GF39
GF39
com
39
[Link]
GENNAIO 2019
la redazione | Giroinfoto Magazine
fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza
[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.
Director of [Link]
Giancarlo Nitti
LA RIVISTA DEI FOTONAUTI
Progetto editoriale indipendente
Official site
[Link]
facebook
@[Link]
Instagram
@giroinfoto
Pinterest
giroinfoto
Issuu
ANNO V n. 39 giroinfoto magazine
20 Gennaio 2019
50 39
10
80
40
26
Indice
10 TRIGGIANO
Street and Food
A cura di Giancarlo Nitti
26 MANHATTAN
I quartieri etnici
60
A cura di Barbara Tonin
40 IRISH TWEED
Tessuto sociale
A cura di Giancarlo Nitti
80 AUSCHWITZ
In memoria
A cura di Adriana Oberto
PUBBLICA
SU GIROINFOTO MAGAZINE
Ti piace la fotografia e sei
un'appassionato di viaggi?
Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.
I NOSTRI
REPORTS Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate
Gennaio 2019
137 40 8 24 17 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI
4%
16%
77% 1,5%
110.785 2.669
0,5% 1% Letture totali Letture nell'ultimo
dalla prima uscita mese.
VIAGGIA
SCRIVICI
CONDIVIDI
FOTOGRAFA
ECCELLENZA BARESE
strade di sapori, profumi e arte
TRIVIANUM O TRAIANUS
L’area è stata popolata fin dal periodo neolitico,
come dimostrano alcuni ritrovamenti nella Lama
San Giorgio, mentre nella contrada San Lorenzo,
nel 1902, venivano rinvenuti reperti funerari
risalenti al III secolo a.c.
CHIESA MATRICE
Giancarlo Nitti Photography
VIA DANTE
Giancarlo Nitti Photography
LE PETTOLE
Giancarlo Nitti Photography
A PROPOSITO DI
Focaccia barese
Se ci si vuole immergere nella cucina tipica barese, impasto di forma rotonda, cotto su pietra, con olio
non si può assolutamente tralasciare la focaccia. d’oliva, spezie e miele.
Questa specialità fa parte della storia della zona, dove Tracce di convivialità legata alla focaccia, si trovano
vi è una forte concentrazione di panifici che sfornano anche fra cartaginesi e greci, dove si scopre che la
costantemente le cosiddette “ruote” calde. focaccia veniva offerta agli Dei.
“A’ fcazz”, come la chiamano i baresi, si mangia a Nell’epoca rinascimentale, veniva consumata assieme
tutte le ore ed è fatta con pochi e semplici ingredienti al vino, nei banchetti nuziali.
come acqua sale e farina, che creano un impasto a cui
ognuno ci aggiunge i propri segreti. Trattandosi di un prodotto della tradizione popolare,
Riguardo al pomodoro fresco, ci sono diverse scuole di la ricetta presenta numerose varianti in base alla
pensiero e anche riguardo l’impasto: c’è chi la “massa” collocazione geografica.
la preferisce più alta, chi più sottile, ma su un aspetto Nella sua versione più tipica, la “massa”, cioè l’impasto,
tutti sono d’accordo. si ottiene amalgamando semola rimacinata, patate
La “croccantezza” è fondamentale per l’autenticità del lesse, sale, lievito e acqua.
prodotto finito. Lievitato e steso in una teglia tonda unta con
abbondante olio extravergine d’oliva, viene lasciato
LA STORIA lievitare di nuovo, condito e cotto, preferibilmente in
Le origini potrebbero essere attribuibili agli antichi forni in pietra alimentati a legna.
Fenici che con un impasto di miglio, orzo, acqua e
sale, quale Catone nel II secolo A.C.
raccontava come un
A PROPOSITO DI
Panzerotto
Tutto il barese è una delle capitali dello street food Risalire alle origini natali del panzerotto è complicato
italiano e il panzerotto ne è il principe. Secondo alcune teorie, il panzerotto pugliese è nato
Il panzerotto barese è il più rinomato, tanto da aver a Bari intorno al XVI secolo, in concomitanza con la
ricevuto l’appellativo di “ambasciatore” di Puglia nel diffusione del pomodoro in Italia.
mondo. Le massaie usavano creare soffici palle con gli avanzi
La sua ricetta semplice è rimasta invariata nel tempo della massa del pane riempiendole di pomodori e
e si tramanda di generazione in generazione anche pezzi di formaggio.
se ognuno ha il suo piccolo segreto per prepararli al Un piatto povero, dunque, che rappresentava la cena
meglio, dall’impasto, alla frittura, al ripieno. per molte famiglie che non potevano permettersi
Fatto sta che non c’è famiglia in Puglia che non altro.
sappia preparare i panzerotti. Da allora, il panzerotto è diventato una delle celebrità
della cucina pugliese, apprezzato dai turisti che
LE ORIGINI arrivano in Puglia per scoprire non solo le sue bellezze
Anticamente era diffusa l’abitudine di benedire con un ma anche i suoi sapori.
taglio a forma di croce la “massa” dei panzerotti prima
che completasse la lievitazione e baciare la lama del CARATTERISTICHE ESSENZIALI
coltello, questa tradizione è ancora in uso in molte Oltre alle varianti sull’impasto e sul ripieno, il vero
famiglie, che secondo un’interpretazione più attuale panzerotto mantiene delle peculiarità inviolabili
e tecnica del gesto, il taglio della massa aiuterebbe a come la frittura in olio (non esistono panzerotti
farla crescere meglio, perché permetterebbe all’aria al forno, come molti sostengono) e la misura
di entrare nell’impasto. che può variare dai 15 ai 20 cm di lunghezza.
La forma è categoricamente a mezza luna.
E’ questo che accade, per esempio, ad un’artista I pezzi non sono in vendita, ma fanno parte di una mostra
triggianese, che da diversi decenni lavora a riproduzioni di permanente che raccontala sua arte meritevole di essere
monumenti famosi utilizzando i tondini di ferro. ammirata.
Opere maestose e maniacalmente perfette, frutto di INFO TEL: 080.4684809
passione e talento artistico. MAIL: lartediuntempo@[Link]
I QUARTIERI ETNICI
A cura di Barbara Tonin
Conosciuto di più per essere stato set dei film “Il quella dell’East Harlem, ma in realtà quest’ultima
padrino” (1972), diretti da Francis Ford Coppola aveva il triplo della popolazione italiana.
e “L’anno del dragone” (1985) diretto da Michael
Cimino, Little Italy è il luogo dove si sono insediati i Attualmente, Little Italy è confinata soltanto tra
primi immigrati italiani a New York. Mulberry St., un tempo nota ai newyorkesi per
essere stata teatro della mafia italiana e Grand
Fu un marinaio veneziano, Pietro Cesare Alberti, il St., ed è stata lentamente inglobata negli anni da
primo italiano a stabilirsi nel 1635 in quella che poi Chinatown.
diventò Little Italy, ma che all’inizio era un quartiere
abitato dagli Irlandesi. A nord di Little Italy, inoltre, troviamo NoLita
Successivamente si insediò una comunità di (acronimo per North Little Italy), che oggi è un
protestanti valdesi, migrati soprattutto tra il 1654 e quartiere tranquillo con ristoranti, bar ed eleganti
il 1663. boutique.
Uno scritto olandese del 1671 racconta che nel
1656 il Duca di Savoia esiliò 300 Valdesi, perlopiù Ad oggi la presenza di Italiani a Little Italy è esigua,
francesi e piemontesi, a causa del loro credo. ma persistono ancora alcune attività di nostalgici
L’immigrazione italiana più massiccia si è verificata proprietari a cui sta a cuore portare avanti la
tra il XIX° e il XX° secolo: 5,3 milioni tra il 1820 e il tradizione.
1978, di cui ben 2 milioni solo tra il 1900 e il 1920. È fitta di negozietti e ristoranti “italiani”, ormai
purtroppo non più gestiti da italiani per la quasi
Anche l’East Harlem si popolò di italiani totalità.
provenienti principalmente dal Sud, la maggior Sono mantenute vive però la popolare processione
parte dalla Sicilia e che vide il picco massimo di San Gennaro, che si tiene a settembre, in cui la
dell’immigrazione negli anni 30. statua del Santo viene portata lungo tutta Mulberry
St. e in agosto la “Feast of our Lady of Mount
Un censimento del 1930 riportava che la Little Italy Carmel” e la “Dancing of the Giglio” nella Little Italy
del Lower East Side era più popolosa rispetto a di Harlem.
Le piazze principali a Chinatown sono Chatham Plaza e stata posta un’imponente (cinque metri!) e maestosa
Confucius Plaza. statua dorata di Buddha, seduto su un fiore di loto e cir-
Nella prima è stata posta una statua di bronzo allo condata da candele, arance, fiori e mele offerti dai fedeli.
studioso cinese Lin Ze Xu, che nell’Ottocento si oppose Lungo le pareti laterali sono collocate 32 targhe che ne
al commercio dell’oppio ed è stato eretto nel 1962 il narrano la vita.
Kim Lau Memorial Arch, in memoria del pilota Benjamin Nella sala d’ingresso, invece, si trova un piccolo santua-
Ralph Kim Lau, vittima della Seconda Guerra Mondiale. rio dedicato a Guanyin, la dea cinese della compassione.
La Confucius Plaza è una piazza residenziale, che pren- Per ripercorrere la storia dei cinoamericani dal XVIII°
de nome appunto dal filosofo cinese e a cui è dedicata secolo ad oggi, si può visitare il Museum of Chinese in
una statua bronzea. America. Progettato da Maya Lin, nota anche per aver
Nei pressi di Pell St., “una chiesa parla in diverse lingue, creato il Vietnam Memorial a Washington D.C., il museo
ma con un’unica forte voce”: è la Transfiguration Church, si trova a Centre St. e ricorda la struttura del case tradi-
la prima chiesa che dal 1801 ha ospitato dapprima gli zionali cinesi, con le gallerie che fanno da cornice a un
irlandesi e poi gli italiani e i cinesi. soleggiato cortile interno.
Ora Padre Raymond Nobiletti recita le funzioni sia in Le esposizioni rivivono i diversi momenti sia storici che
cantonese che in inglese e assieme al Rev. Joseph Lin, è culturali delle fasi immigratorie.
riferimento spirituale per gli immigrati. Raccontano dell’esigenza e dello sforzo dei cinoameri-
cani di ricreare in America una piccola porzione di Cina,
Il tempio buddista più grande e più famoso di New York in cui rivivere le tradizioni, le abitudini e professare il loro
si trova proprio a Chinatown: il Mahayana Buddhist culto, nonostante le varie azioni restrittive come Cinese
Temple. Exclusion Act del 1882, con il quale si proibì l’immigra-
Fu costruito a Canal St. nel 1997 dalla famiglia cinese zione per dieci anni, e il National Origins Provision (NOP)
Ying, originaria di Ningbo. del 1924, che imponeva dei limiti sugli arrivi.
Realizzato con i classici elementi cinesi, sull’altare è
L’unica zona verde a Chinatown è il Columbus Park e si Ci pensi, vorresti subito ritornarci.
trova nella parte meridionale, dove un tempo erano i Five Ti manca quell’atmosfera, quella sensazione che ti stuz-
Points (quartiere che prende il nome dai cinque angoli del zica, che ti sussurra nell’orecchio “Vieni, non hai ancora
crocevia tra Worth St., Mosco St. e Baxter St.). visto questo...” e che piano piano, attraverso il mutare di
stili e culture, ti porta a Little Italy e Chinatown.
Un tempo era un quartiere a luci rosse molto malfamato. Una realtà nuova, diversa, che ad ogni passo ti ferma per
La malavita imperversava, gli omicidi erano all’ordine del farti assaggiare i sapori tradizionali, per farti vedere frutta
giorno e le bande erano talmente efferate, che nemmeno e verdura insolita e coloratissima, per coinvolgerti nelle
la polizia osava metterci piede. chiassose e pittoresche manifestazioni folcloristiche,
Nel 1892 i bassifondi furono finalmente eliminati e fu popolate di draghi e figure mitologiche, che raccontano
creato un tranquillo parco in onore di Cristoforo Colom- storie di uomini, di figure leggendarie e della bellezza e
bo, in cui ora gli abitanti del quartiere si incontrano per potenza della Natura.
rilassarsi, giocare a mahjong, praticare il tai chi o suonare
musica tradizionale.
CALIFORNIA
OREGON
WASHINGTON
IDAHO
MONTANA
WYOMING
UTAH
ARIZONA
NEVADA
AGOSTO 2019
16 GIORNI E 14 NOTTI
ALL AMERICAN
la partecipazione è soggetta ad iscrizione
REPORT alla community “band of giroinfoto”.
ROAD TRIP
2019
ALL AMERICAN REPORT PROJECT
ALL AMERICAN
REPORT
TESSUTO SOCIALE
TESSUTO SOCIALE
Il significato del tweed
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
THOMAS TRUTH
Artista tra i più noti e affermati della scena internazionale, nelle 25 foto-
grafie di grande formato esposte nella PhotoGallery del MAST, accom-
pagna il visitatore alla scoperta di luoghi solitamente inaccessibili al
pubblico, mostrandoci uno spaccato del mondo sconosciuto che sta
dietro all’innovazione tecnologica.
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Thomas Struth
Modello in dimensioni reali /
Full-scale Mock-up 2, JSC, Houston, 2017
Inkjet print, 208,1 x 148,6 cm
© Thomas Struth
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Thomas Struth
Cappa chimica, Università di Edimburgo /
Chemistry Fume Cabinet, The University of Edinburgh, 2010
C-print, 120,5 x 166,0 cm
© Thomas Struth
Thomas Struth è divenuto celebre in tutto il mondo grazie alle sue fotografie di vedute urbane, ai ritratti
individuali e di famiglia, alle immagini di grande formato scattate nei musei e alle fotografie della serie
“Paradise”.
Negli ultimi anni ha affrontato e illustrato un tema nuovo: la scienza e la tecnologia.
Molte delle sue fotografie a soggetto scientifico e tecnologico, spesso di grande formato e composte
con minuziosa precisione, sembrano a prima vista ritrarre una gran confusione di oggetti, un caos. In
Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence Spectro-
meter, per esempio, il nostro sguardo si perde in un groviglio di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metal-
liche, rivestimenti plastici e dispenser di nastro adesivo.
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Per chi non è del mestiere, trovare un senso in questo bricolage appare praticamente impossibile.
Ci limitiamo dunque a osservare con curiosità, ma anche con una certa cautela, nel tentativo di compren-
dere il significato di questi accostamenti.
Ci appaiono estranei, insoliti e incoerenti come le fotografie della serie “Paradise”, scattate nella giungla.
Sappiamo solo che, in questo caso, non stiamo osservando una “natura primordiale”, bensì macchine,
dispositivi, installazioni di una tecnologia all’avanguardia; e li osserviamo esattamente come un tempo
abbiamo osservato e considerato la tigre di Blake, il mulino di Don Chisciotte, la “bestia di ferro” di Melville
e altre metafore attraverso le quali, nella letteratura dei secoli scorsi, sono stati rappresentati gli eccessi
dello spirito e della creazione umana.
Thomas Struth
Sorghum, Danforth Plant Science Center, St Louis 2017
Inkjet print, 159,8 x 221,6 cm
© Thomas Struth
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Thomas Struth
Golems Playground, Georgia Tech, Atlanta, 2013
C-print, 235,1 x 328,0 cm
© Thomas Struth
E così, euforici come Marinetti nel suo manifesto futurista o malinconici come Freud, che interpretava
come protesi ogni estensione tecnologica del corpo e della mente umana, descrivendola nei termini
dell’assenza e della perdita, noi esseri umani ci troviamo a fronteggiare i nostri stessi progressi, la nostra
evoluzione tecnica e tecnologica.
Con queste immagini, Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci
mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e ipertecnologiche, di nuovi sviluppi, ricerche, misu-
razioni e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure
mediato, faranno irruzione nella nostra vita e ne muteranno il corso.
Ne è un esempio la chirurgia robotica, l’intervento sul corpo realizzato con l’ausilio di un robot e di stru-
menti chirurgici manovrati a distanza, spesso minimamente invasivi. Deleghiamo la nostra autorità e
consegniamo i nostri corpi, fino a quel momento integri, alla scienza e alla tecnologia chirurgica.
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Thomas Struth
Spettrometro a incidenza radente /
Grazing Incidence Spectrometer, Max Planck IPP, Garching,
2010
C-print, 115,1 x 144,0 cm
Gli strumenti penetrano all’interno della persona attraverso il suo strato più superficiale, la pelle, sino a
raggiungerne i meccanismi più intimi.
Sottoporre il corpo a endoscopia osservandone le immagini in uno schermo significa scrutarne il lato più
recondito, agganciarlo alla grande macchina, imporgli una nuova forma di umiltà, e così facendo portare
a uno stadio ancora più avanzato la relazione tra uomo e macchina.
Sul versante tematico opposto, al livello 0 della Gallery, nella video proiezione Read This Like Seeing It for
the First Time del 2003, l’artista rappresenta il lavoro umano, la capacità propria dell’uomo di operare con
la massima precisione manuale e artistica.
Il video, che registra cinque lezioni di chitarra classica svolte da Frank Bungarten nell’Accademia musicale
di Lucerna, illustra l’interazione puntuale tra insegnante e studenti, lo scambio necessario tra insegna-
mento e apprendimento, tra il dare e il ricevere.
BOLOGNA
DAL 2 FEBBRAIO 2019 AL 22 APRILE 2019
Thomas Struth (nato nel 1954) è uno degli artisti più importanti
della sua generazione.
Negli anni Settanta è stato studente alla Kunstakadamie Düss-
eldorf, dove prima ha studiato pittura con Gerhard Richter, poi
fotografia con Bernd e Hilla Becher.
Insieme agli altri allievi dei Becher, tra cui Andreas Gursky, Tho-
mas Ruff e Candida Höfer, è stato uno dei protagonisti della co-
siddetta Scuola di Düsseldorf.
È divenuto celebre in tutto il mondo grazie alle sue fotografie di
vedute urbane, ai ritratti individuali e di famiglia, alle immagini
di grande formato scattate nei musei e alle fotografie della serie
“Paradise”.
Dal 2007 dopo aver visitato un enorme cantiere navale nell’isola
di Geoje in Corea del Sud, ha affrontato e illustrato un tema nuo-
vo: la scienza e la tecnologia.
Le sue opere sono nelle collezioni dei più importanti musei del
mondo.
Thomas Struth
Albero bronchiale con struttura di support /
Bronchial Tree with Support Structure, MMM, Wildau 2016
Inkjet print, 77,9 x 114,9 cm
© Thomas Struth
Thomas Struth
GRACE-Follow-On, veduta dal basso /
GRACE-Follow-On Bottom View, IABG, Ottobrunn, 2017
Inkjet print, 139,7 x 219,4 cm
© Thomas Struth
STORICO
Barbara lamboley
Adriana Oberto
Barbara Tonin
CARNEVALE
DI IVREA
Fabrizio Rossi
Fabrizio Rizzo
Nadia Laboroi
Cinzia Carchedi
Giulia Migliore
Manuel Monaco
Giancarlo Nitti
L’APERTURA
Adriana Oberto Photography
D OM E N I C A
6 GENNAIO
2019
Si apre, con la tradizionale pri-
ma uscita di Pifferi e Tamburi,
l’edizione 2019 dello Storico
Carnevale di Ivrea.
giorni
a n n o per tre
volge o
gn i per il
h e s i s c a r a t t erizza
ance c i ie
delle ar o che s gendar
t t a g li a a lt à u n event ni storico-leg o n ic a,
o la r e ba le è in re v o c a zio n a p ole
a c v a i e c a
la spet
t
o carne enso d all’epo
più per à , quest t orico, d edievali
iu t o a i
ell a c it t or t e o S po la r i m bolo di
Conosc li p iazze d a n te nel C m o sse po u g n aia, sim
rinc ip a ulm in s o m a M oni-
nelle p r im o niale, c o r ic h e: dalle e ll a Vezzos a , è la protag
sso c e s t d ic
comple epoche isorgimento. naggio oleon
e a diverse d e l R a s c e il perso d i o r ig ine nap
g i n
che att
in ai mot tale ch
e enerale
e t t e c e nto fino o risorgimen p a g n a ta dal G
dal S d
el perio , accom
d è p roprio n e ll a fe sta che ic o d’Itali
a.
E in a d più a n t
ed ero nevale
libertà il e del car del Carne
vale.
m m in d iz io n e
sta f e sta e del
ffi c ia le di que a c o n le note
izio u g li i
segna l’in si risve Piazza d
L’Epifania c it tà di Ivrea ri s u o nano in
la b u
mattino, ri e Tam
Di buon g li a mati Piffe dei
ra n ta n ti ro” c h e
s fi la ta musicale
“ ti con la le 2019
Città. a p p untamen d in o Genera
ata fitta
d i de l c it ta ivere i
Una giorn p ro c la mazione ie v a li fa cendo riv
la ed
tamburi, in abiti m
pifferi e e il s u o corteo
destà
con il Po
poredia.
fasti di E
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
Lo spirito dello Storico Carnevale vive, infatti, nella degli scarli e infine, l’intimo funerale del Carnevale:
rievocazione di un episodio di liberazione dalla esso si svolge seguendo un lungo cerimoniale
tirannide di un barone (storicamente riconosciuto articolato e complesso, disciplinato da un ben preciso
nel Marchese di Monferrato), che affamava la Città copione, in un arco temporale che si estende oltre i
e venne scacciato grazie alla ribellione di Violetta, la tre canonici giorni della festa.
figlia di un mugnaio che non volle sottostare allo ius Le fagiolate rionali, la Prise du Drapeau, le Alzate
primae noctis e che, uccidendolo, accese la rivolta degli Abbà, le zappate degli Scarli e la distribuzione
popolare. di polenta e merluzzo sono solo alcuni degli
appuntamenti disseminati dall’Epifania fino alla
Il programma della manifestazione carnevalesca va chiusura del Carnevale.
oltre i tre giorni della più conosciuta battaglia delle
arance. Momenti di unione e condivisione non solo per i
Infatti, gli appuntamenti iniziano con l’apertura del 6 protagonisti della manifestazione ma anche per tutti
gennaio fino alla conclusione del carnevale il 6 marzo. gli eporediesi e i turisti che vogliano avvicinarsi al
Ben tre mesi di evento storico-culturale colmo di Carnevale di Ivrea con tutti i suoi riti e le sue tradizioni
rievocazioni. definito patrimonio storico-culturale della Città di
La presentazione della Mugnaia del Sabato Grasso, Ivrea.
la tradizionale sfilata del Corteo Storico, i fuochi
artificiali, la Battaglia delle Arance, l’abbruciamento
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
PIFFERI E TAMBURI
Ore 08:30, in Piazza di Città si riuniscono diverse Originariamente il gruppo era composto da un
migliaia di persone in attesa dei Pifferi e Tamburi drappello di suonatori, di soli tre o quattro pifferi
partano con il loro corteo di apertura del Carnevale. e di altrettanti tamburini, taluni in borghese,
schierati in modo apparentemente casuale, ma nel
Ed ecco l’attacco, alle 09:00 si muove la marcia al 1908, nell’edizione del centenario del Carnevale si
suono dei pifferi in legno di bosso, armonicamente contavano, oltre al mazziere, cinque pifferi, cinque
accompagnati dai tamburi e in coda la “timbala”, tamburini, un portatore di grancassa ed il suo
una grancassa storicamente in dotazione agli eserciti battitore.
sabaudi che tiene il tempo.
La sfilata percorrerà per tutta la mattinata le vie Col passare del tempo l’organico aumentò, fino a
cittadine del centro storico di Ivrea. che, negli anni successivi alla prima guerra mondiale
si raggiunse il numero di sei-otto pifferi e altrettanti
Il gruppo dei Pifferi e Tamburi della Città di Ivrea tamburini, oltre ai due addetti alla grancassa.
derivano dall’antica tradizione seicentesca dei Tale organico è rimasto sostanzialmente invariato
carnevali rionali, riconoscendosi nell’inquadramento sin quasi ai nostri giorni e attualmente si annoverano
delle bande militari che accompagnavano quindici pifferi, altrettanti tamburini, il portatore ed il
anticamente gli eserciti lungo le campagne d’Europa. suonatore della grancassa.
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
Le sonate che compongono il repertorio musicale e seguiti da eporediesi e visitatori a loro seguito,
della sfilata, nella maggior parte, traggono ispirazione di anno in anno in crescita fino a ormai migliaia di
dalle marce dell’esercito piemontese di Emanuele persone di tutte le età.
Filiberto, dello Stato Sabaudo nel XVI secolo. Sul verbale che riporta i momenti salienti della
cerimonia è stato riportato che “senza le musiche di
A queste, successivamente , si sono aggiunte le questo preziosissimo gruppo, il Carnevale eporediese
“monferrine”, gaie e vivaci danze popolari piemontesi, non potrebbe avere inizio, né conclusione”.
alcune marce tipiche del periodo napoleonico e altre
musiche di origine risorgimentale, riconoscendo Essi sono “un patrimonio a cui tutti gli eporediesi e
l’intero repertorio parte fondamentale del patrimonio i canavesani sono legati con grande sentimento di
culturale della tradizione etnomusicale piemontese. affetto, identificazione e soprattutto di riconoscimento
per quelle radici che furono dei loro antenati e che
E’ così che i Pifferi e Tamburi rimangono una rappresentano ancora oggi, riempiendosi di orgoglio”.
componente fondamentale del Carnevale, amati
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
Barbara
Adriana
Lamboley
Oberto Photography
STORICO
CARNEVALE
DI IVREA
Gli appuntamenti però sono molti e i giorni “clou” di questa edizione saranno la serata di sabato del 2 marzo
con la presentazione della Vezzosa Mugnaia dal balcone del Municipio in Piazza di Città alle ore 21 e i tre
giorni successivi, domenica 3, lunedì 4 e martedì 5 marzo: giorni in cui il Corteo Storico e la Battaglia delle
Arance animeranno e coinvolgeranno tutta la città di Ivrea in una manifestazione ricca di
storia, tradizione, spettacolo, emozioni e grandi ideali.
Scopriamo il calendario completo quindi:
PRESENTA
BAND OF
GIROINFOTO
La community dei fotonauti
[Link] project
ORINO
ITALIA
ALL AMERICAN
REPORT
STORIES
GIROINFOTO MAGAZINE
COME FUNZIONA
Il magazine promuove l’identità territoriale delle locations trattate, attraverso un progetto finalizzato a coinvolgere chi è appassionato di fotografia con
particolare attenzione all’aspetto caratteristico-territoriale, alla storia e al messaggio sociale.
Da un’analisi delle aree geografiche, si individueranno i punti di forza e di unicità del patrimonio territoriale su cui si andranno a concentrare le nume-
rose attività di location scouting, con riprese fotografiche in ogni stile e l’acquisizione delle informazioni necessarie per descrivere i luoghi.
Ogni attività avrà infine uno sviluppo editoriale, con la raccolta del materiale acquisito editandolo in articoli per la successiva pubblicazione sulla
rivista.
Oltre alla valorizzazione del territorio e la conseguente promozione editoriale, il progetto “Band of giroinfoto” offre una funzione importantissima, cioè
quella aggregante, costituendo gruppi uniti dalla passione fotografica e creando nuove conoscenze con le quali si potranno condividere esperienze
professionali e sociali.
Il progetto, inoltre, verrà gestito con un’ottica orientata al concetto di fotografia professionale come strumento utile a chi desidera imparare od evol-
versi nelle tecniche fotografiche, prevedendo la presenza di fotografi professionisti nel settore della scout location.
I partecipanti non hanno età, può aderire anche chi non pos-
Condividi
siede attrezzatura professionale o semi-professionale.
Partecipare è semplice:
Invia a events@[Link] una mail con una fototesse-
ra, i dati anagrafici, il numero di telefono mobile e il grado
Divertiti
di preparazione in fotografia. L’organizzazione sarà felice di
accoglierti.
Pubblica
PIANIFICAZIONE DEGLI INCONTRI PUBBLICAZIONE ARTICOLI
Con il tuo numero di telefono parteciperai ad uno dei gruppi Watsapp, Ad ogni incontro si affronterà una tematica diversa utilizzando diverse
dove gli incontri verranno comunicati con minimo dieci giorni di anticipo, tecniche di ripresa.
tranne ovviamente le spedizioni complesse in Italia e all’estero.
Tutto il materiale acquisito dai partecipanti, comprese le informazioni sui
Gli incontri ufficiali avranno cadenza di circa uno al mese. luoghi e i testi redatti, comporranno uno o più articoli che verranno pubbli-
Gli appuntamenti potranno variare di tematica secondo le esigenze cati sulla rivista menzionando gli autori nel rispetto del copyright.
editoriali aderendo alle linee guida dei diversi progetti in corso come per
esempio Street and Food, dove si andranno ad affrontare le tradizioni La pubblicazione avverrà anche mediante i canali web e socialnetwork
gastronomiche nei contesti territoriali o Torino Stories, dove racconteremolegati al brand Giroinfoto magazine.
le location di torino e provincia sotto un’ottica fotografia e culturale.
SEDE OPERATIVA
La sede delle attività dei working group di Band of Giroinfoto, si trova a Torino.
Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incontri avranno origine nella città e nel circondario.
Fatta eccezione delle spedizioni all’estero e altre attività su tutto il territorio italiano, ove sarà possibile organizzare e
coordinare le partecipazioni da ogni posizione geografica, sarà preferibile accettare nei gruppi, persone che risiedono
in provincia di Torino.
Nel gruppo sono già presenti membri che appartengono ad altre regioni e che partecipano regolarmente alle attività di
gruppo, per questo non negheremo la possibilità a coloro che sono fermamente interessati al progetto di partecipare,
alla condizione di avere almeno una presenza ogni 6 mesi.
IN MEMORIA
IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO
Auschwitz rappresenta nell’immaginario collettivo il lager per eccellenza – il
campo prima di reclusione e poi di sterminio, in cui i Nazisti portarono avanti
la “soluzione finale alla questione ebraica” (l’annientamento di tutti gli Ebrei).
Ma nei vari campi che formavano la rete del lager di Auschwitz non perirono
solo ebrei: c’erano, tra gli altri, prigionieri politici, quelli considerati asociali
(ne facevano parte i ROM), i prigionieri di guerra sovietici, i criminali comuni, i
testimoni di Geova e gli omosessuali.
Della rete del lager facevano parte numerosi campi; oltre ad Auschwitz I (il
campo di concentramento) e Auschwitz II (il campo di sterminio di Birkenau),
c’erano il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III) e altri 45 sottocampi,
tutti situati nelle vicinanze.
Auschwitz I e Birkenau fanno parte del memoriale voluto dal governo polacco
nel 1947 e diventato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1979.
Il campo di Auschwitz I era in origine un complesso di caserme.
Il campo di Birkenau divenne operativo nel 1941, cosidetta Judenrampe), sul quale, dalla primavera
presso il toponimo polacco di Brzezinka, che 1942 al Maggio 1944, vennero effettuati i trasporti
significa “campo di betulle”. di Ebrei, Polacchi e Rom deportati al Campo.
Sulla Judenrampe gli Ebrei appena giunti venivano
Era un campo immenso, della superficie di circa 2,5 sottoposti alla selezione da parte dei medici delle
Km per 2, e composto da vari settori, con costruzioni SS.
in diversi materiali (le prime erano ex stalle per
i cavalli), molte senza fondamenta. Il terreno è Il campo di concentramento di Auschwitz venne
acquitrinoso e si diventa facilmente un pantano – liberato il 27 gennaio 1945 dalle truppe sovietiche.
sembra uno scherzo del destino: un luogo pieno Furono trovati circa 7.000 prigionieri ancora in vita.
d’acqua dove però ci sarà sempre scarsità di acqua Inoltre, furono rinvenuti migliaia di indumenti
potabile per i prigionieri. abbandonati, oggetti vari che possedevano i
prigionieri prima di entrare nel campo e otto
Dal 1942 il campo diventa, a tutti gli effetti, un campo tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il
di sterminio: qui si trovavano quattro camere a gas trasporto.
con annessi forni crematori. Uno studio calcola che almeno 960.000 morti
Sul terreno di Birkenau si trova anche il monumento furono ebrei su 1,1 milioni di decessi totali.
in memoria delle vittime del Campo. Il 1 novembre 2005, durante la 42° riunione plenaria
Nel 2005 venne aggiunta la commemorazione di dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la data
due luoghi tragici legati alla storia della deportazione del 27 novembre venne designata come ricorrenza
e dello sterminio: il terreno dove si trovava la prima annuale per commemorare le vittime dell’Olocausto
camera a gas e il binario morto della ferrovia (la ed è conosciuta come Giorno della Memoria.
Barbara
Adriana
Lamboley
Oberto Photography
UN GIORNO A
La prima volta che arrivi ad Oświęcim ti cambia la vita. O, col treno direttamente ad Auschwitz – Birkenau), ma
per dirla più adeguatamente, cambia il modo in cui guardi l’atmosfera è ugualmente oppressiva.
al mondo e pensi a te stessa. Il campo era circondato da una doppia fila di filo spinato
elettrificato, con torrette di guardia ad intervalli regolari.
Sono arrivata al campo di concentramento di Auschwitz
in una giornata di sole di un paio di anni fa, sono passata Gli edifici del campo sono in calcestruzzo e mattoni;
sotto la famigerata scritta e mi sono ritrovata indietro nel alcuni, originariamente ad un piano, furono ampliati dai
tempo. prigionieri stessi.
La vedete la B della scritta? A prima vista non sembrano poi così male: il campo
Si dice che il prigioniero polacco che la eseguì, l’avesse nasceva come caserma militare; gli edifici sembrano
saldata apposta al contrario in segno di protesta, cosa solidi; ci sono anche aree per lo sport e una piscina che
che gli sarebbe potuta costare la vita, ma sopravvisse. i prigionieri useranno poi per approvvigionarsi di acqua.
BOUCHONS
Barbara Lamboley photography
Adriana Oberto Photography
UN GIORNO A
UN GIORNO A
Auschwitz – Birkenau colpisce perché sembra di toccare Ovviamente non mancavano le baracche “speciali”, come
con mano la tragedia. quella dove venivano tenuti i bambini, molti dei quali
I binari del treno sono ancora lì, così come è stata gemelli e vittime degli esperimenti del famigerato dott.
conservata una delle carrozze merci con le quali venivano Mengele, oppure quella dove venivano tenute le donne
trasportati i prigionieri. ritenute non più abili al lavoro e destinate alle camere a
gas: aspettavano il loro turno per giorni senza acqua né
Le baracche di legno o di muratura erano a un solo piano, cibo, e molte morivano lì dove erano state rinchiuse.
con un camino ad uno dei lati corti, da cui partiva una
canalina di mattoni con aperture multiple per distribuire il C’erano anche le baracche per donne e bambini, che
calore nelle baracche. avevano disegni sulle pareti che attestavano ad una vita
“normale” nei campi.
Quelle di mattoni avevano rozzi ripiani di legno su cui
dormivano i prigionieri. Al fondo c’erano le latrine.
BOUCHONS
Barbara Lamboley photography
UN GIORNO A
Al campo c’erano quattro forni crematori, che furono distrutti dai nazisti
nei giorni precedenti la liberazione del campo. Le ceneri venivano gettate
nelle adiacenti zone acquitrinose. Una lapide ne ricorda il luogo e gli ebrei vi
depongono piccole pietre bianche.
Grido di disperazione
ed ammonimento all’umanità
sia per sempre questo luogo
dove i nazisti uccisero
circa un milione e mezzo di
uomini, donne e bambini,
principalmente ebrei,
da vari paesi d’Europa.
Auschwitz – Birkenau
1940 – 1945
BOUCHONS
Barbara Lamboley photography
Adriana Oberto Photography
Valcava
Autore: Sergio Agrò
Luogo: Valcava (LC)
[Link]
APPASSIONATI A NOI
PHOTO
TRAVEL
MAGAZINE
[Link]