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Giroinfoto Magazine, fondato nel novembre 2015, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che offre uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Il numero di gennaio 2020 include reportage su diverse località, come Vigoleno nel Ducato di Parma e Piacenza, e presenta articoli di vari reporter. La rivista si propone di promuovere la cultura fotografica e il turismo attraverso contenuti originali e coinvolgenti.

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Giroinfoto Magazine, fondato nel novembre 2015, è un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, che offre uno spazio per condividere esperienze e racconti visivi. Il numero di gennaio 2020 include reportage su diverse località, come Vigoleno nel Ducato di Parma e Piacenza, e presenta articoli di vari reporter. La rivista si propone di promuovere la cultura fotografica e il turismo attraverso contenuti originali e coinvolgenti.

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N.51 - GENNAIO 2020 [Link].

com
N. 51 - 2020 | GENNAIO Gienneci Studios Editoriale. [Link]

VIGOLENO
DUCATO DI PARMA E PIACENZA
A cura di Captain Swat

MONDOVÌ OMAN STAGLIENO


LE MONGOLFIERE DESERTI E MONTAGNE IL CIMITERO MONUMENTALE
Band of Giroinfoto Di Cinzia Marchi Band of Giroinfoto

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

51
[Link]
GENNAIO 2020
3

la redazione | Giroinfoto Magazine

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’outdoor, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle bellezze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Un largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 51


4

Giroifoto è Giroifoto è Giroifoto è


Editoria Attività Promozione
Ogni mese un numero on-line Con Band of Giroinfoto, Sviluppiamo le realtà turistiche
con le storie più incredibili centinaia di reporters uniti promuovendo il territorio, gli
raccontate dal nostro pianeta dalla passione per la fotografia eventi e i prodotti legati ad
e dai nostri reporters. e il viaggio. esso.

L E G G I L A G R AT U I TA M E N T E O N - L I N E

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5

LA RIVISTA DEI FOTONAUTI


Progetto editoriale indipendente

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ANNO VI n. 51 Issuu
20 Gennaio 2020 giroinfoto magazine

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Giancarlo Nitti @Ig_piemonte, @Ig_valledaosta,
PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_, @Ig_veneto, @Ig_liguria
SEGRETERIA E RELAZIONI Gienneci Studios,
Mariangela Boni hello@[Link] @cookin_italia
Margherita Sciolti
DISTRIBUZIONE: MAST Bologna
Gratuita, su pubblicazione web on-line di SKIRA Editore
RESPONSABILI DELLE ATTIVITÀ [Link] e link collegati. Urbex Team Old Italy
Giancarlo Nitti
Monica Gotta CONTATTI
Adriana Oberto email: redazione@[Link]
Barbara Lamboley Informazioni su [Link]:
Manuel Monaco [Link]
Roberto Giancaterina hello@[Link]

CAPI SERVIZIO Questa pubblicazione è ideata e realizzata


Giancarlo Nitti da Gienneci Studios Editoriale.
Redazione Tutte le fotografie, informazioni, concetti,
Mariangela Boni testi e le grafiche sono di proprietà
Redazione intellettuale della Gienneci Studios © o
Monica Gotta di chi ne è fornitore diretto(info su www.
Redazione [Link]) e sono tutelati dalla legge in
Remo Turello tema di copyright. Di tutti i contenuti è fatto
Reporter divieto riprodurli o modificarli anche solo
in parte se non da espressa e comprovata
autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 51


26
6

C O N T E N T S
R E P O R TA G E

STAGLIENO

GIROINFOTO MAGAZINE

51
I N D E X

R E P O R TA G E

VIGOLENO
GIULIANOVA 10 Ducato di Parma e Piacenza

62
Di Giancarlo Nitti

STAGLIENO
26 Il cimitero monumentale
Band of Giroinfoto

LA VILLA DORATA
48 Urbex
Urbex Team Old Italy

GIULIANOVA
62 Cittadina del litorale abruzzese
Di Andrea Ciarrocchi
URBEX
PIKE PLACE MARKET
74

48
LA VILLA DORATA All American Report 2019
Di Mariangela Boni

R E P O R TA G E

74
PIKE PLACE MARKET

Giroinfoto Magazine nr. 51


7

R E P O R TA G E

10
VIGOLENO

R E P O R TA G E

LE MONGOLFIERE
88

116
di Mondovì ROLLI PART 2
Band of Giroinfoto

OMAN
Tra deserti e montagne
102
Di Cinzia Marchi

ROLLI 2019 - PART 2


Band of Giroinfoto
116
Di Monica Gotta

UNIFORM
MAST Bologna
130
Mostra fotografica
R E P O R TA G E
LE TUE FOTOEMOZIONI
138

102
Questo mese con: OMAN
Ivo Marchesini
Massimiliano Caligaris
Michele Petrelli
Adriana Oberto

R E P O R TA G E

88
LE MONGOLFIERE DI MONDOVÌ

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Gennaio 2020
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16%
77% 1,5%
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10 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

A cura di Captain Swat

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 11

Laddove
Si estendeva il Ducato di Parma e Piacenza
vi è un territorio da vivere, scoprire e
gustare.
Per me, soprattutto da gustare.

È un tripudio di emozioni, storia, arte,


cultura ed enogastronomia che rende unica
questa incantevole terra che si estende
dall’Appennino al grande fiume Po.
Alla ricerca di castelli, rocche, fortezze
e salami, siamo capitati in un piccolo
borgo del Comune di Vernasca, in
provincia di Piacenza.

Vigoleno
Il Borgo di Vigoleno, incluso nella lista
dei Borghi più belli d'Italia, intatto in
tutte le sue parti è l'esempio di borgo
fortificato medievale del X° secolo.

La frazione è collocata sul crinale della


Valle dell'Ongina e quella dello Stirone ad
un'altezza di 350 m.s.l.m. e si raggiunge
attraverso la Strada Provinciale 56 a Sud
e dalla Strada Provinciale 12 a Nord.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


12 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Passando
dal Rivellino, un ingresso fortificato che,
all'occorrenza, si poteva isolare in caso di assedio,
capiamo immediatamente che la fortificazione è
stata
progettata per proteggere chi la abitava.
Aveva funzioni di controllo in un'area strategica di
passaggio di milizie tra la pianura e l’Appennino.

Il baluardo d'entrata è sovrastato dal Mastio, che


domina l’intero borgo affacciandosi sulla piazza
interna del borgo dalla quale ci si inoltra percorrendo
piccole stradine.

Passeggiando nel piccolo borgo, troviamo alcuni


passaggi nascosti che arrivano al perimetro interno
delle mura dove ci si può affacciare per godersi il
panorama verso la pianura padana e la Valle dello
Stirone che segna il confine con territorio parmense.

Il percorso circolare ci ha permesso di dare un


primo sguardo al borgo con alcune case antiche in
pietra costruite tra il 1500 e il 1800, ma soprattutto
di scoprire dall’esterno l’antica Pieve di San Giorgio
con le sue absidi decorate con curiose sculture in
bassorilievo tra le colonne decorative, raffiguranti
immagini di pellegrini a testimonianza che Vigoleno
era un luogo di passaggio per molti fedeli che si
dirigevano a Roma passando da strade alternative
alla più frequentata Val Taro.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 13

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


14 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 15

La Pieve di San Giorgio


è l’edificio più antico del borgo, risalente al periodo
romanico del XII secolo.
L’esterno è caratterizzato da un impianto basilicale
a tre navate a cui corrispondono altrettante absidi
interne e una torre campanaria massiccia a base
quadrata.

La facciata, preceduta da un sagrato delimitato da


due bassi parapetti è costituita da conci squadrati
e un piccolo oculo sul frontone, unico punto di luce
da questo lato.
Il magnifico portale, in pieno centro, riporta
una strombatura con due enigmatici telamoni
accovacciati che sembrano reggere l’architrave
su cui poggia la bellissima lunetta a quadruplice
ghiera che ospita il santo titolare:

San Giorgio, il prode cavaliere, nell’atto di uccidere


il famigerato drago, sotto di lui, mentre una figura
angelica è scolpita orizzontalmente dietro la
schiena dell’armigero.

L'interno della chiesa si presenta piuttosto scura,


filtrando pochissima luce dalle monofore e per
poter ammirare l’interno bisognerà premunirsi di
moneta da 1 euro da inserire nella cassettina a
sinistra dell’ingresso.

Ma l'illuminazione artificiale mette in risalto tracce


di affreschi trecenteschi, come il San Giorgio in
armatura che uccide il drago e salva la fanciulla
nell’abside, o le diverse immagini votive dipinte
sul le pareti laterali, come San Francesco e San
Bernardino da Siena.

Imponenti colonne con capitelli scolpiti con motivi


vegetal, dividono la navata.
Si notano inoltre quattro statue lignee seicentesche
di santi , che in passato si portavano a spalla in
processione, testimonianza dell’antica devozione
popolare.

Uscendo dalla Pieve ci dirigiamo verso il Mastio,


dalla parte della piazzetta, anche perchè l'ora del
pranzo si avvicina e mi è parso di sentire profumi
interessanti proprio da quelle parti.

Giroinfoto Magazine nr. 51


16 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Appunto!
Il mio olfatto non si sbagliava!
Ecco che, su di un banco all'esterno di un negozietto, si
presentano diverse ceste di salumi di tutti i tipi, ma prima ne
approfitto per farmi una bella bevuta dalla fontana della piazza:
ci sono anche dei pesci rossi che casualmente potrebbero finirmi
in bocca.

Tranquilli, oggi niente sushi: non vorrei mai rovinarmi il palato


prima di assaggiare il famosissimo salame piacentino!
È così che, dopo una bella scorpacciata di pane e salame con
tutti gli assaggi di carne gentilmente offerti dal mio umano in un
ristorantino niente male, proseguiamo con la visita al mastio.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 17

Il Salame Piacentino
Prodotto garantito in qualità, a partire dal 1996, dal
riconoscimento del marchio DOP e famoso per la sua bontà
già a partire dal XV secolo, il “Salame Piacentino” nasce dalla
lavorazione di carni di maiali allevati nelle zone che, secondo
il Disciplinare, fanno riferimento esclusivamente all'Emilia-
Romagna e alla Lombardia.

È una tipologia di salame a grana grossa che, una volta


tagliato, si offre allo sguardo con il colore vivace della carne
e al palato si dona con un'aromatica delicatezza che viene
gustata in modo completo grazie anche alla compattezza e
alla morbidezza che lo caratterizza.

La sua produzione inizia con un'accurata selezione dei migliori


tagli di carne e di una percentuale di grasso, ricavato da parti
specifiche, tra cui il lardo o la parte della gola, che vengono
macinati insieme utilizzando uno stampo con fori larghi.

L'impasto ottenuto viene aromatizzato, secondo la ricetta


della tradizione, aggiungendo una quantità ben precisa di
spezie, di sale, oltre ad un infuso a base di vino e di aglio.

Una volta preparato e legato l'insaccato, utilizzando un budello


naturale di suino, si passa alla fase dell'asciugatura che deve
durare una settimana per poi terminare con la stagionatura
che ha una durata minima di 45 giorni.

La sua eccellenza organolettica lo rende perfetto per


valorizzare il piatto dell'antipasto, è uno squisito spuntino
accompagnato con una fetta di pane e può essere utilizzato
per sottolineare il sapore di ricette di vario genere che così
acquistano in gusto diventando delle vere specialità.
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


18 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Giancarlo Nitti Photography

Il mastio
Il Mastio è accessibile pagando un biglietto di 4 euro a
persona.
All'interno delle fondamenta della torre si trovano le
antiche galere, costituite solamente da un paio di catene
fissate alle pareti.

La visita all'interno inizia con diverse rampe di scale,


alcune ricavate direttamente nelle pareti della struttura che
portano ai diversi piani, ora allestiti da teche contenenti gli
abiti del tempo.

A circa metà altezza, si nota un passaggio che dà su un


piccolo ponte levatoio che permetteva l’isolamento del
mastio dal resto della fortificazione in caso di assedio.

Dopo due rampe di scale si arriva al camminamento di


ronda.
Da qui si gode una bellissima vista sulla piazza e
percorrendolo fino in fondo si raggiunge una torre più
piccola, con un ambiente dal soffitto decorato.

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R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 19

Giancarlo Nitti Photography

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20 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO 21

A fianco della torre un nuovo ponte metallico permette


di raggiungere il Castello, dove si può visitare alcuni
ambienti arredati tra i quali il teatrino settecentesco.,

È ora di proseguire sulle scale del mastio, quindi


rientriamo e saliamo ancora di qualche rampa.

Non ancora in cima si trova un piccolo balconcino da


dove si può ammirare ancora da più in alto il panorama
verso il Castello.
Finalmente in cima ammiriamo la veduta a 360 gradi
dalla torre.

Scendiamo dal mastio risbucando nuovamente sulla


piazzetta con la fontana.
Notiamo immediatamente l'edificio alla nostra sinistra:

è l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie, un tempo


cappella della famiglia Scotti.
L’oratorio, oggi sconsacrato, si affaccia nella piazza
centrale ed è aperto in occasione di mostre, concerti o
conferenze.
Al suo interno sono ancora due altari di origine barocca
e una pala d’altare quattrocentesca rappresentante la
Madonna che allatta Gesù.

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


22 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Di recente è stato aperto il Museo degli Orsanti, posto nella realizzata esclusivamente all’interno del territorio comunale
Casa Tanzi all’ingresso del borgo. di Vernasca, con uve bianche locali che dopo la vendemmia
All'interno troviamo un’ampia documentazione fotografica devono essere lasciate appassire su graticci; la spremitura
e molti oggetti esposti che ripercorrono le vicende degli può avvenire soltanto dopo il 1° di dicembre.
abitanti dell’alto Appennino, che per sopravvivere ai duri
inverni alcuni di loro divennero, tra la fine del 1800 e inizi del Un vino D.O.C. che richiede particolari cure e che si produce
1900, teatranti ambulanti che ammaestravano orsi e altri in piccole quantità, ma il vero principe del gusto rimane il mio
animali. caro e saporito salame piacentino.
Da qui il nome Orsanti.

Captain Swat
Il borgo si può visitare tutto l’anno, in tarda primavera e per
tutto il periodo estivo vengono organizzati eventi, come
“La notte romantica dei borghi più belli d’Italia”, I mercatini
delle meraviglie, mostre e concerti jazz serali; nel periodo
natalizio, in una delle case, è ospitato un presepe molto
suggestivo.

La zona è rinomata oltre che per i vini dei colli piacentini


per il Vin Santo di Vigoleno, una produzione di nicchia,

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


24 R E P O RTA G E | VIGOLENO - CASTELLI DEL DUCATO

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Giroinfoto Magazine nr. 51


26
Stefano Zec Photography R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO

Luca Barberis
Monica Gotta
Sara Morgia
Stefano Zec

A cura di Monica Gotta


GENOVA
Giroinfoto Magazine nr. 51
R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
27

Comune di
GENOVA
Vi chiederete il motivo per cui siamo andati a visitare il
Cimitero Monumentale di Staglieno.

A parte l’essere celebre come uno dei cimiteri più importanti


d’Europa, era nostro desiderio visitare un luogo rinomato della
nostra città, cosa che non si fa spesso perché si sa …è lì… ma
non si trova mai il tempo per farlo.

Per una serie di coincidenze, un incontro inaspettato ci ha


regalato una nuova conoscenza che ci ha condotto alla
decisione prima di quanto pensassimo.

Fabrizia Scortecci, guida turistica abilitata e creatrice di


percorsi guidati al cimitero, entusiasta della nostra idea, si è
resa disponibile ad accompagnarci per rendere la nostra visita
più consapevole.
Ve la presentiamo …

Fabrizia
Scortecci
genovatracce@[Link]

Fg-design Photography

“Di formazione filologa, laureata in lingue slave, lavoro


nel mondo del turismo da 12 anni.
La professione di guida turistica, che svolgo a tempo
pieno e con molta soddisfazione, mi permette di
proporre ai miei clienti, sia gruppi che individuali, una
lettura narrata dei luoghi, della storia e delle opere
d'arte genovesi.

Oltre a tour su richiesta dedicati alla visita del centro


storico e delle aree moderne di Genova e della Riviera
Ligure nelle lingue in cui possiedo l'abilitazione, cioè
l'inglese, il russo e il polacco, propongo visite guidate
tematiche riguardanti luoghi e avvenimenti raramente
oggetto del prodotto turistico.

Negli ultimi 8 anni ho partecipato a diversi percorsi


all'interno del Cimitero di Staglieno collegati ad
iniziative di interesse culturale come il Festival della
Poesia, le Giornate del Patrimonio, le Settimane dei
Cimiteri Storici, proponendo visite guidate incentrate
Monica Gotta Photography

su aspetti e temi particolari, normalmente non inclusi


nelle proposte turistiche istituzionali.

Per sviluppare queste tematiche, dal 2017, mi occupo


del progetto culturale "Dalet - Tracce e Percorsi
di Memoria", le cui proposte di visite guidate a
calendario al Cimitero e nel centro storico genovese
sono molto ben accolte dai visitatori e dai turisti, che
spesso richiedono tour privati”.

Giroinfoto Magazine nr. 51


28 R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO

Il Cimitero di Staglieno è in una zona


abbastanza centrale della città.
Da fuori città lo potrete raggiungere
in auto con l’autostrada uscendo al
casello di Genova Est e poi seguendo
le indicazioni per il cimitero.

Dalla città con le linee di autobus


N°13, 14, 34 e 48, dalla Stazione
Brignole con linea bus N°14, dalla
Stazione Principe con linea bus N°34,
dall’aeroporto con Volabus fino alla
Stazione Brignole e poi come sopra.

Il Cimitero di Staglieno è aperto tutti i


giorni dalle 7.30 alle 17.00.
25 dicembre e Pasqua: dalle 7.30 alle
13.00

Resta chiuso nelle seguenti giornate:


1 e 6 gennaio, lunedì dell'Angelo, 24
giugno, 15 agosto, 26 dicembre.
Quando tali festività coincidono con
la domenica il cimitero è aperto dalle
7.30 alle 16.30.

Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
29

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


30 R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO

Storia e
sviluppo
del Cimitero
di Staglieno
Nel 1832 un decreto di Re Carlo Alberto vietò,
per ragioni di salute pubblica, la tumulazione
dentro le mura cittadine, nelle chiese e nei cimiteri
parrocchiali.

Per tale motivo nacque l’idea di dotare la città di un


cimitero monumentale.
Così il 1° gennaio 1851 viene ufficialmente aperto al
pubblico il Cimitero di Staglieno. Pur non essendo
ancora stato completato, la traccia architettonica,
funzionale e simbolica era già stata tracciata.

Considerato uno dei più autorevoli e creativi


professionisti del tempo, Carlo Barabino fu
l’architetto incaricato della progettazione di
quest’opera monumentale.
Fu coordinatore dei piani urbanistici della città
di Genova e diede vita ai progetti di importanti
edifici come il Teatro Carlo Felice e il Palazzo
dell'Accademia Ligustica delle Belle Arti.

L’improvvisa morte nel 1835 a causa del colera


non gli permise di portare a termine l’incarico di
Staglieno che fu affidato al suo allievo Giovanni
Battista Resasco.
Nel 1840 il piano di Resasco fu approvato e i lavori
iniziarono nel 1844.
Resasco mantenne la struttura quadrangolare
pensata dal Barabino e ne accentuò la
monumentalità.

Infatti, ancor oggi, entrare dall’ingresso principale


provoca sempre un grande impatto scenografico per
via dei porticati dallo stile omogeneo, la statua della
Fede (scultore Santo Varni ) nonché per l’imponenza
del Pantheon.

STATUA DELLA FEDE


Monica Gotta Photography

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
31

L’altra caratteristica che rende l‘impianto


del cimitero assolutamente stupefacente
è il suo fondersi con l’ambiente naturale
della collina.
Il Pantheon è infatti contornato dal
verde della natura dove si trovano anche
la zona del Boschetto e la Valletta
Pontasso.
In quest’intrico di vegetazione si trovano
numerose cappelle e monumenti tra cui
la tomba di Giuseppe Mazzini ed altri
personaggi del Risorgimento.

Seguirono altri ampliamenti sempre


a carattere naturalistico, come l’area
acattolica e il Cimitero degli Inglesi tra
la fine del XIX secolo e l’inizio del XX
secolo.
Staglieno divenne una combinazione di
architettura e natura, un fondersi della
tradizione mediterranea e di quella nord-
europea / anglosassone che ne segnò
la fortuna come modello nazionale ed
internazionale.

Ulteriori ampliamenti furono presto


adottati per via dell’espansione della
città, che stava crescendo diventando
uno dei principali centri industriali e
commerciali del settentrione italiano.

Resasco stesso ne propose uno a


nord-est, un porticato semicircolare che
avrebbe dovuto trovare la sua simmetria
in un’analoga costruzione.
Anche il porticato di nord-est divenne
galleria monumentale adornata di opere
liberty e art déco.

Gli ampliamenti si susseguirono, sempre


dettati dalle esigenze di cui sopra.
Dopo le aree acattoliche e sempre sulla Stefano Zec Photography
direttrice della Valle del Veilino, nascerà il

Porticato Montino anch’esso ricco di opere art déco.


Videro la luce il Sacrario dei Caduti della Prima Guerra
Mondiale e il Porticato S. Antonino durante l’ultimo conflitto
mondiale.

I cambiamenti nella città e nella società del tempo


determinarono anche, verso la fine dell’Ottocento, l’apparire
di altri simboli oltre a quelli tradizionali, completamente
nuovi, appartenenti alla cultura più moderna e legati ad
essa e ai suoi valori.

Si iniziano a vedere rappresentazioni strettamente legate


al mondo commerciale, scientifico ed industriale come
ad esempio ruote dentate, elementi nautici, etc. oggetti
provenienti dall’appartenenza del defunto ad una data
professionalità.
TOMBA DI GIUSEPPE MAZZINI
Luca Barberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


32 R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO

Personaggi
Sono molti i personaggi famosi che
riposano in questo luogo d’arte.
Rappresentano la storia, la cultura, le
arti non solo nazionali ma anche locali.

Alcuni di loro sono stati protagonisti


delle vicende garibaldine e
risorgimentali.
Si trovano nel Pantheon, nel Boschetto
Irregolare e nel Campo dei Mille.
Ci sono aree dedicate alle guerre come
ad esempio il Cimitero Inglese dedicato
ai caduti britannici, a coloro che sono
caduti nella lotta alla Liberazione,
oppure il mausoleo dedicato ai caduti
della Prima Guerra Mondiale senza
dimenticare il monumento alle vittime
delle deportazioni nazifasciste.

Tra i tanti troviamo gli architetti che


hanno contribuito alla realizzazione del
Cimitero di Staglieno, Carlo Barabino e
Giovanni Battista Resasco che riposano
nel Pantheon, alcuni degli scultori le cui
opere sono visibili nel complesso, poeti
e cantautori come Fabrizio De André,
il Capitano Enrico Alberto D’Albertis,
Gilberto e Rina Govi, attori dialettali
molto amati e conosciuti a Genova, il
politico Giuseppe Mazzini e la madre
Maria Mazzini Drago, Alfredo Noack
fotografo, Alfredo Podestà Sindaco di
Genova.

La lista è lunghissima, costellata di


nomi altisonanti che hanno dato il
contributo alla storia, alla cultura e a
varie arti come la musica, la scultura, la
poesia, la scrittura.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
33

TOMBA RIBAUDO
Monica Gotta Photography

Così inizia il nostro primo “viaggio” nel Cimitero


Monumentale di Staglieno, un luogo da vivere in silenzio
e nel rispetto della sensibilità altrui, dei nostri avi, di
IERI
personaggi famosi che dimorano qui nella loro seconda vita,
quella spirituale. OGGI
DOMANI
Quest’ultimi ne hanno aumentato la visibilità, hanno
suscitato la curiosità dei turisti, degli storici, degli artisti
e di tutti coloro che sono aperti a conoscere un mondo
metafisico, suggestivo e assolutamente unico nel suo
genere. sono un unico filo di quella trama
Qualcuno potrebbe pensare che entrare in un cimitero sia che costituisce il tessuto della vita e
un’esperienza tetra o possegga connotazioni macabre,
insomma potrebbe passare un brivido lungo la schiena. il Cimitero di Staglieno unisce in sé
questo concetto di spazio-tempo.
Infatti, prima di entrare, questo pensiero è sorto a qualcuno
di noi. Vedete il passato come eterno
Ma, appena entrati, la sensazione è stata completamente presente che possiede il dono
opposta!
dell’eternità, il futuro.
Vista la magnificenza del luogo, la percezione si è tramutata
nel desiderio di vedere questo tessuto della vita vestito
d’arte, di rappresentazioni angeliche, di dettagli raffinati e
anche dall’emozione di leggere un’infinità di nomi che, se
messi tutti insieme, immagini quasi di sentir chiacchierare
amabilmente desiderosi di farci partecipi della loro storia di
vita.

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Luca Berberis Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
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Una nuova
visione
Addentrandoci nel cimitero abbiamo capito di
essere in un’oasi di pace, ricca di panorami e
bellezza, di storie d’umanità e di tesori d’arte.

Ormai il cosiddetto necroturismo non è più


considerato stravagante.
L’interesse storico–artistico per i cimiteri ha
avuto un forte incremento negli ultimi anni e, a
conferma di questo movimento, è stato creato
il primo “Atlante Cimiteri Significativi Italiani”,
progetto digitale del Ministero dei Beni e delle
Attività Culturali e del Turismo e di [Link]. –
Servizi Funerari Pubblici Italiani.

Le iniziative speciali di valorizzazione di ogni


cimitero associato, vengono promosse sui social
e sul portale europeo dell’ASCE - Association of
Significant Cemeteries in Europe:
[Link] Sara Morgia Photography
Si può anche scaricare la app OneMemoryTours –
La Cultura senza Tempo.

Il fiorire del turismo nei cimiteri ha dato vita


anche ad altre iniziative come pièce teatrali,
letture, cacce al tesoro e concerti, come la serata
dedicata a Fabrizio De André proprio nel Cimitero
Monumentale di Staglieno.

Oltre a essere luoghi custodi di memorie,


documentano anche i modi di vivere del passato,
moda e abbigliamento, cultura e rapporti sociali.
Lo vedremo passo passo nel nostro “viaggio”
immergendoci in questo spazio dilatato dal
silenzio, fuori dalla frenesia della città.

Una delle cose sorprendenti che sono accadute


durante questa giornata è stata l’affermazione di
Fabrizia di essere curiosa di “vedere il cimitero
attraverso gli occhi dei fotografi”.
Raccontarlo e guidare le persone nella storia del
luogo dà soddisfazione riconoscendo l’interesse
dei turisti.
Conoscere una nuova chiave di lettura di questo
luogo attraverso “l’immagine” si è rivelata essere
il passepartout per una nuova dimensione
e scoprire ciò che potrebbe essere invisibile
a coloro che non si immedesimano nella
conoscenza attraverso il mirino della macchina
fotografica.

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Sara Morgia Photography

Iniziamo la mattinata con le zone all’aperto per godere La statua centrale sembra librarsi in aria e, se si
della luce del sole. osserva la posizione dei piedi nudi, essi sembrano
Entriamo da Piazzale Resasco e ci dirigiamo verso il non toccare terra per poter reggere con delicatezza un
Porticato Montino risalente agli anni ’20. fiore.
Una rappresentazione che affascina in modo
Spiccano i colori della volta, l’arancio e un accenno di particolare è la statua della Tomba Gardella.
giallo contro il bianco del marmo. Una donna voltata di schiena, inginocchiata, col capo
I nicchioni del nuovo porticato furono acquistati leggermente chino, coperta da un velo drappeggiato
in tempi brevi dalle famiglie della nuova borghesia che ne lascia intravedere le forme sensuali.
mercantile e imprenditoriale genovese.
Le decorazioni ripercorrono stili del passato ma Il drappo, i capelli e il corpo formano un’onda che
testimoniano anche una nuova forma d’arte rivolta l’occhio segue naturalmente, il tutto incorniciato in un
verso la modernità del secolo. ovale che riprende nuovamente la forma della donna
In questo spazio è documentata la scultura ligure nel suo velo.
nella sua evoluzione durante le due guerre mondiali.
Troviamo quindi diversi stili come il tardo liberty, il Camminando sotto il porticato non si può non
linguaggio stilizzato e geometrico del déco, alcune rimanere affascinati dal susseguirsi di sculture
riprese del classicismo e realismo ottocentesco. presenti nella galleria.
Ognuna di queste figure ha da raccontare qualcosa.
A destra si vedono tombe di genere più austero e Ali d’angelo, mani giunte, pose in preghiera, altre figure
severo, a sinistra figure rappresentate in stile più sembrano librarsi in aria come se non toccassero
moderno a volte struggente. terra.

Un esempio del tardo Déco è la Tomba Scorza scolpita Tanti sono i simboli che si notano, parole mistiche
da E. De Albertis nel 1931. scolpite nel marmo, rappresentazioni e raffigurazioni
Rappresenta tre figure dal carattere essenziale che che riportano alla mente concetti fondamentali.
richiamano le Tre Grazie del Canova che ritraevano le
famose dee della mitologia greca, figlie di Zeus che
diffondevano splendore, gioia e prosperità nel mondo
umano.

Giroinfoto Magazine nr. 51


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TOMBA GARDELLA
Monica Gotta Photography

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CIMITERO GRECO ORTODOSSO


Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


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Lasciando il Porticato Montino passiamo davanti


alla Cappella della Famiglia De Andrè dove riposa
la memoria del cantautore genovese.
In effetti le sue ceneri sono state sparse nel Mar
Ligure per sua espressa volontà.

Incontriamo l’acquedotto storico di Genova che


attraversa il cimitero.
Il ponte- sifone sul Veilino è la parte più
imponente e meglio conservata e fu realizzato
sulla base di un’idea degli stessi progettisti Carlo
Barabino e G.B. Resasco.
Continuiamo verso il Porticato Sant’Antonino.
Concluso negli anni ‘50 si differenzia dagli altri
per la sua grande luminosità ed ampiezza e per le
tombe di stile più rigoroso.

In questa galleria ricorre spesso il Cristo e le


rappresentazioni sulle tombe sono molto lineari
come ad esempio la Tomba Peschiera di Guido
Galletti.
TOMBA BURLANDO
Anche la Tomba Luigi Burlando – scultore Pietro
Da Verona - presenta una scultura semplice nei
tratti.
Tuttavia questa figura dalla schiena inarcata Monica Gotta Photography
trasmette in modo sublime l’abbandono del corpo
all’aldilà ma anche un sentimento struggente.

Al centro del porticato semicircolare si trova


la tomba di Gilberto Govi caratterizzata dalle
maschere della tragedia greca appoggiate su un
sarcofago nero.
L’attore commissionò il monumento a Guido
Galletti solo 3 anni prima della sua morte.
In questa galleria troviamo anche molto colore,
diversi mosaici dai colori accesi come la Tomba
Dellacasa realizzata dal Navone.

Terminato il semicerchio della Galleria


Sant’Antonino volgiamo verso il cimitero greco-
ortodosso situato a fianco dei campi del Veilino.
Le tombe appartengono anche a russi, serbi e
bulgari di religione ortodossa.
È un piccolo giardino, pieno di colore e di natura,
ben tenuto e molto interessante.

Anche decisamente diverso da ciò che abbiamo


visto finora.
Dalle statue di marmo e bronzo passiamo ad un
altro genere di cultura funeraria.

Passiamo oltre concependo questa sosta come


un’immersione in un’altra religione e realtà che, al
momento, non ci è dato di approfondire.

TOMBA PESCHIERA

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Iniziamo ora a salire verso il Boschetto, l’area


romantica, con le tombe in mezzo al verde.
Camminando scorgiamo dei panorami unici, una
full immersion nel verde delle colline circostanti.

La passeggiata in salita è lunga ma ricca di


curiosità come alcune cripte avvolte dalla
vegetazione.
Arriviamo nel Boschetto attraverso questa zona
ricca dal punto di vista paesaggistico.
Ci dirigiamo verso il mausoleo di Giuseppe
Mazzini che sembra scavato nella roccia.
Adornato da due colonne doriche ha un carattere
piuttosto austero.

Le bandiere all’interno sono quelle che


accompagnarono il feretro durante il funerale.
Nella zona antistante l’ingresso è sepolta anche
Maria Drago, madre di Giuseppe.
Luca Barberis Photography
All’esterno si trovano altre tombe dedicate ai
gruppi repubblicani e mazziniani e anche a singoli
personaggi come scrittori, poeti e premier.

Poco distante, un’opera di Rivalta sulla Tomba


Savi.
La grazia dell’angelo che scrive sul marmo la data
della morte del patriota è impareggiabile, come
l’espressione assorta nel suo compito.
In passato reggeva tra le dita della mano una
penna, ora scomparsa.

Poco dopo vediamo la sorridente statua eseguita


per l’atleta Alfredo Gargiullo, velocista italiano
morto prematuramente a 21 anni.
Nella stessa zona impossibile non citare il busto
di David Chiossone, scolpito da Lorenzo Orengo
nel 1883 e l’obelisco di Michele Novaro scolpito
da G.B. Cevasco nel 1888 a decorazione della
Tomba di Michele Novaro, che musicò l’Inno
d’Italia.

Continua la discesa verso il porticato superiore


e, da lontano, vediamo la Cappella Raggio, fatta
costruire in stile gotico da Armando Raggio,
finanziere e industriale genovese, per la moglie.
E’ stata soprannominata Duomo di Milano per
l’evidente somiglianza con la cattedrale milanese.

Monica Gotta Photography

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CAPPELLA RAGGIO
Monica Gotta Photography

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TOMBA CELLA
Monica Gotta Photography

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Nel porticato superiore di levante


vediamo la Tomba Cella – “La Danza
Macabra” – due figure che si intrecciano
in una danza ben rappresentata dalla
posizione delle due figure.
Il colore scuro della statua accentua
il pathos di questa danza così come i
drappeggi che avvolgono le due figure.

Nel porticato superiore di ponente


troveremo alcune opere famose e molto
interessanti, la Tomba Pienovi, la Tomba
Oneto e la Tomba Raggio.

La Tomba Pienovi che rappresenta la


moglie che solleva il lenzuolo che copre
il marito, come se volesse salutarlo
per l’ultima volta e poi coprirne il volto.
Da notare è la ricchezza di dettagli TOMBA PIENOVI
nell’abbigliamento e nella scenografia Stefano Zec Photography
dell’opera scultorea.

Un’altra opera, scolpita da Giulio


Monteverde nel 1882, è l’angelo della
Tomba Oneto, forse una delle sculture
più conosciute del Cimitero di Staglieno.
L’angelo è solo, su uno sfondo severo,
rappresenta il sentimento di turbamento
verso l’incertezza della vita oltre la
morte.
Un sentire espresso in modo sempre più
frequente verso la fine del secolo.

Lo stesso realismo si trova nell’opera del


Rivalta per la Tomba Raggio
Anche qui l’ambientazione è molto
curata, la famiglia viene rappresentata
nella sua totalità, curati i dettagli degli
arredi e dell’abbigliamento.
Quest’opera però riesce anche a
trasmettere i sentimenti dei convenuti in TOMBA PIENOVI
questo tragico momento. Monica GottaPhotography

TOMBA ONETO TOMBA RAGGIO


Sara Morgia Photography Monica Gotta Photography

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Monica Gotta Photography

Entriamo ora nel Pantheon lieti di poterne vedere gli Le statue che si possono ammirare nelle nicchie sono
interni. le seguenti:
Nel 1840 con uno stanziamento di 200.000 Lire venne
approvato il progetto della Cappella dei Suffragi, ossia Immacolata – 1876 di Domenico Carli
del Pantheon. Adamo – 1878 di Lorenzo Orengo
Furono necessari altri stanziamenti per la conclusione Eva – 1878 di Gianbattista Villa Mosè – 1876 di G.B.
dell’opera che avvenne nel 1878. Tassara
La pianta è circolare, coperta da una cupola con rosoni Ezechiele – 1878 di Emanuele Giacobbe
in stucco e lanternino in vetro e ferro. Daniele – di Pietro Costa
Le 16 colonne che sostengono il camminamento San Giovanni Evangelista – 1877 di Domenico Gallino
anulare sono nere in contrasto con il colore San Michele – di Santo Varni, non datata ma realizzata
predominante della struttura, il bianco. tra il 1876 e il 1878
Alzando lo sguardo notiamo il soffitto a cassettone
con cornici di stucco. Le statue nelle nicchie non sono gli unici pezzi artistici
presenti nel Pantheon.
Il Padre Dominicano Vincenzo Marchese di Santa Ci sono bassorilievi in marmo e altorilievi in stucco.
Maria di Casello, personaggio alquanto conosciuto Alcuni dei protagonisti della realizzazione di queste
nel panorama culturale e religioso genovese del XIX opere sono nuovamente Giacobbe e Domenico Valle.
secolo, fu colui che studiò il programma iconografico
del Pantheon. Le statue di Giobbe e Geremia furono realizzate da
Al termine della sistemazione delle varie statue nelle Giuseppe Benetti e le allegorie della Speranza e della
nicchie del peristilio, nel 1879 stampò il programma Carità eseguite da G.B. Cevasco.
iconografico.
Non mancarono polemiche e controversie ad opera di
molti scultori genovesi che desideravano porre le loro
opere all’interno del tempio.

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PANTHEON
Sara Morgia Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


46 R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO

Le statue di Giobbe e Geremia furono realizzate da


Giuseppe Benetti e le allegorie della Speranza e della
Carità eseguite da G.B. Cevasco.

L’altare maggiore e la Statua del Redentore posti


al centro del Pantheon furono al centro di diverse
discussioni soprattutto per via di difficoltà finanziarie
nella realizzazione di quest’impresa.
Furono indetti concorsi per la creazione della
statua in marmo bianco che doveva rappresentare
il “Redentore che risorge”, aperti a scultori nati a
Genova o in essa esercitanti da almeno 15 anni.

Questi concorsi, per motivi vari, non ebbero effetti.


Nel 1919 il Comune bandisce un nuovo concorso,
anch’esso senza nessun effetto. Si arriva al 1922 con
un nuovo concorso, nel 1923 arrivano a Genova 16
bozzetti tra cui quello di Francesco Messina, che sarà
poi ritenuto idoneo all’unanimità.
Nel giugno del 1926 la statua viene finalmente
inaugurata.

Scrive Franco Sborgi … “la struttura del Pantheon


assume un ruolo fondamentale nel processo
di simbolizzazione della memoria sociale della
morte…la sua posizione sull’asse visivo proposto
sin dall’ingresso ne evidenzia il ruolo di luogo
emblematico della memoria pubblica…”.

Questo tempio diventerà infatti luogo di sepoltura


di insigni genovesi per conservare la memoria di
Monica Gotta Photography personalità illustri della città, per questo detto anche
famedio.
Esistono infatti precise regole per poter essere sepolti
nel Pantheon, anche se forse non è ancora molto
chiaro quali criteri furono adottati in passato.
Non sarà semplice decidere chi sarà portato al
Pantheon.
La scelta può riguardare personaggi già accolti in
altre tombe, in Italia e all’estero, ma anche personaggi
che raggiungeranno l’aldilà in futuro onorando la città
con il loro valore.

Entrando nella struttura le tombe seguono il moto


circolare del Pantheon e si leggono nomi che si sono
distinti nell’arte, nella letteratura, nelle scienze e nella
politica.
Dei 78 posti disponibili, ad oggi ci sono ancora molti
spazi liberi in attesa di accogliere altri personaggi
illustri della nostra città.

TOMBA APPIANI
Monica Gotta Photography
Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | CIMITERO DI STAGLIENO
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Per concludere questa giornata non ci resta che


scendere verso il Porticato Inferiore, la parte
più antica del Cimitero, inaugurata nel 1851.
Qui troveremo la “Star” di Staglieno, Caterina
Campodonico – La venditrice di noccioline
(Porticato Inferiore di Ponente), il Nocchiero di
Scanzi (Porticato Inferiore di Levante), la Tomba
Appiani (Galleria Frontale a ponente) e la Tomba
Ribaudo progettata da Onorato Toso (Galleria
trasversale – arcate). Queste due opere scultoree
sono diventate celebri grazie alle immagini del
fotografo Bernard Pierre Wolff.

La statua della Tomba Appiani è apparsa


sull’album Closer, mentre l’angelo di Onorato Toso
è stato scelto per il brano Love Will Tear Us Apart
dei Joy Division.
A seguito della morte di Ian Curtis, leader dei Joy
Division, la moglie scelse come epitaffio la frase
Love Will Tear Us Apart.

Qui si trovano anche molti altri sepolcri


interessanti, tra cui quelli di diversi benefattori,
armatori e borghesi genovesi come anche altre
testimonianze di arte scultorea di grande interesse.
Non ci sono quindi mancate le curiosità!

Entrare nei dettagli dell’arte del Cimitero


di Staglieno richiederebbe ancora molti
approfondimenti.
Argomenti di sicuro interesse sono gli elementi
simbolici come quelli introdotti dai cambiamenti
sociali e culturali di una Genova in forte espansione
industriale e commerciale, i dettagli curati
dell’abbigliamento e della moda del tempo, senza
dimenticare il simbolismo dei fiori di pietra.
Dettagli che affascinano sicuramente l’occhio dei
fotografi.

VENDITRICE DI NOCCIOLINE
Monica GottaPhotography

TOMBA RIBAUDO
Sara Morgia Photography

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48 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

LA VILLA DORATA

La villa che vi presentiamo oggi è un gioiellino.


È situata nel bel mezzo del centro abitato di un paesino in mezzo alle campagne dell’Italia settentrionale; trovarla è abbastanza semplice,
entrarci molto meno in quanto sorvegliata dagli abitanti del paese.
La casa si presenta su due piani, ed è ancora piena di ricordi.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 49

Giroinfoto Magazine nr. 51


50 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 51

La stanza che ci lascia a bocca aperta è sicuramente


il salotto principale in quanto finemente arredato e
affrescato.
Appena entriamo, l’atmosfera si fa intrigante in
quanto scopriamo arredi e decorazioni di grande L’arredamento è di chiaro stile Liberty, il che indica
stile. che la villa potrebbe essere stata costruita alla fine
Inoltre, la presenza di alcuni libri e diplomi ci fa del 800, primi del 900.
capire che la casa era abitata da una famiglia non I mobili sono ancora in ottimo stato e formano due
solo facoltosa ma anche colta; il che non è molto salottini distinti all’interno della stessa stanza: il
scontato per l’epoca. primo in stile floreale marrone e l’altro di colore
verde lime.
In soggiorno è affissa al muro la laurea in agraria
del figlio e riporta la data del 1941: in piena L'affresco al soffitto rappresenta angeli danzanti su
Seconda guerra mondiale! sfondo azzurro e dà al salone un aspetto imponente.
Gli elementi a disposizione ci dicono che la Il pavimento è fatto di cementine floreali colorate in
famiglia N. era nota per la coltivazione e il stile Liberty di ottimo gusto nonché di ottima fattura.
commercio di cereali, principalmente riso e mais.
Altri indizi ci dimostrano chiaramente che gli Nella sala da pranzo a fianco, troviamo ancora tutte
inquilini della villa erano molto credenti. le stoviglie, porcellane, una vecchia tv e le foto di
Alcuni articoli di giornale citano il proprietario famiglia esposte.
della villa come grande benefattore per la Sembra proprio che il tempo si sia fermato una
comunità e principale finanziatore dell’oratorio del quarantina di anni fa (infatti i documenti più recenti
paese. riportano la data del 1985).

Partiamo ora con la visita… Le stanze accanto sembrano molto più recenti e
Il piano terra è composto da un ingresso, una potrebbero essere state ristrutturate in un secondo
stanza che probabilmente fungeva da ufficio in momento (cucina e bagno).
quanto piena di documenti contabili e fiscali,
un salotto, una sala da pranzo, una cucina e un
bagno.

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52 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

Dopo un po’ e con l’aiuto dei nostri faretti,


scopriamo un altare bellissimo in fondo alla
stanza.
Sull’altare sono presenti statuette, foto di defunti
e preghiere.
Questa stanza è una vera sorpresa.
Al piano di sopra, si susseguono una serie di Il secondo piano finisce con un’altra scalinata che
camere da letto tutte diverse tra di loro. ci permette di scendere al piano di sotto da un
altro lato.
Ne abbiamo contate almeno sei.
Presupponiamo non solo si trattasse di una Decidiamo di uscire, coscienti del fatto che il vero
famiglia numerosa ma, sicuramente, una parte gioiello della casa non lo abbiamo ancora trovato!
delle stanze erano riservate al personale di
servizio. La parte interna del cortile ci permette di
accedere ad altre stanze per cui ci addentriamo
Anche qui troviamo cementine Liberty di vario immediatamente sapendo che la stanza che
disegno per terra. stiamo cercando non può che essere lì.
Ogni stanza è arredata con mobili di legno
di grande pregio e alcuni soffitti presentano
cassettoni dipinti.

Ad un certo punto, in mezzo al corridoio, tra due


camere da letto, si aprono delle ante su una
stanza stretta, lunga e molto buia…

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R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 53

LA VILLA DORATA
E in effetti, eccola!
Ci troviamo di fronte ad uno spettacolo di una
bellezza incredibile: si presenta come una sala
comune, in mezzo vi è soltanto un cammino e,
contro le pareti, poltroncine rosse che ricordano
molto le poltroncine delle chiese, come se fosse Infine, scopriamo la terza stanza che compone
una sala da preghiera. questa parte della villa ed è altrettanto
sorprendente: si tratta di una sala di colore
I colori dominanti delle pareti sono il blu e l’oro, rossiccio, tutta affrescata con dipinti stupendi,
il che la rende degna della stanza di un castello. sia sulle pareti che sul soffitto.
La sua particolarità è il soffitto a cassettoni che
presenta ornamenti dorati con all’interno affreschi Questa volta la stanza è completamente priva
di colore blu. d’arredi.

Il colpo d’occhio è veramente fantastico.


Rimaniamo estasiati davanti a tanta bellezza.
Accanto a questa meraviglia si nasconde un’altra
stanza che, come la prima, sembra ad uso
comune; Dentro, troviamo altre poltroncine più
semplici e un pianoforte!

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54 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

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R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 55

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56 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

Questa villa ci lascia, come sempre accade, grandi Ci possiamo solo augurare che, prima o poi, qualche
interrogativi in testa: come mai tanto sfarzo nel bel erede o acquisitore si faccia vivo con l’intenzione di
mezzo di un paesino di campagna? riportare alla luce tanta bellezza.
Come mai la presenza di queste ultime stanze, di stile
diverso tra di loro e leggermente tagliate fuori rispetto Noi possiamo solo constatare (per l’ennesima volta)
al resto della casa? che il nostro paese nasconde dei tesori incredibili in
luoghi veramente improbabili ed è proprio questo il
La cosa che ci colpisce di più è che nessuno si sia in- bello delle nostre esplorazioni…
teressato al recupero dei beni all’interno della casa (se
non malintenzionati).

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R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 57

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58 R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA

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R E P O RTA G E | URBEX - LA VILLA DORATA 59

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60

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

Giroinfoto Magazine nr. 51


61

5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

Giroinfoto Magazine nr. 51


62 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

Giulianova
Un viaggio tra arte, storia ed attrazioni turistiche di una cittadina del litorale abruzzese

A cura di Andrea Ciarrocchi

Giulianova è una cittadina del litorale


abruzzese, votata al turismo e dotata di
una lunga tradizione storica che affonda
le proprie radici nell’era neolitica.

Datano infatti a tale epoca i primi reperti


di una presenza umana nell’area.
ll fiume Tordino ed il mare Adriatico hanno
contribuito alla prosperità della cittadina
che oggi si estende dal litorale sino al
territorio collinare limitrofo.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | GIULIANOVA 63

Andrea Ciarrocchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


64 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

Giulianova
arte, cultura e attrazioni
Giroinfoto Magazine nr. 51
R E P O RTA G E | GIULIANOVA 65

In epoca romana era già un centro attivo, sede di un porto a funzione commerciale
e militare.
L’insediamento urbano aveva il nome di Castrum Novum e durante la seconda
guerra punica rappresentò una delle basi di partenza della flotta navale.
La storia della città si riflette nella sua bellezza composita ed articolata che spazia,
nei suoi elementi di rilievo, dalle antiche torri di fortificazione agli edifici in stile
Liberty risalenti ai primi del Novecento.

L'era delle fortificazioni


Gli antichi romani istituirono il primo Una leggenda narra infatti che le
centro urbano a pochi chilometri spoglie del martire fossero giunte
dall’attuale e gli diedero il nome di fortunosamente alle coste di Giulianova
Castrum Novum, nel 290 a.C. circa. nel corso di una tempesta, intorno al V
La toponomastica induce a pensare secolo.
ad un aggregato urbano dotato di un
sistema difensivo, costituito da un Così come appare oggi, il duomo
castello o quantomeno da una cinta manifesta l’influenza di diversi stili
muraria, di cui tuttavia non rimangono architettonici, in particolare toscano ed
tracce. umbro.
L’edificio presenta un impianto
L’attività mercantile era sostenuta dalla militaresco, che si ravvisa nelle mura
presenza del porto e del fiume Tordino, imponenti, nell’aspetto squadrato e in
dalla vicinanza della via Cecilia, ramo taluni particolari stilistici quali le lesene
della Salaria. situate agli angoli con funzione di
Successivamente la città fu distrutta rinforzo strutturale.
nel corso delle incursioni barbariche.
Nel V e VI secolo l’antica Giulianova Il cammino di ronda, infine, contribuisce
subì una contrazione demografica a plasmare una costruzione con
ma mantenne un ruolo commerciale e aspetto massiccio e di fortificazione
difensivo. difensiva.
Alla sommità dell’edificio si diparte
A tale epoca risale la chiesa di San una cupola, ricoperta di embrici di
Flaviano, eretta in prima istanza quale tonalità rossa, che poggia su una base
tempio pagano fuori le mura. ottagonale, forma tipica dei santuari
Nell’Alto Medioevo Castrum Novum mariani.
mutò il proprio nome in Castrum Divi
Flaviani (o Castel San Flaviano), in Gli interni sono stati completamente
onore del patriarca di Costantinopoli rivisti nel corso del Novecento ed ornati
San Flaviano. con opere contemporanee.

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66 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

CHIESA SAN FLAVIANO


Andrea Ciarrocchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | GIULIANOVA 67

Durante il Medioevo Giulianova fu


un centro culturalmente vivace e
commercialmente sviluppato, dotato di
un centro di ristoro per i pellegrini che ne
animavano i mercati, sito nelle vicinanze
della chiesa di Santa Maria a mare.

Tale chiesa, risalente al X-XI secolo,


fu un punto di riferimento spirituale
per i cristiani diretti in Terra Santa e fu
costruita in laterizio, secondo lo stile
romanico.
Ha subito svariate modifiche nel corso
della storia, la più importante nel XIII
secolo volta a modificarne la facciata.

Fu pesantemente danneggiata durante la


seconda guerra mondiale.
Il portale d’ingresso raffigura animali
ed allegorie ed è opera di Raimondo di
Poidio, che contribuì anche alla basilica
di Santa Maria Assunta di Atri, sempre in
provincia di Teramo.

Giulianova fu governata dagli Ostrogoti,


poi passò sotto l’egida del Ducato di
Spoleto e del Regno di Napoli.

Gli Acquaviva ne amministrarono le


sorti fino al 1460, anno in cui scoppió
la battaglia del Tordino fra Aragonesi
e Angioini, che si concluse con la
distruzione dell’antico centro abitato.

Giroinfoto Magazine nr. 51


68 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

Il rinascimento e l'età moderna

Furono gli Acquaviva ad avviare la


ricostruzione della cittadina, un decennio
dopo, su un’altura a poca distanza dai
ruderi dell’antico centro.
Il nuovo nucleo abitativo prese il nome
Giulia nova dal duca d’Acquaviva Giulio
Antonio, uomo di cultura e sensibilità
artistica.

Il progetto si basava su criteri di razionalità


ed armonia tipici dell’epoca.
La paternità del progetto non è
ancora chiara, sebbene studi recenti
l’attribuiscano allo stesso architetto che
realizzò la pianta urbanistica di Pienza, in
provincia di Siena.
Tale centro abitato si è conservato solo
parzialmente sino all’età contemporanea.
Sono tuttora visibili i resti della cinta
muraria, in particolare alcuni dei torrioni
difensivi.

Il più grande di essi, il torrione “la rocca”,


costituiva il rifugio personale del duca
Giulio Antonio ed è oggi adibito a museo
archeologico.
All’epoca della fondazione della città
Giulia corrisponde anche l’edificazione del
santuario della Madonna dello Splendore,
dedicato al culto della vergine Maria che,
secondo la tradizione, apparve ad un
contadino assisa su di un ulivo, nell’area su
cui si erge il complesso monumentale.
Ampliato e modificato nel corso dei secoli
ed in particolare nel Ventennio fascista,
è attualmente composto da un edificio di
culto dell’età barocca e da un convento di
frati Cappuccini.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | GIULIANOVA 69

TORRIONE LA ROCCA
Andrea Ciarrocchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


70 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | GIULIANOVA 71

Nel corso del XVI secolo e nell’epoca napoleonica subì saccheggi da


parte rispettivamente dei Lanzichenecchi e dei Francesi.

Dopo l’unità d’Italia, Vittorio Emanuele II vi si recò in visita ed a tale even-


to è legata l’erezione della statua in suo onore, opera di Pagliaccetti. Il
monumento è situato in piazza della Libertà e si affaccia sul belvedere,
una splendida terrazza da cui è possibile ammirare uno scorcio del litora-
le e del porto.

Fu concepito per razionalizzare lo spazio che dalla piazza centrale dà


sulla scarpata ed il lido sottostante.
La salita del monte Grappa costituisce un passaggio pedonale tra l’area
litorale e la città alta.

Ospitava in principio una lapide dedicata alla fondazione della città du-
rante il Rinascimento, andata distrutta.
La scalinata, che conserva ancora oggi tutto il suo fascino, è stata re-
staurata e risistemata negli anni novanta.
A cornice della spiaggia, il lungomare monumentale fu ideato da Giusep-
pe Meo e traeva ispirazione dal viale della vittoria di Bengasi.

Sempre nei primi decenni del Novecento sorsero alcune ville in stile
Liberty e il palazzo Kursaal, un tempo albergo di lusso, oggi impiegato
quale centro congressi.

Esso presenta elementi tipici del neoclassico, misto ad ornamenti in stile


Liberty.
Villa Castelli Montano, sita sul viale dello Splendore, si articola su due
piani asimmetrici ed è dotata di una torretta ed ampie vetrate, che si
alternano a decorazioni floreali.

Andrea Ciarrocchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


72 R E P O RTA G E | GIULIANOVA

Oltre alle attrazioni culturali, Giulianova offre


un sito balneare molto frequentato ed attivo,
anche grazie alla Bandiera Blu spesso confe-
ritale negli ultimi venti anni.
La cittadina offre dunque un ampio ventaglio
di attrazioni in grado di soddisfare le esigenze
di tutti i visitatori.

Andrea Ciarrocchi

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | GIULIANOVA 73

Andrea Ciarrocchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


74 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

08/
2019
All American Report
EDITION

S E AT T L E
Con ancora impressi nella mente i
magnifici contrasti tra il blu dell’oceano
e il bianco delle coste dell’Oregon,
approdiamo nella futuristica Seattle.

Come ci ricorda il suo nome, per


almeno 4000 anni prima dell’arrivo dei
primi coloni europei permanenti, l’area Washington
è stata abitata dai Nativi americani:
infatti, Seattle è l’anglicizzazione del State
nome Sealth, il capo della tribù locale
Duwamish. Tra i vari soprannomi della
città ricordiamo invece: “Gateway to
Alaska”, “Rain city” e “Jet City” (per
via del fatto che la compagnia Boeing
ha stabilito qui dei centri produttivi).

Boni
A cura di
MARIANGELA

Photography
Band of Giroinfoto Expedition MARIANGELA Boni e GIANCARLO Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 75

Tuttavia quello ufficiale è


“Emerald City”,
per via delle aree verdi che circon-
dano il territorio urbano, nato a
seguito di un concorso negli anni
’80.

Seattle è nota per lo Space Needle,


la costruzione futuristica eretta nel
1962 in occasione della World’s
Fair Expo, che rende così caratteri-
stico il suo skyline.

“Emerald City” è rinomata anche


per la sua vivacità musicale. Ha
dato i natali al musicista rock Jimi
Hendrix, al genere rock alternativo
grunge dei gruppi Nirvana e Pearl
Jam, solo per citarne alcuni, ed è
sempre qui che importanti mu-
sicisti jazz come Ray Charles e
Quincy Jones hanno iniziato la loro
carriera.

Gli amanti della tecnologia sa-


pranno che è a Seattle che si sono
affermati i colossi Microsoft e
Amazon.

Altri senz’altro la conosceranno


perché è stata la location di fa-
mose serie TV come Twin Peaks e
Grey’s Anatomy.
Mariangela Boni Photography
SPACE NEEDLE

Giroinfoto Magazine nr. 51


76 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 77

SEATTLE SKYLINE
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


78 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

Quello che potrebbe però sorprendervi, è scoprire


che una delle maggiori attrazioni turistiche è il
Pike Place Market:
con ben 10 milioni di visitatori l’anno!

Le sue origini risalgono all’anno 1907 quando una


dozzina di agricoltori con i loro carretti trainati da
cavalli giunse in Pike Street per vendere i propri
prodotti direttamente ai consumatori.

L’intento era quello di contrastare i sovraprezzi


praticati dai grossisti.
Di certo da allora ne è stata fatta di strada: oggi
Pike Place Market si estende per un’area di 36.000
mq, si snoda in ben 24 edifici, si può mangiare in 70
ristoranti ed espongono 85 agricoltori e 225 artisti
locali.

I banchi su Pike Place, lato strada, sono riservati


ai produttori locali mentre quelli più interni offrono
prodotti agricoli da tutto il mondo.

All’interno del mercato si può trovare di


tutto: dal pesce alla carne, dal pane ai fiori,
dall’abbigliamento ai prodotti artigianali, dagli
articoli per la casa ai manufatti dei Nativi
d’America.
Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 79

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


80 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 81

Mariangela Boni Photography

Una famosa azienda ha mosso i suoi primi


passi proprio a Pike Place Market: Starbucks,
fondata nel 1971.

A onor del vero il punto vendita che troviamo


oggi al 1912 di Pike Place è tecnicamente il
secondo punto vendita, in origine, dal 1971 al
1976 si trovava in Western Avenue. Tutto qui
è rimasto immutato: dall’arredo al logo che
campeggia sulle vetrine.

Il logo ha lo sfondo marrone anziché verde


e la sua sirena a due code ispirata ad una
xilografia norrena del XVI secolo è meno
stilizzata di quella di oggi.

Girovagando potrete imbattervi nell’Athenian


Seafood Restaurant and bar dove una
targa rossa esposta ricorda che è qui dove
Jay (Rob Reiner) cerca di aggiornare un
arrugginito Sam (Tom Hanks) su come
comportarsi durante un appuntamento
romantico in una scena di Insonnia d’amore
(titolo originale Sleepless in Seattle).

Giroinfoto Magazine nr. 51


82 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

Nel film Singles si possono riconoscere invece gli


interni de The Virginian Inn, il più antico edificio del
quartiere, del 1903, dove si possono degustare le
cozze fritte.

Mariangela Boni Photography


Prestate attenzione anche alle note rosse o blu
dipinte sui marciapiedi: indicano le aree dove si
possono esibire degli artisti per intrattenere gli
avventori.
Il numero all’interno della nota precisa quanti
artisti possono esibirsi in quello spazio.

Tuttavia, uno degli spettacoli più celebri è


all’interno del mercato: la pescheria acrobatica.
Quando un cliente acquista del pesce, l’inserviente
letteralmente lo lancia al collega per la pesa e la
vendita.
Una pratica nata per accelerare e rendere meno
stancanti tali operazioni e che oggi si è tramutata
in un vero e proprio show.

L’ultima star del luogo di cui vi vogliamo parlare è


Rachel, un enorme salvadanaio in bronzo a forma
di maialino: i soldi raccolti vengono utilizzati dalla
Market Foundation per finanziare i servizi sociali
del mercato.
Questa fondazione sovvenziona la Pike Market
Medical Clinic, il Pike Market Senior Center, la
Downtown Food Bank, la Pike Market Childcare
and Preschool (tutti all'interno del mercato),
nonché alloggi all’interno e vicino al mercato con
affitti agevolati per persone a basso reddito.

La Pike Market Medical Clinic fornisce assistenza


primaria e servizi ausiliari a 3.600 pazienti.
La maggior parte di questi sono anziani,
sieropositivi o poveri.
Circa 900 anziani a basso reddito si rivolgono al
Market Senior Center.
I servizi spaziano dai pasti caldi, all’aiuto nella
ricerca di alloggi a lezioni su varie materie dalla
salute alla geografia, dall'arte all’informatica.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 83

Mariangela Boni Photography

Giancarlo Nitti
Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


84 R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SEATTLE - PIKE PLACE MARKET 85

La Downtown Food Bank fornisce generi


alimentari a circa 1.000 persone a
settimana.
Oltre ai suoi aspetti educativi, la Pike
Market Childcare and Preschool offre ai
bambini colazione, pranzo e merenda e
ha un professionista a tempo pieno che
offre supporto alle famiglie.

Non un semplice mercato dunque, il


Pike Place Market è un bell’esempio di
circuito virtuoso: un luogo dove puoi
rifocillare il corpo e l’anima.

Mariangela Boni Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


86

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

PIEMONT E LIGURIA L OMBARDI A LAZIO

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 51


87

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto si trova a Torino con sezioni a Genova, Milano e Roma.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 51


88 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

32° RADUNO AEROSTATICO INTERNAZIONALE

EPIFANIA

A cura di Remo Turello

Fotografie
Adriana Oberto
Annamaria Faccini
Barbara Lamboley
Claudia Lo Stimolo
Davide Giovinazzo
Debora Branda
Domenico Gervasi
Floriana Speranza
Giancarlo Nitti
Giulia Migliore
Giuliano Guerrisi
Giulio Pascali
Luca Barberis
Maria Grazia Castiglione
Aereoclub Mondovì
In collaborazione con

Massimo Tabasso
Monica Gotta
Monica Pastore
Remo Turello
Samuele Silva
Sara Morgia
Stefano Zec

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 89

A d ri
ana O ber
t o P h o to gr a
il 4,5 e 6 ph y

gennaio
scorsi si è tenuto a proveniente dal Regno
Mondovì, in provincia Unito così come “Tall
di Cuneo, il 32° raduno Steve”, il pinguino la cui forma
aerostatico internazionale supera i 35 metri d’altezza; “Van
dell'Epifania. Gogh”, mongolfiera guidata da
un equipaggio olandese; infine,
Per due volte al giorno, alle 9.30 e “Rhino”, dal Belgio, il rinoceronte
alle 14.30, trenta mongolfiere hanno decorato con la frase SAVE ME per
preso il volo partendo dall'area verde sensibilizzare gli spettatori sulla
del parco Europa riempiendo il cielo specie a rischio di estinzione.
di colori e forme particolari.
L’idea di un primo raduno di
Oltre ai palloni dalla classica forma che mongolfiere in Italia fu di Giovanni
siamo abituati a vedere ed immaginare, Aimo, un monregalese, pilota di aerei
quest'anno erano presenti anche quattro nonché fondatore del primo Aeroclub
“forme speciali”: “Adelaide” il koala d’Italia dedicato al volo aerostatico.

Giroinfoto Magazine nr. 51


90 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Barbara Lamboley Photography Annamaria Faccini Photography Stefano Zec Photography

Floriana Speranza Photography

I
n realtà il raduno dell'Epifania nacque come
Luca Barberis Photography “volo di Capodanno” nel 1983.
In quell'occasione si riunirono tre piloti che
volevano portare anche in Italia un raduno come
Sara Morgia Photography quelli già presenti in altre parti d'Europa.

Scelsero quel giorno perché il freddo favorisce


il volo e poi desideravano che quello fosse il
primo raduno del nuovo anno.

Optarono per la città di Mondovì perché si trova


in una posizione molto adatta al volo delle
mongolfiere: le montagne alpine che le fanno da
corona la proteggono dai venti forti pur essendo
presenti correnti più tenue che permettono di
manovrare i palloni aerostatici.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 91

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


92 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Debora Branda Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 93

Con il passare degli anni il numero di piloti e


di mongolfiere aumentò sempre di più, ma la
data iniziò ad essere scomoda, soprattutto
per gli equipaggi che dovevano riprendersi dai
festeggiamenti della notte precedente e per quelli
che arrivavano da più lontano.
Per questo motivo nel 1989 si decise di spostare
la data ed organizzare il raduno il giorno
dell'Epifania.

Maria Grazia Castiglione Photography

Samuele Silva Photography

Giuliano Guerrisi Photography


Remo Turello Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


94 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Da quegli anni la manifestazione ha continuato a


crescere e sono stati aggiunti eventi paralleli, come il
“Night Glow”.

Come quest’anno, nella sera del 4 gennaio, le


mongolfiere, ancorate a terra, sono state gonfiate al
buio e illuminate dalle fiamme dei bruciatori, in un
suggestivo gioco di luci a tempo di musica. Sono state
inoltre organizzate interessanti visite guidate all'interno
dell'area di decollo che hanno permesso di vedere da
vicino tutte le fasi precedenti la partenza dei velivoli e
insieme di scoprire dettagli e curiosità sulla storia della
manifestazione.

Grazie alla disponibilità dell'Aeroclub di Mondovì,


abbiamo avuto l'opportunità di entrare nel campo di
decollo e vedere da vicino i palloni aereostatici e farci
spiegare le dinamiche di questa avio-pratica.
Giulio Pascali Photography
La struttura del pallone, che serve a contenere migliaia
di metri cubi di aria calda per permettere il volo, è
formata da tre parti.
L'aria all'interno può raggiungere temperature di 110-
120°C, per cui, soprattutto la parte più alta, deve essere
costituita da un tessuto molto resistente sia agli strappi
che al calore ed è costruita con nylon ad alta resistenza
unito a poliuretano.
Questa parte è anche quella che permette alla
mongolfiera di abbassarsi, infatti è collegata al resto
della struttura tramite uno strato di velcro, culminante
in una valvola “paracadute” che può essere aperta per
far fuoriuscire parte dell'aria calda tramite un sistema di
funi che giungono alla navicella. Claudia Lo Stimolo Photography

Giulia Migliore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 95

Monica Gotta Photography


Monica Pastore Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


96 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Davide Giovinazzo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 97

La parte centrale è formata anch'essa da un tessuto


di nylon ad alta resistenza con una fibra a sezione Domenico Gervasi Photography
circolare.

L'ultima parte, quella più vicina al bruciatore, è


costituita da un tessuto ignifugo, lo stesso utilizzato
per le tute dei piloti di formula uno.
L'insieme di queste parti pesa solamente 80/100 kg
ma può sorreggere diverse tonnellate di peso.

Questi tessuti devono essere sottoposti


periodicamente a controlli e revisioni e dopo 600 ore
di volo devono essere sostituiti completamente in
quanto non più utilizzabili.

La parte sottostante al pallone, la navicella, è invece


formata da materiali più “classici”: la struttura è in
vimini, materiale leggero e al tempo stesso resistente.
All'interno è contenuto il bruciatore che permette di
scaldare l'aria per il volo.

Il combustibile utilizzato è gas propano mantenuto


allo stato liquido fino all'imbocco del bruciatore per
garantire una maggiore resa.
In fase di gonfiaggio l’involucro è riempito da aria
soffiata da ventilatori a cui viene poco alla volta
aggiunta aria calda generata dal bruciatore.

All’esterno le mongolfiere riportano una “targa” che


le identifica, precedute dalla sigla della nazione per
indicarne la provenienza.
E poi una grande scritta del proprio sponsor; la
mongolfiera è considerata tra i mezzi pubblicitari più
efficaci perché chiunque alza gli occhi al cielo per
osservarle volare.

Annamaria Faccini Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


98 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Alcuni piloti alla partenza si dotano di un palloncino La tre giorni del raduno, organizzato dall’Aeroclub
per valutare le correnti nelle fasi di decollo e nella mongolfiere Mondovì, ha così colorato il cielo azzurro
prima altezza. e terso della città e della campagna circostante a cui le
Per condurre una mongolfiera, il pilota deve conseguire Alpi Marittime e Cozie hanno fatto da regale cornice.
un brevetto con lo studio di cinque materie e fare
pratica tramite 16 ore di volo in accompagnamento. La presenza di pubblico giunto dalla provincia
Tuttavia il pilota non è mai solo, c’è un vero e proprio “granda”, dalla vicina Liguria, dalla Francia e un po’
team che lo supporta in ogni fase: dal trasporto alla da tutta Italia ha reso ancora più internazionale una
preparazione al gonfiaggio, dal decollo al recupero manifestazione tanto storica quanto ormai prestigiosa.
della mongolfiera e del suo equipaggio là dov’è
atterrata. Infatti, le correnti e le diverse situazioni
metereologiche non sempre rendono possibile il rientro
al punto di partenza.

Per ogni mongolfiera che si alza nel cielo deve esserci


un piano di volo.
Anch’essa, come ogni velivolo, è soggetta ad un
controllore di volo.

Le 30 mongolfiere che hanno dato vita al raduno di


quest’anno avevano, al decollo mattutino, un obiettivo
comune.
Dovevano cercare di raggiungere uno dei due punti
della città, i giardini del Belvedere nel cuore di Mondovì
alta o un punto nella zona lungo il torrente Ellero,
contraddistinti da una grossa croce a terra e, in volo,
far cadere un sacchetto di riso con la targa della
mongolfiera.

Vinceva questa competizione, detta di “precisione”, chi


più si avvicinava al centro del bersaglio.
Tuttavia, In Italia si organizzano solo raduni a scopo
amatoriale mentre in alcuni paesi all’estero esistono
invece vere e proprie forme di gare sportive. Adriana Oberto Photography

Massimo Tabasso Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE 99

Giancarlo Nitti Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
100 R E P O RTA G E | MONDOVÌ - LE MONGOLFIERE

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


101

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Giroinfoto Magazine nr. 51


102 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Cinzia Marchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 103

SULTANATO DELL'OMAN VIAGGIO ATTRAVERSO DESERTI E MONTAGNE


A cura di Cinzia Marchi

L’Oman, terra di deserti, deserti piatti, grandi e piccole dune;


montagne di roccia grigia e ocra dove la vegetazione è
pressoché inesistente, canyon e la ricerca di qualche Wadi
od oasi per potersi rinfrescare.
Le temperature già alte durante il giorno diventano altissime
con un buon tasso di umidità.

Camminare può diventare difficoltoso viste le temperature e per


questo si consiglia il periodo invernale, quando il clima dovrebbe essere più
mite. Dico dovrebbe perché ottobre è stato ancora molto caldo.

Praticamente si vive con l'aria condizionata 24 ore su 24 e con la bottiglia


d'acqua sempre a portata di mano.
Vi chiederete "allora perché andare?" e di primo acchito potrei
rispondere "bella domanda!" ma poi ci penso e, certo, sono stati
sedici caldi e sudatissimi giorni ma, tanto per cominciare, è
uno dei Paesi più sicuri del Medio Oriente, dove noi donne
possiamo viaggiare senza avere il capo coperto, è un Paese
ancora poco conosciuto al turismo di massa, la popolazione è
cordiale e i paesaggi sono mozzafiato.

Giroinfoto Magazine nr. 51


104 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Sultanato dell'Oman

Viaggio attraverso
i deserti e le montagne.
Appena atterrati a Muscat l'impatto è stato forte: All'interno troverete un grande lampadario di cristalli
erano le 19:00 e c’erano 40 gradi, con una percezione Swarovski di 10 tonnellate e un magnifico tappeto in
persino maggiore vista la forte umidità e l’aria rovente seta che è stato intrecciato da 600 donne iraniane in
ci scendeva nei polmoni. Saliamo subito su un taxi e un unico pezzo di 4.200 metri quadri.
andiamo in albergo. Date anche un'occhiata ai suk, al porto della città
che si affaccia sul golfo Persico e ai forti portoghesi
Consiglio di trascorrere almeno un paio di giorni a costruiti in cima alle scogliere.
Muscat e visitarla prima di partire con un 4x4 alla È una città in perenne sviluppo come il resto
scoperta di questa terra incredibile. dell'Oman.

A Muscat non perdetevi la visita alla Grande Moschea Dopo due giorni a Muscat iniziamo ad acclimatarci
del Sultano Qaboos, completamente ricoperta da ma non si smette di sudare, cominciamo ad abituarci
marmi bianchi all'esterno con una grande cupola d'oro ai grandi sbalzi di temperatura tra interni ed esterni e
che al sole risplende. non vediamo l'ora di immergerci in questa terra dove la
Resterete impressionati dalla pulizia quasi maniacale sabbia domina.
dei pavimenti all'esterno.

Cinzia Marchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 105

Muscat

Cinzia Marchi Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
106 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Cinzia Marchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 107

Sultanato dell'Oman

Wadi e la strada
per Salalah.
Per me il viaggio vero e proprio è iniziato una volta è importante indossare delle scarpe da trekking e
lasciata Muscat. portare con voi dei sandali o scarpette da roccia da
Davanti a noi un paesaggio desertico: poche dune, indossare nelle pozze.
sabbia e sassi, dromedari e capre nubiane.
Ci dirigiamo verso Sur famosa nel Golfo Persico Infatti, andando avanti, la strada cambia e si inizia a
per la costruzione di navi in legno, i dau, le stesse salire in mezzo a rocce e sassi (ho visto una guida del
imbarcazioni che venivano usate due secoli fa per il posto farla a piedi nudi, ve lo sconsiglio).
commercio.
La salita in sé non è impegnativa ma le temperature
Da qui prendiamo la strada per il Wadi Shab, uno dei elevate la rendono difficoltosa.
più bei Wadi omani. Il paesaggio che si gode da lassù ripaga la fatica.
Per raggiungere il cuore di questo canyon bisogna Salendo in mezzo alle rocce si trovano delle pozze, ed
camminare per circa un'ora. intorno a queste una vegetazione di un verde brillante
Consiglio di non farlo nelle ore più calde, ve lo dico che fa da contrasto.
visto che ho fatto l'errore di partire alle 11 di mattina Queste pozze sono popolate da piccoli pesci che vi
sotto il sole cocente. ripuliscono dalla pelle morta e ci sono una miriade
Portatevi acqua a sufficienza e snack: è facile avere un di libellule di tanti colori diversi: blu, rosse, gialle,
calo di zuccheri. arancioni, verdi e turchesi e di tutte le grandezze,
La partenza di questo canyon è purtroppo rovinata vi consiglio di portare un'ottica macro se siete
dall'autostrada che passa accanto; giratele le spalle e appassionati di fotografia.
immergetevi con lo sguardo verso il wadi.
Dopo questo tratto in salita il sentiero si allarga
Per iniziare il tragitto bisogna prima attraversare nuovamente e costeggiamo un Falaj, il sistema di
il fiume e per farlo ci sono delle barchette a pagamento irrigazione omanita.
che fanno la spola da una riva all'altra. Camminando per un po’ di metri lungo il Falaj si
Arrivati sull'altra sponda si inizia il primo tratto, il più raggiunge una serie di cascatelle e alla fine la piscina
semplice. principale del Wadi Shab.
Qui si vedono delle piccole coltivazioni grazie alla
presenza dell'acqua: una delle principali colture è il Qui dovete lasciare le vostre cose.
foraggio per gli animali, tagliato ancora a mano. Se potete, portate con voi una borsa impermeabile,
Per attraversare questa piana fatta di sabbia e ciottoli altrimenti o vi fidate o dovete fare a turno.

Giroinfoto Magazine nr. 51


108 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

La prima piscina si attraversa


camminando ad eccezione di un
piccolo tratto che va fatto a nuoto
perché l’acqua è più profonda.

Dopodiché vi è un tratto a piedi su


sassi.
Bisogna prestare attenzione perché
le rocce sono molto scivolose e le
scarpette da roccia vi torneranno utili
(vi sconsiglio di procedere a piedi nudi,
io l’ho provato e vi garantisco che è
piuttosto impegnativo e doloroso).

Dopo questo tratto si arriva ad un'altra


piscina naturale; qui l'acqua è più
profonda e bisogna quindi attraversarla
a nuoto.
Poi di nuovo un altro tratto su rocce e
finalmente si raggiunge la terza piscina
dove, a nuoto, si cerca un tunnel che si
apre nella roccia.
Il tunnel non è molto largo ma ci si
passa e sbocca in una grotta in cui
scende una cascatella.
Qui l'acqua è di un turchese incredibile:
faticoso ma ne vale la pena!

Cinzia Marchi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 109

Quindi si riparte e si passa la notte nella riserva delle molta gente si perde e non sempre finisce bene.
tartarughe di Ras al Jinz. I campi beduini sono ben attrezzati.
Se prenotate la camera nella riserva avrete la corsia Nonostante siano nel nulla hanno un piccolo bagno
preferenziale per la visita guidata sia notturna che con il cielo come soffitto e un'ampia tenda con un
mattutina sulla spiaggia alla ricerca delle tartarughe comodo letto, non è avventuroso ma se proseguirete
verdi che vengono a deporre le uova. nel viaggio vi rifarete nel Quarto vuoto, Empty Quarter
desert.
Per essere sicuri di vederle il periodo migliore è
da giugno a settembre: circa 30.000 tartarughe Noi non ci siamo fatti mancare nulla, siamo stati
depongono le proprie uova. accolti da una bella tempesta di sabbia.
Va comunque un po‘ a fortuna: molti dicono che il Intorno a noi era tutto giallo e polveroso e
periodo ideale sia ad ottobre ma non è vero. paurosamente caldo.
Noi siamo stati fortunati, ne abbiamo viste quattro il Arrivati al campo si è scatenato un bel temporale con
secondo giorno ma la sera prima nessuna. poca acqua ma tanti fulmini.
È stato spaventoso perché ci si sente in balia degli
Lasciata la riserva ci dirigiamo verso il deserto di elementi e nel contempo magnifico: il temporale nel
Wahiba sands, più comunemente chiamato Sharqiya deserto è magico!
sands.
Abbiamo trascorso la notte in un campo tendato
beduino.
In questa zona vi è un’ampia scelta, noi abbiamo
optato per uno piccolo.
Meglio pagare in più per farsi venire a prendere
dato che raggiungere i campi non è facile: qui infatti
navigatori e GPS non funzionano, come purtroppo in
gran parte dell'Oman e specialmente nelle zone poco o
per nulla popolate.
È molto facile perdersi e vi assicuro che nel deserto i
riferimenti non esistono.
È un continuo cambiare ed in più ricordarsi di una duna
piuttosto che di un'altra è praticamente impossibile;

Cinzia Marchi Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
110 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Cinzia Marchi Photography

Nei campi di questa zona solitamente si è accolti con È meraviglioso Il contrasto che si crea tra il colore
i datteri (buonissimi) e caffè omani, un caffè molto ma bianco grigio della terra e il color turchese brillante
molto lungo e leggermente speziato. dell’oceano.
Alla sera viene servita una cena omanita e al mattino In mezzo al nulla si scorgono alcune torri delle mosche
un'abbondante colazione. e pali dell'elettricità: sono dei villaggi di pescatori.
In un campo così piccolo, il silenzio la fa da padrone.
I beduini sono molto ospitali e vi viziano pure, l'unico Vi troverete poi a costeggiare le fantastiche dune
momento di relax in questo viaggio. bianche (Sugar sands) di Al Khaluf, dove cielo e
oceano si confondono in un'unica linea e il colore
Il mattino dopo si riparte e si inizia la parte più faticosa incredibile di queste dune non può che lasciarvi a
del viaggio verso Salalah con una tappa serale a Dumq, bocca aperta.
tappa pressoché obbligatoria visto che dovremo
percorrere circa 1100Km lungo la costa. Verrete ripagati della parte più monotona del viaggio.
Qui attrezzatevi bene con acqua e cibo e fate sempre il Il colore dell'oceano è di un turchese sorprendente
pieno di benzina. che risalta grazie ai colori neutri della terra che lo
La prima parte del viaggio è più facile perché costeggia.
si incontrano dei paesi, la seconda tappa è più
impegnativa, specialmente per fare il pieno, si Inutile dire che la voglia di tuffarsi è molto forte, ma è
susseguono chilometri e chilometri di nulla. meglio desistere: le correnti sono forti, le acque sono
infestate da meduse, pesci palla e da squali e le acque
Vi starete chiedendo: ma cosa c'è di bello da vedere? sono profonde già vicino alla riva.
In effetti non c'è nulla: deserto piatto e tanto caldo.
Qua e là compaiono qualche dromedario e le capre. Chilometri di sabbia bianca costeggiata da uno
Queste ultime sono proprio incredibili; le vedrete in splendido mare e nessuno intorno se non uccelli
gruppo alla ricerca di qualsiasi cosa da mangiare o marini e le barche dei pescatori tirate in secca sulla
scappare via per due gocce d'acqua o dritte su due spiaggia.
zampe per mangiare dai rami degli alberi. Un paradiso.
Non lasciate mai l'auto parcheggiata sotto un albero
con loro nelle vicinanze o ve le ritroverete sul cofano o
sul tetto.

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 111

Cinzia Marchi Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
112 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Sultanato dell'Oman

Empty Quarter
Alla sera arriviamo a Duqm. allevamenti di mucche.
Da piccolo villaggio di pescatori che era si sta Terra del franchincenso, a Salalah visitate il suk di
sviluppando in un grande centro grazie alla Al Haffa dove vi perderete nel profumo dei vari tipi
costruzione del nuovo porto che punta a diventare il d'incenso.
primo porto del Medio Oriente, di un aeroporto e della Da Salalah partono i tour per Rub'al-Khali, o quarto
ferrovia, oltre alle nuove infrastrutture per favorire il vuoto (quarta parte dopo cielo terra e mare),
turismo. che è così inesplorato che persino i beduini
attraversano solo le zone marginali.
Il mattino dopo si riparte alla volta di Salalah. Si può visitare solo con una guida del posto, troppo
Un viaggio di 613Km facendo la strada n.39, quella che pericoloso altrimenti poichè si perde subito il senso
percorre la costa. d'orientamento.
Da qui la strada è spettacolare, oceano dalle acque I tour propongono andata e ritorno in giornata o di
trasparenti che lambiscono spiagge bianchissime, il passare la notte nel deserto. Se potete optate per la
deserto e le montagne del Jabal Samhan, questa è la seconda, il prezzo è abbastanza elevato ma ne vale la
regione del Dhofar. pena.
Da giugno a settembre è la stagione dei monsoni, il
Khareef, e a Salalah arrivano i turisti locali che qui Il giro comprende anche la visita alle piantagioni di
riescono a sfuggire alle temperature torride del golfo franchincenso e a Ubar, la città perduta e patrimonio
arabico. dell'Unesco chiamata anche Atlantide del deserto, Iram
In questo periodo il paesaggio cambia completamente delle colonne e la Città d'ottone.
colore, le montagne e le vallate da color ocra diventano Ciò che resta della città purtroppo sono soltanto dei
verdi, questo è l'unico posto dove abbiamo visto degli resti.

Cinzia Marchi Photography

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R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 113

Per passare la notte nel deserto ci vuole spirito Solo alle 4.00 di notte circa si ha un abbassamento
d'adattamento. di temperatura, arriviamo a 20°C e, per la prima volta,
La nostra guida ha trovato un'area dove accamparci avvertiamo freddo e decidiamo quindi di entrare nei
ai piedi di un'enorme duna che al mattino ci avrebbe sacchi a pelo.
riparato dal sole nascente per alcune ore. La nostra guida ha ricevuto la visita di un grazioso
topolino del deserto che ha sgranocchiato il suo
Siamo arrivati alle 16.30 circa e da qui ci siamo tappeto e il suo piede, noi invece al mattino abbiamo
arrampicati in cima alla duna per aspettare il tramonto notato intorno a noi parecchie orme di varie misure e
e poter ammirare tutto il deserto attorno a noi, il alcune lasciate da esseri striscianti.
susseguirsi senza fine di dune una differente dall'altra,
il cambio di colore in base alla luce. Alla fine del Svegliarsi appena prima dell'alba è un obbligo per
tramonto il rosa intenso e l'ocra lasciano il posto ad un vedere il sole sorgere e le dune passare dal grigio al
grigio uniforme. giallo e poi al rosa, oltre al fatto che è l'unico momento
in cui, complice la temperatura mite, si riesce a
Dopo il tramonto scendiamo dalla cima della duna e la scorgere un po’ di vita: considerate che alle 9.30 ci
guida ci fa trovare la cena pronta. sono già 39 gradi C.
Mangiando seduti su tappeti beduini (la guida è un
beduino delle montagne), a causa del vento e del caldo,
decidiamo di non accendere il fuoco che terrebbe
lontani animali e insetti notturni.

Ci prepariamo per trascorrere la notte e dato che non


esiste l'acqua corrente, ci laviamo i denti utilizzando
l'acqua delle bottigliette.
Sempre a causa del forte vento e del caldo intenso si
decide di non montare le tende.
Dormiamo quindi guardando la magnifica via lattea,
ovviamente qui l'inquinamento luminoso non esiste.

Cinzia Marchi Photography


Giroinfoto Magazine nr. 51
114 R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN

Cinzia Marchi Photography

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R E P O RTA G E | SULTANATO DELL'OMAN 115

Sultanato dell'Oman

Ritorno a
Muscat.
Lasciamo anche Salalah e iniziamo il viaggio di ritorno “la montagna del sole”) che con i suoi 3004 metri di
verso Muscat, con tappa a Nizwa, seguendo la strada altezza è la cima più elevata dei monti Hajar. Da qui si
interna, che è anche la più veloce. gode di una spettacolare vista sul Wadi Ghul, il Grand
Il viaggio consiste di 878 Km da percorrere in un giorno Canyon d'Arabia.
solo.
Al contrario dell'andata, il paesaggio si rivela più Pernottiamo a 2800 metri e il giorno dopo affrontiamo
monotono, prettamente composto da deserto, ma il Wadi Bani AWF: una pista mozzafiato che attraversa
anche più semplice in quanto ci sono più possibilità di i monti Hajar e che, trattandosi di una strada sterrata,
rifornimenti lungo la strada. stretta, tortuosa, a strapiombo e senza protezioni
laterali, si può percorrere solo con un 4x4 e non in una
Nizwa si trova a circa un'ora e trenta da Muscat ed è giornata di pioggia.
situata tra le montagne dell'Hajar, catena montuosa
dell'Oman settentrionale. A metà strada incontriamo il villaggio di Bylad Sait, uno
È circondata da piantagioni di datteri ed è l'unica città dei più tradizionali villaggi in Oman, un'oasi in questo
dove nel suo centro storico si respira ancora l'aria del territorio roccioso. Da qui si prosegue fino a Nakhal
passato. dove si riprende la strada asfaltata che ci riporta a
Da visitare il forte e il suk, dove ogni venerdì si tiene Muscat.
il mercato del bestiame, detto anche mercato delle E questo stupendo viaggio in Oman,si chiude qui, da
capre. dove era iniziato.

Da Nizwa ci dirigiamo a Misfat Al Abreen, piccolo Cinzia Marchi


villaggio tradizionale con le case in argilla, ubicato a
1000 metri d'altezza.
Proseguiamo poi per Jabal Shams (in arabo vuol dire

Giroinfoto Magazine nr. 51


116 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

PART 2

BAND OF GIROINFOTO EXPERIENCE


A cu ra d i Mo n ic a Got t a
Fotografie di: Adriana Oberto, Isabella Nevoso,
Luca Barberis, Sara Morgia, Stefano Zec

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 117

PART 2
Genova, 11-12 e 13 Ottobre 2019

"Questi palazzi, pur di solido


marmo, (...) dalla base alle gronde
sono dipinti con scene di battaglie
genovesi, con mostruosi Giovi e
Cupidi e con note figurazioni della
mitologia greca (...).

Non ho mai letto né sentito che gli


esterni delle case di qualsiasi altra
città europea siano affrescati in
questo modo."

(Mark Twain)

Continua il viaggio tra i palazzi delle antiche famiglie nobiliari genovesi attraverso la visita dei Rolli.
Nel numero precedente ci siamo fermati a sbato 12 ottobre, visitando alcuni palazzi e raccontando le loro storie.

Domenica 13 ottobre, segna la seconda e ultima parte di Giroinfoto Experience.


Iniziamo le visite decisi a entrare nel maggior numero di palazzi possibile partendo dall'originaria Strada Nuova,
oggi intitolata a Giuseppe Garibaldi (Via Garibaldi).

A metà del ‘500 i lotti messi in vendita furono


acquisiti dalle famiglie facoltose di Genova e i
palazzi che furono costruiti ebbero a modello le
ville di Albaro, realizzate da Galeazzo Alessi, uno
Per capire meglio come si è arrivati a quella che dei due architetti coinvolti nella pianificazione di
oggi si chiama Via Garibaldi facciamo riferimento Strada Nuova.
alla storia della città di Genova in epoca medievale.
Essa divenne il fulcro di un nuovo quartiere
Questa era una zona degradata della città e fu nobiliare e di rappresentanza, riservato a coloro
deciso di demolire tutta la zona ai piedi della che poterono permettersi di edificare sui lotti
collina di Castelletto. all’asta.
Strada Nuova divenne strada di collegamento solo
Era il 1550 e qui doveva sorgere una nuova strada, nel XVIII secolo quando fu realizzata anche Via
una nuova opera di pianificazione urbanistica. Cairoli, Strada Nuovissima.
Due furono gli architetti incaricati di questo In seguito le fu anche attribuito il nome di Strada
progetto e di dividere gli spazi in lotti che Aurea per poi essere intitolata a Giuseppe Garibaldi
sarebbero poi stati venduti in aste pubbliche. nel 1882, personaggio storico di cui oggi porta il
nome.

Giroinfoto Magazine nr. 51


118 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

purtroppo andato perduto a seguito della


ristrutturazione avvenuta ad opera dei Brignole
Sale.

Il giardino che oggi si può vedere conta quattro


parterre bordati di siepi e una pavimentazione
composta da ciotoli bianchi e neri (in genovese
risseu) e la fontana di forma ottagonale.
Il fauno che soffia nella conchiglia completa la
O Palazzo Luca Grimaldi (Palazzo Bianco) fontana e sostituisce la statua originale erosa
Via Garibaldi, 11 dall’acqua.
A fine Ottocento Palazzo Bianco divenne proprietà
Palazzo Bianco fu costruito come dimora di Luca civica e il giardino fu unito a quello di Palazzo Tursi
Grimaldi tra il 1530 e il 1540 prima dell’apertura di facendone un unico terrazzamento.
Strada Nuova.
Nel XVIII secolo passò alla famiglia Brignole Sale. Palazzo Bianco ospita una parte dei Musei di
La ristrutturazione operata dalla famiglia spostò Strada Nuova insieme a Palazzo Doria-Tursi e
l’ingresso di palazzo da Salita di San Francesco di Palazzo Rosso.
Castelletto a Strada Nuova, l’odierna Via Garibaldi. In particolare sono esposti pezzi dell’arte pittorica
a Genova tra il XVI e il XVIII secolo di provenienza
Contemporaneamente gli esterni vennero modificati italiana, spagnola e fiamminga.
e per questi divenne celebre con il nome di Palazzo Per citare alcuni nomi si tratta del Veronese,
Bianco. Caravaggio, Luca Cambiaso, Rubens e Van Dyck.
Alla morte della Duchessa di Galliera, ultima
discendente dei Brignole Sale, Palazzo Bianco venne Una mostra particolare è quella di abiti ed
ereditato dal Municipio e divenne galleria pubblica. accessori del XVIII secolo esposti accanto a
Nella sua forma cinquecentesca, era dotato di due riviste e figurini che racconta “come comunicare e
giardini: uno sul versante orientale, quello ancora progettare la moda”.
esistente ai giorni nostri e quello meridionale,

PALAZZO BIANCO
Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 119

O Palazzo Doria-Tursi
Via Garibaldi, 9

Fu edificato negli anni ’70 del XVI secolo per Nicolò


Grimaldi, detto il Monarca, per via della sua grande
ricchezza.
Dato l’ampio spazio dei due lotti edificabili a
disposizione degli architetti, i fratelli Ponzello
studiarono una disposizione sfarzosa visibile già
dall’ingresso nell’atrio, al quale segue un livello
sopraelevato con cortile e lo scalone a doppia rampa.

Si fece uso di materiali pregiati quali il marmo


bianco di Carrara, la pietra di Finale e la pietra di
promontorio.
Fu venduto quasi subito per problemi economici del
committente e arrivò nelle mani di Giovanni Andrea I
Doria, Duca di Tursi.
Il Doria fece anche sistemare il giardino completando
così la sequenza atrio-cortile-scalone-giardino
anticipando il barocco genovese.

Ciò che colpisce è l’ampiezza della facciata, molto più


estesa di quelle degli altri palazzi.
Il portale è ornato dallo stemma di Genova e, dalla
metà del XIX secolo, è sede del Municipio di Genova.
Quando divenne proprietà del Comune il salone
principale fu affrescato con una scena rappresentante
Cristoforo Colombo e i Reali di Spagna.

La Sala Rossa ospita il celebre violino di Niccolò


Paganini e un’urna con le ceneri di Colombo.
Per motivi legati al riordino dei percorsi espositivi
nei musei oggi è direttamente collegato a Palazzo
Bianco.

Il terzo palazzo collegato a questi primi due, sempre


per la continuità del percorso museale, è Palazzo
Rosso.

Monica Gotta Photography

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120 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

Giulio e fu realizzata infine dai suoi figli Ridolfo e Gio


Francesco. Il palazzo fu progettato tra il 1671 e il 1677
dall’architetto Corradi.
Fu man mano arricchito e decorato sempre per volere
della famiglia con la stessa configurazione degli altri
palazzi di Strada Nuova: atrio-cortile-ninfeo-scalone
monumentale.

Gli affreschi del secondo piano nobile sono opera dei


maestri del barocco genovese, tra cui Domenico Piola.
Nel Settecento e nell’Ottocento proseguono le migliorie
e gli ampliamenti con la realizzazione di tre nuovi
appartamenti.
O Palazzo Rosso Furono anche rifatti i pavimenti in pregiati marmi
Via Garibaldi, 18 policromi.

Nel 1875 Gustave Flaubert dice … Come accadde a Palazzo Bianco, la Duchessa di
“Il primo palazzo che ho visto è stato il Palazzo Galliera donò anche Palazzo Rosso alla città di Genova
Brignole; facciata rossa, scalone di marmo. che divenne quindi parte del percorso museale della
Le statue non sono grandi come in altri palazzi ma la città. Insieme a palazzo donò la pregiata quadreria,
manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i una collezione di tessuti, una di ceramiche e una
quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova”. numismatica anche se non pertinenti al nucleo storico.

La storia di Palazzo Rosso è intimamente legata alla Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu sottoposto ad
storia delle famiglie Brignole e Sale. interventi di restauro coordinati dalle Belle Arti. In
Tra le famiglie dette nuove furono tra i primi a quest’occasione fu creata anche la scala elicoidale di
poter aspirare alla nobiltà per via di oculati intrecci Franco Albini.
matrimoniali.

Ciò portò ricchezza alla famiglia e posizioni di


prestigio in ambito cittadino.
L’idea di costruire un palazzo nacque da Anton

PALAZZO ROSSO E PALAZZO BIANCO


Stefano Zec Photography

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R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 121

PALAZZO ROSSO
Adriana Oberto Photography
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122 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

arredi preziosi, il camino monumentale in marmo


del Valsoldo e cinque arazzi fiamminghi con le
storie di Abramo.

Attualmente ospita il Circolo Artistico Tunnel


fondato nel 1891 dalla fusione della Società Tunnel,
nata nel 1875 e il Circolo Artistico nato nel 1882.

Nacque per promuovere l’arte, il sapere e il


desiderio di comunicare.
Nomi illustri come Giuseppe Verdi, Giulio
Stanze dell’attuale Circolo Artistico Tunnel Monteverde e Nicolò Barabino si annoverano tra i
Via Garibaldi, 6 soci storici.

Il terreno su cui sorge il palazzo fu acquistato nel


1551 e rivenduto a prezzo raddoppiato ai fratelli
Spinola che ne commissionarono la costruzione nel
1563.
Nel 1684 fu bombardato e seriamente danneggiato
dalla flotta francese.

Di conseguenza subì notevoli trasformazioni, fu


rialzato di un piano e la facciata fu rimodellata con le
attuali decorazioni a stucco.
L’atrio presenta una grande lanterna pensile con
l’aquila araldica della famiglia Doria che acquisì il
palazzo nel 1723. Dopo l’atrio si accede al giardino
pensile.

Al piano nobile si può ammirare una volta affrescata


dal Cambiaso, stucchi settecenteschi di gusto rococò,

Stefano Zec Photography

[Link] SPINOLA
Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 123

Via Garibaldi, 1

Agostino Pallavicini, ambasciatore alla corte di


Spagna e fratello di Tobia diede il via alla costruzione
del palazzo nel 1558.

Tobia invece commissionò Palazzo Tobia Pallavicino


in Via Garibaldi, 4.
Questo è il primo palazzo che si incontra in Via
Garibaldi.
Durante il soggiorno di Rubens a Genova, egli fu
ospitato nel palazzo dal figlio di Agostino, Niccolò.
Rubens incluse il palazzo nell’edizione i Palazzi di
Genova del 1622. Successivamente divenne proprietà
dei Cambiaso.

L’edificio, progettato da Bernardino Cantone, è di


fattura estremamente elegante e gode della posizione
tra Via Garibaldi e Piazza Fontane Marose.

Nel salotto del piano nobile sono dipinte le scene del


Ratto delle Sabine mentre nel salone grande troviamo
la storia di Amore e Psiche.
Attualmente è proprietà di un istituto bancario.

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


124 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

specchi e decorazioni a richiamare la grandezza


dei palazzi francesi in tutta la loro maestosità, in
classico stile rococò. Pare che per la realizzazione
degli stucchi, tra i suoi collaboratori vi fosse anche
Diego Carlone, una vera celebrità tra gli scultori e
decoratori dell’epoca.

Le porte sono da notare per la loro bellezza, anche


se due di queste e una consolle, sono state rifatte
dalla Camera di Commercio di Genova in copia
esatta a quelle originali depredate dai francesi e
Camera di Commercio custodite a Parigi.
Via Garibaldi, 4
Alla fase settecentesca appartiene anche la
Il palazzo che oggi ospita la Camera di Commercio fu cappella decorata da Lorenzo De Ferrari con
fatto edificare, tra il 1558 e il 1561, dal marchese Tobia un’architettura a stucco e finto stucco che
Pallavicino, facoltoso patrizio genovese commerciante inquadra l’affresco con un volo d’angeli.
in allume che aveva acquistato il terreno nell'ambito di Anche le ante della porta sono dipinte su tela dallo
quella che fu la più importante realizzazione urbanistica stesso pittore che vi raffigurò due medaglioni con
del Cinquecento a Genova: il taglio di Strada Nuova, l’Annunciazione e la Natività.
l'attuale Via Garibaldi.
Il frazionamento dell'edificio è stato evitato
Il palazzo, costruito sotto la direzione dell'architetto con l'acquisto, nel 1922, da parte della Camera
Giambattista Castello detto il Bergamasco, comprendeva di Commercio, cui si devono anche i numerosi
in origine un blocco cubico di due piani e un giardino sul restauri compiuti dopo l'ultima guerra, durante
retro, affacciato su Piazza del Ferro. la quale la Galleria Dorata fu danneggiata da un
bombardamento.
Nel 1704 il Palazzo fu acquistato da Giacomo Filippo
Carrega che diede il via ai lavori di ampliamento che Fra gli altri interventi recenti ricordiamo il restauro
conferirono al palazzo la struttura attuale. Il giardino fu dei due prospetti principali, quello su via Garibaldi e
trasformato in cortile interno, l'edificio sopraelevato di un quello su Piazza del Ferro, il restauro della Cappella
piano e la facciata principale profondamente modificata. del piano nobile, con la collocazione del calco
Sempre alla famiglia Carrega si deve la risistemazione della celebre Vergine del Puget, e quello dell'atrio
della nuova ala, realizzata tra il 1727 e il 1746, e in cinquecentesco.
particolare la decorazione della Galleria Dorata, affidata a
Lorenzo De Ferrari (figlio del più noto Gregorio). Il Palazzo di Tobia Pallavicino è uno dei Palazzi
La Galleria Dorata è uno spettacolo che si può ammirare dei Rolli, riconosciuti dall'UNESCO nel 2006 come
all’interno di palazzo: interamente rivestita di stucchi, patrimonio mondiale dell'umanità.

Isabella Nevoso Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 125

TOBIA PALLAVICINO
Stefano Zec Photography
Giroinfoto Magazine nr. 51
126 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

Via Garibaldi, 2

Eretto per Pantaleo Spinola e terminato nel 1558, oggi è sede


di una banca.
Il portale è sormontato da due statue, allegoria
della Prudenza e della Vigilanza. Il primo piano è
meravigliosamente affrescato con scene dipinte all’inizio del
‘600.

Salendo lo scalone si accede al piano nobile dove si possono


ammirare affreschi della fine del ‘600 realizzati dal genovese
Domenico Piola e dall’emiliano Paolo Brozzi.
Nell’ampio salone, riccamente arredato e decorato si trova
anche un magnifico lampadario.
Questo lampadario termina con un elemento
I lampadari antichi, oltre ad essere fonte d’illuminazione, sfaccettato di colore blu che raccoglie e
erano anche complementi d’arredo la cui maestosità rifrange la luce con una tonalità fredda in
rappresentava il potere e la nobiltà dei proprietari. contrasto alla volta affrescata da colori dorati.

Nel corso della storia le forme si sono evolute ad opera di Si accede infine alla terrazza dove si trova
artigiani raffinati e maestri nella lavorazione dei materiali un ninfeo in cui si trovava una scultura
così come del cristallo. raffigurante il “Rapimento di Elena”, oggi
conservata al Museo di Sant’Agostino e da
Lo scopo era di ottenere un’eccellente rifrazione della cui si osservano le finestre di altri palazzi una
fiamma e della luce naturale. prospettiva rialzata

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 127

Emanuele I a diventare proprietario di questa elegante


dimora.
Per esigenze della famiglia reale fu costruito un
passaggio che univa il palazzo a Via Prè e alla darsena,
furono predisposte la Sala del Trono, la Sala delle
Udienze, il Salone da Ballo e un appartamento nobile al
primo piano. Fu Vittorio Emanuele III a donare Palazzo
Reale allo Stato Italiano.

Durante la visita si inizia con la Sala delle Battaglie,


Museo di Palazzo Reale segue il Salone del Tempo, il Salotto della Pace e la
Via Balbi, 10 Sala del Veronese.
Si raggiunge quindi la Galleria degli Specchi, la sala più
Nasce come dimora edificata dai Balbi tra il 1643 e il conosciuta del palazzo decorata tra il gli anni ’20 e ’30
1650 e ampliata dai Durazzo all’inizio del Settecento. del Settecento il cui progetto è attribuito a Domenico
Acquisito dai Savoia diventa Palazzo Reale nel 1824. Parodi.

Il palazzo è una delle più vaste costruzioni del Nella parte levantina del palazzo troviamo la Sala del
Seicento-Settecento a Genova con affreschi Trono, la Sala delle Udienze e, dopo gli appartamenti,
realizzati dai nomi più illustri dell’arte e della troviamo la Sala degli Arazzi.
decorazione barocca e rococò. Si può anche uscire all’esterno sulle terrazze che
La costruzione iniziò con la parte centrale, mentre donano ai visitatori una meravigliosa vista sui vicoli di
l’ala orientale, la facciata e il Teatro del Falcone Genova da un lato e sul Porto Antico dall’altro.
furono volute da Eugenio Durazzo. Risale a
quest’epoca anche la famosa Galleria degli Specchi.
Di epoca settecentesca è anche il giardino pensile
che presenta un risseu risistemato ad opera d’arte
nel 1965-66. Monica Gotta Photography
Caduti in crisi economica, i Durazzo misero in
vendita il palazzo e fu il Re di Sardegna Vittorio

Stefano Zec Photography

Giroinfoto Magazine nr. 51


128 R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA

Campetto, 8

Scrittore e poeta, ambasciatore e senatore, prefetto delle


galee e magistrato della guerra, collezionista d’arte fu
ritratto più volte da Van Dyck.

Dopo 392 anni torna nel palazzo che fu suo e della sua
famiglia un dipinto rimasto a lungo nascosto. Parliamo
di Gio Vincenzo Imperiale che risistemò il palazzo su
progetto di Andrea Ansaldo.

Dopo questo intervento Palazzo Imperiale, insieme a


Palazzo Tursi, divenne una delle dimore cinquecentesche
più costose dell’epoca, valutato circa un milione di lire
genovesi.
Monica Gotta Photography
Il palazzo fu progettato, costruito e decorato nella
seconda metà del Cinquecento – 1560 circa - da Giovan
Battista Castello, conosciuto anche come il Bergamasco, Tramite lo scalone si accede al secondo piano
per Vincenzo Imperiale. nobile, visitabile durante i Rolli Days con la presenza
Il palazzo fu danneggiato nel bombardamento navale di personale che racconta la storia del palazzo e dei
del 1684 e più gravemente in quello aereo del 1942. suoi fondatori.
Purtroppo gli affreschi del primo piano, delle Sale di
Apollo e del Ratto di Proserpina, sono in cattivo stato di
conservazione.

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | ROLLINFOTO 2019 - GENOVA 129

Durante le molte edizioni dei Rolli Days molti studenti, La manifestazione ha riscosso grande successo
dottorandi e ricercatori dell'Università degli Studi fin dalle prime edizioni ed il numero di visitatori è
di Genova hanno accolto i visitatori nei palazzi e si aumentato nel corso degli anni.
sono resi disponibili ad illustrare la magnificenza I numeri ufficiali pubblicati a seguito dell’edizione
delle antiche dimore e a mostrare le opere dei grandi Ottobre 2019 parlano di 130.000 presenze.
maestri che le decorarono. Un risultato in termini di diffusione della cultura,
divulgazione della storia di una città che affonda le sue
Li troverete sempre agli ingressi dei palazzi per farvi radici nel lontano V secolo a.C. e sostegno al turismo
vivere quest'esperienza nel modo più coinvolgente della città non indifferente.
possibile.
Vorremmo pertanto portare all'attenzione di tutti il Sono stati coinvolti influencer locali ed internazionali
considerevole ed apprezzabile impegno di queste per promuovere in diretta i Rolli Days e anche 15
persone che dedicano il loro tempo alla valorizzazione ambassador locali.
di questo patrimonio inestimabile. I canali social hanno ottenuto grande risposta e sono
stati pubblicati i numeri di visualizzazioni, click e
Potrete anche rivolgervi per qualsiasi informazione agli fotografie con hashtag ufficiali relative all’evento.
uffici turistici del centro di Genova.
Uno si trova in Via Garibaldi 12r, nel cuore della città. Un grande successo, una formula vincente per la
L'altro si trova in zona Porto Antico in Via Al Porto promozione del turismo e della cultura della città di
Antico, 2. [Link] 1684 e più gravemente in quello aereo del
Sono disponibili anche guide turistiche abilitate della 1942.
Provincia di Genova di cui troverete i recapiti sui siti
dedicati all'evento dei Rolli Days. Purtroppo gli affreschi del primo piano, delle Sale di
Apollo e del Ratto di Proserpina, sono in cattivo stato
di conservazione.

Giroinfoto Magazine nr. 51


130
ANDRÉ GELPKE
Senza titolo, dalla serie “Sesso, teatro e carnevale”/Untitled, from the
series "Sex Theater und Karneval", 1980
© André Gelpke / Switzerland
MAST
|

Giroinfoto Magazine nr. 51


UNIFORM

BOLOGNA
IN TO THE WORK/
OUT OF THE WORK

DAL 25 GENNAIO AL 03 MAGGIO 2020


MAST | UNIFORM 131

IN TO THE WORK/
OUT OF THE WORK
LA DIVISA DA LAVORO NELLE IMMAGINI DI 44 FOTOGRAFI

La Fondazione MAST presenta UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK, il


nuovo progetto espositivo curato da Urs Stahel dedicato alle uniformi da lavoro che,
attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali, mostra le molteplici
tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e
professionali differenti.
Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza
a una categoria, ad un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di
censo, dall’altro possono evidenziare la separazione dalla collettività di chi le porta.
Le parole “uniforme” e “divisa” rivelano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK comprende una mostra collettiva
sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica
di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo
dell’arte incontrati dall’artista per i quali l’abbigliamento professionale è segno
distintivo,una sorta di tacito codice dell’anti-uniforme.

WALEAD BESHTY
Collector (Collezionista),
Los Angeles, California,
February 26, 2014
2014
courtesy of the artist and
Regen Projects, Los Angeles
© Walead Beshty

Giroinfoto Magazine nr. 51


132 MAST | UNIFORM

PAOLA AGOSTI
Forlì, 1978
Giovane operaia ferraiola in cantiere/
Young iron worker
© Paola Agosti

Giroinfoto Magazine nr. 51


MAST | UNIFORM 133

IRVING PENN
Macellai / Les Garçons bouchers
1950
Irving Penn | Les Garçons Bouchers,
Paris, 1950 | © Condé Nast

La mostra collettiva " La divisa da lavoro nelle immagini di 44 fotografi",


allestita nella PhotoGallery, raccoglie gli scatti di 44 artisti: celebri protagonisti
della storia della fotografia tra cui, Manuel Alvarez Bravo, Walker Evans,
Arno Fischer, Irving Penn, Herb Ritts, August Sander e fotografi contemporanei
come Paola Agosti, Sonja Braas, Song Chao, Clegg & Guttmann, Hans
Danuser, Barbara Davatz, Roland Fischer, Andrè Gelpke, Helga Paris, Tobias
Kaspar, Herline Koelbl, Paolo Pellegrin, Timm Rautert, Oliver Sieber, Sebastião
Salgado, immagini tratte da album di collezionisti sconosciuti e otto contributi
video di Marianne Müeller.

In tutto il mondo si distingue ancora oggi tra “colletti blu” e “colletti


bianchi”, due espressioni che si sono imposte in molte lingue della società
industrializzata. Ispirandosi all’abbigliamento da lavoro, si opera una
distinzione tra diverse forme e categorie professionali e poi sociali: da un lato
la casacca o la tuta blu degli operai delle fabbriche, dall’altro il colletto bianco
quale simbolo del completo giacca e pantaloni, camicia bianca e cravatta di
WALEAD BESHTY coloro che svolgono funzioni amministrative e direttive.
Gallery President
(Presidente di Galleria), Los Angeles,
California, December 7, 2010
2010
courtesy of the artist and Regen
Projects, Los Angeles
© Walead Beshty

Giroinfoto Magazine nr. 51


134 MAST | UNIFORM

MANUEL ÁLVAREZ BRAVO


Vigili del fuoco, Messico / The Fire
Workers, Mexico
1935
© Archivo Manuel Álvarez Bravo, S.C

La mostra è un viaggio tra le uniformi, che sollecita una con le uniformi degli apprendisti del più grande rivenditore di
riflessione sull’essere e sull’apparire: le casacche da lavoro generi alimentari "Migros" della Svizzera fotografati da
fotografate da Graciela Iturbide, i grembiuli protagonisti dei Marianne Müller, i colletti bianchi di Florian Van Roekel fanno
“piccoli mestieri” - come li chiama Irving Penn - del da contrappunto alle tute nere dei minatori nelle foto del cinese
pescivendolo e dei macellai, le tute degli scaricatori di carbone Song Chao e alle lavoratrici di una fabbrica di abbigliamento
nel porto de L’Avana ritratti da Walker Evans, gli abiti dei immortalate da Helga Paris.
contadini negli scatti a colori di Albert Tübke, le tute da lavoro
delle operaie nelle officine di montaggio della Fiat, a Torino, L’abbigliamento da lavoro comprende anche gli indumenti
nelle fotografie di Paola Agosti. protettivi, che sono al centro delle immagini sia del messicano
Manuel Álvarez Bravo, sia di Hitoshi Tsukiji che si sofferma sui
Nelle immagini di Barbara Davatz gli abiti da lavoro dei guanti di sicurezza della Toshiba, sia di Sonja Braas, di Hans
collaboratori di una piccola fabbrica svizzera si confrontano Danuser e Doug Menuez che si concentrano sulle tute.

Giroinfoto Magazine nr. 51


MAST | UNIFORM 135

L’abito non rispecchia solo la diversa occupazione, né obbedisce L’esposizione ci guida dall’abbigliamento da lavoro all’uniforme
esclusivamente alla funzionalità del lavoro, ma indica anche una con i sette imponenti ritratti del soldato “Olivier” di Rineke
distinzione di classe e di status come mostra il grande Ritratto di Dijkstra, le uniformi civili delle serie di Timm Rautert, abiti
gruppo dei dirigenti di una multinazionale di Clegg & Guttmann del monaco e della suora fotografati da Roland Fischer fino
dove la luce illumina solo i volti, le mani e i triangoli sfolgoranti ad arrivare ai ritratti di Angela Merkel nelle nove fotografie di
formati dai risvolti, dalle camicie bianche e dalle cravatte. Herlinde Koelbl, la celebre artista tedesca che ha dedicato un
progetto pluriennale, “Traces of Power” alla raffigurazione anno
Nei nove ritratti di August Sander, considerato uno dei più per anno di alcuni dei maggiori leader politici tedeschi, a partire
famosi ritrattisti del XX secolo, emerge la simbiosi tra persona, dal 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino.
professione e ruolo sociale più che l’essenza dei singoli
individui. L’attenzione del fotografo è infatti sulla funzione Sebastião Salgado immortala il riposo di un operaio della
sociale, piuttosto che estetica della fotografia, con l’intento di Safety Boss Company, in Kuwait, impegnato nelle operazioni di
costruire un’immagine fedele della propria epoca. spegnimento dei pozzi petroliferi dati alle fiamme dagli iracheni

nel 1991 durante la Guerra del Golfo.


Le opere di Olivier Sieber, Andreas Gelpke,
Andri Pol, Paolo Pellegrin, Herb Ritts e
Weronika Gesicka descrivono la progressiva
trasformazione dell’abbigliamento da lavoro
e dell’uniforme in stile e moda assieme alla
serie “Beauty lies within” di Barbara Davatz che
fotografa alcuni commessi di H&M fuori dal
contesto lavorativo.

Le fotografie dei ricami di Tobias Kaspar, tratti


dagli archivi di un produttore tessile svizzero,
chiudono idealmente la mostra.
Su grandi monitor otto addetti alla sicurezza in
uniforme di servizio, protagonisti di altrettanti
video di Marianne Müller, “vigilano” sui visitatori.

WALEAD BESHTY
Kunsthalle Director (Direttore di spazio espositivo), Beijing, China, April 27, 2011
2011
courtesy of the artist and Regen Projects, Los Angeles
© Walead Beshty

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136 MAST | UNIFORM

WALEAD BESHTY “RITRATTI INDUSTRIALI"


La mostra monografica del fotografo americano opera “Industrial Portraits”.
WALEAD BESHTY “RITRATTI INDUSTRIALI”, “Da un lato in questo titolo possiamo riconoscere il
allestita nella Gallery/Foyer, raccoglie 364 ritratti, riflesso di una tecnica per certi aspetti standardizzata,
suddivisi in sette gruppi di 52 fotografie ciascuno: dall’altro possiamo dire che i ritratti in mostra e la
artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, altri serie nel suo insieme (1400-1500 elementi in continuo
professionisti, direttori e operatori di istituzioni museali. aumento) costituiscono a loro volta una sorta di
"ritratto” di una specifica realtà industriale, cioè
Sono fotografie di persone con cui l’artista è entrato in l’industria dell’arte nel suo complesso. In questo senso,
contatto nel suo ambiente di lavoro, mentre realizzava gli “Industrial Portraits” rendono visibili e mettono in
la sua arte o preparava le mostre. Nel corso degli ultimi evidenza gli attori che si muovono in questo settore
dodici anni Walead Beshty ha fotografato circa 1400 che si ritiene tendenzialmente libero da strutture
persone con una macchina di piccolo formato e pellicola gerarchiche”, spiega il curatore della mostra Urs Stahel.
analogica di 36 mm, per lo più in bianco e nero. I 364 ritratti di Beshty evidenziano la riluttanza dei
Dal totale degli scatti effettuati il fotografo ha scelto un protagonisti per l’uniformità dell’abbigliamento
ritratto per ogni singolo soggetto, per la mostra al MAST professionale.
ne sono stati selezionati 364. Non bisogna apparire come l’altro, uniformati, mologati.
Con il rischio però che questa definizione in negativo
L’obiettivo di Walead Behsty, ispirandosi al lavoro di inizi si riveli nuovamente, per tutti gli attori che operano
del ‘900 del ritrattista August Sander, non è quello di in quell’ambiente, un atteggiamento uniformato e
esprimere l’aspetto, il carattere o la natura della persona standardizzato.
fotografata – scopi che il ritratto in studio ha perseguito Nonostante lo sforzo con cui ogni singolo individuo
fin dagli albori della fotografia - ma è quello di ritratto mira a mostrare una presenza e un’immagine
rappresentare le persone nel loro ambiente di unica, personale e originale, i protagonisti pare
lavoro (che è anche il suo), la loro funzione e il ruolo rimangano dipendenti dal contesto, prigionieri del loro
professionale che svolgono in seno al mondo e al atteggiamento individualistico.
mercato dell’arte. É da qui che deriva il titolo della sua

Apertura al pubblico: sabato 25 gennaio ore 10.00


Ingresso gratuito

Orari di apertura
Martedì - Domenica 10.00 - 19.00

In occasione di Arte Fiera:


sabato 25 gennaio > 10.00 – 24.00*
domenica 26 gennaio > 10.00 – 20.00

MAST.
via Speranza 42, Bologna
25 gennaio – 3 maggio 2020
[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 51


MAST | UNIFORM 137

SEBASTIÃO SALGADO
Kuwait after the end of the Gulf War - The oil fields continue to burn,
causing a massive ecological disaster and large loss of money.
Oil-well fire fighters from around the globe at work to put out the burning oil wells.
Worker of the Safety Boss Company during a rest, 1991
Il Kuwait dopo la fine della Guerra del Golfo - I pozzi petroliferi continuano a
bruciare, causando un massiccio disastro ecologico e una grande perdita di
denaro. Compagnie di pompieri specializzati, provenienti da tutto il mondo, a
lavoro per estinguere il fuoco.
Operaio della Safety Boss Company durante una pausa, 1991
© Salgado/AmazonasImages/Contrasto

Giroinfoto Magazine nr. 51


138

Giroinfoto Magazine nr. 51


139

Riflessi alle torbiere del Sebino


Autore: Ivo Marchesini
Luogo: Provaglio d'Iseo

Giroinfoto Magazine nr. 51


140

Giroinfoto Magazine nr. 51


141

Cupola di San Gaudenzio e Monte Rosa


Autore: Massimiliano Caligaris
Luogo: Novara

Giroinfoto Magazine nr. 51


142

Street Art
Autore: Michele Petrelli
Luogo: Bari

Giroinfoto Magazine nr. 51


143

Giroinfoto Magazine nr. 51


144

Fontana dei Fiumi


Autore: Adriana Oberto
Luogo: Parigi

Giroinfoto Magazine nr. 51


145

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Febbraio 2020

[Link]

Giroinfoto Magazine nr. 51


Conoscere il mondo attraverso un
obbiettivo è un privilegio che solo
Giroinfoto ti può dare veramente.

APPASSIONATI A NOI

PHOTO
T R AV E L
M AG A Z I N E

SLIGO BAY - IRL ANDA


Giancarlo Nitti Photograpy

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