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GF34

Giroinfoto Magazine, edizione di agosto 2018, esplora il mondo della fotografia di viaggio, offrendo uno spazio per condividere esperienze e immagini di appassionati e professionisti. Il numero presenta articoli su diverse località, tra cui Monument Valley, Namibia e Istria, con un focus particolare sui cavalli selvaggi e la loro importanza culturale per la Nazione Navajo. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica, incoraggiando la partecipazione della comunità attraverso la pubblicazione di articoli e fotografie.

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Giroinfoto Magazine, edizione di agosto 2018, esplora il mondo della fotografia di viaggio, offrendo uno spazio per condividere esperienze e immagini di appassionati e professionisti. Il numero presenta articoli su diverse località, tra cui Monument Valley, Namibia e Istria, con un focus particolare sui cavalli selvaggi e la loro importanza culturale per la Nazione Navajo. La rivista si propone come punto di riferimento per la cultura fotografica, incoraggiando la partecipazione della comunità attraverso la pubblicazione di articoli e fotografie.

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N. 34 - 2018 | AGOSTO, Gienneci Studios Editoriale. [Link] N.34 - 2018 Agosto [Link].

com

SALOTTI TORINESI
BAND OF GIROINFOTO

WILD HORSES NAMIBIA CROAZIA


MONUMENT VALLEY ETOSHA ISTRIA
Giancarlo Nitti Di Cinzia Marchi Di Sergio Agrò

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

34
[Link]
AGOSTO 2018
3
la redazione | Giroinfoto Magazine

fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza

Benvenuti nel mondo di Giroinfoto magazine©.


Una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere
dalle bellezze offerte dal nostro pianeta.
Una lettura attuale e innovativa, che accoglie, oltre i migliori professionisti della fotografia da reportage, anche le
immagini e le esperienze di chiunque sia appassionato di viaggi e fotografia.
Con i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più vere e i viaggi più autentici, Giroinfoto
magazine ha come obiettivo, essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in viaggio e
la condivisione di migliaia di luoghi e situazioni sparsi per il nostro pianeta.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una
rassegna che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni,
andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di
viaggio raccontate da fotografie e testi, indipendentemente dal valore professionale dell'autore.
Una raccolta di molteplici idee e progetti di viaggio, frutto delle esperienze e lavori eseguiti da esperti nel settore del
reportage fotografico, che hanno saputo confrontarsi con le condizioni climatiche e socio-politiche, con le difficoltà
imposte dalla natura, per catturare l'immagine e la spontaneità selvaggia della stessa.
Troverete anche articoli tecnici, dove prendere spunto per ottenere scatti sempre perfetti e con idee sempre nuove
per rendere le fotografie più interessanti.

[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 34


5
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
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ANNO IV n. 34 giroinfoto magazine
20 Agosto 2018

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CAPO REDAZIONE Gienneci Studios, Via [Link], 135
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Reporter Questa pubblicazione è ideata e realizzata da
Cinzia Marchi Gienneci Studios Editoriale.
Reporter Tutte le fotografie, informazioni, concetti, testi
Monica Gotta e le grafiche sono di proprietà intellettuale
Reporter della
Sergio Agrò Gienneci Studios © o di chi ne è fornitore
Reporter diretto(info su [Link]) e sono tutelati
Band Of Giroinfoto - Torino dalla legge in tema di copyright. Di tutti i
Barbara Lamboley contenuti è fatto divieto riprodurli o modificarli
Barbara Tonin anche solo in parte se non da espressa e
Lorena Cannizzaro comprovata autorizzazione del titolare dei
Fabrizio Rossi diritti.
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 34


INSIDE
Giroinfoto Magazine

102 34

10

88
56
84 28

TORINO

Indice
10 HORSES MONUMENT
Scout location
A cura di Giancarlo Nitti

28 CAMBOGIA
Angkor Thom e Angkor Wat

116
A cura di Monica Gotta

56 SALOTTI TORINESI
Torino Stories
Band of Giroinfoto

84 BAND OF GIROINFOTO
Il progetto "Torino Stories"
116 ISTRIA
Costa Croata
Giroinfoto school A cura di Sergio Agrò

88 ETOSHA
Namibia
134 FOTO EMOZIONI
Le foto scelte da Giroinfoto
A cura di Cinzia Marchi Questo mese con:

102 LOCRONAN
Città d'arte e storia
Cinzia Bonomi
Roberto Ceccaroni
A cura di Barbara Lamboley Giuseppe Provenza
Tino De Luca
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sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate

E' con orgoglio che Copertura degli articoli sui continenti


pubblichiamo le sta-
tistiche e i volumi qui
presenti relativi alle
analisi aggiornate al
mese di:

Agosto 2018
114 37 8 24 15 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77%

16% 0,5%
1,5%
98.308 2.090
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10

WILD
HORSES

MONUMENT VALLEY
UTAH,
La Monument Valley è un'icona del West
americano ed il cuore sacro della Navajo
Nation.

Oltre ad essere una delle mete più gettonate


dai turisti di tutto il mondo in America, il Navajo
Tribal park cela uno spirito ancestrale negli
aspri paesaggi.

Custodi di questo spirito, sono i favolosi


mustang liberi che fanno da padroni di casa.

Uno spettacolo imperdibile che fa da corredo


alla magnificenza della natura di questi
luoghi, i wild horses si sparpagliano in branchi
per tutto il territorio regalando emozioni
indimenticabili.

Giroinfoto Magazine nr. 34


Giroinfoto Magazine 09

S C O U T L O C AT I O N

Giancarlo Nitti Photography


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1 2 3
GEOGRAFIA PERIODO CONTENUTI
Stati Uniti Permanente. Escursioni
Utah Natura
Navajo Tribal Park Storia

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4 5 6
FOTOGRAFIA NOTE SCOUTING
Landscape E' possibile fare Questa scout location
Naturalistica escursioni a cavallo, in e le fotografie sono
jeep o con la propria state realizzate nel
auto. mese di Agosto 2016
da Giancarlo Nitti.

Giancarlo Nitti photography


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NAVAJO TRIBAL PARK


Nella lingua Navajo Tse'Bii'Ndzisgaii, sembra essere
uno dei luoghi più fotografati della terra.
La valle ospita imponenti formazioni rocciose di
arenaria scolpite nel corso del tempo in combinazione
con l'ambiente desertico è veramente una delle
meraviglie naturali del mondo.
Il parco si estende quasi per 92.000 acri tra il nord
Arizona e l'Utah meridionale e si trova all'interno della
riserva Navajo Nation.

Questo pianoro desertico è in realtà di


origine fluviale ed è per questo che il
territorio è prevalentemente pianeggiante
ad eccezione delle stratificazioni di are-
naria (geologicamente definite "testimoni
di erosione"), come le guglie, dette butte
o mesas a seconda della loro conforma-
zione.

Questi monumenti naturali formati da


roccia e sabbia hanno la forma di torri
dal colore rossastro, causato dall'ossi-
do di ferro, con la sommità piana più o
meno orizzontale.

Saltuariamente nella valle si scatenano


piogge torrenziali, alcune zone potreb-
bero allagarsi nell'arco di pochi minuti
causando anche danni ai turisti.

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WILD HORSES
Lo spirito della Monument Valley

I cavalli selvaggi (Equus caballus) esistono nel Nord Una grave siccità nel 1930 ha portato a riduzioni forzate
America dal XV secolo da quando furono introdotti dai del bestiame nei successivi due decenni decimando gli
coloni spagnoli. animali da pascolo a cominciare da pecore e capre e pas-
Diverse specie di cavalli nativi che un tempo abitavano il sando ai cavalli.
Nord America si estinsero circa 10.000 anni fa e tutti i ca-
valli che attualmente popolano il continente sono animali Nel 1943, il Bureau of Indian Affairs (BIA) implementò il
selvaggi e domestici derivati dall'introduzione spagnola. sistema dei Comitati di Pascolo sotto il Consiglio Nazio-
nale Navajo per stabilire la capacità di contenimento per
Quando i primi coloni spagnoli arrivarono nella regione ogni area di gestione della Navajo Nation riducendo la
del Rio Grande con 7.000 capi di bestiame nel 1598, il popolazione equina a circa un terzo.
popolo Navajo fondò una società agricola in quello che
ora è il New Mexico nord occidentale e nei due secoli La necessità dei cavalli nella vita di tutti i giorni diminuì
successivi, i cavalli permisero un graduale passaggio da allora in poi, con l'ingresso di più denaro e credito
dall'agricoltura alla pastorizia nomade e l'espansione nell'economia e pickup e veicoli fuoristrada sostituirono la
dell'area di utilizzo del Navajo a ovest. locomozione animale.

Il sovrasfruttamento del territorio diventò una preoccupa- Nel 2010, con il censimento sulle terre Navajo, 332.000
zione per chi monitorava la Nazione Navajo con ormai indiani, vivono in terreni di riserva con circa la metà di
alte densità di bestiame, fino agli anni 1880 nei quali un ausili equini ma la stima non comprende il bestiame sel-
uomo soltanto possedeva dai 1000 ai 3000 cavalli nella vatico, inclusi i cavalli della Monument Valley.
regione della Monument Valley, contando un sovrappopo-
lamento di circa 67.500 cavalli.

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Giancarlo Nitti photography


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MONUMENT VALLEY

Fino a 40.000 cavalli selvaggi vagano per tutta la Navajo vatici e domestici e poiché le tribù sono nazioni sovrane,
Nation, percorrendo le 27.000 miglia di canyon e aspre la loro gestione differisce dal modo in cui il governo degli
montagne e uno dei più alti concentramenti si trova pro- Stati Uniti gestisce le popolazioni di cavalli selvatici nel
prio nella Monument Valley. resto del paese.

I cavalli selvaggi sono quasi diventati un problema non A tal proposito, il Bureau of Land Management, che
solo tra i Navajo ma anche tra gli altri funzionari tribali che supervisiona i 70.000 cavalli selvaggi e i burros sulle terre
gestiscono le terre di riserva in tutto l'Occidente. pubbliche in Occidente, promuove l'adozione e l'esporta-
Le tribù Colville e Yakama a Washington, le tribù confede- zione in aree anche estere con il divieto di vendita al fine
rate di Warm Springs nell'Oregon e lo Shoshone-Bannock del macello, ma nelle terre Navajo il problema persiste.
nell'Idaho sono state tutte tormentate dalla sovrapopola-
zione fuori controllo di cavalli selvaggi.

Ma questo problema presenta un dilemma unico per le


tribù:
I cavalli selvatici sono creature che fanno parte integrante
della cultura nativa e rimangono animali sacri da rispetta-
re.

La Nazione Navajo è da lungo tempo alle prese con


l'adozione del modo migliore per controllare i cavalli sel-

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Giancarlo Nitti photography


Giancarlo Nitti photography
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Uno spettacolo
EMOZIONANTE
Rimane il fatto che visitare la Monument Valley
e fare questo tipo di incontro provoca emozioni
da brivido.

Ammirare branchi di cavalli liberi in un conte-


sto naturale quasi surreale è una delizia per gli
occhi e per le nostre macchine fotografiche.

E' molto probabile incontrarli in serata sul tardi


con le luci del tramonto che renderanno ancora
più speciale il momento.

Giancarlo Nitti photography

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Giancarlo Nitti photography

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WILD
HORSES

MONUMENT VALLEY Giroinfoto Magazine nr. 34


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Angkor Thom e Angkor Wat

A cura di Monica Gotta


Cambogia, una meta che ho sognato
di visitare da quando, anni fa, ho
visto la miniatura del sito di Angkor al
Palazzo Reale di Bangkok, il Wat Phra
Kaew.
La miniatura, realizzata in onore del
Re Mongut (Rama IV) dal monarca
cambogiano dell'epoca, ha lasciato un
ricordo indelebile.
Vivo nella mia mente per anni, è stato
l'elemento chiave per la decisione di
visitare finalmente Angkor Thom e
Angkor Wat.

Prima di intraprendere questo


viaggio verso un luogo così lontano
e nell'attesa di arrivarci, inizio ad
immaginare come sarà.

E' la fine di Novembre, appena


terminata la stagione delle piogge,
la meno calda dell'anno in un clima
tropicale con i suoi 30°C.

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Monica Gotta photography

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SONO PARTITA
da sola, non conosco nessuno dei miei futuri compagni di viaggio e anche questa sarà una sfida
interessante.

Condividere un lungo viaggio con degli sconosciuti che alla fine diventeranno degli amici.
E mi chiedo cos'altro mi ha spinto così lontano.
Con il brivido dell'emozione mi rispondo che la passione per i viaggi, la fotografia e l'interesse
per le antiche vestigia del nostro pianeta hanno fatto di Angkor "uno dei sogni nel cassetto" da
realizzare.

Dopo il lungo volo dall'Italia verso Bangkok (Thailandia) e l'incontro con il resto del gruppo, ar-
riva finalmente il momento di prendere l'aereo che mi porterà a Siem Reap nel Nord-Ovest della
Cambogia.
La città, divenuta meta del turismo archeologico, è situata tra le rovine di Angkor e il Tonlé Sap
Lake.
Per via della sua posizione strategica Siem Reap ha avuto un rapido sviluppo turistico ed eco-
nomico é dotata di un aeroporto internazionale che permette di raggiungerla dalla maggior parte
della città del Sud-Est Asiatico.
Vanta ottime strutture alberghiere e un'ampia ricettività anche a livello ristorativo.
Sono rimasta piacevolmente impressionata dall'atmosfera accogliente di Siem Reap, dell'ottima
organizzazione e della rete di servizi di cui si può usufruire.

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SENSAZIONI
come l'aria calda e umida, il profumo delle spe- erbe, verdure e salse accompagnati dall'ingre-
zie, l'incontro con una cultura millenaria e diver- diente tipico del Sud-Est Asiatico, il riso, di cui
sa dalla nostra, poter vedere il Mekong, un fiume ne esistono innumerevoli specie diverse.
che la attraversa portando con se le testimo- Uno dei Leitmotiv della cucina Khmer che avrete
nianze delle sue origini, foreste sconosciute e il piacere di trovare in tutti i posti che visiterete
Angkor, dichiarata nel 1992 Patrimonio Mondia- è il cardamomo, frutto degli antichi rapporti con
le dell'Umanità dall'UNESCO, saranno alcuni dei la cucina indiana.
ricordi che riporterò a casa con immensa gioia.
La mattina successiva, la prima dei due giorni
La prima sera in città ho avuto il piacere di av- dedicati a questa location, si parte in pulmino
vicinarmi alla cucina cambogiana, la cucina alla volta di Angkor con una sensazione di gran-
Khmer. Ho scoperto che mescola piacevolmen- de emozione frutto dell'aspettativa di diversi
te gli elementi principali dei piatti con sapori anni di attesa per poter giungere nel Parco Ar-
contrastanti, cheologico.

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Sergio Agrò photography

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LA CAMBOGIA
ospita il più grande complesso religioso al mon- Prasat Kravan, il Tempio del Cardamomo, è un
do in un'area di circa 90 chilometri quadrati, a tempio induista del X secolo composto da 5 tor-
nord della città di Siem Reap, dove sorgono cir- ri di mattoni rossi che si ergono su una terraz-
ca 72 templi principali, molti altri secondari in za comune, collegate da un composto vegetale.
rovina, santuari e siti ancora poco esplorati lon- Famoso per i bassorilievi che raffigurano Vi-
tani anche 50 km dalla zona centrale. shnu e la sua sposa Lakshmi, questi adornano
la torre centrale e quella a nord.
L'induismo e il buddhismo influenzarono no-
tevolmente l'architettura e l'arte del territorio Sono stati ottenuti scolpendo le mura in matto-
e l'intreccio degli stili é ben visibile in diversi ni, con una tecnica piuttosto comune nei tem-
templi. Centro dell'Impero Khmer, tra il IX ed il pli Cham, praticamente unica nei monumenti
XV secolo questa zona ne ospitò le capitali, poi Khmer conosciuti.
venne abbandonata ed invasa dalla giungla per
essere riportata alla luce alla fine dell'ottocento, Questo tempio non è tra i più maestosi e cono-
durante la dominazione francese. sciuti di Angkor, tuttavia è un piccolo capolavo-
ro di architettura degno di una visita approfon-
La prima giornata di permanenza sarà dedi- dita, che colpisce le sue simmetrie.
cata alla visita di Prasat Kravan, Pre Rup, Ta
Som, Neak Poan, Preah Khan, Ta Keo e Phnom
Bakheng.

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Monica Gotta photography

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PRE RUP
ci fa conoscere il concetto di tempio-montagna, Entrando nel cuore del tempio non si possono
uno schema architettonico ideato come rappre- non notare le innumerevoli raffigurazioni fem-
sentazione del Monte Meru, la dimora degli Dei minili che rappresentano le Devata, divinità
nella mitologia induista. femminili che garantiscono la tranquillità all'in-
Fu dedicato a Shiva sorgendo presumibilmente terno del tempio. Le troveremo in altri templi del
su un ashram shivaita del secolo precedente. complesso, insieme alle Apsara, ninfe celesti di
grande bellezza.
La visita a Pre Rup è consigliabile al mattino
presto oppure quando il sole si avvia al suo Una delle caratteristiche significative di Ta Som
tramonto. In queste ore del giorno il tempio si è la presenza di alberi di fico strangolatore che
adorna di sfumature tendenti all'arancio molto hanno avvolto le torri d'ingresso.
apprezzabili. Dalla cima terrazze si può godere
di una vista panoramica sulla campagna circo- Come per Preah Khan anche Ta Som é stato fat-
stante senza uguali. to rientrare nel programma di restauro del World
Monument Fund a partire dal 1998 per stabiliz-
Si accende la curiosità per la successiva mera- zare questo meraviglioso monumento.
viglia architettonica, Ta Som. Il nome moderno
significa "l'antenato".
Costruito nel XII secolo in stile Bayon, lo si in-
contra a est di Neak Poan vicino al baray ora
prosciugato.

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SPOSTANDOCI Monument Fund a partire dal 1998 per stabiliz-


zare questo meraviglioso monumento.

verso Preah Khan, lasciamo scorrere gli sguardi L'acqua è anche elemento fondamentale in Neak
sul territorio costellato di antiche presenze im- Poan.
merse in natura rigogliosa che aveva inghiottito Dalla strada, si percorre una lunga passerella so-
questo luogo senza eguali. spesa sul baray. Qualunque sia la luce, restere-
te sorpresi dalla magia delle ombre degli alberi
Preah Khan è stato residenza reale e santuario nel bacino. Costruito su un'isola artificiale deve
buddhista, nonché centro religioso e centro am- il suo nome moderno, "Il Serpente Intrecciato" ai
ministrativo e culturale. serpenti che circondano la base del tempio. Con-
Il fossato che circonda il recinto esterno é or- siderata isola sacra, deve il suo fascino al lago
nato da due file contrapposte di statue gigan- che la circonda e si dice che lavi via i peccati di
tesche che tirano un enorme naga, il "serpente". coloro che si avvicinano al tempio.
Il serpente sacro è uno dei simboli ricorrenti in Il tempio principale è circondato dall'acqua e sui
molti templi cambogiani, intimamente collegato quattro lati si ammirano episodi della vita del
all'elemento fondamentale per la prosperità dei Buddha.
Khmer, l'acqua. E' considerato un vero e proprio sito del culto e
Come per Preah Khan anche Ta Som é stato fat- della mitologia.
to rientrare nel programma di restauro del World

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LA GIORNATA
inizia a volgere al termine e arriviamo a Ta Keo. Il numero delle torri di Phnom Bakheng sugge-
Ha cinque torri santuario disposte a quinconce risce un simbolismo cosmico. Originariamente
che si innalzano sul livello superiore di una pi- dovevano esservi circa 108 torri che adornavano
ramide a cinque piani circondata da un fossato. il tempio di Phnom Bakheng. Oggi molte di que-
ste torri non sono più visibili.
Il simbolismo del numero 5 ci riporta alla Scuola
Pitagorica per la quale il numero cinque rappre- Arrivando al vertice del tempio appena prima del
senta vita e potere. tramonto si gode di una vista panoramica di An-
Come per altri templi del complesso di Angkor, gkor e dei suoi dintorni unica in tutto il compren-
anche Ta Keo è una rappresentazione simbolica sorio. I riflessi dorati del sole al tramonto donano
del Monte Meru. ad Angkor una sfumatura di colore ambra e aran-
Originariamente dedicato a Shiva, rimase incom- cio che rende lo spettacolo indimenticabile.
piuto per cause ancora sconosciute.
Per arrivare sulla sommità della piramide biso- Magnifica è anche l'immensa foresta che si
gna salire una scalinata in pietra molto ripida. stende sotto Phom Bakheng, intervallata da pic-
La vista dall'alto del tempio ripagherà la fatica cole risaie e il baray che si snoda sinuoso sotto
dell'ascesa. sguardi rapiti.
Questo luogo non smette di sorprendere.
Arriva il momento tanto atteso del tramonto con
la visita a Phom Bakheng, costruito sulla collina
più grande della zona.

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Monica Gotta photography

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LA SECONDA quasi inaccessibile.

La luce solare filtra attraverso il manto vegetale


giornata ad Angkor sarà dedicata ad altri quattro diffondendo sul tempio una sfumatura verde che
templi, i più imponenti e famosi di questo com- gli dona un'aura ultraterrena.
plesso: Ta Phrom, Bayon, Baphuon e Angkor Wat. La visita a questo tempio si può paragonare alla
meraviglia dei primi esploratori quando si imbat-
Partiamo presto la mattina per godere delle pri- terono in questo monumento nel XIX secolo.
me luci del giorno, momento in cui il caldo torrido
non si fa ancora sentire. Prima tappa Ta Phrom, il Fu appositamente scelto dalla École Française
primo dei 4 templi che erano in cima alla lista di d'Extrême-Orient lasciandolo inalterato a te-
"quelli da non perdere". stimonianza del suo legame armonioso con la
giungla.
Ta Prohm, costruito in stile Bayon alla fine del XII Per questo motivo è anche stato scelto come
secolo, fu monastero buddhista ed università. location cinematografica del famoso film Tomb
Oggi è il Regno degli Alberi, un indiscusso svilup- Raider con protagonista Angelina Jolie.
po sinergico tra la natura rigogliosa del luogo e Tra le curiosità di Ta Phrom c'è un'immagine su
l'antica arte Khmer. un bassorilievo che assomiglia a uno stegosau-
ro, un dinosauro vissuto molto prima della co-
Avvolto dalla giungla indomabile Ta Prohm ha un struzione del tempio e dei suoi costruttori.
aspetto quasi immateriale ed evoca sensazioni E' un errore di interpretazione figurativa oppure
"romantiche" che trascinano la mente in un pas- Ta Phrom custodisce un mistero?
sato immaginario. Grandi alberi torreggiano su
Ta Phrom, fichi strangolatori, banyan e alberi di Dopo alcune ore trascorse nella magica location
kapok. di Ta Phrom e con gli occhi ancora colmi di que-
Le loro radici gigantesche si avviluppano sul- sto splendore, ci muoviamo verso un'altra tappa
le pietre del tempio, coprendo con rami e foglie indiscutibilmente attesa.
la struttura e formando una copertura intricata

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BAYON, La seconda e stupefacente caratteristica del Ba-


yon sono due gruppi di notevoli bassorilievi, che
rappresentano un'insolita combinazione di mito-
costruito tra il XII e XIII secolo è dedicato al culto logia, storia e di vita mondana.
del Buddhismo.
Il tempio, considerato una riproduzione del Mon- Perfettamente conservati sono da ammirare con
te Meru sacro agli induisti, è composto da circa tutta calma per "leggere" la storia che racconta-
54 torri quadrangolari raffiguranti una moltitudi- no.
ne di visi del Dio Avalokitesvara. Una cosa che accade in questo tempio è che le
persone che lo visitano vengono coinvolte dalla
Si trova al centro di Angkor Thom e la sua pecu- natura dei volti scolpiti, tutti si trovano a sorride-
liarità è l'infinità di volti sorridenti, incisi su cia- re e... un sorriso vale più di mille parole quando
scuna delle quattro facce di tutte le torri a sezio- sei immerso in mondo di persone che non cono-
ne quadrata del tempio. sci e che parlano una lingua a te sconosciuta.

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RIPARTIAMO te il paesaggio circostante mentre si cammina


per entrare.

per arrivare a Baphuon, il tempio che più che La caratteristica distintiva e unica di Baphuon è
mi lascerà una traccia indelebile nella memoria una statua di Buddha lunga 70 metri e alta 9 me-
dopo Ta Phrom. tri fu costruita sul lato occidentale del secondo
Fu costruito a metà dell'XI secolo e dedicato al livello dopo il passaggio a tempio buddhista.
dio indu Shiva nel 1060.
Da esso prende il nome lo stile Baphuon. Appare agli occhi più come un'illusione ottica,
La sua struttura rettangolare è inusuale per i non è facilmente riconoscibile ma, dopo qualche
templi-montagna come del resto i 5 livelli alla attimo, si rileva in tutta la sua grandezza.
stessa altezza.
L'accesso al tempio parte dal gopura (torre mo- La giornata volge al termine e le ultime ore sa-
numentale) con una strada sopraelevata sull'ac- ranno dedicate ad Angkor Wat.
qua lunga circa 200 metri, aggiunta successiva- Il caldo si fa sentire impietoso, ma la stanchezza
mente alla costruzione della piramide. è attenuata dalla curiosiosità di posare lo sguar-
L'effetto visivo è di grande impatto, l'acqua riflet- do su una delle "meraviglie del mondo".

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DA BAPHUON colti in un anno generando grande prosperità.

La porta sud di Angkor Thom è la meglio conser-


si passa sul South Gate Bridge per arrivare ad vata.
Angkor Wat. Si accede dall'esterno tramite una strada rialzata
Impressionante è anche il sistema idrico del che si estende per una cinquantina di metri sopra
complesso oltre che alle imponenti strutture un fossato.
dell'architettura Khmer. Su ogni lato della strada si possono ammirare fi-
Circondava le città di Angkor Wat e Angkor Thom, gure di pietra impegnate nello svolgimento di un
le nutriva con enormi riserve d'acqua e i canali famoso racconto indù, il mito della zangolatura
collegavano diverse aree. dell'oceano.
Probabilmente i fossati servivano non solo per
all'irrigazione delle colture ma anche per il tra- Queste figure rappresentanti gli dei custodi, da
sporto del materiale nei cantieri. un lato tirano la testa del serpente, dall'altro tira-
no la coda del serpente nella direzione opposta.
Questo complesso idrico così ben sviluppato per
il controllo delle acque rendeva possibili più rac-

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ANGKOR quasi 1.000 anni le immagini di 1.796 donne.


Molti studiosi hanno cercato di fornire una spie-
gazione sulla vera essenza di queste donne.
in lingua sanscrita significa "città" e "capitale". Queste indagini ed analisi hanno permesso di
Costruito dalla civiltà Khmer, il sito di Angkor è meglio comprendere il ruolo femminile nella svi-
una delle realizzazioni architettoniche più stu- luppo della civiltà Khmer.
pefacenti del mondo ed è una rappresentazione Le donne sono state motivo di armonia contri-
simbolica del Monte Meru. buendo anche alla prosperità economica della
società.
Orientato verso ovest, Angkor Wat fa propendere
molti storici verso l’idea che il tempio fosse stato Durante la visita al tempio si arriva sotto un por-
costruito dal re con la funzione di tempio funera- ticato innondato di luce.
rio e quest’ipotesi pare essere corroborata dall’a- Al centro si trova una pietra incastonata nel pavi-
nalisi di alcuni bassorilievi che progrediscono in mento, di colore diverso rispetto alle altre con cui
senso inverso rispetto all’ordine normale. è stato costruito il pavimento.
Si racconta una storia su questa pietra quadrata
Secondo alcune teorie i suoi templi rappresenta- dall'insolito colore arancio.
no in terra la costellazione del Drago così come Si dice sia l'ombelico del mondo, sulla quale la
appariva in cielo circa 12.000 anni fa. luce cade in un modo del tutto particolare, crean-
Una teoria simile a quella delle Piramidi d'Egitto do ombre diagonali rispetto alla posizione della
che rappresenterebbero la posizione della Cintu- pietra stessa.
ra di Orione circa 12.000 anni fa, come sostenuto
da Graham Hancock e Robert Bauval. Questo particolare gioco di luci è creato dai raggi
del sole che attraversano il porticato e attirano
Ad Angkor Wat la simbologia del rettile è magi- l'attenzione di chi visita questo luogo colmo di
stralmente rappresentata da innumerevoli scul- significato e testimonianze del passato.
ture di cobra che sormontano il disco solare.
Il tempio di Angkor Wat è stato anche inserito tra
In questo tempio si riscontra una considerevole le 21 opere architettoniche finaliste al concorso
presenza di rappresentazioni femminili, le "ap- delle sette meraviglie del mondo moderno.
sara" e le "devata". Angkor Wat ha custodito per

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VI CHIEDERETE Viaggiando in questo paese si impara a conosce-


re il modo di vivere e di pensare di questo popolo
con una storia antica e un passato difficile, ma
cosa resterà di questa visita. con un'esauribile desiderio di cambiare, di dimo-
Personalmente è rimasta la magia di aver potuto strare come si possa evolvere al meglio, di fare la
lo sguardo sulla magnificenza dei templi-monta- differenza contro ogni probabilità.
gna che trasporta l'immaginazione in un lontano
e fastoso passato. I cambogiani stabiliscono una connessione in-
La rigogliosa e lussureggiante vegetazione che terculturale promuovendo il loro meraviglioso
avvolge l'antica città presenta uno scenario paese e favoriscono la comunicazione fra le per-
come pochi ne esistono, incantevole e maestoso. sone, anche se sono degli sconosciuti e anche
se non parlano la stessa lingua dei loro interlo-
Con i suoi favolosi templi nascosti nel cuore del- cutori.
la giungla e le figure in pietra avvolte dalla ve-
getazione invadente, il complesso monumentale Sanno come rompere il ghiaccio in tutte le situa-
sembra esistere dalla notte dei tempi calato in zioni ed è come uno specchio, perché se tu sor-
uno scenario incantevole. ridi loro ti ricambieranno con un sorriso sincero.

Camminando sulle passerelle di legno sospese Questo é ciò che si scopre in questo paese, me-
sui canali per raggiungere i templi si resta rapi- raviglie nascoste e persone uniche in grado di
ti dai riflessi della lussureggiante vegetazione farti a sentire a casa anche se ne sei lontano.
sull'immobile superficie dell'acqua.
Un soffio d'aria disegna un'onda leggera nelle Questo splendido paese, emerso da poco da una
immagini riflesse mentre si ascoltano le parole guerra, è finalmente uscito dall'emarginazione,
dei visitatori rapiti dalla bellezza di cui sono te- ma spesso viene ancora associato alle atrocità
stimoni. avvenute durante gli anni bui.
Farsi permeare dalla serenità di Baphuon al quale
si arriva dopo una passeggiata sull'acqua, osser- La Cambogia, che porta con sé le vestigia del po-
vare e prendere atto di come Madre Natura si sia tente impero Khmer, vanta un'antica e ricca tradi-
riappropriata di queste antiche pietre di arenaria zione culturale, una capitale di impronta francese
abbracciando Ta Phrom e Ta Keo tra le sue spi- e meravigliosi scenari naturali.
re e aspettare il tramonto a Phnom Bakheng dal
quale si domina un panorama indimenticabile. Si trovano ancora luoghi selvaggi, incontaminati,
Visitare questo splendido comprensorio stimola meraviglie nascoste ancora da scoprire. Viag-
la fantasia. giando sul territorio cambogiano si incontrano
ancora pochi turisti.
L'altra Cambogia è quella della vita semplice, ciò Un consiglio?
che la natura offre è quel che basta per vivere in Cercate di realizzare il sogno di visitarla!
modo decoroso.

Il popolo cambogiano è cortese, disponibile e


sorridente pur vivendo in condizioni non del tutto Monica Gotta
agevolate.

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Salotti Torinesi
A cura di Band of Giroinfoto - Torino

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PIAZZA CASTELLO
Barbara Lamboley photography

Barbara Lamboley
Lorena Cannizzaro
Barbara Tonin
Fabrizio Rossi
TORINO Giancarlo Nitti

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PIAZZA SAN CARLO


Giancarlo Nitti photography

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Salotti Torinesi
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Caratterizzate da sontuosità e magnificenza,


sono le piazze e le vie del cuore di Torino.
In molti amano chiamare Torino "salotto d'Ita-
lia" , ma in realtà la città è composta da diverse
ed enormi piazze ordinate, eleganti e ricche di
storia.
Quando si parla però di "salotto torinese",
spesso ci si riferisce ad una delle più impor-
tanti piazze di Torino,

PIAZZA SAN CARLO


Con una lunghezza di 168 metri ed una lar-
ghezza di 76, questa piazza rimane il centro
della "passeggiata" torinese, collegando attra-
verso Via Roma, la stazione Porta Nuova con
Piazza castello.

CAVAL ED BRONS
Barbara Tonin photography

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piazza san sarlo


Progettata nel 1637 da Carlo Cognengo di Castel- Sul lato corto della piazza, invece, a sud-ovest si
lamonte, architetto e ingegnere militare italiano, su trovano le facciate molto simili delle chiese di Santa
richiesta della Madama Reale, Maria Cristina. Cristina e di San Carlo.

Inizialmente fu chiamata Piazza reale e successi- Numerosi palazzi nobiliari si affacciano su piazza
vamente, Piazza d'Armi perchè ospitava i soldati di San Carlo, tra i quali, al civico 183, il palazzo Sola-
guardia ai confini cittadini di allora. ro del Borgo, già Isnardi di Caraglio, dal 1839 sede
Fu anche chiamata Place Napoléon, durante il perio- dell’Accademia Filarmonica a cui si è unito nel 1947
do imperiale francese. il Circolo del Whist, fondato nel 1841 dal Conte di Ca-
vour.
L'attuale denominazione, invece, risale al 1618, in
onore di San Carlo Borromeo, l'arcivescovo di Milano A corredo della piazza, ci sono i tradizionali caffè San
al quale è legata la storia della Sacra Sindone, che, Carlo, in attività dal 1842, il caffè Torino e la pastic-
nel 1578, Emanuele Filiberto spostò da Chambéry a ceria Fratelli Stratta, con gli arredi originali del 1836.
Torino per agevolare il pellegrinaggio dei Borromeo,
devoti al celebre lenzuolo. Da poco terminati, nel 2004 sono cominciati i lavori
per la riqualificazione della piazza, con la sua com-
Al centro della piazza si trova il monumento eque- pleta pedonalizzazione tramite la progressiva elimi-
stre cosiddetto "Caval ëd Brons" creato da Carlo Ma- nazione del traffico veicolare ed il divieto di sosta
rochetti nel 1838 e dedicato al Duca Emanuele Fili- alle auto e con la realizzazione di un parcheggio sot-
berto di Savoia, detto "testa di ferro", in seguito alla terraneo distribuito su un unico livello che ospiterà
vittoria di San Quintino nel 1557. circa 380 posti auto.

PIAZZA SAN CARLO


Lorena Cannizzaro photography
CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI
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VIA ROMA
Giancarlo Nitti photography

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PIAZZA SAN CARLO


Barbara Lamboley photography

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PIAZZA CLN
Come già detto, Piazza San Carlo collega La mancata impermeabilizzazione delle va-
attraverso la signorile Via Roma, Piazza Carlo sche al momento della realizazione ha portato
felice (Porta Nuova) e Piazza Castello. sin da subito gravi problemi, tanto che il flus-
Orientandosi verso la Stazione Centrale di so dell’acqua è stata sospesa fino al 1987,
Porta Nuova troviamo il retro delle chiese quando l’architetto Rosenthal, allestendo una
Santa Cristina e San Carlo, che affacciano su mostra in quella piazza, decise di restituire alle
Piazza CLN. fontane l'erogazione dell'acqua.
Dopo l'intervento dell'architetto, l'incuria però
Originariamente denominata Piazza delle non si fermò, trascurando i monumenti fino ad
Chiese, per un certo periodo è stata chiama- un nuovo degrado.
ta “Piazza delle Fontane” in omaggio ai due
monumenti che rappresentano le allegorie dei Il 24 Giugno 2005, in occasione della festa
principali fiumi di Torino: il Po e la Dora Ripa- di San Giovanni Battista, patrono di Torino,
ria. fu ricostruito l’impianto idrico e ristrutturate
entrambe le vasche, restituendo ai torinesi e ai
Sono due opere dello scultore Umberto Baglio- turisti le due fontane lustrate a lucido tornando-
ni, realizzate nel 1936 sul retro delle chiese di all’originaria bellezza.
San Carlo e Santa Cristina.

PIAZZA CLN - Lorena Cannizzaro photography

LA DORA RIPARIA E IL PO - Barbara Lamboley photography

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PIAZZA CLN
Fabrizio Rossi photography

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VIA ROMA
Giancarlo Nitti photography
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VIA ROMA
Lorena Cannizzaro photography

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VIA ROMA
E' una delle vie principali e più signorili del centro da la sezione che collega piazza San Carlo a piazza
storico di Torino, parte dalla Piazza Castello inter- Castello. La via venne modificata dotandola di edifici
rompendosi con Piazza San Carlo e CLN per poi in stile eclettico con portici, caratterizzati da motivi
proseguire verso Piazza Carlo Felice. a serliane, completamente pavimentati da marmi
policromi di esclusiva provenienza italiana e il manto
Orientata sull'asse nord-sud, percorre parallelamen- carreggiabile con un fondo di pavé di cubetti in
te il reticolo d'impostazione tipica delle città romane legno, per conferire un ulteriore pregio alla via. Nel
dell'antica Julia Augusta Taurinorum. dopoguerra, a seguito dei danni causati dai bombar-
damenti del 1944, tale pavimentazione venne rimos-
Detta anche la "Via Nuova" o "Contrada Nuova" sa e sostituita da un'uniforme lastricatura in pietra.
come venne battezzata alla sua inaugurazione alla
fine del XVI secolo, venne realizzata dall'architetto La realizzazione della seconda sezione che collega
umbro Ascanio Vittozzi, per volontà del duca Carlo piazza San Carlo a piazza Carlo Felice, venne coor-
Emanuele I di Savoia. dinata dell'architetto Marcello Piacentini seguendo le
L'arteria La via divenne ben presto uno dei principali caratteristiche dell'architettura razionalista.
assi della città e fino ai primi decenni del XIX secolo, Abbatterono numerosi edifici per la realizzazione del
la strada terminava all'incrocio dell'attuale via Anto- progetto nell'area del quadrilatero composto da via
nio Gramsci: fu Carlo Felice di Savoia a ordinarne XX Settembre, via Lagrange, via Giolitti e via Andrea
l'espansione negli ultimi due isolati attuali. Doria. Qui vennero realizzati nuovi isolati a impian-
to reticolare, con austeri edifici in stile razionalista,
La prima fase dell'intervento risale al 1931 e riguar- come l'attuale piazza C.L.N.

VIA ROMA - Barbara Lamboley photography Giancarlo Nitti photography

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PIAZZA CASTELLO

Il volto storico di Torino del Seicento, quando ven- dell'antica struttura.


ne edificato l'affascinante complesso del Palazzo
Ducale poi successivamente nominato "PALAZZO Guardando Palazzo Reale preceduto dal Palazzo
REALE". Chiablese che forma un suggestivo ingresso, si
La grandiosa monumentalità degli edifici che si nota sulla sinistra una cupola ottagonale seicente-
armonizzano nell'insieme creano un'ariosa piazza sca.
dove passeggiare in una suggestiva atmosfera.
Appartiene alla Chiesa Reale di San Lorenzo,
Arrivando da Via Roma, si presenta imponente, appunto inserita tra via Palazzo di città e Palazzo
la splendida facciata in marmo bianco di Filippo Chiablese.
Juvarra di PALAZZO MADAMA, sede del Museo
civico d’arte antica. La struttura in stile fortemente barocco è opera di
Guarino Guarini e appare senza facciata; questo
Prende il suo nome da Maria Cristina di Francia, per non alterare l'uniformità della prospettiva della
sorella di Luigi XIII, che lo scelse come residenza piazza, infatti per accedere alla chiesa si entra da
nel 1637. un portone che sembra quello di un normale palaz-
Basta girarci attorno e sbirciare sul retro di questo zo civile d'epoca.
palazzo per accorgersi della stranezza dell'edificio.
Sul retro, il palazzo si trasforma in un castello in
mattoni d'epoca medievale, questo, perchè si sup-
pone che Juvarra non finì mai la ristrutturazione

PALAZZO REALE
Barbara Lamboley photography

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PALAZZO MADAMA
Giancarlo Nitti photography

PALAZZO MADAMA
Lorena Cannizzaro photography

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CUPOLA DI SAN LORENZO


Giancarlo Nitti photography
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I PORTICI
Il grandissimo salotto di Piazza Castello è circondato da eleganti portici, di epoche differenti, che
formano uno straordinario perimetro, dove a pochi passi l’uno dall’altro si trovano due locali storici
d’Italia.
Il primo è il Caffè Mulassano, un piccolo ed elegantissimo locale dove nacque lo spuntino che Ga-
briele D’Annunzio chiamò “tramezzino”.

Il secondo è il Caffè Baratti & Milano, in Galleria Subalpina, dove concedersi un cappuccino e dove il
confettiere Ferdinando Baratti creò il celebre cremino.

MULASSANO BARATTI E MILANO


Barbara Lamboley photography Lorena Cannizzaro photography

I PORTICI
Fabrizio Rossi photography

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GALLERIA SUBALPINA
Lorena Cannizzaro photography
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GALLERIA SUBALPINA

Salotti Torinesi
“… C'è un ampio e lungo caseggiato luccicante dei negozi più
perversamente attraenti, che è coperto di un tetto di vetro,
altissimo e lastricato dai marmi di delicata tonalità, composti in
graziosi motivi; e di sera quando è illuminato dal gas e popolato
da una moltitudine di gente che vuole divertirsi che va a zon-
zo, che chiacchiera, che ride, è uno spettacolo degno di essere
visto". (Mark Twain).

Amata da Mark Twain in visita a Torino nel 1878 e dimora di


Friedrich Nietzsche dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889,
dal 1897 la Galleria Subalpina fu meta seducente anche per
Edmondo De Amicis, che spesso frequentava il Caffè Concerto
Romano, al suo interno ospitato.
La Galleria Subalpina, nata dalla matita dell’ing. Pietro Carrera,
con le sue strutture in ferro battuto, marmo e vetro conserva
tuttora il suo fascino ispirato dai passages couvertes parigini
del XIX° secolo. Al suo interno, tramandano la tradizione e la
storia il celebre Caffè Baratti & Milano, una libreria antiquaria,
una galleria d'arte, un negozio di arredi, un paio di rinomati
ristoranti e il Cinema Nuovo Romano, un tempo Caffè Concerto
Romano, divenuto cinematografo Lumièr nel 1905 e ora noto
per i suoi film d’essai.
Ai primi del Novecento, negli interrati del Caffè Concerto Roma-
no, si esibiva il noto attore e comico torinese Erminio Macario
negli spettacoli di varietà, ma la Subalpina è stato palcoscenico
anche più recentemente di film quali “Quattro mosche di velluto
grigio” di Dario Argento, “Un colpo all'italiana” di Peter Collinson
e “La donna della domenica” di Luigi Comencini.
Inaugurata il 30 dicembre 1874, la Subalpina è uno dei tre
passages costruiti a Torino a fine Ottocento, assieme alla
Galleria Umberto I° e alla Galleria Natta, demolita nel 1922 per
il rifacimento di via Roma e sostituita dall’odierna Galleria San
Federico. La struttura fonde gli stili Rinascimentale e Barocco
e presenta elementi decorativi dei fratelli Loro e del Piattini.
L’ampio salone si estende per 50 metri di lunghezza e 14 di
larghezza ed è alto 18 metri. Articolata in due piani, per tutto il
perimetro corre una lunga balconata decorata in ferro battuto,
elemento che caratterizza anche la maestosa volta in vetro. Al
centro sono presenti delle aiuole che riecheggiano il disegno
originale di Carrera.
Nonostante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la
Galleria Subalpina, con i suoi caffè e i negozi di antiquariato e di
libri antichi, forse è l’unico luogo a Torino che ancora conserva
l’atmosfera di fine Ottocento e che permette, ai più nostalgici, di
vivere per qualche attimo nei salotti della “Belle Époque” della
borghesia torinese.
Testo di Barbara Tonin

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GALLERIA SUBALPINA
Giancarlo Nitti photography
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Salotti Torinesi

PALAZZO CARIGNANO
Giancarlo Nitti photography

PALAZZO CARIGNANO
Gli Irochesi di Palazzo Carignano

La facciata più antica di Palazzo Carignano ospita il richiamo a un episodio


poco conosciuto della storia piemontese.
Osservando le finestre del piano nobile, si può notare il particolare fregio che
le adorna e che richiama alla mente un nativo americano con il suo ricco co-
pricapo di piume. Tale somiglianza non è dovuta al caso.
Questi decori vogliono infatti ricordare la vittoria riportata dal reggimento
sabaudo Carignan-Salières a fianco dei Francesi nel 1667 contro gli Indiani
Irochesi durante la colonizzazione del Canada.
Gli Irochesi affascinarono i soldati piemontesi, al punto che certi tornarono in
patria con dei loro ritratti, alcuni dei quali vennero donati alla famiglia reale.
Dei disegni dovettero giungere al Guarini che decise di immortalare questa
pagina di storia nella facciata del palazzo.
La prossima volta che passate davanti alla facciata di Palazzo Carignano,
provate ad alzare lo sguardo sul volto schematizzato di questi Indiani valoro-
si.
Testo di Lorena Cannizzaro

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PALAZZO CARIGNANO
Barbara Tonin photography

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CINEMA LUX
Lorena Cannizzaro photography
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GALLERIA SAN FEDERICO

Salotti Torinesi
CINEMA LUX
Durante gli imponenti lavori di ristrutturazione di via Roma e
degli isolati circostanti, avvenuti tra il 1931 e il 1937 con lo sco-
po di renderli più ordinati, fruibili al traffico e uniformi, il podestà
Paolo Thaon di Revel promosse la ristrutturazione della Galleria
Geisser (già Galleria Natta), edificata nel 1856 su disegno di
Barnaba Panizza, con la volontà di creare una nuova area com-
merciale coperta che andasse ad aggiungersi alle già esistenti
Galleria Subalpina e Galleria Umberto I.
La nuova struttura, realizzata nel 1933 dall’architetto Federico
Canova e dall’ingegnere Vittorio Bonadè Bottino, venne da quel
momento denominata San Federico, dalla storica intitolazione
dell’isolato.

La galleria mostra ancora oggi la planimetria originaria a T, che


ne permette l’accesso tramite via Bertola, via Roma e via Santa
Teresa. Questa si compone di sei piani, due sotterranei adibiti
ad autorimessa e area magazzino, e quattro in alzato, con il
relativo ammezzato e il sottotetto.
La struttura si caratterizza per una razionale suddivisione degli
spazi interni destinati a negozi, magazzini, uffici, rimesse sot-
terranee e cinematografo, oltre che per la maestosa copertura
in vetro con volta ellittica a botte, sormontata da cupole in cor-
rispondenza dei tre accessi e dalla grande cupola centrale che
sovrasta lo scalone d'accesso al cinema storico Lux. Quest’ul-
timo venne progettato da Giovanni Canova ed Eugene Corte,
allievo di Jean Luis Pascal che fu assistente di Charles Garnier
nella progettazione dell’Opera di Parigi.

La storica sala cinematografica fu inaugurata il 31 marzo del


1934 e – tra marmi, scaloni e ricche decorazioni art-déco –
ospitava una maestosa sala da 1573 posti, di cui 800 in platea e
700 in galleria. Originariamente chiamato Rex, fu definito come
la sala torinese «più lussuosa e all’avanguardia» dell’epoca,
successivamente prese il nome di Dux, poi modificato in Lux nel
dopoguerra.
Rimasto chiuso per lavori di ristrutturazione dal 2005 al 2009,
il cinema è stato oggetto di una completa riorganizzazione dei
suoi spazi interni. Gli interventi subiti hanno permesso di far
tornare a splendere gli eleganti marmi scuri, i bronzi e il suo
tipico stile anni Trenta, pur proiettandolo anche verso il futuro
nella sua conversione in multisala con tre salette ultramoderne
munite di tecnologia 3D.

Testo di Lorena Cannizzaro

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VIA ROMA
Giancarlo Nitti photography
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TORINO

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Ci siamo stufati
di avere rapporti virtuali su dei social
sempre più sterili e privi di concretezza.
Vogliamo conoscerci stringendoci la mano
e guardarci negli occhi fisicamente.
Fotograferemo spalla a spalla, tra una
chiacchera ed un'altra, confrontandosi e
condividendo passione e momenti di vita
reali.

Nasce
a Torino, il primo gruppo "non virtuale",
associato ad un progetto di Scout
Location e fotografia editoriale.

ORINO
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

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GIROINFOTO MAGAZINE
promuove l’identità territoriale di Torino e provincia
attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è
appassionato di fotografia con particolare attenzione
alle singole locations, alla loro storia e al loro mes-
saggio sociale.

Un’analisi delle aree cittadine e provinciali ha per-


messo di individuare i punti di forza e di unicità del
patrimonio territoriale su cui si andrà a concentrare
le numerose attività di scout location, con riprese
fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle infor-
mazioni necessarie per descrivere i luoghi.

Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con


la raccolta del materiale acquisito editando in articoli
per la successiva pubblicazione sul giornale.

Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguen-


te promozione editoriale, il progetto “Torino Stori-
es” offre una funzione importantissima, cioè quella
aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione
fotografica e creando nuove conoscenze con le quali
si potranno condividere esperienze professionali e
sociali.

Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orien-


tata al concetto di fotografia professionale come
strumento utile a chi desidera imparare od evolversi
nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presen-
za di fotografi professionisti nel settore della scout
location.

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ORINO
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE

COME FUNZIONA
Per prima cosa vorremmo sottolineare che l’adesione
al progetto non comporta in nessun modo, alcun tipo di
pagamento.

Partecipare è gratuito e non è impegnativo dal punto di


vista temporale.
Infatti il progetto, che partirà verso la metà di maggio
2018, non avrà una fine, percorrendo una serie di
infinite opportunità di operazioni di scout location sul
territorio piemontese.

Partecipare è molto semplice.


Basterà inviare una mail a events@[Link] con
l’intenzione di partecipare al progetto.

L’organizzazione, provvederà ad inserire il tuo nomi-


nativo nell’elenco di adesioni e formerà i gruppi che
parteciperanno ai singoli eventi nel calendario.

Gli eventi saranno costituiti da semplici incontri di grup-


po con una tematica da sviluppare sia per location che
per tecnica fotografica.

Ad ogni incontro presenzierà uno o più fotografi profes-


sionisti che coordineranno l’intero evento.
Gli eventi, inoltre, saranno organizzati in gran parte nei
week end o in giorni festivi, nelle fasce orarie previ-
ste dalle condizioni di luce favorevoli al tipo di tecnica
fotografica.

Vi sarà anche la possibilità, da parte dei partecipanti,


di proporre locations o di organizzare ulteriori uscite
in accordo con l’amministrazione del progetto e con
l’approvazione del gruppo.

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PIANIFICAZIONE
IMPARA DEGLI INCONTRI
CONDIVIDI A partire dalla metà di maggio inizieran-
no le prime sessioni delle scout location
DIVERTITI sul territorio della Città di Torino ed in
provincia.
Per questioni di riservatezza editoria-
PUBBLICA le non verrà stilato un vero e proprio
calendario completo delle date e del-
le locations, ma gli incontri verranno
comunicati con dieci giorni di anticipo
CHI PUÒ PARTECIPARE unicamente a chi aderirà al progetto.
Davvero Tutti. Le comunicazioni saranno inviate trami-
Chiunque abbia la voglia di mettersi in gioco in un pro- te mail o messaggistica e pubblicate sul
getto di interesse culturale e condividere esperienze. gruppo ufficiale di Giroinfoto in Facebo-
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi ok.
non possiede attrezzatura professionale o semi-profes- Gli incontri avranno cadenza di circa
sionale. uno al mese.
I minori di 14 anni dovranno essere accompagnati da
almeno una persona adulta e i minori di 18 dovranno
compilare una liberatoria e nulla osta da parte della
patria podestà.

ISCRIVITI
invia una mail a: events@[Link]
Oggetto:
Adesione al progetto “Torino Stories”
Non dimenticare di presentarti e di compilare
tutte le seguenti voci.
NOME, COGNOME PUBBLICAZIONE
ANNO DI NASCITA
TELEFONO MOBILE
DEGLI ARTICOLI
LOCALITA’ DI DOMICILIO Ad ogni incontro si affronterà una tema-
EVENTUALE ATTREZZATURA POSSEDUTA tica diversa utilizzando diverse tecniche
Menzionare il grado di preparazione in fotografia di ripresa.
NON HO MAI FOTOGRAFATO Tutto il materiale acquisito dai parteci-
NEOFITA panti, comprese le informazioni sui luo-
AMATORIALE ghi e i testi redatti, comporranno uno o
AMATORIALE EVOLUTO più articoli che verranno pubblicati sulla
PROFESSIONISTA rivista menzionando gli autori.
La pubblicazione avverrà anche me-
diante i canali web e socialnetwork
legati al brand Giroinfoto magazine.

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ETO SHA
IL GRANDE LUOGO BIANCO
A CURA DI CINZIA MARCHI

L'Etosha è un parco nazionale a


nord della Namibia della grandezza
di 22.900 Km quadrati, qui
specialmente durante la stagione
secca è possibile ammirare una
varietà di animali selvatici, che
si radunano intorno alle pozze
d'acqua rimaste.

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Cinzia Marchi photography

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Per gustare l'atmosfera offerta da questo magnifico Il 15 luglio varchiamo i cancelli di Galton Otjovazawbu
luogo, la cosa migliore è dormire all'interno del parco, Gate, l'entrata ad est del parco, siamo in 4 a bordo di
soprattutto per il fatto che dopo il tramonto è vietata la due Toyota Hilux 4x4 mini camper van, con cui stiamo
circolazione. viaggiando attraverso la Namibia.
Dormendo all'esterno del parco si rischia di trovare i
cancelli chiusi fino all'alba del giorno successivo. Espletiamo le formalità di entrata al parco, pagando
Questo, comunque vale su tutto il territorio del Nami- e dichiarando quanti giorni resteremo all'interno e in
bia, in quanto di notte c'è il grosso rischio di investire
quale campeggio/resort si dormiremo, la nazionalità,
animali selvatici e le assicurazioni non rispondono nel targa del mezzo, ecc...
caso di incidente. Inutile descrivere la nostra impazienza di rimetterci in
viaggio all'interno del parco, finalmente avremmo avu-
Personalmente, nel mio viaggio, ho dormito due notti to la possibilità di avvistare e incontrare gli animali.
all'interno del Parco in due campeggi differenti essen-
doci diverse opzioni di sistemazione come dormire in Immediatamente si trovano i cartelli che proibiscono di
tenda o camper o riservarsi un lodge, da prenotare lar- scendere dalla macchina e di non uscire dalla strada
gamente in anticipo entrambi soprattutto nel periodo di sterrata principale e percorrere il reticolo di stradine
maggiore affluenza. segnalate da loro, la velocità è di 60 km/h, ma è consi-
gliato procedere a 30-40 km/h per agevolare l'avvista-
mento della fauna.

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Il pericolo maggiore è investire gli animali che attraver- chiede se alla fine saremo fortunati...
sano improvvisamente la strada e vi assicuro che non è
salutare per entrambi, altro pericolo è la foratura delle Proseguendo, il territorio inizia a cambiare, gli alberi si
gomme, che vale su tutte le strade sterrate della Nami- diradano e all'improvviso avvistiamo le prime zebre che
bia , ho visto ruote squarciate anche di meno fortunati brucano tranquille l'erba con gli springboks, ci fermia-
che foravano due pneumatici in un colpo solo. mo, spegniamo i motori e le osserviamo, inizio a fare i
primi scatti pensando che almeno due zebre le ho viste,
Riguardo a questo è consigliato coprirsi con un'assicu- ora ripensandoci mi viene da ridere.
razione in più, perchè quella di base proposta non copre
nessuna gomma nè cristalli. Proseguiamo tranquilli e arriviamo al primo punto di
E' importante, nel tragitto, mantenere delle buone di- osservazione, Olifantsrus Camp, un piccolo campeggio
stanze da altri veicoli, sia per la polvere che oscura la con un chiosco, una sorta di centro informazioni e un'a-
vista che per i sassi che schizzano sul parabrezza. rea riparata dove si può sedersi a bere e mangiare.

Facciamo i primi 20 km senza incontrare neanche uno


springbok (gazzella), l'unico animale, in teoria, che tro-
vi un po' ovunque in Namibia, la zona è abbastanza bo-
schiva e continuiamo a fermarci lato strada sperando
in un'avvistamento , inutile dire che a questo punto ci si

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Qui troviamo la prima pozza, ci si arriva percorrendo Le zebre sono ovunque ed è impossibile non notarle vi-
una passerella che fuoriesce dalla zona recitanta dove sto che sono pure rumorose, in piedi, sdraiate , corrono
si trova un gazebo da dove, in sicurezza, si possono ve- , giocano tra di loro con tanti piccoli intorno , dondolano
dere gli elefanti ed altri animali che arrivano ad abbeve- la loro testa in un buffo movimento ed emettono il loro
rarsi, noi in realtà non abbiamo trovato nulla, devo dire verso, un mix tra nitrito e raglio con sbuffo finale.
che iniziavamo a pensare di doverci accontentare delle Intorno a loro si muovono elegantemene le gazzelle
poche zebre di prima. (spingboks come le chiamano qui) ,anche loro sono
molte e sparpagliate.
Ripartiamo , la nostra destinazione è arrivare prima del
tramonto a Okaukuejo Camp dove passeremo la notte Proseguendo tranquillamente per la nostra destinazio-
, il campeggio principale dell'Etosha e centro ammini- ne, ormai consapevoli di poter vedere altro, come d'in-
strativo, qui si pagano i giorni nel parco dichiarati all'in- canto ci compaiono alla vista delle magnifighe giraffe.
gresso. I maschi sono molto grandi , mangiano le foglie dagli
alberi che accanto a loro sembrano dei cespugli e ci
Strada facendo il panorama intorno a noi inizia a cam- osservano ruminando ma facendo attenzione ad ogni
biare di nuovo, gli alberi si diradano sempre più e la- nostro movimento.
sciano il posto alla savana, una grande distesa gialla e Scendiamo dal 4x4, facendo molta attenzione per non
bianca con qualche albero solitario e siepi grigie spino- disturbarle e per poterle fotografare meglio, sto andan-
se e sparse. do contro le regole.
Aguzzando la vista si notano anche grandi gruppi di ze-
bre con springboks e Orici.

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A malincuore ci spostiamo, anche perchè il tramonto Arriviamo poco prima del tramonto, ci registriamo,
si sta avvicinando e non possiamo correre il rischio di paghiamo e veniamo indirizzati alla nostra piazzola, il
trovare i cancelli chiusi e i Km da percorrere in totale campeggio è pieno, pure i lodge.
sono 187 a una velocità di 30 Km orari, ma più avanti è
impossibile non fermarsi, troviamo una pozza popolata Ogni piazzola ha una griglia dove si può cucinare e
da elefanti, finalmente, sono numerosi con dei piccoli e scaldarsi, la sera, la temperatura si abbassa di molto,
il maschio più vecchio è enorme . qui è inverno in questo periodo, si arriva tranquillamen-
te a zero gradi e anche sotto zero, è necessario portare
Un intreccio di proboscidi che bevono , si ncrociano e si maglioni e giacche pesanti per la sera e non dimentica-
sollevano, intorno a loro un gruppo di zebre casiniste, te anche un berretto caldo e guanti di lana , solitamente
all'improvviso il grosso maschio barrisce infastidito si mangia all'aperto, anche nei ristoranti e non esiste-
creando un fuggi fuggi generale. Scende il silenzio... riscaldamento.
Ma dura poco , le zebre tornano e riniziano la loro danza
caotica, fatta di salti e corse, a malincuore lasciamo la
pozza e continuiamo il tragitto per il campeggio.

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Nel campeggio comunque c'è anche un ristorante, dove solitamente si mangia


a buffet ,molto vario e con dell'ottima carne alla griglia, manzo, maiale, kudu,
springboks ,verdure e riso, tendenzialmente la loro dieta è a base di carne, la
Namibia è per lo più desertica e la verdura viene quasi tutta importata dal Sud
Africa, quindi prezzi alti e non molta varietà, cucinano molto bene anche il pesce,
qualitativamente il cibo è buono se non ottimo.

Questi campeggi si organizzano illuminando con dei fari le pozze circostanti con
una luce gialla per non infastidire gli animali.
Non amo questo genere di avvistamenti, ma comunque alla sera ci si può sedere
sulle panchine ed ammirare in silenzio gli animali che si avvicinano ad abbeve-
rarsi ed è l'unico posto in cui sono riuscita a vedere tre rinoceronti, purtroppo
resi gialli dalle luci e con loro un gruppo di elefanti.

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All'alba decidiamo di fare un safari, si prenota la sera un cielo azzurro il contrasto è veramente affascinante.
prima, partenza 6,30 rientro 9,30, tre ore.
La seconda notte abbiamo dormito sempre all'interno
Questo è l'unico modo per uscire prima dell'alba e ve- del parco, così abbiamo potuto girare con tranquillità le
derla nella savana, per gli animali è un po più delutente, pozze del luogo.
percorrono le stresse strade e fanno le stesse pozze
che facciamo noi, la fortuna che abbiamo avuto è stata Il mattino dopo le 7:00, all'apertura dei cancelli, siamo
avvistare due leoni mentre era ancora buio, illuminati partiti dirigendoci verso il Von Lindequist Gate, verso
dal driver con una torcia a luce rossa, sempre per non l'uscita, ma sembra proprio che il parco abbia voluto
infastidire gli occhi dei felini, ecco che mi ritrovo delle salutarci con un regalo:
belle foto di leoni rossi. Lungo la strada abbiamo incontrato tre splendide le-
onesse sdraiate nell'erba secca che si riposavano
Il secondo giorno nel parco è stato comunque molto immerse nel silenzio della savana e un po più avanti
positivo, tutte le pozze erano affollate di animali, dalle splendidi elefanti in mezzo alla strada.
sempre presenti zebre agli springboks, orici, gnu blu,
kudu, antilopi rosse, giraffe struzzi, jackal, volpi e uc- Non so se siamo stati fortunati, ma se decidete di an-
celli, tra questi le faraone o galline del deserto, diver- dare per avvistare animali, fatelo sicuramente durante
tente è vederle correre velocissime quando si sentono la stagione secca e fate tutto con calma, godetevi il si-
in pericolo quando potrebbero volare. lenzio incredibile e ammirate gli animali che popolano
questa stupenda terra di contrasti senza perdersi le
Molto bello è stato percorrere l'Etosha Pan, una depres- notti stellate che tolgono il respiro.
sione salina di 5000 Km quadrati che durante la sta- Non so se si può parlare di mal d'Africa ma la voglia di
gione delle piogge diventa un lago poco profondo, ora tornare è immensa.
è completamente bianco, Etosha infatti signica grande
luogo bianco e qui si possono incontrare delle zebre, CINZIA MARCHI
struzzi che nidificano, gnu e se si ha la fortuna di avere

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LOCRONAN città d'arte e storia


A CURA DI BARBARA LAMBOLEY

Quasi alla punta della Bretagna, nel Finistère, la borgata di Locronan


(dal bretone “lokorn” ovvero “luogo di Ronan”) ospita circa 800 abitanti.

Questo villaggio pittoresco è stato classificato “petite citée de ca-


ractère” ed è uno dei villaggi più belli di Francia.

E’ costituito da case in pietra di granito grigio che sono costruite intorno


alla Chiesa di Saint Ronan.

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ANTICA TESSITORIA

Le vecchie dimore della piazza centrale e le vie circostanti hanno fatto da


scenografia alle riprese di oltre 30 film o cortometraggi stranieri o francesi
tra cui Tess di Roman Polanski e Chouans di Philippe de Broca.
Sul piano storico, si sa che a partire dal XV secolo, la regione di Locronan
si specializzò nella produzione di canapa da cui nacque una prospera indu-
stria, quella della tela a vela.
La manifattura di Locronan commercializzerà le tele in tutta Europa e la
fama della particolare tessitura raggiungerà i confini di oltreoceano fino a
quando l’era delle barche a vela cessò, portando Locronan ad un veloce de-
clino fino alla seconda metà del recentissimo XX secolo.

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Barbara Lamboley photography

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Dal suo antico splendore, la città di Locronan, ha conservato la piazza della


chiesa che rappresenta il cuore del villaggio.

Saint Ronan Église


Con la sua forma cattedralesca, fu costruita tra il 1430 e il 1480 dai signori
di Nevet, con i doni dei Duca di Bretagna Jean V, Pietro II e Francesco II.
La torre occidentale, che nel tempo ha perso la sua guglia è preceduta da
un portico rialzato di più gradini ed al suo interno è visibile un pulpito del
diciassettesimo secolo.

La cappella adiacente intitolata “Penity”, eretta nel 1530, ospita i resti del
santo Ronan, vescovo eremita irlandese all’origine della cristianizzazione
del paese all’epoca sotto influenza druidica.
Il santo è rappresentato su una lastra di pietra di kersanton in posizione
sdraiata mentre affonda con la mano sinistra nella bocca di un mostro e
benedice con la mano destra.

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Interno Notre Dame de Bonne Nouvelle


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Attorno alla chiesa dei priori, quattordici case compongono un magnifico complesso architettonico unico in Bre-
tagna.

Erano ricche dimore con un pozzo comune che ospitavano i nobili della città, i ricchi mercanti di tele e gli uffi-
ciali dell'esercito Reale.
Imperdibili sono le vecchie vie e viuzze denominate “venelle” e la chiesetta di Notre Dame de Bonne Nouvelle,
la piazza delle charettes e il maniero di Kerguénolé, ora diventato museo del Cartellone in cui è possibile vedere
un’importante collezione di manifesti della Bretagna dal XVIII secolo ad oggi.

Rue Toul Prichen Rue Venelle Rue des Charettes

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place des Charettes

Barbara Lamboley photography

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Appena sopra la borgata, si trova “la montagna di Lo- mino del “Nemeton” un'esperienza eco-spirituale che
cronan” alta 289 mt, dalla quale si può godere di uno secondo l’antico druidismo permette di realizzare co-
splendido panorama sulla baia di Douarnenez e ammi- noscenza mistica e benessere psicofisico.
rare la penisola di Crozon.
La “grande troménie”, grande processione, si svolge in-
Ai suoi piedi, si estendono le dune di Sainte Anne La vece ogni 6 anni e rievoca i 12 km del percorso sacro
Palud. scandito da stazioni simboleggianti i 12 mesi dell’anno
Ogni due anni, a Locronan si svolge la “petite troménie”, celtico.
una piccola processione di 6 km che ripercorre il cam-

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Barbara Lamboley photography

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LOCRONAN città d'arte e storia

Kerguénolé
museo del cartellone

Per gli appassionati di cucina, c'è da fare un salto alme- Le auto non sono autorizzate.
no in una delle biscuiterie che si affacciano sulla piaz- Nel villaggio non si vedono nè fili elettrici, nè antenne o
za: i dolci sono presentati con una cura da gioielliere semafori, qualsiasi dettaglio possa inquinare il ricordo
all'interno di locali dall'atmosfera calda e invitante e al passato è stato nascosto.
prima di comprare si possono assaggiare galette, pa-
lette e fettine di “kouign amann”, autentico trionfo del L’atmosfera che ci si respira è senza tempo.
burro bretone, il capolavoro della pasticceria locale. Locronan è un vero gioiello, perfettamente conservato
e curato..
Sul viale d'ingresso che dal parcheggio principale con- Il luogo è unico e suggestivo, davvero magico.
duce al paese ci sono diversi ristoranti e creperie.
Sono presenti anche negozi di abbigliamento e prodotti
tessili locali.
Le attrazioni prettamente turistiche sono assai discre-
te, non stonano con il contesto architettonico generale.

A Locronan, si gira esclusivamente a piedi. BARBARA LAMBOLEY

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ISTRIA
A cura di Sergio Agrò

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Sergio Agrò photography

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ISTRIA
Ci conosciamo da tantissimi anni ed abbiamo la stessa pas- Croazia con una ricca colazione a base della famosissima
sione per la fotografia, non si può chiedere di meglio ad un torta di Bled, deliziosa.
partner di viaggio; un po' come si fa a "testa o croce" con
Roberta abbiamo scelto di fare una breve vacanza fotogra- Ci aspetta un lungo spostamento, le aspettativie e la curiosi-
fica in Croazia. tà di vedere le cascate aumentano di ora in ora.
Abbiamo a disposizione pochi giorni e scegliamo come de- Finalmente arriviamo nell'area protetta del parco nazionale
stinazione principale i Laghi di Plitvice e la Costa Istriana. dei laghi di Plitvice.
Ogni viaggio fotografico racconta una magia diversa da tutti Questi 16 laghi sono collegati tra di loro da cascate, che in
i precedenti viaggi ed anche questo, rispecchia la medesima base alla loro portata e alla luce del giorno, regalano angoli
regola non scritta, si parte, inizia l'avventura! incantevoli da fotografare, sin dal primo monento non è dif-
ficile capire come l'UNESCO l'abbiano nominati patrimonio
Il viaggio è lungo e decidiamo di fare una sosta, di una notte, dell'umanità.
in Slovenia, nei pressi del lago di Bled.
Ci innamoriamo subito di questo luogo, così il giorno dopo I due fiumi che formano questi laghi sono ricchi di sedimen-
di buon ora, ma anche prima, ci prepariamo per scattare una ti calcarei, questi sedimenti si accumulano crescendo di un
foto all'alba sul lago. cm all'anno, quando per via della pressione si rompono, si
Lo scenario davanti ai nostri occhi è incantevole, l'acqua è formano altri percorsi e quindi la fisionomia delle cascate
uno specchio e con il passare delle ore si riflettono i colori cambia, il continuo cambiamento delle cascate le rende uni-
tenui dell'alba, appagati proseguire il nostro viaggio verso la che.

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Sergio Agrò photography

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Sergio Agrò photography

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ISTRIA

Purtroppo senza nessun motivo apparente, dall'Italia siamo stati consigliati male sul tour da fare per visitare le
cascate, siccome ritengo che la fotografia sia soprattutto condividere emozioni questo è l'itineraro che consiglio:

per evitare code e trovare tanto parcheggio bisogna entrare dall'ingresso 2.


Prendere la navetta che dal PT2 vi porta al PT3.
Da qui si può iniziare la visita ai laghi superiori con le cascate più famose, proseguire sino ad arrivare al
punto P2, prendere il battello che vi porterà appunto dal P2 al P3 e continuare la visita alle cascate dei
laghi inferiori, quindi avete una scelta o rientrare a piedi all'ingresso 2 (dove avete parcheggiato) co-
steggiando il lago, oppure giungere al PT1 e con la navetta rientrare al PT2.
Tutti gli spostamenti sono compresi nel prezzo d'ingresso.

Nonostante i cattivi consigli, abbiamo trovato lo stesso angoli particolari per i nostri scatti, infatti il giorno dopo
siamo ritornati ai laghi ed attraverso il navigatore abbiamo trovato una strada panoramica che ci ha regalato una
vista unica dei laghi con le loro cascate.

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Il viaggio continua.
Destinazione Istria dove ci concediamo tre
giorni di relax (si fa per dire), un bed & bre-
akfast confortevole a Benjole fa da perno a
tutti i nostri spostamenti.

Decidiamo di visitare Pola di sera pensan-


do sia al fresco che alla calma senza la fre-
nesia dei turisti di giorno.

Pola è una piacevole città sul mare che in-


canta subito con la sua Arena romana, per
noi resterà sempre il "colosseo di Pola", del
resto non sono poi così tanto diversi.
Venne infatti costruita sotto l'imperatore
Augusto, di seguito Vespasiano (non solo
noto per i famosi WC ma anche perchè
commissionò il Colosseo di Roma) lo fece
ampliare.
Una leggenda narra che l'ampliamento fu
per omaggiare una sua amante del posto.
A Pola consiglio anche di visitare il porto
che, con le sue luci colorate, può regalare
degli scatti originali.

Altra città visitata e che consigliamo spe-


cie per i suoi fari è Parenzo.

Con le sue stradine pedonali interne, ricche


di negozi, Parenzo ricorda molto un nostro
borgo di mare, passiamo il pomeriggio
a girare cercando angoli da fotografare.
La nostra piacevole giornata a Parenzo si
conclude con una cartolina: un tramonto
sul mare tra fari, onde, sup e nuvole che si
colorano.

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Sergio Agrò photography

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Sergio Agrò photography

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La riserva naturale di Premantura ha completato la nostra pre le coste di Premantura perchè sono state le prime dove
breve visita sulla costa istriana. ho visto delle impronte di dinosauro, impossibile non con-
frontare il proprio piede con le tracce, questo lo si può fare
La tranquillità e la vista hanno regalato dei momenti di puro liberamente seduti davanti al mare, quanta storia racchiusa
relax. in una semplice roccia.
La costa è rocciosa alle volte per raggiungere il mare sembra
quasi di essere degli stambecchi, ma se ho percorso queste Tutte le sere non ci siamo fatti mancare un tramonto, impos-
vie con tutta la mia attrezzatura fotografica, posso dire con sibile perderne uno e dopo il tramonto anche una blue hour
certezza che sono molto sicuri. fino a quando con il filtro ND impostavamo minuti di aper-
tura del diaframma, fortuna che abbiamo trovato ristoranti
Il mare è davvero pulito, l'acqua è a dir poco cristallina, pur- aperti sino a mezzanotte, la nostra salvezza.
troppo avendo il vizio della subacquea non posso non con-
cedermi almeno un giro in snorkel, è stata una piacevole
sopresa vedere così tante specie marine già a pochi metri
dalla riva.
La costa istriana è davvero sorprendente, ricorderò per sem-

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Sergio Agrò photography

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Purtroppo inizia il viaggio del rientro, nel programmare il Non ci resta che ammirarlo seduti sorseggiando un caffè.
viaggio abbiamo voluto dedicare nell'ultimo giorno una tap-
pa veloce: le grotte di Postumia e il castelo di Predjama. Ormai è sera e dobbiamo rientrare a casa, durante il viaggio
del ritorno è inevitabile pensare ai luoghi visitati, le emozio-
Il mio consiglio, anche fotografico è quello di andare prima ni, le corse e soprattutto ricordare i sapori dalle salsicce, che
al castello, magari in mattinata e dedicare la visita alle grotte io chiamo "Kababci" e della deliziosa torta di Bled, ma alla
nel pomeriggio, dove c'è più calma e molte migliaia di per- fine non c'è niente da fare, sono proprio i nostri cari Krumiri
sone in meno. che ci fanno compagnia nel viaggio del ritorno, ed i pensieri
volano verso le prossime destinazioni.
Si resta incantati davanti al simbolo delle grotte: il brillante
bianco e la colonna barocca.
A solo 9 km c'è il castello di Predjama, la bellezza di questo Sergio Agrò
castello è completata dal fatto di essere incastonato come
un diamante della roccia della montagna, caratteristica che
lo ha reso inespugnabile nei secoli.

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Sergio Agrò photography

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Dolomiti del Brenta


Autore: Cinzia Bonomi
Luogo: Monte Spinale

Scatto fatto poco dopo la Cabinovia del Monte Spinale, che parte da Madonna di Campiglio. Davanti il gruppo del
Brenta palestra di roccia naturale per tantissimi appassionati, che però offre possibilità anche ad escursionisti meno
capaci di affrontare passaggi semplici per raggiungere i vari Rifugi che offrono ospitalità e viste su paesaggi di roccia,
alternati a zone verdeggianti molto belli. Sui vari sentieri oltre alla flora molto belle è facile incrociare le marmotte che
attirano l'attenzione con il loro fischio.

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LE NOSTRE FRECCE
Autore: Roberto Ceccaroni
Luogo: Lago di Bolsena - Marta - Air Show 201

Grande Spettacolo con l'Esibizione delle Frecce Tricolori , Orgoglio Nazionale, all'Air
Show tenutosi sul Lago Di Bolsena il 5 Agosto 2018

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Luna rossa
Autore: Giuseppe Provenza
Luogo: Cefalù (PA)

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EMOZIONI D'AGOSTO
Autore: Tino De Luca
Luogo: Sapri

Sapri dal sentiero apprezzami l'asino.

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO

in uscita il 20 Settembre 2018

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