GF57
GF57
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N. 57 - 2020 | LUGLIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
Monferrato
Ovadese
BAND OF GIROINFOTO
COME
57
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LUGLIO 2020
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.
Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E
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ANNO VI n. 57 Issuu
20 Luglio 2020 giroinfoto magazine
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
MONFERRATO OVADESE
GIROINFOTO MAGAZINE
57
I N D E X
R E P O R TA G E
VILLA BORGHESE
10 MONFERRATO
Ovadese
Band of Giroinfoto
30
30 VILLA BORGHESE
Roma
Di Gianmarco Marchesini
64 LA MADDALENA
Sardegna
Di Manuela Albanese
R E P O R TA G E 78 I MISTERI DI ROSAZZA
Il borgo
VILLA DURAZZO Band of Giroinfoto
PALLAVICINI
44
R E P O R TA G E
64
LA MADDALENA
R E P O R TA G E
78
I MISTERI DI ROSAZZA
PASSAMANERIA
Torino
100 BOOK
122
NARA
Oltremare inglese
114
Di Isabella Nevoso
MATT MULLICAN
1967-2018
122
Skira Editore
LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con:
134
Stefano Astorri
Raimondo Enrico R E P O R TA G E
Claudia Lo Simolo
100
Icaro Pigolotti PASSAMANERIA
R E P O R TA G E
114
NARA
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Luglio 2020
233 52 8 32 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4% 77% 1,5%
153.234 2.360
16% 0,5% Letture totali Letture nell'ultimo
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mese.
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FOTOGRAFA
MONFERRATO OVADESE
Morsasco
LaRossa
Il 21 di giugno
è generalmente conosciuto come il giorno del Solstizio
d’Estate, il giorno in cui la nostra stella raggiunge il punto di
declinazione massima.
Un paesaggio da scoprire.
MONFERRATO OVADESE Franco ora ci descrive il percorso che faremo per andare a Trisobbio, un castello che si vede dal
podere LaRossa.
“Ho scelto di farvi visitare prima questo castello e nel pomeriggio quello di Morsasco affinché
possiate conoscere aspetti differenti di come queste residenze vengono utilizzate.
Il castello di Trisobbio è un ristorante albergo. Lo gestisce uno chef conosciuto nel mondo della
televisione, Juri Risso.
Potrete vedere il panorama dall’alto della torre e visitare la struttura che attualmente è operativa.”
“La Costiera – introduce in discorso Franco - è stata menzionata negli scritti di Veronelli quando
descriveva le qualità del Dolcetto di Ovada e diceva che sulla costiera tra Morsasco e Cremolino ci
sono i vigneti meglio esposti con le caratteristiche ideali per l’ottenimento di vini profumati.
Anche se non longevo ma molto sincero, il Dolcetto di Ovada è un vino con un grado alcolico non
troppo elevato ma dal profumo spiccato.
I profumi primari dell’uva dolcetto sono sentori di viola, e la nota tannica caratteristica del vino con
gli anni diventa sempre più evidente, il che permette di mantenere in bocca un sapore piacevole di
Barbara Tonin Photography
confettura e di frutti rossi.
E’ un vino che può essere abbinato ad un pasto di cucina tipica piemontese.
È usanza di queste parti condire i ravioli con il vino”.
LaRossa
[Link]
MONFERRATO OVADESE
Arrivati a Trisobbio ci accoglie un piccolo borgo carino, Entriamo nella corte del castello e dal basso vediamo la
arroccato intorno alle mura del castello. torre che si staglia nel cielo.
Sembra un paese provenzale che apre i suoi scorci Ci accoglie un muro di gelsomino che rilascia il suo profumo
panoramici sulle colline. nel tepore della giornata.
Una terrazza sul sagrato della chiesa ci mostra le colline Juri, il gestore, si presenta con due parole di benvenuto,
addossate agli Appennini e all’orizzonte troviamo la catena indicandoci la strada per salire sulla torre.
montuosa con il Monviso in primo piano. Dopo mille gradini, arriviamo sulla cima della torre,
Uno spettacolo. con Captain Swat al seguito, un siberian huski educato
E’ una vista panoramica degna di luoghi più famosi e e scattante, e da lì vediamo un paesaggio veramente
gettonati come le Langhe. mozzafiato.
Il Monferrato è indubbiamento degno di nota rispetto ai
cugini blasonati, se non addirittura superiore. “Il Monferrato non è mai stato così bello” dice Franco, “Tutto
ordinato e pulito.
“I vantaggi che si hanno a venire in Monferrato rispetto alle Questo è il Monferrato che può competere con i cugini delle
Langhe sono innumerevoli. Langhe, con la differenza della presenza di boscaglie.
C’è poca urbanizzazione, rispetto ai nostri cugini confinanti,
e questa si trova vicino alle arterie di comunicazione I click si sprecano all’orizzonte di un paesaggio da cartolina;
importanti, servite da autostrade, mentre in Langa ne pubblichiamo solo alcuni, ma credetemi che tutti gli
dobbiamo recarci su strade provinciali; c’è poca gente e il angoli della torre meritano la vista.
territorio è più ampio.
La piana in basso si estende per chilometri per poi
Pensate che la marca del Monferrato arrivava fino ad innalzarsi nuovamente verso le colline del tortonese e il
Alassio. paesaggio del Basso Monferrato, dove le colline sono più
Era una potenza economica molto importante all’epoca dolci.
medievale perché aveva il suo sbocco al mare.
L’enogastronomia molto conosciuta delle Langhe è Il Carducci definì il Monferrato “La Toscana senza i
altrettanto presente qui in Monferrato, con vini da degustare cipressi”;
che molte volte sono sconosciuti al grande pubblico delle
Langhe”.
Trisobbio
Scendiamo dalla visita alla torre e arriviamo nella sala
Artù, dedicata ai cicli cavallereschi del paladino, per
poi visitare le camere che ospitano i villeggianti della
struttura e che hanno come nome Ginevra, Morgana,
Excalibur, la dama del Lago.
MONFERRATO
OVADESE
LaRossa
esperienza durante i corsi e laboratori che programmiamo:
ha partecipato al corso di panificazione e al corso di cucina
sui ravioli.
Colazione Monferrina
Dopo l’aperitivo con le focacce prodotte da loro, ci viene servito un piatto con i ravioli fritti, una
lingua con bagnetto, una novità in assoluto, che sono le polpette di quinoa e zucchine,
salame cotto e salame crudo, ed infine uno sformatino di verdure con salsa
d’acciughe.
“I ravioli fritti derivano da una tipicità del posto.
I vecchi mettevano i ravioli a cuocere sulla stufa calda e li
mangiavano cosi, abbrustoliti dal calore della ghisa.
Li abbiamo riproposti passandoli con un filo di
olio e fatti scottare in forno”.
Focaccina rustica
Focaccia integrale di cereali cotta al
forno.
Lingua al verde
Lingua di manzo bollita con intingolo
di bagnetto verde alla piemontese.
Tortino di verdure
Sformato di verdure con crema di
acciughe.
Ravioli fritti
In realtà, ravioli tostati in griglia con
olio, ripieni di carne di manzo, maiale
e verdure.
Polpette di quinoa
Polpette tradizionali fritte composte
di quinoa.
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car
Gian
LaRossa
Giroinfoto Magazine nr. 57
22 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE
Colazione Monferrina
In seguito Franco ci spiega l’origine fatti a mano) e per il ripieno. La novità di questa colazione
del raviolo, che non è l’agnolotto. Ci sono quattro ripieni differenti per monferrina sono le polpettine di quinoa
Discutiamo su una figura molto cara i ravioli che si differenziano per la e zucchine.
a me, Carletto Bergaglio, farmacista di cultura, la tipicità e le organizzazioni Nascono da una collaborazione di
Gavi, che ha fondato la Confraternita delle famiglie. Franco con il produttore di Quinoa di
del Raviolo e che è stato ospite di Contengono carne di maiale, manzo, o Alessandria e l’istituto alberghiero di
Franco. coniglio a seconda della produzione di Acqui Terme come ricetta innovativa
carni che c’erano al momento; la carne per lanciare questo alimento
Tra i ricordi Franco esibisce il può essere stufata o meno, e ci può ipocalorico privo di glutine e utile per la
gagliardetto della confraternita con essere della salsiccia. salute di cuore e muscoli.
la dedica di Carletto Bergaglio che Noi usiamo cavoli, salsiccia, carne di La lingua con il bagnetto verde è un
conferisce il titolo di raviolo alla manzo, timo e maggiorana”. classico del Monferrato, insieme alla
produzione di Franco. bagna caoda e al bollito.
I racconti di Franco mi riportano alle I salumi sono sinceri e gustosi.
“L’agnolotto si differenzia dal raviolo in chiacchierate a tavola con Carletto Questi assaggi vengono accompagnati
quanto l’agnolotto dovrebbe avere un Bergaglio che mi spiegava che il da un Dolcetto Primo Amore, fresco
ripieno di agnello. Raviolo di Gavi si mangia a “culo fresco, che ci ruffianeggia tutta la
Era prodotto nel torinese, dove c’erano nudo”, come lui affermava. In effetti, se degustazione.
allevamenti di caprino, e d qui deriva il tu condisci il tuo raviolo con il burro ed
nome Agnellotto. una grattugiata di parmigiano, quando Come primo piatto vengono serviti i
Qui in Monferrato si facevano i ravioli lo pinzi con la forchetta e lo porti alla ravioli con il vino.
che si differenziano dall’agnolotto bocca, la parte retrostante rimane “Il sugo dello stufato serviva per legare
per il taglio (tre tagli di pasta anziché scondita e liscia: appunto con il “culo il ripieno del raviolo, quindi non poteva
quattro. Quelli con quattro tagli sono nudo”! essercene di più.
fatti con lo stampo, quelli con tre sono
I ravioli si condivano con il vino e poi si beveva il vino del permanenza presso la nostra struttura.
condimento.” Come ho spiegato prima, partecipiamo al progetto di
Fattorie Didattiche accogliendo i ragazzi delle scuole per
Questa la spiegazione di Franco. avvicinarli al mondo dell’agricoltura.
Da cuoco sostengo che le paste farcite devono essere Da qualche anno ci siamo adeguati alla tecnologia ed
accompagnate da poco condimento, se non addirittura abbiamo disseminato per la nostra azienda dei beacon per
esserne prive, per assaporare al meglio le caratteristiche. dare informazioni educative dei luoghi di permanenza”.
Da queste parti si usa mangiare i ravioli al tovagliolo:
vengono scolati e serviti nel piatto con un tovagliolo bianco Questa spiegazione al fresco dell’ippocastano centenario,
posto nella fondina, con lo scopo di assorbire la poca acqua degustando il caffè, ci coglie interessati.
di cottura che è rimasta ancora sui ravioli.
Questo fa sì che il commensale gusti al meglio il ripieno e la “I beacon sono delle boe informatiche che attivano un’APP
pasta sottile. precedentemente scaricata sul nostro telefonino. Al
Il condimento di questo nostro piatto è la barbera Il Dono. passaggio in prossimità a questa “boa” viene emesso un
Si tratta di una barbera del Monferrato che è prodotta in segnale che attiva sul cellulare di chi passa nelle vicinanze
acciaio. una spiegazione del luogo.
A fine pasto, prima del dolce e finiti i nostri ravioli, Franco ci fa Noi utilizziamo questo percorso anche nell’evento
degustare una Barbera del Monferrato barricata, che è della della vendemmia interattiva, per far conoscere vitigni e
stessa qualità della precedente, ma che permane per altri due soffermarsi sui paesaggi mentre si vendemmia.
anni in botti barriques, poco capienti e di legno. Alla fine chi ha partecipato dovrà rispondere ad un breve
Il sapore complesso ed il sentore di vaniglia della botte questionario.”
accolgono il nostro palato con la freschezza tipica della La tecnologia all’interno dell’accoglienza agreste ci
barbera. colpisce piacevolmente.
Colazione Monferrina
I dolci
Gelatina di Moscato
Prodotta con Moscato locale.
Bonet
Tipico dolce piemontese, fatto di
amaretti sbriciolati e cacao;
Polenta di Marengo
Tipica torta di farina di mais e uvetta.
Amaretto di Mombaruzzo
Amaretto con armellina di albicocca.
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Gian
LaRossa
Giroinfoto Magazine nr. 57
26 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE
Morsasco
“Ora vi accompagnerò da Franca Mollo, la persona che
gestisce il Castello di Morsasco.
Vedrete un castello differente da quello che abbiamo
visitato prima di pranzo.
E’ una residenza privata che resta aperta al pubblico che
vuole fare visita.”
MONFERRATO
OVADESE Giancarlo Nitti Photography
“Questo muro che vedete è quello Agnese Del Bosco si sposerà con fossato viene riempito, e aggiungono
del dongione del 1200, periodo in cui Federico Malaspina passando lo scalone, la sala del camino e la torre
abbiamo la prima notizia di esistenza dalla marca Aleramica alla marca rotonda, così prende le sembianze di
del castello. Obertenga, da una suddivisione fatta una residenza nobiliare e non più un
I proprietari erano i Del Bosco, che dall’imperatore Ottone I” . punto di difesa e di controllo.
discendono dal marchese Aleramo.
Avevano in Morsasco la sede La storia continua dicendoci che il Nel '700, quando ci sarà l’ultimo
principale del feudo che si estendeva Castello di Morsasco in origine era ampliamento del castello,
fino alla Liguria. simile a quello di Trisobbio, anzi aggiungeranno la manica della
quest’ultimo potrebbe rappresentare pallacorda.
La Marca aleramica arriva fino alla un modello di come era in origine il Dopo la sala del camino verrà aggiunta
Liguria, passando per gli Appennini castello di Morsasco. questa manica per il gioco del tennis
arrivando fin qui. “Nel '500 il castello viene ampliato, il antico al coperto.”
Dalla torre si gode di un paesaggio incantevole e si scorge la manica del gioco della pallacorda.
“L’ultimo restauro risale al 1916, quando Domenico Pallavicino vince al gioco il castello di
Morsasco.
Questo è uno dei tanti castelli finiti sul tavolo da gioco.
Dal proprietario Centurione, discendente di una potente famiglia di banchieri, passa ai nobili
Pallavicino, che effettuano l’ultimo restauro rendendo il castello di Morsasco una residenza abitabile
servita di bagni ed energia elettrica.
I Pallavicino lo utilizzano fino alla seconda guerra mondiale, dopodiché il castello viene
abbandonato.
Al castello erano annessi circa 400 ettari di terreno.
Negli anni '80 il castello viene messo in vendita.
Il castello aveva una dotazione artistica molto bella; gli stessi Pallavicino nel periodo della guerra vi
avevano portato opere artistiche per salvarle da Genova.
Fu acquistato da una cordata di antiquari che lo spogliarono di tutte le opere presenti all’interno
lasciando solo le mura, che furono poi acquistate dall’attuale proprietario” .
Questa è la storia del castello di Morsasco.
Da fortezza a residenza, a deposito di merci e derrate agricole; dalle sue mura ci osservano secoli
di storia. Attualmente alcune ali del castello sono adibite a mostra permanente di opere di artisti
emergenti.
VILLA BORGHESE
E IL PINCIO
A CURA DI GIULIO PASCALI
IL CUORE VERDE DI
ROMA
Il Green City Index del 2018 collocava Roma tra le prime 10 città al mondo per
la percentuale di aree verdi disponibili all’interno del territorio comunale.
Si tratta di una qualità che la nostra capitale può indubbiamente vantare (tra le
tante e tra gli altrettanto innumerevoli difetti).
I parchi e i giardini romani appartengono all’immaginario culturale della
città; pensare a Roma senza i suoi parchi vorrebbe dire immaginare una città
dimezzata.
GALLERIA BORGHESE
Giulio Pascali Photography
Si dice che i romani non abbiano l’abitudine di visitare i C’è da dire che sin dalla sua prima realizzazione il parco non
loro monumenti, come il Colosseo per fare un esempio; il ha mai smesso di ampliarsi e di rinnovarsi ospitando opere
Colosseo infatti è ormai un luogo totalmente asservito al d’arte, musei, gallerie, collezioni, spazi in genere dedicati
turismo, da cui in genere i residenti stanno alla larga. alla cultura antica e contemporanea.
Villa Borghese invece non subisce questa colonizzazione, a A partire dal primo nucleo storico seicentesco (il
Villa Borghese i romani ci vanno e ci vivono. casino Borghese completato nel 1633 su progetto degli
Accanto ai luoghi e ai monumenti più celebri, quali possono architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio) la “villa
essere la Galleria Borghese o il Giardino Zoologico, il Parco di delizie”, realizzata con il contributo del Bernini, si è
ospita innumerevoli altre attività che contribuiscono a progressivamente ampliata per estensione e per nuove
rendere la Villa una sorta di giardino domestico, uno spazio acquisizioni che sono continuate e continuano ancora oggi.
familiare dove ritrovarsi all’ombra di antichi e nuovi gioielli. Nel ‘700 tocca a Marcantonio IV Borghese affidare agli
Con questo breve giro cercheremo di dare un’idea di questo architetti Antonio e Mario Asprucci la realizzazione del
lato “affettivo” della villa. giardino del lago (1766) con il caratteristico tempio di
Esculapio e di altre sistemazioni architettoniche, come
L’origine stessa della Villa, insieme al suo monumento più Piazza di Siena o la Fortezzuola.
famoso, la Galleria Borghese, non è altro che una residenza
privata, un giardino personale dedicato al piacere dell’arte,
voluto dal cardinale Scipione Borghese che decise di
raccogliere la sua collezione privata (che vantava opere del
Bernini) in un unico luogo.
L’intera Villa risente di questo stesso spirito domestico, che
i romani hanno sempre saputo riconoscere ed apprezzare.
ZOO
Giulio Pascali Photography
IL PINCIO
Nell’Ottocento Camillo Borghese acquista due
ulteriori lotti di terreno ampliando la Villa a Ovest
fino a piazza del popolo e a Sud fino a porta
Pinciana (da dove parte Via Veneto); i lavori per
la sistemazione dell’estensione saranno affidati
all’architetto Luigi Canina che oltre a realizzare
alcune opere come i propilei dell’ingresso di
piazzale Flaminio, darà alla villa un’impronta
paesaggistica di ispirazione inglese.
GNAM
Giulio Pascali Photography
Lo stato intitolerà la Villa a Umberto I, ma di questo in pochi Per completare il quadro storico occorre citare l’Aranciera,
se ne sono mai accorti. che ospita il museo dedicato a Carlo Bilotti, un collezionista
Impossibile invece non accorgersi dell’ultima grande italoamericano che ha raccolto negli anni opere
trasformazione in occasione dell’Esposizione internazionale contemporanee di artisti quali Giorgio De Chirico, Gino
del 1911 (nata per celebrare i 50 anni dell’unità d’Italia), Severini, Andy Warhol, Larry Rivers e Giacomo Manzù.
quando lungo il confine nord della Villa furono collocate le
accademie di cultura straniere. Ungheria, Belgio, Olanda, Il nostro percorso ideale inizia da Viale delle Belle Arti, in
Egitto, Gran Bretagna, Giappone per citarne alcune si prossimità della GNAM.
trovano in questa area e si aggiungono alla storica Villa Sul cortile esterno e lungo la scalinata che porta verso Villa
Medici che, sin dall’occupazione napoleonica, ospita Borghese sono collocate alcune opere contemporanee tra
l’Accademia di Francia in prossimità del Pincio. cui “Hic sunt leones”, opera di Davide Rivalta realizzata nel
2017, che allude simbolicamente al territorio inesplorato
Sempre nel 1911 viene realizzata la Galleria Nazionale dell’arte (hic sunt leones era la frase che i romani usavano
di Arte Moderna (GNAM) su progetto in stile eclettico per indicare le zone desertiche africane inesplorate).
dell’architetto Cesare Bazzani.
Ci addentriamo quindi nel territorio inesplorato della Villa in una parte del
giardino che tradisce la sua vicinanza con le accademie.
È qui che sono collocate le statue raffiguranti poeti e letterati stranieri; tra
le varie personalità rappresentate scorgiamo Henryk Sienkiewicz (scrittore
polacco insignito del premio Nobel, famoso per il romanzo Quo Vadis), Nicolaj
Gogol (scrittore russo), Ahmed Shawqi (poeta egiziano).
Attraverso un breve vialetto si accede ad una zona più antica del parco.
Attraversiamo una riproduzione ottocentesca di un arco romano (con una
statua raffigurante l’imperatore Settimio Severo a cui è dedicato l’arco), opera
dell’architetto Luigi Canina, e veniamo catapultati nello scenario bucolico del
giardino del lago.
Una storia analoga riguarda i pappagallini che sono ormai parte integrante della
fauna locale.
Non mancano animali più tradizionali come i germani reali, le immancabili
papere, i cigni e i merli.
SIENKIEWICZ
CASINA RAFFAELLO
Giulio Pascali Photography
Oltre il laghetto, la Fontana dei Fauni (1929) di Giovanni Proprio di fronte al cinema, la vecchia Casina delle Rose è
Nicolini, attira l’attenzione per la sua forza magnetica stata recuperata e oggi ospita la Casa del Cinema dedicata
caratterizzata dalla torsione dei personaggi raffigurati. a Umberto Mastroianni ed è uno dei luoghi più attivi durante
il Festival del Cinema di Roma.
Si esce dal giardino e ci si ritrova davanti alla Casina di
Raffaello, così chiamata perché si ritiene che fosse utilizzata Questo accumularsi di cose piccole e grandi, questo
come abitazione da Raffaello in persona; oggi la Casina susseguirsi di luoghi e monumenti, è in fondo la
ospita la ludoteca comunale e ha un intenso programma di caratteristica con cui è nata ed è cresciuta la Villa, una
animazione culturale e didattica dedicato ai più piccoli; una concatenazione continua di opere, ed architetture, angoli
maniera significativa per celebrare i bambini che sono tra i e scorci, viali costellati di piccoli monumenti e sorprese,
più assidui visitatori del parco. grazie ai quali la passeggiata nella villa che si estende per
90 ettari risulta sempre leggera e piacevole.
Non è un caso se dentro la Villa si trova il Cinema dei
Piccoli, certificato dal Guinness dei Primati come il cinema Non fai a tempo a finire di osservare uno scorcio che un
più piccolo al mondo. attimo dopo vieni attratto da un nuovo monumento, una
Il cinema ha una programmazione dedicata ai bambini ma sorpresa, che ti guida e ti attrae fino a quando non vieni
la sera si proiettano regolarmente film di prima visione. trascinato nel viale successivo attratto da qualcos’altro.
Dalla casina di Raffaello possiamo girare verso il Pincio di cui abbiamo già accennato, oppure percorrere viale Pietro
Canonica guidati dalla vista in prospettiva di una riproduzione del Tempio di Antonino e Faustina (1792) realizzato in
forma di rovina secondo il gusto tipico romantico che amava “fotografare” la decadenza delle rovine archeologiche.
Mentre ci avviciniamo troviamo a destra l’anfiteatro di Piazza di Siena, dove ogni anno si svolge l’omonimo trofeo
ippico internazionale (tra i più prestigiosi al mondo); la sistemazione della piazza è dovuta allo stesso Asprucci
progettista del giardino del lago.
Come suggerisce il nome della Piazza, il progettista si è ispirato alla piazza del campo senese.
Giulio Pascali
Dario Truffelli
Manuela Albanese
Monica Gotta
Stefano Zec
GENOVA
VILLA
DURAZZO
PALLAVICINI Il viaggio filosofico ed esoterico
Vediamo come sono strutturati gli atti e le scene. Il percorso inizia con L’Antefatto & Il Prologo attraverso il Viale Gotico e il
Viale Classico che ci fanno arrivare alla presenza dell’Arco di Trionfo.
Ecco come si presenta schematicamente l’articolazione scenografica pensata da Michele Canzio.
Il Primo Atto è un lungo percorso attraverso la natura, viali con vegetazione particolare caratterizzati da alberi
secolari e piante in fiore. Il famoso Viale delle Camelie con i suoi innumerevoli esemplari arborei di Camellia Japonica
è il raggruppamento più vasto e più antico di camelie d'Italia.
Il Secondo Atto è ambientato in un bosco fiabesco voluto dai suoi costruttori, mentre il Terzo Atto pare essere un luogo
paradisiaco, circondato da maestosi alberi che vivono sulla riva del Lago Grande. Durante il percorso troveremo anche
scorci visivi che si proiettano sul panorama esterno capaci di dilatare verso l’infinito i confini del parco.
Nel Parco troviamo una vasta raccolta di specie rare, alberi secolari, camelie e fiori acquatici oltre che giochi d’acqua.
Per chi ama la natura e il romanticismo questa location corrisponde al sogno di chiunque. Tra profumi inebrianti e colori
luminosi i nostri sensi vengono sollecitati e attivati dalle meraviglie della natura che sembra essere incontaminata come nei
luoghi più ameni del nostro pianeta.
Il lungo e monumentale viale d’accesso, in leggera Il parco oggi è annoverato tra i 10 parchi italiani più
pendenza, ci conduce all’edificio che in passato fu la interessanti dal punto di vista culturale e turistico, “un’opera
residenza estiva dei Marchesi, un esempio di villa nobiliare considerata tra le più alte espressioni di giardino romantico
come da tradizione delle più potenti famiglie genovesi. ottocentesco”, come recita il sito Il Parco più bello D’Italia,
network nazionale di parchi e giardini.
Ai nostri giorni ospita il Museo Archeologico dove si trovano Presso la villa nobiliare ci accoglie l’Arch. Silvana Ghigino,
reperti liguri che vanno dalla preistoria all’epoca romana. Direttrice di Villa Durazzo Pallavicini.
Parte di questo complesso è anche il bellissimo Orto Da qui si può iniziare il viaggio nel parco vero e proprio, con
Botanico, oggi in restauro, voluto a metà ‘800 dalla le sue scenografie teatrali.
Marchesa Clelia Durazzo Pallavicini, eminente botanica.
Il Parco è stato restaurato recentemente e i lavori Procediamo quindi in compagnia della direttrice lungo il
continuano ad oggi presentando al visitatore il suo ritrovato Viale Gotico, rappresentazione della selva oscura dantesca,
splendore. e poi nel Viale Classico, fino all’Arco di Trionfo.
L'Arco di Trionfo - Monica Gotta Photography
L’Arch. Silvana Ghigino ci introduce con la presentazione del parco e della villa parlandoci dell’interesse suscitato nei mesi
precedenti da diversi organi di stampa specializzati in paesaggista e giardini, non solo italiani ma anche stranieri.
A marzo 2020 si pensava, infatti, che questo rinnovato interesse potesse aiutare la struttura nella promozione della location
al pubblico e non solo a quello italiano.
Si attendeva un pubblico numeroso tra cui anche le gite organizzate dagli istituti scolastici, ma il lockdown causato dal
Covid-19 ha vanificato gli sforzi promozionali.
Parlando dei visitatori la direttrice esprime il suo dispiacere pensando che il lockdown ha impedito la fruizione di questo
spazio naturale e sereno alle persone proprio durante la primavera, momento delle affascinanti fioriture.
La mission del proprietario, il Marchese Ignazio La globalizzazione ha sconfitto il concetto areale e quindi le
Alessandro Pallavicini, secondo la direttrice, era proprio malattie non sono più localizzate ma, proprio come il Covid 19,
questa: ciò che abbiamo imparato durante il lock down. infestano tutto il mondo.
L’intenzione era costruire un giardino esoterico che
parla di filosofia e spiega così agli esseri umani come Considerando il fatto che questo giardino occupa tra gli 8 e 9
tornare alla Natura. ettari mantenerlo in buona salute sta diventando una “battaglia”.
ATTO
PRIMO
IL RITORNO
ALLA NATURA
Il Romitaggio, Il Parco dei Divertimenti, Il Lago Vecchio e La Sorgente.
Il Primo Atto è un lungo percorso attraverso la natura, viali con vegetazione particolare caratterizzati da alberi secolari e
piante in fiore.
Il famoso Viale delle Camelie con i suoi innumerevoli esemplari arborei di Camellia Japonica è il raggruppamento più
vasto e più antico di camelie d'Italia.
Entriamo ora nel Primo Atto. parte alta del giardino, generando un danno che oggi
Come già detto, il giardino è diviso in atti e scene, pensato consideriamo storico e quindi definitivo.
e realizzato da uno scenografo nonché grande architetto e
decoratore, Michele Canzio, che immagina di organizzare un Questo straordinario luogo che contiene due delle ultime
viaggio nella natura. giostre ottocentesche d’Italia, è stato recentemente
Viaggio che per il Marchese Pallavicini è un viaggio restaurato.
iniziatico che si svolge su una trama teatrale. È una Per il resto il parco è rimasto intonso, come lo hanno
condizione praticamente unica nel panorama dei giardini lasciato i due ideatori.
storici. Da questa seconda scena si attraversa il Viale delle Camelie
e si arriva poi alla terza scena, il Lago Vecchio.
Attraversiamo il Viale Classico dove la natura è intesa come
materiale da costruzione, dove l’acqua è recinta in una Questa prima parte del viaggio corrisponde ad un incontro
elegante fontana con tanto di zampillo, ninfee e pesci rossi. con la Natura.
Sul fondo un imponente Arco di Trionfo sul quale è scolpito La logica per cui venne realizzato questo giardino è una
un verso che recita … logica nobile, quella di elevare l’uomo comune che già
“abbandona le cure cittadine che ti sono di impedimento nell’800 aveva raggiunto un alto livello di saturazione in
all’anima e attraverso di me passa nella natura che con tutte materia di razionalità, materialità e modernismo.
le sue bellezze saprà elevare il tuo spirito a Dio”.
Nel parco gli viene concesso di entrare nel mondo naturale,
Oltrepassandolo si diventa protagonisti di un cambio di nel mistero delle cose vegetali, delle stagioni, delle armonie
scena degno del grande scenografo. del creato e di trarne beneficio.
L’arco neoclassico si trasforma in una baita alpestre Il tempo non ha sottratto nulla a questo posto, se non il
accolta in uno scenario di abeti, tassi, agrifogli e felci, la paesaggio che l’uomo è riuscito a modificare in modo meno
prima scena del primo atto denominata dai suoi autori Il armonico.
Romitaggio. Ma, dal punto di vista dei valori del giardino, nulla è
Proseguendo si giunge all’Oasi mediterranea che avrebbe cambiato rispetto al passato e quindi lo scopo del luogo
dovuto portarci poi al Parco dei Divertimenti, l’unica scena rimane intatto e per noi abitanti del XXI secolo diventa
che non si trova più nella sua localizzazione originaria sempre più un ausilio di serenità.
perché spostata dalla figlia del marchese nel 1886 nella
Il Romitaggio
Monica Gotta Photography
Giroinfoto Magazine nr. 57
52 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI
Chi ha pensato questo parco voleva dimostrare che la natura, il mondo e il paesaggio sono un Unicum inscindibile,
profanato da barriere insensate costruite dall’uomo.
Quindi il suo autore tutte le volte che può, esce visivamente dal parco con degli affondi prospettici che coinvolgono tutto il
panorama.
In questi “balconi” posizionati lungo il sentiero l’occhio si perde nella magia dell’infinito.
Arriviamo ora al famoso Viale delle Camelie. Molte piante hanno raggiunto altezze considerevoli il che ha
È considerato il nucleo di camelie più ampio e più antico portato le fioriture in alto rispetto alla visuale dei visitatori.
d’Italia.
Per realizzarlo è stato necessario cambiare tutto il terreno Nel prossimo futuro sarà compito della manutenzione
di coltura, localmente troppo calcareo e non adatto a questo innescare un progetto di micro potatura capace di
tipo di piante acidofile. governare le chiome e abbassarle leggermente pur non
Da altri possedimenti in Piemonte e Lombardia fu fatta perdendo i portamenti arborei che oggi rendono il viale un
portare terra idonea alla vita delle camelie. luogo incantato.
Tutti gli individui sono numerati e censiti in un rilievo Peccato che il lockdown quest’anno abbia impedito a molti
preciso, anche se molti non più identificati. di godere di questo spettacolo!
Si tratta di cultivar di Camellia Japonica, ossia di piante Ma oltre alle Camellia Japonica incontriamo anche alcuni
realizzate dall’ingegno e dalla pazienza dell’uomo che ha esemplari di Camellia Sinensis, la varietà dalla quale nasce
lavorato per generare fiori sempre più complessi ed unici. il thè, inserite in vaso recentemente, allo scopo di potenziare
la presenza botanica di questo genere.
Nella parte più alta, quella dei grandi alberi si trovano le
camelie risalenti al 1856-1860.
A scendere troviamo piante più giovani, alcune inserite dalla
famiglia dopo la morte del Marchese Ignazio, altre piantate
dal Comune dopo il 1928, anno in cui la proprietà è stata
donata al Comune di Genova.
Queste piante si sono sviluppate e trasformate in alberi, ben
diversi dagli arbusti che conosciamo.
I tronchi invecchiando sono diventati simili a grandi sculture
fiabesche che palesano all’occhio degli esperti le antiche
ferite dovute all’innesto delle talee.
Camelie
Dario Truffelli Photography
ATTO
RECUPERO
DELLA STORIA
La Cappelletta di Maria, La Capanna Svizzera,
Entriamo ora nel Secondo Atto e incontriamo la Cappellina La collina di fronte in verità, pur non essendo mai stata parte
di Maria. del parco, era sempre proprietà del Pallavicini che non ebbe
Il Secondo Atto è quello dedicato al Medioevo. niente a ridire nel fatto che il suo architetto trasformasse la
Una volta che si è raggiunta la purezza del cuore l’uomo casa dei manenti in un castelletto riccamente decorato ma
viene chiamato a riflettere sulla sua vita sociale. intensamente bombardato.
Canzio ci trasporta in un fiabesco feudo medievale, inventa
la figura del Capitano e realizza sulla collina di fronte un Proseguendo passiamo sotto ad un antico tronco di erica
piccolo castelletto diruto con cascine e cinta muraria per che attraversa il sentiero.
raccontare una storia di guerre intestine tra il nostro feudo Questa pianta morì per la stessa tromba d’aria che ha
e il feudo limitrofo che assume subito il ruolo del feudo colpito la sughera.
nemico.
Il tronco è stato puntellato e messo in sicurezza ma
Il Secondo Atto narra la storia dell’umanità e della sua conservato come preziosa testimonianza del passato.
prassi a risolvere qualsiasi problema con la guerra, l’evento Ora è colonizzato dall’edera ed è come una scultura che
più brutale che abbia mai concepito. sarà conservata fin quando sarà possibile.
Infatti inizia con l’inno alla spiritualità identificata con
l’immagine della Madonna, e si conclude con la quarta
scena al Cimitero dove sono seppelliti tutti i protagonisti
della storia cruenta, travolti dalla lotta fratricida che
comporta la fine della vita nella materia.
Si giunge adesso alla seconda scena, quella che Mentre passeggiamo all’interno del parco possiamo
rappresenta il villaggio al piede del Castello. ricordare la storia della costruzione del parco raccontata
La composizione era sostenuta dalla presenza della nelle Affinità Elettive di Goethe, o ripercorrere il percorso
Capanna svizzera, costruzione in pali di castagno e tetto in iniziatico di Pamino nel Flauto Magico di Mozart e
paglia di segale, persa ormai da oltre settant’anni. magari domandarci se ci sentiamo Pamino o un semplice
Il cartello illustrativo sito in loco presenta il progetto Papageno.
originario di pugno di Canzio e il rendering della sua
ricostruzione. Giungiamo quindi al Castello del Capitano, in apice alla
collina, ossia sul punto più alto del parco.
Proprio in questi giorni è stata completata la ricostruzione Dall’ingresso nel parco non abbiamo fatto altro che salire,
della Capanna a due tetti del Parco dei Divertimenti che apre da adesso in poi potremo solo scendere!
una possibile strada anche a questa ricostruzione.
Il progetto è pronto; mancano solo i contributi economici In sostanza il Castello divide la storia in due parti e varrebbe
necessari. da solo una visita approfondita essendo un oggetto
Da questo luogo che narra della posizione sociale estremamente complicato sia dal punto di vista esoterico
del popolo medievale, Canzio ha saputo metterci in che scenografico ed artistico.
collegamento visivo con il simbolo di Genova, la Lanterna
che sembra assicurare che il villaggio di cui parliamo è la Scenograficamente è l’ambientazione della storia medievale
grande e superba Repubblica genovese. del Capitano e della sua corte troppo dedita alla guerra.
Esotericamente rappresenta il punto apice dell’elevazione
Come succedeva spesso in questi momenti storici dove umana.
il mondo era diviso in modo netto tra poveri ed abbienti, a
volte emergevano personaggi illuminati capaci di aiutare La sua forma allude ai tre stati possibili, quello della
tutti ad “elevare lo spirito a Dio”. materialità (il bastione), quello dell’anima (il torrione) e
quello dello spirito (il terrazzo apicale).
Il Marchese si interessava di filosofia, probabilmente fu
un massone, un uomo di cultura che insieme a Canzio
conosceva bene l’arte alchemica, quella esoterica, l’arte dei
giardini e la cultura del momento.
Il percorso originale permetteva di giungere in cima al Anche questo è un simbolo esoterico perché la notte è
torrione dove si arriva veramente a concepire la possibilità l’unico luogo dove “l’infinito nasconde il possibile” mentre il
del rapporto totale con Dio. giorno è il luogo e il tempo di tutto ciò che è completamente
Dalla cima del torrione non c’è nulla che possa interrompere manifesto.
la spazialità della vista: ci si trova ad ammirare tutto l’arco
degli Appennini e tutta la linea dell’orizzonte del mare, in Scendendo per la stessa scala a spirale che ci ha portato su
una scena a dir poco commovente. con i suoi 33 gradini, usciamo dal Castello dalla porta nord
e ci avviamo al Cimitero abbandonato anche chiamato nel
Nel torrione l’anima viene raccontata con i colori sgargianti tempo il Cimitero degli Eroi campeggiato dal Mausoleo del
delle vetrate che si illuminano al passare del sole. Capitano.
I colori delle vetrate sono organizzati in maniera tale per cui Qui tutto parla delle conseguenze estreme a seguito di una
l’ingresso del sole trasforma la sala circolare in una sorta di vita spesa in guerre fratricide.
meridiana.
Da qui si inizia la discesa verso gli inferi dove la nostra
Essendo il Castello costruito esattamente sulla croce degli anima dovrà ricevere una definitiva purificazione per
assi Nord-Sud ed Est-Ovest nonché attorno ad un Asse meritare la pace del Paradiso.
del Mondo, succede che i vetri delle finestre si illuminano e
proiettano il loro colore al centro della sala.
Solo la notte non è mai illuminata.
Ponte Cinese
Stefano Zec Photography
LA CATARSI
Le Grotte/Inferno Dantesco, Il Lago Grande,
Mentre scendiamo incontriamo il Parco dei Divertimenti Al posto dei due cavallini originari, tanto naturalistici
spostato nel 1886 dalla marchesa Teresa Pallavicini. da sembrare veri, sono stati inserite due sagome piane.
Purtroppo i due cavallini estremamente degradati, sono
Prima del restauro del 2010 non si poteva entrare in depositati, insieme a molte altre opere appartenenti al
quest’area e le giostre, ridotte a ferro arrugginito, erano parco, in un magazzino comunale perché in villa non ci
fagocitate dalle acacie e dai rovi. sono spazi adeguati e disponibili per l’esposizione di queste
Dopo un primo lavoro di recupero dell’area, questa opere.
imponente scena è stata appena restaurata anche grazie al Arriviamo al Lago Grande , seconda scena del terzo atto,
contributo ottenuto dal bando I Luoghi della Cultura della dove la direttrice ci saluta e ci lascia soli ad ammirare
Compagnia di San Paolo di Torino. questo luogo magico.
È stata ripristinata la cavallerizza ellittica, sono stati Ci indica come girare intorno al lago per godere delle
ripiantati gli alberi di oleandro, ricreata la siepe fiorita e migliori visuali fotografiche.
fortemente profumata grazie a elicrisi, santoline, lavande Il luogo è quanto di più incantevole si possa immaginare. Un
e rosmarini, restaurate con un intervento filologico le due lago sinuoso scavalcato da un prezioso Ponte Cinese con
preziose giostre, ormai giunte ad un degrado totale. tanto di Pagoda sul quale si affacciano il Ponte Romano, il
Chiosco Turco e l’Obelisco Egizio a testimoniare la presenza
Grazie ai documenti fotografici ed iconografici e ad un di tutte le etnie della terra.
disegno progettuale di Michele Canzio è stato possibile
ricostruire la Capanna a due tetti, con l’intervento di un Al centro sembra planare sull’acqua il Tempio di Diana,
abilissimo falegname del Sassello che oltre al lavoro di candido di marmi bianchi, in perfetto stile ionico monoptero,
falegnameria ha addirittura seminato e poi raccolto la rappresenta la divinità alla quale si è giunti dopo il percorso
segale necessaria alla realizzazione del tetto. di elevazione nel parco.
Tempio di Diana
Monica Gotta Photography
Chi proviene da levante in autostrada può uscire a Genova Per conoscere gli orari di apertura di Villa Durazzo
ovest, prendere la SS1 Aurelia oppure la superstrada in Pallavicini vi invitiamo a visitare il sito ufficiale
direzione Savona. [Link] dove troverete tutti gli
Per chi invece proviene da Ponente può uscire a Genova aggiornamenti e le notizie in tempo reale.
Pegli e seguire le indicazioni per l’indirizzo della villa stessa.
Potete anche usufruire del servizio di treni regionali sulla
tratta Genova Brignole / Porta Principe - Voltri con fermata
a Pegli, così come il servizio Navebus nella tratta Genova
Porto Antico - Pegli.
RINGRAZIAMENTI
Ringraziamo l’Arch. Silvana Ghigino, Direttrice di Villa Durazzo Pallavicini per averci accolto, ma soprattutto per aver
condiviso con noi la sua grande passione per questo luogo incantato.
Ringraziamo anche i dipendenti, l’Associazione e la Cooperativa che si occupano di conservare questo luogo nel cuore di
Genova con tanta dedizione.
LA MADDALENA
CALA ANDREANI
Manuela Albanese Photography
L’Arcipelago di La Maddalena è la mia “isola che non c’è”, il luogo dove lo stress
e le ansie della vita frenetica si azzerano, il luogo dove i giorni si susseguono
scanditi solo dal ritmo del vento e delle onde.
Qui l’orologio non ha senso di esistere: l’esploratore, perché questo deve fare il
fortunato turista, è animato solo dal gusto della scoperta.
Raggiungere La Maddalena
Quando si sbarca sull’isola, i nostri 5 sensi sono tempestati I trasporti erano complicati ed i collegamenti tra Palau
da sensazioni diverse, gli input sono tantissimi: e Cala Gavetta - punto di approdo sull’isola principale
il profumo della salsedine mescolato ai profumi della dell’arcipelago, La Maddalena - erano assicurati da due
macchia mediterranea qui composta prettamente da piccolissimi traghetti, il Jolly Ferri (un traghetto danese
tamerici, lentischio e mirto, il vento caldo che ti avvolge, degli anni ’30) ed il Centoscudi.
i colori saturi del mare ed il luccichio del granito al sole,
rappresentano una tempesta sensoriale. Oggi abbiamo mezzi più moderni, ma ci vuole comunque
una ferma convinzione per affrontare tutte le tappe
L’unico modo per raggiungere l’arcipelago è prendere il necessarie per raggiungere quest’arcipelago.
traghetto da Palau.
La Sardegna si può raggiungere da diversi luoghi della
nostra penisola. Da Genova, Livorno, Civitavecchia e
Napoli partono i traghetti che raggiungono la Sardegna. Se
preferite l’aereo potrete atterrare ad Olbia e poi recarvi a
Palau.
Credo sia impossibile descrivere solo con le parole il
senso di conquista e la magia che si provava un tempo nel
raggiungere l’arcipelago di La Maddalena.
L'Arcipelago
L’arcipelago di La Maddalena si compone di circa 60 isolotti, alcuni poco più grandi di uno scoglio,
altri di dimensioni importanti come le isole maggiori: La Maddalena, Caprera, Santo Stefano,
Spargi, Budelli, Razzoli e Santa Maria.
In estate i colori del mare che corrono dal blu intenso al verde smeraldo contrastano con i colori
della terra bruciata dal sole che a tratti, soprattutto nella parte nord di Caprera nella zona
di Punta Rossa, tende alle sfumature dell’arancione.
PONTE CAPRERA
Manuela Albanese Photography
Ospitato in una ex zona militare, la struttura realizzata dal Ministero della Guerra agli inizi
del ‘900 fa parte dell’ex compendio militare di Stagnali.
Destinata a baraccamento truppa, ogni capannone poteva ospitare 100 uomini.
Durante le due Grandi Guerre hanno soggiornato all’interno di questi locali: il 3°
Reggimento Bersaglieri, il 45° Reggimento Fanteria Regio e il 59° Reggimento Fanteria
Calabria.
CEA
Manuela Albanese Photography
Manuela
Cosimo Albanese
Nardone Photography
Photography
Andando in direzione Corsica incontriamo l’isola di Budelli Le 3 isole che compongono le piscine sono molto diverse
dove si può ammirare la famosissima spiaggia rosa, situata tra loro, la sola abitata stabilmente è l’isola di Santa Maria
a Cala di Roto. con il suo bellissimo approdo naturale.
Sfido chiunque a dire che non ne ha mai sentito parlare! Qui la spiaggia, lunga circa 200 metri, è bianchissima e
E’ stato il regista Antonioni a farla conoscere al grande composta da granelli fini quasi quanto la farina. Ogni giorno
pubblico e a renderla famosa quando girò qui alcune scene in estate migliaia di persone si riversano qui portate dai
del suo film Deserto Rosso. barconi.
L’isola di Santa Maria è separata da Razzoli da uno stretto
La colorazione rosa della spiaggia è dovuta alla presenza e basso passaggio: il Passo degli Asinelli che la divide da
di gusci calcarei di un foraminifero il cui habitat viene questa ed è profondo circa 50 cm.
individuato presso i rizomi di Posidonia Oceanica. Purtroppo La seconda curiosità dell’isola di Razzoli è la presenza di
nel corso degli anni l’usanza di portar via “un souvenir di un faro che si erge a picco sul mare ed è uno degli ultimi in
sabbia” ha portato l’Ente Parco a chiudere completamente Italia ad essere stato abitato e custodito.
l’accesso alla spiaggia.
Razzoli è un’isola molto rocciosa.
Dal 1994 ne è vietato l’accesso e solo i custodi dell’isola Al suo interno, tra rocce granitiche e macchia mediterranea,
sono autorizzati a transitare. crescono elicriso e ginepri mentre antiche mulattiere
Le tre isole di Budelli, Santa Maria e Razzoli creano insieme permettono di addentrarsi sino al cuore dell’isola abitata
una sorta di piscina naturale nota come “Porto della soprattutto da uccelli marini.
Madonna” perché il colore delle sue acque e l’incredibile I sentieri portano al faro, costruito nel 1974 accanto al
trasparenza ricorda il velo che le cingeva il capo. vecchio edificio risalente al 1843.
In realtà si dice che il nome sia dovuto al cognome di un
pescatore d’aragoste maddalenino che frequentava spesso La sua portata luminosa era molto potente: prima dell'arrivo
queste acque. della corrente elettrica, la grande lampada di acetilene
richiedeva per l'accensione il lavoro di così tante persone
I fondali sono bassissimi e solo naviganti esperti possono che nell'edificio abitavano sei famiglie.
avventurarsi in questa zona dato che la trasparenza Gettando lo sguardo all’orizzonte, notiamo che qui le
dell’acqua è tale da falsare la percezione della profondità tonalità del mare variano tra azzurro e blu intenso, con
sotto l’imbarcazione. fondali ricchissimi di fauna e flora marine, perfetti per gli
Qui in molti hanno lasciato chiglie ed eliche. amanti dello snorkeling.
FARO BARETTINELLI
Manuela Albanese Photography
Un’estate di tanti anni fa - ero ancora al liceo - mi misi in testa di fare il periplo di tutte
le isole maggiori.
Con la mia famiglia, ogni mattina dopo la consueta immersione, ci recavamo in
qualche insenatura poco affollata, si gettava l’ancora, se necessario si assicurava
anche la poppa con un rampino a terra e poi mio papà ed io con pinne, maschera,
boccaglio e retino ci lasciavamo cullare dalla corrente e per qualche ora sparivamo
facendo il periplo dell’isoletta di turno.
Mia mamma, da buon capitano di lungo corso, si godeva la pace ed il silenzio cullata
dallo sciabordio delle onde con la sua immancabile settimana enigmistica.
Il fondale che mi ha lasciata decisamente a bocca aperta Bocche di Bonifacio, pericolose per la loro scarsa ampiezza
fu quello dello specchio d’acqua tra le isole di Barrettini, e per la presenza di isole e scogli.
Barretinelli, Corcelli, Piana e Barrettinelli di Fuori sormontato La torretta del Semaforo, dalla quale si scorgono tutti i
da uno splendido faro. passaggi fra le isole dell’arcipelago, dalla costa gallurese
alla Corsica, è stata costruita alla fine dell’Ottocento su un
Si tratta di un gruppo di piccole terre emerse circondate da vecchio forte ottagonale il cui perimetro risale ancora alla
acque cristalline e fondali rocciosi. costruzione originale.
Qui in un assolato pomeriggio agostano ebbi la fortuna di
nuotare in mezzo alle razze. Il forte, voluto dall’ammiraglio G. A. Des Geneys nel 1808 e
Barrettinelli di Fuori è un isolotto incantevole tutto roccioso chiamato San Vittorio in onore del Re di Sardegna Vittorio
e accessibile dal lato sud dove un minuscolo approdo Emanuele I, era munito di cannoni su tutti i lati perché
consente di salire sulla scogliera. doveva difendere l’isola e i suoi abitanti dall'invasione della
Francia napoleonica.
Un altro faro, non privo di fascino, è noto come il Semaforo Ebbe anche il ruolo di base per la comunicazione con i
di Guardia Vecchia. velieri che entravano nella rada interna, attraverso un
Si trova su una delle isole maggiori, a La Maddalena per la grande “albero dei segnali”.
precisione. Negli anni ha acquisito anche la funzione di stazione
Oggi accoglie un moderno strumento di gestione del traffico meteorologica.
marittimo che guida e controlla le navi in transito nelle
GUARDIA VECCHIA
Manuela Albanese Photography
CALA FRANCESE
Manuela Albanese Photography
Restando a La Maddalena segnalo un luogo rimasto nel Non da meno sono le spiagge di La Maddalena, si passa
cuore:
ManuelaèAlbanese
la zona di Cala Francese.
Photography dai granelli di granito rosa di Monte di Rena, alle sabbie
Qui gli scogli degradano delicatamente in mare quasi ad bianchissime della Trinita (senza accento attenzione!!!),
invitarti a fare un tuffo, la cava è ricca di storia ed ancora ai panorami dello Strangolato, al fiordo di Spalmatore per
si possono ammirare i resti di quello che fu un glorioso arrivare alle scogliere di Tegge dove si può ammirare un
passato. tramonto spettacolare con il sole che lentamente scende tra
Sul pontile, dove attraccavano piccole navi troviamo gru, Spargi e Punta Sardegna.
carrelli e binari ormai corrosi dal passare del tempo.
Il granito maddalenino è di una qualità sopraffina ed è stato
utilizzato in moltissime opere importanti addirittura anche
oltre oceano.
Tra le opere di granito maddalenino troviamo niente meno
che il basamento su cui poggia la Statua della Libertà a New
York!
Manuela Albanese
CALA INFERNO
Manuela Albanese Photography
I MISTERI DI ROSAZZA
UN LUOGO IN CUI SI VIENE PROIETTATI IN UN'ATMOSFERA
SURREALE, CARICA DI SIMBOLOGIE MASSONICHE ED ESOTERICHE.
Andrea Barsotti
Andrea Zanatta
Barbara Lamboley
Chiara Borio
Cinzia Carchedi
Elisabetta Cabiddu
Giancarlo Nitti
Giuliano Guerrisi
Giulio Pascali
Mariangela Boni
Andrea Barsotti Photography Samuele Silva
Non si può parlare del Borgo di Rosazza senza parlare del Utilizzò per queste opere maestranze e materiali locali,
suo protagonista assoluto, ovvero Federico Rosazza. contribuendo così allo sviluppo economico di questa area
montana.
Federico Rosazza Pistolet è stato un filantropo e politico La sua fede mazziniana e i suoi legami con la massoneria
italiano, famoso per avere realizzato numerose opere a gli alienarono le simpatie di parte degli ambienti
favore della popolazione della Valle Cervo. ecclesiastici, nonostante il fatto che tra le opere da lui
Figlio di Anna Maria Mosca Belrosa e di Vitale Rosazza, finanziate fossero compresi anche alcuni edifici religiosi
notaio e impresario edile, nacque il 4 marzo 1813 a (primo fra tutti la chiesa di Rosazza).
Rosazza.
Iniziò gli studi nella sua località natale, in Valle Cervo e poi L'appartenenza alla massoneria oltre agli interessi
nel seminario di Biella, all'alchimia e in generale
orientandosi alla carriera il mondo esoterico, fino
ecclesiastica. ai templari, lo portarono a
riempire di simboli legati a
A quindici anni abbandonò quel mondo tutte le opere da
il seminario e chiese alla lui realizzate chiese e cimiteri
propria famiglia di essere compresi.
impiegato in un cantiere
di Genova, città nel cui Così in Valle Cervo, e
ampliamento ottocentesco soprattutto nel paese di
l'impresa familiare ebbe Rosazza, galleria compresa,
un ruolo notevole. possiamo ritrovare decine di
Frequentò il collegio simboli massonici.
presso i padri Somaschi Il 21 novembre 1892 fu
ed entrò poi all'università nominato Senatore del
laureandosi in Regno; morì a Rosazza il 25
giurisprudenza nel 1835. settembre 1899.
Un viale con una leggera pendenza, chiamata "La Via Davanti alla casa parrocchiale, ai lati della porta, sono
Pulchra", che porta ad una imponente porta adornata stati rappresentati Bernardo Zanetto (impresario) e
con una stella a cinque punte e una svastica, o meglio Antonio Gilardi Magnan (assistente ai lavori).
per quest'ultima, una croce gammata che nella
massoneria rappresenta il movimento cosmico delle
stelle intorno all'uomo.
Prima di entrare nel cuore dell'opera del Rosazza, la Infatti, il significato del numero dodici indica la
guida ci fa notare diversi dettagli della simbologia conclusione di un ciclo compiuto, la creazione, i mesi
esoterica, presente sul sagrato della chiesa dell’anno, gli apostoli, ecc.
parrocchiale.
Notiamo subito che la pavimentazione, eseguita con
Se dovessimo individuare l'area più importante dal ciotoli bianchi e neri, rappresenta un roveto privo di
punto di vista simbolico a Rosazza, questo sarebbe fiori mentre in una formella successiva, il medesimo
costituito dalla chiesa e dagli spazi che la circondano. roveto, questa volta fiorito.
I due riquadri sono divisi da una scala a pioli a cinque
Sul sagrato, in particolare, si trovano dodici cippi gradini, realizzata sempre sul ciotolato.
dendriformi, ovvero dalla forma di albero.
Queste lavorazioni in pietra, rappresentano La scala è un simbolo massonico che indica
simbolicamente una foresta, la “selva oscura” in cui il evoluzione e trasformazione, in questo caso,
profano vive prima di essere iniziato e poter accedere il passaggio dai rovi alle fronde fiorite indica
al “sacro”, simboleggiato in questo caso dalla chiesa. un’evoluzione individuale, il passaggio “oltre” o, forse,
la possibilità di una vita oltre la morte.
Sappiamo che il numero dodici ha un significato
simbolico esoterico che rappresenta la
ricomposizione della totalità originaria, in altre parole
indica la discesa in terra di un modello cosmico di
armonia.
Giancarlo Nitti Photography
LE FONTANE PARLANTI
Ci allontaniamo dal parco e percorriamo il paese,
che è evidentemente disseminato di fontane, che
testimoniano un grande lavoro dell'amministrazione
comunale del tempo con l'aiuto di Federico Rosazza
che fece realizzare un’impresa idraulica di grande
utilità pubblica distribuendo l’acqua in tutto il paese
attraverso una rete di tubazioni in ghisa.
IL MUNICIPIO DI ROSAZZA
Nel percorrere il paese, ci ritroviamo all'edificio del
Municipio di Rosazza, anche lui costruito per volere di
Federico Rosazza.
IL CASTELLO DI ROSAZZA
Uscendo dal centro del borgo, dopo una breve L’edificio fu progettato da Giuseppe Maffei sfruttando
passeggiata con una lieve pendenza, si ammira già il tema dell’estetica della rovina: false muratura
da lontano il Castello di Rosazza che affaccia sul sbrecciate trattate con acido nitrico, finti colonnati ed
torrente. architravi, allo scopo di richiamare gli antichi templi di
Paestum e chiari riferimenti esoterici alla massoneria.
La costruzione del castello, voluta da Federico
Rosazza, ormai titolato come Senatore del Regno, L’arco di accesso al castello riproduce quello della
già membro della Giovane Italia mazziniana e Gran città di Volterra; qui campeggiano le teste di tre
Maestro Venerabile della massoneria biellese, fu valligiane con una stella a cinque punte tra i capelli.
avviata nel 1883 con l’innalzamento della torre guelfa
e della palazzina sottostante, poi ampliata in due Oggi il castello rimane di proprietà privata e non è
successive fasi, ed ebbe termine nel 1899, anno della accessibile.
morte di Federico, con il completamento della grande
galleria dove il nobile intendeva esporre i suoi dipinti.
IL CIMITERO DI ROSAZZA
Dove sorge oggi la chiesa parrocchiale, era l'antico Lo stesso elemento della clessidra ricorre poi sul
luogo di sepoltura, che in concomitanza con la bellissimo portale di legno scolpito, sul quale la
decisione di erigere una nuova chiesa si pensò di vediamo come elemento inframezzato al ramo
spostare il cimitero: l'area che occupava è stata inferiore secco di rose con quello vivo e fiorito,
liberata e il camposanto è stato trasferito a sud, in palesando l’aspetto di rinascita dato dai rovi secchi
regione Fornaca. alla base e alla nuova vita.
Per superare il Torrente Cervo è stato necessario Il ponte rappresenta da un punto di vista simbolico,
costruire un ponte con tre arcate costituite da blocchi l’archetipo del passaggio all'aldilà, svolgendo l’azione
lapidei regolari, carreggiata con pavimentazione di connessione tra due mondi.
a lastre regolari e acciottolato compresa tra due Sui parapetti sono ancora presenti le stelle a cinque
balaustre laterali formate da colonne cilindriche di punte, mentre sul sentiero in acciottolato del ponte,
pietra. sono tracciati, con pietre di colore bianco, 13 cerchi
inframmezzati ad altri di diverso colore.
Anche il cimitero è un punto denso di simbologia
chiarmente. Il 13 rappresenta simbolicamente l’Alchimista e risulta
Troviamo infatti alcune clessidre sulle testate delle in stretta relazione con l’universo dei sensi e delle
spallette del ponte, quali hanno un preciso significato forme, essendo un numero di rottura di un equilibrio e
che non è solo quello dello scorrere del tempo. l’inizio di un processo nuovo e ignoto.
Tale simbolo è sempre stato molto apprezzato dagli I tredici tondi sul selciato del ponte scandiscono il
alchimisti antichi: la metà superiore della clessidra percorso del defunto che si approccia alla sua ultima
raffigura il cielo, mentre la metà inferiore indica la dimora ma anche verso un nuovo percorso in un’altra
Terra, simboleggiando la connessione tra il divino e il manifestazione.
terreno.
All’interno del cimitero si trovano, confuse tra le altre, e la rugiada che rappresentano l’aspetto della discesa
alcune tombe massoniche, le identifichiamo anche benigna dell’influenza spirituale.
con il posizionamento di una rosa rossa da parte dei
cari. Insomma, il paese di Rosazza è sicuramente un luogo
Ma il punto che attira il maggior interesse, poco ricco di fascino e mistero: passeggiare per le sue
avanti all'entrata, è senz’altro il centro, in cui troviamo strade è un’esperienza imperdibile per chiunque si
un catafalco in pietra per il posizionamento della interessi di tradizione e storia con un po' di più di un
bara, circondato di lacrime di pietra bianca, sette per pizzico di mistero.
l’esattezza e che sono presenti ancora una volta nel
rito massonico del terzo grado.
Si ringrazia di cuore il sig. Giovanni Gallazzi, membro della Proloco di Rosazza, che ci ha illustrato nei minimi
dettagli la storia del paese aprendoci le porte della Chiesa.
La Proloco di Rosazza ha l’ambizioso obiettivo di creare un legame forte e costante tra tutti i Rosazzesi e gli
amici di Rosazza.
E' un contatto sempre attivo ed aggiornato per anticipare e raccontare eventi, iniziative culturali o
semplicemente, come ha fatto con il nostro gruppo, riportare alla luce e mantenere viva l’incredibile storia di
questo piccolo borgo del Piemonte.
Fotografie
Andrea Zanatta e Mariangela Boni
PASSAMANERIA
Ma cos’è la passamaneria?
Dal francese “passement” rimanda a un tessuto che si ottiene passando, ovvero intrecciando,
i fili.
La passamaneria risponde a due scopi diversi: uno funzionale, ovvero impedire che un tessuto
si sfilacci tramite l’applicazione di bordure e orli; l’altro estetico, per arricchire e abbellire i
tessuti.
Può essere utilizzata qualsiasi fibra tessile: dalla seta al rayon, dal cotone all’acetato, dal lino
alla raffia, dalla lana all’ottone, solo per citarne alcune.
Col nome di “passamani” s'indica un numero assai ampio di tessuti e d'intrecci usati per
guarnizione, come cordoni, fiocchi, trecce, frange, galloni…
Come ci spiega Vittorio, prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, se un tessuto
non superava il palmo (circa 10 cm) era una passamaneria altrimenti era una stoffa.
L’uso dei passamani ha origini antiche: le prime testimonianze risalgono alle tribù primitive che si ornavano con
trecce, cordoni e ghirlande di fiori.
Assai diffusa in Oriente, ne sono state trovate tracce nelle tombe degli antichi Egizi, come quella del faraone Ka (3100
AC).
Sembra si siano diffusi in Europa durante le invasioni dei Mori.
Un’altra teoria invece attribuisce un ruolo fondamentale alle crociate, durante le quali si sarebbero apprese le tecniche
del macramè che sarebbero poi state trasmesse alle botteghe nel vecchio continente.
Il ‘600-‘700 è il periodo più fiorente per questo settore.
Dalla corte del Re Sole, che ne faceva ampio uso, si diffuse in tutte le corti europee.
Sotto Luigi XVI la passamaneria è stata suddivisa in varie sezioni, valide tutt’oggi:
ARREDAMENTO:
comprende guarnizioni per porte, quadri, tende e cuscini come galloni, bordi, cordoni e
fiocchi…
ABBIGLIAMENTO:
le stoffe sono impreziosite da alamari, fiocchi, merletti…
ECCLESIASTICO:
per ornare le pianete, i drappi, i paramenti con galloni, frange, bindelline, tocche,
cordoniere...
CARROZZE E LIVREE:
(oggi include anche altri mezzi di trasporto quali yacht, automobili e vetture ferroviarie) con
fiocchetti per tendine, galloni, battentini, cuscini…
In origine le guarnizioni erano confezionate a mano, le prime applicazioni a macchina risalgono al 1748 in
Inghilterra.
Le trecciatrici, i telai e le macchine a crochet sono i tipi attualmente più in uso per la fabbricazione della
passamaneria: i loro prodotti si differenziano nella lavorazione in quanto il telaio intreccia ad angolo retto l'ordito e
la trama; la trecciatrice ha un unico ordito montato sopra i fusi che intreccia sé stesso; nella macchina a crochet è
l’ordito che fa il punto catenella.
Tutti e tre i tipi sono muniti di Jacquard.
Oltre a queste macchine e a quelle ausiliarie, di preparazione e finitura, comuni agli altri generi di tessuti (incannatoi,
spolatoi, orditoi, abbinatrici, ecc.), sono necessarie altre speciali come ritorcitrici per frange, macchine per agremani,
cordonatrici, macchine per ciniglie macchine per filati di metallo, laminatoi per tirati di metallo, macchine per
vergole, ecc.
PASSAMANERIA MASSIA
In origine la produzione Massia era sita a Torino, all’interno dell’Albergo di Virtù, in via delle Rosine.
Viene poi spostata in via Bellezia, via Mercanti e via Della Basilica.
L’edificio in via Della Basilica venne raso al suolo dai bombardamenti del 1943.
Il nonno di Max, Giovanni, dopo la guerra, decise di concentrarsi di più sulla commercializzazione
riducendo la produzione e concentrandosi sul negozio a poche centinaia di metri, in via Giuseppe
Barbaroux, 20, aperto dal 1880.
Varcando la soglia sembra che il tempo si sia fermato: La produzione è suddivisa in due sezioni: Heritage e Day
al centro del soffitto campeggia un elegante lampadario by day.
in cristallo che illumina il bancone dove spiccano un I clienti della sezione Heritage sono antiquari,
magnifico registratore di cassa degli inizi del Novecento collezionisti, musei, teatri, residenze storiche e gruppi
e un tirapezze. storici.
Tra i loro clienti figurano diverse case reali, in primis i
I preziosi tessuti sono riposti ordinatamente nelle vetrine Savoia.
in legno e le sedie Savonarola aggiungono il tocco finale
di eleganza ed ospitalità. Si possono ammirare i loro capolavori praticamente in
E in questa atmosfera accogliente e immutata non si tutte le residenze sabaude: da Palazzo Reale a Torino
fatica a immaginare la principessa Iolanda di Savoia, alla Reggia di Venaria, dal castello di Agliè a quello di
cliente abituale, intrattenersi a chiacchierare con la Racconigi.
proprietaria. Ma sono anche fornitori della Real Casa olandese per
Per quanto concerne la produzione fu Vittorio a riattivare la quale hanno eseguito i restauri della carrozza gala
le attrezzature per occuparsi di restauro e di ricostruzione della regina così come quelli delle carrozze usate per il
storica. Nel 2000 si trasferirono nella sede di Pianezza, matrimonio dell’Infante di Spagna.
nell’antica zona industriale.
Al castello di Potsdam servivano 70 m di gallone
Attualmente nella fabbrica lavorano 17 persone. broccato in oro per bordare le tende.
I collaboratori sono laureati in Restauro e Storia dell’Arte Per decidere l’ordine e trovare la passamaneria in grado
e per la formazione possono essere necessari dai 5 ai 10 di farlo, ci sono voluti tre anni.
anni. Ai Massia ci è voluto un anno e mezzo dalla commessa
Questo è un lavoro che richiede precisione, competenza alla consegna…per ottenere il gallone broccato si
e, soprattutto, molta pazienza: basti pensare che per certi intrecciano 11 tipologie di oro e si confezionano al
lavori il ritmo produttivo è di 10 cm al giorno… massimo 11 cm al giorno.
Hanno lavorato per teatri di tutto il mondo: il Bolshoi di Mosca, l’Opéra Garnier di
Parigi, il Colòn Di Buenos Aires, una settantina di teatri in Italia tra cui la Fenice di
Venezia e il teatro Carignano a Torino.
Con il Carignano c’è un legame speciale, infatti il sipario era stato commissionato al
bisnonno di Max.
Come tributo, in occasione del restauro, hanno riprodotto il sipario tale e quale e
l’hanno donato al teatro.
Poi vi sono i gruppi storici: Pietro Micca, Palio di Siena e Palio di Asti.
Negli anni ’60 gli ornamenti interni dell’automobile del Papa e del Presidente della
Repubblica erano firmati Massia.
Il fatto che lavorino ancora a mano, abbiano un archivio fornitissimo (dove sono
conservati campioni di passamanerie, libri specialistici, anime in legno tornito usate
per confezionare fiocchi e bracciali) e utilizzino telai originali, è la chiave del loro
successo nell’ambito del restauro.
Un braccialetto da “indossare
responsabilmente”, questo è il geniale slogan
ideato per sponsorizzare questo prodotto.
Un’idea che è piaciuta molto a Martini & Rossi
e alla squadra di football americano Giaguari
Torino.
Una linea che ha catturato la nostra attenzione facendoci tornare all’infanzia è “tassel brick”,
dove ad impreziosire i passamani ci sono delle creazioni realizzate con i colorati mattoncini
lego.
Poco lontano scorgiamo su un tavolino un pezzo che non passa di certo inosservato, un
bracciale per mobili tempestato di Swarovski: scopriamo che Michael Jackson ne aveva
commissionati alcuni.
Ci sono anche collezioni realizzate utilizzando pezzi della dama e degli scacchi…insomma, la
fantasia è un ingrediente fondamentale e in casa Massia non manca di certo: pensate che ogni
anno vengono ideati dai 200 ai 300 prototipi!
LA FIRMA
Nel mondo dei tessitori è tradizione apporre una firma nei tessuti di alta gamma, un marchio
distintivo.
La firma dei Massia è un filo viola.
La scelta del colore è da ricercare in una storia che ha origini lontane e la vogliamo raccontare
a modi fiaba.
C’era una volta, agli inizi dell’Ottocento, un giovane uomo di nome Vittorio.
Il nostro protagonista era innamorato della bella Antonietta e avrebbe voluto coprirla di regali,
ma Vittorio non poteva permettersi doni costosi come ombrellini, coprispalle, ventagli o pietre
preziose.
Dovete sapere che all’epoca solo i nobili potevano indossare il colore viola.
Vittorio non si perse d’animo e trovò comunque il modo di far sentire la sua amata una
principessa: nelle sue passeggiate lungo il Po si chinava a raccogliere le viole più fresche e più
belle da portarle in dono.
Antonietta accoglieva con gioia questi delicati fiori e li conservava con cura o li trasformava in
deliziose e profumate caramelle.
E vissero felici e contenti.
Mariangela Boni
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project
ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
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siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado
Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
Credo di essermi appassionata a questo Paese, come tante altre persone, con
i famosi cartoni animati giapponesi: gli anime.
Nonostante i luoghi comuni occidentali, gli anime sono sì un prodotto di
intrattenimento commerciale, ma anche un fenomeno culturale popolare di
massa e una forma d'arte tecnologica.
Il secondo giorno in Giappone eccomi finalmente a Nara, un Una volta arrivata alla stazione di Nara, per poter
concentrato di arte e cultura nipponiche. raggiungere il parco, e quindi i famosi cervi, ho
semplicemente seguito il flusso di visitatori davanti a me.
Nara, anticamente provincia di Yamato e capitale del Il bello di aver visitato la città tenendo il GPS spento e
Giappone per quasi tutto il 700, è una prefettura giapponese affidandomi all'intuito, per me è stata pura serendipità.
dell'isola di Honshū, la più grande dell'arcipelago.
Questo capoluogo si contraddistingue in particolar modo Questo mi ha dato la gioia di assaggiare per la prima volta
per una singolare caratteristica molto famosa in occidente: il gelato nero al sesamo, e anche un dolce tradizionale
l'uomo può stare totalmente a contatto con i cervi shika, giapponese a base riso glutinato, il mochi.
tipici dell'Asia. L'ho potuto assaggiare appena fatto, al gusto di matcha e
ripieno di anko, la tipica marmellata giapponese di fagioli
Oltre a questo interessante aspetto, nel 1998 Nara è stata rossi.
dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Se capitate da quelle parti, provatelo.
Piccolo posto, enorme importanza. È una prelibatezza e costa poco meno di 1,50€.
Nara è quel tipo di luogo che gli inglesi potrebbero definire
come hidden gem, e cioè un posto di bellezza unica nel suo
genere.
Dopo un po' di camminata, eccomi finalmente giunta
Per arrivare a Nara, da Osaka, città in cui ho alloggiato le dall'immenso parco che, oltre ai cervi, conta anche molte
prime cinque notti del mio viaggio, ho preso un treno che mi strutture tipiche religiose giapponesi che fanno parte del
ha portata alla stazione principale. tempio buddhista Tōdai-ji, che letteralmente significa
Il percorso è stato di circa un'ora e dai finestrini ho potuto Grande tempio orientale, e Kofuku-ji, ma ne parlerò più
osservare un po' di Giappone meno convenzionale. avanti.
Nara vanta diversi luoghi di culto. Però Nara è ricca di storia e proprio per questo, a me, un
Infatti, come precedentemente menzionato, vi è un altro giorno non è bastato.
tempio buddhista, il tempio Kofuku-ji costruito al tempo in Sento la necessità di tornare per approfondire la mia
cui Nara divenne capitale ed era di proprietà della famiglia conoscenza di questo luogo.
Fujiwara, una delle più potenti famiglie dell'epoca.
Sono spinta da dentro a rivedere nuovamente i suoi angoli e
Kofuku-ji inizialmente contava ben 150 edifici, ma solo imprimere ancora di più la sua cultura dentro di me.
alcuni sono rimasti oggi visibili e visitabili poiché, come E poi dovrò pur mangiare un altro buon gelato al sesamo e
tanti altri complessi di strutture religiose in Giappone, anche un tiepido mochi al matcha!
questo ha subito danni dovuti al fuoco.
Al calar del sole ho dovuto lasciare la città di Nara per
Oggi esistono ancora pochi elementi di questo tempio, tra continuare il mio viaggio alla scoperta del Giappone.
cui la pagoda a cinque piani e la stanza principale, la Central La tappa successiva è stata Kyoto per poi terminare il
Golden Hall. viaggio a Tokyo.
Quest'ultima è stata resa nuovamente accessibile al Se avete l'occasione, non esitate ad intraprendere un
pubblico da ottobre 2018 dopo l'ultimo restauro che viaggio in questo Paese ricco di cultura, arte e curiosità.
riproduce fedelmente la prima versione del 714.
1. MULLICAN
Bulletin Board 1979
6. MULLICAN
Bringing sunlight into the windowless classro-
om (John Baldessarri) and burning a leaf in that
room. Class
exhibition 1973
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich
11. MULLICAN
Elements 1988–90
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich
15. MULLICAN
Sky and ground, hot
and cold 2001
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich
16. MULLICAN
Texture mapping 2002–03
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich
19. MULLICAN
Experiments with light
in the digital studio
1994–95
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich
30. MULLICAN
People on the street 1973
Courtesy Matt Mullican and
Mai 36 Galerie, Zurich
36. MULLICAN
Computer Project 1988–91
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich
25. MULLICAN
Colored light in studio
Light boxes 1995
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich
Tellas
[Link]
LUGLIO 2020
Fabio Schirru, artista sardo, inizia a sviluppare le sue idee Un anno dopo l’inizio del progetto di
e la sua arte negli ambienti rurali della sua terra d’origine. riqualificazione del quartiere di Certosa – ON
Nasce così la sua visione soggettiva e personale della THE WALL – ci ritroviamo in compagnia dell’Arch.
natura e del paesaggio. Emanuela Caronti, curatrice del progetto per la
Nella sua evoluzione artistica ha sviluppato e realizzazione di un altro muro ad opera dell’artista
sperimentato diversi linguaggi espressivi fino a diventare Tellas.
un artista conosciuto ed apprezzato a livello mondiale.
Come ci spiega la curatrice questo murale era già
previsto fin dallo scorso 2019 ma, per vari motivi,
lo si è realizzato solamente ora.
Questa volta sarà il grigio edificio di FILSE BIC -
Incubatore di Impresa ad essere dipinto nei suoi
150 metri di lunghezza e circa 15 metri d'altezza,
facendo di quest'opera una delle più grandi d'Italia.
Stormy Dinant
Autore:Stefano Astorri
Dinant (Belgio)
Parfum de lavande
Autore: Claudia Lo Stimolo
Sale San Giovanni (CN)
[Link]
APPASSIONATI A NOI
PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E
[Link]