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GF58

Il numero 58 di Giroinfoto Magazine, pubblicato ad agosto 2020, celebra la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze tra appassionati. Il reportage principale esplora i Forti di Genova, evidenziando la bellezza naturale e storica della città attraverso percorsi pedonali e antiche mura. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica, promuovendo la valorizzazione del territorio e la comunità di fotonauti.

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Il numero 58 di Giroinfoto Magazine, pubblicato ad agosto 2020, celebra la fotografia e i viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze tra appassionati. Il reportage principale esplora i Forti di Genova, evidenziando la bellezza naturale e storica della città attraverso percorsi pedonali e antiche mura. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica, promuovendo la valorizzazione del territorio e la comunità di fotonauti.

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N.58 - AGOSTO 2020 [Link].

com
N. 58 - 2020 | AGOSTO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

I Forti di Genova
LE ANTICHE MURA
BAND OF GIROINFOTO

LA MORRA RUMIÀGE SAN PIETRO AL MONTE


LANGHE LA TRASUMANZA CIVATE
Band of Giroinfoto Di Adriana Oberto Band of Giroinfoto

Photo cover by Monica Gotta


WEL
2

COME

58
[Link]
AGOSTO 2020

Giroinfoto Magazine nr. 58


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

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Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 58


4

on-line dal

11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 58 Issuu
20 Agosto 2020 giroinfoto magazine

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PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
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Redazione testi e le grafiche sono di proprietà
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Barbara Lamboley divieto riprodurli o modificarli anche solo
Redazione in parte se non da espressa e comprovata
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Giroinfoto Magazine nr. 58


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

I FORTI DI GENOVA

GIROINFOTO MAGAZINE

58
I N D E X

R E P O R TA G E

CITTADELLA
10 I FORTI DI GENOVA
Le antiche mura
Band of Giroinfoto

42
28 ROUMIÀGE
La Trasumanza in Alta Valle Stura
Di Adriana Oberto

42 CITTADELLA
Fortezza Padovana
Di Barbara Tonin

56 LA MORRA
Langhe
Band of Giroinfoto

R E P O R TA G E 76 VIAGGIO IN TERRA SANTA


Parte III
LA MORRA Di Lorenzo Rigatto, Maddalena Bitelli,Remo
Turello

56
R E P O R TA G E

28
ROUMIÀGE

Giroinfoto Magazine nr. 58


7

R E P O R TA G E

90
SAN PIETRO AL MONTE

ANTICO MONASTERO
San Pietro al Monte
90 BOOK

Band of Giroinfoto KUMBHALGARH

98
FORTEZZA DI KUMBHALGARH
Rajasthan
98
Di Monica Gotta

AERO CLUB
Torino
110
Band of Giroinfoto

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con:
128
Paolo Gentili
Rita Russo

R E P O R TA G E

76
TERRA SANTA

R E P O R TA G E

110
AERO CLUB TORINO

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10 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Adriana Oberto
Dario Truffelli
Davide Mele
Isabella Nevoso
Luca Barberis
Manuela Albanese
Monica Gotta
Silvano Rossi

E LE ANTICHE MURA
A Cura di Monica Gotta

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 11

Genova ,

città di mare, nasconde bellezze e sorprese anche sui monti.


Salendo ci si trova in un paesaggio che ha poco di marino,
ma regala i profumi della macchia mediterranea che si
intrecciano con il sapore di sale.
Godiamo di un’invidiabile vista sulle colline retrostanti e sul
mare che lambisce la costa ligure.

Entriamo nel Parco delle Mura che copre un’area naturale


protetta d’interesse locale di circa 876 ettari di paesaggio,
che possiamo definire come polmone verde della città.
Ci immergiamo nella natura e nella storia della nostra città
che comprende diversi forti militari costruiti tra il XVII e il
XIX secolo, assaporando un passo alla volta la sensazione
di libertà.

Questa passeggiata permette di tornare in contatto con


l’ambiente circostante, lontano dai rumori cittadini tornati ad
essere dominanti dopo la riapertura delle attività e il ritorno
alla vita normale terminato il lock down.
Qui si ascolta la natura, la voce della brezza marina che
arriva a lambire le fronde degli alberi, il canto degli uccelli, il
ronzio delle api che volano di fiore in fiore e, a volte, anche la
voce di qualche altro escursionista.

Questa modalità slow ci permette anche di notare ed


assaporare i dettagli che a volte sfuggono alla nostra
attenzione e, questi particolari, li abbiamo potuti catturare
nelle immagini che accompagnano il nostro reportage. Un
esempio onnipresente in quest’escursione sono le ginestre
fiorite che, con il loro sfavillante colore giallo, illuminano il
verde delle colline stagliate contro un cielo blu intenso.

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


12 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 13

PARCO DELLE ANTICHE MURA I forti di Genova sono raggiungibili da diversi punti della
città e con diversi mezzi tra cui l’auto, gli autobus, le
funicolari e i treni.
vari sentieri del parco che portano a tutti gli altri forti.
La salita a Forte Diamante è denotata da una forte
pendenza.
La funicolare Zecca-Righi si trova in centro città e Esiste anche un altro sentiero, il sentiero dell’acquedotto,
collega Largo della Zecca, nel cuore del centro storico che rimanendo in quota si collega alla fitta rete dei
genovese, al Righi. sentieri del parco dei forti oppure conduce, senza
deviazioni, al Righi.
L’inizio lavori della funicolare Zecca-Righi risale agli anni La cremagliera o tramvia di Granarolo parte invece vicino
1895-1897 con un primo collaudo verso il 1912. alla Stazione FFSS di Principe e le sue storiche vetture
Nel periodo tra le due guerre mondiali affrontò dei rosse vi porteranno al capolinea in Salita Superiore di
rinnovamenti e nel 1942 subì forti danni durante il Granarolo.
bombardamento e riprese servizio solo negli anni ’60. Proprio per il colore caratteristico delle antiche vetture
Ad oggi ha subito altri adeguamenti e rinnovamenti viene spesso chiamata La Signora in Rosso.
per ottemperare alle normative ed essere revisionata
periodicamente. Anche questa ferrovia, del tipo “a dentiera”, risale al
Il percorso si svolge in circa 12 minuti su un unico 1901.
binario che si sdoppia solo nella stazione intermedia di Fu costruita con questo sistema per via della forte
San Nicola. pendenza presente sulla collina di Granarolo ed è una
delle poche ancora funzionanti in Italia.
Nel periodo estivo del 2020 resterà chiusa per altri lavori Questi sono solo alcuni dei punti da cui iniziare il giro dei
di adeguamento con prevista riapertura verso la fine del forti, quelli che possiamo unire ad altre curiosità storiche
mese di agosto. della città come le funicolari
Arrivati a destinazione troverete anche l’Osservatorio e le antiche ferrovie.
del Righi dal quale si può partire per iniziare uno degli
itinerari alla scoperta dei forti. Il Parco delle Mura comprende diversi percorsi pedonali
che portano dalla città alle colline.
Da segnalare anche il Parco Avventura del Righi, un Questi sentieri che partono da vari quartieri della città
ambiente naturale dedicato a famiglie e ragazzi. conducono ai forti ed è proprio questa caratteristica a
Utilizzando invece la ferrovia a scartamento ridotto renderlo un “parco urbano”.
Genova-Casella, anch’essa pezzo storico della città,
inaugurata nel 1929, si passa attraverso tre valli, Dal capolinea di Granarolo, in pochi minuti a piedi, si
Bisagno-Polcevera-Scrivia, tra panorami eccezionali. arriva ad uno dei forti, Forte Begato, che è stato anche il
punto di partenza della nostra escursione nella natura e
Dalla stazione Trensasco si intercetta il percorso dei della visita ad alcune di queste antiche strutture storiche
forti che porta a Forte Diamante e da lì ci si collega ai genovesi.

Una curiosità da segnalare è il Sentiero delle Farfalle.


Arrivando al Righi si va per Via delle Baracche, sotto le mura di Forte Sperone,
e si prosegue verso l’Ostaia de Baracche.

Giunti qui si prosegue su un falsopiano e si imbocca il sentiero


contrassegnato da una X.
Lungo questo sentiero troverete dei cartelli che illustrano le varie specie di
farfalle che nidificano in questa zona.

Al giungere della primavera e con l’inizio delle fioriture, tutto inizia a colorarsi
di vita e diventa l’ambiente ideale per la vita delle farfalle.
Per gli amanti della natura e della fotografia è un percorso di sicuro interesse.

Giroinfoto Magazine nr. 58


14 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Monica Gotta Photography

La storia delle mura di Genova affonda le sue radici in Lungo le nuove mura furono anche costruite altre postazioni
epoche storiche molto antiche. difensive, alcune distaccate altre comprese nella cinta
In città se ne possono vedere ancora diverse parti insieme stessa.
alle porte, oggigiorno inglobate nel tessuto cittadino. Già in Parliamo appunto dei forti.
tempi antichi Genova era una delle città meglio fortificate
d’Italia. Il punto difensivo più importante fu individuato nel Monte
Le mura nuove di Genova, concepite per la difesa della Peralto che divideva naturalmente i due spartiacque della
Repubblica prima e del Regno Sabaudo poi, fanno parte di Val Bisagno e della Val Polcevera.
un sistema difensivo importante, uno tra i più imponenti in Dal Peralto una catena di forti si spinge verso nord.
Europa. Da Forte Sperone le mura scendono verso Ponente fino a
Ma non sono solo le mura settecentesche a difendere Forte Begato e, continuando a scendere verso l’agglomerato
Genova, nella storia della città sono apparsi altri sistemi cittadino, si incontrano altri forti come ad esempio Forte
difensivi, dai crinali appenninici alle postazioni di tiro sulla Tenaglia e Forte della Crocetta.
costa ligure.
Verso la Val Bisagno troviamo Forte Richelieu e Forte Santa
La cinta muraria fu iniziata negli anni ’30 del Seicento, Tecla.
fu ampliata nel Settecento per poi essere completata Forte Quezzi, dominante sulla Val Bisagno doveva servire
nell’Ottocento durante il Regno Sabaudo con la costruzione come collegamento delle due catene.
dei forti. Genova fu ceduta ai Savoia che diedero molta importanza a
I forti che proteggono Genova sono visibili da diversi punti queste fortificazioni.
della città a testimoniare la loro funzione ancor oggi. Furono quindi costruiti altri forti: Begato, Puin, Fratello
Una parte della cinta abbraccia anche la Lanterna, simbolo Minore, Fratello Maggiore raso al suolo durante la Seconda
di Genova. Guerra Mondiale, Tenaglia e infine il portentoso Forte Ratti
(Forte Monteratti).
Questa cinta di mura è chiamata Mura Nuove e si estende
per quasi 20 km di cui circa 7 km lungo la linea di costa, Così si raggiunse quella che oggi è la dotazione dei forti
mura che dovevano ulteriormente rafforzare quelle già genovesi.
esistenti.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 15

FORTE DIAMANTE

FRATELLO MINORE

FORTE PUIN

E LE ANTICHE MURA FORTE SPERONE

FORTE BEGATO

FORTE MONTERATTI

CASTELLACCIO

FORTE TENAGLIA
FORTE QUEZZI
FORTE RICHELIEU
FORTE DELLA CROCETTA

FORTE SANTA TECLA

PORTO DI GENOVA

Con l’evolversi della potenza


distruttiva e di gittata delle armi, i
forti diventarono però bersagli facili.
costituzione e organizzazione stabile
Cambiò così la loro destinazione
di risorse, strutture e reti” …
d’uso e divennero magazzini,
prigioni e caserme fino ad essere Questi sono interventi di
L’idea è di dare in gestione –
completamente abbandonati, cosa che difficile realizzazione specie perché
provvisoria - ad organizzazioni e/o
ne causò il graduale deterioramento. alcune di queste strutture non sono
associazioni, anche private, alcune
di queste strutture per valorizzarle facilmente raggiungibili.
L’attuale Parco delle Mura è gestito dal
oppure riqualificarle con progetti
Comune di Genova che sta operando Sostenere però la divulgazione
anche più complessi.
per ripristinare e migliorare i percorsi della conoscenza riguardo a queste
e le aree di sosta congiuntamente ad strutture potrebbe rivitalizzare
Sempre nell’ambito della
interventi sulle aree boschive. quest’area e suscitare l’interesse
valorizzazione del sistema delle
I forti di Genova erano e sono ancora, turistico.
fortificazioni, è stata anche creata una
in parte, area demaniale. Si tratta infatti di un patrimonio dal
banca dati delle fortificazioni genovesi
Il Comune di Genova ha avviato potenziale turistico enorme per il
che si estende dal ponente genovese
un programma di valorizzazione di valore storico ed architettonico dei
(Arenzano) fino a Punta Chiappa nel
quest’area e, attraverso un accordo tra manufatti e per il valore ambientale e
levante genovese, banca dati che è
Agenzia del Demanio, Mibact Liguria paesaggistico.
confluita nel nuovo geoportale del
e Comune di Genova, alcune di queste
Comune di Genova.
antiche strutture stanno passando A tal proposito, ha preso forma anche
all’amministrazione comunale. un progetto per la realizzazione di una
Sono iniziati anche lavori di
ristrutturazione per rendere cabinovia che dal mare, dalla Lanterna,
Il programma porterà ai monti e al Parco delle Mura,
nuovamente fruibili al pubblico alcuni
“promuove la conoscenza del un progetto di valorizzazione culturale
forti che attualmente non sono
patrimonio culturale e assicura migliori e di rilancio del turismo.
visitabili all’interno.
condizioni di utilizzazione e fruizione
pubblica del patrimonio stesso
attraverso la

Giroinfoto Magazine nr. 58


16 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Un’escursione per
ammirare Genova da una
prospettiva inusuale.
Siamo arrivati a Forte Begato, attesi dai volontari
della Protezione Civile di ALFA GROUP che
presidiano e si prendono cura della struttura.

Quest’associazione si occupa da tempo degli


spazi di Forte Begato con vera dedizione e
moltissimo impegno.
Ad esempio, da gennaio a giugno ci sono state
diverse operazioni di taglio del verde, attività che
impegna i volontari in maniera rilevante in termini
di fatica e, soprattutto, a livello economico.

Per saperne di più sul loro impegno sociale,


ambientale ed assistenziale li trovate sulla loro
pagina Facebook oppure sul loro sito internet.

Per l’affidamento degli interventi manutentivi per


l’accessibilità del forte sono state emesse gare
d’appalto e pubblicate manifestazioni d’interesse
per i soggetti che intendevano proporre progetti
mirati al presidio, cura e sostegno nonché alla
realizzazione di attività coerenti con lo sviluppo Isabella Nevoso Photography
dell’ambiente e del territorio, valorizzazione del
territorio.

Forte Begato

Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 17

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


18 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

FORTE BEGATO
Luca Barberis Photography

Manuela Albanese Photography

Come ipotesi di riutilizzo, sia del forte che delle aree riqualificazione non è mai decollata ed è stato vandalizzato.
circostanti, ci si augura che possa diventare un luogo per la Uno dei 5 edifici è una grande caserma di forma
realizzazione di eventi. quadrangolare che conta in parte due piani e, in altri punti,
Alcune zone del forte sono utilizzabili per futuri fini tre piani.
ristorativi, altri spazi potranno essere destinati ad
associazioni con finalità di promozione territoriale, difesa e Ha un cortile centrale e quattro bastioni.
valorizzazione dell’ambiente, promozione turistica nonché La struttura poteva ospitare 340 soldati per arrivare a 800 in
presidio e difesa per scoraggiare altri atti vandalici. caso di necessità.
In merito ad artiglieria comprendeva 14 cannoni, 5 obici e
Forte Begato si erge in un’area estremamente vasta e altri pezzi di dimensioni minori.
comprende 5 fabbricati. Alcune opere di restauro hanno riportato la struttura alla
Dalla sua posizione domina la Val Polcevera e, dai sua completezza.
suoi bastioni, si vede in tutta la sua lunghezza il tanto Fu il governo sabaudo a farla costruire a partire dal 1817/18,
chiacchierato nuovo ponte autostradale della città, il ponte fu poi completato anche il recinto bastionato che lo isolò
Genova San Giorgio, alcuni quartieri cittadini del ponente e, dalla città.
dall’altro lato, il Porto Antico e il porto genovese.
Questo recinto si affaccia sull’attuale strada.
Compreso sul versante esterno delle Mura Nuove che Nella guerra 1915/1918 ospitò prigionieri austriaci.
difendevano la città di Genova, fu costruito su un’area In un altro degli edifici di Forte Begato si può vedere una
pianeggiante, compresa nelle mura seicentesche, lungo la piccola mostra di fotografie riguardanti i vari forti della città
cinta difensiva che da Forte Sperone si snodava verso la Val di Genova.
Polcevera. Ogni pannello riporta brevi descrizioni e informazioni
Il suo nome deriva dall’antico paese di Begato situato sulla generali utili per riconoscerli e raggiungerli.
collina che ospita il forte.
Essendo stato abbandonato, negli anni, ha subito diversi atti Esistono proposte progettuali per la riqualificazione di
di vandalismo. questo forte in modo da restituire il suo valore storico-
culturale ai futuri visitatori e alla città stessa.
Tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo è stato
ristrutturato col contributo della Comunità Europea ma la

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 19

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


20 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Silvano Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 21

Uscendo da Forte Begato ci dirigiamo È una struttura con diverse altezze Oltre al valore storico Forte Sperone
verso il sentiero che ci porterà a e livelli proprio per la posizione che possiede anche un alto valore
passare accanto a Forte Sperone, poi occupa. scenografico, per la sua struttura e per
Forte Fratello Minore e infine Forte la sua posizione.
Puin. Fu eretto nel XIV secolo e
successivamente ampliato in diversi Sarebbe infatti un’ottima location
Attraverso il Cancello dell’Avvocato ci momenti storici. da utilizzare per spettacoli,
immettiamo nel sentiero che ci porterà Come altri, fu ad opera dei Savoia rappresentazioni teatrali, eventi e/o
alla nostra prossima tappa. che venne completato facendone spazi espositivi da dedicare alla
Lungo il sentiero si vede la grande una fortificazione estremamente cultura e al turismo specialmente nei
struttura di Forte Sperone, posto sul complessa che ancor oggi presenta un mesi estivi.
punto più alto delle mura nuove. certo rigore militare.
Dall’altro lato di Forte Sperone si
Forte Sperone è imponente, le sue È circondato e protetto da un fossato, costeggiano nuovamente le sue mura
mura ci riportano a reminiscenze un tempo collegato al complesso per scendere al Peralto dove ci si
medievali. e al portone da un ponte levatoio. ritrova nei pressi dell’Osservatorio
Infatti esistono testimonianze in L’ingresso del forte è sormontato dallo Astronomico, della funicolare Righi-
questo luogo di una fortezza ghibellina stemma dei Savoia. Zecca e di Forte Castellaccio.
già all’inizio del 1300, chiamata Bastia
del Peralto.

FORTE SPERONE
Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


22 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

Fratello
Minore
Raggiungiamo Fratello Minore situato sulla vetta di Monte
Spino.
Iniziato nei primi anni dell’Ottocento fu terminato verso
il 1832 e gode di una posizione strategica nonché
panoramica.
È posizionato sulla direttrice di alcuni itinerari che
conducono ai quartieri di Begato e Geminiano che, in
passato, furono centri agricoli.

Il progetto originale fu oggetto di diverse modifiche come la


costruzione di due recinti bastionati, in cui è inserita la torre
quadrata.
La guarnigione standard era di 12 uomini e poteva essere
aumentata in caso di necessità.
Si notano le feritoie ad uso dei fucilieri, rialzate rispetto al
pavimento, alle quali si accedeva tramite una piattaforma in
legno ormai scomparsa.
Isabella Nevoso Photography

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 23

Dario Truffelli Photography

Al piano interrato era ospitato il


deposito delle munizioni, al quale di può
accedere con cautela.
Anche Fratello Minore era dotato di un
ponte levatoio come Forte Sperone,
ponte che fu probabilmente asportato
alla fine degli ’20.

Ad oggi si notano ancora i resti di due


postazioni per cannoni.
Dall’alto dei suoi bastioni si domina
tutta la Val Polcevera, si può vedere in
lontananza il Santuario della Madonna
della Guardia le cime dei monti intorno
al passo della Bocchetta e uno spicchio
della Riviera di Ponente.
Le sue rovine si possono visitare
liberamente.
Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


24 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

FORTE DIAMANTE
Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 25

Da qui la strada entra nella Val Bisagno e si può proseguire Probabilmente deve il suo nome da un’allocuzione dialettale
verso Forte Diamante, incastonato nella sua posizione “du Puin” ossia del Padrino riferita ad una baracca
privilegiata in cima alla collina. settecentesca sottostante, che oggi potremmo ricondurre
Venne realizzato verso il 1758 e il suo affascinante nome lo all’attuale Ostaia de Baracche.
deve al monte sul quale sorge, Monte Diamante.
A cavallo tra due valli era la prima difesa della città contro le
invasioni proveniente da nord.

La caserma di tre piani è contornata da un terrapieno


pentagonale.
Fu abbandonato dal demanio militare nel 1914.
Si raggiunge esclusivamente a piedi passando dai due
fratelli oppure utilizzando il Trenino di Casella seguendo poi
un sentiero piuttosto ripido che raggiunge la vetta in circa 40
minuti di cammino.

Parlando di Forte Diamante e dei Due Fratelli - Minore e


Maggiore - ricordiamo che un grande poeta, Ugo Foscolo,
spese parole di prosa su alcuni avvenimenti storici di cui i
forti furono il teatro. In questo momento gli interni del forte
non sono visitabili.

Si prosegue lungo il sentiero fino ad arrivare a Forte Puin,


chiuso come molti altri.
Per arrivare al cancello che delimita l’accesso al forte si sale
una scalinata abbracciata dalla vegetazione e dalle ginestre.
Costruito anch’esso tra il 1815 e il 1828 / 1832 sui resti
preesistenti del 1742, occupa un’altra posizione panoramica, FORTE DIAMANTE
ma anche strategica in quanto riempì il vuoto tra Forte Dario Truffelli Photography
Sperone e Forte Diamante.

FORTE PUIN
Davide Mele Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


26 R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA

La sua torre quadrangolare domina in questo punto


del Parco delle Mura.
Conta 3 magazzini sotterranei e una breve
scalinata conduce alla torre centrale.
L’accesso era garantito da un ponte levatoio che
consentiva di passare oltre il fossato e poteva
ospitare una guarnigione di 28 soldati.

In tempi recenti il Comune ha emesso un bando


volto alla ricerca di volontari per aprire il Forte e
renderlo visitabile.
Attualmente un’associazione di promozione sociale
gestisce una pagina Facebook e un account
Instagram dedicati a Forte Puin e sono già state
organizzate alcune iniziative ad esso dedicate.

Riprendiamo la strada per scendere verso Peralto.


Scendendo si costeggiano nuovamente le
imponenti mura di Forte Sperone e si gode si scorci
unici sulla città e sul mare.
Giunti in fondo al sentiero ci dirigiamo verso
l’Osservatorio Astronomico e la funicolare Righi-
Zecca dove concludiamo la nostra escursione nel Isabella Nevoso Photography
verde con un meritato momento di relax in un bar!

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | FORTI DI GENOVA 27

Ringraziamo
Alfa Group Genova
Protezione Civile e i volontari per averci accolto a
Forte Begato

ALFA Group Protezione Civile Genova

Dario Truffelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


28 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

ALTA VALLE STURA


Ci troviamo in alta valle Stura e qui si parla l’Occitano.
L’occitano non è altro che la lingua d’Oc, così
chiamata da Dante nel suo De Vulgari Eloquentia, in
cui afferma che sono tre le lingue volgari provenienti
dal Latino e classificate a seconda del modo in cui
veniva espresso l’avverbio di affermazione, in questo
caso il latino “hoc est”, divenuto semplicemente “òc”.

Prima di salire con i margari in alta valle avevo


fatto una semplice ricerca online, per non essere
impreparata sul termine da usare riguardo la
transumanza.
Non avevo tenuto conto del fatto che l’Occitania, il
cui territorio si sviluppa da alcune enclavi nei Pirenei
centrali catalani (Spagna) ad est, passa per un’ampia
regione della Francia meridionale e arriva fino alle
vallate italiane in provincia di Cuneo (e in piccola
parte di Imperia) ad ovest, include popoli che hanno
sì condiviso nel corso dei secoli, e ancora lo fanno,
una lingua pressoché comune; questa lingua è però
FOTOGRAFIE
talmente varia, che il termine “roumiàge” viene usato Adriana Oberto
solo in queste valli, ed ha un’eccezione più ampia, Alessandro Panerati
che definisce la traversata, di uomini e non solo delle
greggi, che da qui si muovevano verso il versante
francese e viceversa.

A cura di Adriana Oberto

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 29

LA TRANSUMANZA IN ALTA VALLE STURA

La partenza per la transumanza ha sempre il suo fascino.


Ci parla di tradizioni lontane, di una vita a stretto contatto con gli animali, nonché
della cultura delle valli che ne sono interessate.

Sara Morgia Photography


Adriana Oberto Photography

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30 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

Adriana Oberto Photography

Nel dicembre 2019 la transumanza è stata iscritta, Dubbio per fortuna fugato dalla Regione Piemonte
all'unanimità, nella lista rappresentativa del Patrimonio stessa che ad aprile si è espressa in maniera favorevole
culturale immateriale dell'Unesco. alla transumanza purché, ovviamente, fossero prese le
E, a ragione, visto l’importanza storica e culturale di questa necessarie precauzioni.
tradizione millenaria che vede gli allevatori e il loro bestiame I malgari però non hanno mai avuto dubbi sulla partenza,
percorrere strade di montagna alla ricerca di nuovi pascoli. come ci racconta Andrea:

Qui nelle Alpi si tratta della cosiddetta transumanza “La transumanza è in sostanza una migrazione e fa parte
verticale, in cui il bestiame, che durante l’inverno pascola nel dello scorrere delle stagioni; così come, nonostante il
fondovalle o viene foraggiato nelle stalle, sale in alpeggio CoVid-19, le rondini a primavera sono comunque ritornate,
dove pascola fino a settembre. ero profondamente convinto che anche le vacche avrebbero
Per tradizione la transumanza parte nella settimana della comunque raggiunto i loro pascoli in quota”.
festa di San Giovanni (24 giugno) e termina in quella di
San Michele (il 27 settembre), anche se la data esatta può
variare e dipendere, tra l’altro, anche dal meteo. Ma non
solo.

L’emergenza CoVid-19 dei mesi scorsi aveva messo in


dubbio la possibilità di portare gli animali in alpeggio.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 31

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


32 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 33

Arriviamo a Vinadio in una soleggiata mattina d’inizio famiglia o la mandria, quali un matrimonio, un battesimo, un
estate, preludio perfetto per ciò che verrà. particolare alpeggio.
È la prima volta che partecipo ad un evento del genere e
non so esattamente cosa aspettarmi: penso alle vacche e A leggere le scritte si potrebbe ricostruire la storia della
al loro numero, all’idea che ho nella mente di movimento, famiglia che possiede gli animali.
forse anche un po’ caotico, della mandria. Soprattutto mi Le ciòche più grandi, inoltre, i rudùn, che vengono portati
immagino di vederla comparire da lontano, il suono dei solo durante la transumanza, non fanno per tutte, perché
campanacci che precede l’arrivo degli animali. sono pesanti ed ingombranti e vengono attaccati solo alle
vacche più forti e dall’aspetto più maestoso.
E invece no.
Saliamo con la macchina per un tratto della strada che Si tratta di una sorta di rituale che si ripete da tempi
porta al Colle della Lombarda; ci dà il benvenuto una immemori, in cui gli allevatori imparano fin da piccoli ad
meravigliosa vista sul Santuario di Sant’Anna dall’altro osservare i propri animali.
lato della valle e, mentre siamo lì che parliamo e scattiamo I campanacci vengono lucidati, le cinghie oliate e rimesse
alcune foto, arrivano i camion che trasportano gli a nuovo, ed è così che nasce l’aspettativa dell’imminente
animali. partenza e si sviluppa la passione per il proprio lavoro.

Le vacche vengono fatte scendere e viene loro attaccato il Ce lo racconta il margaro Andrea dell’azienda agricola Fiori
campanaccio. dei Monti, che fin da piccolo aveva la responsabilità della
I campanacci hanno un grande valore. scelta.
Vengono regalati in occasione di eventi importanti per la

Alessandro Panerati Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


34 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

Adriana Oberto Photography

Da questo momento le vacche sono libere di


muoversi e pascolare liberamente.

La loro felicità è percettibile.


Dopo mesi e mesi chiuse nelle stalle, sono
finalmente libere in campo aperto e corrono
felici nel prato.
E ovviamente hanno fame: “sbranano”
letteralmente la montagna con una velocità
incredibile.
Si tratta esclusivamente di vacche, con
l’eccezione di alcuni vitelli al seguito.
Adriana Oberto Photography
La maggior parte di loro sono di razza
piemontese; sono una razza destinata alla
macellazione, ma il latte delle vacche in alpeggio
viene in ogni caso usato per la produzione; si
riconoscono per il loro colore chiaro, bianco o
fromentino chiaro con sfumature fino al grigio o
al fromentino; i vitelli sono solo leggermente più
scuri.

Ci sono poi vacche della razza valdostana, che


sono pezzate nere o bianche e marrone.
Ci sono anche due regine valdostane castane, la
cui razza è famosa per la battaglia delle regine
che si svolge ogni anno in Valle d’Aosta e non
solo e si riconoscono perché sono di un solo
colore.

Alessandro Panerati Photography


I tori non ci sono, per ragioni di controllo e
benessere degli animali.
Verranno però portati in alpeggio una volta
arrivata la mandria.

Alessandro Panerati Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 35

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


36 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

LA RAZZA PIEMONTESE Adriana Oberto Photography

E’ la razza per eccellenza della regione Piemonte, conosciuta ovunque


per la qualità delle carni.
Usata appunto per questo, è stata selezionata per le sue qualità di resa e
facilità di allevamento.

Si adatta bene ai vari ambienti, anche in condizione di alimentazione


modesta, e ha una buona produzione di latte per il vitello.
Ha il petto ampio e muscoloso, garrese ampio, lombi muscolosi, tronco
lungo, groppa e coscia di buon sviluppo muscolare.
La carcassa presenta poco grasso e la carne è di eccellente qualità con
bassa percentuale di osso.

Nei tori il mantello è grigio o fromentino chiaro con sensibile


accentuazione dei peli neri su testa, collo, spalle e sulle regioni distali
degli arti; nelle vacche il mantello è bianco o fromentino chiaro con
sfumature fino al grigio o al fromentino; i vitelli alla nascita hanno il
mantello fromentino carico.

Sono neri il musello, le labbra, le mucose orali, le ciglia, i margini delle


palpebre e dell'orecchio, parte delle zone sessuali, gli unghioni e gli
unghielli.
Le corna, nere sin verso i 20 mesi di età, si presentano negli adulti
giallastre alla base, più chiare nel terzo medio e nere all'apice.

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R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 37

Noi siamo gli spettatori e ci troviamo letteralmente circondati dal bestiame, che
non è per nulla intimorito dalla nostra presenza.
Se ci avviciniamo o ci fermiamo di fronte ad una di loro, la vacca in questione
cambia semplicemente direzione o si sposta per non entrare in diretto contatto
con noi.

E’ un fluire continuo e noi ne siamo parte.


Arrivata l’ora del pasto ci allontaniamo al margine del prato, dove ci aspetta il
pranzo offerto dal Consorzio Vallestura Experience.

Si tratta di cibi semplici, che ben presto vengono arricchiti dalle altrettanto
semplici e gustose pietanze che hanno portato i margari che prendono parte
alla transumanza.
Questi sono attrezzatissimi e ci offrono crostini, carne salata, diversi tipi
di formaggi e gli immancabili Barbera, Barbaresco e Arneis – quest’ultimo
spumantizzato metodo Charmat.

I formaggi sono il pezzo forte e costituiscono la massima espressione di questa


produzione a chilometro zero.
E così assaggiamo il Raschera, la toma, il nostrale e il Tajarè, che prende il nome
dall’omonimo monte.
Il tutto offerto dal ristorante A l’UBac di Festiona, che ha organizzato un vero e
proprio catering in alta quota.

Da queste parti ci sanno fare.

Alessandro Panerati Photography

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38 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

Adriana Oberto Photography

Terminato il pranzo è ora di muoversi. Sono proprio un gruppo nutrito, che attira anche l’attenzione
Le vacche hanno infatti quasi esaurito l’erba e i fiori del di chi, in macchina o in moto, si appresta a varcare il colle.
campo ed è ora di andare. Sono anche forse più tranquille; qui il luogo è più ampio, c’è
Vogliamo precederle per vederle poi arrivare dopo di noi. acqua con cui dissetarsi e i vitelli ne approfittano per bere il
latte.
Saliamo così verso il colle della Lombarda, sulla strada che
più avanti scende verso Nizza ed in prossimità del lago. Ben presto (e purtroppo) è ora di tornare.
Si tratta di un paesaggio mozzafiato, da cui la strada che Le vacche rimarranno lì per la notte, insieme ai margari che
sale a zig zag è ben in vista e facilmente fotografabile. le hanno accompagnate.
Sono in tutto due famiglie di margari, con 180 capi in tutto.
Ci hanno detto che la mandria ci metterà circa un’ora ad Si dirigeranno sul versante francese, verso il colle Mercière
arrivare, ma si sbagliano di grosso: queste sono vacche e il vallone di Mollières, nel parco nazionale del Mercantour;
da Formula 1 e presto sentiamo i campanacci da lontano. seguiranno il percorso a ritroso quando sarà ora di tornare.
Lasciamo che salgano e ci sorpassino, per poi fermarsi
attorno al lago. Noi ci dirigiamo a valle.

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | ROUMIÀGE 39

Alessandro Panerati Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


40 R E P O RTA G E | ROUMIÀGE

Il Margaro
Margaro è una parola usata in Piemonte (chi parla
il dialetto conosce i marghè), variante regionale di
malgàro, a sua volta derivato dalla parola malga.

È il termine usato per l’allevatore di bestiame, che sia


bovino od ovino, e il produttore di latte. Per estensione
è anche quello che produce il formaggio dal latte delle
sue vacche.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


41

Ringraziamenti
Desidero ringraziare l’ATL Cuneese per il gradito invito a partecipare;
la guida Luca Franco di Valle Stura Experience per l’assistenza durante
l’intera giornata; il margaro Andrea per averci permesso di fotografare le
sue vacche ed aver condiviso con noi la sua passione; tutti i margari per
l’eccellente pranzo in quota.

Ultimo, ma non meno importante, il mio compagno di avventure


Alessandro Panerati, (alias Hari Seldon) che ha collaborato al materiale
fotografico presente in questo articolo.

Alessandro Panerati Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


42 R E P O RTA G E | CITTADELLA

A CURA DI BARBARA TONIN

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R E P O RTA G E | CITTADELLA 43

CITTADELLA
è un comune del padovano, forse poco conosciuto, ma che Ideata in un periodo di contrasti tra Padova, Vicenza e
vanta un primato addirittura europeo. Treviso, Cittadella nasce nel 1220 su ordine del comune di
La sua cinta muraria infatti, alta ben 15 metri, è una tra le Padova per controllare i confini.
poche in Europa a possedere un camminamento di ronda
risalente al Medioevo. A causa delle sue campagne espansionistiche, per tutta
risposta, nel 1195 Treviso edifica un piccolo avamposto
Fondata in “tempi recenti”, non si hanno prove certe dei militare a Castelfranco Veneto, al confine con il territorio
suoi primi insediamenti, ma sembra risalgano all’era del padovano.
paleolitico. Cittadella, tuttavia, non sarebbe stata una semplice
La documentazione comprovante la sua esistenza come base difensiva dai signorotti locali e dai comuni limitrofi,
nucleo abitativo, invece, risale al II secolo d.C., periodo ma anche un vero e proprio centro amministrativo ed
durante il quale venne realizzata la strada Postumia, che economico.
collegava Aquileia a Genova.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


44 R E P O RTA G E | CITTADELLA

Alcune fonti non attendibili attribuiscono il


progetto al padovano Benvenuto da Carturo,
ma si pensa sia invece frutto di un’opera
collettiva sia dal punto di vista progettuale che
esecutivo, i cui lavori si sono protratti per tutto il
Duecento e parte del Trecento.

Cittadella viene edificata con una cinta muraria a


forma ellittica irregolare e al suo interno nascerà una
città dotata di autonomia di governo e di propri statuti,
rilasciati nel 1236 da Padova.
La cinta ha una lunghezza di 1461 metri,
uno spessore medio di 2,10 metri
ed è attraversata da due traverse
perpendicolari, che collegano le
quattro porte con il centro.

Al suo interno, la città è divisa


pertanto in quattro parti e ognuna di queste è
organizzata con stradelle a reticolato romano.
Esternamente, alimentato da acque risorgive, un largo
fossato doppio di quello attuale sia in larghezza che in
profondità, circonda le mura. Quattro ponti levatoi, in origine
in legno ma dal XVI secolo in muratura, permettono l’accesso
attraverso le porte.

Ognuna di queste è rivolta verso un punto cardinale


e, pertanto anche in direzione di Bassano del Grappa,
Treviso, Padova e Vicenza, da cui prendono il nome.

Barbara Tonin Photography Manuela Albanese Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | CITTADELLA 45

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


46 R E P O RTA G E | CITTADELLA

Barbara Tonin Photography

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R E P O RTA G E | CITTADELLA 47

Le mura sono intervallate da 36 torri di varie dimensioni,


distanziate tra loro di circa 40 metri:
i 4 torrioni in corrispondenza delle porte di accesso, 12
torri a pianta rettangolare di 6×4 metri e con un’altezza di
circa 22 metri e 16 torresini di base più ridotta di 6×3 metri
per un’altezza di 15.

Fra le torri, le mura sono coronate da un parapetto con


10 merli guelfi a due spioventi lisciati. In alcuni punti
sono presenti anche merli ghibellini (o a coda di rondine),
inseriti in restauri recenti.

La muraglia sostanzialmente non ha fondamenta, ma


poggia su un basamento di sabbia e ghiaia.
È sostenuta da terrapieni, composti da materiali di riporto
delle fosse ed è costruita con muri a cassetta (grossi
pezzi lapidei riempiti con abbondante malta) o a sacco
(due strati di pietra riempiti di conglomerato) con materiali
provenienti dal fiume Brenta.

Numerosi sono stati nei secoli i cedimenti di alcune sue


parti, dovuti sia alla scarsa o assente manutenzione sia al
fatto che gli abitanti sottraevano materiale al terrapieno
per coprire avvallamenti e buche del terreno in città. In
particolare un crollo sul settore nord-ovest non è mai
stato ricostruito.

Un restauro completo è stato realizzato tra il 1998 e il


2013.
Per riportare a nuova vita la magnifica muraglia sono stati
impiegati materiali e procedure costruttive compatibili e il
più possibile simili a quelli utilizzati storicamente.

Quest’ultima purtroppo era infatti caratterizzata da


dissesti statici diffusi, da crolli generalizzati a livello del
cammino di ronda e delle merlature e dal progressivo
deterioramento delle murature.
Nel settore nord-ovest invece, nel punto di discontinuità, è
stata realizzata una scala in legno e acciaio, che permette
la prosecuzione del camminamento di ronda.

Giroinfoto Magazine nr. 58


48 R E P O RTA G E | CITTADELLA

I lavori per la costruzione della muraglia si svolsero Nei secoli seguenti viene fortificata maggiormente a causa
gradualmente, attraverso diverse fasi. dei conflitti bellici.
Dal 1387 viene vietata ogni tipo di struttura in legno o in
Si pensa che in principio vennero edificati prima i quattro paglia, per evitare incendi e favorire così il nemico.
torrioni e una cortina difensiva, utilizzando materiali quali Vengono inoltre ampliate le strade, viene realizzato un
terra e legno; solo successivamente vennero edificati in sistema di smaltimento delle acque e dei servizi igienici,
muratura i torrioni, le porte, le torri, i torresini e una cinta vengono costruiti sei pozzi in pietra e un recinto fortificato
di 8-9 metri, sostituendo quindi tutti i materiali facilmente all’esterno di porta Padova al fine di ospitare soldati, cavalli,
deperibili. armi e macchine da guerra.
L’opera si concluse alla fine con i merli e gli archetti, fino a
raggiungere l’altezza attuale. Nella piazza centrale, invece, vengono edificate la sede del
Comune, del Podestà e la Chiesa di San Prosdocimo.

PORTA BASSANO
Barbara Tonin Photography

Il camminamento di ronda percorre l’intero perimetro della Tra merlo e merlo, nelle zone aperte sarebbero dovuti
cinta muraria; è sito ad un’altezza di 12 metri ed è largo dai esserci pannelli o mantellette mobili di protezione;
60 agli 80 centimetri. inoltre dai fori-caditoia era possibile far cadere materiale
Era attrezzato per far fronte a qualsiasi tipo di attacco infiammabile e sassi.
nemico: scale retrattili, parapetti, pannelli, tetti, porte,
stendardi, botole, finestre, pennoni, ponti levatoi pedonali e Le torri invece, erano ricoperte da solai o da tetti spioventi.
argani. Il parapetto con o senza merli fungeva da barriera di Al camminamento si poteva accedere dai torrioni, ora solo
protezione per le scorte e i difensori. da porta Bassano, porta Vicenza e da porta Padova.

I merli sporgono leggermente attraverso beccatelli o


mensolature ad archetto e sono costituiti da feritoie
sguanciate e nicchie.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | CITTADELLA 49

PORTA BASSANO
Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


50 R E P O RTA G E | CITTADELLA

Le quattro porte di accesso presentano dimensioni differenti, ma sono tutte dotate di diversi e complessi elementi difensivi:
un ponte levatoio per i carri a cui è affiancato uno pedonale per i pedoni e i cavalieri, che accedevano tramite una piccola
porta dedicata, la “pusterla”.
Gli accessi erano inoltre difesi da portoni ad ante di ferro e legno e da saracinesche calate dall’alto anch’esse in ferro, che
una volta chiusi creavano dei cortiletti interni per intrappolare il nemico.

PORTA VICENZA
Barbara Tonin Photography

Il cammino di ronda e la torre, in aggiunta, grazie a finestre,


feritoie, piattaforme aggettanti e trabocchetti, assicuravano
protezione all’interno.

I ponti levatoi vengono sostituiti da quelli in muratura nel


1516, al termine della guerra tra la Repubblica di Venezia e i
federati della Lega di Cambrai e l’accesso viene regolato da
dei portinai.

Nel 1787 vengono eliminate anche le saracinesche e tra


il 1851 e il 1857 vengono abbattute le baracche a ridosso
delle mura, vengono ricostruite le parti mancanti e rinforzate
le altre.
È in questo periodo che vengono inseriti i primi merli
ghibellini, in sostituzione di alcuni merli guelfi. PORTA PADOVA
Porta Padova è l’ingresso principale. Barbara Tonin Photography
Nel sottarco, infatti, è presente lo stemma dei Carraresi e
nella facciata esterna possiamo vedere quelli di Padova e di
Cittadella.

La struttura è la medesima delle porte Vicenza e Treviso,


ma si distingue da queste per la presenza di una scala a
chiocciola nel primo cortile d’armi, ma soprattutto per due
importanti strutture: la Chiesa di Santa Maria del Torresino e
la Torre di Malta, ora museo.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | CITTADELLA 51

PORTA TREVISO
Barbara Tonin Photography

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52 R E P O RTA G E | CITTADELLA

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | CITTADELLA 53

Adibita ad oratorio, la Chiesa di Santa Maria del Torresino prigione, lasciati senza acqua e cibo e torturati. Poi quando
sfrutta la cinta muraria come parete sud e il torresino come si rimettevano, nuovamente torturati più e più volte, fino al
torre campanaria. loro suicidio o all’esecuzione.
Nel Settecento il tetto viene innalzato fino al camminamento
di ronda e la facciata sud viene forata per creare delle grandi Porta Vicenza e Porta Treviso sono molto simili nella
finestre. struttura.
Entrambe munite di torrioni da 22-25 m, sovrastate
La Torre di Malta, un tempo chiamata anche “Torrazzo”, da merli, vengono realizzate con un triplice sistema di
viene costruita su ordine di Ezzelino III da Romano nel 1251 arcate. Analogamente alle altre, sono dotate di magazzini
a ridosso del torrione, che viene inglobato. sotterranei e vani cella.
Alta 21 metri, poggia su un basamento spesso 5 metri ed è La prima viene costruita dopo circa un secolo rispetto alle
strutturata su più piani. mura e, purtroppo, viene gravemente danneggiata in epoca
Utilizzata come prigione e per l’alloggiamento delle napoleonica.
guarnigioni e dei secondini fino al 1256, non se ne conosce La parte esterna è andata distrutta, anche per agevolare il
la destinazione nei secoli successivi. transito; nella parte interna sono visibili resti di affreschi
risalenti ai secoli XVII e XVIII.
La sua fama, tuttavia, venne descritta nella Cronica di
Rolandino e cantata anche da Dante Alighieri nel IX Canto Porta Vicenza attualmente presenta un accesso
del Paradiso (versi 52-54) della Divina Commedia. all’adiacente torrione anche dal basso, mentre inizialmente
Così proferiva Cunizza da Romano, sorella del crudele era possibile solo dalle mura.
Ezzelino III: Internamente è suddivisa in sei diversi piani (non alle
quote originali): al secondo e al sesto è possibile vedere la
“Piangerà Feltro ancora la difalta posizione degli antichi livelli e la travatura a vista originale.
dell'empio suo pastor, che sarà sconcia Il terzo piano presenta una porta che tramite un passaggio,
sì, che per simil non s'entrò in Malta” distrutto in epoca napoleonica, conduceva alla cinta
muraria.
(Anche Feltre piangerà per colpa del suo empio Vescovo, Dal quarto, invece, si può raggiungere il camminamento di
la cui opera tanto turpe sarà, che per un delitto simile mai ronda tramite una porta. Un ingresso è presente anche al
nessuno entrò in prigione). quinto livello.
Si narra, infatti, che i nemici del signore di Padova, fossero L’ultima rampa di scale porta in cima al torrione, che
anche donne o bambini, subissero crudelissime torture: presenta un coronamento con merli ghibellini.
trascinati da cavalli per i piedi, venivano condotti alla

Barbara Tonin Photography

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54 R E P O RTA G E | CITTADELLA

La quarta porta, Porta Bassano, fu la più importante dal punto di vista difensivo.
Può essere definita una sorta di castello nel castello. Alta 30 metri e quindi molto più grande rispetto alle altre,
assicurava un’eccellente difesa in caso di attacco, grazie anche alla struttura con cinque ordini di arco e al
fossato che la circondava, ottenuto dalla deviazione di quello principale.

Sulle sue facciate sono ancora ben visibili gli stemmi dei signori carraresi.
Adiacente alla porta, è presente la casa del capitano della guardia, ora ufficio del turismo e museo. Disposta su
tre piani, presenta al primo livello dei caratteristici affreschi risalenti ai sec. XIII e XVI con gli stemmi delle famiglie
che governarono la città.

La cinta muraria di Cittadella con le sue porte e i torrioni è sicuramente un’opera che vale la pena vedere, ma sono
di sicuro interesse anche il Palazzo Pretorio, il Duomo e il Palazzo della Loggia o le ancor più antiche pievi di S.
Donato e di Santa Lucia di Brenta nelle vicine frazioni, gioielli medievali rispettivamente del VI e XII secolo.

Oppure ci si può semplicemente perdere tra le stradelle e i negozi del piccolo centro storico.

Barbara Tonin

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R E P O RTA G E | CITTADELLA 55

Barbara Tonin Photography

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56 R E P O RTA G E | LA MORRA

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Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA MORRA 57

La Morra (CN) è un piccolo borgo del Piemonte di


circa 2800 abitanti situato nelle Langhe, a pochi
chilometri da Alba.

Dal 2014 “I Paesaggi vitivinicoli del Piemonte:


Langhe-Roero e Monferrato" sono stati dichiarati
patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

La Morra è anche stata definita “Bandiera


Arancione” del Touring Club che premia i piccoli
borghi d’eccellenza dell’entroterra italiano.

Giulia Migliore Photography

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58 R E P O RTA G E | LA MORRA

Belvedere: da qui il panorama è mozzafiato e la vista sulle


Adriana Oberto Photography colline delle Langhe e del Roero è ineguagliabile.

Una visita al centro storico di La Morra è indispensabile Godendo di una posizione molto privilegiata, in mezzo
prima di iniziare il nostro tour. alle colline delle Langhe, La Morra offre agli amanti
Partendo da piazza Martiri e percorrendo Via Umberto ci si dell’escursionismo la possibilità di scoprire il territorio
addentra nel cuore del centro storico: incontriamo per prima attraverso 7 sentieri a tema realizzati dall’associazione
la chiesa della Confraternita di San Sebastiano risalente Eventi e Turismo per promuovere il territorio.
al XVIII secolo, e a sinistra della facciata, un campanile in
mattoni del 1766. Molti tour operator offrono la possibilità di percorrere i
sentieri inserendoci una serie di tappe enogastronomiche
Proseguendo si arriva in Piazza Castello dove si erge la che permettono di scoprire i maggiori produttori locali.
Torre campanaria del 1700, costruita con i resti del castello, Le stradine, non solo conducono il visitatore vicino agli
distrutto nel XVI secolo. estesi vitigni, ma permettono anche di scoprire piccole
Poco distante si può ammirare il monumento in bronzo al frazioni di La Morra, panchine giganti, alberi secolari e punti
Vignaiolo d’Italia, l’opera dell’artista Antonio Munciguerra panoramici.
inaugurata nel 1972, che evoca la fatica e il lungo lavoro del Di diversa lunghezza e altimetria, questi sentieri sono adatti
contadino che lavora nei vigneti tutto l’anno. a tutti.

Adiacente la scuola, si trova il busto in marmo di Giuseppe


Gabetti, compositore del primo inno d’Italia.
Il pezzo forte della piazza è sicuramente la balconata del

Barbara Lamboley Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 59

Mappa delle Langhe

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60 R E P O RTA G E | LA MORRA

Remo Turello Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 61

professionisti, un ramo di attività legate al concetto di


''mens sana in corpore sano'', che prevedono esperienze
Tra le varie possibilità di escursionismo molto per privati e aziende, che mettono in connessione
conosciuta è diventata la Mangialonga: una camminata l'alimentazione, il cibo, l'ambiente e il proprio corpo.
enogastronomica che prevede, in alcune tappe,
degustazioni di prelibatezze locali e attira a La Morra In questi ultimi anni, La Morra è diventata famosa a livello
migliaia di turisti e appassionati ogni anno. mondiale per il turismo enogastronomico e soprattutto per
la produzione del vino Barolo.
Tornando ai percorsi enogastronomici, il nostro è stato La sua posizione e la sua particolare esposizione al
pensato da LoveLanghe, che ci ha messi in contatto con sole fanno sì che sulle colline del territorio si ottengano
produttori e aziende di grande livello. pregiatissimi vitigni; tra questi il più rinomato in assoluto
Love Langhe è un tour operator di Alba con esperienza è il Nebbiolo da cui si producono il Barolo e il Nebbiolo
decennale sul territorio, si occupa di turismo esperienziale d’Alba. Il Barolo, coltivato nel Monferrato da secoli, è oggi
per privati e aziende e del comparto team building e un vino riconosciuto DOCG.
incentive.
Per Love Langhe, il turismo significa prima di tutto Ritenuta tappa obbligatoria per gli amanti del buon cibo
passione per il proprio lavoro e impegno verso chi decide di ma, soprattutto, per gli intenditori di vini, il turismo è
affidarsi alle loro mani. diventata l’attività principale del paese; in ogni via si
Si occupano di organizzare una proposta su misura, possono trovare cantine e locande tipiche dove poter
partendo dalle esigenze del cliente e costruendo passo degustare non solo il famoso vino, ma anche i pregiati
dopo passo l’esperienza da cui potranno ottenere la prodotti locali.
massima soddisfazione. Non dimentichiamo che qui viene anche coltivata la
nocciola trilobata, marchio IGP.
Oltre all'organizzazione di business meeting, incentive La nocciola, che deve la sua qualità all’aria collinare e
travel, team building ed eventi aziendali, supportati prealpina in cui cresce, è usata in diverse preparazioni
da professionisti, Love Langhe fornisce consulenze in culinarie e ovviamente in pasticceria.
ambito turistico, sia per le aziende – in cui l'accoglienza
rappresenta una delle attività principali -, sia per coloro E proprio da lì inizia il nostro percorso enogastronomico,
che hanno fatto dell’incoming il valore aggiunto al proprio con la visita alla Pasticceria di Giovanni Cogno.
business principale.
Inoltre, stanno sviluppando, in collaborazione con formatori

Stefano Tarizzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


62 R E P O RTA G E | LA MORRA

La pasticceria tradizionale di Giovanni Cogno è nata nel 1986 e vanta l’utilizzo di materie prime esclusivamente a km 0, che
vengono sottoposte a un’attenta ricerca della qualità.
Una volta arrivati in azienda abbiamo avuto l’opportunità di ricevere una spiegazione approfondita riguardo la lavorazione
all’interno del laboratorio, circondati da un intenso profumo di nocciola e cioccolato.

La Nocciola Piemonte, anche chiamata “Tonda Gentile delle Langhe”, è una particolare varietà di nocciola IGP (Indicazione
Geografica Protetta), che ha delle caratteristiche ben specifiche:
il guscio è molto sottile, il frutto ha una forma tonda che favorisce la sgusciatura mantenendo intatto il seme, infine, la
caratteristica che le contraddistingue è quella di avere una pellicola che avvolge il seme, che è facilmente asportabile in
seguito alla tostatura.

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 63

Ma come funziona la produzione dei famosi dolci


di nocciole nella Pasticceria di Giovanni Cogno?

Dopo aver comprato le nocciole IGP già sgusciate,


le sottopongono alla tostatura.
In seguito, effettuano la pelatura a mano, oppure
utilizzando una speciale “rete” in legno e metallo
grazie alla quale eliminano la pellicola che avvolge
il seme.

L’ultimo passaggio è un’attentissima e


rigorosissima ricerca della qualità, attraverso la
scelta dei frutti “più belli”.
Alla fine della visita abbiamo avuto modo di
assaggiare alcune delle loro eccellenze: nocciola
ricoperta di cioccolato, torta alle nocciole, tartufi
dolci, meringa alla nocciola, biscotti alla nocciola e
Lamorrese al barolo.

Tutti questi prodotti si possono comprare in loco.

Monica Pastore Photography

Cosimo Nardone Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


64 R E P O RTA G E | LA MORRA

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA MORRA 65

Giroinfoto Magazine nr. 58


66 R E P O RTA G E | LA MORRA

Ci dirigiamo quindi alla seconda tappa del nostro tour: che la sua eco si diffuse e, grazie agli sforzi del primo
l’Azienda vitivinicola della famiglia Oddero. Giacomo Oddero, venne esportato nel mondo e, alla fine del
Durante la visita abbiamo avuto modo di approfondire la XIX secolo, persino in America.
storia e la tradizione della cantina a conduzione famigliare e In Italia i vini hanno ricevuto importanti riconoscimenti: ad
di degustare alcuni loro vini. esempio, nel 1911 il Barolo di questa casa fu protagonista
all’Esposizione Internazionale di Torino, durante una
«Abbiamo un paese, un territorio e soprattutto profonde degustazione organizzata dal Circolo Enofilo Subalpino, in
radici che risalgono al XVIII secolo che racchiudono come in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia.
uno scrigno una piccola grande storia da raccontare».
La storia contemporanea dell’azienda è invece legata
Questo è il bellissimo messaggio che viene trasmesso dalla alla figura di Giacomo Oddero, il nipote che ereditò lo
famiglia Oddero a tutti gli appassionati che visitano la loro stesso nome del nonno, e negli anni Cinquanta rinnovò
tenuta, degustandone i prodotti. l’impostazione agricola iniziando una lunga battaglia
La genesi della cantina Oddero e delle tradizioni famigliari per elevare la qualità ed il prestigio dei vini, sia quelli di
è nata nei vigneti delle Langhe, quando, sul finire del produzione propria sia quelli dell’intera provincia di Cuneo.
Settecento, Giovanni Battista Oddero iniziò la vinificazione
dai vigneti ubicati a La Morra, tramandando ai figli Lorenzo Il suo impegno lo vide altresì ricoprire importanti incarichi
e Luigi l’antica tradizione. pubblici: fu assessore provinciale all’Agricoltura e questo
compito gli permise di firmare gli storici disciplinari che
Il vino, dapprima venduto in piccoli fusti e damigiane concessero la sigla DOC e, successivamente, la DOCG ai vini
soltanto nell’ambito locale, venne apprezzato a tal punto di Langhe e Roero.

Lorenzo Rigatto Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 67

Grazie alla sua guida i poderi e le cantine di famiglia in primo luogo, la volontà di preservare la qualità della
assunsero l’attuale configurazione produttiva, ampliando produzione in caso di danni a un vigneto; in secondo luogo,
i vigneti, la produzione e sostenendo una politica di l’obiettivo di creare un sapore che rispecchi carattere e
qualità che ancor oggi è una virtù riconosciuta a livello memoria del territorio.
internazionale.

Attualmente, questo patrimonio è gestito e portato avanti


dalla figlia Mariacristina e dai nipoti Isabella e Pietro, che
rappresentano la settima generazione di una famiglia con
oltre un secolo e mezzo di tradizione vitivinicola.
Con loro l’azienda ha conquistato altri riconoscimenti,
ottenuti anche grazie a un tocco di giovinezza e innovazione
che hanno saputo donare ai prodotti.

Le materie prime maggiormente utilizzate per la produzione


sono le uve del Nebbiolo, vitigno principe della zona, con cui
producono vini come ad esempio il Langhe DOC Nebbiolo e
diversi tipi di Barolo.
Da non dimenticare quello Classico DOCG, chiamato così
perché rispecchia il modo più tradizionale di produrlo,
mediante l’utilizzo di uve 100% Nebbiolo provenienti da
diversi vigneti, come il Brico Chiesa adiacente alla tenuta, il
Capallotto a La Morra e il Brico Fiasco a Castiglione Faletto.

Questo Barolo è il vino più rappresentativo dell’azienda,


quello che si produce in quantità maggiore e che ha reso
questa casa famosa non solo in Italia ma soprattutto
all’estero.
La tradizione di utilizzare uve di differenti vigneti ha un
retaggio antico e ha principalmente due motivazioni:

Monica Pastore Photography

Claudia Lo Stimolo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


68 R E P O RTA G E | LA MORRA

Massimiliano Sticca Photography

Della produzione fanno inoltre parte vini molto limitati e di Il rispetto profondo per l’ambiente, per il territorio, per la
nicchia: il Barolo DOCG Brunate, il quale prende il nome dal terra in cui non solo si produce ma in cui si vive ha portato
vigneto, il Barolo DOCG Rocche di Castiglione e il Barolo questa storica famiglia ad attuare scelte sempre più
DOCG Villero
Manuela dalla
Albanese zona di Castiglione Faletto, il Barolo
Photography orientate verso il biologico, di cui è stata riconosciuta la
Vignarionda dalla zona di Serralunga d’Alba ed infine il certificazione BIO nel 2008.
Barolo DOCG Bussia Vigna Mondoca dalla zona di Monforte
d’Alba. Un riconoscimento che incarna perfettamente la filosofia
Una gamma molto rappresentativa di tutta la zona delle aziendale:
Langhe.
Infine, la famiglia Oddero produce: il Barbaresco DOCG «In cantina cerchiamo da sempre il massimo rispetto
Gallina da un vigneto singolo e altri vini classici della zona, dell’integrità della materia prima, che rappresenta davvero
come il Barbera d’Alba DOC Superiore, il Dolcetto d’Alba la ricchezza e la versatilità del nostro suolo.
DOC e il Moscato d’Asti DOCG Cascina Fiori (una produzione Cerchiamo di lavorare affinché le nostre bottiglie di vino
su scala ridotta, ma tradizionale e storica). “siano” i vigneti che coltiviamo.
Abbiamo la virtù di possedere alcuni tra i più belli ed
L’unico vino bianco secco prodotto dall’azienda è il Langhe importanti vigneti delle Langhe del Barolo e del Barbaresco,
DOC Riesling, con uve tipiche dell’area del Nord Europa. si tratta “talenti” che non vanno sprecati».
La famiglia Oddero ha piantato il vigneto Riesling a La
Morra nel 2006, vicino a un vigneto di Chardonnay; tale
posizione ha contribuito a far sì che i primi anni il vino fosse
un blend tra Riesling e Chardonnay, che si è modificato con
il tempo, fino a diventare dal 2016 un vino 100% Riesling.

Ultimo vino presentato durante la visita è stato il Barbera


d’Asti DOCG Superiore Nizza, non tipicamente langarolo ma
astigiano, frutto di una lavorazione storica realizzata negli
anni Ottanta.
Già sul finire del 1970 la famiglia aveva acquistato il vigneto
nella zona di Nizza Monferrato, rinomata per la produzione
di Barbera di alta qualità; un’altra testimonianza di quanto la
casa Oddero abbia sempre avuto interesse e lungimiranza
nel perseguire il connubio tradizione-innovazione.
Gianluca Fazio Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 69

Giulia Migliore Photography

Domenico Gervasi Photography

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


70 R E P O RTA G E | LA MORRA

All’ora di pranzo ci siamo spostati in frazione Annunziata Sono vini cosiddetti “fini” di cui Alessandro ha scoperto
Ciotto, a pochi passi da La Morra, dove abbiamo incontrato il sapore nell’infanzia, quando seguiva il nonno nella sua
Alessandro Rivetto, omonimo proprietario di una azienda attività agricola.
agricola di vini eccellenti di Langa DOC.
Oggi i suoi vigneti si estendono su una superficie di 15 ettari
Alessandro, discendente da una famiglia con più di nel cuore della Langa tra i comuni di La Morra, Serralunga
cent'anni di tradizione vitivinicola ed ha ereditato, con i suoi d’Alba e Sinio; di questi, 7 ettari si trovano in località
fratelli, i vigneti e la passione per la viticoltura dal padre e Montersino, nei pressi di Alba, zona DOCG del pregiatissimo
prima ancora dal nonno. Barbaresco di Montersino, che Alessandro Rivetto produce.
Ben presto ha deciso di continuare l’attività in proprio Queste terre sono particolarmente adatte per la coltivazione
estendendo le sue proprietà con nuove acquisizioni. delle viti per tre importanti motivi: la composizione del
terreno, la sua conformazione e la posizione.
La compravendita dei vigneti ha avuto tutto una sua
particolare trafila che richiede spesso il tempo di un’intera Rivetto ci racconta che già ai tempi dell’Unità d’Italia fu
generazione. Cavour a credere che gli impiantamenti di vigneti in queste
Alessandro ha avuto la fortuna di potersi ingrandire zone avrebbero dato risultati eccellenti, non da meno delle
con l’acquisizione di terreni dai cui vigneti si ottengono zone francesi più rinomate.
vini piemontesi pregiati come la Barbera, il Barolo ed il
Barbaresco.

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | LA MORRA 71

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


72 R E P O RTA G E | LA MORRA

Barbara Lamboley Photography

Per quanto riguarda la composizione del terreno, questo


risulta essere particolarmente calcareo e argilloso e per
questo adatto alla coltivazione della vite.
Manuela Albanese Photography
In secondo luogo, l’esposizione al sole sulle colline delle
langhe, con le loro basse quote, è ideale per ottenere
vini di qualità pregiate. Infine, le brezze che dalla Liguria
si muovono verso l’entroterra creano un microclima
particolare, caratterizzato da poca umidità.

L'alta qualità dei vini prodotti in questa regione è dovuta,


non solo alla zona in cui crescono i vigneti, ma anche grazie
ai metodi ed ai materiali utilizzati per la produzione.

Le barriques, ad esempio, piccoli carati di rovere francese


che hanno una capacità di 225 litri, oltre alle botti più grandi,
sempre di rovere, prodotte con legno di Slavonia (zona
boschiva della Croazia orientale).
Il produttore ci spiega che il legno delle sue barriques ha
una tostatura media, che conferisce un sapore leggermente
vanigliato ammorbidendo così i tannini del vino, utili per
l’invecchiamento.

Questo accostamento dona al vino una struttura più


aromatica e quindi gradevole al palato, senza alterarne il
gusto.
Alessandro Rivetto è un personaggio molto loquace, carico
di simpatia, e amabilmente ci racconta l’origine della
Nascetta, un vino bianco prodotto in queste zone negli
ultimi anni.

Domenico Gervasi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA MORRA 73

L’idea è nata nel 2002 quando Daniele Savio, un suo ex La vite poi, non potendo godere dell’escursione termica che
compagno di scuola, gli confidò di aver ritrovato una vite gli era necessaria si era persa nel tempo e solo poche piante
particolare cresciuta in mezzo ai vitigni dei vini rossi. erano sopravvissute.
Questa produceva un’uva bianca dall’aspetto vermentino. I viticoltori decisero di farne produrre altre da un
Fu così che provarono a farne del vino, con risultati assai vivaio specializzato padovano, viti esigentissime che
sconfortanti. Inviarono un grappolo ad un laboratorio di necessitavano un trapianto in vaso e un’attenta cura prima
Basilea per ottenere l’isotopo, ovvero l’esatta origine della di essere impiantate nei terreni langaroli.
pianta.
Dall’analisi risultò un vermentino incrociato con una Dopo la vendemmia, per ottenere quel sapore peculiare
favorita. che ha la Nascetta, i produttori dovettero aggiungere del
ghiaccio secco nelle botti, durante la fermentazione delle
Il vermentino, una vite di provenienza sarda, giunse nel uve, per ricreare quell’escursione termica indispensabile per
Piemonte quasi certamente nel periodo del Regno di la resa finale.
Sardegna quando gli scambi tra l’isola e le terre sabaude E così è nata la Nascetta.
erano frequentissimi. Oggi, l’azienda agricola di Rivetto ne produce circa 3.000
La favorita invece era dai tempi più antichi un vitigno bottiglie l’anno.
autoctono.

Complessivamente la produzione Alessandro Rivetto supera d’Europa; dalla Svizzera alla Francia, a diversi paesi del
le 100.000 bottiglie l’anno. nord Europa e passando per Hong Kong e per il Brasile
Tra i vini rossi spiccano le 25.000 bottiglie di Langhe arrivano nel Nord America, Canada e Stati Uniti su tutti,
Nebbiolo, 20.000 di Barolo e i 12.000 di Barbaresco a cui rigorosamente marchiati Alessandro Rivetto.
si aggiungono 15.000 bottiglie di Barbera d’Alba e 6000 di
Dolcetto d’Alba. Ringraziamo, inoltre, “Orto Smeraldo” che ci ha gentilmente
fatto assaggiare la sua torta di nocciole.
La produzione del bianco si completa con 5.000 di Langa Orto Smeraldo è un’azienda agricola che produce frutta e
Arneis e 15.000 bottiglie annue di moscato d’Asti. verdura; l’azienda è nata nel 2009 da un’idea di Borio Enzo,
Bottiglie di vini pregiati che Alessandro Rivetto esporta in nel settore ortofrutticolo da ormai sessant’anni.
tutto il mondo. L’azienda, tramandata da padre in figlio, sorge in frazione
Da questa zona di Langa divenuta patrimonio mondiale Vaccheria del comune di Guarene, paese situato nel cuore
dell’umanità UNESCO i suoi vini raggiungono varie parti del Roero.

Giroinfoto Magazine nr. 58


74 R E P O RTA G E | LA MORRA

Massimiliano Sticca Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA MORRA 75

Giroinfoto Magazine nr. 58


76 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
IN TERRA
SANTA Parte III

A cura di Maddalena Bitelli, Remo Turello e Lorenzo Rigatto

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 77

G
ERUSALEMME, CITTÀ
PRINCIPALE DELLO STATO
DI ISRAELE, SI TROVA AL
CENTRO DELLA GIUDEA
A MILLE METRI D’ALTITUDINE
ED È CONOSCIUTA NEL MONDO
PER EVENTI STORICI DI NATURA
RELIGIOSA.
È infatti la città santa per le tre principali religioni
monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo.

All’interno della città vecchia, nucleo storico della


città, sono custodite tre “pietre”, simboli delle tre
religioni: il Calvario e il Santo Sepolcro per i cristiani,
il Muro Occidentale (conosciuto anche come Muro
del Pianto) per gli ebrei e la Roccia Sacra per i
Musulmani.

Gerusalemme, in ebraico Jerushalayim, significa


“città della pace”, tuttavia nel corso della
storia è stata scenario di guerre e distruzioni
ed è tuttora al centro di tensioni politiche e
religiose.

Giroinfoto Magazine nr. 58


78 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

VIAGGIO
La città è suddivisa in tre parti ben distinte: la città
vecchia dentro le mura, la Gerusalemme Ovest e la
Gerusalemme Est.

IN TERRA
La città vecchia è rimasta immutata nel tempo ed
è divisa in quattro quartieri: cristiano, musulmano,
ebraico e armeno.

SANTA
Essi sono separati dalle strutture dell’antica città
romana: il Cardo Massimo, che divide la città da Nord
a Sud, collegando la Porta di Damasco e la Porta di
Sion, e il Decumano, che divide la città da Est a Ovest,
dalla Porta di Giaffa fino all’Area del Tempio.

Le mura che delimitano la città vecchia sono


state distrutte e ricostruite più volte nel corso dei
secoli; quelle attualmente visibili e percorribili
vennero fatte edificare dal sultano ottomano
Solimano il Magnifico raggiungono i 13 metri di
altezza e sono munite di 34 torri e 8 porte.

Esse sono state costruite tra il 1538 e il 1542


Maddalena Bitelli Photography e ancora oggi utilizzate, fatta eccezione per
la Porta Dorata, che si trova all’interno di un
cimitero musulmano e che un tempo immetteva
Remo Turello Photography direttamente al Tempio.

La Porta Dorata è attualmente chiusa, ma


secondo la tradizione si riaprirà al momento della
venuta del Messia.

Abbiamo visitato la Terra Santa e Gerusalemme


a inizio gennaio: dopo due giorni in Galilea
(Giroinfoto magazine n.54), una giornata nel
deserto e un tuffo nel Mar Morto (Giroinfoto
magazine n.56), siamo approdati nella Città
Santa.

Per una visita approfondita consigliamo un


soggiorno della durata di circa tre giorni.

Giroinfoto Magazine nr. 58


RR
EPEP
OORR
TATA
GGE E | | VIAGGIO
IL VILLAGGIO
IN TERRA
LEUMANN
SANTA 79

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


80 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Il primo giorno ci siamo recati nei luoghi sacri della Oggi quest’area di circa 1200 mq è gestita dai frati
religione Cristiana. francescani che invitano i visitatori al silenzio, alla
Per i cristiani la città di Gerusalemme è il luogo meditazione e alla preghiera; immaginate di sedervi
della redenzione, della morte e resurrezione di all’ombra di un albero millenario, con la meravigliosa
Gesù, nonché luogo dell’istituzione della Chiesa. vista delle mura e della città vecchia di fronte a voi.
Nell’arco della mattinata ci siamo concentrati sui Nell’orto si trovano ancora ulivi risalenti all’epoca di
luoghi all’esterno delle mura della città vecchia, per Gesù.
poi spostarci nel pomeriggio alla Chiesa del Santo
Sepolcro all’interno del quartiere cristiano. Per l’ora di pranzo ci siamo spostati verso il Monte
Sion, a Sud-Ovest di Gerusalemme.
La prima tappa del nostro pellegrinaggio è stata al Qui abbiamo visitato la chiesa di San Pietro in
Monte degli Ulivi, nella parte orientale della città, dove Gallicantu e il Cenacolo.
fin dai primi secoli furono costruiti chiese e monasteri. La piccola chiesa di San Pietro in Gallicantu (che
In cima al monte si trovano i resti di una basilica significa “al canto del gallo”) venne edificata agli inizi
bizantina detta dell’Eleona, ovvero dell’uliveto, dove del Novecento dai padri assunzionisti francesi, sul
Gesù avrebbe insegnato la preghiera del Padre Nostro luogo in cui secondo la tradizione, San Pietro avrebbe
ai discepoli. rinnegato tre volte Gesù prima del canto del gallo.
Durante gli scavi, nella cripta sotto l’attuale chiesa,
Qui attualmente sorge un convento carmelitano vennero alla luce strutture dell’epoca romana scavate
nel cui chiostro si trovano tavole con la suddetta nella roccia; una di esse ha le caratteristiche di una
preghiera scritta in tutte le lingue del mondo, prigione e pertanto viene denominata “la prigione di
compresi alcuni dialetti. Cristo”.
Poco distante sorge la chiesa Dominus Flevit,
costruita a forma di lacrima; secondo la tradizione, Poco distante un terrazzo panoramico da cui è
infatti, in questo luogo è ambientato l’episodio possibile ammirare tutta la città antica e i colli intorno
evangelico del pianto di Gesù su Gerusalemme. ad essa.
Ultima tappa al di fuori delle mura è stata al Cenacolo,
Scendendo lungo il monte, ci siamo fermati presso il che si trova poco lontano dalla Porta di Sion.
Getsemani, detto anche orto degli ulivi, luogo in cui La tradizione vuole che in tale sito si sia svolto
Gesù si fermò a pregare dopo l’ultima cena con alcuni l’episodio evangelico dell’ultima cena.
discepoli e nel quale avvenne il tradimento da parte di
Giuda.

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 81

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


82 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Nel pomeriggio abbiamo continuato il percorso all’interno delle mura e siamo giunti alla Basilica del Santo
Sepolcro, il luogo più importante della religione cristiana.
Essa si trova al centro del quartiere cristiano e sorge dove si ritiene che sia stato sepolto e in seguito sia risorto
Gesù.
Si presenta come una variegata alternanza di stili, in quanto è luogo di culto per tutte le professioni cristiane:
ortodossi, cattolici e armeni.

Per la visita all’interno abbiamo seguito le ultime cinque stazioni della Via Dolorosa, ovvero la via percorsa da
Gesù prima di essere crocifisso; le prime nove tappe si trovano all’esterno della basilica.
Entrando dalla porta principale, sulla destra si trova una scala che porta al Calvario, ossia il luogo della
crocifissione di Gesù.

Remo Turello Photography

Questo spazio è diviso in due cappelle: una di Alle 19 ci siamo fermati all’esterno, di fronte al portone
proprietà cattolica detta “della crocifissione” e l’altra principale della chiesa, per assistere al caratteristico
appartenente agli ortodossi detta “del calvario”. rito di chiusura. I riti di apertura e di chiusura della
basilica sono immutati dal 1192, quando il sultano
L’altare di quest’ultima venne costruito sulla roccia in Saladino, a capo della città di Gerusalemme, affidò il
cui fu piantata la croce di Cristo. controllo del portone a due famiglie musulmane, per
Da una ripida scala sulla sinistra, siamo tornati nel risolvere i contrasti tra i cristiani per la gestione della
vestibolo della basilica, dove ci siamo fermati davanti basilica.
alla Pietra dell’Unzione, che ricorda gli oli di cui fu
cosparso il corpo di Gesù prima della sepoltura. Da quel momento, ogni giorno, alle 4 del mattino e alle
19, un membro della famiglia Joudeh porta la chiave
Proseguendo in senso orario si arriva alla Rotonda della porta, che viene aperta e chiusa da un membro
dell’Anastasis (che significa “resurrezione”), al centro della famiglia Nusseibh.
della quale vi è l’Edicola del Santo Sepolcro, dove ogni
giorno fin dalle prime luci del mattino migliaia di fedeli
si recano per la preghiera e la contemplazione.

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 83

Remo Turello Photography

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Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 85

VIAGGIO
Il secondo giorno del nostro tour lo abbiamo dedicato ai luoghi
della tradizione ebraica, ovvero il Memoriale dello Yad Vashem, il
Museo della Torre di Davide e il Muro del Pianto.

IN TERRA
Il Memoriale dello Yad Vashem, sulle pendici della Collina del
Ricordo, è il più importante monumento ebraico in ricordo delle
vittime del nazismo.

SANTA
L’idea di istituire un luogo di memoria per i milioni di ebrei
uccisi nei campi di sterminio, risale a dopo la Seconda Guerra
Mondiale.

Il suo nome, che significa “un monumento e un nome”, fa riferimento a un’espressione del Profeta
Isaia in cui si legge “io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome,
darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”.

In realtà, la struttura attuale risale al 2005.


Oltre al museo storico, che racconta la storia della Shoah attraverso foto, video e documenti, al suo
interno il visitatore può percorrere il Viale dei Giusti delle Nazioni ed entrare nella Sala del Ricordo,
dove brucia la Fiamma Eterna, simbolo del ricordo costante, e sul cui pavimento sono incisi i nomi dei
principali campi di concentramento.

Infine, il luogo più straziante è sicuramente il Memoriale dei Bambini, costruito per ricordare
l’uccisione di un milione e mezzo di bambini ebrei: un lungo corridoio buio circondato da specchi, nel
quale sembra di camminare in mezzo a milioni di fiammelle al suono di una voce che legge i singoli
nomi.

Il Museo della Storia di Gerusalemme della Torre di Davide si trova all’interno della cittadella
medievale, uno dei luoghi più interessanti della città vecchia, a pochi passi dalla Porta di Giaffa.
All’interno del museo, aperto al pubblico nel 1989, viene raccontata la storia di Gerusalemme.
Sono percorribili quattro diversi itinerari, di cui noi abbiamo scelto quello panoramico sulle mura della
cittadella e quello storico.
Dalla cima delle torri è visibile un imperdibile panorama a 360° su tutta la città.

Remo Turello Photography


Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


86 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Il luogo sacro principale per la religione ebraica è invece il Muro Occidentale, conosciuto in tutto il mondo come
Muro del Pianto; tuttavia tale nominativo non viene utilizzato dagli ebrei che preferiscono la denominazione
“Muro della Preghiera”.

È quanto rimane del muro fatto costruire da Erode il Grande, nel 20 a.C. per sostenere la spianata del Tempio
di Salomone, distrutto completamente dall’imperatore Tito nel 70 d.C. Da allora, gli ebrei vi si recano per la
preghiera. In quanto luogo sacro, è importante che il visitatore vi si accosti con rispetto e seguendo le norme e
le tradizioni religiose.
Come ogni sinagoga è suddiviso in due parti distinte: a Nord quella riservata agli uomini, che devono entrarvi
con il capo coperto, mentre nella parte a Sud possono entrare solamente le donne. Il Muro del Pianto è
innanzitutto un luogo di preghiera e di silenzio.

Remo Turello Photography

È interessante osservare le donne mentre pregano in completi che includano la Challah (il pane tipico del
piedi, appoggiate al muro con la Torah in mano, gli sabato) e carne; sono vietate invece dal Talmud,
uomini in abiti tradizionali danzare in cerchio, o il rito un altro libro sacro, ben 39 azioni che riguardano il
del Bar Mitzvah, attraverso cui i ragazzi di 13 anni retaggio delle antiche attività per il Tempio.
vengono inseriti ufficialmente nell’Ebraismo.
L’idea di fondo è che ci sia un momento della
Durante il nostro soggiorno a Gerusalemme abbiamo settimana in cui il primato non è del fare, ma di Dio,
avuto la fortuna di entrare in contatto con la cerimonia della famiglia e dello stare insieme.
dello Shabbat, la “festa del riposo” che si celebra dal
venerdì dopo il tramonto al sabato.

Tale festività sembra avere due funzioni, che vengono


citate nei libri ebraici: il ricordo della fuga del popolo
ebraico dall’Egitto e il ricordo della Creazione.
Nella giornata del sabato, gli ebrei sono tenuti a
pregare, studiare la Torah e consumare tre pasti

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 87

Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


88 R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA

Il nostro terzo giorno a Gerusalemme lo abbiamo il figlio Isacco; secondo la tradizione araba, invece,
dedicato al quartiere islamico, a nostro avviso il più venne costruita per ricordare l’ascesa al cielo di
caratteristico della città. Maometto.
Entrando dalla Porta di Giaffa, facendoci strada tra le
viuzze acciottolate ci siamo inoltrati nel Souk, ossia il Finemente decorata con mosaici colorati, la moschea
mercato della città vecchia. è considerata uno dei simboli di Gerusalemme.
La Moschea Al-Aqsa, invece, è la moschea più
Abbiamo assaporato i profumi delle spezie, delle sacra per la religione musulmana, dopo quelle della
tisane e degli incensi, gli aromi dei vasi di terracotta Mecca e Medina, dove tuttora si svolge la preghiera
e dei vari tipi di olio che si alzavano dalle botteghe. comunitaria ufficiale.
Ci siamo persi nella bellezza delle stoffe, finemente
decorate con colori accesi, delle ceramiche e dei È importante sottolineare che i visitatori non
gioielli. musulmani, non possono visitare l’interno delle
Abbiamo perso tempo a chiacchierare con i venditori moschee.
che ci invitavano a fermarci e a contrattare sui prezzi Per concludere, Gerusalemme è una città impregnata
dei prodotti. di storia, cultura e religione, dove ogni angolo
nasconde edifici di grande rilevanza storica.
E siamo giunti alla Spianata delle Moschee. È incredibile come, in uno spazio così piccolo,
Essa è il luogo sacro per i musulmani, tuttavia sorge convivano e si amalgamino quattro culture così
sul Monte Moriah che un tempo era occupato dal differenti tra loro che, nonostante le fatiche legate
Tempio di Salomone. alla storia del paese, sono riuscite a trovare un loro
Al suo interno si trovano due moschee: la Cupola della particolare equilibrio.
Roccia e la Moschea Al-Aqsa. Come scrive Susan Abulhawa nel suo libro “Ogni
mattina a Jenin”:
La Cupola della Roccia, anche chiamata Moschea
di Omar, venne completata nel 691 da importanti “Gerusalemme trasmette un senso di dolcezza.
artisti bizantini ed è considerata l’edificio islamico Ogni centimetro di questa città racchiude i segreti di
più antico del mondo attualmente esistente. Venne civiltà antiche.
costruita sulla roccia sacra, dove la tradizione ebraica È stata conquistata, distrutta e ricostruita tante volte.
e cristiana, ritiene che Abramo stesse per sacrificare Eppure, in qualche modo, trasmette umiltà”.

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | VIAGGIO IN TERRA SANTA 89

Lorenzo Rigatto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


90 R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE

ANTICO MONASTERO DI
SAN PIETRO AL MONTE
A CURA DI SILVIA SCARAMELLA E MANUEL MONACO

Immaginiamo di fare un salto indietro nel La strada, superata Lecco, transitava per
tempo e di trovarci in un territorio che è un passaggio obbligato: un ponte sopra
stato abitato fin dal Neolitico. l’emissario del lago.
Un crocevia di civiltà che, in un modo
o nell’altro, hanno tutte lasciato tracce Questo era un punto strategico, denominato
del loro passaggio. In epoca romana, ad Clavis, ed era, di conseguenza, sorvegliato.
esempio, ci saremmo trovati sulla via che
da Aquileia arrivava fino a Como.

Alessia Sangalli
Manuel Monaco
Mari Mapelli
Riccardo Citterio
Sandro D'Angelo
Silvia Scaramella
Stefano Scavino

Alessia Sangalli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE 91

CIVATE
L’importanza era tale che anche l’insediamento sorto nei Il principe, rimasto cieco, invocò allora l'aiuto di S. Pietro
suoi pressi ne prese il nome. promettendo, come tributo in cambio della vista, la
Nel corso dei secoli poi, come spesso accade, il nome subì costruzione e la dedica al santo di una magnifica chiesa.
delle variazioni: Clavate, Clivate, Ciavate, per diventare,
infine, Civate. L’edificio, col passare dei secoli, subì diversi interventi: nel
IX secolo fu ampliato dall’imperatore carolingio Lotario,
Cambiando epoca, ma rimanendo in questi luoghi, avremmo che vi portò dei monaci benedettini dal nord Europa; nell’XI
assistito all’arrivo dei Longobardi, alla loro integrazione con secolo vi fu un’ulteriore riedificazione e ridecorazione.
le popolazioni locali e alla loro conversione al cristianesimo In seguito, il complesso rimase disabitato fino al 1800
che favorì la nascita di diversi monasteri. quando iniziarono le prime opere di restauro, continuate
Ed è proprio qui, a Civate, durante il regno Longobardo, sulle poi nel ‘900 prima da Monsignor Polvara e poi da don
pendici del monte Cornizzolo (allora chiamato Pedale), che Vincenzo Gatti e dall’Associazione Amici di San Pietro.
venne edificato il Monastero di San Pietro al Monte. Sono proprio i volontari dell’associazione ad accogliere e ad
accompagnare i visitatori nel complesso.
I primi documenti che trattano la costruzione del Monastero
risalgono al Basso Medioevo e, nonostante riportino La nostra visita inizia imboccando l’erto sentiero lastricato
datazioni differenti, sono tutti concordi nell’attribuire a che da Civate, in un’ora di cammino per i più allenati, porta
Desiderio, ultimo re longobardo, la volontà di edificare il all’ingresso del complesso: un arco su cui si può notare il
convento. famoso motto benedettino “Ora et labora”.
Una volta imboccato il vialetto d’ingresso, non si può non
In merito, una leggenda narra che Algiso (o Adalgiso), figlio rimanere colpiti dalla scena che si presenta agli occhi dei
di re Desiderio, perse la vista durante una battuta di caccia visitatori che, diciamocelo, ripaga completamente la fatica
al cinghiale proprio dove oggi sorge il monastero. della salita.

Mari Mapelli Photography Manuel Monaco Photography

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92 R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE

Il complesso è costituito da tre edifici: l’oratorio di San un bellissimo pronao semicircolare realizzato
Benedetto, la Basilica e il Monastero, di cui rimangono durante l’ampliamento dell’XI secolo e impreziosito
solo le rovine. da elegantissime bifore che si affacciano su uno
Lo stile architettonico è quello romanico, molto lineare, splendido panorama: il Resegone, il Monte Barro,
ma non privo di elementi simbolici. la Stella morenica di Galbiate e il Campanone della
Brianza fanno da cornice al Lago di Annone.
L’occhio viene subito catturato dall’Oratorio di San
Benedetto che, a causa delle norme di sicurezza
sanitarie, non è al momento visitabile.

L’interno dell’edificio è a pianta a croce greca con tre


absidi semicircolari, mentre l’esterno si presenta con
pietre a vista e monofore.
Dagli studi effettuati sembra che l’Oratorio sia stato
costruito per sostituire la cripta della chiesa durante le
funzioni funebri e di orazione.
Immediatamente adiacente all’oratorio vi è lo scalone
che porta alla Chiesa.

Il numero di gradini che lo costituiscono non è affatto


casuale e la simbologia cristiana è la chiave di lettura:
i gradini sono in totale 30 e, se i primi 24 rimandano
alle Tribù di Israele e agli apostoli, gli ultimi 6 hanno
una simbologia ancora più forte. Salendo, troviamo
infatti due gradini che rappresentano Cristo nella sua
duplice natura e che conducono al gradino successivo,
Dio. Gli ultimi 3 gradini simboleggiano invece Padre, SCALONE
Figlio e Spirito Santo. Sandro D'Angelo Photography
Giunti in cima allo scalone, ci si trova avvolti in

ORATORIO SAN BENEDETTO


Stefano ScavinoPhotography

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R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE 93

Alessia Sangalli Photography

Non c’è da stupirsi che il pronao e l’ingresso


della Basilica siano semicircolari: quello che
oggi costituisce l’accesso era infatti, nella prima
chiesa longobarda, l’abside.
L’ingresso attuale è stato aperto a fine XI secolo,
in seguito all’ampliamento che ha spostato
l’altare a Ovest.

Il pronao, ora in pietra nuda, era un tempo


intonacato e affrescato.
Ancora oggi, il portale che introduce alla basilica
è sovrastato dalla scena di Cristo il cui corpo
si fonde con l’ingresso e in cui consegna, sulla
destra, le chiavi del potere spirituale a S. Pietro e,
sulla sinistra, il libro della parola a S. Paolo.

I rimandi religiosi e la metafora tra la salita


al monte e la ricerca della salvezza sono
fondamentali per comprendere appieno anche gli
affreschi e gli stucchi che incontriamo varcando
la soglia della Basilica.

Manuel Monaco Photography


Cinzia Carchedi

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94 R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE

Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE 95

Varcando il portone, siamo accolti, da entrambe le parti, da


due papi: Papa Marcello, colui che ha riaccolto nella chiesa
i fedeli scismatici, e Papa Gregorio, colui che ha convertito i
popoli germanici.

Accoglienza e conversione portano i fedeli fino alla


Gerusalemme celeste, raffigurata nello splendido affresco
ancora conservato sulla volta a crociera sovrastante, in cui
è rappresentato il capitolo 21 dell'Apocalisse.
La particolarità dell’opera risiede nel fatto che è stata
dipinta come se fosse su una superficie piatta.
Sandro D'Angelo Photography
Proseguendo verso l’interno, tra bellissime colonne che
fanno da cornice, troviamo, a destra e a sinistra, due
stucchi da non trascurare.

Ancora perfettamente conservati, raffigurano due creature


dell'immaginario medievale, il grifone e la chimera, rivolte
all’uscita dalla chiesa che simboleggiano il male che fugge.
Spostandosi al centro della Basilica e dando per un attimo
le spalle all’Abside, si possono vedere, ai fianchi del
corridoio d’ingresso, due absidiole.

Nella Cappella dei Santi, a sinistra, sono ancora ben visibili i


simboli degli Evangelisti: l’uomo (Matteo), il leone (Marco), il
bue (Luca) e l’aquila (Giovanni). Sulla parete restano tracce
dell’affresco raffigurante il martirio di S. Giacomo Maggiore
e S. Giacomo Minore, mentre nell’abside compaiono alcune
trilogie di santi.

Nella Cappella degli Angeli, a destra, si possono vedere


sette angeli che suonano lunghe trombe d’argento
chiamando i vivi e i morti al Giudizio universale.

Al centro del catino absidale troviamo il Cristo pantocratore


sorretto da Cherubini e Serafini, rappresentati con 6 ali e
il corpo costellato di occhi, così come li descrive il profeta Manuel Monaco Photography
Ezechiele.

Riccardo Citterio Photography

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96 R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE

Sandro D'Angelo Photography

L’abbazia ha pianta rettangolare semplice con un tetto a dell’Apocalisse, si può considerare senza dubbio uno dei
capriate scoperte. gioielli più significativi del romanico lombardo.
La navata un tempo era interamente affrescata e aveva una
fascia decorata in stucco lavorato, che correva lungo le Il racconto inizia sulla sinistra: una donna partorisce al
pareti. cospetto del Sole e della Luna, ma un drago rosso con sette
Oggi restano solo poche tracce di quegli affreschi. Quelli teste e dieci corna minaccia il nascituro.
tuttora visibili sulle pareti sono affreschi votivi realizzati tra
il 1400 e il 1700 e molti rappresentano santi che hanno a Arrivano così in suo soccorso le schiere angeliche
che fare con la guarigione della vista, come a confermare la comandate dall'arcangelo Michele che sconfiggono il
leggenda riguardante Algiso accennata in precedenza. mostro alato che in precedenza, con la coda, aveva spento,
facendole precipitare, le stelle del firmamento. Il neonato,
La presenza di questi affreschi è la testimonianza che la Vincitore del Male, viene quindi presentato al cospetto di
chiesa ha continuato a essere frequentata nel corso dei Cristo.
secoli.
Lo vediamo infatti all’interno della mandorla.
A completamento della navata, troviamo al centro della Una particolarità di questo affresco così ben conservato è la
controfacciata l’affresco della vittoria del bene sul male. mancanza del volto di Cristo che, probabilmente realizzato
Questo affresco, che rappresenta il dodicesimo capitolo in stucco o in pietra, è andato perso.

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R E P O RTA G E | MONASTERO DI SAN PIETRO AL MONTE 97

Rivolgendo le spalle all’ingresso, al centro della navata, è Qui, una pausa ristoratrice è d’obbligo.
possibile ammirare il ciborio, gemello stilistico di quello che Incamminandosi sulla via del ritorno, non si può non
copre l’altare di Sant’Ambrogio a Milano, ergersi slanciato pensare a quante storie sono custodite da questo luogo.
su quattro colonne, un tempo decorate in stucco lavorato.
I capitelli corinzi furono ricostruiti tra il XVI e il XVII
secolo, mentre sono originali i simboli antropomorfi degli
Evangelisti, che troviamo al di sopra di essi.

Il ciborio, sui 4 frontoni, ci racconta il Mistero della fede: la


Crocifissione, la Resurrezione, l’Attesa e la Venuta di Cristo.
All’interno del cupolino è rappresentato il capitolo 7
dell’Apocalisse, mentre sotto la piccola volta affrescata si
trova l’altare moderno, al cui interno è conservata l’ultima
reliquia rimasta: delle chiavi di fattura alto-medievale, che
sarebbero state a contatto, o addirittura conterrebbero le
catene della prigionia di San Pietro.

Sulla destra della navata è possibile intravedere una scala Desideriamo ringraziare don Gianni e gli Amici di San
originale del periodo romanico che conduce alla cripta e Pietro per averci permesso di visitare il complesso.
che, purtroppo, a causa delle norme di sicurezza sanitarie,
non è al momento visitabile. Grazie anche per il lavoro che svolgete per tutelare
Sappiamo comunque che è divisa in tre piccole navate e e conservare questo sito di straordinaria bellezza e
che, in origine, aveva pareti decorate in altorilievo; oggi importanza.
però, per via dell'incuria dei secoli passati e dell'umidità, è Ulteriori informazioni sul sito degli Amici di San
rimasto poco. Pietro:

Terminata la visita alla chiesa si ritorna all’esterno, sul [Link]


grande prato che circonda il complesso.

Sandro D'Angelo Photography

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98 R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH

LA FORTEZZA DI

A cura di Monica Gotta

RAJASTHAN
Giroinfoto Magazine nr. 58
R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 99

Monica Gotta Photography

Conosciuto con il nome di “Terra dei Re”, questa è la terra dei Raja
o Maharaja.
Una terra magica intrisa di note dal sapore antico, dal profumo
speziato e satura di romanticismo.

La denominazione “Rajasthan” deriva dai principi guerrieri Rajput


che regnarono per più di mille anni sull'India nord-occidentale.
I loro domini erano ai limiti del deserto, dove ancora oggi si
raccontano storie e leggende di antichi regni, bellissimi principi e
splendidi palazzi.

E oggi, nel Deserto del Thar, i cammelli calcano ancora la sabbia


dorata lasciando traccia delle loro impronte mentre ci portano ad
ammirare il tramonto del sole in mezzo alle dune dorate.

RAJASTHAN

Giroinfoto Magazine nr. 58


100 R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH

CURIOSITÀ

Sappiate che esiste un festival del deserto, il


Desert Festival di Jaisalmer che promuove la
diffusione della cultura, del patrimonio e delle
tradizioni millenarie di questa regione con
svariate manifestazioni e gare tra cui le corse
con i cammelli. Solitamente dura tre giorni in
corrispondenza della luna piena di febbraio.

RAJASTHAN
Kumbhalgarh

CLIMA
Nella regione del Punjab, nel Rajasthan e in poche
altre parti dell’India le temperature possono
scendere anche sotto lo zero.
Sembrerà strano, ma personalmente ho fatto
quest’esperienza di persona arrivando a New Delhi.
In Italia faceva molto più caldo pur essendo
appena passato Natale. New Delhi avvolta dalla
nebbia alla temperatura di 1°C tuttavia ha il suo
fascino.
Organizzate con cura la vostra valigia o zaino
facendo attenzione ad avere tutto il necessario per
ARRIVARE IN INDIA affrontare notevoli sbalzi di temperatura.

Per arrivare in India dall’Italia ci sono svariate soluzioni aeree, Questa situazione metereologica, come ho avuto
dalle compagnie di bandiera alle compagnie low cost. occasione di scoprire durante il mio soggiorno
È un viaggio mediamente lungo, quindi è una decisione parlando con diverse persone del posto, è stata
personale se investire qualche euro in più in un volo diretto piuttosto rara per questo periodo dell’anno.
dall’Italia oppure se provare l’ebbrezza di una serie di scali in
posti impensati prima di arrivare a destinazione. Il freddo e la nebbia sono stati spesso compagni
di molte giornate durante questo viaggio,
Essendo uno dei più grandi paesi al mondo in fatto di estensione regalandomi fotografie di splendide location
geografica, è opportuno pianificare con cura la nostra prima avvolte da un sottile manto nebbioso color
destinazione in questo stato dopo aver programmato con cura latte come altre sono state toccate da uno
il nostro tour a casa, a tavolino. Ciò significa anche informarsi splendido sole e cieli molto tersi come vedremo a
dettagliatamente sul clima dei luoghi che andremo a visitare. Kumbhalgarh.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 101

Durante il mio soggiorno in questo splendido paese ho


fatto molte tappe, ma concentriamoci su Kumbhalgarh.

Atterrando a New Delhi possiamo scegliere se continuare


con un secondo volo verso Udaipur, che dista circa 650
km dalla capitale, oppure se optare per un qualsiasi
mezzo di terra, dai treni agli autobus oppure scegliere di
affittare una macchina.

Ciò dipende molto dal tempo che avete a disposizione


nonché dal vostro desiderio di immergervi più o meno
nel tessuto sociale indiano, conoscere da vicino questo
popolo e ammirare chilometro dopo chilometro il
panorama che si dispiegherà generoso sotto i vostri
occhi.

Del resto anche la nostra destinazione ha un tocco di


mistero, quello di arrivare in un posto sconosciuto a molti
e che vi lascerà a bocca aperta appena scorgerete le sue
mura.

Un’antica fortezza e la sua cittadella fortificata sono


racchiuse da un’imponente muraglia che è conosciuta da
pochi nel mondo pur essendo lunga circa 36/38 km.

Parlo di Kumbhalgarh, antica fortezza Mewar ossia


dell’antico Stato o Regno di Udaipur.
La prima capitale di questo regno fu Chittorgarh, dove si
può ammirare una fortezza simile a questa, anzi fu più
importante dal punto di visto storico.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


102 R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH

Kumbhalgarh è situata nella parte ovest dei Monti Aravalli, una

Udaipur bassa catena montuosa lunga circa 500 km che attraversa il


Rajasthan con direzione Sud-Ovest a Nord-Ovest.

Fare tappa ad Udaipur è vivamente Costruita nel XV secolo da Rana Kumbha, la fortezza è
consigliato. riconosciuta anche come luogo di nascita di un grande guerriero
Personalmente la ricordo come il luogo più e re dei Mewar, Maharana Pratap.
romantico ed affascinante che ho visitato in
questo viaggio. Questa costruzione unica per la sua bellezza ed imponenza si
Non a caso James Tod, agente politico degli trova a poco più di 80 km da Udaipur, conosciuta anche con
Stati Occidentali Rajput, la definì nel suo libro il nome di Città Bianca oppure Città dei Laghi e sono solo due
Annals and Antiquities of Rajasthan come “il degli innumerevoli soprannomi che porta questa meravigliosa
luogo più romantico del continente India”. città.

Sicuramente Udaipur, la perla del Rajasthan, vi Potrete utilizzare Udaipur come punto di partenza per la visita a
offrirà innumerevoli sistemazioni alberghiere Kumbhalgarh.
nelle quali soggiornare in attesa di visitare la
città e i suoi dintorni meravigliosi.

Personalmente ho avuto la fortuna di


soggiornare in un piccolo hotel che dava su
Lake Pichola.
Con ciò intendo che affacciandosi da una
finestra della camera, finestra a forma di
tempio, si potevano quasi toccare le placide
acque del lago.

Un’altra esperienza da fare ad Udaipur è


cenare in uno dei tanti ristoranti che si
trovano lungo le rive del lago. Non di rado
troverete allestimenti di luci e di candele
molto particolari.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 103

Kumbhalgarh
Kumbhalgarh ha più le sembianze di una cittadella La più accreditata sembra essere quella secondo cui sia
fortificata e, ad oggi, fa parte delle fortezze collinari del stata costruita per via della sua posizione strategica.
Rajasthan.
Oltre a ciò, nel 2013, è anche stata dichiarata patrimonio L’attuale struttura si fa risalire a Re Kumbha, sovrano
dell’umanità dell’Unesco quando, a Phnom Penh, si riunì a cui è attribuita la progettazione di ben 32 forti tra cui
il Comitato che dichiarò Kumbhalgarh ed altri 5 forti del Kumbhalgarh, il più imponente tra questi.
Rajasthan patrimonio dell’umanità.
Gli altri cinque forti sono Chittor o Chittorgarh, La fortezza è provvista di 7 porte, quella principale di
Ranthambore, Gagron, Amber e Jaisalmer. ingresso viene chiamata Ram Pol (ossia Porta Ram) oppure
Hanuman Pol.
Fino alla fine del XIX secolo è stato occupato, mentre ora è A proposito delle mura esterne, che presentano una forma
aperto al pubblico e visitabile. rotondeggiante molto particolare, viene raccontata una
Ogni sera viene illuminato per pochi minuti, se qualcuno leggenda secondo la quale fu necessario consultare un
volesse attendere questo momento magico per fotografarlo. maestro spirituale e compiere un sacrificio umano per
permetterne la costruzione.
La storia antica della fortezza rimane immersa La porta principale contiene infatti un piccolo tempio in
nell’incertezza e nell’oscurità per la mancanza di fonti certe. onore e commemorazione di questo sacrificio.
Le ipotesi riguardo alla sua nascita sono diverse.

Monica Gotta Photography

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104 R E P O RTA G E | TREK
LA FORTEZZA
IN SCAMPIA
DI KUMBHALGARH

Monica Gotta Photography

Entriamo e iniziamo la visita della fortezza. Arrivare “in vetta” significa arrivare al Palazzo delle
Il sentiero ci porta verso l’alto, verso l’apice della fortezza. Nuvole.
La prima impressione è che sia un cammino piuttosto Il Badhal Mahal è il palazzo situato sulla collina più alta
lungo e tale effettivamente si rivelerà. del forte.
Si nota immediatamente la precisione nella posa delle
pietre che costituiscono le mura e la loro compattezza. Costruito nel XIX secolo è composto di due diversi mahal
Ciò che lascia altrettanto stupefatti sono i colori che si e vanta un creativo sistema di “aria condizionata” per
intersecano nei merli di questo serpente di pietra. mantenere freschi gli ambienti.
Le pareti sono decorate a colori pastello così come anche
Un’altra delle curiosità del forte è il Lakhola Tank, un alcuni archi esterni.
serbatoio che rappresenta la più grande riserva d’acqua Dalla cima della collina la vista sui monti e sulla pianura
della fortezza e fu costruito da Rana Lakha. sottostante è indescrivibile a parole.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 105

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


106 R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH

Il panorama circostante Kumbhalgarh, dalle


pianure ai Monti Aravalli fino alle dune del
Deserto del Thar, mozza il fiato specialmente
quando la giornata è abbastanza limpida.

Dall’alto si vede anche un piccolo agglomerato


abitativo.
All’interno della struttura troviamo anche molti
templi conservati decorosamente come il
Neelkanth Mahadev Mandir Temple.
Altri importanti templi giainisti sono il Parsva
Natha, sul lato orientale, il Bawan e il Golera.
Appartengono per la maggior parte alle religioni
giainista e induista.

Stupefacente è il loro numero: circa 300 sono


giainisti e i restanti 60 sono induisti.
Pare che il primo tempio ad essere costruito
nel forte fosse un tempio induista, dedicato a
Ganesh, figlio primogenito di Shiva, raffigurato
con una testa di elefante, ventre pronunciato e 4
braccia.

Ganesh è il simbolo di colui che ha scoperto la


Divinità in se stesso.
Anche gli edifici residenziali della zona sono in
ottimo stato di conservazione.

Finita la visita al forte è difficile non girarsi


indietro ad ammirare questo miracolo
architettonico, ma il viaggio continua.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 107

Un viaggio di 16 giorni in questo grande paese è un’esperienza unica.


Un viaggio nella miriade di colori del popolo indiano, un viaggio alla scoperta di templi, religioni
e credenze in parte poco conosciute dai noi che veniamo dall’Occidente.
Tutti sappiamo le poche cose che leggiamo nelle guide, sui siti internet e che ci raccontano i
nostri amici che ci sono stati prima di noi.

Kumbhalgarh è solamente una goccia nel mare di meraviglie che ci aspettano in questo
continente … augurandoci di potervi tornare presto!

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


108

PRESENTA

WORKING GROUP 2020

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO SICILIA

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 58


109

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Compila il form di iscrizione sul nostro sito ufficiale dal menu
area relazioni, "iscrizione a Band of Giroinfoto".

Divertiti L’organizzazione sarà felice di accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi What- Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
sapp, dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni tecniche di ripresa.
di anticipo, tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e
all’estero. Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
per esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le legati al brand Giroinfoto magazine.
tradizioni gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove
racconteremo le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia
e culturale.

SEDI OPERATIVE
La sede di coordinamento dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni operative a Alessandria,
Genova, Milano, Roma e Palermo.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 58


110 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

TORINO

LE ORIGINI DELL’AVIAZIONE
A cura di Andrea Barsotti e Barbara Tonin

Andrea Barsotti
Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Giuliano Guerrisi
Lorena Durante
Ludovico Claudio Giorgioni
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso
Silvia Petralia

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 111

È una giornata ideale per volare.


Il dott. Danilo Spelta, la nostra guida, ci attende L'Aero Club è dotato di quattro hangar, di cui uno
all’aeroporto Torino-Aeritalia di Strada della Berlia, per messo a disposizione per il Servizio di Elisoccorso
raccontarci della storia dell’Aero Club Torino e per farci 118, altri due per gli alianti e di tre piste adibite al
visitare gli hangar. traffico a motore, al volo a vela e all'atterraggio
degli alianti.
Prima del nostro arrivo, notiamo già in lontananza la torre
di controllo, che spicca tra gli alberi del vialetto d’ingresso Tra gli hangar, notiamo anche una scultura
al Club e l’ampia distesa erbosa che circonda le piste di commemorativa del Grande Torino.
decollo e atterraggio. Il campo sarebbe stato il punto di atterraggio della
squadra dopo la partita del 4 maggio 1949. Ma i
L’Aero Club Torino viene fondato nel 1908 e può essere tifosi purtroppo attesero invano.
considerato uno dei principali fautori della diffusione
dell’aviazione in Italia. La flotta dell’Aero Club dispone di aerei a motore,
Nasce senza fini di lucro, col solo intento di divulgare alianti e moto-alianti, che possono essere
la cultura aeronautica, la didattica, l’attività sportiva e noleggiati con o senza la guida di un pilota.
turistica del volo a motore (compresa l'acrobazia), del
volo a vela, del volo con velivoli ultraleggeri e del volo da Danilo Spelta ci accompagna negli spazi
diporto o sportivo. aeroportuali per mostrarci alcune caratteristiche
Numerosi sono anche gli eventi dimostrativi e di principali di questo campo volo.
promozione dell’aviazione.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


112 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Barbara Tonin Photography

TORINO Stefano Zec Photography

Gli aerei a motore disponibili sono principalmente Piper e L’aereo è provvisto anche di un paracadute (non
Cessna. obbligatorio per questo tipo di aeroplano) per i casi di
La principale differenza tra i due modelli è la posizione estrema emergenza.
dell’ala sulla fusoliera: ala bassa per il Piper e ala alta per il
Cessna. In presenza di un’anomalia, invece, nel caso si riesca a far
atterrare l’aereo, il carrello fisso sarà in grado di assorbire
L’ala bassa rende il velivolo più maneggevole, mentre l’ala parte dell’urto con il terreno.
alta conferisce più stabilità.
Un elemento importante, inoltre, è il fattore visibilità. L’aereo sarà quindi irrimediabilmente danneggiato, ma
pilota e passeggeri potranno essere messi in salvo.
Per i voli turistici, ad esempio, è preferibile l’ala alta, che Una curiosità sui carrelli fissi e retrattili: il carrello fisso
permette di godere meglio del panorama sottostante. abbassa il premio assicurativo dell’aereo, non tanto
Oltre a ciò, con l’ala bassa si è costretti a passare dall’ala perché elimina un apparato meccanico che potrebbe avere
stessa per accedere alla cabina, mentre con l’ala alta si malfunzionamenti, ma perché il pilota non deve “ricordarsi”
entra praticamente come su un pulmino. di estrarlo in fase di approccio alla pista di atterraggio.

In uno degli hangar, è presente anche un aereo privato Sembra infatti che, nonostante i sistemi di allarme, sia
particolarmente sofisticato. capitato anche a piloti esperti.
Si tratta di un Piper con ali ed elica in carbonio e titanio,
equipaggiate di micro-fori sul profilo di attacco per il
passaggio del liquido decongelante.

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 113

L’Elisoccorso 118 ha una gestione distinta dall’Aero Club, ma ha trovato in tale


aeroporto gli spazi ideali per il decollo e per il ricovero dei due elicotteri.
La complessità e, di conseguenza, il costo di gestione di un elicottero rispetto ad un
aereo da turismo è notevolmente maggiore.

Relativamente alle prestazioni, inoltre, l’elicottero è più sensibile alla perdita di


potenza del motore all’aumentare dell’altitudine (circa il 10% ogni 1.000 metri),
quindi per poter raggiungere l’altezza massima ed assorbire così la diminuzione
della potenza disponibile, il motore è “sovradimensionato” per il volo al livello del
mare.

In questa circostanza, pertanto, non è possibile utilizzarne tutti i cavalli, perché


metterebbero a rischio gli organi di trasmissione dell’elicottero stesso.

Maria Grazia Castiglione Photography

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


114 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 115

TORINO

Giuliano Guerrisi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


116 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Andrea Barsotti Photography

Ci dedichiamo successivamente alla visita degli hangar destinati


al Volo Libero.

La nostra guida, esperto aliantista, ci ha illustrato le peculiarità


del volo a vela, soffermandosi particolarmente sul parallelismo
con la navigazione su barche a vela, dove il vento e l’esperienza
del pilota la fanno da padroni.

Mentre è comune il totale affidamento alle condizioni meteo, la


differenza si trova nel fatto che nella navigazione marittima si
sfrutta lo spostamento orizzontale dell’aria, mentre per il volo si
vanno a cercare le correnti ascensionali per acquistare altitudine
e riuscire a spostarsi.
Ludovico Claudio Giorgioni Photography
A volte capita che, proprio a causa delle sfavorevoli condizioni
meteorologiche, non si riesca a tornare al campo base e, quindi,
si sia costretti a cercare un atterraggio di fortuna.

Ed è qui che la passione del pilota non è più sufficiente, ma è


necessaria anche la collaborazione di una persona fidata.
Con mezzo equipaggiato di gancio traino, è necessario che
quest’ultimo recuperi il carrello di trasporto, si rechi sul luogo
dell’atterraggio, aiuti allo smontaggio dell’aliante (per i più
esperti sono sufficienti una quindicina di minuti) e riporti pilota e
velivolo alla base.

Con un aliante a motore si risolve il problema, ma si perde parte


della magia di un volo silenzioso, in cui l’unico suono è quello
dell’aria sulle ali. Maria Grazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 117

Fondamentale nel volo a vela è l’efficienza totale, Tramite il filo, quindi, si hanno le giuste indicazioni per
espressa con un numero che indica il numero di riportare l’aliante in posizione corretta.
chilometri percorsi ogni 1.000 metri di perdita di quota in Uno strumento più “sofisticato” ma meno efficace è il
aria calma. virosbandometro, detto anche Pallina o Paletta, presente
sul cruscotto.
Un’alta efficienza (i modelli più sofisticati possono
arrivare fino ad un valore di 60) permette di restare in È un indicatore che ha più o meno la stessa funzione
aria più a lungo, ma è un vantaggio che diventa invece un del filo di lana, ma rispetto a quest’ultimo soffre di un
nemico durante le fasi di atterraggio. intrinseco ritardo nell’indicazione e non è altrettanto
In questo caso, si usano dei freni aerodinamici preciso.
posizionati sulle ali permettendo atterraggi in spazi brevi. Nulla però sostituisce l’esperienza e la passione
dell’aliantista che, diventando tutt’uno con il velivolo, ne
Lo strumento più importante per il pilota di alianti è il riceve sensazioni e indicazioni per rimanere in volo il più
“filo di lana”; un vero e proprio cordino incollato sulla possibile.
capottina trasparente e che permette al pilota di capire
istantaneamente la direzione del moto dell’aliante
rispetto alla direzione dell'aria.

Andrea Barsotti Photography

Silvia Petralia Photography Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


118 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Gli autori dell’esperimento, ripetuto pubblicamente il


giorno successivo, furono Robert De Paul cav.
De Lamanon, il cav. Carlo Antonio Napione e il dott.
Costanzo Benedetto Bonvicino.
TORINO
L’Aero Club Torino vanta un’esperienza ben radicata
e la sua nascita coincide con gli albori dell’aviazione.
Vediamo nel dettaglio come tutto è iniziato.

In principio fu una mongolfiera.


Era il 1783 quando i fratelli Montgolfier “scoprirono l’aria
calda” (chiamata allora gas Montgolfier) e che questa era
più leggera dell’aria a temperatura ambiente.
La prima mongolfiera si alzò in volo il 4 giugno, mentre
a dicembre dello stesso anno, Jacques Alexandre César
fece innalzare un pallone riempito di idrogeno (chiamato
charliere).
Una nuova era stava per iniziare e Torino sarebbe stata
una dei protagonisti.
Preceduta di poco dal cavalier Landriani a Monza,
organizzatore del primo volo in Italia, l’11 dicembre 1783
la neonata Accademia delle Scienze di Torino sollevava
dai Giardini di Palazzo Carignano un pallone aerostatico Foto Archivio Aero Club Torino
a idrogeno senza passeggeri. Mongolfiera 1909

Foto Archivio Aero Club Torino Qualche anno dopo, nel 1908, l’Italia non si fece
attendere e l’Associazione Pro Torino invitò l’aviatore
Delagrange
Ferdinand Léon Delagrange, che in quell’anno aveva
battuto diversi record con un Voisin (un biplano a
motore).
I primi voli si svolsero a Roma in onore del Re e
successivamente a Milano, ma con poco successo.

Delagrange ebbe miglior sorte però a Torino e il 27


giugno alle 19.30 in Piazza d’Armi riuscì a far volare il
suo Voisin a circa 5 metri di altezza e per una distanza
di 250 metri.

Nei voli successivi, a luglio, Delagrange portò a bordo


dei passeggeri: Thérèse Peltier, che diventò in seguito
la prima donna a pilotare un aereo, e l’ing. Carlo
Montù, il primo italiano su un velivolo a motore.
Questi gli albori dei primi voli con mezzi “più leggeri
dell’aria”.

Invece, i primi tentativi con velivoli “più pesanti


dell’aria” furono effettuati nel secolo successivo.
Ricordiamo tra i molti Sir George Cayely e Otto
Lilienthal che progettarono i primi prototipi dei
moderni alianti, fino ad arrivare al 17 dicembre 1903,
giorno di svolta decisiva per l’aviazione.
I fratelli Orville e Wilbur Wright fecero volare per 59
secondi il primo velivolo a motore, che coprì 260 metri.

Foto Archivio Aero Club Torino


Carlo Montù passeggero

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 119

Laureato in Ingegneria Elettrotecnica al Politecnico di


Torino, Carlo Montù fu Generale d’Artiglieria, deputato
al Parlamento, presidente del Coni e di numerose
associazioni per la promozione del canottaggio, del
calcio, della scherma e per lo sviluppo del territorio.

A lui si deve il colore azzurro della maglia nazionale,


scelto in onore dei Savoia.
L’ing. Montù fu un personaggio poliedrico e ricco di
iniziative.
L’entusiasmo per le prodezze di Delagrange, lo portarono
non solo a farsi promotore delle sue esibizioni, ma
soprattutto a sancire la diffusione e lo sviluppo tecnico e
sportivo dell’aviazione, senza finalità di lucro.
In collaborazione con l’avv. Cesare Gatti, fondò nel 1908
l’A.P.I.A. – Associazione Promotrice Italiana di Aviazione.

Nell’anno successivo l’A.P.I.A. divenne poi S.A.T. –


Società Aviazione Torino, per diventare definitivamente,
con Regio Decreto del 1927, Aero Club d’Italia, in cui tutte
le società o associazioni sportive aeronautiche italiane
avrebbero dovuto confluire, mantenendo il nome della
provincia.
La presidenza fu data al conte Carlo Nicolis e la
vicepresidenza al dott. Edoardo Agnelli.
Foto Archivio Aero Club Torino
Un’altra figura da ricordare è l’Ing. Aristide Faccioli.
Questi, grazie alla sua profonda conoscenza dei motori a
scoppio, fu progettista e direttore tecnico presso la F.I.A.
(poi F.I.A.T.), che aiutò a imporsi sul mercato. Si diffuse anche la produzione dei motori per velivoli. La
F.I.A.T. che dedicò un settore all’aeronautica, la S.P.A. –
Progettò diversi modelli di motori e automobili, ma viene Società Ligure-Piemontese Automobili, l’Itala, la Simger e
ricordato anche per aver ideato e costruito presso la la Lancia, per citarne alcune.
S.P.A. – Società Piemontese Automobili, il primo velivolo
interamente italiano: un triplano a doppia elica. Negli anni successivi furono organizzate molteplici
competizioni ed esibizioni e presero il via le prime scuole
Il primo volo si svolse a porte chiuse nei pressi di volo.
dell’ippodromo di Mirafiori il 13 gennaio 1909, per opera L’Aeroporto di Mirafiori venne ufficialmente inaugurato
del figlio di Faccioli. nel 1911 e diventò negli anni successivi il più importante
Purtroppo non ebbe molta fortuna, riuscì a volare per 60 d’Italia.
metri e poi si verificò un incidente. Comprendeva un’area di 300.000 metri quadrati e
Il progetto fu quindi modificato e nei mesi successivi ospitava inizialmente gli hangar-officina di Faccioli e
volarono pubblicamente a Venaria con più successo quelli dell’Asteria.
diverse versioni di biplano, chiamate Faccioli 1, 2, 3 e 4. Tra i primi aeroporti ricordiamo anche quello a Venaria, a
Cameri nel novarese, a San Carlo Canavese e a Bruino.
Sulla scia della bravura e dell’entusiasmo dei Faccioli,
cominciano a diffondersi piccoli laboratori e officine di
più o meno fortunati progettisti. Foto Archivio Aero Club Torino
La prima vera industria di velivoli più pesanti dell’aria Schieramento Mirafiori
fu, però, quella fondata nel 1909 dal messinese Franz
Miller in via Legnano a Torino. L’attività prevedeva la
costruzione di aeroplani, ortotteri, elicotteri e dirigibili,
anche su semplice schizzo.
Nelle Officine Miller, su progetto Miller-Ponzelli, fu
costruito il primo aerocurvo e il primo monoplano italiano
che riuscì a volare.

Tra le altre fabbriche torinesi e piemontesi, ricordiamo


anche la Fabbrica Torinese Velivoli Chiribiri, Asteria,
la S.I.T. - Società Italiana Torinese, la S.I.A. – Società
Italiana Aviazione, Gabardini di Galliate e Cesare Bobba
nel Monferrato.

Giroinfoto Magazine nr. 58


120 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

L’aeroporto Torino-Aeritalia, invece, ha una storia un po’ In collaborazione con la NASA, vengono sviluppati sistemi
diversa. abitati come la Stazione Spaziale Internazionale, satelliti,
È il 1917 e in corso Francia nasce una nuova azienda, la sonde interplanetarie, sistemi di rientro, attrezzature e centri
Società Anonima Costruzioni Aeronautiche ing. O. Pomilio, di supporto a terra e vengono svolti esperimenti scientifici.
una delle più importanti industrie durante la Prima Guerra
Mondiale. A questo proposito, è rilevante ricordare anche il ruolo
svolto dall’Università che, agli inizi del 1900 per merito dei
Con la collaborazione dell’Ing. Umberto Savoia e dell’ing. professori Jacob Molechhott, Angelo Mosso e Amedeo
Corradino D’Ascanio, “padre” italiano degli elicotteri e Herlitzka, svolse importanti studi di fisiologia aeronautica e
progettista della Vespa, Ottorino Pomilio progettò aerei stabilì le tecniche di selezione psico-attitudinale per i piloti.
da caccia e da bombardamento, utilizzati contro la flotta
austriaca. Nel 1912 poi nasce al Politecnico anche il Laboratorio di
Aeronautica, la cui cattedra è del prof. Modesto Panetti,
Il collaudo dei velivoli venne fatto proprio sul terreno consigliere dal 1927 dell’Aero Club Torino.
adiacente allo stabilimento che, dal 1945 al 1953, diventò il
principale aeroporto di Torino, il Torino-Aeritalia. Questi gli albori dell’aviazione, nata per sfida
Dove un tempo c’era la fabbrica dell’Ing. Pomilio, ora dall’intraprendenza e dall’ambizione di pochi, vissuta per
troviamo uno dei più importanti siti aerospaziali europei, dove diletto o per agonismo da molti e impiegata di lì a poco, già
operano in cooperazione Thales Alenia Space, ALTEC, ASI dal 1911, per scopi militari, ovvero nella guerra italo-turca e
Leonardo-Finmeccanica e il Politecnico di Torino. nelle due Guerre Mondiali.

Foto Archivio Aero Club Torino


Stabilimento Pomilio

Giroinfoto Magazine nr. 58


R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 121

Foto Archivio Aero Club Torino


Pubblicità Pomilio

Giroinfoto Magazine nr. 58


122 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Facciamo ora un salto nel tempo per descrivere la nascita Segré per il primo record di distanza in linea retta con
del volo a vela (per chi volesse approfondire la storia aeroplano senza motore per il medesimo volo.
dell’aviazione, è disponibile gratuitamente sul sito dell’Aero
Club Torino l’interessantissimo libro di Angelo Moriondo). Questi voli di Segré, premiati tardivamente dall'Aero Club
d'Italia, furono un riconoscimento delle precedenti imprese
Abbiamo accennato poco sopra che i primi prototipi di aliante compiute in agosto durante il raduno internazionale.
furono di Sir George Cayely e Otto Lilienthal. I veri inizi del volo a vela, tuttavia, risalgono al 1926 a
Tuttavia, per i rapidi progressi ottenuti nella progettazione Bologna, dove il ten. Nannini compì alcuni voli librati con un
dei motori e degli aeroplani, il volo senza motore fu messo da aliante costruito da Luigi Teichfus.
parte. Per merito di Nannini, poco dopo, nacquero le prime scuole
Nuovi tentativi di volo furono poi ripresi da alcuni studenti di volo senza motore e nel 1927 vennero assegnati i primi
dell’Università di Darmstad nel 1917 sulla Wasserkuppe. brevetti.
Fu però il trattato di Versailles del 1919 che, impedendo
alla gioventù tedesca di dedicarsi all’aviazione con aerei a A Torino il volo libero comparve soltanto dal 1933, quando
motore, spinse seriamente i progettisti a riavvicinarsi al volo l’Aero Club invitò il campione di acrobazia aerea Robert
“silenzioso”. Kronfeld, un luminare della tecnica del volo a vela e di
meteorologia.
I risultati ottenuti dai tedeschi furono mostrati nel 1924 In tale evento conobbe il barone Piero Casana che, colpito
durante un raduno organizzato dalla Lega Aerea Nazionale, dalla tecnica e dall’eleganza dell’aliante, fondò la sezione
che permise agli italiani di verificarne i progressi progettuali. “Volo a Vela” dell’Aero Club Torino.
I primi piloti italiani, i pavesi Segré e Cattaneo sorvolarono le A Casana si devono anche le scuole di volo e i numerosi
pendici del Sisemol, sull'altipiano di Asiago, sui loro alianti eventi sia agonistici che dimostrativi. Successivamente gli
"Goliardia" e "Febo Paglierini". succedettero i fratelli Piero e Alberto Morelli, docenti del
Politecnico, piloti e progettisti di alianti.
Ma fu un evento isolato. Tuttavia, dal Bollettino mensile di
comunicazioni ai Soci dell'Aero Club d'Italia dell'anno 1927 Per loro merito, negli anni successivi al dopoguerra, la
n. 2 leggiamo: "Per Record di volo a vela: medaglia di bronzo progettazione di alianti e il volo a vela agonistico ebbero un
al dott. Franco Segré con la seguente motivazione: `Per aver importante incremento.
battuto il 1° record nazionale di durata con aeroplano senza Fu così che Torino, con l’ambizione e l’audacia dei suoi
motore, dando fecondo esempio per Io sviluppo del volo a personaggi, fu protagonista nella nascita e nello sviluppo
vela in Italia. Monte Mazze (Altipiano d'Asiago) 22-12-1924". dell’aviazione e dell’aeronautica spaziale e l’Aero Club
Torino ne porta testimonianza ed eredità sia per la storia
E ancora analoga ricompensa è assegnata sempre al dott. piemontese che per quella italiana.

Foto Archivio Aero Club Torino


1941

TORINO
Giroinfoto Magazine nr. 58
R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 123

Chiara Borio Photography

Infatti, i successi piemontesi che nella storia


dell’aviazione hanno dato lustro all’Italia sono Ludovico Claudio Giorgioni Photography
numerosi.
Tuttora, l’aeroporto Torino-Aeritalia vanta una
posizione di primato nelle attività aeree non di linea.

In relazione al numero di ore di volo e ai movimenti


di traffico aereo annui, infatti, è al secondo posto
in Piemonte, dopo quello di Caselle, e può essere
paragonato ad altri importanti aeroporti d’Italia.

Un progetto, per ora in fase di bozza, mira al


potenziamento dell’aeroporto per un suo sviluppo
e valorizzazione. Il disegno prevede la creazione
di una piattaforma polifunzionale per i servizi di
pubblica utilità, ovvero Vigili del Fuoco, Protezione
Civile, Guardia Forestale e Polizia di Stato, oltre
all’Elisoccorso 118.

Tale polo permetterebbe efficaci sinergie e


significativi risparmi, come immediata conseguenza
della unificazione di servizi, quali l’antincendio
aeroportuale, la torre di controllo, i controlli di
sicurezza aeroportuale, il servizio di rifornimento
carburante, l’officina di manutenzione, il magazzino
ricambi e il servizio mensa.

Giuliano Guerrisi Photography

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124 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

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R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 125

TORINO

Lorena Durante Photography

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126 R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO

Andrea Barsotti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 58


127

TORINO

Giroinfoto Magazine nr. 58


128 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Foro di Traiano
Autore:Paolo Gentili
Roma

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FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE 129

Giroinfoto Magazine nr. 58


130 FOTOEMOZIONI | GIROINFOTO MAGAZINE

Grande Moschea
Bianca
Autore: Rita Russo
Abu Dhabi

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131

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Settembre 2020

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T R AV E L
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Parco delle Antiche mura di Genova


Manuela Albanese

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