📘
“Satura” di Eugenio Montale – Analisi generale
Contesto e pubblicazione
● Pubblicata nel 1971, “Satura” rappresenta un punto di svolta nella produzione
poetica di Montale.
● È la prima raccolta poetica dopo un lungo silenzio editoriale di circa 15 anni (dopo
“La bufera e altro”, 1956).
● Il titolo gioca con diversi significati: “satura” come termine latino che indica un
insieme variegato e satirico, e “satura” come “satura lanx” (piatto pieno, miscellanea).
Caratteristiche principali
1. Tono ironico e disilluso:
○ Montale abbandona i toni solenni e tragici delle precedenti raccolte.
○ Utilizza spesso un linguaggio colloquiale, prosastico, pieno di ironia e
sarcasmo.
○ La poesia non è più “oracolo”, ma strumento di riflessione personale, spesso
amara.
2. Temi principali:
○ La morte della moglie Drusilla Tanzi (Mosca): è uno dei motivi più intensi.
Molti testi sono indirizzati a lei, come se fosse una presenza invisibile.
○ Il ruolo del poeta nella società moderna: Montale si interroga sulla funzione
della poesia in un mondo dominato dalla tecnologia e dal consumismo.
○ Crisi dei valori, dell’identità e della comunicazione.
○ Satira della società contemporanea: spesso Montale ridicolizza abitudini
borghesi, politici, linguaggi mediatici.
3. Stile e linguaggio:
○ Versi più liberi, meno strutturati.
○ Uso frequente di anacoluti, paratassi, digressioni.
○ Inserimento di elementi quotidiani, riferimenti alla realtà contemporanea,
oggetti e nomi propri.
📜 “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di
scale” – Analisi dettagliata
Testo (per riferimento):
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Parafrasi:
Ho sceso milioni di scale, tenendoti per il braccio,
e ora che non ci sei più, ogni gradino è vuoto.
Eppure anche così, il nostro lungo viaggio è stato breve.
Il mio viaggio continua ancora, e non ho più bisogno
di coincidenze, prenotazioni,
delle trappole e degli sgarbi di chi crede
che la realtà sia solo ciò che si vede.
Ti davo il braccio non per vedere meglio in due,
ma perché sapevo che, tra noi due,
le uniche vere pupille, anche se deboli,
erano le tue.
Analisi
1.
Tema centrale: l’amore e la perdita
La poesia è un’elegia in memoria della moglie Drusilla Tanzi, chiamata affettuosamente
“Mosca”, scomparsa nel 1963. Il poeta rievoca il tempo trascorso insieme, segnato da una
quotidianità condivisa e da un’intimità profonda. La metafora delle “scale” rappresenta sia le
difficoltà della vita, sia un atto concreto, reale, della loro convivenza.
2.
Il vuoto dell’assenza
Ogni gradino ora è “vuoto”: la mancanza di Mosca rende ogni gesto privo di significato. Il
“vuoto” è anche esistenziale, non solo fisico: la perdita dell’altro è perdita di senso.
3.
Visione soggettiva della realtà
Montale critica chi crede che la realtà sia solo quella tangibile (“quella che si vede”). Qui
emerge la consapevolezza che la vera realtà è interiore, affettiva, spirituale. In questo
senso, Mosca – nonostante la sua cecità – aveva una “visione” più vera della realtà.
4.
Simbolismo degli occhi/pupille
L’immagine delle “pupille” offuscate (la moglie era ipovedente) diventa paradossalmente un
simbolo di sapienza interiore. Nonostante la debolezza fisica, Mosca era la vera guida. La
cecità non è limite, ma fonte di luce interiore.
5.
Stile e linguaggio
● Linguaggio semplice, quotidiano, ma altamente simbolico.
● Versi liberi, musicalità sobria.
● Tono sommesso, intimo, diretto.
● Ironia velata, malinconica (ad esempio, nel verso sulle “coincidenze e prenotazioni”).
Conclusione
“Satura” è una raccolta che segna un cambiamento importante nello stile e nel pensiero di
Montale, con un tono più ironico, frammentario e prosastico. Tuttavia, poesie come “Ho
sceso, dandoti il braccio…” mantengono una profondità emotiva e una ricchezza simbolica
che si collegano alla grande tradizione lirica del poeta. Qui l’amore, la memoria e l’assenza
diventano poesia, non più oracolare o metafisica, ma umana, fragile, dolente.
Elemento Fase iniziale (Ossi di Satura (es. “Ho sceso,
seppia) dandoti il braccio”)
Tono esistenziale Pessimismo cosmico, senso Disillusione pacata, più
di aridità, il “male di vivere” personale e concreta
Natura Ostile, metafora dell’inerzia Quasi assente: il focus è
e del dolore sull’interiorità e la memoria
Trascendenza La realtà è opaca, non dà L’unica verità è nel rapporto
accesso al “varco” (verità) umano (es. l’amore con
Mosca)
Raccolta Figura femminile
Ossi di seppia Spesso assente o distante; la donna non è
guida né conforto
Le occasioni / La bufera e altro Figura mitica, enigmatica, a volte salvifica
(es. Clizia, Dora Markus)
Satura Reale, concreta, amata nella vita
quotidiana; Mosca è compagna di vita, non
simbolo