GF58
GF58
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N. 58 - 2020 | AGOSTO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
I Forti di Genova
LE ANTICHE MURA
BAND OF GIROINFOTO
COME
58
[Link]
AGOSTO 2020
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.
Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E
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ANNO VI n. 58 Issuu
20 Agosto 2020 giroinfoto magazine
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
I FORTI DI GENOVA
GIROINFOTO MAGAZINE
58
I N D E X
R E P O R TA G E
CITTADELLA
10 I FORTI DI GENOVA
Le antiche mura
Band of Giroinfoto
42
28 ROUMIÀGE
La Trasumanza in Alta Valle Stura
Di Adriana Oberto
42 CITTADELLA
Fortezza Padovana
Di Barbara Tonin
56 LA MORRA
Langhe
Band of Giroinfoto
56
R E P O R TA G E
28
ROUMIÀGE
R E P O R TA G E
90
SAN PIETRO AL MONTE
ANTICO MONASTERO
San Pietro al Monte
90 BOOK
98
FORTEZZA DI KUMBHALGARH
Rajasthan
98
Di Monica Gotta
AERO CLUB
Torino
110
Band of Giroinfoto
LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con:
128
Paolo Gentili
Rita Russo
R E P O R TA G E
76
TERRA SANTA
R E P O R TA G E
110
AERO CLUB TORINO
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Agosto 2020
238 52 8 34 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4% 77% 1,5%
156.392 3.158
16% 0,5% Letture totali Letture nell'ultimo
1%
mese.
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FOTOGRAFA
Adriana Oberto
Dario Truffelli
Davide Mele
Isabella Nevoso
Luca Barberis
Manuela Albanese
Monica Gotta
Silvano Rossi
E LE ANTICHE MURA
A Cura di Monica Gotta
Genova ,
PARCO DELLE ANTICHE MURA I forti di Genova sono raggiungibili da diversi punti della
città e con diversi mezzi tra cui l’auto, gli autobus, le
funicolari e i treni.
vari sentieri del parco che portano a tutti gli altri forti.
La salita a Forte Diamante è denotata da una forte
pendenza.
La funicolare Zecca-Righi si trova in centro città e Esiste anche un altro sentiero, il sentiero dell’acquedotto,
collega Largo della Zecca, nel cuore del centro storico che rimanendo in quota si collega alla fitta rete dei
genovese, al Righi. sentieri del parco dei forti oppure conduce, senza
deviazioni, al Righi.
L’inizio lavori della funicolare Zecca-Righi risale agli anni La cremagliera o tramvia di Granarolo parte invece vicino
1895-1897 con un primo collaudo verso il 1912. alla Stazione FFSS di Principe e le sue storiche vetture
Nel periodo tra le due guerre mondiali affrontò dei rosse vi porteranno al capolinea in Salita Superiore di
rinnovamenti e nel 1942 subì forti danni durante il Granarolo.
bombardamento e riprese servizio solo negli anni ’60. Proprio per il colore caratteristico delle antiche vetture
Ad oggi ha subito altri adeguamenti e rinnovamenti viene spesso chiamata La Signora in Rosso.
per ottemperare alle normative ed essere revisionata
periodicamente. Anche questa ferrovia, del tipo “a dentiera”, risale al
Il percorso si svolge in circa 12 minuti su un unico 1901.
binario che si sdoppia solo nella stazione intermedia di Fu costruita con questo sistema per via della forte
San Nicola. pendenza presente sulla collina di Granarolo ed è una
delle poche ancora funzionanti in Italia.
Nel periodo estivo del 2020 resterà chiusa per altri lavori Questi sono solo alcuni dei punti da cui iniziare il giro dei
di adeguamento con prevista riapertura verso la fine del forti, quelli che possiamo unire ad altre curiosità storiche
mese di agosto. della città come le funicolari
Arrivati a destinazione troverete anche l’Osservatorio e le antiche ferrovie.
del Righi dal quale si può partire per iniziare uno degli
itinerari alla scoperta dei forti. Il Parco delle Mura comprende diversi percorsi pedonali
che portano dalla città alle colline.
Da segnalare anche il Parco Avventura del Righi, un Questi sentieri che partono da vari quartieri della città
ambiente naturale dedicato a famiglie e ragazzi. conducono ai forti ed è proprio questa caratteristica a
Utilizzando invece la ferrovia a scartamento ridotto renderlo un “parco urbano”.
Genova-Casella, anch’essa pezzo storico della città,
inaugurata nel 1929, si passa attraverso tre valli, Dal capolinea di Granarolo, in pochi minuti a piedi, si
Bisagno-Polcevera-Scrivia, tra panorami eccezionali. arriva ad uno dei forti, Forte Begato, che è stato anche il
punto di partenza della nostra escursione nella natura e
Dalla stazione Trensasco si intercetta il percorso dei della visita ad alcune di queste antiche strutture storiche
forti che porta a Forte Diamante e da lì ci si collega ai genovesi.
Al giungere della primavera e con l’inizio delle fioriture, tutto inizia a colorarsi
di vita e diventa l’ambiente ideale per la vita delle farfalle.
Per gli amanti della natura e della fotografia è un percorso di sicuro interesse.
La storia delle mura di Genova affonda le sue radici in Lungo le nuove mura furono anche costruite altre postazioni
epoche storiche molto antiche. difensive, alcune distaccate altre comprese nella cinta
In città se ne possono vedere ancora diverse parti insieme stessa.
alle porte, oggigiorno inglobate nel tessuto cittadino. Già in Parliamo appunto dei forti.
tempi antichi Genova era una delle città meglio fortificate
d’Italia. Il punto difensivo più importante fu individuato nel Monte
Le mura nuove di Genova, concepite per la difesa della Peralto che divideva naturalmente i due spartiacque della
Repubblica prima e del Regno Sabaudo poi, fanno parte di Val Bisagno e della Val Polcevera.
un sistema difensivo importante, uno tra i più imponenti in Dal Peralto una catena di forti si spinge verso nord.
Europa. Da Forte Sperone le mura scendono verso Ponente fino a
Ma non sono solo le mura settecentesche a difendere Forte Begato e, continuando a scendere verso l’agglomerato
Genova, nella storia della città sono apparsi altri sistemi cittadino, si incontrano altri forti come ad esempio Forte
difensivi, dai crinali appenninici alle postazioni di tiro sulla Tenaglia e Forte della Crocetta.
costa ligure.
Verso la Val Bisagno troviamo Forte Richelieu e Forte Santa
La cinta muraria fu iniziata negli anni ’30 del Seicento, Tecla.
fu ampliata nel Settecento per poi essere completata Forte Quezzi, dominante sulla Val Bisagno doveva servire
nell’Ottocento durante il Regno Sabaudo con la costruzione come collegamento delle due catene.
dei forti. Genova fu ceduta ai Savoia che diedero molta importanza a
I forti che proteggono Genova sono visibili da diversi punti queste fortificazioni.
della città a testimoniare la loro funzione ancor oggi. Furono quindi costruiti altri forti: Begato, Puin, Fratello
Una parte della cinta abbraccia anche la Lanterna, simbolo Minore, Fratello Maggiore raso al suolo durante la Seconda
di Genova. Guerra Mondiale, Tenaglia e infine il portentoso Forte Ratti
(Forte Monteratti).
Questa cinta di mura è chiamata Mura Nuove e si estende
per quasi 20 km di cui circa 7 km lungo la linea di costa, Così si raggiunse quella che oggi è la dotazione dei forti
mura che dovevano ulteriormente rafforzare quelle già genovesi.
esistenti.
FORTE DIAMANTE
FRATELLO MINORE
FORTE PUIN
FORTE BEGATO
FORTE MONTERATTI
CASTELLACCIO
FORTE TENAGLIA
FORTE QUEZZI
FORTE RICHELIEU
FORTE DELLA CROCETTA
PORTO DI GENOVA
Un’escursione per
ammirare Genova da una
prospettiva inusuale.
Siamo arrivati a Forte Begato, attesi dai volontari
della Protezione Civile di ALFA GROUP che
presidiano e si prendono cura della struttura.
Forte Begato
FORTE BEGATO
Luca Barberis Photography
Come ipotesi di riutilizzo, sia del forte che delle aree riqualificazione non è mai decollata ed è stato vandalizzato.
circostanti, ci si augura che possa diventare un luogo per la Uno dei 5 edifici è una grande caserma di forma
realizzazione di eventi. quadrangolare che conta in parte due piani e, in altri punti,
Alcune zone del forte sono utilizzabili per futuri fini tre piani.
ristorativi, altri spazi potranno essere destinati ad
associazioni con finalità di promozione territoriale, difesa e Ha un cortile centrale e quattro bastioni.
valorizzazione dell’ambiente, promozione turistica nonché La struttura poteva ospitare 340 soldati per arrivare a 800 in
presidio e difesa per scoraggiare altri atti vandalici. caso di necessità.
In merito ad artiglieria comprendeva 14 cannoni, 5 obici e
Forte Begato si erge in un’area estremamente vasta e altri pezzi di dimensioni minori.
comprende 5 fabbricati. Alcune opere di restauro hanno riportato la struttura alla
Dalla sua posizione domina la Val Polcevera e, dai sua completezza.
suoi bastioni, si vede in tutta la sua lunghezza il tanto Fu il governo sabaudo a farla costruire a partire dal 1817/18,
chiacchierato nuovo ponte autostradale della città, il ponte fu poi completato anche il recinto bastionato che lo isolò
Genova San Giorgio, alcuni quartieri cittadini del ponente e, dalla città.
dall’altro lato, il Porto Antico e il porto genovese.
Questo recinto si affaccia sull’attuale strada.
Compreso sul versante esterno delle Mura Nuove che Nella guerra 1915/1918 ospitò prigionieri austriaci.
difendevano la città di Genova, fu costruito su un’area In un altro degli edifici di Forte Begato si può vedere una
pianeggiante, compresa nelle mura seicentesche, lungo la piccola mostra di fotografie riguardanti i vari forti della città
cinta difensiva che da Forte Sperone si snodava verso la Val di Genova.
Polcevera. Ogni pannello riporta brevi descrizioni e informazioni
Il suo nome deriva dall’antico paese di Begato situato sulla generali utili per riconoscerli e raggiungerli.
collina che ospita il forte.
Essendo stato abbandonato, negli anni, ha subito diversi atti Esistono proposte progettuali per la riqualificazione di
di vandalismo. questo forte in modo da restituire il suo valore storico-
culturale ai futuri visitatori e alla città stessa.
Tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo è stato
ristrutturato col contributo della Comunità Europea ma la
Uscendo da Forte Begato ci dirigiamo È una struttura con diverse altezze Oltre al valore storico Forte Sperone
verso il sentiero che ci porterà a e livelli proprio per la posizione che possiede anche un alto valore
passare accanto a Forte Sperone, poi occupa. scenografico, per la sua struttura e per
Forte Fratello Minore e infine Forte la sua posizione.
Puin. Fu eretto nel XIV secolo e
successivamente ampliato in diversi Sarebbe infatti un’ottima location
Attraverso il Cancello dell’Avvocato ci momenti storici. da utilizzare per spettacoli,
immettiamo nel sentiero che ci porterà Come altri, fu ad opera dei Savoia rappresentazioni teatrali, eventi e/o
alla nostra prossima tappa. che venne completato facendone spazi espositivi da dedicare alla
Lungo il sentiero si vede la grande una fortificazione estremamente cultura e al turismo specialmente nei
struttura di Forte Sperone, posto sul complessa che ancor oggi presenta un mesi estivi.
punto più alto delle mura nuove. certo rigore militare.
Dall’altro lato di Forte Sperone si
Forte Sperone è imponente, le sue È circondato e protetto da un fossato, costeggiano nuovamente le sue mura
mura ci riportano a reminiscenze un tempo collegato al complesso per scendere al Peralto dove ci si
medievali. e al portone da un ponte levatoio. ritrova nei pressi dell’Osservatorio
Infatti esistono testimonianze in L’ingresso del forte è sormontato dallo Astronomico, della funicolare Righi-
questo luogo di una fortezza ghibellina stemma dei Savoia. Zecca e di Forte Castellaccio.
già all’inizio del 1300, chiamata Bastia
del Peralto.
FORTE SPERONE
Adriana Oberto Photography
Fratello
Minore
Raggiungiamo Fratello Minore situato sulla vetta di Monte
Spino.
Iniziato nei primi anni dell’Ottocento fu terminato verso
il 1832 e gode di una posizione strategica nonché
panoramica.
È posizionato sulla direttrice di alcuni itinerari che
conducono ai quartieri di Begato e Geminiano che, in
passato, furono centri agricoli.
FORTE DIAMANTE
Manuela Albanese Photography
Da qui la strada entra nella Val Bisagno e si può proseguire Probabilmente deve il suo nome da un’allocuzione dialettale
verso Forte Diamante, incastonato nella sua posizione “du Puin” ossia del Padrino riferita ad una baracca
privilegiata in cima alla collina. settecentesca sottostante, che oggi potremmo ricondurre
Venne realizzato verso il 1758 e il suo affascinante nome lo all’attuale Ostaia de Baracche.
deve al monte sul quale sorge, Monte Diamante.
A cavallo tra due valli era la prima difesa della città contro le
invasioni proveniente da nord.
FORTE PUIN
Davide Mele Photography
Ringraziamo
Alfa Group Genova
Protezione Civile e i volontari per averci accolto a
Forte Begato
Nel dicembre 2019 la transumanza è stata iscritta, Dubbio per fortuna fugato dalla Regione Piemonte
all'unanimità, nella lista rappresentativa del Patrimonio stessa che ad aprile si è espressa in maniera favorevole
culturale immateriale dell'Unesco. alla transumanza purché, ovviamente, fossero prese le
E, a ragione, visto l’importanza storica e culturale di questa necessarie precauzioni.
tradizione millenaria che vede gli allevatori e il loro bestiame I malgari però non hanno mai avuto dubbi sulla partenza,
percorrere strade di montagna alla ricerca di nuovi pascoli. come ci racconta Andrea:
Qui nelle Alpi si tratta della cosiddetta transumanza “La transumanza è in sostanza una migrazione e fa parte
verticale, in cui il bestiame, che durante l’inverno pascola nel dello scorrere delle stagioni; così come, nonostante il
fondovalle o viene foraggiato nelle stalle, sale in alpeggio CoVid-19, le rondini a primavera sono comunque ritornate,
dove pascola fino a settembre. ero profondamente convinto che anche le vacche avrebbero
Per tradizione la transumanza parte nella settimana della comunque raggiunto i loro pascoli in quota”.
festa di San Giovanni (24 giugno) e termina in quella di
San Michele (il 27 settembre), anche se la data esatta può
variare e dipendere, tra l’altro, anche dal meteo. Ma non
solo.
Arriviamo a Vinadio in una soleggiata mattina d’inizio famiglia o la mandria, quali un matrimonio, un battesimo, un
estate, preludio perfetto per ciò che verrà. particolare alpeggio.
È la prima volta che partecipo ad un evento del genere e
non so esattamente cosa aspettarmi: penso alle vacche e A leggere le scritte si potrebbe ricostruire la storia della
al loro numero, all’idea che ho nella mente di movimento, famiglia che possiede gli animali.
forse anche un po’ caotico, della mandria. Soprattutto mi Le ciòche più grandi, inoltre, i rudùn, che vengono portati
immagino di vederla comparire da lontano, il suono dei solo durante la transumanza, non fanno per tutte, perché
campanacci che precede l’arrivo degli animali. sono pesanti ed ingombranti e vengono attaccati solo alle
vacche più forti e dall’aspetto più maestoso.
E invece no.
Saliamo con la macchina per un tratto della strada che Si tratta di una sorta di rituale che si ripete da tempi
porta al Colle della Lombarda; ci dà il benvenuto una immemori, in cui gli allevatori imparano fin da piccoli ad
meravigliosa vista sul Santuario di Sant’Anna dall’altro osservare i propri animali.
lato della valle e, mentre siamo lì che parliamo e scattiamo I campanacci vengono lucidati, le cinghie oliate e rimesse
alcune foto, arrivano i camion che trasportano gli a nuovo, ed è così che nasce l’aspettativa dell’imminente
animali. partenza e si sviluppa la passione per il proprio lavoro.
Le vacche vengono fatte scendere e viene loro attaccato il Ce lo racconta il margaro Andrea dell’azienda agricola Fiori
campanaccio. dei Monti, che fin da piccolo aveva la responsabilità della
I campanacci hanno un grande valore. scelta.
Vengono regalati in occasione di eventi importanti per la
Noi siamo gli spettatori e ci troviamo letteralmente circondati dal bestiame, che
non è per nulla intimorito dalla nostra presenza.
Se ci avviciniamo o ci fermiamo di fronte ad una di loro, la vacca in questione
cambia semplicemente direzione o si sposta per non entrare in diretto contatto
con noi.
Si tratta di cibi semplici, che ben presto vengono arricchiti dalle altrettanto
semplici e gustose pietanze che hanno portato i margari che prendono parte
alla transumanza.
Questi sono attrezzatissimi e ci offrono crostini, carne salata, diversi tipi
di formaggi e gli immancabili Barbera, Barbaresco e Arneis – quest’ultimo
spumantizzato metodo Charmat.
Terminato il pranzo è ora di muoversi. Sono proprio un gruppo nutrito, che attira anche l’attenzione
Le vacche hanno infatti quasi esaurito l’erba e i fiori del di chi, in macchina o in moto, si appresta a varcare il colle.
campo ed è ora di andare. Sono anche forse più tranquille; qui il luogo è più ampio, c’è
Vogliamo precederle per vederle poi arrivare dopo di noi. acqua con cui dissetarsi e i vitelli ne approfittano per bere il
latte.
Saliamo così verso il colle della Lombarda, sulla strada che
più avanti scende verso Nizza ed in prossimità del lago. Ben presto (e purtroppo) è ora di tornare.
Si tratta di un paesaggio mozzafiato, da cui la strada che Le vacche rimarranno lì per la notte, insieme ai margari che
sale a zig zag è ben in vista e facilmente fotografabile. le hanno accompagnate.
Sono in tutto due famiglie di margari, con 180 capi in tutto.
Ci hanno detto che la mandria ci metterà circa un’ora ad Si dirigeranno sul versante francese, verso il colle Mercière
arrivare, ma si sbagliano di grosso: queste sono vacche e il vallone di Mollières, nel parco nazionale del Mercantour;
da Formula 1 e presto sentiamo i campanacci da lontano. seguiranno il percorso a ritroso quando sarà ora di tornare.
Lasciamo che salgano e ci sorpassino, per poi fermarsi
attorno al lago. Noi ci dirigiamo a valle.
Il Margaro
Margaro è una parola usata in Piemonte (chi parla
il dialetto conosce i marghè), variante regionale di
malgàro, a sua volta derivato dalla parola malga.
Ringraziamenti
Desidero ringraziare l’ATL Cuneese per il gradito invito a partecipare;
la guida Luca Franco di Valle Stura Experience per l’assistenza durante
l’intera giornata; il margaro Andrea per averci permesso di fotografare le
sue vacche ed aver condiviso con noi la sua passione; tutti i margari per
l’eccellente pranzo in quota.
CITTADELLA
è un comune del padovano, forse poco conosciuto, ma che Ideata in un periodo di contrasti tra Padova, Vicenza e
vanta un primato addirittura europeo. Treviso, Cittadella nasce nel 1220 su ordine del comune di
La sua cinta muraria infatti, alta ben 15 metri, è una tra le Padova per controllare i confini.
poche in Europa a possedere un camminamento di ronda
risalente al Medioevo. A causa delle sue campagne espansionistiche, per tutta
risposta, nel 1195 Treviso edifica un piccolo avamposto
Fondata in “tempi recenti”, non si hanno prove certe dei militare a Castelfranco Veneto, al confine con il territorio
suoi primi insediamenti, ma sembra risalgano all’era del padovano.
paleolitico. Cittadella, tuttavia, non sarebbe stata una semplice
La documentazione comprovante la sua esistenza come base difensiva dai signorotti locali e dai comuni limitrofi,
nucleo abitativo, invece, risale al II secolo d.C., periodo ma anche un vero e proprio centro amministrativo ed
durante il quale venne realizzata la strada Postumia, che economico.
collegava Aquileia a Genova.
I lavori per la costruzione della muraglia si svolsero Nei secoli seguenti viene fortificata maggiormente a causa
gradualmente, attraverso diverse fasi. dei conflitti bellici.
Dal 1387 viene vietata ogni tipo di struttura in legno o in
Si pensa che in principio vennero edificati prima i quattro paglia, per evitare incendi e favorire così il nemico.
torrioni e una cortina difensiva, utilizzando materiali quali Vengono inoltre ampliate le strade, viene realizzato un
terra e legno; solo successivamente vennero edificati in sistema di smaltimento delle acque e dei servizi igienici,
muratura i torrioni, le porte, le torri, i torresini e una cinta vengono costruiti sei pozzi in pietra e un recinto fortificato
di 8-9 metri, sostituendo quindi tutti i materiali facilmente all’esterno di porta Padova al fine di ospitare soldati, cavalli,
deperibili. armi e macchine da guerra.
L’opera si concluse alla fine con i merli e gli archetti, fino a
raggiungere l’altezza attuale. Nella piazza centrale, invece, vengono edificate la sede del
Comune, del Podestà e la Chiesa di San Prosdocimo.
PORTA BASSANO
Barbara Tonin Photography
Il camminamento di ronda percorre l’intero perimetro della Tra merlo e merlo, nelle zone aperte sarebbero dovuti
cinta muraria; è sito ad un’altezza di 12 metri ed è largo dai esserci pannelli o mantellette mobili di protezione;
60 agli 80 centimetri. inoltre dai fori-caditoia era possibile far cadere materiale
Era attrezzato per far fronte a qualsiasi tipo di attacco infiammabile e sassi.
nemico: scale retrattili, parapetti, pannelli, tetti, porte,
stendardi, botole, finestre, pennoni, ponti levatoi pedonali e Le torri invece, erano ricoperte da solai o da tetti spioventi.
argani. Il parapetto con o senza merli fungeva da barriera di Al camminamento si poteva accedere dai torrioni, ora solo
protezione per le scorte e i difensori. da porta Bassano, porta Vicenza e da porta Padova.
PORTA BASSANO
Barbara Tonin Photography
Le quattro porte di accesso presentano dimensioni differenti, ma sono tutte dotate di diversi e complessi elementi difensivi:
un ponte levatoio per i carri a cui è affiancato uno pedonale per i pedoni e i cavalieri, che accedevano tramite una piccola
porta dedicata, la “pusterla”.
Gli accessi erano inoltre difesi da portoni ad ante di ferro e legno e da saracinesche calate dall’alto anch’esse in ferro, che
una volta chiusi creavano dei cortiletti interni per intrappolare il nemico.
PORTA VICENZA
Barbara Tonin Photography
PORTA TREVISO
Barbara Tonin Photography
Adibita ad oratorio, la Chiesa di Santa Maria del Torresino prigione, lasciati senza acqua e cibo e torturati. Poi quando
sfrutta la cinta muraria come parete sud e il torresino come si rimettevano, nuovamente torturati più e più volte, fino al
torre campanaria. loro suicidio o all’esecuzione.
Nel Settecento il tetto viene innalzato fino al camminamento
di ronda e la facciata sud viene forata per creare delle grandi Porta Vicenza e Porta Treviso sono molto simili nella
finestre. struttura.
Entrambe munite di torrioni da 22-25 m, sovrastate
La Torre di Malta, un tempo chiamata anche “Torrazzo”, da merli, vengono realizzate con un triplice sistema di
viene costruita su ordine di Ezzelino III da Romano nel 1251 arcate. Analogamente alle altre, sono dotate di magazzini
a ridosso del torrione, che viene inglobato. sotterranei e vani cella.
Alta 21 metri, poggia su un basamento spesso 5 metri ed è La prima viene costruita dopo circa un secolo rispetto alle
strutturata su più piani. mura e, purtroppo, viene gravemente danneggiata in epoca
Utilizzata come prigione e per l’alloggiamento delle napoleonica.
guarnigioni e dei secondini fino al 1256, non se ne conosce La parte esterna è andata distrutta, anche per agevolare il
la destinazione nei secoli successivi. transito; nella parte interna sono visibili resti di affreschi
risalenti ai secoli XVII e XVIII.
La sua fama, tuttavia, venne descritta nella Cronica di
Rolandino e cantata anche da Dante Alighieri nel IX Canto Porta Vicenza attualmente presenta un accesso
del Paradiso (versi 52-54) della Divina Commedia. all’adiacente torrione anche dal basso, mentre inizialmente
Così proferiva Cunizza da Romano, sorella del crudele era possibile solo dalle mura.
Ezzelino III: Internamente è suddivisa in sei diversi piani (non alle
quote originali): al secondo e al sesto è possibile vedere la
“Piangerà Feltro ancora la difalta posizione degli antichi livelli e la travatura a vista originale.
dell'empio suo pastor, che sarà sconcia Il terzo piano presenta una porta che tramite un passaggio,
sì, che per simil non s'entrò in Malta” distrutto in epoca napoleonica, conduceva alla cinta
muraria.
(Anche Feltre piangerà per colpa del suo empio Vescovo, Dal quarto, invece, si può raggiungere il camminamento di
la cui opera tanto turpe sarà, che per un delitto simile mai ronda tramite una porta. Un ingresso è presente anche al
nessuno entrò in prigione). quinto livello.
Si narra, infatti, che i nemici del signore di Padova, fossero L’ultima rampa di scale porta in cima al torrione, che
anche donne o bambini, subissero crudelissime torture: presenta un coronamento con merli ghibellini.
trascinati da cavalli per i piedi, venivano condotti alla
La quarta porta, Porta Bassano, fu la più importante dal punto di vista difensivo.
Può essere definita una sorta di castello nel castello. Alta 30 metri e quindi molto più grande rispetto alle altre,
assicurava un’eccellente difesa in caso di attacco, grazie anche alla struttura con cinque ordini di arco e al
fossato che la circondava, ottenuto dalla deviazione di quello principale.
Sulle sue facciate sono ancora ben visibili gli stemmi dei signori carraresi.
Adiacente alla porta, è presente la casa del capitano della guardia, ora ufficio del turismo e museo. Disposta su
tre piani, presenta al primo livello dei caratteristici affreschi risalenti ai sec. XIII e XVI con gli stemmi delle famiglie
che governarono la città.
La cinta muraria di Cittadella con le sue porte e i torrioni è sicuramente un’opera che vale la pena vedere, ma sono
di sicuro interesse anche il Palazzo Pretorio, il Duomo e il Palazzo della Loggia o le ancor più antiche pievi di S.
Donato e di Santa Lucia di Brenta nelle vicine frazioni, gioielli medievali rispettivamente del VI e XII secolo.
Oppure ci si può semplicemente perdere tra le stradelle e i negozi del piccolo centro storico.
Barbara Tonin
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Una visita al centro storico di La Morra è indispensabile Godendo di una posizione molto privilegiata, in mezzo
prima di iniziare il nostro tour. alle colline delle Langhe, La Morra offre agli amanti
Partendo da piazza Martiri e percorrendo Via Umberto ci si dell’escursionismo la possibilità di scoprire il territorio
addentra nel cuore del centro storico: incontriamo per prima attraverso 7 sentieri a tema realizzati dall’associazione
la chiesa della Confraternita di San Sebastiano risalente Eventi e Turismo per promuovere il territorio.
al XVIII secolo, e a sinistra della facciata, un campanile in
mattoni del 1766. Molti tour operator offrono la possibilità di percorrere i
sentieri inserendoci una serie di tappe enogastronomiche
Proseguendo si arriva in Piazza Castello dove si erge la che permettono di scoprire i maggiori produttori locali.
Torre campanaria del 1700, costruita con i resti del castello, Le stradine, non solo conducono il visitatore vicino agli
distrutto nel XVI secolo. estesi vitigni, ma permettono anche di scoprire piccole
Poco distante si può ammirare il monumento in bronzo al frazioni di La Morra, panchine giganti, alberi secolari e punti
Vignaiolo d’Italia, l’opera dell’artista Antonio Munciguerra panoramici.
inaugurata nel 1972, che evoca la fatica e il lungo lavoro del Di diversa lunghezza e altimetria, questi sentieri sono adatti
contadino che lavora nei vigneti tutto l’anno. a tutti.
La pasticceria tradizionale di Giovanni Cogno è nata nel 1986 e vanta l’utilizzo di materie prime esclusivamente a km 0, che
vengono sottoposte a un’attenta ricerca della qualità.
Una volta arrivati in azienda abbiamo avuto l’opportunità di ricevere una spiegazione approfondita riguardo la lavorazione
all’interno del laboratorio, circondati da un intenso profumo di nocciola e cioccolato.
La Nocciola Piemonte, anche chiamata “Tonda Gentile delle Langhe”, è una particolare varietà di nocciola IGP (Indicazione
Geografica Protetta), che ha delle caratteristiche ben specifiche:
il guscio è molto sottile, il frutto ha una forma tonda che favorisce la sgusciatura mantenendo intatto il seme, infine, la
caratteristica che le contraddistingue è quella di avere una pellicola che avvolge il seme, che è facilmente asportabile in
seguito alla tostatura.
Ci dirigiamo quindi alla seconda tappa del nostro tour: che la sua eco si diffuse e, grazie agli sforzi del primo
l’Azienda vitivinicola della famiglia Oddero. Giacomo Oddero, venne esportato nel mondo e, alla fine del
Durante la visita abbiamo avuto modo di approfondire la XIX secolo, persino in America.
storia e la tradizione della cantina a conduzione famigliare e In Italia i vini hanno ricevuto importanti riconoscimenti: ad
di degustare alcuni loro vini. esempio, nel 1911 il Barolo di questa casa fu protagonista
all’Esposizione Internazionale di Torino, durante una
«Abbiamo un paese, un territorio e soprattutto profonde degustazione organizzata dal Circolo Enofilo Subalpino, in
radici che risalgono al XVIII secolo che racchiudono come in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia.
uno scrigno una piccola grande storia da raccontare».
La storia contemporanea dell’azienda è invece legata
Questo è il bellissimo messaggio che viene trasmesso dalla alla figura di Giacomo Oddero, il nipote che ereditò lo
famiglia Oddero a tutti gli appassionati che visitano la loro stesso nome del nonno, e negli anni Cinquanta rinnovò
tenuta, degustandone i prodotti. l’impostazione agricola iniziando una lunga battaglia
La genesi della cantina Oddero e delle tradizioni famigliari per elevare la qualità ed il prestigio dei vini, sia quelli di
è nata nei vigneti delle Langhe, quando, sul finire del produzione propria sia quelli dell’intera provincia di Cuneo.
Settecento, Giovanni Battista Oddero iniziò la vinificazione
dai vigneti ubicati a La Morra, tramandando ai figli Lorenzo Il suo impegno lo vide altresì ricoprire importanti incarichi
e Luigi l’antica tradizione. pubblici: fu assessore provinciale all’Agricoltura e questo
compito gli permise di firmare gli storici disciplinari che
Il vino, dapprima venduto in piccoli fusti e damigiane concessero la sigla DOC e, successivamente, la DOCG ai vini
soltanto nell’ambito locale, venne apprezzato a tal punto di Langhe e Roero.
Grazie alla sua guida i poderi e le cantine di famiglia in primo luogo, la volontà di preservare la qualità della
assunsero l’attuale configurazione produttiva, ampliando produzione in caso di danni a un vigneto; in secondo luogo,
i vigneti, la produzione e sostenendo una politica di l’obiettivo di creare un sapore che rispecchi carattere e
qualità che ancor oggi è una virtù riconosciuta a livello memoria del territorio.
internazionale.
Della produzione fanno inoltre parte vini molto limitati e di Il rispetto profondo per l’ambiente, per il territorio, per la
nicchia: il Barolo DOCG Brunate, il quale prende il nome dal terra in cui non solo si produce ma in cui si vive ha portato
vigneto, il Barolo DOCG Rocche di Castiglione e il Barolo questa storica famiglia ad attuare scelte sempre più
DOCG Villero
Manuela dalla
Albanese zona di Castiglione Faletto, il Barolo
Photography orientate verso il biologico, di cui è stata riconosciuta la
Vignarionda dalla zona di Serralunga d’Alba ed infine il certificazione BIO nel 2008.
Barolo DOCG Bussia Vigna Mondoca dalla zona di Monforte
d’Alba. Un riconoscimento che incarna perfettamente la filosofia
Una gamma molto rappresentativa di tutta la zona delle aziendale:
Langhe.
Infine, la famiglia Oddero produce: il Barbaresco DOCG «In cantina cerchiamo da sempre il massimo rispetto
Gallina da un vigneto singolo e altri vini classici della zona, dell’integrità della materia prima, che rappresenta davvero
come il Barbera d’Alba DOC Superiore, il Dolcetto d’Alba la ricchezza e la versatilità del nostro suolo.
DOC e il Moscato d’Asti DOCG Cascina Fiori (una produzione Cerchiamo di lavorare affinché le nostre bottiglie di vino
su scala ridotta, ma tradizionale e storica). “siano” i vigneti che coltiviamo.
Abbiamo la virtù di possedere alcuni tra i più belli ed
L’unico vino bianco secco prodotto dall’azienda è il Langhe importanti vigneti delle Langhe del Barolo e del Barbaresco,
DOC Riesling, con uve tipiche dell’area del Nord Europa. si tratta “talenti” che non vanno sprecati».
La famiglia Oddero ha piantato il vigneto Riesling a La
Morra nel 2006, vicino a un vigneto di Chardonnay; tale
posizione ha contribuito a far sì che i primi anni il vino fosse
un blend tra Riesling e Chardonnay, che si è modificato con
il tempo, fino a diventare dal 2016 un vino 100% Riesling.
All’ora di pranzo ci siamo spostati in frazione Annunziata Sono vini cosiddetti “fini” di cui Alessandro ha scoperto
Ciotto, a pochi passi da La Morra, dove abbiamo incontrato il sapore nell’infanzia, quando seguiva il nonno nella sua
Alessandro Rivetto, omonimo proprietario di una azienda attività agricola.
agricola di vini eccellenti di Langa DOC.
Oggi i suoi vigneti si estendono su una superficie di 15 ettari
Alessandro, discendente da una famiglia con più di nel cuore della Langa tra i comuni di La Morra, Serralunga
cent'anni di tradizione vitivinicola ed ha ereditato, con i suoi d’Alba e Sinio; di questi, 7 ettari si trovano in località
fratelli, i vigneti e la passione per la viticoltura dal padre e Montersino, nei pressi di Alba, zona DOCG del pregiatissimo
prima ancora dal nonno. Barbaresco di Montersino, che Alessandro Rivetto produce.
Ben presto ha deciso di continuare l’attività in proprio Queste terre sono particolarmente adatte per la coltivazione
estendendo le sue proprietà con nuove acquisizioni. delle viti per tre importanti motivi: la composizione del
terreno, la sua conformazione e la posizione.
La compravendita dei vigneti ha avuto tutto una sua
particolare trafila che richiede spesso il tempo di un’intera Rivetto ci racconta che già ai tempi dell’Unità d’Italia fu
generazione. Cavour a credere che gli impiantamenti di vigneti in queste
Alessandro ha avuto la fortuna di potersi ingrandire zone avrebbero dato risultati eccellenti, non da meno delle
con l’acquisizione di terreni dai cui vigneti si ottengono zone francesi più rinomate.
vini piemontesi pregiati come la Barbera, il Barolo ed il
Barbaresco.
L’idea è nata nel 2002 quando Daniele Savio, un suo ex La vite poi, non potendo godere dell’escursione termica che
compagno di scuola, gli confidò di aver ritrovato una vite gli era necessaria si era persa nel tempo e solo poche piante
particolare cresciuta in mezzo ai vitigni dei vini rossi. erano sopravvissute.
Questa produceva un’uva bianca dall’aspetto vermentino. I viticoltori decisero di farne produrre altre da un
Fu così che provarono a farne del vino, con risultati assai vivaio specializzato padovano, viti esigentissime che
sconfortanti. Inviarono un grappolo ad un laboratorio di necessitavano un trapianto in vaso e un’attenta cura prima
Basilea per ottenere l’isotopo, ovvero l’esatta origine della di essere impiantate nei terreni langaroli.
pianta.
Dall’analisi risultò un vermentino incrociato con una Dopo la vendemmia, per ottenere quel sapore peculiare
favorita. che ha la Nascetta, i produttori dovettero aggiungere del
ghiaccio secco nelle botti, durante la fermentazione delle
Il vermentino, una vite di provenienza sarda, giunse nel uve, per ricreare quell’escursione termica indispensabile per
Piemonte quasi certamente nel periodo del Regno di la resa finale.
Sardegna quando gli scambi tra l’isola e le terre sabaude E così è nata la Nascetta.
erano frequentissimi. Oggi, l’azienda agricola di Rivetto ne produce circa 3.000
La favorita invece era dai tempi più antichi un vitigno bottiglie l’anno.
autoctono.
Complessivamente la produzione Alessandro Rivetto supera d’Europa; dalla Svizzera alla Francia, a diversi paesi del
le 100.000 bottiglie l’anno. nord Europa e passando per Hong Kong e per il Brasile
Tra i vini rossi spiccano le 25.000 bottiglie di Langhe arrivano nel Nord America, Canada e Stati Uniti su tutti,
Nebbiolo, 20.000 di Barolo e i 12.000 di Barbaresco a cui rigorosamente marchiati Alessandro Rivetto.
si aggiungono 15.000 bottiglie di Barbera d’Alba e 6000 di
Dolcetto d’Alba. Ringraziamo, inoltre, “Orto Smeraldo” che ci ha gentilmente
fatto assaggiare la sua torta di nocciole.
La produzione del bianco si completa con 5.000 di Langa Orto Smeraldo è un’azienda agricola che produce frutta e
Arneis e 15.000 bottiglie annue di moscato d’Asti. verdura; l’azienda è nata nel 2009 da un’idea di Borio Enzo,
Bottiglie di vini pregiati che Alessandro Rivetto esporta in nel settore ortofrutticolo da ormai sessant’anni.
tutto il mondo. L’azienda, tramandata da padre in figlio, sorge in frazione
Da questa zona di Langa divenuta patrimonio mondiale Vaccheria del comune di Guarene, paese situato nel cuore
dell’umanità UNESCO i suoi vini raggiungono varie parti del Roero.
VIAGGIO
IN TERRA
SANTA Parte III
G
ERUSALEMME, CITTÀ
PRINCIPALE DELLO STATO
DI ISRAELE, SI TROVA AL
CENTRO DELLA GIUDEA
A MILLE METRI D’ALTITUDINE
ED È CONOSCIUTA NEL MONDO
PER EVENTI STORICI DI NATURA
RELIGIOSA.
È infatti la città santa per le tre principali religioni
monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo.
VIAGGIO
La città è suddivisa in tre parti ben distinte: la città
vecchia dentro le mura, la Gerusalemme Ovest e la
Gerusalemme Est.
IN TERRA
La città vecchia è rimasta immutata nel tempo ed
è divisa in quattro quartieri: cristiano, musulmano,
ebraico e armeno.
SANTA
Essi sono separati dalle strutture dell’antica città
romana: il Cardo Massimo, che divide la città da Nord
a Sud, collegando la Porta di Damasco e la Porta di
Sion, e il Decumano, che divide la città da Est a Ovest,
dalla Porta di Giaffa fino all’Area del Tempio.
Il primo giorno ci siamo recati nei luoghi sacri della Oggi quest’area di circa 1200 mq è gestita dai frati
religione Cristiana. francescani che invitano i visitatori al silenzio, alla
Per i cristiani la città di Gerusalemme è il luogo meditazione e alla preghiera; immaginate di sedervi
della redenzione, della morte e resurrezione di all’ombra di un albero millenario, con la meravigliosa
Gesù, nonché luogo dell’istituzione della Chiesa. vista delle mura e della città vecchia di fronte a voi.
Nell’arco della mattinata ci siamo concentrati sui Nell’orto si trovano ancora ulivi risalenti all’epoca di
luoghi all’esterno delle mura della città vecchia, per Gesù.
poi spostarci nel pomeriggio alla Chiesa del Santo
Sepolcro all’interno del quartiere cristiano. Per l’ora di pranzo ci siamo spostati verso il Monte
Sion, a Sud-Ovest di Gerusalemme.
La prima tappa del nostro pellegrinaggio è stata al Qui abbiamo visitato la chiesa di San Pietro in
Monte degli Ulivi, nella parte orientale della città, dove Gallicantu e il Cenacolo.
fin dai primi secoli furono costruiti chiese e monasteri. La piccola chiesa di San Pietro in Gallicantu (che
In cima al monte si trovano i resti di una basilica significa “al canto del gallo”) venne edificata agli inizi
bizantina detta dell’Eleona, ovvero dell’uliveto, dove del Novecento dai padri assunzionisti francesi, sul
Gesù avrebbe insegnato la preghiera del Padre Nostro luogo in cui secondo la tradizione, San Pietro avrebbe
ai discepoli. rinnegato tre volte Gesù prima del canto del gallo.
Durante gli scavi, nella cripta sotto l’attuale chiesa,
Qui attualmente sorge un convento carmelitano vennero alla luce strutture dell’epoca romana scavate
nel cui chiostro si trovano tavole con la suddetta nella roccia; una di esse ha le caratteristiche di una
preghiera scritta in tutte le lingue del mondo, prigione e pertanto viene denominata “la prigione di
compresi alcuni dialetti. Cristo”.
Poco distante sorge la chiesa Dominus Flevit,
costruita a forma di lacrima; secondo la tradizione, Poco distante un terrazzo panoramico da cui è
infatti, in questo luogo è ambientato l’episodio possibile ammirare tutta la città antica e i colli intorno
evangelico del pianto di Gesù su Gerusalemme. ad essa.
Ultima tappa al di fuori delle mura è stata al Cenacolo,
Scendendo lungo il monte, ci siamo fermati presso il che si trova poco lontano dalla Porta di Sion.
Getsemani, detto anche orto degli ulivi, luogo in cui La tradizione vuole che in tale sito si sia svolto
Gesù si fermò a pregare dopo l’ultima cena con alcuni l’episodio evangelico dell’ultima cena.
discepoli e nel quale avvenne il tradimento da parte di
Giuda.
Nel pomeriggio abbiamo continuato il percorso all’interno delle mura e siamo giunti alla Basilica del Santo
Sepolcro, il luogo più importante della religione cristiana.
Essa si trova al centro del quartiere cristiano e sorge dove si ritiene che sia stato sepolto e in seguito sia risorto
Gesù.
Si presenta come una variegata alternanza di stili, in quanto è luogo di culto per tutte le professioni cristiane:
ortodossi, cattolici e armeni.
Per la visita all’interno abbiamo seguito le ultime cinque stazioni della Via Dolorosa, ovvero la via percorsa da
Gesù prima di essere crocifisso; le prime nove tappe si trovano all’esterno della basilica.
Entrando dalla porta principale, sulla destra si trova una scala che porta al Calvario, ossia il luogo della
crocifissione di Gesù.
Questo spazio è diviso in due cappelle: una di Alle 19 ci siamo fermati all’esterno, di fronte al portone
proprietà cattolica detta “della crocifissione” e l’altra principale della chiesa, per assistere al caratteristico
appartenente agli ortodossi detta “del calvario”. rito di chiusura. I riti di apertura e di chiusura della
basilica sono immutati dal 1192, quando il sultano
L’altare di quest’ultima venne costruito sulla roccia in Saladino, a capo della città di Gerusalemme, affidò il
cui fu piantata la croce di Cristo. controllo del portone a due famiglie musulmane, per
Da una ripida scala sulla sinistra, siamo tornati nel risolvere i contrasti tra i cristiani per la gestione della
vestibolo della basilica, dove ci siamo fermati davanti basilica.
alla Pietra dell’Unzione, che ricorda gli oli di cui fu
cosparso il corpo di Gesù prima della sepoltura. Da quel momento, ogni giorno, alle 4 del mattino e alle
19, un membro della famiglia Joudeh porta la chiave
Proseguendo in senso orario si arriva alla Rotonda della porta, che viene aperta e chiusa da un membro
dell’Anastasis (che significa “resurrezione”), al centro della famiglia Nusseibh.
della quale vi è l’Edicola del Santo Sepolcro, dove ogni
giorno fin dalle prime luci del mattino migliaia di fedeli
si recano per la preghiera e la contemplazione.
VIAGGIO
Il secondo giorno del nostro tour lo abbiamo dedicato ai luoghi
della tradizione ebraica, ovvero il Memoriale dello Yad Vashem, il
Museo della Torre di Davide e il Muro del Pianto.
IN TERRA
Il Memoriale dello Yad Vashem, sulle pendici della Collina del
Ricordo, è il più importante monumento ebraico in ricordo delle
vittime del nazismo.
SANTA
L’idea di istituire un luogo di memoria per i milioni di ebrei
uccisi nei campi di sterminio, risale a dopo la Seconda Guerra
Mondiale.
Il suo nome, che significa “un monumento e un nome”, fa riferimento a un’espressione del Profeta
Isaia in cui si legge “io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome,
darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”.
Infine, il luogo più straziante è sicuramente il Memoriale dei Bambini, costruito per ricordare
l’uccisione di un milione e mezzo di bambini ebrei: un lungo corridoio buio circondato da specchi, nel
quale sembra di camminare in mezzo a milioni di fiammelle al suono di una voce che legge i singoli
nomi.
Il Museo della Storia di Gerusalemme della Torre di Davide si trova all’interno della cittadella
medievale, uno dei luoghi più interessanti della città vecchia, a pochi passi dalla Porta di Giaffa.
All’interno del museo, aperto al pubblico nel 1989, viene raccontata la storia di Gerusalemme.
Sono percorribili quattro diversi itinerari, di cui noi abbiamo scelto quello panoramico sulle mura della
cittadella e quello storico.
Dalla cima delle torri è visibile un imperdibile panorama a 360° su tutta la città.
Il luogo sacro principale per la religione ebraica è invece il Muro Occidentale, conosciuto in tutto il mondo come
Muro del Pianto; tuttavia tale nominativo non viene utilizzato dagli ebrei che preferiscono la denominazione
“Muro della Preghiera”.
È quanto rimane del muro fatto costruire da Erode il Grande, nel 20 a.C. per sostenere la spianata del Tempio
di Salomone, distrutto completamente dall’imperatore Tito nel 70 d.C. Da allora, gli ebrei vi si recano per la
preghiera. In quanto luogo sacro, è importante che il visitatore vi si accosti con rispetto e seguendo le norme e
le tradizioni religiose.
Come ogni sinagoga è suddiviso in due parti distinte: a Nord quella riservata agli uomini, che devono entrarvi
con il capo coperto, mentre nella parte a Sud possono entrare solamente le donne. Il Muro del Pianto è
innanzitutto un luogo di preghiera e di silenzio.
È interessante osservare le donne mentre pregano in completi che includano la Challah (il pane tipico del
piedi, appoggiate al muro con la Torah in mano, gli sabato) e carne; sono vietate invece dal Talmud,
uomini in abiti tradizionali danzare in cerchio, o il rito un altro libro sacro, ben 39 azioni che riguardano il
del Bar Mitzvah, attraverso cui i ragazzi di 13 anni retaggio delle antiche attività per il Tempio.
vengono inseriti ufficialmente nell’Ebraismo.
L’idea di fondo è che ci sia un momento della
Durante il nostro soggiorno a Gerusalemme abbiamo settimana in cui il primato non è del fare, ma di Dio,
avuto la fortuna di entrare in contatto con la cerimonia della famiglia e dello stare insieme.
dello Shabbat, la “festa del riposo” che si celebra dal
venerdì dopo il tramonto al sabato.
Il nostro terzo giorno a Gerusalemme lo abbiamo il figlio Isacco; secondo la tradizione araba, invece,
dedicato al quartiere islamico, a nostro avviso il più venne costruita per ricordare l’ascesa al cielo di
caratteristico della città. Maometto.
Entrando dalla Porta di Giaffa, facendoci strada tra le
viuzze acciottolate ci siamo inoltrati nel Souk, ossia il Finemente decorata con mosaici colorati, la moschea
mercato della città vecchia. è considerata uno dei simboli di Gerusalemme.
La Moschea Al-Aqsa, invece, è la moschea più
Abbiamo assaporato i profumi delle spezie, delle sacra per la religione musulmana, dopo quelle della
tisane e degli incensi, gli aromi dei vasi di terracotta Mecca e Medina, dove tuttora si svolge la preghiera
e dei vari tipi di olio che si alzavano dalle botteghe. comunitaria ufficiale.
Ci siamo persi nella bellezza delle stoffe, finemente
decorate con colori accesi, delle ceramiche e dei È importante sottolineare che i visitatori non
gioielli. musulmani, non possono visitare l’interno delle
Abbiamo perso tempo a chiacchierare con i venditori moschee.
che ci invitavano a fermarci e a contrattare sui prezzi Per concludere, Gerusalemme è una città impregnata
dei prodotti. di storia, cultura e religione, dove ogni angolo
nasconde edifici di grande rilevanza storica.
E siamo giunti alla Spianata delle Moschee. È incredibile come, in uno spazio così piccolo,
Essa è il luogo sacro per i musulmani, tuttavia sorge convivano e si amalgamino quattro culture così
sul Monte Moriah che un tempo era occupato dal differenti tra loro che, nonostante le fatiche legate
Tempio di Salomone. alla storia del paese, sono riuscite a trovare un loro
Al suo interno si trovano due moschee: la Cupola della particolare equilibrio.
Roccia e la Moschea Al-Aqsa. Come scrive Susan Abulhawa nel suo libro “Ogni
mattina a Jenin”:
La Cupola della Roccia, anche chiamata Moschea
di Omar, venne completata nel 691 da importanti “Gerusalemme trasmette un senso di dolcezza.
artisti bizantini ed è considerata l’edificio islamico Ogni centimetro di questa città racchiude i segreti di
più antico del mondo attualmente esistente. Venne civiltà antiche.
costruita sulla roccia sacra, dove la tradizione ebraica È stata conquistata, distrutta e ricostruita tante volte.
e cristiana, ritiene che Abramo stesse per sacrificare Eppure, in qualche modo, trasmette umiltà”.
ANTICO MONASTERO DI
SAN PIETRO AL MONTE
A CURA DI SILVIA SCARAMELLA E MANUEL MONACO
Immaginiamo di fare un salto indietro nel La strada, superata Lecco, transitava per
tempo e di trovarci in un territorio che è un passaggio obbligato: un ponte sopra
stato abitato fin dal Neolitico. l’emissario del lago.
Un crocevia di civiltà che, in un modo
o nell’altro, hanno tutte lasciato tracce Questo era un punto strategico, denominato
del loro passaggio. In epoca romana, ad Clavis, ed era, di conseguenza, sorvegliato.
esempio, ci saremmo trovati sulla via che
da Aquileia arrivava fino a Como.
Alessia Sangalli
Manuel Monaco
Mari Mapelli
Riccardo Citterio
Sandro D'Angelo
Silvia Scaramella
Stefano Scavino
CIVATE
L’importanza era tale che anche l’insediamento sorto nei Il principe, rimasto cieco, invocò allora l'aiuto di S. Pietro
suoi pressi ne prese il nome. promettendo, come tributo in cambio della vista, la
Nel corso dei secoli poi, come spesso accade, il nome subì costruzione e la dedica al santo di una magnifica chiesa.
delle variazioni: Clavate, Clivate, Ciavate, per diventare,
infine, Civate. L’edificio, col passare dei secoli, subì diversi interventi: nel
IX secolo fu ampliato dall’imperatore carolingio Lotario,
Cambiando epoca, ma rimanendo in questi luoghi, avremmo che vi portò dei monaci benedettini dal nord Europa; nell’XI
assistito all’arrivo dei Longobardi, alla loro integrazione con secolo vi fu un’ulteriore riedificazione e ridecorazione.
le popolazioni locali e alla loro conversione al cristianesimo In seguito, il complesso rimase disabitato fino al 1800
che favorì la nascita di diversi monasteri. quando iniziarono le prime opere di restauro, continuate
Ed è proprio qui, a Civate, durante il regno Longobardo, sulle poi nel ‘900 prima da Monsignor Polvara e poi da don
pendici del monte Cornizzolo (allora chiamato Pedale), che Vincenzo Gatti e dall’Associazione Amici di San Pietro.
venne edificato il Monastero di San Pietro al Monte. Sono proprio i volontari dell’associazione ad accogliere e ad
accompagnare i visitatori nel complesso.
I primi documenti che trattano la costruzione del Monastero
risalgono al Basso Medioevo e, nonostante riportino La nostra visita inizia imboccando l’erto sentiero lastricato
datazioni differenti, sono tutti concordi nell’attribuire a che da Civate, in un’ora di cammino per i più allenati, porta
Desiderio, ultimo re longobardo, la volontà di edificare il all’ingresso del complesso: un arco su cui si può notare il
convento. famoso motto benedettino “Ora et labora”.
Una volta imboccato il vialetto d’ingresso, non si può non
In merito, una leggenda narra che Algiso (o Adalgiso), figlio rimanere colpiti dalla scena che si presenta agli occhi dei
di re Desiderio, perse la vista durante una battuta di caccia visitatori che, diciamocelo, ripaga completamente la fatica
al cinghiale proprio dove oggi sorge il monastero. della salita.
Il complesso è costituito da tre edifici: l’oratorio di San un bellissimo pronao semicircolare realizzato
Benedetto, la Basilica e il Monastero, di cui rimangono durante l’ampliamento dell’XI secolo e impreziosito
solo le rovine. da elegantissime bifore che si affacciano su uno
Lo stile architettonico è quello romanico, molto lineare, splendido panorama: il Resegone, il Monte Barro,
ma non privo di elementi simbolici. la Stella morenica di Galbiate e il Campanone della
Brianza fanno da cornice al Lago di Annone.
L’occhio viene subito catturato dall’Oratorio di San
Benedetto che, a causa delle norme di sicurezza
sanitarie, non è al momento visitabile.
L’abbazia ha pianta rettangolare semplice con un tetto a dell’Apocalisse, si può considerare senza dubbio uno dei
capriate scoperte. gioielli più significativi del romanico lombardo.
La navata un tempo era interamente affrescata e aveva una
fascia decorata in stucco lavorato, che correva lungo le Il racconto inizia sulla sinistra: una donna partorisce al
pareti. cospetto del Sole e della Luna, ma un drago rosso con sette
Oggi restano solo poche tracce di quegli affreschi. Quelli teste e dieci corna minaccia il nascituro.
tuttora visibili sulle pareti sono affreschi votivi realizzati tra
il 1400 e il 1700 e molti rappresentano santi che hanno a Arrivano così in suo soccorso le schiere angeliche
che fare con la guarigione della vista, come a confermare la comandate dall'arcangelo Michele che sconfiggono il
leggenda riguardante Algiso accennata in precedenza. mostro alato che in precedenza, con la coda, aveva spento,
facendole precipitare, le stelle del firmamento. Il neonato,
La presenza di questi affreschi è la testimonianza che la Vincitore del Male, viene quindi presentato al cospetto di
chiesa ha continuato a essere frequentata nel corso dei Cristo.
secoli.
Lo vediamo infatti all’interno della mandorla.
A completamento della navata, troviamo al centro della Una particolarità di questo affresco così ben conservato è la
controfacciata l’affresco della vittoria del bene sul male. mancanza del volto di Cristo che, probabilmente realizzato
Questo affresco, che rappresenta il dodicesimo capitolo in stucco o in pietra, è andato perso.
Rivolgendo le spalle all’ingresso, al centro della navata, è Qui, una pausa ristoratrice è d’obbligo.
possibile ammirare il ciborio, gemello stilistico di quello che Incamminandosi sulla via del ritorno, non si può non
copre l’altare di Sant’Ambrogio a Milano, ergersi slanciato pensare a quante storie sono custodite da questo luogo.
su quattro colonne, un tempo decorate in stucco lavorato.
I capitelli corinzi furono ricostruiti tra il XVI e il XVII
secolo, mentre sono originali i simboli antropomorfi degli
Evangelisti, che troviamo al di sopra di essi.
Sulla destra della navata è possibile intravedere una scala Desideriamo ringraziare don Gianni e gli Amici di San
originale del periodo romanico che conduce alla cripta e Pietro per averci permesso di visitare il complesso.
che, purtroppo, a causa delle norme di sicurezza sanitarie,
non è al momento visitabile. Grazie anche per il lavoro che svolgete per tutelare
Sappiamo comunque che è divisa in tre piccole navate e e conservare questo sito di straordinaria bellezza e
che, in origine, aveva pareti decorate in altorilievo; oggi importanza.
però, per via dell'incuria dei secoli passati e dell'umidità, è Ulteriori informazioni sul sito degli Amici di San
rimasto poco. Pietro:
LA FORTEZZA DI
RAJASTHAN
Giroinfoto Magazine nr. 58
R E P O RTA G E | LA FORTEZZA DI KUMBHALGARH 99
Conosciuto con il nome di “Terra dei Re”, questa è la terra dei Raja
o Maharaja.
Una terra magica intrisa di note dal sapore antico, dal profumo
speziato e satura di romanticismo.
RAJASTHAN
CURIOSITÀ
RAJASTHAN
Kumbhalgarh
CLIMA
Nella regione del Punjab, nel Rajasthan e in poche
altre parti dell’India le temperature possono
scendere anche sotto lo zero.
Sembrerà strano, ma personalmente ho fatto
quest’esperienza di persona arrivando a New Delhi.
In Italia faceva molto più caldo pur essendo
appena passato Natale. New Delhi avvolta dalla
nebbia alla temperatura di 1°C tuttavia ha il suo
fascino.
Organizzate con cura la vostra valigia o zaino
facendo attenzione ad avere tutto il necessario per
ARRIVARE IN INDIA affrontare notevoli sbalzi di temperatura.
Per arrivare in India dall’Italia ci sono svariate soluzioni aeree, Questa situazione metereologica, come ho avuto
dalle compagnie di bandiera alle compagnie low cost. occasione di scoprire durante il mio soggiorno
È un viaggio mediamente lungo, quindi è una decisione parlando con diverse persone del posto, è stata
personale se investire qualche euro in più in un volo diretto piuttosto rara per questo periodo dell’anno.
dall’Italia oppure se provare l’ebbrezza di una serie di scali in
posti impensati prima di arrivare a destinazione. Il freddo e la nebbia sono stati spesso compagni
di molte giornate durante questo viaggio,
Essendo uno dei più grandi paesi al mondo in fatto di estensione regalandomi fotografie di splendide location
geografica, è opportuno pianificare con cura la nostra prima avvolte da un sottile manto nebbioso color
destinazione in questo stato dopo aver programmato con cura latte come altre sono state toccate da uno
il nostro tour a casa, a tavolino. Ciò significa anche informarsi splendido sole e cieli molto tersi come vedremo a
dettagliatamente sul clima dei luoghi che andremo a visitare. Kumbhalgarh.
Fare tappa ad Udaipur è vivamente Costruita nel XV secolo da Rana Kumbha, la fortezza è
consigliato. riconosciuta anche come luogo di nascita di un grande guerriero
Personalmente la ricordo come il luogo più e re dei Mewar, Maharana Pratap.
romantico ed affascinante che ho visitato in
questo viaggio. Questa costruzione unica per la sua bellezza ed imponenza si
Non a caso James Tod, agente politico degli trova a poco più di 80 km da Udaipur, conosciuta anche con
Stati Occidentali Rajput, la definì nel suo libro il nome di Città Bianca oppure Città dei Laghi e sono solo due
Annals and Antiquities of Rajasthan come “il degli innumerevoli soprannomi che porta questa meravigliosa
luogo più romantico del continente India”. città.
Sicuramente Udaipur, la perla del Rajasthan, vi Potrete utilizzare Udaipur come punto di partenza per la visita a
offrirà innumerevoli sistemazioni alberghiere Kumbhalgarh.
nelle quali soggiornare in attesa di visitare la
città e i suoi dintorni meravigliosi.
Kumbhalgarh
Kumbhalgarh ha più le sembianze di una cittadella La più accreditata sembra essere quella secondo cui sia
fortificata e, ad oggi, fa parte delle fortezze collinari del stata costruita per via della sua posizione strategica.
Rajasthan.
Oltre a ciò, nel 2013, è anche stata dichiarata patrimonio L’attuale struttura si fa risalire a Re Kumbha, sovrano
dell’umanità dell’Unesco quando, a Phnom Penh, si riunì a cui è attribuita la progettazione di ben 32 forti tra cui
il Comitato che dichiarò Kumbhalgarh ed altri 5 forti del Kumbhalgarh, il più imponente tra questi.
Rajasthan patrimonio dell’umanità.
Gli altri cinque forti sono Chittor o Chittorgarh, La fortezza è provvista di 7 porte, quella principale di
Ranthambore, Gagron, Amber e Jaisalmer. ingresso viene chiamata Ram Pol (ossia Porta Ram) oppure
Hanuman Pol.
Fino alla fine del XIX secolo è stato occupato, mentre ora è A proposito delle mura esterne, che presentano una forma
aperto al pubblico e visitabile. rotondeggiante molto particolare, viene raccontata una
Ogni sera viene illuminato per pochi minuti, se qualcuno leggenda secondo la quale fu necessario consultare un
volesse attendere questo momento magico per fotografarlo. maestro spirituale e compiere un sacrificio umano per
permetterne la costruzione.
La storia antica della fortezza rimane immersa La porta principale contiene infatti un piccolo tempio in
nell’incertezza e nell’oscurità per la mancanza di fonti certe. onore e commemorazione di questo sacrificio.
Le ipotesi riguardo alla sua nascita sono diverse.
Entriamo e iniziamo la visita della fortezza. Arrivare “in vetta” significa arrivare al Palazzo delle
Il sentiero ci porta verso l’alto, verso l’apice della fortezza. Nuvole.
La prima impressione è che sia un cammino piuttosto Il Badhal Mahal è il palazzo situato sulla collina più alta
lungo e tale effettivamente si rivelerà. del forte.
Si nota immediatamente la precisione nella posa delle
pietre che costituiscono le mura e la loro compattezza. Costruito nel XIX secolo è composto di due diversi mahal
Ciò che lascia altrettanto stupefatti sono i colori che si e vanta un creativo sistema di “aria condizionata” per
intersecano nei merli di questo serpente di pietra. mantenere freschi gli ambienti.
Le pareti sono decorate a colori pastello così come anche
Un’altra delle curiosità del forte è il Lakhola Tank, un alcuni archi esterni.
serbatoio che rappresenta la più grande riserva d’acqua Dalla cima della collina la vista sui monti e sulla pianura
della fortezza e fu costruito da Rana Lakha. sottostante è indescrivibile a parole.
Kumbhalgarh è solamente una goccia nel mare di meraviglie che ci aspettano in questo
continente … augurandoci di potervi tornare presto!
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project
ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
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siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Compila il form di iscrizione sul nostro sito ufficiale dal menu
area relazioni, "iscrizione a Band of Giroinfoto".
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi What- Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
sapp, dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni tecniche di ripresa.
di anticipo, tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e
all’estero. Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
per esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le legati al brand Giroinfoto magazine.
tradizioni gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove
racconteremo le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia
e culturale.
SEDI OPERATIVE
La sede di coordinamento dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni operative a Alessandria,
Genova, Milano, Roma e Palermo.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
TORINO
LE ORIGINI DELL’AVIAZIONE
A cura di Andrea Barsotti e Barbara Tonin
Andrea Barsotti
Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Giuliano Guerrisi
Lorena Durante
Ludovico Claudio Giorgioni
Maria Grazia Castiglione
Massimo Tabasso
Silvia Petralia
Gli aerei a motore disponibili sono principalmente Piper e L’aereo è provvisto anche di un paracadute (non
Cessna. obbligatorio per questo tipo di aeroplano) per i casi di
La principale differenza tra i due modelli è la posizione estrema emergenza.
dell’ala sulla fusoliera: ala bassa per il Piper e ala alta per il
Cessna. In presenza di un’anomalia, invece, nel caso si riesca a far
atterrare l’aereo, il carrello fisso sarà in grado di assorbire
L’ala bassa rende il velivolo più maneggevole, mentre l’ala parte dell’urto con il terreno.
alta conferisce più stabilità.
Un elemento importante, inoltre, è il fattore visibilità. L’aereo sarà quindi irrimediabilmente danneggiato, ma
pilota e passeggeri potranno essere messi in salvo.
Per i voli turistici, ad esempio, è preferibile l’ala alta, che Una curiosità sui carrelli fissi e retrattili: il carrello fisso
permette di godere meglio del panorama sottostante. abbassa il premio assicurativo dell’aereo, non tanto
Oltre a ciò, con l’ala bassa si è costretti a passare dall’ala perché elimina un apparato meccanico che potrebbe avere
stessa per accedere alla cabina, mentre con l’ala alta si malfunzionamenti, ma perché il pilota non deve “ricordarsi”
entra praticamente come su un pulmino. di estrarlo in fase di approccio alla pista di atterraggio.
In uno degli hangar, è presente anche un aereo privato Sembra infatti che, nonostante i sistemi di allarme, sia
particolarmente sofisticato. capitato anche a piloti esperti.
Si tratta di un Piper con ali ed elica in carbonio e titanio,
equipaggiate di micro-fori sul profilo di attacco per il
passaggio del liquido decongelante.
TORINO
Fondamentale nel volo a vela è l’efficienza totale, Tramite il filo, quindi, si hanno le giuste indicazioni per
espressa con un numero che indica il numero di riportare l’aliante in posizione corretta.
chilometri percorsi ogni 1.000 metri di perdita di quota in Uno strumento più “sofisticato” ma meno efficace è il
aria calma. virosbandometro, detto anche Pallina o Paletta, presente
sul cruscotto.
Un’alta efficienza (i modelli più sofisticati possono
arrivare fino ad un valore di 60) permette di restare in È un indicatore che ha più o meno la stessa funzione
aria più a lungo, ma è un vantaggio che diventa invece un del filo di lana, ma rispetto a quest’ultimo soffre di un
nemico durante le fasi di atterraggio. intrinseco ritardo nell’indicazione e non è altrettanto
In questo caso, si usano dei freni aerodinamici preciso.
posizionati sulle ali permettendo atterraggi in spazi brevi. Nulla però sostituisce l’esperienza e la passione
dell’aliantista che, diventando tutt’uno con il velivolo, ne
Lo strumento più importante per il pilota di alianti è il riceve sensazioni e indicazioni per rimanere in volo il più
“filo di lana”; un vero e proprio cordino incollato sulla possibile.
capottina trasparente e che permette al pilota di capire
istantaneamente la direzione del moto dell’aliante
rispetto alla direzione dell'aria.
Foto Archivio Aero Club Torino Qualche anno dopo, nel 1908, l’Italia non si fece
attendere e l’Associazione Pro Torino invitò l’aviatore
Delagrange
Ferdinand Léon Delagrange, che in quell’anno aveva
battuto diversi record con un Voisin (un biplano a
motore).
I primi voli si svolsero a Roma in onore del Re e
successivamente a Milano, ma con poco successo.
L’aeroporto Torino-Aeritalia, invece, ha una storia un po’ In collaborazione con la NASA, vengono sviluppati sistemi
diversa. abitati come la Stazione Spaziale Internazionale, satelliti,
È il 1917 e in corso Francia nasce una nuova azienda, la sonde interplanetarie, sistemi di rientro, attrezzature e centri
Società Anonima Costruzioni Aeronautiche ing. O. Pomilio, di supporto a terra e vengono svolti esperimenti scientifici.
una delle più importanti industrie durante la Prima Guerra
Mondiale. A questo proposito, è rilevante ricordare anche il ruolo
svolto dall’Università che, agli inizi del 1900 per merito dei
Con la collaborazione dell’Ing. Umberto Savoia e dell’ing. professori Jacob Molechhott, Angelo Mosso e Amedeo
Corradino D’Ascanio, “padre” italiano degli elicotteri e Herlitzka, svolse importanti studi di fisiologia aeronautica e
progettista della Vespa, Ottorino Pomilio progettò aerei stabilì le tecniche di selezione psico-attitudinale per i piloti.
da caccia e da bombardamento, utilizzati contro la flotta
austriaca. Nel 1912 poi nasce al Politecnico anche il Laboratorio di
Aeronautica, la cui cattedra è del prof. Modesto Panetti,
Il collaudo dei velivoli venne fatto proprio sul terreno consigliere dal 1927 dell’Aero Club Torino.
adiacente allo stabilimento che, dal 1945 al 1953, diventò il
principale aeroporto di Torino, il Torino-Aeritalia. Questi gli albori dell’aviazione, nata per sfida
Dove un tempo c’era la fabbrica dell’Ing. Pomilio, ora dall’intraprendenza e dall’ambizione di pochi, vissuta per
troviamo uno dei più importanti siti aerospaziali europei, dove diletto o per agonismo da molti e impiegata di lì a poco, già
operano in cooperazione Thales Alenia Space, ALTEC, ASI dal 1911, per scopi militari, ovvero nella guerra italo-turca e
Leonardo-Finmeccanica e il Politecnico di Torino. nelle due Guerre Mondiali.
Facciamo ora un salto nel tempo per descrivere la nascita Segré per il primo record di distanza in linea retta con
del volo a vela (per chi volesse approfondire la storia aeroplano senza motore per il medesimo volo.
dell’aviazione, è disponibile gratuitamente sul sito dell’Aero
Club Torino l’interessantissimo libro di Angelo Moriondo). Questi voli di Segré, premiati tardivamente dall'Aero Club
d'Italia, furono un riconoscimento delle precedenti imprese
Abbiamo accennato poco sopra che i primi prototipi di aliante compiute in agosto durante il raduno internazionale.
furono di Sir George Cayely e Otto Lilienthal. I veri inizi del volo a vela, tuttavia, risalgono al 1926 a
Tuttavia, per i rapidi progressi ottenuti nella progettazione Bologna, dove il ten. Nannini compì alcuni voli librati con un
dei motori e degli aeroplani, il volo senza motore fu messo da aliante costruito da Luigi Teichfus.
parte. Per merito di Nannini, poco dopo, nacquero le prime scuole
Nuovi tentativi di volo furono poi ripresi da alcuni studenti di volo senza motore e nel 1927 vennero assegnati i primi
dell’Università di Darmstad nel 1917 sulla Wasserkuppe. brevetti.
Fu però il trattato di Versailles del 1919 che, impedendo
alla gioventù tedesca di dedicarsi all’aviazione con aerei a A Torino il volo libero comparve soltanto dal 1933, quando
motore, spinse seriamente i progettisti a riavvicinarsi al volo l’Aero Club invitò il campione di acrobazia aerea Robert
“silenzioso”. Kronfeld, un luminare della tecnica del volo a vela e di
meteorologia.
I risultati ottenuti dai tedeschi furono mostrati nel 1924 In tale evento conobbe il barone Piero Casana che, colpito
durante un raduno organizzato dalla Lega Aerea Nazionale, dalla tecnica e dall’eleganza dell’aliante, fondò la sezione
che permise agli italiani di verificarne i progressi progettuali. “Volo a Vela” dell’Aero Club Torino.
I primi piloti italiani, i pavesi Segré e Cattaneo sorvolarono le A Casana si devono anche le scuole di volo e i numerosi
pendici del Sisemol, sull'altipiano di Asiago, sui loro alianti eventi sia agonistici che dimostrativi. Successivamente gli
"Goliardia" e "Febo Paglierini". succedettero i fratelli Piero e Alberto Morelli, docenti del
Politecnico, piloti e progettisti di alianti.
Ma fu un evento isolato. Tuttavia, dal Bollettino mensile di
comunicazioni ai Soci dell'Aero Club d'Italia dell'anno 1927 Per loro merito, negli anni successivi al dopoguerra, la
n. 2 leggiamo: "Per Record di volo a vela: medaglia di bronzo progettazione di alianti e il volo a vela agonistico ebbero un
al dott. Franco Segré con la seguente motivazione: `Per aver importante incremento.
battuto il 1° record nazionale di durata con aeroplano senza Fu così che Torino, con l’ambizione e l’audacia dei suoi
motore, dando fecondo esempio per Io sviluppo del volo a personaggi, fu protagonista nella nascita e nello sviluppo
vela in Italia. Monte Mazze (Altipiano d'Asiago) 22-12-1924". dell’aviazione e dell’aeronautica spaziale e l’Aero Club
Torino ne porta testimonianza ed eredità sia per la storia
E ancora analoga ricompensa è assegnata sempre al dott. piemontese che per quella italiana.
TORINO
Giroinfoto Magazine nr. 58
R E P O RTA G E | AERO CLUB TORINO 123
TORINO
TORINO
Foro di Traiano
Autore:Paolo Gentili
Roma
Grande Moschea
Bianca
Autore: Rita Russo
Abu Dhabi
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APPASSIONATI A NOI
PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E
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