1 Introd
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INTRODUZIONE
Lo sviluppo delle idee che hanno portato alla concezione attuale dell'universo ha un'origine alquanto remota ma
che si e' sviluppata con considerazioni (semi)quantitative solo dopo i lavori di Newton e la sua deduzione della
legge di attrazione gravitazionale e di conseguenza della comprensione del ruolo della gravita' sulla dinamica
dei corpi celesti.
Gia' alla fine del XVII secolo Bentley e Newton ebbero un intenso scambio di corrispondenza il cui risultato fu
che si trovarono d'accordo nello stabilire che l'Universo deve essere infinito, perche' altrimenti collasserebbe sotto
l'influenza della forza attrattiva della gravita' e riempito di stelle simili al Sole distribuite in modo uniforme.
Nello stesso tempo essi riconobbero che un tale universo e' tuttavia gravitazionalmente instabile anche se i
criteri di stabilita' e di crescita delle instabilita' furono formulati solo molto tempo dopo da Jeans agli inizi del
'[Link] problema e' che all'epoca di Newton non esisteva nessun metodo per stimare le distanze stellari cosa
che venne realizzata solo a partire dagli anni 1830 da Henderson e da Bessel.
Era altresi' noto (in parte anche prima dell'invenzione del telescopio) che molti oggetti celesti hanno un aspetto
sfumato o "nebuloso" cosa che fece pensare a diversi pensatori del XIX secolo quali Kant che tali oggetti
fossero degli "universi isola" simili alla Via Lattea ma troppo distanti per poterne distinguere i singoli
componenti.
Negli anni successivi Messier,Herschel e Dreyer pubblicarono dei cataloghi sempre piu' ricchi di tali "nebulose".
In particolare il catalogo di Dreyer del 1888 conteneva circa 15 000 nebulose di vario tipo e aspetto.
Tutte le osservazioni erano visive effettuate senza ancora l'ausilio della tecnica fotografica.
Non ostante la mole sempre crescente di dati la natura di tali nebulose rimaneva oscura e fino al 1925 non
era neppure chiaro se esse facevano parte della Via Lattea o se si trovavano piu' lontano.
Gli astronomi dei primi decenni del XX secolo furono aspramente impegnati nel dibattito se :
i) le nebulose e in particolare le nebulose a spirale(che erano senza discussione non riconducibili a nubi di gas)
facevano parte della nostra Galassia o se erano oggetti esterni molto piu' lontani
ii) e connesso al punto precedente quali erano le dimensioni effettive della nostra Galassia.
Il problema venne finalmente risolto nel 1925 da Hubble con le osservazioni sulle variabili Cefeidi nella nebulosa
di Andromeda che stabili' finalmente che le nebulose a spirale sono oggetti extragalattici.
Hubble pote' pure effettuare un conteggio di tali nebulose e stabilire che esse sono sostanzialmente distribuite
in modo uniforme e pote' pure dare una stima della densita' di materia dell'universo. 1
1)Legge di Hubble e espansione
Nel 1929 lo stesso Hubble diede un altro contributo fondamentale mostrando sperimentalmente che le
nebulose extragalattiche recedono dalla nostra Galassia e che la loro velocita' di recessione e' proporzionale
alla loro distanza da noi.
La prima formulazione (nel 1929)di quella che e' ora nota come legge di Hubble
vrec = H d
era basata su un ristretto numero di nebulose ma pochi anni dopo (nel 1934) Hubble e Humanson mostrarono
la validita' della legge per valori di distanze e di velocita' molto piu' grandi dei precedenti.
Il valore della pendenza della retta che esprime la relazione ha continuato ad evolvere con gli anni con
l'aumentare dei dati disponibili a distanze e velocita' sempre piu' grandi.
Il valore attualmente stimato e'
+ 4. −1 0.71
H = 71.0 −3. km s Mpc =
9.78 109 anni
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La relazione
r r
v = Hd
gode della proprieta' che la sua forma rimane inalterata per una traslazione oppure una rotazione di coordinate.
L'invarianza rispetto a una rotazione intorno all'origine e' evidente.
L'invarianza per traslazione significa che se consideriamo un osservatore sulla galassia A la cui posizione e la
cui velocita' rispetto a noi sono rispettivamente
r r r
r , v A = Hr
A A
esso(su A) osserverebbe come posizione e velocita' di altri oggetti celesti visti dal suo sistema
r r r r r r
r ' = r - r , v' A = v - v A
A
ma
r r r r r r
v' = H r - H r = H ( r - r ) = H r '
A A
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Diagramma di Hubble(curva in alto) basato sulle osservazioni delle [Link] ordinata la magnitudine apparente
(che dipende dalla distanza) e in ascissa lo "redshift"(che dipende dalla velocita' di espansione)della supernova.
Le diverse curve corrispondono a previsioni associate a diversi contenuti energetici dell'universo(materia e
costante cosmologica).
Il diagramma della curva inferiore rappresenta la stessa informazione solo che in ordinata e' rappresentata
la differenza fra magnitudine apparente e valore atteso in un universo co contenuto di materia (visibile)del
20% e con costante cosmologica nulla 4
Un altro concetto dibattuto con opinioni differenti dai tempi di Newton era quello del'esistenza o meno di un
sistema di riferimento spazio-temporale assoluto.
L'esistenza di tale sistema venne strenuamente difesa da Newton che' rifiuto' sempre di ammettere che solo il
moto relativo rispetto ad altri corpi avesse significato come sostenuto fra altri da Berkeley e Huygens.
Anche a causa dell'autorita' e del prestigio di Newton il concetto di spazio tempo assoluto prevalse almeno fino
all'inizio del XX secolo.
L'idea venne rilanciata da Mach che sostenne che il sistema di riferimento inerziale locale della meccanica
Newtoniana fosse riconducibile alll'effetto di tutti gli altri corpi dell'universo.
Il "principio di Mach" come venne piu' tardi chiamato da Einstein non ebbe un effetto operativo diretto ma molto
probabilmente influi' sullo sviluppo della relativita' generale.
Questa descrive come lo spazio-tempo sia distorto dalla presenza di materia. Un corpo materiale a sua
volta non sente una forza gravitazionale ma segue una traiettoria di particella libera in uno spazio che e' pero'
curvo a causa della materia dell'universo.
Nella prima formulazione completa della teoria della relativita' generale Einstein si rese conto che la teoria
permetteva si' di costruire un modello consistente dell'universo ma che tale soluzione era instabile.
Come gli altri suoi contemporanei e predecessori Einstein era convinto che l'universo fosse complicato fin che
si vuole ma statico(su grande scala).
Per avere una soluzione statica Einstein introdusse un nuovo termine , quello chiamato "costante cosmologica" ,
che aveva la sola funzione e la sola giustificazione di permettere l'esistenza di soluzioni statiche.
Pochi anni dopo(1922 e 1924) Friedman dimostro' che le equazioni di Einstein permettono sia soluzioni statiche
che soluzioni non [Link] seconde possono descrivere sia universi spazialmente chiusi con
geometria di tipo sferico che si espandono per poi a un certo punto cominciare a contrarsi che universi
spazialmente senza confini con geometria iperbolica.
Queste soluzioni vanno ora sotto il nome di "modelli di friedman".
I lavori di Friedman che mori' l'anno seguente restarono nell'oblio finche' nel 1927 l'abate Lemaitre riscopri'
indipendentemente gli stessi risultati e nel seguito venne a conoscenza dei lavori di Friedman il cui ruolo fu
riconosciuto.
Nello stesso tempo Hubble aveva mostrato che l'universo osservato non e' statico ma e' in espansione.
Tale situazione e' ben descritta dal modello di Friedman.
A seguito di tutto cio' Einstein si affretto' a ritirare il termine di costante cosmologica dalle equazioni.
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Cio' non significo' pero' la morte della costante cosmologica perche' numerose altre indicazioni sperimentali
specialmente in questi ultimi decenni hanno indicato la necessita' della presenza di un tale termine anche se
il suo significato fisico e' ancora poco chiaro.
Per alcuni decenni dopo la formulazione della Relativita’ Generale e i primi riscontri sperimentali(deviazione dei
raggi luminosi, precessione del perielio di Mercurio)la relativita' generale rimase essenzialmente speculativa,
legata a molti sviluppi formali ma senza reale possibilita' di confronto con la realta' sperimentale.
Lo sviluppo di modelli cosmologici nel quadro della relativita' generale ricevette nuovo impulso facendo
rapidamente enormi prograssi grazie all'integrazione nel quado teorico delle conoscenze nel frattempo sviluppate
in fisica nucleare e subnucleare.
In parallelo una impressionante massa di nuovi e chiarificatori dati sperimentali diventarono disponibli a partire
dagli stessi anni grazie al progresso delle tecniche sperimentali;si pensi in particolare
scoperta della radiazione cosmica di fondo
scoperta e misura delle fluttuazioni della radiazione cosmica di fondo
misure dell'abbondanza dei nuclei leggeri e conferma della nucleosintesi primordiale
sviluppo astronomia X e γ e scoperta dei pulsars, dei quasars, degli AGN ,..
Lo sviluppo della cosmologia moderna riposa da un lato sui concetti della relativita' generale e dall'altro e sulla
integrazione dei concetti e delle scoperte della fisica particellare.
I modelli di universo descritti dalla Relativita' Generale sono ora ben compresi ; dal lato sperimentale e
osservativo e' importante avere misure piu' precise delle proprieta' dell'universo in particolare su grandi scale
ed e' questo uno dei maggiori obiettivi della cosmologia osservativa moderna.
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2) Nucleosintesi e radiazione cosmica di fondo
Dopo la scoperta di Hubble il concetto di universo in espansione venne rapidamente assunto come quadro di
riferimento per lo studio della cosmologia.
Il fatto che l'universo abbia avuto una evoluzione espansiva ha pero' un'altra conseguenza fondamentale che
venne messa in evidenza da Gamow verso la fine degli anni 1940.
Nei primi periodi della sua espansione le distanze fra ad esempio noi e le altre galassie doveva essere molto
piu' piccola di quanto non sia ora;in altre parole piu' indietro si risale nel tempo dell'espansione tanto maggiore
doveva essere la densita' di materia-energia dell'universo.
Per dimensioni dell'universo sufficientemente piccole tutto si comporta come radiazione(massa trascurabile
rispetto all'energia) e l'universo e' dominato dalla densita' di energia della radiazione.
Se l'evoiluzione dell'universo e' adiabatica(come pare ragionevole se l'universo include tutto) la temperatura
negli stadi iniziali era molto piu' elevata , tamnto piu' elevata quanto piu' indietro nel tempo.
L'idea di Gamow fu di considerare la possibilita' di formare i primi nuclei(nucleosintesi primordiale)che poi
hanno dato luogo alla formazione della materia che costituisce attualmente l'universo partendo da una
situazione iniziale ove l'universo era caldo e denso.
In tale situazione, temperature >> MeV/kB, non esistevano nuclei ne' atomi poiche' anche se si formavano
venivano immediatamente distrutti dai fotoni di alta energia che erano abbondanti.
Con l'espansione delle dimensioni dell'universo la temperatura pero' scende e quando si arriva a temperature
parecchio inferiori a quelle corrispondenti all'energia di legame di un nucleo tipico possono cominciare a
formarsi i nuclei leggeri.
Conoscendo le sezioni d'urto nucleari e quelle atomiche nonche' le proprieta' delle interazioni elettrodeboli e di
quelle forti si puo' calcolare l'abbondanza primordiale di nuclei leggeri che ci si aspetta.
Il programma originale di Gamow falli' parzialmente poiche' ci si rese conto che non si potevano sintetizzare
apprezzabilmente nuclei piu' pesanti dell'elio.
Non ostante cio' pero' il modello prevedeva(Ralph e Hermann )che nell'universo attuale doveva essere
presente un fondo di radiazione(di corpo nero) con temperatura di alcuni gradi K come residuo raffreddatosi
nell'espansione della radiazione esistente al momento della formazione degli atomi neutri(di H,D o He).
La rivelazione di tale radiazione era all'epoca al di la' del limite delle tecniche sperimentali.
Stante la impossibilita' di sintetizzare direttamente i nuclei pesanti e inoltre con la scoperta da parte di Hoyle
della reazione con 3α che permette la produzione di carbonio da parte di 3 nuclei di elio e quindi la possibilita'
della nucleosintesi stellare per i nuclei pesanti, l'idea di Gamow fu abbandonata.
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Nel decennio fra 1950 e 1960 divenne pero' sperimentalmente evidente che ovunque si riuscisse ad osservare
dell'elio nell'universo lo si trovava in concentrazioni di ~ 24%(in massa) valore molto piu' elevato di quanto
non prevedevano i processi di nucleosintesi stellare.
Per contro tale percentuale di elio e' quella che ci attende dalla nucleosintesi primordiale alla Gamow.
Infine nel 1965 Penzias e Wilson misero in evidenza l'esistenza di una radiazione cosmica di fondo, isotropa ,
con spettro di corpo nero e temperatura di ~1.2K.
Questi risultati (cioe' esistenza della radiazione di fondo con le caratteristiche attese e spiegazione delle
abbondanze di nuclei leggeri nell'universo)furono poi confermati con precisioni sempre migliori da parte di
numerosi esperimenti.
Questo insieme di elementi forniscono una fortissima evidenza che l'universo ha evoluto da una fase iniziale
densa e calda ove materia e radiazione erano in equilibrio termico alla situazione attuale ove esso e' dominato
dalla materia non relativistica.
Questo processo evolutivo e' usualmente designato con termine molto poco corretto(poiche' non si tratta
dell'analogo di un'esplosione nella quale i frammenti partono in tutte le direzioni rispetto ad un centro luogo
dell'esplosione) come "Big Bang".
Nel cosi' detto "Big Bang"ogni punto si allontana rispetto ad ogni altro; e' la struttura dello spazio che si
estende.
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COBE ∆θ ∼ 7ο
dipolo+Galassia -5 , 5 mK
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3)Eta' dell'universo
Un'altra grandezza fisica dell'universo che e' osservabile (piu' o meno direttamente) e' l'eta' degli oggetti in esso
[Link] sono tre metodi grosso modo di stimare tale eta'
2)una seconda tecnica di determinare l'eta' di una popolazione stellare e' associata allo studio delle nane bianche.
Le nane bianche sono il risultato dell'evoluzione di stelle la cui massa iniziale era < ~8MSol e quindi le prime
nane bianche si formano dopo ~20 millioni di [Link] volta formate si raffreddano e diventano via via piu'
[Link] le nane bianche piu' vecchie sono quelle meno luminose e piu' fredde.
La funzione di luminosita' delle nane bianche crolla brutalmente per eta' superiori a ~11 G-anni.
D'altra parte le nane bianche sono situate nel disco della galassia e le stelle del disco si sono formate dopo
quelle dell'alone e quelle degli ammassi globulari.
Cio' significa che l'eta' dell'universo dev'essere maggiore di 11 G-anni
3)infine un altro metodo consiste nel misurare l'eta' degli elementi chimici;in particolare degli isotopi radioattivi
a lunga vita media.
Dall'esame dei meteoriti(per i quali come per le rocce terrestri e' facile determinare il tempo trascorso dalla
solidificazione si deduce un'eta' di ~4.5 G-anni che e' ovviamente un limite inferiore.
La concentrazione di 187Re rispetto a quella di 187Os misurata nel sistema solare e' inferiore a quanto previsto
dai modelli di nucleosintesi [Link] qui si puo' stimare che l'eta' media di tali nuclidi sia di ~9.3 G-anni.
Se si ammette che gli elementi presenti nel sistema solare siano stati prodotti in modo uniforme fra il momento
d'inizio dell'universo e il tempo di formazione del sistema solare si deduce un'eta' dell'universo di circa
14±3 G-anni.
In conclusione dall'insieme di questi tre metodi che danno risultati sostanzialmente compatibili si puo' stimare
l'eta' dell'universo pari a : tun~12.3 ±1.0 G-anni.
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Si puo' notare che tale valore e' compatibile con il valore di : 1/H = 9.78 10 anni
Come si vedra' l'inverso del parametro di Hubble nei modelli
alla Friedmann rappresenta una stima del tempo di evoluzione dell'universo.
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RR Lyrae variable From Wikipedia, the free encyclopedia
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There are several forms of the Hertzsprung-Russell
diagram, and the nomenclature is not very well
defined. The original diagram displayed the spectral
type of stars on the horizontal axis and the absolute
magnitude on the vertical axis.
The first quantity (i.e. spectral type) is difficult to
determine unambiguously and is therefore often
replaced by the colour of the stars.
This type of diagram is called a Hertzsprung-Russell
diagram, or colour-magnitude diagram and it is
often used by observers. Another form of the diagram
plots the effective temperature of the star on one
axis and the luminosity on the other.
This is what theoreticians calculate using computer
models that describe the evolution of stars.
This type of diagram should probably be called
temperature-luminosity diagram, but this term is
hardly ever used, the term
Hertzsprung-Russell diagram being preferred.
It is good to stress that although there is some confusion
in the nomenclature, astrophysicists make a strict distinction
between these types of diagram.
The reason for this distinction is that the exact transformation from one to the other is not trivial, and depends
on the stellar-atmosphere model being used and its parameters (like composition and pressure, apart from
temperature and luminosity).
Also, one needs to know the distance to the observed objects and the interstellar reddening.
Empirical transformation between various colour indices and effective temperature are available in literature.
(Sekiguchi 2000, Casagrande 2006)
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The H-R diagram is used to define different types of stars and to match theoretical predictions of stellar
evolution using computer models with observations of actual stars. It is then necessary to convert either the
calculated quantities to observables, or the other way around, thus introducing an extra uncertainty.
Most of the stars occupy the region in the diagram along the line called main sequence.
During that stage stars are burning hydrogen in their cores. The next concentration of stars is on the
horizontal branch (helium fusion in the core and hydrogen burning in a shell surrounding the core).
Another prominent feature is the Hertzsprung gap located in the region between A5 and G0 spectral type
and between +1 and -3 absolute magnitudes (i.e. between the top of the main sequence and the giants in the
horizontal branch). RR Lyrae stars can be found in the left of this gap. In the upper section of the
instability strip Cepheid variables are residing.
The H-R diagram is also used by scientists to roughly measure how far away a star cluster is from Earth.
This can be done by comparing the apparent magnitudes of the stars in the cluster to the absolute magnitudes
of stars with known distances (or of model stars). The observed group is then shifted in the vertical direction,
until the two main sequences overlap. The difference in magnitude that was bridged in order to match the two
groups is called the distance modulus and is a direct measure for the distance. This technique is known as
main-sequence fitting, or, confusingly, as the spectroscopic parallax.
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4)Distribuzione delle galassie
L'universo visibile appare a prima considerazione altamente non omogeneo su piccole [Link] materia e'
concentrata nelle stelle, le quali sono a loro volta raggruppate in strutture come le galassie che sono i reali
componenti dell'universo(un po' come gli atomi o le molecole nei corpi materiali)
Uno dei primi obiettivi degli astronomi gia' a partire dall'800 fu quello di individuare le galassie e misurarne
posizione e magnitudine.
Cio' condusse alla edizione di celebri cataloghi di galassie che contenevano decine di migliaia di membri.
Il conteggio delle galassie ha havuto uno sviluppo straordinario nel corso degli ultimi decenni del XX secolo,
grazie anche allo sviluppo delle tecnologie digitali, producendo due giganteschi cataloghi
- lo "Sloan Digital Sky Survey"
- e il "Two Degree Field Galaxy Redshift Survey"
che raggruppano piu' di un milione di galassie.
Queste indagini hanno mostrato chiaramente che le galassie sono a loro volta raggruppate in ammassi, alcuni
dei quali ne contengono migliaia, che ci sono vaste regioni dell'universo vuote di galassie.
Cio' non ostante su grandi scale le disomogeneita' sfumano e sopratutto tenendo ben conto delle galassie di
bassa luminosita' si trova che la distribuzione e' sostanzialmente isotropa (cioe' stessa distribuzione in direzioni
differenti).
Cio' conduce all'ipotesi che su grande scala 'universo(visibile) sia uniforme ed isotropo.
Come si vede ad esempio dalla figura le galassie non sono pero' distribuite casualmente;l'universo mostra delle
strutture e uno dei problemi fondamentali della cosmologia moderna e' spiegare come si sono formate e come
sono distribuite tali strutture.
La spiegazione delle strutture dell'universo richiede l'esistenza di materia oscura,cosa per altro che e' richiesta
pure per spiegare le anisotropie della radiazione cosmica di fondo nonche' tutta una serie di osservazioni sulle
galassie e gli ammassi galattici che verranno discusse piu' avanti.
In prima approssimazione pero' per discutere i meccanismi fondamentali che hanno determinato l'evoluzione
dell'universo dai primi istanti al tempo attuale supporremo un universo isotropo ed omogeneo.
Successivamente vedremo come raffinare la descrizione.
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[Link] 19
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Le indicazioni sperimentali che abbiamo ci inducono a descrivere in prima approssimazione l'universo attuale
come omogeneo ed isotropo.
Almeno in prima approssimazione si trascurano le disomogeneita' e le strutture che sappiamo per altro essere
presenti considerando invece una distribuzione media omogenea di materia-energia.
Cio' e' in effetti cio' che Einstein e poi Friedman e altri fecero.
Inoltre sembra pure molto plausibile da Hubble in poi ammettere che l'universo non sia statico ma si espanda
uniformememte con il tempo.
L'altra ipotesi fondamentale che si fa e' quella che va sovente sotto il nome di principio cosmologico e che puo'
venir formulata come
"non ci troviamo in una posizione particolare dell'universo".
Quindi cio' che osserviamo deve venir osservato da un eventuale altro osservatore che si trovi in un qualunque
altro punto dell'universo.
Un evento e' caratterizzato dalla sua posizione spaziale e da un [Link] scelta delle coordinate deve pero'
essere arbitraria nello spirito della relativita' generale in modo da tener conto di trasformazioni fra sistemi
[Link] coordinate sono solamente un modo di caratterizzare univocamente un punto dello spazio-tempo
da un altro e non hanno di per se' nessun specifico significato.
Le leggi fisiche non devono dipendere dalla scelta di un particolare sistema di coordinate;non devono essere
solo invarianti fra sistemi in moto relativo uniforme ma vogliamo che lo siano anche per moti qualunque cioe'
anche se vi e' accelerazione.
Il primo problema che sorge e' come valutare la distanza fra due punti i quali sono caratterizzati da due insiemi
di valori delle coordinate.
Inoltre dobbiamo sempre richiedere che come in relativita' ristretta la velocita' "c" della luce sia costante.
Se consideriamo due eventi con coordinate spaziali(anche se le chiamiamo x,y,z non c'e' nessuna ragione che
siano cartesiane ; sono dei labelli qualunque purche' caretterizzino univocamente i due eventi)e temporali
rispettivamente
(x,y,z,t) e (x+dx,y+dy,z+dz,t+dt)
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e consideriamo un segnale luminoso emesso dal punto (x,y,z) al tempo "t" che arriva nel punto
(x+dx,y+dy,z+dz) al tempo (t+dt) la distanza spaziale "dl" fra i due punti dev'essere tale che
dl2=c2 dt2
in base al postulato fondamentale che la velocita' della luce sia costante.
Quanto vale "dl" e' ovvio se siamo in uno spazio piatto(il significato esatto verra' discusso piu' avanti) come il
piano o lo spazio 3D euclideo.
La cosa e' meno ovvia in uno spazio curvo
La relazione che fornisce la distanza effettiva(piu' esattamente il quadrato della distanza)fra due punti di cui
sono date le coordinate e' la cosi' detta "metrica".
La metrica e' una forma quadratica bilineare del tipo quindi
dl = A dx + B dy + C dz + E dx dy + F dx dz + G dy dz
2 2 2 2
Nel caso della relativita' ristretta cioe' richiedendo solamente che le leggi fisiche siano invarianti fra sistemi in
moto relativo uniforme uno rispetto all'altro siamo confrontati unicamente con trasformazioni lineari, le
trasformazioni di Lorentz, e la metrica dello spazio-tempo 4-dimensionale e' pseudoeuclidea.
Il passo in avanti compiuto da Einstein fu considerare anche trasformazioni qualsiasi(non lineari) quali sorgono
naturalmente con sistemi accelerati.
Accelerazioni e campi gravitazionali sono pero' equivalenti come espresso dal principio di equivalenza e quindi
lo sviluppo di una teoria che specifica come le leggi fisiche si trasformano fra sistemi accelerati e' anche una
teoria della gravitazione.
La Relativita' generale e' in effetti una teoria della Gravitazione che e' ricondotta alla descrizione della geometria
dello spazio tempo.
I modelli cosmologici cosi' detti "standard" sviluppati ed usati per studiare la struttura e l'evoluzione dell'universo
sono tutti basati sulla Teoria della Relativita' Generale.
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Principio di equivalenza
Uno dei fatti sperimentali che hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo della Relativita' Generale e' il cosi'
risultato "nullo" degli esperimenti di Eotvos( a meglio di una parte su 1012 nelle versioni recenti) che hanno
mostrato la stretta proporzionalita' esistente fra massa inerziale e massa gravitazionale.
Il principio di equivalenza traduce questo fatto nell'affermazione che il campo gravitazionale esistente in un
qualunque punto dello spazio puo' venir sostituito da un opportuno sistema di riferimento accelerato.
Ad esempio nel classico esempio dell'ascensore in caduta libera l'accelerazione del sistema dell'ascensore
e' esattamente uguale all'effetto del campo gravitazionale terrestre e l'osservatore che si trovasse in tale
sistema concluderebbe all'assenza di gravita'.
Per un osservatore al suolo una particella di prova libera e' soggetta all'attrazione gravitazionale della
terra e la sua equazione del moto e'
d2x
mi = mgg
d t2
Per un osservatore che si trova invece nell'ascensore e che quindi visto da terra cade con la stessa
accelerazione della particella di prova(ammettendo che il campo gravitazionale gisca allo stesso modo su
tutti i corpi indipendentemente dalla loro massa e dalla loro natura)l'equazione del moto e'
d2x'
=0
d t2
La trasformazione fra le coordinate della terra e quelle dell'ascensore e'
1 2
x' = x − gt
2
Un campo gravitazionale puo' quindi essere annullato localmente collocandosi in un opportuno sistema
accelerato.
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Una formulazione un po' piu' precisa del principio di equivalenza puo' essere(fra le numerose equivalenti)
"in ogni punto di un campo gravitazionale, in un sistema di riferimento in caduta libera nel punto
considerato le leggi della fisica hanno la stessa forma descritta dalla relativita' ristretta eccetto
per la forza di gravita' che scompare localmente"
Caduta libera significa che il sistema di riferimento accelerato nel punto considerato ha accelerazione uguale
alla forza gravitazionale che si esercita nel punto diviso la massa del corpo di test.
Poiche la forza gravitazionale dipende dalla massa gravitazionale mentre l'accelerazione e' legata alla massa
inerziale, il principio di equivalenza corrisponde a stabilire l'equivalenza delle due.
Dal principio di equivalenza possiamo ricavare direttamente diverse conseguenze importanti, ad esempio che
un raggio luminoso propagandosi in una regione di campo cambia frequenza, il cosi' detto "red-shift
gravitazionale".
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Red-shift gravitazionale
Per ricavare la relazione che descrive il cambiamento di frequenza di un'onda elettromagnetica a causa di un
campo gravitazionale si puo' considerare lo schema idealizzato gia' utilizzato precedentemente dell'ascensore in
caduta libera.
Consideriamo quindi la cabina che cade con accelerazione costante a=-g nel campo gravitazionale terrestre.
Immaginiamo pure di emettere un segnale luminoso di frequenza ν che si propaga in direzione verticale
partendo dal pavimento fino al soffitto il quale dista "h" dal pavimento.
Il segnale luminoso impieghera' un tempo t=h/c per andare dal pavimento al soffitto.
Dopo questo intervallo di tempo il soffitto avra' pero' acquistato una velocita' "u" pari a
u=at=gt=gh/c
Il ricevitore posto sul soffitto misurera' un segnale con frequenza ν' maggiore di ν a causa dell'effetto Doppler.
Al prim'ordine in u/c la frequenza ν' e' data dall'espressione
ν u gh
ν' = ≅ ν(1 + ) = ν(1 + 2 )
1 − ( u / c) c c
Si puo' scrivere tale risultato in forma un po' piu' generale tenendo presente che
r r
g = −∇Φ
essendo Φ il potenziale del campo gravitazionale.
Quindi se h e' piccolo ed il potenziale varia lentamente(campo debole) si ha
hg = − ∆Φ = (Φ sof − Φ pav )
ove ∆Φ e' la differenza di potenziale fra pavimento e soffitto dell'ascensore.
In termini del potenziale si puo' scrivere quindi l'espressione
∆Φ
ν' = ν(1 − 2
)
c
La validita' di questa relazione a parte le osservazioni astronomiche di Adams nel 1925 fu verificata con
grande precisione in laboratorio, non ostante la estrema piccolezza della variazione, negli esperimenti di
Pound&Rebka(1960) e Pound&Snyder(1965). 25
Dalla relazione precedente si ottiene una relazione fra i periodi dell'onda
−1
∆Φ ∆Φ ∆Φ
ν' = ν(1 − ) → T ' = T 1 − 2 ≅ T 1 + 2
c2 c c
Il periodo fra due oscillazioni e' un intervallo di tempo quindi viene naturale estendere tale relazione ad un
generico intervallo di tempo (misurato ad esempio da un osservatore sul pavimento e da uno sul soffitto e piu'
in generale misurato in due punti fra i quali vi e' una differenza di potenziale gravitazionale)
∆Φ
∆t ' ≅ ∆t 1 + 2
c
Se i campi sono deboli e il potenziale e' messo a zero all'infinito si puo' ancora riformulare l'ultima relazione
scrivendo
Φ(r )
∆t ' ≅ ∆t 1 + 2
c
ove ora ∆t rappresenta l'intervallo di tempo misurato in Φ=0 cioe' per r=∞ .
Se F e' piccolo si puo' pure scrivere che
2
2 Φ( r ) Φ(r )
dt ' ≅ dt 1 + 2 ≅ dt 2 1 + 2 2
2
c c
Se sostituiamo tale valore nella metrica di Minkowski valida in relativita' ristretta e quindi in assenza di campo
gravitazionale si ottiene la metrica che approssimativamente descrive lo spazio-tempo in presenza di campi
gravitazionali deboli
−1
2 2 Φ(r ) 2 2 Φ(r )
ds = c dt 1 + 2 2 − dl ≅ c dt 1 − 2 2 − dl 2
2 2
c c
Per una massa M con simmetria sferica Φ ( r ) = − ( GM ) / r (approssimativamente almeno come si vedra') e
quindi si ha
1
ds 2 = c 2dt 2 − dl 2
1 − 2GM /(c r )2
da cui si vede che per r = 2GM /(c 2 ) succedono cose strane(raggio di Schwarschild)
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Una delle conseguenze che si deducono dall'esempio precedente(e da altri) e' che la frequenza di un orologio
dipende dal valore del potenziale gravitazionale nel punto in cui esso si trova.
Cio' implica che non solo lo spazio ma anche il tempo dipende dal campo gravitazionale.
Le coordinate spaziali e quella temporale non soddisfano in generale alla metrica di Minkowski della relativita'
ristretta
ds2 = c2 dt2 - dx2 - dy2 - dz2
La relativita' generale permette di scrivere la metrica dello spazio-tempo corrispondente ad una distribuzione
di materia-energia e viceversa.
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