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Infinito

Il documento analizza la poesia 'L'infinito' di Leopardi, evidenziando la sua struttura atipica e l'uso di un linguaggio che riflette un flusso di pensiero legato a un'esperienza di costrizione e liberazione. La siepe rappresenta un ostacolo alla vista, ma anche un trampolino per esplorare l'infinito, simbolizzando la tensione tra il reale e l'immaginario. Leopardi utilizza una musicalità particolare e una forma aperta per esprimere il desiderio di oltrepassare i limiti, pur riconoscendo la necessità di accettarli.

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Infinito

Il documento analizza la poesia 'L'infinito' di Leopardi, evidenziando la sua struttura atipica e l'uso di un linguaggio che riflette un flusso di pensiero legato a un'esperienza di costrizione e liberazione. La siepe rappresenta un ostacolo alla vista, ma anche un trampolino per esplorare l'infinito, simbolizzando la tensione tra il reale e l'immaginario. Leopardi utilizza una musicalità particolare e una forma aperta per esprimere il desiderio di oltrepassare i limiti, pur riconoscendo la necessità di accettarli.

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Commento infinito: settembre 1819, due mesi dopo il tentativo andato male della fuga

poesia atipica per diverse ragioni


1. metro endecasillabi sciolti per componimento molto breve
2. dimensione atemporale non è specificato giorno e ora, momento della giornata, atmosfera, la
descrizione è scheletrica, unico rapporto fisico con la realtà è la siepe e lo stormire del vento
tra le piante(uditivo)
3. fluire di una operazione mentale in cui le frasi sono tutte legate dalla congiunzione e,
coordinazione
4. forte elemento di rottura il MA del quarto verso
5. il primo verso è un esordio dalle mille possibilità espressive: significativo che è l’unico ad
avere il tempo al passato, come se l’ispirazione iniziale sia stata una messe di ricordi che
confluiscono nella visione ripetuta e per questo cara e familiare del colle
6. e questa siepe, il verso non ha verbo, ma sembra che l’attenzione del poeta sia stata dirottata
altrove, non più il paesaggio ampio del colle, ma una porzione piccola, l’ostacolo alla vista,
cioè la siepe. Da qui nasce la necessità di non concludere la poesia in termini descrittivi, se
c’è un ostacolo alla vista, la descrizione non può andare avanti e si dirotta
7. correzione da celeste confine ad ultimo orizzonte è molto significativa
8. magistrale uso dei dimostrativi: questa siepe diventa quella al verso 4, queste piante, questa
voce, usa il questo nel momento del contatto con la realtà, usa quello (quello infinito)
quando trasvola, vola oltre il reale con pensiero, negli ultimi versi sarà di nuovo questo
mare, questa immensità, perché avrà attirato a sé l’infinito e l’avrà portato la di qua della
siepe
9. il processo espresso è quello che parte da un sentimento di costrizione fisica (l’ostacolo caro)
che però è superata da un volo che assorbe l’animo e lo immerge nell’idea di infinito. Essa
produce un sollievo, una liberazione una beatitudine psicologica in cui annegare e
naufragare rappresentano lo stadio quasi mistico. Essi non avranno più storia nella poesia di
Leopardi perché Leopardi negherà la possibilità di questo tipo di contatto col reale, esso
infatti produrrebbe una subdola evasione dal reale in una idea illusoria di infinito che è
rifugio nell’immaginazione continuo e senza riparo (vedi pensiero dello zibaldone 2 maggio
1826)
10. tale possibilità di naufragio avviene attraverso una sorta di processo autoipnotico che
consiste nell’osmosi nell’infinito attraverso un cammino sapientemente controllato in cui
l’ipnotizzato è l’ipnotizzatore sono la stessa persona. L’infinito è lo specchio, che sdoppia il
soggetto e lo mette di fronte a se stesso. Vedi in questo senso l’uso dell’espressione: io nel
pensier mi fingo: cioè mi immagino, nel senso mi costruisco perché sono prodotti
dell’immaginazione, quindi sono dei falsi, dei miraggi
11. e mi sovviene l’eterno, sovvenire vuol dire venire in aiuto e ricordare, cioè è l’ipnotizzato
che parla e dice che a questo punto col la sua immaginazione può volare dove vuole, fino
all’eterno, e l’ipnotizzatore se ne serve per operare questo volo e tutte le immagini gli
servono per immergersi in questo mare per raggiungere questa ardua fusione col tutto
12. con l’infinito Leopardi è ancora al primo stadio della sua riflessione filosofica; egli ha
compreso che la siepe è necessaria, che l’ostacolo ci è caro perché è nostro, è il limite che
noi ci portiamo dentro, che noi siamo, ma per la prima e forse l’unica volta tenterà di
superarla, nel senso di oltrepassarle usandola come trampolino di lancio. Solo dopo la sua
riflessione lo porterà a negare il concetto di infinito come rappresentabile dalla mente
umana e dirà che è semplice illusione e che è parto dell’immaginazione che confonde
l’indeterminato con l’infinito. Solo dopo capirà che la siepe non va rimossa, né superata ma
accolta e tenuta ben ferma perché si possa desiderare senza speranza l’orizzonte negato
13. dunque l’infinito serve a poeticizzare il finito e a renderlo piacevole, così come la presente
stagione in quanto finita è fortemente poetica

Leopardi sembra rifiutare lo schema chiuso e breve del sonetto; aveva bisogno di una maggiore
libertà, di una forma aperta, non per evadere dal verso ma per trovare il suo verso. Egli rifugge dalla
rima perché è un passo obbligato troppo stretto per lui.
Ermo colle, tanta parte, guardo esclude, tutte parole bisillabe, profondissima quiete, non c’è
l’enjambement perché si crea una pausa lunga.

Concetto di musicalità: stato d’animo musicale ha generato questa poesia, un idillio musicale in cui
prevale il senso dell’udito.
Fubini parla di una definizione troppo generica a proposito di endecasillabi sciolti: trova una
articolazione in unità minori all’interno dei versi: 14 settenari, 14 quinari, queste unità minori
accrescono la perfetta fluidità ritmica che trascende il singolo verso e lo annulla. 9 volte su 15 il
verso inizia per [Link] è raro in Leopardi e si spiega peché aiuta la sinalefe tra sillaba finale
di verso con quella iniziale del verso successivo. In tutti i casi di enjambements la spezzatura in
verità è superata da una continuità ritmica rappresentata da 6 endecasillabi nascosti tra due versi, a
cavallo tra due versi.

Due onde consecutive: infinito spaziale , infinito temporale; verso 8 cambio:


infinito spaziale è rappresentato dal parole più lunghe (valore fonetico prevalenza di a tonica),
infinito temporale è rappresentato da parole più brevi (vocali dal suono cupo o, accento tonico sulla
u di spaura, ultimo verso ritorno della a tonica)
L'infinito -

elinfinitociltentativo e dell'infinito

perpolemi emtilimitiSe si
e
-

1. Sempre caro mi fu quest'ermo colle 1, '. A

2. e questa siepe, che da tanta parte


3. dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
4. Ma sedendo e mirando, interminati
usallwtcompd
·

5. spazi di là da quella, e sovrumani *


-
percezione

poeticariccodieboubemensentivo
6. silenzi, e profondissima quïete
* - incepesicostwisointerminati sp + il li infinito é quello spoli e se

7. io nel pensier mi fingo 2, ove per poco


8. il cor non si spaura 3. E come 4 il vento ·

lameticariccadiensombente
se

9. odo stormir tra queste piante, io quello


10. infinito silenzio a questa voce

11. vo comparando: e mi sovvien l'eterno 5, ~


e infinito tempoolegliviene
cente sentende

12. e le morte stagioni, e la presente a percepisco un tempo i suoni hanno inizio e fine-

13. e viva, e il suon di lei. Così tra questa


pologiesulsilenzionea l l e lavoceo
14. immensità s'annega il pensier mio:
15. e il naufragar m'è dolce in questo mare. V

vonécocepibile eimma ie
a

presente
come
sempre coco m .
fu quest esso

e che da tonto
questewepe, parte
dell'ultimo dizzonte il
quando esclud

no sedendo e minando ,
interm .

di lo di sammari
Spazi quella e

Silenzi e profondissimo quiete


io sel pensier mi fingo
ore per ,
il vento
si E come
poco
il con non
sperra. .

io
ado stormin to
questee , quello
infinito silenzio a
questo
voe

vo comparando : e mi sorvien l'deio


le monte lo viva
e stogías e presenta e

e il suon di lei. Cosi lo queste immersità


ele
s'onnego pensier mio
il :

il m'e
e
roufragar dolce in questo nae

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