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STORIA DELLE DOTTRINE

POLITICHE PLATONE
L’INESORABILITÀDELLA S
LEGGEEL’EREDITÀ
POLITICADISOCRATE

STORIA DELLE DOTTRINE


POLITICHE PLATONE
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

L’APOLOGIADI Dopo la difesa, la giuria deve


scegliere tra due pene: la morte
proposta da Meleto o l’alternativa di

SOCRATE
Socrate. Ma il filosofo rifiuta ogni
compromesso. Invece di cercare
salvezza, alza il tiro.
Socrate spiazza tutti: chiede di
essere premiato con i pasti nel
Pritaneo, come un benefattore della
città. Non solo non si difende, ma
ironizza apertamentesulla
situazione. Un gesto che aliena
anche i più moderati.
L’Apologia di Socrate non è solo il resoconto di un processo, ma un manifesto
di coerenza e responsabilità civile. Socrate, pur accusato ingiustamente,
sceglie di non difendersi con astuzie né di cercare il favore della giuria: dice
semplicemente ciò che pensa, sapendo che questo gli costerà la vita. Non è
un martire ingenuo, ma un cittadino consapevole. Obbedisce alla legge
anche quando lo danneggia, perché crede che senza regole condivise una
LAFORZAPOLITICA
comunità non possa esistere. È proprio in questo gesto, apparentemente
perdente, che si cela un messaggio politico radicale: il rispetto della legge,
DELL’OBBEDIENZA
anche quando non conviene, è il vero fondamento della convivenza civile.
Platone, nel riportare le sue parole, ci costringe a rivedere la nostra idea di
legalità, spesso vissuta come imposizione esterna. Socrate ci ricorda che la
legge vale solo se vale per tutti — anche per chi ha ragione

(03) STORIA DELLE DOTTRINE


POLITICHE
Socrate, fin dall’inizio della sua difesa, rifiuta ogni
strategia retorica: non cerca di piacere ai giudici
né di salvarsi con belle parole. Parla con
franchezza, perché crede nella verità e nella
giustizia, non nella persuasione. In una società

CONTROLA dove la parola è potere, questa scelta è rischiosa


ma coerente. Così facendo, mostra rispetto per

RETORICA:LA la legge: non si pone aldi sopra del tribunale,


ma sicomporta da cittadino che accetta il
VERITÀCOME giudizio deisuoi pari. Il suo rifiuto della retorica è

UNICADIFESA
un atto etico: per lui, la giustizia non si conquista
con l’arte della parola, ma con la forza della
verità.

STORIA DELLE DOTTRINE


POLITICHE
A
Il testo analizza la posizione di Socrate di fronte al
processo che lo condanna. Pur consapevole

ILDOVEREDI della sua cattiva fama e delle accuse infondate,


Socrate non si ribella né accusa il sistema: accetta

RISPONDERE il giudizio della città e riconosce la legge come


fondamento imprescindibile della convivenza,

ALLACITTÀ anche quando è ingiusta. Diversamente dai


sofisti, non usa il suo essere “diverso” come
scusa per sottrarsi al processo. La sua grandezza
sta proprio nel rispetto della legalità: se anche i
giusti sipongono sopra la legge, allora la
giustizia perde ogni senso.

STORIA DELLE DOTTRINE


POLITICHE
Socrate si difende davanti ai giudici non cercando

ILRIFIUTODELLA compassione, ma spiegando la verità. Rifiuta


scenate, suppliche e sentimentalismi: “Io non

PIETÀ chiedo pietà, chiedo giustizia”. La sua idea è che il


giudice debba decidere con razionalità, non per
commozione. Socrate denuncia i pregiudizi della
città e si collega a una lunga storia di uomini giusti
accusati ingiustamente. La sua condotta è
ferma: non sidifende per salvarsi, ma per
Per Socrate, temere la morte è un errore:
restare coerente con ciò che crede giusto.
nessuno sa cosa essa sia. Il vero male è agire
contro la giustizia. Preferisce morire piuttosto
che violare la propria coscienza. Paragona la
sua scelta a quella di Achille:anche l’eroe ha
scelto di fare ciò che era giusto, pur sapendo
di morire. Così Socrate si mostra disposto a
morire pur di non rinunciare alla sua
STORIA DELLE DOTTRINE
missione. POLITICHE
A STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

LAMORTE
Per Socrate,temere la morte è un errore:
nessuno sa cosa essa sia. Il vero male è agire
contro la giustizia. Preferisce morire piuttosto
che violare la propria coscienza. Paragona la
sua scelta a quella di Achille:anche l’eroe ha
scelto di fare ciò che era giusto, pur sapendo
di morire. CosìSocrate si mostra disposto a
morire pur di non rinunciare alla sua
missione.
A
STORIA DELLE DOTTRINE Socrate racconta della sua “missione divina”:
POLITICHE
interrogare, far riflettere, stimolare la ricerca
del bene. Non insegna per denaro, non offre
certezze, ma solo domande. La sua povertà
è la prova della sua sincerità. Si paragona a un
tafano che punge Atene, paragonata a un
SVEGLIARELE
cavallo pigro: serve a svegliarla. Atene,
uccidendolo, perderà una voce utile, anche
COSCIENZE
se scomoda.
Per Socrate, temere la morte è un errore:
nessuno sa cosa essa sia. Il vero male è agire
contro la giustizia. Preferisce morire piuttosto
che violare la propria coscienza. Paragona la
sua scelta a quella di Achille: anche l’eroe ha
scelto di fare ciò che era giusto, pur sapendo
di morire. Così Socrate si mostra disposto a
morire pur di non rinunciare alla sua
missione.
POLIS
L’ACCUSADELLA
Questo è uno dei punti fondamentali del suo Socrate affronta il vero cuore del problema:
discorso. Spiega che la morte non è ilvero secondo lui non sono solo Meleto o Anito ad
male, perché nessuno sa davvero cosa sia. E averlo accusato, ma è la città che è fatta di
quindi,dice: “Temere la morte è credere di pregiudizi, calunnie e invidia. E dice che altri
sapere ciò che non si sa”. Quello che invece uomini giusti, in passato, sono stati accusati
lui teme davvero è fare del male, agire contro ingiustamente come lui, e che altri ancora lo
la giustizia, andare contro la propria saranno.
coscienza. Per questo aggiunge: “Non
bisogna maifare il male, nemmeno se si è
subìto del male”.
Socrate non ha mai chiesto soldi per questo.
Non ha mai fatto il maestro. Non ha mai
promesso verità, né imposto la sua presenza.
Le persone venivano ad ascoltarlo
ILRUOLODISOCRATE
spontaneamente. E se qualcuno è cambiato
grazie a lui, è perché ha cominciato a porsi
domande. La prova di tutto questo? Dice:
“La prova che dico ilvero è la mia povertà”.
Se avesse voluto, avrebbe potuto arricchirsi.
Ma non lo ha mai fatto, perché il suo
obiettivo non era guadagnare, ma servire il
dio e la verità.
lancia un avvertimento forte: “Semi Socrate racconta poi che non ha mai voluto
ucciderete, non troverete facilmente un fare politica, proprio perché chi cerca
altro come me. Non c’è nessuno simile, né davvero la giustizia, nella politica, non può
tra gli uomini, né di quercia, né dimarmo”. sopravvivere a lungo. Racconta due episodi
Sta dicendo che Atene sta per perdere una in cui ha rischiato la vita pur di non andare
voce scomoda, ma utile. Una voce che contro la legge.
cercava solo il bene della città.
Il primo è durante il governo democratico,
quando l’assemblea voleva giudicare insieme
dieci generali. Tutti erano d’accordo, ma
Socrate si oppose. Era solo, ma si rifiutò di
votare perché era contrario alla legge.

Il secondo episodio è sotto il regime dei “Io credo negli dèipiù di quanto ci credano i
Trenta Tiranni. Gli ordinarono di andare a miei accusatori. E affido a voie al dio il
prendere un uomo per ucciderlo. Anche in compito digiudicarminel modo che sarà il
quelcaso si rifiutò, e rischiò di essere migliore, per me e per voi”.
giustiziato. Questi episodi mostrano che non
ha mai scelto la strada più facile, ma ha
sempre seguito ciò che era giusto.
ILCONTESTODEL STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

VERDETTO Socratenon cerca lasalvezza


Dopo la difesa,
personale, la giuriacon
malacoerenza deve
i
suoi principi:
scegliere traladue
leggepene:va la morte
rispettataanche quandoè
proposta da Meleto o l’alternativa di
ingiusta. Rompere ilpattoconla
Socrate. Mache
polis è peggio il filosofo
morire. Sirifiuta ogni
compromesso.
rivolge adichi
Proposte loha
pena Invece
o di cercare
condannato:
deboli
nessun rancore,
“persuadere ognuno di voi inaccettabili:
salvezza, alza ilma
la prigionia
[Link]’accusa
lo
implicita. Laschiavo,
renderebbe suamorte èlenta,
l’esilio non
di non curarsi Socrate
ma lalorospiazza
cambierebbe ingiustizia tutti: chiede
è fulminea.
nulla, il silenzio lo
di
di alcuna delle proprie cose
prima che della propria essere
Nessunapremiato
renderebbe lacrima,
disumano. con
nessuna Soloialla
pasti nel
persona, del modo di finzione.
Pritaneo,
fine propone Resta
unafedele
come multa un allabenefattore
verità della
diventare il più finoall’ultimo.
sostenuta daidiscepoli. È chiaro:
città. Non solo non si difende, ma
possibile buono e saggio, né non vuole essere assolto a
delle cose della città più che ironizza
costo dellaapertamente
suaintegrità. sulla
della città stessa” (cit. situazione. Un gesto che aliena
Apologia di anche i più moderati.
Socrate 36c).
(02)
ME
LaFEDELTÀALLA
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

Socratenon cerca lasalvezza


personale, malacoerenza con i
LEGGE
suoi principi: lalegge va
rispettataanche quandoè
ingiusta. Rompere ilpattocon la
Proposte di pena debolio
polis è peggio che morire. Si
inaccettabili:la prigionia lo
rivolge a chiloha condannato:
renderebbe schiavo, l’esilionon
cambierebbe nulla, il silenzio lo
renderebbe [Link] alla
nessun rancore, ma un’accusa
implicita. Lasuamorte èlenta, (05)
ma laloro ingiustiziaè fulminea.
fine propone una multa
Nessuna lacrima, nessuna
sostenuta daidiscepoli. È chiaro:
finzione. Resta fedelealla verità
non vuole essere assolto a
finoall’ultimo.
costo dellasuaintegrità.
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE
(04)
Uccidere un uomo non ferma un’idea. I

LAMORTECOME suoi seguaci continueranno a interrogare


la città, a disturbare i comodi. La filosofia

PASSAGGIO sopravvive al filosofo. Due ipotesi: sonno


eterno o viaggio verso l’Ade. In entrambi i
casi, Socrate non ha paura. Preferisce
affrontare l’ignoto piuttosto che
rinunciare alla verità. La filosofia è
esercizio di morte: ragione contro paura.
Socrate considera la morte la liberazione
finale, la guarigione dalla vita. La sua
serenità è disarmante.
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE
(07)

LAMORTE
Chiede che anche i suoi figli vengano ammoniti se si
allontaneranno dalla virtù. Non ricchezza, ma verità e
autenticità. È questo il lascito di Socrate: vigilare sull’anima.

ATTO
Non si tratta solo di un processo, ma di una lezione di etica
pubblica. Socrate trasforma la condanna in un atto di
denuncia e di coerenza. Meglio morire giusti che vivere

POLITICO corrotti. L’Apologia non è solo una difesa, è un testamento


filosofico e civile. Socrate ci insegna che vivere giustamente
vale più del sopravvivere, e che una società libera si fonda sul
rispetto della legge e della coscienza.
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

L’OBBEDIENZATRAGICA
Socrate accetta la condanna non perché sia giusta, ma
perché vede nella legge un principio superiore. È un gesto
che ci provoca ancora oggi: rispettare la legge anche quando
è ingiusta, per non distruggere la comunità.
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

Pensiamo al caso di Ilaria Salis. Un’insegnante italiana

LEGALITÀSENZA detenuta per mesi in Ungheria,in condizioni inaccettabili,


senza una condanna definitiva. Il governo ungherese ha

GIUSTIZIA:ILCASO agito nel rispetto formale della legge, ma violando in modo


sistemico lo Stato didiritto e idiritti umani fondamentali. Il

SALIS punto non è stabilire l’innocenza o la colpevolezza, ma


riflettere su come una legge, se applicata senza giustizia,
possa diventare una tortura legalizzata. Socrate
accetterebbe questa logica? O ci costringerebbe a
interrogarci sul fatto che un sistema legale che tradisce la sua
vocazione etica non è più legge, ma forza cieca?
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

ASSANGEEILPARADOSSO Julian Assange. La legge britannica, su richiesta degli Stati


Uniti, ha perseguito per oltre un decennio un uomo che ha

DELLATRASPARENZA pubblicato materiali veri. Di nuovo: tutto legale. Ma legale


non è sinonimo di giusto. E qui la lezione socratica si fa
tagliente: Socrate non sfugge al processo, ma lo trasforma in
un atto politico, in un’esposizione pubblica delle
contraddizioni della [Link], come Socrate, ha scelto
di non fuggire, di subire l’inesorabilità di un sistema che
vuole punire chi espone le sue ipocrisie.
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

Il trattamento dei migranti nel Mediterraneo, ad esempio. La

MIGRANTIEONG:LA criminalizzazione delle ONG che salvano vite in mare. Anche


qui: operazioni legali, decreti firmati, ordinanze applicate. Ma

LEGGECONTROLAVITA quando la legge impedisce di salvare una vita, siamo


davanti a una norma o a una violenza mascherata? Socrate
direbbe che l’uomo giusto non deve mai fare torto,
nemmeno se la legge glielo consente. Eppure, i governi
europei si nascondono dietro la burocrazia per giustificare
l’indifferenza.
STORIA DELLE DOTTRINE Uno degli esempi più inquietanti: la gestione dell’intelligenza
POLITICHE
artificiale nella giustizia predittiva. Negli Stati Uniti, software
come COMPAS vengono utilizzati per stabilire la probabilità
che un imputato torni a delinquere. Si tratta di algoritmi
legali, autorizzati, usati nei tribunali. Ma funzionano su basi
opache, spesso discriminatorie, con esiti che colpiscono
sproporzionatamente afroamericani e poveri. È la nuova
inesorabilità: non quella della legge morale, ma quella della
statistica, che toglie all’individuo ogni possibilità di
redenzione. È una macchina che decide chi sei e quanto vali.

ALGORITMI,TRIBUNALIELA
MORTEDELL’ETICA
STORIA DELLE DOTTRINE
POLITICHE

E allora la domanda ritorna: che senso ha obberdire a una legge ingiusta? Socrate risponde
con una fermezza scomoda: si obbedisce per testimoniare qualcosa di più alto, ma non si
tace. La sua è un’obbedienza tragica, che espone la contraddizione senza sfuggirla. È l’opposto
del conformismo, ma anche della ribellione facile.

Oggi abbiamo bisogno di questa postura: di una cittadinanza capace di interrogare la legge
senza distruggerla, di una cultura pubblica che rifiuti tanto la cieca obbedienza quanto la
retorica dell’illegalità come atto eroico. In fondo, Socrate ci lascia una verità che fa male: morire
per un principioè più onesto che vivere piegandosi a una menzogna legale.
Aziza Elsharkasi, Emma Damiani, Giuditta Molinari, Lara

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