Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
61 visualizzazioni134 pagine

GF60

Giroinfoto Magazine nr. 60, pubblicato nell'ottobre 2020, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo una piattaforma per appassionati di condividere esperienze e reportage. Il numero include articoli su vari temi, tra cui lo street food a Palermo, evidenziando la ricca tradizione gastronomica della città influenzata da diverse culture. La rivista si propone come un punto di riferimento per la cultura fotografica e il turismo, con un'ampia gamma di contenuti e opportunità per i lettori di diventare reporter.

Caricato da

josecavalheiro13
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
61 visualizzazioni134 pagine

GF60

Giroinfoto Magazine nr. 60, pubblicato nell'ottobre 2020, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo una piattaforma per appassionati di condividere esperienze e reportage. Il numero include articoli su vari temi, tra cui lo street food a Palermo, evidenziando la ricca tradizione gastronomica della città influenzata da diverse culture. La rivista si propone come un punto di riferimento per la cultura fotografica e il turismo, con un'ampia gamma di contenuti e opportunità per i lettori di diventare reporter.

Caricato da

josecavalheiro13
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

N.60 - OTTOBRE 2020 [Link].

com
N. 60 - 2020 | OTTOBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Street Food
PALERMO
BAND OF GIROINFOTO

TERRE DI MARFISA MAU - ARTE URBANA MONTE MORO


ALTA TUSCIA VITERBESE BORGO CAMPIDOGLIO 999+ 1 ALBERI
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto

Photo cover by Rita Russo


WEL
2

COME

60
[Link]
OTTOBRE 2020

Giroinfoto Magazine nr. 60


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 60


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 60


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

Official site
[Link]

facebook
@[Link]

Instagram
@giroinfoto

Pinterest
giroinfoto

ANNO VI n. 60 Issuu
20 Ottobre 2020 giroinfoto magazine

DIRETTORE RESPONSABILE LAYOUT E GRAFICHE PARTNERS


ART DIRECTOR Gienneci Studios Instagram
Giancarlo Nitti @Ig_piemonte, @Ig_valledaosta,
PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
SEGRETERIA E RELAZIONI Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia
Margherita Sciolti
DISTRIBUZIONE: SKIRA Editore
Gratuita, su pubblicazione web on-line di Urbex Team Old Italy
RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ [Link] e link collegati.
Giancarlo Nitti
Monica Gotta CONTATTI
Adriana Oberto email: redazione@[Link]
Barbara Lamboley Informazioni su [Link]:
Manuel Monaco [Link]
Roberto Giancaterina hello@[Link]
Adelio Debendetti
Questa pubblicazione è ideata e realizzata
CAPI SERVIZIO da Gienneci Studios Editoriale.
Giancarlo Nitti Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Redazione testi e le grafiche sono di proprietà
Mariangela Boni intellettuale della Gienneci Studios © o
Redazione di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Barbara Tonin [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Redazione tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Barbara Lamboley divieto riprodurli o modificarli anche solo
Redazione in parte se non da espressa e comprovata
autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 60


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

STREET FOOD PALERMO

GIROINFOTO MAGAZINE

60
I N D E X

R E P O R TA G E

999+1 ALBERI
10 STREET FOOD
Palermo
Band of Giroinfoto Sicilia

26
26 999+1
Alberi sul Monte Moro
Band of Giroinfoto Liguria

42 LERI CAVOUR
STORIA DELLA GRANGIA
Di Giuliano Guerrisi e Elisabetta Cabiddu

54 TERRE DI MARFISA
Alta Tuscia
Band of Giroinfoto Lazio

R E P O R TA G E 66 MAST PHOTOGRAPHY GRANT


ON INDUSTRY AND WORK
LERI CAVOUR AND INVENTION
Le mostre da Ottobre
MAST Bologna

42
R E P O R TA G E

54
TERRE DI MARFISA

Giroinfoto Magazine nr. 60


7

R E P O R TA G E

80
MAU BORGO CAMPIDOGLIO

MAU BORGO CAMPIDOGLIO


Arte urbana a Torino
80 R E P O R TA G E

Band of Giroinfoto Piemonte STARS BOX

92
STARS BOX
Rifugi a milioni di stelle
92
Di Claudia Lo Stimolo

BORGO PARRINI
La piccola Barcellona
102
Di Rita Russo

I TEMPLI IPOGEI
Damanhur
114
Band of Giroinfoto Piemonte

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con:
130
Marco Supino
R E P O R TA G E

114
DAMANHUR

R E P O R TA G E

102
BORGO PARRINI

Giroinfoto Magazine nr. 60


PUBBLICA
SU GIROINFOTO MAGAZINE
Ti piace la fotografia e sei
un'appassionato di viaggi?

[Link], con la sua rivista,


ti mette a disposizione ogni mese
uno spazio tutto tuo dove potrai
pubblicare un articolo o anche una
sola fotografia.

Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.

455 299 119


VI PRESENTIAMO

I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters

Pubblicazione delle Copertura degli articoli sui continenti


statistiche e i volumi
relativi al report
mensile di:

Ottobre 2020
246 52 8 34 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77% 1,5%
163.810 4.129
16% 0,5% Letture totali Letture nell'ultimo
1%
mese.
VIAGGIA
SCRIVICI
CONDIVIDI
FOTOGRAFA

Scegli un tuo viaggio che Componi il tuo articolo


hai fatto o una location che direttamente sul nostro sito.
preferisci.

Seleziona le foto più


interessanti che hai fatto.

L'articolo verrà pubblicato


sulla rivista che potrai
condividere.

DIVENTA REPORTER DI GIROINFOTO MAGAZINE


Leggi il regolamento sul sito [Link]
Ogni mese a disposizione tante pagine per le tue foto e i tuoi articoli.
10 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

A cura di Rita Russo

Rita Russo
Salvatore Fiume

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 11

è una splendida città che ha subito la


dominazione di diversi popoli (fenici, greci,
romani, arabi, normanni, francesi, spagnoli),
le cui influenze sono visibili non solo a
livello artistico e architettonico ma anche
gastronomico.

Come accade ormai per tutte le capitali


europee anche a Palermo lo street food
offre una grande varietà di prodotti tipici che
hanno acquisito fama a livello internazionale,
tant’è che una recente classifica redatta dal
social network americano Virtual Tourist,
pone Palermo al quinto posto nella classifica
delle migliori città produttrici di "cibo da
strada" in tutto il mondo.

Giroinfoto Magazine nr. 60


12 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

La tradizione dello street food palermitano e delle sue mancano alcune chicche ittiche, tantissime specialità fritte,
produzioni si colloca in un ampio arco temporale durante il prodotti di panetteria e, ovviamente, quelli di pasticceria.
quale ogni comunità vissuta sul territorio ha avuto modo di
contribuire alla sua varietà in qualche misura. È difficile camminare attraverso i vicoli e le strade,
soprattutto del centro storico della città, senza essere
Con il tempo ogni prodotto si è aggiunto all’altro e venditori attratti ed inebriati dagli innumerevoli odori pungenti,
ambulanti, mercanti arabi o ebrei inventarono lo street talora speziati, delle più tipiche specialità del panorama
food nel momento in cui, non esistendo i ristoranti come li gastronomico street palermitano.
conosciamo oggi, si mangiava e si viveva materialmente per
strada. Sebbene oggi molti dei prodotti siano entrati nelle
rosticcerie, è ancora possibile vedere come viene cucinata
Lo street food palermitano è, prevalentemente, basato su la specialità realmente “on the street”, come nel caso delle
alimenti terrestri (tantissima carne e frattaglie) ma non panelle e delle crocchè o del pane con la milza.

Salvatore Fiume Photography

I luoghi senz’altro più adatti per una full immersion nello


street food sono i principali mercati storici della città, Capo,
Ballarò, Borgo vecchio e quel che resta della Vucciria (dal
francese boucherie - macelleria, mentre in palermitano
significa “confusione”) e i quartieri popolari al loro margine.

I mercati conservano intatte le radici arabe della cultura


siciliana sia nelle caratteristiche abbanniate dei venditori,
ossia le grida con le quali attirano l'attenzione dei compratori,
sia nel modo di sistemare la frutta fresca, quella secca,
ma anche la grande varietà di specie esotiche, le spezie
provenienti dall'Oriente vicino e lontano e le olive, nella loro
incredibile varietà.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 13

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


14 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Rita Russo Photography

Ed è proprio tra le coloratissime bancarelle piene di


ogni ben di Dio, pesce compreso, che è possibile trovare
friggitorie o addirittura ambulanti che sui loro carretti
offrono spunti di ogni tipo per placare i morsi della fame
che gli odori hanno stimolato.

Tra le più note specialità dello street food palermitano,


svetta di certo il pane con panelle e crocchè, queste ultime
chiamate, nell’idioma locale, più comunemente cazzilli per
la loro forma.

Le panelle sono sottili frittelle di farina di ceci; mentre


le crocchè sono cilindretti di purea di patate conditi con
prezzemolo e pepe.
Entrambi fritti in olio bollente, singolarmente o insieme,
farciscono 3 tipi diversi di pane: la mafalda (chiamata così
per Mafalda di Savoia), la scaletta (a forma di serpente) e
la focaccia o vastidda, un panino rotondo a volte arricchito
da semi di sesamo.

Nelle friggitorie insieme a panelle, crocchè e melanzane


fritte si trovano spesso anche verdure, come ad esempio
cardi, carciofi e cavolfiori, in pastella (pastetta in dialetto,
il cui ingrediente principale è costituito dalla farina ma la
sua ricetta è variabile) e la rascatura, cibo che nasce dalla
filosofia “non si butta via nulla” tipica dei periodi di povertà
e carestia che hanno afflitto la città nel passato e che per
questo è ottenuto, come suggerisce il nome, raschiando il
fondo dei contenitori utilizzati per l’impasto delle panelle e
delle crocchè, i cui residui vengono mischiati e fritti.
Si crea così un delizioso mix di farina di ceci, patate e
prezzemolo.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 15

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


16 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 17
Quando la tradizione palermitana viene
rispettata, nelle friggitorie si trova anche il pani
ca meusa.
La forma di pane più adatta per questo must
dello street food palermitano è la vastidda,
che accoglie al suo interno un ripieno di milza
di vitello bollita, a cui spesso viene aggiunto
il polmone e/o la trachea, tutti fritti dentro la
sugna poco prima di consegnare il panino.

La vastidda può essere schietta o maritata, a


seconda che venga condita soltanto con del
limone oppure con ricotta o formaggio cacio
cavallo.

L’origine di questo cibo sembra risalire al


Medioevo quando gli ebrei che vivevano a
Palermo e che lavoravano come macellai,
per le loro credenze religiose, non potendo
trarre guadagni dalla macellazione degli
animali, venivano ricompensati con le relative
frattaglie.
Essi usavano, dunque, bollire e insaporire la
milza, il polmone e la trachea nello strutto, che,
insieme al formaggio, servivano da farcitura ai
panini.

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


18 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Rita Russo Photography

La regina dello street food palermitano, conosciuta in tutto il La storia dell’arancina è antichissima
ManuelaeAlbanese
di origine alto-
Photography
mondo, è senza dubbio l’arancina, ossia una sfera di riso allo medievale o araba, vista la presenza dello zafferano.
zafferano ripiena e fritta dopo essere stata impanata. Si racconta che un illustre siciliano d’adozione, Federico
II di Svevia, abbia pensato alla panatura come semplice
Il ripieno oggi può essere realizzato con diversi tipi di ma geniale tecnica per conservare il prelibato riso e
condimento a seconda della creatività di chi le prepara. trasportarlo a lungo durante le sue battute di caccia o le
Esso può, infatti, essere agli spinaci, al salmone, alla missioni diplomatiche.
salsiccia, ai funghi e persino alla nutella, ma la tradizione lo
vuole accarne o abburro, ossia ripiena con ragù di carne o A Palermo il 13 dicembre si festeggia Santa Lucia con le
con burro e prosciutto. arancine e la cuccìa, il dolce di grano bollito e ricotta di
pecora.
Sull’arancina si è sempre fatto un gran parlare a
proposito del grande dilemma che da secoli divide in
due la Sicilia intera, visto che nel palermitano si chiama
“arancina”, mentre nel catanese si chiama “arancino” e
per il quale si è pronunciata persino l’Accademia della
Crusca a favore della prima versione.

Secondo alcuni, è giusto arancina perché il nome deriva


dalla forma di questa palla di riso impanata e fritta che
ricorda l’arancia.
Però in dialetto siciliano l’arancia è al maschile, arànciu e
il dubbio rimane.
Disputa etimologica a parte, ciò che unisce tutti è, in
ogni caso, la bontà di questo simbolo del cibo da strada
siciliano.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 19

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


20 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 21

Salvatore Fiume Photography

Un’altra leccornia tipica dello street food palermitano è lo e olio, a differenza di quello che si produce nella vicina
sfincione che deve il suo nome alla parola latina spongia, Bagheria che è bianco.
ovvero spugna, oppure dall'arabo isfang, che significa
frittella. Sebbene oggi sia possibile trovare lo sfincione in tutti i
panifici della città, quello più tradizionale è proprio quello
L'impasto di questa specialità è, infatti, di consistenza venduto dagli ambulanti che, oltre ad essere una presenza
porosa, proprio come una spugna. fissa con piccole bancarelle nei mercati storici principali, si
È costituito da un impasto simile sia a quello del pane sia muovono da una via all'altra di Palermo a bordo di un’ape
a quello della pizza e a Palermo è condito con salsa di (lapino in palermitano).
pomodoro, sarde salate, cipolla, formaggio cacio cavallo

Giroinfoto Magazine nr. 60


22 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Un’altra particolarità tutta palermitana,


esclusiva dei mercati e creata per sfruttare
il più possibile ogni parte dell’animale
macellato, è costituita dalla frittola e dal
musso e carcagnoli.

Per quanto riguarda la frittola è possibile


affermare che sia, tra i cibi da strada
palermitani, quello più misterioso ed estremo.
Si tratta di un insieme eterogeneo di frattaglie
di vitello (scarti di macellazione, "grassetti",
piccole cartilagini, ossa…) che viene prima
bollito.

Quindi, il frittularu fa “rinvenire” la frittola


friggendola con lo strutto e riponendola,
caldissima, in un apposito grande cesto di
vimini (u panaru), che, rimanendo sempre
coperto da uno strofinaccio, nasconde la
frittola alla vista degli acquirenti.

Quest’ultima viene servita dal frittularu


rigorosamente con le mani e senza mai alzare
lo strofinaccio e riposta o su un foglio di carta
oleata o all’interno di un panino morbido.
Rita Russo Photography

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 23

Rita Russo Photography

Per musso e carcagnoli si intende, invece, il muso del della città, dei cosiddetti stigghiulari, la cui presenza è
bovino e le cartilagini delle zampe, che vengono lessati in riconoscibile dal denso fumo della brace che si alza dalla
acqua salata, tagliati a cubetti e mangiati semplicemente griglia a fianco al banchetto durante tutta la mattina e nel
con sale e limone spremuto ma, soprattutto presso le caso di quelli su strada anche nel pomeriggio.
macellerie, si possono trovare con aggiunta della mascella
e della lingua, talora conditi con una insalata di sedano, La stigghiola, altro cibo appartenente alla tradizione povera
carote, cipolle rosse e olive verdi schiacciate. palermitana, deriva da un piatto greco, il kokoretsi, è di
origine molto antica ed è costituita da budello di agnello
Non è da trascurare poi la presenza, oltre che tra le o capretto, cotto sulla brace talora avvolto intorno ad un
bancarelle dei mercati anche lungo le più grosse arterie cipollotto.

Giroinfoto Magazine nr. 60


24 R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STREET FOOD PALERMO 25

Infine, non si può non tener conto di una delle


chicche dello street food palermitano:
il polpo bollito.

I purpari sono una particolare categoria di


venditori ambulanti capaci di rendere d’asporto e
pronto da mangiare un cibo che normalmente non
lo è.
Anche in questo caso è tipico trovarli nei mercati
storici dove, su bancarelle molto folcloristiche,
troneggia una pentola di stagno fumante dalla
quale, di tanto in tanto, con un forchettone viene
estratto un polpo che, depositato sulla lastra
di marmo, tagliato a grossi pezzi, condito con
limone e messo nel piatto di carta, viene servito
all’avventore del momento.

A questo punto del nostro viaggio è possibile


affermare, senza tema di smentita, che per “vivere”
Palermo nella sua interezza, non può mancare un
tour come quello fatto da noi.

Quindi non resta altro che “gustare” presto questa


città! Salvatore Fiume Photography

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


26 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Dario Truffelli

999
A cura di Manuela Albanese e Monica Gotta Davide Mele
Gianluca Cichellero

+1

A THOUSAND
TREES PROJECT
Il progetto che ha preso vita nel
mese di ottobre del 2019, per la
piantumazione di nuovi alberi
sul Monte Moro dopo il gravoso
incendio.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 27

Davide Mele Photography

Per arrivare sul Monte Moro, si passa attraverso i quartieri Arrivati alla fine della strada vi troverete davanti allo
residenziali salendo verso Apparizione. spettacolo indimenticabile del golfo di Genova disteso sotto
La strada, che diventa dopo poco una panoramica, è un i vostri occhi, quasi fosse un nastro colorato, da Nervi a
punto di osservazione privilegiato sulla città. Voltri.
Con molta probabilità sarete completamente soli oppure in
compagnia di poche altre persone. Ma non solo: in giornate particolarmente terse si vede la
riviera di Ponente, Savona, Capo Noli e anche oltre sfiorando
Sarete soli ad oltre 400 metri di altezza sul livello del mare, con lo sguardo le Alpi Marittime che d’inverno sono
circondati dalla natura che sta tornando al suo antico incappucciate dalla neve.
splendore dopo un tragico evento avvenuto nel 2017, di cui
parleremo dopo. Non è l’unico modo per arrivare sul Monte Moro.
È anche possibile partire da Quinto e arrampicarsi a piedi
Nel primo tratto di strada verso Monte Moro troverete fino in cima, esercizio riservato ai pochi veramente allenati
case indipendenti, giardini rigogliosi, vecchie case rurali e vista la particolare pendenza.
ruderi abbracciati dalla vegetazione tipica della macchia Tuttavia, partendo a piedi, potreste incontrare i vecchi
mediterranea e delle alture genovesi. bunker della guerra, un’altra attrazione di questa zona.
La strada si ferma al ristorante che in passato ospitava
tantissimi genovesi durante i fine settimana. Ma vi chiederete … perché siamo saliti fin qui?
Oggi viene chiamato “il ristorante abbandonato”.

Giroinfoto Magazine nr. 60


28 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Monica Gotta Photography

La storia del Moro


Genova subì due azioni di bombardamento, una nel 1940 da Nel quartiere di Quinto esistono ancora oggi uno
parte della flotta francese e la seconda nel 1941 da quella sbarramento anticarro formato da denti di drago, blocchi di
inglese. calcestruzzo a forma di tronco di piramide e una casamatta,
Ciò mise in luce che la città presentava delle carenze oggi sede di un’associazione.
difensive.
Già prima di questi avvenimenti fu discussa l’installazione Come detto in precedenza, parte di queste installazioni è
di artiglierie di grosso calibro che non portò a nessun ancora presente.
provvedimento. Ad esempio, dalla strada lungomare, alzando lo sguardo
verso Monte Moro, si vedono i diversi bunker. Inoltre,
Gli eventi degli anni ’40 portarono all’installazione di due ponendo le spalle al mare, stando in cima al molo in Piazza
torri armate, una ad Arenzano ed una a Monte Moro. Carristi d’Italia a Quinto e volgendo lo sguardo ai bunker
Le due località furono scelte per permettere di difendere si scorge ciò che resta della ferrovia verticale che durante
ampie zone di costa ma, dopo l’attacco inglese, non la grande Guerra fu realizzata per trasportare l’artiglieria
avvennero altre incursioni e le installazioni difensive non pesante, cannoni e materiali fino al Monte per potenziare la
ebbero modo di essere collaudate. difesa della costa.

Il monte era comunque un caposaldo, il terreno intorno alle Durante il secondo dopoguerra la vetta del Monte Moro
batterie fu minato, alcuni dei cannoni erano protetti dai fu oggetto di rimboschimenti con pini marittimi, più volte
bunker. danneggiati da incendi dolosi.
Pare esistessero due teleferiche che, rispettivamente Alcune voci raccontano che i pini furono piantati per volontà
dal cimitero di Quinto e da Nervi, erano collegate del Duce, ma si tratta solo di racconti non avvallati da
telefonicamente con i comandi delle batterie. testimonianze scritte.

Archivio storico Banda Bassotti S.A.T.


Giroinfoto Magazine nr. 60
R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 29

Il progetto ha preso vita nel mese di ottobre del 2019, Matteo ed Eugenio si incontrarono sul Monte Moro e parola
anche se già a partire dal mese di agosto alcuni dei primi dopo parola, nacque il progetto di rimboschimento.
partecipanti avevano cominciato a studiare la fattibilità di L’inizio della piantumazione degli alberi sul Monte Moro
un progetto di piantumazione. iniziò già prima della costituzione della futura associazione.

I fondatori sono: Matteo Ciappina, Eugenio Devena, Gaia Il primo albero venne piantato infatti ad agosto 2019, più
Salvadori, Arianna Liconti e Manuela Albanese. per senso civico che per la presenza di un’idea progettuale
che sfocerà poi nella costituzione del Progetto A Thousand
Ma scopriamo come è nato il progetto. Trees Projects.
In passato Matteo e Manuela avevano portato avanti varie
attività di volontariato come ad esempio “Occupy Nervi”, L’obiettivo iniziale era di piantare 100 alberi, ma presto l’idea
riuscendo a fare ad esempio il primo Plogging del Levante cambiò e venne aggiunto uno zero per arrivare a 1000.
Genovese e varie attività di pulizia di spiagge e strade, I primi alberi vennero messi a disposizione da un vivaio di
nonché l’importante raccolta fondi per l’acquisto nel 2019 Nervi ad un prezzo calmierato.
del defibrillatore rubato al Porticciolo di Nervi. Chiunque poteva comprarne uno e piantarlo sul Monte Moro
oppure veniva semplicemente acquistato e lasciato nel
Eugenio da tempo abbracciava il desiderio di piantare alberi vivaio a disposizione dei fondatori del progetto.
sul Monte Moro ed in passato aveva già messo a dimora
alcuni agrumi.

Monica Gotta Photography Gianluca Cichellero Photography


Giroinfoto Magazine nr. 60
30 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 31

Il progetto ottenne dal Comune di Genova l’assegnazione ad essere di pubblico dominio e sono nate collaborazioni
del terreno e la zona dove piantare gli alberi. importanti con altre associazioni.
Gli agronomi del Comune hanno dato indicazioni su che
tipo di alberi piantare in modo da conservare l’ambiente e la Nel tempo sono diventate sempre più numerose fino ad
macchia mediterranea indigena. arrivare a 8.
Si uniscono a A Thousand Trees Project, Occupy Nervi,
In ottemperanza ai suggerimenti degli esperti le piante fino Trip In Your Shoes, Surfrider Genova, Worldrise, Fridays For
ad ora piantumate sono lecci, roverelle, frassini e corbezzoli. Future Genova, Cittadini Sostenibili e Circolo Nuova Ecologia
Successivamente iniziò la collaborazione con il Vivaio di Lega Ambiente.
Regionale a Pian dei Corsi a Savona, che mette a
disposizione le piante donandole a chi fa opera di In questo anno di vita di A Thousand Trees Project alla
riforestazione. piantumazione degli alberi hanno partecipato liberi cittadini,
gruppi di Scout e volontari di Green Peace, per citarne solo
Un altro step importante del progetto, che lo sta portando alcuni.
sempre a maggior diffusione sul territorio, ma anche ad una E sono giunti da tutta la città di Genova, non solo dai
sempre maggior presenza mediatica. quartieri che si vedono dall’alto di Monte Moro.

Attraverso la ferrea volontà dei fondatori, il passaparola,


gli incontri casuali sul Monte Moro con altre persone e
interventi attraverso i social media il progetto ha iniziato

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


32 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Ogni domenica, prima di procedere alla vera e propria


piantumazione, i volontari vengono informati su come
procedere alla preparazione del terreno e della pianta
affinché le percentuali di sopravvivenza della piantina
salgano il più possibile.

Ad esempio, ci si assicura che le piante non siano troppo


vicine tra di loro, in modo che possano avere tutto lo spazio
necessario per crescere, oppure si cerca di proteggere la
piantina ponendola al riparo di un cespuglio di erica e al
riparo dal sole caldo di mezzogiorno.

La piantina poi va estratta delicatamente dal vaso e le sue


radici vanno massaggiate, dopo di che la si mette nella
buca precedentemente scavata avendo l’accortezza di
creare delle canaline che facciano scorrere l’acqua piovana
trattenendone una giusta quantità.

Negli ultimi tempi hanno cominciato ad usare anche dei


dischetti di juta che servono a trattenere l'umidità.
In assenza di questi si può comunque procedere con una
pacciamatura fatta con corteccia sbriciolata che serve a
proteggere la pianta.
Le pietre intorno servono a trattenere l'acqua piovana ed
evitare lo smottamento del terreno.

Manuela Albanese Photography

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 33

L'incendio del 17 gennaio 2017


Facciamo ora un passo avanti rispetto alla guerra mondiale
e un passo indietro rispetto all’inizio della storia di A
Thousand Trees Project.

Questa storia nasce dal tremendo incendio di gennaio 2017


che ha distrutto il Monte Moro, la sua vegetazione e la sua
immensa bellezza.
Da mare, se si alzano gli occhi verso monte, si riconosce
il Moro per via della sua forma, sembra un’onda verde
stagliata contro il cielo blu.
E lo si riconosce perché sulla gobba ci sono gli alberi che la
seguono, tutti in fila.
È unico, anche quando è incappucciato dalle nuvole gli
alberi si vedono sempre.

In seguito all’incendio la vista cambiò.


Non c’era più il verde, non c’erano più gli alberi, c’erano
solamente i loro scheletri anneriti, tutto il monte era nero.
Il Moro era vestito a lutto per la morte di migliaia di alberi
innocenti.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


34 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Manuela Albanese Photography

Una giornata caratterizzata da un vento teso e tagliente l’azione congiunta della Protezione Civile e dei Vigili del
tipico della città di Genova, un incendio di grandi dimensioni Fuoco fu determinante nello spegnimento delle fiamme che
alimentato proprio dalle condizioni climatiche di quei giorni. devastarono il polmone verde della Genova di Levante.
Probabilmente furono 3 incendi di origine dolosa, che si
unirono devastando le alture genovesi tra i quartieri di Ancora oggi ci sono segni evidenti di persone che facendo
Apparizione, Quarto, Quinto e Nervi. un pic-nic sul Monte Moro creano piccoli incendi.

L’incendio arrivò a lambire le abitazioni, l’autostrada venne Pertanto, invitiamo i nostri lettori alla sensibilizzazione in
chiusa per via dei lapilli che cadevano sulle carreggiate; materia per non incorrere nuovamente nel pericolo di un

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 35

grande incendio e la distruzione del patrimonio ambientale, chilometri, complici il cambiamento climatico, l’intervento
non solo di Genova ma di tutta Italia e di tutto il mondo. dissoluto dell’uomo e l’opera dei piromani.

Un esempio più recente sono stati gli incendi in Australia A Thousand Trees Project e i suoi fondatori, ognuno a
a cavallo tra la fine del 2019 e il 2020, evento che non modo suo ancor prima di conoscersi, hanno deciso di ridare
ha paragone nella storia in merito al numero di animali vita al nostro polmone verde, piantando il primo albero,
deceduti e alla quantità di bruciata. probabilmente senza immaginare che sarebbero arrivati fino
Diverse volte negli ultimi anni anche gli Stati Uniti sono stati a qui!
vittima di eventi simili che hanno reso l’aria irrespirabile per

Giroinfoto Magazine nr. 60


36 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Manuela Albanese Photography


Adriana Oberto Photography

Il volontariato
Thoudand Trees Project è un’azione di volontariato. Questa legge determina alcuni requisiti di base tra cui
Si parla spesso di volontariato, di istituzioni, di associazioni, l’assenza di finalità di lucro e la gratuità delle prestazioni
di singole persone che offrono il loro tempo libero per degli aderenti.
migliorare l’ambiente nel quale viviamo, per aiutare le
persone bisognose, i malati, gli animali. Il volontariato si inserisce in quello che viene chiamato “Il
Terzo Settore” che non risponde alle logiche del profitto e
Il punto è che nel momento in cui aiutiamo gli altri, aiutiamo che segue regole diverse da quelle del mercato.
anche noi stessi, cresciamo e alimentiamo noi stessi con Secondo i dati dell’ISTAT la popolazione di volontari in Italia
ciò che ci viene restituito dopo aver concluso una buona è fatta di un numero di unità di tutto rispetto.
azione, un’azione volontaria resa in modo gratuito. Resta sempre un punto fondamentale alla base di tutto ciò:
lo scopo benefico.
Ma cosa spinge una persona a fare volontariato?
Le ragioni possono essere la solidarietà, l’altruismo, il Ascoltiamo, dalla viva voce di alcuni dei fondatori di A
perseguimento della giustizia sociale oppure la filantropia, Thousand Trees Project, ciò che significa per loro fare
insieme ad altri mille motivi che sicuramente nascono dal volontariato, perché lo fanno, le loro sensazioni e cosa gli
vissuto personale di ciascun volontario. restituisce ogni azione in tal senso.

Nasce anche dalla sensibilità dei volontari verso problemi


che non possono essere gestiti dallo Stato e da altre
Istituzioni.
Le attività di solidarietà trovano anche spazio nella nostra
Costituzione che affida “la funzione della solidarietà alla
comunità, mentre alla pubblica amministrazione affida
l'organizzazione del modo di assolvere a tale funzione”.

Con l’aumento graduale di questi interventi si è giunti alla


Legge Quadro N. 266 del 1991 che sancisce la nascita del
volontariato, definendone la struttura e gli obiettivi.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 37

o
domenica il Monte Mor
“Per noi domenica dopo
ve nt at o il no st ro rif ug io, il luogo dove ci
è di
ia m o co n la sp er an za di restituire un po’ di
rech
al la na tu ra , ce rc hi am o di ripristinare una
amore
entale.
sorta di equilibrio ambi

si am o re ca ti su l M or o anche con condizioni


Ci
di noi procedeva a
meteo avverse, ognuno
re le su e pi an tin e in si lenzio, quasi fosse un
pianta per poi ritrovarci
di rif le ss io ne in te rio re
momento
sereni con di nuovo la
a fine giornata, stanchi
stare insieme.
voglia di condividere e
rsi tra di noi, ma ci
Noi 5 siamo molto dive
ore e rispetto per la
accomuna il grande am
natura.
lgere tanti gruppi di
Siamo riusciti a coinvo
rs on e e, co n al cu ni , si sono creati legami di
pe
profonda amicizia”.

Giroinfoto Magazine nr. 60


38 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

LA BUCA PER IL 1000° ALBERO


Monica Gotta Photography

Durante le loro escursioni sul Monte Moro i volontari I fondatori di A Thousand Trees Project affermano …
dell’associazione anche scoperto l’esistenza di una vecchia
cisterna della capienza di 500.000 lt. “Come abbiamo detto durante la cerimonia, non abbiamo
La cisterna è stata sottoposta a controlli da parte di esperti intenzione di fermarci. Il 13 settembre non è stato un
che ne hanno valutato la fruibilità: non ci sono segni di punto di arrivo, ma forse un nuovo punto di partenza,
deterioramento particolare, né è stata rilevata la presenza di andremo avanti puntando soprattutto sulla condivisione
sostanze tossiche e/o pericolose. con altre realtà delle conoscenze acquisite e punteremo
alla qualità della piantumazione elevando la probabilità di
Si pensa pertanto di riqualificarla ed utilizzarla per bagnare sopravvivenza degli alberelli”.
le piante, oppure metterla a disposizione della protezione
civile per debellare eventuali altri incendi nella zona, nonché
per qualsiasi altro uso civico che possa essere utile alla
comunità cittadina.

Davide Mele Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI 39

La Cerimonia del millesimo albero


Ci siamo recati sul Monte Moro per la cerimonia della La cerimonia è avvenuta in modo semplice e all’aperto,
piantumazione del millesimo albero, avvenuta il 13 circondata dagli alberi del Monte Moro.
settembre 2020.
Per dovere di cronaca diciamo che doveva svolgersi a I relatori si sono avvicendati salendo su una panchina di
marzo 2020, ma purtroppo l’emergenza sanitaria dovuta al pietra, utilizzata come palco, per ringraziare tutti colori
COVID-19 ha fatto sì che dovesse essere rimandata al mese che si sono dati da fare per giungere a questo momento
di settembre. importante, oltre che per assicurare che continueranno la
loro opera e per comunicare che daranno il loro sostegno
Dopo un anno di duro lavoro, sudore, volontà ferrea, alla nascita di altre iniziative simili nella nostra città.
investimenti personali ma anche tanta soddisfazione per
i risultati ottenuti, A Thousand Trees Project ha voluto Chi fosse interessato ad unirsi a questi gruppi di volontari
rendere pubblica la piantumazione del millesimo albero e potrà contattarli attraverso i loro account sui Social Media.
renderla fruibile a tutti coloro che amano Genova. Chi volesse aiutare A Thousand Trees Project a continuare
Il loro lavoro ha reso possibile, con la collaborazione di la piantumazione degli alberi può contattarli usando sempre
Madre Natura, rivedere il verde sul Monte Moro, cancellando gli stessi canali.
il nero dell’incendio.
E finalmente, con grande trepidazione di tutti i presenti,
Prima dell’inizio della cerimonia di piantumazione tutti i è stato piantato il millesimo albero: un corbezzolo per la
responsabili delle associazioni coinvolte in quest’iniziativa precisione!
hanno parlato davanti al pubblico esponendo la grande Si percepisce chiaramente tanta emozione in tutti, rapiti
soddisfazione per questo traguardo raggiunto nonostante le dalle mani che scavano la terra, aggiustandola per rendere
difficoltà. confortevole la nuova casa del corbezzolo che avrà una
vista panoramica su Nervi e il monte di Portofino per il resto
Inoltre, hanno esposto quali idee porteranno avanti sempre della sua vita.
nell’ottica di miglioramento e salvaguardia dell’ambiente.

Giroinfoto Magazine nr. 60


40 R E P O RTA G E | 999+1 ALBERI

Tuttavia, per l’emozione non ci siamo accordi che era stata scavata un’altra
buca per un altro albero: un altro corbezzolo!
Quindi, ricapitolando, il 13 settembre 2020 si è raggiunto il numero di 1001
alberi sul Monte Moro!
Non vediamo l’ora di scoprire quale sarà l’albero numero 1002 e quali numeri
verranno raggiunti in futuro.

Ultima cosa prima di concludere: per comprendere in parte la filosofia ed


il romanticismo di questo progetto i fondatori di A Thousand Trees Project
suggeriscono la lettura del breve scritto “L'uomo che piantava gli alberi” di Jean
Giono.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


41

Un grazie per averci invitato alla cerimonia del 1000esimo albero e un


altrettanto sentito ringraziamento per questa splendida iniziativa!

Athousandtreesproject
Surfridergenova
Worldrise
Occupynervi
Fridaysforfuturegenova
Cittadinisostenibili
Tripinyourshoes
Circolo nuova ecologia lega ambiente

Giroinfoto Magazine nr. 60


42 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

La storia della Grangia di Leri


Cavour inizia diversi secoli fa e
racconta di mutamenti dei luoghi, di
sperimentazioni ed innovazioni nel
campo delle tecniche agricole ma
anche dell’abbandono di questa tenuta
ad elevato interesse storico e culturale
ed infine di un forte attivismo negli
ultimi anni nella speranza di dar nuova
vita e promuovere il Borgo.

A CURA DI ELISABETTA CABIDDU E GIULIANO GUERRISI

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 43

Giuliano Guerrisi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


44 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

Pianifichiamo la nostra prima visita alla Grangia a


dicembre del 2018.
Lo stato di eccitazione che ci accompagna come
appassionati di urbex, vista la possibilità di accedere
e fotografare una struttura abbondonata in tutti i suoi
punti più remoti, lascia spazio ad un forte stato d’animo
di tristezza e disagio nell’osservare le condizioni in cui
si presenta questo luogo simbolico, così ricco di storia.

I rovi e la sterpaglia dominano gli ampi cortili che


separano i vari fabbricati, vetri rotti e porte divelte
permettono a chiunque di entrare liberamente.
All’interno il degrado è ovunque: svariati atti di
vandalismo e manomissioni hanno portato allo
Vercelli smantellamento delle pavimentazioni originarie ed
all’incendio dei numerosi caminetti.

Leri Cavour
I resti degli edifici che si possono osservare sono
quelli caratteristici di una enorme azienda agricola:
scuderie, fienili, granai ed un vecchio mulino ma
anche dimore dei lavoranti ed una chiesa.
Sicuramente il luogo più interessante ed
affascinante è la vecchia dimora della
famiglia Cavour:
una splendida villa su due piani con
soffitti interamente affrescati e con
caminetti decorati in ogni stanza.
Con grande curiosità, a seguito delle recenti
opere di recupero del Borgo, torniamo a visitare i
medesimi luoghi a luglio del 2020 e con grande stupore
ammiriamo come la Grangia stia riacquistando la sua
originaria bellezza.

Elisabetta Cabiddu Photography Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 45

Giuliano Guerrisi Photography

Fin dall'XI secolo l'area di Leri fu sottoposta a un processo di Inoltre Cavour, grande appassionato ed esperto di idraulica,
bonifica da parte dei monaci Cistercensi, divenendo così nei ideò quello che divenne il più grande sistema di distribuzione
secoli successivi un fertile terreno per la coltivazione del riso. delle acque irrigue, culminato con la costruzione del canale
Cavour, opera imponente che destò meraviglia a livello
Nei secoli successivi l’area mantenne una certa rilevanza per i europeo.
monaci che ne fecero di essa un centro di culto.
Nel XIX secolo la Grangia subì una serie di passaggi di L’attività politica dello statista lo portò ad allontanarsi dalla
proprietà che videro tra i protagonisti anche Napoleone Grangia la quale rimase per lui un luogo di ritiro nei momenti
Bonaparte. di riposo.
Nel 1822 venne acquistata dal marchese Michele Benso di
Cavour, padre di Camillo Benso, conte di Cavour. Egli continuò a mantenere un attivo interesse per le vicende
del Borgo ed insieme al suo fidato socio Giacinto Corio istituì
Fu proprio Camillo Benso a guidare la tenuta, sperimentando una società, continuò a dirigere la Grangia ed a far edificare
tecniche di coltivazione moderne che gli permisero di nuove strutture.
migliorarne la resa nella produzione di riso e nell’allevamento Illustri personaggi dell'epoca risorgimentale e importanti
del bestiame e che avrebbe poi utilizzato nel resto del agronomi fecero visita al Conte Cavour in quei luoghi.
Piemonte.

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


46 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 47

Dopo la morte di Cavour la struttura subì, nuovamente,


alcuni cambi di proprietà, l’ultimo proprietario, l’ingegnere
Viganò di Torino, dovette subire l’espropriazione da parte
della Società Enel che aveva intenzione di costruire il
secondo polo nucleare di Trino ma che, a seguito del
referendum del 1987, venne costruita come centrale a ciclo
combinato.

Il Borgo a quel punto, abbandonata la funzione di azienda


agricola, fu abitato dal personale della società, che continuò
ad occupare alcuni uffici e abitazioni poi smantellati
successivamente a seguito della dismissione della centrale.

Nel 2007 Enel cedette il Borgo al Comune di Trino alla cifra


simbolica di 1.000 euro.
Nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità
d’Italia, è stato avviato il cantiere patrocinato dal Comune di
Trino e dalla Regione Piemonte per il recupero della tenuta Giuliano Guerrisi Photography
cavouriana.

Elisabetta Cabiddu Photography Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


48 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 49

Giroinfoto Magazine nr. 60


50 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

Tale operazione non ebbe buon esito, il declino e L'associazione si è trasformata in ODV a giugno 2020 e ha
l’abbandono presero il sopravvento fino a farlo diventare dato il via ai lavori di pulizia e promozione del Borgo nello
territorio di vandali e portando il Borgo a subire una serie stesso periodo.
di manomissioni che deturparono parte delle strutture Obiettivo dell'associazione è quello di tutelare, promuovere
originarie. e valorizzare il Borgo di Leri ed il territorio delle Grange.
Il FAI ha elencato Leri Cavour tra i luoghi del cuore. Sarà
Nel gennaio 2020, su iniziativa di una serie di cittadini possibile votarla, fino a dicembre, per consentire l’accesso a
attivi, nasce l'Associazione L.E.R.I. Cavour (acronimo di Fondi per ristrutturazione.
Laboratorio Educativo Risorgimentale Italiano), che opera
nel tentativo di ridare una nuova speranza al futuro del
Borgo.

Giuliano Guerrisi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 51

Giuliano Guerrisi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


52 R E P O RTA G E | LERI CAVOUR

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | LERI CAVOUR 53

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


54 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Gianmarco Marchesini
Laura Rossini

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 55

Alta
Tuscia

Viterbo

L’alta Tuscia
riparte da
qui:
L’Italia è costellata di luoghi meravigliosi dal punto di vista
artistico, storico e naturalistico, ma qui nell’alta Tuscia sta
sbocciando una realtà che ha qualcosa in più.
In un momento particolare come questo, in piena emergenza
COVID, molte sono le persone alla ricerca di luoghi tranquilli
e sicuri dove rifugiarsi per godere di privacy e rilassarsi alla
scoperta della natura e del territorio.
Un circolo virtuoso che premia attività ricettive e produttori locali.

Giroinfoto Magazine nr. 60


56 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Un territorio ricco di natura come la suggestiva cascata del


Salabrone all’interno della Riserva Naturale Regionale Selva del
Lamone.
Una riserva selvaggia ed affascinante ricca di itinerari da
percorrere a piedi o in bicicletta.

Non è difficile raggiungere la cascata, lasciata la strada


provinciale si percorre prima una strada sterrata di circa 300 metri
e poi per altri 300 si segue un piccolo sentiero ben segnato ed
adatto a tutti.
La giornata non è delle migliori per far risplendere i colori,
ma l’acqua caduta nella notte ha caricato la cascata d’acqua
aumentandone il flusso.

Non lontano c’è il Borgo di Farnese, uno dei luoghi del cuore
censiti dal FAI.
Costruito su una parete di tufo era abitato già dall’età del bronzo.
A testimonianza del passaggio degli etruschi, dei romani e dei
longobardi sono stati ritrovati diversi reperti.
Culla della nobile famiglia dei Farnese, il borgo conobbe il
momento di massimo splendore con la nomina a Papa di
Alessandro Farnese con il nome di Paolo III durante il XVI secolo.
Circa un secolo dopo sempre un Farnese fece costruire il viadotto
presente nella piazza centrale per poter collegare la residenza
ducale con un giardino privato che all’epoca si trovava oltre il
fossato che circondava la città e che ora non esiste più.

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 57

Gianmarco Marchesini Photography

Laura Rossini Photography

Dal viadotto si gode una vista particolare e suggestiva del borgo, che
pur essendo di proprietà privata ed un laboratorio di arte e restauro, a
volte viene aperto al pubblico per mostre o eventi.

Nel 1972 Comencini lo elesse set naturale delle riprese del film “Le
Avventure Di Pinocchio” che vide protagonista Nino Manfredi nei panni
di Geppetto e Gina Lollobrigida nei panni della Fata Turchina .
A memoria dell’evento nel paese sono disseminati cartelloni che
segnalano i luoghi maggiormente utilizzati e le relative scene.
Potrebbe essere utile visitare la zona con una guida.
Girando da soli si perdono molte informazioni e luoghi particolari. A
tale proposito è possibile consultare il sito [Link]

Giroinfoto Magazine nr. 60


58 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Un’attività nata nel 2009 dal desiderio dell’Ing. Clarici Nel logo un unicorno, simbolo preso in prestito dallo
e sua sorella Carla di tornare alle proprie radici. stemma della famiglia Farnese perché rappresenta
forza, saggezza e lealtà.
Tutto ha inizio con l’acquisto di un terreno adiacente La leggenda narra che la creatura, cacciata per essere
alla loro tenuta di famiglia, vicino Farnese, dove sono catturata, si prostra a terra quando viene avvicinata da
cresciuti sia loro che i loro figli, oggi al loro fianco in qualcuno con un cuore puro.
questa avventura.
In prima linea ci sono Nathalie, suo fratello Riccardo e Non si tratta di una pura scelta di marketing, ma
Marco Baroni. della rappresentazione fedele delle caratteristiche
A piccoli passi, con scelte ponderate ma con la voglia caratteriali delle persone che credono e lavorano in
e la consapevolezza che i “valori e la famiglia vengono questo progetto mettendo a disposizione tutta la loro
al primo posto, poi si vedrà”. passione e professionalità.
“Terre di Marfisa” è l’azienda agricola che, non a caso,
porta il nome della mamma dell’Ingegnere e della
signora Carla.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 59

Le vigne sono distribuite su 7 ettari di L’obiettivo è quello di ottenere la


terreno tutte intorno al podere presso la certificazione di prodotto biologico ed IGP.
chiesetta, la cava di tufo e la serra. Per ogni filare di vite è stata piantata una
Pur non essendo luoghi famosi per la rosa Sevillana scelta dalla signora Carla
produzione vinicola, il terreno tufaceo di come sentinella contro i parassiti.
origine vulcanica permette di ottenere note
interessanti.

Laura Rossini Photography

L’autunno è arrivato ed ancora resistono i trasportati nel suo racconto come se ne


grappoli di Petit Verdot, ultimo vitigno ad facessimo parte.
essere vendemmiato. La condivisione di un momento durato anni
I colori sono splendidi, grappoli di un rosso e non ancora finito.
violaceo tra foglie verdi e rosso rubino. Torniamo alla base passando per l’oliveto.
Siamo nella cava, Nathalie ci accompagna Piante giovani che già offrono olive ed olio
e guarda dall’alto e con orgoglio il frutto di ottimi che finiscono in parte sulla tavola
tanto lavoro. dell’Osteria presente nella tenuta ed in parte
Assaggiamo un chicco d’uva e veniamo sul mercato.

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


60 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 61

Giroinfoto Magazine nr. 60


62 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Una giornata lavorativa come le altre e nella cantina Bozzini e da giardini progettati con esperienza e
Nathalie assaggia il vino sotto l’occhio attento di suo gusto dalla signora Carla.
padre.
Un momento importante perché quest’uomo riservato La pioggia caduta nella notte ha liberato tutt’intorno
e discreto in realtà è sempre presente e con il suo fare un profumo inebriante di lavanda e mentre si fa sera,
sempre gentile non lesina osservazioni e pareri. non c’è momento migliore per abbandonarsi al relax
per antonomasia: la SPA.
Il “Podere di Marfisa” invece è la struttura ricettiva
costruita nel 2018 per assicurare al viandante il giusto Un perfetto connubio di materiali, essenze e luci
riposo ed una accoglienza familiare. soffuse che creano un’atmosfera quasi naturale.
Un luogo immerso dai suoni, profumi e colori della Sauna, piscina con idromassaggio, docce emozionali e
natura. tisane calde a disposizione non solo per chi soggiorna
Tutto intorno alla struttura centrale si trovano le suite nel relais, ma anche per chi avesse solo voglia di
per gli ospiti circondate da opere d’arte, una vera e passare qualche ora in questo ambiente lontano dal
propria mostra permanente dello scultore Cesare resto del mondo.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 63

L’ 0steria dell’Unicorno
è il ristorante gourmet che si trova all’interno del Podere di
Marfisa.
Il menù parla di tradizione, territorio e stagionalità.
Immancabile la presenza dei prodotti dell’azienda agricola
delle Terre di Marfisa: vini, olio ed erbe aromatiche.

Ogni portata, dall’entrée al dolce, è una vera esperienza:


quando la cucina diventa un’opera d’arte!
Arrivano i sapori ed i colori dell’autunno in tavola:

Il pane fatto in casa accompagnato da olio e burro di


castagne;

L’entrée misteriosa che cambia ogni giorno in base


all’ispirazione dello chef guidata dall’estro e dalle materie
prime fresche della dispensa presenta: un crostino di
caprino, olive dell’azienda agricola e uva arrostita; branzino
marinato con pomodorini canditi e timo-limone, ed infine il
boom di erbe amare e bufala in crosta di patate viola;

Il carpaccio di manzo maremmano con sfoglia di sesamo


nero, cipolla confit, erbe amare e salsa di tuorlo e senape;
Zucca carbonara: ravioli farciti con zabaione alla carbonara
su crumble di buccia e semi di zucca, guanciale croccante e
crema di zucca gialla versata a vista;

Grigliata mista di cinghiale e maialino grigio maremmano


servito su una piastra di sale con patate e cipolle cotte
sotto la cenere;

Millefoglie di frutta di stagione e sfoglia allo zucchero di


canna servita con salsa ai frutti della passione e crema
chantilly;

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


64 R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | TERRE DI MARFISA 65

Lo chef Maria De La Paz esprime nei suoi menù tutta


la passione per il suo lavoro.
Il risultato stupefacente deriva dal mix di studio
e ricerca delle materie prime, del territorio, delle
tecniche acquisite nel tempo e della squadra in
cucina.

Nasce in Colombia, ma a 18 anni vince un concorso e


parte alla volta di Parigi, segue la formazione presso
la scuola di Vissani, ed approda a Roma.
Oggi Farnese è la sua casa.

La ascoltiamo mentre parla delle sue scelte, della


sua passione per i prodotti della terra e dei luoghi
circostanti.
Lei non c’è nata, non c’è cresciuta, ma prova per
questi luoghi lo stesso amore dei Clarici.

Il suo piatto preferito è la zuppa scaldacuore, tutto


rigorosamente a KM 0.
Legumi antichi dei monti Cimini (lenticchie nere,
ceci bruni, fagioli amarantini, fagioli del purgatorio),
castagne, patate dal cuore rosso, patate vitelotte con
guazzetto di brodo di gallina.

Che siano scelte ponderate e mature o giovanili e


fatte di pancia, hanno portato le strade di queste
persone ad incontrarsi in questi luoghi.
Un valore aggiunto che giova a tutta la zona e che
dovrebbe essere traino ed amplificatore di quelle che
sono le risorse naturali e culturali della Tuscia.

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


66 MOSTRE | MAST AUTUNNO

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 67

Aprono l'8 ottobre l'esposizione dei e del design del prodotto industriale,
lavori della sesta edizione del concorso l’impatto dell’Intelligenza Artificiale
fotografico della Fondazione MAST, vinto sui modi di vita tradizionali e
da Alinka Echeverría, e la mostra Inventions l’omologazione indotta dall’industria
a cura di Luce Lebart. globale della moda.

L'esposizione dei lavori di “MAST Il vincitore, annunciato oggi, è Alinka


Photography Grant on Industry and Work”, Echeverría (Città del Messico, 1981) con il
concorso fotografico su industria e lavoro progetto intitolato Apparent Femininity.
dedicato ai talenti emergenti, presenta
le opere dei cinque finalisti della sesta La mostra "Inventions", curata da Luce
edizione: Chloe Dewe Mathews, Alinka Lebart con la collaborazione di Urs Stahel,
Echeverría, Maxime Guyon, Aapo Huhta e allestita nella Gallery/Foyer propone
Pablo López Luz. un'ampia selezione di fotografie prodotte
tra le due Guerre mondiali che uniscono
Questi giovani fotografi sono stati tecnologia e arte.
selezionati tra quarantasette candidati Tutte le immagini provengono dall' Archive
provenienti da tutto il mondo e hanno of Modern Conflict (Londra) e dagli
sviluppato un progetto originale e inedito Archives nationales di Francia.
per la Fondazione MAST.

I cinque i progetti affrontano temi di


grande attualità: i danni ambientali
causati dall'agricoltura intensiva, il ruolo
della donna tra presente e passato nel
campo dell’industria cinematografica e
dell’informatica, il fascino della tecnologia

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


68 MOSTRE | MAST AUTUNNO

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 69

CONFLITTI, FRATTURE E DESIDERIO DI INTEGRITÀ


Urs Stahel, curatore della PhotoGallery e della collezione MAST

La nostra sete di integrità non si placa mai. con la frammentazione, la frantumazione del soggetto, da
Desiderio di un’infanzia immacolata, per esempio, di un trasformarsi in un’esperienza di disintegrazione dell’uomo
matrimonio intatto, di una società sana, di un corpo integro, specificamente moderna, un’esperienza che risveglia il
inalterato, di una natura inviolata e oggi anche di un pianeta bisogno umano di unità, di interezza, di integrità.
incontaminato.
Sostanzialmente le cose non sono cambiate granché
Per quanto ci sforziamo, non riusciamo proprio a ricordare nemmeno in epoca postmoderna e nel mondo attuale.
l’origine di questo impulso, che tuttavia sembra essere una Mentre l’arte idealistica soddisfa la necessità di fantasia,
costante della nostra vita. la speranza di una nuova interezza, da trenta, quarant’anni
Una caratteristica genetica o forse filogenetica l’arte realista contemporanea è impegnata a indicare,
dell’esistenza, che la filosofia sociale mette spesso mettere in evidenza e, per certi versi, analizzare i motori che
in relazione con la nostra nascita, con il trauma della alimentano le trasformazioni e le fratture psicologiche e
separazione vissuto in quel momento e con le successive sociali che molti esseri umani sono costretti a subire, non
esperienze dolorose che noi, come individui e come società, da ultimo provando spesso un desiderio recondito di
cerchiamo gradualmente di “coprire”, nascondere sotto una integrità e purezza.
forte nostalgia di interezza, di integrità, di completezza.
“Noi non corriamo, verso la morte, fuggiamo la catastrofe Da questo punto di vista, la fotografia contemporanea non
della nascita”, osservava acutamente Emile M. Cioran nel fa eccezione.
suo libro L’inconveniente di essere nati. I giovani artisti mettono il dito nelle piaghe del nostro agire
sociale ed economico e lo fanno spesso con sarcasmo,
La storia dell’umanità ha visto dilatarsi, espandersi il trauma con una profonda, caustica acutezza, mettendo a nudo
personale, il dolore individuale, attraverso vari stadi e consentendoci di vedere – perfino lì dove, con il nostro
successivi, sino a sfociare in una grande ferita collettiva, sguardo retrospettivo e romantico, immaginavamo che
generalizzata. esistesse ancora l’unità – tutte le contraddizioni, le
Le intuizioni di Copernico e Galileo, grazie ai quali abbiamo ingiustizie nascoste, i fatali paraocchi che ci portano a
capito che l’uomo non è al centro dell’universo, e poi la idealizzare il passato e il presente.
scoperta dell’inconscio ad opera della psicanalisi hanno
spezzato la fiducia originaria nel potere dell’essere umano e Ogni due anni, la Fondazione MAST, attraverso il MAST
nella forza e supremazia della sua soggettività. Photography Grant on Industry and Work, offre a cinque
giovani fotografi l’opportunità di confrontarsi con le
L’uomo, l’individuo, deve ormai riconoscere anche a se problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnica,
stesso di essere sia inconsciamente sia consapevolmente con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli
un prodotto di forze esterne, estranee e “oscure” (Arnd sviluppi e l’universo della produzione.
Pollmann).
Come scriveva Georg Simmel agli albori del Novecento, le E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe
forze centrifughe della modernità – tra cui è lecito includere a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse
anche la separazione fra il luogo in cui si vive e quello in cui perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di
si produce, fra capitale e lavoro – coincidono a tal punto non vedere.

“Ogni due anni, la Fondazione MAST, attraverso il MAST E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe
Photography Grant on Industry and Work- spiega il a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse
curatore della mostra, Urs Stahel - offre a giovani fotografi perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di
l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate non vedere”.
al mondo dell’industria e della tecnica, con i sistemi I progetti selezionati per questa sesta edizione sono diversi
del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e tra loro, ma legati dall’attualità dei temi affrontati e dalla
l’universo della produzione. molteplicità dei mezzi di rappresentazione scelti.
Giroinfoto Magazine nr. 60
70 MOSTRE | MAST AUTUNNO

I FINALISTI

Alinka Echeverría Aapo Huhta


(Vincitrice della sesta edizione) esplora il mondo dell’Intelligenza Artificiale e mostra
alla soglia della quarta rivoluzione industriale, indaga alcune come “la macchina“ legga in modo eticamente sospetto
immagini di femminilità guardando al ruolo svolto dalle le immagini, sollevando dubbi sulle modalità di
donne agli albori dell’industria del cinema e della implementazione dei software;
programmazione informatica;
Pablo López Luz
Chloe Dewe Mathews fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in
mostra i danni ambientali delle coltivazioni intensive America Latina, che resistono all’omologazione imposta
nei polytunnel, le strutture in plastica che ricoprono dall’industria globale della moda e porta la riflessione sul
quattrocento chilometri quadrati di superficie terrestre per paesaggio urbano quale luogo privilegiato per cogliere le
consentire di produrre ortaggi tutto l’anno; trasformazioni sociali e culturali.

Maxime Guyon
usa il mezzo fotografico al massimo delle sue potenzialità
per restituirci gli aspetti tecnologici e le alte prestazioni
degli aerei;

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 71

Alinka Echeverría
(Città del Messico, 1981)
Con la sua installazione in tre parti Apparent Femininity, L’atto di isolare le immagini, solarizzarle e stamparle
Alinka Echeverría volge lo sguardo indietro, al ruolo delle sul vetro ha la funzione di richiamare l’atto creativo del
donne nella storia del cinema e della programmazione montaggio e fissare il nostro sguardo su questa realtà poco
informatica per guardare avanti alla Quarta rivoluzione nota.
industriale. Con Ada, la fotografa rende omaggio a Ada Lovelace, la
Grace, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, è matematica considerata da molti la prima programmatrice
un’animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott della storia.
(dalla Collezione Mast) che rappresenta un’anonima Attraverso un mosaico di collage digitali, Echeverría riattiva
programmatrice al lavoro. il patrimonio fotografico d’archivio ed esplora la biografia di
L’animazione, presentata su una tenda LED, è queste pioniere mettendole a confronto con donne rimaste
accompagnata da una colonna sonora composta da anonime e con immagini archetipiche di femminilità.
Daphne Oram, inventrice del graphical sound. Hélène è
una installazione di negativi su lastre di vetro; le immagini
solarizzate si concentrano sulle mani delle montatrici al
lavoro.
Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


72 MOSTRE | MAST AUTUNNO

BIOGRAFIA DELLA VINCITRICE

Alinka Echeverría
Alinka Echeverría (1981) è un’artista e un’antropologa visiva Di recente è stata tra i finalisti del Prix Elysée, è stata
di origine messicano-britannica che lavora utilizzando selezionata per il Talent Award del FOAM Museum,
media diversi. le è stata assegnata una BMW Art & Culture Residency
dal museo Nicéphore Niépce, è stata votata International
Ha conseguito un Master in Antropologia sociale (Università Photographer of the Year dai Lucie Awards e ha vinto il
di Edimburgo, 2004, con un Erasmus all’Università di HSBC Prize for Photography.
Bologna nel 2003) e una laurea in Fotografia (International
Center of Photography, New York, 2008). Il suo lavoro è presente in numerose collezioni di istituzioni
Il suo lavoro è stato presentato in molti paesi e le sono tra cui LACMA, Montreal Museum of Fine Arts, Musée
state dedicate personali presso The Montreal Museum of Nicéphore Niépce, The Museum of Fine Arts in Houston,
Fine Arts, Preus Museum (Norway’s National Museum of FOAM Museum, Musée de l’Elysée e Fotostiftung Schweiz.
Photography), Johannesburg Art Gallery, Les Rencontres
de la Photographie di Arles e The California Museum of
Photography.

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 73

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


74 MOSTRE | MAST AUTUNNO

La mostra Inventions, curata da Luce Lebart in l'Office des inventions su iniziativa di Jules-Louis Breton,
collaborazione con Urs Stahel, apre al MAST l'8 ottobre a capo del Sous-secrétariat d’État aux inventions.
2020 e presenta le fotografie delle invenzioni più brillanti
e geniali provenienti dalle collezioni dell'Archive of Breton, inventore a sua volta, voleva promuovere la
Modern Conflict di Londra e dagli Archives nationales ricerca scientifica e industriale, accelerando i processi e
francesi. garantendo la rapida trasformazione di un’idea in un
oggetto o in una macchina di pronto utilizzo.
Queste numerose invenzioni vengono realizzate e In tal senso, egli favoriva attivamente la collaborazione
fotografate in Francia tra le due Guerre mondiali presso tra industriali, scienziati e inventori.

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 75

Giroinfoto Magazine nr. 60


76 MOSTRE | MAST AUTUNNO

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 77

Di corredo ai progetti e alle descrizioni dettagliate delle Come spiega la curatrice e storica della fotografia Luce
invenzioni, le immagini ne facilitavano la valutazione e Lebart “si tratta di un archivio visivo che colpisce per la sua
contribuivano a conservarne la traccia. fantasia, gli accenti umoristici e la libertà nello svelare i
Rappresentavano così una valida alternativa ai prototipi, codici dell’oggettività fotografica.
facili da archiviare e prontamente disponibili per la L’elemento comico è tanto più inatteso in quanto si
presentazione di fronte alle commissioni. inserisce in un contesto industriale e scientifico.
Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano
La mostra rappresenta la molteplicità delle invenzioni delle storie”.
presenti nell'archivio di Breton, che vanno dagli oggetti usati
per sopravvivere in tempi di crisi ai dispositivi per godere di Luce Lebart è una storica della fotografia, curatrice e
una migliore qualità della vita in periodo di pace. ricercatrice presso l’Archive of Modern Conflict (Londra).
([Link]
Pur essendo prodotte senza intenzioni artistiche, le
immagini hanno innegabili qualità estetiche e possiedono
quello che si può definire uno stile fotografico, paragonabile
a quello di un autore, benché non siano mai firmate.

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


78 MOSTRE | MAST AUTUNNO

INVENTIONS-Lebart
Cingolato del signor Caufer 1917-1918

INVENTIONS-Lebart
Fiera economia domestica, "Marie Mécanique" di F.
Bernard, 1936

INVENTIONS-Lebart
Aspirapolvere rivista Lecture pour tous 1921

INVENTIONS-Lebart
Lo studio come teatro di posa, 1917-1918

Giroinfoto Magazine nr. 60


MOSTRE | MAST AUTUNNO 79

INVENTIONS-Lebart
Torretta osservazione uccelli e
velivoli dei Breton, 1930

Giroinfoto Magazine nr. 60


80 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

A cura di Andrea Barsotti e Barbara Tonin

La band di Giroinfoto questa volta si riunisce sul sagrato


della Chiesa San Alfonso, all’incrocio tra Corso Tassoni e via
Cibrario a Torino.
Ci ritroviamo insieme ad un gruppo di appassionati d’arte o
semplici curiosi, pronti a visitare il MAU, Museo d’Arte Urbana
al Borgo Campidoglio, primo museo di arte contemporanea
all’aperto in un centro civico in Italia.

Si tratta di più di 170 opere realizzate sui muri di case, finestre


cieche, piazze e sulle panchine del Borgo torinese.
Siamo accolti e guidati dal Direttore Artistico Edoardo
Di Mauro, in passato Condirettore Artistico della Galleria
d'Arte Moderna e dei Musei Civici torinesi ed ora direttore
dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Andrea Barsotti
Barbara Tonin
Cinzia Carchedi
Giancarlo Nitti
Giulia Migliore
Gianluca Fazio
Valerio Astorino

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO 81

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


82 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

Giulia Migliore Photography

Lo sguardo si alza subito alla prima grande opera murale Ma solo nel 1995 Edoardo Di Mauro, congiuntamente al
realizzata da Gianluca Scarano nel 2000 sulla facciata Comitato di Riqualificazione Urbana di Borgo Campidoglio
laterale del palazzo in via Netro 4. che coordinava i progetti di rivalutazione del quartiere,
Un grande sole giallo indicato dall’emozione stupita di un viene invitato a riflettere sulla possibilità di inserire l'arte
ragazzino con un pallone tra i piedi. contemporanea tra le varie iniziative di rinnovamento.
Ma non è ancora il momento di addentrarci tra le vie e i All’inizio del 2000 il MAU si trova ancora in una fase
giardini del quartiere e percorrere questa particolare galleria “sperimentale”, con difficoltà di relazione con gli enti
d’arte. pubblici e ricerca di fondi e sovvenzioni, ma già con un
Prima ascoltiamo il Direttore che ci racconta della storia del complesso di circa 30 opere, da incrementare per quanto
Borgo e di come è nata l’idea del MAU. concerne la quantità, mantenendo l’alto grado di qualità
ormai acquisito.
In origine il Borgo Vecchio Campidoglio, edificato a partire
dalla seconda metà dell’Ottocento e inizialmente dedicato La ricerca di una connessione armonica tra il MAU e le
alla coltivazione agricola e al pascolo, si trasforma in borgo attività commerciali e artigianali del quartiere porta, quindi,
operaio e di botteghe artigiane, alcune ancora in attività. ad implementare la galleria con trentacinque opere che si
Le vie in acciottolato, ora isole pedonali, le case basse ed trovano tra i negozi di Via Fabrizi e corso Svizzera.
in stile Liberty, le numerose osterie e piole e la multietnicità Tra le più interessanti citiamo la Giraffa Wanda di Gianni
degli abitanti fanno sì che venga accostato al Montmartre di Gianasso e Freedom di Monica Garone.
Parigi.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO 83

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


84 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

Valerio Astorino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO 85

Fondamentale e preziosa è stata la decisione di proprietari e


residenti di rendere disponibili le facciate delle loro case ad
opere murali permanenti.

Questa dimensione sociale e culturale si è così radicata,


che da tempo sono gli stessi abitanti del Borgo a contattare
il MAU per concordare la realizzazione di nuove opere
trasformando i residenti in promotori e quindi destinatari e
beneficiari del progetto iniziale.

Rappresentativa è l’opera di Irene Ruiu Coltiva il fiore che


sarai (2016), una bambina con le gambe lunghissime, ideata
in collaborazione con i ragazzi della Scuola Manzoni di corso
Svizzera.
Le opere in tal senso acquisiscono coerenza e connessione,
combinandosi con i temi del quartiere, celebrando l’attività
dell’artigiano (come il castoro stilizzato di Opiemme che li
rappresenta) o la memoria di un amico scomparso.

Su questo tema troviamo un’opera dell’artigiana e artista


Monica Garone, dedicata a Federica Fassola, con cui
condivideva lo studio.
Federica Fassola viene ritratta con la solarità che la
contraddistingueva, nella casa dove viveva e dove tuttora
vivono i suoi congiunti, per non dimenticare e per sentirla
spiritualmente vicina.

A Gianni e Giusy Garino, invece, sono dedicati gli stencil di


Chekos su finestra cieca del 2012.
Opere coniugate nel linguaggio della street art, graffissimo
e arte urbana in un messaggio di facile comprensione e di
immediata comunicazione.

L’opera simbolo del Mau è Canto Metropolitano di Mercurio,


realizzata nel 1995 in via Musinè 25 lato parete su Corso
Svizzera.
Raffigura una parte di un volto femminile e la sua mano
che, emergendo da un fitto fogliame, chiede di mantenere il
silenzio.

L’opera è apprezzata per il suo ironico ermetismo e la forte


valenza simbolica.
Mancato prematuramente nel 2002, Mercurio è stato uno dei
più significativi esponenti della generazione dell’arte italiana
tra gli anni ’80 e ’90.

Con il suo stile fa eco alla post-modernità ed è pregno della


sua esperienza e di citazioni storiche, filosofiche e legate
all’attualità.
Alcune sue opere sono esposte presso la Galleria d’Arte
Moderna di Torino, la Fondazione Sandretto e il Castello di
Rivara.
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


86 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

Giulia Migliore Photography

Proseguendo in questo percorso virtuoso, nel


2010, in Piazza Moncenisio, nascono le “Panchine
d’Autore” di Vito Navolio, dove l’arredo urbano non
perde la sua funzione originale, ma contribuisce al
flusso della ricerca del bello, della diffusione della
storia e della cultura artistica dei maggiori maestri
dell’arte del Novecento.
Per mezzo delle panchine d’autore, inoltre, vengono
trattati temi sociali, quali la memoria, la costituzione,
la resistenza e la violenza sulle donne.

Non mancano al museo anche le sculture parietali.


Realizzati in ferro nichelato e verniciato a forno,
l’artista Matteo Ceccarelli colloca i suoi Coleotteri
(2005) sulle finestre cieche al civico 14 di via Fiano.
Sulle orme del padre, Ceccarelli diventa assemblatore
di materiali.
Le sue opere sono una fusione di materie prime
differenti, quali legno, marmo ed ogni genere di
metallo, in uno stile che richiama alla memoria l’arte
astratta e minimale degli anni ’60 e ’70.

Più “attuali” invece le opere in realtà aumentata di


Angelo Barile.
Scaricando un’app e puntandola verso Apnea, si
possono vedere i pesci che nuotano attorno alla
bambina.
Le opere di Barile sono dedicate all’infanzia.
Bambini maliziosi che sfidano gli adulti all’interno del
loro mondo, un territorio fatto di fumetti, pubblicità e
videogiochi.

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO 87

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


88 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

Valerio Astorino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO 89

Gianluca Fazio Photography

Di recentissima inaugurazione sono, invece, le opere di Mr. Fijodor e


Spider, due t ra i più importanti esponenti della Street Art torinese ed
italiana.
Dipinte sulle pareti del Dogana, con toni vivaci e briosi che evocano il
colore della birra, le opere rendono omaggio ai monumenti e al ritmo e
al dinamismo della vita di Borgo Campidoglio.

I temi affrontati e gli stili proposti nelle opere del Mau sono i più
disparati: dalla violenza al ludico, racconti di viaggi o di fughe
dall’oppressione razziale, la commemorazione, l’emergenza
Valerio Astorino Photography
ambientale, l’arte religiosa, la Storia e l’arte dei Grandi Maestri, opere
che integrano l’architettura all’arte o semplicemente voli pindarici della
fantasia.

L’arte, seppur simbolica e surreale, può così espletare la sua funzione


didattica imprescindibile.
Non solo quindi una riqualificazione e ristrutturazione urbanistica, ma
anche e soprattutto un progetto artistico, sociale e culturale unico nel
suo genere.

Andrea Barsotti Photography


Giroinfoto Magazine nr. 60
90 R E P O RTA G E | MAU BORGO CAMPIDOGLIO

Andrea Barsotti Photography

Dal 2014 questo modello è stato esportato anche in


altre zone della città e della regione Piemonte, con la
realizzazione di più di 90 opere nei quartieri Falchera,
Vallette, Mirafiori Nord e Sud, Vanchiglietta, Borgo
Vittoria, Centro, Barca, Bertolla e nelle città di Sciolze,
Nichelino e Vercelli.

Inserito nel circuito “Carta Musei”, sul sito del MAU


[Link] è possibile prenotare
visite con guida gratuite, visite con artista (una volta
all’anno) e con percorso ridotto per gli appassionati
con problemi motori.

Oggi il MAU è una realtà permanente, in continua


evoluzione (le opere vengono costantemente
manutenute o rinnovate in accordo con l’artista),
visitabile tutto l’anno, sette giorni su sette e 24 ore al
giorno.
Con gli occhiali da sole, con l’ombrello o con una
torcia elettrica, a piedi, in bicicletta o con passeggino
al seguito.

Gianluca Fazio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


91

Gianluca Fazio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


92 R E P O RTA G E | STARSBOX

A cura di Claudia Lo Stimolo

In una società dove la vita scorre ad un ritmo


frenetico e la quotidianità lavorativa tende sempre
più a reprimere il nostro “io selvaggio”, si ha la
necessità di evadere verso posti “nuovi”, riscoprendo
il contatto con la natura per vivere a pieni polmoni
tutto ciò che ci circonda.

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STARSBOX 93

Giroinfoto Magazine nr. 60


94 R E P O RTA G E | STARSBOX

Negli ultimi anni sempre più viaggiatori hanno scoperto il piacere di soggiornare nei glamping, un modo per
vivere l'outdoor senza rinunciare a tutte le comodità e lo charme di una struttura ricettiva d'eccellenza, non solo
in Europa e nel mondo ma anche a due passi da casa, in Piemonte.

Per coloro che sognano di trascorrere una romantica notte d’estate, in spiaggia o in montagna, distesi ad
ammirare le stelle, questa esperienza aggiunge un tocco di straordinaria unicità ed originalità e consente di
realizzare appieno il desiderio, in una versione innovativa “comfly”.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STARSBOX 95

Claudia Lo Stimolo Photography

Ed è da questa idea che lo studio Officina82 e lo Studio Arredi hanno progettato StarsBox, un rifugio dove trovare
riparo durante il viaggio: unione tra una tenda e una capanna che al tempo stesso si apre al cielo offrendo uno
scenario mozzafiato tra un mare di stelle e albe rosee.

Nell’estate 2018 a 1550 metri di altitudine nel cuore dell’Alta Valle Tanaro, situata in provincia di Cuneo, nascono
le prime StarsBox al Rifugio Mongioie .

Giroinfoto Magazine nr. 60


96 R E P O RTA G E | STARSBOX

Nascoste nel grembo di montagne che si affacciano sullo scenario della Liguria e del suo mare, Pian Rosso di
Viozene ti viene incontro d’improvviso, con il profumo di pini e di arbusti.

Alle sue spalle svettano la grande parete del Mongioie con i suoi 2630 metri, la cima delle Saline di poco
inferiore (2612 metri) e nel mezzo si estendono i grandi pascoli verdeggianti.

Il Rifugio, inaugurato nel 1989 dal Cai di Albenga, è un ideale punto di partenza per le escursioni in alta quota,
oltre ad essere un ottimo appoggio per gli appassionati di arrampicata e speleologia, offrendo un buon ristoro e
un riparo dove trascorrere la notte, coccolando gli ospiti nell’abbraccio della volta stellata.

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STARSBOX 97

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


98 R E P O RTA G E | STARSBOX

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O R T A G ER E |P OVIAGGIO
R T A G EIN TERRA
| STARSBOX
SANTA 99

Una fiaba di una notte per le coppie avventurose e per le famiglie desiderose di scoprire le novità che il territorio
offre.
Un’avventura semplice e genuina che risulterà indimenticabile per i bambini.
Il successo riscontrato ha portato queste accoglienti istallazioni di design a diventare un Best Projects
Archilovers, spingendo Officina82 a crearne una nuova versione nel 2019, completamente rivisitata dal punto di
vista costruttivo, in modo da poter essere smontata e rimontata con più facilità.

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


100 R E P O RTA G E | STARSBOX

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | STARSBOX 101

Come raccontano i suoi creatori:


«StarsBOX nasce da una riflessione sulla fruizione della montagna nel nostro
tempo, osservando i giacigli dei pastori transumanti delle Alpi liguri: bivacchi
temporanei che una volta terminato il loro scopo venivano smontati e non lasciavano traccia dietro di sé».
Nella fase di creazione e studio i progettisti hanno desiderato unire insieme aspetti derivanti dai loro tre
principali ambiti di lavoro: progettazione architettonica, paesaggistica e scenografia, creando un design iconico
e leggero in grado di staccarsi dal suolo per inserirsi delicatamente nel paesaggio senza alterarlo.

Look up!
Guardare in alto, è l’auspicio augurato dagli ideatori di questo progetto, un incoraggiamento ad osservare il
mondo che ci circonda con occhi diversi, a sentirsi parte integrante della natura, per imparare a viverla in modo
consapevole e genuino.
<<… e quindi uscimmo a riveder le stelle >>
Il poeta Dante con questo verso voleva indicare un cammino di luce e speranza come pura felicità dello
sguardo, allo stesso modo le StarsBox consentono a chi arriva dalla città di intraprendere questo percorso
all’insegna della libertà e della natura.

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


102 R E P O RTA G E | BORGO PARRINI

BORGO
PARRINI
LA PICCOLA BARCELLONA
Per chi, come me, ama viaggiare,
restare forzatamente fermi, causa
Covid 19, risulta molto difficile.
Ma vivere in una terra ricca e piena
di sorprese di ogni genere come la
Sicilia, permette di imbattersi in nuove
ed interessanti esperienze anche a
pochi passi da casa propria.

E’ questo il caso di “Borgo Parrini”,


una frazione del Comune di Partinico
a circa 30 km da Palermo, facilmente
raggiungibile percorrendo l’autostrada
A29 “Palermo - Mazara del Vallo" ed
uscendo allo svincolo per “Partinico”.

Palermo
Borgo
Parrini

A cura di Rita Russo

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | BORGO PARRINI 103

Rita Russo Photography

Appena immessi sulla statale in direzione del centro


di quest’ultimo occorre immediatamente svoltare a
sinistra e percorrere la strada appena imboccata per
circa tre chilometri.
Raggiunto il centro di questo piccolo borgo ci si
imbatte in un luogo unico ed affascinante nel suo
genere, uno scorcio della città di Barcellona nel
cuore della Sicilia nord occidentale.

Infatti il centro di questa suggestiva frazione di


pochi abitanti, fuori dalle tradizionali rotte turistiche,
è costituita da un susseguirsi di case dalle facciate
colorate, panchine in pietra dalle linee morbide e
arrotondate e mosaici colorati.
Sono scorci particolari ispirati al modernismo
Catalano di Antoni Gaudì: un vero trionfo di decori e
colori.

Il borgo, dove oggi vivono poco meno di venti


persone, ubicato nella contrada già denominata
“Parrini” nelle mappe del catasto borbonico, vanta
una storia antica.
Le sue origini, infatti, risalgono al 1600, quando i
padri del Noviziato dei Gesuiti di Palermo (da qui il
nome Parrini che in dialetto siciliano significa preti),
decisero di acquistare dei terreni agricoli in alcuni
feudi delle zone a nord-est del territorio di Partinico.

Giroinfoto Magazine nr. 60


104 R E P O RTA G E | BORGO PARRINI

Ria Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | BORGO PARRINI 105

Queste proprietà, coltivate prevalentemente a vigneti Dopo la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, nel
e ad agrumeti, furono gradualmente sfruttate dalla 1767, la proprietà del borgo passò in mano al principe
crescente Compagnia di Gesù, fino a raggiungere una francese Henri d’Orleans, duca d’Aumale, che ne
certa rilevanza strategica per le opere dell’ordine. volle sfruttare i fertili terreni per la produzione del
moscatello dello zucco, un vino molto apprezzato
Agli inizi del ‘700, come era uso a quei tempi nelle nell’Europa del XIX secolo.
campagne, i Gesuiti, per controllare il lavoro dei
coloni e dei contadini, fecero costruire in quei terreni Il nobile francese istituì una florida azienda agricola,
alcune strutture, tra cui un mulino, svariati magazzini, nella quale lavoravano circa 300 operai, che trovavano
torrette di avvistamento per i campieri, abitazioni per alloggio proprio negli edifici del Borgo Parrini.
i lavoratori ed una chiesetta, che fu intitolata a Maria
SS. del Rosario.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


106 R E P O RTA G E | BORGO PARRINI

Le uve coltivate qui erano poi portate a Terrasini (una la Madonna e risalente al ‘600, probabilmente
ridente cittadina turistica sul mare a pochi chilometri proveniente dalla vecchia chiesetta.
dal Borgo), dove veniva effettivamente prodotto il
vino pregiato, che il principe esportava soprattutto in Negli ultimi anni, ed in particolare dagli anni 90 ad
Francia e Germania. oggi, grazie all’intuizione di un imprenditore amante
della cultura, Giuseppe Gaglio, di cui si legge il nome
A partire dal secondo dopoguerra, come avvenne in su alcune facciate degli edifici e dei pochi residenti, il
migliaia di altre frazioni italiane, la popolazione iniziò borgo ha conosciuto una nuova vita.
ad abbandonare il posto, per trasferirsi nelle grandi
città. Infatti alcune delle vecchie case furono ristrutturate
Di conseguenza molti edifici rimasero disabitati per con uno stile dalle forme morbide e dai colori
decenni. vivaci che ricordano marcatamente le opere d’arte
dell’architetto Catalano Antoni Gaudì, alle quali
Nel 1959 la vecchia cappella dei parrini era ormai si affiancano pavimentazioni e muretti ricostruiti
inagibile e venne costruita l’attuale Chiesa, che secondo il nuovo stile, che fanno assomigliare questa
conserva ancora un dipinto ad olio raffigurante frazione ad una piccola Barcellona tutta Palermitana.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | BORGO PARRINI 107

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


108 R E P O RTA G E | BORGO PARRINI

Ria Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | BORGO PARRINI 109

In particolare, due di questi edifici sono fruibili al pubblico. Nel primo, il cui
pian terreno è adibito ad un piccolo negozio, è possibile visitare i due piani
da cui esso è costituito e raggiungere la terrazza dalla quale si scorgono,
oltre alle campagne circostanti, anche i due comuni più vicini alla borgata:
Montelepre e Partinico.

Il secondo edificio, invece, ospita il caffè letterario, meglio definito come


“officina culturale”, nel quale, oltre ad un angolo bar, si trovano anche una
piccola biblioteca ed una sala conferenze.

Giroinfoto Magazine nr. 60


110 R E P O RTA G E | BORGO PARRINI

Mariangela Boni Photography

L’uso di frammenti ceramici di dimensioni irregolari, In particolare, due sono le specialità offerte da queste
che sovente incorniciano i portoni o gli spigoli degli pizzerie: la pizza al limone e “U vota e sbota “ (volta e
edifici e i comignoli dalle forme surreali sono un rivolta).
chiaro tributo al grande maestro Gaudí, insieme Quest’ultima è una focaccia di grano duro passata
alle numerose scritte sui muri dai colori accesi e a al forno, rigorosamente a legna, che viene girata e
lui dedicate; mentre un grande murale, realizzato rigirata velocemente (da qui l’origine del nome) e
dall’artista partinicese Peppe Vaccaro, ricorda la condita con ingredienti semplici e genuini.
grande artista messicana Frida Kahlo e si intitola
“Frida alla luna” . Questo luogo, scoperto da me per puro caso, può
dunque essere considerato una meta da non perdere
Il borgo, oltre ad essere ricco di storia, è comunque per tutti coloro che amano andare alla scoperta di
conosciuto nel circondario anche per la presenza di luoghi poco conosciuti ed immergersi in atmosfere
un antico forno, che produce un pane artigianale che quasi surreali.
si mantiene a lungo fragrante, e di tre pizzerie, che
sono diventate punto di riferimento eno-gastronomico È proprio vero ... la Sicilia non smette mai di stupire!
soprattutto nei week end.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | BORGO PARRINI 111

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


112

PRESENTA

WORKING GROUP 2020

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO SICILIA

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 60


113

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Compila il form di iscrizione sul nostro sito ufficiale dal menu
area relazioni, "iscrizione a Band of Giroinfoto".

Divertiti L’organizzazione sarà felice di accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi What- Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
sapp, dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni tecniche di ripresa.
di anticipo, tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e
all’estero. Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
per esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le legati al brand Giroinfoto magazine.
tradizioni gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove
racconteremo le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia
e culturale.

SEDI OPERATIVE
La sede di coordinamento dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni operative a Alessandria,
Genova, Milano, Roma e Palermo.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 60


114 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

A cura di Barbara Lamboley

ALLA SCOPERTA DEI TEMPLI IPOGEI

Oggi vi portiamo a Vidracco, piccolo comune della Valchiusella,


dove si trova la comunità spirituale Damanhur.
Damanhur è nata negli anni ’70 quando il suo ideatore,
Oberto Airaudi, espresse la necessità di creare un ambiente
comune per avere più tempo per sperimentare e dare un senso
Adriana Oberto pratico agli insegnamenti sull’esoterismo e in generale, sulla
Barbara Lamboley spiritualità e il paranormale, elementi centrali della sua vita.
Cinzia Carchedi
Giancarlo Nitti Dopo anni di ricerca per individuare il luogo ideale per costruire
Giuliano Guerrisi tale comunità, Oberto Airaudi, insieme ad alcuni amici
Maria Grazia Castiglione stretti, decise di insediare Damanhur (la città della luce) in
Massimo Tabasso Valchiusella.
Silvia Petralia La scelta del luogo non è stata per niente casuale: fu l’esito di
un’attenta analisi sui campi energetici della terra.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 115

Il Canavese risultava, infatti, avere un forte pianta), esprime la necessità di creare qualcosa di
scorrimento energetico propizio alle attività spirituali. più grande per permettere agli abitanti del luogo di
Nel 1975, venne comprato il primo terreno a raccogliersi e di meditare in un luogo degno di questa
Baldissero Canavese mentre quello di Vidracco è stato funzione.
comprato nel 1978. Così decide di progettare e costruire quelli che
Rita Russo Photography
Da lì è iniziata la non banale storia della comunità. Le verranno chiamati “I Templi dell’Umanità”, ossia vere
persone che aderiscono alla filosofia Damanhur sono e proprie cattedrali sotterranee costruite sotto la
circa 500 nel Canavese mentre altre 500 sono sparse montagna.
per il mondo.
La costruzione è iniziata negli anni ’80 in modo
Si parla di “filosofia” in quanto Damanhur non si può non del tutto consueto, in quanto, sono stati i
definire religione; infatti, i concetti principali della Damanhuriani stessi ad intraprendere questo progetto
comunità spirituale sono racchiusi sotto i temi chiave edile senza precedenti scavando a mano la montagna
dell’integrazione, della trasformazione, del rispetto di Vidracco.
della biodiversità e della collaborazione tra persone. La costruzione è durata circa 20 anni, in pseudo
Damanhur si definisce “eco comunità spirituale” i silenzio.
cui rapporti sono basati sulla solidarietà, sul senso La sua scoperta da parte delle autorità, nel 1992, ha
di responsabilità, sul gioco, sull’umorismo e sulla portato alla luce un lavoro eseguito a regola d’arte;
creatività. team di esperti architetti, geometri e tecnici non
poterono che constatare la stabilità della struttura e
Dagli anni ’80, Oberto Airaudi, detto “Falco Tarassaco” decisero quindi di regolarizzare la costruzione come
(ogni elemento deve identificarsi all’interno della “tempio ipogeo” a tutti gli effetti.
comunità con un nome di animale e un nome di

Giroinfoto Magazine nr. 60


116 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Le stanze tuttora costruite sono 7: vengono riscaldati per limitare l’escursione


ognuna tratta un “tema” diverso, seguendo una termica con l’esterno.
logica ben definita. Una delle tante particolarità di queste sale è che
La parte più bassa è a 72 metri di profondità e la sono spesso collegate tra di loro tramite porte o
struttura si sviluppa su 5 piani. passaggi segreti.
Il riciclo dell’aria è costante e gli ambienti Ma vediamole una ad una più nel dettaglio.

Giancarlo Nitti Photography

È costituita da 2 volumi: la zona inferiore


rappresenta la parte materiale della terra, mentre
nella zona superiore quella spirituale.
Sulle pareti della parte inferiore sono rappresentati
paesaggi, personaggi e animali in via di estinzione,
con l’intento di preservarne il ricordo.

Tutte le persone dipinte sono Damanhuriani.


Le stanze di forma circolare, legandosi,
rappresentano il segno dell’infinito.
Il pavimento è fatto di mosaici e rappresenta
il trascorrere del tempo: si parte dalla
rappresentazione di persone di giovane età, per poi
arrivare alla rappresentazione dell’età adulta.

Nei mosaici sono ritratte anche le diverse fasi


di attività ludica della vita, con lo scopo di
sottolineare metaforicamente l’evoluzione mentale
di ognuno di noi attraverso il gioco.
Al centro si trova una colonna con un uomo e una
donna con il volto dorato, che sostengono il cielo,
caratterizzato da otto colori che esprimono le
otto leggi dell’universo: rappresentano il principio
Cinzia Carchedi Photography
dell’“essere ponte” tra la terra e l’universo.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 117

Giuliano Guerrisi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


118 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

La cupola è ornata dal tarassaco,


pianta simbolo di Damanhur, alla quale
si aggiungono diverse costellazioni
che vengono legate a miti del cielo
dell’umanità.
Il cielo stellato rappresenta un cielo di
2000 anni fa e vuole invitare a recuperare
le conoscenze che fino a quel momento erano state perse.

Sulle pareti della parte superiore della Sala della Terra è raffigurata
l’origine dell’uomo e la sua evoluzione.
Si parte dalla figura androgina dell’uomo o l’entrata dell’uomo nella
materia, per andare verso la figura di un uomo in movimento e di una
donna incinta, massima rappresentazione della femminilità nella
materia.

Accanto ad essi, viene rappresentato il creatore (o Demiurgo per la


filosofia Damanhur), al quale vengono affiancate le galassie.
Dalle mani del creatore cadono delle pietre preziose che vanno ad
identificare l’unicità di ognuno di noi.
In lontananza, inoltre, viene si trova una figura grigia, la metafora
dell’anti-evoluzione e della non crescita, che viene fermata dall’uomo
in movimento.
Il tempo viene evocato in modo costante tramite simboli più o meno
espliciti; centrale è il concetto di non potere mai sfuggire al tempo.

In un’altra zona della sala è rappresentata una battaglia combattuta


tra uomini grigi (negativi) e uomini “vitali” (positivi): essa è simbolo
della battaglia contro i nostri limiti, ossia la negatività che ci
impedisce di crescere.
Infine, viene illustrata la fine della vita: una donna inginocchiata che
porta con sé il calice della conoscenza e spera di essere reincarnata
con la memoria nella prossima vita. Silvia Petralia Photography

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 119

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


120 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA
DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Massimo Tabasso Photography

Una sala dedicata al tempo e alla trasformazione degli


uomini.
Mostra tutte le fasi della vita dell’uomo attraverso
finestre illuminate: ognuna delle finestre rappresenta
una fascia di età, che viene collegata ad un metallo
rappresentativo del periodo di vita vissuto.

La giovane età è collegata al piombo, per poi proseguire


con lo zolfo, il rame, il mercurio, lo zinco, l’argento e l’oro.
Le figure sulle pareti rappresentano il desiderio di
crescita, che si può soddisfare solo superando i limiti
umani evocati sul pavimento.

I mosaici sul pavimento rappresentano i difetti


dell’essere umano, come il pessimismo, la falsità,
l’egoismo, l’orgoglio e la passività, che possono
essere superati grazie alla volontà di ognuno di noi.
Sul soffitto in ceramica vengono quindi rappresentati
danzatrici e cavalieri atti a difendere un fuoco, metafora
della massima elevazione spirituale degli individui,
raggiungibile superando i propri limiti.
I colori dei portali indicano i quattro elementi: terra, fuoco, Adriana Oberto Photography
aria e acqua.

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 121

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


122 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Le pareti di questa sala sono ricoperte d’oro.


Le sfere sono posizionate in nicchie, tranne l’ultima che si trova
sull’altare principale in fondo alla stanza.

Le 9 sfere contengono acque alchemiche e si dice siano collegate


alle linee sincroniche del pianeta.
Attraverso le sfere è possibile scambiare messaggi con il “sistema
nervoso” del nostro pianeta.
Sopra ogni nicchia è presente un calice; ognuno di questi calici è
stato raccolto durante i diversi viaggi dei Damanhuriani in Europa e
ed è simbolo della sacra forza del Graal.

Maria Grazia Castiglione Photography Giuliano Guerrisi Photography

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 123

Giancarlo
Silvia Petralia
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


124 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Maria Grazia Castiglione Photography

Dedicata al cielo, all'aria, alla luce, all'energia


solare, alla forza e alla vita, possiede quattro
altari dedicati a fuoco, acqua, aria e terra.

È sormontata da una grande cupola di vetro


Tiffany colorato, circondata da una balconata di
legno bianco. Sui bordi della cupola, si trova un
calendario perpetuo che rappresenta tutti i mesi
e i giorni dell’anno.

Le pareti, di cui tre oblique e una verticale, sono


totalmente ricoperte di specchi.
Questa sala ospita concerti, spettacoli,
rappresentazioni teatrali e cerimonie.

È infatti la sala più grande del tempio.

Silvia Petralia Photography


Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 125

Adriana
Giancarlo
Oberto
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


126 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Metafora della vita: si dice infatti che per raggiungere la conoscenza, dobbiamo attraversare un labirinto interiore.

La stanza è fatta di 3 corridoi contenenti 35 piccole finestre illuminate, in ognuna delle quali è raffigurato il volto di una
divinità, a dimostrazione del fatto che tutte le divinità possono convivere insieme nello stesso luogo in modo pacifico.
L’invito è di incitare i popoli a prenderne esempio, nella speranza tutti possano un giorno convivere in pace ed armonia.

Il corridoio centrale è la rappresentazione della nostra civiltà, dalle origini ai nostri giorni: tutti gli elementi significativi sono
stati dipinti sulle pareti, dalle più grandi scoperte ai più grandi personaggi di questo mondo.
Parte della sala è ancora in costruzione e non è ancora accessibile: sappiamo tuttavia che le pareti sono ricoperte da
rappresentazioni di tutte le divinità e dei miti della storia dell’umanità. Il pavimento è costituito da un mosaico che ha
richiesto 10 anni di lavoro.
All’interno del Labirinto è prevista una meditazione in movimento.

Maria Grazia Castiglione Photography

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 127

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


128 R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


R E P O RTA G E | DAMANHUR I TEMPLI IPOGEI 129

Purtroppo, il tempo a disposizione durante la nostra visita non ci ha permesso di visitare le altre due sale mancanti.
Si tratta della Sala dell’Acqua, dedicata al principio femminile e alle forze divine femminili, e del Tempio Azzurro, la sala più
antica dei Templi, costruita solo con martelli e scalpelli, dedicata alla loro nascita e arricchita da un mosaico che si trova
al centro del pavimento e che rappresenta la carta dei Tarocchi “La Stella”.

Nonostante la scomparsa di Oberto Airaudi, detto Falco, avvenuta nel 2013, l’intenzione della comunità è di proseguire
con la costruzione di nuove sale nei prossimi anni.
Inoltre, nell’attesa di trovare i fondi necessari, gli artigiani ed artisti di Damanhur continuano in modo costante ad
arricchire le decorazioni e gli ornamenti dei templi esistenti.

Ringraziamo i nostri accompagnatori Coboldo, Lucertola e Labrador che ci hanno permesso di entrare in un luogo davvero
suggestivo e che ci hanno illustrato in modo esaustivo la storia dei templi ed il loro significato.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 60


130 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Giroinfoto Magazine nr. 60


FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 131

Pietravairano
Autore:Marco Supino
Pietravairano (CE)

Giroinfoto Magazine nr. 60


132

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 60


133

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Novembre 2020

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 60


Conoscere il mondo attraverso un
obbiettivo è un privilegio che solo
Giroinfoto ti può dare veramente.

APPASSIONATI A NOI

PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E

M AU Torino - Ar te a cielo aper to


Cinzia Carchedi

[Link]

Potrebbero piacerti anche