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Greco antico †
Ἑλληνική (Hellēnikḕ)
Parlato in Antica Grecia
Anatolia (colonie varie)
Tracia (colonie varie)
Sicilia (colonie siceliote)
Italia meridionale (colonie italiote)
Illiria (colonie varie)
Antica Libia (Pentapoli cirenaica)
Gallia Narbonense e Hispania (Massalia e sue relative sottocolonie)
Corsica (Alalia)
Cipro (lingua ufficiale)
Egitto tolemaico (lingua ufficiale e di corte)
Periodo IX-IV secolo a.C.
Parlanti
Classifica estinta
Altre informazioni
Scrittura Lineare B, alfabeto greco
Tipo SOV, flessiva
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
Protogreco
Lingua micenea
Greco antico
Codici di classificazione
ISO 639-2 grc
ISO 639-3 grc (EN)
Glottolog anci1242 (EN)
Estratto in lingua
Il Padre Nostro
Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς
ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου·
ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου·
γενηθήτω τὸ θέλημά σου,
ὡς ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς·
τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον·
καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφελήματα ἡμῶν,
ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφίεμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν·
καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν,
ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ.
Ὅτι σοῦ ἐστιν ἡ βασιλεία καὶ ἡ δύναμις καὶ ἡ δόξα εἰς τοὺς αἰῶνας·
ἀμήν.
Traslitterazione
Páter hēmôn ho en tôis ouranôis
hagiasthḗtō tò ónomá sū;
elthétō hē basiléia sū;
genēthétō tò thélēmá sū,
hōs en ūranô kài epì tês gês;
tòn árton hēmôn tòn epiū́sion dòs hēmîn sḗmeron;
kài áphes hēmîn tà ophelḗmata hēmôn,
hōs kài hēmêis aphíemen tôis opheilétais hēmôn;
kài mḕ eisenénkēs hēmâs eis peirasmón,
allà rhŷsai hēmâs apò tū ponērū.
Hóti sū estin hē basiléia kài hē dýnamis kài hē dóxa eis tūs aiônas;
Amḗn.
Diffusione della lingua greca antica (dopo Alessandro Magno)
Manuale
Il greco antico è una lingua appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee,
parlata in Grecia fra il IX secolo a.C. e il VI secolo d.C. Essa copre il periodo
arcaico (circa tra il IX secolo a.C. e il VI secolo a.C.), il periodo classico
(all'incirca dal V secolo a.C. fino al IV secolo a.C.) e il periodo ellenistico
(dal III secolo a.C. al IV secolo d.C.).
Storia
Storia della
lingua greca
(vedi anche: Lineare B, alfabeto greco)
Substrato preellenico
Proto-greco
Miceneo (1600–1100 a.C. circa)
Lingua omerica
Greco antico (800–330 a.C. circa)
dialetti:
eolico, arcado-cipriota, attico-ionico,
dorico, nord-occidentale (acheo, eleo), locrese, panfilio, siceliota
Koinè greca (330 a.C.–330 circa)
varianti:
greco giudaico
Greco bizantino (330–1453)
Greco moderno (dal 1453)
questione della lingua greca
(demotico e katharévousa)
dialetti del demotico:
cappadocico, cretese, cipriota,
greco di Cargese, ievanico, italiota (grecanico, grico), pontico, zaconico,
greco mariupolitano
Questo box: vedi • disc. • mod.
Date tratte da D. B. Wallace, Greek Grammar Beyond the Basics: An Exegetical
Syntax of the New Testament, Grand Rapids, 1997, pag. 12.
La forma più arcaica di greco che ci sia nota attraverso la scrittura è il miceneo
o acheo, la lingua parlata dalle classi dominanti nei centri palaziali della
civiltà micenea; altre forme di greco, di cui alcune in parte note attraverso
testimonianze, coesistevano accanto al miceneo. Alla fine del II millennio a.C.
questa lingua regredì a causa del crollo della civiltà micenea, lasciando il posto
al cosiddetto greco antico, ossia un insieme di varianti mutualmente intelligibili
che prendono il nome di dialetti; da uno di questi dialetti, lo ionico-attico, in
età alessandrina si sviluppò il greco ellenistico, definito "koinè" (κοινή) o
"greco biblico", la prima forma comune di greco; la sua evoluzione porterà al greco
bizantino e infine al greco moderno.
Il greco antico è stato indubbiamente una delle lingue più importanti nella storia
della cultura dell'umanità: è stata la lingua di Omero, dei primi filosofi e dei
primi scrittori dell'occidente. Termini del greco antico sono stati presi in
prestito dai Romani nella lingua latina e attraverso questi sono arrivati fino ai
nostri giorni. La nomenclatura binomiale, sebbene sia espressa in latino, attinge
fortemente dal vocabolario del greco antico. Numerosi concetti tipici della
contemporaneità, come quello di democrazia, sono nati nella Grecia antica e sono
pervenuti fino ai nostri giorni.
Come il greco moderno, che ne è una profonda evoluzione, il greco antico era una
lingua indoeuropea le cui origini sono ancora oggi difficili da chiarire: i diversi
dialetti parlati in Grecia avevano una comune radice che i linguisti hanno chiamato
protogreco ed erano diffusi, prima della migrazione dorica, nell'area balcanica.
Rintracciare un antenato precedente risulta molto difficoltoso, causa la mancanza
di testi scritti, ma sembra possibile affermare che fosse presente una stretta
comunanza di radici tra greco antico e lingua armena (alcuni parlano così di un
progenitore chiamato "greco-armeno").
Si può pensare che il proto-greco abbia perso la propria unità linguistica al tempo
dell'invasione dorica, a seguito della quale, in un periodo compreso fra il 1200 e
il 1000 a.C., si è avuto lo sviluppo di numerose varianti di greco antico,
ricordate come dialetti greci antichi. Le prime attestazioni del greco antico
compaiono attorno all'VIII secolo a.C. con lo sviluppo di un determinato tipo di
alfabeto.
La perdita dell'unità linguistica porta allo sviluppo di diverse varietà di greco,
ciascuna delle quali deriva il proprio nome da quello della popolazione greca in
cui era parlata: così, il dialetto dorico era parlato dai Dori, l'eolico dagli
Eoli, lo ionico dagli Ioni. Ogni dialetto aveva sue caratteristiche, ma tutti erano
talmente affini l'uno con l'altro da essere intelligibili tra loro.
Il greco antico è studiato ancora oggi in Europa in alcune scuole secondarie
superiori, insieme al latino: esempi sono il liceo classico in Italia,
l'Humanistisches Gymnasium in Germania e le grammar schools nel Regno Unito. In
Italia è studiato ogni anno dall'8 per cento[1][2][3] degli alunni delle scuole
superiori (gli iscritti nei licei classici), la quota più alta tra i Paesi
occidentali. Insieme al latino, il greco antico è materia di studio all'università,
nel corso di studi in lettere classiche.
La koinè ellenistica, il dialetto della lingua greca antica in cui è scritto il
Nuovo Testamento, è usata tuttora come lingua liturgica dalla Chiesa ortodossa
greca e dalla Chiesa cattolica greca di rito bizantino.
Dialetti
Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti greci.
Diffusione dei vari dialetti del greco antico nell'età classica.
Diffusione dei vari dialetti del greco antico in Magna Grecia e Sicilia.
La lingua greca antica (in greco moderno: Αρχαία ελληνική γλώσσα; in greco antico:
Ἑλληνική γλῶσσα?) è una lingua flessiva a elevato grado di sinteticità, di origine
indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia, nelle isole dell'Egeo
e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e occidentale. Il
greco antico è una lingua di grande rilevanza culturale, poiché in essa furono
redatti i primi testi letterari, filosofici e scientifici della civiltà
occidentale.
Essa era articolata in sottogruppi linguistici, chiamati dialetti greci antichi,
che erano:
il dialetto ionico, parlato nelle isole egee, nella Ionia microasiatica, nelle
colonie ioniche d'oltremare;
il dialetto attico, parlato in Attica (la regione di Atene), è strettamente
connesso allo ionico, tanto da essere anche detto ionico-attico. Acquisterà grande
importanza nella letteratura grazie all'egemonia ateniese;
il dialetto dorico, parlato nel Peloponneso di sud-est, a Creta, nella Doride
microasiatica. Il dorico era inoltre la lingua franca delle colonie italiote della
Magna Grecia;
il dialetto eolico, parlato in Tessaglia, in Beozia, nelle Isole Cicladi
settentrionali e nell'isola di Lesbo, nonché nell'Eolide microasiatica;
Il greco nord-occidentale, parlato nel Peloponneso di nord-ovest, nella Grecia
centrale, in Macedonia (greco macedone), in Epiro (ma i Greci consideravano
μιξοβάρβαρος, semibarbara, la lingua delle regioni periferiche di nord-ovest);
il dialetto arcado-cipriota, ultimo relitto del dialetto miceneo, proprio dei
discendenti dei profughi micenei scampati dai Popoli del Mare, parlato in Arcadia e
a Cipro;
il dialetto panfilio, anch'esso considerato μιξοβάρβαρος dai Greci della
madrepatria, parlato sulle coste della Panfilia ed effettivamente contaminato da
influssi adstratici di lingue epicoriche non greche.
uno statuto a sé aveva invece il dialetto omerico. Mai effettivamente parlato
da alcuna popolazione, era la lingua usuale della poesia epica e si basava sullo
ionico, mescolato a significativi apporti eolici, con la sopravvivenza di corposi
relitti fonetici, morfologici e lessicali del dialetto miceneo.
Per la grammatica e le particolarità linguistiche di questi dialetti, si rimanda
alle voci indicate dai collegamenti. La grammatica di cui delineeremo gli aspetti
fondamentali è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, e
impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia
militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una
componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della κοινὴ
διάλεκτος, la koinè di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota
anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa non coincide
appieno con il dialetto attico puro.
Fonologia
Lo stesso argomento in dettaglio: Fonologia della lingua greca antica.
Diffusione della lingua greca antica in Italia, Albania, Croazia e Francia fino al
IV secolo a.C. (città segnate in rosso). I vari colori dei cerchi indicano i
dialetti.
L'incipit dell'Odissea in lingua greca antica
La fonetica greca si distingue da quella delle lingue indoeuropee moderne.
Le sue caratteristiche sono:
la natura dell'accento, che è musicale e non tonica. Esistono tre accenti nella
prosodia del greco antico: accento acuto, grave e circonflesso;
la presenza di dittonghi, caratterizzati dall'incontro di una vocale aperta o
semi-aperta, lunga o breve (α ε ο η ω), con una vocale chiusa breve (ι υ);
la contrazione vocalica, ossia la riduzione a un dittongo o a una vocale lunga
delle coppie di vocali consecutive che non formino dittongo. Tale contrazione è
sistematica nel dialetto attico, che mostra spiccata avversione per lo iato;
l'assimilazione consonantica.
In età medievale e nel primo Rinascimento predominava fra gli umanisti un'altra
pronuncia, quella cosiddetta reuchliniana o roicliniana, così chiamata poiché fu
l'umanista Johannes Reuchlin a sostenerne la validità. Tale pronuncia, legata alla
pronuncia itacistica cosiddetta bizantina, era la stessa che i bizantini
applicavano al greco che parlavano (allo stesso modo in cui in Italia il latino e
l'italiano sono prevalentemente pronunciati alla stessa maniera)[4] e risaliva ai
mutamenti fonetici avvenuti in età età ellenistica, le cui prime avvisaglie sono
però in parte rivelate dalla realtà fonetica sottesa ad alcune riflessioni
linguistiche dei dialoghi di Platone.
La pronuncia itacistica fu importata in Italia dagli intellettuali bizantini
scampati alla conquista e al saccheggio di Costantinopoli (1453) da parte dei
Turchi. Quegli intellettuali (fra cui spiccavano il filosofo neoplatonico Emanuele
Crisolora e il cardinale Giovanni Bessarione) impressero alla lettura dei classici
greci il loro accento e la loro inflessione. Essi leggevano /i/ anche le lettere η
e υ, i dittonghi ει, οι e υι e pronunciavano /ɛ/ il dittongo αι; inoltre
pronunciavano /v/ la lettera υ nei dittonghi αυ ed ευ prima di vocale o consonante
sonora e /f/ prima di consonante sorda; come /v/ era letta anche la β. Davano poi
pronuncia fricativa a γ e δ (rispettivamente /ɣ/ e /ð/), come anche alle aspirate φ
/f/, χ /x/ e θ /θ/.
Fu un altro grande umanista, l'olandese Desiderio Erasmo da Rotterdam ad opporsi
alla pronuncia itacistica del greco antico. Questi, studiando le figure di suono
nei poeti comici, in particolare le onomatopee, scoprì che la pronuncia antica era
diversa da quella roicliniana: il belato della pecora in Cratino, commediografo
ateniese del V secolo a.C., è infatti imitato con βῆ βῆ, il che denunciava il vero
suono delle lettere greche che componevano questa particolare onomatopea: non /vi/,
ma /bɛː/. Pertanto Erasmo scoprì e cercò di ripristinare la vera pronuncia
classica, che da lui prende il nome di erasmiana.
La pronuncia erasmiana pura, come Erasmo l'ha formulata, presenta tuttavia alcune
imprecisioni: all'epoca, infatti, mancavano ancora tutti gli studi di linguistica
storica sviluppati a partire dal XIX secolo. Grazie alle nuove informazioni, i
linguisti hanno quindi perfezionato la ricostruzione, definendo i caratteri della
vera pronuncia greca classica, del V secolo a.C.; questa pronuncia perfezionata è
detta pronuncia scientifica ed è illustrata nelle pubblicazioni di Sidney Allen. La
pronuncia nella prassi scolastica convenzionale italiana, tuttavia, pur avendo come
base la forma erasmiana, differisce tuttavia per diversi aspetti:
la pronuncia scolastica non distingue in modo sensibile le vocali brevi dalle
lunghe, come invece andrebbe fatto;
le consonanti φ θ χ, che usualmente si pronunciano, rispettivamente, /f/ (come
la f italiana di fede), /θ/ come la th inglese di third (alcuni pronunciano il θ
/t͡ s/, come la z aspra italiana di spazio, ma ciò non ha alcuna giustificazione
storica), e /x/ (come la ch tedesca di Bach, come il c toscano lenito, in pratica),
nel greco classico erano delle vere e proprie occlusive come /p/ /t/ /k/, da cui si
distinguevano perché accompagnate da un'aspirazione (come le occlusive sorde
prevocaliche in tedesco e in inglese);
la consonante ζ (zeta), che in età ellenistica già si pronunciava /z/ (come la
s intervocalica italiana di rosa), nel greco arcaico si pronunciava /zd/ (e così
ancora la pronunciavano nel V secolo i parlanti dorici e eolici, che scrivevano
direttamente σδ). In età classica, in Attica, si cominciò a pronunciare questa
lettera come /d͡ z/ e, dalla seconda metà del IV secolo, /zː/, in seguito /z/. Si
ricordi peraltro che la zeta fu introdotta nell'alfabeto latino solo
successivamente, per trascrivere le parole di origine greca.
Grammatica
Lo stesso argomento in dettaglio: Grammatica del greco antico.
Il greco, come molte altre lingue indoeuropee, è una lingua flessiva. È fortemente
arcaica nella conservazione delle forme dell'indoeuropeo.
La flessione nominale contempla:
cinque casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo e vocativo;
tre generi: maschile, femminile e neutro;
tre numeri: singolare, duale e plurale.
La flessione verbale comprende:
tre persone: prima (solo nel singolare e nel plurale), seconda e terza.
tre numeri: singolare, duale e plurale.
sei modi: indicativo, imperativo, congiuntivo, ottativo, infinito e participio,
con l'aggiunta di due aggettivi verbali.
sette tempi: presente, imperfetto, aoristo, futuro, perfetto, piuccheperfetto,
futuro perfetto.
tre diatesi: attiva, media e passiva.
Sistema di scrittura
Lo stesso argomento in dettaglio: Alfabeto greco.
L'alfabeto greco è formato da 24 lettere:
Nome Maiuscola Minuscola Pronuncia
ἄλφα
àlfa
Α α a /a/
βῆτα
bèta
Β β b; dalla tarda koinè /β/, in seguito /v/.
γάμμα
gàmma
Γ γ g (sempre velare, come in gatto, ghiro); se si trova prima di γ,
κ, χ, e ξ (le velari) è detto gamma nasale e si pronuncia /ŋ/, come la nostra n di
panca; dalla tarda koinè /ɣ/.
δέλτα
dèlta
Δ δ d /d/; dalla tarda koinè /ð/, sonora come th sonoro inglese di
the
ἒ ψιλόν
epsilòn (o, alla latina, epsìlon)
Ε ε e (breve) /ɛ/
ζῆτα
zèta
Ζ ζ z (in origine sd /zd/ come in sdentato); in epoca postclassica dz
/d͡ z/ come in zona, zaino; dalla tarda koinè s sonora /z/ come in rosa
ἦτα
èta
Η η e (aperta e lunga) /ɛː/; dalla tarda koinè /i/
θῆτα
thèta
Θ θ th (t seguito da aspirazione, /tʰ/); dalla tarda koinè /θ/, sordo
come th inglese di path)
ἰῶτα
iòta
Ι ι i /i/
κάππα
kàppa
Κ κ k (sempre velare) /k/
λάμβδα
làmbda
Λ λ l /l/
μῦ
my
Μ μ m /m/
νῦ
ny
Ν ν n /n/
ξεῖ (ξῖ)
xéi (o, più comunemente, xi)
Ξ ξ ks /ks/
ὂ μικρόν
omicròn (o, alla latina, omìcron)
Ο ο o (breve) /ɔ/
πεῖ (πῖ)
péi (o, più comunemente, pi)
Π π p /p/
ῥῶ
rho (o, più comunemente, ro)
Ρ ρ r /r/
σῖγμα
sìgma
Σ σ/ς (ς si usa solo se è finale di parola) s (sempre sorda come in
sasso) /s/
ταῦ
tàu
Τ τ t /t/
ὖ ψιλόν
hypsilòn (o, alla latina, hypsìlon)
Υ υ ü (come la u francese, /y/); se è secondo elemento di dittongo è
come la u italiana; intorno all'anno 1000 si evolve in /i/
φεῖ (φῖ)
phéi (o, più comunemente, phi o fi)
Φ φ ph (p seguito da aspirazione /pʰ/); dalla tarda koinè /ɸ/, poi
/f/
χεῖ (χῖ)
khéi (o, più comunemente, khi)
Χ χ kh (k seguito da aspirazione, /kʰ/); dalla tarda koinè come ch
tedesco /x/
ψεῖ (ψῖ)
pséi (o, più comunemente, psi)
Ψ ψ ps /ps/
ὦ μέγα
omèga (o, alla latina, òmega)
Ω ω o (aperta e lunga) /ɔː/
La scrittura greca antica non è tuttavia quella oggi utilizzata per riportare i
testi greci. La distinzione tra lettera maiuscole e minuscole, ad esempio, non si
può far risalire a prima del Medioevo, mentre un sistema di accentazione completo
risale all'XI secolo. Così la nostra lettera "S" corrispondeva solo a "Σ" e,
dall'età alessandrina, "Ϲ" (il cosiddetto sigma lunato): il sigma finale, "ς",
risale infatti al Medioevo. Anche la punteggiatura è una introduzione moderna. Così
Barry P. Powell[5] ricorda: «Nelle più antiche attestazioni di scrittura greca,
quali possiamo ricostruire sulla scorta delle poche iscrizioni superstiti, non c'è
alcuna distinzione grafica tra omicron (= o breve) e omega (= o lungo), oppure tra
epsilon (e breve) ed eta (e lungo) e le consonanti doppie sono scritte come quelle
semplici. Le parole non vengono separate l'une dalle altre, sono assenti segni
diacritici quali l'accento [...]». Nelle testimonianze più antiche, la scrittura
era di tipo "bustrofedico" (=segue il movimento del bue) ovvero dapprima da destra
verso sinistra per risultare da sinistra verso destra al rigo successivo. La
lettura rappresentava quindi un flusso continuo di suoni e veniva decodificata per
mezzo delle orecchie e non per mezzo degli occhi come per i moderni.[5]
Didattica del greco antico
Il greco antico è insegnato nelle scuole secondarie di numerosi Paesi europei:[6]
Grecia: è materia obbligatoria in tutte le scuole superiori.
Cipro: è materia obbligatoria in tutte le scuole superiori.
Italia: è una materia cardine, assieme alla lingua latina, del liceo classico.
Regno Unito: si studia nelle scuole che offrono corsi classici, spesso in
combinazione con il latino.
Germania: è disponibile in molti Gymnasien (scuole secondarie simili al liceo
classico italiano), in particolare in quelle con un forte enfasi sulle discipline
umanistiche.
Francia: è offerto come materia opzionale in alcuni licei, specialmente nelle
“classi preparatorie” per le grande école.
Spagna: è scelto da pochi studenti come materia a scelta in alcuni licei[7].
Note
I numeri della scuola 2007/2008 (PDF), su [Link].
Comunicati stampa, su [Link]. URL consultato il 28 gennaio
2022.
[Link],
[Link]
a568-462b-b6e7-edb65a5f6da1/notiziario_iscritti_10_5_10.pdf.
Al tempo non si faceva alcuna differenza di pronuncia fra la lingua antica "di
cultura" e la lingua parlata, né in Occidente, né in Oriente: la lingua antica era
letta e pronunciata nello stesso modo in cui si parlava e si leggeva la lingua
vernacolare. Le due forme, antica "scritta" e parlata, non venivano percepite come
lingue diverse ma come semplici varianti dello stesso idioma con usi specifici
differenti; i greci, in particolare, non hanno mai percepito un vero e proprio
stacco nell'evoluzione della lingua e tutt'oggi considerano il greco antico
indissolubilmente legato in un flusso continuo alla lingua che parlano.
Barry P. Powell, Omero, Bologna, il Mulino, 2004, p. 18.
Antonio Fundarò, Perché studiare il Greco antico? “Sviluppa il pensiero critico e
analitico”. INTERVISTA a Francesco Mercadante. Facciamolo fin dalla scuola
primaria, una UDA, su [Link], 16 maggio 2024.
Portal del Sistema Educativo Español - Griego, su
[Link].
Bibliografia
Didattica e testi di riferimento
Dino Pieraccioni, Morfologia storica della lingua greca, D'Anna, Messina-
Firenze, 1975.
Dino Pieraccioni, Grammatica greca, Firenze, 1976.
Carmelo Restifo, Nuovo corso di greco, vol. 1, Grammatica, Firenze, Le Monnier,
2001
Angelo Cardinale, I Greci e noi, Ferraro, Napoli, 1990.
Pierangelo Agazzi, Massimo Vilardo, Ἑλληνιστί - Grammatica della lingua greca,
Zanichelli, 2002.
Carlo Campanini, Paolo Scaglietti, Greco - terza edizione, vol. Grammatica
descrittiva, Sansoni per la scuola, 2010
Giacinto Agnello, Arnaldo Orlando, Manuale del greco antico - con un profilo di
greco moderno, teoria, Palumbo, 1998, ISBN 978-88-8020-206-6
Giacinto Agnello, Arnaldo Orlando, Manuale del greco antico - con un profilo di
greco moderno, esercizi, Palumbo, 1998, ISBN 978-88-8020-229-5
Nicola Basile, Sintassi storica del greco antico, Levante, 1998-2001, ISBN
8879492489
Valeria Tusa Massaro, Sintassi del greco antico e tradizione grammaticale ,
L'Epos, 1993
Saggistica
Maria Libera Garabo, Il greco antico, Carocci, 2008, ISBN 9788843046362, OCLC
635803761.
Monique Trédé, Piccole lezioni sul greco antico, Il melangolo, 1º gennaio 2009,
ISBN 9788870187489, OCLC 800521690. (edizione originale (FR) Petites leçons sur le
grec ancien, Editions Stock, 2008.)
Barry P. Powell, Omero, Bologna, il Mulino, 2004.
Voci correlate
Grammatica del greco antico
Dialetti greci antichi
Greco bizantino
Linea Jireček
Letteratura greca
Autori greci antichi
Filosofia greca
Hermeneumata Pseudodositheana
Koinè
Lingua greca
Lingua omerica
Lista delle lingue più antiche per prima attestazione scritta
Onomata Kechiasmena
Lista di studiosi del greco antico
Verbi protoindoeuropei
Pronuncia scolastica del greco antico
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Collegamenti esterni
(EN) Ancient Greek language, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia
Britannica, Inc. Modifica su Wikidata
(EN) Lingua greca antica, su Ethnologue: Languages of the World, Ethnologue.
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sito italiano con un tutorial piuttosto vivace di greco antico, su
[Link].
sito inglese molto dettagliato per apprendere il greco antico, su
[Link].
Online Greek resources elenco di siti utili per l'approfondimento della lingua]
grande raccolta di testi in lingua originale e traduzione inglese, su
[Link].
dizionario online di greco antico-italiano e viceversa, su [Link].
La grammatica e la sua utilità secondo gli antichi Archiviato il 23 gennaio
2015 in Internet Archive., articolo di Giovanni Costa sul sito Storia e società
Archiviato il 23 gennaio 2015 in Internet Archive. di Enrico Pantalone
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