GF65
GF65
com
N. 65 - 2021 | MARZO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
Botteghe
PIEMONTE, LIGURIA, TOSCANA, LAZIO, SICILIA
Band of Giroinfoto
65
[Link]
MARZO 2021
LA REDAZIONE | GIROINFOTO MAGAZINE 3
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del
fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo,
dove chiunque appassionato di fotografia e viaggi può
Oggi
esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un Dopo più di 5 anni di redazione e affrontando un anno difficile come il
pubblico interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità
che svelano le infinite locations del nostro pianeta. 2020, il progetto Giroinfoto continua a crescere in modo esponenziale,
aggiudicandosi molteplici consensi professionali in tema di qualità dei
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul contenuti editoriali e non solo.
mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico,
con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze Questo grazie alla forza dell'interesse e dell'impegno di moltissimi
del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters membri delle Band of Giroinfoto (i gruppi di reporter accreditati alla
professionisti e amatori del photo-reportage. rivista e cuore pulsante del progetto) , oggi distribuite su tutto il territorio
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più nazionale e in continua crescita.
interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni
più vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere Una vera e propria community, fatta da operatori e lettori, che supportano
un punto di riferimento per la promozione della cultura e sostengono il progetto Giroinfoto in una continua evoluzione,
fotografica in viaggio e la valorizzazione del territorio. arricchendosi di contenuti e format di comunicazione sempre più nuovi.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, Per l'anno 2021 affronteremo nuove sfide per offrire ancora più esperienze
contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, alle nostre band e ai nostri lettori, proiettando i contenuti su nuove frontiere
in una rassegna che guarda il mondo con occhi artistici dell'intrattenimento, oltre la carta stampata, oltre l'on-line reading, oltre i
e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e social, per rendere più forte la nostra teoria di aggregazione fisica, reale
situazioni, andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai interazione sociale e per non assomigliare sempre di più a "pixel", ma a
tutti ci siamo fossilizzati. persone in carne ed ossa che interagiscono fra di loro condividendo la
passione della fotografia, della cultura e della scoperta.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e
viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze Un sentito grazie per averci seguito e un benvenuto a chi ci seguirà da
di viaggio raccontate da fotografie e informazioni utili. oggi, ci aspettano esperienze indimenticabili da condividere con tutti voi.
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
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ANNO VII n. 65 Youtube
20 Marzo 2021 giroinfoto TV
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
LA BOTTEGA DI NELLO
GIROINFOTO MAGAZINE
65
I N D E X
R E P O R TA G E
CASTELLO DI BRACCIANO
10 LA BOTTEGA DI NELLO
Botteghe toscane
Band of Giroinfoto Toscana
22
22 CASTELLO DI BRACCIANO
Orsini Odescalchi
Di Mariangela Boni
40 ZICCAT
Cioccolato torinese
Band of Giroinfoto Piemonte
54 I PUPI
Botteghe siciliane
Band of Giroinfoto Sicilia
40
R E P O R TA G E
54
I PUPI
R E P O R TA G E
82
BOTTEGHE ROMANE
BOTTEGHE ROMANE
Botteghe laziali
82 R E P O R TA G E
96
LA VALTOURNENCHE
Valle d'Aosta
96
Di Manuela Albanese e Dario Truffelli
VILLA MAGGIORDOMO
Urbex
106
Di Lorena Durante e Samuele Silva
BOTTEGHE GENOVESI
Botteghe liguri
114
Band of Giroinfoto Liguria
FOTOEMOZIONI DI
Francesco Pennisi
140
Manuela Albanese
R E P O R TA G E
106
VILLA MAGGIORDOMO
R E P O R TA G E
114
BOTTEGHE GENOVESI
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Marzo 2021
289 52 8 34 20 1
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BOTTEGHE TOSCANE
All’interno della bottega è ben visibile la patente di contestualmente l’assegnazione del marchio
orefice e argentiere rilasciata al sig. Giovanni Battista distintivo per la punzonatura composto dalla sigla
Bastiani datata 21 novembre 1791, con la quale provinciale e dal numero d’ordine di registrazione.
si autorizzava l’attività nel rispetto delle normative
vigenti, quali l’obbligo di punzonare con il proprio Il 30 giugno Mario Favilla fu il primo orafo che si
marchio identificativo gli oggetti di metallo prezioso assoggettò alla nuova normativa ricevendo il numero
prodotti, a garanzia dei committenti o degli eventuali 1 dal registro, ottenendo quindi il punzone “1LU”.
acquirenti. L’attribuzione di questo punzone fu certamente
per lui motivo di orgoglio, tenuto conto anche della
Negli anni successivi l’attività è continuata grazie distanza del suo laboratorio dalla tradizionale zona di
all’impegno degli artigiani Carlo, Luigi e Mario Favilla insediamento degli orafi colleghi documentati sin dal
e a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, con Nello medioevo nell’area più centrale compresa tra l’inizio
Giovacchini coadiuvato poi dal figlio e Cesare. di via Fillungo e via Santa Lucia.
Un’altra caratteristica distintiva della bottega rispetto alle altre per quel lavoro, si affermò apportando migliorie nel modo di
è data dalla sua specializzazione in argenterie d’uso liturgico lavorazione del metallo attraverso l’utilizzo di un macchinario
e soprattutto dal ruolo di orafo di fiducia del Capitolo della che egli stesso aveva messo a punto.
cattedrale e dell’Opera di Santa Croce.
Alla morte del Favilla avvenuta nel 1959, Nello succedette
Intorno al 1946, non avendo eredi maschi, il Favilla si mise alla come maestro argentiere ereditando così tutte le tecniche utili
ricerca di un collaboratore per la sua bottega ed individuò, dopo alla lavorazione dell’argento che era il materiale più utilizzato
una lunga selezione, la persona giusta in Nello Giovacchini all’interno della bottega.
che, grazie alle sue abilità artistiche requisito indispensabile
Oggi
la “Bottega” è condotta in società da Cesare e dal cugino
di quest’ultimo, Angelo Ramacciotti, ed è conosciuta in
Toscana per il suo metodo tradizionale di lavoro e per
le sue opere di estrema importanza come il restauro di
alcuni paramenti del “Volto Santo” il venerato.
L'incisione
Con questa tecnica si incide il metallo
mediante l’utilizzo di bulini, detti anche
“ciapole”, ovvero sottili scalpelli con punta
in acciaio con i quali l’incisore realizza il
disegno prestabilito.
Lo sbalzo
Fissando l’oggetto con la pece, come
avviene per l’incisione, l’artigiano modella
il metallo colpendolo con un martello e dei
ceselli.
Prima di iniziare è necessario assicurarsi
che il metallo non abbia perso la sua
malleabilità, quindi solitamente si
effettua la “ricottura”, cioè un trattamento
termico che consiste nel riscaldamento
ad una temperatura superiore a quella di
“austenitizzazione”.
La saldatura ad argento pezzi rettangolari di argento in lega posti nel punto esatto e
L’artigiano con questa tecnica unisce due parti metalliche con riscaldati lentamente con un cannello a fiamma regolabile.
l’ausilio di una lega di argento che ha un punto di fusione più
basso. Per effettuare questa saldatura è necessaria molta esperienza
in quanto il metallo più è mantenuto rosso più difficilmente si
Come fondente viene utilizzato il sale di borace in soluzione salda e quindi è molto facile danneggiare il pezzo.
con acqua, per impedire al metallo di ossidarsi nel punto
in cui viene saldato e, dopo aver spennellato la parte con
la soluzione di borace, si procede con l’aggiunta di piccoli
La lucidatura
Una delle tecniche antiche utilizzate per la lucidatura dei L’operazione consiste nello strofinare con la parte estrema del
metalli è quella che prevede l’impiego di un utensile chiamato “brunitoio” il manufatto nei punti in cui si presenta opaco, fino
“brunitoio”. a che non si ottiene la perfetta lucentezza del metallo.
La tornitura
Con questa tecnica è possibile lavorare un
oggetto agendo sia sulla superficie che al suo
interno ottenendo l’asportazione del materiale
superfluo, cioè del “truciolo”.
+ info
La Bottega di Nello | artigiani argentieri
Via dell'Arcivescovato, 22 - 55100 Lucca
[Link]
Castello
Orsini Odescalchi
NEL CUORE DI BRACCIANO
A cura di Mariangela Boni
La fortezza si presenta come una struttura massiccia, di Varcato l’arco e dirigendoci verso l’ingresso, rimaniamo rapiti
forma pentagonale, con cinque torri e tre cinta murarie. dalla bellissima veduta sul Lago di Bracciano nel suo antico
Sull’arco che conduce al viale d’ingresso si scorge inciso cratere.
il nome del personaggio più illustre della famiglia Orsini:
Paolo Giordano Orsini. La leggenda narra che un tempo, al suo posto, vi fosse la città
di Sabate o Sabazia, sparita negli abissi delle acque come
Egli era il bisnipote di due papi molto influenti del Rinascimento: Atlantide e, infatti, il lago si chiama anche Sabatino.
Papa Paolo III e Papa Giulio II.
Nacque il primo gennaio del 1541. Secondo la leggenda, solo una fanciulla si salvò dalla
Sua madre, Francesca Sforza di Santafiora, era figlia di catastrofe dello sprofondamento di Sabate.
Costanza Farnese, nata da una relazione illegittima del L’unica a essersi comportata umanamente nei confronti di un
Cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III. misterioso personaggio, probabilmente una divinità, che si
vendicò della popolazione facendo inghiottire la città dal lago.
Suo padre, Girolamo Orsini, trovato morto tra i vicoli di Roma
qualche mese prima, era invece figlio di Felice della Rovere La ragazza ricevette istruzioni di correre, senza mai voltarsi.
conosciuta come “la figlia di sua Santità”, anch’essa nata da Raggiunse la parte alta del colle di Bracciano, dove ora
una relazione illegittima del cardinale Giuliano Della Rovere, sorge la chiesa di Santa Maria del Riposo, edificata proprio a
futuro Papa Giulio II. simboleggiare la sosta durante la fuga.
All’età di 7 anni Paolo Giordano rimase orfano e il suo tutore
divenne lo zio Cardinale Ascanio Sforza di Santafiora.
Proseguiamo verso il portale d’accesso, dove Paolo Giordano Napoleone Orsini e suo figlio Gentil Virginio erano condottieri
ha fatto incidere una scritta in latino. al soldo di papi e principi e furono i veri fondatori degli Orsini
La particolarità è che la scritta è in prima persona, come di Bracciano nel loro Stato tra Lazio e Abruzzo.
se fosse il castello stesso a parlare e cita: “Fui fondato da
Napoleone Orsini, Capitano della Chiesa, faccio entrare i giusti Il fatto che il fratello di Napoleone, il Cardinale Latino fosse
e respingo i colpevoli”. nientedimeno che il camerlengo di Sisto IV, gli permise di
avere come soprintendente ai lavori l’architetto fiorentino
Questa scritta fornisce un importante indizio sui fondatori del Giovannino de’ Dolci, lo stesso che eseguiva il progetto della
castello e sui loro ruoli. Cappella Sistina.
Varcato il portale, ci troviamo nel vestibolo, dove ad accoglierci c’è la statua di un’orsa che regge uno stemma con una rosa, il
simbolo degli Orsini.
Essi dicevano, infatti, di discendere da Ursus, che fu allattato da un’orsa, e gli umanisti trovarono addirittura un’eco cosmica per
gli Orsini tra la costellazione dell’Orsa Maggiore.
Gli Orsini commisero l’errore di ospitare il re di Francia Carlo Dietro la scalinata sulla destra si trova una piccola cappella
VIII durante la sua discesa verso l’invasione di Napoli. voluta dal nonno di Paolo Giordano e dedicata a San Giacomo,
Gesto che fu visto come un tradimento sia, ovviamente, dal re patrono degli Orsini, tant’è che il castello era conosciuto
di Napoli, sia dal Papa Alessandro VI Borgia. anche come Rocca di San Giacomo.
Gentil Virginio fu imprigionato a Castel dell’Ovo a Napoli, dove
morì avvelenato. Il portale, decorato all’antica da maestranze della Roma
sistina, dà accesso ai piani nobili dove gli Orsini incontravano
Giovanni Borgia, figlio del Papa, distrusse i vari castelli degli gli illustri visitatori.
Orsini che incontrò durante la sua ascesa a nord, come la
Rocca di Trevignano che fu rasa al suolo. È qui che, nel giugno del 1553, il Cardinale Ascanio Sforza di
La fortezza di Bracciano, grazie all’architettura militare e alla Santafiora e l’ambasciatore fiorentino di Cosimo de’ Medici
gestione di Bartolomea, resistette invece all’attacco. siglarono l’accordo matrimoniale tra Paolo Giordano e
Usciti dalle armerie ci incamminiamo sulla scalinata Isabella de’ Medici, all’epoca di 12 e 11 anni. Il matrimonio fu
monumentale che, un tempo percorribile a cavallo, porta alla celebrato 5 anni dopo.
corte d’onore.
La carriera di Paolo Giordano era in piena ascesa e due anni
Sulla destra c’era il monumentale affresco che, per motivi dopo Papa Pio IV elevò Bracciano a capitale di un Ducato.
di conservazione, è stato trasferito all’interno, nella Sala di
Gentil Virginio.
Nella corte l’architettura militare e quella rinascimentale si
fondono perfettamente in una sorta di piazza di una cittadella
ideale.
Due piani di arcate nascondono gli appartamenti privati, oggi
abitati dagli Odescalchi.
Sulla sinistra della corte si trovano le cucine. Fu probabilmente usata come schermo nei confronti degli
Al loro interno si muovevano numerose figure, gerarchicamente attacchi nemici e originariamente l’entrata del castello era da
organizzate e con ruoli diversi: c’erano i capicuochi e cuochi questo lato, all’altezza della chiesa di Santo Stefano.
secondari che a loro volta dirigevano molteplici aiutanti.
Basti pensare che le cucine fungevano da macelleria, dispensa, Salendo ulteriormente le scale si giunge alla torre del
luogo di preparazione dei cibi e luogo dove pasteggiava la belvedere e al camminamento di ronda.
cosiddetta “famiglia bassa”. Dalla torre del belvedere si può ammirare il Lago di Bracciano,
A tavola c’era un tagliatore che affettava la selvaggina, sulla destra la chiesa di Santo Stefano e l’antica via Clodia che
uno scalco che si occupava di coordinare le vettovaglie, un porta a Roma.
coppiere che sceglieva i vini e un bottigliere che li assaggiava.
I banchetti di Gentil Virginio erano rinomati per la loro Chi viaggiava tra Firenze e Roma avrebbe sicuramente
magnificenza, mentre quelli di Paolo Giordano per il rigoroso attraversato uno dei feudi della famiglia Orsini.
galateo. Dal camminamento di ronda si possono, invece, vedere le
feritoie dei soldati per la difesa della fortezza.
Passando l’arco e salendo la scalinata ci troviamo di fronte In alcuni casi i merli potevano essere scalzati per farli
alla Rocca dei Vico: come detto all’inizio, questa struttura è precipitare sui nemici che tentavano la scalata.
la parte più antica ed è letteralmente un castello medievale Dalla loggia con i due archi si accede al piano nobile.
all’interno di un castello rinascimentale.
La sala magna
Questo ambiente è dedicato a Felice della Rovere, che
troviamo ritratta in alto a destra del camino.
Questa stanza è un tributo alle donne. Gli affreschi, risalenti
all’inizio del ‘500, sono di Antonio da Viterbo e raffigurano
ritratti di donne illustri dell’antichità.
La sala gotica
L’arredamento neogotico di questa camera da letto fa parte del gusto ottocentesco per il passato.
Sulla sinistra c’è una comoda: una sedia con coperchio dove all’interno veniva posto un vaso da notte.
Sulla destra, invece, c’è una clessidra della durata di 8 ore, anche se il tempo a Bracciano veniva scandito dalle campane di
Santo Stefano.
Oltre questa sala si scende verso il piano nobile inferiore, teatro dell’amore tra Paolo Giordano e Isabella, seppur per brevi
periodi.
Infatti, il padre Cosimo de’ Medici, per tenere lontana la figlia dai palazzi romani che considerava covi antimedicei, aveva dato
il compito alla figlia di custodire la famiglia a Firenze.
Nonostante vi siano leggende che ritraggono Isabella come un’infedele e per questo uccisa dal marito, tra i due c’era un sincero
e profondo affetto, come testimoniano le oltre settecento lettere rinvenute.
Prima di partire per Lepanto, Paolo commissionò un ritratto della figlia Eleonora, nata proprio nel 1571, da portare con sé.
Qualche mese dopo il ritorno da levante, Isabella era nuovamente incinta e nel 1572 nacque Virginio, qui rappresentato nel
ritratto di giovane uomo in elegante armatura con gorgiera.
Unico discendente maschio degli Orsini di Bracciano, fu educato a Firenze e sposò Flavia Peretti, nipote di Paolo Sisto V.
Lo stemma di fronte al camino dev’essere stato commissionato proprio in occasione delle nozze.
Virginio divenne famoso in Europa in occasione della sua visita a Elisabetta I a Londra; a quanto pare, affascinò l’intera corte
al punto di essere fonte d’ispirazione de La dodicesima notte di W. Shakespeare.
Si possono leggere alcuni nomi ma, non trovando corrispondenza nell’affresco, si ipotizza che facessero riferimento a degli
arazzi sottostanti.
I due grandi ritratti ottocenteschi, invece, rappresentano Baldassarre Odescalchi e sua moglie Emilia Rucellai.
La sala papalina
Quando si giunge in questa sala è impossibile non notare il Questa sala parla di un committente che si autocelebra come
soffitto decorato in oro e stucco, attribuito ai fratelli Federico nato sotto il segno dei potenti.
e Taddeo Zuccari e commissionato da Paolo Giordano per la L‘orsa simboleggia l’Orsa Maggiore, a indicare quella
nomina ducale del 1560. dimensione cosmica della famiglia tanto bramata in epoca
Nel centro, in un ottagono circondato da segni zodiacali, rinascimentale.
appare Apollo. Sotto l’Orsa Maggiore vi è una porta che conduce a una
piccola sala, lo studiolo, omaggio ad Isabella e probabilmente
Leone e cancro si trovano in coppia in alto a destra e sempre decorata dagli Zuccari.
simboleggiano il solstizio d’estate mentre in alto a sinistra
sono raffigurati capricorno e acquario a suggerire il solstizio Qui sono rappresentati ambienti agresti delle sue terre
d’inverno. toscane.
Apollo, sul carro del sole che sorge, si muove verso sinistra Questo piccolo ambiente fu usato poi, tre secoli più tardi, da
e non è un caso visto che Paolo Giordano era del capricorno. Baldassarre Odescalchi per scrivere i suoi taccuini di viaggio.
Sul soffitto verso la finestra c’è il dio Pan, raffigurato però Si conclude qui la nostra visita a questo sontuoso castello
come nelle storie antiche, ovvero mentre suona una conchiglia perfettamente conservato e non ci sorprende che molte
(e non come fauno che suona il flauto) per segnalare i pericoli coppie (anche celebri!) lo scelgano come cornice per
agli dei pronti a trasformarsi in uccelli per nascondersi dai celebrare il giorno più bello della loro vita.
nemici.
Adriana Oberto
Barbara Tonin
Chiara Borio
Elisabetta Cabiddu
Giancarlo Nitti
Mariangela Boni
Massimiliano Sticca
Remo Turello
Con qualche rara eccezione, è difficile non trovare appassionati ed appassionate del cioccolato, soprattutto quando si parla
dell'eccellenza della cioccolateria tradizionale piemontese, con i suoi prodotti unici riconosciuti in tutto il mondo.
È quindi in buona parte la golosaggine, a portarci a fare un'analisi di questo ambito gastronomico nel preciso periodo della
produzione delle famose uova pasquali in un'azienda storicamente annoverata e recentemente premiata per la qualità dei suoi
prodotti.
La storica cioccolateria ZICCAT nasce a Torino nel 1958 e da allora la tradizione piemontese e la passione per il cioccolato si
tramanda nel tempo grazie ai maestri cioccolatai che, dalle materie prime selezionate con cura, lavorano artigianalmente tutti
gli ingredienti del cioccolato, garantendo un prodotto genuino e di qualità.
Dal 2014 il marchio storico torinese è stato rilevato da un giovane gruppo dinamico composto da Alberto Brustia e Alexis
Rosso che, con i loro collaboratori, gestiscono il laboratorio artigianale e lo spaccio di Via Bardonecchia, al quale si sono
aggiunti nel 2018 il negozio di Piazza Borromini ed alla fine del 2019 quello di Corso Svizzera.
Nel 2018/19 la Camera di Commercio di Torino e Slow Food Italia li ha premiati come Maestri del Gusto.
L’antica pralineria, rinnovata negli spazi, vanta oggi moderne creazioni affiancate ai classici prodotti della tradizione piemontese,
la maggior parte confezionati a mano e che possiamo scoprire nei punti vendita della Città di Torino.
La decisione di mantenere
un rinomato marchio storico è sempre una
sfida. Soprattutto per un team giovane
come il vostro.
Qual è stato il vostro target principale
quando avete iniziato? Ziccat è sinonimo
di tradizione ma, in questi anni, anche
l’innovazione ha un ruolo importante.
Cosa avete mantenuto della tradizione e
cosa avete introdotto di innovativo?
Vincenzo Iarriccio
MAESTRO CIOCCOLATIERE
Giancarlo Nitti Photography
Capiamo così che, per quanto si possa industrializzare la Seguiamo così il maestro cioccolatiere Vincenzo Iarriccio,
cioccolateria come attualmente avviene, rimarrà sempre la nel laboratorio di Ziccat, che in piena produzione pasquale,
vena tradizionale che rende questo prodotto semplicemente ci spiega quali sono le fasi per creare l'uovo in tutte le sue
unico. varianti creative proposte dall'azienda.
L'Uovo di Pasqua
è nato a Torino
È chiaramente noto che Torino sia la capitale
indiscussa del cioccolato, ma che proprio nel
capoluogo piemontese sia stato inventato il famoso
Uovo di Pasqua lo sapevate?
Realizzata la "camicia", così come viene chiamata in gergo Nel caso del pulcino, che vediamo in queste immagini, viene
tecnico, l'uovo inizia a prendere la sua forma decorativa, con modellato sulla base della camicia con pasta di cioccolato e
una semplice colorazione o con una più creativa modellazione, assemblato completamente a mano.
sempre a base di cioccolato.
In questa fase la figura del maestro cioccolatiere diventa
Le decorazioni delle uova vengono effettuate a mano, a fondamentale, in quanto, in questo caso Vincenzo, finisce il
cura del maestro cioccolatiere, con un aerografo con colori prodotto nella sua parte estetica e artistica.
alimentari.
Nel negozio di Corso Svizzera n. 49 è possibile sorseggiare caffè ed assaporare gelati elaborati con i gusti delle praline Ziccat.
Il locale, allestito in modo ricercato, accoglie l’intera gamma di prodotti provenienti dalla produzione artigianale del laboratorio,
testimonianza della creatività e della fantasia dei maestri cioccolatai.
Tra le varie proposte si annoverano: praline con ripieni variegati tra cui pesca e amaretto, nocciole del Piemonte o zenzero,
Gianduiotti fondenti, al caffè, al peperoncino, al pistacchio, Cri-Cri, Pirottini ripieni di creme, liquori o caffè, tavolette monorigine,
cremini al pistacchio, chicchi di caffè ricoperti di cioccolato e creme spalmabili al gianduia ed al cioccolato.
Tra gli altri prodotti tipici della tradizione Ziccat ritroviamo il “Preferito”, una ciliegia al maraschino rivestita di cioccolato
fondente e la “Castagna”, una crema di marroni aromatizzata al rum.
In questo periodo, inoltre, non possono mancare i prodotti pasquali: le classiche uova al fondente confezionate con diverse
dimensioni che si affiancano a uova più creative ed originali tutte da scoprire, senza però tralasciare la bontà del prodotto.
Ritroviamo i classici ovetti in confezioni speciali o altre elaborazioni a forma di coniglietto o pulcino.
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Via Bardonec
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Piazza France
Torino
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Torino
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Elisabetta Cabi
BOTTEGHE SICILIANE
A cura di Rita Russo Maria C. Piazza
Rita Russo
Salvatore Fiume
Nei negozi di souvenir che popolano i centri storici delle più grandi città siciliane non è
difficile trovare, tra gli altri, uno dei simboli tipici della sicilianità: il pupo, un particolare tipo
di marionetta che spicca per i colori vivaci del suo costume e per il brillio dell’armatura che
indossa.
I Paladini (detti pupi, dal latino “pupus”, bambino) sono, infatti, i principali protagonisti di
una tra le più antiche tradizioni della regione: il Teatro dei pupi o meglio conosciuto come
l’Opra dei Pupi, che diffusa sia nella parte orientale che in quella occidentale della Sicilia,
non poteva mancare nel suo capoluogo, Palermo.
Ma ciò che rende ancor più interessante questa tradizione è il fatto che ad essa si associa
un’affascinante attività artigianale legata alla costruzione delle marionette.
Un’attività che si tramanda di padre in figlio e che per questo, soggetta al segno dei tempi ed
all’evoluzione della società è destinata, ahimè!, a scomparire.
Il nostro articolo, dunque, vi porterà nel fantastico mondo dei paladini e delle loro gesta
attraverso la storia di una delle pochissime famiglie di pupari rimasti in città, la Famiglia
Argento, in un excursus che partirà dalla minuscola bottega nella quale prendono forma
le marionette, fino ad arrivare al vero e proprio teatro nel quale sembrano animarsi di vita
propria.
L’Opera dei Pupi Siciliani è un tipo di teatro delle marionette, che si distinguono dalle altre essenzialmente per la loro peculiare
meccanica di manovra.
Narra le gesta dei paladini o cavalieri di Francia e del loro Re Carlo Magno tratte sia dalla rielaborazione del materiale contenuto
nei poemi epico cavallereschi della letteratura francese del ciclo carolingio (chanson de geste) che vennero realizzati
immediatamente dopo l'anno Mille e che celebravano, nelle loro composizioni in versi, i valori più alti della società aristocratica,
sia dai poemi italiani, tra i quali il più utilizzato è l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, oltre all’Orlando innamorato di Matteo
Maria Boiardo, al Morgante di Luigi Pulci e tanti altri.
In Sicilia, l’attività teatrale con le marionette si sviluppò verso la fine del ‘700 ed inizialmente furono utilizzati “pupi in paggio” (non
armati) per rappresentare delle farse siciliane, un genere teatrale dal tono licenzioso e comico, con temi tratti dai personaggi
delle tradizioni favolistiche siciliane, attualmente ancora rappresentato.
Le marionette di quest’epoca venivano animate dall’alto attraverso una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno
snodo e da cui partivano più fili che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe.
L’Opera dei pupi vera e propria si affermò nell’Italia meridionale e soprattutto nell’isola, nella
prima metà dell’Ottocento ed i personaggi del ciclo carolingio furono trasformati in tipi
simbolici della realtà quotidiana e popolare siciliana.
A questo periodo è legata una geniale modifica della tecnica di movimento delle marionette
che le trasformò negli attuali pupi.
Infatti, la sottile asta di metallo da cui partivano i fili per il movimento dell’intera marionetta fu
sostituita da una robusta asta metallica verticale che l’attraversava dall’interno e fu sostituito
anche il filo per l’animazione del braccio destro, cui è collegata la spada, con un'asta di
metallo, caratteristica tipica del pupo siciliano.
Questi nuovi accorgimenti tecnici consentirono di rendere i movimenti delle marionette più
veloci, diretti e decisi, rendendoli più simili alla realtà, soprattutto nelle scene dei duelli e dei
combattimenti, che costituivano la parte più estesa nelle storie cavalleresche.
Oltre ai suddetti accorgimenti tecnici, le modifiche apportate alle armature delle marionette,
che iniziarono ad essere realizzate in metallo lavorato in sostituzione del cartone o della
stagnola, resero più sensazionali le rappresentazioni.
Lo spettacolo veniva interamente curato dal puparo, dalla sceneggiatura alla scelta dei pupi e per mezzo della modulazione
della sua voce riusciva a trasmettere suggestioni, impeto e passioni alle scene epiche che rappresentava.
I pupari, che si esibivano inizialmente nelle piazze, pur essendo spesso analfabeti, conoscevano a memoria intere opere come
l’Orlando Furioso o la Gerusalemme Liberata.
Negli anni migliori di questa tradizione, le rappresentazioni si spostarono dalla strada ai teatri.
Intorno a questa attività si muovevano numerosi artigiani, tra costruttori, sarti, pittori, scultori ed una serie di mestieri
complementari al teatro dei pupi ed il puparo, che custodiva in sé l’arte, costituiva sempre la persona più rispettata tra tutti.
Ogni oprante si distingueva dall’altro per alcune caratteristiche specifiche: chi per i tipi di marionette, chi per il modo di recitare,
chi per il modo di manovrare. E per questo ognuno aveva il proprio pubblico.
Quest’arte teatrale fu mantenuta in vita fino agli anni cinquanta quando, a seguito della diffusione del cinema, del teatro
(con attori veri) e della televisione cadde in disuso anche perché considerata una forma di spettacolo rivolto ad un pubblico
ignorante.
I quartieri popolari iniziarono a svuotarsi e molti teatrini furono smembrati e svenduti, costringendo i pupari ed i loro figli a
cambiare mestiere.
Da quel momento, poche furono le famiglie che continuarono a mantenere in vita questa attività artistica ed artigianale insieme.
Nel 2008, finalmente, l’UNESCO riconobbe l’Opera dei Pupi quale patrimonio culturale immateriale, dal momento che essa
rispecchia l’identità della Sicilia e del suo popolo.
La prima tappa del nostro reportage inizia dal negozio - Ad attenderci troviamo il signor Vincenzo, capostipite della
laboratorio di Vincenzo Argento dove, una volta entrati, famiglia Argento che, già seduto davanti al suo banco di
rimaniamo rapiti ed affascinati da ogni singolo oggetto in lavoro, sta realizzando il fodero di una spada e si rende
esso contenuto. immediatamente disponibile per soddisfare ogni nostra
curiosità.
La sensazione senz’altro più immediata che proviamo è
quella di sentirci catapultati in un mondo che ormai non ci Sebbene distratti dall’enorme quantità di stampi, modelli,
appartiene più. teste di legno dalle espressioni differenti, braccia, gambe,
In pochi metri quadri si materializzano, infatti, una moltitudine lucide armature lavorate a sbalzo o riccamente arabescate
di arti e mestieri, alcuni dei quali conosciuti solo da chi non è e marionette pronte per essere vendute, oltre che dagli
più giovanissimo. strumenti necessari per la lavorazione di tutto ciò, iniziamo
a farci raccontare dal signor Vincenzo come e quando nasce,
per la sua famiglia, la passione per questo lavoro.
Fu nel 1893 che il nonno Vincenzo, detto Cecé, nato nel 1873, che il teatro dei pupi subì dal 1950 in poi, si trovò costretto
diede inizio all’attività teatrale di famiglia dopo aver imparato, ad associare alla sua arte anche altri mestieri che gli
fin da bambino, l’arte di oprante assistendo agli spettacoli di consentissero di mandare avanti la famiglia, pur senza mai
don Giovanni Pernice, antico puparo di Palermo. tralasciare i pupi.
Dei suoi cinque figli solo Giuseppe, nato nel 1912 e padre Egli, infatti, imparò il mestiere del calzolaio e successivamente
dell’attuale Vincenzo, collaborò con lui fino alla sua scomparsa trovò impiego ai cantieri navali.
e continuò, dal 1948 in poi, l’attività di puparo coinvolgendo
tutta la sua famiglia e tramandandola fino ai nostri giorni I suoi nuovi mestieri arricchirono le sue conoscenze che
attraverso il figlio Vincenzo che iniziò questo lavoro a dodici furono messe a servizio della sua storica attività artigianale
anni, senza mai più smettere. ed al tempo stesso artistica.
Sebbene quella del puparo fosse una passione coltivata
da bambino, il nostro Vincenzo, a causa della decadenza
Nel 1993, Vincenzo ereditò l’attività di suo padre Giuseppe in ognuna delle quali sia i pupi sia la rappresentazione teatrale
fondando l’Opera dei Pupi di Vincenzo Argento & figli ed presentano delle differenze.
ancora oggi, a ottantadue anni, continua a lavorare sia in
laboratorio sia in teatro, coadiuvato dal figlio maggiore Nicolò Nella prima, quella palermitana, i pupi hanno un’altezza
che lo aiuta in entrambe le attività e dagli altri due figli che lo variabile tra 80 cm ed un metro ed un peso di circa 10 kg.
supportano durante gli spettacoli; mentre la moglie produce i Le loro gambe presentano un’articolazione al ginocchio e nel
costumi che vestono le marionette. paladino la spada è sguainabile dal fodero.
In teatro, gli animatori sono posizionati dietro le quinte laterali
Dopo aver conosciuto la storia della famiglia, la cosa che più del palcoscenico e poggiano i piedi sullo stesso piano di
ci incuriosisce è sapere come si realizza un pupo. calpestio dei pupi.
Ed anche in questo caso, con passione ed entusiasmo, Lo spazio di azione sul palcoscenico è più profondo che largo
continuando a lavorare nonostante la nostra presenza, il e la larghezza della scena è limitata dalla possibilità che gli
signor Vincenzo soddisfa appieno la nostra curiosità. animatori hanno di sporgersi dalle quinte senza farsi vedere
dal pubblico.
Così come accade con l’arancina a Palermo e l’arancino a
Catania, anche la tradizione del teatro dei pupi si divide tra Nella tradizione palermitana le rappresentazioni sono più
quella occidentale o palermitana e quella orientale o catanese, semplici e stilizzate.
In quella catanese, invece, i pupi possono pesare fino a 35 kg Quindi vengono create le gambe, anch’esse in legno, snodate
ed hanno un’altezza compresa tra 80 cm ed 1,30 m. al ginocchio e le braccia, attaccate al busto con piccoli chiodi
Le gambe, prive di snodo al ginocchio, sono rigide e la spada e realizzate in parte in stoffa (il braccio) ed in parte in legno
non è sguainabile ed è impugnata sempre nella mano destra. (avambraccio e mani).
Gli animatori muovono le marionette dall’alto di un ponte, alto
un metro da terra e posizionato dietro il fondale. Nei paladini la mano destra è sempre costituita da un pugno
Per questo motivo, il palco è più largo che profondo e la scena che tiene la spada, mentre la sinistra è una mano normale che
viene interamente occupata dai pupi. serve a reggere lo scudo.
In questa tradizione la rappresentazione è più tragica e In tutti gli altri personaggi le mani sono aperte.
sentimentale.
Una volta montato lo scheletro del pupo, sul busto, attraverso
La struttura di base di un pupo è costituita da tre elementi: modelli di carta, viene tagliato il metallo che una volta
legno, stoffa e metallo. sagomato formerà l’armatura che, a seconda del personaggio
La sua costruzione inizia dalla scultura lignea della testa da realizzare e della fantasia dell’artista, può essere rifinita
(a volte realizzata anche in argilla) e del busto, attraverso a sbalzo e/o decorata con disegni in stile arabesco saldati a
l’utilizzo di sgorbie da legno. stagno.
Il tipo utilizzato è generalmente il faggio, ma può anche essere
noce o cipresso.
L’armatura comprende oltre alla corazza anche le gambiere, Il costume dei paladini è costituito da un gonnellino chiamato
lo scudo e l’elmo, dotato o no di visiera apribile, a seconda “faroncina”, mentre per i saraceni si usano pantaloni alla
delle origini dei personaggi (cavalieri francesi o saraceni) e su zuava dai colori sgargianti.
ognuna di esse vengono fissate le insegne, che per tradizione Le spade o le scimitarre vengono preparate in lamiera di
identificano i personaggi. acciaio.
La grande quantità di arti, soprattutto superiori, presente in
Il materiale utilizzato per le armature è normalmente l’ottone. laboratorio e che cattura la nostra attenzione, è necessaria
Ma per i modelli da collezione possono essere utilizzati anche non solo per la realizzazione di nuove marionette ma,
l’alpacca (detta argentone che è una lega di rame, zinco e soprattutto, per effettuare la manutenzione dei pupi che
nichel), il rame o addirittura l’argento. calcano le scene e che, a seguito dei duelli che si svolgono
durante le rappresentazioni, vengono danneggiati nel tempo.
La testa, insieme alle parti scoperte della marionetta, viene
preventivamente dipinta e una volta assemblato il pupo, Tra le varie marionette prodotte quelle che richiedono maggior
sul busto, dotato di adeguata imbottitura per dare al corpo impegno in termini di tempo e di lavoro sono senz’altro i
le necessarie rotondità, vengono applicati i costumi e le paladini, peraltro, i più rappresentati. Infatti, la realizzazione
armature dopo averle opportunamente lucidate. di un’intera armatura e della sua decorazione può richiedere
anche più di un mese.
Per creare i pupi e le storie da portare in teatro, il signor Essi, infatti, non combattono per sé ma in nome di questi
Vincenzo e suo figlio Nicolò, prendono ispirazione soprattutto principi.
dal più noto poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, Orlando
Furioso. A questo punto, ci è chiaro che fare l’Opra dei Pupi è frutto di
Dalla lettura di quest’ultimo creano il copione per la un grande impegno professionale e molteplici sono i ruoli che
rappresentazione teatrale e le figure che ne costituiranno gli bisogna svolgere.
attori. Infatti, oltre ai mestieri necessari per la realizzazione dei pupi
stessi (falegname, stagnino, sarto, pittore, scultore, ecc.),
Quindi i pupi che di frequente entrano in scena, oltre ad Angelica il puparo deve essere al tempo stesso anche autore, attore,
ed al Re Carlo Magno sono: il Conte Orlando, il coraggioso scenografo, costumista, tecnico delle luci, impresario e
paladino sempre pronto a combattere per difendere il più macchinista.
debole ma eternamente e goffamente innamorato di Angelica;
Rinaldo, cugino e rivale in amore di Orlando; Ruggero, E nella famiglia Argento, nonostante il maggior numero di
valoroso guerriero; Bradamante, paladina di Francia ed eterno ruoli vengano svolti dal signor Vincenzo e da suo figlio Nicolò,
amore di Ruggero; Gano di Magonza, cognato di Carlo Magno anche gli altri componenti risultano indispensabili perché
e patrigno di Orlando, avendo sposato Berta, sorella del re, questa attività continui.
dopo la morte del marito Milone per mano dei Saraceni. Gano, Infatti, durante gli spettacoli, salgono sul palco anche gli altri
nonostante sia un paladino di Carlo Magno tradisce la propria due figli del signor Vincenzo, tra i quali la figlia dà la voce
patria, svelando ai Saraceni il modo per cogliere di sorpresa, ai personaggi femminili, diversamente da quanto accade in
a Roncisvalle, la retroguardia franca di ritorno dalla Spagna. quasi tutti i teatri in cui è sempre lo stesso puparo a dare voce
a tutti i pupi.
Nell’Opra dei Pupi, attraverso i paladini, tutti di nobili origini,
si trasmettono i più importanti codici comportamentali che La compagnia della famiglia Argento, ha portato la sua arte
da sempre hanno caratterizzato il popolo siciliano, quali la e tradizione siciliana oltre oceano, a New York ed è stata in
cavalleria, il senso dell’onore, la fede e la lotta per la giustizia. tournée anche in Germania ed in Francia.
Ancora rapiti dai suoi racconti, veniamo affidati dal signor Vincenzo al figlio Nicolò, che con lo stesso entusiasmo del padre, ci
accompagna in Teatro.
Purtroppo, da quasi un anno gli spettacoli giornalieri delle 17,30 sono stati sospesi a causa della chiusura dei teatri imposta
dalla normativa per contrastare la pandemia.
Dunque, in attesa di tempi migliori in cui sarà possibile assistere nuovamente agli spettacoli ci limitiamo, una volta entrati,
a lavorare un po’ con la fantasia supportati dalle spiegazioni fornite dal Signor Nicolò e dalle preziose testimonianze d’arte
custodite in questo luogo.
È, infatti, difficile non tenere il naso all’insù per ammirare una grande quantità di oggetti carichi di storia e di sicilianità esposti
lungo tutte le pareti del teatro.
Tra tele dipinte dagli avi e marionette raffiguranti personaggi tra i più disparati troviamo anche foto che ritraggono vecchi
momenti di vita artigianale e di gloria teatrale, insieme ad alcuni pupi di fine Ottocento realizzati dal bisnonno Vincenzo.
Il teatro dei pupi, in ogni caso, è uno spettacolo prettamente di nicchia riservato a pochi amatori, alle scuole ed ai turisti.
Il fermo di questa attività a causa del Covid potrebbe danneggiarla irrimediabilmente.
È per questo che oggi, grazie ad alcuni finanziamenti volti alla conservazione di questa antica tradizione, una rete di pupari
siciliani, tra i quali anche la Famiglia Argento, secondo un preciso calendario, trasmette le proprie rappresentazioni in diretta
streaming.
A Palermo, infine, è possibile ammirare le più ricche collezioni di marionette al Museo Internazionale Antonino Pasqualino, al
Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè e a Palazzo Branciforte.
[Link]
[Link]
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trodeipupiargento
edizione bilingue
(italiano-inglese)
30 × 38 cm, 76 pagine
70 colori e b/n, cartonato
ISBN 978-88-572-4516-4
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Ritratto 2011
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Galimberti 2010
Quella di raccontare un secolo di storia, dal 1917 al 2018, attraverso le composizioni che lo hanno reso celebre.
Il frame tratto da un film (La Grande Guerra o La Cociara), l’immagine di un bambino nel ghetto di Varsavia nel 1943, il fungo
atomico di Nagasaki, il profilo di Che Guevara, il volto scavato di Aldo Moro fino ai profughi del Mare Nostrum: i momenti
cruciali degli ultimi cento anni, vengono frantumati in numerosi scatti e ricomposta in un’immagine sfaccettata, regolata da un
rigore matematico e da un’incredibile poesia d’insieme.
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Che Guevara NY 1965 - by Michael Nicholson © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Aldo Moro e il periodo del terrorismo 1978 © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bambini di Mengele 1944 Auschwitz © 2020
Nato a Como nel 1956, Maurizio Galimberti è internazionalmente come “instant artist”, fotografo e creatore del Movimento
Dada Polaroid: la sua fotografia è stata sviluppata attraverso il tempo in una dimensione di ricerca e di scoperta del ritmo e del
movimento.
Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del Festival del Cinema di Venezia del 2003, viene scelto come
immagine per la copertina del mese di settembre del prestigioso Times Magazine.
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
La grande guerra 1959 regia Monicelli © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
La guerra fredda e Kruscev 1960 Onu New York - Getty Images © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bimbo cambogiano-Vittima Polpot 1978 © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Bao Trai, Guerra Vietnam 1970 - by Horst Faas © 2020
Maurizio Galimberti
Uno sguardo nel labirinto della Storia
Napalm Girl 1972 - by Nick Ut © 2020
Gianmarco Marchesini
Laura Rossini
Marta Petrucci
Associazione culturale e
centro polivalente di arte, artigianato e restauro,
oggi con sede nel quartiere Monti, è nata dall’iniziativa di
Stefano Nespoli e Paola Staccioli nel 1992.
Uno dei primi slogan utilizzato per pubblicizzare l’associazione recitava "usate le mani".
All’inizio si tenevano solo corsi privati, poi, con il passare degli anni, aprono le porte all’impegno
e progetti nel sociale.
Iniziano i corsi dedicati ai più deboli con il sostegno degli enti locali e di alcune fondazioni private.
La formazione aveva come scopo ultimo quello di preparare gli studenti al mondo del lavoro.
Usare le mani per costruire il proprio futuro.
Lignarius riceve ancora oggi riconoscimenti per l’impegno nel sociale, ma la sua sopravvivenza è
legata alle donazioni di privati, all’8/1000 ed alle quote versate dai soci per l’utilizzo degli spazi.
Supera il tuo maestro lavorando con impegno e passione, utilizza le nuove tecnologie, conosci
la storia dell’arte e le tecniche di base.
Questo il messaggio di Stefano ai suoi studenti.
La tecnologia deve essere sfruttata come strumento per amplificare le
proprie qualità.
Si potrebbe ripartire da qui per far sì che la romanità
non si perda nei vicoli di questa città.
Il tornitore
Una piccola bottega in via dei Salumi che
rappresenta lo spaccato di quella romanità che
sta scomparendo.
L’insegnamento più importante ricevuto è quello di sapere Lui risponde senza mai togliere le mani
ascoltare ed interpretare le esigenze dei clienti. dal tornio costruito dal padre nel 1975
Così riesce a recuperare un mobile che altrimenti recuperando la parte fissa del ferro
sarebbe stato buttato, l’asticella di una sedia dell’epoca sul quale fece montare un
della nonna per poterla usare ancora. motore più potente ritenendolo più
adatto alle sue esigenze.
Oggetti di vita quotidiana, Una volta gli artigiani erano anche un
inventati o riprodotti. po’ inventori.
Trovavano soluzioni a qualsiasi
problema.
S’ingegnavano.
Tutto cambia e così anche il mercato e le richieste dei clienti. Il papà è stato premiato in Campidoglio con il premio simpatia
Oggi si producono più complementi d’arredo. nel 2008 alla veneranda età di 86 anni con tanto di articolo di
Pietro ci spiega che, per fortuna, il lavoro del tornitore è giornale incorniciato.
diverso da quello del falegname e non è mai mancato.
Scomparso pochi anni fa molti lo ricordano in bottega fino
In romanesco ci rassicura: agli ultimi giorni. Sulle pareti pezzi di casa, le foto dei nonni,
So’ sempre riuscito a mètte la pentola sur foco. strumenti alternati a prodotti, a ricordi.
I clienti chiedono oggetti particolari da ricopiare, da riparare o In sottofondo la radio che suona canzoni simbolo degli anni
da creare come il pistasale che ci mostra. ‘70-‘80.
Ogni tanto anche qualche turista entra per chiedere souvenir To be continued… ma solo finché Pietro ne avrà ancora voglia.
semplici e veloci da realizzare per poter portare a casa I figli gli danno tante soddisfazioni, ma hanno scelto altre
non solo un oggetto ma il ricordo di un momento unico e strade.
particolare. Se siete in centro, passate in via dei Salumi 10.
Un vero personaggio. Se non trovate la bottega, chiedete di Pietro e troverete la
strada.
Un mix di bravura, simpatia ed empatia.
Probabilmente doti ereditate.
Dario Truffelli
Manuela Albanese
Salendo si incontrano piccole frazioni appartenenti prima al Antey-Saint-André sa soddisfare le esigenze più diverse,
comune di Antey-Saint-André, poi a quello di Valtournenche infatti la sua altitudine di circa 1.100 metri si presta ad
ed infine a quello di Cervinia. accogliere famiglie con bambini piccoli e persone che non
Antey-Saint-André si apre su un pianoro, qui in ogni stagione possono frequentare quote più alte.
Continuando a salire per la SR 46 incontriamo il comune La vera protagonista della Dézarpa è infatti lei, la mucca, che
di Valtournenche, questo comprende numerosi piccoli per tornare a valle viene spazzolata con cura e addobbata
villaggi che conservano begli esempi di architettura rurale con ornamenti multicolori.
tradizionale.
Poco a monte del capoluogo, a fianco della strada che sale Alla sfilata, che da Valtournenche raggiunge la frazione di
a Cervinia, c’è un geosito spettacolare che vale una sosta, Maen, partecipano, oltre agli agricoltori, le guide alpine, i
il Gouffre des Busserailles. maestri di sci, gli alpini, le varie associazioni locali ed alcuni
residenti in costumi tradizionali.
Si tratta di una sorta di grotta, lunga un centinaio di metri,
scavata dal torrente subglaciale. Per una intera giornata tutti sfilano come su una passerella
E’ un luogo davvero suggestivo, esplorato dalle guide della insieme agli animali, non solo mucche, ma anche pecore,
Valtournenche già nel 1865, e sistemato sin da allora per un maiali, asini e cavalli, accompagnati dal suono dei campanacci
suo utilizzo turistico. per la vera star dell’occasione, la mucca valdostana pezzata
rossa.
Una festa imperdibile è la Dézarpa che chiude idealmente la Il tutto contornato da piccoli punti di ristoro posizionati lungo
bella stagione di Breuil-Cervinia e Valtournenche alla fine di la statale, musica e folclore.
settembre.
E’ un rito che celebra il ritorno a valle dagli alpeggi, dove le
mucche vengono portate a pascolare nei mesi più caldi
dell’anno.
Lorena Durante
Samuele Silva
La villa fu costruita su un terreno rurale, dove esisteva già attacchi dei balconcini tra primo e secondo piano pensati per
una cascina, tra il 1675 e il 1683 dal gentiluomo Valeriano la permanenza dei musici e dei cantanti che allietavano le
Napione. serate degli ospiti.
Inizialmente fu soprannominata “la Napiona” proprio per il
nome del suo primo proprietario, in seguito prese il nome Solo in un secondo tempo, probabilmente nel ‘700, vennero
dalla carica di “maggiordomo” ricoperta intorno alla metà del aggiunte le ali laterali contenenti le cucine, la cappella e le
Seicento da Valeriano presso la corte del principe Emanuele stanze al piano superiore.
Filiberto di Savoia Carignano.
Altre migliorie tra cui la limonaia, o giardino d’inverno,
Napione affidò la costruzione al famoso architetto torinese creato con enormi vetrate nel rifacimento della parte ovest
Guarini o forse, più presumibilmente, ad un suo allievo: e la meravigliosa scala elicoidale in legno, abbastanza
Giovanni Francesco Baroncelli, perché avrebbe voluto avere preservata, furono create da un altro proprietario, Amedeo
una struttura il più simile possibile a Palazzo Carignano che i Peyron, tra fine ‘800 e i primi del ‘900, su progetto
Savoia stavano costruendo nello stesso periodo. dell’architetto Carlo Ceppi, famoso a Torino per l’opera della
Stazione Porta Nuova.
Inizialmente la villa era concepita per essere un luogo di
svago con saloni e stanze per i ricevimenti. La cappella invece venne completamente rifatta nel 1833
L’importante salone centrale di forma ellittica si ergeva fino da Andrea Gonella, banchiere di Carrù, la cui famiglia fu
al secondo piano: in fase di restauro sono stati scoperti gli proprietaria della palazzina fino al 1868.
Nel 1952 morí Luigi Corrado Della Chà (o Della Cà), l’ultimo
proprietario ad aver abitato nella villa e la proprietà andò
alla figlia Marizzina che, nel 1955, sposò il principe romano
Ladislao Odescalchi lasciando la nobile dimora abbandonata
a sé stessa.
Dario Truffelli
Federico Figari
Giuseppe Tarantino
Monica Gotta
Stefano Zec
Tiziana Buglione
A cura di Gaia Cultrone e Monica Gotta
Eccoci qui per un’altra immersione in queste misteriose Non possono essere chiamate “monumenti”, ma sono
viuzze, i vicoli, dove anche i genovesi si perdono e dove, ogni inequivocabilmente un patrimonio da conservare perché
tanto, inaspettatamente si apre una piazzetta unica nel suo contengono arredi, elementi architettonici, documenti,
genere. fotografie, macchinari e strumenti che sono e fanno parte
della storia della città di Genova.
Qui sono nascosti tantissimi tesori architettonici, storici, Nasce pertanto l’Albo delle Botteghe Storiche per entrare nel
urbani e commerciali e, tra questi, le antiche botteghe quale bisogna avere almeno 70 anni di attività e possedere
genovesi, patrimonio culturale da tutelare e sostenere e una almeno tre dei cinque elementi essenziali sopra citati
tradizione genovese radicata sul territorio. identificati dalla Soprintendenza.
Questi piccoli negozi sono ancora una volta la meta del nostro Ultimo elemento che abbraccia quanto citato e di importanza
reportage. fondamentale è il contesto storico ambientale.
(Fonte: [Link])
La Camera di Commercio e le Associazioni di Categoria
hanno creato un elenco delle botteghe storiche. Ad oggi sono 43 le botteghe riconosciute come tali,
Alcune sono nate come fenomeno della borghesia tra l’800 testimonianza del passato legato al presente, come un sottile
e il ‘900. fil rouge che segna la via da ieri a oggi.
Sono anche espressione dell’identità urbana cittadina Alcune botteghe sono nel cuore del centro storico genovese,
genovese. altre nel levante e nel ponente cittadino, ossia nella Genova
nata con l’annessione di comuni limitrofi.
Inizialmente, le botteghe si distinguevano anche per la Ricordiamo il bellissimo bar pasticceria dei Fratelli Klainguti,
collocazione geografica nell’area cittadina: non bisogna un gioiello presente in città dal 1828, di cui ci mancheranno
infatti dimenticare la lunga storia di Genova nel commercio e i meravigliosi prodotti e quest’atmosfera un po' da Belle
nel commercio marittimo. Epoque.
Il porto era il naturale sfogo delle merci provenienti via strada
da diverse direzioni, ma anche meta per i prodotti “esotici” in Proprio per il contesto storico ambientale a cui si faceva
arrivo da svariate parti del mondo conosciuto, una “porta sul cenno, fare un tour per “botteghe” significa riempire tutti i
mare” in una collocazione strategica. nostri 5 sensi di beatitudine.
Le botteghe sono luoghi “vivi”, popolati di persone
Esistono anche dei locali genovesi che, al momento, non appassionate dove scoprirete colori, sapori, profumi, udirete
possono soddisfare tutte le caratteristiche per fare domanda storie antiche di generazioni e toccherete con mano l’arte
come bottega storica. delle botteghe.
Tuttavia, possono fare domanda all’Albo in qualità di locali di Le tre botteghe che abbiamo visitato e di cui vi parleremo,
tradizione genovese. come altre, hanno recentemente ricevuto la nuova targa con
Un altro passo verso la valorizzazione culturale del nostro il logo che le renderà riconoscibili ai genovesi ed ai turisti,
territorio e della città di Genova. certificando il possesso dei requisiti richiesti per essere
Sempre parlando di istituzioni, non dimentichiamo la BOTTEGA STORICA.
campagna di sostegno lanciata durante il lock-down,
#comprasottocasa, pensata e promossa da diversi enti. I In questo tour esiste un fil rouge che, oltre a segnare la via
cittadini non hanno fatto felici le botteghe solo in quanto del tour vero e proprio, lo accompagna a livello concettuale.
#botteghe, ma anche come #vegie (che significa vecchie). Parliamo dei cinque sensi, che legano tra loro le diverse
botteghe in modo simile ma diverso. Stupisce, quasi, ma forse
In questo articolo parleremo di tradizioni di famiglia, di non dovrebbe, perché riporta proprio al mestiere dell'artigiano
passione, dedizione al proprio lavoro, ma anche di arte e ad una semplicità oggi troppo poco valorizzata: quella di
artigiana che, con tanta fatica, tutti stanno tentando di affinare abilità legate al solo sguardo, tocco, odore, sapore
mantenere viva, anzi più viva che mai, pur in un momento e suono.
storico così difficile.
Vogliamo dedicare anche un saluto a una bottega storica che Si parte!
è stata, purtroppo, sconfitta dal Covid-19 e dalle difficoltà
economiche da esso causate.
La famiglia possiede, oltre a quello in Salita Santa Caterina, un Oggi, purtroppo, quelle foreste non esistono più e molti dei
magazzino in Via Montello, dove si trovano altre attrezzature fornitori di sughero sono invece in Sardegna.
e macchinari, proprio perché la loro attività nasceva come
fabbrica e non solo rivendita. Carlo ci spiega in modo approfondito come si lavora il
sughero.
Ci viene spiegato che un tempo esisteva un collegamento Innanzitutto, bisogna avere cura del processo di decorticazione
diretto tra la via dove si trova oggi la bottega e la zona dove della pianta: si procede per un terzo del tronco e dei rami, per
oggi sorge Piazza Piccapietra. non fare soffrire troppo la quercia e si lavora d'estate.
La via, dal nome originale “Vico delle Fucine”, oggi non esiste
più. Dopodiché si procede alla stagionatura, che in genere dura un
anno, e alla bollitura: tale procedimento è essenziale in virtù
Quello delle Botteghe Storiche si preannuncia essere un della perdita dei batteri TCA, che sono quelli che danno al vino
viaggio anche nella Genova antica da un punto di vista il tanto temuto sapore di tappo.
logistico e geografico. In effetti, scopriamo anche che la Effettuato questo passaggio, si procede poi alla spianatura e
famiglia di Carlo aveva, nel 1855 circa, dei boschi di sughero al taglio.
in affitto in una zona di Finalmarina, le cosiddette “sugherete”.
Di Carlo non si può non notare la passione e la cura dei possibilità offerte dal lavoro a mano di saggiare la qualità del
dettagli che riporta persino nei suoi racconti: racconta taglio che si sta usando.
appassionatamente che la decortica in Sardegna si effettua
ancora oggi con un'accetta e con movimenti precisi, prima A vista e a tatto, infatti, si possono dedurre le qualità migliori
trasversali, sopra e sotto, poi verticali e, infine, con il manico di sughero e, in fase di taglio, eliminare quelle meno ottimali.
si estrae dall'interno il sughero. Con la vista, inoltre, si può dedurre l'età del sughero che si
sta lavorando, come per tutte le piante da albero, dai cerchi
Le querce da sughero, racconta, hanno due cortecce, una interni.
interna e una esterna: quella interna non va toccata per
preservare la pianta. Per quanto eseguita da macchinari, la lavorazione del sughero
Racconta poi di come una volta suo padre e suo nonno si per arrivare ai tappi non è cambiata eccessivamente, e anzi,
occupassero dell'intera lavorazione del sughero, quindi anche racconta Rosanna, figlia di Carlo, ha avuto dal progresso
della bollitura (avevano una caldaia dove il sughero veniva scientifico un grosso vantaggio legato alla questione dei TCA:
legato a delle catene) e del taglio, che viene fatto prima a esistono, infatti, dei macchinari che possono rilevarne l'esatta
strisce e poi a quadretti. quantità presente nel tappo e scartarlo, nel caso questa sia
eccessiva.
La forma dei sugheri è cambiata nel tempo: prima erano
semiquadri, oggi sono a cilindri. Perché il tappo deve essere proprio di sughero?
Ad oggi l'attività non può più sostenere i costi di un'intera Una domanda banale, che esige una risposta!
produzione a causa di un calo di richiesta, avvenuto circa dal Il sughero è un materiale che, a contatto col vino, favorisce la
1960, perciò acquistano un prefabbricato; tuttavia, qualche sua maturazione attraverso dei veri e propri "scambi" chimici.
lavoro a mano viene effettuato, in base a richieste particolari. Rosanna spiega che avevano anche fatto l'esperimento di
imbottigliare lo stesso vino con un tappo di sughero e con
Soprattutto, spiega Carlo, ad oggi la produzione dei tappi un tappo di plastica; a parità di tempi di invecchiamento, il
vede la fustellazione, oltre al cambio di forma, per cui il primo aveva cambiato colorazione, maturando, e acquisito
procedimento è più rapido, meno costoso, ma esclude le frizzantezza, mentre il secondo era rimasto inerte.
La clientela, per i Luico, è cambiata nel tempo: il padre di Carlo Al massimo si può giocare leggermente sulla migliore o
un tempo serviva ditte e anche piccole realtà private, come maggiore qualità, ma, se si sceglie la forma, la lunghezza,
alcuni alberghi e ristoranti, che potevano quindi imbottigliare o la durezza del sughero sbagliata, il vino non invecchierà a
i propri vini; oggi, invece, è proibito mettere in bottiglia in dovere.
proprio e commerciarli.
Nonostante i cambiamenti di clientela e il calo di richiesta,
A testimonianza di ciò, nella bottega si trovano esposte sia Carlo che Rosanna si dicono contenti anche del presente
alcune preziose etichette risalenti al secolo scorso. nonché del futuro: cercano di restare al passo coi tempi e per
Non solo produttori di vini, ma anche celebrità, si sono serviti questo hanno aperto un sito internet.
qui: alcuni oggetti di scena di Gilberto Govi vennero realizzati Inoltre, raccontano che c'è molta curiosità intorno ai loro
in sughero proprio dal padre di Carlo. prodotti, grazie alla riscoperta, da parte dei giovani, dei
Carlo racconta che talvolta, in cambio, l'attore aveva pagato prodotti biologici, naturali, e dei materiali, che se non utilizzati
con biglietti dei suoi spettacoli. come tappi per il vino, vengono utilizzati per chiudere ad
esempio i barattoli.
Oggi i clienti sono per lo più privati, hobbisti che imbottigliano
i propri vini per diletto e vengono a cercare il tappo giusto: Dal canto loro, i Luico cercano di portare avanti la memoria
Rosanna spiega che esiste la corretta tipologia di tappo per storica che vive nella loro bottega e si nota che ci riescano
ogni tipo di vino. perfettamente.
La libreria antiquaria
Il nostro viaggio passa di tatto in tatto, ma
anche di colore in colore: dal colore dei tappi,
di un legno ingiallito dal tempo, allo stesso
ingiallimento della carta antica.
Alla morte di Amedeo, prendono in gestione la libreria le figlie, del desiderio di un tempo, quello di fare sfoggio di qualcosa
Giovanna e la sorella Norma, oggi scomparsa. di prezioso, unico, insostituibile e sopravvissuto alla prova del
Ad affiancare Giovanna c'è la figlia Marta, che porta avanti la tempo.
passione di famiglia.
Una volta era qualcosa di più: vi era la necessità vera e propria
Ne parliamo tanto, con Giovanna, di come la magia delle di avere oggetti antichi in casa quando si ricevevano ospiti,
botteghe passi anche attraverso la famiglia: quella di sangue, per fare sfoggio dei propri averi e, in alcuni casi, anche della
che porta avanti la bottega di generazione in generazione, ma propria condizione economica.
anche quella che si costruisce col tempo, facendo rete con L'elemento comune è rimasto nel desiderio di portarsi a casa
altri. qualcosa quando si è in visita, e allora raccontano di come
l'elemento ad oggi più venduto siano le stampe della Genova
Ci racconta di come Genova sia una città di clienti fedeli ai di una volta.
piccoli esercizi, legati alla famigliarità con i luoghi, i prodotti e
le persone, e di come, anche tra diversi esercenti, si leghi nel Ce ne mostrano di diverse, facendoci vedere strade che
tempo. percorriamo ogni giorno per come erano nell'Ottocento,
mostrandoci quanto sia quasi difficile credere che si tratti
Descrive la piazzetta come se fosse una vecchia piazza di dello stesso luogo, in alcuni casi.
paese. Descrivono il valore che queste stampe hanno avuto nella
memoria storica collettiva, avendo permesso di ricreare vere
Ride, constatando il suo essere di poche parole, e dice di e proprie mappe della vecchia Genova.
essere genovese nell'animo. Le stampe, infatti, essendo antecedenti alla fotografia,
Raccontano, lei e la figlia, del fascino dell'antiquariato: permettono di recuperare immagini che altrimenti sarebbero
sebbene oggi si sia perso un po', rimane comunque il retaggio state irreperibili.
La bottega Dallai oggi lavora molto con i collezionisti; tuttavia, Non si poteva, in effetti, non menzionare l'odore della carta,
si tratta di figure sempre più rare e sempre meno note, mentre quell'odore meravigliosamente inebriante che ti colpisce non
un tempo, anche per le ragioni di cui sopra, erano molto più appena varcata la soglia.
frequenti. Non solo come acquirenti, ma anche come fornitori, Quell'odore che nessuno shop online potrà mai darci.
proprio per materiali ereditati nel tempo. D'altronde, gli odori non si possono ancora condividere
virtualmente!
Inoltre, la libreria ha un laboratorio, al piano superiore, dove C'è anche un altro aspetto negativo portato dalla modernità, di
cura l'esposizione delle stampe, soprattutto per quanto cui discutiamo con Giovanna: la perdita del valore del tempo.
riguarda le cornici, in modo che non escano mai dal negozio:
si occupano di sceglierle e anche di recuperarne alcune Parliamo di come se ne abbia sempre meno, se ne desideri
antiche e particolari, che si abbinino, in qualche modo, alla sempre di più, ma di come difficilmente si sia disposti a
stampa che porteranno all'interno e la valorizzino. pagarlo e, proprio per questo motivo, il lavoro dell'artigiano si
trova fortemente in crisi: esso è, infatti, un lavoro dove viene
Anche in questo caso, a parlare è la passione: Giovanna ci pagato il tempo richiesto dalla cura per i dettagli, l'attenzione
dice di apprezzare alcuni aspetti del digitale, ma di essere richiesta da un certo tipo di lavoro, la precisione, la scelta.
dispiaciuta di come ci si dimentichi di alcuni aspetti che Aspetti che oggi molti trascurano.
l'esperienza dal vivo, anche di acquisto, regala.
E qui riecco il nostro filo rosso dei cinque sensi.
In conclusione, c'è una frase che colpisce, una frase che Salutate Giovanna e Marta, continua il tour delle botteghe ed
Giovanna ha detto con un trasporto di cui la si deve ringraziare, è sempre il fil rouge dei cinque sensi a segnare la strada da
perché sapere che ci saranno sempre persone che credono percorrere.
in ciò che fanno con questa passione, dopo tanto tempo e Dopo aver visto libri decorati con carta marmorizzata di
nonostante tutto ciò che accade, fa sempre bene e, in questo svariati colori, lo stesso motivo lo si trova nelle composizioni
periodo storico, più che mai. altrettanto colorate della bottega artigiana del vetro, quelle
realizzate all’interno della Vetreria Bottaro.
Chiedendo a Giovanna cosa siano le botteghe, cosa
rappresentino e cosa lei speri per il futuro, così risponde: Un percorso inconscio, con un’aura un po' romantica,
"Vorrei che si ricordasse quanta luce umana portino posti di evidenziata dalle immagini che uniscono le tre botteghe.
questo tipo". Qui, oltre al tatto, entra in gioco in modo energico un altro dei
Questa luce si vede, chiara e luminosa, negli occhi di Giovanna nostri 5 sensi: la vista.
e di Marta e vogliamo portarla anche a voi che leggerete
queste parole e vedrete queste fotografie.
Inizialmente nacque come una vetreria artistica ma, bottega, dalle vetrate ai cristalli e alle decorazioni.
successivamente, il figlio Ermanno diversificò le lavorazioni La bottega passò poi al nonno di Marco, venuto a mancare
del vetro ponendo attenzione all’industria, all’edilizia, al porto, poi nel 1941.
alle forniture di bordo, ai cantieri e ai privati. Il lavoro continuò con la moglie, nonna di Marco e Paola,
ritratta in una vecchia fotografia con i 4 figli.
Ora sono i figli del Signor Ermanno, Marco e Paola, che Dopo gli zii, l’attività giunse nelle mani di Marco e Paola,
portano avanti la tradizione di famiglia e producono di nuovo, che oggi continuano il lavoro delle generazioni precedenti
nell’affascinante bottega, vetri decorati a smeriglio e vetrate e lo mantengono così com’era nat,o a partire dalle vetrate
artistiche, oltre a moderne produzioni per complementi decorate a smeriglio.
d’arredo come specchi, cornici, lampadari, tavolini e, per un
periodo dell’anno, anche le decorazioni natalizie.
Al contrario dei loro predecessori, Marco e Paola sono stati Si tratta di oggetti di altissimo pregio, quali bicchieri di
colpiti dalla deindustrializzazione e sono tornati a fare ciò che Baccarat o Saint Louis e altri, come ad esempio bottiglie con
faceva il nonno: le vetrate e i restauri per le chiese. tappi di vetro, specchi, oggetti di Lalique o di vetro di Murano.
Lavorano principalmente con i privati, forti della tradizione Considerando che il vetro rotto modifica la rifrazione della
di famiglia per la quale sono conosciuti a Genova: in questo luce, si può immaginare quanto un restauro di simili oggetti
modo hanno potuto creare la loro nicchia di mercato, fornendo richieda grande precisione.
ai loro clienti un servizio inestimabile.
Paola si occupa anche di recuperare oggetti antichi, come
Tra questi annoverano anche priori appassionati, oratori del due lampade che ci hanno mostrato in fase di restauro in
‘700 che hanno bisogno di restauri, ma soprattutto privati che laboratorio.
ordinano specchi decorati e mensole, vetrate, cristalli decorati Cerca i pezzi da sostituire, come un’arpa in questo caso, che
a smeriglio, mobili in cristallo. Si sono anche specializzati nel spesso sono di difficile reperimento, ma che fanno di questo
restauro di oggetti rimasti danneggiati che, per i proprietari, lavoro una sfida per passione.
hanno un grande valore affettivo.
Nel cuore del laboratorio, regno della creatività di Paola, E non è la taglierina che rompe il vetro, ma gli ultrasuoni, il
nascono le vetrate artistiche che contraddistinguono la rumore che si sente quando si passa lo strumento sul vetro.
bottega. È proprio il suono che fa separare gli elettroni e che produce
Alcuni vetri colorati su un banco fanno sorgere spontanea la il taglio.
domanda su come vengono sagomati e tagliati per arrivare al
prodotto finale. Per spiegare meglio questo processo, è necessario sapere
Tagliati a mano, uno per volta, andranno poi a formare il lavoro che il vetro, ai nostri occhi solido, in effetti è un fluido.
finito. È la stessa differenza che c’è tra acqua e ghiaccio: a basse
temperature il vetro è solido come il ghiaccio, ad alte
Per fare ciò, viene prima creato un disegno cartaceo, suddiviso temperature il vetro è fluido come l’acqua.
in tante piccole sagome di carta che servono appunto come Per questo motivo il vetro si muove ed è per questo che il
guida per il taglio delle lastre madri. suono lo taglia.
Queste, adagiate sul vetro, fanno da guida per il taglio, Un’altra curiosità è che, se non si fa nulla dopo aver tagliato
scontornandole con un pennarello. il vetro, questo tende a ricomporsi. Indagando oltre si scopre
Il taglio avviene con un tagliavetro che, in tempi passati, che Paola non mola il vetro come avviene nella tecnica di uso
veniva fatto con i diamanti. comune, ovvero la tecnica Tiffany.
Il taglio è anche una questione di manualità, non solo di Utilizza invece la tecnica a piombo, ossia quella delle vetrate
tecnica. antiche o gotiche, che non prevede la molatura.
Tecnica Tiffany
Questa tecnica risale agli anni ‘70 del 1800, quando Louis Comfort Tiffany iniziò a sperimentare questo innovativo
metodo di lavorazione del vetro.
La Tecnica Tiffany è un modo originale per creare oggetti in vetro.
Prima si selezionano i pezzi, si tagliano in base al disegno e vengono scelti i colori appropriati.
I vetri devono essere puliti e ricoperti ai bordi con uno strato di rame che servirà alla loro saldatura a stagno. Il manufatto
viene poi bagnato con delle soluzioni protettive che colorano gli strati di rame in nero e che servono da protezione contro
le ossidazioni dovute al tempo.
Tecnica a piombo
La tecnica a piombo è quella classica, inventata nel Medioevo e che si può vedere nelle cattedrali europee.
In origine si usava il legno, che fu poi sostituito dal piombo, un materiale flessibile che poteva essere sagomato e piegato
intorno ai tasselli di vetro.
Un altro lavoro di Paola è una vetrata appesa al muro del Marco sta ancora decidendo come valorizzare le finestre,
laboratorio, che rappresenta una barca a vela, creata con una i dettagli in ardesia e come illuminare l’oggetto nel modo
tecnica mista tra tecnica a piombo e tecnica Tiffany. giusto. Prima di procedere su vetro, Marco ha creato il
disegno a china, molto preciso e bello partendo da un disegno
È un’opera ancora da rifinire. originale di Rubens.
Paola, ci racconta, non riesce a distaccarsi dalle sue creazioni, Il suo occhio artistico sta valutando se cambiare delle parti,
non riesce a guardarle con occhio critico perché fanno parte tra parti (campitura) smerigliate o parti trasparenti.
di lei come artista. È una creazione in divenire, dove la profondità viene data in
Non mancano anche storie inusuali sui suoi lavori, della base all’incisione.
particolarità di alcune richieste dei clienti, sulle quali La resa la si vedrà strada facendo e lavorarci con l'umiltà di
semplicemente sorride e soddisfa la richiesta, per quanto dover cambiare ne farà un’opera unica.
eccentrica possa essere.
Il costo di un simile lavoro di precisione è commisurato al Per finire, Marco mostra una decorazione a smeriglio tipo
tempo impiegato alla produzione, tenendo conto che implica "mussolina".
la creatività, il disegno, il taglio e l’assemblaggio. Come molti sapranno, mussolina è un termine mutuato dalla
È un lavoro che richiede un grande impegno ma, soprattutto, decorazione della stoffa.
dà l’idea del genio creativo di quest’artista. Per quanto riguarda il vetro, si otteneva mediante uno stampo
Perché Paola è, a tutti gli effetti, un’artista del vetro. di zinco traforato con acido, che il bisnonno produceva.
È il più piccolo dettaglio a fare del prodotto finale un oggetto Lo stampo veniva posato sul vetro e sopra veniva passata con
di valore, un oggetto unico con la sua bellezza intrinseca. un pennello una particolare pasta a caldo, composta da colla,
glicerina, terre rare e acqua.
Nella bottega troviamo anche il forno e diversi stampi, alcuni La pasta si asciugava solidificando immediatamente e si
acquistati, altri fatti dai titolari, per fare i fusi per ricreare poteva finalmente smerigliare il vetro con un getto di sabbia.
gli oggetti dei clienti, ad esempio vetro curvo bombato per Infine, si ripuliva il vetro con una lametta.
sostituire un vetro di una vetrinetta.
Le cotture per i vetri dipinti, come le vetrate sacre, vengono Ai nostri giorni, Marco crea la mussolina al computer; tuttavia,
cotti a circa 600 gradi dopo che sono stati dipinti, utilizzando lo fa raramente, perché è un lavoro piuttosto complicato e
la grisaglia, prodotto ferroso (ossido ferroso) che si fonde con produrre questo tipo di decorazione non è semplice.
la superficie del vetro a circa 600 gradi. Da questo deriva la Collabora con i restauratori quando non ci sono altri metodi
sua indistruttibilità. per ottenere determinati risultati. Anche se è un lavoro
complicato, Marco lo fa con piacere perché è sempre il
Un’altra domanda nasce spontanea: qual è stato il loro lavoro risultato che conta.
più complicato di sempre.
Per chi la conosce, hanno riprodotto la Barberia Giacalone in La conclusione arriva da sé.
un bagno di una casa privata. Per Marco e Paola è fondamentale conservare il sapere e la
E non solo. Hanno ricostruito alcune facciate dei palazzi più conoscenza dei loro antichi maestri.
importanti di Genova. Altrettanto fondamentale è condividere la loro arte con
Un esempio di questo lavoro è davanti ai nostri occhi. il pubblico, con gli appassionati, gli estimatori dell’arte e
È un’opera di un metro per un metro e mezzo, ancora in corso naturalmente i loro affezionati clienti.
di creazione, che andrà ad adornare il portone del palazzo
riprodotto dietro alla portineria.
Abbiamo mostrato alcuni scorci di queste botteghe, li materiali, come li si sposta e li si solleva, come li si mostra
abbiamo raccontati, descritti. agli altri.
Abbiamo parlato dei colori che legano tra loro questi posti, dei La conoscenza di un'arte - d'altronde una volta i mestieri si
cinque sensi che ci costringono a seguire un sentiero. chiamavano proprio così - passa prima di tutto attraverso il
C'è un elemento però, lo noterete anche nelle fotografie, che come tenere le mani, come muoverle.
ritorna continuamente nelle botteghe: le mani. Ed ecco, allora, che basta una mano a raccontare tanto di ciò
che abbiamo visto.
Mani più o meno giovani, di uomo, di donna, ma sempre mani. Forse quelle mani diranno di quelle persone ciò che le botteghe
Quelle mani che, anche senza vedere a chi appartengono, dicono di Genova: una storia antica, lunga, affascinante. Una
raccontano tanto di chi ci sia dietro, del mestiere che fa e ha storia da raccontare.
fatto, ma anche della cura verso ciò che vende e produce.
Di più: dalle mani di queste persone, a distanza di migliaia di Non si può far altro se non ammirare la resilienza delle
chilometri, senza averle mai conosciute, potrete comprendere persone che abbiamo incontrato e intervistato.
l'amore.
Ringraziamo quindi Carlo, Rosanna, Marta, Giovanna, Marco
Perché l'amore per questi mestieri passa indissolubilmente e Paola per averci raccontato le loro storie. È stato un vero
attraverso le mani, attraverso come si toccano gli oggetti, i piacere conoscervi!
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
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con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti dalla promuovendo il territorio, gli
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La bottega di Nello
Giacomo Bertini
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