GF43
GF43
com
N. 43- 2019 | MAGGIO, Gienneci Studios Editoriale. [Link]
FORTE DI FENESTRELLE
LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE
43
[Link]
MAGGIO 2019
3
la redazione | Giroinfoto Magazine
Novembre 2015,
da un lungo e vasto background professionale del fondatore, nasce l’idea di un progetto editoriale aggregativo, dove
chiunque appassionato di fotografia e viaggi può esprimersi, condividendo le proprie esperienze con un pubblico
interessato all’out-door, alla cultura e alle curiosità che svelano le infinite locations del nostro pianeta.
È così, che Giroinfoto magazine©, diventa una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con
cui ammirare e lasciarsi coinvolgere dalle belelzze del mondo e dalle esperienze offerte dai nostri Reporters professionisti
e amatori del photo-reportage.
Una lettura attuale ed innovativa, che svela i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più
vere e i viaggi più autentici, con l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in
viaggio e la valorizzazione del territorio.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una rassegna
che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni, andando oltre
a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di viaggio
raccontate da fotografie e informazioni utili.
Una raccolta di molteplici idee, uscite fotografiche e progetti di viaggio a cui partecipare con il puro spirito di aggregazione
e condivisione, alimentando ancora quella che è oggi la più grande community di fotonauti.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
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ANNO V n. 43 giroinfoto magazine
20 Maggio 2019
43
10
108
66
28
Indice
NAMIB
82
10 Namibia
A cura di Sergio Agrò
SOLFERINO
28 Food Tour
Band Of Giroinfoto
URBEX
52 Chiesa Blu
A cura di Urbex Team Old Italy
FOTO EMOZIONI
66 SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE
Abu Dabi
114 Questo mese con:
A cura di Monica Gotta Valentina Cipolla
Kristina Szajkoova
LA GRANDE MURAGLIA Ciro Schiavone
82 PIEMONTESE Davide Gambino
Il Forte di Fenestrelle Alessandro Braconi
Band Of Giroinfoto Daniele Passaro
IL CENACOLO
108 Maurizio Galimberti
Skira Editore
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SU GIROINFOTO MAGAZINE
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un'appassionato di viaggi?
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate
Maggio 2019
151 42 8 28 19 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4%
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dalla prima uscita mese.
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FOTOGRAFA
NAMIB DESERT
Giroinfoto Magazine nr. 43
11
Ho sempre pensato che fossero delle elaborazioni al computer, tutte quello foto minimali
con gli alberi secchi e il contrasto dei colori: bianco, arancio e blu.
Invece mi sbagliavo, quel luogo esiste veramente ed era giunto il momento di andare a
realizzare il mio sogno fotografico.
Oggi di quel Solitaire sono rimaste qualche auto d'epoca ancora incastrate
nella sabbia, una specie di museo a cielo aperto, e la famosa torta di mele
fatta ancora con l'antica ricetta olandese; ma soprattutto di Solitaire resterà
proprio il suo nome, dato dalla moglie dell'olandese, proprio ad indicare un
mix tra il "solitaire" inteso come diamante e come la solitudine del posto,
come luogo di silenzio e riflessione.
Non basta un articolo per descrivere l'emozione di essere a pochi metri dalla Dead Vlei, ricordo il
caldo torrido, 38-39 gradi, il sole che scottava e la sabbia rovente ai miei piedi, in questo scenario
correvo verso la Dead Vlei.
Non voglio annoiare nessuno con la storia della formazione della valle ma voglio solo condividere
l'emozione di essere, in quell'istante, l'unica persona nella Dead Vlei, ed è stato questo a rendere
ancora più magico il momento in cui ho realizzato il mio sogno fotografico.
Il deserto del Namib offre nei suoi paesaggi, molti altri tesori; se il caldo non è troppo eccessivo e il
fisico lo permette si possono scalare le dune più altre del mondo:
Big Daddy e Big Mama (oltre 300 metri di altezza) e una volta arrivati in cima dopo aver camminato
sulla finissima sabbia rossa del Namib il paesaggio regala emozioni uniche.
In questa zona sabbiosa del deserto non si deve pensare che sia privo di vita, tutt'altro!
Non è difficile vedere delle antilopi come lo Springbok ed Oryx (quest'ultimo simbolo della Namibia e
presente nella Bandiera Nazionale) all'ombra di alberi e gli stessi alberi crescere in mezzo alla sabbia
del deserto, questo rende ancora più magico questa zona del Namib.
NAMIB DESERT
CONTRASTO DI COLORI ED EMOZIONI
Solferino
History and Food Tour
S
A CURA DI BAND OF GIROINFOTO GIANCARLO NITTI ADRIANA OBERTO E LORENA CANNIZZARO
Adriana Oberto
Giancarlo Nitti Photography
Piazza Castello
La piazza dove sorgeva l'antico castello eretto nel secolo XI, poi modificato dal principe Orazio Gonzaga che lo
trasformò nella propria residenza, è una vasta terrazza da cui si può ammirare il dolce paesaggio delle colline.
Si accede alla piazza passando sotto un arco, un Del vecchio castello sono rimaste, sopravvissute al
tempo sormontato da una torre con ponte levatoio, tempo, ma soprattutto alle battaglie del 1796 e 1859,
di forma rettangolare, cinta ancora in parte da mura la Torre di Guardia, chiamata anche torre civica, con la
merlate; la piazza è chiusa a destra da una cortina di caratteristica cupola ogivale di gusto orientaleggiante,
case, mentre a sinistra una bassa muraglia permette di sede di numerose esposizioni durante il periodo estivo,
godere dell’ampio panorama che arriva sin oltre il lago e la Chiesa di San Nicola, al centro, che ha subito negli
di Garda. anni radicali trasformazioni.
La Rocca
La Rocca di Solferino, conosciuta anche come Spia d'Italia è un edificio storico di Solferino, situato in posizione
sopraelevata rispetto alla piazza del castello e all’abitato originario.
È stata eretta nel 1022 sulla sommità del colle (206 m Al piano terra della torre, approntato a museo, sono
s.l.m.). collocati cimeli, quadri ed armi della seconda guerra
Questa altura rappresenta il punto più elevato della d'indipendenza, in particolar modo quelli relativi alla
provincia di Mantova. battaglia di Solferino.
Nel 1315 la Rocca venne acquistata da Rinaldo Tra i cimeli relativi a questo scontro è esposto il busto
Bonacolsi, detto "Passerino", signore di Mantova. del generale francese Charles Auger, morto per le ferite
Cristierno Gonzaga, marchese di Solferino, la restaurò riportate in questa battaglia.
nel 1611.
Una rampa in legno conduce alla sommità dove è
Acquisì nel tempo valenza strategica per la sua possibile ammirare la vicina torre monumentale di San
posizione geografica che le valse nel Risorgimento Martino della Battaglia e il panorama delle campagne
l'appellativo di "Spia d'Italia": fino al 1866 il confine di circostanti e del lago di Garda; lungo il percorso
stato tra Regno d'Italia e Impero austriaco passava che conduce alla terrazza superiore è collocata una
infatti poco lontano da questa fortezza. raccolta documentale relativa alla storia dell'edificio
e alla zecca di Solferino, che era attiva ai tempi dei
Nel 1866, in seguito alla terza guerra d'indipendenza, Gonzaga.
perse questa funzione per l'annessione del Veneto
all'Italia. La sala che introduce alla terrazza panoramica è
Fu teatro della sanguinosa battaglia di Solferino del chiamata "Sala dei Sovrani" perché sulle sue pareti
24 giugno 1859, scontro armato della seconda guerra sono appesi due dipinti che raffigurano Vittorio
d'indipendenza, durante la quale si affrontarono Emanuele II e Napoleone III, ovvero i due monarchi che
gli eserciti franco-piemontese ed austriaco, che si comandarono l'esercito franco-piemontese.
contesero il controllo della Rocca.
La Rocca, dopo un periodo di abbandono, subì Sulla sommità della Rocca sventola una bandiera
importanti restauri nel 1870, quando diventò un italiana. La Rocca, che è alta 23 metri, è inserita in un
museo. Venne restaurata nuovamente nel 2011 in grande parco pubblico.
occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia.
L' Ossario
I caduti della battaglia di Solferino rimasero a lungo sul campo di battaglia e vennero in seguito sepolti in fosse
comuni.
Le loro ossa vennero recuperate e riposano nell'ossario A sinistra dell'ossario è collocato un busto di bronzo
di Solferino, un ossario monumentale che si trova nei che raffigura Napoleone III, mentre a destra è situato
pressi del Museo del Risorgimento di Solferino e San un piccolo monumento funebre che ricorda il generale
Martino e non lontano dalla Rocca di Solferino, dal francese Charles Auger, morto per le ferite riportate
quale è facilmente visibile. nella battaglia di Solferino.
È ospitato all'interno della chiesa di San Pietro in All'ingresso dell'ossario sono posizionati i busti dei
Vincoli, la più antica del comune, in seguito convertita cinque generali francesi che perirono nella seconda
in ossario. guerra d'indipendenza.
Raccoglie 1.413 teschi e le ossa di 7.000 caduti dei
tre eserciti che il 24 giugno 1859 si affrontarono nella La facciata dell'ossario è impreziosita da due mosaici
sanguinosa battaglia di Solferino. che rappresentano San Pietro e il Cristo Redentore;
sopra queste opere artistiche è collocata una statua
L'ossario di Solferino si raggiunge percorrendo un viale della Madonna.
fiancheggiato da cipressi.
La Battaglia
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) fu combattuta fra l'esercito austriaco e quello francese durante la
seconda guerra di indipendenza nel contesto della battaglia di Solferino e San Martino, alla quale parteciparono
anche i soldati dell'esercito piemontese.
Dopo la sconfitta a Magenta, l'esercito austriaco di Cavriana, ma non sui colli di San Martino, ove la
si ritirava verso est, inseguito dall'esercito franco- battaglia cessò soltanto a sera.
piemontese.
Lo stesso Francesco Giuseppe venne personalmente in Lo scontro fu così feroce e cruento che l'esercito
Italia per prendere il comando delle truppe, rimuovendo vincitore non ebbe la forza di inseguire quello sconfitto
dall'incarico il generale Gyulai, considerato colpevole in fuga, il quale riparò oltre il Mincio.
della sconfitta precedente. I morti totali nello scontro armato citato assommarono
a ben 11.000 soldati, a cui si aggiunsero 29.000 feriti.
Il mattino del 23 giugno le armate austriache fecero
dietro-front per contrattaccare lungo il fiume Chiese.
Allo stesso tempo Napoleone III ordinò l'avanzata
delle sue truppe e così gli eserciti avversari vennero a
scontrarsi in luoghi del tutto imprevisti.
Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe
piemontesi combattevano con l'ala destra dell'esercito
austriaco, l'esercito francese si scontrò a sud, più
precisamente a Solferino (a metà strada fra Mantova e
Brescia), con il grosso delle truppe nemiche: entrambe
le parti non si aspettavano assolutamente di trovarsi di
fronte l'intero esercito nemico.
100Ème de ligne
"100ÈME de ligne" è nata nel 2009 in occasione del 150° anniversario della II guerra per l'indipendenza d'Italia.
Ideata da un gruppo di appassionati con alle spalle La scelta di creare il n°100 come reggimento di
molti anni di esperienza di rievocazione storica, la sede fanteria di linea è dovuta a varie considerazioni:
si trova a Castel Goffredo (MN) dove la mattina del reperti originali del reggimento rinvenuti nel territorio
24 giugno 1859 vi furono le prime "scaramucce" della tra Medole e Solferino, fonti originali come fotografie
famosa battaglia di Solferino e San Martino. del 100° regimento di linea e documentazioni varie.
Attualmente il gruppo è composto de circa 20 persone.
Il gruppo partecipa attivamente agli eventi in ambito
nazionale relativamente al periodo risorgimentale
(1854-1870).
Il Museo
Il Museo del Risorgimento di Solferino e San Martino è uno spazio espositivo situato a Solferino, in provincia di
Mantova, e dedicato al Risorgimento, con particolare attenzione ai reperti legati alla battaglia di Solferino e San
Martino.
Henry Dunant
Lo svizzero evangelico Henry Dunant giunto il giorno della battaglia, vista la terribile carneficina e l'impotenza di
fronte alla disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi, rimase fortemente impressionato.
Agì quindi per organizzare un minimo di attività di In seguito scrisse e pubblicò a sue spese il libro
assistenza, che venne data mediante il trasporto dei “Un souvenir de Solférino” e fondò la Croce Rossa
feriti presso il duomo di Castiglione delle Stiviere e lì, Internazionale.
con l'aiuto della popolazione, specialmente femminile, Per la sua attività e le sue idee venne insignito del
vennero prestati soccorsi a tutti, senza riguardo alla primo Premio Nobel per la Pace, nell'anno 1901.
divisa indossata, avendo come riferimento il motto Il memoriale della Croce Rossa fu realizzato nel 1959
"Tutti Fratelli". in occasione delle celebrazioni del centenario della
battaglia.
A PROPOSITO DI
Elvezia e Sbrisolona
Durante il Solferino Food Tour, gli assaggi sono stati 02 SBRISOLONA
offerti dalla Pasticceria Arcobaleno, che ha voluto Un vero e proprio simbolo della pasticceria mantovana,
sfoggiare tre tipiche torte della tradizione locale. chiamata anche Sbrisolina o Sbrisulada, deve il nome
proprio alla sua friabilità, alle “brise” o briciole grandi
01 ELVEZIA e piccole che si formano quando viene
La Torta Helvetia (o Elvezia) è considerata uno dei più spezzata per fare le porzioni.
deliziosi dolci dell'area mantovana. La Sbrisolona, infatti, non si taglia,
Tra dischi di pasta sovrapposti di mandorle tritate, ma si spezza con le mani.
albumi montati a neve e zucchero, vi sono strati di Un dolce da forno che nella ricetta tradizionale
creme di burro e zabaione. prevede pari quantità di farina bianca, di farina gialla
I mantovani rivendicano la paternità dello zabaione, e di zucchero.
in quanto la più antica ricetta conosciuta è quella del Fra gli ingredienti vi sono inoltre mandorle, burro, uova,
cuoco di corte dei Gonzaga. lievito e, a volte, marsala.
L’Helvetia è una torta di pasticceria, ideata dalla La ricetta risale a prima del Seicento, quando arrivò
famiglia di pasticceri svizzeri dei Grigioni Putscher, alla corte dei Gonzaga.
che avevano aperto i loro negozi a Mantova alla fine Nelle trattorie, solitamente, viene servita con un
del Settecento e avevano voluto dedicare questo dolce bicchierino di grappa, che per contrasto ne aumenta
alla loro nazione. la dolcezza.
A PROPOSITO DI
Solferitivo
L'aperitivo autoctono ideato e servito dal Chiosco di
Solferino, ormai famoso per la sua invenzione che
vanta nel colore e negli ingredienti, tutta l'espressione
del territorio.
LA BASE
La base è il Lugana, il vino bianco locale
delle zone
Moreniche dal colore brillante e di grande
freschezza, struttura e varietà di aromi.
IL COLORE
Per il suo gusto deciso, ma soprattutto per
il suo colore, viene inserito il succo di mirtillo
che viene diluito fino a raggiungere la giusta
tonalità di rosso dall'Aperol.
B E D & B R E A K FA S T
Nel centro storico di Solferino, in una posizione tranquilla, nel mezzo dei principali paesi delle Colline Moreniche il Bed & Breakfast
dispone di tre camere luminose e accoglienti, arredate con cura e dotate di bagno privato e di tutti i comfort.
Vi accogliamo calorosamente offrendo ospitalità e cortesia in un ambiente familiare con una colazione a buffet con prodotti locali
e genuini da gustare in terrazza godendoviu na magnifica vista.
Amiamo il nostro territorio e vi accompagniamo alla scoperta della zona fornendo informazioni e consigli utili.
Cogliete l’attimo e lasciativi sorprendere da un soggiorno indimenticabile.
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LA CHIESA BLU
Nel mezzo di un piccolo bosco, al termine di un Percorrendo la navata centrale, l’unica appunto,
piccolo vialetto costeggiato da grandi alberi un si arriva sotto il grande crocefisso sospeso
tempo rigogliosi, si trova una piccola chiesa, sull’altare.
collegata ad un seminario, entrambi abbandonati.
Nessuna statua particolare, nessun ornamento.
L’esterno è quello classico, che potrete Una chiesa semplice nel suo blu ultraterreno.
riconoscere in molti edifici di epoche simili. Minimi i danni causati dal passare degli anni,
Ciò che lascia senza fiato è l’interno che rivela quasi come se per questa bellissima e unica
un'atmosfera quasi magica ed incantata. chiesetta il tempo si fosse fermato.
Leggenda urbana, edifici abbandonati, lasciati
Entrando nella piccola chiesetta infatti vi troverete a se stessi, le indagini sono condotte senza
catapultati in un atmosfera sinistra e del tutto asportare, imbrattare, provocare danni.
inusuale per un luogo sacro.
La luce che penetra dalle alte finestre crea
“rimbalzando” sulle antiche mura dei riflessi
bluastri.
Nel 1496 la notizia dell'apparizione della Madonna ad comitato costituito da abitanti del luogo.
una pastorella presso una quercia nei dintorni di Bettola Tra raccolte di firme e proposte di autofinanziamento si
determinò la nascita di un vastissimo e sentito culto sono offerti di gestire la struttura, creando un centro di
popolare: sul colle della visione vennero fondati una riposo per anziani.
chiesa ed un convento francescano.
Tuttavia i costi gravosi, le problematiche legali e i
Soppressa l'istituzione religiosa in epoca napoleonica problemi di accessibilità hanno reso inattuabile qualsiasi
il santuario rovinò rapidamente assieme al convento, tentativo di recupero.
adibito per un breve periodo a carcere. A questo quadro desolante si accompagna il rammarico
Solo nel 1954 venne costruita una nuova cappella di tanti ex allievi del San Luigi, che periodicamente fanno
sul luogo dell'apparizione, vicino a quel che resta del sentire la loro voce ricordando l’impostazione didattica e
convento. il calore umano incontrato nell’istituto.
La quercia e la statua mariana oggetto di culto sono oggi Senza temere di essere smentiti possiamo affermare che
conservate nel nuovo Santuario della Madonna della la chiesa blu è il soggetto urbex di tutti i tempi.
Quercia costruito nella piazza principale del paese. La sua notorietà ha fatto sì che molti di quelli che non
l’hanno esplorata, siano convinti sia una struttura a sé e
Attualmente la struttura è in vendita, ma visti gli ingenti non un elemento secondario di una struttura scolastica.
danni è difficile venga mai acquistata perché i costi per
la ristrutturazione sarebbero davvero molto alti. Fortunatamente nonostante il passare degli anni la
chiesa blu è riuscita a mantenere un buon livello di
La struttura apparentemente solida presenta grosse conservazione, ci auguriamo rimanga tale in attesa di un
crepe murarie. intervento di recupero.
Il tempo e l’incuria riservano al complesso un destino
di macerie a meno che non si decida di intervenire con
un’opera di recupero.
Sono stati formulati vari progetti, alcuni sostenuti da un
La storia dell’Istituto San Luigi di Roncovero. Seminario Minore, poi fu affiancata dalla Scuola media
Fondato, come si legge in una targa marmorea posta il 2 paritaria con convitto che, sempre sotto l’egida dei Padri
dicembre 1981 sulla facciata della chiesetta, da Antonio Gesuiti, accolse ragazzi da Selva, Centenaro, Mareto,
Ghirardelli, classe 1866, Cavalier della Corona d’Italia, dal Pradovera, da Pontedellolio e da altre frazioni Valnuresi.
1914 al 1920 sindaco di Bettola.
Alle prese con la crisi delle vocazioni, nel 1984 i Gesuiti
Con il Cav. Luigi destinarono il loro patrimonio alla se ne andarono.
erezione del “Piccolo seminario” i fratelli Agostino e La struttura passò alla Diocesi di Piacenza che nel 1986
Caterina per un ammontare di 400.000 lire al quale si per una decina di anni l’affittò alla scuola di Polizia di
aggiunsero lasciti successivi. Stato.
I lavori per la costruzione iniziarono nei primi anni Fu la prima scuola ad ospitare le donne che si
Trenta su progetto dell’architetto Pietro Berzolla che arruolavano in polizia.
riuscì nell’impresa di edificare una struttura di notevoli All’epoca, Adamo Gulì - ex questore di Piacenza e, prima,
dimensioni armonicamente inserita nel paesaggio per 15 anni direttore della scuola - convinse il vescovo
naturale. Antonio Mazza a dargli il vecchio convento San Luigi a
La struttura funzionò per parecchi decenni come Roncovero di Bettola.
L'URBAN EXPLORATION
Spesso abbreviata in URBEX o UE, tradotta letteralmente
dall'inglese come "esplorazione urbana", consiste
nell'esplorazione di strutture artificiali, spesso rovine
abbandonate o componenti poco visibili dell'ambiente
urbano.
ORIGINI E DIFFUSIONE
Anche se la storia dell'Urban Exploration è abbastanza
recente (due secoli all'incirca), le sue origini vengono
fatte risalire al 3 novembre 1793, quando un leggendario
"esploratore" delle Catacombe di Parigi, Philibert Aspairt,
divenne celebre per la sua morte prematura in quella vasta
rete di gallerie sotterranee in cui si era smarrito.
1
Lo Stato in cui si trova l’immobile.
Inteso come la nazione in cui si trova.
Ognuna con le sue lingue, le sue culture e
2
Lo stato in cui versa l’immobile, ma
soprattutto… le sue regole! questa volta intesa come condizione.
Esiste un’enorme differenza di conseguenze legali Finestre rotte, muri crepati, tetti
se la stessa azione viene svolta in Lituania o in squarciati, muffa e vegetazione
Italia. incontrollata, porte spalancate, sono
Aldilà delle leggi che possono tutelare e tutti segni di chiaro abbandono che
condannare, ricordiamo bene che in alcuni Stati, potrebbero tutelare l’esploratore.
prima di uscire vincitori da una causa legale e le
pubbliche scuse dell’accusa, si rischia di passare da L’attenuante di “immobile in chiaro stato
un bel “servizio educativo” della polizia locale. di abbandono” non è da sottovalutare,
per quanto non vi sia nulla di codificato.
Non sempre negli Stati più monarchici avrete la In un’alta percentuale dei casi può però
detenzione assicurata e in quelli più democratici, la assolvere l’esploratore da accuse di
certezza di farla franca. violazione di domicilio.
Non avendo tempo nè risorse sufficienti per
affrontare la questione di ogni singola Nazione,
ci concentreremo a sviscerare il, già complesso,
codice del nostro Bel Paese.
3
Accessi aperti. Mancanza di recinzione,
porte spalancate o inesistenti, grosse
4
Cartelli e avvertimenti.
aperture nei muri perimetrali, insomma
Controllare l’eventuale presenza di cartelli di monito
tutti i varchi aperti sono “amici
non sarebbe troppo sbagliato (proprietà privata o
dell’urbex”. Tutto cambia se per accedere
divieto di accesso).
a un luogo abbandonato, proverete ad
La loro assenza o illeggibilità (magari pioggia e vento
aprire porte chiuse o scavalcare muri
hanno fatto arrugginire il ferro dell’affisso o marcire
(la questione cambierebbe anche per
il legno del manifesto) potrebbero comportare buoni
ogni metro di altezza dei perimetri…), il
sgravi di responsabilità.
che costituisce violazione di domicilio
privato. Crearsi entrate con forza o
Insomma, un’ulteriore attenuante, che male non fa’…
manomettendo recinzioni, è sufficiente
invece perchè l’accusa diventi una
frizzantissima “effrazione con scasso”.
5 6
Non toccare nulla.
Strumenti che portate con voi. Per chi non lo conoscesse, il comandamento
Conosciamo tutti, o almeno immaginiamo, il dell’Urbex “prendi solo foto, lascia solo impronte” è
rischio di entrare in un edificio abbandonato, un promemoria anche di tutela legale.
potenzialmente abitato da malviventi. I souvenir, fosse anche un sasso del muro di un
manicomio abbandonato, non sono contemplati
Purtroppo no…non basta questo pretesto per come legali.
portarsi un machete, nemmeno con l’altruistico
fine di accettare l’incolto prato della magione. Anzi, sarebbe meglio prendere solo foto (nel senso
Ma attenzione, anche con un bastone da trekking, di scattarle, ovviamente, non di rubare gli album di
o altri strumenti apparentemente innocui, famiglia sul comò impolverato) e non lasciare alcuna
potrebbero scattare l’aggravante di “arma impronta. Come mai?
bianca”. Udite-udite, per creare il giusto setting alle proprie
Nessuna arma da difesa, all’infuori del cavalletto foto, basta solo spostare gli oggetti e gli arredi, ed
o di un ramo trovato sul posto, si può….accettare! essere colti sul fatto, per una bella “accusa di tentato
furto”.
7
Avvisi e permessi.
Torniamo al tema clou. Anche a costo di
passare come noiosi genitori apprensivi,
8
Non scappare e collaborare sempre con le autorità.
sconsigliamo sempre di esplorare questi posti. Se avete seguito i consigli sopra citati, potete sentirvi
Se proprio doveste sentirne l’irrefrenabile tranquilli.
impulso, avvisate le autorità competenti, nel Motivo per cui, mostratevi per quello che siete e avete
caso di edifici comunali/statali, o i proprietari/ fatto.
guardiani per ottenere il permesso ad entrare. E’ sempre buona norma collaborare enunciando le proprie
Anche a costo di creare allarmismi. intenzioni. Così facendo sarete fuori dai guai nel 90% dei
Oppure rivolgetevi ad alcune associazioni che casi.
operano tramite quest’ultimi.
Diffidate dalle organizzazioni che si
disinteressano della questione legale e
vi fanno clandestinamente introdurre in
pericolosi edifici abbandonati.
10
Incertezza. L’incertezza, purtroppo, rimane
l’unica certezza. Tranquilli al 100% non lo
sarete mai. Unico modo per sentirvi realmente
9
tutelati è di ascoltare il consiglio enunciato al
punto 7.
Odiate da molti, poiché danno in pasto alcuni
Rispettare tutti gli 8 punti. luoghi abbandonati al grande pubblico, queste
La somma delle probabilità di non passare guai seri, che Associazioni (solo quelle che operano tramite
viene fuori rispettando gli 8 punti, vi assolve al 99,9%, mezzi legali) sono in realtà le uniche a tutelare
parlando dal punto di vista penale. i luoghi abbandonati in tre modi: si rivolgono
ai proprietari ottenendo i permessi di visita;
Più complessa diviene la questione civile, che dipende danno visibilità ad alcuni posti altrimenti
maggiormente dalla volontà del proprietario di volervi destinati a marcire nell’indifferenza; scelgono
eventualmente punire, denunciandovi. come meta per i loro viaggi solitamente luoghi
già devastati dal tempo e dai vandali, per non
esporre al turismo di massa gli edifici ancora
intatti, accelerandone il declino.
Intanto, l’unica certezza è che, come scriveva
il romantico François-René de Chateaubriand,
tutti gli uomini hanno una segreta attrazione
per le rovine.
SHEIKH
ZAYED ABU DHABI
GRAND
MOSQUE
A cura di Monica Gotta
Prima di partire ne ho viste moltissime e alcune molto Questa competizione, che si chiuderà a Luglio 2019,
belle, quasi da togliere il fiato. sostiene l'attività culturale che arricchisce notevolmente
Vederla dal vivo è decisamente un’altra cosa. gli Emirati Arabi Uniti in generale e Abu Dhabi in
E’ diventato uno dei luoghi del culto islamico più particolare.
fotografato e più famoso per la sua magnificenza e il suo Viene considerata un'iniziativa distintiva nel campo
splendore. della fotografia ed è uno dei più importanti concorsi di
fotografia e arti visive del mondo, sia a livello locale che
Chi, come me, ha visto fotografie di questo luogo internazionale con premi in denaro e di altra natura.
meraviglioso e decisamente “fotogenico”, sarà un Sappiate che ci sono altri concorsi fotografici degni di
piacere scoprire che il Centro della Grande Moschea interesse internazionale organizzati e patrocinati negli
di Sheikh Zayed organizza ogni anno il Concorso di Emirati Arabi Uniti.
fotografia Spaces of Light – Photography Award, che
Quando ci si avvicina al sito della moschea si vedono i La posizione geografica della moschea è strategica,
minareti e le cupole da una grande distanza. un'espressione simbolica, perché il luogo di sepoltura
Durante il tragitto in taxi si è intensificato il desiderio di di Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, primo Presidente
entrare in questo edificio. degli Emirati Arabi Uniti, si trova accanto alla moschea.
Dal Abu Dhabi Mall alla Grand Mosque ci vogliono circa Per capire cosa rappresenta la moschea bisogna
25 minuti di taxi, tutto il tempo per portare a coscienza comprendere chi è l’ideatore della moschea, Sheikh
che è giunto il momento di vederla con i miei occhi! Zayed. Infatti nella moschea si riflette la sua idea di arte,
cultura e religione.
Situata ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi
Uniti e, a testimonianza della visione del suo
fondatore, la Grande Moschea di Sheikh Zayed si
trova maestosamente all'ingresso dell'isola di Abu
Dhabi, distintamente visibile dai tre ponti principali che
collegano l'isola alla terra, il Maqta, il Mussafah e lo
Sheikh Zayed Bridge.
SHEIKH
ZAYED
GRAND
MOSQUE
Giroinfoto Magazine nr. 43
70 R E P O RTA G E | ABU DHABI - SHEIKH ZAYED GRAND MOSQUE
Quando si arriva davanti alla moschea il taxi vi lascia davanti a una piccola cupola di vetro, l’ingresso per i
visitatori.
Entrando si scende al livello inferiore con una scala mobile e si inizia il processo di registrazione.
La fila impegna poco tempo.
Ci sono degli addetti disponibili ad aiutarvi nella fase di registrazione attraverso dei totem dove dovrete
inserire i vostri dati.
Terminato ciò avrete la stampa di QR-Code e un braccialetto da indossare.
Per non trovarsi impreparati dovreste conoscere il codice di abbigliamento per entrare nella Grande Moschea
di Sheikh Zayed.
Chi ha già avuto modo di visitare altre moschee saprà a grandi linee cosa fare o non fare a livello di dress
code.
Non sono ammessi vestiti trasparenti o con trasparenze, shorts e gonne, camicie o magliette senza maniche,
nessun vestito stretto, abbigliamento da spiaggia e abbigliamento con parole profane.
Le donne devono coprirsi il capo con una sciarpa o foulard.
Naturalmente, in caso non aveste quanto necessario nella vostra valigia, potrete affittare quanto serve
direttamente alla moschea.
Controllate gli orari della moschea. Si può visitare dal sabato al giovedì dalle 09.00 alle 22.00.
Non dimenticate che la moschea è chiusa ai turisti e aperta per la preghiera i venerdì mattina e riapre ai
visitatori dopo le 16.30.
Durante il sacro mese del Ramadan gli orari di apertura si modificano e non apre ai turisti i venerdì.
Simili gli orari del primo giorno del Eid Al-Fitr (Festa della colazione) e Eid Al-Adha (Festa del sacrificio).
Passerete poi un controllo simile a quello degli aeroporti che conoscete bene.
Ricordate anche di non portare con voi oggetti affilati, accendini e quant’altro possa essere utilizzato come
arma o per creare fuoco e nessuna bottiglietta di acqua.
Cupole e minareti sono le prime cose visibili che fanno Ventidue torri con proiettori di luce danno vita a
da contorno al cortile, Sahan. questo effetto creativo fatto di nuvole color grigio-
È un'area aperta, utilizzata per preghiere e grandi blu proiettate anche sulle cupole e sulla facciata.
raduni come il mese sacro del Ramadan. Seguendo le fasi lunari l’effetto di luci cambia, le
Il Sahan è costituito da molte migliaia di pezzi di nuvole da scure diventano sempre più brillanti.
marmo pregiato che danno vita a bellissimi elementi
floreali e mosaici. Girando a destra si entra nelle prime sale visitabili. I
muri ed i pavimenti sono adornati di mosaici floreali
E’ considerato uno dei più grandi mosaici del mondo, simili a quelli visibili sulle colonne esterne e nel
creato dall'artista britannico Kevin Dean. cortile.
Gli elementi floreali che ne decorano i bordi sono In questa stanza si vede uno dei 7 lampadari creati
diversi tipi di fiori che crescono in Medio Oriente come appositamente per la moschea, a forma di fiore con
tulipani, gigli ed iris. petali azzurri del peso di circa 2 tonnellate .
Le finestre allungate permettono alla luce naturale di
Non appena entrati vediamo delle piccole nicchie entrare nelle sale di preghiera.
adornate con fini mosaici di colore blu rappresentati
simboli noti. Andando avanti, in mezzo a molti altri visitatori, si
Lo sguardo si apre sul Sahan e sui corridoi esterni arriva nella sala principale della preghiera.
formati dalle 1.096 colonne, corridoi aperti che Qui si resta senza fiato guardando ciò che è stato
circondano il cortile da entrambi i lati. creato.
Le colonne danno l’impressione di non avere fine. In questa sala c’è il lampadario in cristallo più grande,
Sono costruite con arte minuziosa, fatte di pannelli di realizzato Faustig (Monaco di Baviera, Germania).
marmo bianco, intarsiato con pietre preziose e semi- E’ considerato uno dei più grandi al mondo in una
preziose come lapislazzuli, agata rossa, ametista, moschea e ha un peso di circa 12 tonnellate con 10
conchiglia abalone e madreperla. metri di diametro e un’altezza di 15 metri. Nella stessa
Ogni pezzo è stato scolpito a mano sul posto e sala ce ne sono 2 versioni più piccole realizzate con lo
intarsiato da artigiani usando una speciale tecnica di stesso disegno.
intarsio, di cui un raffinato esempio sono le colonne Per realizzare questi lampadari è stato utilizzato oro
del Taj Mahal in India. a 24 carati e tutti i pannelli di vetro sono tempestati di
Come per i fiori del Sahan, i capitelli dorati delle cristalli Swarovski.
colonne sono ispirati ad un albero prezioso in tutta
l'Arabia, la palma da dattero. Le 96 colonne interne della sala di preghiera principale
si distinguono dalle colonne esterne per il disegno.
Iniziando il cammino sotto il colonnato si vede Sono rivestite di marmo bianco puro intarsiato con viti
il cortile da diverse prospettive, si possono gli di madreperla realizzato a mano a Dongguan - Cina.
innumerevoli archi sopra le colonne esterne che
formano giochi visivi e di prospettiva molti particolari, In questa sala si vedono il mihrāb – la nicchia –
dando un senso di infinito. situata simmetricamente nel mezzo del muro della
A lato del colonnato, così come all’ingresso, ci sono le Qibla, la direzione della Mecca e il menbar – il pulpito.
vasche riflettenti.
Piscine rettangolari piastrellate in diverse tonalità di Il mihrāb, è un elemento architettonico essenziale di
blu, che riflettono le magnifiche arcate e colonne della una moschea.
moschea e diventano ancora più spettacolari con Ispirato dal Corano che descrive fiumi abbondanti in
l'illuminazione notturna. cielo, la nicchia, un mosaico di vetro dorato sembra
Non avendo potuto vedere dal vivo il gioco di luci ho scorrere dall’alto al basso come se fosse un fiume di
seguito con interesse la descrizione di una guida del miele.
luogo. La sua forma a semicerchio è studiata per proiettare
Durante la notte le colonne si colorano di luce la voce dell’Imam a tutti i fedeli in ascolto.
grazie ad un sistema di illuminazione unico che è Alla sua destra c’è il menbar.
stato progettato dagli architetti Speirs e Major per Il pulpito, realizzato in legno di cedro, è intarsiato in
evidenziare le fasi lunari. madreperla, mosaico di vetro e oro bianco.
SHEIKH
Dopo aver rivolto lo sguardo in tutte le direzioni, non
si può non notare che questa sala ospita il più grande
tappeto annodato a mano del mondo ed è il più
grande realizzato in Iran.
Il tappeto prevalentemente in lana è stato lavorato a
ZAYED
mano da circa 1.200 artigiani.
La sua creazione è durata due anni, il progetto ha
richiesto circa 8 mesi.
Il tappeto finale monopezzo è di 5.700 metri quadrati
GRAND
con un peso complessivo di 35 tonnellate.
Per il suo trasporto sono stati utilizzati 3 aerei.
MOSQUE
Scattare altre fotografie è inevitabile!
Monica Gotta
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project
ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
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siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado
Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
IL FORTE DI FENESTRELLE
In un maggio dalle temperature gelide, la giornata si
prospettava grigia o addirittura piovosa.
I più audaci se ne sono infischiati, i meno audaci sono
partiti con riluttanza.
E chi invece era già solleticato dalla dolce brezza
primaverile e dall’ammaliante canto del tepore estivo,
ha abbandonato con mestizia.
Il Forte si presenta imponente e maestoso e con il di un simpatico signore, Mario Reviglio, che è la
ponte levatoio spiegato come un lungo tappeto di nostra guida e che si scoprirà, a fine giornata,
benvenuto, ci accoglie pronto e fiero per raccontarci essere un importante studioso e scrittore di saggi
con orgoglio e vanto della sua storia e dei personaggi storici, docente di Storia all’Università, Presidente
che l’hanno vissuta. dell’Associazione “Progetto San Carlo – Forte di
Fenestrelle” e per tre anni anche dell’Associazione
Questo, orientato verso il “versante francese”, “Amici del Museo Pietro Micca”.
originariamente era solo uno dei due ingressi al forte.
Costituito da una parte fissa e da una parte levatoia Insomma… non un semplice appassionato.
mossa da un sistema di contrappesi (tecnica del
bilanciere), superava il largo fossato e, attraverso un
breve “tunnel” difensivo di muratura, portava alla porta
principale del forte, la Porta del Soccorso.
Barbara
ManuelLamboley Photography
Monaco Photography
Giroinfoto Magazine nr. 43
86 R E P O RTA G E | LA GRANDE MURAGLIA PIEMONTESE - IL FORTE DI FENESTRELLE
Prima di visitare i vari edifici, ci presenta una (fortificazione perpendicolare) e la muratura era di
panoramica del forte e ci tiene a precisare che, notevole spessore.
a differenza di altri, Fenestrelle è un complesso Ogni faccia inoltre disponeva di 11 bocche da fuoco.
fortificato, non un semplice forte. Il transito nella valle era quindi efficacemente
controllato, grazie anche al ponte levatoio e ad
È infatti un aggregato che comprende ben quattro una saracinesca in ferro che bloccavano la via da
agglomerati fortificati: il Forte Carlo Alberto, il Forte entrambi i lati. Il forte Carlo Alberto era collegato al
San Carlo, il Forte Tre Denti e il Forte delle Valli. forte S. Carlo tramite un vallo delimitato da mura alte
e spesse (tagliata) ed a un castello (Chateau Arnaud
Il forte in cui siamo è il S. Carlo, il più importante e più o Castel Renaud) tramite una muraglia munita di
grande (occupa circa un terzo di tutto il complesso), feritoie.
mentre quello più a valle è il Forte Carlo Alberto,
incontrato poco prima lungo la strada, prima di Chateau Arnaud, di costruzione tardo-medioevale,
arrivare. fu utilizzato come “colombaia” per l’allevamento dei
piccioni viaggiatori e in alcune occasioni anche come
Il Forte Carlo Alberto tuttavia al momento non è polveriera; era collegato alla Porta Reale del Forte S.
visitabile, in quanto i lavori di restauro non sono Carlo tramite una galleria scavata nella roccia, detta
ancora terminati. Roca Forà.
Costruito a partire dal 1836 su progetto dell’ingegner
Francesco Olivero, sostituiva un precedente forte Originariamente era un castello in cui veniva
in rovina (Mutin), che fu costruito dai Francesi a amministrata la giustizia nella Valle del Pragelato
protezione del confine, quando ancora Val Chisone e successivamente, fu utilizzato dai Francesi come
era territorio del regno di Francia. ridotta armata a protezione del Forte Mutin.
Il forte Carlo Alberto era composto da due edifici a
forma di parallelepipedo che sbarravano la strada
regia.
Ma torniamo al prof. Reviglio che, col fervore della da parte dei Savoia di riprendersi le proprie terre,
passione per la Storia, tiene in pugno la nostra conclusosi sia con sconfitte che con vittorie da
attenzione, come un prestigiatore col suo pubblico. entrambe le parti.
Lunga e incassata, attraverso i colli del Monginevro Probabilmente, però, neanche il re di Francia si
e del Sestriere, la Val Chisone collega la Pianura sentiva tranquillo, tanto che nel 1694 iniziarono i
Padana ai territori d'oltralpe. lavori per la costruzione di una fortezza a difesa dei
E proprio per questa posizione strategica fu presa confini: il Forte Mutin, che abbiamo citato qualche
come zona di confine, nelle varie contese tra riga più su.
Imperatori, Re e Signori già dal periodo romano.
Gli assedi in Piemonte continuarono anche negli
"Finis Terre", o come la chiamiamo ora, Fenestrelle. anni successivi e ricordiamo quello più importante in
Luogo di ultima frontiera sull'itinerario che cui Francia e Spagna attaccarono Torino, ma furono
probabilmente era la via imperiale di avvicinamento sconfitte nel 1706 dall’armata sabauda, grazie anche
alla Gallia. al sacrificio di Pietro Micca.
La Val Chisone dunque vide l’avvicendarsi di
varie amministrazioni: i Signori di Susa e gli Abati Forti della vittoria a Torino e stanchi dei continui
pinerolesi a valle, i conti d’Albon e successivamente la assalti dei Francesi, due anni più tardi nel 1708, fu
corona di Francia nell’alta valle. intrapresa la Campagna delle Alpi.
Nel 1349 infatti, Filippo II di Valois rilevò il territorio e Il Forte di Exilles e il Forte Mutin vennero espugnati.
venne stabilito il confine a Bec Dauphin. L’alta Valle di Susa e l’alta Valle di Chisone erano
I Duca di Savoia, tuttavia, non si sentivano molto conquistate.
tranquilli ad avere i Francesi così vicini alla capitale. Dopo seicento anni di separazione, finalmente tutto il
territorio della Val Chisone tornava al Piemonte.
Oltretutto stavano occupando un loro territorio.
Nei secoli successivi ci furono diversi tentativi da
parte dei Francesi di estendere i propri confini e
Vittorio Amedeo ordinò che le postazioni dei cannoni difendere i cantieri sottostanti da eventuali incursioni
dei forti di Exilles e del Mutin fossero poste in modo francesi e rafforzare le difese esistenti.
da avere il fronte difensivo sul versante contrapposto
alla Francia e che venissero eseguiti dei lavori di Dopo vent’anni, la fortezza non era ancora completa.
riadattamento. Doveva essere terminata la struttura muraria
principale, ma alcune postazioni erano già munite di
Il progetto fu affidato all’ing. Antonio Bertola che però cannoni ed avrebbero assicurato una valida difesa in
constatò la necessità di fortificare ulteriormente i due caso di avanzata del nemico.
forti.
Purtroppo non fu possibile per mancanza di fondi. Il forte infatti dava già l’impressione di essere
L’opera di fortificazione fu ripresa da Vittorio Amedeo inespugnabile e così fu nella Battaglia dell’Assietta.
II dieci anni dopo.
Era il 1747 e i Francesi decisero di tentare
Ordinò una nuova perizia sulla capacità difensiva dei nuovamente la conquista di Torino.
due forti e ne risultò che Exilles era sufficientemente I forti di Exilles, di Susa e di Fenestrelle però
protetta, mentre il Forte Mutin era troppo vulnerabile. avrebbero sbarrato l’avanzata.
Il progetto dell’ing. Bertola fu rielaborato e ampliato
dal figlio adottivo, l’ing. Ignazio Bertola. L’armata francese allora pensò di passare attraverso
lo spartiacque tra le valli di Susa e Chisone.
Propose un’opera stupefacente e imponente, I Piemontesi tuttavia intuirono le loro intenzioni e
composta da diversi forti, collegati tra loro da una crearono, nella zona montagnosa dell’Assietta, un
lunga e alta muraglia armata, che avrebbero difeso muraglione lungo due chilometri, spesso un metro e
tutto il versante sinistro della valle. alto un metro e mezzo, dove si sarebbero trincerati
5000 uomini.
La difesa dell’altro lato invece rimaneva al Mutin. I Francesi però avrebbero attaccato in 20.000.
Nel marzo del 1728 iniziarono i lavori. Il numero esiguo di uomini e l’assenza di artiglieria
Si cominciò a costruire dall’alto nella zona di faceva presagire alla disfatta dell’armata piemontese,
Praticatinat e via via verso il basso, in modo da ma avevano dalla loro una posizione strategica.
L’esercito francese si dispose in tre colonne: la prima di Fenestrelle con la sua presenza aveva contribuito
avrebbe attaccato frontalmente sull’Assietta, la alla vittoria dell’armata piemontese e alla difesa della
seconda sul fianco sinistro nella zona del Rio Bacon Capitale.
e la terza sul fianco destro nella zona del Gran Serin,
dove si trovava il comando piemontese. I lavori al Forte ripresero subito dopo e continuarono
fino all’avvento dell’epoca napoleonica.
La seconda colonna si ritrovò a combattere su un I numeri della fortezza erano strabilianti.
pendio troppo scosceso e non riuscì ad avanzare. Oltre 3 chilometri di estensione lungo il crinale della
Perse moltissimi soldati e si ritirò in breve tempo. La montagna, 600 metri di dislivello, 1.350.000 metri
prima si lanciò ai piedi dei trinceramenti, forti della quadrati di superficie di pertinenza del forte, di cui
superiorità numerica e dell’assenza di artiglieria 480.000 mq di superficie coperta e una scala coperta
nell’armata piemontese. di 3996 gradini.
Quest’ultimi però lottarono strenuamente con tutto
ciò che avevano a disposizione, addirittura anche La più grande fortezza italiana e la seconda in Europa
con le pietre che componevano il muro, ed ebbero la per dimensione.
meglio.
Il complesso era talmente imponente che nessuno
Nel frattempo anche la terza colonna venne respinta mai negli anni osò tentare di espugnarlo.
con gravissime perdite. Napoleone stesso, che ordinò di far demolire i Forti di
L’armata piemontese aveva vinto. Bard, Exilles e le altre fortezze sabaude, si convinse a
Tra morti e feriti la Francia perse 5.300 uomini, mentre risparmiare Fenestrelle proprio per la sua unicità.
i Piemontesi “soltanto“ 185. Indirettamente, il Forte La Grande Muraglia Piemotese era salva.
Dopo aver condiviso avversità e onori con l’antica ma quest’ultime erano prive dei vetri.
Armata Sabauda, il nostro Professore ci riporta I prigionieri pertanto, per difendersi dal freddo e dal
d’incanto ai giorni nostri e ci conduce nell’edificio gelido vento, dovevano vivere con le ante di legno
più importante del Forte S. Carlo: il Palazzo del chiuse, al lume di candela o del caminetto.
Governatore, ovvero la sede del comando. I più furbi invece inchiodavano le lenzuola bianche
ricoperte di cera alle cornici delle finestre.
L’edificio sviluppato su quattro piani, di cui uno
interrato, è formato sia all’interno che all’esterno da Scendiamo di due piani e troviamo delle stanze, poco
magnifici muri in pietra spessi ben 2-3 metri. illuminate, con forni e grossi pentoloni.
Praticamente era quasi invulnerabile. Il pasto dei soldati era misero nei primi decenni del
Le stanze hanno soffitti alti e la luce che penetra dalle forte: solo una pagnotta di pane da sette etti (la
finestre è molto flebile, nonostante il sole sia alto. munizione) e due mestoli di “brodo” di rape e fave.
La vita del comandante e dei suoi sottoposti era al
buio. La carne era prevista solo nei giorni festivi.
Dal salone d’ingresso, una scala volutamente stretta Mangiavano dove capitava, in quanto non c’era un
porta ai piani superiori. refettorio.
Di sera però le truppe avevano libera uscita e
Usciti dal palazzo, veniamo condotti attraverso la potevano andare a consumare un pasto decente nelle
Piazza d’Armi (o Piazza del Governo) all’edificio di numerose taverne del paese.
fronte, il Palazzo degli Ufficiali. Solo dopo il 1790 si capì che i soldati avevano
Dotato di ben 44 stanze intonacate, con caminetto bisogno di un pasto più abbondante e completo.
e soffitti più bassi rispetto al precedente, era adibito La collocazione delle cucine nei piani interrati
all’alloggio degli ufficiali. garantiva una sicura protezione e assicurava il rancio
Sotto il dominio napoleonico, però, fu meglio anche in caso di battaglia.
conosciuto per la funzione di Prigione di Stato. Per lo stesso motivo, la cisterna per il rifornimento
Ospitò personaggi illustri, quali il Cardinale idrico fu collocata al terzo piano sotterraneo:
Bartolomeo Pacca (Segretario di Stato di Papa Pio difficilmente le truppe nemiche sarebbero riuscite ad
VII), il Conte Cassini (Diplomatico piemontese presso avvelenare l’acqua o a sabotarne l’impianto. L’acqua
la Corte russa), il Marchese Giovanni Patrizi e la arrivava al pozzo attraverso un acquedotto realizzato
Marchesa Polissena Turinetti di Priero. con tubi in laterizio ed era alimentato da una sorgente
posta a 1400 metri di quota.
La cosa bizzarra è che le spese di “soggiorno” erano La capacità della cisterna raggiungeva ben 100.000
a carico dei detenuti e questi avevano la facoltà di litri ed era mantenuta costante grazie ad un foro di
portarsi servitori o parenti. “troppo pieno”.
Le stanze erano ampie e ben illuminate dalle finestre,
Percorriamo ora un breve tratto del tunnel coperto, aperto delimitati da alti muri, dotati di feritoie per i
la gradinata che, con i suoi 3996 scalini e rampe fucili e un foro per i cannoni.
(la più lunga d’Europa), porta al Forte delle Valli, la I risalti sono collocati a partire dalla parte iniziale del
fortificazione più elevata. Forte S. Carlo, la Tenaglia di Sant’Ignazio (elemento
bastionato sovrastato in sequenza da altri due
La scala è larga 2,10 metri e alta 2,35 m con muri e muri, tutti a forma di V rovesciata, che creavano una
volta ad arco spessi 2 m. “tenaglia di fuoco” per il nemico), fino al Forte Tre
La poca illuminazione è data da strette feritoie, che Denti. Solo gli otto risalti più in basso furono dotati
garantiscono anche il ricambio d’aria. Collega le di copertura a prova di bomba, per ospitare cannoni
varie parti della fortezza per mezzo di una dozzina di speciali più potenti.
accessi ed è frammentata da ponti levatoi, al fine di
compartimentare il complesso fortificato. Il Forte Tre Denti è una piccola fortificazione che
inizialmente fungeva da protezione del Mutin e
Al termine della galleria percorriamo un altro breve consentiva di controllare una vasta porzione del
tratto all’esterno. territorio a fondo valle.
Dal sentiero possiamo ammirare da vicino i risalti,
forse la parte più particolare della fortezza. Era dotata di una polveriera, di un magazzino e di una
cisterna capiente ed era sovrastata da una piccola
Sono i 28 “gradoni” che più colpiscono lo sguardo ridotta, la Garitta del Diavolo, sempre presidiata da
quando si osserva il forte da lontano. una sentinella.
Si tratta di postazioni per l’artiglieria, cortili a cielo
Proseguendo oltre il Forte Tre Denti, i risalti lasciano L’ultima tappa è il Forte delle Valli. È composto da
il posto ad una lunga muratura di oltre sei metri di ben tre forti separati: la Ridotta Belvedere, la Ridotta
spessore. Sant’Antonio e la Ridotta dell’Elmo, divise tra loro
È la Scala Coperta che porta all’ultimo dei forti. da profondi fossati e collegate tra loro da gallerie e
Di fianco la segue la Scala Reale, scoperta, composta da ponti detti “a caponiera” (ponti coperti dotati di
da più di 2000 gradini. feritoie per i fucili).
Da qui l’appellativo di “Grande Muraglia” che per la
sua morfologia ricorda quella cinese. Al forte si accede tramite la Scala Savoiarda (una
scala a cielo aperto sezionata da altissimi muri a
Lungo il percorso delle Scale si incontrano, traversa) e tramite la Scala Reale.
nell’ordine, la Stazione ottica (per l’invio e la ricezione Da quest’ultima si prosegue attraversando un
di messaggi sotto forma di segnali luminosi) e la ponte appoggiato su ardite colonne battiponte e
Batteria dello Scoglio dotata di cannoni, la Ridotta attraversando un edificio di due piani, la cui porta
Santa Barbara, la Ridotta delle Porte e infine la d’ingresso assomiglia alla facciata di un tempietto.
Batteria dell’Ospedale, a difesa del vicino ospedale e L’interno ospitava il corpo di guardia.
della Strada dei Cannoni (la via utilizzata per portare
l’artiglieria ai “forti alti”). La Ridotta Belvedere è quella più grande ed era l’unica
autonoma, in grado di assicurare il sostentamento
La Ridotta Santa Barbara e la Ridotta delle Porte, delle truppe e un adeguato sistema difensivo.
invece, servivano da protezione delle Scale ed erano
fornite di cannoni, munizioni, magazzini, viveri, del
pozzo dell’acqua, del refettorio e delle camerate.
Erano quindi completamente autonome.
La Ridotta Sant’Antonio, invece, è la più piccola delle Ridotta dell’Elmo, avrebbe comportato un grosso
tre ed era armata con due mortai. danno per tutto il complesso di Fenestrelle, dato che i
suoi cannoni potevano raggiungere i forti sottostanti.
I mortai, grazie al tiro parabolico, erano necessari per Il Forte di Fenestrelle termina con una doppia Tenaglia
colpire gli obiettivi non raggiungibili dai tiri tesi dei a ridosso della Ridotta dell’Elmo ed è collegato
cannoni. all'esterno tramite il Ponte Rosso, costruito sopra un
Alla Ridotta dell’Elmo si accedeva solo tramite la profondo fossato.
Sant’Antonio.
La sua funzione era esclusivamente bellica, Purtroppo la nostra visita è terminata alla Garitta del
finalizzata sia alla difesa che ad azioni offensive. Diavolo e, stavolta, non abbiamo avuto la possibilità
Era sormontata da sei casematte orientate verso la di visitare il resto della fortezza.
strada del colle delle Finestre e una verso il pianoro di Lontano dai tempi delle contese, delle battaglie e
Pra Catinat. delle ingiuste prigionie, sperando che la nostra guida
Altri dieci cannoni a cielo aperto erano invece rivolti ci perdoni, ci lasciamo rapire dalla bellezza della
verso Pra Catinat e la bassa Val Chisone. Natura e dal fascino unico del Forte di Fenestrelle,
La Ridotta era dotata anche di una Stazione ottica e di e lentamente ridiscendiamo il pendio, portando con
diverse polveriere collocate in punti strategici. noi un pezzettino di Storia del “più straordinario
Le tre ridotte furono costruite vicine, in modo da edifizio che un pittore di paesaggi fantastici potesse
realizzare un sistema di reciproca difesa e soccorso, immaginare”.
in caso di attacco ad una di esse. (cit. Edmondo De Amicis, Alle Porte d’Italia, Ed.
La presa da parte del nemico, ad esempio della Treves,1884).
Ringraziamo il Professor Mario Reviglio autore, tra i vari libri, della guida “Forte di Fenestrelle – La Grande Muraglia
Piemontese”.
Maurizio Galimberti
IL CENACOLO DI LEONARDO DA VINCI
Un originale tributo del fotografo italiano al capolavoro di Leonardo da Vinci
Dopo i noti ritratti alle celebrities internazionali e gli scatti alla Grande Mela, il
fotografo si cimenta, immagine dopo immagine, in un incontro/confronto solenne
con il sommo capolavoro di Leonardo. Maurizio Galimberti ha agito con il suo
originalissimo stile sul Cenacolo, decostruendolo e ricostruendolo, rivisitandone
la grandezza, sottolineandone lo splendore e ricomponendo in un mosaico
moderno lo splendore del capolavoro leonardesco.
Il suo ritratto di Johnny Depp, realizzato durante l’edizione del Festival del Cinema
di Venezia del 2003, viene scelto come immagine per la copertina del mese di
settembre del prestigioso Times Magazine.
Fly Memory
Autore: Valentina Cipolla
Luogo: Città del Messico
La solitudine
Autore: Kristina Szajkoova
Luogo: Norimberga (Germania) metropolitana
stazione "Lorenzkirche"
U purpu
Autore: Davide Gambino
Luogo: Porticciolo d’ Isola delle Femmine (Pa)
Strade di Edimburgo
Autore: Alessandro Braconi
Luogo: Edimburgo - High street
Il cratere di Vulcano
Autore: Daniele Passaro
Luogo: Isole Eolie
[Link]
APPASSIONATI A NOI
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TRAVEL
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