N.52 - FEBBRAIO 2020 [Link].
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N. 52 - 2020 | FEBBRAIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]
SEQUOIA PARK
ALL AMERICAN REPORT
A cura di Mariangela Boni
CASTELLO D'ALBERTIS LAGO DI VARESE PALIO DI BUTI
GENOVA GLI ANTICHI GIAZER EROI DIETRO LE QUINTE
Band of Giroinfoto Di Barbara Tonin Di Giacomo Bertini
Photo cover by Giancarlo Nitti
WEL
COME
52
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FEBBRAIO 2020
3
la redazione | Giroinfoto Magazine
Seattle skyline by Giancarlo Nitti
Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.
Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.
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Giancarlo Nitti
Giroinfoto Magazine nr. 52
4
Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è
Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.
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LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente
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ANNO VI n. 52 Issuu
20 Febbraio 2020 giroinfoto magazine
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DISTRIBUZIONE: MAST Bologna
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RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ [Link] e link collegati. Urbex Team Old Italy
Giancarlo Nitti
Monica Gotta CONTATTI
Adriana Oberto email: redazione@[Link]
Barbara Lamboley Informazioni su [Link]:
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Giancarlo Nitti da Gienneci Studios Editoriale.
Redazione Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Mariangela Boni testi e le grafiche sono di proprietà
Redazione intellettuale della Gienneci Studios © o
Monica Gotta di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Redazione [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Barbara Tonin tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Redazione divieto riprodurli o modificarli anche solo
Barbara Lamboley in parte se non da espressa e comprovata
Redazione autorizzazione del titolare dei diritti.
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C O N T E N T S
R E P O R TA G E
SEQUOIA PARK
GIROINFOTO MAGAZINE
52
I N D E X
R E P O R TA G E
PALIO DI BUTI
10 SEQUOIA PARK
All American Report
Di Mariangela Boni
60
26 CASTELLO D'ALBERTIS
Genova
Band of Giroinfoto
46 LA FABBRICA DELLE IDEE
Urbex
Urbex Team Old Italy
60 PALIO DI BUTI
Eroi dietro le quinte
Di Giacomo Bertini
70 LAGO DI VARESE
Gli antichi Giazer
Di Barbara Tonin
URBEX
82 KENRO IZU
46
LA FABBRICA DELLE IDEE Requiem
Skira Editore
R E P O R TA G E
74
LAGO DI VARESE
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R E P O R TA G E
26
CASTELLO D'ALBERTIS
IL GIARDINO DEI TAROCCHI
Capalbio 88 R E P O R TA G E
88
Di Maddalena Bitelli CAPALBIO
TORINO FILM FESTIVAL
Istituto Des Ambrois di Oulx 98
Di Claudia Lo Stimolo
BANKSY
la mostra di Genova 104
Di Monica Gotta
LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con: 116
Alessandro Dentella
Matteo Pappadopoli
Benedetto Restivo
R E P O R TA G E
98
TORINO FILM FESTIVAL
R E P O R TA G E
104
BANKSY
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REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters
Pubblicazione delle Copertura degli articoli sui continenti
statistiche e i volumi
relativi al report
mensile di:
Febbraio 2020
203 47 8 30 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4%
16%
77% 1,5%
140.103 1.257
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10 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
I GIGANTI BUONI
Boni
A cura di
MARIANGELA
Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Band of Giroinfoto Expedition Giancarlo Nitti
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 11
6 AGOSTO 2019
C
La sveglia suona presto ma in questo caso l’accogliamo
ALIF
con gioia perché segna l’inizio del nostro viaggio on the
road negli USA come Band of Giroinfoto.
La prima tappa è il Sequoia National Park, uno dei più im-
O portanti parchi nazionali di tutta la catena montuosa della
Sierra Nevada, in California: prima di partire ho fantastica-
to su quali sensazioni avrei potuto provare trovandomi in
R
mezzo ai quei giganti e una volta arrivata ho pensato
N
“Oh mio Dio, ora so come si sono sentiti i Lillipuziani di
fronte a Gulliver!”
IA
Ma procediamo con calma e raccontiamo la giornata con
ordine.
Sequoia National Park
2019
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
12 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Dicevo…è suonata la sveglia
dopodiché, galvanizzati, ci prepariamo,
carichiamo i van e facciamo colazione
in un locale della catena Denny’s.
Se mai doveste intraprendere un viaggio
negli Stati Uniti e ne aveste l’occasione vi
consiglio caldamente di provare almeno
una volta la loro colazione: è strepitosa!
Il locale è come se ne vedono tanti nei film
americani, con le poltroncine in pelle, il
lungo bancone, le vetrate e la cameriera che
sorridente ti riempie la tazza di caffè tutte le
volte che vuoi.
Il menu è ricco e c’è l’imbarazzo della scelta:
uova, pancake, frutta, bacon, salsicce e patate.
Prendiamo un po’ di tutto. Certo, preparare la
colazione per 17 persone ci va del tempo e per
consumare tutto quel ben di Dio pure. Quindi,
prima ancora di cominciare, siamo già in ritardo
sulla tabella di marcia.
“Presto che è tardi!” sarà un po’ il leitmotiv
che ci accompagnerà per tutto il viaggio e
ci sentiremo come il Bianconiglio di Alice,
sempre di corsa eppur perennemente in
ritardo.
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 13
Finalmente arriviamo all’ingresso sud del
Sequoia National Park, la Ash Mountain
Entrance mentre se si proviene da nord si
accederà dalla Big Stump Entrance.
Acquistiamo due pass, uno per ciascun
minivan.
Al costo di 80 dollari avete accesso ai parchi
nazionali per un anno: attenzione però che
non sono inclusi quelli gestiti dai Nativi
d’America, come Monument Valley, Antelope Mariangela Boni Photography
Canyon e Horse Shoe Bend.
Poco dopo l’ingresso ci troviamo sulla
sinistra il Tunnel Rock: un grosso masso
che poggia su un altro formando un tunnel
per l’appunto. Ci arrampichiamo, scattiamo
qualche foto di rito e poi riprendiamo il
cammino alla volta della cosiddetta Giant
Forest, la foresta di sequoie.
Le sequoie furono scoperte durante la corsa
all’oro e fu il botanico Endlicher che le classificò
per la prima volta nel 1847.
Scelse il nome di “sequoia” come tributo al nativo
americano Cherokee Sequoyah (ca 1767-1843)
che sviluppò un sistema di scrittura per il suo
popolo per preservare la memoria della cultura
Cherokee.
Giroinfoto Magazine nr. 52
14 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
GENERAL SHERMAN
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 15
Ci fermiamo diverse volte, contemplando questi giganti, c’è chi
assume posizioni da contorsionista cercando le angolazioni migliori
per scattare delle foto e riuscire a includerli in un unico scatto, c’è chi prova
ad arrampicarsi e chi ad abbracciare i tronchi.
Abbiamo visto anche un albero curioso, soprannominato “trono di spade”: un albero
caduto le cui radici scoperte ricordano appunto il trono della celebre serie “Game of
Thrones”.
Ma la vera star è il “General Sherman tree”: l’albero più grande del mondo.
Altri alberi possono essere più alti o più larghi, ma nessuno eguaglia la combinazione di
peso e ampiezza di questo colosso.
Il suo volume stimato è intorno ai 1487m3: è alto quasi 84m, ha una
circonferenza alla base di circa 31m e il diametro del ramo più grosso è di
2m. Si stima che questa magnifica sequoia abbia circa 2200 anni.
Come ogni celebrità è presa d’assalto e per scattare una foto
frontale vi è persino la fila.
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
16 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Vi sono altri esemplari famosi,
per citarne alcuni: "Washington",
"General Grant", "President" e
“Lincoln".
Fino al 2003 "Washington" era uno dei
più maestosi, quando in autunno fu
colpito da un fulmine e prese fuoco per
giorni prima che i guardia parchi se ne
accorgessero.
Nell’inverno del 2005 durante una
tempesta collassò: di quello che una volta
era un albero di 77m ne è rimasto solo un
tronco ferito di 31m e non si sa per quanto
tempo sopravvivrà.
Il "General Grant" è il terzo albero più
voluminoso al mondo.
Fu così chiamato nel 1867 in onore di
Ulysses Grant, generale dell'Esercito
dell’Unione durante la Guerra di secessione
americana e 18° Presidente degli Stati Uniti
d’America.
Nel 1956 il Presidente Dwight Eisenhower
dichiarò quest'albero un memoriale ai caduti in
guerra.
Il “Presidente” è il secondo albero più grande al
mondo e si stima che abbia 3200 anni.
Barbara Tonin Photography
Pensate che i fotografi del National Geographic
sono riusciti nell’impresa di fotografarlo
per intero, ci sono voluti 32 giorni e 126
fotografie.
“Lincoln” infine è il quarto albero più
grande al mondo.
Oltre alla flora ci si può imbattere
in esemplari di fauna interessanti:
purtroppo noi non abbiamo avuto
questa fortuna.
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 17
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
18 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Chiara Borio Photography
A bassa quota, dove ci sono boschi di querce,
sicomori, salici e pioppi si possono trovare la volpe grigia, il gatto selvatico, le
moffette a strisce e maculate, l'orso nero, la quaglia della California, la ghiandaia,
il cardellino e, tra i rettili, il serpente di gopher e il reale della California.
Nella bassa e media montana sono presenti boschi misti di pini, cedri dell’incenso,
abeti e boschi sparsi di sequoie giganti e ci si può imbattere nel cervo mulo,
nell'orso nero o nel leone di montagna.
Ad alta quota si può avere la fortuna di avvistare specie in via d’estinzione come la
rana di montagna dalle zampe gialle o la pecora delle montagne rocciose.
Trattandosi di animali selvatici ci sono delle regole a cui attenersi e comportamenti
da adottare: potete trovare consigli utili sia nel materiale informativo che vi forniscono
all’ingresso sia nei visitor center che al Giant Forest Museum.
Al museo si possono apprendere nozioni interessanti sulla storia del parco e sulle sequoie.
Ciò che mi ha colpito di più è la pratica degli incendi controllati proprio per prevenire gli
incendi stessi.
Volendo approfondire l’argomento ho effettuato delle ricerche ed ho trovato un interessante
articolo de Il Post del 14 agosto 2019 di cui riporto qui di seguito una sintesi.
Gli ambienti naturali che nel corso dell’anno specie di alberi che cresce nell’ovest degli Stati
sperimentano inverni umidi ed estati secche Uniti: le scaglie delle sue pigne sono praticamente
possono essere soggetti a incendi estivi: sigillate da una grande quantità di resina che solo
le precipitazioni dell’autunno e dell’inverno temperature intorno ai 65°C riescono a liquefare,
consentono la crescita di una ricca vegetazione in liberando i semi. In natura, incendi di questo
primavera, che si trasforma in buon combustibile genere si verificano ogni 80-200 anni: quando si
secco durante l’estate. sviluppano la maggior parte degli alberi muore, ma
Tuttavia gli incendi sono indispensabili, in le pigne si aprono.
alcuni casi eliminano le specie infestanti, in altri
addirittura sono necessari per la riproduzione. Le ceneri degli alberi bruciati fanno da fertilizzante
Come nel caso della Pinus contorta, un’altra e in qualche decennio la foresta rinasce.
GENERAL SHERMAN
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 19
Giancarlo Nitti Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
20 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Mariangela Boni Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 21
Si ipotizza che spegnere gli incendi potrebbe aver causato dei danni alterando il ciclo
naturale degli incendi.
Il lavoro dei vigili del fuoco ha portato a una crescita senza precedenti della vegetazione del
sottobosco, per questo ora quando ci sono degli incendi sono molto più intensi e molte specie
non sono in grado di affrontarli.
Aver spento troppi incendi potrebbe anche aver danneggiato le sequoie, più resistenti agli incendi
delle altre specie di alberi loro concorrenti: la loro assenza le rende meno competitive nella “lotta”
naturale tra specie.
Alcuni esperti di scienze forestali nutrono dei dubbi sull’efficacia degli incendi controllati pensando che
sia una pratica dannosa per gli animali e per l’emissione dei gas serra.
Certo, passeggiando col naso all’insù, sentendosi come formiche al cospetto di questi giganti
millenari si fatica a immaginare che possano essere in pericolo.
Le ore trascorrono in fretta e tra foto e trail, purtroppo è giunto il momento di andarcene.
Chiara Borio Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
22 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Rimontiamo sui mini van e ci dirigiamo verso la vicina città di
Fresno.
Decidiamo di andare a cenare al Sequoia Brewing Company (giusto
per rimanere in tema) dove servono la birra artigianale locale: la
Sequoia Pale Ale.
Da profana quale sono l’unica cosa che posso dirvi è che è una birra
bionda amarognola, poco gasata e dissetante.
Satolli e stanchi al punto giusto ci rechiamo al motel…la nostra
avventura è appena iniziata e le tappe che ci attendono sono molte:
meglio abbandonarsi tra le braccia di Morfeo.
Fabrizio Rossi Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK 23
Il parco è aperto h24 tutti i giorni dell’anno, tuttavia a
causa del maltempo non sempre le strade d’accesso
sono percorribili: conviene sempre informarsi prima di
mettersi in viaggio.
Ci sono diversi trail e soluzioni che rendono accessi-
bile il parco a persone diversamente abili.
Gli animali domestici, ad eccezione dei cani guida,
non sono ammessi tranne nelle aree campeggio e
pic-nic.
Al seguente link potete trovare tutte le informazioni
per quanto riguarda il parco
[Link]
Giancarlo Nitti Photography
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24 R E P O RTA G E | SEQUOIA NATIONAL PARK
Chiara Borio Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
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Giroinfoto Magazine nr. 52
26 R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
A CURA DI MONICA GOTTA
GENOVA
What is sacred
in your life?
Please, answer the photographer’s questions
Queste due frasi, trovate in una delle sale di Castello
D’Albertis, mi hanno fatto riflettere. Facendo
un’associazione di idee, mi sono chiesta se la fotografia
intesa come passione può essere considerata sacra … e
intendo come passione.
Di conseguenza mi sono chiesta perché fotografiamo? La
risposta che posso dare, più vicina al sentire del nostro
gruppo, è che fotografiamo per passione.
Non solo, fotografiamo per sete di conoscenza, per
tradurre ciò che i nostri occhi vedono attraverso il mirino
della macchina fotografica in un modo diverso da chi non
è uso utilizzare questo strumento esperienziale.
Fotografare significa capire e conoscere ciò che si
riprende e non si può prescindere da questo legame a
doppio filo se si vuol essere un fotografo consapevole.
Pertanto siamo entrati a visitare Castello D’Albertis per
valorizzare il patrimonio culturale della città di Genova
e presentarlo, attraverso le nostre immagini, ad un
pubblico più vasto in modo da diffondere la conoscenza
di una location ricca di storia, curiosità, cultura e scorci
paesaggistici.
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R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
27
Isabella Nevoso
Luca Barberis
Monica Gotta
Sara Morgia
Stefano Zec
Orari di apertura:
Da Ottobre a Marzo: dalle 10 alle
17 (Martedì-Venerdì), dalle 10
alle 18 (Sabato e Domenica).
Da Aprile a Settembre: dalle 10
alle 18 (Martedì-Venerdì), dalle Stefano Zec Photography
10 alle 19 (Sabato e Domenica)
S
Dal 23 Maggio al 12 Settembre:
dalle ore 13 alle ore 22 (il Giovedì)
ituato in Corso Dogali, 18 in un quartiere centrale e
sopraelevato rispetto al livello del mare, Castello D’Albertis gode di
una vista panoramica sulla città senza eguali.
Ma non è l’unico valore aggiunto del posto: essendo posizionato
sulle alture si può assaporare il silenzio e la pace facendo del caos
della città un ricordo lontano, come se la si guardasse da distante,
dall’alto … ed è proprio così.
Per raggiungerlo si possono utilizzare i mezzi pubblici oppure
arrivare in macchina, benché nel quartiere i posti macchina non
sono così facili da trovare.
Diverse linee AMT Genova vi arrivano partendo dalle stazioni
ferroviarie principali o dal centro cittadino.
Si può anche utilizzare l’Ascensore Montegalletto, un impianto
veramente speciale per la sua complessità tecnologica, che parte
da Via Balbi (in centro e vicino all’area del Porto Antico) e arriva di
fronte a Castello D’Albertis.
Lo stesso ascensore vanta una storia che risale al 1929.
Ad oggi la stazione inferiore è stata decorata dagli studenti del
Liceo Artistico Nicolò Barabino con 4 temi: l’ascensore, il castello, il
Capitano D’Albertis e la collina.
La stazione superiore è rappresentata da un galletto in ferro
battuto, elemento frequente anche nelle decorazioni di Castello
D’Albertis, nonché richiama alla denominazione della collina dove
sorge il castello, ossia Monte Galletto, attualmente più nota come
Circonvallazione a Monte.
La struttura è anche dotata di accessi fruibili ai portatori di disabilità
che possono visitare il castello e i musei grazie a ascensore e rampe
che collegano il percorso museale.
Segnaliamo tra l’altro la possibilità di fruire di tablet e Ipod per LIS e
Sara Morgia Photography
un percorso audio per ciechi, peraltro anche per udenti in italiano ed
in inglese, spagnolo e francese.
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28 R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
Il
restauro
Il restauro del castello ha sollevato
problemi tecnici per i progettisti
incaricati del lavoro di ripristino
edilizio.
Porre attenzione all’architettura e
alle decorazioni era un passo che
andava intimamente connesso alla
trasformazione di una dimora storica
o casa-museo in un vero e proprio
museo aperto al pubblico.
Conservare e coniugare gli
elementi intrinsechi di una
sfarzosa abitazione di un eclettico
personaggio dell’Ottocento con
delle caratteristiche “alla moda” di
genere assolutamente particolare con
ciò che un museo contemporaneo
dovrebbe proporre al pubblico, non è
stato un lavoro di facile realizzazione.
La sfida è stata fondere gli spazi
necessari ad un museo moderno
(spazi commerciali ed espositivi,
biblioteca, servizi per il personale e il
pubblico) mantenendo l’atmosfera e
l’impianto della casa il più possibile
nella sua forma originale.
Il Museo delle Culture del Mondo è
stato aperto al pubblico in occasione
di Genova Capitale Europea della
Cultura nel 2004.
Stefano Zec Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
29
C astello D’Albertis, eretto tra il 1886 e il 1892 su
idea del Capitano D’Albertis, domina la città di Genova dalla
collina.
Fu costruito su resti di fortificazioni cinquecentesche e
tardomedievali con la collaborazione di Alfredo D’Andrade.
Con il gusto del collage architettonico e del revival neogotico che si è reso disponibile al nostro gruppo per guidarci in
nasce questa struttura del tutto sui generis con il fine di un tour diverso rispetto a quelli solitamente disponibili al
ispirarsi a vecchie architetture medioevali genovesi. pubblico, proprio per permetterci di presentare il castello ai
nostri lettori nel miglior modo possibile.
La Torre di Mattoni (foto a pag. 27) a sezione quadrata è il
cardine della costruzione, nata dai resti basamentali di una Alla domanda … “da dove volete iniziare?” ... “dal percorso
torre tardomedievale e realizzata, si dice, secondo il modello classico partendo dall’interno o dall’esterno?”
della Torre Embriaci.
Decidiamo di partire dall’esterno e ci dirigiamo verso la Torre
Facciamo cenno al parco che si attraversa entrando al Circolare denominata anche Torre del Vento che domina la
castello. città da una posizione privilegiata.
Fa da corona al castello a compimento della struttura e lascia Dall’alto si può contemplare un magnifico panorama, dal
intravedere il castello in piccole porzioni prima di giungere levante al centro storico cittadino e al Porto Antico fino a
davanti all’ingresso. comprendere l’intero golfo genovese.
Anch’esso è uno spazio incantevole, quasi idilliaco, diventato Percorrendo un porticato, dove si trova anche il Bistrot utile
anche zona fruibile per le famiglie e ricco di specie botaniche per una sosta rilassante, si arriva alla terrazza sotto la torre
esotiche. dove ci si può accomodare ai tavolini e ammirare, tra i merli
Nel tunnel creato dal Capitano D’Albertis ci si imbatte nel del castello, porzioni della veduta di Genova.
murales del maestro ecuadoriano Pavel Egüez che denuncia i
maltrattamenti contro l’infanzia. Ci dividiamo in due gruppi in quanto l’accesso alla torre è
piuttosto angusto e salire la scala a chiocciola in troppe
Iniziamo la nostra visita incontrando il personale del castello persone ci viene sconsigliato per la nostra sicurezza.
Monica Gotta Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
30 R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
L a torre, di forma circolare, presenta al suo
interno una scala su modello di quella di Porta
Soprana.
Sara Morgia Photography
Saliamo e usciamo all’esterno da dove si vede, da un
lato, la città nel suo complesso e, dall’altro, il corpo
principale del castello.
Qui si trova anche un camminamento che porta al
castello.
Proseguendo sul camminamento arriviamo ad un
piccolo cancello che ci viene aperto appositamente
per accedere al castello ed alla terrazza esterna.
Notiamo la pavimentazione in bianco e nero, così
come in altri palazzi genovesi, colori e pattern tipici
della Superba.
Volgendo lo sguardo verso il mare, si vede la
Torre del Vento, i merli del castello e la cityscape
genovese. Se si voltano le spalle al mare si resta
colpiti dall’imponenza della dimora del Capitano
D’Albertis.
Entriamo ora nei locali del castello, nella prima
stanza che si trova alla nostra destra.
Da qui si può sempre osservare la Torre del Vento, la
terrazza e i merli ottocenteschi del castello.
E’ la sala da pranzo estiva.
Presenta un soffitto di colore blu riccamente
decorato. Sopra le numerose finestre sono presenti
lunette di vetro smerigliato dai colori brillanti che
permettono alla luce di entrare e creare particolari
giochi di luce.
Contornano le finestre, rispettivamente sulle due
pareti, due archi bianchi e neri.
Sotto le finestre il muro è decorato da altre piastrelle
colorate con un disegno a stelle che forma un effetto
ottico particolare e di colore intonato al soffitto e
alle tende della stanza.
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
31
Il pavimento è costituito di piastrelle di
forma esagonale in una sequenza mista
di due colori.
All’interno troviamo una fotografia del
Capitano D’Albertis seduto alla sua
tavola per un pasto.
Questa ci permette di immaginare
meglio il contesto del vissuto del nostro
capitano.
Proseguendo nel nostro tour del castello
e, uscendo dalla sala da pranzo, saliamo
una piccola scala che ci porta al loggiato
superiore, una parte del castello molto
famosa e dalla quale si gode nuovamente
di un’impareggiabile vista della città.
Decisamente fotogenico, il loggiato
superiore si presta a riprese della città
da un punto di vista unico e agevolato
dall’essere al di sopra delle altre
strutture.
Nel mezzo delle colonne che lo
delimitano e contornano appare la Torre
del Vento, elemento preponderante sul
panorama della città genovese.
Pur essendo delimitato da una
protezione, essere nel loggiato dà
l’impressione di poter fare un passo e
“mettere un piede” nell’infinito panorama
al di sotto del castello.
Qualcuno direbbe “spiccare il volo!”
Pensate ai tempi del Capitano quando
la protezione di vetro non era presente…
“sembrava di essere al largo con la
brezza del mare!”…citando le parole della
Direttrice di Castello D’Albertis prima dei Isabella Nevoso Photography
lavori di restauro.
Luca Barberis Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
32 R E P O RTA G E | CASTELLO D'ALBERTIS
Monica Gotta Photography
D opo diverso tempo passato a riprendere
il loggiato superiore, scendiamo la scala e
proseguiamo nel breve corridoio finemente
affrescato che ci porterà nella parte dedicata
alla sezione permanente del paesaggio sacro
nordamericano.
Nel corridoio, parte della dimora, si può ammirare
la parete dove è rappresentata la partenza delle
caravelle da Palos.
Ci sono anche altre riproduzioni sul muro
intorno alle caravelle, colonne, scritti ed altre
rappresentazioni che fanno di questa parete un
oggetto da osservare con particolare attenzione.
Anche nel corridoio la parte inferiore del muro è
ornata da piastrelle finemente colorate e, sotto
l’affresco delle caravelle, si trova un antico mobile
da seduta riccamente intarsiato.
Luca Barberis Photography
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Monica Gotta Photography
P roseguiamo oltre, attraversiamo la porta che ci porta alla sezione
permanente del museo dedicata al paesaggio sacro nord americano.
Entrando nella parte aperta della sala ci troviamo dinnanzi a una delle più
particolari installazioni del museo.
Dal 2010 sono esposte 11 fotografie di Douglas Beasley, scattate in Nord
America, che hanno permesso di aprire questa nuova sezione museale.
Il soggetto è il paesaggio sacro nordamericano. Sono immagini che fanno parte
di un progetto più ampio denominato “Sacred Sites of the Lakota Indians in the
Blackhills and Badlands of South Dakota”.
La loro particolarità risiede nel fatto che ritraggono cose semplici: alberi, cielo,
montagne, luoghi di preghiera, in sostanza luoghi sacri e, per questo motivo,
lasciano aperta la strada per la loro interpretazione nel pensiero di ciascuno di
noi.
L’essere sospese nel vuoto, nello spazio che attraversa il bastione
cinquecentesco, fa sì che riempiano l’ambiente ma, allo stesso tempo, restano
separate dalla fisicità del visitatore che può scegliere come connetterle alle
esposizioni del piano stesso, complice anche la luce che attraversa questo
spazio.
Le fotografie aiutano a contestualizzare le collezioni in un ambiente terreno
fisico, forniscono uno strumento per connettere la “parte” al “contesto-terra”.
Esprimono decisamente ciò che un fotografo si propone di trasmettere con le
immagini che crea: un modo di connettere la propria visione espressiva con la
realtà fisica e spirituale.
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Isabella Nevoso Photography
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I l secondo piano presenta materiale archeologico
del Perù precolombiano mentre, sempre in tema
di popoli indiani nord americani, al piano inferiore
sono presenti diverse teche contenenti materiale
etnografico quali reperti, manufatti ed oggetti antichi
facenti parte delle collezioni degli Indiani delle Pianure
Nordamericane e degli Indiani Hopi dell’Arizona.
Seguono altri reperti dall’Australia, Nuova Guinea e
Polinesia che invitano il visitatore a riflettere su queste
popolazioni e sulla loro cultura.
Proseguiamo fino ad arrivare al Salotto Turco.
È una sala riccamente arredata in stile orientaleggiante,
dai colori forti, con infiniti pezzi di interesse storico e
culturale.
Gli arredi provengono da Cina, India, Giappone, Turchia
e Persia.
In questo salotto il Capitano ha ricostruito una visione
occidentale di un mondo lontano a molti sconosciuto.
Unendo pezzi provenienti da svariati paesi orientali ha
creato una rappresentazione della sua visione di questi
mondi esotici attraverso la raccolta in un unico spazio
di oggetti come divani, pipe, armature, busti, armi e
scimitarre fino a creare un ambiente curioso, eccentrico
e stravagante. Una stanza che permette al visitatore
di avvicinarsi alle idee e alle esperienze di Enrico
D’Albertis.
Muovendoci oltre non possiamo non notare elementi Luca Barberis Photography
architettonici ricorrenti nel castello come gli archi
bicolori sopra le finestre, le parti inferiori dei muri
sempre adornati da piastrelle multicolori che cambiano
motivo in ogni locale.
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Monica Gotta Photography
L’ingresso nella Sala delle Meridiane o Sala Gotica ci Tutti questi orologi solari sono scolpiti oppure dipinti
offre un’ulteriore visione della particolarità di Castello finemente con rappresentazioni dei più diversi generi.
D’Albertis.
Viene chiamata anche Sala del Camino, grazie
al camino presente nella stanza: una struttura
perfettamente integrata nella formazione della sala e
di rara magnificenza.
Situata al piano nobile, anche in questa stanza
troviamo i muri rivestiti di piastrelle a partire dal
pavimento fino ad una certa altezza. In questa sala
gli Azulejos richiamano le decorazioni dei muri
dell’Alhambra di Granada.
La parte superiore del muro fino al soffitto è adornata
da un motivo a rombi, ove ciascun rombo creato da un
motivo a catena contiene una stella dorata a cinque
punte. In questa sala il Capitano era uso progettare e
creare le sue meridiane di cui si conservano ancora
alcune fotografie come anche alcuni dei suoi strumenti
utilizzati per creare gli orologi solari contenuti
all’interno del baule del Capitano giunto fino a noi.
Non si può non citare, in questo contesto, un
ingrediente fondamentale: i motti da cui Enrico
D’Albertis era ossessionato e che trascriveva nei
suoi taccuini fitti di annotazioni, chiedendo a amici e
parenti.
Il Capitano D’Albertis costruiva meridiane per
scandire il tempo nei suoi periodi di permanenza sulla
terraferma.
Alcune sono ancora presenti nel castello, altre si
trovano in altri luoghi d’Italia e all’estero.
La meridiana Cristoforo Colombo situata sulla facciata
del castello è ben visibile insieme ad un’altra posta
nelle vicinanze.
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Luca Barberis Photography
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Stefano Zec Photography
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U scendo dalla Sala del Camino ci dirigiamo verso
la Sala Colombiana.
Essa prende il nome dalla scultura marmorea di
Colombo Giovinetto eseguita da Giulio Monteverde.
La statua si trova su una struttura terrazzata. Colombo,
seduto, porta tra le mani un libro, o forse un diario, in
un’espressione assorta con lo sguardo rivolto verso la
città in lontananza.
Questa sala era area di rappresentanza della dimora,
testimone dei vari interessi del Capitano D’Albertis.
Egli infatti si occupava di esplorazioni, marineria,
cartografia, archeologia, scienze naturali e non solo.
E la sua dimora testimonia in modo esaustivo l’essere
eclettico che era il Capitano.
Una delle cose che fa meravigliare è la collezione di
volumi nella biblioteca.
Alcuni di questi sono scritti dal Capitano stesso. Ci
sono volumi di ogni genere rimarcando la sua natura
eclettica.
Storia, marineria, architettura, medicina, viaggi e altri
che trattano nello specifico di Cristoforo Colombo e
delle sue navi.
Attualmente la biblioteca è accessibile su
appuntamento per la consultazione dei volumi.
Non mancate di sollevare lo sguardo al soffitto e Monica Gotta Photography
guardare le pareti della sala, come sempre finemente
adornati e dipinti.
Non ci resta che dirigerci verso lo scalone marmoreo
che ci riporterà al piano inferiore e all’ingresso del
castello.
In corrispondenza dell'apice geometrico del bastione è
stata sostituita la copertura del tetto con una struttura
in vetro che permette di vedere la Torre Quadrata
dall’interno del castello.
I muri che accompagnano lo scalone nel suo dipanarsi
all’interno del castello sono decorati con trofei di armi
africane, orientali ed europee.
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N on è solo lo scalone marmoreo ad essere
d’impatto, ma anche le decorazioni, gli archi i soffitti
sempre finemente decorati ed intarsiati.
Usciti dalla Sala delle Meridiane si ha già un primo
scorcio degli archi, dello scalone e delle varie armi
posizionate sui muri dello scalone stesso. In cima allo
scalone, sporgendosi tra gli archi del piano a destra, si
trova anche un rilievo di una caravella, la Santa Maria,
con una nota del Capitano D’Albertis per ricordare la
costruzione dei modelli delle caravelle avvenuta al
castello su richiesta del Comune di Genova nel 1892.
Ciò si ricollega alla passione del capitano per la storia di
Colombo e delle sue navi.
A castello sono presenti anche altre sezioni permanenti
molto interessanti per chi ha curiosità in altri ambiti. Sono
la sezione "Medicine tradizionali dei Popoli" e la sezione
"Musiche dei Popoli".
La prima a cura del CELSO - Istituto di Studi Orientali –
esplora la filosofia, la storia e le tecniche delle medicine
tradizionali dei popoli orientali, mentre la seconda mette
in mostra strumenti musicali provenienti del mondo e …
“ripercorre le rotte della musica nelle migrazioni, nelle
esplorazioni, negli scontri e negli scambi commerciali e
culturali dell’uomo” ...
Luca Barberis Photography La sezione delle Musiche dei Popoli propone anche
workshop, stages e altri eventi come conferenze e
convegni atti alla divulgazione della conoscenza della
musica così come viene intesa da diverse popolazioni.
Sostanzialmente i percorsi all’interno del castello sono
due.
Uno intimamente collegato alla figura del Capitano
D’Albertis per far conoscere ai visitatori l’ideatore della
dimora e l’avventuriero poliedrico che fu, l’altro percorso
raccoglie le testimonianze dei popoli e dei luoghi che
visitò unite ad altre acquisizioni e donazioni del Comune,
in particolare le collezioni delle Missioni Cattoliche
Americane donate nel 1893 dopo che furono esposte alle
celebrazioni colombiane del 1892.
Il nostro tour ha seguito un percorso inusuale e non tutte
le aree da noi visitate sono accessibili al pubblico, così
come altre non sono state accessibili al nostro gruppo ad
esempio per restauri in corso e/o altri motivi istituzionali.
Tuttavia potrete scegliere tra molti percorsi tematici e
visite tradizionali oltre che eventi culturali organizzati a
castello.
E avrete così modo di immergervi in questo mondo
meraviglioso!
Monica Gotta Photography
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Manuela Albanese Photography
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Manuela Albanese Photography
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IL CAPITANO
D'ALBERTIS
Negativi su pellicola o su lastre di vetro che
testimoniano ciò che vide attraverso il suo sguardo
curioso. Montagne, deserti, paesaggi, persone, amici
e famiglia, scorci di Genova e della Riviera di Ponente,
fotografie di imbarcazioni così care al Capitano, un
archivio di immagini che raccoglie la sua visione del
mondo.
Ciò che ha lasciato con queste immagini è una
fotografia della vita del tardo Ottocento e inizio
Novecento.
Nei suoi scatti si trova l’evoluzione della società,
della cultura, dell’economia, vediamo un mondo
in espansione a cavallo tra i due secoli che
maggiormente sperimentarono la voglia di avventura,
Fotografie dell'Archivio il desiderio della scoperta di nuovi orizzonti e scoperte
Castello D'Albertis Museo delle culture del mondo
scientifiche.
Presentiamo il Capitano Enrico Alberto D’Albertis.
Personaggio eterogeneo ed eclettico, è stato un Tra le sue passioni annoveriamo la costruzione delle
globetrotter, esploratore e scrittore, denominato meridiane. In tutto furono più di 100 le meridiane ad
marinaio ma anche gentiluomo. essere progettate da Enrico D’Albertis.
Molteplici sono le sue opere scritte arrivate fino a Undici di esse si trovano ancora a Castello D’Albertis
noi. Si è occupato di storia, archeologia, navigazione, mentre altre si trovano in altre città italiane o
usi e costumi, commercio e tanti altri argomenti. all’estero.
Dotato di curiosità e di spirito avventuroso, e forse Primeggiò anche negli sport arrivando a Torino in
anche un po' romantico, ha viaggiato per mezzo tempo record con il suo velocipede che ora è esposto
secolo solcando i mari del nostro pianeta, dal in fondo allo scalone del castello.
Mediterraneo all’Atlantico seguendo le rotte di Ciò che anche gli permise di compiere tutte queste
Cristoforo Colombo che tanto lo ha affascinato. avventure fu il fatto di provenire da una famiglia ricca
ed aristocratica ben introdotta a Genova, sia nella
Diventato Ufficiale della Marina Mercantile, a 25 politica che nella vita culturale della città.
anni, attraversa l’appena inaugurato Canale di
Suez con la prima nave italiana a compiere questo È la sua grande passione per tutto lo scibile umano
viaggio, e lo farà a vela. che gli permetterà di diventare un personaggio
conosciuto e anche assolutamente unico.
Il Violante e il Corsaro, i suoi due cutter, sono le Affascinante è la descrizione del Capitano D’Albertis
imbarcazioni che lo portarono, tra l’altro, sulle rotte fatta da un cronista del Caffaro, giornale genovese
di Colombo e, per questi viaggi, utilizzò gli strumenti molto venduto a Genova a fine Ottocento.
da lui stesso costruiti su modelli di quelli del XV L’ignoto cronista, che ebbe il privilegio di vistare il
secolo, un quadrante, un astrolabio nautico e una castello in anteprima e di intervistare il Capitano, lo
balestriglia. dipinse come un taciturno navigatore in giacca di
Fece tre volte il giro del mondo e il periplo d’Africa pelle di foca.
utilizzando i più svariati mezzi di trasporto, dai
cavalli alle navi, dai treni ai cammelli così come Alla sua morte, nel 1932, Enrico D’Albertis dona il
barche a vela e idrovolanti. castello e le collezioni in esso contenute alla città di
Genova.
Durante i suoi viaggi collezionò armi, arredi e
qualsivoglia curiosità che riportò a Genova e che Non donò solo il castello e il suo contenuto
andarono ad adornare la sua dimora, Castello inestimabile, ma anche un pezzo di storia di Genova
D’Albertis. avendo salvato e inglobato nella sua costruzione il
Sempre viaggiando raccolse circa 21.000 fotografie basamento di una torre della precedente cinta muraria
che sono giunte a noi conservate nel suo baule di tardomedievale.
legno che si trovava nel castello.
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TOMBA CELLA
Isabella Nevoso
Monica Photography
Gotta Photography
Tra le varie iniziative avviate negli ultimi tempi per internazionali proprio grazie all’impianto creato dal
conservare la storia del castello e delle gesta del Capitano D’Albertis.
Capitano D’Albertis, c’è stata la raccolta fondi per il
restauro del suo primo diario di viaggio (1877-1878). Castello D’Albertis si propone anche come location
per attività di diverso genere: dagli aperitivi al chiaro
È stata organizzata dalla Cooperativa Solidarietà e di luna durante le serate estive, a incontri dedicati
Lavoro Onlus e da Rete del Dono. alla salute e al benessere nonché come location per
L’obiettivo era di fare una copia del diario originale, matrimoni in cui organizzare un evento suggestivo,
creare una teca per riporre l’originale e digitalizzare le non solo per il ricevimento ma anche per officiare il
pagine per avere una copia virtuale. rito civile come ad esempio nella Sala del Camino.
Queste pagine raccolgono articoli di giornale, biglietti Per restare informati sulle proposte visitate i siti
da visita, lettere, telegrammi e altre testimonianze a istituzionali di Castello D’Albertis e della città di
ricordo del viaggio. Genova, nonché i Social Network.
Questa non è l’unica iniziativa di crowdfunding. Alla fine della visita del castello la sensazione che
Attualmente è in atto un’altra raccolta fondi per il rimane è quella di essere tornati nel passato, in un
restauro della Venere. passato simile a quello descritto nei libri di avventure
La statua, voluta dal Capitano per accogliere i visitatori ed esplorazioni come Il giro del mondo in 80 giorni di
del castello richiama alla Venere di Milo. Giulio Verne oppure le avventure descritte in alcuni
La campagna, chiamata “Briciole di Venere”, avrà cicli romanzeschi di Emilio Salgari dove si respira
termine a Marzo 2020 e si spera di raggiungere un un’atmosfera orientaleggiante ed affascinante.
certo importo che permetterebbe di avere un bonus
dalla stessa piattaforma che sostiene la raccolta fondi.
L’invito è di partecipare per poter salvare un’opera di
estremo valore storico.
Il castello quindi offre occasioni di conoscenza e
diversi spunti per le visite e percorsi tematici. RINGRAZIAMENTI
Grazie ai musei e alle aree esterne è adatto anche alle
famiglie e ai bambini. Ringraziamo la Direttrice di Castello D’Albertis Maria
Si pone in veste di centro d’impulso per iniziative di Camilla De Palma e la Cooperativa Sociale Onlus
vario genere tra cui diversi servizi didattici, l’inclusione Solidarietà e Lavoro che ci hanno aiutato a realizzare
sociale e la partecipazione alle comunità locali e la nostra visita.
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Monica Gotta Photography
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LA FABBRICA DELLE IDEE
Racconigi è forse il manicomio meglio conservato d’Italia e per questo probabilmente il più carico di emozioni…
L'istituzione in Racconigi di una struttura destinata al ricovero dei malati psichiatrici affonda le radici nella volontà riformatrice di Vittorio
Amedeo II di Savoia (1675-1730) il quale emanò il Regio Editto del 19 maggio 1717 stabilendo la costituzione da parte delle comunità di
una rete di Ospizi di carità.
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Nei primi mesi dell'anno seguente, la Deputazione
provinciale affidò ad una commissione apposita
l'incarico di ottenere dal governo la cessione di tale
Cominciò dunque in quegli anni a Racconigi, allora fabbricato e di vagliare il progetto dell'istituzione del
il principale centro sabaudo di produzione della manicomio provinciale.
seta, il lungo percorso che solo nel 1789 porterà
all'inizio dei lavori di costruzione di un'imponente Il 4 luglio 1870 fu così approvato il progetto
struttura, pensata come ricovero di mendicità. presentato dalla Commissione: nell'estate, iniziarono
i primi lavori di ristrutturazione e il 1° settembre
Nel frattempo, a Torino, venne aperto nel 1728 il 1871 avvenne il ricovero dei primi due mentecatti.
primo nonché l'unico del Piemonte, "ospedale de' Durante l'adunanza del Consiglio provinciale di
pazzarelli". Cuneo del 28 settembre 1886 venne deliberato lo
Ben presto però si rivelerà insufficiente ad "Statuto Organico" del Manicomio Provinciale di
accogliere tutti i "mentecatti" inviati dalle diverse Racconigi.
province.
Dall'apertura dell'Ospedale Psichiatrico di Racconigi
Nel 1866, a seguito alla Legge Comunale e fino ai primi due decenni del Novecento, quando
provinciale n. 2248 del 20 marzo 1865, in avvenne la prima organica riforma dell'assistenza
virtù della quale la spesa per il mantenimento psichiatrica, l'antico ricovero di Racconigi, diventato
dei "maniaci poveri" fu posta a carico delle manicomio, visse quella che si può definire la fase
province, in Consiglio provinciale a Cuneo si del "grande internamento".
parlava dell'opportunità di erigere un manicomio
provinciale. A un anno dalla sua apertura, l'ospedale ospitava
234 pazienti, che portarono ben presto la struttura
Nel corso del 1868 si iniziò a parlare della alle soglie della saturazione: questa fu raggiunta
possibilità di adattare a tale uso l'edificio dell'ex quando il numero delle presenze mensili si stabilizzò
Collegio Militare di Racconigi, nato come Ricovero oltre le 250 unità (1874), diventate 400 negli anni '80
di mendicità e capace di ospitare fino a mille del XIX secolo, e che superarono le 800 unità alla
persone, ma rivelatosi fin dall'inizio troppo ampio vigilia del primo conflitto mondiale.
rispetto alla sua funzione.
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Non era solo un luogo di internamento, ma anche
un centro di studi di neurochirurgia, con una sala
operatoria e molte attrezzature mediche dedicate
esclusivamente a questo.
Tardieu e Connolly, non era in grado di accogliere
Il dottor Oscar Giacchi, direttore dal 1880 al 1907,
decorosamente i 600 ospiti.
era convinto che la malattia mentale fosse dovuta
a una sproporzione tra il volume del cervello e il
Venne elaborato un nuovo progetto di
cranio.
ampliamento dall'ingegnere capo Fornaseri,
Ritenendo che la natura del problema fosse
in base al quale furono acquistate due case
esclusivamente meccanica, si eseguirono
adiacenti all'Ospedale.
interventi chirurgici sperimentali per allargare il
Alla vigilia della Grande Guerra, la Provincia si
cranio e ottenere più spazio per il cervello.
ritrovò senza disponibilità finanziarie e i lavori del
manicomio furono di conseguenza ridimensionati,
Nel manicomio era ospitata una gamma variegata
limitandosi all'edificazione di uno solo degli otto
di pazienti: dagli anziani dementi ai pazzi
padiglioni previsti.
pericolosi, per i quali Lombroso invocava da anni
la costruzione di manicomi criminali.
Si optò per alleggerire la popolazione ospedaliera
Nel 1904, dopo decenni di tentativi infruttuosi,
ricorrendo alle convenzioni per soggiorni di
l'Italia si dotò di una legge sui manicomi (n. 36
dementi cronici stipulate fin dal 1911 con
del 14 febbraio) che separava con chiarezza le
la Congregazione di Carità e con l'ospedale
competenze dei Comuni da quelle della Provincia:
Cottolengo di Cuneo.
ai primi spettava l’assistenza dei poveri dementi
Con la legge n. 36 del 14 febbraio 1904 varata
mentre alla Provincia il ricovero dei pazzi
dal governo Giolitti e il successivo regolamento
pericolosi.
del 1909 (Regio Decreto n. 615 del 16 agosto),
iniziò il cammino che regolamentò l'istituzione
La crescita della popolazione ricoverata fece ben
dell'ospedale psichiatrico con le modalità di
presto saltare le strutture edilizie dell'ospedale
assistenza e cura per i soggetti affetti da disturbo
di Racconigi: il corpo centrale dell'ex Collegio
psichico.
Militare, già integrato del 1897 con le due
casermette Umberto e Govean, ribattezzate
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l’ergoterapia, un laboratorio di ricerche cliniche, uno
di anatomia patologica, uno di radiologia, uno di
elettroterapia e una sala operatoria per gli interventi
al sistema nervoso) per un totale di cinque padiglioni
Lo statuto del 1886 venne modificato lievemente e otto reparti, quattro maschili e quattro femminili.
dal Regolamento Speciale del Manicomio
Provinciale di Racconigi approvato dalla Inoltre c’erano: le cucine, la panetteria, la casa delle
Deputazione Provinciale il 13 luglio 1925, in base suore, la centrale di riscaldamento e vari altri edifici,
all'art. 4 della legge n. 36 del 1904. disseminati in un ampio e ancora oggi bellissimo
Tale regolamento constava di 130 articoli parco.
suddivisi nei capitoli relativi al Servizio sanitario, Un totale di 162.890 metri quadrati, 33.387 dei quali
Servizio di assistenza immediata e Materiale coperti ed era totalmente autosufficiente.
scientifico, con una particolare attenzione alla
pianta organica. Fra medici, impiegati, infermieri, addetti alla
manutenzione e ai vari servizi, vi lavoravano circa
Una decisa riorganizzazione dell'Ospedale 500 persone.
Neuropsichiatrico di Racconigi fu attuata tra il Il picco massimo di ricoveri si ebbe tra gli anni 60 e
1945 e il 1949, quando furono anche rimodernati 70 ed arrivò a 1.500 internati.
diversi impianti e corpi di fabbrica. Il manicomio fu cinicamente soprannominato “la
Non vi furono grandi innovazioni amministrative fabbrica delle idee”, termine ancora utilizzato, per
e legislative fino al 1958, anno in cui gli ospedali rimarcare la differenza tra una fabbrica di beni
psichiatrici, dalle competenze del Ministero materiali e un luogo unicamente produttivo di idee
dell'Interno, passarono al Ministero della Sanità. folli.
Nel fabbricato che ospitava l'ospedale psichiatrico
esistevano due reparti "Chiarugi", uno per
gli uomini e l'altro per le donne; a questi si
aggiunsero i nuovi padiglioni "Marro" (uomini
"tranquilli"), "Tamburini" (donne "tranquille"),
"Morselli" (uomini e donne "acuti", con celle di
contenzione, una colonia agricola da usare per
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La vera rivoluzione dell'assistenza psichiatrica
avvenne nel 1978 con l'entrata in vigore della
legge n. 180 del 13 maggio, conglobata poi, nel
dicembre dello stesso anno, nella legge n. 833 di
riorganizzazione del sistema sanitario nazionale.
7. I servizi psichiatrici devono essere ristrutturati
Questa legge, conosciuta anche come 'legge su base dipartimentale (Centri di Igiene Mentale;
Basaglia' per il ruolo che egli ebbe nella denuncia strutture residenziali; comunità protette; case-
del sistema manicomiale italiano, ha introdotto famiglia; case-alloggio; ecc.)
nel nostro sistema politico, culturale e scientifico,
degli elementi profondamente innovativi: La legge 180 fu nei primi anni poco e male
1. Decreta il superamento degli ospedali applicata: le difficoltà erano effettivamente molte
psichiatrici; e contro di essa agivano forti interessi consolidati.
2. Abroga la legge del 1904 e il regolamento del
1909; Fu necessario attendere sedici anni affinché
3. Inserisce il malato di mente e l'operatore il Ministero della sanità emanasse nel 1994 il
psichiatrico nel pieno contesto della medicina primo Progetto obiettivo 'Tutela della salute
generale, in unità intra ed extra-ospedaliere; mentale 94-96' che prescriveva la chiusura
4. Fissa nuove regole per il ricovero obbligatorio degli ospedali psichiatrici entro la fine del 1996,
(che non ha più alcun riferimento alla suggellando così, almeno in linea di principio, la
pericolosità), con la possibilità che sia il paziente fine dell'istituzione manicomiale.
che i parenti possano chiedere la revoca del
provvedimento; La legge quadro n° 104 del 1992 prevedeva la
5. Prevede l'istituzione dei servizi di Diagnosi e costituzione delle comunità-alloggio, delle case-
Cura negli ospedali generali con un numero di letti famiglia, ecc..
non superiore a 15; Infine, la legge n° 724 (allegato alla Legge
6. Il territorio viene riconosciuto come sede finanziaria del 23 dicembre 1994) disponeva
dell'intervento terapeutico e riabilitativo del
paziente;
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LA FABBRICA DELLE IDEE
la chiusura definitiva del 'residuo' degli
ospedali psichiatrici entro il dicembre del 1996,
termine poi prorogato al 31 gennaio del '97 e,
successivamente, al 31 dicembre del '98: essa
comportò tra il 1981 e il 1991 la dimissione
dall'ospedale psichiatrico di Racconigi di 300
persone.
La Regione Piemonte con la legge n. 61 del 1989
stabilì quale doveva essere l'organizzazione
territoriale dei servizi psichiatrici e con il D.G.R.
356-1370 del 28 gennaio 1997 indicò i parametri
strutturali e di personale minimi per i servizi
psichiatrici.
La Legge Finanziaria del 1994 indicava il 31
dicembre 1996 come termine di chiusura degli
ospedali psichiatrici, lasciando un biennio di
transizione utile a completare il programma di
superamento, per cui tutti i pazienti dovevano
essere dimessi ed inseriti nelle strutture sanitarie
territoriali, individuate dalle commissioni di
valutazione che avevano operato nel corso del
1996.
Il 9 febbraio 2004 l'ultima ex degente,
dimessa nel 1997, insieme con altre utenti del
Dipartimento di Salute Mentale trasferì la propria
abitazione fuori dalla cinta dell'ex ospedale
psichiatrico, per vivere in un appartamento in
centro.
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parenti, l’ora del bagno, luci spente per la notte. Luci
spente negli occhi degli internati, notte impenetrabile
sul loro destino.
IL CHIARUGI È il primo piano che riserva alcune belle sorprese:
una sala chirurgica ancora intatta, una sala di
Entrare nel manicomio non è semplice. amministrazione, un archivio purtroppo parzialmente
Essendo pericolante, è circondato da una rete di carbonizzato, alcune camerate ormai vuote, una
protezione che corre davanti all'edificio principale probabile mensa.
e funge da zona di sicurezza.
Il complesso è vastissimo. Qui è possibile entrare in uno stanzone e ammirare
Molti dei padiglioni minori che si susseguono da dentro lo squarcio nella facciata che dà sul parco.
hanno gli accessi murati e sono comunque quasi L'ultimo piano è piuttosto pericoloso ed è
vuoti. sconsigliabile andarci; del resto non c'è molto.
Stare all’interno della struttura non è molto
Meglio concentrarsi sul Chiarugi (dal famoso rassicurante, si ha l’impressione che ti possa
psichiatra toscano Vincenzo Chiarugi). crollare in testa da un momento all’altro: meglio non
Passeggiando per i suoi corridoi, ormai da decenni trattenersi a lungo.
deserti, in molte aree puntellati, non ci si può non
sentire inquieti. Uscendo le sensazioni sono miste.
I tanti ricordi di un passato nemmeno tanto Il peso della storia del luogo si fa sentire e siamo
lontano, riaffiorano ovunque in modo confuso: una pervasi da una certa tristezza immaginando la
prescrizione medica, una macchina da scrivere, un sofferenza delle persone che ci hanno vissuto.
camice, una confezione di medicinali. Sono come Abbiamo potuto visualizzare una parte di
fotografie, attimi congelati di un passato doloroso. quotidianità che ci sembra lontanissima, quasi
arcaica eppure, riflettendoci bene, non è poi
La connessione con l’epoca dei “matti” è forte ed trascorso così tanto tempo…è bene ricordare, è bene
è favorita dalla notevole conservazione del luogo. non cancellare le tracce del passato: fa parte di un
Ogni dettaglio, ogni stanza racconta di una vita capitolo importante della storia d’Italia.
scandita da rituali sempre uguali, alienanti: l’ora
del pasto, l’ora della terapia, l’ora delle visite dei
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58
È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI
Tratto da [Link]
1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.
3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.
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59
5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.
7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente
9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.
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60 R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI
EROI DIETRO LE QUINTE
A CURA DI GIACOMO BERTINI IL VETERINARIO
Nel corso degli ultimi decenni la promozione
dei territori, che non godono dello sviluppo
tecnologico, avviene anche grazie allo
svolgimento delle manifestazioni popolari
tramite le quali si mantengono vecchie
tradizioni e sono il motore dell’economia
locale.
Una delle manifestazioni diffusa sul territorio
nazionale e principalmente nella regione
Toscana, alla quale ne aderiscono 22 tra città
e paesi, è il Palio, una gara tra rioni disputata
con cavalli o altri animali.
Affinché ciò si mantenga nel tempo, il buon
esito dell'evento è fondamentale, quindi è
necessario ridurre al minimo gli incidenti
garantendo la sicurezza per il pubblico, i
fantini e i cavalli.
Ed è qui che entrano in gioco le figure
professionali che operano durante la
manifestazione.
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI 61
Dove i cavalli recitano la parte principale, quella del veterinario è una figura professionale necessaria e
fondamentale, perché ha la completa responsabilità della salute dell'equipe e come vedremo sarà ben lontana
dall'idea di una persona in camice bianco accompagnata da vari comfort.
Lo scorso 19 gennaio in provincia di Pisa si è disputato il Palio di Buti, durante il quale è stata assegnata la
vittoria alla contrada dell’Ascensione con Umatilla, una cavalla mezzosangue montata dal fantino Simone Fenu.
Giacomo Bertini Photography
Decidiamo di seguire Chiara, un veterinario
del senese di provata esperienza ormai
conosciuta nell'ambito equestre anche grazie
ai molti articoli che la cronaca locale le ha
riservato.
I compiti che deve svolgere sono molti e
applicati spesso nelle condizioni più difficili,
accumulando la tensione sprigionata dai
contradaioli, ignari di quanto accade dietro
le quinte, degli organizzatori e responsabili
per la sicurezza, senza dimenticare quella dei
fantini.
Giroinfoto Magazine nr. 52
62 R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI
Giacomo Bertini Photography
EROI DIETRO LE QUINTE
PALIO DI BUTI IL VETERINARIO
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI 63
I cavalli corrono su un percorso in salita di circa 700 metri ricoperto per l'occasione
da quasi 40 cm di terra battuta composta da una miscela di tufo e sabbia, che viene
accuratamente ispezionata dal veterinario per la ricerca di pietre e oggetti dannosi
per l’animale o il pubblico circostante.
Bisogna tenere conto che il passaggio in corsa avviene a oltre 50 km/h e che lo
zoccolo può sollevare una pietra dal terreno mettendo in pericolo il cavallo o il
fantino che lo precede.
Per agire il veterinario deve mantenersi aggiornato sulle disposizioni citate
nell’ordinanza emessa dal Ministero della Salute per il Cavallo, sui vari singoli
regolamenti, contrastare l’azione irregolare del doping e in primis sviluppare un
intuito utile ad anticipare un evento che potrebbe rendere nulla una batteria o
qualsiasi altra azione che pregiudicherebbe la salute del cavallo o nella peggiore
delle ipotesi cagionare la morte, come successo per ultimo durante il Palio del 2016.
Giacomo Bertini Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
64 R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI
Giacomo Bertini Photography
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R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI 65
L’ora è giunta, l’ispezione preventiva è
stata effettuata con il riconoscimento
dei cavalli mediante un lettore di chip e il
Palio ha inizio: la tensione va alle stelle e
le preoccupazioni crescono attimo dopo
attimo, facendo spazio al famoso peso
sullo stomaco che lo accompagnerà
fino alla fine, dettato dal timore che sia
sfuggito qualcosa durante il controllo
della pista, che il cavallo dietro al canape
non abbia sintomi di emorragia visibili
dalla bocca e dal naso o che le strutture
rispettino le norme di legge oltre che non
siano pericolose.
Un altro motivo per cui la tensione
seguirà il medico fino alla fine sono
le grida delle migliaia di persone
sopraffatte dallo spirito competitivo
e desiderio di vittoria, che lo porta a
caricarsi della consapevolezza di avere
una folla contro nel caso debba prendere
una decisione che metta il cavallo fuori
dai giochi.
L’attenzione e la capacità d’osservazione
si percepisce quando il mossiere invita
i fantini dal tondino alla mossa, dov'è
necessario che mantengano l’ordine
d’ingresso e il cavallo dritto.
Spesso in quell'area i fantini decidono
le sorti della corsa, proprio per quello
è necessaria la massima attenzione, i
cavalli sono vicini tra loro e carichi come
molle pronte a liberare l’energia che le
porta all'arrivo.
Giacomo Bertini Photography
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66 R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI
Non mancano mai i problemi e le
controversie tra contrade o capi contrada
e il veterinario viene visto come figura
di mediazione per ottenere quell'idea di
ragione che ormai è andata perduta dalla
sconfitta che si è portata via sogni e
speranze di un anno.
I controlli antidoping al termine di ogni
batteria garantiscono che l’animo sportivo
della competizione venga rispettato e per
la tutela di ogni contrada è necessario che
il veterinario rispetti un protocollo ferreo
sulla campionatura delle prove che poi
saranno consegnate ad appositi laboratori
di analisi.
La difficoltà di svolgere questi controlli
spesso è legata alle strutture improvvisate
per accogliere il personale medico.
In questo caso è stata ricavata
assemblando tubi innocenti e pannelli in
legno fascettati a transenne in metallo,
esponendo gli operatori al freddo di
gennaio e quindi costretti ad operare con
mano fredda e cappucci ingombranti.
Anche i prelievi ematici, a causa della
scarsità di luce, vengono effettuati in
ambienti ostili con l’ausilio di torce a led
dei cellulari su cavalli che hanno appena
completato una corsa.
Il Palio è terminato con un vincitore,
ma soprattutto senza incidenti, così
la tensione di Chiara è svanita e può
concludere la giornata con un momento
di ristoro e relax…fino alla prossima
occasione.
Giacomo Bertini
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68 R E P O RTA G E | PALIO DI BUTI
EROI DIETRO LE QUINTE
PALIO DI BUTI IL VETERINARIO
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70 R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE
GLI ANTICHI
GIAZER
DEL LAGO
A CURA DI BARBARA TONIN
Si dice che nella botte piccola ci sia il vino buono.
Difatti, il Lago di Varese poco ha da invidiare al vicino Lago
Maggiore.
Creatosi circa 15.000 anni fa dal ritiro del ghiacciaio del
Verbano, il Lagh de Vares è uno tra i laghi italiani che
meglio ha conservato nel tempo la ricca vegetazione e
l’ampia varietà faunistica, tanto da essere nominato “Sito
di Importanza Comunitaria” e “Zona di Protezione Speciale”
(Progetto della Comunità Europea “Natura 2000, Direttiva
Habitat").
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE 71
Contornato a nord dal massiccio del Campo
dei Fiori, che digrada dolcemente nelle acque
lacustri, e da numerose ville e graziose
abitazioni che ben si armonizzano con il
paesaggio, il Lago di Varese ospita aironi
cenerini, nibbi bruni, folaghe e svassi, ma anche
specie rare o minacciate quali il tarabusino, il
falco di palude, la moretta tabaccata e l'airone
rosso, che dalle paludi africane giunge ogni
anno in primavera tra i canneti.
Boschi umidi di ontani e salici e vasti canneti
verdeggiano tra le sue rive, lasciando poi il
posto a tappeti di ninfee e castagne d'acqua,
tra i quali gli amanti del birdwatching
possono addentrarsi a bordo della "Stramba"
(nome dialettale dello Svasso maggiore),
accompagnati da una guida naturalistica LIPU.
Vicino alla riva occidentale del lago, separato
da Biandronno da uno stretto canale chiamato
Ticinello, una piccola isola di circa 17.000 mq si
staglia sullo specchio lacustre.
È l'Isolino Virginia, un tempo conosciuto come
Isola Camilla e prima ancora come Isola di San
Biagio.
Minuscolo ma di grande importanza storica,
l’isolino è sede di numerosi ritrovamenti
archeologici risalenti al periodo preistorico.
Nel corso del XIX° secolo, grazie alle ricerche
dell’abate Stoppani, venne alla luce uno tra i più
importanti insediamenti palafitticoli d'Europa.
Rovine medievali furono scoperte anche a
Castelseprio e Torba, che assieme all’Isolino
Virginia nel 2011 divengono Patrimonio
mondiale UNESCO.
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
72 R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE
Il Lago di Varese in passato era conosciuto
in Europa anche per essere uno dei laghi più
pescosi.
Popolato da numerose specie quali il persico
reale, il black bass, il luccio, l’anguilla, il
cavedano, la carpa, la tinca, il siluro, il pesce
gatto, l’alborella, la scardola, il triotto, il
persico sole carassio e il gambero rosso
della Louisiana, la ricchezza ittica permise
alla gente del luogo di ampliare il commercio
oltre i confini locali, fino a Milano e Torino e
addirittura in Francia.
Documenti storici rivelano che venivano
venduti quintali di pesce ogni settimana e
l’attività della pesca era addirittura affittata.
Si manifestò a breve la necessità di dover
conservare l’ingente quantità di pescato.
Nel periodo invernale, quasi tutti gli anni, il località di buon esito dei pesci dei nostri laghi, che si vendono a
lago gelava formando uno spesso strato di diversi prezzi a norma della qualità, a seconda delle stagioni e
ghiaccio. della ricerca più o meno grande”.
I pescatori del luogo pertanto pensarono di
costruire delle ghiacciaie per la conservazione " ...allorché le acque gelano pei rigori del freddo, e cioè quasi
del pesce, anche nella stagione estiva. ogni anno ad eccezione di invernate miti, che in allora la
Dalla documentazione rinvenuta, le ghiacciaie superficie d'acqua più elevata davanti a Biandronno rimane
furono di proprietà della famiglia Quaglia di scoperta.
Cazzago Brabbia dal 1839, ma si pensa che Il ghiaccio dopo alcuni giorni si eleva a considerevole spessore
siano state costruite nel 1700. e rimarchevoli furono quelli degli inverni 1829-30, da me
misurato alla riva di Cazzago a quasi un metro, e 1879-80
Detentori esclusivi sul Lago di Varese del riscontrato m. 0,63 di altezza: arrivato a pochi millimetri porta
diritto di pesca e di commercio, i Quaglia un uomo, quando raggiunge i dieci centimetri diviene capace
cedono la proprietà delle ghiacciaie al Duca di sostenere i leggeri carichi, comecché appoggiato alla
Litta nel 1849 e i loro diritti sull’attività alla sottostante massa acquea: in alcune invernate vidi servirsi del
famiglia Giorgetti nel 1855. piano lacuale, non con barche, ma con carretti tirati da bestie al
Così scrive l’ing. Giuseppe Quaglia nel suo trasporto delle farine dai molini d'Oltrona ai Comuni di Bodio o
libro Laghi e Torbiere del Circondario di Varese: di Cazzago, tanta era la solidità del ghiaccio...
"Fanno corona all'esteso bacino lacuale, coi
loro territori i seguenti Comuni...Cazzago-
Brabbia in posizione elevata, antica sede dei
fittabili alla pesca, e quindi con 4 ghiacciaie e
vivaio pei pesci - Bodio a maggior distanza,
con ghiacciaia e darsena per le barche di casa
Bossi...
Il prodotto della pesca nel lago di Varese...
viene da tempo immemorabile dato in affitto ad
imprenditori per un corrispettivo, che crebbe di
volta in volta collo svilupparsi del commercio
dei pesci... Ora (1884) il solo Varese paga
d'affitto it. L. 10,000 colle ghiacciaie e vivaio pei
pesci...
Il pesce dei quattro laghi già Litta si esita sulle
piazze di Arona al martedì, ceduto all'ingrosso
ai mercanti una volta, di Novara, di Vercelli e di
Torino, ora anche spedito in Francia: al venerdì
sulla piazza Verzaro di Milano all'ingrosso ai
subvenditori e parte al dettaglio; Saronno, Busto
Arsizio, Gallarate, Varese, Gavirate ed altri vicini Barbara Tonin Photography
paesi, sono pure nel venerdì d'ogni settimana
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R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE 73
Allorché il bacino si è reso solido alla
superficie, viene anche percorso da
viandanti che si portano direttamente
da un punto all'altro, massimo quando il
ghiaccio da lucido e sdrucciolevole alla sua
formazione è stato reso scabro da poca
neve o dalle notturne brine.
L'acqua nel solidificarsi in ghiaccio
assumendo un maggior volume, fa sì,
che l'immenso coperchio col crescere in
spessore, sforzi contro sé stesso e sia
spinto a sollevarsi dall'appoggio acqueo
lasciando un vuoto: impotente a sostenersi,
pel proprio peso vi ricade, gradatamente
schiantandosi in fessure, da una riva
all'altra, producendo continui e spaventevoli
boati, tanto rumorosi da essere sentiti di
notte ad alcuni chilometri di distanza.
A tempo opportuno il ghiaccio viene
raccolto e messo nelle ghiacciaie, tanto
per la conservazione dei pesci e delle
carni, quanto per altri usi, viene trasportato
anche in Varese, quando in località vicine vi
scarseggia."
Barbara Tonin Photography
Fabrizio Rossi Photography
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74 R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE
Quando il ghiaccio raggiungeva uno spessore di
10 cm, veniva tagliato in lastre con pesanti scuri,
posizionato su carri trainati da buoi per mezzo di
grossi uncini e trasportato fino alle ghiacciaie.
Le lastre, successivamente, venivano frantumate e
gettate all’interno della struttura.
Per compattarlo, il ghiaccio poi veniva ricoperto
con cascame di trebbiatura dei cereali (la büla) e
alti giunchi lacustri, per migliorare ulteriormente
l’isolamento dell’ambiente interno da quello
esterno.
Tra le ghiacciaie c’era anche un lavatoio per
mondare il pescato.
Una volta lavato, il pesce veniva pesato e collocato
in ceste ricoperte da felci, pronto per essere
conservato e commercializzato.
Percorrendo il sinuoso vialetto in salita, che
conduce verso la Chiesa, possiamo ammirare la
vasca in pietra del lavatoio che attualmente è stata
posizionata nell’adiacente piazza.
Altri manufatti recentemente recuperati e restaurati
e di importanza storica per il luogo sono l’ultima
barca “sopravvissuta” per la pesca collettiva, il
Rierùn, e l’omonima rete a sacco (Realone) per la
pesca della tinca, da cui l’imbarcazione prende il
nome.
Il Rierùn è una delle due barche (San Pietro e San
Paolo) appositamente costruite con dimensioni
molto più grandi rispetto agli altri barchetti.
Si utilizzavano in coppia e, ai capi della rete,
tendevano il Realone.
Questo tipo di pesca richiedeva molti uomini, per
l’ingente quantità di pesce che veniva pescato.
È possibile vedere il Rierùn e il Realone presso la
“Casa del pescatore” sul lungolago di Cazzago
Brabbia, detto lago di piazza, poco distante dalle
Barbara Tonin Photography ghiacciaie.
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R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE 75
Barbara Tonin Photography
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76 R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE
Barbara Tonin Photography
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R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE 77
Fabrizio Rossi Photography
Il Lago di Varese, al quale fa da sfondo
la catena delle Alpi con il Monte Rosa, è
un piccolo gioiello la cui bellezza si può
apprezzare percorrendo i quasi 30 km della
pista ciclo-pedonale, che ne segue il periplo.
Oppure remando sulle sue tranquille
acque tra i canneti, le ninfee e gli aironi. O,
ancora, dalle incantevoli terrazze del parco
Morselli di Gavirate, dove lo sguardo può
abbracciarlo in tutta la sua interezza, per poi
perdersi verso i vicini laghetti e la rigogliosa
campagna, paesaggio tanto amato da
Stendhal: “…
Le montagne grandiose. Insieme magnifico:
al calar del sole, noi vedemmo sette laghi.
Credetemi, cari amici, ho potuto girare in
lungo e in largo Francia e Germania senza
ricavare simili sensazioni”.
Barbara Tonin
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78 R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE
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R E P O RTA G E | GLI ANTICHI “GIAZER” DEL LAGO DI VARESE 79
Barbara Tonin Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
80
PRESENTA
WORKING GROUP 2019
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project
PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO
ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
Progetto editoriale indipendente che si
fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.
Giroinfoto Magazine nr. 52
81
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
CHI PUÒ PARTECIPARE
Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado
Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
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82 BOOK | SKIRA - REQUIEM - KENRO IZU
Le suggestive immagini del fotografo giapponese,
tra spiritualità e reperti archeologici
Giroinfoto Magazine nr. 52
BOOK | SKIRA - REQUIEM - KENRO IZU 83
Requiem si distingue da altri lavori realizzati in siti archeologici, anche
dallo stesso Izu, specialmente per due ragioni: narra una storia e restituisce
vita e dignità a quanti morirono per l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.,
incapaci di reagire di fronte a tanta improvvisa violenza.
La caparbietà ostinata di Izu nell’allestire i corpi dei fuggitivi trasformati
dalla lava incandescente in statue eterne, nelle varie case come negli
esterni di Pompei ed Ercolano, sembra davvero restituire la vita a quei
momenti.
I corpi rattrappiti che scopriamo nelle stanze o lungo i corridoi lastricati ci
colgono impreparati perché li vediamo dove, forse, l’eruzione li sorprese,
inermi e abbandonati dopo aver cercato invano un rifugio.
Quella di Izu non è una rilettura storica per immagini in chiave fiction
né staged photography, piuttosto un omaggio alla gente di Pompei ed
Ercolano.
C’è, in questo approccio così trasparente e lucido, la medesima
partecipazione che Izu da decenni riserva a tutti quei luoghi del mondo
ancora puri e sacri; c’è, verso quegli umani e animali di pietra, un profondo
rispetto e una grande discrezione.
Kenro Izu, Tempio di Apollo, Pompei, 2016
Stampa al platino 42,5x55 cm
© Kenro Izu Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio
di Modena - Fondazione Modena Arti Visive.
Giroinfoto Magazine nr. 52
84 BOOK | SKIRA - REQUIEM - KENRO IZU
Pubblicato contemporaneamente alla mostra
realizzata a Modena da Fondazione Modena Arti
Visive, il volume presenta i contributi di Malcolm
Daniel (Una città fantasma, bella e malinconica),
Massimo Osanna (Le “impronte” della morte.
L’invenzione dei calchi dei pompeiani), Filippo
Maggia (Ad perpetuam rei memoriam).
Nato a Osaka nel 1949 e cresciuto ad Hiroshima,
Kenro Izu inizia a fotografare negli anni settanta,
completando la sua formazione presso la Nihon
University di Tokyo.
Nel 1970 si trasferisce a New York, dove tuttora vive
e lavora.
Ispirato dalle immagini del vittoriano Francis Frith
e dalle antiche spedizioni fotografiche in Egitto, nel Kenro Izu, Casa di Apollo, Pompei, 2016
1979 intraprende il suo primo viaggio nella terra Stampa ai pigmenti 61x76 cm
delle Piramidi, dove resta fortemente impressionato © Kenro Izu Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio
dalla spiritualità del luogo e dal profondo senso di di Modena - Fondazione Modena Arti Visive
caducità ispirato dalla vista delle rovine.
Kenro Izu, Terme Stabiane, Pompei, 2016
Stampa al platino 42,5x55 cm
© Kenro Izu Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio
di Modena - Fondazione Modena Arti Visive
Giroinfoto Magazine nr. 52
BOOK | SKIRA - REQUIEM - KENRO IZU 85
Kenro Izu, Foro, Pompei, 2016
Stampa al platino 55x42,5 cm
© Kenro Izu Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio
di Modena - Fondazione Modena Arti Visive
Giroinfoto Magazine nr. 52
86
Kenro Izu, Terme del Foro, Pompei, 2016
Stampa al platino 55x42,5 cm
© Kenro Izu Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio
di Modena - Fondazione Modena Arti Visive
Giroinfoto Magazine nr. 52
Da questa esperienza e dalle fotografie realizzate in
questo viaggio prende avvio Sacred Places, il lavoro
che diventerà nel tempo uno dei cardini stessi della
ricerca dell’autore: per oltre trent’anni, Izu si è spinto
verso mete sempre più lontane fotografando i più
suggestivi “luoghi sacri” del mondo, dalla Scozia al
Messico, dalla Cambogia all’India e all’Indonesia,
dalla Siria al Tibet.
KENRO IZU
2019, edizione bilingue
(italiano-inglese)
24 x 28 cm,
120 pagine,
72 bicromie
cartonato
ISBN 978-88-572-4316-0
€ 35,00
Modena, Fondazione Modena
Arti Visive
6 dicembre 2019
13 aprile 2020
88 R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI
A cura di Maddalena Bitelli CAPALBIO
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI 89
Il Giardino dei Tarocchi si trova a Capalbio, nella Maremma
Toscana.
È stato progettato e creato dall’artista francese Niki de Saint
Phalle a partire dagli anni Settanta, e prende ispirazione dal Parc
Güell a Barcellona e dalle opere di Antoni Gaudí.
Al suo interno, infatti, si trovano enormi sculture in cemento
armato, interamente ricoperte di frammenti colorati di vetro e
ceramica che rappresentano i simboli delle carte dei tarocchi, da
cui prende il nome il giardino.
I Tarocchi sono un mazzo di carte da gioco, originarie dell’Italia
settentrionale a partire dalla metà del XV secolo.
Si suddividono in Arcani maggiori e minori.
Gli Arcani Maggiori, detti anche Trionfi, sono numerati con i
numeri da 1 e 21 e, secondo la tradizione, sono le carte più dense
di significato esoterico.
Le sculture del Giardino dei Tarocchi prendono spunto dalla
simbologia degli Arcani Maggiori.
Maddalena Bitelli Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
90 R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI
Il biglietto di ingresso costa 12€, ma ne vale infatti, che la logica e la razionalità permettono di
assolutamente la pena. guardare la realtà solamente in superficie, senza
Per visitarlo consiglio di seguire la mappa interattiva andare in profondità.
sul sito ufficiale del parco ([Link].
it), dove vengono spiegati la simbologia e il significato Il Mago, invece, secondo Niki de Saint Phalle
di ogni opera. rappresenta Dio, che ha creato il mondo in cui viviamo.
Sempre nella piazza c’è la rappresentazione della carta
Superati l’ingresso e la biglietteria, ci si immerge nella della Forza, in cui una fanciulla cerca di dominare un
pace e nel silenzio del giardino e si arriva alla piazza drago, che simboleggia i suoi demoni interiori: solo
centrale. scoprendoli e conquistandoli, infatti, riusciamo a
Al centro si trova un’enorme fontana, costituita da tre trovare la nostra forza.
simboli dei tarocchi: la Ruota della fortuna simbolo
della vita, la Papessa e il Mago. Infine, sulla destra si trova il Sole, simbolo dell’energia
vitale.
La Papessa rappresenta l’irrazionalità, l’intuizione
femminile, una delle chiavi della saggezza; si dice,
Maddalena Bitelli Photography
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R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI 91
Maddalena Bitelli Photography
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92 R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI
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R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI 93
Procedendo nella visita, superando la scultura del
Sole, si trova la carta della Morte, simbolo del grande
mistero della vita e di rinnovamento e rappresentata
da una falciatrice a cavallo: secondo l’artista, solo
diventando consapevoli della morte, riusciamo a
goderci la vita senza essere intrappolati nelle cose
vane.
Si arriva quindi alla scultura del Diavolo, simbolo delle
dipendenze da sostanze e affettive e, di conseguenza,
della perdita della libertà personale, per poi imbattersi
nella rappresentazione del Mondo interiore.
Intorno alla piazza principale si trovano altre sculture:
il Papa, l’Impiccato e l’Imperatrice.
Il primo può simboleggiare un maestro, un profeta e
quindi la saggezza spirituale.
L’Impiccato è rappresentato appeso per un piede, a
testa in giù: l’intento di Niki de Saint Phalle era quello
di simboleggiare un modo nuovo di guardare la realtà.
L’Imperatrice, invece, è rappresentata come una sfinge,
simbolo della madre, delle emozioni, della magia sacra
e della civiltà; al suo interno l’artista ha creato una
vera e propria casa, con sala da pranzo, camera da
letto e bagno, nella quale durante la costruzione del
parco si incontravano per bere un caffè in compagnia.
All’interno della sfinge ci sono le sculture del Trionfo,
simbolo della vittoria ma anche della vulnerabilità, e
del Giudizio.
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94 R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI
In una sorta di cortile con una fontana
al centro, troverete altri due tarocchi:
l’Imperatore e la Torre di Babele.
Il primo rappresenta il potere
maschile in senso positivo e negativo,
l’organizzazione e l’aggressività, la
scienza e la guerra.
La Torre di Babele, invece, simboleggia
le costruzioni non fondate su basi
solide, rappresenta le mura che
costruiamo nella nostra mente, che
non ci permettono di guardare oltre e
che dobbiamo cercare di far crollare:
per questo motivo è stata creata una
torre, spaccata da un fulmine.
Maddalena Bitelli Photography
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R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI 95
Il giro del parco si conclude con le ultime cinque sculture, che
rappresentano la Temperanza, la Giustizia, l’Eremita, la Stella e
gli Innamorati.
La Giustizia è rappresentata da una donna elegantemente vestita
in bianco e nero, simbolo della conoscenza di sé stessi, che
implica la capacità di autogiudicarsi e che permette di giudicare
gli altri e le situazioni in modo obiettivo e compassionevole.
L’Eremita ci insegna che le lezioni più importanti della vita si
imparano solamente con il cuore, mentre la carta degli Innamorati,
rappresentata da Adamo ed Eva, simboleggia le scelte che
possono essere giuste o sbagliate, ma aiutano a crescere. Infine,
la Stella rappresenta la natura e la sua abbondanza.
Se l’intento dell’artista era quello di creare un luogo in cui i
visitatori potessero fare una “pausa magica” dalla vita di tutti i
giorni, l’obiettivo è stato raggiunto pienamente.
Ciò che colpisce del giardino, oltre alla bellezza delle sue statue,
è la sensazione di pace e serenità che si prova una volta varcata
la soglia.
E ciò avviene anche in pieno agosto, nonostante la miriade di
turisti.
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96 R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI
Maddalena Bitelli Photography
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R E P O RTA G E | GIARDINO DEI TAROCCHI 97
Maddalena Bitelli Photography
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98 R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL
A cura di Claudia Lo Simolo
Hanno partecipato la 3AM e 3AD dell’Indirizzo Multimediale e di Design dell’Istituto Des Ambrois di Oulx.
I docenti che hanno seguito e organizzato il progetto sono Claudia Lo Stimolo e Stefano Zicari.
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R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL 99
I numeri della 37ma edizione del Torino Film Festival,
che si è tenuta nel capoluogo piemontese dal 22 al
30 novembre 2019, parlano chiaro e delineano
un successo per la celebre manifestazione
cinematografica: 61.000 presenze, 2.090
accreditati (stampa e professionali/
industry), 26.165 biglietti singoli,
674 gli abbonamenti venduti e
234.000 euro di incasso.
Un bilancio
positivo che
evidenzia
l’importanza di
investire nell’ambito
culturale, il Torino
Film Festival resta
un appuntamento che
desta notevole interesse
nel pubblico, e lo rende
un evento di risonanza
e rilevanza nel panorama
nazionale ed internazionale
posizionandosi ad un alto
indice di gradimento rispetto
a kermesse di analogo respiro.
L’offerta svela, come ogni
anno, un’ampia panoramica
sul cinema d’autore e sulle
cinematografie straniere, ed è
un invito a tutti gli amanti della
cinematografia e a quanti vogliano
affacciarsi su questo interessante
mondo visivo, che è una vera e
propria porta che si spalanca sull’arte
anche grazie Piazza TFF che, come la
descrive il coordinatore Piero Valletto
“è la lounge del Torino Film Festival,
ovvero un posto dove gli autori, gli ospiti,
gli accreditati, ma anche chiunque può
passare per trascorrere un po' di tempo qui
con noi.
Giroinfoto Magazine nr. 52
100 R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL
È soprattutto un luogo che abbiamo pensato come L'idea vincente infatti era stata di fondare un progetto,
aggregatore di eventi collaterali. da tenersi annualmente in città, dedicato al cinema dei
Fino all'anno scorso tutti gli eventi collaterali alle più giovani.
proiezioni si svolgevano sparsi nella città, quest'anno Per assolvere a tale proposito, sin dalla sua prima
le abbiamo concentrate tutte alla Mole Antonelliana”. edizione, è stato dato spazio alle innovative modalità
espressive e all'immagine elettronica.
Il Torino Film Festival è stato considerato uno dei
principali festival cinematografici italiani sin dagli Il progetto era teso a creare una rassegna capace di
esordi quando, nel lontano 1982, nasce come Festival ricercare nuove forme di comunicazione e modalità
internazionale Cinema giovani, dedicando la propria avanguardistiche e sperimentali del cinema, per
attenzione soprattutto al cinema indipendente. conquistare un pubblico giovane ed investire sul
rinnovamento linguistico contrapposto alle forme
“Debutta domani il festival dei giovani”, recitava a consolidate di cinematografia.
caratteri cubitali il titolo pubblicato su “La Stampa” il
24 settembre di quell’anno.
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL 101
La sua natura fa sì che lo si potrebbe battezzare come
un “festival metropolitano”, ma questa è stata la novità
principale, la primigenia propulsione che ha permesso però
alla manifestazione di volare in alto ricevendo consensi in
ambito internazionale e spingendo la sua voce oltre Oceano.
Nata con lo scopo di rispondere ad una domanda culturale,
sempre più esigente, di una grande città è riuscita a convincere
un sempre maggior numero di pubblico crescendo anno dopo
anno facendo convivere una proposta culturale di qualità con
l'esperienza che da realtà urbana si è estesa a livello globale.
Il 1982 ha avuto come protagonista un periodo di intensa
evoluzione tecnologica per quanto riguarda la realizzazione dei
prodotti cinematografici.
L’ondata di videomaker che si affacciava aveva richiamato non solo
un riconoscimento da parte della critica e delle strutture produttive,
ma maggiori occasioni di visibilità e discussione con il pubblico
che il Festival Cinema Giovani ha saputo accogliere, decidendo
di dedicare ampio spazio della propria programmazione a quella
generazione di creativi e a quella di oggi.
Caratteristica che si mantiene, plasmandosi sulle richieste del
tempo, è il programma, che sin dagli esordi coniuga il cinema
d'autore, quello di genere, le panoramiche sulle cinematografie
straniere e le produzioni video.
La proposta di un festival cinematografico sempre più
ricco, che ha lo scopo di portare lo spettatore a sviluppare
una sensibilità ed una coscienza sempre più critica sul
cinema, grazie al quale viene percepito oltre che per una
“lettura dell’immagine” anche come fenomeno culturale,
espressione artistica, mezzo di comunicazione di massa.
Nel corso degli anni Ottanta il Festival Cinema Giovani
acquisisce prestigio sul piano internazionale e
conquista la palma di secondo festival italiano, alle
spalle del celebre appuntamento di Venezia.
Giroinfoto Magazine nr. 52
102 R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL
Pur mantenendo inalterata la sua identità iniziale che
lo caratterizzava, col passare degli anni, il festival
torinese procede ad una lenta ma sostanziale modifica Intervista a
Piero Valetto
della sua impostazione.
La rassegna, in virtù della nuova collocazione nel coordinatore di Piazza TFF.
panorama internazionale, giunge ad un ripensamento
complessivo della formula. Qual è il suo ruolo all'interno del Festival?
L’evoluzione si completa nel 1997, cambia il nome Io sono uno degli organizzatori del TFF.
della rassegna, da Festival Cinema Giovani a Torino Siamo uno staff che si occupa di tutto quello che è il programma
Film Festival. Una denominazione che ne evidenzia del Festival.
Io nello specifico curo questa sezione, il contenitore di tutti gli
la transizione da rassegna tematica "locale" ad
eventi off. Tutto ciò che non è cinema da quest'anno si svolge alla
ambiziosa manifestazione di portata mondiale e la sua
Mole Antonelliana, a piazza TFF.
eco si espande nel mondo.
Cos'è esattamente piazza TFF?
Le classi 3AM e 3AD dell’indirizzo Multimediale e << Piazza TFF è la lounge del Torino Film Festival, ovvero un posto
Design, dell’istituto Des Ambrois di Oulx, partecipando dove gli autori, gli ospiti, gli accreditati, ma anche chiunque può
ad una delle giornate del Festival, hanno avuto passare per trascorrere un po' di tempo qui con noi.
l’occasione di assistere ad alcune delle conferenze È soprattutto un luogo che abbiamo pensato come aggregatore di
proposte al pubblico, filmando e intervistando eventi collaterali.
personalmente gli organizzatori dell’evento. Fino all'anno scorso tutti gli eventi collaterali alle proiezioni si
svolgevano sparsi nella città, quest'anno le abbiamo concentrate
Il materiale raccolto è stato infine utilizzato per tutte qui.
creare un reportage sull’intera manifestazione, per
poter essere aggiornati e coinvolti in quella che è La manifestazione è iniziata da quattro giorni, ad
considerata una delle principali rassegne riguardanti oggi qual è il vostro riscontro?
il settore cinematografico e multimediale, sul nostro Il riscontro è ottimo, il Festival è un evento molto apprezzato,
territorio. molto conosciuto, molto amato dai torinesi. Se avrete occasione in
questi giorni di passare anche solo all'esterno dei cinema, vedrete
Senza tradire l’anima “giovane e ribelle”, il Torino
ovunque code, ressa, proiezioni che vanno completamente in sold
Film Festival arriva alla sua trentasettesima edizione,
out.
scegliendo come icona per la locandina l’attrice
Da questo punto di vista siamo assolutamente certi che è una ma-
Barbara Steele, che ha impersonificato le tematiche nifestazione di successo che attrae curiosi, cinefili, appassionati di
dell’horror all’italiana degli anni Sessanta. cinema e questo ci fa piacere.
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | TORINO FILM FESTIVAL 103
È immagine simbolica, che rievoca il legame con
il passato ed al contempo racchiude l’essenza del
contemporaneo: è netta, incisiva in quella sensualità
incorniciata dall’arte del bianco e nero, in cui risalta
l’espressione protesa verso l’oltre.
Manuela Martini, direttore del festival, la presenta così:
«Aveva esordito in Inghilterra.
Dopo la prima sfortunata tappa hollywoodiana, era
arrivata in Italia, dove aveva subito incontrato l’autore
e il genere che l’avrebbero trasformata in una star:
Mario Bava e il film horror La maschera del demonio.
Alta, sinuosa viso ovale marcato da punte aguzze,
occhi enormi.
Riusciva a trasmettere sia i tormenti del Male che
l’ambiguità del Bene. Era e rimane una delle creature
più misteriose dello schermo. Ancora oggi è la vera
“Signora della notte».
Giroinfoto Magazine nr. 52
104 R E P O RTA G E | BANKSY
Monica Gotta Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | BANKSY 105
LA MOSTRA AL
PALAZZO DUCALE
A CURA DI MONICA GOTTA
Monica Gotta
Stefano Zec
È stata denominata
“Il secondo principio di un artista chiamato Bansky” la mostra inaugurata a Palazzo
Ducale di Genova dedicata a uno dei più chiacchierati street artists.
Dopo il nostro reportage sul progetto On The Wall, patrocinato dal Comune di Genova,
che abbiamo seguito per tutto il suo svolgimento e sul quale trovate il reportage
sul N. 46 di Agosto 2019, ci è sorto spontaneo approfondire l’argomento di questo
genere di arte attraverso questo artista.
Riprendo un paragrafo del precedente reportage per permetterci di capire come si è
evoluta la Street Art e come ci siamo imbattuti in Banksy la prima volta.
La Street Art si è evoluta dalla Pop Art e dalla
Graffiti Art sviluppando tematiche più profonde.
Molti “writers”, raggiunta la maturità artistica, sono
passati a questa fantastica arte di strada.
Si potrebbe far risalire l’origine della Street Art agli
anni ‘70 nella città di New York, denotata da alcuni
eventi particolari.
L’effettivo interesse pubblico per “l’arte urbana” si
può dire sia esploso intorno al 2000, grazie anche
agli stencil di Banksy.
Ad oggi questo tipo di arte è diventato un
fenomeno socio-culturale e ha ormai guadagnato,
tramite le sue influenze sulle arti visive e sulla
pubblicità, rilevanza nel panorama della creatività
contemporanea.
Stefano Zec Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
106 R E P O RTA G E | BANKSY
Stefano Zec Photography
La dimensione di arte che conosceremo in questa mostra Topolino inghiottito da un pitone), sono ciò che possiamo
è molto diversa da quella che abbiamo vissuto e visto nel vedere e cercare di comprendere in questo spazio espositivo.
quartiere di Certosa a Genova.
Le opere provengono da collezioni private, in parte anche
Questa mostra, a cura di Gianluca Marziani, Stefano Antonelli genovesi, e l’artista non è coinvolto nella mostra pur avendo
e Acoris Andipa prodotta da MetaMorfosi, raccoglie opere e realizzato circa 40 mostre tra il 2000 e il 2009.
oggetti originali dell’artista britannico.
Dipinti a mano libera della primissima fase della sua carriera, I curatori hanno fornito ogni opera di un testo didascalico che
numerosi stencil, serigrafie che Banksy considera vitali per potesse spiegarla per dare di Banksy un’immagine di
diffondere i suoi messaggi, poster da collezione, t-shirt, artista contemporaneo. In occasione della mostra è stato
progetti di copertine di vinili e oggetti installativi come altre predisposto un catalogo di tutte le opere esposte corredato
opere provenienti da Dismaland (la scultura Mickey Snake con dai saggi critici dei curatori.
Giroinfoto Magazine nr. 52
R E P O RTA G E | BANKSY 107
Banksy lega la sua arte alla tecnica dello stencil
di cui è uno degli interpreti contemporanei. Un
genere molto utilizzato e apprezzato anche da
altri street artists.
Tuttavia l’impulso a far diventare questa
tecnica popolare è stato dato proprio da
Banksy che lo ha usato con tale creatività da
diventarne anche un punto di riferimento per
altri artisti.
Cosa è uno stencil, vi chiederete?
È una matrice in negativo dell’immagine che
si vuole creare, solitamente ricavata con un
supporto rigido.
Appoggiando la matrice sulla superficie da
dipingere, non resta che spruzzare i colori.
Questo metodo consente anche di riprodurre
la stessa immagine più volte e aiuta lo street
Monica Gotta Photography
artist nella velocità di esecuzione, spesso necessaria per non farsi vedere
… specie dalle forze dell’ordine …
Una delle opere più famose è “La ragazza col palloncino”, realizzata per la
prima volta con la tecnica dello stencil su un muro a Londra nel 2004.
La firma di Banksy appare su una cassetta elettrica sotto l’opera
accompagnata dalla frase “C’è sempre speranza”.
Quest’opera fu riprodotta su un altro muro di un altro quartiere londinese.
Fu proposto di staccarla dal muro per venderla all’asta ma non fu mai fatto.
Tuttavia 10 anni dopo fu rimossa, comparve nella mostra Stealing Banksy?
e fu venduta poco dopo.
La prima cosa che colpisce di Banksy è che nessuno lo hai mai visto, quindi
non si conosce il suo viso, suppongo non esistano sue fotografie. Del resto
non sarebbe l’unico.
Tiler, uno degli artisti che ha partecipato a On The Wall, non mostra il viso
in pubblico. Probabilmente anche Banksy conta sul mistero per poter
stupire il pubblico che ammira le sue opere e lascia uno spazio di fantasia
ad ognuno di noi per creare un’immagine che possa accordarsi con la
nostra visione delle sue opere.
Stefano Zec Photography
Giroinfoto Magazine nr. 52
108 R E P O RTA G E | BANKSY
Monica Gotta Photography
Di lui si sa che è originario di Bristol, nato probabilmente Dando sfogo al suo essere controverso e ribelle esibisce
intorno al 1974. la sua intolleranza entrando in musei e rinomate gallerie e
Sono state fatte delle indagini, con tecnologie utilizzate anche appendendo le sue opere di nascosto, opere che sono copie
dalle Forze dell’Ordine, che hanno portato a fare ipotesi sulla in stile perfetto ma contenenti dei dettagli del tutto dissonanti
sua identità. con l’opera originale.
Tuttavia esistono altre indiscrezioni e pertanto la vera identità
dell’artista continua ad alimentare dibattiti e controversie.
Come la sua arte del resto.
Il suo lavoro si posiziona nella dimensione della pubblica
strada e attraverso la sua arte documenta e denuncia la
povertà umana.
Con taglio ironico invece tratta temi di attualità quali
l’inquinamento, la guerra, il maltrattamento degli animali e
altro.
Il tramite che dà vita alle opere sono soggetti come le scimmie,
topi, gatti ma anche bambini.
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R E P O RTA G E | BANKSY 109
Nella sua carriera artistica molte sono le apparizioni di Palazzo Ducale.
sue opere nate proprio per fare scalpore come i dipinti La permanenza di Banksy a Venezia porta ad altre
sul muro che separa la Cisgiordania dallo stato di performance dell’artista sempre rivolte a cause di
Israele e la sua estate a Venezia durante la 58ª Biennale impatto e a lui care.
Internazionale d’Arte. Troverete molte notizie sul web.
Da quest’incursione che colpisce Venezia, volta a Entrando alla mostra la prima cosa che si vede è un
sostenere la causa dei migranti bloccati in mare per la self-portrait dell’artista con una frase di Banksy a lato
chiusura dei porti in Italia, nasce il Naufrago Bambino. che recita …
Una riproduzione di quest’opera si trova nella mostra di “Se vuoi dire qualcosa e vuoi che la gente ti ascolti,
allora indossa una maschera.
Se vuoi dire la verità devi mentire”…e
notiamo che il suo autoritratto ci fa
vedere solo un occhio dall’espressione
indagatrice che cela l’identità dietro ad
uno schizzo di colore.
Da questa frase nasce anche il titolo della
mostra di Palazzo Ducale, frase in cui
si potrebbero leggere o intuire i principi
dell’artista.
Sul muro opposto al self-portrait è stata
allestita una grande lavagna, dove tutti i
visitatori della mostra possono lasciare
un graffito di loro pugno utilizzando dei
gessi colorati.
Da un lato la lavagna recita “SE IO FOSSI
BANKSY”, dall’altro “LIBRO DEGLI OSPITI”.
Un’installazione che attira notevolmente
l’attenzione per l’intrico di parole e disegni
che già ora presenta.
Sarà conservata al termine della mostra?
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110 R E P O RTA G E | BANKSY
Il vivo della mostra inizia ad aprirsi con il Lab Rat,
(foto pag.108) opera di grandi dimensioni.
Proseguendo vediamo moltissime opere dei più
svariati generi.
Sono serigrafie su carta, stampe digitali,
magliette, spray su acciaio forato, installazioni.
Molte di queste opere sono rare e di grande
valore.
Ci affidiamo alle immagini della mostra che
sicuramente vi daranno una dimensione più
fruibile di ciò che andrete a vedere di persona.
Tutte le opere esposte hanno qualcosa da
trasmettere, qualcosa di profondo e ciascuno di
noi le leggerà attraverso la propria sensibilità e
cultura artistica.
Successivamente troviamo due infografiche su
Banksy realizzate da Stefano Antonelli molto
interessanti per comprendere meglio l’artista. Monica Gotta Photography
In una delle sale è anche possibile assistere alla
proiezione di un video dedicato a Banksy.
Arrivati in fondo possiamo finalmente vedere
Mickey Snake, Topolino inghiottito dal serpente.
Viene da Dismaland, ricostruzione di un’annoiata
Disneyland che l’artista crea nel 2015.
Monica Gotta Photography
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R E P O RTA G E | BANKSY 111
Stefano Zec Photography
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112 R E P O RTA G E | BANKSY
Monica Gotta Photography
LE TAPPE DELLA Il prezzo dei suoi lavori inizia a salire.
Il 2001 è l’anno della sua prima mostra a Londra dal titolo
CARRIERA ARTISTICA Speak Softly, But Carry a Big Can of Paint.
DI BANKSY Una di queste opere, Tiger Economics, sarà riprodotta in
edizione serigrafica e successivamente conosciuta come
Barcode.
La carriera artistica di Banksy è lunghissima.
Si è fatto notare per svariati interventi come quelli di Israele e
Venezia, ma non solo.
La sua carriera inizia nel 1992 quando appaiono sui muri
di Londra i primi graffiti di Banksy, a mano libera e stencil.
Nel 1998, insieme a Inkie, altro writer di Bristol, organizza il
festival Wall on Fire, ricordata tuttora come la più importante
convention britannica di writers.
Nel 1999, insieme a Inkie e Mode2 dipinge un murale dal titolo
Take the money and run ancor oggi visibile a Bristol.
Dello stesso anno è datata l’opera a cui si fa riferimento per
l’inizio della sua attività di street artist, un orsacchiotto di
peluche che lancia una molotov verso 3 agenti di polizia. Il
lanciatore di molotov sarà ripreso per creare una delle sue
opere più famose in cui il lanciatore avrà un mazzo di fiori al
posto di una molotov. Monica Gotta Photography
Tra il 2000 e il 2003 organizza diverse mostre.
Nel 2000 a Bristol organizza una mostra al ristorante
Severnshed dove espone opere fatte a mano libera e con lo
stencil a spray dove vende quasi tutti i pezzi.
Esporrà anche in un negozio di abbigliamento dove in 2 giorni
venderà tutte le opere esposte.
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R E P O RTA G E | BANKSY 113
Nel 2004, a Piccadilly Circus, l’artista libera un fantoccio messaggio è che, un parco di tale genere, non è adatto
con le sembianze di un bambino legato ad un pallone con alle famiglie.
sopra il logo di Mc Donald. Una volta chiuso Banksy utilizzerà i materiali per
costruire un villaggio non autorizzato per rifugiati a
Dopo ore il pallone si sgonfia e finisce sotto un autobus. Calais (Francia).
Si introduce nel museo di storia naturale di Londra e vi Per Dismaland l’artista creerà 10 nuove opere tra cui
colloca una sua opera, un topo imbalsamato con occhiali Mickey Snake.
da sole, zainetto e catena al collo.
A Betlemme, nel marzo 2017 annuncia l’inaugurazione di
Dello stesso anno è la stampa di un milione di sterline Walled Off Hotel.
dove sostituisce l’immagine della Regina con quella Si tratta di una piccola pensione proprio davanti al muro
di Lady Diana e si legge invece che Bank of England… che separa Israele dal territorio palestinese.
Banksy of England. L’hotel contiene le opere di Banksy ed altri artisti nonché
stanze a tema.
Il 2005 è l’anno dei musei.
Colloca al Moma di New York un suo dipinto. Nel 2018 una delle celebri Girl with Balloon è protagonista
Al British Museum incolla una sua opera, identica a di un evento bizzarro a Londra.
quella del museo, sotto una statuetta con una didascalia. Battuta all’asta da Sotheby’s a Londra raggiunse la
Sono incursioni non autorizzate ovviamente. cifra di 1,04 milioni di sterline e, nel momento in cui fu
Nel 2006 Banksy colloca a Soho – Londra una cabina assegnata la vendita, un tritadocumenti nascosto nella
telefonica piegata e colpita da un piccone, ancora cornice ridusse in strisce l’opera.
piantato nella struttura. Il filmato fece ovviamente il giro del mondo.
In quel momento la Telecom britannica stava sostituendo
le cabine tanto amate e famose con una nuova versione.
Nel 2007 l’artista vince il premio Art’s Greatest Living
Briton.
Banksy non si presenta.
Nel 2008 Banksy invita al Cans Festival i migliori stencilist
del mondo per dipingere il tunnel di Leake Street.
Pur essendo la sede del festival segreta, alla sua apertura
vi si trovano 20.000 persone.
Il 2009 è l’anno della prima e ultima mostra ufficiale di
Banksy in un museo a Bristol.
La curiosità sta nel fatto che la Direttrice del museo ha
dovuto mettere in ferie il personale per un mese in modo
che il progetto restasse segreto fino all’apertura della
mostra. Stefano Zec Photography
Exit Through The Gift Shop - così è intitolato il film di
Banksy che viene proiettato a sorpresa al Sundance Film
Festival nel 2010.
Pur essendo candidato all’Oscar, Banksy non si presenta.
Nel 2013 Banksy passa un mese a New York annunciando
che produrrà un’opera al giorno.
Quindi per tutto il mese segnala, attraverso il suo account
Instagram, le opere che realizza.
Il sindaco della città e la polizia cercano di intercettarlo
senza successo.
La pellicola Banksy does New York documenta la sua
permanenza nella Grande Mela.
Nel 2015, a Weston (Somerset), Banksy apre Dismaland
di cui sarà curatore e in cui si proporrà anche artista
insieme ad altri 58.
È una ricostruzione annoiata di Disneyland il cui Monica Gotta Photography
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114 R E P O RTA G E | BANKSY
COME MAI FA PARLARE
TANTO DI SE’?
A dicembre 2019 Banksy si fa notare a Birmingham con un Sempre a dicembre 2019 il PD sceglie un’opera di Banksy per
murales che pare abbia cambiato la vita al senzatetto Ryan e gli auguri di Natale.
a chi ha visto quest’opera.
“God bless Birmingham” così intitola l’opera che rappresenta “L'opera, intitolata “La cicatrice di Betlemme” raffigura una
due renne che spiccano il volo come quelle della slitta di mangiatoia sullo sfondo di pezzi di muro colpito da una
Babbo Natale. granata, su cui figurano scritte che inneggiano all’amore e alla
In questo caso l’immaginaria slitta è la panchina sulla quale pace.” (Cit. Il [Link]).
riposano spesso degli homeless.
Banksy ha filmato ciò che è successo dopo che un uomo con Ciò ha causato non poche polemiche ed indignazione.
la barba bianca si è accomodato sulla panchina.
Ha ricevuto cibo e bevande senza chiedere nulla.
Venti minuti di video che hanno emozionato e che sono
diventati virali in pochissimo tempo e che hanno portato
all’attenzione del mondo lo spirito natalizio, lo spirito di
solidarietà tra esseri umani.
[Link]
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R E P O RTA G E | BANKSY 115
Sul web compaiono molte notizie su Banksy in questo periodo.
Per i lettori che non risiedono vicino a Genova, riportiamo
alcune di queste notizie.
Dall’11 al 19 gennaio 2019 al BAF – Bergamo Arte Fiera - sono
state esposte alcune opere di Banksy.
Un evento che, insieme al IFA – Italian Fine Art, fa parlare di arte
moderna e contemporanea insieme all’arte antica italiana.
C’è la segnalazione di una mostra in corso al Museo PAN di
Napoli chiamata Banksy e la (post) street art la collettiva
dedicata al movimento artistico underground.
Può sembrare stravagante ma al Franciacorta Outlet
Village sono esposti 25 lavori dell’artista britannico.
Il luogo, non convenzionale per una mostra d’arte, ripercorre il
concetto che la street art sia fruibile a tutti senza pagare un
biglietto d’ingresso.
Da fine marzo troveremo un’altra mostra dedicata allo street
artist al Chiostro del Bramante a Roma denominata “Banksy: a
visual protest”.
In tarda primavera sarà allestita una mostra a Ferrara a Palazzo
dei Diamanti dal titolo “Un artista chiamato Banksy”.
Sarà anche l’ultima esposizione prima della chiusura del
palazzo per interventi di ristrutturazione.
Cito un’ultima curiosità, per tornare a Genova, luogo della
mostra che abbiamo visitato.
Un disegno di una bambina che tiene in mano un palloncino,
simile alla famosa Girl with Balloon appare su muro nel centro
storico di Genova.
Sotto al disegno una freccia indica il vicino locale dove pare si
possano gustare “very good drinks” come recita la scritta.
I proprietari del locale hanno postato l’immagine su Facebook
ringraziando l’artista che, difficilmente, può essere Banksy in
persona!
Concludendo…Banksy è in grado di rapire l’immaginazione di
chiunque si avvicini alle sue opere!
Ritorno al reportage del N. 46 Inside On the Wall e mi chiedo
nuovamente…
Quale è la magia e l’alchimia che riesca a creare la street art
semplicemente per il fatto di essere pubblica, a disposizione di
tutti, fruibile nel modo più semplice che esiste al mondo?
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Ponte Gobbo
Autore: Alessandro Dentella
Luogo: Bobbio (PC)
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Monteserico view
Autore: Matteo Pappadopoli
Luogo: Genzano di Lucania
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Oltre l'immagine, cromie crepuscolari
Autore: Benedetto Restivo
Luogo: Delta del Po Rosolina (RO)
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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO
in uscita il 20 Marzo 2020
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