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Giroinfoto Magazine n. 54 di aprile 2020 esplora il mondo della fotografia e dei viaggi, offrendo uno spazio per appassionati e professionisti per condividere le proprie esperienze. Il numero presenta reportage su diverse località, tra cui Pier 39 a San Francisco, e promuove la cultura fotografica attraverso articoli e fotografie. La rivista è un punto di riferimento per la comunità di fotografi e viaggiatori, incoraggiando la condivisione di storie e immagini.

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Giroinfoto Magazine n. 54 di aprile 2020 esplora il mondo della fotografia e dei viaggi, offrendo uno spazio per appassionati e professionisti per condividere le proprie esperienze. Il numero presenta reportage su diverse località, tra cui Pier 39 a San Francisco, e promuove la cultura fotografica attraverso articoli e fotografie. La rivista è un punto di riferimento per la comunità di fotografi e viaggiatori, incoraggiando la condivisione di storie e immagini.

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N.54 - APRILE 2020 [Link].

com
N. 54 - 2020 | APRILE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

Pier 39
San Francisco
ALL AMERICAN REPORT

CAEN VINNATUR VAJONT


IL MEMORIALE GENOVA LA DIGA
Di Barbara Lamboley Band of Giroinfoto Di Barbara Tonin

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
2

COME

54
[Link]
APRILE 2020

Giroinfoto Magazine nr. 53


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 53


4

Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è


Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 53


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 54 Issuu
20 Aprile 2020 giroinfoto magazine

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PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
SEGRETERIA E RELAZIONI Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia
Margherita Sciolti
DISTRIBUZIONE: MAST Bologna
Gratuita, su pubblicazione web on-line di SKIRA Editore
RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ [Link] e link collegati. Urbex Team Old Italy
Giancarlo Nitti
Monica Gotta CONTATTI
Adriana Oberto email: redazione@[Link]
Barbara Lamboley Informazioni su [Link]:
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Roberto Giancaterina hello@[Link]

CAPI SERVIZIO Questa pubblicazione è ideata e realizzata


Giancarlo Nitti da Gienneci Studios Editoriale.
Redazione Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Mariangela Boni testi e le grafiche sono di proprietà
Redazione intellettuale della Gienneci Studios © o
Monica Gotta di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Redazione [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Barbara Tonin tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Redazione divieto riprodurli o modificarli anche solo
Barbara Lamboley in parte se non da espressa e comprovata
Redazione autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 53


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

PIER 39

GIROINFOTO MAGAZINE

54
I N D E X

R E P O R TA G E

LA PASSIONE
10 PIER 39
All American Report
Di Cinzia Carchedi
DELLE MAESTRANZE

62
22 VAJONT
La strage della diga
Di Barbara Tonin

38 IL TEMPIO DI POSEIDONE
Atene
Di Adriana Oberto

52 IL CASTELLO DEL GIGANTE


Urbex
Urbex Team Old Italy

URBEX 62 LA PASSIONE DELLE


MAESTRANZE
IL CASTELLO Trapani
DEL GIGANTE Di Luisa Montagna

52
R E P O R TA G E

38
IL TEMPIO DI POSEIDONE

Giroinfoto Magazine nr. 53


7

R E P O R TA G E

22
VAJONT

VIAGGIO IN TERRA SANTA


Israele 72 R E P O R TA G E

VIAGGIO IN TERRA
Di Maddalena Bitelli e Remo Turello
SANTA

72
CAEN
Il Memoriale 86
Di Barbara Lamboley

VINNATUR
GENOVA 102
Band of Giroinfoto Genova

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con: 116
Giuseppe Calogero
Paolo Gentili
Pina Pignatiello

R E P O R TA G E

102
VINNATUR

R E P O R TA G E

86
CAEN MEMORIAL

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Aprile 2020
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10 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

A cura di Cinzia Carchedi

SAN FRANCISCO
Barbara Tonin
Chiara Borio
Cinzia Carchedi
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Giulia Migliore
Mariangela Boni

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 11

Per qualche ora di leggerezza, in un luogo prettamente


turistico, non resta che una visita al Pier 39, un molo con
un pontile in legno che ricorda quello dei pescatori; in
realtà è un complesso commerciale e turistico inaugurato
nell’ottobre del 1978 e concepito dall’imprenditore Warren
Simmons, situato sul bordo del Fisherman’s Wharf e la
Embarcadero Freeway.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


12 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

Benvenuti
nella Baia di San Francisco.
Giulia Migliore Photography Dopo la visita ad Alcatraz (n. 49 della nostra rivista),
ci incamminiamo verso la nostra destinazione e lo
sguardo è attratto dai tram della linea F, vetture storiche
che arrivano da diverse parti del mondo (inizialmente
dismesse da Philadelphia e Milano, poi da Osaka, Mosca,
Porto, Amburgo, Melbourne, Bruxelles, New Orleans, Kobe,
Blackpool).

Ci addentriamo e immediatamente ci assalgono gli odori


di hot-dog, pop corn e leccornie varie, ma soprattutto il
profumo della salsedine: il panorama è mozzafiato!
Sullo skyline Alcatraz, il Golden Gate Bridge e il Bay Bridge
tutti insieme davanti ai nostri occhi, rapiti da questa vista
fantastica e dalle bandiere americane agitate dal vento.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 13

Fabrizio Rossi Photography

Pier 39
Basta abbassare lo sguardo…per chi non avesse
ancora sentito i loro schiamazzi…per vedere -
adagiati sui pontili appositamente costruiti - i leoni
marini, sbadiglianti uno sopra l’altro a spingersi e
scavalcarsi per guadagnare un posto al sole.

Arrivati nel 1990, subito dopo il terremoto di Loma


Pietra, il loro numero è rapidamente cresciuto negli
anni.
La colonia vive qui durante l’inverno e migra verso
sud per la stagione riproduttiva; raggiunse il picco
nell’inverno 2009 toccando i 1701 esemplari.

A studiare, vigilare, aiutare e a far conoscere


sostenendo la vita di questi mammiferi, il Marine
Mammal Center presente al Pier.
Giancarlo Nitti Photography
Ma andiamo verso il centro del molo dove un palco
è adibito a spettacoli vari e poco più avanti il San
Francisco Carousel, una caratteristica giostra
realizzata in Italia, completamente dipinta a mano
con immagini di città californiane che - illuminata
da 1800 lampadine - comprende 32 creature
diverse da cavalcare: i tradizionali cavalli, ma
anche draghi, leoni marini e panda.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


14 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

Pier 39 Giancarlo Nitti Photography

Artisti di strada, saltimbanchi, musicisti


improvvisati rallegrano il molo; al Pier 39
ci sono circa 110 negozi tra abbigliamento,
oggettistica, souvenir, oltre a 14 ristoranti
con piatti soprattutto a base di frutti di
mare freschissimi: un salto ad assaggiare
i gamberi al Bubba Gump Shrimp & Co
Restaurante & Market.

Se vi dovesse capitare provate gli "Shrimper’s


net catch with secret cajun spice", gamberi in
Clam Chowder
salsa piccante serviti in una sorta di scodella
Chiara Borio Photography
in metallo…favolosi!

Oppure optate per Crab House dove, con un


pò di pazienza per la coda, si può scegliere il
panino con crema di granchio o il sandwich
con gamberetti e granchio da gustare
seduti su una panchina con vista incredibile
e vento fra i capelli (e qui di vento ce n’è
in abbondanza) o per esempio una Clam
Chowder di San Francisco, ovvero una zuppa
di vongole servita dentro un bel panino
scavato, ma attenzione: è rovente come la
lava di un vulcano.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 15

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


16 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

Shrimper’s net catch with secret cajun spice


Pier 39
Per gli aficionados, c’è l’immancabile
Hard Rock Cafè.
C’è un’altra simpatica attrazione al
molo: la Musical Stairs; le scale non
sono altro che tasti musicali..quindi
su, salite e scendete fino a creare la
vostra melodia.
E perché non entrare anche
all’Aquarium of the Bay per lasciarsi
incantare dalla fauna oceanica?

Il Pier 39 è un po’ come un luna park


per adulti, affacciato sull'oceano,
che saluterete con sacchetti colmi di
souvenir e il sorriso di un bimbo sul
viso.
Giancarlo Nitti Photography

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 17

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


18 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

Giulia Migliore Photography

Bubba Gump
Shrimp Company
Una piccola parentesi vorremmo dedicarla
al Bubba Gump Shrimp & Co Restaurante &
Market.
L’idea di creare questa catena di ristoranti
è nata alla Viacom Consumer Products,
proprietaria dei diritti del film Forrest Gump e
della catena di ristoranti Rusty Pellican.

Il film ha riscosso un incredibile successo


di pubblico e di critica aggiudicandosi ben
sei Oscar nel 1995, tra i quali miglior film e
miglior attore protagonista a Tom Hanks (nel
ruolo di Forrest).

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 19

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


20 R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO

Giancarlo Nitti Photography

Ricordiamo che, nel film, era stato il compagno Attiguo al ristorante c’è un negozio di merchandising.
d’armi Benjamin Beauford Blue detto “Bubba” a Per gli appassionati del film sarà difficile resistere alla
proporre a Forrest Gump di diventare suo socio, tentazione di portarsi a casa un souvenir: c’è persino il
una volta rientrati dalla guerra in Vietnam, nella peluche a forma di gambero!
pesca di gamberi visto che la famiglia di “Bubba” era
specializzata nella cucina di questi deliziosi crostacei, Mi raccomando, prima di dire “sono un po’ stanchino,
da qui il nome Bubba Gump Shrimp Company. credo che tornerò a casa”, non dimenticate di farvi
immortalare sulla riproduzione della celebre panchina
Il primo ristorante è stato aperto nel 1996 a Monterey con cui si apre il film e da dove Forrest racconta la
(California). sua rocambolesca storia.
Oggi i ristoranti aperti sono 44: 29 negli Stati Uniti, 4
in Messico, 3 in Giappone, 3 in Malaysia, 1 a Londra, La storia di una persona con problemi di
nelle Filippine, Indonesia, Hong Kong e Qatar. apprendimento, un quoziente intellettivo inferiore alla
Il fatto curioso è che non ce ne siano in Alabama, media e problemi di postura che lo obbligano in tenera
nonostante nel film l’azienda avesse sede proprio in età ad indossare degli ingombranti tutori.
questo Stato. Nonostante le premesse non siano delle più
favorevoli, quella di Forrest è una storia che dà
Ovviamente nel menu dominano i piatti a base di speranza, infatti la sua sarà una vita incredibile e
gamberi ma si possono trovare pietanze per tutti i costellata di successi perché, ricordate, “la vita è
gusti, sia a base di pesce che di carne che vegetariani. come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello
che ti capita”.
All’interno del locale i riferimenti al film sono
molteplici: immagini, frasi, riproduzioni di costumi…

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R E P O RTA G E | PIER 39 - SAN FRANCISCO 21

Chiara Borio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


22 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

"Prima il fragore
dell’onda, poi
il silenzio della
morte, mai l’oblio
della memoria"

1963

VAJONT A CURA DI BARBARA TONIN E FABRIZIO ROSSI

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VAJONT 1963 23

1963

VAJONT
Questo è il racconto di un’amena valle delle Dolomiti.
Una storia difficile da scrivere e probabilmente anche da leggere, che narra
della costruzione della diga ad arco più alta del mondo, dello sfruttamento dei
bellissimi laghi bellunesi e pordenonesi e dei loro torrenti.

È una storia soprattutto di persone che sono state sacrificate per gli interessi
di alcuni e di come la Natura alla fine faccia sempre il suo corso, nonostante
l’Uomo cerchi di dominarla.
È il mio contributo per non dimenticare.

unknown (1960)
No Copyright - pubblico dominio

Sara Morgia Photography US Army (1963)


No Copyright - pubblico dominio

Giroinfoto Magazine nr. 53


24 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

IL CONTE VOLPI
E LE PRIME CENTRALI IDROELETTRICHE
Risalendo il corso del fiume Piave, noto anche come “Fiume costruiti altri impianti anche nella zona tra il bellunese e il
sacro alla Patria” per gli eventi accaduti durante la Prima pordenonese.
Guerra Mondiale, si raggiunge il paese di Longarone, L’energia elettrica prodotta avrebbe provveduto
anch’esso considerato “territorio sacro” per la tragedia all’illuminazione pubblica di Venezia.
avvenuta il 9 ottobre 1963, legata alla costruzione della diga
del Vajont, la più alta del mondo nel 1960. In quegli anni, il giovane imprenditore Giuseppe Volpi, già
amministratore di numerose società, le cui più importanti
Ma perché costruire la diga più grande al mondo? Per prevedevano progetti per la costruzione di linee ferroviarie,
spiegarlo, dobbiamo tornare ai primi anni del ‘900, quando aree portuali e sfruttamento di risorse forestali e minerarie
la richiesta di energia elettrica era sempre più in crescita, sia in Italia che all’estero, vede una potenziale fonte di
ma in particolare nel 1917 quando inizia la creazione del guadagno nello sfruttamento dell’energia idroelettrica per
polo produttivo di Porto Marghera, in provincia di Venezia. l’Industria.
Inizialmente in Italia, la produzione dell’energia elettrica
avveniva esclusivamente tramite le centrali termoelettriche Nel 1905 pertanto costituisce una nuova impresa, la Società
a carbone. Adriatica di Elettricità (S.A.D.E.), incorpora La Cellina e altre
La prima fu attivata nel 1883 dalla Edison a Milano. Qualche società minori, e realizza nel 1907-08, a Ponte della Serra
anno più tardi, nel 1895, la medesima società metteva in sul Cismon, la sua prima diga.
funzione la prima grande centrale idroelettrica italiana a Favorita dal regime liberale nella gestione delle risorse
Paderno d’Adda. idriche, nel 1911-13 per conto di S.A.D.E., la Società
La produzione di energia delle centrali sarebbe stata Idroelettrica Veneta (S.I.V.), realizza i primi impianti nel
destinata a illuminare la città. territorio tra il Lago di Santa Croce e il Piave.
Successivamente, con lo sviluppo della rete di trasmissione
nazionale, nel 1900 per opera di una società chiamata
“La Cellina” (dal nome dell’omonimo fiume) vengono

Fabrizio Rossi Photography

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R E P O RTA G E | VAJONT 1963 25

CASSO
Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


26 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

Barbara Tonin Photography

IL VAJONT
L'IDEAZIONE
Lo slancio imprenditoriale porta Volpi, pochi anni dopo, a del Medio Cordevole (centrali di Cencenighe, Agordo e La
partecipare anche al grande progetto per l’esecuzione del Stanga); del Cordevole-Mis-Piave (centrali di Sospirolo,
polo industriale di Porto Marghera. Bivai, Busche, Quero e il serbatoio di Mis); gli impianti di
Fadalto e Nove.
L’energia al porto era fornita principalmente dalle centrali
termoelettriche a carbone e in misura minore da quelle Viene previsto inoltre il potenziamento degli impianti Piave-
idroelettriche, in quanto la capacità idrica del Piave e dei Boite-Maè e nel progetto viene incluso anche il Vajont.
suoi affluenti non riusciva a coprire le necessità in ogni
periodo dell’anno. Il serbatoio formato dalla diga avrebbe raccolto l’acqua
proveniente dagli altri bacini, le cui centrali da sole non
L’energia idroelettrica tuttavia era più a buon mercato e non sarebbero riuscite a soddisfare il fabbisogno di energia
necessitava di importare la materia prima (era il cosiddetto elettrica della parte orientale del Veneto.
"carbone bianco" delle Alpi).
La crescente necessità di energia, il minor costo e i Il lago del Vajont sarebbe pertanto diventato una sorta di
maggiori guadagni che portavano le centrali idroelettriche banca dell’acqua da utilizzare durante i periodi di secca.
spingono la S.A.D.E. a progettare numerosi altri impianti, In questo modo, il “Grande Vajont”, tramite un complesso
sfruttando il Piave, che beneficia del passaggio dolomitico e sistema idroelettrico interconnesso, comprendente 7
dei numerosi importanti affluenti. serbatoi, 4 centrali, oltre 50 km di gallerie, 5 ponti tubo e
condotte forzate, il tutto convogliato verso la vicina centrale
Successivamente, vengono pertanto messi in funzione gli di Soverzene, avrebbe permesso di fornire energia per tutto
impianti dell’Alto Cordevole e del Piave (serbatoi di Fedaia l’anno.
e di Alleghe, centrali di Malga Ciapela, Saviner e Alleghe);

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R E P O RTA G E | VAJONT 1963 27

LA DIGA A DOPPIO ARCO


PIÙ GRANDE DEL MONDO

Il progetto della diga viene affidato all’ing. Carlo Semenza, cubi.


direttore dell'ufficio tecnico costruzioni idrauliche della Il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori
S.A.D.E., il quale aveva già realizzato per la S.A.D.E. Pubblici giunge nel 1943, dopo la valutazione della
numerosi altri impianti nel Triveneto e successivamente in documentazione presentata e della relazione firmata dal
tutto il mondo. prof. Dal Piaz, in cui questi affermava che la zona prescelta
per erigere la diga del Vajont presentava roccia compatta.
Fu infatti considerato uno dei più esperti progettisti e
costruttori di dighe. I rilievi geologici però vennero eseguiti solo in
La diga del Vajont infatti fu costruita a regola d’arte, capace corrispondenza delle spalle della diga e non su tutti i
di resistere a qualsiasi sollecitazione. Cosa non fu calcolato versanti della valle.
allora? Forse perché era periodo di guerra e il Ministero aveva altre
priorità o forse perché la S.A.D.E. era diventata una potenza
Il primo progetto per una diga sul torrente Vajont risale al economica (Volpi era stato prima Ministro delle Finanze del
1925. Governo Mussolini e poi Presidente di Confindustria), non
La valle infatti aveva le caratteristiche morfologiche perfette, furono richieste ulteriori verifiche sul territorio.
in quanto presentava una gola stretta e molto profonda.
L’ipotesi del geologo prof. J. Hug di Zurigo prevedeva la Nel 1948 la S.A.D.E. procede con i primi espropri e nel
costruzione dello sbarramento, in corrispondenza del ponte 1956 viene aperto il cantiere. Inizialmente gli abitanti della
di Casso, che ora non esiste più. Viene scelta invece nel valle vedono in quest’opera la possibilità di rinascere dalla
1929 la proposta del prof. Giorgio Dal Piaz di costruire la devastazione lasciata dalla guerra e, in aggiunta, grazie alla
diga in prossimità del ponte Colomber. diga e a un lago più grande avrebbero beneficiato anche del
turismo.
In quella posizione, si sarebbe potuto realizzare uno
sbarramento più alto (130 m) che avrebbe avuto un invaso Il cantiere, inoltre, stava dando lavoro a centinaia di persone.
di 33 milioni di metri cubi e avrebbe quindi portato un Molti altri, invece, non accettano la modifica della valle e gli
maggiore apporto energetico. espropri sottopagati e creano il Comitato di Erto e Casso a
Il progetto però viene nuovamente cambiato nel 1940. La difesa della valle contro la S.A.D.E..
diga sarebbe stata alta 207 m e il bacino imbrifero così
creato avrebbe avuto una capacità di 50 milioni di metri

Barbara Tonin Photography

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28 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

LONGARONE
Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VAJONT 1963 29

PIANO DI SCIVOLAMENTO
Barbara Tonin Photography

LA DIGA E IL MONTE TOC


Negli anni ’50, la S.A.D.E. viene a conoscenza che in vuol dire “va giù”, tra il monte Salta e il monte Toc e “toc” in
Svizzera stavano costruendo una diga di 285 m. dialetto veneto significa “pezzo” e in friulano “marcio” (da
Data la crescente richiesta di energia elettrica, dovuta anche “patoc”, cioè “zuppo, marcio”).
alla maggior diffusione degli elettrodomestici, nel 1957 la Quei monti infatti, come tutte le Dolomiti, sono formati al
S.A.D.E. decide di apportare l’ennesima modifica al progetto, basamento da rocce calcaree omogenee e, via via verso la
che però verrà autorizzato dal Ministero su valutazione della cima, da un’alternanza di sottili strati calcarei e argillosi.
relazione del 1940, senza ulteriori indagini geologiche. Tale stratificazione fu formata dalla continua e lenta
compressione di depositi sottomarini risalenti al Giurassico,
La diga sarà alta 261,60 m e avrà una capacità utile di 150 dovuta allo scontro della placca Adria (un pezzo d’Africa)
milioni di metri cubi d’acqua a quota di massimo invaso di contro l’Europa.
722,50 m s.l.m. ovvero, da sola, più del doppio della somma
delle capacità di tutti gli altri bacini! Questo scontro deformò e continua tuttora a deformare le
La preoccupazione di chi era contrario alla diga si fa rocce definendo i corpi delle montagne attuali.
più forte, chi invece era a favore comincia ad avere dei Tali forze di compressione sono ancora attive e rendono la
ripensamenti. zona dolomitica ad elevato potenziale sismico.
La presenza di sismi, le molte faglie e pieghe nelle rocce e le
Gli abitanti della valle che conoscevano bene i loro monti, forti pendenze, inoltre, sono tutti elementi che concorrono
sentivano che questa enorme opera non avrebbe portato all’evoluzione anche “repentina” di questi luoghi.
nulla di buono.
Non era luogo per costruire una diga.
Quei monti non erano formati da solida roccia compatta.
La diga veniva costruita sul torrente Vajont che in ladino

Giroinfoto Magazine nr. 53


30 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

CASSO
Barbara Tonin Photography

È il 1959. Viene contattata la stampa, ma solo una giornalista


A pochi chilometri dal Vajont, al lago di Pontesei, si verifica risponde all’appello.
un grave incidente. È Tina Merlin de l’Unità, l’unica che ha avuto il coraggio di
Anche lì c’è una diga progettata dall’ing. Semenza. affrontare il potere del colosso.
Il 22 marzo una grossa frana, con un volume di circa 3 Il presidente della S.A.D.E., nella persona del Conte Vittorio
milioni di metri cubi, precipita dalle falde del monte Castellin Cini, decide di denunciarla per aver pubblicato notizie false,
e dello Spiz, colmando parzialmente l’invaso. atte a turbare l’ordine pubblico.

La frana, cadendo nel lago, solleva un’ondata di 20 metri, I lavori però continuano indisturbati e, con il nuovo progetto,
che travolge l’operaio Arcangelo Tiziani, il cui corpo non è il bacino si sarebbe ingrandito in modo considerevole dopo
mai stato ritrovato. l’invaso.
Nel frattempo, con l’innalzamento della diga si verificano Con un lago così grande i due versanti del Vajont sarebbero
i primi incidenti mortali tra gli operai e aumentano anche stati difficilmente raggiungibili da una parte all’altra.
gli espropri e, tra conflitti e preoccupazioni aumentate per Gli abitanti di Erto e Casso chiedono pertanto di costruire un
l’incidente di Pontesei, i paesi si riuniscono e decidono di ponte pedonale che attraversi il bacino.
rendere pubbliche le manovre della S.A.D.E.. La S.A.D.E. tuttavia si rifiuta giustificandosi che non sarebbe
sicuro, perché il terreno non lo consente!

IL CAOS TRA I GEOLOGI


Una figura importante nella vicenda Vajont è il geologo stimata di 200 milioni di metri cubi di roccia.
Leopold Müller, consulente geotecnico della S.A.D.E.. Il
prof. Müller viene chiamato ad eseguire dei rilievi sul Toc e Successivamente si individuerà che la frana avrà un
sul Salta, in quanto erano state rinvenute numerose crepe andamento in alto a forma di M.
estese e molto profonde. Un altro parere però viene dato anche dal geofisico Pietro
Anche la S.A.D.E. ora cominciava a preoccuparsi. Caloi, il quale riferisce che la costa del monte Toc appoggia
La relazione del prof. Müller va a confutare quella del su un potente substrato roccioso autoctono, la frana se c’è
prof. Dal Piaz, ma viene confermata da quella del giovane riguarda soltanto uno strato superficiale di sfasciume di 20
geologo Edoardo Semenza, figlio dell’ing. Carlo Semenza. o 30 m di spessore, ma sotto è roccia compatta.

I rilievi infatti hanno evidenziato che sotto il monte Toc c’è Un secondo evento disastroso però mette in allerta la
una frana con un fronte di 2 km, una profondità di centinaia S.A.D.E.: il crollo della diga del Frejus in Francia, che ha
di metri, uno sviluppo verticale di circa 600 m e una massa provocato 421 morti.

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LA PRIMA FRANA
DEL TOC
Nel frattempo, alzandosi 60 metri al giorno, la diga è verificato poi essere di 3 km.
terminata. La relazione del prof. Müller era corretta, ma si vedrà in
È il 1960 e una Commissione di collaudo nominata dal seguito che era sottostimata.
Ministero si reca sul posto per una disamina, prima di Caloi decide di ripetere i suoi rilievi e ritratterà la
autorizzare le procedure d’invaso. valutazione precedente: con le forti piogge di quel periodo e
La diga è stata costruita a regola d’arte ed è perfetta. l’immissione dell’acqua nel serbatoio, la roccia ha subito un
Riguardo alle relazioni geologiche, la Commissione opta per rapido processo di degenerazione.
quella più favorevole.
Gli strati argillosi della roccia si erano imbevuti d’acqua
Si procede quindi con le ultime fasi di collaudo, che assorbendola come una spugna ed erano diventati
prevedono invasi del bacino a diverse altezze alternati agli materiale lubrificante per quelli calcarei, agevolando lo
svuotamenti. scivolamento.
Il primo è fissato a quota 600 m s.l.m.. Per il secondo invaso Fortunatamente non ci fu nessun morto o ferito, ma la
la S.A.D.E. viene autorizzata a raggiungere quota 660 m Natura stava dando i suoi primi avvertimenti.
senza svuotare prima il lago. Tina Merlin viene nuovamente chiamata dagli abitanti di
Ma a quella quota non si arriverà. A 640 m s.l.m. si iniziano Erto e Casso, affinché testimoni sull’accaduto.
a sentire forti rumori sordi dalla montagna, compaiono Gli ingegneri della S.A.D.E. si rimettono al lavoro per trovare
macchie giallastre sull’acqua e si verificano piccole frane. una soluzione.
Esattamente com’era accaduto poco tempo prima a Le proposte sono molte ma vengono scartate: far franare a
Pontesei. piccoli blocchi la roccia (si perde capacità e quindi energia
Gli ingegneri della S.A.D.E. tremano e cominciano ad avere elettrica), bloccare la frana con il cemento (troppo costoso),
i primi ripensamenti, ma sono stati investiti troppi soldi e di ... Alla fine si decide di creare una galleria di by-pass sulla
lì a poco sarebbe stata ufficializzata la nazionalizzazione sponda destra del lago, che ha roccia compatta, che colleghi
delle industrie idroelettriche. i due laghi che si formerebbero in caso di caduta della frana.
Bisognava collaudare la diga prima, altrimenti E.N.E.L. non
avrebbe comprato l’impianto. In questo modo l’energia elettrica prodotta dal Vajont è
Il 4 novembre di quell’anno, però, una frana si stacca dal salva. Gli abitanti della valle, però, sono ancora in una
monte Toc e svela una prima parte del fronte a M, che sarà situazione di rischio, ma la S.A.D.E. non se ne cura.

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SALA DI CONTROLLO
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Fabrizio Rossi Photography

LA CATASTROFE
ANNUNCIATA
I lavori per la galleria iniziano e la Commissione di Le scosse di terremoto sono sempre più frequenti e le
collaudo torna di nuovo dalla S.A.D.E. e valida la prima crepe sempre più ampie e profonde.
relazione di Caloi. Ma a queste scosse non viene data la giusta importanza.
Intanto, il processo di Tina Merlin si apre e si conclude in È il gennaio del 1962, l’ing. Semenza, morto a ottobre
sei ore, con la completa assoluzione della giornalista, in dell’anno precedente, viene sostituito dall’ing. Alberico
quanto la frana del 4 novembre era una prova tangibile di Biadene, il suo vice. Pochi mesi dopo se ne va anche il
quanto affermato nei suoi articoli. prof. Dal Piaz e l’ing. Biadene rimane l’unico al comando.
Il Presidente della Provincia di Belluno, Da Borso, tramite
degli incaricati inizia ad occuparsi del Vajont, ma nessuno Nel frattempo, anche le prove su un modello della diga
sapeva della situazione. lungo 40 metri continuano per opera dal prof. Augusto
Ghetti dell'Istituto di Idraulica e Costruzioni idrauliche
Vengono chieste informazioni allora proprio al geologo dell'Università di Padova.
Penta della Commissione di collaudo, il quale riferisce Da due anni, sul modello riempito d'acqua, viene fatta
che la situazione è assolutamente sotto controllo e cadere una frana ghiaiosa in due tempi diversi ravvicinati.
che a Padova vengono fatte anche prove dell’eventuale Stessi materiali e stessa tipologia di frana vengono usati
catastrofe sui modellini in scala della valle. in tutte le prove, senza prevedere altre ipotesi di caduta.
Da Borso non convinto (perché fare prove su modellini La stesura finale della relazione, riporta i seguenti risultati:
se è tutto sotto controllo?) va a Roma, ma non riesce ad se una frana di 200 milioni di metri cubi trovasse l'acqua
avere risposte perché “la S.A.D.E. è uno Stato nello Stato” a 700 m s.l.m., la caduta della stessa provocherebbe
(cit. Da Borso). un'onda di pochi metri superiore al coronamento della
diga (721 m) e colpirebbe le borgate più in basso di Erto e
Tina Merlin nel frattempo continua ad indagare, parla con Casso.
gli operai e i tecnici della diga e prepara un articolo che Se l'acqua fosse a 715 m, invece, provocherebbe
dapprincipio nemmeno l’Unità vuole pubblicare: un'ondata quattro volte più alta, con effetti disastrosi sia
“Una frana di 50 milioni di metri cubi minaccia vita e averi sulle sponde della valle per dilavamento sia a valle della
degli abitanti di Erto”. diga su Longarone e i paesi limitrofi.
Lei però non sapeva che la stima dei geologi, in realtà, era Non furono però mai fatte ulteriori indagini su come
quattro volte maggiore! potesse essere il piano di scivolamento e neanche su
altri tipi di sfaldamento, ad esempio una frana compatta
Nonostante gli accadimenti, la S.A.D.E. continua i lavori rocciosa che scende come un'unica massa, ovvero quello
per terminare la galleria e con gli invasi e svasi del che avvenne pochi mesi dopo.
lago secondo il piano stabilito dall’ing. Pancini, il capo Le ipotesi erano già talmente disastrose così che la
cantiere. Gli invasi sono sempre più alti, fino a quota 680 relazione fu tenuta segreta sia da parte di S.A.D.E. sia
metri, e vengono eseguiti anche senza autorizzazione. dall'Università.

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IL TOC
INIZIA A CEDERE
A marzo del 1963 si concretizza la Nazionalizzazione e a Le prove del prof. Ghetti erano completamente errate. L'ing.
luglio l'E.N.E.L. acquista dalla S.A.D.E. l'impianto Grande Biadene allora dà subito l'ordine di chiudere le saracinesche
Vajont come perfettamente funzionante, lasciandolo ancora dell'acqua, ma la frana continua a scendere.
in custodia a quest'ultima.
Decide allora di abbassare rapidamente il livello del lago
Il collaudo conclusivo della diga però non è ancora stato fino a quota 700 m, ma più l'acqua scende più veloce
fatto, ma poco importa alla S.A.D.E. perché, prima che si scende anche la frana.
concretizzi il passaggio, avrà tutto il tempo per portarlo a Ormai il Toc è impregnato d'acqua al suo interno, la ghiaia
termine. l'ha assorbita e ha reso instabile il Toc, che rimaneva al suo
Procede pertanto con l'ultimo invaso a 715 m, non posto solo grazie alla pressione dell'acqua del lago sui suoi
curandosi della presunta quota di sicurezza a 700 m s.l.m. fianchi.
consigliata da prof. Ghetti, perché ormai la responsabilità La S.A.D.E. comunica immediatamente lo stato di pericolo e
civile e penale, anche pregressa, è dell'E.N.E.L.. la necessità di sgombero degli abitanti del Toc, ma è troppo
L'ultimo invaso ad agosto del 1963 è a quota 712 m, tardi.
mancano solo 3 metri per terminare il collaudo, ma il 2
settembre si verifica una scossa di settimo grado della
scala Mercalli sul Toc.

L'ultimo avvertimento.
Gli abitanti di Erto e Casso chiedono che venga messa in
sicurezza la zona, ma la loro richiesta viene ignorata più
volte.
Il 12 settembre la frana in un unico blocco comincia a
scendere di alcuni centimetri.

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9 OTTOBRE 1963
L'INIZIO DELLA FINE

La sera del 9 ottobre, finalmente, la "quota di sicurezza" di 260 milioni di metri cubi (pari a 800 volte il Duomo di
viene raggiunta, ma non basterà. Milano), con una velocità di circa 90 m/s, si stacca dal
Ormai la discesa della frana si vede addirittura ad occhio Monte Toc portando con sé il bosco, gli animali, le case e
nudo, gli alberi sono inclinati e corrono giù, ma non viene soprattutto vite umane.
dato alcun allarme di evacuazione né ad Erto e Casso né
tantomeno a Longarone. Precipita nell’acqua, va a sbattere sulla sponda opposta e
Perché non c'è tempo. viene sbalzata indietro.
Perché non si vuole creare il panico. I fili dell’alta tensione sono tutti saltati e illuminano il cielo
O forse perché è tutto sotto controllo. come se fosse giorno.
Longarone quella sera è piena di gente, alcuni lavorano, Un boato assordante, come quello di centinaia di aerei,
qualcuno invece già riposa. invade la valle e si fa sentire anche giù a Longarone.
Il bar del paese ha la televisione e alle 22 avrebbero dato la Un’onda di quasi 300 m si alza imponente e punta dritta,
partita del Real Madrid contro i Rangers Glasgow. minacciosa, verso Casso.
Inoltre è centro di ritrovo per tutti i giovani anche dei paesi Fortunatamente sbatte contro le dure rocce del Salta e lo va
vicini. solo a danneggiare.
Longarone è la “Piccola Milano”. Sono salvi! Ma la furia dell’acqua non è soddisfatta,
Immaginiamoli lì al bar, ragazzi, padri e nonni, tre rimbalzata sulle rocce, si divide in due, una parte vuole
generazioni davanti alla tv che si divertono, spensierati. colpire più a monte anche Erto.

Fumo da non vederci quasi e birra, frasi canzonatorie e È sufficientemente alta per spazzarlo dal cielo, ma uno
grasse risate, urla d’incitamento per la squadra preferita. spuntone la blocca.
In strada, le mamme che chiacchierano tra loro, con i Insaziabile allora, deviata dalla roccia, mira i piccoli borghi
passeggini e i bimbi piccoli che fanno i capricci e scappano più in basso e divora Pinéda, Ceva, Prada, Marzana, Lirón,
dalle mani. San Martino, Le Spesse, Fraséign, Il Cristo.
Ragazzini e ragazzine, chi al cinema, chi davanti ad un Ancora non si accontenta e l’altra metà, con 25 milioni
gelato, forse con il primo amore. di metri cubi d’acqua, distrugge gli edifici della S.A.D.E., i
Sono lì, sereni. dormitori con gli operai, i punti di controllo con i tecnici e poi
Forse qualcuno parla della diga o forse no, perché abbiamo punta la diga e la sorpassa.
bisogno di una pausa dalle preoccupazioni ogni tanto.
E poi i responsabili del cantiere hanno detto che possiamo Longarone è al buio.
stare tranquilli. Si sentono da lontano fragorosi boati.
È in arrivo un forte temporale, pensano.
Le loro famiglie sono qui a Longarone. È strano in questa stagione.
Se ci fosse pericolo, le avrebbero fatte fuggire…
Sì, fuggire… Alcuni rientrano in casa, altri continuano a riposare.
Molti se ne sono già andati… Molti escono in strada per capire cosa stia succedendo.
Ma ci hanno detto che è tutto sotto controllo. L’aria si alza, diventa sempre più forte… troppo forte.
Non c’è motivo di preoccuparsi. Cercano di scappare, di ripararsi.
Eppure… Questo vento è troppo forte per essere un temporale, non
smette…
Ore 22.39.
Nello stesso momento, sù nella valle del Vajont, una frana Le prime gocce e sabbia.

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36 R E P O RTA G E | VAJONT 1963

“… poi…un rumore sordo, fondo, la sensazione che


il letto prendesse velocità, una forza spaventosa
che mi prendeva alla schiena, mi piegava in due,
mi schiacciava; la sensazione di essere di gomma,
di allargarmi e poi restringermi, gli occhi diventati
due stelle; una pressione enorme che mi tirava per
i capelli, che mi risucchiava in un pozzo senza fine;
mi inchiodava le braccia al corpo senza possibilità
di muovermi; un gran male alla schiena giù in
fondo; l'impossibilità di respirare…!

Questa forza che mi teneva legata non so a cosa mi


ha fatto arrabbiare! Ricordo di aver pensato:
"No! non voglio lasciarmi andare!", anche se
sembrava la sola cosa da fare.
Ho, con tanta fatica, alzato un braccio, mi sono
toccata la faccia cercando gli occhi, il naso, la
bocca; mi sembrava di essere diventata sottile,
schiacciata, senza spessore; ho alzato le braccia
sopra la testa…cercavo qualcosa da toccare…e
poi…il nero. Nero totale.”

Micaela, sopravvissuta alla strage del Vajont

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R E P O RTA G E | VAJONT 1963 37

La pressione dell’aria, pari a quella di due bombe di


Hiroshima, spinta dall’acqua, dilania le persone e
distrugge Longarone.
L’acqua, poi, spazza via tutto.
Infine, non stanca, l’onda si dirige sia a monte che a valle
del Piave, colpendo anche Rivalta, Pirago, Faè e Villanova
nel comune di Longarone e Codissago nel comune di
Castellavazzo, ridiscende di nuovo verso Longarone e
porta con sé detriti, corpi e resti umani fino alla foce del
Piave.

Tutto si verifica in meno di quattro minuti. Poi tutto è


silenzio.
Sono poco più di un centinaio i superstiti. 1910 i morti, di
cui solo 701 i corpi riconosciuti, 456 i corpi mai trovati,
che ancora giacciono sotto terreni e strade.
Decine i bambini mai nati.
Nessun colpevole.
Non rimangono che fango, calcinacci, il dolore dei
superstiti e l’orrore dei soccorritori.

E il campanile di Pirago.
Ritto sopra le macerie.
Come un dito indice che ci ammonisce e ci chiede di
imparare una volta per tutte per il futuro, ma anche di non
dimenticare il passato.

PIRAGO
Barbara Tonin Photography

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38 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

A CURA DI ADRIANA OBERTO

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 39

Se vi trovate in Grecia e state visitando


Atene, una delle gite più suggestive che
possiate regalarvi è quella al tempio di
Poseidone a Capo Sunio.

CAPO SUNIO
è un promontorio situato sulla punta meridionale dell'Attica
in Grecia, a circa 69 km da Atene.
Su di esso si trovano, in una meravigliosa posizione, i resti di
un tempio greco dedicato a Poseidone, nonché di un secondo
tempio dedicato ad Atena, di cui sono però conservate solo
le fondamenta.

Il primo riferimento letterario a Sunio è nell'Odissea di Omero


(III. 278–285).
La storia racconta che mentre i vari comandanti greci
salpavano da Troia, il timoniere della nave del re Menelao di
Sparta morì al suo posto mentre navigava al largo di “Sunion,
Promontorio di Atene".
Menelao sbarcò a Sunio per dare al suo compagno tutti gli
onori funebri (fu cioè cremato su una pira funeraria sulla
spiaggia).
Il sito era frequentato sin dalla fine dell'VIII secolo a.C.,
come provano i rinvenimenti archeologici, ed Erodoto ci
informa che nel VI secolo a.C. vi si teneva una processione
quinquennale, nella quale i capi ateniesi si recavano al
promontorio via mare su una barca sacra.

Secondo il mito sarebbe il luogo dal quale Egeo, re di Atene,


si sarebbe gettato nel mare; in seguito a questa vicenda al
mare venne dato il suo nome (mar Egeo).

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40 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 41

MAR EGEO
fanciulli destinati al Minotauro.
Il mare Egeo prende il nome da Egeo, re di Atene e padre di Giunto a Creta, Teseo accettò l’aiuto di Arianna, la figlia di
Teseo (a sua volta futuro re di Atene). Minosse, che si era innamorata di lui.
La leggenda narra che Pasifae, la moglie del re cretese La principessa consegnò all’eroe un gomitolo da srotolare
Minosse, generò da un toro un mostro, il Minotauro, dal man mano che s’inoltrava nei meandri tortuosi del
corpo umano e dalla testa taurina. Labirinto, così da non smarrire la via del ritorno; in cambio
Il Minotauro fu rinchiuso nel Labirinto, progettato dell’aiuto prestato, Arianna aveva ottenuto da Teseo la
dall’architetto Dedalo, dal quale era impossibile promessa di essere portata con lui ad Atene e sposata.
uscire.
Soggetti al dominio di Creta, gli Ateniesi erano costretti Ucciso il Minotauro e uscito dal Labirinto grazie al filo di
a pagare un pesante tributo: ogni nove anni dovevano Arianna, Teseo s’imbarcò alla volta di Atene, portando con
inviare sette fanciulli e sette fanciulle in pasto al sé Arianna.
Minotauro. Però ruppe la promessa fattale e l’abbandonò sull’isola di
Nasso (da cui l’espressione “piantare in Nasso”, divenuta
Teseo, venuto a conoscenza della cosa e con l’intenzione “piantare in asso”).
di uccidere l’orrendo mostro e liberare Atene dal peso del La fanciulla, sedotta e abbandonata, maledisse l’eroe
tributo, volle far parte del gruppo delle vittime. ateniese e la sua maledizione colse nel segno.
Prima di partire, promise al padre Egeo che se tutto Teseo, infatti, dimenticò di cambiare le vele come
fosse andato secondo le previsioni, avrebbe comunicato promesso al padre Egeo; questi, avvistata l’imbarcazione
dall’orizzonte il suo successo issando una vela bianca in con le vele ancora nere, credette che il figlio fosse stato
segno di vittoria. ucciso e si gettò dall’alto di una scogliera nel mare proprio
La nave partì come aveva già fatto tante volte: con le vele in prossimità di Capo Sunio.
nere, simbolo di dolore e di lutto per la futura morte dei Da allora il mare prese il nome del re e diventò il Mar Egeo.

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42 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

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SUNIO
era un demo (il demo era una suddivisione del territorio dell’Attica N.d.R.) anche prima della
sua fortificazione nella guerra del Peloponneso.
Il centro dell'insediamento era situato un po’ più a nord del promontorio, tra i moderni
insediamenti di Ano Sunio e Kato Sunio.

Sunio fu fortificata nel diciannovesimo anno della guerra del Peloponneso (413 a.C.) con lo
scopo di proteggere il passaggio delle navi dirette ad Atene, e da quel momento fu considerata
una delle principali fortezze dell'Attica.
La sua vicinanza alle miniere d'argento di Laurio probabilmente contribuì alla sua prosperità,
che divenne proverbiale, ma già al tempo di Cicerone era in decadenza.
Il circuito delle mura può ancora essere rintracciato, tranne dove le rocce naturalmente ripide
offrivano una difesa naturale.

Le mura erano fortificate con torri quadrate di muratura ellenica e racchiudevano uno spazio
di poco più di mezzo miglio di circonferenza.
La parte meridionale dell'Attica, che si estende verso nord dal promontorio di Sunio fino a
Thoricòs a est e Anaphlystus a ovest, è chiamata da Erodoto l'angolo suniaciano.
Sebbene Sunio fosse particolarmente sacro per Atena, Aristofane ci dice che anche Poseidone
vi era venerato.

Sul promontorio esisteva un tempio arcaico, precedente a quello i cui resti sono stati ritrovati,
e che fu probabilmente distrutto durante l'invasione di Serse dell'Attica del 480 a.C.
Dopo la sconfitta persiana nella battaglia di Salamina un’intera trireme nemica venne portata
nel santuario e dedicata a Poseidone.
Il tempio venne ricostruito in marmo probabilmente intorno al 440 a.C. durante la guerra del
Peloponneso, e nel 413 a.C. il sito venne fortificato.

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R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 43

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44 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

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R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 45

OPISTHODOMOS NAOS PRONAOS

IL TEMPIO
Al centro del tempio vi era il naos (la sala del culto),
Il tempio di Poseidone a Sunio fu costruito nel 444–440 una stanza rettangolare senza finestre, simile alla sala
a.C. Ciò avvenne durante l'ascesa dello statista ateniese parzialmente intatta del Tempio di Efesto.
Pericle, che ricostruì anche il Partenone di Atene. Fu
costruito sulle rovine di un tempio risalente al periodo Avrebbe contenuto, ad un'estremità di fronte all'ingresso,
arcaico. l'immagine del culto, una colossale statua in bronzo di
Il tempio era un periptero dorico esastilo, cioè aveva un Poseidone (6 metri) che arrivava al soffitto.
portico frontale con sei colonne doriche. Non lontano dal Tempio di Poseidone ve ne era uno
16 delle 38 colonne sono oggi in piedi (quattro di queste dedicato ad Atena. Fu costruito nel 470 a.C., sostituendo
sono state ricostruite nel 20° secolo). un edificio più antico del VI secolo.
Il tempio di Atena fu demolito nel I secolo d.C. e parti delle
Il tempio ricorda da vicino il tempio contemporaneo e ben sue colonne furono portate ad Atene per essere utilizzate
conservato di Efesto sotto l'Acropoli, che potrebbe essere nel tempio sud-orientale dell'Agorà.
stato progettato dallo stesso architetto.
Come per tutti i templi greci, l'edificio di Poseidone era Il sito inoltre era protetto da una guarnigione di ateniesi e
rettangolare, con un colonnato su tutti e quattro i lati che abitato dalla gente del luogo.
racchiudeva la peristasi. I resti dell'antica città sono appena visibili sul sito e si
Il numero totale di colonne originali del colonnato esterno limitano ad una strada e poche fondamenta di case.
era di 34: 15 colonne rimangono ancora oggi (con
l'aggiunta di 1 su 4 colonne del naos interno). Gli scavi archeologici nel sito furono iniziati nel 1906
Le colonne, di marmo bianco estratto localmente e portarono al rinvenimento di una statua di kouros (il
nell'Olimpo laureotico, erano alte 6,10 m con un diametro Kouros di Sunio) e di un rilievo votivo, oggi conservati nel
di 1 m alla base e 79 cm nella parte superiore. Museo archeologico nazionale di Atene.

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46 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

POSEIDONE
Nella mitologia greca Poseidone (o Posidone)
era il dio del mare, dei terremoti e dei maremoti.
Figlio di Crono e fratello di Zeus, Ade, Era,
Estia e Demetra, Poseidone è uno dei dodici
dèi dell'Olimpo. La sua consorte è la Nereide
Anfitrite da cui ha avuto quattro figli: Tritone, un
essere mezzo uomo e mezzo pesce; Roda, ninfa
marina protettrice dell'isola di Rodi (chiamata
così in suo onore) e sposa di Elio; Cimopolea,
dea minore delle tempeste marine molto violente,
e Bentesicima, dea minore delle onde.

Il simbolo del dio era il tridente e gli animali a lui


sacri erano il cavallo (creato da lui dalle onde del
mare), il toro e il delfino.
Suo epiteto ricorrente è "Enosìctono", cioè
"Scuotitore di terra".
Divinità simili a Poseidone del mondo antico
furono Rodon nella religione illirica, Nethuns
nella religione etrusca e Nettuno nella mitologia
romana.

In suo onore venivano celebrati i giochi Istmici.


Posidone era originariamente il dio dell'acqua
(da cui il suo epiteto di Υαιήοχος, Gaiéokos,
"Possessore della terra", inteso come marito
della Terra ovvero l'acqua che la feconda) e del
terremoto (Ennosigeo, Eννοσίγαιον, Scuotitore
della terra); solo in seguito fu associato al mare.
Questo perché l'ambiente originario dei Greci fu
dapprima continentale.
Poiché la figura di Poseidone è in stretta
relazione sia con il mare sia con i cavalli, e
considerando la lontananza dal mare delle
zone in cui abitavano gli antichi indoeuropei,
alcuni studiosi ritengono che Poseidone
originariamente fosse nato come un dio-cavallo
e che solo in seguito sia stato assimilato alle
divinità acquatiche orientali quando i popoli
greci mutarono la loro fonte di sostentamento
principale passando dalla coltivazione della
terra allo sfruttamento del mare con la pesca e i
commerci marittimi.

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R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 47

Secondo Pausania, Poseidone era uno dei


custodi dell'Oracolo di Delfi prima che Apollo ne
assumesse il controllo.
Apollo e Poseidone spesso si occuparono degli
stessi aspetti delle vicende umane: ad esempio
durante la fase della fondazione di nuove colonie
Apollo, per mezzo dell'Oracolo, autorizzava i coloni
a partire e indicava loro dove stabilirsi, mentre
Poseidone si prendeva cura dei coloni durante la
navigazione verso la nuova patria e procurava le
acque lustrali per celebrare i sacrifici propiziatori
per la fondazione della nuova città.

Poseidone era venerato come divinità principale


in molte città: ad Atene era considerato secondo
soltanto ad Atena, mentre a Corinto e in molte
città della Magna Grecia era considerato il
protettore della polis.
Le celebrazioni in onore di Poseidone si tenevano,
all'inizio della stagione invernale, in molte città del
mondo greco.

I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone


perché concedesse loro un viaggio sicuro e
talvolta come sacrificio affogavano dei cavalli in
suo onore. Quando mostrava il lato benigno della
sua natura, Poseidone creava nuove isole come
approdo per i naviganti e offriva un mare calmo e
senza tempeste.

Quando invece veniva offeso o si sentiva


ignorato allora colpiva la terra con il suo tridente
provocando mari tempestosi e terremoti, facendo
annegare chi si trovasse in navigazione e
affondando le imbarcazioni.
L'iconografia classica di Poseidone lo ritrae alla
guida del suo carro trainato da cavallucci marini o
da cavalli capaci di correre sul mare.
Spesso era rappresentato insieme a delfini e con il
tridente in mano.

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48 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

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50 R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE

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IL TRAMONTO
L’ora che precede il tramonto è forse il momento migliore per visitare il tempio di Poseidone.
Il sole tramonta sul mare e dietro il tempio, che si trova in posizione sopraelevata rispetto
all’orizzonte.

L’accesso al sito archeologico avviene da est e da qui una delle strade porta al sito abitato, i
cui resti sono pressoché inesistenti, da cui si gode di una meravigliosa vista sul mare.
Da qui si procede in salita verso il tempio stesso, che viene avvolto dalla luce dorata del
tramonto man mano che il sole scende.

Adriana Oberto

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R E P O RTA G E | IL TEMPIO DI POSEIDONE 51

Adriana Oberto Photography

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52 URBEX | IL CASTELLO DEL GIGANTE

IL CASTELLO DEL GIGANTE

C’era una volta un bellissimo castello del XIV secolo sperduto in mezzo alla Val Padana.
Inizialmente vi era solo la torre, fatta costruire da un valoroso condottiero italiano per viverci con la sua dolce amata.
In seguito, un gentiluomo facoltoso lo ampliò e lo trasformò in un vero castello in stile neogotico, per poter ospitare la sua numerosa
famiglia nel periodo estivo.
Un luogo incantevole, con affreschi, arredi e giardini stupefacenti. E questo è solo l’inizio della storia di questo glorioso maniero.

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URBEX | IL CASTELLO DEL GIGANTE 53

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URBEX | IL CASTELLO DEL GIGANTE 55

Quest'area comprendeva camere con soffitti alti ed


affrescati, di varie dimensioni, che sono diventate
la biblioteca, il soggiorno e le camere per gli ospiti,
La parte più antica del castello, la torre, è stata la cucina principale, il retro cucina, le scale e la
costruita alla fine del XIV secolo da un valoroso dispensa al piano terra.
condottiero che prese parte alla battaglia di
Marino del 29 Aprile 1379. I concerti ed i ricevimenti venivano tenuti al pian
Le sue truppe erano schierate a difesa di Papa terreno, nell'ingresso principale e nelle sale adiacenti
Urbano VI e, vincendo, liberarono Roma dalla al foyer.
minaccia dell'invasione dei Bretoni, i quali Una piacevole combinazione di pavimenti in marmo,
consideravano Papa Clemente VII il vero capo capitelli in terracotta ed altri particolari tipici del
della Chiesa. XIX secolo, e vetri colorati nella porta centrale ne
facevano una delle stanze più colorate.
Insieme ad Alberico da Barbiano, il condottiero Lo scalone che conduce ad un ripiano da cui partono
sbaragliò i nemici, uccidendo e facendo prigionieri altre due scale conduceva i visitatori al piano di
tutti gli uomini dell'esercito avversario. sopra con i suoi stupendi soffitti ed antiche mappe e
I prigionieri furono fatti sfilare per le strade di disegni del castello appesi al muro.
Roma in catene per celebrare la gloria dei vincitori.
Dopo secoli di esistenza e svariati proprietari, La biblioteca si trovava a sinistra di questo atrio,
nel 2003, la parte più bella della tenuta fu data probabilmente dove si trovava la libreria un secolo
in condivisione ad un’associazione letteraria fa; affreschi che rappresentano Dante, Petrarca,
ed artistica che ci organizzava feste ed eventi Ariosto e Tasso formavano parte della decorazione
(nonché pernottamenti e week end a tema). del soffitto.

Fu l’occasione per la proprietà di far fruttare un


tesoro che sarebbe diventato un peso se non
riqualificato.
L’associazione non occupava tutte le 100 stanze
ma divideva con i proprietari la parte più bella del
castello.

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56 URBEX | IL CASTELLO DEL GIGANTE

E poi ci fu il terribile terremoto del 2012 che colpì


la zona… Il Castello non resse.
Essendo stato costruito per svolgere
principalmente da residenza estiva i muri si
Quando finalmente lo abbiamo trovato.
sono accasciati alla prima scossa ed il risultato
Lo abbiamo scovato in un edificio adiacente, un
è impressionante: da una parte, è rimasto uno
po’ in disparte e pressoché interamente crollato.
scheletro, un’anima svuotata dalla meraviglia che
Si può dire sia un miracolato, l’unico
lo popolava fino a poco tempo prima.
sopravvissuto al terremoto su questa proprietà.
Lui è il Gigante Appeso: un’installazione artistica
Dall’altra parte, sono rimasti, come per incanto,
assolutamente inconsueta sia per il luogo in cui la
dei muri ed alcune stanze ancora intatte che
troviamo, sia per la sua posizione all’interno della
fanno ancora percepire l’atmosfera del tempo che
stanza.
fu e nonostante la pericolosità del luogo, non ci si
Si tratta di una statua gigante fatta di cartapesta
può non soffermare sui suoi bellissimi interni.
resinata e appesa al soffitto con il corpo rivolto
Dopo 122 gradini, dal piano terra alla terrazza, si
verso il cielo.
viene ricompensati con la solenne veduta della
La statua è la raffigurazione di un corpo nudo
fertile campagna circostante, dei parapetti in
maschile.
mattone e del tetto in tegole di terracotta.
E’ appesa al soffitto con un sistema di corde
Dalla terrazza si possono ancora salire 37 gradini
di metallo e si muove con le correnti d’aria che
all'interno di una torre più sottile, chiamata Anna,
attraversano la stanza.
come la moglie del condottiero.
Rimaniamo increduli ed estasiati da tanta
singolarità.
In cima alla torre Anna si sale su di un piccolo
Questa opera d’arte è rimasta custodita
balcone e da questo punto è possibile guardare
all’interno del castello dopo essere stata esposta
le cime degli alberi, il terrazzo e i merli ghibellini
all’Accademia delle Belle Arti di una nota città
della torre sottostante, il parco del castello, il
italiana.
giardino e la chiesa adiacente con il convento.
Si vede che è stata lasciata in affido ai proprietari
Sapevamo che c’era qualcosa di ancora più
o all’associazione culturale che le hanno adibito
intrigante e stupefacente all’interno di queste
una stanza “qualsiasi” all’interno della struttura.
mura e lo abbiamo cercato a lungo…

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58 URBEX | IL CASTELLO DEL GIGANTE

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La favola si chiude così. Usciamo increduli e con impresse immagini bellissime.


Come sempre accade quando concludiamo le nostre esplorazioni, siamo pervasi da
un sentimento di tristezza o, in questo caso, più di rammarico per il fatto che i lavori di
ristrutturazione si siano fermati.
Mancanza di fondi, inagibilità dell’area, non lo sappiamo, ma vedere crollare una bellezza di
quest’entità storica ed artistica è davvero un grande peccato.

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È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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62 R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE

PROCESSIONE
DEI MISTERI
DI TRAPANI
A cura di Luisa Montagna

LA PASSIONE
DELLE
MAESTRANZE
Un anno fa stavo cercando in internet un evento religioso a cui partecipare
per mettermi alla prova come fotografa: la Processione dei Misteri di Trapani
mi colpì per la sua storia.
L’idea era quella di fotografare il backstage della processione, il lavoro
minuzioso di preparazione delle maestranze che precede la Processione che
dura ben 24 ore, tra il venerdì santo e il sabato.
Partii alla volta di Trapani una settimana prima del giorno di Pasqua.

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R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE 63

Luisa Montagna Photography

La processione dei Misteri è la più lunga Ogni gruppo è portato a spalla da non meno di
manifestazione religiosa italiana e tra le più dieci uomini, detti massari.
antiche. Ha evidenti origini spagnole e risale a I portatori conferiscono alla processione uno dei
quasi 400 anni fa. suoi aspetti più significativi: l'annacata.
I Misteri sono venti raffigurazioni artistiche della
Passione e Morte di Cristo, esattamente diciotto Con questo termine si intende il movimento
gruppi, più i due simulacri di Gesù Morto e di impresso al gruppo seguendo le cadenze dei brani
Maria Addolorata. musicali suonati dalle bande.
Un suono caratteristico che accompagna le
Su una base sagomata di legno, la vara, si ergono vare durante il percorso è quello delle ciaccole,
le opere scultoree del XVII e XVIII secolo realizzate strumenti in legno che scandiscono la fermata e la
dagli artigiani trapanesi e rappresentanti scene ripresa dell’andamento delle vare.
evangeliche.
La vara appoggia su cavalletti di legno e questi I Misteri sono custoditi presso la settecentesca
ultimi sono ricoperti, durante la processione, da chiesa barocca delle Anime Sante del Purgatorio
una stoffa nera detta manta. da dove parte la processione nel pomeriggio del
Venerdì Santo.
Le statue vengono addobbate con preziosi Il lungo corteo dopo essersi snodato per le vie
ornamenti argentei ed elaborate composizioni della città e aver trascorso un'interminabile e
floreali, illuminate in modo da far risaltare i tratti affascinante notte, si conclude, sempre nella
del volto, le espressioni di dolore e sofferenza. chiesa del Purgatorio, intorno alle ore 14.00 del
Sabato Santo.

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64 R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE

Luisa Montagna Photography

La processione dei Misteri di Trapani è, indubbiamente, una delle più note


manifestazioni della Settimana Santa siciliana.

Lo è per una serie di ragioni: l’ampia partecipazione di fedeli e di turisti,


la forte connotazione sociale e identitaria apportata dalle maestranze, il
rituale delle passioni che si dispiega nei gesti (le scinnute e le modalità
di trasporto dei fercoli: annacata, vutata, ecc.), nei suoni (le musiche
bandistiche, le acclamazioni), negli imponenti gruppi statuari e nei
complessi apparati festivi.

Come accade in ogni grande festa comunitaria, autentico fatto sociale, le


cerimonie rituali espongono il “come si è stati”, il “come si è” e il “come si
vorrebbe essere”.
Memorie, desideri e realtà nello spaziotempo della festa, dunque del mito,
trovano una soluzione ed un senso.
La festa riafferma il durevole esserci della comunità entro l’unica cornice
realmente e compiutamente legittimante, quella del sacro.

Qui sono tutte insieme presenti, e tra loro inscindibili, dinamiche politiche e
sociali, strategie comunicative, necessità psicologiche, passioni religiose,
tensioni devozionali: chi può mai dire se un fedele compia quel gesto,
pronunzi quella parola, porti quello stendardo, indossi quell’abito solo per
affermare una sua abilità, solo per dar spazio alla sua devozione o solo per
manifestare una sua appartenenza?
Egli, consapevole o meno, è un insieme di tutte queste ragioni.

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R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE 65

I Misteri, infatti, sono sintesi eccellente


di una specifica tipologia celebrativa
di forte marcatura religiosa e laica e di
chiara matrice penitenziale.

Le feste di Pasqua possono sempre


essere considerate momento di
rappresentazione ideale di una società,
della sua storia culturale, economica
e politica, del suo ordinamento e del
suo sistema di valori: la presenza
delle confraternite e delle maestranze
e le funzioni cerimoniali da queste
assunte, i diversi e specifici ruoli
assegnati alle donne e agli uomini, agli
adulti e ai bambini, la struttura degli
itinerari processionali, la successione
dei momenti rituali e il rigido ordine
di precedenza dei sacri cortei sono
alcuni tra gli elementi che denunziano
chiaramente questo fatto.

Anche per tale ragione la festa religiosa


e, in particolar modo la festa di Pasqua,
oltre che momento di affermazione
e condivisione di fede profonda,
diviene per la comunità momento di
esibizione del proprio patrimonio e della
propria memoria, di riconoscimento
e rivendicazione di una specifica
appartenenza: un momento ideale
dunque per conoscere e fare esperienza
dei suoi sentimenti, delle sue certezze e
delle sue speranze.

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66 R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE

Andare in loco una settimana prima della


Processione doveva servirmi per capire le
dinamiche, conoscere i luoghi, vedere la
gente, tastare il polso della situazione prima
del grande evento e soprattutto introdurmi
nelle retrovie per fotografare le persone
all’opera ma…sorpresa!

Il giorno del mio arrivo c’era già una


Processione in corso, un’altra il giorno dopo
ed un’altra ancora il giorno successivo…
Un’unica grande mobilitazione di tutta la
città per tutta la Settimana Santa: uomini,
donne, bambini, anziani, commercianti,
artigiani, lavoratori impegnati nei preparativi
e nelle Processioni in costume.

Tutte le Processioni partono ed arrivano


alla chiesa barocca delle Anime Sante
del Purgatorio dove all’interno si trovano,
schierati, tutti i gruppi statuari.

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R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE 67

Luisa Montagna Photography

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68 R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE

Luisa Montagna Photography

Mi ha colpita in particolar modo il fatto che durante la


settimana le scolaresche arrivavano a frotte a far visita
a questo luogo e le maestre spiegassero ai bambini il
significato delle statue, quasi come se fossero dentro ad un
Museo...ma forse un po’ lo è.

Quando si arriva al giovedì sera, il fermento aumenta


all’inverosimile.
Le statue ed i gruppi dovranno risplendere in tutta la loro
magnificenza per la Processione del grande giorno.
Ed ecco che tutte le vare vengono coperte con le apposite
mante con sopra i loghi dei Ceti ed addobbate con i fiori.
Le statue vengono vestite e ricoperte degli ori e argenti,
tenuti al sicuro per tutto l’anno in apposite cassette,

vengono installati i ceri e le luci, i massari


attaccano le protezioni ai bastoni portanti
che verranno ricoperti di fodere nere e fanno
le prove.
Tutto deve essere pronto, tra poche ore si
comincia.

Sono le 14 del Venerdì Santo. L’emozione e


la tensione dentro alla chiesa è altissima,
si fanno le riunioni qua e là per le ultime
direttive di gruppo.
La chiesa è stracolma di persone: chi guarda,
chi sfila, chi porta.

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R E P O RTA G E | LA PASSIONE DELLE MAESTRANZE 69

Luisa Montagna Photography


Si apre il portone e il rito ha inizio.
Alle prime note della banda, una musica che
ti dà una botta nello stomaco, lo confesso:
ho pianto.
Ho pianto per la tensione, ho pianto per
l’emozione, ho pianto per la musica. Mi resi
conto di essere entrata nello spirito della
festa.

Per tutta la notte la Processione ha sfilato


per la città in un percorso predefinito in
un bagno di folla, accompagnata solo dal
risuonare delle ciaccole, perché di notte le
bande si azzittiscono.

Sono le 14 del Sabato.


Tutte le vare sono rientrate nella chiesa. Un
rientro difficile, sempre con l’annacata, ma
all’indietro.
I massari sono sfiniti, molti sono pieni di cera
colata dalle candele, ma felici. Piangono, si
abbracciano in un abbraccio commovente di
fratellanza, amicizia, condivisione.

La festa è finita, ma molto presto ce ne sarà


un’altra.

Luisa Montagna

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70

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

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71

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

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72 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
IN TERRA
SANTA
A cura di Maddalena Bitelli e Remo Turello

Remo Turello Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 73

L
A GALILEA È LA ZONA A
NORD DELLO STATO DI
ISRAELE, DIVISA DAL PUNTO
DI VISTA AMMINISTRATIVO
TRA ISRAELE E CISGIORDANIA ED

I
È DELIMITATA A EST DAL LAGO DI
TIBERIADE.
L NOME “GALILEA” DERIVA
DALL’EBRAICO (GALIL), CHE
SIGNIFICA “CIRCOLO”.

Questa zona è citata nei Vangeli, e quindi conosciuta dai cristiani, come la
zona in cui Gesù iniziò la vita pubblica e le predicazioni.

A causa delle numerose invasioni che si susseguirono nella storia, il


popolo ebraico della Galilea dovette convivere con altri popoli.
Per tale motivo, gli Ebrei di questa regione non sono mai stati ben visti
dagli Ebrei più ortodossi di Gerusalemme, che denominavano in senso
dispregiativo questa terra “Galilea delle genti”.

La Galilea è la zona più fertile di Israele, dove vengono coltivati fin


dall’antichità l’olivo, la vite, il grano, l’orzo e il lino.
Per visitare tutti i luoghi sacri della Galilea bisognerebbe avere a
disposizione circa due giorni: l’itinerario del primo giorno potrebbe
comprendere il Lago di Tiberiade, il Monte delle Beatitudini, Tabgha, il
Santuario del Primato di Pietro e Cafarnao; il secondo giorno, invece,
Nazaret e il Monte Tabor.

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74 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
Detto anche Mare di Galilea, Lago di Genezaret o
Lago di Kinneret, il Lago di Tiberiade è un bacino di
acqua dolce, diversamente dal Mar Morto che è di

IN TERRA
acqua salata.
Formato dal Fiume Giordano, è situato tra i territori di
Israele e le alture del Golan, in una depressione che

SANTA
si trova a circa 200 metri sotto il livello del mare.

È lungo circa 21 km e largo circa 11, profondo in


media 45 metri; è un bacino pescosissimo, infatti in
queste zone si può assaggiare il pesce San Pietro,
chiamato così a causa delle macchie scure sui lati
del corpo: secondo la leggenda sono le impronte
lasciate dalle dita di San Pietro, apostolo che lasciò
le reti e la pesca per seguire Gesù.

Nonostante in passato sia stato un’importantissima


risorsa idrica del paese, fornendo fino a un terzo
dell’acqua consumata, oggi ne fornisce soltanto una
piccola parte.

Per assaporare la calma delle sue acque e ammirare il


panorama che lo attornia, vale la pena effettuare una
traversata in battello della durata di circa un’ora.

A Ginosar, villaggio nei pressi di Tiberiade, sorge


l’Yigal Alon Museum, un museo dedicato alla storia
della Galilea dai tempi antichi fino ad oggi.
All’interno è esposta la “barca di Gesù”,
Remo Turello
Maddalena Bitelli
Photography
Photography un’imbarcazione così chiamata perché risalente al
I sec. d. C. che anticamente veniva utilizzata per la
pesca e per il trasporto delle persone.

Fu ritrovata nel 1986, ben conservata dal fango che la


ricopriva, grazie ad un periodo di siccità che abbassò
notevolmente il livello delle acque del lago.
Si tratta di una barca composta da 12 tipi di
legno differenti, probabilmente fu utilizzata per un
lunghissimo periodo e quindi sottoposta a numerose
riparazioni.

Remo Turello Photography

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RR
EPEP
OORR
TATA
GGE E | | VIAGGIO
IL VILLAGGIO
IN TERRA
LEUMANN
SANTA 75

Maddalena Bitelli Photography

Il Monte delle Beatitudini è un’altura di circa 150 metri sul livello del Lago di Tiberiade.
Sulla cima si trovano un convento di suore francescane e la Chiesa delle Beatitudini.
L’edificio di base ottagonale è stato progettato dall’architetto Barluzzi nel 1937; la pianta della base deriva dal
numero delle beatitudini citate da Gesù nel discorso della montagna riportato nei Vangeli.

La chiesa è circondata da un porticato e da un giardino, immersi nel silenzio, che invitano alla meditazione e da
cui si può ammirare un meraviglioso panorama sul lago.
Percorrendo i vialetti del giardino, i visitatori possono leggere delle targhe che riportano le beatitudini in diverse
lingue.

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76 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Remo Turello Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 77

VIAGGIO
IN TERRA
SANTA
Poco lontano dal Monte delle Beatitudini, sulle rive del lago, si
trova Tabgha, luogo dove viene ricordato l’episodio evangelico della
“moltiplicazione dei pani e dei pesci”.

L’attuale chiesa, affidata ai Benedettini tedeschi, sorge sui resti di una


basilica bizantina di cui si sono conservati i bellissimi mosaici che ne
costituivano la pavimentazione.

(nelle foto: un nilometro, uno strumento a forma di torre usato


nell’antico Egitto per misurare le piene del Nilo, e un fenicottero che lotta
con un serpente).

Remo Turello Photography

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78 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
Poco distante dal santuario di Tabgha, in direzione
di Cafarnao, si incontra il Santuario del Primato di
Pietro.

IN TERRA
In questo luogo la tradizione cristiana ricorda
l’episodio del conferimento a Pietro, da parte di
Gesù, del primato tra gli Apostoli e della Chiesa, oltre

SANTA
che gli episodi della pesca miracolosa e della terza
apparizione di Cristo risorto ai discepoli.

Scavi effettuati nel 1968 da parte dei francescani


riportarono alla luce una cappella d’epoca bizantina
del IV secolo, che venne distrutta durante le invasioni
persiane e arabe; la chiesa attuale fu costruita dai
francescani nel 1933.

Al centro della chiesa si trova una roccia,


anticamente chiamata “Mensa Christi”, che la
tradizione afferma essere quella su cui Gesù,
dopo la pesca miracolosa, preparò da mangiare
ai suoi discepoli e conferì il primato a Pietro.

A chiusura dell’itinerario del primo giorno


in Galilea, consigliamo di visitare la città di
Cafarnao, dove si dice che Gesù visse ospitato a
casa di Pietro e iniziò la sua predicazione.

Molto probabilmente la sua costruzione risale


all’epoca ellenistica, come testimoniano i reperti
archeologici.
Al tempo di Gesù doveva trattarsi di una città
importante, con una guarnigione militare e un
posto di dogana; la sua importanza derivava
anche dalla sua posizione sulla strada che
collegava Gerusalemme a Damasco.

Oggi sono visitabili la sinagoga, risalente al


IV secolo e fatta costruire dai romani dopo la
seconda rivolta giudaica, e il Memoriale di Pietro,
costruito nel 1990 con una forma che vuole
ricordare una nave (in ricordo della barca di
Pietro e simbolo della Chiesa).
Oltre questi due monumenti, si possono
osservare gli scavi delle insulae di case della
città antica: si pensa che ogni agglomerato di
case, costituisse un quartiere abitato da un clan.
Le case avevano muri a secco ottenuti con pietre
di basalto, che potevano raggiungere i tre metri
d’altezza; al centro c’erano dei cortili dove erano
posti due o tre focolari per cuocere le vivande.
Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 79

Maddalena Bitelli Photography

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80 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Il secondo giorno il nostro itinerario inizia


da Nazaret, con la visita della Basilica

VIAGGIO
dell’Annunciazione.
Il nome della città significa “la fiorita” ed è un
importante luogo della spiritualità cristiana, in
quanto è a Nazaret che l’Arcangelo Gabriele

IN TERRA annunciò a Maria la nascita di Gesù.

La basilica è stata costruita dall’architetto Muzio

SANTA
negli anni Sessanta e sorge sul sito dove esisteva
una chiesa francescana, a sua volta costruita sui
resti di edifici bizantini e paleocristiani.
Sulla facciata, in pietra bianca e rosa, sono
riportate le parole dell’Angelus: “L’angelo del
Signore portò l’annuncio a Maria” e “Il Verbo si
fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

La chiesa è costituita da due diversi livelli: la parte


inferiore, dove si trova la grotta dell’annunciazione
con l’iscrizione in latino “Qui il Verbo si è fatto
carne” che fa memoria dell’evento sacro, e la parte
superiore, sormontata dalla grande cupola alta
oltre 40 metri.
Nelle cappelle laterali della chiesa superiore e sui
muri del cortile che circonda tutta la basilica, si
trovano mosaici e quadri che ricordano l’episodio
narrato dai Vangeli.

Un’opera qui custodita e ricca di significato è una


Madonna realizzata con i metalli delle armi delle
guerre, che fu regalata dagli Stati Uniti.
La città vanta un importante Museo Archeologico
disposto su una vasta area esterna e nel Palazzo
Vescovile, che ospita numerosi reperti venuti alla
luce in seguito agli scavi effettuati dai Francescani
per costruire la nuova basilica.
Tra questi sono presenti vasi, anfore, ceramiche,
pentole e altri oggetti che vanno dall’età del
Bronzo, al periodo del Ferro fino all’epoca romana.

Il Museo conserva anche numerosi elementi


architettonici delle chiese precedenti, da mosaici a
marmi a pietre con incisioni.
Sono custoditi cinque capitelli di epoca crociata
che riproducono storie di Gesù e di Pietro.
Un esempio è il Capitello di San Tommaso: al
centro Gesù risorto mostra il costato all’incredulo
Tommaso e ai lati una coppia di apostoli.

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 81

Maddalena Bitelli Photography

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82 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 83

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84 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
A nord di Nazaret troviamo la Fontana della Vergine
che gli arabi chiamano Ait sitti Mariam all’esterno
della Chiesa di San Gabriele.

IN TERRA La chiesa fu costruita nel 1750 dai Greci-Ortodossi e


scendendo nella cripta si vede scorrere l’acqua della

SANTA
sorgente presso la quale Gesù si recava da bambino
con sua madre a prendere l’acqua.
Ultima tappa dell’itinerario nella regione della Galilea,
è il Monte Tabor, che raggiunge i 588 metri sul livello
del mare.

Per raggiungere la cima si deve percorrere Il clima della Terra Santa è in generale caldo, per lo più
un sentiero di un’ora di cammino, oppure secco, in tutti i periodi dell’anno.
optare per i pulmini guidati da locali che Tuttavia, occorre considerare le particolarità naturali di
accompagnano i visitatori su per la strada alcuni luoghi.
stretta e piena di curve.
Ad esempio, il Lago di Tiberiade è esposto tutto l’anno a
Una volta arrivati a destinazione, si può venti freddi provenienti dall’Hermon a Nord; è soggetto
visitare la Basilica della Trasfigurazione, inoltre a cambiamenti repentini delle condizioni
costruita dall’architetto Barluzzi nel 1924. metereologiche, anche nell’arco di una sola giornata.
A destra e a sinistra dell’entrata si ergono Altre zone, come quella del Mar Morto, che si trova 400
due torri, costruite su due cappelle metri sotto il livello del mare, sono caratterizzate da clima
preesistenti, affrescate in ricordo dei principalmente torrido e umido; Gerusalemme, invece, che
profeti Elia e Mosè. si trova a mille metri d’altitudine, in inverno ha un clima più
In questo luogo la tradizione cristiana freddo
vuole ricordare l’episodio della .
trasfigurazione di Gesù che salì sul Dunque, cosa mettere in valigia per un viaggio in Terra
monte e si rivelò nella sua vera forma ai Santa? Il classico abbigliamento “a cipolla”! In inverno
discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo: non soprattutto.
solo uomo, ma anche Dio.

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 85

Remo Turello Photography

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86 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Raccontare la
seconda guerra Mondiale e il
D-Day in modo completo ed efficace non è
semplice.
E’ stata una guerra talmente complessa e ricca
di avvenimenti che renderne un’immagine reale
risulta difficile.
Siamo nel cuore della Normandia, a due passi dalle
spiagge dello sbarco, e lì, dal 1988, sorge il Memoriale
di Caen; Uno spazio di 32000 mq interamente
dedicato alla storia del XX secolo sul tema della
fragilità della pace.
L’idea di un museo per la pace è venuta al sindaco di
Caen, Jean Marie Girault, nel 1969.
Nel 1986, fu posata la prima pietra nel luogo in cui
sorgeva il commando del Generale Wilhelm Richter,
comandante della 716a divisione d’infanteria tedesca durante
lo sbarco in Normandia. L’inaugurazione avvenne nel 1988 in
presenza del presidente della Repubblica Francese François
Mitterrand.
Il Museo per la Pace custodisce una collezione di più di 8.000
oggetti e 100.000 documenti riguardanti la Seconda
Guerra Mondiale in Europa.
I percorsi sono organizzati in modo crono-tematico e lasciano uno spazio
particolarmente ampio all’olocausto.

L’ingresso principale è costeggiato da una serie di bandiere delle principali nazioni che
hanno preso parte alla Battaglia di Normandia mentre dall’altra parte si trova una vetrina con le
prime 12 pietre estratte dal suolo da ognuna delle Nazioni coinvolte.
Il Museo si divide in due ali principali: “Il mondo prima del 1945” e “Il mondo dopo il 1945”.

A cura di Barbara Lamboley

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 87

Barbara Lamboley Photography

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88 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Barbara Lamboley Photography

Il mondo prima del 1945


Dalle origini della Seconda Guerra Mondiale alla fine
della guerra, questo primo percorso racconta e spiega
quello che fu la prima metà del XX secolo.

La sconfitta della pace:


Dal bilancio catastrofico della fine della prima
guerra mondiale al 1939, la prima parte mostra il
concatenamento di cause effetti che hanno preceduto
la Seconda Guerra Mondiale in Europa e in Asia.
Questo primo percorso termina con l’invasione della
Polonia nel Settembre del 1939.

La strana guerra,
da Settembre 1939 a Maggio 1940:
E’ la presentazione dell’inizio della guerra con 3 chiavi
di lettura differenti: francese, inglese e tedesca.

La Francia degli anni bui:


Questo spazio illustra la vita quotidiana dei Francesi
dopo la sconfitta della Francia, le diverse forme di
collaborazione e di resistenza dal 1940 al 1945.

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 89

Barbara Lamboley Photography

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90 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Guerra Mondiale, Guerra totale -


Dalla guerra europea alla Guerra
Mondiale:
1941: la Germania lancia l’operazione Barbarossa
contro l’Unione Sovietica e il Giappone attacca Pearl
Harbor. Russi e Americani raggiungono quindi gli
Alleati nella lotta contro i paesi dell’asse: il conflitto
diventa mondiale.

Genocidio e violenze di massa,


sterminio degli ebrei in Europa:
La shoah, i centri di concentramento e di sterminio,
la deportazione degli zingari, violenze dell’esercito
giapponese…
E’ in questo clima di violenza inaudita che sono stati
perpetrati i peggiori atti criminali di guerra in Europa
ma anche in Asia tra il 1937 e il 1945.

La guerra totale:
Nella guerra totale, la società intera è coinvolta nel
conflitto: partecipa alla guerra, subisce le deportazioni
e i bombardamenti.
Il nemico, distrutto dalla propaganda, è solo un
obiettivo da distruggere.

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Barbara Lamboley Photography

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92 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 93

Barbara Lamboley Photography

I popoli di fronte alla guerra:


Questa sala rende l’idea di come gli uomini, civili e
militari, hanno vissuto e percepito gli anni della guerra.

Riconquista e liberazione:
Tra combattimenti, bombardamenti massicci delle
città, guerra civile e rappresaglie contro le popolazioni,
le guerre di liberazione mettono fine in modo
progressivo alla devastazione dell’Europa e dell’Asia,
entrambe stremate dalla guerra.

Bilancio e uscita dalla guerra:


Questa parte fa il bilancio umano e materiale della
guerra di dimensioni planetarie che ha sconvolto il
mondo e ha fatto perdere all’Europa il suo potere e
la sua immagine di fronte agli Stai Uniti e all’Unione
Sovietica, i grandi vincitori del conflitto.

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94 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Barbara Lamboley Photography

Lo sbarco in Normandia:
Questo spazio è interamente dedicato allo
sbarco degli alleati in Normandia, episodio
cruciale alla liberazione dell’Europa.
Poca gente quanto abbia sofferto la Normandia,
dopo il 6 Giugno 1944.

Un terzo dei 60.000 civili francesi ammazzati


durante la seconda guerra mondiale erano
normanni; distruzione delle città, bombardamenti
massicci, battaglie feroci, sofferenza dei civili,
fuga dai tedeschi…

La raccolta eccezionale di testimonianze dei


civili e soldati fa capire al visitatore l’intensità
della battaglia. Ad illustrare in modo esaustivo la
battaglia, il film di 19 minuti intitolato “La terrible
bataille de Normandie” ovvero “La terribile
battaglia di Normandia” montato a partire
da immagini di archivio tedesche, francesi,
canadesi, britanniche e americane; dà allo
spettatore un’immagine concreta della durata
e della violenza dello sbarco e della battaglia di
Normandia, iniziata il 6 giugno 1944 e finita col
bombardamento di Le Havre a Settembre del
1944.

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 95

Barbara Lamboley Photography

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96 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Barbara Lamboley Photography

Il racconto dello sbarco in Normandia dal punto di vista di


Robert Capa
Il 6 giugno 1944 è conosciuto come il D-Day, il tragico Fortunatamente nell’ultimo rullino rimasto si
giorno dello sbarco in Normandia, un evento epico e salvarono 11 fotografie che vennero immediatamente
tragico che ha cambiato il corso della storia. battezzate “Magnificent Eleven“.

A fianco delle migliaia di soldati pronti ad invadere la Queste 11 immagini abbastanza sfuocate ispirarono
spiaggia di Omaha Beach c’era Robert Capa, fotografo anche Steven Spielberg a girare il film “Salvate il
ungherese, chiamato a documentare le fasi delicate soldato Ryan” e sono le UNICHE fotografie al mondo
dello sbarco assieme a pochi altri fotografi che però che documentano il giorno dello sbarco a Omaha
non riuscirono a documentare quasi nulla o morirono Beach!
sul campo.

Armato di due fotocamere Contax II, il fotografo


Robert Capa documentò il secondo assalto a Omaha
Beach, definito poi uno dei più intensi reportage di
guerra di tutti i tempi.
Capa riuscì a scattare 106 fotografie del D-Day che
vennero inviate immediatamente a Londra nella sede
di Life, la rivista per la quale lavorava Robert Capa.

I 4 rullini inviati vennero immediatamente sviluppati


ma un giovane assistente, dalla fretta, si dimenticò
di accendere la ventilazione dell’essicatore con cui
venivano asciugati i rullini e purtroppo 3 su 4 vennero
buttati via!
Robert Capa Photography

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 97

“Il mare era gelido e la


spiaggia ancora lontana
un centinaio di metri.
Mentre intorno a me
fioccavano proiettili che
bucavano l’acqua, mi
diressi verso la barriera
d’acciaio più vicina.

Ad un soldato venne la
stessa idea e per alcu-
ni minuti dividemmo
insieme quella specie di
rifugio. […]

Era ancora troppo


grigio e troppo plumbeo
per scattare buone foto, Barbara Lamboley Photography
ma il colore plumbeo
dell’acqua e del cielo
rendevano molto carichi
d’effetto quei piccoli uomini che cercavano di evitare gli assurdi ostacoli antinvasione
inventati dal trust di cervelli di Hitler. […]

Mi fermai per alcuni scatti in più e feci appello a tutto il mio coraggio per l’ultimo
balzo verso la spiaggia. […]

La pendenza della spiaggia ci garantì un po’ di protezione dai colpi delle mitraglia-
trici e dei fucili per tutto il tempo che restammo in quella posizione, ma l’alta marea
ci spingeva continuamente contro le barriere di filo spinato, dove il fuoco delle armi
sembrava festeggiare l’apertura della stagione turistica”

Robert Capa

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98 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Barbara Lamboley Photography

Il mondo dopo il 1945


Questa parte racconta gli avvenimenti successi nel una bomba atomica americana dimostrano la
mondo dalla fine della seconda Guerra Mondiale sfrenata corsa all’armamento in generale ma in
alla caduta del muro di Berlino, cioè illustra tutta la particolare all’armamento nucleare dei due fronti.
seconda metà del XX secolo. Regna un equilibrio del terrore.

Il faccia a faccia ideologico:


Evocazione dello scontro tra due mondi, immagini Berlino in mezzo alla guerra
della vita quotidiana e della propaganda ma anche
delle contestazioni e della repressione. La divisione fredda:
tra est e ovest è ormai reale. La città di Berlino è diventata il simbolo della Guerra
Fredda, il simbolo di tutti gli antagonismi Est-Ovest.
Le crisi della guerra fredda: Divisa da Luglio 1945 tra Stati Uniti, Gran Bretagna,
Francia e Unione Sovietica, la capitale tedesca ha
Rappresentazione della crisi dei missili di Cuba
attraverso i resti di un aereo abbattuto dagli americani conosciuto periodi di forte tensione prima e dopo la
nel 1962; la crisi dei missili di Cuba è un susseguirsi di divisione in due, nell’agosto del 1961.
eventi avvenuti dal 16 al 28 ottobre 1962 e che hanno
visti protagonisti gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. A partire da questa data, Tedeschi dell’Ovest e
Tedesco dell’Est vivono separati da un Muro e questo
La causa principale della crisi è stata determinata fino alla sua caduta, il 9 novembre del 1989.
dal posizionamento sull’isola di Cuba di una serie di
missili sovietici puntati in direzione degli stati uniti. Concepito attorno a pezzi di muro ricoperti di scritte
Questa crisi ha portato i due fronti a sfiorare una dai berlinesi, questo spazio di 400 mq presenta al
guerra nucleare. pubblico oggetti e film che raccontano la vita prima e
dopo la caduta del Muro.
L’equilibrio del terrore:
Un autentico Mig-22 sovietico, un missile francese,

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 99

Barbara Lamboley Photography

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100 R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN

Barbara Lamboley Photography

l bunker sotterraneo,
posto di comando del Generale Richter
Fino al 2013, la Galleria dei Premi Nobel per la
Pace era installata nell’ex posto di comando del
Generale Richter, comandante della 716a divisione
d’infanteria tedesca durante lo Sbarco e la Battaglia di
Normandia.

In questo luogo, il Memoriale di Caen celebrava alla


sua maniera le personalità e organizzazioni che si
erano battute per la Pace.
Da Gennaio 2014, la scenografia è stata
completamente rivisitata e il bunker ospita una
mostra permanente che spiega la storia del sito e
dell’occupazione tedesca e della resistenza.

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R E P O RTA G E | MÉMORIAL DE CAEN 101

Barbara Lamboley Photography

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102 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

A cura di Monica Gotta

2020
Magazzini del Cotone
Porto Antico
GENOVA

Monica Gotta
Stefano Zec

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 103

Monica Gotta Photography

Nella cornice del Porto Antico, il 23 febbraio 2020 è stata inaugurata la


manifestazione VinNatur 2020, organizzata dall’Associazione Viticoltori
Naturali.

Dopo la nostra visita alle 5 Terre, uno Questo evento doveva essere l’apertura della Genova Wine Week,
dei territori liguri più conosciuti sia a iniziativa condivisa con l’Associazione Papille Clandestine, durante la
livello turistico, sia per le eccellenze quale erano previsti diversi appuntamenti dedicati alla produzione di
enogastronomiche, torniamo nuovamente vino.
Purtroppo, dal 24 febbraio 2020, in ottemperanza all’ordinanza regionale
a parlare di vino.
relativa a misure di contenimento sanitarie, tutti gli eventi sono stati
cancellati, compreso il Genova Wine Festival che il 1 marzo avrebbe
Vedasi reportage sul n. 50 di Dicembre 2019
chiuso la settimana del vino … "che ha come protagonista il “vino dei
genovesi”: ciò che si beve oggi e ciò che si è sempre bevuto in questo
territorio, storicamente legato alle rotte commerciali e alle culture che si
sono incrociate sotto la Lanterna".
(cit. [Link]

Per addentrarsi al meglio nell’atmosfera della manifestazione, a


partire da venerdì 21 febbraio, in centro città erano state organizzate
serate in alcuni locali genovesi in cui i viticoltori di VinNatur si erano
immedesimati nella veste di osti per fornire approfondimenti riguardo la
loro produzione vinicola e le caratteristiche uniche che rappresentano i
loro prodotti e le loro aziende.

L’edizione 2020 ha riunito più di 100 vignaioli provenienti da Italia,


Spagna, Francia e Slovenia.

Il nostro magazine ha avuto la possibilità di assistere alla giornata di


apertura ed effettuare interviste ad alcuni viticoltori aderenti all’iniziativa,
dalle quali è emersa una grande passione e dedizione.

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104 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

L’ASSOCIAZIONE
VinNatur promuove l’unione dei vignaioli che producono vini agendo nel rispetto del territorio, delle viti, dei cicli naturali,
limitando l’uso di agenti chimici e della tecnologia in genere, sia in vigna, sia in cantina.

L’Associazione sostiene la ricerca scientifica e divulga la conoscenza delle tecniche naturali e innovative, grazie anche alla
pubblicazione della rivista semestrale VinNatur Magazine, edita dal 2019.

Da segnalare che VinNatur ha prodotto un disciplinare di produzione del vino naturale, grazie alla collaborazione con una
società italiana leader nella certificazione volontaria e nei controlli regolamentati, Valoritalia, la quale “nasce come società di
certificazione dei vini a Denominazione d’Origine, Indicazione Geografica e dei vini con indicazioni del vitigno e/o dell’annata.
Garantisce la tracciabilità del prodotto dal vigneto alla commercializzazione”

I tecnici coinvolti in quest’attività sono professionisti che, per svolgere al meglio le loro mansioni, hanno ricevuto in aggiunta
una formazione specifica sul protocollo di VinNatur, al fine di farlo rispettare.
I controlli, svolti direttamente in loco, pongono particolare attenzione alla gestione del vigneto e alle tecniche agronomiche
adottate dai produttori.

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 105

IL VINO NATURALE
Il protagonista delle giornate genovesi è il vino, per la controversie non mancano, in quanto non esiste ancora una
precisione il vino naturale. vera definizione e un disciplinare condiviso.
Come in altri settori, il ritorno “al naturale” nasce come Proprio per questo motivo nel mondo del vino naturale si
reazione alle produzioni industriali che si pensa abbiano auspica la stesura di un disciplinare rigoroso, supportato
impoverito i terreni e trasformato questo prodotto da criteri scientifici, che indichi una via precisa ai produttori
d’eccellenza italiana, oltre al desiderio di tornare alle origini, interessati a seguire questa strada.
non così distanti nel tempo, quando i nostri nonni facevano
tutto a mano affidandosi, per la buona riuscita del prodotto, Ma chi ha inventato il vino?
ai frutti della terra e alla benevolenza della natura. Pare che la scoperta del vino sia talmente antica da affondare
le sue radici nella leggenda e nel mito.
In sostanza, per definire naturale un vino, lo stesso deve Alcune scoperte archeologiche collocano fossili di vite
essere libero da sostanze chimiche, senza alterazioni in Toscana, altre teorie affermano che la scoperta del
riguardanti aspetto, profumo e gusto. vino fu casuale e avvenne nel Neolitico in seguito a una
Non dubito abbiate notato la differenza tra gustare un vino fermentazione spontanea e l’uomo divenne “vignaiolo per
senza artefatti e uno “adattato” alle regole del mercato, che caso”.
insegue un teorico gusto del pubblico. Le prime tracce di coltivazione sono state rinvenute nella
E naturale è diverso da biologico. Turchia orientale mentre in Armenia, dove la vite selvatica
cresce tutt’ora spontanea, è stata scoperta la prima casa
Questa tendenza si sta espandendo, anche se discussioni e vinicola.

Stefano Zec Photography

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106 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

Entriamo quindi nel cuore dell’evento!


All’ingresso del Centro Congressi dei Magazzini del Cotone ci viene consegnato il calice per la degustazione.

Arrivati al piano troviamo la parte dedicata alla gastronomia, ed entrando nella zona dedicata ai produttori vinicoli, appuriamo
che l’evento ha attirato molte persone, semplici curiosi ma anche esperti del settore e giornalisti.

A parte le aziende di provenienza straniera, constatiamo che in questa manifestazione sono rappresentate la maggior parte
delle regioni italiane: Abruzzo, Trentino Alto Adige, Campania, Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche,
Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.
Le aziende sono raggruppate per regioni per facilitare la visita.

Abbiamo intervistato due produttori liguri: lo storytelling è riferire le loro esperienze, ritrovare antichi metodi, ascoltare il loro
vissuto, conoscere ciò che stanno sperimentando per trovare nuove vie al gusto.

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 107

Stefano Zec Photography

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108 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

LE INTERVISTE

Stefano Zec Photography


Azienda Agricola Terra della Luna
Produzione di vini naturali nei Colli di Luni (SP) – Liguria

Ci avviciniamo al primo produttore ligure presente a VinNatur è anche conosciuto come “vino del mare”. Ogni qualità
2020. presenta caratteristiche che lo legano al territorio in cui
La sua azienda si trova nei Colli di Luni, vicino a La Spezia, ai cresce, mostrando però sempre in aggiunta anche i profumi
confini con la Toscana. della macchia mediterranea.
Il terreno si trova a 3 km dal mare ed è un terreno argilloso,
composto in superficie da argilla rossa e al di sotto da argilla Iniziamo a degustare un vino del 2017, annata asciutta senza
grigia. Questa particolare configurazione del terreno permette piogge.
di vendemmiare anche in stagioni asciutte, in periodi diversi A ragione di quanto detto precedentemente, questo vino
da quelli canonici. deriva dalla vendemmia di settembre, mentre il successivo
Ci spiega che l’argilla grigia si comporta da impermeabilizzante assaggio sarà un vermentino del raccolto di ottobre: la
per cui, se vi è carenza di pioggia, mantiene fresche le radici differenza risulta piuttosto evidente a livello di gusto, il primo
delle viti e questo dà la possibilità di procedere con una è decisamente più sapido.
vendemmia tardiva ad ottobre.
Del 2018 si dice sia stata una buona annata con un giusto
Nel mentre del racconto si assaggiano i vermentini, senza equilibrio tra pioggia e sole: i vini presentano un’ottima
solfiti, che fermentano solo in acciaio. sapidità ma anche una buona acidità, caratteristica
La provenienza del vermentino, vitigno a bacca bianca importante perché ne permette una maggiore longevità e ciò
semi-aromatico, è incerta, parrebbe spagnola, ma nemmeno fa sì che, dopo qualche anno, il vino regali sapori inaspettati
l’etimologia del nome suggerisce indizi; si ipotizza possa e strutturati. Questo è quanto riscontriamo in fondo al
essere stato portato in Corsica e, successivamente, in calice, un vino molto particolare, decisamente differente dai
Liguria. Adattandosi particolarmente a climi caldi e secchi precedenti.

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 109

Secondo il Gambero Rosso il vitigno vive in Sardegna dal


Arriviamo al 2014, nel mese di luglio si verificò un evento 1.400 a.C., pertanto sono nate teorie sull’endemicità di
meteorologico straordinario: 23 giorni di piogge continuative. questo vitigno nelle zone interne dell’isola. Il successo
La pioggia può incidere molto sull’acidità dei vini naturali. è dovuto, oltre che all’adattabilità ai climi caldi, alla sua
In questo caso è risultata essere piuttosto alta portando il originalità aromatica.
produttore alla scelta di commercializzare il vino solo ora, per Il proprietario dell’azienda ci racconta che da casa sua,
dargli il tempo di esprimere le sue migliori qualità. quando è limpido, si vede la Corsica.
Un passo fondamentale è stato rifermentarlo in bottiglia La costa ligure, la Corsica e la Sardegna creano virtualmente
per permettere di trovare un giusto equilibrio di gusto, un golfo chiuso, forse si spiega in questo modo la territorialità
caratteristica che anche noi notiamo. del vitigno e il microclima che aiuta la sua presenza.

Continuiamo con un vino rosé: si chiama Osé di Luna, è Passando ai vini rossi fermi ne produce di due tipi: un
un grenache-cannonau, fermentato in bottiglia, ossia con grenache in purezza e un syrah in purezza, ovvero prodotti
fermentazione alcoolica terminata in bottiglia, senza mosto con il 100% dello stesso vitigno. Spesso i vini vengono
e solfiti aggiunti. prodotti unendo diversi tipi di uve per ottenere le migliori
caratteristiche organolettiche.
Anche questo vino è un esperimento del produttore, per cui ce
ne parla con la curiosità di chi desidera conoscere l’opinione Questi vini, datati 2017, hanno trascorso due anni in “legno
di coloro che lo assaggiano. grande”, ossia in botte da 500 l. vengono imbottigliati senza
Il grenache è un vitigno a bacca nera di origine spagnola e essere filtrati e senza aggiunta di solfiti, rimangono in
di antichissima tradizione nelle aree viticole mediterranee. Si bottiglia almeno tre mesi prima di essere commercializzati.
trova in Spagna, Francia, Portogallo, Italia, specialmente in
Sardegna con il nome di cannonau, e in molti stati esteri. Il Syrah, un’uva cosiddetta internazionale, è una delle uve
rosse più nobili, nota per i suoi tipici aromi. La sua origine è
Originariamente si trattava solo di grenache nero ma, nel incerta, si ipotizza venga dal Medio Oriente.
tempo, si sono sviluppate forme grigie (rosate) e bianche.

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


110 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

In cantina si stanno anche eseguendo esperimenti di fermentazione nel marmo di Carrara.


E, con grande stupore delle persone raccolte intorno a questo tavolo, appare una bottiglia del 2017 nata proprio dal marmo.
Il contenuto di questa bottiglia così particolare ha riposato nel marmo per quasi un anno e, pur immaginando un altro tipo di
evoluzione del prodotto, il viticoltore è rimasto piacevolmente stupito del risultato.

Chiedendo un abbinamento gastronomico, soprattutto ligure, il viticoltore suggerisce che Lunatica si abbinerebbe bene con il
coniglio alla cacciatora, per la precisione alla ligure, con olive e pinoli, mentre Lunatica 2014, vino molto acido, con le acciughe
di Monterosso.

Qui si impone una riflessione: naturale all’ennesima potenza o imprenditore agricolo 3.0?
L’importante è sviluppare idee imprenditoriali innovative, uno dei settori produttivi più antichi e tradizionali del paese.
Fare agricoltura sana e consapevole è un vero e proprio boom, a livello nazionale, come non si era mai visto.

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 111

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112 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

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Azienda Agricola Terrazze Singhie


Orto Feglino (SV) - Liguria

Ci apprestiamo ora ad ascoltare il racconto del secondo di Finale Ligure.


produttore ligure presente a VinNatur 2020. Pare ne siano rimasti meno di 100 ettari per far spazio a
L’azienda si trova nella provincia di Savona, a Orto Feglino, vermentino e pigato.
sopra Finale Ligure. Lumassina, in ligure, significa anche lumachina, poiché,
È gestita da una giovane coppia, lui lombardo, lei friulana, secondo la tradizione locale, questo vino va bevuto
hanno scelto di vivere in Liguria per gestire quest’azienda e accompagnato ad un piatto di lumache.
anche perché considerano questo posto un luogo magico. È indicato per la vinificazione in bianco, come vino secco e
come spumante, matura a fine settembre ed è adatto alla
Da due anni cercavano un luogo di cui innamorarsi e in cui vinificazione in purezza.
trasferirsi, l’hanno trovato qui: lei amante del mare, lui della
montagna, la Liguria unisce in sé entrambi i panorami. La caratteristica di questo vitigno è avere un grappolo molto
A prescindere dalle motivazioni personali, si tratta di una composto, ricco di acidità e tarda maturazione. In questa
regione vitivinicola con tanto ancora da dare e da scoprire, azienda la si raccoglie acino per acino, a seconda della
soprattutto nel settore dei vini naturali. giusta maturazione, in modo da lasciare il grappolo sano il
più possibile sulla pianta.
Hanno iniziato acquistando a fine 2017 un vigneto storico In cantina si utilizzano vasche d’acciaio, si pressa e inserisce
in cui per 300 anni si è coltivato il grano e solo 100 anni fa è il prodotto in barrique per 10 mesi.
stata piantata la vigna. Il prodotto finale non viene filtrato.
Per volontà di vinificare quest’uva in modo tradizionale e di
conservare il territorio, hanno scelto di mantenere inalterata I proprietari stanno sviluppando il mercato nella zona di
la struttura originaria. Milano, di Roma, in Sicilia e un po' anche in Liguria.
Il vino che stanno presentando a VinNatur 2020 è la loro
Coltivano la lumassina, varietà d’uva autoctona della prima vendemmia!
provincia di Savona, presente tra l’entroterra di Noli e quello

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R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 113

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Giroinfoto Magazine nr. 53


114 R E P O RTA G E | VINNATUR 2020

IL TAPPO HI-TECH
Una delle tante sperimentazioni nel settore del vino riguarda
i tappi delle bottiglie.
Aprendole avrete notato che possono essere di diversi
materiali, sughero, metallo, vetro e così via.

Parlando con uno dei produttori veniamo a conoscenza di


una nuova sperimentazione sulle chiusure, iniziata per far sì
che il vino non venga alterato dai mutamenti del tappo nel
tempo.
La parte essenziale di questo nuovo tappo è quella a
contatto con il vino, creata con un materiale trasparente,
completamente inerte e asettico, utilizzato anche in medicina.
Questa chiusura ermetica, nonostante sia costosa, può
essere molto utile per la conservazione dei vini più longevi.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VINNATUR 2020 115

Questi sono solamente 2 racconti su 100 che avremmo quale vive, regista della storia del suo prodotto, frutto del
potuto ascoltare e divulgare. lavoro legato indissolubilmente al terreno e al clima al quale
Concludiamo pensando che la qualità del vino si crei esso è soggetto.
principalmente attraverso impegno, dedizione e passione
dei produttori, nel rispetto dell’ambiente e della diversità Dopotutto, il vino si fa con la filosofia di essere consapevoli
dei terreni, grazie alle operazioni in cantina e l’uso accorto del proprio prodotto.
delle tecniche enologiche, tramite ricerca, sperimentazione e
innovazione.
Come si evince dalle interviste, si potrebbe affermare che un
winemaker sia un inventore, un interprete della natura nella

Giroinfoto Magazine nr. 53


116

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117

Middle Earth
Autore: Giuseppe Calogero
Lago di Dobbiaco Trentino

Giroinfoto Magazine nr. 53


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119

Sea Guardians
Autore: Paolo Gentili
Ladispoli (Rm)

Giroinfoto Magazine nr. 53


120

A piccoli passi
Autore: Pina Pignatiello
Pescocostanzo - L'Aquila

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121

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in uscita il 20 Maggio 2020

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