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GF44

Il numero 44 di Giroinfoto Magazine, pubblicato a giugno 2019, presenta articoli e reportage sulla fotografia e i viaggi, con un focus particolare sui 'Prati Stabili' di Mantova, un habitat di grande valore ambientale. La rivista è un progetto editoriale indipendente che promuove la cultura fotografica e offre uno spazio per la condivisione di esperienze di viaggio. Inoltre, il magazine invita i lettori a diventare reporter e a contribuire con i propri articoli e fotografie.

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Il numero 44 di Giroinfoto Magazine, pubblicato a giugno 2019, presenta articoli e reportage sulla fotografia e i viaggi, con un focus particolare sui 'Prati Stabili' di Mantova, un habitat di grande valore ambientale. La rivista è un progetto editoriale indipendente che promuove la cultura fotografica e offre uno spazio per la condivisione di esperienze di viaggio. Inoltre, il magazine invita i lettori a diventare reporter e a contribuire con i propri articoli e fotografie.

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N.44 - 2019 Giugno [Link].

com
N. 44 - 2019 | GIUGNO, Gienneci Studios Editoriale. [Link]

PRATI STABILI
MANTOVA - PARCO DEL MINCIO

PAVONE CANAVESE FUERTEVENTURA OCCITANIA E BASTA


FERIE MEDIEVALI ISOLA TRANQUILLA SERGIO BERARDO
Band of Giroinfoto Di Maddalena Bitelli Di Carlo Berenguez

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

44
[Link]
GIUGNO 2019
3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’out-door, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle belelzze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

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Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 44


5
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente

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ANNO V n. 44 giroinfoto magazine
15 Giugno 2019

DIRETTORE RESPONSABILE Mariangela Boni comprovata autorizzazione del titolare dei


ART DIRECTOR Silvia Petralia diritti.
Giancarlo Nitti
CAPO REDAZIONE LAYOUT E GRAFICHE MEDIA PARTNER
Paolo Buccheri Gienneci Studios Instagram
SEGRETERIA DI REDAZIONE E RELAZIONI @Ig_piemonte @ Ig_valledaosta
Margherita Sciolti PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_ @ Ig_veneto @ Ig_liguria
CAPI SERVIZIO Gienneci Studios, Via [Link], 135
Giancarlo Nitti Milano - 20086 Motta Visconti. @cookin_italia
info@[Link] - hello@[Link]
REDATTORI E FOTOGRAFI SKIRA Editore
Giancarlo Nitti DISTRIBUZIONE:
Redazione Gratuita, su pubblicazione web on-line di
Cinzia Marchi [Link] e link collegati.
Reporter
Maddalena Bitelli CONTATTI
Reporter email: redazione@[Link]
Carlo Berenguez Informazioni su [Link]:
Reporter [Link]
Adriana Oberto hello@[Link]
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Questa pubblicazione è ideata e realizzata da
Band Of Giroinfoto - Torino Gienneci Studios Editoriale.
Adriana Oberto Tutte le fotografie, informazioni, concetti, testi
Barbara Lamboley e le grafiche sono di proprietà intellettuale
Barbara Tonin della Gienneci Studios © o di chi ne è fornitore
Fabrizio Rossi diretto(info su [Link]) e sono tutelati
Floriana Speranza dalla legge in tema di copyright. Di tutti i
Giancarlo Nitti contenuti è fatto divieto riprodurli o modificarli
Maddalena Bitelli anche solo in parte se non da espressa e

Giroinfoto Magazine nr. 44


6

44
INSIDE
Giroinfoto Magazine

44
10

72

26

Giroinfoto Magazine nr. 44


7

84
Indice 58
PRATI STABILI
10 Mantova
Band of Giroinfoto

AVELIGNESI
26 Monte Bisbino
A cura di Cinzia Marchi

IL GIOIELLO ABBANDONATO
44 Urbex Torino
A cura di Urbex Team Old Italy

FOTO EMOZIONI
58 FUERTEVENTURA
Isola tranquilla
100 Questo mese con:
A cura di Maddalena Bitelli Bruno Caccamo
Enrico Raimondo
OCCITANIA E BASTA
72 Tradizione musicale
A cura di Carlo Berenguez

FERIE MEDIEVALI
84 Pavone Canavese
Band Of Giroinfoto

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I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate

E' con orgoglio che Copertura degli articoli sui continenti


pubblichiamo le sta-
tistiche e i volumi qui
presenti relativi alle
analisi aggiornate al
mese di:

Giugno 2019
154 42 8 28 19 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

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77% 1,5%
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10 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

PRATISTABILI
Tra pianura e collina, tra terra e fiume, nel cuore del Parco del Mincio.

Siamo nel territorio mantovano, forgiato dal fiume Mincio, ricco di pregi
ambientali come i prati spontanei che rappresentano l'eccellenza delle
origini gastronomiche e culturali.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | PRATI STABILI 11

PRATISTABILI
PRATISTABILI
ECCELLENZA AMBIENTALE

A cura di Giancarlo Nitti


BAND OF GIROINFOTO

Mese di Aprile 2019.

In collaborazione con il Parco del Mincio e Latteria Agricola di


Marmirolo di Grana padano dei prati stabili, ci siamo immersi nella
magnifica area mantovana per approfondire il carattere unico della
biodiversità di queste terre.

L'evento organizzato da IG_mantova è stato dedicato alle eccellenze


ambientali del territorio che rappresentano colture tipiche secolari
di questa porzione mantovana:

I PRATI STABILI
Sono prati "spontanei" che non vengono quindi coltivati, arati o
sottoposti a concimazioni artificiali, garantendo così una
elevata qualità ambientale e alimentare.
Il foraggio prodotto da questi prati, viene infatti destinato
all'alimentazione dei bovini da latte per la produzione del rinomato
Grana Padano DOP.

Questo Habitat, inoltre è stato classificato di interesse comunitario


con la denominazione Praterie magre da fieno a bassa altitudine
Direttiva Habitat 92/43/CEE

Giroinfoto Magazine nr. 44


12 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

"Prà", come vengono chiamati nel dialetto Nel periodo compreso tra 10.000 e 12.000 anni fa,
mantovano, sono delle colture tipiche della media al termine dell’era glaciale, le basse temperature
pianura mantovana. e la grande quantità d’acqua disponibile a causa
della fusione dei ghiacciai, impediva la formazione
La particolarità di questi campi è che non vengono di grandi distese arboree, favorendo l’insediamento
arati o dissodati e non richiedono concimazioni delle praterie, adatte ai suoli poco sviluppati, poveri
chimiche o artificiali, sono presenti svariate specie di materiali fini e sostanze organiche.
erbacee e per questo, garantiscono un'elevata Si sono così selezionate naturalmente le specie
qualità ambientale. erbacee particolarmente adatte a prosperare in
condizioni estreme.
Sono gestiti in maniera spontanea, non subiscono
alcun intervento e sono mantenuti esclusivamente Con l'aumento delle temperature, si è ingrossata
attraverso lo sfalcio e la concimazione naturale. la superficie boschiva, salvo che nelle aree come
Inoltre, non vi è bisogno di procedere a semine il “terrazzo di Marmirolo”, dove la presenza
artificiali, in quanto la propagazione delle specie è di risorgive ha favorito il mantenimento delle
garantita dai meccanismi spontanei naturali. condizioni idonee per i prati stabili.

La presenza dei prati stabili nel territorio è legata Con l’avvento dell’agricoltura intensiva, la grande
alla sua particolare conformazione costituita disponibilità di acqua derivata dal lago di Garda ha
da un'area terrazzata che circonda il Mincio che consentito lo sviluppo dei prati stabili anche al di
sbocca sulle colline moreniche, fino a Mantova, fuori della loro “sede naturale”.
la zona è nota nella letteratura geologica come
“terrazzo di Marmirolo”. Il prato stabile, oggi, costituisce un elemento
fondamentale nell’economia agricola legata
Essi hanno una singolarità morfologica, all’interno alla produzione di latte ed ha quindi seguito le
della quale i prati stabili si sono formati per un dinamiche economiche ad esso legate.
processo naturale a partire dall’era postglaciale.

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | PRATI STABILI 13
Instagrammers

@ I G _ m a n t o v a

La pubblicazione sui canali social è diventato


un potente strumento per la promozione del
territorio permettendo la divulgazione a milioni
di persone la conoscenza ambientale e i
contenuti culturali delle locations.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


14 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

I prati stabili, in quest'area sono considerati i "custodi" della


biodiversità e non solo hanno un valore produttivo per il
foraggio per le vacche da latte, ma altrettanto importanti
come tipologia di habitat tra i più prestigiosi d'Italia e
d'Europa.

Protetti dalla direttiva comunitaria "Habitat", le grandi


distese verdi ospitano e nutrono numerose specie di
avifauna come le cicogne, gli aironi guardabuoi e garzette.

LE CICOGNE
PARCO Sono proprio loro le protagoniste del complesso del

DELLE parco dele Bertone, centro visite del Parco del Mincio,
inserito e circondato dai prati stabili, dove il biologo
Cesare Martignoni ha presentato e raccontato le

BERTONE "signore dei cieli" che hanno costruito i loro nidi sulle
cime degli alberi secolari del parco.

Giancarlo Nitti Photography


Giroinfoto Magazine nr. 44
R E P O RTA G E | PRATI STABILI 15

Il Parco delle Bertone, nel Comune di Goito (MN),


grazie a un progetto di reintroduzione promosso dal
Parco del Mincio, diventa la casa delle Signore dei
Cieli, cicogne bianche che hanno scelto di rimanere
in quest'area anziché migrare nei paesi caldi.

Il complesso funziona oggi come centro di


reintroduzione della cicogna, monitorato e studiato
dal biologo Cesare Martignoni, responsabile
scientifico incaricato del progetto, che ormai da
moltissimi anni, indaga sulle abitudini e rituali di
questi splendidi animali.

È così, che nell'atmosfera di una cornice


maestosa formata da alberi secolari ottocentesci
e di vegetazione autoctona mescolata a specie
esotiche, il biologo ci accompagna in un percorso
alla scoperta dei nidi delle Cicogne bianche
sulle cime degli alberi più alti e quelle ospitate
nell'annesso Centro di Reintroduzione della specie.

Ma le Cicogne non sono solamente la forza di


questo luogo che trabocca di storia.
Infatti, durante la visita, viene raccontato ciò che
era e cosa è oggi il Parco delle Bertone.

Era la residenza estiva della famiglia d'Arco, sorta


in un lembo di foresta padana estesa su un'area di
7 ettari.

L'origine si perde nella notte dei tempi, ma fu a


partire dall'800 che, grazie agli interventi del Conte
Luigi d'Arco, fu trasformato in un gioiello di natura.
Denominato così "giardino romantico", circonda
la villa padronale del 1870, con le scuderie e i
fabbricati annessi, riproducendo un disegno di
giardino cittadino di Palazzo d'Arco, svelandone un
unico ideatore.

Oggi è gestito dal Parco del Mincio che,


dopo numerosi interventi di riqualificazione e
valorizzazione, ha trasformato
le Bertone in un affascinante
Centro Visite aperto al pubblico.

Giancarlo Nitti Photography

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16 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

La radura davanti alla dimora, i vialetti che si addentrano nel bosco dove la vegetazione ha riconquistato lo spazio,
i maestosi esemplari di bagolari, noce nero e ginkgo biloba, creano suggestivi scorci in uno scenario unico, da
scoprire con una piacevole passeggiata.

All'interno del parco, dopo una rilassante passeggiata immersi nella natura, il relax continua, godendosi gustose
merende a Km zero nel Gingko Garden Bio Bar, gestito dall’associazione Amici di Palazzo Te, antistante alla villa
padronale dei conti d’Arco in compagnia del via vai delle cicogne sui tetti e sugli alberi.

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Giancarlo Nitti Photography

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Giancarlo Nitti Photography

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20 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

A PROPOSITO DI

Grana Padano DOP


dei prati stabili

Giancarlo Nitti Photography


Giroinfoto Magazine nr. 44
21

La tutela del prato stabile è rafforzata dalla costante collaborazione


degli agricoltori, da cui ne traggono beneficio.
Sono stati infatti istituiti dei consorzi volontari che si “fregiano”
della tutela del prato stabile e che valorizzino tutti i prodotti ad
esso collegati, primo fra tutti, come ormai noto il consorzio di
Grana Padano.

Il Grana Padano è un prodotto caseario che si distingue dagli altri


anche grazie a territori di produzione come quello dei Prati Stabili,
che rappresentano la base per un latte ricchissimo di componenti
organiche volatili che conferiscono al formaggio tutti i suoi sapori
e profumi unici.

Il Consorzio ha sempre sposato la logica di tutela dell’ambiente


rientrando fra quei valori che hanno permesso al Grana Padano
di diventare il prodotto DOP più consumato al mondo, con una
considerevole espansione fra le preferenze delle famiglie con 5
milioni di forme prodotte all'anno.

LA STORIA
Le origini risalgono a più di un millennio fa, in un'epoca dove la
civiltà è ancora del tutto condizionata dal clima e dall'ambiente
che detta i ritmi naturali e le leggi biologiche.
Significava quindi sottostare alle condizioni stagionali per
quanto riguardava l'agricoltura e l'allevamento, con tecniche di
conservazione ancora agli albori e limitate come l'essiccatura al
sole o la salatura.
Il latte, per quanto disponibile doveva essere consumato entro il
giorno di mungitura e i formaggi non durano molto di più.

E' il 1135 e i monaci cistercensi dell'abbazia di Chiaravalle


trovano nella bonifica delle terre della pianura del Po una grande
opportunità per favorire l'espandersi dell'agricoltura e degli
allevamenti aumentandoe così la produzione ma rimanendo con
il dilemma di non sprecare quello in eccesso conservandolo a
lungo.
Probabilmente a seguito di un po' di esperimenti, matura l'idea
di cuocere a lungo il latte, aggiungervi il caglio e in seguito
sottoporlo a salatura.

Nasce così un formaggio a pasta dura, che sembra acquistare


sempre più sapore via via che passa il tempo e la cui stagionatura
permette di conservare inalterati i principi nutritivi della sua
preziosa materia prima, il latte.
I monasteri diventano così i primi veri e propri caseifici della
storia, cominciando a diffondersi alcune figure professionali
nuove, i casari, esperti appunto nell'arte della produzione del
formaggio.
In virtù della sua lunga stagionatura i monaci chiamano questo
nuovo formaggio "caseus vetus" ovvero "formaggio vecchio"

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22 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

Siamo alla Latteria Agricola di Marmirolo


che produce Grana Padano dei prati stabili.

Nel magazzino di stagionatura delle


forme assistiamo a una prova di qualità
e marchiatura eseguita da Roberto Fochi,
certificatore del Consorzio Grana Padano.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


23

Nella società rurale di povera gente che non aveva


dimestichezza con il latino, preferì quindi associare
il nome "grana" in virtù della sua pasta compatta
punteggiata di granelli bianchi, ovvero piccoli cri-
stalli di calcio residui del latte trasformato.

A seconda delle aree geografiche in cui veniva


prodotto gli si accosta il termine che indica la pro-
venienza.
Tra i più citati si trovano il lodesano, considerato
da molti il più antico, il milanese, il piacentino e il
mantovano.

La fama del "grana" prodotto nella zona padana si


consolida nel tempo diventando protagonista dei
banchetti rinascimentali di principi e duchi.

Tra le testimonianze documentate, se ne trova rife-


rimento in una missiva del 1504 di Isabella d'Este,
consorte di Francesco II Gonzaga e marchesa di
Mantova, che invia il rinomato formaggio in regalo
ai suoi familiari, signori del ducato di Ferrara.

Il "Grana Padano" diventa così espressione di


un'intera cultura sociale ed economica, trasversale
alle sue classi, apprezzato sia dai ricchi che dai
poveri.
Da allora, il metodo produttivo del "grana" si tra-
manda nei secoli, fedele a un processo che non
muta nel tempo e che, ancora oggi, assicura a que-
sto formaggio quelle caratteristiche organolettiche
e quell’aspetto che lo hanno reso celebre in tutto il
mondo.

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24 R E P O RTA G E | PRATI STABILI

Giancarlo Nitti Photography

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26 R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO

Avelignesi
Cavalli del Monte Bisbino
A cura di Cinzia Marchi

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R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO 27

Monte Bisbino
Il monte Bisbino è una località montana che svetta
fino a 1.325 m s.l.m. appartenente all'area delle
Prealpi Luganesi e alla sottosezione delle Preal-
pi Comasche, posta al confine tra la provincia di
Como e il canton Ticino in Svizzera.

Ma in questo articolo non parleremo della location,


ma di fantastici esemplari di cavalli Avelignesi che
ne sono ospitati i quali hanno una lunga e affasci-
nante storia da raccontare.

Adriana Oberto Photography


Cinzia Marchi

Giroinfoto Magazine nr. 44


28 R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO

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R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO 29

I Cavalli del Monte Bisbino


Quando nel 2002 muore il proprietario, un anziano agricoltore, il branco era suddiviso in due gruppi di cavalli che
lui lasciava liberi a pascolare in montagna, accudendoli solamente durante il periodo invernale con un po di fieno
che portava in quota.

Essendo animali abituati a vivere in piena libertà , così che un gruppo di cavalli scese a Sagno in Svizzera
capaci di cavarsela da soli , alla morte del proprietario e l'altro invece scese a Rovenna, sopra Cernobbio, in
hanno continuato la loro vita senza difficoltà, Italia.
procacciandosi il cibo da soli e comportandosi come
animali selvatici. I cavalli ovviamente erano affamati e scesero
Nell'inverno del 2008-2009 ci furono abbondanti solamente per procacciarsi il cibo visto che la
nevicate con temperature particolarmente rigide, fu montagna era ricoperta da più di un metro di neve.

Cinzia Marchi Photography

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Cinzia Marchi Photography

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Cinzia Marchi Photography

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R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO 33

A Rovenna, il gruppo guidato da una mula, entrò persino nel cimitero e mangiò tutti i fiori sulle tombe , mentre
a Sagno il gruppo capeggiato da una cavalla chiamata “ La Bionda “ attraversò il paese di notte entrando nei
giardini delle case.

Le autorità, dopo questi eventi, ritenendoli pericolosi, Finalmente, nel 2010 trovarono la soluzione , i cavalli
avrebbero voluto catturarli , dividerli e mandarli anche vennero spostati con una lunga transumanza sui
al macello. pascoli del Monte Generoso, dove tutt'ora vivono
completamente in libertà nel periodo estivo ( da
Fortunatamente molte persone ed associazioni sia maggio a novembre), mentre in inverno, vengono
Svizzere che Italiane si sono mobilitate per salvare e foraggiati ed accuditi dai volontari in un ampio recinto
difendere la liberta' di questi cavalli. messo a disposizione dal Comune di Lanzo d'Intelvi,
Attraverso varie peripezie, incontri con le autorità del ora Alta Valle e comune dove io vivo.
posto, con la Provincia ed il prefetto di Como naque
l'Associazione dei Cavalli del Bisbino Onlus. Questo compromesso è stato raggiunto proprio per
evitare il ripetersi della precedente situazione a causa
Essa diventò responsabile e titolare a tutti gli effetti dei di inverni rigidi.
cavalli che popolavano quell'area.
Ma purtroppo, a causa dell'opposizione dei contadini, Il 4 maggio 2019 ho assistito alla transumanza, quale
che pur di allontanarli ricorrevano anche con tentativi consisteva all'accompagnamento dei cavalli da Lanzo
brutali per eliminarli, la loro permanenza sul Monte fino a Orimento e qui lasciati liberi.
Bisbino, non fu più possibile.

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Cinzia Marchi Photography

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Cinzia Marchi Photography

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R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO 37

Al rilascio, i cavalli rimangono tranquilli e iniziano a mangiare, poi realizzando di essere liberi e di ritornare ai loro
pascoli, esplodono in un rituale di corse e salti, festeggiando la ritrovata libertà.

Iniziano a correre ed impennarsi, tutti insieme. e lasciando che siano loro a studiarci fidandosi di noi
25 magnifici avelignesi che mostrano una vitlità fuori accettando l'approccio.
dal comune, tanto da sentire vibrare il terreno.
La cosa stupefacente è la tranquillità che si percepisce
Ammirarli in questa loro manifestazione è immergendosi nel loro branco, realizzando la loro
emozionante, soprattutto se si nota il loro sguardo grandezza e possenza, proprio come lo sono i più
profondo e luminoso, percependo a pieno il loro senso comuni cavalli da tiro , eppure delicati e riguardosi
di libertà e di appartenenza al branco. quando ti si avvicinano.

Uniti e ordinati, correndo, imboccano il sentiero che li


porterà in quota nei loro amati pascoli allontanandosi
sempre di più per poi sparire nella fitta vegetazione

Avere il contatto con questi cavalli è una magnifica e


toccante esperienza, rispettando le dovute distanze,

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38 R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO

L'Avelignese , Haflinger o pony Avelignese ,deve il proprio nome al Paese di Avelengo o Hafling in tedesco, situato
in provincia di Bolzano vicino a Merano.

Razza antica ma riconosciuta nel 1874 con le maschi di circa 137cm., mentre le femmine di 134cm.
caratteristiche attuali ottenute dall'accoppiamento di
una cavalla indigena e lo stallone El Bedavi ( si ipotizza L'Associazione dei Cavalli del Bisbino Onlus “ ha
fosse di origine berbera). sviluppato un incredibile rapporto con questo branco,
rispettando la loro indipendenza e individualità e
All'inizio veniva usato come cavallo da soma e per proteggendo tutto questo senza essere invasivi,
lavori agricoli, poi negli anni sessanta e settanta venne lasciando immutato il loro stile di vita e quello che è
allevato anche per la produzione di carne equina ma più importante mantenendo inalterata l'essenza di
fu anche introdotto nelle scuole di equitazione, quindi questi cavalli.
impiegato in molte discipline sportive e anche come
cavallo da sella. La loro filosofia la si trova scritta all'entrata del recinto
e quando la si legge ci si rende conto di come queste
Il colore del mantello è un sauro dorato con criniera e persone si dedichino completamente alla salvaguardia
coda dai crini sottili e abbondanti di colore chiaro, la di questo branco.
sua mole è medio piccola, con un'altezza al garrese dei

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Cinzia Marchi Photography

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40 R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO

Cinzia Marchi Photography

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R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO 41

Riporto questo pensiero scritto da loro e che ho personalmente messo in pratica entrando in contatto con il
branco:

“ Osservando i Cavalli del Bisbino abbandonate ogni disponibilità e amorevolezza a questi animali.
preconcetto.
Solo così potrete tornare a casa arricchiti da L'associazione accoglie chiunque sia sensibile
esperienze cognitive e potrete mettere in discussione alla moralità del progetto, diventando socio per
voi stessi e il mondo che vi circonda. sostenere questa specie, anche nelle spese dovute al
mantenimento delle aree di accoglienza invernali.
In questo modo, forse, potrete vedere realizzato il
potenziale di ognuno, umano e non umano, senza filtri E' possibile durante la stagione invernale, previo
creati di preconcetti e aspettative”. appuntamento, visitare il branco ed entrare a contatto
con il loro mondo fatto di semplicità e rispetto,
Essendo un'associazione Onlus riesce a sostenere un'esperienza che consiglio vivamente.
le spese grazie all'aiuto dei soci e di chiunque voglia
mandare un contributo. [Link]
In inverno il recinto è tenuto completamente pulito
dai volontari dell'Associazione che danno la loro Cinzia Marchi

Giroinfoto Magazine nr. 44


42 R E P O RTA G E | AVELIGNESI DEL MONTE BISBINO

Cinzia Marchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


Un evento musicale unico
con una serie di piccoli concerti ricercati
e sorprendenti come lo scenario magico
che li ospiterà.
Lì sul pontile, dove l’acqua incontra
il legno, le note prenderanno vita nella perfetta
colonna sonora del sorgere della luna.
44 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

A C U R A D I U R B E X T E A M O L D I T A LY Instagram urbexteam_olditaly

Sparse nel territorio torinese e in tutto il Piemonte, san Martino d'Agliè (anche lui letterato, politico
esistono decine di gemme decadenti, lasciate al e musicista), dove visse fino al giorno della sua
più completo abbandono, ma custodi di grandi morte, 1667 (fu sepolto al monte dei Cappuccini).
storie e soprattutto meraviglie architettoniche.
Da allora fino ai giorni nostri non ci sono molte
Uno dei più ammalianti e significativi è situato a notizie a riguardo è passata di proprietà in
due passi dal centro di Torino, una dimora storica proprietà nel corso degli anni.
nobiliare, con più di 400 anni. Si presume che siano state apportate molte
Questa villa venne costruita durante il periodo modifiche alla pianta originale, per via dei vari stili
della grande peste che colpì la città (8.000 morti architettonici presenti nella villa.
sui 25.000 totali di popolazione).
Non ci sono informazioni sulla proprietà attuale,
Non ci sono informazioni molto precise, si sa che c’è chi pensa sia proprietà del comune, altri
nel 1630 Ludovico San Martino d'Agliè (letterario sostengono sia ancora proprietà privata, una cosa
e politico), acquistò un terreno in quella zona di è certa: questo gioiello nascosto nel precollina di
Torino, e vi fece costruire la residenza. Torino è annoverato nei registri dei beni culturali
Ludovico morì proprio in questa dimora nel di Torino.
1646, che passò di proprietà al nipote Filippo

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R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO 45

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46 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO 47

Riguardo agli stili si può ammirare tra gli altri, (come Scoprire l’ubicazione della villa è praticamente
alcuni documenti dimostrano), la mano di Pietro impossibile, a meno che non si conosca la posizione
Fenoglio, architetto del liberty Piemontese di inizio esatta.
secolo. Sono proprio di quest'ultimo le modifiche più
recenti apportate al palazzo intorno al 1905. E’ immersa in una fitta boscaglia, dopo un, non poco,
tortuoso passaggio.
Sue, sono anche le opere di Villa Scott in corso Lanza Già nel bel mezzo del bosco si ha la sensazione di essere
(Location del famoso film di Dario Argento Profondo vicini alla meta, in quanto si attraversano ponti in pietra,
Rosso), e Casa Le Fleur (Palazzo dei Draghi), in Corso fontane e statue appartenenti al vecchio parco nobiliare,
Francia a Torino, conosciuta come la più bella dimora piccoli assaggi che ti immergono in un’atmosfera da film
liberty italiana, costruita come sua dimora personale, ma thriller.
mai realmente utilizzata.
Dopodiché si arriva di fronte al palazzo e non si può fare
Dario Argento, da sempre amante di Torino e della sua a meno di essere sopraffatti dallo stupore.
magia, scelse proprio questa villa disabitata per girare le
scene finali del film La Terza Madre, dove si può vedere
Asia Argento ( 1:18 del film) che entra in questa villa
spettrale, splendida e suggestiva senza nessun ritocco
scenografico.

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48 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

Quello che salta subito all'occhio è la maestosa entrata Qua l'atmosfera diventa davvero molto inquietante.
fatta di colonne e archi, insieme anche ad un camino con La zona è molto ampia e prende tutta la pianta della villa.
lo stemma nobiliare. Tutto il pavimento è ricoperto da fango, e dal soffitto
cadono gocce d'acqua dalle infiltrazioni. In queste stanze
Dall'entrata si alza un bellissimo scalone con soffitti e sono presenti le vecchie cucine, i ripostigli e le cantine (
pareti decorati, il quale introduce nella stanza centrale (la dove si possono ancora trovare delle vecchie bottiglie di
più bella del palazzo). fine 800).
In questa stanza sono ancora presenti le statue
ornamentali della porta d'entrata, i decori del camino e Nella stanza più buia di questo sotterraneo, visibile
uno specchio enorme sul muro opposto. solo con delle torce, ci si imbatte nell'entrata di una
piccola grotta (che Argento usò come "finte" catacombe,
Tutta la stanza è finemente affrescata e si sviluppa allungandole con effetti di ripresa di una decina di metri).
in altezza; sul soffitto è presente anche un bellissimo
lucernario che rende l'atmosfera ancora più magica. Al Come tutte le ville nobiliari dell'epoca anche questa
terzo e ultimo piano vi erano probabilmente le stanze da possiede una cappella privata.
letto della servitù, qui l'abbandono è più marcato, muffa
sui muri, odore acre e travi abbastanza pericolanti. Quest'ultima è l'edificio più danneggiato. Sono
Non è di certo presente lo sfarzo delle sale sottostanti. presenti grosse crepe sui muri d'entrata e sulla cupola
(probabilmente non resisterà ancora a lungo).
Una zona molto suggestiva si può trovare scendendo nei
sotterranei.

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49

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50 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

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52 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

Per quanto ci riguarda, a livello architettonico e culturale,


è una delle più belle ville abbandonate d'Italia se non
d'Europa.

Una struttura del genere meriterebbe una fine migliore di


quella odierna, all'interno del parco della villa sono presenti
due dependance, probabilmente predisposte ai custodi, ma
anch'esse sono disabitate.

Ci siamo stati più volte e nel tempo abbiamo notato che non
viene più tagliata l'erba che circonda la casa.

Per avvicinarsi infatti bisogna farsi strada attraverso una


selva di ortiche alte quasi come una persona.
Purtroppo più passa il tempo e più, questo piccolo gioiello
torinese, sarà meno accessibile e visitabile.

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R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO 53

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54 R E P O RTA G E | URBEX - IL GIOIELLO ABBANDONATO

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R E P O R T A GR EE P |O RURBEX
T A G E- IL| GIOIELLO
URBEX - ABBANDONATO
LA CHIESA BLU 55

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56

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 57

5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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58 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

A CURA DI MADDALENA BITELLI

Sono andata a Fuerteventura a inizio gennaio nel 2016,


con la mia famiglia.
Premetto che avevamo già visitato le isole di Tenerife e
Lanzarote, quindi sapevo cosa aspettarmi; ma ogni isola
è diversa e fin dal primo istante sono rimasta ammaliata
dai meravigliosi paesaggi che si susseguivano nel
viaggio dall’aeroporto al residence, nel comune di La
Oliva, a Nord dell’isola.

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R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 59

Giroinfoto Magazine nr. 44


60 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 61

Fuerteventura fa parte delle Isole Canarie in Spagna


e si trova nell’Oceano Atlantico a 100 km della costa
settentrionale africana.

Seconda tra le Canarie per grandezza, dopo Tenerife, è


nota per il clima temperato, anche in inverno e per i suoi
splendidi paesaggi: dalle dune del deserto di Corralejo al
paesaggio montuoso della Montagna di Tindaya, dalle
spiagge di sabbia bianca alle scogliere.
È apprezzata dai turisti per i numerosi sport acquatici,
come il windsurf, il surf e lo sci d’acqua.

Parque Natural de Corralejo


Una volta disfatte le valigie, verso il tramonto, abbiamo
preso la macchina e ci siamo recati a Corralejo.
Immaginatevi una distesa di sabbia di circa 10 km, dune
bianche a due passi dall’Oceano, un deserto in riva al
mare insomma, al tramonto.

Il Parque Natural de Corralejo è una delle principali mete


dell’isola.
Avventurarsi a piedi nudi sulle dune di sabbia fresca e
umida è un’esperienza bellissima; il mio consiglio è di
andarci al tramonto perché, oltre a regalare una vista
mozzafiato, gli unici luoghi per ripararsi dal sole e dal
vento sono delle piccole fortezze di pietra costruite in
cima alle colline sabbiose.

Ma il paesaggio è incredibile, caratterizzato da migliaia


di sfumature di colori quali il bianco della sabbia, il giallo,
l’ocra e il rosso.

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62 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

El Cotillo circondate da scogli e ricoperte di ciottoli,


A pochi chilometri da Corralejo, si trova El Cotillo, raggiungibili percorrendo sentieri sterrati che
un antico villaggio di pescatori che ha conservato vanno dalla strada al mare.
la sua atmosfera marinara.
Avendo mantenuto il suo aspetto “tradizionale”,
È frequentato soprattutto da amanti del kitesurf in il paesaggio intorno a El Cotillo appare più
inverno, in quanto le condizioni ambientali (vento e selvaggio.
alte onde) sono ottimali per questa disciplina.

Anche in questa zona si trovano spiagge di sabbia


bianca, ma anche piccole baie di acqua cristallina

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 63

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64 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

Montaña Sagrada de Tindaya


Poco distante da La Oliva vi è il monte più famoso di
Fuerteventura, Tindaya, che spicca nel paesaggio arido e
pianeggiante. Conosciuto anche come “Montagna Sacra”
e alto solamente 400 metri, era considerato sacro dagli
abitanti pre-ispanici dell’isola, che gli attribuivano poteri
magici.

Sono state infatti trovate, ai piedi della montagna


verso Ovest, 300 incisioni rupestri a forma di piede di
origine aborigena (ritrovate alle Canarie solamente a
Lanzarote e Fuerteventura), di cui non si conosce l’esatto
significato. Tuttavia, sottolineano l’importanza religiosa
delle montagne per i popoli aborigeni, che le utilizzavano
probabilmente come osservatori naturali.

Nei pressi del monte Tindaya si trova il Malpais de la


Arena, risultato dell’ultima eruzione avvenuta sull’Isola
circa 10.000 anni fa.
Per godere della vista di tutta la vallata consiglio di
recarsi al mirador di Vallebron.
Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 65

Playa de Sotavento
Un altro luogo che mi rimarrà impresso del viaggio a
Fuerteventura è la Playa de Sotavento.

Si trova nella parte Sud dell’isola, nei pressi di Costa


Calma ed è un’immensa spiaggia di sabbia bianca
circondata da un mare turchese e cristallino.

La spiaggia è una delle più famose dell’isola e, come dice


il suo nome, è sempre battuta dal vento; è infatti meta
privilegiata per chi pratica windsurf.

Anche qua siamo arrivati al tramonto, dopo un temporale.


L’arcobaleno tra terra e mare, la sabbia, il mare e i
windsurf di mille colori creavano un’atmosfera magica.

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66 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

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R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 67

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


68 R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA

Isla de Lobos
Infine, abbiamo visitato l’Isla de Lobos (alcuni
sostengono che prenda il nome dai leoni marini, lobos
marinos, che ci vivevano; secondo altri, invece, i lobos
sono montagnole rocciose che viste da lontano possono
sembrare foche sdraiate sulla sabbia), distante 2 km da
Fuerteventura e 8 km da Lanzarote.

Dal 1982 è stata proclamata parco naturale, è disabitata


e le uniche costruzioni presenti, molto semplici e prive
di elettricità, appartengono agli abitanti di Fuerteventura
che le costruirono prima di tale data.

È un’isola vulcanica, la cui superficie è di circa 6 km2


e il suo paesaggio è arido e roccioso; in una giornata è
possibile fare il giro di tutta l’isola e salire sul vulcano
Lobos da cui godere di una vista privilegiata su
Fuerteventura e Lanzarote.

Nel parco naturale di Lobos sono protette circa 130


specie di piante ed animali, pertanto a febbraio 2019, il
governo locale ha deciso di limitare gli accessi giornalieri
e il tempo di permanenza sull’isola, per cui è necessario
essere in possesso di un permesso.

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | FUERTEVENTURA - ISOLA TRANQUILLA 69

Consiglio un viaggio a Fuerteventura, denominata l’Isola


Tranquilla delle Canarie, a chi ama la pace e la calma, a
chi ama la natura ed è in cerca di meravigliosi panorami,
a chi ama il mare incondizionatamente, non importa che
sia estate o inverno.

Consiglio di affittare un’auto, per poter raggiungere tutti


i luoghi più belli. Per quanto riguarda il cibo, non può
mancare una paella in riva all’oceano, o fatta con pesce
appena pescato nell’unico ristorante sull’Isla de Lobos.

Maddalena Bitelli

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


70

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 44


71

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

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72 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

E BASTA
Il valore di una tradizione poplare e musicale

INTERVISTA A
Sergio Berardo, leader dei Lou Dalfin.

A cura di Carlo Berenguez

Giroinfoto Magazine nr. 44


I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 73

Sergio Berardo
Sergio Berardo fa parte di quella schiera di artisti occitana, senza parlare di lui, del suo lavoro e della sua
che hanno avuto il pregio, la qualità, la sensibilità e scuola, capace di creare un punto di non ritorno per le
soprattutto la forza e la tenacia, di sviluppare prima generazioni future e per gli amanti di questo genere
e sdoganare poi, quell’enorme patrimonio folclorico musicale.
e popolare, arcaico, della propria terra e della propria
tradizione. Un contributo che non si limita ad una produzione
musicale originalissima e di assoluto valore, ma
Fa parte di quella schiera di musicisti che sono un contributo anche sociale, poiché la sua musica,
rimasti fedeli ai moduli espressivi della loro tradizione, rinnovata nella forma ma non nell’essenza è arrivata a
contribuendo alla loro evoluzione nel corso degli parlare al cuore della gente, contribuendo ad innestare
anni, arricchendoli di elementi di attualità, senza mai nel tessuto delle vallate occitane una nuova linfa per il
alterarne l’essenza intima e l’intrinseca autenticità. rafforzamento della coscienza popolare, per la vivacità
Quei musicisti, figli ed espressione della loro terra, in della tradizione, affinché questa non sia relegata ad
grado di creare una scuola, come Luiz Gonzaga, tanto una semplice e formale superstizione, ma che sia
per citarne uno, figlio del Pernambuco, innamorato effettivamente l’essenza di quel patrimonio collettivo
della Sanfona (la fisarmonica) e che divenne padre necessario per formare la coscienza di un popolo
assoluto del Baião, rimanendo sempre fedele alla propriamente detto.
musica della sua terra e contribuendo alla sua
affermazione anche fuori dai confini del nord est D’altra parte, anche etimologicamente, il termine
brasiliano, fino a diventare un classico della musica ‘tradizione’ implica l’idea di ‘consegna’ e
popolare brasiliana, riproposto poi anche da altri ‘trasmissione’: quando una tradizione smette di
musicisti nei decenni successivi. consegnare i propri frutti ai posteri e di trasmettere
la propria essenza, può definirsi morta, o ancor
Potremmo dire che Sergio Berardo sta all’Occitania peggio trasformarsi in superstizione, capace di creare
come Luiz Gonzaga sta al Pernambuco, poiché oggi grotteschi simulacri, infelice destino di molte tradizioni
non sarebbe pensabile parlare della musica popolare nel mondo moderno, negli ambiti più svariati.

Carlo Berenguez Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


74 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

Adriana Oberto Photography

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I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 75

Decenni fa, erano pressoché scomparsi i giovani delle vallate occitane che
avevano il desiderio di imparare a suonare la Viulo (la ghironda) o l’organetto
diatonico (una fisarmonica più piccola rispetto al più diffuso accordeon), la
cornamusa, il violino ed ogni genere di pifferi e flauti.

Scomparsi perché l’affievolimento di una tradizione comporta


necessariamente una scomparsa dei suoi simboli, dei supporti con la quale
si esprime, compresi gli strumenti musicali.

Oggi, grazie alla scuola di Sergio, centinaia di ragazzi e ragazze


hanno ripreso in mano questi strumenti, si sono creati gruppi nelle
varie vallate e nelle città; i primi suoi allievi sono nel frattempo
cresciuti e a loro volta insegnano, aggregano, creando quel fermento
necessario al mantenimento di questa realtà, mentre i suoni arcaici
dei loro strumenti hanno ripreso a raccontare, ‘consegnare’ e
‘trasmettere’.

Sergio ha compreso benissimo che per consegnare e trasmettere,


occorre attualizzare, parlare cioè un linguaggio comprensibile e
diretto.
La scommessa è vinta: Rigoudon, Curenta e Bourée in cui alle
vibrazioni nervose della ghironda si affiancano chitarre elettriche,
fiati, basso e batteria.

Eppure, l’impianto delle coreutiche tradizionali sul rock, sul funky, sul
reggae, sul rap, e più recentemente anche sul techno-dub, rimane
integro e riconoscibilissimo, senza mai esserne intaccato, anzi, la
presenza di questi elementi più attuali, gli conferiscono un rinnovato
vigore, effervescente, potente e contagioso: il rinnovamento è
compiuto.

E il popolo, danza.
E chi non danza, si gode l’ascolto.
Ma alla fine di ogni concerto, il momento di raccolta. Un richiamo
sacro, quando la gente si abbraccia, unita, per cantare Se Chanta,
l’inno della ‘nazione’ occitana, un abbraccio trasversale che accoglie
persone di diverse generazioni ed appartenenti alle più svariate
estrazioni sociali. Vedi e vivi l’emozione, la fede, la consapevolezza,
ma anche la bellezza e l’allegria che caratterizza questi momenti. Vedi
la bandiera occitana, rossa con la croce di Tolosa gialla, appesa con
orgoglio alle finestre, o il medesimo simbolo su magliette, giubbotti,
cappellini che identificano appartenenza e condivisione di un’idea.

Ma che cos’è l’Occitania?


Semplicemente è l’area in cui vivono le popolazioni di lingua d’Oc,
l’antica lingua medioevale dei trovatori, così definita da Dante, inclusa
nella Divina Commedia ([Link], 140-147) facendola pronunciare
dal poeta trovatore Arnaut Daniel. Dante la definisce così per
distinguerla dalla lingua d’Oil, quella più diffusa nel nord della Francia,
dalla quale è derivato il francese di oggi.

Oggi il territorio occitano copre quasi interamente il centro-sud


della Francia, la Val d’Aran in Catalogna, e le Valadas occidentali del
Piemonte delle province di Cuneo e Torino.

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76 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

Carlo Berenguez Photography

L'INTERVISTA A SERGIO BERARDO


di Carlo Berenguez
Ho avuto l’onore di essere ricevuto da Sergio a Caraglio, nel suo studio, dove vive, lavora e insegna.
Persona di grande empatia, umiltà, sensibilità e cultura. Una di quelle persone che ti sembra di conoscere da sempre, un amico,
uno zio… un artista vero col piglio di un capopopolo di sconfinata generosità, un leader dal cuore grande.
E non poteva essere altrimenti, visto il risultato del suo lavoro.
Mi fa sedere e mi regala il libro “Lou Dalfin, Vita e Miracoli dei Contrabbandieri di Musica Occitana” di Paolo Ferrari.
“Se ti servono notizie, trovi tutto qui! - esordì, soffermandosi ad illustrarmi le fotografie contenute nel libro – di cosa vuoi
parlare?”

Carlo di quella qualità tale da non renderla una semplice


“Vorrei mi raccontassi l’evoluzione estetica del tuo espressione folklorica minore e senescente di un
lavoro” lontano passato.
Sergio
Facciamo un salto indietro. E’ stato come aver scoperto una una conchiglia
Quando mi sono reso conto di vivere all’interno chiusa in una roccia.
della tradizione occitana ho capito di vivere in una Questa musica tradizionale accoglie una ricchezza
dimensione e in un luogo, in cui si respira ancora straordinaria, fatta di strumenti musicali dai suoni
straordinariamente la presenza di questa nostra arcaici, canzoni, atmosfere uniche.
lingua, ancora parlata nelle medie e alte valli, una
lingua che non era un idioma così oscuro presente Erano gli anni del boom economico, dell’abbandono
soltanto da queste parti, ma che è la lingua d’Oc, della cultura contadina e rurale, dello spopolamento
quella che ha dato origine alla prima letteratura, e dei piccoli paesi, e pur essendo giovane ho
veicolo della cultura europea del medioevo. compreso che quegli strumenti, quelle canzoni e
quelle atmosfere avevano un’enorme potenzialità
Poi ho realizzato che in queste terre esisteva anche per diventare un vero e proprio veicolo espressivo
una musica popolare, quasi sconosciuta al di fuori della nostra tradizione; ho compreso che la
di questi luoghi, ma così piena di quella ricchezza, musica, questa musica, poteva diventare un mezzo

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I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 77

Adriana Oberto Photography


Giroinfoto Magazine nr. 44
78 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

Carlo Berenguez Photography

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L'INTERVISTA A SERGIO BERARDO I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 79
di Carlo Berenguez

per ribadire la necessità di una terra propria, delle lavoro una serie di musicisti che ho avuto la fortuna di
proprie radici in un mondo sempre più fagocitato incontrare.
dall’omologazione culturale e dall’uniformità delle Un improbabile tastierista della Valle Grana, Fabrizio
tendenze globalizzate. Simondi che desiderava scrivere in lingua paterna, un
batterista, Riccardo Serra, bravissimo musicista che
Questa miniera di suoni, di cultura, di lingua, di storia possiede il background che lo lega alla sua zona, un
che ogni dettaglio poteva esprimere, per citare Paolo giovane fisarmonicista della Val Chisone, Dino Tron,
Conte, “come l’ho vista, ho detto questa è la mia..” ed che si era formato nei locali gruppi di Curenta (ballo
ho trascorso un lungo periodo della mia vita in totale tradizionale allegro e dal ritmo cadenzato, n.d.r.)
immersione in questa sorta di Giordano, in questi suoni
che non mi annoierò mai di studiare e conoscere. Il progetto Lou Dalfin subì una vera e propria
rifondazione: la sua non è più l’espressione di un
Il fatto di di esplorare questi suoni, di conoscere mondo arcadico, non più il Folk Revival evocativo
profondamente ogni strumento, di ascoltarli, di di notti agresti e bucoliche, ma si pone il preciso
suonarli e di farli conoscere, mi ha consentito di obiettivo di diventare la musica popolare che parla alla
ripiantare questa pianta nel corpo delle mie vallate. propria gente, senza mai snaturare la propria matrice
tradizionale.
In quegli anni facevo del Folk Revival fuori dalla mia
terra, senza mai destare un autentico interesse, e Voglio raccontarti un aneddoto.
compresi che il Folk, affinché non muoia o naufraghi Mi trovavo a suonare a un incontro di musicisti
miseramente come purtroppo è avvenuto in Italia negli in un piccolo centro vicino ad Albi, capoluogo del
anni ‘70 e ‘80, doveva per prima cosa rinascere ed dipartimento del Tarn, nella regione dell'Occitania
affermarsi nella propria terra d’origine, nel substrato francese.
che lo aveva prodotto, e attualizzarsi, assorbendo Mi allontano un attimo da quel grande salone delle
anche le tendenze più attuali senza perdere la sua feste, pieno di musicisti, per andare a comprarmi le
natura. sigarette nell’unico bar tabacchi di quella minuscola
A partire dagli inizi degli anni ‘90, coinvolgo in questo frazione di quel piccolo paesino in cui si svolgeva

Carlo Berenguez Photography

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80 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

L'INTERVISTA A SERGIO BERARDO


di Carlo Berenguez

questa manifestazione. In quel bar incontrai la gente necessità del ballerino, ma in cui tu racconti emozioni
del del paese, e chiacchierando con loro scoprii storie sensazioni… ed ecco “Lo Rigodon chanta ta
che nessuno era a conoscenza di quella festa, solo dança e bala ta chanson” (Canta la tua danza e balla
qualcuno parlò di un ‘raduno di appassionati di la tua canzone). La mia musica comporta queste
musica’. Ecco il punto. implicazioni, non è più la riproduzione semplice di
La musica popolare è un’altra cosa, deve vivere e brani della tradizione, ma si è creato proprio un mondo,
pulsare nei propri territori, deve essere veicolo di uno stile che ha attratto generazioni di persone sia
socializzazione e non solo la ‘colonna sonora’ per gli nella pratica musicale sia nella danza.
incontri di ristretti gruppi di appassionati.
Per questo parlo di Danza-Canzone.
Questo mi fece capire che se volevo vivere la musica Quando ho iniziato io, erano pochissime le persone
popolare del mio territorio dovevo essere sincero, della zona interessate a tutto ciò.
essere vero, non potevo far finta di rappresentare La musica è servita a promuovere nel sentimento
un’altra cosa, di rinnegare la musica che ho amato di popolare un certo orgoglio per le proprie radici e per la
più in gioventù, io che ascoltavo gli Who e Lou Reed… propria identità.
avrei dovuto impregnare certi schemi con un gusto più E l’identità è qualcosa di estremamente importante,
attuale e viverli in un modo che tenesse conto di quella significa amore per una terra martoriata, spopolata,
che è stata la storia musicale della mia generazione… e amore per una terra che dai potenti aveva sempre
poi vada come vada, succeda quello che succeda... soltanto subito ogni sorta di vessazione…
E questa visione del mondo, che è quella della cultura
E’ come buttarsi in un fiume, e poi vedi dove ti porta popolare antagonista è diventata musica.
la corrente, così concerto dopo concerto, ballo dopo
ballo, da questa fase passiamo a quella successiva Ma voglio raccontarti un altro episodio significativo
in cui si crea un vero e proprio genere musicale nel di certe implicazioni socio culturali, perché gli episodi
rispetto degli stili coreutici della musica tradizionale tratti dalla vita reale e quotidiana sono quelli che
occitana, in cui anche il più semplice brano soddisfa la descrivono meglio alcuni aspetti.

Carlo Berenguez Photography

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I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 81

Adriana Oberto Photography


Barbara Lamboley Photography

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82 I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA

Adriana Oberto Photography

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L'INTERVISTA A SERGIO BERARDO I NT E R V I S TA | OCCITANIA - E BASTA 83
di Carlo Berenguez

Un giorno a Cuneo, parlo con una signora che mi dice: fossi anche l’ultimo giapponese nella giungla! non mi
“Quando ero giovane ogni volta che venivo a Cuneo e interessa essere l’ultimo irriducibile che vive solo di
parlavo occitano, percepivo l’estraneità della gente, mi rievocazioni, preferisco la scommessa, difficilissima
davano della ‘montanara’, mentre oggi lo apprezzano e e rischiosa, di viverle nel presente evitando ristrette
mi rispettano. etichette ‘culturali’.
E per questo devo ringraziarti. E’ stata per me una Detesto quando qualcuno usa l’aggettivo ‘culturale’
soddisfazione maggiore di un Premio Tenco, proprio per definire la mia musica e qui ti faccio la citazione
per ciò che per me rappresentava quella affermazione”. del grande Papet Jali del Massiglia Sound System,
un rapper marsigliese col quale ho collaborato: “O fai
Queste cose mi danno un’energia incredibile, il mondo musica commerciale per i soldi, o fai musica culturale
cambia continuamente, siamo passati attraverso gli per i matti, ma forse c’è un altra strada”.
anni di fuoco, agli anni del riflusso, alla fase creativa,
alla musica indipendente degli anni ‘90, all’uso della Carlo
tecnologia, e tu ti ritrovi ancora alle prese con quella Quella strada in cui si incontrano quegli artisti come
conchiglia di cui parlavo prima, consapevole del Sergio Berardo, i marsigliesi Papet Jali, Manu Théron e
grande significato di quello che stai facendo, senza il cantautore guascone pirenaico Jan de Nadau, artisti
velleità salvifiche o messianiche, ma semplicemente che seppur diversissimi tra loro hanno qualcosa da
con la consapevolezza che stai continuando a vivere dirsi, e da trasmettere.
qualcosa di antico e di trasmetterlo alle generazioni Naturalmente in occitano.
future affinché continui a vivere.
Grazie Sergio
Sai quante volte mi hanno chiesto “perché non canti in
italiano?
Conseguiresti un successo e una notorietà maggiore”. carlos @berenguez
Ho la fortuna di avere questa lingua, l’occitano, l’antica igworldclub
lingua dei trovatori, una lingua antica e nobile, ho la community manager
fortuna di cantarla, e sento il dovere di mantenerla Piemonte, Valle d'aosta e Liguria

Adriana Oberto Photography

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84 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

Squillino le chiarine,
rullino i tamburi
e Festa sia!

Con questo motto si aprono le Ferie Medievali


a Pavone Canavese, in provincia di Torino,
che con entusiasmo e passione propongono
giorni conviviali e di allegria ripercorrendo la
storia e le tradizioni locali.

TORINO
Adriana Oberto
Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Floriana Speranza
Giancarlo Nitti
Maddalena Bitelli
Mariangela Boni
Nadia Laboroi
Silvia Petralia

Testi di Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 85

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


86 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

AVONE CANAVESE
Fu un insediamento
attestato sin dall’età del
Bronzo e documentato in
epoca romana.
In quell'area transitava la
strada che da Eporedia (Ivrea) portava ad
Augusta Taurinorum (Torino).

A causa delle invasioni ungare e saracene a


Pavone, fu costruita una cinta muraria, alta
circa 5 metri, intorno alla Chiesa romanica di
San Pietro (X–XI secolo), costituendo così
un primo nucleo del ricetto con all'interno
alcuni edifici come rifugio per gli abitanti, per i
raccolti e per le attività commerciali.

Nell'anno 1000, esattamente il 9 luglio,


l’imperatore Ottone III di Sassonia concesse
al vescovo d’Ivrea la giurisdizione sul
territorio compresa Pavone.
Le autorità ecclesiastiche, nello stesso
secolo, fecero costruire fuori le mura un
mastio (una grande torre) e nel progredire
dei secoli, effettuarono numerose
opere di ampliamento e fortificazione
dell’insediamento.

Nel XII secolo aggiunsero alla torre un edificio


usato come stalla al piano inferiore e come
residenza al primo piano.
La costruzione venne poi abbellita nel secolo
successivo e tra il 1326 e 1346 fu edificata
anche una nuova ala a nord, caratterizzata da
finestre ad arco acuto e da una torre con la
funzione d’ingresso.

Alla fine del XIV secolo ci furono ancora nuovi


interventi architettonici sui torrioni a pianta
circolare inseriti nella cinta esterna.
Nel XV secolo venne costruito un muro
merlato a divisione tra il cortile del Vescovo e
la parte rustica dove si trova la chiesa, allora
di proprietà della popolazione locale.

Nel 1688 il duca Vittorio Amedeo II tenne


accampamento militare tra Pavone e
Romano e soggiornò nel castello di Pavone.
Successivamente, nel corso del 1700, il
castello fu abbandonato al degrado.

Nel 1870 il castello venne espropriato


dallo Stato italiano per poi, nel 1885 essere
acquistato dall'architetto portoghese Alfredo
Maddalena Bitelli Photography d’Andrade al prezzo di 7000 lire.

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 87

a riedificazione
dell'architetto
d'Andrade
durò trent’anni,
ricostruendolo
rispettando le linee
architettoniche degli edifici medievali
piemontesi.

Grazie a lui, oggi il castello risplende


nelle sue alte torri e mura merlate,
un arioso cortile con il pozzo e un
magnifico parco dove vi è la chiesetta
romanica di San Pietro.
Stanze e saloni furono affrescati e
decorati secondo le indicazioni del
d’Andrade.

I lavori d’innalzamento della torre


terminarono nel 1915, anno della
morte di Alfredo d’Andrade, al quale
successe il figlio Ruy che terminò
i vari lavori di restauro nel 1924
facendo costruire due tombe nella
chiesa di san Pietro con le salme
di Alfredo d’Andrade e della moglie
Costanza Brocchi.

Dal 1992 il castello di Pavone


fu nuovamente ristrutturato e
trasformato in un hotel, ristorante e
centro congressi.
Maddalena Bitelli Photography

Adriana ObertoPhotography

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88 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

ome ormai succede da venticinque Console e gli uomini di Pavone giurarono fedeltà al
anni, da tradizione, anche Vescovo signore di quelle terre, Palaynus de Advocatis,
quest'anno, Pavone Canavese si in occasione della concessione degli Statuti.
esprime nel suo consueto evento, La formula di rito, che venne ripetuta dai 208 Uomini
da venerdì 31 maggio a domenica delle famiglie del Borgo, ogni anno viene riproposta
2 giugno. dal Gruppo Storico Ij Ruset in occasione delle Ferie
Medievali la prima domenica di giugno:
La manifestazione delle Ferie Medievali sono tra le più
conosciute nel contesto regionale, con la rievocazione "Gli Uomini di Pavone non possono fare lavori nei
storica del Giuramento di fedeltà del 7 giugno 1327 del giorni di festa stabiliti dalla Chiesa, pena un'ammenda
Console pavonese Nicolinus de Bonjhoanne e dei 208 di 5 soldi"
uomini rappresentanti le famiglie del Borgo pavonese
al Vescovo e Conte di Ivrea. L’ Associazione Storico Culturale “Ij Ruset”, nella
versione dialettale della parola italiana “ricetti” è nata
Nell'atto ufficiale di quell'epoca, riporta la Comunità nel 1992 rivolgendosi alla ricerca e alla divulgazione
di Pavone in una giornata storica, secondo quanto delle tradizioni storiche di Pavone Canavese e dal 1994
tramandatoci dal notaio vercellese Guale de Flore, il organizza e mette in scena la rievocazione pavonese.

Barbara Tonin Photography

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R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 89

Fabrizio Rossi Photography

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90 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

ono diverse centinaia i


figuranti che Pavone ospita
durante le sue Ferie Medievali
ed ogni anno crescono
sempre di più, quasi in una
competizione per originalità e
studio degli usi e costumi del tempo.

Ma i personaggi ufficiali messi a disposizione


dalla compagnia storica sono circa 50, tra
cui i protagonisti del giuramento come i già
nominati Console Nicolinus de Bonojhoanne
Bonojhoanne, che
rappresenta la più alta carica del Borgo, governa e
difende il feudo e ne cura gli interessi economici,
il Notaio Guale de Flore
Flore, sapiente uomo di legge,
il Vescovo Palaynus de Advocatis signore delle
terre d'Ivrea, i Nobili, le Dame, le Governanti e i
Popolani, con particolare rilievo delle figure del
mugnaio, del fabbro, del fornaio e del calzolaio.
Degni di nota sono “le Chiarine ed i Tamburi”,
allegri ed esuberanti, che suonano instancabili
la colonna sonora delle “Ferie Medievali” per il
paese.

Chiara Borio Photography


Nadia Laboroi Photography
Mariangela Boni Photography

Vescovo Palaynus de Advocatis


Giancarlo Nitti Photography
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R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 91

Nadia Laboroi Photography


Giroinfoto Magazine nr. 44
92 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 44


R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 93

a manifestazione, nella
mattinata dell'ultimo
giorno di festa, dopo la
messa e i riti rievocativi
del giuramento di fedeltà,
continua nella Piazza del
Municipio con il coinvolgimento del pubblico
in espressioni di intrattenimento di ogni tipo
con giocolieri, saltimbanchi, fachiri e musici,
tutti rigorosamente con fascino medievale.

Tra stupore e divertimento in compagnia degli


intrattenitori, finalmente si aprono le taverne.
Ecco che la folla affamata del borgo si reca nei
punti di ristoro, anche quelli categoricamente
in stile medievale e soprattutto con sapori
medievali.

Le taverne sfoggiano menù caratteristici di


cucina trecentesca "o quasi", per sfamare le
bocche dei visitatori ed ospitarli in diversi punti
nel centro del paese allestiti con tavolate da
banchetto.
Silvia Petralia Photography
Floriana Speranza Photography

Il fachiro Thomas
Nadia Laboroi Photography

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94 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

opo il banchetto conviviale,


la festa continua e le Ferie
Medievali esplodono in nuovi
cortei per le vie del centro
paese con le chiarine e
tamburi che li accompagnano
in un emozionante sottofondo.
Sfilano con loro anche magnifici e fieri levrieri al
passo dei conduttori in abiti caratteristici.

Quando si annuncia l'ora dei duelli, la folla si


riunisce attorno alla piccola arena di paglia nella
Piazza del Municipio.
Ecco che iniziano i tornei di duello storico con
armature pesanti, già iniziati nei giorni precedenti.
Una vera e propria disciplina, coltivata da rare
"compagnie d'arme" con i suoi valorosi e pesanti
guerrieri che si sfidano fino all'ultimo colpo.

Mariangela Boni Photography


Chiara Borio Photography

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 95

Giancarlo Nitti Photography


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96 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

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R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 97

Giancarlo Nitti Photography

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98 R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI

Floriana Speranza Photography

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R E P O RTA G E | PAVONE CANAVESE - FERIE MEDIEVALI 99

a manifestazione prosegue
ancora con lo spettacolo
dei falconieri con rapaci
di diverse specie come la
poiana, il gufo, la civetta e
l'allocco che per l'elevata
temperatura della giornata
hanno una comprensibile fiacca.

Per le vie del paese è possibile inoltre


osservare gli antichi mestieri dei tempi come
la filatrice, il fabbro e curiosare anche in antichi
giochi di società e per bambini.

La festa è non stop, fino a tarda serata con


la riapertura delle taverne per cena e uno
spettacolo conclusivo delle Ferie Medievali di
Pavone Canavese.
Maddalena Bitelli Photography
Barbara Tonin Photography

Giancarlo Nitti Photography

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100

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101

Tra antico e moderno


Autore: Bruno Caccamo
Luogo: quartiere collinare Righi di Genova

Giroinfoto Magazine nr. 44


102

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103

Platforms
Autore: Enrico Raimondo
Luogo: Bacoli - Golfo di Pozzuoli

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104

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105

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 15 Luglio 2019

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