Esame Sound Design
Esame Sound Design
vococentrismo e verbocentrismo nel cinema: il suono nel cinema mette in evidenza tre
tutti i suoni la voce o meglio la voce umana quindi la parola, il verbo. L’orecchio e il cervello
umano in un insieme di suoni e voci si concentreranno sulle parole per poi concentrarsi sul
resto appena le avranno decodificate.
musica anempatica: la musica ha una chiara indifferenza alla situazione, questa indifferenza
dà come effetto alla scena un raddoppiamento dell’emozione e NON un congelamento, dà
un effetto di indifferenza cosmica. Hanno questo effetto ad esempio le musiche per pianola
meccanica, celesta, carillon.
rumori anempatici: rumori della scena che anche quando succede qualcosa in particolare
durante la scena continuano a svolgersi come se nulla fosse. AD ESEMPIO in Psyco
quando la ragazza muore nella doccia si sente il rumore dell’acqua che continua a scorrere.
Il suono implica sempre un movimento a parte in alcuni casi come suoni artificiali tipo
tonalità del telefono, rumore di fondo, amplificatore sonoro.
Le percezioni sonora e visiva hanno ciascuna la propria andatura media, l’orecchio analizza,
lavora e sintetizza più velocemente dell’occhio, nell’audiovisivo questa differenza lo
spettatore non la nota perché entra in gioco il valore aggiunto AD ESEMPIO in scene di
kung fu il suono accompagna le azioni veloci e dà punteggiatura, aiuta la parte visiva.
l’intervallo temporale dell’orecchio: in realtà l’orecchio ascolta a spezzoni, ciò che viene
percepito e memorizzato consiste già in breve sintesi tra i due e i tre secondi dell’evoluzione
del suono. Noi non sentiamo i suoni nel senso di riconoscerli, se non dopo un po’ averli
percepiti.
Vettorializzazione del tempo reale: scena con donna sdraiata che respira con campanelle
di bambù e tende se proiettiamo questa immagine al contrario non cambia nulla se
aggiungiamo i suoni (vento, respiro, tintinnio) e proiettiamo al contrario questa volta lo
percepiamo al contrario, e i suoni non hanno lo stesso effetto che avrebbero al verso giusto.
Questo perchè ogni urto è costituito da un colpo a da una piccola risonanza decrescente, è
una storia conchiusa, orientata nel tempo in un modo preciso e irreversibile. se lo invertiamo
risulta al contrario. I suoni sono vettorializzati.
★ II I tre ascolti
Ascolto causale: consiste nel servirsi del suono per informarsi, quanto più possibile, sulla
causa, è il più diffuso ma anche il più influenzabile.
Ascolto ridotto: è l’ascolto rivolto alle qualità e alle forme proprie del suono,
indipendentemente dalla sua causa e dal suo senso.
Questo tipo di ascolto implica la fissazione dei suoni quali accedono in tal modo a uno
statuto di veri e propri oggetti.
Quando individuiamo l’altezza di una nota o gli intervalli tra due suoni stiamo utilizzando
l’ascolto ridotto.
L’ascolto ridotto ha l’immenso vantaggio di aprire l’ascolto e di affinare l’orecchio.
nel cinema
Altro esempio di contrappunto c’è spesso in televisione, esempio di una gara di ciclisti con i
commentatori che non stanno guardando le immagini che vengono mostrate e non le stanno
commentando, è soltanto l’occasione ciclistica che dà un senso alla coabitazione dei due
universi.
Il contrappunto audiovisivo viene notato solo se opone il suono e l’immagine su un punto
preciso.
FLUSSO SONORO: È l'insieme degli elementi acustici che rendono il suono parte integrante
della narrazione e dell'atmosfera, creando un'impressione di profondità, ritmo e immersione
per lo spettatore
La funzione più diffusa del suono è quella di unificare il flusso delle immagini, legarle:
-a livello temporale, oltrepassando i tagli visivi=overlapping
-a livello spaziale, facendo sentire ambienti globali, canti d’uccello, rumori di traffico, creano
un quadro generale in cui è contenuta l’immagine.
-tramite la presenza eventuale di una musica orchestrale che sottraendosi alla nozione di
tempo e spazio inserisce le immagini in uno stesso flusso.
LEGGI GESTALTICHE
Le leggi gestaltiche (o leggi della Gestalt) sono principi psicologici elaborati dalla psicologia
della Gestalt all’inizio del ’900 (soprattutto da Wertheimer, Köhler e Koffka) per spiegare
come la mente umana organizza spontaneamente gli stimoli visivi in forme e strutture
significative.
In altre parole: quando guardiamo un insieme di elementi, non percepiamo singoli dettagli
isolati, ma tendiamo a raggrupparli secondo schemi regolari e coerenti.
Esempio: in Il Padrino (Coppola, 1972), durante le riunioni mafiose i personaggi seduti vicini
comunicano coesione e alleanza.
Esempio: in Schindler’s List (Spielberg, 1993), l’uso del bianco e nero e del cappottino rosso
crea un forte effetto di somiglianza/contrasto che guida lo sguardo.
Esempio: nelle carrellate di 1917 (Mendes, 2019), le linee tracciate dalle trincee e dai
movimenti dei soldati creano continuità visiva e narrativa.
Applicazione: lo spettatore completa mentalmente ciò che non viene mostrato interamente.
Esempio: in Psycho (Hitchcock, 1960), nella celebre scena della doccia non si vede
l’accoltellamento diretto, ma il montaggio rapido induce lo spettatore a “chiudere”
mentalmente l’azione.
Esempio: in Blade Runner (Scott, 1982), le silhouette dei replicanti emergono dallo sfondo
nebbioso e luminoso, sottolineandone la presenza drammatica.
Esempio: in The Grand Budapest Hotel (Wes Anderson, 2014), la simmetria maniacale delle
inquadrature crea una forma visiva riconoscibile e coerente.
Applicazione: personaggi o oggetti che si muovono insieme vengono percepiti come uniti
nella stessa azione o destino.
Esempio: in Inception (Nolan, 2010), i personaggi nei sogni si muovono coordinati durante le
sequenze d’azione, sottolineando la loro interdipendenza.
★ IV La scena audiovisiva
Nel cinema lìimmagine è il quadro, non è il contenuto ma il contenente, anche se nero e
vuoto resta percettibile, presente per lo spettatore.
Per l’immagine si è trovato il principio dell’immagine a pieno quadro, che regna ormai nel
novantanove per cento dei film.
Per il suono non esiste un contenente, possiamo sovrapporre simultaneamente quanti suoni
vogliamo, all’infinito, senza incontrare limiti.
Questi suoni si collocano a differenti livelli di realtà: musica di accompagnamento è off, il
dialogo sincronizzato è diegetico. Mentre il quadro visivo si situa quasi sempre a uno solo di
questi livelli per volta, il suono fa il contrario.
I suoni quando vengono accoppiati a una immagine cinematografica si dispongono in
rapporto al quadro visivo e al suo contenuto, alcuni estraendone a far parte in quanto
sincroni e “in”, altri restando in superficie e sui bordi in quanto fuori campo, altri
posizionandosi nettamente al di fuori della diegesi. La forma classica del cinema si definisce
come il luogo di immagini e suono, essendo il suono ciò che cerca il suo luogo.
Come funziona:
Fissità dell'immagine:
La cala-mitazione avviene quando l'immagine, soprattutto se è un'immagine fissa o
con un movimento ridotto, "fissa" il suono, portandolo ad apparire proveniente da
quella sorgente.
Non è necessariamente la sorgente reale:
Il suono non deve provenire realmente dalla sorgente visiva; l'immagine "attira" il
suono, attribuendogli la sua posizione spaziale e creando un'illusione.
Contesto cinematografico:
Questo concetto è fondamentale per comprendere l'interazione tra suono e
immagine nel cinema, dove si creano unioni simboliche e percettive che vanno oltre
la semplice corrispondenza fisica.
SUONO ACUSuMATICO: suono che si sente senza vedere la causa originaria del suono, fa
sentire dei suoni senza la visione delle loro cause. (radio, disco telefono trasmettono suoni
senza mostrare il loro emittente, sono per definizione media acusmatici.
2- viene prima acusmatizzato e poi visualizzato, mantiene a lungo il segreto sulla causa e
sull’aspetto prima di rivelarlo, suspence, attesa
SUONO FUORI CAMPO nel cinema è il suono acusmatico rispetto a ciò che viene mostrato
nel piano, ossia la sorgente è invisibile a un dato momento temporaneamente o
definitivamente.
SUONO IN quello la cui sorgente appare nell’immagine e appartiene alla realtà che questa
evoca
SUONO OFF quello la cui supposta sorgente è non soltanto assente dall’immagine ma
anche non diegetica, vale a dire situata in un altro tempo e in un altro luogo rispetto alla
situazione direttamente evocata, ad esempio voice over, musica
SUONO D’AMBIENTE o suoni-territorio, suono che avvolge la scena e abita il suo spazio
senza sollevare la questione della localizzazione della sua sorgente, gli uccelli che cantano,
le campane che rintoccano, servono a marcare il territorio, uno spazio particolare
SUONO INTERNO situato nel presente dell’azione, corrisponde all’interno fisico e mentale
di un personaggio. ci sono due tipi di suono interno: suono interno oggettivo, suoni
fisiologici, battiti, respirazione, rantoli; suono interno soggettivo, voci mentali, ricordi
SUONO ON THE AIR suoni in onda, suoni presenti in scena ma trasmessi elettricamente
per radio, telefono, amplificatore.
MUSICA
musica da buca, quella che accompagna l’immagine da una posizione off al di fuori del
tempo e del luogo dell’azione NON è DIEGETICA
FUORI CAMPO ATTIVO E PASSIVO, attivo pone delle domande che ricercano risposte
all’interno della scena, attenzione e curiosità nello spettatore; passivo il suono crea un
ambiente che avvolge l’immagine e la stabilizza, non suscita desiderio di andare a vedere
altrove.
senso spaziale: da dove sento, da quale punto dello spazio figurato nello schermo o nel
suono
senso soggettivo: quale personaggio, a un dato momento dell’azione, si ritiene che senta in
particolare ciò che io sento
★ V Il reale e la resa
La definizione, sul piano tecnico, è la finezza, la precisione nella resa dei dettagli, è
funzione della larghezza della sua banda di frequenza, che permette di far sentire frequenze
dall’estremo basso all’estremo più acuto.
Vero e verosimile sonoro: per valutare la verità di un suono ci basiamo su codici già diffusi
dal cinema o dalla televisione, o dalle arti in generale più che alla nostra esperienza vissuta,
anche perchè varie situazioni non le abbiamo vissute.
Gli indizi sonori materializzanti, sono quelli che rimandano all’intuizione della materialità
della sorgente e al concreto processo dell’emissione del suono. Essi sono in grado di darci
informazioni sulla materia che causa il suono. Consistono frequentemente in disuguaglianze
nell’uso del suono, in una voce può essere la presenza di respiri, rumori di bocca o gola,
alterazioni del timbro, in uno strumento musicale possono sono la presenza di rumori di
attacco, disuguaglianze, sfregamento, soffio, scatto di chiavi.
★ VI L’audiovisione vuota
ACUSMETRO, personaggio acusmatico la cui posizione rispetto allo schermo si colloca in
un’ambiguità e in un’oscillazione particolare. Lo si potrebbe definire come nè dentro nè fuori,
in rapporto all’immagine, non dentro perchè l’immagine della sorgente ovvero la bocca non è
nell’immagine, ma nemmeno fuori perchè non è situato indipendentemente off. Sono
acusmetrici molti personaggi nascosti dietro una tenda o in un nascondiglio. L’acusmetro è
onniveggente, onnisciente, onnipotente.
DEACUSMATIZZAZIONE quando viene rivelata la fonte del suono, quando vediamo il volto
da cui proviene la cosa.
Videoarte
Spesso si usa sia il video live e quindi simile allo spettacolo e alla performance e
parallelamente o in alternativa realizzano nasti analoghi a film, la diffusione non è
regolamentata e ritualizzata quanto una proiezione cinematografica. Il video è così sospeso
tra un estremo e l’altro. La Videoarte è spesso legata alla danza perché entrambe giocano
sulla velocità del movimento fino ad arrestarlo su una posizione.
Videoclip
Nel montaggio ritorna sugli stessi motivi, gioca su quattro cinque temi visivi di base, il
montaggio qui più che essere un modo per far avanzare l’azione, è un modo per far girare le
facce del prisma e per creare così una rapida successione di piani, una sensazione di
polifonia.
Il videoclip si rifà al cinema muto poichè c’è una musica di base e non c’è una narrazione
sostenuta da un dialogo quindi l’immagine è totalmente slegata dalla linearità imposta dal
suono.
Se i videoclip funzionano è perché c’è un rapporto elementare tra colonna audio e colonna
immagine e le due non sono del tutto indipendenti. Tale rapporto si limita alla presenza
puntuale di punti di sincronizzazione nei queli l’immagine mima la produzione del suono.,
per il resto ci sono immagini e suono ce giocano l’ina indipendentemente dall’altro. Non
derivano da un percorso intellettualistico, ci sono punti di sincronismo marcato e altri di forte
desincronismo.
clip di rap che dono clip della parola, alcune delle parole del testo parlato vengono ripetute in
forma scritta
★ IX Verso un audio-logo-visivo
PAROLA TESTO in generale quella della voce off e dei commenti, eredita alcuni attributi
degli intertitoli del cinema muto, agisce sul corso delle immagini. La parola enunciata ha il
potere di evocare l’immagine della cosa , del momento, del luogo, dei personaggi. è
riservata a un personaggio privilegiato della narrazione ed è concessa a quest’ultima
soltanto per un tempo limitato rispetto alla durata complessiva del film. La parola testo
suscita la presenza delle cose non soltanto nella mente, ma anche agli occhi e alle orecchie.
LA PAROLA EMANAZIONE resta clandestina e inosservata proprio nella misura in cui essa
è antiletteraria e antiteatrale- Si ha parola emanazione quando la parola non viene
necessariamente sentita e compresa per intero, e soprattutto quando essa non è legata al
cuore e al centr di ciò che si potrebbe chiamare in senso lato azion.
poliglottismo o uso di una lingua straniera: alcuni film necessariamente isolati hanno cercato
di relativizzare la parola utilizzando una lingua straniera, non compresa dalla maggior parte
degli spettatori, mescolando idiomi diversi il ch relativizza le lingue, le une tramite le altre.
parola sommersa: alcune scene sono anche basate sull’idea di un bagno sonoro, in cui le
conversazioni sprofondano e da cui poi emergono.
perdita di intelligibilità: flusso e riflusso della parola nel totale sonoro ma anche chiara
coscienza nello spettatore di una perdita di intelligibilità della voce, che egli osserva in modo
localizzato.
La sequenza del Club Silencio […] è probabilmente il manifesto sonoro del cinema lynchiano,
una sorta di Manifesto dell’asincronismo ejzenstejniano, dove la finzione è il grande ponte
che collega il playback alla recitazione emotiva dell’attore-personaggio. All’interno del
teatro diventa tutto illusione, le parole provengono da dietro le quinte, la strumentazione è
assoggettata alle parole di un presentatore-mago e il musicista non ha più nessun controllo
sullo strumento. La creazione di un mondo intelligibile dove, dove l’unico demiurgo è il
regista, trova compimento in un microcosmo teatrale, che non ha bisogno di un trombone o
di un clarinetto o di una tromba con sordina per esistere, perché “non c’è banda… è tutto
registrato”. Lynch gioca con una moltitudine di effetti audio che ingannano nuovamente i
sensi dello spettatore, già a partire dal nome del teatro, dove il silenzio appare l’unica cosa
messa all’angolo”.
Questo momento segna una cesura tra finzione e realtà nella narrazione: la musica, la voce
e il pianto che percepiamo non sono altro che registrazioni, riflettendo la natura illusoria del
mondo hollywoodiano che il film esplora (The Take, Film Folly).
2. Contrastare suono e silenzio
Lynch manipola il volume e il registro sonoro per creare dissonanza emotiva:
● Il brusio della città e dei passi all’ingresso è filtrato, con echi e riverberi che
accentuano l’atmosfera rarefatta ([Link]).
● La canzone a cappella, "Llorando" nella voce di Rebekah del Rio, parte per poi
proseguire anche quando la cantante collassa, contraddicendo ciò che vediamo
([Link], Pitchfork, Magik World, The Take).
Ciò che ne emerge è un potente contrasto tra suono persistente e immagine muta, come se
la registrazione continuasse oltre il corpo fisico della performer.
“No hay banda, eppure sentiamo una band… la performance registra un’illusione
che continua anche quando il corpo non c’è più” (Reddit).
Riepilogo tecnico
Elemento Descrizione
Voce registrata vs. Il cantante non canta “dal vivo”, ma la voce percepita
esecuzione visiva suggerisce un’illusione che persiste oltre il corpo.
Sitografia
[Link]
sonore-mulholland-drive/
Docsity
Il Suono nel Cinema di David Lynch: Analisi del Sound Design in Mulholland Drive | Appunti
di Teoria Del Cinema | Docsity
[Link]
No hay banda! Inquietudini sonore - Il Cinema Ritrovato
The Take
In “Mulholland Drive,” What Happened at Club Silencio? | Read | The Take
The Quietus
Film Folly
David Lynch’s MULHOLLAND DRIVE explained
[Link]
Club Silencio
Pitchfork
Rebekah Del Rio, Singer in Mulholland Drive's Unforgettable Club Silencio Scene, Dies at 57
June 27, 2025 — Rebekah Del Rio, the renowned vocalist best known for her haunting
performance of "Llorando" in the iconic Club Silencio scene of David Lynch's 2001 film
Mulholland Drive, has died at the age of 57. She passed away on June 23, 2025, at her
home in Los Angeles, according to the LA coroner's office, though the cause of death
remains undisclosed. Of Mexican, Italian, and Sephardic descent, Del Rio grew up in San
Diego and began her career as a country singer. Her emotive Spanish-language version
of Roy Orbison's "Crying" became a signature piece, especially after Selena's 1995
death inspired her to record it. Del Rio’s chance meeting with Lynch, where she
performed "Llorando" impromptu at his studio, led to her poignant role in Mulholland
Drive. She later reconnected with Lynch in 2017 for a performance in Twin Peaks: The
Return. Del Rio's music continued to resonate deeply due to her ability to channel
personal grief, particularly after the loss of her son to cancer in 2009. Her voice remains
emblematic of the emotional depth within Lynch’s surreal cinematic universe.
Magik World
Mulholland Drive (2001) | Magik World
[Link]
Mulholland Drive (2001): Perspective on Story, Sound, and Success
Medium
Mulholland Dr. (2001). Analysis of postmodernist and “noir”… | by Roxanne Bsaiso | Medium
Film Obsessive
The Whispering Winds of David Lynch: “Listen to the Sounds” | Film Obsessive
Reddit
The Silence Motif in Mulholland Drive
May 10, 2021
Reddit
The Meaning of Club Silencio
May 28, 2023
JSTOR
Project MUSE - Lowering the Boom
More
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Cinema | Biografie | Registi DAVID LYNCH: IL SUO SURREALISMO. by Redazione 21
Luglio 2024 scritto