TESTO 21 – EKI 19
Questo testo proviene dal mattone di Shutruk-Nahunte, un successore di
Untash-Napirisha e fondatore dei Shutrukidi, quindi ci troviamo nel XII secolo,
alla fine del periodo medio-elamico, che va dal 1400 al 1100 a.C. circa.
(Se il prof. chiede di fare una digressione sul medio-elamico: In questo periodo
c’erano in Mesopotamia i Cassiti, che hanno subito varie incursioni da parte
degli Elamiti. Di questo periodo possediamo migliaia di esemplari distribuiti in
circa 150 iscrizioni diverse e uniche. Gli unici testi amministrativi che
abbiamo risalgono agli ultimi anni, ovvero al XII secolo a.C., ovvero circa 100
tavolette provenienti da Anshan. In Elam governavano le dinastie degli
“Igihalkidi” e dei “Shutrukidi” e la documentazione prevalente era in lingua
elamica, dopo una fase in cui erano in accadico. Avviene una elamitizzazione
nelle iscrizioni. I sovrani di questo periodo avevano tutti la stessa titolatura:
“su-un-ki-ik an-za-an shu-shu-un-ka”, ovvero ‘re di Anshan e Susa’. Il re che
troviamo più spesso nei testi è Shilhak-Inshushinak, che regnò poco ma
produsse molte iscrizioni in Susiana e poche eccezioni esterne come Tol-e
Peytul. Il periodo inoltre era caratterizzato da testi ripetuti che avevano le
stesse parole ma cambiavano nell’utilizzo di segni diversi. Un’altra forma
ricorrente nei testi medio-elamiti era quella del confronto con i re precedenti,
“ciò che i re precedenti (sunki-p) non hanno fatto, io l’ho fatto”. Era
importante collegarsi ai re precedent ie a volte si ricopiavano vecchie
iscrizioni con delle aggiunte posteriori: in questo caso, l’iscrizione più antica
risale sempre a mezzo millennio prima.)
Il mattone fa parte di un gruppo di mattoni frammentari provenienti da Tol-e
Peytul, dove si trova il sito di Lian. Ci troviamo a 10 km da Bushehr e a 2 km
dal Golfo Persico. Questo insediamento era posto a controllo del Golfo Persico
quando era più ampio ed era anche più vicino a Susa. Oggi Lian è una
penisola, ma prima era un’isola, forse con un porto e un’area cultuale. L’area
cultuale è quella che ci interessa oggi, poiché il mattone fu dedicato alla dea
Kiririsha nel suo tempio a Lian. Tra i mattoni ritrovati nella locaità figurano
anche nomi di altri sovrani, come Humpanumena, Kutir-Nahunte (figlio di
Shutruk-Nahunte) e Shilhak-Inshishinak. Di questo testo in particolare, che è
EKI 19 (da “Elamischen Konigsinschriften) sono attestate diverse varianti,
divise in tipo A, tipo B e altri frammenti sparsi trovati durante gli scavi di
Pézard. Passiamo alla lettura del testo.
[LETTURA TESTO]
[TRADUZIONE RIGHE 1 E 2]
La traduzione è: Io, Shutruk-Nahunte, figlio di Halutush-Inshushinak, re di
Anshan e Susa. Notiamo subito che per il segno “u” è la variante “u 2” per la
presenza dell’accento grave, che è quella che traduciamo con ‘io’, e sarebbe
stato “u3” con l’accento acuto. Vediamo subito il nome del sovrano, Shutruk-
Nahunte, accompagnato dal classificatore DIŠ che si usa per determinare gli
antroponimi e per i nomi propri. Su Nahunte troviamo invece il classificatore
AN usato per le divinità, perché Nahunte non fa parte soltanto del nome del
sovrano ma è anche un teoforico, ovvero il nome di una divinità, e va quindi
segnalata con il classificatore apposito. Lo stesso vale per Inshushinak.
Andando avanti, troviamo il nome del padre del re, poi ci viene data
l’informazione per cui Shutruk-Nahunte è sunki, ovvero re, di Anshan e Susa,
città indicate con il classificatore AŠ usato per le località. Notiamo prima di
tutto che la parola “Inshushinak” è ridondante, perché vengono aggiunti più
fonemi del necessario con lo scopo di aiutare nella lettura. Dal punto di vista
grammaticale notiamo l’utilizzo dei suffissi classificatori che esprimono una
relazione tra due elementi, un determinato e un determinante, in questo caso
in I persona di genere animato, riconoscibile dalla -k e collegati secondo un
costrutto chiamato “double case”. Ad esempio, tra sunki-k e Anzan Shushunk.
Il suffisso primario non viene messo con gli antroponimi e i nomi di parentela,
come nel caso di “shak”, ‘figlio’. In questo testo è presente anche un caso di
‘raggruppamento’, che vediamo dopo. Prima di proseguire con la traduzione,
volevo far notare che “ut” in Shutruk-Nahunte viene traslitterato come “pir”
nei sillabari moderni e graficamente è una variante di “ut”, con la differenza
che “pir” ha un solo cuneo verticale e “ut” ne ha due sovrapposti, entrambi di
fianco a due cunei orizzontali. In questo caso è presente la variante “pir”, che
però è preferibile traslitterarla come “ut”.
[TRADUZIONE RIGHE 3-4 FINO A KUSHI-SH AK]
Traduciamo: il tempio di Kiririsha la Lianita che Humpanumena costruì in
argilla e… Notiamo subito il nome del sovrano Humpanumena, che è
segnalato sia dal classificatore DIŠ sia da AN, perché è sia un antroponimo
che il nome di una divinità. Qui abbiamo invece un caso di “raggruppamento”
o “bracketing”, ovvero una relazione tra più nomi, perché “sian”, ‘tempio’, è
legato a “Lian“ con il suffisso -me, III persona inanimato, che a sua volta è il
determinante di Kiririsha con il suffisso animato della III persona inserito
come infisso. Quindi è ‘il tempio di Kiririsha (-me) la Lianita (-r)’. Sian non ha
un suffisso, e quindi non è in double case, perché è un caso particolare: si
pensa, infatti, che il suffisso classificatore sia cristallizzato nella parola stessa.
Proseguendo, troviamo un verbo coniugato nella I forma e in III persona,
‘costruì’, forma che indica l’azione al passato, ed è contrapposto al kushi-h, in
II persona, che viene dopo. (Se lo chiede: la I forma è verbale, la II e la III
sono nominali e indicano rispettivamente il participio passato e il participio
presente, ma in realtà si traducono in base al contesto). Infine, “halat”,
‘argilla’, è accompagnato dalla preposizione -ma che dà il valore di stato in
luogo o di materia, in questo caso.
[TRADUZIONE RIGHE 4-5]
Traduco: e, essendo in rovina, io l’ho rimesso insieme in mattoni cotti, l’ho
rinnovato e l’ho costruito, poi l’ho donato alla mia dea Kiririsha. Qui il “mishi-
r-ma-ma”, in cui l’ultimo “-ma” potrebbe essere in realtà “-na” del participio
presente, il -r- può essere un pronome anaforico riferito all’infisso -ma- che
può essere un verbo ausiliario, ma non è certo. “Sara-h” è in I persona della I
forma. “Erintum” è accompagnato dal complemento di materia “-na” ed è il
mattone cotto, contrapposto all’argilla cruda che è “halat”. In questo testo c’è
l’intenzione di creare una contrapposizione tra un re del passato, che è
Humpanumena, e uno del presente, che è il rinnovatore del tempio. La
presenza di altri mattoni iscritti a nome di Humpanumena confermano che il
tempio fosse suo. “pepshi-r-ma” per alcuni può significare “riconsacrare” e
notiamo un parallelismo nella forma con “mishi-r-ma-ma”. “Kushi-h” significa
‘costruire’ ed è in I persona della I forma. Concludendo, “ak” ha la funzione di
connettivo, per collegare frasi distinte. “Nap-r u-r”, ‘alla mia dea’, è un altro
caso di relazione in “double case” in cui il determinato e il determinante sono
accompagnati dal suffisso di III persona singolare animato. Per finire, “i” è un
pronome dimostrativo di prossimità animato.
TESTO 22 – EKI 22
L’iscrizione EKI 22 (Elamische Koniginschriften 22) di Shutruk-Nahunte, il
sovrano fondatore della dinastia degli Shutrukidi, risale al XII secolo a.C.,
quindi alla fine del periodo medio-elamita.
(Se il prof. chiede di fare una digressione sul medio-elamico)
L’iscrizione di Shutruk-Nahunte si trova sulla Stele della Vittoria di Naram-Sin,
risalente a più di un millennio prima. L’iscrizione di Shutruk-Nahunte è,
quindi, postuma, aggiunta successivamente. Questa stele fu originariamente
eretta nel tempio di Shamash a Sippar, città che fu poi saccheggiata e
trasportata a Susa dall’elamita Shutruk-Nahunte, come indicato nella stessa
iscrizione. Lo stesso figlio e successore di Shutruk-Nahunte, Kutir-Nahunte,
organizzò nuove campagne militari contro i Cassiti in Mesopotamia come fece
il padre. La stele fu ritrovata poi sull’acropoli di Susa nel 1898 durante la
campagna di scavo francese, dove poco tempo dopo fu ritrovata anche la stele
di Hammurapi, anch’essa un bottino di guerra degli Elamiti. La differenza con
la stele di Naram-Sin sta nel fatto che non c’è nessuna scritta aggiuntiva.
Tornando alla stele di Naram-Sin, l’iscrizione originaria è in paleo-accadico ed
era posta al di sopra della figura del sovrano, ma è in parte danneggiata e
illegibile, ma sappiamo che parla di una spedizione sulla montagna dei Lullubi,
ovvero sui monti Zagros, e che fu vittoriosa. Il testo elamita fu aggiunto
nell’unico spazio disponibile, ovvero diagonalmente rispetto alla montagna.
Passiamo alla lettura del testo.
[LETTURA TESTO]
[TRADUZIONE RIGHE 1-4]
La traduzione è: Io, Shutruk-Nahunte, figlio di Halutush-Inshushinak, servo
amato di Inshushinak, re di Anshan e Susa, grande liku-me, detentore del
trono dell’Elam e meni del paese dell’Elam. Iniziamo da “u”, ‘io’, in cui
notiamo che è stato utilizzato il segno che corrisponde a “u 2” per la presenza
dell’accento grave; se ci fosse stato l’accento acuto, sarebbe “u 3”. Segue il
nome del sovrano, che è accompagnato dai classificatori DIŠ e AN: il primo
viene usato per determinare gli antroponimi e i nomi propri, mentre il secondo
per i nomi di divinità o i nomi teoforici, come in questo caso. Lo stesso vale
per Inshushinak. Un altro classificatore che troviamo nel testo è AŠ, usato per
determinare le località geografiche. Continuando con la presentazione del
sovrano, egli si definisce “lipa-k hani-k Inshushina-k”, ovvero ‘servo amato di
Inshushinak’: notiamo in questa costruzione una relazione tra i nomi indicati
dal suffisso classificatore o di genere -k, in I persona e di genere animato,
messi insieme in un costrutto chiamato “double case” in cui il determinato e il
determinante sono messi in relazione dallo stesso suffisso. Lo stesso avviene
con “shak”, tuttavia il suffisso classificatore non lo troviamo mai davanti ai
nomi di parentela. Il re si definisce ‘re di Anshan e Susa’, poi troviamo un
titolo reale che è “grande liku-me”, in cui -me è il suffisso classificatore
inanimato, la cui traduzione potrebbe essere “pastore grande”, ma è incerta e
si preferisce non tradurlo. Kat-r è un altro titolo sconosciuto che potrebbe
significare “incoronato”, quindi in questo caso ‘detentore del trono di
Hatamti’, in cui “Hatamti” è il nome con cui gli elamiti si riferivano alla loro
patria e che noi conosciamo come Elam, secondo la bibbia, che a sua volta
prende il termine dalla tradizione accadica che indicava le montagne a est
rispetto alla Mesopotamia. Si pensa che “hatamti” fosse l’unione di “hal”,
‘paese’, e “tamti”, ‘signore’, quindi significherebbe ‘paese del signore’. Il
sovrano poi si definisce ‘hal-meni dell’Elam’. Il titolo “hal-meni”, traducibile
parzialmente come ‘meni del paese’, potrebbe essere l’equivalente del titolo
sumerico di “sukkal-mah”, traducibile come ‘governatore grande’ e usato nel
periodo Ur III intorno al 2000 a.C. circa con il significato di ‘reggente’ e poi
mantenuto dai sovrani successivi. In ogni caso, viene ritenuto intraducibile
dagli studiosi.
[TRADUZIONE RIGHE 5-7]
Traduciamo così: con l’aiuto del mio dio Inshushinak ho distrutto la città di
Sippar, ho preso la stele di Naram-Sin e l’ho portata e l’ho mandata in Elam,
poi l’ho posta di fronte al mio dio Inshushinak. Letteralmente la prima frase
può essere tradotta come ‘Inshushinak il mio dio me aiutante”: taha-n-r è un
verbo in III forma, con l’aggiunta dell’infisso “-n-“, quindi in participio
presente, che spesso viene usato per indicare la contemporaneità. Troviamo
poi un altro caso di relazione tra “nap-r” e “u-r” in cui il determinato e il
determinante sono accompagnati dal suffisso di III persona animato. “Halpu-
h” è in I persona e in I forma, che indica il passato (parlare delle forme se lo
chiede). Andando avanti, notiamo che “zuhmutu”, la ‘stele’, è percepita come
animata a giudicare dal suffisso di Naram-Sin che è animato, ovvero la “-r”.
Un altro detaglio che possiamo notare è che Sin ha il classificatore divino,
perché è una divinità lunare nel pantheon mesopotamico. “Tenki-h”, sempre in
I persona, è un verbo di movimento che è preceduto dalla destinazione, che è
Hatamti. Infine, “sima-ta-h” è un verbo composto che significa ‘mettere
davanti’.
TESTO 7 – DB §6
Ci troviamo nel periodo achemenide, che va dal 550 al 331 a.C.
Linguisticamente, l’elamico achemenide è sempre il neo-elamico, da cui si
differenzia per poche caratteristiche, che si sviluppa a partire dall’800 a.C.
dopo un periodo buio dalla durata di due secoli. Il testo DB §6 fa parte di una
serie di iscrizioni situate a Bisotun, una località che si trova tra Kermanshah e
Hamedan, sulla strada che partiva da Babilonia e arrivava, per vie interne,
fino a Ecbàtana. La località fu scelta probabilmente anche per la presenza di
una sorgente e nell’are asono presenti monumenti di epoca non solo
achemenide ma anche seleucide, partica e tardo-sasanide. A Bisotun Dario
sconfisse l’usurpatore Gaumata nel 522 a.C. L’intera iscrizione espone le
imprese militari di Dario I che lo hanno portato al potere. Si tratta di
un’iscrizione di tipo narrativo o annalistico con funzione celebrativa e
propagandistica, con fatti storici probabilmente manipolati. L’intero testo
viene suddiviso convenzionalmente in paragrafi, i quali iniziano tutti con il
sintagma “Il re Dario dice” per sottolineare l’autorevolezza del sovrano. Il
testo, accompagnato da altre iscrizioni minori, circonda un rilievo che
raffigura Dario che trionfa sull’usurpatore Gaumata e su altri otto ribelli sotto
lo sguardo di Ahuramazda. Nel sesto paragrafo, che è il testo di cui parliamo
oggi, viene sposta una lista di popoli su cui Dario esercita la propria sovranità.
Le liste dei popoli erano ricorrenti nei testi reali achemenidi e nelle didascalie
che accompagnavano le figure che sostengono il sovrano sulle tombe reali. Il
testo in questione è diviso in tre lingue, ovvero in antico persiano, elamico e
antico babilonese, che è l’accadico. Le liste sono motivate da un testo
precedente che qualifica questi paesi o popoli come conquistati dal re
achemenide, a cui obbediscono e portano tributo. In questo caso, ci riferiamo
a ben 23 popoli o paesi assoggettati al sovrano persiano e solitamente viene
fatto un confronto con la lista delle satrapie, i distretti persiani, fatta da
Erodoto: quest’ultimo divide i popoli in 20 distretti, di cui ne vengono indicati i
popoli, le regioni o città e l’entità del tributo. Altre liste di popoli le troviamo
in Diodoro Sicuro, in Curzio Rufo e in Giustino. Passiamo all’analisi del testo.
[LETTURA E TRADUZIONE 6.1]
Traduciamo così: e così dice re Dario. Notiamo prima di tutto il connettivo
“ak”, poi sopraggiunge alla vista l’utilizzo del classificatore DIŠ che viene
usato per determinare gli antroponimi e i nomi propri, come in questo caso
Dario. Il DIŠ viene aggiunto anche davanti a EŠŠANA, che è il logogramma
usato per “sunki”, ‘re’. Prima non si faceva, ma a partire dall’elamico
achemenide si utilizzano molti più classificatori per facilitare la comprensione
del testo e in questo caso, DIŠ, viene usato per tutte le persone e non solo i
nomi propri. I logogrammi sono tratti dalla tradizione scrittoria sumero-
accadica e si traslitterano in lettere maiuscole per differenziarli dalle altre
parole, dato che in elamico generalmente si leggono in modo diverso, in
questo caso “sunki”. “Dariawaush” è un calco dal persiano e si capisce dal
fatto che è stata aggiunta una shin tipica dell’elamico alla fine; inoltre, proprio
perché è un prestito dal persiano si pensa che vada letto in questo modo e non
“Dariamaush”. “Na-n-r”, letteralmente ‘dicente’ è il participio presente,
ovvero la III forma, ed è indicato dall’infisso “-n-“, mentre il suffisso “-r” indica
la III persona.
[LETTURA E TRADUZIONE 6.2]
Traduciamo: i paesi o popoli sono questi. Il “sono” è sottinteso”. “Daiaush”,
anch’esso con il classificatore DIŠ usato per le persone, va letto in questo
modo perché è un prestito dal persiano. Il termine originario significa “paese”,
ma può indicare anche un popolo in elamico, anche per la presenza della shin
finale usata spesso per i popoli. “Hi” invece è un aggettivo dimostrativo
animato di prossimità che è tale perché viene messo dopo; se fosse stato
messo, prima, sarebbe stato un pronome dimostrativo.
[LETTURA E TRADUZIONE 6.3]
‘Che a me obbediscono’, oppure ‘che di me si dichiararono’, si può tradurre in
entrambi i modi. “Apa” è un pronome relativo in accusativo; “unina” è il
pronome di I persona al genitivo; “tiri-sh-ti” ha l’infisso “-sh-“ che indica la III
persona singolare nella I forma, mentre la “-t” finale non ha un significato
chiaro: potrebbe indicare anteriorità rispetto a un’azione passata o, per
Babolghani, viene usato semplicemente nelle frasi relative.
[LETTURA E TRADUZIONE 6.4]
Traduciamo: con l’aiuto di Auramazda io la regalità di loro ho esercitato.
“Zaumin”, che forse si pronuncia “zauwin”, è una parola che indica un
impegno per l’ottenimento di qualcosa, in questo caso il sostegno di
Auramazda. In babilonese viene tradotto come “sotto la protezione di”. Il “-
me” usato davanti a EŠŠANA è un classificatore di genere inanimato usato per
i sostantivi astratti, in questo caso la regalità. Senza questo suffisso, si
tradurrebbe semplicemente come ‘re’. “Apini” è il pronome personale di III
persona plurale al genitivo, che è ap+ni. “Huta” è invece un verbo coniugato
in I forma, in cui il suffisso che indica la persona cade, che è tipico
dell’elamico achemenide. Letteralmente significa ‘fare’ ma viene tradotto in
modo diverso in base al contesto.
Ora inizia la lista dei popoli/paesi (faccio copia-incolla):
6.5) DIŠParsi-p = i Persiani la -p indica il plurale, quindi indica il popolo (la -p
non c’è quando si indica la singola regione)
6.6) ak DIŠHatamtu-p = gli Elamiti “ak” era usata come “punto elenco” solo
nel testo elamico
6.7) ak Babili-p = i Babilonesi
DIŠ
6.8) ak Ašura-p = gli Assiri
DIŠ
6.9) ak Harbaia-p = gli Arabi
DIŠ
6.10) ak DIŠ
Muzaria-p = gli Egizi
6.11 ) ak DIŠ ANKAMMEŠ-p = quelli del mare / gli abitanti del mare il MEŠ
indica la scrittura logografica (KAM); il KAM è in genere un classificatore
divino che in elamico viene usato per indicare il “mare”; potrebbe riferirsi a
Cipro, i “mariani”. Un logogramma è generalmente tratto dalla tradizione
scrittoria sumero-accadica (in alcuni casi anche di tradizione scribale elamica)
e sono traslitterati in lettere minuscole. Molti non sappiamo come venivano
letti. MEŠ si utilizza dal I millennio a.C. per marcare i logogrammi e i prestiti
stranieri.
6.12) ak DIŠIšparda-p = i Lidi il nome, in tutte e tre le lingue, deriva da
Sardi, la capitale della Lidia
6.13) ak Iauna-p = gli Ioni
DIŠ
6.14) ak DIŠMada-p = i Medi I Medi, secondo Erodoto, precedevano i
persiani (discorso sul fatto che gli Elamiti erano chiamati Medi dagli studiosi)
6.15) ak Harminuia-p = gli Armeni
DIŠ
6.16) ak Katpatukaš-p = i Cappadoci
DIŠ
6.17) ak Partuma-p = i Parti forse si legge “Partuwa-p”
DIŠ
6.18) ak Zerankaš-p = i Drangiani la Drangiana, oggi Sistan
DIŠ
6.19) ak Haria-p = gli abitanti dell’Aria la regione del fiume Hari
DIŠ
6.20) ak Marašmia-p = i Corasmi
DIŠ
6.21) ak Bakšiš = la Battriana
DIŠ
6.22) ak DIŠSugdaš-p = i Sogdiani in altre fonti viene considerato uno dei
limiti del regno achemenide
6.23) ak Parubarasana = il Gandāra
DIŠ
6.24) ak Šaka-p = gli Sciti
DIŠ
6.25) ak DIŠSatakuš = la Sattagidia posizione della regione incerta, ma si
trovava nella parte orientale del regno
6.26) ak Harawatiš = l’Aracosia
DIŠ
6.27) ak Maka = e Maka la greca Gedrosia
DIŠ
6.28) PAP ir kutina daiawauš = in totale (PAP) complessivamente (ir kutina)
DIŠ
23 paesi/popoli.