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GF53

Il numero 53 di Giroinfoto Magazine, pubblicato a marzo 2020, celebra la figura femminile attraverso il progetto fotografico 'Private Sitting' di Gianluca Fontana, che ritrae celebrità senza trucco. La rivista funge da piattaforma per appassionati di fotografia e viaggi, offrendo uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Inoltre, include reportage su vari luoghi e culture, promuovendo la valorizzazione del territorio e della cultura fotografica.

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GF53

Il numero 53 di Giroinfoto Magazine, pubblicato a marzo 2020, celebra la figura femminile attraverso il progetto fotografico 'Private Sitting' di Gianluca Fontana, che ritrae celebrità senza trucco. La rivista funge da piattaforma per appassionati di fotografia e viaggi, offrendo uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Inoltre, include reportage su vari luoghi e culture, promuovendo la valorizzazione del territorio e della cultura fotografica.

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N.53 - MARZO 2020 [Link].

com
N. 53 - 2020 | MARZO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

W LA FIGURA
FEMMINILE

Private Sitting
di Gianluca Fontana

LEUMANN BONNEVILLE MONASTERO DI SUMELA


IL VILLAGGIO SALT FLAT TURCHIA
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Di Monica Gotta

Photo cover by Gianluca Fontana


WEL
2

COME

53
[Link]
MARZO 2020

Giroinfoto Magazine nr. 53


3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Seattle skyline by Giancarlo Nitti


Benvenuti nel mondo di
Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 53


4

Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è


Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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Giroinfoto Magazine nr. 53


5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 53 Issuu
20 Marzo 2020 giroinfoto magazine

DIRETTORE RESPONSABILE LAYOUT E GRAFICHE PARTNERS


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Giancarlo Nitti @Ig_piemonte, @Ig_valledaosta,
PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
SEGRETERIA E RELAZIONI Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia
Margherita Sciolti
DISTRIBUZIONE: MAST Bologna
Gratuita, su pubblicazione web on-line di SKIRA Editore
RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ [Link] e link collegati. Urbex Team Old Italy
Giancarlo Nitti
Monica Gotta CONTATTI
Adriana Oberto email: redazione@[Link]
Barbara Lamboley Informazioni su [Link]:
Manuel Monaco [Link]
Roberto Giancaterina hello@[Link]

CAPI SERVIZIO Questa pubblicazione è ideata e realizzata


Giancarlo Nitti da Gienneci Studios Editoriale.
Redazione Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Mariangela Boni testi e le grafiche sono di proprietà
Redazione intellettuale della Gienneci Studios © o
Monica Gotta di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Redazione [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Barbara Tonin tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Redazione divieto riprodurli o modificarli anche solo
Barbara Lamboley in parte se non da espressa e comprovata
Redazione autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 53


10
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

PRIVATE SITTING

GIROINFOTO MAGAZINE

53
I N D E X

R E P O R TA G E

MI'NDUJO
10 PRIVATE SITTING
Gianluca Fontana
Skira Editore

42
20 CIMITERO MONUMENTALE
Torino
Band of Giroinfoto Torino

42 MI'NDUJO
Identità Calabrese
Band of Giroinfoto Roma

54 CALTAGIRONE
Urban Art
Di Silvia Petralia

68 IL VILLAGGIO LEUMANN
Collegno
Band of Giroinfoto Torino
URBEX

68
LEUMANN

R E P O R TA G E

54
CALTAGIRONE

Giroinfoto Magazine nr. 53


7

R E P O R TA G E

20
CIMITERO MON. TORINO

IL MONASTERO DI SUMELA
Anatolia 86 R E P O R TA G E

86
Di Monica Gotta SUMELA

BONNEVILLE SALT FLAT


Il deserto di sale 96
Band of Giroinfoto

VIA DEL CAMPO ROSSO


GENOVA 106
Band of Giroinfoto Genova

LE TUE FOTOEMOZIONI
Questo mese con: 120
Paolo Gentili
Alessandro Braconi
Rita Russo
Ciro Schiavone

R E P O R TA G E

106
VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

R E P O R TA G E

96
BONNEVILLE

Giroinfoto Magazine nr. 53


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I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
sul magazine dagli utenti Reporters

Pubblicazione delle Copertura degli articoli sui continenti


statistiche e i volumi
relativi al report
mensile di:

Marzo 2020
209 48 8 30 20 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77% 1,5%
142.356 1.551
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10 BOOK | PRIVATE SITTING

Valeria Bilello © 2019 Gianluca Fontana

Le celebrities "al naturale", senza trucco e parrucco, nei ritratti del fotografo

2019, edizione bilingue


(italiano-inglese)
24 x 30 cm, 192 pagine
240 colori e b/n, cartonato
ISBN 978-88-572-4242-2

Giroinfoto Magazine nr. 53


BOOK | PRIVATE SITTING 11

PUNTUALI
come ogni mese di marzo, a omaggiare la figura femminile.
Quest'anno attraverso gli scatti di Gianluca Fontana raccolti
da Skira Editore nel libro PRIVATE SITTING

Tea Falco
© 2019 Gianluca Fontana

Un'opera che deriva da un progetto del fotografo che vuole


oltrepassare il confine dell'intimità dei personaggi.

Le celebrities "al naturale", senza trucco e


parrucco, nei ritratti del fotografo

Giroinfoto Magazine nr. 53


12 BOOK | PRIVATE SITTING

Private Sitting è un progetto che Gianluca


Fontana ha intrapreso per oltrepassare un
limite, per tentare di superare il confine tra
la persona e il personaggio e indagarne
attraverso l’obbiettivo le emozioni: piccoli
scarti, momenti di incertezza, di gioia
liberatoria e di introspezione.

Ogni scatto è la somma di precise rinunce:


nessun truccatore o parrucchiere, niente
abiti di scena, pochissime luci, fondali neutri
e nessun altro sul set.
Gianluca Fontana è stato capace di creare
uno spazio intimo e di restituire il senso della
sfida che questo progetto contiene.

Isabella Ferrari
© 2019 Gianluca Fontana
Giroinfoto Magazine nr. 53
BOOK | PRIVATE SITTING 13

Alessandra Mastronardi 03
© 2019 Gianluca Fontana

Giroinfoto Magazine nr. 53


14 BOOK | PRIVATE SITTING

Vittoria Puccini
© 2019 Gianluca Fontana

Giroinfoto Magazine nr. 53


BOOK | PRIVATE SITTING 15

GIANLUCA FONTANA

I suoi soggetti hanno saputo cogliere l’opportunità di far parte di una


galleria di ritratti che raccoglie e riassume le esperienze autoriali più
rilevanti della fotografia contemporanea.

Un lavoro iniziato cinque anni fa e che nel tempo ha visto coinvolte


quindici donne (Alessandra Mastronardi, Ambra Angiolini, Anita Caprioli,
Carolina Crescentini, Cristiana Capotondi, Giulia Elettra Gorietti, Isabella
Ferrari, Kasia Smutniak, Margareth Madè, Marta Gastini, Matilde Gioli,
Miriam Dalmazio, Tea Falco, Valeria Bilello e Vittoria Puccini), che
certamente conoscono i “trucchi estetici” di una fotografia sempre più
mondana e che qui si sono lasciate ritrarre senza “effetti speciali”.

Carolina Crescentini Matilde Gioli


© 2019 Gianluca Fontana © 2019 Gianluca Fontana

Giroinfoto Magazine nr. 53


16 BOOK | PRIVATE SITTING

Fotografo e regista, Gianluca Fontana vive e


lavora a Londra.
Laureato in architettura, prima di dedicarsi
alla fotografia ha sviluppato un senso di
composizione e di equilibrio che rimane
fondamentale nel suo lavoro.

Il suo approccio sofisticato produce immagini di


intimità e sensualità, dotate di immediatezza e
senso di verità.

Miriam Dalmazio
© 2019 Gianluca Fontana

Le sue foto sono state pubblicate su Vogue,


Vanity Fair, Harper’s Bazaar, Elle.
Ha lavorato per Cartier, Fendi, Givenchy, Prada, la
Perla, l’Oreal, Max Mara, Moschino, il gruppo Net
a porter-Yoox.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G
B EO O|K SEQUOIA
| PRIVATE
NATIONAL
SITTING
PARK 17

Kasia Smutniak
© 2019 Gianluca Fontana

Giroinfoto Magazine nr. 53


18 BOOK | PRIVATE SITTING

Cristiana Capotondi
© 2019 Gianluca Fontana

Giroinfoto Magazine nr. 53


BOOK | PRIVATE SITTING 19

Gianluca Fontana
Private Sitting
Testi di Denis Curti, Antonio Mancinelli

Le celebrities "al naturale", senza trucco e parrucco,


nei ritratti del fotografo

2019, edizione bilingue


(italiano-inglese)
24 x 30 cm, 192 pagine
240 colori e b/n, cartonato

ISBN 978-88-572-4242-2

Giroinfoto Magazine nr. 53


20 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

ALLA SCOPERTA DEL

LIBERTY

A CURA DI BARBARA LAMBOLEY


BAND OF GIROINFOTO TORINO

Lorena Durante Photography

TORINO
IL CIMITERO MONUMENTALE
Giroinfoto Magazine nr. 53
R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 21

GRAZIE Da allora, la sua missione è


portare alla riscoperta della
cultura del territorio, attraverso la
Alla visita guidata a cura di storia, la visita dei luoghi sacri, i
Adriana Oberto Gabriella Tesio musei e la cucina tipica locale per
Andrea Barsotti guida turistica dal 1996. emozionare con antiche e nuove
Andrea Zanatta Dopo la maturità professionale ad suggestioni.
Barbara Lamboley
Cinzia Carchedi
indirizzo turistico, quasi per caso,
Giancarlo Nitti ha preso l’abilitazione da guida Se volete scoprire ancora qualcosa
Laura Stratta turistica che è diventata la sua di Gabriella, potete curiosare nel
Lorena Durante professione. suo sito:
Mariagrazia Castiglione
Mariangela Boni
Nel 2009, per passione, curiosità [Link]
Massimo Tabasso
e continuità, ha aggiunto
Monica Pastore il patentino su Torino e
Samuele Silva successivamente, nel 2013, anche
su Asti.

ALLA SCOPERTA DEL

LIBERTY
IL CIMITERO MONUMENTALE DI TORINO

C ome parchi tranquilli e silenziosi, i cimiteri hanno


sempre esercitato un fascino particolare.
È stato ampliato, più volte e, per dargli spazio, la città stessa
ha dovuto cambiare.
Un tempo la Dora Riparia circondava con una stretta ansa la
Poeti e letterati per primi li privilegiavano quali luoghi di
contemplazione in cui cercare, e trovare, l’ispirazione. parte nord del cimitero, pertanto nel 1931 fu deviato il corso
Luoghi di sepoltura e memoria, i cimiteri monumentali fanno del fiume.
parte di quelle opere con cui gli uomini celebrano la vita
terrena dei propri cari.
Per la stretta connessione che hanno con la morte sono Anche la guerra ne ha modificato il volto: bombardato nel
spesso considerati posti cupi e lugubri ma, al pari delle 1943, una delle sue ultime ampliazioni, la Settima, venne
chiese, racchiudono al loro interno esemplari forme d’arte costruita proprio per poter ospitare i caduti e i combattenti
legate al ricordo e alla nostalgia che meritano di essere per la libertà.
scoperte. Con i suoi porticati e le sue arcate il Monumentale è già di
per sé un gioiello architettonico.
Il cimitero monumentale di Torino ne è un esempio per
eccellenza; custodisce statue liberty e opere d’arte che lo Lo impreziosiscono le elaborate cappelle, le edicole,
potrebbero collocare al pari di un museo a cielo aperto. le statue e le sculture che attraversano le epoche e gli
stili. Il verismo di Tabacchi, il liberty di Bistolfi, Calandra,
Inaugurato nel 1829 grazie al finanziamento personale Fumagalli, Rubino, la poesia di Canonica, fino al linguaggio
dell’allora sindaco, il marchese Tancredi Falletti di innovativo di Umberto Mastroianni sono solo alcuni esempi
Barolo, nel corso degli anni il cimitero generale di Torino di una varietà artistica che diventa testimonianza storica,
ha attraversato molti cambiamenti,
Sara Morgia Photography a partire dal nome: conservando il tempo che, veloce, continua a scorrere al di
Monumentale rendeva finalmente giustizia alla ricchezza là delle mura della Città del Silenzio.
artistica che aveva accumulato.

Giroinfoto Magazine nr. 53


22 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

ALLA SCOPERTA DEL

LIBERTY
IL CIMITERO MONUMENTALE DI TORINO

E d è proprio sul Liberty che andremo a soffermarci.


Ma che cos’è lo stile Liberty esattamente?
Il nuovo stile, rifiutando decisamente l’eclettismo
ottocentesco e il gusto storicista, coinvolge
l’architettura, la pittura, la scultura e ogni oggetto della
Il Liberty è un nuovo movimento artistico che interessa vita quotidiana, decorando la città di motivi floreali,
l’architettura e le arti applicate nel ventennio tra fine delicate nervature, ambienti vegetali, viticci, modanature,
Ottocento e inizi Novecento, assumendo denominazioni fino a un’identificazione con i presupposti della
diverse a seconda delle aree interessate: in Francia borghesia alla guida della modernizzazione della città.
prende il nome di Art Nouveau, in Germania di
Jugendstil, in Austria di Sezessionstil (Secessione), di Ed è proprio da Torino che il famoso “Stile Floreale” si è
Modernismo in Spagna e di Arts and crafts movement in diffuso nel resto d’Italia.
Gran Bretagna. Le sinuosità e le raffinatezze Liberty non caratterizzano
solo i palazzi cittadini edificati tra Ottocento e
In Italia è indicata come Liberty, dal nome dei magazzini Novecento, ma i numerosi sepolcri del Cimitero
londinesi di Arthur Lasenby Liberty e si diffonde con Monumentale.
l’Esposizione di Torino nel 1902.

Samuele Silva Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 23

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


24 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

REMMERT
Cinzia Carchedi Photography

DI CESARE BISCARRA
Cesare BISCARRA - (Torino 1866-1943) L’elemento floreale è il simbolo della vita che risorge, la
Figlio d’arte, il padre era il pittore Carlo Felice, frequentò figura centrale è rappresentata da una grazia semplice
l’Accademia Albertina come allievo di Tabacchi e e pudica; l’altra figura, “con il volto seminascosto da un
Monteverde. turbinio di veli, suggerisce la soglia da oltrepassare tra vita
e continuità spirituale” (Bossaglia)
Poi lavorò in “bottega” con Leonardo Bistolfi. Come scultore
esordisce con grande successo ad appena 25 anni alla
Promotrice delle Belle Arti.
Si specializza in piccole opere in bronzo e partecipa sia alle
Esposizioni triennali di Torino del 1894 e ’96, alle Biennali di
Venezia del 1905/’07/’10 e a quella di Parigi del 1913.

Porta la firma di Cesare Biscarra il busto in bronzo di


Vittorio Emanuele II che svetta sul Rocciamelone, suoi
anche il monumento ad Ascanio Sombrero a Porta Susa a
Torino e quello ai Caduti di Baveno.
Nel 1926 si trasferisce a Mogadiscio.
Su commissione del governatore De Vecchi realizza il
monumento ai Pionieri della Somalia e si appassiona come
pittore ai paesaggi e ai ritratti di cani che lo accompagnano
nelle lunghe battute di caccia.
Cinque le opere ospitate al Monumentale di Torino.
Adriana Oberto Photography
La tomba Remmert risale al 1922-1925.
Di stile floreale che era ormai in disuso.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 25

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


26 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 27

Adriana Oberto Photography

HESS
DI LEONARDO BISTOLFI
Padre scultore, Leonardo studia all’Accademia di Brera
grazie a una borsa di studio del Comune.

Qui segue il corso dell’Argenti ma frequenta soprattutto


gli artisti bohemien della “scapigliatura” milanese, in
particolare il Grandi di cui vuole diventare allievo. Rifiutato
arriva a Torino.
Lavora con il Tabacchi, ma solo con la commissione del
monumento Braida al Cimitero Monumentale può aprire
uno studio tutto suo. Promotore dell’esposizione decorativa
d’arte moderna del 1802, detto “il poeta della morte”, non
vincerà mai un concorso pubblico né avrà l’assegnazione
della cattedra di scultura all’Accademia.

Tra i suoi lavori più noti: il monumento ai Caduti di Casale


(sua città d’origine), la scultura di Garibaldi a Savona e
quella di Carducci a Bologna.

La tomba Hess risale al 1923-1926.


Due bassorilievi in marmo collocati in un blocco di granito a
forma di croce.
Raffigurano due angeli che sono rivolti da parti opposte. Gli
angeli tengono in mano una rosa decorativa in bronzo e sul
capo una corona di spine.
Decorativa anche la cornice floreale intorno al nome della
famiglia.
Andrea Barsotti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


28 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Cinzia Carchedi Photography

BERTETTI
DI CELESTINO FUMAGALLI
È un bronzista e collabora col Bistolfi il quale utilizza il suo
laboratorio per fondere anche le sue sculture.
È scultore ma anche orafo specializzato nel lavorare
l’argento.

È del Fumagalli la statua in rame del genio alato collocata


sulla punta della Mole Antonelliana e abbattuta dal nubifragio
unito ad una tromba d’aria l’11 agosto 1904. Quarantasette
i metri della guglia abbattuti dalla violenza degli eventi
naturali.
Oggi la scultura, che erroneamente molti continuano a
credere si tratti di un angelo, si può vedere all’interno della
Mole (pensata e iniziata nel 1863 come Sinagoga con
l’affermazione della libertà di culto per le altre religioni;
terminata di costruire dalla Città di Torino e dedicata al re
Vittorio Emanuele II; divenuta simbolo della Città stessa e
oggi sede del Museo del Cinema).

Fumagalli è sepolto nella tomba di famiglia del pittore Emprin


che lui stesso modellò.
Altre opere di Fumagalli da segnalare: San Giuseppe
Cottolengo a Bra; e il monumento ai Caduti a Pinerolo.
La tomba Bertetti risale al 1897.
Mariagrazia Castiglione Photography
Bassorilievo con busto in bronzo su un macigno a forma
di “Dolmen” il basso rilievo in bronzo rappresenta una
fanciulla che con le sue sinuose linee e decorazioni riporta al
naturalismo del maestro Bistolfi.
Giroinfoto Magazine nr. 53
R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 29

DURIO
DI LEONARDO BISTOLFI
L'opera rappresenta una figura di donna ammantata,
statua in bronzo in altorilievo, quasi a tutto tondo, che sta
leggermente curvata in piedi sulla destra di una stretta e
bassa piattaforma.

Alle sue spalle sono raffigurate diverse figure di donna


rappresentanti le Memorie che tornano a confortare il Dolore
e che si estendono, grado a grado, dall'altorilievo nella destra
(per chi guarda) attraverso il mezzo e il bassorilievo fino allo
stiacciato e allo sgraffito in fondo a sinistra. Sul lato sinistro
è ritratto, in un medaglione, il volto del defunto Giuseppe
Durio, sorvegliato da tre angeli-Memorie e raggiunto dal
basso da una profusione di papaveri>> (cit.). Alla destra del
ritratto è l'epigrafe:

SOTTO QUESTO MONUMENTO PERPETUO OLOCAUSTO DI


FEDE E D 'AMORE DELLA MOGLIE E DEI FIGLI LA SALMA
VENERATA l DEL CAV. GIUSEPPE DURIO GIACE CIRCONFUSA
DALLE SACRE MEMORIE CHE LA CONSOLATRICE IDEA DEL
POETA HA EVOCATO NEL NOME DEL FERVIDO POETA DEL
LAVORO GIUSEPPE DURIO - 1896

Massimo Tabasso Photography

Laura Stratta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


30 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 31

Monica Pastore Photography

CASANA Sopra, un altorilievo in bronzo raffigura una teoria di quindici


angeli accostati in semicerchio, pressoché identici nelle
lunghe vesti e nell’espressione malinconica dei volti.

DI DAVIDE CALANDRA Ai loro piedi è la scritta:


Davide CALANDRA – (Torino 1856-1915) REQUIESCANT IN PACE.
Arriva da una famiglia borghese illuminata con interessi Nella parte superiore della nicchia, pure in bronzo, è
artistici e frequenta i corsi di Gamba e Tabacchi stilizzata una grande croce.
all’Accademia Albertina. L'opera del Calandra si colloca nel clima del simbolismo d
'ispirazione cattolica.
Determinante nella sua formazione il soggiorno a Parigi nel
1881 insieme al fratello Edoardo. Tipica di esso è la figura dell'angelo che esprime un
Inizia con opere da “salotto”, in seguito spazierà dai immediato rapporto tra il cessare della vita fisica e la
monumenti pubblici celebrativi ai ritratti. Lavora a Milano continuità spirituale ultraterrena.
(monumento a Garibaldi) Parma e Napoli, ma è con il
monumento ad Amedeo duca d’Aosta nel 1902 a Torino che
raggiunge la grande fama.
Presidente della società di Archeologia e Belle arti di Torino,
a inizio secolo fonda con Bistolfi la rivista “L’Arte Decorativa
e Moderna”.

Tra i monumenti da ricordare quello a Zanardelli a Brescia;


il Generale Mitre a Buenos Aires*, e l’opera dedicata a
Umberto I a Roma*.

La tomba Casana risale al 1909-1910


Una base in marmo verde regge una lastra in marmo rosso
su cui è posto un cartiglio bronzeo con l'iscrizione:
PER SÈ ED l SUOI IL BARONE IGNAZIO CASANA ISTITUIVA
ADDÌ 3 APRILE 1852.
Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


32 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Barbara lamboley Photography

GEISSER
Sullo sfondo è raffigurata una città.
A questa scena grandiosa e movimentata si contrappone, a
destra, la figura del Cristo benedicente, forse troppo isolata
dal resto della scena.
DI DAVIDE CALANDRA Il simbolismo dell'opera del Calandra è evidenziato da una
pittorica oratoria.
La tomba Geisser risale al 1904-08. Come nei bassorilievi dei suoi monumenti celebrativi, si
Scena in alto rilievo in bronzo su un muro ellittico: in centro nota un certo descrittivismo di stampo ancora ottocentesco,
la figura ammantata della morte si erge su un cavallo alato, sicché, nonostante l'esecuzione nervosa e vibrante, “il piglio
di fronte varie figure a rappresentare i diversi stati d’animo innovatore dello stile appare fittizio”
nell’accoglierla. (Bossaglia, 1973, p. 422).

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 33

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


34 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Massimo Tabasso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 35

BOIDO
DI EDOARDO RUBINO
Edoardo RUBINO - (Torino 1871-1954)
Studia all’Accademia Albertina con Tabacchi
e Belli. Frequenta lo studio di Bistolfi e
collabora con Calandra.

Rubino si propone come scultore a tutto


tondo.
Partecipa attivamente alla vita pubblica
come consigliere comunale dal 1915 al ’23,
e come assessore per le Belle Arti e membro
del consiglio direttivo della GAM.
Cattedra di scultura all’Accademia dove oltre
ad insegnare fu anche preside. Indirizza
la sua produzione verso una committenza
pubblica di tipo monumentale-celebrativo.

Tra le curiosità, il rapporto con la famiglia


Agnelli per cui realizzò diverse opere.
Tra i maggiori sostenitori della sua arte lo
stesso presidente della Fiat.
Fu il cavalier Agnelli infatti, a volergli
commissionare anche l’esecuzione della
colossale Vittoria in bronzo, per il faro
innalzato a memoria dei caduti della prima
guerra mondiale sul Colle della Maddalena
con l’epigrafe firmata d’Annunzio che
dice:<<Fiat Lux: et facta est lux nova>>.

Il gioco di parole è evidente.


Lavorò al Palazzo delle Poste a Torino con
Casanova, suo invece il Monumento al
Carabiniere e l’opera dedicata a Edmondo De
Amicis in piazza Carlo Felice; portò a termine
anche alcuni lavori di Calandra.

La tomba Boido risale al 1907


Il basso rilievo in marmo bianco rappresenta
la morte come tramite per la pace eterna
accompagnata dagli angeli protettori.

Mariagrazia Castiglione Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


36 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Andrea Zanatta Photography

PRATIS
DI PIETRO CANONICA
Pietro CANONICA–(Moncalieri1869-Roma1959) Tra le opere monumentali si segnalano: i monumenti
Cresciuto nelle botteghe del Gerosa e dell’Argenti, a soli 12 all’Artigliere e ai Cavalieri d’ Italia a Torino, all’ Alpino a
anni entra all’Accademia Albertina dove diventa allievo di Courmayeur e a Biella; a Roma il monumento a Simon
Tabacchi. Bolivar e ad Agrigento quello dedicato ai “Caduti”.
Il marmo non ha alcun segreto per lui, ma lavorerà anche il
bronzo e il gesso. La tomba Pratis risale al 1908.
Uno dei lavori migliori del Canonica: la bambina defunta che
È un artista a tutto tondo: l’amore per la musica lo porterà si appoggia al cerchio, davanti ad un rilievo che rappresenta
ad essere anche compositore lirico. un gruppo di angeli che l’aspettano.
In una Torino di fine secolo vivacissima in pieno fermento Una bambina (L.V. - Gennaio 1898 - Marzo 1907),
sia politicamente che artisticamente, una città “moderna” raffigurata quasi a tutto tondo ancora secondo i canoni
in piena industrializzazione e con una borghesia illuminata della verosimiglianza, si appoggia al cerchio con cui
pronta a riscrivere anche urbanisticamente le nuove giocava, e pare ascoltare le voci degli angeli che, appena
esigenze di una società moderna in pieno cambiamento, profilati nel bassorilievo di fondo, creano un tenue effetto
Canonica partecipa da comprimario alla cosiddetta pittorico; essi suggeriscono la continuità della vita spirituale
“scultura nuova piemontese” contro la quale si scagliano i dopo la morte.
futuristi.
Una targa sotto la parte scultorea reca un 'iscrizione con dei
Tappe importanti nel suo percorso artistico Roma e Firenze. versi tratti liberamente dalla poesia “Funere mersit acerbo”,
Partecipa alle maggiori esposizioni italiane ed estere. di Carducci:
Una vita costellata di successi: numerosi monumenti
funerari ma anche soggetti sacri, si afferma anche come "ELLA GIOCAVA PER LE PINTE AIOLE E ARRISA PUR DI
ritrattista dei vip dell’epoca. VISION LEGGIADRE L'OMBRA L'AVVOLSE: Al DOLCI GIOCHI E
AL SOLE VOLGE ORA IL CAPO ED A CHIAMAR LA MADRE".
Nel 1914 ottiene la cattedra di scultura prima a Venezia e
poi a Roma. Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 37

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


38 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 39

Mariangela Boni Photography

GAMBARO
DI EDOARDO RUBINO
La tomba Gambaro risale al 1916-1920
Una struttura architettonica con dei gradini nella parte
centrale sorregge un gruppo scultoreo raffigurante L'angelo
della Resurrezione, il quale “con la posa del corpo, col gesto,
con l'ala, in una stretta sintesi, compone il gruppo e dà sfondo
oscuro alle immagini'' delle due giovani donne, che avanzano
serrate e protette dall'ombra" (Jona) .

Il parapetto collocato nella parte posteriore reca le iscrizioni:


IN TE DOMINE / SPERAVI e IN TE DOMINE / FIDAVI, disposte
in modo da formare, sul lato anteriore, una terza epigrafe:
SPERAVI IN TE.

Lorena Durante Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


40 R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO

Andrea Barsotti Photography

MORIONDO
DI CESARE REDUZZI
Cesare REDUZZI–(Torino,1857-1912 )
Scultore, allievo di Tamone e Tabacchi, fu autore di opere a tema vario
quali le terrecotte La fede e Al torrente per dedicarsi quindi alla statua
col Tiberio Claudio e altre opere tra cui numerosi monumenti funerari.

Fu anche docente all'Accademia Albertina di Torino.

La tomba di Moriondo risale al periodo del 1906-1908.


Figura marmorea di giovane donna in atto contemplativo avvolta dalle
vesti della figura sullo sfondo simboleggiante la Morte.
Massimo Tabasso Photography

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R E P O RTA G E | CIMITERO MONUMENTALE TORINO 41

Barbara Lamboley Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


42 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

A testimonianza della valorizzazione


della cultura gastronomica locale, Band
of Giroinfoto ha scovato una paninoteca
dal sapore rigorosamente calabrese,
che ha come mission quella di servire
prodotti tipici di qualità, provenienti
esclusivamente da aziende locali:
questa è

Mi’ndujo
A cura di Silvia Riccardi

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STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 43

Siamo andati a conoscerli nel nuovo punto


vendita che dalla metà di dicembre scorso ha
aperto a Roma, presso il centro commerciale
Aura in Via di Valle Aurelia.

È il primo ristorante della catena che apre al di


fuori dei confini calabresi, due si trovano a Rende,
uno a Cosenza.

Nascono a partire dal 2007 con il nome di Panino


Genuino; l’idea del fondatore Marco Zicca è
quella di creare un modello di ristorante con
una spiccata identità locale, che faccia della
semplicità e qualità degli ingredienti il suo punto
di forza e che sia facilmente replicabile in altre
città.
Silvia Riccardi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


44 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

Silvia Riccardi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 45

Il protagonista assoluto è il panino; la scena è tutta sua quando, dal vetro del forno, si
lascia ammirare mentre in soli 60 secondi magicamente lievita cuocendo.

Non a caso da Mi’ndujo, come spiega Eugenio Scarlato che ci ha cortesemente


guidato nella nostra visita, gli piace descrivere il momento della preparazione del
panino come un “piccolo show food" in cui tutte le fasi della preparazione si svolgono
a vista.

“Eugenio, in che cosa consiste questo show?”


“Tutti i componenti del panino sono preparati al momento, da noi non c’è niente
di precotto! A partire dal pane che, seguendo un’antica ricetta di famiglia viene
impastato e lasciato lievitare per 24 ore, al momento dell’ordine viene infornato ed in
3 minuti è già cotto; contemporaneamente nelle 5 postazioni gli ingredienti utilizzati
per la farcitura vengono cotti sulla piastra, e una volta pronti vengono aggiunti al
panino appena sfornato”.

Silvia Riccardi Photography

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46 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

Silvia Riccardi Photography

L’organizzazione è perfetta; dal momento dell’ordine passano 3 minuti ed è


interessante vedere come il panino prende forma attraverso un’opera di composizione
creativa.

“Quali sono gli ingredienti che meglio esprimono la vostra identità locale?”
“Tra tutti sicuramente il caciocavallo, la salsiccia di carne fresca, la cipolla di
Tropea e la ’nduja che sono presenti in tutti i panini. Ci sono poi ingredienti di ultima
introduzione come le cime di rapa.”

“Perché avete scelto il panino come prodotto per rappresentare il sapore di Calabria?”
“Perché il panino esprime al meglio l’idea di semplicità che vogliamo portare avanti,
così come semplici sono tutti gli ingredienti che lo andranno ad arricchire. La nostra
idea è quella di portare in tavola un prodotto completamente artigianale, in cui la
qualità sia la caratteristica principale”.

“Qual’è la ragione per cui scegliete rigorosamente fornitori locali?”


“Perché vogliamo far conoscere i sapori tradizionali della nostra terra, per garantire
la massima qualità possibile, e questo è possibile soltanto attraverso un rapporto
stretto di collaborazione con le aziende che operano nel territorio; ma anche allo
scopo di sostenere la nostra economia locale. Tutti i prodotti, a partire dalla farina
biologica, passando per la carne, i salumi, le verdure, fino al tonno provengono
soltanto da aziende locali”.

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STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 47

Silvia Riccardi Photography

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48 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

Silvia Riccardi Photography

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STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 49

I L PA N I N O C A L A B R E S E
“I panini, o meglio “i paninazzi”, come li chiamate, hanno dei nomi tipicamente calabresi (Mi
Sciupu, Bisignano, Ton Pippo, Conzativicci), qual è il panino preferito dai clienti e quali sono
gli ingredienti? “

“Il panino più amato è senza dubbio il Bisignano, un vero e proprio evergreen; è preparato
con hamburger di carne fresca calabrese, pancetta croccante, cipolla rossa di Tropea,
caciocavallo e maionese, il tutto all’interno del pane biologico appena sfornato”. Ai panini che
serviamo tutto l’anno affianchiamo dei panini stagionali come il Mi Arrapa, con le cime di rapa,
il Totonno con tonno e il Ghiotto. Non manca il panino vegetariano con mozzarella di bufala,
zucchine e melanzane grigliate e peperoni arrostiti. Ad accompagnare i panini ci sono sempre
delle patatine cotte al momento”.

Silvia Riccardi Photography

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50 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

Silvia Riccardi Photography

“A Roma avete aperto dalla metà dicembre, come siete stati accolti?”
“La risposta che abbiamo avuto è stata veramente buona, i clienti si dimostrano
soddisfatti di assaggiare un panino preparato esclusivamente con prodotti freschi e
di qualità che, al tempo stesso, rispetti i tempi di un fast food”.

“I romani quindi hanno gradito la vostra proposta culinaria calabrese?”


“Assolutamente sì, hanno dimostrato grande curiosità per il prodotto che presentiamo,
ma nel locale di Roma ci sono anche tanti clienti calabresi che vengono a mangiare
da noi per ritrovare sapori a loro familiari”.

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STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 51

Silvia Riccardi Photography

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52 STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE

Silvia Riccardi Photography

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STREET & FOOD | MI'NDUJO - IDENTITÀ CALABRESE 53

L’arredamento del locale è essenziale e la scelta dei colori estremamente


efficace.
Il personale, cortese e disponibile, è composto da tutti ragazzi calabresi
che hanno una gran voglia di far conoscere un prodotto di cui vanno fieri,
che parla di loro e delle loro radici.
Si respira una piacevole atmosfera.

Si percepisce chiaramente una grande attenzione alla qualità del prodotto


e del servizio che altro non è che l’orgoglio di chi ama profondamente la
sua terra ed è entusiasta di far conoscere a tutti le sue bellezze.

È un viaggio attraverso una cultura culinaria, che permette al cliente di


esplorare una terra fiera e determinata attraverso i suoi sapori, colori e
profumi.

[Link]

Silvia Riccardi Photography

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54 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Collina dei vasi, regina delle montagne,


terra di argilla, fortezza delle giare, città
delle ceramiche, tanti sono i nomi per
ricordare Caltagirone, provincia catanese
dalle origini antichissime, addirittura
preistoriche.

Posta a 68 chilometri da Catania e a 608


metri sul livello del mare, la città domina
la piana di Catania e di Gela, in una
scenografica posizione ad anfiteatro tra i
Monti Iblei e i Monti Erei.

In occasione dei 60 anni di mio padre


organizzai un viaggio insieme a lui nella
sua città natia: Caltagirone.
Un viaggio nello spazio ma soprattutto nel
tempo, tra i ricordi della sua infanzia.
Incredulo per la sorpresa, mio padre
accolse con l’entusiasmo di un bambino
il mio regalo e iniziò subito a fantasticare
e a elencarmi tutti i posti imperdibili da
visitare e tutte le prelibatezze da degustare
insieme!

Mio padre è sempre andato più che


fiero della sua città e fin da piccola mi
raccontava con orgoglio di Caltagirone
come la città conosciuta in tutto il mondo
per le sue ceramiche, i presepi e per la sua
bellezza unica.

A cura di Silvia Petralia

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 55

Così arrivò il giorno della partenza: sveglia presto, zainetti,


merenda, tanta curiosità, e via!

Caltagirone, dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 2002, è una


città siciliana di 40000 abitanti ricca di storia e di tradizioni,
sita in provincia di Catania, a circa 60 km dall’aeroporto.
La città viene anche chiamata “La regina dei Monti Erei”
perché sorge su un rilievo compreso fra la piana di Gela e la
piana di Catania, sui monti Erei, appunto.
Camminando per il centro della città è facile rendersi conto
delle origini antichissime di Caltagirone, dove si distinguono
tracce della presenza greca, romana e bizantina, e molte altre.

La storia di Caltagirone ha origini preistoriche, tuttavia gli


abitanti fanno risalire la nascita della città al 25 luglio 1090,
quando il Conte Ruggero il Normanno entra trionfalmente
in città dopo aver sconfitto definitivamente le truppe
Musulmane, dopo anni di conflitti.
In ricordo, fu edificato il tempio di S. Giacomo (patrono della
città).
Sotto i Normanni la Sicilia tornò ad avere un ruolo di
prim’ordine, sia in termini politici, sia per il proprio fascino,
richiamando numerosi scienziati e artisti.
I Normanni edificarono sontuosi palazzi, sfruttando
manodopera sia locale (arabi e greci) sia straniera (in
prevalenza egiziani), per questo motivo molte delle opere
ancora oggi apprezzabili presentano caratteristiche arabo-
normanne.
In seguito ci fu la rifondazione di Caltagirone, il cui nome
probabilmente deriva dall’arabo “Qalat Al-Girani” che significa
il castello delle grotte.

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56 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

LA PIAZZA COPERTA
Silvia Petralia Photography

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 57

Se visitate Caltagirone non potete non ammirare la nota “ Piazza Coperta”.


All’interno della piazza, nella Galleria Sturzo, sono presenti i dipinti di Pino Romano a
testimoniare la cruenta battaglia tra normanni e mussulmani.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la città fu pesantemente bombardata dagli


angloamericani e molti monumenti importanti furono irrimediabilmente distrutti.

Negli anni sessanta e settanta, Caltagirone si spopolò a causa del massiccio esodo degli
abitanti verso il nord, in cerca di lavoro.

Silvia Petralia Photography

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58 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Silvia Petralia Photography

L’opera architettonica più famosa della città, non distante dalla piazza del Municipio,
è la scala di Santissima Maria del Monte.
Mio padre nacque in una casa proprio sulla famosa scalinata, penso derivi da qui il
suo amore per le scalate!

Opera unica al mondo, la scalinata è composta da ben 142 gradini decorati da


maioliche che narrano la storia della città e della ceramica calatina: le decorazioni
delle maioliche dei gradini richiamano diversi periodi storici, dal X secolo al giorno
d’oggi.

La scala viene illuminata per 4 sere all’anno in 2 periodi diversi: il 24 e 25 luglio


in occasione della festa di San Giacomo (festa molto sentita perché S Giacomo è
considerato il protettore delle truppe Normanne che liberarono la città) e il 14 e 15
agosto.
In queste sere, alle 21.30 gli abitanti accendono i lumini alimentati ad olio d’oliva nei
3000 coppi multicolore e la scala si illumina formando così un tappeto di luci e colori.

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 59

Silvia Petralia Photography

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60 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Era una meravigliosa giornata di sole


quando percorsi la scalinata, così mi
attardai qualche minuto per scattare
fotografie e riposarmi su uno dei 142
gradini.

È facile imbattersi in gatti randagi che


gironzolano su e giù per la scala, in cerca
di un po’ di coccole.

La salita potrebbe risultare faticosa, ma


non si può davvero evitare di percorrerla
se si viene a Caltagirone.
Per spezzare il ritmo potreste approfittarne
per visitare i negozi storici di ceramica
presenti a lato della scalinata.

Terminata la scalinata, potete perdervi nei


piccoli vicoli caratteristici.
La passeggiata oltre ad essere molto
rilassante, vi permette di osservare scorci
interessanti o di imbattervi in più o meno
improvvisate botteghe artigiane.

Silvia Petralia Photography

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 61

Silvia PetraliaPhotography
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62 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Silvia Petralia Photography

Caltagirone dispone di cave di argilla e foreste che hanno fornito per anni il
combustibile necessario per la produzione di ceramica.

Le botteghe di Caltagirone non hanno mai smesso di produrre ceramiche nonostante


terremoti, dominazioni e conquiste!
Dopo i sismi, le botteghe dove producevano la ceramica erano le prime a essere
ricostruite.

Consiglio quindi una visita al Museo delle ceramiche dove potete trovare reperti che
partono dal 2.500 a.C. fino ai giorni nostri e i forni dell'epoca, riprodotti in scala.
Il biglietto di ingresso costa 4,00 Euro.

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 63

Silvia PetraliaPhotography

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64 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Silvia PetraliaPhotography

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 65

Nei pressi del museo delle Ceramiche è presente il polmone verde di Caltagirone:
la Villa comunale Vittorio Emanuele, riconosciuta fra i 10 giardini pubblici più belli
d’Italia (l’unico siciliano) .

Il giardino, in stile Liberty, è opera dell’architetto Giovan Battista Filippo Basile.


Si estende per circa 10 ettari, è aperto tutti i giorni e l’ingresso è libero.
Il giardino della villa regala passeggiate rilassanti in una ricca varietà di vegetazione
tra le piante e i profumi di lantana e pitosfero, alberi di acacia, sophore, dei tigli,
accompagnati dal canto della varietà di volatili come l’allocco, il merlo, l’usignolo e
la cinciallegra.

Opera esclusiva della Villa è il Palco Moresco con rivestimento in maiolica che si
erge nel grande piazzale del giardino pubblico, da sempre utilizzato come luogo per
la banda musicale.
Il palco, come altre costruzioni all’interno del parco, richiama i colori tipici della città:
l’azzurro, il verde e il giallo.

Caratteristico anche l’ingresso principale con i due piloni sormontati da leoni


accovacciati e il teatro.
All'interno, lungo i viali, si trovano vasi in terracotta, terrecotte ornamentali e maioliche,
le più note sono le cosiddette teste di Moro, che troviamo anche in diversi punti della
città e addirittura sui balconi delle case.
Viene in seguito costruita la grandiosa balaustra, in terracotta in stile floreale e, alla
fine dell’Ottocento, la grande zoccolatura in bugne di pietra lungo tutta la via.

Proseguendo verso una stradina del parco in discesa si arriva a lato di una grande
gabbia, oggi vuota, ma mio padre testimonia che negli anni 60 era abitata da tre
simpatiche scimmiette e che lui e altri bambini del posto trascorrevano i pomeriggi
a giocare davanti alla gabbia fingendosi scimmie anche loro.

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66 R E P O RTA G E | CALTAGIRONE

Silvia Petralia Photography

Si narra che durante la dominazione dei Mori in Sicilia nel che conserva una madonna cinquecentesca di Antonello
quartiere arabo di Palermo vivesse una bellissima fanciulla Gagini al suo interno, oltre alle spoglie del noto fondatore
appassionata di giardinaggio. del partito Popolare Italiano “Don Luigi Sturzo”, nato a
Caltagirone dove fu anche prosindaco nel 1912.
La ragazza un giorno incontrò un moro e se ne invaghì, lui
ricambiò il sentimento, ma ben presto la giovane scoprì che La Chiesa dell’immacolata, del XIII secolo, originariamente
il suo amato aveva un’altra famiglia ad attenderlo in oriente. in stile gotico fu ristrutturata in stile barocco a seguito del
grave terremoto del 1693.
La fanciulla si sentì tradita e umiliata così, in preda ad un Da visitare anche la chiesa di S Maria del Carmine, Santa
raptus di gelosia, uccise il suo Moro nel cuore della notte Chiara e la chiesa di San Domenico oggi sconsacrata e
mentre stava dormendo. adibita ad auditorium, caratterizzata da due campanili
Successivamente ne tagliò la testa e vi creò una sorta di gemelli.
vaso in cui piantò all’interno un germoglio di basilico di cui
si prese cura giorno dopo giorno. Caltagirone, oltre alle meraviglie architettoniche gode
La pianta di basilico crebbe rigogliosa, suscitando l’invidia anche di una “squisita” tradizione gastronomica: durante
dei vicini che non persero tempo a realizzare vasi in il soggiorno ho assaggiato arancini, panzerotti buonissimi,
terracotta con le stesse sembianze della Testa di Moro. tra i dolci tipici chiaramente non poteva mancare il cannolo
e la frutta di marzapane.
Il loro fascino colpì anche gli stilisti Dolce & Gabbana che
nel 2014 li hanno resi protagonisti di una delle loro La frutta di marzapane, composta da mandorle e zucchero
collezioni. è prodotta esclusivamente con mandorle biologiche e con
Altri luoghi di interesse sono il Ponte di San Francesco, lo zucchero pastorizzato che permettono la purezza e la
decorato con spallette in ceramica e il Palazzo della conservazione del prodotto, evitando di dover ricorrere
Magnolia, con ringhiere, portoni e balconi in terracotta all’utilizzo di additivi chimici.
decorati con le tipiche magnolie di ceramica. Caltagirone è una città ricca di storia, arte e bellezza che
Nella città troviamo diverse chiese molto belle e di diversi trasmette emozioni positive attraverso i suoi colori, i suoi
stili. profumi, i sapori, le luci e il calore che vi porterete sempre
Annoveriamo la chiesa ottocentesca del S. Salvatore nel cuore.

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R E P O RTA G E | CALTAGIRONE 67

Silvia PetraliaPhotography

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68 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

IL VILLAGGIO DI
Andrea Zanatta
Barbara Tonin
Elisabetta Cabiddu
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Giuliano Guerrisi
Giulio Pascali
Lorenzo Rigatto
Maddalena Bitelli
Mariagrazia Castiglione
Mariangela Boni
Massimo Tabasso
Remo Turello
Stefano Tarizzo
A CURA DI REMO TURELLO

Il microcosmo socio-industriale

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R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 69

La storia del cotonificio Leumann ha inizio con Isacco così inizia la sua carriera imprenditoriale.
Leumann, svizzero, originario di un piccolo borgo sul Intanto farà studiare Napoleone all’estero, dove farà
lago di Costanza, che nel 1831 lascia il paese per anche le sue prime esperienze lavorative. Ritornato
giungere in Italia. in Lomellina Napoleone sposa Amalia Cerutti, una
giovane borghese i cui genitori operavano in banca, e
Fermandosi a Voghera e a Lomello attraversa zone diventa socio nell'attività di suo padre.
dove, grazie alla numerosa presenza di corsi d’acqua, La fabbrica però coi suoi telai risulta rumorosa e la
stavano nascendo molte tessiture. famiglia Leumann ha problemi con il vicinato.
Proprio in una di queste fabbriche inizia a lavorare Inizia quindi la ricerca di un posto fuori dal centro
come operaio. abitato in cui dislocare gli impianti, ma senza
Alcuni anni dopo sposa Elisabetta, una connazionale, successo.
anche lei di religione protestante; non essendoci culti
protestanti in Italia deve rientrare in Svizzera per il Contemporaneamente lo spostamento della capitale
matrimonio. da Torino a Firenze e poi a Roma causa mancanza di
Da questa unione nascerà il primogenito Giovanni lavoro nella città sabauda.
Napoleone. Il governo dell’epoca avvia degli incentivi per gli
industriali per impiantare le loro fabbriche in città o
Isacco presta la sua opera in diverse fabbriche fino a nella periferia: intorno al 1870 i Leumann iniziano la
divenire capo tessitore. ricerca nei paraggi di Torino e individuano in un’area
Negli anni ’60 del 1800, riesce a rilevare una quota tra Collegno e Rivoli il terreno ideale per impiantare la
della sua fabbrica di tessitura nel centro di Voghera e fabbrica.
Massimo Tabasso Photography

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70 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

L’area è circoscritta tra lo stradone reale


alberato che da Torino porta a Rivoli (oggi
Corso Francia), la bialera(*) di Orbassano
e la bialera(*) di Grugliasco, corsi d’acqua
fondamentali per far girare primordiali turbine
che mettono in funzione i macchinari della
tessitura.

Nel 1874 viene quindi acquistato il terreno sul


quale vengono costruiti i primi due capannoni
e inizia il trasferimento dei telai e delle
attrezzature.
L’anno successivo viene chiuso l’opificio
di Voghera e, agli operari della Lomellina, i
Leumann danno la possibilità di trasferirsi nel
torinese.

Nuovi lavoratori arrivano alla fabbrica da


Rivoli, Collegno, Grugliasco, Torino, dalle zone
limitrofe, ma anche dalla Val di Susa e dal
canavese.
Ben presto vengono aggiunte altre campate ai
capannoni dove trovano posto nuovi telai.
Visto l'ingrandirsi della fabbrica, Napoleone
Leumann decide di adattare un locale vicino
all’ingresso a pronto soccorso, con un medico
e un infermiere sempre presenti.

Lorenzo Rigatto Photography Remo Turello Photography

(*)bialera:
Termine piemontese per indicare un corso d’acqua o un canale spesso usato per i principali canali di irrigazione
che portano acqua nei prati o nei campi.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 71

Il lavoro di tessitura è pesante e spesso Giulia Migliore Photography


anche pericoloso, gli infortuni non sono
rari.
Avere a disposizione un soccorso
immediato per le fabbriche dell’epoca
è un servizio innovativo e avanzato,
suggerito a Leumann dai suoi trascorsi
all'estero.

Napoleone mette inoltre a disposizione


della fabbrica un’auto per il trasporto
dei casi più gravi alla struttura
ospedaliera del Maria Vittoria di Torino,
in cui ha a disposizione una camera
con due letti costantemente riservati
per i suoi dipendenti.

Napoleone Leumann è un uomo colto


con una profonda passione per il lavoro
e un grande amore per la famiglia.
Ha 5 figli: due femmine, che andranno
in sposa a famiglie benestanti, e
tre maschi, di cui uno muore in età
precoce.
Tra questi ultimi, Felice, seguirà le
orme paterne, continuando la storia
imprenditoriale della fabbrica.
La sua umanità lo porta a porre grande
attenzione verso i suoi dipendenti,
ai quali richiede molta dedizione e
diligenza sul lavoro, ma altrettanto egli
offre in cambio.

Per questa sua propensione verso il


prossimo nasce il villaggio Leumann.

Barbara Tonin Photography

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72 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

Si tratta di un vero e proprio microcosmo dove


i suoi dipendenti costituiscono una comunità;
vi lavorano, ci vivono e Leumann offre loro tanti
servizi innovativi.

Fa edificare sui suoi terreni adiacenti alla


fabbrica casette a 2 piani in modo che possano
avere delle dimore comode e vicine.
Le case sono costruite in stile liberty non
appariscente, con fasce con rose e decori
ancora oggi ben visibili sulle facciate ed
elementi in ceramica e ferro battuto; sono
divise da basse staccionate e ognuna ha un
piccolo appezzamento verde di fronte o ai
lati. Inizialmente erano presenti un lavatoio
e servizi igienici per ogni gruppetto di case e
successivamente vengono costruiti per ogni
singola abitazione.

La famiglia Leumann fornì inoltre


gratuitamente la corrente elettrica ad ogni
abitante del villaggio, insieme con una scorta di
legna per il riscaldamento e fiori, in particolare
gerani, per decorare i balconi e le finestre delle
case.
Fa progettare e costruire una rete idrica per
Mariangela Boni Photography
il comune di Collegno, cosa fino ad allora
inesistente, portando l’acqua nelle case.

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 73

Giancarlo Nitti Photography

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74 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

Giulio Pascali Photography

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R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 75

Giuliano Guerrisi Photography


Le abitazioni degli impiegati si trovavano
in una palazzina che aveva al pianterreno
un dopolavoro e uno spaccio alimentare.
I gestori dello spaccio erano anch’essi
dipendenti stipendiati di Leumann e
quindi potevano vendere ai prezzi con cui
compravano.

Affinché non venisse gente da fuori villaggio


a fare acquisti a tali prezzi, venne creata una
moneta interna che poteva essere spesa nel
villaggio.
Una parte dello stipendio veniva dato
in quella carta moneta (quello che oggi
Giancarlo Nitti Photography
potrebbero essere i ticket) in base al numero
dei componenti del nucleo familiare.

Per le mamme lavoratrici predispone un


asilo nido affinché possano recarsi al lavoro
e avere un ambiente sicuro che si occupa
dei propri figli; il lavoro delle donne era
particolarmente ricercato, le loro mani, più
piccole di quelle maschili, si adattano molto
bene alla tessitura.

Per le lavoratrici più giovani, che non


potevano vivere da sole, fa fabbricare un
convitto, gestito da suore.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


76 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

Andrea Zanatta Photography

Erano presenti camerate con ampie finestre per avere


molta luce perché nella fabbrica la luce non era molta
e soprattutto vi era molta umidità.

Fa poi costruire anche un albergo per ospitare tecnici


lavoratori temporanei e mercanti che vengono ad
acquistare tessuti.
Proprio di fronte al villaggio sorge la “stazionetta”:
l'unica fermata che potevano utilizzare i lavoratori
Foto archivio Rita Trucco
che non risiedevano al villaggio per poter arrivare alla
fabbrica in mezzo ai campi, con il trenino che collegava
Rivoli con Torino.

Dove oggi sorge il negozio di vendita nel grande


capannone che mantiene le strutture portanti in ghisa
esattamente come all’epoca un tempo c’erano i telai
azionati da cinghie che erano collegate a terra con dei
motori attivati da turbine.
Queste ultime erano azionate a vapore e dalla fine ‘800
furono trasformate in elettriche.

Nel villaggio erano anche presenti un grande edificio


destinato a teatro e altri locali utilizzati come palestra
dai gruppi di schermitori, ciclisti e poi calciatori; per le
ragazze era presente un locale destinato alle prove per Mariangela Boni Photography
un gruppo musicale.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 77

Altra struttura fondamentale del villaggio era la scuola:


infatti a Collegno in quel tempo non era presente alcuna
scuola.
Quella del villaggio fu la prima scuola della zona e
potevano accedervi sia i figli dei dipendenti che i bambini
delle zone limitrofe.

A quel tempo non esisteva ancora l’obbligo scolastico


per cui chi voleva mandare i figli a scuola poteva farlo
al villaggio.
La famiglia Leumann organizza anche la costruzione di
un edificio per il culto.
Seppur di religione protestante sa che i suoi dipendenti
sono cattolici e pensa ad una chiesa che possa non
disturbare né gli uni né gli altri.

Il progetto viene affidato a Pietro Fenoglio, un esponente


dello stile Liberty di Torino.
La chiesa, composta da un’unica navata, presenta una
grande vetrata alle spalle dell’altare che conferisce molta
luminosità all’interno.

Andrea Zanatta Photography

Stefano Tarizzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


78 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

Maddalena Bitellii Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 79

La vetrata rappresenta una grande


immagine dell’arcangelo Gabriele, figura
cara sia ai cattolici che ai protestanti, che
nasconde in parte la croce in secondo piano.

La chiesa è intitolata a Santa Elisabetta


d’Ungheria, principessa diventata santa
anche per le sue opere di beneficenza verso
i poveri.

La scelta fu dettata dall'importanza che


Mariagrazia Castiglione Photography dava Napoleone Leumann alla beneficenza
e un omaggio alla propria madre, che si
chiamava proprio Elisabetta.
Nel 1946 la chiesa diventa anche parrocchia
e non più solo chiesa del villaggio.

Anche il sacerdote della parrocchia viveva


nel villaggio ed era stipendiato direttamente
dalla famiglia Leumann.

Le statue presenti sulle pareti della chiesa


sono state introdotte poco per volta e
rappresentano Santa Elisabetta, la Beata
Vergine Consolata, molto cara ai torinesi e
Sant’Antonio da Padova perché arrivarono
molte ragazze dal padovano e portarono con
sé la devozione al loro santo.
Giuliano Guerrisi Photography
La chiesa, in cui oggi si celebrano riti sia
cattolici che ortodossi, venne già costruita
con un sistema di riscaldamento avanzato;
grazie a delle condutture che portavano
l’acqua scaldata dalle turbine per il
funzionamento delle macchine fin sotto il
pavimento della chiesa venivano riempite
delle serpentine che riscaldavano la chiesa.

Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


80 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

Stefano Tarizzo Photography

Durante la Prima guerra mondiale il dormitorio viene


offerto da Leumann come ambiente da utilizzare
come ospedale per la cura dei feriti che giungono
dal fronte e nella casa adiacente prendono alloggio
medici e infermieri.

Nella Seconda guerra mondiale invece la fabbrica


viene occupata dai tedeschi.
L’occupazione però non crea grandi problemi alla
famiglia Leumann, forse per le sue origini svizzere
di ceppo germanico, e negli anni tra il ’40 e il ’45 la
fabbrica continua a lavorare.

Fino a quel periodo la struttura rimane immersa


nel verde e nella campagna, in quanto i paesi più
vicini, Grugliasco e Collegno sono a circa 3 km, ma
dalla metà degli anni ’50 la situazione cambia e le
abitazioni si avvicinano sempre di più.
Il successore, Roberto Leumann, agli inizi degli
anni '70, si trova costretto a chiudere il cotonificio,
tenendo per sé ancora una porzione della fabbrica,
quella riservata alla tintura dei tessuti, fino al 2007.
Alla completa chiusura della fabbrica le case
vengono vendute al comune di Collegno.

Oggi è possibile visitare alcuni locali del villaggio


che sono stati adibiti a museo grazie all’attività
volontaria dell’Associazione Amici della scuola
Leumann.
Nel museo sono state ricreate alcune stanze delle
Maddalena Bitelli Photography
casette, decorate con oggetti in uso per la tessitura.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 81

Mariagrazia Castiglione Photography


Intervista a Rita Trucco,
Ex dipendente Leumann

Nel nostro giro di visita al villaggio Leumann ci ha


accompagnato la signora Rita che , con grande
curiosità, ci ritornava per la prima volta dopo quasi
50 anni!

“Per quanti anni ha lavorato al cotonificio?”


“Per 12 anni. Ho iniziato a settembre del ’59 e ho lavorato fino alla chiusura della fabbrica.
Anche mio marito Francesco lavorava qui a Leumann, lui era in magazzino.”

“E Lei che lavoro svolgeva?”


“Ero in sala campionario. Preparavamo le cartelle con i campioni di stoffa per i rappresentanti.
Quando venivano a prendere i campionari, spesso nei cambi di stagione, erano giorni frenetici.
Facevamo vedere loro e, soprattutto toccare, le stoffe direttamente sulle pezze. In questo modo
potevano apprezzare le caratteristiche del prodotto e “venderle” al meglio.”

“E poi arrivavano gli ordini…”


“Spesso prima arrivavano dei pre-ordini. Gli acquirenti ci chiedevano tagli di stoffa più grandi di
quelli del campionario per potersi fare meglio un’idea del tipo di stoffa. Noi preparavamo i pacchi
con i tagli richiesti e poi venivano spediti”

“Da dove arrivavano le richieste di acquisto?”


“Da tutta Italia e da molti paesi d’Europa. In particolare ricordo molte richieste dalla Germania, dalla
Spagna e dalla Francia”

Foto archivio Rita Trucco

* ”Monsù”: termine piemontese che indica “Signor”

Giroinfoto Magazine nr. 53


82 R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN

“Negli anni ’60 chi dirigeva l’azienda?”


“Erano due fratelli della famiglia Leumann. L’ing. “Max”, chiamato così, era un uomo
statuario, alto, serioso, lo vedevamo di rado, si occupava della tessitura e dei rapporti con la
clientela. Il fratello, Monsù* Federico, il Presidente, era invece una figura minuta, seguiva la
produzione, spesso lo incontravamo sul nostro posto di lavoro.”

“Come si arrivò alla chiusura del cotonificio?”


“Alla morte dei fratelli Leumann ci fu una questione di eredità. L’Ing. Max non aveva figli, Monsù
Federico aveva un unico figlio, Roberto, che seguiva principalmente la tintoria e il finissage
dei tessuti che tra l’altro furono le uniche divisioni della fabbrica a non chiudere in quel 1972.
Ma l’eredità coinvolgeva anche il ramo femminile della discendenza, tra cui una sorella andata
in sposa ad un discendente della famiglia imprenditoriale Martini & Rossi. Quando si trattò di
ereditare la fabbrica, i Martini Rossi riconobbero di sapere tutti i segreti per produrre un liquore, ma
il mondo della “stoffa” era un perfetto sconosciuto.”

“Questa giornata l’ha riportata indietro nel tempo”


“Sì, è stato molto piacevole. Mi sono tornati alla mente tantissimi ricordi, in particolare di persone
che ci lavoravano, molte delle quali vivevano al villaggio. Ho rivisto con emozione i luoghi. Lavorare
a Leumann era un po' come esser in famiglia; offriva molti servizi e c’era tanta passione per quello
che facevamo.”

Foto Archivio Rita Trucco

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | IL VILLAGGIO LEUMANN 83

Foto Archivio Rita Trucco

Giroinfoto Magazine nr. 53


84

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 53


85

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 53


86 R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA

Da
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A cura di Monica Gotta

Come dicevo nel precedente articolo


pubblicato sul n. 38 su Ani Citadel,
un viaggio in Turchia è una splendida
esperienza per coloro che decideranno di
intraprenderlo.

È un grande paese con una forte identità


culturale.
Visto che anche questa località non
è proprio su tutti gli itinerari turistici,
vi confido che la campagna conserva
un'atmosfera tradizionale e zone più
impervie regalano al visitatore degli scorci
paesaggistici unici nelle loro caratteristiche
e nei colori.

Giroinfoto Magazine nr. 53


S
R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA 87

iamo in Anatolia.
Sappiate che l'Anatolia o Asia Minore, come fu nota ai latini,
è una regione peninsulare dell’Asia occidentale, comprende
gran parte dell’odierna Turchia e le appartiene politicamente.

F
u sede d’insediamenti preistorici e culla delle più antiche civiltà
mediorientali.
Il suo nome deriva dal greco anatolè, "paese di levante", "punto dove
sorge il sole, Oriente".
L’Anatolia fu sottoposta alle principali dominazioni tardo-antiche e
medievali che si avvicendarono sul Mediterraneo orientale e sugli altipiani
montuosi al confine con l’Asia.

Fu anche culla di una moltitudine di civiltà e di organizzazioni statali


durante tutto il corso della storia dell’umanità.
La posizione strategica di comunicazione tra Asia ed Europa, fa
dell’Anatolia la culla di numerose popolazioni fin dall’età preistorica.

L
’Anatolia fu rivendicata dal movimento nazionalista di Mustafa
Kemal, meglio noto con il nome di Atatürk, come il nucleo territoriale
nel quale sarebbe rinato lo Stato Turco, dopo la perdita dei territori
europei e mediorientali e di gran parte del dominio insulare.

P
er arrivare in Turchia sono disponibili voli aerei a prezzi abbordabili
verso Istanbul ed Ankara dalle quali potrete raggiungere Trabzon
(Trebisonda) con un volo interno di circa un’ora e mezza.
Una soluzione alternativa ed avventurosa è viaggiare con i mezzi
pubblici.
Ci sono autobus di diverse compagnie in partenza da Istanbul e da Ankara
verso Trabzon.
A seconda di quanto siete "temerari" potrete approfittare di questo viaggio
per ammirare i panorami, fare amicizia con l'autista che sarà ben felice di
condividere con voi informazioni, notizie utili, indicazioni sui piatti della
cucina turca da non perdere, i segreti dei luoghi più impensati e imparerete
qualche vocabolo della lingua turca.
L'affitto di una macchina invece vi darà la libertà di programmare delle
tappe di vostro interesse durante il viaggio di circa 900 km da Istanbul e
circa 740 km da Ankara.

S
e volte viaggiare in auto, facendo una piccola deviazione dal
percorso suggerito, potrete ammirare Amasya, la “Città dei
Principi”, così chiamata in quanto i figli dei sultani, prima di
prendere il posto dei loro padri, venivano educati alla politica, alle
questioni di stato ed istruiti per ricoprire il ruolo di prefetto in questa città,
come se fosse una versione in miniatura dell'Impero.
Ne parleremo in un altro articolo però.

Ma non è certo l’unico luogo d’interesse lungo questo tragitto. Troverete


mercati, luoghi storici, ma soprattutto incontrerete le persone di questo
splendido paese che sono molto accoglienti.

Giroinfoto Magazine nr. 53


88 R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA

Le sistemazioni alberghiere sono di facile reperimento e dotate


di tutte le facilities a cui siamo abituati. In alcuni casi si possono
definire "spartane" considerando luoghi pochi frequentati dal
turismo, ma sempre pulite, decorose e gestite da persone
disponibili ed estremamente amichevoli.

Per le lettrici femminili suggerisco di tenere a mente che in questo


paese, per entrare nelle moschee e in luoghi sacri, è necessario
avere spalle e gambe coperte, spesso anche il capo, e piedi scalzi.
Non è inusuale trovare all'ingresso di questi luoghi pezzi di
abbigliamento che vengono affittati per poter entrare nel luogo
che desiderate visitare.

Trabzon è uno di quei posti che può attrarre quanto risultare poco
affascinante.
Si può essere affascinati dall'atmosfera un pò particolare
della città portuale oppure apprezzarne la spumeggiante vena
cosmopolita.
Probabilmente è la più sofisticata tra le città costiere della
Turchia e del Mar Nero.

Il passato della regione rivive nell'incantevole chiesa


medievale di Aya Sofya e nel Monastero di Sumela.
Visto che si fa tappa a Trabzon vale la pena di
dedicare qualche ora alla Chiesa della Sapienza
Divina, un tempo chiamata Hagia Sophia.

Trasformata in museo, in origine chiesa greco-


ortodossa è stata convertita a moschea nel 1584.
E' datata intorno al XIII secolo, periodo tardo bizantino,
quando Trebisonda era la capitale dell'Impero
omonimo.
Si trova vicino al mare ed è uno degli edifici bizantini
ancora esistenti in quest’area.
È posizionata su una spianata che in antichità
ospitava un tempio pagano. Viene descritta come uno
degli esempi più raffinati dell'architettura bizantina,
caratterizzata da un'alta cupola centrale e da quattro
grandi archi a colonna che la sostengono. Sotto la
cupola c'è un pavimento di pietra multicolore.

La chiesa è stata costruita con una pianta a croce


greca.
Gli affreschi del tardo XIII secolo si sono rivelati
durante il restauro dell'Università di Edimburgo e
illustrano temi di ispirazione biblica e del Nuovo
Testamento.

Rilievi figurativi in pietra


​​ e altri ornamenti sono in linea
con le tradizioni locali trovate in Georgia.
Ad ovest della chiesa sorge un alto campanile a pianta
quadrata alto 40 metri, costruito nel 1427 e contiene
altri affreschi.
Il campanile fu utilizzato anche come osservatorio da
astronomi locali.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G
REPO
| RANATOLIA
T A G E | - MONASTERO
IL VILLAGGIODI
LEUMANN
SUMELA 89

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


90 R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA 91

Partendo da Trabzon per andare al Monastero di Sumela il tragitto


non è molto lungo.
Circa 50 km di strada in auto, approssimativamente 1 ora di
tempo tenendo presente che se la strada ha subito dei dissesti
potrebbe volerci un po’ di più.

Ma arriviamo ora al monastero. Ci sono due modi per salire e


scendere: a piedi oppure con un mezzo.
A seconda di cosa decidete di fare avrete diverse visioni di questo
luogo ameno.
Salire o scendere a piedi lo si fa attraverso un piccolo sentiero
immerso nel verde, un sentiero poco ripido accessibile a tutti.

Adottare questa soluzione significa godersi il tragitto in profonda


serenità e silenzio prima di arrivare a vedere questa meravigliosa
struttura architettonica che si è amalgamata con la roccia.

Incastonato nella parete di pietra a picco sul dirupo, nel silenzio di


un luogo impervio, è ammantato di mistero, spesso avvolto dalla
nebbia che suscita nel visitatore sentimenti di rispetto, serenità e
stupore per la bellezza del territorio e del sito in sé.
Un punto panoramico lungo la strada che conduce al monastero
ce lo mostra sospeso sulla parte rocciosa e avvolto tra le fronde
della foresta.

Era un luogo sacro e una scuola dove si insegnava ai cappella affrescata con scene del Giudizio universale.
nuovi monaci. Verso la fine del 2020 ci sarà il completamento degli
Si vocifera che qui fosse custodita un’icona che interventi e solo allora per i turisti sarà possibile
faceva miracoli ed era anche famoso per la sua fonte tornare di fronte alla chiesa nella roccia con affreschi
termale di guarigione. trecenteschi che rappresentano scene bibliche della
Vergine e di Cristo.
Per questo fu il più importante sito di pellegrinaggio
dei Greci del Mar Nero e, ad oggi, ospita centinaia di Il monastero greco-ortodosso della Vergine
migliaia di visitatori ogni anno. Maria fu costruito su un dirupo a strapiombo
Gli acquedotti e le scale che conducono al monastero sulla valle dell'Altindere a 1200 metri di altitudine,
sono stati utilizzati per il restauro e l'abbellimento la tradizione lo vuole fondato tra il 376 e il 395
iniziato a settembre 2015, lavori che sono durati circa sotto il regno di Teodosio I dai monaci Barnaba
3 anni e mezzo. e Sofronio, divinamente investiti della missione
Sono state pulite circa 4 mila tonnellate di rocce ed di custodire e proteggere l’icona della Madonna
è stato organizzato un percorso a piedi di 300 metri. (la Panagia Gorgoepikoos, ritenuta miracolosa),
Era già da tempo che si pensava di procedere alla dipinta dall’evangelista Luca in persona. Anche
messa in sicurezza della parete soprastante così dopo l'occupazione ottomana del 1461 il monastero
si è proceduto anche al restauro di alcune parti del continuò a essere protetto per ordine del sultano
monastero stesso. Maometto II.
Al di sopra del complesso è anche emersa un’altra

Giroinfoto Magazine nr. 53


92 R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA

La comunità monastica continuò a viverci e restò fu una popolare


meta di pellegrini e visitatori fino a XIX secolo.
Dopo una breve occupazione russa dal 1916 al 1918, venne
abbandonato con lo scambio di popolazioni tra Turchia e Grecia
pattuita nel Trattato di Losanna del 1923.
La comunità monastica fondò un nuovo monastero a Veria in
Grecia.

Una nota di rilievo è che il 15 agosto 2010, festa dell’Assunzione


di Maria Vergine, in Oriente Festa della Dormizione di Maria, il
governo turco ha consentito al patriarca ecumenico Bartolomeo
I, di celebrare una messa dopo 88 anni, per dimostrare la
volontà dello Stato di impegnarsi nella difesa e nel rispetto delle
minoranze religiose.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA 93

Oggi il Monastero di Sumela è protetto dall'UNESCO,


è uno spazio museale i cui elementi principali sono
la Chiesa nella roccia, diverse cappelle, sale di studio,
cucine, un ostello, stanze per studenti, una biblioteca
e una fonte miracolosa, molto venerata, non solo da
fedeli cristiani ma anche musulmani.

L'accesso al complesso avviene attraverso una lunga


e ripida scalinata.
L'entrata è custodita da due locali di guardia, la
scalinata sbocca sulla grotta che è occupata da
vari edifici monastici e dalla chiesa, affrescata sia
all'esterno che all’interno.

È facile notare le numerose influenze delle varie civiltà


sulla sua architettura.
Gli affreschi ortodossi greci costeggiano fontane di
ispirazione ottomana.
Le molte reliquie offerte nel corso dei secoli sono
state spesso saccheggiate, mentre alcune sono
esposte ad Ankara.

Giroinfoto Magazine nr. 53


94 R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA

La chiesa è composta di due parti, una ricavata dalla cavità


naturale e l'altra costituita da un'abside annessa al corpo
principale ed è coperta da affreschi multicolori e policromi
raffiguranti soggetti sacri.
Di pregevole effetto scenografico è anche l’acquedotto che
alimenta il monastero, imponente ed edificato radente lo
strapiombo roccioso, è connotato da una serie di arcate a
sostegno del canale.

Il Monastero di Sumela è uno dei luoghi più suggestivi nella zona


di Trebisonda nonché una struttura storica di particolare rilevanza
a ridosso del Mar Nero.
È uno dei motivi per cui ho intrapreso questo viaggio in Turchia.
Se ne avete la possibilità visitatelo alle prime luci dell’alba quando
non c’è ancora molta presenza umana. Soprattutto, se sarete
fortunati, lo vedrete apparire tra le soffici nebbie mattutine come
se si volesse svelare solo agli occhi di coloro che ne sono degni.

Monica Gotta

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | ANATOLIA - MONASTERO DI SUMELA 95

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


96 R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS

A cura di Mariangela Boni

Barbara Tonin
Chiara Borio
Fabrizio Rossi
Giancarlo Nitti
Giulia Migliore
Mariangela Boni
Silvia Petralia

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS 97

Durante il nostro tour negli Stati Uniti si sono


susseguite una serie di tappe che ci hanno
regalato degli scenari naturalistici meravigliosi.

E così, tra la tappa di Yellowstone con il ribollìo


dei geyser, i vividi colori del Grand Prismatic Lake
o le fantastiche cascate pietrificate delle terrazze
policrome delle Mammoth Hot Springs (vedi n 50 di
Giroinfoto Magazine) e quella degli incredibili archi
di arenaria di Arches Park, ci fermiamo a Bonneville
Salt Lake.
Quello che si apre davanti ai nostri occhi è un
paesaggio surreale: un’enorme e abbacinante
distesa di sale, a perdita d’occhio.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


98 R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS

Giulia Migliore Photography

Siamo nello Utah Occidentale, a circa 200 km da Salt


Lake City e a pochi chilometri dal confine col Nevada,
lungo la I-80.
Bonneville Salt Lake nasce dal prosciugamento del
grande lago preistorico di Bonneville.

Il lago ricopriva gran parte del versante orientale del


Great Basin, una regione che includeva grandi porzioni
di Nevada, Utah e Oregon sconfinando in California.
Circa 14500 anni fa, a seguito del cambiamento
climatico, il lago iniziò a prosciugarsi lasciando al suo
posto alcuni laghi più piccoli dall’alta concentrazione
salina, il più famoso tra questi è il Great Salt Lake, e il
bacino prosciugato di 260 km2.

Nonostante l’ambiente risulti essere piuttosto


inospitale, gli esseri umani hanno vissuto nel Great
Basin per migliaia di anni. Gli scavi nella vicina grotta
di Danger hanno dimostrato l'occupazione della zona
già 10.300 anni fa.

La zona è chiamata così in onore del Capitano B.L.E.


Bonneville, le cui spedizioni nel 1830 dimostrarono
che l'area faceva parte di un antico bacino.
La prima traversata documentata del deserto risale
al 1845, ad opera del capitano John C. Fremont e dei
ricognitori Kit Carson e Joe Walker.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS 99

Diverse spedizioni negli anni successivi tentarono


con scarso successo di tracciare nuove rotte,
nonostante nelle sue testimonianze scritte Joe
Walker lo sconsigliasse vivamente.

Finalmente, nel 1910, fu completata la linea


ferroviaria che attraversando Bonneville Salt Flats
collegava Salt Lake City a San Francisco.

Gli ampi spazi e l’isolamento furono i motivi che,


nel 1944, spinsero il Colonnello Paul W. Tibbets
a scegliere il deserto di Bonneville per condurre
in gran segreto i primi test balistici di due bombe
destinate poco dopo a divenire tristemente famose:
“Little Boy” e “Fat man”, le due bombe atomiche
sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

Chiara Borio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


100 R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS 101

Fabrizio Rossi Photography

Fortunatamente, Bonneville Salt Flats è conosciuta soprattutto per la


Bonneville Speedway: il circuito dove si sono registrati numerosi record
assoluti di velocità su ruote.

Ogni estate, dopo le piogge invernali e primaverili, la distesa di sale


si ricompatta e solidifica, trasformandosi in un terreno perfettamente
pianeggiante, ideale come pista per correre.
In realtà sono tre i circuiti che vengono realizzati: un ovale di 16-19 km
dedicato alle prove di durata e due rettilinei che vengono utilizzati per
cercare di battere i record assoluti di velocità.
Il primo è lungo 16 km, l’altro è di 8 km ed è stato pensato per i veicoli più
lenti.
Gli aspiranti recordmen si ritrovano qui dal lontano 1912. Oggi ospita
addirittura tre eventi all’anno dedicati ai record di velocità, il più importante
dei quali è la Speed Week che si svolge ad agosto.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


102 R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS

Silvia Petralia Photography

Vediamo sfilare mezzi di ogni genere: auto storiche, motociclette,


autobus, prototipi…
Aggirandosi nei pressi della pista è facile imbattersi in diversi team
che armeggiano attorno a mezzi dalle forme futuristiche, con carene
affusolate e dalle linee estremamente aerodinamiche.

Il primo record di velocità a Bonneville fu stabilito da Malcolm Campbell


e dalla sua famosa Bluebird nel 1935: per la prima volta fu superata la
soglia dei 480 kmh.

L’ultimo primato stabilito a Bonneville risale al 23 ottobre 1970, quando


Gary Gabelich con la sua Blue Flame, con motore a razzo raggiunse i
1.014 km/h.

Silvia Petralia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS 103

Il record di velocità attuale è dell’inglese Andy Green, che nel 1997,


con la sua Thrust SSC, un veicolo con doppio propulsore turbojet, è
arrivato a toccare i 1.227 km/h, primo uomo a superare la barriera del
suono su un mezzo terrestre.
L’impresa non è però stata realizzata a Bonneville, ma nel Black Rock
Desert in Nevada, luogo in cui in effetti sono stati realizzati gli ultimi
3 record di velocità su terra.

La pista di Bonneville è tanto famosa da avere dato il nome ad una


motocicletta della Triumph ed a una vettura della Pontiac.
A proposito di motociclette la storia di Herbert ‘Burt’ James Munro
ha dell’incredibile, tanto da ispirare un film: ‘Indian - La grande sfida’,
interpretato da Anthony Hopkins.
A 16 anni acquista la sua prima motocicletta e da allora la passione
per le due ruote e la velocità lo accompagnerà per tutta la vita.
Elaborava egli stesso le sue moto.

Il suo grande sogno era quello di tentare il record a Bonneville.


Nel 1962 partì per l’America con un budget limitato tant’è che si pagò
il viaggio in nave lavorando nelle cucine.
Credendo che, come in Nuova Zelanda, bastasse presentarsi al via
e firmare un modulo, rischiò di non poter gareggiare. Grazie alla
sua amicizia con importanti esponenti della “Land Speed Record
Fraternity” gli fu concesso di partecipare.
Nel 1967, alla veneranda età di 68 anni, dopo diversi tentativi e
svariate modifiche alla sua moto Indian, realizzò il record di velocità
nella categoria motociclette carenate di cilindrata inferiore a 1.000cc,
toccando i 323,478 km/h.

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


104 R E P O RTA G E | BONNEVILLE SALT FLATS

Barbara Tonin Photography

Bonneville Salt Flats è amministrato dal Bureau of Land danneggiare seriamente l’impianto elettrico del veicolo.
Management e dal 1985, per la sua geologia unica, storia
e bellezza paesaggistica è stato classificato come area a È vietato il pernottamento nelle saline. Potete campeggiare o
rischio di interesse ambientale. nelle aree pubbliche circostanti oppure nella vicina Wendover.
D’estate le temperature possono raggiungere i 38°C e
Per questo motivo e per la propria incolumità, è richiesto ai scendere sotto i 0°C d’inverno.
visitatori di attenersi a delle semplici raccomandazioni. Non dimenticate gli occhiali da sole: la superficie salata è
In primo luogo non abbandonare le strade tracciate: infatti, decisamente riflettente.
nonostante si presenti come una superficie dura, gran parte
dell’area in realtà è una sottile crosta di sale su fango morbido Una volta terminata la visita è consigliabile lavare scarpe e
che potrebbe rompersi facilmente sotto il peso di un veicolo. auto in quanto il sale è fortemente corrosivo.

Non avventurarsi se la superficie è coperta d’acqua: in questo


caso la superficie è più morbida e inoltre l’acqua salata può

Chiara Borio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


105

Giroinfoto Magazine nr. 53


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VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

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R E P O RTA G E

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Giroinfoto Magazine nr. 53


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106
R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 107

Via del Campo c'è una graziosa


gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Con queste parole comincia uno dei capolavori di Fabrizio de


André, Faber come amava chiamarlo il suo caro amico Paolo
Villaggio e come lo chiamano tutti coloro che amano la sua musica.
Probabilmente non avrebbe mai immaginato che proprio in Via
del Campo 29 rosso un giorno sarebbe nato un luogo tutto suo,
dedicato alla sua persona, alla sua musica, un luogo d’incontro
per tutti gli artisti e le persone che lo hanno amato e che lo amano
ancora oggi.

Fabrizio de André nasce a Genova, nel 1940, è considerato oltre


che un grande cantautore uno dei più grandi poeti italiani dell’età
moderna.
Le sue canzoni affrontano tematiche scomode per i suoi giorni,
come per i nostri, quali la ribellione, la droga, la prostituzione.
Con la sua musica dà voce agli emarginati, ai disgraziati d’ogni
tempo.
Di nascita borghese, sviluppò per contro le sue idee anarchiche nei
suoi testi, rimarcando in ogni sua canzone le ingiustizie della vita.

Non ci sono zone di grigio per Faber, o si odia o si ama; chi lo


definisce un genio, chi si ostina ad incasellarlo in schemi mentali e
politici, da lui sempre rifiutati, solo per ingabbiarlo nella definizione
di radical chic rendendolo un simbolo, forse più un feticcio.
Ma è proprio questo che combatteva con le sue idee, con le sue
canzoni, con quei suoi testi tanto profondi quanto meravigliosi:
abbatteva gli schemi, i dogmi, le gerarchie.

L’uomo e la donna, sopra a ogni cosa, sopra alle regole, con i propri
bisogni primordiali di cui spesso la società si vergogna ma con cui
inevitabilmente deve fare i conti.
Ecco perché amiamo Faber, perché parla di istinti, parla della terra,
di ciò che è atavico, ancestrale, di tutto ciò che dai campi al trono
ci unisce tutti.

Giroinfoto Magazine nr. 53


108 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Monica Gotta Photography

Ed è proprio intorno a questa figura che,


nel 2010, la storica bottega musicale di
Via del Campo 29 rosso di Gianni Tassio,
viene ceduta dalla moglie al Comune di
Genova e trasformata poi, il 25 febbraio
2012, nell’attuale Spazio Museo gestito da
Cooperativa Sociale Solidarietà e Lavoro.

Ad accoglierci, dopo aver percorso un


corridoio sulle note delle canzoni di Faber,
è Laura Monferdini con la sua cascata di
riccioli d’oro ed il suo splendido sorriso.

Nei suoi occhi la passione per Fabrizio e


per la musica che va oltre al lavoro, come
si può capire appena inizia a parlare.
Ed è a lei che rivolgiamo alcune domande
mentre mangiamo trofie e pansoti alla
Trattoria Sociale di Vico Mele, proprio
dietro al museo.

Come è partito questo progetto?

Quando abbiamo aperto eravamo tutti tanto consapevoli di quello che avrebbe significato una realtà del genere ma non
avevamo ancora il polso della situazione quindi dovevamo capire quale gradimento, quale interesse e quale affluenza lo
spazio avrebbe suscitato.
Ad oggi vengono più di 50.000 persone l’anno ed è nato come un progetto che aveva come mission quella della conservazione
e divulgazione di quelle che sono le nostre tradizioni musicali, quelle della cosiddetta “Scuola Genovese”, ma anche ad aprirsi
a frontiere nuove sulla musica di oggi, ai giovani, a chi fa musica anche in condizioni di difficoltà.

Ad esempio alla nostra ultima manifestazione del 28 dicembre 2019, “Genova Musica Superba”, pensata per salutare il
vecchio anno in musica ed augurarci qualcosa di buono per quello in arrivo, hanno risposto più di 60 musicisti tra cui molti
artisti storici della musica genovese, senza togliere nulla ovviamente ai ragazzi ai quali lasciamo ampio spazio.
Ci riserviamo infatti di vagliare delle proposte belle sui nuovi artisti, non solo genovesi, di quelli che sulla canzone d’autore
sembra abbiano qualcosa da dire ancora oggi.
Abbiamo tenuto ad esempio per 3 anni gli strumenti di Luigi Tenco. L’interesse spazia ovunque verso questi mostri sacri della
musica d’autore, di queste “guide”, “vate” in un certo senso, però teniamo presente che rimaniamo in Via del Campo e Via del
Campo è Fabrizio.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 109

La famiglia di Fabrizio
come ha preso inizialmente questo progetto?

Dori, che è una persona straordinaria, ha detto che da Via del Campo non si prescinde perché è la storia umana ed artistica di
suo marito in primis e che ha poi spaziato tutte le frontiere.
Cristiano è venuto ultimamente a trovarci e siamo poi andati insieme al Premio Ciampi a Livorno.
Per cui devo dire che tutti hanno accolto molto favorevolmente il progetto e veniamo ripagati infatti dal poter lavorare in
maniera molto seria.

Oggi una signora siciliana è entrata


e mentre faceva una fotografia tra gli oggetti
che ricordano Fabrizio si è visibilmente commossa.
Sono scene inusuali o capita spesso di assistervi?
Sono all’ordine del giorno.
La cosa più bella è vedere che la gente entra e si emoziona; io stessa, nonostante 8 anni di lavoro sul campo e di frequentazione
Tassio in passato, riesco ancora a farmi venire il magone.
Quella che ci è stata lasciata è un’eredità incredibile e quando le persone vengono, spesso vedono un oggetto, magari sono
molto riservate ma ti mettono comunque a conoscenza del loro vissuto, delle loro storie e da lì nascono delle cose incredibili.
Ognuno di noi ha un vissuto e ha un proprio rapporto con le sue canzoni, anche perché magari legate a certi episodi della
propria vita.
Ad esempio del concerto del 3 gennaio 1979 e di cui uscirà il film a febbraio, ci sono persone che hanno saputo che da noi c’è
l’unico manifesto che esiste di quel concerto e vengono a trovarci e a dirci “Io c’ero” e quindi si raccontano.
Grazie a questo abbiamo fatto anche delle mostre con il materiale che ci hanno messo a disposizione le persone.

Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


110 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Abbiamo fotografato
alcuni oggetti, puoi parlacene un po’?

La chitarra che avete fotografato è la chitarra


dell’ultimo tour, quindi 1997-1998.
Fabrizio ha fatto l’ultimo concerto in Liguria l’8
agosto 1998 al parco comunale di Arenzano,
dove non ci siamo resi conto di averlo salutato in
qualche modo.
Regolarmente ospitiamo memorabilia, ad esempio
avete visto il tovagliolo, che è uno scritto, un
pensiero dedicato a Pepi Morgia, donato dal figlio
Emiliano Morgia.

Abbiamo i giradischi di Riccardo Mannerini,


prossimamente ricorreranno i 40 anni dalla sua
scomparsa grande amico di Fabrizio, poeta
ipovedente al quale dedicheremo una grande
mostra.
Abbiamo questo dattiloscritto di Eroina che
diventerà poi il Cantico dei Drogati (Cantico dei
drogati è stato scritto con la collaborazione di
Riccardo Mannerini (1927 - 1980), viaggiatore
anarchico, scrittore e amico di De André. La
canzone si ispira al poema Eroina di Mannerini.
NdR).
Ancora abbiamo un deposito S.I.A.E. di una
canzone in genovese poi cantata da Piero
Parodi composta da Fabrizio De André, Piero
Campodonico e Giampiero Reverberi.

Avete fotografato anche un bellissimo quadro che


poi è una raccolta di firme di tutti i componenti
del “tour dell’indiano” che è il tour che Fabrizio ha
fatto dopo il rapimento (avvenuto in Sardegna nel
1979 del quale furono vittime Fabrizio e la moglie
Dori Ghezzi NdR)
Sara Morgia Photography

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 111

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


112 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Stefano Zec Photography

Ancora abbiamo le pagelle di Fabrizio, al Liceo Colombo, nel


cuore di Genova.
Chi conosce Fabrizio sa delle sue origini e sa che non si
perdonava la sua estrazione borghese di cui soffriva molto,
ma comunque in Albaro ci viveva; nonostante questo aveva
sempre molte occasioni per scendere nella “città vecchia” che
ha sempre preferito ad altre zone.

Abbiamo delle esposizioni tematiche, come si diceva prima


gli strumenti di Luigi Tenco ad esempio, la sua chitarra, il
suo sassofono con il quale fece un viaggio rocambolesco in
Svezia con Piero Ciampi.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 113

Abbiamo tenuto dattiloscritti e manoscritti; lavoriamo su


progetti che, di volta in volta, portiamo avanti e non è sempre
facile rapportarsi con le realtà che in qualche modo gestiscono
queste eredità.

La Fondazione Fabrizio De André è un grande organismo


molto disciplinato e anche molto disponibile ma comunque gli
oggetti che entrano in Via del Campo hanno un grande valore
e ci vuole anche una certa cautela.
Di tutte queste realtà la Fondazione Fabrizio De André è
sicuramente la più presente forse anche perché è quella che
meglio ha gestito e tutelato il patrimonio di Fabrizio.

Avete poi visto un piccolo altarino con le sigarette.


Tempo fa si faceva questa cosa di lasciare una sigaretta con
un saluto scritto sopra, una firma, e si è deciso con alcune
di esse di creare questa installazione e ancora oggi qualcuno
chiede se può lasciare una sigaretta.

Che Fabrizio fumasse era una realtà sotto gli occhi di tutti
e molti ancora oggi lo omaggiano in questo modo che
sicuramente lui avrebbe apprezzato.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


114 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Fabrizio è molto amato da tutti


e non solo dai genovesi, confermi?

Assolutamente sì.
Noi genovesi siamo gli ultimi in tal senso.
Da noi vengono dall’estero per visitare Via del Campo.
Oltretutto ormai grazie alla rete tutto è progredito in maniera straordinaria; dal
Brasile, all’Argentina, vengono persino dal Giappone.
Fabrizio non era una persona che amava spostarsi molto ma se lui non è andato
molto fuori tutti vengono qui per lui.

Lui era un intellettuale fino, non girava mai con un disco in mano ma con i libri,
dall’Antologia di Spoon River, agli autori russi, passando attraverso diecimila autori
diversi.
Nel 1996, con “Anime Salve” che diventa purtroppo il suo testamento spirituale,
abbiamo un momento culturale altissimo.
Ci chiediamo tutti che cosa avrebbe ancora potuto dare ma quello che ci ha dato è
stato davvero tantissimo.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 115

Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


116 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Monica Gotta Photography

Cosa organizzate grazie al museo?


Il museo ha l’ingresso gratuito, facciamo più di 80 eventi l’anno gratuiti, è un brand
affermato, abbiamo avuto ospite più volte la Rai.

E’ molto bello vedere come i giovani si avvicinano a Fabrizio, anche attraverso la


scuola o come interesse personale ne fanno proprio il messaggio anche accanto ad
altre forme musicali che loro conoscono ed apprezzano, come il Rap.

Abbiamo anche molte uscite, ad esempio poco tempo fa abbiamo portato la chitarra
di Fabrizio allo stadio Luigi Ferraris di Marassi.
Fabrizio era un grande genoano.

Ci relazioniamo con molte realtà territoriali, ad esempio facciamo dei laboratori


con le scuole, laboratori sul dialetto genovese, organizziamo visite guidate in zone
di Genova importanti per Fabrizio, facciamo anche delle full immersion nei sapori,
spesso legati alle canzoni di Fabrizio, pensiamo ad esempio al testo di “A cimma” (la
Cima, piatto della tradizione genovese - NdR), non esiste una canzone così bella su
un piatto come questa, in qualunque parte del mondo.

Importanti nelle nostre visite sono anche le botteghe storiche di Genova.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 117

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


118 R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO

Progetti futuri?
Abbiamo creato un bel gemellaggio con Livorno, c’è il desiderio sicuramente di
riportare queste grandi figure come ad esempio i fratelli Reverberi.

Andiamo avanti anche raccogliendo le testimonianze di questi grandi giganti della


musica italiana che ci sono ancora, anche perché quando si perde la memoria
di questi grandi, che ci hanno già raccontato tanto ma ancora non abbastanza,
diventiamo tutti più poveri.

Abbiamo in ballo anche nuovi progetti che vedrete presto e sui quali stiamo lavorando.
Continuiamo sempre il nostro lavoro sul territorio perché per noi è un bene prezioso,
sia per chi viene da Genova che per coloro che vengono da fuori, il nostro centro
storico ad esempio è pieno di cose da raccontare.

Stefano Zec Photography

Ci alziamo e ci avviciniamo al 29R di Via del Campo, circa 10 minuti prima dell’orario di apertura ed un’immagine ci scalda
il cuore: in fila, davanti alla porta del museo ci sono già decine di persone, sotto la pioggia, che aspettano di poter ascoltare
la musica di Fabrizio, vedere oggetti che gli furono appartenuti, che lo ricordano e rappresentano e per ascoltare i tantissimi
racconti che Laura ha per tutti, piena di ricordi legati a quello che pare essere innanzitutto un suo idolo, e che non serba per
sé nel suo cuore, quasi a voler continuare a farlo vivere tramite le sue parole ed il suo vissuto con la tipica generosità del
genovese che ad occhi superficiali sembra inesistente.

E, mentre si apre la porta del museo per le visite pomeridiane, si odono le voci dei caruggi, vie lunghe e strette tanto care a
Fabrizio De André, la voce del fruttivendolo, quella del pescivendolo, quelle voci che possiamo sentire in Creuza de Ma, che
rendono così speciale la “città vecchia” che lui ha tanto amato e che in ogni angolo ricorda il suo nome.

Giroinfoto Magazine nr. 53


R E P O RTA G E | VIA DEL CAMPO 29 ROSSO 119

Sara Morgia Photography

Creuza de Ma
mia che bella robb-a
Sara Morgia Photography

le bughe, le anciuve,
mìale lì che robb-a
Monica Gotta Photography

Giunge il momento di salutare Laura Monferdini, lasciarla al suo


tanto amato museo in modo che possa svolgere il suo lavoro con
tanta dedizione e continuare a raccontare queste storie anche ad
altri per non dimenticare mai.

E lo farà sempre con il cuore in mano, da vera appassionata della


musica di questi grandi cantautori che sono un pezzo della storia
di Genova.
Il suo invito a tornare a trovarla lo divulghiamo a tutti voi. Lasciamo
Monica Gotta Photography

questo luogo intriso di emozioni e ci immergiamo nei nostri caruggi


colorati e tanto amati certi che anche voi andrete a conoscere
questa realtà unica in Via Del Campo 29 rosso – Genova.

Orario apertura:
giovedì-domenica 10:30-12:30/15:00-19:00
lunedì, martedì e mercoledì chiuso
Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 53


120

Giroinfoto Magazine nr. 53


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Scie di luci sotto le stelle


Autore: Paolo Gentili
Monte Terminillo - Rieti

Giroinfoto Magazine nr. 53


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Il deserto dei pinnacoli


Autore: Alessandro Braconi
Namburg National Park - Western australia

Giroinfoto Magazine nr. 53


124

Romantica veduta
Autore: Rita Russo
Luogo: Il Cupolone - Roma

Giroinfoto Magazine nr. 53


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Pomeriggio Saticulano
Autore: Ciro Schiavone
Luogo: Sant'Agata Dé Goti - BN

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In occasione dei tragici eventi che in questi giorni
ci perseguitano e ci terrorizzano, la redazione di
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127

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