GF56
GF56
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N. 56 - 2020 | GIUGNO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
Antelope Island
Band of Giroinfoto
ALL AMERICAN REPORT
COME
56
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GIUGNO 2020
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.
Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
on-line dal
11/2015
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E
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ANNO VI n. 56 Issuu
20 Giugno 2020 giroinfoto magazine
C O N T E N T S
R E P O R TA G E
ANTELOPE ISLAND
GIROINFOTO MAGAZINE
56
I N D E X
R E P O R TA G E
IL VOLO DELL'ANGELO
10 ANTELOPE ISLAND
All American Report
Di Barbara Tonin e Mariangela Boni
22
22 IL VOLO DELL'ANGELO
Ottaviano
Di Leonida Ambrosio e Pina Pignatiello
32 SEMINARIO ABBANDONATO
Urbex
Di Urbex Team Old Italy
44 BRITISH COLUMBIA
Canada
Di Cosimo Nardone
32
R E P O R TA G E
44
BRITISH COLUMBIA
R E P O R TA G E
68
LA COLLINA DEI TEMPLI
ACROPOLI
Di Rita Russo
DI ATENE
92
MOBILITÀ SOSTENIBILE
Roma
80
Di Gianmarco Marchesini
GIBILTERRA
Oltremare inglese
86
Di Laura Rossini
ACROPOLI DI ATENE
Part II
92
Di Adriana Oberto
LE TUE FOTOEMOZIONI
120
86
Questo mese con: GIBILTERRA
Bonardi Cristian
Americo Arcucci
Adriana Oberto
Michele Sodi
R E P O R TA G E
56
TERRA SANTA
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Giugno 2020
226 52 8 31 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4% 77% 1,5%
150.874 3.213
16% 0,5% Letture totali
1% Letture nell'ultimo
mese.
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FOTOGRAFA
Barbara Tonin
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Mariangela Boni
Antelope Island
Nel numero 53 parlandovi di Bonneville Salt Flats, abbiamo accennato al Great Salt Lake,
che stavolta andremo a vedere da una prospettiva privilegiata: Antelope Island.
È un luogo che apparentemente non offre grandi attrattive ma che, proprio per la sua
semplicità e gli ampi spazi aperti, è permeato da un’atmosfera particolare, che si potrebbe
definire meditativa.
Affioramenti rocciosi, bianche spiagge di sabbia e Lungo il tragitto, però, si dirama in più punti che
saline o paludi di fango cingono l’isola lungo tutto il raggiungono altri luoghi d’interesse:
perimetro, fino al sottile lembo di terra che la ancora Fielding Garr Ranch, Frary Peak e White Rock Bay.
alla terraferma. Antelope Island non è particolare solo per il
paesaggio, ma anche per la sua storia che dà il nome
Tutto intorno, le piatte e calme acque del lago all’isola e a Buffalo Point.
riflettono il cielo e i monti del Wasatch e della Sierra
Nevada, creando suggestive figure evocative.
Poco lontano dalla riva, due minuscoli isolotti rocciosi
incontaminati (Egg Island a nord e White Rock Island
a ovest) ospitano migliaia di uccelli.
Correva l’anno 1845 quando John C. Frémont e Kit Carson Sembra che il primo colono sia stato un uomo di montagna
stavano esplorando il Great Salt Lake. e cacciatore, Daddy Stump (molto probabilmente “Daddy”
L’ecosistema della zona aveva attirato la loro attenzione: non era il cognome ma semplicemente un soprannome che
trovavano affascinante che degli insetti popolassero quelle ne sottolineava l’età avanzata).
sottili incrostazioni di sale bianco che coprivano le spiagge
meridionali. Su quest’uomo in realtà non si hanno molte informazioni.
Giunsero così all’isola nel lato sud-orientale del lago. Sembra che avesse costruito una piccola casetta nella
Dei nativi americani della zona li avevano informati che parte a sud dell’isola, vicino a una sorgente d’acqua e che
potevano cavalcare fino all’isola attraverso le acque poco possedesse un piccolo frutteto di pesche.
profonde del lago.
Gli esploratori seguirono il consiglio e, una volta Ad un certo punto si sono perse misteriosamente le tracce:
giunti sull’isola, trovarono acqua, erba e antilocapre in c’è chi presuppone abbia lasciato l’isola all’arrivo dei
abbondanza. mormoni, c’è chi sostiene che sia stato ucciso dagli Indiani.
Ne cacciarono alcune per nutrirsi e decisero di dare all’isola
il nome di Antelope Island.
A testimoniare il suo passaggio rimane un crinale che porta Fatto sta che, per via della mancanza del suo predatore
il suo nome, il “Daddy Stump Ridge”. naturale, il lupo grigio, il numero di bisonti crebbe
Indubbiamente il colono più famoso fu il mormone Fielding rapidamente.
Garr, vedovo e padre di nove figli.
Inviato sull’isola nel 1848 dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Le battute di caccia continuarono fino agli anni Venti,
santi dell’ultimo giorno, il suo compito era allevare mandrie quando degli attivisti iniziarono a protestare e a chiedere di
di bovini e pecore e, con il ricavato, finanziare il Perpetual preservare i bisonti.
Emigration Fund.
Nel 1902 ci fu il passaggio del testimone al figlio, John
Con questo fondo si permetteva agli Europei convertiti al Dooly Jr.
mormonismo di emigrare in Utah. Quest’ultimo si concentrò sull’allevamento di pecore che,
Il Fielding Garr Ranch, esistente ancora oggi, rimase di raggiungendo il ragguardevole numero di 10.000 capi,
proprietà della Chiesa fino al 1870, quando John Dooly Sr. diventò uno degli allevamenti più grandi degli Stati Uniti.
acquistò l’intera isola per 1 milione di dollari e vi stabilì
l’Island Improvement Company. Nel 1950 il fallimento del mercato della lana favorì
l’allevamento dei bovini a discapito di quello delle pecore.
Il grande merito di Dooly fu quello di introdurre sull’isola 12 L’inverno del 1984 fu particolarmente rigido e causò la
bisonti americani, altrimenti detti buffalo. morte per fame di numerosi vitelli e giovenche.
Era il 1893.
All’epoca in tutto il Nord America si contavano circa 1000 Le ultime mandrie di bovini furono così rimosse dall’isola.
bisonti.
L’intento era quello di allevarli e poi organizzare battute di
caccia a pagamento.
antilocapre, cervi mulo, coyote, linci, Stati Uniti, ha sterminato quasi tutta la
tassi, istrici, conigli di silvilago e lepri, popolazione e le sopravvissute sono
per citarne alcuni. state abbattute per attuare un nuovo
ripopolamento.
Come per i bisonti, anche le Bighorn
Sheeps sono state introdotte nell’isola Le grandi corna delle Bighorn possono
dall’Antelope Island State Park negli pesare fino a 14 kg a coppia e sono
anni ‘90, per creare una riserva. ricurve per i maschi (gli arieti), più
Nel 1984 il Ranch fu venduto allo corte e meno curve per le femmine.
Stato, andando ad integrare gli 810 Il gregge originario di appartenenza
ettari di isola acquistati nel 1969. era quello del Nevada e del British Si cibano di erba e del fogliame degli
La popolazione di bisonti viene Columbia e la riproduzione viene arbusti e cercano minerali per leccarne
monitorata e censita annualmente ad controllata in modo da non avere più di il sale naturale.
ottobre, un’attività che si è trasformata 150 capi, dato che ad Antelope Island È per questo, infatti, che Antelope
anche in un evento turistico. non esistono i più temuti predatori Island ha l’ecosistema ideale per il loro
naturali, ovvero puma, orsi o lupi. habitat.
È stato stabilito che il numero di capi
ideale per l’isola è di 700, quindi tutti i Le Bighorn in eccesso, invece, Le femmine tendono a nutrirsi
bisonti in eccesso o vengono abbattuti vengono destinate ad altri siti, ma camminando, sia per evitare i predatori
o vengono inviati ad altre aree di sono esemplari a rischio, in quanto che per proteggere gli agnelli, mentre i
allevamento. crescono privi dell’innata paura per i maschi sono più sedentari.
predatori, ma anche per il forte stress
Sull’isola non si incontrano solo che subiscono durante il trasferimento
bisonti. in elicottero.
Sono infatti presenti anche pecore Nel 2018 purtroppo un’influenza
delle Montagne Rocciose (più polmonare infettiva, una delle principali
conosciute come pecore Bighorn), cause di decesso delle Bighorn negli
IL VOLO
DELL'ANGELO A CURA DI LEONIDA AMBROSIO
OTTAVIANO
dopo 160 anni, a Ottaviano in occasione della festa di San Michele Arcangelo,
non si è ripetuto il rituale del Volo dell’angelo.
Una manifestazione tra il sacro e il profano diversa da quelle che ai tempi del
virus si sono comunque svolte in Italia anche senza la presenza dei fedeli.
Qui la gente è l'essenza stessa di questa antica tradizione che richiama ogni
anno migliaia di fedeli da ogni parte del Mondo.
Non è un fatto da poco se si pensa che ogni anno gli I due bambini, per tradizione di età compresa tra i sette e i
ottavianesi da ogni angolo del mondo si riuniscono davanti dieci anni, un maschietto ed una femminuccia sono rimasti
alla chiesa dedicata a S. Michele nonostante il sito sia stato a “terra” non hanno potuto indossare parrucca bionda,
più volte distrutto dalle più recenti eruzioni del Vesuvio. tunica bianca, aureola, ali e ghirlanda di fiori.
I due bambini-angeli, da più generazioni rigorosamente Tuttavia consentiva una semplice recita di un dramma sacro
membri della famiglia Duraccio, hanno il privilegio di in tre atti, “Il re delle fiamme”, ovvero S. Michele Arcangelo,
incontrare la statua dell’arcangelo Michele sospesi ad da rappresentare l’8 maggio.
un cavo metallico con una carrucola (il carruocciolo) che Ma il volo non si tocca! Anche se fino agli anni cinquanta
consente loro di attraversare il centro di ciascuna piazza, del Novecento, il volo dei bambini-angeli affidato ad una
fino a planare perpendicolarmente al cospetto del Santo compagnia di attori specializzata in rappresentazioni sacre
difensore dell’anima dalle forze del Maligno. proveniente dal comune vesuviano di Torre Annunziata, ha
fatto da corollario alla vera rappresentazione umana.
Tenendosi sottobraccio, i bambini percorrono le piazze a
volo di uccello, mentre gli spettatori trattengono il fiato. “Il volo è un’azione votiva che rafforza il rapporto con
E’ questo il momento di cantare l’inno dedicato a San il sacro attraverso i bambini che, nella messa in scena,
Michele, per rievocare la sua impresa di schiacciare Satana, ricoprono una contemporanea doppia dimensione, umana e
per esprimere l’orgoglio comunitario di averlo come patrono, divina”.
per implorare la sua speciale protezione o ringraziarlo per i Ha scritto Vincenzo Spera, noto promoter teatrale.
prodigi compiuti nel corso dell’anno. “I bambini assumono qui il ruolo simbolico di mediatori di
È una nenia di ripetute strofette, un tempo infarcite di potenza, alieni dalle necessità e dagli stimoli degli adulti:
espressioni dialettali e anacoluti assai invise alle autorità il rischio corso da loro e dai familiari durante la messa in
ecclesiastiche e civili al punto da voler eliminare o scena e gli spettatori che partecipano all’evento sono parte
ridimensionare il volo. di un comportamento devozionale necessario affinché il
sacrificio sia significativo e sia posta in evidenza la sacralità
Una tradizione rinvigorita nella credenza popolare dopo che del gesto e dell’offerta”.
una ordinanza della delegazione di Pubblica Sicurezza del
mandamento di Ottaviano, con regolare atto protocollato il 4
maggio 1864, ne vietava l’esecuzione per motivi di pubblica
sicurezza.
Barbara
Pina Pignatiello
Lamboley Photography
IL VOLO
DELL'ANGELO
La simulazione del volo non è solo un momento
sacrale.
Il volo dell'Angelo
Ad assistere all’arrivo degli angeli anche quest’anno si Per il Volo dell’Angelo è necessaria, è indispensabile la
attendevano migliaia di persone, una folla che si sarebbe presenza del popolo delle quattro contrade.
mossa come il susseguirsi di onde multicolori.
La partecipazione dei credenti che accorrono da tutta la
I fedeli, i curiosi dei paesi vicini, gli emigranti e i turisti arsi Campania.
dal desiderio di sfiorare, di toccare, di abbracciare i due Gli immigrati che da ogni parte del mondo scelgono, almeno
bimbi predestinati da questo antichissimo rito. una volta nella vita, di trascorrere le loro vacanze nel paese
Bambini che a loro volta si sarebbero toccati, abbracciati e natio, nella terra di Ottajano.
baciati. Si sarebbero sentiti dei miracolati dal Santo patrono
di Ottaviano. Ciò non era affatto possibile quest’anno, né erano applicabili
deroghe.
E poi le catene umane: persone accalcate l’una sull’altra, Il Coronavirus nel 2020 ha impedito che le ali degli angeli si
tenendosi per mano, nell’atto di vigilare sui due bambini dispiegassero.
a quindici metri da terra, affinché la loro rincorsa verso il Forse S. Michele un miracolo da queste parti lo ha già fatto.
centro della piazza si svolga in massima sicurezza alla
velocità stabilita. Leonida Ambrosio
Qui non si tratta di ripetere un miracolo, come la
liquefazione del sangue di S. Gennaro che, anche
quest’anno è avvenuta seppur senza la presenza dei fedeli
nel duomo di Napoli.
SEMINARIO ABBANDONATO
1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.
3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.
5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.
7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente
9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.
Il Canada
è sempre stato uno di quei posti che mi incuriosiva visitare, ma che non avevo mai
programmato fino in fondo, un po’ per la distanza ed i costi, un po’ perché tanto
c’è tempo ci andrò più avanti.
Lo tenevo chiuso nel cassetto con la promessa che un giorno ci sarei andato.
Un pomeriggio dello scorso luglio mi rendo conto che a breve sarebbero arrivati i
tanto attesi 15 giorni di ferie, ma non avevo ancora programmato cosa fare!
Provo diverse combinazioni, tra città, voli aerei, luoghi da vedere e costi da tener
sotto controllo.
L’idea si orienta subito verso la British Columbia, se devo andare, meglio andare
lontano!
Cerco B&B ed hotel a Vancouver ma è quasi tutto pieno o con costi altissimi.
Però poi penso, perché andare in Canada per poi stare in una città?
Inizio a cercare fuori da Vancouver, sorvolo le zone grazie ad internet e mi fermo
su una località che sembra avere tutte le caratteristiche che il mio immaginario ha
del Canada: un luogo nel verde, pochi abitanti, a metà tra i boschi e la grande città,
con gente che la sera si ferma a bere birra nel pub del paese.
Squamish
Whistler
La città quasi perfetta
Sicuramente bella, ordinata ed efficiente, ma dopo un po’ si ha la sensazione della tipica cittadina studiata a tavolino, dove
tutto è nuovo e pianificato al meglio, uno di quei luoghi che non ti lascia pienamente soddisfatto, come se mancasse un
segno delle sue origini.
Garibaldi Park
Tra il verde ed il blu
Percorrendo la road 99 verso nord si entra nel verde del parco Garibaldi, un parco dedicato all’eroe dei due mondi e che ha al
suo interno monti coronati da nevi, ghiacciai, fiumi e laghi.
Dalla strada partono sentieri che si infilano nel verde e si perdono tra le montagne, percorsi che possono superare anche i 30
chilometri tra boschi e laghi.
Decido di percorrerne alcuni (in giorni diversi ovviamente) con tanta curiosità ma anche un po’ di timore di poter incrociare il
padrone di casa, ovvero l’orso.
Mentre cammino nel bosco ho solo una vaga idea di quello che mi aspetta, immerso tra alberi, muschi e rapide con momenti di
luce bassa e improvvisi raggi di sole che tagliano il bosco.
Arrivato alla fine di uno dei tanti sentieri si aprono panorami con montagne e laghi, colori che non sembrano veri fino a che non
li vedi con i tuoi occhi e tra le rocce spuntano inaspettati amici che cercano qualcosa da mangiare.
Garibaldi Park
Victoria
Un salto a Londra
Una mattina decido di partire per imbarcarmi in direzione Sembra di passeggiare per Camden Town ma con vista sul
della città di Victoria, la capitale e la città più antica della mare, palazzi in mattoncini rossi e locali pieni di vita che si
British Columbia. affacciano sul porto.
Sbarco nella cittadina di Nanaimo nel pomeriggio e con la Una piccola perla europea in terra canadese.
macchina scendo lungo la Road 1 fino ad arrivare in prima Dopo un po’ che giro per la città però mi sale una
serata a Victoria. consapevolezza, mi rendo conto che le bellezze che
Voglio visitarla la sera stessa; ma trovo locali già chiusi, vedo lì non sono quelle del Canada ma quelle portate dai
se non per qualche fast food o negozio di souvenir aperto colonizzatori nel corso degli anni che si sovrappongo con
rimango con la bocca amara. un copia e incolla sopra le bellezze dei nativi.
Point Roberts
Gli USA in terra canadese
Lascio Victoria partendo da Swartz Bay per rientrare a Un lembo di terra che trovandosi a sud del 49° parallelo è
Squamish, dal traghetto vedo in lontananza un monte parte del territorio USA, un territorio statunitense che per
innevato. gli americani che intendono raggiungerlo via terra possono
farlo solo passando per il quartiere di Tsawwassen fino ad
Lo cerco sulle mappe: è il Mount Baker, un vulcano attivo di arrivare ai controlli di frontiera.
più di 3.000 metri di altezza.
Contemporaneamente noto che una piccola porzione di
quello che sembra essere territorio canadese è una exclave
statunitense, è Point Roberts.
Vancouver
Per chiudere il cerchio
Dedico gli ultimi giorni della vacanza a visitare la città di Vancouver, la prima città dove sono arrivato ma che tengo per
ultima come a chiudere il cerchio della mia veloce visita della British Columbia.
Una città moderna e multietnica, con grattacieli moderni nel distretto finanziario e tipiche case basse con giardino appena
si esce dalla downtown.
La città ha la classica pianta con strade parallele che si incrociano a loro volta perpendicolarmente con altre.
La zona Gastown è la parte più antica della città.
Edificata nei primi dell‘800 ha rischiato l’abbattimento dei suoi vecchi edifici storici negli anni ’60 ma, fortunatamente, la
zona è stata recuperata ed oggi è possibile ammirarla, con i suoi turisti alla ricerca di souvenir e negozi alla moda.
Attraversando la città da nord a sud si arriva a English Bay Beach, la spiaggia della città.
In prossimità della spiaggia ci sono giardini e piccoli parchi, in uno di questo è presente un memoriale dedicato a tutte
le persone della città morte per l’AIDS una parete in metallo con incisi i nomi delle presone scomparse e dove è possibile
lasciare un fiore a ricordo.
Il cammino termina sulla spiaggia di English Bay, dove ragazzi si rilassano guardando davanti a loro un lungo tramonto sul
mare.
VIAGGIO
IN TERRA
SANTA Parte II
A cura di Maddalena Bitelli, Remo Turello e Lorenzo Rigatto
C
ON IL TERMINE PALESTINA
VIENE INDICATA LA
REGIONE GEOGRAFICA
DEL VICINO ORIENTE,
DELIMITATA DAL MAR
MEDITERRANEO, DAL FIUME
GIORDANO E DAL MAR MORTO,
FINO AI CONFINI CON L’EGITTO.
Attualmente il territorio è suddiviso dal punto di vista
politico tra Stato di Israele e territori occupati palestinesi.
VIAGGIO
Le tappe di questo complesso cammino hanno
radici profonde nella storia, ma prendendo l’avvio
IN TERRA
dal 1917 per arrivare ai giorni nostri si incontrano
gli avvenimenti principali che ne hanno segnato il
percorso.
SANTA
Siamo alla fine della Prima Guerra Mondiale e l’intero
Medio Oriente viene messo sotto la tutela delle
potenze vincitrici, in particolare Francia e Inghilterra.
A quest’ultima viene affidato il Protettorato della
Palestina, dove l’immigrazione ebraica trova un nuovo
impulso e i conflitti tra la popolazione residente e i
nuovi arrivati si moltiplicano.
Nel 1964 nasce l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che raccoglie varie fazioni di
palestinesi che combattono contro Israele e che danno il via ad una serie di attentati terroristici.
Nel giugno 1967 scoppia la “guerra dei sei giorni”, alla fine della quale Gaza e Cisgiordania, con una popolazione
prevalentemente araba verranno dichiarati “territori occupati”.
Negli anni successivi il conflitto assume le caratteristiche di una guerra terroristica, in cui da parte palestinese
si ricorre agli attentati e da parte israeliana si agisce con estrema durezza nella repressione.
IN TERRA
fino al 1987 quando nei territori occupati scoppia la prima
Intifada (rivolta).
A partire dall’anno successivo si moltiplicano i tentativi di
SANTA
dialogo fino al punto che nel 1993 Rabin, presidente di Israele, e
Arafat, leader dei palestinesi, si stringono la mano davanti alla
Casa Bianca.
Ma il dialogo non ha vita lunga, l’ostilità permane e nel 1995 Rabin viene assassinato da un
estremista israeliano.
Cinque anni dopo, nel 2000, scoppia la seconda Intifada, che dà modo allo Stato di Israele di
realizzare il “muro di separazione” che divide tutt’ora Israele dai Territori Palestinesi.
Negli anni 2000 sono diversi i conflitti, fino ad arrivare ai giorni nostri con il cosiddetto “piano di pace”
di Trump, che prevede l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele.
Tuttavia, una delle difficoltà più grandi risulta essere il problema dei “coloni”, ossia israeliani che già
hanno occupato i territori all’interno della Cisgiordania, costruendo addirittura intere città”.
Per la visita dei luoghi sacri della tradizione cristiana all’interno dei territori palestinesi, siamo partiti
da Betlemme.
Essa si trova a nove chilometri da Gerusalemme, nella regione arida della Giudea, di cui è il
capoluogo.
Secondo la tradizione biblica, il popolo di Israele era diviso in dodici tribù, ognuna delle quali prendeva
il nome di uno dei figli di Giacobbe, chiamato anche Israele.
Oggi la Giudea comprende i territori assegnati alle tribù di Giuda, Beniamino e Simeone, ossia la parte
meridionale dell’altopiano della Palestina confinante a oriente con il Mar Morto.
BETLEMME
Betlemme è un luogo sacro di fondamentale L’interno è suddiviso in cinque navate da quattro file di
importanza nella tradizione cristiana, in quanto 11 colonne in pietra rossa locale, decorate con pitture
conosciuto nei Vangeli come luogo in cui nacque antiche eseguite con la cera calda nel XII secolo e
Gesù. raffiguranti la Madonna e i santi. Sotto il pavimento e
sulle pareti interne della navata centrale si possono
A quel tempo il villaggio era costituito totalmente da osservare i resti dei mosaici medievali della basilica
grotte e la nascita avvenne appunto in una di esse, costantiniana. In particolare, il frammento della
sulla quale venne costruita la Basilica della Natività. parete sud comprende alcuni busti che raffigurano
La prima Chiesa della Natività venne fatta erigere degli antenati di Gesù, mentre sulla parete nord sono
dalla Regina Elena, madre dell’imperatore Costantino, rappresentate le chiese di Antiochia e Sardica.
nel 329 d.C., quando andò in Terra Santa per riscoprire
i luoghi della vita di Gesù. Procedendo la visita nella navata di destra, dai fianchi
Nel corso del tempo subì diversi danni e ricostruzioni. del coro greco, si può accedere alla grotta della
Natività di forma rettangolare, lunga circa 12 metri e
Oggi è racchiusa tra gli edifici di tre monasteri e ha le larga 3.
sembianze di una fortezza medievale, a causa delle
mura crociate che la circondano. Nell’abside è presente l’altare della Natività sotto il
Un tempo si poteva entrare da tre differenti accessi, quale una stella d’argento indica il luogo della nascita
mentre oggi l’unica entrata è la porta denominata con l’iscrizione latina “Hic de Virgine Maria Jesus
“Porta dell’Umiltà”, rimpicciolita per impedire Christus natus est” (Qui è nato Gesù Cristo da Maria
l’ingresso a cavallo; è dunque inchinandosi, con un Vergine).
gesto di umiltà, che i visitatori possono entrare nella
Basilica.
VIAGGIO
A Betlemme non può mancare la visita in uno dei
negozi che vendono i presepi artigianali creati con
il legno d’ulivo ed eseguiti con le tecniche della
IN TERRA
tradizione dell’artigianato palestinese.
SANTA
di Giuda, che occupa circa i tre quarti della Giudea
(circa 1700 km2), alternando vaste aree steppose a
zone aride e oasi.
Nella tradizione ebraica, il deserto è il Questo monastero greco-ortodosso visto da lontano appare
luogo in cui Dio mette alla prova il suo come un trenino aggrappato a metà parete sulla roccia del
popolo, il luogo in cui gli uomini possono monte omonimo che domina la vallata di Gerico.
affrontare e vincere il male. Un altro episodio evangelico ambientato in questa zona, in
particolare sulla via che collega Gerusalemme a Gerico, è
Proprio questo deserto nei Vangeli è lo quello del “Buon Samaritano”.
scenario di diversi episodi, primo tra tutti
quello in cui Gesù vi trascorre quaranta Ed è proprio quella antica strada romana che abbiamo
giorni per pregare e viene tentato tre volte percorso, in silenzio, ammirando la bellezza che
dal diavolo. ci circondava. Siamo scesi nel Wadi al-Qelt, uno
Per ricordare questo episodio, nei pressi dei profondissimi canyon scavati tra le colline, che
dell’antica Gerico, nel 1895 fu edificato il caratterizzano questa zona.
monastero della Quarantena intorno alle
grotte che facevano parte della Laura di
Duka.
Per concludere il nostro viaggio nei territori occupati, non poteva mancare un bagno nelle acque del Mar Morto,
il grande lago salato della Palestina, le cui rive si trovano 400 metri sotto il livello del mare.
Lungo circa 50 km e largo 16, ha un perimetro di circa 230 km e presenta caratteristiche uniche.
Viene chiamato anche “lago salato”, poiché le sue acque hanno una densità salina tale da non rendere possibile
alcuna forma di vita (da qui il nome “Mar Morto”).
Tale concentrazione di sali è costituita soprattutto da cloruri di magnesio, di sodio, potassio e calcio, oltre che
di bromo e zolfo, ed è dovuta ai diversi affluenti e sorgenti termali che li depositano.
Fare il bagno nel Mar Morto è un’esperienza davvero imperdibile, più unica che rara.
Poiché il peso specifico delle acque in media è di 1,120 kg per litro, il corpo umano rimane a galla avendo peso
specifico inferiore.
Inoltre, l’acqua ha una temperatura che permette di godersi il momento anche in inverno.
A CURA DI
RITA RUSSO
Parco archeologico della
Valle dei Templi
F Agrigento
are un viaggio ad Agrigento e non visitare il
“Parco archeologico della Valle dei Templi”,
sarebbe come andare a Parigi e non salire
sulla Torre Eiffel!
Dal medioevo fino ai giorni nostri, innumerevoli personaggi illustri tra filosofi, scrittori, poeti e
pittori, sono stati attratti ed ispirati dai molteplici panorami, dalla vegetazione, dai colori e gli
echi delle civiltà vissute e perdute in questa area.
Tra questi anche Goethe che, giunto ad Agrigento nell’aprile del 1787, dopo aver visitato la
Valle dei Templi descrisse le impressioni suscitate dalla visione di questo frammento di storia
incastonato in un ambiente naturale aspro e morbido al contempo perché costituito da potenti
banchi di calcareniti morbidamente poggiati su argille, spesso calanchive, e sempre verde per
la presenza di ampie distese di vegetazione di ogni tipo.
Goethe nel suo saggio intitolato “Viaggio in Italia” scrisse: ”Mai in tutta la vita ci fu dato
godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sol...
Lo sguardo spazia sul grande clivo della città antica, tutto giardini e vigneti... verso l'estremità
meridionale di questo altipiano verdeggiante e fiorito si vede elevarsi il Tempio della
Concordia, mentre a oriente stanno i pochi ruderi del Tempio di Giunone; ma dall’alto l’occhio
non scorge le rovine di altri templi… corre invece a sud verso il mare”.
Il termine Valle dei Templi, fino a poco tempo fa riferito all’area dell’antico abitato noto col
nome di Ἀκράγας (Akragas), dall'omonimo fiume che attraversa la zona, si estende oggi al
territorio circostante interessato dalle necropoli e dai santuari extra moenia, attraversato dai
fiumi Akragas ed Hypsas, fino al mare di San Leone (attuale località balneare di Agrigento).
La gran parte della città classica e romana è tuttavia ancora nascosta sotto la distesa di
mandorli ed ulivi secolari.
E da quella riserva segreta emergono ancora, di tanto in tanto, nuove testimonianze della
sua vita.
Inizio la mia visita salendo sul crinale calcarenitico che delimita a sud l’altopiano su cui
sorgeva la suddetta città di Akragas e dove emergono ancora oggi i resti dei templi dorici, di
incerta attribuzione.
A catturare per primi la mia attenzione e senza dubbio anche quella di ogni visitatore sono
i resti del Tempio fantasiosamente attribuito a Giunone, costruito tra il 440 ed il 450 a.C.,
che si erge nella porzione più orientale e più elevata dello sperone roccioso, a quota 127 mt
s.l.m.
Come accade per la maggior parte dei templi agrigentini, anche per quest’ultimo non è
possibile sapere a quale divinità fosse dedicato.
Pertanto, la sua attribuzione a Giunone deriva da un’errata interpretazione di un passo
dello scrittore romano Plinio Il Vecchio, che si riferisce, in realtà, al tempio di Giunone sul
promontorio Lacinio a Crotone, in Magna Grecia.
Il Tempio di Giunone
L’edificio ha un basamento di quattro gradini, su cui
poggiano sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi.
Al suo interno il tempio è suddiviso in tre vani: atrio di
ingresso, cella e vano posteriore, il primo e l’ultimo con due
colonne fra le ante.
Lungo questo tratto di spessa muraglia si osservano, di tanto in tanto, grosse aperture, che insieme agli ampi spazi lasciati
liberi dai blocchi di roccia crollati, permettono di godere di una vista mozzafiato sulla sottostante pianura che si affaccia sul
mare agrigentino: il Canale di Sicilia.
Lungo tale percorso, noto la presenza di numerose nicchie ad arco sulle vecchie mura, che ne modificano sensibilmente la
forma originaria.
Si tratta, infatti, di alcune sepolture, chiamate “arcosoli” per la forma della parte superiore della nicchia stessa, che individuano
la zona della necropoli paleocristiana, datata tra il IV ed il VII secolo d.C. e che sono una delle testimonianze dei mutamenti
subiti dalla Collina dei Templi a partire dalla tarda età imperiale romana.
Si tratta di un antico bacino artificiale, costruito per volere del tiranno Terone, divenuto in periodo medievale un fertile orto-
frutteto.
Oggi, in seguito ad un complesso intervento di recupero ambientale, il prezioso giardino è stato restituito al suo antico
splendore dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) che gestisce il sito in virtù di una concessione venticinquennale (occorre fare un
biglietto apposito).
In ogni caso l’intero Parco, dal punto di vista naturalistico ed agricolo, gode della presenza di una vegetazione florida e quanto
mai varia.
Infatti, alla componente arborea più diffusa, costituita da estesi mandorleti e uliveti, si aggiungono, nelle zone più fertili, i vigneti
per la produzione di uva da vino.
Mentre la macchia mediterranea con mirti, carrubi e palme nane si mescola con i monumentali resti dei Templi e orna le pareti
di rossa arenaria del Parco, formando una quinta scenica di grande pregio, un vero connubio fra archeologia e paesaggio.
A chi immagina a questo punto che la visita alla Valle dei Templi sia l’unica escursione meritevole d’interesse una volta
arrivati ad Agrigento posso dire, senza tema di smentita, che questa è solo l’inizio di un percorso archeologico che si completa
visitando i numerosi altri siti correlati al Parco e presenti nelle vicinanze della Città moderna per terminare immancabilmente
con la visita al Museo archeologico Regionale “Pietro Griffo”.
Rita Russo
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
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ORINO
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GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
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Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
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professionali e sociali.
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versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
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di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
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PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
MOBILITÀ
SOSTENIBILE
A cura di Gianmarco Marchesini
FOTOGRAFIE
Roberto Giancaterina
Laura Rossini
Monoruota elettrico
In questo ultimo periodo l’intera umanità si
incomincia a porre delle serie e definitive
domande sul nostro futuro e su come
rimodellare determinati stili di vita.
ROMA
Il monoruota,
a differenza di altri mezzi di micromobilità e senza
nulla togliere ai vantaggi che li contraddistinguono,
ha delle prerogative aggiuntive che lo rendono
unico nel suo genere.
MOBILITÀ
SOSTENIBILE
La scheda di controllo governa un giroscopio che garantisce Sia chiaro, il monoruota, come qualsiasi altro veicolo
stabilità al mezzo, ponendo le pedane parallele al suolo (elettrico e non), non è intrinsecamente sicuro.
sull’asse longitudinale e consentendo al rider di controllarne
il movimento sull’asse trasversale, cosi come avviene per La sicurezza verso se stessi ed il prossimo è determinata
una comunissima bicicletta. dal buon senso e dalla responsabilità del rider.
Questo mezzo oltre a contribuire alla nobile causa della
Difatti, una volta acceso e posizionandosi sulle pedane, i mobilità sostenibile offre anche spunti ludici e, così come
relativi sensori consentono di guidare il mezzo tramite il accade per gli appassionati di motociclette o auto d’epoca,
proprio baricentro. un forte senso di aggregazione.
Spostando il baricentro in avanti si accelera, spostandolo Infatti su tutto il territorio italiano vengono periodicamente
indietro si rallenta o frena. organizzati eventi e raduni nazionali, tra i quali spiccano
Nello stesso modo spostando il baricentro a destra o quelli di Roma e di Recco.
sinistra viene eseguita la curva in quella direzione, la cui
ampiezza dipende da quanto ci si “sporge”. Per chi volesse approfondire il tema può visitare i vari siti
dedicati, tra i quali quello dell’associazione Muoviti Elettrico,
Inoltre il monoruota è dotato di una maniglia che, laddove piuttosto che venirci a trovare a Roma, in modo da poter
necessario (es. all’interno di un ufficio o di un luogo coniugare una visita alla splendida città e, perché no, fare
pubblico), consente di trasportarlo come se fosse un qualche prova gratuita su strada.
normalissimo trolley.
L’abbigliamento consigliato sia per i neofiti che per i rider
esperti è sempre lo stesso: casco, parapolsi e ginocchiere.
U p p e r R o c k Na ture Reser ve
G I B I LT E R R A
G ib i l t e r ra
Per noi l’occasione di visitare questo luogo nasce da una vacanza in Costa della Luz, situata nella parte occidentale
della Spagna e bagnata dall’oceano.
Dopo aver passato la mattinata al mare, in compagnia di bravissimi surfisti nella spiaggia di Tarifa, un vero
spettacolo per gli occhi tanto per la bravura nelle loro evoluzioni quanto per i colori delle loro vele, il pomeriggio
siamo partiti in auto verso Gibilterra.
All’altezza di Algeciras ci siamo fermati per poter guardare la vicinissima costa marocchina.
Siamo alle Colonne d’Ercole.
Ammiriamo rapiti questo tratto di mare, cercando di richiamare alla mente i riferimenti storici ed epici per poterli
trasmettere ai nostri figli.
Eppure l’effetto e l’attenzione non è la stessa…
La nostra meraviglia non è lontanamente paragonabile alla loro, che ormai sono abituati ad un mondo totalmente
integrato e globalizzato.
Dopo pochi chilometri ci fermiamo al parcheggio ben organizzato in terra spagnola poco prima della Dogana.
Strano ma vero, le guide consigliano di attraversare il confine a piedi e raggiungere la vicina stazione degli Autobus
a circa 400 metri.
Upper Rock
Avendo un tempo limitato abbiamo deciso di concentrare la Io mi diverto a fotografarle, ma devo dire che le guardo un
nostra visita sull’Upper Rock, il parco naturale che domina po' con sospetto e sto soprattutto attenta a non dargli noia.
la città dall’alto.
Un promontorio di roccia calcarea alto poco più di 400 metri Zaino e macchina fotografica al riparo.
la cui attrazione principale è costituita dalla popolazione di Questi simpatici animaletti infatti, ormai abituati ai
“bertucce”, scimmiette tanto simpatiche quanto aggressive turisti, non amano essere presi di mira, ed ovviamente
che vivono libere nella vegetazione. l’immancabile maleducazione ed incoscienza di bambini ed
adolescenti scatenano improvvise ed imprevedibili reazioni
Avendo bambini al seguito ci è sembrata la scelta migliore. di queste adorabili scimmiette che non esitano ad attaccare
Ai piedi del promontorio c’è la partenza della cabinovia che lasciando segni e qualche ferita.
porta in cima.
In pochi minuti facciamo i biglietti e saliamo.
Eccoci qua tra turisti e bertucce.
Qualche altro passo ed ecco qua un altro furgone che Sarebbe stato bello percorrere tutto il parco a piedi anche se
sale, una scimmia che aspetta al centro della strada, forse con un po' di fatica.
ed è un attimo. Guardando in giù verso il porto infatti scorgiamo una coppia
che ha scelto un percorso non facilissimo.
L’autista non ha avuto l’accortezza di chiudere il
finestrino, la bertuccia si lancia sul parabrezza si Una scalinata molto ripida, chissà se si sono fermati per
appende al finestrino e comincia a smanettare. Un godere del panorama o per riposare.
altro ferito. Alla cabina ci aspetta l’ultima bertuccia.
La passeggiata è quasi finita tra le rocce scorgiamo
la punta estrema dove è situato l’osservatorio. È quasi ora di cena e ci saluta mangiando uno snack al
Purtroppo il tempo a nostra disposizione è terminato cioccolato ben conosciuto, buongustaia.
il parco sta chiudendo e dobbiamo tornare indietro. Mi viene da sorridere pensando al turista derubato….
Sulla via del ritorno decidiamo di fare una passeggiata invece
di prendere l’autobus, tanto è in discesa.
Ormai il sole è tramontato, siamo stanchi ma manca Se intendete trascorrere una giornata in questo luogo
poco, improvvisamente anche se siamo a piedi un ricordatevi alcune cose importanti: il documento per il
passaggio a livello si chiude davanti a noi, ma le controllo alla dogana, carta d’identità o passaporto nel
rotaie non ci sono. caso in cui voleste includere nell’avventura anche la
Siamo a pochi metri dal mare. traversata dello stretto in direzione Ceuta o Tangeri; il
Tutti fermi. mezzo di trasporto, infatti se arrivate in auto è consigliabile
Ma cosa succede? parcheggiare prima della dogana e poi muoversi con i bus
Improvvisamente si accendono delle strisce di oppure a piedi; bisogna fare attenzione al Bancomat, perché
luce, si sente da lontano un rullio, siamo sulla pista se si dispone di euro, il cambio non è favorevole, i prezzi in
dell’aeroporto in mezzo alla città. genere sono più alti e se si prelevano sterline al bancomat
Attendiamo fiduciosi per vedere questo spettacolo fate ben attenzione a limitare l’importo all’effettiva necessità,
inatteso. altrimenti rischiate di dover cambiare alla dogana al rientro.
Qualche minuto e davanti a noi sfreccia un aereo che
in poche centinaia di metri si alza in volo. Se salite sull’Upper Rock occhio a zaini, merende e macchine
Il passaggio a livello si alza e noi ci rendiamo conto fotografiche, meglio tenere un profilo basso, non si sa mai, le
che anche all’andata abbiamo attraversato la pista di “bertucce” potrebbero colpire.
decollo.
Guardo indietro e sul promontorio si è adagiata
una leggera nube…quasi fosse lo sbuffo di una
locomotiva. Laura Rossini
È stato un pomeriggio interessante e ricco di stimoli,
anche se c’era sicuramente altro da vedere.
PART 2
Nel numero precedente di Giroinfoto abbiamo
parlato dei monumenti che si trovano sulle pendici
meridionali della collina.
LA SPIANATA DELL'ACROPOLI
Nel XVII secolo i turchi smantellarono il tempio e riutilizzarono le pietre per costruire
un bastione difensivo; una volta riconquistata l’indipendenza, nel 1831 la Grecia
decise di ricostruire il sacello; seguirono altri due lavori di restauro (1930 e 1998),
in cui il tempio venne smontato e rimontato e furono integrati altri pezzi ritrovati in
successivi scavi.
Gli ultimi lavori, tra il 2000 e il 2010 hanno permesso di fissare diversi problemi
strutturali causati dagli interventi precedenti. Inoltre sono state reintegrate parti
della pietra, asportate le decorazioni (che sono, come si è detto, presso il Museo
dell'Acropoli) e inserite delle copie.
ATENA
Atena (in attico Aθηνα, - Athena), o Pallade, è la dea dedicati templi sparsi in tutta la Grecia e nel mondo
greca della sapienza, delle arti e della guerra, nonché la ellenistico.
figlia prediletta di Zeus. La statua di Atena, in origine di legno e poi di metallo,
E’ una dea guerriera e vergine con diversi compiti: era considerata simbolo dell'inespugnabilità della città.
difende e consiglia gli eroi, istruisce le donne operose, Era chiamata palladio e le si attribuivano poteri magici.
protegge i giovani, dona ispirazione agli artigiani, aiuta La dea veniva rappresentata sempre vestita con peplo
i giudici nei tribunali. e spesso armata.
E’ la protettrice dei Greci nella guerra tra Achei e I suoi simboli sacri erano la civetta Athene noctua,
Troiani. Ha lo stesso nome della città di Atene e a lei l'elmo, la lancia, lo scudo e l'Egida; quest’ultimo era
era dedicato il Partenone (=della vergine) sull'Acropoli: un mantello indistruttibile realizzato con la pelle della
al suo interno si trovava la gigantesca statua di culto capra Amaltea, che aveva protetto e nutrito Zeus,
crisoelefantina opera di Fidia. strappato Crono dalla madre Rea.
Inoltre di fronte ai Propilei era stata eretta una statua L’albero sacro ad Atena era l'ulivo, che lei aveva donato
bronzea, che brillava al sole ed era visibile dalle navi agli ateniesi per diventarne la divinità protettrice.
che arrivavano al porto del Pireo; in suo onore ogni Atena aveva capacità profetiche e mediche e per
anno si svolgevano le feste panatenee. questo era adorata anche nei santuari di Delfi e di
Epidauro.
Poiché era la dea protettrice delle acropoli, a lei erano Viene associata a Minerva, dea della religione romana.
ERET TEO
L'Eretteo (in greco antico: Ἐρεχθειον, Erechtheion) è un e Poseidone; qui venivano custodite le impronte del
duplice tempio ionico greco del V secolo a.C. tridente sulla roccia e c’era il pozzo salato da cui
uscirono i regali degli dei alla città (il cavallo e l’ulivo).
L’Eretteo era dedicato ad Atena Poliade, la protettrice
della città, ed era legato a culti arcaici e alla storia Il Palladio (la statua di Atena caduta dal cielo) venne
leggendaria della città. consacrato qui dal dio Cecrope (metà uomo e metà
serpente), e sempre qui si trovavano le tombe di Cecrope
Era il vero nucleo sacro dell'Acropoli, nonché dell'intera ed Eretteo, nonché il luogo di culto dedicato a Pandroso,
Atene. la figlia di Cecrope amata dal dio Ermes.
Sorge sul luogo dove si svolse la disputa tra Atena
“Cecrope, che aveva un corpo dalla doppia natura di uomo e serpente, fu il primo re dell’Attica: quella terra, che
prima si chiamava Acte, prese da lui il nome di Cecropia. Fu allora, dicono, che gli dei decisero di insediarsi nelle
città, dove ognuno di loro avrebbe avuto il suo culto personale.
Poseidone per primo si recò in Attica, vibrò un colpo di tridente in mezzo all’Acropoli e fece apparire un mare che
oggi chiamano Eretteide.
Dopo di lui venne Atena, che prese Cecrope come testimone del suo insediamento e piantò un ulivo.
Scoppiò una contesa fra Atena e Poseidone per il possesso del territorio e Zeus volle comporla dando loro come
giudici non già Cecrope e Cranao, come hanno detto alcuni, bensì i dodici dei.
Essi decisero che il territorio fosse assegnato ad Atena, perché Cecrope testimoniò che la dea per prima aveva
piantato l’ulivo.
Atena diede quindi il suo nome alla città e Poseidone, furibondo, inondò la pianura di Tria e sommerse l’Attica
intera.”
[Apollodoro, Biblioteca: III, 55]
ERET TEO
L'Eretteo fu costruito al posto di un tempio più antico
(VI secolo a.C.) che aveva la stessa funzione e di cui
restano le fondamenta tra questo edificio e il Partenone;
Il nome attuale arriva in epoca romana.
Addossati al corpo centrale, sono la loggia meridionale con le Cariatidi (qui si trovava la tomba del re Cecrope), e un
portico a nord che serviva a proteggere la polla di acqua salata creata da Poseidone.
Il portico ha quattro colonne frontali e due di lato; da qui si entra alla cella per il culto di Poseidone e di Eretteo, nonché
ad una zona all’aperto davanti al basamento pieno delle semicolonne della fronte occidentale; qui trovavano l'ulivo di
Atena e la tomba di Pandroso.
Il tempio fu restaurato una prima volta verso la metà del XIX secolo, poi all’inizio del XX e di nuovo tra il 1979 e il 1987.
Durante l’ultimo restauro furono ripristinate alcune parti e tolte le cariatidi originali per sostituirle con delle copie. Ora
le Cariatidi, opera forse dello scultore Alcamene, si trovano nel Museo dell'Acropoli.
Solo una delle cariatidi d’angolo fu portata in Inghilterra ed è conservata al British Museum.
IL PARTENONE
Il Partenone (in greco antico: Παρθενων, Parthenon) è Gli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle si occuparono
un tempio greco, octastilo, periptero di ordine dorico. E’ della costruzione del Partenone sotto la supervisione
dedicato alla dea Atena. proprio di Fidia, che era il dirigente sommo (epískopos)
E’ la più importante testimonianza e simbolo per per tutti i lavori.
eccellenza dell’Antica Grecia e rappresenta il punto più
alto dell’espressione architettonica e decorativa della A lui sono attribuiti la concezione figurativa,
Grecia classica. l’organizzazione del lavoro e il controllo dello stesso,
ed era lui ad intervenire personalmente nelle parti più
E’ considerato uno dei più rilevanti monumenti al impegnative.
mondo.
Il suo nome si riferisce alla dea Atena, detta parthénos. Questo Partenone, costruito a partire dal 445 a.C. ai
L’epiteto indica il suo stato di nubile e vergine e rimanda tempi di Pericle, prese il posto del primo Partenone
al mito della sua procreazione, per partenogenesi che era stato distrutto nel 480 a.C. durante le guerre
appunto, dal capo di Zeus. persiane al tempo di Serse.
All’interno del tempio, nella cella orientale, si trovava
la gigantesca statua crisoelefantina (di oro ― χρυσος,
chrysos ― e avorio ― ελεφας, eléphas) che raffigurava
Atena Parthénos.
Opera di Fidia, è andata persa e ci sono giunte solo
alcune copie in scala molto ridotta.
Il Partenone sopravvisse intatto nella struttura (anche se che sono ora custodite al British Museum e conosciute
con qualche adattamento interno) per circa un migliaio come "marmi di Elgin" o "marmi del Partenone".
di anni; nel V secolo diventò una chiesa cristiana e la
grandiosa statua di Atena Promachos (tra il Partenone Altre sculture del Partenone sono al Museo del Louvre a
e i Propilei) venne rimossa e portata a Costantinopoli; Parigi e a Copenaghen.
questa andò distrutta, probabilmente durante la quarta Ciò che rimane si trova ad Atene, al Museo dell'Acropoli,
crociata (1204 d.C.). e qualcosa può essere ancora ammirato sull'edificio
stesso.
Quando gli Ottomani conquistarono Atene nel 1456, il Nonostante il governo greco abbia insistito per molti
Partenone divenne una moschea. anni per far tornare in Grecia le sculture, il British
A questo scopo gli fu aggiunto un minareto, ma non si Museum si è sempre rifiutato.
danneggiò l’edificio stesso.
Danni ingenti arrivarono il 26 settembre 1687 quando L’acropoli e il Partenone sono oggi tra i siti archeologici
l’edificio, che era stato adibito a magazzino di polvere più visitati in Grecia.
da sparo, esplose insieme alla stessa e rimase
parzialmente distrutto. Sono tuttora in corso ingenti lavori di restauro, resi
possibili dai finanziamenti ottenuti per i Giochi Olimpici
La storia del Partenone e dell’Acropoli in tempi recenti del 2004 e da quelli elargiti dall’UNESCO.
è legata all'ambasciatore britannico a Costantinopoli,
Lord Elgin, che nel 1801 ebbe il permesso dell’impero Il tempio è di fatto un cantiere a cielo aperto, con gru e
Ottomano per fare stampi e disegni delle antichità altri macchinari ed attrezzature che lo nascondono in
sull'Acropoli, demolire se necessario edifici recenti per parte.
vedere le antichità, e rimuovere le sculture da esse. Fu
così che si portò via gran parte delle sculture presenti,
2020
Foto dell'anno
Straight Voice
© Yasuyoshi Chiba,
Japan, Agence France-Presse
Una parente di una vittima dell'incidente aereo dell'Etiopian Airlines Flight ET302 si getta della
terra in faccia mentre si dispera sul luogo dell'incidente, vicino ad Addis Abeba, in Etiopia, il 14
marzo 2019.
Il 10 marzo, il volo ET302 della Ethiopian Airlines, un Boeing 737 MAX, è scomparso dal radar sei
minuti dopo il decollo dall'aeroporto di Addis Abeba e si è schiantato in un campo, uccidendo tutte
le 157 persone a bordo.
L'impatto fu così grande che entrambi i motori furono sepolti in un cratere profondo 10 metri.
Una settimana dopo l'incidente, le bare vuote furono sepolte durante una cerimonia nella
Cattedrale della Santissima Trinità ad Addis Abeba, poiché le vittime non furono identificate.
I funzionari consegnarono ai parenti dei sacchi di terra provenienti dal luogo dell'incidente.
Il 14 novembre, otto mesi dopo l'incidente, il sito dell'impatto fu coperto e i resti ancora non
identificati delle vittime furono sepolti in file di bare identiche.
Furono eseguite delle indagini confrontandosi con l'incidente di un aereo della Lion Air, anch'esso
un 737 MAX, che 12 minuti dopo il decollo da Jakarta nell'ottobre 2018 si schiantò.
I paesi di tutto il mondo, ad eccezione degli Stati Uniti, fermarono a terra il modello 737 MAX della
Boeing.
I primi rapporti dimostrarono che i piloti faticavano a gestire un sistema di sicurezza
automatizzato progettato per prevenire lo stallo, che spingeva ripetutamente il muso dell'aereo
verso il basso.
Sembrava che il sistema fosse attivato, probabilmente a causa di un sensore difettoso, anche se
non c'era nulla di sbagliato.
Successivamente è emerso che i piloti di American Airlines avevano lamentato potenziali problemi
di sicurezza con il MAX della Boeing senza ottenere risposta, ma promettendo una correzione del
software, che purtroppo non era stata effettuata al momento dell'incidente del volo ET302.
I vigili del fuoco combattono il complesso incendio di Marsh, vicino alla città di Brentwood,
California, Stati Uniti, il 3 agosto.
Il "Marsh Complex Fire" è iniziato vicino a Marsh Creek Road nella contea di Contra Costa il 3
agosto ed è continuato fino al 7 agosto, devastando oltre 300 ettari di terra.
Circa 81.000 ettari (200.000 acri) sono bruciati in tutto lo stato della California nel 2019, rispetto ai
765.000 nel 2018 e 525.000 nel 2017.
La California, di solito, teme incendi in autunno, quando i venti forti soffiano attraverso le foreste e
boschi rinsecchiti dal caldo estivo e non ha ancora piovuto.
Anche le apparecchiature vecchie e difettose appartenenti alle più grandi compagnie elettriche
dello stato sono state accusate di provocare gli incendi in caso di vento.
Il presidente Donald Trump ha accusato il governo dello stato californiano di cattiva gestione delle
foreste, affermando che il vero motivo è la malgestione.
Awakening
© Tomek Kaczor,
Poland, for Duży Format,
Gazeta Wyborcza
Ewa, una ragazza armena di 15 anni, recentemente svegliata dallo stato catatonico provocato
dalla "sindrome delle dimissioni", siede su una sedia a rotelle, affiancata dai suoi genitori, in un
centro di accoglienza per rifugiati a Podkowa Leśna, in Polonia, il 1 ° giugno 2019.
La sindrome delle dimissioni (RS), rende i pazienti passivi, immobili, muti, incapaci di mangiare e
bere, incontinenti e privi di ogni stimolo fisico.
Colpisce i bambini psicologicamente traumatizzati e sembra più comune nei bambini rom e
yazidi, nonché in quelli dei Balcani.
È stato scoperto per la prima volta alla fine degli anni '90 e si pensava che fosse confinato in
Svezia, sebbene da allora siano stati segnalati casi nel centro di detenzione di rifugiati offshore
gestito dal governo australiano a Nauru.
Il ritorno graduale alle normali funzioni si verifica in circostanze generiche riferito al
miglioramento della vita.
Ewa si ammalò di RS mentre la sua famiglia cercava asilo in Svezia minacciati di essere espulsi
in Polonia, temendo di essere rimpatriati in Armenia.
La famiglia fu deportata in Polonia, nonostante la malattia di Ewa, ma si riprese dopo otto mesi
dal loro arrivo.
Un orso polare e il suo cucciolo si avvicinano alle attrezzature collocate dagli scienziati di Polarstern, una nave che fa parte
di una spedizione scientifica che studia le conseguenze del cambiamento climatico dell'Artico, nell'Oceano Artico centrale, il
10 ottobre 2019.
L'Artico, ospita alcune zone marine che stanno subendo il ritiro dei ghiacci più rapidamente di tutto il pianeta, con una velocità
di riscaldamento globale pari al doppio.
Influenzato fortemente dal clima globale in termini di temperature in aumento e innalzamento del livello del mare, tuttavia i
processi del sistema climatico artico sono scarsamente rappresentati nei modelli climatici.
Questo perché fino ad ora le missioni scientifiche non sono state in grado di penetrare nella regione durante la lunga notte di
sei mesi dell'inverno artico.
Il Polarstern è la nave di una spedizione, gestita dall'Osservatorio alla deriva multidisciplinare per lo studio del clima artico
(MOSAiC), appositamente progettato per resistere a temperature estremamente basse e rompere il ghiaccio più resistente,
consentendo a circa 100 ricercatori e membri dell'equipaggio di lavorare tutto l'anno.
I dati MOSAiC su atmosfera, oceano, ghiaccio marino, ecosistema e biogeochimica verranno inseriti nei modelli climatici
globali.
Un uomo d'affari rinchiude un paio di lanciagranate anticarro alla fine di una giornata espositiva,
durante l'International Defense Exhibition and Conference (IDEX) ad Abu Dhabi, negli Emirati
Arabi Uniti, il 18 febbraio 2019.
IDEX è la più grande mostra e conferenza sulla difesa in Medio Oriente e una delle più grandi fiere
di armi al mondo.
Non sono stati rilasciati dati sulle presenze ufficiali, ma secondo i media statali degli Emirati
Arabi Uniti, l'evento avrebbe attirato 1.200 specialisti della difesa globale, 1.235 espositori e oltre
105.000 visitatori.
Tra i partecipanti vi sono ministri della Difesa, capi di personale militare e decisori chiave del
governo, che interagiscono in sale conferenze, eventi sociali e riunioni di back-office.
La guerra è messa in scena in un ambiente artificiale in cui manichini e immagini dello schermo
prendono il posto di persone reali e con dimostrazioni all'aperto e spettacoli di battaglie
coreografiche quotidiane sull'acqua.
Final Farewell
© Alain Schroeder,
Belgium
Gli oranghi vivono in sole due isole nel mondo, Sumatra e Borneo, e sono costretti a uscire dal
loro habitat naturale nella foresta pluviale mentre proliferano le piantagioni di olio di palma, il
disboscamento e l'estrazione mineraria.
Secondo il World Wildlife Fund, sono rimasti solo circa 14.000 oranghi di Sumatra.
Dato che gli oranghi femminili dedicano da otto a nove anni a crescere ogni cucciolo prima di
averne un altro, le popolazioni sono facilmente a rischio di declino.
La madre dell'orango, chiamata Hope dai soccorritori, è stata trovata totalmente cieca, con una
clavicola rotta e 74 ferite da arma da fuoco.
Era stata colpita dagli abitanti del villaggio dopo aver mangiato frutta dai loro frutteti.
2020
Mostre in programma confermate
tra giugno e dicembre a Roma,
Gavoi, Lucca, Valle d'Aosta,
da confermare a Torino, Bari e
Napoli.
Aurora e il tramonto
Autore: Bonardi Cristian
Corte Franca ( Franciacorta ) prov. Brescia
Pescatore Birmano
sul Lago Inle
Autore: Americo Arcucci
Lago Inle - Myanmar
[Link]
APPASSIONATI A NOI
PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E
[Link]