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GF57

Giroinfoto Magazine n. 57, pubblicato a luglio 2020, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per condividere esperienze e reportage. Il numero presenta articoli su diverse località, tra cui Monferrato Ovadese e Villa Durazzo Pallavicini, evidenziando la bellezza dei paesaggi e l'importanza del turismo outdoor. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica e la valorizzazione del territorio.

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Giroinfoto Magazine n. 57, pubblicato a luglio 2020, è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per condividere esperienze e reportage. Il numero presenta articoli su diverse località, tra cui Monferrato Ovadese e Villa Durazzo Pallavicini, evidenziando la bellezza dei paesaggi e l'importanza del turismo outdoor. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica e la valorizzazione del territorio.

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N.57 - LUGLIO 2020 [Link].

com
N. 57 - 2020 | LUGLIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Monferrato
Ovadese
BAND OF GIROINFOTO

VILLA DURAZZO PALLAVICINI NARA I MISTERI DEL BORGO


GENOVA GIAPPONE ROSAZZA
Band of Giroinfoto Di Isabella Nevoso Band of Giroinfoto

Photo cover by Giancarlo Nitti


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2

COME

57
[Link]
LUGLIO 2020

Giroinfoto Magazine nr. 57


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 57


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 57


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 57 Issuu
20 Luglio 2020 giroinfoto magazine

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Giancarlo Nitti
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Giancarlo Nitti Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Redazione testi e le grafiche sono di proprietà
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Redazione di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Barbara Tonin [Link]) e sono tutelati dalla legge in
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Barbara Lamboley divieto riprodurli o modificarli anche solo
Redazione in parte se non da espressa e comprovata
autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 57


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

MONFERRATO OVADESE

GIROINFOTO MAGAZINE

57
I N D E X

R E P O R TA G E

VILLA BORGHESE
10 MONFERRATO
Ovadese
Band of Giroinfoto

30
30 VILLA BORGHESE
Roma
Di Gianmarco Marchesini

44 VILLA DURAZZO PALLAVICINI


Genova
Band of Giroinfoto

64 LA MADDALENA
Sardegna
Di Manuela Albanese

R E P O R TA G E 78 I MISTERI DI ROSAZZA
Il borgo
VILLA DURAZZO Band of Giroinfoto
PALLAVICINI

44
R E P O R TA G E

64
LA MADDALENA

Giroinfoto Magazine nr. 57


7

R E P O R TA G E

78
I MISTERI DI ROSAZZA

PASSAMANERIA
Torino
100 BOOK

Di Mariangela Boni MULLICAN

122
NARA
Oltremare inglese
114
Di Isabella Nevoso

MATT MULLICAN
1967-2018
122
Skira Editore

INSIDE “ON THE WALL”


Arte pubblica per il territorio
130
Band of Giroinfoto

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con:
134
Stefano Astorri
Raimondo Enrico R E P O R TA G E

Claudia Lo Simolo

100
Icaro Pigolotti PASSAMANERIA

R E P O R TA G E

114
NARA

Giroinfoto Magazine nr. 57


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statistiche e i volumi
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Luglio 2020
233 52 8 32 20 1
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10 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 11

MONFERRATO OVADESE
Morsasco
LaRossa
Il 21 di giugno
è generalmente conosciuto come il giorno del Solstizio
d’Estate, il giorno in cui la nostra stella raggiunge il punto di
declinazione massima.

La Band of Giroinfoto di Alessandria in questa giornata ha il


suo debutto e non a caso, raggiunge il punto di declinazione
massima. Non per vantarci, ma abbiamo organizzato
qualcosa di veramente interessante in un posto sconosciuto
ai più.

L’Alto Monferrato ovadese, una serie di colline prospicienti


all’Appennino, ha presentato a noi di Giroinfoto il suo aspetto
migliore. Terra di transizione tra la Liguria e il Piemonte, questo
lembo di territorio è sempre stato conteso e controllato per il
passaggio delle merci che transitavano da e verso il mare.
Enormi ricchezze sono passate da questi sentieri, come
testimoniano i Castelli che sono presenti in questa parte di
Piemonte.

“Superiori per numero a quelli della Loira".


Chi ci dà questa informazione è Franco Priarone, titolare
dell’Agriturismo La Rossa ([Link]), nostra
location di oggi.

L’antico podere, casa colonica del feudatario del paese, è un


luogo tranquillo e accogliente.
Franco ci illustra la sua attività e lo sviluppo che questa
azienda ha avuto negli anni, dai nonni agli attuali proprietari.

I due fabbricati rurali che circondano l’ampio prato sono lo


scenario ideale per organizzare iniziative ludiche, piccoli
meeting all’aperto, nonché dedicarsi a momenti di assoluto
relax.

Franco, oltre ad essere il titolare dell’Agriturismo


e presidente di Agriturist Alessandria, è anche
un istruttore di Nordic Walking dell’Associazione
Nordic Walking Passion.
Molto sensibile al turismo outdoor, la sua attività
alterna momenti di relax ad attività di svago
nella natura con sentieri da percorrere a piedi o
in bicicletta.

“Sono convinto che la risorsa di questo


paesaggio sia una opportunità che tutti
dovrebbero conoscere.
A piedi o in bicicletta si scoprono angoli di
paesaggi veramente degni di essere vissuti”
Dello stesso parere sono i nostri Reporter che
hanno partecipato all'evento.

Un paesaggio da scoprire.

Giroinfoto Magazine nr. 57


12 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 13

MONFERRATO OVADESE Franco ora ci descrive il percorso che faremo per andare a Trisobbio, un castello che si vede dal
podere LaRossa.

“Ho scelto di farvi visitare prima questo castello e nel pomeriggio quello di Morsasco affinché
possiate conoscere aspetti differenti di come queste residenze vengono utilizzate.
Il castello di Trisobbio è un ristorante albergo. Lo gestisce uno chef conosciuto nel mondo della
televisione, Juri Risso.
Potrete vedere il panorama dall’alto della torre e visitare la struttura che attualmente è operativa.”

Lasciamo l’agriturismo LaRossa in direzione di Trisobbio, passando per la costiera.

“La Costiera – introduce in discorso Franco - è stata menzionata negli scritti di Veronelli quando
descriveva le qualità del Dolcetto di Ovada e diceva che sulla costiera tra Morsasco e Cremolino ci
sono i vigneti meglio esposti con le caratteristiche ideali per l’ottenimento di vini profumati.
Anche se non longevo ma molto sincero, il Dolcetto di Ovada è un vino con un grado alcolico non
troppo elevato ma dal profumo spiccato.
I profumi primari dell’uva dolcetto sono sentori di viola, e la nota tannica caratteristica del vino con
gli anni diventa sempre più evidente, il che permette di mantenere in bocca un sapore piacevole di
Barbara Tonin Photography
confettura e di frutti rossi.
E’ un vino che può essere abbinato ad un pasto di cucina tipica piemontese.
È usanza di queste parti condire i ravioli con il vino”.

Maria Grazia Castiglione Photography

LaRossa
[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 57


14 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

MONFERRATO OVADESE

Maria Grazia Castiglione Photography

Arrivati a Trisobbio ci accoglie un piccolo borgo carino, Entriamo nella corte del castello e dal basso vediamo la
arroccato intorno alle mura del castello. torre che si staglia nel cielo.
Sembra un paese provenzale che apre i suoi scorci Ci accoglie un muro di gelsomino che rilascia il suo profumo
panoramici sulle colline. nel tepore della giornata.

Una terrazza sul sagrato della chiesa ci mostra le colline Juri, il gestore, si presenta con due parole di benvenuto,
addossate agli Appennini e all’orizzonte troviamo la catena indicandoci la strada per salire sulla torre.
montuosa con il Monviso in primo piano. Dopo mille gradini, arriviamo sulla cima della torre,
Uno spettacolo. con Captain Swat al seguito, un siberian huski educato
E’ una vista panoramica degna di luoghi più famosi e e scattante, e da lì vediamo un paesaggio veramente
gettonati come le Langhe. mozzafiato.
Il Monferrato è indubbiamento degno di nota rispetto ai
cugini blasonati, se non addirittura superiore. “Il Monferrato non è mai stato così bello” dice Franco, “Tutto
ordinato e pulito.
“I vantaggi che si hanno a venire in Monferrato rispetto alle Questo è il Monferrato che può competere con i cugini delle
Langhe sono innumerevoli. Langhe, con la differenza della presenza di boscaglie.
C’è poca urbanizzazione, rispetto ai nostri cugini confinanti,
e questa si trova vicino alle arterie di comunicazione I click si sprecano all’orizzonte di un paesaggio da cartolina;
importanti, servite da autostrade, mentre in Langa ne pubblichiamo solo alcuni, ma credetemi che tutti gli
dobbiamo recarci su strade provinciali; c’è poca gente e il angoli della torre meritano la vista.
territorio è più ampio.
La piana in basso si estende per chilometri per poi
Pensate che la marca del Monferrato arrivava fino ad innalzarsi nuovamente verso le colline del tortonese e il
Alassio. paesaggio del Basso Monferrato, dove le colline sono più
Era una potenza economica molto importante all’epoca dolci.
medievale perché aveva il suo sbocco al mare.
L’enogastronomia molto conosciuta delle Langhe è Il Carducci definì il Monferrato “La Toscana senza i
altrettanto presente qui in Monferrato, con vini da degustare cipressi”;
che molte volte sono sconosciuti al grande pubblico delle
Langhe”.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 15

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


16 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Trisobbio
Scendiamo dalla visita alla torre e arriviamo nella sala
Artù, dedicata ai cicli cavallereschi del paladino, per
poi visitare le camere che ospitano i villeggianti della
struttura e che hanno come nome Ginevra, Morgana,
Excalibur, la dama del Lago.

Sono suites ricavate dalle volte alte della torre,


controsoffittate, con vista sui camminamenti della torre.
Prendiamo commiato da Juri, riservandoci di venire di
nuovo con la Band di Giroinfoto a trovarlo per conoscere
meglio il Castello di Trisobbio per un servizio specifico sui
Castelli dell’Ovadese.

MONFERRATO
OVADESE

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 17

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


18 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Maria Grazia Castiglione Photography

LaRossa
esperienza durante i corsi e laboratori che programmiamo:
ha partecipato al corso di panificazione e al corso di cucina
sui ravioli.

L’Agriturismo è anche Fattoria didattica per i progetti


scolastici interattivi da ben 17 anni, quindi per noi realizzare
[Link] momenti esperienziali nella nostra cucina è un piacere.

Un altro momento di condivisione delle attività produttive


Rientriamo all’Agriturismo dove ci aspetta la cucina di aziendali è la vendemmia educativa.
Marzia, la chef de La Rossa. Le persone che vogliono vendemmiare in vigna si
Io sono stato cuoco professionista per tanti anni e non amo accreditano su Facebook per una giornata di lavoro
chiamare Chef i cuochi. tradizionale, come quello di raccogliere grappoli e pestarli
Gli chef sono quelli che hanno una brigata di cucina e io trasformandoli in quello che diventerà mosto sotto la guida
definisco Marzia una chef perché ho avuto il piacere di di occhi esperti.
far parte della sua brigata in alcuni eventi che abbiamo
realizzato insieme. Ci sono due momenti della vendemmia: dolcetto e barbera.
All’evento che si vorrà partecipare, dopo l’accreditamento,
Franco ci illustra la “Colazione Monferrina”, una serie di seguirà un’introduzione sulla pratica della vendemmia e sui
assaggi e piatti tipici del territorio, mentre ci serve come trucchi e metodi impiegati per un miglior risultato.
aperitivo uno spumante Brut servito con le loro focacce Si andrà a vendemmiare in vigna insieme tra colorati
artigianali. e profumati filari ricchi di frutti a grappolo e poi tutti in
cascina a festeggiare la fine della giornata.
“Noi qui a La Rossa organizziamo anche eventi emozionali. Ho ideato la Colazione Monferrina, un assaggio di piatti del
Simona, che ha già provato, può raccontare le sue territorio e della nostra tradizione che gusteremo insieme”

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 19

Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


20 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Colazione Monferrina
Dopo l’aperitivo con le focacce prodotte da loro, ci viene servito un piatto con i ravioli fritti, una
lingua con bagnetto, una novità in assoluto, che sono le polpette di quinoa e zucchine,
salame cotto e salame crudo, ed infine uno sformatino di verdure con salsa
d’acciughe.
“I ravioli fritti derivano da una tipicità del posto.
I vecchi mettevano i ravioli a cuocere sulla stufa calda e li
mangiavano cosi, abbrustoliti dal calore della ghisa.
Li abbiamo riproposti passandoli con un filo di
olio e fatti scottare in forno”.

Focaccina rustica
Focaccia integrale di cereali cotta al
forno.

Salame cotto e crudo


Salame di tipo piemontese, cotto e
crudo di produzione locale.

Lingua al verde
Lingua di manzo bollita con intingolo
di bagnetto verde alla piemontese.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 21

Tortino di verdure
Sformato di verdure con crema di
acciughe.

Ravioli fritti
In realtà, ravioli tostati in griglia con
olio, ripieni di carne di manzo, maiale
e verdure.

Polpette di quinoa
Polpette tradizionali fritte composte
di quinoa.

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LaRossa
Giroinfoto Magazine nr. 57
22 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Colazione Monferrina
In seguito Franco ci spiega l’origine fatti a mano) e per il ripieno. La novità di questa colazione
del raviolo, che non è l’agnolotto. Ci sono quattro ripieni differenti per monferrina sono le polpettine di quinoa
Discutiamo su una figura molto cara i ravioli che si differenziano per la e zucchine.
a me, Carletto Bergaglio, farmacista di cultura, la tipicità e le organizzazioni Nascono da una collaborazione di
Gavi, che ha fondato la Confraternita delle famiglie. Franco con il produttore di Quinoa di
del Raviolo e che è stato ospite di Contengono carne di maiale, manzo, o Alessandria e l’istituto alberghiero di
Franco. coniglio a seconda della produzione di Acqui Terme come ricetta innovativa
carni che c’erano al momento; la carne per lanciare questo alimento
Tra i ricordi Franco esibisce il può essere stufata o meno, e ci può ipocalorico privo di glutine e utile per la
gagliardetto della confraternita con essere della salsiccia. salute di cuore e muscoli.
la dedica di Carletto Bergaglio che Noi usiamo cavoli, salsiccia, carne di La lingua con il bagnetto verde è un
conferisce il titolo di raviolo alla manzo, timo e maggiorana”. classico del Monferrato, insieme alla
produzione di Franco. bagna caoda e al bollito.
I racconti di Franco mi riportano alle I salumi sono sinceri e gustosi.
“L’agnolotto si differenzia dal raviolo in chiacchierate a tavola con Carletto Questi assaggi vengono accompagnati
quanto l’agnolotto dovrebbe avere un Bergaglio che mi spiegava che il da un Dolcetto Primo Amore, fresco
ripieno di agnello. Raviolo di Gavi si mangia a “culo fresco, che ci ruffianeggia tutta la
Era prodotto nel torinese, dove c’erano nudo”, come lui affermava. In effetti, se degustazione.
allevamenti di caprino, e d qui deriva il tu condisci il tuo raviolo con il burro ed
nome Agnellotto. una grattugiata di parmigiano, quando Come primo piatto vengono serviti i
Qui in Monferrato si facevano i ravioli lo pinzi con la forchetta e lo porti alla ravioli con il vino.
che si differenziano dall’agnolotto bocca, la parte retrostante rimane “Il sugo dello stufato serviva per legare
per il taglio (tre tagli di pasta anziché scondita e liscia: appunto con il “culo il ripieno del raviolo, quindi non poteva
quattro. Quelli con quattro tagli sono nudo”! essercene di più.
fatti con lo stampo, quelli con tre sono

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 23

I ravioli si condivano con il vino e poi si beveva il vino del permanenza presso la nostra struttura.
condimento.” Come ho spiegato prima, partecipiamo al progetto di
Fattorie Didattiche accogliendo i ragazzi delle scuole per
Questa la spiegazione di Franco. avvicinarli al mondo dell’agricoltura.
Da cuoco sostengo che le paste farcite devono essere Da qualche anno ci siamo adeguati alla tecnologia ed
accompagnate da poco condimento, se non addirittura abbiamo disseminato per la nostra azienda dei beacon per
esserne prive, per assaporare al meglio le caratteristiche. dare informazioni educative dei luoghi di permanenza”.
Da queste parti si usa mangiare i ravioli al tovagliolo:
vengono scolati e serviti nel piatto con un tovagliolo bianco Questa spiegazione al fresco dell’ippocastano centenario,
posto nella fondina, con lo scopo di assorbire la poca acqua degustando il caffè, ci coglie interessati.
di cottura che è rimasta ancora sui ravioli.
Questo fa sì che il commensale gusti al meglio il ripieno e la “I beacon sono delle boe informatiche che attivano un’APP
pasta sottile. precedentemente scaricata sul nostro telefonino. Al
Il condimento di questo nostro piatto è la barbera Il Dono. passaggio in prossimità a questa “boa” viene emesso un
Si tratta di una barbera del Monferrato che è prodotta in segnale che attiva sul cellulare di chi passa nelle vicinanze
acciaio. una spiegazione del luogo.
A fine pasto, prima del dolce e finiti i nostri ravioli, Franco ci fa Noi utilizziamo questo percorso anche nell’evento
degustare una Barbera del Monferrato barricata, che è della della vendemmia interattiva, per far conoscere vitigni e
stessa qualità della precedente, ma che permane per altri due soffermarsi sui paesaggi mentre si vendemmia.
anni in botti barriques, poco capienti e di legno. Alla fine chi ha partecipato dovrà rispondere ad un breve
Il sapore complesso ed il sentore di vaniglia della botte questionario.”
accolgono il nostro palato con la freschezza tipica della La tecnologia all’interno dell’accoglienza agreste ci
barbera. colpisce piacevolmente.

Per ultimare la colazione monferrina arriva il piatto dei


dessert: Bonet, Polenta di Marengo, amaretto di Mombaruzzo
e gelatina di moscato.
Il Bonet è il tipico dolce piemontese, fatto di amaretti
sbriciolati e cacao; la polenta di marengo è una tipica torta di
farina di mais e uvetta.
Due parole sull’amaretto le aggiungo io ai nostri commensali.
L’amaretto prende questo nome da “amar e poc dusett”.
A Mombaruzzo vi spiegano che l’amaretto era stato portato
in Piemonte da un cuoco dei Borboni che faceva le paste di
mandorla.
Solo che le mandorle erano care, quindi sostituì le mandorle
con le armelline delle albicocche, che erano un prodotto
a basso prezzo poiché era considerato uno scarto di
produzione.
Giancarlo Nitti Photography
E’l’armellina a dare il gusto amarognolo al biscotto della
tradizione piemontese.
Indicato anche per i celiaci in quanto privo di farina, è un fine
pasto eccezionale per la cucina che ci ha proposto Franco,
per di più se accompagnata dalla gelatina di moscato.
L’ho tenuta per ultima perché la gelatina di moscato è una
cosa che non ti fa dire mai basta.

Viene fatta con il vino moscato e ti lascia un sapore pulito


e persistente in bocca, come quando bevi un calice del vino
bianco a fine pasto.

“La nostra famiglia ha un’ampia tradizione dell’ospitalità.


La prima legge quadro degli agriturismi in Italia è del 1985 e
in quegli anni iniziai con mio fratello l’avventura, poi sospesa
per i suoi studi universitari e dopo ripresa.
Abbiamo cercato sempre l’innovazione in quella che è la Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


24 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Colazione Monferrina
I dolci

Gelatina di Moscato
Prodotta con Moscato locale.

Bonet
Tipico dolce piemontese, fatto di
amaretti sbriciolati e cacao;

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 25

Polenta di Marengo
Tipica torta di farina di mais e uvetta.

Amaretto di Mombaruzzo
Amaretto con armellina di albicocca.

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Gian
LaRossa
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26 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Morsasco
“Ora vi accompagnerò da Franca Mollo, la persona che
gestisce il Castello di Morsasco.
Vedrete un castello differente da quello che abbiamo
visitato prima di pranzo.
E’ una residenza privata che resta aperta al pubblico che
vuole fare visita.”

Arriviamo all’interno del paese e vediamo il corpo del


castello vicino alla Chiesa.
L’accesso è stretto volutamente, per motivi di difesa.
Il dongione o donjon si evidenzia nella struttura del
Castello.
La signora Franca Mollo ci accoglie introducendoci nella
corte del Castello sotto un ippocastano centenario.
Anche qui, come da Franco, una piacevole ombra ci
introduce in un prato esteso che ricopre quello che
anticamente era il fossato difensivo.

MONFERRATO
OVADESE Giancarlo Nitti Photography

“Questo muro che vedete è quello Agnese Del Bosco si sposerà con fossato viene riempito, e aggiungono
del dongione del 1200, periodo in cui Federico Malaspina passando lo scalone, la sala del camino e la torre
abbiamo la prima notizia di esistenza dalla marca Aleramica alla marca rotonda, così prende le sembianze di
del castello. Obertenga, da una suddivisione fatta una residenza nobiliare e non più un
I proprietari erano i Del Bosco, che dall’imperatore Ottone I” . punto di difesa e di controllo.
discendono dal marchese Aleramo.
Avevano in Morsasco la sede La storia continua dicendoci che il Nel '700, quando ci sarà l’ultimo
principale del feudo che si estendeva Castello di Morsasco in origine era ampliamento del castello,
fino alla Liguria. simile a quello di Trisobbio, anzi aggiungeranno la manica della
quest’ultimo potrebbe rappresentare pallacorda.
La Marca aleramica arriva fino alla un modello di come era in origine il Dopo la sala del camino verrà aggiunta
Liguria, passando per gli Appennini castello di Morsasco. questa manica per il gioco del tennis
arrivando fin qui. “Nel '500 il castello viene ampliato, il antico al coperto.”

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 27

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


28 R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | MONFERRATO OVADESE 29

Dalla torre si gode di un paesaggio incantevole e si scorge la manica del gioco della pallacorda.
“L’ultimo restauro risale al 1916, quando Domenico Pallavicino vince al gioco il castello di
Morsasco.
Questo è uno dei tanti castelli finiti sul tavolo da gioco.
Dal proprietario Centurione, discendente di una potente famiglia di banchieri, passa ai nobili
Pallavicino, che effettuano l’ultimo restauro rendendo il castello di Morsasco una residenza abitabile
servita di bagni ed energia elettrica.

I Pallavicino lo utilizzano fino alla seconda guerra mondiale, dopodiché il castello viene
abbandonato.
Al castello erano annessi circa 400 ettari di terreno.
Negli anni '80 il castello viene messo in vendita.
Il castello aveva una dotazione artistica molto bella; gli stessi Pallavicino nel periodo della guerra vi
avevano portato opere artistiche per salvarle da Genova.

Fu acquistato da una cordata di antiquari che lo spogliarono di tutte le opere presenti all’interno
lasciando solo le mura, che furono poi acquistate dall’attuale proprietario” .
Questa è la storia del castello di Morsasco.
Da fortezza a residenza, a deposito di merci e derrate agricole; dalle sue mura ci osservano secoli
di storia. Attualmente alcune ali del castello sono adibite a mostra permanente di opere di artisti
emergenti.

Giancarlo Nitti Photography

Prendiamo commiato da Franca Mollo e dall’attuale proprietario per ritornare all’Agriturismo


LaRossa per un ultimo saluto.
Visitiamo ancora la bottega Kilometr0, il piccolo punto di prodotti a chilometro zero di
Confagricoltura che Franco ospita nel suo agriturismo.

Abbiamo visitato un angolo di Monferrato sconosciuto ai più.


Ci siamo innamorati di questo territorio a ridosso degli Appennini.
L’invito a fare visita a Franco e a questo territorio rimane aperto a tutti coloro che vogliono
conoscere le bellezze della nostra regione.

Giroinfoto Magazine nr. 57


30 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

VILLA BORGHESE
E IL PINCIO
A CURA DI GIULIO PASCALI

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 31

IL CUORE VERDE DI

ROMA
Il Green City Index del 2018 collocava Roma tra le prime 10 città al mondo per
la percentuale di aree verdi disponibili all’interno del territorio comunale.
Si tratta di una qualità che la nostra capitale può indubbiamente vantare (tra le
tante e tra gli altrettanto innumerevoli difetti).
I parchi e i giardini romani appartengono all’immaginario culturale della
città; pensare a Roma senza i suoi parchi vorrebbe dire immaginare una città
dimezzata.

Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


32 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

La regina delle aree verdi


I giardini e i parchi romani sono il frutto di una tradizione come il parco dell’Insugherata, una valle praticamente
consolidata che ha origine nel Rinascimento e si è incontaminata tra la Cassia e la Trionfale, dove prosperano
perpetuata ininterrottamente fino all’epoca contemporanea. volpi e cinghiali.
Accanto alle ville storiche vi sono i parchi più moderni che
si incuneano come un negativo fotografico accanto alle Al centro di questa incredibile costellazione verde, nessuno
direttrici radiali delle grandi vie consolari. esiterebbe ad assegnare il ruolo di regina incontrastata a
Villa Borghese e alla sua appendice del Pincio.
Solo per citare i principali: a nord lungo la via Tiburtina
troviamo il parco di Veio che a partire da Ponte Milvio si Per la sua collocazione, per il valore dei suoi monumenti, per
estende costeggiando il Tevere; a sud il parco dell’Appia le relazioni culturali che vi prendono vita Villa Borghese è un
Antica, innestato sulla omonima consolare; a est troviamo il autentico cuore verde della Capitale.
parco di Centocelle (di recente sistemazione) che costeggia
la prenestina; a Ovest la storica Villa Pamphili attraversata Non si tratta solo di una questione baricentrica o di
dall’Aurelia Antica. primogenitura storica (tra i grandi parchi è quello più
centrale e di fatto l’unico che si colloca all’interno del centro
Potremmo andare avanti citando parchi e giardini più o storico), Villa Borghese è un parco unico al mondo anche
meno famosi, grandi o di dimensioni più riservate, pensando per la sua continuità come luogo di innovazione culturale
a Villa Ada, a Villa Torlonia (famosa per essere stata la e che pur avendo una fortissima valenza storica e turistica
residenza di Mussolini), al Pineto, ad aree e quartieri frutto continua ad essere un’area frequentatissima anche dai
di una attenta progettazione paesaggistica (si pensi all’EUR residenti che ne utilizzano gli spazi e le attrazioni.
o ai viali alberati di Prati) oppure ad aree semi abbandonate

Giulio Pascali Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 33

Giulio Pascali Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


34 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

GALLERIA BORGHESE
Giulio Pascali Photography

Si dice che i romani non abbiano l’abitudine di visitare i C’è da dire che sin dalla sua prima realizzazione il parco non
loro monumenti, come il Colosseo per fare un esempio; il ha mai smesso di ampliarsi e di rinnovarsi ospitando opere
Colosseo infatti è ormai un luogo totalmente asservito al d’arte, musei, gallerie, collezioni, spazi in genere dedicati
turismo, da cui in genere i residenti stanno alla larga. alla cultura antica e contemporanea.

Villa Borghese invece non subisce questa colonizzazione, a A partire dal primo nucleo storico seicentesco (il
Villa Borghese i romani ci vanno e ci vivono. casino Borghese completato nel 1633 su progetto degli
Accanto ai luoghi e ai monumenti più celebri, quali possono architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio) la “villa
essere la Galleria Borghese o il Giardino Zoologico, il Parco di delizie”, realizzata con il contributo del Bernini, si è
ospita innumerevoli altre attività che contribuiscono a progressivamente ampliata per estensione e per nuove
rendere la Villa una sorta di giardino domestico, uno spazio acquisizioni che sono continuate e continuano ancora oggi.
familiare dove ritrovarsi all’ombra di antichi e nuovi gioielli. Nel ‘700 tocca a Marcantonio IV Borghese affidare agli
Con questo breve giro cercheremo di dare un’idea di questo architetti Antonio e Mario Asprucci la realizzazione del
lato “affettivo” della villa. giardino del lago (1766) con il caratteristico tempio di
Esculapio e di altre sistemazioni architettoniche, come
L’origine stessa della Villa, insieme al suo monumento più Piazza di Siena o la Fortezzuola.
famoso, la Galleria Borghese, non è altro che una residenza
privata, un giardino personale dedicato al piacere dell’arte,
voluto dal cardinale Scipione Borghese che decise di
raccogliere la sua collezione privata (che vantava opere del
Bernini) in un unico luogo.
L’intera Villa risente di questo stesso spirito domestico, che
i romani hanno sempre saputo riconoscere ed apprezzare.

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R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 35

ZOO
Giulio Pascali Photography

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36 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

TRINITÀ DEI MONTI


Giulio Pascali Photography

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R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 37

IL PINCIO
Nell’Ottocento Camillo Borghese acquista due
ulteriori lotti di terreno ampliando la Villa a Ovest
fino a piazza del popolo e a Sud fino a porta
Pinciana (da dove parte Via Veneto); i lavori per
la sistemazione dell’estensione saranno affidati
all’architetto Luigi Canina che oltre a realizzare
alcune opere come i propilei dell’ingresso di
piazzale Flaminio, darà alla villa un’impronta
paesaggistica di ispirazione inglese.

La sistemazione del pendio che dà accesso al


parco attraverso il Pincio invece è opera del
Valadier, realizzata nei primi anni dell’Ottocento.
Il Pincio, per quanto formalmente distinto dalla
Villa, è di fatto saldato ad essa e anche se i
due parchi sono separati dall’antica cinta delle
mura Aureliane, essi sono da sempre visti e
vissuti come un solo grande spazio continuo;
si attraversa l’unico ponte che li collega quasi
senza rendersene conto.

Le statue collocate nel Pincio rappresentano


personaggi celebri della storia Italiana; le
prime opere risalgono alla breve parentesi
ottocentesca della Repubblica Romana e con
l’unità d’Italia sono state integrate con nuove
personalità storiche; considerato lo spirito
patriottico che le contraddistingue, non è un
caso se tra le 228 personalità raffigurate non
compare neanche un papa…

Il Pincio ha comunque il merito di essere stato


sin dall’inizio, ovvero ancora sotto il regime
papale, concepito come un giardino pubblico
aperto a tutti gli abitanti.
Oggi in questo spazio convivono luoghi di
cultura e monumenti antichi, ma a farla da
padroni sono le giostre e le attrattive per
bambini.

Se poi volete godere di uno degli affacci sul


panorama romano più suggestivi della città la
terrazza del Pincio è il posto giusto.
Nel 1901 Villa Borghese viene acquistata dallo
Stato Italiano che la salvaguarderà quindi dalla
speculazione edilizia che invece interesserà la
vicina Villa Ludovisi.

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38 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

GNAM
Giulio Pascali Photography

Lo stato intitolerà la Villa a Umberto I, ma di questo in pochi Per completare il quadro storico occorre citare l’Aranciera,
se ne sono mai accorti. che ospita il museo dedicato a Carlo Bilotti, un collezionista
Impossibile invece non accorgersi dell’ultima grande italoamericano che ha raccolto negli anni opere
trasformazione in occasione dell’Esposizione internazionale contemporanee di artisti quali Giorgio De Chirico, Gino
del 1911 (nata per celebrare i 50 anni dell’unità d’Italia), Severini, Andy Warhol, Larry Rivers e Giacomo Manzù.
quando lungo il confine nord della Villa furono collocate le
accademie di cultura straniere. Ungheria, Belgio, Olanda, Il nostro percorso ideale inizia da Viale delle Belle Arti, in
Egitto, Gran Bretagna, Giappone per citarne alcune si prossimità della GNAM.
trovano in questa area e si aggiungono alla storica Villa Sul cortile esterno e lungo la scalinata che porta verso Villa
Medici che, sin dall’occupazione napoleonica, ospita Borghese sono collocate alcune opere contemporanee tra
l’Accademia di Francia in prossimità del Pincio. cui “Hic sunt leones”, opera di Davide Rivalta realizzata nel
2017, che allude simbolicamente al territorio inesplorato
Sempre nel 1911 viene realizzata la Galleria Nazionale dell’arte (hic sunt leones era la frase che i romani usavano
di Arte Moderna (GNAM) su progetto in stile eclettico per indicare le zone desertiche africane inesplorate).
dell’architetto Cesare Bazzani.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 39

Ci addentriamo quindi nel territorio inesplorato della Villa in una parte del
giardino che tradisce la sua vicinanza con le accademie.

È qui che sono collocate le statue raffiguranti poeti e letterati stranieri; tra
le varie personalità rappresentate scorgiamo Henryk Sienkiewicz (scrittore
polacco insignito del premio Nobel, famoso per il romanzo Quo Vadis), Nicolaj
Gogol (scrittore russo), Ahmed Shawqi (poeta egiziano).

La collezione di sculture en plein air si aggiorna di continuo di nuove opere e di


omaggi ad artisti e letterati da tutto il mondo; l’ultima opera risale al 2012 con
l’omaggio scultoreo dedicato al poeta persiano Nizami Ganjavi.

Attraverso un breve vialetto si accede ad una zona più antica del parco.
Attraversiamo una riproduzione ottocentesca di un arco romano (con una
statua raffigurante l’imperatore Settimio Severo a cui è dedicato l’arco), opera
dell’architetto Luigi Canina, e veniamo catapultati nello scenario bucolico del
giardino del lago.

Al centro del lago si trova una riproduzione settecentesca del tempio di


Esculapio, come accennavo in precedenza. MUSEO BILOTTI
Il laghetto è dominato dalle tartarughe; si tratta di una specie “americana”
che ha colonizzato le acque dei laghetti di tutta Roma, soppiantando le
più tradizionali nutrie, per via della moda diffusa negli anni ’80 di tenere in
casa queste tartarughine (oggi vietatissime), le quali avevano la spiacevole
caratteristica di crescere a dismisura, quando la vasca da bagno non era più
sufficiente ad ospitare i rettili, in molti hanno pensato bene di liberarsene.

Una storia analoga riguarda i pappagallini che sono ormai parte integrante della
fauna locale.
Non mancano animali più tradizionali come i germani reali, le immancabili
papere, i cigni e i merli.

SIENKIEWICZ

Giulio Pascali Photography SHAWKY

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40 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

CASINA RAFFAELLO
Giulio Pascali Photography

Oltre il laghetto, la Fontana dei Fauni (1929) di Giovanni Proprio di fronte al cinema, la vecchia Casina delle Rose è
Nicolini, attira l’attenzione per la sua forza magnetica stata recuperata e oggi ospita la Casa del Cinema dedicata
caratterizzata dalla torsione dei personaggi raffigurati. a Umberto Mastroianni ed è uno dei luoghi più attivi durante
il Festival del Cinema di Roma.
Si esce dal giardino e ci si ritrova davanti alla Casina di
Raffaello, così chiamata perché si ritiene che fosse utilizzata Questo accumularsi di cose piccole e grandi, questo
come abitazione da Raffaello in persona; oggi la Casina susseguirsi di luoghi e monumenti, è in fondo la
ospita la ludoteca comunale e ha un intenso programma di caratteristica con cui è nata ed è cresciuta la Villa, una
animazione culturale e didattica dedicato ai più piccoli; una concatenazione continua di opere, ed architetture, angoli
maniera significativa per celebrare i bambini che sono tra i e scorci, viali costellati di piccoli monumenti e sorprese,
più assidui visitatori del parco. grazie ai quali la passeggiata nella villa che si estende per
90 ettari risulta sempre leggera e piacevole.
Non è un caso se dentro la Villa si trova il Cinema dei
Piccoli, certificato dal Guinness dei Primati come il cinema Non fai a tempo a finire di osservare uno scorcio che un
più piccolo al mondo. attimo dopo vieni attratto da un nuovo monumento, una
Il cinema ha una programmazione dedicata ai bambini ma sorpresa, che ti guida e ti attrae fino a quando non vieni
la sera si proiettano regolarmente film di prima visione. trascinato nel viale successivo attratto da qualcos’altro.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 41

Dalla casina di Raffaello possiamo girare verso il Pincio di cui abbiamo già accennato, oppure percorrere viale Pietro
Canonica guidati dalla vista in prospettiva di una riproduzione del Tempio di Antonino e Faustina (1792) realizzato in
forma di rovina secondo il gusto tipico romantico che amava “fotografare” la decadenza delle rovine archeologiche.

Mentre ci avviciniamo troviamo a destra l’anfiteatro di Piazza di Siena, dove ogni anno si svolge l’omonimo trofeo
ippico internazionale (tra i più prestigiosi al mondo); la sistemazione della piazza è dovuta allo stesso Asprucci
progettista del giardino del lago.
Come suggerisce il nome della Piazza, il progettista si è ispirato alla piazza del campo senese.

TEMPIO ANTONIO E FAUSTINA


Giulio Pascali Photography

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42 R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO

Con Piazza di Siena cogliamo l’occasione per ricordare i


legami della villa con la musica.
Nel 1981 nella piazza si tenne il concerto finale del tour
“Strada facendo” di Claudio Baglioni con la cifra record di
160.000 spettatori, dal concerto fu poi prodotto l’album live
“Alè Oò”; anche più recentemente è stata la location per una
serie di concerti celebrativi di Renato Zero; il legame della
Villa con la musica risulta ancora più stretto se pensiamo
che "I Pini di Villa Borghese" corrisponde proprio al primo
movimento del poema sinfonico “I pini di Roma” composto
nel 1927 da Ottorino Respighi e utilizzato per uno degli
episodi di Fantasia di Walt Disney.

Sull’altro lato del viale che costeggia Piazza di Siena troviamo


il Silvano Toti Globe Theatre, una ricostruzione dello storico
teatro in cui operava, a Londra, la compagnia di Shakespeare;
il teatro è operativo solo d’estate ma frequentatissimo, con
un cartellone interamente dedicato al teatro elisabettiano; in
platea ci sono solo posti a terra, è buona prassi portarsi un
cuscino da casa...

Proseguendo si trova il museo Canonica.


L’edificio inizialmente realizzato per l’allevamento di
volatili da caccia (sempre su progetto dell’Asprucci),
soprannominato la fortezzuola fu donato nel 1926 allo
scultore Pietro Canonica che ne fece la sua casa-museo.
Di fronte al museo campeggia la coppia di sculture bronzee
“Monumento all’Alpino” e all’”Umile eroe” ovvero il ciuco
abitualmente utilizzato dagli alpini nelle operazioni di guerra.

Ci immergiamo quindi nella parte più storica del parco,


dirigendoci verso la Galleria; come ormai abbiamo capito, il
percorso è punteggiato da sorprese ed elementi decorativi
architettonici; uno dei più suggestivi è senza dubbio la
Fontana dei Cavalli Marini, tra le fontane più antiche, ideata
dal pittore Cristopher Unterberger e realizzata nel 1791 da
Vincenzo Pacetti.

Tra un pedalò e una coppia di poliziotti a cavallo, entrambi


onnipresenti nel parco, si arriva finalmente alla Galleria
Borghese, ci riserviamo la visita del museo per un’altra volta
(ricordando che la prenotazione è obbligatoria) e ci dirigiamo
verso il Giardino Zoologico, oggi trasformato in Bioparco,
passando accanto alla Voliera e alla Meridiana, piccoli
gioiellini architettonici integrati alla Galleria.

Scendendo ancora costeggiamo il Bioparco con un rapido


sguardo alle sue architetture zoomorfe e ritorniamo al punto
di partenza, in prossimità della GNAM.

Una fontanella, uno dei migliaia di “nasoni” che si trovano in


città, costituisce un’adeguata conclusione del giro.

Giulio Pascali

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLA BORGHESE E IL PINCIO 43

Giulio Pascali Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


44 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI

Dario Truffelli
Manuela Albanese
Monica Gotta
Stefano Zec

GENOVA

VILLA
DURAZZO
PALLAVICINI Il viaggio filosofico ed esoterico

A cura di Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLADURAZZO PALLAVICINI 45

VILLA DURAZZO PALLAVICINI


L'ASSOCIAZIONE E LA COOPERATIVA
L’Arch. Ghigino, che da tantissimi Parte del lavoro di conservazione e interessanti su come era stato pensato
anni si occupa del luogo, ha cura della location avviene anche per il parco e il giardino in origine e come
costituito l’Associazione APS e poi mano dei volontari che operano con le veniva gestito.
la Cooperativa L'Arco di Giano che, suddette organizzazioni.
insieme allo Studio Ghigino & Associati Si fanno pertanto carico di una parte di Un lavoro monumentale che continua a
Architetti, curano e gestiscono la Villa responsabilità affiancando i giardinieri portare alla luce preziose informazioni
Durazzo Pallavicini in un’associazione e rendendosi disponibili per le attività sul passato della villa e della nostra
temporanea di imprese. di sorveglianza come ad esempio città.
l’apertura del Castello del Capitano.
Queste organizzazioni, in parti
economicamente e di responsabilità La Direzione, individuata nello Studio
diverse, sono quelle che si occupano Ghigino, oltre a gestire l’attività
della conservazione di Villa Durazzo manutentiva quotidiana, è sempre
Pallavicini e sono gli intestatari della impegnata in ricerche di archivio con
concessione. lo scopo di ritrovare informazioni

occupa da oltre trent’anni, prima


con la tesi di laurea, poi con lunghi
studi approdati a tre progetti di
restauro che hanno permesso al
complesso di raggiungere oggi uno
stato di conservazione di alto livello.

Studiosa e curiosa di filosofia


e di esoterismo ha nel tempo
riscoperto e rivitalizzato i significati
misterici del Parco nella speranza
Silvana Ghigino di “far riemergere ciò che era stato
ha dedicato molta parte della sua impropriamente scordato”.
vita professionale al mondo dei
giardini, prediligendo quelli storici Professore a contratto per il Corso
ricchi di saperi antichi e di natura di Restauro del Giardino Storico
matura e, a volte, misteriosa. presso la Facoltà di Architettura di
Genova, insegna anche Decorazione
Laureata in Architettura e Dipinta presso l’Accademia
specializzata in Architettura del Ligustica di Belle Arti.
paesaggio, si è occupata di notevoli
restauri spesso articolando le Oggi è Direttore e Curatore del parco
proprie abilità sia nel mondo e dell’ATI Villa Durazzo Pallavicini
del restauro monumentale che che ha in concessione il bene.
in quello della paesaggistica,
come è avvenuto ad esempio per Tra i molti testi sull’argomento, ha
l’importante restauro di Villa Serra recentemente pubblicato
a Comago e del suo splendido "Il Parco nascosto, Villa Pallavicini a
giardino all’inglese. Pegli", interamente dedicato al lato
esoterico e simbolico del giardino.
Ma la Villa Durazzo Pallavicini con
il suo parco e l’orto botanico, resta
il lavoro più amato, del quale si

Giroinfoto Magazine nr. 57


46 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI

VILLA DURAZZO PALLAVICINI


IL PARCO E IL GIARDINO
Il Parco di Villa Durazzo Pallavicini è unica di questo giardino è quella di natura e ammirare le architetture che
un’eccellenza nell'ambito del giardino essere strutturato su un racconto incontriamo di scena in scena oppure
storico romantico italiano ed europeo. teatrale a sfumature esoterico- possiamo fare un viaggio di natura
Fu realizzato tra il 1840 e il 1846, su massoniche che rendono la visita filosofica, esoterica e massonica.
progetto dell’architetto Michele Canzio, un’esperienza storico-culturale,
all’epoca scenografo del Teatro Carlo paesaggistico-botanica ma Quale sia la formula scelta è un viaggio
Felice, per volere del Marchese Ignazio anche meditativo-filosofica”, proprio esperienziale che ognuno di noi vive
Alessandro Pallavicini. come si descrive sul sito ufficiale del ed assapora nel suo intimo in modo
parco. irripetibile con lo scopo di ritrovare sé
Il Parco copre un’area di 8/9 ettari Possiamo percorrere i sentieri del stessi.
di collina e … “la caratteristica giardino come un viaggio nella

Vediamo come sono strutturati gli atti e le scene. Il percorso inizia con L’Antefatto & Il Prologo attraverso il Viale Gotico e il
Viale Classico che ci fanno arrivare alla presenza dell’Arco di Trionfo.
Ecco come si presenta schematicamente l’articolazione scenografica pensata da Michele Canzio.

Il Primo Atto è denominato Il Ritorno alla Natura e le scene sono 4:


Il Romitaggio, Il Parco dei Divertimenti, Il Lago Vecchio, La Sorgente.
Il Secondo Atto è denominato Il Recupero della Storia e le scene sono 4:
La Cappelletta di Maria, La Capanna Svizzera, Il Castello del Capitano, Il Mausoleo del Capitano.
Il Terzo Atto è denominato La Catarsi e le scene sono 4:
Le Grotte/Inferno Dantesco, Il Lago Grande, I Giardini di Flora, La Rimembranza.
Si termina con L’Esodo che contiene i famosi Giochi D’Acqua.

Il Primo Atto è un lungo percorso attraverso la natura, viali con vegetazione particolare caratterizzati da alberi
secolari e piante in fiore. Il famoso Viale delle Camelie con i suoi innumerevoli esemplari arborei di Camellia Japonica
è il raggruppamento più vasto e più antico di camelie d'Italia.
Il Secondo Atto è ambientato in un bosco fiabesco voluto dai suoi costruttori, mentre il Terzo Atto pare essere un luogo
paradisiaco, circondato da maestosi alberi che vivono sulla riva del Lago Grande. Durante il percorso troveremo anche
scorci visivi che si proiettano sul panorama esterno capaci di dilatare verso l’infinito i confini del parco.

Nel Parco troviamo una vasta raccolta di specie rare, alberi secolari, camelie e fiori acquatici oltre che giochi d’acqua.
Per chi ama la natura e il romanticismo questa location corrisponde al sogno di chiunque. Tra profumi inebrianti e colori
luminosi i nostri sensi vengono sollecitati e attivati dalle meraviglie della natura che sembra essere incontaminata come nei
luoghi più ameni del nostro pianeta.

Manuela Albanese Photography

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R E P O RTA G E | VILLADURAZZO PALLAVICINI 47

IL VIAGGIO FILOSOFICO ED ESOTERICO

Il lungo e monumentale viale d’accesso, in leggera Il parco oggi è annoverato tra i 10 parchi italiani più
pendenza, ci conduce all’edificio che in passato fu la interessanti dal punto di vista culturale e turistico, “un’opera
residenza estiva dei Marchesi, un esempio di villa nobiliare considerata tra le più alte espressioni di giardino romantico
come da tradizione delle più potenti famiglie genovesi. ottocentesco”, come recita il sito Il Parco più bello D’Italia,
network nazionale di parchi e giardini.
Ai nostri giorni ospita il Museo Archeologico dove si trovano Presso la villa nobiliare ci accoglie l’Arch. Silvana Ghigino,
reperti liguri che vanno dalla preistoria all’epoca romana. Direttrice di Villa Durazzo Pallavicini.
Parte di questo complesso è anche il bellissimo Orto Da qui si può iniziare il viaggio nel parco vero e proprio, con
Botanico, oggi in restauro, voluto a metà ‘800 dalla le sue scenografie teatrali.
Marchesa Clelia Durazzo Pallavicini, eminente botanica.
Il Parco è stato restaurato recentemente e i lavori Procediamo quindi in compagnia della direttrice lungo il
continuano ad oggi presentando al visitatore il suo ritrovato Viale Gotico, rappresentazione della selva oscura dantesca,
splendore. e poi nel Viale Classico, fino all’Arco di Trionfo.
L'Arco di Trionfo - Monica Gotta Photography

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48 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI

L’Arch. Silvana Ghigino ci introduce con la presentazione del parco e della villa parlandoci dell’interesse suscitato nei mesi
precedenti da diversi organi di stampa specializzati in paesaggista e giardini, non solo italiani ma anche stranieri.

A marzo 2020 si pensava, infatti, che questo rinnovato interesse potesse aiutare la struttura nella promozione della location
al pubblico e non solo a quello italiano.
Si attendeva un pubblico numeroso tra cui anche le gite organizzate dagli istituti scolastici, ma il lockdown causato dal
Covid-19 ha vanificato gli sforzi promozionali.

Parlando dei visitatori la direttrice esprime il suo dispiacere pensando che il lockdown ha impedito la fruizione di questo
spazio naturale e sereno alle persone proprio durante la primavera, momento delle affascinanti fioriture.

Quest’anno oltre alle camelie, alle piante di ginestra,


di cisto, di rosmarino, di lavanda e alle rose, sono
sbocciati anche i 260 tulipani piantati da lei stessa che
purtroppo nessuno ha potuto vedere se non attraverso
i social media.
Durante il lock down, ottenuta l’autorizzazione come
bene monumentale e giardino storico, la direttrice ha
continuato a lavorare con due giardinieri, mantenendo
al minimo l’organico.
Si sono dedicati ad esempio a curare e mantenere in
vita le oltre 400 piante in vaso che hanno goduto della
splendida primavera ma sono state anche provate da
una insolita siccità.

L’obiettivo del tipo di manutenzione accurata è di


riproporre al pubblico l’idea di “parco di qualcuno”, in
antitesi alla sensazione generale che tutto ciò che è
pubblico è di tutti non viene curato se non al minimo
indispensabile.
Scopo di questo grande impegno è quello di far sentire
i visitatori alla stregua di ospiti nella casa del Marchese
e non semplicemente coloro che pagano il biglietto per
entrare in un luogo pubblico.

Il lockdown ha però avuto un effetto provvidenziale, ha


fatto sì che si risvegliasse la natura, godendo anche del
silenzio generato dall’assenza di traffico sull’adiacente
autostrada.
Dario Truffelli Photography

Gli animali, scoiattoli, uccelli e cerbiatti, si sono


avvicinati nuovamente agli unici tre essere umani
presenti nel parco invece di nascondersi ai loro occhi.
La natura è tornata padrona di sé stessa e del parco.
Un’emozione rara, afferma la direttrice, che mai
avrebbe pensato di vivere.
Questa “catastrofe planetaria” ha generato però delle
nicchie di beneficio insperate, una bolla magica proprio
come quella che lei ha potuto vivere.

La mission del proprietario, il Marchese Ignazio La globalizzazione ha sconfitto il concetto areale e quindi le
Alessandro Pallavicini, secondo la direttrice, era proprio malattie non sono più localizzate ma, proprio come il Covid 19,
questa: ciò che abbiamo imparato durante il lock down. infestano tutto il mondo.
L’intenzione era costruire un giardino esoterico che
parla di filosofia e spiega così agli esseri umani come Considerando il fatto che questo giardino occupa tra gli 8 e 9
tornare alla Natura. ettari mantenerlo in buona salute sta diventando una “battaglia”.

In questo periodo storico, dove la natura risente


delle nostre manipolazioni che generano disequilibri
biologici ed ambientali, proliferano insetti nocivi e
parassiti.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | VILLADURAZZO PALLAVICINI 49

Stefano Zec Photography

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50 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI

ATTO
PRIMO
IL RITORNO
ALLA NATURA
Il Romitaggio, Il Parco dei Divertimenti, Il Lago Vecchio e La Sorgente.

Il Primo Atto è un lungo percorso attraverso la natura, viali con vegetazione particolare caratterizzati da alberi secolari e
piante in fiore.
Il famoso Viale delle Camelie con i suoi innumerevoli esemplari arborei di Camellia Japonica è il raggruppamento più
vasto e più antico di camelie d'Italia.

Entriamo ora nel Primo Atto. parte alta del giardino, generando un danno che oggi
Come già detto, il giardino è diviso in atti e scene, pensato consideriamo storico e quindi definitivo.
e realizzato da uno scenografo nonché grande architetto e
decoratore, Michele Canzio, che immagina di organizzare un Questo straordinario luogo che contiene due delle ultime
viaggio nella natura. giostre ottocentesche d’Italia, è stato recentemente
Viaggio che per il Marchese Pallavicini è un viaggio restaurato.
iniziatico che si svolge su una trama teatrale. È una Per il resto il parco è rimasto intonso, come lo hanno
condizione praticamente unica nel panorama dei giardini lasciato i due ideatori.
storici. Da questa seconda scena si attraversa il Viale delle Camelie
e si arriva poi alla terza scena, il Lago Vecchio.
Attraversiamo il Viale Classico dove la natura è intesa come
materiale da costruzione, dove l’acqua è recinta in una Questa prima parte del viaggio corrisponde ad un incontro
elegante fontana con tanto di zampillo, ninfee e pesci rossi. con la Natura.
Sul fondo un imponente Arco di Trionfo sul quale è scolpito La logica per cui venne realizzato questo giardino è una
un verso che recita … logica nobile, quella di elevare l’uomo comune che già
“abbandona le cure cittadine che ti sono di impedimento nell’800 aveva raggiunto un alto livello di saturazione in
all’anima e attraverso di me passa nella natura che con tutte materia di razionalità, materialità e modernismo.
le sue bellezze saprà elevare il tuo spirito a Dio”.
Nel parco gli viene concesso di entrare nel mondo naturale,
Oltrepassandolo si diventa protagonisti di un cambio di nel mistero delle cose vegetali, delle stagioni, delle armonie
scena degno del grande scenografo. del creato e di trarne beneficio.
L’arco neoclassico si trasforma in una baita alpestre Il tempo non ha sottratto nulla a questo posto, se non il
accolta in uno scenario di abeti, tassi, agrifogli e felci, la paesaggio che l’uomo è riuscito a modificare in modo meno
prima scena del primo atto denominata dai suoi autori Il armonico.
Romitaggio. Ma, dal punto di vista dei valori del giardino, nulla è
Proseguendo si giunge all’Oasi mediterranea che avrebbe cambiato rispetto al passato e quindi lo scopo del luogo
dovuto portarci poi al Parco dei Divertimenti, l’unica scena rimane intatto e per noi abitanti del XXI secolo diventa
che non si trova più nella sua localizzazione originaria sempre più un ausilio di serenità.
perché spostata dalla figlia del marchese nel 1886 nella

Manuela Albanese Photography

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Il Romitaggio
Monica Gotta Photography
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Chi ha pensato questo parco voleva dimostrare che la natura, il mondo e il paesaggio sono un Unicum inscindibile,
profanato da barriere insensate costruite dall’uomo.
Quindi il suo autore tutte le volte che può, esce visivamente dal parco con degli affondi prospettici che coinvolgono tutto il
panorama.
In questi “balconi” posizionati lungo il sentiero l’occhio si perde nella magia dell’infinito.

Manuela Albanese Photography

Arriviamo ora al famoso Viale delle Camelie. Molte piante hanno raggiunto altezze considerevoli il che ha
È considerato il nucleo di camelie più ampio e più antico portato le fioriture in alto rispetto alla visuale dei visitatori.
d’Italia.
Per realizzarlo è stato necessario cambiare tutto il terreno Nel prossimo futuro sarà compito della manutenzione
di coltura, localmente troppo calcareo e non adatto a questo innescare un progetto di micro potatura capace di
tipo di piante acidofile. governare le chiome e abbassarle leggermente pur non
Da altri possedimenti in Piemonte e Lombardia fu fatta perdendo i portamenti arborei che oggi rendono il viale un
portare terra idonea alla vita delle camelie. luogo incantato.

Tutti gli individui sono numerati e censiti in un rilievo Peccato che il lockdown quest’anno abbia impedito a molti
preciso, anche se molti non più identificati. di godere di questo spettacolo!
Si tratta di cultivar di Camellia Japonica, ossia di piante Ma oltre alle Camellia Japonica incontriamo anche alcuni
realizzate dall’ingegno e dalla pazienza dell’uomo che ha esemplari di Camellia Sinensis, la varietà dalla quale nasce
lavorato per generare fiori sempre più complessi ed unici. il thè, inserite in vaso recentemente, allo scopo di potenziare
la presenza botanica di questo genere.
Nella parte più alta, quella dei grandi alberi si trovano le
camelie risalenti al 1856-1860.
A scendere troviamo piante più giovani, alcune inserite dalla
famiglia dopo la morte del Marchese Ignazio, altre piantate
dal Comune dopo il 1928, anno in cui la proprietà è stata
donata al Comune di Genova.
Queste piante si sono sviluppate e trasformate in alberi, ben
diversi dagli arbusti che conosciamo.
I tronchi invecchiando sono diventati simili a grandi sculture
fiabesche che palesano all’occhio degli esperti le antiche
ferite dovute all’innesto delle talee.

Alcune sembrano vecchie zampe di elefante dove le


deformità corrispondono al diverso modo di svilupparsi
della radice porta innesto rispetto alla talea innestata.
Dario Truffelli Photography

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Il marchese aveva infatti interpretato


questo atto dedicato alle rarità della
natura come luogo di introduzioni
particolari, intento che oggi la direzione
vuole riattivare.
In passato, alla fine del camelieto,
erano presenti i rododendri inseriti
presumibilmente dalla Marchesa Teresa.

Queste piante non si sono però


acclimatate alle condizioni calde
e secche di Pegli e quindi si sta
concependo il progetto di inserire in
questa zona, ormai nuda, una collezione
di Camellia Sasanqua, la camelia a
fioritura invernale che, nella logica
compositiva di Canzio e Pallavicini
aumenterà la spettacolarità intrinseca
della Natura.

Proseguendo sul sentiero in salita, al


centro di un tornante troviamo una aiuola
di Oxalis purpurea con la sua miriade di
piccoli fiori gialli, che risiede lì da almeno
2 anni e mezzo. Questa pianta, sempre
fiorita sia d’estate che d’inverno, ha un
colore spettacolare veramente unico ed
è una delle tante curiosità all’interno del
parco.

Camelie
Dario Truffelli Photography

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In qualità di progettista dei restauri la direttrice ha molto


combattuto le variazioni introdotte casualmente nel tempo
da giardinieri poco avvezzi al concetto di conservazione e
restauro.

Oggi come Curatore cerca di accondiscendere alle forme


naturalistiche del giardino all’inglese, di risolvere i problemi
delle sostituzioni e dei rimpiazzi, di immaginare le forme che
si genereranno nel tempo per evitare errori poi difficilmente
risolvibili.
E si fa aiutare dai disegni che sono stati realizzati ancor
prima dell’avvento della fotografia perché sono certamente la
radiografia più sincera e autorevole dello stato originario.

Di fronte ad un’opera che ha mantenuto nel tempo la sua


Manuela Albanese Photography struttura intatta il conservatore deve preservare ciò che stava
alla base del progetto iniziale, cercando di capire se ciò che
attualmente esiste nel parco è originale oppure no.
Continuando, questa Natura sempre più selvaggia e
straordinaria ci porta al Lago Vecchio, dove si ribaltano le La storia del parco è comunque segnata dalla fortuna di
situazioni. essere stato generato dal marchese e dalla sua anima
Nel Viale Classico la natura era considerata come una elevata.
sorta di oggetto da costruzione a servizio dell’uomo, Tutto ciò che è stato fatto in origine denota una grande
intesa alla stregua dei manufatti artistici. consapevolezza anche espressa dall’integerrima redazione di
Ma, man mano che ci si addentra in questa favola, la un archivio molto preciso e completo di documenti.
Natura prende il sopravvento e si arriva alle ultime scene Ciò è di enorme aiuto perché permette di trarre informazioni
del Primo Atto dove l’architettura svanisce e tutto è effetto precise sullo stato originale e sulla capacità di sviluppo delle
di naturalità. cose.
Sappiamo ad esempio che il marchese aveva fatto piantare
La cosa interessante è che in realtà questa prorompente centinaia di ginepri.
naturalità non è altro che il prodotto della fantasia e dalla Ebbene oggi non ne è restato neppure uno; questo ci indica
genialità di Michele Canzio che, insieme ai suoi 350 operai, che non bisogna piantare ginepri perché in questo luogo non
ha per anni trasformato la banale collina di Pegli in uno riescono a vivere!
straordinario teatro filosofico all’aria aperta.
Dal Lago Vecchio dove nuotano diverse carpe giungiamo alla
Durante il tragitto sul sentiero troviamo il tronco di una Sorgente, l’ultima scena del Primo Atto.
sughera monumentale stroncata da una tromba d’aria di Qui si realizza l’incontro con una naturalità totale che dal
recente. punto di vista esoterico, si configura come un vero e proprio
Date le dimensioni e l’età era chiaro che fosse un albero atto liturgico.
originale. A questo punto, ripulito il cuore dalle incrostazione lasciate
Il parco inevitabilmente invecchia ma il compito di un dalla civiltà umana, si è pronti ad entrare in un altro mondo
Curatore è proprio questo, quello di mantenerne nel tempo che, in questo caso, è il Secondo Atto.
le caratteristiche e assicurare l’avvicendamento. Il lavoro lo ha fatto la Natura.
Per questo è già stata piantata una giovane sughera alla
quale è demandato il compito di sostituire per i prossimi
cent’anni il suo predecessore.
La giovane sugherella è stata acquistata grazie al
contributo di due giovani genitori che l’hanno dedicata alla
loro figlioletta neonata.

In una area così vasta tutti i giorni muore qualcosa e


tutti i giorni qualcosa deve essere ripristinato, vale per gli
alberi, le piante da fiore, per gli arredi e le architetture che
inevitabilmente si rovinano e devono essere accudite e
restaurate.
In verità di un parco come questo si può soltanto
raccontare l’anno di inizio lavori ma non quello della fine.
La fine non c’è stata per i due ideatori che hanno
continuato a lavorarci per tutta la vita e la fine non ci sarà
neppure per coloro che ogni giorno combattono affinché
tutto conservi la sua forma pur nell’inevitabile nascita,
Monica Gotta Photography
crescita e morte.

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ATTO
RECUPERO
DELLA STORIA
La Cappelletta di Maria, La Capanna Svizzera,

Il Castello del Capitano e Il Mausoleo del Capitano


SECONDO
Il Secondo Atto è ambientato in un bosco fiabesco voluto dai suoi costruttori.

Entriamo ora nel Secondo Atto e incontriamo la Cappellina La collina di fronte in verità, pur non essendo mai stata parte
di Maria. del parco, era sempre proprietà del Pallavicini che non ebbe
Il Secondo Atto è quello dedicato al Medioevo. niente a ridire nel fatto che il suo architetto trasformasse la
Una volta che si è raggiunta la purezza del cuore l’uomo casa dei manenti in un castelletto riccamente decorato ma
viene chiamato a riflettere sulla sua vita sociale. intensamente bombardato.
Canzio ci trasporta in un fiabesco feudo medievale, inventa
la figura del Capitano e realizza sulla collina di fronte un Proseguendo passiamo sotto ad un antico tronco di erica
piccolo castelletto diruto con cascine e cinta muraria per che attraversa il sentiero.
raccontare una storia di guerre intestine tra il nostro feudo Questa pianta morì per la stessa tromba d’aria che ha
e il feudo limitrofo che assume subito il ruolo del feudo colpito la sughera.
nemico.
Il tronco è stato puntellato e messo in sicurezza ma
Il Secondo Atto narra la storia dell’umanità e della sua conservato come preziosa testimonianza del passato.
prassi a risolvere qualsiasi problema con la guerra, l’evento Ora è colonizzato dall’edera ed è come una scultura che
più brutale che abbia mai concepito. sarà conservata fin quando sarà possibile.
Infatti inizia con l’inno alla spiritualità identificata con
l’immagine della Madonna, e si conclude con la quarta
scena al Cimitero dove sono seppelliti tutti i protagonisti
della storia cruenta, travolti dalla lotta fratricida che
comporta la fine della vita nella materia.

Questo collegamento visivo tra il parco e l’esterno è una


delle intriganti strategie panoramico-teatrali di Canzio, un
fondale scenografico dove anche le nuvole sembrano essere
consce di essere parte integrante di un’opera d’arte.

Stefano Zec Photography Monica Gotta Photography

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Si giunge adesso alla seconda scena, quella che Mentre passeggiamo all’interno del parco possiamo
rappresenta il villaggio al piede del Castello. ricordare la storia della costruzione del parco raccontata
La composizione era sostenuta dalla presenza della nelle Affinità Elettive di Goethe, o ripercorrere il percorso
Capanna svizzera, costruzione in pali di castagno e tetto in iniziatico di Pamino nel Flauto Magico di Mozart e
paglia di segale, persa ormai da oltre settant’anni. magari domandarci se ci sentiamo Pamino o un semplice
Il cartello illustrativo sito in loco presenta il progetto Papageno.
originario di pugno di Canzio e il rendering della sua
ricostruzione. Giungiamo quindi al Castello del Capitano, in apice alla
collina, ossia sul punto più alto del parco.
Proprio in questi giorni è stata completata la ricostruzione Dall’ingresso nel parco non abbiamo fatto altro che salire,
della Capanna a due tetti del Parco dei Divertimenti che apre da adesso in poi potremo solo scendere!
una possibile strada anche a questa ricostruzione.
Il progetto è pronto; mancano solo i contributi economici In sostanza il Castello divide la storia in due parti e varrebbe
necessari. da solo una visita approfondita essendo un oggetto
Da questo luogo che narra della posizione sociale estremamente complicato sia dal punto di vista esoterico
del popolo medievale, Canzio ha saputo metterci in che scenografico ed artistico.
collegamento visivo con il simbolo di Genova, la Lanterna
che sembra assicurare che il villaggio di cui parliamo è la Scenograficamente è l’ambientazione della storia medievale
grande e superba Repubblica genovese. del Capitano e della sua corte troppo dedita alla guerra.
Esotericamente rappresenta il punto apice dell’elevazione
Come succedeva spesso in questi momenti storici dove umana.
il mondo era diviso in modo netto tra poveri ed abbienti, a
volte emergevano personaggi illuminati capaci di aiutare La sua forma allude ai tre stati possibili, quello della
tutti ad “elevare lo spirito a Dio”. materialità (il bastione), quello dell’anima (il torrione) e
quello dello spirito (il terrazzo apicale).
Il Marchese si interessava di filosofia, probabilmente fu
un massone, un uomo di cultura che insieme a Canzio
conosceva bene l’arte alchemica, quella esoterica, l’arte dei
giardini e la cultura del momento.

Castello del Capitano


Dario Truffelli Photography

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Manuela Albanese Photography Dario Truffelli Photography

Il percorso originale permetteva di giungere in cima al Anche questo è un simbolo esoterico perché la notte è
torrione dove si arriva veramente a concepire la possibilità l’unico luogo dove “l’infinito nasconde il possibile” mentre il
del rapporto totale con Dio. giorno è il luogo e il tempo di tutto ciò che è completamente
Dalla cima del torrione non c’è nulla che possa interrompere manifesto.
la spazialità della vista: ci si trova ad ammirare tutto l’arco
degli Appennini e tutta la linea dell’orizzonte del mare, in Scendendo per la stessa scala a spirale che ci ha portato su
una scena a dir poco commovente. con i suoi 33 gradini, usciamo dal Castello dalla porta nord
e ci avviamo al Cimitero abbandonato anche chiamato nel
Nel torrione l’anima viene raccontata con i colori sgargianti tempo il Cimitero degli Eroi campeggiato dal Mausoleo del
delle vetrate che si illuminano al passare del sole. Capitano.
I colori delle vetrate sono organizzati in maniera tale per cui Qui tutto parla delle conseguenze estreme a seguito di una
l’ingresso del sole trasforma la sala circolare in una sorta di vita spesa in guerre fratricide.
meridiana.
Da qui si inizia la discesa verso gli inferi dove la nostra
Essendo il Castello costruito esattamente sulla croce degli anima dovrà ricevere una definitiva purificazione per
assi Nord-Sud ed Est-Ovest nonché attorno ad un Asse meritare la pace del Paradiso.
del Mondo, succede che i vetri delle finestre si illuminano e
proiettano il loro colore al centro della sala.
Solo la notte non è mai illuminata.

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Ponte Cinese
Stefano Zec Photography

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LA CATARSI
Le Grotte/Inferno Dantesco, Il Lago Grande,

I Giardini di Flora e La Rimembranza.


ATTO
TERZO
Il Terzo Atto pare essere un luogo paradisiaco, circondato da maestosi alberi che vivono sulla riva del Lago Grande.
Durante il percorso troveremo anche scorci visivi che si proiettano sul panorama esterno capaci di dilatare verso l’infinito i
confini del parco.

Mentre scendiamo incontriamo il Parco dei Divertimenti Al posto dei due cavallini originari, tanto naturalistici
spostato nel 1886 dalla marchesa Teresa Pallavicini. da sembrare veri, sono stati inserite due sagome piane.
Purtroppo i due cavallini estremamente degradati, sono
Prima del restauro del 2010 non si poteva entrare in depositati, insieme a molte altre opere appartenenti al
quest’area e le giostre, ridotte a ferro arrugginito, erano parco, in un magazzino comunale perché in villa non ci
fagocitate dalle acacie e dai rovi. sono spazi adeguati e disponibili per l’esposizione di queste
Dopo un primo lavoro di recupero dell’area, questa opere.
imponente scena è stata appena restaurata anche grazie al Arriviamo al Lago Grande , seconda scena del terzo atto,
contributo ottenuto dal bando I Luoghi della Cultura della dove la direttrice ci saluta e ci lascia soli ad ammirare
Compagnia di San Paolo di Torino. questo luogo magico.
È stata ripristinata la cavallerizza ellittica, sono stati Ci indica come girare intorno al lago per godere delle
ripiantati gli alberi di oleandro, ricreata la siepe fiorita e migliori visuali fotografiche.
fortemente profumata grazie a elicrisi, santoline, lavande Il luogo è quanto di più incantevole si possa immaginare. Un
e rosmarini, restaurate con un intervento filologico le due lago sinuoso scavalcato da un prezioso Ponte Cinese con
preziose giostre, ormai giunte ad un degrado totale. tanto di Pagoda sul quale si affacciano il Ponte Romano, il
Chiosco Turco e l’Obelisco Egizio a testimoniare la presenza
Grazie ai documenti fotografici ed iconografici e ad un di tutte le etnie della terra.
disegno progettuale di Michele Canzio è stato possibile
ricostruire la Capanna a due tetti, con l’intervento di un Al centro sembra planare sull’acqua il Tempio di Diana,
abilissimo falegname del Sassello che oltre al lavoro di candido di marmi bianchi, in perfetto stile ionico monoptero,
falegnameria ha addirittura seminato e poi raccolto la rappresenta la divinità alla quale si è giunti dopo il percorso
segale necessaria alla realizzazione del tetto. di elevazione nel parco.

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Tempio di Diana
Monica Gotta Photography

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Iniziamo a dirigerci verso i Giardini di Flora, terza scena


del Terzo Atto, che rappresenta il Paradiso Terrestre.
Ammiriamo la statua, la Silfide Alata, al centro del giardino
personale della dea, il Viridario, mentre entriamo nel tempio
dedicato a Flora e ci godiamo gli interni dai colori caldi e
accesi dal sole intenso del pomeriggio.
La volta è adornata da un affresco che rappresenta l’amore
tra Flora e Zeffiro.

Passando attraverso il tempio ottagonale di architettura


neoclassica e arrivando sul prato antistante si ha una vista
globale che abbraccia il tempio con il suo colore rosato, il
verde intenso del prato contro un brillante cielo azzurro.
Qui troviamo anche le due giardiniere che rappresentano la
primavera e l’estate.

In stato di ammirazione giriamo intorno al Lago Grande


incontrando La Rimembranza, scena con la quale si
conclude il Terzo Atto.
Qui il visitatore viene di nuovo messo a confronto con la
morte, ma stavolta con un trapasso sereno che ”lascia
dietro di sé insegnamenti positivi e il conforto dell’arte”.

Visitiamo poi il Chiosco delle Rose come indicatoci.


La villa è stata classificata anche come “Luogo del Cuore”
del FAI (Fondo Ambiente Italiano) che ha erogato un
finanziamento utilizzato successivamente per restaurare
il Chiosco delle Rose al quale mancava tutta la boiserie in
legno ed altro.

Manuela Albanese Photography

Stefano Zec Photography

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62 R E P O RTA G E | VILLA DURAZZO PALLAVICINI

Chiosco delle Rose


Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | VILLADURAZZO PALLAVICINI 63

VILLA DURAZZO PALLAVICINI


COME ARRIVARE
Villa Durazzo Pallavicini si trova nella zona di Ponente della Arrivando in treno l’ingresso del parco è di fianco alla
città, precisamente in Via Ignazio Pallavicini, 13 – 16155 stazione di Genova Pegli, facilmente raggiungibile con i treni
Genova Pegli. regionali.

Chi proviene da levante in autostrada può uscire a Genova Per conoscere gli orari di apertura di Villa Durazzo
ovest, prendere la SS1 Aurelia oppure la superstrada in Pallavicini vi invitiamo a visitare il sito ufficiale
direzione Savona. [Link] dove troverete tutti gli
Per chi invece proviene da Ponente può uscire a Genova aggiornamenti e le notizie in tempo reale.
Pegli e seguire le indicazioni per l’indirizzo della villa stessa.
Potete anche usufruire del servizio di treni regionali sulla
tratta Genova Brignole / Porta Principe - Voltri con fermata
a Pegli, così come il servizio Navebus nella tratta Genova
Porto Antico - Pegli.

Dario Truffelli Photography

RINGRAZIAMENTI
Ringraziamo l’Arch. Silvana Ghigino, Direttrice di Villa Durazzo Pallavicini per averci accolto, ma soprattutto per aver
condiviso con noi la sua grande passione per questo luogo incantato.
Ringraziamo anche i dipendenti, l’Associazione e la Cooperativa che si occupano di conservare questo luogo nel cuore di
Genova con tanta dedizione.

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64 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

LA MADDALENA

A CURA DI MANUELA ALBANESE

Nel corso degli anni ho trascorso lunghissimi


periodi nell’arcipelago di La Maddalena. Essendo figlia di uno
dei padri fondatori della subacquea italiana ho avuto la fortuna di fare immersioni
prima ancora di imparare ad andare in bicicletta.
Negli anni mi sono nutrita dei colori, dei profumi e dei sapori di questa terra, a volte in maniera così profonda al punto di
provare quasi dolore al momento della separazione per tornare alla routine quotidiana.

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R E P O RTA G E | LA MADDALENA 65

CALA ANDREANI
Manuela Albanese Photography

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66 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

L’Arcipelago di La Maddalena è la mia “isola che non c’è”, il luogo dove lo stress
e le ansie della vita frenetica si azzerano, il luogo dove i giorni si susseguono
scanditi solo dal ritmo del vento e delle onde.
Qui l’orologio non ha senso di esistere: l’esploratore, perché questo deve fare il
fortunato turista, è animato solo dal gusto della scoperta.

Raggiungere La Maddalena
Quando si sbarca sull’isola, i nostri 5 sensi sono tempestati I trasporti erano complicati ed i collegamenti tra Palau
da sensazioni diverse, gli input sono tantissimi: e Cala Gavetta - punto di approdo sull’isola principale
il profumo della salsedine mescolato ai profumi della dell’arcipelago, La Maddalena - erano assicurati da due
macchia mediterranea qui composta prettamente da piccolissimi traghetti, il Jolly Ferri (un traghetto danese
tamerici, lentischio e mirto, il vento caldo che ti avvolge, degli anni ’30) ed il Centoscudi.
i colori saturi del mare ed il luccichio del granito al sole,
rappresentano una tempesta sensoriale. Oggi abbiamo mezzi più moderni, ma ci vuole comunque
una ferma convinzione per affrontare tutte le tappe
L’unico modo per raggiungere l’arcipelago è prendere il necessarie per raggiungere quest’arcipelago.
traghetto da Palau.
La Sardegna si può raggiungere da diversi luoghi della
nostra penisola. Da Genova, Livorno, Civitavecchia e
Napoli partono i traghetti che raggiungono la Sardegna. Se
preferite l’aereo potrete atterrare ad Olbia e poi recarvi a
Palau.
Credo sia impossibile descrivere solo con le parole il
senso di conquista e la magia che si provava un tempo nel
raggiungere l’arcipelago di La Maddalena.

Manuela Albanese Photography

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R E P O RRTEAPGOER T| A G
ILEVILLAGGIO
| LA MADDALENA
LEUMANN 67

Le corse si interrompevano la notte


e le code per salire a bordo erano
chilometriche.
Ricordo ancora con una vena di
malinconia, gli sbarchi ad Olbia per
chi come noi proveniva da Genova e
la corsa sulla statale 125 per arrivare
all’imbarco di Palau tra i primi in
modo da poter giungere almeno in
mattinata a La Maddalena.

Manuela Albanese Photography

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68 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

Manuela Albanese Photography

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R E P O RTA G E | LA MADDALENA 69

L'Arcipelago

L’arcipelago di La Maddalena si compone di circa 60 isolotti, alcuni poco più grandi di uno scoglio,
altri di dimensioni importanti come le isole maggiori: La Maddalena, Caprera, Santo Stefano,
Spargi, Budelli, Razzoli e Santa Maria.
In estate i colori del mare che corrono dal blu intenso al verde smeraldo contrastano con i colori
della terra bruciata dal sole che a tratti, soprattutto nella parte nord di Caprera nella zona
di Punta Rossa, tende alle sfumature dell’arancione.

Non è da tutti soggiornare qui.


Le comodità sono poche ed i venti ci accompagnano quasi sempre.
Ma uno dei segreti per scoprire la storia dell’isola è sfruttare le giornate di “ponente teso”, il vento predominante che dona
un’ulteriore bellezza a questi luoghi ancora selvaggi.
Sia l’isola maggiore, La Maddalena, sia Caprera, unite da un pittoresco ponte recentemente ricostruito, sono ricche di
fortificazioni militari.
Un tempo il ponte era una classica costruzione del genio militare costruito con assi di legno che cigolavano al passaggio
delle auto.
Già in epoca napoleonica l’arcipelago si era rivelato un punto strategico, ma fu con la Prima Guerra Mondiale che si
edificarono una serie di forti e batterie visitabili ancora oggi.
A Caprera merita una visita il piccolo borgo di Stagnali che ospita anche il museo geo-mineralogico naturalistico. (CEA)

PONTE CAPRERA
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70 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

Ospitato in una ex zona militare, la struttura realizzata dal Ministero della Guerra agli inizi
del ‘900 fa parte dell’ex compendio militare di Stagnali.
Destinata a baraccamento truppa, ogni capannone poteva ospitare 100 uomini.
Durante le due Grandi Guerre hanno soggiornato all’interno di questi locali: il 3°
Reggimento Bersaglieri, il 45° Reggimento Fanteria Regio e il 59° Reggimento Fanteria
Calabria.

Il museo geo-mineralogico naturalistico, che ha anche la funzione di laboratorio di


ricerca, è costituito da due grandi sale nelle quali sono presenti vetrine e numerosi
espositori dove sono conservati campioni di rocce dell’arcipelago e della Sardegna
in genere, sabbie di spiaggia, minerali, fossili, meteoriti, ambiente e storia di cava,
conchiglie e crostacei del Mediterraneo.

Sono presenti inoltre le sabbie delle spiagge di tutte le cale dell’arcipelago.


Alcune vetrine contengono fossili provenienti da donazioni. Uno spazio è stato dedicato all’attività estrattiva del granito di
Cala Francese con l’esposizione di attrezzi da lavoro, documenti e fotografie d’epoca.
Una sala invece conserva l’evoluzione antropologica del popolo di Maddalena con reperti legati alla storia dei palombari
della marina, all’arsenale ed ai pescatori.

CEA
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R E P O RTA G E | LA MADDALENA 71

Ricordo ancora come un miraggio la batteria senso opposto.


antisommergibili di Candeo che si trova sulla costa nord-est Non è semplice dato che da un lato ci sono piccoli
di Caprera, faticosissima da raggiungere, ma alla fine si è strapiombi sul mare e dall’altro pareti di granito, ma una
ripagati sia dal panorama sia dalla costruzione. volta superata la parte più tortuosa ci troviamo di fronte allo
splendido panorama dei due mari.
Si tratta di una vera e propria fortificazione completamente
scavata nel granito e non visibile dal mare. Da qui in poi il cuore si allarga e gli occhi non sanno più
Un altro luogo che considero magico è la fortificazione di dove posarsi rapiti dalla bellezza delle baie e dai colori del
Punta Rossa, sempre a Caprera. mare che varia dal verde smeraldo al blu cobalto passando
per il verde rossastro delle praterie di posidonia.
Per arrivare alla Batteria Militare ed alla Stazione Torpedini
di Punta Rossa, erette tra le due Grandi Guerre, si deve Una volta attraversato un vecchio cancello arrugginito, il
attraversare la bellissima pineta che copre gran parte terreno si fa più rosso e dopo un tornante si apre davanti a
dell’isola. noi Cala Andreani sulla cui sinistra si inerpica il sentiero che
Qui il profumo è inebriante ed in estate è una bella e fresca porta alla Spiaggia del Relitto, mentre di fronte si scorgono
alternativa alle giornate assolate in spiaggia. le prime costruzioni di Punta Rossa.
Quando la strada asfaltata termina si continua sullo sterrato
cercando di barcamenarsi tra i frequenti restringimenti e
le necessarie manovre nel caso si incroci un’altra auto in

Manuela
Cosimo Albanese
Nardone Photography
Photography

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72 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

Andando in direzione Corsica incontriamo l’isola di Budelli Le 3 isole che compongono le piscine sono molto diverse
dove si può ammirare la famosissima spiaggia rosa, situata tra loro, la sola abitata stabilmente è l’isola di Santa Maria
a Cala di Roto. con il suo bellissimo approdo naturale.
Sfido chiunque a dire che non ne ha mai sentito parlare! Qui la spiaggia, lunga circa 200 metri, è bianchissima e
E’ stato il regista Antonioni a farla conoscere al grande composta da granelli fini quasi quanto la farina. Ogni giorno
pubblico e a renderla famosa quando girò qui alcune scene in estate migliaia di persone si riversano qui portate dai
del suo film Deserto Rosso. barconi.
L’isola di Santa Maria è separata da Razzoli da uno stretto
La colorazione rosa della spiaggia è dovuta alla presenza e basso passaggio: il Passo degli Asinelli che la divide da
di gusci calcarei di un foraminifero il cui habitat viene questa ed è profondo circa 50 cm.
individuato presso i rizomi di Posidonia Oceanica. Purtroppo La seconda curiosità dell’isola di Razzoli è la presenza di
nel corso degli anni l’usanza di portar via “un souvenir di un faro che si erge a picco sul mare ed è uno degli ultimi in
sabbia” ha portato l’Ente Parco a chiudere completamente Italia ad essere stato abitato e custodito.
l’accesso alla spiaggia.
Razzoli è un’isola molto rocciosa.
Dal 1994 ne è vietato l’accesso e solo i custodi dell’isola Al suo interno, tra rocce granitiche e macchia mediterranea,
sono autorizzati a transitare. crescono elicriso e ginepri mentre antiche mulattiere
Le tre isole di Budelli, Santa Maria e Razzoli creano insieme permettono di addentrarsi sino al cuore dell’isola abitata
una sorta di piscina naturale nota come “Porto della soprattutto da uccelli marini.
Madonna” perché il colore delle sue acque e l’incredibile I sentieri portano al faro, costruito nel 1974 accanto al
trasparenza ricorda il velo che le cingeva il capo. vecchio edificio risalente al 1843.
In realtà si dice che il nome sia dovuto al cognome di un
pescatore d’aragoste maddalenino che frequentava spesso La sua portata luminosa era molto potente: prima dell'arrivo
queste acque. della corrente elettrica, la grande lampada di acetilene
richiedeva per l'accensione il lavoro di così tante persone
I fondali sono bassissimi e solo naviganti esperti possono che nell'edificio abitavano sei famiglie.
avventurarsi in questa zona dato che la trasparenza Gettando lo sguardo all’orizzonte, notiamo che qui le
dell’acqua è tale da falsare la percezione della profondità tonalità del mare variano tra azzurro e blu intenso, con
sotto l’imbarcazione. fondali ricchissimi di fauna e flora marine, perfetti per gli
Qui in molti hanno lasciato chiglie ed eliche. amanti dello snorkeling.

FARO BARETTINELLI
Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | LA MADDALENA 73

Un’estate di tanti anni fa - ero ancora al liceo - mi misi in testa di fare il periplo di tutte
le isole maggiori.
Con la mia famiglia, ogni mattina dopo la consueta immersione, ci recavamo in
qualche insenatura poco affollata, si gettava l’ancora, se necessario si assicurava
anche la poppa con un rampino a terra e poi mio papà ed io con pinne, maschera,
boccaglio e retino ci lasciavamo cullare dalla corrente e per qualche ora sparivamo
facendo il periplo dell’isoletta di turno.
Mia mamma, da buon capitano di lungo corso, si godeva la pace ed il silenzio cullata
dallo sciabordio delle onde con la sua immancabile settimana enigmistica.

Il fondale che mi ha lasciata decisamente a bocca aperta Bocche di Bonifacio, pericolose per la loro scarsa ampiezza
fu quello dello specchio d’acqua tra le isole di Barrettini, e per la presenza di isole e scogli.
Barretinelli, Corcelli, Piana e Barrettinelli di Fuori sormontato La torretta del Semaforo, dalla quale si scorgono tutti i
da uno splendido faro. passaggi fra le isole dell’arcipelago, dalla costa gallurese
alla Corsica, è stata costruita alla fine dell’Ottocento su un
Si tratta di un gruppo di piccole terre emerse circondate da vecchio forte ottagonale il cui perimetro risale ancora alla
acque cristalline e fondali rocciosi. costruzione originale.
Qui in un assolato pomeriggio agostano ebbi la fortuna di
nuotare in mezzo alle razze. Il forte, voluto dall’ammiraglio G. A. Des Geneys nel 1808 e
Barrettinelli di Fuori è un isolotto incantevole tutto roccioso chiamato San Vittorio in onore del Re di Sardegna Vittorio
e accessibile dal lato sud dove un minuscolo approdo Emanuele I, era munito di cannoni su tutti i lati perché
consente di salire sulla scogliera. doveva difendere l’isola e i suoi abitanti dall'invasione della
Francia napoleonica.
Un altro faro, non privo di fascino, è noto come il Semaforo Ebbe anche il ruolo di base per la comunicazione con i
di Guardia Vecchia. velieri che entravano nella rada interna, attraverso un
Si trova su una delle isole maggiori, a La Maddalena per la grande “albero dei segnali”.
precisione. Negli anni ha acquisito anche la funzione di stazione
Oggi accoglie un moderno strumento di gestione del traffico meteorologica.
marittimo che guida e controlla le navi in transito nelle

GUARDIA VECCHIA
Manuela Albanese Photography

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74 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

CALA FRANCESE
Manuela Albanese Photography

Restando a La Maddalena segnalo un luogo rimasto nel Non da meno sono le spiagge di La Maddalena, si passa
cuore:
ManuelaèAlbanese
la zona di Cala Francese.
Photography dai granelli di granito rosa di Monte di Rena, alle sabbie
Qui gli scogli degradano delicatamente in mare quasi ad bianchissime della Trinita (senza accento attenzione!!!),
invitarti a fare un tuffo, la cava è ricca di storia ed ancora ai panorami dello Strangolato, al fiordo di Spalmatore per
si possono ammirare i resti di quello che fu un glorioso arrivare alle scogliere di Tegge dove si può ammirare un
passato. tramonto spettacolare con il sole che lentamente scende tra
Sul pontile, dove attraccavano piccole navi troviamo gru, Spargi e Punta Sardegna.
carrelli e binari ormai corrosi dal passare del tempo.
Il granito maddalenino è di una qualità sopraffina ed è stato
utilizzato in moltissime opere importanti addirittura anche
oltre oceano.
Tra le opere di granito maddalenino troviamo niente meno
che il basamento su cui poggia la Statua della Libertà a New
York!

Proprio di fronte a Cala Francese c’è l’isola di Spargi.


In un certo qual modo posso dire di essere cresciuta sulle
sue spiagge, a Cala Granara in particolare.
Qui passavamo intere giornate di relax dopo le immersioni e
le battute di pesca.
Le acque di Spargi sono le più belle dell’arcipelago, la
loro trasparenza ed il colore azzurro che si contrasta
alla macchia mediterranea che arriva quasi in spiaggia
e la sabbia bianca cintata dal granito rosa rende unico il
panorama.
Qui anche gli animi più tormentati trovano la serenità cullati CALA GRANARA
dalle onde. Manuela Albanese Photography
Questi panorami non hanno nulla da invidiare agli
arcipelaghi polinesiani.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | LA MADDALENA 75

Se si ha la fortuna di poter soggiornare a lungo


nell’arcipelago di La Maddalena, l’ideale è poter affittare per
più giorni un gommone per poter esplorare in autonomia le
piccole insenature deserte.

Basta allontanarsi di poco dai percorsi turistici per scoprire


fino in fondo questi luoghi meravigliosi.
Dietro ad ogni insenatura si può celare un piccolo tesoro,
magari piccole spiagge fatte di sabbia o graniglia, ciottoli o
ancora ripide scogliere, per non parlare delle bellezze che si
trovano sott’acqua.

Non dimenticate di godervi anche la cucina sarda fatta di


culurgiones, malloreddus, seadas ed ovviamente pescato
sempre freschissimo e porceddu, arricchita anch’essa dal
fondersi di tutti i profumi di questa terra selvaggia, che
aleggiano e si mischiano per dare vita a quest’esperienza
che, secondo me, andrebbe vissuta assaporando un attimo
dopo l’altro.

Manuela Albanese

CALA INFERNO
Manuela Albanese Photography

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76 R E P O RTA G E | LA MADDALENA

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | LA MADDALENA 77

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


78 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

I MISTERI DI ROSAZZA
UN LUOGO IN CUI SI VIENE PROIETTATI IN UN'ATMOSFERA
SURREALE, CARICA DI SIMBOLOGIE MASSONICHE ED ESOTERICHE.

La Band of Giroinfoto, questa volta, si è È così, che guidati da Giovanni Gallazzi,


lasciata attrarre dalle enigmatiche storie esponente della Proloco, percorriamo
che si raccontano del Borgo di Rosazza, una l'itinerario del borgo per riportare alla luce
suggestiva località del Biellese che si fonde l’incredibile storia di questo luogo definito
tra paesaggi rurali e storie massoniche ed da molto tempo "Il Borgo più misterioso
esoteriche. d'Italia".

Andrea Barsotti
Andrea Zanatta
Barbara Lamboley
Chiara Borio
Cinzia Carchedi
Elisabetta Cabiddu
Giancarlo Nitti
Giuliano Guerrisi
Giulio Pascali
Mariangela Boni
Andrea Barsotti Photography Samuele Silva

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 79

ROSAZZA, E FEDERICO ROSAZZA


Rosazza è un piccolo borgo di circa 90 abitanti della Nel corso dei suoi studi strinse amicizia con vari patrioti
provincia di Biella in Piemonte. liguri, tra i quali Giuseppe Mazzini, ed aderì alla Giovine
Si trova in Valle Cervo a 880m di altitudine. Italia.
Il ricordo della moglie e della sua unica figlia, entrambe
Giovanni, ci conduce catapultandoci in una strana morte prematuramente, lo spinsero ad agire a favore della
dimensione; l’atmosfera che si respira è molto intrigante, propria terra d'origine e della popolazione locale.
complice di un clima particolarmente tetro come fosse la Nell'ultimo trentennio dell'Ottocento realizzò a proprie
scenografia giusta per entrare nelle vicissitudini storiche spese numerose opere pubbliche per migliorare la vita dei
del paese. propri concittadini ed abbellire Rosazza e la Valle Cervo.

Non si può parlare del Borgo di Rosazza senza parlare del Utilizzò per queste opere maestranze e materiali locali,
suo protagonista assoluto, ovvero Federico Rosazza. contribuendo così allo sviluppo economico di questa area
montana.
Federico Rosazza Pistolet è stato un filantropo e politico La sua fede mazziniana e i suoi legami con la massoneria
italiano, famoso per avere realizzato numerose opere a gli alienarono le simpatie di parte degli ambienti
favore della popolazione della Valle Cervo. ecclesiastici, nonostante il fatto che tra le opere da lui
Figlio di Anna Maria Mosca Belrosa e di Vitale Rosazza, finanziate fossero compresi anche alcuni edifici religiosi
notaio e impresario edile, nacque il 4 marzo 1813 a (primo fra tutti la chiesa di Rosazza).
Rosazza.
Iniziò gli studi nella sua località natale, in Valle Cervo e poi L'appartenenza alla massoneria oltre agli interessi
nel seminario di Biella, all'alchimia e in generale
orientandosi alla carriera il mondo esoterico, fino
ecclesiastica. ai templari, lo portarono a
riempire di simboli legati a
A quindici anni abbandonò quel mondo tutte le opere da
il seminario e chiese alla lui realizzate chiese e cimiteri
propria famiglia di essere compresi.
impiegato in un cantiere
di Genova, città nel cui Così in Valle Cervo, e
ampliamento ottocentesco soprattutto nel paese di
l'impresa familiare ebbe Rosazza, galleria compresa,
un ruolo notevole. possiamo ritrovare decine di
Frequentò il collegio simboli massonici.
presso i padri Somaschi Il 21 novembre 1892 fu
ed entrò poi all'università nominato Senatore del
laureandosi in Regno; morì a Rosazza il 25
giurisprudenza nel 1835. settembre 1899.

Giuliano Guerrisi Photography

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80 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

ROSAZZA, IL BORGO PIÙ MISTERIOSO D'ITALIA


Giovanni, introducendo la biografia di Federico quello di Vitale Rosazza, padre di Federico e posti sui
Rosazza e delle sue opere riguardanti il suo paese capitelli delle colonne le statue di marmo di Federico
natale, una volta solamente frazione del comune di Rosazza e il suo amico e collaboratore Giuseppe
Piedicavallo, inizia a guidarci nel percorso esoterico Maffei, insieme a Battista Rosazza Bertina e la “donna
del luogo, percorrendo un viottolo che si inserisce portatrice”, una donna che trasporta sulle spalle la
nell'architettura del borgo. pietra della fondazione della chiesa.

Un viale con una leggera pendenza, chiamata "La Via Davanti alla casa parrocchiale, ai lati della porta, sono
Pulchra", che porta ad una imponente porta adornata stati rappresentati Bernardo Zanetto (impresario) e
con una stella a cinque punte e una svastica, o meglio Antonio Gilardi Magnan (assistente ai lavori).
per quest'ultima, una croce gammata che nella
massoneria rappresenta il movimento cosmico delle
stelle intorno all'uomo.

Vedremo la stella a cinque punte riproposta svariate


volte durante il percorso, proprio perchè questa
simbologia è importante nell'esoterismo, definendola
come simbolo di slancio verso Dio.

In realtà, arrivare a queste porte che accedono al


portico della chiesa, fà parte di un cammino iniziatico,
espresso con svariate scritte e simbologia esoterica,
appunto, come la stella, l'elevazione dei gradini e
alcune scritte in latino.
Attraversato il portale, ci si addentra nel porticato che
espone immediatamente alcuni busti memoriali, come Giancarlo Nitti Photography

Mariangela Boni Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 81

Cinzia Carchedi Photography

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82 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

Chiara Borio Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 83

Prima di entrare nel cuore dell'opera del Rosazza, la Infatti, il significato del numero dodici indica la
guida ci fa notare diversi dettagli della simbologia conclusione di un ciclo compiuto, la creazione, i mesi
esoterica, presente sul sagrato della chiesa dell’anno, gli apostoli, ecc.
parrocchiale.
Notiamo subito che la pavimentazione, eseguita con
Se dovessimo individuare l'area più importante dal ciotoli bianchi e neri, rappresenta un roveto privo di
punto di vista simbolico a Rosazza, questo sarebbe fiori mentre in una formella successiva, il medesimo
costituito dalla chiesa e dagli spazi che la circondano. roveto, questa volta fiorito.
I due riquadri sono divisi da una scala a pioli a cinque
Sul sagrato, in particolare, si trovano dodici cippi gradini, realizzata sempre sul ciotolato.
dendriformi, ovvero dalla forma di albero.
Queste lavorazioni in pietra, rappresentano La scala è un simbolo massonico che indica
simbolicamente una foresta, la “selva oscura” in cui il evoluzione e trasformazione, in questo caso,
profano vive prima di essere iniziato e poter accedere il passaggio dai rovi alle fronde fiorite indica
al “sacro”, simboleggiato in questo caso dalla chiesa. un’evoluzione individuale, il passaggio “oltre” o, forse,
la possibilità di una vita oltre la morte.
Sappiamo che il numero dodici ha un significato
simbolico esoterico che rappresenta la
ricomposizione della totalità originaria, in altre parole
indica la discesa in terra di un modello cosmico di
armonia.
Giancarlo Nitti Photography

Remo Turello Photography

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84 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

Samuele Silva Photography

Durante la permanenza sul sagrato della chiesa


parrocchiale, esplode un po' quella che si può
definire "caccia al simbolo", in quanto ci si rende
conto che l'area ne è tempestata.

Vagando in lungo e in largo, i simboli in cui ci si


imbatte più di frequente sono senza dubbio le
stelle e le rose.
Lo stemma della casata dei Rosazza era
composto da una rosa con tre stelle, e ciò
spiega, in parte, il motivo di queste frequenti
decorazioni.

Avvicinandoci all'ingresso principale della


chiesa, Giovanni ci fa notare che anche
l'imponente portone in legno incorniciato dal
marmo rosa ne è pieno.

Andrea Zanatta Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 85

Giuliano Guerrisi Photography

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86 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

LA CHIESA PARROCCHIALE DI ROSAZZA


La principale opera di federico Rosazza è stata Iniziata La chiesa presenta alcuni aspetti ironici, ma non
a partire dall’anno 1876 e terminata quattro anni dopo privi di significato come per esempio, nell’epigrafe
sorgendo dove un tempo vi era il cimitero, spostato all’ingresso della realizzazione della chiesa edificata
in posizione più esterna su decisione di Federico “redempta Italia”, ovvero per l’Italia redenta: il
Rosazza e Giuseppe Maffei. riferimento è chiaramente, al 20 settembre e alla
breccia di Porta Pia, un evento storico che molto
I lavori portarono non pochi disappunti da parte della di rado viene celebrato dall’architettura cristiana,
curia, anche se, a compimento dell'opera, furono molti nominando la struttura ecclesiastica non “ecclesiam”,
i complimenti nei confronti della magnificenza del come di norma, ma “templum”, un termine che, ancora
"nuovo Duomo". una volta, ci rimanda inequivocabilmente alla sfera
massonica.
Varcata la soglia, lo sguardo viene attirato
immediatamente in alto, verso un immenso cielo Sorpassando l'altare, nel retro della chiesa, si nota
stellato, un autentico planetario dipinto con tanto di una porta sulla navata di destra, un elemento non
Orsa maggiore e minore, via Lattea e Croce del Sud in consueto, forse utilizzato dai fedeli per uscire nel
un effetto quasi magico. corso della predica o di entrare ad altre persone
La sensazione è di essere in un tempio a cielo aperto. durante la funzione.
Come se non bastasse, dietro all'altare viene realizzato
Oltre all'elemento più notevole della struttura che è un sali-scendi a gradini, forse usato per spiare dall'alto
senza dubbio il magnifico cielo stellato, dipinto da o forse come luogo cerimoniale massonico per
Giuseppe Maffei, all'interno della chiesa, le rose e l'iniziazione.
le stelle a cinque punte appaiono ovunque, tutta la
simbologia massonica si concentra con i suoi forti
legami con la religione.

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 87

Barbara Lamboley Photography

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88 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 89

Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


90 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

IL PARCO COMUNALE DI ROSAZZA


Usciti dalla chiesa, Giovanni ci conduce verso il parco
comunale, poco distante dalla piazza del sagrato.
Non si fà a meno di notare che nell'area verde,
accanto a un bar e giochi all'aperto, sorgono colonne
in veste di rovine e uno dei due orsi in pietra, reduci
da una rovinosa piena del torrente Pragnetta che nel
maggio del 1916 inondò i locali del Castello.

Al centro del parco, emerge una fontana a cascata,


chiamata Fontana della Valligiana con alla base un
lastrone di pietra su cui è scolpita una scritta
enigmatica a lettere runiche che sarebbe stata
incisa dal Maffei a copia di un’antichissima tavola
autentica ritrovata lungo il corso del Rio Cervetto e
mai decifrata.

La scultura dell’orso è rivolta ai graffiti enigmatici,


osservandoli, come se custodisse la soluzione.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


RER
PEO PR O
TARG
TAE G E| VIAGGIO
| I MISTERI
IN TERRA
DI ROSAZZA
SANTA 91

Giancarlo Nitti Photography

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92 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

LE FONTANE PARLANTI
Ci allontaniamo dal parco e percorriamo il paese,
che è evidentemente disseminato di fontane, che
testimoniano un grande lavoro dell'amministrazione
comunale del tempo con l'aiuto di Federico Rosazza
che fece realizzare un’impresa idraulica di grande
utilità pubblica distribuendo l’acqua in tutto il paese
attraverso una rete di tubazioni in ghisa.

I cittadini chiamarono tali fontane “parlanti”, poiché


le più importanti riportavano un cartiglio su cui sono
scritte frasi di storia o di morale.
Inutile dire che tali installazioni idriche, nella loro
architettura riportano gli stessi simboli, la rosa e la
stella a cinque punte.

Entrando nel paese, ad esempio, ci s’imbatte nella


fontana detta delle Balmacce, dedicata a San Giovanni
Battista e alla Madonna Nera di Oropa.
È risaputo che i due San Giovanni (Evangelista e
Battista) sono un riferimento importante per la
Massoneria, perché sono i patroni dei due solstizi,
ma se avete qualche dubbio in proposito, spostate
con il piede le foglie secche che ricoprono la base
della fontana: vi troverete, scolpita nella pietra, una
melograna, simbolo di fratellanza.
Barbara Lamboley Photography

Andrea Barsotti Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 93

IL MUNICIPIO DI ROSAZZA
Nel percorrere il paese, ci ritroviamo all'edificio del
Municipio di Rosazza, anche lui costruito per volere di
Federico Rosazza.

L'attuale palazzo comunale, progettato da Giuseppe


Maffei nel 1880-1881, fu voluto in origine per ospitare
la sede del municipio di Piedicavallo, ai tempi comune
della piccola frazione di Rosazza che ne dipendeva
amministrativamente.

Divenne invece sede del comune di Rosazza nel 1909 a


seguito dell'autonomia comunale ottenuta nel 1906.

Giuseppe Maffei, curò anche i più minuti dettagli


decorativi, sono particolarmente degne di nota la torre
ornata da merlature ghibelline e l'armoniosa scala di
marmo bianco che dà accesso ai piani superiori.
Anche in questo caso non mancano gli elementi che
riportano ad un evidente legame con la massoneria.

Giulio Pascali Photography

Elisabetta Cabiddu Photography

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94 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

Andrea Zanatta Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 95

IL CASTELLO DI ROSAZZA
Uscendo dal centro del borgo, dopo una breve L’edificio fu progettato da Giuseppe Maffei sfruttando
passeggiata con una lieve pendenza, si ammira già il tema dell’estetica della rovina: false muratura
da lontano il Castello di Rosazza che affaccia sul sbrecciate trattate con acido nitrico, finti colonnati ed
torrente. architravi, allo scopo di richiamare gli antichi templi di
Paestum e chiari riferimenti esoterici alla massoneria.
La costruzione del castello, voluta da Federico
Rosazza, ormai titolato come Senatore del Regno, L’arco di accesso al castello riproduce quello della
già membro della Giovane Italia mazziniana e Gran città di Volterra; qui campeggiano le teste di tre
Maestro Venerabile della massoneria biellese, fu valligiane con una stella a cinque punte tra i capelli.
avviata nel 1883 con l’innalzamento della torre guelfa
e della palazzina sottostante, poi ampliata in due Oggi il castello rimane di proprietà privata e non è
successive fasi, ed ebbe termine nel 1899, anno della accessibile.
morte di Federico, con il completamento della grande
galleria dove il nobile intendeva esporre i suoi dipinti.

In punta alla Torre Guelfa, si possono distinguere


12 poltroncine scolpite nella pietra, il che lascia
presupporre che fosse impiegata per svolgere
assemblee importanti.

Chiara Borio Photography

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96 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

IL CIMITERO DI ROSAZZA
Dove sorge oggi la chiesa parrocchiale, era l'antico Lo stesso elemento della clessidra ricorre poi sul
luogo di sepoltura, che in concomitanza con la bellissimo portale di legno scolpito, sul quale la
decisione di erigere una nuova chiesa si pensò di vediamo come elemento inframezzato al ramo
spostare il cimitero: l'area che occupava è stata inferiore secco di rose con quello vivo e fiorito,
liberata e il camposanto è stato trasferito a sud, in palesando l’aspetto di rinascita dato dai rovi secchi
regione Fornaca. alla base e alla nuova vita.

Per superare il Torrente Cervo è stato necessario Il ponte rappresenta da un punto di vista simbolico,
costruire un ponte con tre arcate costituite da blocchi l’archetipo del passaggio all'aldilà, svolgendo l’azione
lapidei regolari, carreggiata con pavimentazione di connessione tra due mondi.
a lastre regolari e acciottolato compresa tra due Sui parapetti sono ancora presenti le stelle a cinque
balaustre laterali formate da colonne cilindriche di punte, mentre sul sentiero in acciottolato del ponte,
pietra. sono tracciati, con pietre di colore bianco, 13 cerchi
inframmezzati ad altri di diverso colore.
Anche il cimitero è un punto denso di simbologia
chiarmente. Il 13 rappresenta simbolicamente l’Alchimista e risulta
Troviamo infatti alcune clessidre sulle testate delle in stretta relazione con l’universo dei sensi e delle
spallette del ponte, quali hanno un preciso significato forme, essendo un numero di rottura di un equilibrio e
che non è solo quello dello scorrere del tempo. l’inizio di un processo nuovo e ignoto.

Tale simbolo è sempre stato molto apprezzato dagli I tredici tondi sul selciato del ponte scandiscono il
alchimisti antichi: la metà superiore della clessidra percorso del defunto che si approccia alla sua ultima
raffigura il cielo, mentre la metà inferiore indica la dimora ma anche verso un nuovo percorso in un’altra
Terra, simboleggiando la connessione tra il divino e il manifestazione.
terreno.

Giulio Pascali Photography

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RER
PEO PR O
TARG
TAE G E| VIAGGIO
| I MISTERI
IN TERRA
DI ROSAZZA
SANTA 97

Barbara Lamboley Photography

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98 R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA

Andrea Barsotti Photography

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R E P O RTA G E | I MISTERI DI ROSAZZA 99

All’interno del cimitero si trovano, confuse tra le altre, e la rugiada che rappresentano l’aspetto della discesa
alcune tombe massoniche, le identifichiamo anche benigna dell’influenza spirituale.
con il posizionamento di una rosa rossa da parte dei
cari. Insomma, il paese di Rosazza è sicuramente un luogo
Ma il punto che attira il maggior interesse, poco ricco di fascino e mistero: passeggiare per le sue
avanti all'entrata, è senz’altro il centro, in cui troviamo strade è un’esperienza imperdibile per chiunque si
un catafalco in pietra per il posizionamento della interessi di tradizione e storia con un po' di più di un
bara, circondato di lacrime di pietra bianca, sette per pizzico di mistero.
l’esattezza e che sono presenti ancora una volta nel
rito massonico del terzo grado.

Le lacrime possono rappresentare l’aspetto


sentimentale che caratterizza la tristezza di chi
rimane sulla terra, ma ad un livello superiore le
lacrime possono essere considerate come la pioggia

ROSAZZA, IL BORGO PIÙ MISTERIOSO D'ITALIA

Cinzia Carchedi Photography

Si ringrazia di cuore il sig. Giovanni Gallazzi, membro della Proloco di Rosazza, che ci ha illustrato nei minimi
dettagli la storia del paese aprendoci le porte della Chiesa.

La Proloco di Rosazza ha l’ambizioso obiettivo di creare un legame forte e costante tra tutti i Rosazzesi e gli
amici di Rosazza.
E' un contatto sempre attivo ed aggiornato per anticipare e raccontare eventi, iniziative culturali o
semplicemente, come ha fatto con il nostro gruppo, riportare alla luce e mantenere viva l’incredibile storia di
questo piccolo borgo del Piemonte.

Giroinfoto Magazine nr. 57


100 R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE

A cura di Mariangela Boni

Fotografie
Andrea Zanatta e Mariangela Boni

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R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 101

A Pianezza, un paese a pochi


chilometri da Torino, si trova
un’eccellenza dell’industria
manifatturiera italiana:
la Antica Fabbrica Passamanerie
Massia Vittorio.

Ad accoglierci ci sono Massimiliano


(detto Max) e il papà Vittorio.
È una realtà che affonda le sue radici
nel lontano 1685, come fabbrica
di tessuti, ma è nel 1843 che si
specializza in passamaneria: è la
più longeva d’Europa a conduzione
familiare e l’unica ancora attiva in
Italia per quanto riguarda il restauro.

Una tradizione che si tramanda di


generazione in generazione e, oggi, a
capo dell’azienda vi è Max Massia.
Orgogliosi della loro attività e
desiderosi di farla conoscere al
pubblico, organizzano tour guidati
dove con passione raccontano la
storia dell’azienda, della passamaneria
ed effettuano dimostrazioni pratiche.

Per i fotografi è un paradiso: il trionfo


di colori, gli antichi telai, gli ingranaggi,
la luce che filtra dalle ampie finestre
rendono questo posto una fonte
continua d’ispirazione.

Mariangela Boni Photography

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102 R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE

Mariangela Boni Photography

PASSAMANERIA
Ma cos’è la passamaneria?
Dal francese “passement” rimanda a un tessuto che si ottiene passando, ovvero intrecciando,
i fili.
La passamaneria risponde a due scopi diversi: uno funzionale, ovvero impedire che un tessuto
si sfilacci tramite l’applicazione di bordure e orli; l’altro estetico, per arricchire e abbellire i
tessuti.
Può essere utilizzata qualsiasi fibra tessile: dalla seta al rayon, dal cotone all’acetato, dal lino
alla raffia, dalla lana all’ottone, solo per citarne alcune.
Col nome di “passamani” s'indica un numero assai ampio di tessuti e d'intrecci usati per
guarnizione, come cordoni, fiocchi, trecce, frange, galloni…
Come ci spiega Vittorio, prima dell’introduzione del sistema metrico decimale, se un tessuto
non superava il palmo (circa 10 cm) era una passamaneria altrimenti era una stoffa.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 103

L’uso dei passamani ha origini antiche: le prime testimonianze risalgono alle tribù primitive che si ornavano con
trecce, cordoni e ghirlande di fiori.
Assai diffusa in Oriente, ne sono state trovate tracce nelle tombe degli antichi Egizi, come quella del faraone Ka (3100
AC).
Sembra si siano diffusi in Europa durante le invasioni dei Mori.

Un’altra teoria invece attribuisce un ruolo fondamentale alle crociate, durante le quali si sarebbero apprese le tecniche
del macramè che sarebbero poi state trasmesse alle botteghe nel vecchio continente.
Il ‘600-‘700 è il periodo più fiorente per questo settore.
Dalla corte del Re Sole, che ne faceva ampio uso, si diffuse in tutte le corti europee.

Sotto Luigi XVI la passamaneria è stata suddivisa in varie sezioni, valide tutt’oggi:

ARREDAMENTO:
comprende guarnizioni per porte, quadri, tende e cuscini come galloni, bordi, cordoni e
fiocchi…

ABBIGLIAMENTO:
le stoffe sono impreziosite da alamari, fiocchi, merletti…

ECCLESIASTICO:
per ornare le pianete, i drappi, i paramenti con galloni, frange, bindelline, tocche,
cordoniere...

CARROZZE E LIVREE:
(oggi include anche altri mezzi di trasporto quali yacht, automobili e vetture ferroviarie) con
fiocchetti per tendine, galloni, battentini, cuscini…

MILITARE E COSTUMI TEATRALI: alamari, cordelline e dragone…per quanto riguarda


l’ambito militare la passamaneria non è praticamente più utilizzata dalla prima Guerra
Mondiale, da quando le divise hanno assunto una funzione mimetica.

Giroinfoto Magazine nr. 57


104 R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE

In origine le guarnizioni erano confezionate a mano, le prime applicazioni a macchina risalgono al 1748 in
Inghilterra.
Le trecciatrici, i telai e le macchine a crochet sono i tipi attualmente più in uso per la fabbricazione della
passamaneria: i loro prodotti si differenziano nella lavorazione in quanto il telaio intreccia ad angolo retto l'ordito e
la trama; la trecciatrice ha un unico ordito montato sopra i fusi che intreccia sé stesso; nella macchina a crochet è
l’ordito che fa il punto catenella.
Tutti e tre i tipi sono muniti di Jacquard.

Oltre a queste macchine e a quelle ausiliarie, di preparazione e finitura, comuni agli altri generi di tessuti (incannatoi,
spolatoi, orditoi, abbinatrici, ecc.), sono necessarie altre speciali come ritorcitrici per frange, macchine per agremani,
cordonatrici, macchine per ciniglie macchine per filati di metallo, laminatoi per tirati di metallo, macchine per
vergole, ecc.

Dal Novecento purtroppo la passamaneria ha subito un lento declino.

Andrea Zanatta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 105

PASSAMANERIA MASSIA
In origine la produzione Massia era sita a Torino, all’interno dell’Albergo di Virtù, in via delle Rosine.
Viene poi spostata in via Bellezia, via Mercanti e via Della Basilica.
L’edificio in via Della Basilica venne raso al suolo dai bombardamenti del 1943.
Il nonno di Max, Giovanni, dopo la guerra, decise di concentrarsi di più sulla commercializzazione
riducendo la produzione e concentrandosi sul negozio a poche centinaia di metri, in via Giuseppe
Barbaroux, 20, aperto dal 1880.

Il negozio è tutt’oggi attivo e conserva il suo antico splendore.


L’insegna è quella originale e, ridendo, sostengono che è per questo motivo che di generazione in
generazione chiamano un membro della famiglia Vittorio, per risparmiare sull’insegna e i biglietti
da visita.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


106 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA
ANTICHE PASSAMANERIE

Mariangela Boni Photography

Varcando la soglia sembra che il tempo si sia fermato: La produzione è suddivisa in due sezioni: Heritage e Day
al centro del soffitto campeggia un elegante lampadario by day.
in cristallo che illumina il bancone dove spiccano un I clienti della sezione Heritage sono antiquari,
magnifico registratore di cassa degli inizi del Novecento collezionisti, musei, teatri, residenze storiche e gruppi
e un tirapezze. storici.
Tra i loro clienti figurano diverse case reali, in primis i
I preziosi tessuti sono riposti ordinatamente nelle vetrine Savoia.
in legno e le sedie Savonarola aggiungono il tocco finale
di eleganza ed ospitalità. Si possono ammirare i loro capolavori praticamente in
E in questa atmosfera accogliente e immutata non si tutte le residenze sabaude: da Palazzo Reale a Torino
fatica a immaginare la principessa Iolanda di Savoia, alla Reggia di Venaria, dal castello di Agliè a quello di
cliente abituale, intrattenersi a chiacchierare con la Racconigi.
proprietaria. Ma sono anche fornitori della Real Casa olandese per
Per quanto concerne la produzione fu Vittorio a riattivare la quale hanno eseguito i restauri della carrozza gala
le attrezzature per occuparsi di restauro e di ricostruzione della regina così come quelli delle carrozze usate per il
storica. Nel 2000 si trasferirono nella sede di Pianezza, matrimonio dell’Infante di Spagna.
nell’antica zona industriale.
Al castello di Potsdam servivano 70 m di gallone
Attualmente nella fabbrica lavorano 17 persone. broccato in oro per bordare le tende.
I collaboratori sono laureati in Restauro e Storia dell’Arte Per decidere l’ordine e trovare la passamaneria in grado
e per la formazione possono essere necessari dai 5 ai 10 di farlo, ci sono voluti tre anni.
anni. Ai Massia ci è voluto un anno e mezzo dalla commessa
Questo è un lavoro che richiede precisione, competenza alla consegna…per ottenere il gallone broccato si
e, soprattutto, molta pazienza: basti pensare che per certi intrecciano 11 tipologie di oro e si confezionano al
lavori il ritmo produttivo è di 10 cm al giorno… massimo 11 cm al giorno.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 107

Hanno lavorato per teatri di tutto il mondo: il Bolshoi di Mosca, l’Opéra Garnier di
Parigi, il Colòn Di Buenos Aires, una settantina di teatri in Italia tra cui la Fenice di
Venezia e il teatro Carignano a Torino.

Con il Carignano c’è un legame speciale, infatti il sipario era stato commissionato al
bisnonno di Max.
Come tributo, in occasione del restauro, hanno riprodotto il sipario tale e quale e
l’hanno donato al teatro.
Poi vi sono i gruppi storici: Pietro Micca, Palio di Siena e Palio di Asti.
Negli anni ’60 gli ornamenti interni dell’automobile del Papa e del Presidente della
Repubblica erano firmati Massia.

Il fatto che lavorino ancora a mano, abbiano un archivio fornitissimo (dove sono
conservati campioni di passamanerie, libri specialistici, anime in legno tornito usate
per confezionare fiocchi e bracciali) e utilizzino telai originali, è la chiave del loro
successo nell’ambito del restauro.

Andrea Zanatta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


108 R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE

La sezione Day by day invece si concentra


sull’utilizzo di materiali innovativi quali
neoprene, fibre di carbonio e fibre ottiche, con
l’obbiettivo di rendere la passamaneria un
accessorio contemporaneo.

Importanti le collaborazioni con le case d’alta


moda come Prada, Armani, Dsquared, Cavalli,
Westwood…e con designer quali Dario Bartolini,
Studio Marcante, Cqs e Cristina Celestino.

Un accessorio alla portata di tutti è il “cocktail


bracelet”: un braccialetto di rayon acetato
e cotone, realizzato in 50 colori differenti
che fanno riferimento ad altrettanti cocktail.
All’interno della confezione vi è un kit per il
taglio su misura permettendo a chiunque di
essere passamantiere per un giorno.

Un braccialetto da “indossare
responsabilmente”, questo è il geniale slogan
ideato per sponsorizzare questo prodotto.
Un’idea che è piaciuta molto a Martini & Rossi
e alla squadra di football americano Giaguari
Torino.

Max ci spiega che ciò che si vede nell’ambito


della moda oggi, si riflette nell’arredamento
dopo due o tre anni.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 109

Una linea che ha catturato la nostra attenzione facendoci tornare all’infanzia è “tassel brick”,
dove ad impreziosire i passamani ci sono delle creazioni realizzate con i colorati mattoncini
lego.
Poco lontano scorgiamo su un tavolino un pezzo che non passa di certo inosservato, un
bracciale per mobili tempestato di Swarovski: scopriamo che Michael Jackson ne aveva
commissionati alcuni.

Ci sono anche collezioni realizzate utilizzando pezzi della dama e degli scacchi…insomma, la
fantasia è un ingrediente fondamentale e in casa Massia non manca di certo: pensate che ogni
anno vengono ideati dai 200 ai 300 prototipi!

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


110 R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE

LA FIRMA
Nel mondo dei tessitori è tradizione apporre una firma nei tessuti di alta gamma, un marchio
distintivo.
La firma dei Massia è un filo viola.
La scelta del colore è da ricercare in una storia che ha origini lontane e la vogliamo raccontare
a modi fiaba.

C’era una volta, agli inizi dell’Ottocento, un giovane uomo di nome Vittorio.
Il nostro protagonista era innamorato della bella Antonietta e avrebbe voluto coprirla di regali,
ma Vittorio non poteva permettersi doni costosi come ombrellini, coprispalle, ventagli o pietre
preziose.

Dovete sapere che all’epoca solo i nobili potevano indossare il colore viola.
Vittorio non si perse d’animo e trovò comunque il modo di far sentire la sua amata una
principessa: nelle sue passeggiate lungo il Po si chinava a raccogliere le viole più fresche e più
belle da portarle in dono.

Antonietta accoglieva con gioia questi delicati fiori e li conservava con cura o li trasformava in
deliziose e profumate caramelle.
E vissero felici e contenti.

Ringraziamo la famiglia Massia per l’ospitalità.

Mariangela Boni

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | ANTICHE PASSAMANERIE 111

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


112

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 57


113

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 57


114 R E P O RTA G E | NARA

A cura di Isabella Nevoso

Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto.


Il mio era realizzare un viaggio nell'arcipelago del Sol Levante.
Per farlo avverare ho fatto alcuni sacrifici, ho passato i miei 5 anni di
università oltre che a studiare anche a lavorare per risparmiare ogni
centesimo comprese le borse di studio e, come volevasi dimostrare, ne è valsa
la pena.

Credo di essermi appassionata a questo Paese, come tante altre persone, con
i famosi cartoni animati giapponesi: gli anime.
Nonostante i luoghi comuni occidentali, gli anime sono sì un prodotto di
intrattenimento commerciale, ma anche un fenomeno culturale popolare di
massa e una forma d'arte tecnologica.

Oggi potrei definirmi otaku, una parola giapponese per identificare un


soggetto particolarmente dedito ad alcune attività.
Nel mio caso la passione risiede nel leggere manga, i fumetti
giapponesi, guardare anime e collezionare oggetti di alcune
storie majokko, e cioè racconti di ragazze magiche
che si trasformano in eroine dai poteri speciali e
paladine che combattono il male.

Partendo dalla passione scatenata


da questo mondo fantastico, nasce
il desiderio di essere avvolta
dalla realtà nipponica, quella vera.
Vi porterò nella piccola città di Nara,
una delle culle della civiltà giapponese.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | NARA 115

Isabella Nevoso Photography

Il viaggio, organizzato interamente in maniera autonoma, Esistono tipologie molto differenti di


ha avuto inizio il 31 dicembre 2019 da Milano dove sono luoghi in cui dormire in Giappone, ed
salita sull'aereo che, dopo uno scalo a Parigi, mi ha dato una delle soste notturne predilette
modo di festeggiare due Capodanni: quello europeo e dai businessmen sono i Capsule
quello asiatico. Hotel.
La scelta di volare a Capodanno è stata anche dettata dal
fatto che spesso le compagnie aeree riducono i prezzi nei Alberghi con zone letto ridotte alla
giorni di festa come Natale e Capodanno. dimensione di un essere umano, in
cui poter solo dormire.
Essendo feste che solitamente si passano con la famiglia Costano poco e consentono al
oppure in luoghi di vacanza, i voli non sono poi così lavoratore di pernottare vicino alla
gettonati. zona in cui lavora, per evitare di fare
Ecco un piccolo consiglio per risparmiare qualche euro quotidianamente molti chilometri in
in vista di un viaggio abbastanza costoso come lo è il treno.
Giappone.
Ho scavato a fondo e fatto tantissime ricerche per
organizzare tutto al meglio con l'obiettivo di viaggiare nel
modo più economico possibile.

Finalmente, dopo più di 10 ore di volo, sono arrivata a


Narita, poco distante da Tokyo.
Da qui ho preso il treno Sakura per arrivare ad Osaka, prima
città in cui ho dormito.
La stanza d'albergo era molto piccola ed il bagno era quello
caratteristico giapponese, infatti si trovava ad un piano
rialzato ed era un modulo inserito all'interno della camera.
Non vedevo l'ora di usare il wc con tavoletta riscaldata e il
tastierino digitale per avviare le mille funzioni.

Giroinfoto Magazine nr. 57


116 R E P O RTA G E | NARA

Isabella Nevoso Photography

Il secondo giorno in Giappone eccomi finalmente a Nara, un Una volta arrivata alla stazione di Nara, per poter
concentrato di arte e cultura nipponiche. raggiungere il parco, e quindi i famosi cervi, ho
semplicemente seguito il flusso di visitatori davanti a me.
Nara, anticamente provincia di Yamato e capitale del Il bello di aver visitato la città tenendo il GPS spento e
Giappone per quasi tutto il 700, è una prefettura giapponese affidandomi all'intuito, per me è stata pura serendipità.
dell'isola di Honshū, la più grande dell'arcipelago.
Questo capoluogo si contraddistingue in particolar modo Questo mi ha dato la gioia di assaggiare per la prima volta
per una singolare caratteristica molto famosa in occidente: il gelato nero al sesamo, e anche un dolce tradizionale
l'uomo può stare totalmente a contatto con i cervi shika, giapponese a base riso glutinato, il mochi.
tipici dell'Asia. L'ho potuto assaggiare appena fatto, al gusto di matcha e
ripieno di anko, la tipica marmellata giapponese di fagioli
Oltre a questo interessante aspetto, nel 1998 Nara è stata rossi.
dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Se capitate da quelle parti, provatelo.
Piccolo posto, enorme importanza. È una prelibatezza e costa poco meno di 1,50€.
Nara è quel tipo di luogo che gli inglesi potrebbero definire
come hidden gem, e cioè un posto di bellezza unica nel suo
genere.
Dopo un po' di camminata, eccomi finalmente giunta
Per arrivare a Nara, da Osaka, città in cui ho alloggiato le dall'immenso parco che, oltre ai cervi, conta anche molte
prime cinque notti del mio viaggio, ho preso un treno che mi strutture tipiche religiose giapponesi che fanno parte del
ha portata alla stazione principale. tempio buddhista Tōdai-ji, che letteralmente significa
Il percorso è stato di circa un'ora e dai finestrini ho potuto Grande tempio orientale, e Kofuku-ji, ma ne parlerò più
osservare un po' di Giappone meno convenzionale. avanti.

Casette tenute in modo certosino, strade tranquille e


apparentemente silenziose ed un po' di zone isolate.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | NARA 117
Arrivata all'inizio del percorso mi sono guardata
attorno e ho visto i visitatori, che ho seguito fin lì,
diramarsi.
Alcuni proseguivano dritti in salita, altri
percorrevano una scalinata enorme alla mia
sinistra.
Alla fine ho scelto di andare dritta anche io,
iniziando a vedere i primissimi cervi.
Avevo finalmente poggiato i piedi sul suolo del
famoso Nara koen, il parco di Nara.
Cervi maschi, femmine, cuccioli, adulti.
Un'atmosfera unica.

Ammetto, però, che ho provato un po' di tristezza


nel vedere i maschi adulti con le corna tagliate.
Presumo l'avessero fatto per evitare che
si ferissero tra loro durante la lotta per la
proclamazione del maschio alfa.

Per rendere i cervi un po' più docili è possibile


acquistare in loco dei biscotti a forma di disco,
realizzati appositamente per loro.
Non sembravano andarne ghiotti, ma sicuramente
era un ottimo modo per potersi avvicinare e fargli
qualche carezza.
Personalmente ho preferito non dare troppa
confidenza, poiché quello che normalmente viene
scambiato come inchino da parte dell'animale per
chiedere il cibo, in realtà è il passaggio prima della
carica.

Come dicevo pare che i biscotti non fossero molto


apprezzati dai cervi.
Al contrario sono state apprezzate le bucce della
patata dolce arrostita che ho comprato come
snack.
Forse serviva solo mangiare qualcosa di diverso da
quei dischetti insipidi...e sì, li ho assaggiati! Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


118 R E P O RTA G E | NARA

Isabella Nevoso Photography

Il parco di Nara è veramente enorme e, tra un cervo e l'altro,


sono capitata anche di fronte a Daibutsu-den, cioè la sala
principale del tempio Tōdai-ji, considerata la più grande
struttura in legno del mondo.

All'interno della Daibutsu-den è conservata la statua del


Daibutsu, alta ben 15 metri e rappresentante il Buddha Seppure buddhista, oggi il rito del visitatore somiglia molto
Vairocana. a quello delle nostre chiese.
Si narra che per la costruzione di queste 440 tonnellate di Si entra nel luogo sacro, si dà un'offerta lanciando una
scultura vennero consumate tutte le risorse di bronzo del moneta in un'apposita cassa, si prende un bastoncino di
paese. incenso e lo si attiva per poi lasciarlo nel bruciatore.
Guardando frontalmente la statua, alla sua destra è Se l'odore dell'incenso non è tra i vostri preferiti, meglio
posizionata la dea Nyoirin Kannon, un'altra figura del stare distanti dal centro dell'ingresso, luogo in cui è
culto buddhista, signora della compassione e dea della posizionato il bruciatore.
misericordia, risalente al 1709.

Di fronte alla sala che ospita e conserva il Vairocana, vi


è la famosa lanterna ottagonale alta 5 metri che è stata
costruita nello stesso periodo del santuario.
Questa lanterna ha le sembianze di una piccola pagoda in
miniatura e i pannelli che la costituiscono sono decorati con
dei musicisti orientali.

Il Tōdai-ji venne edificato sotto il dominio dell'imperatore


Shomu per esaltare la magnificenza del Vairocana Buddha,
ma non serviva solo come luogo di preghiera, bensì anche
come centro di ricerche delle dottrine buddhiste.
L’inizio della sua costruzione è stato datato intorno al 743.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | NARA 119

Isabella Nevoso Photography

Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


120 R E P O RTA G E | NARA

Nara vanta diversi luoghi di culto. Però Nara è ricca di storia e proprio per questo, a me, un
Infatti, come precedentemente menzionato, vi è un altro giorno non è bastato.
tempio buddhista, il tempio Kofuku-ji costruito al tempo in Sento la necessità di tornare per approfondire la mia
cui Nara divenne capitale ed era di proprietà della famiglia conoscenza di questo luogo.
Fujiwara, una delle più potenti famiglie dell'epoca.
Sono spinta da dentro a rivedere nuovamente i suoi angoli e
Kofuku-ji inizialmente contava ben 150 edifici, ma solo imprimere ancora di più la sua cultura dentro di me.
alcuni sono rimasti oggi visibili e visitabili poiché, come E poi dovrò pur mangiare un altro buon gelato al sesamo e
tanti altri complessi di strutture religiose in Giappone, anche un tiepido mochi al matcha!
questo ha subito danni dovuti al fuoco.
Al calar del sole ho dovuto lasciare la città di Nara per
Oggi esistono ancora pochi elementi di questo tempio, tra continuare il mio viaggio alla scoperta del Giappone.
cui la pagoda a cinque piani e la stanza principale, la Central La tappa successiva è stata Kyoto per poi terminare il
Golden Hall. viaggio a Tokyo.
Quest'ultima è stata resa nuovamente accessibile al Se avete l'occasione, non esitate ad intraprendere un
pubblico da ottobre 2018 dopo l'ultimo restauro che viaggio in questo Paese ricco di cultura, arte e curiosità.
riproduce fedelmente la prima versione del 714.

Nara è una bomboniera a cielo aperto.


È uno di quei piccoli luoghi che bisogna vedere più volte
nella vita, seppure le guide dicano che basti un giorno per Isabella Nevoso
girarla.

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | NARA 121

Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


122 BOOK | MULLICAN

1. MULLICAN
Bulletin Board 1979

Courtesy Matt Mullican and


Mai 36 Galerie, Zurich

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BOOK | MULLICAN 123

Giroinfoto Magazine nr. 57


124 BOOK | MULLICAN

6. MULLICAN
Bringing sunlight into the windowless classro-
om (John Baldessarri) and burning a leaf in that
room. Class
exhibition 1973
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich

Giroinfoto Magazine nr. 57


BOOK | MULLICAN 125

Matt Mullican Fotografie


Catalogo 1967–2018
La prima monografia completa
delle fotografie di Mullican dagli anni ’70 ad oggi

a cura di Roberta Tenconi


Testi di Marie-Luise Angerer, Matt
Mullican, Tina Rivers, Anne Rorimer,
Roberta Tenconi, James Welling
SKIRA editore

La presente pubblicazione raccoglie l’intero lavoro fotografico di


Matt Mullican dal 1967 al 2018 ed è realizzata in occasione della sua
mostra personale “The Feeling of Things”, tenutasi nel 2018 in Pirelli
HangarBicocca.

Il medium fotografico, ampiamente impiegato dall’artista, è


investigato per la prima volta in questo volume, attraverso la
collezione di tutte le fotografie analogiche degli anni Sessanta,
Settanta e Ottanta – tra cui i primi due esempi scattati all’età di
quindici anni e la serie completa di Untitled (Dead Man and Doll)
(1973–74) – fino ai più recenti scatti e serie digitali.

Sono inoltre incluse le immagini realizzate da That Person, alter


ego di Mullican, e vedute della mostra in Pirelli HangarBicocca,
eccezionalmente documentata dall’artista stesso.
La pubblicazione include una straordinaria sezione composta da
mille immagini – suddivise in cinque capitoli corrispondenti alla
cosmologia di Matt Mullican – corredate dalle annotazioni originali e
da brevi testi introduttivi dell’artista.

Il libro presenta inoltre una conversazione tra Mullican e l’artista,


amico e fotografo James Welling, contributi critici di Anne Rorimer
e di Tina Rivers Ryan sull’utilizzo delle immagini e della fotografia
digitale, insieme a un dialogo tra l’artista e il curatore della mostra
Roberta Tenconi.

Un testo della filosofa Marie-Luise Angerer approfondisce infine


l’idea del “sentire” e percepire le cose.
Il volume prosegue l’indagine sul corpus di lavori di Matt Mullican
iniziata con “Mullican. Rubbings. Catalogue. 1984–2016”, che
raccoglie tutti i rubbings su tela realizzati dall’artista, e ne richiama la
grafica.

2019, Skira / Pirelli Hangar Bicocca


edizione italiana e inglese
17,5 x 23 cm, 608 pagine
914 colori, cartonato.

Giroinfoto Magazine nr. 57


126 BOOK | MULLICAN

11. MULLICAN
Elements 1988–90
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich

15. MULLICAN
Sky and ground, hot
and cold 2001
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich

Giroinfoto Magazine nr. 57


BOOK | MULLICAN 127

16. MULLICAN
Texture mapping 2002–03
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich

19. MULLICAN
Experiments with light
in the digital studio
1994–95
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich

Giroinfoto Magazine nr. 57


128 BOOK | MULLICAN

30. MULLICAN
People on the street 1973
Courtesy Matt Mullican and
Mai 36 Galerie, Zurich

Giroinfoto Magazine nr. 57


BOOK | MULLICAN 129

36. MULLICAN
Computer Project 1988–91
Courtesy Matt Mullican and Mai 36 Galerie, Zurich

25. MULLICAN
Colored light in studio
Light boxes 1995
Courtesy Matt
Mullican and Mai 36
Galerie, Zurich

Giroinfoto Magazine nr. 57


130 R E P O RTA G E | INSIDE “ON THE WALL”

ARTE PUBBLICA PER IL TERRITORIO


Monica Gotta Photography

ARTE PUBBLICA PER IL TERRITORIO

A cura di Monica Gotta


Foto Stefano Zec e Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | INSIDE “ON THE WALL” 131

Tellas
[Link]
LUGLIO 2020
Fabio Schirru, artista sardo, inizia a sviluppare le sue idee Un anno dopo l’inizio del progetto di
e la sua arte negli ambienti rurali della sua terra d’origine. riqualificazione del quartiere di Certosa – ON
Nasce così la sua visione soggettiva e personale della THE WALL – ci ritroviamo in compagnia dell’Arch.
natura e del paesaggio. Emanuela Caronti, curatrice del progetto per la
Nella sua evoluzione artistica ha sviluppato e realizzazione di un altro muro ad opera dell’artista
sperimentato diversi linguaggi espressivi fino a diventare Tellas.
un artista conosciuto ed apprezzato a livello mondiale.
Come ci spiega la curatrice questo murale era già
previsto fin dallo scorso 2019 ma, per vari motivi,
lo si è realizzato solamente ora.
Questa volta sarà il grigio edificio di FILSE BIC -
Incubatore di Impresa ad essere dipinto nei suoi
150 metri di lunghezza e circa 15 metri d'altezza,
facendo di quest'opera una delle più grandi d'Italia.

Il nuovo murales è di fronte alla cabina di


E-Distribuzione dipinta dall’artista olandese Zedz
l’anno scorso.
Ciò permetterà a coloro che si muovono lungo il
torrente Polcevera di avere una visione rinnovata
dell’area, connessa anche al nuovo ponte “Viadotto
Genova-San Giorgio”.

Questi due murale e il nuovo ponte saranno un


colorato portale d’ingresso verso il quartiere di
Certosa, oggi museo a cielo aperto grazie a questo
percorso di consapevolezza artistica, sociale e
culturale.

Vedi Giroinfoto magazine 46 - Agosto 2019

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


132 R E P O RTA G E | INSIDE “ON THE WALL”

Monica Gotta Photography

In questo momento post COVID-19, dove ci siamo


resi conto di quanto la natura sia viva e presente Stefano Zec Photography
anche nelle aree urbane e dove molti si sono
trovati a desiderare di immergersi nuovamente e
totalmente in lei, Tellas ha dipinto un muro a tema
natura.

L’artista ci rivela che questo disegno fa parte di


una serie di dipinti chiamata Spontaneous.
Non esiste una bozza di questo disegno, è nata
un’idea ed è stato creato man mano che Tellas e il
suo assistente dipingevano il muro.

Quest’opera inizia con un colore molto chiaro,


quasi bianco, per poi svilupparsi in una sfumatura
di colore verde acquamarina sempre più scura.
Allo stesso tempo sul muro evolvono boccioli,
fiori, foglie, intrecci di natura viva che tendono
naturalmente verso monte, verso il nuovo ponte
genovese.
Ciò rende il colpo d’occhio ancor più d’effetto.

Rientrare INSIDE “ON THE WALL” è stato un nuovo


tuffo nel fantastico mondo della Street Art!

Giroinfoto Magazine nr. 57


R E P O RTA G E | INSIDE “ON THE WALL” 133

Monica Gotta Photography

Stefano Zec Photography

Monica Gotta Photography Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 57


134 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Stormy Dinant
Autore:Stefano Astorri
Dinant (Belgio)

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FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 135

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136 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

he sound of June's rain


Autore: Raimondo Enrico
Porticciolo Romano di Gianola

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FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 137

Giroinfoto Magazine nr. 57


138 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Parfum de lavande
Autore: Claudia Lo Stimolo
Sale San Giovanni (CN)

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FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 139

Giroinfoto Magazine nr. 57


140 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Lago del Montozzo


Autore: Icaro Pigolotti
Lago del Montozzo - Rifugio Bozzi mt 2.478
Val di Viso - Valle Camonica Parco dello Stelvio Lombardia

Giroinfoto Magazine nr. 57


141

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