GEOLOGIA APPLICATA - PPT 4 – Le rocce e i processi petrogene ci
Parte I
1) Rocce
La roccia è un aggregato naturale di uno o più minerali, formatosi a raverso processi petrogene ci
controlla da parametri come temperatura, pressione e composizione chimica.
2) Processi petrogene ci
I processi petrogene ci si dis nguono in tre macrogruppi:
Processo magma co, comprende la formazione di tu e le rocce la cui genesi è correlata alla
consolidazione di masse fuse definite magmi. Il processo di risalita del magma e dunque la
diminuzione della temperatura, porta alla cristallizzazione del magma stesso e quindi alla
formazione di aggrega di minerali che cos tuiscono le rocce magma che, chiamate anche
ignee;
Processo metamorfico, trasforma rocce preesisten in altre con stru ure e composizioni
diverse da quelle originarie. Tale effe o avviene so o l’effe o di variazioni termiche e
bariche di una certa importanza, ciò avviene nella crosta in assenza di processi di fusione
dei minerali;
Processo sedimentario, implica la
formazione di rocce in ambien dove
la temperatura e la pressione sono
quelle che si realizzano nella
superficie del pianeta, fondali marini
compresi. I sedimen si formano per
l’alterazione e l’erosione delle rocce
ad opera degli agen esogeni. Le
rocce sedimentarie possono formarsi
anche da a vità biologiche.
Parte II
1) Rocce magma che
Le rocce magma che si formano per solidificazione di un sistema fuso, il magma. Quest’ul mo è
un fuso naturale, prevalentemente silica co, in cui è presente anche una fase fluida tenuta in
soluzione dalla pressione. Se, dopo la sua formazione, il magma subisce un raffreddamento inizia
un processo di cristallizzazione, dal fuso si separano, in ordine del loro punto di fusione, vari pi di
minerali, dalla cui aggregazione finale si formerà una roccia.
La velocità di raffreddamento del magma determina il po di roccia che si formerà, durante la sua
risalita il magma può:
Cristallizzare in profondità: rocce plutoniche o intrusive.
Fuoriuscire sulla superficie: rocce effusive o vulcaniche.
Dare origine a corpi filoniani sia plutonici che subvulcanici.
2) Raffreddamento dei magmi
La trasformazione liquido-solido dei magmi può avvenire in profondità oppure in superficie ed è
innescata da perdite di calore che raffreddano la massa fusa. Il raffreddamento dei fusi magma ci
può generare due pi di materiali: amorfo o cristallino. Quando un magma perde calore cerca di
contrastare questo evento formando cristalli che forniscono all’insieme il cosidde o calore latente
di solidificazione. Se la temperatura si abbassa troppo rapidamente si formano mol germi cristallini
per unità di volume per supplire alle maggiori perdite energe che. Superata però una determinata
soglia di temperatura, il fuso perde ogni capacità di cristallizzare è si trasforma in una massa amorfa.
I magmi che si raffreddano in profondità (ambien plutonici) sono cara erizza da:
Bassi valori di raffreddamento a causa della bassa conducibilità delle rocce incassan e dei
notevoli volumi di fuso. Il raffreddamento può realizzarsi in periodi anche dell’ordine di
decine di migliaia di anni;
Presenza di tu a la componente vola le che contribuisce a mantenere bassi valori di
viscosità e quindi il trasferimento degli ioni verso i cristalli in crescita.
Il risultato del lento processo di raffreddamento è la formazione di aggrega completamente
cristallini con minerali che possono raggiungere grandi dimensioni.
I magmi che vengono eru a (ambien vulcanici) sono cara erizza da:
Rapido raffreddamento che si associa alla pressoché totale perdita della componente
vola le;
La capacità di cristallizzazione risulta a rischio perché l’aumento della viscosità inibisce la
riorganizzazione stru urale del fuso.
Il risultato del rapido processo di raffreddamento è la formazione di cristalli submicroscopici o la
consolidazione so o forma di vetro. Le masse, generalmente meno voluminose, che risalgono verso
la superficie senza fuoriuscire (ambien ipoabissali) solidificano in un ambiente intermedio tra
quello plutonico e vulcanico. Da ques fusi tende a formarsi una maggiore quan tà di nuclei con
rido a velocità di crescita per cui la dimensione dei cristalli è minore di quella media delle rocce
plutoniche. In alcuni casi le rocce ipoabissali contengono sostanza vetrosa, che tende a formarsi nelle
par esterne dei filoni o degli ammassi a conta o con le rocce circostan più fredde.
Nel 1928 N.L. Bowen espose i principi di cristallizzazione di un magma basal co, osservando come
essa avvenga gradualmente con la compara appaiata di minerali che appartengono a due serie, la
prima rappresentata da minerali femici (ricchi di ferro e magnesio) e la seconda cos tuita da
feldspa . La serie di Bowen indica dall’alto verso il basso la sequenza di formazione dei vari minerali
per temperature via via decrescen .
3) Stru ure e tessiture
In funzione del fa o che i minerali possano essere dis n a occhio nudo o solo tramite strumen di
ingrandimento si dis nguono: rocce faneri che (minerali visibili ad occhio nudo) e afani che.
La stru ura definisce:
il grado di cristallinità,
l’eventuale presenza di vetro e le proporzioni tra cristalli e porzioni vetrose;
la grana dei minerali presen ;
la forma dei cristalli.
La tessitura, invece, definisce le relazioni spaziali tra minerali o gruppi di ques .
4) Rocce plutoniche e classificazione
Le rocce plutoniche hanno una stru ura olocristallina granulare. Il primo a ributo indica l’assenza
di vetro, il secondo le dimensioni dei cristalli che perme ono di classificare ques lito pi come
faneri ci. Si può aggiungere l’a ributo ipidiomorfa se è possibile individuare una successione
temporale di formazione di vari minerali. Minerali euedrali o idiomorfi ben forma , hanno un
contorno regolare che ripete l’abito cristallino della specie. Minerali anedrali o allotriomorfi privi di
forma propria, non hanno un contorno regolare perché, a differenza degli euedrali, hanno
cristallizzano in momen successivi e la loro crescita è condizionata dalla forma degli spazi residui.
Una delle tecniche classiche per valutare i cara eri mineralogici di una roccia consiste nella
determinazione della percentuale volumetrica di presenza di ciascun minerale, cioè la moda della
roccia. Sulla base dei minerali che le compongono, le rocce magma che sono definite:
sialiche se prevalgono quarzo, feldspa e feldspatoidi;
femiche se sono abbondan i minerali ferromagnesiaci;
ultrafemiche se quarzo, feldspa e feldspatoidi sono molto scarsi o assen
La classificazione delle rocce plutoniche si basa sull’analisi modale e su cinque principali gruppi di
minerali:
Q: quarzo;
A: feldspa alcalini inclusa l’albite;
P: plagioclasi da An5 ad An100 + scapolite
(minerale prodo o dall’alterazione dei
plagioclasi);
F: feldspatoidi;
M: minerali femici.
Le rocce vengono suddivise in due grandi gruppi:
M<90%
M≥90% (rocce ultrafemiche)
Le rocce con M<90% sono classificate tramite i
parametri Q, A, P, F (diagramma di Streckeisen).
Le rocce ultrafemiche (M>90%), si dis nguono
in tre gruppi in funzione della loro
composizione modale:
Duni ,
Perido ,
Pirosseni .
La classificazione delle rocce vulcaniche non è
totalmente agevole, dunque si classifica a raverso la norma della roccia, cioè la composizione
mineralogica calcolata partendo dai suoi da chimici.
5) Rocce piroclas che
Le rocce piroclas che sono generate dalla cementazione di proie di origine vulcanica deposita
in ambiente subacqueo o subaereo.
6) Rocce metamorfiche
Il metaforismo è l’insieme dei processi, i quali la stru ura di una roccia viene modificata. La modifica
avviene tramite deformazioni meccaniche e reazioni che trasformano un insieme di minerali in altri
più stabili nelle nuove condizioni ambientali, origina una roccia metamorfica (parametamorifica se
deriva da rocce sedimentarie, ortometamorfiche se deriva da rocce ignee). La roccia originaria viene
definita protolite. Le trasformazioni metamorfiche si sviluppano generalmente in un intervallo di
temperatura compreso tra 200°C e 800°C e pressioni da molto basse fino a 15-20 kbar. In profondità
le rocce sono sogge e alla pressione litosta ca, dovute al carico delle rocce sovrastan . La pressione
litosta ca varia con la profondità secondo la relazione:
𝑷 = 𝜌𝑔𝑧
Dove:
𝝆 = densità della roccia
𝒈 = accelerazione di gravità
𝒛 = profondità