Sallustio
● LA VITA
Gaio Sallustio Crispo nacque nell’86 e morì nel 35 [Link] l’intero arco delle più
sanguinose guerre civili romane. Da queste lotte la vita di questo autore fu profondamente
segnata.
⇒Anche il luogo di origine ebbe la sua importanza: Amiternum (oggi San Vittorino) era un
piccolo paese agricolo dell’antica terra dei Sabini, nel cuore degli Abruzzi. Della sua famiglia
non sappiamo nulla, ma si suppone che appartenesse alla nobiltà municipale, dato il suo
nomen (Sallustius) raro e arcaico.
⇒Come altri provinciali in cerca di fortuna, Sallustio si trasferì a Roma per completare gli
studi e tentare la carriera politica.
↳ A rigor di termini, non lo si può neppure definire un homo novus, come .
. Cicerone, perché non riuscì a ottenere il consolato: egli fu comunque il ,
, primo della sua famiglia a entrare in Senato
⇒ Gli inizi della sua carriera furono tumultuosi. Sappiamo che nel 52 a.C. Sallustio era
tribuno della plebe:
↳ assieme ad alcuni colleghi incitò il popolo alla sommossa per protestare
. contro l’uccisione di Clodio.
↳ Inoltre, egli sostenne violentemente l’accusa nel processo contro Milone, e la sua
espulsione di dal Senato nel 50 a.C. fu un atto di vendetta politica da parte degli
optimates dopo l'esilio di Milone, sfruttando accuse pretestuose di immoralità.
⇒ Per Sallustio, l’unica speranza di tornare alla ribalta politica era dunque Cesare, che in
quel momento aveva molto bisogno di alleati: la guerra civile scoppiò infatti poco dopo, e
Sallustio ricoprì incarichi importanti nell’esercito cesariano, anche se non fu particolarmente
fortunato.
↳ Nel 49 a.C., al comando di una legione, venne sconfitto nell’Illirico assieme ad Antonio.
↳ Nel 47 a.C., pretore designato, cercò di domare un tumulto fra le truppe cesariane raccolte
in Campania in vista dell’invasione dell’Africa, ma fallì, e a stento si salvò dal linciaggio con
la fuga.
↳ L’anno dopo, passato in Africa con il rango di pretore, dimostrò finalmente la sua abilità
nell’organizzare i servizi logistici, tanto che Cesare, scelse Sallustio come primo governatore
con potere proconsolare.
⇒ Il governo delle province per i politici romani era tradizionalmente un’occasione per
arricchirsi ai danni dei sudditi. Lo stesso Sallustio, secondo lo storiografo greco Cassio
Dione, compì un vero e proprio saccheggio della provincia.
-Tornato a Roma, fu accusato di concussione ma non ne sappiamo molto : è facile supporre
che Cesare sia intervenuto in suo favore, mettendo a tacere lo scandalo, ma nel contempo
consigliandolo vivamente di rinunciare per sempre alla carriera politica.
↳ Sallustio,quindi, si ritira dalla vita pubblica per dedicarsi all’attività . .
. storiografica (così dice lui)
⇒ Dopo le Idi di marzo del 44 a.C., le sue amicizie nell’ambiente cesariano gli permisero di
passare indenne attraverso le proscrizioni dei triùmviri e fece in tempo ad assistere alla
rovina di uno di questi, Lepido.
⇒ La morte, nel 35 a.C., giunse improvvisa, elasciò incompiuta la sua ultima opera, le
Historiae.
● LE MONOGRAFIE STORICHE
⇒ Una delle forme più tipiche della storiografia antica è quella costituita dalla cosiddetta
“catena”: tale procedimento sarà usato da sallustio anche nelle Historiae. Prima, però, egli
segue un altro metodo, sull’esempio dello storico greco Tucidide (V secolo a.C.): quello della
monografia.
↳ La monografia coglie e isola una guerra, che appare importante e destinata a .
. influire profondamente sulle epoche successive
↳ gli episodi delle monografie sono 2 ⇒ la congiura di catilina
⇒ la guerra di giugurta
⇒ A questi due episodi sono appunto dedicate le due monografie sallustiane conservate: il
De Catilinae coniuratione o Bellum Catilinae (il titolo oscillante,diverse accreditazioni) e il De
bello Iugurthino o Bellum Iugurthinum o Iugurtha.
■ Il De Catilinae coniuratione
Oggetto della prima monografia è la congiura ordita nel 63 a.C. da Catilina, un esponente
della nobilitas decaduta, moralmente corrotto ed economicamente rovinato.
⇒ L’autore stesso spiega così i motivi che lo hanno spinto a scegliere la propria materia:
«Mi sembra che questa impresa sia tra le più memorabili, sia perché quel piano criminoso
non aveva precedenti, sia perché mai si era avuta una minaccia così grave per lo stato»
(cap. 4, 5).
La monografia si divide in due parti:
- nella prima (capp. 1-25), Catilina tenta di portare a termine la congiura a Roma;
- nella seconda (capp. 26-61), Catilina è costretto ad agire fuori Roma e prepara una
vera e propria guerra contro lo stato
CAPITOLI CONTENUTI
1-4 proemio
5 ritratto morale di catilina
6-13 excursus sulla decadenza della res publica
14-18 antefatto del complotto
19-25 discorso catilina,elezione di cice,ritratto di sempronia
26-37 fuga catilina in etruria, catilina nemico dello stato
37-39 excursus sulla degenerazione della vita politica
39-55 repressione congiura a roma
55-61 sconfitta congiurati, morte catilina
⇒ Il capitolo 5 è giustamente famoso per la caratterizzazione della personalità di Catilina,
dotato di capacità eccezionali, ma totalmente perverso.
↳ Sallustio dimostra però una notevole capacità di penetrazione storiografica
In essa, la degenerazione morale di Catilina viene spiegata nel contesto della più generale
crisi vissuta dalla società romana a partire dall’epoca della distruzione di Cartagine
⇒ La storiografia di Sallustio ha sempre degli scopi politici. Nel caso di Catilina, è evidente
il desiderio di prendere le distanze dall’estremismo eversivo dei catilinari, ma anche quello di
difendere la memoria di Cesare dai sospetti di connivenza con i congiurati. Sallustio si
sofferma infatti a chiarire (nei capp. 49-51) la posizione di Cesare.
Nel contempo, Sallustio ne approfitta per sminuire i meriti di Cicerone, che si vantava di
essere stato in quell’occasione il salvatore della patria. Nel racconto sallustiano, Cicerone
finisce invece per avere una parte marginale, messo in ombra com’è dalla forte personalità
di Catone Uticense, che per Sallustio è il vero responsabile della posizione di fermezza
assunta dal Senato.
■ Il De bello Iugurthino
Ancor più chiari sono gli intenti polemici del De bello Iugurthino: l’autore sceglie la materia
«perché fu una guerra aspra, sanguinosa e di alterne vicende, e poi perché allora per la
prima volta ci si oppose alla superbia della nobilitas» (cap. 5, 1).
La struttura generale dell’opera è tripartita.
- Nella prima parte prevale la figura di Giugurta, che, con la complicità di alcuni nobiles
corrotti, riesce a impadronirsi del trono, dopo aver ucciso i cugini. Commette però
l’errore di massacrare anche alcuni commercianti italici, durante il saccheggio della
città di Cirta (111 a.C.). Roma è perciò costretta a dichiarargli guerra, ma Giugurta
riesce a ottenere significativi successi contro l’esercito romano. Per i tribuni della
plebe, ma anche per Sallustio, la ragione è evidente: i comandanti romani si sono
venduti al nemico.
- Nella seconda parte (capp. 39-81) i tribuni della plebe riescono a ottenere la ripresa
della guerra e l’azione si concentra attorno al console Metello, il massimo esponente
della nobilitas non corrotta, che riesce a infliggere a Giugurta una serie di pesanti ma
non decisive sconfitte.
- Nella parte finale dell’opera (capp. 82-114) entra in scena l’eroe Mario, il leader dei
populares che sull’onda degli scandali riesce a vincere la superbia della nobilitas.
Mario porta a termine la guerra, ma ciò avviene solo con l’aiuto decisivo di Silla, che
allora (105 a.C.) militava come ufficiale subalterno. È proprio Silla, infatti, che riesce
a far cadere Giugurta in un’imboscata e a catturarlo. Sallustio non parla della morte
di Giugurta, che avverrà in carcere a Roma.
LIBRI CONTENUTI
1-4 proemio
5-19 antefatto bellum Iugurthinum, excursus geo
20-40 prima fase conflitto, sconfitte di roma,corruz
41-42 excursus sul mos partium et factionum
43-114 episodi su etello,mario,bocco
⇒ Anche di Giugurta Sallustio ci fornisce un ritratto simile a quello di Catilina, ma con una
differenza fondamentale.
↳ La sua malvagità infatti in questo caso non è innata
La prima parte del ritratto sallustiano lo dipinge quasi come un eroe delle fiabe: il giovane
principe, grazie al proprio valore riesce a meritarsi di condividere il regno con i cugini.
Viene infatti mandato a guidare il corpo di spedizione numidico alleato dei Romani durante la
guerra contro Numanzia (133 a.C.) e dimostra tanto coraggio che il comandante romano,
Scipione, scrive una lettera a Micipsa consigliandogli di farlo suo erede al trono.
Ma il contatto con gli alti ufficiali romani risulta fatale per la moralità di Giugurta. Quegli
uomini corrotti gli danno infatti un insegnamento terribile
⇒ E così, nella seconda parte del ritratto di Giugurta, l’eroe precipita sempre più negli abissi
del male: si macchia del sangue dei cugini e nella sua tracotanza giunge a sfidare addirittura
la potenza di Roma : la tragica conclusione è inevitabile.
⇒ L’analisi della psicologia di Giugurta fornisce dunque a Sallustio l’occasione per criticare
la nobilitas romana.
↳ Quelli che Sallustio presenta come vergognosi compromessi dei .
. Romani corrotti possono essere in realtà l’espressione di una politica di .
. giusta prudenza da parte del Senato La guerra era fortemente voluta, .
. invece, dai populares, sia per vendicare l’uccisione dei commercianti di Cirta, .
. sia per garantire maggior sicurezza ai traffici in quella regione.
⇒ Le vicende della guerra contro Giugurta si intrecciano dunque con quelle della lotta
politica a Roma:⇒ Tuttavia, non ci sono in Sallustio toni trionfali per questa vittoria, come
del resto non ci sono per la sconfitta di Catilina.
↳ L’autore non è certo neutrale nella lotta politica, ma deplora il fatto stesso che a questa
lotta si sia giunti. Queste amare riflessioni vengono svolte nelle due digressioni centrali delle
monografie dove viene stigmatizzato il mos partium et factionum, «l’uso delle lotte tra le parti
e le fazioni»
● LE HISTORIAE
Sallustio scrisse anche un’opera di storia in cinque libri, le Historiae. In essa, secondo il
metodo annalistico, erano narrati gli avvenimenti a partire dal 78 a.C., l’anno in cui si
arrestava l’opera dello storico dell’età di Silla Cornelio Sisenna, fino al 67 a.C., con la vittoria
di Pompeo sui pirati.
↳ Di tale opera ci sono rimasti circa cinquecento frammenti (la parte più cospicua è
rappresentata da quattro discorsi e due lettere contenuti in un codice vaticano).
⇒ In quest’opera appare più accentuato il pessimismo: la causa della degenerazione della
vita pubblica è vista ormai, nel prologo delle Historiae, come un vitium humani ingenii al
quale non c’è alcun rimedio.
⇒ La tematica centrale delle Historiae è infatti costituita dall’incapacità, da parte della
vecchia oligarchia senatoria, di amministrare efficacemente un enorme impero.
↳ La narrazione porta dunque i lettori a contatto con le sempre più .
. numerose aree di crisi, con le guerre e le ribellioni combattute .
. ferocemente su più fronti, tra Romani e barbari e spesso anche tra .
. Romani e Romani.
↳ Una delle novità principali delle Historiae, rispetto alle monografie, sta infatti nella
continua varietà dell’ambientazione
● STORIOGRAFIA,POLITICA E MORALE
Il gruppo politico-sociale di cui Sallustio è il portavoce è senza dubbio quello dei cesariani
moderati, esponenti di una élite economica e intellettuale che andava dalla nobiltà di sangue
a una “borghesia” di piccoli proprietari e commercianti.
↳ La posizione politica di Sallustio coincide con quella di Cesare
⇒ è importante inserire l’opera storiografica di Sallustio nel contesto storico in cui nacque: il
periodo del secondo triumvirato.
Sallustio vuol certo difendere la memoria e il programma politico di Cesare e dei populares,
ma anche, sfruttare Cesare contro il dispotismo dei nuovi triumviri. Nell’opera di Sallustio
sono infatti disseminate qua e là punte polemiche e allusioni al presente.
⇒ Il concetto centrale dell’ideologia sallustiana è quello di virtus
↳ La virtus per Sallustio consiste nell’uso dell’ingenium per .
. compiere egregia facinora, e così ottenere gloria, per mezzo di .
. bonae artes.
↳ si tratta di un vero sovvertimento dell’ideologia aristocratica, che poneva al centro del
sistema il valore del genus ⇒ Per Sallustio, la virtus, è una dote personale, che può
trovarsi in chiunque, a qualunque classe sociale appartenga e qualunque attività eserciti:
↳ in ciò sta forse una delle maggiori novità di Sallustio, che introduce nella storiografia
l’individualismo tipico della propria epoca e segna il passaggio a una nuova fase della storia
romana.
-Un’altra novità del pensiero di Sallustio consiste nel giudizio sull’attività storiografica, cui è
attribuita pari dignità rispetto a quella politica.
↳ Nel modello di Sallustio, il servizio diretto della res publica attraverso le tradizionali
magistrature non riceve più un giudizio positivo
● LO STILE
I PUNTI PRINCIPALI
↳ L’inconcinnitas
● Prosa “aspra” e fortemente asimmetrica.
● Rifiuto del periodare ampio ed armonioso.
● Predilezione della brevitas e di un andamento discontinuo ed ellittico.
↳ L’arcaismo
● Ricerca di arcaismi non solo lessicali, ma anche morfologici e sintattici.
● Predilezione per la paratassi, scandita da antitesi e tricolon.
● Frasi ad effetto (sententiae brevitas).
Lo stile di Sallustio appare fortemente personale e si pone agli antipodi degli ideali
ciceroniani.
↳ Sallustio, anche se rifugge dagli eccessi patetici, non è certo immune dall’influsso della
storiografia ellenistica : magistrali sono i suoi ritratti psicologici, come quelli già ricordati di
Giugurta o di Catilina, e gli excursus narrativi, come quello sui fratelli Fileni nel De bello
Iugurthino.
-È però dal punto di vista più strettamente linguistico che egli si colloca proprio sul versante
opposto rispetto alla concinnitas ciceroniana: le sue caratteristiche fondamentali sono invece
la brevitas, l’ arcaismo e l’asprezza della variatio.
↳ La stilizzazione della lingua di Sallustio interessa profondamente tutti i registri linguistici.
⇒ A livello fonologico, spicca innanzitutto la conservazione di grafie arcaiche (ad es. i
superlativi in -umus anziché in -imus, i gerundivi in -undus anziché in -endus, la mancata
assimilazione di in- davanti a labiale, come ad esempio inpius).
-uso frequente dell’allitterazione e dell’assonanza,
↳ che rivela l’intenzione dell’autore di tornare a un modello catoniano.
A livello lessicale e morfologico, la nota dominante è ancora l’arcaismo, sia nella scelta dei
vocaboli, sia nella flessione e nella formazione delle parole.
↳ Ma è soprattutto a livello sintattico che si possono cogliere i tratti più caratteristici.
⇒ La brevitas produce frasi non solo brevi, ma tese e contratte, attraverso l’eliminazione di
tutto ciò che può essere sottinteso.
⇒ La paratassi, spesso in forma asindetica, è accompagnata dall’uso dell’antitesi o del
tricolon, ed è sottolineata dall’uso frequente dell’infinito storico.
⇒ La variatio, infine, produce costruzioni insolite e difficili, con una grande libertà nell’uso
dei modi e dei tempi.