Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni144 pagine

GF65

Giroinfoto magazine è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze e reportage da parte di appassionati e professionisti. Dopo cinque anni di crescita, il magazine continua a espandere la sua community e a diversificare i contenuti, affrontando nuove sfide nel 2021. La rivista include reportage su botteghe artigiane e luoghi d'interesse in diverse regioni italiane, evidenziando la cultura e le tradizioni locali.

Caricato da

josecavalheiro13
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni144 pagine

GF65

Giroinfoto magazine è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze e reportage da parte di appassionati e professionisti. Dopo cinque anni di crescita, il magazine continua a espandere la sua community e a diversificare i contenuti, affrontando nuove sfide nel 2021. La rivista include reportage su botteghe artigiane e luoghi d'interesse in diverse regioni italiane, evidenziando la cultura e le tradizioni locali.

Caricato da

josecavalheiro13
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

N.65 - MARZO 2020 [Link].

com
N. 65 - 2021 | MARZO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Botteghe
PIEMONTE, LIGURIA, TOSCANA, LAZIO, SICILIA
Band of Giroinfoto

VALTOURNENCHE CASTELLO DI BRACCIANO ZICCAT


VALLE D'AOSTA ORSINI-ODESCALCHI CIOCCOLATERIA TORINESE
Di [Link] e D. Truffelli Di Mariangela Boni Band of Giroinfoto

Photo cover by Giacomo Bertini


WEL
COME

65
[Link]
MARZO 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e Director of [Link]


progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di Giancarlo Nitti
aggregazione e condivisione, alimentando ancora quella
che è oggi la più grande community di fotonauti.

Giroinfoto Magazine nr. 65


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 65


LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

Official site
[Link]
facebook
@[Link]
Instagram
@giroinfoto
Pinterest
giroinfoto
Issuu
giroinfoto magazine
ANNO VII n. 65 Youtube
20 Marzo 2021 giroinfoto TV

DIRETTORE RESPONSABILE LAYOUT E GRAFICHE PARTNERS


ART DIRECTOR Gienneci Studios Instagram
Giancarlo Nitti @Ig_piemonte, @Ig_valledaosta,
PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
CAPO REDATTORE Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia

RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ DISTRIBUZIONE: SKIRA Editore


Barbara Lamboley (Resp. generale)
Gratuita, su pubblicazione web on-line di Urbex Team Old Italy
Adriana Oberto (Resp. gruppi)
[Link] e link collegati.
Barbara Tonin (Regione Piemonte)
Monica Gotta (Regione Liguria)
Manuel Monaco (Regione Lombardia) CONTATTI
Gianmarco Marchesini (Regione Lazio) email: redazione@[Link]
Isabella Bello (Regione Puglia) Informazioni su [Link]:
Rita Russo (Regione Sicilia) [Link]
Giacomo Bertini (Regione Toscana) hello@[Link]
Bruno Pepoli (Regione Emilia Romagna)
Questa pubblicazione è ideata e realizzata
COORDINAMENTO DI REDAZIONE
da Gienneci Studios Editoriale.
Maddalena Bitelli
Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Remo Turello
Regione Piemonte testi e le grafiche sono di proprietà
Stefano Zec intellettuale della Gienneci Studios © o
Regione Liguria di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Silvia Scaramella [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Regione Lombardia tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Laura Rossini divieto riprodurli o modificarli anche solo
Regione Lazio in parte se non da espressa e comprovata
Rita Russo autorizzazione del titolare dei diritti.
Regione Sicilia
Giacomo Bertini
Regione Toscana

Giroinfoto Magazine nr. 65


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

LA BOTTEGA DI NELLO

GIROINFOTO MAGAZINE

65
I N D E X

R E P O R TA G E

CASTELLO DI BRACCIANO
10 LA BOTTEGA DI NELLO
Botteghe toscane
Band of Giroinfoto Toscana

22
22 CASTELLO DI BRACCIANO
Orsini Odescalchi
Di Mariangela Boni

40 ZICCAT
Cioccolato torinese
Band of Giroinfoto Piemonte

54 I PUPI
Botteghe siciliane
Band of Giroinfoto Sicilia

R E P O R TA G E 72 UNO SGUARDO NEL


LABIRINTO DELLA STORIA
ZICCAT Maurizio Galimberti
Skira Editore

40
R E P O R TA G E

54
I PUPI

Giroinfoto Magazine nr. 65


7

R E P O R TA G E

82
BOTTEGHE ROMANE

BOTTEGHE ROMANE
Botteghe laziali
82 R E P O R TA G E

Band of Giroinfoto Lazio VALTOURNENCHE

96
LA VALTOURNENCHE
Valle d'Aosta
96
Di Manuela Albanese e Dario Truffelli

VILLA MAGGIORDOMO
Urbex
106
Di Lorena Durante e Samuele Silva

BOTTEGHE GENOVESI
Botteghe liguri
114
Band of Giroinfoto Liguria

FOTOEMOZIONI DI
Francesco Pennisi
140
Manuela Albanese
R E P O R TA G E

106
VILLA MAGGIORDOMO

R E P O R TA G E

114
BOTTEGHE GENOVESI

Giroinfoto Magazine nr. 65


PUBBLICA
SU GIROINFOTO MAGAZINE
Ti piace la fotografia e sei
un'appassionato di viaggi?

[Link], con la sua rivista,


ti mette a disposizione ogni mese
uno spazio tutto tuo dove potrai
pubblicare un articolo o anche una
sola fotografia.

Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.

500 344 123


VI PRESENTIAMO

I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters

Pubblicazione delle Copertura degli articoli sui continenti


statistiche e i volumi
relativi al report
mensile di:

Marzo 2021
289 52 8 34 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77% 1,5% 184.404 3.233


16% 0,5% Letture totali Letture nell'ultimo
1% mese
VIAGGIA
SCRIVICI
CONDIVIDI
FOTOGRAFA

Scegli un tuo viaggio che Componi il tuo articolo


hai fatto o una location che direttamente sul nostro sito.
preferisci.

Seleziona le foto più


interessanti che hai fatto.

L'articolo verrà pubblicato


sulla rivista che potrai
condividere.

DIVENTA REPORTER DI GIROINFOTO MAGAZINE


Leggi il regolamento sul sito [Link]
Ogni mese a disposizione tante pagine per le tue foto e i tuoi articoli.
10 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

BOTTEGHE TOSCANE

A cura di Giacomo Bertini

L’ARTE ORAFA ALL’INSEGNA DELLA TRADIZIONE

Nella città di Lucca fin dal tempo dei longobardi la


lavorazione dei metalli, ad eccezione del ferro, ha avuto
un’enorme rilevanza su tutto il territorio, favorendo nella
città lo sviluppo delle attività artigiane e commerciali
connesse.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO 11

Nel 1712 i governanti della Repubblica di Lucca, attraverso


la magistratura dei Commissari di Zecca, riconoscono
l’importanza degli orefici dando loro una nuova identità nel
contesto cittadino.

Ad oggi questa attività viene esercitata con tecniche di


lavorazione all’avanguardia e con strumenti che facilitano
il lavoro dell'orefice nella produzione dei manufatti, tuttavia
esistono ancora delle attività che sfruttano tecniche antiche
tramandate di generazione in generazione come la nostra
“Bottega di Nello”.

Il laboratorio è collocato all’interno della cerchia muraria di


Lucca alle spalle del Duomo di San Martino, nella zona della
città già racchiusa nella prima cinta muraria di epoca romana
(II sec a.C.), al piano terra di un edificio risalente al periodo
medievale, affiancata ad un’altra bottega di artigiani doratori,
oggi non più in attività.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


12 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

Giacomo Bertini Photography

All’interno della bottega è ben visibile la patente di contestualmente l’assegnazione del marchio
orefice e argentiere rilasciata al sig. Giovanni Battista distintivo per la punzonatura composto dalla sigla
Bastiani datata 21 novembre 1791, con la quale provinciale e dal numero d’ordine di registrazione.
si autorizzava l’attività nel rispetto delle normative
vigenti, quali l’obbligo di punzonare con il proprio Il 30 giugno Mario Favilla fu il primo orafo che si
marchio identificativo gli oggetti di metallo prezioso assoggettò alla nuova normativa ricevendo il numero
prodotti, a garanzia dei committenti o degli eventuali 1 dal registro, ottenendo quindi il punzone “1LU”.
acquirenti. L’attribuzione di questo punzone fu certamente
per lui motivo di orgoglio, tenuto conto anche della
Negli anni successivi l’attività è continuata grazie distanza del suo laboratorio dalla tradizionale zona di
all’impegno degli artigiani Carlo, Luigi e Mario Favilla insediamento degli orafi colleghi documentati sin dal
e a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, con Nello medioevo nell’area più centrale compresa tra l’inizio
Giovacchini coadiuvato poi dal figlio e Cesare. di via Fillungo e via Santa Lucia.

Nel 1935 lo Stato italiano pose l’obbligo a tutti gli


orafi titolari di attività produttiva di registrarsi presso
le Camere di Commercio provinciali così da ottenere

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO 13

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


14 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

Un’altra caratteristica distintiva della bottega rispetto alle altre per quel lavoro, si affermò apportando migliorie nel modo di
è data dalla sua specializzazione in argenterie d’uso liturgico lavorazione del metallo attraverso l’utilizzo di un macchinario
e soprattutto dal ruolo di orafo di fiducia del Capitolo della che egli stesso aveva messo a punto.
cattedrale e dell’Opera di Santa Croce.
Alla morte del Favilla avvenuta nel 1959, Nello succedette
Intorno al 1946, non avendo eredi maschi, il Favilla si mise alla come maestro argentiere ereditando così tutte le tecniche utili
ricerca di un collaboratore per la sua bottega ed individuò, dopo alla lavorazione dell’argento che era il materiale più utilizzato
una lunga selezione, la persona giusta in Nello Giovacchini all’interno della bottega.
che, grazie alle sue abilità artistiche requisito indispensabile

Giacomo Bertini Photography

Oltre a continuare nell’utilizzo delle antiche


tecniche di lavorazione, che descriveremo
a grandi linee più avanti, Nello ha saputo
trasmettere al figlio Cesare, fino al giorno in cui è
venuto a mancare (febbraio 2013), l’importanza
ed il valore insiti nella produzione di un oggetto
completamente realizzato a mano e nel caso
di opere di restauro, si aggiunge la necessità di
compiere un lavoro di ricerca e di studio sulla
storia dell’oggetto stesso per garantire la sua
reale natura e un’opera di restauro ad essa
fedele.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO 15

Oggi
la “Bottega” è condotta in società da Cesare e dal cugino
di quest’ultimo, Angelo Ramacciotti, ed è conosciuta in
Toscana per il suo metodo tradizionale di lavoro e per
le sue opere di estrema importanza come il restauro di
alcuni paramenti del “Volto Santo” il venerato.

Si tratta di un antichissimo crocifisso giunto a Lucca per


vie misteriose che viene adornato il 3 maggio (Invenzione,
cioè ritrovamento, della Santa Croce) e il 13 e 14
settembre (Esaltazione della Santa Croce, la festa grande
della Chiesa di Lucca) con gli artistici e preziosi ornamenti
da sempre affidati alla cura della “Bottega di Nello”, così
come avviene per la “Croce dei Pisani” che, leggenda
vuole, sia stata sottratta dai lucchesi agli acerrimi nemici
della città vicina con un astuto espediente.

La leggenda narra che i pisani, bisognosi di un prestito, la


diedero in pegno alla Cattedrale di Lucca.
I lucchesi si resero conto che la croce aveva un valore
ben più alto del prestito e così escogitarono uno
stratagemma: il giorno della scadenza del prestito misero
tutti gli orologi della città un’ora avanti, i pisani arrivarono
irrimediabilmente in ritardo e così persero il diritto di
riavere il crocifisso. In realtà la croce apparteneva al
signore di Lucca Paolo Guinigi che non essendo molto
amato decise di spostare alcune delle sue ricchezze al di
fuori della città.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


16 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO 17

Ora approfondiamo le varie tecniche di


lavorazione.

L'incisione
Con questa tecnica si incide il metallo
mediante l’utilizzo di bulini, detti anche
“ciapole”, ovvero sottili scalpelli con punta
in acciaio con i quali l’incisore realizza il
disegno prestabilito.

Prima di iniziare con l’incisione è


necessario che l’oggetto da lavorare
sia fissato su di un piano mobile, grazie
all’applicazione della pece riscaldata in
modo tale che aderisca perfettamente al
materiale da incidere e lasciata raffreddare
prima di iniziare la lavorazione.

Lo sbalzo
Fissando l’oggetto con la pece, come
avviene per l’incisione, l’artigiano modella
il metallo colpendolo con un martello e dei
ceselli.
Prima di iniziare è necessario assicurarsi
che il metallo non abbia perso la sua
malleabilità, quindi solitamente si
effettua la “ricottura”, cioè un trattamento
termico che consiste nel riscaldamento
ad una temperatura superiore a quella di
“austenitizzazione”.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


18 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

Giacomo Bertini Photography

La saldatura ad argento pezzi rettangolari di argento in lega posti nel punto esatto e
L’artigiano con questa tecnica unisce due parti metalliche con riscaldati lentamente con un cannello a fiamma regolabile.
l’ausilio di una lega di argento che ha un punto di fusione più
basso. Per effettuare questa saldatura è necessaria molta esperienza
in quanto il metallo più è mantenuto rosso più difficilmente si
Come fondente viene utilizzato il sale di borace in soluzione salda e quindi è molto facile danneggiare il pezzo.
con acqua, per impedire al metallo di ossidarsi nel punto
in cui viene saldato e, dopo aver spennellato la parte con
la soluzione di borace, si procede con l’aggiunta di piccoli

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RRTEAPGOER T|A GLAE BOTTEGA
| ALBEROBELLO
DI NELLO 19

Doratura e argentatura in bagno galvanico


La doratura galvanica è un procedimento elettrolitico
che può essere effettuato su vari metalli. Dopo aver
preparato il bagno per l’argento o per l’oro si immerge
l’oggetto di metallo sul quale si forma una sottile
lamina sfruttando un flusso di corrente continua a
bassa tensione.

Giroinfoto Magazine nr. 65


20 R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO

La lucidatura
Una delle tecniche antiche utilizzate per la lucidatura dei L’operazione consiste nello strofinare con la parte estrema del
metalli è quella che prevede l’impiego di un utensile chiamato “brunitoio” il manufatto nei punti in cui si presenta opaco, fino
“brunitoio”. a che non si ottiene la perfetta lucentezza del metallo.

Questo utensile generalmente ha una punta di acciaio o di


agata in forme diverse tali da poter operare su ogni tipo di
superficie.

Giacomo Bertini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | LA BOTTEGA DI NELLO 21

La tornitura
Con questa tecnica è possibile lavorare un
oggetto agendo sia sulla superficie che al suo
interno ottenendo l’asportazione del materiale
superfluo, cioè del “truciolo”.

Altra applicazione di questa tecnica è la


tornitura a lastra che consiste nella lavorazione
del metallo mediante la deformazione di una
lastra o lamiera, forzando un disco di metallo
contro le pareti di uno stampo, con lo scopo di
ottenere il manufatto a simmetria assiale come
coppe e piedi per calici o pissidi.

+ info
La Bottega di Nello | artigiani argentieri
Via dell'Arcivescovato, 22 - 55100 Lucca
[Link]

Giacomo Bertini Photography


La “bottega di Nello”, oltre a rappresentare un luogo di eccellenza
dell’artigianato d’artista e a essere caratterizzata dal fascino di un mestiere
antico, esprime il carattere buono e umano di quell’artigiano che ha saputo
preparare ed ispirare le successive generazioni, cioè Nello Giovacchini al
quale, a buon diritto, è stata intitolata la bottega.

Giroinfoto Magazine nr. 65


22 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

Mariangela Boni Photography

Castello

Orsini Odescalchi
NEL CUORE DI BRACCIANO
A cura di Mariangela Boni

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O R TRAE G
P EO R|T ACASTELLO
G E | TORI
DI BRACCIANO
DI TORINO 23

Mariangela Boni Photography

A pochi chilometri da Roma


si trova il castello
Orsini-Odescalchi, un’inespugnabile
fortezza che si affaccia sull’antico Lago
di Bracciano, offrendo una cornice di rara bellezza.
La dimora prende il nome dalle famiglie proprietarie più Bracciano
importanti.
La struttura originaria, ancora parzialmente visibile, è la
Rocca Vecchia di epoca tardo medioevale, costruita dai
prefetti di Vico che, nel 1200, amministravano buona parte della
Tuscia tra Roma e Viterbo.

Con il passaggio dai Vico agli Orsini, si assiste all’espansione e


completa trasformazione del castello che continuò fino alla fine
della loro dinastia, nel XVII secolo, quando passò alla famiglia
Odescalchi, attuale proprietaria.
Durante l’occupazione francese il castello viene saccheggiato
e ceduto alla famiglia romana dei Torlonia ma, nel 1848, il
Principe Livio III Odescalchi lo riscatta e il figlio Baldassarre
affida il restauro all’architetto Raffaello Ojetti riportandolo al
suo antico splendore.

Giroinfoto Magazine nr. 65


24 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

La fortezza si presenta come una struttura massiccia, di Varcato l’arco e dirigendoci verso l’ingresso, rimaniamo rapiti
forma pentagonale, con cinque torri e tre cinta murarie. dalla bellissima veduta sul Lago di Bracciano nel suo antico
Sull’arco che conduce al viale d’ingresso si scorge inciso cratere.
il nome del personaggio più illustre della famiglia Orsini:
Paolo Giordano Orsini. La leggenda narra che un tempo, al suo posto, vi fosse la città
di Sabate o Sabazia, sparita negli abissi delle acque come
Egli era il bisnipote di due papi molto influenti del Rinascimento: Atlantide e, infatti, il lago si chiama anche Sabatino.
Papa Paolo III e Papa Giulio II.
Nacque il primo gennaio del 1541. Secondo la leggenda, solo una fanciulla si salvò dalla
Sua madre, Francesca Sforza di Santafiora, era figlia di catastrofe dello sprofondamento di Sabate.
Costanza Farnese, nata da una relazione illegittima del L’unica a essersi comportata umanamente nei confronti di un
Cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III. misterioso personaggio, probabilmente una divinità, che si
vendicò della popolazione facendo inghiottire la città dal lago.
Suo padre, Girolamo Orsini, trovato morto tra i vicoli di Roma
qualche mese prima, era invece figlio di Felice della Rovere La ragazza ricevette istruzioni di correre, senza mai voltarsi.
conosciuta come “la figlia di sua Santità”, anch’essa nata da Raggiunse la parte alta del colle di Bracciano, dove ora
una relazione illegittima del cardinale Giuliano Della Rovere, sorge la chiesa di Santa Maria del Riposo, edificata proprio a
futuro Papa Giulio II. simboleggiare la sosta durante la fuga.
All’età di 7 anni Paolo Giordano rimase orfano e il suo tutore
divenne lo zio Cardinale Ascanio Sforza di Santafiora.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O R TRAE G
P EO R|T ACASTELLO
G E | TORI
DI BRACCIANO
DI TORINO 25

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


26 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

Proseguiamo verso il portale d’accesso, dove Paolo Giordano Napoleone Orsini e suo figlio Gentil Virginio erano condottieri
ha fatto incidere una scritta in latino. al soldo di papi e principi e furono i veri fondatori degli Orsini
La particolarità è che la scritta è in prima persona, come di Bracciano nel loro Stato tra Lazio e Abruzzo.
se fosse il castello stesso a parlare e cita: “Fui fondato da
Napoleone Orsini, Capitano della Chiesa, faccio entrare i giusti Il fatto che il fratello di Napoleone, il Cardinale Latino fosse
e respingo i colpevoli”. nientedimeno che il camerlengo di Sisto IV, gli permise di
avere come soprintendente ai lavori l’architetto fiorentino
Questa scritta fornisce un importante indizio sui fondatori del Giovannino de’ Dolci, lo stesso che eseguiva il progetto della
castello e sui loro ruoli. Cappella Sistina.

SCALA MONUMENTALE ARMERIE

Varcato il portale, ci troviamo nel vestibolo, dove ad accoglierci c’è la statua di un’orsa che regge uno stemma con una rosa, il
simbolo degli Orsini.
Essi dicevano, infatti, di discendere da Ursus, che fu allattato da un’orsa, e gli umanisti trovarono addirittura un’eco cosmica per
gli Orsini tra la costellazione dell’Orsa Maggiore.

Sulla destra del vestibolo si accede alle armerie.


Per la loro costruzione gli Orsini si erano affidati al più grande ingegner militare dell’epoca, Francesco Di Giorgio Martini, per
avvalersi delle tecniche più avanzate.
Le armi e la guerra rivestivano un ruolo fondamentale per questa famiglia al punto che persino la sorella di Gentil Virginio,
Bartolomea, fu indottrinata alla difesa di un possedimento.
Istruzione che si rivelò utile: spettò a Bartolomea, infatti, difendere il castello dall’assedio dei Borgia.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 27

Mariangela Boni Photography

Gli Orsini commisero l’errore di ospitare il re di Francia Carlo Dietro la scalinata sulla destra si trova una piccola cappella
VIII durante la sua discesa verso l’invasione di Napoli. voluta dal nonno di Paolo Giordano e dedicata a San Giacomo,
Gesto che fu visto come un tradimento sia, ovviamente, dal re patrono degli Orsini, tant’è che il castello era conosciuto
di Napoli, sia dal Papa Alessandro VI Borgia. anche come Rocca di San Giacomo.
Gentil Virginio fu imprigionato a Castel dell’Ovo a Napoli, dove
morì avvelenato. Il portale, decorato all’antica da maestranze della Roma
sistina, dà accesso ai piani nobili dove gli Orsini incontravano
Giovanni Borgia, figlio del Papa, distrusse i vari castelli degli gli illustri visitatori.
Orsini che incontrò durante la sua ascesa a nord, come la
Rocca di Trevignano che fu rasa al suolo. È qui che, nel giugno del 1553, il Cardinale Ascanio Sforza di
La fortezza di Bracciano, grazie all’architettura militare e alla Santafiora e l’ambasciatore fiorentino di Cosimo de’ Medici
gestione di Bartolomea, resistette invece all’attacco. siglarono l’accordo matrimoniale tra Paolo Giordano e
Usciti dalle armerie ci incamminiamo sulla scalinata Isabella de’ Medici, all’epoca di 12 e 11 anni. Il matrimonio fu
monumentale che, un tempo percorribile a cavallo, porta alla celebrato 5 anni dopo.
corte d’onore.
La carriera di Paolo Giordano era in piena ascesa e due anni
Sulla destra c’era il monumentale affresco che, per motivi dopo Papa Pio IV elevò Bracciano a capitale di un Ducato.
di conservazione, è stato trasferito all’interno, nella Sala di
Gentil Virginio.
Nella corte l’architettura militare e quella rinascimentale si
fondono perfettamente in una sorta di piazza di una cittadella
ideale.
Due piani di arcate nascondono gli appartamenti privati, oggi
abitati dagli Odescalchi.

Giroinfoto Magazine nr. 65


28 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

Mariangela Boni Photography

Sulla sinistra della corte si trovano le cucine. Fu probabilmente usata come schermo nei confronti degli
Al loro interno si muovevano numerose figure, gerarchicamente attacchi nemici e originariamente l’entrata del castello era da
organizzate e con ruoli diversi: c’erano i capicuochi e cuochi questo lato, all’altezza della chiesa di Santo Stefano.
secondari che a loro volta dirigevano molteplici aiutanti.
Basti pensare che le cucine fungevano da macelleria, dispensa, Salendo ulteriormente le scale si giunge alla torre del
luogo di preparazione dei cibi e luogo dove pasteggiava la belvedere e al camminamento di ronda.
cosiddetta “famiglia bassa”. Dalla torre del belvedere si può ammirare il Lago di Bracciano,
A tavola c’era un tagliatore che affettava la selvaggina, sulla destra la chiesa di Santo Stefano e l’antica via Clodia che
uno scalco che si occupava di coordinare le vettovaglie, un porta a Roma.
coppiere che sceglieva i vini e un bottigliere che li assaggiava.
I banchetti di Gentil Virginio erano rinomati per la loro Chi viaggiava tra Firenze e Roma avrebbe sicuramente
magnificenza, mentre quelli di Paolo Giordano per il rigoroso attraversato uno dei feudi della famiglia Orsini.
galateo. Dal camminamento di ronda si possono, invece, vedere le
feritoie dei soldati per la difesa della fortezza.
Passando l’arco e salendo la scalinata ci troviamo di fronte In alcuni casi i merli potevano essere scalzati per farli
alla Rocca dei Vico: come detto all’inizio, questa struttura è precipitare sui nemici che tentavano la scalata.
la parte più antica ed è letteralmente un castello medievale Dalla loggia con i due archi si accede al piano nobile.
all’interno di un castello rinascimentale.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 29

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


30 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

La prima stanza che s’incontra è la Sala degli


ODESCALCHI ORSINI stemmi: a sinistra gli Odescalchi, a destra gli
Orsini.
L’araldica degli Orsini come già accennato gioca
sui simboli dell’orsa e della rosa.

Lo stemma degli Odescalchi, invece, riporta gli


incensieri, simbolo religioso della lotta contro
gli infedeli, e il leone con l’aquila imperiale che
legittimano la loro discendenza da Carlo Magno.
Mentre gli Orsini fecero parte di un Paese diviso
in tanti stati, gli Odescalchi furono parte attiva
nell’unione del Paese.
Superata questa sala si succedono una serie di
camere e anticamere.

La sala Gentil Virginio La prima è la sala etrusca, caratterizzata da una


finestra a croce guelfa, simbolo della politica
filopapale degli Orsini, con una seduta rialzata
È dominata dal grande affresco che in origine si trovava nella
che permetteva di dedicarsi alle conversazioni,
corte.
alla lettura o alla contemplazione del lago.
Commissionato proprio da Gentil Virginio al pittore Antoniazzo
Solo i soffitti sono decorati; le pareti erano in
Romano nel 1490, rappresenta due momenti della vita del
origine ricoperte da arazzi, tessuti ricamati e
condottiero.
quadri di artisti fiamminghi, portati da Paolo
Giordano dalle Fiandre.
A destra l’incontro con Piero de’ Medici e a sinistra la cavalcata
cerimoniale lungo il territorio di Bracciano.
Piero de’ Medici, futuro Signore di Firenze, si fermò nel castello
durante il suo viaggio verso Roma per condurre la sorella in
sposa al figlio di Papa Innocenzo VII.
Il signore di Firenze e il suo seguito sono raffigurati con abiti
sfarzosi e cappelli piumati.

Da notare che è ritratto nell’atto di chinarsi mentre Gentil


Virginio quasi guarda verso lo spettatore: una vera e propria
ostentazione del potere degli Orsini.
La cavalcata cerimoniale rappresenta il momento in cui il
condottiero prese possesso dell’estremo comando delle milizie
aragonesi: in sella a un cavallo bianco, indossa la collana d’oro
dell’Ordine dell’Ermellino e impugna il bastone di comando
dell’esercito aragonese.

Di fronte all’affresco si trova una parte della collezione di armi


degli Odescalchi.
Di particolare interesse è l’armatura su cavallo bardato di
damasco rosso con l’originale equipaggiamento protettivo.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 31

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


32 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

La loggia delle armi


Qui è possibile vedere due particolari armature alla
massimiliana, ovvero ispirate a Massimiliano d’Asburgo,
completamente realizzate in piastre d’acciaio scanalate per
resistere ai colpi di arma da fuoco e nel contempo ricordare i
drappeggi degli abiti più eleganti.
La visiera a soffietto era completamente rivestita in cuoio per
attutire i colpi

La sala delle scienze


Gli affreschi presenti in questa sala fanno presumere che un allatta Gesù, a testimonianza simbolica della natura umana
tempo fosse una biblioteca. di Cristo.
Infatti, si fondono figure che ricordano il trivio, il quadrivio, Di fronte al camino c’è una Madonna del Buggiano, allievo di
l’astrologia e la musica con immagini ispirate ai tarocchi. Brunelleschi.
Oggi invece questo spazio è allestito come un museo dedicato Lo sguardo e il panno che avvolgono Gesù rappresentano la
alla Madonna. presa di coscienza del sacrificio sulla croce.
Ai lati della finestra un’annunciazione di un anonimo del ‘500;
Nel ‘400 le immagini mariane erano assai diffuse a protezione le due pale che la compongono erano in origine due ante
del focolare da sciagure naturali, da malattie o da complicanze d’organo.
durante la gravidanza.
Alla sinistra del camino c’è la Madonna col bambino e due L’Arcangelo Gabriele offre il giglio virginale a Maria, mentre la
angeli, della scuola di Masaccio, dove il bambin Gesù viene Madonna è circondata da libri e iscrizioni a significare che il
umanizzato rappresentandolo col tipico gesto di un neonato verbo si sta facendo carne.
che si porta la mano alla bocca. Di fronte alla finestra c’è una pietà nordica del XIV secolo.
Il tema dell’addolorata con il figlio sulle ginocchia, infatti, si
Alla destra del camino un’icona raffigura una Madonna che sviluppò prima in Germania e poi in Italia.

Mariangela Boni Photography


Giroinfoto Magazine nr. 65
R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 33

Mariangela Boni Photography

La sala magna
Questo ambiente è dedicato a Felice della Rovere, che
troviamo ritratta in alto a destra del camino.
Questa stanza è un tributo alle donne. Gli affreschi, risalenti
all’inizio del ‘500, sono di Antonio da Viterbo e raffigurano
ritratti di donne illustri dell’antichità.

Felice era una donna colta, aveva conosciuto Leonardo,


Michelangelo, Bramante e Raffaello.
Alla nascita dei due figli maschi, il padre, Papa Giulio II, le
donò un’ingente somma di denaro che Felice utilizzò per
riscattare il castello di Bracciano.

Dopo la morte del marito, Felice divenne governatrice delle


terre degli Orsini.
Al centro della sala troviamo una collezione di cassoni
nuziali, metafore delle doti matrimoniali che erano oggetto
di complesse trattative economiche tra famiglie per
assicurare uno sposo di alto rango ad una giovane donna.

Sul soffitto ci sono delle tavelle raffiguranti giovani dame


e cavalieri, dipinte nella bottega cremonese di Bonifacio
Bembo intorno al 1460.

Ma sono i lampadari ad aver catturato maggiormente la


nostra attenzione: due figure, una di cavaliere e una di dama,
protesi uno verso l’altra come in un impossibile slancio
amoroso.

Giroinfoto Magazine nr. 65


34 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 35

La sala gotica
L’arredamento neogotico di questa camera da letto fa parte del gusto ottocentesco per il passato.
Sulla sinistra c’è una comoda: una sedia con coperchio dove all’interno veniva posto un vaso da notte.
Sulla destra, invece, c’è una clessidra della durata di 8 ore, anche se il tempo a Bracciano veniva scandito dalle campane di
Santo Stefano.

Oltre questa sala si scende verso il piano nobile inferiore, teatro dell’amore tra Paolo Giordano e Isabella, seppur per brevi
periodi.
Infatti, il padre Cosimo de’ Medici, per tenere lontana la figlia dai palazzi romani che considerava covi antimedicei, aveva dato
il compito alla figlia di custodire la famiglia a Firenze.
Nonostante vi siano leggende che ritraggono Isabella come un’infedele e per questo uccisa dal marito, tra i due c’era un sincero
e profondo affetto, come testimoniano le oltre settecento lettere rinvenute.

La sala del fregio Orsini


Era conosciuta come la camera di Isabella de’ Medici, nonostante non si abbia la certezza che sia stata davvero la sua camera.
Il soffitto è a cassettoni decorati da rose, speroni e monogrammi di famiglia.
Isabella morì a soli 34 anni.
Era una donna colta, conosceva diverse lingue, amante della musica, della poesia, dell’arte e si interessava anche di politica, al
punto da diventare consigliera del consorte.

Giroinfoto Magazine nr. 65


36 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

La sala Orsini Medici


In questo ambiente ci sono diversi ritratti: la donna con velo è Francesca Sforza di Santafiora, madre di Paolo Giordano; di
fronte si trova Cosimo de’ Medici, padre di Isabella, in un ritratto di Bronzino dipinto attorno al 1550, caratterizzato da un ampio
colletto di merletto bianco e il collare del toson d’oro; a destra, uno dei rari ritratti di Paolo Giordano Orsini, all’età di 30 anni
mentre si preparava a partire per la battaglia di Lepanto.

Prima di partire per Lepanto, Paolo commissionò un ritratto della figlia Eleonora, nata proprio nel 1571, da portare con sé.
Qualche mese dopo il ritorno da levante, Isabella era nuovamente incinta e nel 1572 nacque Virginio, qui rappresentato nel
ritratto di giovane uomo in elegante armatura con gorgiera.

Unico discendente maschio degli Orsini di Bracciano, fu educato a Firenze e sposò Flavia Peretti, nipote di Paolo Sisto V.
Lo stemma di fronte al camino dev’essere stato commissionato proprio in occasione delle nozze.
Virginio divenne famoso in Europa in occasione della sua visita a Elisabetta I a Londra; a quanto pare, affascinò l’intera corte
al punto di essere fonte d’ispirazione de La dodicesima notte di W. Shakespeare.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO 37

La sala dei Cesari


Questa sala è il cuore del castello: oltre ad essere
la sala più grande del piano nobile, era anche
quella da cui si accedeva dalla corte. Lungo il
perimetro sono disposti 12 Cesari, provenienti
dalla Villa Giustiniani Odescalchi di Bassano.

Era in questa sala che si celebravano le cerimonie


di investitura dei duchi di Bracciano, si allestivano
teatri, concerti e danze.
Molto probabilmente, fu proprio durante una
festa che Paolo Giordano conobbe e si innamorò
di Vittoria Accoramboni, una donna di rango
inferiore.

Il loro matrimonio fu fortemente osteggiato.


Circolavano voci secondo cui, per potersi sposare,
avessero ucciso i rispettivi coniugi e che fossero
fuggiti a Venezia per sfuggire al Papa Sisto V, zio
di Francesco Peretti, marito di Vittoria.
Ma la loro fuga non li protesse dai loro nemici;
infatti, Paolo Giordano morì a Salò il 13 novembre
1585 e Vittoria fu pugnalata a Padova a dicembre
dello stesso anno.

Giroinfoto Magazine nr. 65


38 R E P O RTA G E | CASTELLO DI BRACCIANO

La sala delle donne


Di questa sala sono particolarmente interessanti i cicli di affreschi che raffigurano delle dame mentre si intrattengono in
passatempi di corte: cantano, suonano, pescano, cacciano, raccolgono frutti, giocano a dama o fanno il bagno alle terme.

Tuttavia, non si conoscono né il pittore né il committente.


Le scene evocano il testo di Christine de Pizan, La città delle donne, del 1400.
Si pensa che la committente fosse una donna, Bartolomea Orsini o Felice della Rovere, che entrò in contatto con quella cultura
francese della ville de dames e che assunse nel suo governo molte collaboratrici donne.

Si possono leggere alcuni nomi ma, non trovando corrispondenza nell’affresco, si ipotizza che facessero riferimento a degli
arazzi sottostanti.
I due grandi ritratti ottocenteschi, invece, rappresentano Baldassarre Odescalchi e sua moglie Emilia Rucellai.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


39

La sala papalina
Quando si giunge in questa sala è impossibile non notare il Questa sala parla di un committente che si autocelebra come
soffitto decorato in oro e stucco, attribuito ai fratelli Federico nato sotto il segno dei potenti.
e Taddeo Zuccari e commissionato da Paolo Giordano per la L‘orsa simboleggia l’Orsa Maggiore, a indicare quella
nomina ducale del 1560. dimensione cosmica della famiglia tanto bramata in epoca
Nel centro, in un ottagono circondato da segni zodiacali, rinascimentale.
appare Apollo. Sotto l’Orsa Maggiore vi è una porta che conduce a una
piccola sala, lo studiolo, omaggio ad Isabella e probabilmente
Leone e cancro si trovano in coppia in alto a destra e sempre decorata dagli Zuccari.
simboleggiano il solstizio d’estate mentre in alto a sinistra
sono raffigurati capricorno e acquario a suggerire il solstizio Qui sono rappresentati ambienti agresti delle sue terre
d’inverno. toscane.
Apollo, sul carro del sole che sorge, si muove verso sinistra Questo piccolo ambiente fu usato poi, tre secoli più tardi, da
e non è un caso visto che Paolo Giordano era del capricorno. Baldassarre Odescalchi per scrivere i suoi taccuini di viaggio.
Sul soffitto verso la finestra c’è il dio Pan, raffigurato però Si conclude qui la nostra visita a questo sontuoso castello
come nelle storie antiche, ovvero mentre suona una conchiglia perfettamente conservato e non ci sorprende che molte
(e non come fauno che suona il flauto) per segnalare i pericoli coppie (anche celebri!) lo scelgano come cornice per
agli dei pronti a trasformarsi in uccelli per nascondersi dai celebrare il giorno più bello della loro vita.
nemici.

Pan era il fauno dalla forma caprina che Giove, in segno di


gratitudine, trasformò nel capricorno.

Giroinfoto Magazine nr. 65


40 R E P O RTA G E | ZICCAT

Adriana Oberto
Barbara Tonin
Chiara Borio
Elisabetta Cabiddu
Giancarlo Nitti
Mariangela Boni
Massimiliano Sticca
Remo Turello

A cura di Elisabetta Cabiddu

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 41

Con qualche rara eccezione, è difficile non trovare appassionati ed appassionate del cioccolato, soprattutto quando si parla
dell'eccellenza della cioccolateria tradizionale piemontese, con i suoi prodotti unici riconosciuti in tutto il mondo.

È quindi in buona parte la golosaggine, a portarci a fare un'analisi di questo ambito gastronomico nel preciso periodo della
produzione delle famose uova pasquali in un'azienda storicamente annoverata e recentemente premiata per la qualità dei suoi
prodotti.

Giroinfoto Magazine nr. 65


42 R E P O RTA G E | ZICCAT

Remo Turello Photography

La storica cioccolateria ZICCAT nasce a Torino nel 1958 e da allora la tradizione piemontese e la passione per il cioccolato si
tramanda nel tempo grazie ai maestri cioccolatai che, dalle materie prime selezionate con cura, lavorano artigianalmente tutti
gli ingredienti del cioccolato, garantendo un prodotto genuino e di qualità.

Dal 2014 il marchio storico torinese è stato rilevato da un giovane gruppo dinamico composto da Alberto Brustia e Alexis
Rosso che, con i loro collaboratori, gestiscono il laboratorio artigianale e lo spaccio di Via Bardonecchia, al quale si sono
aggiunti nel 2018 il negozio di Piazza Borromini ed alla fine del 2019 quello di Corso Svizzera.

Nel 2018/19 la Camera di Commercio di Torino e Slow Food Italia li ha premiati come Maestri del Gusto.
L’antica pralineria, rinnovata negli spazi, vanta oggi moderne creazioni affiancate ai classici prodotti della tradizione piemontese,
la maggior parte confezionati a mano e che possiamo scoprire nei punti vendita della Città di Torino.

MURALES DI INGRESSO ALLA SEDE


Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 43

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


44 R E P O RTA G E | ZICCAT

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 45

Intervistiamo uno dei


titolari Ziccat

La decisione di mantenere
un rinomato marchio storico è sempre una
sfida. Soprattutto per un team giovane
come il vostro.
Qual è stato il vostro target principale
quando avete iniziato? Ziccat è sinonimo
di tradizione ma, in questi anni, anche
l’innovazione ha un ruolo importante.
Cosa avete mantenuto della tradizione e
cosa avete introdotto di innovativo?

Ziccat è un marchio storico del cioccolato


La richiesta, negli ultimi Torinese dal 1958.
anni, rimane più sul Negli ultimi anni, grazie al cambio di
tradizionale o si spinge proprietà, si è cercato di dare una nuova
maggiormente verso prodotti vita al marchio, mantenendo le ricette
originali e creativi? tradizionali ed i cavalli di battaglia come
i gianduiotti o il preferito (ciliegia al
La tradizione è fondamentale come maraschino ricoperta) ed affiancando
la ricerca e lo sviluppo di nuovi a questi prodotti praline innovative,
prodotti. soggetti decorati in chiave moderna Il vostro laboratorio è a
Alcune abitudini non tramonteranno con un importante lavoro sul disposizione per visite
mai, ma offrire novità ricercate packaging. guidate. Prevedete in
e creative è altrettanto futuro di organizzare
importante. anche dei corsi?

Prima del Covid


organizzavamo
frequentemente visite
guidate e corsi,
speriamo di riprendere
Qual è il processo creativo di un quanto prima.
Qualità
nuovo prodotto?
e genuinità
Nasce dall’idea dell’intero team
sono i capisaldi nella scelta
oppure ognuno di voi ha un ruolo
degli ingredienti. Come scegliete
ben preciso?
i vostri fornitori? Qual è il vostro
prodotto più esclusivo che vi
Chiunque abbia un’idea può
contraddistingue?
proporla e questa viene
analizzata sotto numerosi
Utilizzare materie prime eccellenti è
aspetti per arrivare al giusto
la base per la buona riuscita di un
compromesso tra gusto,
prodotto quindi tutti gli ingredienti
estetica e prezzo.
vengono studiati e testati.
Tra i prodotti che maggiormente
ci contraddistinguono ci sono
sicuramente le praline, preparate
studiando abbinamenti che
difficilmente si trovano altrove. Oltre
alla tecnica
ed alla capacità di scegliere le
materie prime, che qualità si devono
possedere per diventare maestro
cioccolatiere?

Sicuramente la passione per


questo lavoro, quello è il
vero ingrediente se-
greto.

Giroinfoto Magazine nr. 65


46 R E P O RTA G E | ZICCAT

Vincenzo Iarriccio
MAESTRO CIOCCOLATIERE
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 47

QUANDO L'ARTE DIVENTA BONTÀ


Il Piemonte, grazie al suo sviluppo industriale verso la prima Ma il cioccolato non è solo un semplice prodotto gastronomico,
metà del '700, fu un luogo propizio per la lavorazione e la esso ha da sempre fortemente ispirato il mondo dell’arte e
produzione del cioccolato, donando indubbiamente una della creatività, come nel caso delle famose uova di Pasqua,
marcia in più alla qualità che oggi conosciamo. di cui ogni anno ne notiamo le infinite forme ed espressioni.

Capiamo così che, per quanto si possa industrializzare la Seguiamo così il maestro cioccolatiere Vincenzo Iarriccio,
cioccolateria come attualmente avviene, rimarrà sempre la nel laboratorio di Ziccat, che in piena produzione pasquale,
vena tradizionale che rende questo prodotto semplicemente ci spiega quali sono le fasi per creare l'uovo in tutte le sue
unico. varianti creative proposte dall'azienda.

L'Uovo di Pasqua
è nato a Torino
È chiaramente noto che Torino sia la capitale
indiscussa del cioccolato, ma che proprio nel
capoluogo piemontese sia stato inventato il famoso
Uovo di Pasqua lo sapevate?

Il simbolo delle festività pasquali ha proprio origini


sabaude, già dal 1725 si iniziarono a creare le prime
uova di cioccolato da un'idea di una bottegaia di
Via Roma a Torino, la signora Giambone, che iniziò
a riempire i gusci vuoti delle uova di gallina con
cioccolato fuso.

Fu soltanto nel 1920, però, che la Casa Sartorio


brevettò il sistema per modellare le pareti vuote di
cioccolato attraverso degli stampi a cerniera chiusi
per distendere la pasta su tutta la superficie interna
in modo uniforme.

La creatività torinese non si fermò alla sola forma,


ma anche al contenuto.
Infatti, nel 1925, venne introdotta all’interno
dell’uovo di cioccolato l’ormai tradizionale
“sorpresa”, inizialmente costituita da animaletti
realizzati in zucchero o piccoli oggetti.

Ma il contributo piemontese alle "Uova" non si Barbara Tonin Photography


ferma qui.
Infatti la famosa azienda Ferrero, nel 1974
esordisce con "l'ovetto Kinder Sorpresa",
brevettato da Michele Ferrero.

Giroinfoto Magazine nr. 65


48 R E P O RTA G E | ZICCAT

Ecco che si accende la macchina colatrice del cioccolato e


dopo pochi minuti assistiamo all'erogazione di questo fluido
profumato e decisamente invitante.

Questo processo iniziale, ci spiega Vincenzo, serve a


temperare il cioccolato tra i 40 e i 45 gradi per far si che
si ristrutturino i "cristalli di burro di cacao", rendendo il
cioccolato stesso stabile per evitare che si attacchi allo
stampo una volta raffreddato a temperatura e umidità
controllate.

Il monitoraggio dell'umidità e della temperatura di


raffreddamento è molto importante per rendere il cioccolato
lucido regalando alle uova di cioccolato la tipica superficie
regolare e lucida.

L'assemblaggio dell'uovo avviene in una terza operazione,


dopo il raffreddamento, unendo le due pareti di cioccolato
formetesi nello stampo ( tradizionalmente di acciaio, oggi è
utilizzato il policarbonato per una questione di durabilità ).

L'incollaggio delle due parti avviene con il riscaldamento


delle superfici su una piastra ed inserendo l'eventuale
"sorpresa" in chiusura.
Massimiliano Sticca Photography

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 49

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


50 R E P O RTA G E | ZICCAT

Massimiliano Sticca Photography

Realizzata la "camicia", così come viene chiamata in gergo Nel caso del pulcino, che vediamo in queste immagini, viene
tecnico, l'uovo inizia a prendere la sua forma decorativa, con modellato sulla base della camicia con pasta di cioccolato e
una semplice colorazione o con una più creativa modellazione, assemblato completamente a mano.
sempre a base di cioccolato.
In questa fase la figura del maestro cioccolatiere diventa
Le decorazioni delle uova vengono effettuate a mano, a fondamentale, in quanto, in questo caso Vincenzo, finisce il
cura del maestro cioccolatiere, con un aerografo con colori prodotto nella sua parte estetica e artistica.
alimentari.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 51

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


52 R E P O RTA G E | ZICCAT

Elisabetta Cabiddu Photography

Nel negozio di Corso Svizzera n. 49 è possibile sorseggiare caffè ed assaporare gelati elaborati con i gusti delle praline Ziccat.
Il locale, allestito in modo ricercato, accoglie l’intera gamma di prodotti provenienti dalla produzione artigianale del laboratorio,
testimonianza della creatività e della fantasia dei maestri cioccolatai.

Tra le varie proposte si annoverano: praline con ripieni variegati tra cui pesca e amaretto, nocciole del Piemonte o zenzero,
Gianduiotti fondenti, al caffè, al peperoncino, al pistacchio, Cri-Cri, Pirottini ripieni di creme, liquori o caffè, tavolette monorigine,
cremini al pistacchio, chicchi di caffè ricoperti di cioccolato e creme spalmabili al gianduia ed al cioccolato.
Tra gli altri prodotti tipici della tradizione Ziccat ritroviamo il “Preferito”, una ciliegia al maraschino rivestita di cioccolato
fondente e la “Castagna”, una crema di marroni aromatizzata al rum.

In questo periodo, inoltre, non possono mancare i prodotti pasquali: le classiche uova al fondente confezionate con diverse
dimensioni che si affiancano a uova più creative ed originali tutte da scoprire, senza però tralasciare la bontà del prodotto.
Ritroviamo i classici ovetti in confezioni speciali o altre elaborazioni a forma di coniglietto o pulcino.

Giancarlo Nitti Photography Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | ZICCAT 53

otography
Chiara Borio Ph
otography
Chiara Borio Ph

y
ddu Photograph
Elisabetta Cabi
otography
Chiara Borio Ph

y
ni Photograph
Mariangela Bo

+ INFO
[Link]
vendita
Laboratorio e
ch ia 185,
Via Bardonec
Torino

Negozi 78,
sco Borromini
Piazza France
Torino
49,
Corso Svizzera
Torino

y
ddu Photograph
Elisabetta Cabi

Giroinfoto Magazine nr. 65


54 R E P O RTA G E | I PUPI

Salvatore Fiume Photography

BOTTEGHE SICILIANE
A cura di Rita Russo Maria C. Piazza
Rita Russo
Salvatore Fiume

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 55

Nei negozi di souvenir che popolano i centri storici delle più grandi città siciliane non è
difficile trovare, tra gli altri, uno dei simboli tipici della sicilianità: il pupo, un particolare tipo
di marionetta che spicca per i colori vivaci del suo costume e per il brillio dell’armatura che
indossa.
I Paladini (detti pupi, dal latino “pupus”, bambino) sono, infatti, i principali protagonisti di
una tra le più antiche tradizioni della regione: il Teatro dei pupi o meglio conosciuto come
l’Opra dei Pupi, che diffusa sia nella parte orientale che in quella occidentale della Sicilia,
non poteva mancare nel suo capoluogo, Palermo.

Ma ciò che rende ancor più interessante questa tradizione è il fatto che ad essa si associa
un’affascinante attività artigianale legata alla costruzione delle marionette.
Un’attività che si tramanda di padre in figlio e che per questo, soggetta al segno dei tempi ed
all’evoluzione della società è destinata, ahimè!, a scomparire.

Il nostro articolo, dunque, vi porterà nel fantastico mondo dei paladini e delle loro gesta
attraverso la storia di una delle pochissime famiglie di pupari rimasti in città, la Famiglia
Argento, in un excursus che partirà dalla minuscola bottega nella quale prendono forma
le marionette, fino ad arrivare al vero e proprio teatro nel quale sembrano animarsi di vita
propria.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


56 R E P O RTA G E | I PUPI

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 57

La piccola bottega (solo 10 mq) in cui ha sede il


laboratorio, non poteva che trovarsi nel cuore del centro
storico di Palermo, al n.443 del Cassaro (attuale Corso
Vittorio Emanuele), a circa 30 m da uno dei simboli
monumentali di quest’ultima, la strepitosa Cattedrale
arabo - normanna.

Per la sua storia e la sua tradizione, la bottega reca


sulla sua vetrina la targa di “Negozio storico”.
Questo riconoscimento è stato conferito a questa
attività artigianale, insieme a poche altre in città, dalla
Confcommercio con il patrocinio del Comune, proprio
perché avendo resistito all’evoluzione dei tempi e dei
mercati, essa rappresenta un patrimonio culturale
e commerciale per la città (peccato che questa
onorificenza non fermi la naturale estinzione di questa
attività) .

Mentre, a pochi passi dalla bottega, in via Pietro Novelli


n.1, proprio di fronte alla Cattedrale, nei locali che una
volta ospitavano le stalle del settecentesco palazzo
del Marchese di Sessa, Giuseppe Asmundo, troviamo
il Teatro dei Pupi.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


58 R E P O RTA G E | I PUPI

L’Opera dei Pupi Siciliani è un tipo di teatro delle marionette, che si distinguono dalle altre essenzialmente per la loro peculiare
meccanica di manovra.
Narra le gesta dei paladini o cavalieri di Francia e del loro Re Carlo Magno tratte sia dalla rielaborazione del materiale contenuto
nei poemi epico cavallereschi della letteratura francese del ciclo carolingio (chanson de geste) che vennero realizzati
immediatamente dopo l'anno Mille e che celebravano, nelle loro composizioni in versi, i valori più alti della società aristocratica,
sia dai poemi italiani, tra i quali il più utilizzato è l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, oltre all’Orlando innamorato di Matteo
Maria Boiardo, al Morgante di Luigi Pulci e tanti altri.

In Sicilia, l’attività teatrale con le marionette si sviluppò verso la fine del ‘700 ed inizialmente furono utilizzati “pupi in paggio” (non
armati) per rappresentare delle farse siciliane, un genere teatrale dal tono licenzioso e comico, con temi tratti dai personaggi
delle tradizioni favolistiche siciliane, attualmente ancora rappresentato.
Le marionette di quest’epoca venivano animate dall’alto attraverso una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno
snodo e da cui partivano più fili che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe.

L’Opera dei pupi vera e propria si affermò nell’Italia meridionale e soprattutto nell’isola, nella
prima metà dell’Ottocento ed i personaggi del ciclo carolingio furono trasformati in tipi
simbolici della realtà quotidiana e popolare siciliana.

A questo periodo è legata una geniale modifica della tecnica di movimento delle marionette
che le trasformò negli attuali pupi.
Infatti, la sottile asta di metallo da cui partivano i fili per il movimento dell’intera marionetta fu
sostituita da una robusta asta metallica verticale che l’attraversava dall’interno e fu sostituito
anche il filo per l’animazione del braccio destro, cui è collegata la spada, con un'asta di
metallo, caratteristica tipica del pupo siciliano.

Questi nuovi accorgimenti tecnici consentirono di rendere i movimenti delle marionette più
veloci, diretti e decisi, rendendoli più simili alla realtà, soprattutto nelle scene dei duelli e dei
combattimenti, che costituivano la parte più estesa nelle storie cavalleresche.
Oltre ai suddetti accorgimenti tecnici, le modifiche apportate alle armature delle marionette,
che iniziarono ad essere realizzate in metallo lavorato in sostituzione del cartone o della
stagnola, resero più sensazionali le rappresentazioni.

Maria C. Piazza Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 59

Lo spettacolo veniva interamente curato dal puparo, dalla sceneggiatura alla scelta dei pupi e per mezzo della modulazione
della sua voce riusciva a trasmettere suggestioni, impeto e passioni alle scene epiche che rappresentava.
I pupari, che si esibivano inizialmente nelle piazze, pur essendo spesso analfabeti, conoscevano a memoria intere opere come
l’Orlando Furioso o la Gerusalemme Liberata.

Negli anni migliori di questa tradizione, le rappresentazioni si spostarono dalla strada ai teatri.
Intorno a questa attività si muovevano numerosi artigiani, tra costruttori, sarti, pittori, scultori ed una serie di mestieri
complementari al teatro dei pupi ed il puparo, che custodiva in sé l’arte, costituiva sempre la persona più rispettata tra tutti.
Ogni oprante si distingueva dall’altro per alcune caratteristiche specifiche: chi per i tipi di marionette, chi per il modo di recitare,
chi per il modo di manovrare. E per questo ognuno aveva il proprio pubblico.
Quest’arte teatrale fu mantenuta in vita fino agli anni cinquanta quando, a seguito della diffusione del cinema, del teatro
(con attori veri) e della televisione cadde in disuso anche perché considerata una forma di spettacolo rivolto ad un pubblico
ignorante.

I quartieri popolari iniziarono a svuotarsi e molti teatrini furono smembrati e svenduti, costringendo i pupari ed i loro figli a
cambiare mestiere.
Da quel momento, poche furono le famiglie che continuarono a mantenere in vita questa attività artistica ed artigianale insieme.
Nel 2008, finalmente, l’UNESCO riconobbe l’Opera dei Pupi quale patrimonio culturale immateriale, dal momento che essa
rispecchia l’identità della Sicilia e del suo popolo.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


60 R E P O RTA G E | I PUPI

Salvatore Fiume Photography

La prima tappa del nostro reportage inizia dal negozio - Ad attenderci troviamo il signor Vincenzo, capostipite della
laboratorio di Vincenzo Argento dove, una volta entrati, famiglia Argento che, già seduto davanti al suo banco di
rimaniamo rapiti ed affascinati da ogni singolo oggetto in lavoro, sta realizzando il fodero di una spada e si rende
esso contenuto. immediatamente disponibile per soddisfare ogni nostra
curiosità.
La sensazione senz’altro più immediata che proviamo è
quella di sentirci catapultati in un mondo che ormai non ci Sebbene distratti dall’enorme quantità di stampi, modelli,
appartiene più. teste di legno dalle espressioni differenti, braccia, gambe,
In pochi metri quadri si materializzano, infatti, una moltitudine lucide armature lavorate a sbalzo o riccamente arabescate
di arti e mestieri, alcuni dei quali conosciuti solo da chi non è e marionette pronte per essere vendute, oltre che dagli
più giovanissimo. strumenti necessari per la lavorazione di tutto ciò, iniziamo
a farci raccontare dal signor Vincenzo come e quando nasce,
per la sua famiglia, la passione per questo lavoro.

Maria C. Piazza Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 61

Maria C. Piazza Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


62 R E P O RTA G E | I PUPI

Fu nel 1893 che il nonno Vincenzo, detto Cecé, nato nel 1873, che il teatro dei pupi subì dal 1950 in poi, si trovò costretto
diede inizio all’attività teatrale di famiglia dopo aver imparato, ad associare alla sua arte anche altri mestieri che gli
fin da bambino, l’arte di oprante assistendo agli spettacoli di consentissero di mandare avanti la famiglia, pur senza mai
don Giovanni Pernice, antico puparo di Palermo. tralasciare i pupi.

Dei suoi cinque figli solo Giuseppe, nato nel 1912 e padre Egli, infatti, imparò il mestiere del calzolaio e successivamente
dell’attuale Vincenzo, collaborò con lui fino alla sua scomparsa trovò impiego ai cantieri navali.
e continuò, dal 1948 in poi, l’attività di puparo coinvolgendo
tutta la sua famiglia e tramandandola fino ai nostri giorni I suoi nuovi mestieri arricchirono le sue conoscenze che
attraverso il figlio Vincenzo che iniziò questo lavoro a dodici furono messe a servizio della sua storica attività artigianale
anni, senza mai più smettere. ed al tempo stesso artistica.
Sebbene quella del puparo fosse una passione coltivata
da bambino, il nostro Vincenzo, a causa della decadenza

Salvatore Fiume Photography

Barbara Tonin Photography

Rita Russo Photography Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 63

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


64 R E P O RTA G E | I PUPI

Nel 1993, Vincenzo ereditò l’attività di suo padre Giuseppe in ognuna delle quali sia i pupi sia la rappresentazione teatrale
fondando l’Opera dei Pupi di Vincenzo Argento & figli ed presentano delle differenze.
ancora oggi, a ottantadue anni, continua a lavorare sia in
laboratorio sia in teatro, coadiuvato dal figlio maggiore Nicolò Nella prima, quella palermitana, i pupi hanno un’altezza
che lo aiuta in entrambe le attività e dagli altri due figli che lo variabile tra 80 cm ed un metro ed un peso di circa 10 kg.
supportano durante gli spettacoli; mentre la moglie produce i Le loro gambe presentano un’articolazione al ginocchio e nel
costumi che vestono le marionette. paladino la spada è sguainabile dal fodero.
In teatro, gli animatori sono posizionati dietro le quinte laterali
Dopo aver conosciuto la storia della famiglia, la cosa che più del palcoscenico e poggiano i piedi sullo stesso piano di
ci incuriosisce è sapere come si realizza un pupo. calpestio dei pupi.
Ed anche in questo caso, con passione ed entusiasmo, Lo spazio di azione sul palcoscenico è più profondo che largo
continuando a lavorare nonostante la nostra presenza, il e la larghezza della scena è limitata dalla possibilità che gli
signor Vincenzo soddisfa appieno la nostra curiosità. animatori hanno di sporgersi dalle quinte senza farsi vedere
dal pubblico.
Così come accade con l’arancina a Palermo e l’arancino a
Catania, anche la tradizione del teatro dei pupi si divide tra Nella tradizione palermitana le rappresentazioni sono più
quella occidentale o palermitana e quella orientale o catanese, semplici e stilizzate.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 65

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


66 R E P O RTA G E | I PUPI

Maria C. Piazza Photography

In quella catanese, invece, i pupi possono pesare fino a 35 kg Quindi vengono create le gambe, anch’esse in legno, snodate
ed hanno un’altezza compresa tra 80 cm ed 1,30 m. al ginocchio e le braccia, attaccate al busto con piccoli chiodi
Le gambe, prive di snodo al ginocchio, sono rigide e la spada e realizzate in parte in stoffa (il braccio) ed in parte in legno
non è sguainabile ed è impugnata sempre nella mano destra. (avambraccio e mani).
Gli animatori muovono le marionette dall’alto di un ponte, alto
un metro da terra e posizionato dietro il fondale. Nei paladini la mano destra è sempre costituita da un pugno
Per questo motivo, il palco è più largo che profondo e la scena che tiene la spada, mentre la sinistra è una mano normale che
viene interamente occupata dai pupi. serve a reggere lo scudo.
In questa tradizione la rappresentazione è più tragica e In tutti gli altri personaggi le mani sono aperte.
sentimentale.
Una volta montato lo scheletro del pupo, sul busto, attraverso
La struttura di base di un pupo è costituita da tre elementi: modelli di carta, viene tagliato il metallo che una volta
legno, stoffa e metallo. sagomato formerà l’armatura che, a seconda del personaggio
La sua costruzione inizia dalla scultura lignea della testa da realizzare e della fantasia dell’artista, può essere rifinita
(a volte realizzata anche in argilla) e del busto, attraverso a sbalzo e/o decorata con disegni in stile arabesco saldati a
l’utilizzo di sgorbie da legno. stagno.
Il tipo utilizzato è generalmente il faggio, ma può anche essere
noce o cipresso.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 67

L’armatura comprende oltre alla corazza anche le gambiere, Il costume dei paladini è costituito da un gonnellino chiamato
lo scudo e l’elmo, dotato o no di visiera apribile, a seconda “faroncina”, mentre per i saraceni si usano pantaloni alla
delle origini dei personaggi (cavalieri francesi o saraceni) e su zuava dai colori sgargianti.
ognuna di esse vengono fissate le insegne, che per tradizione Le spade o le scimitarre vengono preparate in lamiera di
identificano i personaggi. acciaio.
La grande quantità di arti, soprattutto superiori, presente in
Il materiale utilizzato per le armature è normalmente l’ottone. laboratorio e che cattura la nostra attenzione, è necessaria
Ma per i modelli da collezione possono essere utilizzati anche non solo per la realizzazione di nuove marionette ma,
l’alpacca (detta argentone che è una lega di rame, zinco e soprattutto, per effettuare la manutenzione dei pupi che
nichel), il rame o addirittura l’argento. calcano le scene e che, a seguito dei duelli che si svolgono
durante le rappresentazioni, vengono danneggiati nel tempo.
La testa, insieme alle parti scoperte della marionetta, viene
preventivamente dipinta e una volta assemblato il pupo, Tra le varie marionette prodotte quelle che richiedono maggior
sul busto, dotato di adeguata imbottitura per dare al corpo impegno in termini di tempo e di lavoro sono senz’altro i
le necessarie rotondità, vengono applicati i costumi e le paladini, peraltro, i più rappresentati. Infatti, la realizzazione
armature dopo averle opportunamente lucidate. di un’intera armatura e della sua decorazione può richiedere
anche più di un mese.

Rita Russo Photography

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


68 R E P O RTA G E | I PUPI

Per creare i pupi e le storie da portare in teatro, il signor Essi, infatti, non combattono per sé ma in nome di questi
Vincenzo e suo figlio Nicolò, prendono ispirazione soprattutto principi.
dal più noto poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, Orlando
Furioso. A questo punto, ci è chiaro che fare l’Opra dei Pupi è frutto di
Dalla lettura di quest’ultimo creano il copione per la un grande impegno professionale e molteplici sono i ruoli che
rappresentazione teatrale e le figure che ne costituiranno gli bisogna svolgere.
attori. Infatti, oltre ai mestieri necessari per la realizzazione dei pupi
stessi (falegname, stagnino, sarto, pittore, scultore, ecc.),
Quindi i pupi che di frequente entrano in scena, oltre ad Angelica il puparo deve essere al tempo stesso anche autore, attore,
ed al Re Carlo Magno sono: il Conte Orlando, il coraggioso scenografo, costumista, tecnico delle luci, impresario e
paladino sempre pronto a combattere per difendere il più macchinista.
debole ma eternamente e goffamente innamorato di Angelica;
Rinaldo, cugino e rivale in amore di Orlando; Ruggero, E nella famiglia Argento, nonostante il maggior numero di
valoroso guerriero; Bradamante, paladina di Francia ed eterno ruoli vengano svolti dal signor Vincenzo e da suo figlio Nicolò,
amore di Ruggero; Gano di Magonza, cognato di Carlo Magno anche gli altri componenti risultano indispensabili perché
e patrigno di Orlando, avendo sposato Berta, sorella del re, questa attività continui.
dopo la morte del marito Milone per mano dei Saraceni. Gano, Infatti, durante gli spettacoli, salgono sul palco anche gli altri
nonostante sia un paladino di Carlo Magno tradisce la propria due figli del signor Vincenzo, tra i quali la figlia dà la voce
patria, svelando ai Saraceni il modo per cogliere di sorpresa, ai personaggi femminili, diversamente da quanto accade in
a Roncisvalle, la retroguardia franca di ritorno dalla Spagna. quasi tutti i teatri in cui è sempre lo stesso puparo a dare voce
a tutti i pupi.
Nell’Opra dei Pupi, attraverso i paladini, tutti di nobili origini,
si trasmettono i più importanti codici comportamentali che La compagnia della famiglia Argento, ha portato la sua arte
da sempre hanno caratterizzato il popolo siciliano, quali la e tradizione siciliana oltre oceano, a New York ed è stata in
cavalleria, il senso dell’onore, la fede e la lotta per la giustizia. tournée anche in Germania ed in Francia.

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | I PUPI 69

Rita Russo Photography

Ancora rapiti dai suoi racconti, veniamo affidati dal signor Vincenzo al figlio Nicolò, che con lo stesso entusiasmo del padre, ci
accompagna in Teatro.

Purtroppo, da quasi un anno gli spettacoli giornalieri delle 17,30 sono stati sospesi a causa della chiusura dei teatri imposta
dalla normativa per contrastare la pandemia.
Dunque, in attesa di tempi migliori in cui sarà possibile assistere nuovamente agli spettacoli ci limitiamo, una volta entrati,
a lavorare un po’ con la fantasia supportati dalle spiegazioni fornite dal Signor Nicolò e dalle preziose testimonianze d’arte
custodite in questo luogo.
È, infatti, difficile non tenere il naso all’insù per ammirare una grande quantità di oggetti carichi di storia e di sicilianità esposti
lungo tutte le pareti del teatro.
Tra tele dipinte dagli avi e marionette raffiguranti personaggi tra i più disparati troviamo anche foto che ritraggono vecchi
momenti di vita artigianale e di gloria teatrale, insieme ad alcuni pupi di fine Ottocento realizzati dal bisnonno Vincenzo.

Salvatore Fiume Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


70

L’attenzione viene subito catturata dai vivacissimi colori del


palcoscenico e del sipario, dietro il quale il signor Nicolò è pronto a
svelarci i segreti del loro mestiere.
Con l’ausilio di tre pupi, il paladino Uggeri il danese, la bella Angelica
ed il re Carlo Magno, Nicolò ci mostra come si muovono i pupi e
come vengono sostituiti i fondali, durante l’azione scenica, senza
dover chiudere il sipario.

Infatti, in fondo al palcoscenico una serie di rulli nei quali sono


avvolte le tele, tutte dipinte dal nostro Nicolò, aspettano di essere
srotolate a seconda della scena che viene recitata.
I colori vivaci che caratterizzano i costumi delle marionette sul
palco risaltano ancor di più alla luce dei riflettori. Immersi in
quest’atmosfera magica, chiudendo gli occhi per un attimo, il rumore dell’armatura rievoca immagini d’altri tempi di spettacoli
di piazza tra il vociare di grandi e piccini.

Il teatro dei pupi, in ogni caso, è uno spettacolo prettamente di nicchia riservato a pochi amatori, alle scuole ed ai turisti.
Il fermo di questa attività a causa del Covid potrebbe danneggiarla irrimediabilmente.
È per questo che oggi, grazie ad alcuni finanziamenti volti alla conservazione di questa antica tradizione, una rete di pupari
siciliani, tra i quali anche la Famiglia Argento, secondo un preciso calendario, trasmette le proprie rappresentazioni in diretta
streaming.
A Palermo, infine, è possibile ammirare le più ricche collezioni di marionette al Museo Internazionale Antonino Pasqualino, al
Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè e a Palazzo Branciforte.

Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


71

Maria C. Piazza Photography

Desideriamo ringraziare i sign Salvatore Fiume Photography


ori Vincenzo e Nicolò Argento
che con la loro disponibilità e
cortesia ci hanno permesso di
far conoscere attraverso parole
ed immagini lo straordinario
mondo dei pupi siciliani.

Per i contatti consigliamo di


consultare il sito ufficiale o la
pagina Facebook ai seguenti
indirizzi:

[Link]
[Link]
[Link]
trodeipupiargento

Rita Russo Photography


Rita Russo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


72 BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA

Giroinfoto Magazine nr. 65


BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA 73

edizione bilingue
(italiano-inglese)
30 × 38 cm, 76 pagine
70 colori e b/n, cartonato
ISBN 978-88-572-4516-4

Uno sguardo nel labirinto della Storia


Maurizio Galimberti
design Federico Mininni, testi di Matteo Nucci e Denis Curti

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Ritratto 2011

Giroinfoto Magazine nr. 65


74 BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Galimberti 2010

Giroinfoto Magazine nr. 65


BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA 75

Un secolo di storia raccontato attraverso lo sguardo


fotografico e compositivo di Maurizio Galimberti
Dopo i noti ritratti alle celebrities internazionali e gli scatti alla Grande Mela, dopo l’incredibile lavoro svolto nel 2019 per la
realizzazione del volume fotografico sul Cenacolo davinciano, Maurizio Galimberti si cimenta in una nuova impresa.

Quella di raccontare un secolo di storia, dal 1917 al 2018, attraverso le composizioni che lo hanno reso celebre.
Il frame tratto da un film (La Grande Guerra o La Cociara), l’immagine di un bambino nel ghetto di Varsavia nel 1943, il fungo
atomico di Nagasaki, il profilo di Che Guevara, il volto scavato di Aldo Moro fino ai profughi del Mare Nostrum: i momenti
cruciali degli ultimi cento anni, vengono frantumati in numerosi scatti e ricomposta in un’immagine sfaccettata, regolata da un
rigore matematico e da un’incredibile poesia d’insieme.

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Che Guevara NY 1965 - by Michael Nicholson © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


76 BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Aldo Moro e il periodo del terrorismo 1978 © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA 77

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bambini di Mengele 1944 Auschwitz © 2020

Nato a Como nel 1956, Maurizio Galimberti è internazionalmente come “instant artist”, fotografo e creatore del Movimento
Dada Polaroid: la sua fotografia è stata sviluppata attraverso il tempo in una dimensione di ricerca e di scoperta del ritmo e del
movimento.
Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del Festival del Cinema di Venezia del 2003, viene scelto come
immagine per la copertina del mese di settembre del prestigioso Times Magazine.

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
La grande guerra 1959 regia Monicelli © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


78 BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
La guerra fredda e Kruscev 1960 Onu New York - Getty Images © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA 79

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bimbo cambogiano-Vittima Polpot 1978 © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


80 BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bao Trai, Guerra Vietnam 1970 - by Horst Faas © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


BOOK | UNO SGUARDO NEL LABIRINTO DELLA STORIA 81

Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Napalm Girl 1972 - by Nick Ut © 2020

Giroinfoto Magazine nr. 65


82 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

A CURA DI LAURA ROSSINI

Gianmarco Marchesini
Laura Rossini
Marta Petrucci

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 83

Laura Rossini Photography

Via dei Pianellari

Via dei Coronari

Vicolo dei Cimatori

Via dei Staderari

Al centro di Roma, lungo il Via dei Canstrari


Via dei Sediari
Tevere, l’acqua scorre come il
tempo che passa. Vicolo dei Leutari
Via dei Cestari
Gli edifici, i vicoli, restano
immutati nell’aspetto, ma con Via dei Cappellari
un’anima che cambia di continuo. Via dei Baullari Via dei Chiavari

Tutt’intorno in via dei Coronari, via dei Via dei Barbieri


Via delle
Cappellari, via delle Botteghe Oscure, botteghe oscure
via dei Giubbonari, in secoli di storia si Via dei Balestrari

sono concentrate botteghe d’arte dedite alla Via dei Chiodaroli


Via dei Giubbonari
produzione di corone ed oggetti sacri, cappelli,
corde, coperte, tessuti e stoffe pregiate. Via
dei Falegnami
Vicolo Via
Ogni Mestiere in una via. de' Catinari dei Funari
Via dei Pettinari
In questa zona, infatti, era più facile approvvigionarsi di
materie prime.
Sin dal Medioevo, lungo il Tevere, all’altezza di via Cavour, Lungo Tevere dei Vallati
era stato costruito da Sisto IV un piccolo scalo fluviale, il
porto di Ripetta.

Oggi è andato distrutto a causa della costruzione delle


mura di contenimento del Tevere.
Gli artigiani si ritrovarono qui, gli uni accanto agli altri per
condividere progetti e darsi sostegno. Non c’era concorrenza perché
La vita dell’artigiano era vita di sacrificio. la differenza non la faceva il
prezzo ma lo stile e l’unicità di ogni singolo
La giornata non era scandita da un orario di apertura, ma manufatto.
dalla mole di lavoro e di certo ve n’era in abbondanza.
Passavano buona parte della loro giornata a bottega e Lo spirito di collaborazione, l’integrazione, il supporto
socializzavano nei vicoli durante i momenti di pausa. reciproco ed una buona dose di veracità hanno contribuito
a costruire le basi di quella che oggi chiamiamo romanità.

Giroinfoto Magazine nr. 65


84 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Oggi è tutto diverso, le botteghe si alternano a locali alla moda, a


serrande chiuse, a locali artigianali di artisti che arrivano dall’estero o ad
associazioni che mettono a disposizione il sapere dei grandi maestri e
svolgono corsi di formazione per ceramica e restauro.

Questa la rappresentazione del mondo delle botteghe romane che emerge


dagli studi e pubblicazioni a cura di Paola Staccioli e Lignarius:
Mestieri e botteghe nel cuore di Roma – 2010; Fatto a mano Libro di
aneddoti curiosità e leggende per la storia di Roma e i suoi mestieri- 2012,
scritti in collaborazione con il Comune di Roma e CNA Roma.

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 85

Mestieri d’arte e restauro

Associazione culturale e
centro polivalente di arte, artigianato e restauro,
oggi con sede nel quartiere Monti, è nata dall’iniziativa di
Stefano Nespoli e Paola Staccioli nel 1992.

Paola, presidente dell’Associazione, è una scrittrice, storica e


giornalista freelance.
Stefano, direttore didattico, esperto antiquario e restauratore,
è consulente in antichità e belle arti per il Tribunale civile e la
Camera di Commercio di Roma.
In via Mecenate, ad un passo dal Brancaccio (famoso Teatro di
Roma), Stefano ci accoglie come se stessimo entrando nel foyer
di un piccolo teatro.
Non a caso la bottega è stata set cinematografico per Willem
Defoe e Battiato.

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


86 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Abbiamo la fortuna di vedere alcuni dei maestri al lavoro.


La realizzazione di un cassetto con la tecnica del
mosaico: il maestro posiziona una dopo l’altra le tessere
rifinendo i tasselli per poterli incastrare seguendo la
bozza del disegno.
Dal corridoio centrale si snoda
Un antico baule da viaggio recupera il fascino sbiadito
un dedalo di stanze, dove i maestri
dal tempo e dall’usura.
portano avanti i loro lavori.
Il maestro applica il colore sulle finiture a completamento
Adagiata su una parete una pala d’altare di
della lavorazione.
metà del ‘600 appartenente ad un Monastero
Restauro di una porta finestra: l’inserimento di un chiodo
Napoletano è in attesa di tornare a nuova vita.
per fissare il vetro antico e rafforzare la struttura è un
gesto semplice, ma sembra una magia.
Un chiodo finissimo, esile scompare tra le mani del
maestro ancora prima di penetrare nel legno.
Creazione su commissione di un comodino in stile
classico ed essenziale basandosi sul modello solo
Sarà esposta,
guardando l’originale.
insieme ad altre opere dello
Pigmentazione per restituire la luce originaria alla
stesso ordine religioso, in una mostra che si
decorazione impressa sul legno.
terrà a Bordeaux.
Restauro dei mobili in legno dalla pulitura al
Quando è arrivata in associazione nella pala erano
consolidamento.
visibili solo Santa Scolastica, Maria e San Domenico.
Tutti gli altri personaggi si confondevano sullo sfondo.
Ci sono ancora due ambienti dedicati alle arti pittoriche,
disegni, sculture, colori in ogni dove, strumenti per la
La bravura del restauratore sta nell’utilizzo dei giusti
doratura ed il restauro di quadri.
solventi da utilizzare per togliere e riconoscere i
materiali non pertinenti.

Capire come tirare fuori i colori e


distinguere le parti originali da quelle sovrapposte nei
periodi successivi.
L’attenzione deve essere massima per non
rovinare l’originale.
Dove il colore non è proprio presente
si procede con lo stucco e con
ritocchi dei colori originali.

Marta Petrucci Photography

Gianmarco Marchesini Photography

Laura Rossini Photography Marta Petrucci Photography


Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 87

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


88 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Marta Petrucci Photography


Tutti a distanza
di sicurezza ma uniti da
passione, amicizia si scambiano battute e
consigli come nella migliore tradizione artigiana romana.

Lignarius, in realtà, nasce da una esperienza pregressa.


Una bottega artigianale nella quale i passanti e gli abitanti del rione in via del Boschetto
entravano chiedendo di imparare questi antichi mestieri.
Da lì gli artigiani ed artisti delle vicine botteghe si sono messi a disposizione come maestri.

Uno dei primi slogan utilizzato per pubblicizzare l’associazione recitava "usate le mani".
All’inizio si tenevano solo corsi privati, poi, con il passare degli anni, aprono le porte all’impegno
e progetti nel sociale.
Iniziano i corsi dedicati ai più deboli con il sostegno degli enti locali e di alcune fondazioni private.

La convivenza tra maestri ed uditori diviene scambio parietario di esperienze.


Arti decorative e vetrate artistiche da una parte; restauro dipinti e carta dall’altra.

La formazione aveva come scopo ultimo quello di preparare gli studenti al mondo del lavoro.
Usare le mani per costruire il proprio futuro.
Lignarius riceve ancora oggi riconoscimenti per l’impegno nel sociale, ma la sua sopravvivenza è
legata alle donazioni di privati, all’8/1000 ed alle quote versate dai soci per l’utilizzo degli spazi.

Supera il tuo maestro lavorando con impegno e passione, utilizza le nuove tecnologie, conosci
la storia dell’arte e le tecniche di base.
Questo il messaggio di Stefano ai suoi studenti.
La tecnologia deve essere sfruttata come strumento per amplificare le
proprie qualità.
Si potrebbe ripartire da qui per far sì che la romanità
non si perda nei vicoli di questa città.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 89

Marta Petrucci Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


90 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 91

Il tornitore
Una piccola bottega in via dei Salumi che
rappresenta lo spaccato di quella romanità che
sta scomparendo.

Con Pietro Filoso siamo alla terza generazione di


tornitori.
Nel 1958 padre e nonno emigrarono da un
paesino della provincia abruzzese. Cominciarono
la loro avventura vendendo per strada le
cucchiarelle pe’ girà er sugo.

La bottega, concentrata in un unico locale


è suggestiva, tutta trucioli, pezzi di
legno e ricordi di una vita intera.

Pietro iniziò a lavorare sin


da piccolo, tanta era la
passione per quel mestiere
che nonno e padre gli
insegnarono.

laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


92 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Principalmente lavora legno di faggio


perché è un legno senza nodi, ma
Pietro ci racconta anche ciliegio, castagno e olivo.
un po’ della sua vita con gli occhi
che brillano L’abete invece è meglio lasciarlo stare
per la soddisfazione che gli dà il suo lavoro. perché in alcuni casi rischierebbe di
rovinare, a causa della sua durezza, la
Ogni volta le sue mani creano qualcosa di unico, a volte inaspettato. parte in ferro del tornio.
Una volta si lavorava molto sui tavoli
Non c’è ripetitività nei suoi gesti. Stessi strumenti e stessi pezzi di legno inglesi e francesi d’ importazione
che dalle sue mani prendono vita. poiché, per adattarli alle nostre
abitudini, dovevano essere rialzati.

Ci mostra la gamba di un tavolo


Oggetti semplici ma rovinato dai tarli, interamente
unici, un lume, un pomello. riprodotta; la cornice lavorata con la
Ci vuole tempo per imparare un mestiere così, ma soprattutto ci vuole tecnica Salvator Rosa.
passione o come se dice a Roma a voija de ‘mparà e de faticà. Fuori dalla bottega passano guide
turistiche, abitanti del quartiere,
Sia il padre che il nonno sono stati non solo maestri d’arte, ma di vita. negozianti vicini, tutti lo chiamano,
Ci spiega che i tornitori possono essere di due tipi: rifinitori, come il nonno lo salutano e scambiano qualche
o sgrossatori come il padre. battuta.

L’insegnamento più importante ricevuto è quello di sapere Lui risponde senza mai togliere le mani
ascoltare ed interpretare le esigenze dei clienti. dal tornio costruito dal padre nel 1975
Così riesce a recuperare un mobile che altrimenti recuperando la parte fissa del ferro
sarebbe stato buttato, l’asticella di una sedia dell’epoca sul quale fece montare un
della nonna per poterla usare ancora. motore più potente ritenendolo più
adatto alle sue esigenze.
Oggetti di vita quotidiana, Una volta gli artigiani erano anche un
inventati o riprodotti. po’ inventori.
Trovavano soluzioni a qualsiasi
problema.
S’ingegnavano.

Gianmarco Marchesini Photography


Giroinfoto Magazine nr. 65
R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 93

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


94 R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE ROMANE 95

Tutto cambia e così anche il mercato e le richieste dei clienti. Il papà è stato premiato in Campidoglio con il premio simpatia
Oggi si producono più complementi d’arredo. nel 2008 alla veneranda età di 86 anni con tanto di articolo di
Pietro ci spiega che, per fortuna, il lavoro del tornitore è giornale incorniciato.
diverso da quello del falegname e non è mai mancato.
Scomparso pochi anni fa molti lo ricordano in bottega fino
In romanesco ci rassicura: agli ultimi giorni. Sulle pareti pezzi di casa, le foto dei nonni,
So’ sempre riuscito a mètte la pentola sur foco. strumenti alternati a prodotti, a ricordi.
I clienti chiedono oggetti particolari da ricopiare, da riparare o In sottofondo la radio che suona canzoni simbolo degli anni
da creare come il pistasale che ci mostra. ‘70-‘80.

Ogni tanto anche qualche turista entra per chiedere souvenir To be continued… ma solo finché Pietro ne avrà ancora voglia.
semplici e veloci da realizzare per poter portare a casa I figli gli danno tante soddisfazioni, ma hanno scelto altre
non solo un oggetto ma il ricordo di un momento unico e strade.
particolare. Se siete in centro, passate in via dei Salumi 10.
Un vero personaggio. Se non trovate la bottega, chiedete di Pietro e troverete la
strada.
Un mix di bravura, simpatia ed empatia.
Probabilmente doti ereditate.

Laura Rossini Photography Laura Rossini Photography Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


96 R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE

Dario Truffelli
Manuela Albanese

Inizialmente, tanti anni fa, mi innamorai della


Valtournenche nella sua veste invernale, non
passava fine settimana che non andassi a
fare snowboard.
Poi, anno dopo anno, ho imparato ad amarla
in ogni stagione.

In autunno la vallata si tinge di un foliage dai


colori magici, i larici ed i frassini assumono
sfumature sempre più arancioni, giorno dopo
giorno, prima dell’arrivo delle prime nevi.

La primavera è un tripudio di colori e profumi,


è un inno alla rinascita della vita, gli alpeggi
si popolano dopo la pausa invernale e su
per i sentieri si sente lo scampanellio delle
mandrie al pascolo ed infine la stessa estate
con le sue giornate calde ed i repentini cambi
climatici ha un suo fascino.

A cura di Manuela Albanese

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE 97

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


98 R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE

La Valtournenche, nota soprattutto come la valle del Cervino,


è una vallata laterale dominata dal Cervino, montagna famosa
per la sua forma piramidale.

Il Cervino, con i suoi 4.478 metri, è una vera e propria icona


dell’alpinismo.
Grazie al Cervino la Valtournenche già dall’Ottocento divenne
un’ambita meta turistica di facoltosi avventurieri, soprattutto
inglesi.
Ma la Valtournenche non è solo sinonimo di sport invernali,
infatti in primavera ed in estate le sue passeggiate permettono
anche ai meno esperti di godere di paesaggi mozzafiato.

Una volta lasciata l’autostrada ed imboccata la SR 46 che da


Chatillon arriva a Cervinia, dopo poche curve ci si immerge
in una tipica vallata alpina, le curve si susseguono in salita,
la vallata è stretta e le vette innevate si stagliano davanti agli le attività da fare sono tantissime, dal parapendio, al
occhi. trekking, dal downhill allo sci.

Salendo si incontrano piccole frazioni appartenenti prima al Antey-Saint-André sa soddisfare le esigenze più diverse,
comune di Antey-Saint-André, poi a quello di Valtournenche infatti la sua altitudine di circa 1.100 metri si presta ad
ed infine a quello di Cervinia. accogliere famiglie con bambini piccoli e persone che non
Antey-Saint-André si apre su un pianoro, qui in ogni stagione possono frequentare quote più alte.

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE 99

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


100 R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE

Una visita la merita sicuramente il comune di Chamois.


Nell’arco del tempo la popolazione residente è andata
diminuendo, ad oggi si contano poco meno di 100
persone dedite alle attività turistiche.
Chamois è l'unico comune d'Italia totalmente privo di
strade carrozzabili.

Il collegamento con il fondovalle è garantito infatti da


una funivia, inaugurata nel 1955 e ricostruita nel 1968, e
da una teleferica per il trasporto di merci e animali.
Una seggiovia sale, dal 1960, all'incantevole lago di Lod
ed una seconda fino al colle di Fontana Fredda.

In questo luogo le piste da sci sono incantevoli, poco


affollate e soprattutto riparate dal vento che spesso
impedisce agli impianti di Cervinia di funzionare.
Chamois è altresì famosa poiché ospita dal 1967 il primo
altiporto d’Italia, questa è l'aviosuperficie di montagna
più frequentata in Valle d'Aosta, sia in estate che in
inverno.
E' sufficientemente riparata dal vento da poter essere
agibile anche con condizioni meteo non perfette.
Il comprensorio di Chamois è formato da diversi piccoli
villaggi posti a quote attorno ai 1.800 mt. Slm.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE 101

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


102 R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE

Continuando a salire per la SR 46 incontriamo il comune La vera protagonista della Dézarpa è infatti lei, la mucca, che
di Valtournenche, questo comprende numerosi piccoli per tornare a valle viene spazzolata con cura e addobbata
villaggi che conservano begli esempi di architettura rurale con ornamenti multicolori.
tradizionale.
Poco a monte del capoluogo, a fianco della strada che sale Alla sfilata, che da Valtournenche raggiunge la frazione di
a Cervinia, c’è un geosito spettacolare che vale una sosta, Maen, partecipano, oltre agli agricoltori, le guide alpine, i
il Gouffre des Busserailles. maestri di sci, gli alpini, le varie associazioni locali ed alcuni
residenti in costumi tradizionali.
Si tratta di una sorta di grotta, lunga un centinaio di metri,
scavata dal torrente subglaciale. Per una intera giornata tutti sfilano come su una passerella
E’ un luogo davvero suggestivo, esplorato dalle guide della insieme agli animali, non solo mucche, ma anche pecore,
Valtournenche già nel 1865, e sistemato sin da allora per un maiali, asini e cavalli, accompagnati dal suono dei campanacci
suo utilizzo turistico. per la vera star dell’occasione, la mucca valdostana pezzata
rossa.
Una festa imperdibile è la Dézarpa che chiude idealmente la Il tutto contornato da piccoli punti di ristoro posizionati lungo
bella stagione di Breuil-Cervinia e Valtournenche alla fine di la statale, musica e folclore.
settembre.
E’ un rito che celebra il ritorno a valle dagli alpeggi, dove le
mucche vengono portate a pascolare nei mesi più caldi
dell’anno.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE 103

Sebbene Cervinia sia la località più


nota della vallata, in realtà il Breuil
non è che una frazione del comune
di Valtournenche che comprende
tutta la testata della valle.
Prima di arrivare a Breuil-Cervinia si
incontra una piccola perla:
il lago Blu, è il classico lago da
cartolina ed è situato a 1.980 m.
Il suo vero nome è Lago Layet, ma
viene chiamato comunemente “Blu”
perché sul fondo del lago alcune
alghe riflettono queste sfumature di
colore.

Nelle sue acque cristalline in estate


si riflettono le cime delle Grandes
Murailles e la vetta del Cervino.
Dario Truffelli Photography La vallata è stata culla di grandi
alpinisti e nel corso degli ultimi
secoli ha visto realizzarsi grandi
imprese.

Caratterizzato dalla particolare


forma piramidale molto
pronunciata, il Cervino ha segnato
in modo significativo la storia
dell'alpinismo: la sua parete
nord è infatti una delle classiche
pareti nord delle Alpi e attorno a
esso si sviluppa il comprensorio
sciistico del Matterhorn Ski
Paradise con possibilità di sci estivo
sul ghiacciaio del Plateau Rosa.

Infatti nella seconda metà dell’800


sia gli inglesi che gli italiani
organizzarono più tentativi per
raggiungere la vetta. Il 13 luglio
1865 Whymper con un gruppo di
compatrioti attaccò la salita per
quella che è oggi la via normale
svizzera e raggiunsero la vetta il
giorno seguente battendo di poche
centinaia di metri il gruppo italiano.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


104 R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE

Manuela Albanese Photography

Nel 2016 il grande fotografo Steve McCurry propose


in anteprima assoluta, il frutto di una campagna fotografica
condotta in Valle d’Aosta, dove spiccano il folklore, le tradizioni
locali e i 4.000 metri delle Alpi: Monte Bianco, Cervino, Gran
Paradiso e Monte Rosa.

Lo stesso McCurry spiega: “Ciò che importa più di ogni altra


cosa è che ogni immagine viva in modo autonomo, che abbia un
suo posto e trasmetta un’emozione”.
Riprendendo le sue parole, emozioniamoci guardando le
meraviglie del nostro splendido paese.

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VALTOURNENCHE 105

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


106 R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO

Grazie al permesso della proprietà, che l’ha acquistata alla fine


del secolo scorso, abbiamo avuto la possibilità di visitare una
bellissima villa storica dimenticata nella periferia di Torino:
la Villa del Maggiordomo.

Lorena Durante
Samuele Silva

A cura di Lorena Durante Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO 107

Alla parola “maggiordomo” il pensiero ci porta sempre a


immaginare un signore distinto e impettito in livrea nera che
si occupa della gestione della villa del suo padrone.

In realtà all’epoca dei Savoia, nel XVII e XVIII secolo, la figura


del maggiordomo era molto diversa e ricopriva un ruolo
importantissimo nella corte.
Era scelto tra le famiglie nobili ma, soprattutto, doveva
essere uomo di “prime nobilitatis et rare virtutis”, perché le
qualità personali e i servigi prestati contassero nella scelta
più del sangue.

Non mancano infatti casi di maggiordomi di origine


borghese giunti a tale dignità attraverso una carriera negli
uffici giudiziari o finanziari.

Il Re nominava diversi maggiordomi, alcuni solo come


carica onorifica, altri invece che accompagnavano la corte
e avevano il compito di dirigerne la vita quotidiana; erano
soprattutto quelli che venivano nominati, con significativa
precisazione, all’ufficio di “continuum et residentem
magistrum hospitii nostri”, perché fosse ben chiaro che non
si trattava di una nomina meramente onorifica.

A loro spettava, tra le altre cose, verificare e controfirmare le


note spese di tutti i fornitori della casa ducale e le richieste
di rimborso dei servitori, nonché controllare e vidimare,
ogni mese, il registro delle spese quotidiane della casa,
presentato dall’impiegato a ciò addetto.
Spettava a loro, altresì, la responsabilità del guardaroba
ducale, e con esso delle tappezzerie, masserizie, abiti e
gioielli.

Veniva poi scelto, tra tutti, un gran maggiordomo, la


cui responsabilità politica si aggiungeva a quella più
propriamente amministrativa: infatti egli partecipava
alle riunioni del consiglio ducale, lasciando la gestione
quotidiana agli altri maggiordomi.
Era a tutti gli effetti il Primo Ministro dell’epoca per la sua
importanza.

Giroinfoto Magazine nr. 65


108 R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO

La villa fu costruita su un terreno rurale, dove esisteva già attacchi dei balconcini tra primo e secondo piano pensati per
una cascina, tra il 1675 e il 1683 dal gentiluomo Valeriano la permanenza dei musici e dei cantanti che allietavano le
Napione. serate degli ospiti.
Inizialmente fu soprannominata “la Napiona” proprio per il
nome del suo primo proprietario, in seguito prese il nome Solo in un secondo tempo, probabilmente nel ‘700, vennero
dalla carica di “maggiordomo” ricoperta intorno alla metà del aggiunte le ali laterali contenenti le cucine, la cappella e le
Seicento da Valeriano presso la corte del principe Emanuele stanze al piano superiore.
Filiberto di Savoia Carignano.
Altre migliorie tra cui la limonaia, o giardino d’inverno,
Napione affidò la costruzione al famoso architetto torinese creato con enormi vetrate nel rifacimento della parte ovest
Guarini o forse, più presumibilmente, ad un suo allievo: e la meravigliosa scala elicoidale in legno, abbastanza
Giovanni Francesco Baroncelli, perché avrebbe voluto avere preservata, furono create da un altro proprietario, Amedeo
una struttura il più simile possibile a Palazzo Carignano che i Peyron, tra fine ‘800 e i primi del ‘900, su progetto
Savoia stavano costruendo nello stesso periodo. dell’architetto Carlo Ceppi, famoso a Torino per l’opera della
Stazione Porta Nuova.
Inizialmente la villa era concepita per essere un luogo di
svago con saloni e stanze per i ricevimenti. La cappella invece venne completamente rifatta nel 1833
L’importante salone centrale di forma ellittica si ergeva fino da Andrea Gonella, banchiere di Carrù, la cui famiglia fu
al secondo piano: in fase di restauro sono stati scoperti gli proprietaria della palazzina fino al 1868.

Samuele Silva Photography

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO 109

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


110 R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO 111

Confrontandola con il famoso palazzo Carignano di Torino,


di cui forse voleva essere una riproduzione in piccolo, la villa
“Il Maggiordomo” acquista sicuramente un valore aggiunto
in quanto il mantenimento delle finiture originali potrebbe
suggerire (naturalmente in modo semplificato e in scala
inferiore) l’aspetto che avrebbe potuto assumere Palazzo
Carignano se fosse stato completato con l’applicazione
dell’intonaco e dello stucco decorativo.

Il Carignano infatti, a causa di una successione di eventi


tra cui la morte del Guarini, l’esilio del committente e la già
citata mancanza di calce, è rimasto diciamo “incompiuto”
nella facciata con il paramento in mattoni a vista.
La villa negli anni passò di mano in mano a personaggi più
o meno illustri fino al declino iniziato con lo scoppio della
Seconda Guerra Mondiale, quando venne danneggiata dalle
truppe tedesche e poi ospitò alcune famiglie sfollate, che
abitarono nel complesso anche nei decenni successivi,
quando «il Maggiordomo» era già in gran parte abbandonato.

Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


112 R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO

Nel 1952 morí Luigi Corrado Della Chà (o Della Cà), l’ultimo
proprietario ad aver abitato nella villa e la proprietà andò
alla figlia Marizzina che, nel 1955, sposò il principe romano
Ladislao Odescalchi lasciando la nobile dimora abbandonata
a sé stessa.

Da qui iniziò velocemente il declino, arrivarono i ladri che


depredarono parte dei pavimenti e i camini, il tetto crollò
lasciando i danni delle infiltrazioni d’acqua e tutto sembrava
perso.

L’attuale proprietà, che ha acquistato l’immobile in stato di


avanzato degrado, negli ultimi anni ha ricoperto il tetto con
lastre di metallo e iniziato un primo intervento conservativo
di restauro sugli stucchi.

Intanto, mentre il maggiordomo cerca di sopravvivere al


tempo inesorabile, si sta cercando una nuova destinazione
d’uso sostenibile negli anni e un partner per la ricostruzione.

La speranza è che riescano presto in questa impresa, perché


la triste sorte di questo edificio non rende giustizia alla sua
valenza architettonica e storica: un vero e proprio gioiello
dimenticato del barocco torinese.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | VILLA DEL MAGGIORDOMO 113

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


114 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

A cura di Laura Rossini

Dario Truffelli
Federico Figari
Giuseppe Tarantino
Monica Gotta
Stefano Zec
Tiziana Buglione
A cura di Gaia Cultrone e Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 115

Eccoci qui per un’altra immersione in queste misteriose Non possono essere chiamate “monumenti”, ma sono
viuzze, i vicoli, dove anche i genovesi si perdono e dove, ogni inequivocabilmente un patrimonio da conservare perché
tanto, inaspettatamente si apre una piazzetta unica nel suo contengono arredi, elementi architettonici, documenti,
genere. fotografie, macchinari e strumenti che sono e fanno parte
della storia della città di Genova.
Qui sono nascosti tantissimi tesori architettonici, storici, Nasce pertanto l’Albo delle Botteghe Storiche per entrare nel
urbani e commerciali e, tra questi, le antiche botteghe quale bisogna avere almeno 70 anni di attività e possedere
genovesi, patrimonio culturale da tutelare e sostenere e una almeno tre dei cinque elementi essenziali sopra citati
tradizione genovese radicata sul territorio. identificati dalla Soprintendenza.
Questi piccoli negozi sono ancora una volta la meta del nostro Ultimo elemento che abbraccia quanto citato e di importanza
reportage. fondamentale è il contesto storico ambientale.
(Fonte: [Link])
La Camera di Commercio e le Associazioni di Categoria
hanno creato un elenco delle botteghe storiche. Ad oggi sono 43 le botteghe riconosciute come tali,
Alcune sono nate come fenomeno della borghesia tra l’800 testimonianza del passato legato al presente, come un sottile
e il ‘900. fil rouge che segna la via da ieri a oggi.
Sono anche espressione dell’identità urbana cittadina Alcune botteghe sono nel cuore del centro storico genovese,
genovese. altre nel levante e nel ponente cittadino, ossia nella Genova
nata con l’annessione di comuni limitrofi.

Giroinfoto Magazine nr. 65


116 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Inizialmente, le botteghe si distinguevano anche per la Ricordiamo il bellissimo bar pasticceria dei Fratelli Klainguti,
collocazione geografica nell’area cittadina: non bisogna un gioiello presente in città dal 1828, di cui ci mancheranno
infatti dimenticare la lunga storia di Genova nel commercio e i meravigliosi prodotti e quest’atmosfera un po' da Belle
nel commercio marittimo. Epoque.
Il porto era il naturale sfogo delle merci provenienti via strada
da diverse direzioni, ma anche meta per i prodotti “esotici” in Proprio per il contesto storico ambientale a cui si faceva
arrivo da svariate parti del mondo conosciuto, una “porta sul cenno, fare un tour per “botteghe” significa riempire tutti i
mare” in una collocazione strategica. nostri 5 sensi di beatitudine.
Le botteghe sono luoghi “vivi”, popolati di persone
Esistono anche dei locali genovesi che, al momento, non appassionate dove scoprirete colori, sapori, profumi, udirete
possono soddisfare tutte le caratteristiche per fare domanda storie antiche di generazioni e toccherete con mano l’arte
come bottega storica. delle botteghe.
Tuttavia, possono fare domanda all’Albo in qualità di locali di Le tre botteghe che abbiamo visitato e di cui vi parleremo,
tradizione genovese. come altre, hanno recentemente ricevuto la nuova targa con
Un altro passo verso la valorizzazione culturale del nostro il logo che le renderà riconoscibili ai genovesi ed ai turisti,
territorio e della città di Genova. certificando il possesso dei requisiti richiesti per essere
Sempre parlando di istituzioni, non dimentichiamo la BOTTEGA STORICA.
campagna di sostegno lanciata durante il lock-down,
#comprasottocasa, pensata e promossa da diversi enti. I In questo tour esiste un fil rouge che, oltre a segnare la via
cittadini non hanno fatto felici le botteghe solo in quanto del tour vero e proprio, lo accompagna a livello concettuale.
#botteghe, ma anche come #vegie (che significa vecchie). Parliamo dei cinque sensi, che legano tra loro le diverse
botteghe in modo simile ma diverso. Stupisce, quasi, ma forse
In questo articolo parleremo di tradizioni di famiglia, di non dovrebbe, perché riporta proprio al mestiere dell'artigiano
passione, dedizione al proprio lavoro, ma anche di arte e ad una semplicità oggi troppo poco valorizzata: quella di
artigiana che, con tanta fatica, tutti stanno tentando di affinare abilità legate al solo sguardo, tocco, odore, sapore
mantenere viva, anzi più viva che mai, pur in un momento e suono.
storico così difficile.
Vogliamo dedicare anche un saluto a una bottega storica che Si parte!
è stata, purtroppo, sconfitta dal Covid-19 e dalle difficoltà
economiche da esso causate.

Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 117

La Fabbrica dei Turaccioli


Salita Santa Caterina, 17 R – Genova
[Link]
Proprio uno dei cinque sensi emerge nelle parole di
Carlo Luico: il tatto.
Racconta tanto del sughero, della sua lavorazione,
ma qualcosa che non si stanca di ripeterci: come
una delle differenze essenziali del lavoro a mano
sui tappi, rispetto a quello delle macchine, sia la
capacità tattile di escludere tagli di minor qualità dal
lavoro.

L'attività della ditta G. M. Luico nasce ed inizia


con Giovanni Foppiano, il marito della bisnonna di
Giacomo Manlio Luico, che ha lavorato fino al 1994
proprio con Carlo.

Inutile dirlo: basta entrare nella bottega per rendersi


conto di quanta storia ci sia passata dentro.
Il luogo è rimasto pressoché invariato dal 1904 e una
foto che ci viene mostrata lo testimonia. L'attività,
tuttavia, inizia ancor prima.
Carlo ci mostra un premio vinto ad una gara regionale
addirittura del 1879.

La bottega ha infatti ricevuto già da tempo i primi


riconoscimenti di bottega storica, cosa che non
sorprende, dato che al suo interno troviamo ancora
il pavimento originale, mobili, scaffali, attrezzi e
macchinari risalenti alle prime lavorazioni.

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


118 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

La famiglia possiede, oltre a quello in Salita Santa Caterina, un Oggi, purtroppo, quelle foreste non esistono più e molti dei
magazzino in Via Montello, dove si trovano altre attrezzature fornitori di sughero sono invece in Sardegna.
e macchinari, proprio perché la loro attività nasceva come
fabbrica e non solo rivendita. Carlo ci spiega in modo approfondito come si lavora il
sughero.
Ci viene spiegato che un tempo esisteva un collegamento Innanzitutto, bisogna avere cura del processo di decorticazione
diretto tra la via dove si trova oggi la bottega e la zona dove della pianta: si procede per un terzo del tronco e dei rami, per
oggi sorge Piazza Piccapietra. non fare soffrire troppo la quercia e si lavora d'estate.
La via, dal nome originale “Vico delle Fucine”, oggi non esiste
più. Dopodiché si procede alla stagionatura, che in genere dura un
anno, e alla bollitura: tale procedimento è essenziale in virtù
Quello delle Botteghe Storiche si preannuncia essere un della perdita dei batteri TCA, che sono quelli che danno al vino
viaggio anche nella Genova antica da un punto di vista il tanto temuto sapore di tappo.
logistico e geografico. In effetti, scopriamo anche che la Effettuato questo passaggio, si procede poi alla spianatura e
famiglia di Carlo aveva, nel 1855 circa, dei boschi di sughero al taglio.
in affitto in una zona di Finalmarina, le cosiddette “sugherete”.

Maurizio Lapera Photography

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 119

Dario Truffelli Photography

Di Carlo non si può non notare la passione e la cura dei possibilità offerte dal lavoro a mano di saggiare la qualità del
dettagli che riporta persino nei suoi racconti: racconta taglio che si sta usando.
appassionatamente che la decortica in Sardegna si effettua
ancora oggi con un'accetta e con movimenti precisi, prima A vista e a tatto, infatti, si possono dedurre le qualità migliori
trasversali, sopra e sotto, poi verticali e, infine, con il manico di sughero e, in fase di taglio, eliminare quelle meno ottimali.
si estrae dall'interno il sughero. Con la vista, inoltre, si può dedurre l'età del sughero che si
sta lavorando, come per tutte le piante da albero, dai cerchi
Le querce da sughero, racconta, hanno due cortecce, una interni.
interna e una esterna: quella interna non va toccata per
preservare la pianta. Per quanto eseguita da macchinari, la lavorazione del sughero
Racconta poi di come una volta suo padre e suo nonno si per arrivare ai tappi non è cambiata eccessivamente, e anzi,
occupassero dell'intera lavorazione del sughero, quindi anche racconta Rosanna, figlia di Carlo, ha avuto dal progresso
della bollitura (avevano una caldaia dove il sughero veniva scientifico un grosso vantaggio legato alla questione dei TCA:
legato a delle catene) e del taglio, che viene fatto prima a esistono, infatti, dei macchinari che possono rilevarne l'esatta
strisce e poi a quadretti. quantità presente nel tappo e scartarlo, nel caso questa sia
eccessiva.
La forma dei sugheri è cambiata nel tempo: prima erano
semiquadri, oggi sono a cilindri. Perché il tappo deve essere proprio di sughero?
Ad oggi l'attività non può più sostenere i costi di un'intera Una domanda banale, che esige una risposta!
produzione a causa di un calo di richiesta, avvenuto circa dal Il sughero è un materiale che, a contatto col vino, favorisce la
1960, perciò acquistano un prefabbricato; tuttavia, qualche sua maturazione attraverso dei veri e propri "scambi" chimici.
lavoro a mano viene effettuato, in base a richieste particolari. Rosanna spiega che avevano anche fatto l'esperimento di
imbottigliare lo stesso vino con un tappo di sughero e con
Soprattutto, spiega Carlo, ad oggi la produzione dei tappi un tappo di plastica; a parità di tempi di invecchiamento, il
vede la fustellazione, oltre al cambio di forma, per cui il primo aveva cambiato colorazione, maturando, e acquisito
procedimento è più rapido, meno costoso, ma esclude le frizzantezza, mentre il secondo era rimasto inerte.

Giroinfoto Magazine nr. 65


120 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

La clientela, per i Luico, è cambiata nel tempo: il padre di Carlo Al massimo si può giocare leggermente sulla migliore o
un tempo serviva ditte e anche piccole realtà private, come maggiore qualità, ma, se si sceglie la forma, la lunghezza,
alcuni alberghi e ristoranti, che potevano quindi imbottigliare o la durezza del sughero sbagliata, il vino non invecchierà a
i propri vini; oggi, invece, è proibito mettere in bottiglia in dovere.
proprio e commerciarli.
Nonostante i cambiamenti di clientela e il calo di richiesta,
A testimonianza di ciò, nella bottega si trovano esposte sia Carlo che Rosanna si dicono contenti anche del presente
alcune preziose etichette risalenti al secolo scorso. nonché del futuro: cercano di restare al passo coi tempi e per
Non solo produttori di vini, ma anche celebrità, si sono serviti questo hanno aperto un sito internet.
qui: alcuni oggetti di scena di Gilberto Govi vennero realizzati Inoltre, raccontano che c'è molta curiosità intorno ai loro
in sughero proprio dal padre di Carlo. prodotti, grazie alla riscoperta, da parte dei giovani, dei
Carlo racconta che talvolta, in cambio, l'attore aveva pagato prodotti biologici, naturali, e dei materiali, che se non utilizzati
con biglietti dei suoi spettacoli. come tappi per il vino, vengono utilizzati per chiudere ad
esempio i barattoli.
Oggi i clienti sono per lo più privati, hobbisti che imbottigliano
i propri vini per diletto e vengono a cercare il tappo giusto: Dal canto loro, i Luico cercano di portare avanti la memoria
Rosanna spiega che esiste la corretta tipologia di tappo per storica che vive nella loro bottega e si nota che ci riescano
ogni tipo di vino. perfettamente.

Monica Gotta Photography

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 121

Federico Figari Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


122 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 123

Piazza De Marini, 11 – 13 R – Genova


[Link]

La libreria antiquaria
Il nostro viaggio passa di tatto in tatto, ma
anche di colore in colore: dal colore dei tappi,
di un legno ingiallito dal tempo, allo stesso
ingiallimento della carta antica.

La Libreria Dallai, che porta il cognome del


suo fondatore, Domenico Amedeo Dallai, aprì
nel 1939, in una Genova diversa da quella che
oggi conosciamo.

Come detto in precedenza, le nostre scoperte


hanno a che fare anche con la città antica
e la Libreria Dallai ci mostra da subito una
peculiarità di allora: la stratificazione della
città.
Essa sorge, infatti, sopra un'altra antica
bottega, dove un tempo venivano scaricati,
attraverso una grata ancora oggi presente
sotto la vetrina, materiali di necessità poi
distribuiti alle attività del centro storico.
La libreria sorge proprio nel cuore della città,
in mezzo ai vicoli, tra San Lorenzo e Sottoripa,
accanto ad uno dei palazzi dei Rolli, il De
Marini - Croce.

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


124 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Alla morte di Amedeo, prendono in gestione la libreria le figlie, del desiderio di un tempo, quello di fare sfoggio di qualcosa
Giovanna e la sorella Norma, oggi scomparsa. di prezioso, unico, insostituibile e sopravvissuto alla prova del
Ad affiancare Giovanna c'è la figlia Marta, che porta avanti la tempo.
passione di famiglia.
Una volta era qualcosa di più: vi era la necessità vera e propria
Ne parliamo tanto, con Giovanna, di come la magia delle di avere oggetti antichi in casa quando si ricevevano ospiti,
botteghe passi anche attraverso la famiglia: quella di sangue, per fare sfoggio dei propri averi e, in alcuni casi, anche della
che porta avanti la bottega di generazione in generazione, ma propria condizione economica.
anche quella che si costruisce col tempo, facendo rete con L'elemento comune è rimasto nel desiderio di portarsi a casa
altri. qualcosa quando si è in visita, e allora raccontano di come
l'elemento ad oggi più venduto siano le stampe della Genova
Ci racconta di come Genova sia una città di clienti fedeli ai di una volta.
piccoli esercizi, legati alla famigliarità con i luoghi, i prodotti e
le persone, e di come, anche tra diversi esercenti, si leghi nel Ce ne mostrano di diverse, facendoci vedere strade che
tempo. percorriamo ogni giorno per come erano nell'Ottocento,
mostrandoci quanto sia quasi difficile credere che si tratti
Descrive la piazzetta come se fosse una vecchia piazza di dello stesso luogo, in alcuni casi.
paese. Descrivono il valore che queste stampe hanno avuto nella
memoria storica collettiva, avendo permesso di ricreare vere
Ride, constatando il suo essere di poche parole, e dice di e proprie mappe della vecchia Genova.
essere genovese nell'animo. Le stampe, infatti, essendo antecedenti alla fotografia,
Raccontano, lei e la figlia, del fascino dell'antiquariato: permettono di recuperare immagini che altrimenti sarebbero
sebbene oggi si sia perso un po', rimane comunque il retaggio state irreperibili.

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 125

Monica Gotta Photography

La bottega Dallai oggi lavora molto con i collezionisti; tuttavia, Non si poteva, in effetti, non menzionare l'odore della carta,
si tratta di figure sempre più rare e sempre meno note, mentre quell'odore meravigliosamente inebriante che ti colpisce non
un tempo, anche per le ragioni di cui sopra, erano molto più appena varcata la soglia.
frequenti. Non solo come acquirenti, ma anche come fornitori, Quell'odore che nessuno shop online potrà mai darci.
proprio per materiali ereditati nel tempo. D'altronde, gli odori non si possono ancora condividere
virtualmente!
Inoltre, la libreria ha un laboratorio, al piano superiore, dove C'è anche un altro aspetto negativo portato dalla modernità, di
cura l'esposizione delle stampe, soprattutto per quanto cui discutiamo con Giovanna: la perdita del valore del tempo.
riguarda le cornici, in modo che non escano mai dal negozio:
si occupano di sceglierle e anche di recuperarne alcune Parliamo di come se ne abbia sempre meno, se ne desideri
antiche e particolari, che si abbinino, in qualche modo, alla sempre di più, ma di come difficilmente si sia disposti a
stampa che porteranno all'interno e la valorizzino. pagarlo e, proprio per questo motivo, il lavoro dell'artigiano si
trova fortemente in crisi: esso è, infatti, un lavoro dove viene
Anche in questo caso, a parlare è la passione: Giovanna ci pagato il tempo richiesto dalla cura per i dettagli, l'attenzione
dice di apprezzare alcuni aspetti del digitale, ma di essere richiesta da un certo tipo di lavoro, la precisione, la scelta.
dispiaciuta di come ci si dimentichi di alcuni aspetti che Aspetti che oggi molti trascurano.
l'esperienza dal vivo, anche di acquisto, regala.
E qui riecco il nostro filo rosso dei cinque sensi.

Dario Truffelli Photography Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


126 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Stefano Zec Photography

In conclusione, c'è una frase che colpisce, una frase che Salutate Giovanna e Marta, continua il tour delle botteghe ed
Giovanna ha detto con un trasporto di cui la si deve ringraziare, è sempre il fil rouge dei cinque sensi a segnare la strada da
perché sapere che ci saranno sempre persone che credono percorrere.
in ciò che fanno con questa passione, dopo tanto tempo e Dopo aver visto libri decorati con carta marmorizzata di
nonostante tutto ciò che accade, fa sempre bene e, in questo svariati colori, lo stesso motivo lo si trova nelle composizioni
periodo storico, più che mai. altrettanto colorate della bottega artigiana del vetro, quelle
realizzate all’interno della Vetreria Bottaro.
Chiedendo a Giovanna cosa siano le botteghe, cosa
rappresentino e cosa lei speri per il futuro, così risponde: Un percorso inconscio, con un’aura un po' romantica,
"Vorrei che si ricordasse quanta luce umana portino posti di evidenziata dalle immagini che uniscono le tre botteghe.
questo tipo". Qui, oltre al tatto, entra in gioco in modo energico un altro dei
Questa luce si vede, chiara e luminosa, negli occhi di Giovanna nostri 5 sensi: la vista.
e di Marta e vogliamo portarla anche a voi che leggerete
queste parole e vedrete queste fotografie.

Monica Gotta Photography Giuseppe Tarantino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 127

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


128 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Tiziana Buglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 129

Piazza delle Scuole Pie, 3 A – Genova


[Link]
La Vetreria Bottaro si trova nei pressi di Palazzo
Cicala, una bottega storica genovese che continua
la sua attività come vetreria artistica, intrapresa da
Edoardo Bottaro alla fine dell’Ottocento.
Marco e Paola Bottaro sono gli attuali titolari della
bottega e raccontano con entusiasmo ed emozione
le vicende della loro famiglia e della loro attività.

La storia della vetreria inizia con Edoardo Bottaro,


buon disegnatore, che fu mandato a Parigi dal padre
Giuseppe, all’epoca sarto, per imparare il mestiere e
prendere spunto dalla moda della Ville Lumière.

Edoardo fece tutt’altra cosa: restò affascinato dalle


grandi vetrate delle cattedrali parigine e, rientrato
Dario Truffelli Photography
a Genova alla fine dell’Ottocento, aprì la Bottega
Artigiana del Vetro in Vico dei Tintori, nella zona
dove oggi sorge Piazza Piccapietra, il cui nome
potrebbe derivare dal mestiere che facevano gli
allora abitanti del sestiere, scalpellini e tagliapietre,
di cui non resta più nulla, per via di una rivoluzione
urbanistica che modificò completamente l’assetto
della zona.
Ora si può percorrere questo vico solamente
guardando le vecchie immagini arrivate fino ad
oggi.

Il figlio Enrico, dopo vari cambiamenti, approda in


Piazza delle Scuole Pie, una delle più interessanti
piazzette medievali genovesi, un tempo nota con i
nomi delle famiglie nobili che vi abitavano, i Cicala
e gli Squarciafico.

Qui apre una bottega in un palazzo medievale ma,


prima dell’attuale negozio, ne esisteva un altro; la
bottega in sé esiste dal 1870.

Bottega artigiana del vetro

Giroinfoto Magazine nr. 65


130 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Inizialmente nacque come una vetreria artistica ma, bottega, dalle vetrate ai cristalli e alle decorazioni.
successivamente, il figlio Ermanno diversificò le lavorazioni La bottega passò poi al nonno di Marco, venuto a mancare
del vetro ponendo attenzione all’industria, all’edilizia, al porto, poi nel 1941.
alle forniture di bordo, ai cantieri e ai privati. Il lavoro continuò con la moglie, nonna di Marco e Paola,
ritratta in una vecchia fotografia con i 4 figli.
Ora sono i figli del Signor Ermanno, Marco e Paola, che Dopo gli zii, l’attività giunse nelle mani di Marco e Paola,
portano avanti la tradizione di famiglia e producono di nuovo, che oggi continuano il lavoro delle generazioni precedenti
nell’affascinante bottega, vetri decorati a smeriglio e vetrate e lo mantengono così com’era nat,o a partire dalle vetrate
artistiche, oltre a moderne produzioni per complementi decorate a smeriglio.
d’arredo come specchi, cornici, lampadari, tavolini e, per un
periodo dell’anno, anche le decorazioni natalizie.

All’interno della bottega, punto di riferimento per i genovesi


che hanno il gusto del bello e del raffinato, restano ancora
tracce dell’antica pavimentazione e i soffitti voltati a
padiglione lunettato.
Ancora in uso, o conservati in apposite vetrine, sono visibili
vari attrezzi per la lavorazione del vetro, quali tagliavetro,
rotelle per sinopie, tiralinee per vetri d’arredo e smerigliatrice,
alcuni realizzati appositamente dal nonno di Paola e Marco.

La bottega, con annesso il laboratorio, è un tripudio di


colori, di creatività, abilità tecnica e manualità e vi si respira
un’atmosfera d’altri tempi: si producono artigianalmente
oggetti d’arte con uno sguardo alla tradizione, ma sempre
prestando attenzione alla moda e al cambiamento dei gusti e
delle tecniche pittoriche e decorative.

Marco Bottaro, attuale titolare insieme alla sorella Paola,


conferma che la bottega racconta una storia di famiglia e di
passione.
Così riprende la storia di Edoardo: allora molto giovane, tornò
a Genova e informò la famiglia che voleva iniziare a costruire
vetrate come le vide a Parigi.
Forse perché benestanti e per incoraggiare l’appena nata
passione, iniziò questo mestiere.
Ai tempi era un mestiere dove servivano diverse figure, come
coloro che dipingevano, esperti nel taglio del vetro, chi legava
e chi molava.
Riunire le maestranze permetteva di creare delle nuove attività
e così fu.
Infatti Edoardo, nel 1901, aveva creato una buona ditta con
tanti dipendenti.

Nella bottega è esposto un documento del 1901, un documento


che ha ben 120 anni, in cui è spiegato tutto ciò che si faceva in

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 131

Tiziana Buglione Photography

Al contrario dei loro predecessori, Marco e Paola sono stati Si tratta di oggetti di altissimo pregio, quali bicchieri di
colpiti dalla deindustrializzazione e sono tornati a fare ciò che Baccarat o Saint Louis e altri, come ad esempio bottiglie con
faceva il nonno: le vetrate e i restauri per le chiese. tappi di vetro, specchi, oggetti di Lalique o di vetro di Murano.
Lavorano principalmente con i privati, forti della tradizione Considerando che il vetro rotto modifica la rifrazione della
di famiglia per la quale sono conosciuti a Genova: in questo luce, si può immaginare quanto un restauro di simili oggetti
modo hanno potuto creare la loro nicchia di mercato, fornendo richieda grande precisione.
ai loro clienti un servizio inestimabile.
Paola si occupa anche di recuperare oggetti antichi, come
Tra questi annoverano anche priori appassionati, oratori del due lampade che ci hanno mostrato in fase di restauro in
‘700 che hanno bisogno di restauri, ma soprattutto privati che laboratorio.
ordinano specchi decorati e mensole, vetrate, cristalli decorati Cerca i pezzi da sostituire, come un’arpa in questo caso, che
a smeriglio, mobili in cristallo. Si sono anche specializzati nel spesso sono di difficile reperimento, ma che fanno di questo
restauro di oggetti rimasti danneggiati che, per i proprietari, lavoro una sfida per passione.
hanno un grande valore affettivo.

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


132 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Dario Truffelli Photography

Nel cuore del laboratorio, regno della creatività di Paola, E non è la taglierina che rompe il vetro, ma gli ultrasuoni, il
nascono le vetrate artistiche che contraddistinguono la rumore che si sente quando si passa lo strumento sul vetro.
bottega. È proprio il suono che fa separare gli elettroni e che produce
Alcuni vetri colorati su un banco fanno sorgere spontanea la il taglio.
domanda su come vengono sagomati e tagliati per arrivare al
prodotto finale. Per spiegare meglio questo processo, è necessario sapere
Tagliati a mano, uno per volta, andranno poi a formare il lavoro che il vetro, ai nostri occhi solido, in effetti è un fluido.
finito. È la stessa differenza che c’è tra acqua e ghiaccio: a basse
temperature il vetro è solido come il ghiaccio, ad alte
Per fare ciò, viene prima creato un disegno cartaceo, suddiviso temperature il vetro è fluido come l’acqua.
in tante piccole sagome di carta che servono appunto come Per questo motivo il vetro si muove ed è per questo che il
guida per il taglio delle lastre madri. suono lo taglia.

Queste, adagiate sul vetro, fanno da guida per il taglio, Un’altra curiosità è che, se non si fa nulla dopo aver tagliato
scontornandole con un pennarello. il vetro, questo tende a ricomporsi. Indagando oltre si scopre
Il taglio avviene con un tagliavetro che, in tempi passati, che Paola non mola il vetro come avviene nella tecnica di uso
veniva fatto con i diamanti. comune, ovvero la tecnica Tiffany.
Il taglio è anche una questione di manualità, non solo di Utilizza invece la tecnica a piombo, ossia quella delle vetrate
tecnica. antiche o gotiche, che non prevede la molatura.

Tecnica Tiffany
Questa tecnica risale agli anni ‘70 del 1800, quando Louis Comfort Tiffany iniziò a sperimentare questo innovativo
metodo di lavorazione del vetro.
La Tecnica Tiffany è un modo originale per creare oggetti in vetro.
Prima si selezionano i pezzi, si tagliano in base al disegno e vengono scelti i colori appropriati.
I vetri devono essere puliti e ricoperti ai bordi con uno strato di rame che servirà alla loro saldatura a stagno. Il manufatto
viene poi bagnato con delle soluzioni protettive che colorano gli strati di rame in nero e che servono da protezione contro
le ossidazioni dovute al tempo.

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 133

Tecnica a piombo
La tecnica a piombo è quella classica, inventata nel Medioevo e che si può vedere nelle cattedrali europee.
In origine si usava il legno, che fu poi sostituito dal piombo, un materiale flessibile che poteva essere sagomato e piegato
intorno ai tasselli di vetro.

È un lavoro di grande pazienza.


Il lavoro in fase di creazione nel laboratorio è una porta finestra, che andrà a sostituire delle tende applicandolo alla
finestra.
È una tecnica utilizzata da tempo nei vecchi palazzi di Via XX Settembre, Via Granello e Corso Firenze, palazzi del 1912
circa nati con gli scuri alle finestre.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


134 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Un altro lavoro di Paola è una vetrata appesa al muro del Marco sta ancora decidendo come valorizzare le finestre,
laboratorio, che rappresenta una barca a vela, creata con una i dettagli in ardesia e come illuminare l’oggetto nel modo
tecnica mista tra tecnica a piombo e tecnica Tiffany. giusto. Prima di procedere su vetro, Marco ha creato il
disegno a china, molto preciso e bello partendo da un disegno
È un’opera ancora da rifinire. originale di Rubens.
Paola, ci racconta, non riesce a distaccarsi dalle sue creazioni, Il suo occhio artistico sta valutando se cambiare delle parti,
non riesce a guardarle con occhio critico perché fanno parte tra parti (campitura) smerigliate o parti trasparenti.
di lei come artista. È una creazione in divenire, dove la profondità viene data in
Non mancano anche storie inusuali sui suoi lavori, della base all’incisione.
particolarità di alcune richieste dei clienti, sulle quali La resa la si vedrà strada facendo e lavorarci con l'umiltà di
semplicemente sorride e soddisfa la richiesta, per quanto dover cambiare ne farà un’opera unica.
eccentrica possa essere.

Il costo di un simile lavoro di precisione è commisurato al Per finire, Marco mostra una decorazione a smeriglio tipo
tempo impiegato alla produzione, tenendo conto che implica "mussolina".
la creatività, il disegno, il taglio e l’assemblaggio. Come molti sapranno, mussolina è un termine mutuato dalla
È un lavoro che richiede un grande impegno ma, soprattutto, decorazione della stoffa.
dà l’idea del genio creativo di quest’artista. Per quanto riguarda il vetro, si otteneva mediante uno stampo
Perché Paola è, a tutti gli effetti, un’artista del vetro. di zinco traforato con acido, che il bisnonno produceva.
È il più piccolo dettaglio a fare del prodotto finale un oggetto Lo stampo veniva posato sul vetro e sopra veniva passata con
di valore, un oggetto unico con la sua bellezza intrinseca. un pennello una particolare pasta a caldo, composta da colla,
glicerina, terre rare e acqua.
Nella bottega troviamo anche il forno e diversi stampi, alcuni La pasta si asciugava solidificando immediatamente e si
acquistati, altri fatti dai titolari, per fare i fusi per ricreare poteva finalmente smerigliare il vetro con un getto di sabbia.
gli oggetti dei clienti, ad esempio vetro curvo bombato per Infine, si ripuliva il vetro con una lametta.
sostituire un vetro di una vetrinetta.
Le cotture per i vetri dipinti, come le vetrate sacre, vengono Ai nostri giorni, Marco crea la mussolina al computer; tuttavia,
cotti a circa 600 gradi dopo che sono stati dipinti, utilizzando lo fa raramente, perché è un lavoro piuttosto complicato e
la grisaglia, prodotto ferroso (ossido ferroso) che si fonde con produrre questo tipo di decorazione non è semplice.
la superficie del vetro a circa 600 gradi. Da questo deriva la Collabora con i restauratori quando non ci sono altri metodi
sua indistruttibilità. per ottenere determinati risultati. Anche se è un lavoro
complicato, Marco lo fa con piacere perché è sempre il
Un’altra domanda nasce spontanea: qual è stato il loro lavoro risultato che conta.
più complicato di sempre.
Per chi la conosce, hanno riprodotto la Barberia Giacalone in La conclusione arriva da sé.
un bagno di una casa privata. Per Marco e Paola è fondamentale conservare il sapere e la
E non solo. Hanno ricostruito alcune facciate dei palazzi più conoscenza dei loro antichi maestri.
importanti di Genova. Altrettanto fondamentale è condividere la loro arte con
Un esempio di questo lavoro è davanti ai nostri occhi. il pubblico, con gli appassionati, gli estimatori dell’arte e
È un’opera di un metro per un metro e mezzo, ancora in corso naturalmente i loro affezionati clienti.
di creazione, che andrà ad adornare il portone del palazzo
riprodotto dietro alla portineria.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI 135

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 65


136 R E P O RTA G E | BOTTEGHE GENOVESI

Abbiamo mostrato alcuni scorci di queste botteghe, li materiali, come li si sposta e li si solleva, come li si mostra
abbiamo raccontati, descritti. agli altri.
Abbiamo parlato dei colori che legano tra loro questi posti, dei La conoscenza di un'arte - d'altronde una volta i mestieri si
cinque sensi che ci costringono a seguire un sentiero. chiamavano proprio così - passa prima di tutto attraverso il
C'è un elemento però, lo noterete anche nelle fotografie, che come tenere le mani, come muoverle.
ritorna continuamente nelle botteghe: le mani. Ed ecco, allora, che basta una mano a raccontare tanto di ciò
che abbiamo visto.
Mani più o meno giovani, di uomo, di donna, ma sempre mani. Forse quelle mani diranno di quelle persone ciò che le botteghe
Quelle mani che, anche senza vedere a chi appartengono, dicono di Genova: una storia antica, lunga, affascinante. Una
raccontano tanto di chi ci sia dietro, del mestiere che fa e ha storia da raccontare.
fatto, ma anche della cura verso ciò che vende e produce.
Di più: dalle mani di queste persone, a distanza di migliaia di Non si può far altro se non ammirare la resilienza delle
chilometri, senza averle mai conosciute, potrete comprendere persone che abbiamo incontrato e intervistato.
l'amore.
Ringraziamo quindi Carlo, Rosanna, Marta, Giovanna, Marco
Perché l'amore per questi mestieri passa indissolubilmente e Paola per averci raccontato le loro storie. È stato un vero
attraverso le mani, attraverso come si toccano gli oggetti, i piacere conoscervi!

Giroinfoto Magazine nr. 65


137

Una produzione Giroinfoto magazine

Il primo reality fotografico

Seguici sul nostro canale

ProssimamenteNon mancare l'appuntamento con Giroinfoto TV

Giroinfoto Magazine nr. 65


138

Giroinfoto Magazine nr. 65


139

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti dalla promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta e passione per la fotografia e il eventi e i prodotti legati ad
dai nostri reporters. viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 65


140 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Il canto di "Idda a muntagna"


Autore: Francesco Pennisi
Taormina (ME) – Sicilia

Giroinfoto Magazine nr. 65


FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 141

Giroinfoto Magazine nr. 65


142 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Scala con cupola


Autore: Manuela Albanese
Hotel Bristol Palace di Genova

Giroinfoto Magazine nr. 65


143

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 aprile 2021

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 65


Conoscere il mondo attraverso un
obbiettivo è un privilegio che solo
Giroinfoto ti può dare veramente.

APPASSIONATI A NOI

PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E

La bottega di Nello
Giacomo Bertini

[Link]

Potrebbero piacerti anche

  • GF64
    Nessuna valutazione finora
    GF64
    140 pagine
  • GF68
    Nessuna valutazione finora
    GF68
    128 pagine
  • GF70
    Nessuna valutazione finora
    GF70
    148 pagine
  • GF66
    Nessuna valutazione finora
    GF66
    148 pagine
  • GF74
    Nessuna valutazione finora
    GF74
    144 pagine
  • GF73
    Nessuna valutazione finora
    GF73
    140 pagine
  • GF80
    Nessuna valutazione finora
    GF80
    148 pagine
  • GF82
    Nessuna valutazione finora
    GF82
    132 pagine
  • GF61
    Nessuna valutazione finora
    GF61
    136 pagine
  • GF57
    Nessuna valutazione finora
    GF57
    142 pagine
  • GF69
    Nessuna valutazione finora
    GF69
    128 pagine
  • GF50
    Nessuna valutazione finora
    GF50
    134 pagine
  • GF79
    Nessuna valutazione finora
    GF79
    148 pagine
  • GF77
    Nessuna valutazione finora
    GF77
    132 pagine
  • GF62
    Nessuna valutazione finora
    GF62
    140 pagine
  • GF72
    Nessuna valutazione finora
    GF72
    148 pagine
  • GF51
    Nessuna valutazione finora
    GF51
    146 pagine
  • GF81
    Nessuna valutazione finora
    GF81
    148 pagine
  • GF78
    Nessuna valutazione finora
    GF78
    152 pagine
  • GF71
    Nessuna valutazione finora
    GF71
    144 pagine
  • GF36
    Nessuna valutazione finora
    GF36
    144 pagine
  • GF35
    Nessuna valutazione finora
    GF35
    136 pagine
  • GF45
    Nessuna valutazione finora
    GF45
    150 pagine
  • GF42
    Nessuna valutazione finora
    GF42
    116 pagine
  • GF58
    Nessuna valutazione finora
    GF58
    132 pagine
  • GF24
    Nessuna valutazione finora
    GF24
    136 pagine
  • GF47
    Nessuna valutazione finora
    GF47
    122 pagine
  • GF33
    Nessuna valutazione finora
    GF33
    84 pagine
  • GF60
    Nessuna valutazione finora
    GF60
    134 pagine
  • GF39
    Nessuna valutazione finora
    GF39
    100 pagine
  • GF34
    Nessuna valutazione finora
    GF34
    142 pagine
  • GF53
    Nessuna valutazione finora
    GF53
    128 pagine
  • GF19
    Nessuna valutazione finora
    GF19
    136 pagine
  • GF48
    Nessuna valutazione finora
    GF48
    136 pagine
  • GF23
    Nessuna valutazione finora
    GF23
    166 pagine
  • GF40
    Nessuna valutazione finora
    GF40
    116 pagine
  • GF59
    Nessuna valutazione finora
    GF59
    132 pagine
  • GF41
    Nessuna valutazione finora
    GF41
    104 pagine
  • GF27
    Nessuna valutazione finora
    GF27
    48 pagine
  • GF52
    Nessuna valutazione finora
    GF52
    122 pagine
  • GF46
    Nessuna valutazione finora
    GF46
    134 pagine
  • GF32
    Nessuna valutazione finora
    GF32
    106 pagine
  • GF26
    Nessuna valutazione finora
    GF26
    78 pagine
  • GF29
    Nessuna valutazione finora
    GF29
    86 pagine
  • GF25
    Nessuna valutazione finora
    GF25
    112 pagine
  • GF43
    Nessuna valutazione finora
    GF43
    124 pagine
  • GF44
    Nessuna valutazione finora
    GF44
    106 pagine
  • GF20
    Nessuna valutazione finora
    GF20
    110 pagine
  • GF38
    Nessuna valutazione finora
    GF38
    142 pagine
  • GF54
    Nessuna valutazione finora
    GF54
    122 pagine
  • GF56
    Nessuna valutazione finora
    GF56
    128 pagine
  • GF22
    Nessuna valutazione finora
    GF22
    110 pagine
  • GF55
    Nessuna valutazione finora
    GF55
    120 pagine
  • GF37
    Nessuna valutazione finora
    GF37
    140 pagine
  • GF28
    Nessuna valutazione finora
    GF28
    102 pagine
  • GF21
    Nessuna valutazione finora
    GF21
    120 pagine
  • GF30
    Nessuna valutazione finora
    GF30
    110 pagine
  • GF31
    Nessuna valutazione finora
    GF31
    98 pagine
  • GF49
    Nessuna valutazione finora
    GF49
    136 pagine
  • Nru Vol30 Cap 1 La Grande Montagna
    Nessuna valutazione finora
    Nru Vol30 Cap 1 La Grande Montagna
    57 pagine
  • Diritto Ecclesiastico Lezione 29 Marzo
    Nessuna valutazione finora
    Diritto Ecclesiastico Lezione 29 Marzo
    4 pagine
  • Ancient Rome - The Eclipse Festivals by Leonardo Magini
    Nessuna valutazione finora
    Ancient Rome - The Eclipse Festivals by Leonardo Magini
    3 pagine
  • Atlantide e Lemuria (Italiano)
    Nessuna valutazione finora
    Atlantide e Lemuria (Italiano)
    7 pagine
  • 007 - Madonna Crea
    Nessuna valutazione finora
    007 - Madonna Crea
    1 pagina
  • Preghiera Eucaristica I Ambrosiana
    Nessuna valutazione finora
    Preghiera Eucaristica I Ambrosiana
    8 pagine
  • Siracide
    Nessuna valutazione finora
    Siracide
    54 pagine
  • Quanto È Grande Il Tuo Amore
    Nessuna valutazione finora
    Quanto È Grande Il Tuo Amore
    1 pagina
  • La Presenza Di Maria Nella Famiglia Cristiana
    Nessuna valutazione finora
    La Presenza Di Maria Nella Famiglia Cristiana
    30 pagine
  • Noyana Phe Zulu
    100% (1)
    Noyana Phe Zulu
    3 pagine
  • L'esaltazione Del Lavoro Nel Grado Di Compagno
    Nessuna valutazione finora
    L'esaltazione Del Lavoro Nel Grado Di Compagno
    4 pagine
  • 7IT01TE0622 - Corriges-Partie 1
    Nessuna valutazione finora
    7IT01TE0622 - Corriges-Partie 1
    9 pagine
  • I Monologhi Di Celestina e La Loro Funzione Nell'opera
    Nessuna valutazione finora
    I Monologhi Di Celestina e La Loro Funzione Nell'opera
    8 pagine
  • Poesie D'amore Per La Mia Ragazza
    Nessuna valutazione finora
    Poesie D'amore Per La Mia Ragazza
    13 pagine
  • Dante, Petrarca, Boccaccio A Confronto
    Nessuna valutazione finora
    Dante, Petrarca, Boccaccio A Confronto
    3 pagine
  • Piano Pastorale Per Il 2023
    Nessuna valutazione finora
    Piano Pastorale Per Il 2023
    5 pagine
  • Ali Pasha, Lion of Ioannina: The Remarkable Life of The Balkan Napoleon by Russell, Eugenia, Russell, Quentin Instant Download Full Chapters Instanly
    Nessuna valutazione finora
    Ali Pasha, Lion of Ioannina: The Remarkable Life of The Balkan Napoleon by Russell, Eugenia, Russell, Quentin Instant Download Full Chapters Instanly
    85 pagine
  • Cantico Dell'agnello
    Nessuna valutazione finora
    Cantico Dell'agnello
    2 pagine
  • 22 - Aponaras - Ok
    Nessuna valutazione finora
    22 - Aponaras - Ok
    45 pagine
  • Petrarca (Vita e Opere)
    Nessuna valutazione finora
    Petrarca (Vita e Opere)
    3 pagine