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Il numero 31 di Giroinfoto Magazine offre una panoramica sul mondo della fotografia di viaggio, incoraggiando la condivisione di esperienze e immagini da parte di appassionati e professionisti. Include articoli su diverse località, come Ploumanac'h in Bretagna e una mostra dedicata a W. Eugene Smith su Pittsburgh. La rivista si propone come un punto di riferimento per la cultura fotografica, offrendo spazi per la pubblicazione di contenuti da parte dei lettori.

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Il numero 31 di Giroinfoto Magazine offre una panoramica sul mondo della fotografia di viaggio, incoraggiando la condivisione di esperienze e immagini da parte di appassionati e professionisti. Include articoli su diverse località, come Ploumanac'h in Bretagna e una mostra dedicata a W. Eugene Smith su Pittsburgh. La rivista si propone come un punto di riferimento per la cultura fotografica, offrendo spazi per la pubblicazione di contenuti da parte dei lettori.

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N.31 - 2018 Maggio [Link].

com

HDR O TONEMAPPING
La differenza
N. 31 - 2018 | MAGGIO , Gienneci Studios Editoriale. [Link]

SACRA DI [Link] IRAN PALERMO


STORIE E LEGGENDE POPOLO DI EMOZIONI IL DUOMO
Redazionale Di Cinzia Marchi Di Paolo Buccheri

Photo cover by Giancarlo Nitti


WEL
COME

31
[Link]
MAGGIO 2018
3
la redazione | Giroinfoto Magazine

fotografare
e viaggiare
due passioni un’ unica esperienza

Benvenuti nel mondo di Giroinfoto magazine©.


Una finestra sul mondo da un punto di vista privilegiato, quello fotografico, con cui ammirare e lasciarsi coinvolgere
dalle bellezze offerte dal nostro pianeta.
Una lettura attuale e innovativa, che accoglie, oltre i migliori professionisti della fotografia da reportage, anche le
immagini e le esperienze di chiunque sia appassionato di viaggi e fotografia.
Con i luoghi più interessanti e curiosi, gli itinerari più originali, le recensioni più vere e i viaggi più autentici, Giroinfoto
magazine ha come obiettivo, essere un punto di riferimento per la promozione della cultura fotografica in viaggio e
la condivisione di migliaia di luoghi e situazioni sparsi per il nostro pianeta.
Uno strumento per diffondere e divulgare linguaggi, contrasti e visioni in chiave professionale o amatoriale, in una
rassegna che guarda il mondo con occhi artistici e creativi, attraversando una varietà di soggetti, luoghi e situazioni,
andando oltre a quella “fotografia” a cui ormai tutti ci siamo fossilizzati.
Uno largo spazio di sfogo, per chi ama fotografare e viaggiare, dove è possibile pubblicare le proprie esperienze di
viaggio raccontate da fotografie e testi, indipendentemente dal valore professionale dell'autore.
Una raccolta di molteplici idee e progetti di viaggio, frutto delle esperienze e lavori eseguiti da esperti nel settore del
reportage fotografico, che hanno saputo confrontarsi con le condizioni climatiche e socio-politiche, con le difficoltà
imposte dalla natura, per catturare l'immagine e la spontaneità selvaggia della stessa.
Troverete anche articoli tecnici, dove prendere spunto per ottenere scatti sempre perfetti e con idee sempre nuove
per rendere le fotografie più interessanti.

[Link]© , con la sua rivista e la sua rete web è la più grande community di foto-viaggiatori che accoglie
chiunque voglia condividere le proprie esperienze di viaggio o semplicemente farsi coinvolgere dai racconti pubblicati.

Director of [Link]
Giancarlo Nitti

Giroinfoto Magazine nr. 31


5

ANNO IV n. 31
DIRETTORE RESPONSABILE
Giroinfoto ti risponde
HEAD PROJECT MANAGER
Giancarlo Nitti

CAPO REDAZIONE
Paolo Buccheri Uno spazio dedicato alle vostre curiosità e domande.
Vuoi chiederci qualcosa?
SEGRETERIA DI REDAZIONE E REVISIONE Scrivi a: redazione@[Link]
Silvia Belotti

CAPI SERVIZIO
Luca Biolcati Rinaldi
Giroinfoto ti pubblica
REDATTORI E FOTOGRAFI
Giancarlo Nitti
Redazione
Luca Biolcati Rinaldi
Redazione Diamo spazio a chi ama la fotografia e il viaggio,
Cinzia Marchi pubblicando articoli e foto dei nostri lettori.
Reporter Giroinfoto
Paolo Buccheri Inviaci il tuo materiale richiedendo di pubblicarlo.
Reporter Giroinfoto
Scrivi a: redazione@[Link]

LAYOUT E GRAFICHE
Gienneci Studios
Giroinfoto ti accoglie
PER LA PUBBLICITÀ:
Gienneci Studios, Via [Link], 135
Milano - 20086 Motta Visconti.
info@[Link] - hello@[Link] Visita la pagina Facebook di Giroinfoto, clicca mi
piace e partecipa ai gruppi di discussione sulle
DISTRIBUZIONE: singole location.
Gratuita, su pubblicazione web on-line di
[Link] e link collegati.
Vogliamo sentire anche la tua opinione e sarà un
piacere accoglierti nella nostra community.
CONTATTI
email: redazione@[Link]
Informazioni su [Link]:
hello@[Link] data di uscita
20 Maggio 2018

fotografare
Questa pubblicazione è ideata e realizzata da Gienneci
Studios Editoriale.
e v ia gg iare
Tutte le fotografie, informazioni, concetti, testi e le
grafiche sono di proprietà intellettuale della
Gienneci Studios © o di chi ne è fornitore diretto(info due passioni
su [Link]) e sono tutelati dalla legge in tema
di copyright. Di tutti i contenuti è fatto divieto riprodurli un’ unica esperienza
o modificarli anche solo in parte se non da espressa e
comprovata autorizzazione del titolare dei diritti.

Giroinfoto Magazine nr. 31


INSIDE
Giroinfoto Magazine

38 31

10
80

64
26

Indice
10 PLOUMANAC'H
Bretagna
Giroinfoto Scout Location
58
26 EUGENE SMITH
Pittsburgh
Ritratto di una città industriale
Redazionale

38 SACRA DI [Link]
Storie e leggende
A cura di Luca Biolcati e Giancarlo Nitti

58 HDR O TONEMAPPING
La differenza 92 FOTO EMOZIONI
Le foto scelte da Giroinfoto
Giroinfoto school Questo mese con:

64 IRAN
Popolo di emozioni
Mario Di Martino
Marco Mincarelli
A cura di Cinzia Marchi

80 PALERMO
Il Duomo
A cura paolo Buccheri
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SU GIROINFOTO MAGAZINE
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Un modo divertente e
coinvolgente per condividere le
tue emozioni.

240 121 61 93
VI PRESENTIAMO

I NOSTRI
NUMERI Articoli totali Articoli pubblicati Nuovi Foto singole
sul magazine dagli utenti Reporters pubblicate

E' con orgoglio che Copertura degli articoli sui continenti


pubblichiamo le sta-
tistiche e i volumi qui
presenti relativi alle
analisi aggiornate al
mese di:

Maggio 2018
109 33 8 21 13 1
ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI ARTICOLI

4% 77%

16% 0,5%
1,5%
91.935 8.288
1% Letture totali Copertura media
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10

PLOUMANAC'H
E il suo faro

BRETAGNA,
Un piccolo centro portuale, ma una delle più
famose località della Côte de Granit Rose,
la celebre costa sulla Manica della Bretagna
settentrionale con la caratteristica della
dominante rosa delle sue rocce.
Appartiene al distretto di Perros-Guirec, nel
dipartimento delle Côtes-d'Armor e nella
provincia storica del Trégor.

Nell'area di Pointe de Squewel sorge il faro


chiamato in lingua bretone Mean ruz, ovvero
"pietra rossa", inserito nelle enormi formazioni
rocciose in granito “rosa” modellate dai venti,
dalle piogge e dalle maree.

Giroinfoto Magazine nr. 31


Giroinfoto Magazine 09

S C O U T L O C AT I O N

Giancarlo Nitti Photography


12

1 2 3
GEOGRAFIA PERIODO CONTENUTI
Europa Permanente. Panoramia
Francia Storico.
Bretagna
Perros-Guirec

Giroinfoto Magazine nr. 31


13

4 5 6
FOTOGRAFIA NOTE SCOUTING
Fotografia Accesso libero Questa scout location
documentale, e le fotografie sono
Landscape. state realizzate nel
mese di Luglio 2014
da Giancarlo Nitti.

Giroinfoto Magazine nr. 31


14

Faro di Ploumanac'h
Il faro di Ploumanac'h, conosciuto anche come faro di
Mean Ruz, nella Costa di Granito Rosa, fu realizzato
nel 1948 su progetto degli ingegneri Auffret e Dujardin
al posto di un faro preesistente del 1860.

l faro è costruito in granito rosa e si presenta


come una torre piramidale, che raggiunge
un'altezza di circa 15 metri.
Il faro si eleva a 26 metri dal mare e la sua
portata è di 11 miglia marine.

Il 22 gennaio 1856 fu presentata da un


ingegnere al prefetto delle Côtes-du-Nord,
una petizione firmata da numerosi abitanti di
Perros-Guirec e Trégastel, che richiedevano
la costruzione di un faro nel villaggio di
Ploumanac'h.
Il progetto iniziale prevedeva la costruzione
del faro in cima al Castel Braz, davanti alla
spiaggia della Bastiglia, ma la commissione
nautica optò per la roccia detta Mean Ruz
("roccia rossa" in lingua bretone) e Il progetto
fu approvato il 22 settembre 1858.
Nell'agosto 1860 la torre sin qui eretta fu
dotata di una illuminazione di color rosso.

Il faro originale, fu distrutto nel 1944 dalle


truppe tedesche, e nell'ottobre 1948, fu quindi
costruito un nuovo faro dalla ditta Martin e
Fratelli di Lannion, che seguì i progetti degli
architetti Auffret e Hardion.

Giroinfoto Magazine nr. 31


15

Giancarlo Nitti photography


Giroinfoto Magazine nr. 31
16

Granito Rosa
Situati tra le spiagge di Trestraou e di Saint-Guirec, gli enormi ammassi di granito rosa di Ploumanac’h sono conosciuti
in tutto il mondo.
La loro origine risale a 300 milioni di anni fa e oggi si estendono su una superficie di più di 25 ettari formando uno
scenario grandioso.
Dichiarato patrimonio nazionale e proprietà del Conservatorio del litorale, l’Ente francese deputato alla salvaguardia
delle coste, questo sito, che accoglie ogni anno più di un milione di visitatori è sicuramente una tappa obbligata per gli
amanti dei panorami e dei fotografi appassionati di panoramia.
Questi disordinati ammassi rocciosi prendono forme interessanti ed alcuni sono anche nominati come il Cappello di
Napoleone, la Capanna degli Innamorati, il Fungo…
I più imponenti raggiungono un’altezza di più di venti metri.

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Giroinfoto Magazine 15 17

Giroinfoto Magazine nr. 31


18

Giroinfoto Magazine nr. 31


19

Giancarlo Nitti photography

Giroinfoto Magazine nr. 31


20

Il Trekking

Un percorso mozzafiato
Nel 1907 è stato inaugurato il Sentiero dei Do-
ganieri che rappresenta il percorso ideale per
scoprire la Pointe de Ploumanac’h e i suoi sug-
gestivi blocchi scolpiti dalla natura.

Bisognerà considerate una mezza giornata di


cammino per percorrere tutto il circuito costie-
ro, reputato uno dei principali e affascinanti siti
naturali della regione, così come Cap Fréhel e la
Pointe du Raz.

Al tramonto, il rosa del granito prende sfuma-


ture arancio donando delle dominanti naturali e
un panorama meraviglioso.

Giroinfoto Magazine nr. 31


21

Giancarlo Nitti photography

Giroinfoto Magazine nr. 31


22

Giroinfoto Magazine nr. 31


23

Giancarlo Nitti photography

Giroinfoto Magazine nr. 31


24

Mean ruz

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25

Ploumanac'h
Giroinfoto Magazine nr. 31
26

[Link] Smith, USA, 1918-1978


Forgiatore / Steelworker, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
23.49 x 33.34 cm
Gift of Vira I. Heinz Fund of the Pittsburgh
Foundation
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

William Eugene Smith


PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE
Redazionale a cura di Giancarlo Nitti

La Fondazione MAST, presenta per la prima volta in Italia una mo-


stra interamente dedicata all’opera che il fotografo americano
W. Eugene Smith (1918-1978) ha realizzato a partire dal 1955 su
Pittsburgh, (Pennsylvania, USA), la città industriale più famosa del
primo Novecento.

[Link], BOLOGNA,
16 MAGGIO – 16 SETTEMBRE 2018
via Speranza 42, Bologna
[Link]
Ingresso gratuito
Orari di apertura
Martedì - Domenica 10.00 - 19.00

Giroinfoto Magazine nr. 31


27

PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

W. Eugene Smith

Biografia Era un fotografo difficile, il suo modo di portare avanti


le commissioni ricevute era complesso, tortuoso, non
William Eugene Smith, fotografo statunitense, nasce a Wi- consegnava mai un lavoro in tempo, non era mai sod-
chita, nel Kansas, il 30 dicembre 1918. disfatto del layout delle immagini, dell’impaginazione,
Cominciò a fotografare appena sedicenne, ma dei suoi la- dell’intensità delle foto stampate, delle didascalie,
vori in tenera età non rimase traccia perchè fu lui stesso dell’intera presentazione della story, come si diceva.
distruggerli anni dopo, in una crisi di autocritica. Si liberò dal sistema degli incarichi, dal lavoro dipen-
Pochi anni dopo, iniziò a collaborare con il giornale locale dente, alla ricerca di maggiore profondità, autenticità,
e nel 1936, fu ammesso alla Notre Dame University, dove verità, sospinto dal desiderio di trovare l’assoluto, di
frequentò un corso di fotografia istituito appositamente per essere davvero pronto e presente nei rarissimi attimi in
lui, ma solo dopo un anno abbandonò la scuola trasferen- cui la verità della vita si manifesta nelle apparenze del
dosi a New York. mondo.
Iniziò a collaborare con il settimanale Newsweek, da cui fu
allontanato per aver rifiutato di lavorare con le macchine La rottura con la stampa, con le riviste, con i media,
Graphic 4x5 ma continuando a fotografare come freelance rappresentò una cesura nella sua vita e da ultimo
per altre riviste importanti degli Stati Uniti. anche una rottura con la famiglia, con la moglie Car-
Nel 1939 viene ingaggiato dalla rivista Life, con cui inizia men Martinez e con i quattro figli.
una collaborazione che lo porterà, nel 1944, a ricoprire l'in- Si trovò di fronte a un grande bivio personale e profes-
carico come fotografo di guerra il teatro bellico del Pacifico: sionale: fu costretto a vendere la sua casa a Croton-
alcune delle immagini scattate durante queste operazioni on-Hudson, N.Y. e si trasferì a New York, dove andò ad
divennero vere e proprie icone della seconda guerra mon- abitare in uno loft all’interno di un edificio in cui suo-
diale e dimostrarono la capacità di Smith di raccontare la navano jazz, sulla Avenue of the Americas, dalle parti
storia in fotografia. del tratto meridionale della Ventesima strada, in quello
Il 23 maggio 1945 venne ferito al volto dall'esplosione di che un tempo era il Flower District di Manhattan.
una granata: nei due anni successivi fu costretto a dolorosi Ad acuire il suo isolamento gli giunse la richiesta di
interventi e a una lunga riabilitazione, in un periodo in cui realizzare, nel giro di un paio di mesi, tra le 80 e le 100
si domandò più volte se avrebbe mai ripreso a fotografare. foto della città di Pittsburgh.
Nel 1947, riprese l'attività al giornale e in pochi anni diven- L’incarico si trasformò gradualmente nel progetto più
tò, insieme a Margaret Bourke-White, uno dei grandi eroi ambizioso della sua vita, e poi nel suo fallimento più
del reportage e del saggio fotografico. doloroso. Invece che per un paio di mesi, Smith con-
Il medico di campagna, Vita senza germi, Il villaggio spa- tinuò a fotografare per due o tre anni, rimanendo poi
gnolo, La levatrice, Charlie Chaplin al lavoro, Il regno della impegnato per il resto della vita in innumerevoli ten-
chimica e Un uomo compassionevole sono, oggi come allo- tativi di produrre, a partire dai quasi 20.000 negativi
ra, tra i servizi più celebri che siano mai stati realizzati per e 2.000 masterprints, il grande colpo, il libro definitivo
riviste illustrate. su Pittsburgh, la città industriale più famosa del primo
Sequenze di fotografie che intendevano trasmettere un si- Novecento.
gnificato di per sé, le fotografie di W. Eugene Smith andava- In questo progetto W. Eugene Smith lottò per rappre-
no molto oltre i consueti reportage fotografici. sentare l’assoluto. Ben lungi dall’accontentarsi di
Le sue immagini erano buie, a volte perfino cupe, molto ca- documentare il mondo, si propose di catturare, affer-
riche, non intendevano descrivere il mondo ma contenerlo, rare, almeno in alcune immagini, niente di meno che
non riprodurlo ma, per così dire, darlo alla luce loro stesse. l’essenza stessa della vita umana.
Al culmine della sua fama di fotografo per riviste, dopo soli Grazie all'interessamento di Ansel Adams, ottenne nel
sette anni di impiego a tempo pieno per “Life” 1976 una cattedra all'Università dell'Arizona, ma una
– seguiti da un altro paio d’anni di lavoro su commissione grave forma di diabete lo portò prima al coma e suc-
– nel 1954, W. Eugene Smith abbandonò tutto e lasciò la cessivamente alla morte, che lo colse nel 1978.
rivista per un diverbio.

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PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

W. Eugene Smith, USA, 1918-1978


Ragazza accanto a un parchimetro, Camera di commercio di Shadyside,
Walnut Street / Girl leaning on a parking meter, Shadyside Chamber of
Commerce carnival, Walnut Street, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
33.66 x 22.22 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Sergio Agrò photography

Giroinfoto Magazine nr. 31


29

PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

Dobbiamo a W. Eugene Smith, fotografo pressoché folle,


uno dei ritratti di città più grandiosi e alcune delle foto-
grafie più profondamente umane che si conoscano, nono-
stante egli abbia lottato invano per vent’anni della sua vita
per passare dalla rappresentazione al quadrato nero (come
Malevič), dall’immagine alla reliquia, dall’effimero alla ve-
rità.

Nella storia della fotografia nessuno mai aveva tentato


questa impresa con una tale tormentosa veemenza: Smith
non voleva rappresentare il sangue, lui cercava il sangue.

La mostra
W. Eugene Smith, USA, 1918-1978
La mostra presenta nella Photogallery del Mast a Bologna Bambini che giocano tra Colwell Street e Pride Street, Hill District /
Children playing at Colwell and Pride Streets, Hill District, 1955-1957
circa 170 stampe vintage della collezione del Carnegie Mu- Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
seum of Art di Pittsburgh ed è curata da Urs Stahel. 34.61 x 23.18 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection
© W. Eugene Smith / Magnum Photos
A cento anni dalla nascita di uno dei protagonisti della foto-
grafia mondiale, la mostra al MAST presenta una selezione
ricca e significativa del lavoro su Pittsburgh, che W. Eugene
Smith ha realizzato lasciandoci il ritratto grandioso e au-
tentico di questa dinamica città americana al culmine del
suo sviluppo economico e alcune delle immagini più pro-
fondamente umane nella storia della fotografia.

L’esposizione al MAST, a cura di Urs Stahel, propone il nu-


cleo principale di questo lavoro magnifico e sofferto: 170
stampe vintage provenienti dalla collezione del Carnegie
Museum of Art di Pittsburgh sulla città e insieme sull’A-
merica degli anni cinquanta, tra luci, ombre e promesse di
felicità e progresso.

Il progetto, considerato da Smith l’impresa più ambiziosa


della propria carriera, segnò un momento di svolta nella vita
professionale e personale del fotografo.

A trentasei anni, dopo i successi e la notorietà


ottenuti documentando come fotoreporter alcuni dei princi-
pali avvenimenti della seconda guerra mondiale per “Life”,
Smith decise di chiudere con la rivista e con i mal tollerati
vincoli imposti dai media per dedicarsi alla fotografia con W. Eugene Smith, USA, 1918-1978
Area residenziale / City Housing, 1955-1957
una maggiore libertà espressiva. Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
33.97 x 26.67 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Giroinfoto Magazine nr. 31


30

Giroinfoto Magazine nr. 31


31

W. Eugene Smith, USA, 1918-1978


Operaio di un’acciaieria che prepara le bobine / Mill Man Loading
Coiled Steel, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
22.86 x 34.61 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Giroinfoto Magazine nr. 31


32

W. Eugene Smith, USA, 1918-1978


Edilizia residenziale / Housing & Construction, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
33.34 x 25.40 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection
© W. Eugene Smith / Magnum Photos
Giroinfoto Magazine nr. 31
33

PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

W. Eugene Smith, USA, 1918-1978


Stabilimento National Tube Company, U.S. Steel Corporation,
McKeesport, e ponte ferroviario sul fiume Monongahela / National
Tube Company works, U.S. Steel Corporation, McKeesport, and Union
Railroad Bridge over the Monongahela River, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
22.86 x 34.29 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Come spiega Urs Stahel, “W. Eugene Smith lottava per scita dell’industria siderurgica e in particolare delle sue
rappresentare l’assoluto. acciaierie, che garantivano lavoro e attiravano operai
da tutto il mondo.
Ben lungi dall’accontentarsi di documentare il mondo,
voleva catturare, afferrare, almeno in alcune immagini, Smith rimase affascinato dalla città dell’acciaio, dai
niente di meno che l’essenza stessa della vita umana.” volti dei lavoratori, dalle sue strade, dalle fabbriche, da-
Il primo incarico che Smith accettò fu di realizzare in gli infiniti particolari e dalle contraddizioni del tessuto
un paio di mesi un centinaio di fotografie su Pittsburgh sociale, registrandoli meticolosamente per comporre il
per una pubblicazione celebrativa sul bicentenario del- ritratto di una città a tutto tondo.
la sua fondazione.
Questo semplice mandato si trasformò così in uno dei
La città era in pieno boom economico grazie alla cre- progetti più importanti della sua vita.

Giroinfoto Magazine nr. 31


34

[Link] Smith, USA, 1918-1978


Acciaieria / Steel mill, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
34.29 x 22.86 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection,
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Giroinfoto Magazine nr. 31


35

[Link] Smith, USA, 1918-1978


Operaio in un’acciaieria / Workman in Mill, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
33.97 x 23.49 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Giroinfoto Magazine nr. 31


PITTSBURGH
RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

In circa tre anni realizzò instancabilmente 20.000 ne- cazione di un intero libro su Pittsburgh.
gativi, 2.000 masterprint e per tutta la vita cercò, sen-
za riuscirci mai completamente, di produrre il saggio La selezione di immagini esposta nella PhotoGallery
definitivo che avrebbe rivelato l’anima della città sen- del MAST offre un quadro intenso e rappresentativo
za lasciare fuori nulla, un’opera senza precedenti nella di questo progetto di cui lo stesso Smith, riconoscendo
storia della fotografia. le difficoltà incontrate nel comporre in un’unica opera i
Solo una piccola parte di questo lavoro venne cono- contrasti di una città così complessa, affermava:
sciuto dal grande pubblico, tramite il “Photography “Penso che il problema principale sia che non c’è fine
Annual” del 1959, l’unica rivista su cui Smith accettò ad un soggetto come Pittsburgh e non ci sia modo di
di pubblicare le sue foto perché gli garantì il controllo portarlo a compimento”.
assoluto sulle 36 pagine intitolate Labyrinthian Walk, La mostra è curata da Urs Stahel e organizzata dalla
rifiutando importanti offerte economiche da “Life”. Fondazione MAST in collaborazione con Carnegie Mu-
Il risultato non fu all’altezza delle aspettative di Smith, seum of Art, Pittsburgh, Pennsylvania.
che continuò per anni ad avere come priorità la pubbli- Comunicato stampa MAST Bologna

W. Eugene Smith in his workroom


© Arnold Crane portfolio of photographs, "Portraits of
Sergio Agrò photography
the Photographers,", 1968-1969.
Archives of American Art, Smithsonian lnstitution
37

[Link] Smith, USA, 1918-1978


Deposito U.S. Steel, Rankin / U.S. Steel facility, Rankin, 1955-1957
Stampa ai sali d’argento / gelatin silver print
33.66 x 21.27 cm
Gift of the Carnegie Library of Pittsburgh, Lorant Collection.
© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Giroinfoto Magazine nr. 31


Sa
38

San
Michele
cra
A cura di Luca Biolcati Rinaldi
Giancarlo Nitti

Luca Biolcati Rinaldi photography

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39

Costruita tra il 983 e il 987 è diventata l'emblema monumentale della Regione Pienonte
con più di 100.000 visitatori all'anno.
L'Abbazia di San Michele della Chiusa, o comunemente chiamata "Sacra di San Michele
è un complesso architettonico arroccato sul Monte Pirchiano nel Comune di Sant'Am-
brogio di Torino.

Questo luogo, all'imbocco della Val di Susa, a circa 40 km dalla Città di Torino, ha ispi-
rato lo scrittore Umberto Eco per il best-seller Il nome della Rosa.

La Sacra racconta oltre mille anni di storia e leggende legate a un luogo meraviglioso
e denso di spiritualità, custodito in origine dai monaci benedettini e dopo quasi due
secoli di abbandono, dai padri rosminiani ancora oggi custodi dell'imponente Abbazia.

Giroinfoto Magazine nr. 31


40

Giancarlo Nitti photography


Giroinfoto Magazine nr. 31
41

Giancarlo Nitti photography

Giancarlo Nitti photography

LE ORIGINI
Già in epoca romana esisteva un presidio milita- Gli stessi angeli avrebbero infine consacrato la
re che vigilava sulla Via Cozia verso le Gallie. cappella, che di notte fu vista dalla popolazione
come "avvolta" da un grande fuoco.
Il presidio romano fu poi utilizzato dai Longo-
bardi, a guardia delle invasioni dei Franchi, nel Non si hanno notizie certe delle prime fasi di
contesto delle cosiddette chiuse longobarde, costruzione della Sacra, ma i documenti più
delle quali rimangono alcune vestigia nel sotto- antichi risalgono a un certo monaco Guglielmo,
stante paese di Chiusa di San Michele. che visse proprio in quel cenobio e intorno alla
fine dell'XI secolo, scrisse il Chronicon Coenobii
Il culto di San Michele Arcangelo, praticato dai Sancti Michaelis de Clusa dove citò la data di
Longobardi, fu ereditato dall'Imperatore Federi- fondazione addirittura nel 966; tuttavia, lo stes-
co I Barbarossa, arrivando a sua volta nel Regno so monaco, in un altro passo della sua opera,
e nell'Impero. affermò che la costruzione ebbe inizio sotto il
Diffusosi ampiamente, si ipotizza che il culto di pontificato di Papa Silvestro II (999-1003).
San Michele Arcangelo fosse già presente in Val
di Susa, a partire dal VI secolo circa, periodo in L'intera realizzazione dell'abbazia come la
cui fu presumibilmente eretta, proprio qui, una vediamo oggi, però è stato un percorso lungo,
chiesetta-cappella dedicata all'Arcangelo. tortuoso e soparttutto vario.
Infatti si notano gli interventi differenti delle
Le fonti più certe parlano del tempo di san epoche e degli stili architettonici che variano
Giovanni Vincenzo, l'arcivescovo di Ravenna ri- dallo stile romanico iniziale, allo stile gotico
tiratosi a una vita eremitica presso queste zone, con l'ultimo intervento in periodo medioevale
quindi tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo, a circa metà del XIII secolo ad opera di artisti
che secondo una leggenda, l’ex arcivescovo sconosciuti ma di chiara scuola piacentina.
ebbe la visione dello stesso Arcangelo Michele,
che gli ordinò di erigere un santuario.

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Luca Biolcati Rinaldi photography

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IL DECLINO BENEDETTINO E LA RINASCITA ROSMINIANA


La Sacra ebbe un declino causato da ante- Nel 1836, Carlo Alberto di Savoia, pensò di
fatti politici risalenti al 1362, in cui il principe collocare stabilmente una congregazione
Giacomo di Savoia-Acaia, a causa della sua religiosa e offrì l'opera ad Antonio Rosmini,
insubordinazione a Casa Savoia, fu destituito giovane fondatore dell'Istituto della carità, che
da poteri e possedimenti. accettò, trovandola conforme allo spirito della
Il figlio, Filippo II di Savoia-Acaia, si vendicò sua congregazione.
saccheggiando il borgo di Sant'Ambrogio di
Susa distruggendo il Palazzo Abbaziale. Papa Gregorio XVI, con un breve dell'agosto
1836, nominò i padri Rosminiani amministratori
Nel 1381, per tali vicende, Amedeo VI di Savo- della sacra e delle superstiti rendite abbaziali.
ia decise di chiedere direttamente a Papa Ur- Nello stesso tempo, il re affidò loro in custodia
bano VI la soppressione dell'autorità dell'abate le salme di ventiquattro reali di casa Savoia,
presso la Sacra che da quel momento perse trasferite dal duomo di Torino, tumulate all'in-
definitivamente la propria autonomia. terno di pesanti sarcofagi di pietra.
Il complesso fu gestito dai soli Padri Priori che, In occasione della traslazione delle salme ven-
non solo furono scarsamente sostenuti, ma ne realizzato il Sentiero dei Principi che oggi si
addirittura utilizzati dai commendatari per la può ancora percorrere.
riscossione delle rendite.
La Sacra di San Michele godeva del privilegio
Nel 1622, il cardinale Maurizio di Savoia con di abbatia nullius, ovvero dell'esenzione dalla
l'ordine di Papa Gregorio XV soppresse di fatto giurisdizione di un vescovo, da molti secoli,
tutto il complesso che era abitato ormai sol- quando fu soppressa nel 1803 durante il perio-
tanto da tre monaci, facendo terminare così la do napoleonico.
secolare gestione benedettina della Sacra.

Luca Biolcati Rinaldi photography

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Giancarlo Nitti photography

Luca Biolcati Rinaldi photography

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Adriana Zappulla photography

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Giancarlo Nitti photography

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Giancarlo Nitti photography

L'EPOCA RECENTE
Fondamentali furono qui gli interventi architettonici soli non residenti e durante i giorni festivi.
di recupero e i supplementi di elementi neoromanici
voluti da Alfredo d'Andrade, eseguiti a cavallo tra Nel 2016 viene approvato un progetto di ulteriore
il XIX e il XX secolo, come la scalinata e gli archi ristrutturazione e ampliamento di tutto il sito, con
rampanti sulla parte meridionale. miglioramento dei relativi servizi turistici e il 15
Da allora, la Sacra rimase un luogo tranquillo, di marzo 2017, fu presentata al pubblico la candida-
preghiera e meditazione, tranne che nel 1944, nel tura dell'abbazia a patrimonio dell'umanità dell'U-
mese di maggio, dove fu teatro di una violenta NESCO, nel quadro del sito seriale Il paesaggio
perquisizione da parte delle truppe tedesche nella culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia
seconda guerra mondiale. medievale.

Nel 1980, lo scrittore Umberto Eco si ispirò a que- Il 24 gennaio 2018, a causa di un probabile corto-
sta suggestiva abbazia benedettina, per ambien- circuito, una parte del tetto del monastero è andato
tare il suo più celebre romanzo, Il nome della rosa, a fuoco.
senza però girarvi alcuna scena dell'omonimo film
di Jean-Jacques Annaud del 1985.

Ma la Sacra non ispirò solo il famoso romanzo, ma


altri libri come quello di Marcello Simoni del 2011, Il
mercante di libri maledetti.

In anni recenti,il grande afflusso di turisti ha reso


obbigatorio il senso unico sulla provinciale 188 da
Fraz. Mortera di Avigliana verso il Colle Braida per i

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IL PORTALE DELLO ZODIACO


In cima allo scalone dei morti, oltrepassato il Sullo stipite delle Costellazioni, ce n'è un'al-
portale d'accesso alla Sacra, ci si trova di fron- tra: "Hoc opus hortatur saepius ut aspiciatur"
te al Portale dello Zodiaco. (Quest'opera spinge ad osservarla ripetuta-
Negli stipiti del Portale ci sono lesene scolpite mente). Ed ancora, su altre lesene: “Hoc opus
sia sulle facce verso lo Scalone che su quelle intendat quisquis bonus expendat / Flores cum
interne; i segni dello Zodiaco per lo stipite de- beluis comixtos cernitis” (Osservi quest'opera
stro, avvolti in cerchi formati da rami intrecciati, chiunque, capace, ne misuri il valore; vedete
i simboli di sedici Costellazioni per lo stipite fiori frammisti ad animali), e “Hoc opus intendat
sinistro; sulle facce interne, decorazioni floreali quisquis bonus / exi… (exit et intrat)” (Volga la
e di animali. sua attenzione a questa opera chiunque, capa-
In queste rappresentazioni scolpite su mar- ce, esca ed entri).
mo, ci sono alcune singolarità: la prima, for- Quindi, c'è piena coscienza del valore della
se casuale, è che il segno del Cancro, visto propria opera da parte dell'artista, ed è una
rovesciato, sembra la testa di un vescovo, poi il coscienza rivolta ad attirare l'attenzione di chi
Capricorno è rappresentato con le ali e la Bilan- visita la chiesa.
cia è rappresentata assieme allo Scorpione.
Di Nicholaus si sa che era un architetto-sculto-
Conosciamo il nome dell'autore del Portale. re che lavora alla Sacra negli anni 1114-1120,
Difatti su una lesena c'è la scritta: “Vos qui tran- e in altre moltissime opere importanti come la
sitis sursum vel forte reditis / vos legite versus Cattedrale di Piacenza, il Duomo di Ferrara e al
quos descripsit Nicholaus” (Voi che salite, o per portale di San Zeno a Verona.
caso ridiscendete, leggete i versi che scrisse
Niccolò).

Giancarlo Nitti photography

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Giancarlo Nitti photography

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Luca Biolcati Rinaldi photography

LA LEGGENDA DELLA BELL'ALDA


Non si è stati mai certi a quale periodo storico far Alcuni sostengono in una versione della leggenda
risalire la leggenda. che la sua fede così viva la salvò aiutata da due an-
L'ambientazione si collocherebbe durante il regno geli inviati dalla Madonna che la presero per mano e
del Barbarossa nel 1699 secondo lo storico P. Galli- l'accompagnarono nel volo per poi lasciarla delicata-
zia. mente a terra.
In un periodo in cui la Valle di Susa era percorsa
da mercenari e conquistatori dediti ad ogni sorta di Un'altra versione, invece, sostiene che la Bell'Alda,
razzia, la gente terrorizzata si rifugiava sul monte indossando larghe vesti, le fecero da paracadute
Pirchiriano. facendola atterrare delicatamente al fondo del preci-
Durante le violente incursioni, un gruppo di valligiani pizio.
si rifugiò all'interno della sacra per trovarvi protezio- Ma la parte più stravolgente della leggenda è che
ne. andati via i soldati, Alda iniziò a vantarsi di quanto le
Tra di loro, vi era anche una giovane di nome Alda, era accaduto, ma nessuno dei paesani volle creder-
tanto bella da essere chiamata La bell'Alda. le.
Dopo aver saccheggiato le case dei villaggi a valle, i Per dimostrare, allora, la veridicità dell'accaduto,
soldati si misero sulle tracce dei fuggiaschi, arrivan- sfidò tutti riproponendo il salto nel vuoto.
do alla Sacra uccidendo i monaci e gli sfollati. Tanta superbia, però, fu punita: lanciatasi di nuovo
dal torrione, si sfracellò sulle rocce sottostanti.
Alda riuscì a sottrarsi alle violenze rifugiandosi nella
torre che ancora oggi porta il suo nome iniziando a La torre si trova nelle rovine della parte nord-ovest
pregare intensamente la Madonna e quando i sol- del complesso.
dati la raggiunsero, raccomandò la sua anima alla
Vergine gettandosi nel vuoto.

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LE ROVINE E LA TORRE
La parte nord-ovest del monte, per una lunghezza Genio Militare come stazione per il telegrafo ottico.
di circa 50 metri, è occupata da imponenti ammas-
si di pietre, pilastri, muraglioni, archi e barbacani: Questo sistema, sfruttando l’alfabeto morse con
sono le cosiddette Rovine del Monastero Nuovo, l’emissione di lampi di luce, permetteva la trasmis-
edificato tra il XII e il XIV secolo in corrispondenza sione dei messaggi e la comunicazione tra Torino e i
del momento di massima espansione della comunità forti militari della Triplice Alleanza.
monastica.

Il grandioso edificio a 5 piani, a cui fu aggiunta,


verso nord, una nuova costruzione terminante con
la Torre della Bell’Alda, cadde in rovina a causa di
sismi, guerre e abbandono.
Questa zona delle “Rovine” è stata oggetto di inter-
venti di restauro, conservazione e accessibilità negli
anni 1999-2002.

Tra le rovine del Monastero Nuovo è visibile una


“Casetta” costruita alla fine del 1800, utilizzata dal

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Luca Biolcati Rinaldi photography

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Sono diversi gli ambienti e gli scorci che possono A fianco di questi interventi, la Sacra ha ripreso a vi-
raccontare storie e leggende, in angoli e in picco- vere intensi momenti di iniziative religiose e culturali:
li particolari che lentamente nel tempo vengono Con la cura liturgico-religiosa dell’antico santuario
scoperti e con il favoloso lavoro dell'Associazione micaelico un convegno annuale, dal 1992, con pub-
volontari della Sacra tutto questo è a disposizione blicazione degli atti numerosi eventi e concerti nel
della curiosità dei turisti che possono confidare in santuario, nei mesi di maggio, giugno e settembre,
un'esaustiva visita guidata. con speciali visite guidate al monastero vecchio.

Un servizio, sempre più qualificato, di accompagna-


La storia attuale della Sacra di San Michele vede mento e accoglienza, con corsi di formazione gestiti
negli ultimi anni un’attenzione speciale, generosa e dall’Associazione dei Volontari della Sacra il riordino
incoraggiante, da parte di enti pubblici e privati. e potenziamento della biblioteca, con relativa sche-
datura di tutti i libri.
Da sempre le Sovrintendenze svolgono un’azione
finalizzata alla tutela e alla valorizzazione del mo- Per maggiori informazioni si può visitare il sito uffi-
numento: lo fanno con studi mirati, sollecitando e ciale:
garantendo gli indispensabili interventi di restauro
da parte degli organi statali competenti. [Link]

La Regione ha potuto occuparsi della Sacra solo di


recente e lo sta facendo in modo deciso e incorag-
giante, anche attraverso l’erogazione di contributi.

UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE A
ELISA BOLLEA E L'ASSOCIAZIONE VOLONTARI DELLA SACRA DI SAN MICHELE
Che hanno permesso a questo magazine di svolgere le operazioni di ripresa fotografica a cura di Luca
Biolcati Rinaldi e Giancarlo Nitti.

Giancarlo Nitti photography

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Luca Biolcati Rinaldi photography

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HDR O...
Per fare un po’ di chiarezza l'HDR non è crea- Normalmente si effettuano 3 scatti in bracke-
re quelle immagini "con i colori super saturi, ting, uno con le impostazioni per ottenere
ma si tratta di una tecnica che ha degli ob- una corretta esposizione su tutta la foto, una
biettivi totalmente differenti. sottoesposta, per esporre correttamente la
parte luminosa e una sovraesposta per espor-
L’HDR, ovvero High Dynamic Range è una re correttamente la zona in ombra.
tecnica che serve a compensare la mancata
riproduzione, da parte del sensore digitale In realtà le aree che compongono e compon-
della macchina fotografica, dell’intera gamma gono l'intera gamma dinamica sono 5 e cia-
dinamica e delle intensità luminose che l’oc- scuna di queste aree rappresenta un valore di
chio umano, invece è in grado di vedere. intensità luminosa.

Ad esempio, Con questo, significa che potremmo realizza-


In una situazione di eccessivo contrasto, re anche più di 3 scatti in braketing, esponen-
come da una finestra in una stanza buia do correttamente le aree così identificate:
durante una bellissima giornata di sole all'e-
sterno, succederà che il sensore non sarà in ESPOSIZIONE GLOBALE
grado di leggere la scena che vediamo ad LUCI
occhio nudo oltre la finestra. BIANCHI
OMBRE
Per ovviare al problema, ciò che si fa è appli- NERI
care la tecnica dell'HDR che consiste nel fare
più scatti con diverse esposizioni e metterli Più saranno le esposizioni sulle aree e più si
insieme prendendo le aree più scure dalle potrebbe ottenere un risultato migliore avvi-
immagini che sono relative all’esposizione cinandosi alla percezione del nostro occhio
corretta delle zone in ombra e le aree più umano.
chiare dalle altre.

GLOBALE LUCI BIANCHI OMBRE NERI

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TONE MAPPING?
Parliamo ora dei quelle immagini con la ca- Il tone mapping, come del resto anche
ratteristica dei colori alterati e l’esposizione l'HDR è una tecnica che sovente ritroviamo
modificata rispetto alla ripresa originale. in automatico in diversi dispositivi come gli
smartphone o sottoforma di plugin e applica-
Il tone mapping è una tecnica nella quale si zioni gratuite integrati in software gratuiti.
vanno a modificare i valori delle varie aree
citate nell'HDR, ma non è da confondere ap- La semplicità con cui questo viene fatto dai
punto con l'high dinamic range, anzi, spesso processi automatici, rende la tipologia di
vengono utilizzate entrambe su di uno stesso immagini alla portata di tutti, anche di chi non
scatto, in quanto per realizzare un TMapp ha nulla da dire con una foto o chi non si cura
serve solamente un fotogramma. minimamente della composizione e del con-
tenuto in esse, ma spesso, anzi diremo, quasi
Consiste nel prendere intere aree del foto- sempre, gli automatismi sbagliano sempre,
gramma suddivise per colore applicando rendendo le fotografie trattate, fantastiche
delle variazioni che tendono a renderle molto solo ad un'occhio ignorante, ma un pessimo
più sature, dando dandone un'effetto molto lavoro dal punto di vista fotografico.
più accattivante.
Come dicevamo, la tecnica viene spesso
associata all'HDR ma viene anche affiancata
con altre tecniche per incrementare i dettagli,
applicando, in fase di post-produzione delle
maschere che identificano i contorni e van-
no ad aumentare l’effetto di separazione dei
colori tra una zona e l’altra.

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LA RISPOSTA È

tutti e due!
Infatti.
Le due tecniche si possono tranquillamente associare per estrarre il meglio da uno scatto.
Quindi procediamo con un esempio prendendo 5 scatti dello stesso soggetto ma con esposi-
zioni differenti.
Molte macchine fotografiche supportano la funzione "Braketing" che permette l'acquisizione
di un certo numero di esposizioni in funzione delle aree della gamma dinamica.

GLOBALE LUCI BIANCHI OMBRE NERI

Esistono numerosi software che si occupano del trattamento dell'HDR, tra cui Photomatix
pro, ma in questo tutorial vedremo come unire gli scatti mediante il "merge in HDR" di pho-
toshop. Quindi raccogliamo i fotogrammi nella funzione "unisci come HDR" che troveremo
nel menu file/automatizza e avviamo il processo.
Attenzione, se le foto non hanno la corretta esposizione sulle aree la foto risulterà o piatta
oppure drammaticamente incisa. Consigliamo quindi, per i meno esperti di realizzare inizial-
mente solo 3 scatti: Uno normoesposto, uno sottoesposto di uno stop (-1) e un'ultimo sovrae-
sposto di uno stop (+1).

Realizzata la fusione dei fotogrammi da parte della funzione di photoshop, ci ritroveremo con
un unico scatto dove si noterà che tutte le aree sono correttamente esposte.

Utilizzando la base di questo fotogramma in HDR andremo quindi a settare tutti gli aggiusta-
menti, là dove non ci soddisfano gli interventi dell'unione degli scatti.

Avremo quindi la possibilità di correggere ulteriormente le aree esposte con i normali stru-
menti del software.

Da tenere presente che l'HDR tenderà ad eliminare le ombre e opacizzare le luci.


A riguardo teniamo a precisare che una fotografia senza ombre e senza punti luce sarà un
abominio e irreale dal punto di vista della percezione visiva.

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IMMAGINE HDR

Una volta soddisfatti del risultato, confermiamo il processo e facciamo esportare il file sulla
piattaforma di photoshop.

Preoccupiamoci ora di sviluppare e ottimizzare tutte le aree cromatiche cercando di esaltare


la "mappa dei toni" individuandone gli elementi.
Quindi, apriamo il fotogramma nuovamente in "filtro camera raw" per ottenere nuovamente
almeno altri tre scatti, questa volta in relazione alle frequenze dei toni presenti nello scatto.
Più semplicemente si, possono ottenere nuovamente, oltre all'originale, due nuovi fotogram-
mi, uno sotto esposto ed uno sovraesposto, facendo attenzione a modificare l'esposizione in
modo direttamente proporzionale.

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Avremo così nuovamente tre file


da unire con la stessa metodologia
dell'HDR, ma questa volta ci preoc-
cuperemo della mappa dei toni, dei
dettagli e della resa dei colori all'in-
terno del fotogramma.

Anche in questa fase teniamo pre-


sente che esagerare spesso vuol dire
creare una fotografia talmente arte-
fatta da non essere più piacevole.

Buon divertimento.

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IRAN
POPOLO DI EMOZIONI
Partire per un viaggio è sempre un'emozio-
ne, un momento pieno di aspettative,

l'Iran ha superato emozioni e aspettative.

A CURA DI CINZIA MARCHI

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Cinzia Marchi photography

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IRAN

Oltre ad essere un paese molto bello con una storia importante


e tangibile è un popolo incredibile, cordiale e generoso, che vuole
uscire dal proprio isolamento, isolamento che è durato per molto
tempo, grazie all'embargo.

10 giorni intensi, da Kashan a Yazd, toccando Isfahan, Abyaneh,


Na'in, Anarak, Mesr , un viaggio in cui si ha l'impressione di fare un
tuffo nel passato, le vestigia dell'Antica Persia ben visibili.

Attraversando questo deserto, fiancheggiato da alte monta-


gne di colore rosso e giallo ocra, aride, che creano un paesaggio
surreale,un po lunare, questa lunga strada diritta , dove si incontra-
no file di Tir , poche auto e ogni tanto si vede comparire un gruppo
di cammelli , soli o con il loro cammelliere che li accompagna in
moto e poi il nulla.

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Cinzia Marchi photography

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Nel pomeriggio, il panorama lo si intravvede stesso tempo, la sabbia avanza e gli schele-
attraverso una foschia, l'aria è velata con la tri degli alberi e dei cespugli non fanno che
sabbia alzata dal vento, a volte si formano amplificare la desolazione, il bianco del sale
tanti piccoli mulinelli, i colori si spengono, si pure, che si presenta ai nostri occhi in ampie
uniformano, solo all'alba e al tramonto l'aria si distese bianche.
pulisce e tutto torna nitido, quasi mistico.
Ma l'aridità del paesaggio è in netto contra-
La desertificazione qui la si vede, in questo sto con il popolo che lo vive, aperto, curioso
ultimo decennio purtroppo le piogge sono e altruista.
drasticamente diminuite, l'acqua è il bene più
prezioso, talmente prezioso da essere inse- Lo sguardo delle bambine ti colpisce e in
gnato nelle scuole. loro vedi delle piccole donne che portano in
anticipo sulle proprie spalle la condizione di
Zaiandè, il fiume che attraversava la bellissima essere donna, bambine che indossano il velo.
città di Isfahan è stato completamente devia-
to, le sue acque vanno ad alimentare i villag-
gi nel deserto, acque che comunque sono
diminuite anche per colpa della siccità, dalla
montagna ormai ne scende pochissima.

Il deserto li avvolge, offrendo uno spettacolo


di una bellezza incredibile e terrificante allo

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Cinzia Marchi photography

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70 106 Giroinfoto Magazine

Ho incrociato storie che hanno lasciato il


segno, le donne si raccontano e con loro gli
uomini, storie con aspettative diverse dalle
nostre, aspettative di libertà di espressione e
pensiero.

Nel mio viaggio in treno da Yazd a Tehran ho


conosciuto una donna che mi ha raccontato
uno spaccato di vita,, la sua, il coraggio di
una scelta.

Ha 3 figli, un maschio e due femmine che


vivono e studiano in Europa, non torneranno
più in Iran per ovvie ragioni, le ragazze non
vogliono indossare il velo , non vogliono
subire delle imposizioni che ledono la libertà
di essere donna.

Questa è una sofferenza per lei e il marito,


sofferenza di avere i propri figli lontani per
poter offrire loro una scelta di vita differente
, negata nel proprio paese, scelta matura-
ta anche perché ha vissuto l'oppressione e
la paura in prima persona, il padre è stato
gambizzato dai poliziotti durante le proteste
nel 2009.

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Cinzia Marchi photography

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Ma non per tutti è così, per tutti gli altri resta la speranza di un cam-
biamento per ora improbabile, giovani donne che chiedono solo
di poter vivere la propria quotidianità senza nascondersi dietro un
velo, di poter ottenere gli stessi nostri diritti.

Indimenticabile è stato quando ho bevuto una birra alcolica irania-


na, l'etichetta non riporta la gradazione alcolica, in compagnia dei
miei nuovi amici, in uno scantinato, dove un vicino zelante non può
vederti e denunciarti.

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Cinzia Marchi photography

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Ho scoperto un mondo sotterraneo, dove cercano di ritagliarsi dei


momenti di vita,che per noi sono normali, ma non per loro.

Un popolo che ha una grande voglia di farsi conoscere, di sfatare i


pregiudizi e le paure che lo circondano

Tornerò ......qui ho lasciato un pezzetto del mio cuore ,in questa ter-
ra bellissima e dura allo stesso tempo, ma abitata da persone in-
credibili con i loro sorrisi e i loro abbracci sinceri.

Cinzia Marchi

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Cinzia Marchi photography

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Cinzia Marchi photography

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Cinzia Marchi photography

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Palermo
IL DUOMO
A cura di Paolo Buccheri

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Paolo Buccheri photography

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Palermo
IL DUOMO

Volendo attenuare il ritmo degli impegni quotidiani, visitare la cattedrale di Palermo, che è il principale
con Patrizia, decidemmo di fare una breve vacanza luogo di culto cattolico della città siciliana e sede
a Palermo. vescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana.

Il giorno della partenza, il tempo inclemente, non Lasciata la piazza dei Quattro Canti, che per la
lasciava presagire nulla di buono; pur tuttavia, sua specifica connotazione architettonica sembra
durante il viaggio di avvicinamento la situazione realizzare un ideale gioco degli specchi, con
metereologica volse al meglio. architetture simili, poste nei quattro lati della stessa;

Giungemmo nella città normanna di prima mattinata Ci incamminammo per via Vittorio Emanuele e, dopo
con una circolazione veicolare alquanto agevole, che un breve tragitto, sulla destra, ci apparve, con la sua
non lasciava immaginare il disordine della stessa solennità e magnificenza la stessa cattedrale.
nelle varie ore di punta.

Certo, l’entusiasmo era alle stelle, e la voglia di


visitare le varie architetture palermitane ci imponeva
una certa solerzia nelle operazioni preliminari di
sistemazione logistica.

Come prima attività da fare decidemmo di andare a

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Paolo Buccheri photography

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Anzitutto va rilevato come l’edificio religioso co- Difatti la stessa Cattedrale ha subito numerosi
stituisca una sorta di “isola urbana” nel contesto rifacimenti e manomissioni nel corso dei secoli XIV,
costruito di Palermo, proponendo quattro prospetti XV e XVI, apportandovi numerose aggiunte ed
con una diversa caratterizzazione formale e co- ampliamenti, che tuttavia hanno lasciato inalterate
struttiva. le strutture compositive originarie.

Provenendo dalla strada del Cassaro, come antica- Il portico, collocato all’inizio del fronte meridionale,
mente veniva chiamata via Vittorio Emanuele, il aprendosi sulla piazza antistante, costituisce un
prospetto meridionale ci apparve, per primo, nella eloquente esempio di architettura gotica con tre ar-
sua solennità compositiva. chi ogivali che, delimitando lo spazio architettonico
dello stesso, e sembrano proteggere gli articolati
Pur tuttavia è importante notare che il complesso bassorilievi posti nella parte interna che costitu-
architettonico della Cattedrale conserva, come iscono degli elementi commemorativi di antiche
segno caratterizzante del suo stile architettonico, vicende reali delle due Sicilie.
gran parte della storia della stessa città di Palermo.

Katia Albertoni photography

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Attraversata la cancellata che delimita lo spazio


urbano antistante la Cattedrale, svoltando sulla
destra si può ammirare il prospetto principale sito su
via Matteo Bonello.

Questo è caratterizzato dalla presenza di due alte


torri, elegantemente decorate con bifore e trifore,
che scandiscono i vari livelli altimetrici delle stesse.
Oltre a questo, la via urbana si caratterizza per la
presenza di due slanciati archi ogivali che collegano
il volume architettonico della Cattedrale al massiccio
complesso del Palazzo Arcivescovile; costituendo
una sorta di antico consolidamento strutturale fra le
due architetture rappresentative del centro urbano di
Palermo.

Proseguendo oltre, svoltando ancora sulla sinistra, si


ripercorre un lato della chiesa che originariamente era
destinato a portico e che, nei lavori settecenteschi, è
stato inglobato nel corpo edilizio dell’edificio di culto.

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Ma è nell’elegante prospetto posteriore che di santi già presenti in sito, nelle composizioni
si evidenzia la solennità di quest’architettura originarie.
religiosa.
La volta a botte della navata centrale risulta,
La legge compositiva è quella della simmetria in prossimità dell’altare principale, riccamente
che conferisce ordine ed eleganza al tutto, ed il decorata da pitture di evidente gusto religioso.
nostro sguardo finisce per contemplare il tutto in Anche la pavimentazione si evidenzia per la
maniera estasiata; Le torrette angolari, riccamente policromia e la simmetria compositiva che
traforate, incorniciano la visione complessiva, e la conferisce al tutto un’eleganza di indubbio valore.
decorazione specifica dei vari livelli si evidenzia in Conclusa la visita della Cattedrale non ci rimase
tutta la sua eleganza. altro da fare che un piacevole girovagare fra
negozietti e bancarelle che, in un centro storico
La parte absidale, specifica della navata centrale come quello di Palermo, certamente non
e delle laterali, è decorata con dei bassorilievi mancavano; e che pareva avessero un’animazione
intrecciati, ed è sormontata da una merlatura inconsueta ma cara alla tradizionale ospitalità del
che richiama, quella arabeggiante, posta sulla sud italia.
sommità dell’edificio.
All’interno la cattedrale ha la classica composizione Paolo Buccheri
a croce latina con tre navate distinte da colonne
che riportano sulla navata centrale delle statue

Katia Albertoni photography

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Marosi all'alba
Autore: Mario Di Martino
Luogo: Rocca San Giovanni, Costa dei Trabocchi (Ch)
Scatto con lunga esposizione con filtro ND + GND.

Giroinfoto Magazine nr. 31


93

Giroinfoto Magazine nr. 31


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Financial district
Autore: Marco Mincarelli
Luogo: Manhattan - New York

Sul battello che percorre l'Hudson River verso il tramonto quasi all'improvviso
si lascia la vista da un lato sul New Jersey e dall'altro sul West Side e si
erge al cielo con tutti i suoi grattacieli il Financial District, centro nevralgico
dell'economia mondiale a cui fa da contorno lo splendido Battery Park.

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