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GF43

Giroinfoto Magazine n. 43 di maggio 2019 presenta un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze fotografiche. Il numero include reportage sulla Namibia, in particolare sul deserto del Namib e la Dead Vlei, descrivendo le emozioni e le sfide di un viaggio fotografico in questa regione unica. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica e la valorizzazione del territorio, invitando appassionati a contribuire con i propri articoli e fotografie.

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Giroinfoto Magazine n. 43 di maggio 2019 presenta un progetto editoriale dedicato alla fotografia e ai viaggi, offrendo uno spazio per la condivisione di esperienze fotografiche. Il numero include reportage sulla Namibia, in particolare sul deserto del Namib e la Dead Vlei, descrivendo le emozioni e le sfide di un viaggio fotografico in questa regione unica. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica e la valorizzazione del territorio, invitando appassionati a contribuire con i propri articoli e fotografie.

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N.43 - 2019 Maggio [Link].

com
N. 43- 2019 | MAGGIO, Gienneci Studios Editoriale. [Link]

FORTE DI FENESTRELLE
LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE

NAMIB DESERT FORTE DI FENESTRELLE GRAND MOSQUE


NAMIBIA LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE ABU DABI
Di Sergio Agrò Band of Giroinfoto Di Monica Gotta

Photo cover by Sergio Agrò


WEL
COME

43
[Link]
MAGGIO 2019
3
la redazione | Giroinfoto Magazine

Benvenuti nel mondo di


Giroinfoto magazine ©

Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’out-door, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.

È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle belelzze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.

Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.

Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.

Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 43


LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente

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ANNO V n. 43 giroinfoto magazine
20 Maggio 2019

DIRETTORE RESPONSABILE Manuel Monaco comprovata autorizzazione del titolare dei


ART DIRECTOR Mariangela Boni diritti.
Giancarlo Nitti
CAPO REDAZIONE LAYOUT E GRAFICHE MEDIA PARTNER
Paolo Buccheri Gienneci Studios Instagram
SEGRETERIA DI REDAZIONE E RELAZIONI @Ig_piemonte @ Ig_valledaosta
Margherita Sciolti PER LA PUBBLICITÀ: @Ig_lombardia_ @ Ig_veneto @ Ig_liguria
CAPI SERVIZIO Gienneci Studios, Via [Link], 135
Giancarlo Nitti Milano - 20086 Motta Visconti. @cookin_italia
info@[Link] - hello@[Link]
REDATTORI E FOTOGRAFI SKIRA Editore
Giancarlo Nitti DISTRIBUZIONE:
Redazione Gratuita, su pubblicazione web on-line di
Monica Gotta [Link] e link collegati.
Reporter
Sergio Agrò CONTATTI
Reporter email: redazione@[Link]
Informazioni su [Link]:
Band Of Giroinfoto - Torino [Link]
Annamaria Faccini hello@[Link]
Barbara Lamboley
Barbara Tonin Questa pubblicazione è ideata e realizzata da
Cinzia Carchedi Gienneci Studios Editoriale.
Daniele Colangelo Tutte le fotografie, informazioni, concetti, testi
Fabrizio Rossi e le grafiche sono di proprietà intellettuale
Gianluca Colangelo della Gienneci Studios © o di chi ne è fornitore
Lorena Cannizzaro diretto(info su [Link]) e sono tutelati
Floriana Speranza dalla legge in tema di copyright. Di tutti i
Giancarlo Nitti contenuti è fatto divieto riprodurli o modificarli
Maddalena Bitelli anche solo in parte se non da espressa e
52
INSIDE
Giroinfoto Magazine

43
10

108
66
28
Indice
NAMIB
82
10 Namibia
A cura di Sergio Agrò

SOLFERINO
28 Food Tour
Band Of Giroinfoto

URBEX
52 Chiesa Blu
A cura di Urbex Team Old Italy

FOTO EMOZIONI
66 SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE
Abu Dabi
114 Questo mese con:
A cura di Monica Gotta Valentina Cipolla
Kristina Szajkoova
LA GRANDE MURAGLIA Ciro Schiavone
82 PIEMONTESE Davide Gambino
Il Forte di Fenestrelle Alessandro Braconi
Band Of Giroinfoto Daniele Passaro

IL CENACOLO
108 Maurizio Galimberti
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REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate

E' con orgoglio che Copertura degli articoli sui continenti


pubblichiamo le sta-
tistiche e i volumi qui
presenti relativi alle
analisi aggiornate al
mese di:

Maggio 2019
151 42 8 28 19 1
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10

A cura di Sergio Agrò

CONTRASTO DI COLORI ED EMOZIONI

NAMIB DESERT
Giroinfoto Magazine nr. 43
11

Sergio Agrò Photography

Ricordo ancora bene il momento in cui mi sono ritrovato a bocca


aperta mentre guardavo la televisione: era una serie televisiva
sulla fotografia ed in quel momento parlavano della Namibia ed in
particolare della Dead Vlei.

Ho sempre pensato che fossero delle elaborazioni al computer, tutte quello foto minimali
con gli alberi secchi e il contrasto dei colori: bianco, arancio e blu.
Invece mi sbagliavo, quel luogo esiste veramente ed era giunto il momento di andare a
realizzare il mio sogno fotografico.

Giroinfoto Magazine nr. 43


12 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Come tutti i miei viaggi fotografici ho organizzato in


solitaria anche questo: volo, noleggio fuoristrada
4x4, sistemazione in campsite e bed & breakfast.

Oggi è davvero molto semplice organizzare un viaggio


che, fino a qualche anno fa era impensabile, sia per la
difficoltà di raggiungere la meta sia per i costi.
Il viaggio in Namibia è stato davvero un viaggio
dalle emozioni uniche, oggi voglio raccontare la mia
esperienza fotografica nel cuore della Namibia, nel suo
deserto: il Namib.

Lo stato africano sud-occidentale prende il nome proprio


dal suo deserto.
Il Namib è il deserto più antico del mondo e oltre
80 milioni di anni fa iniziò il suo processo di
desertificazione.
Il deserto del Namib oltre ad essere molto vasto, da nord
a sud la sua estensione è di circa 1300 chilometri (quasi
come il nostro Paese), regala diversi paesaggi, passando
da zone aride, alle montagne rocciose fino ad arrivare
alle famose
dune sabbiose con il loro tesori fotografici nascosti.

Dalle emozioni che regala non è difficile intuire perché


il Namib è un bene protetto dall'UNESCO.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 13

Il mio viaggio in Namibia inizia dalla capitale e la prima destinazione


ovviamente è la Dead Vlei.

Prima di arrivarci si passa per un luogo dove è d'obbligo fermarsi.


Solitaire ha una storia abbastanza recente e molto poetica.
A metà del secolo scorso un olandese acquistò questi terreni nel mezzo
del deserto del Namib, per farci un allevamento e con il tempo, fermarsi
a Solitaire è diventata un'abitudine e una tappa per i viaggiatori: un
rifornimento, una sistemazione per una notte ed una riparazione alle proprie
auto.

Oggi di quel Solitaire sono rimaste qualche auto d'epoca ancora incastrate
nella sabbia, una specie di museo a cielo aperto, e la famosa torta di mele
fatta ancora con l'antica ricetta olandese; ma soprattutto di Solitaire resterà
proprio il suo nome, dato dalla moglie dell'olandese, proprio ad indicare un
mix tra il "solitaire" inteso come diamante e come la solitudine del posto,
come luogo di silenzio e riflessione.

Non faccio in tempo a lasciare Solitaire che subito l'adrenalina di arrivare a


Sossusvlei e quindi alla Dead Vlei prende il sopravvento.
Lascio quindi la parte arida e rocciosa del deserto del Namib e mi dirigo
verso quella sabbiosa.

Durante il viaggio fantasticavo su come si potesse presentare agli occhi la


Dead Vlei, pensavo fosse il classico posto dove si arriva, parcheggi l'auto
e davanti a te c'è lo spettacolo, ma un tesoro così prezioso non si può
concedere così facilmente agli occhi di tutti e quindi sapevo che avrei avuto
qualche difficoltà.

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


14 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Giungo così a Sesriem, ed entro nel "Namib-Naukluft National


Park", da qui si comprendono bene le distanze in Namibia, per
arrivare alla Dead Vlei bisogna percorrere ancora 70 km, ma
prima bisogna fermarsi più o meno al km 45, senza troppa
fantasia ecco spiegato il nome della famosa Duna 45.

Questa duna è incantevole da fotografare sia alle prime ore


del giorno che verso il tramonto quando il lato in ombra e
quella in luce vanno in contrasto tra di loro, non per niente è
considerata la duna più fotografata al mondo.
Non mi soffermo più di tanto e arrivo al km 65.

Qui finisce la strada asfaltata ed inizia quella più emozionante,


la strada non esiste più e per 5 km davanti avrò solo la sabbia
finissima del deserto del Namib, quindi innesto il 4x4, regolo
la pressione delle gomme e con marcia costante percorro gli
ultimi 5 km, vietato sbagliare.

Questi ultimi km non sono indicati da cartelli, come non è


segnato dove fermarsi per raggiungere la famosa Dead Vlei,
ma io lo so, parcheggio la macchina sulla sabbia e percorro
l'ultimo km a piedi in direzione della Dead Vlei.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 15

Giroinfoto Magazine nr. 43


16 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Non basta un articolo per descrivere l'emozione di essere a pochi metri dalla Dead Vlei, ricordo il
caldo torrido, 38-39 gradi, il sole che scottava e la sabbia rovente ai miei piedi, in questo scenario
correvo verso la Dead Vlei.

Non lo so, ma era come se qualcuno mi guidasse verso la mia meta.


Quando supero l'ultima duna ecco davanti a me la Dead Vlei.

Il silenzio di una bellezza unica al mondo.


Mi dirigo verso il centro della Dead Vlei, mi fermo e mi ritrovo circondato a queste "ballerine", è
proprio questo che si pensa quando si è circondato dagli alberi di acacia che sembrano danzare,
movimenti curvi in contrasto con le linee dell'orizzonte, il contrasto si avverte anche nel colore nero
degli alberi con i colori azzurro, arancio e bianco dello sfondo.

Non voglio annoiare nessuno con la storia della formazione della valle ma voglio solo condividere
l'emozione di essere, in quell'istante, l'unica persona nella Dead Vlei, ed è stato questo a rendere
ancora più magico il momento in cui ho realizzato il mio sogno fotografico.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 17

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


18 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Il deserto del Namib offre nei suoi paesaggi, molti altri tesori; se il caldo non è troppo eccessivo e il
fisico lo permette si possono scalare le dune più altre del mondo:

Big Daddy e Big Mama (oltre 300 metri di altezza) e una volta arrivati in cima dopo aver camminato
sulla finissima sabbia rossa del Namib il paesaggio regala emozioni uniche.
In questa zona sabbiosa del deserto non si deve pensare che sia privo di vita, tutt'altro!
Non è difficile vedere delle antilopi come lo Springbok ed Oryx (quest'ultimo simbolo della Namibia e
presente nella Bandiera Nazionale) all'ombra di alberi e gli stessi alberi crescere in mezzo alla sabbia
del deserto, questo rende ancora più magico questa zona del Namib.

Tanto bello di giorno il deserto quanto


bello di notte, io non consiglio a nessuno di
essere in mezzo alle dune di notte, ma se ci
si allontana di pochi metri dal campsite o
dai lodge si può osservare ad occhio nudo
un cielo pieno di stelle che difficilmente si
dimentica.

La via lattea è davvero impressionante sia


per la quantità di luce che di stelle che si
possono vedere.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 19

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


20 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Riprendo così il mio viaggio nel deserto del


Namib dirigendomi a nord, cercando due
preziosi gioielli della natura e in questo caso
della storia.

Il primo obiettivo sono le "Petrified forest".


Si tratta di alberi e nello specifico di sequoie,
che avevano un'età di circa 300 anni ed alte
anche 45 metri.

Circa 280 milioni di anni fa, per via dei


movimenti della crosta terrestre e dei
vulcani, queste sequoie si sono fossilizzate
arrivando successivamente in superficie
e rotolando dalla montagna; è davvero
impressionante vedere come quello che si
osserva in realtà non sia legno ma bensì
pietra, appunto dei fossili.

Resto molto meravigliato da questo


spettacolo della natura ma molto di più
e non solo per il nome, dal sito chiamato
Twyfelfontein.

In questo luogo protetto dall'UNESCO


troviamo oltre 2000 incisioni e disegni
rupestri risalenti dall'età della pietra,
all'incirca 8000-5000 a.c. la famosa Dead
Vlei, ma io lo so, parcheggio la macchina
sulla sabbia e percorro l'ultimo km a piedi in
direzione della Dead Vlei.

Sulle pietre di arenaria gli abitanti di


allora dipinsero scene di caccia e di vita
quotidiana, è interessante vedere come si
notano tutti gli animali anche quelli non
terrestri.

L'incisione che mi ha più colpito è stata


quella denominata "blackboard" che in
italiano si traduce come lavagna; ed è
proprio la lavagna di una scuola, dove il
"maestro" attraverso i disegni delle impronte
degli animali insegnava agli studenti come
distinguere gli animali pericolosi dai non.

Era impressionante vedere come tra


queste impronte ci fosse disegnato anche
l'impronta di un piede umano, di sicuro un
umano moderno.
Il deserto del Namib è davvero emozionante,
fatto d'immensi spazi vuoti e anche da
piccoli preziosi tesori che bisogna cercare
tra le rocce e le sabbie che lo caratterizzano.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 21

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


22 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 23

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


24 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Mi dirigo verso nord e dopo aver attraversato


il Tropico del Capricorno (dove è d'obbligo uno
scatto) continuo il mio viaggio in Namibia, ed
incontro un gruppo di Himba.

Gli Himba sono un popolo di pastori nomadi che


vivono a stretto contatto con la natura e le donne
sono caratterizzate da una capigliatura molto
originale fatta polverizzando una pietra rossa.

Mi fermo e chiedo loro il permesso di poter


scattare delle fotografie, una madre giovane ed
il suo piccolo bambino si prestano ai miei scatti
fotografici.

I loro sguardi mi avevano letteralmente


ipnotizzato.
Oggi sono certo di una cosa: non so se e quando
finirà, ma so esattamente quando è iniziato il
famoso mal d'Africa.
In quel momento! nell'esatto istante in cui
ho fatto click ed i loro sguardi sono restati
per sempre impressi nella mia fotografia, ma
soprattutto nella mia anima.

Ancora ad oggi guardo le loro espressioni ed


ogni volta mi trasmettono delle emozioni, le
stesse emozioni che ho vissuto lungo il mio
viaggio nel deserto del Namib.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 25

Sergio Agrò Photography


Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


26 R E P O RTA G E | NAMIB DESERT

Sergio Agrò Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | NAMIB DESERT 27

NAMIB DESERT
CONTRASTO DI COLORI ED EMOZIONI

Giroinfoto Magazine nr. 43


28 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Solferino
History and Food Tour

S
A CURA DI BAND OF GIROINFOTO GIANCARLO NITTI ADRIANA OBERTO E LORENA CANNIZZARO

Solferino è una cittadina in provincia di Mantova


arroccata sulle pendici moreniche del Lago di
Garda, al confine con la provincia di Brescia e a
breve distanza da Verona.

Il suo nome è legato nella nostra memoria


collettiva alla celebre e decisiva battaglia di
Solferino e San Martino, che tanti morti lasciò sul
campo e dalle cui conseguenze nacque l’idea della
croce rossa.

Le sue origini però sono più antiche: il luogo era


abitato già nel III millenio a.C. In periodi più recenti
vi si insediarono gli Etruschi, poi i Celti ed in
seguito i Romani. La città divenne famosa sotto i
Gonzaga, che ne fecero signoria e vi costruirono il
proprio castello.

In collaborazione con il Comune È così che Solferino diventa un luogo colmo di


e la Proloco di Solferino, Cookin storia, cultura e tradizioni, dove le visite diventano
Italia, IG Mantova, Carpediem B&B, davvero moltissime, a partire dalla Piazza Castello,
il 27 e 28 Aprile si è svolto l'evento alla Rocca ai diversi musei, architetture e luoghi di
annuale di promozione del territorio interesse.
e dei prodotti gastronomici locali
"Solferino Food Tour". Proprio per questo, la Pro Loco territoriale, ha
predisposto un percorso che li riunisce tutte,
Un percorso di storia e tradizioni chiamandolo
locali che caratterizzano le terre QUATTRO PASSI NELLA STORIA
mantovane protese verso il lago di Un itinerario su sentieri e colline di Solferino
Garda che furono teatro di battaglia segnalato da 7 bacheche poste in punti strategici
nella seconda guerra d'indipendenza dell’abitato e dei dintorni.
del 24 giugno 1859.
E’ l’occasione per camminare sull’altopiano
morenico di questa zona, passeggiare attraverso
ITALIA
i vigneti e godere del panorama che si apre verso
il lago di Garda e la pianure di San Martino, altro
Norcineria La Torretta da Valentina luogo di battaglia.
Garda Slow & More

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 29

Adriana Oberto
Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


30 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 31

Piazza Castello
La piazza dove sorgeva l'antico castello eretto nel secolo XI, poi modificato dal principe Orazio Gonzaga che lo
trasformò nella propria residenza, è una vasta terrazza da cui si può ammirare il dolce paesaggio delle colline.

Si accede alla piazza passando sotto un arco, un Del vecchio castello sono rimaste, sopravvissute al
tempo sormontato da una torre con ponte levatoio, tempo, ma soprattutto alle battaglie del 1796 e 1859,
di forma rettangolare, cinta ancora in parte da mura la Torre di Guardia, chiamata anche torre civica, con la
merlate; la piazza è chiusa a destra da una cortina di caratteristica cupola ogivale di gusto orientaleggiante,
case, mentre a sinistra una bassa muraglia permette di sede di numerose esposizioni durante il periodo estivo,
godere dell’ampio panorama che arriva sin oltre il lago e la Chiesa di San Nicola, al centro, che ha subito negli
di Garda. anni radicali trasformazioni.

Lorena Cannizzaro Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


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Adriana Oberto Photography

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Giroinfoto Magazine nr. 43


34 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 35

La Rocca
La Rocca di Solferino, conosciuta anche come Spia d'Italia è un edificio storico di Solferino, situato in posizione
sopraelevata rispetto alla piazza del castello e all’abitato originario.

È stata eretta nel 1022 sulla sommità del colle (206 m Al piano terra della torre, approntato a museo, sono
s.l.m.). collocati cimeli, quadri ed armi della seconda guerra
Questa altura rappresenta il punto più elevato della d'indipendenza, in particolar modo quelli relativi alla
provincia di Mantova. battaglia di Solferino.
Nel 1315 la Rocca venne acquistata da Rinaldo Tra i cimeli relativi a questo scontro è esposto il busto
Bonacolsi, detto "Passerino", signore di Mantova. del generale francese Charles Auger, morto per le ferite
Cristierno Gonzaga, marchese di Solferino, la restaurò riportate in questa battaglia.
nel 1611.
Una rampa in legno conduce alla sommità dove è
Acquisì nel tempo valenza strategica per la sua possibile ammirare la vicina torre monumentale di San
posizione geografica che le valse nel Risorgimento Martino della Battaglia e il panorama delle campagne
l'appellativo di "Spia d'Italia": fino al 1866 il confine di circostanti e del lago di Garda; lungo il percorso
stato tra Regno d'Italia e Impero austriaco passava che conduce alla terrazza superiore è collocata una
infatti poco lontano da questa fortezza. raccolta documentale relativa alla storia dell'edificio
e alla zecca di Solferino, che era attiva ai tempi dei
Nel 1866, in seguito alla terza guerra d'indipendenza, Gonzaga.
perse questa funzione per l'annessione del Veneto
all'Italia. La sala che introduce alla terrazza panoramica è
Fu teatro della sanguinosa battaglia di Solferino del chiamata "Sala dei Sovrani" perché sulle sue pareti
24 giugno 1859, scontro armato della seconda guerra sono appesi due dipinti che raffigurano Vittorio
d'indipendenza, durante la quale si affrontarono Emanuele II e Napoleone III, ovvero i due monarchi che
gli eserciti franco-piemontese ed austriaco, che si comandarono l'esercito franco-piemontese.
contesero il controllo della Rocca.
La Rocca, dopo un periodo di abbandono, subì Sulla sommità della Rocca sventola una bandiera
importanti restauri nel 1870, quando diventò un italiana. La Rocca, che è alta 23 metri, è inserita in un
museo. Venne restaurata nuovamente nel 2011 in grande parco pubblico.
occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia.

Giancarlo Nitti Photography

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36 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 37

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 39

L' Ossario
I caduti della battaglia di Solferino rimasero a lungo sul campo di battaglia e vennero in seguito sepolti in fosse
comuni.

Le loro ossa vennero recuperate e riposano nell'ossario A sinistra dell'ossario è collocato un busto di bronzo
di Solferino, un ossario monumentale che si trova nei che raffigura Napoleone III, mentre a destra è situato
pressi del Museo del Risorgimento di Solferino e San un piccolo monumento funebre che ricorda il generale
Martino e non lontano dalla Rocca di Solferino, dal francese Charles Auger, morto per le ferite riportate
quale è facilmente visibile. nella battaglia di Solferino.

È ospitato all'interno della chiesa di San Pietro in All'ingresso dell'ossario sono posizionati i busti dei
Vincoli, la più antica del comune, in seguito convertita cinque generali francesi che perirono nella seconda
in ossario. guerra d'indipendenza.
Raccoglie 1.413 teschi e le ossa di 7.000 caduti dei
tre eserciti che il 24 giugno 1859 si affrontarono nella La facciata dell'ossario è impreziosita da due mosaici
sanguinosa battaglia di Solferino. che rappresentano San Pietro e il Cristo Redentore;
sopra queste opere artistiche è collocata una statua
L'ossario di Solferino si raggiunge percorrendo un viale della Madonna.
fiancheggiato da cipressi.

Adriana Oberto Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


40 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Adriana Oberto Photography

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 41

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42 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

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Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 43

La Battaglia
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) fu combattuta fra l'esercito austriaco e quello francese durante la
seconda guerra di indipendenza nel contesto della battaglia di Solferino e San Martino, alla quale parteciparono
anche i soldati dell'esercito piemontese.

Dopo la sconfitta a Magenta, l'esercito austriaco di Cavriana, ma non sui colli di San Martino, ove la
si ritirava verso est, inseguito dall'esercito franco- battaglia cessò soltanto a sera.
piemontese.
Lo stesso Francesco Giuseppe venne personalmente in Lo scontro fu così feroce e cruento che l'esercito
Italia per prendere il comando delle truppe, rimuovendo vincitore non ebbe la forza di inseguire quello sconfitto
dall'incarico il generale Gyulai, considerato colpevole in fuga, il quale riparò oltre il Mincio.
della sconfitta precedente. I morti totali nello scontro armato citato assommarono
a ben 11.000 soldati, a cui si aggiunsero 29.000 feriti.
Il mattino del 23 giugno le armate austriache fecero
dietro-front per contrattaccare lungo il fiume Chiese.
Allo stesso tempo Napoleone III ordinò l'avanzata
delle sue truppe e così gli eserciti avversari vennero a
scontrarsi in luoghi del tutto imprevisti.
Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe
piemontesi combattevano con l'ala destra dell'esercito
austriaco, l'esercito francese si scontrò a sud, più
precisamente a Solferino (a metà strada fra Mantova e
Brescia), con il grosso delle truppe nemiche: entrambe
le parti non si aspettavano assolutamente di trovarsi di
fronte l'intero esercito nemico.

La battaglia si sviluppò caoticamente lungo un fronte


di 15 km, finché, nel primo pomeriggio, le truppe
francesi sfondarono il centro di quelle austriache.
I combattimenti proseguirono ancora nel pomeriggio
inoltrato attorno a Solferino, Cavriana e Guidizzolo,
sino a quando un violento temporale interruppe la
lotta (iniziata alle prime luci del giorno), nei pressi

100Ème de ligne
"100ÈME de ligne" è nata nel 2009 in occasione del 150° anniversario della II guerra per l'indipendenza d'Italia.

Ideata da un gruppo di appassionati con alle spalle La scelta di creare il n°100 come reggimento di
molti anni di esperienza di rievocazione storica, la sede fanteria di linea è dovuta a varie considerazioni:
si trova a Castel Goffredo (MN) dove la mattina del reperti originali del reggimento rinvenuti nel territorio
24 giugno 1859 vi furono le prime "scaramucce" della tra Medole e Solferino, fonti originali come fotografie
famosa battaglia di Solferino e San Martino. del 100° regimento di linea e documentazioni varie.
Attualmente il gruppo è composto de circa 20 persone.
Il gruppo partecipa attivamente agli eventi in ambito
nazionale relativamente al periodo risorgimentale
(1854-1870).

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44 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Giancarlo Nitti Photography

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 45

Il Museo
Il Museo del Risorgimento di Solferino e San Martino è uno spazio espositivo situato a Solferino, in provincia di
Mantova, e dedicato al Risorgimento, con particolare attenzione ai reperti legati alla battaglia di Solferino e San
Martino.

Lo stesso museo, ha una sede distaccata nel vicino presa di Roma.


centro abitato di San Martino della Battaglia, frazione Il percorso espositivo è guidato da didascalie che
di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia. spiegano gli eventi. Reperti della battaglia sono anche
esposti nella Rocca di Solferino.
È stato fondato nel 1931 a Solferino dalla "Società
di Solferino e San Martino", organizzazione nata nel Le esposizioni comprendono documenti originali
1870 con l'obiettivo di ricordare i caduti nella celebre dell'epoca, stampe e disegni, una vasta raccolta
battaglia. iconografica, divise militari, armi, cannoni e altri tipi di
Le premesse alla costituzione del museo si ebbero nel cimeli.
1870, con la realizzazione dell'ossario di Solferino.
La collezione è poi completata dai reperti legati alla
I reperti conservati nella sede museale di Solferino battaglia, con particolare attenzione ai cimeli che si
coprono cronologicamente l'intero Risorgimento e riferiscono alla fase dello scontro armato combattuta
sono databili dal 1796, anno della prima discesa di a Solferino.
Napoleone Bonaparte in Italia, al 1870, anno della

Adriana Oberto Photography

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46 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

Henry Dunant
Lo svizzero evangelico Henry Dunant giunto il giorno della battaglia, vista la terribile carneficina e l'impotenza di
fronte alla disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi, rimase fortemente impressionato.

Agì quindi per organizzare un minimo di attività di In seguito scrisse e pubblicò a sue spese il libro
assistenza, che venne data mediante il trasporto dei “Un souvenir de Solférino” e fondò la Croce Rossa
feriti presso il duomo di Castiglione delle Stiviere e lì, Internazionale.
con l'aiuto della popolazione, specialmente femminile, Per la sua attività e le sue idee venne insignito del
vennero prestati soccorsi a tutti, senza riguardo alla primo Premio Nobel per la Pace, nell'anno 1901.
divisa indossata, avendo come riferimento il motto Il memoriale della Croce Rossa fu realizzato nel 1959
"Tutti Fratelli". in occasione delle celebrazioni del centenario della
battaglia.

Giancarlo Nitti Photography

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Adriana Oberto Photography

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48 R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR

A PROPOSITO DI

Elvezia e Sbrisolona
Durante il Solferino Food Tour, gli assaggi sono stati 02 SBRISOLONA
offerti dalla Pasticceria Arcobaleno, che ha voluto Un vero e proprio simbolo della pasticceria mantovana,
sfoggiare tre tipiche torte della tradizione locale. chiamata anche Sbrisolina o Sbrisulada, deve il nome
proprio alla sua friabilità, alle “brise” o briciole grandi
01 ELVEZIA e piccole che si formano quando viene
La Torta Helvetia (o Elvezia) è considerata uno dei più spezzata per fare le porzioni.
deliziosi dolci dell'area mantovana. La Sbrisolona, infatti, non si taglia,
Tra dischi di pasta sovrapposti di mandorle tritate, ma si spezza con le mani.
albumi montati a neve e zucchero, vi sono strati di Un dolce da forno che nella ricetta tradizionale
creme di burro e zabaione. prevede pari quantità di farina bianca, di farina gialla
I mantovani rivendicano la paternità dello zabaione, e di zucchero.
in quanto la più antica ricetta conosciuta è quella del Fra gli ingredienti vi sono inoltre mandorle, burro, uova,
cuoco di corte dei Gonzaga. lievito e, a volte, marsala.
L’Helvetia è una torta di pasticceria, ideata dalla La ricetta risale a prima del Seicento, quando arrivò
famiglia di pasticceri svizzeri dei Grigioni Putscher, alla corte dei Gonzaga.
che avevano aperto i loro negozi a Mantova alla fine Nelle trattorie, solitamente, viene servita con un
del Settecento e avevano voluto dedicare questo dolce bicchierino di grappa, che per contrasto ne aumenta
alla loro nazione. la dolcezza.

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R E P O RTA G E | SOLFERINO HISTORY AND FOOD TOUR 49

A PROPOSITO DI

Solferitivo
L'aperitivo autoctono ideato e servito dal Chiosco di
Solferino, ormai famoso per la sua invenzione che
vanta nel colore e negli ingredienti, tutta l'espressione
del territorio.

È una rivisitazione del conosciuto Spritz, ma con


ingredienti tutti a km 0, uniti in un colore "Rosso
Solferino" dal gusto esplosivo.

LA BASE
La base è il Lugana, il vino bianco locale
delle zone
Moreniche dal colore brillante e di grande
freschezza, struttura e varietà di aromi.

IL COLORE
Per il suo gusto deciso, ma soprattutto per
il suo colore, viene inserito il succo di mirtillo
che viene diluito fino a raggiungere la giusta
tonalità di rosso dall'Aperol.

Si completa con molto ghiaccio e seltz


incastrando una fettina di limone
sul bicchiere.

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Segui l'hub cookin_italia su Instagram


con i suoi canali regionali e tematici.

L'espressione della cucina


italiana in immagini piene di
colori e idee per viaggiare con
il gusto.

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B E D & B R E A K FA S T

Nel centro storico di Solferino, in una posizione tranquilla, nel mezzo dei principali paesi delle Colline Moreniche il Bed & Breakfast
dispone di tre camere luminose e accoglienti, arredate con cura e dotate di bagno privato e di tutti i comfort.
Vi accogliamo calorosamente offrendo ospitalità e cortesia in un ambiente familiare con una colazione a buffet con prodotti locali
e genuini da gustare in terrazza godendoviu na magnifica vista.
Amiamo il nostro territorio e vi accompagniamo alla scoperta della zona fornendo informazioni e consigli utili.
Cogliete l’attimo e lasciativi sorprendere da un soggiorno indimenticabile.

[Link]

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52 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

A C U R A D I U R B E X T E A M O L D I T A LY Instagram urbexteam_olditaly

La Chiesa Blu, così chiamata per i favolosi giochi


di luce dati dal riflesso delle vetrate di colore blu
al suo interno, fa parte di un seminario gesuita
completamente abbandonato.

Una chiesa sperduta nel nulla, di cui gli esploratori


urbex tengono segreto il luogo.

Un’atmosfera da fiaba per uno dei segreti italiani.

LA CHIESA BLU

Nel mezzo di un piccolo bosco, al termine di un Percorrendo la navata centrale, l’unica appunto,
piccolo vialetto costeggiato da grandi alberi un si arriva sotto il grande crocefisso sospeso
tempo rigogliosi, si trova una piccola chiesa, sull’altare.
collegata ad un seminario, entrambi abbandonati.
Nessuna statua particolare, nessun ornamento.
L’esterno è quello classico, che potrete Una chiesa semplice nel suo blu ultraterreno.
riconoscere in molti edifici di epoche simili. Minimi i danni causati dal passare degli anni,
Ciò che lascia senza fiato è l’interno che rivela quasi come se per questa bellissima e unica
un'atmosfera quasi magica ed incantata. chiesetta il tempo si fosse fermato.
Leggenda urbana, edifici abbandonati, lasciati
Entrando nella piccola chiesetta infatti vi troverete a se stessi, le indagini sono condotte senza
catapultati in un atmosfera sinistra e del tutto asportare, imbrattare, provocare danni.
inusuale per un luogo sacro.
La luce che penetra dalle alte finestre crea
“rimbalzando” sulle antiche mura dei riflessi
bluastri.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 53

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54 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 55

Nel 1496 la notizia dell'apparizione della Madonna ad comitato costituito da abitanti del luogo.
una pastorella presso una quercia nei dintorni di Bettola Tra raccolte di firme e proposte di autofinanziamento si
determinò la nascita di un vastissimo e sentito culto sono offerti di gestire la struttura, creando un centro di
popolare: sul colle della visione vennero fondati una riposo per anziani.
chiesa ed un convento francescano.
Tuttavia i costi gravosi, le problematiche legali e i
Soppressa l'istituzione religiosa in epoca napoleonica problemi di accessibilità hanno reso inattuabile qualsiasi
il santuario rovinò rapidamente assieme al convento, tentativo di recupero.
adibito per un breve periodo a carcere. A questo quadro desolante si accompagna il rammarico
Solo nel 1954 venne costruita una nuova cappella di tanti ex allievi del San Luigi, che periodicamente fanno
sul luogo dell'apparizione, vicino a quel che resta del sentire la loro voce ricordando l’impostazione didattica e
convento. il calore umano incontrato nell’istituto.

La quercia e la statua mariana oggetto di culto sono oggi Senza temere di essere smentiti possiamo affermare che
conservate nel nuovo Santuario della Madonna della la chiesa blu è il soggetto urbex di tutti i tempi.
Quercia costruito nella piazza principale del paese. La sua notorietà ha fatto sì che molti di quelli che non
l’hanno esplorata, siano convinti sia una struttura a sé e
Attualmente la struttura è in vendita, ma visti gli ingenti non un elemento secondario di una struttura scolastica.
danni è difficile venga mai acquistata perché i costi per
la ristrutturazione sarebbero davvero molto alti. Fortunatamente nonostante il passare degli anni la
chiesa blu è riuscita a mantenere un buon livello di
La struttura apparentemente solida presenta grosse conservazione, ci auguriamo rimanga tale in attesa di un
crepe murarie. intervento di recupero.
Il tempo e l’incuria riservano al complesso un destino
di macerie a meno che non si decida di intervenire con
un’opera di recupero.
Sono stati formulati vari progetti, alcuni sostenuti da un

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56 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

La storia dell’Istituto San Luigi di Roncovero. Seminario Minore, poi fu affiancata dalla Scuola media
Fondato, come si legge in una targa marmorea posta il 2 paritaria con convitto che, sempre sotto l’egida dei Padri
dicembre 1981 sulla facciata della chiesetta, da Antonio Gesuiti, accolse ragazzi da Selva, Centenaro, Mareto,
Ghirardelli, classe 1866, Cavalier della Corona d’Italia, dal Pradovera, da Pontedellolio e da altre frazioni Valnuresi.
1914 al 1920 sindaco di Bettola.
Alle prese con la crisi delle vocazioni, nel 1984 i Gesuiti
Con il Cav. Luigi destinarono il loro patrimonio alla se ne andarono.
erezione del “Piccolo seminario” i fratelli Agostino e La struttura passò alla Diocesi di Piacenza che nel 1986
Caterina per un ammontare di 400.000 lire al quale si per una decina di anni l’affittò alla scuola di Polizia di
aggiunsero lasciti successivi. Stato.

I lavori per la costruzione iniziarono nei primi anni Fu la prima scuola ad ospitare le donne che si
Trenta su progetto dell’architetto Pietro Berzolla che arruolavano in polizia.
riuscì nell’impresa di edificare una struttura di notevoli All’epoca, Adamo Gulì - ex questore di Piacenza e, prima,
dimensioni armonicamente inserita nel paesaggio per 15 anni direttore della scuola - convinse il vescovo
naturale. Antonio Mazza a dargli il vecchio convento San Luigi a
La struttura funzionò per parecchi decenni come Roncovero di Bettola.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 57

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58 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

In un mese e mezzo lo rimise a posto, pronto per ospitare il


primo corso misto uomini-donne della storia della Polizia
italiana.
Era l'8 settembre del 1986 e anche le ragazze per la prima
volta, poterono indossare la divisa blu della Polizia di Stato.

Nel 1997 il complesso accolse circa ottanta profughi


albanesi in fuga dal loro paese.
Fu poi utilizzato come sede della comunità di recupero
Ceis in attesa della disponibilità della struttura di Justiano
(Vigolzone).
Nel 2001 la diocesi alienò Il complesso immobiliare
composto da fabbricato di tre piani fuori terra con

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 59

seminterrato, chiesa dedicata a San Luigi Gonzaga e


il circostante terreno di circa 24.570 mq, ad una ditta
rappresentata da un armeno di nome DolbaKhian.

Dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune il cambio di


destinazione d’uso presentando un progetto per una casa
di cura, la ditta dichiarò fallimento.

L’intera proprietà nel 2010 fu messa all’asta con base


512.000 euro.
Non trovò però acquirenti e così fu per le successive
tornate con il prezzo in considerevole calo.
Nel frattempo il degrado del fu “Istituto San Luigi” è in

continua e costante crescita: quello che non hanno fatto gli


agenti atmosferici lo hanno compiuto ignoti compiendo atti
vandalici, soprattutto all'interno.

Anche la piccola Chiesa presenta il logorio del tempo con


la facciata che mostra vistose crepe.
Nell’agosto dello scorso anno poi, veri o presunti satanisti
hanno lasciato scritte e simboli esoterici all’interno della
chiesa mai sconsacrata.

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60 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

L'URBAN EXPLORATION
Spesso abbreviata in URBEX o UE, tradotta letteralmente
dall'inglese come "esplorazione urbana", consiste
nell'esplorazione di strutture artificiali, spesso rovine
abbandonate o componenti poco visibili dell'ambiente
urbano.

La fotografia e la documentazione storica sono ingredienti


essenziali di questo hobby e anche se talvolta esso può
condurre allo sconfinamento su proprietà private, non è
questa la regola e comunque le intenzioni sono oneste.
L'Urban Exploration è anche comunemente indicata come
"infiltrazione"; tuttavia alcuni praticanti preferiscono limitare
tale denominazione alla sola esplorazione di siti attivi o
abitati.
Talvolta viene anche chiamata "speleologia urbana"
o "arrampicata urbana", a seconda dei luoghi visitati.
Esempi di questa attività sono l'esplorazione di palazzi
sia abbandonati che ancora abitati, di sistemi urbani di
drenaggio delle acque, di tunnel di servizio, di passaggi
sotterranei e simili.

Per sua stessa natura l'urbex comporta diversi fattori di


rischio, dai pericoli fisici veri e propri alla possibilità di
infrangere la legge con relative sanzioni sia pecuniarie che
penali.
In diversi paesi, infatti, alcuni comportamenti connessi
con l'esplorazione urbana possono violare leggi nazionali,
regolamenti locali e interpretazioni più o meno libere delle
normative contro il terrorismo, oppure possono essere
anche considerati forme abusive di accesso o lesioni della
privacy.

L'urbex col passare degli anni ha avuto una forte influenza,


sia sociale che politica. Questa disciplina mutandosi col
tempo è divenuta un impegno per segnalare, salvaguardare
e proteggere i luoghi urbani abbandonati sottraendoli al
completo decadimento.

Molti appassionati di questo tema cercano di valorizzare


questi ambienti e proporli alle piattaforme mediatiche
per far conoscere le meraviglie perdute dei propri paesi
e portando avanti anche progetti di sensibilizzazione e
raccolte fondi.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 61

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62 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

ORIGINI E DIFFUSIONE
Anche se la storia dell'Urban Exploration è abbastanza
recente (due secoli all'incirca), le sue origini vengono
fatte risalire al 3 novembre 1793, quando un leggendario
"esploratore" delle Catacombe di Parigi, Philibert Aspairt,
divenne celebre per la sua morte prematura in quella vasta
rete di gallerie sotterranee in cui si era smarrito.

Anche se la sua esistenza non è del tutto provata, Aspairt


(o colui il cui cadavere venne ritrovato undici anni dopo nel
sottosuolo parigino) è sepolto nel Grand Réseau Sud, sotto la
rue Henri Barbusse, presso il boulevard Saint-Michel.
Da allora quel luogo e le Catacombe in generale, nonostante
il divieto di accedervi senza autorizzazione, sono frequentate
soprattutto dai cosiddetti cataphiles ("amanti delle
Catacombe"), che ne hanno fatto un enorme spazio di incontri
e socializzazione.

La ben più recente popolarità dell'urbex fra il pubblico va


indubbiamente attribuita all'attenzione per il fenomeno
ottenuta sui media, per esempio con programmi molto seguiti
come Urban Explorers su Discovery Channel, Cities of the
Underworld su The History Channel o il reality MTV's Fear
su MTV ambientato in tipici luoghi abbandonati, oppure con
film come Urban Explorer, un horror-thriller che si svolge
nei sotterranei di Berlino, o After..., un thriller paranormale
con un gruppo di "esploratori urbani" nelle gallerie della
metropolitana di Mosca, oltre naturalmente agli articoli e le
interviste sui giornali.

In Italia Carlo Infante ha sviluppato dal 2010 una progetto di


esplorazione urbana supportata dall'interazione con diversi
dispositivi di comunicazione, che trova eco in nella piattaforma
Urban experience.

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64 R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU

È LEGALE L’URBEX? CHIARIAMOLO IN 10 PUNTI


Tratto da [Link]

1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.

3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.

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R E P O RTA G E | URBEX - LA CHIESA BLU 65

5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.

7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente

9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.

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66 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

SHEIKH
ZAYED ABU DHABI

GRAND
MOSQUE
A cura di Monica Gotta

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R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 67

UNA MIRIADE DI COLONNE BIANCHE


Quale appassionato di fotografia e viaggi non ha mai mira a rappresentare l'estetica dell'architettura islamica
visto un’immagine della Grande Moschea di Sheikh che può essere percepita in ogni angolo di questo grande
Zayed – la Grande Moschea Bianca? edificio.

Prima di partire ne ho viste moltissime e alcune molto Questa competizione, che si chiuderà a Luglio 2019,
belle, quasi da togliere il fiato. sostiene l'attività culturale che arricchisce notevolmente
Vederla dal vivo è decisamente un’altra cosa. gli Emirati Arabi Uniti in generale e Abu Dhabi in
E’ diventato uno dei luoghi del culto islamico più particolare.
fotografato e più famoso per la sua magnificenza e il suo Viene considerata un'iniziativa distintiva nel campo
splendore. della fotografia ed è uno dei più importanti concorsi di
fotografia e arti visive del mondo, sia a livello locale che
Chi, come me, ha visto fotografie di questo luogo internazionale con premi in denaro e di altra natura.
meraviglioso e decisamente “fotogenico”, sarà un Sappiate che ci sono altri concorsi fotografici degni di
piacere scoprire che il Centro della Grande Moschea interesse internazionale organizzati e patrocinati negli
di Sheikh Zayed organizza ogni anno il Concorso di Emirati Arabi Uniti.
fotografia Spaces of Light – Photography Award, che

Quando ci si avvicina al sito della moschea si vedono i La posizione geografica della moschea è strategica,
minareti e le cupole da una grande distanza. un'espressione simbolica, perché il luogo di sepoltura
Durante il tragitto in taxi si è intensificato il desiderio di di Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, primo Presidente
entrare in questo edificio. degli Emirati Arabi Uniti, si trova accanto alla moschea.

Dal Abu Dhabi Mall alla Grand Mosque ci vogliono circa Per capire cosa rappresenta la moschea bisogna
25 minuti di taxi, tutto il tempo per portare a coscienza comprendere chi è l’ideatore della moschea, Sheikh
che è giunto il momento di vederla con i miei occhi! Zayed. Infatti nella moschea si riflette la sua idea di arte,
cultura e religione.
Situata ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi
Uniti e, a testimonianza della visione del suo
fondatore, la Grande Moschea di Sheikh Zayed si
trova maestosamente all'ingresso dell'isola di Abu
Dhabi, distintamente visibile dai tre ponti principali che
collegano l'isola alla terra, il Maqta, il Mussafah e lo
Sheikh Zayed Bridge.

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68 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 69

Lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan (1918-2004) ha


lasciato svariate testimonianze di sé.
Dopo aver fondato gli Emirati Arabi Uniti, Zayed è riuscito
a modificare drasticamente la vita e il destino dei suoi
cittadini a livello economico, intellettuale e sociale.
Ha costruito un paese moderno e sofisticato
preservando la particolare identità culturale della sua
nazione.

Per lui, la tolleranza è la prova della vitalità di una


nazione e la prova della sua capacità di ottenere più
progresso.
Quindi per Sheikh Zayed, tutti i popoli, le razze, le
tribù e le nazioni di tutto il mondo sono uniti insieme
indipendentemente dalle differenze di colore e religione.

Il suo concetto di diversità è espresso nella Grande


Moschea di Sheikh Zayed. La moschea è il prodotto
“finale” della visione moderna, futuristica e unica di
Sheikh Zayed. Il padre degli Emirati Arabi Uniti ha
creato un monumento islamico, un centro per le scienze
islamiche e un emblema dei veri valori islamici.

SHEIKH
ZAYED
GRAND
MOSQUE
Giroinfoto Magazine nr. 43
70 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

L’inizio del progetto della Grande Moschea nasce alla


fine degli anni ’80 e la costruzione iniziò il 5 novembre
1996. La capacità massima è di circa 40.000-50.000
persone, di cui 7.000 nella sala di preghiera principale,
oltre a 1.500 in ognuna delle due sale laterali, di cui una
riservata alle donne.
Le sale di preghiera interne sono state inizialmente
aperte per l'adorazione di Eid Al Adha (Festa del
sacrificio) nel 2007 e sono rimaste tali da allora.

L’idea di Sheikh Zayed di “unire il mondo


indipendentemente dalla cultura e dal colore della
pelle” si riflette perfettamente nella progettazione e
costruzione della moschea.
Utilizzando più di 3.000 artigiani e materiali provenienti
da molti paesi, tra cui Italia, Germania, Marocco, India,
Turchia, Cina, Regno Unito, Nuova Zelanda, Grecia e,
naturalmente, gli Emirati Arabi Uniti ha unito diverse
culture per realizzare un monumento stupefacente.

I materiali naturali sono stati scelti per gran parte


del design e della costruzione grazie alle loro qualità
durevoli e belle, tra cui marmo, pietra, oro, pietre
semipreziose, cristalli e ceramica.

Il marmo utilizzato per la costruzione è Italiano, è il


marmo Altoatesino di Lasa, con cui sono sviluppate
anche le scale interne.
Il marmo con cui è rivestita esternamente e il
rivestimento dei minareti è di marmo SIVEC della
Macedonia.
Il marmo di Makrana (India) è stato usato nelle
pertinenze ed uffici.
Altri marmi usati sono l'Acquabianca e il Bianco
(dall'Italia) e il Bianco orientale e il Verde Ming (dalla
Cina).

Il colore bianco puro della moschea è diventato una delle


sue caratteristiche più distintive, colore scelto da Zayed
in quanto simbolo di purezza e pietà.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 71

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


72 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 73

Quando si arriva davanti alla moschea il taxi vi lascia davanti a una piccola cupola di vetro, l’ingresso per i
visitatori.
Entrando si scende al livello inferiore con una scala mobile e si inizia il processo di registrazione.
La fila impegna poco tempo.
Ci sono degli addetti disponibili ad aiutarvi nella fase di registrazione attraverso dei totem dove dovrete
inserire i vostri dati.
Terminato ciò avrete la stampa di QR-Code e un braccialetto da indossare.
Per non trovarsi impreparati dovreste conoscere il codice di abbigliamento per entrare nella Grande Moschea
di Sheikh Zayed.
Chi ha già avuto modo di visitare altre moschee saprà a grandi linee cosa fare o non fare a livello di dress
code.
Non sono ammessi vestiti trasparenti o con trasparenze, shorts e gonne, camicie o magliette senza maniche,
nessun vestito stretto, abbigliamento da spiaggia e abbigliamento con parole profane.
Le donne devono coprirsi il capo con una sciarpa o foulard.
Naturalmente, in caso non aveste quanto necessario nella vostra valigia, potrete affittare quanto serve
direttamente alla moschea.
Controllate gli orari della moschea. Si può visitare dal sabato al giovedì dalle 09.00 alle 22.00.
Non dimenticate che la moschea è chiusa ai turisti e aperta per la preghiera i venerdì mattina e riapre ai
visitatori dopo le 16.30.

Durante il sacro mese del Ramadan gli orari di apertura si modificano e non apre ai turisti i venerdì.
Simili gli orari del primo giorno del Eid Al-Fitr (Festa della colazione) e Eid Al-Adha (Festa del sacrificio).
Passerete poi un controllo simile a quello degli aeroporti che conoscete bene.
Ricordate anche di non portare con voi oggetti affilati, accendini e quant’altro possa essere utilizzato come
arma o per creare fuoco e nessuna bottiglietta di acqua.

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74 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

Inizio la passeggiata nel tunnel sotterraneo che porta


davanti alla moschea.
Abbastanza lungo, illuminato da cupole di vetro che
lasciano passare la luce del sole.

Arrivata dall’altra parte ho il primo assaggio della


maestosità di questo monumento.
La sua architettura è ispirata allo stile persiano, moghul
e moresco.
Gli archi sono sostanzialmente moreschi, mentre i
minareti sono in stile arabo classico.
In particolare, la forma della cupola e la pianta della
moschea ricalcano quelle della Moschea Imperiale
di Lahore (Pakistan) e alla Moschea di Hassan II di
Casablanca (Marocco).

Perciò ho deciso di guardare fotografie di queste


moschee per vederne le similitudini.
La moschea di Lahore la richiama per la vista frontale
che si ha non appena arrivati, benché sia molto più
complessa di quella pakistana.
La moschea di Casablanca condivide con la Grand
Mosque i colori e l’utilizzo del marmo.

Ci sono 82 cupole di varie dimensioni e la più grande si


trova al centro della sala di preghiera principale.
Ci sono anche quattordici cupole di vetro verde
incorporate nel tetto delle strutture sotterranee per
l'abluzione maschile e femminile.
Sono visibili sopra il suolo e sono una caratteristica
importante del design del giardino islamico della
moschea.

Ci sono 1.096 colonne nel porticato esterno, 96


colonne in gruppi di quattro contribuiscono al supporto
strutturale delle tre cupole principali, 4 minareti alti
circa 106 metri che sono una delle componenti più
significative dell'architettura islamica attraverso i secoli.
Chi ha già frequentato paesi di fede islamica conosce il
canto del muezzin che riempie l’aria 5 volte al giorno dai
minareti.
La parola "minareto" deriva infatti dalla parola araba che
significa faro.
Non a caso, in questa moschea è stata inserita una fonte
luminosa di conoscenza ed educazione, la biblioteca che
purtroppo non era aperta al pubblico e non ho potuto
vedere.

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 75

Monica Gotta Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


76 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

Cupole e minareti sono le prime cose visibili che fanno Ventidue torri con proiettori di luce danno vita a
da contorno al cortile, Sahan. questo effetto creativo fatto di nuvole color grigio-
È un'area aperta, utilizzata per preghiere e grandi blu proiettate anche sulle cupole e sulla facciata.
raduni come il mese sacro del Ramadan. Seguendo le fasi lunari l’effetto di luci cambia, le
Il Sahan è costituito da molte migliaia di pezzi di nuvole da scure diventano sempre più brillanti.
marmo pregiato che danno vita a bellissimi elementi
floreali e mosaici. Girando a destra si entra nelle prime sale visitabili. I
muri ed i pavimenti sono adornati di mosaici floreali
E’ considerato uno dei più grandi mosaici del mondo, simili a quelli visibili sulle colonne esterne e nel
creato dall'artista britannico Kevin Dean. cortile.
Gli elementi floreali che ne decorano i bordi sono In questa stanza si vede uno dei 7 lampadari creati
diversi tipi di fiori che crescono in Medio Oriente come appositamente per la moschea, a forma di fiore con
tulipani, gigli ed iris. petali azzurri del peso di circa 2 tonnellate .
Le finestre allungate permettono alla luce naturale di
Non appena entrati vediamo delle piccole nicchie entrare nelle sale di preghiera.
adornate con fini mosaici di colore blu rappresentati
simboli noti. Andando avanti, in mezzo a molti altri visitatori, si
Lo sguardo si apre sul Sahan e sui corridoi esterni arriva nella sala principale della preghiera.
formati dalle 1.096 colonne, corridoi aperti che Qui si resta senza fiato guardando ciò che è stato
circondano il cortile da entrambi i lati. creato.
Le colonne danno l’impressione di non avere fine. In questa sala c’è il lampadario in cristallo più grande,
Sono costruite con arte minuziosa, fatte di pannelli di realizzato Faustig (Monaco di Baviera, Germania).
marmo bianco, intarsiato con pietre preziose e semi- E’ considerato uno dei più grandi al mondo in una
preziose come lapislazzuli, agata rossa, ametista, moschea e ha un peso di circa 12 tonnellate con 10
conchiglia abalone e madreperla. metri di diametro e un’altezza di 15 metri. Nella stessa
Ogni pezzo è stato scolpito a mano sul posto e sala ce ne sono 2 versioni più piccole realizzate con lo
intarsiato da artigiani usando una speciale tecnica di stesso disegno.
intarsio, di cui un raffinato esempio sono le colonne Per realizzare questi lampadari è stato utilizzato oro
del Taj Mahal in India. a 24 carati e tutti i pannelli di vetro sono tempestati di
Come per i fiori del Sahan, i capitelli dorati delle cristalli Swarovski.
colonne sono ispirati ad un albero prezioso in tutta
l'Arabia, la palma da dattero. Le 96 colonne interne della sala di preghiera principale
si distinguono dalle colonne esterne per il disegno.
Iniziando il cammino sotto il colonnato si vede Sono rivestite di marmo bianco puro intarsiato con viti
il cortile da diverse prospettive, si possono gli di madreperla realizzato a mano a Dongguan - Cina.
innumerevoli archi sopra le colonne esterne che
formano giochi visivi e di prospettiva molti particolari, In questa sala si vedono il mihrāb – la nicchia –
dando un senso di infinito. situata simmetricamente nel mezzo del muro della
A lato del colonnato, così come all’ingresso, ci sono le Qibla, la direzione della Mecca e il menbar – il pulpito.
vasche riflettenti.
Piscine rettangolari piastrellate in diverse tonalità di Il mihrāb, è un elemento architettonico essenziale di
blu, che riflettono le magnifiche arcate e colonne della una moschea.
moschea e diventano ancora più spettacolari con Ispirato dal Corano che descrive fiumi abbondanti in
l'illuminazione notturna. cielo, la nicchia, un mosaico di vetro dorato sembra
Non avendo potuto vedere dal vivo il gioco di luci ho scorrere dall’alto al basso come se fosse un fiume di
seguito con interesse la descrizione di una guida del miele.
luogo. La sua forma a semicerchio è studiata per proiettare
Durante la notte le colonne si colorano di luce la voce dell’Imam a tutti i fedeli in ascolto.
grazie ad un sistema di illuminazione unico che è Alla sua destra c’è il menbar.
stato progettato dagli architetti Speirs e Major per Il pulpito, realizzato in legno di cedro, è intarsiato in
evidenziare le fasi lunari. madreperla, mosaico di vetro e oro bianco.

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R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 77

Monica Gotta Photography

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78 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE

Monica Gotta Photography

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R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE 79

La Qibla riporta i 99 nomi di Dio nel Corano, stilati con


la tradizionale calligrafia cufica.
Per valorizzare le incisioni, la Qibla dispone anche di
un'illuminazione a fibre ottiche sottili, integrata nella
decorazione.

SHEIKH
Dopo aver rivolto lo sguardo in tutte le direzioni, non
si può non notare che questa sala ospita il più grande
tappeto annodato a mano del mondo ed è il più
grande realizzato in Iran.
Il tappeto prevalentemente in lana è stato lavorato a

ZAYED
mano da circa 1.200 artigiani.
La sua creazione è durata due anni, il progetto ha
richiesto circa 8 mesi.
Il tappeto finale monopezzo è di 5.700 metri quadrati

GRAND
con un peso complessivo di 35 tonnellate.
Per il suo trasporto sono stati utilizzati 3 aerei.

Tornata all’esterno della moschea mi lascio


trasportare dai giardini e dai riflessi delle colonne
nelle piscine.

MOSQUE
Scattare altre fotografie è inevitabile!

Monica Gotta

Giroinfoto Magazine nr. 43


80

PRESENTA

WORKING GROUP 2019

BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project

ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

Progetto editoriale indipendente che si


fonda sul concetto di aggregazione e di
sviluppo dell’attività foto-giornalistica.

Giroinfoto Magazine nr. 43


81

COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.

CHI PUÒ PARTECIPARE


Impara
Davvero Tutti.
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un progetto
di interesse culturale e condividere esperienze.

I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-

Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.

Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado

Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.

Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.

SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.

Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.

Giroinfoto Magazine nr. 43


82 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Annamaria Faccini Fabrizio Rossi


Barbara Lamboley Gianluca Colangelo
Barbara Tonin Giancarlo Nitti
Cinzia Carchedi Maddalena Bitelli
Daniele Colangelo Manuel Monaco
Floriana Speranza Mariangela Boni

Testi di Barbara Tonin

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 83

Giancarlo Nitti Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


84 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Band di GiroInFoto, questa volta alle prese con


la seconda fortezza più grande ed imponente
dell'Europa.

IL FORTE DI FENESTRELLE
In un maggio dalle temperature gelide, la giornata si
prospettava grigia o addirittura piovosa.
I più audaci se ne sono infischiati, i meno audaci sono
partiti con riluttanza.
E chi invece era già solleticato dalla dolce brezza
primaverile e dall’ammaliante canto del tepore estivo,
ha abbandonato con mestizia.

Ma come diceva il mio primo maestro di fotografia,


“Non importa che tempo c’è, tu parti”.
E dopo un’oretta, eccolo! Il sole!
Forse è vero che la fortuna aiuta gli audaci…

Il Forte si presenta imponente e maestoso e con il di un simpatico signore, Mario Reviglio, che è la
ponte levatoio spiegato come un lungo tappeto di nostra guida e che si scoprirà, a fine giornata,
benvenuto, ci accoglie pronto e fiero per raccontarci essere un importante studioso e scrittore di saggi
con orgoglio e vanto della sua storia e dei personaggi storici, docente di Storia all’Università, Presidente
che l’hanno vissuta. dell’Associazione “Progetto San Carlo – Forte di
Fenestrelle” e per tre anni anche dell’Associazione
Questo, orientato verso il “versante francese”, “Amici del Museo Pietro Micca”.
originariamente era solo uno dei due ingressi al forte.
Costituito da una parte fissa e da una parte levatoia Insomma… non un semplice appassionato.
mossa da un sistema di contrappesi (tecnica del
bilanciere), superava il largo fossato e, attraverso un
breve “tunnel” difensivo di muratura, portava alla porta
principale del forte, la Porta del Soccorso.

L’altro ingresso, rivolto invece sul versante


piemontese, era la Porta Reale, un elegante edificio
di tre piani, il cui accesso era riservato agli esponenti
di corte, gli Ambasciatori e agli alti ufficiali.
Successivamente venne utilizzato come caserma,
ospedale e palazzo del genio.

Sbrigata la burocrazia, facciamo la conoscenza

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 85

Barbara
ManuelLamboley Photography
Monaco Photography
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86 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Barbara Tonin Photography

Prima di visitare i vari edifici, ci presenta una (fortificazione perpendicolare) e la muratura era di
panoramica del forte e ci tiene a precisare che, notevole spessore.
a differenza di altri, Fenestrelle è un complesso Ogni faccia inoltre disponeva di 11 bocche da fuoco.
fortificato, non un semplice forte. Il transito nella valle era quindi efficacemente
controllato, grazie anche al ponte levatoio e ad
È infatti un aggregato che comprende ben quattro una saracinesca in ferro che bloccavano la via da
agglomerati fortificati: il Forte Carlo Alberto, il Forte entrambi i lati. Il forte Carlo Alberto era collegato al
San Carlo, il Forte Tre Denti e il Forte delle Valli. forte S. Carlo tramite un vallo delimitato da mura alte
e spesse (tagliata) ed a un castello (Chateau Arnaud
Il forte in cui siamo è il S. Carlo, il più importante e più o Castel Renaud) tramite una muraglia munita di
grande (occupa circa un terzo di tutto il complesso), feritoie.
mentre quello più a valle è il Forte Carlo Alberto,
incontrato poco prima lungo la strada, prima di Chateau Arnaud, di costruzione tardo-medioevale,
arrivare. fu utilizzato come “colombaia” per l’allevamento dei
piccioni viaggiatori e in alcune occasioni anche come
Il Forte Carlo Alberto tuttavia al momento non è polveriera; era collegato alla Porta Reale del Forte S.
visitabile, in quanto i lavori di restauro non sono Carlo tramite una galleria scavata nella roccia, detta
ancora terminati. Roca Forà.
Costruito a partire dal 1836 su progetto dell’ingegner
Francesco Olivero, sostituiva un precedente forte Originariamente era un castello in cui veniva
in rovina (Mutin), che fu costruito dai Francesi a amministrata la giustizia nella Valle del Pragelato
protezione del confine, quando ancora Val Chisone e successivamente, fu utilizzato dai Francesi come
era territorio del regno di Francia. ridotta armata a protezione del Forte Mutin.
Il forte Carlo Alberto era composto da due edifici a
forma di parallelepipedo che sbarravano la strada
regia.

Una faccia era rivolta in direzione dell’attacco nemico

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 87

Annamaria Faccini Photography


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88 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Barbara Lamboley Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 89

Ma torniamo al prof. Reviglio che, col fervore della da parte dei Savoia di riprendersi le proprie terre,
passione per la Storia, tiene in pugno la nostra conclusosi sia con sconfitte che con vittorie da
attenzione, come un prestigiatore col suo pubblico. entrambe le parti.

Lunga e incassata, attraverso i colli del Monginevro Probabilmente, però, neanche il re di Francia si
e del Sestriere, la Val Chisone collega la Pianura sentiva tranquillo, tanto che nel 1694 iniziarono i
Padana ai territori d'oltralpe. lavori per la costruzione di una fortezza a difesa dei
E proprio per questa posizione strategica fu presa confini: il Forte Mutin, che abbiamo citato qualche
come zona di confine, nelle varie contese tra riga più su.
Imperatori, Re e Signori già dal periodo romano.
Gli assedi in Piemonte continuarono anche negli
"Finis Terre", o come la chiamiamo ora, Fenestrelle. anni successivi e ricordiamo quello più importante in
Luogo di ultima frontiera sull'itinerario che cui Francia e Spagna attaccarono Torino, ma furono
probabilmente era la via imperiale di avvicinamento sconfitte nel 1706 dall’armata sabauda, grazie anche
alla Gallia. al sacrificio di Pietro Micca.
La Val Chisone dunque vide l’avvicendarsi di
varie amministrazioni: i Signori di Susa e gli Abati Forti della vittoria a Torino e stanchi dei continui
pinerolesi a valle, i conti d’Albon e successivamente la assalti dei Francesi, due anni più tardi nel 1708, fu
corona di Francia nell’alta valle. intrapresa la Campagna delle Alpi.

Nel 1349 infatti, Filippo II di Valois rilevò il territorio e Il Forte di Exilles e il Forte Mutin vennero espugnati.
venne stabilito il confine a Bec Dauphin. L’alta Valle di Susa e l’alta Valle di Chisone erano
I Duca di Savoia, tuttavia, non si sentivano molto conquistate.
tranquilli ad avere i Francesi così vicini alla capitale. Dopo seicento anni di separazione, finalmente tutto il
territorio della Val Chisone tornava al Piemonte.
Oltretutto stavano occupando un loro territorio.
Nei secoli successivi ci furono diversi tentativi da
parte dei Francesi di estendere i propri confini e

Cinzia Carchedi Photography

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90 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Vittorio Amedeo ordinò che le postazioni dei cannoni difendere i cantieri sottostanti da eventuali incursioni
dei forti di Exilles e del Mutin fossero poste in modo francesi e rafforzare le difese esistenti.
da avere il fronte difensivo sul versante contrapposto
alla Francia e che venissero eseguiti dei lavori di Dopo vent’anni, la fortezza non era ancora completa.
riadattamento. Doveva essere terminata la struttura muraria
principale, ma alcune postazioni erano già munite di
Il progetto fu affidato all’ing. Antonio Bertola che però cannoni ed avrebbero assicurato una valida difesa in
constatò la necessità di fortificare ulteriormente i due caso di avanzata del nemico.
forti.
Purtroppo non fu possibile per mancanza di fondi. Il forte infatti dava già l’impressione di essere
L’opera di fortificazione fu ripresa da Vittorio Amedeo inespugnabile e così fu nella Battaglia dell’Assietta.
II dieci anni dopo.
Era il 1747 e i Francesi decisero di tentare
Ordinò una nuova perizia sulla capacità difensiva dei nuovamente la conquista di Torino.
due forti e ne risultò che Exilles era sufficientemente I forti di Exilles, di Susa e di Fenestrelle però
protetta, mentre il Forte Mutin era troppo vulnerabile. avrebbero sbarrato l’avanzata.
Il progetto dell’ing. Bertola fu rielaborato e ampliato
dal figlio adottivo, l’ing. Ignazio Bertola. L’armata francese allora pensò di passare attraverso
lo spartiacque tra le valli di Susa e Chisone.
Propose un’opera stupefacente e imponente, I Piemontesi tuttavia intuirono le loro intenzioni e
composta da diversi forti, collegati tra loro da una crearono, nella zona montagnosa dell’Assietta, un
lunga e alta muraglia armata, che avrebbero difeso muraglione lungo due chilometri, spesso un metro e
tutto il versante sinistro della valle. alto un metro e mezzo, dove si sarebbero trincerati
5000 uomini.
La difesa dell’altro lato invece rimaneva al Mutin. I Francesi però avrebbero attaccato in 20.000.
Nel marzo del 1728 iniziarono i lavori. Il numero esiguo di uomini e l’assenza di artiglieria
Si cominciò a costruire dall’alto nella zona di faceva presagire alla disfatta dell’armata piemontese,
Praticatinat e via via verso il basso, in modo da ma avevano dalla loro una posizione strategica.

Gianluca Colangelo Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 91

Floriana Speranza Photography


Barbara Lamboley Photography

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Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 93

Mariangela Boni Photography


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94 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Fabrizio Rossi Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 95

L’esercito francese si dispose in tre colonne: la prima di Fenestrelle con la sua presenza aveva contribuito
avrebbe attaccato frontalmente sull’Assietta, la alla vittoria dell’armata piemontese e alla difesa della
seconda sul fianco sinistro nella zona del Rio Bacon Capitale.
e la terza sul fianco destro nella zona del Gran Serin,
dove si trovava il comando piemontese. I lavori al Forte ripresero subito dopo e continuarono
fino all’avvento dell’epoca napoleonica.
La seconda colonna si ritrovò a combattere su un I numeri della fortezza erano strabilianti.
pendio troppo scosceso e non riuscì ad avanzare. Oltre 3 chilometri di estensione lungo il crinale della
Perse moltissimi soldati e si ritirò in breve tempo. La montagna, 600 metri di dislivello, 1.350.000 metri
prima si lanciò ai piedi dei trinceramenti, forti della quadrati di superficie di pertinenza del forte, di cui
superiorità numerica e dell’assenza di artiglieria 480.000 mq di superficie coperta e una scala coperta
nell’armata piemontese. di 3996 gradini.
Quest’ultimi però lottarono strenuamente con tutto
ciò che avevano a disposizione, addirittura anche La più grande fortezza italiana e la seconda in Europa
con le pietre che componevano il muro, ed ebbero la per dimensione.
meglio.
Il complesso era talmente imponente che nessuno
Nel frattempo anche la terza colonna venne respinta mai negli anni osò tentare di espugnarlo.
con gravissime perdite. Napoleone stesso, che ordinò di far demolire i Forti di
L’armata piemontese aveva vinto. Bard, Exilles e le altre fortezze sabaude, si convinse a
Tra morti e feriti la Francia perse 5.300 uomini, mentre risparmiare Fenestrelle proprio per la sua unicità.
i Piemontesi “soltanto“ 185. Indirettamente, il Forte La Grande Muraglia Piemotese era salva.

Giancarlo Nitti Photography

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96 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Dopo aver condiviso avversità e onori con l’antica ma quest’ultime erano prive dei vetri.
Armata Sabauda, il nostro Professore ci riporta I prigionieri pertanto, per difendersi dal freddo e dal
d’incanto ai giorni nostri e ci conduce nell’edificio gelido vento, dovevano vivere con le ante di legno
più importante del Forte S. Carlo: il Palazzo del chiuse, al lume di candela o del caminetto.
Governatore, ovvero la sede del comando. I più furbi invece inchiodavano le lenzuola bianche
ricoperte di cera alle cornici delle finestre.
L’edificio sviluppato su quattro piani, di cui uno
interrato, è formato sia all’interno che all’esterno da Scendiamo di due piani e troviamo delle stanze, poco
magnifici muri in pietra spessi ben 2-3 metri. illuminate, con forni e grossi pentoloni.
Praticamente era quasi invulnerabile. Il pasto dei soldati era misero nei primi decenni del
Le stanze hanno soffitti alti e la luce che penetra dalle forte: solo una pagnotta di pane da sette etti (la
finestre è molto flebile, nonostante il sole sia alto. munizione) e due mestoli di “brodo” di rape e fave.
La vita del comandante e dei suoi sottoposti era al
buio. La carne era prevista solo nei giorni festivi.
Dal salone d’ingresso, una scala volutamente stretta Mangiavano dove capitava, in quanto non c’era un
porta ai piani superiori. refettorio.
Di sera però le truppe avevano libera uscita e
Usciti dal palazzo, veniamo condotti attraverso la potevano andare a consumare un pasto decente nelle
Piazza d’Armi (o Piazza del Governo) all’edificio di numerose taverne del paese.
fronte, il Palazzo degli Ufficiali. Solo dopo il 1790 si capì che i soldati avevano
Dotato di ben 44 stanze intonacate, con caminetto bisogno di un pasto più abbondante e completo.
e soffitti più bassi rispetto al precedente, era adibito La collocazione delle cucine nei piani interrati
all’alloggio degli ufficiali. garantiva una sicura protezione e assicurava il rancio
Sotto il dominio napoleonico, però, fu meglio anche in caso di battaglia.
conosciuto per la funzione di Prigione di Stato. Per lo stesso motivo, la cisterna per il rifornimento
Ospitò personaggi illustri, quali il Cardinale idrico fu collocata al terzo piano sotterraneo:
Bartolomeo Pacca (Segretario di Stato di Papa Pio difficilmente le truppe nemiche sarebbero riuscite ad
VII), il Conte Cassini (Diplomatico piemontese presso avvelenare l’acqua o a sabotarne l’impianto. L’acqua
la Corte russa), il Marchese Giovanni Patrizi e la arrivava al pozzo attraverso un acquedotto realizzato
Marchesa Polissena Turinetti di Priero. con tubi in laterizio ed era alimentato da una sorgente
posta a 1400 metri di quota.
La cosa bizzarra è che le spese di “soggiorno” erano La capacità della cisterna raggiungeva ben 100.000
a carico dei detenuti e questi avevano la facoltà di litri ed era mantenuta costante grazie ad un foro di
portarsi servitori o parenti. “troppo pieno”.
Le stanze erano ampie e ben illuminate dalle finestre,

Barbara Tonin Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 97

Giancarlo Nitti Photography


Barbara Lamboley Photography

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98 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 99

Maddalena Bitelli Photography

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100 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Daniele Colangelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 101

Lasciamo i sotterranei fiocamente illuminati e legno.


risaliamo in superficie. Gli stessi soldati dovevano utilizzare delle calzature
Il prof. Reviglio ci conduce verso la chiesa. con suola in legno, per evitare eventuali scintille
Perfettamente restaurata all’esterno, all’interno causate dagli scarponi chiodati.
appare pesantemente danneggiata. Due corridoi paralleli invece fungevano da
La struttura ad arcate, tuttavia, la rende molto intercapedine.
affascinante. Una sovra-copertura in terra ed erba dello spessore di
due metri la proteggeva da eventuali bombardamenti.
È di dimensioni molto ampie rispetto alle chiese degli Esternamente, accanto alla polveriera, vediamo una
altri forti e non utilizzata come luogo di culto solo per strana costruzione a tronco di cono: era il basamento
un breve periodo. per sorreggere l’asta parafulmini.
Poco più tardi, infatti, fu sconsacrata e adibita a
deposito di munizioni. Successivamente però il parafulmini venne tolto e
Tra la Chiesa e il Palazzo del Governatore si trovano i la polveriera venne avvolta da una serie di barre in
quartieri militari e l’ospedale, quest’ultimo destinato metallo disposte a griglia, che fungevano da Gabbia di
anche ad altri utilizzi. Faraday.
Formati da quattro edifici, sono disposti “a gradoni”
lungo il ripido pendio. Internamente l’illuminazione era assicurata da
torce o lumi a petrolio, che venivano posti in nicchie
Le caserme successivamente furono usate anche ogivali interne al muro, chiuse da finestrelle sigillate
come prigione per i delinquenti comuni. all’interno della camera e da uno sportello metallico
Superiamo allora i quartieri e continuiamo la salita all’esterno dell’edificio.
verso la polveriera di Sant’Ignazio. Questo metodo garantiva che le 60 tonnellate di
Per salvaguardare dall’umidità le polveri contenute polvere non venissero accidentalmente a contatto
nella camera centrale, era interamente rivestita di con la fiamma.

Fabrizio Rossi Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


102 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Percorriamo ora un breve tratto del tunnel coperto, aperto delimitati da alti muri, dotati di feritoie per i
la gradinata che, con i suoi 3996 scalini e rampe fucili e un foro per i cannoni.
(la più lunga d’Europa), porta al Forte delle Valli, la I risalti sono collocati a partire dalla parte iniziale del
fortificazione più elevata. Forte S. Carlo, la Tenaglia di Sant’Ignazio (elemento
bastionato sovrastato in sequenza da altri due
La scala è larga 2,10 metri e alta 2,35 m con muri e muri, tutti a forma di V rovesciata, che creavano una
volta ad arco spessi 2 m. “tenaglia di fuoco” per il nemico), fino al Forte Tre
La poca illuminazione è data da strette feritoie, che Denti. Solo gli otto risalti più in basso furono dotati
garantiscono anche il ricambio d’aria. Collega le di copertura a prova di bomba, per ospitare cannoni
varie parti della fortezza per mezzo di una dozzina di speciali più potenti.
accessi ed è frammentata da ponti levatoi, al fine di
compartimentare il complesso fortificato. Il Forte Tre Denti è una piccola fortificazione che
inizialmente fungeva da protezione del Mutin e
Al termine della galleria percorriamo un altro breve consentiva di controllare una vasta porzione del
tratto all’esterno. territorio a fondo valle.
Dal sentiero possiamo ammirare da vicino i risalti,
forse la parte più particolare della fortezza. Era dotata di una polveriera, di un magazzino e di una
cisterna capiente ed era sovrastata da una piccola
Sono i 28 “gradoni” che più colpiscono lo sguardo ridotta, la Garitta del Diavolo, sempre presidiata da
quando si osserva il forte da lontano. una sentinella.
Si tratta di postazioni per l’artiglieria, cortili a cielo

Barbara Tonin Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 103

Giancarlo Nitti Photography


Barbara Lamboley Photography

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104 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

Manuel Monaco Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 105

Proseguendo oltre il Forte Tre Denti, i risalti lasciano L’ultima tappa è il Forte delle Valli. È composto da
il posto ad una lunga muratura di oltre sei metri di ben tre forti separati: la Ridotta Belvedere, la Ridotta
spessore. Sant’Antonio e la Ridotta dell’Elmo, divise tra loro
È la Scala Coperta che porta all’ultimo dei forti. da profondi fossati e collegate tra loro da gallerie e
Di fianco la segue la Scala Reale, scoperta, composta da ponti detti “a caponiera” (ponti coperti dotati di
da più di 2000 gradini. feritoie per i fucili).
Da qui l’appellativo di “Grande Muraglia” che per la
sua morfologia ricorda quella cinese. Al forte si accede tramite la Scala Savoiarda (una
scala a cielo aperto sezionata da altissimi muri a
Lungo il percorso delle Scale si incontrano, traversa) e tramite la Scala Reale.
nell’ordine, la Stazione ottica (per l’invio e la ricezione Da quest’ultima si prosegue attraversando un
di messaggi sotto forma di segnali luminosi) e la ponte appoggiato su ardite colonne battiponte e
Batteria dello Scoglio dotata di cannoni, la Ridotta attraversando un edificio di due piani, la cui porta
Santa Barbara, la Ridotta delle Porte e infine la d’ingresso assomiglia alla facciata di un tempietto.
Batteria dell’Ospedale, a difesa del vicino ospedale e L’interno ospitava il corpo di guardia.
della Strada dei Cannoni (la via utilizzata per portare
l’artiglieria ai “forti alti”). La Ridotta Belvedere è quella più grande ed era l’unica
autonoma, in grado di assicurare il sostentamento
La Ridotta Santa Barbara e la Ridotta delle Porte, delle truppe e un adeguato sistema difensivo.
invece, servivano da protezione delle Scale ed erano
fornite di cannoni, munizioni, magazzini, viveri, del
pozzo dell’acqua, del refettorio e delle camerate.
Erano quindi completamente autonome.

Daniele Colangelo Photography

Giroinfoto Magazine nr. 43


106 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE

La Ridotta Sant’Antonio, invece, è la più piccola delle Ridotta dell’Elmo, avrebbe comportato un grosso
tre ed era armata con due mortai. danno per tutto il complesso di Fenestrelle, dato che i
suoi cannoni potevano raggiungere i forti sottostanti.
I mortai, grazie al tiro parabolico, erano necessari per Il Forte di Fenestrelle termina con una doppia Tenaglia
colpire gli obiettivi non raggiungibili dai tiri tesi dei a ridosso della Ridotta dell’Elmo ed è collegato
cannoni. all'esterno tramite il Ponte Rosso, costruito sopra un
Alla Ridotta dell’Elmo si accedeva solo tramite la profondo fossato.
Sant’Antonio.
La sua funzione era esclusivamente bellica, Purtroppo la nostra visita è terminata alla Garitta del
finalizzata sia alla difesa che ad azioni offensive. Diavolo e, stavolta, non abbiamo avuto la possibilità
Era sormontata da sei casematte orientate verso la di visitare il resto della fortezza.
strada del colle delle Finestre e una verso il pianoro di Lontano dai tempi delle contese, delle battaglie e
Pra Catinat. delle ingiuste prigionie, sperando che la nostra guida
Altri dieci cannoni a cielo aperto erano invece rivolti ci perdoni, ci lasciamo rapire dalla bellezza della
verso Pra Catinat e la bassa Val Chisone. Natura e dal fascino unico del Forte di Fenestrelle,
La Ridotta era dotata anche di una Stazione ottica e di e lentamente ridiscendiamo il pendio, portando con
diverse polveriere collocate in punti strategici. noi un pezzettino di Storia del “più straordinario
Le tre ridotte furono costruite vicine, in modo da edifizio che un pittore di paesaggi fantastici potesse
realizzare un sistema di reciproca difesa e soccorso, immaginare”.
in caso di attacco ad una di esse. (cit. Edmondo De Amicis, Alle Porte d’Italia, Ed.
La presa da parte del nemico, ad esempio della Treves,1884).

Ringraziamo il Professor Mario Reviglio autore, tra i vari libri, della guida “Forte di Fenestrelle – La Grande Muraglia
Piemontese”.

Mariangela Boni Photography

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R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE 107

Giancarlo Nitti Photography


Barbara Lamboley Photography

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108 EDITORIALE | IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI - MAURIZIO GALIMBERTI

Giroinfoto Magazine nr. 43


EDITORIALE | IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI - MAURIZIO GALIMBERTI 109

Maurizio Galimberti
IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI
Un originale tributo del fotografo italiano al capolavoro di Leonardo da Vinci

Maurizio Galimberti si è affermato nel panorama artistico italiano e internazionale


grazie alle composizioni a mosaico, opere nelle quali il soggetto (sia esso una
persona o una porzione di città) viene scomposto in numerosi scatti, spesso
corrispondenti a diverse prospettive, e ricomposto in un’immagine sfaccettata,
matematica nel suo rigore e musicale nell’armonia d’insieme.

Dopo i noti ritratti alle celebrities internazionali e gli scatti alla Grande Mela, il
fotografo si cimenta, immagine dopo immagine, in un incontro/confronto solenne
con il sommo capolavoro di Leonardo. Maurizio Galimberti ha agito con il suo
originalissimo stile sul Cenacolo, decostruendolo e ricostruendolo, rivisitandone
la grandezza, sottolineandone lo splendore e ricomponendo in un mosaico
moderno lo splendore del capolavoro leonardesco.

Nato a Como nel 1956, Maurizio Galimberti è internazionalmente riconosciuto


come “instant artist”, fotografo e creatore del Movimento Dada Polaroid: la sua
fotografia è stata sviluppata attraverso il tempo in una dimensione di ricerca e di
scoperta del ritmo e del movimento.

Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del Festival del Cinema
di Venezia del 2003, viene scelto come immagine per la copertina del mese di
settembre del prestigioso Times Magazine.

2018, edizione bilingue


(italiano-inglese)
30 x 38 cm, 76 pagine
56 colori, cartonato
ISBN 978-88-572-4023-7

Disponibile in libreria dal


GENNAIO 2019

Giroinfoto Magazine nr. 43


110 EDITORIALE | IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI - MAURIZIO GALIMBERTI

Giroinfoto Magazine nr. 43


EDITORIALE | IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI - MAURIZIO GALIMBERTI 111

Giroinfoto Magazine nr. 43


112

Giroinfoto Magazine nr. 43


113
Maurizio Galimberti
IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI

L'autorevole fotografo Maurizio Galimberti agisce alla


propria maniera sul Cenacolo, rivisitandone la grandezza e
sottolineandone lo splendore.

La pubblicazione di questa avvincente monografia


consente una garanzia perpetua che conserva tutta
l'originalità dell'opera di Leonardo racchiusa in
un'mpaginazione di pregio che percorre le fasi del lavoro
del fotografo.

La fotografia di maurizio Galimberti è "arte nel momento", e


nella misura in cui invita in un mondo incantato e illusorio,
seppure corporeo, nel quale le incombenze dell'esistenza
non hanno alcun diritto di ospitalità.
Immagine dopo immagine, in un incontro/confronto
solenne con Leonardo Da Vinci, ognuno di noi è convocato
in uno spazio-tempo estraneo al quotidiano, ma
concentrato nel proprio individuale rapporto e confronto
con la vita, qualsiasi cosa questa significhi per ciascuno di
noi.
Nell'accostarci all'arte di Maurizio Galimberti, scandita
sul significato della fotografia pronta in una manciata di
secondi e in copia unica e assoluta, siamo tutti sollecitati
a osservare, pittosto che giudicare, a pensare, invece di
credere.

Giroinfoto Magazine nr. 43


114

Fly Memory
Autore: Valentina Cipolla
Luogo: Città del Messico

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115

La solitudine
Autore: Kristina Szajkoova
Luogo: Norimberga (Germania) metropolitana
stazione "Lorenzkirche"

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116

Il rito dei Serpari


Autore: Ciro schiavone
Luogo: Cocullo (AQ) 1° Maggio 2019
La festa si svolge in onore di san Domenico abate ma ha origini antiche che sarebbero riconducibili al rito
pagano di venerazione della dea Angizia.

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117

U purpu
Autore: Davide Gambino
Luogo: Porticciolo d’ Isola delle Femmine (Pa)

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118

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119

Strade di Edimburgo
Autore: Alessandro Braconi
Luogo: Edimburgo - High street

Giroinfoto Magazine nr. 43


120

Giroinfoto Magazine nr. 43


121

Il cratere di Vulcano
Autore: Daniele Passaro
Luogo: Isole Eolie

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122

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123

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in uscita il 20 Giugno 2019

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