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N. 40 - 2019 | FEBBRAIO, Gienneci Studios Editoriale. [Link]
IL RICETTO DI CANDELO
BAND OF GIROINFOTO
40
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FEBBRAIO 2019
la redazione | Giroinfoto Magazine
fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza
[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente
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ANNO V n. 40 giroinfoto magazine
20 Febbraio 2019
74 40
10
36
24
104
50
Indice
TAOS PUEBLO
10 New Mexico
A cura di Giancarlo Nitti
LAGO DI ANNONE
24 Tramonti invernali
90
A cura di Sergio Agrò
PHNOM PENH
36 Cambogia
A cura di Monica Gotta
DONNAFUGATA
50 CANDELO
Il Ricetto
104 Sicilia
Band Of Giroinfoto A cura di Paolo Buccheri
ORTA
74 Lago d’autore
Band of Giroinfoto
L’ULTIMO HUTONG
90 Pechino
A cura di Iuri Camilloni
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tue emozioni.
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Febbraio 2019
141 41 8 26 17 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4%
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dalla prima uscita mese.
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PUEBLO E ADOBE
I Pueblo sono una tipologia di villaggi realizzati
storicamente dai popoli nativi americani nelle
aree del Nuovo Messico e Arizona.
La parola deriva dalla lingua spagnola e può
significare indistintamente sia popolo che
villaggio.
La storia del Pueblo di Taos è estremamente antica e parco nazionale denominato “Carson National Forest”.
complicata. La restituzione delle terre ingiustamente confiscate alla
Secondo gli stessi nativi Pueblo, che parlavano la lingua tribù comprendeva anche il mitico “Blu lake”, che gli
Tiwa, tramandata di generazione in generazione, il antichi Pueblo consideravano religiosamente sacro.
villaggio ebbe origine tra il 1000 ed il 1450, ma essendo un
popolo molto introverso, non se ne ha la certezza storica. I pueblo, considerano ancora tutt’oggi, la restituzione del
lago sacro tra gli eventi più importanti della loro storia a
In lingua Tiwa, il nome Taos diventa “Tua-tah”, che causa delle convinzioni religiose secondo le quali i Taos
significa “il nostro villaggio”. sarebbero nati dal lago stesso.
Ma l’intera comunità, si sviluppò nei secoli, solo dopo La maggior parte degli archeologi, ritengono che gli indiani
l’organizzazione della Rivolta dei Pueblo del 1680 e Taos, si stabilirono lungo il Rio Grande, provenendo dalla
successivamente con l’assedio dell’esercito statunitense regione dei Four Corners.
del 1847 e la restituzione agli indiani di ben 194 km² di
montagne da parte del presidente Richard Nixon nel 1970. Le abitazioni di quella regione erano degli Anasazi e si
pensa che una lunga siccità della fine del XIII secolo,
Quelle terre erano state confiscate dagli Stati Uniti possa aver causato il loro trasferimento nella zona del
durante la presidenza di Theodore Roosevelt e nei primi Rio Grande, dove l’approvvigionamento idrico era più
anni del ventesimo secolo, vennero trasformate in un generoso.
La più interessante costruzione del Pueblo di Taos è un Il cristianesimo, la religione originaria degli indigeni e la
complesso residenziale di case costruito e diviso in due Native American Church.
dal fiume Rio Pueblo.
Buona parte degli indiani sono cattolici e San Geronimo, o
Gli edifici della parte settentrionale sono tra i più colorati Saint Jerome è il patrono comunale.
e fotografati dell’emisfero occidentale ed è la più grande
struttura Pueblo ancora in piedi e tuttora abitata, anche L’intero anglomerato abitativo gode del programma di
se in modo singolare rispetto ai tempi di oggi, infatti, conservazione del pueblo di Taos, ricevendo dei fondi dal
all’interno delle abitazioni sono vietate la corrente elettrica dipartimento per lo sviluppo urbano degli Stati Uniti.
e le tubature e come mobilio sono permessi unicamente
sedie e tavoli. Detti fondi, hanno lo scopo di assumere lavoratori
formati nelle tecniche di costruzione tradizionali per i
Il fiume scorre attraverso il Pueblo fornendo anche una lavori di conservazione e restauro, occupandosi anche di
fonte per bere e cucinare. finanziare le attività di controllo del patrimonio culturale,
Oggi, all’interno della comunità si praticano tre religioni: che ha rischiato di estinguersi nella prima metà del ‘900.
Può capitare che durante l’anno si verifichino chiusure Non è permesso inoltre fotografare membri tribali senza
dell’intero villaggio a causa di funzioni religiose, permesso ed è vietato riprendere la cappella di San
soprattutto per i funerali, nei quali l’intera comunità si Geronimo.
aggrega per diversi giorni isolandosi dal mondo esterno.
Il consiglio, quindi è di monitorare il sito istituzionale All’interno del Pueblo vi è anche un cimitero a cielo aperto,
[Link], prima di procedere con la visita in protetto da un muro di cinta.
loco. Esso contiene le rovine dell’antica chiesa ed è per
la comunità un luogo sacro dove non sarà possibile
Durante le visite, all’interno del Pueblo, vi sono regole l’ingresso.
ferree da rispettare, imposte dalla comunità per tutelare
la loro privacy e cultura religiosa. Il fiume è accessibile ma non è consentito bagnarsi o
entrarvi perchè per il villaggio è l’unica fonte di acqua
Si può circolare liberamente attraverso il villaggio, ma potabile.
alcune zone sono segnalate con cartelli “Restricted
Area”perchè sono designate per proteggere la privacy dei La visita è a pagamento (circa 16 dollari)
residenti e dei siti di pratiche religiose native. La fotografia è consentita con una tassa accessoria
Ovviamente è vietatissimo entrare in case che non sono variabile a seconda delle dichiarazioni dell’operatore, ( se
chiaramente contrassegnate come attività commerciali turista o professionista), per ogni fotocamera o cinepresa.
da un cartello o un’insegna.
Tra il ramo di Lecco e quello di Como ci dei peggiori d’Italia: puzzava e le acque
sono cinque piccoli laghi di origine glaciale: erano sporche e senza pesci.
il lago di Annone, il lago di Pusiano, il lago
del Segrino, il lago di Alserio e quello di Questo non ha aiutato di certo la sua
Montorfano. crescita a livello turistico.
Siamo in Lombardia, nell’alta Brianza Il lago era quindi abbandonato e intorno a
e voglio raccontare la mia esperienza lui solo le cime delle prealpi lecchesi.
fotografica sul lago di Annone.
Oggi il lago di Annone non è più quel lago di
Per chi come me è sempre vissuto in Oggiono che ricordavo da piccolo.
Brianza, conosce questo lago come il Il rispetto per l’ambiente, l’inquinamento
“lago di Oggiono”, credo di non averlo mai volontario dell’uomo drasticamente
chiamato “il lago di Annone”, ma queste diminuito, hanno permesso una rinascita
sono solo piccole abitudini dei locali e per del lago.
assurdo ci saranno persone che conosco il
lago di Oggiono ma non quello di Annone. Oggi il lago è un esempio di come la natura
col tempo vince e se oggi il lago è diventato
Con lo sviluppo industriale degli anni una meta turistica allora vuol dire che è
settanta e la poca coscienza ambientale, stata una vittoria magica, e la magia, a mio
il lago di Oggiono era un lago molto parere, la dobbiamo ammirare durante i
inquinato, ricordo che da piccolo la maestra tramonti invernali.
ci raccontava che il lago di Oggiono era uno
Una volta visto il panorama dalla cima del Monte Facilmente si possono trovare questi punti di
Barro è facile intuire come i tramonti invernali ripresa grazie alla “circumcamminata” del lago:
siano perfetti per questo lago, solo in questo un percorso naturalistico intorno alle rive del
periodo il sole cala all’orizzonte, nel periodo lago, adatto a tutte le età e dove si possono
estivo invece calando dietro le montagne fare incontri con specie di uccelli difficilmente
l’effetto è minore. visibili in città ma soprattutto si possono vedere
esseri viventi con delle macchine fotografiche
Ecco perché è difficile allontanarsi davanti che riprendono gli angoli più nascosti del lago.
ai tramonti invernali: si rimane senza parole
davanti ai laghi tra i colori caldi del tramonto. A parte gli scherzi si resta davvero incantati
Tanto il lago è bello visto dall’alto, quanto lo è durante un volo di un airone o mentre una folaga
vicino alla sua riva. atterra sulle acque, ogni tanto può capitare di
Dalla mia esperienza posso dire che quasi tutto vedere dei cerchi che si formano sulla superficie
il lago è perfetto per essere fotografato e in dopo il salto di un pesce.
qualsiasi stagione.
Sergio Agrò
CAMBOGIA
Phnom Penh
e il Tuol Sleng Genocide Museum
Attorno al 1440, quando Angkor venne Nel Natale del 1978 duecentomila vietnamiti
abbandonata, Phnom Penh diventò la nuova invasero la Cambogia, conquistarono Phnom
capitale poiché era in posizione più difendibile Penh e cacciarono Pol Pot con i suoi fedelissimi
dalle incursioni del regno siamese e facilitata nei nelle foreste al confine con la Thailandia.
commerci per la vicinanza del fiume Mekong.
Solo negli anni ’90 Phnom Penh ha iniziato
Nel 1772 venne rasa al suolo dai thailandesi e nel a riprendersi ed ora si presenta come una
1863 venne conquistata dai francesi. splendida città dalle pagode dorate adagiata sulle
sponde del Mekong, quasi a voler rivendicare il
Nel 1975 i khmer rossi, con a capo Pol Pot, vecchio appellativo di “Perla dell’Asia”.
attuarono una politica di “socialismo agrario”,
evacuando tutti i cittadini dalle città alle La città è oggi una meta turistica di discreta
campagne in fattorie comuni e sterminando importanza ed è rinomata per la sua architettura,
senza pietà ogni oppositore del regime. che risente sia dello stile tradizionale khmer sia di
Phnom Penh venne trasformata in una città quello ereditato durante la dominazione coloniale
fantasma. francese.
Fuori dalla città c’è il Centro del Genocidio Choeung Ek, il luogo dove i Khmer Rossi
hanno ucciso milioni cambogiani negli anni ‘70 del XX secolo.
Qui si trovano una chiesa, le fosse comuni e una torre che mostra centinaia di ossa
e teschi delle vittime.
Viene utilizzato al fine di servire la vita dei Re e della famiglia imperiale nonché
per accogliere visitatori stranieri; è il luogo dove si svolge il galateo diplomatico
e le cerimonie reali.
Vicino al palazzo vedrete la Pagoda D’Argento dove è ospitata la grande
statua di Buddha di smeraldo fatto di cristallo di Baccarat, un Buddha d’oro
intarsiato di diamanti e altre rappresentazione di Buddha.
Il nome della Pagoda D’Argento deriva dalle 5000 piastrelle d’argento che
pesano quasi 1 kg l’una.
Caratterizzato dai classici tetti khmer e da ricche decorazioni dorate, il Palazzo
Reale domina il panorama di Phnom Penh.
E’ uso comune entrare per pregare e per chiedere alle divinità un pò di fortuna
nella vita. Se il desiderio viene esaudito, le persone tornano con le offerte
promesse al tempo, come ghirlande di fiori.
Monica GottaPhotography
La visita più sentita del tour cittadino è quella al Tuol Sleng Genocide Museum .
Un noto giornalista e scrittore, Tiziano Terzani, visitò più volte il Paese tra il
1972 e il 1994.
Ha lasciato diversi articoli riguardanti la Cambogia.
Per intraprendere questo viaggio e “l’incontro con la storia” di questo paese è
utile leggere qualcosa per comprendere ciò che poi vedrete con i vostri occhi e
vivrete di persona.
Conoscerete una parte buia e turbolente nella storia di Cambogia ed un giusto
background culturale che renderà la vostra visita più consapevole.
Un tempo il Tuol Sleng Genocide Museum era l’edificio sede di una Scuola
Superiore ribattezzata Ufficio di Sicurezza 21 (S-21) dal regime comunista dei
Khmer Rossi dalla loro ascesa al potere nel 1975 alla loro caduta nel 1979.
“Tuol Sleng” in lingua khmer significa “collina degli alberi velenosi”; nella sigla
“S-21”, S sta per Sala e 21 è il codice del Santébal, la Polizia di sicurezza.
Dal 1976 al 1979 a Tuol Sleng furono imprigionate circa 17.000 persone, si dice
anche 20.000.
Nel 1979 la prigione fu scoperta durante l’invasione dall’esercito vietnamita.
Nel 1980 la prigione venne convertita in un museo perché testimoniasse le
azioni del regime dei Khmer Rossi.
Concludo con una nota insolita per tornare ad uno stato d’animo gioioso e
chiudere questo tour da turisti curiosi.
Monica Gotta
IL RICETTO
DI CANDELO
Testi di Lorena Cannizzaro
In collaborazione con
Comune di
Candelo
LA COSIDDETTA
POMPEI MEDIEVALE
DEL BIELLESE
“Quale mastice tiene insieme queste pietre? Ancora oggi, dopo mille anni,
lo sento nelle mie ossa fatte di ciottoli e mattoni, tra le rue e le chintane, e
qua e là tra i merli ormai sbrecciati delle torri... Sento questa forza che mi
pervade... e d’un tratto li rivedo: donne, uomini, chini sul greto del torrente
Cervo... raccolgono ciottoli e con fatica mi costruiscono... ognuno di questi
sassi sarà presto parte di me. È una malta invisibile quella che mi àncora
a questa Terra... eppure è potente: è fatta di sogni, di lavoro, di fierezza
contadina.”
Tratto da: Il Ricetto di Candelo Terra e Paese (DVD su Candelo: regia di Manuele
Cecconello)
Oggi questo sito ospita per tutto l’anno iniziative turistico-culturali, a partire
da mostre temporanee, esposizioni e conferenze, mercatini di prodotti
enogastronomici ed eventi di grande richiamo regionale e nazionale.
Il borgo medievale del Ricetto si può definire pertanto come un luogo di
eccellenza culturale e turistica, da cui si dipanano diversi percorsi e progetti
museali utili per riscoprire il Medioevo del Piemonte orientale, secondo il
suo aspetto più realistico ed emozionante.
IL RICETTO
DI CANDELO
Adriana Oberto Photography
riteneva di sua spettanza “ex iustis titulis et tra il 15 aprile 1342 e il 4 marzo 1343 nel castello
decanis” e per i quali chiedeva fosse fatto un di Ysengarda, di proprietà dei Vialardi, posto a
consegnamento. poca distanza da Candelo.
Gli arbitri nominati per l’occasione si espressero Nel testo si hanno le prime due menzioni note
in totale favore del Vialardi, riconoscendo i del Ricetto: «[...] iusta ecclesiam sancte marie
suoi diritti sulle pertinenze riservate alla chiesa coheret ab una parte fossatum receti» e «[...] in
vercellese nel villaggio di Candelo e stabilendo fossato receti».
i termini precisi e l’affitto che annualmente Questi dati confermano la datazione archeologica
dovevano annualmente pagare i candelesi. del fossato del Ricetto, basata sul rinvenimento
Nell’arbitrato veniva inoltre disposto che i nel cavo di fondazione dello stesso, di una
candelesi non potevano costruire “aliquam novam moneta di Luchino Visconti, signore di Milano
fortaliciam sive novum castrum” sulle terre della (1339-1349).
chiesa senza il consenso di Francesco Vialardi. È possibile che la cessione dei terreni alla
comunità da parte dei Vialardi che, secondo la
Alcuni ritengono che l’aggettivo novum tradizione, fu alla base della costruzione del
presupponga l’esistenza di una fortificazione Ricetto, sia avvenuta addirittura verso il 1335.
precedente, identificata con lo stesso Ricetto23, Nei contrasti tra i feudatari e la comunità,
che gli uomini di Candelo avevano probabilmente proseguiti negli anni seguenti, si nota un
costruito (o almeno un primo nucleo degli edifici) graduale prevalere di quest’ultima, specie dopo la
senza il permesso dei Vialardi. sottomissione ai Savoia, avvenuta tra il 1373 e il
Il consegnamento previsto dall’arbitrato avvenne 1374.
IL RICETTO
CARATTERISTICHE
E LOCALIZZAZIONE
Il Ricetto di Candelo è un nucleo fortificato di forma di uno scarico, un’ulteriore torre a pianta quadrata,
pseudo-pentagonale (118 x 130 m circa, superfice chiamata “Torre di cortina”.
13.000 mq circa) con vertice a sud.
Situato al limitare di un terrazzamento naturale, il suo Nell’angolo nord-occidentale del Ricetto, inglobato
lato settentrionale è naturalmente difeso da pendii negli edifici più recenti, trova invece posto la
che scendono verso il vicino torrente Cervo. cosiddetta “Torre della gogna”, probabile residuato di
una cinta muraria più antica che doveva proteggere
Il nucleo risulta completamente circondato da una superficie inferiore.
un muro di cinta, realizzato soprattutto in ciottoli
disposti a spina di pesce, al quale si può accede All’interno dell’area fortificata si trovano circa
esclusivamente tramite una torre a pianta quadrata, duecento piccole cellule edilizie a due piani,
posta isolata sul fianco sud-occidentale verso denominate “cantine”, “cellule” o “celle”, accorpate
l’abitato, la quale si caratterizza per la presenza senza soluzione di continuità in nove isolati a doppia
di massi squadrati nella parte inferiore e mattoni manica, divisi per lungo da stretti vicoli chiamati
nella sua parte superiore e per le due aperture, una “riane” o “quintane” aventi funzioni di scolo delle
più grande per i carri e una più piccola per i pedoni, acque piovane e rifiutaia.
chiuse da altrettanti ponti levatoi. Le cinque vie interne del Ricetto, orientate est-ovest
e disposte parallelamente fra loro, sono, invece,
L’impianto presenta anche quattro torri angolari denominate “rue”.
circolari e, a metà del lato orientale, a protezione
IL RICETTO
DI CANDELO
Tra la cinta muraria e le cantine, originariamente, si Le cellule risultano prevalentemente realizzate
trovava uno spazio vuoto denominato via di lizza, con una muratura in ciottoli fluviali disposti
oggi questo è visibile solo nel settore orientale. ordinatamente a spina di pesce e legati da malta,
con spigoli realizzati con blocchi squadrati di
Le cellule edilizie, generalmente a due piani fuori diorite ricavati dal taglio di massi più grandi della
terra, sono composte da due vani unici sovrapposti, stessa provenienza.
non comunicanti fra loro.
Il piano inferiore (“caneva”), più umido, al quale si Elementi dello stesso genere ma di dimensione
accedeva tramite un portale, veniva utilizzato come maggiore sono in alcuni casi visibili come
cantina per le derrate alimentari ed il vino, la parte basamento delle strutture, altrimenti prive di
superiore (“solarium”), meno umida, alla quale si fondamenta.
accedeva invece grazie ad una porticina, veniva Alcune parti specifiche delle murature, come ad
impiegata come deposito delle granaglie o alloggio esempio le aperture, e le porzioni più recenti delle
temporaneo per la popolazione in caso di guerra. strutture sono, invece, realizzate in laterizi, dei
In mancanza di scale interne il collegamento tra quali sono visibili all’interno del Ricetto una vasta
i due vani doveva avvenire con scale a pioli in tipologia.
legno appoggiate all’esterno, operazione facilitata, I portali di accesso alle cellule sono, in alcuni
in alcuni casi, dalla presenza di balconi lignei, casi, interamente realizzati in pietra, con tre conci
chiamati “lobbie”. lavorati a formare l’arco e blocchi rettangolari
Barbara LamboleyPhotography
come stipiti, con l’interposizione di un elemento litico posto di piatto. Quando, invece l’incorniciatura
dei portali è in laterizio, l’arco è costituito da una doppia ghiera, quella più interna di fascia e, l’altra, di
punta.
L’unico elemento fuori scala dell’intero tessuto edilizio, che raggiunge anche i quattro piani, è la
cosiddetta “Casa o Palazzo del Principe”, che si incontra sulla desta, appena superata la torreporta.
Considerato come il “Ricetto per antonomasia”, come viene sovente definito, è stato al centro di
numerosi contributi ed indagini scientifiche sin dal XIX secolo. Inoltre, nel corso degli anni, sono state
realizzate su questo specifico sito numerose tesi di laurea in discipline diverse, non solo di ambito
archeologico. Il sito offre pertanto una buona quantità di spunti differenti e dati su cui poter ragionare.
IL RICETTO
OGGI
La Pro Loco offre, su prenotazione, visite guidate e laboratori didattici per gruppi e scolaresche in
modo da poter scoprire anche gli aspetti meno noti dell’antico borgo, per informarsi basta collegarsi
sul sito ufficiale del Ricetto: [Link]
Dal ricetto è raggiungibile, lungo il prato che costeggia la torre di sud-ovest, la chiesa di Santa Maria
Maggiore.
La chiesa costituisce il nucleo religioso più antico di Candelo.
Di fondazione antecedente al X secolo e nominata in un documento del 1182, si trova oggi in una
posizione marginale rispetto all’abitato di Candelo, posizione venutasi a creare già attorno al 1300,
quando Santa Maria Maggiore perse lo status di parrocchia a favore della vicina chiesa di San Pietro.
L’edificio, la cui facciata fu restaurata nel 1932, presenta dal punto di vista costruttivo un’ampia
stratigrafia di interventi che si sono susseguiti nel corso dei secoli, ben riscontrabili nella complessa
ed asimmetrica pianta della chiesa: originariamente organizzata ad aula unica, fu in seguito
ricostruita, tra il XIV e il XV secolo, a tre navate scandite da colonnine in granito con capitelli gotici;
in seguito, durante il 1700, lungo la navata destra fu aggiunta l’ampia cappella-oratorio della
confraternita di Santa Marta.
All’interno di Santa Maria Maggiore sono conservate opere artistiche di grande pregio, nella seconda
navata una piccola cappella dedicata a San Giovanni Battista, presenta una pala di autore ignoto
raffigurante la Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e San Giovanni fanciullo (inizi sec. XVII), opera tra
le più pregevoli del patrimonio artistico di Candelo, il pulpito del 1620, finemente intagliato e attribuito
a Nicolao Serpentiere e una serie di affreschi risalenti al 1400 (purtroppo parzialmente rovinati da un
restauro), posti nella navata laterale destra, raffiguranti quattro dottori della chiesa: San Ambrogio, San
Gerolamo, Sant’Agostino e San Gregorio, attribuiti a Gaspare de Fornerio da Ponderano (secoli XV - XVI).
L’opera più rilevante, recentemente sottoposta a restauro, è la tavola, commissionata dalla Confraternita
di Santa Marta nel 1572 al pittore vercellese Boniforte Oldoni, dal soggetto non comune: rappresenta
infatti Cristo in croce con Maria, Santa Marta, alcune donne e con un gruppo di confratelli di Santa Marta
in divisa di tela bianca ai piedi della croce.
Un piccolo viottolo costeggia inoltre la roggia Marchesa, un canale che dal 1561 fornisce acqua alle
campagne del biellese, fino alle risaie della provincia di Vercelli.
Dal Ricetto è anche visitabile la Baraggia, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio incolto rimasto
tra la pianura e i primi contrafforti pedemontani. Questa fa parte della Riserva Naturale Orientata delle
Baragge nata proprio per tutelare il paesaggio dalle caratteristiche uniche, tanto da essere conosciuto
anche come la “Savana del Biellese”.
Passeggiate e itinerari naturalistici portano alla conoscenza di questo territorio, che offre anche un
panorama tra i più suggestivi su tutto l’arco alpino occidentale.
IL RICETTO
LE CURIOSITÀ
Il ricetto di Candelo è stato set per le riprese dello sceneggiato televisivo Rai del 1968, La freccia nera, diretto dal
regista Anton Giulio Majano e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, interpretato da
Arnoldo Foà e da una esordiente Loretta Goggi.
La medesima location fu scelta per il suo remake del 2006, con il medesimo titolo de La freccia nera, ad opera di
Mediaset, diretto da Fabrizio Costa, e avente come protagonisti Riccardo Scamarcio e Martina Stella.
Nel borgo sono state girate anche le sequenze di un altro sceneggiato televisivo: la parodia de I promessi sposi ad
opera del trio Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi.
Inoltre le rue del borgo medievale sono servite anche da sfondo, nel 2004, per le riprese di un’altra fiction di Rai1
riguardante la figura della Monaca di Monza, Virginia, la monaca di Monza.
RINGRAZIAMENTI
Ringraziamo in particolare la disponibilità di:
Il Sindaco
Mariella Biollino
Lo staff della
Pro Loco di Candelo
Nel 2011 il Ricetto è stato anche il set per il film Dracula 3D diretto da Dario Argento.
Vaga trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Bram Stoker, è il primo film in 3D diretto dal regista
italiano e più in generale è uno dei primi film horror italiani in 3D.
Il film interamente girato con la tecnica stereoscopica 3D di ultima generazione tra Budapest, Torino, nel Ricetto di
Candelo e nel castello di Montalto Dora.
La produzione ha avuto a disposizione un budget di 7 milioni di euro, di cui 300.000 € pubblici, stanziati dalla Regione
Lazio e dalla Regione Piemonte, le quali hanno quindi patrocinato il progetto.
Il film è stato per altro riconosciuto di interesse culturale nazionale dalla Direzione Generale per il Cinema del
Ministero per i beni e le attività culturali.
IL RICETTO
DI CANDELO
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
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ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
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siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado
Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
Barbara Tonin
Fabrizio Rossi
Margherita Sciolti
Giancarlo Nitti
Orta San Giulio è un piccolo borgo di origini medioevali, Dal Broletto è poi possibile risalire il lieve pendio, lungo
sorto sulla riva orientale dell’omonimo lago. “la Motta”, fino alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria
La piazza principale di Orta, piazza Motta è un’ampia Assunta.
terrazza che si affaccia sul lago e sulla piccola e rocciosa Di origini tardo-romaniche, fu edificata nel 1485 e ricostruita
Isola di Orta San Giulio. tra il XVII° e il XVIII° secolo.
L’edificio più importante della piazza è il Broletto o Palazzo Al suo interno, nella cappella Gemelli è possibile ammirare
della Comunità della Riviera di San Giulio. Edificato nel 1582, una tra le più significative opere lombarde del Seicento: la
era la sede del Consiglio Generale, composto dai deputati tela raffigurante San Carlo durante la processione della
del feudo vescovile e vi si esercitava il potere legislativo ed peste di Milano.
esecutivo.
Uscendo dalla Chiesa, poi, possiamo godere dell’incantevole
Ora sotto il porticato troviamo il mercato, mentre il piano vista sul borgo e sul lago.
superiore è adibito a sala riunioni.
Le facciate colorate sono decorate con dipinti di stemmi,
meridiane e una “Donna raffigurante la Giustizia”, con ai lati
due angeli recanti la spada e la bilancia.
IL BROLETTO
Barbara
Barbara Tonin Photography
Lamboley
Orta
È Casa Marangoni (ora Capuani) detta Casa dei Nani,
per via delle piccole finestre poste al piano superiore.
Da notare le colonnette del portico e i tre affreschi sulla
facciata, raffiguranti l’Annunciazione, l’Ascensione e la
Madonna col Bambino.
Lungo la via, scendendo nuovamente verso il lago, sulla Il cortile, inoltre, offre una suggestiva vista sull’isola e
sinistra incontriamo il Palazzo Gemelli del XVI° secolo. sulle colorate case di Pella e Ronco e sul Santuario della
Madonna del Sasso, posti sulla riva opposta.
Una costruzione tardorinascimentale che conserva, sul
cornicione curvo della facciata, decorazioni a fresco Subito dopo Villa Bossi, la viuzza si apre su una piccola
(probabilmente dei Fiamminghi) ispirate alla mitologia. piazzetta in cui troviamo l’Oratorio di San Rocco, del quale
Continuando la discesa, troviamo ora il palazzo più antico possiamo vedere un affresco sulla facciata. Questa chiesa
di Orta, la cui costruzione sembra risalga alla fine del XIV° fu edificata nel 1631 per voto degli ortesi liberati dalla
secolo. peste.
Allontanandosi nuovamente dalla riva e percorrendo le in un’occasione di lettura di stili architettonici diversi, dal
strette viuzze in salita, raggiungiamo il Sacro Monte di Orta, tardo Rinascimento al Barocco, per finire nel Rococò.
dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, assieme ad Le decorazioni interne, ricche di statue e affreschi, sono
altri otto Sacri Monti dell’Italia Settentrionale (Belmonte, dedicate a San Francesco d’Assisi e raccontano diversi
Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Varallo, Ossuccio e episodi della vita del Santo.
Varese).
Il percorso termina con la Chiesa di San Nicolao, un edificio
Si tratta di gruppi di cappelle e altri manufatti architettonici proto-romanico completamente rimodellato nel Seicento
eretti tra il XVI° e il XVII° secolo, dedicati a differenti aspetti ad imitazione della Basilica Inferiore di Assisi.
della fede cristiana e che contengono numerosi reperti
artistici, quali statue ed affreschi, di valore universale. Oltre alle cappelle e alla Chiesa di San Nicolao, possiamo
ammirare l’arco con la statua del Santo che accoglie i
Posto a 400 metri di altitudine, in una magnifica posizione visitatori con l’iscrizione “Qui in ordinate cappelle si vede
panoramica prospiciente il lago e il borgo, il Sacro Monte è la vita di Francesco, se desideri saperlo l’autore è l’amore”,
suddiviso in due zone distinte. per poi condurci verso il Pilone di San Francesco, l’antico
La prima, le pendici della collina, in cui prevalgono i boschi pozzo, la Cappella Nuova, il Convento e l’orto botanico, in
di latifoglie e la seconda, quella monumentale ma immersa cui sono coltivate numerose erbe medicinali e officinali
in un curatissimo giardino, in cui si sviluppa il percorso tra tipiche della tradizione erbaria di San Francesco.
le venti cappelle, in perfetto equilibrio e integrazione con i
faggi, i pini silvestri, i tassi e il mirtillo nero. Il Sacro Monte fu Dalla terrazza di fronte la Chiesa di San Nicolao, infine, la
realizzato alla fine del Cinquecento per iniziativa dell’abate vista si apre verso le colline della riva occidentale, per poi
novarese Amico Canobio e fu terminato dopo più di un posare lo sguardo sulla piccola isola.
secolo, trasformando il cammino a spirale tra le cappelle
La leggenda tramandata nei secoli narra che inizialmente Una vertebra del drago è tuttora conservata nella Sacrestia
l‘isola fosse un covo di grossi serpenti e di un drago della Basilica.
malvagio. In realtà San Giulio non era un guerriero, ma un prete
Nella seconda metà del IV secolo, però, giunse ad Orta un esorcista. Siamo nel periodo storico dell’eterna contesa
santo guerriero cristiano, Giulio, che volendo costruire la tra il potere temporale e il potere spirituale, ai tempi
sua centesima chiesa proprio sull’isola, chiese di esservi dell’imperatore Teodosio e alle campagne per la
traghettato. conversione dei popoli pagani.
Con patenti imperiali che consentivano di edificare chiese
I pescatori però impauriti dagli esseri demoniaci, si in onore del vero Dio, due preti, i fratelli Giulio e Giuliano,
rifiutarono di accompagnarlo. a partire da Roma fino ad arrivare al nord, riuscirono a
San Giulio allora pose il suo mantello sull’acqua e lo usò costruire 100 chiese.
come zattera. La novantanovesima chiesa (ora Oratorio di San Lorenzo)
Con l’aiuto del suo bastone si traghettò fin sull’isola e con fu costruita a Gozzano da Giuliano, mentre Giulio decise di
solo l’uso della parola, scacciò le creature malvagie e le costruire la centesima sull’isola e di farne la sua tomba (le
confino in un luogo inaccessibile del Monte Camosino. sue spoglie sono tuttora conservate nella Basilica).
Barbara Lamboley Photography
Sulla riva opposta a Orta San Giulio, a più di 600 metri di 1730 e il 1748 e completato negli anni a seguire.
altezza, si erge il Santuario della madonna del Sasso, che La realizzazione va riferito al benefattore Pietro Paolo
dal vasto piazzale antistante, si gode uno spettacolo di rara Minola, un boletese arricchitosi a Milano con un laboratorio
bellezza sul Lago d’Orta. per la fabbricazione di calzature.
La chiesa poggia sulle pareti scoscese di roccia granitica, La chiesa è in stile barocco, a croce greca, con un’unica
dove, nei secoli scorsi, gli scalpellini della zona hanno grande navata e tre altari.
esercitato il loro durissimo e pericoloso lavoro nelle cave Il complesso è stato restaurato nel 1998.
che furono chiuse definitivamente nel 1978.
Anche questo luogo di culto, le leggende che si tramandano
In questo luogo, esisteva in precedenza una piccola chiesa sono davvero tante.
di probabile origine romanica, della quale oggi non esistono Il piazzale, ad esempio, nel lontano XVI secolo era chiamato
più tracce materiali perchè cancellate dalla presente “il prato della tela” poiché le donne del paese, nelle giornate
costruzione settecentesca. più calde, si recavano lì per candeggiare le loro tele fatte in
L’attuale complesso, composto dalla chiesa, dalla torre casa.
campanaria e dalla casa eremitale, venne edificato tra il
In seguito ad un tragico avvenimento, sulla roccia venne per aiutare la moglie che però, spaventata, si lasciò cadere
eretta la Cappella dedicata a Maria Addolorata nello stesso nel vuoto.
suolo dove oggi sorge il Santuario.
Un’altra leggenda, infatti, racconta della morte di una donna Il Santuario oggi non è solo meta di pellegrinaggio, ma
di Pella, un paesino poco distante da Boleto, dopo un litigio anche un luogo perfetto per coloro che vogliono godere di
con il marito. un panorama unico su tutte le vallate limitrofe, tanto che il
Il consorte, furioso per un presunto tradimento della donna, piazzale del Santuario è conosciuto ai turisti anche con il
la spinse giù dal dirupo, ma, per miracolo, la donna riuscì ad nome di “balcone del Cusio”, da dove si possono effettuare
aggrapparsi ad uno sperone di roccia. scatti dell’isola di San Giulio e Orta San Giulio da una
Pentitosi del gesto, poi, il marito decise di tornare indietro prospettiva diversa dal solito.
L’isola di San GIulio, famosa per il suo Monastero si trova Dopo San Giulio l’isola e la riviera furono teatro di svariati
al largo della località di Orta San Giulio e si raggiunge in assedi.
traghetto.
Scavi archeologici sull’isola hanno dimostrato che l’isola Sull’isola fu costruito un castello, sulle cui rovine dell’antico
fu abitata dal neolitico fino a tutta l’età del ferro e da torrione fu poi edificato nel 1844 un seminario.
popolazioni celtiche prima dell’età romana. Dietro alla torre, su una spianata tagliata nella roccia
venivano eseguite le sentenze capitali.
È probabile quindi che San Giulio avesse scelto quel luogo,
un’isola con un bosco, tipico santuario dei Celti, proprio Il “muro della regina” recingeva lo scoglio racchiudendo il
per debellare le divinità pagane e convertire la popolazione castello.
della riviera. Il palazzo dei vescovi è situato vicino alla Basilica;
Da questo, il rifiuto dei pescatori celti di accompagnarlo la tradizione vuole sia sorto sulle rovine del palazzo
fino all’isola, timorosi di compiere un sacrilegio. abitato dai duchi longobardi. Il seminario nel 1973 è
Il drago in realtà viene raffigurato nei diversi affreschi stato convertito in un monastero di suore benedettine di
all’interno della Basilica come un serpente e rappresenta clausura (Monastero “Mater Ecclesiae”), che si dedicano a
il “Diavolo” ovvero il Paganesimo. “lavori manuali ed all’ospitalità spirituale”.
La vertebra invece è probabilmente appartenuta ad una Da qui il nome “L’Isola del Silenzio”.
balena, portata ad Orta per avvalorare la leggenda e
fortificare la fede dei fedeli cristiani.
BOUCHONS
ISOLA SAN GIULIO
Barbara Lamboley photography
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Se non entri in
un hutong, non
conosci Pechino
Iuri Camilloni
Paolo Buccheri
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