GF37
GF37
com
N. 37 - 2018 | NOVEMBRE, Gienneci Studios Editoriale. [Link]
37
[Link]
NOVEMBRE 2018
la redazione | Giroinfoto Magazine
fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza
[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente
Official site
[Link]
facebook
@[Link]
Instagram
@giroinfoto
Pinterest
giroinfoto
Issuu
ANNO IV n. 37 giroinfoto magazine
20 Novembre 2018
37
10
108
94
YEARS
116
24
Indice
10 DYLAN
By Schatzberg
A cura di Giancarlo Nitti
24 MELLE
Francia
36
A cura di Cinzia Marchi
36 TORINO MAGICA
Nera
Band Of Giroinfoto
80 LE SALINE
Trapani e Marsala
136 FOTO EMOZIONI
Le foto dei lettori
A cura di Matteo Pappadopoli Questo mese con:
94 MARRAKECH
Marocco
Francesco Saverio Paternostro
Enrico Raimondo
A cura di Sergio Agrò Anna maria Noto
108 STUPINIGI
Residenze Sabaude
A cura di Mariangela Boni
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate
Novembre 2018
129 38 8 24 16 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4%
16%
77% 1,5%
105.756 2.122
0,5% 1% Letture totali Letture nell'ultimo
dalla prima uscita mese.
VIAGGIA
SCRIVICI
CONDIVIDI
FOTOGRAFA
by Schatzberg
Come
soggetto
fotografico,
Dylan era il migliore. Bastava puntargli
addosso l’obiettivo e le cose semplicemente
accadevano.
Abbiamo avuto un buon rapporto e lui era disposto
a provare qualsiasi cosa.
Jerry Schatzberg
Jerry Schatzberg
Dylan suona l’armonica
1965
By Schtzberg
Questo mese, in collaborazione con Skira editore, Dylan ha venduto oltre cento milioni di dischi ed è
celebriamo un volume dedicato al rapporto del uno degli artisti più venduti di tutti i tempi.
fotografo americano Jerry Schatzberg con Bob Ha ricevuto numerosi premi tra cui undici
Dylan. Grammy Awards, un Golden Globe Award e un
L’edizione di 262 pagine, riunisce gli iconici scatti Academy Award.
di Schatzberg fatti a Bob Dylan all’apice della sua È stato inserito nella Rock and Roll Hall of
carriera: i ritratti di studio, le fotografie in sala di Fame, nella Minnesota Music Hall of Fame,
registrazione, le rarità, i concerti. nella Nashville Songwriters Hall of Fame e nella
Songwriters Hall of Fame.
Nel 1965, Jerry Schatzberg, già ben affermato La giuria del Premio Pulitzer nel 2008 gli ha
attraverso il suo lavoro con le riviste, incontrò assegnato una citazione speciale per “il suo
un giovane Bob Dylan che era all’apice della sua profondo impatto sulla musica popolare e sulla
fama. Dylan invitò il fotografo nello studio dove cultura americana, caratterizzato da composizioni
stava registrando un album che sarebbe diventato liriche di straordinaria potenza poetica”.
Highway 61 Revisited, che includeva Like a
Rolling Stone, canzone che avrebbe guadagnato il Nel maggio 2012 Dylan ha ricevuto la Presidential
primo posto nella classifica di “Rolling Stone” dei Medal of Freedom dal presidente Barack Obama.
cinquecento più grandi successi di tutti i tempi. Nel 2016 è stato insignito del Premio Nobel per
la letteratura “per aver creato nuove espressioni
Le fotografie di Schatzberg catturano Dylan poetiche all’interno della grande tradizione
durante uno dei momenti più cruciali della storia musicale americana”.
della musica e includono le riprese di quello che
sarebbe probabilmente diventato il suo più grande Il volume include i reprint di interviste seminali al
album, Blonde on Blonde. menestrello di Duluth, compresa la mitica A night
Immagini essenziali e intramontabili, che non solo with Bob Dylan di Al Aronowitz, pubblicata sul
resistono alla prova del tempo, ma sono anche “New York Herald Tribune” nel 1965.
diventate visivamente sinonimi di uno degli artisti
più importanti del XX secolo.
BOOK COVER
Jerry
Schatzberg
regista, sceneggiatore e fotografo, nasce
nel Bronx, New York, il 26 giugno 1927.
Jerry Schatzberg
Dylan durante la registrazione di
Highway 61 Revisited
1965
Jerry Schatzberg
Fotografia per copertina
Saturday Evening Post
1966
Jerry Schatzberg
Concerto di Mineola
1965
Jerry Schatzberg
Scherzi di Dylan
1965
Bob
presenta accompagnato da un gruppo elettrico provo-
cando il risentimento dei puristi del folk.
Ma se per Guthrie la chitarra era un fucile, Dylan decide
Dylan
di ampliarne la potenza con l’elettrificazione e i suoi
album di quegli anni (BRINGING IT ALL BACK HOME,
HIGHWAY 61 REVISITED, BLONDE ON BLONDE) sono
capolavori di intensità poetica e sonora. Alla fine degli
anni ’60 (gli album del periodo sono JOHN WESLEY
HARDING e NASHVILLE SKYLINE) Dylan torna con la sua
Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan, nasce a
musica alle radici della musica americana, mentre i ’70
Duluth, nel Minnesota, il 24 maggio 1941 e presto inizia
iniziano con varie vicissitudini, tanto sul piano artistico
a suonare pianoforte e chitarra.
che personale. Per avere un tiepido segnale positivo bi-
sognerà aspettare PLANET WAVES, del 1974, e il tour in
Dopo un’adolescenza trascorsa a Minneapolis, dove fre-
compagnia della Band testimoniato dal doppio BEFORE
quenta l’Università e i circoli dei giovani intellettuali della
THE FLOOD. Nel 1975 esce un nuovo capolavoro, BLOOD
New Left iniziando ad esibirsi in pubblico, resta colpito
ON THE TRACKS, preludio di un periodo di rinnovata po-
dalla lettura della biografia di Woody Guthrie e, nel 1961,
polarità che prosegue con l’album DESIRE e con il brano
decide di trasferirsi a New York.
“Hurricane”.
Il contratto discografico con la Columbia arriva qua-
La fine del matrimonio con Sara vede Dylan cercare rifu-
si subito e nel 1962 Bob Dylan pubblica il suo primo,
gio nella religione e aderire alla corrente dei Born Again
omonimo LP.
Christians, “i cristiani rinati”: i dischi del periodo risulta-
Il successo arriva nel 1963 con THE FREEWHEELIN’ BOB
no però tra i più fiacchi e monotoni della sua produzione.
DYLAN, l’album che comunica al mondo la nascita di un
Smaltita la sbornia mistica, il decennio seguente offre
nuovo eroe della folk song di protesta e di una perso-
un paio di nuovi capolavori come INFIDELS e OH MERCY,
nalità di riferimento per l’allora nascente movimento
mentre i ’90 aggiungono allo straordinario catalogo un
beat: ruoli che Dylan conserva tuttora nell’immaginario
eccellente UNPLUGGED e un ottimo TIME OUT OF MIND
collettivo nonostante le sue canzoni si facciano con il
splendidamente bluesato.
trascorrere degli anni sempre più personali.
Il nuovo millennio è inaugurato dalla pubblicazione
La prima delle tante svolte artistiche della sua carriera
dell’inedita “Things have changed”, inclusa nella colonna
avviene al Festival di Newport del 1965, dove Dylan si
sonora del film “Wonder boys” (2000): il brano, nel
By Schtzberg
marzo 2001, finirà per vincere l’Oscar per la migliore demo di canzoni registrate tra il 1962 e il 1964. In con-
canzone originale. temporanea la Sony Legacy realizza BOB DYLAN: THE
ORIGINAL MONO RECORDINGS, un box che contiene i
Nel 2002 esce un nuovo disco di inediti, LOVE AND primi otto album realizzati dall’artista nella loro forma
THEFT, fortemente rétro e orientato verso sonorità anni originale.
’40-’50. Nel frattempo si intensificano le registrazioni
storiche e d’archivio (il LIVE 1966 alla Free Trade Hall di A settembre 2012 esce il nuovo lavoro, TEMPEST:
Manchester con la Band, il LIVE 1975 della Rolling Thun- contiene una ballata di 14 minuti sul Titanic e “Roll on
der Revue) pubblicate nella collana “The bootleg series” John”, dedicata a Lennon.
e di cui fa parte anche NO DIRECTION HOME, doppio Cd Nel 2014 Dylan pubblica sul suo sito “Full Moon and
che nell’autunno 2005 accompagna un cine-documen- Empty Arms”, sua versione di uno standard reso famoso
tario diretto da Martin Scorsese. da Frank Sinatra, che lascia presagire un nuovo album di
studio.
Impegnato costantemente sui palchi di tutto il mondo
in quello che va noto come il “never ending tour” e assai Nel frattempo, però continua la pubblicazione dei mate-
meno schivo di un tempo, nel 2003 Dylan si cimenta riali d’archivio. Nel 2013 esce ANOTHER SELF PORTRAIT
come attore nel film “Masked and anonymous”, mentre (1969–1971), tratto dalle sessioni dell’omonimo disco, e
sulla sua vita è in preparazione una pellicola diretta da nel 2014 arriva THE BASEMENT TAPES COMPLETE, 138
Todd Haynes (che esce poi nel 2007 con il titolo di “I’m canzoni tratte dalle famose sessioni con la band.
not there”).
Nell’autunno del 2004 il cantautore pubblica anche Testi inediti non musicati da questo stesso periodo
“Chronicles”, primo volume di una annunciata autobio- vengono messe in musica in “Lost on the river”, da Elvis
grafia in più capitoli. Costello, Jim James e altri, sotto la supervisione di T
Bone Burnett.
Mentre Dylan si cimenta con successo nel ruolo inedi- Ad inizio 2015 arriva SHADOWS IN THE NIGHT, disco ori-
to di disc jockey radiofonico per l’emittente satellitare ginariamente atteso per l’anno precedente e composto
Sirius XM (dai suoi “Theme time radio hour” vengono da rivisitazioni di brani del repertorio di Frank Sinatra.
ricavati anche dei dischi), per un album di inediti bisogna Alla fine dello stesso anno arriva THE CUTTING EDGE
attendere la fine dell’estate 2006: esce MODERN TIMES, 1965-1966, 12° volume delle bootleg series dedicato al
primo lavoro in 5 anni. periodo di BRINGING IT ALL BACK HOME, HIGHWAY 61
REVISITED e BLONDE ON BLONDE.
Nel 2008 arriva TELL TALE SIGNS, ottavo volume delle La raccolta esce anche in una versione con 18 CD e tutte
Bootleg series: un cofanetto di 2 cd (3 nell’edizione le incisioni di studio di quel periodo.
deluxe) con inediti e versioni alternative provenienti Il progetto di rivisitazioni del canzoniere americano
soprattutto dalla produzione degli ultimi 15 anni. continua nel 2016 e nel 2017 con FALLEN ANGELS e
L’anno successivo TOGETHER THROUGH LIFE richiama TRIPLICATE.
i suoni dei classici dischi Sun e Chess Records degli
anni Cinquanta, ma anche sapori di canzone francese Il 13 ottobre 2016 gli viene assegnato il Premio Nobel
(lo spunto del disco arriva da “Life is hard”, un brano per la Letteratura “per aver creato nuove espressioni
composto su commissione per il regista francese Oliver poetiche nella grande tradizione musicale americana”.
Dahan).
Pochi mesi più tardi il cantautore sorprende nuovamen- E’ il primo musicista contemporaneo a ricevere l’onori-
te il pubblico pubblicando CHRISTMAS IN THE HEART, ficenza, che ritirerà in forma privata l’anno successivo,
un album di inni e canzoni natalizie che attingono dal senza presentarsi alla cerimonia.
repertorio sacro e da quello secolare di artisti come Bing
Crosby, Nat King Cole e Mel Tormè. Nel 2017 esce THE BOOTLEG SERIES VOL. 13: TROUBLE
Ad ottobre 2010 esce il nono capitolo delle Bootleg NO MORE 1979-1981.
Series, THE WITMARK DEMOS: il disco comprende 47
Bobby Neuwirth
gioca a fotografare
Dylan con la macchina di
Schatzberg
1965
Jerry Schatzberg
Lo spirito ludico di Dylan
1966
MELLE
IL BORGO ROMANICO
M
elle è una piccola città nel cuore del Poitou Charentes, in Francia,
sorta grazie alle sue miniere d’argento e piombo, lungo il fiume
[Link] nell’epoca romana, furono sfruttate durante tutto
l’Alto Medioevo, in particolare dai Carolingi, divenne laboratorio
monetario dei re Franchi.
Il borgo è anche famoso per essere una tappa del “Cammino di Santiago di
Compostela”, per coloro che scelgono la via Turonensis.
Melle
SAINT PIERRE
Cinzia Marchi Photography
D
urante l’epoca feudale, fra l’XI e il
XII secolo, Melle diventa un pun-
to molto importante e frequentato
così che i grandi Priorati di Saint-
Maixent e Saint-Jean d’Angély, de-
cisero di iniziare la costruzione di
importanti edifici religiosi.
Saint Pierre
SAINT PIERRE
Cinzia Marchi Photography
SAINT PIERRE
Cinzia Marchi Photography
È
la più completa delle tre chiese ro- e cioè un coro deambulatorio e cappelle radiali.
maniche dal punto di vista architet- Con questo metodo, i pellegrini potevavo camminare
tonico, classificata come Patrimo- intorno all’abside e fermarsi davanti le tre absidiole
nio mondiale dell’Unesco dal 1998 per venerare le reliquie deposte sugli altari.
ed è proprio per questo motivo che
diventa una delle tappe del cammi- A partire dal XVI secolo le guerre di religione danneg-
no di Santiago di Compostela. giarono severamente la Chiesa di Saint Hilaire, so-
prattutto le sculture.
Deve il suo nome al primo vescovo di Poitier , morto Dopo lunghi dibattiti e conflitti tra gli abitanti di Melle,
nel 367 venendo menzionata per la prima volta nel si decise di conservarla come luogo di culto per la
1080 in un cartulario (un registro manoscritto medie- rivoluzione.
vale).
Nel 1792 lo stato organizzerà pure una votazione per
Maingot signore di Melle, donò l’edificio all’abbazia separare i partigiani di Saint Hilaire e di Saint Savine.
reale di Saint Jean d’Angély, la quale fece ricostruire
l’edificio alla fine dell’XI secolo. Molto trascurata, la Chiesa di Saint Hilaire, arriva nel
I lavori terminarono nella metà del XII secolo. XIX secolo in pessime condizioni con l’abside ed il
campanile a rischio di crollo.
Nell’XI secolo vi si installò un monastero benedettino Viene salvata nel 1840, grazie all’intervento di Pro-
cluniacense offrendo ospitalità agli abitanti del vil- sper Mérimée, ispettore dei monumenti storici.
laggio e ai molti pellegrini di passaggio, essendo una
tappa del cammino di Santiago di Compostela che I successivi restauri hanno permesso di riportare la
raggiunse il suo picco tra l’XI e il XII secolo. Chiesa a un aspetto più vicino alle sue origini, in par-
In cambio dell’ospitalità, i pellegrini, erano abituati a ticolare con la ricostruzione del tetto.
lasciare un po’ d’argento che sarebbe servito al com-
pletamento della Chiesa. Nella costruzione della Chiesa si è dovuto tenere con-
to della pendenza naturale del terreno, questo spiega
All’interno della struttura, venne adottato un piano la scalinata che scende per entrare dal portone ad
particolare per poter canalizzare la folla dei pellegrini Ovest, sia all’esterno che all’interno della Chiesa.
Essendo possibile fare il giro completo della Chiesa, L’ultima ipotesi è invece che il cavaliere era il signo-
questo permette di vedere le differenze dei decori tra re della Città che allegoricamente rappresentava Co-
la facciata nord, visibile dalla strada e quindi più la- stantino che proteggeva pellegrini, monaci e abitanti
vorata e la facciata sud molto più semplice visto che del villaggio.
rimaneva nascosta al passaggio della gente.
La facciata Ovest monumentale e caratteristica nello
Il portale nord è composto da una tripla volta, sono stile romanico Poitevin.
raffigurati temi ricorrenti nell’arte romana, i mesi e il
lavoro nei campi , i segni zodiacali, la rappresentazio- La parte bassa ha tre arcate una centrale e due late-
ne della lotta tra Vizi e Virtù. rali cieche, sormontate da una cornice di modiglioni e
tre finestre ornate, poi di nuovo una cornice a modi-
Sopra , un’arcata ospita un cavaliere in gran parte ri- glioni e metope, un frontone triangolare e due lanterne
costruito e restaurato fedelmente nel XIX secolo. che coronano il tutto.
L’insieme di queste sculture rappresentano 5 sogget-
Il cavallo sovrasta un altro personaggio seduto, di pic- ti: motivi geometrici, vegetali, animali, uomini e mostri
cola taglia con un lugo vestito. fantastici.
Nell’Ovest della Francia e in particola nel Poitou que- Nell’interno della Chiesa, nellla zona orientale, la più
ste rappresentazioni equestri sono molto numerose e vecchia, si trovano il coro e il transetto restaurati nel
le opinioni di quello che rappresentano/simboleggia- XIX secolo.
no sono svariate.
Le due navate laterali apportano luce indiretta nella
Una di queste ipotesi è che il cavaliere rappresenti Chiesa e su ogni singola colonna sono posti capitelli
l’imperatore Costantino , quindi il cristianesimo che decorati da differenti motivi.
schiaccia il paganesimo (rappresentato dalla piccola
figura).
PALAZZO TURISI
Monica Gotta
Sergio Agròphotography
photography
D
elle tre chiese di Melle, la chiesa to da due leoni.
Saint-Savinien (classificata monu- Sulla parte più alta, invece, la struttura presenta parti-
mento storico nel 1914) era l’unica che colari e temi piuttosto originali come un cavaliere, dei
si trovava tra le mura della città medie- cani e un cervo, in mezzo a loro giace un uomo nudo,
vale. una scena di discussione con un uomo che brandisce
un martello e una coppia in unione .
È anche lei a possedere origini molto antiche trovan-
done traccia nel 1040, quando viene donata all’Abba- All’interno l’unica navata è molto alta, ampia e senza
zia di Saint-Jean-d’Angely. decorazioni tranne che su una colonna del coro, sul
Nonostante i fuochi della Guerra dei Cent’anni e le guer- capitello, viene rappresentato il martirio di Saint-Sa-
re delle religioni la struttura rimane in buone condizioni. vinien e un uomo che cavalca un grifone.
All’inizio del 1800, durante la rivoluzione, divenne una
prigione, subendo modifiche che la allontanavano All’interno si trova un imponente sarcofago di un ca-
dallo stile religioso che aveva in origine. valiere del XIII secolo con una croce merovingia.
La prigione fu dismessa nel 1926 e la Chiesa fu re- La croce, era stata rubata durante le operazioni di re-
staurata ed adibita a locale per eventi culturali. stauro e recuperata da un antiquario belga.
La facciata, apparentemente sepolta nel terreno, mo- Una particolarità, derivata al cambio d’uso della chie-
stra le caratteristiche architettoniche del tempo, con il sa nel XVII secolo è ch i prigionieri incisero alcune
portale ad arco con decorazioni molto semplici. iscrizioni sul legno interno della porta sud.
Sul capitello sinistro, possiamo vedere due leoni che
si appoggiano contro del fogliame e appena sopra la Una storia molto singolare per questa chiesa con
porta di legno, viene rappresentato il Cristo circonda- iscrizioni e sculture altrettanto originali.
VIA ROMA
Giancarlo Nitti Photography
Giorgio De Chirico
PIAZZA STATUTO
Barbara Tonin Photography
Si parla spesso della città di Torino in termini magici Questo perché il Pontefice si era lasciato andare ad
ed esoterici. espressioni come:
Il capoluogo piemontese è infatti legato a molte storie
e leggende legate al tema della magia a partire dalla «La città di Torino era per me un enigma. Ma, dalla
sua fondazione. storia della salvezza, sappiamo che là dove ci sono i
Questa avvenne nel 28 a.C. ad opera dell’imperatore Santi entra anche un altro che non si presenta con il
Augusto, in suo onore la città venne nominata suo nome. Si chiama il Principe di questo mondo, il
Augusta Taurinorum e da quel momento divenne uno Demonio (...)».
dei centri principali per il controllo dei confini alpini
nord-occidentali dell’Impero. Ricordando poi la straordinaria fioritura di santità
All’epoca la città era divisa in una zona est, quella della diocesi di Torino, la città può infatti vantare
dove sorge il sole, che secondo alla tradizione veniva una sessantina di santi negli ultimi due secoli, aveva
associato un aspetto benigno, ed una zona ovest, aggiunto al di fuori del testo preparato:
quella dove invece tramonta il sole e nascono le
tenebre, a cui invece era legata un’immagine più «Quando ci sono tanti santi è perché ce n’è bisogno
negativa e dove con il tempo vennero collocate le (...) Tu Torino hai bisogno di una conversione
sepolture dei defunti e ospitate le pene capitali. eccezionale, superiore». Aveva poi rincarato la
dose, gridando con voce che sembrava alquanto
Queste tradizioni si sono tramandate e moltiplicate angosciata: «Torino, convertiti!».
nel corso dei secoli e ad esse, se ne sono aggiunte
molte altre. E al pranzo con i sacerdoti in curia, Papa Wojtyla
Tutto questo ha ovviamente contribuito alla fama si era rivolto al futuro cardinale Poletto: «Mi sto
della cosiddetta “Torino Magica”, una città dove si chiedendo come mai una Torino così ricca di santi sia
andrebbero a concentrare le forze del bene e del male. ancora una città così laica».
Secondo la più seguita scuola di esoterismo, Torino Un concetto che avrebbe espresso a tutti in modo
è una città “di frontiera”: l’unica a far parte sia del ancora più forte: «Torino è una città piena di grandi
triangolo della magia bianca (Torino-Lione-Praga) santi. Questo vuol anche dire che la presenza del
che di quello della magia nera (Torino-Londra-San Male è ancora molto forte».
Francisco).
A metà si potrebbe dire tra lo zolfo e l’incenso. Impressionante e inaudito tale atteggiamento
all’interno delle cronache ecclesiali.
Numerosi sono pertanto i luoghi ed i simboli Tanto che gli addetti stampa ebbero il loro daffare
cittadini che riportano a leggende, miti e credenze su con i giornalisti per smorzare i toni, per sfumare tali
misteriose forze maligne. intimazioni, che suonavano quasi come “profetiche”
Risulta tuttavia evidente un legame tra la città e la sua in un senso biblicamente minaccioso, pressante e
parte più oscura che molti tendono però a negare. affannato.
Non sorprende che Papa Giovanni Paolo II sembrò Dunque, il Vescovo di Roma stesso non era per nulla
colto da un’inquietudine singolare durante la sua estraneo alla misteriosa ambivalenza della città di
visita a Torino del settembre 1988, per il centenario Torino, che lui stesso definì come “un enigma”.
della morte di don Bosco.
Il quale non era affatto il bonario prete della E anche l’allora Cardinale Ratzinger ebbe a dire di
campagna monferrina di certa agiografia popolare, Torino, «la luce risplende là dove il buio è fitto».
bensì uno tra i santi più sulfurei e notturni del canone Ma non dimentichiamo che Torino è anche il luogo
cattolico. in cui è custodita la Santa Sindone: gli anglosassoni
Le parole pronunciate dal Papa impressionarono le chiamano la misteriosa figura sul telo “The Turin’s
cronache dell’epoca, al punto che l’ufficio stampa Man”.
della Santa Sede dovette procedere a una serie Diceva una scritta per un’ostensione ottocentesca:
di precisazioni, imbarazzanti commenti e inedite «Le città della Cristianità hanno Cristo per Redentore.
modifiche dei comunicati precedenti, cosa mai vista Torino sola l’ha come concittadino».
prima di allora.
Qualcosa di inspiegabile ha attirato nel tempo a Torino ormai avanti con l’età, diede alla luce nel 1562, Carlo
l’élite dell’occultismo, da Cagliostro a Paracelso, dal Conte Emanuele.
di Saint Germain a Fulcanelli, ultimo per cronologia storica Il nascituro ricevette un oroscopo tracciato dal profeta in cui
invece è Gustavo Rol non un mago né un illusionista, ma era predetto che sarebbe diventato il più grande capitano
definito da molti come un veggente guaritore, un uomo del suo tempo e predisse anche che sarebbe morto “quando
straordinario che visse a Torino per tutta la sua vita dal un nove si troverà davanti a un sette”: Carlo Emanuele morì
1903 al 1994 anno della sua scomparsa. infatti a 69 anni, prima di compierne 70 e la profezia si
avverò.
Si dice che “coloro che sanno” vengano a Torino per rendere A Torino Nostradamus fu ospitato nella villa “la Vittoria”
omaggio al “Grande Vecchio”, il conoscitore di tutti i segreti, denominata in seguito “il Morozzo” che si trovava vicino a
che risiederebbe in una sorta di fortificazione medievale in Piazza Statuto, all’inizio dell’odierna via Michele Lessona,
collina. in quel periodo area in piena periferia e centro nero della
Naturalmente “chi sa” non parla. città, in quanto caratterizzata in passato dalla presenza
Eppure chiunque visiti la collina torinese può accorgersi del patibolo, dalla casa del boia e dal luogo di sepoltura dei
di qualcosa di funereo nell’aria, una sorta di melanconia giustiziati.
nell’atmosfera: ci sono tombe ai piedi della collina (nella La villa, ridotta a rudere, fu devastata da un incendio e nel
chiesa della Gran Madre), tombe sulla sommità della Collina 1983 il Comune ordinò l’abbattimento dell’unico muro che
(nella basilica di Superga), targhe di defunti su ogni albero era ancora rimasto in piedi, ad oggi tutta l’area è diventata
del Parco della Rimembranza e sempre ai defunti è dedicata un giardino pubblico.
la luce del faro della Maddalena. Il probabile soggiorno di Nostradamus è documentato solo
da una lastra di marmo bruno di Baviera ritrovata negli anni
Come ricordava Vittorio Messori: «Città unica anche in Settanta in un appartamento in piazza Solferino.
questo: sul suo punto più alto, ogni volta che scendono le La lastra in origine doveva trovarsi presso la villa Morozzo,
tenebre, si accende non un segnale di gioia, o almeno di e presentava un’iscrizione in francese cinquecentesco
fiducia, ma un annuncio di memento mori». alquanto sibillina:
Piazza Statuto viene ricordata come il cuore nero di Torino, il luogo cittadino più negativo in
assoluto per vari e diversi motivi, che si contrappone a Piazza Castello, il simbolo della luce
e delle forze positive.
La piazza ospita anche due simboli che gli esperti di esoterismo attribuiscono alle forze
oscure.
Uno è il Monumento al Traforo del Frejus, eretto nel 1879 e opera di Marcello Panissera di
Veglio.
Si tratta di una struttura a piramide costituita da massi trasportati appositamente dal monte
Frejus ed è sormontata da un Genio alato sotto il quale si trovano delle figure marmoree di
Titani.
Si tratta di un’allegoria del trionfo della Ragione sulla forza bruta, anche se un’altra
interpretazione la ricollega ad un omaggio ai caduti periti durante i lavori di scavo del
traforo.
PIAZZA STATUTO
Barbara Tonin Photography
PIAZZA STATUTO
Nadia Laboroi Photography
PIAZZA STATUTO
Lorena Cannizzaro Photography
PIAZZA STATUTO
Barbara Tonin Photography
Nel febbraio 1983, il Comune, con l’allora Sindaco Diego donato nel 1868 da Vittorio Emanuele II all’Istituto per le
Novelli, organizzò tra le polemiche un carnevale esoterico Figlie dei Militari, e ceduto al demanio nel 1994 - si svolse
a tema: il carnevale diabolico. un meeting con i rappresentanti di tutte le sette sataniche
Sponsorizzato dall’8 febbraio, l’organizzatore dell’evento europee.
dichiarava: “Si tenterà di evocare gli spiriti più oscuri e Ricordano molto bene il “ritrovo” alla Villa della Regina
malefici della città, ovunque, tranne in un solo luogo: alcuni testimoni: «In quell’occasione - dice uno studioso
piazza dello Statuto, luogo centrale della magia nera, di magia nera - una setta estremista francese operò
ombelico maledetto di Torino. una vera e propria diaspora, minacciando, per i giorni
Anzi per tutto il carnevale girate alla larga da quel posto”. successivi, un atto di purificazione e di immolazione a
Nell’ultima domenica di Carnevale, il 13 febbraio, nel Satana di persone innocenti».
cinema Statuto, adiacente alla piazza, in Via Cibrario 16-
18, divampò un inaspettato incendio. La versione troverebbe conferme presso la Gendarmeria
di Montecarlo, dove il noto leader di un gruppo satanista
In sala vi erano circa 100 persone, 70 in platea, 30 in francese, fermato in seguito per una truffa finanziaria,
galleria. avrebbe riferito ai poliziotti racconti raccapriccianti legati
L’incendio scoppiò verso le 18 in galleria, gli spettatori alle vicende del 1983, la cui documentazione sarebbe
cercarono di fuggire dalle fiamme e dall’asfissiante fumo stata trasmessa all’autorità giudiziaria italiana.
nero che si stava alzando, ma cinque delle sei uscite di
sicurezza risultarono bloccate. Infine ci sarebbe una lettera anonima recapitata ad un
Saranno in tutto sessantaquattro le vittime, soffocate magistrato in pensione, che prontamente la trasmise a un
dalle esalazioni di acido cianidrico, prodotto della collega ancora in attività.
combustione del tessuto “ignifugo” delle poltrone. Il contenuto del messaggio, scritto a mano,
verosimilmente da una persona non più giovane,
Si proiettava in sala “La Capra” film di successo di Francis racconterebbe della notte nel parco della Villa della
Veber con Gérard Depardieu, è da notare che in gergo il Regina, dello scontro frontale tra gli estremisti francesi e
titolo poteva assumere il significato di “iella” o “disgrazia”, alcuni gruppi italiani (goliardi più che esoterici).
ma la capra è anche uno degli animali associali al Diavolo. «Volarono parole grosse, ci fu anche l’accenno ad una
rissa che, però, venne immediatamente sedata. Ci
Gli appassionati di esoterismo che cercano coincidenze furono quelle minacce sui sacrifici umani che i “francesi”
inquietanti, finirono ovviamente per trovarle. promisero di immolare in poco tempo. «La “capra”
Come già detto perirono sessantaquattro persone e il - si leggerebbe nella lettera - era il simbolo di quel
numero delle vittime fu stranamente simmetrico: 31 gruppuscolo e allo Statuto si proiettava quel film... Le
uomini, 31 donne, 1 bambino, 1 bambina, sessantaquattro, conclusioni tiratele voi».
come le caselle della scacchiera sulla quale il Diavolo
giocò la sua partita. A questi elementi che fanno leva sulla dimensione
Ma anche il giorno risultò significativo, il 13, che nei misteriosa di Torino, se ne aggiunge un altro, più
Tarocchi rappresenta la carta della Morte. concreto ma legato comunque all’origine dolosa del rogo,
A queste coincidenze si aggiunse inoltre l’organizzazione inizialmente esclusa dalle indagini.
del sabba carnevalesco visto come uno sberleffo rivolto al Il 15, il 17 e il 27 giugno dell’anno precedente, un anonimo
Diavolo. piromane aveva tentato di appiccare incendi all’interno
Ultimamente circola la voce secondo la quale sarebbero di tre cinema torinesi, l’Ambrosio, l’Augustus e l’Astor,
emersi nuovi elementi sul rogo dello Statuto, tali da sempre intorno alle 18.
far ipotizzare la riapertura formale dell’inchiesta, in Lecito ipotizzare un suo possibile coinvolgimento nel
particolare sulla causa che scatenò l’incendio. disastroso incendio dello Statuto.
La notte precedente il rogo, infatti, nel parco della Villa
della Regina - un palazzo seicentesco voluto dai Savoia,
A Torino, esattamente in via Alfieri all’angolo con via XX Sono molte le teorie e le leggende su questo luogo.
Settembre, c’è un portone inquietante, denominato “il Una leggenda vuole che la notte in cui fece la comparsa
portone del diavolo”. il portone, un apprendista stregone avesse invocato
Il palazzo a cui appartiene è quello dei Trucchi di le forze oscure e lo stesso Satana, il quale infastidito
Levaldigi, a sua volta chiamato “il Palazzo del Diavolo”, dall’invocazione, imprigionò il mago costringendolo a
che attualmente ospita la sede della Banca Nazionale del restare al suo interno per l’eternità.
Lavoro.
L’edificio, costruito da Amedeo di Castellamonte nel 1673,
sorge su parte dell’orto degli Agostiniani Scalzi del vicino
convento di San Carlo.
Il grande portale misterioso invece fu commissionato da
Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi, conte e generale
delle Finanze di Carlo Emanuele II, nel 1675, ad una
manifattura parigina che a sua volta, per l’ideazione,
incaricò tal Pietro Danesi.
PORTONE BNL
Davide Tagliarino Photography
Nel 1600, il piano terreno del palazzo ospitava la sede ricondurre i resti a Du Perril.
della prima Fabbrica dei tarocchi. Un’ulteriore leggenda narra che nel 1790, epoca in cui
Coincidenza o ulteriore conferma del suo legame con il il Palazzo apparteneva a Marianna Carolina di Savoia,
Diavolo, il palazzo all’epoca era posizionato al numero durante una festa di carnevale, Emma Cochet (che
civico 15, che nei tarocchi è associato proprio al Demonio. secondo alcuni si sarebbe invece chiamata Vera Hertz),
una delle danzatrici che si esibiva per intrattenere gli
Ma la storia dell’edificio si ricollega anche ad alcuni ospiti, cadde a terra pugnalata mortalmente.
episodi terrificanti che si svolsero al suo interno, come la
scomparsa di un soldato, o l’assassinio di una ballerina Il colpevole non fu mai ritrovato né tanto meno l’arma del
misteriosamente pugnalata durante un ballo che durò tre delitto.
giorni e tre notti. La notte stessa dell’omicidio si scatenò sulla città una
tempesta di vento e pioggia con lampi accecanti, tuoni
Una leggenda infatti vuole che a inizi Ottocento, durante fortissimi e assordanti.
l’occupazione francese, il maggiore Melchiorre Du Perril Un vento freddo soffiò all’interno del palazzo provocando
entrò nel palazzo per consumare un pasto veloce, prima lo spegnimento di tutte le luci e la fuga degli invitati
di partire con alcuni documenti segreti della massima urlanti.
importanza. La leggenda vuole che poco tempo dopo venne avvistato
Tuttavia l’uomo, atteso fuori dal portone, non uscì mai dal un fantasma che girovagava per le stanze del palazzo,
palazzo. quello della ballerina uccisa la notte della festa.
Sembra che vent’anni più tardi, durante i lavori di
ristrutturazione dell’edificio, alcuni operai, abbattendo Un’altra versione invece parla dell’apparizione, il giorno
un muro, trovarono uno scheletro imprigionato e sepolto seguente all’omicidio, di un quadro raffigurante la
in piedi. Da ciò che rimaneva della divisa fu possibile ballerina danzare sulle fiamme dell’inferno.
La magia nera a Torino si nasconde anche tra i palazzi, soprattutto nella zona
di Via Alfieri, dove si scorgono numerosi simboli esoterici.
In via Lascaris, dove oggi sorge una banca, c’era in passato una Loggia
Massonica.
Alla base di questo palazzo si possono ancora trovare delle strane fessure
a forma di occhi, che un tempo dovevano essere dei punti di sfiato e/o di
illuminazione per i locali nel sottosuolo.
Negli anni, a causa della loro strana forma, si è diffusa la credenza che
si trattasse di una stilizzazione degli occhi del Diavolo, elemento che
sottolineerebbe come questo luogo fosse fortemente intriso di misteriose
cariche negative.
VIA ALFIERI
Barbara Lamboley photography
Tra le tante attrazioni di Torino sono sicuramente da E in una città misteriosa e affascinante come Torino il
ricordare gli splendidi edifici storici del centro. mascherone appare così come una sorta di porta capace
Gli edifici barocchi, in particolare, offrono all’osservatore di mettere in comunicazione la sfera terrena con la
un infinito catalogo di decorazioni, con alcuni temi che si dimensione soprannaturale e metafisica.
ripresentano in varie forme e declinazioni. Così la predominanza di mascheroni dalle fattezze
Uno di questi temi è quello dei mascheroni. diaboliche, ferine, inquietanti, rende inevitabile il
I mascheroni grotteschi sono tra le opere cosiddette “di collegamento con il filone della Torino magica, un mito
genere” più interessanti del panorama decorativo italiano. alimentato da fatti storicamente documentabili come da
narrazioni che assumono l’impronta evanescente della
Spesso realizzate impiegando lineamenti zoomorfi, ispirati leggenda metropolitana.
al mondo animale (leoni, rane, pesci, cani, uccelli, lupi) È tuttavia impossibile negare che tale dimensione
o antropomorfi, riproducenti il volto umano, o ancora tenebrosa, spesso enfatizzata per ragioni commerciali e
fitomorfi, con forme ripescate dal mondo vegetale. turistiche, sia ormai parte integrante dell’anima cittadina
Questi mascheroni grotteschi, secondo un’interpretazione perennemente sospesa tra oscurità e luce.
largamente condivisa, posti su architravi e sulle facciate L’origine della Torino magica va rintracciata ovviamente
dei palazzi, hanno una funzione “apotropaica”, cioè che nel periodo risorgimentale quando la contrapposizione
annulla o allontana gli influssi maligni. politica tra casa Savoia e Chiesa creò in Torino l’habitat
Anche quando i mascheroni mostrano la lingua, come favorevole per gruppi di persone che si richiamavano ad
per uno sberleffo, fungerebbero da scongiuro contro la ideologie e dottrine in contrasto con la visione cristiana.
sfortuna. Fu così che, ad esempio, la moda dello spiritismo già
La loro presenza caratterizza le decorazioni di diversi dilagata nell’Inghilterra vittoriana, prese piede a Torino,
edifici barocchi italiani, tuttavia Torino si contraddistingue dove nel 1856 venne fondata la prima società spiritica
particolarmente per la loro massiccia presenza. italiana, ispirata alle teorie del lionese Allan Kardec.
Così mascheroni inquietanti, dalle fattezze diaboliche Ma anche il rapporto plurisecolare di Torino con la
o ispirate ai monstrua dei bestiari medievali, possono dinastia sabauda ebbe sicuramente il suo peso nella
essere facilmente rintracciabili, ad esempio al di sopra genesi del mito: basti pensare alle numerose pubblicazioni
dei portali, ma anche in posti più nascosti all’occhio che trattano l’inclinazione di certi esponenti della casata
dell’osservatore come su batacchi, capitelli, paraspigoli. per le arti magiche, l’occultismo e la divinazione.
VIA ROMA
Stefano Tarizzo photography
MASCHERONI
Adriana Oberto photography
VIA ALFIERI
Davide Tagliarino photography
MASCHERONI ROMA
Barbara Lamboley photography
Uno dei luoghi più visitati a Torino dal turismo esoterico è Tutt’intorno vi si trovavano prati, fossi, pozze e poche
sicuramente il Rondò della Forca. case.
Con questo nome si indica un punto preciso, che si trova La forca veniva rizzata di volta in volta in quanto l’uso non
nell’area risultante dalla confluenza degli attuali corsi era frequente e se fosse rimasta in piedi sarebbe stata
Valdocco, Principe Eugenio e Regina Margherita con via oggetto di atti vandalici e magari anche di distruzione
Cigna. perché poco amata dai cittadini.
In realtà, il Comune di Torino non ha mai assegnato L’esecuzione capitale era preceduta da un’usanza che
questo nome al luogo. aveva tutto il gusto di un rituale sacrificale: al condannato
Il nome è stato infatti tramandato dalla tradizione venivano legati capo e mani, poi saliva sul carro in
popolare perché qui vi avvenivano le esecuzioni capitali, compagnia del sacerdote.
sotto forma di pubblica impiccagione. Tale carro percorreva, in mezzo alla folla, le vie della
Nei secoli passati l’esecuzione doveva essere pubblica città verso il luogo d’esecuzione pubblica, preceduto dai
e doveva coinvolgere il maggior numero di persone, confratelli dell’Arciconfraternita della Misericordia con i
per mostrare che il reo veniva punito ed intimorire gli loro cappucci e mantelli neri, fiancheggiato dai carnefici e
spettatori per prevenire i reati. dai soldati, mentre la campana del carcere coi rintocchi a
In quel periodo, l’attuale Rondò della Forca era in aperta morto cadenzava la marcia.
campagna ed era stato scelto proprio questo luogo per Lungo tutto il percorso, il corteo era fatto oggetto a lanci
la sua vicinanza alla prigione che si trovava in quella che di sassi o di immondizia, verso il condannato o verso il
oggi è via Corte d’Appello. boia che lo accompagnava.
A favorire il luogo per questa funzione contribuirono Arrivata l’ora dell’impiccagione, il Sindaco della
inoltre la sua ampiezza in grado di contenere un numero Misericordia bendava gli occhi al condannato e don
elevato di spettatori, oltre al fatto di essere circondato da Cafasso concedeva l’assoluzione facendo baciare il
grandi pini che rendevano l’ambiente sufficientemente crocifisso.
buio e tetro.
[Link] CAFASSO
Cinzia Carchedi photography
Il giorno dell’esecuzione una grande folla raggiungeva accompagnare, per confortarli, fin ai piedi della forca che
il Rondò della forca e lo spiazzo aveva l’aspetto di una li attendeva.
festa popolare con saltimbanchi, cantastorie, venditori e… Sulla base del monumento, nei rispettivi quattro lati, si
borsaioli. legge:
“A San Giuseppe Cafasso MCMLX
Nel momento cruciale si contava il numero di giri che Qui sul Rondò della Forca ritorna la soave figura del Santo
il corpo dell’impiccato avrebbe fatto prima di restare degli impiccati per ricordare che la giustizia umana ha
immobile per giocarli poi al lotto. bisogno di accompagnarsi alla carità di Cristo.
Certe volte il pubblico manifestava i suoi umori mediante
lanci di sassi al condannato se la condanna era ritenuta I carcerati di tutta Italia hanno eretto questo monumento
giusta oppure alle forze dell’ordine se la condanna veniva al loro celeste patrono nel centenario della sua morte in
reputata ingiusta. umile testimonianza di riconoscenza e sincero proposito
di redenzione”.
Oggi all’angolo con Corso Regina Margherita è possibile
ammirare una statua, eretta nel punto esatto in cui una La storia macabra di questo slargo non è attenuata da
volta vi era il patibolo. una storia più antica, testimoniata ancora dal nome del
Il piccolo monumento, eretto nel 1960 in occasione Corso Valdocco che deriverebbe dal toponomastico latino
del centenario della morte, è dedicato a San Giuseppe Vallis Occisorum.
Cafasso, originario di Castelnuovo d’Asti, nato il 15
gennaio 1811 e morto a Torino il 23 giugno 1860. L’area sarebbe, dunque, un luogo che per molto tempo fu
deputato alla morte e proprio per tale motivo è diventato
San Giuseppe Cafasso fu, a Torino, l’apostolo dei carcerati una delle tappe dei tour di Torino per gli appassionati di
e in particolare, dei condannati a morte che usava occultismo ed esoterismo.
Al numero 2 di via Franco Bonelli, all’epoca detta a cuocere uno strano pane a forma di mattone in modo
“Contrada dei Fornelli” per via dei molteplici fornelli che potesse essere dato al boia sempre al contrario senza
pubblici, abitava Piero Pantoni, l’ultimo boia di Torino, il che quest’ultimo potesse lamentarsi.
quale aveva diverse esecuzioni a carico e una moglie che
per la vergogna non usciva mai di casa. La leggenda vuole che da questa invenzione per aggirare
la legge e continuare a manifestare il disprezzo per il boia
La vicina chiesa di Sant’Agostino era detta la “chiesa del ebbe origine il pancarré, quello che viene utilizzato per i
boia”, proprio perché nei suoi pressi venivano sepolti i toast.
condannati a morte e i detenuti deceduti in carcere.
In quest’area il boia cittadino si era guadagnato a pieno Dalla pratica del mestiere del boia ebbero origine diversi
titolo il privilegio di poter essere sepolto al di sotto del modi di dire piemontesi, tra cui: “Meglio avere la moglie
campanile. del boia come cliente, che essere clienti del boia”.
Tuttavia il più noto ancora oggi è “bòja fàuss”
Diversi aneddoti e leggende sono legate alla figura imprecazione dovuta al fatto che il popolo non accettava
del boia torinese e come i cittadini disprezzassero e che il boia guadagnasse denaro dall’uccisione di altri
temessero la sua figura. uomini, per questo i Torinesi lo battezzarono “fàuss”
La tradizione infatti tramanda come alcuni negozi, per cioè “falso”; oppure per indicare un atto compiuto
ricevere i suoi soldi, gli porgessero una scodella che sgarbatamente si è soliti dire che “a smija ch’a daga la
serviva a lavare il denaro “sporco” proveniente dal suo contenta al bòja”, cioè “sembra che dia la paga al boia”;
ruolo istituzionalizzato di assassino. per alludere invece ad una persona che si trovi in fin di vita
si dice che “a l’ha pijà ‘l breu dle ondes ore”, cioè “abbia
Anche alla figura della moglie non venivano risparmiati preso il brodo delle undici”, questo perché alle undici
questi atteggiamenti, si sa infatti che i panettieri le del mattino, un’ora prima dell’esecuzione, era usanza
porgevano il pane al contrario: il consorte denunciò offrire una tazza di brodo ai condannati; oppure infine per
più volte tale ingiusto trattamento alle autorità, infine indicare un luogo lontano si dice che “an sla forca” e cioè
un’ordinanza vietò questa pratica. Tuttavia sembrerebbe “è sulla forca”.
che alcuni forni di Torino cominciarono da quel momento
È nota da sempre l’esistenza di una fitta rete di cunicoli e permettevano di scappare dalla città in modo da evitare
passaggi sotterranei nel sottosuolo della città. gli eventuali contagi.
Ci si pone tuttavia la domanda sul perché Torino si sia Oltre a queste gallerie, vi erano anche quelle legate al
dotata di una tale complessa rete sotterranea, talmente potere ecclesiastico.
sofisticata da non entrare mai in conflitto con le varie Tutte le chiese del centro erano e sono collegate da
gallerie esistenti. gallerie, in modo che i preti potessero spostarsi da una
Le risposte possono essere molteplici in base ai all’altra senza essere visti.
committenti.
Il Santuario della Consolata, ad esempio, è punto di inizio
I Savoia le realizzarono per garantirsi in primis una certa di due gallerie, una va verso la chiesa del Carmine e l’altra
sicurezza, successivamente ampliarono questa rete, per verso la chiesa di Sant’Agostino; da questa partono due
loro comodità, per non essere visti e per poter fuggire in ulteriori gallerie, una verso la Basilica Mauriziana, l’altra
caso di sommosse o invasioni. verso la chiesa di San Dalmazzo.
Tutti i palazzi del potere torinese, non solo Palazzo Reale,
ma anche degli enti a essi correlati, come ad esempio gli Ancora, dalla galleria collegante Sant’Agostino con San
Affari Interni, la Segreteria dello Stato degli Affari Esteri, Dalmazzo, parte un ulteriore sotterraneo che raggiunge la
l’Accademia Militare, per non parlare della Cittadella, chiesa di San Domenico, passando sotto quello che fu il
risultavano collegati da gallerie. Tribunale dell’Inquisizione e da qui si poteva accedere alle
sale di tortura del carcere ecclesiastico, così i prigionieri
Una fitta rete di cunicoli e passaggi sotterranei è stata potevano essere trasportati e torturati senza essere visti
inoltre individuata al di sotto di Palazzo Madama, altre dall’esterno.
gallerie sarebbero invece partite da ogni residenza
sabauda per consentire ai Savoia di raggiungere Potrebbero celarsi tra queste gallerie le famose grotte
indisturbati luoghi fuori città. alchemiche?
Visto che della rete di quattordici chilometri che
La più famosa di tutte è la Galleria Reale, che complessivamente si dipana nel sottosuolo di Torino
congiungerebbe Torino a Rivoli, così ampia da poter buona parte non è accessibile per motivi di sicurezza, non
essere percorsa in carrozza. si può dare una risposta certa a questa domanda.
I nobili a loro volta crearono le gallerie probabilmente Una cosa è sicura: il fascino misterioso e un po’
per preservare la propria incolumità, in quanto dopo il alchemico di Torino è destinato a rimanere immutato nei
coprifuoco si poteva circolare solo muniti di lanterna e il secoli anche grazie alle sue leggende che paiono avere
buio rendeva le strade molto insicure. comunque un qualche fondamento di verità.
Forse non è tanto enigmatica ma un certo alone di mistero chiesa medievale di stile gotico della città sopravvissuta
l’avvolge, sia perché si tratta dell’unica chiesa medievale fino ai giorni nostri e insieme alla chiesa della Consolata,
in stile gotico rimasta in tutta Torino, sia perché è stata la si può considerare di fatto, come uno dei luoghi di culto
sede di uno dei “tribunali” più efferati della città. più antichi di Torino.
Si tratta della Chiesa di San Domenico, situata nel centro Eretta tra il 1227 e il 1280, la chiesa rappresentava
di Torino, all’angolo dell’omonima via all’incrocio con via l’edificio religioso della comunità torinese dei Domenicani,
Milano. il cui annesso convento venne eretto verso il 1260; rimase
La facciata della chiesa si apre su un piccolo spazio però per molto tempo senza facciata, aggiunta solo nel
inserito nell’asse viario di via San Domenico; il corpo 1334, e priva di campanile, realizzato successivamente
della chiesa si prolunga però lungo via Milano, la nel 1451.
perpendicolare che collega Via Garibaldi con Porta
Palazzo. Nei secoli successivi, la chiesa di San Domenico,
in quanto gestita dai Domenicani, fu il centro
Ha come caratteristica specifica quella di essere l’unica dell’Inquisizione torinese.
SAN DOMENICO
Nadia Laboroi photography
I discepoli di San Domenico di Guzman, arrivarono nella carceri speciali” proprio a ridosso del complesso di San
città sabauda intorno alla metà del Duecento, da quel Domenico, affiancandosi al sistema di sanzioni civili, già
momento prese vita un impulso di radicale purificazione da tempo operativo in città, di cui si conserva traccia nei
che si prefiggeva di salvaguardare l’ortodossia della Fede “Decreta Seu Statuta” emanati da Amedeo VIII (1430).
Cattolica contro le contaminazioni ereticali. La documentazione scritta aiuta a fare chiarezza sullo
spirito del tempo: lasciarsi scappare una bestemmia nella
I Frati trovarono inizialmente un modesto riparo laddove Torino medievale, poteva costare la perforazione della
oggi sorge la Cappella delle Grazie, al fondo della navata lingua, mentre offendere San Giovanni, il patrono della
sinistra dell’attuale Chiesa di San Domenico. Città, costringeva invece al pagamento di un’ammenda di
50 Scudi.
Oggi, in quel punto, il ciclo d’affreschi tratteggiato dalla
mano del “Maestro di San Domenico” offre ai visitatori Nella chiesa trovano riposo molti esponenti dell’ordine
un piccolo scrigno d’arte pittorica, forse la pagina più domenicano, tra cui il beato Pietro Cambiani da Ruffia,
finemente miniata che sia sopravvissuta in Torino a uno dei primi inquisitori del Piemonte e Padre Reginaldo
rappresentare il raffinato codice espressivo della pittura Giuliani, Cappellano degli Arditi, caduto a passo Uarieu e
murale Trecentesca. decorato di Medaglia d’oro al valor militare.
Da quel primitivo riparo si sviluppò gradatamente il
complesso conventuale, che nel tempo prese forme Altro personaggio importante ivi sepolto è Emanuele
gotiche e tardo-settecentsche per poi tornare alla purezza Filiberto Pingone, storico torinese della corte di Emanuele
originale grazie agli interventi novecenteschi di Brajda e Filiberto di Savoia.
D’andrade. Al suo interno è ancora visibile ciò che resta del
Trecentesco “Chiostro dei Morti”, il luogo sacro in cui
L’impeto evangelizzatore dei Domenicani spinse il Papa venivano ospitate le spoglie mortali dei Frati Domenicani.
Gregorio IX ad affidare al loro Ordine, con apposita bolla Una delle pareti è infatti disseminata di frammenti di lapidi
pontificia (1232), la gestione degli uffici del nascente incise con epitaffi funebri.
Tribunale della Santa Inquisizione, investendoli così del In particolare, due epigrafi attirano ancora oggi
gravoso compito di indagare attorno alla eventuale natura l’attenzione: sono l’omaggio alla memoria dell’Inquisitore
eretica dei comportamenti dei fedeli che deviassero Beato Pietro Cambiani di Ruffia morto “per la fede
dall’ortodossia cattolica tentando di ricondurli alla verità cattolica” nell’Anno del Signore 1365, i cui resti mortali
della Fede. trovano riposo all’interno della Chiesa, protette da
La Santa Inquisizione a Torino stabilì quindi “casa e un’urna.
SAN DOMENICO
Fabrizio Rizzo photography
Sino a tempi non molto lontani, vi era l’uso di apporre la teste di cane che osservano i passanti dalla facciata del
sera del 7 novembre di ogni anno, accanto alla più recente palazzo di foggia settecentesca al civico 11 dell’antica
delle due lapidi, un’immagine dipinta che ritraeva il viso Contrada d’Italia (Via Milano).
del Beato affiancandola con due ceri accesi a perpetuare
la memoria di un uomo che, avendo consacrato la propria Le teste di cane, protese a sorvegliare l’ingresso
esistenza alla missione di proteggere la fede cattolica, dell’edificio, incarnano perfettamente quella propensione
cadde ucciso da dieci pugnalate, la notte del 2 febbraio alla difesa della Fede dagli attacchi ereticali che portò
1365, nel chiostro attiguo al Convento di San Francesco a l’immaginario collettivo ad intravedere simbolicamente
Susa. nella figura austera dei Frati Predicatori lo spirito
che anima il cane incaricato dalla natura di tutelare
L’identificazione del sicario o dei sicari rimane ad oggi un l’incolumità fisica del padrone proteggendolo dalle
mistero, alcuni fanno risalire l’omicidio agli eretici valdesi aggressioni.
di Meana, ansiosi di porre a tacere il loro persecutore, altri
fanno risalire l’assassinio a un misterioso viandante della Ne nacque l’usanza, dovuta anche al gioco dell’assonanza
Valle di Lanzo guidato da motivazioni rimaste ignote sino semantica con il nome del fondatore, di definire questi
alle terre di Susa per uccidere il frate inquisitore. dotti monaci “Domini Canes” (Cani del Signore).
Come già detto, Torino raccoglie molti simboli e riferimenti Si tratta della nominata «Casa dei pipistrelli» che si trova
esoterici legati alla magia, trovando in questa città in via Madama Cristina 19, all’angolo con via Silvio Pellico.
centinaia se non migliaia di luoghi che portano questo Sono ornamenti architettonici che risalgono al 1876,
marchio. durante i lavori di ampliamento della zona con la
decisione del proprietario di aggiungere due elementi che
Palazzi, giardini, sculture ed affreschi sparsi potessero stupire i passanti.
nell’anglomerato urbano, fanno della “Taurinorum” una
location che presenta molte sorprese mentre la stiamo Ma al tempo doveva essere un boom stilistico, perchè
visitando. basta spostarsi solo di qualche isolato per trovare altri
decori ispirati ai pipistrelli.
Basterebbe passeggiare, per esempio, nel quartiere In un caseggiato di via Madama Cristina ai numeri 33 e
ormai dedicato alla movida Torinese di San Salvario, per 35, all’angolo con via Cesare Lombroso, un palazzo di
accorgersi, alzando la testa, di un’inquietante presenza sei piani fuori terra, mostra raffigurazioni grottesche con
sotto il balcone di un palazzo, di un pipistrello gigante con donne pipistrello, definite anche «Donne Vampiro» .
le ali spiegate rivolto sulla strada.
Anche nel Parco del valentino e più precisamente nell’area da una scritta quasi ormai illeggibile che recita in latino:
dedicata alla ricostruzione del 1882 di Alfredo d’Andrale “Se pace tu porti, accostati pure a queste porte, se guerra
dell’antico borgo, troviamo riferimenti “bestiali” legati alla tu cerchi, triste e battuto ti ritirerai”
cultura della magia nera e dell’esoterismo.
Ma non è tutto, perchè in un giro curioso all’interno della
Già all’ingresso del borgo, una figura bestiale struttura medievale, tra fontane, arcate e negozietti di
antropomorfa armata di clava, ci accoglie minacciosa, gadget, proprio sulle mura della chiesa interna troviamo
affrescata sulla parete fiancheggiante l’arcata di ingresso un’altro dipinto raffigurante un demone in catene
del ponte levatoio. custodito da San Bernardo.
Derivata da un’usanza medievale, dove era usanza Anche in questo luogo, demoni e forze del bene si
spaventare gli invasori, questa figura è sovrastata anche contrappongono.
I colori delle
Lo scenario, delle acque delle saline, si carica di uccelli presenti primo fra tutti il famosissimo fenicottero
colori vividi che contrastano con qualsiasi condizione rosa.
atmosferica, che sia una giornata serena con un cielo
azzurro od una giornata nuvolosa, i colori della saline Infatti i fenicotteri nutrendosi dell’Artemia salina,
risalteranno di sfumature rosse grazie alla presenza nelle presente nelle acque, che come detto si nutre delle alghe,
sue acque di alghe e crostacei. assumono la loro tipica colorazione tendente al rosa, in
effetti alla nascita il fenicottero è bianco e solo crescendo
In effetti è grazie alla presenza dei Chironomidi, insetti e nutrendosi dell’Artemia salina che il suo piumaggio vira
simili alle zanzare, le cui larve di colore rosso vivono verso il rosa.
sui fondi limosi delle vasche, ed anche l’Artemia salina,
piccolo crostaceo che, nutrendosi di alghe e detriti, Animale schivo non è facile da osservare e fotografare se
contribuisce a mantenere limpida l’acqua, facilitandone non con potenti zoom e restando fermi per diverso tempo,
l’evaporazione, ed anche lei nutrendosi delle alghe, che le ma l’attesa sarà ripagata sempre regalandoci foto molto
acque della salina assumono il tipico colore rossastro, ed affascinanti.
assieme ad anellidi, molluschi ed altri insetti e crostacei
sono un anello fondamentale della catena alimentare delle
saline, costituendo una fonte di nutrimento per i numerosi
Matteo Pappadopoli
Arriviamo così a Djamaa El Fna e come per magia si alza Nella piazza incontriamo un ragazzo del posto che
il sipario. gentilmente ci invita a seguirlo per visitare il Suk.
C’è un’espressione tutta italiana che potrebbe descrivere Nei miei viaggi ho visitato luoghi strani ma mai come i
la Piazza: sembra la festa del paese! vicoli stretti dei mercatini del Suk di Marrakech.
Djamaa El Fna è la festa del paese è il centro della città
dove tutto converge, dove a qualsiasi ora del giorno e Il Suk è unico per le persone che si incontrano e per
soprattutto della notte trovi la festa, sei avvolto dai suoni quello che vendono, si può passare dalle classiche
dei flauti degli incantatori di serpenti, dai tamburi degli spezie e souvenir a persone che con un tornio artigianale
artisti di strada, persone in abiti tradizionali che fanno intagliano il legno con il piede, nei Suk ti sembra tutto
ruotare i cappelli, il tutto mentre giri tra centinaia di disordinato, una confusione unica, ma se si osserva
mercatini e bancarelle. bene ogni piccolo negozio è perfetto, pulito in ordine.
Djamaa El Fna rappresenta il vero contrasto della città, Nel Suk sembra essere tutto grigio ma ogni banco è
il punto d’incontro tra la Medina e la città moderna, il un’esplosione di colore.
luogo dove tutte le culture si mescolano e convivono Il Suk non lo si può paragonare a nessun altro mercato,
insieme, non per nulla l’UNESCO nel 2001 ha dichiarato va solo visitato.
“lo spazio culturale di Djamaa El Fna un capolavoro del
patrimonio immateriale dell’umanità”.
Grazie a queste guide sono riuscito a fare degli scatti che I giardini Majorelle prendono il nome dal primo proprietario,
altrimenti non avrei potuto fare, fare street photography a il pittore francese Majorelle; ma solo quando lo stilista Yves
Marrakech non è facile bisogna soprattutto avere rispetto e Saint Laurent acquistò la proprietà e curando il giardino, lo
conoscere la loro cultura e avere modi gentili. rese unico con piante da tutto il mondo, giochi d’acqua e
soprattutto con un colore dominante.
Il nostro viaggio continua e decidiamo di visitare le zone più
esterne dal centro dalla città. Il colore è il blu, è ovunque in questo luogo, anche la casa
Tra tutti i luoghi che abbiamo visitato vorrei citarne due, ha un blu intenso, acceso, il blu qui è unico tanto da avere
uno sono i giardini Majorelle e l’altro è il quartiere Tanneries un proprio nome, infatti si chiama Blu Majorelle.
a Bad Debbagh.
Come detto in precedenza, Marrakech è un contrasto, ecco lavorano le pelli immersi nei catini di cemento, lavoro che
perché il secondo luogo che consiglio di visitare sono le svolgono solo nelle prime ore del mattino quando non fa
Tanneries. caldo e quando l’odore è per loro ancora sopportabile.
Questo è un posto diventato turistico per le persone più
coraggiose e meno schizzinose. Anche in questo luogo ci facciamo aiutare delle guide locali
Alle Tanneries vengono conciate le pelli con metodi naturali, che oltre a visitare le Tanneries dal basso ci portano in un
prima vengono tenute in ammollo in bacini d’acqua, terrazzo e tra una carcassa di animale e l’altra riusciamo
sbiancate con delle farine e ammorbidite con guano di fare delle fotografie panoramiche.
piccione, infine le pelli vengo asciugate al sole stendendole Visitando le Tannerie non ho mai apprezzato così tanto la
sui tetti delle case. menta che ci hanno regalato all’ingresso e usata al naso
E’ questo il segreto delle pelli di Marrakech, tutto naturale. contro gli odori.
Alle Tanneries si vedono uomini che per pochi euro al giorno
Marrakech è questa!
è un contrasto unico: o ti piace o non ti piace;
non esiste “eh non lo so!”.
Marrakech o la vedi a colori o la vedi in bianco e
nero, sta di fatto però, che ogni volta che guar-
do le mie foto, osservo quel blu e sento ancora i
profumi e i suoni della città di Marrakech.
Sergio Agrò
Stupinigi
LA PALAZZINA DI CACCIA
A cura di Mariangela Boni
E così optai per visitare una delle residenze sabaude che mi aveva sempre
incuriosita e che ancora non avevo avuto l’occasione di vedere: la Palaz-
zina di caccia di Stupinigi.
All’arrivo, dopo aver attraversato dei giardini perfettamente era di nobili natali: mi riferisco all’elefante Fritz.
curati di prato all’inglese, c’è un elegante cancello a protezione
della palazzina che, con l’enorme scultura a forma di cervo Sì, avete letto bene, un elefante in carne ed ossa.
che campeggia sulla cupola del grande salone ovale, ricorda Il pachiderma venne donato nell’estate del 1827 a Re Carlo Felice
all’avventore la sua originaria destinazione d’uso. di Savoia dal viceré d’Egitto, Mohamed Alì, come ringraziamento
per aver ricevuto in regalo 100 pecore merinos.
Infatti questa dimora era stata commissionata nel 1729 a Fritz venne utilizzato soprattutto per intrattenere i visitatori con
Filippo Juvarra da Vittorio Amedeo II di Savoia per accogliere spettacoli, balletti e passeggiate nel parco.
i nobili durante i loro brevi soggiorni in occasione delle battute Purtroppo dopo 25 anni di onorato servizio l’elefante fu
di caccia. soppresso.
Tra i suoi ospiti più illustri ricordiamo Napoleone Bonaparte che Caduto in depressione per la morte del suo storico guardiano,
la scelse come sua residenza nei primi anni dell’800, durante aggredì e uccise il nuovo guardiano che, a quanto pare, lo stava
l’occupazione francese, e la Regina Margherita che la prese forzando ad uscire dal suo recinto per esibirsi.
come sua dimora ufficiale.
Tuttavia, uno dei suoi ospiti più famosi e amati dal popolo non
Ancora oggi è possibile osservare Fritz, basta andare al Museo di Scienze Naturali di
Torino o guardare la copia presente nei giardini della palazzina.
Fritz non fu il solo ospite esotico, con l’intensificarsi dei contatti internazionali il giardino
di corte aprì le porte a mufloni, gazzelle, camosci e canguri dando vita a quello che oggi
chiamiamo zoo.
Negli ultimi decenni è stata utilizzata come set per fiction e film.
Vi sono state girate alcune scene della fiction Elisa di Rivombrosa.
Ha ospitato le riprese del film Guerra e pace, I banchieri di Dio, Prendimi l’anima, Ulys-
ses - A dark odissey, la versione televisiva della Cenerentola di Rossini diretta da Carlo
Verdone.
Il fatto che fosse una residenza secondaria non deve far pensare che si tratti di un edi-
ficio spoglio: tutt’altro!
Stupinigi
Questa dimora è considerata un gioiello del rococò: uno stile che definire sfarzoso è un
eufemismo.
Le varie stanze sono riccamente decorate, gli arredamenti sontuosi, i lampadari di cri-
stallo.
Ricordo che al nostro arrivo abbiamo chiesto quanto durasse dubbio, ciò che attira maggiormente la nostra attenzione sono
la visita e la risposta è stata: “dipende, c’è chi riemerge dopo un gli affreschi: sono così ricchi di particolari che gli occhi sono
quarto d’ora e chi dopo ore”. spaesati non sapendo dove soffermarsi.
Noi scoprimmo di far parte della seconda categoria e vi assicuro Inoltre la tecnica del trompe l’oeil conferisce ai personaggi e
che le ultime stanze le abbiamo viste frettolosamente. oggetti raffigurati un’incredibile tridimensionalità.
Il cuore della residenza è il grande salone ovale da dove si
accede agli appartamenti reali e a quelli per gli ospiti. Ci sono richiami alla dea Diana, scene di caccia, motivi floreali
ma anche le immancabili decorazioni cinesi, tanto in voga
L’appartamento del Duca di Chiablese, quello del re, quello della all’epoca.
regina, quello del duca di Savoia e infine l’appartamento del
principe di Carignano.
Mariangela Boni
FONTANA DI SATURNO
Monica Gotta photography
”Abbiamo scelto delle mostre di fotografi che hanno sottolineato alcuni aspetti della vita che
ci lega al nostro corpo dai disturbi legati all’alimentazione influenzando negativamente il
nostro corpo come il meraviglioso lavoro “Odi et amo” di Tatiana Mura, e anche “Thánatos”,
come descritto e trattato da Pietro Collini sui misteri della morte come lui stesso scrive.
La fotografia ci può portare in mondi preclusi ai più, come quello di una sala settoria e dei
suoi riti. Arrivando ad un argomento purtroppo attuale come la prostituzione “The Body in
Crisis” realizzato in Grecia da Gianmarco Maraviglia, vuole documentare le conseguenze di
una situazione del genere sul corpo umano, come massima espressione della sfera intima
e personale”...
La manifestazione prosegue Sabato 20 Ottobre La natura estetica del paesaggio è fatta di sen-
2018 al Polo museale Agostino Pepoli con Pa- timenti, emozioni, esperienza e anche di giudizi.
esaggio - incontro con Giuseppe Pappalardo, Il fotografo “vive” il paesaggio, usa il suo occhio
meglio noto come Pippo, che ci parlerà di “pa- per vivere un’esperienza paesaggistica, il pae-
esaggio”. saggio si vede non si studia.
Il fotografo è l’unico che si fa delle domande su
A introdurre l’incontro è l’Architetto Luigi Biondo cosa è il paesaggio.
– Direttore del Polo Museale - e la Presidente E’ l’aspetto visibile di un ambiente? E’ un pano-
dell’Associazione “I Colori della Vita”, Marilena rama, ossia un paesaggio come lo si vede guar-
Galia. dandosi intorno?
Pippo Pappalardo, critico fotografico e storico E’ una veduta, come lo si vede guardando in una
della fotografia, chiede all’audience cosa é il pa- certa direzione?
esaggio.
Pippo Pappalardo ci invita quindi a riflettere su
La nozione di paesaggio viene affrontata sem- come un fotografo può arrivare a conoscere e
pre meno con gusto estetico riportandola prin- capire il paesaggio: partendo da qualcosa di “fi-
cipalmente alla geografia e alla fisica terrestre. nito”, perché il paesaggio è infinito.
Ambiente e territorio sono diventati sinonimi del
termine “paesaggio” e questi termini non appar-
tengono all’estetica.
Per i fotografi è necessario mantenere fermo il
punto artistico, percettivo ed estetico per non
cadere nella trappola di farlo diventare sola-
mente ambiente od ecosistema.
Domenica 21 ottobre 2018, si apre il Concorso Vite sospese in una transizione che pare non
Portfolio 2018 presso la Chiesa di Sant’Agosti- avere fine.
no, una delle più antiche di Trapani. Traspare la dicotomia tra il vecchio e il nuovo,
tra la generazione che ha vissuto la distruzione
Noti critici e fotografi si sono alternati nella vi- e i giovani che hanno vissuto la ricostruzione,
sione delle singole opere fotografiche e hanno dicotomia irrealisticamente sostenuta dall’uso
fornito un parere critico, consigli, suggerimenti del bianco e nero.
di carattere tecnico, artistico, editoriale.
Una menzione speciale è stata assegnata ad
Hanno presenziato alla lettura: Sandro Iovine Alessandro Ingoglia, fotografo siciliano, per il
(giornalista, curatore di libri e mostre, critico portfolio “L’anima dei pupi”, realizzato in bianco
fotografico e direttore responsabile di FPmag), e nero.
Gianmarco Maraviglia (fotogiornalista e docen-
te IED Milano), Pippo Pappalardo (critico foto-
grafico e storico della fotografia), Chiara Oggioni
Tiepolo (direttore artistico Officine Fotografiche
Milano), Orietta Bay (Delegato Regionale Ligure
FIAF, Docente di fotografia e critico), Fabio Sa-
vagnone (fotografo pubblicitario e fine art).
Abbiamo preso visione di presentazioni di genere diverso, alcune realizzate a colori, la maggior
parte in bianco e nero.
Per chiudere l’intensa giornata di domenica “Ad Augusto Pieroni per averci insegnato
ci ritroviamo al Museo d’Arte Contemporanea che le immagini, con le quali pensiamo e
San Rocco per assistere a “Conversando di rappresentiamo il mondo, quello dentro e quello
fotografia!” con Augusto Pieroni e Pippo fuori di noi, possono diventare i mattoni di un
Pappalardo. Ad introdurre l’incontro sarà Don nuovo racconto, meditato, fondato, espressivo,
Liborio Palmeri, direttore del Museo. con il quale comunicare, quindi fare comunione,
anche quando le immagini possono apparire tra
Augusto Pieroni insegna da oltre vent’anni loro distanti e opposte”.
storia e critica della fotografia e linguaggi visivi
contemporanei. Facendo riferimento a “Portfolio!”, Augusto
Già docente universitario, é anche lettore Pieroni si sofferma sul concetto di “sapere
di portfolio, giurato e conferenziere, suoi cosa si fa”, “perché lo si fa” o almeno credere di
articoli e saggi sono stati pubblicati su riviste saperlo per avere una propria centratura.
internazionali. L’obiettivo del suo lavoro è portare avanti il
lavoro delle persone.
In quest’occasione gli è stato consegnato il L’essere consapevole che una parte del suo
Premio per la Cultura Fotografica 2018 “Salvatore lavoro è entrato nel vissuto di alcune persone, è
Margagliotti” con la seguente motivazione per quanto lo ha maggiormente soddisfatto.
celebrare il suo impegno e il suo vasto lavoro.
Lunedì 22 Ottobre 2018, continuano gli incontri un racconto sui paesi non riconosciuti dalla
con “La storia oltre l’immagine”, presentata da comunità internazionale, territori controllati ed
Gianmarco Maraviglia. occupati nati dalle guerre del 1993-94 tra paesi
confinanti.
Gianmarco si racconta a partire dalla sua Il lavoro tratta principalmente del senso di
adolescenza, i suoi studi e il suo inizio come identità dei giovani nati nello stesso anno del
fotografo professionista. loro paese.
Si è completato in qualità di fotogiornalista Osservando le immagini di questi progetti,
ideando il suo primo progetto partendo dal notiamo la passione, l’empatia e l’impegno
concetto di interculturalità presente nella sua sociale di Gianmarco che vuole portare agli
famiglia, decifrando la realtà attraverso le occhi del mondo delle storie difficili che si
cose che lo circondano, raccontando il tutto consumano in luoghi sconosciuti a molti di noi.
attraverso una parte.
Attraverso i suoi occhi e le sue immagini
Presenta due suoi reportage “Blooming in the possiamo provare a capire meglio gli esseri
black garden” e “Blooming on the other side of umani ed i loro conflitti, interiori e non.
the river” realizzati con il collega Karl Mancini,
Dopo anni e il passaggio al digitale resta ancora Il lavoro di Pino Ninfa è anche altro.
affezionato al bianco e nero, pur essendo La fotografia, oggi, può anche essere “sociale”.
consapevole che alcune fotografie rendono il Segue, in diverse parti del mondo, progetti volti
senso dell’immagine a colori. a migliorare le condizioni di vita di persone in
Attualmente sviluppa progetti sul territorio difficoltà con particolare attenzione alle donne
nazionale ed internazionale legati allo spettacolo e alle persone affette da handicap.
e al reportage. Ha lavorato in zone povere con problemi diversi
L’interesse per la musica e per il sociale sono e molto gravi. Racconta le sue esperienza in
i temi fondamentali del suo lavoro fotografico. Giordania, ad Aleppo ed in altri luoghi poco
accessibili.
Nel volume che presenta a TrapanInPhoto, Pino La fotografia ci permette di entrare in queste
unisce testi alle fotografie, lo fa per raccontare le zone e di tornare e ragionare su concetti lontani
fotografie, tesse una narrazione per descrivere dal nostro sentire quotidiano.
la musica e gli artisti e lo costruisce come un Raccontando uno dei suoi scatti ci fa capire
vero e proprio viaggio. quale clima riesce a creare la fotografia, la
Con i racconti di questo volume Pino ci presenta, capacità di mettere tutti in relazione, le persone
attraverso la sua personale visione, l’energia si divertono ed esplorano, lo fanno con capacità
che si può sprigionare dall’incontro della musica di incontro e da ciò si può immaginare quanti
con la fotografia. meccanismi la fotografia riesce ad attivare con
Infatti il jazz non è solo musica, è anche uno una semplice azione che è quella di un semplice
stile di vita. click.
Pino è riuscito a rendere e far vedere attraverso La capacità di scattare una fotografia ed entrare
le sue foto lo spirito intrinseco del jazz come in relazione con i soggetti ripresi rende quella
modo di vivere. foto speciale e non tutti riescono a farlo. Infatti
Scorrendo i suoi scatti spiega come sono state il mezzo, la macchina fotografica, lavora per il
realizzate le immagini del libro, con quali mezzi, fotografo non il contrario.
visione, tempo e posizione.
Alla nuova generazione manca però la capacità Nel suo intervento racconta come spesso
di capire cosa è veramente una fotografia. Noi sono i fotoamatori a sorprendere per il talento
nasciamo, viviamo e lavoriamo per raccontare dimostrato e il ricambio nel fotogiornalismo
storie. viene proprio dall’amatoriale.
Nasce quindi spontaneo indagare su come i E’ fondamentale essere consci che non si
giovani d’oggi utilizzano i Social Media come può partire per un paese senza conoscerlo, è
Facebook ed Instagram, cosa è un’immagine, necessario avere informazioni sufficienti per
cosa è un fotoracconto nel loro mondo e nel poter collegare le immagini che andranno a
mondo virtuale. comporre il servizio.
In questo ci sono giornalisti più bravi di altri a
Mauro Galligani ha collaborato con diversi capire quello bisogna comunicare attraverso le
giornali seguendo i grandi avvenimenti della fotografie.
cronaca internazionale, dalle guerre in America Le fotografie devono correre con la parola, la
Centrale, in Africa, Balcani, Caucaso e in Medio parola e la fotografia devono essere un tutt’uno
Oriente, alla vita nell’Unione Sovietica, paese, per trasmettere le giuste informazioni.
cultura e protagonisti di cui testimonia ogni
cambiamento. Arrivare a scattare certe fotografie implica
sacrificio, come quello di arrivare in un posto
Ha passato cinquant’anni in giro per il mondo difficilmente raggiungibile, arrivare al momento
con centinaia di reportage, durante i quali ha giusto e riuscire attraverso lo scatto a raccontare
incontrato tutti i fotoreporter delle più importanti la storia del soggetto fotografato nonché a
testate internazionali. raccontare la storia che ci si è prefissati di
raccontare.
Galligani fa informazione, parla della fotografia La fotografia in sé è l’atto finale di un processo
per i giornali, che è completamente diversa lungo e faticoso, basata a volte sul dolore del
da quello che si suppone, e della fotografia in prossimo e deve essere trattata con un minimo
funzione del giornale. di speranza o di discrezione.
Dopo aver presenziato a questi incontri durante Qualcuno vuole trasmettere emozioni, altri
i quali si è “conversato” di fotografia in tutte la utilizzano come “memoria” e ricordo dei
le sue sfaccettature e in modo estremamente “momenti salienti della vita”, per catturare un
dettagliato mi sorge spontaneo porre una istante.
domanda per nulla scontata. Alla fine concorderemo sul fatto che ciò che tutti
Una domanda che è già stata posta e ci si è noi, fotografi amatoriali e fotografi professionisti,
posti innumerevoli volte. vorremmo realizzare con uno scatto è liberare la
nostra fantasia e trasmettere le nostre emozioni
Cos’è la fotografia? a coloro che guarderanno le nostre immagini,
raccontare un attimo di vita oppure una storia
Fotografia significa letteralmente “scrivere con appassionata.
la luce”.
Ma cosa è diventata nel corso della sua storia? Un modo per unire le persone, i loro pensieri e
E’ passione e mezzo di aggregazione, è il le loro emozioni. Che sia stata stampata da una
concetto da esprimere con il giusto linguaggio, pellicola, scattata da una macchina fotografica
è raccontare una storia, è memoria, è diventata professionale o semplicemente da un cellulare,
arte, pensiero, movimento, informazione, uniamoci nell’impegno di far sì che le fotografie
denuncia, documentazione, emozione e studio, non si perdano nei meandri del Web o finiscano
è forma espressiva. nell’oblio della memoria di un dispositivo mobile
non più funzionante.
Quindi è realtà, quella realtà che si crea nell’attimo
in cui il soggetto ritratto nell’immagine incontra “Osserviamo” la fotografia come la “legge”
lo stato d’animo del fotografo e si stabilisce una Augusto Pieroni, riflettiamo sulla definizione
relazione unica e particolare. di “paesaggio” come ci invita a fare Pippo
Una nota fotografa e fotogiornalista nata nel Pappalardo, conosciamo il mondo attraverso
1908, Gisele Freund affermò che le storie di Gianmarco Maraviglia, pensiamo a
come la fotografia mette in relazione le persone
...”Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto come dice Pino Ninfa, fotografiamo le persone
producono dieci immagini diverse, perché, se nella loro autenticità come afferma Franco
è vero che la fotografia traduce il reale, esso si Carlisi e raccontiamo una storia attraverso uno
rivela secondo l’occhio di chi guarda”... scatto come ci invita a fare Mauro Galligani.
Infatti ognuno di noi, attraverso la sua esperienza, L’invito di tutti gli esperti intervenuti a
il suo sentire e il suo modo di “vedere il mondo” TrapanInPhoto è quello di riflettere, continuare
percepisce qualcosa di diverso nella realtà a studiare, esplorare e condividere la cultura
che nessun’altro avrebbe potuto immaginare o della fotografia in modo che possa crescere,
trovare, perché nasce dalla profondità dell’anima maturare e perfezionarsi ad ogni scatto di ogni
di ciascuno di noi. fotografo.
Poniamoci una domanda non troppo scontata:
perché scattiamo una fotografia?
NIGHT IN LONDON
Autore: Francesco Saverio Paternostro
Luogo: St Paul’s Cathedral - Londra
SCALA CUBISTA
Autore: Anna Maria Noto
Luogo: Praga - Casa della Madonna Nera
EMOZIONI IN DIRETTA
PROMUOVI IL TUO EVENTO LIVE SUI SOCIAL NETWORK
[ BAND OF GIROINFOTO ]
NordItalia Team
[Link]
APPASSIONATI A NOI
PHOTO
TRAVEL
MAGAZINE
[Link]