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La Riforma Protestante

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La crisi morale della chiesa

Nel Cinquecento la Chiesa cattolica attraversò una profonda crisi morale


e spirituale. La corruzione del clero, il nepotismo, lo Scisma d’Occidente
e l’eccessivo coinvolgimento del papato negli interessi politici ed
economici avevano minato il prestigio della Chiesa. Molti sacerdoti e
vescovi vivevano nel lusso, trascurando i propri doveri religiosi, mentre
la preparazione teologica del clero era scarsa. Inoltre, gran parte delle
ricchezze ecclesiastiche veniva usata a beneficio personale invece che
per opere di carità.

Il potere del papa, ormai non solo spirituale ma anche politico, suscitava
ostilità tra i sovrani europei, che desideravano limitare l’influenza di
Roma e trattenere le proprie risorse economiche. In Germania, i
contrasti si acuirono con l’ascesa al trono imperiale di Carlo V (1519),
deciso a rafforzare il potere imperiale in accordo con il pontefice,
provocando l’opposizione dei principi tedeschi.

Un altro motivo di scandalo fu la vendita delle indulgenze, che


promettevano il perdono dei peccati in cambio di denaro. Tale pratica, un
tempo riservata a occasioni speciali, si era ormai trasformata in un
mezzo di arricchimento della Chiesa. Con papa Leone X (1513-1521), le
indulgenze furono vendute per finanziare la costruzione della basilica di
San Pietro, e il predicatore Tetzel ne diffuse la vendita con metodi rozzi e
propagandistici, suscitando indignazione tra i fedeli.

La Chiesa, di fronte alle critiche, reagì irrigidendosi e difendendo la


propria autorità, insistendo su pratiche esteriori come pellegrinaggi e
reliquie, anziché favorire una fede personale e interiore. Da questo
atteggiamento nacque la Riforma protestante, che rivendicava la libertà
del cristiano e un rapporto diretto con Dio attraverso la Bibbia.

Infine, alcuni umanisti, come Erasmo da Rotterdam, avevano tentato di


riformare la Chiesa dall’interno, proponendo un ritorno alla semplicità
evangelica e a una religiosità più intima, ma le loro aspirazioni furono
presto superate dall’impeto della Riforma luterana.
La dottrina di Martin Lutero
Nel 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affisse alla chiesa di Wittenberg
le 95 tesi, con cui condannava la vendita delle indulgenze e negava al papa il
potere di cancellare i peccati. Sosteneva che la salvezza si ottiene solo
tramite la fede e non attraverso le “opere buone”. Le sue idee, inizialmente
proposte per un dibattito accademico, si diffusero rapidamente in Germania,
trovando ampio consenso. Nel 1520 Lutero pubblicò tre opere fondamentali in
cui negava il valore dei sacramenti e l’autorità del papa, affermando la libertà
di coscienza e ponendo le basi della dottrina luterana.

Lutero, deluso dalla corruzione della Chiesa, sviluppò una visione


pessimistica dell’uomo, ritenendolo incapace di compiere il bene dopo il
peccato originale e privo di libero arbitrio: solo Dio, per grazia, può salvare. Da
questa idea derivò il principio della “giustificazione per sola fede”, secondo cui
l’uomo deve affidarsi completamente a Dio, senza bisogno della mediazione
della Chiesa. Tutti i fedeli sono “sacerdoti” e le comunità devono essere
guidate da laici esperti della Bibbia. Lutero considerava la Chiesa
un’istituzione umana soggetta al potere politico e riconosceva solo due
sacramenti: battesimo ed eucaristia, negando la transustanziazione.

Con il principio del “libero esame”, Lutero rivendicò il diritto di ogni credente di
leggere e interpretare personalmente la Bibbia, tradotta da lui stesso in
tedesco. Ciò favorì la diffusione dell’alfabetizzazione e lo sviluppo della
stampa e dell’editoria.

Papa Leone X, dopo aver tentato invano di ottenere la ritrattazione di Lutero,


lo scomunicò nel 1521. L’imperatore Carlo V, deciso a difendere l’unità
religiosa dell’Impero, convocò Lutero alla dieta di Worms, dove il riformatore
rifiutò di abiurare. Fu allora messo al bando con l’editto di Worms e trovò
protezione presso Federico III di Sassonia nel castello di Wartburg.

Il movimento luterano si diffuse rapidamente, soprattutto nella Germania


settentrionale, dove molti principi tedeschi appoggiarono la Riforma anche per
motivi politici: liberarsi dal controllo di Roma, impadronirsi dei beni
ecclesiastici e rafforzare la propria autonomia. La Riforma divenne così un
grande fenomeno religioso, politico e sociale, che sconvolse l’Europa e segnò
una frattura irreversibile nella cristianità occidentale.
La battaglia dei “fogli volanti”
Prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili (1454), i libri
venivano copiati a mano dai monaci amanuensi, con tempi
lunghissimi. Con la nuova tecnica, invece, libri e volantini poterono
essere prodotti in molte copie, rendendo la diffusione del sapere più
rapida ed economica. Secondo Marshall McLuhan, questo segnò il
passaggio dalla cultura orale a quella alfabetica, più precisa e
razionale. Nei primi cinquant’anni furono stampate oltre 6.000
opere, i costi si dimezzarono e nacquero molte stamperie in tutta
Europa, come quelle di Venezia, tra cui la celebre di Aldo Manuzio.
Le idee e le notizie si diffusero così più ampiamente, anche grazie
ai libri in lingua volgare, favorendo un graduale aumento
dell’istruzione.

I luterani furono tra i primi a usare la stampa per diffondere le loro


idee. Le 95 tesi di Lutero del 1517 erano di fatto un poster
stampato, e la traduzione in tedesco della Bibbia, pubblicata grazie
ai torchi di Gutenberg, permise una larga circolazione del
messaggio riformatore. Come sottolinea Giorgio Tourn, la stampa
trasformò le tesi di Lutero da semplice documento accademico in
una “scintilla” capace di accendere l’intera Riforma.

La propaganda protestante si diffuse anche attraverso volantini


illustrati (i Flugblatt), opuscoli e vignette satiriche, facilmente
comprensibili anche agli analfabeti. Questa nuova forma di
comunicazione rese velocissima la diffusione delle idee luterane,
specialmente nel Nord Europa, e diede origine a una vera e propria
battaglia delle idee con i cattolici, combattuta a colpi di fogli volanti.

Come spiega Laura Auteri, il Flugblatt univa linguaggio scritto e


immagini, era economico e di facile diffusione, venduto nei mercati
e nelle fiere. Tuttavia, comprendendo la potenza della stampa, i
cattolici e molti principi tedeschi iniziarono a limitarne l’uso,
imponendo permessi di stampa e dando origine ai primi organi di
censura.
L'impatto della Riforma in Germania
La Riforma di Lutero ebbe un impatto significativo in Germania,
coinvolgendo diversi gruppi sociali e politici. I cavalieri tedeschi,
chiamati Ritter, furono i primi a voler trarre vantaggio
dall'incameramento dei beni ecclesiastici, sperando di
ripristinare l'antico ordine feudale e di compensare i benefici
persi a causa dell'introduzione dell'artiglieria negli eserciti
moderni.

Tuttavia, la loro rivolta fu sconfitta nel 1523 dai grandi principi


feudali. Successivamente, i contadini, guidati da Thomas
Münzer, si ribellarono contro i soprusi e le difficoltà
economiche, chiedendo maggiore giustizia sociale e
l'abolizione delle tasse e degli obblighi feudali. La loro rivolta fu
anch'essa soffocata nel sangue nel 1525.

Lutero stesso condannò le violenze dei contadini e incitò i


principi a reprimerle, ritenendo che l'autorità terrena fosse
voluta da Dio e dovesse essere tutelata. Gli anabattisti, invece,
spinsero alle estreme conseguenze le rivendicazioni di Münzer,
proponendo il battesimo degli adulti e la comunione dei beni.

Il luteranesimo si diffuse comunque in Germania, grazie


all'appoggio di principi e aristocratici, e i seguaci di Lutero
furono chiamati "protestanti". La Lega di Smalcalda, formata
nel 1531, si preparò allo scontro armato con l'imperatore, che si
concluse con la pace di Augusta nel 1555.

La pace riconobbe l'esistenza di due forme di religione


cristiana, cattolica e luterana, e stabilì il principio della libertà
religiosa, seppure limitata al sovrano. Il trattato permise anche
ai sovrani convertiti al protestantesimo di incamerare i beni
ecclesiastici cattolici, dando origine al ducato di Prussia.
Il movimento di riforma in Svizzera
La Riforma si diffuse in Europa, coinvolgendo paesi come la
Danimarca, la Svezia e i Paesi Bassi. In Svizzera, Huldrych
Zwingli e Giovanni Calvino diedero avvio alla loro
predicazione, influenzati dalle nuove idee.

Zwingli, sacerdote a Zurigo, aspirava al rinnovamento


religioso e morale della vita cristiana, recuperando il
messaggio di Cristo nella sua purezza originaria. La sua
visione includeva una maggiore democratizzazione della
vita civile, con la partecipazione diretta dei fedeli alla
gestione della comunità.

Calvino, invece, trasformò Ginevra nella capitale "morale"


del protestantesimo. La sua dottrina della predestinazione
esaltava il valore delle opere dei fedeli, lodando l'impegno
civile e il lavoro umano come strumenti per glorificare Dio. Il
successo e la ricchezza erano considerati segni della
predilezione divina.

A Ginevra, Calvino creò una comunità cittadina in cui il


potere politico si fondeva con quello religioso, con un
organismo (gli Anziani) che controllava la condotta morale e
l'ortodossia religiosa. Le Ordinanze ecclesiastiche
stabilivano gli obblighi dei funzionari e dei fedeli, e
vietavano attività considerate immorali.

Calvino creò uno Stato confessionale, con una forte


intolleranza e punizioni per i trasgressori. La sua ricerca di
un accordo globale fra le diverse correnti della Riforma
ebbe successo solo con lo zwinglianesimo, mentre fallì con
il luteranesimo.
Enrico VIII e la Chiesa anglicana
La Riforma in Inghilterra ebbe uno sviluppo particolare.
Enrico VIII, inizialmente schierato con i cattolici, mirava
a controllare il clero e a impossessarsi dei beni della
Chiesa. La richiesta di divorzio da Caterina d'Aragona fu
respinta da papa Clemente VII, portando Enrico VIII a
separare la Chiesa inglese da Roma.
L'Atto di supremazia (1534) proclamò il re capo
supremo della Chiesa d'Inghilterra, sciogliendo ogni
vincolo di obbedienza verso il papa. La Chiesa
anglicana conservò inizialmente riti e dogmi cattolici,
introducendo successivamente elementi luterani, come
l'abolizione del celibato dei sacerdoti e la dottrina dei
due unici sacramenti, battesimo e comunione.
Lo Scisma anglicano portò a persecuzioni e condanne
per i cattolici fedeli a Roma, come Thomas More,
cancelliere e umanista, condannato a morte per non
aver approvato la scelta del re. La regina Elisabetta I,
figlia di Enrico VIII, diede alla Chiesa anglicana una
nuova costituzione (1562), con l'arcivescovo di
Canterbury alla direzione e il sovrano come protettore.
I cattolici e i calvinisti (puritani in Inghilterra) furono
perseguitati, portando molti puritani a trasferirsi nel Nord
America all'inizio del Seicento. La Chiesa anglicana
divenne così una istituzione nazionale, con il sovrano
come capo supremo, e si distinse per la sua posizione
intermedia tra cattolicesimo e protestantesimo.

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