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N. 38 - 2018 |DICEMBRE, Gienneci Studios Editoriale. [Link]
fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza
[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente
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ANNO IV n. 38 giroinfoto magazine
20 Dicembre 2018
62 38
10
114 42
22
Indice
10 SAVANNAH
All american report
A cura di Giancarlo Nitti
22 ANATOLIA
Turchia
94
A cura di Monica Gotta
42 TRIS PIEMONTESE
Nizza Monferrato
Caraglio
Galliate
Band of Giroinfoto 138 FOTO EMOZIONI
Le foto dei lettori
62 SINAI
Il deserto
Questo mese con:
78 TORINO STORIES
La Grande Guerra
Band Of Giroinfoto
114 LYON
Fascino storico e religioso
A cura di Barbara Lamboley
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SU GIROINFOTO MAGAZINE
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I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
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Dicembre 2018
133 39 8 24 17 1
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4%
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dalla prima uscita mese.
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FOTOGRAFA
Il centro di Savannah,
denominato Historic District,
mantiene in gran parte il piano
urbano originale prescritto dal
suo fondatore Generale James
Oglethorpe, rivivendo ogni giorno
la storia che l’ha attraversato.
Una leggenda narra, che con la vittoria degli unionisti e la marcia su Atlanta, il
generale a capo dell’invasione William Tecumseh Sherman, non distrusse la città
poiché era stato impressionato dalla sua straordinaria bellezza, risparmiandola.
Per gustare a pieno la particolare atmosfera che aleggia sulla città, basta
incamminarsi lungo la Bull Street, il corso principale che attraversa 24 suggestive
piazzette con splendide residenze costruite tra il XIX ed il XX secolo.
Nella down town cittadina si trovano interessanti location come il City Market,
recentemente restaurato, con i suoi negozietti di antiquariato, Fort Jackson e Fort
Pulaski National Monument, che testimoniano i trascorsi bellici della regione.
Molto particolari sono anche i parchi cimiteriali che racchiudono i cimiteri storici
della città come il Colonial Park Cemetery e il Laurel Grove.
Nell’attraversare la città si noteranno anche le caratteristiche architetture delle
chiese come massima rappresentazione dei tempi coloniali come la Cathedral of
St. John the Baptist, innalzata all’inizio dell’Ottocento, il Temple Mickve Israel, la più
antica sinagoga degli Stati Uniti, terminata nel 1878 e la St. John’s Church oggi sede
della Diocesi della Georgia.
Qui, nel profondo sud degli Stati Uniti, quasi ogni edificio Mercer Williams House è per esempio un’altra tappa
ospita un suo fantasma e molti di loro vantano più di una obbligatoria nel percorso ispirato ai fantasmi.
leggenda. Trasformata oggi in museo, vi è stato ambientato il
romanzo “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”
In passato è stata uno dei maggiori centri per la recluta e il di John Berendt con il film omonimo diretto da Clint
concentramento di schiavi e scenario di cruente battaglie Eastwood.
durante la Guerra d’Indipendenza. In questa villa in stile italiano, “abita” lo spettro del
Una tale varietà di disgrazie come incendi ed epidemie, facoltoso Jim Williams, un famoso restauratore che
sembrano giustificare le decine di anime vaganti presenti usava dare sontuose feste e il cui amante fu assassinato
in questa città, vittime di una serie di omicidi misteriosi in circostanze misteriose.
ornati da pratiche voodoo che completano il quadro di
una città dove i morti non sono meno importanti dei vivi. Altre location interessanti sulla tematica ectoplasmatica
sono:
Nel 2003, l’Istituto Statunitense di Psicologia Paranormale Davenport House con bensì due fantasmi di una bambina
ha proclamato Savannah “la città più stregata d’America”. vestita con abiti d’epoca e un gatto.
Jason Hawes, fondatore della Atlantic Paranormal Society
e presentatore del programma “Cacciatori di fantasmi”, Il The Olde Pink House, con il fantasma di James
afferma che “Savannah è letteralmente costruita sopra i Habersham, il titolare di un ristorante ancora attivo che si
suoi morti”. impiccò nelle cucine.
Sarà quindi molto facile a Savannah, trovare delle proposte La sua anima vaga per il ristorante verificando che tutto
di tour basati su leggende tetre e fenomeni paranormali, sia in ordine e salutando i clienti.
offrendo raccapriccianti passeggiate a piedi o su carri
funebri, di notte e di giorno. Il Kehoe House, con gli spiriti dei bambini residenti in
questa casa e che rimasero intrappolati nel camino.
La visita perfetta
Visitare Savannah nel suo paesaggio urbano, sprigiona quel tipico fascino
delle caratteristiche cittadine del sud, con la vegetazione tropicale e le strade
a ciotoli lungo le quali si passeggia piacevolmente ammirando gli edifici che
testimoniano lo stile coloniale.
Una città a misura d’uomo di dimensioni tali da poter essere tranquillamente
girata a piedi o come consigliato prima, in carrozza e con il caratteristico
trenino “HOP ON HOP OFF” che tocca tutti i punti di interesse.
Tra viali e piazzette, come già detto si trovano residenze antiche, ma anche
tanti esercizi commerciali, bar e ristoranti.
L’attenzione si poserà sicuramente su Oglethorpe Square, dove si affaccia la
Owens-Thomas House, una maestosa villa in stile Regency realizzata nel 1800
con al suo interno una collezione di mobili e decorazioni dell’epoca, tessuti
pregiati e porcellane cinesi.
Tra le altre residenze storiche c’è la casa natale di Juliette Gordon Low,
la fondatrice delle Girls Scout e la Mercer William House, la residenza di
Jim Williams, un noto mercante d’arte originario di Savannah la cui storia è
raccontata nel film “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”. Imperdibile
anche l’elegante dimora Old Pink House, che oggi ospita un rinomato ristorante
di specialità tradizionali del sud.
Tutte residenze che sono anche parte dei ghost tour organizzati.
Una volta assaporato il walking tra la storia di savannah, il tour può continuare,
per gli appassionati di shopping, tra i negozietti di articoli d’artigianato e
boutique del City Market, un edificio che ospita ristoranti, esercizi commerciali,
gallerie d’arte e locali serali con musica dal vivo.
Su questa via storica, un tempo si trovavano i magazzini del cotone che oggi
sono stati convertiti in locali, ristoranti tipici e negozi.
Anche qui, in estate, è luogo di festival ed eventi che animano la città.
Sempre affacciato sul fiume, ma nella parte orientale della città, si trovano il
Fort Jackson e il Fort Pulaski, edifici che testimoniano le guerre che hanno
coinvolto Savannah.
Il suo nome deriva dal greco anatolè, “paese di levante”, “punto dove
sorge il sole, Oriente”.
L’Anatolia fu sottoposta alle principali dominazioni tardo-antiche e
medievali che si avvicendarono sul Mediterraneo orientale e sugli
altipiani montuosi al confine con l’Asia.
Fu rivendicata dal movimento nazionalista di Mustafa Kemal, meglio
noto con il nome di Atatürk, come il nucleo territoriale nel quale
sarebbe rinato lo Stato Turco, dopo la perdita dei territori europei e
mediorientali e di gran parte del dominio insulare.
La zona in cui si trova Ani è infatti una zona interna, al confine con
l’Armenia, influenzata dalle correnti fredde provenienti dalla vicina
Russia e in parte dall’altitudine di circa 1.400 metri sul livello del mare.
Per arrivare in Turchia sono disponibili voli aerei a Sumela, il Tortum Gölü (Lago di Tortum) ed altre
prezzi abbordabili verso Istanbul ed Ankara dalle ancora come il Monte Ararat, il Palazzo di Ishak
quali potrete raggiungere Kars con un volo interno Pasha procedendo verso sud nelle vicinanze della
di circa due ore. città di Dogubayazit.
Inoltrandosi ulteriormente in questo territorio
Una soluzione alternativa ed avventurosa è assolutamente spettacolare si arriva a Van,
viaggiare con i mezzi pubblici. situata sull’omonimo lago salato da cui possiamo
Ci sono autobus di diverse compagnie in partenza prendere un volo di ritorno per Istanbul od Ankara.
da Istanbul e da Ankara verso la città Kars.
Le sistemazioni alberghiere sono di facile
A seconda di quanto siete “audaci” potrete reperimento e dotate di tutte le facilities a cui
approfittare di questo viaggio per ammirare i siamo abituati.
panorami, fare amicizia con l’autista che sarà ben In alcuni casi si possono definire “spartane”
felice di condividere con voi informazioni, notizie considerando luoghi poco frequentati dal turismo,
utili, indicazioni sui piatti della cucina turca da ma sempre pulite, decorose e gestite da persone
non perdere, i segreti dei luoghi più impensati e disponibili ed estremamente amichevoli.
imparerete qualche vocabolo della lingua turca.
L’affitto di una macchina invece vi darà la libertà Suggerisco di “perdersi” nei mercati locali tra
di programmare delle tappe di vostro interesse spezie, frutta, tessuti, tappeti, piccoli pezzi di
durante il viaggio di circa 1.450 km da Istanbul e artigianato e gustare delle piccole dolci delizie
circa 1.100 km da Ankara. gastronomiche che si trovano per strada oppure
la dolcissima baklava a base di pasta fillo, miele e
Ci sono diverse tappe di interesse a seconda del noci di cui esistono alcune varianti a seconda della
tragitto che deciderete di intraprendere, tra cui località.
le città di Trabzon ed Erzurum, il Monastero di
Instambul
Trabzon
Tortum Kars
Ankara Ani
Erzurum
Ararat
Dogubayazit
Van
Aggiungo una nota per le lettrici femminili. restaurate ed adibite ad edifici amministrativi.
Tenete a mente che in questo paese, per entrare La Fethiye Camii, una chiesa russa ortodossa
nelle moschee e in luoghi sacri è necessario avere del XIX secolo convertita in moschea, torreggia
spalle e gambe coperte, spesso anche il capo, e maestosa a sud del centro.
piedi scalzi.
Non è inusuale trovare all’ingresso di questi luoghi Dedicate una giornata alla visita di Kars in attesa di
pezzi di abbigliamento che vengono affittati per dirigervi verso Ani.
poter entrare nel luogo che desiderate visitare. Non ci sono mezzi pubblici per raggiungere il sito.
Consiglio però di arrivare attrezzate, considerando Si può trovare con facilità un taxi chiedendo al
la mia personale esperienza in una di queste proprio albergatore.
situazioni della quale ho una mia fotografia A differenza di alcuni anni fa non è più necessario
“divertente” o “quasi imbarazzante”! avere il permesso speciale rilasciato dalla polizia.
Per giungere ad Ani si passa attraverso la città Il sito archeologico di Ani, 45 km a est di Kars,
di Kars luogo nel quale si notano testimonianze collocato tra le gole del fiume Akhurian e la
dell’influenza russa trapiantata nell’Anatolia nord- valle Tzaghkotzadzor, è meritevole di una visita
orientale. accurata ed è uno dei patrimoni dell’Unesco meno
Edifici color pastello ed un reticolo urbano valorizzati.
organizzato in modo ordinato. Il primo impatto lascia chiunque meravigliato.
Si possono vedere residenze russe belle époque Sotto l’altopiano, nella valle sottostante, si trovano
e in stile baltico, molte delle quali sono state della antiche abitazioni rupestri e grotte.
Grandi edifici in pietra disposti su prati ondulati, edifici religiosi e fortificazioni erano tra i più avanzati,
punti di riferimento di una città fantasma con sia a livello tecnico che artistico, del mondo.
quasi 100.000 abitanti che un tempo era la
maestosa capitale dell’Armenia e rivaleggiava con La sua posizione strategica fu anche motivo di
Costantinopoli in quanto a potere e gloria. diversi tentativi di conquista da parte di molte
popolazioni fino alla calata dei Mongoli nel 1236 che
Le suggestive rovine, l’altopiano spazzato dal vento la colpì molto duramente.
a ridosso del confine turco-armeno e la totale Nel suo periodo di massimo sviluppo, all’interno
mancanza di presenza umana creano uno scenario delle mura di Ani vivevano tra i 100.000 ed i 200.000
misterioso che non si dimentica. abitanti e la città, nota in tutta la regione per lo
Nel silenzio surreale interrotto soltanto dal soffio splendore e la ricchezza, fu rivale di Costantinopoli, Il
del vento e dal gorgoglio del fiume lungo il confine, Cairo e Baghdad. Successivamente fu abbandonata
riflettete sul passato di questa terra: il prospero e dimenticata per secoli.
regno, il solenne cerimoniale della liturgia armena, Il terremoto del 1319 distrusse gran parte di
viaggiatori, mercanti e nobili che seguono i propri Ani e lo spostamento delle rotte commerciali ne
affari lungo la Via della Seta. accelerarono il declino.
In tempi recenti, a seguito della decifrazione di una tavo- La massiccia Arslan Kapisi, la Porta del leone, pro-
letta rinvenuta alla fine del XIX secolo, è stato scoperto babilmente deve il suo nome ad Alp Arslan, il sultano
un reticolo di più di 800 tunnel al di sotto della città di selgiuchide che conquistò Ani nel 1064, ma forse anche
Ani con abitazioni, templi, trappole. all’arslan (leone) raffigurato nel rilievo del muro interno.
Alcuni dei monumenti a cui dedicare particolare atten- E’ chiamata anche porta del leone per via di un bassori-
zione ad Ani sono la Arslan Kapisi, la Chiesa del Ren- lievo che raffigura un leone nell’atto di camminare.
dentore, la Chiesa di San Gregorio ribattezzata Moschea
della Vittoria e sede del patriarcato ortodosso di Ani.
Iniziando la passeggiata nell’infinita piana muri esterni e i vivaci affreschi che raffigurano scene
incontrerete il Tempio del Fuoco, dedicato al culto di della Bibbia e della storia della chiesa armena. Ben
Zoroastro. conservate anche alcune sculture a rilievo con figure
Si pensa sia stato costruito tra il I secolo e la prima di animali.
metà del IV secolo a.C.
Gli unici resti consistono in quattro colonne e A poca distanza si presenta la Chiesa di San
potrebbe essere stato convertito successivamente in Gregorio di Abighamrets.
cappella cristiana. A pianta rotonda costruita dallo stesso architetto
che ha creato la Chiesa del Redentore, presenta delle
Sotto un hamam dell’XI secolo, in una posizione nicchie sormontate da rilievi a conchiglia.
difficile da notare vicino alle mura che separano Ani
dalla gola dell’Arpa Çayi, si trova la Resimli Kilise Da qui si può ammirare il villaggio scavato nella
ossia “La Chiesa con Dipinti”. roccia con le numerose grotte.
Un’altra sorpresa in materia di maestosità ci aspetta stata una medrese o un palazzo dei Selgiuchidi.
quando si arriva in vista del Castello di Ani.
Le sue estese rovine includono metà di una chiesa Scenograficamente abbarbicato sull’orlo della gola
diroccata. dell’Arpa Çayi, il Convento delle Vergini è chiuso al
Oltre la İç Kale, su una formazione rocciosa al di pubblico.
sopra dell’Arpa Çayi, si trova una piccola chiesa
chiamata Kiz Kalesi (castello della vergine). Anch’esso costruito da Tigran Honentz, presenta
Entrambe si possono ammirare solo da lontano una risulta agevolmente visibile caratteristica
perché si trovano in una zona vietata ai visitatori. cappella con la cupola dentellata ed è circondato da
un muro difensivo.
Arrivati alla Menüçher Camii noterete che è
un’interessante miscela di caratteristiche armene Dalla Menüçher Camii è chiaramente visibile ma,
e selgiuchidi, ciò fu conseguenza della scelta dei per osservarlo da più vicino, si può scendere lungo i
Selgiuchidi di impiegare architetti, ingegneri e gradini di pietra che portano verso la Via della Seta,
scalpellini armeni. giù nella gola.
La lavorazione della pietra alterna il colore rosso al Più avanti si trovano le misere rovine di un ponte,
nero ed è un elemento distintivo di questa moschea anch’esso inaccessibile, proprio sotto la Menüçher
risalente al XI secolo e il cui minareto a pianta Camii.
ottagonale è ancor ben conservato.
Intarsi in pietra policroma decorano il soffitto.
La struttura accanto alla moschea potrebbe essere
Monica Gotta
CALIFORNIA
OREGON
WASHINGTON
IDAHO
MONTANA
WYOMING
UTAH
ARIZONA
NEVADA
AGOSTO 2019
16 GIORNI E 14 NOTTI
ALL AMERICAN
la partecipazione è soggetta ad iscrizione
REPORT alla community “band of giroinfoto”.
ROAD TRIP
2019
ALL AMERICAN REPORT PROJECT
ALL AMERICAN
REPORT
TRIS PIEMONTESE
Novembre è stato il mese dei tour gastronomici Le visite territoriali e la partecipazione alle
per Band of Giroinfoto, che in collaborazione con manifestazioni, ha permesso di evidenziare i punti
Cookin Piemonte, ha partecipato a una serie di di forza e di unicità del patrimonio tradizionale che
manifestazioni celebrative della tradizione locale di caratterizzano le aree, creando uno strumento mirato
tre aree geografiche piemontesi: alla loro valorizzazione e fruizione.
Nizza Monferrato, Caraglio e Galliate.
Dette operazioni di valorizzazione, con la conseguente
Grazie alle amministrazioni comunali, le associazioni promozione turistica, vengono svolte attraverso
culturali, i consorzi territoriali e alcune aziende locali, un’ottica orientata al concetto di immagine, quale
la redazione di Giroinfoto magazine è stata invitata strumento capace di consolidare e salvaguardare
alle manifestazioni con il compito di promuovere il senso di identità che permette al pubblico di
l’identità territoriale attraverso l’azione mediatica- riconoscere e apprezzare, i valori dei contenuti
editoriale per informare e coinvolgere il pubblico in culturali del luogo promosso.
una soluzione moderna ed innovativa.
PIEMONTE
VALLE D’AOSTA
ITALIA HISTORY
Galliate
Nizza Monferrato
Caraglio
Lorena Cannizzaro
Davide Tagliarino
Sergio Agrò
Giancarlo Nitti
Elisa Bosco
18 novembre 2018
NIZZA MONFERRATO
Il Cardo gobbo e la Bagna Caoda
Tutto inizia con un pranzo a base di Bagna Nell’occasione, vengono consegnati i meriti
Caoda, Cardo gobbo e altre verdure cotte e gastronomici con la premiazione del “Gobbo
crude, sotto il Foro Boario di Piazza Garibaldi d’oro” allo Chef Enrico Crippa e la targa di
a Nizza Monferrato. riconoscimento alla ditta Aliberti s.r.l. per
la produzione di un amaro in cui uno degli
Grazie ai volontari della Pro Loco diretti ingredienti è proprio il cardo gobbo, reputata
dal presidente Bruno Verri e l’assessore un’idea geniale per la valorizzazione del
alle manifestazioni Marco Lovisolo con la prodotto locale unico al mondo.
collaborazione delle organizzazioni territoriali,
Provincia d’Asti
A PROPOSITO DI
Cardo gobbo
Il Cynara cardunculus, più noto come cardo gobbo abbinamento più classico:
è per denominazione d’area di produzione di Nizza con la Bagna Caoda.
Monferrato e coltivato anche in alcuni comuni
limitrofi poggiati sui terreni sabbiosi del fiume Belbo. LA LEGGENDA
La denominazione “gobbo”, deriva dal tipo di Esiste anche una leggenda di origini scozzesi, quali
coltivazione a cui è sottoposto, che per superare la utilizzarono il cardo addirittura come simbolo
rigidità dell’inverno, viene parzialmente interrato. nazionale associandolo ad un detto in latino:
L’ortaggio, in questo modo, nel tentativo di cercare la “Nemo me impune lacessit”, che tradotto significa
luce, si curva verso l’alto assumendo la caratteristica “chi mi provocherà, non resterà impunito”.
forma gobba. Infatti, la leggenda narra, di un’incursione vichinga
La parte interrata del gambo si rende quindi di colore nel cuore della notte, dove gli invasori, avvicinandosi
bianco, rimanendo più tenero e delicato al palato. all’accampamento scozzese per i campi, misero i
piedi sui cardi ed urlando dal dolore diedero l’allarme
LE ORIGINI ai dormienti scozzesi, che si organizzarono ed
Chiamato anche carciofo selvatico, questa pianta evitarono l’occupazione della Scozia.
ha origine mediterranea, probabilmente dell’Etiopia,
anche se alcuni resti sono stati rinvenuti nei corredi IN SALUTE ED IN CUCINA
funebri delle tombe egizie. Il cardo è assai noto per i suoi effetti benefici sul fegato
Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis historia, lomenziona riattivando il metabolismo delle cellule epatiche ed è
come un ortaggio pregiato. utile per affrontare i problemi della digestione .
Anticamente i semi e germogli venivano utilizzati Nella cucina è ottimo crudo abbinato alla
per produrre il caglio per i formaggi e ne ritroviamo sua sposa, bagna caoda, ma viene
alcune testimonianze solo intorno al XV secolo, dove consumato anche cotto, bollito
due medici della corte sabauda li annoverava. e poi fatto saltare in padella
con burro e latte per i contorni
Nel 1770, il cardo gobbo è menzionato nel rinomato della carne.
libro di cucina “Il cuoco piemontese” nel loro
A PROPOSITO DI
Bagna Caoda
Chiamata anche “arma di allontanamento di Questo piatto, a base di aglio, acciughe e olio, fu a lungo
massa”, la bagna caoda è un piatto della tradizione bandita dalle classi nobili, le quali la consideravano
piemontese. un cibo grezzo, non consono ad una alimentazione
A parte gli scherzi, letteralmente tradotta dal raffinata, in particolare per la maleodorante presenza
piemontese baɲa ˈkɑʊ̯da, significa semplicemente dell’aglio.
“salsa calda” e più che un piatto tradizionale è un rito Rimanendo nell’obra della povertà contadina per
conviviale, dove i commensali condividono il cibo in diversi secoli, una prima descrizione dettagliata della
un unico caratteristico recipiente in terracotta, il Fojòt bagna càuda la si deve a Roberto Sacchetti, uno
(fornello), unica controindicazione è l’assunzione scrittore e giornalista del fine ‘800, dove descriveva
di notevole quantità di aglio con le conseguenze in un suo testo del 1875 la ricetta nella versione che
olfattive di chi ci starà accanto nei giorni successivi oggi si conosce.
all’ingerimento.
LA RICETTA
LE ORIGINI Per questo gustosissimo intingolo occorrono, per
Quello che oggi è il Piemonte, anticamente era un una porzione, circa 100gr di acciughe dissalate una
territorio proteso fino alle saline provenzali e le foci testa d’aglio, molto olio EVO e una noce di burro.
del Rodano, dove era facile procurarsi uno degli Il procedimento di cottura è lungo e paziente.
ingredienti principali, cioè l’acciuga salata, tramite Si tratta di sciogliere l’aglio spelato, nell’olio e burro
le rotte commerciali delle “vie del sale” sulle Alpi a fiamma bassa, fino a farlo diventare una crema
Marittime. omogenea, dove poi avverrà l’aggiunta delle acciughe
Si dice inoltre, che in epoca sabauda, si utilizzava il che una volta sciolte daranno vita alla tipica salsa
commercio delle acciughe per evitare il pagamento color marrone chiaro, dal profumo inconfondibile.
dei dazi sul sale, ma ai tempi, in realtà, la “gabella” Completerà la pietanza un vasto assortimento di
del sale era una tassa obbligatoria e non legata verdure tipicamente piemontesi da intingere nel Fojòt.
all’importazione.
NIZZA [Link]
Cardo gobbo e
Bagna Caoda
25 novembre 2018
CARAGLIO
Il filatoio e la tradizione della Val Grana
Per la quarta edizione della rassegna legata alla seta, con la produzione di filati
EXPA, organizzata dall’Ecomuseo terra serici, economicamente importanti a cavallo
del Castelmagno, si sono svolte le fasi tra il ‘600 e ‘800, per le innovazioni tecniche
conclusive di un intero anno di attività volte sviluppate in quei tempi.
alla valorizzazione delle tradizioni, del folklore
e dei prodotti tipici della Val Grana. Il setificio fù attivo fino agli anni ‘30 del
Teatro della festa, come di consueto è il XX secolo e successivamente convertito
Filatoio di Caraglio, unica testimonianza di in caserma nel 1939, fino al 1943, anno in
setificio antico rimasto in Europa. cui iniziò lo stato di abbandono per diversi
La visita inizia con la mattinata dedicata alla decenni.
struttura del Filatoio Rosso o Filatoio Galleani,
edificato in soli due anni e terminato nel 1678 Il Comune di Caraglio, nel 1999 lo acquisì
per volere di Giovanni Gerolamo Galleani. restaurandolo con il contributo europeo,
Un periodo in cui la zona era intimamente il quale Consiglio, già dal 1990 lo aveva
Provincia di Cuneo
A PROPOSITO DI
Aglio di Caraglio
“A Caraj l’an piantà j aj j an nen bagnaj, j aj sun seccaj” LA PRODUZIONE
Che in piemontese significa: Considerato l’oro bianco di Caraglio, la coltivazione
A Caraglio hanno piantato l’aglio, ma non l’hanno è orientata al rispetto della terra e della stagionalità,
bagnato e l’aglio è seccato. poiché favorisce la biodiversità.
La filastrocca popolare testimonia l’antico legame di Il disciplinare agronomico, prevede che la
questo paese con la coltivazione dell’aglio. coltivazione avvenga senza diserbo chimico e che la
Un’attività interrotta intorno agli anni ‘50, che però lavorazione sia rispettosa delle tradizioni e limitata
continua a vivere nella tradizione. ai confini territoriali di Caraglio, concimando la terra
Infatti, la terza domenica di novembre e il 23 giugno, unicamente con letame proveniente dagli allevamenti
si ricorda questo tipico prodotto locale con i produttori di Castelmagno.
che presentano il raccolto e donano una testa d’aglio
ai bambini nati da poco come buon augurio. Anche se non tutte le aziende del territorio siano
Un piccolo Consorzio locale mantiene viva la certificate “bio”, comunque tutte seguono la
coltivazione dell’aglio, riprendendo e recuperando metodologia biologica e bio-integrata diretta
solo recentemente l’ecotipo originario, grazie a una dal Consorzio indirizzando la produzione verso
famiglia di Caraglio, che ha preservato la semente l’agricoltura biologica.
autentica. L’asciugatura, l’essiccatura e la conservazione
avvengono tramite l’apposizione dei mazzi in pendeis
LE PARTICOLARITÀ (pannelli), in luogo ventilato, asciutto, luminoso ma
Oggi l’aglio di Caraglio è un presidio Slow Food per non al sole diretto.
valorizzare il prodotto e per supportare il consorzio La pulizia e il confezionamento dell’aglio avvengono
che lavora per mantenere il suo particolare ecotipo. manualmente.
L’aglio infatti si presenta con un bulbo di piccole
dimensioni (dai 20 ai 60 mm) e gli spicchi affusolati
con striature rosso vinaccia.
L’aglio di Caraglio è delicato e profumato, gustoso
ma non invasivo e particolarmente digeribile.
A PROPOSITO DI
Castelmagno DOP
Un glorioso monumento alla storia casearia Il Castelmagno ottiene nel 1982 il riconoscimento
piemontese. nazionale DOC e successivamente, nel 1996, il
Il Castelmagno DOP è un formaggio d’alpeggio di riconoscimento europeo DOP.
media stagionatura a pasta semi dura, facente parte
della categoria degli erborinati o pasta blu, come CARATTERISTICHE
per esempio il conosciutissimo gorgonzola, per le Il formaggio è ottenuto dal latte vaccino di più
striature di colore verde date dalla presenza delle mungiture di vacche d’alpeggio come la Piemontese,
speciali muffe di tipo Penicillium. la Bruna Alpina e la Pezzata Rossa, autoctone
dell’arco Alpino locale.
LE ORIGINI Il latte bovino è addizionato con latte ovino e caprino,
La storia è antichissima, ne troviamo già traccia in un e le particolari varietà di erbe dei pascoli conferisce
manoscritto del 1277, di una sentenza arbitrale del l’unicità del sapore a questo formaggio.
Marchese di Saluzzo per un contenzioso di terra per i La stagionatura minima è di 60 giorni, in forme
pascoli tra i comuni di Castelmagno e Celle di Macra. cilindriche dal diametro di 15-25 cm, con un peso
Ma alcune leggende su questo formaggio, lo fariabile dai 2 ai 7 kg.
nominano ancora in tempi più remoti, come Il risultato è un formaggio dalla crosta giallo-bruno
quella di Carlo Magno che, una volta assaggiato e una pasta bianco-gialla erborinata dalle muffe, dal
senza scartare le muffe, se ne innamorò, sapore delicato, tendente al piccante con l’aumento
non facendolo mai mancare alla sua tavola. della stagionatura.
Nel corso dei secoli, lo ritroviamo oggetto di scambi,
dazi e gabelle legate a nomi storici come Vittorio Il Castelmagno DOP, può essere prodotto,
Amedeo II di Savoia e i Papi di Avignone, fino ad stagionato e confezionato esclusivamente nei
arrivare all’800, periodo di maggiore diffusione, territori amministrativi dei comuni di Castelmagno,
dove il Castelmagno si consumava nei più rinomati Monterosso Grana e Pradleves.
ristoranti d’Europa soprattutto a Londra e Parigi.
Dopo un periodo di declino, rischiando
seriamente di scomparire, rimase
quasi sconosciuto fino agli inizi
degli anni ’80 del ‘900, iniziando
una nuova ascesa alla
notorietà.
Caraglio
Il Filatoio e la
tradizione della
Val Grana
1 dicembre 2018
GALLIATE
Riso e sacralità
A PROPOSITO DI
Riso Carnaroli
“Dutür, se fèm?” Il suo sapore è leggermente dolce, molto resistente
Angelo De vecchi, risicoltore del paullese, rispose al ed elastico in cottura, infatti è noto per non scuocere
suo fattore: e non si disgrega rimanendo compatto.
“Insistiamo, se troviamo la qualità che dico io, darò a
quel riso il tuo nome” Ha una bassa tendenza a perdere l’amido e una buona
È il 1945, ed è da questo racconto che nasce la qualità capacità di assorbire i liquidi durante la mantecatura.
del Carnaroli, un incrocio tra il Vialone e il Lencino,
su consiglio del Sig. Carnaroli, che sconfortato dagli Il Carnaroli, ha anche un valore nutrizionale particolare,
scarsi risultati della coltivazione, diede l’idea al avendo 349 kcal per 100gr di prodotto, di cui 7,4gr di
risocoltore. proteine, 78gr di carboidrati e 0,6gr di grassi.
La combinazione perfetta, che resiste ancora oggi
dopo 70 anni, oggi è il tipo di riso più pregiato per le LOCALIZZAZIONE E CERTIFICAZIONE
sue caratteristiche di assorbimento degli aromi e Attualmente esistono diverse varietà di riso Carnaroli
sapori, per la tenuta di cottura e per il risultato della tra le più pregiate vi è la varietà del Carnaroli DOP
matecatura. Zaccaria, prodotto in Baraggia, nel vercellese,
Il riso Carnaroli è ideale sia per i risotti che per le estendendosi nelle zone circostanti nei terreni
insalate fredde. coltivati a risaia del novarese e della Lomellina, in
Lombardia.
LA TIPICITÀ
Diverso dal più comune riso Arborio, per il maggiore Un fattore molto importante per gli intenditori di
contenuto di amido, la consistenza più soda e il questa varietà è la ricerca del prodotto da semente
chicco più lungo. certificato, per darne la garanzia della tipicità e
Appartiene alla classe dei risi “superfini” della varietà tracciabilità.
japonica, con un chicco allugatodi colore perlato di
circa 7mm. Infatti, grazie all’adozione di semente certificata, che
si rinnova ogni anno nel ciclo di certificazione a cura
dell’ENSE (Ente Nazionale Sementi Elette), sì è certi
di poter assaporare il gusto autentico del Carnaroli.
Poco fuori dal centro abitato di Galliate, nei pressi del Canale
Cavour, si erge questa piccola chiesa divenuta santuario di
devozione a Maria grazie ad un’artista sconosciuto che nel
XV secolo, affrescò un’immagine della vergine nell’atto di
porgere al Bambino una pera.
L’affresco fu ritenuto miracoloso secondo una leggenda di
una donna posseduta dal demonio e liberata dallo spirito
maligno mentre passava nei pressi della chiesetta.
La donna grata del miracolo fece una donazione per
l’ampliamento del santuario.
GALLIATE
Riso e sacralità
SINAIDESERT
Liberta’, Pace e Bellezza
A cura di sergio Agrò
SINAI DESERT
Sono ormai dieci anni che vado nel Mar Rosso a fare immersioni,
ed ho sempre visto Sharm el Sheikh come la meta più vicina e
comoda per una settimana di fotografia subacquea.
SINAI DESERT
Ad oggi non ho mai incontrato di persona Luciano, sosta per uno scatto e proseguiamo il viaggio al
questo mi dispiace, ma quello che ha organizzato per punto di ritrovo con i Beduini che ci guideranno nel
me è stato davvero incredibile ed emozionante. deserto.
“Sergio, oltre il canyon, vedrai molto di più!”. Al piccolo villaggio, faccio conoscenza con Atia una
Luciano ha subito apprezzato la mia passione per la persona gentile che ci invita subito nella sua casa a
fotografia e la voglia di ricercare luoghi poco turistici bere un the.
dove scattare fotografie uniche.
A condividere questo viaggio di un solo giorno, c’era Mi rendo conto che è il vero “the nel deserto” nella
anche la bellissima Natalia con cui abbiamo cercato vera casa dei beduini, sedendoci per terra davanti ad
qualche scatto in contrasto con il deserto; oggi una piccola brace, sorseggiamo il the.
purtroppo non vi parlo di lei ma del deserto, vi parlo
della casa di Sheikh Nour. Ripartiamo con il fuoristrada e salutando i bambini
del villaggio, ci spostiamo verso il deserto Wadi
La partenza da Sharm el Sheikh è all’alba in direzione Gazala e raggiungiamo così la nostra prima meta:
nord, verso Dahab Nuweiba, ancora un po’ assonnato il canyon Salama.
cerco di immaginare il deserto, ma nella mia mente
ho sempre le classiche dune di sabbia e la curiosità Il Canyon si percorre facilmente a piedi ed è una
sul deserto roccioso del Sinai cresce chilometro dopo piacevole passeggiata lungo le pareti rocciose
chilometro. colorate e disegnate dal vento e dall’acqua.
Ogni angolo è una scoperta, non si può resistere a
Al bivio di Dahab, dove ho sempre svoltato a destra non catturate con fotografie i contrasti di forme e
per andare a fare immersioni al famoso “Blue Hole”, colori del canyon.
questa volta si va dall’altra parte, verso il deserto del Alcune pareti sembrano davvero essere dipinte, si
Sinai. passa dal rosso, al bordeaux, al giallo e all’ocra, ogni
colore è una piccola pennellata di storia.
Il benvenuto ce lo dà una montagna imponente Alla fine del canyon ritroviamo la nostra jeep e
davanti a noi è massiccia e i suoi strati colorati riprendiamo il nostro viaggio.
possono raccontare milioni di anni di storia, piccola
SINAI DESERT
Ci fermiamo a Wadi Disco, al tempo della guerra uno scatto al paesaggio minimale di Wadi Disco,
era un accampamento di soldati israeliani, oggi è porterò sempre con me l’immagine degli alberi, del
un piccolo villaggio di quattro famiglie beduine della deserto e del cielo blu.
tribù Mzeina. Una vera emozione.
Arriva quasi l’ora del pranzo ma prima di giungere
Qui tutti conoscono Sheikh Nour ed i suoi amici sono all’oasi Ain Khudra ci fermiamo ad ammirare delle
loro ospiti, entriamo nell’accampamento del più incisioni rupestri sulle rocce.
anziano ed insieme beviamo il the. La penisola del Sinai è un passaggio naturale tra
Farag coltiva olive e lavora nell’oasi ed il suo sguardo il continente asiatico e quello africano, nella sua
e la sua espressione ci trasmettono il senso di pace e lunghissima storia è stato oggetto di numerose
serenità che si vive nel deserto. carovane e migrazioni umane è il primo pensiero che
ho avuto guardando le incisioni, ho immaginato un
Chiedo a lui il permesso di poter scattare una foto beduino seduto sulle rocce che disegnava ciò che
quando vengo distratto dai fratellini che giocano nel vedeva: uomini e cammelli che si muovono nella
villaggio, corrono, ridono e sono allegri. stessa direzione.
Ma è solo quando i bambini sono zitti che si sente il
rumore del silenzio del deserto.
E’ quasi assordante, in quel momento mi giro e faccio
SINAI DESERT
Per nulla stanchi arriviamo all’oasi Ain Khudra, Si giunge così ad un masso conosciuto come
è davvero incredibile, il miracolo del fenomeno il “Fungo”, staccato dalla montagna, il vento ha
dell’acqua nel deserto, all’ombra delle palme ci disegnato perfettamente il gambo ed il cappello di
sediamo e osserviamo come i beduini preparano il questa roccia, il tempo di una fotografia e riprendiamo
pranzo. il tour verso un luogo davvero magico.
Su di una brace a terra e avvolto nell’alluminio, il pollo
viene fatto cuocere con le verdure grazie ai liquidi e Purtroppo il sole in inverno cala presto e quindi
ai vapori. dobbiamo accelerare il passo per arrivare in tempo
Una bontà. ad ammirare il tramonto a Nawamis.
Dopo la pausa, riprendiamo con la seconda parte Finalmente una strada asfaltata, ma non facciamo in
del nostro viaggio con tante emozioni ed incredibili tempo a gioirne che subito il nostro beduino pilota
luoghi da vedere. svolta nel nulla e sempre nel nulla, sale una collina e
poi ancora scende, impossibile conoscere quei luoghi
I paesaggi scorrono, mentre sulla nostra jeep, se non si è un beduino.
gustiamo l’avventura di andare in luoghi dove non Increduli e sorpresi arriviamo a Nawamis.
esistono strade e dove pochissime persone sono
riuscite ad arrivare.
SINAI DESERT
Saliamo la collina a piedi e notiamo queste costruzioni La conclusione di una giornata così fantastica non
circolari, sono più o meno trenta. poteva che non essere con il tramonto a Nawamis.
Il diametro è di circa 3/5 metri, sono alte quasi un Salutiamo la casa di Sheikh Nour e mille pensieri mi
metro e mezzo e fatte con pietre finemente lavorate fanno compagnia nel viaggio del ritorno.
ed incastrate le une con le altre, con una precisione
maniacale. Oggi in tanti possono andare nel deserto, non è
Noto che tutte le costruzioni hanno una sola porta e difficile, ma quanti realmente lo vivono, quanti lo
questa è in direzione del tramonto. ascoltano ma soprattutto quanti lo porteranno per
Siamo in un luogo sacro, davanti a noi ci sono trenta sempre dentro?
tombe dell’età del rame, hanno circa cinquemila anni.
Luciano è riuscito in tutto questo, Grazie Shiekh Nour.
L’emozione riempie i nostri occhi di stupore e
ammiriamo increduli questa magnificenza dell’uomo Sergio Agrò
antico.
Non mi sarei mai aspettato di trovare un luogo
perfettamente tenuto e pieno di storia nel deserto del
Sinai.
TORINO
Si chiude con questo anno il centenario della Grande si diffonderanno di lì a pochi anni, anche a una certa
Guerra, per commemorare il quale, si sono svolte diverse distanza dal fronte, come accade nel 1917 alla Volta di
iniziative in tutte le città italiane. Brescia.
Oltre un milione di vittime per una pagina storica tra le
più tragiche del Novecento, un conflitto nel quale l’Italia si La firma dell’armistizio conferì ovviamente al fenomeno
presentò per la prima volta come Stato unito. un orizzonte davvero molto ampio, e anzi si potrebbe
persino dire che le prime accese polemiche in merito alla
La città di Torino naturalmente non è stata da meno ed questione dei monumenti ai caduti risalgono a nemmeno
ha attuato tutta una serie di iniziative per valorizzare i un mese dopo il termine ufficiale del conflitto, tanto è vero
luoghi della memoria, il patrimonio storico, artistico e che già nel dicembre 1918, sulle pagine di «Emporium»,
documentario, la rete museale e il sistema espositivo. il polemista Ettore Janni stigmatizzava ironicamente
l’invasione di tali monumenti, giungendo addirittura a
La città stessa si è presentata come un museo a cielo sostenere che «la condizione della Germania è invidiabile»,
aperto dove le sue sale, ovvero le piazze e i giardini, poiché la sconfitta la mise al riparo dalla proliferazione di
sfoggiano i diversi monumenti commemorativi esposti brutti monumenti.
come preziose opere.
Non tutti però condividevano tale opinione, ad esempio,
Ora affronteremo brevemente la storia della nascita di tali sul «Corriere della Sera» del 3 aprile 1919, Ugo Ojetti –
monumenti per poi approfondire quelli caratterizzanti la proponendo un ragionamento di fatto più politico che
città sabauda. estetico – si espresse a favore dei monumenti, in quanto
sancivano «la giustizia di questa guerra, la tolleranza di
Il fenomeno dell’erezione dei monumenti ai caduti questo popolo e dei suoi confini»: a suo avviso, infatti,
della Grande Guerra iniziò già prima della sua stessa dopo aver chiesto agli italiani di combattere una guerra
conclusione, ovvero direttamente sul campo di che aveva causato milioni di morti, non celebrare
battaglia, dove vennero talora eretti dei ricordi piuttosto adeguatamente i caduti avrebbe anche significato
improvvisati, ricavati alla bell’e meglio con i materiali e i rischiare di offrire argomenti ai disfattisti che la guerra
poveri strumenti che erano concretamente a disposizione l’avevano sempre osteggiata, e che a questo punto – dopo
in trincea. le privazioni degli anni del conflitto – potevano avere buon
gioco nel cavalcare lo scontento della popolazione.
In alcuni rari casi, inoltre, con la stessa precoce
cronologia è possibile incontrare monumenti di più ampio
respiro, sebbene ancora piuttosto diversi da quelli che
Tali comitati si componevano, in genere, soprattutto Una volta reperiti i finanziamenti, il secondo fondamentale
dai membri delle famiglie più agiate di una località, compito di questi comitati consisteva nell’individuare
appartenenti alla borghesia imprenditoriale o alla grande gli artisti a cui affidare il progetto e la realizzazione del
proprietà fondiaria: si trattava dunque, per lo più, di monumento stesso.
persone che potevano contribuire con relativa facilità
alle spese per l’erezione del monumento, possedendo In tal senso, le strade possibili erano sostanzialmente due:
la preparazione culturale e l’educazione patriottico- l’incarico diretto o tramite regolare concorso, con tutte le
risorgimentale necessari per comprendere appieno il complicazioni burocratiche del caso che inevitabilmente
significato del monumento e per condividere le finalità che finivano per rallentare l’iter esecutivo.
GIARDINI LA MARMORA
Il giardino La Marmora, sito nell’area tra via Cernaia, via San di fanteria dell’Esercito italiano, istituito con regio brevetto del
Dalmazzo, via Bertola e via Stampatori, a Torino, è anche 18 giugno 1836, dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia.
conosciuto con il nome di “Giardino dei Bersaglieri”.
Ed è proprio il generale La Marmora il bersagliere
Questo è dovuto sia alla sua intitolazione ad Alessandro La rappresentato in divisa con la spada sguainata che svetta nel
Marmora (1799-1855), uno dei generali più importanti del monumento posto al centro del giardino.
Risorgimento italiano, sia per la copresenza di due monumenti
posti in ricordano dell’Arma. Tale opera fu realizzata nel 1867 da Giuseppe Cassano (1825-
1905) e Giuseppe Dini (1820-1890) in ricordo del generale che
Ad Alessandro La Marmora, proveniente dalla nobile famiglia morì a causa del colera il 7 giugno 1855 in Crimea, all’età di 56
piemontese dei Ferrero della Marmora, si deve proprio la anni.
formazione del Corpo dei Bersaglieri, una specialità dell’Arma
Un’ulteriore monumento rappresentante l’Arma dei Durante l’assemblea convocata dal Podestà di Torino
Bersaglieri lo si trova più in disparte rispetto a quello per decidere che tipo di monumento erigere in onore
relativo al famoso fondatore, all’angolo tra via Bertola e via della commemorazione, Luigi Bossi fece presente che in
Stampatori. realtà vi era già un altorilievo dedicato ai bersaglieri del
IV reggimento della caserma Monte Grappa, sede del
Si tratta del Monumento al centenario dei Bersaglieri, reggimento omonimo.
eseguito da Giorgio Ceragioli (1861-1947) e collocato nel
giardino nel 1936. Il monumento era stato eretto nel 1923 grazie ad una
Il monumento si compone di una massiccia struttura sottoscrizione popolare ed era stato realizzato dallo
lapidea di forma quadrangolare e da un rilievo bronzeo scultore Giorgio Ceragioli.
rappresentante un manipolo di bersaglieri che muove Nel 1936, però, con il passaggio del IV bersaglieri dalla
compatto all’assalto, animato e guidato dall’allegoria alata regione Crocetta a via Asti, secondo il Presidente della
della Patria vittoriosa. sezione, l’opera per ragioni ideologiche e di prassi
Le due parti, il gruppo bronzeo e la struttura lapidea, conservative non aveva più ragione di stare in strutture
sembrano poste in totale disarmonia tra loro, per via della militari o affini.
resa delle forme e dei diversi materiali con cui sono state Il Podestà propose allora una nuova collocazione del
realizzate; tuttavia proprio grazie a questi elementi, la monumento nel centro di Torino, in onore sia alla stessa
scultura assume un messaggio significante, riflettendo sui città che, sotto Carlo Alberto, diede vita al corpo militare,
temi della morte e della memoria. sia alla commemorazione della nascita dell’Arma.
L’idea di commemorare i caduti del corpo militare risale Così su volontà del Capo del Governo e in base agli ordini
alla volontà dei commilitoni di ricordare le imprese del Ministro dell’Educazione Nazionale, la Città di Torino
dell’Arma e dei loro compagni scomparsi. provvide alla rimozione del monumento dalla caserma e
Fu il Presidente generale della sezione del corpo torinese, incaricò uno scultore sconosciuto di costruire, in tempi
Luigi Bossi, insieme con tutte le sezioni dell’Associazione ridotti, il basamento lapideo sul quale, ancora oggi, si
Nazionale Bersaglieri, che decise di celebrare inserisce l’altorilievo.
l’anniversario del centenario della fondazione dell’Arma
con un segno tangibile e permanente da tramandare alle
generazioni future.
CAVALIERE D’ITALIA
Lorena Cannizzaro photography
CAVALIERE D’ITALIA
Fabrizio Rossi photography
CAVALIERE D’ITALIA
Pochi giorni dopo il Comitato, presieduto dal Re e dal
Angelo Bianchi photography
Senatore Filippo Colonna, propose alla Città di Torino di
collocare l’opera in piazza Castello, dove era già ricordato
il soldato dell’Esercito Sardo; questa proposta venne
accolta con orgoglio ed onore dalla Giunta e dal Consiglio
Comunale.
CAVALIERE D’ITALIA
Barbara Tonin photography
CAVALIERE D’ITALIA
Stefano Tarizzo photography
DUCA D’AOSTA
Lorena Cannizzaro photography
Il Generale della Terza armata italiana, si distinse soprattutto In realtà il monumento nato in piena età fascista intendeva
per la vittoria riportata nel corso della Prima Guerra Mondiale glorificare la figura dell’Invitto Condottiero Emanuele Filiberto,
contro gli austro-ungarici (1918), fu infatti colui che durante simpatizzante della politica contemporanea e proposto dallo
la Grande Guerra conquistò Gorizia e riscattò l’onta della stesso Mussolini a sostituire, se fosse stato necessario, un re
sconfitta di Caporetto, per poi essere nominato Maresciallo poco gradito dal regime quale Vittorio Emanuele III.
d’Italia nel 1926.
Alla sua morte, avvenuta a Torino nel 1931, Benito Mussolini L’opera si compone di un grande basamento rialzato, in pietra
volle consacrarne la figura con un monumento spettacolare. liscia, con al centro la bronzea statua di Emanuele Filiberto di
Savoia-Aosta, rappresentato stante e col classico elmetto e
Le richieste del committente erano chiare: lodare la figura cappotto militare.
del Duca Invitto e rievocare con chiarezza ed efficacia le Una curiosità che in pochi sanno è che questa statua venne
caratteristiche della guerra del ’15-’18. realizzata fondendo il bronzo di ben quattro dei cannoni
Si fecero avanti un centinaio di artisti, sui quali si affermò originali sottratti all’esercito nemico.
lo «scultore soldato» Eugenio Baroni, il quale vinse la gara
riuscendo ad accontentare le richieste del bando ma che, Il Duca è affiancato su entrambi i lati da due gruppi di quattro
venuto a mancare, non vide mai il termine dei lavori che furono statue raffiguranti i suoi commilitoni.
ultimati da Publio Morbiducci. Tali soldati che il Baroni riuscì ad evocare grazie alle vesti,
agli atteggiamenti, alle armi e alla loro imponenza plastica,
In origine il monumento celebrativo doveva sorgere in piazza racchiudono un significato preciso, nascosto ed accessibile
Vittorio Veneto ma all’ultimo si decise di situarlo sul lato ad est solo agli appassionati, ai più esperti o a chi vive di quelle
di Palazzo Madama senza cambiarne l’asse: lo sguardo del curiosità che nasconde mettendole in mostra la città di Torino.
DUCA D’AOSTA
Angelo Bianchi photography
Scopriamole insieme.
Disposte sul retro verso Palazzo Madama le statue Infine i due soldati posti all’interno sono raffigurati nel
raffigurano le sentinelle che compiono il proprio dovere momento subito dopo l’aver assolto il proprio dovere,
immobili e impassibili. ripongono le armi dopo il combattimento: un soldato
ringuaina il pugnale, mentre l’altro si toglie la maschera a
Queste due figure hanno il compito di guardare le gas, oggetto che caratterizzò i cruenti e disumani conflitti
spalle del Duca e della Patria, in modo da garantirne la della Grande Guerra.
protezione in ogni momento e ad ogni costo.
Invece, le statue poste all’esterno del monumento Se si osservano attentamente gli sguardi dei soldati si
rappresentate in posizione a riposo e armate di fucile, può percepire chiaramente, il rigore delle sentinelle, lo
rappresentano i soldati sempre pronti a compiere sguardo rilassato e coraggioso dei soldati nei momenti
il proprio dovere di difendere la Patria e il proprio prima dello scontro, la sofferenza e il sollievo di chi ha
condottiero. combattuto e la dedizione fiera di chi aspetta gli ordini
del Duca.
Le statue sul fronte sono riprodotte in attesa di svolgere
il proprio dovere, guardano il duca in attesa degli ordini, Il Baroni senza ombra di dubbio è riuscito perfettamente
riponendo il lui la massima fiducia e appaiono fiere del a rappresentare la lealtà dei soldati nei confronti della
compito che verrà loro presto assegnato. Patria e del loro ‘invitto condottiero’.
DUCA D’AOSTA
Barbara Tonin photography
DUCA D’AOSTA
Lorena Cannizzaro photography
CARABINIERI
Cinzia Carchedi photography
CARABINIERI
Lorena Cannizzaro photography
CARABINIERI
Cinzia Carchedi photography
Presente, al posto d’onore, la lacera e gloriosa Bandiera Gravemente danneggiato il 12 agosto del 1943 nel corso di
dell’Arma, giunta appositamente da Roma, scortata dal un bombardamento aereo, il monumento venne restaurato
comandante della Legione Allievi. sotto la direzione dello stesso Edoardo Rubino e restituito
Subito dopo l’arrivo del re Vittorio Emanuele III e dei principi all’ammirazione degli italiani con una solenne cerimonia alla
del suo seguito, venne fatto cadere il grande drappo bianco ed presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e di
apparve così agli occhi degli spettaori il grande monumento, numerose autorità civili, militari e religiose il 15 settembre
fra gli applausi entusiastici della folla. 1948.
Alla benedizione da parte del Cardinale Arcivescovo seguirono Sotto la statua del Carabiniere venne così inserita una lapide,
i discorsi dei generali ed infine prese la parola il conte Thaon ancora oggi visibile, recante un’epigrafe dettata da Paolo
di Revel, primo cittadino di Torino, il quale, nel ricevere in Boselli, Presidente del Consiglio.
consegna il monumento, affermò che tutta la città, dove Durante la cerimonia a nome del governo prese infine la
l’Arma era stata creata, era onorata nell’essere stata designata parola l’Onorevole Luigi Meda, affermando: «Se amore deve
custode dell’opera, eretta per ricordare attraverso i tempi le cementare la ricostruzione del nostro Paese è giusto che in
glorie dei Carabinieri, «la cui storia più che secolare, scritta questo edificio di fede e di speranze si inserisca la pietra di
tutta di eroismi e di abnegazione in difesa della Patria, del questo monumento, che rivede oggi il sole dopo l’umiliazione
Diritto e della Legge, è, in guerra come in pace, una ininterrotta ed il dramma di una grave offesa di guerra.
elevazione, una costante fulgida affermazione di virtù militari
e civili». Risorge, questo monumento, ancor più glorificato dal
contributo di valore e di sangue offerto dai Carabinieri nella
Il Monumento si articola strutturalmente in tre parti: nella parte lotta partigiana, risorge nella consacrazione di un rito, al quale
sottostante si ha un lungo podio orizzontale con altorilievi che è spiritualmente presente tutto il popolo italiano, al quale sono
rievocano le tappe della Storia dell’Arma sia in tempo di pace presenti in spirito tutti i Carabinieri, i morti ed i vivi, tutti uniti in
che di guerra (la carica, la trincea, il terremoto, l’inondazione, il una benedizione ed in una promessa: la benedizione di coloro
brigantaggio e l’epidemia); in quella centrale si ha la semplice che più non sono, la promessa dei Carabinieri e dei cittadini di
statua in bronzo del Carabiniere; infine nella parte superiore difendere in ogni momento, contro qualsiasi offesa, il diritto e
si erge un ulteriore gruppo scultoreo in bronzo che idealizza il la libertà riconquistata».
Giuramento del Corpo.
CARABINIERI
Fabrizio Rossi photography
ARCO DELL’ARTIGLIERIA
Giulia Migliore photography
SANTA BARBARA
Giancarlo Nitti photography
Giroinfoto Magazine nr. 38
101
I MONUMENTI DELLA GRANDE GUERRA TRA LE STRADE DI TORINO
Valentino, in prossimità del ponte monumentale Re Umberto. dell’anno seguente il Canonica, che non riteneva ancora
La costruzione procedette tuttavia molto a rilento a causa conclusa la sua opera, premeva per la realizzazione di due
della mancanza di fondi economici per la realizzazione fontane che avrebbero conferito al suo monumento: «vita e
e fu possibile arrivare al completamento grazie a ripetuti colore in quel meraviglioso angolo verde».
finanziamenti molto cospicui del Comune di Torino.
Canonica eseguì così il disegno delle fontane e il bozzetto
L’inaugurazione del monumento con solenne cerimonia, alla di gesso, esso raffigurava la prua di una nave romana da
presenza dei sovrani, slittò così al 15 giugno del 1930, la eseguire in porfido lucidato con decorazioni di meduse di
giornata che celebrava il dodicesimo anniversario dell’inizio bronzo a getto d’acqua.
della battaglia del Piave, alla cui benevole sorte, in modo L’acqua che fuoriusciva veniva raccolta nelle sottostanti
decisivo e determinante aveva contribuito l’uso massiccio e vasche di lucida sienite.
devastante dell’artiglieria.
Cavagnino in seguito eseguirà il modello al vero delle fontane
Torino si arricchiva così del proprio arco votivo, il quale, seppur sotto la direzione del Canonica, prima di realizzarle dal vero.
di modeste dimensioni, e di disordinato accostamento di stili e Sarà questa infatti l’ultima modifica subita dal monumento.
varietà di cimeli, ben si inseriva in quel suggestivo scorcio del
Valentino. L’arco presenta al suo esterno quattro rilievi ispirati ad altri
corpi militari, mentre al centro dell’opera è presente una statua
L’arco era stato da poco inaugurato, che già nell’aprile dedicata a Santa Barbara, patrona degli artificieri.
ARCO DELL’ARTIGLIERIA
Fabrizio Rizzo photography
REGGIMENTO ALPINI
Giancarlo Nitti photography
Giroinfoto Magazine nr. 38
107
I MONUMENTI DELLA GRANDE GUERRA TRA LE STRADE DI TORINO
L’opera realizzata nel 1965 dall’architetto Renato Costa Gli ideatori pensarono di realizzare il primo concetto
e dallo scultore Goffredo Verginelli, con la collaborazione dandogli la forma di una ruota stilizzata che, ben
dell’ingegnere Renato Giannini, è posta in ricordo degli facilmente, rimandava alla mente il mezzo meccanico alla
Autieri, nel linguaggio militare, i soldati la cui mansione base dell’attività del Corpo.
è la guida degli autoveicoli per il trasporto di uomini e di Architettonicamente, la forma seppur semplice e
materiali. le dimensioni adottate, consentivano una visione
dettagliata ma anche dinamica, che permetteva una
Gli Autieri, nell’Esercito Italiano, appartengono all’Arma facile comprensione del monumento e del suo concetto
dei Trasporti e Materiali (Tramat), il corpo militare che anche da lontano, e questo sia per l’automobilista che
fino alla Seconda Guerra Mondiale era definito Corpo transita dalla strada, sia per chi dalle finestre del Museo
automobilistico, e che dal dopoguerra fino alla fine del dell’Automobile o dalle terrazze “belvedere” della collina ne
XX secolo prese il nome di Servizio Automobilistico guardi l’insieme.
dell’Esercito.
Per la sua ideazione si seguirono due criteri essenziali: uno Il monumento venne realizzato in cemento armato
simbolico, incentrato nel trovare una forma architettonica e presenta un basamento di granito di Baveno che
che esprimesse facilmente l’idea del monumento e che sostiene una grande ruota di 16 metri di diametro,
consentisse, allo stesso tempo, attraverso l’inserimento disposta orizzontalmente, con un cerchione in bronzo
di motivi scultorei, la narrazione di episodi della vita del lavorato a bassorilievo, su cui sono rappresentate le
Corpo; e uno architettonico, che si poneva l’obiettivo di gesta degli Autieri che durante la I e la II Guerra Mondiale
realizzare un motivo di facile visibilità e comprensione sia contribuirono alla mobilitazione delle truppe sui vari fronti.
ALL’AUTIERE D’ITALIA
Floriana Speranza photography
ALL’AUTIERE D’ITALIA
Barbara Lamboley photography
I caduti della Brigata Taurinense sono ricordati vicino alle MAGGIO MCMXV - MAGGIO MCMXXVIII»
Medaglie d’Oro e agli ufficiali e ai caduti della Grande Guerra. Il
monumento si trova vicino a viale Timavo, un luogo simbolico:
qui infatti si trovano le targhe ricordo delle Medaglie d’Oro,
attorno al Conte di Salemi e degli Ufficiali Superiori caduti nella
Grande Guerra.
Sulla parte anteriore del Basamento dell’Aquila è stata inserita
una targa con gli stemmi della Divisione e della Brigata Alpina
Taurinense con l’intitolazione ai Caduti.
Infine sulla cima del colle svetta la statua-faro della Vittoria
alata, opera in bronzo dello scultore torinese Edoardo
Rubino (1871-1954), commissionata nel 1928 dal senatore
RIMEMBRANZA
Sergio Agrò photography
RIMEMBRANZA
Giancarlo Nitti photography
LYON
FASCINO STORICO E RELIGIOSO
Lione è una delle città più conosciute della
Francia, la terza per numero di abitanti.
Originariamente denominata “Lugdunum”;
Secondo una leggenda druidica, il nome
arriverebbe da Lougos e Dounon che significano
rispettivamente corvo e collina.
La storia di Lione ha origine con le popolazioni celtiche, già Le Vieux Lyon è il centro storico della città, situato ai piedi
note ai romani per il fluido commercio. della collina, zona la Fourvière, un luogo dall’atmosfera
Divenendo capitale della Gallia romana, la città consacrò particolare e di grande tendenza.
il proprio potere con una particolare posizione all’interno
dell’impero romano. Lo splendore rinascimentale ritorna qui in auge con i tre
quartieri antichi, il St George, il St Jean e il St Paul, dove si
Lo splendore viene raggiunto nel medioevo, sviluppando ammirano splendidi palazzi d’epoca.
quella che era comunque una città di grosse propensione
commerciali. Di grande importanza le comunicazione Tra i profumi dei classici Bouchons (bistrot francesi
intraprese con l’Italia e i commercianti fiorentini, così specifici alla zona di Lione), troviamo i tipici ‘traboules’ di
come il commercio della seta. Lione, luoghi unici di tradizione cittadina.
Sono passaggi pedonali che permettono di entrare da una
Gli avvenimenti più bui della città verranno vissuti da lì a strada e uscire in un’altra, non facendo il giro attraverso gli
breve, nel sedicesimo secolo: le grandi guerre religiose edifici, ma passandoci dentro.
francesi, tra cattolici e protestanti.
Nati con una funzione puramente pratica, nel corso dei
Dal punto di vista turistico, Lione è una città che ha molto secoli sono stati abbelliti e oggi, sebbene se ne trovino
da offrire. anche in centri come Villefranche sur Saone, Macon, o
Ricca di attrattive, il visitatore ha a disposizione luoghi di Saint Etienne, sono la vera caratteristica della città di
interesse storico-culturale, locali notturni, teatri e altro, per Lione.
una vacanza di tutto rispetto.
BOUCHONS
Barbara Lamboley photography
TRABOULE
Barbara Lamboley photography
Il nome “traboule” deriva dal latino, per la precisione dalla Esistono diversi tipi di traboules: ci sono quelli diretti,
locuzione “trans ambulare”, ovvero “passare attraverso”. che collegano due strade parallele e di cui, dall’entrata,
è visibile l’uscita, e quelli angolari, che permettono di
Ed in effetti è proprio questo che si fa camminando lungo attraversare due edifici che fanno angolo, risparmiando
un traboule. qualche metro di strada.
La loro origine risale al Medio Evo, ma alcuni sono stati
realizzati durante il Rinascimento, quando le autorità I più complessi, invece, sono i traboules a raggio: il cortile
di Lione permisero ai giovani architetti la possibilità di è al centro e attorno, gli edifici hanno più accessi.
dimostrare il loro valore.
In alcuni casi, poi, questi passaggi comprendono delle
Molti sono stati costruiti nel XIX secolo per permettere scale, nel caso connettano strade separate da un forte
agli artigiani della seta, i Canuts, di portare i tessuti fuori dislivello, e ancora ci sono quelli che mettono insieme la
dalle loro officine senza farli bagnare quando c’era cattivo varie caratteristiche. In totale sono presenti 230 rues à
tempo. Gli stessi traboules, poi, sono stati teatro della traboule a Lione.
sollevazione dei tessitori della seta, che infiammò Lione nel
1831, ma anche della Resistenza francese: gli occupanti
non li conoscevano, a differenza dei partigiani che li
sfruttavano per nascondersi o preparare le imboscate.
Saint Jean
Tra i monumenti storici di Lione, si citano in particolare la conosciuta come la Cappella dei Borboni.
Cattedrale di St Jean, situata nell’omonimo quartiere del
centro storico e originaria del XI secolo. La Cattedrale di Saint-Jean subì gravi danni in diverse
occasioni: fu danneggiata dalle truppe calviniste (1562),
Particolare la sua architettura, uno degli esempi più durante la Rivoluzione francese e durante la Seconda
significativi del passaggio tra lo stile romanico a quello Guerra Mondiale.
gotico.
La Cattedrale di Saint-Jean è sede dell’arcidiocesi di Lione, La parte più antica della Cattedrale di Saint-Jean è l’abside
ed è l’edificio di culto più importante della città francese. (1165-1180), in stile romanico-lombardo, sul fondo della
Situato nella Vieux Lyon (‘Vecchia Lione’, il centro storico quale troverete una splendida cattedra in marmo, databile
della città), la meravigliosa cattedrale si trova ai piedi della alla metà del Duecento; da notare l’influenza dello stile
collina di Fourvière, a pochi metri dalla Saona, il fiume che gotico fiammeggiante nella facciata, i cui meravigliosi
bagna la città insieme al Rodano. portali sono decorati con circa 300 formelle in pietra di
forma quadrata; sulla sua estremità, potrete ammirare il
La chiesa vera è propria è intitolata a San Giovanni (Saint- sontuoso rosone centrale, sopra il quale svetta la cuspide,
Jean), mentre il suo battistero è dedicato a Santo Stefano, inserita tra due torri.
in francese Saint-Étienne.
Oggi, la Cattedrale di Saint-Jean viene considerata uno dei Nella parte interna, troverete un ambiente suddiviso in
monumenti-simbolo della città, grazie alla sua bellezza tre navate; all’inizio di quella destra, troverete la già citata
ma anche e soprattutto grazie al suo immenso valore Cappella dei Borboni, il cui stile gotico fiammeggiante è in
storico-artistico. netto contrasto con lo stile del coro, edificato circa 2 secoli
L’attuale struttura della Cattedrale, sorge su una chiesa prima, e dall’aspetto più ‘solenne’.
romanica pre esistente e secondo la tradizione, venne
fondata da San Pothinus e Sant’Ireneo, i due primi vescovi GLI INTERNI
di Lione; la costruzione cominciò sul finire del XII secolo, Ma la principale attrattiva turistica della Cattedrale di
per poi essere completata solo 3 secoli dopo. Saint-Jean è sicuramente l’orologio astronomico, posto
tra la navata centrale e il transetto destro.
Già prima del suo completamento, la Cattedrale di Saint-
Jean era stata teatro di importantissimi avvenimenti, Costruito nel XIV secolo, subì importanti modifiche negli
come ad esempio la consacrazione dei papi Clemente V anni a seguire, come l’aggiunta di un meccanismo a
e Giovanni XXII. carillon che scatta al rintocco delle ore, con delle statuette
che rappresentano le scene dell’Annunciazione, un po’
LA FACCIATA come i famosi Re Magi dell’Orologio di Piazza San Marco
Le prime parti della Cattedrale che vennero costruite a Venezia.
furono, sul finire appunto del XII secolo, le parti basse Oltre a questa particolarità, da notare la perfezione
dell’abside (con le due cappelle laterali) e il transetto; dell’ingegneria dell’orologio, che gli permetterà di
furono poi completate le volte gotiche, le torri orientali segnare l’ora, la posizione del sole e quella della luna con
e le prime quattro campate delle navate, qualche anno eccezionale esattezza fino al 2019.
più tardi (primi decenni del XIII secolo), durante i quali
vennero completate anche le vetrate del coro e i rosoni Un’altra grande attrattiva della Cattedrale è il magnifico
del transetto. organo maggiore, posto nel transetto destro, prodotto nel
1841 dalla ditta Daublaine et Callinet: si tratta di uno dei
Tra il XIII e il XIV secolo, vennero invece completate le migliori organi di tutta la Francia!
ultime quattro campate delle navate e la parte inferiore
della facciata. Di recente, è stata invece aggiunto l’organo Ahrend,
La stessa facciata, venne poi completata nel XV secolo, realizzato nel 1974 per la Chiesa della Riconciliazione a
con la statua di Dio Padre che venne collocata sulla parte Taizé, e spostato qui a Lione nel 1996.
superiore nel 1481; venne quindi aggiunta quella che viene
BOUCHONS
ST JEAN
Barbara Lamboley photography
NOTRE-DAME DE FOURVIÈRE
Barbara Lamboley photography
Notre-Dame de Fourvière
La più recente basilica di Notre Dame del XIX secolo è un una nuova chiesa; grazie ai pellegrini sorti da diverse parti
altro sito di sicuro interesse, nota per il voto dei lionesi alla della Francia e d’Europa, il progetto prende finalmente
Madonna (minacciati dall’esercito prussiano) e soprattutto forma.
per la sua posizione: la collina di Fourvière, dalla quale si Tuttavia, in una fase iniziale il progetto era quello di
ammira il più bel panorama della città. ristrutturazione della vecchia chiesa; solo nel 1866 fu
approvato il progetto della costruzione di un edificio ex-
La Basilica di Notre-Dame de Fourvière, uno dei simboli di novo.
Lione e tra le chiese più belle dell’intera Francia, domina
la città dalla collina di Fourvière, sul sito dove, in epoca Nel 1870, però, vi fu lo scoppio della guerra tra Francia e
romana, sorgeva l’antico Foro Traiano (Forum Vetus, da Prussia: i lionesi, allora, implorano monsignor Ginoulhiac
cui il nome ‘Fourvière’). di esprimere un voto alla Madonna di Fourvière per far sì
Anche per la sua posizione ‘strategica’, quasi a vegliare che la città non venisse distrutta.
sulla città, la Basilica di Notre-Dame de Fourvière è uno
degli edifici a cui i lionesi sono più affezionati, oltre che Quando tale desiderio venne esaudito, e la città si salvò,
meta turistica per circa 2 milioni di visitatori l’anno che si cominciarono i lavori effettivi di costruzione della chiesa,
recano in vacanza nella capitale del Rhône-Alpes. dedicata appunto alla Vergine Maria.I lavori, cominciati
nel 1872, terminarono nel 1884; dopo la malattia
La storia della Basilica inizia nel 1168, quando Olivier de dell’architetto Bossan, fu Sainte-Marie Perrin ad occuparsi
Chavannes costruì una cappella a Fourvière, proprio sopra della costruzione dell’edificio.
le rovine dell’antico sito romano; inizialmente, la cappella Tuttavia, la Basilica di Notre-Dame de Fourvière può
fu dedicata a San Tommaso e alla Vergine. dirsi completata solo nel 1964, quando vengono inseriti i
mosaici, le sculture e le vetrate.
Dopo aver conosciuto secoli di distruzioni e di ricostruzioni, La Basilica di Notre-Dame, insignita del titolo di basilica
nel 1853 il cardinale De Bonald crea la cosiddetta minore nel 1897, è patrimonio mondiale dell’Umanità dal
‘Commission de Fourvière’, che ha lo scopo di raccogliere 1998.
fondi per l’acquisto dei terreni necessari alla costruzione di
NOTRE-DAME DE BOUCHONS
FOURVIÈRE
Barbara Lamboley photography
La Lione ottocentesca è tutta nella parte centrale della città, la ‘penisola’ formatasi dalla confluenza dei due fiumi.
Tra vie eleganti ed edifici in stile, troviamo le grandi piazze francesi e i maggiori musei di Lione: Museo des Beaux Arts,
place des Terreaux, Museo delle Arti Applicate, il Museo dei tessuti (rue de la Charité, presso il seicentesco Hôtel de
Villeroy), dove si ammira la grande storia della seta di Lione.
Sempre nella parte più centrale della città, si trova la splendida Place des Terreaux.
Iscritta nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, la piazza è il centro commerciale della città e sorge ai piedi
della collina La Croix-Rousse, nel primo arrondissement di Lione.
É proprio qui, nel cuore storico della ‘Città Vecchia’ e ai due passi dal Jardin du Palais St Pierre, che sorgono l’Hôtel de
Ville (il Municipio), il Museo delle Belle Arti e la monumentale fontana Bartholdi.
Ecco i tre elementi di maggior interesse che caratterizzano la splendida Places des Terreaux di Lione.
L’Hôtel de Ville
Costruito nel XVII secolo – più precisamente tra il 1645 e il 1651
– su progetto dell’architetto Simon Maupin, l’Hôtel de Ville di
Lione (sede municipale della città francese) è sicuramente uno
dei palazzi più imponenti dell’intera città.
Il Municipio è stato proclamato Monumento storico nel 1886
e, nonostante non sia visitabile dall’interno – fatta eccezione
per le Journée du patrimonie – colpisce comunque l’occhio di
chiunque faccia una passeggiata sulla meravigliosa Place des
Terreaux grazie soprattutto alle impeccabili decorazioni dorate
che ne abbelliscono la facciata a due ordini di finestre.
L’HÔTEL DE VILLE
Barbara Lamboley photography
La Fontana Bartholdi
Opera dello scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi, dal
quale prende il nome, la Fontana Bartholdi fu realizzata nel 1889
e eretta in Place des Terreaux nel 1892.
La bella fontana era inizialmente destinata alla Place des
Quinconces di Bordeaux: nel 1857 l’allora giovanissimo
Bartholdi aveva vinto il concorso indetto dal Consiglio della città
di Bordeaux aggiudicandosi la possibilità di progettare l’opera,
ma lo stesso Consiglio aveva poi rifiutato il progetto.
Per finire, è indispensabile recarsi presso il parco di Lione, Parc mostra invita a risalire nel tempo fino al Big Bang, lungo un
de la Tête d’Or. percorso che propone due approcci alla comprensione del
Il parc de la Tête d’Or (letteralmente, parco della Testa d’Oro), mondo: uno illustrato dalle collezioni delle scienze naturali,
situato nel sesto arrondissement municipale di Lione, è un delle scienze e delle tecniche, l’altro illustrato dalle collezioni
grande parco urbano francese. etnografiche e contemporanee.
Il parco ha un’estensione di 105 ettari, che lo rende il più grande LE SPECIE, IL TESSUTO DEL VIVENTE
parco urbano della Francia. Il nome deriva da una leggenda L’articolazione fra ciò che è stata chiamata “umanità” e
secondo la quale, in questo terreno, sarebbe sepolta una testa l’animalità, è una preoccupazione universale.
d’oro. La mostra interroga il modo in cui gli esseri umani si rappresentano
Rappresenta una meta frequente per chi pratica attività sportive il mondo, e vi si integrano, contribuendo a modificarlo.
quali jogging e ciclismo: fra le sue attrezzature sportive vi sono Gli esseri viventi, umani e non, tessono nel mondo una rete di
un velodromo, un campo da bocce, un mini-golf. legami variati, un ordito in cui tutto è connesso e correlato.
Inoltre è dotato di un grande lago su cui è possibile andare in Il percorso si sviluppa in modo naturale attraverso questi legami,
barca e di uno zoo in cui vivono 800 animali. Tra questi vi sono rappresentati da 27 km di corde.
270 mammiferi, 80 rettili, 200 uccelli. In tale struttura vengono Questa scenografia, interamente metaforica, rende inoltre
effettuati studi scientifici in ambito della conservazione. tangibili i legami asimmetrici che uniscono le diverse specie del
mondo vivente.
Per gli amanti della Lione moderna, la direzione è verso il
lungofiume del Rodano, tra grattacieli, fiere e centri congressi, LA SOCIETÀ, IL TEATRO DEGLI UOMINI
il luogo più adatto per fare business e affari in Francia. Della L’essere umano è un migrante che si assomiglia, si ferma in uno
Lione moderna fa anche parte il nuovissimo “Musée des spazio temporale e forma società, culture e civiltà. La mostra
Confluences”. Situato nella punta della penisola lionese, il musée esplora queste modalità di funzionamento, a partire da tre
des Confluences beneficia di un’architettura eccezionale. costanti: l’organizzazione, lo scambio e la creazione.
Come un segnale all’entrata sud della metropoli, questa struttura La scenografia crea un paesaggio inedito che risveglia la curiosità
audace è stata concepita dall’agenzia Coop Himmelb(l)au. attraverso l’accostamento e il dialogo fra oggetti provenienti da
culture ed epoche lontane fra loro.
La Nuvola, il cuore del museo, accoglie i 5000 m2 delle mostre
permanenti e temporanee. Dall’alto dei suoi 33 metri di vetro, il
“Cristal” è la hall monumentale del museo. Invaso dalla luce, il
suo Pozzo di Gravità è il punto di partenza della visita.
I dintorni del museo sono allestiti allo scopo di favorire momenti
di evasione e di relax.
Attorno al laghetto, dei sentieri conducono fino al giardino di
24400 m2.
Ormai è un’istituzione a Lione, la Festa delle Luci è l’occasione per e, spontaneamente, i lionesi, in segno della loro adorazione alla
riscoprire la città da un nuovo punto di vista, artistico e festaiolo. Vergine, illuminarono con lampioncini le facciate delle proprie case
Un assaggio della magia del Natale, a qualche giorno dal periodo di e scesero nelle strade, cantando cantici e gridando “Viva Maria” fino
festività della fine dell’anno. a tarda notte.
Da oltre 30 anni, ogni anno all’inizio del mese di dicembre, la città Quell’evento è all’origine della Festa delle luci.
di Lione si accende in un’esplosione di colori e luci. Le vie, le piazze
e le facciate dei monumenti emblematici accolgono le installazioni Nel 1870, durante la guerra franco-prussiana, i lionesi fanno il voto
artistiche realizzate da artisti, designer e video maker. di ampliare il santuario se la città fosse risparmiata dagli eserciti
prussiani.
Questa tradizione ha origine nel 1643, quando i cittadini di Lione La loro preghiera fu esaudita e nel 1872 fu cominciata la costruzione
avevano fatto voto alla Vergine Maria affinché proteggesse la città dall’architetto Pierre Bossan della basilica di Notre-Dame de Fourvière
dalla peste. alla gloria della Vergine.
Tanta gente morì, allora i consiglieri della città (échevin in francese) Pierre Bossan ha voluto costruire un monumento che esprimesse
e i notabili fecero voto alla Vergine di salire ogni anno sulla collina la grandezza della fede, in particolare la fede potente della Vergine
di Fourvière per renderle omaggio se fosse cessata l’epidemia. Maria.
Quell’anno l’epidemia si fermò a Lione e un solenne corteo municipale
composto da consiglieri e notabili si recò dalla cattedrale di Saint- Dal 1852, la festa fu tenuta in seguito ogni anno.
Jean alla collina di Fourvière fino ad una piccola cappella per offrire Secondo la tradizione ogni famiglia conserva insieme alle decorazioni
alla Vergine ceri e offerte per ringraziarla della sua protezione. di Natale le candele da mettere alla finestra dentro vetri colorati per
La cappella fu costruita nel 1168 e fu chiamata Cappella Saint- l’8 dicembre.
Thomas di Cantorbery dopo la morte dell’arcivescovo. Questi vetri colorati e illuminati dalle candele si chiamano “lumignons”.
I pellegrinaggi si moltiplicarono e la cappella, pur essendo stata A partire dal mese di novembre si possono trovare nei negozi queste
ampliata, diventò troppo piccola. I pellegrinaggi continuano ancora piccole candele scanalate come torte insieme a vetri colorati. La
oggi, infatti, il sindaco e gli eletti vi si recano ogni anno per ripetere il sera dell’8 dicembre le candele sono accese e messe nei vetri posati
voto dei consiglieri dell’epoca. davanti alle finestre.
Nel 1830 il campanile della piccola cappella, andando in rovina, fu A partire dal 1989 la festa popolare è accompagnata da installazioni
demolito. luminose proposte dal comune e curate da professionisti dello
Ne fu ricostruito uno sul quale fu sovrastata una statua dorata della spettacolo, che si prolungano per più giorni.
Vergine realizzata dallo scultore Joseph-Hugues Fabisch che aveva Questo spettacolo di luci ha fatto sì che la festa divenisse anche
vinto il concorso per la sua costruzione. un’attrazione turistica, che attira numerosi visitatori ogni anno,
L’8 settembre del 1852, giorno della festa della natività di Maria, pur mantenendo il suo carattere spontaneo e popolare grazie
doveva essere inaugurata la nuova statua. all’illuminazione delle facciate dei lionesi.
Ma un’alluvione della Saône impedì che la statua fosse pronta in La festa ha assunto un carattere sempre più internazionale, con la
tempo e la data dell’inaugurazione venne spostata all’8 dicembre, partecipazione di nomi illustri dell’illuminazione artistica.
festa dell’Immacolata concezione. La sua durata si è prolungata a quattro giorni e le scenografie e
La statua fu finalmente eretta sul campanile. gli spettacoli di luce si sono diffusi in tutti i quartieri della città, in
Per la cerimonia erano previsti fuochi d’artificio dall’alto della collina ambientazioni tradizionali o insolite.
accompagnati dalle fanfare delle bande musicali nelle strade. Il 29 marzo del 2007 la festa ha ottenuto il premio per il “migliore
Ma a causa di un violento temporale che si abbatté su Lione, si decise evento per il grande pubblico nel 2006” nella prima edizione del
di annullare i festeggiamenti. Il tempo tuttavia migliorò nel pomeriggio premio di Heavent Sud, la fiera dei professionisti degli eventi.
Palazzo Aldobrandeschi
Autore: Giuliana Mastromanno
Luogo: Grosseto
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