Corso propedeutico all’Esame di Stato per Biologo
a cura della Delegazione Campania dell’ONB
Igiene, prevenzione e Sanità Pubblica
Prof. Giorgio Liguori
Cattedra di Igiene ed Epidemiologia
Dipartimento di Scienze Motorie e del Benessere (DiSMeB)
Università degli Studi di Napoli “Parthenope”
[Link]@[Link]
Napoli, 5-6 novembre 2020
il suolo
strato superficiale della crosta terrestre,
derivante dall'alterazione della roccia madre
per azione chimica, fisica e biologica esercitata
da tutti gli agenti superficiali e dagli organismi
presenti su di esso
composto da una parte solida (organica e
minerale), una parte liquida e da una
parte gassosa
suddiviso in tre zone:
parte superficiale o strato attivo, dove
si svolgono i cicli dell’azoto, del
carbonio e di altri elementi
strato inerte
sottosuolo costituito essenzialmente da roccia
inquinamento del suolo
può essere causato dall’immissione di inquinanti
solidi (rifiuti)
liquidi (reflui)
classificazione dei rifiuti solidi
secondo l’origine1 secondo la2
pericolosità
rifiuti rifiuti
urbani pericolosi
rifiuti speciali rifiuti non pericolosi
rifiuti tossico-nocivi
1 D.P.R.n.915 del 10 ottobre 1982
2 D. Lgs n.22 del 5 febbraio 1997 (22 - Decreto Ronchi)
definizione
art.183 del [Link] n.152/06 e [Link]. coerente con
quanto indicato nella direttiva comunitaria 98/2008/CE
“Rifiuto è qualsiasi sostanza od oggetto di cui il
detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di
disfarsi “
definizione fondata, come con il precedente [Link]. 22/1997 (Decreto
Ronchi), sul concetto del “disfarsi”, che costituisce la condizione
necessaria e sufficiente perché un oggetto, un bene o un materiale
sia classificato come rifiuto e, successivamente, codificato sulla base
del vigente elenco europeo dei rifiuti e avviato ad operazioni di
smaltimento o di recupero
(Circolare del Ministero dell'Ambiente 28.06.1999)
i rifiuti solidi
classificazione in base all’origine (D.P.R. n. 915
10/10/1982):
RIFIUTI URBANI (domestici e stradali)
RIFIUTI SPECIALI (prodotti dalle attività
industriali e agricole, dagli ospedali e dalle
case di cura, dai lavori di costruzione, ecc.)
RIFIUTI TOSSICO-NOCIVI (contenenti sostanze
tossiche per l’uomo e l’ambiente)
rifiuti solidi urbani
domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi
adibiti ad uso di civile abitazione
non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti a usi diversi
da quelli del punto 1, assimilati ai RU urbani per qualità e quantità
provenienti dalla pulitura delle strade
di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed
aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque
soggette ad uso pubblico o sulle spiagge e sulle rive dei corsi
d’acqua
vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree
cimiteriali
provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri
rifiuti provenienti da attività cimiteriale
rifiuti speciali
da attività agricole e agro-industriali
derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i
rifiuti che derivano dalle attività di scavo
derivanti dalle attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i
fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti
delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da
abbattimento di fumi
da lavorazioni industriali
da lavorazioni artigianali
derivanti da attività sanitarie
da attività commerciali
da attività di servizio
rifiuti speciali sanitari
rifiuti prodotti dalle strutture sanitarie
sono distinti in non pericolosi (assimilabili agli
urbani) e pericolosi per la salute pubblica (per
rischio infettivo e per rischio chimico)
raccolta in appositi contenitori
smaltimento per termodistruzione
rifiuti tossico-nocivi
materiali di scarto che possono causare danni o morte a
creature viventi, o che possono porre a rischio
l’ambiente circostante
generalmente prodotti di provenienza industriale e
commerciale, ma anche di uso domestico (prodotti delle
pulizie, batterie, cosmetici, prodotti di giardinaggio), in
agricoltura (fertilizzanti chimici, pesticidi), militare (armi
nucleari e chimiche), servizi medici (prodotti
farmaceutici), fonti radioattive, industria leggera
(impianti di lavaggio a secco)
si diffondono facilmente e possono
contaminare laghi, fiumi, falde acquifere
rifiuti tossico-nocivi
principali sostanze e composti presenti in rifiuti che
costituiscono pericolo per la salute e l’ambiente:
arsenico, mercurio, cadmio, berillio, piombo,
cromo e loro composti
cianuri
fenoli
solventi clorurati
composti farmaceutici
eteri
amianto
composti policiclici aromatici
composti del rame solubili
rifiuti tossico-nocivi
raccolta: contenitori resistenti, con idonea chiusura
per impedire la fuoriuscita del contenuto e con
etichette o targhe che indichino la pericolosità del
rifiuto
trasporto: si devono utilizzare mezzi e contenitori
provvisti di targa di metallo gialla con R nera e
adeguate misure contro l’urto tra i contenitori
smaltimento: incenerimento; discarica di II o III
categoria
Catalogo Europeo Rifiuti (CER)
il Catalogo europeo dei rifiuti (allegato D del Testo
Unico vecchio [Link]. 626/94), istituito conformemente
alla normativa comunitaria e suscettibile di periodiche
revisioni, assegna ad ogni tipologia di rifiuto un codice
a 6 cifre (codice CER) che ne consente una più facile
identificazione
Catalogo Europeo Rifiuti (CER)
gestione dei RSU
l’insieme delle azioni volte a gestire l’intero
processo dei rifiuti, dalla produzione alla
trasformazione finale: raccolta, trasporto,
trattamento (riciclaggio o smaltimento),
riutilizzo dei materiali di scarto, prodotti dalle
attività umane, nel tentativo di ridurre i loro
effetti sulla salute dell’uomo
e sull’ambiente
gestione dei RSU
insieme di politiche volte a disincentivare, penalizzare
economicamente o vietare la produzione di materiali e
manufatti a ciclo di vita molto breve e destinati a diventare
rifiuti senza possibilità di riuso
necessità di prevenire la formazione dei rifiuti e di ridurne la
pericolosità
esigenza di riutilizzare i prodotti (es, bottiglie con il vuoto a
rendere) e, se non è possibile il riuso, riciclare i materiali (es,
carta)
soggetti interessati possono essere sia le imprese, sia i
comuni cittadini, incentivati a ridurre a monte la produzione
dei RSU, e ad effettuare la raccolta differenziata
gerarchia di rivalorizzazione e riuso dei rifiuti
gestione dei RSU ed economia circolare
raccolta e allontanamento degli RSU
le immondizie prodotte presso un unico edificio
sono raccolte all’interno di sacchetti in appositi
recipienti (pattumiere) costruiti con materiale
liscio, facilmente lavabile, con coperchio a tenuta,
e quindi in recipienti collettivi (cassonetti) posti in
strade o cortili e ritirati dagli addetti alla nettezza
urbana
il trasporto fino ai recipienti di
raccolta può essere a mano
oppure mediante canne a
caduta
trattamento dei RSU
insieme di tecniche volte ad assicurare che i
rifiuti, qualunque sia la loro sorte, abbiano il
minimo impatto sull’ambiente
può riguardare sostanze solide, liquide o
gassose, con metodi e campi di ricerca diversi
per ciascuno
la carenza di efficaci politiche integrate di riduzione, riciclo e
riuso fanno dello smaltimento in discarica ancora la prima
soluzione applicata in Italia ed in altri paesi europei
trattamento dei rifiuti
le pratiche di trattamento dei RSU sono diverse tra
paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, tra città e
campagna e a seconda che i produttori siano
residenziali, industriali o commerciali
il trattamento dei RSU per gli utenti residenti e
istituzionali nelle aree metropolitane è solitamente
responsabilità delle autorità di governo locale, mentre
il trattamento per utenti commerciali e industriali è
solitamente responsabilità di colui che ha prodotto i
rifiuti
quantità dei rifiuti (RSU)
quantità e composizione dei RSU variano da luogo a
luogo e, nello stesso luogo, in base al giorno della
settimana, alla stagione e alle abitudini della
popolazione
QUANTITÀ TOTALE: è legata al tenore di vita della
popolazione, aumentando quando il tenore di vita medio è
più alto (0,715 Kg/abit./giorno, >15 milioni di ton/anno in
Italia)
DURANTE la SETTIMANA: costante dal martedì al venerdì,
picchi dal sabato al lunedì
CON le STAGIONI: media in autunno e primavera, bassa in
estate; alta in inverno
i rifiuti solidi: accumulo irrazionale
degradazione del paesaggio
sviluppo di cattivi odori (H2S, mercaptani,
metano, acidi grassi)
produzione di fumo (eventuali incendi)
presenza di mosche, ratti e topi
produzione di aerosol microbici
formazione di gas nocivi
inquinamento delle acque
superficiali e profonde
composizione dei rifiuti solidi urbani
gestione dei RSU in Italia
Rapporto 2017 - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
flusso generale dei RSU
filiera della raccolta differenziata
i rifiuti raccolti in maniera differenziata possono
sostanzialmente essere trattati, a seconda del tipo,
mediante due procedure:
riciclaggio, per le frazioni secche
compostaggio, per la frazione umida
riciclaggio dei rifiuti (RSU)
comprende tutte le strategie organizzative e
tecnologiche per riutilizzare come materie prime
materiali di scarto altrimenti destinati allo
smaltimento in discarica o distruttivo
materiali riciclati più frequentemente:
carta, legno, stoffe, plastica, vetro,
metalli, ecc.
soluzioni particolarmente efficienti,
come la raccolta differenziata porta
a porta, ove adottate, permettono
di incrementare notevolmente la
percentuale d rifiuti riciclati
raccolta differenziata
in Italia il tasso di raccolta differenziata sta gradualmente
aumentando ma è ancora inferiore alle potenzialità del sistema
compostaggio della frazione umida
il compostaggio, o biostabilizzazione, è un processo
biologico aerobio usato per trattare la frazione organica dei
rifiuti raccolta differenziatamente (umido) sfruttando un
processo di bio-ossidazione che porta alla produzione di
una miscela di sostanze umidificate (compost) a partire da
residui vegetali o animali mediante l’azione di batteri e
funghi
tramite digestione anaerobica viene ottenuto anche
biogas che può essere bruciato per produrre energia
elettrica e calore
in tal modo è possibile diminuire il livello di emissioni
inquinanti della discarica e migliorarne la gestione
approfittando anche della conseguente diminuzione dei
volumi legata al riciclo dell’umido
compostaggio
400 Kg rifiuti domestici
orto
100 Kg parte organica
60 Kg compost
compost
risultato della decomposizione e dell’umificazione di materie
organiche (es. residui di potatura, scarti di cucina,
letame, liquame o foglie ed erba) da parte di macro e
microrganismi in condizioni di presenza di ossigeno ed
equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella
trasformazione
il compost può essere utilizzato come fertilizzante su prati o
prima dell’aratura
l’utilizzo, con l’apporto di sostanza organica, migliora
la struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi
(composti del fosforo e dell’azoto); come attivatore biologico
aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo
la filiera della raccolta indifferenziata
i rifiuti raccolti in modo indifferenziato sono naturalmente molto
più difficili da trattare di quelli raccolti in modo differenziato
tre strade principali:
trattamenti a freddo, ovvero separazione e parziale
recupero di materiali, biostabilizzazione e
conferimento in discarica
trattamenti a caldo ovvero incenerimento tal quale
o a valle di separazione e produzione di CDR
(combustibile derivato dai rifiuti) e conferimento
in discarica dei residui
conferimento diretto in discarica
trattamento a freddo
obiettivi dei processi di trattamento a freddo dei rifiuti
indifferenziati o residui (ossia i rifiuti che rimangono dopo
la raccolta differenziata)
recuperare una ulteriore parte di materiali riciclabili
ridurre il volume del materiale in vista dello smaltimento
finale
stabilizzare i rifiuti in modo tale che venga minimizzata la
formazione dei gas di decomposizione ed il percolato
da questi processi (fra cui il compostaggio), si ricavano
in genere sia materiali riciclabili, sia il biogas (metano)
trattamento meccanico-biologico (TMB)
principale tipo di trattamento a freddo: separa la frazione
organica ed i materiali riciclabili prima della raccolta
differenziata
incrementa il recupero di materiali, permettendo una ulteriore
riduzione dell’uso delle discariche e degli inceneritori, con
emissioni inquinanti nettamente inferiori rispetto a tali impianti
il TMB può essere utilizzato anche per produrre CDR
(combustibile derivato dai rifiuti), applicazione che
ufficialmente ne viene fatta in Italia, soprattutto al Sud
in questo caso va rimosso solamente l'umido ed i materiali non
combustibili (vetro, metalli) mentre carta e plastica sarebbero
confezionati in "ecoballe" da incenerire: in questo modo il
trattamento a freddo si può intrecciare con quello termico
trattamento termico
tra i processi di trattamento a caldo (o termico) dei
rifiuti, si distinguono tre processi di base:
1. combustione (incenerimento)
2. pirolisi
3. gassificazione
tutte queste tecnologie producono residui, a volte speciali,
che richiedono smaltimento, generalmente in discarica
sia in Italia che in Europa, gli impianti di trattamento
termico di gran lunga più diffusi per i rifiuti urbani sono gli
inceneritori
incenerimento con recupero energetico
tecnologia consolidata che permette di ottenere energia elettrica
e fare del teleriscaldamento sfruttando i rifiuti indifferenziati o
il CDR, bruciati in forni inceneritori; l’energia termica
dei fumi viene usata per produrre vapore acqueo che, tramite
una turbina, genera energia elettrica
la quantità di energia elettrica recuperata è piuttosto bassa (19-25%), mentre
quella termica è molto maggiore
gli inceneritori
il processo di combustione ad alta temperatura
(incenerimento) genera come prodotti finali un effluente
gassoso, ceneri e polveri
negli impianti più moderni, il calore sviluppato
durante la combustione dei rifiuti viene
recuperato e utilizzato per produrre vapore, poi
utilizzato per la produzione di energia
elettrica o come vettore di calore (ad esempio
per il teleriscaldamento)
gli impianti con tecnologie per il recupero
vengono indicati inceneritori con recupero
energetico, o più comunemente
termovalorizzatori
termovalorizzatore
1. rifiuti in arrivo
2. combustione
3. estrazione delle scorie
4. vapore
5. energia
6. trattamento dei fumi
7. inertizzazione
8. controllo delle
emissioni
9. riduzione delle
sostanze
nel forno interno vengono bruciati i rifiuti (CDR), talvolta con l’ausilio di metano per
innalzare la temperatura di combustione (CDR con caratteristiche di potere calorifico
assenti/scarse); il calore porta a vaporizzazione l’acqua che circola nella caldaia a valle; il
vapore così generato aziona la turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica
moderno termovalorizzatore
energia
impianto di calore
rifiuto termovalorizzazione
scorie
indifferenziato
impianto di discarica
utilizzo
impianto di agricolo
organico
RSU compostaggio
scorie
carta e cartone
acciaio recupero di
piattaforme materia
rifiuto alluminio
differenziato CONAI
scorie
plastica
vetro
recupero di
ingombranti impianto di materia
trattamento
scorie
discarica
luogo dove vengono depositati in modo non selezionato
i rifiuti solidi urbani e tutti i rifiuti provenienti dalle
attività umane (detriti di costruzioni, scarti industriali,
ecc.) che non si è voluto o potuto riciclare,
inviare al trattamento meccanico-
biologico (TMB) eventualmente
per produrre energia tramite
bio-ossidazione a freddo, gassificare
o bruciare ed utilizzare come
combustibile negli inceneritori
(termovalorizzatori)
discarica
i residui dei RSU organici restano attivi per oltre 30 anni e,
attraverso i naturali processi di decomposizione anaerobica,
producono biogas e numerosi liquami (percolato) altamente
contaminanti per il terreno e le falde acquifere
per i tempi di degradabilità dei materiali normalmente
conferiti in discarica si stima la possibilità di rilevarne tracce
dopo la chiusura per un periodo di tempo tra 300-1000 anni
discarica controllata
9. impianto estrazione
e torcia biogas
10. impianto recupero 7. rete captazione biogas
energetico biogas
8. teste di
pozzo biogas
5. vasca di raccolta
percolato
12. strato di
copertura finale
6. pozzi captazione biogas
2. telo impermeabile
1. argilla
3. rete drenaggio percolato
12. drenaggio sottotelo
11. pozzo
4. pozzo raccolta percolato
controllo acque
sottotelo
discarica controllata
1. falda acquifera
2. strato impermeabile
3. collettore raccolta percolato
4. strato di sabbia
5. pozzetto raccolta percolato
6. serbatoio
7. strato di rifiuti
8. tubi captazione dei biogas
9. pozzetto raccolta gas
[Link]
[Link]
[Link] di combustione
[Link] della superficie
della discarica
nella discarica finiranno i residui che non possono essere smaltiti in altro modo
discarica
principale metodo di eliminazione dei rifiuti in Italia,
in quanto semplice ed economico
molto intenso nei paesi poco sviluppati, mentre la
tendenza generale è volta a limitare il conferimento
in discarica applicando attivamente politiche di
riduzione, riuso e riciclo,
e sfruttando tecnologie
quali il compostaggio e
l'incenerimento per i
residui
discarica
prodotti più pericolosi di una discarica:
il percolato, liquido che si origina dall’infiltrazione
di acqua piovana nella massa dei rifiuti unitamente
al liquido che proviene dalla decomposizione degli
stessi
ilbiogas, miscela di vari gas (metano 50-80%)
prodotti dalla fermentazione batterica dei residui
organici in anaerobiosi
struttura di una moderna discarica
le discariche moderne devono essere costruite con una struttura a
barriera geologica in modo da isolare i rifiuti dal terreno, rispettare gli
standard igienici e la biosfera, e riutilizzare i biogas prodotti come
combustibile per generare energia
"deposito sotterraneo", strutturato dal basso verso l'alto da:
un terreno di fondazione e sottofondo della discarica
una barriera di impermeabilizzazione sul fondo e sui
fianchi
costituita da geomembrane per impedire la fuoriuscita
del percolato
un sistema di drenaggio del percolato
l'ammasso dei rifiuti in strati compattati
le coperture tra i vari strati
un sistema per la captazione del biogas
la copertura finale provvista di piante
anche in una discarica moderna si riesce a recuperare solo il 40% circa del
metano, mentre il resto viene disperso
classificazione delle discariche
discariche di I categoria (RSU, rifiuti speciali assimilabili
agli urbani, fanghi non tossici e nocivi provenienti da impianti
di depurazione delle acque di scarico urbane)
discariche di II categoria
‒ TIPO A (materiali provenienti da demolizioni, costruzioni
ecc.)
‒ TIPO B (rifiuti speciali e tossico-nocivi in concentrazioni
≤1/100 della concentrazione limite)
‒ TIPO C (rifiuti speciali tossici e nocivi)
discariche di III categoria (rifiuti tossici e nocivi ad alto grado
di pericolosità)
classificazione delle discariche
• terreno di fondazione e sottofondo della discarica
• barriera di impermeabilizzazione sul fondo, sui
fianchi costituita da geo-membrane per impedire
la fuoriuscita di percolato
• sistema di drenaggio del percolato
• ammasso dei rifiuti in strati compattati
• coperture per i vari strati
• sistema di captazione del biogas
• copertura finale provvista di piante
gestione di una discarica di rifiuti
la discarica deve essere costantemente controllata in tutte le
sue fasi di vita, dalla realizzazione alla gestione dopo la sua
chiusura
tutti i controlli vengono fatti seguendo un piano di
sorveglianza e controllo che prevede una serie di parametri
da monitorare e misurare
monitoraggio da svolgere su:
acque sotterranee
acque meteoriche che attraversano la discarica
percolato prodotto dai rifiuti in fase di deterioramento
emissioni di gas dalla discarica e qualità dell'aria presente nelle
vicinanze della discarica
discariche in cui vengono smaltiti rifiuti contenenti amianto
parametri meteoclimatici della zona in cui ha sede la discarica
morfologia della discarica
dove costruire una discarica?
una discarica deve essere costruita in zone non troppo
piovose e non troppo aride in base al tipo di rifiuti
il monitoraggio della morfologia della discarica permette di
seguire nel tempo la deformazione strutturale che avviene
con il deterioramento dei rifiuti e con la loro diminuzione di
volume
il terreno in cui viene costruita deve essere solido, non deve
situarsi in piane alluvionali e la zona non deve essere
fortemente sismica
se la discarica è progettata e costruita correttamente, i rifiuti
devono comunque rimanere sorvegliati per almeno 30 anni
dopo la sua chiusura; nel frattempo l'area è utilizzabile per
altri scopi (in genere il terreno superficiale può essere usato
per la crescita di piante)