Problem Solving e Problem Posing: Un Confronto
Nel contesto dell’educazione matematica, i concetti di problem solving e problem
posing rappresentano due dimensioni complementari ma distinte del processo di
apprendimento. Mentre il problem solving è comunemente inteso come la
risoluzione di un problema dato, il problem posing riguarda la capacità di generare,
riformulare o estendere problemi matematici. Questa distinzione non è solo
terminologica, ma riflette approcci pedagogici profondamente diversi, con
implicazioni significative sulla costruzione delle competenze logico-matematiche nei
bambini.
Il problem solving ha tradizionalmente occupato una posizione centrale nei
programmi di matematica, specialmente dopo la pubblicazione del documento del
NCTM (National Council of Teachers of Mathematics) del 1980, dove si afferma:
“Problem solving is central to learning mathematics. It is also a major vehicle for
developing and applying mathematical knowledge” (Il problem solving è centrale
per l’apprendimento della matematica. È anche il principale veicolo per sviluppare e
applicare conoscenza matematica).
Secondo Schoenfeld (1985), il problem solving si configura come un processo
complesso che coinvolge competenze cognitive e metacognitive. Egli scrive:
“Heuristic strategies, control strategies, and belief systems are all central to
successful problem solving” (Le strategie euristiche, le strategie di controllo e i
sistemi di credenze sono tutte centrali per un problem solving efficace).
Il problem posing, invece, si è imposto nella letteratura più recente come un ambito
di ricerca autonomo, a partire dal riconoscimento che la capacità di generare
problemi è una componente fondamentale del pensiero matematico. Silver (1994)
sottolinea che: “Problem posing is not only a goal of instruction but also a means of
instruction” (Il problem posing non è solo un obiettivo dell’insegnamento, ma anche
un mezzo per insegnare).
Questa visione è condivisa anche da Bonotto, che osserva come gli studenti debbano
essere posti in condizione di esplorare la realtà per costruire situazioni
problematiche matematicamente significative: “Problem posing provides
opportunities to connect mathematics with the real world, enhancing the
meaningfulness of the learning experience” (Il problem posing offre l’opportunità di
connettere la matematica al mondo reale, rafforzando il significato dell’esperienza
di apprendimento).
Una distinzione chiave tra problem solving e problem posing riguarda l’origine del
problema. Nel problem solving l’enunciato è fornito dall’insegnante o dal libro di
testo. Nel problem posing, invece, lo studente assume un ruolo attivo nella
costruzione del problema. Questo passaggio da fruitore a produttore di contenuti
matematici comporta un cambio di prospettiva epistemologica, dove l’alunno non è
più solo risolutore ma anche autore del proprio percorso di apprendimento.
Stoyanova ed Ellerton (1996) hanno individuato tre modalità di problem posing,
oggi ampiamente adottate nella didattica: “free problem posing situations, semi-
structured problem posing situations e structured problem posing situations.” Le
prime consistono nella generazione libera di problemi; le seconde prevedono uno
stimolo da cui partire (es. un'immagine, un oggetto); le terze richiedono la
riformulazione di un problema già noto.
Il problem posing sollecita fortemente le capacità creative dello studente e lo pone
in una posizione attiva di controllo e riflessione sul contenuto matematico. Come
affermano Cammarata et al. (2010): “L’attività di problem posing abitu[a]
gradualmente gli alunni ad un lavoro centrato sulla ricerca ed indagine personale,
componente essenziale per lo sviluppo di una personalità autonoma che rende
l’allievo protagonista del proprio apprendimento.”
Un’altra differenza significativa risiede nella direzione del processo cognitivo. Il
problem solving richiede l’analisi e la selezione di strategie risolutive già note o
nuove, in un contesto definito. Il problem posing, invece, presuppone la
rielaborazione creativa e la capacità di costruire connessioni, andando oltre
l’applicazione di algoritmi. Come scrivono Silver e Cai (1996): “Problem posing
activities provide a window into students’ mathematical thinking and creativity” (Le
attività di problem posing offrono una finestra sul pensiero matematico e sulla
creatività degli studenti).
In sintesi, se il problem solving rappresenta l’atto di attraversare un problema per
trovare una soluzione, il problem posing rappresenta il momento generativo in cui il
problema stesso prende forma. Entrambe le attività sono cruciali per una didattica
matematica completa, ma è nel loro dialogo dinamico che si realizza un
apprendimento realmente significativo. Promuovere il problem posing in classe
significa restituire allo studente la possibilità di pensare e di produrre matematica, e
non solo di consumarla.