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Giroinfoto Magazine n. 47 di settembre 2019 presenta articoli su vari temi legati alla fotografia e ai viaggi, tra cui il report sulla Death Valley e il borgo fantasma di Bussana Vecchia. La rivista è un progetto editoriale che invita appassionati di fotografia a condividere le proprie esperienze di viaggio. Inoltre, offre uno spazio per la pubblicazione di articoli e fotografie, promuovendo la cultura fotografica e il coinvolgimento della community.

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Giroinfoto Magazine n. 47 di settembre 2019 presenta articoli su vari temi legati alla fotografia e ai viaggi, tra cui il report sulla Death Valley e il borgo fantasma di Bussana Vecchia. La rivista è un progetto editoriale che invita appassionati di fotografia a condividere le proprie esperienze di viaggio. Inoltre, offre uno spazio per la pubblicazione di articoli e fotografie, promuovendo la cultura fotografica e il coinvolgimento della community.

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N.47 - 2019 Settembre [Link].

com
N. 47 - 2019 | SETTEMBRE Gienneci Studios Editoriale. [Link]

ALL AMERICAN REPORT 2019


THE DEATH VALLEY

PALIO D'ASTI 2019 BUSSANA VECCHIA MAROCCO


DOPPIO PALIO BORGO FANTASMA ARTIGIANI DI FES
Band of Giroinfoto Di Barbara Tonin Di Monica Gotta

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

47
[Link]
SETTEMBRE 2019
3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’out-door, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle belelzze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

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Giroinfoto Magazine nr. 47


5
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
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20 Settembre 2019

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Giroinfoto Magazine nr. 47


40
6

C O N T E N T S
URBEX

CASTELLO DEL DROSSO

GIROINFOTO MAGAZINE

47
I N D E X

THE DEATH VALLEY


10 All American Report 2019
Band of Giroinfoto

BUSSANA VECCHIA
28 Il borgo medievale fantasma
Di Barbara Tonin

CASTELLO DEL DROSSO


40 Urbex
A cura di Urbex Team Old Italy

RIVISITARE TORINO
R E P O R TA G E 54 Intervista a Francesco Portelli
Band of Giroinfoto

70
FES

FES
70 Arti e mestieri
Di Monica Gotta

I N T E R V I S TA

54
RIVISITARE TORINO

Giroinfoto Magazine nr. 47


7

R E P O R TA G E

10
THE DEATH VALLEY

R E P O R TA G E

REUNION
86

28
Il palco del porto antico BUSSANA VECCHIA
Di Sara Morgia

IL PALIO D'ASTI
Doppio Palio 2019
96
Band of Giroinfoto

FOTO EMOZIONI
Questo mese con:
112
Sergio Agrò
Enrico Raimondo
Giuseppe Calogero
Andrea Giannuzzi
Gianni D'Orio
R E P O R TA G E

86
REUNION

R E P O R TA G E

96
PALIO D'ASTI 2019

Giroinfoto Magazine nr. 47


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pubblichiamo le sta-
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Settembre 2019
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16%
77% 1,5%
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10 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

DEATH VALLEY
Giancarlo Nitti Photography

THE
Dal progetto di location scouting
ALL AMERICAN REPORT, iniziato nel 2010, le
avventure continuano con il road trip estivo in
agosto di quest'anno di Band of Giroinfoto che si
è recata in uno dei posti più caldi del mondo:
La Death Valley californiana con i suoi 61° C.

CAPO SERVIZIO
Giancarlo Nitti

FOTOGRAFI
Chiara Borio
Fabrizio Rizzo
Barbara Tonin
Fabrizio Rossi
Cinzia carchedi
Mariangela Boni
Silvia Petralia

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 11

La valle della morte


Per capire le origini di questo nome non
proprio così accogliente e rassicurante,
ritorniamo ai tempi della corsa all'oro.

Nell’inverno tra il 1849 ed il 1850 alcune


famiglie di cercatori di pepite provarono
ad attraversarla per raggiungere la
California dal Nevada trovando la
morte nella disperata ricerca di cibo e
soprattutto di acqua.
Così racconta in un' autobiografia ,
William Lewis Manly intitolata Death
Valley in '49.

Nonostante i rischi mortali, la valle


continuò ad attirare l’attenzione di molti
cercatori che tra la fine dell’Ottocento
e l’inizio del Novecento, durante la
corsa all'Ovest, meglio conosciuto
come Far West, riuscirono a scoprire
diverse miniere d’oro e d’argento dando
così inizio ad una serie di attività di
estrazione in miniera.

Nel febbraio del 1933, l’allora Presidente


degli Stati Uniti d’America, dichiarò la
Death Valley monumento nazionale.
In quello stesso anno per far fronte

86
alle difficoltà economiche della Grande
Depressione, Franklin Delano Roosvelt
fondò il Civilian Conservation Corps,
un programma ad hoc con l’obiettivo di
fornire lavoro ai disoccupati.

Alcuni di essi furono inviati


appositamente nella Valle della morte
per costruire strade, pozzi, campeggi e

metri
sotto il livello del mare.
linee telefoniche.

Nel 1994 la Death Valley viene nominata


Questa è la depressione della Death
Parco Nazionale raggiungendo una
Valley che la rende uno dei luoghi più
maggiore popolarità come meta
caldi della terra.
turistica.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


12 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

Fabrizio Rizzo Photography

ANTICAMENTE C'ERA IL MARE


Le prime rocce si formavano circa 1,8 gradualmente, deformandole e frattu- primo tempo a Nord-Est, nel Nevada
miliardi di anni fa subendo moltissimi rando la sottile crosta. , ricoprendo velocemente la regione
cambiamenti, tali da non permettere la Sorgevano così, le montagne, durante della Valle della Morte con numerosi e
loro lettura morfologica. la maggior parte dell'era mesozoica ripetuti strati di cenere e lapilli.
La maggior parte sono fatte di arenaria (250-70 milioni di anni fa) con periodi
con un'alta concentrazione calcarea, attivi del sollevamento della montagna Col tempo, il centro di attività vulca-
questo a dimostrazione che il luogo era che si alternavano con periodi in cui le nica si è mosso progressivamente
un mare dalle temperature calde e poco forze di erosione lavoravano per aspor- verso Ovest, fino a produrre una catena
profondo, trovandosi sull'Equatore, tare quello che le montagne avevano di vulcani che corrono dalla zona di
durante la maggior parte dell'era paleo- eretto. Furnace Creek verso Shoshone, oggi
zoica (570-250 milioni di anni fa). rappresentati dalle Black Mountains.
La fase di sviluppo della Valle è stata
Nelle ere passate, il mare ha cominciato soprattutto influenzata dall'attività Le eruzioni di lapilli e cenere hanno
a retrocedere lentamente verso Ovest vulcanica che si è svolta in gran parte donato i vividi colori dell'Artist's Palette
mentre la terra veniva spinta verso del Periodo Terziario (70-3 milioni di con oggi una strada panoramica lunga
l'alto e verso Nord grazie ai fenomeni di anni fa). 14,5 km con vista su tutte le sfumature
subduzione, quelli del magma o sotto la Poiché l'elevazione della montagna di colore delle colline di rocce sedimen-
superficie terrestre. aumentava la superficie terrestre, la tarie dell’Amargosa Range. Il momento
La Valle della Morte si trova in una zona crosta è diventava fragile, permetten- migliore per la visita è il tardo pomerig-
adiacente alla giuntura di due zolle do al magma di eruttare nei punti più gio, quando i colori della tavolozza si
tettoniche che nei movimenti millenari deboli. accendono di rosa, malva, oro, verde e
le forze di compressione hanno piegato I getti vulcanici sono comparsi in un lavanda.

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 13

ARTIST'S PALETTE
Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


14 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 15

ARTIST'S DRIVE
Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


16 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

ARTIST'S DRIVE
Chiara Borio Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 17

Circa tre milioni di anni fa, il movimento della crosta


terrestre cambiava e la Valle della Morte ha cominciato
a formarsi prendendo forma ed ancora oggi le forze
di estensione continuano ad agire allargando l'area
desertica.
Infatti il bacino di Badwater, il bacino di sale della
Valle della Morte e la catena montuosa del Panamint
contengono una massa strutturale, che sta ruotando
verso Est, facendo slittare il "pavimento" della valle
costantemente verso il basso, scivolando lungo la linea
che si trova alla base delle Black Mountains.
Questa caduta sta continuando ancora oggi, come si
nota nelle scarpate esposte vicino al bacino stesso di
Badwater.

Questo punto estremamente panoramico, rappresenta


uno dei più battuti dal turismo della Death Valley per
essere il luogo più basso (86 mt sotto il livello del mare)
e per la sua conformazione "a nido d'ape".

Il lago visibile è costituito da una modesta pozza


alimentata da una sorgente in prossimità della strada,
l'acquifero che origina la sorgente è a sua volta
alimentato dal fiume Amargosa.
Il contenuto in sali minerali è talmente elevato da
rendere l'acqua non potabile e meritargli l'aggettivo di
"cattiva" (bad), da cui il nome.

Vicino alla pozza, dove l'acqua non è sempre presente


in superficie, cicli ripetuti di congelamento-disgelo ed BADWATER
evaporazione hanno portato la sottile crosta di sale a Silvia Petralia Photography
formare celle esagonali, appunto a nido d'ape.

BADWATER
Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


18 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 19

BADWATER
Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


20 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

ZABRISKIE POINT
Mariangela Boni Photography

Ritornando dal bacino di Badwater, ver- Company, famosa per l'estrazione e il che sono responsabili della varietà di
so Nord allo svincolo di Fournace Creek trasporto di borace dalle miniere della colori osservabile oggi presso Zabriskie
troviamo uno dei punti più primordiali di Death Valley tramite i twenty mule te- Point.
tutta la vallata. ams, pariglie composte da diciotto muli Il successivo allargamento ed abbassa-
Zabriskie Point, una parte del Death e due cavalli. mento della Valle della Morte, combi-
Valley National Park nota per la bellez- nato al sollevamento tettonico della
za del paesaggio di origine sedimenta- Milioni di anni prima dell'esistenza del catena collinare delle Black Mountains,
ria, vulcanica ed in seguito erosiva. lago Manly e dell'attuale abbassamento cambiò l'aspetto della regione, renden-
ed allargamento della Valle della Morte, do possibile l'erosione che produsse i
La topografia del luogo è tale che essa questa era coperta da un altro lago calanchi oggi visibili.
rientra nella cosiddetta formazione di dell'area che circonda Zabriskie Point. Il materiale scuro che copre le creste
Furnace Creek, chiamata popolarmente dei calanchi è lava proveniente da eru-
badlands perché in questa terra cattiva, Nei successivi milioni di anni nel fondo zioni avvenute 3-5 milioni di anni fa.
a causa della siccità e del sale, non del lago si sono formati sedimenti di
riesce a crescere alcuna pianta. fango salino, ghiaia proveniente dalle
montagne circostanti e ceneri della
l nome Zabriskie proviene da Christian zona vulcanica formando l'attuale
Brevoort Zabriskie, che nei primi anni Furnace Creek Formation emersa e
del XX secolo fu vicepresidente e gene- sottoposta alla meteorizzazione ed
ral manager della Pacific Coast Borax alterazione da parte delle acque termali

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 21

ZABRISKIE POINT
Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


22 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

Proseguendo verso Est da Zabriskie Point, si sale raneamente il punto più alto Whitney, alto 4.418 metri
fino a 1.669 metri, dalla parte Nord del Coffin Peack e il più basso Badwater Basin -86 metri.
(Picco della Bara), in cresta alle Black Mountains, ap-
prossimativamente a 40 chilometri dal Visitor Center Da Dante's View si possono apprezzare tutti i par-
di Furnace Creek. ticolari del bacino che formava il Lago di Manly e di
quel che ne rimane a Badwater che si trova diretta-
È così che si arriva ad un terrazzamento che sporge mente di fronte.
in un panorama completo della valle.
Il nome Dante è l'abbreviazione di Durante, derivato
Da Dante's View si gode una panoramica generale del dal latino durans che significa durevole ed è il famoso
bacino meridionale della Valle della Morte ammiran- nome di Dante Alighieri.
do verso Sud le Owlshead Mountains poste a 30 chi-
lometri di distanza e verso Nord le Funeral Mountains La terrazza Dante's View, a metà fra terra e cielo è
poste a 50 chilometri, dietro a Furnace Creek. come una terrazza del Purgatorio, dunque il Devil's
Golf Corse rappresenta il fondo dei gironi dell'Inferno
Di fronte a Dante's View, verso Ovest la catena mon- e Telescope Peak è la settima e ultima terrazza del
tuosa del Panamint Range e verso Est le Greenwater Purgatorio prima delle sfere del Paradiso.
Ranges.
Nelle giornate più terse si possono vedere contempo-

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 23

DANTE'S VIEW
Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


24 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

DANTE'S VIEW
Giancarlo Nitti Photography

COME VISITARLA
Molti visitatori sottovalutano quanto possa essere calda e arida la Death Valley, indipendentemente dal periodo o dai percorsi
più o meno brevi.
All'interno del parco vi sono escursioni brevi e di bassa difficoltà come le dune di Mesquite Flat o il Mosaic Canyon, ma anche
queste possono risultare fatali con una temperatura che supera i 40 °C e spesso nei periodi estivi, arriva anche a toccare i 60
gradi.

Il primo accorgimento necessario è portare con sè una quantità d’acqua adeguata, oltre ad evitare qualsiasi attività nelle ore
più calde del giorno.
Occorre verificare che il veicolo sia in condizioni di manutenzione ottimali e con il serbatoio pieno, anche se nei pressi del
Visitor Center è presente un distributore con il costo della benzina a 5 $ al gallone, ne servirà molta per girare all'interno della
valle e uscire dall'area desertica non essendoci altri distributori sulle strade.
All’interno del parco è possibile fare rifornimento di carburante anche al Panamint Springs Resort e Stovepipe Wells Village.
È Importante sapere che la copertura per i telefoni cellulari nella zona è minima o addirittura assente, per cui diventerà diffi-
coltoso affidarsi al cellulare per chiedere eventuali soccorsi.

L’area del parco si estende su 1,34 milioni di ettari e le strade sono veramente poche, spesso ripercorse a ritroso per raggiun-
gere i diversi punti di interesse.
Il consiglio è di separare in due giornate la visita all'intero parco, suddividendo la zona ovest, dove si trova Racetrack Playa e
l'area est, quella descritta in questo articolo.

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT 25

Chiara Borio Photography

La Death Valley è attraversata da est-ovest dalla strada attraverso Ridgecrest per poi dirigersi in direzione Panamint
principale US 190, permettendo l'ingresso al parco ad Est e Springs sulla 178.
Nord-Est per chi proviene dal Nevada L'ingresso costa 35$ per le auto, 15 a persona o 25$ per le
con i collegamenti a Beatty, Lathrop Wellso Death Valley moto, l'Annual pass dei parchi, che consigliamo, è accettato.
Junction.
Per chi arriva da San Francisco il tragitto migliore è

Fabrizio Rizzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


26 R E P O RTA G E | DEATH VALLEY - ALL AMERICAN REPORT

Cinzia Carchedi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


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Giroinfoto Magazine nr. 47


28 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

I L B O R G O F A N T A S M A D I

BUSSANA
VECCHIA A cura di Barbara Tonin

A pochi minuti da Sanremo,


arroccata su una collina rocciosa
ma ricca di castagneti e pini marittimi,
si erge un piccolo borgo medievale
fantasma.

O meglio, quasi fantasma.


Bussana sembra essere stata fondata
in età romanica, ma le prime evidenze
come borgo con presenze stabili sem-
brano risalire al VII° secolo.

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 29

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


30 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 31

A seguito di frequenti invasioni saracene,


nel X° secolo vengono edificate le prime
strutture difensive.
Il primo castello fu costruito nel secolo
successivo, quando Bussana cadde sotto
il dominio dei Conti di Ventimiglia, ma già
a partire dal 1200 il piccolo paese viene
acquistato dalla Repubblica di Genova e il
castello viene utilizzato come residenza.

Il maggior sviluppo sia demografico sia


edilizio di Bussana si verifica tra il 1400 e il
1600.
Le nuove abitazioni vengono costruite con
le pietre stondate provenienti dalle vicine
spiagge rocciose, perdendo quindi a poco a
poco lo stile romano.

Sulle rovine di una precedente chiesa, viene


edificata quella nuova dedicata a Sant'Egidio,
mentre il castello ormai ridotto in rudere
viene dimenticato.

Il borgo prende sempre più la forma di quello


attuale con struttura "a pigna", tipica dei
villaggi edificati su terreni molto scoscesi.

La vita religiosa assume un ruolo sempre


maggiore. La chiesa viene costantemente
modificata, ampliata e decorata, perdendo lo
stile romanico e acquisendo quello barocco.

Impegnata nell’agricoltura, nella coltivazione


di olivi e agrumeti e nell’allevamento, la
popolazione conduce una vita tranquilla nei
secoli successivi, finché una forte scossa di
terremoto, con epicentro nella vicina Diano
Marina, cambia per sempre il destino del
piccolo borgo.

Giroinfoto Magazine nr. 47


32 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 33

Giroinfoto Magazine nr. 47


34 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 35

“Era il primo giorno di quaresima, alle ore sei e salvatevi! - La gente, quasi per istinto, si rifugiò nelle
venticinque. cappelle laterali ed egli sotto l’arco della porticina della
Il parroco di qui aveva imposto le sacre Ceneri all’ ultimo sacrestia.
giunto…quando parve che la mite brezza di poco prima
si fosse d’un subito cambiata in un vento furioso, il Il fitto polverio prodotto dalla caduta della volta immerse
quale aumentava in un crescendo spaventoso. la chiesa nella più grande oscurità.

La terra si scuote, traballa, a lungo ondeggia, poi si Passando tra i frantumi e rottami giunse alla balaustra,
aggira vorticosa; si direbbe il finimondo: si odono rumori alzò gli occhi al cielo e vide le stelle. Il solo arco
diversi di muri caduti, di legname che si spezza, di ferro sovrastante al presbiterio e gli archi delle cappelle erano
che si torce, ma ad un tratto i diversi frastuoni, le grida in piedi".
disperate sono vinte da un sordo e cupo rimbombo, che
vince tutti gli altri. Alle 6.26 del 23 febbraio del 1887 di Bussana non
Era la volta che cadeva. rimanevano che ruderi.
Solo il campanile si salvò, il simbolo del paese.
Fin dal primo sussulto il parroco capì il pericolo
imminente e dall’altare gridò: -Terremoto, terremoto,

Giroinfoto Magazine nr. 47


36 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

La popolazione superstite in parte


rimane a Bussana ancora per pochi anni
in sistemazioni di fortuna, mentre altri
preferiscono portarsi nella parte bassa
del paese, nella speranza nel frattempo di
poter ripristinare le abitazioni parzialmente
agibili.

Il Comune di Sanremo, però, dopo alcune


perizie sul posto, dà ordine definitivo di
evacuazione e blocca gli ingressi al paese.
Contro il volere dei bussanesi, Sanremo
dispone di fondare la nuova Bussana nella
zona sottostante alla collina, nota come
Capo Marine.
Nel 1889 viene posta la prima pietra
del municipio e nel 1894 i bussanesi
abbandonano definitivamente il borgo
originario, celebrando l'ultima messa la
domenica delle Palme.
Bussana Vecchia ormai è definitivamente
morta.
Abbandonata e dimenticata per decenni, la
bellezza del vecchio borgo non passa però
inosservata ad alcuni artisti.

Pittore, scultore, ceramista torinese,


Mario Giani conosciuto anche come Clizia
trasferisce nel 1958 il suo studio e la sua
dimora presso i ruderi di Bussana Vecchia,
forte fonte d’ispirazione per le sue opere.

Qualche tempo dopo nel 1965 lo raggiunge


anche il pittore siciliano Vanni Giuffrè.
La passione per l’arte e il desiderio
di divulgarla, li spingono a fondare la
Comunità Internazionale degli Artisti,
attirando negli anni pittori, scultori e
scrittori dall’Italia e dall’Europa. Gli artisti
donano nuova vita a Bussana Vecchia.

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 37

Barbara Tonin Photography

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38 R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | BUSSANA VECCHIA - BORGO FANTASMA 39

Non sono in molti e non tutti hanno residenza fissa a


Bussana, ma nasce comunque l’esigenza di stabilire Successivamente, molti artisti residenti, per
alcune regole. assicurarsi maggiori proventi dalla propria attività
artistica, cercano di aumentare il turismo di massa.
La “Costituzione” chiariva che chi si insediava a Nascono pertanto svariate botteghe di artigianato,
Bussana, lo doveva fare solo per lo svolgimento di anche di basso livello e diverse dimore vengono
attività artistiche. vendute ai turisti.
La ristrutturazione delle abitazioni e delle aree
di esposizione e lavoro doveva essere fatta solo La “Costituzione” e Bussana a poco a poco perdono il
utilizzando materiali già presenti sul luogo (tegole, loro spirito originario e gli ideali iniziali della Comunità
pietre e mattoni recuperati dalle macerie) e se l’artista degli Artisti purtroppo vengono meno.
se ne andava non ne avrebbe mai potuto rivendicare la Fino a qualche anno fa a Bussana Vecchia si
proprietà. svolgevano manifestazioni teatrali, esposizioni d'arte,
eventi di vario genere e musica dal vivo.
Nel tempo lo statuto ha subito modifiche, ma è sempre
rimasto fermo il principio che Bussana dovesse Ora lotta di nuovo per la sua sopravvivenza.
mantenere la sua struttura urbanistica medievale. Vendite illegali, abusi edilizi e la mancanza di sicurezza
Tra gli anni ’70 e ’80 vengono ripristinati l’acquedotto, stanno facendo cadere di nuovo nell’oblio questo
l’impianto fognario e la rete elettrica. piccolo gioiello ligure, che rischia seriamente di tornare
Con migliori condizioni di vita e di lavoro, un numero ad essere un borgo fantasma.
sempre maggiore di artisti si stabilisce a Bussana
Vecchia, che perde in parte, grazie ai nuovi restauri, il
suo aspetto di totale abbandono.
Barbara Tonin
Nei decenni successivi Bussana attira a sé dapprima
soltanto turismo d’élite, attratto da opere di particolare
valore artistico.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


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A C U R A D I U R B E X T E A M O L D I T A LY Instagram urbexteam_olditaly

IL CASTELLO DIMENTICATO

In Italia, paese di un inestimabile patrimonio


storico-artistico-culturale, sorgono oltre 20
mila castelli.

Solo a Torino e dintorni, se ne annoverano


alcuni di rara bellezza e fama; alcuni esempi
eclatanti sono quelli che conosciamo tutti
come Palazzo Reale e Palazzo Madama nella
centralissima Piazza Castello, il Castello del
Borgo Medievale (che non è altro che una
ricostruzione per l’Esposizione universale del
1884), il castello del Valentino (ora facoltà di
architettura), il castello di Mirafiori, il castello
di Saffarone, il castello di Racconigi, quello
di Stupinigi, quello di Rivoli, di Pralormo e ne
potremmo citare ancora tanti…

In mezzo a queste notevoli testimonianze del


passato, parti integranti della storia d’Italia,
purtroppo, alcuni edifici sono stati emarginati
dalla valorizzazione museale e sono stati
lasciati nel più completo abbandono cadendo
irrimediabilmente in rovina.

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Questo è il caso della nostra ultima scoperta, una piemontese, dove nel XV fondarono anche un ricetto,
costruzione che, in origine, era una splendida una segheria, un mulino e molti altri edifici.
villa romana, trasformatasi nel tempo in grangia
cistercense (circa nel XII secolo). Ancora oggi attorno al castello vi sono due cascine, la
Torta-Gromis e la Robilant-Perino.
L’edificio era di proprietà dei Conti di Savoia, che vi Fu però nei secoli successivi e in particolare nel
misero alcuni monaci anche per sorvegliare il territorio. Cinquecento (quando ormai i Vagnone non erano più
I monaci divennero proprietari della grangia solo nel proprietari del castello) che attorno ad esso presero
1233, assieme alle terre circostanti. Dopo un secolo, forma edifici rurali che assomiglia a quella attuale.
fino al 1334, il castello dovette essere ceduto per
dodicimila fiorini d’oro a Corrado di Gorzano, già Nel 1539 il castello passò ai Gromis di Trana, venendo
castellano piemontese; da lì, la proprietà passò ai conti infine frazionato nel 1560 e divenendo la dimora di
Vagnone, che ne fecero una fortezza molto simile a campagna di alcune nobili famiglie.
quella che oggi ancora si può osservare: già nel 1361 Nei secoli proseguì il lento declino.
la grangia veniva nominata come “castello”. L’ultima pagina della storia del feudo venne scritta
durante l'occupazione nazista, quando il castello
I Vagnone, una delle più antiche casate piemontesi, fu costretto ad ospitare un comando dell'esercito
non badarono a spese: il castello fu, grazie a loro, tedesco.
un luogo di primo piano del panorama dell’agro

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La presenza militare ha lasciato traccia di sé nella A distanza di anni, le stanze sono state occupate da
ripartizione dell'intero piano secondo e in numerosi disperati, saccheggiate e completamente “spogliate”
disegni e monogrammi sparsi per le stanze del dai ladri.
castello, oltre che a graffiti, tramezzi e impianti
idraulici ed elettrici. Tutto questo, in un clima di grande indifferenza e
totale silenzio.
Agli ultimi decenni risalgono invece gli interventi sulle Sorprende rilevare il quasi totale oblio in cui questo
coperture e sul terrapieno del giardino, che hanno patrimonio riversa: ad oggi infatti non esiste
permesso la conservazione del manufatto nonostante pubblicazione che descriva il monumento e i brevi
il perdurare dell'abbandono: attualmente, sebbene accenni sparsi tra libri e siti web sono spesso
il degrado appare molto avanzato in quasi tutte le incompleti o eccessivamente sintetici.
superfici del castello, esso coinvolge marginalmente
l'aspetto statico e strutturale delle murature. Non solo, ma pare quasi che la percezione stessa
di questo complesso da parte dei cittadini torinesi
A conferma di questo giudizio è lo stato di perfetta sia stata come annullata, cancellata insieme alla
conservazione di gran parte delle volte interne, che sua memoria; si può in parte spiegare questa
ancora oggi conservano integralmente le pitture e i misconoscenza nei confronti di un monumento che
decori sette-ottocenteschi: ad essere danneggiate pure ha un suo forte impatto visivo con l'isolamento
sono soprattutto le pareti, maggiormente esposte agli fisico che oggi caratterizza l'intera area di pertinenza
atti vandalici ed all'asportazione delle suppellettili. del castello.

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Negli ultimi anni, il castello è stato al centro di un


vasto progetto di riqualificazione che da tempo si
prometteva di ridare dignità alla struttura: un piano
regolatore che prevedeva l'acquisto da parte del
comune delle cascine circostanti ed il loro recupero
per l'inserimento di residenze e di un ecomuseo.

La proposta della Circoscrizione, che ha già avviato


i primi lavori sulle cascine, è stata ritenuta perfet-
tamente aderente al progetto di valorizzazione; Il
castello invece, legato ai proprietari da un vincolo
testamentario è quindi stato escluso dai restauri.

Oggi il castello è in vendita tramite la famosissima


casa d’aste Sotheby’s; ci sarebbero state, in un pas-
sato recente, importanti personalità interessate.
La Soprintendenza lo ha inserito nell’elenco infinito
degli edifici tutelati.

Forse un po’ tardi…

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52 R E P O RTA G E | URBEX - L'EREMO ABBANDONATO

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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54 I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI

RIVISITARE
TORINO
INTERVISTA A FRANCESCO PORTELLI
A CURA DI BARBARA TONIN

Torino ha sempre ispirato e attratto non solo


innumerevoli visitatori, ma anche illustri storici,
artisti e letterati.
Nei numeri precedenti abbiamo raccontato la sua
storia e la sua arte, i suoi lati oscuri e misteriosi e
il suo misticismo, ma anche i luoghi amati da chi
la vive e l’ha vissuta.

L’abbiamo mostrata nella sua quotidianità, ma


con uno sguardo al passato.
Abbiamo svelato i suoi dettagli e quei particolari
che la familiarità non ci ha mai fatto vedere o ci
ha fatto dimenticare. Ma c’è ancora molto da “far
vedere”.

La nostra città si può rivisitare e reinterpretare


con nuovi occhi, con il nostro cuore, in modo
nuovo e diverso per ognuno di noi.
Abbiamo chiesto a Francesco Portelli di
raccontare la sua Torino.
Fotografo professionista e “torinese doc”,
Francesco Portelli si è avvicinato già da bambino
alla fotografia, un interesse che nel tempo si è
trasformato in passione, tanto da farne anche una
professione.

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I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI 55

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56 I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI

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I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI 57

INTERVISTA A FRANCESCO PORTELLI Ciao Francesco, la prima cosa


A CURA DI BARBARA TONIN che volevamo chiederti è che ti sei
specializzato in diversi stili fotografici,
ma quello che prediligi è sicuramente la
Street Photography.

Come ti sei avvicinato a questo stile?


Ti sei ispirato ai “grandi maestri” o ti
ha spinto la curiosità e il desiderio di
immortalare momenti di vita quotidiana?

Nonostante io abbia iniziato il mio percorso


fotografico professionale con altri generi, il
fotogiornalismo è sempre stata la mia passione più
grande.

La strada, in particolare, è sempre stata la mia


fonte di ispirazione per tutta la mia fotografia.
La strada mi permette di stare in mezzo alle
persone e di assistere a scene di vita vere.
È la realtà, niente di costruito, niente di falso, niente
di inventato.
Oggi viviamo in un mondo sempre di corsa.
Siamo in mezzo alle persone, ma pensiamo alle
nostre cose ed il più delle volte non guardiamo
neanche il viso di chi è seduto davanti a noi
sull’autobus.

La fotografia street secondo me è un omaggio alle


persone.
Ritrarre qualcuno nelle mie foto è come dirgli “io ti
ho visto, mi sono accorto di te. Tu per me esisti”.

Ho la possibilità di raccontare un istante della vita


di qualcuno e di creare così un documento storico
del nostro tempo. Io questo lo trovo meraviglioso.
In passato ho studiato la fotografia di grandi
maestri come Bresson, Frank o Fan Ho, ma ho
sempre cercato di non ispirarmi troppo a loro.

Volevo dare il mio punto di vista personale e non


riproporre idee e contenuti di altri. In questo mi
hanno aiutato i miei studi da grafico e la mia
passione sfrenata per Caravaggio.
Un mix quindi tra geometrie ed uso estremo della
luce.

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58 I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI

Le tue foto giocano molto non solo sulle


geometrie ma soprattutto sui contrasti di luce.
Come è stato influenzato il tuo stile?

Nel corso del tempo ho portato la mia fotografia ad


essere sempre più minimal, sempre più asciutta.

Non è tanto importante ciò che inserisco, ma piuttosto


cosa escludo dall’inquadratura.
Così come amo i forti contrasti di luce, nella mia
fotografia street cerco di mettere sempre in rilievo il
contrasto tra gli elementi statici urbani ed il movimento
del soggetto umano.

Viviamo sempre di corsa, compiendo azioni in ogni


istante.
Cerco di mostrare come le persone si muovono tra le
strutture delle grandi città.
Un soggetto che compie un’azione in un determinato
luogo.

Il modo in cui utilizzo la luce mi aiuta a creare immagini


urbane a volte surreali che escono dallo spazio e dal
tempo.
Luoghi astratti che mostrano la città sotto un’altra
chiave di lettura.

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I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI 59

Come “vedi” Torino?


Il suo stile architettonico può influenzare il modo di
fotografarla?
Ad esempio, meglio a colori o in bianco e nero?
È maggiormente valorizzata se fotografata con forti
contrasti o con toni morbidi?

Tutta la mia fotografia street è in bianco e nero.


Scelgo di non utilizzare il colore proprio perché nella mia idea di
fotografia minimal, il colore sarebbe solo un elemento di disturbo.

L’architettura barocca e liberty di Torino la rende perfetta per un


racconto fotografico in bianco e nero.
I contrasti di luce creati dai portici disegnano geometrie e prospettive
uniche.
Credo che i contrasti forti delle mie immagini rispecchino
perfettamente l’anima di Torino e la sua doppia personalità.
Torino infatti è una città fredda ed austera, ma nello stesso tempo
accogliente e gentile.
È una città grigia e malinconica, ma anche elegante ed affascinante.
Adoro girare per le vie di Torino e scattare in ogni stagione dell’anno,
perché ogni giorno mi offre spunti diversi ed interessanti.

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60 I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI

Come ogni città, anche Torino ha zone ed edifici


poco “attraenti”.
Si può comunque ricavare qualche scatto
artistico?

Qualsiasi quartiere può essere lo scenario perfetto per


ottime fotografie.

Bisogna solo sapere cosa guardare e riuscire a mettere nella


giusta correlazione le persone con il contesto urbano.
Ma la vera chiave per riuscire a realizzare delle fotografie
che comunichino è vivere la strada.

Camminare, osservare, stare in mezzo alla gente.


Che sia in un quartiere del centro o in periferia poco importa.

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Ormai conosci Torino come le tue tasche.


Quando decidi di uscire per nuovi scatti, hai
già chiaro dove dirigerti e che tipo di risultato
ottenere?

Non so mai se e quante foto porterò a casa dopo un’uscita


fotografica.
In realtà non mi interessa molto questo aspetto.
Ci sono giorni che scatto molto ed altri dove torno con
poche foto.
Ma va bene così.
Osservare per me è già fotografare, l’unica differenza è che
a volte quelle immagini restano nella mia mente e non nella
macchina fotografica.

In genere, se la giornata è molto soleggiata cerco zone che


mi abbiano grandi contrasti, come ad esempio i portici.
Qui riesco ad ottenere bellissime geometrie e prospettive. In
inverno, invece, nelle classiche giornate grigie o piovose di
Torino, mi concentro più sulle persone che sugli edifici.

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Torino è una città altamente turistica.


Nelle foto l’elemento umano a volte è gradito a volte no.
Che ruolo hanno le persone nelle tue foto?

Come possiamo integrarle alla città in modo artistico?


Nei tuoi scatti hanno la stessa importanza dell’ambiente
circostante o componi il fotogramma in modo da
valorizzarle?

Nelle mie immagini le persone non sempre sono i soggetti delle foto.
Spesso diventano anch’essi elementi della scena ed assumono il
medesimo valore di altri elementi urbani.

Cerco di inserire sempre e solo una persona nelle mie immagini.


Difficilmente ritraggo gruppi di persone.
Questo perché mi piace creare anche un po’ di malinconia e solitudine
nella scena.

Questa persona però non è mai messa a caso nella foto. Deve essere
posizionata in un punto ben preciso per dare il significato che voglio
all’immagine.
Questo a volte significa tanta attesa, perché devo aspettare e sperare
che qualcuno passi esattamente dove voglio io.

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Come ti poni nei confronti delle persone che vuoi


includere nella foto?

In genere nessuno si accorge di essere ritratto da me, anche


perché difficilmente i miei soggetti umani si vedono in viso.

Anzi, spesso sono ripresi da una certa distanza. Quindi non


ho mai grossi problemi in questo.

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In alcune tue foto sono rappresentate


vie o zone molto conosciute, ma
difficilmente riconoscibili a colpo
d’occhio.
Come riesci a dare una nuova veste a
Torino?

È il mio obbiettivo.
Cercare di mostrare le città da un punto di vista
completamente nuovo ed inedito.
Ho tante foto realizzate in centro a Torino, ma
spesso anche i torinesi fanno fatica a capire dove
sono state scattate.

In verità, però, a parte alcune foto veramente


astratte, ci sono sempre degli elementi
nell’immagine che riconducono a luoghi e vie
conosciute.
Lascio qualche indizio che riconduca ai luoghi in
cui le ho scattate.

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66 I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI

Alex Webb nel libro “Street Photography e


immagine poetica” afferma:
“Per quanto mi riguarda, fare Street Photography
non significa necessariamente fotografare per
strada.
Le strade, infatti, non sempre sono
rappresentative di una cultura.
La Street Photography suggerisce piuttosto
l’atteggiamento o la presa di posizione del
fotografo di fronte al mondo.
Cosa ne pensi? Cosa e quanto c’è di te nelle tue
foto quando fotografi Torino?

Sono d’accordo con Webb.


La cosa importante è il racconto che c’è dentro ad un
immagine.
La fotografia non è altro che il mezzo usato dal fotografo per
raccontare un po’ di sé agli altri.
Poco importa se sia in strada o in un altro contesto.

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Ad oggi Instagram ha milioni di foto su Torino.

Pensi che le location e le occasioni possano ad un certo punto


esaurirsi con un “già visto” o Torino avrà sempre qualche scatto
interessante da regalare?

Io penso che ci sarà sempre modo di creare immagini Torino non è da meno, pur mantenendo
originali. L’unico limite è la fantasia e la capacità di però quell’eleganza intramontabile che la
esprimersi. contraddistingue.

È vero, ci sono milioni di foto di Torino, ma pensiamo Da pochi mesi sono uscito con il mio primo libro
ad esempio a New York che è una delle città più fotografico “Urbanity - The urban umanity”.
fotografate al mondo. Un anno e mezzo di street photography racchiuso
Di New York ci saranno decine e decine di milioni di in 100 pagine. Come primo libro, ho voluto fare
foto in giro. Tutto sembra già visto e rivisto. un omaggio alla mia città ed ho inserito solo foto
Ci sono però dei fotografi newyorkesi che con le scattate qui a Torino.
loro immagini mi fanno sempre emozionare, perché
sono in grado di andare oltre, di vedere quello che la Non è un libro su Torino, ma è la mia visione diversa
massa non vede. e fuori dagli schemi della street photography, che
però ha come palcoscenico Torino.
Cambiano le epoche, le mode e le stesse persone. Contro ogni mia aspettativa ho ricevuto ordinazioni
Già solo questo spostamento storico e sociale è per il libro da tutto il mondo ed è per me un grande
sufficiente per riuscire ad ottenere sempre immagini onore sapere che tante persone di altri paesi stranieri
nuove. conosceranno Torino grazie alle mie immagini.

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Giroinfoto Magazine nr. 47


I NT E R V I S TA | RIVISITARE TORINO - FRANCESCO PORTELLI 69

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70 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

| FES |
A R T I E M E S T I E R I
A C U R A D I M O N I C A G OT TA

Il primo vero viaggio della mia vita è stato un tour in macchina


lungo la costa francese, parte della Provenza, la Spagna e il
Marocco.
Partenza dalla mia città di origine, 24 ore di auto fino a Granada
facendo turni alla guida, la Costa del Sol attraverso Malaga,
Torremolinos e Marbella, fino ad Algeciras per salire su un
traghetto ed arrivare a Ceuta in Marocco. Sempre in auto, su
strade decisamente sconnesse, le successive tappe sono state
Rabat, Casablanca, Agadir, Marrakech, Fès e Meknès con visita di
Moulay Driss Zerhoun o Moulay Idriss e Volubilis.

Finito il tour del Marocco, sulla strada di ritorno attraverso


l’interno della Spagna ci sono state tappe a Siviglia, Cordova,
Toledo, Madrid, Saragozza e lo sprint finale nuovamente sulla
costa francese.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI 71

| FES |
TESSITORI, ARTIGIANI DEL RAME
E CONCIATORI DI PELLI

Già allora ero rimasta affascinata dalla


bellezza di questo paese, dalle sue
meraviglie architettoniche, i prodotti
artigianali e i paesaggi sconfinati e sempre
diversi a seconda se ci trova sul mare
oppure nell’interno, se non addirittura nel
deserto.
Particolarmente interessante è stata la
visita alle concerie di pelli che si possono
visitare a Marrakech e a Fès delle quali
avevo sentire parlare con entusiasmo.

A Fès ho scoperto altre categorie di


artigianato che meritano di essere esplorate
come gli artigiani del rame e i tessitori.

Dopo qualche anno, parlando con un’amica su dove causato un ritardo notevole nella partenza dell’aereo
passare una settimana al caldo per sfuggire ad di ritorno in Italia.
un rigido inverno italiano, decidiamo di tornare in
Marocco. Durante tutto il viaggio abbiamo pernottato nei riad -
riyā� - ossia quella che per secoli è stata l’abitazione
Stavolta con un aereo per risparmiare sia tempo che urbana tradizionale del Marocco.
denaro.
Ci sono molti voli di compagnie low cost che volano In principio si trovavano solo nelle medine, i centri
verso il Marocco a prezzi decisamente convenienti. storici delle città, oggi sono diventati estremamente
La prima volta il viaggio si è svolto nel mese di popolari e sono stati trasformati principalmente in
Agosto sotto un caldo decisamente torrido, mentre la alberghi. In genere sono disposti su più piani perché la
seconda volta era fine Aprile. cultura maghrebina dà molta importanza allo spazio.
Tra le caratteristiche uniche dei riyā� noterete che
La differenza climatica sta in parte nel periodo e in sono completamente chiusi verso l'esterno e sono
parte a seconda delle zone che si frequentano. strutturati attorno a un cortile o giardino centrale,
A Fès il clima passa dai circa 7°C di minima a Gennaio secondo il modello tipico arabo-andaluso. Fatto
ai 32°C circa in estate. sempre culturale è che tutte le stanze si affacciano
L’inverno può essere piovoso per via della particolare sul cortile centrale e non all'esterno, consuetudine che
posizione della città. deriva dalle regole islamiche riguardanti l'importanza
della privacy. Sono decorati in modo raffinato,
A volte ci si trova anche a vedere il fenomeno della secondo sistemi tradizionali come ad esempio figure
nebbia che, nel momento in cui ci sono stata, ha geometriche, arabeschi e mosaici.

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72 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

FES
ARTI E MESTIERI

A parte essere calati nella vita vorticosa della rilassante in riva al mare.
medina stessa, alloggiando in un riad si assapora Con un pullman notturno siamo tornate a Marrakech
l’osmosi con la cultura marocchina. per continuare fino a Fès che sarà l’ultima tappa del
Le stanze sono sempre diverse, arredate in modo viaggio insieme a Mèknes e Volubilis, come nella
tradizionale, accoglienti e stranamente silenziose. prima permanenza in Marocco.

Compreso nel prezzo si trova sempre la colazione Fès, capoluogo della regione Fès-Meknès, è una
alla maniera maghrebina: città santa in Marocco, si trova in una regione
dolce, calorica, abbondante ma, soprattutto collinosa ed è collocata in una vallata.
impossibile resisterle. Si pensa che la sua fondazione ebbe inizio nel 789
Potrete trovare succhi di frutta, thè caldo servito d.C. per volere di un discendente del profeta, Idrīs
nei tipici bicchierini di vetro, caffè di vario genere, ibn Idrīs che ne fece la sua capitale prendendo il
frittate, a volte un formaggio cremoso, il tutto suo nome dal fiume sulle cui rive sorgeva, il Wadi
accompagnato da due preparati simili al pane. Fās.

Uno è una specie di pancake (msemen) e il secondo Nel mondo islamico è considerata una delle
è una crèpe (baghrir). vecchie città più interessanti dal punto di vista dei
Su questi potrete spalmare le marmellate o il miele monumenti, mercati e moschee.
che troverete sul tavolo della vostra colazione.
Continuo a sognare di ripetere una colazione del Fès è la più antica delle quattro Città Imperiali –
genere! Fès, Marrakech, Mèknes, Rabat - che devono la loro
nomea alle diverse dinastie regnanti che le scelsero
Partendo da Marrakech, dove abbiamo passato come residenze, facendone luoghi di rara bellezza
qualche giorno, abbiamo preso un pullman per costruendo notevoli opere architettoniche.
Agadir e vi abbiamo trascorso un paio di giornate

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Monica Gotta Photography

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Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI 75

Fès deve anche il suo originario prestigio alla


presenza della più antica università presente sul
territorio...

e non solo per via della sua prevalenza politica.


L’università – moschea al-Qarawiyyin è stata
improntata sulla cultura e sull’arte della civiltà
musulmana nordafricana, pur essendo stata,
al principio, basata sull’istruzione religiosa e
discussione politica.

L’università, nata come moschea, è anche la più


antica istituzione educativa al mondo (859 d.C.) e
la sua fondazione ad opera di donne islamiche fa
di essa un monumento con caratteristiche uniche.

Più piccola in origine, è stata ampliata nel 1135-


1144.
La moschea di al-Qarawiyyin ospita una biblioteca
di antichi testi islamici, una collezione di quattromila
libri rari e antichi manoscritti in arabo dei più celebri
intellettuali della regione, tra cui una copia del Corano
risalente al IX secolo e un volume di giurisprudenza
islamica del filosofo Averroè, considerato il più
influente filosofo musulmano del Medioevo.

La curiosità è che la sua biblioteca è stata restaurata


da un’altra donna, un architetto canadese donna di
origine marocchina.
L’università è ancora una prestigiosa istituzione e
oggi si è trasferita in una nuova sede più moderna,
ma sia la moschea sia la biblioteca sono rimaste
nell’edificio antico, sempre aperte al pubblico per le
visite.

Altre tradizioni tipiche della città di Fès sono le


ceramiche blu, i piatti di rame, la lavorazione del
legno di cedro proveniente dalla vicina Foresta di
Cedri e i lavori in cuoio con la concia delle pelli.

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76 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

Queste lavorazioni sono ancor oggi eseguite con


metodi tradizionali piuttosto antichi.

Passeggiando nella medina, il cuore pulsante più Seffarine.


antico della città, si possono vedere artigiani che Una tappa nella piazza è inevitabile per osservare la
tessono tappeti e tessuti di fibre di aloe o lana con lavorazione dei piatti e delle pentole, che vengono
vecchi telai, fabbricano mattoni da essiccare al martellate dagli artigiani.
sole oppure decorano con mosaici.
La conceria Chouara è una tappa imprescindibile
La medina, circondata da maestose mura del IX e tra le più antiche, risale al XII secolo ed è entrata
secolo, è stata oggetto di un’imponente opera di a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità
ristrutturazione, come anche altre città marocchine, dell’Unesco.
che l’ha trasformata in un’isola pedonale immensa.
Secondo ciò che dicono gli abitanti di Fès, è un Qualcuno si avvicina alle vasche con un rametto di
dedalo di 10.000 vicoli in cui ci si può “perdere” menta sotto il naso per mitigare il cattivo odore.
gustando ogni metro che si percorre nei vicoli Forse in inverno l’odore potrebbe essere
del sūq tra i colori più brillanti, profumi inebrianti, sopportabile, mentre nelle stagioni calde diventa un
spezie, borse e babouches, cuscini, lampade in po' più difficile abituarsi a quest’odore penetrante.
ferro battuto, la djellaba - la tunica tradizionale
spesso ricamata in oro e argento, palazzi adornati Comunque, seguendo l’odore, si riesce ad arrivare
da ori e stucchi e piccole curiosità tipiche della nei luoghi dove si conciano le pelli.
cultura maghrebina. In effetti, essendo nascoste in un dedalo di vicoli,
non è così semplice trovarle.
Anche fuori dalla medina, varcata la grande
porta Bab Boujloud, si trovano migliaia di case Nel labirinto della medina è facile perdersi ma, del
storiche, antichi mausolei e preziose moschee. resto, cosa c’è di più intrigante di girare in un luogo
Una delle bellezze di Fès sono gli artigiani del rame sconosciuto, senza meta e senza paura di perdersi?
e dell’ottone che si trovano principalmente in Place

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R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI 77

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


78 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

Monica Gotta Photography

Per vedere le vasche della concia la cosa migliore da


fare è trovare un punto panoramico per affacciarsi
sulle vasche per la tintura.

Ai turisti non è permesso accedere alle vasche


per evitare il rischio di cadere nelle vasche di
colorazione.
Ci sono diversi caffè e botteghe da cui si vedono le
vasche dall’alto, magari sorseggiando un buon thè
caldo alla maniera marocchina.
Non serve altro che chiedere ai negozianti di
accedere alle terrazze, magari lasciando una
piccola mancia oppure acquistando uno dei prodotti
artigianali creati proprio con quelle pelli conciate per
godere anche di coloriti racconti su queste pratiche
antiche.

In questo quartiere tutto orbita intorno alla


conciatura delle pelli, che siano di cammello, di
mucca, di pecora oppure di capra.
Le vasche sono in pietra, circolari o quadrate e,
dentro ad ognuna di esse, c’è una mistura acqua,
sale, calce e urina di mucca.
Questo primo passaggio permette di eliminare
residui di grasso, carne, peli, etc.
Sono le vasche più chiare.

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Come tutti sappiamo le pelli vanno ammorbidite prima di


poter essere usate per creare oggetti vari.
Per fare ciò i conciatori pestano con i piedi le pelli dentro
le vasche per un tempo ben preciso.

Sappiate che ciò che rende queste zone della medina


maleodoranti è dovuto ai “prodotti” utilizzati per arrivare
al prodotto.
So che non sarà facile da immaginare ma, oltre all’urina
di mucca, vengono usati escrementi di piccione.
Questi ultimi sono particolarmente ricercati perché
contengono ammoniaca che agisce come agente di
ammorbidimento delle pelli.
Questo procedimento dona alle pelli malleabilità e ne
permette la colorazione in modo più semplice.

Pertanto è giusto spendere qualche parola sui raccoglitori


di guano, i ragazzini che lo prelevano dalle piccionaie.
Usano dei raschietti per raccogliere gli escrementi di
piccione che vengono poi venduti sul mercato.
Tutto ciò ha un duplice obiettivo: racimolare una paghetta
e tenere pulita la medina, lavoro socialmente utile a
favore della gestione della medina.

Teniamo conto che gli escrementi devono avere le giuste


caratteristiche per poter essere utilizzati nella conciatura.
Devono essere di buona qualità, solidi al punto giusto e
possibilmente privi di impurità.
Per i piccoli imprenditori l’obiettivo del futuro e il sogno
nel cassetto è rappresentato dal possedere un piccione
di proprietà.

Monica Gotta Photography

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80 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

Per la colorazione in passato venivano usati


coloranti naturali come avveniva anche in altre parti
del mondo.

Potevano essere curcuma, zafferano, papavero,


menta, melograno, legno di cedro e altri. L’olio di
oliva serve per la lucidatura.
Al giorno d’oggi purtroppo sono arrivati i coloranti
chimici che sicuramente rovinano un poco la magia
di un lavoro così antico e soprattutto non sono
igienici per la salute di coloro che si calano nelle
vasche, a mollo, fino alle ginocchia.

I conciatori immergono le pelli nelle vasche per poi


asciugarle all’aria aperta.
Le immergono, le girano, le impastano, le strizzano
e infine le stendono, su pergolati, appesi come se
fossero biancheria, oppure le stendono sui tetti.

Finito il processo di conciatura, ammorbidimento


e asciugatura queste pelli, variamente colorate,
diventano borse, portafogli, babbucce, cinture e
cuscini.
Visti gli oggetti che ne nascono possiamo affermare
che il lavoro dei conciatori è senza dubbio
straordinario.
Faticoso, insalubre ma senza questi uomini non si
potrebbe fabbricare questi pezzi unici di artigianato
che hanno reso famoso il Marocco in tutto il mondo.

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI 81

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


82 R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | FES - ARTI E MESTIERI 83

FES
ARTI E MESTIERI

L’odore delle concerie ci segue fino all’arrivo ad


un piccolo bar nella medina dove si conclude la
giornata, in attesa di trovare un locale tipico per la
cena, sempre nella medina.

Infatti la cucina tipica marocchina, nella sua filosofia,


associa con sapienza ed arte dolce e salato, agrumi,
miele, cannella, acqua di fiori d’arancio.
Pertanto assaggiare la cucina tipica è una delle
cose da fare in questo paese sorprendente.

Ricordate che Fès è anche la capitale del benessere.


Negli hammam si trovano bagni di vapore, rilassanti
e indicati per la cura della pelle.

Non limitatevi alla visita di una sola città, anche le


altre sono da non perdere!

Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 47


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PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 47


85

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

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86 R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION

REUNION
AL PORTO ANTICO
a cura di Sara Morgia

GENOVA
La cornice del Porto Antico di Genova in estate
si trasforma in un grande palco affacciato sul
mare che ospita artisti provenienti da tutto il
mondo ad animare le notti genovesi.

Gli eventi culturali sono ormai un appuntamen-


to fisso nell’agenda della Superba le cui date
sono visibili sulla pagina facebook del “Palco
del Mare”.

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R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION 87

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88 R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION

Sara Morgia Photography

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R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION 89

Il Porto Antico di Genova , ha una lunga storia. Partendo dai Beatles hanno ripercorso i brani
Un porto naturale, protetto dai venti ed in posizione dei musicisti che hanno registrato nei famosi
strategica già dal Medioevo, era un punto di Studi londinesi scrivendo la storia della musica
riferimento nei traffici internazionali fino a diventare il internazionale.
fulcro dei commerci marittimi con tutto il mediterraneo
nel ‘500 nel periodo conosciuto come “il Secolo dei I Reunion sono la prima Beatles Tribute Band d’Italia e
genovesi”. tra le prime di tutta Europa.
Nati nel 1982 hanno raccontato la storia dei Beatles
Con la scoperta dell’America i traffici vennero deviati attraverso la loro musica, sempre rimanendo fedeli
nell’Atlantico, ma tra fine 800 ed inizio del XX secolo alle esecuzioni dei brani originali e alla loro rigorosa
con la costruzione del nuovo porto si ebbe un nuovo interpretazione.
periodo di espansione marittima.
Durante il concerto si sono fatti affiancare da grandi
Lentamente i traffici marittimi si sono spostati sempre artisti nazionali ed internazionali: le Farfalle Impazzite,
più a Ponente lasciando quasi abbandonata l’area fino una band Doo Wop composta da Silvia De Nadai,
ad arrivare al 1992, anno della ristrutturazione per le Cinzia Bernardi, Roberta Rapetti, Claudia Tirasso, Linda
celebrazioni colombiane, su progetto di Renzo Piano, Giovinazzo che hanno conquistato il palco con il loro
le quali hanno donato nuovamente lustro alla zona, sound anni ‘50;
ricollegandola con la città e rendendola un punto di la bellissima Nkem Favour Nwabisi che con la sua voce
aggregazione e di interesse turistico. calda ha incantato tutta la platea e Roberto Leoncino
che ha fatto risuonare il riff e assolo di I wish you were
Martedì 30 Luglio 2019, al Porto Antico di Genova here.
i Reunion hanno presentato “Abbey Road Studio”.

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90 R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION

Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 47


R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION 91

I Reunion si sono presentati nella seguente formazione Proprio quest’ atmosfera ha permeato il palco e la
platea, da chi ha vissuto in prima persona quegli anni
fino ai più giovani, tutti si sono sentiti un po’ capelloni,
Francesco “Fisher” Sandi – Chitarra e Voce un po’ Hippy, per risvegliarsi poi a fine concerto nel
Luciano Ottonello – Chitarra e Voce 2019, ma forse carichi di quella fiducia che è ancora
Luca Dondero – Tastiere e Voce viva in questa musica.
Stefano Cavallo - Basso e Voce
Luciano Drumide Ventriglia - Percussioni e Voce Ed è proprio la magia della musica che i Reunion ci
Aldo de Scalzi - Tastiere e Voce hanno trasmesso, quella di non essere mai fuori dal
tempo e di poter mantenere vivi quegli ideali che
Genova è da sempre stata patria della buona musica e hanno rivoluzionato gli anni ‘60 partendo dalla musica
punto di incontro di grandi artisti, e questa serata né è nelle strade, passando nei cuori delle persone fino ad
stata dimostrazione e consacrazione al tempo stesso. arrivare alla politica.

Nel ripercorrere i brani musicali il pubblico si è Dopo aver assistito al loro bellissimo concerto
immerso negli anni ‘60 e ‘70 passando dai Beatles, agli riusciamo a fare qualche domanda al Frontman,
Animals, ai Queen e ai Led Zeppelin fino ad arrivare ai Francesco Fisher Sandi
giorni d’oggi con gli Oasis.
Un periodo storico che dal punto artistico e culturale
ha creato un divario con il passato e ci ha portati
all’era moderna alla quale tutt’oggi siamo legati.

In queste canzoni è lampante il senso di speranza, di


desiderio di cambiamento e di un ottimismo generale
che ha coinvolto ed influenzato quella generazione di
ventenni.

Sara Morgia Photography

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92 R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION

Qual è il Vostro rapporto con Genova, la Vostra Quindi vale per tutto e vale anche per la musica.
città? Chiaramente ci si fa promozione tramite i Social
e se si tratta di roba virtuosa viva i Social, in caso
Siamo cresciuti nel mondo dei cantautori e dei contrario abbasso i Social.
gruppi rock di Genova ed in un certo modo ne
facciamo parte perché abbiamo collaborato Il tema del Vostro concerto è stato Abbey road.
con diversi di loro e Genova è sempre una città Cosa rappresenta per voi? Cosa avete provato
stimolante dal punto di vista creativo registrando in quegli studi?

Come vedete il nuovo panorama musicale italiano? Per un creativo come me essere negli studi
Com'è cambiato da quando avete iniziato a suonare? dove lavoravano e componevano (perché non vi
registravano solo) i Beatles è stata probabilmente
Francamente conosco poco il panorama attuale. una delle emozioni più grosse della mia vita artistica.
So che c’è gente che scrive e che canta in maniera
abbastanza tradizionale non però a livello di quelli Quali sono i Vostri progetti futuri? Dove vi vedremo
che scrivevano e cantavano in maniera tradizionale, prossimamente?
poi ci sono delle realtà diverse che francamente non
comprendo in quanto realtà musicali. Francamente non lo so, forse dovremmo
rivisitare tutto dal punto di vista acustico perché
Per cui se leviamo la realtà musicale e mettiamo la nell’esibizione acustica c’è tutta l’essenza della
realtà comunicativa posso dire che non fa parte del musica, per cui reinventeremo tutto un discorso
mio mondo ma la posso anche comprendere. in chiave acustica, senza strumenti elettrici e
Dal punto di vista musicale faccio proprio fatica, per basandoci sulle voci e sulle sfumature che si
me non esiste proprio. Parlo del Rap prima e del Trap possono ottenere.
dopo. Per quanto riguarda lo scrivere è un po’ difficile oggi
farlo in quanto a livello valido non sta scrivendo
Cosa pensate dei Social come strumento di quasi più nessuno quindi stiamo attraversando un
pubblicità e condivisione nel mondo della musica? periodo un po’ più tranquillo rispetto ad altri.

I Social hanno una funzione buona quando Aspettiamo quindi alla finestra per poter ascoltare
diffondono il bene ed una funzione cattiva quando i brani rivisitati in chiave acustica e nell’attesa di
diffondono il male. nuove date per i loro prossimi concerti.

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R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION 93

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94 R E P O RTA G E | PORTO ANTICO DI GENOVA - REUNION

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REU
NION
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96 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

DOPPIO PALIO 2019

IL PALIO DI ASTI
Il più antico d'Italia con origini medievali,
rende omaggio alla celebrazione del Santo
Patrono San Secondo.

Le prime testimonianze del cronista


Guglielmo Ventura, risalgono alla metà del
XIII secolo, ma pare che fin dal XII secolo la
manifestazione si tenga nella città di Asti,
ininterrottamente fino ad oggi.

La gara dei fantini che corrono a "pelo" sui


cavalli delle contrade, un tempo si teneva
durante le feste patronali nel mese di
maggio e si galoppava in una strada "alla
lunga" attraverso la contrada Maestra (oggi
l'attuale corso Afieri).
Dal 1967, il Consiglio del Palio modificò il
percorso rendendolo "a giro", come tutt'oggi
si disputa.

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 97

sicut fieri solet Ast, in festo Beati Secundi

"come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del Beato


Secondo".

1 Settembre 2019
La Storia del Palio di Asti si ripete dall'anno 1275, con un
evento affascinante e importantissimo per la Città, che
quest'anno mette in scena un'edizione straordinaria che
prevede due vincitori:
uno per il Palio di Asti dei Rioni ed un altro per il Palio dei
Comuni.

UN DOPPIO PALIO
Per celebrare i 1900 anni dal martirio del Santo Patrono della
Città: San Secondo.

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98 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 99

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Ma il palio non è solo il giorno della corsa.


Le iniziative della manifestazione cominciano
già giovedì 29 agosto, con Asti che si anima di
sbandieratori, spettacoli e moltissime attività
come i mercati locali.

Il giorno prima della gara, sabato 30 agosto,


si tengono le prove ufficiali del Palio, dopo
la grande sfilata dei bambini dei Rioni e dei
Comuni per le vie del paese, da Piazza Cattedrale
fino all'anello del Palio di Piazza Alfieri, con la
partecipazione del 4° Reggimento a Cavallo
dell'Arma dei Carabinieri, mentre la sera si
svolgeranno le cene propiziatrici delle squadre e
dei suoi sostenitori.

Quest'anno si sono presentate davanti al canapo,


presieduto dal giudice Renato Bircolotti, tre
batterie di 21 delegazioni, secondo il sorteggio
avvenuto il giovedì precedente.

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100 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

IL CANAPO
è la corda in canapa che serve a delimitare l'area della
"mossa", ovvero della partenza della gara ippica del palio.

Un termine molto antico già presente nelle citazioni di


Ferdinando Gabotto del 1406, come spese sostenute per il
palio di Asti.

Questa corda di generose dimensioni viene tesa da un argano


meccanico posto all'esterno dello steccato e rilasciato dalla
parte dell'interno al comando del "mossiere" per la partenza
della batteria.

Il canapo viene bagnato per aumentare il peso e fare in modo


che al comando cada a terra più velocemente.

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 101

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102 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

Terminate le prove generali della vigilia del palio, il giorno successivo la giornata prende vita fin
dal mattino con la Messa solenne in ogni parrocchia della città e dei comuni partecipanti con la
benedizione del cavallo e del fantino di delegazione in un momento in cui sacro e profano si uniscono
nell’invocazione religiosa diretta al Santo titolare per la vittoria del Palio.

Dopo la chiusura della benedizione con le tradizionali parole “Andate e tornate vincitori” i riti della Festa
continuano trasferendosi nelle vie del centro per assistere al corteo storico con la sbandierata dell'ASTA,
il gruppo ufficiale degli Sbandieratori di Tradizione Artigiana.

Il corteo storico, con in testa il vincitore dell'anno precedente, si muove fino in piazza della
Cattedrale raggiungendo la Piazza Alfieri dove alle 16:00, prende il via il Palio vero e proprio.

Oggi si corre il Palio!


È con queste parole ripetute fino all'infinito, che lo speaker della gara annuncia l'autorizzazione delle
autorità a correre il Palio di Asti.
Il momento del grande evento Astigiano è arrivato in un'esplosione appassionata degli abitanti e di chi si
trova a godere il loro clima di festa.

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 103

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104 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 105

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106 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

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Il Palio dei Rioni ORDINE DI ARRIVO


Le prime due batterie dei Rioni formate dalle 14
delegazioni si presentano al canapo dispuntando 1. Rione Cattedrale (Vincitore)
la finale.
È l'ora di scoprire il vincitore del palio di Asti 2019. 2. Santa Caterina
Dopo un via nervoso dopo tre false partenze, il
Rione Cattedrale si lancia in testa, seguito da Santa 3. Don Bosco
Caterina e Don Bosco.
San Pietro rimane al canopo eTorretta ritira il 4. San Lazzaro
cavallo prima della gara.
Viatosio, Tanaro e San Lazzaro inseguono la scia 5. Tanaro Torrazzo Trincere,
per i tre giri senza recuperare posizioni.
6. Viatosto
Cattedrale, mantiene la posizione per tutta la corsa
con il fantino Dino Pes, sopranominato velluto, con 7. San Pietro
il suo cavallo mezzosangue Ribelle da Clodia.
8. Torretta (Ritirato)

Rione Cattedrale vincitore del Palio 2019

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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 107

DINO PES E RIBELLE DA CLODIA


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108 R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO

BALDICHIERI
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R E P O RTA G E | ASTI 2019 - DOPPIO PALIO 109

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Il Palio dei Comuni ORDINE DI ARRIVO


L’assegnazione del Primo Palio dei Comuni
del 2019, va al Comune di Baldichieri d’Asti, 1. Baldichieri (Vincitore)
con il fantino Mattia Chiavassa, con un cavallo
debuttante francese: Farfadet du Pecos. 2. Castell’Alfero
Dopo la corsa in testa del fantino di Castell’Alfero 3. San Damiano d’Asti
quasi per tutti i tre giri, viene superato dal Cavallo
scosso (il cavallo senza fantino) di Baldichieri. 4. Montechiaro d’Asti
Mattia Chiavassa perde le staffe alla prima curva 5. Nizza Monferrato
della gara, ma ci pensa il suo cavallo ad onorare i
colori del Comune di Baldichieri. 6. Canelli
7. Moncalvo

Baldichieri vincitore del Palio dei Comuni 2019

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Alba al lago Misurina


Autore: Sergio Agrò
Luogo: Lago Misurina - Dolomiti

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in fabula...
Autore: Enrico Raimondo
Luogo: Bacoli - Napoli
Casina Vanvitelliana , posizionata sul lago del Fusaro presso Bacoli -Napoli- ; fu costruita , per volere di re
Ferdinando IV di Borbone , da Carlo Vanvitelli nel 1782 .

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Interstellar
Autore: Andrea Giannuzzi
Luogo: Vinca - Massa carrara (Alpi Apuane)

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118

Interstellar
Autore: Giuseppe Calogero
Luogo: Venosa in Basilicata

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Energia allo stato puro


Autore: Gianni D'Orio
Luogo: Serracapriola (FG)

Giroinfoto Magazine nr. 47


121

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in uscita il 15 Ottobre 2019

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Giroinfoto Magazine nr. 47


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