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Giroinfoto Magazine n. 55 di maggio 2020 presenta articoli di reportage su diverse località, tra cui la costa dell'Oregon, Santorini, Tibidabo e Napoli. La rivista è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze fotografiche da parte di appassionati e professionisti. Con un'ampia gamma di contenuti, Giroinfoto mira a valorizzare la cultura fotografica e il territorio attraverso storie e immagini suggestive.

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Giroinfoto Magazine n. 55 di maggio 2020 presenta articoli di reportage su diverse località, tra cui la costa dell'Oregon, Santorini, Tibidabo e Napoli. La rivista è un progetto editoriale che promuove la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze fotografiche da parte di appassionati e professionisti. Con un'ampia gamma di contenuti, Giroinfoto mira a valorizzare la cultura fotografica e il territorio attraverso storie e immagini suggestive.

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N.55 - MAGGIO 2020 [Link].

com
N. 55 - 2020 | MAGGIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Oregon Coast
Band of Giroinfoto
ALL AMERICAN REPORT

TREK IN SCAMPIA TIBIDABO SANTORINI


NAPOLI SPAGNA LA BELLISSIMA
Di Mariella Soldo Di Mariangela Boni Di Barbara Lamboley

Photo cover by Barbara Tonin


WEL
2

COME

55
[Link]
MAGGIO 2020

Giroinfoto Magazine nr. 53


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 53


4

Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è


Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 53


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 55 Issuu
20 Maggio 2020 giroinfoto magazine

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Giroinfoto Magazine nr. 53


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

OREGON COAST

GIROINFOTO MAGAZINE

55
I N D E X

R E P O R TA G E

SANTORINI
10 OREGON COAST
All American Report
Di Barbara Tonin e Mariangela Boni

28
28 SANTORINI
Kallístē "la Bellissima"
Di Barbara Lamboley

40 OSPEDALI ABBANDONATI
Urbex
Di E.C. e G.G.

52 TIBIDABO
Spagna
Di Mariangela Boni

URBEX 64 TREK IN SCAMPIA


Napoli
OSPEDALI Di Mariella Soldo
ABBANDONATI

40
R E P O R TA G E

52
TIBIDABO

Giroinfoto Magazine nr. 53


7

R E P O R TA G E

64
TREK IN SCAMPIA

ACROPOLI
Atene 76 R E P O R TA G E

Di Adriana Oberto ACROPOLI

76
MONTERANO
Trekking 90
Band of Giroinfoto Roma

ISTANBUL
Tra oriente e occidente 102
Di Alessandro D'Angelo

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con: 114
Ciro Schiavone
Tino De Luca
Rita Russo

R E P O R TA G E

90
MONTERANO

R E P O R TA G E

102
ISTANBUL

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10 R E P O RTA G E | OREGON COAST

A cura di Barbara Tonin e Mariangela Boni

Barbara Tonin
Fabrizio Rossi
Mariangela Boni

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 11

La costa dell’Oregon
Nel nostro viaggio, lasciata la California alla volta di Seattle, abbiamo percorso la Highway
101 lasciandoci incantare dalla costa mozzafiato dell’Oregon.
È una delle aree geologicamente più attive: le montagne appaiono basse ma ripide,
frastagliate e sezionate da canyon fluviali… un paesaggio in continua evoluzione.
Infatti, nei quasi 500 km di costa il paesaggio muta:
spiagge bianchissime si alternano a spiagge dorate, morbide dune a rocce frastagliate…

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


12 R E P O RTA G E | OREGON COAST

L’area costiera
si estende tra i fiumi Columbia e Coquille e le montagne
Seal Rock
Klamath.
La pioggia contraddistingue questa regione, ad
eccezione dei tre mesi estivi.
Cape Perpetua I fiumi corrono freneticamente, giù per i canyon
tempestati di conifere, per poi rallentare all’avvicinarsi
dell’Oceano, scorrendo in canali più bassi dove le
Tokatee Klootchman conifere cedono il posto a pioppi, ontani, salici e arbusti
decidui. I fiumi si allargano, alcuni in ampi estuari e
finalmente si fondono con l’Oceano Pacifico.

I fiumi che attraversano l’Oregon sono diversi: Il Columbia


è il più grande e sfocia ad altezza di Astoria, al confine tra
Oregon Dunes Oregon e Washington.
Più a sud ci sono il Tillamook e il Siletz, che sfocia a
Gleneden Beach, poi il fiume Yaquina a Newport.
Il fiume Siuslaw entra nel piccolo estuario di Florence
e i fiumi Smith e Umpqua formano un grande estuario a
Reedsport prima di attraversare la striscia di 60 km di dune
che si estende da Florence a North Bend.

A sud della foce del fiume Coquille a Bandon, le montagne


Face Rock, Coquille Point di Klamath iniziano a salire contro la costa e i fiumi
scorrono dritti nell’oceano. Coquille sfocia nel Pacifico a
Bandon e i fiumi Sixes e Elk entrano a Port Orford.
Un altro fiume è Pistol River che sfocia poco lontano da Gold
Beach. Sembra che il nome nasca da un episodio avvenuto nel
lontano 1853, quando il pioniere James Mace perse la sua pistola
nel fiume.

Nel mezzo c’è Cape Blanco, il punto più occidentale dell’Oregon.


Gold Beach Più a sud, tra Gold Beach e Brookings, il clima è più caldo, i porti
più piccoli e le comunità più isolate.
Le valli fluviali costiere sono strette, il paesaggio
montuoso e boscoso lascia poco spazio alla terra
coltivabile e, infatti, è il commercio del legname il
settore trainante dell’economia.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 13

Fabrizio Rossi Photography

La lotta per la privatizzazione


Le spiagge ampie e piatte, sono state a lungo a rischio clienti del Motel. Alcuni cittadini lo denunciarono.
di privatizzazione. Il gesto di Hay aveva messo in luce una falla nella
Le spiagge venivano utilizzate dai nativi americani per legge del 1913 che tecnicamente proteggeva solo le
il trasporto, la raccolta di cibo e altre attività. parti bagnate delle spiagge.

Anche i coloni bianchi, approdati nel 1800, ricorsero Con il “House Bill 1601” del 1967 cercarono di porre
presto all’utilizzo delle spiagge per il trasporto nord- rimedio a questa falla.
sud, essendo difficile costruire strade in quell’area per Il disegno di legge dichiarava proprietà dello Stato
via dei promontori. tutta la sabbia bagnata dalla linea di bassa marea
Gli abitanti delle montagne, grazie allo State Land fino a 5 m in linea verticale. Inoltre tutta l’area fino
Board, avevano la possibilità di acquistare case mobili alla linea di vegetazione era considerata di servitù
sulla costa. pubblica.
Fu il Governatore Oswald West, con una legge
approvata nel 1913, a porre un freno alla La legge imponeva ai proprietari di immobili di
privatizzazione. ottenere i permessi statali per la costruzione e altri usi
Questa legge dichiarava la costa dell’Oregon della riva e nel contempo dichiarava che il pubblico
un’autostrada pubblica, poi la designazione fu avrebbe avuto un uso gratuito e ininterrotto delle
cambiata da “autostrada” ad “area ricreativa” nel spiagge.
1947. Oggi alcuni tratti di spiaggia rimangono di proprietà
privata.
Nel 1966 un’altra minaccia arrivò da Bill Hay,
proprietario del Surfand Motel a Cannon Beach. Tuttavia, gli sforzi di attivisti, cittadini e leader politici
Hay collocò una serie di tronchi sulla spiaggia per hanno protetto l’accesso libero a queste magnifiche
delimitare un’area di spiaggia ad uso esclusivo dei spiagge.

Giroinfoto Magazine nr. 53


14 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Barbara Tonin Photography

Gold Beach è il capoluogo di Curry County e dista poco più Nel 1876, Robert D. Hume vi stabilì un’industria conserviera:
di 60 km dal confine californiano. da allora il salmone ha svolto un ruolo fondamentale
Nel 1853, nella sabbia vicino alla foce del fiume Rouge, nell’economia locale.
trovarono delle pietre luccicanti: era oro! Nel 1935 il legislatore statale fu costretto a vietare la pesca
E così, quella che in origine si chiamava Ellensburgh, prese il commerciale perché la sua rapida espansione provocò una
nome di Gold Beach. riduzione altrettanto celere dei banchi di pesce.
I cercatori d’oro si riversarono nella zona e sorsero diverse Da allora in compenso ha conosciuto un forte incremento la
miniere, non solo di oro ma anche di rame e altri minerali. pesca sportiva.
Ad un certo punto ci fu persino una cava di estrazione di Numerose organizzazioni di appassionati hanno dato vita
giada. ad attività per proteggere e aumentare la popolazione di
Tuttavia queste miniere erano meno ricche di quanto si salmoni nel Rouge e anche in altri fiumi dell’Oregon.
pensasse e oggi c’è solo qualche miniera attiva a monte.
Ma in questa zona c’era un’altra enorme ricchezza da Essendo stata la pesca una delle attività trainanti di Gold
sfruttare: il salmone. Beach, non sorprenderà che una delle star del posto sia il
Per anni la pesca del salmone fu effettuata con tramagli e piroscafo Mary D. Hume.
con sciabiche.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 15

La tempesta e il vento si abbatterono sulla costa di Gold Partecipò alla più importante battuta di pesca di misticeti,
Beach e sulla nave a vapore “Varuna” che non resse la furia durata 29 mesi e valutata 400.000 $.
degli elementi e affondò nel fiume Rogue. Fece registrare anche un altro record: la caccia alle balene
Era il 1880. più lunga, durata ben 6 anni!
Il magnate Hume riuscì a recuperare il motore a vapore e Durante questo interminabile viaggio, per via delle
si diede subito da fare per sostituire il mercantile andato privazioni, molti marinai morirono di scorbuto, di freddo o
perduto. Individuò in un maestoso cedro bianco di 42 m impazzirono…
sulle rive del fiume la chiglia della nuova imbarcazione.
Le radici, per la loro naturale curvatura, erano l’ideale per le La sua ultima caccia alle balene fu nel 1899 e nel suo
ordinate. viaggio di ritorno fu colta da una terribile tempesta, molte
imbarcazioni subirono danni e alcuni marinai morirono dopo
Il 21 gennaio 1881 la nuova imbarcazione fu inaugurata essere stati scaraventati nelle gelide acque artiche.
con il nome di Mary D. Hume in onore della moglie del Sig. Il 20 maggio 1909 The American Tug Boat comprò la
Hume. Da allora prestò servizio per ben 97 anni. Mary D. Hume e la impiegò come rimorchiatore nel fiume
È stata la nave commerciale con il servizio più longevo della Nushagak, in Alaska.
costa del Pacifico e mantenne il proprio nome immutato per Nel 1914 fu riequipaggiata per essere utilizzata nella pesca
tutto il tempo. degli halibut. Ma fu un’esperienza breve e presto tornò a
Per i primi dieci anni fu utilizzata come mercantile per il svolgere il servizio di rimorchiatore.
trasporto di legname, salmone e altre merci dalla costa Rimase in servizio per altri sessant’anni, sotto diversi
dell’Oregon a San Francisco. proprietari.
Il 5 dicembre 1889 la Pacific Whaling Co. acquistò la Mary Nel 1978 andò “in pensione” e intraprese il suo ultimo
D. Hume. La nave iniziò la sua avventura nel Mar di Bering, a viaggio: tornò a casa, a Gold Beach dove ancora oggi è
caccia di balene. possibile ammirarla.

Il piroscafo Mary D. Hume

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


16 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Lo scenario che si presenta è Incurante della temuta Seatka, spirito


magnifico. malvagio che viveva nel mare, si
Una lunga e ampia distesa sabbiosa immerse e nuotò sempre più lontano.
percorre la costa senza ostacoli, ben
oltre lo sguardo può arrivare. Improvvisamente Komax iniziò ad
abbaiare per avvertirla, ma ormai
Alti faraglioni e formazioni rocciose Seatka l’aveva catturata.
più arrotondate frastagliano il
bagnasciuga, creando giocosi moti D’impeto il suo fedele cane prese la
Proseguendo verso nord sulla Highway ondosi e dando riparo a foche, leoni cesta con i gattini e corse in suo aiuto.
101, gli scorci sul litorale si fanno marini e molti altri piccoli animali. La raggiunse e morse il braccio del
sempre più emozionanti ed ogni punto Di fronte a noi, verso ovest, osserviamo malvagio spirito, che lasciò la presa
panoramico ci attira a sé come il la Face Rock, con un dolce profilo di ma buttò in acqua i gattini.
canto di una sirena, ma siamo appena donna e poco lontano le Cat and Kitten
all’inizio del nostro lungo viaggio. Rocks, che rappresentano una gatta Ewauna però non tornò a riva e rimase
con i suoi gattini. lì, incantata, a fissare la luna.
Ci atteniamo quindi alle tappe Quando all’alba la tribù la raggiunse,
concordate e la prossima è a Bandon: Una leggenda indiana narra che una la trovò con i suoi gatti a osservare il
il Face Rock State Scenic Viewpoint. sera Ewauna, figlia di Siskiyou capo cielo, congelati dalle gelide acque e
Precedentemente noto come Bandon della tribù Nah-So-Mah, mentre il suo trasformati per sempre in pietra.
Ocean Wayside, dal 1931 il Face Rock clan festeggiava il ritorno di Siskiyou, Quando soffia il vento è ancora
State Scenic Viewpoint e Coquille Point si fosse recata a fare un bagno, spinta possibile sentire la sua voce.
sono parte del National Wildlife Refuge dal suo grande amore per l’oceano.
delle Isole dell'Oregon, che si estende Portò con sé anche il suo cane Komax
per circa 6 ettari e nel quale nidificano e una cesta con la gatta e i gattini.
più di 300 specie diverse di uccelli.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 17

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


18 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Barbara Tonin Photography

L’abitazione del custode era collegata al faro tramite una


lunga passerella di legno.

Nel 1936 un grande incendio distrusse gran parte di Bandon


e causando il declino dell’economia della città.

Il faro fu poi spento nel 1939 per disuso e abbandonato,


portandolo negli anni successivi a un forte degrado.
Sulla riva nord della foce del fiume Coquille, ci fermiamo a Un nuovo faro, invece, fu costruito sul molo sud. Il primo
visitare il piccolo faro del Bullards Beach State Park. restauro del Coquille River Lighthouse fu messo in opera nel
Circondato da una folta vegetazione di arbusti aghiformi ed 1976, grazie all’intervento dell’Army Corps of Engeneering e
erba, il faro si affaccia sull’oceano poggiato sugli scogli. dell’Oregon State Parks.
Non fu invece possibile recuperare l’edificio del custode.
Memoria di tempi in cui il commercio di legname era
florido, fungeva da guida alle imbarcazioni che dovevano
attraversare l’imbocco del fiume Conquille, per raggiungere
le foreste dell’Oregon. Costruito nel 1895, è il più recente tra
gli otto fari storici della costa.

Il faro fu acceso l’anno seguente e illuminava il porto tramite


una lente di Fresnel per 28 secondi e 2 di oscuramento.
Alto poco più di 14 metri, fu costruito con pietra e mattoni
locali, poi ricoperti di stucco.

Adiacente, un minuto edificio a pianta ottagonale con una


singola stanza, conteneva una tromba Daboll per inviare
segnali in caso di nebbia.
Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 19

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


20 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Mariangela Boni Photography

Si estende per 87 km da Heceta Head a nord di Firenze a


Cape Arago a sud di Coos Bay e copre quasi 5 km verso
l’entroterra, per gran parte della sua lunghezza.
È la più ampia area dune sulla costa occidentale di tutto il
Nord America.

Le dune si possono suddividere in tre fasce, a seconda del


tipo di ecosistema presente.
La fascia attigua alla costa è detta foredune ed è la più
La tappa successiva al Coquille River Lighthouse ci offre prominente.
uno scenario a dir poco inaspettato. Segue il litorale in modo abbastanza omogeneo e varia in
Siamo al Dune Overlook e sembra di essere stati altezza dai 7,5 metri ai 15 metri.
teletrasportati in un altro continente. Formata negli ultimi 6000 anni, è la più recente ed è
Inizialmente l’ambiente si presenta con una fitta ricoperta prevalentemente d’erba.
vegetazione boschiva.
Continuando a salire per il lieve pendio, arriviamo in cima La seconda fascia, più ad est, si è formata più di 20.000 anni
alla collinetta e, gradualmente, si apre un panorama quasi fa ed è più pianeggiante, a causa dei fenomeni di deflazione.
surreale. Presenta stagni stagionali occasionali e basse dune
trasversali (altezza massima 6 metri), orientate
Una distesa immensa di dune altissime si frappone tra perpendicolarmente ai principali venti stagionali.
l’entroterra e la spiaggia dell’oceano, impedendo quasi la
vista di quest’ultimo, e la vegetazione ne segna i confini. Nella terza fascia nell’entroterra si trovano le dune oblique
L’area delle dune copre più di 16.000 ettari, di cui 13.000 alte più di 55 metri e larghe fino a 1,6 km; le loro dorsali
sono parte dell’Oregon Dunes National Recreation Area sono formate dall'interazione tra i venti estivi provenienti da
(ODNRA), che è gestito dal Servizio Forestale degli Stati nord-nord-ovest e i venti invernali da sud-sud-ovest.
Uniti. A sud di Florence e a nord di Coos Bay si trovano lunghe
La rimanente parte è ad uso privato o proprietà della contea strisce di dune a parabola che si inoltrano nella foresta
o dello Stato. circostante.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 21

L’ultima attività delle cime delle dune più alte, ovvero Nel corso degli anni, diversi laghi sono stati sepolti dalla
gli ultimi cambiamenti nella forma per mezzo del vento, sabbia o prosciugati.
risalgono a più di 100.000 anni fa. Le Tree Islands, la vegetazione delle “pianure di deflazione”
Questa zona di sviluppo delle dune poggia su una terrazza, e le dune montane boscose fanno da habitat alla fauna
in leggera pendenza, di arenaria marina solida chiamata selvatica che include mammiferi di molte specie: dai piccoli
Coos Bay Dune Sheet. roditori all’istrice, visoni, orsi neri, volpi, cervi, alci, oche
canadesi e pivieri nevosi occidentali.
Un’altra zona caratteristica è Tree Islands, dove possiamo
vedere delle ”oasi” in mezzo alle dune sabbiose. Le comunità di piante sia delle zone umide che di quelle
Le Tree Islands sono formate da resti isolati di foreste aride, compresi arbusti e alberi autoctoni e non autoctoni,
costiere più antiche. possono svilupparsi diversi anni dopo che le sabbie delle
Da un’analisi della sabbia delle dune, è emerso che la fonte dune sono diventate inattive.
principale della loro formazione è il Coast Mountain Range, Alcune, ad esempio, sono la Poa macrantha, la Carex
che 12 milioni di anni fa attraverso il fiume Umpqua (ad macrocephala, la Glehnia littoralis, Elymus mollis e la
ovest di Reedsport) e con il contributo del fiume Siuslaw e Ammophila arenaria.
altri corsi più piccoli, ha lentamente depositato sabbia della
sua roccia sedimentaria fino a valle. Quest’ultima, in particolare, è stata introdotta alla fine
degli anni '30 per stabilizzare la sabbia vicino a strade e
L’attività delle dune, inoltre, ha formato numerosi bacini di campeggi.
varie dimensioni: i più grandi sono laghi di sbarramento Nel tempo, tuttavia, è risultata dannosa, in quanto non
su cui si sono riversati diversi torrenti e i più piccoli sono avendo predatori naturali, ha cambiato in modo imprevisto
laghetti inter-dune. l’ecosistema, favorendo una sempre maggior diffusione del
Alcuni dei 32 laghi presenti erano un tempo ruscelli foredune e della vegetazione nella pianura di deflazione.
di montagna che sono stati arginati dalla sabbia, altri
insenature oceaniche. Attualmente, per contrastare tali cambiamenti dovuti alle
specie infestanti non-native, si stanno svolgendo degli
Altri ancora si formarono quando le depressioni nella sabbia interventi di rispristino, in modo che l’ecosistema torni ad
si riempirono di acqua, mentre la falda si alzava. essere quello originario.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


22 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Mariangela Boni Photography

Copre una superficie di quasi 3 ettari e fu ceduto da privati


tra il 1971 e il 1975.

È considerato un ottimo punto per l’avvistamento delle


balene migratrici.
Se, invece, si vogliono osservare più da vicino i leoni
Lasciandoci alle spalle la città di Florence, ci fermiamo marini e la piccola fauna marina, c’è un sentiero che porta
per una breve sosta prima di raggiungere Cape Perpetua. direttamente alla spiaggia.
Una casa blu, affacciata su una piccola spiaggia racchiusa
da una fitta vegetazione di arbusti e fiori, attira la nostra Nel parco, che comprende anche parte dell’entroterra,
attenzione. sono state avvistate anche specie rare o stagionali quali
l’anatra arlecchina, il pellicano bruno, il gabbiano tridattilo
Siamo al belvedere del Tokatee Klootchman State Natural (caratteristico per le zampe nere) e il Gabbiano di Hermann.
Site, che è amministrato dall'Oregon Parks and Recreation
Department.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | OREGON COAST 23

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


24 R E P O RTA G E | OREGON COAST

Barbara Tonin Photography

intercotidale piana di rocce basaltiche, frastagliata e ricca di


insenature che creano spettacolari moti ondosi.

Si pensa che fossero parte di un’antica grotta che con


l’erosione di acqua e vento crollò, trasformandosi nei
millenni come la vediamo ora.
I punti più interessanti sono Thor's Well, Spouting Horn e
Devil's Churn.

Thor's Well, detto anche "Gate to Hell", è un’insenatura a


pozzo profonda 6 metri, che risucchia l’acqua e la espelle
Uno dei luoghi più caratteristici della costa dell’Oregon è con un getto di altrettanti metri.
Cape Perpetua.
Situato a circa 3 km a sud di Yachts, fa parte della Siuslaw Spouting Horn è un’ampia rientranza simile ad un largo
National Forest dal 1908. canale cieco e molto frastagliato, con al fondo una
Si estende per circa 1100 ettari e si presenta come un sporgenza a “corno”, che crea spruzzi vaporosi altissimi
promontorio boscoso, alto 244 metri s.l.m., di pietra simili ai geyser.
basaltica di origine vulcanica.
Devil's Churn è un’ampia insenatura rientrante a forma di
Fu il Capitano James Cook, il 7 marzo 1778, a battezzarla cuneo che forma al fondo onde molto alte.
con questo nome per onorare Santa Perpetua. Il momento migliore per vedere questi siti spettacolari
I primi insediamenti risalgono a migliaia di anni fa e è un'ora prima e un'ora dopo l'alta marea o durante le
fu abitata da tribù indigene della famiglia Alsea, che tempeste.
chiamavano il luogo Halaqaik.
Non solo lo spettacolo dei moti ondosi che si infrangono
Questi però la disboscarono, creando ampi prati liberi. Dopo sulle rocce vale una visita a Cape Perpetua.
che la tribù fu costretta a lasciare il territorio, l’abete rosso Anche il profumo dell’oceano e il fragore delle onde o il
ripopolò il terreno. ribollio e il gorgoglio dell’acqua sono suoni piacevoli e
Ciò che contraddistingue Cape Perpetua, sono le insolite rilassanti, che creano una magica atmosfera.
formazioni rocciose ai piedi del promontorio: una zona

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Fabrizio Rossi Photography

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26 R E P O RTA G E | OREGON COAST

lava che si diresse verso il mare. e raramente anche il calamaro gigante.


Seal Rock è anche uno dei posti Per quanto riguarda gli uccelli costieri,
migliori per vedere i movimenti delle possiamo osservare urie colomba,
maree e la vita nelle pozze di marea, uriette marmorizzate, beccacce, chiurli
sacche isolate di acqua marina che si e addirittura rapaci, quali l'aquila di
formano con le maree lungo il litorale mare testa bianca, il barbagianni e il
delle coste rocciose. falco pescatore.

Vi si trovano anemoni, stelle marine, Un’attenzione particolare però viene


ricci, crostacei, cozze, lumache, data al piviere nevoso, di cui si può
Purtroppo siamo all’ultima tappa, cirripedi, alghe rosse e verdi, cottidi, facilmente trovare (e anche calpestare)
prima di dirigerci verso Seattle. piccoli pesci e tanti altri piccoli il nido sulla sabbia asciutta lungo il
organismi marini. litorale.
Ci fermiamo solo qualche minuto, ma La zona di Elephant Rock, invece, Anche la piccola fauna delle pozze di
ne vale la pena. è consigliata per il birdwatching. marea attira la curiosità dei visitatori
L’area di Seal Rock, a sud di Newport, Gabbiani, cormorani e altri uccelli e l'attenzione di naturalisti e biologi
si estende per quasi 2 ettari e diviene marini, infatti, nidificano in cima alla marini.
definitivamente parco statale nel roccia. È un microcosmo brulicante di vita,
periodo dal 1929 al 1942, quando la Nella zona sud di Seal Rock, un’area resistentissimo, ricco delle più svariate
Contea di Lincoln ed alcuni privati recintata chiamata Tourist Rock forme e colori.
cedono le loro terre. preserva l'habitat per la nidificazione Piante e animali che vivono in un
delle beccacce di mare nere e fa da ambiente aspro e mutevole, in continua
Il Seal Rock State Wayside presenta rifugio alla fauna selvatica. balia delle maree e delle onde che si
grandi formazioni rocciose poco In questa area sono stati trovati anche infrangono.
lontano dalla riva, che forniscono tumuli di conchiglia appartenenti ai
l'habitat per foche, leoni marini, uccelli nativi americani. La costa dell’Oregon è ricca di
e altra fauna marina. meraviglie di ogni tipo.
Le più conosciute sono Elephant Rock, Non solo Seal Rock, tuttavia, è l’habitat Non stupisce che lo Stato abbia
all'estremità nord della spiaggia, una ideale per la fauna marina e gli uccelli. tentato negli anni di preservarne
grossa roccia che ricorda l'intero Tutta la costa, infatti, presenta la più l’ecosistema originario e continui
profilo di un elefante sdraiato e Castle ampia diversità di specie che si possa tuttora a farlo.
Rock, il gruppo centrale di rocce, simile trovare in un ecosistema marino e
alle pareti e ai tetti di un castello. litoraneo. È un tesoro americano che merita di
Le grandi formazioni rocciose di essere scoperto ma anche vissuto, nel
questo meraviglioso luogo sono il È possibile, infatti, avvistare diversi tipi rispetto di tutti gli organismi che lo
risultato di una massiccia eruzione di di foche, squali e balene, focene, orche abitano.

Fabrizio Rossi Photography

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R E P O RTA G E | OREGON COAST 27

Barbara Tonin Photography

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Kallístē
LA BELLISSIMA

SANTORINI A CURA DI BARBARA LAMBOLEY

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R E P O RTA G E | SANTORINI 29

SANTORINI
in greco antico “Thera”; in italiano si chiama anche “Santorino” e in greco
moderno “Santoríni”, fa parte di un gruppo di isole vulcaniche dell’Egeo
appartenente alle Cicladi.
Santorini (nome probabilmente derivato dall’italiano Sant’Erini o Santa Irene e
dato all'isola dai Veneziani in onore di Santa Irene di Tessalonica, martire del
304) è di gran lunga l'isola maggiore.

Lunga circa 17 km e larga al massimo 5, ha una superficie di 75 kmq.


Costituisce porzione di un antico orlo craterico, del quale fa parte anche l'isola
di Terasia e lo scoglio di Aspronési, ad ovest.
Fra queste isole (che sorgono sopra una comune piattaforma subacquea) si
apre una baia di forma ellittica, lunga circa 11 km e larga 7; tale baia si formò
per una violenta esplosione vulcanica, seguita da sprofondamento, avvenuta
nel 1600 a.C.

L’eruzione seppellì l’intera isola sotto la lava e fece fuoriuscire quasi 7000
metri cubi di magma; la cenere si sparse su gran parte del Mediterraneo
orientale e sulla Turchia.

Barbara Lamboley Photography

Sara Morgia Photography

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30 R E P O RTA G E | SANTORINI

LE 5 ISOLE
Da allora Santorini risulta composta da 5 isole principali: dello stato Indipendente della Grecia nel 1830.
Nea Kameni, Palea Kameni, Asponisi, Therasis e Thera Il paese era ricco grazie all'agricoltura e in particolare al
riunite attorno alla cosiddetta “caldera”, un grande cratere suo rinomato vino; il suolo tufaceo era straordinariamente
vulcanico. favorevole alla coltura della vite.

Rimasta deserta dopo l'immane catastrofe, Thera fu La sua esportazione, insieme con lo sfruttamento di cave
ripopolata dai Fenici che la chiamarono Kallisti (che di pozzolana, all'industria dei tessuti e all'attività marinara,
significa “La bellissima”) e, in seguito, dai Dori di Sparta che, dava un certo benessere alla popolazione.
avendo come re “Thira”, le diedero tale nome.
Sotto il dominio dei Dori furono costruiti porti, città, templi e Nel XX secolo, dopo un primo sviluppo economico,
venne introdotto l’alfabeto (1115 a.C.). Santorini subì un forte decremento demografico dovuto al
terremoto del 1956, ma ancor prima allo spostamento di
Successivamente, l’isola si alleò con Sparta per poi essere diversi cantieri navali nella terraferma [Link] turismo, sin
cristianizzata nel III secolo. dagli anni ’60, rappresenta la fonte economica principale
I Franchi arrivarono a Thira nel 1204 e la battezzarono dell’isola.
Santorini.
Si susseguì un periodo di peripezie per gli isolani: lotte
Bizantine, incursioni di Turchi, rivalità tra Genova e la
Serenissima…fin quando l’isola non venne annessa
all’impero ottomano nel 1579.

In realtà i Turchi non colonizzarono mai l’isola e Santorini


riuscì a vivere con relativa autonomia per poi divenire parte

Barbara Lamboley Photography

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R E P O RTA G E | SANTORINI 31

Barbara Lamboley Photography

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32 R E P O RTA G E | SANTORINI

Barbara Lamboley Photography

OIA

Oia, conosciuto anche con il nome di Ià, è probabilmente il simboleggiano perfettamente la Grecia e appartengono
più bello e pittoresco villaggio di Santorini. ormai all’immaginario collettivo.
Si trova nell'estrema punta a nord-ovest dell’isola, sul bordo Costruito in alto sul bordo della Caldera, Oia ha piccoli vicoli,
delle altissime scogliere della costa occidentale. un panorama mozzafiato, curati negozi, graziosi musei,
numerose gallerie d’arte e le rovine della fortezza veneziana
L'attuale nome Oia risale all'inizio del secolo scorso. In che rendono il villaggio un luogo unico e affascinante.
precedenza si chiamava Ano Meria, anche se molti suoi
abitanti utilizzano ancora oggi questo nome. Oia si popola al calar del sole, quando centinaia di turisti si
È stata una delle cittadine più popolose delle Cicladi: un spingono nella zona più a nord-ovest della città alla ricerca
secolo fa raggiunse i 10.000 abitanti quando il trasporto della miglior posizione, sui muretti o sui tetti delle case,
navale era la sua principale risorsa. dove poter osservare il sole che si tuffa nel mare.
A Oia si può ammirare il miglior tramonto di Santorini.
Nella seconda metà del XIX secolo Oia era un centro molto
ricco e in sviluppo, e poteva commerciare con la Russia e il
Medio Oriente. Il declino del commercio su nave e il terribile
terremoto del 1956 convinsero gran parte della gente a
trasferirsi sul continente greco o all'estero.

Oggi il paesino conta poche centinaia di residenti, tutti


impiegati nel turismo o in attività a esso collegate.
Le chiese dalle cupole blu splendenti e le bianche
abitazioni trogloditiche che sembrano sospese nel vuoto

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Barbara Lamboley Photography

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Barbara Lamboley Photography

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Barbara Lamboley Photography

KAPETANOSPITA E IPOSKAFA
L'architettura tradizionale di Oia annovera due tipologie di dell'isola, ideali per chi ama fare snorkeling.
case: le kapetanospita e le iposkafa. Nei pressi di Oia c'è una spiaggia vera e propria, Katharos.
Per raggiungerla bisogna scendere lungo la strada carrabile
Le kapetanospita, ovvero le case dei capitani, verso Ammoudi e svoltare non appena si vede l'indicazione.
appartenevano agli abitanti più ricchi del paese che,
tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, erano È fatta di sabbia nera con alcuni grossi massi lisci, sia a riva
giustappunto i capitani delle navi che solcavano le rotte che in acqua.
commerciali di gran parte del pianeta. Non è attrezzata e non è mai affollata.

Le iposkafa, ovvero le case-grotta, appartenevano alle classi


sociali più povere.
Erano scavate nella roccia vulcanica e incastrate l'una sopra
l'altra.
Erano case misere con un paio di ambienti stretti e lunghi
con soffitti in pietra e paglia.
Il pavimento era in terra battuta. Restaurate, oggi sono
alloggi lussuosi.

Trovandosi sul bordo della scogliera, Oia non ha spiagge


cittadine.
Per fare il bagno si può scendere la scalinata e raggiungere i
due porti cittadini, Ammoudi e Armeni.
I fondali del mare di questi due porticcioli sono tra i più belli
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36 R E P O RTA G E | SANTORINI

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FIRA
Thira
Fira è il capoluogo di Santorini; il nome deriva da una d’Europa e da oltreoceano e hanno fatto spuntare in pochi
differente pronuncia di Thira, il nome dell'isola in greco anni un numero impressionante di negozi e boutique.
antico, ma un'altra versione ricondurrebbe all'aggettivo
fyrros, che nel dialetto dell'isola significa rossastro. E’ probabile che a breve ci saranno più negozi di alta moda
e gioiellerie nella strada del centro che in tutta via Condotti
Fira è un piccolo villaggio dai caratteristici vicoli lastricati a Roma!
dove dominano i colori del bianco delle case, dell’azzurro
delle porte e delle finestre e del blu delle cupole delle chiese. Orientarsi a Fira è molto facile: la piazza principale
Si trova nella parte occidentale dell’isola, sulla cima di una è Theotokopoulou Square ed è intersecata da odos
roccia che scende a picco sul mare, da cui si può ammirare 25-Martiou (via 25 Marzo), la via che sale nella parte alta del
la caldera del vulcano Thera. paese.
Un'estensione di Fira è il villaggio di Firostefani, distante Per arrivare al mare si può prendere il vicolo lastricato
circa un chilometro dal centro principale. all’angolo dell’agenzia Pelikan Travel.

A 10 chilometri dal porto principale, Fira offre un gran L’attività diurna e notturna si concentra in cinque o sei
numero di hotel, molti dei quali con piscina e splendida vista piccole vie.
sul mare.
Fira è l’unico centro di Santorini in cui si può vivere la notte.
Arroccato su una scogliera della caldera a 260 metri Gli altri paesi sono più tranquilli, sia di giorno che di sera…
sul livello del mare, ad ogni angolo svela d’improvviso
splendidi scorci: le viste eccezionali, in primo luogo quelle Senza dubbio i più romantici preferiranno Firostefani, una
sul vulcano sommerso, hanno fatto arrivare nel corso degli piccola frazione tranquilla, più a nord, proprio sulla strada
anni a Santorini una grande quantità di turisti da ogni parte panoramica.

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Barbara Lamboley Photography

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38 R E P O RTA G E | SANTORINI

Barbara Lamboley Photography


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Affascinante guardare Fira da lontano: le case costruite


direttamente nella pomice, le une addossate alle altre e
decorate con gusto, si susseguono a perdita d’occhio.

Ancora più bello girovagare tra le viuzze strette e ripide,


in cerca di angoli tranquilli e silenziosi.
Affollata a qualsiasi ora del giorno e della notte durante
i mesi di luglio e agosto, ma mai tanto da esserne
infastiditi, Fira è bellissima di sera quando la città
si illumina in contrasto con il mare scurissimo.
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40 URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI

OSPEDALI
ABBANDONATI
-
UNA CURA PER
QUESTO MALE

[13 maggio 1978]

veniva emanata la Legge n. 180, nota anche come


“Legge Basaglia” per il ruolo che lo psichiatra
ebbe nel processo di ordinamento degli ospedali
psichiatrici italiani fino alla loro chiusura.

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URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI 41

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42 URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI

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URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI 43

OSPEDALI ABBANDONATI
Verso la fine degli anni ‘90 si scoprì che c’erano ragioni sociali o politiche, venivano allontanate
ancora una sessantina di strutture psichiatriche dalla società “civile”.
aperte con un notevole numero di internati.
Per avere un’idea della vastità e della
Nel 1999 si cercò di sanare la situazione con un potenzialità di tali spazi, basti pensare a dei veri
decreto, noto come “Riforma sanitaria Bindi”, e propri comprensori circondati da parchi di
che ne stabilì la definitiva chiusura, la vendita o diversi ettari.
il riutilizzo.

Che fine hanno fatto gli ospedali psichiatrici a


42 anni dalla Legge Basaglia?
Solo alcuni sono stati riconvertiti per altri
scopi ma molti sono in un completo stato di
abbandono e di degrado.
Edifici destinati al collasso, biblioteche e archivi
ancora ricolmi di documentazione in fase di
decomposizione e suppellettili sanitarie, lasciati
incustoditi e destinati alla dispersione o alla
distruzione.

Memorie ancora vive di situazioni difficili,


al limite dell’umanità, storie di personaggi
segregati in luoghi della sofferenza per la sola
colpa di essere visti come “diversi”.

Erano gli anni in cui la malattia veniva repressa


e non curata e le persone ritenute diverse, per

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44 URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI

Curiosando un po' tra i nostri territori ci si


imbatte in numerose architetture abbandonate
di svariata natura.
Strutture destinate all’oblio ma che, date le
loro particolarità architettoniche e simboliche,
potenzialmente rappresentano un edificato
recuperabile e magari sfruttabile nelle occasioni
di emergenza.

Per ragioni poco comprensibili si preferisce, La struttura venne edificata tra il 1930 ed il 1937
invece, continuare a costruire strutture su un’area immersa nel verde di circa 13 ettari.
nuove, destinate anch’esse, alcune volte, Costituita da 20 padiglioni, tra cui una chiesa
all’abbandono in breve tempo. ed un teatro, fu uno degli ospedali per la cura di
Osservando questi luoghi dell’abbandono persone affette da malattie mentali più grandi
si rimane prima di tutto affascinati dalle d’Italia.
volumetrie e dalla qualità architettonica e solo
in un secondo momento si percepisce la realtà Qui passarono migliaia di persone le cui
inquietante che li caratterizza. diagnosi più comuni erano l’epilessia e la
schizofrenia.
Un ottimo esempio è la visita svolta all’ex
ospedale neuropsichiatrico: un luogo periferico Il complesso psichiatrico fu chiuso nel 1978
circondato da alte mura immerso in un parco ma fino al 1991, anno della chiusura definitiva,
e caratterizzato da una rilevante importanza alcuni padiglioni vennero riadattati ed utilizzati
storica, sociale ed architettonica. come sede ospedaliera ordinaria.

Osservando gli edifici dall’esterno è palpabile lo


stato di disagio che questi luoghi contengono,
intuibile scrutando attraverso le finestre
danneggiate, ma solamente una volta entrati
ci si rende conto di quanta sofferenza rimanga
intrappolata in queste prigioni della sofferenza.

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URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI 45

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46 URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI

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URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI 47

Oggi il complesso si erge tra la vegetazione in uno ricoperte di documenti sparsi ovunque, cartelle
stato di totale abbandono: i padiglioni, tutti uguali ed cliniche dei pazienti, archivi, piatti ed apparecchiature
allineati, tendenzialmente sono elevati su due piani elettroniche.
fuori terra ed un piano interrato.
Questi padiglioni ospitavano anche gli alloggi dei
Nel viale alberato di ingresso si affacciano le strutture dipendenti, le cucine e i laboratori educativi per i
amministrative, caratterizzate da porte cigolanti e pazienti.
calcinacci, all’interno è possibile osservare stanze

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48 URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI

Entrando nelle strutture sanitarie si respira


un odore acre di polvere che negli anni si è
depositata ovunque, qui sono riconoscibili
suppellettili quali sedie a rotelle, lettini,
strumenti medici e macchinari.

L’atmosfera che accoglie il visitatore è piuttosto


angosciante e surreale: i padiglioni destinati ai
pazienti agitati sono caratterizzati da grate e
sbarre, rafforzando l’impressione di immobilità
che caratterizzava i pazienti stessi.

Un padiglione era dedicato totalmente ai


bambini e sembrerebbe sia stato in uso fino al
2000; all’interno, oltre ad esserci una palestra,
sono presenti peluches, videocassette, libri
e i muri e le finestre mantengono ancora i
particolari dei disegni.

Si scorge anche un padiglione contenente


un archivio di stato della città all’interno del
quale, in spazi angusti e molto confusionari,
sono presenti documenti, cartelle cliniche dei
ricoverati e vecchie pratiche amministrative.

Troveremo mai una cura per questo male?

E.C.G.G.

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URBEX | OSPEDALI ABBANDONATI 49

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50

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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51

5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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52 R E P O RTA G E | TIBIDABO

A cura di Mariangela Boni

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | TIBIDABO 53

B
ARCELLONA, IL CAPOLUOGO
DELLA CATALOGNA, È UNA
CITTÀ POLIEDRICA, RICCA
DI STORIA DOVE SI POSSONO
TROVARE TRACCE DI RESTI ROMANI,
QUARTIERI MEDIEVALI, ESPRESSIONI
DEL MODERNISMO E DELLE
AVANGUARDIE DEL XX SECOLO.

OGNI VOLTA CHE LA VISITI PUOI


SCOPRIRE SEMPRE QUALCOSA DI
NUOVO…

Sicuramente un contributo decisivo al volto della città è stato dato dal rinomato
architetto Antoni Gaudí: le sue opere particolari, oniriche persino, sono facilmente
riconoscibili.

E così, se siete in città, non potete assolutamente esimervi dal visitare la Sagrada
Familia, il Parc Güell, Casa Batlló e Casa Milà (si veda articolo sul n 14).

Ma in questo articolo vorrei farvi vedere Barcellona da un punto di vista


d’eccezione: il Monte Tibidabo.

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54 R E P O RTA G E | TIBIDABO

Si tratta della cima più elevata della catena di


Collserola nonché il punto più alto della città, con i
suoi 512 m.

La vista che si gode da quassù è eccezionale: si


vedono la Sagrada Familia, la Torre Agbar e persino
il mare.
Consiglio di raggiungere la cima con la combinata
Tram Blau e funicolare.

Si tratta di due mezzi storici, attivi dal lontano 1901:


sarà come viaggiare nel tempo.

Templo Expiatorio
del Sagrado Corazón
Proprio su questo monte è stato costruito il Templo
Expiatorio del Sagrado Corazón: la scelta del posto
non è stata casuale.
Nel 1886, la Giunta dei Cavalieri Cattolici, timorosi
che in questo luogo venisse eretto un tempio
protestante, acquistarono il terreno e lo offrirono al
fondatore dei salesiani, Giovanni Bosco, durante la
sua visita a Barcellona con lo scopo di edificare un
tempio dedicato al sacro cuore.

Il luogo si rivelò ideale perché ricordava una delle


tentazioni di Cristo, quando di nuovo il diavolo lo
condusse con sé sopra un monte altissimo e gli
mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli
disse: “tutte queste cose io ti darò se, prostrandoti,
mi adorerai”
(Matteo 4, 8-9).

La decisione di dargli il nome di Sacro Cuore


(Sagrado Corazón) era dovuto a una moda lanciata
dal Papa dell’epoca, Leone XIII.
Non è un caso infatti che proprio in quel periodo
furono realizzate le chiese del Sacro Cuore di Gesù
a Roma, incentivata proprio da Giovanni Bosco, e il
Sacré-Couer di Parigi.

Ed è soprattutto a quest’ultima a cui i barcellonesi


si ispirarono. Infatti alla posa della prima pietra, il
vescovo Salvador Casañas y Pagés durante il suo
discorso esortò i fedeli ad effettuare donazioni per
Mariangela Boni Photography contribuire alla costruzione del “nuovo Montmartre
di Barcellona”.

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R E P O RTA G E
REP
| OILRVILLAGGIO
T A G E | LEUMANN
TIBIDABO 55

Mariangela Boni Photography

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56 R E P O RTA G E | TIBIDABO

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | TIBIDABO 57

Nel 1902, dopo diversi anni di stallo sul progetto, vinto da Enric Sagnier i Villavecchia, iniziarono i lavori del
tempio e furono terminati dal figlio Josep Maria Sagnier i Vidal nel 1961.

È un tempio in stile neo-gotico, diviso su due livelli: al piano inferiore la cripta e a quello superiore la basilica.
La cripta è stata costruita tra il 1903 e il 1911.
Nella facciata in pietra, riccamente decorata, sono presenti sculture di Eusebio Arnau, raffiguranti San
Giacomo, San Giorgio e la Vergine della Misericordia ovvero i patroni di Spagna, Catalogna e Barcellona.
Inizialmente vi era un mosaico di Daniel Zuloaga rappresentante la Trinità.
Andato distrutto nel 1936, è stato sostituito nel 1955 da una nuova decorazione, un’allegoria della devozione
della Spagna ad opera dei Talleres Bru di Barcellona.
L’interno della cripta è formato da cinque navate separate da colonne.

Mariangela Boni Photography

Nell’abside ci sono quattro altari laterali, ognuno tutta la cripta: un racconto ininterrotto della via
con una statua e un mosaico rappresentativo come crucis.
sfondo: Sant’Antonio con Padova come sfondo,
Maria Ausiliatrice con la battaglia di Lepanto, San La luce naturale filtra attraverso vetrate colorate,
Giuseppe con la nave della Chiesa che affronta una esaltando i colori dei mosaici.
tempesta e, infine, Nostra Signora di Montserrat, Due scalinate esterne conducono al livello superiore
con rappresentata la montagna e il monastero di dove si trova la chiesa, un mix di stile romanico e
Montserrat. gotico, come denotano lo sviluppo in verticale e gli
interni austeri.
Una striscia unica in alabastro policromo corre lungo

Giroinfoto Magazine nr. 53


58 R E P O RTA G E | TIBIDABO

La facciata principale è suddivisa in tre corpi, quello


centrale sovrastata dalla figura dell’Arcangelo
Michele e quella di San Giovanni Bosco nel frontone
superiore.
Sulla porta sinistra si trova la statua di Santa Teresa
e su quella di destra quella di Santa Margherita Maria
Alacoque.

La struttura è di pianta quadrata.


È coperta da una cupola sulla quale campeggia una
statua del Sacro Cuore, realizzata in bronzo dorato
dallo scultore Josep Miret (nel 1950 ha sostituito
quella originale di Frederic Marès, andata distrutta).
La scultura rappresenta l’immagine di Gesù a braccia
aperte in un simbolico abbraccio della città.

Mariangela Boni Photography

Guardandola è inevitabile pensare al Cristo Redentor di Rio de Janeiro.


Ai lati della cupola vi sono quattro torri, circondate dalle sculture dei dodici apostoli.
Le vetrate delle quattro torri contengono l’espressione latina tibi dabo, ovvero ti darò, il nome del monte.

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R E P O RTA G E | TIBIDABO 59

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


60 R E P O RTA G E | TIBIDABO

L’aspetto che rende ancor più interessante questo


luogo è l’accostamento tra sacro e profano.

E così, oltre al tempio, su questa cima si trova uno


dei parchi di divertimento più antichi d’Europa,
costruito ben 120 anni fa!

Fu un’idea del fondatore della Societat Anonima


Tibidabo, Salvatore Andrei.

Il parco
Divertimenti
Molte attrazioni risalgono a quel periodo come: il Castello del Terrore, le montagne russe, il Carousel e il museo
degli Automi (con modelli e giochi originari del 1800-1900).

Oltre alle attrazioni più classiche vi è l’area panoramica, il Camí del Cel dove si possono trovare:
l’Embruixabruixes è l’attrazione più antica, si tratta di una monorotaia sospesa con effetti audio, video ed
ologrammi (ovviamente questi sono più recenti); il Giradabo, ovvero la grande ruota panoramica di 20 m di
diametro; la Telaia, due gabbie unite da un lungo braccio meccanico che gira su se stesso; ma, la giostra più
gettonata è l’Aviò del 1928, una fedele riproduzione dell’aereo che fece il primo viaggio tra Barcellona e Madrid.

Mariangela Boni Photography

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R E P O RTA G E | TIBIDABO 61

Mariangela Boni Photography

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62 R E P O RTA G E | TIBIDABO

La Torre di Collserola
Impossibile non notare la torre di telecomunicazioni che svetta su
Turó de la Vilana, un’altra montagna di Collserola.
È stata progettata nel 1992 dall’architetto inglese Norman Foster, in
occasione dei Giochi Olimpici.

È una grande torre di cemento e acciaio che con la sua altezza di


288 m, raggiunge i 560 metri sul livello del mare.

Garantisce le telecomunicazioni della città e la maggior parte dei


collegamenti audiovisivi nell’area metropolitana e nella provincia.
Ciò che può risultare interessante è che la torre è accessibile.

Al 10° piano vi è un belvedere che vi permetterà di godere di una


vista a 360° su Barcellona e l’area metropolitana fino a Montserrat
e la catena montuosa pre-pirenaica del Cadí-Moixeró.
Pensate che nelle giornate terse si ha una visibilità di oltre 70
chilometri.

La visita alla torre si acquista al parco divertimenti, quindi se


andate al parco non dimenticate di chiedere il biglietto combinato.

L’osservatorio Fabra
Poco distante dalla Torre di Collserola si trova l’Osservatorio
Fabra. Aperto nel 1904, è il quarto osservatorio attivo più antico
del mondo.
È dedicato al Marchese di Alella, Camil Fabra i Fontanills che,
grazie alla sua generosità, ne ha resa possibile la costruzione.
Si occupa di Astronomia, Meteorologia e Sismologia.

Gli studi più corposi in ambito astronomico riguardavano


l’osservazione di Marte e delle stelle doppie. Sono stati scoperti
undici asteroidi e la cometa 32P/Comas Solá (scienziato e
direttore dell’Osservatorio fino alla sua morte, nel 1937).
Dal 1940 a causa di mancanza di finanziamenti e alla
conseguente impossibilità di comprare nuova strumentazione,
l’attività scientifica è stata ridotta e la sezione Astronomia si
concentra sullo studio di stelle doppie, asteroidi e comete.

Nei mesi estivi, dal 14 giugno al 28 settembre, vi è la possibilità di


partecipare a una “cena con le stelle”.
Dopo la cena, servita in terrazza, seguirà un dibattito scientifico,
una visita guidata e l’osservazione del firmamento attraverso il
telescopio.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | TIBIDABO 63

Mariangela Boni Photography

Informazioni utili
Ci sono diversi modi per raggiungere Tibidabo:
Si possono prendere il bus T2A da Plaça Catalunya o il T2B che parte
da San Genís

Oppure si possono prendere la linea 7 dei treni FGC e scendere alla


stazione Av. Tibidabo e poi prendere il tram Blau e la funicolare del
Tibidabo.
Infine si può prendere la linea S1 o S2 dei treni FGC fino alla fermata
Peu del Funicular da dove prendere la funicolare de Vallvidrera e poi
prendere l’autobus 111

Basilica: Torre di Collserola:


dalle 11:00 alle 18:00 (nei mesi da luglio a settembre l’orario è Accesso al belvedere: fine settimana dalle
prolungato fino alle 20:00), L’ingresso è gratuito. 12:00 alle 14:00 (condizioni meteorologiche
A pagamento l’ascensore per accedere alla parte superiore del tempio permettendo)

Parco di divertimento: Osservatorio Fabra


Aperto fine settimana e giorni festivi
Dal 2 al 5 gennaio Visite diurne: domenica e festivi alle 11:00 e alle
Dal 1 luglio al 13 settembre aperto anche da mercoledì a venerdì 12:30 (adulti 3€; gratuiti meno 14 anni)
Agosto: aperto tutti i giorni
Chiuso: dal 6 gennaio a fine febbraio Visite notturne e cena con le stelle: solo previa
Le attrazioni cominciano a funzionare dalle ore 12 prenotazione

Adulti: 28,50€
Over 60: 9,00€
Minori tra i 90 e i 120cm: 10,30€
Minori sotto i 90 cm: gratuito

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64 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

T R E K

I N

S C A M

P I A
A CURA DI

Mariella Soldo
Un viaggio nel senso
recuperato di Scampia
Giroinfoto Magazine nr. 53
R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 65

Trek in
Mariella Soldo Photography Scampia
Q
ualche mese fa, nell’immensa rete di “Trek in Scampia” prevede di scoprire a piedi il quartiere,
immagini che è Instagram, ha attirato la mia percorrendo il tragitto che porta dalla stazione centrale
attenzione una locandina che promuove un alla periferia, per osservare come cambia il paesaggio
“Trek in Scampia“. urbano.

Incuriosita, chiamo uno dei numeri indicati per le Ci incontriamo tutti la mattina del 12 ottobre davanti al
informazioni. Museo Archeologico Nazionale e iniziamo la “scalata”
Mi risponde Giacomo D’Alessandro, l’ideatore di verso Scampia.
questa iniziativa, che propone un insolito itinerario Facciamo una sosta al Parco di Capodimonte, dove ci
tra le associazioni che operano a Scampia, il tutto liberiamo dei frastuoni e dello smog della città.
rigorosamente a piedi.
Perché Scampia non è solo Gomorra. Sembra il luogo ideale per raccontarci e conoscerci
meglio.
Non ho scoperto il post per caso. Quando riprendiamo il cammino, il sole continua a
Da tempo frequento Napoli, con lo scopo di visitarne picchiare forte.
tutti i quartieri e realizzare un reportage con i volti Ci lasciamo alle spalle le meraviglie del bosco reale, con
diversi della città. il suo verde, i suoi spazi aperti e i bambini che giocano
Scampia era, quindi, già nei miei programmi. spensierati.
Ero a conoscenza degli enormi cambiamenti del Veniamo catapultati, quasi con violenza, in uno scenario
quartiere, pertanto lo scenario Gomorra non mi diverso.
inquietava affatto. Ci sembra di lasciare Napoli alle spalle, così lontana,
così diversa.
Sapevo che la Scampia violenta, neorealisticamente Quella Napoli cui siamo abituati, con i suoi vicoli,
reinventata della serie tv, non esisteva più, o almeno pizzerie, madonne, chiese, musei, librerie, caffè.
non a quei livelli drammatici. Giacomo mi ispira subito
fiducia, tant’è che, dopo un paio di giorni, prenoto i La Napoli turistica e intellettuale.
biglietti. La Napoli di Totò, la Napoli del Napoli e di San Gennaro.
La Napoli che con la sua storia ci rassicura.

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66 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

Mariella Soldo Photography

Siamo su Via Miano, l’importante stradone che collega Piscinola, Miano, Don Guanella,
Secondigliano e naturalmente Scampia.

Non abbiamo il tempo di pensare, di riflettere.


Non abbiamo il tempo di abituarci a quello scenario svuotato di ogni immagine pittoresca.
Siamo subito nella periferia nord di Napoli, dove scompare per magia tutta quella poesia, a
volte anche un po’ stereotipata, che accompagna i nostri sogni sulla bella Napoli.

Tante macchine percorrono la strada e poca la gente che decide di muoversi a piedi, gente che
parla con il tipico accento del luogo, e allora penso: sì, anche questa è Napoli.
E dobbiamo prendere confidenza con questo suo volto meno conosciuto.

Il sole picchia sempre forte.


È un sole di periferia: secco e spietato.
In quel groviglio di stradoni e ponti, imbocchiamo una stradina quasi invisibile, che ci porterà
direttamente alla nostra prima tappa: al Gridas – Gruppo Risveglio dal Sonno, situato
all’interno dei locali abbandonati del Centro Sociale Ina di Secondigliano.
Si è colpiti subito dai murales, quello che ricopre la facciata esterna e quelli che colorano gli
interni.

Nella sala più grande ci aspetta Mirella La Magna, una signora di ottant’anni sorridente e
ancora nel pieno delle sue energie.
Quello che ci racconterà sarà importante per proseguire il viaggio e vedere con occhi più
consapevoli il paesaggio sociale di Scampia.

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R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 67

La storia del Gridas è legata alla storia di


Scampia. Mariella Soldo Photography
I suoi fondatori, Mirella e suo marito Felice
Pignataro, decidono di avviare questo
progetto nel 1981.

Ma la loro storia inizia molto prima.


Lui è pugliese e proviene da Mola di Bari.
Si è trasferito a Napoli per studiare
architettura.
Lei è originaria del Vomero, il quartiere
“perbene” di Napoli, tant’è che in casa il
napoletano non si parlava affatto.

Mirella si abilita presto in greco antico e


non è mai stata un giorno senza insegnare.
Anche se si considera una privilegiata,
presto rinuncia a quello che ha avuto per
intraprendere un percorso più complesso e
fuori dal comune.

Allontana da sé l’idea di pensare alle troppe


differenze per agire esclusivamente sugli
aspetti comuni.
Anche Felice lascia i suoi studi e frequenta la con negozietti improvvisati, tirati su per vendere
Facoltà di Teologia a Posillipo. materiale utile alla costruzione delle baracche, ma
Deluso dall’ambiente, si avvicina agli anche negozietti per commerciare fiori, dato che
insegnamenti di Don Milani. il campo era in prossimità del cimitero, e piccole
attività domestiche che forniscono pochi beni
Mirella insegna al liceo e scopre presto che alimentari.
proprio lì vicino alla scuola ci sono delle
baracche: è il campo ARAR di Poggioreale, Non si butta nulla al campo, neanche il letame, che
il più grosso insediamento di baraccopoli a veniva venduto ai contadini come fertilizzante.
Napoli, che nasce durante la Seconda Guerra
Mondiale come deposito di residuati bellici.

Dopo la guerra, molti approfittano di quei


rottami per fare commercio e iniziano a
costruire le prime baracche.
Si crea così un piccolo sistema economico,

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68 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

Trek in Scampia
Siamo già verso la fine degli anni ’60. Sorgono così enormi palazzoni, simili a piccole città
Lo Stato è ancora assente. sviluppate in verticale.
La gente deve rimboccarsi le maniche per sopravvivere alla
povertà, all’abbandono e al degrado sociale.
In quel campo dove la creatività per la sopravvivenza Solo case su case, case dopo case, case dentro case.
non mancava, Mirella e Felice decidono di dedicarsi al Ed è la prima condizione che favorisce l’illegalità, dal
doposcuola, e devono reinventarsi un nuovo spazio dove momento che molti iniziano a mettere su negozi abusivi di
poter insegnare, fatto prevalentemente con materiali di beni primari, spinti dalla necessità.
riciclo. I palazzi però rimangono vuoti, perché il Comune ci mette
molto ad assegnare le abitazioni ai beneficiari.
Non ci sono servizi nella nuova baracca-scuola.
Bambini e ragazzi sono disposti a rinunciare alle necessità Così alcuni, evidentemente i più bisognosi, coloro che si
primarie pur di avere un minimo di istruzione. erano stancati di vivere nelle baracche, iniziano a occuparle
Mirella continua a raccontarci di un aspetto importante abusivamente, senza che fossero ancora del tutto
di Scampia, da cui probabilmente partono tutti i disagi terminate.
che l’hanno resa il quartiere che conosciamo oggi: Poi le case occupate vengono abbandonate proprio per
l’urbanistica. l’assenza di servizi e, quando i destinatari finalmente vi
Dopo il primo nucleo di case sorte negli anni ’50, nella zona entrano, trovano case già degradate e ancora da finire.
in cui attualmente ha sede il Gridas, compare un secondo
nucleo di case. Si sviluppa così una sorta di individualismo che porta gli
abitanti del quartiere a curare e rifinire le proprie case ma
Verso la fine degli anni ’60, nella periferia nord di Napoli, non lo spazio condiviso.
si costruivano case popolari ovunque, concepite come E così lo spazio pubblico non viene mai visto come un
immensi contenitori di umanità varia, all’interno di un bene da rispettare, ma come un luogo di servizio che non
contesto urbano privo di spazi aggregativi e attività appartiene a nessuno.
commerciali.

L'ALBERO DELLE STORIE


Mariella Soldo Photography
Giroinfoto Magazine nr. 53
R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 69

Mariella Soldo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


70 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

PARCO MALTESE
Mariella Soldo Photography

Trek in Scampia
Il terremoto degli anni ’80 rimette in gioco tutto. centinaia di studenti nella realizzazione di aree verdi e
Occorre ricostruire ciò che la natura ha distrutto. aiuole.
I soldi a disposizione sono tanti ma vengono gestiti Colpisce questa zona di Scampia per gli opposti che la
illegalmente attraverso la camorra. rendono così affascinante e misteriosa.

Scampia diventa un luogo di spaccio perfetto. Nonostante gli enormi palazzi che sembrano annientare
Vie di fuga larghe, gente abituata all’illegalità e ragazzini la presenza umana, scopriamo che Scampia è ricca di
senza istruzione, quindi privati di ogni aspettativa di verde e di progetti volti al recupero ambientale.
crescita o di cambiamento.
Lo Stato continua a essere assente. Tra questi rientra Parco Maltese, dedicato allo storico
personaggio di Hugo Pratt.
Così passano venticinque anni senza che nessuno sappia Il parco ricopre una superficie di 22 mila metri quadri ed è
cosa accade a Scampia. ‘protetto’ da palazzoni.
Le istituzioni vengono viste come nemiche, dal momento
che non hanno mai offerto il loro aiuto. Per anni è stato una delle piazze di spaccio più grandi
Tra il 2004-2005 la lotta tra il clan Di Lauro e gli d’Europa.
scissionisti apre una lunga stagione di sangue e di Grazie all’Associazione Pollici Verdi Scampia, il luogo
terrore a Scampia, il cui risvolto della medaglia porterà, viene restituito ai cittadini, in tutta la sua bellezza
inaspettatamente, a un piccolo spiraglio di cambiamento reinventata. Ci sono murales e fiori ovunque, è presente
e risanamento. una zona protetta per far giocare i cani e a breve vi
sorgerà anche un laghetto.
La mattina del 13 ottobre al Giardino dei Cinque
Continenti e della Nonviolenza, incontriamo Aldo Bifulco, La nostra passeggiata continua per fare ritorno al
un insegnante di scienze in pensione che ha aperto a Giardino dei Cinque Continenti e della Nonviolenza,
Scampia il circolo di Legambiente La Gru, coinvolgendo diventato ormai uno dei simboli della Nuova Scampia.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 71

Fino a quattro anni fa, al posto di aiuole e murales,


sorgevano sei discariche.
Grazie al Progetto Pangea, anche questo luogo è
stato restituito ai cittadini.

Ciò che colpisce subito di quest’area sono i murales


sul muro dello stadio Landieri, dove notiamo volti
conosciuti, come quello di Gandhi, Nelson Mandela
e Martin Luther King, e volti meno noti della storia
non-violenta, tra cui Malala Yousafzai (attivista
pakistana che sin da giovanissima ha lottato per
i diritti civili e per il diritto delle donne allo studio
nel suo paese), Rigoberta Menchú (esponente del
movimento di liberazione degli Indios del Guatemala),
Claudio Miccoli (pacifista e ambientalista, ucciso da
un gruppo di neofascisti il 30 settembre 1978), Maria
Occhipinti (anarchica e femminista ragusana), Marco
Mascagna (ambientalista napoletano), e il volto di un
aborigeno Maori.

Le aiuole del giardino sono dedicate ai cinque


continenti, dove troviamo piante e fiori appartenenti
a ciascun continente, arricchite da immagini di
personaggi legati alla storia non-violenta, tra cui
quella di Ciro Esposito, ucciso con un colpo di pistola
il 3 maggio 2014, prima della finale di coppa Italia tra
Napoli e Fiorentina.

GIARDINO DEI 5 CONTINENTI


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72 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

Mariella Soldo Photography

La mattina del 14 ottobre ci rechiamo verso Le Vele di


Scampia.

Il sole è tenue e si sente l’umidità del primo mattino. per avere in futuro adulti responsabili e consapevoli.
Lì, proprio all’ombra di quegli enormi edifici divoranti, ha Sottolinea che non ha bisogno di gente che dice di fare
sede l’Albero delle Storie di Davide Cerullo. ma di gente che fa.
Davide ci invita a toglierci le scarpe e a sederci in
cerchio, su sedie per bambini. È importante trasformare la volontà in azione, quando
La stanza sembra quasi un luogo sacro, pieno di c’è una necessità urgente di ricostruire e riparare.
libri, vecchie macchine fotografiche, scritte-slogan, Ci dice anche che non si sente eccezionale, che quello
giocattoli. che fa dovrebbe rientrare nella normalità.

Tutto all’Albero delle Storie profuma d’infanzia, bellezza Investe, Davide, soprattutto nei sogni da regalare ai
e poesia. bambini, affinché quelle Vele, da “architettura criminale”,
Davide mi colpisce subito per il suo modo di parlare si possano trasformare in vele vere, che portano lontano,
sincero. nella fantasia, come accade proprio nella favola da lui
Nei suoi discorsi sento tutta la bellezza di una scritta, "La ciurma dei bambini e la sfida al Pirata Ozi".
letteratura sofferta e di una vita recuperata. Restiamo pochissimo all’interno.
Letteratura e vita che si annodano per farsi forza,
coraggio e speranza. Davide ci porta subito al giardino/orto che diventerà
presto una fattoria didattica.
Davide ci racconta della sua esperienza a Scampia, fa un Cerchiamo di dare anche noi un piccolo contributo,
brevissimo riferimento alla sua vita dal passato difficile ripulendolo da erbacce, carte e plastica.
e insiste sul suo impegno con i bambini da 0 a 6 anni, L’Albero delle Storie è un luogo suggestivo, che ti resta
perché è su quella fascia d’età che bisogna lavorare, dentro per giorni, così come ti restano le parole di
Davide, il suo sguardo e la sua forza.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 73

Mariella Soldo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


74 R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA

METRO DI SCAMPIA
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Trek in Scampia
La sensazione di ricchezza che si ha dopo ogni incontro spontaneità nel lavoro sociale, il coraggio di dare nuove
non lascia spazio a riflessioni immediate. prospettive, l’attivismo cristiano che si perde dinanzi a
Scampia è un quartiere che ha fatto della perdita una una Chiesa sempre più artificiale e incerta.
fonte di ricostituzione, con il tentativo di creare un
efficace modello sociale utile a chi si trova nelle stesse Gente anonima, di cui forse mai sentiremo i nomi, che
condizioni. continua ad agire per il bene comune.

Le poche risorse disponibili, prevalentemente umane, Gente di Scampia, che avuto la forza di cercare l’oro in un
si sono rafforzate nella condivisione e nella dinamica ventre marcio e terrificante.
del dono, poiché il bene offerto da un cittadino diventa
privilegio della comunità. Scampia diventa così, da piazza di spaccio internazionale
Ed è proprio questa la parola chiave che rende forte a modello sociale da importare.
la nuova identità di Scampia: la Comunità, nel senso
recuperato di koinonia, e quindi di unione, dove il singolo Ed è su questo che tutte le periferie del mondo devono
è una parte del tutto. puntare, se vogliono davvero il cambiamento.

Una Comunità sempre in movimento, che utilizza Mariella Soldo


l’intercultura come atteggiamento mentale e l’unione
come forza necessaria per ricostruire lì dove ogni cosa
sembrava perduta.
L’impatto con l’estrema periferia Nord di Napoli è stato
fortissimo.

Non per i pregiudizi che si porta dietro a causa del


suo passato e della speculazione mediatica, quanto
per il sostrato di solidarietà e unione tra le persone: la

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R E P O RTA G E | TREK IN SCAMPIA 75

Mariella Soldo Photography

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76 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

A CURA DI ADRIANA OBERTO

PART 1

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R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 77

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


78 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 79

La città si Atene è famosa per la sua storia antica


e per i siti archeologici di una delle maggiori
civiltà dell’antichità.
Il sito per eccellenza, quello forse più radicato
nell’immaginario collettivo è

L’ACROPOLI
Un'acropoli (greco antico: άκρόπολις, akropolis; da
akros (άκρος) o akron (άκρον), "più alto, in cima, più
esterno" e polis (πόλις), "città”) era nell'antica Grecia
un insediamento, in particolare una cittadella, costruito
su un'area di terreno elevato, spesso una collina con
pareti scoscese e che offrivano perciò protezione.

L'Acropoli aveva la funzione di un santuario religioso e


le sorgenti sacre presenti sulle sue pendici ponevano
l’accento proprio su questo aspetto.
L'acropoli divenne il nucleo di grandi città dell'antichità
classica, come l'antica Atene, e per questo motivo a
volte sono punti di riferimento importanti nelle città
moderne con un passato antico, come appunto Atene,
ma non solo.

L'esempio più famoso è l'Acropoli di Atene, che, a causa


delle sue associazioni storiche e dei numerosi edifici
famosi eretti su di essa (in particolare il Partenone), è
nota anche semplicemente come Acropoli.
Essa ha raggiunto la sua forma nel V secolo a.C. ed è
attualmente un sito archeologico. Sebbene originario
della terraferma della Grecia, l'uso del modello di
acropoli si diffuse rapidamente anche nelle colonie
greche.

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80 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

Adriana Oberto Photography

L'ACROPOLI DI ATENE
dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO Nel corso degli anni la rocca e gli edifici hanno
nel 1987 ha un tale significato storico da essere subito cambiamenti d’uso; il Partenone è diventato
comunemente e semplicemente nota come prima una chiesa dedicata alla Vergine Maria (tardo
“l’Acropoli”. impero romano) e l’intera area fu trasformata in
In antichità veniva conosciuta come Cecropia, fortezza militare durante il medioevo, prima dai
termine derivante da Cecrope, il leggendario uomo- Franchi e poi dai Turchi.
serpente che si pensa sia stato il primo re della
città. Fu bombardata dai veneziani nel 1687 e il Partenone
L’acropoli si staglia su uno sperone di roccia che subì ingenti danni a causa dell’esplosione della
domina Atene, in un punto di forte significato storico polvere da sparo di cui era diventato deposito.
e architettonico, e contiene i resti di vari edifici, tra In seguito, gran parte dei marmi che ornavano i
cui il Partenone è sicuramente il più famoso. frontoni e le metope vennero rimossi e portati in
Inghilterra.
Il sito era già in uso nel Neolitico e Paleolitico e Finalmente nell’Ottocento vennero iniziati i primi
imponenti costruzioni si elevavano sull'acropoli lavori di scavo, grazie ai quali ci furono scoperte
già nell’età classica; di quegli edifici a noi non è importantissime, tra cui le Kore, le famose statue
giunto niente, perché distrutti durante l’occupazione arcaiche di fanciulle.
persiana del 480 a.C. Questi ritrovamenti sono ora esposti per la maggior
parte nel Museo dell'acropoli di Atene.
Fu Pericle a portare avanti la ristrutturazione
dell’Acropoli (iniziata in parte da Temistocle e Si giunge all’Acropoli attraverso una grande
Cimone), e proprio in quel periodo venne costruito il scalinata ed una porta fortificata di epoca romana.
Partenone (nel suo interno c’era la statua colossale Queste furono scoperte dall'archeologo francese
di Atena Parthenos, opera di Fidia, che purtroppo è Charles Ernest Beulé durante i lavori eseguiti nella
andata perduta). seconda metà del XIX secolo per liberare l’acropoli
A quel periodo risalgono anche i Propilei e in seguito dalle strutture fortificate che erano state costruite.
l’Eretteo e il tempio di Atena Nike.

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R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 81

SALITA ALL'ACROPOLI
Il sito dell’Acropoli di Atene non Si tratta di edifici principalmente
è, però, costituito esclusivamente ad uso non religioso, quali: il
dagli edifici sulla spianata in Teatro di Dioniso, La Stoà di
cima, dove si trovano i resti forse Eumene, il Santuario di Asclepio e
più famosi e di sicuro quelli di cui l’Odeo di Erode Attico.
tutti ci ricordiamo.

Affinchè la visita sia completa,


occorre iniziare da una delle due
entrate principali – quella situata
a sud-est, non lontano dalla
stazione della metropolitana.
Sarà così possibile accedere
ai monumenti costruiti sulle
pendici meridionali della collina,
altrettanto importanti per valore
storico ed archeologico.

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82 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

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R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 83

IL TEATRO DI DIONISO
Il teatro di Dioniso è considerato il più importante del Avevano sedili in legno e seguivano la pendenza naturale
mondo greco nel V e IV secolo a.C. del terreno; in questo modo gli spettatori (tranne quelli in
Si trova molto vicino al santuario di Dioniso e all’Odeo prima fila) avevano una visuale dall’alto.
di Pericle e la sua costruzione risale al V secolo; è il più
antico teatro al mondo in legno e fu, al periodo della Il teatro di Dioniso arrivò a contenere fino a 15.000
costruzione e nel secolo successivo, il più importante spettatori.
dell'intero mondo greco, poiché tutti i più grandi autori del Facevano ancora parte del teatro il theologeion, una
tempo vi mettevano in scena le loro opere. pedana rialzata che veniva usata per l’apparizione degli
dei; la mechanè, per sollevare gli attori e simulare il volo,
Tra questi vanno ricordati Eschilo, Sofocle ed Euripide per e l’ekkyklema, che ruotando su se stessa permetteva di
la tragedia, e Aristofane e Menandro per la commedia. vedere l’interno dell’edificio scenico.
Dai pochi documenti storici che abbiamo, possiamo Tra la fine del V secolo a.C. ed il 330 a.C., l’aspetto del
dedurre che all’inizio (attorno al 534 a.C.) le teatro cambiò: fu costruito il palcoscenico, più in alto e
rappresentazioni teatrali ad Atene si svolgessero collegato all’orchestra da alcuni gradini.
nell’Agorà.
Tra il VI e V secolo si decise però di avere un luogo Il palcoscenico era per gli attori; l’orchestra per il coro.
dedicato e si scelse allo scopo un’area alle pendici Le gradinate di legno furono sostituite da altre in pietra;
dell’Acropoli, vicino al santuario di Dioniso. queste erano suddivise in settori in riconoscimento del
Il teatro fu costruito sfruttando il naturale pendio censo e della nobiltà degli spettatori.
dell'Acropoli stessa. Il sacerdote di Dioniso sedeva nel posto centrale della
prima gradinata – un sedile di marmo riccamente
La disposizione delle diverse zone del teatro subì una decorato.
variazione nel corso degli anni e il teatro cambiò aspetto Le rovine che vediamo oggi risalgono all’impero romano,
di conseguenza. periodo fino al quale Il teatro di Dioniso rimase in uso.
Al tempo della sua costruzione aveva un’orchestra del In seguito venne abbandonato e fu sepolto dal terreno
diametro di 25 metri, in cui recitavano gli attori e il coro. e dalla vegetazione, tanto da risultare completamente
Sembra che non esistesse un palcoscenico per gli attori, distrutto già nel periodo bizantino.
che interagivano col coro allo stesso livello.
Alle loro spalle c’erano alcuni pannelli di legno – la skené Fu l'archeologo Wilhelm Dörpfeld a riportare alla luce i
– sui quali era disegnato uno sfondo. resti durante scavi condotti tra il 1882 ed il 1895.
Si accedeva all’orchestra da due corridoi laterali (chiamati E’ da notare che le gradinate che si possono ammirare ora
parodoi o eisodoi), oppure da una porta al centro della sono solo una parte d quelle originarie, che occupavano
skené. un’area ben più ampia.
Dalla parte opposta c’erano le gradinate per il pubblico,
disposte a semicerchio.

Giroinfoto Magazine nr. 53


84 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

IL TEATRO DI TORIC O
Il primato di più antico teatro al mondo viene conteso a quello di
Dioniso dal teatro di Torico.

La differenza sta nei materiali di costruzione.


Mentre infatti quello di Torico fu interamente costruito in pietra da
subito, quello di Dioniso aveva le scalinate dell’auditorio e almeno
la Skenè in legno; venne ristrutturato successivamente e le parti in
legno furono ricostruite in pietra.

Adriana Oberto Photography

Il teatro di Torico è un gioiello ancora quasi sconosciuto al pubblico in generale e solo parzialmente studiato dagli
archeologi, tanto da essere accessibile da chiunque a piedi e senza pagare biglietto di ingresso.
Si trova nell’antica demo (suddivisione territoriale N.d.R) di Torico, nell’Attica, ad un decina di chilometri da Capo Sunio
(vedi articolo su Giroinfoto n.54).

Nell'area erano presenti numerosi laboratori per la fusione e la lavorazione dei metalli provenienti dalle miniere del
Laurio; il teatro serviva proprio la popolazione della zona.
Il teatro risale al VI sec. a.C. ed è di forma bizzarra; ha cioè una curva irregolare con una delle ali più lunga rispetto alle
altre.

Sulla collina dietro al teatro ci sono resti di un’acropoli e, non lontano, di un porticato quadrangolare con colonne
doriche.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 85

IL SANTUARIO DI ASCLEPIO
Il santuario di Asclepio o Asclepieion (asklepieion, greco
Aσκληπιεiον - Aσκλαπιεiον in dialetto dorico) fu costruito intorno
al 420 a.C. sul lato meridionale dell'Acropoli di Atene, sotto il
Partenone e subito dietro alla Stoà di Eumene e al teatro di Dioniso.

Adriana Oberto Photography

Il santuario era intitolato ad Asclepio, il dio della medicina, ed era dedicato alla guarigione dei malati ed usato come un
vero ospedale.
Il culto del dio era stato portato ad Atene da Epidauro dopo il 420 a.C..

Facevano parte del santuario un recinto quadrato, un tempio e una stoà di ordine dorico di 50m a doppia galleria, che fu
costruita nel IV sec. a.C.
Esiste una grotta (che ora è una cappella cristiana) con una sorgente ritenuta curativa.
La cappella viene aperta solo il 15 agosto, giorno della dormizione di Maria.
La stoà e il tempio vennero in seguito inglobati in una basilica paleocristiana.
Parte del santuario è stata ricostruita.

Giroinfoto Magazine nr. 53


86 R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE

Adriana Oberto Photography

L’ODEO DI ERODE AT TIC O


L'odeo di Erode Attico (in greco Ωδείο Ηρώδου του Αττικού) In seguito all'invasione degli Eruli nel 267, il teatro fu
è un piccolo teatro, anche se la sua struttura è forse la più distrutto.
imponente di questa parte del sito archeologico. Un gruppo di studenti dell’Università di Atene si esibì il 7
Costruito a partire dal 161 d.C. e completato prima del 174 dicembre del 1887 nell’Antigone di Sofocle, in onore della
d.C., fu fatto erigere dal ricchissimo politico e sofista greco Regina Olga di Grecia e al suo cospetto. Il coro, composto
Erode Attico in memoria della moglie Appia Annia Regilla. da quindici elementi, declamò versi di Sofocle su musica di
Mendelssohn.
È una delle varie opere che Erode Attico fece costruire per
commemorare la moglie, uccisa da un liberto. Negli anni cinquanta del XX secolo l'uditorio e l'"orchestra"
Si trattava di un teatro coperto (la copertura era in legno) e furono restaurati e a questo scopo venne utilizzato marmo
ospitava esecuzioni musicali. I lavori durarono una decina bianco e cipollino.
di anni. Da quel momento il teatro è uno dei maggiori auditori
Molti dei mattoni della costruzione portano incise le lettere del Festival Ateniese, che si svolge ogni anno da giugno
ΘHΡ, il che ne attribuirebbe forse la paternità (“Teatro di a settembre e che ospita importanti artisti greci e
Erode e Regilla”), o indicherebbe semplicemente i marchi di internazionali.
fabbrica degli artigiani.
Adriana Oberto

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ACROPOLI DI ATENE 87

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


88

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 53


89

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 53


90 R E P O RTA G E | MONTERANO

MONTE
RANO
IL BORGO FANTASMA
A cura di Laura Rossini e Gianmarco Marchesini

Francesca Nicolamarino A circa 50 Km a nord di Roma, su un’altura di tufo incastonata


Gianmarco Marchesini tra i Monti della Tolfa e i monti Sabatini, vi è un luogo surreale
Laura Rossini dove il tempo sembra essersi fermato, dove il sacro si fonde
Roberto Dal Pozzo con il profano, dove la natura si fonde con l’arte.
Roberto Giancaterina
Valentina Bova Non a caso l’Antica Monterano ha ispirato registi che,
sfruttando alcuni dettagli dell’incantevole ambientazione,
hanno dato vita a scene di film destinate a segnare la storia
della cinematografia italiana ed internazionale quali Guardie
e Ladri, Il Marchese del Grillo e Ben-Hur, e fotografi che la
utilizzano ancora oggi come set o come soggetto.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 91

Roberto Del Pozzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


92 R E P O RTA G E | MONTERANO

ANTICA MONTERANO
L’incontro con questo luogo speciale nasce da un e dietro la gentilissima signora intenta a servire si intravede
workgroup giornalistico realizzato con la Band di Giroinfoto il retrobottega.
- Regione Lazio - in collaborazione con l’Associazione
Controluce a fine febbraio 2020. In un attimo un omone con braccia e mani possenti, con
inaspettati gesti leggeri si muove sopra la pizza appena
Partiamo di buon mattino armati di macchina fotografica, sfornata e fumante, versando olio, sale ed applicando un
cavalletti e zaini ma, appena arrivati nella parte nuova di massaggio degno di una SPA.
Canale Monterano, capiamo che oltre alla pausa caffè forse
è il caso di fare una tappa per assicurarci il pranzo che poi
si trasformerà in semplice spuntino.

Entriamo nel forno sulla strada principale.


Il luogo è piccolo e non molto luminoso.
Varcando la soglia un profumo di pane e pizza pervade l’aria

Roberto Del Pozzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 93

Con grande soddisfazione riprendiamo le


macchine per fare l’ultimo tratto del percorso.
Mancano solo 2 Km per arrivare all’Antica
Monterano.

Dopo aver lasciato l’auto in un piazzale adibito


a parcheggio, inizia il sentiero immerso nel
verde che ci porterà alla città abbandonata.

Dopo una breve passeggiata ecco che davanti


a noi compare l’antico acquedotto romano.
Cominciamo a sparpagliarci prendendo
posizione con lo scopo di sperimentare e
portare a casa i primi scatti.

Al primo passo falso e alla prima richiesta di


aiuto, il presidente della nostra associazione,
Roberto Giancaterina, ci suggerisce le
impostazioni di base da settare sulle nostre
macchine fotografiche.

Ci lascia liberi di provare, di creare per qualche


minuto che a noi però è sembrato solo qualche
secondo per poi richiamarci all’ordine non
solo perché dobbiamo procedere, ma perché è
arrivato il momento di immergerci nella storia e
nell’atmosfera di questo luogo abbandonato.

Laura Rossini Photography

Valentina Bova Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


94 R E P O RTA G E | MONTERANO

Laura Rossini Photography

L’avvenimento storico che spinse gli abitanti ad andarsene


fu invece frutto di un equivoco.
Nella vicina Tolfa, che si era ribellata alla dominazione
Francese, la popolazione era ridotta allo stremo perché
non aveva a disposizione un mulino per la macinazione del
grano, mentre Monterano prosperava.

I Tolfetani chiesero aiuto agli abitanti di Monterano che si


rifiutarono per paura di essere giudicati a loro volta ribelli
dai Francesi.
Inaspettatamente però il comandante dei Francesi, venuto
Le origini del borgo risalgono all’epoca etrusca e vedono a sapere della vicenda ordina alle sue truppe di scortare la
succedersi dominazioni romane e longobarde ma è in epoca popolazione fino al mulino.
medioevale che raggiunge il massimo splendore. I Monterani, invece, vedendo arrivare le truppe Francesi
pensarono ad un attacco e scapparono.
Diverse famiglie nobili si avvicendano, quali gli Anguillara,
gli Orsini e gli Altieri. Sarà proprio un esponente di Intanto camminiamo e cominciamo a notare i ruderi
quest’ultima famiglia, Papa Clemente X, a commissionare sulla nostra destra, oltre alle grotte etrusche disseminate
diverse opere architettoniche e scultoree a un giovane all’interno della collina.
Bernini, trasformando l’abitato in un gioiello Barocco.

Dopo la morte del Papa, inizia il declino di Monterano.


Il motivo dell’abbandono fluttua tra leggenda e realtà.

La prima narra che nel ‘700 gli abitanti, non riuscendo a


costruire un ponte a causa del forte vento, chiesero aiuto
a Lucifero promettendogli in cambio il sacrificio di animali.
In una sola notte riuscirono ad erigere il ponte ma, presi
dall’euforia, festeggiarono banchettando con gli animali
promessi al Diavolo che in tutta risposta il giorno seguente
li colpì diffondendo la peste.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 95

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


96 R E P O RTA G E | MONTERANO

Laura Rossini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 97

Valentina Bova Photography

Poco distante, percorsa una piccola salita, si nota la stucco sormontate da un grande timpano triangolare.
chioma di un albero dalla quale si intravede Piazza San Nel retro due porte collegavano la chiesa alle sagrestie e al
Bonaventura con la Chiesa omonima dove all’interno madre convento.
natura ha riconquistato i suoi spazi dando vita ad uno A seguire ci incamminiamo verso il centro cittadino
spettacolo bello quanto insolito. costituito dal palazzo ducale sul quale si erge la Fontana
con il Leone ad opera del Bernini.
Di fronte a quello che una volta era l’altare, si erge una
grande pianta di fico. La fontana detta “Capricciosissima” è stata realizzata
La chiesa sembra chiusa ed inaccessibile, ma guardando sfruttando le fondamenta rocciose del palazzo, con il Leone
attentamente notiamo che Roberto ha guadagnato una nell’atto di dare una zampata alla roccia per farne sgorgare
posizione strategica. l’acqua.
Conosciamo bene i suoi super poteri, ma capiamo che c’è La statua del Leone che si ammira qui è una copia.
una via secondaria che consente di fotografare in tutta L’originale che era caduto rovinosamente negli anni ’30 a
sicurezza e lo seguiamo. causa dell’incuria e del vandalismo, una volta restaurato è
Eccoci qua, chi punta il cavalletto, chi scatta a mano libera, stato collocato nel Palazzo Comunale di Canale Monterano.
chi usa il grandangolo cercando di inquadrare tutti i resti
della chiesa, chi si concentra sulla pianta di fico.

Qualcuno invece è rapito da particolari dell’architettura o


di ciò che ne resta, ma gli scatti d’autore restano e fanno la
differenza.
La chiesa ed il convento annesso furono progettati dal
Bernini, così come la fontana ottagonale che si trova
di fronte alla chiesa (anche se, in realtà, questa è una
riproduzione, l’originale si trova nella piazza del comune di
Canale Monterano).

La chiesa presenta una facciata racchiusa tra due


campanili, pressoché scomparsi, con lesene doriche in

Giroinfoto Magazine nr. 53


98 R E P O RTA G E | MONTERANO

Roberto Giancaterina Photography

Al suo fianco reggono ancora le mura della Chiesa


di San Rocco con il cielo che disegna il tetto e le sue
vetrate. Costruita nel XV secolo come ringraziamento
in seguito ad un’epidemia di peste, l’abside e l’altare
sono tutt’oggi fonte di ispirazione per gli amanti di
architettura e fotografia.

Siamo arrivati quasi alla fine della nostra avventura e


non possiamo non assecondare il richiamo del Leone
che con la fontana senza acqua si sente solo.
Non ci pensiamo due volte e ci disponiamo tutti intorno
alla fontana per un goliardico autoscatto.

Il momento creativo non si esaurisce e sul finale ci


concentriamo sulle foto per noi impossibili. Francesca Nicolamarino Photography
Un grappolo di campanelle sole solette in mezzo al
prato, una foto a cascata dove ognuno di noi fotografa
l’altro, l’ombra su un muro di una pianta di fico…un
rudere che si fonde con un albero che sembra una
Mug.

È arrivato il momento del pranzo e visto che nei


dintorni ci sono diversi agriturismi e piccole locande
sempre aperte, ci lasciamo lusingare dalle pietanze
fatte in casa e dal buon vino.
Un gruppo di amici che condivide una passione per la
fotografia e per i viaggi.
Tutti pronti a nuove esperienze ed avventure, dedicato
anche a chi non era presente, ma è come se ci fosse
stato.

Gianmarco Marchesini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 99

Francesca Nicolamarino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


100 R E P O RTA G E | MONTERANO

Valentina Bova Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | MONTERANO 101

Canale Monterano è un comune


italiano della provincia di Roma di
poco più di 4000 anime.
Il comune, già di per sé ricco di
eventi e tradizioni, è noto in tutta
Italia per il suo vecchio borgo da
ritenersi una vera e propria città
fantasma.

Raggiungere Canale Monterano è


piuttosto semplice.
Partendo da Roma con il proprio
mezzo va percorso un tratto più
o meno lungo del GRA, per poi
imboccare la Cassia Bis e a seguire
la Braccianense.

Quest’ultima strada si distingue


per un tracciato misto veloce,
solitamente non molto trafficato e
piacevole per la guida.
Quindi estremamente adatto per
chi vuole coniugare due passioni: la
fotografia e i motori con particolare
attenzione alle motociclette.
Difatti non sarà così difficile
incontrare gruppi di fieri centauri in
sella alle proprie roboanti moto.

L’intero tragitto, a partire dal GRA, è


di circa 55 km e durante il percorso
l’attenzione del turista viene rubata
Valentina Bova Photography
da invitanti indicazioni turistiche,
offrendogli quindi l’opportunità di fare
una o due soste.

In tal senso si segnalano il Museo Storico dell’Aeronautica Militare e, in quel di Bracciano, il noto castello Odescalchi (teatro di
importanti eventi e di sfarzose feste e cerimonie religiose tra le quali spicca il matrimonio tra Tom Cruise e Katie Holmes).

In virtù delle suddette opportunità e di quanto offre il territorio in termini folcloristici e naturalistici è consigliabile valutare se voler
fare la classica gita fuori porta o trascorrere un weekend lungo per non perdersi ogni angolo di questa incantevole terra laziale.

Nel primo caso, raggiunta la destinazione, prima di catapultarsi nell’antico borgo si suggerisce di godersi le specialità culinarie
del posto recandosi in uno dei tanti punti di ristoro che il paese offre e degustando le specialità tradizionali tra le quali spiccano
l’amatriciana e le tagliatelle al ragù di cinghiale.
Prima di andar via è tassativo acquistare qualche latta di olio che da sempre fa parte del patrimonio storico del territorio di Canale
Monterano.

Nel secondo caso invece si suggerisce di strutturare il piccolo viaggio tenendo conto delle diverse strutture ricettive (consultabili
sui vari siti istituzionali tra i quali segnaliamo [Link]) e della stagione.
Particolarmente interessante è il periodo estivo con specifica attenzione per la seconda metà di agosto durante la quale si svolge
la Corsa del Bigonzo o Palio delle Contrade che riesce a coinvolgere in ugual misura sia i concorrenti che gli spettatori.

Avendo più giorni a disposizione, oltre a visitare il paese ci si potrà deliziare con le tipiche sagre del posto tra le quali la sagra delle
fettuccine paesane e la sagra dei lombrichelli piuttosto che visitare la riserva naturale regionale di Monterano impreziosita dalla
relativa solfatara.

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102 R E P O RTA G E | ISTANBUL

ISTANBUL
tra
oriente e
occidente

Non è la prima volta che visito Istanbul, ma in questa


occasione ho un preciso scopo: raccontare la città
vista dalle acque che la circondano e la dividono.

A cura di Sandro D'Angelo

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ISTANBUL 103

Sandro D'AngeloPhotography

Istanbul, situata su sette colline, è il punto d’incontro tra Asia ed Europa.


Una megalopoli di 15 milioni di abitanti, dove oriente e occidente si
fondono in una miriade di colori e profumi unici nel loro genere; un
caleidoscopio di culture, popoli e religioni; una città moderna ma allo
stesso tempo rispettosa del proprio passato; una città piena di contrasti
che la rendono unica al mondo.

Bisanzio, Costantinopoli e infine Istanbul, capitale dell’impero bizantino,


romano ed ottomano, ognuno dei quali ha lasciato un’impronta decisa
nell’architettura di monumenti, moschee e castelli.

Istan bu l
è circondata dal Mar di Marmara, dal Mar Nero e attraversata dal Bosforo e dal Corno D’Oro.

Il trasporto navale riveste quindi un ruolo fondamentale per i pendolari che, per lavoro, si spostano dalla parte
Asiatica verso quella Europea e viceversa.
Ancora oggi, anche dopo la realizzazione della metropolitana Marmaray inaugurata il 12 marzo 2019, un tunnel di
1400 metri sottomarini che attraversano il Bosforo, la vera spina dorsale degli spostamenti di massa è garantita
dal trasporto navale con i tipici vaporetti che partono ogni 5 minuti e, attraversando il Bosforo e il Corno d’Oro in
lungo e in largo, collegano Europa ed Asia in un via vai frenetico quasi confusionale ma perfettamente orchestrato.

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104 R E P O RTA G E | ISTANBUL

Il Bosforo
Lungo circa 32 km, divide la Istanbul europea da quella La prima si distingue per i suoi 6 minareti, superata in
asiatica. questo solo dalla moschea della Ka‘ba, a la Mecca, che ne
Ha un’importanza strategica in quanto unico passaggio dal ha sette.
Mediterraneo al Mar Nero. La Moschea di Aya Sofia, cattedrale ortodossa convertita
Giornalmente lo stretto del Bosforo è attraversato da navi dai crociati in cattolica, divenne moschea nel 1453 e fu
mercantili, petroliere e navi da crociera. sconsacrata nel 1935.
Il palazzo del Topkapi fu costruito sul promontorio del
Ad accogliere i naviganti c’è un isolotto sul quale si trova Serraglio per volere del sultano Maometto II con lo scopo di
la Torre di Leandro o Torre della Fanciulla, costruita dominare la città di Costantinopoli.
dall’imperatore Bizantino Alessio I per sbarrare l’ingresso al
Bosforo con una catena tesa tra la torre stessa ed un’altra Tre sono i ponti stradali che attraversano il Bosforo e che
posta sulla spiaggia del quartiere Manganae. collegano i due continenti, ma sicuramente il “Ponte dei
martiri del 15 luglio”, così ribattezzato dopo il fallito colpo
E’ erroneamente chiamata torre di Leandro in quanto di stato del 2016 in memoria delle vittime, è quello che più
associata al mito di Ero e Leandro, che invece, ebbe come degli altri colpisce lo sguardo dei naviganti; splendidamente
teatro i vicini Dardanelli. illuminato di notte, è un’arteria fondamentale per lo
Dalla parte opposta si ergono maestose la moschea Blu, la spostamento di merci e persone da una parte all’altra dei
Moschea di Aya Sofia e il palazzo del Topkapi. continenti.

TOPKAPI
Sandro D'Angelo Photography

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R E P O RTA G E | ISTANBUL 105

Il Corno D’Oro
In turco Haliç, così chiamato per la sua forma
arcuata e per le immense ricchezze che vi portavano
le navi, si insinua verso l’entroterra per circa 7 km,
dividendo la città.

Da una parte la città vecchia con i suoi maestosi


monumenti che sembrano sorvegliare chi entra,
come il Serraglio di Topkapi e la Moschea di Eyup;
dall’altra la parte moderna, la colonia genovese
di Pera-Galata, con la sua maestosa torre e, sullo
sfondo, i grattacieli.

Percorrerlo a bordo dei traghetti è sicuramente il


modo migliore per godere della bellezza di questa
parte della città, scendendo per visitare i diversi
quartieri, ed è una buona occasione per immergersi
in una differente realtà, assai meno turistica di
İstanbul.

Sandro D'Angelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


106 R E P O RTA G E | ISTANBUL

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ISTANBUL 107

PONTE DEI MARTIRI


Sandro D'AngeloPhotography

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108 R E P O RTA G E | ISTANBUL

Sandro D'Angelo Photography

Il ponte di Galata
É sicuramente il più importante a cavallo del Corno
D’Oro, ultimato nel 1994, ultimo di 5 edificati: il primo
fu realizzato nel 1845, anche se i primi progetti
La pesca
risalgono al 1500 commissionati a Leonardo da Vinci É alla base della cultura culinaria della città.
dal sultano Bayazid. Durante tutto l’arco della giornata flottiglie di piccole
imbarcazioni solcano le acque del Bosforo, impegnate nella
Dal ponte è possibile godere di un vista quasi a 360 pesca dello sgombro e del pesce serra, qui chiamato lüfer.
gradi di Istanbul.
Il ponte è attraversato giornalmente da migliaia di Si narra che il sultano Solimano il Magnifico amasse
persone che si spostano da una parte all’altra della pasteggiare con le guance di questi pesci e che i pescatori,
città. Se state cercando un posticino dove rilassarvi per non far mancare questa prelibatezza sulla tavola del
sorseggiando un tè o un caffè turco e osservare la Sultano, usassero canzoni, tramandate per generazioni, per
gente, il ponte di Galata è quello che fa per voi. attirare magicamente i banchi di lüfen e farli abboccare ai loro
ami.
Durante tutta la giornata eserciti di pescatori
affollano il ponte nella speranza di accaparrarsi un Il pescato va a rifornire i ristoranti, ma anche piccole
pesce in un apparente groviglio di lenze. imbarcazioni ormeggiate al molo di Eminönü, all’estremità
del ponte di Galata, dove è possibile gustare il “balik ekmek”
Nella parte inferiore del ponte brulicano ristoranti di letteralmente “panino con pesce”.
pesce e bar nei quali è possibile gustare piatti tipici
turchi, osservando il frenetico via vai di traghetti che
fanno la spola da una parte all’altra della città e che,
nel loro passaggio sotto il ponte, sembrano quasi
scontrarsi contro la volta.

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R E P O RTA G E | ISTANBUL 109

Sandro D'Angelo Photography

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110 R E P O RTA G E | ISTANBUL

Torre
di Leandro
Torre
prende il nome da un mito greco che ha per protagonisti due
giovani amanti:
Ero e Leandro.

della Fanciulla
I giovani si erano incontrati ed innamorati durante una festa
in onore di Adone.

Il nome è legato a un’antica leggenda turca. Vivevano sulle rive opposte dell’Ellesponto ma, pur di
Un oracolo aveva predetto a un sultano che sua figlia incontrare l’amata, ogni notte Leandro attraversava a nuoto lo
sarebbe morta al suo 18mo compleanno a causa del stretto.
morso di un serpente. Lo guidava la luce di una lucerna accesa da Ero sulla cima
della torre in cui viveva.
Il sultano fece costruire la torre e vi nascose la figlia
per proteggerla. Una notte tempestosa, il vento spense il lume. Leandro, senza
Il fatidico giorno, il padre portò in dono alla figlia un orientamento, morì annegato.
cesto di frutta esotica ma, proprio lì, si era nascosto Quando all’alba Ero scorse il corpo esanime dell’amato sulla
un serpente velenoso che morse la fanciulla. spiaggia, sopraffatta dal dolore, si buttò dalla torre.

Il padre impotente e sgomento non poté fare altro


che tenere tra le braccia la figlia e vederla esalare
l’ultimo respiro.

Sandro D'Angelo

TORRE DI LEANDRO o DELLA FANCIULLA


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R E P O RTA G E | ISTANBUL 111

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