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GF46

Il numero 46 di Giroinfoto Magazine presenta il progetto 'On The Wall', una iniziativa di street art a Genova per trasformare il quartiere di Certosa in una galleria d'arte a cielo aperto. Il progetto nasce in risposta alla tragedia del crollo del Ponte Morandi, con l'obiettivo di rivalutare il tessuto urbano e portare un sorriso agli abitanti. La rivista offre anche uno spazio per appassionati di fotografia e viaggi per condividere esperienze e articoli.

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GF46

Il numero 46 di Giroinfoto Magazine presenta il progetto 'On The Wall', una iniziativa di street art a Genova per trasformare il quartiere di Certosa in una galleria d'arte a cielo aperto. Il progetto nasce in risposta alla tragedia del crollo del Ponte Morandi, con l'obiettivo di rivalutare il tessuto urbano e portare un sorriso agli abitanti. La rivista offre anche uno spazio per appassionati di fotografia e viaggi per condividere esperienze e articoli.

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N.46 - 2019 Agosto [Link].

com
N. 46 - 2019 | AGOSTO, Gienneci Studios Editoriale. [Link]

GENOVA
ON THE WALL
Il progetto di Street-Art che trasformerà Certosa in una
galleria d'arte a cielo aperto.

BELLINZONA LAKEMEUP DODECANESO


NON SOLO PONTI LAGO SIRIO TURCHIA E GRECIA
Band of Giroinfoto Band of Giroinfoto Di Maddalena Bitelli

Photo cover by Monica Gotta


WEL
COME

46
[Link]
AGOSTO 2019
3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’out-door, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle belelzze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

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Giroinfoto Magazine nr. 46


5
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
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20 Agosto 2019

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Reporter testi e le grafiche sono di proprietà
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Stefano Zec [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Reporter tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Maddalena Bitelli divieto riprodurli o modificarli anche solo
Reporter in parte se non da espressa e comprovata
autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 46


102
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

IL DODECANESO

GIROINFOTO MAGAZINE

46
I N D E X

INSIDE ON THE WALL


10 Dopo il Ponte Morandi
Band of Giroinfoto - Genova

LAKE ME UP
44 Lago Sirio
Band of Giroinfoto - Torino

VILLA ARTOM
58 Urbex
A cura di Urbex Team Old Italy

MONCALIERI
R E P O R TA G E 72 La residenza Reale
Band of Giroinfoto - Torino

88
BELLINZONA

BELLINZONA
88 Non solo castelli
Band of Giroinfoto - Milano

R E P O R TA G E

44
LAKE ME UP

Giroinfoto Magazine nr. 46


7

R E P O R TA G E

10
INSIDE ON THE WALL

R E P O R TA G E

IL DODECANESO
102

72
Turchia e Grecia MONCALIERI
DI Maddalena Bitelli

GENOVA LA SUPERBA
LA TORRE GRIMALDINA
118
E LE CARCERI
Band of Giroinfoto - Genova

R E P O R TA G E

118
LA TORRE GRIMALDINA

URBEX

58
VILLA ARTOM

Giroinfoto Magazine nr. 46


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REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi
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E' con orgoglio che Copertura degli articoli sui continenti


pubblichiamo le sta-
tistiche e i volumi qui
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analisi aggiornate al
mese di:

Agosto 2019
168 42 8 28 19 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4%

16%
77% 1,5%
127.458 2.471
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10 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

I N S I D E

ARTE PUBBLICA PER IL TERRITORIO

CERTOSA GUARDA IN ALTO


Il progetto Street Art che trasformerà Certosa in una galleria d'arte a cielo aperto

V O R R A I V E D E R L A
V O R R A I V IVE R L A
V O R R A I S COPR IR L A
V O R R A I T OCCAR L A
V O R R A I C APIR L A
V O R R A I C AMBI AR L A
V O R R A I A M AR L A
V O R R A I R ACCONTAR L A
V O R R A I C E RTO SA

Un progetto per la rivalutazione del tessuto urbano


e per riportare il sorriso sui volti degli abitanti del
quartiere di Certosa e della città di Genova.

Sarà realizzata anche una maratona decorativa


delle saracinesche sparse nel quartiere.

Capo servizio, Monica Gotta - Redattori e fotografi, Monica Gotta, Stefano Zec e Sara Morgia

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 11

Il crollo del Ponte Morandi


Martedì 14 Agosto 2018 – ore 11.36

Crolla la sezione del ponte insieme ad uno dei piloni che sovrasta la zona
industriale e fluviale di Campi provocando 43 morti.
Conseguenza del crollo anche la necessità di evacuare, per motivi precauzionali,
molti residenti sotto altre sezioni del viadotto.
Viene interrotto il traffico autostradale e quello ferroviario al di sotto del Ponte
Morandi.
Per chi, come me, vive a Genova quel momento ha significato incredulità, stupore
e a seguire, una miriade di emozioni difficili da descrivere.
Poi la mente ti gioca degli scherzi incredibili.
Ma c’era qualcuno che conosco sul ponte al momento del crollo?
Così inizi a pensare a chi sarebbe potuto passare sul ponte a quell’ora quel
giorno.
Io ci sono passata ben 2 volte solo 2 giorni prima della tragedia.
Non ho potuto fare a meno di rabbrividire sapendo che i miei genitori ci sono
passati sopra il giorno prima che crollasse pensando a quale caso fortuito si
deve la decisione di andare via il lunedì e non il martedì.
Conosco una persona che, per motivi altrettanto casuali, come un ritardo di 5
minuti sulla tabella di marcia, è arrivata all’imbocco del ponte quella manciata di
secondi dopo che era accaduto rimanendo bloccata lì, ma in salvo.

Per Genova è una tragedia incomprensibile, poco dopo iniziano le polemiche, le


teorie su come si sarebbe potuto evitare, discussioni politiche, controversie e
attacchi alle istituzioni.

Il 18 Agosto 2018 è stata decretata giornata di lutto nazionale e si sono svolti i


funerali di Stato alla Fiera di Genova per una parte delle vittime della tragedia.
Sono poi iniziati gli interventi volti a fornire alloggi alle persone sfollate a causa
del crollo.
Da qui si sono susseguite proteste e ogni genere di polemica per come è stata
gestita l’emergenza. Il crollo del ponte ha tagliato la città a metà, i disagi sono
stati forti e continuano ad esserlo.
Il 28 Giugno 2019 sono state fatte implodere le pile 10 e 11 del ponte
decretando la fine del viadotto.

Si era detto che il ponte sarebbe stato ricostruito a tempi di record,


probabilmente entro Dicembre 2019 ma, al momento, questa sembra una
possibilità ancora da verificare.
11 mesi dopo – Prende vita On The Wall

Giroinfoto Magazine nr. 46


12 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

che prende forma negli spazi pubblici,


strade, muri e stazioni, a volte luoghi
abbandonati.
Nella concezione più attuale vengono
espressamente predisposti degli spazi
dedicati.
In passato, a volte ancor oggi, questo
tipo di arte prende forma attraverso atti
illegali.

La Street Art si è evoluta dalla Pop Art e


dalla Graffiti Art sviluppando tematiche
più profonde.
Molti “writers”, raggiunta la maturità
artistica, sono passati a questa
fantastica arte di strada.
Si potrebbe far risalire l’origine della
Street Art agli anni ‘70 nella città di
New York, denotata da alcuni eventi
particolari.
L’effettivo interesse pubblico per “l’arte
urbana” si può dire sia esploso intorno
al 2000, grazie anche agli stencil di
Banksy.
On The Wall è un progetto del Comune di
Genova in collaborazione con l’Associazione Ad oggi questo tipo di arte è diventato
Linkinart. un fenomeno socio-culturale e ha ormai
La presentazione sul sito del Comune di Il 13 Luglio 2019 iniziano a prendere forma guadagnato, tramite le sue influenze
Genova non potrebbe essere più esaustiva… le prime opere del progetto. sulle arti visive e sulla pubblicità,
Sono presenti artisti di primo piano della rilevanza nel panorama della creatività
“La tragedia del ponte Morandi ha evidenziato scena internazionale come Zedz e lo storico contemporanea.
la precarietà della vita nei quartieri genovesi protagonista dell’arte urbana Ozmo.
siti nella Valpolcevera, afflitti nel passato
da un’industrializzazione scriteriata e in Accanto a loro artisti giovani e talentuosi ma
seguito abbandonati proprio da quelle già affermati come Agostino Iacurci, Gola
stesse industrie che ne avevano colonizzato Hundun, Geometric Bang, Rosk & Loste,
il territorio, distorcendone l’urbanistica. Greg Jager, Caktus & Maria, Antonello Macs.
Il progetto On The Wall Project ha come Importante la presenza degli artisti genovesi
obiettivo la rivalutazione delle vie, degli edifici coinvolti nel progetto, come Christian Blef,
e delle superfici comunali o private attraverso Tiler e la crew BDS.
l’opera dei più famosi “writers” italiani e
internazionali...” Il progetto sarà di forte impatto visivo ed
(segue). estetico, il Leitmotiv sarà la gioia.
Questo progetto riveste un importante ruolo
L’obiettivo è quello di rivolgere nuovamente sociale, vuole riportare l’attenzione su un
lo sguardo verso l'alto come lo esprime quartiere in difficoltà e trascurato.
l'ashtag #certosaguardainalto, in un Per portare un esempio, diverso
quartiere fortemente coinvolto e straziato da On The Wall, ma decisamente
L’arte e la bellezza di ciò che sta nascendo
dalle vicende dell’ultimo anno. creativo, faccio riferimento ad un
sono tesi a riportare la gioia e il sorriso sui
progetto lanciato dalla National
volti degli abitanti del quartiere.
L’impatto urbanistico di questo progetto Literacy Trust e intitolato “Panchine
Sarà anche una rivalutazione urbanistica, un
mira a modificare positivamente la Letterarie”, panchine a forma di libro
sostegno al territorio, queste opere saranno
percezione dello spazio abitativo da parte che rappresentano ciascuna un’opera
il simbolo dell’impegno di persone che
dei suoi abitanti, immergendoli in una nuova letteraria dei maggiori autori inglesi e
hanno deciso di donare la loro arte e il loro
e dinamica fruizione degli spazi urbani. mondiali, atte a creare così un percorso
tempo per un’evoluzione positiva ed utile.
culturale le cui tappe conducono alla
Per la città di Genova è un intervento unico scoperta dell’importanza letteraria della
Questa iniziativa sta suscitando
grazie al quale il quartiere sta diventando un capitale inglese.
grande interesse negli abitanti oltre che
museo a cielo aperto fruibile da tutti senza nell’opinione pubblica.
bisogno di “pagare l’ingresso”. Nel 2010 anche il Museo d’Arte Urbana
Certosa è diventata un museo a cielo aperto,
di Torino aveva lanciato un progetto
anzi è diventata un luogo di incontro dove
E’ anche un modo per riprendersi la tragedia, analogo in Italia, scegliendo dieci
si stanno riscoprendo le cose più semplici
creare percorsi emozionali ispirati dall’arte panchine dei giardini pubblici di Piazza
della vita: parlare con chi si incontra per
e guardare al futuro in un’ottica rinnovata di Moncenisio, in Borgo Campidoglio e
strada, apprezzare il contatto umano,
consapevolezza artistica, culturale e sociale. facendole reinterpretare dall’artista
ascoltare le opinioni e le idee su ciò che sta
itinerante torinese Vito Navolio.
accadendo.
Navolio ha dato vita a 10 incredibili
panchine d’arte, dedicandole
Ciò che appare immediatamente evidente è
ai principali maestri dell’arte
che tutti sorridono contenti di veder riportare
contemporanea, tra cui Andy Warhol,
il colore nelle vie del quartiere.
Piet Mondrian, Jackson Pollock, Joan
Mirò, Niki De Saint Phalle, Keith Haring e
Street Art Pablo Picasso.

Per capire meglio questo progetto è Insomma… vi è mai capitato di vedere


necessario prendere confidenza con la e/o toccare un capolavoro da vicino?
definizione di Street Art. Torniamo a On The Wall, a Certosa,
Si presenta come espressione artistica scopriamo chi sono gli artisti e le loro
opere.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 13

Monica GottaPhotography

Giroinfoto Magazine nr. 46


14 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

Stefano Zec Photography


Giroinfoto Magazine nr. 46
R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 15

@instazedz
[Link]

Il primo muro ad essere completato è quello di Zedz, artista


olandese di fama internazionale.

Zedz ha frequentato la Art Academy di Amsterdam e ha iniziato


a lavorare come designer e artista indipendente ponendo
attenzione nella continua evoluzione del suo stile e delle sue
caratteristiche personali.
Il suo visual output si è evoluto diventando sempre più grafico
ed astratto e, nel suo linguaggio visuale, sono sempre più pre-
senti ritmo, armonia, volume e profondità.

I suoi lavori hanno come obiettivo l’interazione con il pubblico.


L’obiettivo nascosto della sua arte è coinvolgere gli spettatori a
diventare parte dell’opera stessa.
Infatti uno dei principali interessi di Zedz è la ricerca con la
coerenza sociale e l’obiettivo di creare un collegamento tra il
disegno statico e la realtà fisica, ossia un’esperienza fisica del
disegno.

Per il progetto On The Wall, Zedz ha lavorato sulla cabina di


E-Distribuzione lungo il torrente Polcevera.
Un’opera che si distingue per i forti colori, un impatto visivo
notevole.
Il suo lavoro si può ammirare distintamente dalla collina Coro-
nata che domina la piana di Campi e l’ultimo tratto del Polceve-
ra ma, vedendolo da vicino, si viene coinvolti nell’opera stessa.
In questo punto lo spazio di osservazione non è molto ampio
quindi è inevitabile avvicinarsi a quest’opera e osservarla nei
dettagli.

Le geometrie si susseguono, sono evidenziate dal cambio di


colore e dal contrasto creato dai colori scelti dall’artista.
Avvicinandosi al muro si entra nella geometria della superficie
dell’opera stessa, i mattoni che creano altre linee nelle linee del
disegno.
Che si guardi il dettaglio oppure che si osservi la complessità
dell’opera ciò che succede è che ci si immerge nel colore, nella
superficie e nella semplice complessità dell’opera.
Quasi 600 mq, la più grande opera muraria presente a Genova
fino ad ora.

Il pensiero dell’artista è stato di … “creare un’opera astrat-


ta, come un pezzo musicale jazz, ma di natura prettamente
visual…”.
Così apre un confronto tra due diverse arti, la musica e la
pittura, due strumenti espressivi che toccano il nostro senso
estetico e le nostre emozioni.

Il jazz è dotato di espressività e di un ritmo inconfondibile, la


pittura esprime gli stessi concetti attraverso i tratti ed i colori.
I colori sono stati scelti per creare qualcosa di gioioso e lumi-
noso.
Portare l’arte sulle strade per Zedz significa che la gente possa
fruire l’arte sulla strada e non dover entrare in museo.
In questo modo l’arte diventa patrimonio di tutti. Concetto in
linea con l’obiettivo di On The Wall, un museo a cielo aperto.

Giroinfoto Magazine nr. 46


16 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

Giroinfoto Magazine nr. 46


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Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


18 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@tilerart
[Link]

Arrivando a Certosa un sabato mattina, l’opera di Tiler è finita


ed esposta nel quartiere.
Sapendo che Tiler difficilmente si mostra in pubblico,
curiosiamo su Instagram e leggiamo il post scritto dall’artista
relativo a quest’installazione.
Tiler ha scoperto un mondo fatto di persone stupende, un
paese per meglio dire, non solo un quartiere.
La piazza scelta dall’artista è un piccolo micromondo pieno di
vita, un ritrovo dove le persone hanno subito espresso pareri
positivi su questa novità coloratissima.
Contravvenendo al suo stesso Diktat, Tiler ha fatto la spesa, ha
parlato con i negozianti.
Venendo da fuori si potrebbe vedere solo il cemento, il grigio,
ma entrando nel quartiere si trova tutt’altro, come scrive Tiler,
“angoli che sanno d’amore”.

Abbiamo chiesto a Tiler di raccontarci come ha creato l’opera di


Certosa, l’idea, il messaggio che vuole trasmettere al quartiere
e il suo contributo a On The Wall.
Gli abbiamo chiesto come ha iniziato a creare le sue opere,
perché ha scelto di non mostrare il suo viso in pubblico, quale
è la sua formazione artistica, come è nata l’ispirazione e l’idea
per On The Wall e di “raccontarci” la sua opera, se ha avuto
modo di confrontarsi con gli abitanti del quartiere in merito alla
sua opera e se questo progetto di riqualificazione urbana avrà
gli effetti desiderati.
Ecco le sue risposte alle nostre domande, che riporto senza
modifiche in quanto mettono evidenza una grande sensibilità
artistica ed umana.

“In queste storie non c'è mai un inizio, ma solo una persona che
cerca di esprimersi in un modo che le sole parole non possono
spiegare. Creo immagini da sempre, trasformo i miei sogni in
realtà creando mondi in cui in qualche modo ho vissuto. Le
piastrelle sono state una scelta semplice, una soluzione trovata
dopo anni di ricerca. Una sera è bastato farmi una domanda,
cosa sta meglio su un muro? Così sono diventato Tiler”.

“Il mio viso non ha importanza, potrei mostrartelo adesso ma


non cambierebbe quello che faccio, non ti piacerei di più o
di meno. Tiler può essere per ognuno quello che la fantasia
suggerisce che io sia, un uomo, una donna, un ragazzo o un
vecchio. Potrei essere un gruppo di persone o una sola ma la
realtà, quello che conta, è quanto riuscirò a stupire, quanto il
mio lavoro potrà far nascere pensieri in chi osserva”.

“Ho studiato gli stili del passato per non correre il rischio di
essere l'emulatore di qualcuno, non ho fatto studi artistici in
senso stretto, ma ho alle spalle tanti anni di sperimentazione
che mi hanno permesso di diventare una persona in grado
di esprimere quello che provo. Potrebbe essere un metodo
discutibile ma, ciò che conta, è condividere le mie emozioni con
chi le sa capire e, a sua volta, ha voglia di condividerle con me.”

“Rispetto a On The Wall non è stato l'evento a farmi scegliere


l'opera, è stato il muro. Mi innamoro del cemento, degli intonaci

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 19

Monica GottaPhotography

rovinati, dei mattoni logori... sono i muri a scegliere le opere e il muro chiacchiere sulle panchine, insomma di giorno sembrava di stare in
che ho scelto a Certosa è un muro bellissimo che affaccia su una un altro posto.
piazza piena di vita”. Qualcuno mi è venuto a salutare, persone che seguono il mio lavoro,
qualcun'altro si è venuto ad informare e tanti si sono fermati a
“I miei lavori sono quasi sempre un fermo immagine di una realtà scattare fotografie per poi mandarmele.
fantastica che nasce dal mio viaggiare di sogno in sogno. Possiedo un album in cui conservo i selfie delle persone davanti ai
Si potrebbero chiamare fantasie, ma sono convinto che chiunque di miei lavori. E’ stata una bella esperienza!”
noi racconti una storia, per quanto questa possa essere bizzarra, da
qualche parte i personaggi di quella storia prendono vita e con loro il “Se bastasse colorare qualche muro per riqualificare e sollevare dal
mondo che li ospita. degrado un quartiere... le città sono fatte di persone e le persone
Noi siamo creatori di universi stupendi. sono la chiave per migliorare le cose.
Nel pezzo di Certosa si possono ammirare delle bestie simili ai nostri Bisogna lottare e dare il buon esempio. Sarò sincero.
cavalli, ma di grande delicatezza. Genova gioca a imitare le grandi città all'estero, posti dove l'arte è
Il loro mondo è scaldato da una stella simile al nostro Sole ma più anni luce avanti ed è un mestiere di cui vivere e che muove milioni di
vecchia, le radiazioni sarebbero letali ma quegli strani quadrupedi euro.
hanno imparato a vivere in simbiosi con le nuvole. La nostra città si presterebbe a vestirsi dei colori dei grandi dell'arte,
La loro vita è sempre una corsa in direzione del vento per evitare bisognerebbe solo attirarli nel modo giusto, mostrare loro i nostri
di rimanere scoperti. Bestie strane, in un mondo letale ma molto muri, i nostri panorami, la nostra storia.
colorato”. Forse manca la conoscenza e la voglia di investire in un campo che
non viene compreso completamente nel suo complesso.”
“Inizialmente, per poter installare la mia opera, ero andato di notte
a fare il lavoro ma, nonostante le ore di appostamento, per la prima Ci siamo seduti anche noi nella piazzetta, sulla panchina davanti
volta in anni di lavori per strada, ho dovuto rinunciare per via delle all’opera di Tiler, sotto un albero, e abbiamo osservato la vita del
frequentazioni della piazza in orario notturno. quartiere. Concordiamo che questo spazio è un luogo di ritrovo
Così mi sono dovuto esporre di giorno e ho scoperto una Certosa dove la gente chiacchiera e si confronta e, ora, lo si farà guardando
che non conoscevo. anche il muro vicino alla pescheria che ha cambiato aspetto dopo
Un paese, fatto di bella gente, negozi con negozianti educati, l’intervento di Tiler.

Giroinfoto Magazine nr. 46


20 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@caktusemaria
[Link]

Dal 1998 Vincenzo e Maria operano in coppia componendo il


duo “Caktus & Maria” e unendo 20 anni di attività artistica ed
umana.

Per realizzare l’opera di Certosa ed elaborare l’idea grafica, i


due artisti hanno fatto delle ricerche sul quartiere di Certosa
per comprenderne il contesto sociale ed ambientale, aspetti
imprescindibili dall’opera in sé stessa e dalla sua composizione
finale.
L’area in questione vive in una situazione di emergenza da più
di un anno a causa della riduzione dei collegamenti fruibili con
il resto del territorio cittadino, questione che ha anche intaccato
le relazioni socio-economiche.

Consci che il loro “contributo artistico” non possa modificare le


condizioni emergenziali che devono sopportare i cittadini delle
zone più colpite dal crollo del ponte, i due artisti sono certi che
le facciate dipinte possano rappresentare uno strumento di
apertura e reciproca conoscenza con gli abitanti di un quartiere
vivo e pulsante.
La speranza è quella che l’arrivo del nuovo ponte possa in
qualche modo rimarginare la ferita nel tessuto sociale e che
l’arte a cielo aperto favorisca il sostegno economico attraverso
la presenza di nuovi visitatori.

Si sono ispirati al pezzo del cantautore Fabrizio De André


– “Le acciughe fanno il pallone” – pezzo dal quale prende il
titolo l’opera di Certosa.
Maria ha realizzato la figura femminile e Caktus ha creato la
palla dei pesci che circondano il viso.
Il significato di quest’opera è spiegato nelle note del pezzo
musicale.
“Le acciughe fanno il pallone”: … ”così si usa dire in Liguria
quando le acciughe inseguite dal tonno alalunga scappano
verso la superficie.
Nelle giornate senza vento si possono vedere dalla riva saltare
a migliaia fuori dall'acqua a formare scintillanti semisfere”…
(cit. [Link]

La figura femminile al centro dell’opera si rifà ad una leggenda


ligure, anch’essa narrata nel pezzo di De André.
Un tempo le acciughe erano stelle.
Fu la luna, invidiosa della loro luminescenza, a farle cadere in
mare.
Dal punto di vista grafico-pittorico la figura femminile
simboleggia Selene, la Dea della Luna, rappresentata con uno
spicchio di luna crescente nella chioma.
Le acciughe, tuttavia, ogni qual volta vedono la luna – ossia
le lampare dei pescatori - tornano in superficie e tornano
a brillare, diventando così preda dei pescatori di acciughe,
chiamati anche pescatori di stelle.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 21

Giancarlo
StefanoNitti
Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


22 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 23

Creare una massa uniforme in natura è un comportamento innato


quando si desidera proteggere i propri componenti dai predatori, pur
sacrificando parte del branco per salvaguardare la propria specie.

Questo comportamento tende a disorientare gli aggressori e a farsi


ingannare dalla nuvola di prede. I tonni e le acciughe in realtà sono
la stessa cosa, rappresentazione dei contrasti che spesso si trovano
in natura e nei rapporti umani, contrasti che forse andrebbero vissuti
con più distacco. Il messaggio intrinseco dell’opera è “l’unione fa la
forza”.

A compimento di quest’opera ciò che appagato i due artisti è stato il


fatto che le persone abbiano ringraziato dopo aver visto la loro opera
conclusa.
Il rapporto con il quartiere è stato immediato, si sono sentiti parte
della famiglia, hanno ricevuto sostegno, calore e anche generi
alimentari.
Da parte degli artisti un ringraziamento va a tutti gli organizzatori, i
volontari e gli abitanti di Certosa per il loro entusiasmo, l'affetto e la
pazienza che hanno loro dedicato.

Una dimostrazione di ciò che suscitano queste opere, emozioni allo


stato puro.
Per dare un’interpretazione del tutto personale gli occhi della donna
guardano distante, al futuro, come Certosa guarda al suo futuro
protetta da tutti i suoi abitanti che si sono stretti in cerchio per
risollevare le sorti del quartiere con uno sforzo comune e con l’aiuto
degli artisti che hanno partecipato a On The Wall.

Giroinfoto Magazine nr. 46


24 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@antonello_macs
[Link]

Un messaggio diverso lo trasmette il dipinto di Antonello Macs.


Antonello, dopo aver terminato la sua opera a Certosa, racconta
dei suoi prossimi progetti che sono indirizzati a alcuni piccoli
paesi abruzzesi, regione nella quale è nato.

Ma da dove nasce l'idea di quest'opera genovese?


Antonello ha in mente una serie di disegni con un labirinto
come soggetto principale.

Il concetto è ... il labirinto è una cosa complicata, non si può


sapere dove si va e ci si può perdere.
Considerando che, per il progetto genovese, un labirinto poteva
essere un concetto troppo complicato, l’artista trasla l’idea del
“perdersi” in una nuova immagine.

Un'immagine più leggera e spensierata per trasformare la


tragedia del ponte in qualcosa di positivo.
Due ragazzi su una macchina decidono di partire ma … per
andare dove?
Scatta qualcosa nella mente dell’artista e nella mente dei due
personaggi.
Il ricordo di un lungo periodo senza cellulare si trasforma
nell’opera di Antonello a Certosa.

Così i due ragazzi in macchina buttano via il cellulare che


si infrange a terra e buttano via la mappa geografica che
dovrebbe orientarli.
Ora sono liberi di perdersi come dice la sua opera. Non sapere
dove si va è così destabilizzante? Pare di no, anzi dà forza al
concetto di vivere ogni minuto con consapevolezza.

Antonello ci mette al corrente anche di un episodio inconsueto.


All'inizio del lavoro, abbozzando le prime linee in nero e
segnando il muro con delle croci come punti di riferimento per
condurre a termine il dipinto, gli è stata posta una domanda
singolare.
40 croci nere su un muro vicino al luogo del crollo del ponte
Morandi.
Simboleggiavano forse le persone decedute nel crollo, anche se
effettivamente erano 43?

Senza volere l'inizio della sua opera ha connesso il tragico


accadimento con l'evento in corso.
Ora le croci non sono più visibili, erano solo le ancore per
realizzare un’opera di gioia.
Ora si vede solo un disegno colorato con due persone
spensierate pronte a vivere un'avventura senza inizio e senza
fine.

Per il quartiere invece è l'inizio di una nuova era.


Le persone sorridono guardano le opere degli artisti con
gratitudine.
Certo che tutti ricorderanno sempre che sono nate per via di
una tragedia ma gli artisti hanno dato il via ad una nuova vita.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 25

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


26 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@blef
[Link]
C’è chi opera nel sociale anche per lavoro.
Christian, vigile del fuoco genovese e writer, ha partecipato a
On The Wall accompagnato dalla moglie e dalla figlia.
Essendo un vigile del fuoco il suo obiettivo è sempre e
comunque aiutare le persone e, sostenuto dalla famiglia, ha
voluto portare anche questo valore nel quartiere.
Realizzare quest’opera significa stare vicino alle problematiche
della città, delle persone comuni.

Ha utilizzato lettere e font per far uscire il suo nome dal muro,
talmente tante e combinate che le persone osservano il muro e
cercano di leggerci qualcosa.
Ha creato quest’opera per poter ricordare di aver contribuito al
dare gioia a questo quartiere, ha creato un simbolo che mette in
contatto l’artista con l’opera, con il quartiere e con le persone.

La sua opera si “legge” partendo dal centro, infatti osservando


il punto centrale del muro man mano si inizia a leggere il suo
nome.
E’ la sua firma, la sua presenza per abbracciare Certosa.
Questo nuovo disegno è stato per lui una nuova sfida dopo un
problema di salute occorsogli l'anno scorso.
Sente di portarne ancora i segni in alcune sue manifestazioni e
considera questo disegno un auto ritratto.
Questa è una delle sue prime opere e così racconta che...

“quest'opera differisce un pò dalle altre, forse perché è parte di


un grande progetto, forse perché è sul muro di un palazzo”.

Christian soppesa “l’ante e il post infortunio” sulle sue mani


ancora colorate di vernice e mima il suo desiderio di portare
“questo prima e dopo” a ricongiungersi in unico sé, in una
manifestazione della sua arte che sia il ricongiungersi di due
persone per arrivare al nuovo sé stesso con un'arte rinnovata e
pregna delle esperienze vissute in quest'ultimo periodo.
Ovunque sul muro, in diversi colori, si vedono le lettere che
compongono il suo nome.
Tanto colore, sprazzi di bianco e nero adornano il muro del
palazzo e si intersecano creando le lettere.
Guardando attentamente si vede come quest'opera porti al
centro di sé stessa ossia al centro dell'artista.
Christian è molto disponibile e solare, parla in modo
appassionato della sua arte perché l’arte fa parte del suo
essere più intimo.
Probabilmente affermare sé stesso in maniera così importante
è frutto anche della sua esperienza perché si è ritrovato appeso
alla vita da un momento all'altro, senza alcuna avvisaglia.
La frustrazione e il senso di impotenza nel non poter essere
stato d'aiuto nella tragedia del Ponte Morandi, per lui vigile
del fuoco, sembra confermare la necessità di affermarsi
nuovamente come artista ma anche come uomo tramite la sua
arte.
Vedendo ciò che ha creato su questo muro si direbbe che è già
giunto al processo di osmosi che dice sia in corso d'opera.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 27

Giancarlo
Sara Morgia
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


28 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@golahundun
[Link]
Troviamo nel dipinto di Gola Hundun un concetto decisamente
diverso dalle altre opere di Certosa.
Nei suoi dipinti Gola Hundun rappresenta sovente il rapporto
tra esseri umani e la biosfera.
La sua formazione al liceo artistico e successivamente
all’Accademia di Bologna ne fanno l’attuale artista impegnato a
rappresentare la natura e la spiritualità nelle sue opere di Street
Art.
Il suo lavoro lo ha portato a viaggiare e visitare molti paesi dove
ha creato le sue opere.
Oggi mette a disposizione di Certosa la sua sensibilità artistica.

Assistiamo alla posa della base sul muro.


Preparare il muro è fondamentale per l’artista e soprattutto
impegna una buona parte del tempo.
Ciò che è emozionante in questo contesto, più di ogni altra
cosa, è sentire come gli artisti vivono le loro opere, quelle che
stanno prendendo forma sotto i nostri occhi.

Gola Hundun la “sente” così questa montagna.


E’ lì dietro, l’impulso è di andare verso di lei.
Dopo aver visto il muro bianco ora si vede tutt’altro, la
montagna e l’albero che l’abbraccia.
La prima cosa alla quale ho pensato, per associazione di idee, è
l’albero della vita.
Dopo aver guardato gran parte delle opere di Gola Hundun ho
realizzato che l’albero è il protagonista delle sue creazioni.
Il concetto dell’albero della vita è un simbolo mondialmente
conosciuto, è un simbolo che alberga nell’immaginario comune,
un simbolo ancestrale, pagano, quasi una cosa che vive
dentro gli essere viventi e noi come esseri umani lo viviamo.
Riferendosi ai colori che utilizza per questo dipinto Gola
Hundun afferma che senza verde non si vive, mentalmente e
fisicamente.
Sono i polmoni della vita, sono nate prima loro, le piante.
Il verde è il suo colore preferito, è come un’esigenza per lui.

A livello della Gestalt e di teoria della percezione il verde è un


colore che dona calma. Infatti, afferma l’artista, nelle città è
fondamentale prevedere aree verdi per gli abitanti, luoghi dove
si possa percepire il contatto con la natura.

Tutti i colori del muro danno un senso di pace di calma.


Ognuno ci mette il suo personale sentire e interpreta a suo
modo l’impatto del colore sulla propria persona.
La maggior parte delle persone crea un’associazione di idee
con la natura quando pensa al verde.
Come il camice dei chirurghi è verde per rilassare il paziente.
Il blu per Gola Hundun è più legato alla mente, alle astrazioni
mentali.
Il blu si associa all’infinito, al cielo, al mare anche se non è
molto presente in natura.
Pittura una parete di blu e questa smetterà di essere
insignificante, non a caso. La montagna dà l’idea di qualcosa
di irraggiungibile, crea il desiderio di arrivare fino in cima, ma è
davvero così irragiungibile?

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 29

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


30 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@geometricbang
[Link]
Si vede l’inizio del lavoro di Geometric Bang, il quale, nella sua
opera per Certosa ha voluto creare “qualcosa” che ricordasse le
persone che vivono in un quartiere.
Sono figure geometriche miscelate con elementi più astratti
come da suo uso, ma che ricordano la vita delle persone.
Colorate per dare gioia e non pensare a ciò che è successo,
insomma personaggi che rappresentano la vita quotidiana.

Ha iniziato a fare questo lavoro a 13 anni.


Si è appassionato, ha iniziato coi graffiti in modo illegale, è
stato colto sul fatto e ha smesso per qualche anno.
La passione per questo tipo d’arte era grande, così ha ripreso a
dipingere da circa 6 anni.
Ha lavorato nel mondo della grafica e dell’illustrazione, ma
quest’arte è diventata gran parte del suo lavoro e allo stato
attuale, non saprebbe cos’altro fare se non facesse questo.
Per arrivare a questo livello c’è voluto molto impegno, sono
tanti gli artisti con i quali si lotta per emergere e per non farsi
copiare le idee.

Essere riconoscibile riveste importanza e poter lasciare


un’impronta nel panorama della Street Art è diventato uno degli
obiettivi dell’artista.
Infatti ha partecipato ad altri progetti di riqualificazione come
ad esempio a Bari e l’anno scorso a Genova alle lavatrici di Prà
nel quartiere di San Pietro.
Preferisce lavorare in quartieri vivi dove le persone hanno più
bisogno di stimoli, più che in musei o centri città.
Cita infatti il crescente fenomeno dei festival di Street Art che
stanno diventando fine a sé stessi e dove gli artisti disegnano
e spariscono.

In Italia negli ultimi 5 anni c’è stato il boom dei festival. E’


diventato di moda ma l’iniziativa incomincia a funzionare
nell’ottica della conoscenza della Street Art.
La cosa importante è scegliere l’intervento che si fa e con chi si
collabora.
Dare respiro e riqualificare quartieri diventa un impegno sociale,
l’arte diventa uno strumento, è la scusa per stare con i vicini di
casa, guardarsi in faccia e commentare, creare situazioni, è la
cosa più importante come portare il tutto all’attenzione di un
pubblico più vasto come sentire i commenti dei passanti e degli
abitanti, incuriositi su come vengono create queste opere.

Anche per l’opera di Geometric Bang ci sono voluti circa 2


giorni per creare lo sfondo bianco uniforme.
Con ciò si alfabetizza la gente e la si avvicina a questo
argomento, a questo mondo sconosciuto ai molti.
L’obiettivo - invece - personale dell’artista è che tutto ciò porti
qualche giovane ad avvicinarsi a questo tipo di arte.

E lui sarebbe molto felice se qualcuno, ispirandosi al suo lavoro,


iniziasse a sperimentare.
La creatività è la cosa più bella e qualcuno potrebbe scoprire la
sua vena artistica, al di là di saper disegnare, bisogna provare e
mettere in opera qualche idea.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 31

Chiedendo come sta vivendo la creazione dell’opera Geometric Bang afferma che l’idea cambia in
corso d’opera, per questo non traccia nulla.

La sua idea iniziale è una e, alla fine, sarà leggermente diversa.


E’ un’opera che nasce, si sviluppa, cambia, vive e vive in autonomia mentre la si sta creando.
Quando lui arriva al muro, ne comprende le dimensioni reali, imposta l’idea, sale e capisce cosa fare.
E’ una questione di proporzioni, di vedere l’opera nell’insieme e non è facile.
Alcuni artisti proiettano la bozza sul muro per iniziare a disegnare. Geometric Bang non lo fa, non si
sentirebbe completamente artista in questo caso.
E’ un approccio diverso a seconda dell’artista.
Naif, dice, … “vado faccio capisco”... resta quindi di estrema importanza la sperimentazione, per non
sentirsi in difetto ed essere consapevole di essere lui ad averlo creato.
Sono quindi molti e diversi i metodi di approccio al muro e di dare forma ad un’opera.
Usare i propri strumenti adattandosi e adattandoli alla propria arte significa piegarli alla propria arte e
creare la propria idea.

Giancarlo
StefanoNitti
Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


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@[Link]
[Link]

Un muro diverso dai precedenti sta nascendo grazie a


Greg Jager.
Greg inizia nel 1997 a 14 anni facendo graffiti.
Studia arti visive e grafica, inizia ad evolvere il suo linguaggio
partendo dalla tecnica del graffito, lavorando in larga scala e
unendo i suoi studi sulle avanguardie e sul Bauhaus.

Visual artist di Roma, Greg Jager trasformerà una scuola di


Certosa con la sua arte. Greg spiega cosa intende fare su
questa superficie di quasi 600 mq.
Lavora unicamente con l’astrattismo geometrico e quindi
ispirandosi al movimento artistico del Bauhaus e, in generale,
all’avanguardia del ‘900 dai quali prende riferimenti, ha creato
l’idea per la scuola di Certosa.

Il Bauhaus nacque come scuola in Germania nel 1919.


Per facilitarne la comprensione potremmo dire che l’obiettivo
ultimo del Bauhaus era realizzare oggetti di ogni tipo,
sfruttando discipline di ogni tipo per arrivare a costruire
«l’edificio del futuro».
Tra gli insegnanti di questa scuola troviamo insigni nomi quali
Paul Klee e Wassily Kandinsky.

Nel 2019, centenario del Bauhaus, Greg Jager continua a


raccontare la sua esperienza artistica.
Il dialogo tra grafica, segno grafico e architettura è molto
presente nella sua opera, anche nei pezzi piccoli prodotti in
studio.
Il lavoro che sta svolgendo a Certosa è un lavoro coerente con
la sua ricerca che ha avuto modo di esplorare meglio entrando
nell’architettura stessa.

Lo definisce intermuralismo, un discorso che attraversa in


qualche modo l’architettura, che non si limita ad essere una
patina, ma un qualcosa che crea un dialogo a più livelli, anche
se molto minimale e quasi privo di segno.
L’opera che sta creando è un anamorfismo, ossia la lettura e la
restituzione prospettica dell’opera la si ha solo osservandola
da un preciso punto.

Ci si sono infatti disegni che ingannano l’occhio e questo è ciò


che sarà quest’opera.
Maestro dei lavori moderni di anamorfismo è Felice Varini che
opera dagli anni ’60 / ’70 su grandi architetture.
Ingannare e restituire una prospettiva piatta su un edificio che
ha delle inclinazioni non è immediato lavorando anche sulle
intercapedini, colonne e finestre.
L’intento è anche quello di dare un messaggio, per mettere i
ragazzi della scuola media di fronte all’arte in modo che siano
indotti a porsi dei quesiti sul futuro.

Greg vede una similitudine tra l’anamorfismo e ciò che è


successo nel quartiere di Certosa, vedere le cose da un punto
di vista diverso e trovare una soluzione, quindi non da una
prospettiva piatta.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 33

Gli è stato chiesto di creare un’opera che possa aver Un’interconnessione percettiva, artistica e urbana
a che fare con il quartiere e questa è stata la sua in grado di permettere all’osservatore di calarsi
risposta. all’interno del progetto stesso.
Mettere l’osservatore di fronte a questa crisi in modo
che possa cambiare la sua prospettiva. Anche se non ha ancora scelto il nome di quest’opera
Il suo lavoro pone in essere una sorta di filtro visivo avrà sicuramente a che fare con le parole
per attivare dei meccanismi mentali. decostruzione / costruzione perché l’esito finale sarà
Se guardi l’opera dal punto di osservazione giusto appunto il fatto di vederla ricostruita da prospettive
essa si rivela in tutta la sua essenza, ma anche diverse.
guardata frontalmente è altrettanto bella perché si E’ il suo primo lavoro anamorfico così grande.
nota l’aberrazione del lavoro. Qual è il vero messaggio e quale è l’approccio
Dai terrazzi di fronte si può osservare il cerchio decorativo - artistico sulle facciate dei palazzi di
frontalmente che, in questo modo appare decostruito. Certosa?
Dalla strada si vede una porzione del muro
trasformato da Gola Hundun e una porzione della Con questo intervento intende scarnificare il
scuola con parti di colore già abbozzate da Greg. messaggio perché le città sono attualmente
Sotto la scuola, di fronte al muro dipinto da Caktus & sommerse di messaggi, lasciando parlare solamente i
Maria, blu, giallo, rosso e nero sono i colori iniziano a colori attraverso l’architettura.
formare geometrie. Per Greg Jager On The Wall Greg si potrebbe definire
Greg ha dipinto a terra una freccia gialla, il punto di “comunicazione”.
osservazione giusto dal quale guardare la sua opera Anche se l’arte non ha potere assoluto, può attivare dei
finita nel modo corretto. meccanismi sul territorio in termini di aggregazione,
Dallo stesso punto di vista si vedono anche muri modifica della routine e promozione di un “qualcosa”
dipinti da altri artisti. da cui possa nascere un esito positivo.

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


34 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@ozmone
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Ozmo si forma all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nei primi


anni Novanta esordisce nel mondo del fumetto passando poi a
concentrarsi sulla pittura e sul writing.
A Milano l’artista svolge attività in galleria e lavora nello spazio
pubblico come Ozmo.
A partire dal 2004 compare in contesti istituzionali, documenta
con immagini e fotografie la Street Art italiana in un libro.
Seguiranno mostre e riconoscimenti e, ad oggi, Ozmo ha creato
opere in tutto il mondo.

L’opera che ha creato per Certosa fa riflettere da diversi punti


di vista.
In prima battuta perché non è disegnata su un’unica parete ma
su due, dando all’opera una prospettiva non comune.
Il che costringe l’osservatore a spostarsi fin quando non si
trova il punto giusto da cui osservarla nella sua completezza.
Abbiamo domandato ad Ozmo, nel rispetto di ciò che è stato
invitato a fare per il quartiere, come è nata l’idea della sua
opera.
Quando pensa agli interventi Ozmo li pensa “site specific”
ossia cerca di lavorare nello specifico per un contesto specifico
in modo che l’opera non approdi on site senza una ragione
d’essere e possa essere dislocata ovunque, ma che si relazioni
a quella che è la realtà di quel luogo oppure il punto di vista
dell’audience.

Essendo stato chiamato ad intervenire a Certosa per via della


tragedia del Ponte Morandi quest’opera vuole essere una nota
positiva e l’intento è di creare una commemorazione dalla
quale possa scaturire ottimismo, gioia e dia una spinta al
voltare pagina.
L’idea è di realizzare un simbolo, un angelo alato, che si
contrapponesse al moto discendente di questa struttura – il
Ponte Morandi che cade - e causa uno shock da molti punti di
vista.

Per Ozmo è stato ottimale ispirarsi alla scultura del Canova


perché rappresenta un angelo che sostiene e quindi inverte
il moto da discendente ad ascendente e al tempo stesso
simboleggia un abbraccio, la protezione, una trasformazione in
positivo di questa tragedia avvenuta quasi 1 anno fa.

La riqualificazione o rigenerazione urbana è un uso strumentale


dell’arte in quanto l’arte ha un senso a prescindere e Ozmo ama
lavorare site specific.
In pratica questa rigenerazione, comunque si evolva al termine
di questo progetto, è già avvenuta.
L’alchimia dello spazio, del posto è già cambiata. Basta
camminare nel quartiere per percepire un’energia e una forza
diversa. Il punto è … verrà strumentalizzata o lo è già stata?

Chi saranno coloro che maggiormente beneficeranno di questo


intervento artistico?
Ozmo vede che gli abitanti del quartiere già ne beneficiano e
questa è la cosa più importante.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 35

Ci sono stati tantissimi commenti alla sua opera da tragedia e in questa prospettiva l’identità è annullata.
parte dei passanti in corso d’opera anche se avrebbe Il punto focale di Amore e Psiche nella composizione
preferito che aspettassero la fine per poterne capire scultorea del Canova è il delicato abbraccio dei
fino in fondo il significato. due personaggi, nell’opera di Ozmo è un sempre un
abbraccio, un ricongiungimento, un abbraccio al
La maggior parte ha parlato del colore, che è scuro, quartiere, alle vittime, a chi rimane per cui la forza
hanno chiesto perché non ci sono colori come in altre del simbolo e del mito è potente perché può essere
opere. interpretata a tantissimi livelli.
Ciò che si evidenza maggiormente è che è stato fatto Un’interpretazione che avviene attraverso il linguaggio
grande uso di colori sgargianti, mentre Ozmo ha simbolico, attraverso il mito e che comunque
utilizzato tonalità più adatte a far risaltare le figure lascia spazio all’interpretazione di tutti coloro che
umane. ammireranno il lavoro di Ozmo a Certosa. Questo è
Il suo è un monumento dipinto, un monumento alla l’obiettivo del suo lavoro.

Giancarlo
StefanoNitti
Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


36 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

@agostinoiacurci
[Link]
Agostino Iacurci è un artista di origini italiane che attualmente
risiede in Germania.
Professionalmente parlando dipinge da ormai 10 anni.
Le sue opere abbracciano una vasta gamma di stili come la
pittura, l’opera murale, la scultura, il disegno e le installazioni.
Elemento distintivo di Agostino è una composizione chiara
eseguita con colori brillanti, che sfuma i confini tra la
figurazione e l'astrazione.
Il suo linguaggio artistico tende a superare i limiti della pittura e
trasformare così la percezione di un determinato ambiente. Ha
esposto in numerose mostre e festival worldwide: in Europa,
Stati Uniti, Brasile, Russia, India, Indonesia, Messico, Australia,
Corea, Giappone e Taiwan.

Per Certosa ha creato un’opera che rispondesse a determinati


parametri presenti nella città di Genova.
Documentandosi sulla città è rimasto colpito dalla moltitudine
di facciate dipinte in città che riguardano la tradizione stessa
di Genova di mimare i materiali. In passato era uso comune
dipingere dei trompe l'oeil, un genere di pittura murale
con funzione prevalentemente decorativa che ha come
obiettivo l'inganno dell'occhio.
Così a Genova si vedono finestre, capitelli, marmi, porte creati
con decorazioni illusive che fanno parte di un'antica cultura
genovese iniziata verso la fine del ‘400 dalle famiglie più ricche
e in vista della città di Genova, arte che da Genova ha finito
con l'espandersi lentamente in tutta la regione soprattutto a
Levante.

Agostino lavora molto sulla storia, sulla memoria e


sull’architettura del passato, quindi ha abbracciato l’idea di
ispirarsi a questo principio.
E’ partito da una serie di references, di disegni di alcune
facciate presenti a Genova e sulla costa ligure, principalmente
finestre, balaustre, nicchie.
Ha colto alcuni di questi elementi ricorrenti sulle facciate e li ha
reinterpretati in chiave contemporanea, fuori scala.
Non c’è vera corrispondenza tra il dentro e il fuori come invece
c’è sempre nella tradizione dove questi dipinti servivano a
mimare quello che mancava.

Pertanto usa una tavolozza contemporanea mirata a creare un


ponte tra passato e presente in chiave artistica.
I colori li ha scelti rifacendosi sempre alla tradizione, il verde
o l’azzurro delle persiane, il bordeaux e i rosa delle facciate.
E’ quindi partito dai colori della facciata, ha scelto un rosso
brillante e per le finestre ha scelto l’azzurro per creare maggiore
contrasto.

Anche le figure umane sono da ricondurre ai temi delle facciate


e delle nicchie presenti nella tradizione della città.
Pur lavorando isolato al di sopra del piano strada, Agostino ha
riscontrato grande entusiasmo per l’evento.
L’accoglienza è stata calorosa, gli artisti sono stati aiutati da
tutti per facilitare la realizzazione delle opere.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 37

Per quanto una decorazione e un intervento artistico Per contestualizzare il lavoro di Agostino sveliamo una
possano essere effimeri, si vengono a creare momenti curiosità sulle persiane di Genova.
di socialità e Agostino crede nella forza di questo tipo In città sono spesso chiamate “gelosie”.
di progetto e, di questo progetto in particolare. Il che non ci riporta alla lingua, ma al vissuto
quotidiano.
Lavorando anche all’estero, Agostino afferma che ogni
progetto ha una sua specificità, come del resto la ha Si riferisce infatti proprio alla gelosia che anticamente
On the Wall e soprattutto per il momento in cui si sta indusse i mariti genovesi a chiudere le proprie mogli
svolgendo. dentro le case per impedire loro di essere guardate da
Intervenire sul quartiere penalizzato fortemente dal occhiate inopportune!
crollo del ponte ha un valore simbolico e catartico.

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


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@roskloste
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Maurizio e Mirko vengono dalla Sicilia, dalla provincia di


Caltanissetta.
Vivono attualmente a Palermo e come duo, lavorano ormai da
17 anni.
L’arte è diventata il loro lavoro e si dedicano a questo in modo
totale.

L’opera di Certosa è nata coinvolgendo gli artisti per via di


quanto è successo l’anno scorso.
Hanno voluto costruire qualcosa che ricordasse ma non
ricordasse, allo stesso tempo, l’evento del Ponte Morandi.
Così hanno scelto un’icona, Paolo Villaggio, persona del posto,
però trasformato e rappresentato con la sua maschera di Ugo
Fantozzi, che simboleggia un po' l’italiano nella sua semplicità.

Sarà un volto un po' indignato, imbronciato, dovuto ad un


contesto percepito da una persona qualunque quale può essere
Fantozzi.
Lo sguardo della figura infatti è rivolto proprio nella direzione
del ponte crollato, lo sguardo di una persona che purtroppo non
ha modo di cambiare la situazione ma solo di accettarla, come
succedeva spesso nei film a questo personaggio iconico a cui
gli artisti vogliono anche dedicare un omaggio.

Peraltro questo volto è anche familiare a tutta l’Italia quindi


potrà sicuramente attirare attenzione su di sé.
Gli artisti però non desiderano inserire messaggi politici,
non vogliono raccontare il disagio patito dalla città in modo
esplicito, basta suscitare emozioni.
Rosk & Loste hanno aderito alla realizzazione di questo
progetto con entusiasmo, perché è fondamentale per loro dare
colore – dare voce – ad un’iniziativa volta alla rinascita del
quartiere.
E’ degno di nota lavorare su un quartiere che non sia centrale,
per creare attenzione e flusso turistico dove prima non ci
sarebbe stato.

Rispetto alle loro esperienze artistiche avvenute nel sud


della nostra penisola ci sono stati cambiamenti, si parla di
riqualificazione anzi di qualificazione come è avvenuto in un
rione napoletano dove hanno prestato la loro opera.
Sono stati recentemente anche a New York, ospitati da un
quartiere che fino a 15 anni fa non era sicuro visitare.

Oggi Bushwick, quartiere operario nella parte settentrionale di


Brooklyn, attraverso la Street Art è diventato una meta turistica
da visitare.
Quindi il compito di un artista non è solo costruire il bello, è ciò
che si costruirà intorno al bello, il loro compito è dare un input.
Poi sta a chi vive il quartiere continuare a costruire.

La loro opera, finita, è da osservare attentamente. Riporta una


quantità di dettagli e sfumature così realistici che si stenta a
credere che ciò sia possibile.
Complice sicuramente la loro grande creatività ed esperienza in
questo tipo di arte.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 39

Peraltro, osservando gli ultimi dettagli,


da una posizione laterale, con il sole
che la illumina, i colori scelti dagli
artisti hanno creato delle meravigliose
e brillanti sfumature di colore
dorato che donano a questo lavoro
una prospettiva non solo nella sua
interezza ma anche nel dettaglio.

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


40 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

I componenti della crew sono:


Dower, Love2, PakoShen e Web3

L’”equipaggio” ha per la Graffiti Art un particolare approccio


che li ha portati ad esprimere e potenziare le proprie qualità
artistiche all’interno di un gruppo organizzato.

Dal 2007 hanno partecipato a numerosi eventi e progetti a


livello locale e nazionale, come la riqualificazione di Via San
Bernardo ideata assieme ai suoi negozianti e sviluppatasi
attraverso la realizzazione di serrande dipinte e personalizzate
a seconda dei diversi esercizi commerciali.

Attraverso l’aiuto del Comune di Genova hanno organizzato


un meeting con i più importanti writers del Nord Italia per
dipingere alcuni muri di contenimento nel quartiere delle
Lavatrici e Begato.
L’intreccio di lettere e figurativi realizzati su muri e pannelli
sono la particolarità di questa crew di giovani artisti che fanno
della propria passione un divertimento e una forma d’arte da
non relegare esclusivamente sui muri ma per portare questo
movimento anche nel mondo dell’arte come già avviene nel
resto del mondo.

Questo è come si definiscono sulla loro pagina Facebook


Giovanni, Paolo, Alfonso e Andrea. Abbiamo parlato con
loro per conoscerli meglio e per entrare nel dettaglio della
loro arte, per comprendere come lo fanno e perché lo fanno
e, soprattutto, come vedono l’intervento a Certosa e la loro
partecipazione a questo evento fuori dal comune.

In particolare dopo una chiacchierata con la crew mentre


predisponevano il materiale per iniziare il lavoro, abbiamo
parlato anche con colui che opera da più anni in questo settore
artistico.
BDS è un acronimo di cui si mantengono segrete le parole
originali e Giovanni dice che il loro nome, più che altro, lo fa
ridere e fa ridere perché nasce da una sana dose di ironia o di
sana autoironia.
Così nacque e così hanno deciso di tenerlo. A seguito della
richiesta di non divulgare cosa vuole effettivamente dire BDS,
promettiamo di non divulgare l’informazione!
Resterà un segreto tra noi e la crew.

Sono stati chiamati a partecipare a On The Wall per ridisegnare


il muro della scuola che avevano già adornato 8 anni fa, nel
2011 attraverso un altro evento che si chiamava “Strada Viva”
che collegava Certosa con un evento dedicato ai bambini, al
basket e alla pallavolo nelle strade del quartiere.

Coinvolti nel nuovo progetto On The Wall, hanno scelto di


cambiare volto al muro pensando al fatto che, nel 2011, hanno
dovuto svolgere il loro lavoro in una sola giornata.
Ora, hanno potuto pensare e scegliere dei soggetti più adatti
alla location della scuola, precisamente il campetto visibile
appena si esce dalla metro di Brin.

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R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO 41

quindi è stato semplice entrare in contatto con gli attuali


In quest’occasione hanno scelto di fare un disegno membri della crew e con l’effettivo fondatore della BDS nel
più colorato, usando colori brillanti, cosa che ha 2007.
piacevolmente coinvolto da subito i bambini, i ragazzi della Hanno iniziato a dipingere insieme, all’inizio nei week end e
palestra, gli educatori e gli abitanti del quartiere. da lì è nata l’amicizia che li porterà a creare la crew attuale.
I soggetti dipinti sul muro fanno parte del mondo dei Sono in 4, Giovanni, Paolo, Alfonso e Andrea. Andrea - Web
cartoon, divertenti, scherzosi e colorati per strappare un è molto ferrato nelle arti figurative e non è stato presente
sorriso a tutti coloro che passano lì davanti e volgono lo a Certosa in quanto impegnato in un evento internazionale
sguardo verso il muro. in Polonia, Meeting of Styles. Pur lavorando da 22 anni,
Giovanni ama il fatto di continuare ad apprendere, sia
Il figurativo del leone è stato scelto perché nel logo della come artista che come individuo.
UISP, come mascotte, compare proprio questo animale.
Di conseguenza nasce un’altra figura non umana sul muro, Ad oggi Giovanni ed Alfonso si stanno avvicinando alla
una lucertola per la precisione. scuola dei graffiti 3D, più recente rispetto a quella del
Il tutto è stato pensato per uscire dai canoni comuni, per graffito canonico.
rendere la cosa “meno seria” nel rispetto del tema di On Si tratta di disegnare lettere ma elevando le linee,
The Wall – la gioia. lavorando su luci, ombre e piani.
Giovanni dipinge dal 1997 ossia da 22 anni.
La lettera diventa un oggetto, un oggetto da toccare.
Si è appassionato ai graffiti perché, in primo luogo, Lo stile 3D è stato un altro amore a prima vista e, con
adora disegnare e, in seconda battuta in quanto, ai tempi impegno e sperimentazione, Giovanni è arrivato a
dell’inizio della sua attività di writer, c’era una forte dominare questa tecnica innovativa insieme ad Alfonso.
connessione tra l’arte dei graffiti e alcuni generi musicali. Ne scaturisce che è il gruppo che fa la forza, le intuizioni
Ricorda la sua prima volta … “è stato amore al primo non sono solo di uno, sono condivise, diventano materia e
spruzzo”. sperimentazione del gruppo in sé stesso.
Il lavoro eseguito a Certosa, come gli altri, sta creando
In effetti Giovanni è il fondatore di altre crew ma non di curiosità nelle persone che si fermano ad ammirare un
BDS. In un ambiente così specifico è facile conoscersi, dipinto che sta nascendo anche su questa parete.

Giancarlo
Monica Gotta
Nitti Photography

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42 R E P O RTA G E | ON THE WALL - CERTOSA GUARDA IN ALTO

Ciò che abbiamo notato e che si evidenzia maggiormente dal Greg Jager promuove l’idea di diffondere maggiormente la cultura
contatto con gli artisti e dal contesto di On The Wall è che vengono dell’arte e far sì che le persone interagiscano con l’arte stessa,
promossi molti concetti e valori importanti. concetto valorizzato anche da Zedz.

La complicità di una coppia di artisti nel lavoro e nella vita come Agostino Iacurci sottolinea l’importanza di scoprire la cultura e le
Caktus & Maria così come la perfetta sincronia ed intesa di Rosk tradizioni nelle quali ognuno di noi si cala quando si interagisce
& Loste. con un luogo in veste di “straniero”, quindi non solo per gusto
Un gruppo come BDS la cui forza risiede nel fondere le loro accademico ma per farsi contaminare dalla cultura stessa.
competenze e condividere le tecniche con tutti i membri della Ozmo ha creato un ponte tra mito, scultura e contesto mettendo
crew. così in risalto l’opportunità di dare libero sfogo alla sensibilità, che
essa sia personale oppure collettiva.
Antonello Macs dà valore alle relazioni umane non mediate dalla
tecnologia ed alla spensieratezza che deve far parte della nostra Quindi ci domandiamo…ma cosa fa la Street Art?
vita per darci gioia. Anzi che tipo di febbre scatena la Street Art?
Quale è la magia e l’alchimia che riesca a creare semplicemente
Blef ricorda la voglia di superare le difficoltà, un artista che ritorna per il fatto di essere pubblica, a disposizione di tutti, fruibile nel
alla sua passione e un quartiere che si rialza dalle problematiche modo più semplice che esiste al mondo?
connesse all’evento del ponte. E’ la magia di essere Street, on site anzi in site, o forse ancor
meglio inside, dentro l’arte, dentro gli artisti, dentro le persone
Gola Hundun sottolinea l’importanza di salvare le città attraverso comuni, dentro le emozioni, dentro i sorrisi di chi l’ammira, dentro
la natura, la necessaria integrazione di spazi verdi nelle giungle di lo sguardo curioso dei profani e degli addetti ai lavori.
cemento. Ora, hanno potuto pensare e scegliere dei soggetti più adatti alla
location della scuola, precisamente il campetto visibile appena si
Geometric Bang abbraccia la teoria che nella vita non tutto può esce dalla metro di Brin.
essere definito a priori, bisogna essere in grado di improvvisare ed
adeguarsi in corso d’opera…anche davanti a muri tanto grandi…

È INSIDE ON THE WALL


Progetto realizzato da:

Comune di Genova

Curate da
Associazione Linkinart – Walk The Line

Ringraziamenti:
Emanuela Caronti - Architetto e curatrice urbana
Tutti volontari che hanno dato il loro prezioso aiuto agli artisti e alla realizzazione del progetto

Sponsor – Enel Energia, Iren, Fiumara, Slam


Partners - AMT, Conservatorio Niccolò Paganini, Maccio' Luigi & Figlio, Carrozzeria Torino, E-distribuzione, Genova
Liguria Film Commission, Filse
Partners tecnici - Colori Tassani, Kobra Spray Art Technologies, Nacanco Nove

Mediapartner
Associazione Culturale Sintesi
Giroinfoto magazine - UCI Cinemas

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44 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

LAGO SIRIO
Un luogo magico con 8 artisti musicali che
hanno reso l'attesa della luna nascente un
momento indimenticabile.
CHIAVERANO 13 LUGLIO 2019

TESTI
Cecilia Mirandoli, Giancarlo Nitti
FOTOGRAFIE
Silvia Petralia, Nadia Laboroi,
Adriana Oberto, Barbara Tonin,
Fabrizio Rossi, Manuel Monaco,
Mariangela Boni, Giancarlo Nitti

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Silvia Petralia Photography

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46 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO 47

È’ un evento musicale nato dalle costole del festival


di musica indipendente internazionale A Night Like
This che si è’ svolto per 6 edizioni a Chiaverano borgo
medioevale vicinissimo a Ivrea ( To ) organizzato
dall’Associazione milanese omonima è dal Comune di
Chiaverano .

Per l’esattezza Lake me up! consisteva inizialmente ,


negli unplugged sulla piattaforma del Lago Sirio una
delle location del festival principale .
Quest’anno gli organizzatori hanno pensato di
potenziare questo piccolo gioiello sviluppandone il
format e ampliando la proposta musicale.

Si tratta di un evento unico nel suo genere in quanto


gli artisti si esibiscono a pelo d’acqua in una cornice
magica : un lungo molo appoggiato sulle verdi acque
del Lago Sirio, ai piedi della Serra Morenica , immerso
nel verde e nella natura incontaminata del Canavese.

Unico dei 5 laghi della Serra di origine glaciale ad


essere alimentato da una sorgente sotterranea e
pertanto balneabile e pulitissimo.
L’evento si è’ tenuto sabato 13 luglio dal tramonto
al sorgere della luna quasi in plenilunio, seguendo
musicalmente lo scorrere del tempo e della luce del
giorno e della notte.

Il palco sull’acqua ha visto suonare 8 tra le novità


più interessanti del panorama indie italiano: dal
cantautorato al folk fino all’elettronica e al synt pop , il
tutto accompagnato dalle birre artigianali e dai prodotti
tipici del territorio in modo che il pubblico sdraiato sul
prato potesse godere dei colori e delle note in totale
relax e armonia.

Il camping dei laghi immerso nel bosco alle spalle


della location per i più sportivi, o le strutture
convenzionate hanno consentito di pernottare a chi
arrivava da più lontano o semplicemente a chi ha poi
completato il week end in questo territorio bellissimo e
ancora intatto che è il Canavese.

Adriana Oberto Photography

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48 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

Barbara Tonin Photography

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50 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

Mariangela Boni Photography

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R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO 51

LA LOCATION

Nella regione alpina a cavallo tra i comuni di Ivrea Sul perimetro del lago, corre una strada pedonale
e Chiaverano si trova il Lago Sirio, anticamente che lo rende percorribile con passeggiate tra piccole
conosciuto come San Giuseppe, dall'omonimo spiagge, di cui una libera, ed alcuni locali tipici del
convento che si trova su un’altura che domina il lago posto.
stesso.
Insieme al Lago Nero, il Lago Pistono, il Lago San Il lago, grazie alla sua pulizia, è balneabile attraverso
Michele e il Lago di Campagna, questo lago fa parte l'area della Marina di Ivrea, ben attrezzata per la
dei Cinque Laghi della Serra di Ivrea, di origine stagione estiva.
glaciale, ma l’unico ad essere alimentato da una Resort turistici, campeggi, alberghi, ristoranti,
sorgente sotterranea. agriturismi, campi da tennis e da calcetto, completano
i servizi per i turisti che nel periodo più caldo dell’anno
Intorno a questo incantevole specchio d’acqua vivono arrivano al lago.
diverse specie animali e vegetali, tipiche degli ambienti
acquatici come le raganelle, le rane, i germani reali e le
gallinelle d’acqua.

Mariangela Boni Photography

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52 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

Manuel Monaco Photography

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54 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

IL PALINSESTO ARTISTICO

A differenza dalle 6 edizioni di A Night Like This –


Independent Music And Arts Festival, che hanno visto Fadi
esibirsi sul palco più di 180 gruppi per oltre 220 ore
di musica, LAKEMEUP è voluto essere un evento più Ginevra
contenuto ma diverso da tutti i precedenti.
Her Skin
Quest'anno si presenta con un palinsesto nuovo e
variegato, composto da 8 proposte di artisti e band On Off Man
diversi.
PINHDAR
Ecco che sul pontile galleggiante del Lago Sirio, al
calare della luce ed al sorgere della luna si scatena Sonars
un'atmosfera magica e rilassante sulle note musicali e
le voci di: Tropea

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O R TRAE G
P EO R|T AHOLLAND
G E | LAKEMEUP
- IL PAESE CHE
- LAGO
NONSIRIO
C'È 55

Giancarlo
Giancarlo Nitti
Nitti Photography
Photography

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56 R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO

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R E P O RTA G E | LAKEMEUP - LAGO SIRIO 57

Fabrizio Rossi Photography

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58 R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM

A C U R A D I U R B E X T E A M O L D I T A LY Instagram urbexteam_olditaly

IL CHIOSSETTO

La villa che presentiamo ha dell’incredibile.


La sua storia risale al 1700 quando ne fece la sua
residenza una delle famiglie più famose d’Italia: la
famiglia Artom.

Una famiglia di origine ebraica che tanto ha dato


non solo al Piemonte, ma anche alla scienza e alla
Nazione, anche quando ancora era in embrione e
si chiamava Regno Sardo-Piemontese.

Gli Artom erano una famiglia di scienziati,


diplomatici, bottegai, giuristi, economisti e
scrittori.

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R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM 59

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60 R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM

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R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM 61

Il primo Artom noto per aver contribuito all’unità così il vero artefice di quella che passò alla storia come
d’Italia accanto a Camillo Benso Conte di Cavour fu “La breccia di Porta Pia” (che sancì la fine delle guerre
Isacco, l’Ebreo, figlio di Raffaele e di Benedetta Segre, di indipendenza e realizzò l’unità d’Italia con Roma
nato il 31 dicembre 1829. capitale del Regno).

Isacco fece le elementari a Vercelli, il ginnasio e il liceo Ma non è tutto; in quella villa, visse anche Alessandro
a Milano, iniziò l’Università a Pisa che però interruppe (1867/1927), forse il più noto degli Artom, l’inventore,
frettolosamente. tra l’altro, del radiogoniometro ed a cui è intestato
Si laureò in diritto pubblico all’Università di Torino nel l’Istituto Tecnico Industriale Statale cittadino, che
1853. devolvette allo Stato ogni compenso per tutti i suoi
Isacco Artom (1829/1900) fu il più valido e fidato dei innumerevoli brevetti meritandosi per questo dal re
collaboratori di Camillo Benso Conte di Cavour ed Vittorio Emanuele III il titolo di Barone, di cui ancora
in questa veste partecipò all’elaborazione di tante oggi possono fregiarsi i suoi discendenti.
delle tele che hanno reso famoso il “Tessitore”, ma fu
anche ambasciatore e Ministro Plenipotenziario nelle
trattative della Pace di Vienna del 1866 e fu ancora
lui che ebbe l’incarico di convincere l’imperatore
Francesco Giuseppe a non intervenire in caso di
ingresso in Roma da parte degli Italiani, rivelandosi

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62 R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM

Alessandro Artom fu un grande personaggio della Artom elaborò anche un piano che, grazie all'uso di
storia, inventore del radiogoniometro, figlio di antenne direzionali, assicurava la relativa segretezza
Enrichetta Ottolenghi, respirò l'aria dell'Unità d'Italia delle comunicazioni costiere e navali, dando alla
alla quale aveva contribuito lo zio Isacco Artom. marina militare durante la Prima Guerra Mondiale,
la possibilità di individuare la posizione delle navi
Artom si diploma nel 1889 alla Scuola di Applicazione in caso di nebbia e di controllare l'invasione nemica
per Ingegneri di Torino e nel 1896 consegue il diploma in mare contribuendo alla difesa radiotelegrafica
di perfezionamento in elettrotecnica al politecnico di nell’Adriatico.
Torino, sotto la guida di Galileo Ferraris. Scelto come
suo assistente, iniziò la carriera nelle applicazioni Le antenne radio direzionali sono oggi alla base
radiotelegrafiche a seguito delle scoperte di Guglielmo dei sistemi di telecomunicazione radiofonica
Marconi e dei suoi studi sulle onde elettromagnetiche e televisiva, di navigazione marittima, aerea e
e sulle comunicazioni senza filo. spaziale, di radioastronomia e radarastronomia.
Artom s'interessò anche a fenomeni atmosferici,
Nel 1907 costruì le prime antenne chiuse triangolari, alla protezione dalle scariche (brevettò nel 1920 un
da questi studi sulla dirigibilità delle onde gettò le basi tipo di parafulmine radioattivo) e alla formazione e
della radiogoniometria: creò il radiodireziometro, così prevenzione della grandine.
si chiamava il radiogoniometro a lettura diretta che fu
realizzato solo dopo la sua morte.

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66 R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM

La Villa viene spesso citata anche da uno degli ultimi nobel Rita Levi Montalcini, sfollata qui durante la guer-
Artom, Guido (1906/1982), nel suo libro “ I giorni del ra: la collina della sua giovinezza.
mondo” : "La sera del pranzo di Pasqua, in famiglia si
auguravano a vicenda 'questo altr'anno a Gerusalem- Un po’ più in là, risiede la casa a mezza costa dove
me' (...) Manzone dipingeva, dove lui e il grande Guglielminetti
si incontravano.
Ma in realtà ogni volta che Raffaele ritornava al Chios- Più in alto, ex conventi, poi proprietà di famiglie ebree
setto (...) segnate dai cedri del Libano, come sentinelle che scru-
sentiva che la sua terra era quella, che il paesaggio di tano la valle.
collina, tagliato dalle anse lente del fiume, era quello
in cui avrebbe voluto trascorrere la sua vita, i giorni, le Entrare al Chiossetto è come immergersi in diversi
notti". capitoli della storia d’Italia.
Le emozioni sono tante e la ricchezza intellettuale
Questo libro racconta dell’emancipazione della comu- della casa è tangibile. In ogni stanza risiede qualche
nità ebraica, in parallelo con l’indipendenza dell’Italia e cenno del passato pieno di significato storico. Lascia-
s’intreccia con le vicende della famiglia dello scrittore re all’abbandono un tale tesoro è davvero un grande
negli anni del Risorgimento. peccato; vale a cancellare una parte del patrimonio
culturale italiano.
Oltre alla Villa del Chiossetto, la collina dove si erge fu
ricca di eccellenze storiche; Fu la collina del premio

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68 R E P O RTA G E | URBEX - VILLA ARTOM

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70 R E P O RTA G E | URBEX - L'EREMO ABBANDONATO

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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R E P O RTA G E | URBEX -L'EREMO ABBANDONATO 71

5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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72 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

| MONCALIERI |
I L C A S T E L L O S A B A U D O

Moncalieri è un comune italiano della Città metropolitana di Torino, in Piemonte, a soli 5 km sud-ovest dal
capoluogo piemontese.
È il primo comune della città metropolitana per popolazione dopo Torino, nonché il quinto del Piemonte per numero
di residenti, superando in questa graduatoria alcuni capoluoghi di provincia della Regione. È considerato un
comune d'interesse storico-culturale, sia per la presenza del Castello sabaudo, sia per l'antico appellativo di "Città
del Proclama" dal nome del celebre documento che fu episodio del Risorgimento italiano.

Alberto Ottaviani Photography

A CURA DI ADRIANA OBERTO

Adriana Oberto Alberto Ottaviani


Elisabetta Cabiddu Mariella Vola
Barbara Tonin Giancarlo Nitti
Fabrizio Rossi

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R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 73

BAND OF GIROINFOTO
IN GIRO PER MONCALIERI

In effetti la città, ha quasi duemila anni di


storia.
Nel primitivo insediamento di Testona
passarono Romani, Longobardi e Franchi.
Le lotte fra le vicine Asti e Chieri per il
possesso di traffici e mercati determinarono,
dall'inizio del XIII secolo, lo sviluppo
dell'abitato fortificato sulle pendici della
collina, a sbarramento dell'ansa del fiume
Po. Il controllo del passaggio sul ponte era
Barbara Tonin Photography gestito dai Templari.

Adriana Oberto Ph Barbara Tonin Ph Fabrizio Rossi Ph

Nel quadro delle incessanti manovre di supremazia di Santa Maria della Scala (che custodisce le reliquie
fra il Papato e l'Impero, si fecero largo le Signorie del patrono, il Beato Bernardo di Baden), il Palazzo
come la Casa Savoia, prima ducale e infine reale. Civico e i bei palazzi che appartennero alle famiglie
medievali più importanti.
Il Castello, simbolo di Moncalieri e patrimonio
UNESCO, nasce come fortificazione a difesa del Al fondo della piazza, la via Carlo Alberto è chiusa
crocevia di strade, del porto fluviale, del ponte verso maestosamente dalla facciata neoclassica del Real
Torino e della ricca comunità mercantile e agricola. Collegio, inaugurato dal Re Carlo Alberto nel 1838. Si
possono quindi percorrere le vie del nucleo urbano più
L'edificio venne via via trasformato, fra il 600 e il 700, antico, apprezzando le eleganti facciate dei palazzi
in grande residenza alla maniera dei castelli delle aristocratici, le chiese, i conventi, i cortili, gli stretti
Case regnanti di tutta Europa. vicoli, i portici, scoprendo testimonianze che vanno
Fu residenza estiva di Vittorio Emanuele II, primo Re dal gotico al rinascimento e al barocco.
d'Italia.
Le vicende storiche, il patrimonio architettonico, I percorsi panoramici sulla collina, giungendo sino
la posizione paesaggistica, la collina ricca di ville alla località di Revigliasco e al Colle della Maddalena,
signorili e giardini di particolare bellezza, la prossimità svelano scorci e paesaggi indimenticabili sui colli e
con Torino - prima capitale d'Italia - hanno fatto di sull'intera linea delle vette alpine. Nel 2016 l'intero
Moncalieri uno dei luoghi più belli dei dintorni. territorio CollinaPo ha ottenuto il riconoscimento
Riserva della Biosfera MAB UNESCO.
Passeggiando per il centro storico si incontrano
l'imponente Castello Reale e la piazza Vittorio
Emanuele II, sulla quale si affacciano la gotica chiesa

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74 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

MONCALIERI
IL CASTELLO SABAUDO

Il castello reale, che domina dall'alto la città di


Moncalieri, è testimonianza storica e documento
delle diverse fasi costruttive che, anno dopo anno,
ne hanno modificato l'aspetto.

Basti pensare alla imperiosa facciata tra i due


torrioni quadrangolari barocchi al cui centro sono
state incorporate le due torri medievali rotonde.
Il Castello Reale è una delle Residenze Sabaude del
Piemonte che sono iscritte dal 1997 nella Lista del
Patrimonio Mondiale UNESCO, in quella che viene
definita la "Corona di Delizie", destinata allo svago
e alla caccia.

Il castello fa quindi parte di un circuito culturale,


storico, architettonico e ambientale unico, che ha un
valore universale eccezionale e che merita la tutela
a beneficio di tutta l'umanità.
Oggi il castello reale è in parte sede del I° Reggimento
Carabinieri "Piemonte".
La parte rimanente fa parte di un percorso museale
che è purtroppo chiuso dal’inizio dell’anno.
E’ grazie al I° Reggimento Carabinieri “Piemonte”
che è attualmente possibile accedere a parte delle
aree da loro occupate.
Mariella Vola Photography

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 75

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


76 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 77

MONCALIERI
PIAZZA MAGGIORE

Le fondazioni originarie sono di natura difensiva per


la posizione dominante dall'alto di un colle.

Fin dall'epoca medievale vi era una roccaforte


presso la quale trovarono rifugio le genti di Testona
quando, a causa delle lotte tra Asti e Chieri, le loro
case furono rovinate.
Nel 1277 Tommaso III di Savoia, detto Tommasino,
fece costruire una torre e una porta merlata. Nella
seconda metà del Quattrocento Jolanda di Valois
ordinò la costruzione di ben quattro torrioni circolari
poi inglobati nei successivi rifacimenti.

Dopo la pace di Cateau Cambresis nel 1559,


riparati i danni causati dalle lotte tra Carlo V di
Spagna e Francesco I di Francia, la prima Madama
Reale trasformò l'antica fortezza in dimora regale
arricchendo altresì il parco di circa duecento alberi.

Le sale interne, fastosamente arredate, divennero la


sede di continue grandiose feste.
Da allora i lavori di abbellimento furono continui e il
Adriana Oberto Photography castello si impreziosì di capolavori d'arte e di mobili
preziosi.

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


78 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 79

Giroinfoto Magazine nr. 46


80 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

Elisabetta Cabiddu Photography

MONCALIERI
IL CASTELLO SABAUDO

La presenza di architetti di grande valore da


Castellamonte a Benedetto Alfieri fino al messinese
Francesco Martinez nel 1775 finì col coinvolgere
anche la struttura abitativa circostante con edifici
di pregio.
Durante la dominazione francese del 1798 il castello
fu usato anche come ospedale e carcere. Con la
restaurazione la vita all'interno del castello riprese
e l'edificio passò di nuovo ai Savoia.
In epoca fascista divenne sede dei rappresentanti
gerarchi e poi dei nazisti; fu infine usato come
rifugio per gli sfollati rimasti senza dimora. Dal
1948 il castello è sede del I° Reggimento "Piemonte"
dell'Arma dei Carabinieri.
Gli appartamenti reali sono stati restaurati e aperti
al pubblico nel 1991. Il 5 aprile del 2008 il torrione
sud est del Castello è stato colpito da un violento
incendio che ha reso necessaria la chiusura del
percorso di visita e un nuovo ciclo di restauri.

Adriana Oberto Photography Dall' 11 novembre 2017, terminati i restauri per


il recupero degli ambienti, il Castello è stato
nuovamente visitabile dino alla fine del 2018.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 81

MONCALIERI
PIAZZA MAGGIORE

L'antica Piazza Maggiore, oggi piazza Vittorio


Emanuele II, su cui si affacciano le dimore delle più
importanti famiglie nobili, è stata più volte allargata
fino all'attuale dimensione, che risale al 1629; poco
dopo Moncalieri acquisì il titolo di città e lo stemma
con lo scudo sabaudo.

L'acciottolato è del 1825, mentre la guida in pietra è


del 1898. La piazza è porticata su tre lati a partire da
fine del Settecento, seguendo l'esempio del Palazzo
del Comune, già della famiglia Duch e ristrutturato
a portici nel 1788, quando davanti alle sue quattro
arcate viene collocata la statua del Nettuno, detto
il Saturnio, posta sull'antico pozzo pubblico, ora
fontana.

Risale al 1888, per mano dell'architetto Enrico


Mottura, l'attuale sistemazione sia interna che
esterna del palazzo comunale.

Adriana Oberto Photography

Elisabetta Cabiddu Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


82 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

MONCALIERI
PIAZZA MAGGIORE

Il lato sinistro della piazza, le cui facciate rivelano


antiche costruzioni medioevali, termina con la
Chiesa di San Francesco.
Sul lato destro della piazza, dopo il palazzotto della
banca CRT, edificato nel 1936-'37 su una curiosa
casa a colonne, l'ottocentesco albergo "Casa
delle bambole", si succedono alcuni palazzi quasi
unificati dai portici scalari, tra cui l'interessante
Palazzo Arduino (al n. 7), con la bella meridiana
che campeggia sulla facciata, fino all'imponente
Palazzo Duch, costruito su un precedente edificio
medievale, nel corso del '500, per il banchiere Duch
e poi rimaneggiato nei secoli.

Importante la sistemazione settecentesca, con


i portici in muratura al posto di quelli lignei e
l'apertura del grande cortile porticato; l'edificio, di
recente restaurato, costituisce il punto di maggior
attrazione della piazza, insieme con la Collegiata di
Santa Maria della Scala.

Fabrizio Rossi Photography


Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 83

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


84 R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | MONCALIERI - IL CASTELLO SABAUDO 85

MONCALIERI
COLLEGIATA SANTA MARIA DELLA SCALA

Il monumento dall'imponente facciata rimaneggiata


nel XIX secolo con l'inserimento del rosone e della
balaustra, è stato costruito in stile romano-gotico
nella prima metà del Trecento e successivamente
stato modificato più volte nei secoli all'interno, dove
era ricoperto d'affreschi.

La Collegiata è caratterizzata da tre navate con


absidi terminali; la quarta navata fu opera di un
successivo inserimento di cappelle sepolcrali di
nobili famiglie.
Un recente restauro ha ripristinato la struttura
originaria, con le navate divise da pilastri a fascio e
coperta da volte a crociera.

Numerose sono le opere d'arte, quali lo splendido


Compianto sul Cristo morto, gruppo di statue in
arenaria dipinta del XV secolo, gli stalli lignei del
coro, opera di G. Antonio Riva (1749), le quattro
storie della Vita della Vergine, realizzate dal Milocco,
l'Assunzione della Vergine di C. F. Beaumont e G.
Elisabetta Cabiddu Photography D. Molinari (1766), la Madonna col Bimbo e Santi
del Moncalvo, l'assorta Maria Clotilde di Savoia
in preghiera, opera scultorea di Pietro Canonica
(1912).

Barbara Tonin Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


86

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 46


87

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 46


88 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Bellinzona
NON SOLO CASTELLI
a cura di Sergio Agrò e Stefano Scavino

A pochi giorni dalla nascita di Giroinfoto Mi-


lano, ci siamo subito organizzati per un'uscita
fotografica del neo gruppo.

L'uscita numero Zero doveva essere qualcosa


di originale e in men che non si dica abbiamo
organizzato un tour speciale vicino Bellinzona.

Quest'anno è il "Cinquecentenario Leonarde-


sco", avevo sentito parlare di una copia davvero
incredibile dell'"Ultima Cena" vicino Bellinzona,
a questo abbiamo unito il famoso ponte tibe-
tano di Carasc ed ecco servita la nostra uscita
numero Zero di Giroinfoto Milano.

Stefano Scavino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 89

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


90 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Sergio Agrò Photography


Giroinfoto Magazine nr. 46
R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 91

La copia dell'"Ultima Cena" si trova presso la chiesa di Si notano gli oggetti e il cibo sulla tavola, altro
Sant'Ambrogio in un paesino fuori Bellinzona. particolare che in questo dipinto di possono osservare
Trovarla non è stato difficile. sono i nodi alla tovaglia, in realtà è la firma di Leonardo
Questa copia è stata dipinta intorno all'anno 1550 da Vinci.
quindi poco dopo la copia originale di Leonardo.
Ma il particolare che non ti aspetti di vedere è nella
E' stata attribuita ad un anonimo leonardesco della figura femminile accanto al Cristo.
bottega di Bernardino Luini. Femminile perchè ha un particolare che nella copia
Dalla precisione dei soggetti dipinti e dai particolari originale non è più visibile e che qui si nota benissimo:
che si possono osservare, di sicuro sono stati utilizzati parliamo di un indumento intimo, è l'unica figura nel
i disegni originali del Maestro. Avevo visto diverse volte dipinto ad indossarlo, tale indumento era già noto a
la copia di Leonardo ed anche in questa si resta fermi quei tempi.
in silenzio ad osservarla con stupore. Allora la domanda è: chi è quella persona
rappresentata?
Non solo per la dimensione del dipinto ma soprattutto È davvero Giovanni? Se Giuda a quei tempi non era
sono i colori accesi e vivaci che ci colpiscono. degno di essere raffigurato e di questo ne parleremo
Le tecniche delle due opere sono decisamente diverse anche più avanti in un altro dipinto, allora chi è la
e ci si chiede perché Leonardo abbia utilizzato quella persona accanto a Gesù?
tecnica mista, qui si notano i particolari: quelli che ti Con questo dubbio ma soprattutto con tanta
aspetti e quelli con non ti aspetti di vedere. Il primo tra meraviglia continuiamo il nostro tour fotografico.
tutti sono i piedi del Cristo, che nella copia originale
sono stati distrutti per far posto ad una porta (no
comment).

Giroinfoto Magazine nr. 46


92 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 93

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


94 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Stefano Scavino Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 95

Michela e Stefano ci accompagnano a vivere Esistono 3 possibilità per raggiungere il ponte:


un’avventura davvero emozionante: il ponte tibetano di
Caracs. La prima è la più “comoda” che permette di percorrere
Un’esperienza decisamente adrenalinica e in grado di meno strada grazie alla funivia che da Monte Carasso
far vivere un'esperienza speciale. porta a Mornera passando da Curzùtt (consiglio
Di seguito ci raccontano come raggiungerlo e ci di prenotare la salita) il sentiero parte da Curzùtt,
daranno preziosi consigli. Lascio loro la parola... prosegue verso il ponte tibetano, prosegue poi con
l’attraversamento del ponte stesso verso il comune
"Questa estate siamo stati a Bellinzona ma non per di Sementina e per poi terminare di nuovo a Monte
scoprire la città e i suoi bellissimi castelli bensì per Carasso.
un sentiero a pochi chilometri dalla città che offre
un passaggio mozzafiato su un ponte tibetano, il La seconda consiste nel prendere un bus navetta: in
ponte tibetano Carasc, che collega i comuni di Monte funzione da aprile a fine ottobre con partenza e arrivo a
Carasso (300 m slm) e Sementina (273 m slm). Monte Carasso, il punto di partenza è presso l'Infopoint
in Via el Cunvént 3.
Si tratta di un percorso immerso nella natura, Partenze ogni 45 minuti. All'Infopoint di Monte Carasso
completamente gratuito ed accessibile come qualsiasi si trova la biglietteria sia per il bus navetta, sia per la
altro sentiero di montagna, ma in grado di regalare un funivia di Mornera.
pizzico di brivido e adrenalina con scorci fotografici
veramente interessanti. La terza possibilità è anche la più faticosa che
Il ponte tibetano di Bellinzona è un ponte sospeso consiste nel percorrere l’intero percorso a piedi,
lungo 270 m e posto ad un’altezza di 130 m dal percorrendo un anello che parte da Monte Carasso e
fondovalle, che consente di attraversare l’impervia torna a Monte Carasso oppure da Sementina e torna a
Valle di Sementina, la valle che divide i territori montani Sementina.
dei comuni di Monte Carasso e di Sementina, zone Il sentiero è della durata di circa 3 ore e mezza/quattro.
ricche di presenze storiche, enogastronomiche e
naturali.

Stefano Scavino Photography

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96 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Dopo aver attraversato il ponte a circa a metà discesa I santi rappresentati con la classica iconografia,
non perdetevi la chiesa romanica di San Bernardo della sono numerosissimi, molto interessante è l'ultima
fine dell’XI secolo. Cena, attribuita a Cristoforo da Seregno, con gli
Apostoli indicati in caratteri gotici e la tavolata ricca di
La chiesa dedicata a San Bernardo, patrono degli particolari insoliti per una cena ebraica.
alpinisti e celebre per aver dato il nome al passo anche
alla famosissima razza canina. Molte sono le particolarità discordanti: in centro alla
La struttura della chiesa è il pregevole risultato di tavola spicca un maialino arrosto che è cibo proibito,
numerose modifiche ed ampliamenti avvenuti nel i gamberi di fiume che per l'ebraismo rappresentano
corso dei secoli. Giuda, le ciliegie il sangue di Gesù sulla croce.

L'ala più antica è quella centrale e risale al XI, XII L'artista non era pazzo mettendo sia i gamberi che il
secolo: l'ingresso avveniva dalla piccola porta maiale entrambi proibiti per il popolo ebraico ha voluto
sul fianco dove, all'esterno è ben visibile una rappresentare la Pace tra le religione ebraica e quella
rappresentazione di San Cristoforo. cattolica.
Osservando le figure si notano 11 apostoli con i
Una volta entrati ci si ritrova immersi in un esplosione sandali ai piedi ed una figura scalza in ginocchio
di colori ,gli affreschi realizzati nel corso dei secoli difronte alla tavola raffigurante Giuda, in questo dipinto
occupano quasi interamente tutte le superfici è evidente come l'apostolo Giuda non era degno di
dell'edificio e sono una fenomenale rappresentazione poter sedere al tavolo con Gesù e gli altri Apostoli,
di storia dell'arte religiosa passando dalla pittura tanto che la figura di Giuda risulta essere stata
Medioevale (Madonna del Latte e san Cristoforo rovinata volutamente dai fedeli della Chiesa.
risalenti al trecento) fino al gusto barocco degli ultimi
interventi (il coro con la bella Crocefissione e la
rappresentazione degli Evangelisti e dei Dottori della
chiesa).

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R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 97

Stefano Scavino Photography

Stefano Scavino Photography


Barbara Lamboley Photography

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98 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

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R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 99

Stefano Scavino Photography

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100 R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | BELLINZONA - NON SOLO CASTELLI 101
Nel proseguire la visita, la guida locale ci ha spiegato
che visto lo spostamento degli abitanti di Curzùtt
verso valle, la chiesa fu dimenticata e per parecchi anni
divenne una stalla.

Durante il restauro, coperti da uno strato di umidità e


sporcizia, iniziarono a comparire gli affreschi, si decise
per un restauro conservativo, furono consolidate le
pareti e la chiesa ed inizio' letteralmente ad asciugarsi.
Proprio grazie al turismo portato dal ponte tibetano ora
la chiesa è aperta sempre più spesso e prendendo aria
tutti i colori, essendo pigmenti naturali e preziosi stanno
tornando ad i colori originali proprio come è successo
anche per la cappella degli scrovegni a Padova.

Un esempio tra tutti è la rappresentazione della piccola


cappella di [Link] in cui ora stanno riapparendo le
stelle in foglia d'oro che solo l'anno scorso non erano
visibili, ed il cielo dipinto con polvere di lapislazzuli sta
tornando al suo splendore originale. Davvero incredibile!

Proseguendo per pochi minuti dalla chiesa si trova poi


l’antico Borgo di Curzùtt un pittoresco nucleo dell’antico
comune di Monte Carasso a quota circa 600 m slm con
case di sasso, orti e terrazzamenti.

Qui si trovano anche un ostello e un ristorante.


Per percorrere il sentiero consigliamo vivamente scarpe
da trekking e una borraccia da caricare d’acqua alle varie
fontanelle presenti lungo il percorso."

Sinceramente dopo una giornata così, la stanchezza


inizia a farsi sentire, ma siamo tutti contenti che la
Natura e la Cultura hanno fatto da sfondo a questa
uscita fotografica numero Zero di Giroinfoto Milano.
Stefano Scavino Photography

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


102 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

SUL CAICCO TRA TURCHIA E GRECIA


A cura di Maddalena Bitelli

CHE COSA SONO I CAICCHI?


Il Caicco, imbarcazione di origine turca,
era un tempo utilizzato per la pesca e il
trasporto di merci.
Oggi i caicchi si sono trasformati in piccoli
“hotel galleggianti” con ogni comodità.
Hanno uno scafo totalmente in legno di
mogano, navigano principalmente a motore
ma possono navigare anche a vela.

Esistono tre tipologie di caicco: i Gulet, i più


diffusi; gli Aynakic, di dimensioni più grosse
che permettono di ospitare un maggior
numero di passeggeri; infine, vi sono i
Tirhandil, che rappresentano la tipologia
più vicina ai caicchi di un tempo e possono
ospitare fino a 10 persone.
Tutti i caicchi possiedono cabine doppie
per i passeggeri, con bagno privato e aria
condizionata.

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 103

La giornata tipo in un viaggio sul Caicco è scandita


dai pasti a bordo condivisi con gli altri passeggeri
(colazione, pranzo e cena), rigorosamente a base di cibi
e pesce freschissimi.

Nell’arco della giornata si alternano momenti di


navigazione per raggiungere le diverse tappe, momenti
di esplorazione del territorio in cui si approda e bagni in
spiagge e calette cercate appositamente dal capitano.

Vi sono diverse tipologie di viaggio, che variano per


durata, destinazioni e tipologia dell’imbarcazione.
Due anni fa, io e la mia famiglia abbiamo scelto le isole
del Dodecaneso Sud (Kos, Nysiros, Rodi, Symi e Knidos),
con partenza da Bodrum (Turchia).

Bodrum
Kos

Symi
Nysiros Knidos
Rodi

Giroinfoto Magazine nr. 46


104 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 105

BODRUM
Bodrum, anticamente Alicarnasso, in greco
Αλικαρνασσός, è una città della Turchia che
si affaccia sul Mar Egeo, a ridosso delle isole
greche.

Fu fondata intorno al 900 a. C. dai Dori


e divenne presto un importante centro
commerciale, grazie alla posizione strategica
del suo porto e alla fertilità della regione.

Nel 540 a. C. cadde sotto il dominio dei


Persiani e del re Mausolo, che dotò la città di
porti, templi e mura e la fece diventare una
delle più grandi città del mondo di allora.

Venne poi conquistata e distrutta


dall’esercito macedone guidato da
Alessandro Magno, cui seguirono dal II
secolo a. C. la dominazione Romana, la
conquista da parte dei turchi nel 1071 d. C. e Castello di San Pietro, costruito intorno alla metà del 1400
la riconquista da parte dell’esercito cristiano dai Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di
durante le crociate. Gerusalemme.
In quel periodo il castello venne dedicato
a San Pietro e denominato in greco Entrando dalla porta principale, presso cui sono state costruite
“Petronium”. delle statue che rappresentano i personaggi principali della
città (es. Mausolo), ci si ritrova in un giardino al cui centro è
Infine, nel 1522, la città venne conquistata situata la cappella del castello, composta da una navata e
da Solimano il Magnifico e dagli Ottomani, l’abside; oggi al suo interno si trova un modello in scala della
che cominciarono a chiamarla con il nome poppa di una nave tardo-romana, dove i visitatori possono
del castello; tuttavia, le difficoltà di pronuncia stare al timone, passeggiare sui ponti e scendere sotto-coperta
fecero sì che il nome originario “Petronium” dove veniva trasportato il carico di anfore da vino.
si trasformasse con il tempo in “Bodrum”.
Seguendo il percorso, si giunge alle torri del castello: la Torre
I simboli di Bodrum sono le case bianche e i Francese con la Sala della Principessa di Caria, la Torre Inglese
mulini a vento. e la Torre Gatineu.
Resti degli antichi mulini a vento, visibili Da quest’ultima si scende alle prigioni sotterranee, sulla cui
anche dal mare, si trovano in cima alla porta spicca la scritta “Inde Deus abest” (“Qui Dio non esiste”),
collina di Gumbet; tale collina è uno dei per indicare l’utilizzo del luogo per l’isolamento e la tortura dei
principali punti di interesse turistico per il prigionieri.
suggestivo panorama sulla baia di Salmakis A Bodrum non può mancare la visita delle rovine del Mausoleo
che offre. Un altro simbolo della città è il di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico, la

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106 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

tomba monumentale che Artemisia fece


costruire per il marito e fratello Mausolo
intorno al 350 a. C.
Ad oggi si può solamente immaginare la
grandezza e la magnificenza del Mausoleo,
grazie anche alle descrizioni degli scrittori
del tempo come ad esempio quella di Plinio
il Vecchio; in tale testo la tomba viene
descritta come alta circa 42 metri, con un
perimetro di circa 130 metri circondato
da colonne e chiamato pteron, sui cui si
innalzava una piramide in cima alla quale
vi era una quadriga di marmo scolpita e
che oggi è conservata al British Museum di
Londra.

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R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 107

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


108 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

KOS
Asclepieion
Asclepio era il Dio greco della medicina e
della guarigione, figlio di Apollo.

Asclepieion (Askσκληπιεῖον) è il principale


sito archeologico di Kos, un santuario
costruito intorno al II secolo a. C. e costituito
da porticati, diversi templi, colonnati e altari
su tre livelli, collegati tra loro da scalinate.

Appena entrati, sulla sinistra, si possono


ammirare le antiche terme romane;
successivamente, nel corso della visita,
si incontrano i resti del tempio ionico, le
colonne del tempietto corinzio e all’ultimo
livello l’altare del tempio principale in stile
dorico.

Alcune di queste strutture avevano una


funzione religiosa, altre invece venivano
utilizzate in ambito medico per la cura dei
pazienti.
La storia, in particolare, narra che le cure
mediche venivano eseguite seguendo le
indicazioni dei pazienti ai quali era apparso
Asclepio in sogno.

La magia del luogo è data anche dal


meraviglioso panorama che si stende sotto
gli occhi dei visitatori una volta arrivati nel
punto più alto.

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R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 109

Maddalena Bitelli Photography

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110 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

Maddalena Bitelli Photography

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R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 111

NYSIROS
L’isola di Nysiros è una piccola isola rotonda
(8 km di diametro) a pochi chilometri da Kos.

Di origine vulcanica, si è formata a causa di


eruzioni avvenute negli ultimi 150.000 anni.

Il vulcano di Nysiros è il “più giovane


vulcano dell’Egeo”: la caldera ha solamente
quindicimila anni e al suo interno si trovano
sei crateri principali, oltre a svariati sfiatatoi
da cui esce vapore caldo (tra i 100° e i 200°),
per cui è consigliato visitarla con scarpe
sportive e robuste.

Dopo la visita alla caldera, merita una sosta


il villaggio di Nikia, con le sue case bianche
con porte e finestre colorate, da cui si gode di
una splendida vista panoramica sul vulcano.

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112 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

RODI
Rodi è la più grande tra le isole del
Dodecaneso, conosciuta anche come “Isola
delle Rose”.

Se si arriva dal mare e si vuole fare un


giro alla scoperta delle spiagge più belle,
consiglio di noleggiare un’auto o uno
scooter.

Il mare a Rodi è stupendo e cristallino, da


Nord a Sud.
Diversamente da altre città greche, la città di
Rodi è conosciuta anche per la sua struttura
medievale, eredità della dominazione dei
Cavalieri di San Giovanni che abitarono
l’isola dal 1309 al 1522 e della dominazione
italiana nella prima metà del Novecento.

All’interno delle mura, la città si suddivide


in una zona residenziale, dove si trovava
la fortezza e in una zona commerciale.
Di grande impatto la Via dei Cavalieri
che attraversa la città, una lunga strada
ciottolata in stile tardo-gotico sulla quale
si affacciavano gli Ostelli delle Lingue,
le diverse residenze dove i cavalieri si
ritrovavano, divisi per nazionalità.

Per la sua particolare bellezza, la Città


Vecchia di Rodi è stata dichiarata Patrimonio
Culturale dell’Umanità dall’UNESCO.

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R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 113

Maddalena Bitelli Photography

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114 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 115

SYMI
Symi si trova nella parte meridionale
dell’arcipelago del Dodecaneso, a soli 5
chilometri dalla Turchia.

È famosa per essere il luogo di nascita delle


Tre Grazie.
La città principale, Symi, è divisa in due
parti: la zona del porto, Gialos, e la zona alta,
Chorio.
Il porto di Gialos si trova all’interno di una
baia; particolari le case in stile neoclassico
dipinte con colori pastello e la torre
dell’orologio del 1800, situata nel punto nord
da cui arrivano le navi.

Merita una passeggiata sulla collina di


Chorio, per poter ammirare il paesaggio sulla
baia al tramonto.

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116 R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD

KNYDOS
Le rovine di Knidos si trovano sulla punta
estrema della penisola di Datca e si possono
raggiungere via mare.

Il visitatore rimane ammaliato dal teatro


greco situato in riva al mare; nei pressi del
teatro è possibile visitare anche i resti del
tempio di Dioniso.
Se avete organizzato una vacanza in caicco
e siete nella baia di Knidos, consiglio di
passare la notte sul ponte dell’imbarcazione:
la lontananza dalle città, le poche luci e
il silenzio vi regaleranno uno spettacolo
celeste mozzafiato.

Maddalena Bitelli

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R E P O RTA G E | DODECANESO - SUD 117

Maddalena Bitelli Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


118 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

GENOVA LA SUPERBA

TORRE GRIMALDINA
E LE CARCERI

Genova, una città dai tanti segreti.


Cosa nasconde la Torre Grimaldina nel pieno
centro genovese?

Siamo a Palazzo Ducale in Piazza De Ferrari e la


Torre svetta sopra di noi, invitandoci a scoprirne
i segreti.
In alto sventola lo stendardo della città di
Genova, la Croce di San Giorgio.

Raggiungiamo il suo ingresso entrando a


Palazzo Ducale e ci dirigiamo alla sinistra del
porticato.
Si può salire in ascensore oppure percorrere a
piedi il camminamento quasi elicoidale che ci
porta in alto sulla terrazza.
Da questa la si può ammirare più da vicino,
stagliata contro il cielo della città. Una vista
“sotto sopra” come si suol dire.
Monica Gotta Photography

Capo servizio, Monica Gotta - Fotografi, Monica Gotta, Stefano Zec e Sara Morgia

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R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 119

Stefano Zec Photography

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120 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 46


R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 121

GENOVA LA SUPERBA

Scegliamo l’ascensore e percorriamo l’ultimo tratto per


arrivare all’ingresso delle carceri.

Prima di accedere ai locali delle carceri e alle celle, si deve


indossare un elmetto giallo in stile “cantiere”. Si rivelerà
estremamente utile in quanto i soffitti e i passaggi
attraverso le celle sono molto bassi e scontrare la testa
contro una volta è decisamente facile… ed è accaduto!

Senza contare macchina fotografica e cavalletto ai quali


si deve prestare altrettanta attenzione negli angusti
passaggi.
Nel locale dove vengono consegnati gli elmetti, un
locale con travi di legno che è anche l’accesso all’inizio
della visita, si può assistere ad una presentazione video,
proiettata su un muro della Torre che racconta la storia
di Genova.

Le carceri furono inaugurate a Marzo 2008 con un


nuovo allestimento della Torre e delle carceri stesse. La
Torre apparteneva al Palazzo di Alberto Fieschi che fu
acquistato alla fine del 1200 dalla Repubblica di Genova
e qui furono insediate le magistrature principali del
Stefano Zec Photography
governo.
Quindi possiamo affermare che questi muri racchiudono
realmente la storia della città.

Monica Gotta Photography

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122 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

Cenni storici
Palazzo Ducale è stato completamente
restaurato a cura dell'architetto genovese
Giovanni Spalla.
In questa fase sono state valorizzate le basi
architettoniche del ‘500.
GENOVA LA SUPERBA Un esempio di questo è l'atrio voltato e il
prospetto su Piazza De Ferrari. Terminato
il restauro Palazzo Ducale è stato aperto al
La Torre e le carceri si possono visitare in pubblico per ospitare eventi e mostre essendo
autonomia oppure godere di una visita guidata, adibito a location museale e palazzo della
per scoprire le tracce dell’età medievale e una cultura.
narrazione secolare, un percorso tra arte e
storia. Il palazzo nacque dal raggruppamento di
alcuni edifici medievali.
Naturalmente, oltre alla storia, non mancano Si ingrandì nel corso dei secoli con la
certo leggende, aneddoti, racconti e curiosità costruzione di nuove parti fino ad arrivare ad
su Palazzo Ducale e la Torre Grimaldina tra cui un’estensione di 35.000 metri quadrati.
storie di fantasmi! Le diverse facciate e gli stili eterogenei
testimoniano questa graduale crescita fino ai
Le potrete leggere in un libro che raccoglie giorni nostri.
queste suggestive storie dove si raccontano La sua posizione, al limitare del centro storico,
non solo le leggende millenarie che da sempre lo mette in evidenza, come se fosse una porta
accompagnano la storia ufficiale di Genova, ma che apre l’accesso ad altre curiosità. Due sono
anche quelle metropolitane. gli ingressi: l'ingresso principale su Piazza
Matteotti con la sua facciata neoclassica e
l’ingresso su Piazza De Ferrari.

Due dei palazzi medievali connessi a


Palazzo Ducale sono quelli adiacenti a Salita
dell’Arcivescovado, ossia il Palazzo degli Abati
e il palazzo di Alberto Fieschi con annessa la
Torre Grimaldina.

Da questo lato tra Salita dell’Arcivescovado e


Via Tommaso Reggio sono visibili due ponti
sospesi.
Questi avevano la funzione di connettere gli
appartamenti del doge a Palazzo Ducale con
il Palazzetto Criminale e con la cattedrale.
In questo modo il doge e altri funzionari
del palazzo potevano spostarsi senza aver
bisogno di scendere in strada.

Palazzetto Criminale ha recentemente ospitato


i rolli originali, esposti al pubblico per la prima
volta durante i Rolli Days di Ottobre 2017.
Chiamata nel Trecento “Torre del Popolo”, la
Torre Grimaldina, si innalza al di sopra della
Loggia degli Abati.

Simbolo tangibile del potere politico, la sua


datazione precisa è incerta.
Ristrutturata all’inizio del XX secolo potrebbe
risalire ad un’epoca compresa tra la fine del
Sara Morgia Photography 1200 e inizio 1300.

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R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 123

Monica Gotta Photography

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124 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 125

GENOVA LA SUPERBA

Altre ipotesi la farebbero risalire all’antica cinta A questi due livelli si apre una quadrifora, una
muraria del X secolo. finestra divisa verticalmente in quattro aperture
Probabilmente la torre faceva già parte di Palazzo divise da colonnine o piccoli pilastri. Al quarto piano,
Fieschi e il suo nome, Grimaldina, potrebbe derivare in mattoni a vista come i successivi, troviamo una
dal nome di una delle celle che si trovavano al suo trifora, una finestra divisa in tre aperture con le stesse
interno. caratteristiche della precedente.

La torre conta sette piani, i primi quattro compresi in A partire dalla metà del quinto piano, sul quale si apre
Palazzo Fieschi mentre i tre superiori si innalzano al una monofora – una finestra sormontata da un arco
di sopra del palazzo. con una singola e stretta apertura, la torre si staglia
Il primo piano presenta il bugnato, una lavorazione libera dalla struttura del palazzo.
muraria caratterizzata da blocchi di pietra sovrapposti
e in file sfalsate. Il sesto piano, mostra una grande monofora da un
lato e sugli altri tre lati una bifora, coronato da tre
Questa lavorazione pare fosse di origine funzionale, serie di archetti pensili, elemento architettonico con
dedita allo sgocciolamento dell’acqua piovana. file di archi ciechi. Fin dal Medioevo l'ultimo piano
Il secondo piano e quello superiore mostrano lo della torre ospitava una cella campanaria e l’ultima
stesso motivo con una decorazione a strisce bianche fu fusa durante la seconda guerra mondiale.
e nere. Nel 1980 fu installata una nuova campana.

Monica Gotta Photography

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126 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

Si narra che ciò deriverebbe dalla battaglia di Ponza


e pare che, nell'elenco dei prigionieri condotti a
Genova da destinare a diverse carceri, accanto ad
alcuni nomi fu indicata la lettera G che potrebbe
GENOVA LA SUPERBA
significare appunto Grimaldina.

La torre Grimaldina Pare che queste fossero tra le carceri più temute

e le carceri di quei tempi, dove i reclusi vivevano in condizioni


estreme.
Solo pochi sono sopravvissuti e solo uno – si dice
Costruita in pietra di colore rosso mattone, – è riuscito a scappare, calandosi con una corda.
si distingue in modo evidente dall’attuale Le carceri erano infatti “blindate” da griglie
architettura di Palazzo Ducale. antievasione, sia i muri che la pavimentazione.

Attira l’attenzione di chi guarda in su, antica Alle celle di detenzione furono dati nomi stravaganti
contro un palazzo ristrutturato per le Colombiadi come Paradiso, Superbia, Luna, Strega, Volpe ed
del 1992 in modo sapiente e con la massima altri la di cui provenienza resta velata di mistero.
cura verso la conservazione dell’originale. Le carceri occupavano parte del sottotetto al di
sopra dell'appartamento del Doge. Questo faceva
Sulla base delle antiche mura carolingie che sì che le celle fossero meno umide di quelle
risalgono al IX secolo d.C. è stata costruita una solitamente collocate nei piani più bassi, ma erano
parte della Torre Grimaldina. più soggette alle intemperie e ai rigori del clima.

A Genova c’era sempre poco spazio e quindi si Le celle sopra l'appartamento dogale erano piccole
costruiva sempre sull’esistente. e buie, provviste di doppie porte e con spesse grate
I piani superiori e i locali adiacenti furono in ferro inserite all'interno dei muri e dei pavimenti,
utilizzati come carceri dai tempi della Repubblica per impedire ogni tentativo di fuga.
fino alla Resistenza durante la seconda guerra
mondiale, attive fino al 1930.
Queste celle erano destinate ai prigionieri comuni
Un episodio del 1435 fa ipotizzare che a quel o politici.
tempo esistesse già una cella detta Grimaldina, Il piano superiore del pontino aereo
da cui prese poi il nome l'intera torre. dell'appartamento del Doge permetteva di mettere

Sara Morgia Photography

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R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 127

in contatto direttamente le carceri con il fuggire raggiungendo la cella campanaria


vicino Palazzetto Criminale. e poi calandosi sulla terrazza sottostante
Le celle situate nella torre, più grandi e grazie alla bandiera situata in cima alla
luminose, erano destinate ai detenuti torre.
provenienti da famiglie importanti o a nemici
stranieri trattenuti in attesa di un riscatto. Molti altri seguirono accusati di diversi
crimini, dal complotto contro Genova, alla
I prigionieri spesso lasciavano sui muri lesa maestà e omicidio. Ricordiamo, per
delle celle scritte o disegni a testimonianza strappare un moto di stupore, il musicista
delle proprie pene. Nicolò Paganini che su accusato di aver
sedotto una ragazza!
Nella cosiddetta "cella degli artisti", nella
torre, sono presenti disegni di vari soggetti Alcune celle sono anguste e scarsamente
come navi da guerra, soldati, dame e illuminate.
cavalieri e una mongolfiera. Non è semplice muoversi all’interno delle
celle specie se si è di statura medio-alta.
Tra i prigionieri illustri delle carceri è Altre e la cella degli artisti, di metratura più
possibile ricordare un corsaro ottomano, un ampia, sono invece illuminate dalla luce del
doge e il nobile genovese Domenico Dalla giorno e di più facile accesso.
Chiesa, imprigionato per volere del fratello Restiamo un pò titubanti per quanto
senatore e famoso per essere riuscito a riguarda l’ultimo tratto, la parte superiore

Stefano Zec Photography

Monica Gotta Photography

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128 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

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R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI 129

Sara Morgia Photography

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130 R E P O RTA G E | GENOVA - LA TORRE E LE CARCERI

che dovrebbe permettere l’accesso al terrazzo


sul tetto.

Ne è vietato l’accesso, la scala di legno, stretta e


ripida, non invita a tentare l’arrampicata, anche
GENOVA LA SUPERBA ai più temerari!
Non presenta danneggiamenti ed è ben
conservata, ma vale la pena rischiare?
Però la curiosità di salire per vedere cosa
nasconde il piano superiore della terrazza è
grande, anzi è una curiosità tentatrice.

Sarebbe sicuramente un’ottima attrattiva per


invogliare altri turisti e anche i genovesi a
visitare la Torre Grimaldina per godere di una
vista privilegiata a 360° su Genova, in particolare
sul cuore pulsante di Genova, il centro storico, il
fulcro urbanistico della Superba.

La Torre e le carceri fanno ormai parte di un


sistema di valorizzazione turistica e storica della
città, possono rappresentare un “punto di vista
privilegiato”, straordinario e particolare, sulla
città.

Visitiamo Genova, genovesi, forestieri e stranieri!


Rimarrete stupiti di quante cose ci sono da
scoprire in questa città tra beni e patrimoni,
opere e curiosità.

A voi mettere la puntina sulla mappa e iniziare a


il percorso “alla scoperta di…”.

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TORRE GRIMALDINA
E LE CARCERI

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 15 Settembre 2019

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