autoritratto con scimmie
(1945)
A conferma della grande fama globale di cui la pittrice
messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria
collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una
raccolta unica con le emissioni di diversi stati.

Leo Matiz Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente


Frida davanti la Casa Azul
dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video
Coyoacàn, Città del Mes-
ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è
sico, 1944
una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto
Fotografia a colori
© Fondazione Leo Matiz emozionante, adatta a grandi e piccoli.

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56 R E P O RTA G E | GAMBATESA

A CURA DI MONICA GOTTA

Dario Truffelli
Monica Gotta
Stefano Zec

L’arrivo alla miniera di Gambatesa è un’emozione già quando si imbocca la strada provinciale che
si addentra nell’entroterra. Ricca di vegetazione, montagne, piccoli paesi e frazioni abitate che
sembrano vivere in una bolla di tempo fermo ad un attimo nel passato.

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R E P O RTA G E | GAMBATESA 57

Stefano Zec Photography

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58 R E P O RTA G E | GAMBATESA

Monica Gotta Photography

Se si alza lo sguardo verso la cima del monte si nota una


lunga scalinata che porta alla struttura principale dalla quale
parte il trenino dei minatori.
La scelta sta tra salire direttamente dalla scalinata oppure
seguire il tortuoso sentiero alla sinistra della scalinata.
Sempre nell’area del parcheggio ci sono diverse installazioni
descrittive che spiegano ai visitatori molte curiosità su
questa zona e sulla miniera di Gambatesa.

Alcune di queste informazioni sono anche di carattere


geologico e aiutano a meglio comprendere come si sia
formato questo sito e le zone circostanti la miniera.
In Val Graveglia infatti esiste un patrimonio geologico di
grande valore scientifico formatosi in più di 200 milioni di
anni.

Una volta arrivati all’edificio principale, oltre al locale bar,


si trovano la pensilina e il trenino costruito con i vagoncini
per il trasporto del materiale, ora adibiti al trasporto delle
persone.

Qui siamo stati accolti dagli operatori della miniera, che ci


hanno fornito i caschetti protettivi per l’ingresso in miniera e
tutte le informazioni necessarie per iniziare il nostro viaggio
all’interno delle gallerie in tutta sicurezza.

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R E P O RTA G E | GAMBATESA 59

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60 R E P O RTA G E | GAMBATESA

Dario Truffelli Photography

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R E P O RTA G E | GAMBATESA 61

Ci è stato spiegato di fare attenzione alla volta delle gallerie


che spesso è piuttosto bassa, il piano di calpestio è umido e
in terra battuta.
Inoltre l’illuminazione è mantenuta al minimo ma sufficiente
a permettere gli spostamenti.
È stato utile avere con noi delle piccole torce per illuminare i
punti più bui e aiutarci con il lavoro fotografico.

Come scoprirete nella vostra futura visita alla miniera di


Gambatesa la temperatura è piuttosto bassa, tra i 13 e i
15°C e ve ne sveleremo il motivo nel corso dell’articolo.
Pertanto sarà sicuramente utile avere con sé una felpa
oppure una giacca e indossare scarpe da trekking
antiscivolo.
Una volta preparata l’attrezzatura fotografica e indossati
i caschetti, saliamo sul trenino dei minatori con la nostra
guida. Inizia così la nostra visita entrando in miniera
attraverso la Galleria Cadorin, ossia il livello 550, dedicata
a colui che fu direttore della miniera a partire dal 1928.
Sappiate che il nome dei livelli fa riferimento alla quota sul
livello del mare.

COME ARRIVARE
La miniera di Gambatesa si trova nel Parco Regio-
nale dell’Aveto, in Liguria.
Da Genova, prendendo l’autostrada A12/E80 verso
Livorno, si esce a Lavagna e da lì si segue prima la
strada provinciale 33 e successivamente la strada
provinciale 26.
Da Lavagna ci si addentra nell’entroterra e ci sono
frequenti cartelli che indicano la direzione da se-
guire per arrivare alla miniera.

Per la precisione è nella Val Graveglia sulla strada


provinciale 26 che porta a Varese Ligure (SP) e al
Passo della Biscia, nel comune di Ne.
La valle è famosa per i paesaggi, la natura, la storia
e la buona cucina.
E questo lo abbiamo potuto constatare di perso-
na andando a pranzo all’agriturismo Villa Rosa in
località Arzeno – Ne (GE).
Indirizzo: Via Botasi, 10, 16040 Campo di Nordest
(GE).

Genova Gambatesa
Sestri Levante

Dario Truffelli Photography

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Stefano Zec Photography

Mn
Il manganese o braunite
A Gambatesa non si estraevano oro o diamanti, ma Il manganese è essenziale per la produzione di ferro
manganese. e acciaio in virtù delle sue proprietà desolforanti,
La sua abbreviazione chimica è “Mn” – numero atomico deossigenanti e leganti.
25, si presenta solitamente in forma di ossido e il suo nome Serve per pulire l’acciaio, renderlo più duro e stabile.
tecnico è braunite. Per dare un’idea a livello storico la nostra guida cita il
È di colorazione nero-grigio con una lucentezza metallica, Titanic e il suo affondamento.
di aspetto simile al ferro e, nella miniera, è possibile vederlo Nei rivetti, nei chiodi che tenevano insieme le paratie
chiaramente. del famoso transatlantico fu utilizzato acciaio povero di
manganese.
La formazione geologica di questa zona risale niente di O così si dice … una leggenda?
meno che al periodo Giurassico quando esisteva un antico
oceano ligure-piemontese. Un altro utilizzo del manganese è nella lavorazione del
La braunite era contenuta all’interno dei diaspri e si vetro.
depositò sul fondale del nostro oceano. Il vetro è trasparente, almeno così lo conosciamo.
Dato il suo peso elevato, il manganese tendeva a scivolare, Ma non è il suo colore originale.
quando non ancora del tutto consolidato, verso le aree più Nasce di colore verde e, aggiungendo il manganese, che fa
ribassate. da saponetta e da igienizzante, il metallo raccoglie il colore
La nascita dell’appennino fece sì che si formassero alcune verde e lascia spazio alla trasparenza.
pieghe dove il minerale si concentrò nelle zone di cerniera.
Viene utilizzato nell’industria delle vernici, come attivatore
Queste masse chiamate lenti sono spesso molto per fertilizzanti e, altro utilizzo piuttosto comune è quello del
voluminose. manganese all’interno di integratori di sali minerali e di ferro
Una di queste, la Lente Nord, si trova proprio a Gambatesa e negli shampoo per capelli. In sostanza questo metallo
e ha fornito circa 600.000 tonnellate di materiale. Il purifica il nostro corpo sia dentro che fuori.
manganese è duro, ma molto fragile, ossida facilmente Ciò che veniva estratto a Gambatesa era utilizzato al 99%
assumendo un aspetto iridescente, si fonde con difficoltà e per l’acciaio e il resto per gli elettrodi da saldatura in quanto
diventa ferromagnetico solo dopo un trattamento specifico. questo minerale purifica anche la saldatura.

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La storia
Sembra strano, pensando alla corsa godere di questo pezzo di storia ligure. la produzione della miniera calò per
all’oro negli Stati Uniti e ad altre La miniera inizia la sua attività circa mancanza di manodopera e, alla fine
rimembranze sulle miniere in tutto 140 anni prima di diventare museo, dello stesso conflitto, passò di nuovo
il mondo che quest’attività, pur in ossia nel 1876. di mano per poi essere presa in carico
modalità ridotta, sia stata attiva fino al dall’Italsider.
2011. 140 di storia, 140 anni di gallerie e Fu proprio questa società che decretò
soprattutto 140 anni di uomini, di la chiusura di Gambatesa a causa
L’estrazione mineraria dà più la minatori all’interno delle gallerie e di dell’alto costo di estrazione contro
sensazione di essere legata alla donne all’esterno delle gallerie. quello più contenuto del minerale
storia, al passato ma effettivamente Le donne non avevano accesso alle proveniente dall’estero. Venne tuttavia
ancora oggi si estraggono minerali e gallerie, avevano un altro compito di rilevata nuovamente da un’altra
pietre preziose dalle miniere in tutto il cui parleremo più tardi. società che continuò a sfruttare la
mondo. Gambatesa era la miniera di braunite miniera e fu ad opera del suo fondatore
Già nel 2001 fu aperto il Museo della più importante d’Italia con una media che s’inaugurò il percorso turistico alla
Miniera e le due attività vissero di circa 50.000 tonnellate all’anno di fine degli anni ’90.
affiancate. minerale estratto.
Il museo ci offre uno spacco di vita Fu ad opera di un ingegnere francese, Proprio a proposito di percorsi turistici:
dei minatori ai tempi che furono come Augusto Fages, che si scoprì la ciò che attualmente è visitabile risulta
se fosse rimasto congelato in quel ricchezza nascosta nel sottosuolo essere solo una parte della miniera.
preciso istante. della Val Graveglia. Lo sfruttamento delle lenti ha dato
Così la montagna racconta la sua Egli ottenne il primo permesso di luogo a grandi camere o caverne,
storia e quella delle vite passate ricerca ed avviò la ricerca di diaspri delle cavità che si chiamano vuoti di
all’interno delle gallerie a combattere cercando il manganese, minerale coltivazione.
contro l’umidità, le difficoltà, il necessario per alcune produzioni
pericolo e il buio per portare a casa lo dell’industria siderurgica. La Lente Nord, quella da cui
stipendio. venne estratta la maggior parte di
Il primo atto ufficiale risale al 1878 manganese di Gambatesa, diede luogo
Nel 2016, dopo cinque anni di chiusura quando venne data concessione a uno dei vuoti di coltivazione più
e grazie ad una legge regionale e proprio ad Augusto Fages, il suo grandi d’Europa.
all’impegno del Parco dell'Aveto per scopritore. La nostra guida lo chiama il Grande
rendere nuovamente fruibile questo Alla morte di Fages la concessione Vuoto.
sito, la miniera è stata riaperta al passò ai suoi eredi e, successivamente La speranza è quello di renderlo
pubblico con visite guidate diventando alla Società Ferriere di Voltri. nuovamente visitabile una volta messo
una delle attrattive di questa zona e Negli anni la produzione aumentò in sicurezza e ottenuti i permessi dagli
della Liguria. ma restava comunque difficoltoso enti competenti.
trasportare il materiale a destinazione Ad un altro livello c’è una seconda
Per fare ciò sono stati necessari per via della mancanza di un’adeguata zona che si spera di riaprire al
investimenti per la messa in sicurezza rete stradale che fu realizzata solo pubblico, la zona delle botti.
in modo da poter permettere all’inizio del 1900. A questa si accede attraverso una
nuovamente l’accesso al sottosuolo ed scala ancora in legno e dall’aspetto
ora adulti, famiglie e bambini possono Durante il secondo conflitto mondiale estremamente scenografico.

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Dario Truffelli Photography

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Un viaggio nel cuore della miniera


Gambatesa si estende su 25 km. Con ciò risparmiavano tempo e la fatica di trasportare il
La parte di miniera che abbiamo visitato si estende per 5 materiale e sollevarlo per metterlo nei carrelli.
km, mentre i restanti 20 km stanno nei 4 piani sopra e nei 2 La galleria che si percorre con il treno è quella principale,
piani sottostanti. quella da dove veniva effettivamente estratto il manganese.
Quindi Gambatesa è suddivisa in 7 piani, ogni piano dista
in verticale 25 metri, ovvero dalle nostre teste al 4° piano ci Durante la corsa in treno, a lato, si vedono spesso delle altre
sono 25 metri. gallerie buie.
Queste servivano al minatore per non “andare a caso”.
In questo modo si dava maggiore stabilità alla miniera e si Immaginate semplicemente un panino … fette di pane ai lati
riusciva ad attaccare, ossia si riusciva ad estrarre, blocchi di e un gustosissimo ripieno in mezzo.
manganese sia da sopra che da sotto.
Un sistema intelligente per rendere più redditizia La parte migliore in effetti sta in mezzo giusto?
l’estrazione. A Gambatesa la parte gustosa è quella che ci circonda,
Man mano che i minatori scavavano i piani li facevano quella rossa, il diaspro.
diventare paralleli in alcuni punti scavando gallerie verticali Ciò che sta ai lati sono rocce prive di manganese, il pane.
tra un piano e l’altro. Quindi le gallerie laterali servivano a fare capire al minatore
che era sempre in mezzo al filone di diaspro principale.
Poi, dall’alto, buttavano giù il minerale e lo facevano cadere
direttamente all’interno dei carrelli.

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Monica Gotta Photography

Esistono altri tipi di gallerie che si chiamavano discenderie anziani scendevano poi sotto e recuperavano la propria
o rimonte e venivano divise a seconda di come venivano percentuale!
scavate. Il secondo tipo di galleria verticale è di estrema importanza:
Manuela Albanese Photography
Nelle rimonte il minatore scavava e andava ad intercettare permetteva di respirare.
il piano superiore, mentre nelle discenderie il minatore Entrando a Gambatesa ci rendiamo conto che mancano due
scendeva verso il basso fino ad incontrare il piano cose.
sottostante. Per prima cosa mancano i puntelli, quelli che reggono
la volta e se ne vedono pochi, in verità solamente due.
Questo tipo di gallerie ha due cose in comune: una Seconda cosa mancano i ventilatori o le tubature che
pendenza del 100% che non favoriva il lavoro dei minatori. portano l’aria all’interno.
Cosa succedeva nelle discenderie?
Il minatore lavorava, per così dire, dall’alto verso il basso, Perché questo?
caricava l’esplosivo e lo faceva detonare. Gambatesa in effetti respira con noi.
I lavoratori andare poi giù con le ceste di vimini, le gerle In inverno l’aria fredda entra dalle gallerie, si riscalda ed
come erano chiamate un tempo, caricavano 25 / 50 kg di esce dalle gallerie fino in cima alla montagna che sono poi
materiale sulle spalle, andavano avanti e indietro, finché non dei pozzi di areazione.
avevano terminato la pulizia. D’estate invece l’aria calda, che sta in alto, viene aspirata
all’interno dall’umidità si raffredda fino a 13-14°C e,
Ultimo tipo di galleria sono quelle verticali. diventando più pesante, esce automaticamente dalle
Il primo tipo serviva a scaricare il minerale dentro ai carrelli gallerie.
come detto in precedenza, e si chiama fornello. Questo avviene per sei mesi in un senso e per sei mesi
Alcune di queste gallerie verticali, quando non servivano più, nell’altro senso.
venivano intonate a Santa Barbara, protettrice dei minatori, In due giorni in particolare, aria fredda e aria calda entrano,
dei pompieri e dei marinai. si mischiano con l’umidità e creano dei banchi di nebbia
che, ai tempi, non permettevano ai minatori di lavorare.
Era una vita dura quindi i minatori inventavano modi per
alleggerire un po' lo spirito. La nebbia, trattenendo all’interno delle gallerie le polveri,
Quando un giovane minatore veniva introdotto nella miniera creava un ambiente di lavoro ostile, non permettendo di
gli si diceva di lanciare una monetina in una di queste respirare ma neanche di vedere.
gallerie verticali dedicate a Santa Barbara così da affidare i Questi due giorni particolari sono i due solstizi, quello
suoi sogni e desideri proprio alla santa. d’inverno e quello d’estate durante i quali la temperatura
C’era anche un secondo motivo per tutto questo: i minatori dell’aria cambia repentinamente.

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Stefano Zec Photography

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Dario Truffelli Photography

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Le condizioni eccezionali che si verificavano in questi infine i 12 fori di corona esterna.


due giorni facevano sì che, spesso e volentieri, i minatori E così di creavano man mano le gallerie.
dovessero tornare alle loro abitazioni pur avendo A un certo punto della nostra visita veniamo colti di
percorso a piedi grandi distanze per arrivare al lavoro. sorpresa …
Considerando che venivano pagati a cottimo, ossia più Si spengono tute le luci mentre noi siamo all’interno della
minerale estraevano più venivano pagati, in quei due giorni miniera e restiamo nel buio totale.
camminavano per 4 / 6 ore senza poter lavorare ed essere E qui ci chiediamo anche come vedevano minatori
pagati. all’interno della miniera.
Se escludiamo l’illuminazione che ora c’è all’interno, si può
Ora ci chiediamo … come venivano create le gallerie? capire quanto fosse buia.
Non certo a colpi di pala e piccone perché il diaspro è
piuttosto duro. Per vedere i minatori avevano le lampade ad acetilene,
Venivano create con 25 cariche di esplosivo da far denotare. composte da due serbatoi.
I buchi venivano fatte con punte e mazzotto, ovvero punte Nel serbatoio in basso c’è il carburo, sopra l’acqua.
d’acciaio spinte nella roccia da un martello da 2/3 kg. L’acqua cade a gocce nel carburo (carburo di calcio), genera
L’introduzione in miniera dell’aria compressa favorì gas e genera luce.
l’ampliamento delle gallerie fino agli attuali 25 km e vi Così i minatori potevano vedere.
spieghiamo perché. Teniamo presente che la lampada durava circa 4 ore.
Certo che i minatori avevano con sé i fiammiferi ma questi,
Si facevano 25 fori, partendo da quello centrale detto spesso e volentieri, diventavano inutilizzabili a causa
“cuore”, poi altri 4 intorno a forma di quadrato detti “fori di dell’umidità.
tappo”, 8 di corona interna e 12 di corona esterna.
Non si facevano esplodere tutti insieme, ma si facevano Quindi … come in questo momento noi siamo al buio, anche
detonare in sequenza. i minatori dovevano uscire dalla miniera immersi nel buio.
Sappiate che il cuore era il foro più importante ma era anche Allo stesso tempo la durata della lampada ad acetilene
senza esplosivo. scandiva il tempo di lavoro dei minatori.
I primi a detonare erano i 4 fori di tappo, crollavano Una volta terminata una carica della lampada sapevano che
sul cuore e venivano fuori a tappo di spumante. Con erano passate circa 4 ore di lavoro.
pochissimo ritardo esplodevano gli 8 fori di corona interna e

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Dario Truffelli Photography

Una delle cose che ancor oggi si ammirano nelle gallerie L’aria compressa mette in moto la pala meccanica, quella
della miniera sono i carrellini. che sembra una piccola ruspa, il primo macchinario che
Manuela
In tempiAlbanese
passati Photography
i carrelli venivano trainati dentro e fuori la aiutò effettivamente i minatori.
miniera dai muli e cavalli.
Gli animali potevano trainare circa 10 – 15 carrellini alla Quindi il minatore poteva caricare e ribaltare i carrelli
volta. muovendo semplicemente delle leve risparmiando grandi
Poi negli anni ’40 arrivò il primo locomotore a Gambatesa. energie.
E arrivò a dorso di mulo, perché in Val Graveglia non c’era Tuttavia per utilizzare la pala meccanica si rese necessario
ancora la strada carrabile che fu costruita fino in cima alzare ed allargare le gallerie per permettere ai bracci
solamente negli anni ’70. meccanici di avere lo spazio per lavorare. Se in passato
Questo locomotore a diesel portava circa 20-25 carrelli, le gallerie erano fatte a misura d’uomo – 1.60 / 1.70 m –
andava più veloce del traino animale ma creava il problema con l’introduzione di queste attrezzature le gallerie furono
delle polveri sottili. portate a circa 2.50 m di altezza e larghezza.

Quest’inquinamento prodotto dal locomotore veniva


portato all’esterno dal riciclo di aria, ma una parte restava
comunque intrappolata dall’umidità, rimaneva all’interno
delle gallerie e si attaccava alle pareti.
Negli anni ’80 vennero acquistati due locomotori elettrici.
Questi erano meno inquinanti ma avevano costi di
manutenzione più elevati.
I precedenti locomotori venivano manutenuti e riparati
dai minatori stessi, mentre il locomotore elettrico aveva
bisogno di una manutenzione più attenta e diversa.
I locomotori furono poi relegati al secondo piano e dal 2000
furono utilizzati per il trasporto dei visitatori quando aprì il
primo museo.
Sempre negli anni ’40 a Gambatesa arrivò anche l’aria
compressa.
Questa diede nuova linfa vitale alla miniera ma, soprattutto,
diede alla miniera la possibilità di arrivare ai suoi 25 km.

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R E P O RTA G E | GAMBATESA 71

Un tipo di carrello in particolare inventato per le miniere Secondo voi quale era la pernice che guadagnava di più in
di carbone in Inghilterra, venne utilizzato anche in Italia miniera?
dandogli un nome particolare ossia carrellino basculante. Ovviamente la più bella!
Pur essendo il lavoro all’interno della miniera molto difficile,
In sostanza la cassa del carrello si ribaltava agevolando di faticoso e logorante, i minatori avevano un tetto sulla testa,
molto il lavoro di scarico del minatore. mentre le donne non lo avevano.
Il minerale ribaltato e scaricato veniva così messo a
disposizione delle donne che lavoravano all’esterno della Lavorando sempre all’esterno, le donne erano soggette ai
miniera. cambiamenti climatici delle stagioni, al sole, al vento, alla
pioggia, al caldo e al freddo estremo.
Le donne avevano il compito di dividere i minerali rossi da Specialmente d’inverno, dovevano resistere spesso a
quelli neri. temperature rigidissime a causa del vento che spazza
Esse venivano chiamate anche “pernici”. questa valle e che a Gambatesa raggiunge facilmente gli
Vi domanderete come mai!! 80 - 90 km / h.
Dividendo appunto i minerali le loro mani assumevano il
colore rosso delle rocce che dividevano, poi strofinando le Le donne rischiavano il congelamento!
mani sulle gambe la pelle assumeva appunto un colorito Per evitare o, almeno cercare di evitare questa possibilità,
rossastro. studiarono un sistema che permetteva loro di resistere più
Furono così denominate pernici perché questo piccolo a lungo.
volatile ha le cosce rosse, viene spesso cacciato ed è tipico Si bagnavano con acqua fredda le gambe oppure le ampie
della zona della miniera. gonne lunghe che indossavano e aspettavano che l’acqua
creasse una sottile crosta di ghiaccio sulla pelle e sugli
I carrelli venivano utilizzati anche come “pegno d’amore”. indumenti.
Se un minatore s’innamorava di una pernice, caricava un A questo punto erano isolate e protette dal ghiaccio e non
carrello di manganese e lo portava fuori proprio per quella sentivano più il freddo … o così si dice che fosse …
donna.

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72 R E P O RTA G E | GAMBATESA

Non sono solo le gallerie nelle viscere della montagna a far Sono stati raccolti anche compressori di altre miniere nelle
parte del sito della miniera. zone limitrofe e ciò fa sì che questa sia una collezione di
Ci sono altre installazioni interessanti. compressori più unica che rara.
Proprio di fronte all’edificio principale sul crinale del monte
si vedono due costruzioni. Le curiosità sono ancora molte e vi lasciamo un po' di
Queste erano adibite a deposito e conservazione suspense in modo che possiate scoprire altri misteri della
dell’esplosivo e di ciò che era necessario al lavoro dei miniera durante la vostra visita.
minatori. Terminato il nostro giro di esplorazione anche all’esterno,
Per usare una terminologia marinaresca erano le Santa torniamo al locale bar dove Roberto ci aspetta.
Barbara della miniera. Restituiamo i caschetti e ci sediamo con lui ad ascoltare
alcune storie di miniera e di vita.
Prendendo un sentiero che sale verso la vetta della
montagna, al di sopra della Galleria Cadorin, si arriva invece Veniamo così a conoscenza del fatto che alcuni minatori,
su una terrazza panoramica dalla quale si può comprendere anche se pochi, sono ancora in vita.
meglio il complesso della miniera. Pare anche una pernice, tutti di veneranda età.
È un piccolo quartiere composto da alcune costruzioni Roberto ama frequentare la valle, conoscere ed ascoltare le
come ad esempio il locale pompe, la cabina elettrica, loro storie.
deposito esplosivi e detonatori, uffici, sala compressori, Questo non è più un lavoro per lui, si è appassionato a
officina locomotori, etc. questo posto e alla storia che racconta.

La cabina elettrica era inizialmente posizionata al livello 550 Spesso, quando si trova solo nelle gallerie, dice che sente
– quello del centro visitatori – e trasformava l’energia da chiaramente di non essere solo.
10.000 a 360 volt. Può essere la suggestione del posto, può essere che questo
Nel 1956 fu spostata nella sua attuale posizione. luogo trasmetta ancora ciò che tante persone hanno
Nel locale amministrativo veniva consegnato il salario ai vissuto, provato e anche lasciato in queste gallerie.
minatori e la sua caratteristica unica è una finestrella a Fatto sta che ascoltare queste storie ci lascia con il
forma di mezzaluna. desiderio di poter conoscere le poche persone che hanno
La sala compressori invece è il cuore della miniera. vissuto direttamente quest’esperienza.
Contiene diversi modelli di compressore con i quali veniva Chissà che un giorno non si possa incontrarle e ascoltare
prodotta la forza motrice necessaria all’estrazione. dalla loro viva voce questa storia affascinante.

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | GAMBATESA 73

RINGRAZIAMENTI
Ringraziamo Roberto ed Andrea che ci hanno accolto e guidato nella visita della miniera! Buon lavoro!
Per conoscere tutti gli eventi proposti dalla miniera di Gambatesa, vi invitiamo a consultare il loro sito ufficiale
[Link] e la pagina Facebook minieradigambatesa.

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74 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

TERRE
SICANE
Per chi suonano le campane
A cura di Rita Russo

Rita Russo Photography

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R E P O RTA G E | TERRE SICANE 75

Avere ricevuto l’invito dall’Associazione per la Promozione Sociale “Via


delle Rondini” a partecipare ad una insolita passeggiata tra le campagne
sicane seguendo un gregge di pecore ed il suo pastore, è stato per me,
senza ombra di dubbio, meglio di un invito a nozze.

L’idea di poter vivere un’esperienza di gran lunga lontana dalla normale


routine quotidiana mi ha affascinato subito, e l’immaginazione di quali
sarebbero state le sensazioni e le emozioni derivate da quest’ultima, ignara
delle sorprese cui avrei assistito, mi ha accompagnata fin quando tutto non
ha avuto inizio.

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76 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

TERRE
Così nel primo pomeriggio di un caldo ed assolato giorno
di fine agosto, dopo esserci presentati puntuali al raduno
previsto a Piazza Castello, nel comune di Santo Stefano

SICANE
Quisquina (AG), sede, peraltro, della APS “Via delle Rondini”,
raggiungiamo la meta da cui avrà inizio la passeggiata.

Palermo

Agrigento

Arriviamo così in Contrada Melia, che ricade nel


territorio del Comune di Castronovo di Sicilia, tra
i Monti Sicani, ed è sede dell’azienda agricola
“Arcobaleno” di Michele Mirabile, che diverrà, da
questo momento, insieme ad i suoi animali, il
protagonista principale del nostro evento.

Lo scenario che si presenta ai nostri occhi, sia


lungo la strada percorsa durante lo spostamento,
sia quello sul quale ricade l’azienda in questione,
è costituito da un territorio nel quale morbide
Rita Russo Photography colline argillose del colore dell’oro - per quel
che resta della trebbiatura, (restucce o stoppie)
- lasciano il passo a serre (montagne ad
andamento lineare) e pizzi di natura carbonatica,
le cui cime sono spesso di colore verde cupo per
la presenza di fitti boschi.

Tra questi ampi spazi non si può fare a meno di


notare la presenza di un grosso invaso, il lago
Fanaco, che con i suoi colori, diversi a seconda
della luce, completa l’ambiente come l’ultima
pennellata di un pittore può completare il suo
dipinto.

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R E P O RTA G E | TERRE SICANE 77

Dopo esserci resi conto che parte delle terre


dell’azienda lambiscono le aree di massimo
livello del lago, la prima sorpresa che ci aspetta è
vedere che la figura che accompagna il gregge, e
che ci raggiungerà di lì a poco, non è, come ci si
potrebbe aspettare, quella di un anziano signore
che, ricurvo sul suo bastone, compie con difficoltà
il suo lavoro giornaliero, bensì di un giovane agile e
snello, sorridente, gentile, ma un po’ intimidito dalla
nostra presenza; si tratta di Michele, che, avendo
rilevato l’attività del padre ben undici anni fa, oggi
a soli 29 anni, gestisce da solo e con grande senso
di responsabilità un’azienda agricola nella quale
l’attività prevalente è costituita dall’allevamento di
ovini, da latte e da carne, ed in parte alla coltivazione
di grano ed affini.

Iniziamo a seguire Michele ed il suo gregge,


costituito da 140 pecore di razza “belicina”, alcune
femmine delle quali possiedono un paio di corna che
ricordano quelle di un ariete, al contrario dei maschi
che ne sono privi.
La restante parte del gregge, costituito da 40
femmine gravide, resta a riposo in ovile.

Seguendo il gregge compiamo una mini


transumanza nel senso più stretto del termine
(transumanza, infatti, deriva dal verbo transumare,
ossia attraversare, transitare sul suolo) per portare
gli animali a pascolare sui lotti di terreno aziendale
che ancora offrono un po’ di foraggio, nonostante il
caldo estivo abbia ormai seccato quasi tutto.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


78 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

Si tratta, quindi, di una sorta di assaggio di una parte sedie che preannunciano un momento non solo di
della giornata tipo che un pastore normalmente vive, sosta ma anche di riflessione.
anche se in realtà le giornate si differenziano per Infatti, dopo poco, le sedie vengono occupate da due
lunghezza e per impegno a seconda dei vari periodi giovani chitarristi e da uno degli esponenti dell’APS
dell’anno. “Via delle Rondini”, Salvatore Presti, professore di
filosofia.
Indispensabili, per la corretta conduzione in solitario
del suo gregge, sono, per Michele, i suoi quattro Tra brani di Lennon e di Simon and Garfunkel,
fedelissimi ed addestratissimi cani pastore, due sapientemente arrangiati dai due strumentisti, con
dei quali sono, insolitamente, femmine di pastore il sottofondo del suono lontano ma costante delle
tedesco. campane delle pecore al pascolo, traendo spunto
Durante il cammino lungo le trazzere polverose da tutte le sensazioni ricevute fino a quel momento
attraverso le campagne assolate , lo scampanio ed durante il cammino (colori, odori, suoni) e supportato
il belato degli animali, insieme all’abbaiare dei cani, da una lettura tratta da un libro di Luigi Veronelli (“La
che riportano sulla retta via le pecore che di tanto sovversione necessaria. Battaglie civili e impegno
in tanto cercano di tornare all’ovile per altri sentieri, politico”) e da una breve poesia di Esiodo, il Prof.
interrompono il “suono” del silenzio che scandisce il Presti ci invita a riflettere sui danni causati oggi dalla
tempo del pastore. globalizzazione e dal consumismo, inneggiando alla
riscoperta della terra ed al ritorno alla vita contadina
I pastori, in generale, durante i solitari cammini al ed ai frutti del suo lavoro, come mezzo di ribellione
seguito delle loro greggi, circondati dalla bellezza contro l’omologazione e l’uniformità impostaci dal
della natura e dei boschi, diventano i custodi di un sistema in cui viviamo.
tempo lento, durante il quale imparano a riconoscere il
vento, danno valore al silenzio e vedono senz’altro più
albe di chiunque altro.

Una volta raggiunto il pascolo, costituito da una


delle tante colline dorate sulla sponda opposta del
lago, là dove le pecore lasciate libere si allontanano
immediatamente dal controllo diretto di Michele, ma
non da quello dei suoi cani, ecco che ci attende la
seconda sorpresa.
In cima al promontorio si scorge la presenza di tre

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R E P O RTA G E | TERRE SICANE 79

Rita Russo Photography

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80 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

La riflessione va a segno, sopratutto se si ripensa alla scelta di vita fatta da Michele che, fin dall’età di 18 anni,
ha deciso di dedicare la sua vita al lavoro contadino, caricandosi di pensieri e responsabilità, e di essere per
questo, però, un uomo libero, pur rinunciando ai piaceri ed agli svaghi tipici della sua giovane età.

La pausa di riflessione termina con la tappa al lago, che offre, da questo punto, una visione quasi completa di
se stesso, alla luce calda del tramonto.

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E’ il momento in cui l’esperienza volge al termine assistere alla produzione del formaggio e della ricotta,
ed è l’ora di raggiungere l’azienda, sia per noi entrambi rigorosamente realizzati con latte di pecora.
che per le pecore, senza però prima aver visto da
vicino una struttura tipica dei sicani, un pagliaio in Ad attenderci in azienda, infatti, troviamo il sig.
ristrutturazione. Mirabile, il papà di Michele, che ci offre una
dimostrazione, con annessa degustazione, del
In azienda ci attende, oltre ad un ricco buffet pieno miracolo che avviene dentro una pentola colma di
di formaggi e di altri prodotti di fattura locale, anche latte, in due fasi distinte.
l’ultima gradita sorpresa della giornata, ossia

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R E P O RTA
RGEE
P O |R TVIAGGIO
A G E | INTERRE
TERRASICANE
SANTA 81

LA TUMA
Rita Russo Photography

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82 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

LA LACCIATA
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TERRE
Nella prima fase si ottiene il formaggio aggiungendo al latte il “caglio“
(un enzima estratto dallo stomaco degli agnelli) e portandolo ad una
temperatura di circa 36°/37°.

SICANE
Dopo poco tempo, grazie agli enzimi, il latte coagulando forma la
cosiddetta “cagliata”, che risalendo in superficie, viene frammentata
per favorire lo spurgo del siero e, una volta estratta, viene riposta negli
appositi contenitori.
Il prodotto così ottenuto, che ha una consistenza semi dura, si chiama
“tuma”.

Nella seconda fase, assistiamo alla “zabbinata”, ossia al procedimento grazie al quale si ottiene la
“zabbina” (il cui termine deriva dal nome arabo del formaggio sia nella forma dialettale giaban, sia
dall’arabo classico jubn), che altro non è che ricotta non ancora rassodata, insieme al suo siero.

Questa si ottiene aggiungendo alla “lacciata”, ossia la parte di siero che avanza dopo la
caseificazione, una quantità di latte pari al 10% circa di quest’ultimo, insieme al sale, e portando il
tutto ad una temperatura di 80°.
Dopo circa 35/40 minuti, senza cessare mai di mescolare il liquido nella pentola, avviene il miracolo:
la superficie del liquido si rapprende e ciò che si ottiene è proprio la zabbina che, recuperata con un
mestolo insieme al siero, va mangiata calda e gustata accompagnandola a pane, preferibilmente
raffermo.
La parte di zabbina rimasta, posta nella "fascedda", cioè l'apposita forma bucherellata, oggi realizzata
in plastica (mentre un tempo era di vimini intrecciato a mano), lasciata sgocciolare diventa ricotta
e consumata per altre preparazioni.
Essendo la ricotta prodotta con il siero e non direttamente dal latte, non è definibile come formaggio.
Piuttosto per essa si parla di latticino.

LA ZABBINA
Remo Turello Photography Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


84 R E P O RTA G E | TERRE SICANE

Dopo aver gustato, oltre alla Tuma e alla zabbina, una serie di altri formaggi prodotti localmente ed altre
leccornie come il pane “cunzato” con acciughe, pomodoro secco, olive, miele e tanto altro, avere innaffiato tutto
con del buon vino ed aver goduto dell’ottima compagnia di chi ci ha ospitato, non resta altro che tornare al
proprio mondo sazi, non solo del buon cibo, ma di tutto ciò che questa esperienza ci ha regalato.

In conclusione, mi preme ringraziare il presidente dell’APS “Via delle Rondini”, Elisa Chillura che è stata ben
lieta di averci invitato allo scopo di far conoscere i luoghi visitati e l’attività svolta oltre i confini della Regione
Sicilia.
L’Associazione, infatti, si occupa prevalentemente di promozione territoriale, e tra le righe di presentazione di
quest’ultima si legge, tra le altre, la seguente frase:
“Dal cuore della Sicilia, ci occupiamo di territori, di saperi e di persone. Di come averne cura e di come farne un
bene condiviso”.

Rita Russo Photography

Si ringrazia, inoltre, Michele Mirabile e la sua Azienda,


per l’ospitalità e per l’esempio di vita che ci ha
regalato, grazie ai quali abbiamo vissuto momenti,
sensazioni ed emozioni ai più sconosciuti e si
ringraziano, infine, tutti coloro che hanno contribuito
con la loro collaborazione all’impeccabile riuscita
dell’evento.

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA
RGEE
P O |R TVIAGGIO
A G E | INTERRE
TERRASICANE
SANTA 85

Castronovo di Sicilia ed i Monti Sicani


Ci troviamo nel territorio del Comune di
Castronovo di Sicilia, che dista circa 80 km
da Palermo e ricade, insieme a quello di
Santo Stefano Quisquina, con il quale confina,
all’interno dei Monti Sicani, sebbene tra di essi
ricada il limite amministrativo tra le province di
Palermo ed Agrigento.
I monti Sicani sono una catena montuosa che
occupa parte della Sicilia centro-meridionale,
all’interno della quale ricadono comuni
appartenenti alle due province suddette,
Palermo ed Agrigento.

Il territorio sicano, è caratterizzato da


morbide colline di natura argillosa e argilloso-
arenacea, normalmente adibite a pascolo, che
raggiungono quote intorno ai 600 m s.l.m., sulle
quali poggiano morbidamente i rilievi di natura
calcareo-pelagica di età mesozoica, le cui
Il Lago Fanaco quote, che si attestano generalmente intorno
Il Fanaco, come viene semplicemente chiamato, realizzato ai 900 m, raggiungono la quota massima di
tra il 1951 ed il 1953 mediante lo sbarramento del fiume oltre i 1500 m su Rocca Busambra e su Monte
Platani, occupa la parte meridionale di un'ampia vallata, al Cammarata.
centro di un'immensa concavità naturale frapposta a due Il territorio dei Monti Sicani custodisce
lunghe catene di montagne dall’andamento quasi parallelo. anche in alcune aree archeologiche i segni
Esso che è lungo 3,5 km e largo 1 km nel suo punto di della presenza dell’antico popolo dei Sicani.
maggiore ampiezza e può ospitare 20,7 milioni di metri Di grande interesse sono alcuni elementi
cubi d’acqua alla quota di massimo invaso; raccoglie caratteristici dell’antica civiltà rurale: il pagliaio
le acque delle montagne circostanti (Serra Leone, (esempio di abitazione destinata agli allevatori
Pizzo Stagnataro, Monte Gemini e Pizzo Lupo) e la sua nomadi) ed il baglio (struttura abitativa più
realizzazione ha modificato nel tempo il microclima complessa, utilizzata dai contadini stanziali).
dell’area, rendendolo più dolce e migliorandone anche il Sui Monti Sicani la Regione Sicilia ha istituito
paesaggio. numerose aree protette allo scopo di tutelare
la natura e le biodiversità che in esse sono
Nelle acque di questo lago si trova una fauna mista presenti.
costituita oltre che da anguille, anche da trote, persico
reale e persico trota e per questo esso si presta anche alla
pesca sportiva.
Le acque sono rese potabili nell'omonimo impianto ed
immesse nel sistema dell’acquedotto interconnesso
che è gestito attualmente dalla società Siciliacque,
concessionaria del servizio di captazione, accumulo,
potabilizzazione e adduzione per la Regione Sicilia.

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86 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Andrea Zanatta
Barbara Tonin
Elisabetta Cabiddu
Fabrizio Rossi
Gianluca Fazio
Giancarlo Nitti
Lorenzo Rigatto
Maddalena Bitelli
Mariangela Boni
Remo Turello

A Cura di Maddalena Bitelli


e Lorenzo Rigatto

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 87

MONTEMAGNO
Il territorio del Monferrato si sviluppa all'interno delle
due province piemontesi di Alessandria e Asti e, a
partire dal 2014, è entrato a far parte della lista dei
territori Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
Il paesaggio si presenta perlopiù collinare ed è
caratterizzato da vari borghi storici, come ad esempio
Montemagno, la meta del nostro reportage.

Montemagno è un piccolo borgo situato nella zona del


Monferrato Astigiano; il primo insediamento è databile
tra l’XI e il XII secolo.
Il nome “Montemagno” deriva dal latino: mons,
ovvero monte, e magnus, ovvero grande,
per indicare l’elevazione e le dimensioni
del colle su cui sorse il primo villaggio
abitato.
Il paese è sormontato da un castello
dal quale si sviluppano 12 vicoli, parte
integrante del nucleo originario e
contrassegnati con la numerazione
romana, che formano una struttura a
raggiera.

E’ tuttora possibile osservare i resti del


nucleo medievale originario, da cui si
accede attraverso un portale della cinta
muraria, costruito intorno al XIV secolo,
passante sotto un antico palazzo.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


88 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Durante la nostra visita siamo stati guidati attraverso


le stradine del borgo da Maurizio, giovane e
appassionato, guida della Pro Loco di Montemagno.
Dopo aver varcato la porta del centro storico, ci
siamo diretti verso la prima tappa, ovvero la Chiesa
Parrocchiale dei Santi Martino e Stefano, situata nel
cuore del nucleo medievale.
La chiesa, edificata in epoca medievale, è stata
riprogettata tra la fine del Settecento e l'Ottocento:
l'edificio è a pianta centrale con un piccolo campanile
laterale, mentre la facciata è in stile neoclassico.

L'accesso è costituito da una scalinata barocca in


pietra, che delimita una delle piazze più belle del
Monferrato Astigiano.
Sulla destra del portone troviamo una statua di Don
Bosco.
Maurizio ci ha raccontato che proprio in questo
luogo, secondo la tradizione, il giorno della festa
di Maria Assunta nel 1864 avvenne il cosiddetto
"Miracolo di Don Bosco": durante la celebrazione
della Messa, infatti, egli proclamò che la siccità, che
perdurava da diverso tempo, sarebbe di lì a poco
terminata; all'uscita i fedeli rimasero sorpresi nel
vedere la pioggia cadere, come era stato predetto.

Scendendo verso la piazza e svoltando a destra, ci


siamo poi ritrovati di fronte a una piccola entrata,
che porta ai voltoni che sorreggono l’antica scalea Andrea Zanatta Photography
barocca della chiesa di San Martino.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 89

Barbara Tonin Photography

Successivamente, risalendo a piedi i vicoli, siamo


giunti al castello, simbolo del paese.
Esso sorge sull'originario nucleo fortificato e
nel corso del tempo ha subito delle modifiche:
le prime intorno al XIII-XIV secolo e le ultime,
che hanno portato all'odierno aspetto, intorno al
Settecento.

È circondato da un giardino terrazzato, anch'esso


settecentesco.
Tali modifiche hanno cambiato la natura stessa
del castello: dapprima utilizzato anche per scopi
militari dalla Signoria locale, è diventato, grazie
alla soppressione del feudalesimo in Piemonte,
un'elegante residenza di campagna.

I resti di epoca medievale sono tuttora visibili nel


lato sud-occidentale, il lato più imponente del
castello.
Attualmente è una residenza privata, pertanto non
è visitabile; abbiamo però avuto modo di visitare
il giardino panoramico che permette la vista delle
colline limitrofe.

Maddalena Bitelli Photography


Cinzia Carchedi

Giroinfoto Magazine nr. 59


90 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 91

VISTA DAL CASTELLO


Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


92 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

CHIESA DI SAN VITTORE


Andrea Zanatta Photography
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R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 93

Ridiscendendo verso la porta principale del borgo, chiamata


anche Casa sul Portone, Maurizio ci ha condotti alla
scoperta di alcuni pregevoli edifici del nucleo originale del
paese, caratterizzati da ballatoi lignei a graticcio, di retaggio
tipicamente medievale.
Queste case donano un aspetto peculiare ai vicoli di
Montemagno e sono elementi tipici e caratteristici
dell’architettura locale.

La Casa sul Portone è un edificio risalente al XIII secolo


e un tempo era l’ultima porta della cinta muraria del
nucleo medievale; al suo interno è presente una mostra
CASA SUL PORTONE - Barbara Tonin Photography
permanente che illustra le varie parti del restauro avvenuto
a partire dal 2004.
La costruzione si sviluppa su due piani: uno sotterraneo,
dove sono presenti una ghiacciaia ed un’ex macelleria, e un
salone al primo piano, che ospita la mostra del restauro ed
una piccola sala per le conferenze.

La nostra visita per il borgo ci ha condotti presso la piccola


chiesa di Santa Maria della Cava, edificio medievale a
pianta quadrata, edificato intorno alla fine del 1400 sopra
ad un impianto preesistente.
Al suo interno racchiude un pregevole ciclo di affreschi,
probabilmente datati tra la fine del Quattrocento e l’inizio
del Cinquecento.
L’edificio è incastonato tra fabbricati rurali recentemente
ristrutturati e alcune testimonianze storiche descrivono
questo luogo come un punto privilegiato, in epoca
medievale, per la comunicazione tra Asti, centro del ducato, SANTA MARIA DELLA CAVA - Elisabetta Cabiddu Photography
e Pavia, capitale del regno longobardo.

Infine, Maurizio ci ha condotto nei pressi del cimitero,


dove sorge la Chiesa di San Vittore, di cui oggi rimangono
solamente l’abside e il campanile.
L’edificio si erge sopra il colle omonimo situato a sud-est
del centro abitato.
Le prime tracce di questo edificio risalgono al 1145, anche
se i primi documenti scritti sono datati 1345; nel corso dei
secoli sono stati effettuati interventi di restauro, l’ultimo in
occasione del Grande Giubileo del 1999.
Per molto tempo, a causa dell’assenza di coperture e del
suo sviluppo verticale, la chiesa ha generato presso gli
abitanti di Montemagno, l’errata denominazione di “Torre di
San Vittore”.

CASA SUL PORTONE - Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


94 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Mariangela Boni Photography

Per l’ora di pranzo ci siamo recati presso Tenuta


Montemagno Relais & Wines, poco distante dal borgo
di Montemagno, di proprietà della famiglia Barea,
originaria di Varese.
Arrivato nel Monferrato nel 2005, Tiziano Barea
fu subito colpito da una dimora del XVI secolo,
testimonianza delle antiche architetture del
Monferrato, immersa in una meravigliosa cornice
naturale.

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 95

Per l’occasione ha preparato un antipasto a base di battuta


di Fassona e una pasta al pomodoro condita con erbe
dell’orto; i piatti sono stati abbinati a due vini prodotti in
loco: il TM Brut 24 mesi Metodo Classico e il Solis Vis.

Il TM Brut 24 mesi è uno spumante Metodo Classico


rosato, prodotto da uve Barbera raccolte con vendemmia
All’interno della tenuta convivono due realtà caratteristiche precoce e lasciato affinare in bottiglia 24 mesi; il suo
della zona: la cantina, dove vengono prodotti vini aroma ai petali di rosa e frutti rossi lo rende un vino ideale
d’eccellenza, e il Relais, con le camere, la Spa e il ristorante. per un aperitivo, anche se, grazie alla struttura della
Barbera, risulta un vino adatto per accompagnare l’intero
Il Relais di Tenuta Montemagno è considerato tra le pasto.
residenze più esclusive dei Boutique Hotels d’Italia, ossia
un insieme di strutture di lusso caratterizzate da un’alta Il Solis Vis Monferrato Bianco D.O.C. è invece un vino
qualità dei servizi offerti, oltre che da un ambiente intimo e ottenuto dalle uve di Timorasso, il cui nome significa “forza
servizi esclusivi. del sole”, per indicare la necessità di questa tipologia
Il Boutique Hotel Tenuta Montemagno fonde la cura dei di uva di molta luce per completare in modo ottimale la
dettagli nella scelta degli arredi a esperienze e servizi maturazione; si caratterizza per la spiccata mineralità e il
di altissimo livello, come l’Experience degustativa e la profumo caldo e intenso, con note di frutta bianca e pietra
Suite SPA, il tutto affacciati sui meravigliosi territori del focaia.
Monferrato, patrimonio dell’UNESCO.

Il nostro pranzo si è svolto presso il ristorante del Relais, La


Civetta sul Comò, dove “la cucina classica piemontese si
sposa con i profumi mediterranei”.
Lo Chef Executive, Giampiero Vento, è infatti siciliano e,
prima di raggiungere il Piemonte, è passato per diverse città
italiane e dell’Europa mediterranea.
La sua cucina mescola quindi la cucina classica e
tradizionale piemontese con un pizzico di sperimentazione,
al fine di valorizzare al meglio le materie prime del territorio,
accostandole ai vini della cantina Tenuta Montemagno.

Lorenzo Rigatto Photography

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96 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Giancarlo Nitti Photography

Nel primo pomeriggio, Simone, il figlio del proprietario, ci ha Le tipologie di uva utilizzate per la produzione sono per la
accompagnati nella visita della location. maggior parte tipicamente piemontesi, come la Barbera, il
Ci ha raccontato che Tenuta Montemagno, un terreno di Grignolino, il Ruchè (uno dei più antichi vitigni piemontesi,
circa cento ettari totali, si trova in un territorio che tocca che si trova solamente nel territorio del Monferrato
quattro comuni (Montemagno, Viarigi, Altavilla e Casorzo) e astigiano), la Malvasia e il Timorasso.
due province, Asti e Alessandria.
Tuttavia, vengono utilizzate anche uve internazionali
Le vigne si trovano tutte nel territorio di Montemagno, a come Sauvignon e Syrah, in purezza o in blend con varietà
parte quella con cui producono il Barolo, che si trova a La piemontesi, per produrre vini a carattere più internazionale.
Morra (CN).

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 97

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


98 R E P O RTA G E | MONTEMAGNO

Ci siamo poi spostati verso la cantina, luogo centrale della vini prodotti alla Tenuta Montemagno è la bassissima
vinificazione. percentuale di solfiti, addirittura al di sotto dei limiti imposti
Il metodo di produzione di Tenuta Montemagno, dalla certificazione “Bio”, che prevede un valore massimo di
caratterizzato da una lavorazione a mano e dall’utilizzo anidride solforosa di 150 mg/l.
tecnologie all’avanguardia, è sinonimo di eccellenza.
Insomma, la posizione dei vigneti, la lavorazione a mano e la
La struttura della cantina, interamente collocata su un unico bassa percentuale di solfiti fanno sì che i vini prodotti dalla
piano, affaccia direttamente sui vigneti, dove si trova la famiglia Barea siano considerati tra i migliori vini italiani.
pressa.
Durante la vendemmia i grappoli vengono selezionati e Per concludere il tour della location, Simone ci ha condotti
raccolti a mano; in seguito, una volta pressati, vengono nella sala degustazione, dove ci ha presentato uno dei loro
trasportati all’interno dell’edificio e inseriti nelle botti (la cavalli di battaglia: Mysterium, una Barbera d’Asti Superiore
maggior parte in acciaio, a parte le barriques e quelle D.O.C.G. prodotta con uve delle più antiche vigne della
utilizzate per il metodo classico) per la vinificazione. tenuta.
Una delle caratteristiche principali e valore aggiunto dei

Lorenzo Rigatto Photography

RINGRAZIAMENTI

Ringraziamo Maurizio Robella della Proloco di


Montemagno e Simone Barea di Tenuta Montemagno
che ci hanno guidato in questa giornata alla scoperta
del Monferrato Astigiano.

Gianluca Fazio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | MONTEMAGNO 99

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


100

Giroinfoto Magazine nr. 59


101

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


102 R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE

LA MINIERA DI ROCCE ASFALTICHE “STREPPENOSA”


Notoriamente ricca di innumerevoli bellezze di ogni genere, la
Sicilia, per le sue caratteristiche geologiche e geomorfologiche, è
ricca anche di molte risorse naturali sfruttabili.
Tra queste gli idrocarburi di vario genere, che sono stati, ma
in alcuni casi lo sono ancora (come nel caso della Piattaforma
petrolifera Vega al largo delle coste di Gela) oggetto di estrazione.

È il caso del giacimento minerario asfaltifero che ricade, in un


territorio di circa trecento ettari, tra Modica e Ragusa.
Quest’area mineraria è stata sfruttata industrialmente sin dalla
metà del XIX secolo per estrarre la cosiddetta “pietra pece”,
come viene localmente chiamata la roccia asfaltica, attraverso
la realizzazione di numerose miniere, tra le quali le più importanti
sono quelle di Castelluccio e di Streppenosa.

Due miniere, oggi dismesse, che per le differenti profondità


dei livelli di mineralizzazione sono state realizzate la prima
(Castelluccio) a cielo aperto lungo il greto del fiume Irminio,
mentre la seconda (Streppenosa), in sotterraneo, e prende il nome
dall’omonima contrada.

A cura di Rita Russo

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 103

Rita Russo Photography

Attraversando un paesaggio apparentemente arido


ed assolato, caratterizzato da altipiani calcarei,
spesso marcatamente incisi dai corsi d’acqua che,
nel tempo, hanno scavato nelle rocce profonde
valli come quella del fiume Irminio, percorrendo
un sentiero carrabile sterrato, si raggiunge l’area
di pertinenza della miniera Streppenosa, che,
ancorché non più attiva da molti anni, mostra tutto
il suo fascino a chi ha la fortuna di visitarla. In
quest’ultima, l’estrazione delle rocce asfaltifere è
avvenuta attraverso la realizzazione di una rete di
gallerie della lunghezza complessiva di 1600 m,
tutte tagliate a maglie grossolanamente ortogonali
e con le volte sostenute da pilastri molto irregolari e
di sezione diversa.
INGRESSO

Giroinfoto Magazine nr. 59


104 R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE

Prima di raggiungere l’attuale accesso alla


miniera, l’attenzione del visitatore viene attirata
da un vecchio rudere, accanto al quale si trovava
l’ingresso principale di quest’ultima, costituito
da un grande pozzo, profondo circa 50 metri, di
pianta quadrangolare, nel quale era alloggiato
l’ascensore azionato da una caldaia a carbone e
che consentiva la discesa agli operai; i resti della
caldaia sono visibili all’interno del rudere; mentre
all’ esterno di esso si trova ancora il traliccio che
sorreggeva gli ascensori.
L’areazione delle gallerie era garantita, invece, da
un secondo pozzo posto più a Sud.

Lasciato il rudere, dopo poche decine di metri, si


raggiunge l’imboccatura della galleria orizzontale,
che si apre sulla vallata del fiume e che costituisce
attualmente l’unica entrata agevole alla miniera.

E’ attraverso tale galleria che il materiale estratto


veniva portato all’esterno tramite vagoncini
su rotaie, ancora visibili di tanto in tanto sul
pavimento della miniera.

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 105

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


106 R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE

Poco dopo l’ingresso si notano da subito le


caratteristiche pareti di calcare impregnato di
bitume, con colate di pece solidificata, che brilla
particolarmente alla luce delle torce.

Visione che si ripropone di tanto in tanto lungo tutte


le gallerie che si sviluppano su un unico livello ed
hanno lunghezza ed andamento piuttosto irregolare,
con ampiezze che vanno da pochi metri a 5/7 m ed
altezze fino a una decina di metri.

Sono sovente visibili sulle pareti tracce di piccoli


fori, utilizzati per inserire bastoni di legno inumiditi,
allo scopo di creare fratture, per asportare più
agevolmente la roccia.

Parte della miniera, che segue verso il basso il


filone bituminoso principale, è interessata da un
fenomeno di allagamento per l’accumulo dell’acqua
che percola dal soffitto.

Tale fenomeno ha creato un’affascinante sequenza


di laghetti, profondi in alcuni punti anche tre metri,
che con i loro colori, unitamente a tutto il resto,
rendono la visita a questo sito un’esperienza unica.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 107

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


108 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA
RAGUSA E LA PIETRA PECE

Rita Russo Photography

A fianco alle colate di nerissimo bitume si nota spesso Per il visitatore le occasioni di restare a bocca aperta,
la presenza di depositi di calcite, di vari colori, originatisi proseguendo il cammino, sembrano non finire mai.
dalla precipitazione del carbonato di calcio sulle pareti,
a testimonianza dei fenomeni carsici, ancora allo È necessario, infatti, fare attenzione a non calpestare altre
stato embrionale, formatisi per effetto dell’infiltrazione forme carsiche che via via si palesano sul pavimento, alla
e circolazione delle acque meteoriche nel substrato luce delle lampade, come le “vaschette” concrezionate,
calcareo fratturato. alimentate da acqua di stillicidio, che si susseguono
con lieve pendenza le une dalle altre e numerosi piccoli
I colori di tali concrezioni vanno dal bianco della calcite noduli di forma pseudosferica, chiamati “pisoliti” , noti
pura, al giallo, al rosso, per la presenza di ossidazioni anche come “perle di grotta”, originati per avvolgimento
ferrose. successivo di microveli di calcite su un nucleo detritico.
Ulteriori morfologie che richiamano, più che un ambiente
sotterraneo scavato artificialmente, quello di una grotta Ed ancora sulle pareti si notano vele e cortine di calcite e
carsica naturale, sono date dalle stalattiti sul soffitto e le tante altre suggestive morfologie.
stalagmiti sul pavimento.

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 109

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


110 R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE

Rita Russo Photography

A parte l’interessante testimonianza di archeologia è attualmente aperta solo a qualche associazione


industriale offerta da tale miniera, la fusione fra le regolari speleologica, nonostante con legge regionale 15 maggio
e fredde geometrie di quest’ultima, frutto del duro lavoro 1991 n.17 sia stato istituito il Museo regionale naturale e
umano, e le forme naturali originatesi per i processi delle miniere di asfalto di Castelluccio e della Tabuna, in
carsici legati alla infiltrazione delle acque meteoriche provincia di Ragusa, che però non è mai partito.
nell’ammasso roccioso carbonatico fessurato, rendono la
miniera Streppenosa un ambiente di notevole interesse, Si spera, pertanto, che il museo possa nascere quanto
anche da un punto di vista geospeleologico, che prima a seguito di un progetto di recupero, salvaguardia
andrebbe valorizzato e tutelato. e fruizione di questo bene, prima che il tempo e l’incuria
dell’uomo possano definitivamente cancellarlo dalla
Essa, sebbene sia di proprietà della Regione Siciliana, memoria.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 111

CENNI STORICI SULLO SFRUTTAMENTO INDUSTRIALE


DEL GIACIMENTO ASFALTIFERO RAGUSANO
Sebbene nell’area ragusana, siano state trovate adatte forse solo al pascolo brado) impiegarono migliaia di
testimonianze dell’uso di tale roccia, sia a scopo artistico lavoratori (picconieri, minatori, ragazzini che in altre miniere
e decorativo (sarcofagi, lastre e statue ritrovate nelle siciliane si chiamavano "carusi", carrettieri e sorveglianti)
principali chiese della zona), sia per l’edilizia in genere per estrarre da cave e miniere centinaia di migliaia di
(pavimentazione di case, ecc.), dall’età ellenistica fino alle tonnellate della roccia scura, parte della quale veniva
porte dell’800, la storia industriale dell’asfalto ragusano frantumata per essere trasportata sui carretti a Mazzarelli
inizia nei primi decenni di quest’ultimo, quando alcuni (attuale Marina di Ragusa), dove veniva imbarcata per varie
imprenditori di differenti nazionalità tra inglesi, tedeschi destinazioni, quali Gran Bretagna, Francia, Germania e resto
e francesi si interessarono alla particolare pietra che, se d'Europa.
riscaldata, oltre ad esalare un particolare odore, diventa
malleabile, per tornare dura appena scende la temperatura. La parte rimanente della roccia veniva lavorata sul posto per
Infatti la roccia asfaltica risultò interessante non solo estrarne l'idrocarburo.
per l’uso edilizio che se ne era fatto fino a quel momento, Una citazione popolare, documentata sul piano storico,
ma sopratutto per le possibilità di estrarre il “bitume” ricorda che la prima strada ad essere stata asfaltata, come
(idrocarburo utilizzabile sia come lubrificante, sia come oggi vediamo tutte le strade del mondo, fu la Rue Bergère di
carburante) e, quale diretta conseguenza, la possibilità' di Parigi, seguita da alcune strade di Londra e Amsterdam.
"bitumare", appunto, le strade che fino allora erano in terra o Lo sfruttamento dei giacimenti di Castelluccio e
lastre pietrose. Streppenosa fu gestito agli inizi del XX secolo dai tedeschi
"Fratelli Kopp”, i quali ritenevano l’asfalto ibleo di gran lunga
Le grandi società industriali di varia nazionalità interessate migliore di quello estratto dalle loro miniere o da quelle
all’estrazione ed alla distillazione della roccia asfaltica, che abruzzesi di Scafa, in provincia di Pescara.
avevano acquistato i terreni dai massari locali (ignari della Allo scoppiare della prima guerra mondiale, i possedimenti
fortuna custodita sotto le loro terre, che loro credevano dei tedeschi vennero requisiti per essere dati in concessione

all’azienda italiana che più' di ogni delle famiglie dei “picialuori”. garantiva ottimi ricavi e soprattutto
altra ha segnato la storia dell'asfalto Fu quello l’anno della svolta per il lavoro a migliaia di ragusani tra il
ragusano: la [Link].D., acronimo per l’industria dell’asfalto ragusano, grazie diretto e l’indotto.
Asfalti Bitumi Combustibili liquidi e agli accordi tra Regione Siciliana La produzione continuò con ulteriori
Derivati, che convisse con la società e la Calce e Cementi di Segni, che migliorie, apportate sia ai metodi di
inglese fino allo scoppio della seconda rilevò tutte le cave e le miniere della lavorazione che in termini di tutela
guerra mondiale, garantendo il lavoro [Link].D., dando origine alla A.B.C.D., sindacale per le maestranze occupate,
a quasi duemila tra lavoratori semplici, ovvero la Asfalti Bitumi Cementi e fino al 1968, quando la società passò
apprezzati minatori, stimati conduttori Derivati e trasformò radicalmente la all’Eni che garantì gli stessi livelli
di impianti e schiere di carrettieri, lavorazione dell’asfalto utilizzando occupazionali e gli stessi investimenti
meccanici, garzoni, carpentieri, ecc. il proprio brevetto, secondo il quale solo per un altro decennio, scegliendo
il bitume estratto dalla roccia veniva poi di non lavorare più la “pietra
La guerra costrinse l’azienda a ridurre utilizzato come combustibile di un pece”, e decretando in tal modo la
al minimo gli impianti, anche a causa alto forno nel quale veniva lavorato fine di un’epoca: quella dell’industria
dell’arruolamento di molti operai come il calcare "esausto", ossia privo di dell’asfalto ragusano. Della pietra
soldati, i quali al ritorno da reduci bitume, che prima finiva in discarica, pece si occupa ormai solo qualche
trovarono l’[Link].D. in gravi difficoltà per farne cemento pozzolanico, artigiano, incoraggiato da architetti che
finanziarie, con la conseguente venduto a caro prezzo perché ritenuto utilizzano questa roccia non solo nei
impossibilità di riavere il proprio lavoro. ottimo per la moderna edilizia, sia in lavori di restauro, ma anche in nuove
Ne seguirono lotte sindacali che Italia che all’estero. costruzioni.
raggiunsero l'apice nel 1949 con Si trattava di una lavorazione
l'occupazione delle miniere da parte industriale a ciclo chiuso, che

Giroinfoto Magazine nr. 59


112 R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE

LE ROCCE ASFALTIFERE E BITUME.

Una roccia calcarea impregnata di bitume è detta ossigenate le spoglie degli organismi animali e vegetali
asfalto. si depositano sul fondo, mescolandosi a sedimenti
La roccia asfaltica e’, infatti, un calcare tenero argillosi e costituendo una melma putrida chiamata
impregnato, secondo percentuali diverse, di bitume. Il sapropel.
bitume e' sostanzialmente un idrocarburo.
Attraverso complesse reazioni connesse alla diagenesi,
Gli idrocarburi sono composti organici che contengono il sapropel si trasforma in roccia compatta, detta
soltanto atomi di carbonio e di idrogeno. sapropelite, dove hanno origine gli idrocarburi.
Ampiamente usati come combustibili, la loro principale In particolare, i calcari bituminosi affioranti nel
fonte in natura è di origine fossile. ragusano, di età miocenica, devono la loro origine
presumibilmente ad imbibizione da parte dei depositi
Una prima distinzione tra i vari idrocarburi si riferisce petroliferi esistenti nel sottosuolo ed emigrati dalle
al loro stato fisico, nelle condizioni di pressione e profondità lungo le superfici di minor resistenza dei
di temperatura ambientali. sistemi di discontinuità e delle fratture profonde
In natura troviamo idrocarburi sia liquidi (petroli), dell’intero ammasso roccioso.
sia gassosi, sia solidi. Gli idrocarburi solidi derivano
dall’ossidazione dei precedenti e prendono il nome di Il contenuto in bitume della roccia asfaltica dipende
bitumi. principalmente dalla permeabilità della roccia
incassante e dalla concentrazione originaria degli
Il processo che porta alla trasformazione della materia idrocarburi, nonché dalle condizioni tettoniche dell'area
organica in idrocarburi è un processo analogo a che ne determinano le caratteristiche chimico-fisiche.
quello della carbonificazione ed è detto naftogenesi.
Un ambiente favorevole alla naftogenesi è costituito
da acque più o meno stagnanti: in queste acque non

Giroinfoto Magazine nr. 59


R E P O RTA G E | RAGUSA E LA PIETRA PECE 113

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 59


114

PRESENTA

WORKING GROUP 2020

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO SICILIA

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 59


115

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Compila il form di iscrizione sul nostro sito ufficiale dal menu
area relazioni, "iscrizione a Band of Giroinfoto".

Divertiti L’organizzazione sarà felice di accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi What- Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
sapp, dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni tecniche di ripresa.
di anticipo, tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e
all’estero. Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
per esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le legati al brand Giroinfoto magazine.
tradizioni gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove
racconteremo le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia
e culturale.

SEDI OPERATIVE
La sede di coordinamento dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni operative a Alessandria,
Genova, Milano, Roma e Palermo.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 59


116 BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER

Giroinfoto Magazine nr. 59


BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER 117

Malkovich Malkovich Malkovich!


fotografie di Sandro Miller
John Malkovich e Sandro Miller rendono omaggio alle icone della fotografia
che hanno cambiato il nostro immaginario.

Meryl Streep è un mito, anche senza il celebre ritratto scattato da


Annie Leibovitz nel 1981.
John Malkovich non è da meno e sa rendere un sentito omaggio
al suo talento, con la complicità di Sandro Miller e di un progetto
nato per far rivivere le opere dei grandi fotografi che hanno
cambiato il nostro immaginario.

In questo originale progetto, il fotografo Sandro Miller ha infatti


usato il noto attore americano per rifare alcuni dei più famosi
ritratti di sempre.

Malkovich Malkovich Malkovich!


Una sorta di formula magica, che non ha alcun bisogno di
Photoshop, ma deve molto al talento camaleontico dell’attore per
schiudere i portali dell’immaginazione.

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Annie Leibovitz. Meryl Streep,


New York City (1981), 2014

Giroinfoto Magazine nr. 59


118 BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Herb Ritts. Jack Nicholson, London (1988), 2014

Giroinfoto Magazine nr. 59


BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER 119

Grazie ad accurate sedute di trucco, travestimenti e messa in scena, seguite da mesi di ricerca, Malkovich diventa Albert
Einstein che mostra la lingua a Arthur Sasse (1951), il Che Guevara di Alberto Korda (1960) e il maestro del brivido ritratto
con ironia da Albert Watson, ma anche Jack Nicholson dietro il trucco di Joker per Herb Ritts (1988).

A tutto il resto provvede il gran talento per l’illuminazione e l’editing di Miller.


Entrando in sintonia con soggetti e autori, stili e linguaggi dell’arte, Malkovich anima il trasgressivo Self di Robert
Mapplethorpe. Insieme al crocifisso di plastica di Andres Serrano (1987), la pop art di Andy Warhol e la fragranza dell’estro
frizzante
di Jean Paul Gaultier immortalata da Pierre et Gilles (1990).

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Arthur Sasse. Albert Einstein


Sticking Out His Tongue (1951),
2014

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Andy Warhol. Green Marilyn


(1962), 2014

Giroinfoto Magazine nr. 59


120 BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER

Indossando un pellicciotto intorno al volto, Malkovich diventa il Mick Jagger di David Bailey (1964) o ancora, nudo e coperto
di api, si trasforma nel celebre Beekeper di Richard Avedon.
Analoga versatilità gli permette di abbracciare la sua Yoko Ono, mettendosi a nudo come John Lennon per l’obiettivo di
Annie Leibovitz, in quello scatto pluripremiato realizzato qualche ora prima del suo assassinio.

Sandro Miller (1958), considerato uno dei fotografi più importanti al mondo in ambito pubblicitario, è noto per le sue
immagini espressive e per il suo stretto lavoro con l’attore John Malkovich e gli altri membri dell’ensemble della
Steppenwolf Theater Company di Chicago.

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

David Bailey. Mick Jagger, Fur


Hood (1964), 2014

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Andy Warhol. Self Portrait (Fright


Wig) (1986), 2014

Giroinfoto Magazine nr. 59


BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER 121

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Philippe Halsman. Salvador Dalí


(1954), 2014

Giroinfoto Magazine nr. 59


122 BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Patrick Demarchelier, Christy Turlington, British


VOGUE, New York (1992), 2017

Giroinfoto Magazine nr. 59


BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER 123

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Dorothea Lange. Migrant Mother,


Nipomo, California (1936), 2014

26 × 32 cm,
144 pagine
60 colori, cartonato
ISBN 978-88-572-4400-6

LA MOSTRA
Trieste Magazzino delle idee
31 ottobre 2020 – 31 gennaio 2021

Giroinfoto Magazine nr. 59


124 BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER

Malkovich Malkovich Malkovich


Homage to Photographic Masters
Sandro Miller
SKIRA editore

Man Ray. Tears (1932), 2017

Giroinfoto Magazine nr. 59


BOOK | MALKOVICH - SANDRO MILLER 125

Giroinfoto Magazine nr. 59


126 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Salinelle San Biagio


Autore:Matteo Pappadopoli
Belpasso (CT)

Giroinfoto Magazine nr. 59


FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 127

Giroinfoto Magazine nr. 59


128 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

The 99 Domes Close Up


Autore: Ronald D. Palandie
South Sulawesi, Indonesia

Giroinfoto Magazine nr. 59


FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 129

Giroinfoto Magazine nr. 59


130 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Campeggio vista lago


Autore: Riccardo Berton, editing Giorgia Parravicini
Brenzone sul Gardai

Giroinfoto Magazine nr. 59


131

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Ottobre 2020

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Giroinfoto Magazine nr. 59


Conoscere il mondo attraverso un
obbiettivo è un privilegio che solo
Giroinfoto ti può dare veramente.

APPASSIONATI A NOI

PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E

Delicate Arch - Arches Park Utah


Barbara Tonin

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