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CESARE

Cesare, nato a Roma nel 100 a.C., è stato un influente politico, generale e scrittore, noto per le sue opere storiche che documentano le sue azioni e le guerre galliche. La sua carriera politica è segnata da alleanze strategiche e conflitti con Pompeo, culminando nella sua dittatura e nella riforma dello Stato, prima della sua assassinio nel 44 a.C. I suoi 'Commentarii' sulla guerra gallica e civile sono considerati un'importante testimonianza storiografica, caratterizzata da un approccio pragmatico e una narrazione che evita la moralizzazione e il sentimentalismo.

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CESARE

Cesare, nato a Roma nel 100 a.C., è stato un influente politico, generale e scrittore, noto per le sue opere storiche che documentano le sue azioni e le guerre galliche. La sua carriera politica è segnata da alleanze strategiche e conflitti con Pompeo, culminando nella sua dittatura e nella riforma dello Stato, prima della sua assassinio nel 44 a.C. I suoi 'Commentarii' sulla guerra gallica e civile sono considerati un'importante testimonianza storiografica, caratterizzata da un approccio pragmatico e una narrazione che evita la moralizzazione e il sentimentalismo.

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Cesare

● LA VITA

Cesare è uno dei personaggi che più hanno influito sulle vicende storiche del mondo
occidentale ([Link] romanizzazione della Gallia e la creazione di un potere personale
assoluto)
↳ Non fu solo un grande politico e un grande generale: fu anche un grandissimo
scrittore. ⇒fonda nuovo genere letterario⇒ commentarii storici: testimonianza diretta dei
fatti, improntati di una lucida razionalità che domina forma e contenuto.
Cesare volle così spiegare al mondo il senso delle proprie azioni, analizzandone le
cause. L’obiettiva esposizione dei fatti nasconde a volte una sottile deformazione storica,
ma non scade mai nella grossolana falsificazione.
⇒Gaio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C., ⇒famiglia del vecchio patriziato.
↳ Pur vantando la discendenza dalla gens Iulia, .
. decaduta nel corso dei secoli

⇒La famiglia di Cesare aveva legami sia con il partito di Silla (la madre di Cesare era
una Aurelia e gli Aurelii Cotta erano fra i principali sostenitori di Silla), sia con il partito di
Mario (la zia paterna di Cesare era stata la moglie di Mario).
Grazie al contributo della famiglia Cesare seguì studi di grammatica e retorica, dapprima
a Roma e poi a Rodi, alla scuola del retore Apollonio Molone ⇒ricevette:
-l’orientamento analogistico in campo grammaticale .
-e quello atticista in campo retorico.

L’esordio di Cesare nella vita politica fu un gesto di ribellione contro la dittatura di Silla, a
causa di motivi legati al suo matrimonio.
⇒ Grazie all’ appoggio dei populares, iniziò poi una rapida carriera.
- Fu eletto questore nel 70 a.C. e pronunciò due appassionati discorsi funebri
per la moglie Cornelia e la zia Giulia, esaltando la memoria di Cinna e Mario.
- Eletto poi edile curule nel 65 a.C., fece restaurare le statue di Mario, abbattute da
Silla, e allestì spettacoli magnifici per conciliarsi il favore della plebe.
- Nel 63 a.C., mentre ricopriva la carica di pontefice massimo, si oppose alla
condanna a morte dei catilinari senza regolare processo, propugnata da
Cicerone e Catone.
- Giunse poi alla pretura nel 62 a.C. e si arricchì come propretore in Spagna nel 61
a.C.

⇒ Dal momento che la sua famiglia non apparteneva alla nobilitas consolare Cesare
sembrava non poter avanzare nel cursus homorum. Egli però seppe approfittare del
clima di tensione venutosi a creare nel 60 a.C. e grazie a un accordo privato e segreto
(noto come primo triumvirato) tra Cesare, Pompeo e il ricco affarista Crasso, si fece
fama.
↳ Grazie all’influenza di Pompeo fu spezzata l’opposizione del Senato e Cesare fu
eletto console per l’anno 59 a.C. Appena entrato in carica, Cesare ricambiòi favori fatti a
pompeo e crasso, ma raggiunto il consolato, non volle rimanere uno strumento nelle
mani degli altri due triumviri.
Dunque, si fece assegnare come proconsole la Gallia, dove giunse nel 58 a.C. Resosi
conto dell’intrinseca debolezza dei Galli, approfittò di uno sconfinamento della tribù
gallica degli Elvezi per scatenare una guerra di conquista dell’intera regione, portata
brillantemente a termine nel 56 a.C.
Nello stesso anno, rinnovò con l’accordo di Lucca il triumvirato con Pompeo e Crasso,
ottenendo la proroga del proconsolato gallico per altri cinque anni. Tentò quindi nuove
conquiste, in Britannia e in Germania, ma senza molto successo,anzi, scoppiò una
rivolta in gallia cessata faticosamente l’anno dopo.

Nel 53 a.C. la morte di Crasso ruppe l'equilibrio del triumvirato, scatenando la


competizione tra Cesare e Pompeo
⇒ quest'ultimo si alleò con la fazione conservatrice (gli optimates) e accettò il consolato
senza collega nel 52 a.C., ponendosi contro l'ascesa di Cesare.
La situazione precipitò nel 49 a.C., quando il Senato negò a Cesare la richiesta di
candidarsi al consolato in absentia ⇒ ciò lo avrebbe costretto a rientrare a Roma come
privato cittadino, vulnerabile ai processi dei nemici politici.
Cesare non si arrese e varcò il Rubicone con le sue legioni, invadendo l'Italia quasi
senza combattere ⇒ lo scontro finale avvenne in Grecia, a Farsàlo, nel 48 a.C., dove
Cesare sbaragliò le forze di Pompeo.
Pompeo fuggì in Egitto, dove fu assassinato a tradimento dal re Tolomeo XIII
⇒ Cesare, giunto sul posto, destituì l'omicida e pose sul trono Cleopatra, diventandone
l'amante.
Sconfitti gli ultimi pompeiani in Africa e Spagna, Cesare tornò a Roma da vincitore
assoluto ⇒ assunse la dittatura a tempo indeterminato per riformare lo Stato,
dedicandosi anche a preparare una campagna militare contro i Parti.
La sua crescente concentrazione di potere, sospettata di voler instaurare una monarchia
assoluta, lo rese inviso all'aristocrazia
⇒ fu infine vittima di una congiura guidata da Bruto e Cassio, assassinato alle Idi di
marzo (15 marzo) del 44 a.C.

● I COMMENTARII

Le due opere maggiori di Cesare, che sono state conservate interamente, sono i
commentarii sulla guerra gallica e sulla guerra civile.
↳ genere letterario latino che si colloca al di sotto del livello stilistico della storiografia
. ↳ rappresenta una specie di gradino intermedio tra la semplice raccolta
. di materiali e la storiografia, caratterizzata da uno stile più elevato.
I commentarii di Cesare presentano scene drammatiche, discorsi e digressioni.
↳ i più fini stilisti del tempo si accorsero che quella di Cesare è storiografia vera e
propria, di un gusto raffinatissimo e inimitabile.

⇒I commentarii di Cesare rappresentano dunque l’unico grande esempio latino di


storiografia “pragmatica”, politico-militare, in opposizione alla trionfante storiografia “tragica”,
fondata sull’idea che la storia deve commuovere e avere un’utilità morale.
↳ quella di Cesare è priva di prologhi dal contenuto morale, effetti
. teatrali,approfondimenti psicologici o ideologici.
⇒ Nessun ruolo ha la divinità: Cesare non racconta mai un prodigio, un sogno premonitore,
una profezia. Anche quando succede qualche avvenimento inaspettato, inspiegabile, il
commento rimane scettico

■ Il De bello Gallico

Il De bello Gallico è composto da sette libri, che narrano ciascuno un anno di guerra, dal 58
al 52 a.C. ⇒ Sulla datazione i pareri sono discordi.
Probabilmente la verità è che Cesare avrebbe realizzato una .
. prima stesura in forma di appunti personali, durante gli avvenimenti, e una .
. seconda stesura, in vista della pubblicazione, alla fine della guerra.
1. Il libro I si apre con una descrizione geografica della Gallia, narra poi l’inizio delle
ostilità, causate da uno sconfinamento degli Elvezi, e si conclude con la vittoria di
Cesare sugli Elvezi di Orgetorìge e sugli Svevi di Ariovisto (58 a.C.).

2. I libri II e III completano la conquista della Gallia, con la sottomissione dei Belgi (57
a.C.) e poi dei Veneti e degli Aquitani (56 a.C.).

3. Il libro IV segna l’ulteriore rafforzamento della conquista, con alcune imprese


grandiose: il passaggio del Reno e la prima campagna in Germania, e il primo
tentativo d’invasione della Britannia (55 a.C.).

4. Il libro V prosegue con il secondo tentativo d’invasione della Britannia, che viene
però interrotto dallo scoppio di una rivolta generale in Gallia (54 a.C.).

5. I libri VI e VII sono dedicati alla repressione della rivolta: nel VI vengono domati i
Trèveri di Induziòmaro e gli Eburòni di Ambiorìge, e viene compiuta una seconda
campagna in Germania (53 a.C.); nel VII la guerra si avvia alla conclusione con la
presa di Alesia, la capitale degli Arverni guidati da Vercingetorìge, il capo supremo
della rivolta (52 a.C.).
- Nel De bello Gallico l’aspetto dominante è quello militare. Cesare dedica grande attenzione
a questioni di strategia: i Romani si contrappongono ai Galli per la capacità di organizzare
razionalmente la guerra, al contrario dell’animosità ingenua dei barbari.
Prima di ogni battaglia tutto viene calcolato: la consistenza, le condizioni fisiche e morali
delle truppe, l’armamento e la disposizione tattica sul terreno. La superiorità tecnica dei
Romani appare anche nella loro capacità ingegneristica: la costruzione di fortificazioni, ponti
e navi. Non mancano, episodi brutali che sempre accompagnano le guerr.
⇒ compare sempre però un grande rispetto per il valore militare, sia dei nemici, sia
soprattutto dei propri uomini.
⇒ Dalle pagine di Cesare traspare chiaramente la caratteristica principale degli eserciti
tardo-repubblicani dopo la riforma di Mario: l’esistenza di un rapporto personale di fedeltà
che legava i legionari al loro comandante più che allo stato.
↳ Accanto alla strategia militare, ha particolare rilievo nel De bello Gallico il tema etnografico,
strettamente legato alla storiografia già da Catone
↳. Accenni e osservazioni sugli usi e i costumi delle varie popolazioni sono .
. specialmente nei capitoli 11-28 del libro VI
↳ Le osservazioni di Cesare vedono la società gallica con l’occhio del politico, il suo
interesse è centrato sul sistema sociale, sulle istituzioni religiose e militari. La prospettiva è
insomma molto più pragmatica che scientifica: un po’ come accadde per l’etnografia
ottocentesca
⇒ All’etnografia di Cesare va riconosciuto in ogni caso il merito di un vero progresso
scientifico: per la prima volta vengono distinti sul piano etnico i Germani dai Galli.

■ Il De bello civili

Il De bello civili è composto di tre libri, che narrano gli avvenimenti della guerra civile fra il 49
e il 48 a.C., fino alla morte di Pompeo⇒ anche per la datazione del De bello civili vi sono
dubbi
-Il libro I inizia con la riunione del Senato che decide, di privare Cesare del comando
delle legioni. Segue la fulminea discesa dell’esercito di Cesare in Italia, con il
passaggio del Rubicone, la marcia su Roma e la fuga dei pompeiani in Grecia e in
Spagna, con relativo inseguimento da parte dell’esercito cesariano.
- Il libro II prosegue il racconto della guerra, con la vittoria cesariana in Spagna dopo
. l’assedio e la presa di Marsiglia e l’organizzazione di una forte resistenza . . .
. pompeiana in Africa.
- Il libro III contiene la svolta decisiva delle operazioni: la vittoria di Cesare a Farsàlo, .
. in Tessaglia, la fuga di Pompeo in Egitto, dove viene ucciso da Tolomeo XIII e . .
. l’intervento di Cesare nella lotta dinastica tra Tolomeo e Cleopatra, a favore di . .
. . quest’ultima.
⇒ qui l’aspetto politico prevale decisamente su quello militare. Cesare si propone di
tranquillizzare l’opinione pubblica dei ceti più abbienti, allontanando ogni accusa di essere
un rivoluzionario, spiegando i motivi che lo avevano spinto a sfidare un Senato corrotto,
divenuto strumento nelle mani di Pompeo
↳ Verso i propri nemici romani Cesare non ha lo stesso rispetto che aveva .
. dimostrato verso i Galli: contro i senatori seguaci di Pompeo non dissimula il
. proprio disprezzo
⇒ Cesare applica una nuova strategia: la clementia. Si tratta di una pura esigenza politica: il
suo scopo infatti era vincere, non distruggere l’aristocrazia romana. La clementia era infatti
una virtù tradizionale che i Romani, una volta ottenuta la supremazia, ostentavano nei
confronti dei popoli sottomessi.
⇒ L’obiettiva esposizione dei fatti nasconde a volte una sottile arte di deformazione storica.
Già un contemporaneo dell’autore, Asinio Pollion e, rimproverò all’opera di Cesare scarsa
veridicità. ⇒ La critica moderna ha spesso oscillato nel giudizio tra attendibilità e
deformazione. In ogni caso, va detto che è sempre difficile, se non impossibile, per uno
storico contemporaneo dei fatti che narra, essere obiettivo.
↳ Cesare poi non scrive certo per fini didattici o letterari: il suo scopo è quello di
rispondere alle accuse che gli venivano mosse, di aver cioè scatenato la guerra in Gallia
solo per ambizione personale ed essersi poi rivoltato contro il Senato ; vuole dunque
spiegare all’opinione pubblica i motivi che l’hanno spinto ad agire.
↳ Cesare non inventa mai dati falsi, ma nelle sue pagine c’è sempre una . .
. visione parziale e soggettiva degli avvenimenti storici: trattava chiaramente
. solo quelli a suo favore

■ Il corpus Caesarianum
Dopo la morte di Cesare, i suoi più stretti collaboratori vollero completarne l’opera
storiografica ⇒ Aulo Irzio, luogotenente di Cesare in Gallia e durante la guerra civile,
aggiunse un libro VIII al De bello Gallico.
Il libro inizia con una lettera prefatoria, in cui Irzio, afferma di voler colmare l’intervallo tra la
fine del De bello Gallico (52 a.C.) e l’inizio del De bello civili (49 a.C.). ù
↳ esprime però anche l’intenzione di continuare la storia dopo il De bello civili:
. delle altre tre opere che formano il corpus Caesarianum, tuttavia, può essere .
. attribuito a lui solo il Bellum Alexandrinum (racconto della guerra di Cesare in . .
. Egitto contro Fàrnace, nel 48 a.C.).
↳ Irzio riesce a seguire abbastanza bene il modello stilistico di Cesare, mantenendone la
chiarezza e la semplicità espressiva, pur senza raggiungerne l’eleganza.
⇒ Il Bellum Africum (che narra la guerra in Africa contro i pompeiani nel 46 a.C., fino alla
vittoria di Tapso) è forse attribuibile a un altro luogotenente di Cesare, Lucio Munazio
Planco.
↳ Quest’opera si allontana maggiormente dal modello cesariano, .
. perdendone ormai del tutto la sobrietà e la limpidezza, ma non rinuncia
. alle ambizioni stilistiche, testimoniate dalla ricerca dell’arcaismo.

⇒ A un ignoto ufficiale di minore cultura va invece attribuito il Bellum Hispaniense, dedicato


alla guerra in Spagna nel 45 a.C., fino alla vittoria di Munda.
↳ Stile e lingua sono dichiaratamente inferiori al livello di Cesare. Questo .
. fa sì che il Bellum Hispaniense costituisca un documento interessante .
. per la storia della lingua latina, perché apre una finestra sulla lingua .
. parlata dai ceti inferiori, che anticipa l’evoluzione verso le lingue romanze
● LO STILE

↳ PUNTI PRINCIPALI
-prosa scorrevole,lucida e ordinata
-atticismo: rifiuto di uno stile gonfio e dell’asianesimo
-precisione tecnica descrittiva
-periodare breve e coinciso
-costruzione simmetrica del periodo
-prevalenza di coordinate
-uso della 3a: persona

⇒ Il carattere fondamentale dello stile di Cesare è la razionalità. Lo scrittore si rivolge


all’intelligenza del lettore e gli fornisce un’analisi rigorosa delle cause sociali ed economiche
della storia.
Egli inoltre eccelle nella descrizione dei fatti militari, per la precisione tecnica e la chiarezza
del disegno di schieramenti, fortificazioni, luoghi geografici. Le sue descrizioni hanno un
grande fascino e un intrinseco valore artistico.
⇒(es., la descrizione accurata del sito di Alesia che risulta fondamentale per indicare la
complessità dell’impresa: una collocazione in luogo alto e impervio escludeva la possibilità di
un attacco frontale. Solo un assedio, ben congegnato e forte di una complessa architettura
di fortificazioni, avrebbe potuto indurre alla resa i nemici )
La forma presenta chiarezza logica che organizza il contenuto.
↳ La prosa di Cesare è sempre scorrevole, lucida e ordinata
↳ Le figure retoriche, e in particolare le metafore, sono usate con molta moderazione. Per
questo, Cicerone afferma che i commentarii cesariani «sono spogli, dritti e belli, privi di ogni
ornamento del discorso come un corpo senza vestito» (Brutus 262).
- I periodi sono costruiti sempre con grande attenzione alla simmetria.
↳ Ogni sentimentalismo è bandito: nelle parti più drammatiche Cesare nasconde i
sentimenti sotto la freddezza e l’oggettività. Inoltre, l’uso costante della terza persona
consente all’autore di distaccarsi dal protagonista, l’io-narrante assume una prospettiva
onnisciente, a differenza dell’io-narrato, che ha un punto di vista parziale. Una voce narrante
e un punto di vista che sono entrambi esterni al racconto permettono di creare un effetto di
spersonalizzazione: l’autore sembra parlare di un altro, non tradisce alcuna partecipazione
emozionale, e questo contribuisce a creare l’impressione di un’impassibilità superiore, quasi
sovrumana.
↳ Per conferire tensione drammatica agli episodi più significativi, Cesare fa uso di discorsi
diretti e indiretti ⇒ elemento tipico della storiografia più elevata
↳ che servono sempre all’esposizione oggettiva dei diversi punti di vista -
. e mai all’approfondimento psicologico dei singoli personaggi.

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