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PARADISO

Il 'Paradiso' di Dante esplora il concetto di paradiso come un giardino celeste composto da nove cieli, con Dio nell'empireo. Temi centrali includono l'ineffabilità dell'esperienza divina, il rapporto tra tempo e eternità, e la beatitudine degli spiriti beati, come Piccarda Donati, che accettano la loro condizione. Attraverso il viaggio di Dante, si evidenzia l'importanza del libero arbitrio e dell'armonia divina nell'ordine dell'universo.

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PARADISO

Il 'Paradiso' di Dante esplora il concetto di paradiso come un giardino celeste composto da nove cieli, con Dio nell'empireo. Temi centrali includono l'ineffabilità dell'esperienza divina, il rapporto tra tempo e eternità, e la beatitudine degli spiriti beati, come Piccarda Donati, che accettano la loro condizione. Attraverso il viaggio di Dante, si evidenzia l'importanza del libero arbitrio e dell'armonia divina nell'ordine dell'universo.

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PARADISO

INFO GENERALI
●​ la parola e composizione
“Paradiso” significa “giardino” ma il concetto di
paradiso già esisteva prima. Dante deve però inserirlo
nella sua cosmogonia: lo colloca in cielo e formato da
9 cieli con nomi di pianeti e stelle (come nell'inferno
c'erano 9 cerchi e nel purgatorio 9 balze).C'è un cielo
che contiene i cieli: l'empireo (con Dio) sopra la rosa
dei Beati. Piccarda Donati dirà: in ogni luogo è
Paradiso. Infatti non c'è una gerarchia anche se è un
cammino.

●​ i modelli
Si modella sul testo classico di Cicerone nel Somnius Scipionis (ipotizza situazioni che
Dante riprende).
Attinge spesso dalle metamorfosi di Ovidio: nel primo canto spiega come l'uomo sale in cielo
usando il mito di Glauco. Si tratta del tema del "trasumanar", oltrepassare (Nietzsche)
perché i pesci riprendono vita e Glauco diventa un mostro marino.

●​ Tema dell'ineffabilità:
come riportare a parole umane qualcosa che non lo è? È un tema soprattutto del primo e
ultimo canto.
Il paesaggio non è terreno: Dante usa la luce, fenomeni come fuoco e fulmini, oggetti
luminosi come gemme preziose (nel canto di Cacciaguida).

●​ tempo
Nel Paradiso c'è il tempo? Si ma c'è un rapporto tra eterno e tempo storico, umano.
Dante fa vedere come l'uomo è inserito in un contesto, in rapporto con l'eterno: è formativo.
Nell'inferno c'era il tempo ma l'uomo è confinato nella sua vita e non ha prospettive (è un
tempo umano, non eterno, tranne nelle pene). Nel Purgatorio c'è possibilità di riscatto. Nel
Paradiso la vita umana conta (nel medioevo si vive per prepararsi alla morte).

●​ temi dei canti


♡ 1 e 38 → ineffabilità
♡ 3 → beatitudine
♡ 6 → canto politico su impero e chiesa
♡ 11-12 → corruzione della chiesa e incontro con San Francesco e San Domenico
♡ 15-17 → tempo storico e eternità (Cacciaguida)

1
CANTO 1
●​ luogo e personaggi
Il luogo è il paradiso terrestre, la sommità del Purgatorio, l'Eden. È la zona intermedia fra
l'atmosfera terrestre e la prima sfera celeste, il cielo della luna.
I personaggi sono Beatrice e Dante.

●​ vv 1-36→PROEMIO
Dante dichiara l'argomento della cantica, cioè la salita attraverso le nove sfere celesti fino
all'Empireo e alla visione di Dio. Quindi invoca l'aiuto delle Muse e soprattutto l'ispirazione
poetica di Apollo per questa cantica che costituisce la parte più difficile dell'opera.

-Dante apre il paradiso con le immagini della gloria di Dio (“colui che tutto move”) e la vastità
dell'universo. C'è una gerarchia: Dio risplende più o meno a seconda di dove si trova e
questo tema è nel Convivio e nel de Divulgare eloquentia.
-C'è il tema dell'ineffabilità: Dante vede cose che non sa e non può riferire. La sua
memoria è offuscata
-gerarchia, ineffabilità e memoria sono 3 temi importanti
-Captatio benevolentiae: Dante dice che quello che si ricorda lo racconterà.
-Invocazione ad Apollo a cui chiede di renderlo degno dell'alloro: nelle cantiche precedenti
l'invocazione era rivolta alle Muse ma ora Dante ha bisogno dell'aiuto di un’alta divinità. C'è
anche il riferimento al mito della gara musicale tra Apollo e Marsia, vinta da Apollo, il quale
legò Marsia a un albero e lo scuoiò. Dante promette di andare all'alloro (“diletto
legno”=metonimia e collegamento al mito di Dafne) in cambio dell'aiuto di Apollo.
-Commenta che al suo tempo c'erano poche incoronazioni (con l'alloro) per colpa e
vergogna dell'uomo, che le poche volte in cui accade, Dafne dovrebbe esserne contenta.
-Una piccola scintilla può provocare un grande incendio e forse verrà invocato l'aiuto di
Apollo, dopo Dante.

●​ vv 37-63→INIZIO DEL VIAGGIO


Il racconto riprende dalla stessa situazione che aveva concluso il Purgatorio: siamo nel
Paradiso terrestre in cima alla montagna del Purgatorio. Beatrice fissa lo sguardo
direttamente nel sole e Dante, imitandola, vede il cielo brillare come un fuoco
incandescente.

-Riprende la narrazione del viaggio con un riferimento astronomico.


-Usa uno stile epico: il sole (la Lucerna del mondo) sorge per l'uomo da diversi punti
dell'orizzonte ma, quando raggiunge la costellazione dell'Ariete, è simbolo dell'inizio della
primavera e Dante immagina il suo viaggio nella settimana di Pasqua in primavera del 1300.
-Era mattina Purgatorio e sera sulla Terra, quando Dante si accorge che Beatrice si era
voltata a guardare il sole, cioè Dio, più di come un'aquila (simbolo dell'Aquila nel sesto
canto).
-Doppia similitudine: come un raggio genera un riflesso che torna verso il luogo di origine e
come un pellegrino giunto alla meta vuole tornare a casa, così Dante fissò il sole.
-Parentesi sull’Eden: Dante dice che nell'Eden molto è possibile perché doveva essere un
luogo fatto apposta per l'uomo (ma peccato originale…). Dante non resistette molto alla vista
del sole, bagliente come il fuoco. La luce sembrò raddoppiarsi come se Dio (quei che puote)
avesse creato un altro sole.

2
●​ vv 64-93→IL TRASUMANAR
Dante non sostiene a lungo la vista del sole, e si rivolge a Beatrice; nel fare questo sente
realizzarsi dentro di sé il fenomeno del trasumanar. Viene quindi attirato dallo spettacolo
delle sfere celesti, nelle quali si diffonde una musica e una luce inconcepibile sulla terra.
Beatrice risponde al suo dubbio inespresso: non sono più sulla terra, ma stanno volando
velocissimi verso il Paradiso.

-Ritorna allo sguardo di Beatrice che osservava i cieli rotanti in eterno: Dante rimuove gli
occhi dal sole e guarda Beatrice.
-Transumazione: Dante fa riferimento al mito di Glauco, cioè, la storia di un pescatore che,
avendo posato dei pesci su un prato, si accorse che questi, mangiando l'erba, riprendevano
vita e si gettavano in acqua. Allora, incuriosito assaggiò anche lui quell'erba e si trasformò in
una divinità marina. Dante dice che non si può spiegare a parole il trasumanare (ineffabilità:
“per verba non si poria”) ma l'esempio di Glauco basta.
-Primo dubbio di Dante: si chiede se è lì con solo l'anima o con il corpo. Solo Dio (Amor
che il cielo governi) può saperlo. Quando il moto celeste eterno attirò l'attenzione di Dante,
gli sembrò che la luce avesse infiammato il cielo (In questa parte si ispira a Cicerone e
Aristotele e la luce viene vista come un’immensa distesa di acqua).
-Prevalgono suono e luce.
-Beatrice prevede le domande di Dante e gli dice che è salito in cielo e che un fulmine non fu
mai veloce come lui.

●​ vv 94-142→BEATRICE SPIEGA L’ORDINE DELL’UNIVERSO


Secondo dubbio di Dante: come è possibile a lui elevarsi attraverso l'aria con il corpo?
Beatrice, comprensiva, spiega: il mondo è stato creato secondo un ordine armonico dalla
Provvidenza divina, e ogni creatura ha un suo fine stabilito. E perché ciò avvenga, a tutte le
cose viene dato dalla natura un istinto che le porti verso questo fine. Fine dell'uomo è la
felicità, cioè ritornare al cielo, a Dio. All'uomo è stato dato però anche il libero arbitrio. Dante
ora è libero da ogni peccato, ed è quindi naturale che si alzi verso il cielo.

-Secondo dubbio: Dante si chiede come possa salire attraverso l'aria dato che ha ancora
un corpo. Beatrice risponde guardandolo come una mamma che vede il figlio delirante
(differenza tra ragionamento umano e divino). Lei dice che tutto è ordinato come Dio. Tutte
le creature si conformano all'ordine ma sono più o meno lontane da Dio.
-Riutilizza l'immagine del mare dell'essere, della vita, come fatto nella parte precedente.
-C'è libero arbitrio: ogni cosa ha in sé un istinto che lo guida e che dirige tutte le creature,
irrazionali e non (che possiedono “intelletto e amore”→importante dittologia).
-La provvidenza appaga con la sua luce l'empireo. L'empireo contiene il primo mobile che è
il nono cielo, veloce. Dice che la forza di quell'arco dirige sempre a un fine felice.
-Dio Prova a indirizzarci ma a volte ci discostiamo dal suo disegno ed è un problema del
libero arbitrio.
-Di nuovo immagini del fulmine: il fulmine e l'uomo tendono per natura verso l'alto, ma contro
natura spesso rovinano verso il basso.
-Ultimo esempio di Beatrice: non devi stupirti del tuo salire (è normale come lo scendere in
basso di un fiume) e anzi dovresti meravigliarti se fossi rimasto giù.

3
CANTO 3
●​ luogo e personaggi
Il luogo è il primo cielo, quello della luna. I personaggi sono Beatrice, Dante, Piccarda Donati
(l'ultima anima con sembianze umane e figura femminile come Francesca da Rimini del V
canto dell'Inferno, sorella del violento Corso e di Forese, amico di Dante) e Costanza
d'Altavilla. Qui si trovano gli spiriti mancanti ai voti.
Il terzo canto infernale era l'apertura all'inferno e quello del Purgatorio era di Manfredi.

●​ vv. 1-33→APPARIZIONE DEI BEATI DEL CIELO DELLA LUNA


Dante alza gli occhi a Beatrice, e lo colpisce la visione di volti simili a immagini specchiate, si
volge indietro per vederne la figura reale, ma non vede nulla; si rivolge allora stupito a
Beatrice, e questa sorridendo gli spiega che si tratta non di immagini specchiate, ma di vere
sostanze, poste in questo cielo perché non adempirono appieno i voti fatti.

-Beatrice ha appena concluso la spiegazione di alcune domande di Dante e ora l'autore


parlerà d'amore→Beatrice (“quel sol” che per prima scaldò il petto del cuore di Dante) aveva
rivelato la verità a Dante seguendo i due momenti in ordine invertito del ragionamento
scolastico (riprovando e provando). Tema del divino e umano.
-Dante alza il capo per parlare ma gli appare una visione che gli fece dimenticare tutto.
-9-18 è una similitudine in cui compara i volti (“postille”) delle anime al riflesso del volto di
una persona con una perla bianca in fronte, moda femminile del tempo di Dante.
-Dante fa l’opposto di Narciso, perché crede che le figure apparse siano immagini riflesse e
quindi si volta (Narciso vedeva nel suo riflesso una persona reale).
-Beatrice allora gli dice, sorridendo per la sua infantilità, che quelli che vede sono esseri reali
confinati (“rilegati”) in quel luogo per aver mancato ai voti. Gli dice di ascoltarli perché la luce
Divina li appaga e non permette loro di allontanarsi.

●​ vv 34-57→PICCARDA DONATI: LA CONDIZIONE DELLE ANIME DELLA LUNA


Uno degli spiriti rivela di essere Piccarda Donati, amica di gioventù di Dante, di essere stata
suora in terra e di trovarsi in questa sfera per essere venuta meno ai voti religiosi, come gli
altri beati qui presenti. Essi però, pur trovandosi nel cielo più lontano da Dio, godono di
perfetta beatitudine. La loro felicità nasce dalla perfetta adeguazione all'ordine dell'universo
stabilito da Dio.

-Inizia il colloquio di Dante con la prima anima del paradiso, chiamata “ben creato Spirito” da
Dante,Il quale le chiede il suo nome e la sua condizione.
-l'anima risponde che la loro carità non chiude le porte a nessuno e Dio vuole il suo regno
simile a lui.
-l'anima dice di essere stata una suora (“vergine e sorella”), che ora è più bella, si chiama
Piccarda e si trova nel cielo più lento (“la spera più tarda”).
-Piccarda dice che la beatitudine deriva dall'ordine di Dio e la loro sorte è questa perché i
loro voti furono incompleti.

●​ vv 58-90→LA GIUSTA E PERFETTA FELICITÀ DEL PARADISO


Dante giustifica il mancato riconoscimento con lo stupore delle apparizioni, e continua poi
chiedendo a Piccarda se le anime del cielo della Luna non desiderino essere più in alto.
Piccarda risponde che la legge prima del Paradiso è la carità, la quale fa desiderare solo
quello che si ha. Dante comprende come in cielo ogni luogo è Paradiso.

4
-Dante dice che non l'aveva riconosciuta per la sua soprannaturalità e trasfigurazione ma
ora grazie alla memoria (“rimembrar”) ci riesce. Le chiede se ha il desiderio di elevarsi.
-Piccarda risponde a Dante gioiosa, dicendo che le anime desiderano quello che hanno e
che se volessero di più andrebbero contro il volere di Dio.
-Qui è necessario (“necesse”) avere la carità e è essenziale (“esse”) seguire la volontà
Divina.
-Nella volontà di Dio c'è la beatitudine delle anime (“E’n la sua volontade è nostra pace”), la
quale è un mare verso cui scorre tutto ciò che ha creato Dio.
-Dante capisce che ogni luogo è Paradiso anche se la Grazia non è distribuita in modo
uguale.

●​ vv 91-120→LA VICENDA TERRENA DI PICCARDA DONATI E COSTANZA


D'ALTAVILLA
Dante chiede quindi a Piccarda di sapere come ella sia venuta meno ai voti. Piccarda
racconta della sua scelta claustrale e poi della violenza su di lei esercitata, perché ritornasse
nel mondo, e indica un altro spirito, che ebbe sorte uguale alla sua: quello dell'imperatrice
Costanza d'Altavilla, moglie di Enrico VI di Svevia e madre dell'imperatore Federico II.

-Dante ne desidera ancora, non è sazio e usa la metafora del cibo e della tela incompiuta.
-Piccarda racconta che, seguendo Santa Chiara, una suora di clausura, fuggì in convento.
Tuttavia fu costretta con la forza a lasciarlo dal fratello Corso e i suoi uomini. Si tratta del
tema del Divino contro l'umano.
-Un'altra suora a cui accadde un evento simile è Costanza d’Altavilla, la quale “non fu dal vel
del cor già mai disciolta”, era devotissima.

●​ vv 121-130→ CONGEDO DALLE ANIME DELLA LUNA.


L'anima di Piccarda si allontana e gli occhi di Dante la seguono fin quando possibile, poi
rivolgono verso Beatrice, ma è tale il suo splendore che egli ne resta abbagliato.

-Poi, Piccarda cominciò un Ave Maria, cantando svanì come un oggetto pesante nell'acqua
profonda. Dante ne perse la vista e si rivolse verso Beatrice che lo fulminò con gli occhi.
Questa parte è ripresa da Montale.

CANTO 6
●​ luogo e personaggi
Il luogo è il secondo cielo, cioè quello di Mercurio. In questo cielo si trovano gli spiriti attivi
per la gloria terrena. I personaggi sono Beatrice, Dante, Giustiniano e Romeo di Villanova.
Come il sesto canto dell'Inferno (su Ciacco) e del Purgatorio (sull'Italia trattata come una
prostituta), è un canto politico. Anche i canti 11,12,15,17 saranno canti politici:
rispettivamente sulla corruzione della chiesa; i frati mendicanti; Firenze e Dante (trilogia di
Cacciaguida).

●​ vv 1-12 L'ANIMA DI GIUSTINIANO RACCONTA LA PROPRIA VITA TERRENA.


L'anima che parla con Dante è Giustiniano, indica il tempo in cui l'insegna imperiale giunse
nelle sue mani, narra della sua conversione all'ortodossia cristiana e ricorda la principale
delle sue opere meritorie, la stesura del Codice di leggi civili romane.

5
-Parla Giustiniano, il cui discorso occupa, caso unico nel poema, l'intero canto. Prima farà
un'introduzione e poi parlerà della storia romana (è una digressione, una giunta) fino a
parlare dell'Italia e di Cesare.
-Costantino trasferì la capitale dell'impero romano, di cui l'aquila è simbolo, dall'Italia a
Bisanzio cioè “l’aquila volse contr’al corso del ciel”. L'aquila seguì anche Enea (cioè “l'antico
che Lavina tolse”), nel senso che essa era simbolo di Troia. La capitale rimase
Costantinopoli per circa 200 anni. L'aquila passò di imperatore in imperatore (“sotto l’ombra
delle sacre penne”, sotto la protezione) fino ad arrivare a Giustiniano.
-Giustiniano dice di essere stato un imperatore (“Cesare fui”) e che, ispirato dal primo amore
che ora sente, cioè Dio, tolse dalle leggi il superfluo e l'inutile: Giustiniano è l'autore del
Codex iuris civilis, codice di diritto civile romano.
-Poi Giustiniano fa anche riferimento all'eresia monofisita che afferma esserci in Cristo solo
la natura Divina, mentre secondo la dottrina romana sono presenti sia la natura divina che
quella umana.

●​ vv 30-34 GIUSTINIANO ESALTA LA STORIA DELL'IMPERO ROMANO.


Giustiniano descrive sinteticamente l'intera storia del potere e dell'impero romano.

-Giustiniano annuncia di dover fare un'aggiunta affinché Dante possa vedere quanto poco
giustamente agiscano contro il santo segno coloro che se ne appropriano o che lo
avversano: fa riferimento ai Guelfi e Ghibellini.
-Inizia così la storia di Roma raccontata da Giustiniano e la dimostrazione dell'importanza
affidata da Dio a l'aquila Imperiale.

●​ vv 97-111 INVETTIVA DI GIUSTINIANO CONTRO GUELFI E GHIBELLINI


Giustiniano pronuncia una violenta invettiva politica e morale contro gli opposti partiti dei
ghibellini e dei guelfi, colpevoli i primi di traviare il significato del potere imperiale, i secondi
addirittura di contrastarlo.

-Fino a qui c'era stata la storia dell'Aquila e dell'Impero Romano fino a Tito che conquistando
Gerusalemme aveva fatto partire la diaspora. parla anche della dominazione Longobarda e
della sconfitta a causa dei Franchi di Carlo Magno.
-Prima l'invettiva è contro i Ghibellini che compiono ingiustizie mascherandole dietro il segno
dell'aquila, poi critica i Guelfi (Guelfi pro alla chiesa e appoggiati dai francesi (i “gigli gialli”);
Ghibellini imperiali).
-Dice che i Ghibellini, appropiandosi dell'aquila, la allontanano dalla giustizia e che Carlo II
d'Angiò (“Carlo Novello” perché figlio di Carlo I), è responsabile di aver usurpato il reame di
Puglia dall'impero. Gli artigli dell'aquila hanno battuto leoni più forti di “Carlo Novello”.
-Troppe volte i figli hanno sofferto per colpa dei padri ma Dio non può cambiare il proprio
simbolo con quello dei gigli.

●​ vv 112-126 LE ANIME DEL CIELO DI MERCURIO.


Rispondendo alla seconda domanda di Dante, Giustiniano rivela che le anime di Mercurio
sono quelle di coloro che in terra agirono bene per ottenere gloria e fama; per questo, per
non essersi indirizzate subito al bene divino, esse occupano un cielo così basso rispetto
all'Empireo, ma ciò non significa che la loro felicità sia imperfetta.

6
-Si conclude il discorso storico politico, e infatti cambia con un tono più pacato, e inizia la
parte in cui descrive il cielo di Mercurio e presenta Romeo da Villanova, ministro del conte di
Provenza Raimondo Berlinghieri e che fu esiliato come Dante, ingiustamente (dei passi del
Convivio confermano l'associarsi di Dante con Romeo).
-Dice che Mercurio ospita le anime che hanno fatto del bene per la fama e la gloria,
diminuendo la loro carità.
-Confrontare i propri premi con i meriti è parte della beatitudine. La divina giustizia appaga i
sentimenti in modo che non si possano mai volgere verso la malvagità (vuole spiegare
l'incongruenza sulla beatitudine).
-Musica: note diverse creano armoniose accordi (come fanno diversi gradi di beatitudine)

●​ vv 127-142 ROMEO DI VILLANOVA.


Viene introdotta la figura di un'altra anima del cielo di Mercurio, quella di Romeo di Villanova,
virtuoso cortigiano del signore di Provenza, che egli servì, finendo però vittima delle calunnie
e della misconoscenza.

-Con tono più elegiaco, viene presentata l'anima (chiamata “luce”) di Romeo, il cui agire fu
incompreso. Tuttavia, i Provenzali che lo trattarono male furono dominati da Carlo d'Angiò.
-Le quattro figlie di Beringhiere divennero regine grazie ai matrimoni organizzati da Romeo,
descritto come un umile peregrino, giusto, povero e vetusto (vecchio). Fu accusato
falsamente nonostante avesse incrementato il valore del regno e fu alla fine costretto a
mendicare.

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