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GF42

Il numero 42 di Giroinfoto Magazine di aprile 2019 esplora il Parco Dora di Torino, un esempio di riqualificazione post-industriale che integra storia e natura. La rivista promuove la cultura fotografica e offre uno spazio per viaggiatori e fotografi, permettendo loro di condividere esperienze e articoli. Inoltre, il magazine presenta articoli su vari temi, tra cui il museo UFO di Roswell e l'Antropocene, con contributi di diversi autori.

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Il numero 42 di Giroinfoto Magazine di aprile 2019 esplora il Parco Dora di Torino, un esempio di riqualificazione post-industriale che integra storia e natura. La rivista promuove la cultura fotografica e offre uno spazio per viaggiatori e fotografi, permettendo loro di condividere esperienze e articoli. Inoltre, il magazine presenta articoli su vari temi, tra cui il museo UFO di Roswell e l'Antropocene, con contributi di diversi autori.

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N.42- 2019 Aprile [Link].

com
N. 42 - 2019 | APRILE, Gienneci Studios Editoriale. [Link]

PARCO DORA ANTHROPOCENE UFO MUSEUM


TORINO BURTYNSKY, BAICHWAL, DE PENCIER ROSWELL
Band of Giroinfoto MAST Bologna Di Giancarlo Nitti

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

42
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APRILE 2019
la redazione | Giroinfoto Magazine

fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza

Benvenuti nel mondo di Giroinfoto magazine©.


Una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere
dalle bellezze offerte dal nostro pianeta.
Una lettura attuale e innovativa, che accoglie, oltre i migliori professionisti della fotografia da reportage, anche le
immagini e le esperienze di chiunque sia appassionato di viaggi e fotografia.
Con i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più vere e i viaggi più autentici, Giroinfoto
magazine ha come obiettivo, essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in viaggio e
la condivisione di migliaia di luoghi e situazioni sparsi per il nostro pianeta.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una
rassegna che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni,
andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di
viaggio raccontate da fotografie e testi, indipendentemente dal valore professionale dell'autore.
Una raccolta di molteplici idee e progetti di viaggio, frutto delle esperienze e lavori eseguiti da esperti nel settore del
reportage fotografico, che hanno saputo confrontarsi con le condizioni climatiche e socio-politiche, con le difficoltà
imposte dalla natura, per catturare l'immagine e la spontaneità selvaggia della stessa.
Troverete anche articoli tecnici, dove prendere spunto per ottenere scatti sempre perfetti e con idee sempre nuove
per rendere le fotografie più interessanti.

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chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.

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ANNO V n. 42 giroinfoto magazine
20 Aprile 2019

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Barbara Tonin e le grafiche sono di proprietà intellettuale
Davide Tagliarino della Gienneci Studios © o di chi ne è fornitore
Giulia Migliore diretto(info su [Link]) e sono tutelati
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Floriana Speranza contenuti è fatto divieto riprodurli o modificarli
Giancarlo Nitti anche solo in parte se non da espressa e
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Mariangela Boni diritti.
INSIDE
Giroinfoto Magazine

90 42

10

72 46
60
Indice
PARCO DORA
10 Torino
Band of Giroinfoto

PAVIA VINTAGE
34 Belgioiso

34
Band Of Giroinfoto

VERONA
46 Città antica
A cura di Manuel Monaco

FOTO EMOZIONI
60 UFO MUSEUM
Roswell
108 Questo mese con:
A cura di Giancarlo Nitti #INSTAWALKMILANO2019
Riccardo Audace
CUNEESE Adriana Oberto
72 Giornate FAI Matteo Mammato
A cura di Barbara Tonin Fabio Salvatore Giordano
Lorena Cannizzaro
ANTHROPOCENE
90 Edward Burtynsky
MAST Bologna
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pubblichiamo le sta-
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presenti relativi alle
analisi aggiornate al
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Aprile 2019
148 42 8 27 18 1
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10

Giancarlo Nitti Photography


PARCODORA Testi di Lorena Cannizzaro

Adriana Oberto Giancarlo Nitti


Barbara Lamboley Giulia Migliore
Davide Tagliarino Lorena Cannizzaro
Floriana Speranza Massimiliano Calligaris

Giroinfoto Magazine nr. 42


11

Acqua, acciaio
e verde.
Parco Dora dalla sua età del ferro e dell’acciaio
alla sua trasformazione post-industriale.
Nel cuore della città di Torino alla scoperta di quasi cinquanta ettari per un perfetto
confronto tra la passata storia del luogo e le attuali funzioni dell’area.

Negli ultimi anni la città di Torino è stata gli dà anche il nome, è il fiume Dora, valorizzato e
sottoposta a una complessiva riqualificazione reso accessibile.
della sua immagine attraverso la promozione di
diversi progetti sul territorio cittadino. La riqualificazione delle battigie del fiume
s’inserisce anche nel più vasto progetto Torino
La ex Area Spina 3, Parco Dora è uno dei progetti Città d’Acque, che prevede la concretizzazione
che più s’identifica con questa trasformazione e si di un percorso ciclopedonale che unisce l’area di
ricollega a particolari temi quali: Spina 3 ai tratti ciclabili già esistenti lungo il corso
il legame del parco con la città; del fiume.
la presenza del fiume Dora all’interno del parco;
la memoria e la relativa metamorfosi delle vecchie L’intero complesso si è stato articolato in cinque
strutture industriali. lotti:

La riqualificazione è stata attuata attraverso Area Ingest


il progetto italo-tedesco realizzato dal gruppo
progettata come un giardino pubblico con la
diretto da Peter Latz, che rappresenta ad oggi
presenza di specchi d’acqua tra le fondazioni
uno dei più importanti e recenti esempi italiani di
delle vecchie ossature industriali e degli originali
bonifica, recupero e riqualificazione urbana di aree
“hortus conclusus”.
industriali dismesse.

Il parco postindustriale sorge infatti dove fino


agli anni Novanta sorgevano i grandi stabilimenti
Area Vitali
produttivi della Fiat e della Michelin. che appare come un susseguirsi di zone verdi;

Il gruppo ha realizzato un parco che alterna


zone strettamente naturalistiche, rappresentate Area Michelin
da grandi prati e spazi alberati, ad altre più caratterizzata dalla presenza del fiume Dora e che
antropizzate, che mantengono una forte si configura come un “grande prato”;
connessione con gli elementi preesistenti,
conferendo loro nuove funzioni.
Area Valdocco
Il confronto con la storia del luogo e il suo carattere
industriale risulta pertanto una componente una vasta piazza alberata, l’area Mortara,
Barbara che gode
Lamboley Photography
sostanziale dell’intero progetto di riqualifica. di una vista privilegiata su tutto il parco;
Un altro elemento importante per il parco, in quanto

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Giulia MigliorePhotography

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AREA
INGEST
La zona Ingest si estende per 47.000 m², rappresenta il lotto più
piccolo del Parco Dora e quello più a ovest; si sviluppa lungo
via Nole nell’area delimitata da via Borgaro, immediatamente
a ridosso dei complessi residenziali di via Valdellatorre e della
Chiesa del Santo Volto.

Il lotto è caratterizzato da una successione di zone con funzioni


e configurazioni alquanto differenti: aree sistemate a prato,
zone alberate, aree attrezzate per il gioco, aiuole e un giardino
acquatico con profonde vasche e canali d’acqua in movimento.

Quest’ultimo è realizzato utilizzando i grandi plinti e le strutture


di fondazione in calcestruzzo dei laminatoi Fiat che occupavano
un tempo l’area prima della sua trasformazione.
Al precedente stabilimento appartengono anche la fila di
pilastri che ad oggi fungono da supporto per la passerella
che, percorrendo l’area da ovest a est, consente di superare in
elevato via Borgaro per accedere al lotto Vitali.

I muri perimetrali dell’ex capannone di servizio posto lungo


via Nole definiscono infine un “hortus conclusus”, un giardino
protetto che accoglie specie vegetali particolari.

Lorena Cannizzaro Photography

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AREA
VITALI
L’area Vitali si estende per circa 90.000 m² ed è pertanto attorno ai pilastri della smantellata acciaieria alternando
la più ampia del parco. aiuole, aree gioco e una passerella sopraelevata in acciaio
zincato.
Il lotto si caratterizza più di tutti per la consistente
presenza delle preesistenze industriali e prende il nome La passerella percorre longitudinalmente l’intera area e
dall’omonimo stabilimento delle Ferriere Fiat che sorgeva permette il collegamento tra la terrazza del lotto Mortara
un tempo sull’area. e quello Ingest.

Domina l’intera area l’imponente struttura del capannone La passerella risulta accessibile tramite le scale realizzate
dello strippaggio, di cui sono stati conservati gli alti pilastri a ridosso delle torri in cemento armato che appartenevano
in acciaio dipinti di rosso ed una parte della copertura. all’ex acciaieria, conservate e rese accessibili.
Al di sotto della grande tettoia, oggi trova posto un vasto
spazio multifunzionale che oltre ad essere attrezzato Degli stabilimenti industriali sono state conservate
con campetti per il gioco libero (calcetto, basket, tennis, ancora tre vasche di decantazione cilindriche trasformate
pallavolo, rampa per skate), viene di frequente impiegato in giardini acquatici e l’edificio per il trattamento delle
per ospitare manifestazioni e attività sportive; accanto acque caratterizzato dalle quattro torri di evaporazione.
a questa si sviluppa un vasto giardino, che si articola

Davide Tagliarino
Giancarlo Photography
Nitti Photography

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Barbara Lamboley Photography

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Giulia Migliore Photography

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AREA
MICHELIN
Il settore Michelin si estende per 89.000 m² nell’area che durante
tutto il Novecento ospitava l’omonimo stabilimento torinese.

Si tratta del lotto posto più a sud dell’intero parco e la


caratteristica torre evaporativa del complesso industriale,
conservata e rifunzionalizzata, è ben visibile dall’intera area e
ne segna uno dei principali ingressi.

La grande torre, costruita tra la fine degli anni Quaranta e il


1950, era un impianto refrigerante per l’acqua utilizzata per il
funzionamento di una turbina.
La sua altezza è di circa 30 m e la forma è tipica degli impianti
di raffreddamento, a cilindro, con le pareti sagomate a parabola
proprio per ottimizzarne il rendimento, mentre la struttura è in
cemento armato.

Questa pre-esistenza è diventata un elemento caratteristico del


Parco Dora, usato anche come “logo” per materiale pubblicitario
di vario tipo.
La presenza del fiume rappresenta il carattere più significativo
di questa area, infatti la morfologia del terreno è stata modellata
per creare un ampio prato verde che, a partire dalla collina
alberata posta nella fascia sud, digrada dolcemente verso la
Dora fino a consentire il raggiungimento della sponda, creando
così una sorta di “spiaggia urbana”.

La piccola valle affacciata sul fiume consente inoltre di


accogliere l’acqua in caso di esondazione.
Il prato si presenta disseminato da zone alberate ed è
attraversato da diversi percorsi ciclopedonali che giungono in
corrispondenza del fiume mediante passerelle sopraelevate,
che permettono di costeggiare la sponda da ovest a est senza
scendere nella valle.
Il lotto è caratterizzato anche dalla presenza di un ponte, il
quale permette l’attraversamento della Dora per raggiungere il
lotto Mortara.
Si segnala ancora la presenza, al suo confine su corso Umbria,
del Museo A come Ambiente - MAcA, in genere molto visitato
dalle scolaresche e dal pubblico generale.

Giancarlo Nitti Photography

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Lorena Cannizzaro Photography

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Adriana Oberto Photography

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AREA
MORTARA E VALDOCCO

Con i suoi 62.000 m² il lotto comprende l’area su cui si Il settore Valdocco si estende per ben 73.000 m².
trovava il vecchio tracciato di corso Mortara e l’area in cui In questo tratto la Dora risulta coperta da una soletta di
è stato realizzato il nuovo corso interrato. calcestruzzo di cui si prevede la rimozione parziale; per
le pareti laterali e i setti di sostegno paralleli al corso
Lo spostamento del traffico così creatosi e la d’acqua è prevista la conservazione di alcune tracce del
pedonalizzazione della porzione di corso compresa tra suo passato industriale.
via Orvieto e via Borgaro permettono la totale continuità
tra le diverse aree Vitali, Dora e Michelin; nell’ambito del Nell’area sono state realizzate una grande piazza alberata,
progetto del parco, il vecchio tracciato viario è mutato in con zone erbose liberamente accessibili e un sistema di
una larga promenade verde costeggiata da alberature. passeggiate lungo il fiume protette da muretti di pietre
provenienti dalla Dora e ingabbiate.
Sul tracciato del sottopasso, che sfrutta il dislivello di
circa 8 m esistente tra la quota di via Verolengo e il fiume
Dora, è stata realizzata una grande terrazza, che consente
l’accesso da nord e da est al lotto Vitali del parco, a cui è
collegata mediante delle scale e rampe.

Floriana Speranza Photography

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Giulia Migliore Photography

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IL NUOVO PONTE
DI VIA LIVORNO
Un tempo le aree al di qua e al di là della Dora, attualmente occupate dal Parco, erano collegate tramite il ponte Amedeo IX.

Questo si caratterizzava per essere circondato dalle grandi fabbriche della Fiat, della Michelin e dell’industria pesante torinese.
La sua leggibilità risultava quindi alquanto complicata per via del fatto che la Dora era e continua ancora in parte ad essere coperta,
per cui il vecchio ponte non era completamente visibile in quanto tale.

Questo, realizzato ad una sola campata e con eleganti ringhiere di ghisa, una volta abbattute le fabbriche, per la realizzazione del
Parco Dora e del quartiere residenziale che oggi lo circonda, riacquistò per un breve periodo la sua centralità e il suo protagonismo,
anche se ormai inadeguato per il traffico cittadino.
Per superare questo limite, nel 2011, gli fu costruito accanto un nuovo ponte, più alto, più ampio, dotato di due grandi V a cui sono
ancorati i cavi di acciaio che lo sostengono: così il piccolo ponte Amedeo IX, oltre ad essere diventato pedonale è stato dotato anche
di una pista ciclabile.
La tipologia di progettazione del ponte, detto strallato è stata scelta proprio con l’obiettivo
di limitare al minimo la dimensione dell’impalcato.
La struttura è interamente realizzata in acciaio Corten (Corrosion Tensile Strength)
con colorazione che richiama volutamente i preesistenti insediamenti produttivi di l
lavorazione del ferro; mentre l’antenna a “V” intende richiamare lo Skyline delineato
dai nuovi edifici realizzati nell’area di trasformazione e disegna un varco per il
passaggio tra le due sponde del fiume.

Barbara Lamboley Photography

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Giancarlo Nitti Photography

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CHIESA DEL
SANTO VOLTO
La chiesa del Santo Volto è il primo edificio di culto cattolico costruito
a Torino nel XXI secolo. Questa, inaugurata l’8 dicembre 2006, è stata
costruita in soli cinque anni e trova sistemazione all’incrocio tra via
Borgaro e corso Svizzera, a poca distanza dalla Dora.

L’edificio si sviluppa secondo una pianta centrale e la navata è formata


da sette torri perimetrali alte ciascuna 35 m.
L’interno della chiesa ha una capienza di 700 posti e l’ambiente risulta
alquanto luminoso in quanto si avvale di un’illuminazione diurna che
penetra perpendicolarmente dalle alte torri.

I volumi delle singole torri, svuotate al loro interno per assolvere per
l’appunto alla funzione di lucernari, sostengono il modulo cilindrico
sospeso che è adibito a tamburo della cupola che sovrasta la navata e
che assume una forma piramidale, data dall’alternarsi di moduli pieni e
vuoti.
La navata si caratterizza per la presenza di un altare bianco rivolto
verso la città torinese, con alle sue spalle un originale Santo Volto della
Sindone, stilizzato con mattoni in marmo rosa di Verona posti in rilievo
in modo da imitare un effetto simile a quello dei pixel.

In ricordo della vocazione industriale dell’area è stata volutamente


lasciata una vecchia ciminiera che si può vedere affianco alla facciata
della chiesa, attualmente trasformata in una sorta di campanile post-
moderno avvolto da una struttura metallica elicoidale che sale verso la
croce collocata proprio sulla sua sommità; le campane risultano però
collocate ai piedi della ciminiera, incernierate all’interno di una struttura
inscritta in una cornice di metallo quadrangolare posta accanto alle
gradinate che danno accesso al sagrato.

L’intero complesso presenta, oltre alla chiesa, una sala polivalente


sotterranea e una serie di locali nei quali trovano posto i nuovi uffici
della Curia Metropolitana dell’Arcidiocesi di Torino.

Adriana Oberto Photography

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Floriana Speranza Photography

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Adriana Oberto Photography

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La street art e il murale


dedicato a Bobby Sands
Fin dagli albori del parco, esso è stato decorato da varie opere di street art, in perfetto connubio con le vaste
aree verticali composte da muri, pareti, torrioni.

Tra queste opere si ricorda quella inaugurata il 30 gennaio 2015 e dedicata a Bobby Sands, in occasione del
venticinquesimo anniversario della sua morte.
L’opera è visibile sulle quattro torri di raffreddamento cilindriche ora trasformate in quattro simboli dedicati
all’attivista irlandese e alla sua patria: un boccale di birra e tre cappelli a cilindro caratterizzati dai colori della
bandiera irlandese (verde, bianco, arancione).

I simboli scelti risultano essere: un’arpa e una croce celtica, che richiamano l’antichissima tradizione celtica
irlandese e poste sotto il boccale di birra; il cilindro verde si compone invece di moltissimi trifogli, usati da
San Patrizio per spiegare la Trinità agli Irlandesi; quello bianco presenta invece l’Easter lily, il fiore che gli
irlandesi portano a Pasqua in ricordo delle vittime repubblicane della rivolta di Pasqua del 1916, che diede il
via all’indipendenza dell’Irlanda datata 1922; infine sul cappello arancione è presente un’allodola, un simbolo
della libertà che non si piega davanti ad alcuna prigionia.

Ad unire questi quattro elementi, c’è un nastro arricchito con i colori dell’arcobaleno, simbolo di pace e
ricordo di un’antica leggenda irlandese, secondo la quale chi riuscirà a raggiungere dove termina l’arcobaleno
all’orizzonte troverà alla sua fine una ricchissima pentola ricolma d’oro.

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Massimiliamo Calligaris Photography

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32

Barbara Lamboley Photography

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Dal 5 al 8 di Aprile 2019,


presso il Castello di
Belgioioso (PV), si è svolta la
mostra “Next Vintage”, un viaggio
nel tempo attraverso capi e oggetti
che rappresentano la storia del costume
della moda.

Un percorso interessante e molto divertente


attraverso il quale la fantasia sarà solleticata
più volte con ricordi, emozioni e nostalgia.

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35

Mariangela Boni Photography

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36

Francesca Iudica Photography

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Giacche e gilet vintage Stefano Bertolucci


Moschino Stefano Bertolucci inizia la sua attività di fotografo
giornalista nel 1978 pubblicando la primai immagine
Una collezione di giacche e gilet originali raccolti sul Corriere della Sera, nei primi anni di carriera
con passione nel corso degli anni da Alessio si specializza in reportage giornalistici diattualità,
Modonesi di Icons luxury & Vintage, ha trovato fotografia industriale così come fotografia
in Stefano Bertolucci, fotografo con decennale naturalistica.
esperienza in pubblicità, nuova forza interpretativa
nella realizzazione di un servizio fotografico A partire dal 1985 inizia a collaborare con grandi
in mostra assieme ai capi originali per dare il marchi del settore moda come Oviesse, Coin,
benvenuto ai visitatori in occasione di Next Vintage. Lancett, Timberland, Porsche Design, Think Pink
e molti altri ancora altri.
Anche grazie alla pazienza con cui la modella Dal 1993 con il suo studio Errebi si specializza in
Marika Esposito si è sottoposta a lungo ed fotografia digitale attraverso una collaborazione
estenuante trucco e alla bravura di Katiuscia con Safilo, Gucci, Dior, Missoni, Ferré, Valentino,
Masarin, make up artist, che ha trasformato il suo Oliver,Max Mara, Cardin, Biagiotti, Diesel, Ralph
fisico in statua conferendo plasticità e risalto ai Laurent e molti altri ancora.
colori ed alle preziosità dei capi. Oltre ad una serie di corsi e workshop realizzati con
varie strutture commerciali per cinque anni ha
In occasione della mostra il visitatore sarà guidato insegnato materie fotografiche presso l’Istituto
virtualmente dalla stilista Isabella Cascianelli, Superiore di Fotografia e Arti Visive di Padova sia
docente dello IED (Istituto Europeo di Design) nei corsi regolari del biennio, sia in alcuni progetti
di Roma, con schede tecniche su materiali e speciali con gli allievi della scuola.
lavorazioni e descrizioni del processo creativo
di progettazione attraverso una serie di disegni
illustrati.

ICONS
Luxury & Vintage
Boutique di riferimento a Bologna e in tutta Italia,
tappa immancabile per chi cerca shopping di lusso
e di ricerca.
La sua ricerca è indirizzata alle icone del passato
che vivono e continuano a vivere nel presente: borse
iconiche Chanel, Hermès, Louis Vuitton, la seta
stampata di Hermès, la bigiotteria di Chanel, gli
accessori di LV.

Specializzato nei tre marchi francesi Chanel,


Hermès e Louis Vuitton, amplia la sua ricerca anche
a Gucci, fieri di un marchio italiano rinato dal proprio
passato.
Tratta le migliori maison di lusso come Dior,
Versace,vMoschino, Gaultier, Comme Des Garcons,
V. Westwood, Alexander McQueen, Roberta di
Camerino, Gucci, Yves Saint Laurent.

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Mariangela Boni Photography

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Giroinfoto Magazine nr. 42


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Sara Gatti Photography

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FURNITURES&DESIGN
È l’area esordiente dell’edizione di “Next Vintage”
che raccoglie due espositori di mobili e complementi
d’arredo.

La decisione di inserire questo nuovo binomio è


perché la moda e il design hanno sempre viaggiato
insieme e hanno rappresentato il simbolo del made
in Italy nel mondo come parte di un unico panorama
produttivo e culturale.

Ci sono oggetti che fanno parte della nostra storia e


che hanno fatto la storia.
La storia del Design, dagli anni ’30 ad oggi, ha
modificato profondamente la nostra relazione con
l’ambiente domestico, il nostro modo di guardare
alle cose che fanno parte della nostra vita.

La “risultante armonica tra produzione e cultura”:


una nuova dignità estetica conferita agli oggetti
anche di uso quotidiano, un desiderio continuo di
ricerca, la valorizzazione dei materiali, delle tecniche
artigianali, nel più alto significato del termine,
tutto questo è rappresentato nell’enorme varietà
tipologica di quello che definiamo “Design”.

Una cultura che fa parte del panorama del XX


secolo e che si pone al servizio della vita, che
arreda le nostre case, che disegna i nostri paesaggi
quotidiani, che cerca nuove soluzioni in un rapporto
creativo con la realtà: “La realtà delle cose e la realtà
anche del “disegno industriale” è una realtà vitale
e viva, nella quale la funzione e la produzione e la
forma non stanno né prima né dopo, ma stanno
prima e dopo insieme perché l’artista non è l’uomo
che scopre la forma conoscendo la funzione, e
conoscendo la produzione, ed è l’uomo che alle sue
scoperte dà forma”.

Trovano posto in questo nuovo spazio due


postazioni per la cura dell’uomo e la donna in cui
vi aspettano, la nostra immancabile Ketty Cinieri
pronta ad acconciarvi con i suoi look in pieno
vintage style.

Un capo vintage non rappresenta solo un tuffo nel


passato, ma un vero e proprio oggetto di culto, che,
alle rughe del tempo, ha sostituito l’irripetibilità
e, talvolta, la sua riproducibilità con i medesimi
standard di qualità di un tempo.

Testimonianza dello splendore di un’epoca passata,


icona di un particolare momento storico della moda,
del costume e del design, il vintage è un fenomeno
di costume sempre attuale, si tratta di creazioni
artigianali e industriali, riconsacrate come oggetti
Mariangela Boni Photography cult da parte di un’utenza sempre meno di nicchia.

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42

Lo Street Food a
NextVintage
Lo street food, il cibo da strada,
ultimamente è di gran moda, unisce
l’utile al dilettevole , ma sappiamo
bene che esiste da millenni, i cibi
da strada fanno parte degli albori
culinari di un popolo.

Le tracce più antiche di cibo preparato e


cucinato per
strada risalgono agli albori della nostra civiltà,
circa
diecimila anni fa. I greci già descrivevano
l’usanza egizia, tradizione del porto di
Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di
friggere il pesce e di venderlo per strada.
All’epoca le classi urbane vivevano in abitazioni,
condomìni a tutti gli effetti, per la maggior parte
sprovviste di cucina.
Il popolo si nutriva dunque per strada con
vivande
corroboranti alla portata di tutte le tasche.
La corrente odierna dello street food sta
prendendo una piega decisamente diversa,
puntando all’aspetto culturale di tradizione, a
volte da riscoprire, e scommettendo sulla qualità
di una proposta sempre più raffinata.
Come per la moda vintage anche il cibo da
strada ha il dono di riportarci alla memoria
momenti della nostra infanzia legati al cibo ai
sapori e alle tradizioni passate.
In questa edizione ci è sembrato carino proporvi
qualcosa di nuovo che ha il sapore di antico,
perduto e per fortuna ritrovato.
Moda e cibo un binomio da saper coniugare.
Ci aiuteranno in questo scopo 4 bellissime apine
gourmande e uno scuolabus degli anni ’80 che è
adibito a scuola di birra.

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Mariangela Boni Photography

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Manuel Monaco e Silvia Scaramella


ALLA SCOPERTA DEL QUARTIERE CITTÀ ANTICA

Se dovessimo chiedere, nel mondo, ad


una persona qualunque, se conosce
Verona, probabilmente ci sentiremmo
rispondere qualcosa come: sì, è la
città degli innamorati!

Chi, infatti, non la conosce grazie


a Shakespeare e al suo Romeo e
Giulietta?
Ma è davvero solo questo?
Ce lo siamo chiesti e in una visita
lampo, ci siamo inoltrati nel cuore
della città: il quartiere Città Antica.

Questa zona corrisponde grosso


modo a quella che era Verona in
epoca romana: si estende verso nord,
da piazza Brà fino al fiume Adige.
È una zona ricca di storia, di attrazioni,
nonché il cuore pulsante della vita
cittadina.

Vi si accede attraversando i Portoni


della Brà, a sud dell’omonima Piazza.
In origine i Portoni non erano stati
edificati con l’intento di essere
usati come tali, ma piuttosto come
collegamento tra Castelvecchio e
la cittadella, di cui oggi non rimane
traccia.

Manuel Monaco Photography

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Silvia Scaramella Photography

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Particolare è l’orologio posto al centro dei Portoni, visibile da entrambi i lati.


La sua storia è particolarmente travagliata.
Già nel 1584 si era proposto di applicare un orologio sui portoni, ma la proposta cadde in
un nulla di fatto.

Altre proposte si susseguirono nel 1797 e nel 1809 fino a quando, nel 1812, si utilizzò la
campana della Torre del Gardello per battere le ore, campana che era stata tolta dalla
torre per essere venduta e demolita.

Solo nel 1871 il conte Nogarola regalò l’orologio attuale al Comune, a patto che
fosse visibile da entrambi i lati e che la suoneria battesse le ore dalla cima della torre
Pentagona.
I lavori andarono alle lunghe e una volta terminati, furono un fiasco totale.
Nel 1879 l’allora orologiaio Montemezzi di Vigasio, dopo alcune modifiche, riuscì a far
funzionare, finalmente, l’orologio.
Nel 1881 la campana scaligera fu sostituita con quella che rintocca oggi le ore.

Attraversando i Portoni si entra in Piazza Brà, una piazza molto ampia e ricca di vita, luogo
d’incontro quotidiano ma anche, in occasione degli spettacoli, foyer dell’Arena.
La storia è ancora una volta protagonista.

Secondo alcuni scritti infatti, nell’antichità questa piazza fungeva da foro boario.
Nel XII secolo intorno all’Arena si teneva il mercato del legname e del bestiame e dal 1897,
fu ospitata la Fiera dei cavalli che ben presto divenne una delle più importanti del nord-est
e ancora oggi è una delle maggiori fiere a livello europeo.

La Piazza divenne quindi, con il tempo, sempre più centrale e tra il XVI e il XVIII secolo vi
fu una notevole urbanizzazione che portò alla creazione di diversi edifici.

La parte centrale della piazza fu sistemata a giardino solo nel 1873.


Oggi, in piazza, trovano sede il Palazzo della Gran Guardia, sede di importanti eventi
culturali, Palazzo Barbieri, sede del Municipio della città, e la famosissima Arena.

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Manuel Monaco Photography

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Manuel Monaco Photography

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Uno dei simboli della città è proprio l’Arena. La capienza odierna stimata dell’anfiteatro è, per gli spettacoli
Si tratta dell’anfiteatro romano con il miglior grado di lirici, di circa 15000 posti.
conservazione nonché il terzo più grande al mondo dopo il Nel 1276 Alberto I della Scala regolamentò per la prima volta
Colosseo e l’anfiteatro di Capua. l’accesso all’Arena.
Da quel momento solo le prostitute potevano abitare nei suoi
Purtroppo è difficile fornire una cronologia sicura. arcovoli.
Si sa tuttavia, quasi con certezza, che nel 69 d.C l’Arena era già Nel 1310 si decise per la chiusura definitiva dell’anfiteatro.
stata costruita e si trovava al di fuori delle mura della città. Tuttavia, solo nel 1537 vennero allontanate le prostituite
Con l’affermazione del Cristianesimo e il conseguente dagli arcovoli e, nel 1568, si deliberò per iniziare il restauro
abbandono dei giochi dei gladiatori, l’Arena iniziò un percorso di dell’anfiteatro.
degrado e di abbandono. Restauro che fu tuttavia presto interrotto a causa di una grave
Nel corso dei secoli, diversi eventi sismici hanno fatto crollare pestilenza.
quasi completamente la facciata esterna: oggi rimangono Da allora, con scarsa continuità, furono intrapresi e sospesi molti
solamente 4 arcate che costituiscono la cosiddetta Ala. interventi volti al restauro dell’edificio.
Se avessimo avuto la fortuna di ammirare, in origine, la facciata Nel corso dei secoli l’Arena ha ospitato moltissimi eventi:
esterna dell’Arena, avremmo potuto osservare tre ordini di arcate spettacoli dei gladiatori in epoca romana; lotte giudiziarie in
di dimensioni progressivamente ridotte (circa 7 metri per il primo epoca comunale e scaligera (sembra che anche Dante abbia
ordine, circa 6 metri per il secondo e circa 4 per il terzo) in grado partecipato come spettatore ad una di queste dispute).
di evidenziare la struttura interna dell’Arena: due gallerie, un Nel 1278 fu scelta come luogo per il rogo di 200 eretici patarini.
porticato superiore e una serie di gallerie interne, chiuse sulle
volte da architravi. Nell’Ottocento Napoleone Bonaparte ammirò la caccia dei tori
e, negli anni successivi, l’Arena fu usata anche come campo di
Il materiale utilizzato per la costruzione di questo grande concentramento per prigionieri austriaci.
anfiteatro è il calcare rosso ammonitico, una pietra molto Sempre nell’Ottocento l’Arena ospitò gare di equitazione, gare
particolare (per il suo colore e per la presenza di numerosi velocipedistiche e spettacoli con l’aerostato, oltre a commedie e
ammoniti visibili al suo interno) e spesso presente anche in altre giochi della tombola.
costruzioni della città. Passò da questo luogo anche Buffalo Bill con il suo Wild West
L’interno dell’anfiteatro era originariamente formato da una serie Show e nel Novecento iniziò l’era lirica con l’Aida del 1913.
di gallerie di larghezza e altezza differenti che costituivano i É proprio dal 1913 che l’Arena è diventata il più grande teatro
quattro settori dell’Arena. lirico all’aperto del mondo.

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L’altro simbolo della città è sicuramente l’edificio sito in via Cappello 23, meglio noto come
Casa di Giulietta.

Un grande cancello in ferro battuto separa i passanti da un luminoso cortile interno,


caratteristico per la presenza di uno dei balconi più famosi al mondo: il balcone dal quale si
dice che Giulietta si sia affacciata per parlare al suo Romeo.

Il balcone è parte di un edificio medievale in mattoni e si affaccia sul cortile interno in cui è
presente la statua di Giulietta.
A quanto sembra l’aspetto della Casa di Giulietta e dell’edificio adiacente sono stati modificati
tra il 1937 e il 1940 con diversi restauri, aventi come scopo la riproduzione della scenografia
di un film americano del ‘36, ispirato al famoso dipinto di Hayez: Il bacio.

Anche il famoso balcone è stato assemblato con resti marmorei del XIV secolo provenienti
dal museo di Castelvecchio per sostituire quella che doveva essere la ringhiera di una casa
popolare.
Il punto di maggior interesse in questo angolo di Verona è sicuramente la statua di Giulietta
all’interno del cortile.
Fu realizzata nel 1969 dallo scultore Nereo Costantini e posata, nel 1972, in questa corte per
iniziativa del Lions Club di Verona.

Una delle tradizioni più conosciute da chi visita la città di Verona riguarda proprio questa
statua: si dice infatti che toccare il seno destro di Giulietta sia auspicio di buona sorte in
amore: si crede infatti che la statua sia custode del vero amore e che toccandole il seno si
possa avere una sorte migliore di quella che è toccata alla povera Giulietta.
Vista la pratica comune, la statua visibile oggi nel cortile non è più quella originale che si trova
all’interno della Casa museo e che presenta un seno destro alquanto usurato a causa dei
continui tocchi.

Degno di nota è anche l’andito che dà accesso al cortile. Esso è infatti ricoperto da numerosi
strati di bigliettini, dediche e foto che gli innamorati, giunti apposta da tutto il mondo,
attaccano dopo aver toccato la statua per far sapere a tutti del loro amore.

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Adiacente alla casa di Giulietta si trova Piazza (delle) Erbe, una piazza che è stata più
volte descritta come una delle più belle, se non la più bella, d’Italia in quanto conserva la
memoria storica della città.

In epoca romana accoglieva il Foro, il Campidoglio, diversi Templi e le Terme.


Nel periodo comunale fu sede del potere politico e, sotto gli Scaligeri, divenne centro di
commerci.
Durante la dominazione veneziana prima e quella austriaca poi, accolse il tribunale ma
rimase sempre luogo d’incontro e di scambi.
Sulla piazza si affacciano il duecentesco Palazzo della Ragione e la torre dei Lamberti, la
Casa dei Giudici, le Case Mazzanti, Palazzo Maffei e la Torre del Gardello.

Molto particolari sono l’Arco della Costa (da cui pende una gigantesca costola di balena,
utilizzata come insegna di uno dei negozi di spezie nel medioevo), la colonna antica (un
pilastro gotico con edicola eretto nel 1401 per portare le insegne dei Visconti di Milano
e nelle cui nicchie sono rappresentati Maria, San Zeno, Cristoforo e Pietro Martire) e
il capitello (del XIII secolo, un baldacchino in marmo utilizzato per l’insediamento dei
governanti e per i proclami) dove venivano esposte le teste mozzate dei giustiziati.

Particolari sono le due misure medievali scolpite alla base del capitello: il copo (la tegola)
e il quarel (il mattone).
Su una delle colonne è appesa una catena in ferro che serviva per determinare la fassina,
la dimensione del fascio di legname tenero.

Al centro della piazza si trova la fontana di Madonna Verona, costruita nel 1368 dal
principe Cansignorio della Scala.
Particolare interessante è la statua romana presente in questo sito già dal I secolo d.C.
Infine, adiacente a palazzo Maffei vi è la colonna di San Marco, realizzata nel 1523 sotto il
dominio veneziano.

Purtroppo, a causa del mercato, non siamo riusciti a documentare nel migliore dei modi la
bellezza di questa piazza, ma è una piazza che va visitata assolutamente!

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Da piazza delle Erbe, passando sotto l’Arco della Costa, si giunge Provinciale, ma fu realizzata alla fine del XV secolo per il
in Piazza dei Signori. Consiglio dei Cittadini Illustri.

Se Piazza delle Erbe può risultare caotica e affollata, Piazza dei È un edificio a due piani con porticato, ritenuto da molti una delle
Signori è più raccolta e armoniosa. migliori rappresentazioni del Rinascimento a Verona.
In epoca medievale qui veniva ospitata la corte della Signoria Sul tetto del Palazzo vi sono una serie di statue che raffigurano
degli Scaligeri. veronesi illustri di epoca romana e, sull’arco alla sinistra
Al centro della Piazza svetta il monumento dedicato a Dante dell’edificio, vi è la statua di Girolamo Fracastoro che, secondo la
Alighieri, eretto nel 1865 in occasione del sesto centenario della leggenda, lascerà cadere la pietra che regge in mano sulla testa
nascita del Sommo, ospitato per lungo tempo a Verona durante del primo uomo onesto che transiterà sotto di lui.
il suo esilio.
L’arco che ospita la statua del simpatico Girolamo collega la
Il perimetro della Piazza è delimitato da una serie di edifici Loggia di Fra Giocondo alla Casa della Pietà, un’abitazione
di importanza storica che conferiscono alla piazza l’aspetto privata risalente alla fine del XV su cui è presente un bassorilievo
armonioso di cui si è parlato. raffigurante una donna seduta che regge una bandiera.
Partendo dall’arco della costa e compiendo un giro in senso Tale bassorilievo simboleggia Verona che riposa sotto la
antiorario nella piazza ci si trova immediatamente ai piedi della protezione della Serenissima. Infine, a chiudere il perimetro della
Torre dei Lamberti e del Palazzo della Ragione. piazza, c’è la Domus Nova, anche detta Casa dei Giudici, edificio
che nel corso degli anni ha avuto funzioni politico-amministrative
Il Palazzo, di origine duecentesca, fu edificato per accogliere diverse e che subì un crollo nel XVI secolo.
le magistrature del Comune e in origine, aveva l’aspetto di una L’edificio visibile oggi è chiaramente una ricostruzione
fortificazione, con ben quattro torri (sono rimaste oggi solo le successiva e ospita un ristorante.
due che si affacciano su Piazza Erbe).
La presenza di un arco a metà dell’edificio permette di accedere Nel giro panoramico degli edifici di Piazza dei Signori abbiamo
al cortile del palazzo, una volta sede del Mercato Vecchio. volutamente saltato una piccola gemma, incastonata tra il
palazzo di Cansignorio e quello di Cangrande.
Dal cortile è possibile ammirare la bellissima scala marmorea Ci riferiamo alla piccola Chiesa di Santa Maria Antica e al suo
che dava accesso al Tribunale. spettacolare sepolcro monumentale, protetto esternamente da
Sotto la scala vi è anche l’ingresso alla Torre dei Lamberti che un massiccio recintato in pietra sovrastato da una cancellata in
purtroppo, a causa di lavori di manutenzione straordinaria, non ferro battuto.
abbiamo potuto visitare. Al suo interno sono conservate le arche di Alberto I, Alboino,
Tuttavia la Torre è normalmente visitabile e, dicono, dalla sua Bartolomeo, Mastino I, Cangrande I, Mastino II, Cangrande II e
sommità è possibile ammirare lo splendido skyline di Verona. Cansignorio.
Sebbene le Arche che attirano maggiormente l’attenzione siano
Tornando alla Piazza, subito dopo il Palazzo della Ragione, è quelle sospese, ve ne sono anche altre di pregevole fattura e, la
possibile ammirare il Palazzo di Cansignorio, separato dal primo più antica, è addirittura senza ornamenti.
da scavi archeologici.
Il nostro è stato un giro breve ma intenso.
Il Palazzo fu costruito nella seconda metà del XIV secolo Chiaramente, per non dilungarci troppo, abbiamo tralasciato
e, anch’esso, era inizialmente una casa-torre ben difesa da molte informazioni e tante altre location per le quali non
possenti torri. sarebbero bastate pagine e pagine.
Entrando sulla Piazza ci si trova invece di fronte il Palazzo di Risulta evidente che Verona non può essere riassunta con il
Cangrande, oggi sede della Prefettura. semplice appellativo di città degli innamorati.
Costruito alla fine del XIII secolo, è formato da un complesso di
edifici a U con corte interna rettangolare. C’è di più, molto di più.
La facciata del Palazzo su Piazza dei Signori è molto maestosa: il Ci sono secoli e secoli di Storia, di Personaggi e di vicende che
portale con arco a tutto sesto cattura subito l’attenzione, ma non hanno plagiato e trasformato questa città, così famosa ma
è l’unica chicca. anche così sminuita.
Infatti, se ci si avvicina e si osserva il porticato alla destra del Una città che andrebbe vissuta meglio, con più tempo. Una città
portale si possono ammirare le pareti dipinte e un bellissimo con un potenziale altissimo che, speriamo, di aver portato alla
soffitto cassonato. Vostra attenzione.
A sinistra di questo magnifico Palazzo in cotto si trova la Loggia
di Fra Giocondo, oggi ospita gli uffici dell’Amministrazione Manuel Monaco e Silvia Scaramella

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Manuel Monaco Photography

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A cura di Giancarlo Nitti

L’International UFO Museum & Research Center di Roswell, è sorto per


informare il pubblico su ciò che successe il 2 luglio del 1947, diventato noto
come “L’incidente di Roswell”.

Il Museo è un’associazione senza scopo di lucro dedicata alla raccolta e alla


conservazione di materiali e informazioni correlati al dubbioso evento e altri
fenomeni inspiegabili relativi alla ricerca sugli UFO.

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Giancarlo Nitti Photography


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UFOCRASHROSWELL
CRONOSTORIA DELL’EVENTO

Le cronache del tempo riportano di un oggetto volan- In un rapporto, svelato ultimamente, Marcel e Cavitt,
te non identificato schiantato nei pressi di un ranch a dichiaravano di aver studiato il materiale descrivendolo
nord-ovest di Roswell, nel New Mexico, durante la prima come strutture leggere che non si piegavano né si rom-
settimana di luglio del 1947. pevano pur essendo della stessa consistenza della carta
stagnola.
W.W. “Mack” Brazel, proprietario della cascina, riferiva in Alcuni di questi resti metallici riportavano caratteri inde-
seguito, che mentre lui, Floyd e Loretta Proctor control- cifrabili lungo la lunghezza, in due colori.
lavano a cavallo il bestiame dopo il violento temporale
della sera prima, notavano resti insoliti di quelli che sem- “Non sapevo cosa stavamo raccogliendo, ancora oggi
bravano detriti metallici sparsi su una vasta area. non so cosa fosse ... Nulla di ciò avrebbe potuto far parte
Controllando meglio nella zona, notarono anche un solco di un aereo e di nessun tipo di pallone meteorologico o
scavato nella terra, lungo diverse centinaia di metri. altro oggetto sperimentale “.

Incuriosito, Brazel, trascinò fino a casa alcuni pezzi dei L’area fu ripulita e liberata in pochi giorni.
resti rinvenuti, nascondendoli nel suo capannone e li fece
vedere anche ai suoi vicini, la famiglia Proctor. Nello stesso periodo, Glen Dennis, un giovane che lavo-
rava in una impresa funebre, ricevette alcune telefonate
Qualche giorno dopo, Brazel andò in città, a Roswell, rife- dall’Ufficiale della RAAF, il quale richiedeva alcune bare di
rendo dell’accaduto allo sceriffo Wilcox, che a sua volta piccola taglia, chiedendo consiglio di come siggillarle al
avvertì il maggiore Jesse Marcel, ufficiale dei servizi meglio per non contaminare l’eventuale corpo all’interno.
segreti del 509° Gruppo di Roswell Army Air Field. Dennis, recandosi in ospedale presso le camere mor-
tuarie, notò la presenza di un’ifermiera che conosceva,
Immediatamente dopo, il sito del rinvenimento rimase- la quale gli riferì di aver visto alcuni detritri con strane
chiuso per diversi giorni, presidiato dai militari, mentre il incisioni e dei piccoli cadaveri di ominidi dei quali ne fece
Maggiore Marcel e il Capitano Sheridan Cavitt effettua- uno schizzo su un blocco notes.
vano le indagini sui detriti rimasti. Quella stessa settimana l’infermiera fu trasferita in In-
ghilterra e mai più ritrovata da Dennis.
Nel frattempo, nelle indagini del Colonnello William Blan-
chard, allora comandante del 509°, si rivelò un ulteriore
testimone, William Woody, che la stessa sera dell’inci-
dente, vide una strana luce schiantarsi a terra.

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L’INSABBIAMENTO
IL COINVOLGIMENTO DEL QUARTIER GENERALE DEL FORT WORTH ARMY AIR FIELD

Il Maggiore Marcel fu mandato a Fort Worth Army Air Infatti, il 9 luglio, fu emesso un secondo comunicato
Field (poi Base Aerea Aeronautica di Carswell) per stampa in cui si affermava che il 509 ° gruppo
fare rapporto al Brig. Gen. Roger M. Ramey, ufficiale bombardieri, aveva identificato erroneamente un pallone
comandante dell’ottava aviazione. meteorologico come relitto di un disco volante.

Marcel portò con se alcuni detriti del ritrovamento


da Ramey per mostrargli cosa era stato rinvenuto,
lasciandoli nel suo ufficio, mentre, su richiesta del
Generale, si recavano in un’altra stanza per individuare la
posizione esatta del ritrovamento su di una mappa.

Al loro ritorno, il campione del relitto era sparito e


sostituito con alcuni pezzi di un pallone meteorologico
disteso sul pavimento.
Il maggiore Charles A. Cashon scattò l’ormai famosa
foto di Marcel con il pallone meteorologico nell’ufficio di
Ramey.

Fu poi riportato, nei rapporti ufficiali, che Ramey


riconobbe i resti come parte di un pallone meteorologico.

Il generale Thomas DuBose, capo dello staff dell’ottava


aeronautica militare, dichiarò successivamente che
quella era una storia di copertura e che il pallone faceva
parte della storia che si doveva dare al pubblico e agli
organi giornalistici.

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Giancarlo Nitti Photography

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UFOCRASHROSWELL
LE INDAGINI

Dopo la smentita ufficiale da parte dell’Esercito, il La clamorosa notizia di Santilli fece il giro del mondo,
caso Roswell cadde lentamente nel dimenticatoio, fino dove tutti i mass-media trasmisero le sconcertanti
a quando, algli inizi degli anni ‘80, l’ufologo William immagini dell’autopsia.
Moore e lo scrittore Charles Berlitz riesumarono il caso
pubblicando un libro “The Roswell incident”, tradotto Passato il clamore, le successive indagini sui filmati
anche in Italia con il titolo “Accadde a Roswell”. da parte di ufologi, confermarono la molte perplessità,
avanzate soprattutto in ordine al filmato dei rottami, la
Ma fu solo nel 1991, con il libro “UFO-crash at Roswell” cui struttura non coincide con quella descritta dal figlio
degli ufologi Kevin Randle e Donald Schmitt, che si del magg. Jesse MARCEL, che da ragazzo vide i rottami
riaprirono le indagini sull’evento,seguite poi nel 1992, dal recuperati dal padre.
libro “Crash at Corona” del controverso ufologo Stanton
Friedman. I filmati delle autopsie fu naturalmente quello che
suscitò le maggiori polemiche tra gli entusiasti
È così che per un pò si ritornò a parlare di presunti sostenitori della sua autenticità e gli scettici sostenitori
Extraterrestri ritrovati dall’Esercito e conservati in Basi della truffa.
Militari segrete.
Santilli, non ha mai rivelato la fonte del filmato,con la
Nel 1995, il produttore inglese Ray Santilli annunciò scusa di doverne tutelare la privacy, mentre nessuna
di essere entrato in possesso di diversi filmati segreti autorità governativa, ha mai rivendicato la proprietà di
eseguiti dai militari riguardanti il caso Roswell. tali filmati che potrebbero provenire, di tutta evidenza,
Uno di questi filmati documentava il recupero dei rottami soltanto dagli archivi segreti di qualche ente militare.
del Disco Volante, mentre altri riptoducevano ben due
autopsie di corpi alieni.

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L’AUTOPSIA
Le analisi condotte su alcuni spezzoni di pellicola,
hanno dimostrato che effettivamente si tratta di
una pellicola del 1947, molti esperti patologi si sono
dichiarati convinti che si tratti di un vero cadavere
e non di un semplice “manichino”, mentre vari
esperti di effetti speciali cinematografici si sono
invano cimentati nel tentativo di riprodurre una
falsa autopsia, senza per altro raggiungere i livelli di
verosomiglianza del “Santilli Footage”.

Il caso Roswell resta comunque uno dei casi più


documentati della storia dell’ufologia e presenta
senza ombra di dubbio alcuni punti certi, che uniti tra
loro dichiarano sicuramente il vero.

Da quel lontano luglio del 1947, sono passati oltre


70 anni ed il tempo ha lentamente cancellato, tutte le
possibilità di fare luce su questo controverso caso,
nonostante le varie inchieste amministrative da
parte dell’USAF o le sconcertanti rivelazioni dell’ ex-
Colonnello Philip Corso, autore nel 1997 del discusso
libro “The Day after Roswell”

“Il giorno dopo Roswell”

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Giancarlo Nitti Photography

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PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

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COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

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BARGE, CERTOSA MOMBRACCO E REVELLO

A cura di Barbara Tonin

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Il FAI è una fondazione nata nel 1975, con il fine di tutelare e


valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano
e scoprire il patrimonio culturale e paesaggistico nascosto.

Propone itinerari culturali non consueti, capaci di suscitare


meraviglia in chi li vive.
L’attività principale consiste nel prendersi cura dei luoghi speciali
che ha ricevuto in donazione, in eredità o che sono stati concessi
in gestione: boschi e coste, parchi e giardini, castelli e dimore
storiche, ville e abbazie, ma anche piccoli beni dall’alto valore
identitario, come un’edicola storica o l’antica barberia della città.

([Link]

Numerosi sono gli eventi che tutti gli anni il FAI organizza per
far conoscere agli amanti della storia e dell’arte, ma anche della
Natura, le ricchezze del patrimonio italiano.

Svela i segreti e le curiosità di luoghi già conosciuti e promuove i


nuovi restauri di beni dimenticati, che ritornano alla luce.

È il caso della Certosa di Mombracco di Barge e degli affreschi della Cappella


Marchionale di Revello.

BARGE
REVELLO

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BARGE
Barge è un piccolo Comune della provincia di Cuneo ai piedi delle Del Castello superiore invece rimangono pochi ruderi, perlopiù la
Alpi Cozie e situato in una conca del Monte Bracco. cisterna per l’acqua.
Passeggiando per il suggestivo centro storico si può ammirare la
Le sue origini sono molto antiche ma sconosciute. maestosa Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista, decorata
In età pre-romana vide l’insediamento dei Taurini, di cultura con un pavimento di quarzite e affreschi colorati e al cui interno
celtico-ligure, che tra il VII° e III° secolo a.c. occuparono la Valle troviamo una pregevole fonte battesimale del XV-XVI° secolo
del Po, ovvero l’attuale Piemonte. e un organo monumentale della famiglia organara dei Collino,
La prima testimonianza scritta su Barge si trova su un diploma risalente al 1853.
dell’imperatore Ottone III dell’anno 1001.
Proseguendo possiamo apprezzare le antiche case
Nell’Alto Medioevo fu un territorio di notevole rilievo demografico Quattrocentesche e sorridere alla stranezza delle denominazioni
e, per la sua posizione strategica, fu per i secoli a venire regione di alcune vie, quali via Coperta, Via Beneficio, via Terrazzo ecc.,
di contesa per gli eserciti spagnoli, francesi, austro-russi, fino ad incontrare il mercato coperto, recentemente ristrutturato,
napoleonici e piemontesi. o l’incantevole paesaggio del rio Chiappera.
Le bellezze di Barge sono conosciute da tempo.
I signori dell’alta borghesia, perlopiù torinese, frequentavano il Nella frazione di Torriana, invece, è situato il Museo etnografico
paese e i suoi dintorni ameni per le passeggiate e i riposi estivi. “La Brunetta”, che espone pezzi legati al lavoro contadino e alle
Una delle principali attrazioni è sicuramente il Castello inferiore, attività collaterali antecedenti all’avvento della meccanizzazione
oggi ad uso privato, piazzato su uno spuntone, alla confluenza agricola degli anni ’60, nonché a professioni artigianali cadute in
dei torrenti Infernotto e Chiappera, e caratteristico per la sua alta disuso.
torre.

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MOMBRACCO
Il luogo più ricco di storia, tuttavia, è il Monte Bracco, più l’Institut de France a Parigi:
comunemente chiamato Mombracco. “Monbracho sopra Saluzo sopra la certosa un miglio a
piè di Monviso a una miniera di pietra faldata la quale
Barge infatti è rinomata per l’estrazione in Valpellice e Val è bianca come marmo di Carrara senza machule che è
Po della “Pietra di Luserna” (lo Gneiss), ma soprattutto per della dureza del porfido obpiù delle quali il compare mio
l’estrazione sul Mombracco della pietra Bargiolina, meglio maestro Benedetto scultore a impromesso donarmene
conosciuta come Quarzite per via della presenza di quarzo. una tabuletta x li colori. Adì 5 di gennaio 1511.”
(Manoscritto G).
I primi documenti certi che testimoniano il suo utilizzo risalgono
al 1374 circa per concessione di Amedeo VI di Savoia, che dal Le cave di Bargiolina non sono l’unico “tesoro” di Barge.
1363 aveva il dominio su Barge. Il XVII° ed il XVIII° secolo fu Il Monte Bracco ha conservato sulla sua sommità un’antica
il secolo d’oro per le cave del Mombracco, che rifornivano i certosa.
maggiori architetti dell’epoca. Il 5 Ottobre 1248, alcuni Signori di Barge donarono 5 giornate di
Si parla di artisti quali il Guarini, Juvarra, Gallo ed Alfieri, terra (circa 4,7 acri) sul Mombracco al sacerdote Bartolomeo di
che utilizzarono la Bargiolina per abbellire opere che tutt’ora S. Angelo, affinché questi vi costruisse una chiesa.
meravigliano e ammaliano migliaia di visitatori: le torri Guariniane
del Castello di Racconigi, il salone del primo parlamento I fondi tuttavia non furono sufficienti e la chiesa non fu edificata.
subalpino in Palazzo Madama, il Castello di Stupinigi e la Reggia Con il benestare di Giovanni Arborio, vescovo di Torino e grazie
di Venaria, per citarne alcune. ad ulteriori possedimenti e diritti concessi negli anni successivi
Le caratteristiche uniche della Bargiolina erano talmente dal Signore d’Envie e dal Marchese di Saluzzo Tommaso II,
apprezzate da essere conosciuta anche da Leonardo Da Vinci, Bartolomeo tra il 1253 e il 1257 riuscì a far erigere una chiesa
che ne descrisse i pregi in un manoscritto, ora conservato presso dedicata a S. Salvatore, la cui gestione fu affidata ai Benedettini.

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Il sacerdote ebbe anche l‘incarico di costruire altre due chiese: quali ad esempio la rilegatura, la scultura del legno, le miniature e
una dedicata alla Madonna e una a S. Giovanni. la pittura d’icone.
A causa però delle difficoltà economiche e di gestione,
i Benedettini non riuscirono nell’incarico e persero Durante la settimana i padri si radunavano tre volte al giorno in
l’amministrazione anche della chiesa di S. Salvatore. chiesa: per il Mattutino, per la messa conventuale e per i Vespri.
Le domeniche, e i giorni di festa di una certa importanza,
La chiesa di Santa Maria, infatti, fu edificata dopo il 1257 grazie cantavano in coro tutto l’ufficio, prendevano il pasto di
alle elargizioni di Sinibaldo Fieschi di Bagnaria, che fondò anche mezzogiorno in refettorio e avevano una ricreazione nel
un monastero. pomeriggio, tra Nona e Vespri. Infine uscivano in spaziamento
Nel 1274, le due chiese e il monastero furono donate alle una volta la settimana.
monache certosine di Belmonte.
L’Ordine Certosino a Mombracco, però, si insediò solo qualche Lo spaziamento è la passeggiata settimanale durante la quale si
anno più tardi, il 18 marzo del 1282, dopo anni di contesa tra la può parlare liberamente.
Certosa di Belmonte e l’Abbazia cistercense di Staffarda. Aveva luogo il primo giorno libero della settimana, normalmente il
lunedì, se il tempo lo permetteva e se nessuna festa importante lo
La comunità inizialmente contava solo due monaci, ma col impediva. Durava tre o quattro ore e si camminava abitualmente
passare degli anni crebbe e rimase a Mombracco per diversi a due a due, per permettere un colloquio più personale.
secoli fino a circa il 1630, quando la peste ormai si era diffusa
in tutta la regione. Per tutto il periodo di permanenza, i Certosini Ora la Certosa di Mombracco, detta anche della Trappa, è ad
vissero tempi travagliati, dovuti alle continue contese tra vari uso di privati ed è a aperta ai visitatori soltanto alcune giornate
Ordini e Abbazie per la sua amministrazione. all’anno.
Recentemente è stata restaurata la chiesa e i lavori hanno
Gli ultimi che vissero nella Certosa di Mombracco furono portato alla luce degli affreschi raffiguranti una pregevole
un gruppo di frati Trappisti francesi, fuggiti alla Rivoluzione Annunciazione del Cinquecento.
francese, nel 1794. È officiata la prima domenica di agosto (festa di S. Giacomo) e la
Vi rimasero fino al 1802, quando un editto napoleonico ordinò seconda domenica di ottobre (festa dei paesi di Mombracco).
la soppressione definitiva del monastero e costrinse i frati ad
abbandonarlo.
La Certosa di Mombracco ha una struttura fondamentale tipica
delle certose: il fulcro del complesso è una chiesa in pietra,
circondata da piccole casette con una o due stanze, anch’esse in
pietra, che erano le celle dei padri e del priore.
Altre piccole strutture erano adibite ad ambienti della vita
comunitaria: il refettorio, la cucina con un forno, un piccolo
magazzino per il raccolto.

La vita dei Certosini è votata ad una spiritualità di preghiera


contemplativa nel silenzio e nella solitudine e all’obbedienza al
padre priore.
I monaci, nei giorni ordinari, possono lasciare le loro celle
soltanto per recarsi in chiesa e in refettorio.
Ogni abitazione era molto semplice ed austera: un piccolo letto
di legno, un inginocchiatoio per la preghiera, un tavolino per
mangiare e uno spazio per lavorare.
Nelle loro celle, i padri si dedicavano allo studio delle Sacre
Scritture e della Teologia, per poter più facilmente tendere
alla contemplazione; uno studio, dicono gli Statuti, mirato alla
“formazione più solida dell’anima”.
Il lavoro manuale invece forniva la distensione fisica necessaria
alla salute e lo rendeva più idoneo ai suoi doveri spirituali.
Ogni monaco aveva l’obbligo di tener in ordine la sua cella, di
tagliare la legna per l’inverno, di occuparsi dell’orto e del raccolto
e di dedicarsi alla sua specifica mansione: lavori di artigianato

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REVELLO
Altro sito promosso dal FAI, a pochi chilometri da Barge, è la Torre delle guardie con la galleria a doppia porta, il cammino di
Cappella Marchionale di Revello. ronda, una seconda doppia porta e la torre dell’orologio, che era il
campanile di una chiesa quattrocentesca ora distrutta.
Revello, conosciuto soprattutto per l’Abbazia cistercense di Santa
Maria di Staffarda, è un borgo situato ai piedi del Monte Bracco, Il borgo abitato invece offre ai visitatori diverse strutture di valore
come Barge. architettonico e artistico.
Si presume da alcuni resti archeologici, che esistesse un antico La Collegiata è Chiesa Parrocchiale dedicata a Maria Vergine
ed importante insediamento già all’epoca romana, ma visse il suo Assunta, in stile prevalentemente gotico, ma in cui permangono
periodo di maggior autorevolezza solo a partire dalla metà del gli stili romanico e rinascimentali, come il bellissimo candido
secolo XI°. portale marmoreo del 1534, che si staglia sulla facciata in
mattoni rossi.
Il borgo è costituito da un’area abitata e da una fortificata.
Il percorso del borgo fortificato si sviluppa attraverso un Il Palazzo della Dogana, a destra della Collegiata, era la sede
cammino che porta al Castello e al Forte del Bramafam. dell’esattoria delle gabelle nel periodo in cui il marchesato fu
Del Castello ormai rimangono solo alcune rovine, dopo essere sottoposto al dominio francese e fu utilizzato come deposito per
stato distrutto dalle mine dei francesi nel 1642. il sale, che i Marchesi di Saluzzo commerciavano con la Francia.

Il Forte invece conserva i spessi muri scarpati, il terrazzo e un Percorrendo la via principale di Revello, di fronte alla Collegiata,
corridoio con cinque cannoniere periferiche, a difesa del Castello un tempo ricca di botteghe e laboratori di artigiani, si possono
e del borgo. ammirare alcuni piccoli affreschi databili tra il XV° e il XVI°
Al suo interno è presente un locale per i soldati e le munizioni. secolo.
Lungo il cammino che porta al Castello si possono osservare la La via conduce alla torre merlata del mercato coperto, tutt’ora

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utilizzato per il mercato ortofrutticolo, e alla Chiesa di Santo Sulla volta dell’abside è dipinto il sole raggiante, simbolo di
Stefano. Ludovico II e la sua discendenza. Sui capitelli gli stemmi Saluzzo-
Conosciuta come Confraternita del Gonfalone, fu edificata all’inizio Foix dipinti a fogliami.
del Seicento e si distingue dalla altre chiese per la sua facciata Sulla contro-facciata dell’abside si può ammirare una riproduzione
completamente affrescata. del Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Al primo piano del Castello sottano, oggi sede del Comune, si trova Criticata dagli storici dell’epoca, l’affresco mantiene la struttura
la Cappella Marchionale, di architettura tardo-gotica a navata dell’originale con Gesù al centro e gli apostoli ai suoi lati.
unica.
Era la cappella dei Marchesi di Saluzzo e per volere di Margherita di La stanza differisce per la disposizione della porta e delle finestre:
Foix, moglie di Ludovico II, fu interamente affrescata intorno 1519 dietro ai personaggi nell’originale e a sinistra sulla riproduzione,
da pittori di cultura lombarda. inoltre, la copia revellese ha minor profondità prospettica ed è
Erano gli anni della sua maggior influenza e Margherita di Foix quindi meno dinamica.
volle far realizzare un’opera che esaltasse se stessa e il suo casato,
sotto spoglie allegoriche e della pietas religiosa. L’anno esatto di esecuzione e l’artista sono sconosciuti e non ci
sono documenti che rivelino se l’autore sia venuto a contatto con
Le pareti e le volte riportano dipinti con alcuni episodi delle vite dei Leonardo o abbia soltanto visto la sua opera a Milano.
santi protettori dei marchesi, Santa Margherita d’Antiochia sulla
parete di destra e S. Luigi IX di Francia su quella di sinistra. Le
lunette superiori riproducono i ritratti degli Evangelisti e dei Dottori
della Chiesa.
La parte sinistra dell’abside è decorata con affreschi del marchese
Ludovico II e San Luigi IX e la parte destra con Margherira di Foix e
Santa Margherita.

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SANTO STEFANO
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Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017 - photo(s) © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan /
Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

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BOLOGNA
DAL 16 MAGGIO AL 22 SETTEMBRE 2019
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Il progetto Anthropocene è un’esplorazione multimediale che documenta l’indelebile


impronta umana sulla terra: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste
cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di
potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina
australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama
alle cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a
Dandora, in Kenya.

Il progetto ha debuttato in Canada a settembre 2018 con il documentario


“Anthropocene: The Human Epoch” proiettato in anteprima mondiale al Toronto
International Film Festival e con la mostra allestita in contemporanea all’Art Gallery
of Ontario di Toronto e alla National Gallery of Canada di Ottawa - organizzata in
partnership con la Fondazione MAST - e arriva per la prima volta in Europa, al MAST
dal 16 maggio al 22 settembre.

35 fotografie di Edward Burtynsky che illustrano temi quali l’estrazione delle risorse naturali,
le deforestazioni, le grandi infrastrutture di trasporto, il cambiamento climatico, le discariche
e l’inquinamento.
.quattro enormi murales ad alta risoluzione, realizzati utilizzando tecnologie fotografiche
all’avanguardia, che offrono esperienze di visione sorprendenti e consentono agli spettatori
di esaminare nei più minuti dettagli la complessità delle incursioni umane sulla Terra. I
murales sono arricchiti da filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, che consentono
ai visitatori di vivere un’esperienza immersiva, esplorando in dettaglio i singoli scenari
rappresentativi delle teorie dell’Antropocene.

Videoinstallazioni di Baichwal e de Pencier, che favoriscono la comprensione della portata e


dell’impatto del fenomeno con tecniche di ripresa all’avanguardia e forniscono una esperienza
diretta del dominio dell’uomo sul pianeta.

Tre installazioni di realtà aumentata che come avviene per i murales sono accessibili tramite
AVARA, la App gratuita per smartphone e tablet: composte da migliaia di immagini fisse e
assemblate attraverso un processo chiamato fotogrammetria, ogni installazione di realtà
aumentata porterà il visitatore a vivere un’esperienza immersiva grazie ad un’immagine 3D a
grandezza quasi naturale.

Il premiato docufilm “ANTHROPOCENE: The Human Epoch”, codiretto dai tre artisti che
testimonia con un approccio esperienziale un momento critico nella storia geologica del
pianeta, proponendo una provocatoria e indimenticabile esperienza dell’impatto e della
portata della nostra specie. La voce narrante è del premio oscar Alicia Vikander. Il film sarà
distribuito in Italia da Fondazione Culturale Stensen e Valmyn.

Un percorso didattico interattivo, corredato da attività dedicate sia all’infanzia sia


all’adolescenza con - MAST Dialogues on Anthropocene - ricco programma di eventi culturali,
letture, tavole rotonde, proiezioni.

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Carrara Marble Quarries,


Cava di Canalgrande #2, Carrara, ltaly 2016
photo(s) © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

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Il progetto si basa sulla ricerca di un gruppo internazionale di scienziati (Anthropocene Working Group) impegnato nel
raccogliere prove del passaggio dall’attuale epoca geologica – l’Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa – all’Antropocene (dal
greco anthropos, uomo).

La ricerca è volta a dimostrare che gli esseri umani sono diventati la singola forza più determinante sul pianeta.
La terraformazione del pianeta mediante l’estrazione mineraria, l’urbanizzazione, l’industrializzazione e l’agricoltura; la
proliferazione delle dighe e la frequente deviazione dei corsi d’acqua; l’eccesso di CO2 e l’acidificazione degli oceani dovuti al
cambiamento climatico; la presenza pervasiva e globale della plastica, del cemento e di altri tecno-fossili; un’impennata senza
precedenti nei tassi di deforestazione ed estinzione: queste incursioni umane su scala planetaria - argomentano gli scienziati -
sono così pesanti che i loro effetti sono destinati a perdurare e a influenzare il corso delle ere geologiche.

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Clearcut #1, Palm Oil Plantation,


Borneo, Malaysia 2016
photo(s) © Edward Burtynsky, cour-
tesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, To-
ronto.

“Burtynsky documenta questo proliferare di interventi a danno


della natura, sempre più invasivi, e lo fa attraverso la forza
essenziale delle sue immagini e lo sguardo attento su simmetrie,
figure circolari, griglie e linee geometriche pure.

Le opere di grande formato sono un crescendo di forme e colori


e sono affiancate al materiale filmico, realizzato da Jennifer
Baichwal e Nicholas de Pencier, caratterizzato da inquadrature
e tagli che si fondono con l’effetto coinvolgente e crudo delle
immagini al rallentatore.

L’osservatore viene catturato e affascinato esattamente come


avviene, per un ascoltatore, con la Quinta Sinfonia di Beethoven”,
spiega il co-curatore Urs Stahel.

La mostra si compone di diversi elementi tra cui 35 fotografie di


Edward Burtynsky che illustrano temi quali l’estrazione delle risorse
naturali, le deforestazioni, le grandi infrastrutture di trasporto, il
cambiamento climatico, le discariche e l’inquinamento.

Quattro enormi murales ad alta risoluzione, realizzati utilizzando


tecnologie fotografiche all’avanguardia, offrono esperienze di
visione sorprendenti e consentono agli spettatori di esaminare
nei più minuti dettagli la complessità delle incursioni umane sulla
Terra.

I murales sono arricchiti da filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas


de Pencier, che consentono ai visitatori di vivere un’esperienza
immersiva, esplorando in dettaglio i singoli scenari rappresentativi
delle teorie dell’Antropocene.
I filmati evidenziano la sinergia dei medium espressivi che
caratterizza la collaborazione di ampio respiro tra Burtynsky,
Baichwal e de Pencier.
Gli spettatori avranno accesso a questi filmati integrati mediante
la app gratuita AVARA (Apple App Store e Google Play); tablet già
configurati saranno disponibili gratuitamente anche all’interno
del MAST.

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Coal Mine #1, North Rhine,
Westphalia, Germany 2015
photo(s) © Edward Burtynsky,
courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, To-
ronto.

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Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016


photo(s) © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

La mostra include anche videoinstallazioni di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier.

Si tratta di vivide riflessioni sull’Antropocene che, grazie a questo mezzo espressivo, favoriscono la comprensione della portata e
dell’impatto del fenomeno.
Dal tunnel ferroviario più lungo della Svizzera allo storico rogo in Kenya delle zanne di avorio nel 2016, dalle ciclopiche macchine
costruite in Germania alla devastazione senza precedenti della grande barriera corallina, le installazioni di Baichwal e de Pencier si
avvalgono di tecniche di ripresa all’avanguardia per documentare l’evidenza e fornire un’esperienza diretta del dominio dell’uomo sul
pianeta.

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Nel percorso espositivo si trovano inoltre tre installazioni di realtà aumentata che come avviene per i murales sono accessibili tramite
AVARA, la App gratuita per smartphone e tablet (disponibile su Apple App Store e Google Play): composte da migliaia di immagini fisse
e assemblate attraverso un processo chiamato fotogrammetria, ogni installazione di realtà aumentata porterà il visitatore a vivere
un’esperienza immersiva grazie ad un’immagine 3D a grandezza quasi naturale.

È parte integrante della mostra al MAST. il premiato docufilm “ANTHROPOCENE: The Human Epoch” (ANTHROPOCENE: l’Epoca
Umana), codiretto dai tre artisti.

Terzo capitolo di una trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), il film testimonia con un approccio
esperienziale e non didattico un momento critico nella storia geologica del pianeta, proponendo una provocatoria e indimenticabile
esperienza dell’impatto e della portata della nostra specie.

La voce narrante è del premio oscar Alicia Vikander. Il film sarà distribuito in Italia da Fondazione Culturale Stensen e Valmyn.

Makoko #2, Lagos, Nigeria 2016


photo(s) © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

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Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016


photo(s) © Edward Burtynsky,
courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

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Phosphor Tailings Pond #4,


Near Lakeland,Florida, USA 2012
photo(s) © Edward Burtynsky,
courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery,
Toronto.

La mostra si completa con un percorso didattico interattivo,


corredato da attività dedicate sia all’infanzia sia all’adolescenza
con - MAST Dialogues on Anthropocene - ricco programma di
eventi culturali, letture, tavole rotonde, proiezioni.

La mostra Anthropocene è organizzata dalla Art Gallery of Ontario


e dal Canadian Photography Institute della National Gallery of
Canada in partnership con la Fondazione MAST di Bologna.

La mostra, esplorando gli effetti delle attività umane sul Pianeta,


si inscrive nel progetto artistico della Fondazione MAST che dal
2013 conduce una riflessione approfondita sul rapporto tra l’uomo
e il mondo del lavoro attraverso esposizioni di fotografia [tratte
dalla collezione di Fondazione MAST o provenienti da musei,
archivi e raccolte private], che raccontano il settore produttivo, le
comunità dei mestieri e l’occupazione in genere.

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Saw Mills #1, Lagos, Nigeria 2016


photo(s) © Edward Burtynsky,
courtesy Admira Photography,
Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto.

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Edward Burtynsky Jennifer Baichwal Nicholas de Pencier


è uno dei fotografi più conosciuti e apprezzati ha diretto e prodotto documentari per oltre 25 è un documentarista, produttore e direttore di
al mondo. anni. fotografia.
I suoi straordinari scatti fotografici di paesaggi I suoi film sono stati visti in tutto il mondo e hanno Tra i suoi lavori più noti figurano Let It
industriali sono conservati nelle collezioni di ottenuto un gran numero di riconoscimenti Come Down: The Life of Paul Bowles
oltre sessanta musei tra cui la National Gallery nazionali e internazionali, tra cui un International (International Emmy), The Holier It Gets
of Canada, il Museum of Modern Art and il Emmy, tre premi Gemini, e ancora i premi per (miglior documentario canadese al festival
Guggenheim Museum di New York, il Reina Sofia il miglior documentario culturale e il miglior Hot Docs), The True Meaning of Pictures
di Madrid, la Tate Modern di Londra, e il Los documentario indipendente canadese al festival (premio Gemini per miglior documentario
Angeles County Museum of Art, in California. Hot Docs, per opere quali Let It Come Down: The artistico), Hockey Nomad (premio Gemini per
Life of Paul Bowles (1998), The Holier It Gets miglior documentario sportivo), Manufactured
Tra i riconoscimenti conferiti a Burtynsky (1999), The True Meaning of Picture (2002), Act Landscapes (miglior lungometraggio
figurano il TED Prize nel 2005 che ha condiviso of God (2009), e Payback (2012). canadese al TIFF; vincitore del premio Genie
con Bono e Robert Fischell, il Governor General’s come miglior documentario), e Act of God (film
awards in Visual and Media Arts, l’Outreach Manufactured Landscapes ha ricevuto, tra gli d’apertura del festival Hot Docs).
award ai Rencontres d’Arles, il premio Roloff altri, la menzione come miglior film canadese al
Beny Book, e il premio Rogers come miglior film TIFF e il Reel Current Award di Al Gore. È stato produttore e direttore della fotografia
canadese. Il film è stato proiettato in oltre 15 paesi del dei film Watermark e Black Code (presentato
mondo, e il TIFF l’ha incluso tra le 150 opere al TIFF 2016), quest’ultimo da lui scritto e
Nel 2018 Burtynsky è stato nominato Master essenziali della storia del cinema canadese nel diretto.
of Photography a Photo London 2018, e ha 2016. Tra le installazioni di video art, realizzate con
ricevuto la menzione di Peace Patron del Mosaic Jennifer Baichwal, figurano Watermark Cubed
Institute. Il documentario Watermark è stato presentato in presentata al festival Nuit Blanche di Toronto
Gli sono state conferite otto lauree honoris anteprima al TIFF 2013, vincendo il premio della nel 2014, Music Inspired by the Group of
causa. Toronto Film Critics Association, come miglior Seven del 2015 con la band rock Rheostatics,
documentario canadese. nella Walker Court dell’Art Gallery of Ontario,
Da allora è stato distribuito in undici paesi. e l’installazione Ice Forms, parte integrante
Baichwal è membro del consiglio di della mostra di Lawren Harris, esposta all’Art
amministrazione di Swim Drink Fish Canada, e Gallery of Ontario nell’estate del 2016.
del consiglio consultivo della School of Image
Arts della Ryerson University. De Pencier è membro del consiglio di
Dal 2016 fa parte del consiglio di amministrazione di Hot Docs e DOC Toronto.
amministrazione del Toronto International
Film Festival ed è ambasciatrice appassionata
della campagna Share Her Journey, progetto
quinquennale che mira a promuovere e ad
accrescere la partecipazione, le capacità e le
opportunità a favore delle donne, sia dietro la
macchina da presa che davanti all’obiettivo.

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Edward Burtynsky with Jim Panou


on location north of Port Renfrew,
Vancouver lsland, British Columbia
Photograph: TJ Watt, courtesy of
Anthropocene Films lnc. © 2018.

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#INSTAWALKMILANO2019
Autore: Riccardo Audace
Luogo: Porta Ticinese - Milano

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#INSTAWALKMILANO2019
Autore: Adriana Oberto
Luogo: Porta Ticinese - Milano

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#INSTAWALKMILANO2019
Autore: Matteo Mammato
Luogo: Basilica di San Lorenzo - Milano

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#INSTAWALKMILANO2019
Autore: Fabio Salvatore Giordano
Luogo: Basilica di Sant’Ambrogio - Milano

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#INSTAWALKMILANO2019
Autore: Lorena Cannizzaro
Luogo: Basilica di Sant’Ambrogio - Milano

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Maggio 2019

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