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PLATONE Parte Seconda

Riassunto su la seconda parte di Platone

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PLATONE

LA TEORIA ETICA: L’ANIMA, LA VIRTÙ E L’AMORE

LA CONCEZIONE DELL’ANIMA E DELLA VIRTÙ

La teoria etica di Platone:


● Supera il relativismo dei filosofi sofisti;
● Si fonda sulla rinascita spirituale dell’essere umano indispensabile per il un rinnovamento della vita politica.

L’individuo consapevole ha come modello l’idea del Bene e attraverso la conoscenza può:
● Contemplare l’idea del Bene;
● Trasferire la perfezione nella propria vita nella propria comunità;

Si evince da qui un legame inscindibile tra:


● Essere umano, che ha come obiettivo finale la cura dell’anima;
● Mondo soprasensibile, che è la dimensione che è il fine di ogni vita virtuosa;

Platone rende esplicito questa cosa nel testo Gorgia, affermando che l'unica vita degna di essere vissuta è quella legata al
bene e alla virtù.

Per cogliere ed arrivare al Bene comune, Platone inizia ad indagare sull’anima.

Per il filosofo greco, l’anima è:


● Principio spirituale;
● Sostanza semplice;
● Sostanza incorporea;
● Immortale;
● Prigioniera del corpo che deve purificarsi attraverso la conoscenza;

L’immortalità dell’anima viene dimostrato nel Fedone (opera filosofica) da Platone con 4 argomentazioni:
● Ha una reminiscenza delle idee, se l’anima conosce le idee è perchè le ha contemplate prima di reincarnarsi;
● Ha una natura affine alle idee, se l’anima conosce le idee è perchè è simile a loro, pertanto è eterno;
● Nasce dal suo opposto, se un contrario deriva dall’altro, allora dalla morte (del corpo) deriva la vita (dell’anima);
● È causa del vivere, se l’anima è soffio vitale, partecipa della stessa idea di vita;

Tramite tali spiegazioni si evince che l’anima ha un fondamento metafisico, essendo immortale ci si deve occupare del
suo bene, pensando al suo destino. Infatti il corpo nella concezione platonica è un carcere dell’anima. Ed essendo il corpo
un carcere, tutto ciò che lo compiace, cioè il piacere sensibile è negativo, in quanto incatena l’anima al sensibile.

Platone per descrivere il destino dell’anima ricorre al racconto mitologico. Nel libro della Repubblica, Platone, narra il
mito di Er, in cui descrive il tema della responsabilità di ogni essere umano nel determinare la proprio esistenza.
Er è un eroe morto in battaglia e resuscitato e descrive quello che ha visto nell’aldilà e nello specifico la vita che toccherà
all’anima dopo la reincarnazione è alla base della stessa anima medesima.
L’anima una volta uscita dal corpo deve vivere un periodo di 1000 anni in cui può:
● O espiare i propri peccati;
● O ricevere una ricompensa;

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Successivamente passato questo periodo di tempo le anime:
● Si possono incarnare, andando dalle Moire e selezionare il proprio destino fra i possibili modelli di vita;
● Nel farlo sono condizionate dalle esperienze di vita precedenti;
● Dopo le anime sono obbligate a bere l’acqua per cancellare i ricordi;
● Successivamente si addormentano;
● Si risvegliano già incarnate nella nuova vita;

La morale del mito di Er è che ciascuno è responsabile della propria sorte.

L’anima però non si reincarna all’infinito, infatti come spiega Platone nel Fedone, l’anima una volta terminato il ciclo di
reincarnazione delle anime sono sottoposte al giudizio finale: soltanto le anime virtuose fanno ritorno al luogo di
provenienza, le idee eterne e divine.
La filosofia è l’unica disciplina che può supportare l’essere umano, perché insegna la verità e il bene.

Nel Fedro Platone analizza la struttura dell’anima. Per lui l’anima ha 3 parti:
● La parte razionale, che ha sede nel cervello ed ha il compito di condurre l’essere umano alla conoscenza e a
governare le altre 2 parti, per moderare gli eccessi ed evitare che possano essere nocivi;
● La parte concupiscibile, corrisponde alla sfera degli istinti e dei desideri, e che ha sede nel ventre, per la
soddisfazione dei bisogni materiali;
● La parte irascibile, che corrisponde alla sfera della passione e dei sentimenti più elevati e che ha sede nel petto;

L’articolazione dell’anima platonica rispecchia il dramma umano nel faticoso equilibrio tra componenti passionali e quelli
razionali. L’individuo avverte tutto il peso delle passioni, e deve ingaggiare la battaglia.
Per descrivere la tripartizione dell’anima Platone, nel Fedro, racconta il mito del carro alato.
Nel racconto l’anima è raffigurata da una biga dotata di ali:
● Guidata da un auriga;
● Trainata da 2 cavalli;

L’auriga deve guidare l’animo oltre il cielo, verso la metà soprasensibile dell’iperuranio.

FIGURE DEL MITO PARTI DELL’ANIMA VIRTÙ PERSONAGGI

L’auriga che governa il razionale: ha la funzione di saggezza filosofo


carro guida

il cavallo bianco, focoso ma irascibile: consiste nella forza d’animo o coraggio guerriero
docile ai dettami della sfera delle passioni nobili
ragione

il cavallo nero, recalcitrante concupiscibile: è costituita temperanza lavoratore


e difficile da governare dalle pulsioni e dagli istinti

Questa è una metafora che esprime la condizione umana che presenta la lotta fra istanze contrapposte:
● Gli istinti più bassi;
● Le emozioni nobili;
● La ragione;

I 3 protagonisti sono importanti e necessari per l’equilibrio dell’anima. Platone ritiene che le passioni abbiano una grande
forza che deve essere portata nella giusta direzione dalla ragione.

La parte razionale dell’anima (la ragione) mediante lo studio e l’educazione deve guidare la parte irascibile e
concupiscibile per indirizzarla verso il Bene.
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Di fatto per Platone il Bene è il risultato di un lungo e faticoso tirocinio che ha come esito l’equilibrio. L’equilibrio è
l’agire virtuoso, un modo abituale di comportarsi bene con l’impegno quotidiano.

Platone individua quindi nell’anima 4 virtù fondamentali:

● La saggezza è la virtù della parte razionale dell’anima e con essa e possibile ragionare e dominare la vita
istintuale;
● Il coraggio, tipico della parte irascibile rappresenta la capacità di lottare per far trionfare ciò che ritiene giusto;
● La temperanza, capacità di contenere e moderare i piaceri e i desideri sottomettendo la concupiscente a quella
razionale;
● La giustizia, la virtù più importante in cui sono ricomprese le altre 3 virtù, in cui ogni parte dell’anima svolge al
meglio la propria funzione garantendo l’armonia del tutto;

Per Platone l’individuo virtuoso è quella di sollevarsi al di sopra della materialità per accedere al mondo delle idee. Il vero
filosofo desidera la morte e la filosofia è “preparazione di morte”: se il corpo rappresenta un ostacolo per l’anima e la
morte è liberazione dal corpo.

L’AMORE PLATONICO

Platone tratta il tema dell’amore nel Fedro, nell’opera l’amore è considerato la forza che permette all’anima di elevarsi
dall’esperienza sensibile alla contemplazione del mondo intelligibile e più in particolare della Bellezza.
Nel racconto di Platone sono protagonisti Socrate e Fedro che commentano il discorso d’amore di Lisia. Nel descrivere
questo racconto Socrate evidenzia come a Lisia manchino i contenuti che solo la ricerca filosofica può elaborare. Socrate
invece tratta il tema dell’amore con una profondità e una verità sconosciute.

Per Socrate chi si innamora perde la testa, l’amore è una pazzia, ma la pazzia non sempre è un male. Esiste un tipo di
follia che si può definire “divina”, perché proviene dalla divinità. L’amore rientra in questa categoria, per bellezza.
L’amore è una dolcissima pazzia che permette all’anima dell’innamorato di percorrere tutte le tappe che portano a
riconquistare il mondo intelligibile.

L’amore ha diversi gradini:


● Il primo gradino è la bellezza sensibile, che si ha grazie all’organo della vista il quale colpisce l’anima e lo
accende di desiderio e ravviva il ricordo della Bellezza ideale, che ha ammirato nell’iperuranio. Questa forma
d’amore è per Platone un delirio amoroso l’individuo dimentica tutto. La forza dell’amore non si ferma a questo
livello;
● Eros spinge l’anima umana ad andare oltre il mondo sensibile e fisico, dirigersi verso il mondo soprasensibile,
così da tuffarsi nel “grande mare” della Bellezza ideale e assoluta;

Per Platone l’amore ha quindi una funzione mediatrice che consente di unire:
● L’amore sensibile per le cose;
● L’amore soprasensibile per le idee;

Tale idea riprende a pieno la concezione dei Greci per cui il bello è uguale al bene, l’amore assume una profonda
connotazione morale.

Il tema dell’amore è trattato anche in un’altra opera di Platone, il Simposio, ambientato nella casa di Agatone dove
Socrate è invitato a cena con gli altri amici. Uno dei convitati propone di discutere sul tema dell’amore. Trattando questi
temi:
● Che cos’è l’amore?
● Qual è la sua natura?
● Quali sono i suoi vantaggi e gli svantaggi?
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Centrale è il discorso di Aristofane, grande commediografo greco che sostiene che nessuno capisce la potenza dell’Eros,
che la divinità più vicina agli esseri umani, racconta un mito che spiega qual era l’originaria natura degli individui.
Nel mito raccontato da Aristofane erano composti da 2 esseri uniti in maniera inscindibile e si potevano distinguere 3
generi:
● Maschi;
● Femmine
● Androgini, creatura composta da una parte maschile ed una femminile;

Gli uomini erano troppo forti e perciò le divinità vennero divise dagli Dei. Da questa divisione ebbe origine il sentimento
di amore: ogni metà cerca di ricollegarsi agli altri. L’amore è un desiderio genuino che alberga in noi di ricomporre l’unità
perduta.

Socrate concorda con quanto detto da Aristofane e si mette in luce come amare qualcosa significhi desiderare ciò di cui si
sente la mancanza. Qui Platone introduce il dialogo con il personaggio di Diotìma.

Per Diotìma Eros è un demone cioè un essere intermedio tra:


● Mortali;
● Dei;

L’amore è figlio di:


● Poro, che rappresenta l’espediente. Da suo padre prende il coraggio e pieno di risorse;
● Penia, la povertà. Essendo suo figlio Eros è sempre povero, alla ricerca di ciò che gli manca,

Eros è stato inoltre concepito durante il banchetto in onore di Afrodite, e perciò Eros è alla ricerca della belezza.
La bellezza a cui Eros aspira diversi gradi, ci sono infatti:
● Inizia con l’amore di un singolo corpo bello;
● Poi contempla la bellezza è presente in altri corpi;
● Arriva a desiderare una bellezza corporea generale;
● Poi sale ad ammirare la bellezza dei comportamenti e dell’anima;
● Per andare alla bellezza della scienza;
● Per finire ad ammirare la Bellezza in sé;

In sintesi Eros si rivela davvero “filosofo” proprio a metà strada tra:


● Ricchezza e povertà;
● Conoscenza e l’ignoranza;
● Gli dei e gli esseri umani;

Pertanto “amante della sapienza”.

Eros a causa della sua natura è la personificazione stessa della natura. Come afferma il nome del padre di Eros è Poros,
che rappresenta il “ponte” cioè Eros è colui che non si arresta ai confini della propria terra, ma spinto dalla curiosità di
conoscere altri luoghi e altre culture.
L’amore appare quindi una forza che permette di trascendere la condizione umana ed esprime nostalgia e tensione verso
l’assoluto.

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LA CONCEZIONE DELLA POLITICA E DELL’EDUCAZIONE

LA REPUBBLICA E LO STATO IDEALE

La trattazione della teoria politica di Platone è legata alla questione etica.


Per Platone non c’è divisione tra vita privata e vita sociale e quindi le 4 virtù fondamentali dell’individuo, sono anche le
virtù che egli attribuisce alle diverse classi sociali che compongono lo Stato. Tale tema è centrale nel testo la Repubblica
scritto tra il 380 e il 370 a.C. Nell’opera l’autore indaga sulle virtù fondamentali dei cittadini nell’ambito dello Stato.
Per Platone l’essere umano si realizzi pienamente soltanto come cittadino, membro della propria città.Un uomo è giusto
se in relazione con gli altri, costituendo appunto la politeia.

Nel descrivere cos’è la giustizia, il filosofo elabora un modello di Stato perfetto (Stato utopico), in cui ogni componente
in armonia con le altre. Lo Stato utopico deve essere un punto di riferimento per cittadini e politici, di fatto Platone lo
propone come metro di paragone con le altre forme di governo, utilizzandolo come paradigma o criterio.

Per Platone lo Stato è ben organizzato se riesce a provvedere ai vari bisogni dei suoi membri, attraverso differenti
funzioni sociali. Perciò lo Stato Utopico di Platone è strutturato in 3 classi:

● La classe dei governanti, a cui è affidato il comando della città ed hanno il compito di provvedere alla cura di tutti
i cittadini. I governanti devono essere dotati della virtù della saggezza;
● La classe dei guerrieri, a cui è demandata la difesa militare, devono avere la virtù del coraggio;
● La classe dei lavoratori, ha il compito di provvedere ai bisogni materiali, devono possedere la virtù della
temperanza, così da poter sottomettersi ed essere armonizzati alle classi superiori, tenendo a freno gli istinti e
accettando il ruolo;

Le due classi al comando della città, quelle dei governanti e dei guerrieri:
● Devono interessare esclusivamente al bene comune;
● Non è concesso loro avere dei beni personali;
● Devono vivere insieme conducendo un'esistenza semplice mettendo in comune donne e figli per evitare che
prevalgono interessi personali;

La temperanza è una virtù fondamentale per tutte e tre le classi sociali e considerata la virtù civica per eccellenza senza la
temperanza lo Stato cade in preda alle lotte fratricide.

La giustizia è, nello specifico, la virtù di adempiere bene il proprio compito di cittadino. La giustizia dà la possibilità ad
ogni cittadino di svolgere il proprio dovere, cioè la funzione loro assegnata dalla natura..
Per Platone ogni bambino deve seguire la sua naturale tendenza e accedere a queste funzioni superiori, quindi le classi
sociali platoniche non sono immutabili, il figlio di un lavoratore potrà diventare, se ha le capacità, un filosofo e viceversa.

Platone per spiegare tale concetto utilizza un mito, che aveva come morale di ricordare a tutti i cittadini che
profondamente erano tutti uguali.
Il mito narra che gli esseri umani prima di venire alla luce si trovino nelle viscere della terra. Sono tutti fratelli e li dio li
plasmò e decise:

● Alcuni uomini sono destinati a governare. Questi vennero mescolati con l’oro;
● Altri uomini devono fare i soldati. Questi vennero mescolati con l’argento;
● Altri ancora devono fare i contadini e artigiani e loro furono mescolati con ferro e bronzo;

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Quindi gli esseri umani sono della medesima stirpe, ma anche le necessarie differenziazioni. Il dio diede ai governatori
l’ordine di curare in modo particolare l’educazione dei giovani, per capire la vera natura .
La morale del mito per Platone è che pur essendo tutti:
● Uguali per dignità e origini;
● Ognuno ha attitudini e predisposizioni naturali differenti;

Per il buon funzionamento della società bisogna mettere gli individui meritevoli e capaci ai posti giusti, bisogna
dare la massima fiducia ai migliori.

Di fatto lo Stato che Platone delinea nella sua opera è un regime aristocratico, in cui governano i “migliori”. Il modello
aristocratico si fonda sul valore assoluto che per il filosofo hanno la conoscenza e la declinazione al bene comune.
Per Platone il governo della città doveva essere affidato ai filosofi, in quanto loro conoscono il Bene e sanno distinguere il
vero dal falso. Il filosofo nel governare ha il dovere morale di sacrificarsi per il bene della comunità.

Per Platone l’aspetto fondamentale per governare è la qualità della giustizia, e perciò definisce l’esistenza di 4 regimi
politici differenti suddivisi in ordine crescente di degenerazione questi sono:

● Timocrazia, è il governo degli individui che pongono al vertice della considerazione l’onore e non la sapienza.
Sono persone ambiziose e proseguono l’affermazione personale;
● Oligarchia, è il regime fondato dal censo. Lo stato è dominato da persone avide e bramose di denaro, che pongono
al di sopra di tutto i beni materiali e le ricchezze. Tale forma di governo si rivela profondamente precaria a causa
delle frequenti sommosse e dalla criminalità. Questa forma di stato non è unitaria portando ostilità reciproca tra le
classi, che finirà di distruggerlo;
● Democrazia, forma di governo in cui la grande massa dei poveri prevale sui ricchi. Con la democrazia prevalgono
l’individualismo, l’anarchia e la sfrenata libertà. Nella sfera privata, l’individuo democratico ritiene di poter fare
quello che vuole;
● Tirannide, è la peggiore forma di governo, nata per porre fine all’eccessiva libertà della democrazia. In tale forma
prevale l’arbitrio di un singolo individuo, che si circonda di persone disoneste come lui stesso. Il tiranno infatti è
schiavo delle passioni e dunque infelice.

IL PERCORSO EDUCATIVO E IL MITO DELLA CAVERNA

Ai governanti spetta il compito di equilibrare le forze di gioco. Soltanto i filosofi che sono definiti dediti allo studio e alla
conoscenza razionale hanno tale compito.
Perciò Platone elabora un progetto educativo che mira alla ricerca della Verità e del Bene, su tali basi il filosofo costruisce
un curricolo di studi. Un ideale formativo estremamente impegnativo.
Ecco il curricolo di studio, comune per tutti i maschi e femmine fino ai 18 anni (allevati dallo Stato), che viene continuato
dopo i 18 anni da quelli che sono considerati meritevoli per diventare filosofi:
● Educazione elementare che inizia a 7 anni, si fonda su:
1. Ginnastica;
2. Musica;
3. Matematica, ha come scopo di stimolare le capacità di astrazione, di memoria e penetrazione logica. La
matematica, per Platone, è lo strumento della “conversazione dell’anima” . La matematica è la scienza
propedeutica alla filosofia;
● A 18 anni il giovane viene avviato al servizio militare;
● A 20 anni si avvicina allo studio delle scienze, per fare una visione d’insieme dei problemi;
● a 30 anni i giovani migliori si mettono a studiare la filosofia, in particolare la dialettica;
● Dai 35 ai 50 anni i filosofi partecipano attivamente alla vita politica. affiancando i magistrati per formarsi
un'esperienza pratica di governo;
● A 50 anni coloro che hanno superato le prove i filosofi possono accedere al governo della città. Solo alla fine di
questo percorso infatti i governanti avranno una piena conoscenza del Bene.

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Nel curricolo dei futuri reggitori dello Stato non è contemplata l’arte, devono solo ricevere un’adeguata:
● Educazione fisica favorita dagli esercizi ginnici;
● Educazione morale a cui ci si arriva grazie alla cultura. Per Platone per tale forma di educazione è necessaria la
presenza di tali arti nel curricolo formativo del giovane, la poesia e l’epica;

Il giudizio di Platone sull’arte è negativo; l’arte esercita il suo fascino sulla parte irrazionale dell’essere umano, può essere
fonte di male ed errore. Per Platone, infatti, le arti tendono a lusingare con immagini frivole e false.
Ancora di più critica ogni attività che mira a riprodurre la realtà. In quanto l’artista imita la realtà sensibile. L’arte è
dunque “imitazione di imitazione” di 3 gradi lontano dal vero. L’arte tende a trattenere l’uomo nella dimensione sensibile
e soprattutto l’immaginazione, che è il grado più basso nella scala gerarchica della conoscenza.
L’arte rappresenta una dimensione di “sogno”, di immagini fallaci, di conoscenze fugaci e ingannevoli.

Gli artisti non sono in grado di attingere veramente all'essenza dell’oggetto che rappresentano: essi si limitano a
riprodurre le ombre delle cose. Perciò i giovani devono essere educati a contemplare la vera realtà dell’essere, costituita
dalla conoscenza del Bene e delle altre idee, che soltanto la ragione filosofica può conseguire.
Platone nel definire la sua teoria riprende la concezione greca classica cioè l’idea diffusa che il poeta fosse ispirato dagli
dei, una sorta di “divina pazzia” e si considerava una sorta di enthusiasmos (“furore divino”).
Nell’opera di Ione Platone sostiene apertamente che i poeti sono ispirati e posseduti dal dio. Tali invasati sono i mediatori
tra gli dèi e gli esseri umani. Per Platone quindi l’artista parla della funzione "ermeneutica" dei poeti, cioè i poeti hanno il
compito di manifestare agli altri il pensiero divino facendosi interpreti.
Essendo quindi il poeta soggetto al sacro “entusiasmo” nella sua attività non utilizza la ragione e perciò è lontano dalla
condizione del filosofo.
Addirittura tale “furore divino” è connesso alla poesia non soltanto dall’autore, ma anche il pubblico, infatti lo spettatore è
l’ultimo anello della catena, soggetto al potere irrazionale e alla suggestione fascinante della poesia.

Platone per chiarire il percorso conoscitivo che il futuro governante deve attuare utilizza il mito della caverna.
Il mito della caverna rappresenta una sorta di compendio del pensiero platonico quello:
● Metafisico (dottrina dell’essere);
● Gnoseologico (la teoria della conoscenza);
● Etico-politico (virtù come conoscenza e il ruolo del filosofo della società);

Tutte queste componenti appaiono unificate che mette in luce l’ispirazione politica dell’intera filosofia platonica.
Nel racconto platonico:
● Gli esseri umani sono come prigionieri incatenati fin dalla nascita;
● Gli esseri umani guardano verso la parete di fondo, volgendo le spalle all’entrata;
● Dietro gli uomini ad una certa distanza brucia un fuoco che illumina la caverna;
● Tra il fuoco e i prigionieri c’è un muro basso e sottile;
● Dietro il muro ci sono alcune persone che portano statue e figure animali, facendoli sporgere da alcuni muretti;
● I prigionieri, tenendo la testa immobile e vedono le ombre di tali oggetti proiettati sul fondo della caverna. Queste
ombre sono l’unica verità che conoscono;

Ma poniamo che uno degli uomini si libera dalle catene, si possono alzarsi a volgere intorno lo sguardo. Succederebbe
questo:
● In un primo momento ha portato l’uomo a ritenere che la vera realtà siano le ombre e non gli oggetti, che vede in
modo confuso a causa dell’eccessivo bagliore del fuoco;
● Quando dopo si spinge all’uscita della caverna, nel mondo esterno, soffrirebbe per la luce abbagliata del sole;
● Come unico rimedio sarebbe quello di adattarsi gradualmente alla nuova visione, dopo le ombre e guarda le
immagini delle cose riflesse nell’acqua;
● Dopo l’acqua guarda le cose stesse;
● Dopo guardare le cose stesse si abitua alla luce e può guardare, gli astri, la luna e il cielo di notte;
● Alla fine può guardare il sole per riconoscere questo come centro del mondo visibile e causa;

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Una volta che è abituato alla luce del sole, l’individuo rispetto alla caverna ha:
● Difficoltà a tornare nell’oscurità e preferirebbe patire altre sofferenze;
● Si considererebbe come cieco se sta tanto a scorgere alle ombre;

Ma il prigioniero ha il dovere morale di tornare nella catena per liberare i suoi compagni dall’ignoranza per renderli
partecipi alla verità. Anche se in un primo momento verrà screditato dai compagni che lui vuole liberare.

Il mito della caverna è un’allegoria della formazione del filosofo e del suo ruolo della società, un ruolo tragico. Si hanno 2
ambienti che si analizzano:
● La caverna rappresenta il mondo sensibile, caratterizzato dall’opinione (doxa). Nella caverna gli esseri umani
sono prigionieri dell’ignoranza e alla credenza negli oggetti sensibili;
● Il mondo fuori dalla caverna è il regno della scienza (episteme);

Nel percorso del prigioniero liberato non è difficile scorgere il faticoso itinerario educativo del filosofo, che gradualmente
si passa:
● Dall’immaginazione e dalla credenza;
● Alla conoscenza degli enti matematici e dalle figure geometriche;
● Arrivando infine alla conoscenza delle idee stesse, come il Bello e ecc.;

Il filosofo dopo questa rivelazione ha la tentazione di vivere una vita solitaria, ma fa ritorno ai suoi simili per annunciare
la verità per assumersi il diritto-dovere di governare la città, prendendo cura del bene comune.
Il filosofo per Platone rappresenta la voce della coscienza, come ad esempio Socrate, il filosofo per eccellenza, ha dato la
vita la virtù e l’adempimento coraggioso della propria missione.

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